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PERIODICO della icsART N.11 - Novembre ANNO 2020

icsART


In copertina: MARISA BRUN, SIMBIOSI, 2006, terre fresate, 40 x 40 cm


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icsART

sommario

Numero 100

Novembre 2020, Anno 9 - N.11

Editoriale

100 numeri di icsART

pag. 4

Politica culturale

Arte Trentina N.5 Ottobre 2020

pag. 5

Intervista a un artista

Marisa Brun

Mercato dell’arte?

James Rosenquist

pag. 20-21

Camoufleurs

L'arte del mimetismo

pag. 22-23

Storia dell’arte

Mafalda

pag. 24-25

pag. 6-19

News dal mondo JAMES ROSENQUIST

BE BEATIFUL, 1964

pag. 28

JAMES ROSENQUIST

MARILYN II, 1963

pag. 29

JAMES ROSENQUIST

F-111, 1964-65

Omaggio a JAMES ROSENQUIST

OH, MY GOD! WHAT'S THIS?, 2020

pag. 30-31 pag. 32

Copyright icsART Tutti i diritti sono riservati L’Editore rimane a disposizione degli eventuali detentori dei diritti delle immagini (o eventuali scambi tra fotografi) che non è riuscito a definire, nè a rintracciare


EDITORIALE quest'anno ha festeggiato il nono anno di vita e, a novembre, raggiungerà il numero 100: un caso unico nel panorama editoriale locale e nazionale poiché ha documentato e promosso - a titolo totalmente gratuito - l'arte in Trentino attraverso le opere e le parole dei suoi esponenti di ogni tendenza e generazione. L’obbiettivo che icsART si pone è di lasciar spiegare direttamente ai protagonisti la loro esperienza artistica e umana per consentire al lettore di comprenderne la peculiare "forma mentis”. I 100 nomi degli artisti trentini intervistati finora (vedi www.icsart.it) - impossibile qui elencarli tutti - parlano da soli, ricordo solo Diego Mazzonelli, Rolando Trenti, Nerio Fontana e Sergio Bernardi, scomparsi dopo la pubblicazione del numero loro dedicato e le interviste “postume” a Renato Pancheri, Silvano Nebl e Mauro De Carli a cui hanno collaborato i loro congiunti. Nel corso degli anni icsART (fino al 2016 si chiamava FIDAart), è andata modificandosi sulla base dell’esperienza e delle nuove idee che man mano sviluppavo, arricchendosi di nuove rubriche mensili e diventando di fatto una sorta di "autobiografia in itinere": Nel 2012 è nata

Estratto dell'articolo di Paolo Tomio pubblicato sul numero 5, ottobre 2020, della rivista "ARTE TRENTINA".

100 numeri di icsART

Per chi non la conoscesse, icsART è una rivista digitale di 40 pagine pubblicata solo online che, nella sua prima metà presenta mensilmente una lunga intervista a un noto artista trentino illustrata da una ricca documentazione iconografica, mentre nella seconda parte si occupa di arte, architettura, design, fotografia e qualunque fatto culturale abbia attinenza con il ruolo delle arti visive nella società contemporanea. La rivista non contiene pubblicità e il file Pdf è inviato a una mailing list di addetti ai lavori ed è pubblicato sui social. Tutti i numeri sono consultabili sul blog “icsart.it”. Creata nel 2012 da Paolo Tomio, architetto e artista, quando era Presidente della FIDA, la Federazione Italiana Degli Artisti, nel giugno di 4


POLITICA CULTURALE "Mercato dell'arte?", la rubrica in cui tratto il tema spinoso del binomio arte-mercato prendendo spunto dai prezzi abnormi battuti nelle aste internazionali. È seguita nel 2014 "Storia dell'arte", dove affronto i temi più vari: architettura, design, moda, grafica, fumetti, styling, fotografia ecc., una rassegna delle tante modalità che esprimono il bisogno umano di bellezza e, in ultima analisi, di arte. Infine "Bufale", che mi permette di raccontare di esperienze estetiche curiose, provocatorie, stimolanti, inventate da artisti e creativi di tutto il mondo. A parte le 100 interviste agli artisti trentini che richiederebbero da sole qualche migliaio di pagine, le altre rubriche e le opere grafiche o fotografiche create dal sottoscritto per illustrare i singoli numeri, saranno via via raccolte in collane di volumi suddivisi per annate. La collana "Indici e copertine" riunisce gli indici dei numeri di icsART con le relative copertine dell'artista del mese; "Photo" riporta le fotografie inserite a chiusura degli articoli e, in "Omaggio a...", si trovano le opere d’arte immaginarie da me dedicate all’artista internazionale del mese. Avendo curato da solo per nove anni ogni sin-

golo numero, progettando i temi e i contenuti, facendo le interviste agli artisti, scrivendo i testi e realizzando l’apparato grafico, ho preso coscienza nel corso del tempo che un'operazione creativa così organica e omogenea si configurava a tutti gli effetti come “un'opera d’arte” espressa con tempi e modalità non tradizionali. Creare ogni mese 40 pagine che esprimessero la mia visione personale sul “fare arte oggi”, ha comportato un impegno intellettuale, inventivo un carico di lavoro professionale che non sono complementari ma la prosecuzione della mia attività artistica principale. Per queste ragioni considero icsART un corpus unitario e coerente di 100 artefatti reali e, allo stesso tempo, virtuali in quanto privi di quella fisicità che li trasformi in "merce". Un’unica grande opera ininterrotta messa liberamente a disposizione di chiunque con l’intento di emozionare e far pensare poiché è questo lo scopo dell'Arte. Paolo Tomio 5


Intervista a MARISA BRUN Come sanno bene gli artisti, la tecnica usata condiziona il risultato finale ma, mentre i procedimenti artistici sono il risultato di secoli di studi ed esperienze, la tecnica delle "Terre fresate" che da vent'anni adotta Marisa Brun, è il punto di arrivo di una sua elaborazione assolutamente personale che le permette di ottenere le sue ieratiche immagini senza tempo che la differenziano del tutto dagli altri pittori. Le "incisioni" in bassorilievo che crea sulla superficie delle lastre in cartone-legno, rammentano il lavoro di intaglio eseguito con le sgorbie nella xilografia e già questo effetto particolare spiega la peculiarità e l'unicità delle sue opere. La Brun, invece, utilizza una piccola fresa a mano che le garantisce la massima libertà operativa ed espressiva, con cui incide, linea dopo linea, gli spessi pannelli bianchi affidandosi all'intuizione e all’esperienza. Dopo aver dipinto il suo soggetto sul cartone con pigmenti alle terre, il successivo paziente e laborioso intervento si basa sul “togliere il materiale” seguendo delle linee immaginarie il cui segno varia in larghezza e profondità a seconda della pressione, per far fuoriuscire il fondo bianco dal disegno colorato. E' in quei momenti che lo strumento "meccanico" viene assoggettato alle scelte espressive dell'artista la quale si lascia guidare dalla sensibilità, dalla ricerca estetica, e dal piacere decorativo ma, soprattutto, da un bisogno spirituale non comune nel mondo dell'arte contemporanea. Poco alla volta, grazie ai solchi ad andamento curvilineo che definiscono in positivo il soggetto cercato, comincia ad apparire un movimento elegante e dinamico dove le aree colorate dalle morbide tonalità si intrecciano con i tracciati chiari delle zone fresate acquistando quel ritmo e quella profondità che fanno vibrare l'intero quadro, caratteristiche fondamentali dello stile dell'artista. Nella rappresentazione di una Natura lussureggiante, nostalgia dell'Eden perduto, si ritrovano gli echi di una pittura primitiva in cui convivono il ritorno alle origini, un anelito all'Innocenza e alla Bellezza, uniche speranze di affrancamento dalla vita. Marisa ripercorre nelle sue Terre fresate i grandi temi di una mitologia rivisitata, storie antiche i cui protagonisti, donne, uomini, animali, piante convivono pacificamente, come a indicare una possibile, quanto improbabile, via di salvezza. Marisa Brun è un'utopista che cerca di cambiare il mondo con l'Arte. Paolo Tomio

A sinistra: IL SILENZIO DEI CANI - CLOCHARD, 2020 terre fresate e tecnica mista, 100 x 70 cm

In basso: CORRE IL FIUME VERSO IL MARE, 2013 terre fresate, 65 x 150 cm


Quando e perché hai cominciato a interessarti all'arte e dedicarti alla pittura? L’ARTE, nelle sue varie espressioni, mi ha preso fin dalla tenera età. Mio padre aveva suonato il violino, ma non l’ho mai potuto sentire era sempre in viaggio per il suo lavoro; di mia mamma ho conosciuto il talento: ha sempre creato gli abiti per me e le mie sorelle con un risultato eccellente e per la fantasia e per la tecnica, ricordo ancora il rumore delle forbici quando tagliava i modelli da lei ideati: cra..cra..cra..cra…. lei, quando mi vedeva dipingere, pur apprezzando il mio lavoro, non mancava di dire che avrebbe preferito trasmettermi la sua arte.

QUOTIDIANO E TRASCENDENZA, 2008 terre fresate, 100 x 140 cm

La frequentazione della chiesa… le opere d’arte che ti distoglievano lo sguardo dalle cerimonie, peraltro cariche di un pathos suggestivo, ambientate in quelle sceneggiature liturgiche per me spettacolari. La musica: fin da bimba (una sola bambolina bionda, “SUSY”),: preferivo costruire piccoli strumenti ad arco per trarne suoni che ricordavano le melodie giapponesi (allora avevo anche gli occhi tagliati a mandorla); La danza: nella mia casa in Trento ..in via Cavour ...al piano terra dove c’era un salone in battuto veneziano, lì amavo danzare...a modo mio … E ancora il canto corale, 9 anni come mezzo soprano nel coro della Filarmonica di Trento, con corsi di solfeggio, i classici e canto gregoriano, ore di prove e concerti esaltanti, inebrianti, in varie parti d’Italia… E intanto, disegnavo, dipingevo, copiavo dai


LA COLTURA IN ROSA, 2006 terre fresate, 1.00 x 1.40 cm

classici e dai moderni, finchè, con tutto il bagaglio dell’infanzia e adolescenza appresso, sceglievo LA PITTURA dove avrei potuto portare tutte le mie passioni e la libertà creativa della quale, allora come oggi, ho desiderio. Non ho frequentate scuole e accademie (iscritta alla Scuola d ‘Arte, mio padre muore giovane e io rinuncio per studi più pratici…fino a occuparmi di materia fiscale per il Ministero Finanze e poi come perito tributario). Questo lavoro mi ha lasciato molto tempo per occuparmi dell’attività artistica, del resto, allora, e per molti anni sono stata, come volevo, molto libera da altri impegni. Sono quindi un’autodidatta, che ha studiato, sperimentando, le varie tecniche pittoriche con passione e costanza fino a trovarne una mia personale che ho definito tecnica delle “TERRE FRESATE“ (della quale parlerò più avanti così come spiegherò il mio linguaggio espressivo),

la mia tecnica, ancora oggi, mi permette di raggiungere, svilupppare e conservare la mia creatività e la mia “cifra“ personale.

Quali sono state le correnti artistiche e gli artisti che ti hanno influenzato? Se per influenzato intendiamo: orientato, ispirato, predisposto etc. verso un modo di esprimersi creando, devo dire che all’inizio SÌ, la frequentazione, anche virtuale, del mondo dell’Arte mi ha influenzato consciamente ed inconsciamente (non può essere diversamente). Dalle opere dell’Arte dei classici a quelle dell’Arte moderna ho avuto, seppur, per quei tempi, con limitati mezzi, la possibilità di penetrare

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RAGAZZA CON LEVRIERO, 2019 terre fresate, 72 x 63 cm

nell’Informale - ad esempio - trovo che le opere realizzate siano estrapolazioni dalle opere classiche o moderne (ne ha ribadito questo concetto Sgarbi in questi giorni quando, presentando l’opera del Caravaggio esposta al Mart, gli accosta le opere di Burri: «Il nesso tra l’opera di Caravaggio e le opere di Burri è di tipo formale. Nelle mura sullo sfondo che occupano gran parte del dipinto si percepisce il senso della forma che si sgretola, della forma che diventa “non forma”, nella quale, lo spettatore contemporaneo può individuare un effetto espressivo accostabile all’informale... etc.») Mi resta un vuoto: l’Arte astratta... trovo che

un mondo variegato ed attraente. Ho amato i Nabis e i Metafisici (Carrà in particolare), ho apprezzato il mondo fantastico di Rousseau, il doganiere Naif, che mi hanno conivolto nella realizzazione di alcune opere in quel periodo esplorativo per poi, con un balzo non indifferente, immergermi nell’Espressionismo dove meglio ritrovavo lo spazio per dare vita ai miei personaggi (in quel periodo di una forza drammatica) con riferimento ai geni quali Schiele, Kirchner, Francis Bacon…. L’arte contemporanea mi interessa meno...

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LA MADONNA DEL SABATO SANTO, 2007 terre fresate, 89 x 98,5 cm

l’approccio con questa si esaurisca in fretta lasciando poche tracce nel fruitore… destinata ad un pubblico d’élite. Nel mio lavoro, ad un certo punto, ho visto la necessità di deviare, usando della liberta’ espressiva e della tecnica, verso qualcosa di esclusivo e inconfondibile dove tradurre sentimenti, sensazioni, storie del vissuto personale ed è nei lavori di questo ultimo ventennio che credo di aver riportato tutte le influenze sopraelencate.

dere“ le tue immagini? Fine anni ‘70, lasciate le fantasie più leggere, entro ad esplorare temi forti e drammatici della esistenza umana. Trovato uno speciale supporto: un cartonelegno pressato chiamato “cuoio”, che bene assorbe i pigmenti, ho dapprima usato la tecnica delle terre graffiate. Steso e amalgamato il colore, fino a creare masse informi e casuali, vado a carteggiare per togliere e portare alla luce immagini, ambienti, personaggi che emergono.

Quando e perchè hai sentito l’esigenza di “inci11


COSI’ PARLO’ ZARATUSTRA, 2010 terre fresate, 71,5 x 203 cm

cemente cercando di portare alla luce…. ma anche il ragionamento resta necessario quando l’opera da realizzare prevede già un tema, la libertà resta comunque l’elemento base.

Lascio, per un periodo il cartone graffiato e passo ai teleri lavati, il procedimento non è più a secco ma il risultato vuole essere il medesimo.

Come valuti il peso tra le aree colorate e le zone bianche incise?

In cosa consiste la tecnica delle “terre fresate“ che contraddistingue i tuoi lavori

Una valutazione prevede un progetto... lascio sempre tutto al caso ...pur rispettando l’armonica distribuzione tra aree e zone.

Da vent’anni ormai, e tutt’oggi, ritornata al procedimento a secco lascio il graffiato manuale (e anche l’espressionismo più ortodosso per affrontare varie tematiche, anche più leggere), per scavare nelle masse colorate non più con il carteggio ma con un mezzo meccanico, una fresina elettrica che mi permette di realizzare quasi un sottile bassorilievo portando alla luce dei personaggi, umani e animali, puliti del colore che riaffiorano nell'écru del cartone di supporto. L’ambiente in cui vivranno è anch’esso inciso da movimenti dinamici, e direi, ritmici dentro il colore rimasto.

Perchè la gamma dei tuoi colori si limita alle sole tonalità delle terre? Il rapporto con le terre e con il loro colore è rapporto con la loro origine ...LA NATURA … ormai è diventato un contatto fisico: mentre le spando penetrano nel supporto ma anche nella mia pelle.

La presenza della figura umana è importante nella tua poetica?

È una tecnica istintiva che condiziona molto il segno che ottieni? Quando inizi un nuovo dipinto hai già in mente un tema, un soggetto, oppure il risultato nasce in corso d’opera ‘

Come l’archeologo che scava per portare alla luce il passato qualcosa di finito, io nel colore scavo per portare alla luce personaggi e dare loro vita e una storia nuove...le figure umane poi diventano personaggi della commedia della

L’istinto è determinante, alla base, quando non vi sia un progetto preciso ma si scava sempli12


mia di vita (quando non sono addirittura autoritratti) personaggi che ritrovo nel mio atelier ad attendermi puntualmente e quando li lascio ad altri mi mancano, così, vado a ritrovarmi le loro immagini fissate in foto, video o altro.

Ti interessa rappresentare nelle tue opere concetti o emozioni? Sei interessata a un “messaggio” nell’opera? Oggi, in particolare con la tecnica delle “Terre Fresate“ e con lo scoprire le mie figure, che hanno un atteggiamento piuttosto statico, quasi metafisico, in un ambiente in movimento ritmico, credo di limitare il tutto ad una esposizione di situazioni che non necessariamente vogliono inviare messaggi ma fissare delle situazioni emotive e/o significanti e/o interpretative e/o simboliche. Sta comunque al fruitore percepire anche dell’altro…un’opera valida deve permetterlo!!!

Quando è nata la tua passione per gli animali e per la natura che si ritrovano quasi sempre nei tuoi cartoni? Gli animali e la natura!!! Che mondo immenso da esplorare e da rappresentare!! !! Sono per l’uomo e lui per loro….come non considerare questa parte integrante!!! Per primi ho amato i gatti...la loro eleganza, la raffinatezza, il mistero, la discrezione, l’indipendenza e il senso di autonomia di libertà... piu’ avanti anche i cani un altro genere e tipo di rapporto: al contrario del gattto: fedeli ma bisognosi di presenza e amore continui… come non vederli parte di una storia.e come personaggi coprotagonisti in un’opera insieme alla natura.

Esiste , secondo te, una “pittura al femminile“

FRATERNITA’ UNIVERSALE, 2011 terre fresate, 90 x 144 cm


APOCALISSE, 2009 terre fresate, 101 x 103 cm

Per questo motivo io preferirei che, nelle opere in esposizione (ad es.) non appaia il nome dell’autore (che andrà scoperto in seguito) ma venga individuato con uno pseudonimo. Credo anche che un artista (come gli altri umani) porti in se geni dei due sessi più o meno espressi, e che questo gli permetta maggiore estensione verso lo scibile. Voglio pensare che un vero artista nell’atto creativo goda di una specie di soggettività neutra, come quella di un dio, dove la parte intellettuale e spirituale conduce le sue azioni fino a estraniarlo, separarlo dal suo lato materiale, mandarlo oltre, per entrare in una specie di estasi.

oppure l’arte non ha sesso? Ancora siamo condizionati da queste distinzioni anche in Arte. Mi sorprendono e trovo inconcepibili affermazioni tipo quella della Louise Bourgeois ( cito) quando, nel 1993, confessava: “avevo la sensazione che la scena artistica appartenesse agli uomini e che io ne invadessi il terreno etc.”. Non ho mai considerato che il mio genere femminile possa o debba qualificare o definire la mia arte ( così come non lo è stato per altre attività della mia vita). Qualche testo critico ha toccato questo punto, vedendo una “forza maschile“, in particolare, nei miei lavori del periodo espressionista.

Come definiresti il tuo stile? Quali sono le caratteristiche che ti rendono riconoscibile?

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Il mio linguaggio espressivo rifugge da sperimentalismi di effetto destinati a rivelarsi sterili, insomma vuole essere agli antipodi con le mode e la ricerca di notorietà, un linguaggio libero e strettamente legato alla mia tecnica, ormai riconoscibile, che anch’ essa ha la funzione di “liberare“ dal superfluo, “dare luce“ a nuove vite e dare un senso a nuove realtà, dalle più torbite alle piu’ trasparenti.

Segui la politica culturale trentina? Non sono mai stata troppo attiva nel seguire la politica culturale trentina ….ho visto , nei decenni ormai, ripetersi degli sforzi che in gran parte non hanno dato risultati, in particolare per quanto riguarda l’attivitaà degli artisti locali, spesso dimenticati ( a parte delle eccezioni!!!). Negli anni ‘90 ho tentato, nel mio piccolo, di aprire uno spazio espositivo in Trento: la Galleria QUADRI ARTE per rimediare a quello che ritenevo un vuoto da colmare al fine di far conoscere alla città il “Genius Loci“ attivo sul territorio… 15 anni circa di impegno, con ospitate di artisti storici ed emergenti con sforzi economici sostenuti ma con poco interesse da parte della “ politica culturale locale”.

Cos’è la bellezza: è un valore che ricerchi o è subordinato ad altri valori? DOSTOEVSKIJ: “La bellezza salverà il mondo“. STENDHAL: “La bellezza è una promessa di felicità“. La bellezza ha una funzione salvifica ... non è subordinata ad altri valori, è il valore primario. Io l’ho sentita e toccata con mano da sempre, dapprima come essere umano e poi col pratiMEDEA, 2018 terre fresate, 160 x 64 cm

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In alto: L’ARTE PER DUE, 2008 terre fresate, 60 x 100 cm

A destra: SIMBIOSI CON LEVRIERO,.2020 terre fresate, 70 x 50 cm

care l’Arte. E sempre più mi salva ogni volta che la cerco e la incontro ... perchè muove tutto, rinnova, consola, ispira, crea e ricrea e l’incontro è perpetuo, basta volerlo, usando tutti i sensi di cui disponiamo, senza perdere tempo prezioso.

la distinguere e riconoscere tra le tante.

E, per finire, cos’è per te l’arte ? Questo 2020, con l’esperienza Covid 19, ci sta costringendo a delle scelte di vita, alla rinuncia del superfluo. Qualcuno ritiene che tra il “superfluo” vada considerata l‘ARTE in tutte le sue manifestazioni ed esternazioni. Errore fatale... l’uomo ha necessità dell’ARTE, della BELLEZZA e dei suoi INTERPRETI come di qualunque altro bene primario ... L’ARTE È UN BENE PRIMARIO IRRINUNCIABILE. Va studiata, coltivata, esaltata, trasmessa, condivisa. Per me personalmente è, ormai, una ragione e uno stimolo a vivere per creare.

Chi è l’artista? L’Artista è un interprete della bellezza che è nel reale e nell’irreale, nel tangibile e nel non tangibile, nel visibile e nell’immaginario… La sua e’ una azione di trasformazione, dove le sue personali visioni dello scibile vanno nell’oltre e sono determinanti nell’atto creativo. Il vero creativo sa usare i suoi talenti, anche in maniera pratica, fino a rendere l’opera creata un’opera equilibrata e armonica pronta a smuovere la lettura del suo fruitore che dovrà poter16


Comune di Terlago (TN). Ha coordinato la Sezione Arti Visive del Gruppo Alunni delle Muse di Trento. Partecipa attivamente dal 2008 all’associazione UCAI di Trento. MOSTRE COLLETTIVE Innumerevoli le rassegne in Italia a partire dal 1972 MOSTRE PERSONALI 1977 Levico Terme (TN), Palazzo delle Terme 1978 Trento, Palazzo Giulia 1979 Trento, Palazzo Pretorio 1982 Torino, Galleria Nove Colonne D’Ars sale Citibank 1983 Bolzano, Galleria della Eapitolare Pejo Fonti (TN), Sala esposizioni ferme 1984 Pergine Valsugana (TN), Sa/a Ga/er 1985 Rovereto (TN), Galleria Delfino di 6aifas 1987 Trento, Galleria Fogolino Bologna, Galleria Nove Colonne 0’Ars sale Resto del Carlino 1992 Trento, Galleria Quadri Arte - “Immagini ripenerate“ 1996 Trento, Galleria Quadri Arte - “Le rnuse inquietanti” Trento, Galleria Quadri Arte - “Romanticamente il mito “ 2009 Trento, Palazzo Thun, torre Mirana, mostra antologica realizzata con il patrocinio del Comune di Trento - Assessorato alla cultura 2010 Trento - Civica asa Riposo RSA s. Barrtolomeo Opere pubbliche e private 1984 Trento, sede CONI - realizzazione grande telero lavato cm. 220 x 100 dal titolo "Centauri" 1987 Canale di Pergine - Trento, realizzazione opera per vetrata principale della Chiesa Parrocchiale, cm. 600 x 350 Trento, sede Cassa Risparmio - grande telero lavato cm. 100 x 200 1992 Viterbo, opera per arredo carceri di Viterbo 1994 Rovereto (Tn), opera per l'Azienda Farmaceutica "Disabile citta aperta" 2001 Trento, opera per concorso Museo Diocesano di Trento "Nuova iconografia Vigiliana", cm 200 x 140 Terlago - Trento, Comune di Terlago - 4 tavole, cm 85 x 45 cadauna, "Santi protettori" per il Capitello di Terlago 2008 Trento, opera per Cassa Rurale di Trento "Seminare per raccogliere" , cm 200x70

M.A. MARISA BRUN Via Scopoli, 27 - Trento | 329.3541107 m.a.marisa.brun@gmail.com Pittrice trentina, fi n dalle prime esperienze artistiche degli anni ’70 le sue opere si segnalano per una innovativa ricerca sulle tecniche realizzative: ... le terre miste, i graffi ti, gli strappi, le tele lavate che testimoniano una individualità di raggiungimenti esecutivi che hanno meritato attenzione critica e signifi cativi riconoscimenti in occasione della presentazione delle sue opere in mostre personali, collettive e varie manifestazioni. Oggi, la sua attività è impegnata nella realizzazione di opere che si distinguono per l’utilizzo della sua personale, originale, tecnica a base di terre fresate e mista con la quale realizza il recupero di immagini, atmosfere, poesia... scavando nella materia cromatica con mezzi meccanici e manuali, con perenni movimenti sinuosi, apparentemente decorativi, con l’effetto di creare masse e volumi di esasperata efficacia. Nel 2009 l’Assessorato alla cultura del Comune di Trento ha patrocinato la sua antologica nelle sale di Torre Mirana a Palazzo Thun in Trento con presentazione di una monografi a curata da Renzo Francescotti. È presente nell’Archivio Artisti Trentini presso il Mart di Rovereto (TN). È inserita nel sito “archivi/arte” della Regione Trentino Alto Adige. Si è occupata di organizzazioni della Cultura coordinando la gestione della Galleria Quadri Arte, della mostra per la Rassegna Annuale “Arte Terlago” promossa dal

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ics

ART E' possibile sfogliare tutti i numeri delle annate 2012-2020 della rivista icsART sul sito icsART all'indirizzo:

www.icsart.it icsART N.11 2020 Periodico di arte e cultura della icsART Curatore e responsabile Paolo Tomio

PERIODICO della icsART N.11 - Novembre ANNO 2020

icsART

In alto: IL SIGNORE DELLA DANZA, 2017 terre fresate, 160 x 70 cm

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MERCATO DELL’ARTE ? fondo impatto sulla sua arte. Nel 1960 lascia il lavoro, affitta uno studio a Manhattan vicino ad artisti allora ancora sconosciuti come Robert Indiana, Ellsworth Kelly, Agnes Martin e si impegna a tempo pieno nell'attività artistica aderendo all'espressionismo astratto, la corrente di maggior successo del tempo. Dopo pochi anni, ormai critico nei confronti della pittura espressionista che aveva fino ad allora praticato («brillante e incisivo negli anni '40, nei primi anni '50 era diventato idiota e romantico.. tutti cercavano di arrivare allo zero assoluto, tramite solo colore e forma)», Rosenquist si convince che l'unico modo sia ricominciare a usare le immagini e dipingere cose specifiche che non potevano essere confuse con qualcos'altro. Investe le competenze acquisite nella pittura figurativa per ricercare un nuovo tipo di realismo che, tramite la sua capacità di dipingere a grande scala e l'uso di ricombinazioni di immagini disorientanti eseguite in colori brillanti e innaturali, si ispiri esplicitamente a quel linguaggio visivo della pittura commerciale che conosceva a fondo.

JAMES ROSENQUIST (1933-2017), BE BEAUTIFUL, 1964, olio su tela, 137 x 214 cm, venduto da Sotheby's New York 2014 a $ 3.301.000 (€ 2.819.000)

(vedi a pag.28). James Rosenquist, figura fondamentale del movimento della Pop art, nasce nel 1933 a Grand Forks, nel North Dakota, figlio unico di una famiglia di origini svedesi. Nel 1952 si iscrive al corso di formazione artistica presso l'Università del Minnesota mantenendosi come pittore di insegne, cartelloni pubblicitari e segnaletica commerciale, un mestiere che avrebbe avuto dei riflessi sulle sue attività professionali successive. Quando nel '55 si trasferisce a New York per frequentare i corsi all'Art Students League, per mantenersi agli studi continua a lavorare come pittore di insegne pubblicitarie dato che i giganteschi cartelloni venivano ancora dipinti a mano. L'artista racconta: «ai tempi dei poster stradali, quando dipingevo le pubblicità, detestavo il contenuto al punto da vedere, al suo posto, il vuoto.» In questi anni impara molto dai colleghi più esperti: sperimenta colori nuovi, impara a imitare altri media come film e televisione, approfondisce il suo interesse per il potere della pubblicità nella società moderna, tutte esperienze che avrebbero avuto un pro-

In basso: WHITE BREAD, 1964, olio su tela 137,2 x 152,4 cm, venduta da Sotheby's New York 2007 a $ 1.497.000 (€ 2.540.000)

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JAMES ROSENQUIST Nel 1962 tiene alla Green Gallery di New York la sua prima mostra personale che ottiene un grande successo proprio nel momento in cui appaiono anche Andy Warhol e Roy Lichtenstein, i due artisti che, con lui, saranno considerati tra gli iniziatori della Pop art. Secondo Rosenquist: «Ognuno aveva un obiettivo diverso. ll mio era reintrodurre il realismo nella pittura non oggettiva. Volevo buttarti in faccia le immagini, svuotandole di qualsiasi significato e valore». Realizza opere frammentate e di grandi dimensioni in cui gli oggetti deliberatamente non descrittivi per la maggior parte sono ricavati da vecchie copie della rivista Life. Nonostante gli importanti riconoscimenti ottenuti, le opere dell'artista non sono mai arrivate ai prezzi di Warhol e Lichtenstein, basti dire che la sua opera che ha raggiunto la quotazione più elevata è "Be beautiful", battuta nel 2014 a "soli" $ 3.300.000. Un discorso a parte merita il suo colossale dipinto lungo più di 26 metri di un cacciabombardiere americano, l'"F-111" del 1964-65, composto da 51 pannelli e venduto da Sotheby's nel 1986 al prezzo-record per quel

tele piuttosto puritane. Nel corso della sua lunghissima carriera il pittore ha affrontato soggetti di ogni tipo con il tipico suo stile stereotipato in cui predomina la ricerca di una perfezione iperrealistica che ha sempre connotato tutte le sue opere. Negli anni '80 si allontana progressivamente dallo stile iconico della Pop art che lo ha reso celebre, continuando però a creare tele monumentali in cui affronta problematiche ecologiche, filosofiche e scientifiche lungimiranti e ambiziose, addentrandosi in rappresentazione barocche, ricche di forme e colori complessi che, però, riceveranno un'accoglienza non altrettanto entusiastica.

tempo, di $ 2.090.000. Un'opera di denuncia della guerra: «F-111 è una satira del consumismo

militare-industriale americano, una denuncia della collusione tra la macchina di morte del Vietnam, consumismo, media e pubblicità». Rosenquist ha mantenuto fino all'ultimo un forte impegno politico e sociale e per questo è stato un artista scomodo che (al contrario di Warhol), non amava trattare temi trasgressivi o glamour come il sesso, la moda, i VIP del cinema che, infatti, appaiono raramente nelle sue A destra: DIRECTOR, 1964, olio su tela con sedia pieghevole dipinta, 249 x 158 x 132 cm, Christie's New York 2019 a $ 3.135.000 (€ 2.677.400)

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CAMOUFLEURS Per quanto sembri strano, esiste la professione del "camoufleur", vale a dire un tipo di attività tecnica e creativa esercitata da una piccola élite di specialisti nell'arte del 'camouflage', un ' termine che ha origine etimologica nella lingua francese "cacher en modifiant les apparences”: nascondersi cambiando le apparenze. Il camouflage, in italiano camuffamento, è un metodo di occultamento che consente ad animali, persone od oggetti (generalmente militari), altrimenti visibili, di non attirare l'attenzione, confondendosi con l'ambiente circostante. È un sistema sempre esistito nel mondo animale e applicato fin dai primordi della storia umana quando i cacciatori dotati di lance o archi primitivi, dovevano avvicinarsi non visti alle loro prede. E le cose non sono molto cambiate ai tempi nostri, quando i cacciatori e le prede sono diventate navi, sommergibili, aerei, droni o cecchini con armi di precisione camuffati esattamente come gli antichi arcieri. Il camuffamento ha perseguito a lungo gli obiettivi sia di conquistare l’invisibilità nascondendo alla vista il soggetto 'camouflé', sia di operare

una trasformazione attraverso una mascheratura che ingannasse la comune percezione ostentando le sembianze di una falsa realtà. Travestimento, mascheratura, mimetizzazione, sono atti di camouflage compiuti in ambiti diversi con scopi diversi, una tecnica che ha legami stretti anche con l’arte, il design e l’architettura. Durante la prima guerra mondiale, un folto gruppo di artisti cubisti, tra i quali Braque, Camoin, Dufresne, Marcoussis, DuchampVillon, furono chiamati a realizzare veri e propri interventi mimetici su attrezzature e veicoli bellici studiando il regno animale per capire le forme d’invisibilità fondate sulla mimesi per sviluppare soluzioni sia astratte che figurative che permettessero di raggiungere la somiglianza fra oggetto e paesaggio. Un'altra tecnica adottata in particolare nella mimetizzazione navale, è il Dazzle camouflage (pittura abbagliante), la quale consiste in modelli complessi di forme geometriche in colori contrastanti che si interrompono e si intersecano a vicenda, il cui scopo non è nascondere l'oggetto mimetizzato quanto rendere difficile la percezione della sua for-

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L'ARTE DEL MIMETISMO ma reale. Tra le diverse applicazioni del camouflage, per ovvie ragioni, le più importanti riguardano il settore militare e bellico che da sempre promuove e finanzia la ricerca sia pubblica che privata. Nel corso del tempo l'approccio adottato nei confronti di queste tecniche è passato da un taglio prevalentemente "pittorico-artistico" a una metodologia multidisciplinare finalizzata a valutare scientificamente le varie soluzioni. Molti artisti contemporanei come Andy Warhol e Alighiero Boetti hanno riutilizzato le figure inventate dal camouflage in chiave puramente estetica, ma anche in molte opere di Dubuffet o nelle forme organiche aeree di Hans Arp si ritrovano i motivi tipici dei sistemi mimetici. Il Dipartimento della difesa statunitense ha invitato alcune università a presentare delle idee alternative ai sistemi tradizionali; una commissione ha selezionato il progetto di un gruppo di studenti di design e arte che hanno approfondito per un anno accademico le problematiche connesse alle tecniche di camouflage arrivando a una proposta in cui convivono contempora-

neamente sia sistemi di mimetizzazione attivi che quelli passivi. Grazie alla progettazione digitalizzata che si usa nella produzione di tessuti speciali, i disegni che ha elaborato il team sono molto complessi sotto il profilo compositivo e percettivo. Le soluzioni selezionate si fondano su concetti come fusione, simultaneità, sfalsamento, sovrapposizione, ombreggiatura, miscuglio, tutti meccanismi ben conosciuti dalla psicologia della Gestalt. Come il fenomeno ottico che si crea tramite una trama quadrettata tipo pixel per cui, man mano che ci si allontana la texture sembra vibrare davanti agli occhi e le figure scompaiono fondendosi tra di loro. Da questa serie di proposte sono state estrapolate due tipologie di camuffamento: una per zone boschive (vedi a sinistra) e un'altra per terreni desertici (vedi a destra) che saranno sottoposte ad approfondite verifiche sul campo. In attesa che l'esercito americano scelga le texture delle divise, non è improbabile che nel frattempo l'industria della moda si getti a capofitto su questi tessuti per creare i nuovi modelli stagionali dell'abbigliamento giovanile.

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MAFALDA

L'occasione per ricordare le strisce di Mafalda nasce dal fatto che il suo autore Quino, pseudonimo di Joaquín Salvador Lavado Tejón, è morto il 30 settembre 2020 all’età di 88 anni. I fumetti di Mafalda erano apparsi in Italia nel 1968 nel momento giusto perché raccontavano e affrontavano con il loro segno pulito e legato alla tradizione, i temi caldi di una generazione e di un momento storico che sarebbe tramontato nel decennio successivo. Gli albi delle sue strisce, realizzati a partire dal 1966 in Argentina e durati esattamente dieci anni, sono stati tradotti in più di trenta lingue negli anni successivi e hanno venduto milioni di copie. Nato nel 1932 a Mendoza, in Argentina, da genitori immigrati dall’Andalusia, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti, Joaquin a 17 anni aveva deciso di intraprendere la carriera del fumetto. È un bambino timido e malinconico, eternamente incerto, un piccolo orfano che ha perso la madre a tredici anni e il padre

a sedici. Una rivista chiede al giovanissimo Joaquin-Quino di disegnare il fumetto di una famiglia normale che faccia pubblicità occulta alla ditta di elettrodomestici Mansfield, in cui la protagonista abbia, appunto come Mafalda, il nome che inizia per emme. La pubblicità non si farà mai e le strisce di Mafalda resteranno in un cassetto. La prima opera pubblicata risale al 1954 e, il 29 settembre del 1964. appare la prima striscia di Mafalda (vedi in alto) sul settimanale argentino più importante dell’epoca, "Primera Plana" di Buenos Aires per poi passare al quotidiano El Mundo l'anno successivo. Mafalda è una bambina di sei anni già problematica, mette in crisi tutti con le sue domande, ama i Beatles e con i suoi piccoli amici si occupa di tutte le grandi questioni sociali ed etiche della Terra: giustizia, felicità, guerra, fame nel mondo, razzismo, femminismo ecc.. Umberto Eco, un estimatore di Mafalda (e del suo autore), ha scritto nel 1969 nella sua pre-

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STORIA DELL’ARTE

fazione al primo volume italiano "Mafalda la contestataria": «È un’eroina arrabbiata che rifiuta il mondo così com’è […] vive in una continua dialettica col mondo adulto, che non stima, non rispetta, avversa, umilia e respinge, rivendicando il suo diritto a rimanere una bambina che non vuole gestire un universo adulterato dai genitori». Una bambina contestatrice e polemica, una vera rompiscatole ma che toccava i nervi scoperti di una società in trasformazione interrogandosi su una realtà sociale e culturale che veniva vissuta come "naturale" mentre era il prodotto di un sistema economico e politico. Nel 1973, dopo dieci anni di pubblicazioni, Quino smette di disegnare le strisce di Mafalda motivando così la sua decisione: «Non ce la facevo più a dire tutto quello che non andava, a passare il mio tempo in un continuo atteggiamento di denuncia». E' un periodo molto difficile per l'Argentina perché coincide con l’inizio della "guerra sporca", il programma di repressione

violenta dei dissidenti da parte della dittatura militare usando la tortura, gli omicidi e le sparizioni di avversari e critici del regime. Quino una volta ha detto della sua creatura: «Non sarebbe mai diventata grande, probabilmente. Sarebbe stata una desaparecida». Eco, nel 1969 ha scritto che la ragazzina di Buenos Aires era un «eroe del nostro tempo... e non sembri questa una qualifica esagerata per il piccolo personaggio di carta e fumo che Quino ci propone», concludendo con una predizione pienamente azzeccata: «Siccome i nostri figli si avviano a diventare - per nostra scelta - tante Mafalde, non sarà allora imprudente trattare Mafalda col rispetto che merita un personaggio reale». Oggi, a distanza di oltre 50 anni, le strisce di Quino sono ancora graficamente moderne ma lo sono ancor più le considerazioni, le analisi e le battute, di Mafalda - purtroppo attualissime - dato che il mondo, da allora, non sembra essere molto migliorato. Anzi.

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Novembre 2020, Anno 9 - N.11

News dal mondo JAMES ROSENQUIST

BE BEATIFUL, 1964

pag. 28

JAMES ROSENQUIST

MARILYN II, 1963

pag. 29

JAMES ROSENQUIST

F-111, 1964-65

Omaggio a JAMES ROSENQUIST

OH, MY GOD! WHAT'S THIS?, 2020

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pag. 30-31 pag. 32


JAMES ROSENQUIST, BE BEAUTIFUL, 1964, olio su tela 137 x 214 cm, venduto da Sotheby's New York 2014 a $ 3.301.000 (€ 2.819.000)

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JAMES ROSENQUIST, MARILYN II, 1963 acrilico, olio su tela con palloncini, 204,4 x 148,6 diam. x 28 cm, venduto da Christie's New York 2019 a $ 2.655.000 (€ 2.267.500)


PRIMA META' A SINISTRA DEL DIPINTO

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SECONDA META A DESTRA DEL DIPINTO

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JAMES ROSENQUIST, F-111, 1964-65, olio su tela con alluminio, 23 sezioni, 304,8 x 2621,3 cm, venduto da Sotheby's New York 1986 al prezzo record di $ 2.090.000


PAOLO TOMIO: Omaggio a JAMES ROSENQUIST OH, MY GOD! WHAT'S THIS?, 2020 olio su tela, 330 x 231 cm


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icsART 2020 N.11 Marisa Brun  

Rivista di arte e cultura

icsART 2020 N.11 Marisa Brun  

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