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PERIODICO della icsART N.7 - Luglio ANNO 2020

icsART


In copertina: GIOVANNA DA POR, VORTEX, 2010, getto d'inchiostro e raggi U.V.A. su plexiglass, 80 x 80 cm


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icsART

sommario Luglio 2020, Anno 9 - N.7

Editoriale

Graffiti per un povero Cristo

pag. 4

Politica culturale

Statua per un ricco benefattore

pag. 5

Intervista a un artista

Giovanna da Por Sulligi

Mercato dell’arte?

Paul Klee

pag. 20-21

Liquid Metaphors

Ethereal Formations

pag. 22-23

Storia dell’arte

Rain Vortex

pag. 24-25

pag. 6-19

News dal mondo PAUL KLEE

TÄNZERIN, 1932

pag. 28

PAUL KLEE

HEILIGER BEZIRK, 1932

pag. 29

PAUL KLEE

PFLANZE UND FENSTER STILLEBEN, 1927

pag. 30

PAUL KLEE

SALON TUNISIEN, 1917

pag. 31

ABECEDARIO SENTIMENTALE, 1987

pag. 32

Omaggio a PAUL KLEE

Copyright icsART Tutti i diritti sono riservati L’Editore rimane a disposizione degli eventuali detentori dei diritti delle immagini (o eventuali scambi tra fotografi) che non è riuscito a definire, nè a rintracciare


EDITORIALE GRAFFITI PER UN POVERO CRISTO George Floyd - suo malgrado - è diventato un simbolo e un'icona della lotta per i diritti civili degli afroamericani (vedi a destra) Vittima innocente, non si sa se della violenza di un poliziotto psicopatico (basta osservarne il viso da sadico) o di una squadra di picchiatori che applicano la loro legge personale ai "criminali" (vedi i tre colleghi-complici che hanno assistito all'uccisione senza muovere un dito). Il problema è che il crimine di Floyd era - oltre di essere nero e povero - quello di avere pagato un pacchetto di sigarette con una banconota da 20 dollari falsa e, per questo (presunto) reato, è stato tenuto ammanettato faccia a terra con un ginocchio sul collo che gli impediva di respirare per 9 minuti. Grazie ai video postati in rete, l'omicidio è apparso in tutta la sua brutalità e deliberata volontà di torturare il prigioniero. Che gli Stati Uniti siano una società violenta e che la polizia si comporti di conseguenza con chi non corrisponda ai valori imposti da una cultura che tutela i bianchi e i ricchi, si sa, ma la dimostrazione di disprezzo, se non di odio, nei confronti dei neri a cui si sta assistendo, ha radici antiche e legate a secoli di sopraffazione degli schiavi. Non si capisce altrimenti perché, mentre erano in corso le rivolte di piazza seguite al comportamento brutale e illegittimo dei quattro poliziotti, un altro agente che aveva fermato l'auto di un giovane nero, dopo una breve colluttazione perché non voleva obbedire ai suoi ordini, l'ha ammazzato con 6 colpi di pistola. Mentre ad Atlanta un suo collega ha ucciso con 2 colpi alla schiena un 27enne nero che scappava dopo essere stato trovato a dormire nella sua auto. Tre assassinii di afroamericani inermi sono solo una coincidenza oppure la prova che gli USA sono tornati indietro di 50 anni?

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POLITICA CULTURALE STATUA PER UN RICCO BENEFATTORE La statua in bronzo posta sul monumento che si trova nel centro di Bristol rappresenta Edward Colston, un gentiluomo in rendigote e parrucca a boccoli che, appoggiato al bastone da passeggio, medita sulla propria vita spesa a migliorare la (sua) società. Nato a Bristol nel 1636 da un prospero mercante trasferitosi poi a Londra, Edward, a 35 anni, aveva già costruito una propria fruttuosa attività commerciale. Nel 1680, era divenuto membro della Royal African Company fondata da re Carlo II, da suo fratello il duca di York (salito al trono come re Giacomo II) e dai Commercianti della City, ricoprendovi la carica di vice governatore dall''89 al '90.Aveva trasferito gran parte della sua partecipazione a re Guglielmo III, per vivere di rendita, prestando danaro e proseguendo il "commercio" privatamente. Ritiratosi dal commercio nel 1703, era stato eletto deputato conservatore a Bristol per 4 anni. Uomo di rigidi principi timorato di Dio e del Re, essendo privo di eredi, iniziò a donare ingenti somme a organizzazioni benefiche purché riservate solo a coloro che condividessero le sue opinioni religiose e politiche. Per commemorare il filantropo, nel 1895 (174 anni dopo la morte!), Bristol aveva eretto una sua statua rimasta sul basamento fino al 7 giugno di quest'anno quando è stata abbattuta, trascinata al porto e gettata in mare da una folla inferocita. Ma perché tanta furia iconoclasta da parte dei manifestanti? Per la semplice ragione che Edward Colston (con la Royal African Company e i vari re inglesi che l'avevano gestita), dal 1680 al 1692 si erano arricchiti trasportando e vendendo nelle Americhe almeno 84.000 schiavi, uomini, donne e bambini africani, di cui 19.000 morti nei viaggi. Un esempio perfetto di "capitalismo compassionevole".

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Intervista a GIOVANNA DA POR SULLIGI Giovanna da Por Sulligi è artista completa: ama dipingere, ama creare, ama cimentarsi in nuove sfide senza porsi limiti aprioristici sperimentando con la massima libertà i temi, le tecniche e i materiali più vari. Ama anche adottare soluzioni inconsuete e provocatorie come inserti materici, tessuti, pluriball, o inventare modalità espressive assolutamente nuove come nel caso dei suoi mandhala, spirali concentriche composte con vecchi tessuti multicolori che ripropongono in chiave simbolica un archetipo universale. Negli anni '80 ha intrapreso una fortunata carriera professionale eseguendo monumentali cicli compositivi parietali ad encausto (un’antica tecnica pittorica oggi in disuso poiché troppo laboriosa), dimostrando una ricca e felice creatività coniugata a un rigore e un talento non comuni. La sua capacità di far convivere la grande pittura figurativa del passato, l’affresco, il dipinto allegorico, il ritratto, con la modernità dell’installazione, del collage, della stampa digitale su plexiglass, dei materiali artificiali, le ha fatto conquistare nel corso di una carriera pluriennale una piena e totale libertà espressiva che le consente di affrontare le esperienze creative più diverse. Nei suoi lavori affronta con coraggio e passione temi sociali difficili o impopolari (generalmente ignorati dagli artisti d’oggi) come la condizione e il ruolo delle donne, il problema dell'emigrazione, la repressione del Tibet, sempre con partecipazione e lo sguardo attento alla dimensione umana. Anche l'uso alternativo, ironico o decorativo di simboli provenienti dal vissuto femminile, pizzi, crinoline, stoffe, nasce dalla necessità di ripensare criticamente una cultura tradizionale ancora viva. Tutta l'opera di Giovanna comprova la sua attitudine a ricercare approcci sempre diversi ai problemi della rappresentazione per trasformare o reinventare linguaggi coerenti con il suo bisogno di raccontare il mondo attraverso la sensibilità di chi vive nel proprio tempo e, perché no, contro il proprio tempo. Una condotta, la sua, che dimostra come un'artista autentica possa svolgere un ruolo attivo e attuale testimoniando il proprio impegno attraverso la poesia delle immagini. Paolo Tomioi RAGAZZA CON STIVALI BIANCHI, 2018 acrilico spatolato su tela, pizzo, pluriball, rete 100 x 70 cm

In basso: L'INGEGNERE VA AL LAVORO, 1992, terre d’affresco spatolate su medium-density, 10 mq circa


Quando e perché hai cominciato a interessarti all'arte e dedicarti alla pittura? Già in età prescolare mio padre, acquarellista dilettante, il cui fratello maggiore aveva recitato con l'amico Fortunato Depero mi portava alle mostre di Giovacchini in piazza Domenicani Bolzano. All'uscita mi faceva notare l'ultimo piano del palazzo e le grandi finestre degli studi degli artisti. Credo che lì nacque il mio sogno. Un corso estivo con il magico prof. Scherer e uno di modellazione con il prof. Dauru mi convinsero che la mia strada era il liceo artistico.

Quali sono state le correnti artistiche e gli artisti che ti hanno influenzato? VIA RUBBIA, 1987, Terre d’affresco spatolate su medium-density, 1.80 x 1.80 cm

Quando ero un'allieva si parlava molto di Picasso, Chagall, Kandinski, Duchamp e dell'espressionismo informale americano. Lo studio permanente della storia dell'arte sia antica che contemporanea è una costante della mia vita iniziata con l'insegnamento di disegno e storia dell'arte presso il Liceo Scientifico di Bolzano. E' difficile dire quale corrente artistica e quali artisti mi hanno influenzato, Certo il mio bagaglio culturale non mi permette di essere una pura artista gestuale. Ho iniziato a dipingere quando Bonito Oliva ha lanciato la “Transavanguardia”. Trovo Mimmo Paladino l'artista più italiano del nostro tempo. Bisognerebbe infatti fare un distinguo tra la luminosa e pura bellezza delle installazioni e del minimalismo nordico o giapponese e l'arte italiana con il suo bagaglio di tradizione artistica modulata dalla fantasia.


LEGGENDA DI KLARA lunette Castel Mareccio 1990, terre d’affresco spatolate su medium-density 6 mq circa ogni lunetta

Sono attratta dal lavoro dell'incredibile Basquiat, che ci ha lasciato un fantastico messaggio di libertà espressiva, di colore, macchieforme, materiali, grafismi, di incubi condivisi e graffiante non celata ironia. Anche l'oscuro tormento violentemente espresso da Francis Bacon e la scuola di Londra mi hanno affascinato.

bianca e lascio che i nuovi maestri mi emozionino. Sono attratta da certe installazioni con l'acqua il vetro o il plexiglass meno dalla cultura minimalista alla ricerca dell'origine dell'uovo già espressa da Brancusi, o da certa arte esibizionista, cruente e psicopatica. Non mi piace il Damien Hirst delle vivisezioni e delle tassidermie. Mi piace invece l'ultimo Damien Hirst, non più macellaio, con l'antico naufragio e il suo carico di tesori nella mostra a Venezia nel 2017. Mi affascina l'uso spregiudicato di materiali

Cosa ti interessa e cosa non ti piace dell'arte contemporanea? L'arte vera è arte. Cerco di pormi davanti alle opere facendo solo una prima lettura a pagina

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come il sudtirolese Rudolf Stingel, newyorkese di adozione, e il modo di affrontare le dimensioni ciclopiche delle sue opere. Mi stimolano le grandi leggerissime macchine di Weiwei e Jan Fabre con l'uomo che misura le nuvole e i carapaci come scudi in un campo di battaglia.

Hai sempre privilegiato il linguaggio figurativo o hai sperimentato forme più astratte di espressione? Non ostante in gioventù mi sia cimentata con l'arte astratta, ma sempre con delle finalità precise, ho iniziato subito dipingendo a spatola con terre d'affresco in composizioni metafisiche. Negli anni ottanta e novanta, le paure ecologiche e il timore di un evento nucleare mi portarono a dipingere città finte di latta e di pietra che vagavano nello spazio. Nella sala di Klara a castel Mareccio ho dipinto ad encausto su grandi lunette cornici di finestre come fossero i contorni di un castello. Attraverso queste finestre appare un paesaggio finto. I personaggi che la committenza voleva si affacciano in primo piano. Nelle lesene centrali delle lunette ho inserito gli eventi dell'epoca: Chernobyl, la caduta del muro di Berlino, li scudi umani di Saddam e l' isolamento sociale causato dal computer, ora tristemente verificato.

Hai attraversato innumerevoli periodi espressivi anche molto diversi tra di loro: c'è un filo comune?

In alto: ARMADIO DELLA MUSICA, 2000, plexiglass dipinto e inserto di carta velina e carta da musica dipinta 70 x 57 cm A sinistra: PENSIERI IN TRANSITO, 2016, getto di inchiostro e raggi UVA su plexiglass, 90 x 60 cm

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METAMORFOSI (progetto sogni senza sbarco), 2018 acrilico su plexiglass, pizzo su cartone, 80 x 100 cm

Dopo l'ennesimo femminicidio pensai che potevo dare un contributo parlandone nei miei lavori. Nel progetto Feminae mi sono occupata anche della fatica del doppio lavoro, della forza e delle doti delle donne. Nel 2007 nell'anno delle pari opportunità per tutti fui selezionata con l'opera “Trazione fatale” per la stampa di tre milioni di francobolli. In quell'occasione a Roma il ministero mi fece allestire una grande mostra del progetto Feminae.

Ogni quadro ad encausto racconta una storia incompiuta. E' il tentativo di dipanare stati d'animo e pensieri senza risposta, perché chi conosce il futuro? Pensieri che prendono forme oggettive, isolati dal contorno, ma che rimangono sempre velati, ora pesanti come pietre ora leggeri e trasparenti, impigliati alla trama del fondo che ne rallenta il moto. Ho sfruttato al massimo il peso dei colori più che la resa prospettica.

Come nascono i tuoi grandi cicli pittorici eseguiti a encausto che spesso utilizzi ancora oggi?

Tu non privilegi una tecnica specifica, ma scegli

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tra quelle che meglio rispondono al tuo bisogno, spesso inventandola ex novo? Nel duemila ho iniziato a lavorare con il plexiglass. Volevo usare materiali leggeri trasparenti per il progetto Feminae. Ho usato carta velina indurita con resina e dipinta, inserita tra due lastre di plexiglass dipinte all'interno. Ho aggiunto in seguito altri materiali trasparenti come reti per zanzariere, tulle e vecchi pizzi che ho applicato anche a dipinti su tela.

Le opere a getto d'inchiostro e raggi U.V.A. mi permettono con l'elaborazione al computer di ottenere effetti nuovi e di intervenire sui colori. Le installazioni che ho realizzato sono fatte con centinaia di metri di carta velina indurita con resine e sostenute da leggere aste di legno come per l'opera “Palinsesti”, “La tenda da campo delle tre religioni monoteiste” e per l'installazione “Aria”.

Come è successo che hai costruito delle sculture meccaniche in lamiera? Più recentemente ti sei avvalsa della tecnica a getto d'inchiostro e raggi U.V.A. e anche di installazioni? ACQUA-FEMINAE, 2007, getto di inchiostro e raggi UVA su plexiglass, 90 x 120 cm

Quando dipingevo gli animali meccanici mi chiesi se potevo realizzarli veramente. Così ho progettato e realizzato alcune copie di “C'era una volta il gatto” e “C'era una volta la


MARIA AL PIANOFORTE, 2016, getto di inchiostro e raggi UVA su plexiglass, 40 x 70 cm

volpe”in un mondo che ha distrutto la natura. I materiali usati sono stati l'alluminio e il ferro tagliati con il laser.

sava inosservato. La stampa non evidenziava l'invasione cinese per una certa opportunità politica internazionale. Mi capitò di ricevere un libro di fotografie del Tibet eseguite prima e dopo l'invasione, dove si vedeva la distruzione molte opere. Mi aveva colpito il trattamento riservato ai monaci dissidenti. Ho pensato di dare un mio piccolo segnale. Ho costruito i “Mandala” di stoffa come dei microcosmi che si avvolgono verso il centro e definiscono il limite con lo spazio esterno. Ho recuperato vecchi tessuti di famiglia e li ho fatti rivivere sapendo a chi apparteneva ogni pezzetto. Ho trasferito i mandala su plexiglass con la tecnica a getto d'inchiostro.

Tu definisci la tua “arte autoingaggiata”, puoi chiarire cosa significhi? E' la necessità di essere ingaggiata da una forte motivazione che nasce da mie riflessioni sui problemi della società.

Perché hai scelto di affrontare temi politici e sociali come quello del TIBET o quello dei naviganti migranti? Il problema del Tibet, da noi, salvo rari casi pas-

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PALINSESTI, Installazione 2003, 50 metri di carta velina indurita con resina e dipinta, telecomando. Struttura con legno tubolare, 250x360x120 cm

Come definiresti il tuo stile? Quali sono le caratteristiche che ti rendono riconoscibile.?

Quello dei migranti è un dramma che mi tocca profondamente. Nel progetto Feminae con i mandala spezzati ho parlato dei sogni infranti delle donne migranti morte in mare e della metamorfosi che implacabilmente compirà la natura.

Mi piacerebbe che fosse definito “relazionale”. Le mie opere si articolano su tre livelli di lettura: il primo deve dare sollievo e piacevolezza attraverso il colore e le forme, il secondo deve far porre delle domande e il terzo è per chi sa leggere l'opera.

Ti interessa rappresentare nelle tue opere concetti o emozioni?

Segui la politica culturale altoatesina, pensi che possa fare di più per il settore artistico?

Certamente la cosa più complessa è cercare di esprimere i concetti attraverso le metafore perché usare i simboli è troppo banale.

Avendo due assessorati alla cultura si è notata per il passato la poca attenzione al nostro gruppo linguistico. 14


Esiste, secondo te, una “pittura femminile” oppure l'arte non ha sesso? L'arte è il prodotto di persone variamente sensibili indipendentemente dal genere.

Cos'è la bellezza. E' un valore che ricerchi o è subordinato ad altri valori?

Ah, La bellezza! Ricordo che quando un professore ci insegnò ad usare la sezione aurea rimasi piacevolmente sorpresa perché guardando i vecchi disegni l'avevo inconsapevolmente sempre applicata.

Chi è l'artista? A destra:RITUS SANDRA, 2004, acrilico e terre d’affresco a spatola su tela, 120 x 90 cm


Boh! Credo sia chi si esprime liberamente attraverso la propria costante ricerca.

Cos'è per te l'arte? E' la vita. Non posso vivere senza. Durante la pandemia andavo nel mio studio dietro l'angolo di casa. Per placare il senso di vuoto esterno ho lavorato alle mie Wunderkammer o Armadi dei sogni.

In basso: MEMORIE DI TRE DONNE ECCENTRICHE 2015, tessuti, filo di rame e chiavetta USB, 60 x 90 cm

In alto: TRAZIONE FATALE, 2007 getto inchiostro e raggi UVA su plexiglass, 120 x 90 cm, selezionato per emissione francobollo nazionale in occasione dell’anno europeo per le pari opportunità per tutti

A destra: DANIPOP, 2015, acrilico su tela, 100 x 70 cm

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e l’installazione “Palinsesti” per la Mostra “La bestia” al Centro culturale Trevi a Bolzano. Nel 2004 dopo l’ennesimo femminicidio da il via al progetto “ FEMINAE “ dedicato alla forza delle donne Nel 2007 da questi lavori su plexiglass è stata selezionata un’opera per la realizzazione di un FRANCOBOLLO NAZIONALE nell’anno europeo delle pari opportunità per tutti con mostra a Roma del Ministero alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dei Ministri . Mostra personale al Centro Trevi curata dal prof. Giorgio Cortenova, allora direttore del Museo d’arte contemporanea di Palazzo Forti a Verona. Pur continuando la ricerca sul progetto “FEMINAE” il 2008 è stato l’anno in cui inizia la progettazione dei “MANDALA PER LHASA”. Sono meandri realizzati avvolgendo vecchi tessuti di famiglia intorno ad un anima morbida e fissati con fili di rame. Esposti nel 2009 nella Casa Atelier del Museion di Bolzano a cura della D.ssa Letizia Ragaglia e Eva Fabris. I Mandala sono memorie che nel tempo hanno variato significato come i “VORTEX” elaborati digitalmente trasferiti su plexiglass con la tecnica a raggi UVA e getto di inchiostro. I “VORTEX” inseriti in coni di rete appesi sono esposti nella Galleria Civica di Bolzano per la mostra MODULI 2 a cura di Gabriella Boulanger e per la Mostra MODULI 2013 a cura di Denis Isaia. Nel 2014 ha realizzato opere dove trasforma pesanti pensieri in Castelli in aria selezionate da Paolo Zammatteo per la Mostra “TO BUILD CASTLES IN THE AIR” presso la Galleria Civica e Schloss Runkelstein organizzata dalla FIDA di Trento e Bolzano. Nel 2014 è selezionata dal prof. Vittorio Sgarbi a Palazzo Falier a Venezia per la Mostra “SPOLETO INCONTRA VENEZIA”, nello 2015 per la Mostra “SPOLETO ARTE” in occasione del FESTIVAL DEI DUE MONDI a Spoleto e inizia ad essere invitata a mostre internazionali a MIAMI, LONDRA e NEW YORK. Nel 2016/17 i Mandala si spezzano per diventare metafora dei “SOGNI SENZA SBARCO” delle donne morte in mare e della metamorfosi compiuta dalla natura che implacabile continua il suo corso. Nel 2017 è stata selezionata per la TRIENNALE DI ROMA AL VITTORIANO curata da Bonito Oliva e Daniele Radini Tedeschi con una scultura in alluminio snodabile “C’ERA UNA VOLTA IL GATTO”. Nel 2018 alla Mostra “FESTIVAL DEL NUOVO

GIOVANNA DA POR SULLIGI Nata a Bolzano, compie gli studi artistici a Carrara. Abilitata all’insegnamento di disegno e storia dell’arte per vincita di concorso nazionale che insegna presso il liceo scientifico E. Torricelli di Bolzano. Nel 1984 apre lo studio e inizia a dipingere ad encausto con terre d’affresco spatolate grandi cicli compositivi di dimensione parietale su tavole. Lavora per grandi masse prediligendo il peso del colore alla prospettiva. Sono donne polena che portano sulle spalle le navi, metafora della fatica delle donne, città lanciate su lastre nello spazio, golfiste in pose ieratiche come nella mostra “RITUS” presso la galleria A.Battaglia a Milano e presso la galleria Bertrand Kass a Innsbruck. Nel 1989 completa per la sala ristorante di Castel Mareccio quattro grandi lunette a encausto spatolato con terre d’affresco che ritraggono i personaggi che avevano favorito il restauro del castello inseriti nella leggenda di Klara. La supervisione fu del Sovrintendente alle Belle Arti Helmuth Stampfer Selezionata da Piero Siena per la mostra Panorama e Panorama nel 1987 con l’opera “VIA RUBBIA”. E’stata premiata la sua partecipazione al TRIVENETO DESIGN nel 1988 a Padova con l’opera “GOETHESTRASSE” Altre opere eseguite fino al 1999 sono presso edifici pubblici, chiese e residenze private in Italia e all’estero. La sua è un’arte autoingaggiata che affronta i temi del nucleare, l’ecologia e le guerre e i problemi delle donne. Dal 2000 lavora con carte veline indurite con resine, rete per zanzariere e altri materiale trasparenti. Nascono così le effimere “Anti Wunderkammer “ o “Armadi dei Pensieri”, le “Tende da campo” e le carte veline dipinte appese come panni per l’installazione “Aria” in una stanza di Castel Welsperg a Monguelfo

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RINASCIMENTO” a Palazzo delle Albere a Trento. Nel 2018 è stata selezionata per la mostra “PRO BIENNALE” a Venezia palazzo Grifalconi Loredan, dove ha ricevuto il premio “CANALETTO” con l’opera omaggio a KARL PLATTNER: ”RAGAZZA CON GLI SIVALI BIANCHI” inserita nel libro biografico sull’artista Karl Plattner a cura di Fulvio Vicentini. Nel 2019 personale “AYAHUASCA” presso la “Galleria Associazione degli Artisti della provincia Autonoma di Bolzano “ a cura di Paola Bassetti Carlini. Oltre che nelle sopracitate mostre ha esposto a Roma, Milano, Napoli, Trento, Ferrara, Trieste, Spoleto, Venezia, Padova. All’estero : Innsbruck, New York, Philadelphia, Miami, Londra e Lussemburgo. E’ socia della Federazione Italiana Degli Artisti. FIDA di Bolzano e Trento.e dell’Associazione degli Artisti della Provincia Autonoma di Bolzano. Ha fatto parte della Consulta Culturale in lingua italiana della Provincia.Annuari in cui è presente: Annuario Art Dyary-Flash Art 1998-1999-20003; Top Arts catalogo nazionale di arte contemporanea 1997; Annuario D’Arte Moderna 2015-20016-2018 Cataloghi recenti Spoleto Arte incontra Venezia a cura di Vittorio Sgarbi 2014-2015-2016; Spoleto Arte 2015-2016 a cura di Vittorio Sgarbi; Pro Biennale 2017-2018 a cura di Vittorio Sgarbi; Miami meet Milano 20162017 a cura di Vittorio Sgarbi; London Calling 20162017 a cura di Vittorio Sgarbi; Spoleto Arte incontra New York a cura di Vittorio Sgarbi; Triennale di Roma 2017 a cura di Gianni Dunil; Napoli nostra 2018 a cura di Rosario Pinto; Probiennale 2018 a cura di Vittorio Sgarbi; Probiennale 2019 a cura di Vittorio Sgarbi; Spoleto Arte 2019 a cura di Vittorio Sgarbi; Annurio d’Arte Moderna 2018; Metamorfosi creative-Maschio Angioino NA a cura di Maurizio Vitiello; Cataloghi delle Biennali FIDA dal 2015 Hanno scritto di lei: Luigi Serravalli (catalogo); Giorgio Cortenova (catalogo); Traudi Messini (catalogo e Rai3); Eva Gratl (quotidiano Dolomiten); Elena Gollini (catalogo Probiennale) Lucia Munaro (Tageszeitung – Kultur e Corriere dell’Alto Adige); Valeria Frangipane (quotidiano Alto Adige); Renate Tschager (Sudtirolerin); Paolo Campostrini (Scripta manent); Pedro Fiori (FLASH ART n°224); Rosario Pinto (Catalogo) Atelier in Via Combattenti 4b a Bolzano e sito www. giovannadapor.it giovanna@giovannadapor.it

ics

ART E' possibile sfogliare tutti i numeri delle annate 2012-2020 della rivista icsART sul sito icsART all'indirizzo:

www.icsart.it icsART N.7 2020 Periodico di arte e cultura della icsART Curatore e responsabile Paolo Tomio

PERIODICO della icsART N.5 - Maggio ANNO 2020

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MERCATO DELL’ARTE ? tomatismo" trovando ben presto una propria cifra personale. Sin dagli inizi della sua carriera l'architettura è un'importante fonte di ispirazione delle sue opere: «Ovunque io vedo solo l'architettura, i ritmi lineari, i ritmi planari». L'arte di Klee è unica nella storia del ventesimo secolo nel senso che è stato l'artista moderno che ha sperimentato con la massima libertà le più diverse espressioni: organico e geometrico, costruttivo e intuitivo, figurativo e astratto, puramente lineare e tutto cromatico. Nel 1911 conosce molti artisti d'avanguardia, tra cui Vasily Kandinsky e Franz Marc e prende parte a mostre di "Der Blaue Reiter" ma il suo talento e la sua originalità sono così personali che non può essere associato a nessun movimento o scuola in particolare. I suoi continui cambiamenti di stile, tecnica e tema dimostrano il suo deliberato defilarsi da qualsiasi tendenza artistica. «Obiettivo attuale e futuro ha il solo scopo di unificare o armonizzare il linguaggio artistico della poesia e dell'architettura». Quando nel 1913 si costituisce la "Nuova Se-

PAUL KLEE (1879-1940), TÄNZERIN, 1932, olio su tela, 66 x 56 cm, venduto da Christie's London 2011 a GBP 4.185.250 (€ 4.615.915) (vedi a pag.28). Paul Klee nasce a Münchenbuchsee presso Berna, il padre è un insegnante di musica tedesco e la madre una cantante svizzera. A sette anni Paul viene avviato allo studio della musica diventando un eccellente violinista ma, dato che mostra fin da bambino anche una forte propensione per il disegno, è a lungo indeciso tra la pittura e la musica che rimarrà comunque al centro dei suoi interessi per tutta la vita. A 20 anni si trasferisce a Monaco dove frequenta una scuola di disegno e il corso di Franz von Stuck all'Accademia. Nel 1906 sposa a Berna la pianista tedesca Lily Stumpf, la coppia si trasferisce a Monaco dove nasce il figlio Felix: Lily mantiene la famiglia dando lezioni di pianoforte mentre Paul bada al figlio e alla casa. La maturazione intellettuale e artistica di Klee prosegue inarrestabile: sviluppa una propria concezione del disegno usando uno stile ingenuo vicino a quello che i surrealisti avrebbero poi chiamato "au-

ABEND IN N., 1937, olio su mussola, 60 x 45 cm Sotheby's Paris 2020 a € 4.151.500 ($ 4.657.570)

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PAUL KLEE cessione di Monaco", anche Klee fa parte del gruppo dei membri fondatori. Un breve viaggio nel 1914 in Tunisia con la sua luce abbagliante e i brillanti colori esotici, hanno un effetto profondo sulla sua arte segnando un punto di svolta nella sua carriera e l'inizio di una nuova direzione nell'arte moderna. Scrive: «Il colore mi possiede. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo. Mi possiederà sempre, lo so. Il colore e io siamo tutt'uno. Sono pittore». Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Klee è chiamato alle armi ma riesce a farsi tenere lontano dal fronte e rimanere a Monaco. Alla fine del conflitto, il periodo più fecondo della sua storia artistica inizia nel 1920 quando l'architetto Walter Gropius lo chiama a Weimar per insegnare al Bauhaus. Nelle sue lezioni su colore e forma evita le nozioni tradizionali di realtà a favore di un approccio metafisico alla percezione in base alla «convinzione che il mondo visibile sia semplicemente un caso isolato in relazione all'universo e che ci siano molte altre realtà latenti». Sia per le sue tecniche didatti-

STADTBURG KR., 1932, olio e tempera su tavola 36 x 30,5 cm, Sotheby's London 2011 a GBP 2.617.250 (€ 2.878.186)

che che per la sua pittura, entrambe basate sullo studio della natura, l'influenza significativa di Paul Klee lo fa riconoscere come uno dei grandi creatori e teorici del suo tempo. Nel '29 lascia il Bauhaus di Dessau per andare ad insegnare alla Kunstakademie di Düsseldorf ma nel '33, quando i nazisti salgono al potere in Germania, è obbligato a certificare la propria origine ariana ma è sollevato comunque dalla sua cattedra. A causa della delusione e preoccupazione per il pesante clima politico il suo uso della linea diviene sempre più rozzo e la sua materia più macabra. Nel '33 i Klee abbandonano la Germania per far ritorno a Berna dove appaiono i primi segni della dolorosa sclerodermia che lo porterà alla morte cinque anni più tardi. Nel '37, all'esposizione nazista sull'"Arte degenerata" di Monaco, Klee è presente con 17 opere additate come forme di espressione di un malato mentale. Muore a Muralto, Svizzera, nel 1940 all'età di 60 anni.

DER KÜNFTIGE, 1933, olio su tela, 61,1 x 49,5 cm Christie's New York 2010 a $ 3.330.500 (€ 2.968.624)

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LIQUID METAPHORS La metafora è, in linguistica, una "figura" retorica e un processo linguistico espressivo basato su una similitudine sottintesa, per cui un vocabolo o una locuzione sono usati per esprimere un concetto diverso da quello che normalmente esprimono. Analogamente, un'immagine pittorica, grafica o fotografica, che è una rappresentazione simbolica della realtà, possiede una "potenza evocativa" capace di innescare

un procedimento di trasposizione simbolica che consente l'attivazione dell'immaginazione attraverso la quale si possono "vedere" in ogni figura visiva immagini mentali frutto della memoria sensoriale. Questo meccanismo di scoperta di una molteplicità di significati avviene a livello inconscio e, perciò, accessibile da chiunque in quanto fruibile in modalità prive di mediazioni slegate (almeno apparentemente) da sovrastrutture razionali. Tutto ciò vale ancor più per l'arte astratta o informale le quali - non facendo riferimento ad alcun significato esplicito - si propongono di far leva non sulle capacità interpretative o sulle conoscenze storico-tecniche di chi guarda, ma sulla sua dimensione emozionale ed estetica: ciò che l'osservatore prova di fronte all'opera non discende da un approccio concettuale ma dalla sua capacità di "entrare in risonanza" con ciò che ha di fronte e di lasciar coinvolgere la propria parte irrazionale. Esattamente come avviene con la musica - arte astratta per eccellenza - qualunque immagine, anche la più slegata dalla realtà, ha il potere di offrire a chi la guardi l'opportunità di liberare la propria fantasia per dar corso a un processo inconscio che non richiede alcun ragionamento a priori. Non è un fenomeno oggettivo, è un evento che si instaura tra due soggetti - l'opera e l'osservatore - i quali entrano in una relazione "intima". Cosa c'è, infatti, di più intimo della condivisione di un'emozione, di un sentimento? E qual è la grande capacità dell'arte se non quella di coinvolgere ed emozionare chi la guardi? Sebbene sia stata proprio l'arte moderna ad aver sancito definitivamente il distacco dell'arte STUDY NUMBER 2.00.12, 2018, acquerello su carta 400 x 220 cm

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ETHEREAL FORMATIONS dagli eventi naturali, facendo di questo distanziamento una delle sue caratteristiche principali, fortunatamente, gli uomini non potranno mai fare a meno della natura che sarà sempre dentro di loro. É per questa ragione che un'artista sconosciuta, com’è il caso della pittrice della Corea del Sud Mi-yon Sagong, che sappia guardare oltre la realtà con uno animo puro, può arrivare a rappresentare il non-rappresentabile - la luce - attraverso atmosfere sempre più irreali, rarefatte e trasfigurate tramite l'uso sapiente dell'acquerello, una tecnica millenaria coreana che impone anni di pratica per perfezionare il movimento del pennello e contollare il flusso di colore che calibra le tonalità e le ombreggiature. I monumentali dipinti di Sagong alti anche cinque metri - composti da forme e figure solamente accennate dalle pennellate e colori trasparenti stesi a larghe campiture liquide su fogli di carta Hanji - si muovono tra tradizione e contemporaneità, tra sogno e realtà e possiedono la rara dote di coinvolgere l'osservatore il quale vi vede ciò che il suo immaginario recupera da antiche memorie. Si tratta di lasciarsi trasportare in un'esperienza esistenziale, breve ma carica di influssi positivi su una mente libera di volare. E' evidente come la visione degli acquerelli possa cambiare da un soggetto a un altro: c'è chi vi vede uno spaventoso mare in burrasca, chi verdi distese di colline e chi vasti deserti infuocati. Influenzati dalla filosofia per cui non si riproduce semplicemente un soggetto ma si cattura il suo spirito, gli dipinti di Miyon possiedono il potere di evocare infiniti universi che poggiano soltanto sulla coscienza di

chi li osservi: c'è tutto e, allo stesso tempo, non c'è nulla di ciò che appare perché l'immaginazione non conosce limiti e i processi attraverso cui essa sollecita pensieri ed emozioni profonde sono ancora tutti da scoprire. L'arte, sotto qualsiasi forma, rimarrà sempre la via più breve per accedere ad altri mondi, ad esempio grazie a colori puri ed eterei simili a metafore liquide che fanno vivere i sogni.

STUDY NUMBER 2.01.25, 2018, acquerello su carta, 400 x 220 cm

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IL RAIN VORTEX arbusti? Installazione liquida? Scultura cinetica e sonora? Architettura immateriale? Un ambiente artificiale che prefigura gli spazi naturale per l'uomo del futuro? Un set cinematografico creato per emozionare e meravigliare i viaggiatori che fanno scalo a Singapore? Un po' di tutto questo grazie alla visione dell'architetto canadese-israeliano Moshe Safdie che ha voluto creare un «luogo magico della natura», che richiamasse l'idea del giardino dell'Eden dove, come avviene in natura, il paesaggio raccoglie la pioggia e la porta nelle valli, nei fiumi e nelle cascate. «Se vuoi progettare un luogo dove la natura è al chiuso, devi dargli il sole. Se gli dai il sole, è una casa di vetro. Ecco cos'è Jewel.» Parallelamente al concetto della grande copertura a cupola è stata sviluppata l'idea di una cascata che raccogliesse l'acqua piovana che cade sulla parte interna dell'edificio e incanalata nella struttura attraverso l'occhio per finire inghiottita. Dovendo costruire un ambiente adatto sia alle piante che alle persone una delle preoccupazioni maggiori era legate al calore potenzialmente generato dall'effetto serra i problemi da risolvere sono stato infiniti e la loro soluzione ha richiesto una progettazione interdisciplinare. racchiuso in una cupola di vetro con una cascata che precipita a terra attraverso il centro del suo tetto. anche perché non si è mai visto un "monumento naturale" di quelle dimensioni che piove dal cielo all'interno di uno spazio pubblico composto da un elemento comunissimo ma indispensabile come l'acqua, materia viva e che non è mai uguale a sé stessa e cangiante a seconda della luce naturale che inonda la cupola di giorno e diventa illuminata da giochi di luci artificiali colorate di notte il Jewel (Gioiello) non è morfologicamente una

E' difficile catalogare il "Rain Vortex" da poco inaugurato al Jewel Changi Airport di Singapore e descritto dalla stampa internazionale come la cascata interna più alta del mondo, 45.000 litri al minuto di acqua che precipita da 40 metri nella piazza dove la gente assiste allo "spettacolo" scomparendo in un pozzo circolare di cui non si vede il fondo. Come definire questa gigantesca colonna di acqua, trasparente, incolore e impalpabile che cade dall'oculo ricavato nella immensa copertura a volta in vetro e acciaio che ricopre una lussureggiante foresta che sale da terra fino al quarto piano e ospita 21.00 metri quadri di giardini, 2000 alberi e palme e più di 100.000 24


STORIA DELL’ARTE cupola ma un toroide, una sorta di enorme saponetta di trasparente di 200 metri per 150 e alta 37 metri; La macrostruttura toroidale "introflessa" è autoportante (priva di pilastri), pesa 3500 tonnellate ed è formata con oltre 9000 lastre triangolari di vetro, nessuna delle quali uguali. in alto si apre nella volta l'oculo circolare del diametro di 11 metri che non si trova esattamente nel mezzo dato che il binario del treno sospeso dell'aeroporto era già esistente e passava nel baricentro della cupola dove sarebbe dovuta scendere la cascata e per questa ragione la si è dovuta traslare rispetto al centro geometrico ottenendo un effetto più asimmetrico, che lo rende lo spazio interno più dinamico e imprevedibile rispetto a una normale cupola. Dove il tetto si piega verso l'interno, il bordo di vetro si trasforma senza soluzione

di continuità in un velo di acqua che continua il suo viaggio nel cuore di Jewel. scomparendo nella parte inferiore dell'interrato. Qui il pozzo cilindrico che attraversa i due piani sotterranei è composta da oltre 40 fogli di acrilico fusi tra loro per formare uno schermo monolitico trasparente e creando un cuscinetto per l'acqua quando colpisce il fondo. L'acqua caduta entra in enormi serbatoi nell'interrato dove viene filtrata prima di essere pompata attraverso una rete di tubi fino al livello della copertura della cupola dove e distribuita a un collettore che la distribuisce lungo la circonferenza dell'oculo da dove l'acqua ricade di nuovo liberamente a terra. Curiosamente, cadendo la colonna d'acqua della cascata, piuttosto che una linea retta verticale assume la forma inaspettata di un arco parabolico che va restringendosi in basso.


Luglio 2020, Anno 9 - N.7

News dal mondo PAUL KLEE

TÄNZERIN, 1932

pag. 28

PAUL KLEE

HEILIGER BEZIRK, 1932

pag. 29

PAUL KLEE

PFLANZE UND FENSTER STILLEBEN, 1927

pag. 30

PAUL KLEE

SALON TUNISIEN, 1917

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ABECEDARIO SENTIMENTALE, 1987

pag. 32

Omaggio a PAUL KLEE

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PAUL KLEE, TÄNZERIN, 1932, olio su tela, 66 x 56 cm venduto da Christie's London 2011 a GBP 4.185.250 (€ 4.615.915)

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PAUL KLEE, HEILIGER BEZIRK, 1932, acquerello su carta montato su carta, 64,1 x 47 cm, venduto da Christie's New York 2008 a $ 2.953.000 (€ 2.618.900)


PAUL KLEE, PFLANZE UND FENSTER STILLEBEN, 1927 olio su tela, 47,6 x 58,4 cm, venduto da Christie's New York 2010 a $.5.010.500 (€ 4.445.520)

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PAUL KLEE, SALON TUNISIEN, 1917, acquerello e inchiostro su carta montato su carta, 22,5 x 28,5, venduto da Sotheby's London 2011 a GBP 2.048.750 (€ 2.260.166)


PAOLO TOMIO: Omaggio a PAUL KLEE ABECEDARIO SENTIMENTALE, 1987 acquerello e inchiostro su carta, 29,7 x 21 cm


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icsART 2020 N.7 Giovanna da Por Sulligi  

Rivista di arte e cultura

icsART 2020 N.7 Giovanna da Por Sulligi  

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