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PERIODICO della FIDA-Trento N. 05 - Maggio ANNO 2013

FIDAart


In copertina: Annamaria Gelmi - Perimetro, 1995, carta intelata, cm. 120x120


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FIDAart sommario

Maggio 2013, Anno 2 - N.05

Editoriale

pag. 4

Politiche culturali

La galleria Civica

Intervista ad un artista

Annamaria Gelmi

pag. 5 pag. 6-19

Mercato dell’arte?

pag. 20

New body art

pag. 21

Kazimir Malevich

pag. 22

Storia e arte

pag. 23

Libri & libri

Necropolis

pag. 24

Voci poetiche

Juliet e Romeo

pag. 25

Mostre in regione Bruno Lucchi Angelo Morandini UCAI Annalisa Lenzi Memorandum FIDA-Trento

La strada della croce

pag. 28

Professione transformer

pag. 29

Il giardino fiorisce ancora

pag. 30

Contemporary season

pag. 31 pag. 32

Copyright FIDAart Tutti i diritti sono riservati L’Editore rimane a disposizione degli eventuali detentori dei diritti delle immagini (o eventuali scambi tra fotografi) che non è riuscito a definire, nè a rintracciare


EDITORIALE gogliosa, vivace e capillare. Moltissimi gli artisti che si impegnano perché il Trentino è e si sente oramai, senza complessi di inferiorità, parte di un mondo più ampio. Cosa manca a queste forze per pensare in rete? Se un limite esiste è, probabilmente, quello dell’autosufficienza e dell’autoreferenzialità. Due caratteristiche del trentino il quale preferisce non allontanarsi troppo da una terra “ricca e generosa” ma, allo stesso tempo, trova delle difficoltà a confrontarsi, discutere e associarsi. L’artista è, spesso, narcisista, geloso del proprio spazio personale, poco disposto a condividerlo. Eppure, il confronto e il dialogo con altre persone, dell’ambiente e non, sono fondamentali per allargare i propri orizzonti mentali e culturali, per conoscere punti di vista diversi e imparare teorie e modalità che permettano di sviluppare nuove idee. Ecco, FIDAart è nata proprio per favorire un confronto franco e diretto tra chi opera e chi si interessa e ama l’arte ed ha piacere di vedere, da dentro, come questa attività nasca e cresca. Le interviste agli artisti sono costituite da domande volutamente sintetiche per lasciare che ciascuno si racconti con le sue parole e, chiacchierando normalmente, spieghi direttamente al lettore il proprio lavoro saltando “l’intermediazione” del critico. Inoltre, gli articoli sono sempre corredati da un ricco apparato iconografico che permette di vedere e conoscere in dettaglio opere altrimenti inaccessibili. In sintesi, uno strumento di lavoro, una documentazione digitale online, che favorisca la diffusione e la comprensione dell’arte contem poranea anche ai “non addetti ai lavori” nel tentativo di riaprire il dialogo con la mitica “gente” che, in teoria, dovrebbe essere il referente di ogni artista.

FIDAart & FIDAart Finalmente, dopo i canonici nove mesi, è venuto alla luce il decimo numero di FIDAart, rivista digitale, mensile, online, gratuita, di arte e cultura del Trentino. Oggi è possibile cominciare a tracciare un bilancio su questa esperienza nata dall’idea che, nella nostra provincia, esistesse un vuoto da riempire, una domanda di un’informazione diversa sul mondo dell’arte. Le pubblicazioni che si interessano sia a livello pubblico che privato di arte e di cultura sono numerose, approfondite e diffuse a testimonianza di un’attività ri4


POLITICHE CULTURALI La Galleria Civica di Trento va in porto Si è finalmente risolta, in tempi contenuti e con un esito positivo, la complessa vicenda della Galleria Civica di arte contemporanea. Provincia e Comune di Trento hanno sottoscritto un accordo che affida al Mart la gestione della Galleria chiudendo un grosso problema della città con una soluzione innovativa che apre nuove prospettive a questa istituzione. E’ noto, infatti che, prima di dover chiudere a seguito dei tagli di bilancio, le iniziative promosse dalla Civica, nonostante un budget abbastanza corposo, erano riuscite a interessare e coinvolgere una parte limitata del pubblico trentino. Il tipo di arte promossa, spesso eccessivamente concettuale e di “tendenza”, non aveva riscosso una grande attenzione e, men che meno, una grande adesione da parte dei trentini. Sarà stato per le mostre difficili perché troppo d’avanguardia, sarà stato per una carenza organizzativa o comunicativa, sta di fatto che la Galleria non è mai riuscita a diventare un punto di riferimento importante per la cittadinanza. Diciamo che è stata sì una “galleria”, ma poco “civica”, nel senso di luogo che rappresentasse (anche) la città e il territorio. In questo senso, forse, non tutto il mal vien per nuocere se sarà ripensata la filosofia con cui è stata gestita in questi ultimi anni, magari recuperando un suo ruolo più attivo nella città. A partire da quest’anno il direttore del Mart, Collu, si farà carico della gestione mantenendo, però, in loco una responsabile delegata a curare la programmazione degli eventi. In attesa della riapertura prevista per l’autunno, è già in corso un progetto di riallestimento degli spazi interni che prevede, tra le altre cose, di portare l’ingresso principale su via Belenzani in

modo da aprire la galleria sulle aree più qualificate e frequentate del centro per garantire la necessaria visibilità al luogo. Anche nei contenuti si assisterà a dei profondi cambiamenti che rivoluzioneranno la precedente impostazione: oltre al Contemporaneo, sarà data una maggior attenzione all’arte dell’800, del ‘900 e all’architettura moderna attingendo alle collezioni del Mart. Altre novità saranno la valorizzazione degli artisti locali così da riprendere il discorso iniziato in passato e l’apertura alle associazioni artistiche che dovranno ripensare criticamente il loro ruolo in funzione di un apporto propositivo. La Civica rimarrà ancora laboratorio per la didattica e per i giovani anche se la riduzione dei finanziamenti, sia da parte del Comune che dei soci privati, non potrà non riflettersi sulla quantità, se non sulla qualità, delle attività svolte. Intanto, lo spazio e le idee ci sono, poi si dovrà navigare a vista, un po’ come succede in tutte le cose d’oggi. 5


Intervista a ANNAMARIA GELMI In Trentino le artiste sono numerose, anche se in netta minoranza rispetto ai colleghi maschi; alcune sono molto brave ma, nel mondo dell’arte, questa è una dote necessaria ma non sufficiente se non è unita ad altre caratteristiche altrettanto importanti quali la determinazione, la curiosità intellettuale, l’aggiornamento costante, la voglia mettersi in gioco. Annamaria Gelmi possiede tutte queste qualità e sa bene che l’arte è un mestiere, una pratica del fare che richiede ricerca e impegno continuo. Ancor di più se, come nel suo caso, le opere che si vogliono realizzare raggiungono dimensioni decisamente ragguardevoli e comportano anche un grosso lavoro psico-fisico oltre che mentale. Nel corso degli anni la sua tecnica pittorica si è andata evolvendo fino a raggiungere un raffinato linguaggio sempre più minimale, quasi orientale, condensato in pochi simboli archetipici; all’interno dell’infinto mondo delle forme, infatti, lei ha sempre avuto una predilezione per le figure geometriche, sia quelle basilari euclidee, sia quelle più articolate e complesse dell’architettura storica o moderna. La sua formazione di insegnante in questo l’ha agevolata permettendole di sviluppare la capacità di controllare opere complesse e approfondire l’interesse per i nuovi e vecchi materiali: acciaio, corten, vetroresina, bronzo, acetato, vetro, ceramica, plexiglass ecc. Quando Annamaria ha intrapreso la strada della scultura, memore degli insegnamenti della Pop Art e dell’amore per l’architettura, ha compreso che le sue sculture-installazioni dovevano entrare in relazione - con pari dignità - con gli spazi in cui si collocavano: ecco allora le grandi installazioni site-specific “progettate” in funzione degli ambiti che andavano ad occupare. Anche nella scultura ha saputo esprimere un proprio linguaggio slegato dagli stereotipi di un’arte provinciale e sensibile alle esperienze più avanzate. E, forse, è proprio da questo suo essere anticonformista, coraggiosa e aperta al confronto, che può arrivare il vero messaggio ai giovani e, soprattutto, alle giovani artiste. Paolo Tomio A sinistra: Oltre il tempo, scultura in corten e bronzo, 2011, cm 480 Hx500x140

Sotto: Piatti, installazione misore variabili


Quando e perché hai cominciato ad interessarti alla pittura?

Hai conosciuto o frequentato artisti locali o nazionali?

Fin da piccola mi è sempre piaciuto disegnare, la logica conseguenza è stata la scelta di frequentare l’Istituto d’Arte e poi l’Accademia.

Certamente, ho avuto l’occasione di frequentare per dieci anni, durante l’estate, Calice Ligure, un paesino che raccoglieva artisti da tutta Europa e oltre; nel mese di agosto eravamo un centinaio da Scanavino che ci abitava abitualmente, a Mondino, Mambor, Lam, Dova, Bonalumi solo per nominarne alcuni. Nel 2005 è stato scritto un libro su “Scanavino e gli artisti di Calice Ligure” 10 Anni a Calice Ligure.

Quali sono stati le correnti artistiche e gli artisti che ti hanno condizionato agli inizi? I primi lavori risentivano della Pop Art americana, Andy Warhol, Lichtenstein e anche i profili di Ceroli. I temi erano la contestazione, la rivolta della donna, le mie donne erano figure chiuse, in solitudine nel proprio destino a volte ritagliate da sottilissimi pannelli di lagno o plexiglass.

Sotto: Contro, 2006, acciaio verniciato, cm 600x900x100

Nel corso della tua attività hai sperimentato molte tecniche artistiche? Ho sempre amato i materiali più diversi per cui ho lavorato con i materiali che più si adattavano a ciò che volevo realizzare: negli anni ‘70


ho usato il plexiglass e l’acetato, poi la carta giapponese, l’acciaio, bronzo, ottone, argento, vetro.

Oggi, cosa ti interessa e cosa non ti piace dell’arte contemporanea? Come per tutti, ci sono cose che mi piacciono e altre che non mi Senza titolo, 1997, tecnica mista su carta intelata, cm 30x90

Matilde e il labirinto, 2001, acciaio più acqua, cm 450x450x60 interessano: sono curiosa e cerco di vedere quello che si affaccia, di nuovo, nel mondo dell’arte ma non è facile che mi entusiasmi.

Perché, nel corso degli anni hai sperimentato molti linguaggi astratti modificando o cambiando completamente il tuo stile?


A parte le primissime mostre dove il mio interesse era sulla contestazione, la rivoluzione del ruolo della donna e i miei lavori questo rappresentavano, credo che il filo conduttore di tutto il mio percorso artistico sia sempre stato ispirato all’architettura, sia nei quadri, sia nelle installazioni, che Sequenza, 2011, tecnica mista, cm 40x80

Brindisi, 1995, materiali vari, cm 70x30x50 creo in base al luogo in cui vengono collocate, diventando significanti nel rapporto con l’ambiente circostante.

Hai attraversato diversi periodi che sono immediatamente e facimente distinguibili?


Sì, agli inizi usavo materiali plastici come il plexiglass e il metacrilato realizzando opere di scultura e installazioni che giocano sulla trasparenza, altre con interventi a china su grandi fogli di acetato, di figure geometriche elementari che, appese, proiettano le loro ombre coinvolgendo lo spazio. Nei primi anni ‘80 mi sono allontanata dal lavoro minimalista, essenzialmente bianco e nero per usare il colore. I lavori che connotano questo periodo sono memorie della storia, frammenti di architetture classiche, colonne, frontoni, labirinti, tutti realizzati su carta giapponese intelata. Negli anni ‘90 le architetture sono diventate solo un segno, un richiamo simbolico (Perimetro), il colore è più forte e fa pensare lo spazio come condizione mentale di una visione diversa, ambigua e assoluta (Oltre la soglia). In questi anni ho realizzato le sculture-installazioni in ferro, pietra e ottone (Il giardino dell’altrove, Il labirinto, Mistero Sacro, Il giardino).

Cosa ti interessa dei materiali che nel corso della tua ricerca hai largamente utilizzato: plexiglass, corten, ceramica, vetro ecc.? I materiali mi interessano ai fini della realizzazione del progetto, per cui uso il materiale più adatto al risultato che voglio ottenere.

Sopra: Percorso, 1999, installazione acciaio e vetroresina, misure variabili Sotto: Geometria, 1978, china su acetato, particolare

Reminiscenze, 2006, acquarello acrilico su tela, cm 140x82


Tu utilizzi una tecnica pittorica molto personale su carta perché non ami la tela? Ho bisogno di un supporto che assorba il colore, per questo uso la carta giapponese che mi permette di ottenere i risultati che ricerco: realizzare delle superfici con dei rilievi minimali e colori vibrati. Successivamente incollo la carta sulla tela e mi piace anche questo lavoro di manualità.

Hai sempre dimensioni?

realizzato

tele

di

grandi

Mi sembra di dare il mio sentire lo spazio nelle tele di grande dimensione, ma realizzo anche lavori molto piccoli per esempio tutta la serie sulle Dolomiti.

Nelle tue opere non usi quasi mai gamme di colori molto vivaci. Cosa rappresenta per te il colore? Uso i colori molto mescolati: i neri non sono neri e i rossi non sono rossi, preferisco i colori che si avvicinano alla terra.

Pensi che esista una sensibilità diversa, un punto di vista particolare, delle artiste? Non penso ci sia una grande differenza, la sensibilità è individuale

Sopra: Passaggio, 2006, acciaio verniciato cm.700x600x100 Sotto: Ogiva, 2005, acciaio verniciato, cm 800x120x8


Perimetro, 1993, carta intelata, cm 120x120 e profondamente personale, semmai c’è un modo diverso di affrontare il mondo dell’arte e le giovani generazioni sono molto determinate.

ritorno alla figurazione, seppur astratta? Il mio lavoro è stato sempre legato a un pensiero concettuale e quindi parte da una realtà che possiamo chiamare “figurativa”.

Perché il ricorrere nei tuoi dipinti e anche nelle sculture del tema del tulipano? E’ un 13


Oltre il reale, 2001, acciaio verniciato + pvc cm.200x200x200

differenza, mi servo di uno o dell’altro secondo ciò che intendo realizzare.

Le tue installazioni, quindi, sono “sitespecific”, cioè sono pensate proprio per il luogo in cui andranno?

Ritieni di rappresentare nelle tue tele concetti o emozioni? Sei interessata ad un “messaggio” nell’opera?

Assolutamente si, la mia realtà è il luogo.

Cerco di realizzare i miei lavori col preciso scopo di aprire un dialogo con lo spazio in cui essi vanno collocati, creando dei percorsi dove le opere interagiscano con l’ambiente circostante. Mettere un opera in un luogo significa rompere il punto di vista dell’osservatore, catturandone l’attenzione mediante lo spostamento

Contemporaneamente alla pittura hai frequentato molto anche la scultura. Quale differenza trovi tra le due discipline ? Ho sempre fatto scultura, negli anni ‘70 usavo il plexiglass, ora acciaio e altri materiali. Pur essendo due linguaggi diversi, non trovo grande 14


(straniamento) prospettico dato dall’elemento sintetico-allusivo che si sovrappone, ottenendo una diversa percezione dello spazio. Penso che questo possa dare piu’ messaggi.

Come ti sembra il panorama dei pittori trentini d’oggi? Chi apprezzi a livello provinciale? Penso ci siano dei giovani molto bravi. Me ne vengono in mente alcuni come Mazzonelli, Miorandi, Lanaro ma non sono molto informata.

Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole intraprendere il “mestiere” dell’artista? Non ho consigli da dare, penso che i giovani oggi sappiano molto bene come muoversi nel mondo dell’arte.

Cosa manca al Trentino per poter essere più presente sul mercato esterno? Una Galleria Civica come abbiamo avuto negli anni passati

Fai riferimento agli anni di Cavallucci? E perché auspichi il ritorno a quel modello? Perche si è dimostrata un crogiuolo di esperienze che ha stimolato moltissimo tutto il Trentino e ha dato grandi possibilità ai giovani artisti di confrontarsi e di lavorare a contatto Sopra: Il giardino, 2004, tecnica mista su tela, cm 120x151 Sotto: Il giardino 2, 2004, tecnica mista su tela, cm 120x151


con artisti internazionali.

Nel corso della tua attività hai sperimentato molte tecniche artistiche: collage, libri d’arte, gioielleria, oggetti artistici. Ce ne vuoi parlare? Proprio per la mia curiosità verso i materiali e i luoghi, mi trovo ad affrontare diverse situazioni e luoghi con cui confrontarmi e realizzare un installazione, quindi cerco i materiali che più si adattano al caso.

Cos’è la bellezza? “Cos’è il bello se non l’impossibile” (Flaubert)

E’ un valore che ricerchi o è subordinato ad altri valori? Si cerca sempre, non so se si raggiunge.

Cosa è per te l’arte? Un desiderio, una malattia, un incubo.

E, per finire, chi è l’artista? Mi sembra che oggi tutti sono artisti!

A sinistra: La torre, 2000-2005, acciaio verniciato + specchio, cm 100x140x300 A destra: Via crucis, 1995, tecnica mista su carta intelata, cm 70x50 16


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Malo Vicenza, Rocca Paolina Perugia, Cassa dei Carraresi Treviso, Galleria Comunale d’Arte contemporanea “Ai Molini” Portogruaro, Istituto Italiano di Cultura Vienna. 2000 Chiesa SS. Giacomo e Filippo Andora, alla Facoltà di Teologia Università di Innsbruck, all’Istituto Italiano di Cultura di Innsbruck e allo Studio Lattuada a Milano. 2003 partecipa alla manifestazione Conservation a New York, Situazioni al MART Rovereto; Cucinarte nello showroom Minotti. 2004 personali a: Misuraca di Cefalù; Comune di Cison di Valmarino (tv); collettive: All’ombra di Bramante, Foto, Progetti, Disegni, galleria Extra Moenia, Todi; La

Annamaria Gelmi Studia all’istituto d’Arte di Trento, all’Accademia di Brera a Milano con Cantatore e all’Accademia di Venezia con Saetti. 1970 Tiene la sua prima mostra a Trento alla galleria Mirana nel Scritti di : U. Appolonio, S. Branzi, B. D’Amore, L. Serravalli, A. Veca. Personali: Il Traghetto-Venezia; PancheriRovereto; Studio SM13 Roma: Arte Struktura-Milano; Tardy Enschede Olanda; Indiano Grafica Firenze; Spatia-Bolzano. 1978 soggiorna Murano con i maestri vetrai e realizza opere in vetro. Scritti di: F.Gualdoni, M.Meneguzzo, G.Belli, D.Eccher, F.Gallo, F.Vincitorio Personali al MART Palazzo delle Albere Trento; Arte Centro Milano; Intakt Vienna A.; Spayia Bolzano; Studio Foster Milano; Palazzo dei Diamanti Ferrara; Falaschi Passariano Udine; Studio Argentario Trento; Hofgarten Innsbruck Austria. Il libro SKY LINE è presentato XLVI Biennale Internazionale di Venezia. Scritti di: G.Nicoletti, F.Gallo, C.Cerritelli, S.Zanier, R.Turrina, D.Collovini, G.Bonomi, E.Schloker, F.Gualdoni . Personali:Goethe Bolzano, Museo Tridentino di Scienze Trento, Grigoletti Pordenone, MART Museo d’Arte Moderna Trento, Galleria Civica di Trento, Museion Intercolummnie Bolzano; Museo Casa Bianca

mela nell’Arte Val di Non (Trento); 2005 personali: Kaiserliche Hofburg Innsbruck; Simposio Internazionale di ceramica Kaiserliche Hofburg Innsbruck; Collezioni Generazioni anni quaranta Museo Bargellini (Pieve di Cento); Ponticelli d’Ongina (PC) “Il Labirinto” a cura di M.Martini Castello Pallavicino-Casali; Milano Seduta d’Artista, Fiera di Milano; Galleria Transarte Rovereto. Scritti di: M.Mojana, A.M.Martini, M. Bruggeller, G.Di Genova, F.de Battaglia, B.Braun. 2006 Castello di Pergine “Fuori luogo comune” a cura di F.Batacchi; 2007 Oderzo (TV) Cà Lozzio “Sculture”; Rovereto TN Galleria Transarte; Biennale di Venezia Camera312 “Il viaggio”; Trento Palazzo Roccabruna “Artebianca”; Venezia Galleria Perl’a; Pàlkàne (Finland) Gallery ExG; “A Day in Minden” international Art Exhibition Kakarbhitta, Mechingar, Nepal, Curator Rafique Sulayman. 2008 Venezia xx912 fabrika “archivio Vinile; San Pietro in Cerro (PC) Museo M.I.M “Sculture all’aperto”; Trento Eventi collaterali Manifesta 7 “ACTIONS”; Gubbio “Biennale di Gubbio”; Trento “Workshop” alla Galleria Civica con artisti del

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Bangadlesh, Nepal e India; Bangladesh Workshop all’università Shanto-Mariam “Departament of Sculpture Institute of Fine Arts Dhaka”. 2009 Innsbruck (A) Museo Hofburg “Wind and Poppyns” (A.Gelmi e A.Zanzotto); Bangadlesh - Dhaka “International Mother Language Art”; Roma, Studio Arte Fuoei Centro Fai TN; Galleria Boccanera “Panorama Panorama” Sport Hotel Panorama Testo id L.Meneghelli. 2010 Milano “Oltre il confine” - Vercelli “Cliking the Cosmos opening a window on darkness”; Torino Biennale di Racconigi testo L.Caramel; Rivara (TO) “Inarchitettura” Castello di Rivara testo di G.Verzotti; Milano “Scale Mobili” Studio Lattuada testi di C.Curti, M.Dona; Rovereto Presentazione “Contenitore BAU” MART 2011 Rivara (TO) “Su Nero Nero– Over Black Black” Castello di Rivara (TO), a cura di F. Paludetto; Venezia “Padiglione Tibet ”Biennale di Venezia”; Museo Diotti Casalmaggiore (Cr), Spazio Mantegna Milano, Biblioteca Laudense Lodi; Monaco (Germania) “DolomitiNewYork” Spazio Italia-Areoporto; Bruxelles (Belgio) “DolomitiNewYork” European Union Committee of the Regions; Roma “Biennale internazionale di scultura” Villa Torlonia a cura di G. Porcella, L. Petracca; Firenze “Pretiosa” Galleria Varart testo in catalogo Giorgio Bonomi; 2012 Salerno “Italia Contemporanea” Grancia sala Consilina presentazione Boris Brollo; Latina “33 Donne Amorose” a cura di E.Bianchi e M.Pompeo Fidenza Village - “Man and Nature- Reciprocity “Milano ”In rete” Galleria Trasparente, a cura di B. Brollo; Venezia Mestre “Geography Alice” Galleria 3D, a cura di A.de Stefani; Altare (Sv) “Altare Vetro” Museo arte vetraria, a cura di M.Chirico, E. L’Acqua Montegrotto Terme (Pd) “Non solo libri” , Biennale Internazionale del libro d’artista, Museo Internazionale del Vetro

La rivista può essere richiesta gratuitamente inviando una mail al seguente indirizzo: archpaolotomio@gmail.com Chi fosse interessato a ricevere i numeri precedenti può riceverli gratuitamente.

FIDAart copertina del N.05 2013 Periodico di arte e cultura della FIDAart

PERIODICO della FIDA-Trento N. 05 - Maggio ANNO 2013

FIDAart

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MERCATO DELL’ARTE ?

Il 3 novembre 2008 un’opera di K.S. Malevich, “Composizione suprematista” del 1916, ha stabilito il record del mondo per qualsiasi opera d’arte russa e di ogni altro lavoro venduto all’asta nell’anno, raggiungendo a Sotheby a New York City poco più di 60 milioni di dollari e superando il suo precedente record di $ 17 milioni fissato nel 2000. Si tratta di un olio su tela di 88x70 cm realizzato l’anno dopo la prima uscita pubblica del Suprematismo, movimento artistico sviluppato in Russia durante la Prima guerra mondiale, ad opera di Malevich. Nel dicembre 1915, in occasione della “Ultima esposizione futurista di quadri 0,10 (Zero-dieci)”, il pittore espone 36 opere ‘non-oggettive’, composizioni geometriche elementari. In quel-

la mostra l’opera ritenuta più importante dal profeta-rivoluzionario era il “Quadrato nero su sfondo bianco” come si evince sia dalla sua collocazione “baricentrica” nella sala (vedi foto a pag.22) sia da una sua lettera: ”Questo disegno avrà un’importanza enorme per la pittura. Rappresenta un quadrato nero, l’embrione di tutte le possibilità che nel loro sviluppo acquistano una forza sorprendente”. Nel 1917 la rivoluzione comunista conquista il potere in Russia e Malevich, che aderisce al bolscevismo, produce una serie di dipinti bianco su bianco tra cui, nel 1918, il “Quadrato bianco su sfondo bianco”, una delle opere più radicali della storia dell’arte. Con questo ciclo di opere monocromatiche porta la pittura al “grado zero” anticipando gran parte dei contenuti delle successive generazioni di artisti. Nel 1930 Malevich viene arrestato e incarcerato dalla polizia politica, e molti suoi modelli, disegni e appunti finiscono distrutti. Quando, dopo vari mesi viene liberato, si dedicherà solo alla pittura figurativa fino alla sua morte nel 1935.


NEW BODY ART Se il giudizio basato sul valore estetico dell’opera d’arte è stato in gran parte superato a favore di valutazioni eminentemente concettuali, la stessa cosa non è avvenuta nella prassi quotidiana dove, invece, i termini bello e bellezza ricorrono costantemente, se non ossessivamente. La continua ricerca di oggetti dotati di una carica estetica è strettamente collegata alla necessità del mondo produttivo di incentivare i consumi anche mediante il “consumo” delle valenze estetiche della merce. Merce che può essere un oggetto: automobili, vestiti, accessori, tecnologia, ma anche persone, vedi la diffusione esasperata della chirurgia plastica che “obbliga” intere categorie di donne e uomini ad adeguarsi a nuovi canoni di bellezza. A questo proposito sarebbe difficile affermare che gli interventi di “restauro o ristrutturazione” di visi e corpi, sdoganati anche dalle correnti di body art, si concludano sempre in modo migliorativo per i soggetti, dato che questa filosofia di vita contiene in sé i germi della propria autodistruzione. Una volta messo in moto questo meccanismo perverso che equipara la manipolazione di carne e tessuti umani alla creatività demiurgica di un artista che persegue sempre e solo il bello, è improbabile, se non impossibile, che esso possa essere bloccato. La cosa è evidente nei cosiddetti VIP i quali, a causa del loro esistere grazie all’apparire, utilizzano oramai questa pratica senza limiti e senza remore. Quasi tutte le attrici e attricette (e attori) sono passate più e più volte sotto i ferri del chirurgo il quale, novello Michelangelo del terzo millennio, plasma, tira, taglia, gonfia, sega, sposta, svuota, cuce, ricuce, come se dovesse operare con il Pongo. E proprio a causa dell’effetto Pongo le “dive” stanno diventando, dei veri e propri esseri alieni. Forse è solo un problema mentale che si esprime con l’impossibilità di sapere riconoscere sé stessi allo specchio oppure la capacità di vedere l’insieme ma non di cogliere il dettaglio. Altrimenti non si spiegano certe labbra a canotto o guance turgide che, quand’anche gonfiate secondo proporzioni regolari, risultano comunque totalmente ed esageratamente sproporzionate, veri e propri oggetti autosufficienti che vivono di vita propria. Basta osservare le labbra di qualche personaggio che appare in televisione: in breve tempo l’attenzione dello spettatore è totalmente calamitata da questa forma plastica composta dai due organi morbidi e flessuosi che assumono continuamente forme diverse come i protagonisti di un cartone animato disneyano. Progressivamente, ciò che viene detto perde qualsiasi interesse e l’occhio segue affascinato il balletto ondulatorio e sussultorio che si svolge sullo schermo stupendosi continuamente delle figure imprevedibili che si creano. 21


KAZIMIR MALEVICH Fotografia fondamentale questa della mostra di Kazimir Malevich a Pietrogrado nel 1915 con Larionov, Chagall, Kandinskji e Tatlin perché, nonostante il bianco e nero, tra i 21 dipinti che appaiono (sui 36 esposti) si riconoscono molte delle opere più celebri del fondatore del Suprematismo (vedi raffronto a destra). Quel giorno - quasi 100 anni fa - e due anni prima della Rivoluzione di febbraio, apparve un’arte nuova, mai vista prima, e furono poste le basi di gran parte dell’arte moderna e contemporanea. Oltre al “Rettangolo nero” e alla “Croce nera” e, in basso a sinistra, il “Quadrato rosso” (in realtà un quadrangolo), sicuramente il più celebre è il “Quadrato nero su sfondo bianco” posto nell’angolo tra le pareti e il soffitto. Interessante anche l’allestimento di Malevich il quale aveva “accumulato” i quadri sulle pareti (inclinati in avanti e privi di cornici) con una

logica apparentemente caotica e casuale che contrastava con la rigida geometrizzazione delle sue opere. La scelta di collocare il Quadrato nero in quella posizione è stata spiegata sia con la volontà del pittore di superare la bidimensionalità del quadro e appropriarsi dello spazio circostante, sia con la maniera tradizionale russa di esporre le icone negli angoli in alto delle case contadine a collegamento tra elemento fisico, terreno e lo spirito. Nelle intenzioni del visionario Malevich, insomma, una vera e propria “arte sacra” che, attraverso le forme geometriche pure, voleva rappresentare il nuovo principio della trascendenza e del mistero. Nell’ultima fotografia di Malevich, il “Quadrato nero” appare appeso e inclinato sopra il suo letto di morte, esattamente come un’icona.

Kazimir Malevich L’Ultima esposizione futurista “0 , 10 ” all’Art Bureau N. Dobychinoy a Pietrogrado, dic. 1915 - gen. 1916 - Archivio Centrale di Stato A destra: opere esposte a colori


STORIA E ARTE


LIBRI & LIBRI

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VOCI POETICHE

Juliet e Romeo

Svegliati ora Juliet, la morte è passata ma nulla è successo, ella ebbe un istante il tuo viso ma poi arretrò. Passò la morte e bagnò appena i tuoi fianchi, ma la tua bellezza rimase immutata. Stesi vicini sul marmo, i nostri corpi paiono indenni, come intenti in un serio capriccio, e la morte è un segreto che l’amore talvolta sussurra anzitempo ai nostri spensierati orecchi.

Lorenzo Battisti

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Maggio 2013, Anno 2 - N.05

Mostre in regione Bruno Lucchi Angelo Morandini UCAI Annalisa Lenzi

La strada della croce

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Professione transformer

pag. 29

Il giardino fiorisce ancora

pag. 30

Contemporary season

pag. 31

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Musica e arte sacra a Verona

“LA STRADA DELLA CROCE” VEROnA Chiesa Inferiore di S. Fermo Maggiore

bruno lucchi VEROnA dal 21 marzo al 5 maggio 2013

“OPERE RECEnTI”


Professione Transformer

presenta Angelo Demitri Morandini Un evento organizzato da The Hub Rovereto in collaborazione con il Mart 9 aprile h.18.30 Sesto appuntamento con Professione Transformer, il format ideato da Hub Rovereto per presentare e conoscere i professionisti dell’innovazione creativa: lavoratori la cui identità è di difficile definizione, la cui professione non rientra nelle categorizzazioni standard. Così come accaduto lo scorso 15 marzo, l’appuntamento è realizzato in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, di nuovo l’ospite sarà un artista presente nell’ADAC – Archivio di Documentazione degli Artisti Contemporanei attivi in Trentino. Angelo Demitri Morandini ha recentemente condotto un laboratorio didattico con il pubblico del Museo, proprio da quest’esperienza partirà la discussione a The Hub. L’artista presenterà le “Tele Sociali”, l’output realizzato con i partecipanti degli appuntamenti al Mart: partendo da un modulo triangolare, Morandini ha invitato i suoi collaboratori estemporanei a costruire una composizione astratta che si è sviluppata in modo imprevedibile, rendendo ogni partecipante protagonista di un processo creativo partecipato, in una dimensione sociale. “Accade che in uno stesso spazio possano convivere tracce di vite diverse, ideologie contrastanti, pensieri incompatibili. Il lavoro è semplicemente un invito alla possibilità” ha detto l’artista. Durante Professione Transformer, Morandini racconterà che cosa significa essere un artista oggi e come può l’arte riappropriarsi del proprio ruolo sociale, sviluppare l’inclusione, favorire la coesione all’interno di una community. Tutte tematiche care ad Hub Rovereto che da sempre vuole favorire un nuovo approccio lavorativo che abbia ricadute sociali positive che promuovano consapevolezza, sostenibilità, partecipazione. 29


Con il patrocinio della Presidenza del Consiglio regionale

SEZIONE DI TRENTO

1962 - 2012 | 50° UCAI TRENTO

IL GIARDINO FIORISCE ANCORA

inaugurazione mostra

mercoledì 8 maggio 2013 | ore 18.00 Marco Depaoli, Vicepresidente Consiglio regionale Mons. Lauro Tisi, Vicario generale Arcidiocesi di Trento don Marcello Farina, Consulente Ecclesiastico UCAI Trento Giuseppe Calliari, Presidente UCAI Trento

espongono CARLO ANDREANI (1905-1989), MARCO BERTOLDI (1911-1999), CARLO BONACINA (1905-2001), LEA BOTTERI (1903-1986), BRUNO COLORIO (1911-1997), JOLE D’AGOSTIN (1921-1981), LUIGI DEGASPERI (1907-1985), MARTIN DEMETZ (19302007), ERALDO FOZZER (1908-1995), MARIANO FRACALOSSI (1923-2004), ENRICO GABARDI (1937-2009), ALBERTO GRAZIADEI (1907-1995), CIRILLO GROTT (19371990), LINO LORENZIN (1921-1996), ETTORE LUNELLI (1924-2011), EZIO MIORELLI (1909-2002), SILVANO NEBL (1934-1991), GINO NOVELLO (1933-2002), GUIDO POLO (1898-1988), CORRADO SCARPA (1948-2008), LUIGI SENESI (1938-1978), CESARINA SEPPI (1919-2006), ROMANO SEVIGNANI (1912-2010), MARIA DEL CORAL TORRENTS GONZALEZ (1958-2011), REMO WOLF (1912-2009). MARCO BERLANDA, LIVIO CONTA, FRANCO DAMONTE, BRUNO DEGASPERI, CARLO GIRARDI, RENATO GOZZER, CANDIDO MARCHES, ANNAMARIA ROSSI ZEN, GIORGIO TOMASI, PIETRO VERDINI. ANITA ANIBALDI, MARCO ARMAN, CARLA BERTOLDI, LUIGI BEVILACQUA, GINO BOMBONATO, M.A. MARISA BRUN, CARLA CALDONAZZI, MIRTA DE SIMONI LASTA, ALDO FABBRO, CARLO ADOLFO FIA, TULLIA (LULA) FONTANA, MAURIZIO FRISINGHELLI, SANDRO GIORDANI, FRANCO A. LANCETTI, SYLVIA LIPPITZ, LICIA MARAMPON FOCHES, SILVIA MARCHETTI, MASTRO 7, MARIO MATTEOTTI, MARCO MORELLI, PAUL DЁ DOSS MORODER, GIUSEPPE NICOLINI, FABIO NONES, ANGELO ORLANDI, LINA PASQUALETTI BEZZI, ROMANO PERUSINI, GIULIANA POJER, MARISA POSTAL DE CARLI, ILARIO TOMASI.

dal 7 al 17 maggio 2013 da lunedì a venerdì 10.00 - 19.00; sabato e domenica 16.00 - 19.00

TRENTO - Palazzo della Regione, Sala di Rappresentanza


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QUOTA DI ISCRIZIONE PER L’ANNO 2013 E’ stata mantenuta la quota d’iscrizione di euro 50.00 Il versamento dovrà essere effettuato con la causale: ISCRIZIONE ANNO 2013

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FIDAart N.5 2013 Annamaria Gelmi