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ISTITUZIONI

I GIOVANI E LA PROFESSIONE AI TEMPI DEL COVID19

DI ANDREA BARBUSCIA PRESIDENTE ASSOCIAZIONE GIOVANI CDL ROMA

Sono giorni difficili questi. Mentre scrivo questo articolo il paese è chiuso in casa, le attività produttive sono per lo più ferme, le libertà personali sono, giustamente, limitate dai vari DPCM che si sono susseguiti, per cercare di sconfiggere il diffondersi del corona virus e per poter ritornare quanto prima alla normalità. Ma i giovani consulenti del lavoro come stanno affrontando tutto ciò? Noi siamo quella categoria in questo momento che ha l’onore, ma anche l’onere di mettere in atto per conto dei nostri assistiti tutti quegli adempimenti idonei e propedeutici alla continuità di migliaia di aziende e al fine di garantire un reddito a milioni di lavoratori dipendenti. Abbiamo un impegno che, oltre che professionale, a mio modesto parere, ha anche uno scopo sociale. Lungi da me anche soltanto pensare che possiamo essere accomunati a quelle categorie, come medici, infermieri e altri addetti delle professioni sanitarie che in questo momento stanno combattendo una guerra in trincea contro questo maledetto virus, ma più in là, nelle retrovie ci siamo noi, a combattere un’altra battaglia; quella per la sopravvivenza economica del paese, mettendo in atto le procedure che il D.L. 18/20 ci ha consegnato. Ed in tutto questo lo Stato come ci considera? Quell’apparato statale al quale forniamo quotidianamente dati di qualsivoglia natura, fiscali, contributivi, statistici, che vanno a riempiere i loro archivi, e con i quali si fanno belli nei confronti della collettività, sfruttandoci come soggetti a loro servizio senza alcuna retribuzione. Semplice, non ci considera, ci ignora, per lo stato siamo lavoratori di serie b, o forse non esistiamo proprio! Lo ha dimostrato anche in questo momento di straordinaria emergenza, dove stiamo lavorando il doppio del solito, con più stress del dovuto, in quanto sentiamo addosso tutta la responsabilità di indirizzare i nostri assistiti nella scelta più opportuna, muovendoci tra possibilità di utilizzo di ammortizzatori sociali attuabili dalle singole aziende, diversi tra loro, per categorie, per numero di dipendenti, con regole completamente diverse per l’accesso e per l’erogazione tra loro, quando in un momento come questo ci sarebbe voluta una procedura unica, uguale per tutti, semplice e snella. Non per loro, altrimenti sarebbe stato troppo facile. Non per i maestri della burocrazia, sensibili ai consigli dei loro amici sindacalisti, quando con la lettera del venerdì pre-decreto gli chiedevano di ricordarsi di loro in fase di stesura del documento, e che puntualmente sono stati ascoltati, inserendo l’informativa, ed in alcuni casi l’accordo, sindacale come atto obbligatorio e propedeutico alla concessione dell’ammortizzatore sociale; sordi invece agli appelli delle categorie professionali, che tutto chiedevano tranne l’appesantimento del sistema e delle procedure in questo momento.

E invece ancora non siamo stati ascoltati, perché per loro non esistiamo! Non esistiamo al punto che nel D.L. 18/20, nelle sue more hanno previsto un contributo, seppure di importo esiguo, pari a 600€ per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata, anche quello da richiedere con modalità cervellotiche, e per il quale si era paventata anche l’ipotesi di un click day per la sua concessione, ipotesi per fortuna rientrata; ma dimenticandosi di tutta una platea di professionisti, quelli iscritti alle casse previdenziali autonome, per i quali non è previsto nessun sussidio. Come detto non esistiamo per lo Stato, perché per il loro pregiudizio ed il loro retaggio culturale i professionisti sono quella categoria di soggetti ricchi, con le ville e le barche, che possono essere pure lasciati a loro destino anche in una situazione tragica come questa. E invece no caro Governo, il paese è fatto di tanti giovani professionisti, padri, madri, mariti e mogli che lavorano come matti e che non hanno le risorse necessarie per fronteggiare mesi di inevitabili ritardi e mancati pagamenti dei compensi che dovranno affrontare nei prossimi mesi. E tu te li sei dimenticati, anzi no, per te non esistono! In tutto questo non posso però non evidenziare quanto la categoria nella quale mi onoro di fare parte si sia stretta, tutti con tutti, tutti pronti a dare una mano al collega in difficoltà, ognuno ha messo da parte il proprio credo, le proprie simpatie, ognuno si è stretto al prossimo in questa grande famiglia, per non lasciare nessuno indietro. Lo ha fatto la nostra cassa di previdenza, che ha previsto la sospensione dei versamenti contributivi delle rate scadenti fino a giugno, lo ha fatto il nostro Consiglio Nazionale, che ha organizzato dei webinar gratuiti per far si che tutti i colleghi si potessero aggiornare continuamente in questo periodo, lo ha fatto ogni consulente del lavoro, con le sue possibilità. Seguendo molti gruppi social dove vi sono gli iscritti della categoria di ogni parte di Italia, ho visto con quanta fratellanza ognuno ha messo a disposizione del prossimo il proprio sapere. Nel nostro piccolo lo abbiamo fatto anche noi giovani consulenti del lavoro romani, che nella nostra chat whatsApp abbiamo condiviso di tutto, dall’attesa per il decreto del quale si continuava a ritardare la pubblicazione, ai gruppi di lavoro per far si che chi fosse più predisposto allo studio ed all’elaborazione dei testi potesse metterli a disposizione degli altri, alle chiamate Skype per studiare, abbiamo condiviso giornate che durano almeno dodici ore, alle paure di quante aziende vedremo chiudere e di quanti problemi potremmo avere nel futuro. Si, futuro, perché noi già siamo proiettati al domani, siamo concentrati nel risolvere i problemi oggi per vedere un domani il sole risorgere, sapendo che un po' del merito è stato anche nostro, che abbiamo fatto, ognuno a suo modo, un pezzettino della sua parte. Perché caro Stato, se anche per te noi non esitiamo, noi ci siamo, siamo vivi e sempre sul pezzo.