Terre di Confine #5

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Rivista elettronica aperiodica redatta dal gruppo FantasyStory/FantasyRPG/AccP - www.crepuscolo.it - n. 5 /agosto 2006

Anno II - numero 4

Fantascienza, Fantasy, Anime

STORIA

Vlad Tepes, l’Impalatore

CINEMA

Intervista col Vampiro Nosferatu, il Principe della Notte

INTERVISTE Dany & Dany Vampire.net

SERIE TV

Ultraviolet

MITI

Le Donne Vampiro

FUMETTO

Dampyr

ANIME Hellsing


Un progetto FantasyStory/FantasyRPG/AccP La foto in copertina “Vampire” © Richard Fuller - Frogfolios Designs http://frogfoliosdesigns.com/

PRO DESIGNS

- The use in TdC is authorized by the author -

Immagini d’anteprima tratte da: 1) cover dvd Ultraviolet; 2) “Dracula” di Alex Horley; 3) Dampyr; 4) Hellsing Sfondo di controcopertina: “VAMPIRE: THE MASQUERADE”


Rivista elettronica aperiodica redatta dal gruppo FantasyStory/FantasyRPG/AccP - www.crepuscolo.it - n. 5 /agosto 2006

Anno II - numero 4

Speciale VAMPIRI

STORIA

Vlad Tepes, l’Impalatore

CINEMA

Intervista col Vampiro Nosferatu, il Principe della Notte

INTERVISTE Dany & Dany Vampire.net

SERIE TV

Ultraviolet

MITI

Le Donne Vampiro

FUMETTO

Dampyr

ANIME Hellsing


Sommario

TERRE DI CONFINE

REDAZIONE EDITORIALE

FANTASCIENZA

MASSIMO “DEFA” DE FAVERI PIN-UP: LEONOR VARELA

GABRIELE “IXION” FILIPPI” CINEMA BLADE GABRIELE “IXION” FILIPPI” CINEMA BLADE II CRISTINA “ANJIIN” RISTORI LETTURA I VAMPIRI DELLO SPAZIO A CURA DI ANJIIN RACCONTO LA RAZZA DOMINANTE DI P. BROWN CRISTINA “ANJIIN” RISTORI LETTURA IO SONO LEGGENDA GABRIELLE DE LIONCOURT CULTURA IL VAMPIRO NEL FUTURO ANDREA CARTA SERIE TV ULTRAVIOLET VAMPIRI.NET CRONACA ATTACCHI DI VAMPIRI A CURA DI ANJIIN RACCONTO DREAM CATCHER DI ASTFELIA ROMINA “LAVINIA” PERUGINI CINEMA UNDERWORLD

FANTASY STORIA E CULTURA LETTURA CINEMA CINEMA MITI E LEGGENDE CULTURA E TRADIZIONE GDR/INTERVISTA GDR SERIE TV SERIE TV DAL WEB/INTERVISTA DAL WEB/INTERVISTA 4

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PIN-UP: KIRSTEN DUNST CUCCU’SSETTE VLAD III SELENA MELAINIS DRACULA CUCCU’SSETTE INTERVISTA COL VAMPIRO CUCCU’SSETTE NOSFERATU, IL PRINCIPE DELLA NOTTE CRISTINA “ANJIIN” RISTORI LA DONNA VAMPIRO CRISTINA “ANJIIN” RISTORI ROMANIA 2006 CROM ROSSO FIORENTINO LIVE CROM VAMPIRE THE MASQUERADE PAOLO MOTTA BUFFY, THE VAMPIRE SLAYER DANIELA “DASHANA” BELLI ANGEL STEFANO BACCOLINI EUDIAL, THE VAMPIRE SLAYER CROM VAMPIRI.NET

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TDC N.5 - AGOSTO 2006


FUMETTO DAMPYR RACCONTO ZANNE NEL CUORE DI ANIELLO RUSSO LETTURA LE NOTTI DI SALEM

ANIME CINEMA SERIE TV MANGA SERIE OVA INTERVISTA MANGA ITALIANO

Staff

CLAUDIO MARCHETTI 154 DF A CURA DI ANJIIN

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KRISAORE 165 DF

PIN-UP: LADY INTEGRA HELLSING KRISAORE VAMPIRE HUNTER D BLOODLUST ROMINA “LAVINIA” PERUGINI HELLSING CARMEN ANDREOZZI VAMPIRE KNIGHT MASSIMO “DEFA” DE FAVERI MASTER MOSQUITON MASSIMO “DEFA” DE FAVERI DANY&DANY PAOLO MOTTA LEMNISCA

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TERRE DI CONFINE

REDAZIONE: ANDREA CARTA, ANTONIO TRIPODI, CARMEN ANDREOZZI, CRISTINA “ANJIIN” RISTORI, CROM,

CUCCU’SSETTE, DANIELA “DASHANA” BELLI, ELFWINE, KRISAORE, FRANCESCO “MUSPELING” COPPOLA, FRANCESCO VIEGI, GABRIELE “IXION” FILIPPI, GIAMPIETRO STOCCO, JUMA, MASSIMO “DEFA” DE FAVERI, MILLO T. FRANZONI, OMINO VERDE, PELLERGRINO DORMIENTE, PIERO F. GOLETTO, ROMINA “LAVINIA” PERUGINI, SELENA MELAINIS, STEFANO BACCOLINI. IMPAGINAZIONE: DF=DEFA, CR=CROM HANNO ANIELLO RUSSO, ASTFELIA, DANIELA SERRI, DANIELA ORRU, EUGEAL, FRANCESCA TRAVERSI, COLLABORATO: GABRIELLE DE LIONCOURT, JONELA T, CLAUDIO MARCHETTI, PAOLO MOTTA, PIERO PIRRO. SI RINGRAZIA: BELIAL, PER LE IMMAGINI DELL’ARTICOLO “VAMPIRE KNIGHT ”; HENDRICK ASPER, PER LA DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA DELL’ARTICOLO “VLAD”; IL GRUPPO KNIGHTS, PER LA TRADUZIONE DELLA SERIE “HELLSING”; MIRCEA VALCU, PER LE IMMAIGNI DELL’ARTICOLO “ROMANIA 2006” RICHARD FULLER, PER L’IMMAGINE DI COPERTINA; YUKARI TOSHIMICHI - SOLID & ETC, PER LE IMMAGINI DI LADY INTEGRA.

E I SITI: WWW.VAMPIRI.NET - WWW.KNIGHTS.IT - WWW.STORMINHEAVEN.NET - WWW5E.BIGLOBE.NE.JP/~SOLID/

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“Castle Dracula”, Brenton Cottman, 2004

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Editoriale

Aspiranti

vampiri? C

os’è che rende il Signore della Notte tanto presente nell’immaginario collettivo? Dal giorno in cui i vampiri hanno cominciato a popolare le pagine dei romanzi gotici (dal Lord Ruthven di JOHN POLIDORI, alla contessa Carmilla di SHERIDAN LE FANU, fino al celeberrimo Dracula di STOKER), l’uomo “moderno” non ha più voluto separarsene. Riesumate da miti antichi e assai meno attraenti, ma avvolte in un nuovo mantello iconografico, queste figure cupe continuano a esercitare un ascendente che pare rafforzarsi col passare del tempo. La ragione, probabilmente, risiede proprio nell’iconografia, nell’abilità empatica iniziale con cui il vampiro letterario (e, successivamente, cinematografico) è stato creato e descritto, e nelle suggestioni per mezzo delle quali si è scelto in seguito di rappresentarlo. Perché se è vero che, già da soli, la paura, la morte, il male possono esercitare una loro morbosa attrattiva, quando li si porge attraverso le trasparenze di un velo di seta, vestiti di algida eleganza, essi divengono addirittura... affascinanti. E il vampiro indubbiamente è eleganza, nutrita col sangue. Una creatura letale che per uccidere non aggredisce, seduce. Il suo è un mondo crepuscolare e silente ma, proprio per questa stessa natura, anche quieto e malinconico. Poetico come... un paesaggio invernale sul Lago di Ginevra. Del resto concetti quali “Romanticismo” e “Maledizione” erano di casa nel salotto buono dove le menti irrequiete di sognatori come LORD BYRON, gli SHELLEY (Percy e Mary) o lo stesso Polidori partorirono quel mondo, salotto sopra il quale leggenda vuole aleggiasse la Christabel di COLERIDGE.

TERRE DI CONFINE

Un mondo nato da tali padri non può che parlare alle nostre emozioni più profonde, quelle che di rado visitano i momenti felici e solari, e sono invece sempre compagne dei giorni disperati e bui. La Notte infatti ospita il vampiro, ma anche una parte – forse la più antica e segreta – di noi stessi. Così, in una realtà dove vige la solitudine del sovraffollamento, e dove il sole illumina giornate inappaganti fatte di frustrazioni e di un benessere che soddisfa meno di quanto dovrebbe, il notturno isolamento di una creatura che vive libera da ogni costrizione sociale finisce per incarnare un desiderio piuttosto che una condanna. Il vampiro, inoltre, ha qualcosa da offrire… Nessun altro “mostro” tranne forse il Diavolo in persona – ma con tanto di contratto a scadenza – è in grado di regalare l’opportunità di una seconda vita. Che poi sia pure dannata, poco importa, perché in ognuno di noi esiste un Louis de Pointe du Lac che accetterebbe di corsa il dono di Lestat. È insito nella natura umana, il cercare, l’imparare… Per quanto ci si possa sforzare di diventarlo, pochi sono coloro tanto paghi della propria esistenza da non trovare irresistibilmente attraente la tentazione di viverne una nuova. Specie se – dettaglio non trascurabile – immortale. Insomma, il vampiro è nobile, tenebroso, potente, raffinato, tormentato, superiore, eterno... inevitabile che possa rappresentare un richiamo, per alcuni addirittura un’aspirazione. Anche se fantasiosa. Anche se “malvagia”. In fondo, spesso certe affinità nascono spontanee come forma di ribellione ad alternative manchevoli. Banchieri, avvocati, medici, commercianti... Se occorre scegliere un modello, molti sono coloro che succhiano il sangue ma… chi riesce a farlo con la classe pura di un Vampiro?

* MASSIMO “DEFA” DE FAVERI

TDC N.5 - AGOSTO 2006

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AREA

FANTASCIENZA

“Sei stato il nostro principale nemico, ma ora c’è qualcun altro che gira per le strade... qualcuno peggiore di te...” Nyssa da “Blade II”, 2002

FILMOGRAFIA The Curse of King Tut’s Tomb (2006 tv) - Dr. Azelia Barakat Stargate: Atlantis (2005 tv), ep. Sanctuary - Chaya Sar Americano (2005) - Adela Voces inocentes (2004) - Kella Arrested Development (2003 tv), ep. Key Decisions, ep. Bringing Up Buster - Marta Estrella Tais-toi! (2003) - Katia/Sandra Pas si grave (2003) - Angela Paraíso B (2002) - Gloria Blade II (2002) - Nyssa Texas Rangers (2001) - Perdita The Tailor of Panama (2001) - Marta Les Infortunes de la beauté (1999) - Annabella Cleopatra (1999 tv) - Cleopatra Les Parasites (1999) - Fidelia Jeremiah (1998 tv) - Judith

Fonte: Internet Movie Database www.imdb.com The Man in the Iron Mask (1998) - Ballroom Beauty Inca de Oro (1997 tv) - Flor de l’Inca Bouge! (1997) - Danzatrice Le Ciel est à nous (1997) - Vanessa Tic Tac (1997 tv) - Pola Santa María A Legend to Ride (1997 tv) - Anette Sous le soleil (1996 tv) Comportement modèle Jeanne Pony Trek (1995 tv) - Anette


Leonor Varela


FANTASCIENZA

CINEMA

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del nuovo processo evolutivo, noi non potremo farci niente. Noi no, ma Blade sì!

HI HA DETTO CHE I VAMPIRI NON ESISTONO?

Essi sono ovunque, come dei parassiti si nascondono nell’ombra mentre si nutrono del nostro sangue, controllano ogni centro di potere, la politica, la finanza, la polizia. E cosa faremo quando decideranno di uscire allo scoperto rivendicando la loro posizione in cima alla catena alimentare? Cosa faremo quando inizieranno ad allevarci come bestiame per nutrirsi? Crocifissi ed acqua santa non serviranno a nulla. Saremo le vittime

VAMPIRI MODERNI

Immaginatevi un vampiro: mantello nero con risvolta color porpora, succhiasangue a tradimento, si trasforma in pipistrello, una specie di incarnazione del Diavolo che ripudia il crocifisso e brucia al contatto con l’acqua santa. Bene, dimenticate tutto. In questo film il vampirismo è una mutazione genetica che può essere contratta in vita oppure trasmessa ereditariamente: il vampirismo è una malattia, un morbo che affligge l’uomo, il male che ne mina la natura e le origini, spingendolo a cibarsi con un irrefrenabile istinto animale del suo stesso sangue, diffondendosi così come un cancro. L’EROE “NERO CATTIVERIA”

La lama di bisturi per rimuovere questo tumore maligno che affligge l’umanità è Blade. Per metà uomo e metà vampiro, non è un eroe come gli altri, è un misto di bontà e cattiveria, ha dentro di 01. Una discoteca per vampiri. 02. L’arrivo di Blade.

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BLADE sé un lato oscuro contro il quale è in perenne conflitto. Altrimenti noto come il “diurno”, possiede la straordinaria forza fisica di un succhiasangue, refrattario all’aglio, all’argento e alla luce solare. Una letale macchina da combattimento che però ha ereditato la sete di sangue dei vampiri. Tutto ciò a causa della sua nefasta nascita, da una madre che lo partorì prima di morire a causa del morso di un vampiro. Cinico, spietato, sempre sospettoso del prossimo, agisce per vendicarsi, uccidendo ogni vampiro che incontra sulla sua strada, ognuno colpevole di aver diffuso il male che lo ha colpito. La legnosità recitativa di WESLEY SNIPES è perfetta per rendere monolitica, fredda, spietata e distaccata la figura di Blade. Uniteci un corpo atletico ben scolpito e la padronanza delle arti marziali, vestitelo con un appeal “cool” (trench di pelle nera, corpetto antiproiettile hi-tech, occhiali da sole) ed otterrete un nuovo supereroe: il perfetto cacciatore di vampiri moderno. Come nei vecchi western, John Wayne aveva solo due espressioni, con il cappello e senza, anche in questo film Wesley Snipes ne ha solo due: con e senza gli occhiali.

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ZIONE, BOTTE DA ORBI E CHIACCHIERE QUANTO BASTA.

Da migliaia di anni la stirpe dei vampiri si nasconde nell’ombra, organizzata in una gerarchia rigidamente suddivisa in caste, obbligata a vivere come parassita nella società dell’uomo. In rottura con le tradizioni millenarie, il diacono Frost è intenzionato a portare allo scoperto l’esistenza dei vampiri, mirando a riscattare la posizione predo03. Lo scontro è rapido e violento. 04. Uno dei vampiri si risveglia all’ospedale. 05. Whistler deve salvare la dottoressa. 06. La “medicina” di Blade. 07. Frost e Dragonetti ai ferri corti.

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minante nella scala gerarchica delle specie. È STEPHEN DORFF che nei panni del vampiro Frost guida la Casa di Erebo, e si candida come l’acerrimo nemico di Blade. Il Diacono traduce il Libro di Erebo per dare il via al così detto “Bagno di sangue”: una sorta di giorno del giudizio in cui tutti gli uomini diventeranno vampiri. Arricchiscono la trama (ricca si fa per dire) armi da fuoco, arti marziali, violenti scontri splatter quanto basta, e gli immancabili effetti speciali (fra l’altro in alcuni casi non proprio eccelsi). KRISTOFFERSON potrebbe tornare tranquillamente a fare il cantante country, dopo la profonda interpretazione del personaggio di Whistler, un vecchio malato che ha avuto la malaugurata idea di graziare Blade, consentendogli di vivere domando la sua sete di sangue. La WRIGHT, nei panni della bella ematologa, è semplicemente… bellla, ma niente di più. Sarà lei a dare a Blade la forza di affrontare lo scontro finale facendogli bere il suo sangue in una scena pseudo-orgasmica succedanea della classica scena di sesso fra l’eroe e la sua bella. I due co-protagonisti funzionano bene come carta da parati, senza regalare “effetti speciali” alla pellicola. Il regista STEPHEN NORRINGTON, con all’attivo film come La Leggenda degli Uomini Straordinari, conferma la linea narrativa inesistente, portata avanti dalle lunghe scene di combattimenti e dalle telegrafiche battute di Snipes, piuttosto che da una avvincente trama ma che purtroppo non esiste. Se il character design di Blade ed il background della storia paiono essere convincenti, la pellicola lascia perplessi proprio perché non approfondisce adeguatamente questi due elementi. 08. Quinn si vendica. 09. Whistler viene ucciso. 10. Blade non la prende bene. 11. Blade incontra sua madre, ormai trasformata in una vampira. 12. Blade catturato da Frost.

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13. Il rituale ha inizio. 14. Frost ne è il fulcro. 15. E diviene un Dio. 16. Ma la dottoressa ha progettato un’arma. 17. E il “Dio” diventa una macchia rossa sullo schermo

Si tratta quindi di un film d’azione in linea con il suo segmento cinematografico, ottimo per passare due ore di svago, ma niente di più. LA CRISI DEI PENSATORI DI HOLLYWOOD

Blade è un eroe dei fumetti della MARVEL COMICS che compie la sua prima apparizione nel 1973 in Tomb of Dracula, e raggiunge la notorietà presso il pubblico americano quando affianca l’Uomo Ragno. BULLET TIME!

Solitamente quando si parla di “Bullet Time” il primo film che salta alla mente è Matrix. Eppure, anche se sono pochi ad essersene accorti, Blade ha saputo battere sul tempo il capolavoro dei fratelli WACHOWSKY. La scena nel parco, in cui Frost schiva in slow-motion dei proiettili che si librano nell’aria con la tipica scia “alla Matrix”, ricorda molto quelle in cui Neo flette il suo corpo per scansare i colpi degli agenti. Peccato che Blade sia uscito nelle sale cinematografiche circa un anno prima di Matrix. Plagio e copia? Assolutamente no, anche perché è improprio parlare di Bullet Time in Blade. La peculiarità della tecnica di ripresa usata dai fratelli Wachowsky sta nella possibilità di muovere la posizione della visuale di ripresa nello spazio attorno al soggetto dopo aver completato le riprese della scena. In Blade invece abbiano una scena con ripresa fissa e l’uso delle tecniche cgi per l’aggiunta delle pallottole e dello slow-mo.

GABRIELE “IXION” FILIPPI CINEMA: BLADE

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CINEMA

I BUONI BLADE (Wesley Snipes) Il vampiro cacciatore di vampiri.

DR. KAREN JENSON (N’Bushe Wright) La dottoressa che trova una “cura” per la sete di Blade.

ABRAHAM WHISTLER (Kris Kristofferson) Padre adottivo di Blade e sua spalla in azione.

I CATTIVI DIACONO FROST (Stephen Dorff) Il giovane vampiro in cerca del potere.

VANESSA BROOKS (Sanaa Lathan) La madre di Blade. trasformata in vampiro da Frost.

DRAGONETTI (Udo Kier) Un vampiro puro che vuole mantenere le tradizioni.

RACQUEL (Traci Lords) La “donna” preferita di Frost.

QUINN (Donal Logue) Braccio destro e amico di Frost.

PEARL l’archivista (Eric Edwards) Studia le pagine del Libro di Erebus.

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CINEMA: BLADE


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SCHEDA TECNICA Tit. originale: Anno: Durata: Paese: Produttori:

BLADE 1998 116 minuti USA Robert Engelman, Peter Frankfurt, Wesley Snipes Regia: Stephen Norrington Soggetto: David S. Goyer Fotografia: Theo van de Sande

Musiche: David Hykes, Mark Isham, Mystikal, DJ Krush Montaggio: Paul Rubell Scenografia: Kirk M. Petruccelli Costumi: Sanja Milkovic Hays Premi: Nomination SATURN AWARD 1999, Best Horror Film, Best Make-Up (Greg Cannom, Michael Germain); vincitore ASCAP AWARD 1999, Top Box Office Films (Mark Isham); vincitore BLOCKBUSTER ENTERTAINMENT AWARD 1999, Favorite Actor - Horror (Wesley Snipes), Favorite Villain (Stephen Dorff). Cast: Arly Jover, Kevin Patrick Walls, Tim Guinee, Donna Wong, Carmen Thomas, Shannon Lee, Kenny Johnson, Clint Curtis, Judson Earney Scott, Sidney S. Liufau, Keith Leon Williams, Andray Johnson, Stephen R. Peluso, Marcus Aurelius, John Enos III, Eboni ‘Chrystal’ Adams, Lyle Conway, Freeman White III, D.V. DeVincentis, Marcus Salgado, Esau McKnight Jr., Erl Van Douglas, Matt Schulze, Lennox Brown, Yvette Ocampo, Irena Stepic, Jenya Lano, Levan Uchaneishvili, Richard ‘Dr.’ Baily, Ryan Glorioso, Ted King, Stephen Norrington, Gerald Okamura, Frankie Ray, Carrie Seeley, Beth Theriac.

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CINEMA

BLADE n questo secondo episodio, Blade, il “Diurno”, deve vedersela con nemici ben più pericolosi e letali dei vampiri tradizionali: i “mietitori”, una nuova stirpe di abitanti della notte, ancora

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più feroce e spietata, che attacca indistintamente sia i vampiri che gli umani, trasformandoli in suoi simili. Per sconfiggerla definitivamente Blade deve allearsi con gli avversari storici, i vampiri “vecchia maniera”, con i quali condivide la comune missione di sterminare l’alternativa, famelica ed aggressiva razza di succhiasangue geneticamente alterata. E così Damaskinos, sovrano supremo dei vampiri e successore di Frost, si coalizza con Blade, quest’ultimo accompagnato dal saggio mentore Whistler, resuscitato in maniera abbastanza forzata, e dall’ingegnoso e sbruffone Scud (l’inventore di armi). Dall’insolito sodalizio sortisce un folkloristico ed addestrato commando di vampiri, i “Bloodpack”, accomunati dal medesimo e prioritario intento: eliminare i “mietitori”, guidati da Nomak. Ovviamente Blade deve guardarsi dai nuovi amici, un tempo acerrimi ed unici nemici; persino – o forse purtroppo – dall’affascinante e laconica Nyssa, figlia di Damaskinos, per la quale il mezzo sangue prova un’incontestabile e mal cela01. Un barbone particolarmente “interessante”; il suo nome è Nomak. 02. Vampiri... Io odio i vampiri...

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03. Blade in azione. 04. Il ritrovamento di Whistler, vampirizzato. 05. Whistler lasciato ad attendere l’alba; il sorgere del sole dimostrerà se per lui c’è ancora speranza. 06. Attacco alla base di Blade: il “Diurno” e Nyssa in duello. 07. I vampiri propongono una tregua.

bile attrazione. Pertanto, rispetto al primo episodio, la trama si arricchisce di alcuni elementi innovativi. I combattimenti si fanno più frequenti ed accelerati, grazie alla tecnologia del computer, a detrimento dei dialoghi, sempre più scarni; in compenso vengono implementati gli effetti speciali, decisamente più belli ed avveniristici. Con scaltrezza e spirito “vampiresco”, il regista, GUILLERMO DEL TORO, emulando i protagonisti del film, si appropria di tutti gli elementi caratteristici che contraddistinguono l’action-movie moderno: estetica post-Matrix (bullet-time, panoramiche “stop-and-go”), ritmo incalzante e suggestivo da videoclip, azioni in sincrono con la musica di sottofondo, etica dell’eroe e combattimenti alla wuxiapan, miscelati ad una buona dose di horror da brividi, e gli immancabili completi in pelle nera ultra aderenti, farciti con gadget ed armi automatiche. Squadra che vince non si cambia e quindi nel cast ritroviamo WESLEY SNIPES (Blade), l’unico esperto di arti marziali che può vantare una Coppa Volpi, conseguita nel 1997 come miglior attore.

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Torna anche KRIS KRISTOFFERSON (Whistler), famoso cantautore country, fotocopia inespressiva del primo film; e LUKE GROSS (Nomak, capo dei “mietitori”), cantante (3 album e 2 tour mondiali) ed attore di teatro (nei musical What a feeling e Grease). La maestria tecnica di Del Toro si sposa perfettamente con la fotografia “notturna” di GABRIEL BERISTAIN, e le scenografie claustrofobiche e tormentate di CAROL SPIER. Zoppica invece la sceneggiatura di DAVID S. GOYER, il quale non riesce ad esaltare ulteriormente il dualismo della figura di Blade o ad aggiungere maggiore smalto al suo stereotipo. È innegabile che l’idea di costringere il Diurno a combattere fianco a fianco con i suoi acerrimi nemici non è male: Blade, figlio di madre umana e di padre vampiro, diventa il tormentato anello di congiunzione tra i due mondi, alleati temporaneamente contro il nemico comune. Questo consente al personaggio di Blade di rinnovarsi e riproporsi più “duro” di prima. Spogliatosi dei dubbi e dei complessi sulla sua natura, stabilisce una sua precisa identità, gettandosi con immutato vigore nella caccia alla sua preda 08. Damaskinos incontra il “Diurno”. 09. Blade, ti fidi di loro? 10. La caccia ai mutanti ha inizio. 11. Il primo incontro: Nomak e Blade, faccia a faccia. 12. Battaglia nelle fogne.

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13. Il tradimento di Scud. 14. Damaskinos rivela il piano aberrante. 15. L’arrivo di Nomak. 16. La resa dei conti tra padre e figlio. 17. Nyssa spira tra le braccia di Blade.

preferita: i vampiri. Purtroppo tutto questo risulta “spersonalizzante” per la figura del protagonista: nel primo film la sua ragione di vita era uccidere i vampiri, adesso che ne è alleato, pare essersi trasformato in un big-jim che combatte senza una vera causa. I dialoghi limitati a battute secche e sarcastiche non giovano a suggerire un’interpretazione più profonda del personaggio. Tuttavia, in questo secondo episodio, a fare la differenza contribuisce soprattutto il talento del regista, che nel giro di pochi anni e con un pugno di film (Cronos del 1992 e Mimic del 1997) si è affermato con sicurezza nel campo del cinema fantastico: innovatore, padrone di uno stile singolare, incuriosito da storie nere e tenebrose, Del Toro trova nel personaggio di Blade l’incarnazione più completa e meglio riuscita dell’eroe buono che conserva in sé qualcosa di malvagio e torbido. In definitiva ciò che davvero manca al film è una rappresentazione sufficientemente approfondita dei protagonisti, che relega la pellicola nella categoria degli action-movie.

* GABRIELE “IXION” FILIPPI CINEMA: BLADE II

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PERSONAGGI BLADE (Wesley Snipes) Il Diurno è ancora in azione.

ABRAHAM WHISTLER (Kris Kristofferson) Come nuovo, nonostante sia morto nel primo film.

SCUD (Norman Reedus) L’aiutante di Blade chiamato a sostituire Whistler.

NOMAK (Luke Goss) Il primo della razza mutata dei “Mietitori”.

DAMASKINOS (Thomas Kretschmann) L’anziano capo dei vampiri, amante della genetica.

NYSSA (Leonor Varela) Figlia di Damaskinos, si invaghisce di Blade.

REINHARDT (Ron Perlman) Membro dell’emobranco, odia Blade più di tutti.

ASAD (Danny John-Jules) Il capo dell’emobranco.

CHUPA (Matt Schulze) Membro dell’emobranco, “adora” Whistler.

LIGHTHAMMER (Daz Crawford) Membro dell’emobranco.

PRIEST (Tony Curran) Membro dell’emobranco.

VERLAINE (Marit Velle Kile) Membro dell’emobranco.

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CINEMA: BLADE II


BLADE II

SCHEDA TECNICA Tit. originale: Anno: Durata: Paese: Produttori:

BLADE II 2002 112 minuti USA Peter Frankfurt, Patrick J. Palmer, Wesley Snipes Regia: Guillermo del Toro Soggetto: David S. Goyer , Marv Wolfman (personaggi), Gene Colan (personaggi) Fotograia: Gabriel Beristain

Musiche Marco Beltrami, The Crystal Method, David Hykes, Moby, Mystikal, Danny Saber Montaggio: Peter Amundson Scenografia: Jeffrey Kushon, Peter P. Nicolakakos Cotumi: Wendy Partridge Premi: Nomination SATURN AWARD 2003, Best Horror Film, Best Make-Up (Michelle Taylor, Gary Matanky, Bob Newton, Mark Boley); vincitore ASCAP AWARD 200, Top Box Office Films (Marco Beltrami); Cast: Wesley Snipes, Kris Kristofferson, Ron

Perlman, Leonor Varela, Norman Reedus, Thomas Kretschmann, Luke Goss, Matt Schulze, Danny John-Jules, Donnie Yen, Karel Roden, Marit Velle Kile, Tony Curran, Daz Crawford, Santiago Segura, Xuyen Valdiva, Marek Vasut, Pete LeeWilson, Paul Kasey, Andrea Miltner, Ladislav Beran, Jirí M. Sieber, Bridge Markland, Jamie Wilson, Stuart Luis, Ladislav Mohyla, Jan Malík, Jan Révai, Mário Wild, Tomás Böhm, Zdenek Bubák, Jan Loukota, Jan Bursa, Petr Krusalnicky, Jaroslav Misek, Karel Vávrovec, Jaroslav Peterka, Milos Kulhavy, Ivan Mares, Lennox Brown, André Hyde-Braithwaite, Pavel Cajzl, Rey-Phillip Santos.

CINEMA: BLADE II

GUILLERMO DEL TORO

FILMOGRAFIA: El Laberinto del Fauno (2006) Hellboy (2004) Blade II (2002) El Espinazo del diablo (2001) Mimic (1997) Cronos (1993) Geometria (1987) Doña Lupe (1985)

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FANTASCIENZA

LETTURA

I VAMPIRI DELLO SPAZIO [The Space Vampires - 1976) di Colin Wilson

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enza dubbio non è semplice coniugare la figura gothic-horror del vampiro con l’atmosfera necessariamente razionale di un romanzo sci-fi. E anche questo romanzo di COLIN WILSON riesce a centrare l’obiettivo solo in parte, pur ammantando il tradizionale figlio della notte con la veste meno soprannaturale, ma sicuramente altrettanto inquietante, dell’alieno venuto dallo spazio. Infatti, al di là degli scenari di asteroidi e navi spaziali con i quali si apre la narrazione, quella che viene offerta al lettore è in fondo un’analisi del vampirismo, e di una sua origine verosimile. L’inizio dalla storia rispecchia i canoni più tradizionali della SF vecchio stile. In un futuro ambientato nel ventunesimo secolo, in cui è possibile raggiungere l’Asteroid Belt in pochi mesi di navigazione spaziale, qualcosa appare improvvisamente sugli schermi dell’astronave “Hermes”: non uno dei nuovi corpi celesti che la spedizione terrestre deve individuare, ma il relitto di una misteriosa astronave aliena. Lunga circa ottanta chilometri. Il comandante Olaf Carlsen diventa di colpo l’uomo del momento, perché all’interno della mastodontica struttura scopre numerosi corpi dalle sembianze umane, in animazione sospesa e verosimilmente vivi, che costituiscono la prima inconfutabile prova di esistenze extraterrestri. Tra le ovazioni generali, tre di questi esseri vengono trasportati sulla Terra: un maschio e due femmine. Ma ovviamente la situazione si rivela molto più preoccupante di quello che gli entusiasti politici

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e scienziati si aspettano: le creature venute dallo spazio sono in realtà vampiri psichici che si nutrono di energia vitale, prosciugando anche fino alla morte l’organismo ospite per servirsene a loro piacimento. Di questo il comandante Carlsen avrà un’esperienza diretta, perché assisterà al bacio mortale inflitto alla prima vittima (un giornalista dalle incaute tendenze necrofile) e sarà lui stesso oggetto delle attenzioni di chi si è improvvisamente risvegliato: uno splendido vampiro femmina, naturalmente. Da qui la narrazione prende il volo, tra criminologi interessati ai vampiri, studiosi del paranormale, politici posseduti e omicidi sospetti, tra cui il comandante e i suoi alleati cercano di

LETTURA: I VAMPIRI DELLO SPAZIO


I VAMPIRI DELLO SPAZIO destreggiarsi con inseguimenti da thriller fino alla prevedibile vittoria finale. Colin Wilson è sicuramente una personalità letteraria molto complessa e anche, per certi aspetti, discutibile. Filosofo autodidatta, studioso del paranormale e della magia (di cui ha esplorato tutte le forme conosciute in uno dei suoi libri più famosi, L’Occulto), è autore di oltre cinquanta testi, tra saggi e romanzi, in cui si spazia da Atlantide al Graal, dai serial killer a fantasmi e folletti. Nulla di strano quindi se l’elemento soprannaturale costituisce l’argomento cardine di questo romanzo, che tuttavia per l’ambientazione e i caratteri della vicenda narrata può essere collocato senza dubbio nell’ambito della fantascienza classica. Considerando il contenuto evocativo del titolo, la storia mantiene almeno nella prima parte la promessa iniziale: la vastità stellata dello spazio lascia ben presto il posto agli interni cavernosi di quella che sembra un’enorme cattedrale volante, tra colonne istoriate nascoste nell’oscurità, gallerie mastodontiche a volta rinascimentale, immense sale deserte in puro stile gotico e, alla fine, le teche in cristallo con i loro misteriosi occupanti. Un’atmosfera alla LOVECRAFT – di cui Wilson è del resto un profondo estimatore – che immediatamente evoca un senso di mistero antico e tradizioni mai scomparse, nemmeno nel più lontano futuro dell’umanità. L’apparizione di alieni diabolici, ispirati al Pantheon misterico dello scrittore di Providence è del resto ampiamente presente in un altro suo (pessimo) romanzo, I parassiti della mente, e si ritrova in altri racconti di fantascienza, quali ad esempio il grandioso Le guide del tramonto di ARTHUR C. CLARKE. Ma i “Visitors” di Wilson sono tutto sommato lontani sia dai demoni di Lovercraft che dai Superni di Clarke; la loro aura di realismo viene amplificata durante tutta la narrazione, nella quale l’autore propone teorie abbastanza inconsuete a sostegno delle sue affermazioni: i vampiri hanno veramente visitato e abitato la terra, secondo Wilson, e – tanto per citare STEPHEN KING – a volte

ritornano. Nel suo già accennato testo L’Occulto, dice infatti espressamente “Deve esserci un motivo per cui la figura del vampiro ha colpito così tanto l’immaginazione, sicuramente DEVE essere accaduto qualcosa che non è solo frutto dell’immaginazione”. L’uomo però ha a sua disposizione un’arma naturale contro queste minacce dall’ignoto: le potenzialità della mente che lo possono trasformare in un essere superiore, capace d’imporre la sua supremazia contro ogni tipo di nemico e in qualsiasi situazione avversa. Infatti, nell’ideologia dell’autore, le facoltà umane (e specialmente quelle maschili), se opportunamente allenate, hanno potenzialità capaci di valicare qualsiasi limite. Nel romanzo, il Dr. Fallada, criminologo di Scotland Yard, introduce il comandante Carlsen ad un’interessante scoperta, quella dei cosiddetti “campi lambda”, vale a dire gli indicatori di energia vitale. O meglio, di stimoli come l’eccitazione sessuale e il senso del piacere. E questo porta alla sottile distinzione “scientifica” dell’autore tra vampirismo buono e vampirismo cattivo: nel primo caso si ha un interscambio di energia vitale o comunque una “donazione spontanea” da parte del soggetto consenziente, mentre nel secondo, del quale gli Space Vampires del romanzo sono l’esempio, ciò che avviene è un assalto egoistico sulla preda. Particolarmente intrigante è la condizione, ripresa dalla tradizione, secondo la quale anche il vampiro psichico deve essere “invitato” ad entrare nella mente della sua vittima, e a tale scopo induce in essa una specie di sensazione ipnotica di piacere, il “fascino della morte”, per così dire. Attrazione fatale che, nel caso del protagonista, si sviluppa attraverso l’elemento seduttivo della donna vampiro. Olaf Carlsen, l’eroe indiscusso della vicenda, riesce – a malincuore – a difendersi dall’assalto mentale e fisico dell’aliena grazie alle sue qualità di gentleman dotato di self control nonché di un “rigido addestramento sessuale”.

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D’altra parte l’incontro preda/predatore, in ogni vicenda legata alla figura dei vampiri, è comunemente caratterizzato da una notevole componente di fascino e repulsione. Proseguendo nella trama, il comandante Carlsen, assieme all’amico criminologo, si troverà nella dimora di un longevo conte svedese studioso dell’occulto, circondato dalla sua corte di vampire benevole (“le mie allieve”, così vengono definite), e avrà modo di sperimentare nella pratica lo scambio simbiotico di energia maschile e femminile. O almeno in questi termini viene definita la sua breve relazione con la giovane Selma, dalle attitudini vampiresche spiccatamente autolesioniste. In effetti, le presenze femminili non fanno una buona figura nell’immaginario di Wilson, almeno in questo romanzo. Vengono descritte come fedeli angeli del focolare, come Jelka, la moglie di Carlsen, o femmine tutto istinto e disponibilità per la causa, come Selma. Oppure personalità fragili ridotte dagli scomodi invasori al masochismo estremo, come l’infermiera Ellen, della quale il buon comandante non si fa scrupolo di servirsi a suon di schiaffi. E anche la bella e intelligente Peggy, moglie di un diplomatico, cede ad un breve ma intenso contatto fisico/mentale con l’eroe della vicenda. I protagonisti maschili invece, positivi o negativi che siano, hanno tutti delle caratteristiche di potere dominante, quasi a sottolineare le superiori capacità del maschio rispetto all’altro sesso. Purtroppo il romanzo procede come mero supporto delle teorie che Wilson vuole dimostrare, assumendo i connotati di una specie di manuale fai-da-te dell’esercizio mentale, al punto di suscitare nel lettore la domanda un po’infastidita “ma quando tornano i vampiri?”. Non a caso, i commenti di molti appassionati del genere vanno dal “deludente” all’”illuminante”, come sempre succede a seconda di quello che i singoli fruitori desiderano ricevere da un libro di questo genere: svago o, per quando possa sembrare strano,

Colin Wilson didattica esistenziale. La soluzione spaziale-vampiristica del finale non presenta grossi colpi di scena: gli alieni, come racconta il supersite dei tre intrappolato nel corpo ospite, sono una specie di polpi asessuati e semi-immortali provenienti da Rigel, che un incidente durante uno dei viaggi di ritorno dalla Terra ha reso dipendenti dalle loro capacità di vampirismo energetico. Ma in fin dei conti, in questo romanzo lo scopo non è la storia, bensì la filosofia dell’autore in essa veicolata. Il senso del Magick di Aleister Crowley (1875-1947), occultista, sessista, e mistico edonista, appare qui nel suo senso più ampio: la capacità di dominare la propria esistenza fisica e mentale esasperando al massimo le potenzialità individuali, attraverso un cambiamento consapevole e intenzionale. Interessante, senza dubbio. Ma per chi desidera un sano fanta-horror in tema vampiri, questo libro si rivelerà probabilmente una delusione.

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RACCONTO: LA RAZZA DOMINANTE

LA RAZZA DOMINANTE [Blood - 1963) di

Fredric Brown

Tratto da Avventure sui pianeti - Urania, 11 agosto1963, traduzione Adalberto Chiesa Arnoldo Mondadori Editore

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ti per quello che erano. Riuscirono a mangiare una sola volta grazie al sangue di una cagnetta calda e morbida, ma subito dopo furono costretti a fuggire sulla macchina del tempo e a riprendere il viaggio. «Grazie per esserti fermato» disse Dreena, e sospirò. «Non ringraziare me» rispose Vron bruscamente. «Il viaggio è finito. Non abbiamo più combustibile ormai, e non lo troveremo certo qui. A quest’ora tutte le sostanze radioattive si saranno certo trasformate in piombo. Dobbiamo vivere qui… non abbiamo altra scelta. Uscirono in esplorazione. «Guarda!» disse Dreena, eccitata, indicando qualcosa che si stava avvicinando. «Una nuova creatura! I cani non ci sono più e qualcos’altro ha preso il loro posto. Sicuramente si sarà persa la memoria di noi vampiri.» L’essere che si stava avvicinando era telepatico. «Ho sentito i vostri pensieri» disse una voce nelle loro teste. «Vi state chiedendo se noi conosciamo i vampiri: no, non li conosciamo.» Dreena afferrò il braccio di Vron in estasi. «Libertà» mormorò affamata «e cibo!» «Vi chiederete anche» disse la voce nelle loro teste «quale sia la nostra origine e come si sia sviluppata la nostra razza. Tutte le forme di vita sono ora vegetali. Io» disse la strana creatura chinandosi verso di loro «appartengo alla razza dominante. Sono, a chiamarmi con la parola usata un tempo, una rapa.»

ron e Dreena, gli unici due sopravvissuti della razza dei vampiri, fuggivano nella loro macchina del tempo, per sottrarsi all’annientamento totale. Si tenevano per mano, consolandosi l’un l’altro del terrore e della fame che provavano. Nel ventiduesimo secolo l’umanità li aveva scoperti: gli uomini avevano dovuto rendersi conto che i vampiri vivevano veramente nascosti in mezzo a loro, che non si trattava di una leggenda, ma di un fatto incontestabile. C’era stata una carneficina sistematica che aveva portato allo sterminio di tutti i vampiri, tranne questi due, che lavoravano già da un pezzo alla macchina del tempo e che la finirono appena in tempo per farla partire. Verso un lontano futuro in cui la stessa parola vampiro fosse sconosciuta e dove potessero vivere indisturbati, insospettati e rigenerare la razza dai loro lombi. «Ho fame, Vron, una fame terribile» «Anch’io, povero tesoro. Fra poco ci fermeremo di nuovo.» Scrittore e giornalista statunitense, autore di numerosi racSi erano già fermati quattro volte e ogni volta conti Sci-Fi, tra cui il celebre La sentinella, FREDRIC BROWN erano sfuggiti di poco alla morte. I vampiri non (1906-1972) è specializzato nelle cosiddette “short short erano stati dimenticati. L’ultima fermata, mezstories”. Il racconto brevissimo e sottilmente umoristico zo milione di anni avanti, li aveva sbarcati in un qui presentato, punta tutto sulla sorpresa finale ad effetto shock, che gioca sui cliché di genere. Ciò che questa sformondo abitato da cani: l’uomo era scomparso, e i tunata coppia di vampiri trova alla fine della sua fuga nel cani si erano civilizzati, diventando simili all’uomo. tempo non rappresenta certo la preda ideale. Tuttavia Vron e Dreena erano stati riconosciu-

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IO SONO LEGGENDA [I am Legend - 1954) di

Richard Matheson

“Dopo aver letto Io sono leggenda, ho capito che l’horror può apparire nelle periferie, nelle strade, e anche dietro la porta accanto” [STEPHEN KING] “Un nuovo terrore prende forma dalla morte, una nuova superstizione penetra la fortezza inattaccabile dell’infinito.” [RICHARD MATHESON]

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obert Neville ha imparato a vivere con metodica monotonia le sue giornate dopo la fine del mondo. Si alza all’alba e torna al tramonto, chiudendo scrupolosamente la porta tra sé e il buio; controlla le assi inchiodate alle finestre, le collane d’aglio appese ai battenti, le croci e gli specchi. Poi, tra un whisky e un po’ di musica, chiude gli occhi e si appresta a sopravvivere alla notte. Le giornate sono terribilmente lunghe e solitarie, le strade deserte, e delle abitazioni attorno rimangono solo resti anneriti: le ha bruciate lui, tempo prima, per evitare che loro le usassero per arrivare al suo tetto. Le notti, al contrario, sono piene di gemiti e urla, invocazioni e imprecazioni che si condensano attorno alla sua casa perché, in un mondo popolato di vampiri, Robert Neville è l’ultimo uomo rimasto sulla Terra. E non può far altro che affilare i suoi paletti, approfittare della luce del sole per scovare i nemici nelle loro tane, e ucciderli.

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Pochi flashback ci illuminano su quello che è stato il preludio al disastro: una guerra batteriologica, una pandemia senza controllo, tempeste di polvere che la diffondono. Scene quasi manzoniane, se non fosse per l’essenzialità brutale con cui vengono narrate: la figlia gettata nei roghi comuni come una novella Cecilia da un monatto del futuro, la moglie seppellita amorevolmente, che dopo due giorni, però, ritorna… E la consapevolezza, da parte del protagonista, di essere assurdamente immune all’ecatombe che lo circonda, che lo voglia o meno. Quello che ci appare è un mondo del “giorno

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IO SONO LEGGENDA dopo” profondamente mutato nella sua realtà, in cui il tema tradizionale del vampiro viene spogliato del soprannaturale e rivestito di un’aliena quotidianità: ciò che sembrava essere la materializzazione di una leggenda horror, si rivela invece l’imprevedibile opera di un batterio ematofago, responsabile di una malattia letale molto simile al vampirismo. E dagli sconcertanti effetti post mortem. La narrazione copre un periodo tutto sommato non breve: dall’ipotetico marzo 1976 al giugno di tre anni dopo. Ed è divisa in quattro fasi evolutive durante le quali la prospettiva si allarga, illustrando conquiste, crisi ed evoluzione psicologica del protagonista: se inizialmente ciò che domina è la non accettazione di ciò che è accaduto, sfogata nello sterminio sistematico degli abomini che lo circondano, in seguito il punto cardine è la disperata ricerca di contatto fisico attraverso qualsiasi cosa, anche un cane randagio che compare nel giardino alla luce del giorno. Quando l’animale muore, come tutti i suoi affetti, qualcosa nell’animo di Robert Neville si spezza definitivamente: la speranza. E cala dentro di lui, come una mazzata, la consapevolezza che il passato non tornerà, e neppure la vita di “prima”. Quella che MATHESON ci racconta è l’evoluzione di un’anima: Neville non accetta comunque la sua sorte, e il suo scopo vitale diventa ricercare scientificamente le cause della rovina che lo circonda, esasperando ulteriormente l’abisso psicologico tra sé e le creature che la malattia ha prodotto. Tutto questo lo accompagnerà nella terza parte, in cui, progressivamente, comincia a rivelarsi la nuova inquietante verità: ciò che la pandemia ha provocato è anche e soprattutto la nascita di una nuova specie ibrida sopravissuta al morbo, inevitabilmente destinata a ripercorrere ogni tappa violenta della precedente ormai estinta. Le vittime di Neville non sono state solo coloro che il germe ha ucciso e poi trasformato in vampiri, ma anche individui che convivono con la malattia, sebbene biologicamente modificati: esseri abnormi, senza

dubbio, costretti a dormire di giorno per difendersi dal sole e psichicamente instabili di fronte a simboli come la croce, eppure innegabilmente vivi, e tutto sommato ancora umani. Nonostante questa scoperta, il protagonista non abbandona la sua lotta sanguinosa e continua ad uccidere, dominato dall’inconfessabile convinzione che la razza di “prima” sia l’unica realtà accettabile. Gli stati d’animo del sopravvissuto, che rifiuta la fine della sua specie e continua a ribellarsi al suo destino, hanno un’intensità che prende alla gola: la solitudine è totale, la rabbia è fuori controllo, il dolore è inconsolabile. E le debolezze sono tutte profondamente umane, come il desiderio di sesso affogato nell’alcool, il bisogno d’amore riversato sospettosamente in Ruth, la donna dai capelli rossi (come ogni vampiro femmina che si rispetti), apparsa miracolosamente alla sua porta e apparentemente immune come lui. Ruth invece lo tradirà, perché anche lei (e non poteva essere diversamente) è una di loro, una della nuova razza che convive con l’epidemia, e che guarda a lui esattamente come noi potremmo considerare un serial killer. E quindi, pur sentendosene attratta, lo ritiene sempre e comunque un nemico. La caccia al diverso è cominciata, ma non per la sopravvivenza istintiva del singolo, come quella che tutto sommato conduce il non-eroe della vicenda, bensì in forma istituzionalizzata ad opera dei nuovi squadristi del potere. Ben Carlson, il vicino vampiro diventato quasi una presenza amica, viene massacrato sotto gli occhi di Neville assieme agli ultimi sparuti inguaribili, in quanto inconciliabile con la nuova collettività che ha definitivamente mescolato le caratteristiche dell’uomo a quelle delle leggendarie creature della notte. Nel quarto e ultimo atto, si arriva inevitabilmente all’unico finale possibile. La giustizia della neonata società seguirà il suo corso secondo una nuova prospettiva e Robert Neville, catturato e ferito, accetterà la morte pietosa offerta da Ruth, evitando il supplizio pubblico in un novello medioevo del futuro.

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Richard Matheson Non c’è nessuna promessa di salvezza o celebrazione eroica in questa angosciante e terribile storia firmata Matheson: il cacciatore di vampiri somiglia più al sopravvissuto di Cast Away che al mitico Van Helsing. Le sue vittime sembrano bestie al macello, inconsapevoli di quello che fanno e regredite agli istinti primordiali come gli Zombie di Romero, che del resto non ha mai negato l’influenza di questo romanzo sul suo film più famoso. La potenza visionaria dell’horror che irrompe nel quotidiano è resa dalla narrazione secca e ridotta al minimo tipica dell’autore, dal ritmo incalzante in cui non c’è posto per alcuna rassicurazione, dal

frantumarsi di ogni certezza davanti all’incubo. E il risultato è una storia splendida, da leggere col cuore stretto e il fiato sospeso. Confinare Io sono Leggenda in una classificazione di genere è sicuramente limitante: al di là dell’ambientazione vampiro-futuristica, il romanzo parla di maggioranze e minoranze, di razze dominanti e di civiltà in declino, travalicando l’horror tradizionale per proporsi come un’allegoria di sociologia e di costume. La domanda inespressa che s’intravede tra le righe è chi sia, veramente, il “mostro”. L’evoluzione implica cambiamenti, anzi mutazioni, che sopprimono inevitabilmente i più deboli. E in questo caso ciò che viene sacrificato è la nuova minoranza: la specie umana. In una società nuova, magari violenta e sanguinaria come al loro nascere tutte le collettività poi cosiddette civili, la figura spaventosa e mitizzata del vampiro diventa una realtà concreta con una sua potenza vitale positiva ed una sua organizzazione tangibile, mentre il protagonista, l’ultimo della vecchia razza, pian piano viene trasfigurato diventando la creatura orribile, il simbolo oscuro della paura: diviene, appunto, leggenda.

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CINEMA: IL VAMPIRO NEL FUTURO

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a fantascienza ha spesso strizzato l’occhio anche ai “signori della notte”, sia in romanzi che in pellicole cinematografiche, anche se non sempre con risultati “spettacolari”. Una delle pellicole più vecchie in cui si ipotizzava l’esistenza di razze extraterrestri vampire è Il vampiro del pianeta rosso (Not of This Earth, 1957); anche in Terrore nello spazio (Planet of Blood, 1965) gli astronauti fanno il loro incontro, drammatico, con i vampiri. Molto più recentemente vi sono state pellicole come Space Vampires (Lifeforge, 1985) e Van Helsing: Dracula’s revenge del 2004. Quali differenze ci sono nelle diverse impostazioni della leggendaria figura del vampiro tra questo filone di film, fantascientifici, e quelli tradizionali? Innanzi a tutto bisogna rilevare che anche i vampiri sono stati adattati ai “filoni” in voga al momento: al culmine della xenofobia, in un panorama di pellicole caratterizzato da invasioni di ultracorpi, di extraterrestri assassini e feroci, i vampiri non potevano che “adeguarsi” a questo tipo di stereotipo. Le uniche caratteristiche che i vampiri del futuro mantengono con la ormai tradizionale pietra di paragone Dracula di BRAM STOKER sono i poteri psichici ed il fatto di nutrirsi di sangue. Il vampiro però mal si adatta ad un futuro nello spazio: il povero conte transilvano spedito in un container su un’astronave fa molta tenerezza e pietà e neppure la sua brama di vendetta, contro un Van Helsing che scimmiotta Ian Solo in Van Helsing 3000 Dracula Revenge, rende il vampiro un personaggio affascinante e credibile. Il signore della notte non riesce a svolgere il suo ruolo di cattivo in modo efficace quanto l’alieno di Alien o la grandiosità dell’impero galattico di Star Wars, standosene così relegato nel

suo piccolo universo di serie B. I vampiri decisamente non sono “nati” per lo spazio né per pellicole di questo genere. Rifacendoci alle leggende ed al mito di questa figura, possiamo anche tentare di comprenderne i motivi: prima di tutto il vampiro subisce, inevitabilmente, un processo anacronistico che non può farlo sentire a proprio agio fra computer ed armi moderne, soprattutto se nato in periodo molto antico. Immaginarsi un gentiluomo dell’Ottocento sbalzato nello spazio fra navi stellari e tecnologia astrale sembra decisamente alieno, che dire

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CINEMA

poi della sua raffinata crudeltà, sensualità e languida amoralità comparata alla violenza dell’essere umano o degli alieni che popolano il futuro? Il povero vampiro parte visibilmente svantaggiato in questo tipo di scenario, tanto da apparire più una macchietta alla “Gianni e Pinotto” che la perfida figura del mito. Molto più “realistiche” sono pellicole appartenenti al genere futuristico fra le quali forse la più misconosciuta, ma estremamente valida, è L’ultimo uomo sulla Terra (1964, regia di UBALDO RAGONA con GIACOMO ROSSI STUART e VINCENT PRICE); questa pellicola fu girata in un afoso agosto romano con mezzi scarsissimi e senza effetti speciali di alcun genere, e ipotizza l’esistenza di un unico essere umano rimasto sulla Terra ormai abitata soltanto da vampiri. Nonostante la trama sia oggi certamente scontata, il finale è assai meno banale e più “profondo” di quanto si possa prevedere: la cattiveria prettamente umana riesce ad essere molto maggiore di quella dei veri vampiri. Ad ogni modo la fantascienza fino ad oggi non è riuscita validamente ad integrare questa figura leggendaria, con successo, fra le sue storie; il signore delle ombre resta arroccato nel proprio maniero fra pizzi e velluti nutrendosi di sangue, irridente e altezzoso. Il vampiro non si “vende” alla modernità ed al futuro in modo classico, non si evolve secondo le esigenze di cassetta delle compagnie cinematografiche, sfugge nell’oscurità del passato piuttosto che lanciarsi nel rutilante futuro delle astronavi. Il cinema ha abbandonato ultimamente la tradizione per lanciarsi in guerre razziali fra vampiri e licantropi oppure fra dampyr (mezzi-vampiri, o diurni). In questi casi si è riuscito a dare un poco più di smalto a questa figura, trovando però l’avversione da parte dei puristi dell’immagine vampirica: essi non gradivano particolarmente le prodezze marziali di Blade o l’amore fra la bella vampira ed il mannaro Michael di Underworld.

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Il Vampiro nel Futuro Sempre seguendo il filone delle pellicole non tradizionali troviamo anche, fra le novità, I guardiani della notte, nel quale si riprende la visione di un modo popolato da tutte le creature mitologiche delle nostre leggende in lotta fra il bene assoluto ed il male. Trama forse un pochino scontata ma notevole lo sforzo di questa produzione russa che inserisce molti spunti mitologici tipici di quella cultura, effetti speciali “primitivi” ma che ben si adattano alla diversità di questo film dalle produzioni hollywoodiane. Ultraviolet è l’ultima creazione del genere vampirico: si dipana in un futuro tecnologico fino all’esasperazione, un film che forse non ha molto da dire né sotto il punto di vista degli effetti speciali (decisamente troppi, tanto da sembrare un film d’animazione come Final Fantasy o Natural City) né come trama; sicuramente farà storcere parecchi nasi, salvato soltanto dalla bellezza di MILLA JOVOVICH. La pellicola, ora nei cinema, ipotizza un lontano futuro in cui una malattia creata in laboratorio genera sia il morbo vampirico (chiamato emofagia), sia l’ascesa al potere di un dittatore che cerca di distruggere gli emofagi, trama che pare essere un mix fra altri due film, al contrario particolarmente gradevoli anche se non di vampiri: Aeonflux ed Equilibrium. In ultima analisi, sembra che i cultori del genere vampirico siano estremamente più anacronistici e puristi dei vampiri stessi. Forse non è soltanto il vampiro a non essere pronto per il futuro ma noi stessi non in grado di inserirvelo correttamente. Resteremo quindi in attesa che qualcuno riesca a creare una pellicola veramente grandiosa degna dei celebri Dracula di COPPOLA o Intervista col vampiro di NEIL JORDAN, e capace di proiettare decorosamente nel futuro questa figura che per ora abita ancora e solo nei manieri gotici della nostra mente.

GABRIELLE DE LIONCOURT CINEMA: IL VAMPIRO NEL FUTURO

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he la serie televisiva Ultraviolet, andata in onda nell’autunno del 1998 sul network privato inglese Channel 4, abbia qualcosa di veramente speciale lo si capisce subito, fin dalla prima scena del primo episodio: un uomo, visibilmente preoccupato, osserva il tramonto da un ponte (il Southwark Bridge a Londra) e nello stesso tempo cerca di telefonare a qualcuno, ma invano. Come succede spesso in questi casi, la persona cercata non è raggiungibile o ha il telefono spento; sul ponte, nel frattempo, una Mercedes nera con i vetri oscurati si avvicina lentamente e poi si ferma. Non appena se ne accorge, l’uomo si allontana in tutta fretta, sempre più preoccupato; ma subito dopo il sole sparisce dietro l’orizzonte, e le portiere dell’auto si aprono: ne esce un altro

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uomo, dall’aspetto vagamente inquietante, che guarda a lungo e con aria minacciosa nella direzione in cui l’altro si è appena allontanato. Da questo momento in poi lo spettatore si ritrova immerso in un’atmosfera che si fa sempre più sinistra, accompagnata nei passaggi decisivi da una colonna sonora minimalista ma non per questo meno coinvolgente, anzi. Il protagonista, il poliziotto Michael Colefield (un tormentato JACK DAVENPORT), indaga sull’omicidio dell’uomo del ponte, ucciso dal suo inseguitore quella sera stessa all’interno di una sala giochi; per di più, durante la notte, il suo collega e amico Jack Beresford (un brillante STEPHEN MOYER), che dovrebbe sposarsi la mattina dopo, scompare dopo essersi incontrato con l’assassino. E chi sono veramente i due poliziotti, una donna bionda di nome Angie March (la bravissima SUSANNAH HARKER) e il gigantesco detective di colore Vaughan Rice (il taciturno IDRIS ELBA) che a loro volta indagano su questi eventi e sui rapporti tra Michael e Jack? E soprattutto, perché l’assassino non è stato filmato dalle telecamere installate nella sala giochi, telecamere che pure hanno ripreso il momento dell’omicidio? Michael, pressato da Kirsty, la fidanzata di Jack, e costretto a ricorrere all’aiuto di Frances,

SERIE TV: ULTRAVIOLET


ULTRAVIOLET

una sua ex che lavora per i servizi segreti, viene ben presto a sapere che Angie e Vaughan lavorano per una misteriosa ma potente organizzazione governativa, i cui veri obiettivi sono a tutti sconosciuti; le sue scoperte, invece di chiarire i suoi dubbi (e quelli dello spettatore), fanno nascere ulteriori domande. Che fine ha fatto Jack, innanzitutto? Perché l’assassino, rintracciato da Michael tramite un identikit, viene ucciso da un commando guidato dallo stesso Vaughan? Perché le armi impiegate in questa occasione sono munite di una piccola telecamera e del relativo schermo? La verità, come sempre, emerge a poco a poco, ma mai come in questo caso risulta difficile da accettare, per Michael come per l’incredulo spettatore. Il poliziotto, le cui indagini non sono approdate a nulla, accetta infine un appuntamento con lo stesso Jack (che nel frattempo lo ha ricontattato) e si porta dietro una delle pistole “speciali”, quelle munite di schermo e telecamera: l’amico arriva puntuale, ma l’arma non riprende la sua immagine. Michael, sconvolto, non può più negare l’evidenza: Jack è diventato... un vampiro! La rivelazione, raccontata in poche righe, potrebbe far sorridere gli appassionati. Eppure, chiunque pensasse che in Ultraviolet, dopo il primo episodio, debbano fare la loro comparsa cacciatori di vampiri alla Van Helsing, fanciulle tremebonde alla Mina Murray e il consueto armamentario a base di croci, aglio e paletti di legno sbaglierebbe di grosso. Ma sbaglierebbe anche chi pensasse di NON trovare niente del genere.

Pag. a sinistra: Michael al telefono con “l’uomo del ponte”, poco prima che questi venga ucciso. Questa pagina, dall’alto: 1) Michael (al centro) insegue l’assassino nella metropolitana; 2) il killer aspetta l’arrivo di un treno... ma le telecamere di sicurezza non lo riprendono! 3) Angie esamina il collo di Michael sotto la luce ultravioletta, che evidenzia i morsi dei code V. Ep. #1.

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1) Frances esamina un’arma con visore, che Michael ha sottratto al gruppo di Vaughan (ep. #1). 2) Il luogo dove sono custodite le ceneri dei code V “neutralizzati” (ep. #1). 3) Michael e Vaughan al poligono di tiro: devono sparare alla sagoma di Kirsty (ep. #2).

Con un geniale compromesso tra la vecchia mitologia e le sue versioni più moderne, infatti, lo spettatore viene a sapere che responsabile della trasformazione in vampiro è un virus ignoto (chiamato “code V”), e che le sue vittime hanno le stesse, ben note caratteristiche che tutti hanno

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imparato a conoscere dai molti film e libri sull’argomento. Questi sintomi, coerentemente con l’idea alla base della serie, assumono a loro volta una connotazione scientifica e in quanto tali vengono affrontati dai protagonisti di Ultraviolet. Veniamo così a sapere che il “code V” si trasmette attraverso la saliva, il che spiega come mai chi è morso da un vampiro – ma ancora non è morto, e quindi non è diventato un vampiro a sua volta – ne assume alcuni atteggiamenti, anche se in forma più blanda (per esempio, l’intolleranza alla luce solare); oppure scopriamo che l’impossibilità di riflettersi in uno specchio è dovuta a una caratteristica più generale, che impedisce di registrare una qualsiasi immagine (e anche la voce) dei vampiri. Niente fotografie, niente filmati, addirittura niente impronte digitali! Lungi dall’essere una trovata bizzarra, quest’ultima viene sfruttata abilmente per realizzare alcune scene tra le più agghiaccianti dell’intera serie, la più indimenticabile delle quali è certamente un’ecografia che mostra un sacco gestazionale vuoto, e che invece contiene un feto infetto da “code V”, come poco dopo verrà tragicamente dimostrato. Infine, la stessa parola “vampiro”, troppo legata a un certo tipo di film, non viene mai usata, neanche accidentalmente; al suo posto vengono usati i termini “code V” (la cui V, comunque, ha un ovvio significato) o “leech” (sanguisuga). Ma l’impostazione scientifica e realista che Ultraviolet dà al tema del vampirismo non si limita alla rivisitazione delle sue caratteristiche: se si cerca il realismo, le consuete scene d’azione devono fatalmente lasciare il passo a qualcos’altro, come indagini, questioni morali, esperimenti (da ambo le parti). Incredibilmente, tutto questo è più

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che sufficiente a tenere lo spettatore incollato allo schermo dal primo all’ultimo minuto di ciascun episodio. Non è un caso che film come Van Helsing, dopo aver scelto la strada opposta, vale a dire il rinnovamento del genere per mezzo della pura spettacolarità, non abbiano riscosso il successo sperato. In Ultraviolet, invece, basta sostituire il tradizionale paletto di legno con pallottole in fibra in carbonio e così via: il realismo, se ben gestito, diventa sempre un’arma vincente. E la controprova ce la offrono gli sterminati archivi dell’Internet Movie Database, dove soltanto Firefly e X-Files, tra le serie televisive di fantascienza, hanno ottenuto voti migliori di Ultraviolet (che si trova sullo stesso livello di Star Trek: the Next Generation!). Il solo difetto di questa serie è la sua brevità: l’autore (il britannico JOE AHEARNE) non se l’è sentita di proseguirla dopo il sesto episodio, ritenendo – a torto – di avere esaurito gli spunti principali. I quali, peraltro, non sono pochi, e vengono delineati con chiarezza a mano a mano che

la storia si sviluppa dopo la rivelazione iniziale: il quadro generale ci mostra un mondo dove l’esistenza dei vampiri è tenuta nascosta (per evitare panico ed esecuzioni sommarie), e del problema si occupano soltanto alcune speciali – e segretissime – strutture governative, il cui scopo è quello di trovare e “neutralizzare” (ovvero incenerire) tutti i “code V”. Compito non facile, in parte perché questi ultimi continuano a “reclutare” nuovi adepti, ma soprattutto per via della loro rete di complicità tra gli esseri umani “normali”, molti dei quali li ritengono semplicemente dei “diversi” che vengono ingiustamente perseguitati, analogamente a Dall’alto: 1) la squadra esamina un’automobile abbandonata da un code V dopo un incidente; 2) Michael interroga la vittima dell’incidente; 3) Vaughan indaga sui complici del code V; 4) Angie al lavoro nel suo laboratorio. Ep. #2.

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vano sentimenti analoghi ai nostri (come sembra dimostrare il commovente finale del terzo episodio). O almeno, così sostengono. Fatto sta che mai nessuno, prima d’ora, si era chiesto se un vampiro fosse buono o cattivo, e come bisognasse comportarsi nei suoi confronti. Alla fine, i protagonisti di Ultraviolet, tutti, scelgono la strada consueta: guerra totale, sterminio. Ma, in misura diversa, tutti sono tormentati dalla “questione morale”, a partire dal capo della struttura di cui Michael entra a far parte, il prete cattolico Pearse Harman (l’enigmatico PHILIP QUAST): un tipo strano e riflessivo che preferisce discutere con i vampiquanto era accaduto, in passato, a zingari, ebrei e ri stessi i motivi che li spingono a diventare tali così via. (sesto episodio) piuttosto che celebrare la messa, D’altra parte la “questione morale”, che ricor- e che invece di mostrare un rispetto assoluto per re in tutti gli episodi, è un altro punto di forza di la vita altrui non esita a fare abortire una donna Ultraviolet: è davvero giusto sterminare i vampi- fecondata con sperma infetto da “code V” (terzo ri? Siamo sicuri del pericolo che rappresentano? episodio). Angie, una dottoressa il cui marito, dopo aver In fondo uccidono solo per difendersi da noi, non “reclutano” nessuno contro la sua volontà, e pro- preso con sé una delle loro figlie, è “passato dall’altra parte”, svolge invece il suo lavoro con freddezza, talvolta persino con cinismo (terzo e sesto episodio): ma proprio la sua (apparente) insensibilità le è di costante aiuto per superare il trauma provocato dalla scelta compiuta dal marito, che Dall’alto: 1) la vittima dell’incidente mutata in code V e “neutralizzata” da Vaughan (ep. #2); 2) un uomo ucciso da un code V (ep. #3); 3) un ragazzino, infetto da code V, alle prese con un prete (ep. #4); 4) vittima degli esperimenti dei code V (ep. #5).

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con ogni probabilità lei ha “neutralizzato” personalmente (le sue ceneri sono conservate, con molte altre, al quartier generale). Vaughan, il terzo componente del gruppo, è un ex-militare scampato ai vampiri in circostanze poco chiare, nel corso della guerra del Golfo, e deciso a tutto pur di non scendere a compromessi: è lui quello che si fa carico delle missioni più pericolose, e che ha meno scrupoli nel “neutralizzare” il nemico (secondo e quarto episodio). È sempre lui il protagonista assoluto della scena più ricca di tensione dell’intera serie, quando si ritrova rinchiuso, accanto alle bare di quattro vampiri, in un capannone isolato, senza possibiliDall’alto (ep. #5): tà di uscirne e con solo 5 minuti prima che il sole 1) Vaughan cade vittima di un’imboscata; 2) Vaughan in trappola, riuscirà a scamparla? tramonti e le bare si aprano (quinto episodio)… 3) Angie e Pearse si accingono a interrogare il Michael, dal canto suo, è l’uomo dalle decisiocode V catturato vivo da Michael e Vaughan. ni difficili. Anche dopo avere accettato a fatica il 4) Jacob mentre si “nutre” (ep. #6). destino di Jack, ed essersi unito a Vaughan, Angie e Pearse nella lotta contro i vampiri, continua ad essere tormentato da dubbi e sensi di colpa. Le donne, oltretutto, sono il suo punto debole: Kirsty in particolare, di cui è palesemente innamorato (e ricambiato) ma alla quale non osa dichiararsi, soffocato dalla lealtà verso Jack e dai rimorsi per averlo “neutralizzato” personalmente; ma anche Frances, la sua ex che lavora per i servizi segreti, e che, innamorata di lui senza essere ricambiata, soffre in silenzio, è fonte di molti problemi. I suoi maldestri tentativi di nascondere la verità a Kirsty, servendosi spesso di Frances come intermediaria, non fanno che peggiorare le cose: e quando la prima, nel tentativo di scoprire cosa le nasconde Mi-

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Ep. #6: 1) Jacob tiene Kirsty in ostaggio; 2) Angie e Vaughan aprono il fuoco su Jacob; 3) Jacob “neutralizzato”. 4) l’ultima scena, Michael, sempre piu’ perplesso e incerto sul suo futuro.

chael, finisce nelle mani di Jacob, un giornalista destinato a diventare un vampiro (sesto episodio), la serie raggiunge il punto cruciale, i nodi vengono al pettine e i protagonisti, la cui vita non sarà più la stessa, ripartono verso nuove avventure… Ma se l’ultimo episodio si chiude, emblematicamente, sull’immagine di Michael che lascia cadere a terra la sua pistola, incerto sul da farsi, Joe

Ahearne non ha più trovato gli stimoli giusti per sviluppare ulteriormente la sua storia. Come si era accennato prima, la motivazione ufficiale parla di “spunti esauriti”; e lo stesso Ahearne, in una serie di interviste (http://www.world-productions.com/ wp/Content/shows/other/uv/uvhome.htm), accenna al notevole sforzo, in parte non preventivato, richiesto dalla realizzazione dei sei episodi, e alla sua volontà di non sminuire la serie allungandola all’infinito come avrebbero fatto negli USA. Tuttavia gli appassionati non sono del tutto convinti: come mai Channel 4, dopo aver prodotto la serie e averne registrato l’enorme successo, non ha mai fatto pressione su Ahearne per fargli superare questa specie di blocco creativo? Si dice che questo network consideri la fantascienza, o il fantastico in generale, un argomento poco serio, e che preferisca spendere i suoi soldi sul “Grande Fratello” ed altri spettacoli – se così li si può definire – di “largo” intrattenimento. Forse è solo una diceria. Ma in un mondo che è riuscito ad affossare serie di fantascienza del livello di Babylon V, Crusade, Farscape e Firefly, tutto è possibile. Purtroppo.

ANDREA CARTA

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MICHAEL COLEFIELD

KIRSTY MAINE

(Jack Davenport): protagonista delle serie; è un poliziotto che si unisce ai cacciatori di code V, ma con molti dubbi.

(Colette Brown): fidanzata di Jack, e segretamente (ma non tanto) innamorata di Michael; finisce coinvolta nelle indagini.

VAUGHAN RICE

Dr. ANGELA MARCH

(Idris Elba): ex militare dal passato oscuro; è il più spietato tra i cacciatori di code V.

(Susannah Harker): oncologa; divenuta scienziata del gruppo, dopo che il marito è mutato in un un code V.

FRANCES PEMBROKE

Padre PEARSE J. HARMAN

(Fiona Dolman): ex fidanzata di Michael; gli è affezionata, ma non sopporta di venir usata per scoprire informazioni.

Tit. originale: Anno: Paese: Durata: Produttore: Regia e soggetto: Fotografia:

(Philip Quast): prete cattolico a capo del gruppo dei cacciatori.

ULTRAVIOLET 1998 Gran Bretagna 300 minuti Bill Shapter Joe Ahearne Peter Greenhalgh

Musiche: Sue Hewitt Montaggio: Jason Krasucki Scenografia: Joe Bunker

JACK BERESFORD

(Stephen Moyer): migliore amico di Michael e fidanzato di Kirsty, è in realtà un alleato dei code V.

JACOB KEANAULT

(Thomas Lockyer): giornalista coinvolto da Kirsty nelle sue indagini; diventerà un code V.

Costumi: Amy Roberts Episodi: 1. Habeas Corpus 2. In Nomine Patris 3. Sub Judice 4. Mea Culpa 5. Terra Incognita 6. Persona Non Grata

Dr. PAUL HOYLE - ”JOHN DOE” (Corin Redgrave): scienziato esperto di armi nucleari, diventato un code V per salvarsi da un tumore.

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Desmodus Rotundus

PIPISTRELLI VAMPIRI ALL’ATTACCO: 5 BRASILIANI MORTI da Corriere.it del 4 aprile 2004

Allarme delle autorità locali: “Non uscite la sera, restate in casa”. Nell’isola di Marajò, alla foce del Rio delle Amazzoni, si moltiplicano le vittime dei “signori della notte”. (REUTERS) SAN PAOLO (BRASILE) - Quindici persone, tra le quali un bambino di undici anni, sono morte nelle ultime settimane per i morsi dei pipistrelli vampiri nell’isola di Marajò, alla foce del Rio delle Amazzoni. Secondo le autorità sanitarie locali, oltre 600 persone sono state morse, una decina sono ricoverate in fin di vita e quindici sono decedute a causa della rabbia trasmessa dal morso dei pipistrelli. NON USCITE LA SERA - I casi si stanno moltiplicando con una frequenza considerata preoccupante, e le autorità locali hanno dato l’allarme, raccomandando alla gente di non circolare per strada di sera e di non dormire con le finestre aperte. CAUSE - Secondo gli ambientalisti, a provocare l’onda di attacchi è il disboscamento accelerato di Marajò, la più grande isola fluviale del mondo: i pipistrelli vampiri hanno sempre meno animali selvatici da mordere per nutrirsi, e a causa della distruzione del loro ambiente naturale finiscono per vivere sempre più a contatto con gli esseri umani, che diventano così le prede naturali. In più, il degrado dell’ambiente e le scarse condizioni igieniche aumentano la disseminazione delle malattie, e in particolare della rabbia.

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PIPISTRELLI VAMPIRI UCCIDONO 13 PERSONE da ADNKROS del 3 aprile 2004.

I pipistrelli vampiri dello Stato brasiliano del Para hanno fatto 13 vittime tra gli esseri umani. Gli animali nell’ultimo mese hanno sferrato un attacco in massa a circa 300 persone, il più vasto mai registrato. Questi animali, grandi non più di un pollice, sono pericolosi in quanto trasmettono con i loro morsi la rabbia che, se non curata in tempo, può uccidere. In genere i pipistrelli vampiri si nutrono del sangue di grandi animali, attaccando in particolare le mandrie al pascolo. “Ma – spiegano le autorità sanitarie brasiliane – molto probabilmente si stanno spostando in massa a causa della deforestazione del loro habitat. E sulla loro strada hanno trovato gli uomini.” Secondo il rapporto dei medici che hanno constatato i decessi, “tutte le vittime erano state già attaccate, in passato, dai pipistrelli vampiri”. E

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per sei di esse è stato constatato il decesso per rabbia. Chi è guarito deve la sua sopravvivenza alla somministrazione rapida del vaccino, “ma vista la condizione impervia del territorio in cui si sono verificati gli attacchi – concludono le autorità brasiliane – la lista dei morti potrebbe diventare più lunga”.

me – e quindi all’improvviso infila i denti affilati facendo scorrere il sangue attraverso la lingua ad altissima velocità. La presa dei denti ed il risucchio del sangue sono talmente forti che il vampiro riesce a rimanere attaccato al corpo anche se ostacolato da movimenti bruschi e da colpi di coda. Il piccolo vampiro volante solo raramente infierisce sugli esseri umani. Sue Barbard, dipendente dello Zoo di Atlanta, in Georgia, è una delle vittime coUN PARTICOLARE ENZIMA USATO COME ANTI- nosciute e ricorda l’esperienza come molto doloCOAGULANTE - UN FARMACO ANTI ICTUS DAI PIPI- rosa: “All’improvviso ti senti risucchiare tutto ciò che è sotto la pelle”. STRELLI VAMPIRI I tradizionali luoghi di riproduzione del pipida La Stampa dell’11 gennaio 2003 strello-vampiro sono in America Centrale e Mericorrispondente da NEW YORK dionale dove si nasconde in vecchie miniere, pozzi in disuso e grotte con scarsa illuminazione per Il rimedio agli ictus potrebbe venire dalla sali- poi diventare l’incubo di allevatori ed agricoltori, va dei vampiri. L’ipotesi viene avanzata sull’ulti- che lo temono soprattutto a causa del rischio che mo numero del Journal of the American Hearth Association che rivela il successo avuto in Australia in fase di sperimentazione del nuovo farmaco “Dspa”, derivato direttamente dalla saliva del “Desmodus rotundus”, una delle tre specie di pipistrelli-vampiri esistenti in natura che non si cibano di insetti ma esclusivamente di sangue. Il segreto della saliva di vampiro sta nel fatto che contiene un particolare enzima che fa scorrere velocemente il sangue dal corpo della vittima dentro quello dell’animale e quindi è un perfetto anti-coagulante adatto a facilitare la circolazione del sangue quando una persona viene colpita da ictus a causa di un blocco dell’afflusso di sangue verso il cervello. Il “Desmodus rotundus” è di proporzioni molto ridotte – 75 mm di lunghezza e 3,5 cm di apertura alare – ma ha un morso particolarmente efficace e doloroso. Prima di colpire si posa delicatamente sulla schiena dell’animale Desmodus Rotundus prescelto – in genere si tratta di bestia-

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Bracken Cave, Texas, Usa, una delle più grandi colonie di pipistrelli al mondo: 40 milioni di esemplari della specie Tadarida brasiliensis. Foto: BECKY RAMOTOWSKI.

porti con sé il contagio della rabbia. Al momento l’unico farmaco anti-coagulante autorizzato negli Stati Uniti deve essere assunto entro un periodo massimo di tre ore, ma solo il cinque per cento dei pazienti riesce a raggiungere l’ospedale entro questo tempo limite: i ricercatori della Monash University, in Australia, ritengono che l’uso del “Dspa” potrà consentire un intervento di soccorso per un periodo assai più lungo, fino a sette ore dopo l’ictus. “Il Dspa allunga di molto i tempi di possibile intervento medico dopo essere stati colpiti da un ictus – spiega Rob Medcalf, capo del team dei ricercatori australiani – e ciò potrà contribuire a salvare la vita di numerose persone.” Gli esperimenti finora eseguiti su topi in Australia hanno dato risultati soddisfacenti – anche perché è stata riscontrata una diminuzione del rischio di versamenti interni – ed ora inizia una fase di test su esseri umani in Europa, Asia, Australia

e negli Stati Uniti da parte della “Food and Drug Administration”, l’ente che sorveglia la qualità di cibo e medicinali. Il fatto di aver deciso di usare la saliva di vampiro a fin di bene non disturba troppo i ricercatori: “Già da tempo in medicina si usano veleni di serpenti e insetti assassini con funzioni molto differenti – osserva Medcalf – i vampiri non sono che un’altra delle terapie possibili che ci vengono offerte dalla natura”. Non tutti tuttavia ritengono che la saliva di vampiro possa essere un rimedio ottimale contro gli ictus: “Il problema di fondo è che il danno al cervello viene fatto entro le prime tre ore, intervenire dopo può servire a poco” osserva Keith Siller, neurologo dell’Università di New York.

* WWW.VAMPIRI.NET

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Dream catcher L

a ragazza sta ferma nel buio appena rischiarato da un’insegna al neon. Guarda l’ingresso della piccola discoteca di periferia: una vera topaia. Decide di entrare. È tutta vestita di nero: stivaletti dai tacchi altissimi, calze a rete, minigonna, giubbetto di pelle. Eccentrica. I capelli d’ebano sono raccolti in una treccia che le ricade lungo la spalla sinistra con una curva sinuosa. Al collo ha uno strano ornamento: un dream catcher indiano composto da una reticella chiusa in un disco rosso, perline, piume, e, in più, cinque piccoli pendagli cilindrici d’acciaio di varie lunghezze, che formano una piccola campana eolica tintinnante ad ogni movimento dell’esile corpo. È alta, magrissima, con due gambe lunghe e affusolate che la gonna corta lascia in gran parte scoperte. Il suo viso ha lineamenti delicati e una carnagione molto chiara; gli occhi nerissimi scintillano fra le lunghe ciglia arcuate. Non è tipo da passare inosservata. Al suo ingresso nella discoteca, diverse paia d’occhi maschili si appuntano su di lei. Procede sicura, con lo sguardo fisso davanti a sé, si ferma al bar e chiede da bere, ignorando i mormorii, i fischi d’ammirazione che l’accompagnano. Un uomo grasso dall’alito fetido d’alcol le si avvicina, le bisbiglia qualcosa di volgare, le offre una sigaretta. Lo ignora, si allontana incurante e raggiunge il centro della pista da ballo. Abbandonandosi all’onda vorticosa della musica, prende a danzare da sola, selvaggiamente. Più d’un paio di ragazzi tentano di ballare con lei, ma non riescono a sostenere il suo ritmo. In breve,

crea un vuoto intorno a sé e getta indietro la testa con soddisfazione: la pista è tutta per lei. Gioia effimera, fittizia. «Devo farlo!», grida dentro di sé la ragazza, sentendosi disperata. «Devo farlo presto!» E lunghe lacrime sgorgano dai suoi occhi di tenebra, rigando le candide guance. Diego se ne sta appoggiato al bancone del bar, sorseggiando il suo quarto drink. Si annoia, si sente di nuovo male, ma all’improvviso la ragazza in nero che balla da sola al centro della pista attrae la sua attenzione. «È bella e strana», pensa, e decide di andare a ballare. La ragazza rallenta il ritmo della danza, incurva le belle labbra scarlatte in un lieve sorriso, le lacrime scompaiono dalle sue guance di latte. Permette al giovane di avvicinarsi, di ballare con lei. Le piace: è così fragile e dolce con quei lisci capelli biondi che gli ricadono sulla fronte e quel suo sguardo azzurro e vuoto… Alessandro, dall’altro capo del locale, osserva pensieroso il fratello gemello ballare con la ragazza in nero. «Un’altra stranita», pensa. «Non troverà mai una brava ragazza che lo aiuti a venirne fuori in posti come questo. Due anni di comunità non sono serviti a nulla, c’è dentro di nuovo, non lo dice, ma io lo so, non può fingere con me… Lei è carina però, magari una distrazione gli farà bene...» Poco dopo vede Diego dirigersi verso l’uscita del locale con la ragazza, mano nella mano. Alessandro sospira: «Non posso stargli sempre appresso, sono stanco…»

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iego e la ragazza se ne stanno seduti su un muretto, poco lontano dalla discoteca, ma abbastanza per non esser raggiunti dalla luce bluastra dell’insegna al neon. Il buio della notte senza luna è un amico fidato per entrambi. «Io mi chiamo Diego, e tu?» Lei ride, la campanella eolica del dream catcher tintinna leggermente. «Quale nome ti piacerebbe?» «Non so… Anna?» «Hai indovinato, bravo!» «Ma dai, non è possibile! Non vuoi dirmi il tuo nome?» «Te l’ho detto, Anna!» Diego scuote la testa, con un vago sorriso: «Allora, se è vero, è un gran bel nome, il mio preferito…», la guarda negli occhi. «E tu sei molto carina.» «Anche tu», sorride dolcemente lei. «Ma sei stanco e triste.» «Stanco e triste, proprio così. Come lo sai?» «Lo vedo da qui…», gli sfiora con un dito il contorno dell’occhio sinistro. «Il tuo occhio del cuore mi dice che non sei felice.» Lui le prende la mano, la stringe nella sua: «Che manina delicata e fresca, mia dolce streghetta!» «Non ti piaceva che ti toccassi?» «Sì, certo.» «Allora perché hai fermato la mia mano? Vieni qui…», lo attrae dolcemente contro di sé. «Riposati un po’ su di me…» Gli fa appoggiare il capo sul suo grembo, prende ad accarezzargli la fronte, scostando delicatamente il ciuffo di capelli biondi. «Ecco, così, chiudi gli occhi e rilassati. Non ti piace molto la vita, vero?» Il ragazzo non le risponde. Ora non vuole più parlare, non vuole più pensare al suo maledetto bisogno d’una dose d’eroina. Vuole solo toccare il tenero corpo di quella strana ragazza di nome Anna, il suo nome femminile preferito, il nome della donna che amava e che l’ha lasciato, quando è precipitato nell’abisso della droga.

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Diego respinge da sé i ricordi e muove una mano sotto il giubbetto di Anna, sotto la maglietta nera, cercando i suoi turgidi seni, ma lei gli ferma subito il braccio. «No, no, ora devi solo chiudere gli occhi, rilassarti e non pensare…Guarda!» Tiene il dream catcher sospeso sul volto di lui, scuotendolo leggermente e facendo tintinnare la campanella. «Cos’è quest’affare?», bisbiglia Diego, con scarso interesse. «Un piccolo strumento magico: cattura tutti i brutti sogni, tutti i brutti pensieri e li porta lontano da te. Guarda fisso il centro della rete, ascolta col cuore il suono della campanella: non è dolce, non ti trascina via?» Diego si sente debole, confuso, assonnato. Gli si presentano alla mente immagini e parole remote. Alle scuole medie aveva un’insegnante d’italiano tremenda che obbligava gli studenti a imparare a memoria un sacco di poesie. Ce n’era una strana del Pascoli, come diceva? Ne ricorda solo un frammento e lo ripete meccanicamente, con voce strascicata: «… squassavano le cavallette finissimi sistri d’argento…» , poi aggiunge: «Ma che diavolo erano i sistri? Ah sì, robe egiziane per il culto dei morti…Chi se ne frega…» «Zitto», gli sussurra Anna, sfiorandogli la fronte con le piume del dream catcher. «Non parlare più, lasciati andare…» E gli occhi di Diego si chiudono, il suo respiro diviene sempre più lento. Anna lo scosta piano da sé, gli poggia delicatamente il capo sul muretto, si piega su di lui e lo bacia a lungo, inebriandosi del suo debole respiro… Fugge via di corsa verso la vicina fermata della metropolitana, il tintinnio del dream catcher confuso col rumore dei tacchi alti sull’asfalto. All’ingresso della stazione c’è sempre un vecchio barbone accartocciato a terra, col suo povero cane decrepito. Non si muove quasi mai da lì, si finge

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DREAM CATCHER cieco per chiedere l’elemosina, in realtà ci vede benissimo. Sta per mettersi a dormire sul suo cartone, sotto la logora coperta, quando la ragazza in nero gli passa accanto di corsa, col suo rumore sordo di tacchi alti e il tintinnio sinistro di strumenti di morte. Il vecchio guarda il suo sorriso scarlatto, vede le lacrime sulle sue guance di latte, sente l’eco dell’urlo d’infinito piacere e infinito dolore che le sfugge dal cuore. Il cane socchiude gli occhi, solleva leggermente la testa e drizza le orecchie, inquieto. La ragazza scende le scale a precipizio, sparisce nell’oscurità infernale della stazione, chissà dove: è notte fonda e non ci sono più treni. Il vecchio sospira e si mette a dormire insieme al suo cane.

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Alessandro getta un’occhiata all’orologio: le due e un quarto, Diego non è tornato al locale, ormai è inutile aspettarlo. Sarà andato a divertirsi con quella ragazza, tanto meglio per lui. Decide di andarsene a casa, ha un gran sonno e sa che l’indomani dovrà lavorare. Fuori dalla discoteca, si avvia verso la sua moto parcheggiata lì vicino e, camminando a passo svelto, costeggia il muretto. Una figura totalmente immobile, accasciata sul muretto, attira la sua attenzione. «Un altro ubriaco crollato qui», pensa, ma quella sagoma d’uomo, nel buio, gli si rivela subito familiare. Si avvicina e guarda meglio: Diego! Si lancia sul fratello, prende a scuoterlo, gridando il suo nome. È ubriaco, si è fatto… No, è morto!

non c’è una donna vicino a lui. Alessandro se ne sta disteso sul letto senza mangiare, né dormire. Forse non riuscirà mai più a muoversi. Un solo pensiero gli occupa la mente: com’è morto Diego? Roba tagliata male, overdose, ha pensato all’inizio. Ma poi c’è stata l’autopsia e la rivelazione che Diego non si era fatto di niente. Aveva bevuto parecchio, sì, ma non abbastanza da… E sul suo corpo non c’erano segni di aggressione, nemmeno la più piccola ferita, nulla di nulla. Com’è morto Diego? La sua morte è avvolta nel mistero, ma quel mistero per Alessandro ha un volto: il volto diafano d’una ragazza vestita di nero, l’ultima persona che ha visto con suo fratello, quella maledetta sera. Se solo riuscisse ad alzarsi dal letto per correre fuori a cercarla… Ma non sa nemmeno come si chiama…

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nna… è davvero un bel nome, Anna, forse me lo terrò, visto che non ne ho un altro», pensa la ragazza. «Diego… Andrò a trovarlo, certo, povero ragazzo, ma non ora, ora devo di nuovo… Se solo potessi non sentirmi così… Tornerò in quella discoteca.» Nella discoteca c’è una creaturina che stona con l’ambiente: una bimba di circa sei anni, mezza addormentata su un divanetto. Sua madre è uscita, stasera, e l’ha affidata alla sorella maggiore. Ma Erika non ha voluto saperne di restare a casa a far da balia alla sorellina, rinunciando ad andare in discoteca, come aveva deciso. Così si è portata dietro la piccola, l’ha sistemata su quel divanetto, raccomandandole di non muoversi, e ora è in pista che sfoga, ballando, la sua prorompente energia adolescenziale. I vigilantes chiudono un occhio, lessandro passa lunghi giorni in una totale in- bastano due moine di una bella ragazza e non vesensatezza. Metà della sua stessa vita se n’è dono più niente. andata insieme al suo fratello gemello. Non c’è Anna invece ha visto tutto. Si avvicina alla nessun altro con lui a piangere la scomparsa di bambina, si siede accanto a lei. «Ciao, che fai qui tutta sola?» Diego: i suoi genitori sono morti in un incidente diversi anni addietro, non ci sono altri parenti, La bimba la guarda con gli occhioni azzurri

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pieni di sonno: «Mi ha portato mia sorella, ma io qui non ci voglio stare», piagnucola. «Perché? Non ti piace?» «No, c’è tanto rumore e ho tanto sonno!» Anna sorride e accarezza i riccioli biondi della bambina. «Che bella che sei! Mi dici come ti chiami?» «Cinzia», mormora la piccola, imbronciata. «E non me lo fai un sorriso, Cinzia? No, non me lo fai, sei tanto triste e non ti piace la vita, vero?» La bimba non capisce e ripete: «Ho sonno, voglio andar via di qui!» Anna sorride ancora e sfiora il dream catcher, facendo tintinnare l’acciaio. «Guarda, ti piace?» La bambina cerca di toccare le piume, ma la ragazza glielo impedisce dolcemente. «Ora ti porto via di qui, va bene?» «Ma mia sorella…» Anna prende in braccio la bambina, la bacia sui capelli e le sussurra: «Non preoccuparti di tua sorella, lei non pensa a te. Su, andiamo, ti farò tante carezze, ti canterò una dolce ninna nanna e tu ti addormenterai…»

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rika guarda l’orologio e scopre che è tardissimo. Se sua madre non è già tornata a casa e non ha scoperto la sua fuga, è un miracolo. Deve far presto. Saluta in fretta gli amici, corre al divano, dove ha lasciato la sorellina, ma non la trova più. La cerca ovunque nel locale, chiede a tutti: nulla. Panico. Si precipita fuori, si guarda intorno nel buio, grida con voce incrinata: «Cinzia, Cinzia, dove sei? Rispondi!» Nulla. Erika corre, corre alla cieca nell’oscurità, col cuore in gola, continuando a chiamare invano la sorellina. Infine la vede adagiata sul muretto e si sente rinascere. La crede addormentata, le sembra un angelo. Si precipita ad abbracciarla. La stringe a lungo fra le braccia e passa del tempo prima che possa intuire la verità: sua sorella non sta dormen-

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do, è morta.

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l vecchio barbone vede ancora la ragazza in nero scendere a precipizio le scale della stazione della metropolitana, col suo sorriso scarlatto sulle labbra e le lunghe lacrime sulle guance di latte. Sente il rumore dei suoi tacchi alti misto al tintinnio metallico. Sente l’urlo agghiacciante che le sfugge dal cuore. Sospira e accarezza il suo cane inquieto, prima di rannicchiarsi sul cartone per dormire.

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a notizia di un’altra morte misteriosa nei pressi della discoteca raggiunge anche Alessandro e lo scuote finalmente dal suo torpore. Deve alzarsi dal letto, deve uscire, deve cominciare a cercare. Non si sente di prendere la moto, raggiunge la discoteca in metropolitana e, all’uscita della stazione, al solito posto, trova Angelo, il vecchio barbone col suo amico a quattro zampe. Lo conosce praticamente da sempre, non ha mai mancato di lasciargli qualche spicciolo, pur sapendo benissimo che non è cieco e che finge. Ha simpatia per il vecchio e per il suo fido compagno, un meticcio di taglia media tutto nero, ormai macilento, ma dagli occhi ancora vivaci e attenti. Black si alza sulle zampe magre e scodinzola, riconoscendo Alessandro. Il ragazzo gli accarezza la testa e si ferma a parlare col barbone. «Hai saputo di mio fratello, vero Angelo?» «Sì, mi è dispiaciuto molto…», il vecchio non sa cos’altro dire. «Non si era fatto, sai?» Il vecchio annuisce, guardando per terra. «Quella sera Diego era con una ragazza, una bruna vestita di nero, con una lunga treccia, alta, magra, carina. La sto cercando. Tu l’hai vista, per caso?» «Sì, l’ho vista. Sia quella sera che dopo, quando è successo della bambina. Correva giù per le scale, dentro la stazione, anche se ormai non c’erano

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DREAM CATCHER più treni…» «Angelo, la devo trovare. Sono certo che c’entri qualcosa con la morte di mio fratello e con quella della bambina.» Il vecchio si stringe nelle spalle, senza rispondere. Poi, all’improvviso, mormora: «Lei uccide…» Alessandro sussulta: «Cosa? Che ne sai?» «Non so nulla, l’ho sentito. Anche Black l’ha sentito, quando ci è passata vicino.» «Che dici? E non l’hai fermata, non…?» «Come potevo fermarla? Sono un povero vecchio, come il mio cane, e forse lei non è nemmeno umana. Un demone, o forse un angelo o tutt’e due… Ci sono tante di quelle creature ibride fra cielo e terra… Ho sentito che soffriva molto, sai?» Alessandro scuote la testa, deluso e spazientito: «Vaneggi, Angelo, come sempre.» Allunga al barbone un paio di monete: «Tieni, mangia qualcosa. Io vado.» Il vecchio e il suo cane lo guardano fisso con i loro occhi profondi: «Stai attento.»

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n discoteca la ragazza non c’è. Alessandro chiede a tutti nel locale, qualcuno si ricorda d’averla vista, ma non sa dirgli nulla di lei. Il giovane aspetta invano, torna la sera dopo e l’altra ancora, fa la spola fra la discoteca, il muretto, la stazione della metro. Gli sguardi del vecchio e del cane lo seguono sempre. E il vecchio non finge nemmeno più di essere cieco.

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a ragazza si dirige decisa verso la stazione della metro per andare chissà dove. All’ingresso della stazione c’è solo il cane, il suo padrone non si vede. Black sonnecchia tranquillo sul cartone, ma le sue orecchie si drizzano, la coda prende ad agitarsi nervosamente, non appena sente avvicinarsi la ragazza. Lei si ferma, sorride all’animale, si china e tende la mano per accarezzargli la testa, incurante del suo ringhiare e digrignare i denti.

«Buono, buono, non c’è motivo d’aver paura. Sei così vecchio e stanco, povero Black… Guarda qui, ti piace il suono di questa campanella?» Fa ondeggiare il dream catcher davanti al muso del cane e l’animale si placa, si accuccia, abbassa le orecchie, smette di ringhiare. «Bravo, Black, bravo, così…», sussurra la ragazza, accarezzandolo con dolcezza. «Tranquillo, così…» Una voce imperiosa alle sue spalle la fa sussultare: «No, lui no!» La ragazza scatta in piedi e vede Angelo a un passo da lei. Black salta su, abbaiando e ringhiando. Un soffio denso e bianco come la nebbia esce dalle labbra scarlatte, mentre gli occhi si stringono in due nere fessure e sul volto diafano aleggia un sorriso simile a un ghigno, che svela una fila di denti madreperlacei. Il sorriso si allarga in una grottesca, immensa risata e la ragazza fugge via in un lampo col suo tintinnio metallico confuso nel fragore di tacchi alti. Va a sbattere contro Alessandro che sta salendo le scale. Per un istante rimangono immobili a fissarsi. Poi lei riprende la sua corsa precipitosa, lui non fa in tempo a fermarla. Angelo e Black, in cima alle scale, osservano in silenzio la scena. «È lei, Angelo!», grida Alessandro, riprendendosi dalla sorpresa e lanciandosi all’inseguimento della ragazza già scomparsa nel buio delle gallerie. Non riesce più a vederla, si scontra con la gente che sale e scende dai treni, corre a perdifiato lungo le gallerie, per tutta la stazione, rincorrendo quel tintinnio, quel fragore di tacchi alti che si fa sempre più lontano, irraggiungibile. Sa di averla persa. Esausto, si lascia cadere a terra, si prende la testa fra le mani e ricorda un verso d’una poesia che, alle scuole medie, studiava a memoria con Diego:

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RACCONTO

“… squassavano le cavallette finissimi sistri d’argento…”

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a ragazza si aggira fra le colonne, sotto i ponti, fra i palazzi d’aria. Nel mondo etereo, corpi più sottili dell’aria vagano senza meta con lei, senza accorgersi di lei. Solo Diego la vede e la chiama: «Anna!» Lei si volta e sorride: «Diego! Ti cercavo.» «Ti chiami ancora Anna?» «Certo, mi hai dato tu questo nome. Mi piace.» «Che fai qui?» «Te l’ho detto, ti cercavo.» Diego la fissa con un mesto sorriso. «Per me hai fatto bene, sai? Ma per quella bambina no. L’ho vista: piangeva, voleva sua madre.» Gli occhi neri di Anna si riempiono di lacrime: «Cinzia piangeva? No, povera piccola, non voglio che pianga! Dov’è?» «Non so. Si aggirava spaurita qui, come me, come tutti… Perché l’hai fatto, Anna? Perché tu uccidi?» Ora le lacrime scorrono copiose sulle guance di latte: «Devo farlo, Diego, sono costretta. Non farmi domande, ti prego…», fra le lacrime un debole sorriso. «Ma tu… Ora stai bene, lo so, con questo nuovo corpo non hai più bisogno di nulla, di nessuna droga. Anche Cinzia starà bene lontano da quella sorella cattiva… Lontano… Veramente non vi ho portato lontano, no, siete sempre qui, nello stesso spazio, nello stesso tempo, solo in un’altra forma, più dolce, più morbida, che loro non possono vedere… Non è bello così?» «Non lo so, questa è la morte… E tu cosa sei? Non l’ho ancora capito. Sei viva? Sei morta?» «Non farmi domande, ti ho detto!», grida Anna, turbata. Abbassa lo sguardo, sussurra pianissimo: «Io non lo so…», e infine, decisa: «Devo andar via!» «Aspetta! Dimmi di mio fratello: l’hai visto? Come sta?» «Sì, l’ho visto e lo rivedrò ancora, molto presto.

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Devo andare ora.» E, in un battito di ciglia, la ragazza si dilegua fra le infinite colonne d’aria…

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lessandro sa che l’incontrerà di nuovo, non deve far altro che aspettarla. Lei: la puttana assassina. Dopo un tempo che gli sembra eterno, la trova una sera in discoteca, la vede ballare da sola al centro della pista. Non le si avvicina, aspetta. Anche lei lo vede e gli regala un fugace sorriso. Più tardi la segue fuori dalla discoteca, nel buio cieco della notte senza luna. La seguirà ovunque, anche all’inferno. Lei costeggia il muretto, si dirige rapida verso la fermata della metro. La stazione è ormai deserta, non ci sono più treni. Solo Angelo e Black, come sentinelle, al loro solito posto. La ragazza scende le scale veloce. Alessandro, alle sue spalle, pensa: «Ora la prendo.» Finita la breve scalinata, come una discesa agli inferi, le piomba addosso nel buio, all’imbocco della prima galleria. Un urlo lungo, rauco, non umano, una forza insospettabile in una donna così esile. Alessandro si ritrova con la schiena a terra. La ragazza è sopra di lui, gli comprime il torace con un ginocchio, nel buio i suoi occhi neri scintillano di sinistri bagliori, il tintinnio d’acciaio del dream catcher scandisce lentamente i secondi. «Alessandro…», sussurra la ragazza, avvicinando il viso a quello di lui e soffiandogli sulle labbra il suo alito bianco e denso. «Sei bello e dolce come tuo fratello…» Lui cerca di divincolarsi, ma le piume del dream catcher gli sfiorano la fronte e le sue forze si affievoliscono, si dileguano, non riesce più nemmeno a gridare. Il sussurro lungo e lento della ragazza: «Sei stanco, riposa…»

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DREAM CATCHER

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el buio, accanto al corpo esanime, resta inginocchiata ansante di piacere e dolore, con le labbra scarlatte sorridenti, le guance di latte rigate di lacrime. È stanca. Un rumore di passi alle sue spalle, il fascio luminoso di una torcia elettrica su di lei. Si volta di scatto a guardare il barbone e il suo cane. Il vecchio osserva il corpo senza vita di Alessandro e annuisce con aria soddisfatta: «Bene!» «Quante volte ancora?», gli chiede lei, ansiosa. «Quanto tempo ci vorrà prima che tu decida cosa devo essere? Demone, angelo o cosa? Sono stanca!» «Deciderò quando avrò sentito prevalere in te il piacere o il dolore per la morte», le risponde tranquillamente il vecchio. «Non fai che piangere e ridere ogni volta! Come faccio a capire, così?» La ragazza scuote il capo, smarrita: «Non so nulla di me e non so nulla nemmeno di te, so solo che devo ubbidirti. Non mi hai mai detto chi tu sia. Tutti i servi sanno chi è il loro padrone, ma io no, e non faccio che chiedermelo invano. Sei un dio? Un principe dei demoni? Chi?» Il vecchio si stringe nelle spalle, lisciandosi la barba incolta, e mormora impercettibilmente: «Magari tutt’e due…». Poi aggiunge a voce più alta: «Chi vuoi che io sia? Lo sai: un vecchio furbo che si finge cieco per racimolare qualche monetina…» Accarezza il suo cane scodinzolante, sbadiglia e si volta per avviarsi verso le scale: «Ora me ne vado a dormire… A proposito, quando scendi di corsa le scale, a notte fonda, cerca di non far tanto rumore con quei tuoi tacchi e quel coso tintinnante. Io e Black abbiamo il sonno leggero, ci disturbi…»

*

Luis Royo, “Consciences Basement”.

Una favola metropolitana che si tinge di nero. Una fine stridente a sorpresa. Dream catcher di Astfelia presenta un’evoluzione “psichica”della figura del Vampiro, in cui la particolare situazione rende la protagonista carnefice e vittima allo stesso tempo. L’atmosfera sofferta di solitudine ed emarginazione, avvolge tutti i protagonisti, senza possibilità di redenzione. Eccellente.

CRISTINA “ANJIIN” RISTORI ASTFELIA RACCONTO: DREAM CATCHER

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CINEMA

UNDERWORLD Una lotta di classe bestiale. La supremazia culturare non è cosa da uomini...

vivere nelle tenebre del complesso fognario cittadino, capaci di trasformarsi in lupi antropomorfi. La faida fra le due fazioni va avanti ormai da secoli, tanto che nessuno ne rammenta più le l mondo nascosto, la realtà alternativa celata ai origini…o forse preferisce non ricordarle. E l’epipiù, alla quale il titolo fa riferimento, è quella logo del perpetuo confronto sanguinario fra le due dove Selina, vampira guerriera, veste i panni di specie dovrà coincidere con lo sterminio totale di “agente di morte”, al soldo dei propri simili, votata una di esse. alla causa: sterminare i Lycan, uomini costretti a Desta l’attenzione della battagliera protagonista il singolare complotto ordito dai Lycan: rapire l’umano Micheal Corvin, giovane medico, nelle cui vene sembra scorra il sangue di colui che diede vita ad entrambe le razze. L’obiettivo è quello di creare un essere nel quale le caratteristiche di entrambe le specie si fondano, una creatura potentissima in grado di porre fine alla lotta. Sarà Selina a salvare l’inconsapevole Corvin dai molteplici attacchi dei Lycan. Allo stesso modo, il giovane soccorrerà la vampira, momentaneamente fuori combattimento dopo un violento colpo ricevuto. A complicare la situazione ci sarà l’entrata in scena di Viktor, signore dei vampiri, svegliato anzitempo da un sonno secolare. Si avvicenderanno poi tradimenti, scoperte

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01. I licantropi sono in caccia. 02. La tana dei Lycan

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Underworld inquietanti, fughe, intrecci shakespeariani, duelli sanguinosi e poi ancora duelli sanguinosi, un bacetto, e poi ancora lotte, sangue e duelli… e il finale più aperto della storia del cinema dopo quello di X-Files. E se il famoso poster di Mulder diceva “I want to believe”, allora voglio tentare anch’io: voglio credere che LEN WISEMAN non appartenga a quella folta comunità di registi che sgomitano tra loro per riempire le sale in estate, quando il caldo è troppo e la mente del pubblico perde lucidità ringraziando il cielo. Voglio credere che sia un caso scoprire, scena dopo scena, che quanto ci hanno venduto assieme al biglietto come “ultima uscita”, sia invece un copia e incolla di Terminator, Matrix, Batman, Il Corvo… Ma sopra ogni cosa voglio credere, anzi, ho bisogno di credere che – al di là di un prodotto che nasce con le stesse aspettative di un McMenu, un consumo fulmineo che non richiede dispendio energetico… nel nostro caso cerebrale – Underworld, seppur in maniera decisamente superficiale, sia capace di narrare molto più di quanto vuol dare a vedere. Se presentarsi allo spettatore etichettandosi spontaneamente quale film “usa e getta” è una tattica commerciale, un mirino direttamente puntato contro la massa, nel tentativo di compiere una strage a tappeto, è anche vero che schivando il proiettile per poi sezionarlo a fondo, si possono scovare, in profondità, molto in profondità, tracce di “chiavi narrative” di un certo spessore… terreno poco battuto dagli abitanti del “blockbuster world”. Da premiare poi, se si pensa che di opera prima si sta parlando, la scelta ardita di convogliare 03. Selena mostra le nuove armi dei Lycan. 04. Chi è Michael Corvin? 05. Nella tana dei Lycan si compiono esperimenti; sui discendenti di Corvinus (06). 07. La missione per rapire Michael è fallita.

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in un’unica trama le mitiche figure dei vampiri e dei licantropi: si rischia la feroce rappresaglia di un pubblico fortemente legato a questi panorami fantastici, specializzato a riguardo. Proprio per tale motivo nasce il dilemma di quale sia la strada più felice da seguire una volta ritrovatisi di fronte al bivio: sviscerare in toto e con dovizia di particolari il panorama fantasy in questione, oppure optare per una visione alternativa di una trama che non cela poi molto visto che mutua gran parte di sé dalla famosa pubblicazione della WHITEWOLF? Wiseman, probabilmente conscio che abbracciare – e mai termine sarebbe stato più azzeccato di questo – solamente un pubblico elitario sarebbe una scelta controproducente, si dedica a rappresentazioni alternative senza dimenticare però, neppure per un secondo, che tutto poggia su un mito solido da non alterare. È con questa ottica, con questo parallelismo filmico che l’oscurità di una città tanto cupa quanto anonima fa da sfondo alle gesta di creature secolari, dalla cultura sedimentata. E piuttosto che perdersi in verbosi distinguo tra i vari clan dei vampiri e le diverse usanze delle razze, la pellicola ci pone al cospetto di un confronto molto più complesso e universalmente riconosciuto rispetto alla elementare diatriba apparentemente protagonista. La netta frattura delle due fazioni, sottolineata da usi e costumi suggeriti scena dopo scena, è non solo quella tra Vampiri e Lycan, ma anche il riflesso stesso di una lotta di classe, di un tentativo di fuga dalla schiavitù, dove i secondi sono vittime dei primi. Ecco dunque scattare un meccanismo che il cinema come ogni forma comunicativa non deve 08. I vampiri festeggiano l’arrivo di Amelia. 09. Lucian rintraccia Michael. 10. Michael salva la vita a Selene 11. Lucian e Kraven sono alleati. 12. Michael si fa curare per il morso.

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Underworld mai dimenticare, il processo di identificazione, perché tutti ci sentiamo licantropi, siamo tutti poveri in mezzo al lusso, tanti piccoli Ettore gettati contro la lancia di Achille. Un livello connotativo della narrazione che faccia leva su un realismo emozionale è la scelta di Wiseman e compagni, riuscirci davvero un traguardo di non poco conto nella babilonia degli action-movie. A nulla sarebbero valsi tanti sforzi senza il solido appoggio di un cast particolare, non da Academy Awards intendiamoci, ma funzionale al proprio ruolo. Stupisce non poco ritrovare KATE BECKINSALE, solitamente impegnata in romanticherie di stampo hollywoodiano, vestire in latex con una disinvoltura da far invidia a tutti i batman di ultima generazione. Ci lascia leggermente meno di stucco trovarla impegnata in evoluzioni acrobatiche e sparatorie al limite del paradossale: comprendiamo che dopo aver lavorato con Affleck una donna deve pur imparare a difendersi. L’espressività fa leva su uno sguardo di ghiaccio e un volto teso, sempre e comunque… giustamente nei momenti ad alto contenuto emozionale Selina si lascia andare per mostrarci… occhi di ghiaccio e volto teso. Del resto il suo non è un impiego in banca e il tempo per rilassarsi è decisamente esiguo. Al suo fianco c’è il comunemente noto exfidanzato di Felicity, al secolo SCOTT SPEEDMAN. Indubbiamente bravo nel rendere l’idea di qualcuno che senza sapere né come né perché si ritrova tutto solo a doversela vedere con “cose che voi umani non potreste immaginare”. Innegabile la prestanza fisica che fortunatamente non offusca la sua interpretazione intessuta su un perenne stato confusionale, reso al meglio da un volto che la cinepresa mostra apertamente di adorare. Il vero fiore all’occhiello è rappresentato dal 13-14. Selene decide di svegliare Viktor. 15. Selene viene arrestata. 16. Amelia giunge per risvegliare Marcus; ma Kraven la consegna ai Lycan (17).

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CINEMA

semi-sconosciuto MICHEAL SHEEN che, merito di una solida gavetta teatrale alle spalle, dà vita al suo Lucien, capo dei Lycan, in maniera ineccepibile. Alla testa di un gruppo di creature brutali e feroci, rivendica uno status di umanità trafugatogli ormai da secoli. Tale desiderio traspare sia dalle ammonizioni che rivolge ai suoi, sia dalla convinzione di trovarsi dalla parte giusta della barricata. Lucien è il filo di Arianna che Wiseman ci tende timidamente. In questo riportare il mondo fantastico narrato ad una pseudo-umanità vi sono le tracce di un rifiuto della superficialità. Poiché è palpabile il disagio del licantropo nel sentire l’oppressione di una cultura, disagio che poi riuscirà a trasmettere a Selina. Non per gli effetti speciali di ottima fattura, non per la tutina della Beckinsale, non per il fantasy che da Peter Jackson in poi sarà pane quotidiano di cinema e tv, ma per il timido coraggio nel sussurrare attraverso alcune scene un concetto di ieri, di oggi e di domani: cultura! Non come celebrazione maniacale di ciò che è proprio, bensì cultura come curiosità per ciò che è diverso. È ciò che offriamo agli altri e quello che negli altri cerchiamo, non la semplice ripetizione di ciò che abbiamo decretato indissolubilmente nostro: Selina si scopre umana a fianco di Micheal, al tempo stesso lei gli insegna a convivere con la sua nuova dimensione bestiale. Del resto nessuno definisce colto colui che conosce la propria lingua, e gli sviluppi narrativi del film proseguono su questa linea, intensificandone sempre più il concetto con coraggio, per disvelarsi totalmente in un finale prevedibile quanto appropriato: Micheal, emblema di quella fusione culturale suggerita scena dopo scena, diviene vampiro e licantropo in uno stesso corpus; nella sua metamorfosi è celato il 18. Michael inizia la trasformazione. 19. Selene consegna le prove del tradimento. 22. Continuano le visioni di Michael. 21. Selene attacca la tana dei Lycan. 22. Viktor non può essere fermato.

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Underworld 23. Kraven racconta la verità a Selene. 24. Selene è costretta a mordere Michael. 25. Michael e Viktor combattono. 26. Selene uccide Viktor. 27. Il risveglio di Marcus. desiderio tanto agognato da Lucien, il superamento di una barriera culturale madre di ignoranza e… come ogni action-movie che si rispetti l’annientamento del cattivo di turno. E che annientamento! Solo pochi indizi: spada, testa, cervello; e se tenete conto che non è Viktor ad impugnare la spada e che la testa, con ciò che c’era dentro, finisce per abbandonarlo, una parola è troppa e due sono poche… Un vero peccato, scelta troppo comoda, troppo commerciale e poco artistica, chiudere questa mini-epopea gotica con un finale che piuttosto che congedare gli spettatori gli impone di tenersi in caldo la poltrona. Un modo come un altro per gettare al vento quei piccoli spunti disseminati qua e là che anche se solo per pochi attimi hanno dato al film la possibilità di saltare il fosso, un tentativo di uscire dal limbo del cinema da pop-corn. Urge una rassicurazione: esiste un seguito. Il dilemma è: Wiseman avrà trovato l’antidoto a questo brutto virus che lo costringe al giogo delle leggi di mercato? Voci di corridoio parlano di stadio terminale della malattia… ovvero no. Ma Mulder voleva credere… e anche noi: credere che qualche slancio brillante, fuori dagli schemi usuali, che una mano sapiente nel dirigere scene d’azione di elevata fattura (a volte un po’ kitsch, lo ammettiamo) facciano di Underworld due ore di intrattenimento disimpegnato ma capace di sfoderare una marcia in più, un filo di coraggio per determinare un risultato lodevole a 360°. E se con vampiri e licantropi sarebbe potuta andare meglio, per una volta la realtà è davvero tanto più favolosa della fantasia… se sei il regista e sposi la protagonista.

ROMINA “LAVINIA” PERUGINI CINEMA: UNDERWORLD

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CINEMA

VAMPIRI e LYCAN SELENE (Kate Beckinsale): la migliore guerriera degli “Agenti di Morte”; odia i Lycan perché hanno sterminato la sua famiglia.

MICHAEL CORVIN (Scott Speedman): medico discendente di una leggendaria casata; ha in sé il segreto per unire Lycan e Vampiri.

LUCIAN (Michael Sheen): il capo dei feroci Lycan; vuole vendicarsi di Viktor e aiuta Kraven nella sua ascesa al potere.

KRAVEN (Shane Brolly): capo provvisorio dei Vampiri; un politico con mire su Selene e sul trono della sua razza.

VIKTOR (Bill Nighy): il padre vampirico di Selene; viene risvegliato per fermare Lucian ma si rivela essere il vero malvagio.

SINGE (Erwin Leder): il medico dei Lycan, cerca il discendente di Corvinus per conto di Lucian.

ERIKA (Sophia Myles): ama Kraven e si vuole liberare di Selene, aiutandola a fuggire per poi denunciarla agli altri Vampiri.

KAHN (Robbie Gee): il capo degli “Agenti di Morte”; un vero guerriero addestrato nella lotta ai licantropi.

AMELIA (Zita Görög): membro del consiglio degli anziani, viene scelta per risvegliare Marcus dal suo sonno centenario.

RAZE (Kevin Grevioux): letale combattente dei Lycan, cerca in di catturare Michael ma viene fermato ripetutamente.

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Underworld Scheda Tecnica Tit. originale: Anno: Durata: Paese: Produttori:

UNDERWORLD 2003 129 minuti USA/Germania/Ungheria/UK Gary Lucchesi, Tom Rosenberg, Richard S. Wright Regia: Len Wiseman Soggetto: Kevin Grevioux, Len Wiseman, Danny McBride Sceneggiatura: Danny McBride Fotografia: Tony Pierce-Roberts Musiche: David Bowie, Paul Haslinger, Billy Howerdel, Milla Jovovich, Maynard James Keenan, Danny Lohner, Page Hamilton, Alex Kharlamov Montaggio: Martin Hunter Scenografia: Bruton Jones Costumi: Wendy Partridge Premi: 3 nomination SATURN AWARD 2004, Best Actress (Kate Beckinsale), Best Horror Film, Best Make Up (Trefor Proud, Balázs Novák). Cast: Kate Beckinsale, Scott Speedman, Michael Sheen, Shane Brolly, Bill Nighy, Erwin Leder, Sophia Myles, Robbie Gee, Wentworth Miller, Kevin Grevioux, Zita Görög, Dennis J. Kozeluh, Scott McElroy, Todd Schneider, Sándor Bolla, Hank Amos, Zsuzsa Barsi, Richard Cetrone, Mike Mukatis, Sándor Boros, János Oláh, Andreas Patton, Danny McBride, Jazmín Damak, Atilla Pinke, Judit Kuchta, Vanessa Nagy, Ildikó Kovács, Brian Steele, Kurt Carley, Zoltan Papp.

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FANTASY

“La tua malvagità sta nel non poter essere malvagio! E io dovrei soffrire per questo?” Claudia da “Intervista col Vampiro”, 1994

Filmografia Marie Antoinette (2006) - Marie Antoinette Elizabethtown (2005) - Claire Colburn Wimbledon (2004) - Lizzie Bradbury Spider-Man 2 (2004) - Mary Jane Watson Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004) - Mary Mona Lisa Smile (2003) - Betty Warren Levity (2003) - Sofia Mellinger The Death and Life of Nancy Eaton (2003 tv) Spider-Man (2002) - Mary Jane Watson The Cat’s Meow (2001) - Marion Davies Crazy/Beautiful (2001) - Nicole Oakley Get Over It (2001) - Kelly Woods/Helena Deeply (2000) - Silly Bring It On (2000) - Torrance Shipman Luckytown (2000) - Lidda Doyles The Crow: Salvation (2000) - Erin Randall All Forgotten (2000) - Zinaida Dick (1999) - Betsy Jobs Drop Dead Gorgeous (1999) - Amber Atkins The Virgin Suicides (1999) - Lux Lisbon The Devil’s Arithmetic (1999 tv) - Hannah Stern Strike! (1998) - Verena von Stefan Small Soldiers (1998) - Christy Fimple Fifteen and Pregnant (1998 tv) - Tina Spangler

Fonte: Internet Movie Database www.imdb.com Wag the Dog (1997) - Tracy Lime Tower of Terror (1997 tv) - Anna Petterson Gun (1997 tv), ep. The Hole - Sondra ER (1996/97 tv) - Charlie Chiemingo The Outer Limits (1997 tv), ep. Music of the Spheres - Joyce Taylor True Heart (1997) - Bonnie Touched by an Angel (1996 tv), ep. Into the Light - Amy Ann McCoy Mother Night (1996) - Resi Noth giovane The Siege at Ruby Ridge (1996 tv) - Sara Weaver Jumanji (1995) - Judy Shepherd Little Women (1994) - Amy March giovane Interview with the Vampire (1994) - Claudia Greedy (1994) - Jolene Star Trek: The Next Generation (1993 tv), ep. Dark Page - Hedril Sisters (1993 tv), ep. The Land of the Lost Children, ep. Dear Georgie - Kitten Margolis Darkness Before Dawn (1993 tv) - Sandra Guard (a 8 anni) High Strung (1991) - Ragazza Loving (1983 tv) - bambina The Bonfire of the Vanities (1990) - Campbell McCoy New York Stories (1989) - La figlia di Lisa


Kirsten Dunst


FANTASY

Storia e Cultura

VLAD

l’impalatore Quando la gente sente parlare di Dracula, di solito immagina un tizio in abito da gran sera e tabarro a fodera rossa, dal viso pallido e gli zigomi pronunciati, labbra rosse con canini dell’arcata superiore sporgenti e rivolo di sangue che cola, sopracciglia lievemente oblique, orecchie appuntite e capelli impomatati che disegnaritratto di Vlad Tepes no una lettera v sulla fronte. Il vispo gagà (ritrovato nel Castello non morto sta a braccia spalancate e sollevadi Ambras, nei pressi di Innsbruck) te, in attesa di rincorrere qualche signora. Kunst Museum - Vienna Questa è la rappresentazione ereditata dal cinema, e in particolare dal Dracula di TOD BROWNING, interpretato da BELA pontificio presso la corte di MATTIA CORVINO, a LUGOSI: un vampiro affascinante – almeno per Buda: “Era un po’ basso ma molto forte e robuil gusto degli anni Trenta! – che è entrato nel- sto, freddo e terribile di aspetto, con un gran naso l’immaginario collettivo pur non assomiglian- aquilino, narici larghe, un volto magro e rossiccio, do nemmeno un po’ alla descrizione letteraria. con grandi occhi verdi spalancati e incorniciati da Infatti BRAM STOKER (1847-1912), che nel 1897 a nere ciglia, molto folte e lunghe, che davano agli Londra pubblicò Dracula, lo vorrebbe alto, ma- occhi un aspetto terrificante. Il viso e il mento gro, con lineamenti grifagni, naso aquilino, capel- erano rasati, ma portava i baffi. Le tempie larghe li bianchi, baffi, occhi rossi, mani pelose e dita aumentavano l’ampiezza della fronte. Un collo simili ad artigli, aristocratico e nel contempo ani- taurino univa la testa dalla quale le ciocche nere malesco nei modi. dei capelli scendevano sulle larghe spalle della Lo scrittore irlandese si è ispirato a un per- sua persona.” sonaggio realmente vissuto, VLAD III DRACULEA Esistono pochissimi ritratti o descrizioni di (1431-1476) detto “Tepes”, ovvero l’Impalatore, Vlad III, e spesso – come quello più famoso, configlio di VLAD DRACUL (1390-1447). Ovvio, gli ha servato a Innsbruck – sono opera di avversari che attribuito caratteristiche soprannaturali, esaspe- cospiravano contro il suo regno. Probabilmente rando o interpretando in chiave fantastica eventi hanno deformato i lineamenti o dosato ad arte le che uno storico avrebbe letto in tutt’altra manie- parole per farne una caricatura. Inoltre le caratra. teristiche dell’arte popolare dell’Est Europa sono È emerso un ritratto di Dracula lontanissimo un po’ diverse da quelle dell’Umanesimo italiano dalla realtà, a partire dall’aspetto fisico. e talvolta, data l’estetica diversa, i paragoni posCosì lo descrive NICOLA MODRUSSA, legato sono essere davvero improponibili.

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Storia e Cultura: Vlad, l’Impalatore


Vlad, l’Impalatore Di certo il Dracula storico non era un conte, dato che l’araldica tardo medioevale dell’Est Europa non contempla tale titolo. Era un voivoda, l’equivalente di Principe. Anche l’appellativo “Dracul” non era il suo nome o un titolo usato di consueto: si riferisce all’appartenenza del padre all’ordine del Drago, uno dei vari ordini cavallereschi, votato alla difesa del mondo cristiano dalla minaccia dei Turchi. La Societas Draconis era stata fondata nel 1418 da re SIGISMONDO DI LUSSEMBURGO. Può essere suggestivo il fatto che in Romeno “drac” significa sia “drago” che “diavolo”, e nella Bibbia il Diavolo spesso ha le forme di un dragone, e di un serpente. Quando Jahvé scopre Adamo ed Eva tentati dal Serpente, condanna quest’ultimo a strisciare sul ventre. Si potrebbe credere che, prima della punizione, il serpente avesse almeno le zampe, se non ali: e fosse quindi un drago. Da questo combinarsi tra storia e tradizione nasce l’ambiguità, di cui Stoker approfitta. Vlad III era nato a Sighisoara, città della Transilvania, ma visse soprattutto in Valacchia; in diversi castelli, alcuni dei quali ancora visitabili. Nella seconda metà dell’Ottocento, la Transilvania era una zona dimenticata dell’Europa, e perciò ritenuta mitica, al pari del bosco di Hansel e Gretel. Tanto che, nella fiaba Il pifferaio Magico, trascritta dai fratelli GRIMM, il magico musicista, non pagato dal Borgomastro dopo avergli ripulito il villaggio dai ratti, porta via i ragazzi oltre una cascata, diretto in una terra lontana e misteriosa, identificata come Transilvania. Un luogo del genere era vissuto dai

più come uno spazio tra il reale e l’immaginario. Né le ricerche geografiche, storiche, etnologiche, musicali erano ancora arrivate ad avvicinare paesi tanto lontani. La letteratura vittoriana cercava terre inesplorate da popolare di regni perduti ed usare per vicende fantarcheologiche: l’Africa e l’Oriente parevano troppo solari, non restava che dirottare l’ignoto verso i Carpazi. Tanto che, ancora negli anni Trenta, quando Browning diresse il suo film, parecchi Americani credevano che la Transilvania fosse un’invenzione letteraria e non una terra vera e propria. Alla faccia dello stesso povero Bela Lugosi, che veniva davvero da quella terra ed era stato un patriota convinto, in prima linea contro le spartizioni tra Ungheria e Romania avvenute alla fine della Grande Guerra. Quanto al vampirismo, il vero Dracula aveva sì tanti difetti, ma erano del tutto terreni. Inoltre è difficile stabilire se il sadismo dimostrato in tante occasioni fosse conseguenza di una personalità malata, o se fosse mera strategia del terrore. Le torture che Vlad III infliggeva erano state praticate da altri popoli, sempre in situazioni analoghe. Il famoso “palo” era un’invenzione ottomana. L’assedio di Gerusalemme alla prima Crociata aveva registrato episodi di amputazioni e smembramenti di massa compiuti dagli Europei. Gli antichi Romani avevano praticato esecuzioni su larga scala, in particolare per soffocare le rivolte degli schiavi. Senza nominare Carlo Magno e le sue imprese, spesso altrettanto sanguinose. Quello che a noi contemporanei sembra depravazione, può rientrare nelle consuetudini di una lontana epoca

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Particolare del Castello di Bran, erroneamente definito come il “Castello di Dracula”. Foto: Hendrik Asper

cere di gusto grandguignolesco, che a un libro di storia. Inoltre il mito del Vampiro non è nato in Romania, dato che nelle più lontane culture esistono esseri leggendari che assorbono sangue o energia. In genere si tratta sempre di morti che non sono in pace con il mondo appena lasciato, di solito perché hanno violato qualche tabù religioso o magico, hanno infranto un’importante promessa, hanno compiuto stregonerie, sono deceduti per morte violenta, o tradimento. Nemmeno si può dire che le leggende sui vampiri dell’Est di guerra, con i suoi costumi cruenti, la situazione siano più suggestive delle controparti di altre culpolitica precaria, ed un grande pericolo in arrivo ture. La diffusione di un racconto fantastico – o da Oriente. Né il “nostro” MACHIAVELLI dà consi- realistico – dipende dal mezzo con cui viene tragli politici diversissimi da quelli che orientarono smesso e da una fitta rete di coincidenze storiche i comportamenti di Vlad III. Impossibile dare una che portano i popoli in contatto. Quanto alla belvalutazione onesta del personaggio, senza tenere lezza dell’invenzione, essa è affidata all’abilità conto del diverso sistema di valori proprio della poetica di quanti narrano. Semmai va evidenziato come, nei Balcani, nel gente di allora. Finiremmo per trasformarlo in una figura bidimensionale adatta più a un museo delle Settecento ci furono “epidemie di vampirismo”. Malattie ancora sconosciute mietevano vittime con sintomi Le rovine dell’autentico castello di mai visti prima, o causavano Vlad Tepes, a Poienari. Foto: Hendrik Asper stati di profonda incoscienza, in certi casi temporanei. Nell’esigenza di evitare il contagio, funerali e sepolture venivano organizzati in tutta fretta: persone ancora vive potevano venir scambiate per cadaveri, e risvegliarsi, terrorizzando la popolazione. La scienza non sapeva dare motivazione e così la superstizione sopperiva all’ignoranza. Può darsi che Stoker, che di solito si dedicava

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Vlad, l’Impalatore a scrivere copioni teatrali e non era un moderno etnologo, sia stato suggestionato dai resoconti approssimati di questi eventi e li abbia sfruttati per dare “vita” alla sua creatura immortale. D’altronde anche sulla figura storica di Vlad III erano fiorite leggende, già ai tempi in cui era in vita. Le sue turpi avventure sono state tra le prime pubblicazioni di tema non religioso stampate in tedesco, e hanno conquistato il pubblico che si andava alfabetizzando. Accadde per la prima volta qualcosa di simile a quanto avviene per certi bestseller di oggi, magari di spessore artistico assai esile, tuttavia scorrevoli e focalizzati su elementi che il lettore ama. Alcuni dei libelli su Vlad III sono ancor oggi leggibili: scritti e conservati nell’abbazia di Melk, per pura fortuna sono sopravvissuti ai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale che danneggiarono gravemente l’edificio. Sono raccolte di aneddoti tesi a mettere in luce la crudeltà disumana e la ferocia sadica del voivoda; nulla hanno a che fare però con poteri ultraterreni, magie e bevute a base di sangue! Narrano di crudeltà di ogni genere: squartamenti, massacri, prigionieri usati come scudi umani, torture di ogni specie. È pur vero che il voivoda cercava di favorire i mercanti del suo regno, a scapito di quelli sassoni, che venivano duramente perseguitati. È difficile stabilire quali cronache siano verosimili ricostruzioni di tempi bui, quali frutto di propaganda avversaria, quali esagerazioni o invenzioni dello stesso voivoda, finalizzate a spaventare il nemico ottomano e mantenere obbedienza nei ranghi dell’esercito o tra la popolazione. Per la Storia, Dracula si chiamava Vlad III. Regnò sulla Valacchia in tre periodi distinti, nel 1448, dal 1456 al 1462 ed infine nel 1476. Nacque a Sighisoara intorno al 1431 e morì nel 1476. Era figlio di un voivoda detronizzato e aveva due fratelli, Radu e Mircea. Il padre, Vlad II, lo cedette agli Ottomani insieme al fratello, come pegno per l’appoggio necessario per tornare sul trono valacco.

Veduta dal Castello di Poienari. Foto: Hendrik Asper

Per diversi anni, in gioventù, Vlad III rimase prigioniero in mano ai Turchi. Da essi apprese le strategie militari e l’uso del terrore per indebolire il nemico, mantenere il potere politico e la disciplina tra i combattenti. Con l’aiuto degli stessi Turchi riuscì a riconquistare il regno, e subito dovette scontrarsi con i grandi proprietari terrieri che, abituati a eleggere il principe, non accettavano un sovrano che limitasse la loro autorità. Cinquecento di loro furono invitati a una cena diplomatica, e vennero impalati. Vlad III si meritò così l’appellativo di tepes, l’impalatore, continuando a mettere a morte altre migliaia di persone, tra cospiratori, disonesti, avversari e Ottomani (uccise circa ventimila oppositori in Transilvania pare in una sola notte). Cronache tedesche narrano di crudeltà di ogni genere: squartamenti, massacri, prigionieri usati come scudi umani, torture... È pur vero che il voivoda cercava di favorire i

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La Cattedrale di Curtea de Arges. Foto: Hendrik Asper

mercanti del suo regno, a scapito di quelli sassoni, che venivano duramente perseguitati. Secondo i racconti popolari, Vlad III si liberò di mendicanti e straccioni invitandoli a una festa, rinchiudendoli in un palazzo e dando fuoco all’edificio. Per costruire il castello fortezza di Curtea de Arges, pare abbia organizzato delle vere e proprie deportazioni. Né ebbe vita tranquilla in famiglia: il fratello Radu “il bello” conduceva vita ambigua a fianco del sultano Maometto II; Vlad II e il fratello Mircea caddero nella battaglia di Varna. La prima moglie, da cui ebbe due figli, si gettò dalle mura del castello di Curtea de Arges. Le tracce di Vlad III storicamente comprovate risalgono soprattutto al periodi in cui Mattia Corvino invase la Valacchia e prese prigioniero il suo signore. Per allearsi con il nuovo sovrano e ritrovare la libertà, l’ambizioso voivoda cercò qualsiasi mezzo, fino anche a cambiare religione. Lasciò il Cristianesimo ortodosso per quello cattolico, professato dal re ungherese. Come se non bastasse, si risposò con una parente del re. Infine gli fu resa la libertà, e tornò a regnare sulla Valacchia. In guerra fu coraggioso e spietato, pare che

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combattesse in prima linea accanto ai suoi soldati, e programmasse con cura ogni azione tesa a fermare il nemico, fosse la tattica della terra bruciata, l’incendio di accampamenti, i raid notturni, i massacri di prigionieri i cui cadaveri venivano fatti trovare al nemico in zone strategiche… Doveva avere doti da vero leader, perché riuscì per molti anni a tener testa all’esercito ottomano, praticamente senza aiuti mercenari o grandi alleanze con vicini Regni. In trentamila contro un’armata dieci volte più numerosa, e ad-

destrata bene. La sua fine fu violenta come la sua esistenza: venne tradito ed ucciso vicino a Bucarest, in battaglia, da alcuni grandi proprietari terrieri. Un ufficiale turco ne avrebbe poi decapitato il cadavere e portato la testa fino a Costantinopoli, allo stesso sultano, che l’avrebbe esposta a palazzo. Non ci sono prove certe di questi eventi, ed altrettanto discussa è la sepoltura. Secondo la tradizione più accreditata, il corpo venne tumulato a Snagov, in uno splendido monastero, in mezzo all’omonimo lago. Quando negli anni Trenta archeologi romeni sollevarono la lastra che doveva sigillare la tomba del voivoda, trovarono poche ossa di roditore. Nelle vicinanze del monastero rinvennero un altro sepolcro: ma anche qui, tutto quello che restava era un abito di seta gialla, con i bottoni in argento. E ancora oltre, un altro sepolcro conteneva una veste lunga e rossa, alcuni gioielli ed un anello di turchese con sopra incisa la figura di un animale imprecisato – un drago? I reperti furono portati a Bucarest, e l’anello scomparve prima che gli esperti potessero esaminarlo. E la leggenda continua a vivere.

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Vlad, l’Impalatore Per molti Romeni, Vlad III è un vero e proprio eroe nazionale, l’ultimo dei principi guerrieri, l’uomo che ha difeso il Paese dalla barbarie degli Ottomani. Avendo cercato di riunire i vari principati, viene ritenuto il fondatore dello stato moderno, ed è a lui attribuita la trasformazione di Bucarest in vera capitale. Forse per queste patriottiche ragioni, il romanzo Dracula è stato tradotto in Romeno solo dopo la caduta di Ceausescu. L’atteggiamento dei Romeni verso il libro è abbastanza ambivalente: l’abbinamento del voivoda al vampiro non piace a molti, si sentono offesi; d’altra parte il personaggio letterario è stato sfruttato per far decollare il turismo. Storici e studiosi hanno cercato di restaurare i luoghi dove visse il vero Vlad III, anche con un certo rigore filologico. Vengono mostrati riproduzioni o resti di abiti, lettere, trattati, armature, armi, strumenti di tortura – il famigerato palo ! - e utensili quotidiani, plastici di fortezze, diorami… Il Museo di Storia Nazionale di Bucarest ha organizzato l’allestimento di mostre permanenti in varie località del Paese. Con la collaborazione di svariati enti quali l’Istituto Lombardo per gli Scambi EconomiciCulturali Italo Romeni, parte del materiale raccolto è stato inviato anche in Italia, per esposizioni in suggestivi castelli e palazzi: Grazzano Visconti, Castello di Roccascalegna (Chieti), Lido di Jesolo (Venezia), Santa Maria di Sala (Venezia). Tuttavia, la storia rievocata con fedeltà non è paragonabile nemmeno alla lontana alla suggestione della leggenda, e non riempie l’occhio di un visitatore ignorante o in cerca di emozioni a buon mercato. Per quanto straordinario e affascinante possa essere, Vlad Tepes rimane un Principe del Rinascimento, e, al pari di Lucrezia Borgia, nulla ha di sovrumano. Così, imprenditori

Veduta di Sighisoara. Sullo sfondo, la Chiesa Ortodossa di St. Treime. Foto: Hendrik Asper

con pochi scrupoli hanno finanziato ricostruzioni più o meno pacchiane nelle location del romanzo. Montagne tra le più belle del mondo, antiche città fortificate, monasteri e suggestivi paesaggi rurali rischiano di finire invasi e irrimediabilmente trasformati dall’avanzare di fast food, pub, parchi a tema, musei delle cere, negozi di souvenir, catene di alberghi e ristoranti con tanto di spettacoli ispirati all’argomento. Purtroppo non sono esibizioni folcloristiche animate dalle belle musiche sullo stile di quelle interpretate da MARTA SEBESTYEN nella colonna sonora de Il Paziente Inglese, o rapsodie sull’esempio di BÉLA BARTOK ma squallidi intermezzi in stile gotico dark spacciati per episodi del libro. Visitate la Transilvania appena ne avrete l’occasione, non aspettate: il turismo responsabile può essere una strategia vincente per salvare intere zone, e recuperarle anche economicamente. Quando già non sono cadute sotto i colpi di un turismo organizzato che vuole stupire con i vari “Dracula Tours”. Roba da far accapponare la pelle! Si ringrazia Hendrik Asper per la concessione delle immagini presenti in questo articolo.

CUCCU’SSETTE

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DRACULA (Dracula - 1897) di Abraham Stoker Luci ed ombre del vampiro vittoriano. LA TRAMA ine del 1800: il giovane avvocato londinese Jonathan Harker, impiegato di una importante società immobiliare, viene inviato in Transilvania per curare la pratica di un acquisto che un nobilotto locale, il Conte Dracula, ha fatto in Londra. Giunto nei Carpazi, gli si apre innanzi un mondo di superstizioni e paure. La gente locale cerca di scoraggiarlo dal far visita al Conte, riferendo di leggende e giorni infausti; nulla tuttavia ferma Jonathan, che intende adempiere in fretta al suo dovere per poter subito tornare dalla fidanzata Mina, e alla sua realtà inglese. Il nobile si rivela essere un affabile – benché inquietante – anziano signore, che ha deciso di trasferirsi in Inghilterra per curare affari di cui non esplica la natura. L’ospitalità nel suo castello, gradita all’inizio, diventa poi opprimente. L’atmosfera si fa sempre più pressante e cupa, in un crescendo di macabri indizi sulle abitudini del Conte, trovati ma sottovalutati dal razionale inglese, fino alla terribile scoperta: Dracula è un mostro che si nutre di sangue, un vampiro che, per continuare a vivere, vuole spostarsi nella florida isola britannica.

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Mentre il destino del giovane pare ormai scritto, l’azione si sposta in Inghilterra. In uno scambio di lettere tra Mina Murray, la fidanzata di Jonathan, e Lucy Westenra, sua cara amica, vengono introdotti altri protagonisti: John Seward, il direttore di un manicomio, Quincey P. Morris, avventuriero e giramondo, e Arthur Holmwood, giovane di nobile famiglia e fidanzato di

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Dracula Lucy. Mina, in attesa del ritorno di Jonathan, soggiorna nel Carfax con Lucy – quest’ultima in procinto di sposarsi – e la sua famiglia. Ella tiene un diario sul quale annota una serie di comportamenti anomali dell’amica, e tra le pagine del quale conserva l’articolo di un giornalista che descrive l’arrivo a Withby (quartiere di Londra noto a Stoker, che ambientò la trama in luoghi dell’Inghilterra da lui frequentati) di una nave abbandonata, giunta durante un giorno di tempesta con a bordo solo un cane impaurito e inferocito. Un estratto dal diario di bordo, riportato nell’articolo, narra di un demonio che infesta il vascello. In concomitanza con l’arrivo della nave, Renfield, un paziente del dottor Seward, aveva iniziato a peggiorare, delirando di un fantomatico Signore. Col tempo appare chiaro, dai comportamenti e dai segni sul collo, che Lucy è vittima del Conte Dracula, giunto in Inghilterra. I protagonisti credono tuttavia che la giovane soffra di qualche malattia sconosciuta. L’azione ritorna su Jonathan: riuscito a sfuggire alle grinfie del Conte, si ritrova con Mina e la sposa, proprio nei giorni in cui la salute di Lucy subisce un tracollo. Il dottor Seward, preoccupato per la giovane, decide di chiamare da Amsterdam il suo insegnante, il dottor Abraham Van Helsing. Si prova a fermare il deperimento di Lucy con una serie di trasfusioni di sangue, terapia sperimentale per il tempo. Tutti i protagonisti maschili si prestano alla difficile operazione, ma non c’è nulla da fare: Dracula uccide la ragazza, e con lei la madre che la stava vegliando. A mettere i bastoni tra le ruote al Conte è per un momento la medicina, la scienza; essa risulta tuttavia insufficiente, senza contare che all’epoca le trasfusioni erano rese ulteriormente incerte dalla mancata conoscenza dei gruppi sanguigni. Non è detto che l’organismo accetti il sangue del donatore se il gruppo è diverso, e quindi l’operazione descritta da Stoker aveva possibilità quasi

nulle di riuscita, visto l’alto numero di donatori (e di gruppi sanguigni) coinvolti. Nel periodo successivo alla tragica morte, appaiono sui giornali strani articoli: sui corpi di alcuni bambini che giocano nei dintorni del cimitero dove il corpo di Lucy è stato sepolto vengono trovate delle strane ferite. Le informazioni della stampa sono scarne, ma interessano Seward e Van Helsing; un esame delle ferite dell’ultimo bambino, da essi eseguito, conferma i sospetti che il professore olandese già aveva avanzato: Lucy è diventata un vampiro. Le contromisure sono drastiche: i protagonisti si riuniscono e, in una notte di sangue, rinchiudono Lucy nella sua tomba, e il giorno dopo la distruggono. L’incontro di Van Helsing con Mina, la quale nel frattempo ha sostituito Lucy come vittima prediletta di Dracula, dà la possibilità al gruppo d’iniziare a comprendere chi sia il loro nemico. La giovane diventa il loro “contatto” con il Conte, intenzionato a fare di Mina la sua sposa per l’eternità. Grazie alle notizie che Jonathan ha raccolto in Transilvania, e ai deliri visionari ma veritieri di Renfield, i nostri eroi passano al contrattacco: ripuliscono con ostie consacrate i nascondigli londinesi del Conte, costringendolo così a fuggire con l’unica cassa di terra natia che aveva tenuto nascosta per sé. Alcuni dei metodi usati per distruggerlo, come le ostie consacrate, non provengono dalle leggende popolari ma sono un’invenzione di Stoker, che si trasmetterà poi nell’immaginario collettivo riguardante i vampiri. Il gruppo parte all’inseguimento del Conte per distruggerlo definitivamente e salvare l’anima di Mina. Si recano al porto di Varna per intercettare la nave su cui viaggia la cassa, ma il vampiro li precede e sceglie un altro percorso. Lo scontro decisivo avviene allora sulle montagne intorno al Castello, una lotta furibonda che porta alla sconfitta di Dracula. Il vampiro viene

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ridotto in polvere. mantenendo in ogni caso un buon lessico base; La chiusura è lasciata a Jonathan, che racconta “simple but useful for your vocabulary”, diceva della nascita del primo figlio. un mio professore di inglese. Già prima di Stoker celebri autori avevano ripreso il tema del vampiro in nuove vesti: tra questi SHERIDAN LE FANU col celebre Carmilla, anche se N COMMENTO probabilmente il primo fu JOHN WILLIAM POLIDORI abbra bagnate di rosso e snudate su lunghi ca- con il The Vampyre, del 1819, mentre l’ispiratore nini si posano su un collo candido: è un mo- più accreditato resta GEORGE GORDON BYRON, con stro, uno dei più conosciuti della letteratura. Dra- le figure dal fascino oscuro, romantico. In tempi precedenti anche SAMUEL TAYLOR COLERIDGE avecula, il vampiro. Chi si avvicina a questa opera lo fa in un’ot- va scritto una ballata sul vampiro. Tutti segni di tica diversa da quella del passato; siamo abituati un interesse che andava ridestandosi. ormai ai vampiri di ANNE RICE e di Buffy, fin tropAlcune peculiarità nel carattere del Dracula po umani. Per STOKER, cristiano per ideali e reli- di STOKER vennero dal suo probabile ispiratore, gione, Dracula era una lotta fra il Bene e il Male, Sir HENRY IRVING, noto attore dell’epoca, di cui lo senza dubbio il vampiro era il Male, e non c’era scrittore era segretario e amico; sulla sua figura, in lui nulla di positivo che potesse risparmiargli la elegante ed impostata, sarebbe stato tratteggiato morte ultima. il Conte. Egli faceva riferimento alle molte leggende su Analizzando la narrazione, è facile capire peresseri che succhiano sangue o rubano anime; già ché non ebbe particolare fama tra i suoi contempopresso i latini si parlava di lamie, ed in seguito si ranei: Dracula è un romanzo epistolare, una raccolta inventata di immaginari diari, telegrammi, narrò di revenant, vampiri. È un mito che grazie a Stoker ha conosciuto lettere, articoli di giornale. All’epoca il romanzo nuove acclamazioni, e che nel volto e nella storia epistolare era ormai una moda morente, e destò scelti da questo scrittore ci è divenuto più noto, poca curiosità. grazie anche numerose versioni filmiche. Tuttavia quest’impostazione fu utile per ricreaStoker era un irlandese, nato nel 1847 a Du- re la prospettiva in cui si muovevano i personaggi, blino. Studente piuttosto brillante, si era trasferi- e rese con il tempo più facile l’immedesimazione to a Londra prima della fine del secolo. Proprio a di lettori... ed autori. Accresceva inoltre il senso di Londra, nel clima di romanticismo e gothic novel, contrasto tra il mondo moderno e quello morente diede vita al lavoro che lo rese famoso. della tradizione popolare e delle superstizioni, in Dracula nacque come uno dei tanti novel (ro- cui dimora il vampiro. Alcuni racconti successivi, manzi) che all’epoca stavano diventando un gene- negli anni tra ‘800 e ‘900, usano i vampiri proprio re letterario trainante. Le opere di ARTHUR CONAN come simboli del passato, facendoli sconfiggere DOYLE, HERBERT GEORGE WELLS, RUDYARD KIPLING, non dalla religione ma dalla scienza, dal progresriempivano gli scaffali di avventure esotiche ed so. In una delle ultime versioni di Dracula, l’Opeeventi straordinari, al punto che l’opera di Stoker, che mescolava eventi presenti e folklore dell’Eu- ra Rock della PFM, Van Helsing riesce a vincere ropa continentale, non destò particolare stupore; il vampiro perchè unisce scienza e fede, mentre il la sua fama venne in seguito. troppo razionale Seward impazzisce; quest’ottica Anche il linguaggio non è peculiare: si adat- non poteva andare bene per un’epoca in cui la rata ad una narrazione semplice e talvolta stringata, gione e la scienza parevano essere il vanto primo

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Dracula dell’umanità. A differenza di molti dei film e dei libri a cui siamo abituati, Stoker non crea un’empatia con Dracula: il vampiro è il male ed il nemico dell’uomo, Drakul, il Diavolo. È lontano ed esterno, diverso e senza possibilità di redenzione. Il romanzo nacque in un momento storico in cui l’Inghilterra si scopriva potente all’estero, ricca, influente, ma internamente oppressa dalle proprie ombre. Autori come CHARLES DICKENS parlavano dei problemi delle classi operaie e dei loro drammi, e solo una decina di anni prima dell’uscita di Dracula per le strade di Londra si era mosso Jack lo Squartatore, il primo serial killer della storia moderna. Tra le luci quindi si posava di nuovo l’ombra di paure ancestrali, non più estranee alla comunità (la foresta, l’altro) ma interne ad essa. Dracula si aggira per le strade di Londra con la capacità di sparire tra le persone, di prendere una maschera umana. Il pericolo si spostava nelle vie cittadine, pur mantenendo la sua essenza di estraneo. L’impronta del Diverso è rafforzata dall’origine di Dracula, il richiamo a VLAD III, all’Ordine dei Dragoni (Dracul) dell’Ungheria del 1400... quella che per gli inglesi era l’esotica Europa continentale. Gli studi di Stoker per questa ambientazione non furono approfonditi, paiono invece piuttosto superficiali nonostante la consultazione di alcuni testi riguardanti la storia dei Balcani che erano usciti pochi anni prima dell’inizio della stesura del libro, e alcuni incontri dell’autore con storici che si occupavano proprio di quell’ambito. Nel libro si rilevano particolari errati: Dracula era un principe valacco (e non un conte transilvano), e gli vengono attribuiti alcuni erronei soprannomi. Non viene menzionato il passato da impalatore di Vlad che avrebbe dato ulteriore forza al personaggio; inoltre nel folklore egli era avvicinabile ai licantropi più che al vampiro, in quanto discendente dei guerrieri Lupi della Dacia.

Un altro fattore che limita il romanzo è una mancanza di particolare profondità psicologica nei personaggi: quelli femminili risultano deboli e sono facili prede di Dracula, quelli maschili vivono di ottuso antagonismo. È evidente il simbolismo sessuale sotteso –i più ritengono inconsciamente – al tema del vampirismo: che Stoker ne fosse consapevole o meno, quella di Dracula è la conquista di giovani donne inglesi, sedotte e trasformate dalla volontà di un uomo. Un tema simile è trattato ne Il Mago, di WILLIAM SOMERSET MAUGHAM. I parallelismi sulla figura maschile, misteriosa ed amorale ma stranamente affascinante, che raggira e seduce giovani di onesti costumi per venire poi sconfitto da un altro uomo, più onesto, risultano evidenti al moderno lettore... o possono risultare ingenui alla moderna lettrice. D’altronde non si può dimenticare che questa era l’ottica del mondo vittoriano, diviso tra donne di buoni costumi e sventurate. Poche eroine dei romanzi del periodo si staccano da questi canoni, né voleva farlo Stoker in un romanzo che non intendeva modernizzare o stupire, ma semplicemente raccontare una nuova storia, una nuova novel. Mina è una donna moderna per educazione, ma nonostante questo finisce per agire nei cliché tradizionali della giovane insidiata, e solo il lato razionale e moderno, cresciuto e guidato dagli uomini che la circondano, la “salva”. Il tema della seduzione è quello che probabilmente ha lanciato l’opera nel presente perché, dietro al desiderio di Dracula per il sangue delle proprie vittime, le sensibilità di altre epoche hanno letto altri desideri; proprio partendo da questo romanzo FRANCIS FORD COPPOLA ha diretto un film in cui il vampiro era romantico e innamorato, dannato, sofferente, umano.

* SELENA MELAINIS

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INTERVISTA COL

VAMPIRO DUECENT’ANNI DI SOLITUDINE

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ntervistereste un vampiro, sapendo che non è un ciarlatano? Molti giornalisti proverebbero disagio o piuttosto sorriderebbero, pensando a certi rotocalchi di infima qualità, che divulgano segreti di sapore esoterico o new age a un pubblico assai ingenuo. Diversamente la pensa Daniel Malloy, personaggio uscito dalla penna di ANNE RICE, autrice di The Vampires Chronicles. Daniel è un cronista

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che, sperando in un eccezionale scoop, incontra Luis in una buia stanza di uno scalcinato albergo di New Orleans. L’ospite rivela di essere un vampiro, e confessa davanti al registratore la sua straordinaria esperienza di vita, o meglio di non morte. Si tratta di un lungo flashback che percorre gli ultimi due secoli, rivisitati attraverso gli occhi del misterioso personaggio. Nel lontano 1791 Luis De Point Du Lac è un ventiquattrenne ricco proprietario terriero originario della Louisiana. Vive in una sontuosa dimora con annessa piantagione a sud di New Orleans, tra agi e schiavi, circondato dall’affetto dei suoi cari, fino al giorno in cui la moglie muore di parto. Sei mesi dopo il tragico evento, lo ritroviamo nei locali più malfamati del porto fluviale, mentre lascia che la sua esistenza scivoli via, e cerca in piaceri effimeri la liberazione dal dolore di vivere. Eppure non è pronto a darsi la morte. Viene invece assalito dall’ambiguo Lestat, che, dopo averlo osservato, sentendosene attratto,

Cinema: Intervista col Vampiro


Intervista col vampiro gli concede il dono oscuro. Ovvero lo trasforma in un vampiro, dopo avergli fatto ammirare l’ultima alba, e avergli concesso la possibilità di scegliere tra il morire e l’unirsi a lui nelle tenebre. Lestat non si sofferma a spiegare alla vittima quali saranno i cambiamenti che subirà la sua vita, e quale diverrà il nutrimento necessario a prolungarla. Gli promette invece una scelta che lui non ha avuto, e ricorre ad argomenti molto persuasivi: eterna giovinezza, potere, immortalità… Luis, reso apatico dal dolore, ancora sconvolto dall’aggressione subita e debilitato da un imprevisto bagno notturno nel Mississippi, si preoccupa poco del suo futuro, e accetta, per istinto di conservazione ed incredula curiosità. Vive l’esperienza della propria morte e rinascita con distacco, con la stessa distruttiva curiosità che lo portava a dilapidare i suoi averi tra poker e prostitute. Così, proprio davanti alla cappella del cimitero di famiglia, Luis nasce alla nuova nonvita. Presto si rende conto di non essere più un umano: è veloce, è forte, sempre giovane… ma non può vedere l’alba, e sente una sete diversa. Deve bere sangue. Gli scrupoli morali lo portano in un primo tempo a sfamarsi di animali; poi prende coscienza della diversa condizione fisica. Influenzato dall’esempio del compagno, si trasforma in un predatore, a mano a mano che sbiadisce la memoria della vita terrena. L’oblio è però solo parziale: a differenza del suo simile, Luis continua a porsi domande sul senso della vita, ricorda con struggimento gli affetti, uccide solo per nutrirsi, senza indulgere a torturare o seviziare le sue vittime. Cerca d’inserirsi in una sorta di catena alimentare, di cui rappresenta suo malgrado l’anello più alto. La sua indole riflessiva e malinconica contrasta con quella del mentore, l’eccessivo Lestat. Questi è smaliziato, e convinto della propria superiorità sui mortali, li considera niente più che un gregge di cui sostentarsi, e li uccide dopo aver giocato con loro come fa il gatto col topo. La convivenza tra i due protagonisti fa poco a poco emergere le enormi differenze di carattere;

Pag. a sinistra, dall’alto: 1) il cronista Daniel si appresta a intervistare uno strano personaggio; 2) New Orleans 1794. Questa pagina, dall’alto: 1) Luis cavalca nella sua tenuta; 2) la morte di parto della moglie e del figlio precipitano Luis in un pozzo senza fondo; 3) perso ogni interesse per la vita, Luis non si fa scrupolo di cercare il pericolo nelle più infime locande, e dilapidare al gioco i propri averi.

Cinema: Intervista col Vampiro

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ed i dissidi si acuiscono dopo che Lestat vampirizza la piccola Claudia – un’angelica orfanella, forse già contagiata dalla peste che le ha ucciso i genitori – per avere una figlia insieme a Luis e cementare la coppia che si sta sfaldando. La bambina viene condannata a trascorrere l’eternità in un corpo infantile a causa dell’egoismo di Lestat, e, mentre la sua mente cresce e matura nell’esperienza dei decenni, l’aspetto rimane immutato. Trattata come una bambola di biscuit, sfoggia il fascino di una gothic lolita e rivela sentimenti sempre più adulti, insostenibili in un ménage

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a trois. Assomiglia per spregiudicatezza a Lestat, ma può riflettere sulla sua condizione di eterna bambina, e detestarsi, con tutta quella sensibilità che è propria di Luis, nel quale suscita peraltro emozioni contrastanti. Sarà proprio lei a dividere la coppia in modo definitivo. Giunge addirittura a uccidere Lestat con l’inganno; o almeno ci prova, poiché questi ricompare dopo qualche mese, alla vigilia della partenza per l’Europa, e viene arso da Luis. Claudia è ossessionata dal desiderio di scoprire l’esistenza di altri vampiri, e gira il Vecchio Mondo insieme a Luis. Questi fa di tutto per renderla felice e accontentarla in quella che parrebbe una ricerca impossibile. A Parigi, nascosta all’ombra di un teatro che mette in scena commedie stile Grand Guignol, una comunità di vampiri finge di appartenere al genere umano, e interpreta sé stessa nello spazio delle quinte, davanti al pubblico ignaro. Nel capo dei teatranti, Armand, Luis crede di trovare una guida per meglio conoscere se stesso; invece l’al-

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Intervista col vampiro leato si rivela una creatura ancora più astuta e crudele di Lestat. Appena Armand scopre che Luis ha vampirizzato Madeleine, una donna a cui era morta una bambina e che era pronta a fare da madre a Claudia lasciando libero Luis da obblighi nei confronti della “piccina”, permette che i suoi simili giustizino le due vampire. La legge dei vampiri, infatti, condanna alla definitiva morte quanti diano origine a nuove creature senza permesso, tanto più se sono individui incapaci per giovane età o condizione fisica di provvedere a loro stessi. Dopo la drammatica dissoluzione delle donne, Luis incendia il teatro e i suoi sottostanti abitatori, e sconfigge Armand. Non è la solita vendetta sterile, o trionfale: dal confronto con l’avversario ottiene una lezione esistenziale, da cui esce vincitore. Infatti riesce a rifiutare la compagnia del potente vampiro, e lo abbandona tra i resti del teatro, per proseguire la sua esistenza di reietto senza accettare compromessi. Troppo umano per far parte del consorzio dei vampiri, ma troppo diverso dai mortali, incapace di porre fine alla propria vita attendendo l’ultima alba, torna nella nativa città di New Orleans. Scopre che Lestat vive ancora, ma è ormai ri-

Pag. a sinistra, dall’alto: 1) nella locanda, Luis scampa alla morte per un soffio; 2) ma fuori trova Lestat. Questa pagina, dall’alto: 1) l’ultima alba; 2) Lestat concede a Luis la “scelta che a lui non fu mai data”; 3) la nascita di un vampiro.

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di un elicottero che scambia per l’alba. Luis saluta un’ultima volta il compagno del suo passato e prosegue la sua esistenza in solitudine, tra ricordi e rimpianti, senza riuscire a comunicare il senso della sua esperienza al giornalista. Alla fine del racconto, anche Daniel è attratto dal potere del vampiro, vorrebbe il dono oscuro a sua volta, senza aver compreso il dolore proprio di quella condizione. Luis scompare prima di commettere qualcosa di cui potrebbe pentirsi, il giordotto l’ombra di sé stesso, incapace di adattarsi nalista fugge… Lestat forse lo accontenterà… alla nuova era, tanto da venir terrorizzato dai fari Dall’alto: 1) Luis scopre il suo nuovo “giaciglio”; 2) la prima vittima; 3) meglio nutrirsi di cani che togliere la vita a un essere umano. Pagina a destra, dall’alto: 1) Luis non resiste alla tentazione di aggredire Yvette; 2) sconvolto, brucia la sua dimora e abbandona per sempre la sua vita; 3) ma Lestat è sempre pronto a tentarlo e mietendo vittime.

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Intervista col vampiro DRACULA RELOADED

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al 1922 (anno in cui uscì il mitico Nosferatu di FRIEDRICH MURNAU) fino ad oggi, i film dedicati alla figura del vampiro sono stati oltre ottanta. In questo approssimato totale non sono però incluse le apparizioni in telefilm, cartoni animati e in videogame, né la semisconosciuta cinematografia del sud-est asiatico: altrimenti la cifra salirebbe molto. Segno inequivocabile di quanto la figura del Non-Morto sia e resti radicata nell’immaginario delle platee mondiali, anche giovanissime, se si pensa ai cartoon del Conte Dackula o alle incursioni nei castelli di Scooby Doo. Un mostro famosissimo, quindi, che ha tuttavia attraversato una vita artistica costellata di alti e bassi. Le prime pellicole hanno presentato il personaggio con l’intento di spaventare lo spettatore, altre hanno tentato la difficile strada del fascino e della seduzione, mentre le performance più recenti si sono spesso divise tra i facili toni della commedia trash, e quelli dell’inutile videoclip traboccante di effetti speciali. Quasi sempre, si tratta di mediocri quanto onesti B movie, che ripropongono stereotipi collaudati, e condannano il povero Non-Morto a ripetere sé stesso all’infinito, dopo aver espresso tutte le sue caratteristiche migliori nei capolavori del passato. Ci sono per fortuna alcune rare eccezioni, che sorprendono piacevolmente. Si tratta di film che si distaccano dai luoghi comuni e rendono nuova “vita” al personaggio, reinterpretandolo. Intervista col Vampiro è una di queste fortunate pellicole. È basata sull’omonimo testo di ANNE RICE; la stessa scrittrice ha curato la trasposizione della sua opera garantendo adattamenti ragionati nella sceneggiatura. Consapevole di non poter tradurre ogni pagina in immagine, ha eliminato tutti gli avvenimenti secondari non indispensabili per la comprensione, rendendoci un’immagine di Lestat e di Louis semplificata ma abbastanza fedele. Geniale l’idea di base, analoga per certi versi a

quella voluta dalla J.K. ROWLING per Harry Potter ed il suo mondo magico. La scrittrice scozzese ha immaginato un mondo parallelo al nostro in cui la stregoneria è parte integrante della vita di chiunque nasca dotato di poteri sovrannaturali; dà vita ad un “altro-dove” che convive con il nostro oggi, senza essere l’utopica società ideale e riflettendo con ironia britannica le pecche della nostra realtà. Qualcosa di analogo avviene con ANNE RICE. La scrittrice americana estende il fenomeno del vampirismo all’intera umanità, presuppone che que-

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ste creature esistano da millenni, proprio come affermano le leggende di tutto il mondo. Non a caso, i suoi figli delle tenebre rispecchiano diverse tradizioni. L’Autrice ne descrive la società, e la peculiare cultura, i riti e le paranoie. Mette in luce gerarchie e regole, parallele alle nostre e nel contempo, diverse. L’icona tradizionale del vampiro, ormai troppo sfruttata, va a frantumarsi e viene ricomposta in modo originale. Le debolezze narrate dalle leggende sono sostituite da altre, più verosimili e non meno dolorose. Sono costretti a bere il sangue da

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vittime morte da poco, non possono girare di giorno, devono mantenere un certo riserbo. L’immortalità porta con sé il male di vivere; la sete spesso domina le nottate, sostituendo la frenesia di caccia e la soddisfazione di un bisogno materiale a qualsiasi altra emozione. Il mondo cambia rapido attorno al vampiro, che resta spaesato ed incapace di adattarsi al mutare delle ere, proprio come avviene ai vampiri-attori parigini. La stanchezza dell’esistere, la solitudine, sono i principali nemici. Nessun mortale pare poter avere il sopravvento sui vampiri, che d’altra parte affidano la propria sopravvivenza a complesse gerarchie, al basso numero e, soprattutto, alla segretezza. Niente più crocifissi, ostie consacrate, o ennesimi revival di Dracula tra cimiteri e donne poco vestite. L’unico modo per far uscire il personaggio dal circolo vizioso della banalità è affidato alla ricostruzione del suo mondo, esteriore ed interiore. Per questa ragione il film insiste molto sull’introspezione dei personaggi, caso abbastanza isolato nella cinematografia horror. La pellicola si adegua al bisogno di narrare i

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Intervista col vampiro sentimenti e le motivazioni dei protagonisti; riesce a mantenere una certa verosimiglianza, a prezzo di una narrazione che alterna sequenze assai liriche a momenti più prosaici e anche un po’ lenti. Molto bella la parte iniziale, la sorda disperazione di Luis e il suo accettare la proposta di Lestat. Indimenticabile la figura di Claudia, dolorosa l’esecuzione e realistico il fatto che Luis non arrivi in tempo a salvarla dal sorgere del sole. Struggente è l’omaggio alla Settima Arte e al suo potere di mimesi del reale: il protagonista può vedere di nuovo l’alba… ma solo al cinema, sullo schermo, l’unico mezzo capace di rendergli l’illusione del sorgere del sole, che sia il bianco argenteo del finale del Nosferatu di MURNAU, gli arancio e i porpora di Via col Vento, lo spazio attorno alla Terra attraversato da Superman. Le atmosfere gotiche, neanche a dirlo, pervadono ogni fotogramma, la paura è affidata alla diversità e al rapporto tra creature apparentemente simili a noi, in realtà diversissime. I dialoghi sono abbastanza convincenti, a patto di voler assumere il punto di vista delle creature, senza esigere antropocentrismi quanto mai fuori luogo. La fotografia ha il tono scolorito del passato, e gli effetti speciali appaiono sobri, usati quando effettivamente occorre, valorizzati dal montaggio azzeccato, senza fastidiosi saggi di bravura. Le musiche variano dall’orchestrale al gothic industrial, ai GUNS N’ ROSES, e accompagnano le immagini senza sopraffarle, come avverrà del mediocre sequel La regina dei Dannati (film sempre derivato dalle opere di Anne Rice, ma di qualità ben diversa, una specie di mix tra sfilata di moda, videoclip e softcore movie). INTELLIGENTI TRASGRESSIONI

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nutile nasconderlo: il film ha avuto un lancio pubblicitario ispirato allo scandalo, un po’ come le campagne promozionali della Hammer Production, con tanto di cartelli che sconsigliavano la pellicola alle donne incinte, e divieti ai

Pag. a sinistra, dall’alto: 1) Lestat vampirizza Claudia; 2) Luis si prende cura della bimba come fosse una figlia. Questa pagina, dall’alto: 1) con gli anni Claudia rivela la sua indole, e non esita a rivoltarsi contro Lestat, riuscendo quasi ad assassinarlo; 2) a Parigi Luis, dopo tante ricerche, incontra altri della sua razza, forse per lui una nuova famiglia; 3) Armand e la compagnia degli attori-vampiri.

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minori di diciotto anni. In alcune sale, ci sono stati malori, probabilmente inscenati da claque prezzolata, anche se fatti passar per autentici. In altre occasioni il rating destinato ai maggiorenni è stato un comodo espediente per richiamare l’attenzione su pellicole altrimenti banali, in questo caso è più che giustificato, per il modo di affrontare l’argomento, per il forte coinvolgimento emotivo, per i dilemmi morali che lascia aperti o piuttosto risolve, in modo però troppo ambiguo per un giovanissimo. Le scene scabrose e ributtanti ci sono, e col-

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piscono non tanto per quello che rappresentano – prostitute, cadaveri, omicidi, corpi nudi, violenza – quanto piuttosto per l’atmosfera di claustrofobia e dannazione (ultra)terrena. Nel momento in cui lo spettatore decide di prestar fede alla testimonianza di Luis, accetta di assumere il punto di vista dei vampiri. E così è giusto che sia, altrimenti l’intera vicenda scivola nell’involontaria farsa, tra lolite, coppie gay e siparietti sado-maso. Non ci sono personaggi mortali in cui riconoscersi e identificarsi, né come eroi né come antagonisti. Schiavi, passanti, avventori

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Intervista col vampiro di saloon, prostitute e nobiltà, tutti sono accessori di scena, al pari di mobili e abiti, al massimo pronunciano una decina di battute peraltro poco significative. La creatura più umana è Luis, che mantiene passioni, sentimenti e una certa moralità, seppure aberrante. Pur assomigliando esteriormente alle sue vittime, si trova a doverle considerare più o meno come il grosso dell’umanità tratta gli animali allevati per la carne. Rispetto ai suoi simili Luis è diverso: conserva la curiosità e l’apertura mentale necessarie a adattarsi al trascorrere degli anni. Il desiderio di conoscenza è forse la forza che gli impedisce d’immolarsi alla luce del sole. E, per quanto concessogli dalle peripezie che affronta, cerca di non abusare dei propri poteri sovrannaturali. Ha una coscienza, e quindi si rende conto di aver avuto la possibilità di scegliere, e di averla sprecata, garantendosi un’eternità di solitudine e dolore. D’altronde il trasgressivo Lestat gli aveva messo davanti solo gli aspetti favorevoli del dono oscuro, per egoismo o, forse, perché era tanto a suo agio nella natura di figlio delle tenebre da non provare rimorso o rimpianto. Dopo la separazione da Lestat, da Claudia e da Armand, Luis vive semplicemente “cacciando” chi incrocia il suo cammino. Forse ha infine rimosso i suoi scrupoli, accettando l’ineluttabilità della sua natura oscura, ma noi sappiamo che soffre ancora, che versa lacrime al ricordo di Claudia, che prova sentimenti analoghi a quelli dei mortali di cui si ciba, e, unico nella sua specie, prova amore, e desiderio di conoscenza di sé stesso, del mondo... Un vampiro con l’anima di un uomo. Nonostante la sua complessa psicologia, rimane un assassino, e il meccanismo di proiezione che lo spettatore – anche inconsapevolmente – mette in atto nei suoi confronti può non essere immediato. La morale si relativizza, i delitti passano in secondo piano, viene valorizzato il percorso di maturazione e autocoscienza della creatura – vampiro o mortale sia. Lo spettatore maturo ben separa

Pag. a sinistra, dall’alto: 1) i sotterranei del teatro; 2) osteggiata dagli altri vampiri, Claudia teme di dover lasciare Luis; 3) cerca così di “crearsi” una nuova madre. Questa pagina, dall’alto: 1-2-3) Claudia e Madeleine vittime dell’atroce punizione dei vampiri. la verità dalla finzione cinematografica e romanzesca, e astrae un messaggio di desiderio di poter essere sé stessi, di libertà o, piuttosto, di un laico libero arbitrio. Non a caso, nessuna divinità ha

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effetto sui vampiri, nessun crocifisso o scudo di Davide può esorcizzare le creature. Il divino può esistere o meno, in ogni caso non compare nella vita dei vampiri come non interviene mostrandosi esplicitamente nella vita dei mortali. Niente angeli, o demoni, o Satana, non c’è premio né punizione se non quelli che la coscienza assegna a se stessa. Il vero nemico è, per Luis, se stesso; per gli altri, è la rigidità mentale. In ogni caso l’inferno è tutto terreno! Inoltre c’è il problema complesso dei rapporti tra non-morti: difficile valutarli senza ricordare

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che non hanno un corrispettivo nella realtà. Luis e Lestat non sono una coppia gay, Claudia non è una musa per pedofili, Armand non è necessariamente l’amante di Luis… eppure possono apparire in questo modo all’occhio di uno spettatore superficiale, o che ignora i romanzi della ANNE RICE e le sue elaborate speculazioni filosofiche. Forse proprio per evitare equivoci volgari e rozzi, la scrittrice ha espressamente vietato l’utilizzo dei suoi personaggi per le fan fiction, ovvero i racconti pubblicati in rete da dilettanti appassionati, che rivivono o inventano capitoli di saghe con eroi

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Intervista col vampiro Pag. a sinistra, dall’alto: 1) Armand libera Luis, rinchiuso in una bara e murato vivo; 3-4) la vendetta di Luis è terribile. Questa pagina, dall’alto: 1) dopo un secolo, Luis incontra di nuovo Lestat; 2) Luis rifiuta di vampirizzare Daniel; 3) ma sarà Lestat a farlo al posto suo. resi celebri da altri. Che poi le fan fiction violino il diritto d’autore, è cosa discutibilissima e non troverà molti Grandi d’accordo con la Signora del Gotico del terzo millennio. Tristi superuomini, i vampiri si rivelano creature potenti e disperate, dotate di una propria sensualità fatta di ricordi della vita trascorsa. Queste creature sono spinte al contatto fisico dalla sola brama di soddisfare la sete. Ne è riprova il fatto che, in un film dalle molte situazioni ambigue, vietato ai minori, il rapporto più osé mostrato sono i baci rivolti alle vittime prima del morso fatale! Inoltre, le poche battute affidate a una domestica, lasciano capire che Luis, oltre a non mangiare, non va più a tenerle compagnia. La sessualità rimane come elemento di richiamo per gli sfortunati esseri umani, che cadono nel tranello di una facile conquista e finiscono i loro giorni dissanguati. Oppure è un ambiguo inganno: chi assiste al film applica criteri di giudizio caratteristici della nostra società a un tipo di relazione sconosciuta alla condizione dell’essere umano. Chi guarda finisce per scambiare affinità elettive con amicizie gay, o pedofile. I vampiri possono scegliersi dei compagni con cui dividere l’eternità di solitudine a cui sarebbero altrimenti condannati; e questi compagni devono essere mortali privi di menomazioni, adulti e di bell’aspetto, poiché è crudeltà costringere una creatura che odia il suo corpo a doverci convivere a tempo indefinito; devono essere inoltre maturi per scegliere consapevolmente le tenebre, e sani, per non dipendere da un mentore. La scelta di trasmettere il dono dell’immortalità non è un privilegio per tutti, e chi decide di concedere un simile dono deve essere conscio di creare un

legame con la sua progenie. Nasce appunto un’affinità elettiva, sconosciuta alla maggior pare delle persone. Come se ciascuno scegliesse il partner discriminando unicamente il carattere, la cultura e i gusti, il modo di vivere e di provare emozioni… Né i narratori si impegnano a lungo per chiarire l’equivoco, dato che la trasgressione è un valido elemento, ben commerciabile. E, nel caso di questa pellicola, è una trasgressione autentica e intelligente.

CUCCU’SSETTE

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LOUIS DE POINTE DU LAC (Brad Pitt): triste proprietario terriero, vampiro per dolore.

LESTAT DE LIONCOURT (Tom Cruise): il vampiro che trasforma Luis e Claudia.

CLAUDIA (Kirsten Dunst): orfana vampirizzata, che diviene la “figlia” di Luis e Lestat.

ARMAND (Antonio Banderas): il più vecchio vampiro vivente; capo dei vampiri di Parigi.

DANIEL MALLOY (Christian Slater): intraprendente intervistatore, futuro aspirante vampiro.

YVETTE (Thandie Newton): la domestica di casa Pointe du Lac.

SANTIAGO (Stephen Rea): vampiro parigino, guida il linciaggio di Claudia e Madeleine.

PROSTITUTA (Indra Ové) una delle vittime di Lestat, offerta in “cibo” a Luis.

MADELEINE (Domiziana Giordano): la “madre” con cui Claudia vorrebbe sostituire Luis.

RAGAZZA SUL PALCO

VEDOVA ST. CLAIR (Lyla Hay Owen): uxoricida che finisce preda di Luis e Lestat.

AMANTE (Lee E. Scharfstein): assassino per conto della vedova St. Clair, ucciso da Lestat.

(Laure Marsac): la giovane vampirizata “pubblicamente” dai vampiri parigini.

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Scheda Tecnica Tit. originale: INTERVIEW WITH THE VAMPIRE: THE VAMPIRE CHRONICLES Anno: 1994 Durata: 118 minuti Paese: USA Produttori: David Geffen, Stephen Woolley Regia: Neil Jordan Da un racconto di: Anne Rice Sceneggiatura: Anne Rice Fotografia: Philippe Rousselot Musiche: Elliot Goldenthal Montaggio: Mick Audsley, Joke van Wijk Scenografia: Dante Ferretti Costumi: Sandy Powell Premi: 2 nomination OSCAR 1995, Best Art Direction-Set Decoration (Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo ), Best Music Original Score (Elliot Goldenthal); vincitore SATURN AWARD 1995, Best Costumes (Sandy Powell), Best Horror Film, Best Make-Up (Rick Baker, Ve Neill), Best Performance by a Younger Actor (Kirsten Dunst); 2 nomination GOLDEN GLOBE 1995, Best Original Score - Motion Picture (Elliot Goldenthal), Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture (Kirsten Dunst ); vincitore NASTRO D’ARGENTO 1995, Migliore Scenografia (Dante Ferretti); vincitore ASCAP AWARD 1995, Top Box Office Films (Elliot Goldenthal).

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Cast: Tom Cruise, Brad Pitt, Kirsten Dunst, Stephen Rea, Antonio Banderas, Christian Slater, Virginia McCollam, John McConnell, Mike Seelig, Bellina Logan, Thandie Newton, Indra Ové, Helen McCrory, Lyla Hay Owen, Lee E. Scharfstein, Monte Montague , Nathalie Bloch-Lainé, Jeanette Kontomitras, Roger Lloyd-Pack, George Kelly, Nicole DuBois, Micha Bergese, Rory Edwards, Marcel Iures, Susan Lynch, Louise Salter, Matthew Sim, François Testory, Andrew Tiernan, Simon Tyrrell, George Yiasoumi, Sara Stockbridge, Laure Marsac, Katia Caballero, Louis Lewis-Smith, Domiziana Giordano, Ben Gardiner, Danny Kamin, John Risso, Burgin Sund, Greta Valenti, Robert ‘Bobby Z’ Zajonc.

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PRINCIPE DELLA NOTTE NOSFERATU IL

MURNAU DOCET mmaginate, per un istante, di essere un cineasta geniale ed avere tra le mani un libro così universale ed eterno, nelle inquietudini evocate dalle sue pagine, da poter fornire un soggetto per un film artistico e di successo. Aggiungete un problema prosaico: i diritti d’autore sul capolavoro non sono ancora scaduti, e la vedova dell’autore nega l’utilizzo del testo, anche del solo semplice titolo. Non rimane che accettare la sconfitta o ingaggiare feroci battaglie legali; oppure… dedicarsi a una contraffazione d’autore! Nasce così, nel 1922, il Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, diretto da FRIEDRICH WILHELM MURNAU. Il regista, non potendo sfruttare il Dracula del defunto ABRAHAM “BRAM” STOKER a cau-

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sa del copyright, ne parafrasa la vicenda modificando gli aspetti più appariscenti, e rendendola, se possibile, ancora più cupa. Dracula è un vampiro, creatura non morta ben radicata nel folklore balcanico: in Romeno, è un “nosferatu”. Ecco, il film ha il nuovo titolo che, se non gode del prestigioso richiamo letterario, almeno possiede quel tocco esotico che tanto piace nell’età del liberty. Il personaggio diviene il Conte Orlock, e cambia radicalmente aspetto. È diverso dal Dracula storico – stando a cronache e ritratti, un uomo basso e massiccio con lunghi capelli crespi, gran naso, occhi verdognoli altrettanto grandi e baffoni – ed è diverso dal Dracula secondo Stoker, alto, magro, grifagno, aristocratico nei modi. Orlock è alieno già a prima vista: di età indefinibile, è del tutto calvo, il viso è simile a un teschio, con oc-

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NOSFERATU chiaie che segnano lo sguardo, orecchie appuntite e dentatura da ratto con incisivi aguzzi. L’andatura pare irrigidita, le dita hanno unghie simili ad artigli. Né il comportamento lo differenzia molto da un animale predatore. Il Conte è un nobile della Transilvania che desidera comperare un palazzo in una città lontana e si rivolge perciò a un’agenzia, che invia a sua volta un giovane impiegato a proporgli un immobile. Il sensale lascia la candida moglie e si avventura verso i Carpazi; giunto quasi alla fine del viaggio, incontra gente pronta a metterlo in guardia con ammonimenti inquietanti che egli, da uomo occidentale disincantato e “moderno”, reputa dettati dalla superstizione. Arriva al castello trasportato da una cupa carrozza inviata dal Conte in persona. Conosce il nobile, ne nota i comportamenti strani, forse li attribuisce alla differenza di abitudini o di classe sociale. L’affare si conclude senza nemmeno contrattare sul prezzo, l’agente va a dormire sperando di poter ripartire l’indomani stesso, e lascia in vista il compromesso appena stipulato e la foto della moglie. Orlock, entrato di soppiatto nella sua stanza, può così ammirare la bellezza della donna e, ammaliato, decide di raggiungerla. Quel primo incontro fra loro, sebbene avvenga attraverso una foto, scatena una forza di attrazione inconsapevole. La giovane da quel momento inizia a soffrire di febbre e sonnambulismo, mentre il proprietario dell’agenzia immobiliare impazzisce. L’impiegato scopre la verità sulla natura del cliente quando lo trova a “dormire” in una bara. Finisce allora sequestrato e rinchiuso nel castello, mentre Orlock parte su una nave. Ci vorranno molti sforzi prima che il prigioniero possa scappare, e tornare a casa.

Pag. a sinistra, dall’alto: 1) Jonathan e Lucy fanno colazione insieme; 2) l’avido sensale incarica Jonathan di partire per la Transilvania; 3) davanti al mare in tempesta, Jonathan si congeda dall’amata sposa. Questa pagina, dall’alto: 1) Jonathan cavalca verso le foreste dei Carpazi; 2) il solo nome di Dracula sgomenta gli avventori della locanda; 3) le confessioni dell’oste: verità o superstizione? Jonathan ascolta perplesso.

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Fino a questo punto Murnau segue la vicenda creata da Stoker con pochissime varianti; da quando l’azione si sposta in città, i cambiamenti sono radicali. Scompare l’atmosfera dell’Inghilterra vittoriana, gotica ma anche frivola, sostituita da cupi ambienti spogli. Né ci vengono presentate amiche della moglie ben caratterizzate, o amici di famiglia, che rendano la vicenda meno claustrofobica. Ci sono personaggi secondari, come Van Helsing, lo scienziato esperto di occultismo – rassicurante presenza che sconfigge il tremendo mostro dopo un avventuroso inseguimento, presente solo nel romanzo di Stoker. L’epilogo della vicenda di Murnau è diverso da quello narrato sulla pagina, e non sfigura nel confronto, grazie all’atmosfera da incubo che lentamente si insinua nello spettatore. Orlock avanza spargendo la peste al suo passare, e non dissangua tutte le sue vittime: un’invenzione recuperata dalla tradizione dei vampiri balcanici, che dà un volto concretissimo alla paura. Non a caso, il film è uscito nel 1922, e quattro

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anni prima c’era stata l’epidemia di Spagnola, malattia contagiosa che aveva mietuto milioni di vittime. Giunto in città, il vampiro si sistema nella nuova dimora, e continua a diffondere il morbo. Solo la moglie dell’agente capisce cosa sta in realtà accadendo. Inscena allora un malore e, approfittando dell’assenza del marito recatasi dal medico per chiedere aiuto, e si offre come preda al Conte, sacrificandosi pur di trattenerlo fino al sorgere del sole, che lo incenerirà.

HERZOG-MURNAU recupera la vicenda di Murnau traducendola per la sensibilità contemporanea; per fortuna, non si presta a un semplice “riproporre” banale e rassicurante, che sappia di innocuo revival, e ci informa anzi subito delle sue intenzioni: i titoli di testa scorrono sovrapponendosi a mummie, con la musica cupa dei POPOL VUH, band tedesca, antenata dell’attuale ambient e della new age. Sono esibiti autentici corpi, ripresi nel “Museo de Las Momias” di Guanajuato, cittadina messicana ove, grazie al clima arido, i cadaveri si disseccano senza bisogno di intervento umano. La macchina da presa indugia sui volti dalle espressioni fissate in smorfie raccapriccianti, sui corpi immobili e contorti. Va lenta poiché lo scopo non è quello di suscitare paura grazie a effetti speciali in-

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NOSFERATU seriti al punto giusto, come nella sequenza volutamente pulp di I predatori dell’Arca Perduta (Indiana Jones alle prese con mummie e serpenti). Creare ribrezzo o terrore è facile, costringere a meditare sulla vita e sulla morte, senza imporre facili risposte preconfezionate o confessionali, attraverso il linguaggio del cinema e dell’horror in particolare, è una vera e propria sfida che il regista pone a sé e agli spettatori. Al monito introduttivo, seguono le brevi sequenze dell’incubo di una ragazza, chiaro presagio degli eventi futuri, ed esplicita citazione del precursore, con tanto di pipistrello che vola ripreso in viratura azzurra, e risveglio dell’esangue donna, subito confortata dal marito. Si tratta dell’agente immobiliare Jonathan Harker e della moglie, Lucy. I due vivono a Wismar, città della Lega Anseatica, probabilmente nella realtà una location olandese, a giudicare dalle belle vie con canali, ponti e ordinate casette disposte in fila. Il giovane impiegato viene convocato dall’avido datore di lavoro, ed incaricato di partire per la Transilvania, per vendere a carissimo prezzo una dimora fatiscente a un certo Conte Dracula. Pur di migliorare la propria situazione economica, Jonathan non esita a partire, affida la sposa all’amica Mina e alla di lei famiglia, e si allontana a cavallo, nonostante i tetri presentimenti. Il cammino è lungo e solitario, ed assume poco a poco i contorni indefiniti del viaggio mitico, a mano a mano che il protagonista si avvicina alla meta. Il graduale distacco dal reale avviene grazie ai paesaggi favolosi dei Carpazi, filmati nell’ex Cecoslovacchia, dato che la Romania era un Paese assai chiuso al turismo. Sono sequenze liriche che farebbero innamorare di quella terra ogni persona che desideri immergersi in paesaggi incontaminati senza dover rinunciare a visitare siti ricchi di

Pagina a sinistra, dall’alto: 1) Jonathan legge, scettico, un libro sui vampiri; 2) il misterioso cocchiere conduce Jonathan al castello; 3) l’incontro col Conte Dracula. Questa pagina, dall’alto: 1) il Conte si dimostra assai ospitale; 2) Dracula esamina i dettagli del contrato; 3) Jonathan si taglia, e il Conte non resiste all’impulso di “assaggiare”.

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storia e folklore. Jonathan passa dalla città avvolta nella nebbia, a un bosco maestoso, alla pittoresca taverna, all’accampamento degli zingari, alle montagne, all’“abisso che inghiotte chiunque gli si avvicina”, al “Passo Borgo, dove la luce a un tratto improvvisamente si divide, e là la terra pare che si alzi verso il cielo e poi sprofonda ne dove-nessuno-lo-sa”. Va verso un “castello che neanche esiste, e forse esiste solo nell’immaginazione degli uomini, lo spettro di un castello; e un viaggiatore che entra in quella terra di fantasmi è perduto e non farà più ritorno”. I dialoghi sono scarni quanto efficaci, e le immagini suggeriscono ancor prima di mostrare, come nel caso delle nubi che si muovono sul Passo Borgo, e fanno immaginare cupe creature fantastiche; o la cascata con l’abisso nero sfruttato per confondere l’occhio dello spettatore, che non sa ben dire quale strada abbia percorso Jonathan per riemergere alla luce. Meravigliosa l’invenzione delle rovine del castello, le vediamo in lontananza e sembrano ruderi diroccati; quando nella notte il protagonista vi giunge accompagnato da un misterioso cocchiere, l’edificio assume concretezza. La successiva esplorazione del castello da parte dell’agente immobiliare è un immergersi in un dedalo di stanze vuote, disadorne o popolate da fantasmi di mobili abbandonati da chissà quanto tempo, interrotto dall’immagine delle rovine del castello, e dal ricordo di Lucy. Nel

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regno di Dracula, tutto gli pare, come confessa nel diario, “parte di un sogno”, “irreale”. Quasi che il maniero fosse dotato di una sua vita, in simbiosi con il proprietario. Essendo scaduto il diritto d’autore, Herzog è libero di usare i nomi ed i personaggi inventati da Stoker, e di ripercorrere la sceneggiatura di Murnau ogni qual volta ritiene sia necessario. Il vampiro mantiene il nome usato dallo scrittore irlandese, anche se del personaggio letterario ha solo la grande malinconia, mentre l’aspetto esteriore è quello voluto dal Maestro dell’Espressionismo. Egli aveva fatto del Nosferatu una creatura aliena e predatrice, e d’altronde era difficile poterlo rendere diversamente senza ricorrere a dialoghi articolati come solo il sonoro può offrire. Herzog gli attribuisce una psicologia complessa, degna di una creatura che ha attraversato i secoli. Lo stato di non-morto viene esplorato nella sua completezza, e ne vengono evidenziati anche i dolorosi svantaggi. Dracula è condannato da secoli a ripetere all’infinito notti più o meno identiche, senza scopo, e gesti privi di emozioni autentiche. Nulla più riesce a suscitargli meraviglia, non può invecchiare né morire, né riesce a trovare nuovi stimoli. Vive in un castello in rovina, condannato alla solitudine dalla sua stessa diversità. Mentre assiste al pasto dell’ospite, gli invidia la possibilità di nutrirsi; di non “essere via” nelle ore del giorno. E quando ha l’occasione di succhiargli

Pagina a sinistra, dall’alto: 1) l’odore del sangue scatena le ambigue attenzioni del Conte; 2) Lucy, preda di un incubo, inizia a soffrire di sonnambulismo; 3-4) Jonathan esplora il castello, che di giorno non c’è, e compare al calar delle tenebre; 5-Questa pagina, dall’alto: 1) Dracula contempla il ritratto di Lucy; 2) il Conte assale Jonathan; 3) il dottor Van Helsing al capezzale di Lucy; 4) Dracula vampirizza Jonathan, indebolendolo.

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il sangue, cede alla frenesia e lo assale, prima quasi con ambigua premura, poi senza ritegno. La stessa decisione di comperare una casa in un paese tanto lontano, in apparenza motivata dal bisogno di trovare nuove prede, nasconde forse il desiderio più o meno confessato di rompere con la monotonia quotidiana. Il sentimento diviene più intenso quando scopre il medaglione con il ritratto di Lucy, e firma senza trattare sul prezzo il contratto di acquisto della cadente dimora, così vicina a quella della donna. Dracula, sebbene schiavo della sete di sangue e oppresso dalla noia e dalla malinconia, è potente, e sfrutta ogni sua capacità per raggiungere la moglie di Harker. Provvede a stabilire un legame inconscio con la signora, che prende a soffrire di febbri improvvise e sonnambulismo. Mette in opera il suo piano: succhia il sangue al povero impiegato, senza più preoccuparsi di agire nei momenti di sonno del malcapitato e di nascondere la propria natura, e infine lo indebolisce tanto da impedirgli una rapida evasione. Lo chiude nel castello e se ne va, su un carro carico di bare piene di terra sconsacrata, diretto verso la nuova non-vita. Le fughe vengono descritte sempre con tono misurato e, nei limiti concessi dalla vicenda sovrannaturale, verosimile. Il Conte fa imbarcare su un brigantino a Varna diverse casse da morto, le dichiara piene di terra per esperimenti botanici; Harker si cala maldestramente dalla finestra di un’alta torre con una corda fatta di lenzuoli troppo corta, e lo rivediamo in taverna, delirante davanti a una suora. La narrazione prosegue in parallelo, perfettamente simmetrica, alternando la febbrile cavalcata di Harker alla tormentata navigazione del brigantino, che pare colpito da una maledizione. I marinai si ammalano e muoiono, alcuni spariscono, i topi passeggiano sul ponte e si sospetta la presenza di un clandestino.

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NOSFERATU HERZOG E IL SUO DRACULA l film per una buona parte segue gli eventi presentati nel libro o nella pellicola di Murnau, pur interpretandoli alla luce della sensibilità contemporanea. Ad esempio, Stoker ha narrato le disavventure di Harker in Transilvania in un lungo incipit, e ha liquidato il ritorno dell’impiegato in una breve parentesi, dedicando gran parte del romanzo alla lotta dei protagonisti contro il vampiro. Quasi tutte le inquadrature pensate da Murnau sono riproposte. Alcuni episodi, come le vicende nel manicomio e il linciaggio del folle, vengono eliminati; altri prendono diverso significato, come gli interventi di Van Helsing. Focalizzare l’attenzione su Harker, Lucy e Dracula, ridimensionando gli altri personaggi o rivoluzionandone i ruoli è solo la prima di una lunga serie di geniali variazioni sul tema. Esse sono tante e tali da modificare sia il romanzo originario, sia le precedenti versioni cinematografiche, creando una vicenda nuova. Non è un caso se Herzog mostra Harker sempre più malato, accasciato sul cavallo, prima nella puszta, poi tra i mulini a vento, infine nel suo ritorno in famiglia. Vengono presentati alcuni sintomi che potrebbero far pensare alla follia: l’uomo non riconosce la moglie e stenta ad entrare in casa, il sole gli ferisce gli occhi, è pallido. Eppure non è affetto dalla “congestione cererbrale” che il medico diagnostica; la spiegazione arriverà più tardi, e nel frattempo, l’attenzione dello spettatore viene catturata da eventi diversi, che scorrono con pregevole lentezza. Descritto con minuzia di particolari è l’arrivo silenzioso del brigantino, che raggiunge la città scivolando sui canali col suo carico di topi e terrore ed attracca con disumana precisione, guidato da misteriose forze, proprio come la nave dell’Olandese Vo-

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Pagina a sinistra, dall’alto: 1-2) Jonathan trova la porta che conduce alla cripta, dove Dracula di giorno riposa; 3) il Conte si prepara alla partenza e porta con sé tante bare piene di terra; 4) le casse vengono imbarcate a Varna, su un brigantino. Questa pagina, dall’alto: 1) Jonathan scappa, e raggiunge la locanda, delirante; 2) il principale di Jonathan impazzisce; 3) Lucy attende il ritorno del marito con l’amica Mina.

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lante. Viene introdotto l’elemento della pestilenza, trasmessa dai ratti che scendono dal brigantino. Il contagio è concreto, si diffonde in tempi rapidi, prende la forma di lugubri processioni di feretri e tende a distrarre drammaticamente la placida comunità dalla vera causa (lo sbarco del Nosferatu). Dracula in piena notte balza dalla passerella della nave e, bara sottobraccio, se ne va a occupare un vecchio edificio. Vedere un uomo minuto con una bara sottobraccio potrebbe far sorridere, eppure, l’abilità del montaggio, l’espressione dell’attore, la musica di WAGNER si fondono, e si rimane ammutoliti. Dracula s’insinua in casa Harker con una sequenza fatta di ombre sulle pareti degli edifici che ammicca direttamente a Murnau. Il vampiro affronta Lucy lusingandola e cercando di farne un’alleata, senza successo. È proprio Lucy, che ha letto il diario del marito e il libro sulle superstizioni, a cercare di fermare il Conte. Scomparsi gli amici di famiglia, cerca aiuto nella rassicurante figura del dottor Van Helsing. La Scienza non le offre soluzione: ne rappresenta gli ideali proprio l’anziano medico, che ha una formazione del tutto illuminista. Non crede al sovrannaturale in nessuna delle manifestazioni, irride qualsiasi argomento non possa venire esaminato in laboratorio. In risposta al terrore della paziente, alla richiesta di sostegno nella caccia al vampiro, dichiara che “tutto questo deve essere vagliato scientificamente”, e considera le idee di Lucy come pensieri di una mente logorata dal dolore e dalla fatica. Intanto Dracula scorrazza indisturbato, diffonde il morbo e di tanto in tanto dissangua qualche cittadino, come l’amica Mina. Lucy prosegue la sua lotta da sola: di grande impatto emotivo sono le lunghe sequenze della città colpita dalla peste, che ri-

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NOSFERATU cordano Camus e anche Il Settimo Sigillo: animali che girano indisturbati nelle vie vuote, bare e mobili lasciati sul selciato, piccoli falò, e topi ovunque. Sulla piazza, la gente vestita a festa banchetta e balla in cerchio, perché è consapevole del finire dei suoi giorni e desidera che ogni attimo sia festa, proprio come in certe rappresentazioni medioevali della Danza Macabra. Come nel capolavoro espressionista, anche in questo caso Lucy attrae Dracula, e si lascia succhiare il sangue fino all’alba, sacrificandosi. Cosa sconfigge il Conte? Forse il ricordo del desiderio carnale provato in vita, e perduto con la condizione di non morto. Per fortuna, la scena del morso ha una spiritualità tutta vittoriana, e l’insieme ricorda certi quadri art noveau, altrimenti scadrebbe nel ridicolo. Tocca a Van Helsing constatare la morte della donna: e siccome crede di aver riprodotto il fenomeno secondo il metodo galileiano e la migliore tradizione illuminista, provvede a munirsi di martello e piolo di legno e in tre colpi si disfa del Conte. È davvero rivoluzionaria la conclusione. Non solo non vediamo la distruzione di Dracula, ma assistiamo a un completo ribaltamento dei ruoli. Scopriamo quello che in varie occasioni avremmo potuto sospettare, dato che Herzog ce ne ha forniti indizi a sufficienza: il Conte non c’è più, ed il borghese Harker ne ha preso il posto. Fino ad allora catatonico, si scuote dal torpore, chiama le autorità ed accusa Van Helsing di aver assassinato il conte. Lo fa arrestare dall’ultimo impiegato sopravvissuto del Municipio, un vecchietto tremante. Pallido, con profonde occhiaie, incisivi da topo e unghie aguzze, Jonathan Harker chiede il cavallo, poiché “avrò molto da fare, ora”. Il nuovo vampiro è lui, e si allontana simile ad uno dei quattro cavalieri dell’Apocalisse, caval-

Pagina a sinistra, dall’alto: 1-2) Renfield è impazzito e viene portato in manicomio. 3) il capitano della nave vede morire o sparire l’equipaggio; 4) Lucy attende il ritorno del marito, oppressa da cupi presagi. Questa pagina, dall’alto: 1) la nave giunge in porto ma il capitano è ormai cadavere; 2) il diario di bordo viene letto dalle autorità, al Municipio; 3) centinaia di ratti scendono dalla nave, e diffondono la peste.

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cando oltre l’orizzonte, accompagnato dalle note del meraviglioso Sanctus della Messe Solennelle scritta da CHARLES GOUNOD.

CAPOLAVORO, SI’, GRAZIE! roppo spesso i remake di pellicole importanti si rivelano fiacchi, nonostante l’attrazione che esercitano su una parte del pubblico, quella che ama ritrovare personaggi e situazioni che conosce. Salvo prima o poi paragonare vecchio e nuovo, e restar delusi. Quasi sempre lo scontento nasce dall’incapacità, da parte del rifacimento, di aggiungere un tocco personale a vicende che sono già note, e di narrarle con la passione e l’entusiasmo della prima volta. Uscire dal meccanismo di inopportune comparazioni è senza dubbio difficile, e rischioso, almeno dal punto di vista artistico. In questo senso, il film di Werner Herzog è geniale, senza essere una produzione folle. Alla fine degli anni 70, il regista tedesco ha scelto di riproporre un soggetto horror di grande presa emotiva, che fa leva su paure radicate nell’animo umano, quindi al di sopra dal tempo e dalle mode. È una storia di vampiri, apparentemente diver-

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Questa pagina, dall’alto: 1) Dracula trasloca nel rudere che ha comprato; 2) Jonathan fa ritorno, malato; 3) Van Helsing lo visita, ma sbaglia diagnosi; 4) Lucy conosce Dracula e viene da lui tentata; 5) Lucy trova il libro sui vampiri. Pagina a destra, dall’alto: 1) Dracula spedisce Renfield a spargere la pestilenza; 2) la morte nera miete le sue vittime con incredibile rapidità; 3) Van Helsing è uomo di scienza e rifiuta la superstizione; 4) Lucy continua ad accudire il marito.

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NOSFERATU sa da qualsiasi altra sia stata portata sul grande schermo. Eccezion fatta per qualche irriducibile cinefilo, il grosso pubblico non ricorda Murnau, e – magari inconsciamente – abbina all’idea di “vampiro” il faccione esotico di BELA LUGOSI o l’aristocratico e affascinante CHRISTOPHER LEE. Non esistono ancora i videoregistratori e i pochi esemplari del film di Murnau sopravvissute al tempo e alle ire della vedova Stoker (che voleva distruggere ogni copia della pellicola) appartengono a collezioni private o ai primi Musei di Storia del Cinema. Se quasi nessuno pensa al Nosferatu interpretato negli anni Venti da MAX SCHRECK, misterioso attore sulla cui identità molto è stato ipotizzato, la storia è ancora originale. Meglio ancora: la vicenda sembra una completa novità; e invece la reazione emotiva dello spettatore è stata testata sul campo, oltre cinquant’anni prima! È ovvio che, in tanto tempo, il linguaggio cinematografico è cambiato, tanto da essere un mezzo espressivo tutto nuovo. Il film di Murnau è in bianco e nero, o meglio, con la pellicola sviluppata in diversi colori a seconda che le scene siano diurne o notturne o compaia il vampiro, senza sonoro, con didascalie essenziali. A patto di volere accostarsi senza pregiudizi a un linguaggio così diverso dal nostro, il Nosferatu degli anni Venti riesce ancora oggi ad inquietare, tanto che rivive proiettato come attrazione in festival di teatro di strada, con abili musicisti a ricreare la colonna sonora. Segno evidente che il messaggio che porta è ancora attuale. Herzog sceglie di non banalizzare le atmosfere e la vicenda originali; in controtendenza rispetto alla moda splatter, costruisce una pellicola visionaria e malinconica. Ogni aspetto del film appare curato fin quasi all’eccesso, dalla sceneggiatura alla scelta del cast, alla colonna sonora; potrebbe apparire un esercizio di stile fine a sé stesso, se non fosse intriso di lirismo.

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La fotografia è perfetta, limita il colore ai personaggi vivi e mostra Dracula in bianco e nero, o in immagini volutamente scolorite o notturne. Ogni inquadratura è studiata fin nei minimi dettagli, non ci sono particolari superflui o gratuiti. Il ritmo narrativo rallenta quando la vicenda ha a che fare direttamente con il vampiro. Per Dracula il passare del tempo è indifferente monotonia, e la sceneggiatura cerca, con la voluta lentezza, di ricreare la percezione della realtà della creatura. Herzog è un maestro nella resa dei punti di vista delle persone più straordinarie, siano esse l’innocente Kaspar Hauser, gli aborigeni di Dove sognano le formiche verdi, l’utopista Fitzcarraldo o il malinconico alieno caduto sulla Terra dalla galassia di Andromeda del recente – e meraviglioso – The Wild Blue Yonder. Stesso atteggiamento viene riservato a Dracula. Il vampiro viene analizzato nella sua psicologia, e mostrato per quello che è senza improbabili umanizzazioni forzate o inconsapevoli. Spesso, nelle narrazioni fantastiche, anche le creature più aliene vengono considerate in modo antropocentrico. Magari viene conferito loro un aspetto esteriore orrido, ma si sceglie di attribuirgli comportamenti e bisogni umanissimi. Herzog, grazie alla sua sensibilità artistica, Questa pagina, dall’alto: 1) Lucy dissacra le bare del Conte con ostie benedette; 2) l’ultima cena di un gruppo di appestati; 3) Lucy seduce il Conte, facendogli bere sangue fino all’alba 4) il sorgere del sole paralizza il Nosferatu. Pagina a destra, dall’alto: 1) Lucy spira dissanguata, certa però di aver sconfitto il vampiro; 2) Van Helsing uccide Dracula con un paletto, e viene arrestato; 3) Jonathan, il nuovo Principe della Notte, si libera facendo spazzare le briciole d’ostia consacrata.

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NOSFERATU riesce a evitare questo effetto da umano in maschera: fa di Dracula un mostro triste e malinconico, che nulla ha del seduttore, e che vive una noia esistenziale sconosciuta ai mortali. Per rendere lo sguardo del non-morto sul mondo dei vivi, il film è lentissimo. Anche il dialogo è scarno, e denso di significati, quasi fosse una trasposizione in chiave moderna delle didascalie diffuse nel cinema muto. Trascorrono interi minuti scanditi esclusivamente dalle musiche dei Popol Vuh, o dall’Oro del Reno di Wagner. Ci sono sequenze che, grazie alla perfetta fusione tra inquadrature e colonna sonora, fanno accapponare la pelle, tuttavia non si rabbrividisce per paura. L’ascesa al Passo Borgo, l’ultima cena degli appestati, o la cavalcata finale, suscitano emozioni intensissime. È grande cinema, quello di Herzog; è una pellicola d’essai, e nel modo più dichiarato, tanto da omaggiare il capolavoro espressionista di Murnau già a partire dal titolo. La riuscita artistica è almeno in parte dovuta a scelte stilistiche nette, che mettono più o meno d’accordo i critici, ma dividono gli spettatori. Un’inevitabile delusione attende gli amanti dell’horror più tradizionale, soprattutto se pretendono fiumi di sangue, effetti speciali elargiti con gusto pulp e, magari, qualche scena di blando erotismo. Il vampiro turba, inquieta per la sua diversità fisica e psicologica, e non dispensa emoglobina facile esaltata dal montaggio indiavolato tipico del cinema contemporaneo. E l’unico eros concesso a un Nosferatu è fatto del ricordo dei piaceri carnali offerti dalla vita, con buona pace di Zora la vampira e di Sukia. È un film accessibile a chiunque si abbandoni alle immagini poetiche e al loro linguaggio etereo e metaforico; stabilisce con lo spettatore un legame empatico, tale da imprimersi nella memoria. Il capolavoro di Herzog fa riflettere sul senso della vita, commuove senza scadere in sentimentalismi, può divenire anche riflessione politica sulla decadenza della nobiltà e l’ascesa di una borghesia non meno parassita. O indagine sulla pretesa, da parte

della scienza moderna, di poter spiegare qualsiasi fenomeno, anche quando riguarda l’anima e i suoi moti, in una sorta di fondamentalismo laico. Ci si trova davanti a un remake artistico, uno dei rarissimi casi in cui il rifacimento regge il confronto con la prima versione se non addirittura la supera: o lo si ama o lo si odia, non vi lascerà indifferenti, è impedibile!

* CUCCU’SSETTE

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JONATHAN HARKER (Bruno Ganz): impiegato

CONTE DRACULA (Klaus Kinski): il vampiro

LUCY HARKER (Isabelle Adjani):

DR. VAN HELSING (Walter Ladengast):

CAPITANO (Jacques Dufilho): imbarca

RENFIELD (Roland Topor): l’avido impresario che offre al Conte una catapecchia a peso d’oro; diverrà succube del vampiro.

in un’agenzia immobiliare, pur di migliorare il proprio status accetta di recarsi in Transilvania.

trepida per la sorte del marito Jonathan; sceglierà di sacrificarsi pur di liberare il mondo dal vampiro.

le casse da morto convinto che contengano innocua terra per esperimenti; perirà con tutto l’equipaggio.

WERNER HERZOG Rescue Dawn (2006), The Wild Blue Yonder (2005), Grizzly Man (2005), The White Diamond (2004), Wheel of Time (2003), Ten Minutes Older: The Trumpet (2002), Invincible (2001), Pilgrimage (2001), Mein liebster Feind - Klaus Kinski (1999), Little Dieter Needs to Fly (1997), Glocken aus der Tiefe (1993), Lektionen in Finsternis (1992), Cerro Torre: Schrei aus Stein (1991), Echos aus einem düstern Reich (1990), Les Gauloises (1988), Cobra Verde (1987), Portrait Werner Herzog (1986), Wo die grünen Ameisen träumen (1984), Fitzcarraldo (1982),

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infelice, costretto a vivere notti sempre uguali; s’innamorerà di Lucy, restando con lei fino all’alba fatale.

uomo di scienza, disprezza la superstizione, finché non accerta l’esistenza del vampiro; poi passerà all’azione.

Woyzeck (1979), Nosferatu: Phantom der Nacht (1979), Stroszek (1977), La Soufrière - Warten auf eine unausweichliche Katastrophe (1977), Herz aus Glas (1976), How much Wood Would a Woodchuck Chuck (1976), Mit mir will keiner spielen (1976), Jeder für sich und Gott gegen alle (1974), Die Große Ekstase des Bildschnitzers Steiner (1974), Aguirre, der Zorn Gottes (1972), Fata Morgana (1971), Land des Schweigens und der Dunkelheit (1971), Auch Zwerge haben klein angefangen (1970), Maßnahmen gegen Fanatiker (1969), Lebenszeichen (1968), Letzte Worte (1968), Die Beispiellose Verteidigung der Festung Deutschkreuz (1967), Spiel im Sand (1964), Herakles (1962)

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NOSFERATU SCHEDA TECNICA Tit. originale: NOSFERATU: PHANTOM DER NACHT Anno: 1979 Durata: 107 minuti Paese: Francia/Germania Produttori: Michael Gruskoff, Werner Herzog, Daniel Toscan du Plantier Regia: Werner Herzog Da un racc. di: Bram Stoker Soggetto: Werner Herzog Fotografia: Jörg Schmidt-Reitwein Musiche: Popol Vuh, Charles Gounod, Wagner Montaggio: Beate Mainka-Jellinghaus Scenografia: Henning von Gierke Costumi: Gisela Storch Effetti speciali: Cornelius Siegel Premi: 2 nomination SATURN AWARD 1980, Best Costumes (Gisela Storch), Best Foreign Film; vincitore ORSO D’ARGENTO Berlino 1979, Outstanding Single Achievement (Henning von Gierke per la scenografia); nomination ORSO D’ORO Berlino 1979 (Werner Herzog); vincitore GERMAN FILM AWARD 1979, Outstanding Individual Achievement: Actor (Klaus Kinski). Cast: Klaus Kinski, Isabelle Adjani, Bruno Ganz, Roland Topor, Walter Ladengast, Dan van Husen, Jan Groth, Carsten Bodinus, Martje Grohmann, Rijk de Gooyer, Clemens Scheitz, Lo van Hensbergen, John Leddy, Margiet van Hartingsveld, Tim Beekman, Jacques Dufilho, Stefan Husar, Roger Berry Losch, Johan te Slaa, Beverly Walker, Michael Edols.

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ONNA AMPIRO:

MITO, SESSUALITÀ E ATTRAZIONE FATALE “…Colei che mi ha preso notte e giorno mi tortura, prosciuga le mie carni, tutto il giorno mi stringe, tutta la notte non mi lascia…” [Anonimo]

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l vampiro ha un’età senza data e un’origine universale: esiste in ogni cultura indipendentemente dal tempo e dalla latitudine, nonostante le numerose teorie che lo vogliono figlio di questa o di quella tradizione. Il fascino che esercita sull’immaginario collettivo è irresistibile, la sua crudeltà è l’incarnazione del male svincolato da ogni ragione di carattere emozionale, il suo piacere consiste nell’uccidere per uccidere. Il tutto esaltato dall’aura d’innocenza della sua vittima, che si arrende al piacere dell’orrore e della distruzione di sé. E dove il vampiro maschio è la creatura occulta di una paura antica, materializzata definitivamente nelle spoglie del personaggio di BRAM STOKER, la sua femmina vola nella fantasia dell’umanità dalla notte dei tempi, simbolo primordiale dell’ambigua triade “seduzione-sangue vitale-morte”. Mormos, Lamiae, Empusae, Striges, sono demoni della mitologia greco-romana capaci di tramutarsi in leggiadre giovani che attirano le loro prede per berne il sangue e divorarle. Creature non umane quindi, che se trascendono dalla figura più moderna di vampiro (il non-morto che continua una sua non-vita nutrendosi di sangue umano) sicuramente ne sono l’origine.

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Joseph DeVito, “Female Vampire”

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Già dalle caratteristiche peculiari di queste vampire ante litteram è evidente come nei soggetti femminili il legame con il sesso sia presente dalle origini. Se le vittime predilette della Mormo greca erano i bambini, Empusa e Lamia riunivano in sé le caratteristiche del vampiro e della succube, adescando anche giovani uomini nei loro letti per succhiarne il sangue e i fluidi vitali. Non a caso, le Striges sono vampiri femmina dell’antica Roma, e con lo stesso nome venivano indicate le cortigiane. Ed è interessante notare l’esistenza di una “Afrodite Lamia”, singolare commistione tra l’amore (inteso ovviamente alla maniera greca) e la carnalità più crudele. La mitologia classica non è certo l’unica a possedere figure di maligne seduttrici: la Lamashtu babilonese attira gli uomini per berne il sangue e sottrae il feto dal grembo delle madri, mentre Lilith, o meglio l’Ardat Lili anch’essa babilonese, è probabilmente il primo autentico vampiro donna della tradizione. In India abbiamo la Kedipe, demone femminile il cui nome significa prostituta, che succhia il sangue dalle estremità maschili. Nel tempo, compaiono poi le Sing-dongmo tibetane, vampiri psichici del monastero di Samye (I sec. d.C.), o le Bruxas portoghesi, le Alghoul o Goule arabe riprese dalla mitologia occidentale, le Aswang filippine, la Lhiannon Shee delle Highlands, le slave Mora e le anglosassoni Mara (da cui il termine nightmare), le celtiche Glaistig. Il medioevo europeo è pieno di testimonianze sui vampiri, ma in questo contesto la figura femminile viene assorbita nel concetto più generale di strega, capace tuttavia d’ogni atrocità. Sempre nel medio evo, la Masca francese diviene sinonimo della Lamia greca. Più vicine a noi le italiche Surbiles, capaci di introdursi nelle case sottoforma di fumo, per succhiare il sangue ai neonati la notte. Infine, il più famoso vampiro indiano è Kali, la dea bevitrice di sangue. Secondo una delle tante teorie in proposito, sembra da attribuirsi ai gitani, originari dell’India, l’importazione nelle terre slave del mito dei vampiri, attraverso la loro

John Collier, “Lilith” 1887, olio du tela Atkinsons Gallery, Southport

personale raffigurazione della dea dalle molteplici braccia: Sara, ovvero la Nera. Le donne morte di parto sono, nella tradizione, altrettanti potenziali revenant: in Indonesia diventano Langsuir, dalle vesti verdi e lunghi capelli neri, e la stessa convinzione compare presso gli Atzechi in America Latina, in India (le Jachin) e in Messico; inoltre, in alcune contrade del nordest della Gallia (X sec) era consuetudine dei parenti inchiodarne i corpi al suolo con dei paletti, affinché non tornassero dal regno delle ombre. Qui s’intravede una delle caratteristiche del futuro vampiro, che assale le sue vittime inizialmente

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nell’ambiente familiare. Le inquietanti creature ematofaghe del mito sono quindi ben lontane dall’essere scomparse dalle tradizioni popolari: la loro presenza, sebbene inevitabilmente mutata nello scorrere dei secoli è ancora esistente in ogni angolo della terra. Si

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è assistito tuttavia al passaggio dall’incorporeo al corporeo, dal demone femmina alla donna-strega, dotata di una fisicità umana ma, come le sue antenate mitologiche, anche di desiderio di sangue e di seduzione mortale. Inoltre, nell’antichità, i vampiri sono considerati come creature mai umanamente vive, il cui effetto è focalizzato sulla privazione di sangue come simbolo di morte. In epoca più moderna invece il concetto viene rovesciato: depredare la vittima dei suoi fluidi vitali significa mantenersi in vita, vale a dire assunzione di sangue uguale immortalità. Se non è affatto dimostrato che il Dracula originale vampirizzasse le sue vittime, un caso inquietante e reale è costituito da ERZSEBET BATHORY (1560-1614), la contessa sanguinaria della Transilvania. Colta e molto bella, Erzsebet discendeva da una nobile famiglia, alleata di VLAD TEPES durante l’ascesa al potere di quest’ultimo, dalla quale ereditò sicuramente tare mentali sado-masochistiche e tendenze sessuali deviate: la zia Karla Bathory la iniziò al piacere della flagellazione, e questo, unitamente ai feroci costumi del tempo a cui la giovane quotidianamente assisteva, nonché alla pratica di riti occulti e ad una sfrenata tendenza al narcisismo, ebbe come risultato un’esplosione di follia omicida. Convinta che bagni e boccali di sangue quotidiani rendessero immortale la sua bellezza, venne riconosciuta colpevole dell’uccisione di oltre seicento fanciulle, torturate e dissanguate, quindi murata viva nel suo stesso castello di Csejthe. Questa inquietante figura è stata sicuramente quanto di più simile ad un vampiro sia realmente e storicamente esistito: “Erzsebet Bathory aveva bisogno della morte visibile, elementare, materiale, per poter morire di quella morte figurata che è l’orgasmo” racconta ALEJANDRA PIZARNIK nelle pagine di La contessa sanguinaria. Le tradizioni, come anche le vicende realmente accadute, sono destinate prima o poi ad essere immortalate in una narrazione, ed è ciò che avvie-

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ne in Carmilla di JOSEPH SHERIDAN LE FANU (18141873), che secondo alcuni trova la sua matrice ispirativa proprio nella figura ben più oscura della contessa Bathory. Il poemetto di Le Fanu non è il primo esempio in letteratura di un revenant femminile (la Christabel di SAMUEL T. COLERIDGE, 1816, ha una storia molto simile) ma si tratta di sicuro del più sensuale e trasgressivo che tratta l’argomento vampiri. Carmilla, (in realtà contessa Mircalla von Karnstein, nata due secoli prima delle vicende narrate) è una giovanissima donna che si presenta bisognosa d’aiuto alle porte del castello di famiglia, in Stiria. E subito viene accolta, ignorando naturalmente ciò che questo comporta. Diviene amica intima, molto intima, di Laura, figlia del signore del luogo, e contemporaneamente molte giovani donne della zona cominciano a morire. L’amore morboso a sfondo omosessuale tra Laura e la seducente vampira ha come effetto la lenta e progressiva consumazione dell’oggetto amato, sempre più immerso nelle torbide spire di un piacere fatale. “Tu devi essere mia, solo mia” dice Carmilla baciando Laura sulle labbra. Niente violenza e niente sangue, solo un languore angosciante che sfocia nel fascino ambiguo della morte. Carmilla è insieme fragile e misteriosa, dolce e crudele. La notte per lei non rappresenta il regno della paura bensì uno spazio lunare tipicamente femminile, e il suo alter ego animale non è un pipistrello ma un gatto, ampiamente celebrato nelle tradizioni magiche pre-cristiane e non solo: ad esempio la Bajang, vampiro donna della Malesia, si aggira la notte in forma felina. La sensualità del racconto di Le Fanu possiede un sapore mistico-pagano che ha influenzato in profondità anche il Dracula di BRAM STOKER (1847-1912). Le stesse caratteristiche si ritrovano ne La morte Amoureuse di TÉOPHILE GAUTIER (1811-1872): Clarimonde, simbolo di purezza e fascino sensuale, trascina il neo-prete Romualdo in una spirale onirica di caducità e peccato, bellezza e morte. Più cupa e sfuggente è Mortylla di

Thomas Canty, “A Pale Vision”

CLARK A. SMITH (1893-1961), enigmatica figura che appare la notte tra le pietre di una necropoli dagli echi etruschi. Mentre la figura del vampiro maschio è tutto sommato abbastanza monocorde nelle sue caratteristiche di nobiltà decadente, fascino e paura, la sua donna ha aspetti diversificati anche nella letteratura. Adolescente languida o dark lady, può essere vittima o serva fedele (le tre vampire che accompagnano Dracula) o svincolarsi dal personaggio maschile diventando protagonista. Molto particolare è la figura di Claudia nell’opera di ANNE RICE, imprigionata in un corpo infantile ma accesa da tutti i desideri e gli istinti della donna adulta. L’aura erotica associata alla figura del vampiro si mantiene quindi nei secoli: diviene simbolo del peccato e del sesso a volte estremo, in cui l’atto carnale si esprime attraverso il morso, anche se

Miti e Leggende: La Donna Vampiro

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FANTASY

Miti e Leggende

molto spesso l’esponente femmina di questa razza dell’oscurità è capace (almeno nell’iconografia tradizionale) di rapporti più completi. E a questo orgasmo fatale segue una certa procreazione anomala: il “bacio mortale” del vampiro, quando non uccide, genera un altro vampiro. Persino la pedofilia viene reinterpretata in quest’ottica: le vittime preferite sono spesso bambini, come nel caso della Lucy di Bram Stoker. Le eroine del gotico ottocentesco sono quindi molto lontane dalle loro antenate demoniache, protagoniste di violenze crude e terrori notturni; le loro figure malinconiche e solitarie ci appaiono quasi prigioniere della loro stessa crudele sensualità, e incarnano un complesso viluppo di pulsioni innegabilmente radicate nelle profondità dell’animo umano: il piacere di una bellezza sovrumana, il desiderio di possesso totale dell’altro, l’aspirazione all’immortalità. Quando tutto questo si associa

ad una protagonista donna, si carica ulteriormente di tensione carnale divenendo il simbolo del doppio, dell’eros fatale, dell’aspetto più perturbante e trasgressivo della femminilità. Nel Dracula di Stoker, Harker viene sedotto dalle mogli del conte, ed in questa scena l’assalto di tre donne su un uomo inerme ha uno sfondo erotico ampiamente sottolineato dall’autore: “La ragazza si era inginocchiata, si era protesa su di me, e mi divorava soltanto a guardarmi. C’era una manifesta voluttà che era insieme elettrizzante e ripulsiva, e mentre piegava il collo si leccava le labbra proprio come un animale, e al chiarore della luna ho potuto veder scintillare le labbra umide e scarlatte, e la lingua rossa lambire i denti bianchi e appuntiti... Poi si è fermata e ho potuto udire il risucchio della lingua che leccava i denti e le labbra, e ho potuto sentire il fiato caldo sul collo... poi ho percepito il tocco morbido e fremente delle labbra sulla pelle sensibilissima della gola, e la pressione dura di due denti aguzzi che sfiorano appena e si arrestano. Ho chiuso gli occhi in un’estasi di languore, e ho atteso, atteso col cuore che mi batteva forte.” [Bram Stoker, Dracula] In questi figli delle tenebre la violenza e il piacere della caccia si associa sempre e comunque al proprio nutrimento e all’appagamento sessuale della vittima, e la figura femminile non fa eccezione; tra l’altro, le differenze tra rapporto omosessuale ed eterosessuale perdono di significato, aspetto ampiamente sfruttato da una certa produzione

Luis Royo, “The Vampire Sextette”

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La DONNA VAMPIRO Luis Royo, “Dark Words”

hard della letteratura moderna e dei fumetti (Jacula, Zora, Sukia, Yra...). La donna vampiro si è adeguata ai tempi, o piuttosto ne è stata, suo malgrado, assorbita. Non più spettro demoniaco, non più eroina romantica fragile e perversa, si ritrova attualmente in molte produzioni trash e in poche rare apparizioni degne di rilievo, in cui tuttavia la sessualità sembra essere ancora l’aspetto dominante; ma quell’aura particolare di ambiguità e di mistero, di paure ataviche e di senso del sovrannaturale sembra essersi completamente persa. Le vampire di Anne Rice, vera madre di questo personaggio in veste moderna, vivono in un alone di quotidianità in cui tutto è codificato, anche se in un mondo parallelo sconosciuto alla maggior parte degli umani. Oppure diventano eroine un po’ cyberpunk come nel film Underworld, in cui il tratto distintivo sembra essere solo il canino allungato e l’arrampicata sul muro. O sono impiegate di un’organizzazione

“statale” alternativa, come nel neo fantasy russo di SERGEJ LUK’JANENKO. Questa ”regolamentazione” del vampiro, più che un’evoluzione istintiva del mito, sembra un tentativo di riportare nei ranghi qualcosa che per sua natura esula della razionalità umana, e di esorcizzare alcuni aspetti della personalità femminile da sempre visti con sospetto. In realtà i vampiri sopravvivono in quegli abissi che le facoltà umane fuggono, quelle aree d’ombra che la società civile non può accettare, ma che attirano irrimediabilmente il nostro lato oscuro. Prima o poi, una nuova forma di questo predatore innaturale resusciterà dal pozzo profondo delle paure ataviche, magari mutato nel suo aspetto esteriore ma immediatamente e spaventosamente riconoscibile.

* CRISTINA “ANJIIN” RISTORI

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FANTASY

Intervista:

ROMANIA 2006: intervista con gli eredi del Vampiro. J

onela T. è piccola e bionda, sembra più giovane dei suoi ventotto anni, ma in realtà è fatta di ferro. Merito o colpa di quello che ha passato prima di arrivare in Italia. Ora parla bene la nostra lingua, lavora e vuole studiare da infermiera. Viene da Nanov, nella regione di Teleorman (Romania), una zona di pianure sterminate, dove la neve in inverno è alta fino al ginocchio e dove ci si sposta ancora a cavallo perché le auto sono da ricchi. I suoi due bambini sono felici di essere nel nostro paese perché qui mangiano, la playstation ce l’hanno tutti e a scuola i maestri non li picchiano. Quello che Jonela racconta delle tradizioni tra cui è vissuta ha l’atmosfera remota e un po’ inquietante di almeno due secoli fa. La vita è un po’ diversa dalla nostra, in certe zone della Romania. E io naturalmente le chiedo del più famoso dei suoi “connazionali”. Alla mia domanda, risponde di aver visto il castello di Dracula, naturalmente, come una normale turista. E sorride noncurante come quando noi parliamo del vicino di casa. Ne segue una lunga conversa-

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zione, in cui vene fuori molto di quella che è la tradizione rumena dei giorni nostri, e del perché, indubbiamente, la Romania è davvero la culla di tutto ciò che sta attorno alla leggendaria figura del vampiro. Parlando con lei, ascoltandola, ho capito perché questa particolare e spaventosa figura è stata così profondamente associata, nell’immaginario collettivo “moderno”, alla cultura balcanico-slava: il contorno di memorie e usanze, tradizionalmente associate alle creature della notte, è là talmente radicato da divenire parte consueta della realtà. La Romania di oggi è anche e ancora questo: il colloquio che riporto è solo una testimonianza, alla quale naturalmente ognuno darà l’importanza e il valore che ritiene opportuni.

C.

La Romania è la patria di Vlad Tepes, Dracula per meglio dire. Come viene considerata da voi questa figura?

JT.

Vlad Tepes è conosciuto da noi come lo è anche qui in Italia: un principe, un condottiero che ha sconfitto i Turchi. E che poi è diventato quello che è diventato, un vampiro. Il castello è molto bello [castello di Bran n.d.r], è possibile visitarlo con le guide, e sentirne da loro tutta la storia. Ma è soprattutto la gente del posto che conosce le cose… È lontano da dove abitavo

Intervista: Jonela T.


Romania 2006 Paesaggio rumeno, foto di MIrcea Valcu

io, ma sono andata a vederlo.

C.

Che cosa è, per un Rumeno, un vampiro? Pensate che esistano ancora o sono solo un mito, una cosa da raccontare?

JT.

Non esistono più i vampiri, almeno che io sappia. Non ho mai sentito dire da nessuno “quello è un vampiro”, ma la gente è convinta che siano esistiti. Sono esistiti veramente, ma appartengono ad un’altra epoca, un’epoca meno contaminata. Cerco di spiegarti: prima la gente aveva una fede più pulita, che permetteva di separare esattamente il bene dal male. Quando ancora esistevano i vampiri, si sapeva esattamente cosa era malvagio. E veniva combattuto. Ora non è più così, le persone tendono ad assuefarsi al male, a non riconoscerlo in se stessi e a farlo agli altri. Con tutti i mezzi. Voi qui non credete a queste cose, ma noi sì.

la zona in cui la convinzione è più forte è quella dove regnò Tepes. È una tradizione tramandata dagli anziani, che erano anche i più esperti a proLa tua terra è vista folkloristicamente come teggersi. L’uso del paletto c’è ancora da noi, solo, la patria dei vampiri, con tutto il contorno non è per i vampiri. È per gli strigoi. solito: creature che volano la notte, aglio e paletti. Di tutto questo cosa c’è di vero nelle vostre [ pausa sconcertata da parte mia...] tradizioni?

C.

JT.

C.

I simboli sono quelli, non sono camAncora oggi esiste la tradizione di piantabiati. Le persone si proteggevano verare paletti nei corpi di persone decedute? mente con l’aglio, la croce al collo e anche con gli Di alcune particolari persone? specchi. Il vampiro ha paura degli specchi. Da noi si coprono gli specchi perfino quando muoiono Sì, anche se non sono paletti ma ferri. le persone “normali”, perché lo spirito non vuole E questo non me lo hanno raccontato, essere riflesso. Credere nell’esistenza dei vampiri l’ho visto fare con i miei occhi. A coloro che sono è una cosa generalizzata in tutta la Romania, ma strigoi, uomini o donne.

JT.

Intervista: Jonela T.

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FANTASY

Intervista:

C.

Cosa sono gli strigoi? Da molte parti si legge che i vampiri rumeni si chiamano così, e possono essere sia persone vive che morte.

JT.

Gli strigoi non sono vampiri, sono persone vive con la capacità di fare del male. Tra loro c’è chi lo fa volontariamente, ma in genere questo potere agisce senza che lo vogliano. Uno strigoi non beve il sangue, ma se qualcosa gli piace molto lo “prende” con sé, cioè lo fa morire. Può succedere con qualsiasi cosa, una pianta che dà bei frutti, un cucciolo di animale che desiderano avere, una persona bella che li colpisce, una creatura per cui provano molta tenerezza. A uno strigoi i parenti, prudentemente, evitano di far vedere i bambini. Mio padre era uno di loro, e non mi ha mai baciato né fatto alcun gesto d’affetto, per paura di farmi del male. Gli strigoi nascono con quella che voi chiamate “la camicia”, cioè un pezzo di placenta sul viso, ma il potere compare quando il ragazzo o la ragazza cresce, dopo la pubertà. Non è un bel dono. Essere strigoi vuol dire essere maledetti. Anche se non uccidono, possono fare del male involontariamente, magari quando provano rancore per qualcuno: la persona si ammala senza che i medici possano comprenderne il motivo. È successo ad un collega di mio padre, che gli aveva fatto una brutta azione. Per curare questi malati servono persone “particolari”, che conoscono le preghiere adatte. In genere sono donne anziane, o preti che dicono una messa speciale, in cui il malato deve stare sdraiato a terra. Gli strigoi sono persone normali che possono fare il male come no, anche senza volerlo. Ma in genere cercano di evitarlo, altrimenti sono destinati a soffrire nell’altra vita. Il problema è che, dopo la morte, essi ritornano nella loro casa, dalla loro famiglia! E non è affatto una bella cosa! Per fortuna esistono rimedi che da noi quasi tutti conoscono, e allora la gente fa quello che c’è da fare.

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C. JT.

Cosa succede quando viene fatto “quello che c’è da fare”?

In genere i parenti sanno se uno di loro è strigoi. Dopo la morte, la persona viene lasciata stare per un giorno, poi vengono chiamate quelle persone “particolari” che dicevo prima. Queste donne o questi preti si mettono intorno al corpo, dicono le loro preghiere e fanno il segno della croce usando olio e vino. Di solito basta questo, ma se non è così, allora prendono un ferro e bucano l’ombelico. Io questo l’ho visto fare al corpo di mio padre. Lui è morto in ospedale, ma in Romania non è come qui, per legge i morti vengono riportati a casa. Gli avevano fatto l’autopsia, ma il corpo era ancora caldo e morbido [senza rigor mortis n.d.r]. Lui sapeva ciò che era e aveva chiesto che gli fosse praticata tutta la cerimonia, perché era molto potente. Per piantare il ferro ci vuole molta forza e un martello; e i corpi urlano quando vengono trapassati. Solo in questo modo i morti non tornano e trovano pace.

C. JT.

Urlano?

Sì, fanno un verso forte, una specie di rantolo. Invece, c’era una mia vicina a cui è morta la figlia di diciotto anni… Nessuno sapeva che fosse strigoi, e quindi nulla è stato fatto al momento della morte. In seguito, la gente pensò che la madre fosse impazzita, quando disse che la figlia ogni notte tornava a chiamarla piangendo. Alla fine dei preti sono andati nella sua casa, ed hanno visto e sentito quello che vedeva e sentiva lei. Così è stato chiesto il permesso alle autorità per aprire la tomba. Sono venuti i judecatori [ufficiali di polizia] a farlo, e c’ero anch’io perché la cosa è pubblica. La ragazza era rovesciata a faccia sotto e

Intervista: Jonela T.


Romania 2006

Sighisoara, foto di MIrcea Valcu

il corpo ancora caldo, sembrava che dormisse. In questo caso le preghiere non sono bastate, e i preti hanno dovuto usare il ferro. Anche la mia bisnonna era strigoi. Quando è morta, è stata seppellita normalmente, ma poi è tornata. Io ho visto volare piatti e soprammobili, e si accendersi la luce in casa senza che nessuno toccasse l’interruttore. Dopo quindici giorni dalla morte le hanno fatto quella messa speciale, e tutto è tornato a posto. Poi, però, bisogna fare altre cose.

C. JT.

Cosa?

Dopo il funerale, si mette sulla bara una croce fatta di aglio. Poi si fa un piccolo altare all’esterno dalla casa coperto da un bel tovagliolo, con sopra due bicchieri, uno di acqua e uno di vino, che vanno riempiti tutti i giorni, perché la mattina sono mezzi vuoti. Il vino rappresenta il sangue; bisogna dissetare l’anima, altrimenti essa torna e te lo chiede. Questo mi è stato raccontato, non l’ho visto io. È successo ad una signora che conoscevo.

C. JT.

Tu sei cristiana ortodossa. Quando parli di preti, intendi sacerdoti consacrati?

Certo! Sono i nostri preti. E credono in queste cose. Aiutano a togliere le maledizioni. Tutti i venerdì celebrano messe speciali. Anche le vrajitoare [streghe/maghe] fanno lo stesso; loro usano molto la farina, l’incenso e l’acqua santa… Ci sono intere famiglie rovinate dalle fatture. Io però da loro non ci sono mai andata. Essere strigoi si trasmette col sangue. Io non lo sono, e spero nemmeno i miei figli..

C. JT.

Molti Rumeni ora vivono in Italia. Anche qui continuano queste tradizioni?

Non so, non penso. Voi avete un modo diverso di pensare e di vedere le cose. Sembra che vi vergogniate di credere… Io, forse, in agosto torno in Romania per i permessi; se vieni con me, ti faccio conoscere le persone giuste. Ti faccio vedere di persona.

CRISTINA “ANJIIN” RISTORI

Intervista: Jonela T.

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FANTASY

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Gdr Intervista

ROSSOFIORENTINO I vampiri sono tra noi...

er anni i giochi di ruolo sono stati giocati attorno ad un tavolo con i debiti accessori che comprendevano, oltre a matite e dadi, anche una buona scorta di snack e bibite. Per anni anch’io li ho giocati così, passando da un’avventura all’altra, tra ambientazioni fantastiche o futuristiche, invasioni di demoni o l’immancabile principessa da salvare. Poi, col tempo, si provano anche altre strade: pbem (play by e-mail) dove si mettono alla prova le proprie abilità narrative, e i vari giochi per computer nei quali finalmente si ha modo di visualizzare un evento senza ricorrere alla sola fantasia. All’improvviso ecco i live, e il mondo attorno a te cambia radicalmente. Non sei più una voce fuori campo e un lancio di dadi, adesso siete tu e il tuo avversario uno di fronte all’altro... puoi guardarlo negli occhi e leggervi le sue paure o la sua incrollabile sicurezza, e ti domanderai: “Oddio e adesso come lo fermo questo?”. Finalmente si prova il vero brivido dell’avventura! Ho conosciuto il nostro intervistato ai tempi di un pbem chiamato “I fiori del male”, e ho imparato a conoscere e apprezzare la sua fervida e sadica mente creativa. Poi IFdM è finito e ci siamo persi un po’ di vista, fino a un bel giorno quando un criptico messaggio su Messenger mi chiedeva: “Ti andrebbe di partecipare ad un live di vampiri?” Da quel momento in poi ho scoperto due cose importanti: il mondo di RossoFiorentino e il fatto che Piero era ancora un sadico.

C. Piero parlaci di te e delle tue esperienze prima di RF.

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P. Mi chiamo Piero Pirro, sono laureando in giu-

risprudenza all’università di Firenze, ho circa 30 anni, sono un po’ in ritardo, qualcuno direbbe a causa dei giochi di ruolo ma così non è. Il gioco di ruolo è sempre stato uno dei miei hobby preferiti; ho iniziato a giocare che avevo circa 15 anni con Cyberpunk della TALSORIAN. Ho cominciato arbitrando; mi ricordo che mi scoprii bravo, notai che mi riusciva con facilità creare, improvvisare, interpretare personaggi diversi e renderli sempre appetibili, sempre divertenti da interagirci. La mia esperienza è aumentata nel corso degli anni, il vecchio gruppo si è diviso, molti dei giocatori se ne sono andati per vari motivi, altri sono tornati… Nel frattempo ho conosciuto più o meno quasi tutti i giochi che sono in commercio. Tra i vari nomi potrei annoverare Il Richiamo di Cthulhu della CAOSIUM, D&D di cui però ho un’esperienza minima, Warhammer Fantasy RPG che arbitro e gioco sempre volentieri. Vampiri la Masquerade, in particolare, che è stato un amore difficile. Quando lo lessi la prima volta non ero abbastanza cresciuto, e questi sono giochi “maturi”, con tematiche di un certo tipo che non tutti possono capire o accettare; i vampiri sono in costante contatto con il sangue, con la morte, con il dolore, e con la spaventosa idea dell’eternità (che schiaccerebbe chiunque di fronte alla prospettiva di dover perdere fatalmente prima o poi tutti gli affetti). Vorrei citare L’immortale di MILAN KUNDERA che riesce a rendere in modo efficace l’idea degli effetti alienanti che una possibile vita eterna provocherebbe nella psiche umana. Si tratta quindi di gioco di ruolo le cui tema-

Gdr Intervista: RossoFiorentino


rossofiorentino tiche toccano molte discipline, come la teologia, la filosofia, la storia, la medicina, e che pertanto si rivolge ad un pubblico capace di soppesarne le “profondità”. Con questo non voglio dire che un ragazzino non possa giocare ma senza un minimo di maturità rischia di essere vissuto in modo banale. Rispetto ad altri giochi di ruolo, che lasciano più libera la creatività, Vampiri la Masquerade presenta aspetti, come l’intrigo, difficili da riprodurre e gestire. Quando iniziai a giocarlo, non avevo ancora una reale cognizione di cosa fossero le macchinazioni, i tradimenti, i colpi bassi… Lo imparai in seguito, soprattutto giocando il live. A dire il vero, le prime due volte mi “uccisero” subito; colpa mia che cercavo di ottenere tutto e subi-

de con un gioco di ruolo normale – i giocatori si muovono realmente all’interno dell’ambiente narrativo, che può essere una stanza, una città o, volendo, un intero continente. Un’altra diversità fondamentale è che i personaggi “non giocanti”, quelli cioè che non esistono realmente ma vengono utilizzati dall’arbitro per aumentare l’interazione fra i giocatori e l’ambiente di gioco, nel live praticamente non esistono. Il numero di giocatori live è elevato, tanto che i personaggi non giocanti perdono di utilità. Ci sono vari tipi di live. Esistono quelli fantasy, sullo stile di Dungeons & Dragons (D&D), nei quali i giocatori si ritrovano in luoghi aperti e spaziosi. Hanno il loro punto di forza nell’uso di costumi, anche storici, ed “equipaggiamenti”,

normalmente scudi e armi finte. Queste armi vengono realizzate in maniera tale da non risultare pericolose, e gli effetti simulati dei colpi inferti vengono determinati convenzionalmente; se io . Cos’è un gioco di ruolo live? E cos’è in riesco, per esempio, a colpire con la mia spada di particolare un live di vampiri? gommapiuma un altro giocatore, il personaggio di quest’ultimo risulterà ucciso se i suoi “punti feriP. È un gioco di ruolo quando i giocatori si metto- ta” saranno scesi a zero. no attorno ad un tavolo e, invece di bere una birra Diverso da quello di D&D è live di vampiri; o mangiare una pizza, decidono di raccontarsi una il primo è basato principalmente sul combattistoria. Uno dei giocatori fa la parte dell’arbitro, mento, il secondo invece sulla trama, gli intrighi dirigendo e coordinando lo sforzo narrativo co- politici, il tradimento e le pugnalate alla schiena, mune, mentre gli altri interpretano dei personaggi, insomma tutto ciò che facilita uno scontro veloche interagiscono con la storia “compiendo” azio- ce, impari, ricco di agguati e colpi bassi. D&D ni e movimenti immaginari. rimane ancorato a un tipo di confronto leale e In un live – e qui sta la differenza più gran- cavalleresco, tra vampiri invece non c’è onore. to, come fosse un gioco di ruolo cartaceo, mentre nel live occorre operare con pazienza e saper essere molto subdoli.

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Gdr Intervista

MARCO FURIO SQUARCIALUPI Un live di vampiri è soprattutto un gioco di negoziazione e interazione tra i personaggi; lo scopo del giocatore è quello di procurarsi vantaggi politici, tramite i quali acquisire maggiore potere all’interno della “città scenario”. I vampiri, secondo l’ambientazione generica di questo tipo di gioco, sono organizzati in feudi, e normalmente un live si tiene in un luogo che rappresenta le corti di una città. Tuttavia si conoscono esempi di vari live che sono tra loro collegati in maniera da consentire ai personaggi l’interazione in più d’una città; si tratta ovviamente di casi che richiedono uno sforzo organizzativo immenso.

C. Cosa differenzia RossoFiorentino da Vampiri la Masquerade?

P.

L’ambientazione. In RossoFiorentino viene mantenuta quella “base”, descritta nella seconda edizione del manuale italiano, senza nessuna delle

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varie espansione. Le successive edizioni del gioco, infatti, con l’introduzione di altri clan, altri poteri, altri intrighi, e con la spiegazione di alcune parti della trama, hanno sì per molti versi arricchito il gioco, ma togliendone molto fascino e mistero. Purtroppo, poiché molti giocatori leggono i manuali trovandosi quindi in condizione di conoscere le trame prima che si svolgano nel live, discostarsi da quanto portato avanti dalla WHITE WOLF (creatrice del gioco di Vampiri la Masquerade) è una scelta forzata se si vuole mantenere mistero e pathos. Per questo motivo ho scelto che l’ambientazione fosse mia, pur conservando le basi e le idee del gioco originale. Anche da noi esiste una Camarilla che domina su tutti i vampiri, e impedisce la guerra aperta fra i 7 clan. Simili a quelli di Vampiri la Masquerade sono anche gli status che usiamo: c’è il Principe, che governa la città e chi vi abita; il Gonfaloniere di Giustizia (quello che viene chiamato in altre ambientazioni lo Sceriffo), che veglia sulle leggi della Camarilla; un Notaio, che presiede al sistema dei favori sui quali teoricamente la società vampirica dovrebbe funzionare, una sorta di sistema monetario; i Primogeniti, i capi dei vari clan stanziati nella città; e le Arpie, che tengono sotto controllo la corte attraverso il sistema dell’etichetta creato per individuare i vampiri pericolosi e poterli distruggere. Nell’ambientazione della WHITE WOLF come anche in RossoFiorentino, i vampiri sanno che la scoperta della loro esistenza potrebbe portarli alla distruzione, la Camarilla è quindi una società segreta, e chiunque metta in pericolo tale segretezza deve essere eliminato. I vampiri vivono una lotta costante contro quella che viene chiamata la Bestia, una sorta di demone che li spinge a perdere il controllo e compiere in continuazione atti di crudeltà inumana; il fatto di essere vampiri al tempo stesso umani e mostri è una delle tematiche più importanti dell’ambientazione.

Gdr Intervista: RossoFiorentino


rossofiorentino Attraverso l’etichetta, i suoi dettami – che sono minuziosi, difficili da seguire, intollerabili per una persona normale – e tutta una sorta di piccole umiliazioni alle quale deve sottostare, il vampiro dimostra la sua capacità di mantenere il controllo. Non seguendo questa condotta, verrebbe considerato potenziale preda della Bestia, e quindi un pericolo per tutti.

C. Parlaci dell’Associazione di RF.

P.

L’Associazione di RF è nata soprattutto come una necessità poiché, per usufruire dei luoghi che ci ospitavano (di proprietà del Comune o della Casa del Popolo), era richiesto che il gruppo si costituisse in una sorta di associazione. Abbiamo dovuto quindi creare uno statuto, formando poi a tutta una serie di organi: consiglio direttivo, tesoriere, segretario, presidente, una commissione deontologica (che serve molto spesso purtroppo)… Comunque l’associazione in un certo senso è stata un bene, perché ha permesso di organizzarci in modo più ordinato. Le elezioni del consiglio direttivo si svolgono ad aprile, le cariche durano da 1 a 2 anni, in questo momento io ricopro il ruolo di Presidente, una carica con responsabilità di carattere penale, in pratica rappresento in tribunale l’Associazione RossoFiorentino. Il potere di allontanare soci compete al Consiglio Direttivo e dalla Commissione Deontologica. Quest’ultima è nata per vigilare in qualche modo sulla partecipazione all’associazione, e sulla serietà degli associati.

C. Parlaci dei tuoi collaboratori più stretti.

ENRICO D’ESTE

P.

Al momento RossoFiorentino ha quasi 4 anni. All’inizio consisteva in un altro live, composto da cinque giocatori che poi aumentarono. Ad un certo punto, per divergenze col narratore, decidemmo di staccarci e fare qualcosa di nostro. Alcuni ci seguirono, dando vita a ciò che, oggi come allora, si chiama RossoFiorentino in onore del primo live (che portava appunto questo nome). I miei collaboratori più stretti, attualmente, sono i membri del Consiglio Direttivo e i Proto Narratori dei quali non posso parlare perché le loro identità fra i giocatori sono segrete. Nel Consiglio Direttivo, cioè le persone che hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo del gioco, c’è SIMONE BIAGINI; grazie a lui disponiamo di un forum e di un database on-line (consultabili da tutti tramite un account personalizzato), di un sistema di combattimento e di un sistema dei territori (Firenze è suddivisa in territori di caccia per vampiri). Tra gli altri, devo menzionare MASSIMILIANO ZITA, che è stato funzionale nella creazione del questionario on-line da riempire per poter acce-

Gdr Intervista: RossoFiorentino

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FANTASY

Gdr Intervista

P.

Chiunque può appartenere all’associazione senza fini di lucro, e chiunque può partecipare al live. Ci sono tuttavia dei piccoli requisiti: aver compiuto il diciottesimo anno di età e non avere precedenti penali. E aver voglia di giocare, divertirsi e stare in compagnia, questo è fondamentale. Esiste poi tutta una serie di norme di comportamento che in realtà non dovrebbero nemmeno essere spiegate, ma che è sempre bene ribadire ai nuovi arrivati. In ogni caso, per partecipare è sufficiente recarsi sul sito, attraverso cui si può scrivere ai narratori, i quali si metteranno poi in contatto. In realtà lo statuto prevedrebbe che un nuovo giocatore venisse presentato da 2 associati, tuttavia valutiamo comunque ogni richiesta, anche da parte di aspiranti non presentati. Nel momento in cui si entra nel gruppo, bisogna iscriversi all’ARCI perché attualmente è il luogo che ci ospita durante i live; c’è inoltre da versare un contributo annuale di 35 euro a copertura delle spese organizzative.

LATOR ACCADEMIUS TANQUE MINUS ODERMISQUE dere al gioco; FEDERICO BOEM, che ha contribuito con la sua vasta conoscenza e la sua personalità unica, rendendo il nostro davvero un gioco di intrattenimento adulto; e DEBORA DINI, mascotte di RossoFiorentino essendo (purtroppo) una delle poche ragazze partecipanti, è anche una grafomane incallita il cui apporto è stato determinante per la redazione del materiale scritto. Parlare di collaboratori singoli è però difficile perchè tutti i partecipanti, davvero, hanno dato il loro contributo. RossoFiorentino è un gioco unico e complesso, ma superata questa complessità – e forse anche grazie a questa – credo che rappresenti un’esperienza in grado di arricchire chi la interpreti con lo spirito giusto.

C. Come si partecipa? È aperto a tutti?

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C. Come si svolge una campagna di RF? P. Molto spesso i live a cui partecipavo avevano

autonomia di una serata, o di 2 massimo 3 sere consecutive; in pratica ogni sessione rappresentava una storia che, quando terminata, non aveva ripercussioni sulle successive. Nightlife, il nostro primo esperimento, era un live permanente e durò quasi un anno, come un’unica e lunga avventura. In RossoFiorentino abbiamo suddiviso il gioco in episodi composti normalmente da due incontri (il primo e il terzo venerdì del mese) chiamati sessioni ufficiali, che iniziano la sera alle otto e terminano a mezzanotte. Alla fine di ogni mese si conclude un episodio, la cui successione determina l’andamento della campagna. Ogni giocatore mantiene il proprio personaggio di episodio in episodio vedendone crescere le capacità in proporzione ai successi che ottiene, questo fin-

Gdr Intervista: RossoFiorentino


rossofiorentino quindi distribuiti ai giocatori dei fogli informativi, che li aggiornano su quanto accaduto al loro personaggio durante la pausa, in maniera che possano adeguare la loro recitazione di conseguenza. La serata va avanti con una serie di interazioni; i personaggi possono peraltro decidere di partecipare alla serata semplicemente sedendosi e bevendo una birra, ma nella maggior parte dei casi i giocatori agiranno per tessere le loro trame che produrranno benefici nel proseguio del gioco. Questo tipo di interazione viene intrapreso a gusto del giocatore: può essere violento (natuCOSIMO DEGL’INNOCENTI ralmente in termini di gioco, dato che non è ammesso dal regolamento niente di più violento di ché il giocatore non si stanca e decide di cambiar- un semplice contatto fra giocatori), intimidatorio lo, o finché il personaggio stesso, in seguito a uno o persuasivo. Durante tutta la serata si risolvono scontro con un’altro o al fallimento di un qualche queste azioni, forgiando e spezzando alleanze, e il movimento politico della serata e della storia si obiettivo, muore. evolve. . Come si svolge una partita? . I giocatori: tutti satanisti? P. Ci sono principalmente due modalità di gioco in RossoFiorentino, le sessioni ufficiali e il “fuori P. Esiste una certa corrente giornalistica che vorrebbe i giocatori di giochi di ruolo in generale gioco”. Le sessioni ufficiali rappresentano gli incontri – ma soprattutto quelli di vampiri – legati a delle della corte dei vampiri, eventi speciali che si verificano con cadenze molto irregolari. Queste serate sono le uniche occasioni in cui tutti i vampiri della città si riuniscono. Ovviamente si tratta di riunioni molto particolari perché il vampiro è un vero e proprio predatore, e mettere insieme in una stanza innumerevoli gatti è il modo più certo per farli litigare, spesso mortalalmente. Per evitare l’inconveniente esiste la regola dell’Elysium (una sorta di terra consacrata, alla Highlander) che impone di non portare “armi” nei luoghi dei ritrovi. Il “fuori gioco” rappresenta invece la pausa fra una riunione e un’altra. Durante questo periodo di tempo più o meno lungo, i giocatori possono portare avanti i loro intrighi o subire gli intrighi degli altri e le trame del narratore. All’inizio di una sessione ufficiale vengono

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ELISABETTA

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C. Parlaci dei giocatori di RF? P. Ho un immenso debito di gratitudine verso

coloro che ho avuto a giocare alla mia creatura; oramai non posso neppure più dire che sia mia, dato il pesantissimo e rilevantissimo contributo da parte dei giocatori e dei collaboratori; la stessa creazione del gioco deriva dall’interpretazione simultanea di tutti i giocatori. Per fare un parallelismo artistico, considerando l’uso che fa della recitazione, della scrittura, e di altre modalità espressive, chiamerei quella di RossoFiorentino una “installazione”. È un gioco che richiede un certo impegno da BOEMONDO DI LAUTENBACH parte di tutti coloro che vi si dedicano. Molto spesso la stanchezza della giornata lasette di carattere satanico. vorativa riduce la capacità espressiva e recitativa Io credo che non si possa fare di tutta l’erba dei giocatori, eppure noto sempre una gran voglia un fascio… di giocare e divertirsi, soprattutto di stare insieI fatti narrati nei live sono immaginari, non me. hanno nulla a che vedere con la vita reale; e i gioGrazie al gioco ho conosciuto persone interescatori che vi partecipano lo sanno perfettamente. santi e sono molto contento dell’esperienza avuta Qualunque sia la parte che interpreto, in un live finora. così come se fossi in teatro, devo comunque saper . Hai qualche aneddoto da raccontarci? distinguere tra ciò che è il mio personaggio e ciò che sono io. Interpretare e giocare è un conto, mentre vive- P. Sul nostro forum è presente un thread scritto re esperienze di carattere mistico-religioso è tutto dai giocatori, dal nome “Scene da 1000 e 1 live”, un altro paio di maniche. dove sono raccolte situazioni molto divertenti. Il carattere persecutorio che c’è nei confronti Naturalmente, per capirle appieno, si dovrebbe di questa forma di divertimento penso derivi dal- conoscere l’ambientazione di Vampiri la Masquela maturità degli argomenti promossi nel gioco rade, ma possiamo compensare con una piccola stesso; a chi non conosce questo genere di attivi- spiegazione iniziale: tra vampiri contano molto tà resta difficile conciliare temi così complessi e sia la differenza di anzianità sia l’eventuale carica carichi di implicazioni culturali a un loro utilizzo ricoperta nel principato. Il divario tra chi è più anmeramente ludico, e da parte di persone che non ziano o più influente e chi è semplice suddito del sono più bambini, tra l’altro. Il risultato è che è feudo è spesso così netto che ai comuni vampiri molto più facile per loro etichettare tutto con il è proibito perfino rivolgersi a quelli importanti termine setta. È possibile che gente mancante di (rischiando altrimenti di offenderli). Esistono pomaturità possa sentirsi attratta da una vita settaria, che eccezioni, per esempio i casi in cui un “picma non è comunque il caso di persone che io ab- colo” vampiro porti l’ambasciata di qualcuno più bia mai visto giocare ai live di vampiri e tantome- in alto di lui. Questa scena si svolge a un tavolo in cui personalità autorevoli del Principato stanno ad un live di RossoFiorentino.

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no discutendo questioni importanti. Un vampiro noto come giovane e tutt’altro che importante si avvicina, probabilmente – pensano i grandi – per portare le parole di qualcuno. Uno dei vecchi si rivolge al nuovo arrivato: «Ebbene? Cosa vuoi?» Il giovane alza lo sguardo e fa un breve inchino. «Signore, devo parlarvi, chiedo il permesso di sedere al vostro tavolo.» «In vece di?» C’è qualche istante di silenzio, poi il giovane, con sguardo imbarazzato, risponde: «Invece di restare in piedi, signore.» Il vampiro più anziano sospira e scandisce: «IN VECE di?» Come si può notare, le regole del live prevedono che i giocatori imparino una serie di norme di etichetta per poter recitare al meglio i loro personaggi, così come un attore deve imparare come ci si inchina o come si saluta se vuole rendere sul palco un nobile del ‘400. Questo perché nella realtà del gioco è così che funziona, i vampiri rispettano una serie di regole che li mettono al sicuro da piccoli errori che potrebbero, però, se commessi in pubblico, costar loro la vita. Imparare queste procedure e come servirsene contro gli altri richiede un po’ d’impegno, ma è anche una delle sfide più intriganti che RossoFiorentino propone.

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1. La furia di Argo 2. L’arrivo dell’Arconte 3. Noi... vampiri 4. A colloquio 5. Magia Tremere 6. La corte Gangrel

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Vampirila I

l Vampiro... forse una delle creature più affascinanti e romantiche, nonostante sia spesso associato al male. Dovunque se ne legga o lo si veda rappresentato, egli è l’essenza stessa della solitudine, l’eterna noia di un essere che, seppur potente, mantiene comunque umani bisogni e debolezze. Dal film Dracula del 1931 con Bela Lugosi questa figura si è evoluta, nel bene o nel male. Il vampiro degli ultimi anni non è più una creatura sola, ma, pur mantenendo il suo individualismo, si circonda di altri che condividono la sua maledizione. Nel gioco di ruolo Vampiri la Masquerade ci troviamo di fronte ad una vera e propria società vampirica, con una gerarchia, dei capi e delle leggi. Ambientato in quelli che possiamo definire i giorni nostri, quello di “Vampiri” è un univer-

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Masquerade so popolato da esseri che ormai controllano ogni aspetto della vita dell’uomo comune: politica, finanza, giustizia, chiesa... Tutto è dominato da un vampiro che, di solito, si serve del potere per mantenere occultata l’esistenza della sua razza. Questa è la Masquerade, il Segreto, tanto prezioso per la società vampirica, perché il Vampiro sa bene che una folla inferocita armata di forcone e torce – o il suo equivalente odierno – gli può essere letale. Seguendo l’introduzione del manuale base,

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Brujah

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Toreador

descriviamo questi “signori della notte”: sono immortali come le leggende ci insegnano, si nutrono di sangue e bruciano al contatto col sole; invece, a quanto pare, non hanno nessuna avversione per l’aglio e per l’acqua corrente, e non vengo uccisi da un paletto nel cuore, né di frassino né di altro tipo di legno. Per quanto riguarda i simboli sacri, ne vengono danneggiati solo se chi li impugna ha una grande fede. Ma chi sono i vampiri del gioco? Secondo le informazioni riportate dal “Libro di Nod” (una specie di Bibbia), sono i discendenti di Caino, esiliato nella terra di Nod dopo aver ucciso il fratello Abele ed essere stato per questo maledetto da Dio. Caino rappresentò la prima generazione. Con i suoi tre figli, Zillah, Irad e Enosch, che vissero nella Prima Città di Enoch, nacque la seconda generazione. La terza generazione, gli Antidiluviani, così chiamati perchè creati prima del diluvio universale, fu importante per due motivi: perché creò i clan, o gruppi di vampiri che condividono gli stessi poteri e teoricamente gli stessi fini, e perché iniziò la guerra chiamata Jyhad, una lotta per il predominio che ancora oggi viene combattuta. Di generazione in generazione si arriva alla quindicesima, composta dai Fratelli – come si chiamano fra loro i

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Tremere

vampiri – dal sangue cosi “annacquato” da renderli solo una pallida imitazione dei loro avi. Ed è proprio il sangue a rappresentare il fulcro della vita del vampiro e della sua intera società; oltre ad essere – quello umano – la sua unica fonte di sostentamento, è anche ciò che rende un vampiro più potente degli altri. Il sangue di Caino che scorre in ogni non-morto è l’unità di misura del suo potere: più il vampiro è di una generazione vicina al Primo Nato, più è potente. Ma c’è anche un modo per aumentare la purezza del proprio sangue: commettere Diablerie, o più precisamente nutrirsi del sangue di un

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altro vampiro di generazione anteriore. I vampiri e i clan sono in continua lotta fra loro per la supremazia, e si sarebbero ormai del tutto annientati se non fosse per la Masquerade e la Camarilla. Nata nel 15° secolo per nascondere la società vampirica all’Inquisizione, la Camarilla è stata, ed è tutt’ora, un organo di controllo sull’osservanza delle leggi della Masquerade; inutile dire che qualsiasi infrazione a queste leggi è punibile con la morte. In ogni città sotto il dominio della Camarilla si può trovare una precisa struttura gerarchica: un Principe che rappresenta la legge e appiana le

dispute fra i Fratelli, imponendo la Masquerade; i Primogeniti, i singoli individui più anziani di ogni clan, che decidono le linee di condotta e formano insieme una sorta di con-

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Gangrel

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Ventrue

siglio del Principe; lo Sceriffo, il vero e proprio “braccio della legge”; le Arpie, una sorta di esperti di gossip vampirico in grado d’innalzare o abbattere lo status politico di un vampiro; i Deputati, o consiglieri dei Primogeniti; il Siniscalco, incaricato di sostituire il Principe quando quest’ultimo sia impegnato altrove; il Custode dell’Elysium, colui che, nei momenti in cui i vampiri si riuniscono, veglia sul luogo dell’incontro che viene considerato terreno sacro; ed infine il Flagello, colui che pattuglia i confini del Principato e mette fine alle vite di coloro che non si sono presentati al Principe. Sette sono i clan che fanno parte della Camarilla e che ne hanno accettato le leggi, e su questi clan si basa gran parte del gioco. Ogni vampiro fa parte del clan a cui appartiene il proprio Padre, da cui riceve i poteri nel momento dell’Abbraccio (quando viene trasformato). Normalmente, individui dello stesso clan presentano gli stessi poteri e spesso il medesimo carattere e comportamento. Così avremo: i Brujah, attaccabrighe che avversano le leggi e le tradizioni della Masquerade; i Gangrel, dalle fattezze animalesche,

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Vampiri la Masquerade

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Malkavian

riservati, distaccati e selvaggi; i Malkavian, maledetti da Caino con il seme della follia; i Nosferatu, orrendi ma calmi e moderati; i Toreador, esteti, liberali e degenerati; i Tremere, che usano il sangue per misteriosi riti arcani; e i Ventrue, austeri e influenti, che affermano di aver creato e sostenuto la Camarilla fin dalla sua nascita. Il mondo di tenebra creato per l’ambientazione è quindi vasto e complesso, quanto il suo sistema di gioco... Non si tratta semplicemente della tipica serie di avventure dove un gruppo di vampiri si riunisce per eseguire determinate missioni, qui ci troviamo di fronte ad una lotta continua per la sopravvivenza. Immaginate i classici quattro giocatori, tutti di clan diversi riuniti in un unico gruppo... molto probabilmente riceveranno l’incarico dal Principe della città di compiere un qualche genere d’impresa, ma i loro Primogeniti avranno mire personali e quindi li graveranno di ulteriori compiti, e loro stessi, per mantenere o accrescere il loro status all’interno della città, rincorreranno dei propri fini; il tutto da svolgere tenendo sempre gli occhi ben aperti, per non rischiare d’essere eliminati dagli stessi compagni. Paranoia allo stato puro! Il gioco di Vampiri la Masquerade ha la particolarità d’essere estremamente semplice; per determinare il successo di un azione vengono usati un numero variabi-

le di dadi a dieci facce pari al punteggio di una caratteristica, in aggiunta a quello di un’abilità. L’arbitro di gioco, il Narratore, assegna una difficoltà ad un’azione, e il giocatore non deve far altro che lanciare i dadi a disposizione. Quanti più dadi supereranno in valore quello della difficoltà assegnata, tanto più l’azione verrà considerata eseguita con successo. Ad esempio, un vampiro vuole intimidire qualcuno? Sommerà allora la sua abilità “intimidire” con la caratteristica “carisma”, ottenendo un numero di dadi a disposizione, che lancerà

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Nosferatu Gdr: Vampiri la Masquerade

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poi simultaneamente. La difficoltà sarà data dal totale dei punteggi “percezione” e “sesto senso” dell’avversario. Più dadi superano tale punteggio, più l’intimidazione sarà forte, arrivando persino a costringere l’avversario alla fuga. Ogni dado con punteggio 1, tuttavia, annulla un successo; se gli 1 superano i successi, il personaggio si troverà dunque in guai seri. Come in ogni altro gioco di ruolo, anche in questo il personaggio – il vampiro – viene descritto in ogni caratteristica. Il suo profilo viene scomposto in tre attributi principali, a loro volta suddivisi in tre sottosezioni: Fisici divisi in “forza”, “destrezza” e “costituzione”; Sociali in “carisma”, “persuasione” e “aspetto”; Mentali in “percezione”, “intelligenza” e “prontezza”. Si aggiungono poi le “abilità”, dando una fotografia schematica del personaggio. Infine vi sono i “poteri” o “discipline”; ogni clan ne ha tre a disposizione. Sono incredibili quanto devastanti, e rendono il vampiro ciò che è in realtà, qualcosa che va oltre l’umana comprensione: per esempio “Animalità”, il legame con la natura primordiale, che permette al vampiro di chiamare le bestie al suo comando e dominarle; o “Ascendente”, la disciplina dell’attrazione soprannaturale; o ancora “Auspex”, che permette di possedere incredibili capacità sensoriali. E così via, fino a delineare tutte le doti del proprio vampiro. Lo scopo del gioco è solo uno: sopravvivere – a spese degli umani, a spese dei propri Fratelli, sopravvivere ai piani dei propri Primogeniti, a quelli del Clan di appartenenza, a quelli degli altri Clan, a quelli del Principe, a quelli della Camarilla... Sopravvivere e guardarsi alle spalle, cercando di acquisire potere sempre maggiore e, perchè no, diventare un Principe.

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Vampiri la Masquerade

LE LEGGI: Prima tradizione: La Masquerade. Non rivelare la tua vera natura a coloro che non appartengono al tuo Sangue. Comportandoti cosi’ rinuncerai ai tuoi diritti. Seconda tradizione: Il Dominio. Il tuo dominio e’ una questione solo tua. Tutti gli altri ti devono rispetto quando si trovano su di esso. Nessuno puo’ mettere in dubbio la tua parola nel tuo dominio. Terza tradizione: La Progenie. Genererai un’altra creatura solo con il permesso del tuo Anziano. Se procederai senza il suo benestare, sia tu che la tua stirpe verrete uccisi. Quarta tradizione: La Responsabilita’. Quelli che crei sono i tuoi infanti. Finche’ la tua stirpe non verra’ messa in liberta’, li comanderai in tutto. I loro peccati sono i tuoi. Quinta tradizione: L’Ospitalita’. Onora il dominio di un altro. Quando visiterai una citta’ straniera, ti presenterai a chi regna: senza una parola di accoglienza tu non sei nulla. Sesta tradizione: La Distruzione. Ti e’ proibito distruggere un altro della tua specie. Il diritto di distruzione appartiene solo ai tuoi anziani. Solo il piu’ vecchio tra di loro potra’ proclamare la caccia di sangue.

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Serie TV

Buffy

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QBuffy l’Ammazza-vampiri diretto da F

uando nel 1992 uscì nelle sale il film RAN

RUBEL KUZUI con KRISTY SWANSON, il contrasto con il Dracula di FRANCIS FORD COPPOLA – nelle sale quello stesso anno – fu enorme. Mentre nella pellicola con GARY OLDMAN si assisteva ad un grande e raffinato affresco sulla mitologia vampiresca, in Buffy avevamo uno zoppicante ibrido tra l’horror e la commedia adolescenziale, stile Rivincita dei Nerds. Nonostante ciò, proprio lo stesso sceneggiatore di quella sfortunata produzione, JOSS WHEDON, sarebbe riuscito a trasformare il personaggio della cacciatrice teenager di non-morti in una delle più amate icone

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dell’orrore televisivo, capace di non sfigurare al fianco di opere per il grande schermo, quali i vari “Dracula”. Non a caso si tratta di uno dei pochi prodotti della cultura di massa ad essere stato tema di un convegno tenuto in una università norvegese, con la presenza di docenti delle più svariate materie che ne hanno esaminato i più svariati aspetti: dal rapporto con la letteratura a quello con la sociologia, sino a quello con il cibo. Tutto cominciò nel 1997, quando negli Stati Uniti venne lanciato il telefilm Buffy, The Vampire Slayer, sceneggiato da Whedon e con la protagonista interpretata ora dalla brava SARAH MICHELLE GELLAR. Al suo fianco c’erano molti validi attori, tipo ALYSON HANNIGAN (la bruttina e timida Willow), NICHOLAS BRENDON (l’amico imbranato Xander), CHARISMA CARPENTER (la snob Cordelia) e ANTHONY STEWART HEAD (il bibliotecario e mentore della Cacciatrice). Sebbene la prima stagione non fosse stata propriamente memorabile ebbe un grande seguito di pubblico, tanto da risultare tra i programmi più seguiti di quell’anno. La serie ruota attorno ad una mitologia secondo la quale i vampiri sono in realtà esseri umani morti, la cui anima viene sostituita da un demone che eredita non solo l’aspetto, ma anche i ricordi e la personalità del defunto. La loro origine risalirebbe ai cosiddetti demoni “puri” (ossia non ibridati coi mortali) i quali, come i “Grandi Antichi” di Lovecraft, governarono

Serie TV: Buffy, the vampire slayer


buFFy la Terra primordiale, ma vennero poi esiliati. L’ultimo di essi mescolò il proprio sangue a quello di un umano creando una razza che avrebbe dovuto cancellare l’umanità, i vampiri appunto. Per fortuna apparve la Cacciatrice, una giovane guerriera dotata di forza e agilità supernormali, in grado di combattere i non-morti e i demoni, e di trasmettere al suo decesso i poteri ad un’altra ragazza, di generazione in generazione fino ai nostri giorni. Purtroppo il destino delle Cacciatrici sembra essere quello di rimanere prima o poi sole: gli altri mortali le temono, intravedendo in loro qualcosa di simile ai mostri che eliminano. Con la seconda stagione il serial cominciò a farsi più complesso: questo grazie anche all’approfondimento del personaggio di Angel (interpretato da DAVID BOREANAZ), un vampiro buono innamorato di Buffy. Questi era in passato Angelus, il più spietato tra i nosferatu, finché una maledizione zingara gli restituì la sua anima umana – e quindi una coscienza – allo scopo di negargli l’autentica felicità. I fan speravano che la lovestory tra la Cacciatrice ed il non-morto andasse a buon fine, ma quando i due fanno l’amore, Angel vive un istante di felicità che spezza la maledizione e lo fa tornare il perfido Angelus. Quello che prima appariva un eroe romantico, diviene ora un mostro che non si ferma nemmeno di fronte all’infanticidio. Qui per la prima volta Joss Whedon e gli altri autori sfoderarono la capacità di mettere in atto proprio ciò che lo spettatore non vuole e non si aspetta. In Buffy i personaggi più amati possono morire oppure diventare malvagi, contrariamente a quanto accade in molti film e telefilm nei quali si cerca di assecondare i gusti del pubblico. In aggiunta Buffy si presenta come un serial “in progress”, dove il tempo scorre come nella vita reale: i banchi del liceo cedono il posto alle aule universitarie e poi al mondo del lavoro. Anche i personaggi si evolvono: così la dolce Willow diventa sempre più bella, apprende la stregoneria e si scopre pure lesbica, mentre un villain come il

vampiro Spike (l’attore JAMES MASTERS) può, se non esattamente “ravvedersi”, mostrare un lato umano in precedenza nascosto, innamorarsi anche lui della Cacciatrice e conquistare un’anima; per non parlare di Faith (ELIZA DUSHKU), un’altra ammazza-vampiri con gli stessi poteri di Buffy, la quale da alleata della Cacciatrice ne diviene nemica e infine di nuovo alleata. Dopo la quinta stagione il telefilm ideato da Joss Whedon ha cominciato a perdere un po’ di smalto, mantenendo però l’abilità a stupire e spiazzare lo spettatore, vedi l’introduzione di una sorella di Buffy, Dawn (MICHELLE TRACHTENBERG) nata da un’alterazione della realtà, oppure la morte e resurrezione della stessa Cacciatrice. È rimasta inalterata anche la consuetudine d’infarcire

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FANTASY

Serie TV

ogni episodio non solo di riferimenti al genere horror-fantastico, ma anche di vari elemento che caratterizzano la cultura pop e la società americana, dalla TV alla musica, dalla politica alla religione. In un certo senso questa serie si può considerare uno specchio dell’America, alla pari con Star Trek. Oltre a generare uno spin-off, Angel (incentrato sul già citato omonimo vampiro), ed alcune serie di fumetti, Buffy, inevitabilmente, ha a sua volta influenzato molto il panorama televisivo e non. Probabilmente insieme alla contemporanea Xena Principessa Guerriera, la bionda Cacciatrice di vampiri ha riacceso i riflettori sui personaggi delle “donne combattenti”: pensiamo alla Trinity di Matrix o alla “Sposa” del tarantiniano Kill Bill, oppure a produzioni più dark come Underworld.

In aggiunta è nato un filone di telefilm incentrate su studentesse o comunque su giovani donne che vivono una specie di “seconda vita” parallela, più avventurosa, tipo Alias con la protagonista Sydney che, ufficialmente frequenta l’università, ma è anche una spia, Veronica Mars liceale e detective, le sorelle Hallywell di Streghe che combattono i demoni con la magia, Dark Angel, dove l’allora esordiente JESSICA ALBA incarna una mutante in un futuro non troppo lontano. Senza contare Mutant X ispirato ad un fumetto Marvel e il mai realizzato Amazon High, prequel di Xena del quale esiste solo il pilot, dove l’ennesima studentessa, interpretata stavolta da SELMA BLAIR, finisce catapultata nella Preistoria alle prese con un gruppo di cavernicole destinate a dare origine alle guerriere amazzoni. Da ultimo segnaliamo che persino il cult fantascientifico Farscape, ideato ROCKNE S. O’BANNON e prodotto dalla JIM HENSON COMPANY, potrebbe venire letto come un parente di Buffy: sebbene qui il protagonista sia un uomo, l’astronauta John Crichton, catapultato in una lontanissima galassia a bordo di un’astronave vivente carica di bizzarri alieni, anziché incarnare l’eroe spaziale stile Buck Rogers o Flash Gordon sembra ricalcare tutti i vizi, le virtù e le manie dell’americano medio. Non si conoscono ancora i progetti futuri di Whedon, che negli ultimi anni ha diretto un film per il cinema, Serenity, e sceneggiato alcuni fumetti per la MARVEL e la DARK HORSE. In ogni caso si può riconoscere che la sue serie più famosa hanno generato una vasta progenie e si lasciano comunque dietro un forte numero di fan attivissimi che non mancano di proporre sempre nuove iniziative (convention, fan-fiction, giochi a tema, mailing list, forum in rete ecc.). Sembra abbastanza per poter affermare che, non diversamente dai vampiri, anche chi li combatte gode di una sua immortalità.

* PAOLO MOTTA

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Elenco Episodi Stagione I 1.01: Benvenuti al College (Welcome to Hellmouth) 1.02: La riunione (Harvest) 1.03: La strega (The Witch) 1.04: La mantide (Teacher’s Pet) 1.05: Il primo appuntamento (Never kill a boy on the first date) 1.06: Il branco (The Pack) 1.07: L’angelo custode (Angel) 1.08: Il male nella rete (I, Robot -(You, Jane) 1.09: Teatro di burattini (The Puppet Show) 1.10: Incubi (Nightmares) 1.11: Lontano dagli occhi lontano dal cuore (Invisible Girl) 1.12: La profezia (Prophecy Girl) Stagione II 2.01: L’ombra del maestro (When She Was Bad) 2.02: Pezzi di ricambio (Some Assembly Required) 2.03: Un avversario pericoloso (School Hard) 2.04: La prescelta (Inca Mummy Girl) 2.05: Festa macabra (Reptile Boy) 2.06: Halloween) 2.07: La verità fa male (Lie To Me) 2.08: Oscurità (The Dark Age) 2.09: L’unione fa la forza (What’s My Line?) I parte 2.10: L’unione fa la forza (What’s My Line?) II parte 2.11: Il fidanzato di mamma (Ted) 2.12: Uova cattive (Bad Eggs) 2.13: Sorpresa (Surprise) 2.14: Un attimo di felicità (Innocence) 2.15: Notte di luna piena (Phases) 2.16: Caccia all’uomo

(Bewitched, Bothered and Bewildered) 2.17: Passioni (Passion) 2.18: Il mostro (Killed By Death) 2.19: Per sempre (I Only Have Eyes For You) 2.20: Il DNA del campione (Go Fish) 2.21: L’inizio della storia (Becoming) I parte 2.22: L’inizio della storia (Becoming) II parte

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FANTASY

Serie TV

3.13: Il giorno dell’apocalisse (The zeppo) 3.14: Balthazar (Bad girls) 3.15: Fatta per uccidere (Consequences) 3.16: Il mondo parallelo (Doppelgängland) 3.17: Tutti contro tutti (Enemies) 3.18: Poteri metafisici (Earshot) 3.19: Scelte (Choices) 3.20: Il ballo (The Prom) 3.21: La sfida (Graduation Day) I parte 3.22: La sfida (Graduation Day) II parte Stagione IV 4.01: La matricola (The freshman) 4.02: Fuga dall’oltretomba (Living conditions) 4.03: La luce accecante del giorno (The harsh light of day) 4.04: Il sapore del terrore (Fear, Itself) 4.05: Birra stregata (Beer bad) 4.06: I lupi mannari (Wild at heart) 4.07: Le pattuglie della notte (The Initiative) 4.08: Crampi (Pangs) 4.09: Qualcosa di blu (Something blue) 4.10: L’urlo che uccide (Hush) 4.11: La fine del mondo (Doomed) 4.12: Un uomo nuovo (A new man)

Stagione III 3.01: Identità segreta (Anne) 3.02: La festa dei morti viventi (Dead man’s party) 3.03: L’incantesimo (Faith, Hope and Trick) 3.04: La bella e le bestie (Beauty and the beasts) 3.05: Ballo di fine corso (Homecoming) 3.06: I dolci della banda (Band candy) 3.07: Rivelazioni (Revelation) 3.08: Il sentiero degli amanti (Lovers walk) 3.09: Il desiderio (The wish) 3.10: Espiazioni (Amends) 3.11: Le streghe di Sunnydale (Gingerbread) 3.12: Compleanno di terrore (Helpless)

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buFFy 4.13: Il tranello (The I in team) 4.14: La fabbrica dei mostri (Goodbye Iowa) 4.15: La ragazza dell’anno (This year’s girl) 4.16: Chi sei? (Who are you) 4.17: Superstar (Superstar) 4.18: La casa stregata (Where the wild things are) 4.19: New moon rising) 4.20: Il seme della discordia (The Yoko factor) 4.21: Forza primordiale (Primeval) 4.22: Sonni agitati (Restless) Stagione V 5.01: Il morso del vampiro (Buffy vs Dracula) 5.02: Un invito pericoloso (Real Me) 5.03: Due gocce d’acqua (The Replacement) 5.04: Fuori di testa (Out of My Mind) 5.05: Casa, dolce casa (No Place Like Home) 5.06: La famiglia (Family) 5.07: Pazzi d’amore (Fool For Love) 5.08: Ombra (Shadow) 5.09: Il meteorite (Listening To Fear) 5.10: Ultimatum (Into The Woods) 5.11: Il triangolo (Triangle) 5.12: Il controllo (Checkpoint) 5.13: Legami di sangue (Blood Ties) 5.14: La cotta (Crush) 5.15: La ragazza dei sogni (I was made to love you) 5.16: Un corpo freddo (The body) 5.17: Per sempre (Forever) 5.18: Pronto intervento (Intervention) 5.19: Contrasti d’amore (Tough Love) 5.20: Spirale di violenza (Spiral) 5.21: Il peso del mondo (The weight of the world) 5.22: Il dono (The Gift) Stagione VI 6.01: Il rito (Bargaining) I parte 6.02: Il rito (Bargaining) II parte

6.03: Il ritorno (After life) 6.04: Allagamento (Flooded) 6.05: Sotto esame (Life serial) 6.06: Bugia pericolosa (All the way) 6.07: La vita è un musical (Once more with feeling) 6.08: Tabula rasa) 6.09: Il diamante ghiacciato (Smashed) 6.10: Fuori controllo (Wrecked) 6.11: Scomparsa (Gone) 6.12: L’ingrediente segreto (Doublemeat Palace) 6.13: La sfera magica (Dead Things) 6.14: Il compleanno di Buffy (Older and far away) 6.15: Difficile da dimenticare (As you were)

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6.16: Le campane dell’Inferno (Hell’s Bells) 6.17: Di nuovo normale (Normal again) 6.18: Entropia (Entropy) 6.19: Profondo rosso (Seeing red) 6.20: Perversi (Villains) 6.21: Due da eliminare (Two to go) 6.22: Baratro (Grave) Stagione VII 7.01: La consulente (Lessons) 7.02: In profondità (Beneath You) 7.03: Stesso posto stessa ora (Same time, same place) 7.04: Aiuto (Help)

7.05 : Altruismo (Selfless) 7.06: Irresistibile (Him) 7.07: Conversazioni con l’aldilà (Conversations with dead people) 7.08: Addormentato (Sleeper) 7.09: Non mi lasciare (Never leave me) 7.10: Ombre nella notte (Bring on the night) 7.11: Showtime) 7.12: Addestramento (Potential) 7.13: Il killer che è in me (The killer in me) 7.14: Primo appuntamento (First Date) 7.15: Indietro nel tempo (Get it done) 7.16: Il narratore (Storyteller) 7.17: Le bugie dei miei genitori (Lies my parents told me) 7.18 : Ragazze sporche (Dirty Girls) 7.19: Spazi vuoti (Empty Places) 7.20: Toccata dal male (Touched) 7.21: La fine dei giorni (End of Days) 7.22: La prescelta (Chosen)

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BUFFY SUMMERS (Sarah Michelle Gellar): californiana dal carattere un po’ egocentrico; è la Cacciatrice, combatte vampiri e forze del male.

RUPERT GILES (Anthony Stewart Head) l’Osservatore inviato ad addestrare Buffy e guidarla nella sua lotta.

WILLOW ROSENBERG (Alyson Hannigan): la miglior amica di Buffy; anche se timida, è una potentissima strega.

ALEXANDER “XANDER” HARRIS (Nicholas Brendon): amico di Buffy, poco sveglio ma molto fedele alla Cacciatrice.

CORDELIA CHASE (Charisma Carpenter): ragazza snob del liceo di Sunnydale; per un certo periodo fidanzata con Xander.

ANGEL (David Boreanaz): il vampiro dotato di anima e innamorato di Buffy.

ANYA JENKINS (Emma Caulfield): Demone della Vendetta privato dei suoi poteri.

SPIKE (James Marsters ): pericoloso vampiro; inizialmente nemico giurato di Buffy, finirà poi per innamorarsene.

TARA MACLAY (Amber Benson): la strega omossessuale che diverrà compagna di Willow.

DANIEL “OZ” OSBORNE (Seth Green): musicista e lupo mannaro; per un certo periodo fidanzato con Willow.

DAWN SUMMERS (Michelle Trachtenberg): sorella minore di Buffy, nata da un’alterazione della realtà.

RILEY FINN (Marc Blucas): militare che combatte i demoni per conto del Governo americano.

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FAITH LEHANE (Eliza Dushku): Cacciatrice di vampiri psicopatica.

IL MAESTRO (Mark Metcalf) uno dei più anziani e potenti vampiri in circolazione.

DRUSILLA (Juliet Landau): una ragazza cattolica tramutata in vampira psicopatica da Angel.

PRESIDE SNYDER (Armin Shimerman): l’arcigno preside del liceo frequentato da Buffy.

JOYCE SUMMERS (Kristine Sutherland): la madre divorziata di Buffy.

ANDREW WELLS (Tom Lenk): studente insignificante che ha tentato di diventare un super cattivo.

GLORY (Clare Kramer): malefica divinità imprigionata nel nostro mondo in un corpo umano.

HARMONY KENDALL (Mercedes McNab): ragazza snob e superficiale, amica di Cordelia e poi vampirizzata.

KENDRA (Bianca Lawson): Cacciatrice di non ben determinate origini straniere; la sua morte farà passare i poteri a Faith.

JONATHAN LEVINSON (Danny Strong): studente amico di Andrew, anche lui villain mancato.

JENNY CALENDAR (Robia LaMorte): insegnante d’informatica e strega neopagana, sentimentalmente legata a Giles.

MAGGIE WALSH (Lindsay Crouse): scienziata che compie esperimenti sui demoni per conto del Governo.

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Cast III stagione

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Serie TV

 malinconico vampiro

“Se hai bisogno d’aiuto, non cercare oltre. Angel Investigations è il meglio. Le nostre tariffe sono basse ma gli standard qualitativi sono alti. Quando sei alla canna del gas, hai bisogno di qualcuno su cui contare. E questo è quello che trovi da noi. Allora non perdere la speranza. Vieni nei nostri uffici e vedrai che esistono ancora gli eroi.”

egli ultimi anni molte serie televisive ci hanno mostrato una miriade di città, che non sono quello che sembrano, popolate da uomini e donne non umani, ma streghe, demoni, vampiri. Serie come Charmed (in Italia Streghe), Buffy, the vampire slayer e Angel ci hanno “svelato” quel che si nasconde dietro ogni facciata: il lato oscuro delle persone che, in questi veri e propri TV cult, viene incarnato in personaggi di cui il filone horror è pieno. È sempre la stessa storia, il bene contro il male, il riscatto dai propri peccati, il ritratto che invecchia al posto di Dorian Gray (magari qui ho esagerato un tantino). Il personaggio di Angel appare per alcune stagioni in Buffy: nato come personaggio secondario è diventato così popolare da “richiedere” uno spin-off tutto per sé. Posso in ogni caso assicurarvi che non è necessario – sebbene sia consigliabile – aver visto quella serie per seguire le vicende del bel tenebroso, in quanto gli autori si sono preoccupati d’inserire parecchi flashback, che spiegano chi sia Angel e perché, invece di andare in giro a succhiare colli, si disseti con bottiglie prese dal frigorifero. Angel nasce nella sua forma umana nel 1727 e si chiama Liam. Forte bevitore e decisamente donnaiolo, una notte del 1753 incontra Darla, una splendida donna, ovviamente una vampira (1),

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 che se ne invaghisce e lo trasforma in Angelus. Come tale, Liam inizia una serie di nefandezze da surclassare i vampiri più accreditati: trucida la propria famiglia, tanto per iniziare (2), poi si dedica a sopprimere e vampirizzare quante più persone gli è possibile (3), fino a che s’imbatte in una zingara che ucciderà, non senza essersi attirato le maledizioni di tutta la sua famiglia. Angelus si ritrova così mira di un incantesimo che gli restituisce l’anima (con annessa coscienza) e inizia a patire le pene dell’inferno nel ricordo delle atrocità commesse… e così sarà per l’eternità a meno che… La maledizione, come ogni maledizione che si rispetti, è cancellabile: se Angel avesse provato un momento di felicità assoluta la sua anima sarebbe scomparsa. Nel nostro caso non è che la scomparsa dell’anima sia proprio auspicabile: preferibile un vampiro che soffre, piuttosto che un mostro votato al male… Quando s’innamora di Buffy il pericolo è dunque alle porte e, per evitare che il sentimento per bionda cacciatrice di vampiri scateni il suo potere di distruzione, dopo aver perso l’anima, essere stato ucciso dalla sua amata ed essere ritornato in vita, è meglio per Angel darsi alla macchia… Addio Sunnydale, addio dolce amata, meglio immergersi nei bassifondi di Los Angeles, dove Angel mette su un’agenzia, la “Angel Investigation”, che si occupa di casi piuttosto… particolari (difende i deboli attaccati da oscure forze del male). Inizia a lavorare assieme al mezzo demone Doyle, la sua guida spirituale, inviata dalle “Alte sfere”, che con le sue visioni lo indirizza laddove necessita il suo intervento. Volente o nolente assume inoltre Cordelia (pure lei proveniente dal cast di Buffy), ragazza ricca e viziata la quale, dopo essere stata salvata da Angel nel primo episodio, decide di dover a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e fargli da segretaria.

Ecco alcuni flashback mostrati in Buffy e Angel per spiegare la storia di quest’ultimo.

1609, Virginia, Nord America Una donna, pallida e bionda, è sul suo letto di morte: la sifilide la sta uccidendo (è una prostituta). Un dottore cerca di curarla applicandole delle sanguisughe, ma non serve a nulla. Un sacerdote, avvolto in una pesante tonaca, entra nella stanza. La donna morente rifiuta le sue preghiere, ma lui resta per portarle “conforto”. Quando restano soli, l’uomo rivela il suo volto mostruoso: è il Maestro, antico vampiro (il cui nome in vita era Joseph Einrich Nest), già respinto dalla donna, che l’ha scambiato per la morte, la notte precedente.

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Iniziamo a conoscere una fauna demoniaca davvero variegata: ogni demone può essere sconfitto con una “ricetta” ben precisa, ma per farlo non si può consultare il “libro delle ombre”, come fanno le sorelle Halliwell in Streghe. Cordelia svolge il suo compito di logorroica segretaria, scovando notizie su Internet e da qualche bel librone illustrato, tipo “annuario dei demoni”, che ogni tanto salta fuori. Angel, ovviamente, gira solo di notte, sempre in un completo esistenzialista nero su nero, molto Juliette Greco, azzardando raramente qualche sprazzo di colore (verso la quarta, quinta stagione, quando sarebbe stato meglio invece rimanere ton-sur-ton nero assoluto, visto l’ingrassamento dell’attore), e la sua maschera malinconica si trasforma solo quando attacca il nemico, quando la rabbia si scatena e la sua forza si centuplica. Finito il momento, torna il solito dolce Angel, con gli occhi tristi come un cagnolone abbandonato. Nell’episodio 1.9, “Hero”, Doyle ci lascia. Personalmente ne sono dispiaciuta. Innamorato di Cordelia (non corrisposto ovviamente), “Dio non ha potuto far nulla per te... io sì”. Affonda il suo volto nel collo di lei e Darla nasce come vampiro.

figli. Quando Holtz torna e trova la famiglia sterminata, piangendo sul corpo della moglie scopre che la figlia più piccola è stata vampirizzata: toccherà a lui stesso finirla.

1753, Galway, Irlanda È il funerale di Liam e il padre è solo accanto alla sua tomba. Quella stessa notte Liam risorgerà, entusiasta della sua immortalità. Inizia uccidendo il becchino e poi volge la sua brama di sangue verso il villaggio. Sua sorella lo fa rientrare in casa credendolo un Angelo (Darla decide di chiamarlo Angelus per questa ragione): e il vampiro, così invitato, può quindi uccidere i propri familiari.

Angelus e Darla entrano nella casa di Holtz, un cacciatore di vampiri, uccidendo sua moglie e due

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Due coppie di vampiri cacciano nella zona del porto: Angelus e Darla, James ed Elizabeth. Si sono appena nutriti di un conte ma devono fuggire da Holtz, il cacciatore di vampiri. Più tardi Angelus vampirizza Penn, che si affretta quindi a uccidere la sua stessa sorella.

1771, Italia

1764, Inghilterra

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1767,Francia

Angelus viene catturato da alcuni agguerriti sacerdoti e consegnato in catene a Holtz, che lo tortura per quello che ha fatto alla sua famiglia. Arriva

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 Darla alla testa di un gruppo di vampiri che uccidono i sacerdoti, liberano Angelus e fuggono, lasciando Holtz ferito, ma vivo.

1773 Holtz accetta una proposta del demone Sahjhan che gli offre di portarlo 227 anni nel futuro per trovare e uccidere Angel e Darla.

1838, Irlanda Angelus semina il terrore a Dublino.

1860, Inghilterra Mentre è a Londra con Penn, Angelus conosce una giovane dagli elevati poteri psichici, Drusilla, e, dopo averla torturata fisicamente e psicologicamente, al punto da farla impazzire, e avere sterminato la sua famiglia, la vampirizza.

1898, Romania Angelus uccide una giovane zingara.

era un personaggio piacevole, che nei momenti d’emozione non riusciva a trattenere la sua forma umana e cadeva in balia di continue, anche buffe, ma frustranti trasformazioni in demoneumano-demone. In quest’episodio una gang di demoni razzisti, The Scourge, cerca di epurare la razza demone dai mezzosangue (come Doyle appunto), che si nascondono nei bassifondi della città per sottrarsi a una fine certa. Gli Scourge possiedono una macchina capace di distruggere la “forma umana” fino alla distanza di un quarto di miglio; Doyle, la vita passata a vergognarsi del suo lato demoniaco, si rende conto che deve qualcosa ai suoi simili e, dopo aver baciato appassionatamente Cordelia (per la prima e ultima volta), s’immola per fermare il congegno infernale. Scopriremo poco dopo che quel bacio, oltre a tra-

smettere a Cordelia l’amore provato per lei, le ha trasferito i poteri delle visioni, che all’inizio sconvolgono, e non poco, la ragazza. Entra a questo punto in ballo il personaggio che sostituirà Doyle nell’agenzia; è una vecchia conoscenza di Buffy: Wesley, ex-osservatore e ora cacciatore di demoni. Il cast della prima stagione è completo. La serie si snoda per cinque stagioni con personaggi fissi, come gli avvocati della Wolfram & Hart (Lindsay e Lilah tra tutti), che hanno clienti piuttosto dubbi (l’importante è che siano facoltosi) e che riportano in vita Darla, la donna che trasformò Liam in Angelus In quest’episodio Wesley scopre, traducendo il testo della Profezia di Aberjian, che Angel può tornare umano quando avrà svolto i suoi compiti. Sono parecchi i personaggi che appaiono nel-

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Serie TV

la serie, provenienti dal cast di Buffy: da Spike a Faith, oltre ai già citati Cordelia e Wesley, fino alla stessa Buffy. Alcuni particolari rendono diverse queste serie televisive, rispetto all’idea che ci siamo fatti dei vampiri (Dracula innanzitutto). Pur mantenendo i canini aguzzi e la predilezione per le tenebre, i vampiri di Buffy e Angel sono ben poco tradizionali. Dal sito www.vampy.tv cito: “Hanno cambiato completamente l’idea dei vampiri, li hanno umanizzati, vampiri buoni, con l’anima, pentiti, riabilitati, persino simpatici. E molto educati: chiedono il permesso prima di entrare in casa e se li impalettate diventano un comodo mucchietto di cenere.” Tra l’altro i vampiri subiscono una trasformazione radicale dei lineamenti nel momento in cui combattono; in tutte le altre occasioni appaiono come persone normali, soltanto costrette a girare

di notte Inoltre, la presenza di alcuni demoni buoni (ma pur sempre demoni nella loro fisicità) appare una cosa normalissima (in Streghe, invece, i demoni e gli angeli si nascondono sotto vesti umane), come il fatto che il demone Lorne conduca il karaoke in un locale notturno. La serie s’interrompe alla quinta stagione, nonostante i vari gruppi di fans mobilitatisi per tentare di salvarla. Spunti, riassunti, schede dei personaggi, foto, wallpaper, musica, tutto è rintracciabile nei numerosi siti dedicati ad Angel, tra cui ricordo: http://www.cityofangel.com/main/index.html http://angeltheseries.altervista.org/ http://www.mezza-notte.com/angel/ http://www.vampy.tv/ La scheda di Antonio Genna sul doppiaggio della serie mostra quanti fossero i personaggi presenti: http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/ telefilm/angel.htm

DANIELA “DASHANA” BELLI

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    1,01: Los Angeles (City of...) 1,02: Cuori solitari (Lonely Hearts) 1,03: L’anello di Amarra (In the Dark) 1,04: Il chirurgo medianico (I Fall to Pieces) 1,05: Il fantasma di Maude (Rm w/a Vu) 1,06: Il controllo dell’aggressività (Sense and Sensitivity) 1,07: Addio al celibato (The Bachelor Party) 1,08: Il ritorno di Buffy (I Will Remember You) 1,09: Morte di un eroe (Hero) 1,10: L’asta diabolica (Parting Gifts) 1,11: Il pupillo (Somnambulist) 1,12: In attesa (Expecting) 1,13: Jhiera (She) 1,14: L’indemoniato (I’ve Got You Under My Skin) 1,15: L’amore non muore (The Prodigal) 1,16: Il bracciale misterioso (The Ring) 1,17: L’eterna giovinezza (Eternity) 1,18: La forza dell’odio (Five by Five) 1,19: Vendetta (Sanctuary) 1,20: Zona di guerra (War Zone) 1,21: Appuntamento al buio (Blind Date) 1,22: Shanshu a LA (To Shanshu in L.A.)

  2,01: Il giudizio (Judgement) 2,02: Il demone paranoico (Are You Now or Have You Ever Been) 2,03: Deevak (First Impressions) 2,04: Non toccarmi (Untouched) 2,05: La trappola (Dear Boy) 2,06: Le apparenze ingannano (Guise Will Be Guise) 2,07: Il ritorno di Darla (Darla) 2,08: Il sudario di Rhamon

(The Shroud of Rahmon) 2,09: Diagnosi mortale (The Trial) 2,10: L’ultima degustazione (Reunion) 2,11: Solo contro tutti (Redefinition) 2,12: Denaro sporco (Blood Money) 2,13: Il mondo finirà (Happy Anniversary) 2,14: Il quartiere di Gunn (The Thin Dead Line) 2,15: Un viaggio di sola andata (Reprise) 2,16: Il grande premio (Epiphany) 2,17: Vecchie amiche (Disharmony) 2,18: Vicolo cieco (Dead End) 2,19: La città dei lustrini (Belonging) 2,20: Ritorno a Pylea (Over the Rainbow) 2,21: Attraverso lo specchio (Through the Looking Glass) 2,22: Si torna a casa (There’s No Place Like Plrtz Glrb)

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  3,01: Un cuore perduto (Heartthrob) 3,02: Visioni (That Vision Thing) 3,03: La mia vecchia squadra (That Old Gang of Mine) 3,04: Carpe Noctem (Carpe Noctem) 3,05: Senza Fred (Fredless) 3,06: Billy (Billy) 3,07: Progenie (Offspring) 3,08: Accelerazione (Quickening) 3,09: Ninna nanna (Lullaby) 3,10: Papà (Dad) 3,11: Buon compleanno Cordelia (Birthday) 3,12: Il fornitore (Provider)

3,13: Dietro le quinte (Waiting in the Wings) 3,14: Gelosia (Couplet) 3,15: Lealtà (Loyalty) 3,16: Sogni d’oro (Sleep Tight) 3,17: Perdono (Forgiving) 3,18: Lascia o raddoppia (Double or Nothing) 3,19: Il prezzo (The Price) 3,20: Un nuovo mondo (A New World) 3,21: Benedizione (Benediction) 3,22: Domani (Tomorrow)

  4,01: In profondità (Deep Down) 4,02: Stato fondamentale (Ground State) 4,03: Il banco vince sempre (The House Always Wins) 4,04: Avvicinandosi a Betlemme (Slouching Toward Bethlehem) 4,05: Supersimmetria (Supersymmetry) 4,06: Gira la bottiglia (Spin the Bottle) 4,07: Pioggia di fuoco (Apocalypse, Nowish) 4,08: Habeas Corpses (Habeas Corpses) 4,09: Un viaggio lungo un giorno (Long Day’s Journey) 4,10: Risveglio (Awakening) 4,11: Senza anima (Soulless) 4,12: Calvario (Calvary) 4,13: Salvataggio (Salvage) 4,14: Liberazione (Release) 4,15: Orpheus (Orpheus) 4,16: Giocatori (Players) 4,17: Dentro e fuori (Inside Out) 4,18: Felici e contenti (Shiny Happy People) 4,19: La pallottola magica (The Magic Bullet) 4,20: Sacrificio (Sacrifice) 4,21: Pace (Peace Out) 4,22: Una nuova casa (Home)

  5,01: Conviction 5,02: Just Rewards

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 5,03: Unleashed 5,04: Hell Bound 5,05: Life of the Party 5,06: The Cautionary Tale of Numero Cinco 5,07: Lineage 5,08: Destiny 5,09: Harm’s Way 5,10: Soul Purpose 5,11: Damage 5,12: You’re Welcome 5,13: Why We Fight 5,14: Smile Time 5,15: A Hole in the World 5,16: Shells 5,17: Underneath 5,18: Origin 5,19: Time Bomb 5,20: The Girl in Question 5,21: Power Play 5,22: Not Fade Away

ANGEL (David Boreanaz): malinconico vampiro con l’anima, difende gli innocenti dagli attacchi delle forze del Male.

CORDELIA CHASE (Charisma Carpenter): petulante e logorroica segretaria della Angel Investigations.

CHARLES GUNN (J. August Richards): capo di una banda di cacciatori di vampiri, collaborerà con la Angel Investigations.

WESLEY WYNDAMPRYCE (Alexis Denisof): ex Osservatore, mette la sua esperienza al servizio della Angel Investigations.

WINIFRED “FRED” BURKLE (Amy Acker): scienziata e ricercatrice, viene salvata da Angel. Lo aiuterà nell’agenzia.

ALLEN FRANCIS DOYLE (Glenn Quinn): mezzo demone, mezzo umano, guida Angel verso la sua redenzione

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HARMONY KENDALL (Mercedes McNab): già vampiro a Sunnydale, a Los Angeles diventa l’assistente personale di Angel alla W&H.

LORNE (Andy Hallett) proprietario del karaoke bar, legge l’aura a coloro che cantano, e li guida.

FAITH (Eliza Dushku): ex cacciatrice di vampiri, è caduta spesso nelle tentazioni del Male; cerca la redenzione con l’aiuto di Angel.

SPIKE (James Masters): William the Bloody, il “grande cattivo”, ama e odia intensamente; eroe riluttante, anche lui riavrà l’anima.

CONNOR (Vincent Kartheiser): figlio di due vampiri. Per un po’ resta all’agenzia, finché non viene trasportato in un’altra dimensione.

LILAH MORGAN (Stephanie Romanov): avvocato della W&H, spietata, cattiva; adora punzecchiare Angel, poiché ha ordine di non ucciderlo.

DARLA (Julie Benz): rende vampiro Angel; ci sarà sempre un rapporto di amore e odio con lui.

LINDSEY MCDONALD (Christian Kane) avvocato assai poco etico della W&H, riporta Darla in vita, con tutto quel che ne consegue.

DRUSILLA (Juliet Landau): resa folle e poi vampiro da Angelus, era una giovane pura col dono della preveggenza. È lei a vampirizzare Spike.

GAVIN PARK (Daniel Dae Kim): della W&H, combatte Angel con la burocrazia; può un vampiro avere un n. di previdenza sociale?

EVE (Sarah Thompson): fa da collegamento tra Angel e i partners maggiori della Wolfram & Hart.

KATE LOCKLEY (Elisabeth Röhm): detective, suo padre viene ucciso da un demone. Pur attratta da Angel, lo rifiuta in quanto vampiro.

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ailor Moon e Buffy insieme, ci credereste? È possibile, o meglio qualcuno l’ha reso possibile trasformando un potenziale polentone indigesto in una storia delicata e densa di romanticismo. Stiamo parlando di “Eugeal” e del suo romanzo on line, un romanzo di dimensioni davvero cosmiche: più di 200 capitoli! L’autrice di questo incredibile lavoro, oltre a essere una scrittrice assai prolifica, è anche un’artista talentuosa visti i numerosi ritratti che corredano il suo sito. Ma torniamo al romanzo. Eugeal è sicuramente una persona eclettica e originale: non sono, infatti, i protagonisti a interessarle ma i comprimari; quindi via Buffy, che viene fatta traslocare in altri eterei contesti, l’aldilà. Via anche le odiose maghette vestite alla marinara. E allora cosa rimane, vi chiederete? Rimangono proprio loro, i comprimari. La storia s’incentra appunto su un’antica nemica delle guerriere Sailor che tutti credevano morta, Eudial, e sul mentore di Buffy che ritro-

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va nella giovane e bella antagonista una novella pupilla da aiutare nell’eterna lotta contro i vampiri. Questa cattiva redenta inizia quindi una nuova avventura: al suo fianco, ovviamente, Rupert Giles e il vampiro buono Spike. Giracchiando tra un link e l’altro mi sono anche imbattuto in qualcosa che non avevo visto, in prima battuta. Oltre al summenzionato romanzo, infatti, chi avrà voglia di visitare il sito troverà altre incredibili contaminazioni narrative. Cosa vi ricorda, ad esempio, Buffylon 5? Ma lasciamo all’autrice il compito di parlarci di sé e dei suoi lavori SB - Allora Eugeal, raccontaci come hai partorito questo romanzo. E - Tutto è nato nel periodo in cui mi sono appassionata al telefilm Buffy the Vampire Slayer. In breve tempo Rupert Giles è divenuto il mio personaggio prediletto, mentre Buffy mi diventava sempre più antipatica. Per me l’ideale sarebbe stata una storia incentrata sul personaggio di Giles, ma un

Intervista: Eudial, the Vampire Slayer


Eudial,

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Osservatore può fare poco senza una Cacciatrice, quindi per poter immaginare il telefilm perfetto, avrei dovuto trovarne una migliore di Buffy. Da lì ad andare a frugare nel mondo del mio cartone animato preferito, il passo è stato breve.

mela desiderare morta. Inoltre avevo bisogno di un motivo per cui Giles scegliesse Eudial come Cacciatrice, non era credibile che piantasse in asso Buffy per andare in Giappone.

SB - Perché proprio “Eudial” come protagonista?

SB - 200 capitoli e oltre, avrà mai una fine questa storia?

E - Sin da piccola ci sono stati periodi in cui m’immedesimavo al limite dell’ossessione in personaggi di cartoni animati o telefilm. Quando ho visto per la prima volta Sailor Moon, il colpo di fulmine con Eudial è stato immediato e mi sono trovata a disegnarla e a guardare e riguardare le puntate in cui appariva. Quando ho comprato il primo modem e mi sono connessa a Internet per la prima volta, è stato naturale scegliere come username il nick Eugeal che altro non è se non il nome con cui venne chiamata in Italia. I primi tempi on-line li spesi a cercare informazioni su Eudial, a scrivere racconti su di lei e a tirare su dal nulla il mio primo sito internet (Eudial and Witches 5’s Shrine) Da allora Eudial è stata la mia protagonista in innumerevoli racconti e giochi di ruolo ed è stato naturale sceglierla come Cacciatrice.

Quando ho iniziato a scriverla avevo previsto una fanfiction breve di tre o quattro capitoli, poi sono stati i personaggi stessi a impedirmi di finirla. Quando inizio a scrivere una storia non so mai se e quando finirà, i miei personaggi hanno una vita propria e spesso fanno come pare a loro. Spesso personaggi nati come cattivi che dovrebbero mo-

SB - Una domanda che forse vorrebbero porti gli ammiratori della bionda guerriera Buffy, perché farla morire? E - Forse gli ammiratori non ne saranno troppo felici, ma il motivo principale è che Buffy mi è sempre stata antipatica e, continuando a seguire la serie, questa antipatia è cresciuta sempre più fino a far-

Intervista: Eudial, the Vampire Slayer

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Intervista

naggio mostra tutte le sfaccettature di sé stesso, sei d’accordo? E - Nel sito ho semplicemente cercato di mettere tutto quello che poteva rendere la mia storia un po’ più simile a una serie televisiva. Quando la scrivo, immagino ogni capitolo come un episodio. Per questo l’intera serie è divisa in “stagioni”. Quindi sul sito si può trovare tutto quello che gravita intorno alla storia: immagini, video musicali, wallpaper, persino la sigla della prima stagione. rire nel giro di pochi episodi, si ritagliano uno spazio ben preciso fino a diventare coprotagonisti. Quindi la risposta a questa domanda neanche io la conosco: finché i personaggi avranno qualcosa da dire, io continuerò a raccontare le loro storie. SB - Io ho definito “contaminazioni” le tue narrazioni. Scriverai sempre storie del genere o hai in mente lavori più ortodossi?

SB - Parlaci un po’ di te, se vuoi. Di cosa ti occupi quando non scrivi e quanto c’è di te in Eudial? E - Quando non scrivo disegno e quando non disegno di solito mi trovo impegnata a fare cose più o meno assurde e inutili, come pulire la mia collezione di coni stradali, inventare episodi di Stargate utilizzando come personaggi viti e bulloni, oppure creare peluche da qualche ritaglio di stoffa. Tornando a Eudial, in tutti questi anni l’ho sempre sentita come il mio alter ego. In lei c’è molto di me, diciamo che Eudial è una via di mezzo tra come sono e come vorrei essere.

E - Le mie storie si sono sempre divise tra fanfiction e racconti originali. Per esempio ho in vendita su un sito web una raccolta di racconti fantasy e horror che ho scritto nel corso degli anni, in queRingraziamo Eugeal per la sua cortesto periodo sto collaborando a una nuova rivista sia e per averci dato la possibilità di parlasui gatti con racconti e illustrazioni, e ho un ro- re di un’idea così innovativa. E, ovviamente, manzo fantasy in fase di completamento. invitiamo i nostri lettori a visitare il suo sito: http://eudial.altervista.org/ SB - Canzoni, racconti, immagini. Il tuo sito sembra un po’ una Home Page, dove ciascun perso-

STEFANO BACCOLINI

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Intervista: Eudial, the Vampire Slayer


Eudial,

Intervista: Eudial, the Vampire Slayer

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Intervista dal Web

Vampiri.net P

rima dell’avvento di Internet, il fan di un qualsiasi argomento doveva darsi molto da fare per rimanere sempre aggiornato. Certo esistevano riviste di quasi tutti i tipi che potevano informarlo delle novità o delle evoluzioni che riguardavano i suoi interessi, ma non era sempre facile trovarle, specialmente se si trattava di interessi molto particolari. Un giorno arrivò Internet e tutto cambiò: informazioni, news, foto, interviste... tutto quello che ogni appassionato avrebbe voluto sapere adesso era a portata di un clik! Oggi ci sono milioni di siti dedicati ai più svariati argomenti (con una veloce ricerca sono riuscito a trovare un sito per collezionisti di bustine di zucchero) ma, se l’argomento non è un oggetto ma un’idea o un modo di vivere…? Il rovescio della medaglia è che su Internet c’è troppo... cercando su Google “bustine di zucche-

ro” si arriva a 146.000 siti, e cercando “vampiri”, che è l’argomento di questo numero, troviamo la bellezza di 1.360.000 risultati, e solo in siti italiani. È per questo che quando troviamo finalmente il sito giusto lo mettiamo nei nostri preferiti e lo visitiamo con reverenziale cadenza, grati ai suoi gestori perchè fanno quello che a noi non va di fare e cioè raccogliere tutte le informazioni che a noi interessano. Vampiri.net è un sito da preferiti; chiunque sia interessato ai vampiri, o al dark in generale, ha la possibilità di trovarvi curiosità e informazioni senza affannarsi nella ricerca. Siamo andati (virtualmente) a trovarli, ed ecco a voi quello che ne è venuto fuori.

Intervista a Gabrielle de Lioncourt C - Prima di tutto uno sguardo d’insieme. Cos’è Vampiri.net? GdL - Vampiri.net è un portale dedicato principalmente alla figura del vampiro, ma anche ad altri aspetti che circondano o si avvicinano questo tipo di mito: magia, creature della notte e dark. Nel portale si possono trovare notizie sui vari miti e leggende, sulla realtà dei vampiri, ma anche cose di ordine più “pratico” per un navigatore della rete: chat, forum, caselle di posta elettronica ecc.

Eric Dron

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Intervista dal Web: Vampiri.net


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ampiri.net

C - La prima cosa che ha attirato la nostra attenzione è stata la sezione “Dark Life”, nella quale è possibile trovare eventi, musica, locali e negozi dedicati ai vampiri... tutto l’occorrente a un amante del genere; ma anche romanzi, poesie e fumetti. Chi sono quindi gli utenti di Vampiri.net?

possono inviare i loro testi per avere la soddisfazione di vederli publicati in rete. Ciò non rende gli autori dei vampiri, delle streghe o dei dark. Chi sono gli utenti di Vampiri.net? È difficile trovare una categoria ben definita, il range di età va dai 16 fino ai 35 anni, e storie e motivazioni sono tutte diverse fra loro, ma anche in un certo GdL - La sezione Dark Life non è esattamente modo uguali ed affini. dedicata ai “vampiri” quanto piuttosto ai “dark”: Si parte sempre con la complicità dell’anoniquindi segnaliamo i luoghi in cui sia possibile tro- mato, nel quale si pensa di potersi nascondere ma vare tutto quello che, ad una persona che si sente che in realtà fa uscire, la maggior parte delle volaffine a questa “cultura”, possa interessare. te, il nostro vero essere. La sezione relativa alla narrativa è nata fondamentalmente dall’esigenza, che molte persone C - Perchè nasce la passione per una creatura hanno, di “dire” qualcosa, di far uscire fra le righe che, sia nei miti che nei film, è di solito abbinata di un testo ciò che hanno dentro. Gli utenti quindi con il male?

Intervista dal Web: Vampiri.net

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Intervista dal Web

Se parliamo di miti, allora il vampiro moderno si mescola e si omologa al mondo in cui vive; come si “nascondeva” nei tempi passati per sfuggire agli occhi indiscreti dei cacciatori, così lo farebbe oggi. Insomma, in un mondo di yuppie rampanti sarebbe uno yuppie. C - Il sito è ricco di materiale, sia dal punto di vista letterario e cinematografico che esoterico. Non solo vampiri, quindi, ma anche ogni genere di creatura della notte, e magia. È stata una richiesta dei vostri utenti o è la visione di un mondo in continua espansione? GdL - Credo che sia un effetto simile a “la fame vien mangiando”. Facendo ricerche nel campo dei vampiri ci si imbatte spesso in cose relative all’occulto, quindi si rende necessario anche dare qualche cenno su questo. La magia è sempre stata un argomento assai affascinante, e abbiamo tentato – e tentiamo tuttora – di dare qualche indicazione in proposito, cercando non soltanto di usare termini molto semGdL - La risposta forse è anche un poco scontata: plici, ma anche di far comprendere quello che può il male della realtà è ben superiore a quello pro- essere realtà da truffa. posto da figure come i vampiri della tradizione e Venivano quindi da sé anche le sezioni dedicadelle leggende. te alla morte ed ai culti che questo passaggio ha da Il male affascina, e l’immagine iconografica sempre ispirato nell’essere umano, e quella relatidel vampiro è stata da sempre quella del male se- va ai fenomeni paranormali e ai misteri insoluti. ducente, amorale ma elegante. Spesso le figure dei vampiri sono state mescolate anche a creature come licantropi ed altri moC - I vampiri moderni vanno ancora in giro con cappe nere e cappelli a cilindro?

Arcadia

GdL - Credo che personaggi del genere sotto al mantello indossino una camicia di forza e possano circolare soltanto nei giardini ben protetti delle case di cura. Anche la similitudine, spesso fatta, fra dark e vampiri non è vera: si può essere dark senza amare i vampiri, si possono amare i vampiri senza essere dark.

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Disphoria Intervista dal Web: Vampiri.net


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GdL - In prima battuta, che l’ignoranza è una brutta bestia; purtroppo con il termine ignorante non mi riferisco alla massa che segue i programmi tv e scrolla il capo davanti ai vari processi Marchi o Bestie di Satana, ma proprio a quelli che pensano e si definiscono satanisti senza avere la più pallida idea di cosa voglia dire tale termine. Cosa dire di queste persone? Delinquenti, soltanto questo: gente che sfrutta la credulità popolare, o che vuole sperimentare sesso estremo e altri “sballi” trasgressivi, e quindi mascherano il tutto da “satanismo”. Si, nella sezione “Real Vampires” si tratta di un argomento “difficile”, quello di coloro che bevono sangue o prelevano energie; può non essere una cosa condivisibile e su questo siamo tutti daccordo, ma sono fatti che esistono quindi in questo

Hagast stri, quindi diventa quasi un “obbligo” parlarne e conoscere quanto il mito ha tramandato di questi esseri. Come ho detto, quando s’inizia a studiare un argomento è difficile restare sui binari, e spesso si deraglia su temi correlati ed estremamente interessanti. In una risposta precedente ho affermato che gli utenti di Vampiri.net sono assai diversi fra loro, quindi anche le tematiche che maggiormente li attraggono sono diversificate: il portale si adatta e fornisce tutte le informazioni che si possono desiderare. C - Altri argomenti forti del vostro sito si possono trovare nella sezione “Real Vampires” e sbirciando nelle “Rassegne Stampa”. Molte volte chi la pensa in maniera diversa, chi ha passioni o gusti particolari, viene spesso additato dalla società come satanista o comunque appartenente al male. Come rispondereste a queste accuse?

Intervista dal Web: Vampiri.net

Loreley

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FANTASY ambito vengono trattati. Ci si augura sempre che coloro che hanno queste “abitudini” siano molto prudenti dal punto di vista clinico, e che non vadano mai oltre quella che dovrebbe essere una regola per tutto e tutti: la libertà di uno finisce la dove inizia quella dell’altro. Nella categoria “Ombre nella Storia” sono elencati tutti i serial-killer che si sono macchiati di omicidi che comprendevano il bere sangue o la necrofagia.

Intervista dal Web

VAMPIR

C- Chi è Gabrielle, qual’è il suo posto in Vampiri.net e come c’è finita? GdL - Non mi piace particolarmente parlare di me. La mia “avventura” era cominciata con la ricerca in rete di notizie sui libri di Anne Rice, sono entrata nella chat di un sito ed ho conosciuto ragazzi simpatici con i quali chiacchierare, così mi sono fermata. Successivamente ho pensato che sarebbe stato bello avere un grande sito di vampiri anziché tanti piccoli e frammentati ed ho proposto una sorta di “consorzio”; un progetto poi abbandonato, ma che è stato il germe dell’idea di Vampiri.net. Restammo io e Plaisir a lavorare al portale, sia come ricerca materiale sia come parte tecnica. C - Raccontaci qualcosa sullo staff di Vampiri.net. GdL - Come staff intendo i miei meravigliosi Operatori di chat: Franxy, The Forest whisper my name, Lady Arcadia, Ombra di Lestat, Raphael, Dukessa dela Croix e Vortigan. Siamo legati da amicizia oltre che dall’interesse sui vampiri e dalla voglia di

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“Suicide” di Ombra di Lestat Intervista dal Web: Vampiri.net


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far crescere Vampiri.net. Sono loro che accolgono i nuovi utenti in chat, che spiegano le nostre regole e cercano di far comprendere lo stile che ci teniamo a mantenere nei nostri canali. È loro compito anche controllare i post nel forum, alimentare le discussioni o crearne di nuove. Sono anche un valido aiuto nello scrivere nuovi articoli o reperire materiale su tematiche a me non particolarmente conosciute. Siamo persone che amano una certa realtà, ci piace condividere la nostra passione con altri e cerchiamo di farlo nel modo migliore, con lo scopo di ottenere all’interno della nostra comunità un luogo dove poterci sentire tutti “a casa”. Sono loro insomma il cuore pulsante di Vampiri.net. C - Accetteresti l’abbraccio vampirico, e come vedresti il dono dell’eternità e la maledizione della sete di sangue? GdL - Il mio nick è ripreso da un personaggio dei libri di ANNE RICE; non so se mi senta affine a lei o se semplicemente vorrei assomigliarle... ma se dovessi diventare un vampiro penso che sarei molto simile a lei. L’immortalità come possibilità di approfondire le mie conoscenze e curiosità, poter scoprire e viaggiare; la sete?... beh credo che riuscirei a venirci a patti forse proprio come la Gabrielle dei romanzi della Rice: una necessità da soddisfare. Gabrielle.

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CROM

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DAMPYR dalla LEGGENDA al FUMETTO

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elle tradizioni folkloristiche dell’Europa dell’est, in particolare della Serbia, esiste la figura del Dampyr, una creatura generata dall’unione tra una donna umana e un vampiro il cui sangue è letale per i figli della notte. Accomunando l’amore per il mito del vampiro, gli autori MAURO BOSELLI e MAURIZIO COLOMBO presero spunto da questa leggenda per dar vita ad un nuovo personaggio, evidenziando sin dall’inizio che la tematica vampirica sarebbe stata trattata in modo profondamente diverso da come noi la conosciamo. Il protagonista della serie è Harlan Draka, il Dampyr, il figlio del vampiro, e la sua caccia ai Maestri della notte, una stirpe di supervampiri di cui parleremo più avanti. Verrebbe da pensare che la collana sia esclusivamente concentrata sui vampiri, ma non è così. In una serrata continuity costantemente in evoluzione, dove ogni albo è una storia a sé ma fa riferimento ad uno o più numeri precedenti, il mito del vampiro è accompagnato da tutte quelle creature presenti nell’immaginario fantastico delle nostre tradizioni, che siano spiriti, stregoni e demoni di ogni specie, senza tralasciare nemici a volte più pericolosi e veri come il germe malato della nostra società contemporanea, sette neonaziste, trafficanti d’armi e spregiudicate multinazionali. Così il tema principale viene reso moderno e attuale, più vero e quindi dolorosamente reale. I vampiri vivono tra noi e non è facile riconoscerli, essendo ben lontani dal tradizionale cliché del succhiasangue avvolto in un mantello rosso che

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si trasforma in pipistrello, e dal vampiro romantico alla Dracula di BRAM STOKER, avvicinandosi più al figlio della notte postmoderno sulla linea di ANNE RICE e LAURELL K. HAMILTON. A rendere il soggetto di estremo interesse è l’abilità degli autori nel miscelare horror, narrativa gotica e letteratura fantastica europea, da HOFFMAN a KAFKA, da LEO PERUTZ a M.R. JAMES, con il moderno cinema d’azione di JOHN CARPENTER, cosparso qua e là da tratti che s’insinuano nel sociale, rendendo il tutto più credibile e vicino alla realtà. Il male dunque acquista nuova vita nel nostro mondo, il male è dappertutto e ci circonda. Motivo per cui in Dampyr gli scenari proposti sono quelli del nostro tempo, dove mostri e personaggi hanno atteggiamenti tipici dei giorni nostri,

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DAMPYR trasportati con disinvoltura dal caldo torrido delle coste africane ai colori e ai ritmi delle più belle città europee, dalle pianure del Po alle scogliere delle Highlands. Dampyr è quindi, per stessa ammissione degli autori, un fumetto horror, ma è semplicistico ridurlo ad una sola categoria. Infatti i diversi filoni narrativi che s’intrecciano ai continui riferimenti ad avvenimenti, luoghi e personaggi reali, ci permettono di riscontrare una certa vena storica e d’attualità. Prendiamo ad esempio i n° 52 e 53 (“La maledizione di Varney” e “I misteri di Napoli”), dove troviamo come protagonisti i famosi scrittori Lord Byron, Percy Shelley, Mary Godwin e il dottor Polidori, ripercorrendo assieme a loro i giorni passati nella residenza di Villa Diodati, in Svizzera. O il n° 45 “Il vampiro di Highgate” dove, come già evidenzia il titolo dell’albo, viene narrata la vicenda che interessò l’Inghilterra negli anni 70, cambiando nome ai personaggi interessati. Dampyr affronta spesso scottanti tematiche sociali, senza dare giudizi o schierandosi verso una o l’altra parte. Temi forti come lo spettro di una dittatura o le guerre civili che infestano il nostro mondo. Ad esempio nei n° 69 e 70 (“I giorni del Condor” e “Nel deserto di Atacama”), gli autori si confrontano con la dittatura cilena, dove l’Operazione Condor (il terribile patto di collaborazione tra CIA e giunte militari sudamericane) prende il nome proprio dal Maestro della notte che organizzò segretamente il golpe dell’11 settembre 1973, rivivendo insieme gli ultimi momenti di vita del presidente Salvador Allende durante la resistenza alla Moneda.

Piccola curiosità: come nella migliore tradizione dei fumetti Bonelli, sfogliando le pagine di Dampyr possiamo riconoscere dei volti famosi. Questo accade perché i disegnatori, a volte gli autori stessi, decidono di rappresentare alcuni personaggi con le fattezze di gente famosa quali attori, cantanti, scrittori ecc... Nel nostro caso, per il protagonista della serie, Boselli e Colombo si sono ispirati alla fisionomia dell’attore RALPH FIENNES, scelta azzeccatissima: nel film Strange Days interpreta la parte di Lenny Nero, un duro per necessità, una sorta di eroe-antieroe che inizia

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da perdente riscattandosi poi nel finale. Per il volto di Tesla, in virtù della sua grinta, è stata scelta la cantante ANNIE LENNOX; Emil Kurjak invece ha il viso del bel GEORGE CLOONEY e Caleb Lost è nientepopodimenoché… il duca bianco DAVID BOWIE!! Ma le somiglianze non finiscono qua, in molti albi si può trovare un personaggio con un volto famoso, ad esempio Amber Tremayne è Nicole Kidman, Anyel Zant è Keanu Reeves, Fred Richards/Richard Harris, Lamiah/Charlotte Rampling, Maud Nightingale/Diane Keaton, Lenny Meyer/Telly Savalas, Araxe De Kercadio/Madeleine Stowe ed altri ancora. Veniamo ora alla storia. Il primo numero di Dampyr, “Il figlio del diavolo”, si apre con lo scenario di un paese martoriato dalla guerra, terreno fertile per i perfidi Maestri della notte. Emil Kurjak, alla testa di un manipolo di soldati, entra nel paese di Yorvolak, considerato un’importante punto strategico da difendere a qualsiasi costo, e subito, davanti a loro, si presenta l’immagine agghiacciante di un’atroce strage: l’intera popolazione decimata, strade e case piene di corpi orrendamente trucidati e mutilati. Nei militari s’insinua l’ipotesi che l’autore possa essere una creatura malefica, nonostante lo scetticismo di fronte al soprannaturale. Per il gruppo di miliziani esiste una sola possibilità per uscire vivi da Yorvolak: il Dampyr. A qualche chilometro di distanza, Harlan Draka è tormentato da incubi ricorrenti dove rivive la propria nascita in un lago di sangue, contornata da tre vecchie donne che celebrano la sua venuta: è lui infatti il Dampyr, l’uccisore di vampiri. Accompagnato dal giovane Yuri, vagabonda di paese in paese alla ricerca di presunti (ed inesistenti) vampiri, vivendo quindi sulle spalle di povera gente, sfruttando la superstizione e le credenze popolari. Catturato dai miliziani guidati da Lajos, una sua vecchia conoscenza, Harlan è chiamato que-

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DAMPYR sta volta ad affrontare qualcosa di realmente pericoloso, e a nulla serve la confessione di fronte a Kurjak di essere in realtà un truffatore che si guadagna da vivere grazie alla nomea che si porta dietro sin da piccolo: il figlio della strega. Lasciato solo ad affrontare i misteriosi assassini assetati di sangue, Harlan viene davvero attaccato da un branco di vampiri guidati da Tesla, e con sua grande sorpresa scopre che il sangue colatogli da una ferita è letale per i vampiri, e scioglie le loro carni. È la prova della sua natura di Dampyr. Tesla viene catturata e imprigionata da Harlan all’interno di una chiesa ma, al posto di ribellarsi al cacciatore di vampiri, decide di aiutarlo, nella battaglia contro il branco di Gorka, il Maestro che la creò. Da quel momento in poi, Harlan, Kurjak e Tesla si troveranno uniti a combattere i principali nemici della razza umana, i Maestri della notte. Cosa spinge Harlan e i suoi compagni a coalizzarsi per combattere i potenti supervampiri? Ognuno ha le proprie motivazioni, Tesla ha finalmente ritrovato la libertà perduta grazie ad Harlan, e nutre un forte odio verso la razza che si servì di lei facendola diventare un “mostro”; mentre Kurjak, dopo aver vendicato il massacro del suo plotone, ha capito che l’unica guerra che può ancora combattere è quella contro le forze del male. Per Harlan invece le motivazioni sono diverse. Essendo un essere “mitologico”, il solo in grado di uccidere i Maestri della notte, si sente innanzitutto in dovere di distruggere le creature che opprimono il genere umano. Oltre a questo, in lui risiede un profondo odio nei confronti del padre, il Maestro della notte Draka, che ritiene responsabile della morte della madre e che ha giurato di annientare come tutti i suoi simili. Ma sarà veramente odio? E soprattutto: quando si troverà faccia a faccia con il padre, avrà il coraggio di ucciderlo?

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arlan Draka è il figlio del vampiro, per metà uomo, dal sangue “strega-

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to”. Psicologicamente è una figura complessa e in continua evoluzione; è cinico, disincantato e tormentato dagli incubi. È in pratica una sorta di eroe-antieroe, non il classico “buono sempre e comunque”. La sua duplice natura divisa tra il Bene e il Male non lo aiuta di certo, ponendolo spesso di fronte a interrogativi ai quali non sa a dare risposta: perché è stato creato? avrà fatto la scelta giusta alleandosi alla squadra del Bene? Dopo ogni albo, Harlan acquisisce sempre maggior coscienza dei poteri derivatigli dal sangue speciale che gli scorre nelle vene: nonostante sia nato nel 1945, dimostra al massimo 25 anni perché il suo corpo invecchia molto lentamente e le ferite, anche le più gravi, si rimarginano in tempi brevi. È molto più veloce di un uomo, può vedere attraverso le illusioni dei Maestri e, di tanto in tanto, seppur con disgusto, succhia il sangue dei vampiri o dei Maestri che uccide per carpirne le conoscenze. Quali altri poteri scoprirà in futuro?

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esla è la sexy vampira ribelle del gruppo che si allea al Dampyr nonostante faccia parte dei figli della notte. È una ragazza tosta, forte, determinata e sempre pronta a farsi in quattro per aiutare gli amici. Grazie ad Harlan, riscopre il lato umano e femminile del suo essere, e non nasconde di provare una forte attrazione per il Dampyr, fermata solo da quel sangue che per la bella vampira è veleno. Un forte legame la avvicina anche a Kurjak, il suo soldatino preferito, con il quale comincia una storia d’amore nel n° 64 “I sogni di Lisa”, nonostante sia ancora probabilmente innamorata di Harlan.

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mil Kurjak è l’unico personaggio “totalmente” umano del terzetto. Inizialmente scettico sull’esistenza dei vampiri, si ricrede dopo l’intervento di Harlan (che lo ha salvato dal branco di Gorka) e l’incontro con Tesla. È il duro per eccellenza, un soldato tutto d’un pezzo sempre pronto all’azione e ad imbracciare

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DAMPYR il Kalashnikov, ma non è il classico “Rambo” tutto muscoli e niente cervello. Sotto la scorza del duro soldato si nascondono un cuore d’oro e un particolare gusto per la lettura e per l’arte, tant’è vero che prima della guerra sognava di diventare un bibliotecario. Testardo, scettico e lamentoso (sottolinea sempre di essere l’unico umano dei tre, e quindi quello maggiormente a rischio), non perde mai l’occasione di stuzzicare la sorellina di sangue Tesla, della quale è segretamente innamorato.

cui lavora, non è un nemico vero e proprio. Infatti spesso e volentieri collabora con Harlan e Caleb Lost per salvaguardare l’equilibrio. È in pratica una sorta di doppiogiochista che spesso si schiera contro i suoi superiori, e in particolare Nergal, per non far prevalere il Male nella sua città. Sa che se questo dovesse succedere verrebbe a mancare tutto ciò che ha imparato ad apprezzare e amare durante i secoli trascorsi tra gli uomini, come la musica, le donne e la bella vita. Si è quindi molto umanizzato, a differenza dei suoi “colleghi”, tanto da mantenere rapporti di amicizia con famosi Spesso e volentieri, Harlan, Kurjak e Tesla scrittori come Kafka, Meyrink e gli altri del Café vengono affiancati a personaggi più o meno im- Arco, e da innamorarsi della bella Matylde Prusoportanti che lasciano un segno, alcuni esauriscono va, alias Madame De Thebe l’indovina. subito la propria parte (è la dura legge del fumetto) ed altri invece tornano ad aiutarli in altre avventure. Uno di questi è Caleb Lost, un Amesha. Cos’è un Amesha? È un angelo, anzi una Potestà, che prende sotto le sue ali protettive Harlan Draka e compagni per guidarli nella lotta contro le forza del male. Sede operativa di Caleb Lost è Praga, più precisamente il Teatro dei Passi Perduti nell’isola Kampa, dalla quale non si può muovere per alcun motivo. Di primo acchito sembra un personaggio freddo e distaccato, con l’aspetto saccente e da primo della classe, ma non è proprio così. Durante i secoli trascorsi vicino agli uomini, ha scoperto nuovi e più profondi significati alle parole amore e amicizia, e per lui Harlan, Kurjak e Tesla sono più che semplici collaboratori, sono degli amici, i migliori. Nikolaus è l’agente operativo della Squadra del Male a Praga. Lo potremmo definire un Angelo caduto in disgrazia, che ha perso la conoscenza angelica. A dispetto della squadra per

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Nergal è un Maestro della notte tra i più vecchi e potenti di cui si ha conoscenza. E non solo questo… Dopo aver stretto un patto con le potenze infernali, ha acquistato nuovi poteri diventando Capo della polizia infernale. Acerrimo nemico di Caleb Lost, con il quale ha un conto in sospeso, e del Maestro della notte Draka, il padre di Harlan, dopo aver cercato invano nei modi più subdoli di portare il Dampyr dalla sua parte, decide di eliminarlo senza però mai scoprirsi apertamente. Draka è il padre di Harlan ed è uno tra i Maestri della notte più potenti. Il perché abbia generato un Dampyr, nonostante rappresentasse una minaccia per la sua razza, è ancora un mistero. Voleva forse dotarsi di un’arma in più contro i suoi nemici? O aveva semplicemente bisogno di placare con un figlio (dalla donna amata, anche se umana) quella solitudine che caratterizza gli esseri immortali? Non ha mai considerato il genere umano come semplice cibo, nutre un profondo legame con la Transilvania, il suo territorio, e ama la sua gente tanto da essere pronto a tutto per aiutarla, senza sfruttarla. Draka è quindi diverso da tutti gli altri Maestri, capace di profondi sentimenti come l’amore, la passione e persino l’amicizia (quella per esempio che lo legava al famoso Vlad Tepes, lo storico Dracula). Nonostante le diverse tematiche horrorifiche di Dampyr, i principali cattivi rimangono i Maestri della Notte, una stirpe di supervampiri venuti da un pianeta morente, che da millenni abita il nostro mondo nutrendosi del sangue degli abitanti, approfittando di guerre e dittature per imporre un “invisibile dominio” sul genere umano. Parlo di “invisibile dominio” perché i Maestri della Notte hanno una regola di famiglia per la quale non devono esporsi troppo agli umani, se vogliono continuare ad agire indisturbati mantenendo il potere. A differenza dei classici vampiri della tradizione, del cinema e della letteratura, i Maestri non

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DAMPYR temono la luce del sole, i crocifissi, l’aglio, l’acqua benedetta, i paletti di frassino e tutto ciò che secondo la cultura popolare dovrebbe uccidere i figli della notte. Solo uno scontro diretto con un Dampyr può causare loro la morte. Non sono però degli esseri immortali, anche se la loro longevità è nell’ordine dei millenni, e le cellule ferite in occasionali scontri fratricidi si rimarginano istantaneamente. Estremamente egocentrici ed individualisti, tra loro non vanno molto d’accordo, e i rapporti sono rari e violenti; per questo ogni Maestro ha un territorio di caccia e un proprio branco di non-morti. La tradizione viene richiamata, seppure in parte, dagli schiavi degli arcivampiri, i non-morti, semplici esseri umani trasformati in vampiri che entrano a far parte del branco del proprio padrone. Essendo creature dei Maestri della notte, i non-morti hanno limitazioni enormi: temono la luce del sole, possono essere uccisi con un paletto nel cuore, decapitandoli o dandoli alle fiamme, non possono generare altri vampiri e sono totalmente succubi del “padre”, finché questi è in vita. In definitiva, non siamo di fronte ad un fumetto di solo svago e divertimento ma a qualcosa di più. Dampyr è duro, malinconico, tragico, tenebroso, sconvolgente e impegnato. È la nuova dimensione dell’horror, del gotico e del noir. Provare per credere.

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Immagini:

pag. 154: ALESSANDRO BOCCI, 2004; pag: 155: FABRIZIO RUSSO, 2005; pag. 159: ALESSANDRO BAGGI, 2004 pag. 161: MAURO LAURENTI. Copertine Albi:

ENEA RIBOLDI: #1 Il figlio del Diavolo, #6 La Costa degli Scheletri, #27 I Lupi Mannari, #28 La Banda dei Morti Viventi, #44 Il Sigillo Nero, #48 I Sotterranei di Parigi, #58 I Segreti di Dreamland, #60 La Miniera di Zyarne. © 1999-2006 SERGIO BONELLI EDITORE

CLAUDIO MARCHETTI

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ZANNE

Racconto

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CUORE

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llora…» iniziò Axel, saltando com«Non ti preoccupare» rispose l’altro con un pletamente le presentazioni, «…ce misto tra scherno e terrore, «non si rompe, è al l’hai?» sicuro.» Portava i capelli lunghi, ben curati, stretti da Avendo finalmente le mani libere, con la siun fiocco blu scuro in una lunga treccia liscia. Ve- nistra fece facilmente scattare i due blocchi ai stiva un completo italiano gessato, perfettamen- lati della valigetta, dato che il codice era già state stridente con la camera di motel illuminata in to inserito, e portò la destra alla cintura, dietro la malo modo, sopra una camicia di seta ed una cra- schiena. vatta color porpora. L’altro, alla finestra, si rigirò verso il parchegL’interlocutore era molto più mondano di lui: gio notturno dell’edificio, sempre impassibile e jeans strappati e canottiera bianca; capelli rasati tranquillo. «Controlla pure. Non vorrei che ci fosed un grande pizzetto affilato che tradiva l’appar- sero alcune incomprensioni tipo carta da giornale o banconote false…» Per lui la parte in denaro tenenza ad un gruppo etnico ben preciso. «Devi prima farmi vedere i soldi, se lo vuoi» della transazione non aveva alcun significato. Il pelato sussultò. Aveva visto una volta in un rispose col suo pesante accento del sud. «I soldi non sono un problema» lo snobbò film il trucco della carta da giornale, ma come caAxel, indicandogli distrattamente la valigetta volo faceva a riconoscere una banconota falsa? chiusa sul letto, e si girò verso la finestra con le Ma d’altronde, se fossero veramente state false, mani raccolte dietro la schiena, tanto per dargli perché glielo avrebbe dovuto dire? Sollevò il coperchio e contemplò a lungo il maggiore tranquillità. L’uomo non gli aveva staccato di dosso le pu- mucchio di soldi che aveva sotto gli occhi, dimenpille per un solo istante. La semiautomatica in- ticandosi di tutta la tensione e la preoccupazione filata nella cintura dalla parte di dietro era il suo verso l’altra persona. «Mio Dio…» esclamò. pensiero principale: non doveva tradirsi e farglie«Cosa?» chiese Axel, velando un’ombra di la vedere, ma al contempo doveva essere pronto preoccupazione. ad usarla all’istante. «Sono dieci volte la somma che avevamo patGuardingo si avvicinò al letto, sempre strin- tuito!» gendo la grande sacca militare nella sinistra. Si «Più o meno…» protese per sbloccare le serrature color bronzo, «Perché?» serrò la valigetta e la tirò a sé. ma si rese conto che facendolo avrebbe tenuto im«Perché è l’unico modo per essere sicuro che pegnate le due mani, così lasciò andare il fardello tu non mi tradisca, e per incoraggiarti ad essere che si portava. Il contenuto rigido della sacca fece leale anche in futuro» gli rispose serafico dalla finestra. «Cosa ti succede?» continuò curioso, «hai un tonfo sul pavimento di legno. Axel voltò la testa mostrandogli la coda del- ottenuto più di quanto sperassi, eppure sento che l’occhio, indispettito. «Fa piano!» gli intimò. c’è dell’altro…»

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Racconto: Zanne nel Cuore


ZANNE nel CUORE L’uomo con i soldi e la sacca aveva “To Pick a Rose, You Ask Your Hands To Bleed” le idee chiare. Gli era stato detto che se CLYDE CALDWELL avesse ucciso la persona in quella stanza avrebbe ottenuto la stessa somma contenuta nella valigetta. E raddoppiare centomila dollari non era un’occasione da lasciar perdere. Con le mani che gli tremavano, afferrò l’impugnatura della calibro 9 e la puntò alla schiena dell’uomo. Non aveva mai ucciso, e quindi gli riuscì difficile tirare il grilletto prima che l’individuo in gessato si girasse verso di lui con una faccia perplessa. Gli spari furono tanti e in così rapida sequenza che il corpo venne sbalzato attraverso i vetri e il telaio della finestra, finendo a schiantarsi sul pavimento di cemento all’esterno ricoperto di schegge. Lasciò andare la pistola, dimenticandosi di pulirne le impronte digitali, e si affrettò a raccogliere la valigetta stracolma, intenzionato ad alzare i tacchi e dileguarsi nella campagna quanto prima possibile. «Cristo Santo!» esclamò una voce da fuori, «ma ti rendi conto di che hai fatto al mio vestito?!» Il tizio dai capelli lunghi era in piedi, piede dentro e uno fuori. Tirò ancora il grilletto, attraverso il rettangolo vuoto della finestra del ma il carrello si era bloccato in posizione arretramotel, e si contemplava il gran numero di perfora- ta, segnalando l’esaurimento delle pallottole. zioni e grandi macchie rosse di sangue che aveva Le iridi marroni del vampiro si dilatarono a lisul petto. velli disumani, scomparendo del tutto per lasciare «Oh mio Dio!» L’altro fece un balzo all’indie- lo spazio a gigantesche pupille nere. tro, sbattendo contro la parete di cartongesso, poi «Adesso mi hai fatto davvero incazzare…» si gettò in terra e tentò di prendere la pistola. La ringhiò, mentre un rivoletto di sangue e cervella canna era ancora troppo calda, e la prima volta gli gli colava dal foro di proiettile in mezzo agli occhi scottò le dita, e dovette lasciarla cadere. e poi sul lato del naso. Intanto l’immortale si era scrollato di dosso un «Hai idea di quanta fatica ci vuole a riformare po’ di sporcizia, e si accingeva a scavalcare per il tessuto cerebrale?» Con passo lento e deciso si ritornare dentro. mosse fino a raggiungerlo, mentre lui nel frattemCon i tremori alle mani oramai a livelli cata- po si era alzato in piedi. «Certo che no, piccolo strofici, il pelato riprese la pistola e gli conficcò umano!» E gli strappò via la pistola, ed insieme una pallottola in fronte, mentre ancora aveva un ad essa anche il dito indice, che era rimasto inca-

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strato nella guardia del grilletto. «Detesto fare lo stronzo ad uno scambio…» continuò a sfuriarsi, «ma tu mi ci hai costretto!» Gli afferrò la gola e gli piantò le due lunghe zanne nella carotide, prosciugandolo di tre o quattro litri. Il corpo esangue precipitò per terra, con ancora la forza di sopravvivere, ma non quella di tentare di scappare, o perlomeno tamponarsi la ferita sul collo. Axel prese con cura il contenuto del sacco, una complessa scatola medica, e la poggiò sulla cassettiera alla sua sinistra. L’impazienza irrefrenabile unita all’eccitazione ed al torpore della bevuta appena fatta gli provocarono una sensazione quasi simile all’orgasmo, mentre si accingeva ad aprirla e rivelarne il contenuto. Lo smacco fu indescrivibile quando, spostato il coperchio, tra le scagliette di ghiaccio e le lucine led verdi, invece del tanto ricercato proprio cuore pulsante, vide una grande porzione di fegato umano. «E questo cos’è?» urlò, incredulo. La persona sul pavimento emise un mugugno incomprensibile. «Cosa cazzo è questo?!» Alzò la voce sino ai limiti del possibile, quindi rovesciò la scatola sul pavimento, distrusse con gli artigli la cassettiera e si lanciò sull’umano, dilaniandone le carni fino allo sfinimento.

Dopo due colpi concitati sulla porta, una cameriera allarmata munita di passepartout fece il suo ingresso nella stanza, con la tipica uniforme azzurra merlettata. «Cosa sta succedendo? Abbiamo sentito degli spa…» Axel le si avventò contro senza neanche pensarci. Fece un unico lungo balzo con le fauci protese, pronto a divorare anche lei. La femmina schivò. Per aver evitato un suo balzo doveva indubbiamente essere un vampiro anche lei. Caterina fece un passo di lato, ed approfittando del suo slancio gli appoggiò una mano dietro alla testa, e gliela accompagnò contro la parete solida del corridoio. Il cranio si spappolò definitivamente ed il cervello rimasto schizzò in tutte le direzioni. Il corpo inanimato del vampiro cadde in modo scomposto, distendendosi sul pavimento. Ovviamente non era morto, e lei era sicura che potesse sentirla. «Ho trovato il tuo cuore…» Gli disse, estraendo dalla tasca del grembiule il grande muscolo rosso pieno zeppo di sangue, con le valvole suturate chirurgicamente. «Volevo solo vedere se eri degno di essere…» Aprì la bocca e conficcò le due lunghe zanne nel cuore, bevendone con gusto a grandi sorsi caldi. Axel morì. Questa volta per sempre.

ANIELLO RUSSO vampiri sono tra noi. Non più in castelli gotici Iancora ma in squallidi motel, senza mantello nero ma con lunghe zanne, terribili e soprannaturali ma costretti ricomprare il proprio cuore per restare in vita. Poche, rapide sequenze d’azione perfettamente centrate formano un atto unico senza pause, che porta il lettore direttamente al non prevedibile finale. Questo in sintesi il contenuto di Zanne nel Cuore, racconto pieno di

grinta che non risparmia i particolari più sanguinosi. Ma del resto, parlando di vampiri la cosa è perfettamente in tema. Aniello Russo (aniello. russo@alice.it), autore partenopeo, è articolista in un giornale locale e si è classificato al terzo posto nel concorso “Le ali della fantasia” con il suo primo romanzo, il fantasy Ira Divina.

CRISTINA “ANJIIN” RISTORI

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Racconto: Zanne nel Cuore


Lettura: LE NOTTI DI SALEM

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le notti di salem (Salem’s Lot - 1975) di Stephen King Un mistero circonda Marsten House, una casa ormai chiusa in alto sulla collina di Jerusalem’s Lot. Molti anni addietro, un gangster vi aveva ucciso la moglie e poi si era suicidato. Per scriver un racconto sulla vicenda, un romanziere, di nome Ben Mears, decide di tornare in quel luogo che ormai si sta spegnendo (pur essendo vivo e così caro nei sui ricordi, per via degli anni che vi aveva passato da giovane, ospite di sua zia), ignaro del fatto che la cittadina sta per essere infestata da un vampiro. La prima persona con cui Mears entra in contatto è Susan Norton, tipica ragazza di provincia costretta a vivere in una sorta di luogo comune, sognando di potersene un giorno andar via. Il rapporto tra i due non risente della differenza di età e sembra, anzi, essere d’aiuto allo scrittore per superare il trauma subito dopo la morte della moglie Miranda. A seguire, l’introduzione dei vari personaggi principali ricorre a un schema descrittivo che mira ad anticipare i loro ruoli. Mark Petrie è il bambino troppo maturo per la sua età e già capace di affrontare la vita senza perdere nulla dell’innocenza della giovinezza. Matt Burke è invece il professore vecchio stampo che tuttavia ascolta rock non appena può; conosce la città e i suoi abitanti perché ad ognuno di loro ha insegnato letteratura inglese. Jimmy Cody è il dottore, lo scettico ad oltranza, attento alla salute dei componenti di questo strano gruppo ma restio a convincersi dell’esistenza

dei vampiri. Infine Padre Callahan, il prete della comunità, più dedito all’alcool che alla sua parrocchia, capace di attingere una forza incredibile dalla fede con la stessa velocità con cui riesce a perderne la presa. In un passo, per bocca di Susan, STEPHEN KING descrive parte del gruppo con queste parole: “Un vecchio insegnante mezzo rincoglionito dai libri, uno scrittore ossessionato da un incubo d’infanzia, un ragazzino che si è fatto una cultura sui fumetti dell’orrore e conosce a menadito usi e costumi dei vampiri. E io?”. La città, Jerusalem’s Lot, abbreviata in Salem o dai suoi abitanti semplicemente ne “il Lot”, segue la particolarità di Stephen King di ambien-

Lettura: Le Notti di Salem

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Lettura

tare i suoi racconti nel Maine, e ricorsivamente nelle stesse città (come accade con Castle Rock nel caso di Cujo, Cose Preziose ed altri). Nella raccolta A Volte Ritornano, infatti, compare di nuovo Jerusalem’s Lot come luogo maledetto nei racconti “Il bicchiere della staffa” e, appunto, “Jerusalem’s Lot”, quest’ultimo ambientato nel XIX secolo. La Jerusalem’s Lot de Le Notti di Salem, invece, più che una vera città è un paese dove tutti si conoscono e dove la gente incarna gli stereotipi più svariati. Troviamo infatti la pettegola, l’agente immobiliare senza scrupoli, l’ubriacone di turno, la donna sposata che tradisce il marito con un ragazzo più giovane, il marito che picchia la moglie sposatasi troppo giovane per via di una gravidanza inattesa, e chi più ne ha più ne metta. Eppure ognuno di loro esce dal proprio stereotipo nel momento in cui entra in contatto – oppure ne sfiora l’essenza – con Barlow, il vampiro che, nascosto dietro la sua piccola attività di antiquario, s’insidia nella cittadina e nella loro vita. Barlow descrive Salem così: “Qui da voi la gente è ricca, sanguigna, infarcita dell’aggressività e della tenebrosità necessarie... É gente che non ha ancora interrotto con colate di cemento il flusso di vitalità che emana dalla terra, loro madre”. La gente di questo piccolo paese ha dentro di sé una rabbia e una ferocia che non aspettano altro d’essere tirate fuori, e il vampiro possiede la chiave per aprire la “porta” che le tiene a freno. Il titolo “Le Notti di Salem” (“Jerusalem” era considerato dalla casa editrice troppo a stampo religioso), in originale “Salem’s Lot”, è ben lontano dal primo pensiero di King, che voleva chiamare il romanzo “Second Coming”, proprio per accentuare questo ritorno del protagonista principale, che poi rappresenta la filosofia con cui è stato scritto un altro suo capolavoro: IT. Le Notti di Salem è il primo libro scritto da Stephen King in cui compaiano tanti personaggi all’interno della storia, molti con ruolo primario. Si esce dai canoni per i quali il protagonista deb-

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ba essere solamente uno, ma soprattutto dal luogo comune per cui i personaggi principali non possano morire nel corso della narrazione dopo che il lettore si sia affezionato ad essi. In realtà King ci anticipa la “novità” già nei primi capitoli, quando parla di un uomo e di un bambino indefiniti, che leggono le cronache di Jerusalem’s Lot e sembrano in fuga più da se stessi che da qualche nemico reale. Si può semplicemente ipotizzare che i due personaggi misteriosi possano identificarsi in Ben Mears e Mark Petrie; la certezza arriva solo a fine romanzo, quando apprendiamo che i suddetti sono gli unici, fra i protagonisti, ad essere sopravissuti (a parte Padre Callahan, che fugge, dopo essere divenuto schiavo bevendo il sangue del vampiro, e che riapparirà poi in un altro romanzo di King). Il ruolo del nemico è incarnato dal vampiro (Barlow), qualcosa che tutti conoscono ma hanno sempre considerato come favola dell’orrore per fanciulli; ed infatti proprio così inizia questa storia, con Mark Petrie, il bambino, che colleziona mostri di plastica, tra cui proprio Dracula. I vampiri di King entrano in catalessi col sorgere del sole, la cui luce non gli è mortale ma provoca loro un dolore talmente intenso che, se ne vengono colpiti, per riflesso condizionato tentano di fuggirla persino quando si trovano in stato d’incoscienza. Queste creature possono essere uccise con un qualsiasi paletto piantato nel cuore, non necessariamente di frassino come tradizione vorrebbe. Si riproducono molto velocemente ma non è chiaro come “funzioni” la maledizione che trasforma un uomo in vampiro. Alcune volte basta il semplice morso per dare il via, anche da vivi, alla mutazione; altre volte invece il “vampirizzato” diventa semplice fonte di “cibo”, fino alla morte. Sembra quindi che ad operare la trasformazione sia la volontà del vampiro, anche se ciò non viene mai esplicitamente confermato. Non potevano poi mancare i simboli ecclesiastici della croce, dell’acqua santa e delle preghiere, difese che tuttavia producono effetto solo

Lettura: Le Notti di Salem


LE NOTTI DI SALEM se è presente una fede assoluta in chi le utilizza. La Santa Chiesa Cattolica Romana ed i suoi simulacri, comunque, non sono altro che uno qualunque dei tanti nemici dei vampiri, niente di più; è ciò che spiega infatti Barlow, il quale asserisce che i vampiri erano già antichi quando i primi Cristiani si nascondevano nelle grotte per sfuggire ai Romani, e si dipingevano pesci sul petto per farsi riconoscere. Barlow stesso è più vecchio della Chiesa. Le personalizzazioni che effettua Stephen King in questo libro riguardano più che altro la caratterizzazione del vampiro supremo, in questo caso appunto Barlow, spesso anche attraverso la figura del suo servo, Straker, un essere umano potenziato grazie ai poteri del vampiro e che procura la copertura necessaria ogni volta che il suo padrone deve spostarsi da un luogo ad un altro. Per mezzo di Straker, Barlow sceglie una vecchia casa coloniale già toccata dal male, e compie il rito che gli permetterà di varcare quella soglia ed abitare quelle mura: sacrifica un bimbo alla sua divinità (il Dio dei Vampiri, un’entità a cui si fa solo cenno, ma che si specifica essere molto potente e pericolosa). La narrazione, di facile lettura, scorre fluida. I colpi di scena in realtà sono pochi, e alcuni abbastanza scontati. Che Barlow è un vampiro, per esempio, si capisce presto, anche se l’inizio potrebbe far pensare al fantasma di uno degli ultimi abitanti di casa Marsten, o a qualcosa legato al mito che rievoca le streghe di Salem. Il punto di forza del libro sembra essere invece il salto in avanti nello stile di King, il quale esce dai canoni ordinari del romanzo “vampiresco”. Non ci sono artifizi letterari per mantenere la curiosità fino all’ultima pagina, ma un lento evolversi della storia, che porta il lettore esattamente dove King vuole, grazie ai tanti indizi disseminati nel romanzo con i quali è possibile presagire inequivocabilmente il finale; senza nulla togliere però alla tensione e all’inquietudine alimentate dal ritmo narrativo cadenzato. Il cattivo sarà sconfitto

a costo di alcune perdite – in questo caso quasi un intero paese – forse l’unica esagerazione che non ci si aspetta. Ma il libro non ha una vera conclusione. Barlow viene ucciso, e con lui anche Straker, ma… i suoi proseliti? I primi capitoli lasciano semplicemente intendere che i vampirizzati sono numerosi e continueranno a mietere vittime a loro volta. Ben e Mark, i sopravvissuti, torneranno mai a Jerusalem’s Lot per fermare la piaga? Nel prologo, Ben sostiene di volerlo fare, ma il terrore negli occhi di Mark finirà col dissuaderlo? Il romanzo è ispirato al famoso Dracula di BRAM STOKER; Matt Burke, il professore, per esempio, ricorda molto Van Helsing, somiglianza che lo stesso personaggio di Cody fa notare a Ben in un passo del libro. Ma King usa questo classico della Letteratura solamente come punto di partenza, per poi giocare sulle emozioni dei protagonisti al di là degli stereotipi o delle mere e sterili citazioni letterarie. Mark è l’innocenza infantile che permette di credere subito all’esistenza dei vampiri; Matt è la conoscenza e la cultura letteraria che forniscono i documenti da cui apprendere come combattere queste creature della notte. Lo scrittore Ben Mears rappresenta la determinazione e la fiducia; il dottor Cody, un poco anticonformista, simboleggia il cinismo e l’incredulità; le spiegazioni e le prove addotte da Matt per convincerlo sono in realtà gli strumenti utilizzati dal romanziere King per persuadere il lettore dell’esistenza dei vampiri, ed assuefarlo così all’ambientazione macabra ma avvincente del racconto. Da leggere in un fresco pomeriggio estivo all’ombra di un salice, Le Notti di Salem è insomma un classico dell’orrore. Ma un orrore fatto soprattutto di allusioni, indizi da decifrare, ipotesi e supposizioni; un orrore nel quale i vampiri, le scene macabre, o la suspance dell’ultimo momento non sono angoscianti quanto le inquietudini di una città vuota di giorno, e la mediocrità di chi ci vive.

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“Nell’Hellsing non abbiamo bisogno di vampiri che non riescono nemmeno a sconfiggere un Rigeneratore, Alucard. Chi non è in grado di proteggere se stesso è inutile nella nostra istituzione.”


Images from:

http://www5e.biglobe.ne.jp/~solid/

Lady Integra Wingates Hellsing


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“The distant future… Vampires rule the night, but their numbers are dwindling. With huge bounties on their heads a class of hunters has emerged. Bounty Hunters. One hunter is unlike all the others. He is a Dhampir – a half human, half vampire. At war with himself, feared by all, tortured and alone, he is… Vampire Hunter D.” 1

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In un futuro distante i vampiri governano la notte, ma il loro numero sta diminuendo. Viste le enormi taglie sulle loro teste, una nuova classe di cacciatori è emersa: I Cacciatori di Taglie. Ognuno di loro è diverso dagli altri. Lui è un “Dhampir”, metà umano e metà vampiro. In guerra con sé stesso, temuto da tutti, torturato e solo. Lui è Vampire Hunter D.

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osì comincia questa storia per il grande schermo, la seconda ispirata al personaggio del “vampire hunter” (la prima vide la luce nel lontano 1985) tratto da una serie di romanzi (12 per la precisione raccolti in 19 volumi) ideati da HIDEYUKI KIKUCHI e illustrati da YOSHITAKA AMANO. In questo film d’animazione, scritto e diretto da YOSHIAKI KAWAJIRI, il regista punta sulla

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Vampire Hunter D Bloodlust 2

spettacolarità delle azioni. Kawajiri mantiene lo stile già espresso in altre sue opere dove dedica grande spazio ai combattimenti, come La Città delle Bestie Incantatrici, Ninja Scroll e uno dei suoi ultimi capolavori, l’episodio Program in Animatrix. Non tralascia però di caratterizzare i suoi personaggi, dotandoli di un dilemma interiore, di una solitudine che sembra pervaderli nel profondo, e spesso di una gentilezza che sorprende. L’ambientazione è di stampo gotico, con oscure notti ed assolatissimi giorni, un misto tra la tipica storia di vampiri e un western all’Italiana di Sergio Leone, il tutto accompagnato dalle musiche di MASSIMO D’AMBROSIO che si adattano perfettamente ad ogni scena, pervadendo l’opera con una soffusa malinconia affiancata da un’azione piuttosto sfrenata. Il mondo in cui si muovono i personaggi è talmente lontano nel futuro da perdere quasi ogni corrispondenza con la nostra realtà. La Terra è popolata da vampiri ed umani, che sembrano dividersi rispettivamente la notte ed il giorno; esistono poi altre creature, alcune con poteri ed aspetto che ricordano quelli dei Morlock della Marvel (deformi e schivi mutanti che vivono nelle fogne), altre simili a mante giganti che solcano le sabbie del deserto. Inoltre c’è la “mano parlante” di D, la sinistra: essa racchiude un “simbionte” che aiuta il vampire hunter con la sua capacità di aspirare le anime dei vampiri. La mano è ironica, snervante, paurosa, ma tutto sommato tiene compagnia. Spesso la si vede cercare di stabilire con D un rapporto

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1) Il rapimento di Charlotte. 2) D si presenta all’appuntamento con John Elbourne. 3) Tre dei quattro fratelli Marcus: Kyle, Nolt e Borgoff. 4) D assiste al “volo” delle mante del deserto.

di amicizia, con scarso successo (il fallimento di quasi tutti i legami tra i vari personaggi è un po’ un leit motiv nella storia). In questo mondo distante, la civiltà è regredita in stile post-apocalittico, con devastazioni, deserti senza fine e grandi strutture delle epoche passate ormai lasciate a se stesse. Il denaro gioca ancora un ruolo molto importante; tutto infatti si compra, anche i servizi di quei Cacciatori di Taglie che, come D o l’umana Leila, hanno come unica missione nella vita quella di sterminare la razza dei vampiri, mossi da uno spirito di vendetta senza precedenti. I Vampiri di questa realtà sono molto “stokeriani”: nobili, affascinanti e ricchi. Sono inclini all’inganno, spietati e designati a dominare il mondo, anche se alcuni vivono in funzione del

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mito della “Città della Notte”, sita nello spazio siderale; è questo un luogo dove i vampiri possono vivere in pace senza essere braccati, mantenendo la loro dignità di nobili immortali. È questa l’aspirazione di Meier Link, un conte vampiro che si è innamorato – ricambiato – di una giovane di ricca famiglia: Charlotte Elbourne. Intenzionati a coronare il loro sogno d’amore in un luogo lontano dai pregiudizi, i due amanti inscenano un rapimento e si affidano a Carmilla, una vampira molto antica che offre loro – apparentemente in cambio di nulla – una navetta spaziale con cui raggiungere la leggendaria città.

In realtà, lo scopo della sanguinaria creatura della notte, capace di proiettare illusioni così veritiere da ingannare gli stessi vampiri, è quello di procurarsi sangue fresco di vergine (probabilmente) per resuscitare il suo corpo morto da tempo. Il padre di Charlotte, un uomo provato dalla vita (come dimostra la sua condizione di invalido) e realista, offre una taglia per recuperare la ragazza, viva nella migliore delle ipotesi, o senza testa se la mutazione in vampiro avesse già avuto inizio. Conosce i rischi e sa a chi rivolgersi. Sempre il denaro fa la differenza tra il vivere ed il sopravvivere. Lo si desume dai prezzi: un cavallo costa trecentomila dollari, recuperare la ragazza ne costa venti milioni, mentre ricevere protezione dalle migliori guardie del corpo ben cento milioni di dollari. Questo è il prezzo pagato da Meier per comprarsi l’aiuto dei Barbaroi, un 5-6) D giunge presso il castello di Meier Link. 7) I tre Barbaroi: Benge, Caroline e Mashira. 8) Il mezzo corazzato dei fratelli Markus, in riparazione. 9) Leila spia l’arresto di D. 10) Charlotte scende dalla carrozza di Meier.

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gruppo di demoni che si vendono – ma con dignità ed onore – al miglior vampiro offerente, proteggendolo poi a costo della loro stessa vita. Meier fa bene a sentirsi in pericolo. Sa che durante il giorno è vulnerabile perché non può sopportare la luce del sole e, dovendo viaggiare a tappe, gli serve qualcuno che lo difenda nei momenti in cui è costretto a riposare nella sua bara. Vampire Hunter D non è il solo comunque sulle tracce del conte; alla caccia, su una specie di pulmino corazzato con le finestre a forma di croce, partecipano anche i fratelli Markus, quattro ragazzi con abilità molto particolari. Borgoff è il maggiore, il capo carismatico della banda, con una mira esagerata è in grado di scagliare frecce d’argento tramite una balestra attaccata direttamente al braccio; Kyle è il mago dei pugnali rotanti; poi c’è Nolt , il tipico forzuto di poche parole (e, quelle poche, neanche troppo intelligenti); infine troviamo Grove, malato ma capace di proiettare la sua forma astrale fuori dal corpo, e di emanare da essa raggi d’energia davastanti. Con i quattro fratelli viaggia Leila, una ragazza che loro hanno accolto nella famiglia quand’era ancora bambina dopo che i parenti le erano stati sterminati dai vampiri. Leila è una dei coprotagonisti dal carattere più sfaccettato. È solitaria, un poco dispotica, sicura di sé ma allo

9 stesso tempo fragile e bisognosa di affetto. A contrastare i fratelli nella caccia a Meier ci sono, come accennato, i Barbaroi, dai poteri sorprendenti: Benge è capace di fondersi con le ombre e divenirne parte, oltre a poter plasmare una realtà dimensionale all’interno del proprio mantello; la seducente Caroline ha l’incredibile abilità di adattare il corpo a qualsiasi materiale con cui

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entri in contatto; e Mashira possiede poderosi artigli e un’impressionante testa di lupo che gli esce dallo stomaco. E, in mezzo ai contendenti, naturalmente, c’è D, il Dhampir; egli possiede gli stessi poteri di un vampiro ma senza le sue debolezze. I Barbaroi hanno dunque come scopo quello di fermare i cacciatori per permettere a Meier e Charlotte di raggiungere il castello di Carmilla; i fratelli Markus e lo stesso D cercano di recuperare la ragazza prima che questa venga vampirizzata. Una lotta crudele in cui non di rado i ruoli cacciatori/prede e buoni/cattivi s’invertono. 12

È limitativo infatti inquadrare i protagonisti come stereotipi. A tratti ci troviamo quasi in un clima da shojo manga sofisticato, dove i personaggi maschili sono tutti belli, vestiti a regola d’arte, tenebrosi ed affascinanti, pronti a tutto per salvare chi stia loro a cuore, altre volte li vediamo combattere brutalmente per del vile denaro, trattare il prossimo con tracotanza e uccidere senza pietà chiunque si pari sulla loro strada. In certi momenti gli spettatori si troveranno addirittura a parteggiare per Meier, commossi dall’intensità del sentimento che lo lega a Charlotte, e dallo spirito di sacrificio che più volte i due 13

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14 11) Leila assiste D dopo la battaglia contro Caroline. 12) Meier rischia la vita esponendosi alla luce del sole pur di salvare Charlotte. 13) Il potente Mashira accorre in aiuto di Meier. 14) Arrivo nella dimora di Carmilla. 15) Grazie al sangue di Charlotte, Carmilla rinasce. 16) Ultimo atto del duello tra D e Meier. 17) Il castello di Carmilla crolla.

amanti manifestano; lui disposto perfino ad uscire alla luce del sole, prendendo fuoco, pur di salvare lei, e lei che corre ad abbracciarlo giurandogli ancora e sempre amore eterno. Questa ed altre scene, come nel passo in cui Leila toglie l’anello dal dito di Charlotte – ormai trasformata in vampiro da Carmilla – gettandolo giù dalle scale, in una sequenza rallentata di fotogrammi riflessi, fanno di Vampire Hunter D: Bloodlust un capolavoro. Il film è stato supportato del resto da un budget altrettanto maestoso, e da un lancio in grande stile. La prima in America fu presentata il 24 Agosto del 2001 al Museo Egizio di Hollywood (uno tra i più famosi al mondo), con queste frasi: The tables turned, (La situazione si è capovolta) The secrets revealed, (I segreti sono stati rivelati) And the hunters have become the Hunted. (e i cacciatori sono diventati le prede) This is Vampire Hunter D (Questo è Vampire Hunter D) and all is not as it seems… (e tutto non è come sembra…)

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Grandi combattimenti, illusioni, trabocchetti e molto di più aspettano il pubblico. Per coloro che volessero averne un assaggio, esiste un video musicale di Moonlight Shadow in versione remixata, che circola in Internet, dove vengono utilizzate proprio le scene di Vampire Hunter D: Bloodlust. Veramente da non perdere.

* KRISAORE

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Scheda Tecnica Tit. originale: “Banpaia Hantaa D” バンパイアハンターD Anno: 2001 Durata: nn Produttori: Mata Yamamoto, Masao Maruyama, Taka Nagasawa Dal manga di: Hydeuki Kikuchi Illustrato da: Yoshitaka Amano Regia, soggetto e sceneggiatura: Yoshiyuki Kawajiri Dir. animaxioni: Yutaka Minowa, Hiroshi Hamasaki, Hisashi Abe Character deisign: Yutaka Minowa Dir. fotografia: Hitoshi Yamaguchi Dir. anim. mecha: Morifumi Naka Dir. fondali: Yuji Ikehata Musiche: Marco D’Ambrosio Design prod.: Yuji Ikehata, Takashi Watabe, Yasushi Nirasawa Layoout design: Takashi Watabe, Masami Ozone Superv. digitale: Iwao Yamaki Direzione CG: Tsuneo Maeda Design colore: Ken Hashimoto, Kumi Akyama Effetti speciali: Kumiki Taniguchi, Kaoru Tanifuji, Toyohiko Sakakibara, Takashi Maekawa Montaggio: Harutoshi Ogata, Satoshi Terauchi, Kashiki Kimura, Yukiko Itou OGATA EDITING OFFICE Prod. animazioni: MADHOUSE Produzione MATA YAMAMOTO PROD. YOSHIYUKI KAWAJIRI FILM © 2001 FILMLINK INTERNATIONAL/HIDEYUKI KIKUCHI/ASAHI SONORAMA/ VAMPIRE HUNTER D PRODUCTION COMMITTEE © 2005 YAMATO SRL per l’edizione italiana

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Leila

Meier link

Charlotte Elborune

Mano

Borgoff Markus

Kyle Markus

Nolt Markus

Grove Markus

Polk

Mashira

Caroline

Benge

John Elborune

Capo Barbaroi

Nipote di Laila

Carmilla

Sceriffo

Alan Elbourne

Tutte le immagini presenti in questo articolo sono: © 2001 FILMLINK INTERNATIONAL/HIDEYUKI KIKUCHI/ASAHI SONORAMA/ VAMPIRE HUNTER D PRODUCTION COMMITTEE

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CINEMA: VAMPIRE HUNTER D - BLOODLUST

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Serie TV: Hellsing


Hellsing

Hellsing Dracula servitore di Dio

In nome di Dio le anime impure dei morti viventi siano condannate alla dannazione eterna. Amen.

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e da un lato vi ritrovate un tipo che pare la copia sputata di Boy George, e se dall’altro ci mette del suo un altro tizio non ben definito in abiti da prete, ci sono ottime possibilità che in seguito ad inspiegabili eventi fantascientifici siate ritornati agli albori della disco dance anni ottanta. L’opzione “effetto allucinogeni” è da considerarsi. Sicuramente il fatto che un specchio non farebbe altro che confermare la prima ipotesi non è d’aiuto: una mise da poliziotta sexy vi calza come un guanto. Eppure non state cantando YMCA. Vi chiamate Victoria e francamente la disco dance è l’ultimo dei vostri pensieri: si dà il caso che stiate per raggiungere il mondo dei più. È logico che, a conti fatti, l’unica soluzione plausibile al rebus si celi in una parola: giapponesi. Perché solo loro possono essere architetti di realtà fantastiche tanto pittoresche, e rendere accattivante e di spessore un fotogramma o una tavola con un protagonista vestito di pizzi e merletti e cappello a falde larghe (insomma, il Boy Gorge di poco fa). Il nome di quest’ultimo poi è tutto un programma, “Alucard”, che segue la stessa filosofia della scritta sul cofano dell’ambulanza, con una sottile differenza: se v’incontrate prima col tipo tutto trine, l’aznalubma non vi serve più. È ben armato, ignora totalmente la pietà e disconosce sua sorella misericordia; è di natura sanguinaria poiché non potrebbe essere altrimenti:

è rossa come l’abito che indossa la sua ragione di non-vita, il sangue. L’Impalatore ha da tempo messo su casa in quel di Londra… anche se si fa per dire, visto che egli è in ogni luogo (come la sua nemesi del resto). order: 01 IL DONO DELLA SINTESI? Sono passati diversi secoli da quando Alucard non era ancora Alucard e la Transilvania non conosceva gli abusivi dalle metodiche decisamente poco ortodosse in campo trasfusionale. Ma tutto ciò non ci è dato saperlo visto che lo STUDIO GONZO, riprendendo le pagine del manga di HIRANO KOTA,

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ci tiene ad allontanare il più possibile l’icona Dracula dal suo anime che, con grande amarezza di chi qualche immagine e qualche parola in più l’avrebbe di certo gradita, sintetizza troppe cose in tredici episodi da venticinque minuti l’uno. Fortunatamente di questa netta decurtazione non è stata vittima la qualità tecnica del prodotto che si esprime in molteplici sfaccettature. L’animazione non gode di troppo vitalismo, è piuttosto statica, ma l’uso intelligente di cromatismi altamente descrittivi fa perdonare tale mancanza. Dominano toni cupi, dove l’unico guizzo di luce è dato da un rosso invadente che tende a rafforzare i momenti significativi che vedono interessati i protagonisti. Una menzione d’onore va riservata al vero tocco di classe da parte dei realizzatori: il commento sonoro, un parto ben riuscito dal primo all’ultimo episodio. Ogni puntata si apre con la stupenda Logos Naki World, che passa comunque in secondo piano se paragonata alla sigla finale, Shine, firmata Mr. Big. Una colonna sonora rock ben articolata fa da spalla ad ogni scena splatter dell’anime; ogni battuta musicale diviene un valore aggiunto alle azioni dei personaggi che, in questo modo, riescono a trovare un limbo felice tra le sbarre invisibili dell’afonia date dalle pagine di un manga e la riduzione troppo drastica attuata dalla produzione televisiva. E con Hellsing si divertiranno non poco quelle orde estremiste di estimatori delle V.O.S. (voci originali sottotitolate), poiché pare che in Italia non vi sia uno straccio di doppiatore che abbia deciso di prestare la propria voce al diavolo, il che è semplicemente un eufemismo per dire che i diritti dell’anime sono stati acquistati, ma che per motivi di censura (voci di corridoio) le nostre emittenti televisive tentenneranno ancora un bel po’ prima della messa in onda. Solo Mtv, in tempi recenti, in occasione di una giornata dedicata all’animazione nipponica si è concessa uno strappo alla regola trasmettendone un assaggio. Oltre a questo per ora niente di nuovo sotto il sole.

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Hellsing order: 02 UOMINI A CACCIA DI VAMPIRI… E DI ALTRI UOMINI Sicuramente non è facile condensare in tredici episodi un intreccio complesso come quello che Kota ha regalato ai lettori di tankobon, proprio per questo il personaggio apparentemente secondario di Seras Victoria è la chiave narrativa più adeguata nel fare da tramite tra lo spettatore e la vicenda. Ne consegue che per tutto l’anime sarà attraverso i suoi occhi che la trama acquisirà a mano a mano un senso. Chi meglio di un’umana vampirizzata sotto i nostri occhi può introdurci in questo vortice di violenza? Sarà proprio Alucard ad “abbracciarla”, sottraendo la giovane poliziotta all’uccisione da parte di un vampiro avversario. La metamorfosi della ragazza si rivelerà intimamente dolorosa, poiché doloroso sarà dover scendere a patti col proprio lato bestiale: una vera violenza auto inflitta bere il primo sorso di sangue per non cedere al sonno mortale… nell’accezione umana del termine. In più occasioni Victoria avrà modo di mostrarci il forte legame col proprio maestro, e di farsi leggere negli occhi, ormai iniettati di sangue, il disappunto nello scoprire un vampiro di secolari origini alla mercé degli uomini. Alucard, nel presente, è infatti un vampiro “addomesticato” che presta il suo potere e i suoi servigi alla corona britannica con meticolosa dedizione. In realtà egli serve solo la propria padrona, legato a lei da un patto di sangue stabilito in tempi passati. Lady Integra, l’altra metà di quel patto, ultima discendente del casato degli Hellsing da sempre cacciatori di vampiri, è a capo di un’organizzazione paramilitare che, perpetuando le abi1) Alucard trasforma Victoria in vampira; 2) lady Integra acconsente all’arrolamento di Victoria; 3) la neo vampira e il suo primo pasto a base di sangue; 4) il capitano Galice accoglie Victoria nella squadra; 5) Alucard sorprende Reifu e Jessica; 6) formidabile scontro tra Alucard e Alexander.

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7) Ldy Integra, in gravi condizioni dopo l’attacco da parte di Bubbancy, subisce un delicato intervento chirurgico; 8) lady Helena, in punto di morte, appena aggredita da Incognito; 9) il capitano Fargason, inquadrato dai tiratori scelti dell’esercito, attende la fine; 10) la morte gloriosa del capitano Pegman; 11) Victoria ferita da Incognito; 12) la resa dei conti fra Alucard e Incognito.

tudini dei natali, sfoggia grande professionalità e nessun segno di umanità… quasi fosse un demone a sua volta. La sua freddezza fa da contrappunto alla spontanea simpatia suscitata dal maestoso Alucard. Forse merito degli abiti azzardati e delle enormi pistole magnificamente brandite, o forse per l’alone di mistero e malinconia che lo avviluppano, certo è che il risultato si esprime in un carnefice impietoso indicibilmente travolgente. “Mostro!” gli inveiscono contro; e col sorriso a fior di labbra ecco il suo sussurro: “Me lo dicono spesso!” Il resto è sangue, versato non tanto per il bene dell’umanità, quanto piuttosto in nome di un fondamentalismo che è dolorosamente vecchio quanto antica è l’umanità stessa, quello religioso. Lady Integra, coadiuvata dal suo esercito, non si fa solamente carico di una battaglia contro i vampiri, ma si auto elegge paladina di un protestantesimo portato all’esasperazione, tanto che ogni sua frase termina con un formalissimo “Amen”. Non è da meno la sua controparte, rappresentata dalla fazione cattolica inviata dal Vaticano per direttissima, gli “Iscariota XIII”, che annoverano tra le proprie fila preti decisamente sopra le righe, più simili a dei Terminator di ultima generazione che a ministri del culto. In questo fanatismo estremo è tacitamente nascosta la sintonia che nasce e si alimenta scena dopo scena tra lo spettatore e il feroce braccio destro dell’Hellsing: come rapportarsi ad uomini che in nome di Dio pensano di meritarsi il cielo

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scannandosi vicendevolmente? Scegli il male minore, scegli il demone, che se deve commettere peccato mortale per lo meno lo fa per una causa divina: se stesso. order: 03 SERVO DI NESSUNO. In troppi “Amen”, in tante croci portate al collo come simbolo di un dogma più dovuto che sentito n nel profondo, nelle parole incise sull’arma del protagonista (Jesus Christ Is In Heaven Now), vi è l’anticamera della beffa di cui cadono vittime tutti i personaggi, dal primo all’ultimo: unico superstite è lo “schiavo”, ormai ad un passo dal potersi liberare di quelle catene invisibili che lo legano all’uomo. L’errore per l’ennesima volta è di umana fattura: il pensare di combattere il male sfruttando il male stesso come arma. È la dipartita l’unica conclusione immaginabile, perché il fine non giustifica i mezzi, perché Lady Integra si trova costretta a lasciar libero Alucard di far uso indiscriminatamente di ogni suo potere, perché Londra viene quasi rasa al suolo, perché soccombe ogni religione e amor di patria quando troppa violenza si rivela epidemia incurabile che infetta ogni anima… La sola anima che non può infettarsi è quella che non c’è, è quella che dalla violenza è costretta da 567 anni a trarre la propria linfa vitale, è quella

che in uno dei fotogrammi finali ci dice la verità, tutta la verità: Alucard è… Forse una cosa sola non è stato mai: servitore di uomini. Ecco il motivo di un abito troppo vistoso e di un paio di lenti opache che coprono lo sguardo: occhi che ridono di una realtà che non ha bisogno di essere vampirizzata, perché il proprio sangue lo versa spontaneamente, a fiumi; abiti che si prestano a sorrisi, o che più probabilmente irridono alla commedia umana, spettacolo esilarante per chi ha capito che si vive anche da non-morti esattamente come si sogna: da soli.

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13) Ldy Integra alla mercé di Incognito; 14) Victoria attende il ritorno del “maestro”; 15) Anche Walter riesce a cavarsela.

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esta la sensazione che un Alucard precettore avrebbe potuto insegnare tanto di più se non fosse intervenuto il bavaglio di una produzione partita in quarta e poi colpevole d’aver ritirato i remi in barca così in fretta. Troppa carne viene messa al fuoco per poi non offrire risoluzioni alcuna all’attenzione di uno spettatore febbricitante per il dolcetto appena sventolatogli in viso. Nei primissimi episodi si fa conoscenza con i

personaggi e si è deliziati dalla superba caratterizzazione che li contraddistingue; in quelli centrali le numerose scene d’azione cedono il passo ad un continuo “già visto”; ma nelle ultime ore l’anime si sviluppa in un crescendo narrativo ricco di fitti spunti da approfondire… E, come quando il gatto salta sul telecomando al momento del calcio di rigore… si resta a bocca asciutta. Si intuisce un qualche accenno al nazionalsocialismo, si parla di traditori da scovare e poi scovati, ma nulla più; si introducono figure complesse per poi dimenticarle dove non si sa. Domina un senso di ”avremmo voluto ma non abbiamo potuto”. E allora? E allora svelti a nascondere la mano per non mostrare d’aver lanciato il sasso! L’amaro in bocca resta indubbiamente, ma se non rimanesse nulla sarebbe ancora peggio. Getta una salda ancora la bella invenzione di un mostro che si lascia amare, vuoi per il grande cappello, vuoi per le sue armi surreali, o di più per quell’ironia con la quale ride in faccia alla morte, che si tratti della sua o quella delle sue vittime poco importa. Più un esorcista che un vampiro, un demone che esorcizza il demone più grande: l’estrema dipartita. Si ringrazia il gruppo Knights per il prezioso lavoro svolto nella traduzione dello script originale www.knights.it.

ROMINA “LAVINIA” PERUGINI

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episodi order: 01 THE UNDEAD order: 02 CLUB M order: 03 SWORD DANCER order: 04 INNOCENT AS A HUMAN order: 05 BROTHER HOOD order: 06 DEAD ZONE

order: 07 DUEL order: 08 KILL HOUSE order: 09 RED ROSE VERTIGO order: 10 MASTER OF MONSTER order: 11 TRANSCEND FORCE order: 12 TOTAL DESTRUCTION order: 13 HELLFIRE

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Victoria Seras

Alucard

Integra Wingates Hellsing

Alexander Andersen

Paul Winslow

Incognito

Capitano Galice

Kim la giornalista

Harry Anders

Capitano Pegman

Lady Helena

Prete Vampiro

Reifu

Jessica

Andy Costibaletti

Capitano Stetra

Lord Hellsing

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Richard Hellsing

Walter Kum Dornez

Cpt. Peter Fargason

Fratelli Valentine

Enrico Maxwell

Laura/Bubbancy

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Hellsing scheda tecnica TITOLO ORIGINALE: “Herushingu” ヘルシング ANNO: 2001 REGIA: Umanosuke Iida, Yasunori Urata DAL MANGA DI: Kouta Hirano SCENEGGIATURA: Umanosuke Iida, Manabu Ono, Hiroyuki Kakudou, Yoshikazu Miyao SCRIPT: Chiaki J. Konaka CHARACTER DESIGN: Toshiharu Murata MECHANICAL DESIGN: Yoshitaka Kohno ART DIRECTOR: Shinji Katahira DIREZIONE Tomoaki Kado, DELL’ANIMAZIONE: Toshiharu Murata MONTAGGIO DIGITALE: Kengo Shigemura, Ryuta Muranaka MUSICHE: Kouji Ishii DESIGN COLORI: Keiko Kai, Takae Iijima EFFETTI VISIVI: Atsushi Takeyama EFFETTI SONORI: Yoshimi Sugiyama DIR. DEL SUONO: Yota Tsuruoka PRODUTTORE ES.: Hideki “Henry” Goto, Yosuke Kobayashi PRODUTTORE: Daisuke Kawakami (FUJI TV), Hiroe Tsukamoto, Jonathan Klein, Reiko Matsuo, Satoshi Fujii ANIMAZIONI: DR. MOVIE, GONZO, KINO PRODUCTION, M I PRODUZIONE: FUJI TV, GONZO, HELLSING K.G. PIONEER LDC Tutte le immagini presenti in questo articolo sono © 2001 FUJI TV, GONZO, HELLSING K.G. PIONEER LDC All rights reserved

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he direste se nella vostra scuola ci fossero studenti tanto affascinanti quanto pericolosi, la cui natura non appartiene alla specie umana, bensì a quella dei vampiri? Vampire Knight è l’opera più recente, attualmente in corso di serializzazione in Giappone sulla rivista Lala, di HINO MATSURI, autrice già nota per Merupuri, edito in Italia dalla PLANET MANGA. La Matsuri mostra ancora una volta una spiccata predilezione per il genere fantasy, anche se per quest’ultimo manga cambia radicalmente registro. Se le sue opere precedenti erano tutte gio-

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cate sui toni brillanti della commedia romantica e non lesinavano atmosfere fiabesche e magiche, Vampire Knight presenta una vicenda drammatica dalle tinte marcatamente fosche e, cosa insolita per uno shoujo manga, dai toni spesso crudi e violenti. La vicenda è ambientata in un mondo oscuro senza tempo né luogo, in cui a stretto contatto con gli esseri umani vivono pericolose creature che dietro le loro sembianze esteriormente umane nascondono il segreto di essere vampiri. La Cross Academy infatti, nonostante l’apparente normalità, non è una scuola come le altre: la divisione in 2 classi distinte, la Day Class e la Night Class, è fatta appositamente per tener lontani i vampiri dagli esseri umani. Gli studenti della Night Class, per quanto bellissimi e unanimemen-

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vampire knight te ammirati, sono – all’insaputa di tutti – creature assetate di sangue che a stento tengono a freno i loro istinti bestiali. La convivenza fra le due razze è assai difficile: il pericolo che il delicato equilibrio instaurato si spezzi e da un momento all’altro cominci, da parte dei vampiri; una lotta contro gli uomini per il dominio sul mondo è sempre in agguato. Da questo incipit si snoda la storia che ha da subito uno svolgimento avvincente, poiché, man mano che prosegue, s’infittisce di misteri e, capitolo dopo capitolo, si arricchisce di nuove sconcertanti rivelazioni. Il ritmo narrativo talvolta soffre di una leggera lentezza espositiva, ma al contempo l’uso frequente di flashback, andando a ritroso nel tem-

po, assicura colpi di scena appassionanti e rende l’intreccio decisamente articolato. Difatti ciò che dà sapore alla vicenda è un ben dosato mix di suspance e mistero che intriga il lettore, lasciandolo col fiato sospeso e con la curiosità di sapere quali arcani segreti si celino dietro i comportamenti e le scelte dei personaggi. I protagonisti sono costruiti “ad arte”, ossia sono caratterizzati in maniera tale da contribuire a creare l’alone di ambiguità che domina il manga

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Manga

né della sua infanzia né della sua famiglia d’origine ricorda più nulla. Di questo però ella non sembra dolersi, anzi, nonostante il dramma vissuto, è profondamente convinta che fra umani e vampiri possa instaurarsi una pacifica convivenza, e s’impegna affinché ciò possa realizzarsi. Tuttavia il passato che lei ha totalmente rimosso dalla memoria rappresenta un’incognita densa di segreti che attendono solo di essere svelati e che possono riservare grandi sorprese. Naturalmente, sebbene quest’opera rifugga parecchio i cliché del genere, in ogni shoujo che si rispetti non può mancare la componente amorosa, ed ecco che Yuuki, anche se in maniera all’inizio velata, è contesa dai 2 belli di turno, Kaname e

e, a differenza di altre opere della Matsuri, s’impongono all’attenzione anche perché presentano in alcuni casi un approfondimento psicologico che rende complesse le loro personalità. La protagonista femminile è Yuuki Kurosu (o Cross), una ragazza dolce, altruista, ma anche molto tenace e dal temperamento volitivo. Figlia adottiva del preside della Accademia, Yuuki nel suo passato ha subito un forte trauma in seguito all’incontro spaventoso con un vampiro, tanto che

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Zero. Fra i 3 s’instaura un ambiguo triangolo dove però nulla è scontato o lasciato al caso. Kaname Kuran (o Clan) è il leader della Night Class ed è un vampiro purosangue, capace cioè di trasformare irreversibilmente col proprio morso gli esseri umani in vampiri. All’interno della Cross Academy è temuto e rispettato ma, a dispetto della sua natura, è un personaggio maturo, responsabile, carismatico, profondamente affezionato a Yuuki. È per lei infatti un solido punto di riferimento, una figura rassicurante, quasi paterna, che

la protegge dal pericolo sin da quando da bambina la salvò dal vampiro che l’aveva attaccata. Per questo Yuuki già dall’infanzia prova per Kaname forte attaccamento e gratitudine, maturando col tempo un sentimento più profondo, anche se nel cuore ancora indistinto. Tuttavia Kaname è una figura a tratti molto sfuggente ed enigmatica: la Matsuri della sua intima personalità ci rivela molto poco, preferendo velarla di luci ed ombre e fornirne solo dei dettagli qua e là, per lasciare al lettore la piena libertà di interpretare da sé i chiaroscuri di questo contro-

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verso personaggio. Infine c’è Zero Kiriyuu, l’amico con cui Yuuki condivide l’incarico di prefetto della Cross Academy per mantenere l’ordine all’interno della scuola. Si tratta di un ragazzo fortemente introverso, taciturno, intimamente segnato dal dolore per la perdita della sua famiglia, sterminata per intero anni prima da un vampiro. Zero nel suo profondo soffre la pena di detestare con tutto se stesso i vampiri ma al contempo essere condannato a vivere la loro medesima condizione, poiché ha avuto la triste sorte di essere morso da un vam-

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piro purosangue che ha modificato per sempre la sua natura. È quindi un personaggio tormentato, scisso fra Bene e Male, dolorosamente lacerato da un grave dissidio interiore che lo porta a non accettare più se stesso e ad avere non di rado atteggiamenti e pensieri autolesionistici. A salvarlo dal baratro c’è accanto a lui la presenza, discreta ma confortante, di Yuuki, sempre pronta a dargli sostegno nei momenti di maggior pathos. E infatti il rapporto fra Yuuki e Zero costituisce uno fra gli spunti che destano maggior interesse all’interno della vicenda,

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vampire knight perché se Kaname, il vampiro dal fascino misterioso, è l’eroe idealizzato dell’infanzia, Zero è per Yuuki il compagno dal quale ella, con l’emergere di nuove sconvolgenti verità, si fa via via sempre più coinvolgere emotivamente, condividendone la sofferenza. Perciò con lo sviluppo della storia i sentimenti iniziali di amicizia fraterna fra i 2 sono destinati ad evolversi in qualcosa di più intenso. Attorno ai 3 protagonisti ruotano poi una serie di personaggi secondari che sono volutamente poco caratterizzati, ambigui, quasi evanescenti sullo sfondo di una realtà sinistra dove aleggia un perenne senso d’inquietudine e di attesa… Misteriosi eventi e rivelazioni portano il lettore ad im-

mergersi sin dalle prime pagine nelle atmosfere gotiche del manga, e lo coinvolgono per empatia nelle drammatiche vicende vissute dai protagonisti. I disegni sono di notevole fattura. Lo stile grafico della Matsuri è da anni alla base del successo dei suoi manga, essendo ricercato, curato, decisamente accattivante. E Vampire Knight non fa eccezione, anzi conferma in pieno il talento dell’autrice. Le tavole sono ben bilanciate, la grafica è suggestiva, gli sfondi sono realizzati con un sapiente tocco dark e con un’attenzione per il particolare degna di nota. Il tratto è sicuro, preciso e

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molto incisivo: i protagonisti infatti comunicano già dalle espressioni del volto i tormenti dell’anima e il pathos da loro vissuti nel profondo. Infine l’autrice ha il pregio di raffigurare i suoi personaggi come ammantati di un’aura di innata sensualità, canone quest’ultimo che risponde all’iconografia tradizionale, di derivazione letteraria o cinematografica, riguardante i vampiri, di solito rappresentati come creature tanto affascinanti quanto dannate. Perciò talvolta anche le scene più drammatiche, crude, ad alto tasso di violenza, sono stemperate dal fascino e dalla seducente vo-

luttuosità che pervade le immagini. In conclusione, Vampire Knight è un manga molto affascinante, ben disegnato e ben sviluppato narrativamente, che si stacca dal filone delle commedie scolastiche, proprio di tanti shoujo, prediligendo una storia d’ambientazione fantahorror condita da una buona dose di suspance. Si ringrazia STORM IN HEAVEN per le immagini concesse: http://www.storminheaven.net/

CARMEN ANDREOZZI

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Yuuki Kurosu

Kaname Kuran

Zero Kiryuu

Kain Akatsuki

Ruka Souen

Aidou Hanabusa

Kurosu Chairman

Takuma Ichijou

Maria Kurenai

Shizuka Hiou

Tutte le immagini Vampire Knights presenti in questo articolo sono

Š 2004 Matsuri Hino/Hakusensha Inc. All rights reserved

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SERIE OVA

MASTER

MOSQUITON

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-Parts”, la pietra filosofale, il magico talismano perduto in grado di regalare l’immortalità a chi lo possiede: ecco l’oggetto del desiderio di Inaho Hitomebore, ragazzina diciassettenne dal carattere impossibile. L’O-Parts è la sua ossessione; ritrovarlo – e presto, perché il tempo avanza inesorabile e la giovinezza non può durare in eterno – è per lei la missione della vita. Nell’affrontare l’ardua ricerca, la giovane, come già fecero prima di lei le sue ave streghe, stringe un patto di sangue col più potente fra tutti i

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vampiri, il “Master”. Insieme a lui, e ai di lui fedeli servitori Honoo e Yuki, Inaho riuscirà a rintracciare l’O-Parts, ma capitando nel bel mezzo della più antica di tutte le guerre, quella tra l’arcano Grigori Yefimovich Rasputin e una misteriosa entità aliena chiamata “Dio Stellare”. Tratta dall’omonimo manga di TSUTOMO ISUMATA, Master Mosquiton è una serie OVA datata 1996 che rivisita la figura del vampiro in chiave apertamente comica. Il Signore della Notte di turno è qui il simpatico Mosquiton, vampiro per un quarto, incappato in una sorte ancor più ingrata della dannazione eterna: l’essere resuscitato per mano della teenager più tirannica e scostante della storia dell’animazione nipponica. La serie, composta di 6 episodi, è sceneggiata da SATORU AKAHORI e SUMIO UETAKE, diretta da YUSUKE YAMAMOTO, e si avvale dell’ottimo KAZUO EBISAWA (già nello staff di Nausicaa della Valle del Vento) alla direzione di fondali. Le musiche sono di OSAMU TEZUKA (da non confondersi con l’omonimo, celeberrimo padre del manga) conosciuto per le colonne sonore di tutte le serie Slayers (Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo, in Italia).

SERIE OVA: MASTER MOSQUITON


MASTER MOSQUITON #01. LONDON PANIC

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Transilvania, Romania, anni Venti: nei sotterranei di un antico castello, la giovane Inaho rinviene la bara del “Master”, il vampiro Alucard Von Mosquiton. Bagnandone le spoglie con una goccia del proprio sangue, la ragazza riporta in vita la creatura... Shanghai, due anni dopo… Dall’attrezzata postazione radio allestita nel suo negozio di orologi, Inaho capta una notizia straordinaria trasmessa da Londra: un’immensa piramide pare essersi materializzata improvvisamente nel centro della City. Sicura che all’interno della costruzione sia nascosto l’O-Parts, la pietra di lunga vita di cui da tempo è alla ricerca, Inaho parte per l’Inghilterra. L’accompagnano Mosquiton e i due Elementali servitori del Master, il bambino Honoo (Fiamma) e la bambina Yuki (Neve), entrambi capaci di mutarsi in adulti e di scatenare gli elementi di cui portano il nome. A Londra, l’esercito, sotto l’autorità dell’inquietante Conte Saint Germain, ha provveduto a circoscrivere l’area occupata dalla piramide e a piantonarne gli accessi. Entrare nella struttura non è facile: i primi soldati che ci provano vengono uccisi da macabre mummie guardiane. Per fermare Inaho e compagni, ormai giunti in città, ci vuole però ben altro. Grazie ai poteri di Yuki e Honoo, i nostri eroi mettono fuori combattimento militari e mummie, e s’inoltrano allegramente all’interno della misteriosa costruzione. Finché non vengono raggiunti da Saint Germain… Anche il Conte segue la pista dell’O-Parts; lo manda Rasputin, un funereo individuo in sedia a rotelle che intende servirsi della pietra miracolosa nella sua personale crociata contro ciò che egli chiama il “Dio Stellare”. Saint Germain è uno spietato e temibile vampiro in grado di modellare il proprio corpo a piacimento, e, per affrontarlo, Mosquiton necessita delle tremende doti de-

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1) Una piramide misteriosa aare nel cuore di Londra. 2) Convincere Mosquiton a partire per l’Inghiltera si preannuncia un’impra faticosa. 3) Il Conte Saint Germain ume il comando dell’ercito. 4) Inaho fa “ruscitare” Mosquiton.

SERIE OVA: MASTER MOSQUITON

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5) Inaho arende dell’O-Parts leendo gli antichi libri della nonna strega (nel ritratto). 6) Il patto di sangue tra Inaho e il “Master”. 7) Il favoloso O-Parts nella piramide sulla Luna. 8) La guardiana Farao si sveglia dal suo sonno. moniache alle quali può attingere solo bevendo il sangue di una vergine, nella fattispecie la malcapitata Inaho. Il morso dato alla ragazza lo trasfigura in un demonio dagli occhi iniettati di sangue. Così “conciato”, il Master mette facilmente in fuga il Conte, ma poi, incapace di dominarsi, si scaglia pure contro Inaho. Il guaio per lui è che la giovane sta giust’appunto brandendo un paletto di legno… In men che non si dica il vampiro finisce ridotto in cenere.

#02. SATELLITE FLOAT

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Una goccia di sangue, e… voilà: Mosquiton resuscita ancora, più docile e servile di prima, costretto di nuovo ad assecondare ogni capriccio di Inaho. Proseguendo nell’esplorazione della piramide, il quartetto scova un passaggio segreto che sbuca addirittura sulla Luna! Qui Inaho riesce davvero a trovare l’O-Parts, ma s’imbatte pure nella regina Farao, seguace del Dio Stellare e custode della preziosa gemma. La guardiana, a cavallo di una sfinge “a vapore”, non esita a cacciare i nostri eroi, inseguendoli fin sulla Terra. Sfortunatamente per Inaho, a Mosquiton serve un’altra dose di sangue di vergine prima di poter sopraffare la coriacea avversaria. In verità ci pensa Saint Germain, direttamente dalla base della piramide, a dare il colpo di grazia a Farao. Anzi, giacché c’è, il Conte ne approfitta per polverizzare un’altra volta Mosquiton con il solito paletto nel cuore, un attimo prima che questi, ancora alterato, si avventi per la seconda volta sull’inerme Inaho (“inerme” si fa per dire). Colmo della disdetta, la giovane si vede sfuggire di mano anche l’O-Parts, che finisce risucchiato nello strano canale d’energia che collega la piramide londinese a una identica struttura lunare.

SERIE OVA: MASTER MOSQUITON


MASTER MOSQUITON #03. OCEAN ENCOUNTER

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Il giorno successivo, inspiegabilmente com’era apparsa, la piramide svanisce. A Inaho e al redivivo Mosquiton non resta perciò che lasciare a mani vuote Londra. Oceano Indiano: imbarcati (con appresso tanto di biplano in riparazione col quale avevano completato il viaggio di andata) sul piroscafo che li sta riportando a Shanghai, i nostri eroi vengono casualmente a sapere, tramite uno dei passeggeri, di una recente scoperta fotografica che attesterebbe la presenza sulla Luna di una costruzione piramidale. Ma la vera sorpresa non è in cielo, è dietro l’angolo: a bordo del battello viaggia infatti Camille Inaho Camilla, la consorte vampira da cui Mosquiton era stato (o si era) separato circa 300 anni prima! L’incontro imprevisto scatena una disputa “territoriale” tra le due inviperite Inaho, che mettono a ferro e fuoco il piroscafo fino a farlo colare a picco.

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#04. SHANGHAI TRIANGLE Archiviata l’avventura londinese, a Shanghai la vita procede nella “normalità”, ossia con Inaho oziosamente impegnata a pianificare la sua caccia all’O-Parts, e Mosquiton, Honoo e Yuki ridotti loro malgrado a umili schiavetti tuttofare. Nel frattempo, nel porto sull’Huangpu, Rasputin sta edificando una piramide di ferro che dovrà fungere da esca per il Dio Stellare. Una notte, inaspettatamente, Camille si presenta a casa di Inaho. Dopo l’immancabile baruffa iniziale, le due donne si accordano per una strana convivenza: pur di rimanere al fianco di Mosquiton, infatti, Camille si dice disposta a rinunciare – almeno temporaneamente – alle sue pretese di moglie, e si offre anzi di ripagare l’ospitalità occupandosi di tutte le faccende domestiche.

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9) L’incantevole Yuki (la Neve) in azione. 10) Farao al comando della sfinge, sempre più alterata. 11) Mosquiton è costretto a bere il sangue di Inaho. 12) Il “Master” scatena tutta la sua devastante potenza.

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13-14) Honoo e Yuki costretti a ibiri sul piroscafo per pagare gli agi di Inaho. 15) Inaho interroga con la sua solita “gentilezza” il profor Hubble. 16) Lo spartano alloio di Mosquiton, Honoo e Yuki. 17-18) Honoo e Yuki a caccia di quattrini, a “modo loro”. 19-20) Inaho sorprende Mosquiton e Camille e li insegue per tutta la nave. La coabitazione potrebbe forse reggere… se Camille non si dimostrasse il prototipo della casalinga perfetta: scrupolosa, instancabile, e per di più un autentico asso in cucina. La gelosia di Inaho s’inasprisce, e a farne le spese è il povero Mosquiton, il quale si ritrova conteso tra le due donne e gioiosamente impalettato sia da destra che da manca. La situazione precipita quando Camille riesce a “impossessarsi” delle ceneri del marito, e scappa, inseguita per tutta Shanghai dalla furibonda Inaho.

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Con Inaho cocciutamente alle costole, Camille non trova di meglio che andarsi a rifugiare proprio nello scheletro di piramide dove Raspuntin e Saint Germain stanno tentando di attirare il Dio Stellare. L’accanimento delle due rivali, intente a impedirsi l’una con l’altra di bagnare col sangue il “fagotto” di ceneri del Master, si sfoga dunque tra le impalcature e le travi metalliche della struttura in costruzione. Alla fine è ancora una volta Inaho a spuntarla. L’ennesima “rinascita” di Mosquiton, però, a quanto pare si combina con la trappola predisposta da Rasputin per richiamare l’attenzione del Dio Stellare. Qualcosa infatti abbocca all’amo proprio in quel momento: piramidi cominciano a materializzarsi contemporaneamente nelle maggiori città del mondo, Londra, Roma, Parigi, New York, Tokyo… e appunto Shanghai. Viene così ripristinato il canale etereo che collega la Terra alla Luna, e Rasputin può sfruttarlo dando il via con i suoi macchinari al processo di Trasposizione, che porta la piramide di ferro (con tutti coloro che vi stanno dentro) a “fondersi” con quella sulla Luna.

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Sul desolato scenario lunare si perfeziona la resa dei conti tra Saint Germain e Mosquiton. Mentre i due, impegnati nel loro duello, vengono sbalzati all’esterno, nel vuoto, Inaho riesce a ritrovare l’O-Parts. Ma scova anche Rasputin. Le parole del tetro personaggio svelano il mistero che avvolge l’origine della pietra: altro non è che un generatore energetico mandato sulla Terra in ere arcaiche dal Dio Stellare, per far germogliare il seme della vita. Tutto ciò in attesa del tempo della “mietitura”, il giorno in cui l’entità (una specie di parassita dello spazio), lasciata raggiungere alla civiltà di un pianeta la sua massima fioritura, torna per risucchiarne la O-Energy, l’energia vitale. Rasputin stesso è un alieno dal corpo meccanico che, fin dall’alba dei tempi, ha osservato e favorito l’evoluzione degli esseri umani, in previsione di poterli poi usare per vendicarsi del Dio Stellare. L’intero lungo percorso dell’umanità, quindi, come dice lo stesso Rasputin, è maturato sul palmo della sua mano. Di tutto ciò, in verità, a Inaho interessa un pelino meno di nulla. Quel che importa alla ragazza è tornare sulla Terra per godersi tranquillamente i sudati benefici dell’O-Parts. Poiché Rasputin è l’unico che possa rispedirla indietro – a suo dire, però, utilizzando necessariamente proprio l’OParts – Inaho accetta di consegnargli “solo per un attimo” il cristallo. Ovviamente quell’attimo basta e avanza al losco figuro per innescare la procedura di raccolta della O-Energy, che poi, amplificata dai suoi macchinari, gli servirà per bruciare il Dio Stellare (ma anche la Terra). Come tutti i conti fatti in assenza dell’oste, tuttavia, anche questi sono destinati ad andare per aria. Una volta eliminato Saint Germain, infatti, l’oste Mosquiton non ci pensa due volte a disintegrare Rasputin e il suo congegno di raccolta della O-Energy. Purtroppo la vittoria costa un grande sacrificio: solo Inaho riesce a far ritorno sulla Terra prima che il condotto energetico che collega le piramidi s’interrompa definitivamente, e tutto esploda. Il pianeta ora è salvo, ma Mosquiton, Honoo, Yuki e Camille restano dispersi.

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21) Camille comincia ad adirarsi. 22) Honoo e Yuki sentono aria di guai. 23) Mosquiton nel pato, con la nonna di Inaho. 24) Camille si prenta a casa di Inaho. 25) Inaho cerca di mostrarsi “all’altezza” di Camille. 26) Rasputin contempla la sua piramide a Shanghai. 27) Camille in forma vampirica. 21

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A Shanghai Inaho trascorre adesso le notti pensando ai compagni… Li rivedrà mai? Prima di lasciarla, Mosquiton aveva promesso che sarebbe tornato. Chissà, forse un giorno…

COMMENTO. Una trama esile ma una buona realizzazione tecnica caratterizzano questa serie, retta saldamente sui siparietti comici che coinvolgono in particolare le due dirompenti protagoniste femminili. Che sacrilegio, per il nobile e solenne Vampiro del folclore popolare! Di fronte a una “rivisitazione” come questa, avrebbe di che rivoltarsi nella bara (con o senza paletto nel cuore), e non per la dissacrazione subita, quanto per lo scippo del rango di attore principale. Le stelle indiscusse della storia sono infatti Inaho e Camille, e il dimesso Mosquiton è costretto a sonnecchiare nel ruolo di spalla, se non addirittura – sacrilegio nel sacrilegio! – in quello di semplice strumento comico (lui e, soprattutto, le sue ceneri), alla stregua di una torta in faccia o una buccia di banana. Il nostro vampiro si “scatena” come gli compete solo durante i combattimenti e le sequenze d’azione, che sono però nulla di fronte ai battibecchi fulminanti e alle sfuriate delle due pestifere “Inaho”. Inutile dire che gli episodi centrali, dove crescono i toni della commedia ed esplode il personaggio di Camille, sono i più lineari e riusciti, e imprimono alla serie la sua reale connotazione di opera parodistica. Punto di forza è ovviamente l’umorismo, a volte demenziale e spesso infarcito di ammiccamenti sexy. Il connubio, quello fra comicità e malizia, è classico nel panorama fumettistico e d’animazione giapponese, valga per tutti l’esempio di Lamù, la ragazza dello spazio (Urusei Yatsura). Come nell’opera di RUMIKO TAKAHASHI, anche qui i riferimenti “erotici” e le sequenze maliziose abbondano. Inquadrando le procaci rotondità di Farao, o le prosperose trasformazioni di Yuki da bambina a donna, la regia si compiace come un bambino immerso mani e corpo nella marmellata; ma pure la sceneggiatura ci mette del suo, largheggiando in scontri all’ultimo nudo tra Inaho e Camille,

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MASTER MOSQUITON e piazzando perfino (terzo episodio) una spudorata scena in cui Honoo e Yuki fingono di volersi prostituire per pagarsi le cabine a bordo del piroscafo (salvo poi, sul “più bello”, sistemare per le feste i rispettivi “clienti”, fregando loro i soldi per giunta). La profusione di situazioni “piccanti”, insomma, è di quelle che farebbero “sbavare” di gioia Ataru Moroboshi. Ma è bene precisare che Master Mosquiton resta comunque un anime per bambini e ragazzi, per quanto la cosa possa lasciare interdetto qualcuno. Su ciò vale forse la pena di spendere qualche parola in più. I prodotti nipponici sono notoriamente tacciati di miscelare con troppa disinvoltura pericolosi cocktail di sesso e violenza, capaci di traviare o turbare gli indifesi bambini (e adolescenti) europei. Non basta far notare che buona parte dei disegni animati del Sol Levante è destinata agli adulti e non ai bambini, perché in effetti alcuni contenuti sono trasversali, e si ritrovano – pur in forme edulcorate – anche in opere destinate a un pubblico molto giovane. Tuttavia l’interpretazione sociologica con cui in Italia s’è scelto, a partire dal ‘78, di svilire queste opere, oltre ad assecondare la logica molto discutibile di una violenza ad usum delphini (si tolleravano per esempio le produzioni americane perché utilizzavano la violenza ma purgandone l’esibizione degli effetti – quasi sempre in modo risibile – e si condannavano invece come diseducative quelle giapponesi perché, a fronte di una violenza mostrata, ostentavano altrettanto esplicitamente le conseguenze che essa provoca), ha determinato un effetto da “capro espiatorio”, controproducente. Ne hanno approfittato forme espressive che, in quanto a volgarità e scarsa propensione pedagogica, battono con scioltezza anche il peggiore degli anime. Per fortuna, di recente, pare che l’attenzione dei vari comitati etici tenda ad essere meno focalizzata e più equa. Persistono le censure per tutto ciò che proviene dal Giappone ma, almeno, ci si comincia ad accorgere anche di… altre cose. Per esempio: quanto sia astruso relegare in ore piccole delle serie come Master Mosquiton, se poi in prima serata scorrono con bollino verde film alla Vanzina, o proliferano istruttive e divertenti trasmissioni in cui gente nuda spalma uova in testa a concorrenti chiamati a indovinare quale mai sia stato il colore del cavallo bianco di Napoleone.

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28-29) Piramidi “collegate” alla Luna aaiano in tutto il mondo. 30) Duello disivo tra Mosquiton e il Conte Saint Germain. 31) Saint Germain prende in ostaio Camille. 32) Rasputin utilizza l’O-Parts. 33) Inaho viene riportata sulla Tera. 34) Icompagni non sono riusciti a tornare: Inaho li rivedrà più?

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Equità di trattamento a parte, dobbiamo restituire ancora qualcosa all’animazione giapponese: l’ammissione che, in mezzo alla mareggiata di critiche – alcune comprensibili, altre molto meno – ce ne siano state, e ce ne sono pure oggi, parecchie di decisamente ottuse e fanatiche. Passano gli anni e ancora si fatica a capire che il bambino che “salta dalla cima dell’armadio per imitare Goldrake” fa esattamente il paio con quello che si butta dal terrazzo credendosi Dumbo. Tornando alla nostra serie OVA, la trama in generale ne costituisce sì il punto debole, ma non per gli “eccessi” sopra descritti. È l’intreccio, quello che mescola la ricerca dell’O-Parts e le macchinazioni di Rasputin, ad apparire un po’ sconnesso. Viene accantonato al termine del secondo episodio, e ripreso a metà del quinto, per poi delinearsi (ben poco) in un finale incerto e affrettato, nel quale si mette infelicemente da parte la commedia per dare spazio alle spiegazioni e ai combattimenti, dai tempi peraltro clamorosamente sbagliati – dilatato in modo eccessivo il duello tra Mosquiton e Saint Germain, inesistente quello tra il vampiro e Rasputin. Inevitabile perciò che tutto si risolvesse con un nulla di fatto: Rasputin finisce liquidato in quattro e quattr’otto, la cerca della pietra filosofale non dà esiti, del Dio Stellare nemmeno l’ombra, e i flashback sul passato di Camille, Mosquiton e Saint Germain rimangono corpi estranei tra una battuta e l’altra. L’ancora di salvezza è la brillante caratterizzazione dei personaggi – merito degli episodi dal terzo al quinto – i quali, con la loro interazione comica, riescono a sorreggere la storia. Mosquiton è senz’altro il più pigro, simpatico e bipolare dei vampiri televisivi, incline a godersi il sole – con tanto di occhiali scuri e crocefisso intorno al collo – più che ad aggredire nottetempo fanciulle indifese; Inaho costituisce l’antesignana della donna in carriera, determinata a farsi da sé, a conquistarsi con fatica la vita eterna anziché ottenerla facilmente in dono (lasciandosi vampirizzare da Alucard); Camille è la sposa provocante e servizievole… quando non è preda di raptus omicidi. Oltre alla presenza di Rasputin, si segnalano i camei di altri due personaggi storici; sono l’astronomo americano Edwin Hubble (terzo episodio), che effettuò le sue impor-

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MASTER MOSQUITON tanti osservazioni col telescopio Hooker a Mount Wilson proprio nella prima metà degli anni Venti (e nel ’29 formulò poi, insieme a Milton Humason, la Legge di relazione tra redshift e distanze galattiche), e il fisico austriaco Erwin Schrödinger (quarto episodio), che nel ’26 espose, con un articolo negli Annalen der Physik, la celebre equazione che porta il suo nome e che gli valse il Nobel qualche anno più tardi. Tecnicamente, come accennato, Master Mosquiton si mantiene su livelli più che decorosi, anzi buoni. Suggestivi molti degli scenari, con ottimi fondali e colori vivi; in particolare è resa con gusto la seducente atmosfera degli anni Venti, specie nelle parti ambientate a Shanghai. L’animazione è buona, non lesina scene dinamiche e non cede al riciclaggio dei disegni, nemmeno laddove il ripetersi di certe sequenze poteva costituire una facile tentazione, per esempio nelle trasformazioni di Honoo e Yuki. Anche le musiche risultano all’altezza, varie (spesso Jazz) e sempre bene intonate con le vicende. Ottimo l’adattamento italiano. Perfette come sempre le voci di Barbara “Buffy” De Bortoli (Camille) e “Arwen” Stella Musy (Inaho), e simpatica la caratterizzazione di Mosquiton da parte di Oreste Baldini, che peraltro completa vocalmente la fortuita somiglianza – sia come fisionomia che come ruolo di zerbino tirato tra due donne – che è andata delineandosi qualche anno più tardi (2001) tra il nostro indolente vampiro e il John Cusack de I Perfetti Innamorati. In sintesi, Master Mosquiton non può certo sperare di entrare nella Storia come capolavoro d’animazione, ma assolve dignitosamente al suo ruolo di svago disimpegnato, grazie ai personaggi gradevoli e alle molte scene divertenti. Circa sei mesi dopo l’uscita dell’ultima puntata (1997), l’OVA ha partorito un seguito televisivo in 26 episodi trasmessi dalla TV Tokyo, dal titolo Master Mosquiton ‘99, ambientato nella New York dei giorni nostri, e per ora inedito in Italia.

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MASSIMO “DEFA” DE FAVERI

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Inaho Hitomebore

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Alucard Von Mosquiton

Honoo

Conte Saint Germain

Rasputin

Yuki

Camille Inaho Camilla

Regina Farao

Tutte le immagini presenti in questo articolo sono © 1996 MOSQUITON PROJECT NIPPON COLUMBIA CO. LTD All rights reserved

Dr. Hubble

SCHEDA TECNICA

Generale

MUSICHE: Osamu Tezuka TITOLO ORIGINALE: “Masutaa Mosukiiton” マスターモスキートン PRODUZIONE MUSICHE: Shigeo Kaneko ANNO: 1996 FOTOGRAFIA: Hideo Okazaki REGIA: Yusuke Yamamoto MONTAGGIO: Mari Kishi, Satoshi Terauchi, SOGGETTO: Satoru Akahori, Hiroshi Negishi Naotoshi Ogata, Takako Inoue, DAL MANGA DI: Tsutomu Isomata Seiji Morita, Yukiko Itou SCENEGGIATURA: Satoru Akahori, Sumio Uetake DIR. DEL SUONO: Masafumi Mima CHARACTER DESIGN: Takahiro Kishida PRODUTTORE Masaharu Takayama REALIZZATO IN COLES.: LABORAZIONE CON: Sho Sawada PRODUTTORI: Masato Takami, Motoki Ueda SUPERVISIONE: Hiroshi Negishi ANIMAZIONI: ZERO-G-ROOM DIR. DEI FONDALI: Kazuo Ebisawa PRODUZIONE: NIPPON COLUMBIA CO. LTD DIR. DELLE RIPRESE: Motoaki Ikegami DIREZIONE H. Takahashi, T. Saito, U. Saita© 1996 MOSQUITON PROJECT DELL’ANIMAZIONE: ni, K. Kuroda, NIPPON COLUMBIA CO. LTD

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EPISODI #01. LONDON PANIC #02. SATELLITE FLOAT #03. OCEAN ENCOUNTER #04. SHANGHAI TRIANGLE #05. VERSUS NIGHT #06. LONELY TIME

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Dany&Dany I

l duo DANIELA SERRI e DANIELA ORRÙ, in arte “Dany&Dany”, debutta nel mondo del fumetto nel 2002, con La luna nel pozzo, uno shounen-ai sentimentale autoconclusivo ambientato a Venezia, edito dalla ECHO COMMUNICATION per la collana “Boy+Boy”. Un anno dopo, per la stessa casa editrice, pubblicano Eikon, un altro shounen-ai dai toni più drammatici, collocato in una New York patinata e decadente. Lemnisca, del 2003, è il loro primo albo au-

toprodotto, e primo a contenuto fantasy; riprende in parte i temi e gli scenari “vampirici” già trattati dalle D&D, separatamente, in due inediti shoujo manga del 1999, Semper Eadem (D. Serri) e Lo Specchio di Ghiaccio (D. Orrù). Dal 2003 le D&D tengono lezioni di manga per i corsi di fumetto organizzati da “Gruppo Misto Comunicazione”, esperienza che dal 2006 ripetono per i corsi della scuola “Fare Fumetto”. Come freelance, realizzano lavori d’illustrazione e grafica, tra cui immagini destinate ai servizi Wap e Mms, e screensaver per cellulari. Dal 2005 collaborano con APPLIDEA EDITRICE come illustratrici e grafiche per riviste e software didattici. Nel novembre del 2005, insieme a MASSIMO DALL’OGLIO, fondano il gruppo artistico IDEACOMICS, in seno al quale concepiscono Dàimones, la loro opera più articolata e ambiziosa: una serie a fumetti sui vampiri, nata sull’onda del “pilot” Lemnisca. I loro primi due albi, La luna nel pozzo ed Eikon verranno pubblicati in Germania dalla casa editrice tedesca THE WILD SIDE (entro l’autunno 2006) e in America dalla casa editrice YAOI PRESS (entro Marzo 2007).

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Carissime D&D, in questa nostra intervista sovvertiamo i canoni e partiamo dalla fine… Dàimones. Parlateci un po’ di questo vostro nuovo manga vampirico, di cui sta per uscire il primo volume. La serie di Dàimones è un progetto che abbiamo in cantiere già da un paio d’anni, per la preci-

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Dany&Dany

sione dalla fine del 2003, quando abbiamo pubblicato Lemnisca, l’episodio pilota. Fin dall’inizio il nostro obiettivo è stato creare un vampiro diverso da quelli proposti finora in letteratura, cinema e fumetti. Non aveva senso che come autrici di fumetti mutuassimo una figura di vampiro già esistente e già collaudata da altri. L’input per la storia di Dàimones ci venne da una semplice ipotesi: e se vampiri si nascesse? Non una nascita in senso metaforico, intesa come ingresso nel “mondo delle tenebre”, ma in senso concreto e fisico, come quella di un qualunque essere dotato di DNA. I vampiri di Dàimones non sono dei “non-morti”, ma, in quanto esseri viventi a tutti gli effetti, si riproducono e soggiacciono al ciclo naturale di nascita, crescita e morte. Questo

ci ha portate a rileggere in chiave pseudo-scientifica una serie di elementi tipici della letteratura vampirica, ma al tempo stesso non ci ha proibito di conservarne invariati degli altri, come ad esempio le atmosfere gotiche, l’estetica decadente e il fascino ambiguo di queste creature notturne.

2)

Torniamo ora alle origini. Quando inizia la vostra passione per il disegno, e come nasce il vostro fortunato sodalizio?

Beh, si può dire che la passione per il disegno sia nata insieme a noi. Tutti i bambini iniziano a disegnare… il fatto è che noi non abbiamo mai smesso. Per quanto riguarda il “fatidico” incontro, ri-

Intervista: Dany&Dany

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Intervista

Innanzitutto, grazie per aver sottolineato che il manga è una categoria vastissima e molto variegata al suo interno, non “lo stile con gli occhi grandi” a cui lo riducono i più. Il nostro stile si è formato in maniera del tutto spontanea, tanto che ormai sarebbe molto difficile distinguere un influsso dall’altro… Shingo Araki ha curato il character design di molti cartoni animati che abbiamo amato nella nostra infanzia e adolescenza, fin da Goldrake per intenderci. Dunque è inevitabile che sia finito nel calderone del nostro stile assieme ad altri nomi, come Akemi Takada, Miyazaki, Mikimoto ecc. Dobbiamo ammettere che il nostro percorso è ben lontano dall’essersi compiuto, per cui continuiamo a ricevere stimoli da tutto ciò che ci colpisce: in questo periodo, ad esempio, abbiamo un occhio di riguardo per i lavori di Inoue, di Fuyumi Sorio e per le bellissime illustrazioni di Ayami Kojima.

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I primi vostri lavori hanno avuto un taglio sentimentale, e due di essi (La Luna nel Pozzo ed Eikon) presentano temi shounen-ai. Con Lemnisca e Dàimones, invece, siete passate decisamente al mistery, in particolare dedicato ai vampiri. Come vi hanno affascinato questi argomenti?

sale ormai a quasi 10 anni fa: un nostro caro amico comune (anch’egli fumettista, Mario Atzori) ci presentò pensando che saremmo andate d’accorDobbiamo riconoscere che finora abbiamo do data la nostra passione comune per il manga. avuto la fortuna di poter gestire in piena libertà le Decisamente ci aveva visto giusto. nostre opere: questo significa che abbiamo realizzato solo storie che ci piacciono e come ci piacIl fumetto giapponese, pur mantenendo al- ciono. A prescindere dal genere, comunque, un cuni caratteri comuni, si diversifica molto aspetto a cui diamo sempre molto rilievo è il proda autore ad autore. Tezuka, Miura, Nagai, Shi- filo psicologico dei personaggi e, di conseguenza, rato, Ikeda, Matsumoto, Miyazaki… i tratti distin- le interazioni fra loro. tivi di questo particolare universo sono davvero Per il resto, la verità è che in noi convivono multiformi. Voi avete adottato un character desi- due nature: una romantica e una gotica… A volte gn che ricorda molto certi lavori di trasposizione combaciano, altre volte prevale una delle due. A da manga ad anime curati da Shingo Araki (per ben vedere, anche nel nostro fumetto più sentiesempio Saint Seiya, I Cavalieri dello Zodiaco di mentale c’è sempre una traccia di gotico. ViceKurumada); si tratta di uno stile spontaneo, o di versa, in Lemnisca e in Dàimones, diamo grande una precisa scelta artistica? spazio ai sentimenti.

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Dany&Dany disegnerà i propri per tutto il fumetto, anche laddove si trovassero nelle tavole gestite dall’altra. Sappiamo che il nostro è un incastro anomalo… ma funziona ed è questo che conta.

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L’appassionato di manga che non si cimenta direttamente nel disegno spesso si chiede che genere d’impegno possa comportare il creare un fumetto, sia dal punto di vista economico (costo dei materiali) che del tempo sacrificato. Potete illustrarci l’iter realizzativo di un manga? Il lavoro del fumettista richiede molta costanza e sacrificio. Quando devi rispettare una scadenza, ti capita di dover disegnare da quando ti alzi fino a quando vai a letto; e stare chini sulla tavola per tante ore comporta anche tutta una serie di “effetti collaterali”, vedi collo e schiena bloccati, qualche tendine del polso che comincia a tirare, occhi che bruciano… È per questo che non abbiamo mai voluto piegare il nostro tratto alle richieste degli

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In quale modo si sviluppa il rapporto di un… duo? Come suddividete fra voi l’impegno? C’è una di voi che, per esempio, è più portata per gli sfondi, o per le architetture, e un’altra per l’anatomia umana o i volti dei personaggi, oppure la ripartizione del lavoro non segue criteri tecnici ma pratici? Per prima cosa, scriviamo i soggetti e le sceneggiature a quattro mani. Dopodiché, suddividiamo il lavoro al 50%. Ad esempio, mettiamo di dover realizzare un fumetto di 100 tavole… in questo caso ognuna di noi si occuperà di 50 tavole, delle quali farà il layout, le matite, le chine e i retini. Per quanto riguarda il character design, anche in questo caso cerchiamo di avere una stessa mole di lavoro per ciascuna. Però seguiamo una regola: una volta spartiti tra noi i personaggi, ognuna

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Intervista

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I vostri primi lavori sono usciti in commercio alcuni anni dopo la loro realizzazione. Che esperienza è stata, per voi, la ricerca di un’editore?

Forse il nostro iter è stato un po’ anomalo. Il primo editore per cui abbiamo lavorato (la ECHO) ci ha contattate attraverso il nostro sito, per cui è stato lui a cercare noi. Anche la INDY PRESS ci contattò subito dopo l’uscita di Lemnisca per proporci di farne una serie, anche se poi nel giro di qualche mese la casa editrice chiuse i battenti. Attualmente siamo sotto contratto con un editore tedesco (THE WILD SIDE) e un editore statunitense (YAOI PRESS) e anche in questi due casi siamo state contattate attraverso il nostro sito. L’unica volta che abbiamo cercato noi un editore è stato dopo la chiusura della INDY PRESS, perché tenevamo moltissimo alla pubblicazione della serie su cui stava-

“addetti ai lavori” italiani, che vedono i manga-ka occidentali come dei reietti, una piaga da estirpare. Se dobbiamo rovinarci occhi, schiena e quant’altro, che sia per qualcosa che amiamo! Da un punto di vista tempistico, produciamo tra le sei e le otto tavole alla settimana; quindi la realizzazione di un fumetto intero ci può tenere impegnate per qualche mese. Da un punto di vista economico, possiamo dire che il fumetto è un’arte povera; l’unica cosa che poteva far piangere un po’ il nostro portafoglio era l’acquisto dei retini, ma a partire da Dàimones abbiamo cominciato a retinare al computer con risultati che ci hanno soddisfatto molto. Tutt’altro discorso riguarda invece la pubblicazione: i costi delle tipografie sono stellari! Per cui, se si decide di autoprodursi, bisogna affrontare spese notevoli.

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Dany&Dany mo lavorando. E qui abbiamo avuto la conferma che gli editori italiani non sono interessati a produrre manga. Così abbiamo creato IDEACOMICS insieme a MASSIMO DALL’OGLIO.

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Cos’è la IDEACOMICS?

IDEACOMICS è un marchio indipendente creato da noi e da Massimo Dall’Oglio al fine di pubblicare fumetti nostri al 100% per storie, contenuti e grafica, liberi da ogni vincolo esterno. In Luglio sono usciti i primi albi delle serie Dàimones (scritta e disegnata da noi) e Donnell&Grace bluelights (scritta e disegnata da Massimo Dall’Oglio). Il nostro entusiasmo è grande, e speriamo che questo progetto possa andare avanti e crescere.

9)

Dopo le vostre prime edizioni, avete sperimentato anche la via dell’autoproduzione, per Lemnisca. È una strada difficile da percorrere? Molto difficile. Quasi una missione suicida! A partire dalle spese fino ad arrivare al nodo della distribuzione… Però, forti dell’esperienza con Lemnisca, stiamo affrontando l’avventura di IDEAcomics con più cognizione di causa, sotto tutti i punti di vista.

acquistato i diritti di ristampa di Eikon e de La luna nel pozzo. E, al contempo, stiamo lavorando al secondo episodio di Dàimones. È la prima volta che ci ritroviamo a occuparci di due fumetti contemporaneamente… Sarà molto impegnativo, ma Per finire, parlateci dei vostri progetti anche molto stimolante! futuri. Supponiamo siano in buona parte Auguriamo allora buon lavoro alle D&D, rinlegati alla produzione di Dàimones, ma sappiamo che presto La luna ne pozzo ed Eikon verranno graziandole per l’interessante chiacchierata. A tutti i lettori desiderosi di entrare nel vampubblicati all’estero, in Germania e in America pirico mondo di queste capaci e originali mangadai due editori che già avete menzionato… ka italiane, diamo naturalmente appuntamento in Sì, è vero, ed è segno che fuori dall’Italia edicola. qualcuno comincia a rendersi conto che il manga occidentale è da tenere in considerazione. Attualmente stiamo scrivendo la sceneggiatura per * un fumetto nuovo di zecca commissionatoci dalla YAOI PRESS, la casa editrice statunitense che ha

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Manga Italiano

LEMNISCA è il simbolo matematico delL emnisca l’infinito, una sorta di otto sdraiato. Un

simbolo con un significato simile è l’Urobonos, il serpente che si morde la coda, che rappresenta la continuità e la rigenerazione. Sulla copertina del fumetto realizzato dalla coppia DANIELA ORRÙ e DANIELA SERRI, in arte DANY & DANY, compare una lemnisca composta da due Urobonos che si mordono la coda l’un l’altro, intrecciandosi. Questi due rettili simboleggiano la razza dei vampiri e quella degli umani. La vicenda narrata, che qua e là si concede qualche citazione non troppo invadente (tipo l’assemblea dei capi dei vampiri che ricorda il film Blade), ruota attorno ad un’organizzazione che studia i vampiri, l’Ordine, di cui fanno parte il giovane Kael e la sua fidanzata Elsa. Kael sta lavorando su un diario scritto nell’800 in Francia da un bambino, Aidan, apparentemente umano che però parla il lamiaco, un’antichissima lingua in uso tra le creature della notte. Il bambino potrebbe essere un mutante, ossia quello che noi comunemente consideriamo un vampiro. Aidan è infatti attratto dal sangue, ne sente sempre più il bisogno. Finisce per uccidere piccoli animali e teme che il suo desiderio potrebbe spingerlo ad attaccare gli umani. Gli sono spuntati persino i classici canini. In realtà i veri vampiri, apprendiamo da Kael, sono esseri molto più equilibrati, che non aggredi-

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scono gli umani perché conoscono quali ritorsioni potrebbero subire. I mutanti, i quali sono alla base delle leggende sui non-morti, sono in realtà il frutto degli esperimenti di Iulia, una vampira ed alchimista che sognava di fondere umani e figli della notte in una nuova razza. Per fare ciò, a partire dal 1348, mentre infuriava la peste, Iulia ha nutrito degli uomini con carne di vampiro; addirittura presentando questo

Manga Italiano: Lemnisca


LEMNISCA

cibo, capace appunto di trasformare gli uomini in mutanti, come il corpo di Cristo, portatore di guarigione alle vittime dell’epidemia . I mutanti però finirono per essere degli anormali fisicamente e psicologicamente. I vampiri, vedendo in essi una minaccia per loro e per il genere umano, li sterminarono crudelmente. Aidan costituirebbe un caso particolare, poiché, pur essendo chiaramente un mutante vista la sua vita diurna da umano, sembrerebbe presentare tutte le caratteristiche vampiriche ma senza particolari aberrazioni. Kael, sempre più incuriosito dalla storia narrata nel diario, in cui appare pure il simbolo della lemnisca ad indicare il nome della madre del bambino, decide di continuare le indagini nonostante l’Ordine – che ha stretto accordi con i vampiri – glielo proibisca. Recandosi nella chiesa del villaggio dove visse il bambino – il cui parroco, in principio amico di Aidan, si era convinto che questi fosse una creatura del demonio – scoprirà alcune verità sconcertanti, Non proseguo nella narrazione per non rovinare le sorprese a chi non avesse ancora letto questo albo numero 0, Lemnisca, autoprodotto da Dany & Dany. Anticipo solo che nell’ultima parte le due autrici riescono a capovolgere completamente le premesse della vicenda narrata, con ben calibrati colpi di scena. Dany & Dany, che dimostrano una grande dimestichezza con la mitologia vampiresca, hanno realizzato un’opera profondamente ispirata ai manga, i fumetti giapponesi ormai amatissimi dai ragazzi, nonché da numerose ragazze. L’assenza di sfondi in diverse vignette, la loro disposizione molto “libera” sulla pagina, i moltissimi retini e lo stesso stile con cui sono disegnati i personaggi – dai grandi occhi e dai tratti facciali molto regolari – denotano l’immensa influenza dello stile nipponico. D’altronde, sebbene Lemnisca sembri proprio un manga sotto l’aspetto grafico – molto più di

certi tentativi di fusione tra scuola giapponese e scuole occidentali tentati ad esempio dalla Sergio Bonelli Editore con serie tipo Legs e le Paladine o Gea – sono altri due gli elementi interessanti. Per prima cosa un profondo substrato religioso,

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ANIME

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incentrato sul conflitto fra fede e fanatismo. La fede di Aidan, il quale passa ore a osservare il crocifisso in chiesa come facevano pure certi non-morti di ANNE RICE, e il fanatismo dei suoi concittadini che lo ritengono un mostro, ma anche la fede di Kael nella possibilità di ricongiungere gli uomini coi vampiri, e il fanatismo di questi ultimi che vogliono eliminare ogni mutante. Il tutto sembra risolversi in un grande messaggio di fratellanza. Non mancano neppure accenni all’attuale revival gnostico presente in diversi fenomeni sociali,

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religiosi, filosofici o, come in questo caso, artistico-culturali. Tra le righe possiamo intuire che i primi mutanti furono anche alla base dell’eresia albigese, riconosciuta da molti storici quale ultima diramazione dello gnosticismo antico. A inizio albo Iulia si presenta infatti ad un frate provenzale trecentesco, spacciandosi per la Madonna e promettendo a lui e a pochi eletti l’immortalità tramite l’assunzione del “corpo di Cristo”, ossia la carne di vampiro. Secondo quanto insegnano gli studiosi più accreditati, proprio in diversi gruppi di gnostici, sia antichi che moderni, si crede possibile per un’élite di iniziati il forgiarsi un “corpo di gloria” immune alle malattie ed immortale. D’altro canto lo gnosticismo, insieme ad altre correnti esoteriche, ha ispirato infiniti lavori di genere fantascientifico e horror-fantasy. Non è quindi la prima volta che assistiamo ad una rielaborazione in salsa vampiresca di credenze gnostiche. Altro elemento da notare è qualche sfumatura omosessuale nei personaggi di Kael e Aidan. Ormai l’usanza di mettere sottotesti g a y

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LEMNISCA

gay o lesbica un gran numero di personaggi della cultura popolare: dai protagonisti de Il Signore degli Anelli, a quelli di popolari serie TV come Buffy, Angel, Streghe, Hercules e X-Files, dai supereroi americani a Harry Potter; nessuno sembra immune ad una simile rilettura nel vasto universo delle fan-fiction. Lemnisca è, in ultima analisi, un prodotto interessante sotto vari punti di vista. Da notare che anche la documentazione riguardo a scene e costumi per i flashback ambientati nell’800 e nel Medioevo è accurata, e c’è un’interessante integrazione della fotografia, tramite la tecnica del collage che ricorda certi esperimenti sia del maestro argentino ALBERTO BRECCIA,

è molto diffusa, in particolare in Giappone. In Occidente, questa passione per le trame e sottotrame gay, spesso definite “slash” in gergo, è apprezzata anche da molti lettori eterosessuali, e forse ancora di più da molte lettrici, per motivi non ancora particolarmente studiati dai sociologi. Lo stesso fenomeno, al di fuori del mondo dei manga dove pullulano fumetti dai toni gotico-vampireschi, è popolare anche tra i lettori dei romanzi prodotti dalla ormai celeberrima Anne Rice. Non mancano neppure un proliferare di fan-fiction (racconti scritti da fan e dedicati ai loro beniamini) dove si rileggono in chiave

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ANIME

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sia del giapponese RYOICHI IKEGAMI, autore del manga giallo-noir Crying Freeman (da cui è stato tratto il film omonimo diretto da CHRISTOPHE GANS). L’unico dubbio che avrebbe potuto sorgere nel lettore è se, dopo questo numero 0 circolato alle convention o venduto via Internet, le autrici sarebbero riuscite a varare anche un numero 1. Questo è il problema che attanaglia tutto il mondo delle autoproduzioni fumettistiche, ossia di quei comics, come il presente, pubblicati a spese dei loro autori anziché da una

casa editrice. Col nuovo volume Dàimones, appena ultimato, pare invece che Dany & Dany siano intenzionate a fare di Lemnisca un’autentica (e noi ci auguriamo lunga e fortunata) serie. Per tener d’occhio le produzioni del talentoso duo, rimandiamo il lettore al sito http://www.DanyandDany.com.

* PAOLO MOTTA

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LEMNISCA

Kael

Aidan

Ian

Padre Fouquet

Ahmad

Trevor

Vincent

Alienore

Iulia

Elsa

Bertrand

Sofia

Tutte le immagini presenti in questo articolo sono

© 2003 Dany&Dany All rights reserved

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Redazionale

TERRE DI CONFINE

Fantasy Story

www.crepuscolo.it/fantasystory/

ANIME MUNDI www.animemundi.net/

FantasyRPG

www.terrediconďŹ ne.net/fantasyrpg/

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TDC N.5 - AGOSTO 2006


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i grandi autori

© Victoria Francés - “Vampire girl” da “favole”