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ciclovie calabria

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IL PERCORSO

Da Laino Borgo a Morano Calabro

STRADA: PRINCIPALE 60% SECONDARIA 40%

LUNGHEZZA: 34,8 km

DISLIVELLO: SALITA 930 m DISCESA 570 m

DIFFICOLTÀ: media

Trasporti

Stazione ferroviaria Trenitalia a Scalea e a Praia a Mare, poi Transfer NCC con Cersosimo NCC Glamour, che porta fino a 10 persone con bici al seguito (necessaria la prenotazione, tel. 347-05.52.700, info@cersosimonccglamour.it), o Ciclo Park Morano, che porta fino a 9 persone e 8 bici (necessaria la prenotazione, tel. 39135.52.775, roccolamenza@libero.it).

Flixbus a Galdo di Lauria, in Basilicata, a 20 km in discesa da Laino Borgo.

Servizi

CAMPOTENESE: Infopoint Catasta, Strada Statale delle Calabrie 19, catastapollino. com, tel. 0981-19.07.009.

MORANO CALABRO: Punto Iat, viale Scorza, tel. 340-70.67.534. Ciclo Park Morano, contrada Mazzicanino, tel. 391-35.52.775, disponibilità di alloggio.

Ospitalità

LAINO BORGO: Palia’s Hotel Ristorante Bar, via Campanella, tel. 0981-82.695, info@ paliashotel.it, paliashotel.it, 20 posti, €€€.

MORMANNO: B&B Il Posto dei Sogni, via Rocco La Terza 17, tel. 329-41.13.853,

mariateresa.alberti@libero.it, €€€, 5 posti B&B Il Ghiro, contrada Vallera, tel. 33841.83.282, info@ilghirobb.com, www.ilghirobb.com, 5 posti, €€.

Agriturismo Aria Fina, località Colle di Trodo (lungo l’A portata di pedale), tel. 348-65.31.442, agriturismoariafina@ libero.it, agriturismoariafina.it, 28 posti, €€.

B&B Matilde, Strada Provinciale 3, contrada Colle di Trodo (lungo l’A portata di pedale), tel. 339-68.35.578, bbmatildemormanno@ gmail.com, bbmatilde.com, 5 posti, €€€, aperto tutto l’anno.

CAMPOTENESE: Rifugio La Principessa, località Peraro, tel. 0873-33.06.03 / 350-00.94.013, info@rifugiolaprincipessa.it, www.rifugiolaprincipessa.it, 20 posti, €€, aperto tutto l’anno.

B&B Casale Trifoglio, contrada Campotense, tel. 328-32.27.824 / 328-54.39.613, info@casaletrifoglio.com, casaletrifoglio.com, 18 posti, €€€, aperto tutto l’anno.

MORANO CALABRO: B&B Il Nibbio, vicolo dell’Annunziata II 11, tel. 334-88.03.292, info@ilnibbio.it, ilnibbio.it, 30 posti, €€€, aperto tutto l’anno.

Albergo Meruò, via Capelli 129, tel. 098131.428 / 328-86.63.289, info@albergomeruo. it, albergomeruo.it, €€€, 20 posti.

B&B Sant’Andrea, via Nazionale 162, tel. 0981-30.572 / 380-10.64.065, mariateresafi60@gmail.com, 12 posti, €€€.

Agriturismo La Locanda del Parco, contrada Mazzicanino 12, tel. 0981-31.304 / 389-07.46.648, info@lalocandadelparco.it,

lalocandadelparco.it, 45 posti, €€€, possibilità di transfer da e per Scalea, punto manutenzione bici.

La prima tappa parte in salita, raggiunge Laino Castello e Mormanno per poi proseguire sulla pista ciclabile che corre sul tracciato dell’ex Ferrovia Calabro-Lucana e che, con una lunga e panoramica discesa, arriva a Morano Calabro.

Laino Borgo Dal cartello che segnala il punto di partenza della Ciclovia dei Parchi della Calabria, in centro al paese, attraversiamo il ponte sul fiume Lao e iniziamo a pedalare sulla strada che sale verso LAINO CASTELLO . La salita è graduale e, al primo tornante  [1.1], possiamo prendere la deviazione per salire al borgo vecchio. Procedendo invece sull’itinerario principale, la strada si snoda attraverso tornanti che aprono dei meravigliosi panorami. Dopo circa 8 km arriviamo al bivio [1.2] per la strada che porta alla Grotta del Romito (vedi A portata di pedale). Il percorso della Ciclovia continua in leggera salita fino a raggiungere MORMANNO .

Mormanno Dopo aver attraversato il paese, al bivio  [1.3] teniamo la sinistra e continuiamo a pedalare in direzione della PIANA DI CAMPOTENESE , dove possiamo fare una pausa alla CATASTA POLLINO .

Catasta Pollino Nell’hub di riferimento del Parco nazionale del Pollino facciamo una pausa per un caffè, per ritirare la credenziale (qualora non l’avessimo già) e per farcela timbrare. Una volta usciti, ci rimettiamo in sella e imbocchiamo la meravigliosa pista ciclabile che percorre il tracciato dell’ex Ferrovia Calabro-Lucana, tra gallerie super tecnologiche, che si illuminano progressivamente al nostro passaggio, e balconi panoramici che regalano vedute indimenticabili sugli ampi spazi del Pollino. Dopo esserci goduti la lunga discesa sulla pista ciclabile, al punto  [1.4] ci immettiamo sulla SP 241 e arriviamo a MORANO CALABRO , paese nel quale si conclude la tappa. Per raggiungere il centro ci attende un’ultima ripida salita, ma la bellezza del borgo e dei suoi vicoli intricati distoglierà i pensieri dalle fatiche.

La Ferrovia Calabro-Lucana

È durato una trentina di anni il sogno di collegare i piccoli centri dell’Appennino calabro-lucano con una rete ferroviaria a scartamento ridotto. Inaugurate all’inizio degli anni Trenta, le tratte ferroviarie che permettevano di raggiungere Salerno e Napoli partendo da Cosenza, passando da Morano Calabro, Castrovillari, Lagonegro e dai paesi del Cilento, sono state chiuse negli anni Sessanta dopo un grave incidente. Grazie a un progetto di turismo lento, oggi questi percorsi sono tornati a vivere, diventando degli itinerari ciclabili. Quello che insiste sul tracciato della Ciclovia dei Parchi parte da Mormanno, attraversa Morano Calabro e arriva a Castrovillari.

Da vedere

Laino Borgo È conosciuto per la profonda gola di roccia calcarea rosata profonda 200 metri e attraversata dal fiume Lao, dov’è possibile praticare rafting. Il paese ha un piccolo centro storico con diversi palazzi e monumenti, tra i quali la chiesa di Santo Spirito, che affaccia su piazza Navarro. Particolarmente suggestivi sono i colorati murales che si incontrano lungo le vie del centro: realizzati dalla pittrice Sara Palermo, raccontano storie e tradizioni locali.

Ad appena 2 km dal paese c’è il santuario della Madonna dello Spasimo sul Sacro Monte che, conosciuto anche come SANTUARIO DELLE CAPPELLE , è un luogo di pace e spiritualità sin dal 1557.

Da Laino Borgo si scorge anche LAINO CASTELLO VECCHIO , che dista circa 3 km, un’antica fortezza longobarda arroccata sul colle San Teodoro. Per vedere questo borgo fantasma, abbandonato nel 1982 per problemi sismici, occorre fare una piccola deviazione dal percorso principale, ma ne vale la pena per la vista meravigliosa che offre sulla valle e sul canyon del fiume Lao, e per l’atmosfera misteriosa e malinconica che si respira in questo luogo.

Mormanno La prima cosa che salta all’occhio quando si arriva nella piazza di Mormanno dal corso principale è la splendida facciata barocca della parrocchia di Santa Maria del Colle, che custodisce al suo interno delle cripte scavate nel tufo. Animato da bar e botteghe, il centro storico è diviso nei quattro antichi quartieri Costa, Capo lo Serro, Casalicchio e Torretta, che ne evidenziano le origini medievali. Passeggiando tra i palazzi signorili, si incontrano archi in pietra, antichi portali e numerose cappelle votive e chiese, che testimoniano l’im-

CAMPOTENESE. Catasta Pollino, l’hub di riferimento del Parco.

portante sviluppo economico di epoca feudale, quando al governo del paese si insediarono i principi Sanseverino di Bisignano, appartenenti a una delle più importanti e potenti casate del Regno di Napoli.

Se il simbolo indiscusso del paese è il Faro Votivo, monumento eretto nel 1928 sul monte San Michele e dedicato ai Caduti calabresi della Grande Guerra, Mormanno è conosciuto anche per il bocconotto, un dolce di pastafrolla ripieno di marmellata di ciliegie o di albicocche.

La Piana di Campotenese e la Catasta Dopo aver costeggiato il lago del Pantano, a quasi 1.000 metri di quota, il panorama si apre sulla Piana di Campotenese, un vasto altopiano che si estende tra il massiccio del Pollino e i monti dell’Orsomarso, entrambi siti del Geoparco Unesco. L’orizzonte si colora di ampi coltivi, pascoli e distese di lavanda, che tra giugno e agosto regalano una meravigliosa fioritura che si può ammirare nel Parco della Lavanda. È qui che si trova la Catasta, hub turistico e ufficio informazioni del Parco nazionale del Pollino che ha sede in un edificio che ricorda una gigantesca catasta di legname. Oltre a essere punto di riferimento per i cicloturisti (qui si può ritirare la credenziale) e gli escursionisti, è il posto ideale dove fermarsi per un generoso spuntino.

Morano Calabro Il paese di arrivo della prima tappa è uno dei più belli dell’intera Ciclovia: tra palazzi nobiliari impreziositi da portali decorati, stretti vicoli e ripide scalinate, Morano Calabro è la rappresentazione perfetta del borgo medievale. Oltre al castello NormannoSvevo, che svetta imperioso in cima alle case, tra i monumenti di particolare interesse ci sono la collegiata di Santa Maria Maddalena, riconoscibile per la cupola e il campanile ricoperti da maioliche gialle

POLLINO. Panorama sulle aspre vette del massiccio montuoso.

e blu, che al suo interno custodisce una preziosa Madonna degli Angeli di Antonello Gagini e, nella cappella di San Silvestro, il meraviglioso polittico Sanseverino di Bartolomeo Vivarini. E ancora, la chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, che custodisce le sculture di Pietro Bernini, una croce processionale d’argento e preziosi arredi lignei. Da visitare ci sono anche il Museo di Storia dell’Agricoltura e della Pastorizia e il Centro Studi Naturalistici del Pollino “Il Nibbio”.

A PORTATA DI PEDALE

Grotta del Romito di Papasidero

Situata nel Comune di Papasidero, all’interno del Parco nazionale del Pollino, la Grotta del Romito rappresenta uno dei siti preistorici più importanti d’Italia e dell’intero bacino del Mediterraneo, perché al suo interno conserva testimonianze stratigrafiche che coprono un arco temporale di circa 20.000 anni, dal Paleolitico superiore al Neolitico. L’elemento più celebre è il Bos primigenius, il graffito rupestre di un bovino selvatico (uro) che si trova all’ingresso della grotta. Risalente a circa 12.000-10.000 anni fa, è considerato una delle più antiche e pregiate testimonianze di arte paleolitica in Italia. Dettagli come gli occhi, le corna, la coda e gli zoccoli che evidenziano la grande capacità artistica che l’uomo possedeva già a quei tempi sia dal punto di vista della tecnica di realizzazione sia da quello delle proporzioni. Nella grotta sono state rinvenute anche diverse sepolture, tra le quali quella risalente a circa 10.000 anni fa di una coppia che presenta caratteristiche di nanismo: questi ritrovamenti hanno permesso agli studiosi di ricostruire informazioni preziose sulle pratiche funerarie e sulle condizioni di vita delle popolazioni preistoriche.

Le campagne di scavo, iniziate dopo la scoperta della grotta da parte dell’archeologo Paolo Graziosi dell’Università di Firenze, avvenuta nel 1961, sono continuate per decenni, portando alla luce un eccezionale patrimonio archeologico che comprende manufatti in selce, tra i quali strumenti ossei, resti di fauna e testimonianze delle attività quotidiane, che hanno permesso di approfondire gli stili di vita, le tecniche di caccia e le abitudini alimentari delle comunità paleolitiche.

A Papasidero, che dista 8 km dalla grotta, c’è anche il Museo Naturalistico e Paleontologico, che custodisce i reperti originali e offre un percorso didattico: per visitare il museo e la grotta occorre prenotare telefonando al Comune di Papasidero (tel. 0981-83.005) oppure rivolgendosi all’Ufficio informazioni del Parco nazionale del Pollino.

Per arrivare alla grotta, al punto  [1.1] (km 8,4), all’altezza dell’Agriturismo Aria Fina, bisogna girare a destra, proseguire per circa 2 km e svoltare a destra poco dopo il B&B Matilde. Da qui, la strada prosegue in discesa per circa 5 km (si perdono 500 metri di quota, dato da tenere in considerazione per il ritorno) e arriva a destinazione, dove c’è anche un bar-ristorante.

Il Parco nazionale del Pollino

Il primo dei quattro parchi lungo il percorso della Ciclovia è un luogo unico e straordinario, dove la meravigliosa scenografia della natura regala panorami indimenticabili tra vette maestose che sfiorano il cielo e spaziano dal mar Tirreno allo Ionio. Qui dominano incontrastati i sacri Patriarchi, esemplari millenari di pino loricato, testimoni viventi di epoche remote e custodi di un patrimonio naturalistico senza eguali. Con la sua estensione, che sfiora i 200.000 ettari, il Parco è la più grande area protetta di nuova istituzione in Italia e rappresenta un esempio virtuoso di conservazione ambientale e valorizzazione del territorio. Situato a cavallo tra la Calabria e la Basilicata, si estende su un territorio che comprende 56 comuni distribuiti tra le due regioni ed è caratterizzato da un complesso sistema di massicci montuosi che vanno a comporre la catena dell’Appennino meridionale: il massiccio del Pollino, con la serra Dolcedorme, la cima più elevata dell’Appennino meridionale che raggiunge i 2.267 metri di quota, i monti dell’Orsomarso, con i loro profili caratteristici, e il monte Alpi, con le sue pareti rocciose spettacolari.

Tra vette altissime, gole profonde, altopiani carsici e una straordinaria varietà di ambienti, la natura e l’uomo intrecciano da millenni rapporti profondi e armoniosi che il Parco, istituito ufficialmente nel 1993, si impegna a conservare e tutelare con dedizione sotto il suo simbolo, il pino loricato, rarissima conifera relitta dell’era glaciale che cresce solo in queste montagne e in poche altre località dei Balcani. Il riconoscimento internazionale del valore eccezionale di questo territorio è arrivato nel 2015, quando il Parco è entrato a far parte della prestigiosa Rete europea dei geoparchi sotto l’egida dell’Unesco, grazie al suo straordinario patrimonio geologico e geomorfologico. L’Unesco, rispettivamente nel 2017 e nel 2021, ha ulteriormente riconosciuto l’importanza globale di questo ecosistema inserendo la Faggeta vetusta di Cozzo Ferriero e la Faggeta vetusta del Pollinello nel sito transnazionale delle “Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”, proclamandole ufficialmente patrimonio mondiale dell’umanità per la loro eccezionale integrità ecologica e per rappresentare foreste primarie rimaste inalterate nei secoli.

Il Parco del Pollino custodisce inoltre una biodiversità straordinaria, con oltre 1.700 specie vegetali, numerose specie animali tra cui il lupo appenninico, il capriolo, l’aquila reale e il raro picchio nero, oltre a un ricchissimo patrimonio culturale fatto di antichi borghi, tradizioni millenarie, testimonianze storiche delle comunità arbëreshe e italo-albanesi che hanno trovato rifugio tra queste montagne secoli fa, conservando ancora oggi lingua, riti e costumi della loro terra d’origine.

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