Issuu on Google+

luglio / agosto 2011 € 3,00

libri.terre.it

UN INNO ALLA NATURA E AL POTERE DELLA FANTASIA UN LIBRO-REGALO CHE SI DISPIEGA COME LE ALI DI UN UCCELLO

Poste Italiane Spa Spedizione in abbonamento postale D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1 comma 1, LO/MI Roserio.

vacanze forzate paradosso milano 500 PROFUGHI DAL NORDAFRICA FINISCONO PARCHEGGIATI IN ALBERGO, A 50 EURO AL GIORNO. MA LA VERA EMERGENZA DEVE ANCORA ARRIVARE: IN AUTUNNO PIù DELLA METà di loro FINIRà IN STRADA.

ACQUISTALO IN ANTEPRIMA SU LIBRI.TERRE.IT

4 th

PREMIATO AL PRESTIGIOSO

CJ PICTURE BOOK AWARD MENZIONE AL BOLOGNA RAGAZZI AWARD 2011

Laëtitia Devernay

CONCERTO PER ALBERI Al tocco magico di un piccolo direttore d’orchestra, gli alberi prendono vita e si trasformano in uno stormo di uccelli che volano via. Un inno alla natura e al potere della fantasia, una sinfonia per gli occhi, grazie al tratto ricercato e alla grafica originalissima. La particolare struttura a “fisarmonica” rende questo libro uno splendido e raffinato oggetto regalo. 4IRATURALIMITATA PAGINE EURO

026


32

| 026 | Luglio / agosto 11


scrittori nel cassetto | a cura di | scuola holden | www.scuolaholden.it

la luce del sole | racconto | Mara chemini | illustrazione | federico de cicco

i due si incontrano in una stanza d’hotel. l’uomo con la faccia anonima li osserva di nascosto: è tutto come aveva previsto.

L

e previsioni per domani erano queste. Punto 1. L’uomo dalla faccia anonima fa un cerchietto intorno ai numeri senza leggere l’elenco, lo conosce a memoria. Punto 2. Il copione è semplice: una serie di eventi che si sarebbero svolti in maniera ordinata secondo la procedura. Punto 3. Ovvero, nel migliore dei modi. È una bellissima giornata. Il sole si riflette sugli specchietti retrovisori delle macchine del parcheggio. Una ragazza cammina con passo sempre più leggero in direzione dell’autostrada. I suoi braccialettini tintinnano mandando piccoli bagliori, ogni volta che lei solleva il braccio, e si riflettono sulle sue guance pallide, levigate dal cerone del set. Gli edifici del teatro di posa numero 4, alle sue spalle, sono adagiati sull’erba come due tortine un po’ afflosciate dal caldo. La ragazza che, bisogna dirlo, è veramente una bella ragazza, si ferma di scatto prima di svoltare l’angolo. Diritta in piedi nel mezzo del parcheggio deserto, con tutti quegli alberelli sullo sfondo, sembra ancora più alta. E, se fosse possibile, sembra ancora più bella. Mette una mano nella borsa e tira fuori un

paio di occhiali da sole, li indossa e con lo stesso gesto si sistema i capelli. È tutto passato, le pose per il provino sono durate meno del previsto, non è ancora mezzogiorno, ogni cosa è andata a posto, anzi, è andata meravigliosamente bene. Sembra che si dica. E intanto prende fiato. Poi arriva uno squillo del cellulare, un messaggio. Ma non può leggerlo. È in campo lungo e la si può vedere solo da lontano. Neanche le attrezzature più sofisticate dell’Agenzia arrivano a tanto. Ecco che la ragazza rimette la mano nella borsa e prende il suo piccolo telefono argentato. Un altro bagliore. Oggi non passa una nuvola. La mano compie sicura qualche gesto sulla tastiera, poi il cellulare ritorna nella borsa, i tacchi alti disegnano un’armoniosa curva sul finto selciato in mezzo all’asfalto, la ragazza svolta, prende una stradina verso l’hotel, sparisce dietro l’angolo. Quando l’ho visto per la prima volta stamattina -dice fra sé l’uomo dalla faccia anonima- ho pensato subito che l’uomo del bar dell’hotel è un tipo massiccio. Troppo per il suo mestiere. Si direbbe più un macellaio. Porta un grembiulone a righe turchesi con la pettorina e la targhetta, non è per nulla distinto. La donna alla reception, una vecchia ragazza, lo è molto di più. Non la conoscevo per nulla ma è stata gentile, mi ha lasciato | 026 | Luglio / agosto 11

33


Mara Chemini

Federico De Cicco

È nata con 10 giorni di ritardo che non ha ancora recuperato, vive a Torino per caso, adatta soap e cartoni di giorno, si maschera da Paperinik di notte. Apre nuovi files e nuovi mondi.

In arte Zumar7, è rientrato da poco in Italia. Si concentra sulla realizzazione di immagini fatte a mano. Le sue passioni sono i muri colorati, le macchie d’inchiostro e gli animali venuti dallo spazio.

passare anche stamattina con la mia attrezzatura, come se fossi un vero cliente. Una membrana opaca sulle vetrate filtra il sole che brucia giallo sull’asfalto e illumina la hall di una luce grigia. Il barista sta facendo un cappuccino. L’uomo dalla faccia anonima sente il soffio del vapore alle sue spalle, mentre si avvia verso la stanza. Qualcuno deve avere pranzato tardi, sono le 14 e 30. La targhetta della stanza è ovale e il numero è scritto con un bel carattere inclinato, ma ho visto di meglio, decisamente di meglio, pensa l’uomo anonimo. Nel bagno della stanza al piano terreno tutti i flaconcini sono marchiati “San Francisco”, con lo stesso carattere inclinato della targhetta e hanno lo stemma dell’hotel, del residence, del centro benessere e di tutto quello che cresce intorno ai quattro teatri di posa. La ragazza del parcheggio, poche ore fa, insisteva per vedere il bagno e l’uomo alto, che era entrato insieme a lei, l’aveva lasciata fare. I flaconcini sono in alto, sopra lo specchio; nelle riprese si vede la mano di lei che li tocca. E si vede che l’uomo alto ha fretta, anche se sono appena entrati. Lui le ha detto che non succederà niente, sta a lei decidere. Lei scherza e si lega i capelli con un elastico. Poi si pente e li scioglie subito e con lo stesso gesto li risistema. Lui nel messaggio poco fa le ha scritto “Sei bellissima, ce ne sono tante, ma tu sei speciale. Vuoi sapere perché?”. Lei si sdraia sul letto, gli dice che forse lo ama, che è la battuta del copione, ma che un poco è vero. Lui tira le tende pesanti e le immagini diventano fioche, appena dei puntini che si muovono. La ragazza dice che allora dormirà, visto che ha sonno. Le pose sul set sono sempre così stancanti. L’uomo alto le si avvicina e tira fuori il cellulare dalla tasca, come se sfoderasse un pugnale da una guaina scomoda, lo spegne e lo appoggia sul comodino. Volta la faccia e si abbassa verso di lei, 34

| 026 | Luglio / agosto 11

| scrittori nel cassetto

la bocca vicino alla bocca e con tono pacato, quasi tenero, le chiede scusa. Le dice che la sua fidanzata è sospettosa, lo fa controllare, e non deve sapere nulla, non deve capire. Potrebbe chiamare, può sempre chiamare, e al telefono la voce di lui cambia se c’è un’altra lì vicino, e la fidanzata se ne accorge. La ragazza gli chiede se capita spesso che ci sia un’altra vicino, lui non risponde. Lei sembra farsi più rigida sul letto, ma questa è solo un’impressione. È difficile capire così, a distanza, dalle immagini e non bisogna aggiungere emotività alle riprese, è la prima cosa che ti insegnano all’Agenzia quando devi stendere la relazione per i clienti. Sono ancora vestiti, distesi uno di fianco all’altro, come cadaveri che aspettano. Non passa un minuto che lui le dice di non diventare triste, poi di colpo grida, grida che non deve essere triste, grida che sta a lei decidere. Le dita di lei stringono il copriletto scivoloso. L’uomo alto si alza e afferra anche la mano della ragazza con lo stesso gesto, poi si butta sulla poltrona di velluto lì di fianco e si tira dietro anche lei, grida sempre la stessa cosa: decidi, le grida, decidi! Il corpo di lei precipita addosso a quello di lui, sulla poltrona. Quando sono entrato a ritirare l’attrezzatura, nella stanza non c’era più nessuno -spiega l’uomo dalla faccia anonima, quasi imbarazzato, chissà poi perché. Il socio vecchio, che lavorava all’Agenzia prima di me, diceva che ci sono due modi di non farsi fregare: uno è non farsi fregare, l’altro è scegliere che non sei stato fregato. Sta a te decidere, proprio così. Non so cosa volesse dire di preciso, i pensieri non rientrano nel nostro campo di investigazione. Questo è tutto quello che ho visto, nel dettaglio. Ci sono le riprese, le fotografie, c’è tutto. Quello che mi è stato chiesto è in questa busta, signorina. I fatti, come perle, infilate l’una dopo l’altra, alla luce del sole. Le previsioni per domani erano queste.


i ferri del mestiere

se puoi scriverlo, devi riscriverlo la luce del sole Siamo di fronte a un racconto a ostacoli. La loro altezza identifica una lieve difficoltà di lettura. Per fortuna, questi ostacoli sono bassi. Per superarli, basta rileggere il racconto una seconda volta. Ri-leggere spesso è considerato uno sforzo evitabile, invece (il più delle volte) fa parte del linguaggio del racconto. L’osticità come narrazione. Non è un genere, ma uno stile che rende il racconto di Mara Chemini, in un certo senso, unico. Attenzione però: lo stile è un’arma a doppio taglio. A volte è più forte della trama. Va limato, per renderlo ancora più efficace. l a parol a ai maestri

il minimalismo lettario di Raymond Carver “Less is more” è la sua massima più nota. Raymond Carver, inventore (suo malgrado) del minimalismo letterario, è venerato fino all’odore di santità sia dagli scrittori che dagli aspiranti tali. Il maestro della prosa all’ossobuco, una scrittura essenziale ai limite dall’essere scondita. In purezza, direbbero i lettori gourmet. Può darsi che io corregga perché così facendo mi avvicino pian piano al cuore dell’argomento del racconto. “Niente trucchi da quattro soldi” minimum fax 2002 L’ossessione del genio americano è sempre stata la chiarezza, l’estetica della frase. Dillo come lo vedi, una potente lezione di scrittura. La più sincera. Per scoprire come fare, vi consiglio di leggere “Se hai bisogno, chiama” (Einaudi, 2010) dove sono raccolti i racconti di Carver prima che diventasse Carver.

≈ “Scrittori nel cassetto” è anche una sezione del nostro sito dove leggere i racconti già pubblicati e trovare i temi dei prossimi mesi. Vi aspettiamo su terre.it!

| testo | Alessandra Minervini

L

a narrazione è il culto di un totem che si usa evocare con il nome di “riscrittura”. Lo scrittore scrive e riscrive: non finirebbe mai il proprio romanzo. Ma non è una tensione verso la perfettibilità del racconto; non è nemmeno una questione di refusi da stanchezza. Si tratta, piuttosto, di un difetto visivo che la riscrittura aiuta a correggere. Come un collirio che stilla consapevolezza. Finché non lo vedo, non ci credo. Finché non si visualizza sulla pagina quello che voglio dire, occupo il tempo a correggere, revisionare, riscrivere. La pulsione è naturale: coinvolge premi Nobel (Garcia Màrquez), autori di culto (Raymond Carver), fino ai talenti di oggi, come Zadie Smith che sostiene l’importanza di “allontanarsi dalla macchina”. Una volta terminata la prima stesura, occorre mettere da parte quello che si è scritto e rifinirlo dopo giorni o settimane. “Il segreto per editare bene il vostro lavoro è semplice: bisogna che diventiate il lettore invece che l’autore”, consiglia la scrittrice in “Cambiare idea” (minimum fax, 2010). Una frase da ricordare: delimita, infatti, il confine tra l’infinito atto di scrivere e il finito atto di leggere. Quando si diventa il proprio lettore ideale è tempo di smettere di scrivere e di mandare in giro quanto si è creato. È così. Per diventare uno scrittore ideale bisogna prima essere il proprio lettore ideale. Scoprire, senza dispiaceri, che è necessario rinunciare a una frase, anche se sembra perfetta. La riscrittura è una forma di auto-disciplina. Una ginnastica narrativa. Ogni mattina, dunque, provate a: 1 Rileggete i pezzi come se stesse leggendo il lavoro di qualcun altro (attenti alla schizofrenia); 2 Lasciate penna o pc, e fate altro; 3 Ri-scrivete. Possibilmente il giorno dopo. Vi accorgerete che l’auto-riscrittura può diventare più divertente della scrittura. Colma lo spazio vuoto e discontinuo che c’è tra la pratica (ciò che si è scritto) e la teoria (ciò che si desidera scrivere). E mostra lo spazio dell’invenzione. L’unica cosa che distingue una semplice storia da un buon racconto. ≈ Raccontare storie è un’arte che si può imparare. Lo dimostra la Scuola Holden di Torino, fondata da Alessandro Baricco nel 1994. Tra gli allievi anche Paolo Giordano, vincitore del Premio Strega 2008.

| 026 | Luglio / agosto 11

35


La luce del sole