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IL CONSULENTE THE WORLD OF

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IL CONSULENTE

Foto di Luc Viatour

NUM E RO 8

30 GIUGNO 2011

Qualcuno proverà VERGOGNA della Amministrazione

ADALBERTO BERTUCCI

MAURO PARISI Tutelarsi con i "rifiuti"

VITANTONIO LIPPOLIS Come cambia la

certificazione  AA.VV. Le ragioni di una scelta...ma è una scelta sbagliata N U M E RO 8

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Pubblicazione Quindicinale Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma


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Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma

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3 4 6 La Rivista "The World Of Il Consulente" è ora su Facebook ! Per visitare il link è sufficiente digitare nel campo di ricerca la parola "The World Of Il Consulente" !

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Adalberto Bertucci Qualcuno proverà VERGOGNA

AA.VV. Botta ...e risposta

In copertina: Ragazza con l’orecchino di perla, di Jan Vermeer , 1666

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IL CONSULENTE N U M E RO 8

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House Organ del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma Pubblicazione quindicinale.

Direttore responsabile Antonio Carlo Scacco

Fandor Motivazioni insesistenti ... anzi, risibili

Nevio Bianchi, Antonio Carlo Scacco Le ragioni di una scelta...ma è una scelta sbagliata

Mauro Parisi Tutelarsi con i "rifiuti" dell'Amministrazione

Comitato scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte - Giuseppe Sigillò Massara - Pierluigi Matera Antonio Napolitano - Mauro Parisi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano

Progetto grafico e digitalizzazione Antonio Carlo Scacco

Redazione

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Vitantonio Lippolis

24

Giuseppe Mastrototaro

Daniele Donati

Luci e ombre del collegato lavoro (seconda parte)

Giuseppe Marini

Come cambia la certificazione

Rubriche

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Voci dal territorio La Consulta I

I misteri di Roma di Andrea Tommasini

Eleonora Marzani Massimiliano Pastore

Andrea Tommasini Aldo Persi

Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma 00145 Roma - via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06/89670177 r.a. - Fax 06/86763924 Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico - Legge 11-11979 N.12

Buon compleanno, Presidente

Pasquinate Le magnifiche sorti e progressive

Per contributi e suggerimenti TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it

Questo numero è stato chiuso in redazione il 29 giugno 2011

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QUALCUNO PROVERA'

VERGOGNA

Mai avremmo creduto che la Associazione Nazionale dei Consulenti del Lavoro - Sindacato Unitario, così ricca di storia e di tradizioni, in passato sempre in prima linea – sia pure con alterne vicende – nella difesa e nella promozione della immagine della Categoria dei Consulenti del Lavoro, potesse tollerare al proprio interno comportamenti che fanno profondamente arrossire qualunque Consulente del lavoro e farebbero arrossire, ne siamo convinti, qualunque cittadino onesto e raziocinante. Ci riferiamo, ovviamente, alla vicenda che vede l’Unione provinciale Ancl di Roma continuare imperterrita nel suo atteggiamento di rigetto, puro e semplice, con motivazioni che farebbero sorridere se non fossero tanto gravi, di regolarissime domande di iscrizione presentate da colleghi romani alla medesima U.P. romana. Crediamo che tutta la categoria dovrebbe provare un profondo disagio a fronte di tale vicenda: la dirigenza Ancl, in primo luogo, ma tutti gli altri organismi apicali, non escluso il Consiglio Nazionale dell’Ordine, che pure ha improntato buona parte della sua azione (istituzionale e non) alla sinergia col sindacato unitario. Numerosisissimi colleghi romani si sono visti rifiutare l’iscrizione con motivazioni risibili ( vedi l’altro articolo pubblicato in questa Rivista): come può un sindacato, ci chiediamo, definirsi “unitario”, ossia rappresentativo di tutti i consulenti del lavoro, se impedisce con la pura e semplice forza l’ingresso di colleghi che hanno tutti i diritti e tutta la legittimazione possibile a farne parte ? c’è la paura che tanti altri colleghi possano “turbare” gli attuali assetti dirigenziali della U.P. romana rendendo evidente, con gli strumenti della democrazia, ciò che tutti sanno: ossia che la attuale dirigenza della U.P. Ancl romana rappresenta solo una esigua mino-

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ADALBERTO BERTUCCI

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ranza della realtà della nostra provincia? Proprio costoro, lo ricordiamo, hanno chiesto di recente le mie dimissioni. Ebbene rispondo loro che non ritengo né “doveroso”, né tanto meno un “gesto di responsabilità”, rassegnarle. Al contrario, sarebbe irresponsabile e risulterebbe in contrasto con i miei doveri rassegnare le dimissioni dalla carica di Presidente, posto che un tale gesto si tradurrebbe in un evidente tradimento nei confronti di quella stragrande maggioranza di colleghi che hanno voluto che io ed il Consiglio da me presieduto li rappresentasse e tutelasse quale categoria. Sarebbe più logico e doveroso che venissero rassegnate le dimissioni da parte di quei componenti del Consiglio UP ANCL Roma, i cui nominativi risultano attualmente iscritti nel Registro Generale Notizie di Reato presso la Procura della Repubblica di Roma, per condotte poste in essere quali componenti e rappresentanti appunto del citato Consiglio UP ANCL – Roma. Situazioni del genere dovrebbero far riflettere: quando determinati rappresentanti di categoria, all’uopo designati e nominati per la carica da tutti gli iscritti, pongono in essere nell’esercizio delle proprie funzioni di rappresentanza condotte penalmente rilevanti (nel senso che sono sottoposte al doveroso vaglio dell’A.G. penale), allora essi direttamente ed inevitabilmente coinvolgono ed imbarazzano tutta la categoria rappresentata. Respingo pertanto ai mittenti la richiesta di rassegnare le dimissioni aggiungendovi il personale invito a provare, se la speciosità e la irrilevanza delle motivazioni poste a diniego delle iscrizioni di tanti colleghi fossero confermate, a vergognarsi un pò.

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BOTTA ... L'articolo che segue è stato pubblicato sulla Rivista "NOI ANCL - U.P. di Monza e Brianza", giugno 2011

FERMATE LE “BOCCE” Adesso tutti corrono più che a commentare il risultato delle elezioni dell’ENPACL a complimentarsi con i vincitori, per non dire a cavalcarne i risultati, e a sottolineare la preparazione dell’attuale Presidente Alessandro Visparelli. Ma poi tra le righe, in modo molto sottile, continuano imperterriti ad accusare l’ANCL di antidemocraticità, per i più svariati motivi. Con ordine. La lista n°1 non era una lista presentata dall’ANCL in quanto vi erano presenti come candidati colleghi non iscritti al sindacato; riflettendo sull’esito delle votazioni e contando i voti, ritengo che comunque la lista n° 1 si sia difesa bene, anche avendo avuto voti inaspettati. Occorre qui ricordare che se i delegati ENPACL sono eletti, in linea di massima, da liste ANCL, chi li elegge sono gli Ordini ProN U MERO 8 30 GIUGNO 2011

vinciali: quindi ritengo che il successo dell’ANCL sia totale. Analizzando i voti della lista n°1, circa il 25% del totale non è sufficiente a spiegare i settemila, circa, associati al sindacato e gli oltre ventisettemila colleghi… le percentuali si sono invertite!!! Questo per sottolineare che ANCL SU, sottolineo Sindacato Unitario, ha dimostrato che chi vive l’Associazione nelle regole e nella democrazia, condividendo le scelte delle Regioni - fondamentale dopo “Montesilvano” non può che essere fiero di esserne un rappresentante! E poi basta con le solite lamentele delle mancate iscrizioni, non ci crede più nessuno! Non vorrei offendere l’intelligenza del neo-Presidente Visparelli mettendolo in guardia sulla realizzazione del programma presentato in campagna elettorale: è pur vero che, come dicono, non ha minoranze oppositrici in Consiglio, ma risanare la situazione ereditata, con

tutte le difficoltà di gestione di un ente previdenziale, e pensare che sia cosa di poco conto solo perché si condivide un progetto con coesione, ... beh ... offende l’intelligenza! Infine, ma non per questo meno importante, quello che ho notato di diverso, come una ventata di nuovo e sperando che si ripeta in futuro, è la libertà di scegliere senza vincoli, o meglio, senza tener conto di “cambiali da saldare"...! E' solo in questo modo che si può sperare di dare una svolta ad antichi legami e passerelle da “Piazza Rossa”. Luca Follatello Presidente ANCL Monza e Brianza

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RISPOSTA vernato dall'ANCL (???).

Giuseppe Marini Carissimi Colleghi, ricevo e leggo, sempre con interesse, la Vostra rivista e il riceverla è per me un onore per l'insita espressione di rispetto che portate alla mia persona e per il ritenermi degno della Vostra considerazione. Detto ciò, e assicuro che non è piaggeria, i Vostri fondi e gli editoriali mi sono utili per capire anche le dinamiche sindacali di cui sono all'oscuro per non aver mai aderito all'Ancl SU, pur avendo battagliato - in tempi immemori - per la sua affermazione unitamente a Gabriella Perini, a Franco Guarino e a Valfrido Paoli . Dall'editoriale di Luca Follatello riscontro qualche passaggio 'sindacalese' che mi lascia perplesso: ritenere giusto che in CDA Enpacl non ci sia alcuno spazio per chi non è allineato al 100 percento con chi Comanda l'Ordine; il fatto che iscritti all'Enpacl, che come me non aderiscono al S.U. (oltre 22.000) non siano rappresentabili in CDA, sia un fatto ordinario; la derisione della denuncia di antidemocraticità rappresentata dalle mancate iscrizioni all'Ancl (oltre un centinaio di colleghi solo a Roma); sentire in ciò ventate di nuovo e di fresco e ritenere quanto deprecato, utile per portare 'pulizia' in un contesto Categoriale... da sempre go-

Mi domando come si fa a ritenere giusto che il 75 percento dei Colleghi (a livello nazionale) debbano soggiacere alle strategie o alle politiche di una 'minoranza' rappresentata dall'attuale Ancl SU (6000 su 28000)? Il giuoco delle doppie liste, che mi sa tanto dei vecchi sotterfugi e non di venti nuovi, escogitato per evitare qualsiasi partecipazione ampia alla conduzione dell'Ente previdenziale, è un fiore all'occhiello? Il sistema di ostacolare l'accesso al Sindacato Unitario di voci nuove, ancorchè critiche? E poi: l'amico Nevio Bianchi indicato dal Regionale Ancl Lazio dov'è? Neanche in una Lista è stato inserito. Un personaggio come lui non era degno di entrare in un CdA?... altro che 'Montesilvano'. Mi dà qualche ragione di dubitare sulla democraticità agognata. I fatti come evidenti mi sanno di metodi 'bulgari' di cui non c'è niente di esserne fieri. Ancl S.U. ha vinto? Per me NO! E' l'attuale dirigenza categoriale, cioè chi ha attualmente il 'vero' potere, e lo esercita in modi di certo non irreprensibili, che ha vinto. L'Ancl S.U., non ha vinto, l'attuale dirigenza sindacale ha solo 'chiuso la porta' per agire senza ostacoli e... diciamolo pure, parrebbe, senza controllo. Operando subdolamente - ancorchè legittimamente con il gioco delle liste che nulla hanno di contrapposto

- chi grida alla vittoria in modo miope non si rende conto che ciò ha ampliato la possibilità di critica e di censura da parte degli 'altri' i famosi 22.000 'non rappresentati' che per ovvi motivi non staranno solo 'a guardare'. Si sta spaccando ancora di più la Categoria! Dalle mie parti si dice che quella conseguita "'E' una vittoria di Pirro" e la storia insegna che vuol dire. E' solo questione di tempo: da sempre i vari 'Pirro', dopo che a loro volta subiranno la sconfitta, scompaiono nell'oblio. Io che posso dire in conclusione? Caro Luca, apprezzo Sandro Visparelli come Matteo - e loro lo sanno e sono certo che tenteranno di condurre il CdA Enpacl in modo scevro da condizionamenti, però qualche dubbio - me lo devi consentire - resta, qualche prezzo al Manovratore dovranno pagarlo... o no? Spero di aderire all'Ancl nel prossimo futuro... quando sarà veramente il "Sindacato Unitario" e non esclusivamente la rappresentanza di una fazione. Ringrazio i Colleghi Monzesi per la cortesia e per la considerazione con cui mi trattano, permettendo a uno 'fuori dal coro' di esprimersi. Un cordialissimo saluto a tutti. G. Marini

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MOTIVAZIONI INESISTENTI, ANZI: RISIBILI

Moltissimi provvedimenti di diniego adottati dalla UP Ancl di Roma avverso altrettante, legittime, domande di iscrizione avanza

te da Colleghi romani, recano la seguente motivazione: “Per l’istanza di che trattasi il Consiglio ha ritenuto che i motivi che hanno determinato la mancata adesione a codesta Associazione sono contenuti nell’articolo 2 lett. H e nell’articolo 11 n. 2 lettera A dello Statuto dell’Ancl”. Ora l’articolo 2 lettera H dello Statuto Ancl recita: “1. L’Associazione si prefigge e persegue, con le sue attività, i se-

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guenti scopi: h. Richiedere agli iscritti il corretto comportamento e l’osservanza del codice di deontologia professionale dell’Ordine e il rispetto del codice etico che dovrà essere redatto ed approvato dal Consiglio Nazionale. …..” Mentre l’articolo 11 n. 2 lettera A dello Statuto recita: “...... 2. Gli associati, con la sottoscrizione della domanda di iscrizione si impegnano a: a) osservare le norme

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del presente Statuto, dei Regolamenti, del Codice etico nonché le deliberazioni adottate dagli Organi associativi a qualsiasi livello;. . . . . “.

omissis

Dalla lettura della norma statutaria si evince immediatamente la speciosità e la inconsistenza delle motivazioni addotte a sostegno del diniego di iscrizione. In primo luogo perché l'articolo 2 lett.h dello Statuto Ancl si rivolge solo agli "iscritti": va da sé che finché la domanda di iscrizione non è accolta non si è "iscritti" (semmai "iscrivendi"). Come si fa allora, a negare l’iscrizione ad un soggetto per fatti e comportamenti che avrebbe potuto (in ipotesi) compiere solo in qualità di iscritto quando quel soggetto, avendosi vista respinta la domanda di iscrizione, non è mai stato iscritto ? Sono misteri che solo l’UP Ancl di Roma potrebbe risolvere… In secondo luogo la motivazione del diniego riferito ad un ipotetico "mancato impegno" da parte del richiedente l’iscrizione ad osservare le “norme del presente Statuto ec.ec.” è del tutto inconferente dal momento che tale impegno è assunto contestualmente alla presentazione della medesima domanda di iscrizione (la quale contiene espressamente la dichiarazione di "conoscere ed accettare tutte le norme dello Statuto ec.ec. "), firmata in calce dal soggetto richie-

Una delle tante lettere di risposta della UP Ancl di Roma labili” ( a puro titolo di esempio il dente. Ci troviamo di fronte ad diritto di elettorato attivo e passiuna situazione paradossale che, se vo), nonché una lesione della sua non presentasse degli aspetti estre- complessiva personalità, a fronte mamente seri, sembrerebbe tragico- dei quali, prima o poi, seguirà nemica. cessariamente un congruo ristoro (prevediamo numerosissime cauQuali gli aspetti seri? Ricordiamo se legali in corso di predisposizioche la Costituzione italiana, all’arti- ne). colo 2, afferma che “ La Repubbli- Chi pagherà questi danni ? I vertica riconosce e garantisce i diritti ci nazionali Ancl, primo fra tutti il inviolabili dell'uomo, sia come Presidente protempore Longosingolo sia nelle formazioni socia- bardi, sono consapevoli di tale li ove si svolge la sua personalità stato di cose ? e se, come credia….”: è evidente che impedire mo, ne sono pienamente consapel’espressione della personalità del voli (perché avvertiti da numerosi singolo consulente del lavoro scritti, quali il presente, a pubblica all’interno del suo sindacato di cate- diffusione), cosa intendono fare? goria (non a caso “unitario” ), ossia della sua “formazione sociale” Fandor per eccellenza, costituisce un gravissimo danno ai suoi diritti “invioN U M E RO 8

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LE RAGIONI DI UNA SCELTA ... di Nevio Bianchi

Pubblichiamo la lettera che il Presidente della U.P. Ancl di Roma, Nevio Bianchi, ha inviato ai colleghi romani la cui domanda di iscrizione alla medesima U.P. è stata respinta

Buongiorno collega,

nei giorni scorsi hai ricevuto una lettera con la quale ti veniva comunicato che il Consiglio Provinciale Ancl non aveva accettato la tua richiesta di iscrizione alla Associazione. Ho il dovere di aggiungere qualche altra considerazione alle scarne motivazioni presenti nella lettera perché, avendola firmata, oltre ad assumermene tutte le responsabilità sul piano politico e morale , desidero anche che sia chiaro il vero e reale motivo di questa sofferta decisione. Nella lettera che hai ricevuto c’è un richiamo all’articolo 2, lettera H dello Statuto dell’ANCL, che si riferisce alla violazione del codice etico dell’Associazione. In questo richiamo non c’è, nella maniera più assoluta, nessun giudizio sulla tua correttezza e deontologia professionale. Se il tono asettico della lettera ed i riferimenti asciutti agli articoli dello Statuto ti hanno indotto a ritenere che volesse significare questo, te ne chiedo scusa. Ho una storia personale, e questo nessuno me lo può contestare, dove il rispetto di ogni persona è sempre stato uno dei valori più assoluti ai quali mi sono ispirato. Tuttavia la tua richiesta, per i tempi ed i modi con cui ci è arrivata, ci ha fatto sorgere un ragionevole dubbio su quali fossero le motivazioni della domanda di iscrizione. Da anni a Roma si confrontano due diverse visioni di come deve essere rappresentata la nostra categoria. E’ un confronto che, se anche qualche volta è stato duro, è tuttavia utile e costruttivo. Adesso uno dei due gruppi ha deciso di eliminare l’altro. Le dichiarazioni in questo senso sono esplicite e pubbliche. Altrettanto lo sono le finalità. Quando in blocco arrivano un centinaio di richieste di adesione, solo uno sciocco può pensare che c’è stato un improvviso risveglio dell’impegno sindacale. C’è stato piuttosto un ordine, per raggiungere obiettivi evidenti e dichiarati, poco sindacali, e questo dal mio punto di vista, dal nostro punto di vista, non è coerente con il codice etico dell’ANCL, il quale richiede che le motivazioni dell’iscrizione debbano essere invece quelle di favorire l’interesse della Categoria e di condividerne gli scopi e le finalità. Sono però consapevole che così facendo ho fatto di tutta l’erba un fascio. Non posso escludere che per qualcuno le motivazioni fossero invece realmente sincere. A loro chiedo fin da ora, sinceramente scusa e li invito a farsi conoscere partecipando alle nostre iniziative. E’ una vicenda triste e che amareggia, ma dal momento che i colleghi mi hanno chiesto di presiedere l’Unione Provinciale, ho non solo il compito di guidarla, ma anche di preservarne la natura, e cioè quella di essere una associazione libera, formata da colleghi liberi, che decidono da soli se aderire, ed esclusivamente per condividere con altri colleghi la loro professione. E’ quello che ho cercato di fare e che continuerò a fare.

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...MA E' UNA SCELTA SBAGLIATA di Antonio Carlo Scacco Caro Nevio come numerosi altri Colleghi romani, ho anch’io ricevuto la lettera contenente la mancata accettazione della domanda di iscrizione alla Unione Provinciale Ancl di Roma. Dopo un breve esame delle motivazioni addotte a giustificazione del diniego, mi sono convinto che non da esse doveva essere tratta la ragione del comportamento della associazione da te presieduta, ma da altre, assai più profonde e sostanziali. Di quale natura e tono esse siano, ne fai tu stesso menzione nella lettera citata. Ad esempio: “Quando in blocco arrivano un centinaio di richieste di adesione, solo uno sciocco può pensare che c’è stato un improvviso risveglio dell’impegno sindacale”. Ebbene, io sono fermamente convinto che la democrazia (quella vera) sia fondata sul rispetto delle regole. Quando i nostri comuni progenitori affermavano che “summum ius, summa iniuria” parlavano dal profondo della loro conoscenza delle umane cose: il giudizio sulla norma è irrilevante, il rispetto della norma – per quanto essa sia deprecabile - è essenziale. E se la norma, nel caso che ci interessa, subordina l’iscrizione nell’Ancl alla unica condizione che il Collega sia regolarmente iscritto nell’Ordine dei Consulenti del lavoro ( essendo le altre motivazioni ostative inesistenti), il rispetto della norma ne impone la rigorosa osservanza, per quanto possa essere considerata iniqua e ingiusta. Tu stesso dici che ti sei prefisso il compito di guidare l’Unione Provinciale, preservandone la natura, “e cioè quella di essere una associazione libera.”. Ma quanto può essere libera una associazione che non rispetta le regole che essa stessa si è data ? E se tu giustifichi il non rispetto della regola sulla base di un tuo personale giudizio (la mancanza di libertà o eterodirezione nei Colleghi che manifestano il desiderio di iscriversi, giudizio che personalmente non condivido) , non ti sorge il dubbio che altri, dopo di te, potranno allo stesso modo invocare il mancato rispetto delle regole sulla base di giudizi assai meno nobili e meritevoli di tutela ? negare ad esempio l’iscrizione di altri Colleghi sulla base di personali interpretazioni della norma al solo fine di preservare il proprio potere o per altri, oscuri fini? Non è forse questo, non è stato forse questo, il principio dell’autoritarismo e del dispotismo ? Laddove c’è la mancata o insufficiente applicazione della regola, ossia l’ingiustizia, quasi sempre alberga la mancanza di pace, con i suoi tristi ed oscuri corollari della violenza e dell’odio. E non è forse stata una piccola manifestazione di violenza negare l’iscrizione alla U.P. romana a tanti Colleghi in reN U M E RO 8

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gola con le norme e la propria coscienza (secondo il tuo giudizio solo una piccola minoranza, a mio avviso la stragrande maggioranza) ? al punto che tu stesso, nella lettera, hai sentito il bisogno di dover porgere, sia pure soltanto alla “minoranza”, le tue personali scuse ? Questi, caro Nevio, gli effetti , tanto indesiderati quanto imprevedibili, del mancato rispetto delle norme e delle regole. Infine non credo che, seguendo le tue considerazioni, “adesso uno dei due gruppi abbia deciso di eliminare l’altro”. Anzi, non credo neanche che esistano due gruppi. Esiste invece nella nostra Categoria un diffuso conformismo alle idee prevalenti, cui molti spiriti liberi spiace dirlo - aderiscono o stanno aderendo non già per convinzione, ma per forza ed interesse; una politica dello spettacolo, o forse uno spettacolo della politica, della quale non varrebbe neanche la pena parlare se non avesse assunto, ormai, i caratteri sempre più definiti di una sciatta grossolanità. Quando si decide di tener fuori la "peste romana" dal Palazzo (parole non mie, ma che sono state pronunciate), l'uomo Bianchi dovrebbe chiedersi se è ancora un uomo libero o se, piuttosto, non è lo strumento di fini e politiche che certamente non gli appartengono e che, ancor più certamente, non avrebbe mai condiviso. Io mi batterò, e credo di avere il conforto di tutti coloro che esprimono e fanno questa Rivista, perché le minoranze siano tutelate, così come le maggioranze, nel pieno e rigoroso rispetto delle regole che sovrintendono gli ordinamenti che ci siamo dati. Lo dimostra la evidenza, la considerazione e, soprattutto, il rispetto che ha ricevuto la tua lettera.

con affetto Antonio Carlo Scacco

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Foto di Cubagallery


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IN GIRO PER L'ITALIA Sulla vicenda UP Ancl di Roma, pubblichiamo un breve "botta e risposta" apparso su "I Protagonisti" di maggio 2001, tra Antonio Saporito, Consigliere UP Ancl di Roma e Daria Bottaro, Presidente UP Ancl di Milano

Lettera aperta a Daria Bottaro Leggo con sorpresa, nel corpo dell’articolo “Elezioni Enpacl non ci sarà una terza lista ANCL”, un attacco alla nostra Unione Provinciale che non avrebbe accettato l’ingresso di quasi settecento colleghi per il timore di vedere ribaltati equilibri di potere. Non mi sarei mai aspettato una simile affermazione da una collega che milita nel Sindacato Milanese da molti anni e che, tramite esso, era insieme a me nella FE.NA.SI.C.L. e quindi conosce bene le vicende romane. Già da prima di confluire nell’ANCL il nostro sindacato si è sempre scontrato con la dinastia Bertucci che, alla guida dell’Ordine, ha sempre contrastato ogni forma di espressione autonoma nella Categoria. Infatti, dopo aver tentato di contrastare il nostro sindacato attraverso il fantomatico Sindacato Romano che ha operato solo in occasione delle elezioni all’Ordine a sostegno della lista espressione dell’Ordine Romano, constatato che vi è poco spazio, in campo Nazionale, per coloro che non sono targati ANCL, ha deciso, attraverso i suoi fedelissimi, di conquistare l’Unione Provinciale. Tale situazione era già stata denunciata nel mio intervento al congresso di Montesilvano. Vorrei far notare che a tutt’oggi sono state respinte solo le iscrizioni dei Consiglieri dell’Ordine per i seguenti motivi: • Essi nel 2009, nella vigenza del precedente regolamento, non hanno concesso i crediti ai corsi organizzati dall’Unione Provinciale; per tale rifiuto è pendente N U MERO 8 30 GIUGNO 2011

un ricorso presentato da questa Unione Provinciale il 21/11/2009 al Consiglio Nazionale dell’Ordine. • Nello stesso anno hanno rifiutato copia del Bilancio Consuntivo 2008, richiesta dal Presidente dell’Unione Provinciale quale Consulente iscritto all’Ordine, con la motivazione che la richiesta era stata presentata dall’Unione Provinciale, definita soggetto privo di interesse a visionare il Bilancio. • È pendente presso il TAR Lazio ricorso da parte del Consiglio Provinciale dell’Ordine di Roma avverso l’annullamento dell’assemblea che approvava il Bilancio Consuntivo 2008, effettuato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine, su istanza di cinque Consulenti che costituivano il Consiglio Pronvinciale ANCL. Nel Ricorso il Consiglio Provinciale dell’Ordine afferma testualmente: “Tali soggetti sono tutti componenti dell’UPANCL, associazione antagonista del Consiglio Provinciale ed in contrapposizione con quest’ultimo nei rapporti con il Consiglio Nazionale”. Quindi il rifiuto è più che motivato. È vero che in questo momento sono pendenti un centinaiConsiglio dell’Unione Provinciale Romana valuterà con molta attenzione, in base a tutte le notizie in suo possesso, per stabilire se esse sono motivate da vero spirito associativo o sono eterodirette per tentare di prendere il controllo dell’Unione Romana, nell’occasione delle scadenze elettorali nazionali. Questa vigilanza è motivata, non da paura del confronto all’interno dell’Unione Provinciale, ma dalla necessità di tutelare l’intera associazione. Infatti l’iscrizione di soggetti non mossi da vero spirito associativo, comporterebbe il rischio della partecipazione alle competizioni elettorali, nazionali e provinciali, di soggetti che, targati ANCL, snaturerebbero il messaggio portato avanti dall’associazione nell’interesse dei colleghi tutti. Tale partecipazione sarebbe possibile approfittando dell’articolo dello Statuto Nazionale ANCL che tutela le minoranze. Sono certo che questa mia risposta sarà pubblicata sul prossimo numero di Protagonisti, in ossequio ai principi, sostenuti dal vostro Sindacato, che ha sempre dato spazio al confronto di idee

anche se divergenti. Antonio Saporito, Consigliere dell’U.P. ANCL Roma La risposta di Daria Bottaro Caro Saporito, Innanzi tutto ti ringrazio per aver dato atto a Protagonisti di avere “sempre dato spazio al confronto di idee anche se divergenti”, perché è un nostro punto di orgoglio. Se la memoria non mi inganna, ricordo che anche il sindacato milanese era considerato un soggetto da tener fuori dall’ANCL ma quando nel 2001 avvenne l’unificazione, non successe nulla di sconvolgente: non vi furono “colpi di stato”, le norme contenute nello Statuto non vennero abrogate, l’ANCL non subì contraccolpi di sorta. Anzi: l’ingresso di nuovi colleghi irrobustì l’Associazione e la diversità di opinioni arricchì il dibattito interno. Affermi che c’è un problema legato alla “dinastia Bertucci”, che avrebbe deciso, “attraverso i suoi fedelissimi, di conquistare l’Unione Provinciale” e che per questo motivo valuterete con molta attenzione il centinaio di richieste di iscrizione pendenti “per stabilire se es-

se sono motivate da vero spirito associativo o sono eterodirette per tentare di prendere il controllo dell’Unione Romana”. Il nostro Statuto, all’articolo 63, stabilisce che “L’Associazione persegue costantemente l’obiettivo della unificazione sindacale della categoria e pone in essere ogni stimolo alla sua realizzazione” e, all’articolo 7, che “Possono appartenere all’Associazione: a) come associati effettivi: tutti i Consulenti del Lavoro iscritti negli Albi provinciali istituiti ai sensi della legge n. 12 dell’11.1.79, e/o successive modificazioni”; lo Statuto non richiede altri requisiti. Mi chiedo, quindi, come e se sia possibile – e con quali parametri – indagare ed ac-certare quali siano le reali intenzioni e/o scopi dei colleghi che aspirano ad aderire all’ANCL e con quali motivazioni negare l’iscrizione. Rispetto le tue considerazioni su ciò

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che potrebbe accadere nell’UP romana ma ho ancor maggiore rispetto della democrazia: il confronto non può essere evitato e in democrazia valgono i numeri. Personalmente ritengo che se nuovi numeri, che rappresentano persone e idee, vanno a costituire una nuova maggioranza, non si possa che

prenderne atto, impegnandosi nel contempo a sostenere le proprie idee in un confronto dialettico serrato, al fine di giungere al risultato di condividere tutti un unico pensiero e scopi. A mio modo di vedere, la questione del sindacato romano avrebbe dovuto essere gestita diversamente, così come è

avvenuto per Milano, sottoscrivendo, cioè, un accordo con l’intervento dell’ANCL Nazionale, perché l’importanza di Roma meritava e merita un’attenzione particolare. Con stima e cordialità.

Sul sito dei Consulenti del lavoro di Avellino compare la lettera del delegato Enpacl Oreste Caldarazzo, che risponde a quanto pubblicato sul sito istituzionale del C.P.O. di Napoli (rubrica Enpacl informa n. 5/2011) relativamente alle votazioni per la nomina del CdA dell'Ente

per ricevuta “i pizzini” da lei consegnatici per i seguenti motivi: 1° perché già era di per sé mortificante imporre ai delegati di votare solo in un determinato modo, vale a dire con l’indicazione delle preferenze da barrare senza tener conto delle esigenze dei Delegati veterani, i quali, per i rapporti di conoscenza diretta con i colleghi candidati, avrebbero potuto concordare scambi di voti personali a favore del candidato della Campania Gianfranco Ginolfi; si consideri che il sottoscritto è al suo terzo mandato di delegato Enpacl della sua provincia di Avellino; 2° perché non potevo pensare minimamente che i Dirigenti Nazionali ANCL avessero dato tali direttive antidemocratiche, chiedendo per giunta di firmare per ricevuta la consegna di detti bigliettini recanti i voti di preferenza da esprimere nella lista N° 2. La Presidente Regionale ANCL della Campania Anna Maria Granata la mattina del 19/05/2011 non ha messo a conoscenza i Delegati della Campania recatisi a votare di quanto concordato la sera prima con i vertici ANCL-SU, ha solo imposto di ritirare e firmare le ricevute dei bigliettini riportanti le combinazioni di preferenze da esprimere, offendendo in questo modo la personalità dei Delegati Campani e la loro professionalità, in pieno dispregio del nostro codice deontologico. Non solo da parte mia ma anche da parte di altri Delegati Campani sono state espresse contestazioni all’operato della Granata. I delegati di Napoli che si firmano sotto il comunicato Enpacl N° 5/2011 hanno, con quanto in esso dichiarato, cercato di mettere in dubbio la mia lealtà verso il mio sindacato di cui sono il Presidente dell’U.P. di Avellino e soprattutto

verso il collega Gianfranco Ginolfi che sa chi sono i suoi veri amici. Penso che i Delegati Enpacl di Napoli si sentiranno certamente fieri e soddisfatti per aver inserito su di un sito internet pubblico le modalità di controllo dei voti messe in atto dalla collega Granata mediante la consegna di bigliettini riportanti “combinazioni uniche e diverse l’una dall’altra” di preferenze ai votanti in una elezione del C.dA di un Ente Pubblico, per giunta coinvolgendo anche i vertici del nostro Sindacato Nazionale. Tale comportamento non trova alcuna giustificazione in professionisti degni di questa qualifica. Voglio sperare ardentemente che tutta questa “sceneggiata napoletana” non abbia invece l’obiettivo di affossare il neo-eletto CdA Enpacl, in cui, come rappresentante della Campania, c’è il collega Gianfranco Ginolfi di Caserta e non il collega Maurizio Buonocore di Napoli. “ L’ultima Provincia” della Regione Campania, secondo quanto asserito nell’editoriale del sito dei CdL di Napoli, quella di Avellino, ha dimostrato di essere la Prima Provincia della Campania per coerenza, lealtà e dignità del suo rappresentante Enpacl. Considerato, infine, che ho votato per tutta la lista n° 2, senza minimamente danneggiare nei risultati il collega Gianfranco Ginolfi, cosa che invece ha fatto l’Ordine di Napoli presentandosi con un delegato in meno, esprimo tutto il mio disappunto all’attacco rivolto alla mia persona dai delegati Enpacl di Napoli o da chi per essi.

Leggo sul sito ufficiale dei C.d.L. di Napoli, nella rubrica ENPACL al N° 05/2011, l’attacco gratuito da parte dei delegati Enpacl di Napoli rivolto al sottoscritto Oreste Caldarazzo, delegato Enpacl della Provincia di Avellino. In detta rubrica viene riportato un personale resoconto delle elezioni del CdA Enpacl svoltesi in Roma il 19/05/2011 e si asserisce che una combinazione di voti a me assegnata non risulterebbe uscita dalle urne nello spoglio dei voti. E’ un’ affermazione scandalosa, come pure è scandaloso quanto vogliono far credere i delegati di Napoli secondo cui le combinazioni di voti assegnati ai delegati della Campania, fatte per monitorarne il voto, sarebbero state disattese dal sottoscritto. E’ importante che si sappia che questo attacco diretto alla mia persona nasce dallo scontro avuto a Roma il 19/05/2011 con la Presidente Regionale Ancl Anna Maria Granata. La discussione è avvenuta perché la collega Granata, che non è neppure delegata Enpacl della Provincia di Napoli, è andata distribuendo i bigliettini riportanti le combinazioni da votare ai delegati Enpacl della Campania iscritti e non all’ANCLSU. In quella sede contestai alla collega Granata che dovessimo firmare

Daria Bottaro

Il Delegato Enpacl della Provincia di Avellino C.d.L. Oreste Caldarazzo.

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SOMMERSO: TUTELARSI CON I "RIFIUTI" DELLA AMMINISTRAZIONE Mauro Parisi

Cosa accade se una amministrazione fa “obiezione di coscienza” e si rifiuta di procedere nei modi che pure la legge prevede?

Benissimo, potrà dire qualcuno, una in meno. In realtà, la situazione è un po’ più complicata e meno “rassicurante” di come sembrerebbe. Per fare esempio recente, prendiamo il caso dell’Agenzia delle entrate. In materia di contrasto al lavoro sommerso la legge n. 183 del 2010 ha disposto che sono competenti ad accertare e contestare illeciti in materia di lavoro nero “gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro, fisco e previdenza” (art. 3, legge n. 73/2002). N U MERO 8 30 GIUGNO 2011

A questo punto, visto il tenore della legge, con propria circolare n. 38 del 2010, il Ministero del lavoro non ha potuto fare a meno di annoverare tra gli organi competenti a “irrogare la maxisanzione”, oltre agli stessi ispettori del Ministero, quelli di “Inps, Inail, Enpals, Agenzia delle entrate, Agenzia delle dogane, Guardia di finanza ecc”. Tutto chiaro, quindi? No, per nulla. Con la nota del 28 aprile scorso (prot.n. 2011/49819), infatti, l’Agenzia delle entrate ha ritenuto di dovere sollevare il personale ispettivo della stessa Agenzia dal procedere alle contestazioni di illeciti in materia di lavoro nero, adducendo a causa la “specificità dei poteri assegnati alle strutture e al personale dell’Agenzia delle entrate e …[le] differenze con quelli, altrettanto specifici, degli “organi” ispettivi del lavoro”. Ha così considerato che “le recenti modifiche normative in materia di sanzioni relative all’impiego di lavoro irregolare non svolgono ri-

flessi sulle modalità di partecipazione dell’Agenzia alla lotta al lavoro sommerso”. Che significa questa presa di posizione? Che i funzionari dell’Agenzia delle entrate, anche quando pure li constateranno, non contesteranno gli illeciti per lavoro sommerso. Quindi, in tali casi, nessuna sanzione? Assolutamente no. Con nota del 6 giugno scorso il Ministero del lavoro ha preso atto del “rifiuto” a procedere dell’Agenzia delle entrate e ha disposto che siano le “Direzioni del lavoro a volersi uniformare a tale orientamento, adottando gli eventuali provvedimenti sanzionatori che scaturiranno dai verbali trasmessi dalla stessa Agenzia”. Qualcuno potrà a questo punto dire: beh, allora non cambia nulla. Se la contestazione dell’illecito arrive

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rà dai notiziati Uffici del lavoro, anziché dalle Agenzie delle entrate accertanti, per chi trasgredisce sarà comunque comminata una bella maxisanzione. Certo. Con la differenza, però, che quest’ultimo modo di procedere viola l’espressa disposizio-

ne di legge e invalida procedura l’intera sanzionatoria. Solo chi accerta il fatto contra ius, infatti, se organo competente a farlo (come nel caso anzidetto) può anche contestare l’illecito (art. 14, legge n. 689/1981). Ciò vale a dire che, dal “rifiuto” a procedere dell’Agenzia delle entrate potrebbe sorgere un vizio sostanziale dell’attività ispettiva (comunque da valutare caso per caso) e la possibilità di un’eccezione vincente per i soggetti ispezionati. Situazioni non dissimili, del resto (quantunque “striscianti” e meno palesi), si stanno verificando su tutto il territorio nazionale, lì dove vari soggetti pure competenti a contestare il lavoro irregolare preferiscono fare

intervenire i soggetti che tradizionalmente se ne sono sempre occupati. Ciò avviene, per esempio, in quei casi in cui forze di polizia (che pure hanno compiuto un vero e proprio accertamento) procedono a una mera “informativa” agli Uffici del lavoro, affinché provvedano alle previste verbalizzazioni, quando dovrebbero fare essi stessi luogo a un formale e immediato atto di contestazione dell’illecito al soggetto ispezionato. Scoprire se la contestazione è nulla non sempre è facile. Vanno letti bene i verbali di accertamento che vengono notificati e scoprire chi ha davvero proceduto, come lo ha fatto e cosa ha scoperto. Se, come abbiamo visto poc’anzi, i “conti” non tornano… beh, allora ci si deve tutelare ricorrendo nei modi di legge, sicuri di avere ragione. Fortunatamente, nel nostro ordinamento forma e sostanza devono ancora correre di pari passo.

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COME CAMBIA LA CERTIFICAZIONE

Vitantonio Lippolis

La Certificazione dei contratti di La certificazione dei contratti lavoro, dopo le di lavoro. recenti modifiche Introdotta dagli artt. da 75 a 84 normative, ha del D.Lgs. 10 settembre 2003, subito modifiche n. 276, la certificazione dei contratti rappresenta una delle sostanziali novità maggiormente discusse

dell’intera riforma del mercato del lavoro preconizzata da Marco Biagi.

Una delle principali novità racchiuse nella Legge n. 183/2010 è rappresentata dalle sostanziali modifiche apportate all’istituto della certificazione contratti di lavoro. dei Nell’intento di renderlo più appetibile e conseguentemente rilanciarlo, gli articoli 30 e 31 del Collegato lavoro introducono una serie di rilevanti novità che, per un verso ne ampliano il campo di operatività, e dall’altro ne estendono l’efficacia giuridica donando, in tal modo a questo istituto, maggiore appeal.

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Essa è stata introdotta nel nostro ordinamento allo scopo di ridurre la notevole mole di contenzioso amministrativo e giudiziario che caratterizza la qualificazione dei contratti di lavoro. Difatti spesso accade di trovarsi nella necessità di ricondurre la concreta esecuzione di una data prestazione lavorativa ad una delle varie tipologie contrattuali che il nostro ordinamento riconosce e prevede (contratti tipici) o che comunque la prassi ammette (contratti atipici). Tale riconduzione, spesso ardua, risulta tanto più necessaria in quanto

ad ogni singola tipologia contrattuale sono connessi effetti civili, amministrativi, previdenziali e fiscali di volta in volta differenti. L’utilizzo della certificazione come forma di asseverazione avrebbe dovuto comportare la riduzione dell’alea che spesso circonda la stipula di alcuni contratti di lavoro. A dispetto, tuttavia, delle native intenzioni, la certificazione non ha avuto, per varie ragioni che probabilmente non è qui il caso di analizzare, il fascino previsto. Difatti, nonostante gli sforzi fatti in questi anni sia dal Legislatore[2] che dagli organi amministrativi[3] il numero di contratti certificati è risultato essere assolutamente deficitario (quantomeno rispetto alle originarie aspettative). Da qui l’esigenza, di cui si è fatto carico il Legislatore della recente riforma, di rivitalizzare l’asfittico istituto per mezzo di alcune sostanziali novità introdotte dagli articoli 30


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e 31 del c.d. “Collegato Lavoro”.

le di riferimento.

Preliminarmente si rammenta che l’art. 76, del D.Lgs. n. 276/2003 ha individuato gli organi presso i quali è possibile costituire apposite commissioni col compito di certificare i contratti. Più precisamente si tratta de:

A proposito di quest’ultimo organo, l’art. 30, co. 5, del Collegato lavoro opera un parziale ridimensionamento dei relativi poteDifatti viene oggi ri. contemplato che l’attività di certificazione svolta dalle commissioni eventualmente istituite presso i Consigli provinciali degli ordini dei consulenti del lavoro (sino a ieri svolta in misura piena al pari degli altri organi suindicati) possa essere ora svolta “unicamente nell’ambito di intese definite tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, con l’attribuzione a quest’ultimo delle funzioni di coordinamento e vigilanza per gli aspetti organizzativi”. In realtà tale compressione della “sovranità” appare più che altro formale e potrà, probabilmente, consentire un salto di qualità nella direzione di una maggiore omogeneità in relazione alle linee generali impartite a livello nazionale[4].

. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (Dir. Gen. tutela cond. lavoro), esclusivamente nei casi in cui il datore di lavoro abbia le proprie sedi di lavoro in almeno due province anche di regioni diverse ovvero per quei datori di lavoro con unica sede di lavoro associati ad organizzazioni imprenditoriali che abbiano predisposto a livello nazionale schemi di convenzioni certificati; . Le Direzioni provinciali del lavoro quali organi periferici del Ministero del Lavoro; . Le Province (enti ai quali sono state devolute le funzioni ed i compiti relativi al collocamento ed alle politiche attive del lavoro ex D.Lgs. n. 469/1997); . Gli enti bilaterali costituiti dalle associazioni di datori e prestatori di lavoro sia nell’ambito territoriale di riferimento, sia a livello nazionale; . Le Università pubbliche e private (comprese le Fondazioni universitarie) registrate nell'albo istituito presso il Ministero del lavoro; . I Consigli provinciali dell'ordine dei consulenti del lavoro, esclusivamente per i contratti instaurati nel perimetro territoria-

dell’oggetto e Estensione rafforzamento dei compiti delle commissioni di certificazione. Il testo originario della Legge Biagi prevedeva esclusivamente la certificazione del lavoro intermittente, del lavoro ripartito, del rapporto di lavoro a tempo parziale, del lavoro a progetto, dell’associazione in partecipazione, dei rapporti disciplinati dal regolamento delle società cooperative (art. 83) e l’appalto genuino (art. 84). Successivamente, con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 251/2004

modificativo della stessa Legge Biagi, la procedura di certificazione è stata estesa indistintamente a tutti i contratti di lavoro. L’art. 83 del D.Lgs. n. 276/2003, inoltre, prevede che la procedura di certificazione possa riguardare anche il regolamento interno delle cooperative riguardante la tipologia dei rapporti di lavoro attuati o che si intendono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori, ai sensi dell'articolo 6 della legge 3 aprile 2001, n. 142, e successive modificazioni. In proposito le novità introdotte dalla novella, finalizzate all’ampliamento dei compiti delle commissioni di certificazione, sono molteplici e piuttosto rilevanti. In primis l’art. 30, co. 4, nel sostituire integralmente l’art. 75 del D.Lgs. n. 276/2003 asserisce che “Al fine di ridurre il contenzioso in materia di lavoro, le parti possono ottenere la certificazione dei contratti in cui sia dedotta, direttamente o indirettamente, una prestazione di lavoro secondo la procedura volontaria stabilita nel presente titolo”. Al riguardo va subito rimarcato come il nuovo testo estenda l’ambito d’intervento della certificazione posto che, mentre il testo previgente faceva riferimento al “contenzioso in materia di qualificazione dei contratti di lavoro”, il nuovo testo dell’art. 75 fa riferimento, in maniera più generale, al “contenzioso in materia di lavoro”[5]. Inoltre il Legislatore ha dilatato ulteriormente il campo d’appliN U M E RO 8

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cazione della certificazione affermando che le commissioni possono certificare, su base volontaria, tutti i contratti nei quali direttamente od indirettamente sia dedotta una prestazione di lavoro. Questo comporta che diviene, ad esempio, ora possibile procedere alla certificazione anche di un contratto avente natura prettamente commerciale come la cessione di un ramo d’azienda che coinvolga le prestazioni dei lavoratori ceduti.

dello stesso art. 31 nel quale si afferma che, limitatamente al lavoro subordinato e parasubordinato (con esclusione del pubblico impiego), le parti contraenti possono pattuire clausole compromissorie per mezzo delle quali si deferisce ad un collegio arbitrale la soluzione delle controversie relative. Tali clausole, tuttavia, per essere valide e vincolanti debbono essere certificate secondo le modalità di cui si parla.

Un ulteriore ampliamento dei compiti delle commissioni di certificazione deriva dalla possibilità, prevista dall’art. 31, co. 12 della nuova Legge, di costituire apposite camere arbitrali per la definizione delle controversie in tema di lavoro subordinato, parasubordinato e rapporti di pubblico impiego. In questo ambito si applica, in quanto compatibile, l’articolo 412, co. 3, del c.p.c. il quale, nella nuova stesura operata dal Collegato[6], prevede che “Il lodo emanato a conclusione dell’arbitrato, sottoscritto dagli arbitri e autenticato, produce tra le parti gli effetti di cui all’articolo 1372 e all’articolo 2113, quarto comma, del codice civile.” Si tratta, com’è facile arguire, di compiti del tutto nuovi a favore delle commissioni di certificazione che sono sostanzialmente finalizzati alla deflazione del contenzioso giudiziario per mezzo dell’utilizzo dello strumento alternativo dell’arbitrato irrituale, disposizioni che vanno messe in stretto collegamento con quanto appresso si dirà in tema di estensione dell’efficacia giuridica della certificazione (cfr. art. 30, co. 2) nonché col precedente co. 10

Così come pure finalizzato alla riduzione del contenzioso presente nelle straripanti aule giudiziarie è la previsione contenuta nell’art. 31, co. 13, della Legge in commento la quale prevede che tutte le commissioni di certificazione possano essere sede di svolgimento del tentativo di conciliazione ai sensi dell'art. 410 c.p.c[7]. In realtà, in questo caso, non si tratta di una vera e propria novità giacché pure in precedenza[8] era prevista la necessità - da parte di colore che erano intenzionati a presentare ricorso giurisdizionale - di adire la commissione di certificazione che ha adottato l'atto per espletare un tentativo di conciliazione (tentativo che, come ribadito dall’art. 31, co. 2, del Collegato, è obbligatorio). Il cambiamento introdotto dalla novella sta nel fatto che, dalla data d’entrata in vigore della norma, sarà possibile esperire innanzi alle commissioni di certificazione il tentativo di conciliazione anche per i contratti che non sono stati certificati.

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Tale disposizione risulta essere strettamente correlata a quella successiva contenuta nel co. 14,

dello stesso art. 31 per mezzo della quale si estende a tutte le sedi di certificazione la competenza a certificare le rinunzie e transazioni rendendo così la volontà abdicativa e transattiva fra le parti inoppugnabili, essendo all’uopo adottato lo schema previsto dall’art. 2113 cod. civ.[9]. Dal combinato disposto dei suddetti commi 13 e 14 dell’art. 31 emerge che alle commissioni di certificazione vengono sostanzialmente attribuite i medesimi poteri in ambito conciliativo e transattivi già previsti a favore delle Commissioni di conciliazione di cui all’art. 410 c.p.c. istituite presso le Direzioni provinciali del lavoro in un contesto generale nel quale, a dire il vero, il tentativo di conciliazione diviene, proprio per effetto delle modifiche apportate all’art. 410 del c.p.c., facoltativo (e non più obbligatorio come in precedenza). Contribuisce, infine, all’ampliamento dei compiti delle commissioni di certificazione (seppure solo di alcune, come appresso si dirà) anche la previsione contenuta nell’art. 31, co. 15 del Collegato Lavoro secondo cui adesso la certificazione del regolamento interno delle cooperative riguardante la tipologia dei rapporti di lavoro attuati o che si intendono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori, ai sensi dell'articolo 6 della legge 3 aprile 2001, n. 142, delle cooperative è praticabile da parte di qualunque commissione di certificazione. Si rammenta che sino ad oggi tale procedura era invece una prerogativa esclusiva della commissione pariteti-

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ca istituita vincia[10].

presso

la

Pro-

Competenza territoriale. Nulla è cambiato sotto il profilo della competenza territoriale per le commissioni di certificazione dopo la riforma in esame. Essa può quindi essere riassunta come segue. Le commissioni di certificazione istituite presso le Università hanno competenza territoriale generale. Innanzi alla commissione istituita presso il Ministero del lavoro possono essere, invece, certificati esclusivamente i contratti che vedono come titolare del rapporto quei datori di lavoro che abbiano le proprie sedi in almeno due province anche di regioni diverse ovvero per quei datori di lavoro con unica sede di lavoro associati ad organizzazioni imprenditoriali che abbiapredisposto a livello no nazionale schemi di convenzioni certificati dalla commissione di certificazione istituita presso il Ministero del lavoro stesso. Presso le commissioni istituite dai consigli provinciali dei consulenti del lavoro di cui alla Legge n. 12/1979, possono essere certificati esclusivamente i contratti di lavoro instaurati nell'ambito territoriale di riferimento. Per quanto riguarda l’ambito territoriale di competenza degli organi collegiali istituiti presso le Direzioni provinciali del lavoro l’art. 77, del D.Lgs. n.

276/2003, analogamente a quanto previsto dall’art. 413, 2° comma, c.p.c. in tema di competenza del giudice del lavoro, stabilisce che le stesse commissioni siano competenti a certificare esclusivamente quei contratti di lavoro che sono stipulati da aziende che hanno la sede (o una loro dipendenza) nel territorio della provincia di riferimento e presso la quale sarà addetto il lavoratore contraente. In virtù della particolarità che contraddistingue gli agenti e rappresentanti di commercio i quali svolgono la propria attività con riferimento ad una determinata zona territoriale o mercato che spesso nulla ha a che vedere con la sede del preponente, si ritiene – secondo quanto previsto dal 4° comma del sopra richiamato art. 413 c.p.c. – che la competenza territoriale delle Commissioni di certificazione in parola vada, invece, verificata con riferimento al domicilio dell’agente. Per quanto riguarda, infine, la certificazione dei contratti d’appalto la norma in parola non fa esplicito riferimento ad alcuna competenza territoriale.

I criteri seguiti per la certificazione. Anche sotto l’aspetto procedurale riguardante i criteri che le commissioni debbono seguire in fase di certificazione nulla è cambiato rispetto al passato. Sotto questo profilo, difatti, allo scopo di individuare i caratteri es-

senziali di ciascuna tipologia contrattuale e fornire così elementi chiari e certi relativamente alle clausole indisponibili in sede di certificazione dei rapporti di lavoro, il Ministro del lavoro, entro sei mesi dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 276/2003, avrebbe dovuto emanare i c.d. “codici di buone pratiche”. Tali codici avrebbero dovuto rappresentare, nelle intenzioni del Legislatore delegato, una guida per tutte le Commissioni di certificazione e dettare così, in maniera uniforme su tutto il territorio, i criteri per la qualificazione dei vari contratti di lavoro. In attesa che il Ministro, con apposito decreto, finalmente emani i suddetti codici, ed al fine di evitare la paralisi dell’attività certificativa conseguente alla mancanza degli stessi, le commissioni di certificazione istituite presso le Direzioni provinciali del lavoro e presso le Province sono state autorizzate ad operare - oltre che ovviamente sulla base delle vigenti norme di legge - nell’osservanza di appositi regolamenti interni che le commissioni stesse sono autorizzate ad approvare ed a trasmettere al Ministero del lavoro ai sensi dell’art. 2 del D.M. 21/7/2004. Relativamente alle commissioni istituite presso i CPO dei Consulenti del lavoro, invece, le linee guida in tema di certificazione sono state individuate dal Protocollo d’intesa tra Ministero del Lavoro e Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro del 18/02/2011, principi

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che sono stati successivamente trasposti all’interno del nuovo schema di Regolamento adottato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro con delibera n. 249 del 24/3/2011, entrata in vigore il 1° maggio 2011.

Estensione dell’efficacia giuridica dei contratti e delle clausole certificate. Con riguardo all’efficacia giuridica che consegue al positivo vaglio degli organismi predetti, si rammenta che allorché un contratto acquisisce il visto di certificazione da parte della commissione esso acquista “piena forza legale” sia fra le parti, sia nei confronti dei terzi[11]. Da ciò consegue che, gli effetti (civili, previdenziali, amminifiscali, ecc.) del strativi, così certificato contratto permangono, anche nei confronti dei terzi fintanto che non sia stato accolto, con sentenza di merito, uno dei ricorsi giurisdizionali esperibili (fatti ovviamente salvi eventuali provvedimenti cautelari assunti dall’organo giurisdizionale adito). Di fatto, per i contratti certificati, interviene il c.d. principio dell’”inversione dell’onere probatorio”, in ragione del quale spetta a chi contesta la regolarità del contratto (organi di vigilanza compresi) dimostrare eventualmente in giudizio l’invalidità del testo certificato. Conseguentemente, in presenza di un contratto certificato, chiunque non intenda accettarne gli effetti e voglia quindi N U MERO 8 30 GIUGNO 2011

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metterlo in discussione, deve egli stesso impugnarlo richiedendone l’invalidazione innanzi al Tribunale in funzione di giudice del lavoro ex art. 413 c.p.c., adducendo i relativi elementi di prova. La contestazione in sede civile non sempre è, tuttavia, possibile. Difatti le ragioni per le quali è consentito procedere all’impugnazione dell’atto certificato sono le seguenti[12]: a) Vizi del consenso; b) Erronea qualificazione del contratto; c) Difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione. Come già su accennato, tuttavia, la norma in parola prevede, come condizione essenziale, che chiunque intenda procedere all’impugnazione in sede civile del contratto certificato debba preventivamente rivolgersi alla commissione di certificazione che ha adottato l’atto stesso, al fine di espletare un tentativo obbligatorio di conciliazione[13]. L’eventuale soluzione conciliativa adottata in quella sede gode del carattere dell’inoppugnabilità, essendo la procedura prevista conformata alle previsioni contenute nell’art. 410 c.p.c.. Oltre che con ricorso in sede civile, il provvedimento di rilascio (ma ovviamente anche quello di diniego) di certificazione possono essere opposti con ricorso amministrativo al T.A.R. competente per territorio, nel termine di 60 giorni dalla notifica del provvedimento stesso[14]. E’ quasi superfluo al riguardo fare pre-

sente che l’eventuale impugnazione in questa sede si concretizza esclusivamente nei confronti dell’atto amministrativo, restando ovviamente estraneo a tale ambito il negozio giuridico sottostante al provvedimento amministrativo impugnato. Su questo articolato impianto vanno ad innestarsi le rilevanti novità introdotte in materia di certificazione da parte dell’art. 30 del Collegato lavoro. Difatti nel 2° comma afferma che il giudice, nella qualificazione del contratto di lavoro e nell’interpretazione delle relative clausole, deve attenersi alle valutazioni delle parti, espresse in sede di certificazione salvo il caso di: a) erronea qualificazione del contratto; b) di vizi del consenso; c) difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione. Interpretando letteralmente tale norma parrebbe che neppure il giudice eventualmente adito possa effettuare alcuna valutazione di merito sulla qualificazione del contratto di lavoro o nell’interpretazione delle clausole relative, dovendo egli esclusivamente prendere atto di quanto già al riguardo espresso dalle parti nel negozio giuridico certificato. Le uniche circostanze nelle quali, in via residuale, resterebbe comunque possibile una valutazione da parte dell’Autorità Giudiziaria si veri-

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ficano solo in presenza di un ricorso teso ad accertare una delle circostanze sopra riportate. La conseguenza pratica, dunque, è che la volontà delle parti, assistita dall’organo certificatore, viene in gran parte sottratta al sindacato del giudice per divenire così maggiormente vincolante e “inoppugnabile” nel merito. Sotto il profilo dell’estensione dell’efficacia giuridica della certificazione va certamente annoverata anche la disposizione contenuta nell’art. 30, co. 3 della Riforma nella quale viene trattata la delicata questione della valutazione giudiziale delle ragioni fondanti il licenziamento di un lavoratore. In particolare la prima parte della norma in esame afferma che: “Nel valutare le motivazioni poste a base del licenziamento, il giudice tiene conto delle tipizzazioni di giusta causa e di giustificato motivo presenti nei contratti collettivi di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi ovvero nei contratti individuali di lavoro ove stipulati con l'assistenza e la consulenza delle commissioni di certificazione”. Inoltre tale ultima disposizione prevede che sempre il giudice, nel valutare le conseguenze del licenziamento illegittimo, debba tener conto anche degli elementi e di parametri fissati dai predetti contratti. Appare dunque evidente la finalità del Legislatore della riforma di ridurre, tramite la disposizione in esame, l’alea d’incertezza che attualmente grava sul datore di lavoro in presenza di un licenziamento per giusta causa o

giustificato motivo. Difatti, così facendo, l’insindacabilità da parte del giudice delle motivazioni del licenziamento “tipizzate” all’interno di uno dei suddetti contratti, non potrà che fornire maggiore garanzie di successo al datore di lavoro all’esito di un’eventuale impugnazione da parte del lavoratore. La presenza, difatti, delle organizzazioni sindacali stipulanti (nel caso del contratto collettivo di lavoro) o dei componenti della commissione (nel caso di certificazione del contratto individuale) dovrebbe fornire - nello spirito della norma - un’adeguata e sufficiente garanzia d’imparzialità e legittimità alle clausole di licenziamento ivi certificate. In considerazione dei possibili abusi che una tale previsione potrebbe consentire a danno dei lavoratori magari disoccupati che, pur di avere un lavoro, potrebbero trovarsi eventualmente “costretti” a sottoscrivere clausole “forcaiole” di ridel contratto, soluzione l’auspicio è che, ovviamente, tutte le commissioni di certificazione svolgano nel migliore dei modi, ed al di fuori di possibili condizionamenti, il ruolo di controllo istituzionale alternativo che la legge oggi gli riconosce. Da ultimo, sempre con riguardo all’efficacia giuridica della certificazione, interviene l’art. 31, co. 17 della Legge n. 183/2011, per mezzo del quale viene offerta alle parti la possibilità di estendere retroattivamente l’efficacia del provvedimento di certificazione. Difatti la norma, aggiungendo alla fine dell’art.

79, del D.Lgs. n. 276/2003 un nuovo comma, nella prima parte afferma che “Gli effetti dell’accertamento dell’organo preposto alla certificazione del contratto di lavoro, nel caso di contratti in corso di esecuzione, si producono dal momento di inizio del contratto, ove la commissione abbia appurato che l’attuazione del medesimo è stata, anche nel periodo precedente alla propria attività istruttoria, coerente con quanto appurato in tale sede”. E’ particolarmente evidente la differenza rispetto alla previgente situazione che sostanzialmente prevedeva, invece, una sorta di costitutiva” del “efficacia provvedimento di certificazione. Alla luce di questa novità, pertanto d’ora innanzi potranno essere certificati dei contratti magari già stipulati in precedenza con la possibilità di far regli effetti della troagire certificazione postuma all’inizio del rapporto stesso operando, in tal modo, una sorta di blindatura dei relativi contenuti. Nella seconda parte dello stesso art. 31, co. 17, infine, è previsto che “In caso di contratti non ancora sottoscritti dalle parti, gli effetti si producono soltanto ove e nel momento in cui queste ultime provvedano a sottoscriverli, con le eventuali integrazioni e modifiche suggerite dalla commissione adita”. Viene, in tal modo, offerta dalla novella alle parti contraenti un duplice vantaggio: . Da un lato, la possibilità di produrre all’esame dell’organo certificatore anche le “bozze”

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contrattuali non ancora sottoscritte dalle parti. In questo caso gli effetti del provvedimento vengono ovviamente posticipati al momento dell’avvenuta relativa sottoscrizione; . Dall’altro, l’opportunità di avvantaggiarsi pienamente della funzione consulenziale svolta dalle commissioni di certificazione per la stipula e per l’eventuale integrazione dei contratti individuali di lavoro.

Conclusioni. In definitiva si può facilmente arguire come le modifiche apportate dal Collegato lavoro all’istituto della certificazione siano di ingente portata e certamente suscettibili di rendere la procedura maggiormente appetibile tanto alle piccole quanto alle imprese medio-grandi. Un sensato giudizio al riguardo non potrà, tuttavia, essere disgiunto dall’effettivo utilizzo che si farà di questo istituto. In questa senso compito delle Commissioni di certificazione non potrà che essere quello di svolgere, nello spirito della legge, un filtro di legalità che dovrebbe a sua volta produrre sostanziali effetti deflativi sul contenzioso in materia di lavoro. A tal riguardo sarà ovviamente fondamentale l’adozione di paletti fermi che consentano di evitare surrettizie forme di coartamento della volontà individuale dei lavoratori che, notoriamente, restano la parte debole del rapporto.

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183/2010. ----------------------[1] Responsabile U.O. Vigilanza 2 presso la DPL di Modena e membro del gruppo nazionale di esperti del MLPS che si occupa di rispondere agli interpelli. Le seguenti considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza. [2] Vedasi art. 1, comma 256, Legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Legge finanziaria 2006) col quale sono stati aggiunti nuovi organismi presso i quali attivare la procedura di certificazione dei contratti. [3] Cfr. Direttiva del 18/09/2008 sui “Servizi ispettivi e attività di vigilanza” per mezzo della quale il Ministro del Lavoro Sacconi ha invitato, in generale, il personale ispettivo a concentrare le verifiche sui contratti che non siano già stati sottoposti al positivo giudizio di una delle commissioni di certificazione, riconoscendo così di fatto ad esse un ruolo di controllo istituzionale alternativo agli stessi organi ispettivi. [4] Cfr. il Protocollo d’intesa tra Ministero del Lavoro e Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro del 18/02/2011 che individua i principi in base ai quali è stato successivamente approvato il nuovo schema di Regolamento da parte del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro con delibera n. 249 del 24/3/2011, entrato in vigore il 1° maggio 2011. [5] Va rimarcato come, peraltro, una breccia nell’originario perimetro della certificazione era già stata, per via amministrativa, aperta dal Ministero del lavoro con la risposta ad Interpello n. 81/2009 nella quale si faceva presente che “Fermo restando la certificabilità del rapporto fra agenzia per il lavoro e lavoratore, potendo essere certificato ogni tipo di contratto di lavoro in virtù delle disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 251/2004, si ritiene che lo stesso possa valere anche per il contratto fra somministratore e utilizzatore”. [6] Art. 31, co. 5, della Legge n.

[7] Norma anch’essa modificata dal Collegato lavoro (cfr. art. 31. co. 1). [8] L’art. 80, co. 4, del DLgs. n. 276/2003 afferma che “Chiunque presenti ricorso giurisdizionale contro la certificazione ai sensi dei precedenti commi 1 e 3, deve previamente rivolgersi obbligatoriamente alla commissione di certificazione che ha adottato l'atto di certificazione per espletare un tentativo di conciliazione ai sensi dell'articolo 410 del codice di procedura civile”. [9] Art. 2113 cod. civ.: “Le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di cui all'art. 409 del codice di procedura civile, non sono valide. L'impugnazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione medesima. Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere impugnate con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, del lavoratore idoneo a renderne nota la volontà. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alla conciliazione intervenuta ai sensi degli articoli 185, 410 e 411 del codice di procedura civile”. [10] Art. 8 DM 21/7/2004: “La certificazione dei regolamenti interni delle società cooperative, riguardanti la tipologia dei rapporti di lavoro, attuati o che si intendono attuare, con i soci lavoratori, ai sensi dell'articolo 6 della legge 3 aprile 2001, n. 142, e successive modificazioni, è effettuata secondo la procedura dettata dal presente decreto presso la specifica Commissione di cui al comma 2. La Commissione di certificazione del regolamento interno delle cooperative è istituita presso la Provincia. Essa è

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composta da un Presidente, indicato dalla stessa, e in maniera paritetica dai rappresentanti delle associazioni di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, comparativamente più rappresentative”.

lega n. 30/2003.

[11] Art. 5, co. 1, lett. e), della Legge de-

[14] Il comma 5, dello stesso art. 80,

[12] Vedasi art. 80, D.Lgs. n. 276/2003. [13] Tentativo che, come ribadito dall’art. 31, co. 2, del Collegato Lavoro, resta obbligatorio.

del D.Lgs. n. 276/2003 prevede espressamente la possibilità di ricorrere, in sede giurisdizionale amministrativa, in queste due ipotesi: violazione del procedimento ed eccesso di potere.

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LUCI E OMBRE DEL COLLEGATO LAVORO Giuseppe Mastrototaro Impugnazioni dei licenziamenti individuali (articolo 32). Modificate le disposizioni relative alle modalità e ai termini per l'impugnazione dei licenziamenti individuali. Intanto, si ribadisce il termine per l'impugnativa del licenziamento di 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione o dalla comunicazione dei motivi, ove non contestuale. L'impugnazione può essere effettuata con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore, anche, attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale diretto a impugnare il licenziamento stesso. L'impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di 270 giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilità di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l'arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l'accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve N U MERO 8 30 GIUGNO 2011

Seconda parte essere depositato a pena di decadenza entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo. Il termine di decadenza di 60 giorni si applica anche a tutti i casi di invalidità del licenziamento. Inoltre la decadenza di 60 giorni si applica: ai licenziamenti che presuppongano la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla legittimità del termine apposto al contratto; al recesso del committente nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa; al trasferimento da una unità produttiva a un'altra, con termine decorrente dalla data di ricezione della comunicazione di trasferimento; all'azione di nullità del termine apposto al contratto di lavoro. La decadenza si applica, pure: ai contratti di lavoro a termine in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore della legge 183, con decorrenza dalla scadenza del termine e ai contratti di lavoro a termine già conclusi alla data di entrata in vigore della legge. Nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un'indennità

onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. Collaborazioni coordinate e continuative (articolo 50). Si prevede che, fatte salve le sentenze passate in giudicato, in caso di accertamento della natura subordinata di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche se riconducibili a un progetto o programma di lavoro, il datore di lavoro che abbia offerto entro il 30 settembre 2008 la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato, nonchè abbia, dopo la data di entrata in vigore della presente legge, ulteriormente offerto la conversione a tempo indeterminato del contratto in corso sia tenuto unicamente a indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 e un massimo di 6 mensilità di retribuzione. Anche in questo caso, a mio avviso, sarebbe stato più che opportuno definire le conseguenze che ne scaturiscono sotto il profilo contributivo e sanzionatorio verso gli Enti previdenziali ed assicurativi.


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Differimento di deleghe in materia di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, incentivi all'occupazione e apprendistato e di occupazione femminile (articolo 46). Il Governo, entro 24 mesi dall'entrata in vigore della presente legge, dovrà metter mano alla revisione della disciplina degli ammortizzatori sociali; al riordino della normativa in materia di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione e di apprendistato; alla revisione della disciplina in materia di occupazione femminile. Oso un’opinione, la seguente: occorrerebbe una riforma non solo degli ammortizzatori sociali, che dovrebbero essere concessi con criteri molto più selettivi e premianti per le sole aziende virtuose. Il vincolo della “stabilità reale” ostacola la mobilità del lavoro nell’ambito dell’azienda facendo si che il datore di lavoro ricorra alla stipula di contratti di lavoro a termine. Al contrario, liberando le aziende dalla rigidità della reintegrazione nel posto di lavoro, si disincentiverebbe la parte datoriale dal ricercare la flessibilità utilizzando varie forme di contratti che meglio si distinguono in contratti di “lavoro precario” con effetti politico sociali e psicologici di grande impatto. Aggiungo che occorrerebbe rifondare il diritto del lavoro abbandonando la cultura del rapporto di lavoro subordinato quale unica forma garantista e lasciare spazio al lavoro autonomo anche nell’ambito dell’impresa. Ciò che fa la differenza non è il posto fisso ma le prospettive di crescita e di arricchimento professionale e non. Se un’azienda funziona e continua a crescere, perché mai un lavoratore do-

vrebbe guardarsi attorno? E perché mai l’azienda dovrebbe privarsi di un valido collaboratore? Vi è, invece, che la perdita del posto fisso intimorisce proprio quei lavoratori che concepiscono il posto di lavoro non come un punto di partenza ma come un approdo e vi si adagiano in attesa di maturare il diritto alla pensione. Apprendisti a 16 anni (articolo 48, comma 8). Sarà possibile completare l’ obbligo di istruzione attraverso l'apprendistato, previa «la necessaria intesa tra Regioni, ministero del Lavoro e ministero dell'Istruzione, sentite le parti sociali». La novità, introdotta dalla Camera, di fatto, scrive un nuovo capitolo sull'obbligo scolastico in Italia, ripetutamente modificato dai Governi precedenti. L'effetto pratico di questa disposizione, che s'inserisce nel quadro della legge Biagi, è molto semplice e chiaro: a sedici anni sarà possibile prevedere che un giovane entri in azienda, con un contratto di lavoro. Intermediazione (articolo 48, commi da 1 a 7). Modificandosi alcune norme del D.Lgs. n. 276/2003, si prevede, in particolare, che siano autorizzati a svolgere servizi di intermediazione per la ricerca del lavoro, anche, gli enti bilaterali e i gestori di siti internet, a condizione che svolgano la predetta attività senza finalità di lucro e fermo restando l'invio di ogni informazione relativa al funzionamento del mercato del lavoro, nonché a condizione della pubblicazione sul sito medesimo dei propri dati identificativi. Si prevede, comunque, che, in attesa delle normative regiona-

li, i soggetti che intendono svolgere attività di intermediazione, ricerca, selezione e supporto alla ricollocazione professionale, debbano comunicare preventivamente al Ministero del Lavoro il possesso dei requisiti previsti dalla legge. Sarà, poi, da verificare la regolarità della comunicazione resa e iscrivere tali soggetti, entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione medesima, nell'apposita sezione dell'albo. Aspettativa (articolo 18). Possibilità, per i dipendenti pubblici, di essere collocati in aspettativa non retribuita e senza decorrenza dell'anzianità di servizio, per un periodo massimo di dodici mesi, anche per avviare attività professionali e imprenditoriali. Nel periodo di aspettativa non trovano applicazione le disposizioni in tema di incompatibilità per i dipendenti pubblici. Vale a dire che d’ora in avanti ispettori del lavoro, dirigenti degli enti verso cui è rivolta la nostra professione, guardia di finanza, agenzia delle entrate e chi più ne ha più ne metta, purchè in aspettativa, potranno conseguire i titoli per esercitare la nostra attività in barba alle condizioni di incompatibilità e mi fermo qui nelle considerazioni.

2 . fine seconda parte

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VOCI DAL TERRITORIO

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LA CONSULTA I LA COMPOSIZIONE DELLA CONSULTA I Presidente NARDINOCCHI UMBERTO Altri componenti PANICALI MASSIMILIANO CARLEVALE CARLO COSTANTINI PATRIZIA MARCHETTI FEDERICO GRAZIANI GIOVANNA QUARTARARO LUCILLA

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IL TERRITORIO

VOCI DAL TERRITORIO

La Consulta I si estende nel centro storico nel perimetro delle Mura Aureliane. Il suo territorio è suddiviso in otto Zone Urbanistiche e la sua popolazione comprende oltre 130 mila abitanti (un precedente articolo su questa Consulta, che insiste su un territorio dalle ricchezze storiche inestimabili, è stato pubblicato nel numero 5)

Foto di Controvento

Casale Sant'Antonio, foto di Andrea Labate

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MISTERI DI ROMA

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BUON COMPLEANNO, PRESIDENTE

Andrea Tommasini

Quest’anno a “Roma Caput Mundi”, dove fra l’altro hanno sede, la Presidenza della Repubblica e lo Stato Città del Vaticano, nel giorno del 29 giugno 2011 dedicato ai Santi Pietro e Paolo, si è celebrata la festa solenne in Vaticano per i sessant’anni di Sacerdozio del Papa. Molteplici i titoli che si assommano alla Sacra Persona del Papa: Vescovo di Roma, Vicario di Gesù Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa Universale, Primate d'Italia, Arcivescovo e Metropolita della Provincia Romana, Patriarca d'Occidente (sebbene Papa Benedetto XVI abbia rinunciato a questo titolo), Sovrano dello Stato della Città del Vaticano e Servo dei Servi di Dio. I titoli che gli competono certamente aiutano a comprendere meglio il grande spirito che ha animato questa festa. Nel medesimo giorno Roma e l’Italia intera, festeggiavano anche l’ottantaseiesimo genetliaco del nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella Città del Vaticano si è svolta in grande solennità la duplice festa per i sessanta anni di sacerdozio del Santo Padre e per le festività dei Santi Pietro e Paolo, protettori dello Stato e della Città Eterna. E’ stata celebrata una Messa solenne in San Pietro aperta da SS Benedetto XVI alla presenza di oltre cento Cardinali e quaranta Arcivescovi. Presente alla cerimonia anche il Patriarca di Costantinopoli per l'imposizione dei 'palli' ai nuovi Arcivescovi metropoliti, oltre ad innumerevoli rappresentanze del N U MERO 8 30 GIUGNO 2011

Il 29 giugno, oltre ad essere festa tipicamente romana, ricorre anche il compleanno del nostro grande Presidente Napolitano: buon compleanno!

mondo diplomatico e del panorama politico nazionale ed internazionale. Innumerevoli gli auguri giunti in Vaticano a Benedetto XVI. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del quale ricorre a sua volta l'ottantaseiesimo compleanno, ha così inviato il Suo messaggio al Papa: "Mi è gradito rivolgerLe anche a nome del popolo italiano, il più sentito augurio per la fausta ricorrenza del sessantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, che felicemente coincide con la festa dei Santi Pietro e Paolo. L'occasione mi offre l'opportunità di rinnovarLe l'espressione della mia alta considerazione per la luminosa testimonianza di profondi valori spirituali e morali e per l'incessante azione in favore della pace e del dialogo tra le nazioni che Ella autorevolmente conduce". "Nei molti anni trascorsi a Roma, anche prima dell'elevazione al soglio pontificio Vostra Santità ha inoltre sempre manifestato particolare affetto e considerazione per la nazione italiana. E' in questo spirito che la prego di accogliere i miei sentimenti di amicizia e profonda stima". Una tappa storica questo ventinove giugno che ha

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MISTERI DI ROMA

fermato nella storia personale della vita sacerdotale di Joseph Ratzinger, un’importante traguardo. A quaranta 40 arcivescovi metropoliti nella Basilica Vaticana, il Santo Padre ha consegnato i Pallii, antichissimo simbolo dell'unita' e della dignita' episcopale. Proprio a questi ultimi si e' rivolto quando ha ricordato che i ''Pastori della Chiesa', i responsabili delle comunita' locali, debbono sempre orientare il loro comportamento al servizio e all'unita'. Ha inoltre sottolineato nella solennità della Celebrazione e della festa come la stretta striscia di tessuto fatta con la lana degli agnelli, stia a significare anche ''la comunione dei Pastori della Chiesa con Pietro e con i suoi successori,,,,. Concludendo ….che noi dobbiamo essere Pastori per l'unita' e nell'unita' e che solo nell'unita' di cui Pietro e' simbolo guidiamo veramente verso Cristo''. Il sacerdozio, ha poi ricordato il Papa, significa ''anche portare frutto e un frutto che rimanga!''. ''Il frutto della

vite e' l'uva, dalla quale si prepara poi il vino. Fermiamoci per il momento su questa immagine. Perche' possa maturare uva buona, occorre il sole ma anche la pioggia, il giorno e la notte. Perche' maturi un vino pregiato - e' stata l'immagine usata dal pontefice c'e' bisogno della pigiatura, ci vuole la pazienza della fermentazione, la cura attenta che serve ai processi di maturazione''. Nella solennita' degli Apostoli Pietro e Paolo, celebrata nella nostra Roma Capitale, Papa Benedetto XVI ha infine rivolto, nel corso dell’Angelus, una speciale preghiera per la ''sua'' Diocesi concludendo con "….All'intera cittadinanza estendo il mio augurio di pace e bene''. Tra Santi ed Apostoli, il Presidente ed il Papa, Roma in gran festa e con essa i suoi cittadini. Da Roma e dai Consulenti tutti: Auguri al Presidente ed Auguri al Papa ! N U M E RO 8

Carilló del Palau de la Generalitat

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AL VIA IL PRIMO CORSO DI AGGIORNAMENTO IN MEDIAZIONE PER DOCENTI ORGANIZZATO DAL CONSIGLIO PROVINCIALE DELL'ORDINE DI ROMA Il Consiglio dell'Ordine Enrico Pacifico di Roma ha organizzato, per la prima volta in Italia, un corso di aggiornamento Quale responsabile didattico del primo corso di aggiornamento per i in mediazione docenti accreditati presso la EFI s.p.a. – aggiornamento come è noto professionale destinato imposto dalla attuale normativa sulla mediazione assistita e sulla formazione dei mediatori professionisti – desidero ringraziare a docenti pubblicamente il Consiglio dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma, che si è fatto carico della relativa organizzazione, ospitando quindi i docenti nelle due giornate di corso e fornendo ogni assistenza possibile. Il corso, cui hanno partecipato circa quindici docenti provenienti da svariate regioni, ha costituito soprattutto l’occasione per il confronto e la discussione relativi, oltre che agli aspetti tecnico-giuridico del nuovo regime di mediazione (con particolare riferimento agli ultimi sviluppi della dottrina ed alla pendenza del noto incidente di legittimità costituzionale), a particolari temi ed esigenze della didattica; soprattutto, si è discusso della migliore distribuzione, nell’arco delle ore in cui generalmente si svolgono i corsi di formazione, di elementi di psicologia propri della mediazione e di nozioni od approfondimenti tecnico-giuridici, e ciò anche in relazione a particolari composizioni che di volta in volta possono presentare le singole classi di discenti. E’ stato pertanto grazie alla disponibilità dell’Ordine, a sua volta segno di attenta sensibilità verso le esigenze della formazione o meglio verso la formazione la migliore possibile dei mediatori professionisti, esigenze tanto più particolari in quanto la odierna mediazione assistita ha per oggetto la ricerca di una composizione in controversie originariamente destinate ad essere delibate esclusivamente dagli organi giurisdizionali statali, che l’EFI s.p.a. ed i suoi docenti hanno già dato inizio a quel percorso di aggiornamento che, al di là delle relative prescrizioni normative, si vorrebbe coltivare comunque come specifico progetto teso in definitiva al miglioramento della formazione. Desiderio e progetto, questi, che evidentemente sono già stati condivisi dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma. N U MERO 8 30 GIUGNO 2011

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VITA NELL'ORDINE ...

CONVEGNI - TAVOLE ROTONDE - INCONTRI

CONVENZIONE CON LA EFI - ADR

Il Consiglio provinciale dell'Odine dei Consulenti del lavoro di Roma, al fine di agevolare i propri iscritti, ha sottoscritto un'integrazione alla convenzione con la EFI ADR - Camera Nazionale di Conciliazione. In virtù di tale convenzione la EFI applicherà, ai ns. iscritti e clienti dei ns. iscritti, per le Conciliazioni instaurate presso l' organismo, una riduzione del 25% sulle tariffe delle spese di procedura della Conciliazione, così come dettagliate nella tabella allegata alla presente. La EFI inoltre, favorirà in via preferenziale per la nomina a Conciliatore gli iscritti dell’Ordine che siano stati formati da EFI Spa – Ente di Formazione accreditato, nelle materie di loro specifica competenza. Inoltre a far data dal 16 maggio p.v. sarà operativo l'Organismo di Conciliazione, per i consulenti del lavoro, presso la sede dell'Ordine.

clicca qui per prenotazioni

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LE MAGNIFICHE SORTI E PROGRESSIVE ... Spesso si ha notizia di Convegni, Happening, "luoghi di incontro e discussione" dove il relatore di turno, accuratamente scelto tra amici e conoscenti, solitamente ha l'incarico di esaltare le "magnifiche sorti e progressive" di "un terzo all'alba millennio" che, buon per lui, ha ben altro da fare che curarsi di tante piccole e fastidiose punture di mosche.

E' un "piccolo mondo moderno" fatto di piccole idee e di piccoli protagonisti. Il nostro inviato Pasquino,

molto più avvezzo alla quotidiana ed alla genuina, ancorché rozza, romanità popolana, confessa di non averci capito poi molto. O forse ha capito tutto?

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Foto di Arimondi


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“Illustrissimi tutti “ fece Nello all’uditorio sopra der palco indentro er gran Convegno “quello che ve stò a dì lascerà er segno nelle capocce de stò territorio.

P A S Q U I N A T E

Er discorzo della Riforma Strutturale

Dovemo da ‘nizià la Gran Riforma pè rinnovà intera stà baracca: la quale sarebbe come a dì che annasse in vacca si nun giramo ampresso tutti l’orma.”

E parlò de’ mari e de’ monti, de’ colli e de’ pianure de’ Topogiggio e der gatto Gargantua de’ le sorti maggnifiche e future e insino dell’animaccia nostra e della sua ! De tutto stò discorso, lo confesso devo dì che nun ciò capito ggnente. Però, forse , a ripensacce adesso, un fatto ce l’ho chiaro nella mente: che a Nello puramente mò je frega nun tanto l’interesse pe’ la ggente, quanto l’interesse pè cadrega ! N U M E RO 8

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Numero 8