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#62 - ON STAGE

#62 - ON STAGE On the cover, Salubata sandal prototype, from the Embryonic project, design by Rodrigo Almeida, 2018. In copertina, prototipo calzature Salubata dal progetto Embryonic di Rodrigo Almeida, 2018.

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MANIFESTO The Moodboarders is a glance into the design world, capable of capturing, in all of its many facets, what is extraordinary in the everyday. It is a measure of the times. It is an antenna sensitive enough to pick up on budding trends, emerging talents, and overlooked aesthetics. It is an adventure towards discovering the most original creativity. It is a savoury mix of contemporary news acquired through persistent involvement in even in the farthest corners of the design world, as well as an occasional dive into fashion, seeing as the two go hand in hand.

The Moodboarders Magazine è un occhio spalancato sul mondo del progetto, in tutte le sue multiformi declinazioni, capace di cogliere, anche nel quotidiano, lo straordinario. È la misura della temperatura epocale. È l’antenna sensibile capace di captare le tendenze sul nascere, i talenti che sbocciano, le estetiche trascurate. È un viaggio avventuroso alla scoperta delle creatività più originali. È una miscela sapida di notizie contemporanee, recuperate grazie alla frequentazione assidua del mondo del design, conosciuto nelle sue più segrete pieghe e, saltuariamente, in quello della moda, poiché le due discipline si tengono per mano.

www.themoodboarders.com

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#62 - ON STAGE

CONTRIBUTORS CRISTINA MOROZZI

DOMITILLA DARDI

MELODIE LEUNG

Journalist, critic and art-director on the border between art, fashion

As a historian and curator, I observe design by reading and visiting exhibitions.

Observing, wondering and creating in between of architecture, art and design.

Giornalista, critica e art director sul confine tra design, arte e moda.

Storica e curatrice, osservo e studio il design attraverso libri e mostre.

Tra architettura, arte e design: osservo, mi stupisco, creo.

FRANCESCA TAGLIABUE

LI JUN

Moving above the lines as much as needed, I would love to live in tree house designed by Mies van der Rohe

I’d be surrounded by the rich colors of this world, and continue to push the boundaries of design and art.

Sopra le righe quel poco che basta, vorrei abitare in una casa sull’albero progettata da Mies van der Rohe.

Vorrei essere circodata dal colore pieno di Memphis e continuare spingere i confini di arte e design.

GENNARO ESPOSITO It was 1991, and the only thing I knew for sure was that I would never do what other restaurants were doing. Era il 1991 e l’unica certezza che avevo era che non avrei fatto le stesse cose degli altri ristoranti.

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PETE BREWIS After over a decade of editing design magazines, I’ve taken to the road for a year, traversing the world in search of wonder Dopo un decennio trascorso scrivendo per riviste di design, mi sono messo in viaggio per un anno alla ricerca delle meraviglie del mondo.


EDITORIAL STAFF

CRISTINA MOROZZI Editor- in-Chief

MELISSA MARCHESE Translator

ERIKA MARTINO

LUCA MAZZA

GIULIA PACI

MASSIMO LUTTAZI

Founder and Managing Editor

Editorial Staff

Founder and Art Director

Web Content Editor

NOEMI PATRIARCA Graphic Designer

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#62 - ON STAGE

CONT ENTS SOMMARIO

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CASSINA AS SEEN BY KARL The Cassina showroom on Paris’ Boulevard Saint Germain presented “Cassina as Seen by Karl”, a book of photography edited by Steidl. The photographic... Nello showroom parigino di Boulevard Saint Germain, Cassina ha presentato alla fine di gennaio il libro fotografico “Cassina as seen by Karl”, edito da Steidl...

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RICK OWENS - SUBHUMAN, INHUMAN, SUPERHUMAN Artistic expression is the opposite of death…it is hope,” Rick Owens claimed during the opening of his exhibition for Milan’s Triennale, running until... L’espressione artistica - ha dichiarato Rick Owens in occasione della sua mostra in corso alla Triennale di Milano sino al 25 marzo 2018 - è l’opposto della morte…

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EMBRYONIC COLLECTION Brazilian designer, Rodrigo Almeida, is part of the new, super-active generation, moving effortlessly from design to fashion. One of his recent projects... Rodrigo Almeida è un designer brasiliano della nuova generazione, iperattivo, che spazia con naturalezza dal design alla moda. Tra i suoi più recenti progetti...

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ACTIO! BY CONSTANCE GUISSET Paris’ MAD (the new sigla for the Musée des Arts Decoratifs, located on Rue de Rivoli) is hosting an exhibition dedicated to young French designer... Il MAD di Parigi (questa la nuova sigla del Musée des Arts Decoratifs di Rue de Rivoli) dedica sino all’ 11 marzo 2018 una mostra alla giovane designer...

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BALENCIAGA: SHAPING FASHION

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WELCOME

London’s Victoria & Albert has dedicated a large exhibition to Basque fashion designer, Cristobal Balenciaga, running from May 2017 to February 2018... Il Victoria and Albert Museum di Londra ha dedicato una grande mostra (Maggio 2017 - Febbraio 2018) a Cristóbal Balenciaga, il couturier basco originario...

For its tenth year at Design Miami, Fendi presented “Welcome”, an installation created by young designer, Chiara Andreatti, and curated by Maria Cristina... Fendi a Design Miami 2017, sua decima partecipazione, ha presentato “Welcome”, installazione della giovane designer italiana Chiara Andreatti, a cura di ...

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PRADA INVITES Prada invited four of design and architecture’s great minds during Milan’s Men’s Fashion Week this year (January 12-15). Ronan & Erwan... In occasione della settimana della moda maschile milanese (12-15 gennaio 2018) Prada ha invitato per la prima volta quattro menti ...

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#62 - ON STAGE

The beginning of a new year brings the itch to know what trends the future holds. The Moodboarders feeds this hunger without being prophetic, instead selecting

original

projects ready to face the future head-on

All’inizio di un nuovo anno è consuetudine interrogarsi sulle tendenze del futuro prossimo. The Moodboarders coltiva questa presunzione che non ha la pretesa d’essere profetica, ma va intesa come intenzione di segnalare progetti originali in grado di affrontare il futuro

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EDITORIAL by Cristina Morozzi

ON STAGE The beginning of a new year brings the itch to know what trends the future holds. Trendsetters make a career of it, constantly feeding their curiosity and keeping their eyes peeled for any flashing signals. The Moodboarders feeds this hunger, offering a recent selection of events from around the world, dedicated to fashion and design projects that will surely stimulate thoughts on creativity’s next bold mold. The careful selection obviously isn’t pretending to be prophetic, but instead a handful of original, personal projects ready to face the future head-on without betraying the matrix or abandoning a dialogue with tradition.

All’inizio di un nuovo anno è consuetudine interrogarsi sulle tendenze del futuro prossimo. I trend setters lo fanno di mestiere, nutrendo costantemente la loro curiosità con gli occhi sempre ben aperti per catturare ovunque segnali rivelatori. The Moodboarders coltiva questa presunzione offrendo una recente selezione di eventi internazionali dedicati alla moda e al design, utili a stimolare riflessioni sulle nuove direzioni del progetto. La scelta ovviamente parziale non ha la pretesa d’essere profetica, ma va intesa piuttosto come l’intenzione di segnalare progetti originali e personali in grado di affrontare il futuro, senza tradire la propria matrice e senza trascurare il dialogo con la tradizione.

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#62 - ON STAGE

Portrait of Karl Lagerfeld, holding Gio Ponti’s 699 Superleggera chair, in white ash with an indian cane seat. Photo, Karl Lagerfeld for Cassina. Ritratto di Karl Lagerfeld with con Sedia 699 Superleggera by Gio Ponti, struttura in frassino laccato bianco con sedile in canna d’India. Foto di Karl Lagerfeld per Cassina.

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#62 - ON STAGE

Gio Ponti’s 699 Superleggera chair, in black and white ash and upholstered seat. L 45 cm x H 83 cm. Photo, Karl Lagerfeld for Cassina. Sedia 699 Superleggera by Gio Ponti, struttura in frassino bicolore bianco e nero con sedile imbottito; L 45 cm x H totale 83 cm. Foto di Karl Lagerfeld per Cassina.

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The Cassina showroom on Paris’ Boulevard Saint Germain presented “Cassina as Seen by Karl”, a book of photography edited by Steidl. The photographic miseen-scène, Karl Lagerfeld’s first for the brand, features a selection of Steidl’s emblematic pieces. Karl’s prints served as the backdrop to a handful of furnishings, specially covered in black and white for the book launch. “I had never ‘worked’ on a project like this before. To visually reinterpret examples of perfect design is completely new for me, and therefore stimulating, exciting even.” Karl adds, “I have been a fan of Cassina for years, and own many of their pieces. My first order, during the 60’s, was Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand’s iconic chaise lounge.” By entrusting the new image of a series selected by the kaiser of fashion himself, Cassina has inaugurated a fashion-based collaboration not with a fleeting acquaintance, but an official relationship.

Nello showroom parigino di Boulevard Saint Germain, Cassina ha presentato alla fine di gennaio il libro fotografico “Cassina as seen by Karl”, edito da Steidl e dedicato a una selezione dei suoi pezzi emblematici, primo progetto fotografico di Karl Lagerfeld per un marchio di design. Facevano da sfondo al lancio del volume le gigantografie delle foto scattate da Karl e una selezione di modelli unici, vestiti per l’occasione in bianco e nero. Stilista ma anche fotografo, Karl affronta per la prima volta la documentazione di una collezione di design. “E’ un tipo di progetto sul quale non avevo mai lavorato”, ha dichiarato. “Reinterpretare visualmente degli esempi di design perfetto è completamente nuovo per me, quindi stimolante e esaltante. Sono anche un fan della produzione Cassina e da anni possiedo molti dei suoi pezzi. Il mio primo ordine, negli anni sessanta, fu la famosa chaise longue di Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand.” Affidando a Karl Lagerfeld, il kaiser della moda, la nuova immagine di una serie di pezzi selezionati dallo stesso Lagerfeld, Cassina inaugura una collaborazione con la moda basata non solo su qualche fuggevole prestito, ma su una relazione ufficiale.

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#62 - ON STAGE

By entrusting the new image of a series selected by Karl Lagerfeld, Cassina has inaugurated a fashion-

based collaboration not only with a fleeting acquaintance, but an official relationship

Affidando a Karl Lagerfeld la nuova immagine di una serie di pezzi, Cassina inaugura una collaborazione con la moda basata non solo su qualche fuggevole prestito, ma su una relazione ufficiale.

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The iconic Utrecht armchair, designed by Gerrit T. Rietveld for Cassina, covered in black and white fur with black stitching by Fresian. L 64 cm x H 70 cm. L’iconica poltrona Utrecht disegnata da Gerrit T. Rietveld per Cassina viene qui raffigurata nella versione con tappezzeria Fresian, rivestita di pelle e pelliccia bianca e nera e cuciture nere. L 64 cm x H 70 cm.

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#62 - ON STAGE

Gerrit Thomas’ Zig Zag series for Cassina, 1934. Natural ash and tinted ash, raw cut edges. L 37 cm x H 43/74 cm. Photo, Karl Lagerfeld for Cassina. Serie di Sedie Zig Zag in varie colorazioni, disegnata da Gerrit Thomas Rietveld nel 1934 per Cassina. Frassino naturale per le sezioni laterali e frassino tinto a poro aperto per i piani. L 37 cm x H 43/74 cm. Foto di Karl Lagerfeld.

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Charlotte Perriand’s Nuage bookshelf for Cassina. Wall unit pictured, L 214,5 cm x H 173,2 cm. Photo, Karl Lagerfeld for Cassina. Nuage, libreria firmata Charlotte Perriand per Cassina. Nella foto, tipo “a muro” 526 2C, misure totali: L 214,5 cm x H 173,2 cm. Foto di Karl Lagerfeld per Cassina.

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Gerrit Thomas’ Zig Zag series for Cassina, 1934. Natural ash and tinted ash, raw cut edges. L 37 cm x H 43/74 cm. Photo, Karl Lagerfeld for Cassina. Sedia Zig Zag, disegnata da Gerrit Thomas Rietveld nel 1934 per Cassina. Frassino naturale per le sezioni laterali e frassino tinto a poro aperto per i piani. L 37 cm x H 43/74 cm. Foto di Karl Lagerfeld.

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Karl Lagerfeld: Cassina as seen by Karl. Book cover. Karl Lagerfeld: Cassina as seen by Karl. Copertina libro.

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Rick Owens, Glitter women’s collection, FW17, Photo, Owenscorp. Rick Owens, FW17 Collezione Glitter women, credit Owenscorp.

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SUBH U M A N INH U M A N SUPERH U M A N “Artistic expression is the opposite of death…it is hope,” Rick Owens claimed during the opening of his exhibition for Milan’s Triennale, running until March 25th. Eleonora Fiorani, curator of the Triennale’s fashion section, offers this retrospective dedicated to Rick Owens, visionary fashion designer hailing from America and resident in Paris. Through a selection of clothing, furnishing, film and graphic design pieces, Owen’s creative universe has been unveiled. The scene, curated by Owens himself, is set with a sort of endomorphic, sculptural black cloud hovering under the ceiling. A recipient of numerous prizes in the States, he rests outside of fashion’s traditional parameters. His fluid style, achieved by using soft, ductile fabrics, like jersey, ranging from absolute black to total white, contrasting with the use of sophisticated, dusky shades, lies outside passing trends. Although he remains true to his recognizable DNA of wearable classics that are both sexy and a bit gothic, he manages to evolve every season. His flagship store on Milan’s Via Fratelli Gabba has storefront windows covered in bas relief; to explore the collections, one must go inside. The dressing room curtains hide a realistic sculpture of Rick Owens crouched on the ground. Only a second glance reveals that it is a plaster of the designer himself! “L’espressione artistica - ha dichiarato Rick Owens in occasione della sua mostra in corso alla Triennale di Milano sino al 25 marzo - è l’opposto della morte… è speranza”. Proposta da Eleonora Fiorani, curatrice del settore Moda della Triennale, la prima retrospettiva dedicata al visionario stilista e designer Rick Owens, statunitese ma residente a Parigi, esplora il suo universo creativo con una selezione di pezzi provenienti dal suo archivio di moda, arredo, film e grafica. L’allestimento, caratterizzato da una scultura materica come una sorta di gigantesca nuvola nera che percorre il soffitto dello spazio, è stata curato dallo stesso Rick Owens. Insignito di numerosi premi negli Stati Uniti, Owens non è classificabile secondo i classici parametri dello stile. La sua moda fluida, prevalentemente realizzata con tessuti morbidi e duttili come il jersey, declinati in sofisticate tonalità polverose che si contrappongono al nero assoluto e al bianco totale, non appartiene al ciclico ritmo delle tendenze. Owens si rinnova stagionalmente pur restando fedele al suo riconoscibile DNA per offrire abiti capaci di coniugare una vestibilità classica, talvolta sexy, con un’immagine gotica. A Milano il suo flagship store, in via Fratelli Gabba, ha le vetrine coperte da un bassorilievo candido. Per vedere le collezioni bisogna entrare. Conviene sperimentare anche la prova in camerino: aperte le tende nere, ci si trova di fronte a una scultura di Rick Owens accucciato per terra che procura, con il suo accentuato realismo, un soprassalto. Solo a una seconda occhiata, ci si rende conto che non è lui in persona, ma un suo calco!

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Entrance to Rick Owens’ Subhuman- InhumanSuperhuman exhibition, Milan’s Triennale. Ingresso della mostra Subhuman- InhumanSuperhuman di Rick Owens presso la Triennale di Milano.

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Designer Rick Owens’ exhibition includes fashion and an intrusion of globular, spiral sculpture. L’esposizione del designer Rick Owens insieme al fashion design comprende anche un’intrusione scultorea – globulare, a spirale.

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Artistic expression is the opposite of death…it is hope, Rick Owens claimed during the opening of his exhibition for Milan’s Triennale, running until March 25th

L’espressione artistica - ha dichiarato Rick Owens in occasione della sua mostra in corso alla Triennale di Milano sino al 25 marzo - è l’opposto della morte… è speranza!

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The sculptural installation, made of concrete, hung from the ceiling. L’installazione scultorea, realizzata in cemento, è appesa con dei cavi al soffitto.

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Audiovisual additions complete the viewer’s overall experience. Contribuiscono a completare l’esperienza della mostra anche supporti audiovisivi.

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Owens’ fashion collection. La collezione fashion.

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Rick Owens, Glitter men’s collection, FW17, Photo, Owenscorp. Rick Owens, FW17 Collezione Glitter man, credit Owenscorp.

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A portrait of Rick Owens. Ritratto di Rick Owens.

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His fluid style, principally achieved through the use of ductile, soft fabrics, like jersey, in sophisticated, dusky shades, lies outside passing trends

La sua moda fluida, prevalentemente realizzata con tessuti morbidi e duttili come il jersey, declinati in sofisticate tonalitĂ polverose, non appartiene al ciclico ritmo delle tendenze

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HIGHLIGHTS PRODUCT

WHITE, BOTTLE GREEN AND LIGHT BROWN JACKET Rick Owens, white, bottle green and light brown jacket. 49% wool, 45% cotton, 6% silk. Rick Owens, giacca bianca, verde bottiglia e marrone chiaro. 49% lana, 45% cotone, 6% seta. € 2.943

SHOP AT:

www.rickowens.eu

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#62 - ON STAGE Burgau footwear, braided, multicolored leaher, prototype, 2018. Calzature Burgau, cuoio intrecciato colorato prototipo, 2018.

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Brazilian designer, Rodrigo Almeida, is part of the new, super-active generation, moving effortlessly from design to fashion. One of his recent projects, “Embryonic”, is an accessories collection dominated by shoes. Rodrigo has always been taken by shoes, and began research for the collection by examining Brazil’s northeast Xobi region, influenced by English Oxford traditions. The Brazilian flip-flop, and its association with African sandals, was also central to his studies. Brazil’s artisan culture, its origins and behavioral influences are the basis on which he developed the footwear collection. As many Brazilian creatives tend to be, Rodrigo is sensitive to the cultural matrix of his endless country, and has translated it into contemporary shapes, global yet entwined with the memory of its roots. Rodrigo Almeida è un designer brasiliano della nuova generazione, iperattivo, che spazia con naturalezza dal design alla moda. Tra i suoi più recenti progetti una collezione di accessori, prevalentemente scarpe, denominata “Embryonic”. Da sempre affascinato dal mondo della calzatura, Rodrigo ha avviato la sua ricerca partendo dalle calzature tradizionali di una regione del nord est del Brasile, denominata Xobi, che è stata influenzata dalla tradizione inglese di Oxford. Alla base della sua ricerca anche una riflessione sulle popolari “flip flop” brasiliane e sui loro legami con i sandali africani. La cultura materiale brasiliana, le sue origini e la sua influenza sui comportamenti rappresentano le fonti primarie della sua ricerca preparatoria sulla definizione di una collezione di calzature di “sapore brasiliano”. Sentimentale come molti creativi brasiliani, Rodrigo indaga la matrice culturale del suo sconfinato paese per tradurla in forme contemporanee, in grado d’essere globali pur suggerendo la memoria delle loro ataviche radici.

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On this page, Sulca bag, rope and plastic; Pitch shoes, yellow and black rope, prototype, 2018. On the previous page, the most recent prototypes; leather and rope sandals, from top: Salubata Blue, Burgau, Sulca. In questa pagina, borsa di corda e plastica Sulca; scarpe corda gialla e nera Pitch, prototipi del 2018. Prototipi recentissimi anche le calzature di cuoio e corda nella pagina accanto: dall’alto, Salubata Blu, Burgau, Sulca.

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Capy is a bag resembling a baseball cap, made of black rope and fabric; prototype, Rodrigo Almeida, 2018. Ăˆ una borsa con le sembianze di copricapo di tessuto e corda nera, Capy, prototipo di Rodrigo Almeida, 2018.

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#62 - ON STAGE

Brazil’s artisan culture, its origins and behavioral influences are the basis on which Rodrigo Almeida began his research, leading to a footwear

collection

that is both global and entwined with the memory of its roots

La cultura materiale brasiliana, le sue origini e la sua influenza sui comportamenti rappresentano le fonti primarie della ricerca preparatoria di Rodrigo Almeida sulla definizione di una collezione di calzature in grado di essere globali pur suggerendo la memoria delle loro radici

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On this page and the next, Trama bag, orange rope, prototype, 2018. In questa pagina e accanto, borsa di corda arancione Trama, prototipo, 2018.

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Pitch shoes, black and yellow rope, prototype, 2018. Scarpe Pitch, corda gialla e nera, prototipo, 2018.

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Sulca sandal, prototype, 2018. Calzature Sulca, prototipo, 2018.

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One of Paris’ MAD museum’s room, where the Actio! exhibition is being hosted. Lamps, Vertigo ed. Petite Friture, 2010. Photo, Constance Guisset Studio. In una sala della mostra Actio! presso il MAD di Parigi sono protagoniste una serie di Lampade Vertigo ed. Petite Friture, 2010. Foto: Constance Guisset Studio.

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CTIO! BY CONSTANCE GUISSET

Paris’ MAD (the new sigla for the Musée des Arts Decoratifs, located on Rue de Rivoli) is hosting an exhibition dedicated to young French designer and scenographer, Constance Guisset, open until March 11th. Spread over two floors, the exhibition was curated by Olivier Gabet and designed by Guisset herself; a series of verbs denote the retrospective’s dynamic settings. The first is welcome, followed by exhibit, transmit, converse, enchant, inhabit, breathe, work, turn, fly away, bring, melt, seduce, and ending with dance. Every room features Constance’s own pieces, placed within choreography as if actors in a performance, to represent the selected verb. Her direction and placement allow her personal work to interact with the existing antiques found in some of the rooms, breathing life into them instead of succumbing to the penalizing abstraction that museums tend to create for design, often making it inert. Precisely documented and accompanied by sketches and illustrations, Actio! is a fine example of contemporary design defined both by the exhibited pieces’ quality and smart direction; Constance Guisset has superbly interpreted a shared experience that touches us on varying levels.

Il MAD di Parigi (questa la nuova sigla del Musée des Arts Decoratifs di Rue de Rivoli) dedica sino al 14 di marzo una mostra alla giovane designer e scenografa francese Constance Guisset. L’esposizione occupa ben due piani, è curata dal direttore del museo Olivier Gabet e allestita dalla stessa Guisset, ed è scandita da una serie di verbi che accentuano l’impostazione dinamica della retrospettiva. L’inizio è dedicato al verbo accogliere, quindi si passa al mostrare, al trasmettere, al dialogare, all’incantare, all’abitare, al respirare, al lavorare, al girare, al volare via, al portare, allo sciogliere, al sedurre, al danzare. In ogni stanza i pezzi disegnati da Constance sono disposti coreograficamente per rappresentare, al pari di attori di una performance, il verbo cui lo spazio è dedicato. La regia, ideata da Constance, abile nel far dialogare il proprio design anche con i pezzi storici presenti in alcune delle sale dedicate alla sua presentazione, dona agli oggetti in mostra un afflato vitale, evitando l’astrazione museale che penalizza il design, rendendolo cosa inerte. Puntualmente documentata, corredata di schizzi e disegni, Actio si rivela una mostra esemplare sul design contemporaneo, sia per la qualità dei pezzi esposti sia per la sua intelligente regia, consacrando Constance Guisset eccellente interprete di un progetto relazionale in grado di toccare le corde più varie.

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The Respirer room hosts the “inspiration wall”, where Constance Guisset’s ideas are on display. Actio! exhibition, Paris’ MAD museum. Photo, Constance Guisset Studio. Nella sala Respirer è protagonista un “inspiration wall” che mette in scena le idee di Constance Guisset. Mostra Actio! presso il MAD di Parigi. Foto: Constance Guisset Studio.

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Lamps, Vertigo ed. Petite Friture, 2010. Photo, Constance Guisset Studio. Lampade Vertigo ed. Petite Friture, 2010. Foto: Constance Guisset Studio.

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Constance’s direction breathes life into the work on display instead of penalizing it with the abstraction that museums tend to create for design; she has superbly

interpreted a shared experience that touches

us on varying

levels

La regia di Constance dona agli oggetti in mostra un afflato vitale, evitando l’astrazione museale che penalizza il design, rendendolo cosa inerte; e la consacra eccellente interprete di un progetto relazionale in grado di toccare le corde piÚ varie

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Trois Conversations, multicolored sculpture in the Actio! exhibition. Photo, Constance Guisset Studio. Trois Conversations, scultura policroma presso la mostra Actio!. Foto: Constance Guisset Studio.

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Ankara side tables and Chantilly lamps, part of the Actio! exhibition, Paris’ MAD museum. Photo, Constance Guisset Studio. Collezione di tavolini Ankara con lampade Chantilly, mostra Actio! presso il MAD di Parigi. Foto: Constance Guisset Studio.

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Canova ed. Moustache 2017, on table. Three Time & Tide ed. Constance Guisset Studio 2017 mirrors. Sul tavolino, piatti Canova ed. Moustache 2017; sullo sfondo tre specchi Time & Tide ed. Constance Guisset Studio 2017.

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Pictured, a part of the exhibition designated to over 200 design pieces. Left, the s’Envoler room, part of the Actio! exhibition, Paris’ MAD museum. Photo, Constance Guisset Studio. Nella foto, parte della mostra dedicata agli oggetti di design, in cui sono esposte più di 200 creazioni. A sinistra, sala s’Envoler. Mostra Actio! al MAD di Parigi, foto: Constance Guisset Studio.

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#62 - ON STAGE

The Angelin lamp (2017), made of paper, is a result of a collaboration with Angelina Preljocaj. The owner can adjust the lamp to any shape they desire. Actio! exhibition. Photo, Constance Guisset Studio. In mostra ad Actio! anche la lampada Angelin (2017), realizzata in carta, è ispirata da una collaborazione con Angelina Preljocaj. L’utente può divertirsi a dare alla lampada la forma che desidera. Foto: Constance Guisset Studio.

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#62 - ON STAGE Richard Avedon: The iconic Dovima (wearing Balenciaga) with Sacha, CafĂŠ des Deux Magot, Paris, 1955. Una celebre foto di Richard Avedon: Dovima (in Balenciaga) con Sacha al CafĂŠ des Deux Magot, Parigi, 1955.

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SHAPING

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Cristรณbal Balenciaga working in Paris, 1968. Photo, Henri Cartier. Cristรณbal Balenciaga al lavoro, a Parigi, nel 1968, foto di Henri Cartier.

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ondon’s Victoria & Albert has dedicated a large exhibition to Basque fashion designer, Cristobal Balenciaga, running from May 2017 to February 2018. Rafael Moneo’s modern Kursal auditorium and conference center features a selection of the Basque designer’s pieces, exhibited symbolically throughout the space. Despite being a bit overlooked after his death, Christian Dior hailed him as his mentor, saying, “Haute couture is like an orchestra, for which only Balenciaga is the conductor. The rest of us are just musicians, following the directions he gives us.” Another of his great admirers was the English dandy and Vogue editor, Cecil Beaton, who began the V&A Balenciago collection in 1970, defining him as “fashion’s Picasso” due to his use of sculptural shapes. The 100 pieces exhibited include some never-before-seen garments, all which reveal the Basque tailor’s approach towards manipulating malleable fabric to create volume and shape-hugging forms. While current fashion is trending towards highly decorative patterns applied to basic shapes (i.e. Gucci), Balenciaga’s exhibition guides us down a different path, based more on shape than detailing. Paris’ recent runway shows leaned toward this as well, favoring functionality over ornament.

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l Victoria and Albert Museum di Londra ha dedicato una grande mostra (Maggio 2017 - Febbraio 2018) a Cristóbal Balenciaga, il couturier basco originario di San Sebastián - dove nel moderno Auditorium e Centro Congressi Kursaal, progettato da Rafael Moneo, sono simbolicamente esposti alcuni capi delle sue collezioni. Forse trascurato dopo la morte, Balenciaga fu particolarmente apprezzato da Christian Dior, che lo riteneva suo maestro. Famosa a riguardo la sua dichiarazione: “La couture è come un’orchestra il cui direttore è Balenciaga. Noi altri couturier, come i musicisti, seguiamo le direttive che ci dà”. Altro suo grande ammiratore fu il dandy inglese Cecil Beaton, redattore di Vogue, iniziatore nel 1970 della collezione Balenciaga del V&A, che lo definì “Il Picasso della Moda” per le sue scultoree volumetrie. I 100 abiti in mostra, alcuni dei quali mai esposti, rivelano l’approccio del sarto basco, basato sull’uso dei volumi, realizzati modellando il tessuto, quasi fosse materia plasmabile, per creare forme avvolgenti. Nell’attuale periodo dominato da una moda decorativa, caratterizzata da fantasiose contaminazioni su sagome basiche (Gucci), la mostra di Balenciaga potrebbe suggerire un nuovo corso basato più sulle volumetrie e meno sui dettagli, tendenza emersa dalle recenti sfilate haute couture di Parigi che hanno sancito la rivincita della funzione sull’ornamento.

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This page: Alberta Tiburzi wearing a dress by Cristobal Balenciaga, June, 1967. Next page: Lisa Fonssagrives wearing a Balenciaga coat, Paris, 1950. Photo, Ivring Penn. In questa pagina: Alberta Tiburzi avvolta dal vestito di Cristobal Balenciaga, giugno 1967. Nella pagina successiva: Lisa Fonssagrives indossa un cappotto di Balenciaga, Parigi, 1950, foto di Irving Penn.

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Previous page: Close-up of a silk dress, Crist贸bal Balenciaga, Paris, 1962. Victoria & Albert Museum, London. This page: Flamenco-style evening dress, Crist贸bal Balenciaga, 1961: Photo, Cecil Beaton, 1971. Nella pagina precedente: Dettaglio di un abito di seta di Crist贸bal Balenciaga, Parigi, 1962, Victoria & Albert Museum, Londra. In questa pagina: Abito da sera in stile flamenco, di Crist贸bal Balenciaga, 1961: fotografato da Cecil Beaton nel 1971.

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Haute couture is like

an orchestra,

for which only Balenciaga is the conductor. The rest of us are just musicians, following the directions he gives us, notes Christian Dior, who considered him his mentor

La couture è come un’orchestra il cui direttore è Balenciaga. Noi altri couturier, come i musicisti, seguiamo le direttive che ci dà - dichiara Christian Dior del famoso couturier che riteneva di essere suo allievo

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Minidress for evening, Paco Rabanne, 1967; Victoria & Albert Museum, London. Mini-abito da sera di Paco Rabanne, 1967, Victoria & Albert Museum, Londra.

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Mannequin with an orange overcoat, Balenciaga, Paris, 1954. Mannequin con cappotto arancione di Balenciaga, Parigi 1954.

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Bolero, 1947, Museo Cristรณbal Balenciaga. Bolero, 1947, Museo Cristรณbal Balenciaga.

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#62 - ON STAGE

Oscar de la Renta dress from the 2015 Spring / Summer collection. Abito della collezione primavera-estate di Oscar de la Renta del 2015.

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Suit, Demna Gvasalia for Balenciaga, Fall / Winter 2016. Completo di Demna Gvasalia per Balenciaga, autunno-inverno 2016.

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#62 - ON STAGE

While current fashion is trending towards highly decorative patterns, Balenciaga’s exhibition guides us down a different path, based

more on shape than detailing

Nell’attuale periodo dominato da una moda decorativa, la mostra di Balenciaga potrebbe suggerire un nuovo corso basato piÚ sulle volumetrie e meno sui dettagli

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HIGHLIGHTS PRODUCT

LINGERIE-INSPIRED WRAP DRESS Lingerie-inspired wrap dress. Lace and knit-jersey Abito in pizzo e jersey stile lingerie.€ 3.200

SHOP AT:

www.balenciaga.com 77


#62 - ON STAGE

Fendi presents WELCOME!, a space designed for living well amongst pieces created by Chiara Andreatti, pictured in the foyer. Fendi presenta WELCOME!, uno spazio aperto con tema “vivere bene” in cui sono protagonisti arredi disegnati da Chiara Andreatti. Nella foto, Chiara nello spazio dell’anticamera.

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W E LC O M E For its tenth year at Design Miami, Fendi presented “Welcome”, an installation created by young designer, Chiara Andreatti, and curated by Maria Cristina Didero. Andreatti created a limited-edition collection inspired by artisan techniques, including cuoio romano leather, the selleria stitch, pequin and fur craftsmanship. Chiara’s room was bright and vaguely exotic, the natural materials within it handcrafted. The welcoming, black and gold striped sofa, in its prim elegance, brings Josef Hoffman to mind. Ivory parchment paper gave the two suspension lamps an elusive profile. The side tables rested on polished brass bases and the matte-white ceramic vases had brass inlay. To top it all off, a slender, wrought iron rocker joined two austere walnut high-backed chairs with raw, hand-braided hemp seats. Natural cocco fiber mats were covered with two wool rugs, one brown and one dusky rose, embroidered with selleria stitch in Fendi’s own shade of yellow. Chiara designs with minimal elegance, and the room revealed a consummate balance between its overall minimalistic image and the celebration of the artisan mastery found in Fendi’s DNA.

Fendi a Design Miami 2017, sua decima partecipazione, ha presentato “Welcome”, installazione della giovane designer italiana Chiara Andreatti, a cura di Maria Cristina Didero. La giovane designer ha creato una collezione in edizione limitata ispirandosi a alcune lavorazioni artigiane, tipiche del raffinato saper fare del marchio, quali il cuoio romano, il punto selleria, lace-up e pequin e altri artifici rubati alla pellicceria. Nel salotto ideato da Chiara l’atmosfera era solare e vagamente esotica. I materiali naturali erano lavorati artigianalmente. L’avvolgente divano, vestito con un tessuto a righe nere e dorate rivelava qualche rimando, nella sua compassata eleganza, a Josef Hoffmann. Dal soffitto scendevano due sospensioni in carta pergamena color avorio, dal profilo sfuggente. I tavolini bassi poggiavano su importanti basi in ottone lucido e i vasi in ceramica bianca, lavorati al tornio, avevano intarsi decorativi in ottone. A completare l’arredo un’esile sedia a dondolo in ferro brunito e un coppia di austere sedute dall’alto schienale, in legno color noce e canapa cruda intrecciata a mano. Sul pavimento era distesa una stuoia in cocco naturale spinato, coperta da due tappeti in lana nei toni del bruno e del rosa antico, ricamati a punto selleria nel colore giallo Fendi. Il progetto ideato da Chiara, nella sua essenziale eleganza, rivela un consumato equilibrio tra un’immagine di sapore minimale e l’esaltazione dal saper fare manuale, ispirata dal DNA del marchio Fendi.

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#62 - ON STAGE

Striped velvet, pleated plaster walls, hanging plants and raw cocco mats, all part of Chiara Andreatti’s WELCOME! for Fendi during Design Miami. Pictured, Chiara and her creations. Velluto a righe, pareti plissetate in gesso, piante sospese e stuoia in cocco: a Design Miami l’interpretazione di Chiara Andreatti per Fendi di WELCOME! Nella foto, Chiara con le sue crazioni.

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#62 - ON STAGE

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This page, Chiara’a line includes ceramics homewear. Photo, Alberto Zaretti. On the previous page, Fendi’s 2016 Design Miami space, “The Happy Room”, designed by Cristina Celestino. In questa pagina, la gamma di oggetti disegnata da Chiara Andreatti include anche oggetti di ceramica per la casa. Foto di Alberto Zanetti. Nella pagina accanto, la presenza di Fendi a Design Miami 2016 con “The Happy Room” di Cristina Celestino.

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#62 - ON STAGE

A sketch of “WELCOME”, Chiara Andreatti’s installation, curated by Maria Cristina Didero. On the next page, the foyer. Uno schizzo del progetto “Welcome”, installazione della designer italiana Chiara Andreatti a cura di Maria Cristina Didero. Nella pagina accanto, l’anticamera.

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#62 - ON STAGE

Andreatti’s line includes flower pots, a dark wool rug, a small side table, and a metal rocker. Photo, Alberto Zanetti & Wallpaper. Tra la gamma di creazioni di Chiara Andreatti sono compresi dei vasi da fiori, un tappeto scuro di lana, un piccolo tavolo e una sedia a dondolo di metallo. Foto di Alberto Zanetti & Wallpaper.

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Chiara Andreatti’s elegant installation for Fendi during Design Miami 2017 revealed a consummate balance between its overall minimalistic image and the celebration of artisan mastery

Il progetto ideato da Chiara Andreatti a Design Miami 2017 per Fendi, nella sua essenziale eleganza, rivela un consumato equilibrio tra un’immagine di sapore minimale e l’esaltazione dal saper fare manuale

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#62 - ON STAGE

PRADA

INVITES Prada invited four of design and architecture’s great minds during Milan’s Men’s Fashion Week this year (January 12-15). Ronan & Erwan Bouroullec, Konstantin Grcic, Herzog & De Meuron and Rem Koolhaas came together for the first time with one simple request: create garments using the brand’s iconic black nylon, exploring the fabric’s endless technical, expressive and aesthetic characteristics through four diverse points of view. The runway show was held in the warehouse used for Prada’s stored artwork, specially “wrapped” in paper and decorated with graffiti for the occasion. The runway snaked around the shelves and through the public, giving viewers an up-close and personal view of the collection. The interlopers’ looks were marked by a yellow, nylon hat. This courageous and preemptive move, constants that define Prada’s approach, represents three important themes: the brand’s desire to reinforce their ties to design and architecture, therefore establishing a direct relationship with art that, artistically packaged, was present for this event. In the end, Prada went back to its roots, using technical nylon as a high-fashion textile, just like that used in 1988; their first women’s runway show, held on Milan’s Via Melzi d’Eril, featured wool-lined bomber jackets.

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In occasione della settimana della moda maschile milanese (12-15 gennaio 2018) Prada ha invitato per la prima volta quattro menti creative appartenenti al mondo del design e dell’architettura: Ronan & Erwan Bouroullec, Konstantin Grcic, Herzog & De Meuron e Rem Koolhaas. Il fine era creare un capo sulla base di un brief essenziale, utilizzando il nylon nero - icona del marchio - con l’obiettivo di esplorare da un diverso punto di vista le caratteristiche tecniche, estetiche e poetiche del nylon. Per la sfilata è stata scelta una sede speciale: il magazzino delle opere d’arte della collezione Prada, imballate in modo creativo con carte colorate e decorate da graffiti. La sfilata si snodava tra gli scaffali in mezzo al pubblico, che ha avuto l’occasione di osservare la collezione molto da vicino. I capi creati dagli outsider erano segnalati da un cappellino giallo, sempre in nylon. L’operazione, come sempre coraggiosa e anticipatrice, segnala tre importanti temi: la volontà di Prada di rafforzare il proprio legame con il design e l’architettura, quindi di stabilire un diretto rapporto con l’arte che, artisticamente impacchettata, era partecipe dell’evento e infine, tornando alle proprie origini, di riproporre il nylon tecnico come tessuto per l’abbigliamento moda, lanciato per delle giacche tipo bomber con interno in lana, nella prima sfilata moda donna del 1988 in via Melzi d’Eril a Milano.


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#61 - ON #62 EXTRA STAGE ORDINARY

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The runway show was held in the warehouse used for Prada’s stored artwork, specially “wrapped” in paper and decorated with graffiti for the occasion La sfilata si è svolta nel magazzino delle opere d’arte della collezione Prada, imballate in modo creativo con carte colorate e decorate da graffiti.

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#62 - ON STAGE

A shot of the runway show. Uno scatto del momento della sfilata.

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#62 - ON STAGE

Prada’s desire was to reinforce their ties to design and architecture, therefore establishing a direct relationship with art that, artistically packaged, was present for this event

La volontà di Prada è stata rafforzare il proprio legame con il design e l’architettura, quindi di stabilire un diretto rapporto con l’arte che, artisticamente impacchettata, era partecipe dell’evento

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#62 - ON STAGE

The interloper designers’ models wore a yellow nylon hat to set them a part. Un momento della sfilata: i capi creati dagli outsider erano segnalati da un cappellino giallo, sempre in nylon.

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Prada Men’s FW18, garment by Ronan & Erwan Bouroullec. Prada FW18 Uomo, capo di Ronan & Erwan Bouroullec.

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#62 - ON STAGE

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On Stage - #62  

The beginning of a new year brings the itch to know what trends the future holds. The Moodboarders feeds this hunger without being prophetic...

On Stage - #62  

The beginning of a new year brings the itch to know what trends the future holds. The Moodboarders feeds this hunger without being prophetic...

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