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ATTI DELLA

R. · ACCADEMIA DEI LINCEI Il

ANNO CCC\TIII. 1911

SERIE

QUINTA

NOTIZIE DEGJ_jI SOAVI DI AN'l~IOHr:rÀ VOLUME VIII.

TerracinaBlog

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ROMA TIPOGRAFIA DEI.LA R. ACCADEMIA DEI LINCEI PROPRIETÀ DEL CAV. V. SALVIUCCl

1911

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Resti di grandi costnt::ioni di edi/lcio 1•omano scoperti a Pisco jJfontano. IV. TEI1RACINA -

Una delle opere romane pih grandiose, che si ammirano in Terracina, è certo il taglio della roccia denominata il " Pisco :Montano•, la quale, prima di essere ridotta quale oggi la vediamo, avanzavasi a picco snl maro. Quel taglio fn fatto, come è ben noto, nella seconda metà del primo, o nella prima metà del secondo secolo dell'era nuova per far passare lungo il lido del maro la deviazione dell'Appia ( 1), mentre la strada secondo il corso anteriore, attraversava la città alta, passava sui monti e discendeva quindi al mare al Saltus ad lautulas, poco oltre la città. J,a grandiosità dell'opera, tanto più difficile ad essere seguita con i mezzi di cui per tali lavori disponevano gli antichi, fn giustamente valutata dai Romani stessi, i quali, perchè rimanesse perenne ricordo del lavoro, indicarono l'altezza della roccia tagliata col numero dei piedi, inciso, a cominciare dall'alto ( 2 ), in tabelle scolpite, l'una sotto l'altra, nel mezzo del fronte (fig. 1 ). Lungo ]a via Appia, tra il Pisco Montano e l'ultima casa alla sinistra di chi dalla piazza Vittorio Emanuele si dirige alla porta Napoli, trovasi un tratto di terreno incolto, scosceso, formatosi coi detriti della roccia soprastante il monte s. Angelo, dalla qualo anche nel medio evo (3 ) si estrasso molto materiale, che è un cakare assai adatto a fare calce viva ( 4). Una parte di quel terreno è del sig. Aristide Montani; l'altra parte, e quella precisamente più presso il Pisco Montano, è del comune di Terracina, il quale l'ha ora ceduta in enfiteusi allo stesso sig. Montani a patto che questi costruisca nn muraglione che fiancheggi ]a via in quel punto, la protegga dai massi, che talora precipitano dall'alto, e nello stesso tempo le dia nu aspetto decoroso. Per gettare le fondazioni di questo mmo è stato fatto un cavo, lungo circa ottanta metri, il quale, seguendo il ciglio della strada, da una parte toccava l'angolo occidentale del Pisco Montano, e dall'altra giungeva sino al breve vicolo che fronteggia da questo lato della via il lato orientale dell'ultima casa (fig. 2, A). Il cavo poi piegava ad angolo retto verso nord, o si prolungava per altri tredici metri. Questa grande trincea, profonda nn metro e mezzo dal piano della strada, ha messo allo

(') Dc La Blanchère, Terracine, pag. 105. (') Per la mancanza dellCl spazio necessario non è stato possibile ritrarre con la fotografia tutto il taglio di fronte. La numerazione, che comincia dall'alto, incisa sulla roccia, parmi debba essere ricordata dagli interpreti della iscrizione della Colonna 'l'raiana (C. I. L. VI, 960), iscrizione recentemente assai discussa. Una certa affinità fra questa numerazione, in t a 1 guisa il i sposta, e la Colonna pClsta ad declarandum quantae altitudinis mons et locus tantis operibus sit e,qestus, mi pare non si possa negare. Il taglio del colle Quirinale è di poco posteriore al taglio dcl Piseo Montano. (•) Symmachus, Rel. 40; Cod. Theod. XI\', 6. 3. (') Porphyrio, Ad !lor. Sat. I, 5, 26.


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scoperto un lungo muro di fondaz ione con attacchi di pilastri fatti di mattoni a cor-

Frn. 1.

tina (tigg. 3 e 2, C), il quale fiancheggiava la via Appia, ed nn altro mmo normale alla via stessa, di ottima fattu ra, interrotto da un ingresso. Altri mmi reticolati sono

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Fio. 2. NOTIZIE ScAv I

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Voi. VIII.

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apparsi, dei quali uno va ad attaccarsi a quello ora ricordato, l'altro corre ad esso parallelo (fig. 2, B).

FIG. 3.

Il lungo muro (fig. 2, C) era attraversato obliquamente da una fogn~ . e, e presso il Pisco Montano, pure obliquamente, da un muro di opera incerta. All'angolo occi-


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dentale del taglio del Pisco Montano, e quasi normale ad esso, il cavo aveva messo allo scoperto nua breve scala di tre soli gradini, fatti di mattoni disposti in piano (fig. 2, D); lo scalino pili basso posava sulla roccia viva, ripianata. Parve allora opportuno di determinare con alcuni saggi di · scavo il carattere dell'edificio al quale appartenevano quei ruderi, tanto piil che la conformazione stessa del terreno lasciava suppone che in qualche pnnto lo· stato di conservazione doll'edificio fosse ancora abbastanza buono.

FIG. 4.

Per eseguire questi saggi si dovette scogliere il terreno di proprietà del comune, cioè quel tratto adiacente al Pisco Montano. Si scavò dapprima presso la scaletta D (fig. 2), e si liberò dalla terra e dai detriti della roccia il tratto tra questa scaletta, il piano occidentale del Pisco ~fontano e il muro di opera i n.ce'rt.<i l. La esplorazione qui si mostrava interessante, sia perchè anche il fianco occidentale del Pisco Montano era tagliato (e il taglio si' presentava tecnicamente eguale al gi·a'nde taglio sulla via), sia perchè vi era la scaletta D. Si riconobbe infatti che quella scaletta conduceva ad nn piano abbastanza bene livellato, di circa un metro più alto del piano della via antica, coperto di uno strato di cocciopisto, impermeabile. Questa platea era limitata a sinistra dal muro l che proseguiva, e a destra da un altro muro, pure di opera


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incerta, che si addossava da principio al fianco del Pisco Montano, e piì1 addentro ad nn muro reticolato distrutto. I due muri erano convergenti e terminavano in una nicchia, della quale era conservata soltanto la parte superiore, formata di mattoni disposti per taglio (fig. 4). Dietro questa nicchia erano, gli uni sugli altri disordinanatamente, grandi pezzi di roccia, fra i quali un masso assai grande, che forse con la sna cadnta ha determinato la distruzione della nicchia. Iu questo luogo, ben limitato da duo muri d'opera incerta, con molta probabilità anteriormente vi fu una edicola sacra; e ricordo qui che, subito fuori di porta Napoli, vi i:;ono dne edicole scolpite nella roccia viva del Pisco Montan o, anche lì tagliata artificialmente. E non pnò sorprendere che presso questo enorme 8coglio, il quale oggi attira la nostra attenzione, tagliato artificialmente con tanta fatica, in faccia al mare che rnmorosamentc si frange alla riva petrosa, si trovino edicole sacre. Il senso pratico dci Romani anà poi voluto dare carattere sacro a quel luogo, in cui era uno stretto passaggio. Sotto la platea impermeabile, che costituisce il piano fra i dne muri di opera incerta teste ricordati, si rinvenne una fogna (fig. 2 d), di forma rettangolare in basi:;o e con copertura alla cappuccina, formata di grossi mattoni rettangolari, che misuravano m. 0,45 di lunghezza e m. 0,30 di larghezza, la quale aveva la. direzione da ovest ad est, e sboccava sotto il basso dei tre gradini della scaletta D sopra citata. Lo scavo medesimo che aveva posto in luce quella scaletta, aveva mostrato che la roccia tagliata finiva in basso con due gradini ricavati dalla roccia, dei quali quello superiore era molto più alto di quello inferiore. Un saggio fatti) sotto le tabelle che portano inciso il numero dei piedi (fig. 1) accertò che quei due gradini continuavano per tutta la lnughezza della fronte della roccia tagliata; non gradini adnnque erano questi, ma sporgenze lasciate per formare una banchina per i passanti. Sull'alzata del gradino superiore era inciso il numero

CXXIIX che certamente indicava tutta l'altezza del taglio della roccia. Sotto l'altro gradino, sotto cioè il più basso, la roccia formava un piano orizzontale che doveva alla sua volta costituire la crepidine della via (1 ).

....* La parte dello scavo che attirò maggiormente la nostra attenzione, pel motivo che poteva fornire elementi per determinare il carattere dell'edificio, fu quella che si eseguì dove termina il terreno del comune e comincia la proprietà del sig. Montani

(tìg. 2 F). Sul muro C in questo pnnto, invece di semplici pilastri sorgeva a destra un mmo (() lungo tre metri, con un 'anta dalla parte interna. Esso era separato da un vano di m. 1,35, da un altro pilastro, che pure aveva un'anta dalla parte interna. Evidentemente qui

(') Anche in un altro punto della via antica, presso la piazza Vittorio Emanuele, in una I)lO· desta casetta. in cui è ancor!\ conservato il lastricato antico, ho riconosciuto che la •Crcpidinc era form~ta dalla roccia stessa spianata.


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era l'ingresso o uno degli ingressi dell'editicio. In corrispond enza delle ante ora ricordate, alla distanza di m. 4,10 si sono trornte le estremità terminali di due muri reticolati di ottima fattura con ricorsi o morse, in basso di cinqn•J, in alto di sei file di mattoni (fig. 5); questi dne muri e un ::iltro (i) che li attraversava in senso normale, formavano la gabbia di una scala a due o più rampe. La prima rampa, abbastanza bene conservata, era di 17 grad ini <li calcare', sostenuta da una mezza volta fatta di gettata di calcestruzzo (figg. 5 e G). Questa rampa conducern ad uu pianerottolo che poggiava sopra uua bella volta formata tli mattoni di 111. 0,30 per 111. O, 15. Della seconda rampa, la quale aveva direzione opposta alla pri111a, rimano ancora al proprio sito il solo primo gradino (figg. 5 r. 6); gli altri scalini erano di mattoni messi per lungo, come si desume da un pezzo di scala con quattro scalini costruito in tal guisa. il quale fu rinvenuto fra le macerie. I due muri reticolati continnavano \'erso il monte e si nascondevano fra i detriti della roccia. i ; : ; ' ' ~ : ; ~ ) ) 1,' ) )

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* Tra il materiale che riempiva quasi interamente il vano sotto la volta, la quale sosteneva il pianerottolo, si sono rinvenuti rifiuti di ogni specie: o~sa <li animali, frammenti di vasi fittili e di vetri del!' età romana e una lastra m::irmorea opistografa di m. 0,20 X 0,19 nella quale si legge:

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a)

D .M AVGVRINO Q:.V ·A·XXI NVMISIA CASVNTIA CON·B·M·F

b) DM CLA VDIOSVCE SSIMIO

La seconda iscrizione ha le lettere assai ronamente graffite. Il piano da cui cominciava la prima rampa della scala, era formato di uno strato di calce abbastanza resi~tente. Un tasto fatto sotto di esso, sempre sotto la volta di mattoni, dove suonava a vuoto, fece scoprire una fogna che aveva la direzione da est ad ovest (fig. 2 e1 e2 ), parallela cioè al muro z'; e da questa fogna altra simile diramavasi con direzione da nord a sud (fig. 2 e) . .Ai due lati della gabbia <lella scala, addossati ai muri reticolati, circa 30 centimetri pi11 indentro, si rinvennero le estremità di altri muri o pilastri; un altro pilastro simi le fu scoperto piì1 ad oriente (fig. 2 g). Ora questi pilastri, come apparisce bene dalla. pianta (fig. 2), formano con l'anta che redesi nel muro b, una stessa fila, che è parallela al lungo muro O; e i pilastri di questo muro O sono a riscontro di quelli pii1 interni ora ricordati. Data questa disposizione di muri e di pilastri, è ovvio riconoscero cbo qui fosse nn portico coperto, il cui tetto era appunto sostenuto dai pilast1;i stessi. Lungo questo portico saranno stati altri ambienti, come provano i muri che si internano sotto i detriti della roccia. La con formazione di quel luogo in quel


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punto doveva essere tutta di Ye rsa da quella che è ora, cioè non un pondio scosceso doveva trovarsi, ma una spianata coperta dal grandioso edificio, di cui solo una .., piccolissirna parte è stata rimessa in luce. Quando poi quel grandioso edificio fu abbandonato, rimase coperto a poco a poco dai detriti delle cave (1).

Lo stato di conservazione dell'edificio in generale è buono, come ci fn subito dimostrato Ila un esame dcl terreno e come prornrono i saggi di scavo .da noi eseguiti.

Fio. 5.

Da testimonianze che ho raccolto, specialmente dal sig. Cesare Bonsignore, il quale ha costruito per conto del sig. Montani la casa segnata con la lettera A nella pianta (tig. 2), debbo riten ere che l'antico edificio continni ancora per buon tratto oltre i ruderi B. verso occidente; in fatti non pochi muri della casa A poggiano appunto sn muri che per la loro disposizione appartenevano certo a quella stessa costruzione; che anzi alcuni di questi mnri furono veduti dal sig. De La Blanchère (op. cit., tav. If, 43) ad oriente del teatro moderno. (') Già nel finire dell'imp ero romano, grande quauti1à di materiale, molto 11da1to per fare calce viva, si estraeva dai monti di Terracina (Sy1ilmachns, Rel., 40; Cod. T_heod. XIV, 6, 2).


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Che quell'edificio fosse di carattere pubblico lo assicurano e l'eccellenza della costrnzionc e la località in cui esso sorgeva, voglio dire sulla \'ia Appia, nel punto in cui questa attraversava uno strettissimo passaggio tra la roccia enorme e il mare,

Fw. G.

Forse sarà stata un grande magazzino nel quale si raccoglievano le derrate che le navi scaricavano o caricavano nel vicinissimo porto. La costruzione di questo edificio non può essere anteriore al taglio del Pisco Montano. Essa deve riportarsi probabilmente alla prima metà del 2° secolo cl. Cr. ed è connessa con le grandi opere del porto, il quale nel secondo secolo divenn e uno dei porti più im;:iortanti e frequentati d'Italia.


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Tombe romane fuori porta Napoli. -

Sulla sinistra del diversivo marittimo della via Appia, non più di cento metri fuori porta Napoli, togliendosi i detriti di roccia accumulatisi, a cinque metri circa sul piano della via moderna, si è scoperta una tomba formata da una cassa ricoperta di tcgoloni e circondata da mura che sorgevano su di uno scoglio. A destra della stessa via., in contrada Acquasanta, si sono rinvenute tombe formate pure con tegoloni disposti alla capp111.:cina. J<'ra quelli adoperati per la copertura di tali tombe ne è stato conosciuto uno con la seguente iscrizione frammentata:

D

M

FLA·V BI·O FLA·BI·A·IANV RIA·COlVGI·B·M·F

Fistu?c acquarie iscritte. - Un tal Luigi Del Duca, facendo i cavi per le fondazioni di una piccola casa nella contrada denominata Le Arene, in cui sono gli avanzi dcll'Amphitheatrum flfem miorunz e delle Thermae, ha rinvenuto alcune fistule aquarie plumbee di m. 0,095 di diametro, le quali portano la leggenda: REIPVRL · TARRICINES CVR ·VAL GENIALIS

Il condotto a cui questi tubi di piombo appartenevano procedeva, ad un metro circa di distanza dall'angolo nord-ovest della casetta del ricordato Del Duca, con direzione da nord-est a snd-ovest. Altre fistulc simili, dello stesso modulo, e con la stessa iscrizione, fnrono rinvenute, parecchi anni or sono, in contrada La Valle (cfr. Notizie, 1891, pag. 234). }j probabile che tutte facessero parte del maggior acquedotto pubblico, il quale alimentava pure le Terme e traeva l'acqua dall'alta valle dell'Amaseno.

E.

GlllSI.ANZONI •

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Accademia dei Lincei - Notizie degli scavi di Antichità - Terracina, 1911