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N°51 - 31 ottobre 2013 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Responsabile Editoriale Andrea Tommasini Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 31-10-2013


Un altro successo firmato CDL Editoriale Care Colleghe e cari Colleghi, è stata recentemente accolta dall’Agenzia delle Entrate l’istanza avanzata dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro per la semplificazione delle procedure di accesso al cassetto fiscale per i clienti assistiti. Come è noto, originariamente la delega per l’accesso al cassetto fiscale aveva durata biennale e poteva essere utilizzata da un solo intermediario per ogni cliente. Le cose sono cambiate: dal 30 settembre scorso, infatti, la durata delle deleghe è stata estesa a quattro anni e potrà essere utilizzata da più professionisti. Un grande guadagno in ordine di tempo, ma anche di organiz-

zazione e di qualità del lavoro. Basti pensare a tutta quella clientela che sceglie due professionisti distinti per la consulenza fiscale e del lavoro: in questo caso, infatti, con la previgente metodica, veniva preclusa ad uno dei due consulenti la possibilità di lavorare in maniera snella e precisa. L’intuizione e l’impegno del consulente del lavoro ancora una volta hanno portato un giovamento non solo alla propria categoria, ma a tutti i professionisti che operano nel mondo della consulenza aziendale. È proprio vero… il CDL se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo!

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Sommario

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In Focus

1 the world of

Senza passato non si fa il futuro

di Francesco Longobardi Presidente Nazionale ANCL- S.U

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il Consulente

Un altro successo firmato CDL

Protagonisti nelle conciliazioni

L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci

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di Andrea Parlagreco Presidente Regionale ANCL - SU del Lazio

Riepilogo attività Ordine Ottobre 2013

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Voce alle Consulte di Andrea tommasini Redazione

Professione e mondo universitario

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di Rosario De Luca Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

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Enpacl Card

Disoccupazione giovanile

di Eufranio Massi Former Direttore della Direzione Territoriale del Lavoro di Modena

di Fabio Faretra Direttore Generale

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Faccia a faccia con Marco Assenti di Andrea tommasini redazione

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Assunzioni dei licenziati per GMO di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

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Salvati dalla “rete” di Mauro Parisi Avvocato

Multiamo i clienti ritardatari

di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

Rubriche

41 Pasquino

Avemo svortato, o no?

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Clausola compromissoria: chi l’ha vista?

2 The world of il Consulente

A cura del Centro Studi del Consiglio Provinciale di Roma

44 I misteri di Roma Sulle Orme di Casanova di Andrea Tommasini Redazione Cultura


CPO Roma

Riepilogo attività Ordine Ottobre 2013 Al servizio della categoria e del territorio sono state erogate nel mese le seguenti attività che, per dovuta informazione e trasparenza andiamo a riepilogare

Consulenti n. 4 procedure nuove iscrizioni n. 1 procedura di cancellazione Praticanti n. 12 pratiche nuove iscrizioni n. 10 procedure fine pratica Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato CPO Roma n. 304 pratiche di istanze di certificazione Commissione Congruità Parcelle n. 1 delibera Consulte Territoriali Evento formativo organizzato per il Municipio XI e Municipio XII Sportelli dedicati agli iscritti istituiti presso la sede dell’Ordine INPS: n. 2 giornate Aziende, n. 1 giornata Artigiani e Commercianti e n. 1giornata Gestione Separata Equitalia n. 5 giornate Sportello Pensioni n. 2 giornate Sportello Contenzioso Lavoro n. 1 giornata Editoria Fiscal Focus - giornaliero Rivista del Lavoro – settimanale The World of Il Consulente – Mensile N. 1 E-book “Aumento IVA. Effetti e conseguenze” Iniziative di volontariato professionale a sfondo sociale Corso paghe base organizzato presso la Parrocchia Ns. Signora di Guadalupe per i ragazzi del quartiere.

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ORDINE NELLA VITA...

CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO

L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.


Nazionale

Professione e mondo universitario

Approvata in Consiglio Nazionale dell’Ordine la Convenzione quadro da attivare con le Università locali per l’ammissione al tirocinio professionale durante il corso di studio universitario. Obiettivo: formare un professionista competente e moderno

di Rosario De Luca Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

I

l Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della R icerca e con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali la convenzione quadro per l’attivazione di percorsi universitari che permettano agli studenti all’ultimo anno del piano di studi di iniziare il periodo di tirocinio per l’accesso alla professione di Consulente del Lavoro.

L e Convenzioni andranno sottoscritte dai Consigli Provinciali dell’Ordine con le Università locali così da rendere attuale questo diritto-opportunità su tutto il territorio nazionale. Per il Presidente dell’Ordine Nazionale Marina Calderone è stato raggiunto un obiettivo fondamentale per ammodernare la professione. La creazione di un network stabile con il mondo accademico permetterà di formare i futuri professionisti già durante il percorso di studi universitario. La libera professione si sta confermando ogni anno la scelta lavorativa di migliaia di neo-laureati. Intervenire già durante il percorso di studi, anche

attraverso la fattiva collaborazione dei professionisti durante le lezioni, riuscirà a preparare i futuri Consulti del Lavoro a rapportarsi in un mercato ultra-concorrenziale e con regole burocratiche e normative di non facile applicazione SINTESI CONTENUTI CON V ENZIONE TR A CONSIGLI PROV INCI A LI E UNI V ERSITA’ LOCA LI Per l’ammissione al tirocinio professionale durante il corso di studio universitario Riferimenti normativi L egge 11 gennaio 1979, n. 12, recante “Norme per l’ordinamento della professione di Consulente del Lavoro”; A rt. 9, comma 6, del D.L . 24 gennaio 2012, n. 1, converti-

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to in L egge 24 marzo 2012, n. 27. A rt. 6, comma 4, del D.P.R. 7 agosto 2012, n. 137. Finalità dell’accordo Attivazione di un percorso universitario per ottimizzare i tempi per l’accesso all’esercizio della professione mediante l’ammissione al tirocinio professionale durante il corso di studio universitario. Regolamentare il tirocinio curriculare incluso nel piano di studio dell’Università. Destinatari dell’accordo Possono essere ammessi al periodo di tirocinio, gli studenti universitari, che abbiano sostenuto e superato tutti gli esami del 1° e 2° anno per le lauree triennali e tutti


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Nazionale gli esami del 4° anno per le lauree a ciclo unico, iscritti ai seguenti corsi di laurea: a) Lauree triennali o a ciclo unico appartenenti alle classi di seguito indicate: L -14: Scienze dei Servizi Giuridici; L -16: Scienze dell’A mministrazione e dell’Organizzazione; L -18: Scienze dell’Economia e della Gestione A ziendale; L -33: Scienze Economiche; L -36: Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali; LMG - 01 delle Lauree Magistrali in Giurisprudenza. b) Lauree magistrali ap partenenti alle classi: LM-56: Scienze dell’Economia; LM- 62: Scienze della Politica; LM- 63: Scienze delle Pubbliche A mministrazioni; LM-77: Scienze Economico-A ziendali; Contenuto dei corsi di laurea L’Università garantisce l’acquisizione dei seguenti crediti formativi nei corrispondenti settori scientifico – disciplinari: 18 CFU A rea 12 – Scienze giuridiche IUS/01 – Diritto privato IUS/04 – Diritto Commerciale IUS/07 – Diritto del Lavoro IUS/10 – Diritto A mministrativo IUS/12 – Diritto Tributario IUS/14 – Diritto dell’Unione Europea 12 CFU A rea 13 – Scienze economiche e statistiche SECS -P/01 – Economia Politica SECS -P/07 – Economia A ziendale SECS -P/08 – Economia e gestione delle imprese SECS -P/10 – Organizzazione aziendale Modalità di svolgimento del tirocinio professionale

durante il corso di laurea Gli interessati devono presentare apposita istanza all’Università per il successivo inoltro al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro firmatario, entro la data annualmente stabilita. Gli studenti ammessi allo svolgimento del periodo di tirocinio svolgeranno un periodo di pratica della durata di 6 mesi presso lo studio professionale di un consulente del lavoro, individuato dal Consiglio Provinciale dell’Ordine competente per territorio, regolarmente iscritto all’A lbo ed in regola con la formazione continua obbligatoria. La programmazione, valutazione e verifica sull’effettivo svolgimento del periodo di tirocinio resta di competenza del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro in cui è iscritto il professionista ospitante che vi prov vederà secondo il regolamento in vigore. Eventuali periodi trascorsi all’estero per la frequenza di corsi riconosciuti dall’Università, determineranno la sospensione del tirocinio per il periodo corrispondente. Limite annuo di studenti da ammettere al tirocinio e individuazione degli studi professionali disponibili L’Università e l’Ordine Provinciale dei Consulenti del Lavoro, firmatari della convenzione, nelle persone dei rispettivi referenti organizzativi, fissano annualmente il numero massimo di studenti da ammettere al tirocinio anticipato. Sarà cura del referente dell’Ordine

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raccogliere le dichiarazioni di disponibilità degli studi professionali ad ospitare i tirocinanti, comunicandone i dati anche al referente dell’Università. Referenti organizzativi L’Università e l’Ordine dei Consulenti del Lavoro nominano ciascuno un referente organizzativo per l’attivazione dei tirocini. I referenti organizzativi prov vedono alla massima diffusione del presente accordo. Collaborazione didattica L’Ordine dei Consulenti del Lavoro e l’Università, si impegnano a dare ampia diffusione e ad ammettere gli studenti tirocinanti a tutte le iniziative formative attivate ogni anno durante il periodo di tirocinio. Potranno essere previste forme di collaborazione anche in termini di specifica docenza, testimonianza o compresenza, ai corsi e/o seminari organizzati nel periodo di tirocinio, a cura di Consulenti del Lavoro individuati dal Consiglio Provinciale. Nei predetti corsi e/o seminari dovranno essere previsti insegnamenti specifici nella disciplina della deontologia professionale. Obblighi ed impegni A l tirocinante/studente, ammesso alla frequenza dello studio, è data facoltà di chiedere l’immediata iscrizione al registro dei praticanti tenuto dal competente Consiglio Provinciale dell’Ordine, nel rispetto delle disposizioni di cui al vigente Regolamento sul tirocinio obbligatorio per l’accesso alla professione di Consulente del Lavoro.


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ENPACL

Enpacl Card

È arrivata La carta di credito dei consulenti del lavoro

N

di Fabio Faretra Direttore Generale

ell’ambito dei servizi offerti dall’Ente ai propri iscritti, vi è una interessante ed utile iniziativa: la Enpacl Card. L’Ente, in collaborazione con la Banca Popolare di Sondrio, ha studiato per i propri associati questa innovativa carta di credito che, grazie alle tre linee di credito disponibili, racchiude numerose funzioni in un unico supporto.

LA PRIMA LINEA (per acquisti tradizionali): consente il pagamento degli acquisti presso gli esercizi commerciali convenzionati con i circuiti Visa o MasterCard e il prelievo contanti (utilizzando il codice segreto P.I.N. – Personal Identification Number) presso tutti gli sportelli automatici ATM convenzionati Visa o Mastercard in Italia e all’estero, nonché le operazioni di e-commerce. Il plafond minimo è di 1.300 euro e massimo di 8.000 euro, il rimborso prescelto delle spese effettuate può essere a saldo o in rate mensili. Le spese effettuate con la prima linea di credito potranno beneficiare, gratuitamente, di interessanti coperture assicurative contemplate dal “Programma Assicurativo Multirischi” previsto dalla CartaSi Classic. LA SECONDA LINEA (per i versamenti on line dei CONTRIBUTI all’Enpacl): è finalizzata al versamento via internet, senza spese, tramite i Servizi Enpacl on line, dei contributi previdenziali ENPACL. Il sistema di versamento on line dei contributi alla Cassa è semplice e sicuro. Non è necessario digitare on line il numero della carta di credito, in quanto l’operazione viene svolta all’interno dell’ambiente sicuro Enpacl On line da utenti identificati e viene gestita di-

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rettamente dalla Banca Popolare di Sondrio. Il plafond minimo è di 5.000 euro e massimo di 25.000 euro. Gli importi dei contributi ENPACL risulteranno versati il giorno stesso dell’ordine di pagamento on line. A conclusione del processo di versamento, è possibile scaricare la ricevuta di effettuato pagamento. Tale ricevuta ha piena validità fiscale in quanto possiede i requisiti di documento informatico sottoscritto dalla Banca Popolare di Sondrio con firma digitale. Per ogni singolo contributo versato on line l’associato potrà decidere, di volta in volta, se rimborsare in una unica soluzione oppure avvalersi di una fra le opzioni rateali previste (fino a 12 mesi). LA TERZA LINEA (per la richiesta on line di PRESTITI): permette di trasformare in contanti, in parte o per intero, l’importo del plafond assegnato (nel modulo on line di richiesta il terzo plafond aggiuntivo sarà proposto nella misura ritenuta più idonea da Banca Popolare di Sondrio e assegnato a suo insindacabile giudizio), con accredito della somma richiesta direttamente sul proprio conto corrente. Il plafond minimo è di 2.000 euro e massimo è di 20.000 euro. Il rimborso avviene esclusivamente in rate mensili con piani da 12 a 60 mesi. Su tali finanziamenti


è possibile, a fronte della corresponsione di un premio, beneficiare di una copertura assicurativa denominata “ArcaProfessione”. Per divenire titolare di Enpacl Card non è necessario essere clienti della Banca Popolare di Sondrio: è sufficiente, infatti, essere intestatari di un qualsiasi conto corrente bancario. Il canone annuale della Carta è gratuito per sempre e non vi sono costi di emissione. L’opzione revolving è offerta a tassi particolarmente convenienti e permette al titolare di disporre di un “fido ricaricabile”. È data, infatti, l’opportunità di effettuare immediatamente l’acquisto (nel caso della prima linea ordinaria), di versare immediatamente i contributi ENPACL (nel caso della seconda linea “CONTRIBUTI”) o di beneficiare del prestito richiesto (nel caso della terza linea di credito) e di rimborsare poco per volta il debito attraverso rate mensili addebitate sul proprio conto corrente bancario. Usufruendo di questa opzione i limiti di utilizzo, di tutte e tre le linee di credito, si ricostituiscono ad ogni rimborso mensile. Richiedere Enpacl Card è molto semplice: occorre connettersi all’indirizzo https://servizi. popso.it/enpacl/ digitando CODICE UTENTE e PASSWORD, selezionare la voce “Enpacl Card - Richiesta Carta” dal menù laterale e compilare il modulo on line. A pochi giorni dall’effettuazione della richiesta della carta di credito on line, l’iscritto riceverà, presso l’indirizzo postale indicato, il contratto, integrato con il RID (delega permanente di addebito in conto corrente), che dovranno essere firmati e restituiti alla Banca Popolare di Sondrio tramite l’acclusa busta preaffrancata. Previa verifica del possesso dei requisiti per

il rilascio, la Banca invierà la Carta di credito direttamente al domicilio del richiedente. Il rilascio della carta e l’affidamento concesso sono di pertinenza e a discrezione della Banca Popolare di Sondrio ed è soggetta ai tempi richiesti dalle procedure bancarie (almeno 30 giorni dal momento della richiesta on line). L’emissione della carta avviene a cura di CartaSi S.p.A. La valuta di addebito sul conto corrente del titolare è, sia per l’opzione saldo, sia per quella revolving, il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni di acquisto e/o versamento contributi. Ogni mese l’estratto conto CartaSi S.p.A. riporta il dettaglio delle spese effettuate, l’utilizzo dei plafond concessi, l’eventuale rata mensile da rimborsare con i relativi interessi addebitati. Le informazioni relative alle tre linee sono riportate in tre riquadri specifici. Enpacl Card ha validità triennale, dal primo giorno del mese in cui è stata emessa fino all’ultimo giorno del mese di scadenza indicato sulla carta. Alla scadenza la carta è automaticamente rinnovata e viene inviata al cliente una nuova tessera. Per revocare la carta basta inviare una richiesta scritta alla Banca Popolare di Sondrio, a mezzo lettera raccomandata. Alla richiesta di revoca va allegata la carta tagliata in tre parti. Nel caso di carta con rimborso rateale, nell’ultimo estratto conto sarà addebitato il debito residuo. Il Servizio Clienti della Banca Popolare di Sondrio è attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle ore 13.00 e dalle 14.15 alle 17.00 ai seguenti recapiti: enpacl.card@popso.it e 800 880 309. Altre informazioni e il dettaglio delle condizioni economiche sono disponibili direttamente dal sito www.enpacl.it.

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Cari Consigli Vicini e Lontani

Faccia a faccia conMarcoAssenti L’intervista esclusiva al Presidente del Consiglio Provinciale di Ascoli Piceno

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di Andrea tommasini Redazione

iamo andati ad incontrare Marco Assenti, nella sua qualitò di Presidente del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Ascoli Piceno. Per condividere la voce dell’impottante territorio marchigiano, in particolare rispetto alla situazione della nostra professione alla luce dei recenti mutamenti degli orientamenti legislativi.

Quali sono secondo lei le preoccupazioni che interessano la nostra professione, a partire dagli effetti della “spending review” e su quali fronti ? La riduzione dei costi, soprattutto all’interno di Enti ed Istituti, ha tramutato il loro risparmio in un aggravio economico dei bilanci dei nostri studi, già compromessi dalla flessione dei ricavi e dall’aumento delle sofferenze per il credito inevaso. Con il “totalitarismo informatico” la maggior parte del lavoro è passato sui nostri PC senza alcun supporto tecnico di prossimità. Occorrerebbe non dimenticarsi che al centro delle problematiche non c’è il consulente, ma sempre e solo l’utente-contribuente-cittadino da tutelare, che sostiene economicamente la loro e la nostra attività. Pensare di risolvere ogni problema solo con la tecnologia, eliminando quasi l’intervento umano, è un’illusione

che, applicata ad aziende private determinerebbe una loro rapida fuoriuscita dal mercato. Sul fronte dell’economia del nostro Ordine, che già nel recente passato ha subito il distacco della provincia di Fermo ed il dimezzamento degli introiti, la revisione dei costi è stata attuata fortemente su tutti i fronti, contando sullo sforzo e la disponibilità di tutti i membri del Consiglio. Altra fonte di disagio è stata causata dal progressivo calo dei praticanti, che ci ha costretto a riorganizzare le attività formative propedeutiche agli esami, ormai realizzabili solo in rete con i consigli vicini. Negli studi la “spending” sta passando attraverso nuovi modi di operare. Revisione delle spese, individuazione delle inefficienze, riduzione dei consumi, rinegoziazione dei contratti di fornitura, ed una corretta gestione dei crediti insoluti e, in qualche caso, anche l’utilizzo di ammortizzato-

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ri sociali in deroga o riduzioni degli orari. Per i giovani che si avvicinano al mondo della professione, nelle nostre province marchigiane stanno partendo anche sistemi di co-working con l’utilizzo a prezzi ridotti di postazioni di lavoro, locali e servizi. Occorrerà però per tutti individuare nuove opportunità di lavoro allargando le competenze. Il suo territorio come si pone economicamente rispetto alla situazione nazionale? Il nostro territorio, già ridimensionato dalla perdita della Provincia di Fermo, ha visto sparire moltissime industrie, insediatesi negli anni d’oro sul nostro territorio con i vantaggi della Cassa per il Mezzogiorno, non prima di aver utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali, fino alle procedure di mobilità, costringendo i nostri studi a un consistente spostamento dalle attivi-


Marco Assenti - Presidente del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Ascoli Piceno e Coordinatore Consulta Consulenti del Lavoro Regione Marche

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Cari Consigli Vicini e Lontani tà di amministrazione ordinaria del personale a quelle straordinarie di gestione di crisi. Ciò ha imposto una riorganizzazione e formazione specifica del personale su istituti e strumenti, mai utilizzati prima. Fortunatamente il territorio, grazie alle ampie spiagge sabbiose ed ai meravigliosi borghi medievali dell’entroterra, ha potuto beneficiare di una crescita del flusso turistico straniero che ci ha consentito parzialmente, di attutire l’impatto. Cosa vi preoccupa maggiormente in questo periodo? Solo il mare divide la nostra provincia, da Paesi, in cui il costo del lavoro è irrisorio. Una forte “tentazione” per imprenditori la

cui scelta in Italia è di rinnovarsi tecnologicamente, fare rete o soccombere, quasi un percorso obbligato per certe tipologie di attività. Nasce quindi la necessità di favorire l’aggregazione in rete di imprese per affrontare con minori costi, maggiore specializzazione e tecnologie innovative, i mercati esteri. Ci domandiamo allora quale spazio resta o dovremo creare per la nostra consulenza, anche in questa fase. Le istituzioni sono sufficientemente preparate ad affrontare la situazione? La Regione Marche, che si colloca, all’ottavo posto in Italia nel valore delle esportazioni di merci, da tempo sta favorendo iniziative per facilitare la costi-

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tuzione di reti d’impresa, realizzazione di infrastrutture e la formazione di capitale umano valorizzando e favorendo la crescita dei distretti produttivi mediante interventi significativi. Il tasso di disoccupazione nazionale a settembre è stato del 12,50% quello giovanile ha superato il 40% come viene affrontato il problema nel vostro territorio ? Per favorire l’occupazione, il Governo, ha avanzato misure confusionarie, intricate, composte da agevolazioni di natura economica, contributiva, fiscale e normativa, con mille pericolose trappole ed incertezze, che andrebbero senz’altro semplificate. Per questo nel nostro


territorio si è ritenuto di pensare a progetti che creino opportunità per la nascita di imprese e potenziale crescita di occupazione in maniera diversa. Si stanno attivando progetti con l’intento di favorire la nascita di iniziative imprenditoriali, impartendo ai promotori una formazione gestionale adeguata, accompagnandone le prime fasi di sviluppo con tutoring e condivisione di reti di contatti di massimo livello. Questo con l’aiuto della Regione Marche e della Provincia di Ascoli Piceno, con risorse del Fondo Sociale Europeo, realizzato da ISTAO, affiancati con partnership ampia e qualificata anche del mondo accademico. I tirocini vengono utiliz-

zati nel suo territorio ? La nostra provincia oltre al mare Adriatico, confina con ben tre regioni Abruzzo, Lazio ed Umbria, costringendoci ad affrontare i percorsi di ben quattro diverse normative regionali per i tirocini. Ringraziamo per questo la nostra Fondazione Consulenti per il Lavoro per il prezioso contributo di riordino operativo di tutte le normative regionali. Il nostro intento è di favorire assolutamente l’approccio dei giovani con tirocini di qualità che consentano di metterli in contatto le imprese. Sul fronte accademico ci siamo mossi stringendo forti rapporti di collaborazione con l’Università di Macerata e l’Università di Ur-

bino insieme agli altri consigli provinciali delle Marche sulle attività formative per l’inserimento dei giovani nelle attività lavorative. Presidente ci lasci con un messaggio di speranza. Bene, termino allora con un messaggio d’impegno propositivo alla qualità della prestazione per la crescita professionale, che campeggia nel mio studio. “L’amore per la nostra professione costituisce una garanzia per i nostri clienti, una garanzia di impegno totale, costante e propositivo concentrato sulla ricerca dell’idea e delle strategie che meglio riescano a concretizzare i loro progetti, per un sicuro risultato di qualità.”

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Sindacato

Senza passato nonsi fa il futuro

Il Presidente Nazionale del Sindacato Unitario ANCL ci offre una circostanziata analisi dell’impegno profuso al servizio della Categoria

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di Francesco Longobardi Presidente Nazionale ANCL - S.U.

iviamo una vita professionale assolutamente frenetica, legata ai tempi che sono cambiati e non poco, legata allo sviluppo della tecnologia, dell’informazione, della comunicazione e strettamente collegato allo sviluppo altrettanto convulso delle aziende che assistiamo. Ciò non toglie che la nostra professione, rimane legata indissolutilmente alla riflessione, all’approfondimento, allo studio, all’aggiornamento, profondo e ragionato. Tutto questo – anche in questi tempi frenetici – è il sale della nostra attività quotidiana, che l’Ancl cerca di interpretare quotidianamente a vantaggio degli iscritti e dei Colleghi. L’avvento del nuovo sito internet dell’Ancl – così come ora concepito – consente ai Colleghi di avere un riferimento operativo unico nel suo genere ed unico anche rispetto ad altre categorie professionali: aggiornamenti in esclusiva, anticipazioni di prassi e di giurisprudenza, articoli, commenti e tanta informazione sulla vita di categoria e sulle iniziative sindacali. Quando qualche anno fa – nell’ambito del mio programma elettivo del 2007 “Innovazione nella Continuità” avevo tracciato questo nuovo percorso tecnologico, ne avvertivo tutti i caratteri di un’autentica scommessa, forse fin troppo ambiziosa, ma concretamente perseguibile. Oggi i dati di accesso, di consultazione del sito, di discarico di documenti e di aggiornamenti sono non soddisfacenti ma spaventosi: elemento, questo, che responsabilizza molto, ma molto di più tutti i collaboratori e in modo particolare il Coordinatore del nostro Centro Studi Nazionale ANCL che quotidianamente si dedicano all’aggiornamento del sito e dei suoi contenuti in termini di affidabilità ed autorevolezza. Quella scommessa – in casa Ancl - era strettamente legata al progetto più ambizioso recato nel medesimo programma elettivo del 2007 – del porta-

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le unico di categoria. Un portale che – nel mio progetto – deve contenere un programma paghe on line solo marginalmente e assolutamente facoltativo, ma che invece deve essere una grande risorsa, unica ed esclusiva, di banche dati normative, giurisprudenziali, di prassi, di pubblicazioni, di diritto, di quesiti e risposte, di casistiche particolari, di assistenza legale: in altre parole, qualcosa di intellettualmente mostruoso che altri non si possono permettere. Potrà ancora oggi apparire avveniristico e sin troppo, ma non lo è affatto. Si tratta solo di mettere insieme energie, volontà e risorse. I tutti questi anni, non siamo rimasti immobili, né l’Ancl né le altre componenti di Categoria. Abbiamo dibattuto, abbiamo testato, abbiamo discusso: ma la grandezza del progetto richiede tempo e, soprattutto, ponderatezza. Questa scommessa sta ritrovando vigore – come peraltro rilanciato nel programma elettivo ultimo di Abano Terme del marzo 2012 – per la concreta attuazione grazie al convincimento che sta radicando in tutte le altre componenti di Categoria. Tengo solo a sottolineare un aspetto di questa iniziativa: se davvero la vogliamo, tutti, la possiamo realizzare solo noi: grazie alla compattezza che ci contraddistingue, alla unità di intenti comune ormai da tempo conclamata, alla valorizzazione della nostra professione quale comune denominatore di


tutte le componenti, nessuna esclusa. Compattezza e coesione, che forse nessuna altra categoria professionale può vantare nella stessa misura e che deve e può essere il nostro valore aggiunto, sudato nel tempo, ma ormai realtà. Questo passaggio che ritengo vitale per la categoria proiettata nella innovazione e nel cavalcare il progresso culturale e professionale, serve anche sotto un altro aspetto determinante. I nostri bravi legislatori europei e nazionali hanno emanato norme legislative a tutela delle professioni non ancora ordinistiche. Tanto di cappello a quelle professioni emergenti che vagavano nel buio: ma non ci è ancora stato detto da nessuno quel’è la differenza tra la prestazione di un professionista iscritto ad una associazione riconosciuta, e quella di un professionista iscritto ad un ordine professionale, alla fede pubblica, all’obbligo della formazione continua, al rispetto del codice deontologico, al controllo Ministeriale, al codice disciplinare, ecc. ecc. Bene (si fa per dire): se non ce lo dice nessuno, la differenza dobbiamo continuare a farla noi, anche con iniziative e progressi d’eccellenza – quale quella del centro informatico di categoria – che altri organismi non sono ancora in grado di esprimere. Al momento. Non sottovalutiamo il rischio di essere sorpassati dal

pressapochismo ricco di capitali e da interessi di profitto e basta, con il benservito alla qualità della prestazione professionale. Anche per evitare il rischio del sorpasso, è già in cantiere la predisposizione degli atti per la costituzione di un CAF nazionale Ancl, al quale potranno ricorrere tutti gli iscritti e non. Un’altro modo di fare squadra e potenziare l’aggregazione. A tale proposito l’Ancl oggi è ancora più forte grazie alla unificazione che si è portata a termine con il Sirclav, e che ha consentito di rappresentare davvero in maniera unitaria e compatta i Consulenti del lavoro all’esterno e nei confronti di terzi. Sento la necessità di ringraziare per questo traguardo, Il Consiglio Nazionale ANCL, l’Ufficio di Presidenza, il Presidente e il Consiglio della Unione Provinciale ANCL di Roma, il Presidente e il Consiglio Regionale ANCL Lazio, nonché il Presidente del SIRCLAV e il Presidente del Consiglio Provinciale Ordine di Roma, per la grande volontà, per la tenacia e la determinazione. Sono questi alcuni spunti di riflessione che affido anche a questa rivista, della quale ho accolto con gran favore l’ospitalità che mi è stata richiesta e che spero aver soddisfatto. C’è un gran lavoro da fare, ma non può essere solo compito mio: deve essere compito di tutti. Per noi tutti.

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Sindacato

Protagonisti nelle conciliazioni I delegati ANCL a fianco di Confprofessioni Lazio nelle Conciliazioni in sede Sindacale

Q

di Andrea Parlagreco Presidente Regionale ANCL - SU del Lazio

uando tre anni fa sono entrato a far parte della neo costituita Giunta di Confprofessioni Lazio in qualità di rappresentante ANCL, peraltro all’inizio accolto come ospite non molto gradito, ho cercato di capire quali potessero essere le opportunità che ne potevano derivare per i colleghi dalla mia presenza in quel prestigioso consesso.

Si sono susseguite decine e decine di riunione a cadenza di circa due al mese, provando a tirar fuori il meglio in ogni occasione, poi è venuta l’occasione di un convegno alla Sala della Protomoteca in Campidoglio alla presenza del Presidente Gaetano Stella, dell’allora Sindaco Gianni Alemanno da rappresentanti della Provincia e della Regione, tutti pronti a confrontarsi con noi professionisti. Da lì in poi abbiamo cercato di produrre tra alti e bassi ma sempre con un’unica costante: Nessuno sapeva cosa stessimo facendo. L’aggravante? A volte nemmeno noi lo sapevamo. Così recentemente, di ritorno dalle vacanze estive, in alcune riunioni di Giunta ci siamo detti che non si poteva continuare senza riuscire a rendere un servizio utile e visibile ai Colleghi.

Abbiamo deciso di riorganizzare il lavoro della Giunta istituendo cinque gruppi di lavoro su Formazione, Informazione, Rapporti istituzionali, Contrattazione e Sanità. Il gruppo di lavoro Formazione, coordinato da Giancarlo Renzetti, dovrà spiegare agli iscritti e ai quadri delle associazioni aderenti gli scopi di Confprofessioni, di Confidi Centro Sud, di Cadiprof e Fondoprofessioni. Sul fronte istituzionale, il gruppo di lavoro Formazione dovrà attivare rapporti con la Regione Lazio sul tema della formazione professionale, al fine di accedere ai contributi europei dedicati. Il gruppo di lavoro Informazione e organizzazione eventi, che fa capo a Mauro Grimani, avrà il compito di selezionare e promuovere le informazioni e le iniziative del sistema confederale presso le associazioni ade-

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renti, oltre a diffondere presso i media e gli organi di stampa i comunicati relativi alle attività di Confprofessioni Lazio. Il gruppo di lavoro Sviluppo rapporti istituzionali, affidato alla guida di Andrea Dili, sarà impegnato a gestire e potenziare i rapporti con gli esponenti delle istituzioni (Regione e Comune di Roma in particolare). Allo stesso tempo dovrà predisporre le linee di merito su argomenti politici per gli incontri tra istituzioni e parti sociali a livello regionale. Il gruppo di lavoro dedicato alla Contrattazione, responsabile Andrea Parlagreco, dovrà predisporre le linee per il contrato di secondo livello che sarà sottoposto all’approvazione del Consiglio regionale di Confprofessioni; gestire la trattativa con le controparti sindacali; illustrare alle associazioni aderenti le opportunità del contrat-


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Sindacato to di lavoro di primo e secondo livello; informare gli studi professionali laziali sugli obblighi in materia di sicurezza del lavoro. Il gruppo di lavoro Sanità, coordinato da Antonio Verginelli, provvederà a proporre soluzioni in materia di strutture sanitarie e di spesa sanitaria che, nel Lazio, rappresenta oltre l’80% della spesa regionale. Ognuno ha iniziato a mettersi al lavoro finalmente facendo forza sulle proprie competenze professionali. In particolare nel Gruppo di lavoro dedicato alla Contrattazione e in generale all’Area Lavoro, che mi onoro di Rappresentare, stiamo cercando di costituire un Gruppo che possa

proporsi come valido interlocutore in sede di Contrattazione di secondo livello ma anche e soprattutto come promotore di possibili soluzioni non solo nel mercato del lavoro ma anche nella nostra attività libero professionale. Con questi obiettivi siamo riusciti a raggiungere un primo successo. Attraverso una delibera della Giunta votata all’unanimità, la Presidente Elvira Bellelli ha conferito una Delega di Rappresentanza Sindacale Territoriale ai Presidenti delle Up Lazio. Questo fa sì che Confprofessioni può rappresentare i Datori di Lavoro nelle Conciliazioni in sede Sindacale. E che a rappresentare Confpro-

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fessioni siano i Colleghi Consulenti del Lavoro. Una prima conseguenza è stata che il Collega Mario Annaro, Presidente UP di Roma, ha già depositato la propria firma presso la DTL. Abbiamo in mente di costituire delle Commissioni, di rendere ulteriori servizi ai Colleghi e alle Aziende assistite dai Colleghi. Abbiamo iniziative in serbo che renderemo pubbliche a breve. Abbiamo però anche desiderio di vedere sempre più Colleghi coinvolti nelle iniziative che andremo a fare. Sarà nostro compito comunicare costantemente e cercare di accogliere proposte che dovessero arrivare.


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Sindacato

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Voci dal Territorio

Voce alle Consulte

Al via dal prossimo numero la voce dei Presidenti delle Consulte, con interviste puntuali atte a dare visione e voce al lavoro ed alle esigenze specifiche dei territori che, in attuazione degli indirizzi del Consiglio, continuano a portare avanti un costante impegno

A

di Andrea tommasini redazione

bbiamo intervistato Valentina Torresi, nella sua qualità di Responsabile della competente Commissione, che si interfaccia costantemente con i Presidenti delle Consulte Territoriali, per valorizzarne e far conoscere il loro lavoro sul territorio. Un importante impegno che, in attuazione degli indirizzi del Consiglio Provinciale di Roma, restituisce un valido strumento di servizio al lavoro alla Categoria ed al lavoro stesso. Ci può spiegare il significato delle Con- Quello che si ribadisce degli auspici con i quali sulte di Municipio/Quadrante Provin- sono state costituite è che tale realizzazione sia ciale? sempre vista anche come la necessaria azione per Le Consulte, sono il frutto del decentramento del far lievitare la democrazia partecipativa. Consiglio Provinciale di Quale obiettivo Roma e costituiscono il vi siete posti con nuovo punto di riferimenquesto Progetto? to tra professionisti, pubL’obiettivo che ci siablica amministrazione, mo posti e che stiamo imprenditori e cittadini, realizzando è quello di tali da consentire, ove creare una Consulta possibile, la semplificaper il Lavoro della Citzione dei procedimenti tà di Roma Capitale, burocratici, lo scambio di un organo che, rececomunicazione e le buopendo le informazioni ne prassi fra zone diverse da tutti i CdL romadel territorio, oltre ad ofni, tramite le stesse frire una vasta gamma di consulte periferiche, servizi a disposizione dei andrà a costituire un Valentina Torresi - Consigliera del Consiglio Provinciale di Roma diversi Municipi/Comuosservatorio indipene Responsabile della Commissione Consulte Territoriali ni di Provincia. dente e privilegiato In un clima dove molte del mondo del lavoro sono le occasioni per perdere di vista l’aspetto col- di Roma Capitale e della sua provincia. lettivo e sociale dei problemi, incentivare i proces- Per spiegarci meglio, la Consulta diverrà in grado si di partecipazione significa aumentare il proces- di mettere a disposizione degli organi istituzionali so di corresponsabilizzazione di tutti i Colleghi. interessati (parti sociali ed organi competenti del-

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la PA) una sorta di “cruscotto operativo”, con dati reali e significativi sull’occupazione e non solo. In sintesi dunque quale il lavoro sul quale i Presidenti ci relazioneranno sui prossimi numeri? - Creare una rete di comunicazione per coinvolgere i Consulenti del lavoro e tutti gli stakeholders per la soluzione dei problemi specifici del Territorio; - Promozione e innovazione delle tecnologie di rete ad uso degli attori coinvolti; - Rendere più vicini gli utenti tramite un uso più intelligente e razionale delle risorse disponibili; - Promozione di una occupazione utile e conforme alle esigenze del mercato, quindi stabile; - Diffusione di buone prassi del lavoro per consentire lo sviluppo di modelli organizzativi e di controllo della sicurezza e salute per piccole e micro imprese; - Promozione dei principi della responsabilità sociale e di territorio.

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Lavoro

Disoccupazione giovanile L’incentivo per le assunzioni dei giovani di eta’ compresa tra i 18 ed i 29 anni

A

di Eufranio Massi Former Direttore della Direzione Territoriale del Lavoro di Modena

mpia eco sui “media” ha avuto l’incentivo previsto dall’art. 1 del D.L. n. 76/2013, poi convertito nella legge n. 99/2013, finalizzato a fornire una risposta al problema della disoccupazione giovanile: l’obiettivo che mi pongo, con questa breve riflessione, è quello di valutarne l’impatto sotto l’aspetto concreto delle agevolazioni e soprattutto di confrontarlo con quello “consolidato” dell’apprendistato. Ritengo necessario, prima di entrare nel merito della trattazione, sottolineare come qualunque agevolazione o beneficio connesso all’assunzione di lavoratori debba essere preceduto dalla presenza di condizioni che inducano i datori di lavoro ad aumentare il proprio organico: se non vengono rimossi gli ostacoli (la crisi che stiamo attraversando da anni è, in gran parte, crisi di consumi ma anche di effetti correlati che non incentivano la produzione), ha poco senso parlare di incentivi, magari aggiungendone altri ad una legislazione che già ne prevede di ogni tipo. Vale la pena di ricordare come un vecchio assunto, oltremodo valido nella situazione attuale del nostro Paese, affermi che non è la Legislazione a creare nuovi posti di lavoro ma è il contesto nel quale gli stessi si calano. Il provvedimento ipotizzato dall’art. 1 della legge n. 99/2013,

non ha natura strutturale, ma sperimentale e riguarda le assunzioni che sono effettuate dalla data di pubblicazione del provvedimento di attivazione dei fondi attraverso gli atti di riprogrammazione, previsti al comma 12 e già destinati ad altri scopi, oppure, in altri casi (comma 15) dalla data di pubblicazione del provvedimento con il quale le Regioni e le Province Autonome programmano ulteriori incentivi (cosa, al momento, non avvenuta) nell’ambito delle risorse POR 2007 – 2013. Le agevolazioni sono “a tempo” e si esauriranno con le assunzioni effettuate entro il 30 giugno 2015. La dizione un po’ contorta utilizzata per individuare la data dalla quale i datori di lavoro possono chiedere le incentivazioni, va individuata con la data del decreto n. 48 del Ministero dell’Economia e delle Finanze che è il 7 agosto 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del successi-

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vo 21 agosto e reso noto dal Ministero del Lavoro sul proprio sito web il successivo 16 settembre. L’INPS, con circolare n. 131 del 17 settembre 2013, ha fornito le proprie indicazioni operative per la fruizione dell’incentivo. Come dicevo pocanzi, il provvedimento ha natura sperimentale e viene instituito nel limite delle risorse individuate ai commi 12 e 16 dell’art. 1: esso è destinato a quei datori di lavoro (quindi anche non imprenditori, ma con l’eccezione dei datori di lavoro domestici) che assumano con contratto a tempo indeterminato (anche a tempo parziale) lavoratori di età compresa tra i 18 ed i 29 anni (che, sostanzialmente, sono 29 anni e 364 giorni, attesa l’interpretazione amministrativa fornita per gli apprendisti per i quali, nel D.L.vo n. 167/2011, era stata utilizzata la medesima dizione), i quali siano in possesso di uno dei seguenti requisiti (disgiunti tra loro):


a) un impiego regolarmente non retribuito da almeno sei mesi. Tale elemento va interpretato alla luce del DM 20 marzo 2013 (G.U. del 2 luglio 2013), in base al quale esso si considera posseduto anche se il giovane è stato dipendente con un contratto a termine non superiore a sei mesi o se, per lo stesso periodo, ha prestato attività di lavoro autonomo o parasubordinato per un reddito non superiore a 4.800 euro, o 8.000 euro per le collaborazioni coordinate e continuative e le altre prestazioni ex art. 50, comma 1, lettera cbis, del DPR n. 917/1986. Sul punto, occorre considerare quanto affermato dal Ministero del Lavoro nella circolare n. 24 del 25 luglio 2013, quando ha affermato che il limite temporale dei sei mesi, citato nel DM del 20 marzo

u.s., non si riferisce tanto alla regolarità del rapporto ma alla rilevanza sotto il profilo della durata; b) non possesso di un diploma di scuola media superiore o professionale. Tale incentivo si propone di facilitare l’ingresso sul mercato del lavoro dei giovani che hanno titoli di studio poco “spendibili” ; In sede di conversione è stata cancellata la lettera c) che prevedeva il “viver soli con persone a carico”. Le assunzioni possono essere effettuate anche con contratto di apprendistato, in quanto l’art. 1, comma 1, del D.L.vo n. 167/2011, lo definisce come tipologia a tempo indeterminato, pur se, alla luce della circolare INPS n. 131/2013, occorrerà valutare come opereranno gli incentivi:in ogni caso, ricorda l’Istituto, non potranno supera-

re l’importo della contribuzione dovuta per il medesimo lavoratore. Le assunzioni debbono comportare un incremento occupazionale netto che viene calcolato secondo un sistema già in uso (si pensi alle assunzioni incentivate con il credito d’imposta in alcune aree del Paese che si chiama ULA- unità lavorative annue – cui fa riferimento il Regolamento CE n. 800/2008), il quale prende in considerazione il numero dei lavoratori rilevato ogni mese e il numero dei lavoratori mediamente occupati nei dodici mesi precedenti l’assunzione. Il calcolo comprende tutte le tipologie a termine (si conta soltanto il sostituito, in caso di assunzione in sostituzione) o a tempo indeterminato, le utilizzazioni con contratto di somministrazione, mentre restano escluse le prestazioni di lavoro

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Lavoro accessorio. I lavoratori a tempo parziale vengono calcolati “pro – quota” secondo la previsione dell’art. 6 del D.L.vo n. 61/2000. L’incremento occupazionale va verificato al netto delle diminuzioni verificatesi in società controllate o collegate ex 2359 c.c. o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto Questo articolo afferma che sono considerate società controllate: a) le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria; b) le società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria; c) le società che sono sotto influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa. d) ai fini dell’applicazione di quanto previsto ai punti a) e b) vanno computati anche i voti spettanti a società controllate, a società fiduciarie e ad interposta persona, mentre non vanno computati i voti spettanti per conto terzi. Sono considerate collegate le società sulle quali un’altra società esercita un’influenza notevole. L’influenza si presume quando nell’assemblea ordinaria può essere esercitato almeno 1/5 dei voti o un 1/10 se la società ha azioni quotate in mercati regolamentati. L’incremento nel numero dei dipendenti deve, ovviamente, esistere al momento dell’assunzione, ma esso va mantenuto per ogni mese di calendario di vigenza dell’incentivo, cosa che comporta un continuo monitoraggio che va esteso anche alle imprese appartenenti allo stesso gruppo: il venir meno dell’incremento fa perdere il beneficio

(circ. INPS n. 131/2013). Ricordo, peraltro, che, ai sensi dell’art. 40, paragrafo 4, del regolamento CE n. 800/2008 l’incentivo viene riconosciuto pur se l’organico non viene mantenuto per una delle seguenti cause: a) dimissioni del lavoratore, diverse dalle dimissioni per giusta causa; b) invalidità sopravvenuta o decesso del lavoratore; c) pensionamento per raggiunti limiti di età; d) riduzione volontaria dell’orario di lavoro; e) licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo. Con l’assunzione a tempo indeterminato si realizza, ovviamente, la stabilità nel posto di lavoro: ciò significa applicazione integrale delle tutele ex art. 18 della legge n. 300/1970 (nella versione riformata dalla legge n. 92/2012) o della legge n. 108/1990, ma anche piena computabilità ai fini dell’applicazione di particolari istituti come il collocamento dei disabili previsto dalla legge n. 68/1999 per i datori di lavoro dimensionati oltre le quindici unità. Ovviamente, quanto appena detto non vale se l’assunzione avviene con contratto di apprendistato, durante il quale i giovani in organico con tale tipologia sono esclusi dalla base di calcolo per l’applicazione di particolari istituti previsti dalla legge o dal contratto collettivo e, durante il periodo formativo, possono essere licenziati soltanto per giusta causa o giustificato motivo soggettivo. Tutto questo che si può far rientrare tra le agevolazioni di natura normativa non è indifferente e, a mio avviso, rappresenta un fattore fondamentale nella gestione delle aziende, anche in considerazione del fatto che, attivando l’art. 2118 c.c., il rap-

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porto con il giovane può legittimamente risolversi prima del “consolidamento” del rapporto, al termine del periodo formativo. Ovviamente, il datore di lavoro che intendesse assumere nuovi apprendisti è vincolato dal rispetto delle percentuali (nelle imprese con oltre nove dipendenti la percentuale di mantenimento in servizio è del 50% - il 30% nel primo triennio di vigenza della legge n. 92/2012), ma è anche vero che nelle stesse il rapporto massimo di assumibili rispetto ai qualificati o specializzati è di 3 a 2, mentre in quelle più piccole è del 100%, mentre in quelle artigiane valgono i limiti dimensionali più favorevoli individuati dall’art. 4 della legge n. 443/1985. Continuando a fare un paragone tra i benefici previsti dall’art. 1 della legge n. 99/2013 e quelli relativi all’apprendistato professionalizzante non si può non rimarcare come sotto l’aspetto esclusivamente economico l’assunzione a tempo indeterminato comporti nel primo caso la piena applicazione del trattamento economico previsto dal CCNL per quel determinato livello di inquadramento, mentre nel secondo, per tutta la durata del periodo formativo, la retribuzione può essere anche di due livelli inferiori a quello finale o in percentuale progressiva con l’anzianità qualora ciò sia esplicitamente previsto dall’accordo collettivo di riferimento. È ben vero, tuttavia, che nell’apprendistato occorre seguire un percorso formativo aziendale secondo le previsioni contrattuali ed uno esterno, sulle competenze di base e trasversali, secondo gli orientamenti fissati dalle Regioni, ma è anche vero che le ultime disposizioni contenute nell’art. 2 della legge n. 99/2013 sembrano andare verso


una maggiore semplificazione degli adempimenti burocratici. A ciò va aggiunto, pur se il tutto appare come una agevolazione di carattere minore, che le spese sostenute per la formazione sono deducibili ai fini dell’imposta IRAP. Prima di entrare nel merito dei benefici previsti per le assunzioni ex art. 1, occorre, per completezza di informazione, ricordare che l’art. 40 del Regolamento CE n. 800/2008, richiamato al comma 1, fissa i principi concernenti gli aiuti finalizzati a favorire l’assunzione di lavoratori svantaggiati affermando che i regimi di aiuti sono esenti dall’obbligo di notifica ex art. 88, comma 3, paragrafo 3, del trattato CE a condizione che siano soddisfatte alcune condizioni comprese ai paragrafi da 2 a 5 che riguardano sia la durata massima dell’incentivo, che il limite teorico massimo del beneficio (50% del costo del lavoro per un anno), che l’aumento netto dell’organico rispetto alla media dei dodici mesi precedenti. Tali condizioni sono destinate a favorire quei giovani che per oggettive condizioni (“status” di disoccupato, titolo di studio o professionale poco adeguato) hanno difficoltà ad entrare sul mercato del lavoro. Da ciò si deduce non è necessaria la presentazione dell’autocertificazione sul “de minimis” prevista dalla circolare n. 128/2012 per i rapporti di apprendistato instaurati nel periodo 1° gennaio 2012 – 31 dicembre 2016, nelle imprese dimensionate fino a nove dipendenti. L’incentivo viene corrisposto per 18 mesi, mediante conguaglio contributivo (per l’agricoltura si seguono le regole specifiche del settore) ed è pari ad 1/3 della retribuzione mensile lorda ai fini previdenziali e, in ogni caso, non

può superare i 650 euro mensili. Se, invece, ci si trova di fronte ad una trasformazione del rapporto da tempo determinato a tempo indeterminato (vale anche per la somministrazione), l’incentivo, sempre nei limiti massimi di 650 euro mensili e con le modalità del conguaglio, viene corrisposto per 12 mesi, a condizione che ricorrano le condizioni soggettive riferite ai lavoratori ai punti sopra evidenziati (non deve aver compiuto i trenta anni al momento della decorrenza della trasformazione, potendo la stessa esser, tuttavia, anticipata, secondo la previsione della circolare INPS n. 131/2013) e che la trasformazione comporti un incremento occupazionale, con “esclusione dei lavoratori in riferimento ai quali il datori di lavoro abbiano già beneficiato dell’incentivo”. Per aver diritto a tale agevolazione il datore di lavoro deve procedere, entro un mese, all’assunzione di un altro lavoratore che, peraltro, può anche non essere in possesso dei requisiti previsti ai punti a) e b). La disposizione non parla delle tipologie contrattuali mediante le quali deve avvenire l’ulteriore assunzione, affermando, soltanto, che deve essere un “contratto di lavoro dipendente”. Qualora si richieda di essere ammessi all’incentivo per la trasformazione di un rapporto di lavoro instaurato con un soggetto “privo d’impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi”, la condizione deve sussistere al momento della trasformazione: da ciò discende che, ai soli fini dell’ammissione all’incentivo, la trasformazione deve avvenire entro i sei mesi successivi all’inizio del rapporto oggetto di trasformazione, anche in anticipo rispetto alla scadenza. L’agevolazione spetta anche per le trasformazioni a tempo inde-

terminato di contratti stipulati a scopo di somministrazione, sia essa a tempo determinato che indeterminato. La circolare n. 131/2013 ha precisato che nel caso in cui l’assunzione o la trasformazione non avvengano a partire dal primo giorno del mese di calendario, i massimali del primo e dell’ultimo mese di vigenza dell’incentivo si riducono, convenzionalmente, ad una misura pari a tanti trentesimi di 650 euro quanti sono i giorni del rapporto agevolato compresi nel mese di riferimento. In tali ipotesi, se sarà necessario correlare l’agevolazione a una quota della retribuzione mensile, anche la base convenzionale del beneficio è ridotta ed è rappresentata da tanti trentesimi della retribuzione quanti sono i giorni del rapporto agevolato compresi nel periodo di riferimento. Il “bonus economico” è, nella sostanza, uno sgravio contributivo riconosciuto come conguaglio sui contributi mensili dovuti: conseguentemente, per poterne “godere”, il datore di lavoro deve anche essere in possesso della regolarità contributiva e deve applicare i contenuti economici e normativi del CCNL di categoria e, se esistenti, di quelli di secondo livello. Tale principio, di carattere generale, si desume dall’art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006 e dalle circolari del Ministero del Lavoro n. 5 e 34 del 2008 ed è ribadito, a chiare note, dalla circolare INPS n. 131/2013. Tutto questo ragionamento riferito alla contribuzione non vale per l’apprendistato la cui contribuzione “normale” per scelta politica del Parlamento, finalizzata a favorire l’occupazione dei giovani, è del 10% (ora 11,61%), dura per tutta la durata della formazione (tre anni o anche cinque nelle

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Lavoro qualifiche del settore artigiano e non diciotto mesi) ed, inoltre, in caso di “consolidamento del rapporto” al termine del periodo formativo, l’agevolazione contributiva viene prorogata di altri dodici mesi (cosa che, a mio parere, è molto più appetibile). Come già affermato, l’assunzione a tempo indeterminato del giovane può avvenire anche con contratto di apprendistato ma, chiarisce la circolare INPS n. 131/2013, “in considerazione della circostanza che per il rapporto di apprendistato l’ordinamento già prevede una disciplina di favore – caratterizzata da forme di contribuzione ridotta rispetto alla contribuzione ordinaria, altrimenti dovuta dal datore di lavoro -, l’incentivo previsto dall’art. 1 del D.L. n. 76/2013 per l’assunzione di un apprendista non può superare mensilmente l’importo della contribuzione dovuta dal datore di lavoro per il medesimo apprendista (ad esempio, a fronte di una contribuzione mensile pari all’11,61% - quota a carico del datore -, l’incentivo spetterà nella misura mensile dell’11,61% della retribuzione imponibile previdenziale)”. Da quanto appena detto emerge, a mio avviso, la circostanza che l’apprendistato continua ad avere la propria specificità e che, nel caso di specie, viene preso in considerazione unicamente per l’importo contributivo mensile maggiorato. La nota INPS sopra citata prevede, al punto 6, anche la possibilità che su quel tipo di incentivo, vi sia la necessità di un coordinamento anche con altri benefici (ad esempio, art. 25, comma 9, della legge n. 223/1991): anche in questo caso l’incentivo ex art. 1 è applicabile mensilmente in misura non superiore alla contribuzione agevolata dovuta dal datore di lavoro per quel la-

voratore. Ai fini del godimento degli incentivi la disposizione rimanda alle condizioni previste dall’art. 4 comma 12 della legge n. 92/2012 (rispetto dei diritti di precedenza legali e contrattuali, anche riferiti a precedenti risoluzioni del rapporto o a contratti a termine, o ad obblighi scaturenti dalla legge- ma gli incentivi in favore dei disabili ex art. 13 della legge n. 68/1999 “sono fuori” in quanto speciali -, o a situazioni di crisi con intervento di misure di sostegno del reddito), dall’art. 4, comma 13 (criteri per la determinazione del diritto agli incentivi ed alla loro durata) e dall’art. 4, comma 15 (perdita degli incentivi per inoltro tardivo telematico della comunicazione di assunzione per il periodo decorrente tra l’inizio del rapporto agevolato e la data della comunicazione). Sul punto è opportuno fare un rinvio alla circolare INPS n. 137/2012 che ha trattato la materia in maniera complessiva e ponderata. Vele la pena di ricordare come per l’apprendistato che è un contratto a contenuto formativo e che ha una contribuzione “propria” (11,61%) e non agevolata, non è espressamente richiesto il rispetto dei principi appena menzionati. L’incentivo, ricorda la circolare n. 131/2013 al punto 5.4 è altresì subordinato (le condizioni vanno menzionate nella domanda di ammissione all’agevolazione): a) alla circostanza che il datore di lavoro non rientri tra coloro che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in conto bloccato, gli aiuti individuali definiti come illegali o incompatibili della Commissione Europea (art. 1, par. 6, regolamento CE n. 800/2008 e art. 46 della legge n. 234/2012);

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b) alla circostanza che il datore di lavoro non sia un’impresa in difficoltà, come definita dall’art. 1, par. 7, del Regolamento CE n. 800/2008. Quanto appena detto non è riscontrabile per la contribuzione relativa all’apprendistato. L’incentivo, rispetto al quale l’INPS ha fornito le prime indicazioni operative con la più volte citata circolare n. 131/2013, adeguando le proprie procedure informatiche (comma 9), viene riconosciuto in base all’ordine cronologico riferito alla data di assunzione più risalente in relazione alle domande pervenute. Il nuovo comma 14 prevede, in modo preciso e puntuale, la procedura di approvazione da parte dell’INPS con tempi certi e cadenzati (3 giorni dall’istanza per la verifica dei fondi disponibili – la risposta avviene esclusivamente in via telematica -, 7 giorni successivi per la comunicazione di avvenuta assunzione). La “non assunzione” comporta la decadenza dalla riserva di prenotazione dell’incentivo, rimesso a disposizione di ulteriori potenziali beneficiari. Per l’ammissione al beneficio il punto 7 della circolare n. 131/2013 afferma che il datore di lavoro deve presentare all’Istituto una istanza preliminare di ammissione all’incentivo precisando il nominativo del lavoratore interessato e la Regione di esecuzione della prestazione lavorativa. La domanda deve essere inoltrata esclusivamente attraverso il modulo on-line “76-2013” che si trova all’interno dell’applicazione “DiResCo – Dichiarazione di responsabilità del contribuente – sul sito www. inps.it. Su questo punto è intervenuta la circolare n. 138 del 27 settembre 2013 che ha fissato il giorno e l’ora dalla quale possono essere presentate le istanze


(ore 15,00 del 1° ottobre 2013) che ha, altresì, precisato i vari stati/esiti che possono essere attribuiti alle istanze di prenotazione ed il loro significato: a) aperta: istanza presentata ma non ancora elaborata dai sistemi informativi dell’INPS; b) accolta: istanza elaborata ed accolta per disponibilità dei fondi; c) rifiutata preliminare: istanza di prenotazione elaborata e rifiutata per indisponibilità dei fondi. La domanda sarà, comunque, rielaborata con la precedenza cronologica, entro un limite temporale di 30 giorni; d) rifiutata definitiva: dopo 30 giorni l’istanza “rifiutata preliminare” si trasforma in “rifiutata definitiva”; e) scaduta: l’istanza di prenotazione accolta in precedenza dai sistemi informativi, non è stata successivamente confermata dal datore di lavoro

interessato; f) annullata: l’istanza di prenotazione è stata annullata direttamente dall’interessato. Tale operazione è possibile soltanto per le domande di prenotazione che si trovano nello stato “Aperta”, oppure “Rifiutata preliminare”; g) confermata: istanza di prenotazione accolta, alla quale ha fatto seguito la domanda definitiva del datore di lavoro. All’interno dell’applicativo “Di. Res.Co” è possibile consultare la consistenza disponibili per ogni Regione o Provincia Autonoma: la disponibilità viene aggiornata con cadenza quotidiana e varia in ordine alle istanze accolte ammesse al beneficio. È ovvio che tutte le agevolazioni debbano essere valutate e considerate alla luce dei risultati e della loro “sedimentazione nell’humus” ove sono destinate a crescere e quindi, al momento, attesa anche la esiguità dei fondi

al momento stanziati per tutto il 2013 almeno nel centro nord (cosa che ha portato, in breve, al loro esaurimento in Regioni, come la Lombardia e l’ Emilia – Romagna), non è possibile fornire un giudizio esaustivo. Tuttavia, per quel che può esser un esame di primo approccio (anche nella previsione di rendere strutturale tale incentivo), si può affermare che la “concorrenza” dell’apprendistato professionalizzante sembra penalizzarlo: probabilmente, con alcune correzioni e, soprattutto, riferendolo (magari, previo accordo con le Autorità comunitarie) alla fascia “30 – 35 anni” priva di incentivazioni, il beneficio previsto dall’art. 1 della legge n. 99/2013 potrebbe ottenere una più favorevole accoglienza. *(Queste considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non impegnano in alcun modo l’Amministrazione di appartenenza)


Lavoro

Clausola compromissoria: chil’ha vista? Riflessioni a tre anni dall’entrata in vigore dell’istituto previsto dal collegato lavoro 2010

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A cura del Centro Studi del Consiglio Provinciale di Roma

tre anni dal collegato lavoro sembra calato il silenzio sulla clausola compromissoria nei contratti di lavoro. Nel 2010 infatti fu la legge 183, dopo un iter travagliato, ad inserire nell’ordinamento lavoristico tale istituto affidandone la ricognizione ed il controllo alla contrattazione collettiva ed alle commissioni di certificazione.

La clausola compromissoria trova la sua definizione nell’art. 808 del c.p.c. che statuisce la possibilità per le parti contrattuali, di deferire a soggetti terzi (dal dettato della norma chiamati arbitri) le controversie non ancora insorte e concernenti un rapporto o un atto. In buona sostanza con una decisione “ex ante” si stabilisce che per determinati argomenti (purché possibili oggetto di convenzione d’arbitrato) ci si rivolgerà ad un arbitro in caso di disaccordo. La clausola - è previsto - che risulti da atto avente la forma richiesta per il compromesso dall’art. 807 c.p.c., da cui se ne differenzia per il momento di vigenza. L’articolo appena citato prevede due elementi precisi a pena di nullità: atto scritto e la determinazione dell’oggetto della controversia. Le parti contrattuali secondo il dettato normativo possono - in sintesi - vincolarsi a rinunciare alla tutela giurisdizionale in caso di controversia in favore del ricorso ad un arbitro. Con l’entrata in vigore del collegato lavoro e la riformulazione degli articoli del libro secondo titolo quarto capo primo del codice di procedura civile si è assistito ad importanti novità. La Legge 183/10 ha previsto che l’arbitro possa essere individuato nella commissione di conciliazione durante il relativo tentativo qualora le parti affidino a tale soggetto il mandato a risolvere la lite (ex. art. 412 c.p.c.), oppure come previsto dall’art. 412 ter

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l’arbitrato può essere svolto presso le sedi e con le modalità previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative. Anche il collegio di conciliazione e arbitrato di cui all’articolo 412-quater c.p.c. può fungere da soggetto decisore di controversie. Tale collegio è composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, in funzione di presidente, scelto di comune accordo dagli arbitri di parte tra i professori universitari di materie giuridiche e gli avvocati ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione. Come si ricorderà l’inserimento nel contratto di lavoro di una clausola compromissoria è possibile solo ove ciò sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Già all’inizio del 2011 alcuni contratti collettivi avevano recepito in “ipotesi di accordo” la possibilità di sottoscrizione della clausola compromissoria. Recepimenti non esenti da critiche. Un esempio è dato dal settore terziario e di altri (si pensi anche agli studi professionali) in cui fra i sottoscrittori non appare la C.g.i.l. La previsione dell’art. 31 c.10 del “collegato” consente di ricondurre ad un arbitro le controversie future fra datore di lavoro e lavoratore per i rapporti


oggetto di cui al art. 409 c.p.c. che - ricordiamo – riguardano: 1) rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non inerenti all’esercizio di una impresa; 2) rapporti di mezzadria, di colonia parziaria, di compartecipazione agraria, di affitto a coltivatore diretto, nonché rapporti derivanti da altri contratti agrari, salva la competenza delle sezioni specializzate agrarie; 3) rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato; 4) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività economica; 5) rapporti di lavori dei dipendenti di enti pubblici ed altri rapporti di lavoro pubblico, sempreché non siano devoluti dalla legge ad altro giudice. Nella norma citata (art. 31 c. 10) il Legislatore, per qualificare le organizzazioni sindacali abilitate a definire accordi, ha usato il concetto della maggiore comparazione invece che della maggiore rappresentanza postulando un criterio di differente peso e tentando in tal modo di tagliar fuori quegli organismi che pur presenti su scala nazionale, non presentano un

peso specifico tale da poter essere considerati più rappresentativi di altri. La clausola compromissoria nel contratto di lavoro, a pena di nullità, deve essere certificata dagli organi appositamente individuati dall’art.76 del D.lgs n° 276 del 2003 quali gli Enti Bilaterali, DTL, Province, le Università pubbliche e private, le fondazioni universitarie, la direzione generale delle relazioni industriali e dei rapporti di lavoro, i Consigli Provinciali dei Consulenti del Lavoro con competenza territoriale. Davanti alle commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell’organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato. Le commissioni di certificazione hanno un ruolo non di poco conto in quanto sono tenute ad accertare, all’atto della sottoscrizione della clausola compromissoria, l’effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le eventuali controversie nascenti dal rapporto di lavoro. In questa fase - attraverso dichiarazioni di responsabilità o domande specifiche rivolte al lavoratore in sede di audizione – si vuole accertare che il lavoratore sia libero da condizionamenti e che effettivamente voglia, congiuntamente al datore di lavoro, demandare ad organismo terzo, diverso dalla magistratura ordinaria, la decisione relativa a future liti o problematiche del suo rapporto lavorativo. Ovviamente tale accertamento opererà nei limiti della ordinaria diligenza non potendo spingersi ad attivare procedure di pertinenza di altri soggetti. All’inizio dell’iter legislativo della L 183/10, si era assistito ad una versione più netta della possibilità di utilizzo dell’arbitrato in materia di lavoro con le inevitabili critiche di talune parti sociali.


Lavoro

Assunzioni dei licenziati perGMO La circolare 150 2013 dell’INPS: i chiarimenti dell’Istituto su un’agevolazione sino ad ora ancora fantasma

di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

C

ome si ricorderà e come preannunciato dal precedente Ministro del Lavoro, dopo registrazione da parte della Corte dei Conti,è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto direttoriale 19 aprile 2013, di concessione di un beneficio a favore dei datori di lavoro privati che nel corso del 2013 assumano, a tempo determinato o indeterminato, anche part time o a scopo di somministrazione, lavoratori licenziati nei dodici mesi precedenti l’assunzione. Tale decreto ha poi subito un’ integrazione con altro successivo decreto direttoriale, il n° 390 del 3 giugno u.s.. Il testo coordinato dei due decreti è presente sul sito del Ministero del lavoro. Si ricorda qui brevemente che per la fruizione del beneficio i datori di lavoro che vi abbiano interesse dovranno inoltrare una istanza all’Inps, esclusivamente in via telematica, indicando i dati relativi all’assunzione effettuata, con le modalità stabilite dall’Istituto. Il Decreto di che trattasi prevede un bonus di 190,00 euro mensili di beneficio contributivo da portare in conguaglio a credito con la denuncia mensile. L’importo dell’incentivo - soggetto alle regole de minimis - è pari a 190,00 euro mensili per un periodo di 12 mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato, riproporzionabile in caso di rapporto part time. L’ importo è corrisposto per un massimo di 6 mesi invece in caso di assunzione a tempo determinato – e comunque entro la durata del rapporto -

quindi anche per la somministrazione. Il DM prevede per la fruizione del beneficio l’obbligo per il Datore di prestare una formazione professionale all’assunto sul posto di lavoro anche mediante il ricorso ai fondi della formazione continua regionale. La modalità per la fruizione del beneficio rientra nelle competenze dell’ Inps con apposita procedura informatizzata e automatica, fino a capienza delle risorse stanziate, pari a 20 milioni di euro. Solo poche cifre: in caso di assunzioni tutte a tempo indeterminato f.t. il beneficio potrà riguardare a livello nazionale solo 8.777 persone per esaurire tutto il fondo destinato, mentre in caso di assunzione a tempo determinato solo 17.500 persone. Ma ora l’Inps, come detto,

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dopo la Circolare 13 del 2013 ritorna sull’argomento per fornire i chiarimenti che aveva parzialmente anticipato. A seguito dei chiarimenti forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l’Istituto scioglie parzialmente la riserva formulata con la predetta Circolare e precisa quanto segue in termini di blocco degli incentivi per le assunzioni di tali lavoratori: a. non è possibile riconoscere le agevolazioni per le assunzioni, effettuate nel 2013, di lavoratori licenziati prima del 2013; b. non è possibile riconoscere le agevolazioni per le proroghe e le trasformazioni a tempo indeterminato, effettuate nel 2013, di rapporti agevolati instaurati prima del 2013; c. in via cautelare deve ritener-


si anticipata al 31.12.2012 la scadenza dei benefici connessi a rapporti agevolati, instaurati prima del 2013 con lavoratori iscritti nelle liste di mobilitàa seguito di licenziamento individuale. La Circolare conferma però che per le assunzioni o proroghe o trasformazioni effettuate nel corso del 2013 di detti lavoratori potranno essere fruite

le agevolazioni di cui a decreti direttoriali di cui sopra nn ° 264 e 390, entrambi del 2013, emanati dal Ministero del Lavoro. Una prossima Circolare preciserà le modalità relative alle istanze telematiche ed alla fruizione operativa da parte dei datori di lavoro, esclusi quelli domestici. La Circolare affronta anche il problema delle assunzioni

degli apprendisti dalle liste di mobilità, ed in tal caso della c.d. (oramai ex) piccola mobilità, in relazione all’art. 7 comma 4 D.lgs 167/2011 (T.U. Apprendistato), precisando che saranno forniti successivamente i chiarimenti necessari, dopo riscontro con il superiore Ministero, per la corretta individuazione della disciplina applicabile a detti rapporti.

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Imprese

Salvati dalla“rete”

Quando assumere insieme diventa realta’

T

di Mauro Parisi Avvocato

utti salvati dalla “rete”. Pare una trovata pubblicitaria e, invece, è l’effetto – reale e sorprendente - di una serissima e super innovativa disciplina scivolata nelle legge estiva (la 99/2013) che ha convertito il decreto del Fare. Hai bisogno immediato di manodopera, ma non hai danari a sufficienza? Ci pensa la

“rete”. Hai voglia di lanciare una sfida di mercato, ma non sai come andrà a finire e se “reggerai” i necessari costi del lavoro? La “rete” provvede ad ammortizzare i tuoi rischi.

Di quale “rete” prodigiosa stiamo parlando? Ma di quella del contratto di rete di imprese, ovviamente. Introdotto e disciplinato, come molti sanno, dalla legge 33 del 2009, di conversione del decretolegge 5/2009, il contratto di rete nasce dall’accordo con cui più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità di essere innovativi e competitivi sul mercato. Tra imprese che si “piacciono”, insomma, può essere definito un programma comune di intervento e di collaborazione in forme e ambiti predeterminati. Nell’esercizio dell’impresa, nello scambio di informazioni, in prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnologica, eccetera. Nel tempo il contratto ha conosciuto interessanti “aggiustamenti” che ne hanno aumentato sempre più l’appeal presso gli operatori più “avanzati”. Ma è dal 22 agosto di quest’anno che il contratto di rete assesta il suo colpo più spettacolare. Infatti, con la legge di conversione del decreto legge 76/2013, viene introdotto un comma 4bis all’art. 30, D.Lgs 276/2003, che tratta del “di-

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stacco”. E cosa ti prevede questo funambolico (non è solo un’iperbole, ma, tenuto conto della nostra storia del diritto del lavoro, la realtà dei fatti) comma 4bis? Che nel caso in cui il distacco avvenga tra aziende che hanno sottoscritto un contratto di rete, l’interesse della parte distaccante (il vero “punto debole” del distacco) sorge “automaticamente”. Come dire che, in presenza di un previdente contratto di rete tra imprese, qualunque problema di “prestito” di collaboratori tra i datori di lavoro che vi aderiscono non conosce più timore alcuno. Insomma, stop alla contestazione (penalmente rilevante) di somministrazioni, distacchi e appalti illeciti. Un risultato mirabolante, non vi è dubbio. Ma in effetti il contratto di rete può offrire ancora di più. Vediamo. Sempre il predetto comma 4bis stabilisce che per le imprese in rete è ammessa “la codatorialità dei dipendenti ingaggiati con regole stabilite attraverso il contratto di rete stesso”. Assunzioni congiunte, quindi? A quali condizioni? Chi pone in essere gli adempimenti? Come si gestiscono i lavoratori assunti


in forma congiunta? Nessun imbarazzo quanto a riferimenti e fonti del diritto. Come, chi, eccetera, lo decide direttamente il regolamento del contratto di rete che le parti si saranno volute dare. In particolare, le parti dovranno decidere in quale modo “ripartirsi” e gestire i lavoratori. Nessuna solidarietà è prevista tra le parti stesse: ognuna pagherà la sua parte e basta. In definitiva, in questi tempi di crisi, uno dei più begli incentivi all’assunzione. Per le aziende, in quanto si ripartiscono costi spesso non giustificati dall’impiego e dal beneficio reale. Per i lavoratori, poiché il più ampio “fronte” datoriale dovrebbe garantire costanti e non declinanti opportunità di lavoro. Sullo stesso solco delle predette assunzioni in forza di contratti di rete, va osservato che il legislatore d’urgenza (introducendo i commi 3bis-

quinquies all’art. 31, D.Lgs 276/2003), a partire dal giugno scorso, aveva già pensato alla possibilità di ammettere imprese agricole collegate all’assunzione congiunta di personale. Sia nel caso di appartenenza allo stesso proprietario; sia nel caso di rapporti di rapporti di parentela o affinità tra proprietari; sia, infine, nell’ipotesi in cui si sia posto in essere un contratto di rete, in cui, tuttavia, almeno il 50% delle imprese siano agricole. L’assunzione congiunta in agricoltura (per cui è prevista solidarietà tra imprese per le obbligazioni contrattuali, previdenziali e di legge), tuttavia, non risulta immediatamente operativa, dovendosi attendere un decreto del Ministero del lavoro. Sia come sia, viste le soluzioni offerte dalla “rete”, almeno nelle idee il futuro del lavoro è già tra noi…

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Normative

Multiamo i clienti ritardatari! Il recepimento delle Direttive Europee in materia di crediti

di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

È

passato quasi inosservato il varo del D.Lgs. n. 192 del 9/11/2012, per l’integrale recepimento della direttiva europea 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. Dal 1 gennaio scorso, infatti, le disposizioni contenute nel decreto possono essere applicate ad ogni pagamento effettuato a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale. Sia essa tra privati, ovvero tra privati e pubbliche amministrazioni, valevole sia per le aziende, che per gli imprenditori e i liberi professionisti. In poche parole possiamo rivalerci legalmente sulla clientela che manca di onorare puntualmente le parcelle professionali. La normativa definisce dei termini perentori per il pagamento delle spettanze, stanti in 30 giorni dalla data di ricevimento da parte del debitore della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente; ed, esclusivamente per determinate particolari tipologie di P.A., è concessa un’estensione di tale limite fino ad un massimo di 60 giorni dalla ricezione della fattura. È comunque previsto un termine più ampio nel caso in cui le parti consensualmente specifichino per iscritto una scadenza differente. Inoltre,

sempre esclusivamente per i privati, resta ferma la facoltà delle parti di concordare termini di pagamento a rate. In tali casi, qualora una delle rate non sia pagata alla data concordata, gli interessi e il risarcimento previsti dal presente decreto sono calcolati esclusivamente sulla base degli importi scaduti. Ad ogni modo, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento decorrono gli interessi moratori, senza che sia necessaria la costituzione in mora, con il tasso legale di mora relativo al semestre di riferimento: per il primo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo, è quello in vigore il 1° gennaio dello stesso anno e per il secondo semestre quello in vigore il 1° luglio sempre del corrente anno. Piu specificatamente il tasso per i ritardi di pagamento sarà di almeno 8 punti percentuali al di sopra del tasso di riferimento

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stabilito dalla BCE - Banca Centrale Europea (citando l’art. 2, lett. e) «“interessi legali di mora”: interessi semplici di mora su base giornaliera ad un tasso che è pari al tasso di riferimento maggiorato di otto punti percentuali»), e non è consentito agli enti pubblici fissare un tasso di interesse più basso. Per le imprese e tra privati, invece, sussiste la possibilità di accordarsi sul tasso di interesse dovuto per i ritardi di pagamento, a patto che questo non risulti del tutto iniquo per il creditore. Si va ad aggiungere anche un rimborso spese forfettario a titolo di risarcimento del danno, dell’importo di 40 euro spettante in ogni caso al creditore e da sommarsi eventualmente agli ulteriori costi per il recupero del credito. In Italia, il creditore può già ottenere dal giudice, entro 30 giorni dal deposito del ricorso, un


decreto ingiuntivo per le somme in esso indicate (se liquide e supportate da prova scritta). In generale, il decreto ingiuntivo è reso esecutivo decorsi 40 giorni dalla notifica senza che il debitore si sia opposto. In questo senso, la procedura italiana dovrebbe essere dunque già rispondente a quanto richiesto a livello comunitario dalla nuova direttiva. Queste nuove misure in realtà sono opzionali per le imprese, esse infatti acquisiscono il diritto ad agire, ma non sono obbligate a farlo. Diversamente tali disposizioni sono obbligatorie

per gli enti pubblici che devono dare il buon esempio e mostrare la loro affidabilità ed efficienza onorando i contratti nei termini stabiliti. Ma quanti colleghi si sono realmente avvalsi di questa normativa?! Un po’ per carenza di informazione, un po’ per evitare la fuga dallo Studio di quella clientela che, anche se con ampio ritardo, onora gli impegni presi, si può dire che questo decreto sia stato una meteora teoricamente molto interessante ma di insidiosa attuazione, applicabile per lo più nei rapporti con la

Pubblica Amministrazione, o nei confronti di quei clienti che alla fine è meglio perdere che mantenere... Per quei i colleghi che hanno la fortuna di poter lavorare con la P.A., certamente una minoranza, è garantito quanto meno un certo margine di sollievo. Ma per quei debitori che le parcelle non le pagano proprio?! Questo decreto di stampo europeo è un’efficace dimostrazione che i buoni propositi non sempre sono in grado di produrre convincenti risultati, almeno non per tutti!

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Rubrica Pasquino Avemo svortato, o no? Ma de che stamo a parlà a Sor Pasquì? Der fracco de sordi che li poveri lavoratori (solo quelli dipennenti, dell’antri nun je ne frega un c.... a nissuno!) c’avranno ‘n più ‘n busta paga a fine d’ogni mese! Che dite? Che so pochi? Che ce ne vorrebbero deppiù? Fate ‘a scoperta dell’acqua carda! Ma certo che ce ne vorrebbero deppiù, ma pe dalli... ndo li pijeno i bajocchi li Governanti nostri? C’aveveno solo du mijardi e mezzo a disposizione...dicheno!... a Sor Pasqui carmateve nun dovete spazzientivve, poi v’o spiego, v’o faccio capì, apperché ho detto “dicheno”! E così so venuti fori solo 14 cucuzzediqui pe ffà aumentà li consumi! Pe fa ripartì l’economia! Ma n’avete capito che pretenneno da fa co a monnezza messa a disposizione? Nun se vergogneno  de gnente! Sai che c’è fa ‘n padre de famija co qu’a miseria? Manco a compracce li beneamati “rotoloni reggina”, tanto che ce se pulischeno se manca da magnà? Vedemo che riesce a fa er Parlamento quanno ce metterà ‘e mani su sta legge de stabbilità (stabilità de che? De tira a cinghia?) Intanto non tutti hanno capito che è vero che riducheno er Cuneo ai ‘dipennenti’ ma leveranno li vari crediti de imposte a tutti! Che sotto sotto pagheremo otto mijardi per onorà li buffi che c’avemo pe li ‘Derivati’ co e grosse Banche d’affari... nun lo dicheno, come nun dicheno che stamo a ddà ‘nsacco de sordi a li greci pe ppagà li buffi loro co le banche tedesche e francesi! Avete capito che dicheno? Anzi che nun dicheno!!! Nun ce sta gnente da fa, Sor Pasquino bello! Semo ‘ncravattati! A granne finanza che ha sempre controllato li capoccioni nostri (vedi Prodi, Draghi, er Sor Monti e financo a Tremonti co a politica de “a porta che s’arivorta”), tiene tutti l’itajani pe ‘e pal..., se fa così e basta! Senza na Zecca nostra, nun se potemo aribellà. Quinni stamese zitti... A quelli che possono piajasseli je se po’ ddì: “ Pijamese sti quattro bajocchi che ce alimosinano e famo finta de esse contenti, puro se cojonati!” E zitti perche ce stanno l’antri che, nvece, se la pijano solo che nder c...! Vel’aricordate quanno er Professore c’è diceva che finarmente se vedeva a luce ‘nfonno ar tunnelle? Antro che treno!!! O sapete quanti mijardi c’è voleveno apperché ‘n lavoratore itajano c’avesse o stesso cuneo fiscale de uno tedesco: 60!!!! Poi dicheno pe fortuna che cc’è l’Europa! Che l’Europa c’è sarva! Che l’Europa livellerà tutto! Maddechè, aoh!!! S’arivedemo a Sor Pasqui, vado a piagne a casa mia, me sto a stufà de famme vede e famme pija ‘ngiro!

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Avemo svortato,o no?

Abbiamo trovato la soluzione, o no? Sembra proprio di No! Ma di cosa disquisiamo Signor Paquino? Della quantità di denaro che i poveri Lavoratori (soltanto quelli con rapporto di lavoro subordinato, però, gli altri non interessano a nessuno) avranno nella retribuzione alla fine di ogni mese! Che cosa dite? Che non sono abbastanza? Avete intuito facilmente! È sicuro che di soldi ce ne vorrebbero sempre di più il problema è: dove potrebbero essere reperiti dal Governo, per avvantaggiare di più? Per il Cuneo Fiscale sono stati reperiti a fatica soltanto due miliardi e mezzo di euro!.È stato più volte detto! … Certo che c’è da perdere la pazienza! Ma dovete calmarvi, Signor Pasquino, ve lo spiegherò perche hanno detto così! Seguitemi... L’intenzione è stata quella di far ripartire l’economia, lievitando i consumi mettendo a disposizione delle famiglie maggior liquidità mensile… ben 14 euro! Avete capito che pretesa? Quali grandi aspettative su un briciolo di ‘rifiuti’ raccattati! Non hanno proprio pudore! Mi domando cosa potrà farci un Capo Famiglia con quella risicata disponibilità in più?

Non credo ‘molto’, forse neanche la carta igienica ci potrà comprare, anche perché non ce ne sarebbe bisogno visto che, con le ristrettezza che si profilano, si mangerà molto meno! Stiamo a vedere se i politici in Parlamento potranno migliorarla questa Legge di Stabilità (Stabilità in cosa? Forse nel reprimere le necessità!). Nel frattempo è passato inosservato che se il Cuneo Fiscale è in qualche modo ridotto e ai soli Lavoratori subordinati, i Crediti d’Imposta invece saranno ridotti per Tutti!!! … E anche che, per onorare gli impegni con i grossi centri di potere finanziario, dovremo erogare otto miliardi di interessi per i cosiddetti “Derivati” o titoli ‘spazzatura’ (creati da Draghi nel 1990) quei deleteri prodotti finanziari che hanno impestato le finanze pubbliche! … Non è stato detto neanche che nostri miliardi finiscono nel finanziare il Fondo di Garanzia Europeo per interventi a favore dei Greci, poverini, vessati dalle Banche Tedesche e Francesi! Sono certo che ora avrete capito cosa dicono, Anzi! Cosa non dicono! Non c’è nulla da fare Signor Pasquino, siamo strozzati dai debiti che la Grande Finanza [1] controllando i ‘nostri’ (si fa per dire) ‘reggitori’ (i vari Prodi, Draghi, Monti, ecc.) con la politica

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Rubrica Pasquino del PANTOUFLAGE (Revolving doors) [2] tiene tutti gli Italiani sotto scacco. Non potendo avere una Valuta Sovrana (la vecchia Liretta) non possiamo ribellarci a questo andazzo e quindi dobbiamo zittirci. Quindi a quelli che possono godere dei piccoli benefici, anche se di infime entità si può dire: “prendiamoci questi quattro soldi elemosinatici e facciano finta di essere contenti anche se siamo stati gabbati perché ci sono altri che sono stati presi solo per i fondelli! Vi ricordate quando il Senatore a Vita il mega-Prof. M. Monti diceva che ‘finalmente’ (dopo i sacrifici da lui imposti – sic!) si poteva intravedere “… una luce in fondo al tunnel” e noi preavvertimmo che non poteva essere altro che un treno che veniva contro…? Potreb bero dire che siamo dei personaggi forieri di negatività e invece non siamo altri che dei membri del Congresso degli Arguti che per il loro ruolo non si lasciano attirare dagli specchietti per le allodole dai politici, dai cosiddetti ‘Tecnici’ o da quei ‘salvapopoli’ imposti al Capo dello Stato dai Poteri Forti Nazionali e, soprattutto, Internazionali! Viene sottaciuta la notizia di quanti migliardi di euro ci sarebbe bisogno per livellare il potere d’acquisto tra un lavoratore italiano e un paritetico lavoratore tedesco, 60!!!! Si! avete udito bene, Pasquino, per fare una cosa equa sarebbe servita una disponibilità di sessantamiliardidieuro … Hai voglia, Sindacati ad agitarsi facendo finta di non sapere queste cose e istigando a scioperi che poi si riducono esclusivamente a far perdere

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altro denaro in busta paga ai propri iscritti aderenti. Loro con i loro Centri Studi queste cose non possono non saperle che non possono far finta di non sapere nulla! Poi in giro non si sente ripetere altro che: “Per fortuna che c’è l’Europa! Sicuramente l’Europa interverrà e ci salverà. l’Europa appianerà tutto!” Ma di cosa si parla?!?! Arrivederci Signor Pasquino me ne vado a piangere a casa, mi dispiace farmi vedere così e farmi pure prendere in giro! (Marforiata tradotta da Giuseppe Marini) Note: [1] Non la Mafia, ma le Agenzie di Rating e/o le Banche d’investimento di caratura mondiale – ndT, [2] Si tratta delle famosa politica della “Porta Girevole” o “Porta sempre Aperta” adottata dalle grandi Società o Banche d’investimento di caratura mondiale in cui, all’economista di grido, al cattedratico importante, soprattutto se sono in odore di successo politico, viene in sostanza detto: “Noi ti contrattualizziamo con un incarico importante in seno alla nostra organizzazione – ‘Entri in scuderia’ - tu (o una tua fondazione/ente/agenzia) fai ricerche, consulenze, ecc…. Lavori per noi! Stai così, in stand by, fino a quando sarà il momento poi tu ci favorirai sul tuo mercato di riferimento, sempre! Soprattutto se con il nostro aiuto potrai assumere importanti incarichi istituzionali. In quel caso faremo vedere – per ovvi motivi - che sospendiamo il contratto, “Esci” dall’Organizzazione. Poi, nel caso in cui tu ti dovessi defilare o terminassi l’impegno istituzionale, anche per l’insuccesso di quello che propinerai per noi ai tuoi concittadini… se si accorgono della tua collusione, se non avrai soddisfazione, ciò che è certo che un futuro con noi lo avrai sempre, perché se non sarai lasciato in pace, a chi cercherà di vessarti, li minacceremo e se insistono agiremo fino a che i loro Titoli non raggiungeranno il livello Junk, ovvero quel livello “spazzatura” che se venisse raggiunto impedirebbe (es. ai Btp italiani) di restare nei portafogli della maggior parte delle istituzioni finanziarie e li getteremo nella Crisi più totale”… ndT


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Rubrica I Misteri di Roma

Sulle Orme di Casanova Seduzione e nobiltà della storia di Roma e nelle vie del centro

di Andrea Tommasini Redazione Cultura

“C

oltivare il piacere dei sensi è stata per tutta la vita la mia principale occupazione, e non ne ho mai avuta altra più importante. Sentendomi nato per l’altro sesso, l’ho sempre amato e mi sono fatto amare per quanto possibile.” Dopo la morte della nonna, a cui Giacomo Casanova era legatissimo, passò un periodo molto turbolento e fu per questo motivo, nel 1743, rinchiuso nel Forte di Sant’Andrea che fu in realtà più un avvertimento tendente a cercare di correggerne il carattere che l’applicazione di una pena. Rimesso in libertà, grazie ai buoni uffici materni, per la Calabria, al seguito del vescovo di Martirano che si recava ad assumere la diocesi. Una volta giunto a destinazione, spaventato per le condizioni di povertà del luogo, chiese e ottenne congedo. Viaggiò a Napoli e a Roma, dove nel 1744 prese servizio presso il cardinal Acquaviva, ambasciatore della Spagna presso la Santa Sede. L’esperienza si concluse presto a causa della sua condotta imprudente: infatti aveva nascosto nel Palazzo di Spagna, residenza ufficiale del cardinale, una ragazza fuggita di casa. Altre due volte fece tappa nella capital e ci piace ricordarlo con un episodio che Ermanno Ponti, scrittore romano, descrisse con dovizia di particolari che ne fotografano la personalità. A grandi folate la tramontana

passa su Roma, soffia irosa per le viucole e le strade serrate fra gli alti palazzi. L’oscurità è completa: un tenebrore denso, insondabile, ammanta le case, si slarga per le piazze. Di distanza in distanza, or sì o no, a qualche angolo una fiammella balugina avanti una sacra effige del tabernacoletto barocco. in piazza di Spagna, nella notte gelida, non gira un’anima. Nella deserta vacuità il chioccolio della Barcaccia si propaga con un singulto semispento. In un angolo della piazza, dondolando agli scossoni del vento, pende una lampada al sommo di una porta. É una “locanda”, nome pomposo che contraddistingue i migliori alberghi. E qui si tratta de La Ville de Paris una delle più quotate. Ne è proprietario Carlo Rolland, dalla nativa Borgogna calato a Roma in cer-

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ca di fortuna. All’improvviso un’allegra sonagliera spezza il lugubre silenzio notturno. La luce giallastra di due fanali si agita in fondo alla via del Babuino e, poco dopo, una carrozza da viaggio entrata allora allora da Porta del Popolo, traversa al trotto la piazza e va a fermarsi avanti a La Ville de Paris. Ne scende un viaggiatore. Uno solo, ma in compenso vale per molti: Giacomo Casanova. Per quanto stanco morto il noto avventuriero si guarda all’ingiro con evidente curiosità. Roma, e in modo speciale piazza di Spagna non sono nuove per lui, giacché ricorda benissimo gli anni ormai lontani in cui ha fatto tirocinio di diplomazia all’ambasciata di Spagna, dove ha passato mesi di serenità, troncati dal doloroso episodio di Barbaruccia.


Ma adesso, a un’ora dopo la mezzanotte del 27 dicembre 1760, Giacomo Casanova non ha né voglia né tempo di occuparsi troppo delle quisquilie del passato. Il viaggio lo ha sfinito e anela soltanto a una camera ben riscaldata e a un letto soffice. Bussa e ribussa, tutti sono immersi in un sonno letargico: solo dopo lungo insistere gli viene aperto e con un gran sospiro varca la soglia. Una grossa serva lo fa per il momento entrare in una stanza del pianterreno, e lo prega di attendere lì fino a tanto che ella salga a preparare un alloggio conveniente. Rimasto solo, Casanova assuefattosi presto all’ambiente semioscuro, si avvede con una certa sorpresa che su diverse sedie della stanza stanno alla rinfusa vesti e indumenti muliebri. E mentre si chiede il perché del piccolo mistero, una trepida, calda, flautata voce di donna lo fa sobbalzare. Anzi la tenera voce lo invita - visto che non vi è altro posto disponibile - a sedersi sul letto che è in mezzo alla stanza. Casanova non si fa ripetere l’invito!

Si avvicina con ogni premura e riesce a scorgere una bocca ridente e due occhi nerissimi d’uno splendore eccezionale. Vista l’occasione a portata di mano, l’esperto libertino muove difilato all’assalto. Casanova: Che occhi superbi! … esclama… concedetemi che io li baci! Un guizzo, e per tutta risposta la fanciulla nasconde la leggiadra testina sotto le coperte. Casanova, constatata l’inutilità d’un attacco frontale, recinge di regolare assedio la fortezza: Casanova: Chi siete, mio bell’angelo? Ragazza: Sono Teresa, la figlia del proprietario dell’albergo. Casanova: Quanti anni avete? Ragazza: Ne avrò presto diciassette. La tattica innegabilmente è più cònsona e l’avventuriero guadagna terreno... Per fortuna la brava serva entra sollecita e annunzia che la camera per il forestiero è pronta e il fuoco acceso. Un altro fuoco si è acceso nell’avido cuore di Casanova! Quegli occhi neri splendono come carbonchi accesi...

Addio fino a domani! In via Condotti si trova il famosissimo “Caffè Greco”. Questo il luogo romano dove in particolare in passato, si dava convegno a tutto ciò che apparteneva nel senso migliore a “la boheme”. Tra i suoi più celebri frequentatori fa piacere ricordare Ghoete, Wagner, Mendelssohn e List. Come lo stesso Casanova racconta nelle sue memorie, l’allora giovanotto fu condotto lì da un abbate. Sembra che proprio in quel luogo si guadagnò i suoi primi allori come “maestro d’amore”. Sembra infatti che egli scegliesse, nei suoi passaggi romani, quel luogo come quello da cui far partire le sue avventure. L’aspetto che le cronache romane trovavano deludente, era legato al fatto che quel luogo mancasse per sua propria disposizione architettonica, di spazi di intimità. In questo luogo che anche in tempi recenti ha rinnovato la sua facciata, riecheggiano ancora le eco amorose delle sue conquiste, vicino ad avventori che in angoli più discreti cercano di persuadere le loro conquiste, più o meno ritrose.

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The World of il Consulente n. 51 del 2013  

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