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THE WORLD OF

IL CONSULENTE THE WORLD OF

Periodico telematico ­ Reg. Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011

IL CONSULENTE

Foto: Sesto Calende ­ San Valentino by giovanni_novara

NUMERO

19 - ANNO II - 16 GENNAIO 2012

ADALBERTO BERTUCCI Quando liberalizzazione fa rima con vessazione  EUFRANIO MASSI La conciliazione delle controversie ad un anno dalla riforma  MAURO PARISI Difendersi dalla P.A.:istruzioni per l'uso  MAURIZIO VILLANI La difesa del contribuente (quarta PELLICCIA Sospensione della attività imprenditoriale

parte)  LUIGI

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Pubblicazione Quindicinale Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma


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Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma

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In copertina: Sesto Calende ­ San Valentino by giovanni_novara

I n Fo c u s

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Adalberto Bertucci

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Antonio Carlo Scacco

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Quando liberalizzazione fa rima con vessazione

I salari reali sconteranno l'intransigenza tedesca

Eufranio Massi La conciliazione delle controversie ad un anno dalla riforma

Mauro Parisi Difendersi dalla P.A.: istruzioni per l'uso

Luigi Pelliccia La sospensione dell'attività imprenditoriale al vaglio dei giudici amministrativi

Maurizio Villani La difesa del contribuente (4a parte)

Intervista ad Antonella Pagano di Andrea Tommasini

Rubriche

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Foto Polyommatus thersites....!!! di Igcor by Flickr

I Misteri di Roma Almanacco culturale romano nel 150° di Andrea Tommasini

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IL CONSULENTE ADALBERTO BERTUCCI

E ED D II TT O OR R II A A LL E E

QUANDO LIBERALIZZAZIONE FA RIMA CON VESSAZIONE THE WORLD OF

IL CONSULENTE NUMERO 19

16 GENNAIO 2012

T H Tribunale E W O R L D diO FRoma n. 280 Periodico telematico ­ Reg. del 20 settembre 2011 ­ House Organ del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Ro­ ma ­ Pubblicazione quindicinale

Direttore responsabile Antonio Carlo Scacco

Comitato scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte - Giuseppe Sigillò Massara - Pierluigi Matera Antonio Napolitano - Mauro Parisi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano

Care amiche, cari amici

torna a spirare, proveniente dalle teutoniche e fredde lande del nord, il vento della liberalizzazione. Nei prossimi giorni sapremo, anche se corpose anticipazioni circola­ no da tempo, cosa ci aspetta.

Una volta si intraprendevano le Crociate al grido di “Dio lo vuole!”; oggigiorno le Progetto grafico e digitalizzazione Crociate si cominciano con Antonio Carlo Scacco un semplice “It’s Economy, stupid !”. Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Andrea Tommasini Aldo Persi

Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma 00145 Roma - via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06/89670177 r.a. - Fax 06/86763924 Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico - Legge 11-11979 N.12

Per contributi e suggerimenti TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it

Questo numero è stato chiuso in redazione il 15 gennaio 2012

Evidentemente i costumi si evolvono, anche se non si sa bene verso quale direzione. Chi saranno mai gli infedeli di oggi ? Intanto questa odio­ sa casta dei “tassinari”: ri­ conoscibilissimi per le loro auto bianche che guizzano intemerate per le vie cittadine e non, esigendo tariffe inso­ stenibili. La ricetta per loro è già pronta: a ciascuno una li­ cenza gratis in più. Arpagone, che metteva i suoi denari da­ vanti ad uno specchio per ve­ derli raddoppiati, non avrebbe saputo fare di me­ glio.

E poi la casta per eccellenza: i professionisti. Costoro rico­ noscibili per i loro polverosi e pesanti Tariffari dai quali, notoriamente, non si distacca­ no mai.

Suvvia, possibile che un consulente del lavoro debba percepire, per un accesso presso la sede del datore, ben 4.500 lire (da Tariffa vigente)? che ne farà mai di tutti questi soldi ? li dividerà forse, in un commercio scellerato, col tas­ sinaro che ce lo porta? Soffia il vento della grande li­ beralizzazione.

Un vento gelido, forte e pode­ roso come una tromba, che dalle grandi pianure del nord si insinua tra i valichi alpini fino a diventare, giunto alle strade delle nostre città illibe­ rali, un venticello di monta­ gna, la cui eco ricorda tanto, al viaggiatore attento, il suo­ no di una trombetta.

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I SALARI REALI SCONTERANNO L' INTRANSIGENZA TEDESCA antonio carlo scacco

COME I DOTTORI DEL MEDIOEVO: SALASSI, SALASSI E ANCORA I POLITICI

SALASSI

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MOLTO LA GERMANIA. SOPRATTUTTO PER LE SUE ENORMI CONQUISTE, PER LA SUA

"AMO

ECONOMIA DI MERCATO SOCIALE. E' UN MODELLO STRAORDINARIO.

LA GERMANIA E' IL PAESE DATO DI PIU' ALL'EUROPA."

CHE HA

mariomonti

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Dorothea Lange, Migrant Mother, Nipomo, California, 1936


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INEVITABILE

UNA

FORTE COMPRESSIONE

DEI

SALARI

PER

REALI

RECUPERARE

COMPETITIVITA'

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LA CONCILIAZIONE DELLE CONTROVERSIE AD UN ANNO DALLA RIFORMA

eufranio massi

ADUNANNO DALLA APPROVAZIONE DEL COLLEGATO LAVORO, CO-

DELLA CONCILIAZIONE DELLE SA NE E'

CONTROVERSIEDILAVORO?

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I NUOVI ORGANISMI DI ARBITRATO NON CONCILIATIVI E

SONO AFFATTO DECOLLATI

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CONCILIAZIONE MONOCRATICA, ISTITUTO

DESTINATO

A

CRESCERE

Foto Albero di Natale di Angelo Greco by Flickr

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DIFENDERSI DALLA P.A.: ISTRUZIONI I wan PER L'USO You mauro parisi

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LA SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’ IMPRENDITORIALE AL VAGLIO DEI GIUDICI AMMINISTRATIVI

luigi pelliccia

A mente dell’art. 14 del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (nel testo novellato dal d.lgs. n. 106/2009), al fine di far ces­ sare il pericolo per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, nonché di contra­ stare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, gli organi di vigilanza del Mini­ stero del lavoro possono adottare provvedimenti di so­ spensione in relazione alla parte dell’attività imprendito­ riale interessata dalle viola­ N U M ERO 19 16 GENNAIO 2012

zioni quando riscontrano l’impiego di personale non ri­ sultante dalla documentazio­ ne obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luo­ go di lavoro, nonché in caso di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salu­ te e della sicurezza sul lavo­ ro. Il provvedimento di sospensione può essere re­ vocato da parte dell'organo di vigilanza che lo ha adottato. Avverso i provvedimenti di

sospensione è ammesso ri­ corso, entro 30 giorni, alla di­ rezione regionale del lavoro territorialmente competente, la quale si pronuncia nel termine di 15 giorni dalla noti­ fica del ricorso; decorso inu­ tilmente tale ultimo termine il provvedimento di sospensio­ ne perde efficacia. Il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione è punito con l’arresto fino a sei mesi nelle ipotesi di sospensione per

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IL CONSULENTE gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro nelle ipotesi di so­ spensione per lavoro irregola­ re. Il provvedimento di sospensione nelle ipotesi di lavoro irregolare non si appli­ ca nel caso in cui il lavoratore irregolare risulti l’unico occu­ pato dall’impresa. La ratio e la finalità della disposizione di che trattasi sono note e non è quindi il caso di ripercorrerle. L’occasione è invece utile per analizzare i contenuti di una decisione resa dal Tar Basili­ cata sul ricorso presentato da un’impresa individuale avverso un provvedimento di sospensione adottato da una direzione del lavoro, positivo al vagli della direzione regio­ nale del lavoro, ritenuto ille­ gittimo.

Con la sentenza n. 456 del 31 agosto 2011, il Tar della Basilicata è intervenuto con riguardo ad un provvedi­ mento di sospensione dell’attività imprenditoriale, fornendo una interessante lettura delle sottese disposi­ zioni di legge.

Con provvedimento del 12 ottobre 2009, la direzione provinciale del lavoro di Po­

go con una Asl rendeva impossibile la configurazione di un rapporto di lavoro subordinato con l’azienda ri­ corrente; ­ quanto all’altro soggetto, la sua presenza nei locali aziendali era stata richiesta “per mera compagnia e corte­ sia”, non avendo il medesimo mai espletato attività lavorati­ va per conto dell’azienda. Ad ogni buon conto, anche nel caso si fosse voluto astratta­ mente ipotizzarsi un impiego, DELLA ATTIVITA' QUANDO IL chiarita l’inconfigurabilità di PERSONALE E' un rapporto di impiego tra l’azienda ed il dipendente pubblico, la sua presenza MAGGIOREDEL20% non era comunque sufficiente ad integrare il presupposto per la sospensione dell’attivi­ tà imprenditoriale, la quale, gatoria, in misura superiore al così come previsto dall’art. 20% del totale dei lavoratori 14, comma 11­bis, del d.lgs. presenti sul luogo di lavoro n.81/2008, non poteva opera­ occupati dalla ditta medesi­ re nel caso in cui il lavoratore ma. Avverso tale provvedi­ irregolare risultasse l’unico mento interdittivo, occupato nell’impresa. l’imprenditore interessato, a mente dell’art. 14, comma 9, Il proposto ricorso gerarchico dello stesso d.lgs. n. 81, pro­ veniva però rigettato dall’adi­ poneva ricorso gerarchico ta direzione regionale del la­ alla direzione regionale del la­ voro, sull’assunto che voro, deducendone la illegitti­ l’effettivo espletamento di mità in quanto: prestazioni di lavoro era

tenza aveva disposto la so­ spensione dell’attività imprenditoriale di un’azienda individuale, in applicazione dell’art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 81/1008, in quanto, in sede di accertamento ispettivo nei relativi locali, gli ispettori avevano accertavano l’impiego di personale non ri­ sultante dalle scritture o da altra documentazione obbli­

SOSPENSIONE

IN NERO

­ gli ispettori del lavoro proce­ denti avevano apodittica­ mente i due soggetti trovati nell’ambiente di lavoro come lavoratori dipendenti, senza alcun accertamento in ordine all’attività espletata dagli stes­ si; ­ con specifico riferimento ad uno dei due, la sussistenza di un rapporto di pubblico impie­

emerso dalle dichiarazioni spontanee rese dai due soggetti trovati in azienda. Da qui, pertanto, il ricorso aziendale ­notificato sia alla direzione provinciale proce­ dente che alla direzione re­ gionale del lavoro­ al Tar Basilicata, con richiesta di annullamento, previa so­ spensione dell’efficacia, del

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IL CONSULENTE provvedimento di sospensio­ ne dell’attività imprenditoriale e della decisione di rigetto del ricorso gerarchico. Più in particolare, veniva de­ dotta l’illegittimità del primo (ricorso alla dpl) per le mede­ sime censure formulate con il ricorso gerarchico, e l’illegitti­ mità della seconda (decisione della drl) per difetto di motiva­ zione, sia perché non confu­ terebbe i motivi posti alla ba­ se del ricorso gerarchico, sia per il generico rife­ rimento alle “altre circo­ stanze” in cui i due soggetti presenti in azienda avrebbero sostituito il titolare della ditta, dalle quali è desunta la non estraneità degli stesso alla sua organizzazione azienda­ le, senza però che né dal verba­ le di accesso, né dal provve­ dimento di sospensione dell’attività, né infine nella de­ cisione del ricorso ammini­ strativo risultasse accertata la natura dell’attività posta in es­ sere dagli stessi. Con una prima ordinanza (del 29 gennaio 2010, n. 32), l’adi­ to Tar ha accolto la domanda cautelare.

Il Tar Basilicata ha ritenuto, nel merito, il ricorso fondato. Secondo il collegio giudicante la disposizione contenuta nell’art. 14 del d.lgs. n. 81/2008 ha una evidente fina­ lità cautelare e sanzionatoria,

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atteso che mira chiaramente a contrastare il lavoro irrego­ lare, favorendone l’emersio­ ne, ed a reprimere le situazioni di effettivo rischio e pericolo per i lavoratori, assi­ curando il rispetto delle regole di prevenzione nei luoghi di lavoro, attraverso l’attribuzio­ ne di un potere repressivo e sanzionatorio agli organi di vi­ gilanza del Ministero del lavo­ ro, che sono tenuti a certificare nel verbale di so­ pralluogo le anomalie ri­ scontrate al fine dell’eventuale adozione da parte della direzione pro­ vinciale del lavoro del provve­ dimento di sospensione dall’attività imprenditoriale, fatta salva l’applicazione delle sanzioni penali e ammini­ strative vigenti. Più nello specifico, con riferi­ mento all’ipotesi di impiego di personale non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, secondo la sentenza in esa­ me, da una lettura sistematica della disciplina recata dal d.lgs. n. 81 del 2008 è possi­ bile evincere quali sono i pre­ supposti che giustificano il legittimo esercizio del potere di sospendere l’attività imprenditoriale. Innanzitutto, occorre tener presente che il potere di so­ spensione, di natura discre­ zionale, è attribuito dal legislatore al fine di prevenire situazioni di rischio e pericolo per i lavoratori e di contrasta­

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re il fenomeno del c.d. lavoro nero. A ciò va aggiunto che, ai fini dell’applicazione del provve­ dimento della sospensione dell’attività imprenditoriale, a norma dell’art. 2 del d.lgs. n. 81 del 2008, è da considerare lavoratore irregolare, la “persona che, indipendente­ mente dalla tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribu­ zione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un'arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari”. A ben vedere, quindi, non ri­ leva la tipologia di contratto di lavoro stipulato che, pertanto, può essere di natura subordi­ nata, autonoma, parasubordi­ nata oppure di lavoro autonomo occasionale con rapporto non genuino. Agli organi di vigilanza del Mi­ nistero del lavoro spetta pertanto l’onere di accertare la presenza di indizi ed ele­ menti presuntivi che de­ pongono in favore della presenza di un lavoratore impiegato “in nero”, quali ad esempio: l’assoggettamento al potere direttivo del datore di lavoro; la natura continuati­ va del rapporto di lavoro; l’os­ servanza di un orario di lavoro fisso; l’esclusività del rapporto di lavoro; la volontà effettiva delle parti (presunto datore di lavoro e presunti la­ voratori “in nero”), arguibile


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IL CONSULENTE dalle dichiarazioni rese nell’immediatezza dell’acces­ so ispettivo; la struttura retri­ butiva; i compensi versati. Una volta accertata la sussi­ stenza di elementi idonei a comprovare l’impiego irrego­ lare di lavoratori, la direzione provinciale del lavoro può le­ gittimamente esercitare il po­ tere di sospendere l’attività imprenditoriale, al fine di far emergere le situazioni di lavo­ ro sommerso e irregolare. Il procedimento volto all’irro­ gazione del provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale, sebbene trovi i suoi presupposti e la sua disciplina speciale nell’art. 14 del d.lgs. n.81/2008, resta pur sempre as­ soggettato ai principi e alle re­ gole della legge sul procedimento amministrativo (legge 7 agosto 1990, n.241), come sancito dalla Corte co­ stituzionale con la sentenza 5 novembre 2010, n. 310 (che ha dichiarato costituzio­ nalmente illegittimo, per viola­ zione degli artt. 24, 97, comma 1, e 113 Cost., l'art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 81, nella parte in cui, stabiliva la non applicabilità delle disposi­ zioni di cui alla legge n. 241 del 1990 ai provvedimenti di sospensione dell'attività imprenditoriale). Conseguentemente, gli organi di vigilanza del Ministero del lavoro sono tenuti a condurre una adeguata istruttoria di cui deve esser dato conto poi

nella motivazione che, sulla base delle risultanze dell'istruttoria stessa deve estrinsecare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la de­ cisione. Nella fattispecie oggetto di giudizio, secondo i giudici amministrativi lucani, merita accoglimento la dedotta censura di difetto di istruttoria, poiché né dal verbale di accertamento redatto dagli ispettori del lavoro né dal provvedimento di sospensio­ ne né dalla documentazione ad essi allegata risultano acquisiti elementi idonei ad accertare che i due soggetti trovati in azienda in sede ispettiva fossero effettiva­ mente dei lavoratori “in nero”, utilizzati stabilmente dal ri­ corrente a servizio della sua attività di rivendita di auto usate. In buona sostanza, l’organo ispettivo ministeriale avrebbe dovuto, come minimo, reperi­ re elementi inequivoca­ bilmente diretti a comprovare lo svolgimento da parte dei ci­ tati soggetti di un'attività lavo­ rativa nell'ambito dell'organizzazione dell’attività dell’azienda ricorrente. Invece, così come te­ stualmente riportato nel verbale di accesso ispettivo del 9 ottobre 2009, i funziona­ ri accertatori si sono limitati ad accertare che uno “si tro­ vava nel box adibito ad ufficio dietro la scrivania mentre parlava con un signore” e che l’altro “si trovava nel box adi­ bito ad ufficio mentre vi erano

altre persone”. Secondo la sentenza in commento, non si comprende quindi in base a quali accertamenti i funzionari abbiano dedotto l’impiego irregolare per effetto della mera presenza dei due soggetti nei locali dell’azienda ricorrente. Né la sussistenza di un rapporto di lavoro “in nero” era in alcun modo arguibile dalle dichiarazioni rese ai funzionari nell’immediatezza dell’accesso ispettivo. A ben vedere, infatti, il primo dei due interessati aveva di­ chiarato di essersi recato nei locali aziendali di che trattasi “a titolo di amicizia”, preci­ sando, altresì, di recarsi “ogni tanto” in azienda a titolo di cortesia nei confronti del tito­ lare. Anche il secondo interessato aveva affermato di recarsi in azienda saltuariamente ed a titolo di amicizia, senza rice­ vere alcuna retribuzione, chiarendo, peraltro, di essere dipendente di un’azienda sa­ nitaria locale. Aspetto quest’ultimo che, pe­ raltro, avrebbe quantomeno richiesto un accertamento dell’amministrazione del lavo­ ro in ordine alla compatibilità di tale rapporto di pubblico impiego con l’inserimento sta­ bile dello stesso nell’orga­ nizzazione dell’attività del ricorrente. Orbene, da tali dichiarazioni era possibile evincere solo la occasionalità della presenza in azienda e la sostituzione temporanea del titolare a tito­ N U M E RO 1 9

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lo di cortesia, ditalché, in assenza di ulteriore documentazione e accerta­ menti atti a verificare la sussi­ stenza di indici rivelatori della sussistenza di un rapporto di lavoro “in nero” e di uno stabi­ le inserimento dei due soggetti nell’organizzazione aziendale del ricorrente, le stesse dichiarazioni non erano sufficienti a fonda­ re né il provvedimento di so­ spensione dell’attività imprenditoriale, né a ritenere sufficientemente motivata la successiva decisione di ri­ getto del direttore regionale del lavoro, che fa, invece, illo­ gicamente derivare da tali di­ chiarazioni la conseguenza che gli interessati stessero svolgendo prestazioni lavo­ rative per la ditta istante. Alla luce di tutte le considera­ zioni svolte, assorbita ogni altra doglianza, il Tar Basili­ cata, con la sentenza in commento, ha accolto e, quindi, per l’effetto, annullato sia il provvedimento di so­ spensione dell’attività imprenditoriale, in quanto ille­ gittimo per il dedotto vizio di difetto di istruttoria, sia la de­ cisione della direzione regio­ nale del lavoro, in quanto illegittima per il dedotto vizio di difetto di motivazione. Alla soccombenza in diritto delle due amministrazioni inti­ mate, ha fatto seguito anche quella delle spese.

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Tre, almeno, gli (invero inte­ ressanti) spunti di riflessione che possono trarsi dalla sentenza del Tar Basilicata appena annotata: il primo, le puntualizza­ zioni riguardo ai necessari presupposti riferiti alla qualifi­ cazione del rapporto di lavoro quale subordinato, essenziali per l’emanazione del provve­ dimento interdittivo ex art. 14 del d.lgs. n.81/2008; il secondo, la scarsa tenuta giudiziale delle decisio­ ni rese dalle direzioni regiona­ li del lavoro in sede di gravame gerarchico dell’emesso provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale, troppo spes­ so rese, in forte criticità giuri­ dica, senza alcuna corretta valutazione dei fatti, ma sola­ mente in una sorta di endo­re­ ferenzialità istituzionale; il terzo, il richiamo e l’applicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 310/2010 (che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 24, 97, comma 1, e 113 Cost., l'art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 81, nella parte in cui, stabi­ liva la non applicabilità delle disposizioni di cui alla legge n. 241 del 1990 ai provvedi­ menti di sospensione dell'atti­ vità imprenditoriale). Al momento chi scrive non è a conoscenza se la sentenza oggetto di esame sia stata o meno impugnata al Consiglio

di Stato (con ogni probabilità sì, conoscendo l’impostazione in parte qua data dal Ministe­ ro del lavoro). Indipendentemente da questa eventualità e dal possibile esito favorevole per l’ammini­ strazione, rimane comunque significativo quanto evi­ denziato dal Tar Basilicata, alla luce della validità delle argomentazioni rese che, co­ me già fatto rilevare, hanno posto in risalto una metodolo­ gia ispettiva e, correlativa­ mente, una stereotipata inclinazione delle direzioni re­ gionali del lavoro troppo spesso genericamente condi­ zionate da spinte conservati­ ve e di salvaguardia delle posizioni assunte, senza quindi il “coraggio” (id est, chiarezza, trasparenza ed imparzialità) che il legislatore ripone negli individuati soggetti chiamati a decidere in sede gerarchica (analogo e speculare discorso può esse­ re fatto con riguardo agli artt. 16 e 17 del d.lgs. n. 124/2004, sui ricorsi pre­ sentabili rispettivamente alla direzione regionale del lavoro ed al comitato regionale per i rapporti di lavoro, istituito presso lo stesso ufficio).

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LA DIFESA DEL CONTRIBUENTE a cura di Maurizio Villani QUARTA PARTE la terza parte è stata pubblicata nel numero 17 di The World Of Il Consulente

SANZIONI PESANTI PER CHI NON PAGAUNASOLARATA

(*) Avvocato in Lecce


NECESSARIO L'ATTUALE

MODIFICARE

NORMATIVA

NON

PREVEDENDO

GARANZIE FINO ALLA DELLA

DEFINIZIONE

CONTROVERSIA


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RIMESSIONE IN TERMINI

RELATIVA

EVENTUALI

AD

NULLITA' DI ORDINE ENDOPROCESSUALE


GIUDICE ORDINARIO COMPETENTE PER CANONI COSAP DOVUTIALCOMUNE


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NECESSARIA

LEGGE

UNA CHE

IN MODO CHIARO L'OGGETTO STABILISCA

DELLA

GIURISDIZIONE TRIBUTARIA

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Burgos 足 pellegrino stanco sul Cammino di Santiago Foto di lancierebianco by Flick

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4 . fine della quarta parte

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INTERVISTA AD ANTONELLA PAGANO

andrea tommasini

ANTONELLA PAGANO, GIA' RESPONSABILE DEL SERVIZIO ALLA CULTURA, PUBBLICA ISTRUZIONE, , GIUNGE IN ROMA ALL'ASSESSORATO ALLA CULTURA, POLITICHE DELLA GIOVENTU' . SOCIOLOGA, ,PUBBLICISTA, PRESENTATRICE OPERE EDITORIALI DI NARRATIVA, POESIA, STORIA, ECONOMIA E CRONACA ITALIANA CONTEMPORANEA DIAUTORI DELLEPIU'NOTE ,NONAMA DEFINIRSINE' CRITICA LETTERARIA, NE' D'ARTE; PIUTTOSTO SI RICONOSCE PORTATRICE DI LETTURA DELLE OPEREEDEGLIARTISTI. PARI OPPORTUNITA' E

CULTURA D'IMPRESA IN MATERA

E RAPPORTI CON

L'UNIVERSITA'

AUTRICE DI SAGGI

DI NUOVE

CASEEDITRICIITALIANE

DI UNA PECULIARE FORMA EMPATICA

Pasquale Calzetta N U M ERO 19 16 GENNAIO 2012

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ALMANACCO CULTURALE ROMANO NEL 150째

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