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//L’Editoriale di Maria Luisa Mastrogiovanni

L’Editoriale

Vedere cammello pagare moneta continua dalla prima

La monnezza è un colossale business per le aziende di raccolta e smaltimento e per i gestori delle discariche. In tutta la filiera che va dalla pattumiera di casa nostra alla discarica o all’inceneritore, la Direzione investigativa antimafia ha riscontrato in Campania e in alcuni casi anche in Puglia, infiltrazioni mafiose nelle aziende. Che la Puglia accolga e anche bruci rifiuti campani non è una novità: per almeno un decennio nel Salento (a Maglie, paese del ministro Fitto) sono stati bruciati dalla Copersalento i rifiuti della Campania, provenienti da ditte su cui pendono processi per smaltimento illegale di rifiuti pericolosi. Adesso, finita la stagione dell’emergenza e degli inceneritori, si passa a quella della ‘gestione’ delle emergenze e dei termovalorizzatori, ossia inceneritori ‘moderni’. In Puglia il business è in mano alla Marcegaglia, che su 4 termovalorizzatori se ne è aggiudicati tre, quando era presidente Fitto. I termovalorizzatori stanno per essere ultimati e dovranno cominciare a funzionare.

Con che cosa? Beh, i rifiuti campani capitano a puntino. Non si smaltiscono in Campania a minor costo, ma si caricano sui camion e si portano lontano, in un territorio che non ha nulla da perdere ormai, il tarantino, già asfissiato dalla diossina, e si smaltiscono con costi che, a causa del trasporto, lievitano anche del 50%. Chi garantirà che in quei camion non ci saranno rifiuti pericolosi, mescolati con la normale monnezza? Chi saranno le ditte che trasporteranno i rifiuti? Chi li accoglierà in discarica? Chi li brucerà appena possibile? Nelle risposte a queste domande ci potrebbe essere la traccia delle future infiltrazioni mafiose nel business campano e pugliese dei rifiuti. L’ultima relazione della Dia lo dice chiaro: in Puglia la mafia va ricercata negli appalti pubblici, che sono, oltre all’edilizia, la sanità, i rifiuti e, ultima frontiera, le energie rinnovabili. E come dimostrano diverse inchieste, più volte in Puglia la

magistratura ha dimostrato le infiltrazioni mafiose nell’affare rifiuti. Insomma, un bel risultato per il ministro Fitto, che ha tirato la corda fin quasi al commissariamento della Puglia (che sarebbe scattato dopo il 15 dicembre, data ultima per la firma del Piano di rientro) dando una gatta da pelare in più per Vendola, per frenare la sua corsa alle politiche e creare scontento tra quei cittadini che avevano esultato per la legge sull’abbattimento della diossina. Messi di fronte alla scelta: per farsi curare (dallo Stato) devono farsi prima intossicare (dai rifiuti). Una coperta sempre più corta per Nichi e le sue ‘fabbriche’ di entusiasmo.

Il mensile del salento Anno VII - n. 78 - Dicembre 2010 Iscritta al numero 845 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 27 gennaio 2004

EDITORE: Coop. Dinamica scarl - Casarano - P.zza A. Diaz, 5 DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Luisa Mastrogiovanni

Notizie non modificate geneticamente. Inchieste senza coloranti aggiunti. Opinioni con fermenti lattici vivi.

LEGGI COME MANGI

HANNO COLLABORATO: Mario De Donatis, Luisa Ruggio, Paola Ancora, Francesca Quarta, Maurizio Muratore FOTO: Dove non segnalato archivio del Tacco d’Italia REDAZIONE: p.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - Tel./Fax: 0833 599238 E-mail: redazione@iltaccoditalia.info PUBBLICITÁ: marketing@iltaccoditalia.info - tel. 3939801141

Unione Stampa Periodica Italiana Tessera n° 14705

STAMPA: MASTER PRINTING s.r.l. Via delle Margherite, 20-22 70026 Modugno (Ba)

TIRATURA 100.000 copie

DISTRIBUZIONE FREE PRESS: LE - in circa 300 punti BR - in edicola in abbinamento con SENZA COLONNE BA, BAT, TA, FG - in circa 100 strutture sanitarie pubbliche e private


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// Opinioni dal Tacco

di MARIO DE DONATIS m.dedonatis@iltaccoditalia.info

Il problema del contenImento della spesa farmaceutIca

Non è il mio campo la Sanità. Ma, in ossequio alla odierna edizione speciale del “Tacco d’Italia”, riservata a tale tema, ho pensato di evidenziare una questione che incide sulla spesa sanitaria. E tanto con la sola finalità di aprire una riflessione utile per soluzioni future sulla “spesa farmaceutica”. Non posso che guardare al passato. Una provocazione? Forse. Fino agli anni sessanta la “spesa farmaceutica” veniva definita “indiretta”. Fatte salve determinate fasce di reddito, i cittadini acquistavano regolarmente i farmaci. La spesa sostenuta, poi, veniva, in tutto o in parte, riconosciuta e liquidata a quanti – godendo del sistema mutualistico – ne facevano richiesta presentando i “fustelli” quali giustificativi dell’acquisto. Può essere reintrodotto un tale sistema per l’assistenza farmaceutica? Ho notizie che in Francia ci sia una legislazione che sembra rifarsi alla pas-

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proposte IndecentI Sergio Blasi, 47 anni, due figli, siede sugli scranni del consiglio regionale da segretario regionale del Pd, imponendosi sul sindaco di Bari Michele Emiliano. Da segretario regionale ha condotto la sua campagna elettorale, battendosi contro tutto ciò che era spreco, corruzione, inquiSergio Blasi namento. Una battaglia su tutte, quella contro la Copersalento, la centrale elettrica alimentata con cdr che per anni ha sparso diossina su tutto il Salento. Una battaglia in contrasto con una sua precedente posizione ‘pro termovalorizzatori’, che da sindaco di Melpignano, paese della Taranta, aveva protocollato in Regione – era il 2004 e c’era Fitto – una delibera di Consiglio comunale firmata all’unanimità in cui si dichiaravano tutti “pronti ad ospitare un termovalorizzatore nel territorio comunale”, chiosando poi entusiasta: “L’inquinamento? La diossina? No, rischi non ce ne sono. Semmai ci sono vantaggi. I termovalorizzatori sono nel centro di Helsinki e Oslo: perché non potrebbe essercene uno pure a Melpignano”? In pieno ‘piano di rientro sanitario’ del Governo Vendola, che prevede la chiusura dei piccoli ospedali e il blocco della assunzioni, Blasi lancia la proposta di costruire sui terreni dell’ex Copersalento, inquinati dalla diossina, un nuovo, innovativo ospedale. Che potrebbe riassorbire - dice - i 33 lavoratori in mobilità della Copersalento. Praticamente come se il piano di rientro non esistesse. E poi arriva l’ultima illuminante idea, proprio nel giorno in cui i magistrati di Bari tornano all’attacco in un’inchiesta in cui è indagato l’ex assessore regionale alla sanità Tedesco, oggi senatore del Pd. Una brutta storia di appalti truccati e sprechi di soldi pubblici. Nelle stesse ore dunque Blasi propone una legge regionale che finanzi le minoranze linguistiche. Che in Puglia sono soprattutto (ma non solo ovviamente) quelle dell’area della Grecìa salentina, il suo bacino di voti. Minoranze che già beneficiano di precisi finanziamenti statali ed europei. Una condotta all’insegna del tempismo e della sobrietà, non c’è che dire.

CHI SCENDE

il tacco d’Italia

sata esperienza italiana. In questa sede mi preme segnalare che un tale meccanismo – ferma restando la tutela per determinate fasce di reddito – di sicuro ha permesso all’Italia parca e laboriosa degli anni ’60 di porre un freno al potenziale spreco dei medicinali, incidendo efficacemente sulla spesa, sia in termini di “volume” che di “velocità” dei flussi di erogazione. È possibile intervenire, in ogni caso, su questi due aspetti, anche rivisitando le attuali “modalità operative”, non necessariamente reintroducendo il vecchio sistema? E, poi, sempre nel campo della spesa farmaceutica, mi chiedo se non sia il caso di evitare di introdurre esperienze d’oltre oceano, tendenti a banalizzare il ruolo e la professionalità del farmacista, e di sostenere, con più determinazione, la recente riforma perché la rete delle farmacie possa rappresentare una risposta forte alla necessità di disporre di “presidi” in grado di esaltare la professionalità ed assicurare migliori servizi sul territorio nel campo socio-sanitario. Sono convinto che, in tale contesto, ci siano ampi margini per migliorare la qualità dei servizi, pur perseguendo l’obiettivo ineludibile di monitorare o la spesa socio-sanitaria nel suo insieme. Ancora una volta è la politica chiamata ad offrire convincenti risposte, ritirandosi dalla gestione ed assicurando una migliore programmazione.

Aurelio Gianfreda, ingegnere, tre figli, per più mandati eletto sindaco della sua Poggiardo, è stato consigliere e assessore provinciale, mentre oggi è consigliere regionale dell'Italia dei Valori. Gianfreda è uno di quei classici "politici del territorio" che intrecciano l'esperienza con la passione. Da Aurelio Gianfreda quando è approdato alla battagliera formazione guidata da Antonio Di Pietro, il consigliere Gianfreda si è occupato soprattutto di politica sanitaria, energetica e ambientale, producendo decine di interrogazioni e interpellanze, e cercando di stimolare la Giunta su temi che vanno dal punteruolo rosso alle biomasse. Dopo la sofferta approvazione del Piano di Rientro da parte del Governo ha allertato tutti sul concreto rischio smantellamento della Sanità pugliese. A tal proposito ha citato il caso dell’Ospedale di Poggiardo la cui ipotizzata chiusura ha definito “irrazionale e demenziale”. E continua: “A fronte dei 450 posti letto ipotizzati con la costruzione del nuovo Ospedale si vedrebbe attribuiti circa 200 posti letto dell’Ospedale di Scorrano qualora andasse a compimento l’ipotizzata chiusura di Poggiardo. Non si tratta, perciò, di difesa di campanile, quanto della necessità di condividere una ‘svolta culturale’ a favore di una Sanità del territorio, ovvero di un processo che deve essere attivato con gradualità e con contestualità di scelte selettive. Altre sue prese di posizione hanno riguardato il DGR 1500 con un’interrogazione urgente all’Ass. Fiore in cui si chiede conto dello smantellamento di un settore che ha sempre funzionato bene e la necessità di introdurre la connettività wireless negli ospedali.

CHI SALE

BOLLETTINO DEI NAVIGANTI

t’Interrogo


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// Opinioni dal Tacco l’arIa che tIra

di LUISA RUGGIO

INDOVINA CHI E’?

la trafIla della zIa

l.ruggio@iltaccoditalia.info

Una mia zia acquisita qualche mese fa si è improvvisamente ammalata. Di cosa ancora non si sa, sebbene l’eroina di questo pezzullo stia collezionando ormai da tempo i pareri costosissimi dei medici che si azzardano a essere i primi e mai gli ultimi a insegnarle la teoria delle probabilità, ovvero la via più breve per farsi spillare due centoni a visita dai colletti bianchi se si ha la sfortuna di trovarli in ambu-

nosocomi di provincia, pieni di gente esasperata dai tempi d’attesa al pronto socLa soluzione a pag. 30 corso e che per ingannare il tempo e il dolore guarda la tv fissata su una griglia attaccata ai muri verdi e sintonizzata su qualche canale che trasmette l’ennesima notizia su un presunto caso di malasanità in Puglia. È proprio l’ideale per chi aspetta di farsi visitare una volta compiuta l’impresa delle liste e delle musichette trash al telefono, nello slalom dei passaggi da un interno all’altro alla ricerca dell’assistenza sanitaria perduta. Tutto è pronto per essere malati come cent’anni fa, quando il medico bisognava mandarlo a chiamare calcolando un paio di giorni di viaggio all’andata e al ritorno, senza contare gli effetti del traffico che prima non c’era. Obbligata a cercare una via più breve per cercare di risalire alla natura del suo malessere, la zia acquisita, dopo molti ricoveri qui e là ha cercato la via breve degli specialisti, un gruppo di sostenitori accaniti della visita più breve del West pagata in monete d’oro senza alcun risultato. “Vogliono rifare la Sanità”, mi ha detto la zia dopo l’ennesimo tentativo di capirci qualcosa del suo collasso e/o ulcera e/o imbarazzo intestinale e/o morbo di qualcosa e/o tumore e/o “ci sàpe?”. “Ma prima – ha aggiunto pensierosa – dovrebbero rifare i medici.”

latorio a ricevere visite piuttosto che al bar a rimboccarsi le maniche davanti a un caffè fumante senza la scusa di congressi e giornate di studio qualsiasi. Durante il primo mese di ricerche, la malata non immaginaria, si è rivolta a quelli che reputava essere uomini sereni e affidabili che portano in giro la propria reputazione dietro le insegne fulminate dei

//QuestIone dI looK

Duello infinito. Schermaglie che hanno il sapore della guerriglia. Fitto non dimentica le due brucianti sconfitte alle regionali. Ora stoccate a colpi di comunicati stampa, fendenti micidiali negli incontri conclusi con un nulla di fatto, e affondi possenti, con la firma del Piano di rientro e la richiesta di smaltire i rifiuti campani. Nichi-Raffi 2-1. Arrivederci alle politiche

di Paola Ancora

Il buon senso ha costo zero I pazienti dell’ospedale di Adria, in provincia di Rovigo, mangiano soltanto cibi prodotti nel rodigino. La mensa è “a chilometri zero”, si rifornisce cioè dai contadini e dalle aziende agricole locali. Così facendo l’ospedale – accanto alla cure tradizionali – si impegna per migliorare la qualità della vita dei malati durante la degenza – la dieta, si sa, è essenziale per star bene – e riduce l’inquinamento ambientale, abbattendo costo e impatto del trasporto dei cibi. Il progetto della Ussl 19 veneta si intitola “Ospedale più ospitale”. L’ospedale del Delta di Lagosanto, in provincia di

Ferrara ha assunto, dopo regolare gara d’appalto, nuovo personale a tempo indeterminato. Si tratta di persone diversamente abili che gestiranno il bar dello stesso ospedale. Niente esternalizzazioni o lavori interinali che costano troppo. E per risparmiare sulle bollette, il nosocomio emiliano si è dotato di un cogeneratore, un impianto che riscalda la struttura e contemporaneamente produce energia elettrica pulita. Un parco di lecci e pini, roseti e aiuole colorate circonda l’ospedale Cisanello di Pisa, completamente immerso nel verde. Con il sole, i malati e le loro famiglie passeggiano il tacco d’Italia

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tranquilli, lontano dal rumore del traffico e della città, fra aiuole e alberi ben curati. Secondo una recente ricerca dell’Università di Sheffield, nel Regno Unito, pubblicata su NeuroImage, gli ambienti che ci circondano hanno impatti diversi sulle nostre funzioni cerebrali: quelli naturali favorirebbero ottimismo e reattività. Dal pianeta del buon senso a basso costo è tutto, arrivederci al prossimo futuro. Speriamo.


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// Inchiesta // Soldi e salute Quella del Piano di rientro sanitario da 500 milioni di euro è una vicenda di conflitti. Tra Regione e Governo. Tra politica e società civile. Tra diritti al lavoro e alla salute e diritti negati. È del 18 novembre una lettera delle associazioni del Terzo settore che sollecitano il governo all'approvazione in tempi brevi del Piano, affinché “a pagare non siano sempre i più deboli”. I cittadini pugliesi hanno bisogno di cure e assistenza sanitaria. “I drastici tagli di spesa pubblica connessi con il piano di rientro in ambito sanitario, hanno determinato sul territorio condizioni di grave difficoltà. Sempre più spesso i cittadini chiedono aiuto alle organizzazioni di Terzo settore, lamentando l’impossibilità di sottoporsi a terapie, interventi e/o esami e indagini indispensabili per la loro sopravvivenza. In tanti sono costretti a rinviare anche di un anno una cura che potrebbe salvare loro la vita. In troppi si rivolgono a noi, angosciati, non sapendo se potranno resistere. È a rischio quel diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della nostra Costituzione”. E la Costituzione non è un’opinione.

Il pIano dI rIentro sanItarIo. storIa del braccIo dI ferro fIttoVendola Il Piano di rientro sanitario. A causa dello sforamento del Patto di Stabilità regionale per l’impegno dei finanziamenti europei relativamente agli anni 2006, 2008 e 2009, la Regione Puglia è stata costretta a intervenire sulla spesa sanitaria predisponendo un Piano di rientro (cioè di tagli) da 450 milioni di euro. Si è trattato di una scelta obbligata: pena l’inevitabile sottrazione, a fine anno, di 500 milioni sui futuri trasferimenti sanitari e conseguente deficit fino a quota 900 e oltre. Il disavanzo della sanità, indicato nella

di FRANCESCA QUARTA

al capezzale della sanIta’

relazione della Corte dei Conti, negli ultimi tre anni, è di un miliardo e 50 milioni di euro. Dopo mesi di rimpalli tra Regione e Governo nazionale, il 29 novembre 2010, il Piano ottiene la sottoscrizione decisiva e alla Puglia sono finalmente riconosciuti i 500 milioni di euro di fondi aggiuntivi a quelli del Fondo Sanitario 2011. Il Piano permetterà di superare e contenere il passivo per gli anni 2010, 2011 e 2012. L'impegno assunto dalla Regione a rimuovere le cause di illegittimità della recente legislazione regionale in materia - come si vedrà - conformemente alle richieste avanzate dal Governo, è definito determinante per l’esito positivo delle trattative. Da qui l’avvio di un processo di riqualificazione e di riorganizzazione del servizio sanitario e riordino della rete ospedaliera. Il governo ha chiesto la revoca della legge omnibus (n. 4 del 25 febbraio 2010), approvata dal Consiglio regionale che accordava le internalizzazioni. La Regione, da par suo, ha continuato a difendere la propria autonomia legislativa. Deciderà, a febbraio, la Corte Costituzionale. Firmando l’acil tacco d’Italia

cordo, la Regione si è anche impegnata a modificare le leggi regionali n. 11 e n. 12 del 2010 (per adeguarsi ai rilievi di legittimità enunciati dal Consiglio dei Ministri il 18 novembre scorso) e darà, infine, seguito alla bocciatura, da parte della Consulta, della legge regionale 27 del 2009 su assunzioni e dotazioni organiche delle Asl. Le firme in calce al Piano sono dei Ministri Tremonti (Economia), Fazio (Salute) e Fitto (Affari regionali), ma il percorso per ottenerle, tra conflitti e mediazioni, è stato decisamente a ostacoli. Da subito. LugIio 2010. Il documento triennale (2010 – 2012), presentato prima della pausa agostana dall’assessore regionale al ramo, Tommaso Fiore, è una manovra finalizzata a ristabilire l’equilibrio economico-finanziario delle Regioni sulla base della ricognizione delle cause che hanno determinato i disavanzi di gestione. I Piani fanno parte del singolo Accordo fra lo Stato e la Regione e si configurano come un vero e proprio programma di ristrutturazione industriale che incide sui fattori di spesa fuori controllo. Sono previsti tagli

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ai posti letto, riconversione di strutture e ticket sulle ricette. Il dazio da pagare è pesante, ma la scelta è obbligata. Dopo il vaglio della Commissione regionale sulla Sanità, convocata su sollecitazioni del centrodestra, il Piano è discusso a Roma con i tecnici del governo, presso il Ministero dell’Economia. Ma Tremonti non firma perché dice di voler approfondire alcuni dati tecnici. La sottoscrizione è rinviata, ma il Ministro comunica l’intenzione di presentare al Consiglio dei Ministri un decreto legge per il rinvio della data ultima per la firma del documento al 15 ottobre. Le correzioni richieste dovranno essere effettuate entro il 30 settembre. Inizia così il “balletto delle firme”, un tira e molla tra Roma e Bari che si concluderà a fine novembre. Ma solo previa disponibilità, da parte di Vendola, di smaltire i rifiuti di Napoli. I vincoli posti dal Governo. Sono tre gli adempimenti richiesti; la “conditio sine qua non” sarebbe impossibile ottenere il via libera al Piano, evitando così la sanzione. A metà settembre il Consiglio regionale è al lavoro per l’approvazione degli articoli del ddl finaliz-


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STORIA DI UN BALLETTO INFINITO TRA IL GOVERNO E LA REGIONE PUGLIA PER LA RATIFICA DEL COSIDDETTO PIANO DI RIENTRO. UNA MANOVRA DI TAGLI DOLOROSI RICHIESTI DAL GOVERNO CENTRALE PER FAR QUADRARE I CONTI DELLA REGIONE, CHE HA SFORATO IL PATTO DI STABILITÀ

zati alla copertura delle perdite di esercizio degli Enti del Servizio sanitario regionale. Si tratta di tetti di spesa per i privati, blocco del turn-over del personale sanitario e stop alla internalizzazioni, cioè alle assunzioni in società pubbliche dei lavoratori del comparto (ma non per quelle già in corso). Stop alle internalizzazioni. Fino alla emanazione della sentenza n. 333 da parte della Corte Costituzionale erano sospesi gli effetti dell’articolo della legge regionale del 27 novembre 2009, n. 27 (‘Servizio sanitario regionale - Assunzioni e dotazioni organiche’) che consentivano di reimpiegare in toto, in nuove assunzioni, i risparmi conseguiti dai pensionamenti degli anni 2009 e 2010. Dal 24 novembre 2010 ciò non è più possibile, perché la Consulta ha bocciato la norma regionale impugnata dal governo. La legge, pur richiamando i principi stabiliti dalla legislazione dello Stato “prevede, mediante la riutilizzazione integrale dei minori costi derivanti dalle cessazioni, un meccanismo che - rimarca la Corte - con essi è in contrasto”. “La circostanza poi che la Regione Puglia - aggiunge la Corte -

2mila lavoratori nelle province di Foggia, Taranto e Barletta-Andria-Trani. A Bari le procedure non sono state avviate e, particolarmente critica, risulta essere la situazione a Brindisi e Lecce che interessa oltre 800 persone. In una nota diramata dal Governo il 30 aprile scorso, si chiarivano i motivi del ricorso alla Consulta da parte dell’Esecutivo. “In violazione del riparto di competenza tra norme statali e disciplina regionale la legge regionale n. 4 del 2010 consente infatti la stabilizzazione di oltre 8000 precari tra dirigenti medici e personale ex Lsu e proroga gli effetti delle procedure di stabilizzazione previste dalla precedente normativa regionale, ampliando così i destinatari delle stesse. Inoltre, consente l’illegittimo inquadramento di personale proveniente da imprese o società cooperative all’interno di società, aziende o organismi della Regione Puglia in violazione della richiamata disciplina statale in materia di stabilizzazioni. Questa norma si pone altresì in contrasto sia con i principi costituzionali di cui agli articoli 3, 97 e 117, secondo comma, lett. l, che riser-

abbia modificato per ben due volte la disciplina censurata (dapprima prevedendo una decurtazione delle dotazioni organiche e, successivamente, introducendo il cosiddetto blocco del turn-over per il triennio 2010-2012) costituisce una ulteriore prova che la disposizione impugnata non diminuisce la spesa”. Restano sospesi, fino a sentenza della Consulta, gli effetti della legge regionale (cosiddetta ‘Salva-precari) del 25 febbraio 2010, n. 4, fermo restando i procedimenti amministrativi deliberati e già avviati, alla data del 6 agosto 2010” (giorno a partire dal quale le internalizzazioni sono sospese). La norma “prevede le modalità di transito nelle Aziende di autoproduzione dei servizi, costituite dalle Aziende sanitarie locali e Aziende ospedaliere regionali, delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nel settore della sanità”. Stop quindi al transito in società 100% partecipate pubbliche (cosiddette societa’ in house) dei lavoratori di cooperative o di imprese affidatarie di servizi da parte delle Aziende Sanitarie pugliesi. Il processo ha già stabilizzato il tacco d’Italia

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vano alla competenza esclusiva dello Stato la materia dell’ordinamento civile (contratti collettivi), sia con la giurisprudenza costituzionale che ha più volte ribadito come il pubblico concorso costituisca l’unica forma di reclutamento del personale idonea a garantire l’efficienza, il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione”. La Puglia è al bivio. Lo stop alle internalizzazioni è, fra gli adempimenti richiesti, certamente il più doloroso. Da una parte la certezza occupazionale per i lavoratori precari del comparto sanitario. Dall’altra i 500 milioni di euro del fondo sanitario nazionale. Al centro, il Piano di rientro. All’orizzonte, lo spettro del commissariamento evitato con la firma del Governo (Tremonti, Fazio). Compreso l’aumento automatico delle tasse per i pugliesi. Ma le conseguenza sono pesantissime perché, per oltre 5mila lavoratori delle Asl, svanisce la speranza del posto fisso. Il 22 settembre gli adempimenti funzionali al Piano sono approvati a maggioranza (astenuti Pdl e Udc) con un importante emendamento a firma dell’assessore Nicola Fratoianni e che prevede che “la validità legislativa degli adempimenti richiesti cessi se l'accordo non dovesse essere più sottoscritto dal governo nazionale, nemmeno a ottobre”. Approvato all'unanimità dei presenti (sì dell’Udc con i consiglieri del Pdl che hanno abbandonato l’aula) anche un odg proposto da Vendola con cui il

IL DISAVANZO DELLA SANITÀ, INDICATO NELLA RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI, NEGLI ULTIMI TRE ANNI, È DI UN MILIARDO E 50 MILIONI Consiglio regionale si impegna a chiedere al governo di “stralciare” la questione dello stop alle internalizzazioni dalle condizioni poste alla Regione Puglia per la sottoscrizione del Piano di rientro: “Valutando che la legge ha consentito il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori e di produrre consistenti risparmi sul fronte della spesa, si chiede al governo nazionale di non inserire il blocco delle internalizzazioni tra le condizioni poste alla Regione per la sottoscrizione del Piano di rientro, con l’impegno da parte del Consiglio regionale a sopprimere immediatamente la norma legislativa”.


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nIchI Vendola Per il presidente Nichi Vendola “Il governo centrale impone di bloccare i processi di internalizzazione e stabilizzazione dei lavoratori esternalizzati, cioè ci impone di bloccare un processo virtuoso che portava a emersione il lavoro in condizioni talvolta semischiavistico; portava a legalità ciò che troppo spesso è confinato nel buio, restituiva diritti ai lavoratori, e ci consentiva di risparmiare e di migliorare la qualità del servizio. È un atteggiamento davvero drammatico. Ora ognuno si deve assumere le proprie responsabilità: noi ci assumiamo quella di vivere un passaggio così doloroso, però dobbiamo raccontare la verità di quello che sta accadendo”.

tommaso fIore “Il Piano di rientro è l’adeguamento dei servizi sanitari alla dotazione finanziaria del governo. Non dipende da sperperi, sprechi o altro. Il piano dipende dal fatto che il governo dice ‘non dovete spendere un euro in più di quello che io vi do. E questo per noi significa tagliare servizi. Lo dice Tommaso Fiore, assessore alla Sanità. “I nostri amici del governo - aggiunge - sono convinti che il mercato, lo stesso che ha creato la crisi economica più grave di questo secolo, sia il supremo regolatore; e che tutto ciò che si fa contro il mercato è peccato”.

onofrIo Introna Onofrio Introna, presidente del Consiglio Regionale, parla di “una decisione sofferta, necessitata, temporanea, che in prospettiva potrà essere stralciata dal piano di rientro sanitario. Comprendo che per chi resta in una condizione di precariato la situazione è pesante e dolorosa, ma l’invito è ad avere fiducia negli impegni della Giunta e del Consiglio. Stiamo lavorando insieme, forze di maggioranza e di opposizione, perché questi aspetti possano essere stralciati da una materia più complessa come quella del piano di adeguamento. L’adozione del blocco è necessitata dalle richieste del governo nazionale, ma non è in discussione la volontà della Regione, nell'unità e nella compattezza, senza distinguo: è quella di internalizzare, già affermata all'unanimità a febbraio e rappresenta una soluzione positiva nell’interesse della sanità e dei lavoratori”.

rocco palese

cgIl

Gianni Forte Segretario Regionale Cgil

“Chiari sono gli obiettivi del governo di screditare l’amministrazione regionale: un’operazione che si consuma sulle spalle di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie in favore di interessi politici che nulla hanno a che vedere con i problemi reali delle persone. La sospensione della legge sulle internalizzazioni, per la Cgil, si mette a repentaglio il futuro dei lavoratori in pugliesi. Si oltraggiano i diritti delle persone, per ostruzionismo nei confronti di una parte politica avversa. Gli sprechi da eliminare nella sanità, si riferiscono alla gestione dei servizi da parte di ditte esterne. Internalizzare e stabilizzare significa risparmiare milioni di euro sulla spesa pubblica”.

la manovra in numeri

450 milioni di euro (di tagli)

Il Piano sanitario di rientro spesa (2010-11-12)

500 milioni di euro di competenza sul fondo sanitario 2010

La Sanzione

900 milioni di euro

Il Deficit previsto per il 2011

5.000 circa in totale

I Lavoratori precari da internalizzare di cui:

“Il piano di rientro - ha commentato Rocco Palese, capo dell’opposizione a via Capruzzi - è frutto delle inadempienze della giunta Vendola che ha usato le Asl come slot machine per favorire l’aumento del consenso elettorale della sinistra. Sulle internalizzazioni non ho nulla in contrario, purché avvengano nel rispetto delle leggi. In ogni caso, la giunta Vendola prenda atto del fallimento della sanità pugliese. Il Piano è infatti frutto delle inadempienze della Regione Puglia: mancato rispetto del Patto di Stabilità nel 2006, 2008 e 2009, mancato recepimento delle intese Stato – Regioni del 2005 e del 2009”.

780 a Foggia (procedura portata a termine) 623 a Taranto (procedura portata a termine) 228 nella Bat (Barletta-Andria-Traniportata a termine) 2.000 a Bari (in attesa) 76 a Brindisi (in attesa) 800 a Lecce (in attesa)

20 milioni risparmiati nel 2010 30 milioni risparmiati nel 2011 50 milioni risparmiati nel 2012


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blocco del turn oVer 1) Per gli anni 2010-2011-2012 è fatto divieto ai Direttori generali delle Aziende Sanitarie Locali, Aziende Ospedaliero-Universitarie ed Irccs (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) pubblici di procedere alla copertura, mediante incarichi a tempo indeterminato e a tempo determinato, dei posti resi vacanti a partire dall’ entrata in vigore della legge sulla stabilizzazione dei precari (legge regionale n. 4 del 25 febbraio 2010).

I PIANI DI RIENTRO FANNO PARTE DEL SINGOLO ACCORDO FRA LO STATO E LA REGIONE E SI CONFIGURANO COME UN VERO E PROPRIO PROGRAMMA DI RISTRUTTURAZIONE INDUSTRIALE CHE INCIDE SUI FATTORI DI SPESA FUORI CONTROLLO 2) È consentita, ai fini della copertura dei posti vacanti (…) la mobilità tra le Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale. 3) In caso di comprovata necessità e urgenza, accertata l’impossibilità di garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza con il personale in servizio anche attraverso le procedure di mobilità di cui al comma precedente, la Giunta Regionale autorizza il direttore generale, in deroga al blocco del turn-over (vedi punto 1), a procedere alle assunzioni necessarie. 4) Con cifre indicative, sono previsti ri-

sparmi per 20 milioni di euro nel 2010, 30 nel 2011 e 50 nel 2012.

tettI dI spesa 1) Negli accordi contrattuali stipulati con gli erogatori privati, provvisoriamente, e/o istituzionalmente accreditati, deve essere garantito il rispetto del limite di remunerazione delle strutture in base al tetto di spesa ed ai volumi di attività predeterminati annualmente. 2) È vietata l’erogazione e la relativa remunerazione di prestazioni sanitarie effettuate al di fuori dei tetti di spesa previsti.

reazIonI e proteste Il provvedimento arriva sui tavoli istituzionali tra le insoddisfazioni e le lamentele delle comunità locali e del comparto dei lavoratori della sanità. Il territorio tutto si mobilita con singoli cittadini, sindacati, associazioni, amministrazioni locali. I sindaci denunciano la mancata concertazione nella definizione del Piano. Fondamentale per l’Anci è la discussione su “verifica di merito e metodo adottati per la stesura del Piano e concertazione istituzionale per aree territoriali sulle scelte di Piano; conoscenza dettagliata degli interventi programmati per ogni singola struttura ospedaliera; certezza dei tempi, dei processi e relativa dotazione finanziaria degli eventuali interventi di riconversione; verifica di eventuali soluzioni alternative ai tagli dei posti letto, alle chiusure dei reparti e alle riconversioni”. Protestano, sotto le Prefetture e fuori dalle Asl pugliesi, anche i dipendenti di cooperative e imprese che gestiscono i servizi in appalto per conto della Sanità pubblica (118, pulizie, cucina, mansioni di por-

18 7ospedali da chiudere o convertire di cui nel Grande Salento sul territorio 1.411 entro il 2010

Posti letto tagliati nelle strutture pubbliche

129 per la provincia di Brindisi 195 per la provincia di Lecce 285 per la provincia di Taranto 800 nel 2011 2.000 nel 2012

137 milioni

(risparmio previsto con i tagli dei posti letto)

tinariato, usiliariato). Si mobilitano in massa contro la vita da precari a cui sono destinati dopo anni di duro lavoro, in bilico tra passato e presente senza poter pensare al futuro. Sono in 5mila ad attendere la stabilità occupazionale, con retribuzioni basse e zero prospettive.

le strutture ospedalIere Il passaggio del Piano di rientro non è indolore neanche per i servizi sanitari sui territori con la riorganizzazione delle strutture. Previste chiusure, accorpamenti di reparti e riconversione di piccoli ospedali. Tra i 18 nosocomi da chiudere e da riconvertire (soprattutto quelli piccoli da 50 – 70 posti letto, in case della salute, presidi territoriali e poli riabilitativi entro il 2010), sette sono collocati nel Salento: Cisternino (Brindisi); Gagliano del Capo, Maglie, Poggiardo e San Cesario (Lecce); Massafra e Mottola (Taranto). La misura prevede un taglio di 1411 per i posti letto entro la fine del 2010; ulteriori 800 tra il 2011 e 2200 entro il 2012 per le strutture pubbliche. Per il 2010, i posti da eliminare sono 129 nella Asl di Brindisi, 195 nella provincia di Lecce e 285 nella Asl di Taranto. I tagli permetteranno di risparmiare 137 milioni di euro. Nel biennio suc-

SONO PREVISTI TAGLI AI POSTI LETTO, RICONVERSIONE DI STRUTTURE E TICKET SULLE RICETTE. IL DAZIO DA PAGARE È PESANTE, MA LA SCELTA È OBBLIGATA

Ospedale di Cisternino

Ospedale di Maglie

Ospedale di Massafra

Ospedale di Mottola

Ospedale di Poggiardo Ospedale di San Cesario

300 nelle strutture private convenzionate TAGLI POSTI LETTO 2011 - 2012

130 negli ospedali di enti ecclesiastici 380 negli ospedali pubblici

30 milioni di risparmio 88 milioni di risparmio 305 milioni

Uso medicinali equivalenti o generici

Ticket 1 euro a ricetta

Spesa farmaceutica (triennio)


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LA PUGLIA È AL BIVIO. DA UNA PARTE LA CERTEZZA OCCUPAZIONALE PER I LAVORATORI PRECARI DEL COMPARTO SANITARIO. DALL’ALTRA I 500 MILIONI DI EURO DEL FONDO SANITARIO NAZIONALE cessivo, i tagli riguarderanno complessivi 800 posti letto in meno in strutture private convenzionate (300 posti), ospedali di enti ecclesiastici (Ospedale Panico di Tricase, Casa della Divina Provvidenza a Monte Sant’Angelo e il Miulli di Acquaviva delle Fonti per un totale di almeno 130 posti) e 380 in ospedali pubblici. In quest’ultimo caso, gli ospedali interessati dovrebbero essere quelli di

altre mIsure: le rIcette sI pagano e le clInIche prIVate sono ‘rIVIste’ Stretta sui farmaci: si incoraggerà l’uso di quelli equivalenti riducendo il numero delle ricette. Risparmio pari a 30 milioni di euro in tre anni. Previsto ticket di un euro su ogni ricetta (eccetto patologie croniche) per abbattere l’acquisto di farmaci non indispensabili. Risparmio atteso: 88 milioni. Nel complesso, in tre anni, si prevede un risparmio sulla spesa farmaceutica per circa 305 milioni in tre anni. Infine riduzione di ricoveri inappropriati, contenimento di spese per il personale e rivisitazione di accordi contrattuali della Regione Puglia con le cliniche private.

arrIVa la sottoscrIzIone Attesa per il 15 ottobre, la sottoscrizione del Piano di rientro sanitario triennale, predisposto dalla Regione Puglia, arriva a fine novembre. Il motivo del ritardo lo illustra il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, rispondendo, nel corso del Question Time del 20 ottobre, a un'interrogazione di Dario Franceschini (Pd) secondo il

Conversano-Gioia del Colle, Trani-Bisceglie, Lucera, Andria-Canosa, Ospedale della Murgia di Altamura, Ceglie Messapica, Triggiano, Nardò, Campi Salentina, San Pietro Vernotico-Mesagne, Ostuni-Fasano, Grottaglie. Nella provincia di Lecce, gli ospedali interessati iniziano a preparare le barricate già in estate. “L’Ospedale ‘San Pio’ di Campi Salentina va tutelato”. Il messaggio emerge durante la seduta monotematica straordinaria del Consiglio dell'Unione dei Comuni del Nord Salento (Campi Salentina, Guagnano, Novoli, Squinzano, Surbo, Trepuzzi) svoltasi a luglio, presso l'atrio del nosocomio di Campi e giunge direttamente in Regione. Tutto il Nord Salento è contro il riordino ospedaliero che potrebbe prevedere tagli, riconversioni e chiusure. Il “San Pio” è punto di riferimento per 100mila utenti. Inoltre, ha sede a Campi l'unico Centro nazionale di eccellenza che si oc-

cupa di "malattie infiammatorie croniche, immuno-mediate e ambientecorrelate", un punto di riferimento internazionale per tanti pazienti, come sottolinea Esther Paola Tattoli, presidente dell’Associazione che si occupa proprio di queste problematiche. L’obiettivo è non perdere i servizi sanitari di base che possono anche andare a implementare quelli di eccellenza. Per Campi, l’appello alla mobilitazione generale è stata riproposta con forza dal Sindacato Autonomo Sanità che chiede il coinvolgimento dei consiglieri regionali della provincia di Lecce, dei consiglieri provinciali del Nord Salento, dei consiglieri comunali dell’Unione dei Comuni del Nord Salento, di tutti sindaci facenti parte dell'Ambito zonale del distretto Socio Sanitario di Campi Salentina e di tutte le associazioni di categoria. Nelle prospettive, Campi e Nardò (dove, in estate, si è costituito un co-

quale, il governo ritarda la firma “per motivi politici, usando due pesi e due misure rispetto ad altre regioni come il Piemonte, con conseguenze che ricadranno sui cittadini pugliesi”. “In fase istruttoria - ha riferito Fazio il Piano non è stato ritenuto adeguato e idoneo a riorganizzare e qualificare il servizio sanitario regionale dai tavoli tecnici di monitoraggio”, nonostante il Consiglio regionale avesse approvato dei provvedimenti propedeutici (blocco turn over, sospensione internazionalizzazioni, tetti alla spesa con i privati), ritenuti dal governo condizioni indispensabile per non vanificare

nale. I rappresentanti della Regione non hanno escluso che i provvedimenti abbiano continuato a produrre effetti. Appare elusa quindi la richiesta governativa di sospensione in attesa della Consulta”. “Per due volte - dice Onofrio Introna, presidente dell’assise di via Capruzzi - il 28 luglio e il 12 ottobre scorsi, il Piano predisposto dall’Amministrazione regionale sulla base delle indicazioni governative è stato giudicato valido, sotto gli aspetti tecnici, dalla struttura interministeriale incaricata di esaminarlo. Il nodo fondamentale è legato alla questione delle internalizzazioni. Per ottenere i fondi, la Regione ha dovuto confermarne il blocco, e cancellare l’odg approvato il 22 settembre, all’unanimità del Consiglio regionale, per chiedere a Roma di “stralciare”, dalle condizioni poste, la sospensione

SONO 18 GLI OSPEDALI CHE DOVRANNO CHIUDERE IN TUTTA LA PUGLIA DA RICONVERTIRE ENTRO IL 2010 IN CASE DELLA SALUTE, PRESIDI TERRITORIALI E POLI RIABILITATIVI. MA L’ANNO È GIÀ FINITO il processo di razionalizzazione della spesa. Poi ha ricordato che nel mese di agosto i ministri interessati si erano comunque detti disponibili al differimento al 15 ottobre. “Il 28 settembre e il 12 ottobre - ha detto ancora il Ministro - si sono tenute due riunioni tecniche, da cui è emerso che, pur in presenza di una sostanziale coerenza degli interventi sanitari proposti, non è stato risolto il problema connesso alle avviate procedure di stabilizzazione del persoil tacco d’Italia

Dario Franeschini

mitato di difesa accanto al quale si muovono i politici di entrambi gli schieramenti, contrari alla chiusura), saranno soggetti alla riduzione dei posti letto. Poi, entro la fine del 2012, diverranno presidi sanitari territoriali. Stesso destino per Maglie, Gagliano e Poggiardo. In merito a quest’ultimo, le spese per riqualificare la struttura sono state di 5 milioni di euro (1 milione per due sale operatorie, 2 per la messa a norma delle sale da ricovero, 1 per la ristrutturazione della farmacia e per l'impiantistica generale e 1 ancora per la riorganizzazione della dialisi, per il laboratorio analisi e di radiologia e per le sale d’attesa. Perché spendere tanti soldi per un ospedale che è destinato alla chiusura? Tra l’altro, quello di Poggiardo è l’unico ospedale con bilancio in attivo (300mila euro di attivo). Per San Cesario, invece, si è parlato di un centro di riabilitazione a soppiantare il noto ospedale specializzato in malattie polmonari.

PREVISTO TICKET DI UN EURO SU OGNI RICETTA (ECCETTO PATOLOGIE CRONICHE) PER ABBATTERE L’ACQUISTO DI FARMACI NON INDISPENSABILI. TAGLI ALLE CLINICHE PRIVATE delle internalizzazioni. I provvedimenti riguardano in particolare le Asl de Brindisi e Lecce. Intanto, torna a riunirsi Commissione Sanità per approvare la modifica all’art. 24 della Legge Regionale 4/2010 riguardante la nomina del direttore generale delle Aziende Ospedaliero – Universitarie, un ulteriore adempimento richiesto dal

Ferruccio Fazio

FRANCESCHINI (PD) FA UN’INTERROGAZIONE AL MINISTRO FAZIO: “PIEMONTE E PUGLIA DUE PESI E DUE MISURE”. VENDOLA A BERLUSCONI: “È POLEMICA POLITICA SPINTA” 12

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fIne ottobre. caro berlusconI tI scrIVo

Vendola chIede un faccIa a faccIa con Il premIer

“Caro Presidente, in data 2 agosto scorso Le ho scritto circa la mancata sottoscrizione da parte dei Ministri competenti dell’Accordo per l’approvazione del Piano di rientro della Regione Puglia. A distanza di alcuni mesi mi trovo costretto a riproporre alla Sua cortese attenzione la spiacevole e grave situazione venutasi a determinare a causa della perdurante assenza della sottoscrizione del citato Accordo, nonostante che in data 28 luglio e in data 12 ottobre il Piano di rientro della Puglia sia stato ritenuto idoneo dalla struttura tecnica interministeriale che ha, quindi, formalmente ritenuto efficace le azioni individuate congiuntamente alle strutture tecniche di questa Regione. Sottolineo che il Consiglio Regionale della Puglia ha già approvato sin dal 22 settembre le norme richieste da Giulio Tremonti Ferruccio Fazio e Raffaele Fitto con la nota interministeriale del 5 agosto scorso. Ritengo che la Puglia abbia sin qui dato ampia e totale collaborazione al Governo per addivenire alla definizione di un Piano di rientro valido che, però, inspiegabilmente non trova ancora formalizzazione. Le chiedo, quindi, un autorevole e risolutivo intervento presso i Ministri coinvolti affinché si possa giungere sollecitamente alla sottoscrizione dell’Accordo così come avvenuto per tutte le altre Regioni italiane in Piano di rientro. È appena il caso di segnalare alla Sua sensibilità che stiamo parlando di salute dei cittadini e che non è possibile pensare che elementi altri, di polemica politica spinta sino a rischiare lacerazioni istituzionali, possano pesare più del dovuto nella vicenda”. Silvio Berlusconi

La sottoscrizione tarda ad arrivare, malgrado la Giunta abbia assecondato alcune delle richieste provenienti da Roma, come la modifica delle procedure di nomina dei direttori generali delle aziende ospedaliero - universitarie. “Il sospetto è che la partita in gioco non abbia nulla a che vedere con il Piano di rientro, ma che riguardi i rapporti tra Puglia e Governo”, dice l’assessore alla Sanità, Tommaso Fiore. La questione di fondo restano le internalizzazioni. Il governo chiede che la Regione blocchi il piano di assunzioni alle Asl (anche quelle attive e che riguardano circa 800 persone) dei precari che lavorano nelle aziende affidatarie di servizi sanitari e ospedalieri. Ma la giunta pugliese non rinuncia a quelle già avviate. Afferma ancora Fiore che solo una trentina di precari sono stati già assunti tra Lecce e Brindisi. E questo dimostrerebbe che la norma di fatto è inapplicata dal 6 agosto scorso. Ed è in un orizzonte così delineato, che, il 18 novembre, irrompe sulla scena, il Ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto.

Nichi Vendola

Governo nazionale per la sottoscrizione. La commissione, presieduta da Dino Marino, ha espresso all’unani-

mità parere favorevole. La Giunta, d'intesa con il Rettore dell’Università, procederà alla nomina.

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Raffaele Fitto


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// Inchiesta // Braccio di ferro

la gamba tesa dI fItto e Il corto cIrcuIto IstItuzIonale

IL GOVERNO CHIEDE ALLA PUGLIA IL PIANO DI RIENTRO. POI FA ALCUNI DISTINGUO, PER RISPONDERE AI QUALI LA PUGLIA EMANA DUE LEGGI. FITTO ENTRA A GAMBA TESA NELLA QUESTIONE, IMPUGNANDO LE NORME DI FRONTE ALLA CORTE COSTITUZIONALE. TUTTO SI PARALIZZA. ENTRO IL 15 DICEMBRE: O LA FIRMA DEL PIANO O IL COMMISSARIAMENTO DELLA REGIONE. QUANDO IL CONTO ALLA ROVESCIA STA PER SCADERE ARRIVA LA BOCCIATURA DELLA CONSULTA, FITTO FIRMA IL PIANO E VENDOLA SMALTISCE I RIFIUTI DI NAPOLI

di FRANCESCA QUARTA Non c’è pace per la sanità pugliese. Nuova frattura tra Istituzioni. Il 18 novembre, il Consiglio dei Ministri, su proposta di Raffaele Fitto, titolare per gli Affari regionali, ha impugnato, di fronte alla Consulta, due leggi regionali: la n. 11/2010 e la n. 12/2010. Si tratta delle norme che lo stesso Governo richiese alla Regione, quali condizioni per pervenire alla firma sul Piano di Rientro. Il tempo stringe. Per la sottoscrizione, infatti, è partito definitivamente il conto alla rovescia (la firma deve arrivare entro il 15 dicembre), ma il percorso è minato da nuove difficoltà. Accade così che, se i fondi sembrano al-

lontanarsi, contestualmente, lo spettro del commissariamento si materializza con forza, di fronte al tempo che vola. La prima delle due norme riguarda le coperture previste dal Bilancio autonomo per il triennio del piano e che si rileva essere stata oggetto di censura governativa, perché “prevede la cessazione dell'efficacia delle disposizioni in essa contenute in caso di mancata sottoscrizione dell’accordo per il rientro dal disavanzo sanitario nei termini previsti”. La maggioranza di via Capruzzi ha infatti inserito nei testi una clausola che ne determina l’efficacia: l’emendamento, a firma dell’assessore Nicola Fratoianni

prevede che “la loro validità legislativa cessi qualora l’accordo non venga più sottoscritto dal governo nazionale”. Il conflitto nasce qui. Il Governo contesta la possibilità che l’efficacia della legge dipenda strettamente dall'accordo sul piano. Michele Pelillo, assessore al Bilancio, spiega che si tratta di una norma puramente tecnica, perché “è ovvio che quelle coperture siano legate al piano”. La seconda norma, che, per la Regione, risulterebbe anch’essa inefficace se il Piano non venisse sottoscritto, blocca le internalizzazioni, salvando, però, quelle già avviate dalle Asl prima del 6 agosto, data a partire dalla quale – come stabi-

lito dalla norma - vengono sospese le internalizzazioni. In questo caso l’impugnazione è causata da “profili di illegittimità costituzionale”. In pratica, un corto circuito perché il Governo rileva che “alcune disposizioni presuppongono logicamente la vigenza delle norme sospese, le quali non cessano di essere incostituzionali”. Forse, nella prospettiva governativa, sarebbe auspicabile l’abrogazione e non la sospensione delle norme? A fine novembre il nodo si scioglie: la Consulta boccia una delle due leggi e Fitto firma il piano di rietro. Tanti i commenti alla notizia.


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mIchele losappIo Per Michele Losappio, assessore regionale al Bilancio, “chi aveva ancora dubbi è servito. Il ricorso alla Corte Costituzionale del Ministro Fitto contro quelle leggi con cui la Regione intendeva rispettare proprio le prescrizioni indicate dal Governo come condizione per sottoscrivere il Piano di rientro chiarisce che l’obiettivo è quello di non firmare e di arrivare al commissariamento della nostra sanità. Siamo dunque davanti ad atti di slealtà istituzionale rivendicati da un Ministro che è anche il capo del Pdl pugliese. Per questo non regge l’apparente neutralità dei Consiglieri del Pdl che attendono la sottoscrizione dell'accordo per impegnarsi con giudizi ed atti. Quando Fitto vuole confinare i lavoratori dei servizi nella precarietà lo fa anche come leader del Pdl e tutti sono chiamati alle proprie responsabilità davanti ai pugliesi. Quanto al commissariamento esso procurerà danni incalcolabili al diritto alla salute nella nostra regione e il Governo dovrà gestirlo in proprio perché non verrà accettata alcuna soluzione di coinvolgimento della Regione e saremo noi nei territori a chiarire le conseguenze dei tagli ed a chiamare Sindaci, Associazioni e Sindacati alla mobilitazione”. Il commissariamento sarà poi scongiurato con la firma del Piano.

Per Losappio Fitto non è neutrale. Per Fitto il governo ha impugnato di fronte alla Consulta il 20% delle leggi pugliesi. Un dato che sarebbe in linea con le altre regioni raffaele fItto Interviene anche il diretto interessato, Raffaele Fitto, per il quale “l’atteggiamento del Governo nei confronti della Regione Puglia, al pari delle altre, è sempre stato improntato al principio di leale collaborazione che è proprio del rapporto tra Istituzioni della Repubblica. Di fronte agli scomposti atteggiamenti del Governo regionale e della sua maggioranza che definiscono ogni volta ‘attacco politico’ il responsabile esercizio della prerogativa assegnata al Governo di proporre ricorso per conflitto di attribuzioni, è opportuno fare finalmente chiarezza. Dall’inizio della legislatura il Governo ha impugnato il 20% delle leggi regionali pugliesi, in linea con la percentuale delle altre Regioni. Sulle leggi in questione: la 11/2010 è stata oggetto di censura governativa perché non è possibile prevedere (come fa la legge regionale pugliese) la cessazione dell'efficacia delle disposizioni contenute in caso di mancata sottoscrizione del Piano di Rientro nei termini previsti; la 12/2010 prevede, come richiesto dal Governo, la sospensione degli effetti di altre leggi regionali fino al 15 ottobre ma, essendo stato prorogato fino al 15 dicembre il termine per la sottoscrizione del Piano, va prorogata fino al 15 dicembre anche la sospensione delle norme. Detto questo, sempre all’insegna della leale collaborazione e della estrema disponibilità che fin dal principio il Governo ha mostrato nei confronti della Regione Puglia prorogando per ben due volte i termini per la sottoscrizione del Piano, la lettera inviata nei giorni scorsi dal presidente Vendola sul rispetto delle precondizioni necessarie all’approvazione del Piano (di cui all'articolo 14 del Patto per la Salute sottoscritto tra Governo e Regioni il 3 dicembre 2009) costituisce elemento utile al fine di giungere all’accordo. I numeri comunicati dal presidente in riferimento alle internalizzazioni già effettuate precedentemente e successivamente alla data del 5 agosto, e dei quali egli si assume ogni responsabilità, costituiscono base utile; se la Regione provvederà anche ad apportare le indispensabili correzioni formali e sostanziali alle leggi 11 e 12/2010, eliminando i profili di illegittimità costituzionale, ritengo che potrà essere rapidamente integrato il testo dell’accordo per consentire quanto prima la firma del Piano e lo sblocco delle risorse”.

La Giunta regionale sta valutando se sollevare di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sui deficit sanitari e in Conferenza delle Regioni il problema del mancato rispetto da parte del Governo del principio di leale collaborazione tra le Istituzioni della Repubblica rocco palese

Lo segue a ruota Rocco Palese, capogruppo Pdl in Consiglio regionale della Puglia: "Il Governo nazionale e il ministro Fitto hanno confermato anche oggi lo spirito istituzionale e di collaborazione fin qui sempre mostrato nei confronti della Regione Puglia sulla firma del Piano di Rientro. Ci auguriamo che questo spirito, peraltro oggi invocato anche dal presidente del Consiglio Regionale, Onofrio Introna, possa contraddistinguere davvero tutti per arrivare in tempi brevi alla firma del Piano. Da parte nostra, abbiamo favorito l'iter legislativo di tutte le norme necessarie; il Governo nazionale non ha mai assunto posizioni politiche, ma solo rilievi tecnici, e ci auguriamo che tutti gli esponenti regionali, a tutti i livelli, seguano lo spirito del presidente Introna". La Giunta regionale, da par suo, dopo aver accusato il colpo, prende in considerazione la possibilità di sollevare in ogni sede (di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sui deficit sanitari, presieduta dall'on. Leoluca Orlando e in Conferenza delle Regioni) il problema del mancato rispetto da parte del Governo del principio di leale collaborazione tra le Istituzioni della Repubblica.

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// Inchiesta // Caos ambulatoriale

se manca Il tetto sulla... spesa

da sinistra: MASSIMO IURINO (Laboratorio LBD - Altamura) ROBERTO PANNI (Odontoiatra - Branche a visita - Bari) TEO VACCA (Centro Analisi Cliniche San Paolo - Bari) FRANCESCO PIGNATELLI (Laboratorio Pignatelli - Lecce) MARIO DE MARTINO - (Biologo del Laboratorio Romano) - Lecce

LA REGIONE PUGLIA RIDISTRIBUISCE I BUDGET CHE LE STRUTTURE PRIVATE CONVENZIONATE POSSONO SPENDERE OGNI ANNO, GETTANDO NEL CAOS IL SETTORE AMBULATORIALE. LICENZIAMENTI A RAFFICA E LISTE D’ATTESA BLOCCATE. ANCORA

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n pieno marasma “piano di rientro da 500 milioni” l’assessorato alla Salute della Regione Puglia ha rivoluzionato i criteri per l'assegnazione del budget annuale alle strutture private convenzionate ambulatoriali (Dgr 1500 del 25 giugno 2010). La ragione deriva da una segnalazione dell’Autorità garante della concorrenza che risale al 2008 in cui si rimproverava alla Regione di utilizzare un sistema di ripartizione dei fondi “cristallizzando le posizioni storiche

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GLI EFFETTI SONO TRAUMATICI, CON ALCUNI CASI LIMITE IN CUI SI REGISTRANO PER LE “PICCOLE” STRUTTURE AUMENTI DEL TETTO DI QUINDICI VOLTE E PER LE “GRANDI” ABBATTIMENTI DELL’80% degli operatori, producendo ingiustificate alterazioni delle dinamiche di mercato”. L’Antitrust concludeva auspicando “l’instaurarsi di condizioni concorrenziali”. La Regione ha inteso quindi agevolare la libera concorrenza attraverso una

“perequazione” dei budget assegnati, con un trasferimento di risorse da strutture di dimensioni maggiori verso operatori più piccoli. Senza quindi un reale riconoscimento della qualità e del livello tecnologico delle aziende. L’obiettivo di Tommaso Fiore, assessore regionale alla Sanità, è avvicinare i servizi sanitari convenzionati ai cittadini. L’Antitrust è però intervenuta nuovamente sull’argomento e il 22 ottobre scorso ha sancito che il DGR Puglia n. 2671/09 e la DGR n. 1500/10 non hanno risolto gli effetti distorsivi della concorrenza nella sanità privata pugliese. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato liquida in poche righe il provvedimento rilevando che “considerati le valutazioni e gli auspici già formulati (…), in merito alla determinazione dei budget per i laboratori di analisi cliniche anche con espresso riferimento alle strutture operanti nella Regione Puglia – quanto lamentato mediante la segnalazione in oggetto risulta coperto dalle valutazioni già formulate dall’Autorità, come peraltro ricordato da codeste associazioni nella segnalazione in oggetto”. Si da cioè ragione alle associazioni ricorrenti, reiterando sostanzialmente il proprio parere in merito all’esigenza di introdurre un diverso sistema di ripartizione dei tetti

di spesa. Si attendono ora gli esiti delle decine di ricorsi al Tar. La prima sentenza è attesa al Tar di Lecce per i primi del 2011. Chi si oppone alla 1500 sottolinea come i tagli sulle spese totali non superano il 2%, mentre l’effetto per le singole imprese – fa sapere il neo costituito Comitato per la libera scelta in sanità - è devastante, con alcuni casi limite in cui si registrano per i “piccoli” aumenti del tetto di quindici volte e per i “grandi” abbattimenti dell’80%. Il criterio con cui si sono ridistribuiti i tetti di spesa è la mera posizione geografica, cercando di ‘spalmare’ il budget sull’intero territorio, evitando posizioni forti. Ma che i piccoli non siano in grado di spendere l’improvviso portafoglio a disposizione, lo dimostra il fatto che oggi su un tetto annuo di 82 milioni, il 16% risulta ancora non impiegato. Tredici milioni su base regionale che i “piccoli” non hanno ancora speso, mentre i “grandi” hanno già esaurito in funzione della libera scelta del paziente. Il provvedimento regionale è stato poi recepito da ciascuna Asl in modo diverso. Brindisi è l’unica a non aver dato immediata esecuzione per l’anno in corso, pianificando però sin d’ora i programmi di attività 2011.

LE STRUTTURE CHE HANNO GIÀ CONSUMATO IL TETTO ENTRO SETTEMBRE, RITROVANDOSI IN OTTOBRE CON UN TETTO PIÙ “BASSO”, A CAUSA DELL’APPLICAZIONE DELLA NUOVA DELIBERA REGIONALE, NON HANNO POTUTO GARANTIRE LE PRESTAZIONI A CARICO DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE Bari e Taranto lo hanno interpretato nella maniera più traumatica – prova ne è che le liste d’attesa sono aumentate - valutando la retroattività del provvedimento per le prestazioni già erogate nei mesi di gennaio-settembre 2010. L’Asl di Lecce, temendo di perdere gli inevitabili ricorsi (lo ha scritto nero su bianco nella delibera correttiva) ha ritirato il principio di retroattività, applicando i nuovi tetti a partire dall’ultimo trimestre dell’anno; tuttavia non risulta siano state ancora pagate le prestazioni di luglio.


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// L’intervista // Sergio Di Tondo

tettI dI spesa: così le asl “Interpretano”

La protesta dei lavoratori delle aziende sanitarie di branca ambulatoriale colpite dal DGR/1500

SERGIO DI TONDO È DIRIGENTE AMMINISTRATIVO IN PENSIONE DELLE ASL PRIMA DI LECCE E POI DI BRINDISI, PER ANNI RESPONSABILE DEI RAPPORTI CONVENZIONALI CON LE AZIENDE ACCREDITATE E DELLA CONTRATTUALIZZAZIONE DELLE STRUTTURE PRIVATE. CON LUI ABBIAMO COMMENTATO GLI EFFETTI DELLA CONTROVERSA DELIBERA DI GIUNTA N. 1500/2010 La branca “ambulatoriale” accreditata, composta dai medici specialisti, laboratori analisi e centri radiologici e di riabilitazione che hanno subito un ridimensionamento dei budget a seguito dell’applicazione del DGR 1500, contestano il provvedimento che considerano un “regalo” regionale ai troppi neo-accreditamenti concessi negli ultimi anni. Oltre al merito della riforma protestano anche per la mancanza di preavviso e per la sostanziale retroattività dell’atto. Le ASL pugliesi hanno infatti da poche settimane corretto il tetto di spesa di ogni struttura, alzandolo o abbassandolo già con riferimento al 2010. Fa eccezione la sola ASL di Brindisi che ha

fissato la decorrenza al prossimo che c’erano una serie di prenotazioni anno. Perché secondo lei? Forse per- già in piedi, già ‘accese’, per cui il ché i neo accreditati a Brindisi sono modificare al ribasso i tetti di spesa di alcune strutture voleva dire venire pochissimi? Sicuramente questa è una delle com- meno a quell’impegno assunto con la ponenti, però è una filosofia applica- prenotazione circa la eseguibilità tiva del provvedimento regionale un della prestazione. po’ meno traumatica di quella di E per converso, le altre strutture che Lecce o di Bari. avessero ricevuto l’incremento del Per una serie di ragioni infatti ha so- budget assegnato, magari non sastanzialmente conservato i valori di rebbero state in grado in tempo reale spesa attribuiti alle singole strutture di assorbire la domanda, con ciò deper l’anno 2009 anche per il 2010 terminando quindi verosimilmente un pianificando però e sin d’ora, in ese- ulteriore scompenso sociale nei concuzione della delibera 1500 regio- fronti dei cittadini. Credo, ma è una mia interpretazione, nale, i programmi di attività 2011. Quindi, la Asl di Brindisi non ha vo- che sia stata la logica che ha sosteluto traumatizzare la coda dell’anno nuto la decisione finale del direttore 2010, anche perché per molte bran- generale di Brindisi. il tacco d’Italia 17 Dicembre 2010

Perché Bari e Lecce non hanno agito come Brindisi? Lo hanno fatto in parte, nel senso che hanno conservato per i 9/12 dell’anno e quindi fino a settembre i valori dell’anno precedente, e attribuito solo i valori che derivano dall’applicazione della nuova delibera regionale limitatamente al periodo ottobre, novembre e dicembre. Tutti i pazienti possono accedere in convenzione entro il limite dei tetti? Le strutture che hanno già consumato il tetto entro settembre, ritrovandosi in ottobre con un tetto più “basso”, a causa dell’applicazione della nuova delibera regionale, non hanno potuto garantire le prestazioni


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C’È IL RISCHIO CONCRETO DI CHIUSURA PER LE AZIENDE SANITARIE PRIVATE ACCREDITATE DANNEGGIATE DAL DGR 1500 a carico del servizio sanitario regionale. Quindi? Quindi c’è il rischio concreto che chiudano le attività. Ma lei, in base alla sua esperienza, ritiene credibile che questi operatori sanitari privati impediscano di fatto l’accesso alle strutture ai propri utenti-pazienti? Il problema è semplice. La struttura che non può più erogare prestazioni con oneri a carico del servizio sanitario regionale, due cose può fare: o le fa pagare al cittadino, oppure deve dire io non posso erogare più nulla. Quindi le attività, quindi gli operatori dipendenti se ne vanno, perché una struttura non può tenere in piedi un apparato di operatori che non potrà remunerare.

definito dalla Regione, per la sua immediatezza e radicalità, determina la perdita certa e secca della capacità erogativa di grosse Strutture (sino ad oltre il 50% della capacità consolidata nel tempo) e il contestuale caos nelle piccole strutture decentrate, che verosimilmente non avranno neanche la capacità organizzativa di fronteggiare in tempi brevi la maggiore domanda di prestazioni da parte dei cittadini”.

alle indicazioni dell’anti-trust, che avrebbe visto per gli anni precedenti solo la conservazione, in Puglia, delle posizioni storiche delle strutture. Con in più un intendimento lodevole: agevolare un riequilibrio sul territorio dei punti di erogazione, per avvicinare i servizi al cittadino. Il problema è che questo provvedimento non è stato né preceduto né sostenuto da una idonea pianificazione utile ad agevolare lo spostamento fisico delle strutture stesse verso territori comunali oggettivamente meno serviti. È ben noto che per la maggior parte dei casi si tratta di strutture complesse il cui eventuale spostamento in altro ambito territoriale necessita di tempi adeguati e comunque non certo immediati (come se si dovesse trasferire un banco di vendita di frutta e verdura). Il percorso

Da ex manager pubblico, vede un pericolo per la tenuta della stessa Asl? Cioè non avrà anche l’azienda sanitaria locale dei ritorni negativi? Lo stravolgimento dei criteri di attribuzione dei tetti di spesa determinerà con assoluta immediatezza le seguenti conseguenze: - la impossibilità per numerose strutture di poter continuare ad erogare

C’è stato, come ha detto Fiore, un “assalto alla diligenza”? Non è un assalto alla diligenza: un concetto va chiarito. La Regione non ha diminuito i fondi da destinare alla funzione della specialistica ambulatoriale, se non del 2%, che è un valore residuale. Ha voluto solo modificare i criteri di attribuzione di quei fondi tra le diverse strutture, e lo ha fatto, dice la Regione, secondo una logica di adeguamento

prestazioni sanitarie con oneri a carico del Servizio Sanitario Regionale, con conseguente grave disordine sociale; - l’obbligo, per i cittadini che intendessero continuare ad avvalersi per libera scelta e continuità terapeutica della stessa struttura ridimensionata nell’attribuzione del tetto di spesa, a sostenere il costo della prestazione a proprio carico; - la caduta verticale dei livelli occupazionali sino ad oggi garantiti dalle strutture, con conseguente grave danno per gli operatori del settore. Inoltre nel tentativo di migliorare la erogazione dei servizi sui territori più decentrati si viola il diritto di scelta del paziente, a vantaggio di strutture più piccole. Invece il diritto di scelta del paziente va tutelato a tutti i costi.

I lavoratori si appellano ai cittadini

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tuttI gIÙ dal “tetto”. nasce Il comItato per la lIbera scelta del cIttadIno In sanItÀ All’indomani della ridistribuzione dei tetti di spesa da parte della Regione Puglia, nasce il “Comitato per la Libera Scelta del Cittadino in Sanità”. Si tratta di un movimento spontaneo di un migliaio di medici, biologi, lavoratori dipendenti e collaboratori appartenenti a circa 80 strutture della sanità specialistica ambulatoriale, ovvero: studi medici delle branche a visita (odontoiatri, oculisti, cardiologi, ecc.), laboratori analisi, studi radiologici e di medicina nucleare, centri di terapia riabilitativa, nelle province di Bari, Bat, Foggia, Taranto, Brindisi e Lecce.

GLI OBIETTIVI 1) Informare tutti gli utenti del servizio sanitario regionale che la delibera di giunta n°1500 del 26-06-2010 viola il principio costituzionale della libertà di scelta del luogo di cura (sia pur nei limiti delle risorse disponibili) e mette in pericolo l’esistenza stessa della medicina specialistica accreditata. 2) Far comprendere all’opinione pubblica che la “riforma” è solo una ridistribuzione dei budget che non prevede alcun risparmio per le casse della Regione. 3) Difendere il posto di lavoro di centinaia di dipendenti delle strutture aderenti al comitato che fanno registrare tagli del budget che in alcuni casi arrivano fino all’80%. È ingiusto punire gli studi medici e le strutture sanitarie che negli anni hanno assunto personale specializzato, investito in tecnologie avanzate e incontrato il favore dei pazienti/utenti. L’ATTIVITÀ DEL COMITATO Il Comitato ha finora organizzato tre conferenze stampa a Lecce il 27 ottobre, a Bari il 6 novembre e a Taranto il 25 novembre. Ha prodotto una serie di interventi sulla stampa e ha cercato tenacemente di convincere l’Assessore Tommaso Fiore ad aprire un confronto per una analisi delle gravi conseguenze causate dalla DGR 1500. Il 30 novembre presso il comune di Altamura si è tenuto un consiglio comunale monotematico sull’argomento, mentre il previsto incontro tra rappresentanti del Comitato e l’assessore Fiore del 7 dicembre è saltato all’ultimo momento. Questo Comitato spontaneo per la Libera Scelta del Cittadino in Sanità, oltre

al nome altisonante, è per certi versi un’anomalia nel panorama delle relazioni sindacali: in primo luogo perché riunisce lavoratori e dipendenti, uniti in una battaglia per la sopravvivenza che non avrebbero mai pensato di dover combattere. Poi perché ha una distribuzione molto omogenea tra le sei province pugliesi, con forte rappresentanza di Bari, Lecce, Bari e Bat. Poi perché ne fanno parte in maniera abbastanza equilibrata i medici specialisti delle branche a visita e i laboratori analisi, due mondi dell’”ambulatoriale” che non hanno mai avuto occasione di condividere un percorso comune, insieme peraltro a centri di radiologia, medicina nucleare e fisioterapia (seppur con meno strutture rispetto alle prime due categorie). Il Comitato ha un profilo facebook con circa 1500 “amici” e si caratterizza per la volontà di alzare il livello del coinvolgimento dei pazienti e utenti, senza ricorrere tuttavia alla serrata o all’interruzione del servizio. Per una materia tecnica come quella dei tetti di spesa nella branca ambulatoriale non è facile attirare l’attenzione degli opinion leader, eppure anche il presidente di Confindustria Puglia Piero Montinari è intervenuto sull’argomento, invitando la politica a riflettere sui danni per le imprese e per i lavoratori, oltre che per l’utenza.

LA PROPOSTA Secondo il Comitato, se si voleva introdurre un criterio più concorrenziale, come peraltro prescritto dall’Antitrust, la soluzione più corretta sarebbe stata il “tetto unico di branca”. Un meccanismo che, pur con l’introduzione di opportuni meccanismi di salvaguardia da comportamenti opportunistici e di limitazioni del rischio di abuso di posizione dominante: a) garantisce la libera scelta del cittadino nell’ambito di ciascuna ASL b) garantisce la continuità assistenziale fino alla fine dell’anno c) instaura un meccanismo virtuoso di competizione sulla qualità (come prescritto dall’Antitrust) d) permette a tutti di crescere e di affermarsi secondo i reali meriti di ciascuno e) non comporta aumenti, nemmeno di un euro, delle risorse economiche programmate.

Taranto - Sala conferenze Confindustria

Bari - Villa Romanazzi Carducci

Lecce - Sala stampa della Provincia


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// Inchiesta // Il caso Calabrese

pet-tac: per lecce la regIone non assegna soldI

LA STORIA DI UN PARADOSSO DELLA BUROCRAZIA. DOPO ANNI DI CARTE BOLLATE E RICORSI IN GIUDIZIO, LA PET-TAC DI CAVALLINO HA L’APPROVAZIONE DI REGIONE E ASL. È CONVENZIONATA CON IL SISTEMA SANITARIO REGIONALE, MA NON VENGONO ASSEGNATE RISORSE PER IL RIMBORSO DELLE PRESTAZIONI di MARIA LUISA MASTROGIOVANNI Le prestazioni Pet-Tac costituiscono allo stato attuale il più avanzato sistema diagnostico per le patologie oncologiche. L’indagine Pet-Tac infatti consente la valutazione di pazienti oncologici, della vitalità miocardica e del metabolismo cerebrale nelle malattie neurovegetative. La Pet-Tac ha quindi acquisito un ruolo clinico-diagnostico estremamente rilevante, sia in campo oncologico, sia in quello cardiologico e neurologico, perché in grado di fornire precocemente informazioni di

tipo “funzionale” che spesso prece- Poiché la Regione (regolamento redono l’insorgenza di una condizione gionale n. 14 del 30-6-09) ha pianipatologica, considerata una presta- ficato che vi sia una Pet-Tac ogni zione con funzione “salvavita”. 750mila abitanti, ne consegue che la Di tali importantissime apparecchia- struttura di Calabrese dovrebbe inture vi è una ingiustificata carenza in tercettare l’intera domanda dei citmolte Regioni meridionali ed in par- tadini appartenenti all’ambito ticolare in Puglia, che annovera ad dell’Asl Le. oggi solo 5 postazioni pet pubbliche: Il Centro Calabrese è in possesso di 3 presso strutture pubbliche: gli tutti requisiti di legge per rispondere ospedali di San Giovanni Rotondo, alla domanda del territorio di apparBari, Barletta, Brindisi e una privata tenenza, avendo ricevuto il definitivo accreditata presso l’azienda Cala- nulla osta, dopo lungo e tortuoso iter brese a Cavallino. burocratico e giudiziario, da parte il tacco d’Italia 20 Dicembre 2010

LA REGIONE HA ASSEGNATO PER L’INTERA BRANCA RADIOLOGICA DI TUTTA LA REGIONE SOLO 180MILA EURO. QUANTO BASTA PER UN SOLO MESE DI PET-TAC FATTE A CAVALLINO


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Sala d’attesa

Particolare della Pet-tac

della Asl di Lecce il 13 luglio scorso. Da allora e fino al 20 novembre scorso la pet-Tc Calabrese ha già eseguito per 803 pazienti circa 1000 esami. La lista d’attesa, peraltro con tempi brevissimi di massimo una settimana, riguardano circa 200 pazienti fino al 31 dicembre. Nonostante questo la Regione Puglia

Giuseppe Calabrese

ha fissato un budget irrisorio per l’intera ‘branca’, pari a poco più di 180mila euro con espressa esclusione proprio delle prestazioni di PETTC che, a tutt’oggi, non risultano contrattualizzate dalla ASL LE. Di fatto costringendo i pazienti ad andare fuori regione, facendo lievitare i costi a carico del SSN.

Calabrese infatti aveva concordato una tariffa a carico del SSN al minimo tra quelle previste, di gran lunga al di sotto di quanto oggi la Regione paghi per ogni Pet-Tac eseguita al nord. Ma il budget assegnato copre le prestazioni per un solo mese di esercizio, di fatto annullando tutti i benefici per i pazienti, che derivano dall’avere una struttura pet-tac di altissima tecnologia, in loco. Infatti secondo il regolamento regionale 14/09, essendo una struttura privata convenzionata accreditata, dovrebbe vedersi assegnato un budget minimo pari a quello necessario per coprire le prestazioni richieste dal territorio di riferimento, ossia 1500 Pet-Tac all’anno, per 750mila abitanti. Così non è stato. Il paradosso è proprio questo: che da un lato la Regione e la Asl hanno approvato la convenzione con la pet-Tac di Cavalino, dall’altra non hanno assegnato un budget alla struttura. Intanto aumentano di mese in mese i viaggi della speranza e anche le liste d’attesa. A causa della storica carenza di strutture Pet-Tac in Puglia e con l’aumentare delle malattie neoplastiche (dati forniti dalla Ares Puglia e dalla Svim Service-Puglia) si evidenzia un trend di crescita costante di pazienti che si rivolgono alle strutture fuori Provincia di Lecce e fuori dal territorio della Regione Puglia. Si tratta di pazienti in lista da mesi in strutture fuori Regione per i quali la vicinanza della struttura e l’immediatezza della prestazione compor-

terebbe non solo l’alleviare i disagi fisici e psicologici a seguito dei ‘viaggi della speranza’, ma anche la possibilità di un’aspettativa di vita più lunga. È noto che le prestazioni ‘salva vita’, quale è la Pet-Tac, hanno proprio l’obiettivo di avere certezza della diagnosi per poter intervenire rapidamente. I numeri delle persone che ogni anno affrontano fatica e spese per fare la Pet-tac presto e fuori Regione fanno indignare. Nel 2009, 4.975 persone sono andate fuori regione per la Pet-Tac, per un costo a carico delle casse pubbliche di quasi 6,5 milioni di euro. Nel 2009, 1.100 pazienti provenienti dalla sola Asl-Le, cioè il territorio di riferimento di Calabrese, si sono rivolti alle altre strutture Pet-tc presenti in Puglia, per un costo di circa due milioni di euro. Significa che la Pet-Tac di Cavallino è commisurata, esattamente come impone la legge, al territorio di riferimento e alla domanda. Perché allora non assegnare subito il budget per quei 1500 pazienti che ogni anno potrebbero usufruirne? Che cosa resta loro da fare, dunque? La Pet-Tac di Calabrese, attendendo risposte dalla Regione, sta comunque effettuando gli esami Pet-Tac in regime di convenzione, i pazienti possono prenotare e pagare solo il ticket previsto (e non oltre mille euro, che è il costo della prestazione). In attesa che la burocrazia si dia una mossa.

I numeri

4.975

2 milioni di euro

Le persone che nel 2009 sono andate fuori regione per la Pet-Tac

Il costo a carico del servizi sanitario regionale per le Pet-Tac dei salentini fatte nel resto della Puglia

6,5 milioni di euro

1.500

Il costo a carico delle casse pubbliche per i viaggi della speranza

I pazienti che ogni anno possono rivolgersi alla Pet-Tac di Cavallino

1.100

180 mila euro

I pazienti della Asl-Le che nel 2009 hanno fatto la Pet-Tac fuori provincia, ma in Puglia

Il budget assegnato alla Regione. Basta solo per un mese di Pet-Tac

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// Inchiesta //Pubbliche eccellenze

breast unIt. al fazzI Il cancro sI combatte In ‘pool’ COMPIE UN ANNO DI ATTIVITÀ LA “BREST UNIT” PRESSO IL VITO FAZZI: UN GRUPPO INTERDISCIPLINARE PER IL TRATTAMENTO DEL CARCINOMA MAMMARIO CHE AFFRONTA OGNI SINGOLO CASO IN RIUNIONI SETTIMANALI COLLEGIALI, PIANIFICANDO TUTTI GLI INTERVENTI NECESSARI PER LA PAZIENTE di MARIA LUISA MASTROGIOVANNI In un anno la “Breast unit” ha valutato più di 250 nuovi casi di pazienti affette da neoplasia mammaria del Salento, che sono state valutate in 44 riunioni settimanali. L’unità è composta da undici medici specialisti di diverse branche della medicina; dal chirurgo plastico al radiologo, dall’oncologo medico allo psicologo, dal radioterapista al fisiatra. Sono coordinati dal primario di Oncologia del Fazzi e un addetto amministrativo si occupa di pianificare, programmare, prenotare, per ogni singola paziente, ogni analisi e ogni indagine diagnostica pre e post intervento. Per Rosachiara Forcignanò, responsabile del day-hospital oncologico, si tratta di “un sogno che si realizza”. “Il tumore alla mammella – spiega la Forcignanò - è forse quello che maggiormente implica un coinvolgimento multidisciplinare per le sue specificità biologiche compresa la delicata branca della psicologia oncologica. Il fattore critico di successo della nostra Breast Unit è proprio quello umano. Cerchiamo perciò, con un lavoro di squadra, di seguire la paziente non trascurando l’aspetto psicologico e naturalmente tutti gli effetti collaterali che la terapia oncologica comporta.

UNDICI MEDICI HANNO TRATTATO 250 CASI DI TUMORE IN 44 RIUNIONI SETTIMANALI. AL 50% DELLE DONNE IN TERAPIA PRESSO IL FAZZI È STATA PRESCRITTA LA SOLA TERAPIA ORMONALE, NON LA CHEMIO Ecco: è proprio questo che sognavo di fare. Aiutare ed incoraggiare le donne a vivere meglio questa dolorosa esperienza con la consapevolezza da parte loro che a fianco al loro percorso ci sono professionisti consapevoli, interessati e sensibili al loro disagio e alla loro sofferenza”. La caratteristica che contraddistingue il gruppo è dunque la multidisciplinarietà, che consiste nella discussione collegiale che avviene ogni settimana, in cui partecipano tutti gli specialisti allo scopo di consigliare alla paziente il miglior percorso diagnostico-terapeutico attraverso una decisione condivisa da più specialisti. La paziente una volta operata non viene lasciata il tacco d’Italia

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a se stessa nella difficoltà logistica di prenotarsi da sola ed eseguire esami strumentali, e di dover provvedere da sola a prenotare le visite dagli altri specialisti (es radioterapista o oncologo), ma viene “accompagnata” dal personale addetto. Per il 50 % delle donne seguite dalla Breast unit del Fazzi è stata prescritta la sola terapia ormonale, “sfatando quel mito ormai appannaggio solo delle oncologie di scarsa qualità - dice il primario Lorusso - che la donna operata di tumore al seno debba per forza fare la chemioterapia per evitare la ricaduta”. Il trattamento ormonale, infatti, quando indicato, consente identiche possibilità di “protezione” senza i noti effetti collaterali spesso devastanti della chemioterapia. I dottori della Breast Unit, hanno inoltre stilato le Linee guida per la diagnosi ed il trattamento del carcinoma mammario che sono state inviate per approvazione a tutte le Unità di Oncologia della provincia di Lecce allo scopo di omogeneizzare i percorsi e le terapie, perché la donna salentina affetta da cancro del seno abbia in ogni punto della Rete Oncologica Salentina identiche possibilità di cura evitando inutili viaggi della speranza, con la consapevolezza di avere il più vicino Dicembre 2010

possibile alla propria abitazione un luogo dove curarsi e guarire.

ROSACHIARA FORCIGNANÒ, RESPONSABILE DEL DAY HOSPITAL ONCOLOGICO: “È UN SOGNO CHE SI REALIZZA. UN GRUPPO DI STUDIOSI CHE COMBATTE IL TUMORE AL SENO”

Rosachiara Forcignanò


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“effIcIentI, senza sprechI” Vito Lorusso, coordinatore della Breast unit del Vito Fazzi di Lecce e primario di oncologia al nosocomio del capoluogo

Vito Lorusso

La Breast unit è attiva al Vito Fazzi da un anno. Quali gli obiettivi per cui è nata? “Volevamo offrire un servizio in più alle donne operate al seno. Finora, una

volta operata, la donna veniva lasciata a se stessa: venivano date ovviamente indicazioni sugli esami da eseguire, ma al trauma da affrontare, si aggiungeva la fatica e anche la sofferenza di dover affrontare da sola il percorso terapeutico. In centri altamente qualificati, soprattutto all’estero, e in Italia nell’Istituto Loieo e nell’Istituto tumori di Milano di Veronesi, al contrario, la paziente è accompagnata nel suo percorso di guarigione. Ecco: la Breast unit attiva al Fazzi da un anno compete tranquillamente con i centri di alta qualità”. Con quali risorse va avanti la Breast unit? “Non abbiamo budget. I risultati sono raggiunti grazie ad una migliore organizzazione delle risorse umane. I soldi del contratto di lavoro della coordinatrice, ad esempio, arrivano dai contributi che riceviamo per la sperimentazione dei farmaci che effettuiamo a livello ministeriale”. Qui fate ricerca? “Certo, siamo un Centro di sperimen-

IL TUMORI IN SALENTO SONO IN AUMENTO, SEGUENDO UNA TENDENZA GENERALIZZATA IN ITALIA. LE CAUSE? SOPRATTUTTO LO STILE DI VITA, IL CIBO, L’AMBIENTE tazione sulle neoplasie al seno, per esempio studi osservazionali”. Quante sperimentazioni portate avanti? “Al momento abbiamo 35 sperimentazioni attive. Intorno ai cento pazienti l’anno sono inseriti nei programmi di ricerca e riguardano tutte le patologie tumorali, non solo quelle al seno”. Da quanto si fa ricerca? “Da quando sono arrivato qui: il 1° marzo 2006”. Come si inserisce la Breast unit nella programmazione regionale? “Il Piano sanitario di salute emesso da Vendola nel 2009 dice che gli ospe-

dali si devono organizzare nei ‘gruppi multidisciplinari di patologia’. Tutte la patologie vengono affrontate in maniera multidisciplinare ma per la Breast unit abbiamo particolare cura, perché il tumore alla mammella è quello a maggiore incidenza. È il tumore più diffuso”. Perché? “Non si sa”. Fattori ambientali? “Possiamo fare tutte le ipotesi, ma nessuna prova concreta. Per fortuna non è il tumore a maggiore mortalità, perché il 50% guariscono. Ci sono altri tumori, come quello al polmone, che ha una mortalità del 90 percento”. I tumori nel Salento stanno aumentando o no? “I dati ufficiali, quelli del Registro tumori ionico salentino, ci parlano di un aumento in linea con l’aumento dei tumori nel resto d’italia. C’è insomma un generale aumento dei tumori, per motivi probabilmente correlati al nostro stile di vita, al cibo, all’ambiente”.


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// Inchiesta sanità //Le avanguardie

cannabIs. oggI In puglIa è una medIcIna SIAMO LA SECONDA REGIONE IN ITALIA. PRIMA DELLA PUGLIA, LA TOSCANA HA INCLUSO I DERIVATI DELLA CANNABIS TRA I FARMACI CONVENZIONATI CON IL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE, PER CURARSI DALLA SCLEROSI MULTIPLA E PER ALLEVIARE IL DOLORE. RISPARMIANDO SOLDI E SOPRATTUTTO, AVENDO RISULTATI

di MARIA LUISA MASTROGIOVANNI

del 15 marzo scorso la promulgazione della legge nazionale sulle cure palliative, la numero 38. Sancisce il diritto della persona a non soffrire, ad alleviare il dolore. Un mese prima la Regione Puglia aveva dato il via libera all’utilizzo dei farmaci a base di cannabis per i malati terminali in Puglia: da oggi sono a totale carico del servizio sanitario regionale. La delibera di giunta (n. 308/10 del 9 febbraio scorso) firmata dall’assessore alla sanità Tommaso Fiore, uno degli ultimi atti del primo governo Vendola, infatti, autorizza le farmacie ospedaliere delle aziende sanitarie a garantire l’erogazione dei cannabinoidi a carico del Servizio sanitario regionale, in caso di carenza sul mercato italiano. Significa che i farmaci dovranno essere somministrati a pazienti in regime di ricovero o in day hospital o in regime di assistenza domiciliare integrata. La Puglia è la seconda in Italia, dopo la Toscana, ad “aprire” ai derivati della cannabis per uso terapeutico che, tuttavia devono essere importati in quanto, lo conferma la determina della Puglia, nel nostro Paese non sono disponibili formulazioni commerciali registrate.

È

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di applicazione è molto vasto. Nel 2007 un decreto ministeriale aveva inserito le principali sostanze psicoattive naturali derivate dalla cannabis sativa (il delta-9 tetraidrocannabinolo - THC; il Cannabidiolo - CBD), tra quelle che potevano essere importate in mancanza di “valide alternative” sul mercato italiano. Recependo e applicando quel decreto dunque, la Puglia autorizza ad utilizzare i derivati della cannabis, sempre e solo in mancanza di “valide alternative”, solo come terapia del dolore e solo per pazienti ricoverati. Tra le patologie ammesse alla cura e al rimborso: spasticità secondaria a malattie neurologiche, nausea e vomito non sufficientemente controllati indotte da chemioterapia o radioterapia, dolore cronico neuropatico che non risponde ai farmaci disponibili. Per avere accesso ai nuovi farmaci, è necessario seguire un rigido iter: i pazienti per iniziare la somministrazione devono essere ricoverati. Solo successivamente potranno continuare la terapia a casa. Possono essere prescritti solo dal medico specialista in neurologia, oncologia o preposto al trattamento della terapia

Di fatto quindi, la lunga trafila burocratica per l’approvvigionamento dall’estero dei farmaci, rimane, ma a farla saranno le Asl di competenza, che poi pagheranno anche il conto: una sola confezione di medicinale costa 600

NE POTRANNO BENEFICIARE UN ESERCITO DI NOVEMILA AMMALATI DI TUMORE CHE OGNI ANNO MUOIONO NELLA NOSTRA REGIONE E QUATTROMILA AMMALATI DI SCLEROSI euro ed è sufficiente per un mese. Potranno beneficiare del rimborso sanitario i malati terminali di cancro o i pazienti affetti da sclerosi multipla, in quanto l’utilizzo dei cannabinoidi è previsto come trattamento nella terapia del dolore. Ne potranno beneficiare un esercito di novemila ammalati di tumore che ogni anno muoiono nella nostra Regione e quattromila ammalati di sclerosi. Per iniziare. Perché in realtà il campo il tacco d’Italia

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del dolore, alle dipendenze di strutture sanitarie pubbliche. La certificazione ha una validità di sei mesi e la prescrizione 30 giorni. La farmacia ospedaliera, ricevuta la prescrizione medica, può ordinare il farmaco tramite l’Ufficio centrale stupefacenti del ministero della Salute. Non si possono acquistare quantitativi superiori a quelli necessari a coprire una cura di sei mesi. Superato questo periodo, la trafila ricomincia. Per i malati di sclerosi multipla, quelli che maggiormente saranno interessati dal provvedimento, questa decisione è un importante successo. In tutto il mondo infatti si sono registrati importanti miglioramenti nella sintomatologia, fin quasi a farla scomparire del tutto. Già il 28 novembre 2009 la Puglia aveva dimostrato grande attenzione a questa patologia, quando partirono i contributi-assegni di cura per i malati di SLA disposti dall’assessore regionale alla Solidarietà, Elena Gentile, oggi in odore di riconferma. Una tappa importante a cui si aggiunge quest’ultima della gratuità delle cure tramite i cannabinoidi.


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“Io mI curo con la marIa” Il racconto di chi non si arrende. Né alla malattia, né alla burocrazia

Andrea Trisciuoglio

Ha 32 anni, una moglie, un bambino di otto. È da sette anni responsabile per la Puglia dell’associazione Luca Coscioni e da quattro è ammalato di sclerosi multipla. Andrea Trisciuoglio, da Foggia, dove vive, ha fatto arrivare la sua voce in tutta Italia, in tutte le stanze del potere. È stato lui, insieme alla sua associazione, a scrivere una lettera dai toni decisi a Nichi Vendola, nel 2009. Il testo della determina di Giunta regionale che ha fatto il giro d’Italia, la 308 del 9 febbraio scorso, è stato scritto anche su sua proposta e della sua associazione. È divenuto un punto di riferimento per decine di cittadini malati che tentano di orientarsi nel caotico mondo italiano della cannabis terapeutica: in Italia sono 58mila, un nuovo malato

ogni quattro ore. In Puglia quattromila. Quando scopre di essere ammalato, inizia a girare mezza Italia scoprendo il tabù della cannabis terapeutica: “Nonostante la legge autorizzi l’importazione e il consumo, alla Asl di Foggia non ho trovato un medico che volesse prescrivere il farmaco”. Va avanti per mesi, ad essere rimbalzato di Asl in Asl finché non riesce a

ANDREA TRISCIUOGLIO, 32 ANNI, UN BIMBO DI 8, AMMALATO DI SCLEROSI MULTIPLA DA 4 ANNI. CON LA CURA A BASE DI CANNABIS HA DETTO ADDIO ALLA CARROZZELLA

convincere quella di Foggia con una argomentazione puramente economica: perché continuare a spendere tremila euro al mese per la mia flebo di Tysabri, quando con 140 euro di Bedrocan si potevano ottenere risultati migliori”? La Asl si è così impegnata a importare il farmaco e sostenere le spese. “Un sintomo caratteristico della sclerosi – dice Andrea – è la rigidità del corpo. Progressivamente si diventa rigidi come pietre. Si chiama ‘ipertono’. Il farmaco convenzionale che mi era stato prescritto non sortiva alcun effetto. Con il Bedrocan (che contiene Thc e Cbd) gli spasmi delle mani si sono calmati, e così anche i dolori lancinanti alle ginocchia”. Così, finalmente, Andrea ha potuto dire addio alla carrozzella.

INFORMATIVA SULLA PREVENZIONE DEL RISCHIO LEGIONELLA LA LEGIONELLOSI, o malattia dei legionari, è una grave forma di polmonite che viene contratta per via respiratoria mediante l’inalazione o microaspirazione di aerosol in cui è contenuto il batterio del genere Legionella. La letalità media di tale malattia è del 10%, ma può arrivare fino al 30-40% nei casi nosocomiali. Le Legionelle sono ampiamente diffuse in natura, dove si trovano principalmente associate alla presenza di acqua calda: si riproducono tra 25 e 45 °C, ma sono in grado di sopravvivere in un range di temperatura più ampio, tra 5,7 e 63 °C. Le infezioni da Legionella rappresentano un problema importante, tanto che sono sottoposte a sorveglianza speciale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha istituito nel 1983 il Registro Nazionale della Legionellosi. Per assicurare una riduzione del rischio è necessario un monitoraggio continuo degli impianti, l’adozione di misure di prevenzione idonee e un costante aggiornamento su tale problematica: La normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro (81/08) colloca L. pneumophila al rischio 2 tra gli agenti biologici ed impone al direttore di effettuare la valutazione del rischio biologico e della contaminazione non solo per tutelare la salute dei propri pazienti ma anche come datore di lavoro per i propri assistenti, nel caso di ambulatori con prestazioni specialistiche. La Regione Puglia, mediante l’art.10 della L.R. 45/08 sancisce l’obbligo da parte di Ospedali pubblici e privati, strutture sanitarie ed ambulatoriali con funzione di prestazione specialistica (secondo il decreto del Presidente della Repubblica 801/97) di redigere un documento della valutazione del rischio da esposizione ad agenti biologici, non solo, ma anche un’ispezione periodica dei sistemi di aerazione, condizionamento, raccolta e distribuzione idrica. Infine con l’accordo stabilito in data 4 aprile 2000 in sede di conferenza Stato-Regione e pubblicato nel G.U. n. 103 del 5 maggio 2000, recante “Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico-ricettive e termali” e con gli accordi sanciti in data 13 gennaio 2005 e pubblicati in G.U. n. 28 del 4 febbraio del 2005, corre l’obbligo per le strutture turistico recettive, per le strutture

sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, per gli impianti sportivi, centri benessere e strutture termali di procedere alla “Valutazione del rischio legato all'infezione da Legionella” ed elaborare un documento ai fini dell'Autocontrollo, specifico per la struttura. Tale documento dovrà riportare: • la nomina di un responsabile per la gestione del rischio; • descrizione e ispezione della struttura e degli impianti (mappa della rete idrica); • individuazione dei pericoli e valutazione dei rischi mediante un’attenta analisi delle condizioni di normale funzionamento dell’impianto idrosanitario al fine di individuarne i punti critici; • descrizione delle misure di prevenzione a riduzione del rischio e l’applicazione delle misure di controllo e interventi da effettuare al fine di ridurre al minimo il rischio evidenziato; • programmazione della sanificazione e informazione e formazione (documentata) del personale. Dovrà inoltre essere istituito il “Registro degli interventi”, ovvero un documento riassuntivo degli interventi di manutenzione ordinari e straordinari sugli impianti idrici e di climatizzazione. Dovranno essere eseguite analisi microbiologiche sull’acqua e ambientali per la ricerca ed il conteggio della Legionella sui punti critici dell’impianto idrico e di climatizzazione. La periodicità dell’analisi del rischio e la rielaborazione del documento deve essere effettuata regolarmente, con frequenza almeno biennale e ogni volta che ci sia motivo di pensare che la situazione si sia modificata (ad esempio: ristrutturazioni, rifacimento dell’impianto). L’analisi deve, comunque, essere rifatta ad ogni segnalazione di un possibile caso di Legionellosi. È opportuno che tali controlli siano eseguiti da personale preparato e specializzato nel settore. Per informazioni e contatti:

Biotecgen s.r.l., via Leuca, 174 - 73100 LECCE - Tel. 0832 349 659 info@biotecgen.it Co.Se.Lab.A., via Maggiore Baracca snc - 73043 COPERTINO (Le) Tel 0832 947 539 • coselaba@libero.it PUBBLIREDAZIONALE


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(in collaborazione con la rivista “CruciSalento”)


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//Controcanto

di MAURIZIO MURATORE*

fIat lux LA LISTA DELLE COSE CHE BRILLANO (nel bene e nel male) NELLA SANITÀ • Politica sanitaria o sanità politica • Curare: atto clinico o politico • Lista d’attesa • L’equivoco delle lista d’attesa: arma di demagogia politica! • Lista d’attesa: aumentare il lavoro e non il personale • Le indagini richieste dal paziente e non dal medico • La criticità fra paziente richiedente e medico resistente • Accanimento terapeutico: fra eticità laica e condizionamento ideologico-religioso • Testamento biologico: libera autodeterminazione o legalitarismo statalista • Medicina difensiva • Avvocati incalzanti • Vietato morire • Il ticket • Gli esenti ticket • Visitare prima di prescrivere • I certificati medici • I falsi invalidi • Lavorare sempre in emergenza • I centri di riabilitazione • Diventare vecchi: una forma di classismo strisciante • Per ogni cinque pensionati solo una sostituzione • Il furto dei tempi all’atto medico da parte di una burocrazia • Burocrazie: carte, firme, firme, carte; visitare… dopo se rimane tempo • Burocrazia: qualità formale o qualità sostanziale • Curare è meglio che prevenire • Medicina territoriale • Medicina dispersiva versus medicina intensiva

• Un ospedale per ogni campanile o un ospedale campanile: qualità o quantità • Un malato non è un posto letto • Sanità privata... convenzionata • Tetti di spesa • Viaggi della speranza: responsabilità politica, mancanza di informazione o atavica sfiducia • Viaggi della speranza: luogo comune malgrado le grandi professionalità locali • La qualità dell’accoglienza: un valore aggiunto • La qualità dell’accoglienza in ospedale: un valore aggiunto sempre trascurato • L’umiltà di riconoscere i propri limiti e demandare • Diritto alla salute o diritto alle cure? • Non importa il costo del farmaco se questo riesce a modificare la malattia • Maggiore i costi farmaceutici o risparmio in disabilità • Malasanità riconosciuta • Buona sanità misconosciuta • Malasanità: è solo e sempre comportamento colposo del medico oppure carenze organizzative, strutturali e pressione lavorativa • Promesse mai mantenute • Speranza e fiducia mai persa • Diritto alla salute: se ti ammali è colpa di qualcuno • Che il signore non ci faccia mai ammalare • ..... *direttore responsabile di “Salento medico”, rivista dell’Ordine dei medici della Provincia di Lecce

IndoVIna chI è

“bestiario pubblico. ovvero: come nascono nuovi improbabili personaggi sulla scena”

IL MAXI ASSESSORE PUGLIESE DELLA SANITÀ


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