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23 maggio > 30 maggio 2015

Sala espositiva S.S. Filippo e Giacomo Via delle Battaglie 61, Brescia

chunkopencall.tumblr.com opencall.chunk@gmail.com Da un’idea di Alessandro Mancassola e Domenico Quaranta Mostra e catalogo a cura di

Comunicazione Valeria Magnoli Alessandra Mombelli Realizzazione allestimento Ilaria Dell’Aversana Emma Taddei Progetto grafico e catalogo Claudia Capelli Federica Scolari Testi a cura di Claudia Capelli [CC] Ilaria Dell’Aversana [IDA] Valeria Magnoli [VM] Alessandra Mombelli [AM] Federica Scolari [FS] Emma Taddei [ET] Si ringrazia Professor Riccardo Romagnoli Dottoressa Ilaria Manzoni Pubblicazione on-line Lulu.com

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Una produzione di


Cosa succede se a guardare l’opera di un venticinquenne sono delle venticinquenni? Succede Chunk. Questo succede.

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INDICE Ouverture (R. Romagnoli)

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La grande macchina Accademia (I. Manzoni)

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#AMDQCHUNKÈ (A. Mancassola e D. Quaranta)

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Dal vis-à-vis nascono le idee (Team Cäef)

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Amedeo Abello

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Valerio Balzano

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Jacopo Belloni

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Viviana Bertanza

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Laura Bianco e Hanna Thomschke

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Stefano Comensoli e Nicolò Colciago

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Louis De Belle

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Francesco Fossati

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Roberta Garbagnati

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Luca Loreti

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Valerio Manghi

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Orestis Mavroudis

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Tommaso Mori

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Marco Noris

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Borja Rodríguez Alonso

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Javier Velázquez Cabrero

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Marc Vilanova Pinyol

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Arianna Zannoni

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Giulia Zappa

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Team Cäef

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OUVERTURE

Sei giovani studenti e due docenti sono i protagonisti della mostra/progetto dal titolo Chunk, open call for artists, che si terrà nella sala espositiva S.S. Filippo e Giacomo, con l’obiettivo di capire cosa accade oggi nel mondo dell’arte contemporanea. L’evento risulta particolarmente interessante perché permette una presa d’atto dei risultati di percorsi artistici, e al contempo un confronto tra giovani artisti italiani e stranieri; ognuno con la propria voce, condividono una consapevolezza nell’uso del metodo, della disciplina, della ricerca e della sperimentazione. La mostra è stata fortissimamente voluta dai professori Alessandro Mancassola e Domenico Quaranta. Il loro lavoro è stato quello di insegnare il progetto e di amplificare il loro fare, rendendolo più potente all’impatto emotivo. L’Accademia, attraverso queste esperienze dal sapore dell’incontro, sta respirando creatività, e allo stesso tempo vede crescere una nuova generazione di giovani che stanno lasciando il segno, in modo silenzioso e profondo. Sono fiero del contributo dato da tutti. Prof. Arch. Riccardo Romagnoli

Direttore dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia 7


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LA GRANDE MACCHINA ACCADEMIA

Cosa succede se a guardare l’opera di un venticinquenne sono delle venticinquenni? Questo l’elemento del progetto che più mi ha entusiasmato il giorno in cui i docenti del corso di Progettazione Multimediale Alessandro Mancassola e Domenico Quaranta mi hanno informato di quale sarebbe stato il tema del corso. Improvvisamente mi si è aperto un mondo. Quel mondo che, un po’ per vocazione, un po’ per insegnamenti ricevuti negli anni dal Direttore, ruota attorno a un’unica orbita: i nostri giovani. Dopo le prime perplessità circa la reale fattibilità del progetto, mi sono detta che questa sarebbe stata l’occasione giusta per dimostrare quanto l’Accademia punti sui suoi giovani talenti. Si dice troppo spesso infatti che bisogna credere nei giovani e nella loro creatività, che il nostro compito di educatori è di permettere loro di spiccare il volo. Ebbene, dopo tanto parlare, è forse il caso di agire. E così, ho accolto la richiesta di supportare istituzionalmente il progetto e di aiutare il Team per gli aspetti burocratici ed organizzativi, sinceramente sicura del fatto mio, quando, confrontandomi con il Direttore dell’Accademia Romagnoli, ho ricevuto il suo benestare a procedere. Del resto questo è il suo insegnamento: non parlare, ma fare. E la grande macchina Accademia, grazie alla collaborazione di tutti, è partita. Ilaria Manzoni

Vicedirettrore dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia 9


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#AMDQCHUNKÈ Mentre esplodono i grattacieli di fronte a loro, tenendosi per mano, Where is My Mind? dei Pixies come colonna sonora

Protagonista:«Mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita» Marla:« __________________»

(David Fincher, Fight Club, 1999)

Chunk è Claudia, Federica, Valeria, Ilaria, Emma e Alessandra. Il suo verde acido è il frutto di energie che già esistevano dentro di loro, ma che andavano ravvivate e canalizzate. L’occasione ce l’ha offerta il corso di Progettazione Multimediale per la Scuola di Comunicazione e Didattica dell’Arte dell’Accademia SantaGiulia di Brescia. Per qualche anno abbiamo insegnato video e fotografia nel dipartimento di Arti Visive. Lì lo sforzo era quello di affiancare degli artisti nel mettere a punto gli strumenti tecnici e intellettuali necessari per produrre dei lavori che fossero in grado di sostenere lo scontro con il pubblico. Arrivati qui, ci siamo chiesti: cosa facciamo con dei curatori? L’occasione di scardinare l’impianto autoritario della curatela tradizionale, mettendolo in mano a un gruppo di giovani alla loro prima esperienza in questo ambito, era troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Di quanto è successo dopo, questo volume ne rende conto ampiamente. L’aver spinto Claudia, Federica, Valeria, Ilaria, Emma e Alessandra a fare qualcosa di reale, capace di uscire, in vari modi (il bando, la mostra, il catalogo) dalle mura dell’Accademia è stato un azzardo che ci ha ampiamente ripagati. Il nostro contributo è stato quello di organizzare la struttura dell’impianto espositivo, indicando modalità ed esempi celebri, lasciando poi che l’immaginazione e l’incoscienza determinassero la forma e i contenuti di Chunk, e coltivando le diversità che in un piccolo gruppo, come è quello del Team Cäef, esistono. Abbiamo fatto scoccare una scintilla, e dall’esplosione è successo Chunk. Ecco cosa è successo. Dedichiamo, non Chunk – che non ci appartiene – ma il nostro corso al Prof. Mauro Panzera, un Maestro delle scintille, il cui spirito acuto e scanzonato risuona in chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo. 1 maggio 2015

Alessandro Mancassola e Domenico Quaranta

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DAL VIS-À-VIS NASCONO LE IDEE “Sapevo già che ciò che volevo fare nella vita era lavorare con gli artisti, ma non avevo ancora prodotto nulla. Ero alla ricerca di un modo per dare il mio contributo” 1.

Così scrive Hans Ulrich Obrist (curatore, critico e storico dell’arte) nel libro Fare una mostra ed è così che nasce Chunk: sei ragazze che desiderano contribuire alla diffusione e alla conoscenza dell’arte contemporanea. All’arte si chiede di essere democratica e accessibile a tutti, ma è profondamente soggettiva e personale: molti non la capiscono, altri la ignorano completamente, alcuni vi si avvicinano cautamente. E poi, c’è chi ne viene folgorato. Chunk è il nostro contributo, uno sguardo basato su ciò che la nostra generazione sta vivendo, più che una traduzione di clichè o luoghi comuni. Cosa succede se a guardare l’opera di un venticinquenne sono delle venticinquenni? Questa è la domanda che ci hanno posto Alessandro Mancassola e Domenico Quaranta e il contenuto di questo catalogo è la nostra risposta. Chunk è spensierato e semplice, elegante e sfrenato, verde acido e rigoroso nero. Chunk è sregolato, perchè l’equilibrio tranquillizza, ma la pazzia è determinante. Dal vis-à-vis nascono le idee e noi ci siamo proposte di nutrirne una e di farla crescere in noi e con noi. Alimentare un progetto significa seguirlo passo a passo, inciampare insieme a esso, aiutarlo a svilupparsi al meglio e cercare nuovi mezzi per realizzarlo senza mai perdere di vista il traguardo. 1 Obrist H.U., Fare una mostra, Torino, Utet editori, 2014 13


L’aspirazione di Chunk è di lasciare un segno per raccontare esperienze, sensazioni e visioni di una parte della nostra generazione. Ma come rendere concreta questa nostra esigenza senza essere prevedibili? Questo è il leitmotiv che ci ha portato a scrivere un bando in cui video, fotografie e installazioni fossero i protagonisti: linguaggi contemporanei per immortalare il presente. Per poter realizzare tutto ciò, ci siamo messe in gioco in prima persona così da rendere veramente unica e non ordinaria questa esperienza: la creazione del logo e della grafica, la scelta dei colori, l’ideazione delle immagini per il sito internet e i social network, la stesura del catalogo e la realizzazione dell’allestimento sono stati pensati e forgiati per dare forma alla nostra visione, vivace e a tratti scanzonata. Inaugurare Chunk in uno spazio espositivo come quello della sala S.S. Filippo e Giacomo a Brescia dà un ulteriore spinta alla mostra: una chiesa sconsacrata, sei curatrici, ventuno artisti, ventotto opere contemporanee e la voglia di posizionare il pallone a centrocampo, tirare il calcio d’inizio e giocarcela. “La funzione dell’artista in una società disturbata è quella di dare la consapevolezza dell’universo, di porre le domande giuste, e di elevare la mente” 2.

Chunk non vuole dare risposte, ma desidera proporre spunti di riflessione e mostrare quanto le nuove generazioni desiderino rivelare e rivelarsi. Team Cäef

2 Abramovic M., in “The Artist Was Here”, The Economist, September 15, 2010 Online all’indirizzo http://www.economist.com/node/17036088 - Nostra traduzione 14


#CHUNKÈ

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AMEDEO ABELLO

In Photomaton l’artista, con un gioco di specchi, indaga il mondo esterno. La cabina fotografica diventa osservatorio privilegiato sulla città e su chi la vive: un riparo che assicura all’artista di vedere senza essere visto. Lo scatto arriva inatteso, la casualità diventa soggetto di analisi. L’artista coglie le contraddizioni della sua epoca che costituiscono il tessuto della sua poetica. Abello tratta così il tema della relazione tra identità privata e pubblica, casualità e pianificazione, ritmo frenetico della vita e staticità della contemplazione, unendo tutti questi elementi. Amedeo Abello (Torino, 1986) si laurea in Comunicazione Visiva e Multimediale presso lo IUAV di Venezia nel 2012. Nel 2013 è artista in residenza presso la Fondazione Bevilacqua La Masa e collabora come fotografo con Vitra France. [AM] 17


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AMEDEO ABELLO Photomaton #1 2013 carta fotografica 15x10 cm 19


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VALERIO BALZANO

Un momento, un ricordo ben preciso è contrassegnato dentro la nostra mente, una quotidianità: è questo che si cela dentro ai lavori di Balzano. Nel video Miss, il piedino della macchina da cucire è metafora di un’esperienza personale, di un determinato momento che si può ripetere all’infinito, fino a quando l’azione umana non cessa. L’uomo ha la possibilità di regolare la velocità del ricordo e diviene così il creatore di una memoria plasmabile, che con la sua continua ripetizione si fissa nelle nostre menti. Nella serie Fotografie in famiglia la quotidianità è indagata attraverso piccoli gesti immortalati dalla macchina fotografia e piegati nella foto stessa creando una terza dimensione. Valerio Balzano (Pordenone, 1987) attualmente frequenta l’ultimo anno della Laurea specialistica in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. [FS] 21


Fotografie in famiglia #3 2014 stampa fotografica digitale su forex, piegatura a caldo 50x50x10 cm 22


VALERIO BALZANO Miss 2014 HD video, colore, muto 4’23’’ 23


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JACOPO BELLONI

Belloni lavora sugli spazi temporali, fisici e mentali, mostrando un lato divertito e attento ai processi di elaborazione dei ricordi e degli spazi intimi e comuni. I suoi lavori nascono da una riflessione sull’ostacolo, e il tentativo di risolverlo ne sviluppa le forme. Attingendo alla memoria di ricordi passati di cui si è dimenticato l’origine, interpreta il desiderio di trovare uno spazio personale in un mondo di imprevedibilità, seguendo i flussi del divagare (che per lui vuol dire “conoscere i contorni”). In lavori come Il bugigattolo riesce a creare una nuova percezione dello spazio in chiave ironica e leggera, sorprendendo. Le sue opere attirano, e i suoi titoli a una prima lettura lontani e spiazzanti, danno invece una spiegazione precisa al suo lavoro, fornendoci la giusta chiave di lettura. Jacopo Belloni (Ancona, 1992) ha studiato Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Attualmente frequenta il corso di Storia e Critica dell’Arte presso l’Università degli Studi di Milano. [IDA] 25


Isola per sbadati 2014 libro, 100 pagine 7,9x15,7x2,8 cm 26


JACOPO BELLONI

Il bugigattolo 2014 stampa fotografica digitale a colori su carta 75x115 cm

Il barbaro allegro 2013 tappeto dimensioni variabili 27


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VIVIANA BERTANZA

I lavori di Viviana Bertanza trasportano lo spettatore in un mondo parallelo, di attenta e delicata poesia. In particolare, le sue fotografie - spesso accompagnate da didascalie testuali o brevi racconti - offrono la narrazione magica dei piccoli aspetti della vita e degli oggetti che ci circondano: una reinterpretazione personale della realtà che getta nuova luce sulle cose che abbiamo intorno e che non vediamo, ma che - rivelate - ci stupiscono e ci incantano. Così è per Sad peace defaillances, il racconto visivo di un tombino che ride, o per Cielo stellato, fango che diventa costellazione. Viviana Bertanza (Iseo, 1990) attualmente frequenta il biennio specialistico di Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia a Brescia. [IDA] 29


Sad peace defaillances 2015 stampa fotografica su carta opaca 49x21,5 cm 30


VIVIANA BERTANZA Cielo stellato 2015 stampa fotografica su carta opaca 34x36,5 cm 31


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LAURA BIANCO HANNA THOMSCHKE “Speak, speak… everything speak”: con queste parole inizia il video Blue womb, girato a Lago, paesino veneto sulla riva di un piccolo bacino d’acqua. Una voce narra della leggenda celata nello “spazio sconosciuto di un acquoso mistero”: durante la Grande Guerra un treno precipitò nel lago e ancora oggi si possono avvertire le vibrazioni del suo passaggio. I vecchi e i bambini del villaggio amano il loro piccolo specchio d’acqua, ma forse questo cela qualcosa nelle sue profondità: di tanto in tanto avvertono piccole oscillazioni e sentono rumori che accompagnano il loro quotidiano. Blue womb è frutto della collaborazione di Laura Bianco (Milano, 1990) e Hanna Thomschke (Aue, DE, 1994). Diplomata in Media Design alla NABA di Milano, Bianco è affascinata dai posti in cui le persone abitano o hanno vissuto, in quanto dimora di fantasmi e memorie stratificate. Scrittrice, regista, cantante e performer, Thomschke studia Scienze del teatro all’Università di Lipsia. Nel suo lavoro esamina la dimensione del sogno in ogni dolore e soffio vitale, e si scopre a farlo attraverso le parole scritte, cantate e performate. [ET] 33


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LAURA BIANCO HANNA THOMSCHKE Blue womb 2014 HD video, colore, sonoro 11’25’’ 35


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STEFANO COMENSOLI NICOLÒ COLCIAGO Nei loro lavori Comensoli e Colciago cercano la collaborazione attiva dello spettatore. L’opera Cn (Bng), consiste in una griglia composta da ventiquattro tasselli di legno quadrati che ricordano il gioco dei 15, rompicapo dell’ottocento. Se lo scopo del gioco era quello di mettere nel corretto ordine, e nel minor tempo possibile, le quindici tessere numerate, gli artisti, volutamente, falliscono la sua finalità. In mostra sono riportate su assi di legno venticinque tra le combinazioni possibili. Nella serie A-A, due specchi vengono posti uno di fronte all’altro con le superfici riflettenti quasi a contatto. La distanza millimetrica che divide le due facce permette solo il passaggio di luce e quindi l’osservazione parziale dell’immagine. L’intenzione degli artisti è quella di svelare l’esistenza del nulla in uno spazio determinato invitando l’osservatore a guardare nella fessura. Stefano Comensoli (Milano, 1990) e Nicolò Colciago (Milano, 1988) collaborano dal 2013. Insieme a Federica Clerici, Alberto Bettinetti e Giulia Fumagalli hanno fondato nel 2014 il progetto espositivo Spazienne. [AM] 37


A-A 2014 specchi e legno 32x20x15 cm 38


STEFANO COMENSOLI NICOLĂ’ COLCIAGO Cn (Bng) 2014 acrilico, legno, stampa inkjet su carta, memoria USB dimensioni variabili 39


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LOUIS DE BELLE

Nel ‘500 tra i collezionisti e gli aristocratici si diffuse la moda di accumulare in una Wunderkammer (stanza delle meraviglie) oggetti straordinari provenienti dal mondo della natura e creati dall’uomo per esibirli ai loro ospiti. Nell’installazione fotografica Failed Dioramas De Belle cattura insoliti accostamenti di oggetti comuni e rarità animali all’interno di abitazioni private. Un’atmosfera insolita e surreale avvolge questi scatti: animali impagliati e teschi divengono soprammobili dimenticati o oggetti d’arredo alquanto inconsueti e anacronisitici. I lavori fotografici di De Belle colgono, con occhio oggettivo e distaccato, aspetti della vita quotidiana apparentemente inusuali o celati dall’abitudine. Influenzato dal rigore della fotografia d’architettura, contrappone la rigidità della composizione a soggetti insoliti. Louis De Belle (Milano, 1988) studia presso l’Università Bauhaus di Weimar; nel 2014 vince il premio Bauhaus Essentials. [CC] 41


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LUIGI DI BELLA Failed Dioramas 2014 carta Hahnem端hle Fine Art Pearl, cartone, nastro adesivo, vetro 150x150x60 cm 43


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FRANCESCO FOSSATI

Fossati lavora sull’intersezione dei linguaggi artistici, concentrandosi in particolare sul dialogo tra pittura e scultura. Indaga sull’arte e reagisce alla stessa, non dimenticando mai la strada percorsa. Questo studio si rispecchia nel suo lavoro iniziato nel 2012, intitolato ““sculture””: lo scopo è quello di creare oggetti materici legati ai presupposti della pittura e del disegno. L’artista presenta una serie di panetti di terracotta, che manipola con le sue mani e seziona con tagli netti che permettono di vedere l’interno per scoprire dei dettagli che, senza quelle lacerazioni, non sarebbero visibili. L’ispirazione può nascere da ogni cosa: come fu per gli orologi di Dalì con il formaggio camembert, Fossati tagliando una torta di pan di Spagna ha trovato il modo per rendere concreto il suo pensiero. Francesco Fossati (Carate Brianza, 1985) è un artista visivo, ha esposto le sue opere al PAN di Napoli, al MAC di Lissone, al Kaiserliche Hofburg di Innsbruck, al Museo Carlo Zauli di Faenza e alla GAMeC di Bergamo. [VM] 45


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FRANCESCO FOSSATI ““sculture”” 2012-2013 terracotta dimensioni variabili 47


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ROBERTA GARBAGNATI

In Totem, Roberta Garbagnati svolge una serie di azioni in uno spazio in disuso nella provincia di Milano, utilizzando oggetti abbandonati al suo interno. Ogni azione è svolta in una stanza diversa, realizzando così una mappatura performativa del luogo. L’artista distrugge, resta in bilico, esplora, mette il suo corpo in relazione ai materiali trovati all’interno dell’edificio attuando un fallimento gestuale; svolge azioni che chiama “esercizi di processo”, usando il suo corpo in confronto e scontro con gli oggetti, e si appropria dello spazio abbandonato invadendolo e modificandolo - e alla fine vincendo su di esso per il solo fatto di averlo cambiato. Roberta Garbagnati (Garbagnate, 1990) ha terminato i suoi studi nel Biennio Specialistico in Arti Visive e Studi Curatoriali presso Naba Milano. Nel 2013 collabora alla performance di Marcello Maloberti alla Biennale di Venezia per il padiglione Italia. [IDA] 49


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ROBERTA GARBAGNATI Totem 2013 HD video, colore, sonoro 7’00’’ 51


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LUCA LORETI

Il problema dell’identità propria nella società 2.0, ispira Loreti a creare le sue ironiche opere. Fra i suoi temi c’è il sesso, oggi onnipresente grazie all’esplosione della pornografia amatoriale, che viene esibito in Sex Education Series, di cui fa parte Blowjob. In quest’opera il mito del porno è celebrato con sfarzo, la luce variopinta illumina il buio e attrae lo spettatore. Si potrebbe pensare, senza essere a conoscenza del titolo o del suo significato, che possa essere questa un’insegna luminosa della sala giochi Jolly Blue cantata dagli 883. Loreti con un amplificatore che suona il Best of dei Ramones propone allo spettatore un’immersione nella cultura Punk. Luca Loreti (Chiavari, 1990) vive e lavora a Milano dove si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera. [FS] 53


Blowjob 2013 ferro, 20 lampadine alogene (18w) dipinte 100x77x30 cm 54


LUCA LORETI Untitled (Fender combo 10-watt) 2014 bancali di legno, amplificatore, lettore CD 110x80x80 cm 55


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VALERIO MANGHI

Tutte le opere di Manghi, dal grande al piccolo formato, fanno parte dell’Inventamondo: un immaginario che cerca di scandagliare la conoscenza dello spettatore mantenendola attiva attraverso una serie di continui rimandi a ciò che ci circonda e al nostro subconscio. Sbrogliare gli umani #01 mette in luce questi aspetti: partendo da un concetto centrale, l’artista concretizza ed espande i propri processi mentali inerenti all’idea di partenza, utilizzando pagine di dizionari, fotografie, cartine geografiche, appunti e fogli di vario genere. Come la mente, partendo da una parola, crea rapide connessioni e associazioni, così gli elementi di questa opera vengono accostati e talvolta sovrapposti, dando la possibilità a chi guarda di costruire un proprio labirinto. Valerio Manghi (Ivrea, 1988) si diploma presso l’Istituto Europeo di Design a Torino; nel 2014 vince una residenza per artisti al Biruchiy Contemporary Art Project in Ucraina. [CC] 57


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VALERIO MANGHI Sbrogliare gli umani #01 2013 carta stampata bianco e nero, colore, pagine di atlante, dizionario e grammatica sottolineate, pagine bianche 600x400 cm 59


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ORESTIS MAVROUDIS

I lavori di Mavroudis presentano situazioni altalenanti tra il reale e il surreale: soggetti apparentemente comuni diventano protagonisti di azioni il cui esito finale non si impone, ma si rivela come scelta; ogni elemento ci appare nella sua potenzialità intrinseca e con i dubbi che essa inevitabilmente comporta. Nel video Attempt to fly un uomo costruisce e successivamente testa una bizzarra macchina per volare. Tuttavia la stranezza non risiede tanto nel marchingegno in sé, piuttosto nella situazione globale: un laboratorio buio, un inventore, un’elica rotta, una montagna, un’aspirazione e una corsa per raggiungerla. La sua ricerca artistica, che si sviluppa tra fotografia e video, cerca di mettere in luce le contraddizioni e i paradossi presenti in quest’epoca. Orestis Mavroudis (Atene, EL, 1988) vive e lavora tra Milano e Berlino. [CC] 61


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ORESTIS MAVROUDIS Attempt to fly 2013 HD video, colore, sonoro 5’00’’ 63


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TOMMASO MORI

La fotografia di Mori raffigura Simone di Cirene, uomo che aiutò Gesù durante la Via Crucis e che dà il titolo all’opera, qui rappresentato come protagonista e non più come semplice vicario. L’opera fa parte di una serie fotografica work in progress contraddistinta dalla presenza di una croce sempre uguale, ma situata in diversi luoghi: è la croce del culto francese religioso Dozulé, che gli adepti hanno disseminato in tutto il mondo. Nelle sue opere narrative l’artista mette alla prova il concetto di identità, inserendo soggetti in nuovi contesti, partendo dal background culturale. Tommaso Mori (Modena, 1988) diplomato in Fotografia presso il C.F.P. Bauer di Milano, nel 2012 espone come finalista al premio Arte Laguna presso Palazzo Correr di Venezia. [VM] 65


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TOMMASO MORI Simone di Cirene 2014 stampa fotografica fine-art su carta Hahnem端hle Photo Rag 308 67,3x94 cm 67


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MARCO NORIS

Noris, con uno sguardo disincantato, invita lo spettatore all’introspezione e alla contemplazione di ciò che lo circonda. Per attuare questa strategia l’artista si mette in gioco, inventandosi nuove sfide, facendosi guidare dalla spontaneità. I titoli incidono fortemente nel senso dell’opera: Cura da cavallo, titolo della fotografia che ritrae un uomo nudo in una foresta, deriva dalla tecnica usata da Edvard Munch per modificare le opere lasciandole in balia delle condizioni esterne. L’artista esprime la sua curiosità anche nel video Innocence somehow triumphs dove un uomo solo in un paesaggio innevato gira intorno ad una cavità fino a caderci dentro, per poi alzarsi e uscire dall’inquadratura. Marco Noris (Bergamo, 1988) vive e lavora a Milano. Diplomato in Arti Visive all’Accademia di Brera, attualmente frequenta il corso di Cinema e Televisione presso la Civica Scuola della Fondazione Milano. [VM]

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Innocence somehow triumphs 2013 HD video, colore, muto 4’57’’ 70


MARCO NORIS Cura da cavallo 2012 stampa fotografica su carta 66x100 cm 71


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BORJA RODRÍGUEZ ALONSO

Il lavoro di Rodríguez Alonso si concentra sull’innovazione tecnologica e sulle dinamiche sociali, approfondite da un punto di vista sia artistico che culturale. Nel video Google 2 - Why, si osserva la funzione di completamento automatico della barra di ricerca di Google: le previsioni della ricerca vengono generate automaticamente, senza l’intervento umano, da un algoritmo in base a una serie di fattori oggettivi, ad esempio la frequenza con cui gli utenti hanno cercato un termine in passato. L’algoritmo rileva ed esclude, in modo meccanico, un piccolo gruppo di termini di ricerca. Tuttavia, è stato ideato per riflettere l’eterogeneità delle ricerche degli utenti e dei contenuti sul Web. Rodríguez Alonso evidenzia come questi suggerimenti possano risultare curiosi, bizzarri e talvolta anche inquietanti. Borja Rodríguez Alonso (Las Palmas de Gran Canaria, ES, 1987) si laurea in Sociologia Culturale all’U.N.E.D. di Madrid. Nel 2012 ha vinto il Premio Internazionale di Visual Design. [ET] 73


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BORJA RODRÍGUEZ ALONSO Google 2 - Why 2013 HD video, colore, sonoro 4’52’’ 75


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JAVIER VELÁZQUEZ CABRERO

La ricerca di Velázquez Cabrero si concentra sui rapporti interpersonali e sui modelli comportamentali. Crea contesti in cui gli individui si rapportano al proprio ambiente, in circostanze loro familiari, spingendoli a mettere in discussione pensieri e idee personali. Nel video intitolato My city a bit cleaner of advertising every day l’artista riprende per due mesi la sua camera da letto, mentre questa si riempie lentamente di palle fatte con la carta dei giornali pubblicitari lasciati nella sua posta. Per tutto questo periodo, la vita del giovane prosegue in modo invariato: dorme, lavora, guarda la televisione e, prima di venir sommerso dalle palle di carta, invita anche i suoi amici. Oggi siamo quotidianamente stimolati da pubblicità e sollecitazioni informative che nell’indagine di Velázquez Cabrero vengono interpretate in modo ironico e creativo. Javier Velázquez Cabrero (Madrid, ES, 1990) si laurea in Arti Visive all’U.C.M. di Madrid. I suoi video sono stati proiettati in varie istituzioni culturali e film festival in Europa e nel mondo. [ET] 77


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JAVIER VELÀZQUEZ CABRERO My city a bit cleaner of advertising every day 2012 HD video, colore, sonoro 6’01’’ 79


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MARC VILANOVA PINYOL

L’artista e musicista spagnolo Vilanova Pinyol presenta il progetto Tunnel Ensemble, collaborazione musicale nata nel 2013 con Peter Breitenbach (musicista elettronico tedesco) presso la Sibelius Academy a Helsinki. Grazie a una conoscenza profonda del saxofono, Vilanova Pinyol sperimenta le possibilità di fare musica premendo le chiavi e picchiettando l’ottone. I rumori prodotti vengono registrati e rielaborati live da Breitenbach con l’utilizzo di un controller e di cursori a infrarossi, dai quali scaturisce di volta in volta la base musicale su cui improvvisare la melodia. L’approccio di Vilanova si concentra sull’esplorazione dello strumento, sulla ricerca continua di nuovi suoni, sulle tecniche e le espressioni legate alle nuove tecnologie. Marc Vilanova Pinyol (Capellades, ES, 1991) attualmente frequenta il Conservatorio Superiore di Musica del Liceu; Tunnel Ensemble vince nel 2014 l’International Contest of Sound Art Performance a Saragozza. [CC] 81


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MARC VILANOVA PINYOL Tunnel Ensemble @44Perills Art Sonor 2014 HD video, colore, sonoro 6’34’’ 83


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ARIANNA ZANNONI

Ogni giorno facciamo affidamento alla memoria che, con precisione, ricerca e collega tra di loro pensieri, parole e immagini. Zannoni vuole instaurare un rapporto tra il passato e il presente analizzando il tempo come ricordo ed esperienza. Nel video intitolato Interferenza, l’artista mette alla prova la memoria dello spettatore alternando, con imprevedibilità, la luce al buio, la presenza all’assenza. Gli stessi temi ritornano anche in La rana: due fotografie mostrano una rana disidratata, in uno spazio sterile, come se fosse pronta a essere sezionata, svelando quel che è rimasto. Del ricordo della rana rimane solo il suo corpo essiccato e non la sua esistenza. Arianna Zannoni (Marostica, 1989) si laurea in Arti Visive Contemporanee all’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. [FS] 85


Interferenza 2014 HD video, colore, muto 4’18’’, loop 86


ARIANNA ZANNONI La rana 2014 stampa fotografica su carta bianca 50x50 cm 87


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GIULIA ZAPPA

I lavori fotografici di Zappa mettono in relazione tempi e situazioni diverse facendole coesistere. Nell’opera Nove metri quadrati l’artista ci mostra dove ha vissuto; con un solo e semplice scatto ci racconta un intero periodo della sua vita. Cartoline è una serie fotografica stampata su carta termica che documenta i viaggi compiuti dall’artista. Come nei ricordi il paesaggio è in bianco e nero e i dettagli sono stati eliminati lasciando solo ciò che conta. Queste immagini sbiadiscono nel tempo: come la carta termica, così i nostri ricordi sono effimeri e fugaci. Giulia Zappa (Brescia, 1988) si laurea nel 2014 presso l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. [AM] 89


Cartoline 2015 stampa fotografica su carta termica 7,2x9,5 cm cad. 90


GIULIA ZAPPA Nove metri quadrati 2013 stampa fotografica su carta opaca 11x15 cm 91


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TEAM CÄEF

Federica non sopporta la carta termica, Alessandra ha un gatto ma non lo sa, Ilaria odia la gente, Valeria come ogni anno sta rileggendo Jane Austen, Emma vorrebbe essere in Brasile e Claudia ci sta pensando. Questo è il Team Cäef. Sei giovani curatrici, tutte con una storia diversa ma con l’attitudine di scoprire e creare qualcosa, o meno. E’ grazie a questo che è nato Chunk. Chunk è stata l’occasione per capire cosa significa mettere in campo le proprie competenze e idee in modo pratico, toccando con mano la difficoltà e le gioie di creare un evento di arte contemporanea, nel 2015, con una mostra di giovani artisti chiamati e scelti da noi. E’ successo Chunk. Ops, è successo. See you soon, Team Cäef is coming... 93


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TEAM CÄEF Claudia Capelli (Brescia, 1991) è diplomata in Didattica dell’Arte per i Musei presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia. Nel 2013 ha realizzato dei codici Qr per la valorizzazione delle Domus dell’Ortaglia di Brescia insieme a Valeria Magnoli, Federica Scolari e Mara Vittoria Tagliati. Ilaria Dell’Aversana (Brescia, 1985) è diplomata in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Verona nel 2008. Nel 2009 apre il suo studio di pittura a Brescia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Valeria Magnoli (Como, 1992) è diplomata in Didattica dell’Arte per i Musei presso l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia. Lavora alla Collezione Paolo VI-arte contemporanea di Brescia come collaboratrice museale. Alessandra Mombelli (Brescia, 1990), è diplomata in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Verona nel 2014. Ha esposto nel 2010 presso la Galleria Artericambi e nel 2011 nella Galleria dello Scudo. Federica Scolari (Brescia, 1991) è diplomata in Didattica dell’Arte per i Musei presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia. Ha lavorato presso i Musei Civici di Cremona come collaboratrice museale. Emma Taddei (Bergamo, 1989), è laureata nel 2014 in Scienze dell’Architettura presso il Politecnico di Milano. Ha partecipato nel 2012 al “Piacenza International Summer School” tenuto dall’architetto Guya Bertelli presso il distaccamento del Politecnico di Milano a Piacenza. 95


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