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disORIENTAMENTI Trentino tra Sud e Mitteleuropa

Cattani - Codroico - Lome - Sark - Sclaunich - Tomio - Turra


disORIENTAMENTI Trentino tra Sud e Mitteleuropa

Silvio Cattani Roberto Codroico Lome Paul Sark Renato Sclaunich Paolo Tomio Simone Turra


dis ORIENTAMENTI Trentino tra Sud e Mitteleuropa

Cattani - Codroico - Lome - Sark - Sclaunich - Tomio - Turra


Federazione Italiana Degli Artisti - Trento

con il patrocinio di

REGIONE AUTONOMA TRENTINO - ALTO ADIGE

Progetto grafico: Paolo Tomio

disORIENTAMENTI Trentino tra Sud e Mitteleuropa

Finito di stampare

Sala REGIONE TRENTINO - ALTO ADIGE

nel mese di aprile 2013

piazza Dante - Trento

presso Alcione - Trento

9 aprile - 19 aprile 2013


SOMMARIO

dis ORIENTAMENTI Trentino tra Sud e Mitteleuropa

Prefazione

pag.

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Testo critico

pag.

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Kritische wurdigung

pag. 12

Critical essay

pag. 16

SILVIO CATTANI

pag. 20

ROBERTO CODROICO

pag. 30

LOME

pag. 40

PAUL SARK

pag. 50

RENATO SCLAUNICH

pag. 60

PAOLO TOMIO

pag. 70

SIMONE TURRA

pag. 80

Indice delle opere

pag. 91


Paolo Tomio Presidente FIDA-Trento

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Non possiamo fare a meno di esprimere profonda soddisfazione nel constatare che, con l’attuale, siamo arrivati alla terza stagione delle mostre organizzate da FIDA-Trento presso il palazzo della Regione Trentino Alto Adige. Quest’anno, i sette artisti si sono trovati d’accordo sul titolo della collettiva poiché sembrava rappresentare perfettamente i tempi che stiamo vivendo: “disORIENTAMENTI”. L’immagine della bussola spezzata posta sulla copertina del catalogo è la metafora del dis-orientamento che caratterizza questo momento storico; infatti, “perdere la bussola” indica uno stato dell’animo e della mente in cui viene a mancare la certezza dei punti di riferimento, una rotta da seguire e, soprattutto, un obbiettivo da raggiungere. A volte, è un individuo a perdere la bussola, altre volte è una società, un po’ com’è il periodo attuale in cui stiamo assistendo a cambiamenti epocali che ci impongono di cambiare mentalità, modi di vita e visioni del mondo per tentare di adeguarci a situazioni prima inimmaginabili. Gli artisti che, storicamente, hanno sempre anticipato le tensioni e i fermenti sotterranei che si manifestavano nei momenti di crisi e che, per loro natura, seguono percorsi non convenzionali, ignoti, creativi che permettono loro di percepire e interpretare - prima e meglio - lo spirito del tempo, sono in grado di raccontare anche oggi i loro punti di vista e offrire visioni alternative. Se il titolo “disORIENTAMENTI” esprime il dubbio del presente e l’inquietudine del futuro, il sottotitolo “Trentino tra Sud e Mitteleuropa” rimanda sia


alla volontà di mantenere vivo quanto la Storia passata ci ha insegnato, nella fattispecie quella legata al concetto di Mitteleuropa, cioè quell’area geopolitica dell’Europa Centrale dotata di una sua distinta identità culturale in cui ricadeva anche il Trentino, sia alla necessità di prestare attenzione al Sud, inteso come la Storia presente nel suo farsi. La Mitteleuropa, che nella sua accezione culturale evoca l’ambiente e la tradizione culturale dell’Impero asburgico al suo tramonto e, in senso lato, la crisi epocale dell’Occidente, si caratterizza per essere stata “una delle più ricche fonti mondiali di talento creativo tra il XVII e il XX secolo” grazie ad opere prodotte in ogni campo del pensiero e dell’arte che, tuttora, condizionano e influenzano la cultura contemporanea. Ricordiamo solo i nomi di Klimt, Schiele, Kafka, Loos, Roth, Wittgenstein, Schönberg, Kokoschka, Musil, Schnitzler, von Hofmannsthal, Rilke, Svevo, Singer, Kraus, Canetti ecc. Se, tradizionalmente, per Mitteleuropa si è intesa quella parte d’Europa posta tra Oriente ed Occidente, il “Sud” rappresenta metaforicamente il resto del Mondo, cioè quell’insieme di trasformazioni culturali, sociali, antropologiche che stanno modificando radicalmente, anche se in gran parte inconsapevolmente, il nostro modo di essere. Il Trentino, terra di confine e di passaggio tra Nord e Sud, ha sempre svolto una funzione di scambio e di raccordo tra due culture, quella del Nord, tedesca (e non solo) e quella del Sud, italiana ma anche mediterranea, riuscendo a mantenere una sua autonoma identità. Nonostante le limitate dimensioni e la marginalità economica e politica, o forse proprio per questo, Il Trentino ha saputo produrre artisti di assoluto valore come Depero, Baldessari, Garbari, Moggioli, Melotti, Libera. E anche se queste eccellenze non hanno portato alla formazione di una “scuola trentina” riconosciuta, è riscontrabile nel nostro territorio una “forma mentis” autoctona originale che, opportunamente stimolata e valorizzata, potrebbe naturalmente emergere nel panorama italiano. L’arte, che non possiede confini, né etnici, né politici, né tantomeno culturali, è uno dei linguaggi “universali” privilegiati per dialogare in un mondo globalizzato che sembra smarrire le sue radici e divenire sempre più massificato e indifferenziato. Anche i sette artisti “dis-orientati” della FIDA-Trento raccolti in questa collettiva provengono da realtà geografiche varie (Friuli, Sardegna, Veneto e quattro trentini, di cui uno del Primiero, a sua volta, “di confine”) e sono connotati da storie, esperienze, weltanschauung e linguaggi espressivi personali,immediatamente riconoscibili, che permettono di offrire un quadro estremamente variegato e, speriamo, interessante del fare arte oggi in Trentino. 5


TESTO CRITICO

“disORIENTAMENTI” Trentino tra Sud e Mitteleuropa

Maurizio Scudiero

E’ interessante come l’Arte spesso interagisca con il Territorio e la “Società civile” benché gran parte degli appassionati pensino, ingenuamente, che l’Arte si occupi solo di… Arte. In realtà, con l’avvento delle Avanguardie storiche, all’inizio del secolo scorso, l’Arte ha cessato di essere un’estetica “in atto” per divenire un “evento sociologico” in sé e per sé. Gli artisti, a loro volta, hanno iniziato ad uscire dai loro atelier per avere un ruolo sempre più attivo nella Società, principalmente in termini dialettici e polemici, e spesso anche politici. L’artista, in altre parole, si è tramutato in una cartina al tornasole che “pre-sente” gli sviluppi sociologici, dei quali la sua arte, poi, ne è divenuta uno specchio fedele. Così, ad esempio la “distruzione” dell’ordine figurativo costituito che si è delineata verso la fine del primo decennio, sempre del secolo scorso, preannunciava le tensioni in atto a livello europeo, che poi sono sfociate nel primo grande conflitto mondiale. E così è stato poi, senza soluzione di continuità, per il resto della prima metà del secolo scorso, cioè sino alla conclusione del secondo conflitto mondiale. Poi, raggiunta una pace relativa ma duratura, grazie a quella che con un eufemismo è stata definita come una “guerra fredda”, il dibattito artistico si è via via stemperato, semmai ritrovando dei rigurgiti di “vis polemica” solo in circostanze contingenti come il “sessantotto” e la “guerra del Vietnam”, comunque circoscritte agli anni sessanta-primi set-

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tanta. Da quel momento in poi l’Arte è stata via via “piegata” alle logiche del mercato e della finanza ed è divenuta un simulacro di sé stessa da esibire come una mummia egizia ai grandi eventi museali e di mercato che negli ultimi decenni si sono “intrecciati” in maniera oltremodo sospetta. Questo per quanto riguarda i “centri dell’arte”: New York, Parigi, Londra, Milano, Pechino, ecc. Altre dinamiche, invece, vive la cosiddetta “periferia dell’Arte” dove il mercato è meno aggressivo e dove, cioè, gli artisti non-allineati alle logiche di mercato, hanno la possibilità di “fare arte” in rapporto al territorio, anziché al panorama nazionale, specie quando questo territorio abbia delle “valenze particolari”. E dunque, per tornare a quell’affermazione iniziale, è proprio su quest’assunto del rapporto arte-territorio, che l’Arte delle grandi rassegne ha perduto terreno, ma che invece questa mostra vede i suoi presupposti, ed a maggior ragione proprio in quest’area trentina che è stata da sempre, storicamente, un’importante cerniera tra il “mondo latino” e quello genericamente “nordico“, un’area di snodo e di scambio culturale tra il nord ed il sud dell’Europa. Qui si sono coagulate, specie nel secolo scorso, tensioni altissime, e qui, oggi, il dibattito, il dialogo multi-etnico e multi-culturale trova motivazioni da vendere perché qui, come al Polo Nord, la bussola trova il suo equilibrio, se si hanno occhi per vederlo e voglia di trovarlo. Qui, però, e paradossalmente, da quando l’Arte è divenuta “spettacolo” e dunque “business”, l’Arte autoctona è stata progressivamente collocata nel “bidone”, dimenticata, perché non funzionale al richiamo di masse oceaniche cui le due principali istituzioni trentine si sono vocate. Proprio in questo momento, dunque, una mostra come questa dove si “incontrano” e “confrontano” artisti diversi, quali espressioni di aree e realtà territoriali vicine, ma anche lontane seppur simili, può servire a far “pensare” cosa sia veramente l’Arte oggi. Se sia quella degli ammassi deprimenti della Biennale, se sia quella dei lustrini delle Fiere-Mercato, oppure se forse non sia quella delle “periferie dell’Arte” ? Perché è proprio lì, ai “margini” del sistema che la “corruzione” del “sentire” non ha ancora attecchito; proprio lì dove l’aria è più “fina” (perché non inquinata dai giochi della finanza sull’arte) che la “visione” delle qualità “fondanti” della praxis artistica è ancora nitida; proprio lì, infine, che il “dialogo” tra culture diverse è ancora praticato e si scontra irrimediabilmente con la “sordità” del mercato. Su questi presupposti, un artista come Codroico (di origini veneto-tedesche ed ora trentino) può benissimo dialogare con un Paul Sark (poeta visivo di origini sarde) così come i trentini Cattani, Lome e Tomio (il primo con notevoli frequentazioni nel mondo tedesco ed ora nord7


americano, gli altri due presenti tra nord e sud Italia e Austria) si trovano certo a loro agio con un “vicino” come Turra (del Primiero) ma anche con un poeta visivo come Sclaunich, il cui nome tradisce le origini del profondo nord est friulano, ma che oggi risiede a Nord, a Bolzano. Insomma un interessante melting pot di culture e linguaggi diversi che però trovano di volta in volta un terreno comune sul piano operativo e semantico. La caratteristica del territorio Trentino è il continuo mutare d’aspetto del suo paesaggio e questa è anche la “predominante” dell’arte di questo Territorio che muta continuamente per l’assimilazione di influssi provenienti ora dal Sud, ora dal Nord e a volte contemporaneamente da ambo le parti, e questo da origine a nuove espressioni creative. Questa caratteristica è presente sia storicamente ma anche nell’arte contemporanea, e può indurre ad un’analisi superficiale a un qualche “disOrientamento”. Infatti, il fattore “autoctono”non va cercato tanto in uno “stile” distintivo, quanto piuttosto in una “attitudine” operativa verso un nomadismo semantico, cioè ad un’ampia apertura verso i territori confinanti, ma anche verso le “discipline” confinanti a quelle ortodosse di Pittura e Scultura, come ad esempio la Poesia e le Arti Applicate. Quest’ultimi aspetti, in particolare, sono quelli che creano il corto-circuito con le avanguardie storiche, in particolare con quegli artisti che, partiti dal nostro territorio, hanno segnato la storia dell’arte italiana del XX secolo. La Poesia è alle origini fondanti dell’avanguardia. Poeti erano Marinetti e Mayakovsky. Le “parole-in libertà”, le “poesie in cemento armato”, ed in seguito la “parola-immagine” che, in pubblicità ha sostituito l’immagine vera e propria, sono i pilastri delle avanguardie che vennero dopo, perché la “rottura” visiva delle parole e dei relativi nessi “significanti” si è riflessa nella “rottura” dell’immagine figurativa. Astrazione e poesia visiva nascono da qui. Le arti applicate, poi, nate come attitudine decorativa, con l’avvento del Futurismo sono divenute il media privilegiato per “portare l’arte nella vita quotidiana”. E Balla e Depero furono i primi ad affermare che fare un dipinto con i colori, con le carte colorate o con le stoffe aveva la stessa valenza estetica. Il polimaterismo nasce da lì. Quindi, questi artisti di oggi, che vivono le “periferie dell’Arte”, e specialmente nei territori di confine, di cerniera, hanno paradossalmente un “plus-valore” che è quello di un continuo confronto con le “mutazioni” che passano loro davanti. Hanno una marcia in più, e proprio per questo sarebbe riduttivo definirli genericamente “artisti” in quanto dell’Arte hanno 8


un’idea molto più“vasta”, debordante, e diffusa di quanto si intende solitamente. Sono a tutti gli effetti degli “operatori culturali” perché la loro azione è sì artistica negli “esiti ultimi”, ma è interdisciplinare nelle sue “modalità operative”. Prendiamo ad esempio un Lorenzo Menguzzato (Lome) che dipinge, realizza sculture in ferro e vetro, realizza vetrate, ceramiche e gestisce un sito sul territorio (un bosco!) che si occupa di Poesia. Non a caso Fabio Cavallucci parlando di Lome ha coniato il termine de “i colori della Poesia” recuperando un’antica affermazione di Orazio: “Ut pictura poiesis” (La Poesia è come la Pittura)! Lome, da parte sua, ha invece rovesciato questo assunto (in buona compagnia con personaggi come Nicola De Maria e Andrea Zanzotto) affermando che “La Pittura è come la Poesia”, ed anche praticando tutto ciò (ad esempio con la poetessa Alda Merini). Quale che sia, chi vede un’opera di Lome (sia essa pittura, scultura in ferro o vetrata) non la scorda più, perché l’impatto emotivo del suo uso massivo di colori sgargianti rimane impresso per sempre. Prendiamo poi un architetto come Roberto Codroico che porta la sua ampia “visione europea” (nato vicino a Kassel, poi trasferitosi a Padova e quindi a Trento, ha tenuto a lungo contatti con Vlado Kristel, Kurt Kren, Otto Muehl, esponenti della cosi detta “Scuola Viennese”, e poi con Guido Aristarco, Hans Richter, dadaista e maestro del cinema astratto, con lo scultore Umberto Mastroianni, l’architetto Luciano Baldessari, e l’artista altoatesino Robert Scherer) in dipinti astratto-cosmici e spesso “compressa” in piccoli oggetti, delle boites, delle scatole di legno dipinto, che contengono della “plastico-pittura” che si porta sulle spalle tutta la storia delle avanguardie ed oltre. Paul Sark (nome d’arte di Paolo Cau) nasce a Cagliari e l’arte lo affascina fin da piccolo. Disegna infatti un elefante a tre anni. E da lì inizia a lavorare su qualsiasi supporto dove posa gli occhi ed i colori: gli stracci di cucina, le pareti della casa della zia, i pantaloni bianchi di un compagno di scuola. Poi la sua visione si allarga: la poesia, la musica, il teatro, la performance multimediale, il libro d’artista ed il libro oggetto. Ed anche qui torna il collegamento alle avanguardie, specie a quella russa, che ha visto un’irripetibile stagione di sinergia tra poeti ed artisti con la realizzazione di incredibili libri d’artista. E poi, anche lui proviene da una “terra di confine”, una terra dove, come in Trentino, spesso la Natura è estrema. Tanto vale, ha pensato ad un certo punto, di trasferirsi in Trentino.

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Simone Turra, invece, è l’unico scultore del gruppo, e sembrerebbe, almeno a prima vista, che per lui la citazione d’Orazio non possa essere valida. In realtà, la Poesia, quando c’è, si ritrova in tutte le forme perché essa è uno “stato interiore” che origina a sua volta, appunto, delle forme: mentali, visive, ed anche tridimensionali. La scultura di Turra, che vidi in una mia visita al suo studio, lassù in cima al Primiero, ha un “impatto psicologico” notevole, perlomeno così come lo voleva intendere Rudolf Arnheim. Il suo è un lavoro prevalentemente figurativo, a volte di grandi e “pesanti” corpi, autentiche masse marmoree che però Turra colloca in un situazionismo che potremmo definire quasi “metafisico”. Vi è un clima di “sospensione della realtà” quale risultante di una sensazione di “attesa esistenziale” che (e qui sta il legame con il gruppo) origina non solo da un sottile gioco di “geometrie spaziali” ma anche da un “portato poetico” che quelle geometrie sottende. Anche Paolo Tomio è architetto come Codroico e quindi anche lui ha il “valore aggiunto” di quella ‘poetica fantasia’ che è appunto tipica della professione dell’architetto. In altre parole, la sua formazione, fatta non solo di utopica invenzione ma anche di “rigore costruttivo”, gli permette di accostarsi all’arte non (o non solo) con appunto lo slancio immaginifico della “creatività”, o, se si vuole usare un termine desueto, della “ispirazione”, ma anche con un’attitudine progettuale e fattuale che è propria nelle modalità del suo lavoro. E’ per questo che i suoi quadri non sono “dipinti” ma invece realizzati con gli “strumenti della professione”, vale a dire la stampa da computer, da plotter o comunque quella digitale in genere. Anche questo è un segno della modernità, o meglio della contemporaneità: il realizzare prodotti artistici con qualunque mezzo, non importa quale, ed in ciò, ancora una volta vi è il collegamento a quell’esperienza delle avanguardie storiche più sopra citata. Renato Sclaunich, come Paul Sark è un altro di questi “nomadi di confine”. Nato a Gorizia città di cerniera per eccellenza che le distorsioni della storia hanno tagliato a metà (l’altra metà - ed anche più -si chiama Nova Gorica, ed è all’estero in Slovenia), oggi invece vive a Bolzano e ... altrove. Poeta, poeta visivo e musicista attento alle contaminazioni. Si occupa da diversi anni di poesia visiva che per molti può essere fatta risalire alle “parole in libertà” dei futuristi ma non solo. Il suo modo di operare, attraverso l’oggetto-parola viene svincolato dal linguaggio, scomposto e ricombinato. Segni, suoni, colori e parole si fondono in un unico gesto. La parola entra in nuovi rapporti di relazione e di significato, c’è un diverso grado di leggibilità che allarga la percezione. In realtà si tratta di associazioni di significati, di combinazioni di oggetti, ready made, che mirano tanto alla provocazione quanto alla 10


“dis-locazione” dei significati stessi. Il suo, in sostanza è un “nomadismo” attorno al senso consolidato delle cose e delle parole che da origine ad un nuovo senso della visione (e della comprensione). Infine Silvio Cattani, che ha costruito nel corso di una lunga carriera, artistica e di dirigenza scolastica nel settore dell’Arte, un suo universo pittorico composito nel quale un geometrismo nervoso che crea morfologie cromatiche dinamiche spesso dialoga con scritte, “messaggi fluttuanti”, preferibilmente in tedesco, terra che spesso lo ospita. Una pittura dunque, la sua, che spesso di fonda sulla “parola” sulla citazione poetica, o forse una Poesia che si fa pittura. Cattani però non disdegna di applicarsi ad altri supporti e materiali, come il vetro, oppure, come in questo caso, alla ceramica, che intende sia in veste di “pitto-ceramica” a (o se si vuole di pannelli ceramici intesi come dipinti) ma anche re-inventando oggetti di “uso comune” ai quali rifà il look, modificandone le forme, ma non l’attitudine pratica. Insomma, un’arte, la sua che, come per Lome, si “spalma” indifferentemente su i più diversi materiali, ma sempre con lo stesso rigore intellettuale. Come si può dunque capire, da queste brevi, sintetiche, tracce sugli artisti, si tratta appunto di una pattuglia apparentemente slegata, per via delle loro origini e formazioni culturali, il che può ingenerare un certo “dis-orientamento”, ma che invece è risultata perfettamente amalgamata in forza di quel territorio comune che stanno percorrendo, che è quello dell’Arte e della Poesia unite in un unico “sentire”. Eccolo qua un termine che ormai è del tutto assente dalle critiche dei critici (tromboni) di “tendenza”. Il “sentire”. Che non è quella funzione del tutto naturale esplicata dall’orecchio, ma piuttosto quella che fa capo ad un “senso ulteriore”, e che si coniuga con “sentimento”. Si tratta, anche nelle sue apparenti forme più tecnologiche (Tomio) o intellettuali (Sark) o applicative (Lome, Cattani), per fare degli esempi, di un “valore aggiunto” che origina nell’afflato poetico connaturato al loro lavoro, e che è del tutto assente in quella che è, oggi, l’Idea di cosa l’Arte sia o non sia. Certamente non ha a che fare con il mercato nei cui territori la Poesia non si vede neanche con il binocolo. Ma è invece un nobile argomento “qui”, nella “periferia dell’Arte” dove la ricerca delle “ragioni ultime” della praxis artistica è, a mio avviso, ancora praticabile.

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KRITISCHE WURDIGUNG Maurizio Scudiero “disORIENTAMENTI” Das Trentino als Bindeglied zwischen Süd- und Mitteleuropa Obwohl Kunst bemerkenswerterweise immer schon mit den Menschen und ihrer Gesellschaft in einer Wechselwirkung stand, meinen heute viele noch, bei Kunst gehe es immer nur um... Kunst. Tatsächlich ist Kunst seit dem Anbruch der historischen Avantgarden zu Beginn des 20. Jahrhunderts keine ‘umgesetzte Ästhetik’ mehr, sondern ein soziologisches Ereignis an sich. Ihrerseits sind die Künstler aus ihren Ateliers herausgetreten, um eine immer aktivere Rolle innerhalb der Gesellschaft einzunehmen, meistens als Dialektiker und zu polemischen Zwecken, oft auch innerhalb der politischen Debatte. Mit andern Worten: Der Künstler ist zum Lackmus-Test der Gegenwart geworden, der die soziologische Entwicklung vorweg nimmt und durch seine Kunst wiedergibt. Die Auflösung der figurativen Ordnung zu Ende des ersten Jahrzehnts des 20. Jahrhunderts war das Anzeichen der Spannungen, die Europa damals beherrschten, und die in den ersten Weltkrieg ausmünden sollten. Dieser Zustand sollte bis zum Ende des zweiten Weltkriegs andauern. Als darauf, dank dessen, was euphemistisch als kalter Krieg bezeichnet wurde, ein unvollständiger aber dauerhafter Friede herrschte, ist die Kunstdebatte langsam ausgestorben, bis auf wenige polemische Höhepunkte, etwa die 1968er Bewegung und der Vietnamkrieg, die alle stets in der Zeit zwischen 1960 und Anfang der Siebziger Jahre stattgefunden haben. Seitdem hat sich die Kunst dem Willen des Marktes und der Finanzwelt gebeugt. Sie ist zum Gespenst ihrer selbst geworden, zur Mumie, die bei den kommerziellen Events der großen Museen, die in den letzten Jahrzehnten verdächtigerweise miteinander verflochten waren, auszustellen ist. Dies geschah an den Hochburgen der Kunstszene: New York, Paris, London, Mailand, Peking usw. Ganz andere Zustände herrschen in der sogenannten Peripherie der Kunst, wo der Markt nicht so vorherrschend ist und unabhängige Künstler die Möglichkeit haben, eine Beziehung zum Heimatort, vielmehr als zur nationalen Szene, herzustellen, erst recht zumal es um ein Territorium mit besonderen Qualitäten geht. Dies führt uns zur eingangs gemachten Behauptung zurück: Die Beziehung zwischen der Kunst und ihrem Territorium wurde von den großen Ausstellungen nur unzureichend behandelt. Gerade hierin liegt der Ausgangspunkt dieser Ausstellung, und hierin ist das Trentino insofern stark, als es immer schon ein wichtiges Bindeglied zwischen Nord- und Südeuropa war, Mittelpunkt des kulturellen Austausches zwischen Romanisch-Europa und Norden. Hier kam es im vorigen Jahrhundert zu erheblichen Spannungen, und hier verfügt die interkulturelle Debatte und eine Vielzahl an Motiven, denn wie am Nordpol findet der Kompass hier sein Gleichgewicht, man braucht es nur finden und sehen zu wollen. Seitdem die Kunst zur Show und zum Business wurde, ist die lokale Kunst paradoxerweise nach und nach beiseite gelegt und vergessen worden, zumal untauglich, jene Massen anzuziehen, auf die sich die zwei wichtigsten Einrichtungen im Trentino konzentriert haben. 12


Gerade jetzt kann eine Ausstellung wie diese, bei der sich unterschiedliche Künstler als Repräsentanten naher und ferner und doch verwandter Territorien treffen und konfrontieren, zur Frage, was Kunst überhaupt sei, einen bedeutenden Beitrag leisten. Ist es jene der deprimierenden, an der Biennale ausgestellten Haufen, jene der Kunstmessen mit ihren Floskeln oder etwa die der Peripherie der Kunst? Denn gerade hier, am Rande des Systems, ist das künstlerische Empfinden noch nicht vereitelt; hier, wo die Luft rein ist, hat man noch eine klare Vision dessen, was die Kunstpraxis sein sollte; hier findet schließlich noch ein interkultureller Dialog statt, und unvermeidlich stößt er gegen die Taubheit des Marktes. Unter diesen Voraussetzungen kann sich ein Künstler wie Codroico (venetisch-deutschen Ursprungs, derzeit im Trentino wohnhaft) ohne Weiteres mit einem Künstler wie Paul Sark auseinandersetzen. Ebenso mögen sich die Trentiner Cattani, Lome und Tomio (Ersterer mit starken Beziehungen zu Deutschland und Nord-Amerika, Letztere zwischen Italien und Osterreich tätig) in der Nähe eines Nachbarn wie Turra (aus dem Trentiner Bezirk Primiero) oder auch eines visuellen Poeten wie Sclaunich, dessen Name schon seine Nordost-Friaulischen Ursprünge verrät, und der heute in Bozen lebt, wohl fühlen. Es handelt sich also um ein interessanten Schmelztiegel verschiedener Kulturen, die es jedoch vermögen, eine gemeinsame Sprache auf sämtlichen Ebenen der Kunst zu finden. Die Besonderheit des Trentino ist das stete Wandeln seiner Landschaft, und dies wirkt sich auch entscheidend auf seine Kunst aus. Hier finden sich Einflüsse aus dem Süden wie aus dem Norden, und es entstehen jeweils neue Formen der Kunst. Diese Eigenschaft besitzt das Trentino seit jeher, sie findet sich also auch in der gegenwärtigen Kunst wieder, und sie kann zu oberflächlichen Untersuchungen bzw. zu einer gewissen „desOrientierung“ führen. So ist der lokale Faktor nicht so sehr in einem bestimmten Stil zu suchen, sondern eher in einer Veranlagung zur Mehrdeutigkeit, zur Polysemie, also zu einer Öffnung gegenüber den benachbarten Provinzen wie auch zu den Disziplinen jenseits von Malerei und Skulptur, etwa Dichtung und visuelle Kunst. Gerade diese beiden Aspekte führen einen Bruch mit den historischen Avantgarden herbei, insbesondere mit jenen Künstlern aus unserer Heimat, die die Italienische Kunst des 20. Jahrhunderts entscheidend mitbestimmt haben. Ursprung der Avantgarde war die Dichtung, Dichter waren Marinetti und Majakowski. Die „Worte-in-Freiheit“, die „Stahlbeton-Gedichte“ und später das „Bildwort“, das in der Werbung das Bild an sich ersetzt hat, sind die Eckpfeiler der späteren Avantgarden, denn das visuelle Umkrempeln der Worte und ihrer Bedeutung hat einen Bruch der figurativen Malerei mit sich geführt. So sind Abstraktion und visuelle Poesie entstanden. Die angewandten Künste, die aus einem Hang zur Dekoration entstanden, wurden durch den Futurismus zu dem Medium, das ‘die Kunst in den Alltag brachte’. Giacomo Balla und Fortunato Depero behaupteten dabei als erste, dass es denselben ästhetischen Wert hat, ein Bild mit Farben oder aus buntem Papier bzw. Stoff zu machen. So entstand die Mischtechnik. Die heutigen Künstler, die in den Peripherien der Kunst wohnen, und besonders die, die in den Grenzgebieten leben, ziehen paradoxerweise einen Mehrwert aus der kontinuierlichen Konfrontation mit den Wandlungen, die sich vor ihnen vollziehen. Sie sind einen Schritt weiter, und gerade deshalb wäre es abwertend, sie als normale Künstler zu bezeichnen. Sie besitzen einen viel weiteren, grenzenüberschreitenden und weiter verbreiteten Kunstbegriff, als gemein angenommen. Sie sind ganz und gar Kulturträger, denn ihr Handeln erfolgt letzten Endes im Bereich der Kunst, doch der Funktionsweise nach ist es interdisziplinär. 13


Ziehen wir beispielsweise Lorenzo Menguzzato (Lome) in Betracht. Er malt, macht Skulpturen aus Eisen und Glas, baut Fensterwände, arbeitet mit Keramik und führt eine Internetseite über einen Wald, in der es um Poesie geht. Nicht umsonst hat Fabio Cavallucci, als er von Lome sprach, den Begriff „Farben der Poesie“ gebildet und dabei einen Spruch von Horaz zitiert: „Ut pictura poesis“ (Wie die Malerei so die Dichtung)! Lome seinerseits hat dieses Paradigma umgekehrt (wodurch er sich in Gesellschaft von Nicola De Maria und Andrea Zanzotto begibt), indem er behauptet, dass ‘Die Malerei wie die Dichtung ist’ und dies auch konsequent durchzieht (etwa in Zusammenarbeit mit der Dichterin Alda Merini). Wer ein beliebiges Werk von Lome betrachtet, der vergisst es so schnell nicht mehr. Die emotionale Wirkung seiner grellen Farben ist unvergesslich. Der Architekt Roberto Codroico wurde in Kassel geboren, lebte später in Padua und Trient, und pflegte einen langjährigen Kontakt zu Künstlern wie Vlado Kristel, Kurt Kren, Otto Muehl, Vertreter der sogenannten Wiener Schule, später zu Guido Aristarco, Hans Richter, Dadaist und Meister des abstrakten Kinos, zum Bildhauer Umberto Mastroianni, dem Architekten Luciano Baldessari und dem südtiroler Künstler Robert Scherer. Dementsprechend ist Bei Codroicos abstrakt-kosmischen Bildern und seinen kleinen Boîtes, d.h. kleinen Kisten aus bemaltem Holz, deren ‘plastische Malerei’ die ganze Geschichte der Avantgarden und Vieles mehr in sich trägt, eine durchaus europäische Vision erkennbar. Paul Sark (eigentlich Paolo Cau), in Cagliari geboren, hat sich seit seiner Kindheit für Kunst interessiert. Mit drei zeichnete er einen Elefanten. Seither hat er die unterschiedlichsten Materialien für seine Kunst verwendet: Geschirrtücher, die Zimmerwände seiner Tante, die weiße Hose eines Schulkameraden. Später weitet er sein künstlerisches Schaffen aus: Lyrik, Musik, Theater, multimediale Kunstwerke, Künstlerbücher, und Buchobjekte. Auch hier findet sich eine Verbindung zu den verschiedenen Avantgarden, besonders zu der russischen, deren wunderschöne Künstlerbücher aus einer einmaligen Zusammenarbeit von Dichtern und Künstlern entstanden. Auch er stammt aus einem Grenzgebiet, einem Land, wo die Natur wie im Trentino oft extrem ist. ‘Da kann ich,’ dachte er eines Tages, ‘ebenso gut ins Trentino ziehen.’ Simone Turra ist der einzige der Gruppe, für den das Zitat von Horaz scheinbar nicht gilt. Tatsächlich aber wohnt die Poesie, wenn sie nur vorhanden ist, allen möglichen Formen inne, zumal sie ein innerer Zustand ist, der seinerseits den Formen entspringt, seinen es geistige, visuelle oder dreidimensionale. Turras Skulpturen, die ich bei Gelegenheit eines Besuches in seinem Studio im entlegenen Bezirk Primiero sehen konnte, haben eine erhebliche psychologische Wirkung, zumindest im Sinne Rudolf Arnheims. Turra arbeitet meist figurativ, manchmal mit großen und schweren Marmormassen, die er jedoch auf nahezu metaphysische Art in den Raum stellt. Es entsteht somit eine existentielle Erwartung (und hier lieht die Verbindung zu den anderen Künstlern der Gruppe), die eine Art Aufhebung der Wirklichkeit bewirkt. Dieser Erwartung liegt ihrerseits ein subtiles Spiel mit räumlichen Geometrien, aber auch die lyrische Botschaft, die eben jene Geometrien in sich tragen, zugrunde. Wie Codroico ist auch Paolo Tomio ein Architekt, und so verfügt auch er über den Mehrwert der ‘Poesie des Fantastischen’. Mit anderen Worten, Tomio vereint in seinem Werdegang utopische Erfindungen mit methodischer Konstruktion, d.h. seine Kunst baut auf Kreativität bzw., altmodisch gesagt, auf Inspiration, wie auf 14


rationaler Planung, wie es sein Beruf verlangt. Daher sind seine Bilder nicht nur ‘gemalt’, sondern mit den Mischtechniken seines Berufs hergestellt: Computer-, Plotter- oder allgemein Digitaldruck. Auch dies ist ein Zeichen der Modernität oder vielmehr der Gegenwart: Sachliche Medien taugen für die Kunst, und dies ist wieder der Schnittpunkt mit den oben genannten historischen Avantgarden. Gerade wie Paul Sark kommt auch Reanto Sclaunich aus einem Grenzgebiet. Er wurde in Gorizia, Friaul, geboren, einer Stadt die immer schon ein Bindeglied zwischen den Kulturen war und in zwei Hälften geteilt wurde, deren andere Nova Gorica im heutigen Slovenien ist. Heute lebt Sclaunich in Bozen und... anderen Orten. Er ist ein Dichter, visueller Poet und Musiker, der sein Augenmerk auf die Kontaminationen der Kunst richtet. Er beschäftigt sich seit mehreren Jahren mit visueller Poesie, die für viele u.a. auf die „Worte-in-Freiheit“ der italienischen Futuristen zurückzuführen ist. Durch das Wortobjekt löst sich seine Arbeitsweise von der Sprache los, wird zersetzt und wieder zusammengestellt. Zeichen, Klänge, Farben und Worte fließen zu einem einzigen Gestus zusammen. Um das Wort entstehen neue Bedeutungszusammenhänge, die Lesbarkeit wird gesteigert, die Wahrnehmung erweitert. Es handelt sich dabei um Bedeutungsassoziationen, Objektkombinationen, Readymades, die nicht so sehr auf Provokation, sondern vielmehr auf eine Art Versetzung der Bedeutung selbst ausgerichtet sind. Sclaunich betreibt also ein Nomadentum um die tradierte Bedeutung der Dinge und Worte, das Sehen und Verstehen neu begründet. Während seiner langjährigen Karriere als Künstler und Kunstschulleiter hat Silvio Cattani eine komplexe Bildwelt aufgebaut, in der unruhige Geometrien eine dynamische und bunte Figurenwelt schaffen, die sich oft mit ‘schwebenden’, meist deutschen Beschriftungen auseinandersetzt. Es ist eine Malerei, die sich sich oft auf das Wort oder ein poetisches Zitat stützt bzw. Poesie, die zur Malerei wird. Cattani verschmäht auch andere Medien und Materialien nicht, etwas Glas, oder, wie in diesem Fall, Keramik, sei es als bemalte Keramik, sei es durch die Neuerfindung gemeingebräuchlicher Keramikgegenstände, die er umgestaltet, ohne ihre Zweckbestimmung zu ändern. Wie schon Lome verwendet Cattani die verschiedensten Materialien, wobei seine intellektuelle Strenge jeweils unverändert bleibt. Aus diesem kurzen Überblick lässt sich vielleicht schließen, dass es aufgrund der verschiedenen Herkünfte und Werdegänge der Künstler um eine scheinbar zusammenhanglose Gruppe geht, was wiederum zu einer gewissen „desOrientierung“ führen kann. Doch der Weg, den diese Künstler gehen, ist ein einheitlich: Kunst und Poesie sind durch ein gemeinsames Empfinden vereint. Hier haben wir also einen Begriff, der in der modebewussten und oft schrillen Kunstkritik von heute ganz und gar fehlt: Das Empfinden. Es geht hierbei nicht um den Gehörsinn, sondern um einen feineren Sinn, der sich mit Gefühl verbindet. Es geht um einen Mehrwert, der teils in Form höchster Technik (Tomio), teils in intellektuellen (Sark) oder angewandten (Lome, Cattani) Formen auftritt und aus einem poetischen Hauch entsteht, der der Arbeit dieser Künstler einverleibt ist und der in der heutigen Debatte um das Wesen der Kunst absolut fehlt. Gewiss hat es nichts mit der Logik des Marktes zu tun, aus deren Gebiet alle Poesie verschwunden ist. Doch hier, in der Peripherie der Kunst, wo die Suche nach dem ultimativen Sinn der künstlerischen Praxis noch möglich ist, wird das Wesen der Kunst hoch gehandelt. Übersetzung: Lorenzo Bonosi/interverba.eu 15


CRITICAL ESSAY Maurizio Scudiero “disORIENTAMENTI” The Trentino Region between South and Central Europe It is interesting to note that art interacts with territory and civil society, although most of the people working in art naively think that art only deals with... art. In truth, with the coming of the historic avant-gardes at the beginning of the 20th century, art ceased to be an actual aesthetic and became a sociological event in and of itself. The artists began to emerge from their ateliers to play an increasingly important role in society, mostly in the realm of polemics or even political issues. In other words, the artist has become sort of a litmus test that predicts sociological developments, which later will be reflected in his art. Thus, the destruction of figuration which took place at the end of the first decade of the past century foretold the tensions that would come in Europe, which later degenerated into World War I. This situation lasted until the end of World War II. Once a relative but long-lasting peace was achieved thanks to what, with an euphemism, was called the ‘cold war’, the debate about art would be gradually toned down, finding occasions of its vis polemica in isolated circumstances like in 1968 and the Vietnam War during the sixties and early seventies. From that moment on, art increasingly catered towards market needs and became a semblance of itself, to be exhibited like an Egyptian mummy at great museum and commercial events which in recent decades have become suspiciously intertwined. This in respect to the big cities: New York, Paris, London, Milan, Peking and so forth. Other dynamics prevail in the peripheral centres of art, where the market is less aggressive and where artists who are not aligned to the logic of the market have the opportunity to make art in relation to their territory rather than the national scene – especially where the territory has a special value to them. Therefore, as stated at the beginning, it is this assumption about the relationship between art and territory, on which the art of the great events has lost ground. This exhibition, on the contrary, is based primarily on this relationship, which is especially true in the Trentino Regions which has always been a link between the Latin world and that of Northern Europe. Here, in the 20th century, great tensions accumulated; and here, today, the discussion of multiethnic and intercultural dialogue finds purchase, as the compass here finds its equilibrium, just as at the North Pole, provided one has eyes to see it and the desire to find it. Paradoxically, since art has become a show and thus a business, local art was more and more discarded and forgotten, as it was not suitable for attracting masses of people, as it has been in the program of the two major Trentino institutions. In such a moment, the present exhibition, which views different artists as expressions of the local territory 16


and of distant but similar realities, may help us to reflect on what art is today. Is it the depressing piles exposed at the Venice Biennale, is it the sequins of the Fairs, or is it maybe the art that happens at the peripheries? In truth, it is at the system’s margins, where the artistic feeling is still uncorrupted, where the air is still clean, unpolluted by the games that finance plays with art. Here the vision of the founding qualities of art is clear, and here the dialogue between cultures still takes place and clashes with the “deafness” of the market. Working from these assumptions, an artist like Codroico (of German-Venetian origin, now Trentino-based) may hold a dialogue with someone like Paul Shark (visual artist of Sardinian origin), just as the Trentino artists Lome, Tomio and Cattani (the latter having had considerable contact with Germany and North-America, the other two operating between Italy and Austria) feel comfortable next to a neighbor like Turra (from the Trentino district of Primiero) but also next to a visual poet like Sclaunich, whose name betrays his north-eastern Friulian origins, although he now lives in Bolzano. In short, it is an interesting melting pot of cultures and languages that nonetheless find a common ground of expression. A major feature of the Trentino Region is the continuous changing of its landscape due to influences coming both from the North and the South, which is reflected in its art and gives rise to new means of expression. This feature of the region is historically present but can also be seen in contemporary art, and it may entail, when analysed superficially, some kind of “disOrientation”. The ‘local factor’ is situated less in a given style and more in a modus operandi oriented towards semantic nomadism. It’s like an opening towards the neighboring territory, but also towards the disciplines surrounding the classic works, i.e. painting and sculpture, like poetry and applied arts. These latter aspects are responsible for the break with the historical avant-gardes, especially with those artists from our territory who made a mark on the history of Italian art in the 20th century. The avant-garde originates from poetry. Marinetti and Mayakovsky were poets. The “words-in-freedom”, the “reinforced-concrete poems” and later on the “imageword”, which in advertising took the place of the image in the narrow sense, are the columns of the avantgardes who came later because of the visual break of the words and of the related signifiers is reflected by the break of the figurative image. This is how abstraction and visual poetry were born. With the arrival of futurism, the applied arts, which were born as an attitude towards decoration, became the medium for “bringing art into every day life,” and Giacomo Balla and Fortunato Depero were the first to state that with a painting made with colour, with colored paper or with tissue has the same aesthetic value. From this, polymaterialism was born. These contemporary artists, who live in the ‘peripheries of art’, and especially those of the border districts, paradoxically have an added value: constant confrontation with the change taking place before them. They have an extra gear, thus it would be limiting to call them just artists. They have a wider view of what is art, a view that trespasses borders and is more widespread than one could think. They are ‘cultural operators’ insofar as their ultimate product is artistic but their modus operandi is interdisciplinary. Let us consider, for instance, Lorenzo Menguzzato (Lome) who paints, makes sculptures of iron and glass, 17


builds glass walls, does ceramics, and manages an internet site about a forest which deals with poetry. It’s not a coincidence that Fabio Cavvallucci, while critiquing Lome, coined the term “colours of poetry”, thus acknowledging a sentence by Horace: “Ut pictura poiesis” (‘As is painting so is poetry’)! Lome has turned this idea upside-down, together with personalities like Nicola De Maria and Andrea Zanzotto, stating that ‘As is painting so is poetry’ and setting it into practice (together with the poet Alda Merini). Any work by Lome that one might encounter (be it painting, iron sculpture or glass wall) will never be forgotten due to the emotional impact of his flashy colours that will remain forever impressed on the mind. If we look at an architect like Roberto Codroico (born in Kassel, moved to Padua and then to Trento, was in contact with representatives of the so called Viennese School, including Vlado Kristel, Kurt Kren and Otto Muehl, in addition to Guido Aristarco and Hans Richter, the Dadaist and master of abstract cinema, in addition to the sculptor Umberto Mastroianni, the architect Luciano Baldessari and the Alto-Adige artist Robert Scherer), we find that he expresses his European vision with cosmic-abstract paintings and small compressed objects like his boîtes, boxes of coloured wood containing the ‘plastic-painting’ which reflects the entire history avant-gardes and more. Paul Sark (real name Paolo Cau) was born in Cagliari and he was fascinated with art since his childhood. His first drawing, at age three, was an elephant. From that moment onwards he started working with any material he might lay his eye or some color on: kitchen rags, the walls of his aunt’s kitchen, the white trouser of a schoolmate. Then his vision expanded: poetry, music, theater, multimedia performances, artists’ books and object books. And again we become connected to the avant-gardes, especially with the Russian avant-garde, which witnessed an incredible synergy between poets and artists and produced unbelievable artists’ books. What’s more, he, too, comes from the backcountry, a land in which, just as in the Trentino, nature often is extreme. So, he thought at some point, why not move to Trentino. Simone Turra, on the other hand, is the only sculptor of the group; and, at a first glance, it looks like the quote from Horace does not apply to him. However, poetry can assume any form, as it is an inner status which results from mental, visual, and even three-dimensional forms. Turra’s sculpture, which I have seen on occasion of my visit at his studio, up there in the Primerio district, has a notable physiologic impact, at least as Rudolf Arnheim meant it. His work is mostly figurative, sometimes depicting big and heavy bodies, genuine masses of marble which are set up in a somehow metaphysical arrangement. Reality seems to be suspended due to the sensation of existential awaiting which – and this is the connection with the other artists of the group – originates not only from a subtle game of spatial geometries, but also from a poetic content which underlies those geometries. Paolo Tomio is an architect who, like Codroico, enjoys the added value of this ‘poetic fantasy’ which is typical of the architect’s profession. In other words, his education, which consisted not only of utopian invention but also of constructive rigor, allows him to approach art not only through the imaginative impulse of creativity, or, to use an out-of-fashion term, of inspiration, but also through an attitude of planning, which is typical of his 18


modus operandi. That’s why his paintings are not ‘painted’ but realised with the tools of his profession, i.e. computer, plotter or digitally printed. This is again a sign of modernity or of the contemporary – realizing art products with any material, it doesn’t matter which – and here we are to find the connection with the historical avant-gardes we mentioned earlier. As it was the case with Paul Sark, Renato Sclanich is another of the ‘back-country nomads’. Born in Gorizia, bridge city par excellence, which was cut into two parts by the distortions of history (the other half is called Nova Gorica, and is in present-day Slovenia), he currently lives in Bolzano and... elsewhere. He is a poet, a visual poet, and a musician who is interested in blending the three. For a long time he has been working with a visual poetry which is frequently considered to originate from the ‘words-in-freedom’ of the Italian Futurism and from other sources. Through the object-word, his modus operandi becomes detached from language, disassembled and recombined. Signs, sounds, colours and words become one single gesture. The word enters new relationships of meaning and a new degree of readability that broadens perception. In fact we are talking about associations of meanings, combinations of ready-made objects that aim for the relocation of the meaning rather than at any sort of provocation. It’s like a nomadism around the consolidated meaning of things and of words which gives new meaning to our perception and our understanding. Finally, there’s Silvio Cattani who, during a long career as an artist and an art school manager, has established his own complex pictorial universe composed of a nervous sense of geometry that creates dynamic, coloured morphologies that often converse with written ‘fluctuating messages’ mostly in German, as he frequently finds himself Germany. His paintings are often based around one word or an excerpt of poetry, or perhaps a poem that becomes painting. Cattani does not mind using other materials like glass and, in this case, ceramics, meant both as painted ceramics and as objects of common use reinvented and redesigned without changing their function. It’s an art which, as is the case for Lome, spreads indiscriminately over different materials, always with the same intellectual rigor. These short notes may give the impression that we are talking about a group that is completely unconnected because of the artists’ different origins and educations, which this may lead to a certain ‘disorientation’. However, this group is, in fact, perfectly merged because of the common ground they all tread, the ground of art and poetry united in a common feeling. Here we have it, a term which nowadays is absent in the reviews by the critics of ‘fashion.’ The feel. We are not talking about the natural function performed by the fingers, but about a further way of feeling, one related to emotion. We are also dealing with an art which, in its most technological (Tomio) , intellectual (Sark) or applied (Lome, Cattani) forms, has an added value coming from the divine poetic impulse inherent to their work, and which is completely missing in the current debate on the nature of art. Certainly, this poetry has nothing to do with the wider market in which it does not even begin to appear. But here, in the periphery of art, where the search for the ultimate motifs of the artistic praxis is still feasible, it is a noble subject. Translation: Lorenzo Bonosi & Emily Schafer/interverba.eu 19


PAOLO TOMIO

Via Cernidor, 43 38123 Trento (Italia) Tel. 0461 934276 archpaolotomio@gmail.com www.tomiopaolo.com 70

Nato nel 1947, vive e lavora a Trento. Frequenta il Corso superiore di Industrial Design di Firenze, si laurea in architettura al Politecnico di Torino nel 1974. Esercita l’attività libero professionale a Trento come progettista, direttore dei lavori nell’edilizia privata e pubblica in tutta la Provincia. E’ stato insegnante di materie artistiche, di disegno tecnico e di tecnologia Vince numerosi concorsi di architettura tra cui Pergine Valsugana, Mezzocorona, Trento, Cles. Interessato più alla ricerca e allo studio di “metodologie della creazione-progettazione artistica” mediante la definizione di sistemi complessi, aperti e ripetibili, che non alla creazione dell’opera unica, approfondisce il problema della riproducibilità tecnica, della produzione seriale, dei multipli e delle potenzialità rese possibili dalle nuove tecnologie. Ha realizzato l’apparato grafico e cataloghi d’arte di numerose mostre. Cura e pubblica dal 2012 la rivista digitale mensile online FIDAart Nel 2010 Ha vinto il concorso del Comune di Taio e nel 2012 il concorso del Comune di Calliano Personali: 2010, “L’occhio sinfonico” - Milano; 2010, “Morfologie luminose” - Trento; 2011, “Gli ospiti sono speciali” - Montagnaga; 2011, “Lo stupore immaginario” - Mantova; 2013, “Forma Mentis” - Trento 2013 Collettive: Museo delle Albere - Trento, 2006 - Milano; 2009 - Milano; 2010 - Trento; 2010 - Trento; 2010 - Trento; 2011 - Castelfidardo; 2011 - Trento; 2011 - Losanna; 2011 - Trento; 2011 - Trento; 2011 - Trento; 2011 - Trento; 2011 - Roma; 2012 Trento; 2012 - Nago; 2012 – Trento; 2012 - Ferrara 2012 - Trento; 2012 – Pergine


E dunque, tornando a Tomio, le sue volute plastico-dinamiche le vedo molto vicine al lavoro di Depero, ovviamente con un scarto cromatico e plastico in più dovuto all’uso di una tecnologia che il futurista, allora, certo non poteva disporre. Mi riferisco a quella mancanza di “matericità”, cioè del pigmento pittorico, dovuta al processo di stampa digitale che le rende così rifinite. Depero, infatti, non avrebbe potuto realizzare delle sfumature così perfette e poter usare colori così elettrici. Ma lo “spirito”, e certe “volute”, certe “campiture”, sono sulla stessa lunghezza d’onda. Maurizio Scudiero - dalla personale: “Lo stupore immaginario” – Mantova 2011 Da un punto di vista formale, l’allusione alle estensioni musicali del colore-luce significa per Tomio affidarsi alle energie sovrapposte delle forme fluide, alla fusione di campi sensoriali disarmonici che portano l’occhio a ritrovare altri tipi di equilibrio. Non vi sono linee rette, composizioni simmetriche, rapporti congrui tra le diverse forme e i differenti pesi cromatici, ma un continuo slittare dei ritmi compositivi che sconfinano dai perimetri logici del pensiero. Non è possibile descrivere ciò che Tomio pone in risalto nell’evento topologico di ogni opera, lo spazio non è mai statico, le forme si piegano, si avvolgono, lasciano intuire le parti nascoste, ciò che sta dietro la soglia dell’immagine. La visione elastica esprime lo stato di inquietudine del pensiero travolto da tensioni curvilinee che l’artista deriva dalla memoria degli elementi naturalistici, soprattutto la predilezione per i movimenti ondeggianti, situazioni fluide che consentono di rimandare alla citazione goethiana che immagina l’acqua come elemento che somiglia all’anima dell’uomo. Claudio Cerritelli - dalla personale: “L’occhio sinfonico” – Milano 2010 Le sue opere possono essere anche interpretare come fasi di un sistema dinamico che nasce da un’imprevedibilità apparentemente casuale in grado di evolversi con sicurezza nel tempo. Così le forme simili, ma mai uguali, emergono e si materializzano senza sosta, a volte si piegano acquistando volume e come figure frattali creano un senso di movimento. Il cadenzato fervore creativo di Tomio punta proprio sulla ciclicità dei motivi, che potrebbero essere intesi come metafora della vita. Paola Pizzamano - dalla personale: “Morfologie luminose” - Trento 2010

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I BUONI PROPONIMENTI, 2013, digital art su plexiglass, cm 50x50


LA PORTA DELL’INFERNO, 2013, digital art su plexiglass, cm 50x50

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BOCCA DEL SERPENTE, 2013, digital su plexiglass, cm 50x50


LE OMBRE DEL DESERTO, 2012, digital art su plexiglass, cm 50x50

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MURAGLIA CELESTE, 2013, digital su plexiglass, cm 50x50


LE PORTE DEL PARADISO, 2013, digital su plexiglass, cm 50x50

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RISALITE ARCAICHE, 2013, digital art su plexiglass, cm 30x30


IL FIORE DEL MALE, 2013, digital art su plexiglass, cm 30x30

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INDICE DELLE OPERE

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PAOLO TOMIO

I BUONI PROPONIMENTI 2013, digital art su plexiglass, cm 50x50 LA PORTA DELL’INFERNO 2013, digital art su plexiglass, cm 50x50 BOCCA DEL SERPENTE 2013, digital su plexiglass, cm 50x50 LE OMBRE DEL DESERTO 2013, digital art su plexiglass, cm 50x50 MURAGLIA CELESTE 2013, digital art su plexiglass, cm 50x50 LE PORTE DEL PARADISO 2013, digital art su plexiglass, cm 50x50 RISALITE ARCAICHE 2013, digital art su plexiglass, cm 30x30 IL FIORE DEL MALE 2013, digital art su plexiglass, cm 30x30

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disORIENTAMENTI Trentino tra Sud e Mitteleuropa con il patrocinio di:

REGIONE AUTONOMA TRENTINO - ALTO ADIGE FIDA-Trento Federazione Italiana Degli Artisti

Sala della Regione Autonoma Trentino - Alto Adige, piazza Dante - Trento Esposizione 10-04 / 19-04-2013


disORIENTAMENTI Trentino tra Sud e Mitteleuropa - 2013  

Catalogo d'arte Mostra Trento aprile 2013

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