Fischi di carta Luglio 2013 Numero 8
Poesia di cinque giovani fischianti
Editoriale Sogno d'estate La Sorte, che ha la peculiarità di non guardare in faccia nessuno, ha voluto che, nel giro degli editoriali dei Fischi di Carta, toccasse proprio a me, che considero il caldo quasi un Olocausto (un “errore di Dio”, per rubare qualche parola a Nietzsche) aprire il mese di Luglio; immagino che qualcosa debba pur voler dire. Perciò, mia cara Banalità, a noi due: ora è necessario parlare dell’Estate. Con la E maiuscola, perché, come naturalmente le altre stagioni, anche quella estiva porta con sé un bagaglio potenzialmente sterminato di significati, stati d’animo, momenti, suggestioni. Ma dite un po’, amati lettori: quand’è stata l’ultima volta che avete “pensato” l’Estate in modo neutro, oggettivo, aprendovi a più punti di vista? Perché questa è la verità: si tende, è innegabile, a considerare questi mesi come positivi a prescindere; e questo è dovuto all’affastellarsi l’uno sull’altro di concetti divenuti ormai quasi archetipici, mitologici: il Mare, la Vacanza, il Sole, l’Ombrellone, la Borsa Frigo. E a fine Settembre puntualmente si ricomincia a bestemmiare insieme a Lord Eddard Stark del Trono di Spade, oh no, “l’inverno sta arrivando”. Io dico, parliamone. Facendo un po’ di psicanalisi da salotto, per divertirci, diciamo che l’Estate rappresenta la pace, la tregua, il momento preposto alla ricreazione dell’animo, dopo la frenesia dell’Inverno e soprattutto della Primavera; è per alcuni, dopo la rinascita in Aprile e in Maggio, il trionfo della vita e della natura, tant’è che un D’Annunzio, che sa ciò che piace alla gente, ci scrive sopra l’Alcyone. Da qui si dipana un filone, che prosegue fino ad oggi, quando le sillogi poetiche best-seller sono state sostituite dalla canzone innalzata al soglio, quasi pontificio, di “tormentone dell’estate”. I temi sono sempre gli stessi, il mare, il divertimento, le discoteche sulla spiaggia, la spensieratezza, la vodka ghiacciata e le donne semi-nude; sono motivi che traggono la loro ragion d’essere da noi. E noi siamo i giovani, le ultime reclute della vita, siamo coloro che l’Estate l’hanno finora sempre aspettata, insieme alla fine della scuola. Dunque è vero, questa stagione ha un fondo di positività ben
sedimentato nell’immaginario collettivo, e io non sono certo qui a negarlo. Non nego che un paio di giorni fa, quando ho portato il mio cane a fare il suo giro mattutino e mi sono ritrovato nei vicoli deserti e silenziosi, appena illuminati dal primo sole e invasi solo dal chiarore e dalle urla dei gabbiani, mi sono sentito sereno, ho respirato una comunione non comune, e scusate il bisticcio. Non nego di avere una gran voglia di nuotare. Ma, e questo è evidente soprattutto nella letteratura e più in generale nella storia della cultura, c’è da considerare l’altra faccia della medaglia. Se l’Estate ha un fondamento immutabile di positività e gioia, è proprio questo a renderla, per certi versi, immutabilmente identica a sé stessa. Piatta, addirittura. Ed è così che si trasforma nell’emblema della condizione di fissità dell’Uomo in Montale, che nell’Estate è come se vedesse un Inverno dell’anima: i suoi paesaggi sono gonfi di calura e pregni di aridità. E’ il “meriggiare” andando “nel sole che abbaglia”, è “il rivo strozzato che gorgoglia”. E il sudore, vogliamo parlare del sudore? In questi mesi sudiamo stando fermi, senza fare alcuna fatica, anzi, senza fare assolutamente nulla. Ho sempre pensato al sudore estivo non come a simbolo di movimento e quindi di vita attiva, ma come spazzatura immotivata: è figura, per me, dell’immobilità di un tempo che ognuno vive e sente in modo diverso, naturalmente, ma al quale tutti si sforzano di dare lo stesso significato. Il senso è la sospensione comune, l’estraniarsi dal tempo, dalla routine di ogni giorno: è il motivo per cui in questo periodo ci si sente genericamente “più felici”, o comunque si fa di tutto per esserlo. Ed è da questo tentativo di trovare una sorta di calmo rifugio da condividere che nasce l’idea di Vacanza, o, per prenderla da un verso più storico-culturale, è da qui che è potuto nascere qualcosa come la Summer of Love. Riuscite per caso a immaginare un Woodstock sotto un plumbeo e uggioso cielo novembrino, o imbiancato dalle nevi di gennaio? Collegata a questa idea della felicità estiva forzata, ho sempre sentito anche come vitale e