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Andrea 2017 Celebrazioni Centocinquantenario Giordaniano

ChĂŠnier


2017 Celebrazioni Centocinquantenario Giordaniano


Gaetano Esposito (1858-1911),

Ritratto di Umberto Giordano. Olio su tela, 1896. Napoli, Conservatorio di San Pietro a Majella.


Andrea Chénier Dramma di ambiente storico in quattro quadri

libretto di

Luigi Illica musica di

Umberto Giordano

Foggia 2017 Museo Civico - sala Mazza Guida all’ascolto lunedì 20 marzo

Teatro Umberto Giordano Rappresentazioni venerdì 24 marzo domenica 26 marzo


Si ringrazia per la cortese collaborazione

In copertina Bozzetto scenico di Alfredo Troisi per il primo quadro dell’Andrea Chénier. Foggia, Teatro Umberto Giordano, 2017.

ISBN 978-88-8431-660-8 © 2017 Claudio Grenzi Editore Tutti i diritti riservati.

Nessuna parte di questa pubblicazione può essere tradotta, ristampata o riprodotta, in tutto o in parte, con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, fotocopie, film, diapositive o altro senza autorizzazione degli aventi diritto.

Printed in Italy

Claudio Grenzi sas

Via Le Maestre, 71 · 71121 Foggia info@claudiogrenzieditore.it www.claudiogrenzieditore.it


Restituire a Foggia e ai Foggiani il teatro “Umberto Giordano” dopo tanti anni di chiusura è stato un sogno, realizzato, che ancora dona grande orgoglio e soddisfazione. Questo non era, però, sufficiente. Occorreva ridare piena funzionalità al massimo ‘tempio’ culturale della nostra città e anche questo è un obiettivo che possiamo dire centrato in pieno. Ma una delle mete più ambiziose che ci eravamo prefissi era riportare le opere di Umberto Giordano nel teatro dedicato al suo nome. Un tributo dovuto al maestro che ha reso noto il nome di Foggia in tutto il mondo e un ‘ritorno’ che tutti gli amanti della musica e della cultura auspicavano da anni. Nel progetto dell’anno di celebrazioni giordaniane approvato, con grande sensibilità culturale, dal Ministro Franceschini abbiamo voluto con determinazione questo ‘ritorno’ legato anche alla valorizzazione di professionalità e talenti del territorio. Così, riproponiamo Andrea Chénier, uno dei capolavori del nostro Giordano: un altro importante passo avanti nel percorso di sensibilizzazione culturale della comunità che fin dall’inizio abbiamo individuato come elemento fondamentale della rinascita di Foggia e dei Foggiani. Franco Landella Sindaco di Foggia

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L’intensa attività culturale profusa fin dal primo giorno da questa amministrazione e i risultati di qualità ottenuti negli anni sono un punto d’orgoglio nell’impegno a vantaggio dei cittadini. Alla proposta calibrata sui differenti gusti e aperta al contributo delle realtà locali, è stata abbinata un’attenzione particolare all’avvicinamento delle giovani generazioni al mondo del teatro e della musica. Un ente locale ha il dovere di conservare e tramandare - oltre a quelli più ‘universali’- il patrimonio culturale specifico del territorio di cui si occupa. Nel caso della musica di Umberto Giordano, si travalicano i confini locali per celebrare un compositore che è di tutti. Per questo abbiamo sentito forte la responsabilità morale di realizzare un omaggio di valore all’immortale maestro attraverso la messa in scena delle sue opere, con scelte di qualità e protagonisti di grande livello selezionati tra le nostre professionalità di indiscusso rilievo. Rivedere sul palcoscenico del nostro teatro comunale l’Andrea Chénier - e, in seguito, Giove a Pompei - sarà una grande emozione ma anche l’occasione di visibilità nazionale per una città che avrà dimostrato di saper dire un grazie particolare al nostro Umberto Giordano con una adeguata operazione culturale. Anna Paola Giuliani Assessore alla cultura

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Indice

5 Presentazioni Franco Landella Sindaco di Foggia

Anna Paola Giuliani Assessore alla cultura

9 La locandina 11 Argomento 15 Libretto 75 Schema musicale dell’opera

Patrizia Balestra 77 Andrea Chénier.

Impeto e Passione tra storia e romanzo

Alberto Paloscia 85 Giordano e il “dramma

musicale cinematografico”. Riflessioni su Andrea Chénier

Agostino Ruscillo 87 Umberto Giordano:

l’uomo e l’artista

93 Note biografiche 110 Area artistica


Locandina della prima rappresentazione dell’Andrea ChÊnier.


Andrea Chénier

dramma di ambiente storico in quattro quadri libretto di Luigi Illica

musica di Umberto Giordano Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano Opera inaugurale per le celebrazioni del Centocinquantesimo anniversario della nascita di Umberto Giordano

Personaggi e interpreti Andrea Chénier Carlo Gérard Maddalena di Coigny La mulatta Bersi Madelon e la contessa di Coigny Roucher e Fouquier Tinville Pietro Fléville, romanziere e il sanculotto Mathieu Un «Incredibile» e l’Abate, poeta Schmidt, il maestro di casa e Dumas

Stefano La Colla Elia Fabbian Cristina Piperno Sofio Janelidze Angela Bonfitto Daniele Piscopo Matteo D’Apolito Cataldo Caputo Carlo Agostini

Maestro concertatore e direttore

Massimiliano Stefanelli Regia

Alberto Paloscia Scene Alfredo Troisi Costumi Artemio Cabassi Coreografie Lucia Fiore Orchestra del Conservatorio Umberto Giordano di Foggia Coro Lirico Pugliese Direttore del Coro Agostino Ruscillo 9


Bozzetto scenico di Alfredo Troisi per il secondo quadro dell’Andrea ChÊnier. Foggia, Teatro Umberto Giordano, 2017


Argomento

QUADRO PRIMO

Inverno 1789. Nel castello dei conti di Coigny, i servitori sono indaffarati per il ricevimento imminente. Tra loro Carlo Gérard, infatuato dalle idee rivoluzionarie, rimugina fra sé l’odio per i padroni. Accompagnate dalla serva mulatta Bersi, entrano frattanto la Contessa e la figlia Maddalena. Quest’ultima, sotto lo sguardo ammirato di Gérard, contempla il tramonto, mostrando scarsa condiscendenza verso le ansie della madre, freneticamente presa dai preparativi per la festa. Un po’ alla volta giungono gli ospiti; fra dame e signori si presentano anche l’Abate, Fléville, il musico Fiorinelli e un promettente poeta, Andrea Chénier. Dopo che l’Abate annuncia le pessime notizie sulla situazione politica e sulla salute del Re, Maddalena provoca Chénier rimproverandogli di non scrivere poesie alla moda, quindi lo invita a cantar d’Amore: ferito nell’orgoglio, il poeta prima evoca immagini di miseria, poi improvvisa sul sentimento dell’amore, che del mondo è «anima e vita».

Poco dopo la festa è di nuovo turbata dall’ingresso di un gruppo di mendicanti introdotti da Gérard. L’indignazione degli invitati è ora al colmo: la contessa rimprovera il suo servo, che sdegnato si toglie la livrea e si allontana con i suoi amici poveri. La festa riprende con il ritmo di una gavotta. QUADRO SECONDO

Parigi, giugno 1794. Chénier siede a un tavolino del caffè Hottot. Il sanculotto Mathieu e Orazio Coclite discutono mentre Bersi, nei panni di una «Meravigliosa» (prostituta al servizio della Rivoluzione), interroga un «Incredibile» (spia di Robespierre). Chénier confida al suo amico Roucher di ricevere delle strane lettere da una donna che si firma «Speranza»; quindi prende la decisione di incontrarla in quel luogo, sotto il busto di Marat. La donna misteriosa è Maddalena che, rimasta sola, invoca la sua protezione. Innamorati, i due si giurano fedeltà fino alla morte. L’«Incredibile» però, che da tempo pedinava Chénier, udito tutto, corre ad informare Gérard, ormai divenuto un 11


capo della Rivoluzione. I due si sfidano a duello e Chénier ferisce gravemente il rivale che, per amore di Maddalena, consiglia al poeta di fuggire subito con la donna perché è ricercato dai rivoltosi. Al popolo che accorre dichiara poi di non conoscere il suo feritore. QUADRO TERZO

Nel Tribunale rivoluzionario Gérard, guarito dalla ferita mortale, cerca di convincere l’uditorio chiedendo per la Francia soldati e denaro: una vecchia cieca, Madelon, risponde alla sua richiesta offrendo alla causa il nipote quindicenne, suo unico sostegno. Sciolta la seduta l’«Incredibile» anticipa a Gérard l’arresto di Andrea Chénier e lo esorta a firmare un atto di accusa contro il poeta. Pur con molte esitazioni Gérard redige il documento per poi riflettere sul crollo dei suoi ideali rivoluzionari. Subito dopo sopraggiunge trafelata Maddalena implorando la salvezza di Chénier. Gérard, infervorato, le si dichiara impetuoso e la donna accetta di donarsi pur di salvare il suo amato. Commosso, Gérard promette di intercedere. Tuttavia né lui né lo stesso Chénier possono più fermare e capovolgere l’ingranaggio del Terrore: 12

tra la folla esultante, il tribunale condanna a morte il poeta. QUADRO QUARTO

Nel cortile della prigione di San Lazzaro. Andrea Chénier, assistito dall’amico Roucher, si appresta a morire e scrive i suoi ultimi versi. Gérard ha tentato di salvarlo, ma Robespierre non ha accettato di riceverlo. Al sopraggiungere del carceriere Schmidt i due, commossi, si separano. Scende la notte e Maddalena, fedele al giuramento fatto sotto la statua di Marat, convince Gérard ad introdurla nella prigione e a scambiarla con una condannata. È per lei la prima ed ultima notte d’amore con Andrea Chénier: all’alba i due amanti, sereni, salgono sul carro che li conduce alla ghigliottina.

Bozzetti scenici di Alfredo Troisi per il terzo e quarto quadro dell’Andrea Chénier. Foggia, Teatro Umberto Giordano, 2017


Andrea Chénier Dramma di Ambiente Storico in Quattro Quadri Libretto di Luigi Illica Prima rappresentazione assoluta Milano, Teatro alla Scala, 28 marzo 1896

Personaggi Andrea Chénier Carlo Gérard Maddalena di Coigny La mulatta Bersi La Contessa di Coigny Madelon Roucher Il romanziero, pensionato del Re (Pietro Fléville) Fouquier-Tinville, accusatore pubblico Il sanculotto Mathieu, detto “Populus”. Un “Incredibile” L’Abate, poeta Schmidt, carceriere a San Lazzaro Il Maestro di Casa Dumas, presidente del tribunale di Salute pubblica

tenore baritono soprano mezzo soprano mezzo soprano mezzo soprano basso o baritono basso o baritono basso o baritono baritono tenore tenore basso basso basso

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Dame, Signori, Abati, Lacchè, Staffieri, Ungheri volanti, Musici, Servi, Paggi, Valletti, Pastorelle, Straccioni, Borghesi, Sanculotti, Carmagnole, Guardie nazionali, Soldati della Repubblica, Gendarmi, Mercatine, Pescivendole, Calzettaje, Venditrici ambulanti, Meravigliose, Incredibili, Rappresentanti della Nazione, Giudici, Giurati, Prigionieri, Condannati, Ragazzi strilloni. Un maestro di musica, Alberto Roger, Filandro Fiorinelli, Orazio Coclite, Un bambino, Un cancelliere, Il vecchio Gérard, Robespierre, Couthon, Barras, Un fratello servente (garzone di caffè), ecc. QUADRO PRIMO In provincia; nel castello della Signoria dei Conti di Coigny. Il giardino d’inverno. Sotto i rigidi comandi di un arrogante e gallonato Maestro di Casa, corrono lacchè, servi, valletti carichi di mobili e vasi completando l’assetto della serra. Carlo Gérard, in livrea, entra, sostenendo con altri servi un azzurro e pesante sofà. Il Maestro di Casa

Questo azzurro sofà là collochiam. Gérard e i lacchè eseguono, poi il Maestro di Casa accenna verso le sale interne e vi entra seguito da tutti i lacchè, eccettuato Gérard, che inginocchiato avanti all’azzurro sofà, ne liscia le frange arricciatesi e ridona lucido alla seta rasata, sprimacciandone i cuscini

Gérard (al sofà)

Compiacente a’ colloqui del cicisbeo che a dame maturate porgeva qui la mano!

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Qui il Tacco rosso al Neo sospirando dicea: Oritia, o Clori, o Nice, incipriate vecchiette e imbellettate io vi bramo, ed anzi sol per questo, forse, io v’amo! Tal dei tempi è il costume! Dal giardino si avanza trascinandosi penosamente un vecchio giardiniere curvo sotto il peso di un mobile. È il padre di Gérard. Questi gitta lo spolveraccio che tiene in mano e corre a porgere aiuto al padre, che tutto tremulo si allontana per contorti sentieri del giardino. Commosso Gérard guarda allontanarsi il padre.

Son sessant’anni, o vecchio, che tu servi! A’ tuoi protervi, arroganti signori hai prodigato fedeltà, sudori, la forza dei tuoi nervi, l’anima tua, la mente, e, quasi non bastasse la tua vita a renderne infinita eternamente l’orrenda sofferenza, hai dato l’esistenza dei figli tuoi. Hai figliato dei servi! asciuga le lagrime poi torna a guardare fieramente intorno a sè la gran serra

T’odio, casa dorata! L’immagin sei d’un mondo incipriato e vano! Vaghi dami in seta ed in merletti, affrettate, accellerate le gavotte gioconde e i minuetti! Fissa è la vostra sorte! Razza leggiadra e rea, figlio di servi, e servo, qui, giudice in livrea, ti grido: È l’ora della morte! La Contessa, Maddalena e Bersi appaiono al di là dell’arco d’ingresso alla serra.

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La Contessa si sofferma a dare alcuni ordini al Maestro di Casa. Maddalena si avanza lentamente con Bersi. Maddalena

Il giorno intorno già s’insera lentamente! In queste misteriose ombre forme fantastiche assumono le cose! or l’anime s’acquetano umanamente! Gérard (fra sè, guardando ammirato Maddalena)

Quanta dolcezza ne l’alma tetra per te penetra! Anche l’idea muor, tu non muori giammai, tu, l’Eterna canzon!

La Contessa entra nella serra, e coll’occhialetto, e con fare altezzoso, guarda attentamente se e come è stata disposta. Contessa (a Gérard ed altri lacchè)

Via, v’affrettate, e alle lumiere luce date!

I lacchè cominciano ad accendere i bracciali e a dar luce a tutta la serra. A poco a poco tutto sfolgora di luce allegra. a Gérard

E dite, tutto è pronto? Gérard

Tutto!

Contessa

I cori?

Gérard

Stanno di già vestendosi. Contessa

E i suonatori? Gérard

Accordan gli strumenti.

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Contessa (volgendogli le spalle)

A momenti arriveranno gli ospiti. Maddalena

Uno è il signor Fléville ... Contessa

Scrittore emerito. Maddalena

E l’altro chi è? Contessa

È l’Abatino! Maddalena

Uno vien dall’Italia? Contessa

Sì! Fléville, l’Abate da Parigi. osservando che ancora sua figlia è in vestaglia

Ancor così? Maddalena! Ancor non sei vestita? la accarezza e va ad esaminare se nulla manca anche nelle sale superiori Bersi corre a Maddalena e si accoccola grottescamente ai suoi piedi con gesti strani e bizzarri: Bersi

Sospiri? Maddalena

Sì; io penso alla tortura del farsi belle! Bersi

Sei tu che fai belle le vesti tue! Io le fo’ brutte tutte! gualcendo con rabbia le pieghe dalla veste Maddalena s’avvicina a Bersi e la calma sorridendo

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Soffoco, moro tutta chiusa in busto stretto a squame ombra di moro o in un corsetto, come s’usa in seta di nakara! Bersi La interrompe imitando il gesto caricato, il fare, il sospirare di un patito.

Il tuo corsetto è cosa rara! Maddalena

L’orribile gonnella “coscia di ninfa bianca” m’inceppa e stanca, mi sfianca tutta, e, aggiungivi un cappello “Cassa di sconto” o quello alla “Basilio” od alla “Montgolfier”, e tu sei sorda e cieca, e, nata bella eccoti fatta brutta. coraggiosamente affrontando la Contessa che rientra. Da lontano si ode l’avvicinarsi delle visite.

Per stasera, pazienza! Mamma, non odi? Contessa

Sono di già gli ospiti. Maddalena

Così mi metto: Bianca vesta ed una rosa in testa! corre via seguita da Bersi Gli invitati entrano nella sala a coppie. La Contessa li accoglie. Contessa (alle dame)

Oh! Come elegante ...

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ad un cavaliere

e voi gentil galante! al Barone

Vera galanteria! al marchese

A ben più d’una brama la vostra dama accendar saprà l’esca! ad una vecchia dama

Appariscente e fresca sempre! Contessa, sempre, sempre la stessa! Entrano tre personaggi: uno avanzato di età, il romanziere Fléville; un giovane imberbe, Chénier; uno senza età, il musicista Fiorinelli. Fléville

Commosso, lusingato a tanti complimenti e a questo, più, che omaggio ... cerca la parola adatta

amabil persiflaggio! Ch’io vi presenti Flando Fiorinelli, cavaliere italiano e musico! Andrea Chénier, un che fa versi e che promette molto. Entra l’Abate. Contessa

L’Abate!

Maddalena (rientrando)

L’Abate!

Contessa (a Maddalena)

Finalmente! Maddalena

Da Parigi voi venite?

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L’Abate

Sì!

Contessa

Che novelle della corte? Maddalena

Dite?

Contessa

Presto!

Maddalena

Noi curiose tutte siam! Presto! Dite! dite! L’Abate

L’Abate, lusingato, bacia molte mani e fa inchini che sembrano genuflessioni:

Debole è il Re! Fléville

Ha ceduto? L’Abate

Fu male consigliato! Contessa

Necker? L’Abate

Non ne parliamo! Maddalena, Contessa, Fléville, Ospiti

Quel Necker! Noi moriamo della curiosità! L’Abate

Abbiamo il terzo stato! Maddalena, Contessa, Fléville, Ospiti

Ah! Ah! L’Abate

Ed ho veduto offender ... Maddalena, Contessa, Fléville, Ospiti

Chi?

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L’Abate

La statua di Enrico quarto! Ospiti

Orrore! Contessa, poi Maddalena

Orrore!

Contessa

Dove andremo a finire? L’Abate

Così giudico anch’io! Contessa

Non temono più Dio! L’Abate

Assai, madame belle, sono dolente de le mie novelle! Fléville

Passiamo la sera allegramente! Della primavera ai zefiri gentili codeste nubi svaniranno! Il sole noi rivedremo e rose e viole, e udremo ne l’aria satura de’ fior l’eco ridir l’egloghe dei pastori. Escono alcune pastorelle che in vaghe pose si fanno intorno a Fléville che meravigliato le guarda. Fléville

O soave bisbiglio! Alcuni ospiti

È il vento! L’Abate

È zefiro! Fléville

È mormorio di fonte!

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Ospiti

È fruscio d’ali! L’Abate

Un ruscelletto odo mormorar! Fléville scoppia quasi in pianto per la commozione e per la vanità. Fléville

È questo il mio romanzo! Coro di Pastori e Pastorelle

O Pastorelle, addio, addio, addio! Ci avviamo verso lidi ignoti e strani! Ahi! Ahi! sarem lungi diman! Questi lochi abbandoniamo! Ahi! Ahi! Ahi! Ahi! Ahi! Ahi! Non avrà fino al ritorno più gioie il cor! Ahi! Ahi! sarem lungi diman! O pastorelle addio, (etc.) Ah! Ah! Sarem lungi diman! Ah! Addio! Addio! Ah! Ah! Addio! Ah! Ah! Contessa (a Chénier)

Signor Chénier? Chénier

Madama la Contessa? Contessa

La vostra musa tace? Chénier

È una ritrosa che di tacer desia. Contessa

La vostra musa è la malinconia! si allontana agitando piccata il ventaglio, dicendo a Fléville:

Davver poco cortese! Fléville

È un po’ bizzarro! 24


L’Abate

Musa ognor pronta è donna a molti vieta! Contessa

È ver! Ecco il poeta! Maddalena ha sentito la risposta data da Chénier a sua madre che le sue amiche hanno vivacemente commentato; ora le raccoglie intorno a sè. Maddalena (alle sue amiche)

Io lo farò poetare. Scommettiamo? La Contessa prende il braccio all’Abatino e con lui si avvicina a Fiorinelli, inducendolo gentilmente al clavicembalo... Fiorinelli siede e suona. Intanto, Maddalena si avvicina a Chénier seguita dalle sue amiche.

Maddalena

Al mio dire perdono, ed al mio ardire! Son donna e son curiosa. Bramo di udire un’egloga da voi, o una poesia, per monaca o per sposa. Amiche

Per monaca o per sposa! Chénier

Il vostro desio è comando gentil! Ma, ohimè, la fantasia non si piega a comando o a prece umile; è capricciosa assai la poesia, a guisa dell’amor! Alla parola “amore” Maddalena e le ragazze escono fuori in una risata. Fiorinelli interrompe; tutti si avvicinano al gruppo di Chénier e Maddalena. Contessa

Perchè ridete voi?

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Ospiti (uomini)

Che c’è? Che c’è? Amiche

Udite! Udite, che il racconto è bello! ... Maddalena (a sua madre)

A tua preghiera, mamma, opponeva un rifiuto ... Amiche

Il poetino è caduto in un tranello! Maddalena

... Allor bizzarro pensier venne a me: ... Amiche

La vendetta! Maddalena

... Io dissi: scommettiamo? ... Contessa, Ospiti

Di che cosa? Maddalena

... Che parlato avria d’amor. Contessa poi Ospiti

Ebben? Ebben? Maddalena

Chiamò la Musa, e la implorata Musa per sua bocca ridisse la parola che a me, ... ad un vecchio ridicolo

... voi, ... a un abate

... e voi ... a un marchese grasso

... e voi pur anco, ... a un giovanotto strano per la sua bruttezza

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... e voi mi diceste stasera senza Musa. Chénier (pallidissimo)

Colpito qui m’avete ov’io geloso celo il più puro palpitar dell’anima. accenna al cuore

Or vedrete, fanciulla, qual poema è la parola “Amor”, qui causa di scherno! Sorpresi, tutti stanno curiosi ad udirlo.

Un dì all’azzurro spazio guardai profondo, e ai prati colmi di viole, pioveva loro il sole, e folgorava d’oro il mondo: parea la terra un immane tesor, e a lei serviva di scrigno il firmamento. Su dalla terra a la mia fronte veniva una carezza viva, un bacio. Gridai vinto d’amor: T’amo tu che mi baci, divinamente bella, o patria mia! E volli pien d’amore pregar! Varcai d’una chiesa la soglia; là un prete ne le nicchie dei santi e della Vergine, accumulava doni e al sordo orecchio un tremulo vegliardo invan chiedeva pane e invano stendea la mano! L’Abate ed altri si levano scandalizzati:

Varcai degli abituri l’uscio; un uom vi calunniava bestemmiando il suolo che l’erario a pena sazia e contro a Dio scagliava

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e contro agli uomini le lagrime dei figli. Tutti si sono arrabbiati contro Chénier. Gérard solo lo ascolta dal fondo della serra, agitatissimo. Gli altri fingono non udirlo.

In cotanta miseria la patrizia prole che fa? a Maddalena

Sol l’occhio vostro esprime umanamente qui un guardo di pietà, ond’io guardato ho a voi si come a un angelo. E dissi: Ecco la bellezza della vita! Ma, poi, a le vostre parole, un novello dolor m’ha colto in pieno petto. O giovinetta bella, d’un poeta non disprezzate il detto: Udite! Non conoscete amor, amor, divino dono, non lo schernir, del mondo anima e vita è l’Amor! Maddalena (a Chénier)

Perdonatemi!

Chénier commosso si allontana e scompare. Contessa (scusando Maddalena)

Creatura strana assai! Va perdonata! È capricciosa e un po’ romantichetta. il preludio di una Gavotta viene dall’alto della cantoria

Ma udite! È il gaio suon della gavotta. Su cavalieri! Ognun scelga la dama! I servi fanno posto e i cavalieri e le dame si preparano alla danza... lontanissime appena

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distinte si sentono venire avvicinandosi confuse cantilene. Voci lontane

La notte il giorno portiamo intorno il dolore; siam genti grame che di fame si muor.

La Contessa fa interrompere la danza, tutti prestano orecchio al canto interno.

Affamati, languenti, morenti, noi cadiam sovra suoli infecondi. Gérard appare alla testa di una folla di gente stracciata e languente. Gérard

Sua grandezza la miseria! Contessa (livida dall’ira) Chi ha introdotto costoro? Gérard

Io, Gérard! Contessa (ai suoi valletti)

Questa ciurmaglia via! (a Gérard) E tu pel primo! Gérard

Sì, me ne vo, Contessa! Questa livrea mi pesa ed è vile per me il pane che qui mi sfama! La voce di chi soffre a sé mi chiama! intanto, il vecchio giardiniere, padre di Gérard, si butta in ginocchio avanti alla Contessa

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rialzando suo padre

Vien padre mio, vien con me! Perchè ti curvi ai piè di chi non ode voce di pietà? strappandosi la livrea di dosso

Dalle mie carni giù, giù questa viltà! Il Maestro di Casa, i servi, i lacchè, respingono la folla. La Contessa si lascia cadere sul sofà ansante dalla bile che la soffoca. Gérard costringe suo padre ad allontanarsi con lui Contessa

Quel Gérard! L’ha rovinato il leggere! Ed io, che tutti i giorni ... facevo l’elemosina ... e a non fare arrossire di sè la povertà ... perfin m’ho fatto un abito, costume di pietà! Si lascia cadere come svenuta sull’azzurro sofà. Un gran da fare in tutti!... chi vuol somministrarle goccie del General Lamothe, chi d’Inghilterra, chi invece vuol slacciare il busto. Questo la fa rinvenire. al Maestro di Casa che torna

Son tutti andati? Maestro di Casa

Sì.

Contessa (agli invitati)

Scusate! L’interrotta gavotta, mie dame, ripigliamo! Ritorni l’allegria! Si dispongono nuovamente per la danza.

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QUADRO SECONDO Giugno, 1794. Parigi. A destra un altare dedicato a Marat. A sinistra la terrazza dei Feuillants e il caffè Hottot. Nel fondo l’ex Cours-la-Reine difeso dalla Senna, che gli scorre parallela da parapetto, platani; lanterne. Di scorcio, il ponte Péronnet che attraversa la Senna e conduce al palazzo dei Cinquecento. (Presso all’altare stanno il sanculotto Mathieu, detto “Populus”, e suo amico Orazio Coclite. Fanno parte della folla animata parecchi ‘meravigliose’ e ‘incredibili’ fra cui si trova Bersi, vestita da ‘meravigliosa’ anch’essa. Andrea Chénier siede tutto solo in un tavolino in disparte. Mathieu (spolverando il busto di Marat)

Per l’ex inferno! ecco ancor della polvere sulla testa di Marat!

Dal ponte Péronnet e dagli sbocchi dell’ex Cours-la-Reine, pei giardini delle Tuileries si rovesciano dei ragazzi rivenditori di giornali, urlando e agitando in alto colle mani i giornali che vendono. Mathieu compera un giornale e siede comodamente col suo indivisibile Orazio Coclite sui gradini del Reposoir Marat per leggerlo. Mathieu

M’ha appioppato un giornale di cinque mesi fa! ride Bersi si accorge di essere spiata da un Incredibile e gli si rivolge guardandolo fisso negli occhi.

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Bersi

È ver che Robespierre allevi spie? L’Incredibile a sua volta fissa audacemente Bersi: L’Incredibile

Vuoi dire cittadina, Osservatori dello spirito pubblico. Bersi

Come tu vuoi. L’Incredibile

Non so, nè lo posso sapere. fissa ancora Bersi che arrossisce

Hai tu a temere? Bersi (rimettendosi)

Temer? Perchè? Perchè temer dovrò? Non sono, come te, una vera figlia autentica della Rivoluzione? Amo viver così! Vivere in fretta di questa febbre gaia d’un godere rapido, acuto e quasi incosciente! Qui il gioco ed il piacere, là la morte! Qui il suon delle monete e il Biribisso! Laggiù il cannone e il rullo dei tamburi! Qui inebria il vino, laggiù inebria il sangue! Qui riso e amore, indica il palazzo dei Cinquecento

là si pensa e s’odia! Qui la meravigliosa che brinda collo sciampagna,

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le mercantine là e le pescivendole e la carretta di Sanson che passa! Bersi afferra un bicchiere colmo di sciampagna, additando verso l’ex Coursla-Reine di dove sbocca il “piccolo paniere” carico di condannati condotti alla ghigliottina. Tutti corrono via dietro la carretta dei condannati che passa. L’Incredibile guarda dietro Bersi mentre si allontana. L’Incredibile

No, non m’inganno! Era proprio con lei la bella bionda! Ho scovato la traccia! estrae di tasca un piccolo taccuino e vi scrive su rapidamente

La cittadina Bersi, fare sospetto; di corruzione non spontanea; guardò Chénier di sott’occhi. Osservarla! Andrea Chénier per qualche ora in attesa con febbril ansia evidente. Osservarlo! si allontana Roucher entra dal Cours-la-Reine. Chénier (vedendolo)

Roucher! Roucher

Chénier! Tutto il giorno ti cerco! La tua salvezza io tengo. gli mostra un foglio Chénier

Un passaporto?

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Roucher

Qui tutto intorno è periglio per te. La tua preziosa vita salva - parti! Chénier

Il mio nome mentir ... Fuggire! Roucher

Ten prego, Chénier! Chénier

No! Credi al destino? Io credo! Credo a una possanza arcana che benigna o maligna i nostri passi or guida or svia pei diversi sentieri de l’esistenza umana. Una possanza che dice a un uomo: Tu sarai poeta. A un altro: A te una spada, sii soldato! Or bene, il mio destino forse qui vuolmi. Se quel che bramo mi si avvera, resto. Roucher

Se non si avvera? Chénier

Allora partirò! E questo mio destino si chiama amore. Io non ho amato ancor, pure sovente nella vita ho sentita sul mio cammin vicina la donna che il destin fa mia; bella, ideale, divina come la poesia; passar con lei sul mio cammin l’amor! Sì, più volte ha parlato la sua voce al mio cuore; udita io l’ho sovente con la sua voce ardente dirmi: Credi all’amor;

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Chénier, tu sei amato! preso sottobraccio Roucher lo allontana dal caffè Hottot

Da tempo mi pervengono strane lettere or soavi, or gravi, or rampogne or consigli. Scrive una donna misteriosa ognora. In quelle sue parole vibra un’anima! Chi sia, indagato ho in vano. Roucher

Ancor?

Chénier (gli mostra una lettera)

Finora! Ma or guarda! Roucher (legge)

Qui un ritrovo? Chénier

Ah, la vedrò! Roucher

La misteriosa alfin solleva il velo. Vediam. prende la lettera, l’esamina e sorride ironicamente alla firma “Speranza”

Calligrafia invero femminil! Carta elegante! fiuta la lettera

Ma, ohimè, profumo alla rivoluzione! restituendo la lettera

Questo gentil biglietto, a profumo di rosa provocatore, Chénier, io non m’inganno, lo giuro, esce da un salottino troppo noto all’amore; Chénier, te l’assicuro, il tuo destino ti ha dato il cuor d’una Meravigliosa!

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Riprendi il passaporto e via la lettera! Chénier

Non credo! Roucher

La femminil marea parigina in onde irrequiete or qui rovescia! Io le conosco tutte. Passeranno, ed io ti mostrerò la bella misteriosa!

Chénier

Intanto presso il ponte si accalca gran folla nell’attesa dell’uscita dei Rappresentanti, i Cinquecento, e la bussola del patriottismo, Massimiliano Robespierre.

Una meravigliosa la divina creatura dal mio pensier sognata?! Qui s’infrange la mia vita. Ah! mio bel sogno addio, addio bel sogno! Roucher

Una caricatura! Una moda! La tua divina soave poesia in fisciù alla Bastiglia! e con rimesse chiome! e il nero alla ciglia! Chénier

Accetto il passaporto! Roucher

È provvido consiglio! offrendogli il passaporto

Vedi? Dal ponte Péronnet s’agglomera la folla. Chénier

La eterna cortigiana! Vi si schiera per curvare la fronte al nuovo iddio!

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La Folla

Ecco laggiù Gérard! Viva Gérard! Gérard saluta, ma ad un cenno dell’Incredibile esce premuroso dalle file dei Rappresentanti e gli si avvicina lasciandosi trarre da lui in disparte. Mathieu, la Folla (vedendo comparire Robespierre)

Viva Robespierre! Evviva! L’Incredibile (a Gérard)

La donna che mi hai chiesto di cercare è bianca o bionda? Chénier (accennando a Robespierre)

Egli cammina solo.

Gérard (all’Incredibile)

Azzurro occhio di cielo sotto una fronte candida; bionda la chioma con riflessi d’or;... Roucher (a Chénier)

E quanto spazio ad arte fra il nume e i sacerdoti! Ecco Tallien! La Folla

Barère!... Collot d’Herbois!... Quello è Couthon!... Saint-Just! Chénier

L’enigma! Gérard

... una dolcezza in viso ed un sorriso di donna non umano;... La Folla

David!... Tallien!... Fréron!... Barras!... Fouché!... Roucher

Ultimo vedi?

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Gérard

... nel suo vestir modesto; pudico velo sovra il tesoro ... Chénier

Robespierre il piccolo! La Folla

... Le Bas!... Thuriot!... Carnot!... Gérard

... d’un seno vergineo, ed una bianca cuffia sulla testa. Dammi codesta creatura vaga! Ti dissi: Cerca! Indaga! Dinanzi mi è passata qual baleno un dì, ma poscia l’ho perduta! Or più non vivo; peno! Mi salva tu da questa angoscia e tutto avrai! L’Incredibile

Stasera la vedrai!

segue sempre con vivo interesse, attaccandosi ai loro passi; Chénier e Roucher Non ancora si sono allontanati pel Coursla-Reine i Rappresentanti la Nazione, che a traverso i giardini delle Tuileries appare una vivacissima schiera di Meravigliose, ultima Bersi

Roucher (a Chénier)

Eccole! Strani tempi! Là vanno i pensatori. Qui que’ visi giocondi: di qui facile cosa scoprir la misteriosa! Chénier

Partiam! Roucher

Guarda!

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Incomincia a farsi buio. Bersi (a Roucher)

Non mi saluti?

rapidamente gli sussurra

Trattieni qui Chénier. Sono spiata! Roucher

Sta ben.

L’Incredibile entra in mezzo arditamente fra Bersi e Roucher.

L’Incredibile

Procace Bersi, qui sono ancor per te! Meco giù scendi? Bersi

Per poco? Chénier

Una meravigliosa! L’Incredibile

Non ti chiedo che una Trenitz. Roucher

Ho indovinato? Bersi

Perchè no? Chénier

Che mi vuol dir? L’Incredibile

Scendiam? Bersi

Scendiam!

segue l’Incredibile nei sotterranei del Caffè

Roucher

È sera. Ora propizia. E all’alba di domani via in cammino!

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Chénier

O mio bel sogno addio! Bersi ritorna. L’Incredibile appare dietro un vaso di fiori e osserva e ascolta. Bersi

Andrea Chénier! Fra poco, a te, una donna minacciata da gran periglio qui verrà. Là attendi! indica l’altare di Marat L’Incredibile scompare rapidamente dentro il Cafè.

Chénier (trattenendola)

Dimmi il suo nome! Bersi

Il suo nome... Speranza! Chénier

Io là verrò! Bersi fugge via. Roucher

La ignota tua scrittrice? No... è un tranello! È un agguato! Chénier

M’armerò! si allontana bruscamente da lui per l’ex Cours-la-Reine Roucher

Ah, veglierò su lui! È notte. Si accendono i lampioni del ponte e quelli dell’imboccatura del Cours-la-Reine. Appariscono tre pattuglie da diverse direzioni, percorrendo lentamente le vie. Mathieu riappare e viene a dar lume alla lanterna dell’altare di Marat.

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Mathieu (canterellando la Carmagnola)

La-la la-la la-la, ecc.

Si allontana. Le pattuglie pure scompaiono.

L’Incredibile esce guardingo dal Caffè e va a porsi allo sbocco della via laterale al Caffè nascondendosi dietro l’angolo. L’Incredibile

Ecco il mio piano è fatto Ora attendiamo! Sul ponte Péronnet appare una forma di donna, che si avanza cautamente. È Maddalena, vestita da officiosa. Maddalena

Ecco l’altare... si guarda intorno, impaurita da quel silenzio

Ancor nessuno... Ho paura... L’Incredibile guarda, ritraendosi giù per l’ex Cours-la-Reine. Infatti di là appare l’ombra di un uomo avvolto in un ferraiolo a pellegrina. Maddalena

È lui! Andrea Chénier! Chénier

Son io.

Maddalena tenta parlare, ma la commozione sua è grande e non può profferir parola. Chénier (sorpreso dal silenzio)

Deggio seguirti? Sei mandata? Di’, chi mi brama. Maddalena (appoggiandosi tremante all’altare)

Io!

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Chénier (ingannato dall’abbigliamento)

Tu? Ebben chi sei?

L’Incredibile cautamente si porta più vicino ai due, nascondendosi dietro un albero. Maddalena

Ancor ricordi! Chénier (cerca nella memoria)

Sì, mi ricordo.

Per richiamarglisi alla mente, Maddalena ricorda le parole che Chénier le ha rivolto la sera del loro incontro al castello di Coigny: Maddalena

“Non conoscete amor!”... Chénier (a quel soave ricordo, sorpreso si entusiasma)

Nuova questa voce non mi parla! Maddalena

“... Amor, divino dono non lo schernir”. Chénier

Ch’io vi vegga! Maddalena

Guardatemi! scostando la mantiglia si avanza sotto la luce della lampada che arde davanti all’altare di Marat Chénier

Ah, Maddalena di Coigny! ... Voi? Voi! L’Incredibile

(Sì lei! la bionda! Or tosto da Gérard!) cautamente si allontana Maddalena

Guardate là... Un’ombra!

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Chénier va all’angolo dove prima era l’Incredibile, ma non vede alcuno. Chénier

Nessuno! Pur questo loco è periglioso. Maddalena

Fu Bersi che l’ha scelto. Se un periglio ne minaccia, sono un’officiosa che le viene a recar la sua mantiglia. Chénier

La mia scrittrice? Voi la ognor celata amica mia, ognor fuggente? Maddalena

Eravate possente, io invece minacciata; pur nella mia tristezza pensai sovente d’impetrar da voi pace e salvezza, ma non l’osai! E ognora il mio destin sul mio cammin vi sospingea! Ed io vi vedeva e ognor pensavo voi come a un fratello! E allora vi scriveva quanto il cuore o il cervello dettavami alla mente. Il cuor che mi dicea che difesa avreste quella che v’ha un giorno offesa! Al mondo Bersi sola mi vuol bene è lei che m’ha nascosta. Ma da un mese v’ha chi mi spia e m’insegue. Ove fuggir? Fu allora che pure voi non più potente seppi... e son venuta. Udite! Son sola! Son sola e minacciata! Son sola al mondo!

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Ed ho paura! Proteggermi volete? Spero in voi! Chénier

Ora soave, sublime ora d’amore! Possente l’anima sfida il terrore! Mi fai puro il cuore d’ogni viltà! Bramo la vita e non temo la morte! Ah rimani infinita! Maddalena

Vicina nei perigli? Vicina nel terror? Chénier

Al braccio mio non più timore! Fino alla morte insieme? Maddalena, poi Chénier

Fino alla morte insieme! Maddalena

Ah! Ora soave, sublime ora d’amore! Possente l’anima sfida il terrore! Chénier, Maddalena

Mi fai puro il cuore. Non temo la morte, non temo! Ora soave! Fino alla morte insiem! Gérard appare, corre verso di loro seguito dall’Incredibile. Gérard

Maddalena di Coigny! Maddalena

Gérard! Gérard

A guisa di notturna io vi ritrovo! fa per strappare l’un dall’altra

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Chénier

Segui per la strada tua! Gérard

È merce proibita! Chénier leva rapidamente lo stocco dentro al bastone e ne sferza il viso a Gérard. Vedendo accorrere Roucher gli addita Maddalena. Chénier (a Roucher)

Salvala!

Roucher s’allontana con Maddalena. Gérard (all’Incredibile)

Inseguila!

sguaina la spada, si getta contro Chénier) (Roucher spiana contro l’Incredibile un paio di pistole da tasca; la spia arretra. Roucher

Bada!

L’Incredibile

Alla sezione! fugge Gérard (buttandosi contro Chénier)

Io ti rubo a Sanson!

Chénier (deridendolo)

Tu non sei che un frate! Sei Chabot? Gérard

Ah!

cade ferito sui gradini dell’altare di Marat

Sei Chénier... Fuggi! Il tuo nome Fouquier-Tinville ha scritto. Va! Proteggi Maddalena! Chénier fugge.

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L’Incredibile (lontano)

Al ponte Péronnet!

Da tutte le parti irrompe gente. L’Incredibile conduce guardie nazionali: Mathieu

Gérard ferito?! La Folla

Ferito?

L’Incredibile

Il feritore... La Folla

Il feritore? Gérard si solleva con uno sforzo e guardando l’Incredibile gli impedisce di parlare. Gérard

Ignoto! sviene

Mathieu (sui gradini dell’altare)

L’han fatto assassinare i Girondini! La Folla

Morte! Morte! Morte ai Girondini! Morte! Morte! Morte! QUADRO TERZO La Sezione Prima del Tribunale Rivoluzionario. (Comitato di Salute Pubblica Vasto stanzone a piano terreno ridotto per una metà a tribunale, l’altra riservata al pubblico. Sulla tavola della presidenza sta collocata una colossale urna di legno dipinto. Dietro la tavola un gran drappo tricolore, steso su

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due picche, portante scritto: CITTADINI! LA PATRIA È IN PERICOLO! Mathieu e Orazio Coclite stanno presso all’urna. L’altra metà dello stanzone è stipata da gente diversa. Si raccolgono pubbliche offerte. Mathieu apostrofa i presenti, tiene il suo bruciagola nella mano e vi aspira, fra parola e parola, ingorde boccate. Mathieu

Dumouriez traditore e giacobino è passato ai nemici - il furfantaccio! Coburgo, Brunswich, Pitt crepi di peste! - e il vecchio lupanare dell’Europa tutta, contro ci stanno! Oro e soldati! Onde quest’urna ed io che parlo a voi rappresentiam l’immagine della patria! silenzio, nessuno va ad offrire

Nessun si move? Che la ghigliottina ripassi ad ognun la testa e la coscienza! Alcuni vanno e gittano nella grande urna oggetti e danaro.

È la patria in periglio! Or, come già Barère, io levo il grido di Louverture “Libertà e patate!” vedendo sopraggiungere Gérard, s’interrompe con gloria

Ma, to’, laggiù è Gérard! Ei vi trarrà di tasca gli ex Luigi con paroline ch’io non so!... Gérard appare.

M’infischio dei bei motti! Ed anche me ne vanto!

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Cittadini

Cittadino Gérard, salute! Evviva! Mathieu

La tua ferita? Gérard

Grazie, cittadini! a Mathieu

La forte fibra mia m’ha conservato alla mia patria ancora! Mathieu indicando l’urna

Ecco il tuo posto!

riprende il discorso di prima

Dumouriez, traditore e girondino, è passato ai nemici (muoian tutti)! È la patria in pe... accorgendosi che la pipa è spenta

Cedo la parola. Gérard

Lacrime e sangue dà la Francia! Udite! Laudun ha inalberato vessillo bianco! È in fiamme la Vandea! E la Bretagna ne minaccia! Ed Austriaci, e Prussiani, e Inglesi, e tutti nel petto della Francia gli artigli armati affondano! Occorre e l’oro e il sangue! L’inutil oro ai vostri vezzi, donne francesi, date! Donate i vostri figli alla gran madre, o voi, madri francesi! Le donne, commosse, accorrono dapprima poche poscia alla rinfusa e con grande entusiasmo, e, giunte all’urna, vi gettano

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dentro tutto quanto hanno in dosso di danaro e d’ornamento. Cittadine (in piccoli gruppi)

Prendi, è un ricordo! ... A te! ... A te! ... Un anello! ... E un braccialetto! ... Prendi! ... A te! ... Otto giorni di lavoro! ... Una fibbia d’argento! ... A te! Una vecchia (Madelon)

Largo! ... Largo! ... Cittadine

Son due bottoni d’oro! ... Quanto posseggo! ... Una crocetta! ... Prendi! ... a te! Tutti, innanzi alla vecchia, lasciano il passo. È una cieca, che, appoggiata alle spalle di un fanciullo di quindici anni, si avvicina lentamente alla tavola mutata in altare della patria. Madelon

Son la vecchia Madelon. Mio figlio è morto; avea nome Roger; morì alla presa della Bastiglia; il primo suo figlio ebbe a Valmy galloni e sepoltura. Ancora pochi giorni, e io pur morrò. spinge dolcemente innanzi a sè il fanciullo, presentandolo

È il figlio di Roger. L’ultimo figlio, l’ultima goccia del mio vecchio sangue. Prendetelo! Non dite che è un fanciullo.

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È forte... Può combattere e morire! Gérard

Noi l’accettiamo! Dinne il nome suo. Madelon

Roger Alberto. Uno scrive il nome sul registro. Gérard

A sera partirà Madelon (al fanciullo)

Gioia, addio!

abbraccia forte il fanciullo che la bacia

Portatemelo via! conducono via il fanciullo

Chi mi dà il braccio? Molti accorrono a lei, e Madelon si allontana lentamente. I Rappresentanti fanno ritirare l’urna, poi si allontanano. Gérard siede al tavolo e stende rapporto pel Comitato. La folla a poco a poco dirada. Mathieu con una scopa si mette a spazzare il locale che in breve diverrà Tribunale. La Carmagnola è l’anima della strada. Voci dalla strada

Amici ancor cantiam, beviam, amici, ancor, danziam ognor! Colmo il bicchier, allieta il cor, colmo il bicchier, cantare e ber! Viva la libertà! (rip.)

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Danziam la Carmagnola! Evviva il suon del cannon! Danziam la Carmagnola! Evviva il suon del cannon! Amici ancor cantiam, ecc. L’Incredibile (si avvicina a Gérard)

L’uccello è nella rete! Gérard

Lei?

L’Incredibile

No; il maschio. È al Lussemburgo! Gérard

Quando? L’Incredibile

Stamattina. Gérard

E come? L’Incredibile

Il caso! Gérard

Dove?

L’Incredibile

A Passy, presso un amico. Gérard

E lei?

L’Incredibile

Ancor nessuna traccia. Ma tal richiamo è il maschio per la femmina che volontariamente (penso e credo) essa a noi verrà! Gérard

No; non verrà. lontano un grido confuso

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L’Incredibile

Ascolta! Gérard

Grida son... Monelli aizzati. L’Incredibile

No; i soliti strilloni. Uno strillone passa sotto la finestra. Strillone

L’arresto importantissimo di Andrea Chénier! L’Incredibile

Queste grida arriveranno a lei! Gérard

Ebbene? con un debole atto di ribellione, scostando da sè con un gesto l’Incredibile L’Incredibile (con cenno ironico)

Ebbene?... Donnina innamorata che d’aspettar s’annoia, se passata è già l’ora del desiato ritrovo al nido, ch’io muoia se la bella presaga all’ansia vinta, non ti discende per la via così, com’è, discinta! Esce correndo, e indaga, e vola, e scruta, e spia! To’! passa uno strillone? E vocia un nome? Oh, come tutta impallida! Ma non vacilla o china! Possanza dell’amor! In quel dolor cessa la donna ed eccola eroina! Tutto oserà! Laonde, tu la vedrai!

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Pazienza! A te verrà! E questo il mio pensier. Incredibile, ma vero! Gérard si è alzato e passeggia febbrilmente. Gérard

Più fortemente m’odierà! L’Incredibile

Che importa? Nella femmina vi sono il corpo e il cuore; tu scegli il corpo: è la parte migliore! Stendi l’atto d’accusa! quasi imperiosamente gli accenna di scrivere

Andrea Chénier sia tosto deferito al tribunale! Fouquier-Tinville aspetta. Scrivi! s’allontana e va ad osservare sulla piazza il movimento della gente Gérard (siede per scrivere)

Esito dunque? Andrea Chénier segnato ha già Fouquier-Tinville. Il fato suo è fisso. Oggi o doman... No! è vile! È vile! L’Incredibile, vedendolo esitante, ritorna presso di lui:

L’Incredibile

Come vola il tempo! Affollan già le vie! si allontana di nuovo

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Gérard riprende la penna; riflette. Gérard

Nemico della Patria?! È vecchia fiaba che beatamente ancor la beve il popolo. scrive ancora

Nato a Costantinopoli? Straniero! Studiò a Saint Cyr? Soldato! riflette ancora, poi trionfante d’una idea subito balenatagli scrive rapidamente

Traditore! Di Dumouriez un complice! E poeta? Sovvertitor di cuori e di costumi! a quest’ultima accusa diventa pensoso e gli si riempiono gli occhi di lacrime; si alza e passeggia lentamente

Un dì m’era di gioia passar fra gli odi e le vendette, puro, innocente e forte. Gigante mi credea ... Son sempre un servo! Ho mutato padrone. Un servo obbediente di violenta passione! Ah, peggio! Uccido e tremo, e mentre uccido io piango! Io della Redentrice figlio, pel primo ho udito il grido suo pel mondo ed ho al suo il mio grido unito... Or smarrita ho la fede nel sognato destino? Com’era irradiato di gloria il mio cammino! La coscienza nei cuor ridestar delle genti, raccogliere le lagrime dei vinti e sofferenti,

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fare del mondo un Pantheon, gli uomini in dii mutare e in un sol bacio, e in un sol bacio e abbraccio tutte le genti amar! (etc.) Or io rinnego il santo grido! Io d’odio ho colmo il core, e chi così m’ha reso, fiera ironia è l’amor! con disperazione

Sono un voluttuoso! Ecco il novo padrone: il Senso! Bugia tutto! Sol vero la passione! vedendo ritornare presso a lui l’Incredibile firma L’Incredibile

Sta bene! Ove trovarti se ... Gérard (interrompendo)

Qui resto.

L’Incredibile si allontana nel tempo stesso che entra il Cancelliere del Tribunale Rivoluzionario. Gérard consegna a questi delle carte e con esse la nota degli accusati tra cui Andrea Chénier. Il Cancelliere si allontana.

Maddalena (alla porta)

Carlo Gérard? Mathieu

Là! entrate! Maddalena (entrando)

Se ancor di me vi sovvenite non so! Son Maddalena di Coigny.

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interpretando un gesto di Gérard come una ripulsa

Ah, non m’allontanate! Se voi non m’ascoltate io son perduta! Gérard

Io t’aspettava! Io ti volevo qui! Io son che come veltri ho a te lanciato orde di spie! Entro a tutte le vie la mia pupilla è penetrata, e ad ogni istante! Io, per averti, preso ho il tuo amante! Maddalena

A voi! Qui sto! Vendicatevi! Gérard

Non odio! Maddalena

Perchè m’avete qui voluta? Gérard

Perchè ti volti qui?...Perchè ti voglio! Perchè ciò è scritto nella vita tua! Perchè ciò volle il mio voler possente! Era fatale e vedi s’è avverato! Io t’ho voluto allor che tu piccina pel gran prato con me correvi lieta, in quell’aroma d’erbe infiorate e di selvagge rose! Lo volli il di che mi fu detto: “Ecco la tua livrea!” e, come fu sera, mentre studiavi un passo di minuetto, io, gallonato e muto, aprivo e richiudevo una portiera. La poesia in te così gentile, di me fa un pazzo, grande e vile! 56


Ebben? Che importa? Sia! E fosse un’ora sola, io voglio quell’ebbrezza de’ tuoi occhi profondi! Io pur, io pur, io pur voglio affondare le mie mani nel mare dei tuoi capelli biondi! audacemente levandosi ritto

Or dimmi che farai contro il mio amor? Maddalena

Io corro nella via! Il nome mio vi grido! Ed è la morte che mi salva! Gérard va a frapporsi tra Maddalena e le due uscite. Gérard

No, tu non lo farai! No! Tuo malgrado, tu mia sarai! Maddalena

Ah! ...

colpita d’un pensiero

Se della vita sua tu fai prezzo il mio corpo, ebbene, prendimi! gli si avvicina lenta, sublime di quel suo sacrificio Gérard

Come sa amare! Maddalena

La mamma morta m’hanno alla porta della stanza mia; moriva e mi salvava! poi a notte alta io con Bersi errava, quando ad un tratto un livido bagliore guizza e rischiara innanzi a’ passi miei la cupa via! Guardo! Bruciava il loco di mia culla!

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Così fui sola! E intorno il nulla! Fame e miseria! Il bisogno, il periglio! Caddi malata, e Bersi, buona e pura, di sua bellezza ha fatto un mercato, un contratto per me! Porto sventura a chi bene mi vuole! ad un tratto, nelle pupille di Maddalena si effonde una luce di suprema gioia

Fu in quel dolore che a me venne l’amor! Voce piena d’armonia e dice: “Vivi ancora! Io son la vita! Ne’ miei occhi è il tuo cielo! Tu non sei sola! Le lacrime tue io le raccolgo! Io sto sul tuo cammino e ti sorreggo! Sorridi e spera! Io son l’amore! Tutto intorno è sangue e fango? Io son divino! Io son l’oblio! Io sono il dio che sovra il mondo scendo da l’empireo, fa della terra un ciel! Ah! Io son l’amore, io son l’amor, l’amor” E l’angelo si accosta, bacia, e vi bacia la morte! Corpo di moribonda è il corpo mio. Prendilo dunque. Io son già morta cosa! Il cittadino Cancelliere si avvicina a Gérard, gli pone innanzi alcuni fogli scritti e ritorna al suo stanzino. Gérard prende i fogli lasciati dal Cancelliere e vi butta gli occhi sopra. È la lista degli accusati. Un nome gli balza subito agli occhi - quello di Chénier. Gérard

Perduto! La mia vita per salvarlo!

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Maddalena

Voi lo potete! Stamane egli arrestato fu. Gérard

Ma chi l’odiava per oggi ha preparato il suo giudizio, la sua morte!

accorgendosi della folla in istrada dietro al cancello

La folla già, curiosa ed avida di lacrime, di sangue! dalle stanze contigue odesi il rumore dei fucili e delle sciabole dei gendarmi

Udite? È il calcio dei fucili! Sono i gendarmi! E là sta già Chénier! Maddalena

Salvatelo! Gérard

La rivoluzione i figli suoi divora! Maddalena

Salvatelo!

Gérard colto da un’idea corre al tavolo e scrive rapidamente un biglietto al Presidente.

Gérard

Il tuo perdono è la mia forza! Grazie! Io l’ho perduto, difenderlo saprò! Il pubblico si rovescia nella sala tumultuamente, eccitato.

Mercantine (ad una vecchia)

Mamma Cadet! Presso alla sbarra, qui! Mathieu

Ohè, Cittadina, un po’ di discrezione!

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Altre Mercantine (ad alcune compagne)

Di qui si vede e si ode a perfezione! Mathieu

Oggidì grande infornata, pare. Alcune Vecchie

Qui si gode la vista d’ogni cosa! Una Pescivendola

Venite qua, cittadina Babet! Cittadini vari

Molti ex! ... La Legray! ... E un poeta! ... Venite! ... Sì ...

Mercatine bisticciandosi con le vecchie

Più in là! Le Vecchie

Voi più in là! Mathieu (vedendo il bisticcio)

Ohè là, quelle lingue cittadine! Cittadine (chiacchierando fra loro)

Voi state bene? ... Sì! e voi? ... Così così! ... Venite dal mercato? Io no! Dalla barriera! Notizie avete? ... No! ... E voi nulla sapete? ... Hanno accresciuto il pane! ... Lo so, lo so! ... È un tiro di quel cane d’inglese detto Pitt! ... Entrano i giurati seguiti dai giudici; Mathieu

Passo ai giurati!

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Gérard (a Maddalena)

Eccoli, i giudici. Cittadini

Chi presiede è Dumas! ... Vilate! ... Pittore! ... L’altro è lo stampatore, tribuno Nicolas? ... Ecco laggiù Fouquier! Appare Fouquier-Tinville.

L’accusatore pubblico! Maddalena

E gli accusati? stringendosi impaurita presso Gérard Gérard

Di là, ...

indicando la porta dietro i giurati ancora chiusa

... presso ai giurati. La porta si schiude e Maddalena soffoca un grido. Maddalena

Ecco... mi manca l’anima! Compariscono otto gendarmi, poi, in mezzo ai soldati ad uno ad uno seguono gli accusati. Ultimo è Chénier. Dopo, altri gendarmi.

Egli non guarda. Ah, pensa a me! Mathieu (alle mercantine che sussurrano)

Silenzio!

Dumas (chiama gli accusati)

Gravier de Vergennes!

Fouquier-Tinville (leggendo una nota)

Un ex referendario.

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Cittadini

È un traditore! È un traditore! È un traditor! Dumas fa cenno all’accusato di sedere e legge un altro nome. Dumas

Laval-Montmorency! Fouquier-Tinville

Convento di Montmartre. Cittadini

Aristocratica! Fouquier-Tinville

Taci!

La monaca alza la mano per parlare.

Cittadini

A che parlar? Sei vecchia! Taci e muori! ridono

Dumas

Legray!

Si leva una donna: vorrebbe parlare ma il pubblico le impone silenzio.

Cittadini

Ah!

Dumas

Andrea Chénier! Gérard (a Maddalena)

Coraggio!

Maddalena (guardando Chénier)

O amore! Cittadini

Ecco il poeta! Fouquier-Tinville attentamente legge! Pericoloso è l’accusato!

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Fouquier-Tinville

Scrisse contro la rivoluzione! Fu soldato con Dumouriez! Cittadini

È un traditor! Chénier (a Fouquier-Tinville)

Menti! Fouquier-Tinville, Dumas (a Chénier) Taci! Gérard

Parla!

Maddalena

O mio amore! Cittadini

Parli! Parli! ... Si discolpi dalle accuse! Gérard (disperato a Maddalena)

Io son che ciò feci! Chénier

Si, fui soldato e glorioso affrontato ho la morte che, vile, qui mi vien data. Fui letterato, ho fatto di mia penna arma feroce contro gli ipocriti! Con la mia voce ho cantato la patria! Passa la vita mia come una bianca vela: essa inciela le antenne al sole che le indora e affonda la spumante prora ne l’azzurro dell’onda ... Va la mia nave spinta dalla sorte a la scogliera bianca della morte? Son giunto? Sia! Ma a poppa io salgo e una bandiera trionfale

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sciolgo ai venti, e su vi è scritto: Patria! A lei non sale il tuo fango! Non sono un traditore. Uccidi? Ma lasciami l’onor! Fouquier-Tinville

Udiamo i testimoni. Mentre Mathieu e l’Incredibile si fanno avanti, Gérard si fa violentemente largo nella folla. Gérard

Datemi il passo! Carlo Gérard! Fouquier-Tinville

Sta ben; parla! Gérard

L’atto di accusa è orribile menzogna! Fouquier-Tinville (sorpreso)

Se tu l’hai scritto?!

e mostra il foglio Gérard

Ho denunziato il falso e lo confesso! Movimento nella folla e grida di sorpresa. Fouquier si leva ritto e picchia febbrilmente sul foglio scritto da Gérard.

Fouquier-Tinville

Mie faccio queste accuse e le rinnovo! Gérard

La tua è una viltà! Fouquier-Tinville

Tu offendi la patria e la giustizia! Cittadini

Esso è un sospetto, fu comprato!

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Gérard

Qui la giustizia ha nome tirannia! Cittadini

Taci! ... Gérard

Qui è un orgia d’odi e di vendette! Il sangue della patria qui cola! Siam noi che feriamo il petto della Francia! Chénier è un figlio della Rivoluzione! L’alloro a lui, non dategli la morte! La Patria è gloria! Cittadini

... Taci! Taci! Taci! Alla lanterna! Sì, fuori della legge! Alla lanterna! Alla lanterna! Egli è un traditore! Fu comprato! Fu comprato! Taci! Taci! Imponigli silenzio, o Dumas! ... Al suon dei tamburi passa un gruppo di soldati che vanno alla guerra. Gérard

Odila, o popolo, là è la patria, dove si muore colla spada in pugno! Non qui dove le uccidi i suoi poeti. Fouquier-Tinville fa segno ai giurati di ritirarsi; essi partono. Gérard accorre verso Chénier, abbracciandolo e baciandolo.

Chénier (a Gérard)

O generoso! o grande! Vedi! Io piango! Gérard

Guarda laggiù! Quel bianco viso... È lei!

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Chénier

Lei? Maddalena? I giurati rientrano. Il loro capo presenta a Dumas per mezzo del Cancelliere, il verdetto.

Ancor l’ho riveduta! Or muoio lieto! Gérard

Io spero ancora. Dumas dà una rapida occhiata al verdetto. Dumas

Morte!

Fouquier-Tinville

Morte!

fa segno ai condannati di ritirarsi Maddalena lancia un grido di disperazione seguito da singhiozzi Maddalena

Andrea! Rivederlo!

ATTO QUARTO Il cortile delle prigioni di S. Lazzaro. Notte alta. Andrea Chénier sta seduto sotto alla lanterna che dà luce, e scrive sopra una piccola assicella con una matita fatta di un pezzo di piombo, scrive ora con foga, ora arrestandosi e riflettendo come in cerca di qualche parola o rima. Roucher gli è vicino. Schmidt entra nel cortile e si avvicina a Roucher: Schmidt

Cittadino, men duol, ma è tardi assai.

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Indicandogli Chénier, Roucher gli fa cenno di tacere; si fruga indosso e trova un po’ di danaro e lo dà a Schmidt. Roucher

Pazienta ancora un attimo! Schmidt parte.

Chénier (cessa di scrivere)

Non più ... Roucher

Leggi!

Chénier

Pochi versi ... Roucher

Leggi!

Chénier

Come un bel dì di maggio che con bacio di vento e carezza di raggio si spegne in firmamento, col bacio io d’una rima, carezza di poesia, salgo l’estrema cima dell’esistenza mia. La sfera che cammina per ogni umana sorte ecco già mi avvicina all’ora della morte, e forse pria che l’ultima mia strofe sia finita, m’annuncerà il carnefice la fine della vita. Sia! Strofe, ultima Dea! ancor dona al tuo poeta la sfolgorante idea, la fiamma consueta; io, a te, mentre tu vivida

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a me sgorghi dal cuore, darò per rima il gelido spiro d’un uom che muore. Roucher abbraccia Chénier. Schmidt ritorna, i due amici si stringono la mano e si separano commossi Mathieu, fuori, vocalizza la Marseillaise. Battono alla porta della prigione. Schmidt ritorna in fretta e va ad aprire. È Gérard, e con lui è Maddalena. Gérard presenta le carte di permesso, indicando la sua compagna. Gérard

Viene a costei concesso un ultimo colloquio ... Schmidt (interrompendolo)

Il condannato? Gérard

Andrea Chénier. Schmidt

Sta ben. Maddalena (a Gérard)

Il vostro giuramento vi sovvengo. a Schmidt

Odi! Fra i condannati di domani è una giovane donna. Schmidt

La Legray. Maddalena

Orbene, viver deve! Schmidt

Or come cancellare dalla lista il nome suo?

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Maddalena

Che importa il nome se in sua vece un’altra per lei risponderà? Schmidt (a Gérard)

Sta ben! Ma, e l’altra? Maddalena

Eccola!

Schmidt (a Gérard)

Lei?

a Maddalena

Tu, cittadina? Gérard accenna di sì col capo. Maddalena porge gioielli e una piccola borsa a Schmidt. Maddalena (a Schmidt)

A voi! Gioielli son. Questo è denaro.

Schmidt apre la borsa e vi vede rilucere l’oro. Schmidt

Evento strano in tempo di assegnati! a Gérard

Io non vorrei ... Capite? ... fa il gesto della ghigliottina

Io non so nulla! Al nome della Legray, salite in fretta! Io non so nulla! Nulla! prende dalle mani dl Maddalena la carta di permesso da dare alla Legray, mette via il denaro e gioielli e va a prendere il prigioniero Maddalena si avvicina a Gérard piangente.

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Maddalena

Benedico il destino! Benedico la morte! Gérard

O Maddalena, tu fai della morte la più invidiata sorte! udendo avvicinarsi Schmidt con Chénier, si allontana, correndo verso il secondo cortile

Salvarli! Da Robespierre ancora! Entra Chénier. Alla luce della lanterna ravvisa Maddalena. Chénier

Vicino a te s’acqueta l’irrequieta anima mia; tu sei la meta d’ogni desio, d’ogni sogno, d’ogni poesia! la guarda amorosamente

Entro al tuo sguardo l’iridescenza scerno de li spazi infiniti. Ti guardo; in questo fiotto verde di tua larga pupilla erro coll’anima! Maddalena

Per non lasciarti son qui; non è un addio! Vengo a morire con te! Finì il soffrire! La morte nell’amarti! Ah! Chi la parola estrema dalle labbra raccoglie, è Lui, l’Amor! Chénier

Tu sei la meta dell’esistenza mia! Chénier, Maddalena

Il nostro è amore d’anime!

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Maddalena

Salvo una madre. Maddalena all’alba ha nome per la morte Idia Legray. guardando nel cortile

Vedi? La luce incerta del crepuscolo giù pe’ squallidi androni già lumeggia. colle braccia avviluppando stretto a sè Chénier gli si abbandona tutta sul petto

Abbracciami! Baciami! Amante! Chénier (baciandola con violenza)

Orgoglio di bellezza!

la bacia ancora

Trionfo tu, de l’anima! Il tuo amor, sublime amante, è mare, è ciel, luce di sole e d’astri ... ... È il mondo! È il mondo! Maddalena

Amante! Amante! Chénier, Maddalena

La nostra morte è il trionfo dell’amor! Chénier

Ah benedico, benedico la sorte! Maddalena

Nell’ora che si muore eterni diveniamo! Chénier

Morte!

Maddalena

Infinito!

Maddalena, Chénier

Amore! Amore!

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Il rullo dei tamburi annuncia l’arrivo della carretta. Chénier, Maddalena

È la morte! Chénier

Ella vien col sole! Maddalena

Ella vien col mattino! Chénier

Ah, viene come l’aurora! Maddalena

Col sole che la indora! Chénier

Ne viene a noi dal cielo, entro un vel di rose e viole! Maddalena, Chénier

Amor! Amor! Infinito! Amor! Amor! Schmidt

Andrea Chénier! Chénier

Son io!

Schmidt

Idia Legray! Maddalena

Son io!

Maddalena, Chénier (salendo sulla carretta)

Viva la morte insiem!

Mentre s’allontana la carretta Gérard riappare. Tiene in mano il biglietto scritto da Robespierre per non vederlo: “Perfino Platone bandì i poeti dalla sua Repubblica.’’

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Figurini per la prima rappresentazione dell’Andrea ChÊnier, in Casa Musicale Sonzogno: cronologie, saggi, testimonianze, a cura di Mario Morini, Nando Ostali, Piero Ostali jr, Milano, Sonzogno, 1955, 2 voll.

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Schema musicale dell’opera QUADRO PRIMO

Introduzione Scena di Gérard Scena di Maddalena Arrivo degli invitati Egloga Scena del concerto Improvviso di Chénier Finale – Gavotta QUADRO SECONDO

Scena del Sanculotto Mathieu Scena di Bersi e «Ça ira» Grande scena di Roucher e Chénier (A) Canto d’amore (Chénier) (B) Scherzo della lettera (Roucher) Passaggio dei rappresentanti la Nazione Apparizione delle Meravigliose Ronda

Gran scena d’amore (Maddalena e Chénier) Scena finale QUADRO TERZO

Scena delle offerte Apostrofe di Gérard Episodio di Madelon Carmagnola Fisiologia dell’innamorata (Incredibile) Monologo di Gérard Grande scena (Gerard e Maddalena) Racconto di Maddalena Scena del tribunale di Salute Pubblica Difesa di Chénier Ritrattazione di Gérard […] e Scena finale QUADRO QUARTO

Lettura dei versi (Chénier) Grande scena finale (Chénier e Maddalena)

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Frontespizio del libretto per la prima rappresentazione dell’Andrea ChÊnier.

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Andrea Chénier

Impeto e Passione tra storia e romanzo di Patrizia Balestra

Da oltre centoventi anni dalla ‘prima’, l’Andrea Chénier è ancora ben saldo nei cartelloni delle stagioni operistiche italiane e straniere. L’opera contiene tutti i requisiti per piacere ancora all’ascoltatore: invenzione melodica, caratterizzazione dei personaggi, ritmo teatrale sempre vivo. Non si tratta quindi solo di belle melodie sapientemente intrecciate ad una valida storia, ma di un complesso progetto drammaturgico, perseguito con convinzione, in cui si innesta una ricca invenzione melodica plasmata sull’azione scenica. Giordano s’innamorò subito del libretto di Illica, intuendone le potenzialità drammatiche: una storia della rivoluzione francese, in cui i personaggi si muovono in un tumulto di sentimenti e di passioni, di eroismi e di viltà. La vicenda raccontata da Illica è complessa, a metà tra romanzo e storia,1 con alcuni personaggi realmente esistiti – tra cui il poeta Andrea Cheniér2 e Roucher, suo amico e confidente – e alcune situazioni di libera invenzione, per esempio l’amore tra Maddalena e Chénier; ma ciò che affascina maggiormente in quest’opera, stile grand-opéra francese, è l’intreccio del romanzo. I personaggi vivono su due piani strettamente legati, storico e sentimentale, e le descrizioni dell’una e l’altra situazione abbondano. 1 - Illica trasse la sua documentazione storica dalla Histoire de la sociéte francaise pendant la Revolution, di Edmond E Jules Goncourt, stampata a Parigi nel 1854. Ma utilizzò come fonti anche un vasto repertorio teatrale e romanzesco francese, tra cui il dramma André Chénier di Jules Barbiere e soprattutto il romanzo di Joseph Méry, André Chénier, Paris, Michel Lèvy Frères, 1856. 2 - Andrè Chénier nacque a Costantinopoli il 30 ottobre 1762. Dopo la Rivoluzione, come membro del “club dei Feuillants”, assunse una posizione critica nei confronti del Comitato di Salute Pubblica che governava in Francia durante il Terrore. A causa di questo atteggiamento fu arrestato e ghigliottinato a Parigi, il 25 luglio 1794. Tre giorni dopo anche Robespierre, che gli aveva negato la grazia, seguì la sua stessa sorte. 77


André Chénier (1762-1794). Incisione da un ritratto di Joseph-Benoit Suvée (1743-1807). Parigi, Bibliothèque Nationale

Un libretto innovativo e ben documentato quello di Illica,3 però in alcuni tratti troppo lungo e ridondante, per cui Giordano dovette operare alcuni tagli per dare maggiore fluidità all’azione.4 Lo sfrondamento del libretto si rivelò un’operazione molto delicata. Si trattava di mantenere lo stesso ritmo di descrizione assicurando un efficace effetto musicale. Infatti in alcune occasioni le ricche didascalie e le minuziose note sui personaggi storici offrono spunti per effetti sonori o per capire meglio la storia che si sta raccontando. Per esempio, quando la contessa di Coigny alla fine del primo quadro si lamenta di Gérard («Quel Gérard! L’ha rovinato il leggere!») il lettore avrebbe capito meglio il senso di questa frase se 3 - «Quello dello Chenier è lavoro lungo per le ricerche storiche», così scrive Illica a Giordano, il 1° agosto 1894, in Eduardo Rescigno, Andrea Chénier, programma di sala del Teatro alla Scala, Milano 1982/83, p. 17. 4 - In occasione della prima dell’Andrea Chénier, il 28 marzo 1896, fu stampato il libretto originale di Illica; nella redazione di questo libretto di sala si è scelto, invece, di stampare il libretto della partitura, cioè quello ridotto da Giordano. 78


avesse letto l’ultima frase tagliata del libretto originale («Dal giorno che Gérard fu sorpreso a leggere Jean Jacques Rousseau e gli Enciclopedisti non ironia o servizio più umile o più basso gli è risparmiato»). Ecco come si presentano le due versioni: Quadro Primo Libretto

Partitura

In provincia; – nel castello della signoria dei conti di Coigny. Il giardino d’inverno. La gran serra; imitazione pretenziosa di quella di casa Orléans o di quella Kunsky. La serra offre ora – sul finire di una giornata dell’inverno del 1789 – un curioso aspetto; sembra un giardino colle sue statue di Bacco, di Flora, coll’altare di Minerva, ed è sala, talmente ovunque vi sono sparsi mobili, – e, perfino fra vasi di piante esotiche, un clavicembalo Silbermann – ed è campagna, anche, verso l’estremo lato sinistro dove, per una mite e microscopica collinetta, aprentesi ai piedi in grotta da ninfe, si sale a una casetta rustica da latteria e pastorelle addossata a un infantile mulino. «Tal de’ tempi il costume!» All’alzarsi della tela, sotto i rigidi comandi di un arrogante e gallonato Maestro di Casa, corrono Lacchè, Servi, Valletti carichi di mobili e vasi, completando l’assetto della serra. Carlo Gérard, in livrea, entra sostenendo con altri servi un azzurro e pesante sofà. È a lui che principalmente si rivolge il maestro di casa con piglio altezzoso, borioso ed ironico impartendo ordini. Dal giorno che Gérard fu sorpreso a leggere Jean Jacques Rousseau e gli Enciclopedisti non ironia o servizio più umile o più basso gli è risparmiato.

In provincia; nel castello della Signoria dei Conti di Coigny. Il giardino d’inverno. (Sotto i rigidi comandi di un arrogante e gallonato Maestro di Casa, corrono lacchè, servi, valletti carichi di mobili e vasi completando l’assetto della serra. Carlo Gérard, in livrea, entra, sostenendo con altri servi un azzurro e pesante sofà.)

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Carlo Songa, Vittorio Rota, Mario Sala, bozzetti scenici per la prima rappresentazione (I e IV quadro)

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Ma le esigenze sceniche richiedono pur qualche sacrificio letterario e Giordano abbreviando la didascalia preferì concentrare l’attenzione del pubblico sull’atmosfera frivola e festaiola della nobile casa dei Coigny per preparare l’effetto drammatico dell’Improvviso di Cheniér. Infatti l’Introduzione iniziale dell’orchestra in Allegro brillante è progettata per creare un netto contrasto e far risaltare il pezzo principale di questo primo quadro, Un dì all’azzurro spazio guardai profondo. Tutta l’opera è pervasa da un abile disegno drammaturgico, un lavoro di due anni che Giordano affrontò con grande entusiasmo. Un sapiente equilibro di piani visivi e sonori costruiti sull’alternanza di brani e di stili – dalla romanza al monologo, al duetto, alla scena corale – che pur avvolgendoci con storie minori e laterali, eppure non ci permette mai di calare l’attenzione dalla vicenda principale di Andrea e Maddalena. Come ha osservato Marcello Conati, «una grande lezione di Verdi fu bene appresa dai musicisti della Giovane Scuola: la rapidità d’azione […] cioè la capacità di concentrare il massimo di eventi scenico-musicali entro il minimo spazio di tempo».5 In questo senso Illica e Giordano dimostrano di perseguire un comune obiettivo: ogni mezzo usato, sia discorsivo che musicale – egloghe, declamati, canti rivoluzionari, marce di soldati, tamburi, clavicembalo sulla scena – sono espedienti per distanziare il corso degli eventi e dare prospettiva all’azione principale. Ma il principio di fondo che anima l’Andrea Chénier è l’idea del ‘gesto scenico’, intesa come efficace illustrazione degli eventi. Un concetto drammaturgico già sperimentato da Verdi, in cui la ‘parola del testo’ «scolpisce e rende netta ed evidente una situazione».6 Come accennavo all’inizio, non è solo la felicità dell’invenzione melodica, che pur è ben evidente in quest’opera, ma è l’abilità nella caratterizzazione delle situazioni, la varietà del discorso teatrale a rendere ancora attuale questo lavoro. L’orchestra è la prota5 - Marcello Conati Il linguaggio musicale in Andrea Chénier, in Ultimi splendori. Cilea, Giordano, Alfano, a cura di Johannes Streicher, Ismez, 1999, p. 345. 6 - Il concetto della parola scenica formulato da Verdi si può leggere in una lettera indirizzata ad Antonio Ghislanzoni del 17 agosto 1870, in I copialettere di Giuseppe Verdi, a cura di Gaetano Cesari e Alessandro Luzio, Milano, Stucchi Ceretti, 1913, p. 641. 81


Disegno scenico di Antonio Bonamore per la prima rappresentazione dell’Andrea Chénier, quadro terzo.

gonista assoluta: i contrasti tra personaggi e destino, sfoghi lirici e scenari descrittivi sono resi con un diverso utilizzo del rapporto voce-orchestra che utilizza varie gradazioni del discorso musicale, dal declamato, all’arioso, al lirico. Quest’opera è anche il resoconto di un teatro di fine Ottocento in cui il racconto melodrammatico viene esasperato oltre misura: tutti i personaggi principali di Chénier cantano e si confessano con tanto generoso impeto e vocalità, circondati da una serie di personaggi minori esuberanti e loquaci. Tutti gli eventi nei quattro quadri dell’opera evolvono da un intreccio abilmente costruito verso due modalità espressive, proprie per l’epoca rappresentata: la perorazione e il racconto delle proprie vicende personali. Soprattutto nei primi tre quadri, quando non si 82


è ancora giunti allo snodo della vicenda, vari personaggi si confidano tra di loro: l’abate alle dame nel primo quadro, Chénier a Roucher nel secondo, Maddalena a Gérard e viceversa nel terzo. Oltre a tutto questo gran ‘mettere in piazza’ il proprio privato c’è anche il racconto per il pubblico (che nei libretti di Illica deve sempre essere ben disposto all’ascolto passivo) e l’arringa declamata con enfasi dei due personaggi chiave di questa storia della Rivoluzione: Cheniér e Gérard. Il dramma storico accende la fervida fantasia di Illica per far scattare le situazioni passionali in cui l’impalcatura storica è un pretesto per ampliarne l’effetto. A sua volta Giordano asseconda felicemente il testo ricercando l’effetto musicale in funzione descrittiva. In questo senso è pienamente giustificato l’impeto con cui il compositore fa cantare i personaggi: acuti e declamati si succedono in un’altalena di ribellioni e di abbandoni, di odio e di amore. L’opera procede con questo ritmo sino alla fine, in perfetta sinergia di parole e suoni. Anche nell’ultimo duetto di Maddalena e Chénier, nell’ora del riscontro supremo del distacco dalla vita, la musica accetta la sfida librettistica («la nostra morte è il trionfo dell’amor») e ne asseconda gli accenti: ed ecco quindi che i Si naturali dei due amanti rappresentano l’estrema provocazione alla morte, che può sì troncare le loro vite, ma non il loro amore.

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Fotografia di Umberto Giordano con dedica al Teatro alla Scala venti giorni dopo la prima rappresentazione dell’Andrea ChÊnier (18 aprile 1896). In Umberto Giordano a Milano, Catalogo della Mostra del Museo Teatrale alla Scala, 1993, p. 11.

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Giordano e il “dramma musicale cinematografico” Riflessioni su Andrea Chénier di Alberto Paloscia Sono profondamente onorato, da studioso e cultore del teatro musicale verista, di mettere in scena Andrea Chénier di Umberto Giordano nella città natale dell’Autore e nella prestigiosa ricorrenza del 150° anniversario della sua nascita. Ho avuto la gioia di frequentare questo capolavoro fin da giovanissimo, quando ho iniziato ad andare all’opera, dai dischi storici di grandi artisti quali Tebaldi, Del Monaco, Corelli, Tucker, Protti, Bastianini e l’opera è entrata immediatamente nel mio dna. La mia famiglia è di origine pugliese e quindi sento la grande temperatura musicale e drammaturgica del grande Foggiano molto vicina alle mie radici: per assistere in teatro a recite di titoli meno eseguiti di Chénier, quali l’intimistica Fedora, la geniale, espressionistica Cena delle beffe e la colorita Madame Sans-Gene, ho effettuato viaggi a Zurigo, Verona, Catania, Bologna, Milano: e sono grato a grandi artisti quali Mirella Freni, Placido Domingo, Giovanna Casolla, José Carreras, José Cura, Daniela Dessì e Fabio Armiliato e a prestigiosi direttori legati alla causa dell’opera verista quali Gianandrea Gavazzeni, Bruno Bartoletti, Maurizio Arena e Massimo De Bernart per aver portato avanti la loro battaglia per diffondere Giordano anche fuori dal nostro paese. Vorrei dedicare questo mio debutto foggiano a una grande amica recentemente scomparsa, il soprano Daniela Dessì, la più grande interprete del ruolo di Maddalena di Coigny dell’ultimo ventennio, che ho avuto occasione di ammirare più volte nel capolavoro di Giordano, in teatri prestigiosi quali il Regio di Torino e il Comunale di Bologna. Andrea Chénier segna una delle tappe più alte del verismo in musica; Giordano risponde al naturalismo al calor bianco di Cavalleria rusticana di Mascagni – titolo di esordio del filone della 85


“Giovine Scuola Italiana” - e a alla poetica intimista della Bohème di Puccini con un sapiente e calibratissimo giuoco musicale e teatrale, imperniato su un profondo e perfetto connubio tra voci, orchestra e palcoscenico. La lezione dell’ultimo Verdi – quello di Otello e Falstaff -, dell’opera francese del secondo Ottocento – in particolare di Bizet e Massenet -, la lezione dell’opera russa e di Musorgskij, particolarmente evidente nel protagonismo del coro e nel magistrale trattamento delle masse corali: tutto questo viene risolto ed equilibrato dalla mano sopraffina del compositore pugliese con un sapiente dosaggio delle sue capacità di orchestratore e di melodista, con il gusto – tutto giordaniano - del “montaggio sonoro” che ha non pochi punti di contatto con la nuova forma di spettacolo che vede la luce proprio alla fine degli anni Novanta dell’Ottocento, quasi contemporaneamente alla gestazione di Chénier: il cinema. Il mio lavoro di regia sarà quello di restituire a Chénier, pur restando nella tradizione, la dimensione e il respiro di un “dramma musicale cinematografico”, passando dai campi lunghi della ricostruzione ambientale e dell’affresco storico ai primi piani dei protagonisti e delle loro passioni e all’accurata raffigurazione dei personaggi di contorni, fondamentali nell’opera verista. Spero di riuscire a dare forza e fisicità alla recitazione dei protagonisti – Chénier, Maddalena e Gérard –, autentici archetipi in cui Giordano volle incarnare il mito, caro al teatro musicale verista, del cantante-attore, che nel corso del Novecento è stato esaltato da grandi icone, quali Caruso, Bellincioni, Carelli, Callas, Olivero, Petrella, Del Monaco: artisti tutti legati alla causa del teatro verista e giordaniano. Non vorrei dimenticare la grande levatura intellettuale e politica del librettista di Chénier: autentico erede degli ideali risorgimentali e rappresentante del nascente socialismo: gli ideali di tolleranza e fratellanza universale incarnati dall’utopia politica di Carlo Gérard contrasteranno con la raffigurazione grottesca e quasi lugubre del mondo aristocratico che Giordano descrive sapientemente nel primo atto e destinato a essere travolto e distrutto dall’ondata rivoluzionaria di Marat e Robespierre.

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Umberto Giordano: l’uomo e l’artista di Agostino Ruscillo

Umberto Menotti Maria Giordano nacque a Foggia il 28 agosto 1867 da Ludovico Giordano, figlio di Giuseppe Giordano, impiegato provinciale, e da Sabata (ossia Elisabetta) Scognamillo. Dal matrimonio tra Ludovico e Sabata nacquero cinque figli: Giuseppe Ludovico Sabatino, Umberto Menotti Maria, Letizia Maria Luigia, Ida Fortunata e Madia Giuseppina. Appena tredicenne, Umberto Giordano si trasferì a Napoli dove studiò composizione con il maestro Paolo Serrao. Nel dicembre 1881 affrontò il concorso «a posto franco interno di composizione» presso il Real collegio di musica San Pietro a Majella di Napoli, entrando definitivamente nella classe di composizione di Serrao il 9 novembre 1882. Conseguì il diploma col premio d’onore il 30 novembre 1890. Due anni prima, nel 1888, l’editore milanese Edoardo Sonzogno aveva bandito un concorso riservato a giovani musicisti per la composizione di tre opere liriche in un atto. Giordano vi partecipò con Marina, su libretto di Enrico Golisciani. Sonzogno individuò in Mascagni, vincitore con Cavalleria rusticana, e in Giordano, classificatosi al sesto posto, i due uomini di punta della sua scuderia. All’indomani del successo di Cavalleria, Giordano propose all’editore milanese di musicare un dramma che dipingesse a forti tinte la tranche de vie napoletana: Mala vita, piéce di Salvatore Di Giacomo e Goffredo Cognetti. La stesura del libretto fu affidata a Nicola Daspuro e il giovane Giordano lavorò alacremente alla musica dal dicembre 1890. Mala vita debuttò al Teatro Argentina di Roma il 21 febbraio 1892 (nel 1894 Giordano decise di revisionare interamente il dramma, attuando una vera e propria rielaborazione: al prodotto ottenuto dai massicci interventi dell’autore fu dato addirittura un nuovo titolo, Il Voto). 87


Seguì una prova fallimentare con la Regina Diaz, remake della donizettiana Maria di Rohan, che fece la sua unica apparizione sul palcoscenico del Mercadante di Napoli il 5 marzo 1894. In quel periodo soggiornava a Napoli Alberto Franchetti per curare in prima persona l’allestimento dell’opera Fior d’Alpe al Teatro Mercadante. Il musicista piemontese aveva in sospeso sin dal gennaio 1893 una collaborazione con Luigi Illica relativa a un melodramma sulle vicende di André-Marie Chénier, poeta del Settecento francese, rivoluzionario e vittima della stessa Rivoluzione. I diritti di esclusiva su questo libretto furono ceduti al musicista foggiano con un atto concordato alla presenza del librettista, steso in forma di lettera amichevole e sottoscritto il 20 aprile 1894. Giordano aveva innanzi a sé l’occasione della vita: fu allora che si rifugiò in Svizzera per trovare la concentrazione necessaria alla stesura dell’opera. Il 28 marzo 1896, con l’Andrea Chénier, Giordano ricevette il suo vero ‘battesimo’ teatrale nel tempio più celebre della lirica italiana, la Scala. Da quel battesimo il compositore uscì con tutti gli onori della cronaca: l’opera ottenne un lusinghiero e duraturo successo. Sull’onda della notorietà, e raggiunta una stabilità economica, Giordano poté legarsi in matrimonio con Olga Spatz-Wurms, la figlia di Joseph Spatz, proprietario dell’omonima catena d’alberghi in Italia e Svizzera: l’unione, con vincolo civile, fu ufficiata a Milano, nel Palazzo Marino, dal sindaco Vigoni il 18 novembre 1896. Dopo Chénier fu la volta della Fedora (Teatro Lirico di Milano, 17 novembre 1898), su versi di Arturo Colautti, da un dramma in quattro atti di Victorien Sardou. La versione giordaniana diede il via a quel fenomeno che George Bernard Shaw definì «sardouismo», un percorso di traduzione drammaturgico-musicale che trasferiva sulle scene del teatro lirico la modernità naturalistica del celebre drammaturgo francese. Dopo il vagheggiamento sul Pane altrui di Turgenev, Fedora diede a Giordano l’occasione di muovere i primi passi nell’esplorazione musicale della realtà culturale, storica e sociale della Russia, che porterà a compimento con Siberia. L’inedita ambientazione scenica delle orride steppe siberiane, ispirata alle Memorie di Dostoevskij, si materializzò musicalmente sui versi di Illica il 19 dicembre 1903, alla Scala. Come per lo Chénier, anche la Siberia può inscriversi nel contesto del «dramma 88


storico», dentro il quale s’articolano le vicende sentimentali dei protagonisti. In Siberia, però, Giordano, grazie ad una maggiore autorevolezza rispetto alla prima collaborazione, ottenne da Illica un libretto più scarno di dettagli storici, non particolarmente graditi. In tal modo la macrostruttura del dramma risulta considerevolmente sfoltita a tutto vantaggio delle «umane passioni» dei protagonisti. L’opera conobbe il suo più indiscusso successo oltralpe: la Parigi di Massenet, Fauré, Debussy, Ravel, Bruneau e SaintSaëns apprezzò, prima nel maggio 1905, e poi nel maggio 1911, in uno dei più prestigiosi teatri del mondo, l’Opéra, le qualità della partitura, tanto da indurre il governo francese a insignire Giordano del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore. Negli anni che seguirono il debutto di Siberia, Giordano compose altre due opere, Marcella (Milano, 9 novembre 1907) e Mese mariano (Palermo, 17 marzo 1910). I due titoli non appaiono straordinariamente significativi, né testimoniano un radicale passo avanti rispetto alla piena maturità raggiunta con Siberia: si tratta di creazioni alterne, talvolta d’indirizzo sperimentale, che poco aggiungono alla figura artistica del compositore foggiano. Negli anni a seguire l’operista foggiano rivolse quindi la sua attenzione ancora una volta ai testi drammatici di Sardou. Da questi sarebbe dovuta derivare La festa del Nilo, su libretto di Lorenzo Stecchetti, finanche in una forma particolarmente avveniristica (rimasta però incompiuta), e la Madame Sans-Gêne, l’ottavo titolo operistico di Giordano su libretto di Renato Simoni. L’opera, in tre atti, che portava sulla scena lirica una semplice lavandaia “senza pensieri” che s’innalzava al rango di duchessa, fu annunciata da Giulio Gatti-Casazza nel programma della stagione 1913-1914 del Metropolitan di New York, ma il battesimo si ebbe solo il 25 gennaio 1915, sotto la magistrale direzione di Toscanini. In Italia la prima, diretta da Ettore Panizza, si tenne il 28 febbraio successivo al Regio di Torino. A suggerire a Giordano il soggetto di Sardou e Moreau pare sia stato il sommo Giuseppe Verdi. Secondo Morini, nelle intenzioni di Giordano c’era la volontà di illustrare tutto un periodo storico legato all’ambiente francese, tramite una specifica trilogia operistica: «la Rivoluzione nello Chénier, il Direttorio nella Festa del Nilo e l’Impero nella Sans-Gêne». Il 5 luglio 1921, dopo una genesi lunga e travagliata, andò in 89


scena al teatro La Pariola di Roma Giove a Pompei, commedia musicale scritta a quattro mani con Franchetti. L’idea primigenia era venuta al drammaturgo arquatese sin dal 1897. Dall’inventio sarebbe trascorso circa un lustro affinché il soggetto illichiano fosse portato sulle scene in un’ambientazione quanto mai insolita, Pompei, l’antica città collocata ai piedi del Vesuvio, al cospetto del gran nume Giove, ricca di giacimenti archeologici e scenicamente ‘fotografata’ poco prima dell’eruzione del vulcano. Al contrario di altri suoi colleghi (Franchetti, Mascagni, Zandonai), Giordano non si orientò mai verso gli orizzonti del decadentismo italiano, genialmente reso da Gabriele d’Annunzio, che recitava per un’aristocrazia ormai in declino, preda succulenta per l’affamato mondo dello spettacolo. Esauritosi verso gli anni Venti il fenomeno del «dannunzianesimo musicale», Giordano si mostrò riluttante ad attingere alla drammaturgia di Giovacchino Forzano, che già aveva registrato buoni successi con due titoli pucciniani, Suor Angelica e Gianni Schicchi. L’interesse del maestro si proiettò, invece, verso il «medioevalismo», traducendo per la lirica la famosa tragedia La cena delle beffe di Sem Benelli, ambientata nell’epoca rinascimentale nel principato mediceo di Lorenzo il Magnifico. La sera della prima, il 20 dicembre 1924, l’opera fu accolta da una vasta ed eterogenea platea scaligera, protagonista di fragorose ed entusiastiche ovazioni. Al timone del grande successo vi era ancora una volta il maestro Toscanini. Giordano chiuse il suo ciclo produttivo legato al melodramma con Il Re (12 gennaio 1929), che segnò una radicale deviazione di rotta rispetto al passato attraverso la proiezione nel mondo del melodramma fiabesco. Con quest’ultimo titolo lirico il compositore s’allontanò dall’ottica verista e dal teatro storico e sentimentale delle opere mature, nelle quali agivano personaggi ricchi di temperamento e ben descritti sotto il profilo della natura umana, che ricercavano lo sfogo vitale nelle passioni con il consolidato ricorso all’amore, alla gelosia, alla vendetta, alla morte. Il Re è una novella in tre brevi quadri fusi in un atto unico, nella quale l’arte scenicoteatrale di Forzano mette in azione personaggi evanescenti, così come in tutte le fiabe, e dove la figura centrale, Rosalina, è – per dirla con Gaetano Cesari – «leggera e senza contenuto umano». Il 1929 fu anche l’anno in cui Giordano ricevette la nomina di 90


Accademico d’Italia. Durante il suo mandato tenne particolarmente a cuore due progetti: la Discoteca di Stato e la pubblicazione degli autografi di Verdi. Non mancarono gli impegni diretti nei confronti del regime. Fu il duce in persona a commissionargli tre componimenti corali: l’Inno del Decennale (1932), incarico conferitogli da Mussolini il 30 giugno 1932; per il periodo dei «fasti imperiali» l’Inno Imperiale e il Vessillo d’Italia (1936). Tali incarichi affiancarono l’importantissimo progetto sull’Enea, anche questo suggeritogli dal duce nel 1934 per le feste d’Augusto, ma mai portato a termine. Olga Spatz morì il 1° marzo 1940. Due anni dopo, il 22 luglio 1942, Giordano sposò in seconde nozze la nipote Sara De Cristofaro. La sera del 25 luglio 1943 Giordano apprese dalla radio l’arresto di Mussolini, la sua destituzione e la nomina a capo del governo del maresciallo Badoglio. Giordano e Sara si rifugiarono a Pescia, in provincia di Lucca, nella villa degli amici Gazzara e vi rimasero fino al 29 gennaio 1944. Durante questo forzato soggiorno Giordano scrisse diverse musiche per formazione da camera. Giungiamo così all’ultimo capitolo della storia di Umberto Giordano. Correva l’anno 1948. La politica stava vivendo un anno molto febbrile: le elezioni parlamentari e la nomina di cinque senatori a vita da parte del Capo dello Stato. Da Foggia arrivarono pressioni affinché in quei cinque senatori rientrasse anche il suo più illustre cittadino. Giordano morì a Milano il 12 novembre dello stesso anno. Si concluse così la vita di uomo che aveva cercato di servire l’arte con piena onestà intellettuale.

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Note biografiche

Massimiliano Stefanelli direttore d’orchestra, dal 1986 ha diretto numerose orchestre, fra cui la CBSO (City of Birmingham Symphony Orchestra), l’Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, la Montreal Symphony, la Filarmonica di Bonn, la Israel Symphony Orchestra, la English Chamber Orchestra (con la quale ha inciso per la Channel Classics l’integrale dei concerti per flauto di W. A. Mozart), la Qatar Philharmonic (di cui è stato Direttore Principale), la Spoleto Festival Orchestra, la Charleston Symphony, la Toronto Symphony, l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona e l’Orchestra Sinfonica della Fondazione “Arturo Toscanini”. Dal 1990 è stato ospite dei più importanti teatri di città italiane e internazionali (fra le quali New York, Washington, Milano, Mosca, Roma, Firenze, Napoli, Madrid, Parma, Bari) ed ospite di rinomati Festivals internazionali quali The Wolf Trap Festival di Washington, Bilbao, e lo Spoleto Festival USA, ottenendo sempre prestigiosi riconoscimenti. Nel 2001 inizia una serie di fortunate collaborazioni con Franco Zeffirelli e l’Orchestra Sinfonica della Fondazione “Arturo Toscanini” di Parma che hanno dato vita alla celebre Aida (edita in DVD da RAI Trade) con la quale si sono inaugurate nel gennaio del 2001 a Busseto le celebrazioni per i cento anni della morte di Giuseppe Verdi e la La traviata dell’anno successivo. Calorosa accoglienza della stampa e del pubblico anche per i Pagliacci (ancora con Franco Zeffirelli) che il M° Stefanelli ha diretto per il Teatro del Cremlino di Mosca e per il cinquantesimo anniversario della fondazione dell’Hellenic Festival di Atene. Ancora La traviata, questa volta con la spettacolare regia areniana di Graham Vick, è stato il titolo con il quale ha debuttato con la Birmingham Opera Company alla guida della prestigiosissima City of Birmingham Symphony Orchestra (CBSO), debutto che gli è valso il più ampio riconoscimento da parte della più importante stampa nazionale inglese e l’assegnazione, con gli altri, dell’ambitissimo Royal Philharmonic Society Music Award. 93


Alberto Paloscia musicologo, organizzatore musicale e regista, dal 1990 è direttore artistico del Teatro Goldoni di Livorno. In questa sede ha contribuito alla riscoperta e alla diffusione di alcuni dei titoli meno conosciuti ed eseguiti del ricco catalogo di Mascagni; tra questi I Rantzau, Guglielmo Ratcliff, coprodotto con l’Opera der Stadt Bonn nel 1995, Silvano, Zanetto, Iris, Le Maschere, Lodoletta e l’operetta Sì, tutti affidati a illustri direttori d’orchestra tra cui Bruno Bartoletti, Massimo De Bernart, Piero Bellugi, Bruno Aprea, Massimiliano Stefanelli, Elio Boncompagni, Dejan Savic e a registi del calibro di Giancarlo Del Monaco, Piera Degli Esposti, Lindsay Kemp e Federico Tiezzi. Nel 1990, in occasione del centenario della prima assoluta di Cavalleria rusticana, commissiona la nuova creazione di Marco Tutino, La lupa (da Giovanni Verga), che è a lui dedicata e che vede la luce a Livorno, con grande successo, nel settembre di quell’anno, sotto la direzione di Bruno Bartoletti. È molto attivo in Italia e all’estero come regista; ha messo in scena titoli quali Lo speziale di Haydn, Le convenienze e inconvenienze teatrali, L’elisir d’amore e Lucrezia Borgia di Donizetti, Norma di Bellini, La bohème, Tosca e Madama Butterfly di Puccini, Cavalleria rusticana e L’Amico Fritz di Mascagni, Pagliacci di Leoncavallo, Nabucco, Rigoletto, La traviata (anche all’Arts Center di Seoul, con Mariella Devia protagonista), Il trovatore e Otello di Giuseppe Verdi, Le nozze di Figaro di Mozart. Recente il successo della nuova produzione della verdiana Forza del destino al Teatro Nazionale di Belgrado. Gli sono stati assegnati importanti premi e riconoscimenti per la sua attività di organizzatore musicale, quali il Premio Internazionale “Luigi Illica” per il suo lavoro di studioso e di organizzatore nell’ambito dell’opera verista, il Premio “Circeo Lirica” - condiviso con il grande baritono Giuseppe Taddei – e il Premio “Alfredo Catalani” di Lucca, condiviso assieme al soprano Fiorenza Cedolins e al direttore della rivista “L’Opera” Sabino Lenoci. 94


Agostino Ruscillo maestro del coro, dal 2001 è organista e maestro di cappella della Basilica Cattedrale di Foggia, e direttore della Cappella musicale Iconavetere con la quale ha inciso in “prima registrazione mondiale” la Messa a grande orchestra per quattro voci di Saverio Mercadante (Bongiovanni, 2014). Nel 2002 fonda il Coro Lirico “Umberto Giordano” del Teatro comunale di Foggia, col quale si è dedicato prevalentemente al repertorio lirico-sinfonico, partecipando, tra l’altro, alle incisioni videografiche di Cavalleria e Pagliacci (Kikko Music, 2004) e de Il Re (Bongiovanni, 2009). È fondatore dell’Apulia Felix Ensemble, specializzato nella musica antica, rinascimentale e barocca, e nella musica contemporanea, e del Daunia Gospel Choir. È autore di libri e saggi musicologici su Umberto Giordano, su Enrico Antonio Radesca di Foggia, e sul melodramma italiano di fine Ottocento. Attualmente è docente di Storia della musica per la Didattica presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia.

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Stefano La Colla tenore, vincitore del concorso Puccini di Torre del Lago, dopo uno straordinario debutto nel 2008 in Aida al Teatro Goldoni di Livorno, prosegue la sua esperienza artistica nei teatri di tradizione di numerose città italiane. La sua carriera internazionale ha inizio nel 2011 con Turandot a Ratisbona (Regensburg) e in seguito nei più grandi teatri europei, quali Deutsche Oper di Berlino con Tosca, Manon Lescaut e Turandot; Staatsoper di Monaco con Tosca; Teatro S. Carlo di Napoli con Turandot, Tosca e Aida; Teatro dell’Opera di Roma con Tosca; Teatro alla Scala di Milano con Turandot e Cavalleria Rusticana, Staatsoper di Amburgo con Un ballo in maschera; Staatsoper di Berlino con Madama Butterfly; Arena di Verona con Aida. Ha lavorato con Direttori d’orchestra quali Sir. Samuel Rattle, Riccardo Chailly, Stefano Ranzani, Donato Renzetti, Carlo Rizzi, Julian Kovatchev, Ivan Repusic, Mikhail Tatarnikov, Jordi Bernàcer, Pinchas Steinberg, e con Registi quali Franco Zeffirelli, Gianfranco de Bosio, Andrea Breth, Nikolaus Lehnhoff, Jurgen Flimm, Gianfranco del Monaco, Ezio Frigerio, Mario Martone, Roberto de Simone, Boleslaw Barlog, Alessandro Talevi, Gilbert Deflo.

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Elia Fabbian baritono, dopo il precoce debutto avvenuto presso il Mozarteum di Salisburgo ne La serva padrona di Pergolesi, ha avuto modo di imporsi all’attenzione del pubblico come uno dei più interessanti baritoni della sua generazione. Ha già avuto modo di calcare i palcoscenici di alcuni fra i più importanti palcoscenici internazionali, fra i quali Teatro alla Scala di Milano, Deutsche Oper di Berlino, Opéra Royal de Wallonie de Liège, Opéra de Massy, Savonlinna Opera Festival, Opéra National du Rhin de Strasbourg, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Regio di Parma, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Regio di Torino, Teatro Massimo di Palermo, Teatro Carlo Felice di Genova, Macerata Opera Festival e Arena di Verona, collaborando con importanti direttori d’orchestra, fra i quali Myung-Whun Chung, Renato Palumbo, Stefano Ranzani, Yves Abel, Paolo Carignani, Lawrence Foster e Pinchas Steinberg. Fra i numerosi impegni più recenti si segnalano le produzioni de L’amico Fritz (David) all’Opéra du Rhin de Strasbourg, Tosca (Scarpia) al Teatro Carlo Felice in Genova, alla Sol’Opera in Korea ed ad Astana Opera House, La bohème (Marcello) a Catania, Madama Butterfly (Sharpless) alla Deutsch Oper di Berlino e alla Fenice di Venezia, Cavalleria Rusticana (Alfio) al Teatro Massimo di Palermo e all’Opéra Royal de Wallonie de Liège, Il Trittico e Aida alla Sol’Opera in Busan (Korea), La traviata (Germont) al Festival di Savonlinna e alla Fenice di Venezia. Ha registrato per la casa discografica DECCA L’assassinio nella cattedrale di Pizzetti (live dal Teatro Petruzzelli di Bari).

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Cristina Piperno soprano, inizia la sua carriera solistica nel 2003 come protagonista di opere quali, Butterfly, Andrea Chenier, Tosca e Turandot, quest’ultima nella parte della Principessa di gelo, un ruolo che ricoprirà molte volte in grandi teatri nazionali ed esteri tra cui: Arena di Verona, Palm Beach Opera, Art Center Seoul, San Carlo di Napoli, Teatro lirico di Cagliari. Ha eseguito ruoli anche in Manon Lescaut (Teatro dell’Opera di Roma, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Goldoni di Livorno) nella Gioconda (Teatro St-Etienne), in Cavalleria Rusticana e Tabarro (Teatro V. Emanuele Messina), nell’Aida (Festival opera Firenze), nel Macbeth (Teatro Verdi Salerno) e nell’Andrea Chenier (Opera Royal de Wallonie Liege, Teatro Ponchielli Cremona). Ha lavorato con direttori di fama internazionale quali, Z. Metha, D. Oren, P. Steinberg, D. Renzetti, B. Aprea, K. Martin e registi quali, D. Krief, J.L. Grindà, M. Mirabella, E. Stinchelli.

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Sofia Janelidze mezzosoprano, ha vinto prestigiosi concorsi, tra i quali il Concorso Lirico Internazionale Giulietta Simionato, G. Zecca, Martini, Giovani Voci di Magenta, La Città Sonora Festival e Assami. Si è inoltre classificata come semifinalista al Hans Gabor Belvedere e Operalia Placido Domingo. Ha debuttato in importanti teatri come la Scala di Milano, Petruzzelli di Bari, Massimo di Palermo, Antico di Taormina, Greco di Siracusa, Maggio Fiorentino, Art Center di Seoul, Verdi di Pisa, Goldoni di Livorno, del Giglio di Lucca, Coccia di Novara, Sociale di Rovigo, Pirandello di Agrigento, Teatro Nazionale di Spalato – Croazia, Seoul Art Center (Corea del Sud), Al Bustan Festival a Beirut – Libano, Vanemuine – Estonia, Teatro Nazionale di Tbilisi – Georgia (dove è stata solista per tre anni). Ha interpretato con successo di pubblico e critica i ruoli di Amneris (Aida), Azucena (il Trovatore), Maddalena (Rigoletto), Santuzza (Cavalleria Rusticana), Suzuky (Madama Butterfly), Azucena (Trovatore), Zanetto (Zanetto), Farnace (Mitridate), Donna Elvira (Don Giovanni), Giustina (Flaminio), La Mer (Les contes d’Hoffmann). Ha inoltre cantato nel Requiem di Verdi, nello Stabat Mater di Pergolesi e nella Nona Sinfonia di Beethoven. È stata diretta da numerosi direttori d’orchestra tra i quali James Conlon, Marco Boemi, Gianluca Martinenghi, Carlo Rizzari, Matteo Beltrami, Vito Lombardi, e Francesco Attardi, per le regie di Franco Zeffirelli, Gilbert Deflo, Giancarlo Del Monaco, Fabio Sparvoli, Giampiero Solari, Denis Krief, Nicola Zorzi e molti altri.

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Angela Bonfitto mezzosoprano, debutta all’Arena di Avenchès ne La Traviata con Leo Nucci e al Rossini Opera Festival nella Isabella di Azio Corghi. Prosegue la carriera interpretando ruoli principali in prestigiosi allestimenti nei teatri di tradizione ed Enti lirici nonché festival internazionali in Italia e all’estero. Interpreta Lola nella Cavalleria rusticana e Carmen al Teatro Coccia di Novara, entrambe con la regia di Giovanna Nocetti e prodotte in DVD da Kicco Music. L’interpretazione della Carmen le è valso un prestigioso riconoscimento agli International Opera AwardsOscar Internazionale della Lirica 2012. Nello stesso anno fa parte del cast nella trasmissione di Paolo Limiti “E state con noi in TV” in diretta su RAI1. Ha cantato in filodiffusione per Radio RAI, Radio France e Radio Swisse e recentemente ha inciso per Bongiovanni la Messa di Mercadante diretta da Agostino Ruscillo.

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Daniele Piscopo baritono, inizia il percorso operistico debuttando nell’Opera da tre soldi di Kurt Weill nel ruolo di Meckie Messer, nel Signor Bruschino di Rossini come Filiberto, il Sagrestano nella Tosca di Giacomo Puccini, Colas in Bastiano e Bastiana di Mozart nella produzione di Milano Classica. Per la Fondazione Festival Puccini di Torre del Lago ha interpretato le seguenti opere: L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti (Dulcamara), Gianni Schicchi di Giacomo Puccini (Marco), Pinocchio di Natalia Valli (La volpe), il Commissario Imperiale in Madama Butterfly per la regia di Takao Okamura e direzione di Valerio Galli. Tra i numerosissimi ruoli interpretati: il commissario di Polizia nell’Amelia al Ballo di Gian Carlo Menotti presso il Palau del les Arts Reina Sofia di Valencia per la direzione del M° Placido Domingo e regia di Jean Louis Grinda, Figaro (Cover) nella produzione delle Nozze di Figaro di Mozart presso il Palau del Les Arts di Valencia per la direzione del M° Andrea Battistoni e regia di Ruggero Raimondi, Morales nella Carmen di Bizet presso il Macerata Opera Festival per la regia di Serena Senigallia e direzione M° Domenique Trottein, Bartolo nel Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini alle Settimane musicale di Stresa – Stresafestival per la direzione di Francesco Pasqualetti e regia di Natale de Carolis, Figaro nell’opera Le nozze di Figaro di Mozart al Tedako Hall di Okinawa (Giappone) per la regia di Tony Cremonese e direzione di Kyosuke Matsuschita, Masetto nel Don Giovanni di Mozart al Teatro antico di Taormina per la regia di Enrico Castiglione e direzione di Stefano Romani. Nel 2016 al Teatro di San Carlo di Napoli interpreta il ruolo di Gretch nell’opera Fedora di Umberto Giordano, con la direzione di Ascher.

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Matteo D’Apolito baritono, particolarmente congeniale al repertorio buffo, interpreta Don Bartolo ne Il Barbiere di Siviglia nei Teatri Verdi di San Severo, Stabile di Potenza, Marrucino di Chieti, Massimo di Pescara, Bonci di Cesena, Performing Arts di Busan, Opera di Varna (Bulgaria) e in tournée in Benelux. Tra gli altri personaggi interpretati con successo, Alidoro ne La Cenenrentola (Teatro del Giglio di Lucca e Alighieri di Ravenna), Schaunard ne La Bohème per ragazzi al Teatro Regio di Torino, Papageno ne Il Flauto Magico alla Royal Opera di Muscat, Don Profondo ne Il Viaggio a Reims al R.O.F. di Pesaro e a Foggia, Amarone nella prima esecuzione assoluta di Una di vino commedia di Luis Bacalov all’Auditorium Verdi di Milano, Gaudenzio ne Il Signor Bruschino al Teatro Marrucino di Chieti; Don Bartolo ne Il Barbiere di Siviglia di Paisiello a Teramo; Leporello in Don Giovanni a Foggia; Selim in una selezione de Il Turco in Italia al Teatro Municipale di Piacenza; Frate Lorenzo ne I Capuleti e i Montecchi al Teatro Verdi di Padova e al Castello Tito Gobbi di Bassano del Grappa. Tra le altre apparizioni all’estero interpreta Sagrestano in Tosca al Seoul Sejong Center e al Busan Performing Arts; Uberto ne La Serva Padrona al Teatro Coliseo di Buenos Aires, Tobia in Ser Marcantonio al Festival di Wildbad e Betto di Signa e Talpa nel Trittico Pucciniano al Seoul Arts Center.

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Cataldo Caputo tenore, ha debuttato nella stagione teatrale 2001-2002 al Teatro Politeama Greco di Lecce, nelle vesti del Conte d’Almaviva ne Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. Altre opere di Rossini in cui ha preso parte sono: La Cenerentola e La donna del lago. Ha interpretato ruoli anche nelle opere di Bellini (La sonnambula, I Capuleti e i Montecchi) e di Donizetti (L’elisir d’amore, Don Pasquale, La figlia del reggimento, Rita e Il campanello). Si è inoltre cimentato in opere del Novecento tra cui: Una partita (1933) di Riccardo Zandonai, Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota, Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, Pulcinella di Igor Stravinskij e molte altre. Ha calcato i teatri più importanti e riconosciuti al mondo, tra cui il Teatro Alla Scala di Milano di Milano, Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo, Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, Teatro Politeama Greco di Lecce, Philharmonica di San Pietroburgo, Yekaterinburg Philharmonique, KKL di Lucerna, World Financial Center di New York, Foundacao K.Goulbenkian di Lisbona, Opéra Royal de Wallonie di Liegi. Durante la sua carriera è stato diretto da maestri di alto calibro tra cui Alberto Zedda, Franz Welser-Möst, Fabio Mastrangelo, Arnold Bosmann, Bruno Campanella, Claudio Scimone, Michele Mariotti, Giovanni Di Stefano, Rani Calderon, Bruno Aprea, Carlo Desideri, Fabrizio Maria Carminati, Paolo Arrivabeni, Giovanni Antonini, e da registi come Pier Luigi Pizzi, Roberto De Simone, Cristina Mazzavillani Muti, Alessandro Piva e Filippo Crivelli.

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Carlo Agostini basso, è entrato giovanissimo a far parte del coro del Teatro La Fenice di Venezia (1997) e ha vinto vari premi in concorsi internazionali. Si è esibito in ruoli solistici per La Fenice di Venezia, l’Arena di Verona (dove ha cantato Les Noces di Stravinskij in lingua originale russa), il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Rendano di Cosenza e il Teatro Nazionale dell’Opera di Spalato. Il suo repertorio sinfonico-corale comprende il Messiah di Händel, il Requiem di Mozart, la Missa in Tempore Belli e lo Stabat Mater di Haydn, la Petite Messe Solemnelle e lo Stabat Mater di Rossini, il Requiem di Verdi, la Passione di Perosi, la Messa di Gloria di Mascagni e la Messa di Gloria di Puccini. Ha interpretato Don Bartolo in Le Nozze di Figaro, Masetto in Don Giovanni e Papageno in Die Zauberflöte di Mozart, Don Bartolo e Don Basilio ne Il Barbiere di Siviglia di Rossini, Colline ne La Bohème di Puccini, Ramfis in Aida, Zaccaria in Nabucco, Saparafucile e Monterone in Rigoletto di Verdi, Tarquinius in The Rape of Lucretia di Britten.

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Alfredo Troisi scenografo, costumista e video designer. Le numerose collaborazioni con prestigiosi e poliedrici registi, gli consentono di confrontarsi con linguaggi differenti che contribuiscono ad arricchire la propria esperienza professionale fino ad approdare anche al linguaggio simbolico e minimalista senza rinunciare alla scenografia classica. Dal 91 firma numerosi allestimenti per prestigiosi teatri nazionali ed internazionali fra i quali: Teatro San Carlo Napoli -Boheme- scene costumi e videoproiezioni regia Lorenzo Amato, Zenobia in Palmira regia Riccardo Canessa; T. Opera Roma -La Sonnambula -scene e costumi regia di Pierfrancesco Maestrini; T. Massimo di PalermoHansel und Gretel- scene e costumi regia di Pierfrancesco Maestrini; T. Regio Parma -La Sonnambula- scene regia di Pierfrancesco Maestrini, Festival Verdi Busseto -Attila- videoproiezioni regia di Pierfrancesco Maestrini; Teatro Verdi di Sassari Rigoletto, Tosca -scene e costumi; T. greco romano Taormina -Carmen, Vedova allegra, Madama Butterfly- scene e videoproiezioni regia Flavio Trevisan; New National Theatre Tokyo -Lucia di Lammermoor- scene e costumi regia Vincenzo Grisostomi Travaglini con Mariella Devia; Opera Montecarlo-Macbeth - scene e costumi regia Vincenzo Grisostomi Travaglini; T. Municipal Rio de JaneiroTurandot -Rigoletto scene e costumi regia di Pierfrancesco Maestrini, Teatro Amazon Manon Lescaut scene costumi e videoproiezioni regia Pierfrancesco Maestrini, Festival Pucciniano di Torre del Lago Rigoletto regia Renzo Giacchieri; Sejong Center Seoul -Turandot- scene costumi e videoproiezioni regia di Katia Ricciarelli, Opera Daegu -Traviata- scene e costumi (premio miglio scenografia dell’anno) regia Pierpaolo Pacini, direzione D. Oren.

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Artemio Cabassi (costumi) noto come stilista di moda, è diventato costumista e scenografo dopo che grandi cantanti liriche come Magda Oliviero, Katia Ricciarelli - di cui ha realizzato l’abito da sposa -, Daniela Dessì, Sonia Ganassi, Crista Ludwig, Florenza Cedolins e altri lo hanno spronato ad interessarsi sempre più al costume. Lo stile di Cabassi si contraddistingue per la sua notevole capacità di miscelare i materiali più svariati e un raro gusto per il colore che pochi come lui sanno miscelare. Lavora per alcuni fra i più prestigiosi teatri italiani come il Regio di Parma, il Municipale di Piacenza, il Valli di Reggio Emilia, Opera giocosa di Savona, Il Comunale di Modena, L’Ente lirico di Cagliari, Fondazione Arena di Verona, il Teatro di Brasilia. Fra i registi più importanti, ha affiancato Vittorio Sgarbi nel Rigoletto al Politeama greco di Lecce, Riccardo Canessa in Elisir d’Amore al Teatro Filarmonico di Verona, Paolo Panizza in Elisir d’Amore al Teatro Verdi di Sassari, Luciano Pavarotti e Beppe De Tomasi al Teatro della Fortuna di Fano nell’opera-evento Bohème, Paolo Bosisio in una recente e fortunata Carmen; collabora inoltre con Lamberto Puggelli, Giancarlo Del Monaco e Leo Nucci. Recentemente ha curato i costumi al Teatro San Carlo di Napoli (Elisir d’Amore) e al Verdi di Salerno (La Vedova Allegra, Carmen e Don Giovanni, produzioni dirette da Daniel Oren). Quarantadue sono i titoli delle opere da lui eseguite.

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Teresa Gargano soprano e regista palermitano, inizia la sua carriera nella regia nel 2013 collaborando come regista nella Serva Padrona di G. B. Pergolesi al Teatro Verdi di Pisa. Nel 2014 ha collaborato come aiuto regista con Renato Bonajuto per la realizzazione di importanti opere fra cui la Tosca di Puccini presso il Teatro Goldoni di Livorno successivamente riproposta a Domodossola in occasione del Festival “Tone on the Stone” con la direzione del maestro Stefano Romani – e la Madama Butterfly al teatro Il Maggiore di Verbania. Nel 2015 debutta come regista al Teatro Ariston con l’opera Il Barbiere di Siviglia di Rossini con la direzione del maestro Dejan Savic.

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L’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia è sorta nel 1992 a sostegno delle attività didattiche della classe di Direzione d’orchestra ed è presto divenuta una solida compagine di fondamentale riferimento nella produzione musicale del territorio della Capitanata. L’alta qualità delle sue prime parti-docenti al Conservatorio di Foggia con esperienze all’interno di istituzioni cameristiche e orchestrali e l’entusiasmo dei giovani diplomati e diplomandi del Conservatorio che nel corso degli anni hanno arricchito sempre più l’organico, si sono rivelati fattori vincenti non solo per il consolidamento del lavoro didattico ma ancor più per aver garantito all’orchestra traguardi artistici assai elevati in un repertorio che, spaziando dal barocco ai nostri giorni, estende i propri generi interpretativi dall’orchestra da camera al grande repertorio sinfonico e all’opera lirica. Tra questi vanno innanzitutto menzionate le produzioni nell’ambito della progettazione didattico-artistica del Conservatorio quali i cicli “Il solista e l’orchestra”, le celebrazioni dedicate e numerosi musicisti nonché il tradizionale appuntamento di inaugurazione dell’anno accademico e il concerto di apertura della rassegna “Musica nelle corti di Capitanata”. L’Orchestra è stata inoltre invitata ad esibirsi in occasione di eventi di risonanza nazionale quali le messe in scena di Un fatale matrimonio di Ottavio De Lillo, la Daunia Felice di Paisiello, Mese Mariano di Giordano, Il viaggio a Reims di Rossini, Le Nozze di Figaro e Così fan tutte di Mozart. Tra le collaborazioni con illustri solisti vanno citati Massimo Quarta, Mirella Freni, Paolo Bordoni, Franco Medori, Alexander Lonquich, Pietro Bellugi, Donato Renzetti, Bruno Bartoletti ed altri.

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Coro Lirico Pugliese è una compagine corale formata da circa cinquanta artisti professionisti, prevalentemente giovani cantanti diplomati nei Conservatori della nostra regione, costantemente selezionati in base al repertorio da eseguire. Il Coro, fondato nel 2008 da Agostino Ruscillo, si presenta sia in formazione da camera sia in organico più ampio per l’esecuzione di musica sinfonico-corale e lirica. Il repertorio comprende autori che vanno dal Settecento al primo Novecento, e privilegia in particolar modo i compositori nati in terra pugliese. La versatilità del gruppo, la vastità del repertorio, il rapporto instaurato con diverse orchestre sinfoniche, hanno portato il Coro Lirico Pugliese a collaborare con importanti direttori d’orchestra.

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ORCHESTRA DEL CONSERVATORIO UMBERTO GIORDANO DI FOGGIA

Violini primi Sarcina Orazio Aprile Laura Paglionico Rita Mucciarone Rocco Metta Ilaria Pedone Domenico Sevi Giovanna Rosa Massimo

Violini secondi De Sanio Raffaele Sguera Clelia De Magistris Angelo Ieffa Mario Altamura Antonella Loforese Sabrina

Viole Violoncelli Maddonni Flavio Montaruli Francesco Lisena Francesco Mastromatteo Francesco Lisena Donatella Miatto Daniele Michelini Roberta Bruno Stefano Contrabbassi Arpa Mauthe Massimiliano Marzetti Sofia Resce Andrea Gianmarco

Area artistica

Flauti Fagotti Piccolo Bartolo Rampino Stefano Masi Laurent Saracino Fernando

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Clarinetti Corni Conteduca Vincenzo Pensato Luigi Falanga Bruno Falcone Antonio Fracchiolla Antonio Oboi Rosito Michele Sarcina Domenico Brafa Roberta

Trombe Tromboni Carretta Antonio Canio Labroca Gianfranco Santangelo Vincenzo Di Mucci Fedele Di Biccari Giuseppe Percussioni Ramadori Leonardo Padalino Giuseppe Sciotti Salvatore


Soprani Bellomo Ilaria Cortese Rosa, D’Errico Bianca, Di Donna Nicla Frasca Gaetana Giordano Lucia Moscato Giulia Collica Daniela Ranieri Teresa

Mezzisoprani / Contralti Bruno Giuseppina Catalano Maria Rosaria Gigante Barbara Guerra Maria Pia Misuriello Maria Anna Piazzolla Concetta Clarissa Tenace Maria Arcangela

Tenori De Crescenzo Salvatore De Palma Alessio Walter Doto Francesco Domenico Ieluzzi Michele Losito Carlo Lucente Giuseppe Settanni Giuseppe Trigiani Marco

Baritoni / Bassi Arcamone Pasquale Augelli Giovanni Grauso Rosario Guerrieri Massimiliano Mazza Antonio Monaco Carlo Giuseppe Piliego Marco Trigiani Lorenzo

Assistente alla regia

Teresa Gargano

Maestro collaboratore al pianoforte

Donato Della Vista Ballerini

Valentina De Rosa Michela d’Apolito Letizia Quitadamo

Area artistica

CORO LIRICO PUGLIESE

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Finito di stampare nel marzo 2017 per conto di Claudio Grenzi Editore


Città di Foggia

Università di Foggia

Fondazione Banca del Monte di Foggia

Foggia

con il sostegno di

Comitato tecnico-scientifico per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario della nascita di Umberto Giordano Franco Landella, Presidente

Claudio Grenzi Editore

Componenti Anna Paola Giuliani Francesco Di Lernia Eva Belgiovine Giovanni Cipriani Saverio Russo Giuliano Volpe Gianna Fratta Simonetta Bonomi Enrico Sannoner Guido Salvetti Carlo Dicesare Coordinamento artistico Dino De Palma La redazione del libretto è stata curata da Patrizia Balestra

Profile for Teatro Umberto Giordano

Libretto Andrea Chénier  

Andrea Chénier Dramma di ambiente storico in quattro quadri libretto di Luigi Illica musica di Umberto Giordano

Libretto Andrea Chénier  

Andrea Chénier Dramma di ambiente storico in quattro quadri libretto di Luigi Illica musica di Umberto Giordano

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