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Milan Design Week 2018 special edition: design in technicolor


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#speakingtogether

Mayice Studio

When designers fall under the artisan’s spell

Techno Rainbow

The future of tradition

masthead Guendalina Perelli Editor en chief

Alessandro Turci Contributor

Claudia Neri Art Director

Teikna Design

teikna.com

Design and Layout

Design in color

Surprising hues encourage unexpected and unconventional choices

Beirut Design Week 2018

Design as an active agent of social change

Bonnie McClellan-Broussard Translations

supporting talent in design While looking for answer for fellow young designers entering the workforce, we created a communication platform to give visibility especially to people under 30, new projects and start-ups. Contact Redazione redazione@thesignspeaking.com Advertising adv@thesignspeaking.com

Rainbow District Milano

A new area devoted to colorful life

Let’s p(art)y

Daniel González’s ephemeral works of design, to celebrate every moment of our lives

Thesignspeaking magazine Editorial office Milano, Italy - Barcelona, Spain cell +39 3299388286 mov +34 663801384 info@thesignspeaking.com www.thesignspeaking.com Guendalina Perelli Plaza Letamendi 33, 1 - 1B 08007 Barcelona, Spain ESY5308718X

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Color,

Kandinsky attribuiva ad ogni colore un movimento e un suono. Incredibile intuizione di un’interazione magica tra reale e virtuale. Il blu vibrante, tanto il blu Klein quanto quello di Facebook, è ipnotico come il suono del flauto e il movimento a spirale. “Il bianco è quasi il simbolo di un mondo in cui tutti i colori, come principi e sostanze fisiche, sono scomparsi”, diceva. Da sempre lo studio sui colori e la luce crea una stretta connessione tra corpo e ambiente, percezione e sensazione. La cromoterapia indaga le potenzialità e le influenze tra universo interno ed esterno a noi, tanto da ritenere che la luce o la corretta tonalità possa essere terapeutica. Scienza e psicologia si confrontano su argomentazioni che pensavamo meramente estetiche, ma che ci mostrano quanto l’effimero possa essere determinante. I colori e i loro significati, analogie in culture assai diverse tra loro. Il bianco e il nero, a seconda delle etnie o delle epoche storiche, sono riferiti ad eventi positivi o negativi. Balenciaga negli anni ’40 sdoganò il nero come colore riferito al lutto e lo attribuì all’eleganza sobria del simple black dress. Il colore genera unicità e riconoscibilità. Il rosso Valentino o il greige di Armani, le artistiche pennellate di Issey Miyake e di Yamamoto Kansai, liberi segni di ribellione. Colori primari espressione di forza e vitalità, come quelli di Gaetano Pesce nelle sue colate siliconiche o giocosi e pragmatici nelle composizioni di Ettore Sottsass. Supportano il gesto avanguardistico dell’action painting anni ’60, diventano poesia nelle vocali di Rimbaud: “A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali io dirò un giorno le vostre nascite latenti”. La qualità della nostra vita come l’inizio di una bella giornata è influenzata dal giallo del sole, dal blu del cielo, dal rosso di un campo fiorito. L’apparenza come il colore non è il superfluo, ma la percezione del reale che genera gioia, sentimento propriamente etico. Un’affezione positiva ed attiva che al contrario di speranza o sicurezza parla di azione e di potenza, di quell’energia necessaria per affrontare la vita e le sue alternanze. Alessandro Turci

To every color, Kandinsky attributed a movement and a sound. An amazing intuition of the magical interaction between the real and the virtual. Vibrant blue, the blue used by Klein just like that used by Facebook, is hypnotic as the sound of the flute and spiraling motion. “White is almost the symbol of a world in which all colors, as principles and physical substances, have disappeared,” he said. The study of colors and light has always created a close connection between the body and the environment, perception and sensation. Color therapy investigates the potential and the influences between our inner and outer universes, insofar as to believe that the light or the correct tones of color can be therapeutic. Science and psychology confront each other over arguments that we thought were merely aesthetic, but which show us how decisive the ephemeral can be. Colors and their meanings find similarities in different cultures. Black and white, depending on ethnicity or historical epochs, are assigned to positive or negative events. In the 1940s, Balenciaga liberated black from its role as a mourning color and gave it the sober elegance of simple black dress. Color generates uniqueness and makes it possible for us to recognize the world around us. Valentino’s red or Armani’s greige, the artistic brushstrokes of Miyake and Kansai, are liberated marks of rebellion. Primary colors, expressions of strength and vitality, as in Pesce’s silicone castings, become playful and pragmatic in Sottsass’ compositions. They support the avant-garde gesture of 1960s action painting and become poetry in Rimbaud’s vowels: “A black, E white, I red, U green, O blue: Some day I’ll tell the tale of where your mystery lies.” Our quality of life, like the beginning of a beautiful day, is influenced by the yellow of the sun, the blue of the sky, by the red of a field full of flowers. Appearance like color is not superfluous, but the perception of reality that generates joy, a feeling that is suitably ethical. A positive and active affection that, speaks of action and of power, of that energy which is necessary to face life with all of its ups and downs. 3

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design of the times?


Mayice Studio

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When designers fall under the artisan’s spell

Dal primo schizzo al risultato finale, Marta Alonso e Imanol Calderón pensano ai materiali che usano. Sia che si dedichino al design del prodotto o all’architettura, prima di tutto viene il rispetto dell’anima del materiale, la sua storia, la sua funzionalità. Solo così i progetti possono esprimere una propria personalità ben definita. Nascono poi da un lavoro di squadra, a stretto contatto con il cliente, come da un collettivo che trae forza dalla condivisione e dalla pluralità. Premiati nel 2015 con la menzione speciale di Architizer A + Awards e come miglior ‘young design’ spagnolo da Elle Deco, Marta e Imanol subiscono la fascinazione delle maestrie artigiane. L’essenza dei progetti di Mayice Studio sta nel dare una nuova utilità e una visione contemporanea a strumenti e gesti antichi. Come è accaduto con lampade Rfc+ create con gli stampi, ciascuno con una sua identità e origine, della Real Fábrica de Cristales de la Granja, usati l’ultima volta all’inizio del ‘900. Ogni volta che un pezzo viene venduto si preserva il patrimonio di una azienda che possiede una straordinaria collezione di calchi di indubbio interesse storico e artistico. Anche il tavolo multifunzionale Ray è stato costruito da tre artigiani. L’artista, industrial designer e falegname Frank Buschmann ha creato con 4

le sue mani il piano in legno di frassino. Mihai Herrero ha realizzato le gambe e il cassetto scorrevole con struttura metallica in acciaio laccato bianco. Infine, la rete in puro cotone è stata intrecciata a mano da Marta secondo le antiche tecniche dei pescatori di San Sebastian. Ray rappresenta le forme acquose del mondo marino, dove si ritrovano non solo la bellezza, ma anche la precisione, l’equità e l’efficacia. Quegli stessi elementi alla base di tutti i progetti di Mayice Studio. L’ultimo, Filamento, è una scultura costituita da un unico elemento di vetro molto lungo, risultato dello studio di come la luce viaggia attraverso la materia trasparente concava e convessa. Quando è illuminata, la propagazione delle particelle chiamate fotoni diventa energia visibile e lineare. Forma e materia scompaiono lasciando il posto ad un filamento di luce. Concepita anche come lampada da esterni, è stata realizzata interamente in Spagna. Un esemplare di oltre quattro metri di lunghezza è in mostra, con le lampade Rfc+, al fuorisalone da Rossana Orlandi e farà parte del suo nuovo ristorante in via Matteo Bandello 14 a Milano.

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From the first sketch to the final result, Marta Alonso and Imanol Calderón are thinking to the soul of the materials they use. Whether they are focused on product design or architecture, first and foremost they have respect for the soul of the material, its history, its functionality. Only in this way can a design express its own, well-defined personality. They are then the result of teamwork, working closely with the client, as a collective that draws strength from sharing and plurality. In 2015 they were awarded the Special Mention by Architizer A+Awards and Best Young Spanish Designer by Elle Décor. Marta and Imanol have fallen under the spell of artisan mastery. The essence of Mayice Studio projects is to give a new usefulness and a contemporary vision to ancient instruments and gestures. This is the case with their Rfc+ lamps created with molds from the Real Fábrica de Cristales de la Granja, each with its own identity and origin. These molds were last used at the beginning of the 20th century. Every time a piece is sold, the historical heritage of a company that has an extraordinary collection of casts of undoubted historical and artistic interest is preserved. The multifunctional Ray table was also constructed by three artisans. Artist, industrial designer

and cabinet-maker Frank Buschmann created the ashwood top with his own hands. Mihai Herrero produced the legs and sliding drawer with a metallic structure of white-lacquered tubular steel. Finally, the pure cotton net has been woven by Marta herself, based on the ancient techniques of San Sebastian fishermen. Ray represents the aqueous forms of the marine world, where not only beauty but also accuracy, fairness and effectiveness are found. These same elements form the basis for all of Mayice Studio’s designs. The latest one, Filamento, is a sculptural piece made of a single, long piece of glass, the result of studying how light travels through the concave and convex parts of the transparent material. When illuminated, the propagation of particles called photons becomes a visible and linear form of energy. Form and material vanish, giving way to a filament of light. Also conceived as an outdoor light, it was crafted in Spain. A piece that is more than 4 meters long will be on display, together with the Rfc+ lamps, for the Fuorisalone at Rossana Orlandi, and also part of her new restaurant in via Matteo Bandello, 14 in Milan.

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The future of tradition


Alessandro Turci

Between technology and analogue, synthetic and organic, contemporary fashion seems to embody a strong dichotomy between a futuristic, digital attitude and a traditional and artisanal one. The key word is integration. Fusion takes place through a new way of understanding handcrafting and our cultural heritage. A nature after nature, which doesn’t separate the two worlds as they were before the advent of the web, but integrates them. Here then are Marco De Vincenzo’s iridescent macro covers that seem like a new generation of outerwear, as does John Galliano’s Cyber collection for Maison Margiela, Balmain or Jeremy Scott’s garments, which investigate every aspect of the reflective, from silver to luminescent multicolour, passing through a fluorescent logic made of plastic and reflective fabrics. Thus not one but thousands of colours in an infinite range of possibilities, the rainbow’s phantasmagoria. Even at Prada there are appliqués, embroidery and synthetic materials with galoshes and dresses in vibrant tones. Primary colours for Balenciaga that, in a return to the 80s, once again proposes the jacket in flame red and cobalt blue, paired with black, and layered with gigantic parkas. Ethnic fabrics by Sacai illuminate a range that gives new life to Nordic or Caucasian style woollens and Tom Ford’s eco-furs appear speckled cyber wild as do Marni’s feline prints in fuchsia and mint green. There are loads of interesting new brands, from Ashish to Gipsy Sport and from Y-Project to Palm Angels that are developing luminescent and interactive patterns, ethnicelectronic embroidery, mirrored metals and transparent plastics. Yoshiyuki Miyamae offers wondrous, colourful twists from cobalt blue to yellow, green, red, and violet in sculptural interpretations for Issey Miyake.

Photos from F/W 2018-19 collections left page: Marco De Vincenzo / Issey Miyake / Balmain

right page: Ashish

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Tra tecnologico e analogico, sintetico e organico la moda contemporanea pare fortemente dicotomica tra un atteggiamento futuristico digitale ed uno tradizionale e artigianale, dove la parola chiave è integrazione. La fusione avviene con un nuovo modo di intendere l’handcraft e il nostro heritage culturale. Una natura dopo la natura, che non separa più i due mondi come avveniva prima dell’avvento del web, ma li integra. Ecco dunque che i macro cover iridescenti di Marco De Vincenzo appaiono capospalla di nuova generazione, come la collezione cyber di John Galliano per Maison Margiela, di Balmain o i capi di Jeremy Scott indagano ogni aspetto del riflettente, dal silver al multicolor luminescente passando per una logica fluo fatta di tessuti plastici e catarifrangenti. Non uno dunque, ma mille colori in un’infinita gamma di possibilità, la fantasmagoria di un arcobaleno. Applicazioni, ricami e materiali sintetici anche chez Prada con galoche e abiti in toni vibranti. Colori primari per Balenciaga che in un rimando 80’s ripropone la giacca in un rosso fiamma e blu cobalto abbinata al nero e li sovrappone nei giganteschi parca a strati. I tessuti etnici di Sacai si illuminano di una gamma che ridona nuova vita alle lane dal sapore nordico o caucasico e le pellicce eco di Tom Ford appaiono maculati cyber wild come i felini stampati in verde menta e fucsia di Marni. Tanti ed interessanti i nuovi brand, da Ashish a Gipsy Sport da Y-Project a Palm Angels che sviluppano pattern luminescenti e interattivi, ricami etnici-elettronici, metalli specchiati, plastiche trasparenti. Mirabili le torsioni colorate dal blu cobalto al giallo, verde, rosso, viola nelle sapienti scultoree interpretazioni di Yoshiyuki Miyamae per Issey Miyake.


Design in color Surprising hues encourage unexpected and unconventional choices

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Diagonal, design Sander Wassink

Progettare a colori significa riempire gli spazi. Se è vero, come diceva Yves Klein, che i colori sono i veri abitanti dello spazio, i designer sono tra gli artefici delle relazioni tra gli esseri umani, gli oggetti e l’ambiente. Contro il conformismo dilagante, i prodotti custom, i pezzi unici tra arte e design segnano il passo. Ma anche il colore contribuisce a rendere gli ambienti in cui viviamo più personali. Il Pantone Color Institute sottolinea il desiderio di colori che trascendano le stagioni assecondando il bisogno di esprimere la propria originalità attraverso colori auto-espressivi. Sorprendenti tonalità come Valiant Poppy, Russet Orange, Limelight, Quetzal Green e Pink Peacock aiutano scelte inaspettate e non convenzionali sperimentando combinazioni che reinventano la storia dei colori. Ed anche il rapporto tra noi e il mondo circostante. Il coreano Orijeen, ad esempio, attraverso il colore ci ricorda la relazione che abbiamo anche con i riferimenti culturali. ‘Be Brasil’ è un viaggio a tutto colore oltre Oceano dove spiccano il blu e il rosso della Cinto Chair di Carol Gay. Il designer Sander Wassink con la prepotenza del colore avvia un dialogo tra l’estetica indigena marocchina e l’industrialismo globale nella sedia Diagonal, disegnata da W.H. Gispen nel 1927. Anche lo sgabello Moonscape del giovane designer Lukas Lüttgen ispirato agli asteroidi ha un cuscino ‘bubblegum’ rosa. Perché in fin dei conti il colore è fantasia, gioco, divertimento.

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Designing in color means filling the spaces. If what Yves Klein said is true, and colors are the real inhabitants of space, designers are among the artificers of the relationships between humans, objects and the environment. Against rampant conformity are ranged custom products; these unique pieces between art and design signal the way. But, color also contributes to making the environments in which we live more personal, expressions of the unique beings that inhabit them. The Pantone Color Institute highlights the desire for colors that transcend the seasons, satisfying the need to express originality through selfexpressive colors. Surprising hues like Valiant Poppy, Russet Orange, Limelight, Quetzal Green and Pink Peacock, encourage unexpected and unconventional choices by experimenting with combinations that reinvent the history of colors – as well as the relationship between ourselves and the world around us. For example, the Korean Orijeen uses color to remind us of the relationship that we have with cultural references. ‘Be Brasil’ is an journey in full color across the ocean where standouts the blue and red of Carol Gay’s Cinto Chair. Designer Sander Wassink initiates a dialogue with the arrogance of color between the indigenous Moroccan aesthetic and global industrialism in the Diagonal chair designed by W.H. Gispen in 1927. Young designer Lukas Lüttgen, inspired by asteroids, also creates a ‘bubblegum’ pink cushion for his Moonscape stool. Because, ultimately color is imagination, a game, fun.


Moonscape, design Lukas Lüttgen

Galactica, design Antonio Aricò

Extrude by Utu

Color Flow, design Orijeen

Papillon by Piüma, design Manuela Bucci

Viae by Frag, design Analogia Project Cinto Chair, design Carol Gay


N EW c o l lection

WWW.FERROLUCE.IT


Rainbow District Milano Porta Venezia gode di una posizione geografica che candida l’area a rappresentare una nuova centralità all’interno del circuito già consolidato del fuorisalone, punto d’arrivo di un flusso che parte da San Babila, attraversa Corso Venezia diventando il trait d’union naturale tra le manifestazioni proposte nei distretti di Brera-Repubblica-Centrale. Qui trova sede il nuovo RAINBOW DISTRICT MILANO gestito da una associazione che, partendo dal quartiere Porta Venezia (via Lecco, via Panfilo Castaldi, via Lazzaretto, via Lazzaro Palazzi, viale Tunisia, via Melzo) uno dei più visitati e internazionali della città, si pone l’obiettivo di riunire tutti i commercianti che credono nei valori storici, sociali e multiculturali della città. Con il Patrocinio del Comune di Milano, del Municipio 3 e di Unione Confcommercio, il distretto partecipa per la prima volta alla Milan Design Week con una serie di iniziative riassunte nel titolo “Inclusion&Inspiration”, che vogliono segnare un ritorno alle origini della creatività, tra arte, moda e design. Il Casello Daziario Ovest ospita dal 19 al 22 aprile l’installazione “Elio Fiorucci, creatività e genio” in omaggio al processo creativo, alla curiosità e alla ricerca costante di un collezionista di colori, luci, simboli e oggetti iconici. L’IBISPACE DESIGN presenta per la prima volta a Milano una mostra dell’urban artist spagnolo Antonyo Marest ispirata al Tropicalismo sulle vetrine di via Lazzaretto e all’interno del cortile di ingresso dell’hotel. Qui lo spazio è caratterizzato dal coinvolgimento di aziende di illuminazione e arredamento che personalizzano l’ibis Milano Centro per una settimana, rendendo la location uno dei punti di attrazione per gli amanti dell’arte e del design. E in questo contesto, che inneggia alla libertà di espressione, anche il nostro thesignspeaking pop-up shop! rainbowdistrictmilano.it

Porta Venezia enjoys a geographical position that puts the area forward as representing a new centrality within the already consolidated Fuorisalone circuit, the culmination of a flowing stream that starts from San Babila and then crosses Corso Venezia, which becomes the natural hub that unifies events offered in the districts of Brera-RepubblicaCentrale. Here is where you’ll find the headquarters of the new Rainbow District Milano, managed by an association that, starting from the Porta Venezia quarter (via Lecco, via Panfilo Castaldi, via Lazzaretto, via Lazzaro Palazzi, viale Tunisia, and via Melzo), which is one of the city’s most popular and international neighborhoods, aims to bring together all of the dealers who believe in the city’s historical, social and multicultural values. With the support of the Comune di Milano, Municipio 3, and Unione Confcommercio, the District is participating in Milan Design Week for the first time with a series of initiatives summed up in the title: “Inclusion & Inspiration”, which marks a return to the origins of creativity, art, fashion and design. From 19 to 22 April, the Casello Daziario Ovest will host the installation “Elio Fiorucci, creativity and genius” in honor of the creative process and the curiosity of, as well as the constant research done by a collector of colors, lights, symbols and iconic objects. For the first time in Milan, from April 17 Ibispace Design presents a show of Spanish urban artist Antonyo Marest that’s inspired by the Tropicalism in the shop windows of via Lazzaretto and inside the courtyard of the hotel. This space is characterized by the involvement of lighting and furniture companies that are changing the look of the ibis Milano Centro for one week, making the location a focus of attraction for art and design lovers. And it is in this particular context, which speaks of creative freedom that you’ll also find our very own thesignspeaking pop-up shop! 11

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A new area devoted to colorful life


Beirut Design Week 2018

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Design as an active agent of social change

Come possono i designer di tutto l’ampio spettro dell’industria creativa canalizzare idee e competenze per progettare oggetti, strumenti e strutture che affrontino punti ciechi, carenze e problemi all’interno dell’esperienza urbana? E in che modo possono collaborare con le altre figure coinvolte per affrontare sfide sistemiche e supplementari? La settima edizione della Beirut Design Week, un’iniziativa dell’organizzazione no-profit MENA, si propone di rispondere a queste domande adottando un approccio partecipativo. Il più grande festival di Medio Oriente e Nord Africa, dal 22 al 29 giugno, esplora tutte le diverse pratiche, architettura, arredamento, illuminazione, moda, grafica per far conoscere il design libanese, ma sta crescendo nell’ottica di promuovere lo scambio creativo tra le comunità locali e quelle internazionali. Il tema di questa edizione, “Design & the City” esorta a trattare il design come un agente attivo del cambiamento sociale in quanto esprime bisogni, desideri e sogni degli abitanti delle città. I designer sono invitati a considerare la capacità di trasformazione che i loro progetti hanno in ogni aspetto della vita in città, dagli spazi pubblici al più piccolo dettaglio all’interno di case, uffici e luoghi di ricreazione, e a immaginare come le loro idee possano contribuire al buon governo, all’inclusione sociale e alla giustizia ambientale. Il nuovo direttore Ghassan Salameh dice: “Crescere in una città dalle grandi contraddizioni può talvolta esporci a insicurezze che, se viste dalla lente delle opportunità, possono aiutare i cambiamenti. Poiché il design sta cambiando e si sta trasformando in uno strumento più accessibile e interdisciplinare, il nostro compito è creare una piattaforma più sostenibile che supporti questo cambiamento”. 12

How can designers across the wide spectrum of the creative industry channel ideas and skills to model objects, tools and structures that address blind spots, shortages and problems within the urban experience? And, in what ways can they collaborate with other stakeholders to face systemic and supplemental challenges? The seventh edition of the Beirut Design Week, an initiative of the non-profit organization MENA, proposes to answer these questions by adopting a participatory approach. The largest growing design festival in the Middle East & North Africa, held between 22 and 29 June, features a wide spectrum of design practices, from architecture to furniture and lighting, fashion, graphic to showcase Lebanese design and promote creative exchange with regional and international design communities. The theme “Design & the City” urges to deal with the notion of design as an active agent of social change in ways that express the needs, desires and dreams of the city’s inhabitants. Designers are invited to consider the transformative role of their projects in every aspect of city life, from public spaces to the smallest detail in the interiors of homes, offices and recreation spaces, and to bring forward their own visions of how their practices can contribute to good governance, social inclusion and environmental justice. Ghassan Salameh, the newly appointed Director said: “Growing up in a city of great contradictions can sometimes expose us to insecurities which, if viewed from the lens of opportunity, can lead to change. As design is changing to become a more accessible and cross-disciplinary tool, our job is to create a more sustainable platform that meets this change.” beirutdesignweek.org


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Daniel González’s ephemeral works of design, to celebrate every moment of our lives

Con le architetture effimere, le opere su tela ricamate in paillette e perline e i capi-scultura da indossare presentati con performance ad alto impatto emotivo, l’artista argentino Daniel González, classe 1963, indaga sui riti di celebrazione e sullo sconfinamento tra categorie socio-culturali. González, le cui creazioni sono state esposte in musei, fiere, gallerie d’arte e design e fanno parte di numerose collezioni private, crea mondi irrazionali pieni di energia, aree di libertà dove le convenzioni sociali esistenti collassano. “Sono affascinato dai processi che vanno al di là della ‘santificazione’ degli oggetti e dei loro significati invece di considerare le loro funzioni nella vita di tutti i giorni. Penso che la percezione abbia a che vedere con il cambiamento, lo spostamento e la ridefinizione del rapporto tra la persona e il suo spazio inteso come ambiente” racconta. González mette la propria arte a disposizione della vita: le sue opere possono essere utilizzate, come i portafiori dai packaging pop in paillette ricamati a mano. O come i collage in Mylar che realizza con una sua personale tecnica e che possono essere appesi come tende o applicati alle pareti come carta da parati 3D. Opere di design effimere al solo fine di creare meraviglia negli spazi in cui viviamo. Daniel González vive e lavora tra Verona e New York e nel 2004 ha lanciato a Berlino il brand D.G. Clothes Project, pezzi unici d’arte applicata alla moda da indossare e collezionare. La sua è sempre una indagine politica oltre i comuni concetti di tendenza e marchio, sul limite tra personalità e immagine esteriore. @Future Dome, via Paisiello 6

With his monumental public projects, canvases embroidered with beads and sequins and wearable sculptures exhibited in high-impact performances, the Argentinian artist Daniel González (1963) investigates celebratory rites and the boundaries between sociocultural categories. González, whose works are usually presented in art galleries, museums, festivals and fairs worldwide, and which are held in several private collections, creates irrational and energetic worlds, areas of freedom in which existing conventions collapse. “I’m fascinated by processes that go beyond the ‘sanctification’ of objects and their meanings rather than considering their functions in everyday life. I think perception is about changing, shifting and redefining the relationship between the person and his/her living space as an environment” stated. González makes his art submit to ordinary life: his artworks can be used, like the flower pots conceived as pop packaging with hand-sewn sequins on canvas or his 3D wallpaper and collages in Mylar. González takes the collage technique a step further in order to create wonder within the living space, like ephemeral works of design, to celebrate every moment of our lives, pondering through their dazzle handmade minimalist compositions. He lives and works between Verona and New York. In 2004 in Berlin he launched the fashion-brand D.G. Clothes Project, as an artist-run fashion project for the production of unique pieces to collect or to wear. Through this label, he takes art to ordinary people to investigate the limits between the Self and the Exterior Appearance of individuals beyond the concepts of fashion, trend and trademark.

D.G. Clothes Project temporary shop, via Ventura 6

daniel-gonzalez.com / dg-clothesproject.com

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COOLWOOD S.L.U. | Felip Vall, 28 08551 TONA (Barcelona) | Tel +34 633085504 | coolwood@coolwood.cat


pop-up shop

thesignspeaking apre in occasione della Milan Design Week un suo pop up shop nel cuore del Rainbow District dove, solo per pochi giorni, si possono scoprire alcuni tra i più cool e ironici accessori del momento. La scelta è ricaduta su prodotti e progetti caratterizzati dalla massima libertà espressiva. Come le spille di Macon&Lesquoy, brand francese che ha aperto di recente a Parigi la prima boutique e che vanta molte imitazioni, ma la cui unicità resta nella vivace e smaliziata creatività di Marie Macon e AnneLaure Lesquoy. Dal 2009, progettano le loro collezioni di accessori e bijoux off-the-wall, ma sempre eleganti, che uniscono acutamente bellezza, funzione, audacia e umorismo. Anche il progetto di food design, Mani In Pasta nato nel 2015 a Lisbona dall’idea di Elisa Sartor e Valentina Toscano, è dotato di una buona dose di divertimento. Con un proprio “alfabeto analogico” di timbri in legno, Elisa e Valentina stampano, spesso durante performance dal vivo, accessori interattivi come borse, t-shirt, zaini, grembiuli da cucina e teli mare, creando legami tra chi li indossa e chi li legge. Giochi di parole che si avvicinano al mondo delle specialità gastronomiche italiane, enfatizzando e riscoprendo i concetti di geometria, forma e colore che comunicano inconsciamente. E la necessità di scrivere le parole anche a mano libera la soddisfa Perpetua, la matita in Zantech® che rispetta il Pianeta. Per produrla non vengono abbattuti alberi, ma si riciclano tonnellate di grafite recuperata dai processi della lavorazione industriale. Atossica, non sporca e non si rompe ed è disponibile con la sua gomma per cancellare in dieci varianti di colore, ma è anche personalizzabile.

April 17-21, from 12 am to 8 pm via Lazzaro Palazzi 9

thesignspeaking is opening a pop-up shop in the heart of the Rainbow District during Milan Design Week where you’ll be able to discover, just for a few days, some of the most cool and ironic accessories of the moment. Only products and designs that stand out for their complete freedom of expression were chosen. Like the pins by Macon&Lesquoy, a French brand that recently opened their first Paris boutique. Their work is much imitated but its uniqueness rests in the lively and savvy creativity of Marie Macon and Anne-Laure Lesquoy. Since 2009, they’ve been designing their collections of off-the-wall but always-elegant jewelry that combines beauty, function, audacity and humor. Also gifted with a good dose of fun is the food design project, Mani In Pasta, which started in Lisbon in 2015 as the brainchild of Elisa Sartor and Valentina Toscano. With an ‘analogue alphabet’ of wooden stamps, Elisa and Valentina print, often in the course of live performances, interactive accessories such as tote bags, T-shirts, backpacks, tea towels and beach towels, creating connections between those who wear them and those who read them. Word games that bring the world of Italian gastronomic specialties closer, emphasizing geometry, shape, and color. And, with words comes the necessity to write them, even freehand, and this need is met by Perpetua, the pencil made of Zantech® a material that respects our planet. No trees have been cut down to produce it, but rather tons of recycled graphite powder has been recovered from industrial processes. Non-toxic, it doesn’t dirty your hands, it doesn’t break. Together with its eraser it’s available in ten colors and can even be personalized.

maconetlesquoy.com / maniinpasta.co / perpetua.it 15

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