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Strade maestre

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MARCO SAVERIO LOPERFIDO STRADE MAESTRE

Un anno di scuola in cammino

Dove nascono le Strade

Per fare un banco ci vuole un albero

All’inizio era solo una timida visione, un pensiero che si affacciava discreto tra le pieghe della fantasia: una scuola grande come l’Italia, che cammina per un intero anno scolastico, non più chiusa tra pareti e campanelle, ma libera sotto il cielo, immersa nel mondo. Una classe che si muove a piedi, giorno dopo giorno, come i filosofi di un tempo. Ci sembrava folle, quasi infantile: portare ragazzi e professori a camminare per mesi, con lo zaino in spalla, le tende, il materassino, il necessario per vivere e imparare lungo la strada. I professori come guide, educatori, amici. I ragazzi come esploratori di sé stessi e delle strade della vita. Avremmo marciato per due settimane, per poi fermarci altre due: lezioni nei chiostri, nei rifugi, nelle scuole ospitanti. Biologia tra le felci, filosofia lungo i sentieri, storia nelle piazze dove accaddero i fatti. Avremmo dormito in ostelli o nelle case delle persone del paese, dove avremmo cucinato insieme; saremmo stati una Compagnia dell’anello, però “debole”, perché avremmo aspettato chi era più lento, nel cammino ma

non solo, condividendo paure, chilometri, pioggia, silenzi, risate.

L’Italia sarebbe diventata aula viva. Petrarca ad Arezzo, il Rubicone lì davanti a noi da oltrepassare davvero, il cielo stellato osservato nel buio della campagna. E intanto i ragazzi sarebbero cresciuti, imparando ad ascoltarsi, a sentire la mancanza e a mancare ai loro cari, a desiderare di tornare. I genitori si sarebbero ritrovati insieme liberi e pieni di nostalgia, mentre i figli imparavano la vita con le gambe, la testa e il cuore.

Sembrava un’utopia.

Ma lo abbiamo scritto, pensato, creduto, perché non siamo solo dei possibilisti, ma degli “impossibilisti”. E allora il sogno ha messo radici. Si è trasformato in realtà grazie a un’ondata di passaparola, alimentata dall’entusiasmo di una rete informale di sostenitori, all’inizio amici e conoscenti.

Moltiplicatori essenziali dell’idea sono state le newsletter di alcune associazioni, fra tutte l’Aigae, Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche – la prima a diventare formalmente partner del progetto –, e la Compagnia dei Cammini, che hanno creduto nel progetto da subito coinvolgendo le loro comunità. A queste si sono unite collaborazioni fondamentali con il Cai e la Fondazione Generas, e l’apporto di innumerevoli “compagni di viaggio”: una fitta rete di contatti personali, e il sogno ha iniziato a crescere e maturare, aprendosi alla realtà dei fatti.

Alla chiamata hanno risposto in otto, cinque ragazzi e tre ragazze, con altrettante famiglie illuminate alle spalle. I promotori dell’idea si sono guardati increduli: possibile che dopo tanto sognare e dopo tanto lavoro, sia giunto davvero il momento del primo giorno di questa nuova scuola finora soltanto immaginata?

E così è partita la prima classe di Strade Maestre, una classe di “fuoriclasse”, perché chi ha aderito è stato audace, coraggioso e sognatore anch’esso, come noi creatori dell’idea, nel pensarsi là fuori invece che dentro, come sempre è stato.

Con passo lento e deciso, abbiamo cominciato a percorrere il Paese. Chilometro dopo chilometro, la fantasia ha preso corpo. A San Leonardo Valcellina, in Friuli, i bambini delle elementari ci hanno aspettato ai bordi delle strade. A Milena, in Sicilia, i contadini ci hanno offerto finocchi appena raccolti e storie; l’Etna è diventato libro per una lezione di geologia e il Vesuvio lo sfondo per la lettura de La ginestra del poeta di Recanati. I professori hanno insegnato col fiatone per la salita, con i piedi nel fango, nelle lavanderie a gettone, alle sette di mattina mentre il gruppo scendeva lungo i tornanti di Guardia Piemontese o alle undici di sera, per un dubbio di matematica rimasto irrisolto. Hanno fatto i consigli di classe nei sacchi a pelo prima di crollare esausti.

Così si è concluso il primo anno, un anno in cui abbiamo attraversato molte regioni italiane, centinaia di paesi, e incontrato migliaia di persone, un paesaggio umano accogliente e amico che ci ha stupito forse di più di quello naturale.

E oggi quel sogno continua a camminare: a settembre 2025 è partito un nuovo gruppo classe, per il secondo anno scolastico itinerante. Mentre leggete queste righe è già in marcia da mesi, osservando, imparando, allo stesso modo e diversamente da come abbiamo fatto noi.

L’albero – ancora giovane – ha ormai rami forti e foglie che si aprono alla luce. Sembrava una fantasticheria, e invece si è fatta realtà concreta e poi ancora un’altra volta realizzata.

E anche se abbiamo sempre saputo che il primo passo è il più necessario e il più difficile da compiere, sappiamo anche – perché siamo camminatori, e dal cammino ci facciamo insegnare – che da ora in poi mantenere un ritmo continuo è ancora più importante.

Per questo è nato il libro che state leggendo: per descrivere e testimoniare cos’è stato Strade Maestre nel suo primo anno, ma anche per divulgare questa esperienza e creare una comunità che lo supporti e lo costruisca nel futuro, amandolo e coltivandolo. Perché non c’è educazione più autentica di quella che ti aiuta a guardare dove metti i piedi. E non c’è strada più maestra di quella che si percorre insieme.

Il primo anno (in breve)

L’avventura è cominciata il 16 settembre 2024, a Orvieto: da lì, Strade Maestre ha preso il largo attraversando dodici regioni italiane. Nell’ordine, Umbria, Lazio, Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Tappa dopo tappa, il gruppo di insegnanti e ragazzi ha attraversato i luoghi a piedi, portando avanti il programma scolastico dei ragazzi e, insieme, l’esplorazione, dando vita a iniziative culturali e coinvolgendo numerose realtà locali. Un’ondata contagiosa di entusiasmo ha attirato l’attenzione dei media, contribuendo a stimolare una riflessione concreta su nuove forme di scuola, fondate sul cammino e sull’apprendimento esperienziale.

È così che il nostro progetto ha varcato le soglie universitarie, dal Foro Italico di Roma al Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Verona, dove la nostra esperienza è stata presentata in convegni sulla didattica innovativa, ma ha anche accolto il mondo della scuola tradizio-

nale, ospitando professori per brevi periodi. Il percorso si è insomma intrecciato con una rete vivace di realtà: abbiamo dialogato con scuole, associazioni culturali e gruppi scout, da Palermo a Cosenza, da Napoli a Roccaromana, e collaborato con esperti del territorio per escursioni sull’Etna e sull’Appennino, immergendoci in progetti di inclusione sociale e sostenibilità.

Durante il viaggio si sono alternati giorni di marcia e periodi residenziali, tra grandi città e piccoli paesi, paesaggi costieri e montani, boschi, campagne e siti archeologici. I cammini attraversati sono stati molti, tra gli altri Via Romea Germanica, Giro della Tuscia in 80 giorni, Cammino di Germanico, Cammino Tuscia 103, Cammino tra Terra e Mare, Magna Via Francigena, Cammino Materano, Cammino Calabro Valdese, Sentiero Italia del Cai, Cammino dei Nomadi Digitali, Via Francigena nel Sud, Via Romea del Chianti, Cammino di San Cristoforo, in un’immersione continua nella bellezza e nella varietà dell’Italia, ma anche nelle sue comunità. Ogni tappa è diventata un’occasione di incontro, ascolto, scoperta. Le principali città toccate sono state: Orvieto, Viterbo, Civitavecchia, Palermo, Agrigento, Catania, Cosenza, Matera, Bari, Napoli, Caserta, Roma, Grosseto, Milano, Siena, Firenze, Bologna, Chioggia, Venezia, Pordenone, Udine e Trieste.

Siamo dunque prima scesi dal centro Italia fino alla Sicilia, e poi risaliti verso l’estremo Nord-Est, con due grandi pause per le vacanze di Natale e di Pasqua. Una toccata e fuga di quattro giorni è stata fatta a Milano, utilizzando il treno, per andare a Fa’ la cosa giusta!, fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, che ci ha ospitati a marzo 2025. Il percorso educativo di Strade Maestre ha trasformato il cammino in un sistema didattico totale, che ha unito

scienza, umanesimo e impegno civile. Dal corso base di escursionismo Aigae alla traversata con Grandi Navi Veloci, dai soggiorni di Educazione ambientale, Sostenibilità e Turismo responsabile presso la cooperativa Palma Nana a Cefalù, alle lezioni sulla commedia dell’arte, ogni tappa è diventata un modulo formativo vivente. Gli studenti hanno affiancato laboratori di microbiologia e vulcanologia a lezioni di geologia e restauro di libri, scoprendo l’unità del sapere. Questo percorso ha forgiato competenze per la vita, immergendo il gruppo nelle realtà più significative del Paese: dall’incontro con il Soccorso Alpino e le comunità valdesi e arbëresh, all’esperienza con la Caritas e i beni confiscati alla mafia, in un continuo intreccio tra orientamento professionale, educazione alla cittadinanza e crescita umana. Un progetto che ha dimostrato come l’Italia, nella sua interezza, possa essere un vivente laboratorio di apprendimento integrale.

Le guide-insegnanti si sono adattate a questa straordinaria varietà di stimoli, proponendo un approccio transdisciplinare, capace di adattarsi e arricchirsi strada facendo. Il programma, solo parzialmente definito alla partenza, ha lasciato spazio all’imprevisto, alla deviazione e alla meraviglia.

Il progetto si è concluso a Trieste il 6 giugno 2025, dopo circa 1.300 chilometri di viaggio a piedi.

I “fuoriclasse”

Otto giovani, otto mondi in viaggio. Strade Maestre li ha riuniti in un’unica avventura, ma ciascuno di loro ha portato con sé un bagaglio unico: le proprie passioni, i sogni, le fragilità e i pensieri.

Le brevi descrizioni che seguono cercano di definirli al momento della partenza, mentre in corsivo riporto gli

stralci del mio quaderno degli appunti, scritti durante tutto il corso del viaggio ed estrapolati qui per dare una visione più personale e intima.

Anna, friulana di Spilimbergo, studentessa di diciott’anni al quinto anno del liceo delle scienze umane di Udine, sportiva e dalle batterie inesauribili, è capace di alzarsi la mattina alle sei per andare a correre per due ore, poi fare 28 chilometri con il suo zaino da 14 chili, farsi una doccia al volissimo e studiare per tre ore consecutive. Organizzata e responsabile, affamata di sapere e curiosa, sembra avere un carattere duro e impossibile da scalfire, ma dentro è delicata e generosa. Allo stesso modo, il suo zaino, pesante e compatto, è costellato di peluche e pupazzetti.

Le troppe certezze di Anna le impediscono di esprimere, per ora, la sua vera forza. Dentro vibra come un filo d’erba al vento, è intensa e fragile come solo chi ha imparato a proteggersi sa essere. Osservarla quando si liberava della sua armatura, in quei momenti teneri e sinceri in cui l’anima si lasciava intravedere – tra i versi di una poesia, nel desiderio di abbraccio o in uno sguardo che cerca conferma – è stata un’esperienza dolcissima. Anna è presenza capace di dare senso alle cose, e al tempo stesso promessa di un cambiamento che sarà solo suo.

Ariele, diciott’anni, dopo la scuola steineriana durante Strade Maestre ha frequentato il quarto anno del liceo scientifico a indirizzo sportivo. Sbandieratore a Firenze per il calcio storico, minuto, dalla figura esile ma tutt’altro che gracile, folletto del gruppo e grande studioso. Per tutta la prima parte del viaggio ha portato sulle spalle la bandiera della nostra scuola, raffigurante il logo di Strade Maestre. Grande camminatore, adattabile a ogni situazione. Grazie

a lui e a sua madre Anita, che fa parte della Compagnia dei Cammini (associazione che lavora per diffondere la cultura del camminare in Italia), altri tre ragazzi si sono uniti al gruppo e abbiamo avuto molteplici aiuti lungo il percorso, specialmente vicino Firenze e in generale in Toscana, dove Anita e Ariele vivono.

Ariele è poesia fatta persona, creatura lieve e inafferrabile. Ha negli occhi il riflesso cangiante delle emozioni e nel corpo l’arte di trasformarsi, argilla viva che dà forma all’impercettibile. La sua presenza è un soffio d’aria, un filo di luce, un mistero che sussurra. Con la sua esitante discrezione rende sacro il camminare insieme, e il viaggio diventa fantasia.

Aron, spensierato studente al terzo anno dell’istituto agrario di Pistoia, diciott’anni compiuti durante Strade Maestre. Per lui viaggiare, divertirsi e amare sono gli elementi essenziali per una vita piena ed entusiasmante. Ha portato con sé, sballottandola qua e là in ogni situazione possibile, una povera chitarra da battaglia, che all’occorrenza si è trasformata in strumento di dolcissime melodie suonate con delicatezza, grazia e discrezione. Caotico ma sensibilissimo, è stato fonte costante di meraviglia.

Aron è vitalità caotica che lascia senza parole, è libero e leggero, ma anche capace di provocare irritazione in chi non sa reggere la sua autenticità spudorata. Fanciullesco e sensuale, inclusivo e gioioso, è spesso frainteso da chi vorrebbe imbrigliarlo in schemi di efficienza e conformità. In realtà Aron è tutt’altro che inconsapevole: conosce sé stesso, sa ciò che vuole e difende con inaspettata fermezza il suo spazio vitale. La sua forza è l’equilibrio invisibile, che sa trovare a ogni passo con apparente facilità.

Edoardo, trevigiano di Montebelluna, studente diciannovenne al quarto anno di liceo scientifico. Occhio azzurro e penetrante su sfondo di capelli biondi, è estroverso e goliardico, con naturali contropartite umorali nella solitudine. Ha penato parecchio a trasformare sé stesso durante il viaggio in ciò che nemmeno lui immaginava di poter diventare. Generosissimo e attento agli altri, vero in ogni istante, perfino quando cerca di fingere. Ha percorso tutto il viaggio in maglietta, qualsiasi temperatura o meteo ci fosse. Ovviamente non sempre la stessa, ma poco c’è mancato...

Edoardo è un enigma che sfida e affascina, un giovane che riflette gli altri come uno specchio limpido e impassibile, risvegliando in chi lo guarda rabbia o tenerezza. Spiazzante, incoerente, eccessivo, è un mix assurdo di attenzioni e sfida, generosità e disincanto.

Io spesso lo osservo con affetto disarmato, riconoscendo in lui una battaglia profonda tra bisogno di amore e resistenza brutale a ogni forma di controllo. È vulnerabile e forte, ama senza difese, non lineare ma vero come la realtà.

Gioele, diciassettenne grossetano del liceo artistico a indirizzo architettonico, è il più piccolo del gruppo, ma di certo non il più immaturo, anzi: è sensibile al mondo esterno come cera calda, equilibrato nei sentimenti e dolcissimo, divertente. Atletico e agile, intraprendente e sperimentatore, ha avuto mille acciacchi e problematiche, tutti affrontati con tenera autocommiserazione, che si è sempre trasformata in allegria e voglia di vivere.

Grande artigiano di qualsiasi cosa, può trasformare le tovagliette dei ristoranti in fogli per i suoi disegni o in quaderni per gli appunti, può intagliare il legno con i mille

coltelli che si è portato appresso o trovare espedienti geniali per trasportare con più comodità l’equipaggiamento da escursionista.

Gioele è un’anima rara, sottile e allegra, che cammina tra gioco e profondità con la grazia di chi conosce il peso delle emozioni ma non ne ha paura. Sa ridere come un bambino e comprendere come un saggio, ascolta il mondo con delicatezza e lo attraversa con passo consapevole. Incontrarlo è stato per me un dono struggente: in lui ho visto lo specchio di chi avrei voluto accanto in giorni ormai lontani. Resta il dolce rimpianto e la gioia sincera di potergli essere amico oggi, nel tempo che ancora ci appartiene.

Lisa, studentessa diciottenne al quinto anno del liceo linguistico di Porto Valtravaglia, sul Lago Maggiore. Dotata di eccezionale senso dello humour e sottilissima ironia, si muove con delicatezza e intelligenza tra grandi vette di surrealismo, spensieratezza giocosa e abissi di prostrazione psicologica e mostri della mente. Ha forza, coraggio e voglia di farcela. Ha portato con sé tutto e il contrario di tutto, ha lottato per ogni centimetro e su ogni pensiero. La sua esile voce da bambina e il suo atteggiamento gentile e raffinato sono estremamente ingannatori della sua vera natura.

Lisa è gioco, intelligenza e ironia. I suoi occhi azzurri non si lasciano afferrare, brillano di mondi possibili. È fragile e incrollabile, gelosa della propria interiorità e radicalmente libera, pronta a sfidare chiunque osi varcare il confine della sua autodeterminazione. A Strade Maestre ha imparato a rinunciare a un’identità che in fondo la confortava per diventare più consapevole e matura. Ora nei suoi

occhi limpidi vedo il barlume di una pace duratura. Ha tracciato la sua via, incerta e ostinata, con grazia feroce.

Lolevia, australiana di Alice Springs, nel cuore del deserto. Diciott’anni compiuti in viaggio, entusiasta della vita e del mondo, appassionata della cultura italiana e dotata di straordinaria curiosità. Era a casa di Anita e Ariele per uno scambio culturale quando hanno saputo di Strade Maestre, e ha deciso di partire anche lei. Al momento della partenza conosceva a malapena l’italiano, il viaggio gliel’ha insegnato nella maniera più naturale. Artista per indole, lascia tutti a bocca aperta con i suoi disegni, con le sue creazioni letterarie, con il suo estro che si applica a ogni cosa. Atletica danzatrice negli spazi più impensabili, la puoi trovare che fa la verticale su balaustre o rocce o sul ponte delle navi, specialmente dopo aver mangiato. “Per digerire”, dice lei. “Perché ha nostalgia dell’Australia, che sta all’altro capo del pianeta”, diciamo noi.

Lolevia è luce vivida e buio profondo, magia e tormento, ma in lei questi estremi coesistono con naturalezza. È un’eroina tragica, dotata di energia creativa e di sensibilità lacerante. Artista per destino, vive la sua vita come un campo di battaglia. Solo accettando questa tensione potrà trovare una forma di salvezza. Solo la donna che sarà potrà davvero aiutarla. Fino ad allora chi le vuole bene come noi può solo esserci, testimone silenzioso ma amorevole del suo essere straordinaria.

Neri , atletico diciassettenne di Firenze, studente della stessa scuola e classe di Ariele, funambolo dell’Add (Art du déplacement). Sensibile alle dinamiche del gruppo, con una naturale postura da saggio e leader, ama risolvere le controversie con calma e spirito critico, anche se

(ovviamente) gli manca ancora la necessaria esperienza. Pignolo, caparbio, a volte sperduto, per poi subito ritrovarsi, ha cercato di regolare gli umori come ha potuto, senza essere visto e per puro amore del gruppo.

Neri è un combattente in lotta contro l’invisibile, affamato di verità e ordine in un mondo e in un viaggio che rifiuta ogni schematizzazione. Scrupoloso e carismatico, ha cercato di afferrare con la mente ciò che la vita gli chiedeva, spesso affaticandosi. Ma in lui pulsa un’energia rara: quella di chi vuole capire per amare meglio.

Io lo guardo con affetto profondo e lo invito alla leggerezza, a fidarsi del tempo, della trasformazione e del destino che già si intravvede. Perché in lui c’è l’uomo che sarà: guida, rifugio, albero pieno di radici e di rami.

Gli “indocenti”

Per la realizzazione di Strade Mestre abbiamo dovuto creare di sana pianta una nuova figura professionale: la guida-insegnante, una creatura mitologica, metà guida escursionistica e metà docente, che vuole essere un ponte tra saperi e sentieri, tra la dottrina dell’educazione e la libertà della strada. Accompagna il gruppo lungo il cammino, responsabile tanto del viaggio fisico quanto di quello didattico, emotivo e relazionale. È dunque una figura ibrida, che incrocia varie competenze: sa disegnare itinerari lunghi e articolati, condurre negli ambienti più diversi, insegnare con profondità e coltivare la salute del gruppo, giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro.

La guida-insegnante di Strade Maestre è una figura che unisce competenza, esperienza e umanità in un unico profilo. Alla solida formazione scolastica e universitaria affianca un percorso ricco di esperienze educative, tanto

nella scuola tradizionale quanto in contesti non formali, come laboratori sul campo, attività socio-culturali e progetti di orientamento. Ha vissuto il cammino come occasione di conoscenza, imparando ad adattarsi a luoghi e situazioni sempre diversi e sviluppando un rapporto diretto con i territori e le comunità che li abitano.

Fondamentale è la sua capacità di cura, che si traduce nella gestione del gruppo, nella prevenzione e nella sicurezza, ma anche nell’accompagnamento emotivo dei ragazzi, specialmente in momenti di fatica o difficoltà dovuta alla lontananza da casa.

In questo senso, la guida-insegnante non è semplicemente un educatore che cammina: è il punto di riferimento di una comunità educante itinerante, capace di trasformare ogni esperienza in apprendimento e di fare del viaggio il presupposto essenziale di ogni conoscenza condivisa. E non ha bisogno di un’abilitazione per diventare guida-insegnante, bensì deve avere voglia di mettersi in discussione, in una sorta di “indocenza” coraggiosa e matta, che va oltre gli schemi ed è appassionatamente indomabile.

Inoltre, la guida-insegnante non è sola. Nel cammino, è il gruppo a essere la vera forza. Anche chi non possiede ogni singola competenza può far parte del “corpo docente”, perché le qualità si intrecciano, si imparano insieme, si costruiscono nel fare.

Il profilo della guida-insegnante è un cantiere sempre aperto. Strade Maestre è infatti scuola in movimento, ma anche movimento della scuola, perché non mira solo a offrire esperienze educative che possano trasformare chi vi partecipa, ma vuole anche seminare nuove visioni di scuola: più aperta, viva, esperienziale. Per questo coinvolge anche insegnanti del sistema pubblico, sia tenendo informati i professori delle scuole di provenienza dei ragazzi, sia facendoli partecipare a lezioni, camminate o attività, per

qualche giorno o online. In questo modo si offre loro un terreno fertile per formarsi in vista di progetti simili o per le Strade Maestre degli anni a venire, ma anche per mettersi in discussione, rinnovare il proprio sguardo sulla scuola. Tornati in aula, questi insegnanti diventano ponti tra due mondi: quello che cammina e quello che resta.

Durante il primo anno di Strade Maestre (2024-2025) gli “indocenti” sempre presenti per tutti gli otto mesi di viaggio sono stati:

Marco Saverio Loperfido

Aree disciplinari: filosofia, italiano, scienze umane Laureato in Filosofia, ha conseguito un dottorato di ricerca in Pedagogia e Servizio sociale presso l’Università RomaTre. Nella sua vita intreccia pensiero e cammino: nel 2017 ha percorso a piedi oltre 2.400 chilometri, partendo da Chia, in provincia di Viterbo, fino ad arrivare al Parlamento europeo a Bruxelles. Questo viaggio, chiamato Paese Europa, è nato per promuovere Ammappa l’Italia, il progetto da lui ideato con l’obiettivo di mappare i sentieri che attraversano il nostro Paese.

Nel 2018 ha guidato un cammino di 900 chilometri nel

Sud Italia, accompagnando sei giovani ex-detenuti in un’esperienza di reinserimento sociale. Quel viaggio, intenso e trasformativo, è diventato una docuserie andata in onda su Rai 3 con il titolo Boez-Andiamo via, realizzata tra il 2018 e il 2019 con Rai e il ministero della Giustizia.

Roberta Cortella

Aree disciplinari: lettere; lingue e letterature straniere (inglese e spagnolo)

Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università degli Studi di Udine. La sua vita professionale si muove tra

due territori che si incontrano e si alimentano a vicenda: l’insegnamento e la narrazione. Alterna infatti il lavoro di docente a quello di regista e autrice di documentari e serie televisive. Negli ultimi anni ha esplorato e raccontato il cammino come strumento di educazione e rinascita, sperimentandolo in prima persona in Italia e all’estero, con particolare attenzione ai percorsi di reinserimento sociale. Fa parte del progetto internazionale BA Networks, che promuove e connette buone pratiche legate al camminare.

Insieme a Marco Leopardi ha scritto e diretto il film documentario La retta via (Rai 3, 2009) e la docuserie Boez-Andiamo via.

Aree disciplinari: storia, educazione civica

Storico di formazione e narratore di vite per mestiere, ha lavorato come biografo in Italia e all’estero, dando voce alla memoria individuale e collettiva. Dopo il diploma come Tecnico superiore per la Comunicazione e il Multimedia, ha ideato il Progetto Memoria, dedicato alla tutela delle fonti orali, per custodire e tramandare le storie che rischiano di svanire. Guida ambientale ed escursionistica, ha unito sapere e paesaggio progettando il Sentiero di Palliccio, itinerario didattico tra le colline umbre. Collabora con enti pubblici e amministrazioni locali nella progettazione di reti sentieristiche, organizza cammini ed escursioni che uniscono natura, storia e divulgazione.

Nell’estate 2020 ha condotto otto ragazzi in un cammino giudiziario di 35 giorni e 600 chilometri, trasformando la marcia in un’esperienza formativa e riparativa. È membro attivo di Rete Radio Montana, con il ruolo di referente regionale per l’Umbria, e ideatore del Cammino di Germanico, itinerario storico che attraversa la terra umbra sulle tracce del condottiero romano.

Gli ambiti disciplinari della matematica e della fisica sono stati coperti da guide-insegnanti che ci hanno raggiunto per periodi più brevi, da qualche giorno a un mese, completando l’offerta formativa anche con lezioni online. Tra queste Mario Umberto Carosi, Federico Coglitore, Ivan Genesio, Lorenzo Leopardi, Marika Sacchi e Jacopo Longo. Per gli ambiti disciplinari delle scienze hanno partecipato: Roberto Tigani, Laura Ciaghi, Silvia Crognale e Filippo Marolla. Le materie d’indirizzo di agraria sono state seguite da Aldo Milea, Antonio Consoli e Luca Scarnati; quelle di arte e architettura da Felicia Cutolo, Alessandro Gambone e Pietro Vertamy; quelle di latino da Sandro Vertamy e Anna Zoppo; quelle di lingue da Sara Frassine, Stefania Crocetti, Juliane Bauer e Valentina Milli. Ci sono state poi guide-insegnanti didatticamente trasversali come Alessandro Pintus e Andrea Branchi.

Un’idea in itinere

Per quanto l’idea di Strade Maestre abbia una vera e propria data di nascita, ovvero il 26 marzo 2021, il giorno in cui ho intervistato il mio collega Marcello Paolocci per la scrittura di un saggio sulle dinamiche di gruppo durante il cammino (poi pubblicato nel 2022 dalle Edizioni Il Lupo con il titolo Tre lune nelle scarpe. Come il cammino agisce sui gruppi e viceversa ), in realtà non nasce dal nulla. Come spesso accade con le idee profonde, ha lavorato silenziosamente, prendendo forma nel tempo, come una combinazione di elementi già presenti che poi si sono condensati in una nuova e improvvisa visione. Ed è per questo che per raccontarvi la genesi di Strade Maestre, devo intrecciarla un po’ con la mia storia. Nei primi anni 2000, terminati gli studi, mi trasferii nella Tuscia e decisi di mappare a piedi tutti i suoi sessanta co-

muni. Quello che sembrava un semplice lavoro di esplorazione si trasformò presto in un viaggio iniziatico: camminando capii che chiunque può essere camminatore, perché il cammino è l’attività più antica e naturale che esista1.

Le esperienze successive – dalla montagnaterapia ai cammini giudiziari – confermarono quanto il cammino di gruppo possa trasformare. Durante l’anno scolastico 2021-2022, con A piè di pagina portammo studenti delle scuole medie della Tuscia a unire lettura e natura lungo i sentieri della Valle dei Calanchi.

Infine, ragionando con Marcello Paolocci per il saggio sulle dinamiche di gruppo, le intuizioni si fusero in un’unica visione: non una semplice gita scolastica, ma un intero anno di scuola in cammino. Studiare nei luoghi stessi, vivendo e camminando accanto agli insegnanti. Imparare, sì, ma anche vivere2.

I principi su cui si fonda l’idea primaria di Strade Maestre sono stati sin da subito quattro, e tali sono rimasti anche dopo, nel corso del cammino:

- la lunghezza del percorso: serve tanto tempo per riflettere, per cadere e rialzarsi, per trasformare sé stessi; - la vita di gruppo, dove gli altri ci restituiscono un’immagine di noi stessi e del mondo;

1 Da quell’esperienza nacque anche una provocazione: in una Lettera a un giovane italiano –pubblicata ne Il giro della Tuscia in 80 giorni, edito da Annulli Editori e consultabile sul sito: www.ammappalitalia.it, alla sezione ‘Progetto’ – scrissi che, invece di iscriversi subito all’università, i giovani dovrebbero camminare per un anno intero. Questa intuizione prese corpo poco dopo, quando con mia moglie Marina Vincenti attraversammo l’Europa a piedi fino a Bruxelles: sei mesi di viaggio in cui nacque l’idea dei Ricercatori in cammino, laureandi che studiano i territori camminando, perché i luoghi danno tridimensionalità alla conoscenza.

2 Strade Maestre ha elaborato proposte anche al di là di quella scolastica, i Percorsi di orientamento, legati appunto all’orientamento e alla formazione di giovani tra i 16 e i 24 anni (cfr. www.strademaestre.org, sezione “Progetti”).

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