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The Bid Journal Ombra, ti conosco.

ESTATE 2018 1


Rivista quadrimestrale indipendente prodotta da Lorenzo Uccellini con il marchio del suo spazio per le arti in Pesaro - THE BID | Art Space Laura Margherita Volante è la referente per quanto concerne la selezione delle opere poetiche e racconti. Numero 1 - Estate 2018

Per richieste di collaborazione scrivere a: lorenzo@the-bid.org

All Internations Rights Reserved by Š Lorenzo Uccellini 2018 2


The Bid Journal

PH. FÁBIO MIGUEL ROQUE

Ombra, ti conosco.

ESTATE 2018 3


Chi siamo Chi siamo? Bella domanda e essendo il primo numero di questa rivista una breve presentazione è doverosa. Di sicuro siamo un piccolo gruppo di sognatori che credono ancora nella cooperazione e nelle cose ben fatte. E ciò fa di noi quasi dei folli o dei folletti. A tenere le redini di questa rivista e a fare tutto il lavoro ‘sporco’, Lorenzo Di Loreto Uccellini, ideatore e fondatore di THE BID | Art Space, un tempo artista fotografo ora senza più una definita categoria di riferimento dato che il suo ultimo progetto ‘Alina’ include foto, poemi, video originali e un brano scritto e musicato da lui stesso, con l’inevitabile collaborazione del musicista DanyRusso che ha voluto fortemente divenire socio in questa che per Lorenzo è nuova avventura artistica, segno della sua poliedricità che lo spinge a sperimentare continuamente nuove forme d’espressione. Ama lo spirito dell’absolute begginer, emozione che solo rinnovandosi e cogliendo anche grossi rischi può sperimentare. Davide Filippini, anche lui membro fondatore dello spazio per le arti sito a Pesaro, vive da oltre dieci anni a Tokyo dove lavora ed è molto attivo anche nella sua passione: la fotografia d’autore. Un fratello per Lorenzo Uccellini, Davide si occupa della comunicazione e del recruiting di artisti internazionali. Laura Margherita Volante, sicuramente la più assennata del gruppo, è scrittrice, poetessa e insegnate universitaria. Autrice di numerose pubblicazioni, Laura è una delle pregiate penne che scrivono sulla rivista Odissea.

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Rossano Ronci, fin dall’inizio tra i membri di THE BID, è un affermato fotografo free-lance specializzato nel ritratto d’autore. Lavora per Vogue e altri magazine di respiro internazionale e tra la sua clientela compaiono nomi altisonanti come - tanto per nominarne alcuni - Valentino Rossi, i Subsonica, Federica Pellegrini e tanti altri personaggi dello sport, dello spettacolo e del jet-set. Rossano si occupa principalmente dell’aspetto educational dello spazio THE BID, che organizza periodicamente workshop di varia natura e, quando possibile, anche in maniera gratuita, secondo la filosofia dell’offerta, The Bid appunto. Daniele Russo, musicista rock collabora con The Bid in veste di docente per iniziative appunto connesse con la musica ed è un vero braccio destro di Lorenzo in tante decisioni. Andrey Martynov, curatore internazionale da oltre trent’anni, è stato anche direttore della Fondazione Biennale Arte Contemporanea di Mosca per diversi anni. Oggi, tra i tanti progetti che dirige in vari Musei, è anche il referente principale per quanto concerne la curatela di mostre internazionali presso gli spazi di The Bid e perno del network internazionale che ci sta consentendo di lavorare con ampio respiro. Già ancor prima di uscire con questo numero, abbiamo cercato e pure ricevuto richieste di collaborazione per nuove sezioni che arricchiranno la rivista fin dalla edizione di gennaio. Se pensate di potere e volere collaborare con noi, non esitate a contattarci a questa mail: dave@the-bid.org

Sono graditi commenti costruttivi: lorenzo@the-bid.org

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In questo numero OSPITI SPECIALI Davide FILIPPINI pag.10/11/12/13/14 Alessandro MARCUCCI PINOLI pag.15/16 Carmine MANGONE pag.17/18/19/20/21 Chiara SESTILI pag.21/22/23 Laura Margherita VOLANTE pag.24/25 AUTORI SELEZIONATI Fabrizio QUAGLIUSO foto) pag.26/27 Maurizio CUCCHIARINI (foto) pag.28 Inas ABDELWAHED pag.29 Francesca SOPRANO (poesia) pag.30/31 Patrizia MORI (foto) pag.32 Claudio ROSSO pag.33 Yasuhiro OGAWA (foto) pag.34 Adriano GAMBERINI (foto) pag.35 Giovanni GENNARI (foto) pag.36/37/38 Anna Maria BONFIGLIO (poesia) pag.37 Rita BOMPADRE (poesia) pag.39 Valery ORLOV (foto) pag.40/41 Lucia DELLA SANTINA (poesia) pag.42 Matteo MARANGONI (poesia) pag.43 Massimiliano BALÒ (foto) pag.43/44/45/46/47 Annarosa CERIANI (poesia) pag.48/49 Fabio Miguel ROQUE (foto) pag.50 Giorgio PIERONI (foto e poesia) pag.51 Pantaleo MUSARÒ (foto) pag.52 Arsenio Maria NAVARRA (foto) pag.53

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Michele MATTIELLO (foto) pag.54 Gianluca CAPPAI (racconto breve) pag.54/55 Paola Lucia MARCUCCI PINOLI (poesia) pag.78 Emanuele LUCCHI pag.79 PORTFOLIO IN EVIDENZA Silvio CANINI pag.da 56 a 65 Willy VECCHIATO pag.da 66 a 77

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Ospiti Speciali

Il capitolo Ospiti Speciali è dedicato a personalità di vario genere: fotografi in evidenza, poeti, scrittori e amici che ricoprono un ruolo di volta in volta importante nella redazione dei vari numeri della rivista. Nel nostro N.1, troviamo quattro persone molto importanti per me. Si comincia con l’amico fraterno, il mio little/big Bro. Davide Filippini il quale non solo è stato insieme a me, in una lunga notte a Tokyo, a immaginare per la prima volta la nascita di uno spazio espositivo e didattico a Pesaro totalmente indipendente, ma ha collaborato direttamente con me alla realizzazione di diversi progetti, come Zero, Early Bird[s] Memories, e Alina. Il faro che mi ha indicato la via è stato tuttavia l’amico Nani, all’anagrafe Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina, da tantissimi anni attivo per la diffusione delle arti, del buon gusto e delle buone maniere, mettendo a disposizione di artisti noti o sconosciuti che presentino delle qualità la prestigiosa Sala degli Specchi presso il suo gioiello: l’Alexander Museum Palace Hotel. Carmine Mangone non l’ho mai incontrato di persona e l’ho sentito telefonicamente solo pochi giorni fa nonostante lo conosca sui social dal 2013 circa. Il suo modo di scrivere mi ha subito colpito. Non mi destreggio nella critica letteraria come in quella fotografica ma lo ritengo un grande autore. Ancor più grande uomo, quando gli chiesi una sua opera come contributo in un mio vecchio progetto, non esitò nemmeno un attimo a porgermi la mano e accontentarmi, senza nulla voler in cambio. 8


Chiara Sestili non la conosco proprio ma, amica di Carmine, si è buttata ‘a pesce’ per collaborare in questo numero. Infine, Laura Margherita Volante, amica e poetessa con la quale ho ideato la possibilità di espandere le attività di THE BID anche alla poesia, con reading e presentazioni di libri. Suo è il contributo alla selezione della poesie e racconti della presente rivista

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Davide Filippini

è un Lord

Fauntleroy pesarese un po’ attempato che risiede a Tokyo da una decina d’anni. Animale prevalentemente notturno, quando non lavora e non dorme si diletta nella ricerca e nella pratica di atti voluttuari, con la musica e le parole di David Bowie in sottofondo. Il venerdì sera, talvolta anche il sabato, lo trovi in buona compagnia in quel bar/ristorantino lì, che si trova là. Se non trovi più il tuo ombrello, è stato lui.

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ALESSANDRO MARCUCCI PINOLI Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfesina, in arte Nani, è un avvocato, artista e non solo. Da sempre è impegnato in iniziative culturali in chiave poliedrica e assolutamente provocatoria. È stato ambasciatore e ha ricoperto innumerevoli cariche all’interno di organizzazioni pubbliche e private. Gestisce e regge l’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro, un’interessante iniziativa alberghiera che coniuga arte, cultura e ospitalità. Ha all’attivo diverse mostre personali e ha pubblicato innumerevoli scritti che spaziano dalla narrativa alla poesia, dalla saggistica ai gialli. Questa una delle tante biografie trovate sul web e per forza di cose sintetizzate tante le attività di Nani. “Per quel mi riguarda: un gentiluomo, un mecenate, un sognatore nel senso più alto del termine, un faro per i più giovani e un uomo che non ha mai paura di mettere la faccia in quello che crede. Ah....è uno dei pochissimi che quando qualcuno cerca di fare qualcosa di buono lui si prodiga come può per offrire sempre il proprio contributo.” Lorenzo Uccellini

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OMBRE Vi ho riviste - sapete nei muri e nel soffitto della mia cameretta dove dormivo bambino. Al mattino, quando mi svegliavo, eravate lì, pronte, ad attendermi. E mi tenevate compagnia, al pomeriggio, quando non riuscivo a dormire. Ho richiuso le persiane, oggi, dopo tanti anni, dopo tanti viaggi in giro per il mondo. Quante cose sono cambiate - sapeste!qui, da me, ovunque. Eppure, voi siete sempre uguali: rivedo gli stessi animali, le medesime piante ... e i fantasmi! Non ci sono più gli odori di amido e di lavanda della biancheria, le care, amate voci di allora e il profumo della fanciullezza. Eppure, guardandovi, rivedo ogni cosa ... perfino i sogni. E risento tutto: “ Nani, Nani, coraggio, alzati, farai tardi a scuola ... “ Oppure: “ Il letto è una rosa, chi non dorme si riposa! “ Vero: le ombre, come i ricordi, forse si allungano, ma non invecchiano. Nani Marcucci Pinoli

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Carmine Mangone è nato a Salerno nel 1967. Agitatore poetico, punk rurale, studioso delle avanguardie artistiche

del

Novecento,

ha

all’attivo decine di pubblicazioni ed è traduttore di svariati autori francesi, tra i quali Péret, Vaneigem, Blanchot, Artaud, Bataille. Ogni tanto batte ancora i pugni sul tavolo e si mette a contare le stelle, ma oramai, tornato da alcuni anni nel suo Cilento, pianta più alberi che grane. http://carminemangone.com

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Il lato B dell’eternità

Raccolgo fra le dita il sogno dell’acqua. Incollo le tue ombre al desiderio. Ci resterà da far poesia con ciò che non potremo mai dirci. La vita salta un battito e si ferma a insultare i treni che passano. Dei nostri pochi amici, il migliore sarà sempre il mondo intero.

Io sono per la poesia, non per la statistica. Lotto per l’impossibile, non per il probabile. E la linea della vita m’interessa solo quando diventa frattale. (Sento il tuo urlo dentro i miei giorni. Ti sento urlare con mille voci di fuoco contro le mie inondazioni. Immagino le tue labbra. Ne colgo il turgore inviolabile nell’unità dei miei desideri). L’opera del poeta rovina sulle parole che non possono dire la soddisfazione. Ne accoglie la labilità, il vento. Accuso i colpi e getto via lo scudo. Conosco fin troppo bene questo gioco: arrivo a un punto della mia costernazione in cui ogni pensiero diventa l’equivalente di un’erezione patetica, solitaria, inutile. Eppure sto al gioco, riempio di sangue le mie parole per te, le fascio nella mia illusione, e accetto la terribile tenerezza di ciò che m’invade senza contenermi. Fa’ conto che la poesia sia una sorta di detonatore. Ecco: se hai sotto mano soltanto

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delle polveri bagnate, della poesia non te ne fai un cazzo. L’aria è ferma. La mente gira in tondo. La canicola pomeridiana offusca i colori e rende lattiginoso qualsiasi proposito. Non riesco a riempire i pensieri. Le parole sorgono da uno scivolamento del senso fuori dai bordi del mio sapere. Mi ritrovo figlio di un’imprecisione, inadatto a posizionarmi rispetto alla maniera di chi persegue una neutralità. Faccio morire le parole prima che si fissino contro gli eventi. Provo a salvare l’amore dalla sventura di finire in una poesia. (Gli alberi mi pensano? I gatti o i papaveri sono testimoni di una sapienza? Il mio sesso eretto ha forse dei concetti suoi nativi?). Maneggiare le parole si rivela già una forma di premura verso l’altro che è in noi. Dominarle, e farne il movimento di un senso, è già una cura, un riguardo. Tuttavia, non riesco a calare un riserbo dentro le parole che ho per te, non mi va di accettare l’ulteriore distanza che potrebbe crearsi con la narrazione poetica di una distrazione, di una inosservanza del possibile. Il tangibile appena evocato si afferma al centro del mio discorso e crea un nodo di piccole ossessioni domestiche. (Toccarsi. Pensarti. Creare immagini dentro la testa che neutralizzino l’impossibile anche solo per pochi istanti. Dire tutto, senza fine apparente. In una continua tumescenza del pensiero. Senza causa, senza conclusione). Solo i picchi della vita ci fanno sentire compiuti e solo la rilegatura di questi culmini ci regala l’illusoria lusinga di una continuità. Al di qua di una realizzazione stabile dell’affetto, vi è sempre un andamento possibile, un materiarsi improvviso del senso. Parlando addosso all’altro, si costruisce pur sempre un territorio, una zona franca dove gli spaesamenti di cui si ha paura diventano l’avventura delle confessioni tenere, la verità dei segreti inconfessabili, oppure il lampo che accende inopinatamente le notti.

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In un tale territorio – non solo mentale –, io smuovo continuamente zolle e non rinuncio mai all’approssimazione del desiderio. Mi avvicino a te e tu mi rendi incerto: smuovendo la terra dei miei pensieri, cancello i confini e le compiacenze, anche rispetto al mio passato, e vago in un paese dove si mettono a morte i luoghi comuni dell’amore, ma solo per farli rinascere sotto forma di volontà e di addensamento affettuoso del nostro divenire. Le parole si prendono cura di tutto, sottraendoci a quel rifugio che può essere il pensiero della morte, del silenzio, eppure non rimediano a nulla. M’interrogo sulle origini del movimento. Mi chiedo se ho sofferto per la conoscenza. Il pensiero è la sedimentazione di una follia elusa, di un dubbio suturato. Da ragazzo, giocavo per strada tirando calci a un pallone e ancora non avevo quest’interesse per le rilegature. Ero dato dalla bellezza dell’accidentale, dalla malizia di un’obbedienza verso ogni tipo di disastro. Il mio cuore non aveva scadenze. La minaccia del destino era blanda. Vivevo sotto la sorveglianza delle mie sole esaltazioni. Dov’è finita quella mancanza di fine? Dove si è incagliato quel me stesso eccessivo e spensierato? Come mai, a un certo punto della mia vita, ho scelto di amare restando poeticamente inadatto all’amore?

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Era la metà di agosto e il mondo ancora non crollava. Tenerti per mano mentre l’eternità ci delude. Innamorarmi dell’odore di sesso della tua poesia. Amare te, anche se i nostri corpi si rivelassero un errore della materia.

Laureana Cilento (SA), luglio-agosto 2018.

Ph. Chiara Sestili 21


CHIARA SESTILI Chiara Sestili non ama definirsi fotografa (il mondo è già pieno di fotografi). Nel realizzare immagini, segue un metodo del tutto personale riducendo la totalità del soggetto al dettaglio. L’esito è una metrica scarna, prevalentemente in bianco e nero, fatta di linee, contrasti, riflettanza, scabrosità e porosità delle superfici, senza troppo riguardo per la realtà oggettiva o il contesto e con rare intrusioni umane. Legata da sempre all’estetica post-punk, collabora con designer di moda avant-garde e adora l’architettura brutalista, il costruttivismo e il suprematismo sovietici. Ricercatrice indipendente di medievistica, studia la gastronomia e l’abbigliamento storici (cucina peraltro benissimo...). Omaggio gradito: un mazzo di tondini, possibilmente incrostato di cemento.

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LAURA MARGHERITA VOLANTE

Laura Margherita Volante è nata ad Alessandria e vive ad Ancona. Docente presso l’Università Politecnica delle Marche, Pedagogista certificata, impegnata in ambito formativo ed educativo presso Enti e Scuole, anche con progetti di propria ideazione. Ha pubblicato non solo diversi testi poetici ottenendo numerosi premi e riconoscimenti per la poesia, fra cui il Premio Manzoni, ma anche racconti, articoli e aforismi, con pubblicazioni su Antologie e Riviste culturali. Per il Premio “Tre Gocce d’Inchiostro – Aforisma” è stata citata su La Repubblica, 2014. Collabora da anni alla rivista Odissea di Milano, diretta dallo scrittore Angelo Gaccione, per cui è anche corrispondente Regione Marche; fa parte del Comitato per Padre Turoldo di Odissea, Milano. Collabora con la rivista Polis, diretta dal filosofo Bruno Gallo. Fa parte della giuria Voci Nostre di Ancona e collabora in svariati ambiti socio-culturali. Pubblicazione “Ti sogno,tera” – Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche.

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ASSENZA In preda all’atarassia giaccio abbandonata... il fragore del mare che s’allontana... assente è l’anima nell”accoglienza del cosmico silenzio e anche il volo dimora alla sua ombra.

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FABRIZIO QUAGLIUSO

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MAURIZIO CUCCHIARINI

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INAS ABDELWAHED

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LA MIA OMBRA Il giorno che persi la mia ombra, ricordo, dopo averla guardata fare cose che io non avevo fatto allungarsi a dismisura, spezzarsi su di un muro, dissolversi gradualmente e all’improvviso riapparire, disco compatto e spesso intorno ai miei piedi. Poi, quella volta, non ricomparve lasciandomi solo corpo denso di densità apparente senza evanescenti prolungamenti senza più impalpabili propaggini. La cercai invano dietro ai lampioni accesi ai margini della strada, nel palpito scuro del pioppeto oltre il vetro del finestrino, sul versante buio dall’altra parte della vallata. E quasi mi parve una sera di averla scorta, sul fondo torbido di una bottiglia, dove un tempo intravidi i miei pensieri più puri, anche quelli ormai persi.

FRANCESCA SOPRANO

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Richiede Flash Player

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PATRIZIA MORI

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CLAUDIO ROSSO

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YASUHIRO OGAWA

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ADRIANO GAMBERINI

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GIOVANNI GENNARI GIOVANNI GENNARI

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L’OMBRA Nel sogno avanza senza volto l’ombra desiderata per voce cieca emersa sul filo della distanza. China sul grembo sconosciuto cerca gli specchi per estenuarsi nel gioco vano delle apparenze. Una carezza gridata un bacio lieve La luce poi a ricomporre l’attimo la voce che si perde.

ANNA MARIA BONFIGLIO

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GIOVANNI GENNARI

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MOLTO LONTANO La tua aria distratta una dissonanza mitologica appannata in un profumo che vaga intuitivo e sussurrato non offre certezze ma sostiene il dubbio se rimane qualcosa da sognare di un tempo felice vissuto all’ombra di una tarda notte interiore. Pensarti attraverso un confine d’aria svanire in una sonora sensazione e nel perimetro impalpabile del nostro focolare affacciarsi alla porta di casa al contrario tra i passi sull’asfalto e un sorriso di comprensione.

RITA BOMPADRE

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VALERY

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ORLOV

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TI CONOSCO OMBRA Tra le crepe dei muri ti fai spazio, anima nera. Scivoli scomposta tra le fughe del selciato, cucita ago e filo ai miei piedi. Non m’abbandoni. Nemmeno la notte. Quando tutto è cupo ti sento strisciare e attendere il bagliore di qualche neon per apparire furtiva e ricordarmi che tu, il mio cigno nero, cammini sempre accanto a me.

LUCIA DELLA SANTINA

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RESILIENZA SENZA TITOLO Fra nuvole e fango parole e fatti e ogni cosa illuminata in fondo (ad ogni discorso) sono le lamiere la moderna povertĂ la morte ricercata la dimenticanza voluta.

MATTEO MARANGONI

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MASSIMILIANO BALÃ’ (anche pagina precedente)

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E quando viene la notte contemplo l’immagine di me, nera alla luce della Luna. Protetto dalle ombre esco dal mio bozzolo e vedo innalzarsi ciò che potrei essere. Mi allungo a dismisura per non perdere quella meraviglia e cerco, in ogni minuta venatura, lo splendore della mia anima. Là al riparo della luce brilla la grandezza del mio essere e niente più che un foglio di carta sgualcito mi pare il bozzolo in cui mi riparo. Quando viene la dolce notte aspetto che la luce della luna venga offuscata dal mio apparire e non mi curo di quel lembo di paura che ancora m’impedisce d’essere ciò che si staglia nel cielo. 48


Domani, mi dico, domani sarò così e mai più mi nasconderò, mai più mi rintanerò nel groviglio oscuro in cui di giorno vivo. Mi allungo ancor di più e mi pare d’essere tutt’uno con il sogno di me stesso. Domani, mi dico ancora, domani non fuggirò dal mondo, e quel bozzolo sparirà inghiottito dalla luce del sole. Ma quando il buio si dissolve nel chiarore dell’alba il terrore mi assale e vedo l’immagine svanire senza ch’io possa trattenerla. Così quando il domani si fa oggi io scappo e mi lascio rinchiudere nel cartoccio delle mie paure, che pazientemente ha atteso perché ben conosce la falsità delle promesse che ogni notte inutilmente racconto a ciò che potrei essere. Ma che mai diventerò. ANNAROSA CERIANI

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FÁBIO MIGUEL ROQUE

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Vengo da te, voglio esserti cosĂŹ vicino da sentire il profumo dei tuoi sogni e ascoltare la musica dei tuoi pensieri.

GIORGIO PIERONI

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PANTALEO MUSARÃ’

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ARSENIO MARIA NAVARRA

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MICHELE MATTIELLO

L’ombra di GIANLUCA CAPPAI Era poco più che un bambino quando la vide per la prima volta. Un ombra tra le ombre, uno squarcio aperto sul cuore pulsante della notte. La osservava con occhi sbarrati, seduto sul letto, temendo che i tonfi nel suo petto potessero udirsi anche all’esterno. L’ombra si trovava dall’altra parte della stanza, annidata in un angolo accanto alla porta. Colava dal soffitto fino al pavimento, minacciando di assumere forme spaventose da un momento all’altro. Il giovane non distolse lo sguardo fino all’alba, quando la fredda luce grigia la 54


scacciò. Solo allora, finalmente, col petto libero dall’oppressione, si mise su un lato e provò a dormire. Non ci riuscì. Il tintinnio delle chiavi e lo scatto della serratura dell’ingresso. I passi lenti e pesanti. La porta della camera si aprì e gli occhi del ragazzo incontrarono quelli di suo padre. Una colazione spiccia e poi in macchina verso l’ospedale. Mentre l’alba diventava mattino, suo padre gli disse che la bambina non ce l’aveva fatta. La sua sorellina non c’era più. Negli anni l’ombra tornò. Il ragazzo diventò uomo, ma l’ombra continuava a incutergli lo stesso arcano timore. L’ombra era con lui la notte prima della scomparsa di sua madre, e così accadde anche quando fu suo padre lasciarlo. E benché ormai l’uomo comprendesse l’ombra, non riusciva comunque ad accettarla. Nelle notti in cui basta uno spiffero a gelarti fin dentro l’anima, l’uomo stava a rigirarsi nel letto, insonne, incapace di impedire alla sua mente di tormentarsi. Così trascorse molte notti, e a lungo l’ombra non si mostrò. La vita dell’uomo fu lunga. Strinse la mano della moglie al suo capezzale, e mentre vegliava sulla donna, vide che l’ombra era tornata. Ma ora, osservando quel nugolo di tenebre, si accorse di non provare più paura, ma solo un insipida rassegnazione. La vita dell’uomo fu molto lunga. Diventò vecchio. Un vecchio sfortunato si diceva, perché aveva compiuto l’infelice impresa di seppellire tutti quanti i suoi figli. Erano ben sei. E per sei volte l’ombra fece visita al vecchio. E insieme, il vecchio e l’ombra, si fecero compagnia nella casa vuota e silenziosa. E ora che al vecchio non era rimasto più nessuno da piangere, l’ombra era tornata ancora una volta. Oh, quanto si era fatta attendere stavolta. Vecchia amica, un tempo tanto temuta.

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Portfolio in Evidenza In questo numero abbiamo selezionato due portfolio abbastanza differenti tra loro: quello di Silvio Canini, un fotografo che gioca con lo strumento fotografico in maniera ironica e autoironica e quello di Willy Vecchiato, un giovane talento che invece esplora le regioni remote dell’Essere, aspetto piu peculiare nei giovani autori.

Artist Statments

Silvio Canini è un artista poliedrico. Esplora con grande facilità e freschezza un’ampia gamma di soggetti. Parafrasando le parole di Roberta Valtorta, Silvio realizza una “smitizzazione” del momento decisivo, permeando le sue immagini di concetti e sentimenti che conducono l’osservatore in una visione personale e non oggettiva di quanto viene catturato dall’obiettivo. Pubblicazioni: Nel 1998 pubblica “We are Open” a cura di AiepEditore. Nel 2000 “Periferie Cangianti” “Venditori D’ombra” 2002. Mare del silenzio, un lavoro del 2005, Nel 2011 pubblica RimiNy un lavoro su Rimini e Nyc, Nel 2012/2013 pubblica “Che donne le nonne” e “Bagnanti” Edizione Figurine Canini. Nel 2014 è autore dell’anno Fiaf. www.silviocanini.it Nel 2016 pubblica “cosa cerchi, il mare” a cura di Danilo Montanari Editore. Nel 2017 presenta al SI-Fest di Savignano sul Rubicone “ La polvere esausta dei Millennials” un’opera multimediale sull’inutilità dei social. 56


Willy Vecchiato Fotografo visceralmente, solo ciò che mi attrae e repelle, che mi ossessiona e inquieta, quello che non capisco. C’è un impulso irrefrenabile dietro ogni scatto. Mi capita a volte di realizzare appieno quello che ho visto solo successivamente, in fase di scelta. Citando Gordon Matta Clark

“la macchina fotografica non deve fissare un

momento, ma deve servire da palcoscenico per un’azione che non si è ancora conclusa”. Così nascono i miei lavori: sempre suggeriti, mai con un vero inizio, forse mai davvero completi. Ogni progetto che faccio sottintende dei messaggi, che però – almeno nelle mie intenzioni – non mirano ad essere espliciti né retorici. Messaggi che crescono nel buio dell’immaginazione, nella zona oscura tra finzione e realtà, anzi: partendo proprio dalla realtà per trasformarla in una fiaba nera. «Ciò che vediamo non è fatto da ciò che vediamo bensì da ciò che siamo», dice Pessoa: così, la mia fotografia non cerco di spiegarla poiché di essa amo soprattutto l’ambiguità. La mia aspirazione è proprio quella di suscitare curiosità, perplessità, a volte magari un turbamento, lasciando spazio a chi guarda di immaginare e di interpretare quello che vede a modo suo, senza indicare strade o suggerire soluzioni. Lo spazio vuoto è l’elemento fondamentale affinché l’osservatore resti libero di tracciare la sua personale interpretazione della visione, che non viene mai esplicitata. A dirla tutta, il mio primo amore è stato il cinema, sono tuttora un cinefilo, e poi, anche grazie all’influsso di alcune letture, autori e altre contaminazioni, ho iniziato a sperimentare con il mezzo fotografico, a ricercare una mia voce: penso che le mie fotografie portino il segno (o le cicatrici…) di questa mia passione. “Leggete, leggete e leggete. Non studiate la fotografia. Andate a studiare la letteratura; solo allora potrete portare un contributo significativo alla fotografia”  (Dayanita Singh). 57


SILVIO CANINI

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Fotografo visceralmente, solo ciò che mi attrae e repelle, che mi ossessiona e inquieta, quello che non capisco. C’è un impulso irrefrenabile dietro ogni scatto. Mi capita a volte di realizzare appieno quello che ho visto solo successivamente, in fase di scelta.

Citando Gordon Matta Clark “la macchina fotografica non deve fissare un momento, ma deve servire da palcoscenico per un’azione che non si è ancora conclusa”. Così nascono i miei lavori: sempre suggeriti, mai con un vero inizio, forse mai davvero completi.

Ogni progetto che faccio sottintende dei messaggi, che però – almeno nelle mie intenzioni – non

mirano ad essere espliciti né retorici. Messaggi che crescono nel buio dell’immaginazione, nella zona oscura tra finzione e realtà, anzi: partendo proprio dalla realtà per trasformarla in una fiaba nera.

«Ciò che vediamo non è fatto da ciò che vediamo bensì da ciò che siamo», dice Pessoa: così, la mia fotografia non cerco di spiegarla poiché di essa amo soprattutto l’ambiguità.

La mia aspirazione è proprio quella di suscitare curiosità, perplessità, a volte magari un turbamento

lasciando spazio a chi guarda di immaginare e di interpretare quello che vede a modo suo, senza indicare strade o suggerire soluzioni.

Lo spazio vuoto è l’elemento fondamentale affinché l’osservatore resti libero di tracciare la sua personale interpretazione della visione, che non viene mai esplicitata.

A dirla tutta, il mio primo amore è stato il cinema, sono tuttora un cinefilo, e poi, anche grazie

all’influsso di alcune letture, autori e altre contaminazioni, ho iniziato a sperimentare con il mezzo

fotografico, a ricercare una mia voce: penso che le mie fotografie portino il segno (o le cicatrici…) d questa mia passione.

“Leggete, leggete e leggete. Non studiate la fotografia. Andate a studiare la letteratura; solo allora potrete portare un contributo significativo alla fotografia” (Dayanita Singh).

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WILLY VECCHIATO Solo show at THE BID | Art Space - Pesaro IT Check out details

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PAOLA LUCIA MARCUCCI PINOLI

Combattere Averti sul mio corpo, è un’esperienza di meraviglia. Potrei disegnarne gli arti nelle più millimetriche perfezioni dormire sotto il tuo respiro abbandonarmi, per un attimo alla cortese espressione d’amore dei tuoi occhi scuri nella fervida dolcezza di non dover mantenere il controllo di qualcosa che è già nostro. Oggi, se ci sei tu, finalmente non devo più combattere nulla. Tutto è già vinto / Tutto è ancora in vita

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EMANUELE LUCCHI

Non morire Non morirai Qaundo la sera ti raggiungerò Non lascerai la Casa Perché vivrai nelle Origini del Tempo Nelle pergamene antiche Nelle conoscenze primordiali Puoi rivelarti Non velarti il volt: perché velarsi il volto? Non nascondere la tua indole La tua Vita E non nasconderti dietro al velo oscuro di un male che travolge l’Anima Esci! Esci da quest vit riflessa Sii tu! La Vita!

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L’INVIO DEL MATERIALE PER IL SECONDO NUMERO DAL TITOLO “TERRA, ARIA, ACQUA, FUOCO” È GIÀ IN CORSO CON SCADENZA GENNAIO 2019 VISITA LA PAGINA DEL NOSTRO SITO PER MAGGIORI DETTAGLI

http://www.the-bid.org/jelmnt

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In quarta di copertina foto: GIOVANNI GENNARI

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Profile for thebidartspace

Ombra, ti conosco  

First issue of The Bid Journal, a magazine about photography, poetry and novel. http://www.the-bid.org AIRR©2018 Lorenzo Uccellini Cover ph:...

Ombra, ti conosco  

First issue of The Bid Journal, a magazine about photography, poetry and novel. http://www.the-bid.org AIRR©2018 Lorenzo Uccellini Cover ph:...