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// L’Editoriale

L’Editoriale

di Maria Luisa Mastrogiovanni

Q

ALLA SCOPERTA DEL SALENTO NASCOSTO. LA GUIDA DEL TACCO IN STILE “ROUTARD”

Questo numero del Tacco d’Italia è tutto speciale: abbiamo voluto proporvi un prodotto editoriale unico nel Salento: una vera e propria guida pensata su misura per chi abbia voglia di andare alla scoperta di scorci esotici e di tradizioni autentiche, di sapori e odori puri e inalterati. Abbiamo pensato ad una guida in stile “Routard”, che porti per mano il visitatore senza togliergli mai il gusto della scoperta e, soprattutto, la libertà di organizzare il proprio itinerario. “Alla scoperta del Tacco d’Italia” vuole dare consigli utili e le giuste dritte per immergersi in un territorio che è capace di regalare emozioni indimenticabili. Abbiamo cercato di guardare al Salento con lo sguardo meravigliato di chi lo vede per la prima volta e insieme con la profonda conoscenza di chi lo vive quotidianamente. Amandolo, molto, e odiandolo, spesso. E quale modo migliore di assaporare un territorio se non quello di masticarne l’idioma, magari in modo sgangherato, ma con il piacere, ancora una volta, di sentirsi veramente parte di esso?

Per questo le singole sezioni della guida sono presentate con la versione dialettale e all’interno dei percorsi abbiamo inserito alcuni modi di dire idiomatici che aprono piccoli scorci su curiosità e usanze locali. Il viaggio è un’arte che va coltivata e i salentini, nei secoli, hanno coltivato quella dell’accoglienza dei viaggiatori. Quando avrete perso la bussola (a causa delle spesso insensate indicazioni stradali salentine) non esitate ad andare nella piazza centrale del paese e a chiedere informazioni: si formerà immediatamente un capannello di curiosi e ci sarà qualcuno disposto ad accompagnarvi, invitandovi a seguire la sua macchina

con la vostra, fino a farvi imboccare la direzione giusta. Il salentino trova sempre il tempo di mostrarvi la faccia bella del “suo” Salento: il posto giusto dove fare la spesa, dove fare il bagno, dove bere o divertirsi. Magari vi dirà “Tinne ca te mannu ieu”: e voi avrete il buon senso di approfittare della sua disponibilità. Siete liberi di non farlo (il salentino rispetta prima di tutto la libertà altrui) ma se non lo fate, vi considererà non degni della sua stima, perché poco furbi. “Dì che ti mando io”, è un modo di fare profondamente salentino: la raccomandazione positiva, l’abbattimento immediato, con il proferire quella frase, di tutte le formalità, la garanzia di qualità della persona che si ha davanti perché legata ad un’altra (quella che “ti manda”), che già gode della stima dell’interlocutore. Per toccare il Salento autentico, bisogna scavare e saper vedere. Bisogna anche sapere aspettare. Per questo negli spazi “Ota ca trovi” (letteralmente, “gira che trovi”), segnaliamo le curiosità e le particolarità che possono rappresentare delle piacevoli digressioni agli itinerari. “Ota ca trovi, dimmanna ca sai”, si dice nel Salento, cioè “vai in cerca, che troverai, chiedi che saprai”, insieme un invito alla scoperta ma anche un incoraggiamento a non fermarsi mai, a non scoraggiarsi, perché è sempre dietro l’angolo la soluzione giusta. In queste due pillole e in quelle che rappresentano l’apertura di ogni sezione della guida, abbiamo voluto riassumere lo spirito salentino, magistralmente interpretato dalle fotografie del reporter Roberto Rocca: uno studio sugli spazi lunghi, come i tempi, lunghi e lenti, del vivere contemplativo ed edonistico, tipico di

questo tacco d’Italia, che Rocca sta portando avanti da cinque anni e che stiamo raccogliendo in un suggestivo album, del quale vi diamo un assaggio in questa guida ma che speriamo di riuscire a dare alle stampe quanto prima. Buon viaggio, dunque e buone vacanze.

Il mensile del salento Anno VI - n. 62 - Agosto-Settembre 2009 Iscritta al numero 845 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 27 gennaio 2004

EDITORE: Nerò Comunicazione - Casarano - P.zza A. Diaz, 5 DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Luisa Mastrogiovanni HANNO COLLABORATO: Mario Maffei, Laura Leuzzi, Antonio Lupo, Giuseppe Finguerra, Lamberto Coppola, Flavia Serravezza, Irene Toma, Valentina Chittano, Angela Leuzzi, FOTO: Dove non segnalato archivio del Tacco d’Italia COPERTINA: Roberto Rocca REDAZIONE: p.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - Tel./Fax: 0833 599238 E-mail: redazione@iltaccoditalia.info PUBBLICITÁ: marketing@iltaccoditalia.info - tel. 3939801141

Unione Stampa Periodica Italiana Tessera n° 14705 STAMPA: Master printing srl - Modugno (Ba) DISTRIBUZIONE: In abbinamento a Nuovo Quotidiano di Puglia ABBONAMENTI: 15,00 Euro per 10 numeri c/c n. postale 54550132 - intestato a Nerò Comunicazione IL PROSSIMO NUMERO IN EDICOLA IL 1º OTTOBRE 2009

Tutti gli appuntamenti dell’estate sono su www.iltaccoditalia.net. Sul sito troverete uno spazio dove lasciare le vostre segnalazioni: locali, curiosità, dettagli che vi hanno colpito. I migliori, firmati da voi, saranno inseriti nella guida “Alla scoperta del Salento nascosto 2010”.


Ph: Roberto Rocca

Sommario Paparisciarsi STARE A mOLLO

8 Un tuffo dove l’acqua è più blu 14 Il Salento visto dal cielo 15 Misteri e scoperte ad un passo dal mare

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Ph: Roberto Rocca

Smirciare SbIRCIARE

I guardiani del campo Il Salento fortificato A Finisterrae per la perdonanza Lungo la “superstrada” romana fino a Leuca Musei diversi. Per restare a guardare

19 Ph: Roberto Rocca

20 23 25 27 29

E cose te quai

LE TRADIzIONI SALENTINE

32 Dove ti pizzica la taranta 36 Ne vitimu a Santu Roccu 37 A ciascuno la sua sagra Ph: Roberto Rocca

31 Ccattare ShOPPING

39 Ph: Roberto Rocca

40 Mani che fanno magie 45 Andar per bancarelle 47 Prendi e porta a casa

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Sanu sanu

SALENTINO vERACE

52 57 58 62 63

Acqua e sale a metà mattina Se a letto sei stressato mangia salentino Chi vuol essere salentino deve... Senti chi parla Numeri utili


L’ALTRA COPERTINA

Paparisciarsi

STARE A mOLLO

Ph: Roberto Rocca

Marina di Salve. Posto vecchio. Il Salento si vive lentamente. Lasciatevi andare, come due comari, a parlare di una vita insieme, contemplando il mare caraibico del basso Salento. Il termine paparisciarsi è un’onomatopea: stare a mollo, oziando e galleggiando come le papere.


// Paparisciarsi //Stare a mollo

UN TUFFO DOvE

l’acqua è più blu

A SPASSO, VIA TERRA, TRA LE MARINE SALENTINE PIÙ BELLE ED ACCOGLIENTI

di FLAVIA SERRAVEZZA f.serravezza@iltaccoditalia.info

Porto Badisco Ph: Roberto Rocca


n viaggio via terra tra le marine salentine. Un percorso a tappe tra le località balneari maggiormente prese di mira, a ragione, da turisti ed autoctoni. In ogni località siamo andati alla scoperta di ciò che di tipico il visitatore può scoprire. Senza dimenticare di segnalare le calette più suggestive per bagni da sogno.

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//NARDÒ ALLA RIBALTA In altri tempi, sempre un po’ ai margini dei grandi circuiti turistici; all’ombra di Gallipoli, Otranto e Porto Cesareo. Ma da alcuni anni il riscatto è ormai stato completato e le marine di Nardò hanno trovato tra i turisti il riconoscimento che meritano. Chi, nel suo tour salentino, opti per Santa Caterina,

Nardò. Il parco di Porto selvaggio, uno dei gioielli naturalistici della provincia. Per difenderlo dalla speculazione edilizia morì, assassinata a colpi d’arma da fuoco, Renata Fonte, consigliera comunale di Nardò

Santa Maria al Bagno, Sant’Isidoro e Porto Selvaggio, non ne sarà mai deluso. Questa zona del Salento per molti aspetti mantenuta incontaminata - grazie anche a cittadini e amministratori che non hanno esitato a combattere le speculazioni – è stata così recentemente riscoperta dall’Italia intera. Il parco, dopo 25 anni. Non è solo Non solo bellezze naturali. Il Salento è anche cementificazione selvaggia, emergenza rifiuti e malavita organizzata. In una documentatissima inchiesta giornalistica Maria Luisa Mastrogiovanni ripercorre le denunce fatte dal consigliere comunale di Ugento dell’Idv Peppino Basile, barbaramente trucidato nel giugno 2008 da ignoti. La reazione forte di un Salento che vuole restare bello e incontaminato, libero dalle mafie e dal "sistema" di potere e interessi che lo minaccia. Si trova in tutte le edicole a 15 Euro

l’aureola di mare “limpido e pulito” quella che Nardò si è messa in testa. Ben altre sono le ragioni che hanno portato i turisti ad accorgersi di lei ed a sceglierla fra tante. Il Comune si è infatti distinto per la lotta all’abusivismo edilizio, per il fatto di possedere uno dei pochi depuratori funzionanti in Puglia e per aver contribuito a realizzare il parco regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, uno dei gioielli naturalistici, paesaggistici e archeologici del Salento. Ente gestore è il comune (piazza Cesare Battisti, 3; t.: 0833.838111; www.portoselvaggio.net). Da sottolineare infine la richiesta di ampliamento dell’area marina protetta di Porto Cesareo alla propria fascia costiera. CURIOSITA’: Nella baia di Uluzzo (grotta del Cavallo), a Portoselvaggio, sono stati rinvenuti manufatti del paleolitico, resti di grandi mammiferi (anche rinoceronti), oggetti con graffiti decorativi a soggetto naturalistico o geometrico. Poco distante dalla grotta si può ammirare una cavità frutto di erosione eolica, a forma di arco naturale scavato nella roccia. DA NON PERDERE: Il fascino e i sapori della masseria Brusca che si trova pochi chilometri a sud della fine del Parco marino (Torre Inserraglio. Sede amministrativa dell’area marina protetta è in via Albano s.n.; t.: 0836.560144; www.ampportocesareo.it). Edificata nel 1500, la masseria prende il nome da un'erba che cresceva nei paraggi, impiegata per costruire le brusche con le quali si strigliavano i cavalli. Possiede una torre colombaia dove un tempo erano alloggiati i colombi viaggiatori che


servivano per le comunicazioni tra masserie ed entroterra. E’ un’azienda agricola che produce vari formaggi, marmellate di mele cotogne (cotognata) olio di oliva e ortaggi di colture biologiche, che si possono acquistare sul posto (t.: 328.2341776).

// CASTRIGNANO DEL CAPO E LEUCA

drea, la Chiesa della Purificazione e la Torre del 1550. A Giuliano, il Castello risalente al Cinquecento. DA NON PERDERE: da oltre 25 anni sulla cresta dell’onda. Praticamente non teme confronti. La discoteca “Gibò”, in località Ciolo a Santa Maria di Leuca, domina, dal promontorio sul quale sorge, le notti salentine. Esclusiva e raffinata. T.: 0833.548979; 0833.502306; www.gibo.it.

// GALLIPOLI, CITTÀ BELLA

Castrignano del Capo ha tre frazioni importanti: Giuliano, Salignano e Santa Maria di Leuca. Santa Maria di Leuca è la più nota in assoluto. Dall'ottobre 2006, parte del suo territorio rientra nel Parco Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase. Segnaliamo località Ciolo per la sua scogliera che si ammira dalla litoranea attraversando un ponte alto circa 26 metri. Si consiglia una visita alle grotte occidentali di Leuca (in particolare quelle in prossimità di San Gregorio e le grotte delle tre Porte, del Presepio e del Bambino). CURIOSITA’: Gli abitanti di Castrignano del Capo sono soprannominati cuzziddi, "piccole lumache". Molti anni fa, durante la processione di San Giuseppe, infatti, scoppiò un temporale ed i fedeli anziché preoccuparsi della statua del Santo, si misero a raccogliere lumache. I vicini di Salignano presero la statua e la portarono con sé al loro paese. DA VISITARE: L'antico centro di Castrignano del Capo, dove si trova la Chiesa Madre dedicata a San Michele Arcangelo. A metà della strada che da Castrignano porta a Leuca, si trova la Chiesa di San Giuseppe. A Leuca, visitate il promontorio Japigeo "de finibus terrae", estremo lembo della penisola salentina, il Santuario dedicato alla "Madonna de finibus Terrae", le grotte, le ville ottocentesche. A Salignano, la Chiesa di Sant'An-

Va di moda per le spiagge, lo shopping, lo struscio sul corso Roma e le discoteche. Cui unisce affascinanti tramonti e bellezze architettoniche, come il Castello Angioino e la Fontana greco-romana, la più antica d’Italia. Ha sempre mantenuto alti rispetto ambientale, qualità dei servizi e tutela del patrimonio architettonico. Non si può non apprezzarne il centro storico (la “padella”). Adagiati sulle acque gallipoline, ci sono lo Scoglio dei Piccioni, l'isolotto del Campo e l’isola di Sant'Andrea, sede del faro costruito nel 1866. CURIOSITA’: Non osate passare da Gallipoli senza aver assaggiato i ricci di mare dai pescatori che li mettono in mostra sui banconi all’inizio della strada per Lecce. SPIAGGIA CONSIGLIATA: Nella baia del Lido Pizzo, primeggia la spiaggia della Punta della Suina. Qui vi aspettano imperdibili aperitivi al tramonto. Più avanti, la spiaggia del Lido Pizzo è divenuta un ritrovo stabile di vip.

DA NON PERDERE: il lido Makò, nella stessa baia, è il posto giusto per immergersi totalmente nella natura. Le pedane in legno portano direttamente sugli scogli bassi; la sabbia è bianca e finissima. Alle spalle, avrete la macchia mediterranea del parco naturale di Punta Pizzo. Il tramonto, visto da lì, è un’emozione sempre nuova: si vedono l’isola dei Conigli ed il faro di Sant’Andrea. Ed intanto si sorseggia, in compagnia e con buona musica di sottofondo, un ricercato cocktail.

// SALVE E I CARABI DEL SALENTO

Con le località marine situate sulla costa jonica - Posto Vecchio, Lido Marini, Torre Pali, Pescoluse – Salve si conferma meta ambita di tanti visitatori.

A Gallipoli primeggia la spiaggia della Punta della Suina.

Qui vi aspettano imperdibili aperitivi al tramonto.

Più avanti, la spiaggia del Lido Pizzo è divenuta un ritrovo stabile di vip il tacco d’Italia

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Oltre ad avere sabbia finissima e mare cristallino, Pescoluse è ricca di storia, arte e cultura. Lo testimoniano i resti dei dolmen, le numerose “pajare” e la torre cinquecentesca di Masseria “Borgin”

SPIAGGIA CONSIGLIATA: Pescoluse. Sabbia finissima, acque cristalline e grandi dune ne fanno una delle località più incontaminate del Salento. Ma Pescoluse è anche ricca di storia, arte e cultura. Lo testimoniano i resti dei dolmen, le numerose "Pajare" (i trulli salentini) e la torre cinquecentesca di Masseria "Borgin" eretta in difesa delle scorrerie dei corsari. Si trova sulla strada GallipoliLeuca; t.: 349.6792255; www.masseriaborgin.it

// OTA CA TROvI

LA CASINA DE DONATIS Sulla litoranea di Salve, quando si ha sulla sinistra la fitta vegetazione ed a destra si vede il mare, si inserisce la seicentesca villa De Donatis. Elegante, sobria, sembra sorgere dalla campagna; spiccano i tre eleganti balconi barocchi, con quello centrale di dimensioni maggiori rispetto ai laterali. Faceva parte di un’antica masseria, della quale restano ancora altri elementi come una piccola chiesa ed il pozzo che serviva a dare acqua alle viti, quando ve ne era penuria.

//MESSAPICA UGENTO Cura del centro storico ed efficienza dei servizi, ma anche mare azzurro e spiagge pulite nelle frazioni di Gemini, Torre San Giovanni, Torre Mozza e Lido Marini. La costa è bassa e sabbiosa, con rocce solo in brevi tratti. A ridosso della costa sono presenti bacini artificiali contornati da boschi di macchia mediterranea. Recentemente, con legge n. 13 del 28 maggio 2007, la

Torre Mozza all’origine torre dei fiumi, crollò appena terminati i lavori di costruzione e venne riedificata, ma ulteriori lesioni e crolli hanno determinato l’attuale conformazione Regione Puglia ha ufficialmente istituito il Parco Litorale di Ugento. CURIOSITA’: “Torre mozza”, all’origine Torre dei Fiumi, crollò appena terminati i lavori di costruzione. Venne riedificata, ma ulteriori crolli hanno determinato la definitiva e attuale conformazione, ovvero di una Torre Mozza. La marina di Torre San Giovanni, la cui torre fu edificata nel 1563 in prossimità delle rovine dell’antico porto romano, è una delle più conosciute località costiere del basso Salento. SPIAGGE CONSIGLIATE: Se volete essere “in”, il Lido Sabbioso e il Lido Cocoloco fanno per voi. Per una partita a beach-volley vi aspetta la spiaggia dell’Astor beach. Per una spiaggia bianchissima, scegliete i lidi Bora Bora e Malibù. il tacco d’Italia

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// PORTO CESAREO, AREA MARINA PROTETTA

Quest’area marina protetta è un piccolo angolo di paradiso. Qui molti vip e turisti cercano massimo relax e tranquillità. Qui fanno tappa anche tornei mondiali di beach volley. Da non perdere: il corso delle peschiere, la sagra del pesce, la Stazione di Biologia Marina (unica nel suo genere) con annesso Museo, (via Vespucci, 13/17; t.: 0833.569502; 0832.320854) il porticciolo, il Parco Marino (che si affaccia sull'Isola Grande). SPIAGGE CONSIGLIATE: l’Isola Grande, detta anche 'dei Conigli'; la spiaggia di Punta Prosciutto, estremo lembo nord della costa di Porto Cesareo, denominata così per la sua particolare forma.

// LA PERLA, ANDRANO

La Marina di Andrano si snoda lungo circa 2 Km, nel tratto di costa che congiunge Otranto a Leuca. Le spiagge più note sono: "La Botte", la "Marina della Torre" con due punti di balneazione ("Il Fiume", dalle acque gelide, e la "Grotta Verde" che, accanto ad una spiaggia di facile accesso, offre il fascino di una cavità naturale di un delicato riflesso verde smeraldo). Il lungomare che collega la "Marina della Torre" alla "Botte" è il cuore pulsante della marina. Una visione d’insieme si può avere dal "Belvedere Madonna dell’Attarico". Qui si può anche visitare la Chiesa dalla forma a chiglia di nave, circondata dalle "Paiare" e la cripta rupestre.


// OTRANTO È OTRANTO

// GAGLIANO DEL CAPO: PANORAMI MOZZAFIATO Sul costone della Serra dei Cianci, sul mare Adriatico, sorge Gagliano del Capo che, per la tutela delle bellezze paesaggistiche ed architettoniche e l’efficienza dei servizi ha meritato un posto nel cuore dei turisti. Ha come frazioni Arigliano, San Dana e Novaglie. Protagonisti sono muri a secco, paiare, ulivi secolari, mare incontaminato e roccia. La più bella è il ponte Ciolo. In barca andrete alla scoperta delle grotte del Pozzo, del Duomo, delle Mannute. Testimone di insediamenti umani dell'età del bronzo è il Menhir dello Spirito Santo ad Arigliano.

Otranto è Otranto. Località nota dappertutto per la particolarità dei suoi scorci, per aver dato i natali ad un artista di fama internazionale come Carmelo Bene, per avere tanta e tanta storia da raccontare, perché quella storia la raccontano i vicoli ed i monumenti che lasciano a bocca aperta. DA NON PERDERE: Lo shopping nel borgo antico, la visita al Castello Aragonese, alla Cattedrale, alla Basilica di San Pietro, alla Cappella della Madonna dell'Altomare e al Santuario di S. Maria dei Martiri. SPIAGGE CONSIGLIATE: Baia dell'Orte, Spiaggia degli Alimini. La prima è uno dei tratti di costa più incontaminati del Salento, con lo storico faro della “Palascìa” a mezza costa. Si raggiunge imboccando la vicinale che costeggia a sinistra la Chiesa dei Martiri e più avanti le “Terre Russe”, cave di bauxite abbandonate trasformatesi in laghetti verde-turchese dalla rara vegetazione balcanica. La seconda è un'ampia spiaggia di dune ricche di vegetazione.

// DISO, TRA MARE E FIUME Diso, che sorge su una pianura verdeggiante e ricca di acque sorgive si trova a poca distanza dalla costa adriatica, cui è collegato attraverso la frazione Marina di Marittima. Il centro storico è perfettamente conservato e ripropone la struttura seicentesca a fianco di nuove aree edificate. Numerose le costruzioni rurali. SPIAGGIA CONSIGLIATA: Cala dell’Acquaviva è uno degli scorci più preziosi, tra alte pareti di roccia posta alla foce di una gravina naturale percorsa da un rivo d'acqua a corso stagionale e ricca di vegetazione. Compresa nel parco regionale Costa Otranto - S. Maria di Leuca, è un Sic per la presenza di importanti specie di vegetazione. Un recente percorso a basso impatto reail tacco d’Italia

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lizzato in terra e col calcare dolomitico locale permette passeggiate sulla scogliera.

//TRICASE, IL REGNO DELLA VALLONEA

Una grande attrattiva per il turista in arrivo nel Salento sono le tricasine località di Tricase Porto e Marina Serra. Al porto è stato di recente aggiunto un porticciolo per permettere il ricovero della barche da diporto e sviluppare il turismo. DA VISITARE: la Chiesetta di San Nicola, protettore di Tricase Porto, e la Torre del Sasso, situata su una grande e maestosa roccia, a 116 metri sul livello del mare. CURIOSITÀ: Sulla strada che conduce a Tricase Porto c'è uno dei più antichi alberi d'Italia: la Quercia Vallonea (XIII secolo), conosciuta anche come la "Quercia dei 100 cavalieri". Ha una circonferenza di 4,25 metri ed una chioma di circa 700 metri quadrati di superficie. Per la sua rarità è stato dichiarato monumento botanico protetto. CONSIGLIATE DA NOI: Tra Tricase Porto e Marina Serra, il Canale del Rio ("lu Riu"), scavato, secondo la leggenda, dal diavolo in una notte. Ad un miglio, un piccolo tempio dedicato all'Assunzione della Vergine (Santa Maria della Serra, XVI secolo); il promontorio del Calino con vegetazione fiorente; la Grotta Matrona, accessibile soltanto dal mare. Sul litorale c'è la Torre Palane; a levante della torre vi è il vano di un'antica grotta circolare screpolata dal tempo: la gente la chiama "Acquaviva", per la presenza di una sorgente di acqua dolce. Sulla sommità del Calino, è d'obbligo una fermata al "Belvedere".

// MELENDUGNO, UN BAGNO NELLA STORIA


Il Comune di Melendugno ha ben cinque marine: San Foca, Roca Vecchia, Borgagne, Torre dell’Orso e Torre Sant'Andrea (le ultime due sono state premiate con la Bandiera blu d’Europa per la limpidezza del mare) che si affacciano sull’Adriatico. Per un bagno tra mare e storia, Roca Vecchia, sede di scavi archeologici. DA NON PERDERE: La Torre di avvistamento cinquecentesca, le rovine del castello sul mare e la grotta della Poesia. Per un po’ di relax, Torre dell'Orso, che vanta un mare particolarmente limpido per le correnti del Canale d'Otranto. Tra due scogliere sotto la vecchia torre, si trovano basse dune con pineta, attraversata da un corso d'acqua chiamato Brunese. La scogliera è ricca di grotte con graffiti latini e greci. Torre Sant’Andrea: in un mare trasparente non potrete non accorgervi dei tre faraglioni detti Lu Pepe. Il porticciolo della cala di Sant'Andrea è una piccola località il cui aspetto selvaggio è di particolare fascino.

//CASTRO, VIA LO STRESS

E’ uno dei più begli approdi turistici del Salento. Sorge al centro dell'arco di costa che va da Otranto a S. Maria di Leuca. Chi vi arriva entra in una dimensione che fa dimenticare lo stress: dal caratteristico borgo Medioevale ricco di storia, al porto nei pressi del quale si vedono le grotticelle scavate che servono da magazzini per i pescatori, alle sue grotte (Zinzulusa e Romanelli), ai picchi rocciosi, ai fondali ricchi di fauna e di flora. DA NON PERDERE: Seno dell’Acquaviva, una piccola cala sassosa a sud di Castro Marina, in fondo a un canalone in cui sopravvive un antico bosco di lecci e alloro. Per conoscere tutte, ma proprio tutte, le marine salentine vai su www.iltaccoditalia.info

// OTA CA TROvI COL VENTO IN FACCIA “Lu jentu” (il vento) salentino è ormai noto a tutti, merito anche di un orecchiabile slogan che ha fatto in fretta il giro del mondo. C’è chi fa del vento una passione, praticando sport all’aria aperta che fanno bene al fisico (guardate gli addominali) ma anche alla mente (coinvolgono ed isolano nello stesso tempo). Tra gli sport che sfruttano il vento il kytesurf è ormai uno dei più apprezzati e praticati nel tacco dello Stivale. E’ tra gli ultimi nati nella famiglia degli sport estremi. Assai simile al windsurf, da questo si differenzia perché sostituisce la tradizionale vela triangolare con una a forma di aquilone, legata alla tavola tramite quattro cavi, cui è attaccato il boma. Si possono raggiungere velocità altissime e lanciarsi in esibizioni mozzafiato. Ci sono diverse zone (si dicono “spot” e sono considerati luoghi ideali per vento e condizioni ambientali), nel Salento, per praticare il kytesurf. A Torre San Giovanni, la spiaggia dell’Astor e quella del lido Fontanelle offrono una indicata location. Ma è Otranto con le sue spiagge la località più adatta allo sport. Al lido Buenaventura l’associazione sportiva “Sea & Souls” (S&S), affiliata Iku, Csen e Coni, organizza corsi a tutti i livelli (non solo di kyte, ma anche di surf e di vela). Nello stesso lido è possibile anche noleggiare le tavole o la vela. Anche via telefono e via mail: www.villaconcamarco.com/lido-buena-ventura/index.htm; 0832 861248 e 339 7254121. Già che ci siete, fate un giro all’oasi naturalistica delle Cesine, riserva naturale gestita dal Wwf (t.: 329.8315714).

// OTA CA TROvI

AMBIENTE SOTT’OCCHIO Nato a Lecce nel gennaio 2002 su iniziativa di un gruppo di enti no profit ed enti pubblici della provincia di Lecce, il Centro di Servizio al Volontariato Salento interviene a sostegno delle organizzazioni di volontariato del territorio operanti in diversi settori attraverso la promozione di servizi e azioni progettuali innovative e coordinate, tutte miranti a sostenere lo sviluppo delle odv salentine. La sua attività si focalizza principalmente sui temi ambientali (è

opera del Csv Salento, ad esempio, la denuncia del malfunzionamento della depurazione nel territorio provinciale), mantenendo tuttavia uno sguardo a 360 gradi (grande attenzione è stata riposta ad esempio sui servizi sociali pugliesi). Per entrare in rete con l’associazione e per sposare in prima persona l’impegno a difesa dell’ambiente, potete contattare il Centro servizi volontariato. La sede centrale è a Lecce in via Gentile; www.csvsalento.it; tel. 0832 392640; e-mail: segreteria@csvsalento.it.

//Tinne ca te mannu jeu // Dì che ti mando io MANGIARE Il ristorante Marechiaro, a Gallipoli. È posizionato su un vecchio istmo (sul lungomare Guglielmo Marconi), quasi completamente circondato dal mare. Tel: 0833 266143.

spiaggia privata. Lungomare Colombo, 59; S.M. di Leuca; t.: 0833.758242.

DORMIRE Incastonato tra ville ottocentesche, sul lungomare Cristoforo Colombo, a Leuca sorge l’hotel Terminal. Ogni camera è dedicata ad un monumento salentino, riprodotto all’interno. E’ dotato di

IMBOSCARSI Sul lungomare di Castro. Anzi, per essere precisi, sotto il lungomare di Castro, al di là del muretto, praticamente sugli scogli. Dalla strada sarete invisibili. Dal mare, anche.

FARE IL BAGNO Santa Caterina (Nardò) è il giusto mix di natura e vita mondana. Ogni notte è un’avventura.


// Paparisciarsi //Stare a mollo VEDERE, DALL’ALTO, SCOGLIERE, SPIAGGE FINISSIME, GROTTE ED ISOLE CHE SI PENSA DI CONOSCERE BENE NE FA SCOPRIRE LATI AFFASCINANTI. ED IL VIAGGIO È UNA CONTINUA EMOZIONE

di GIUSEPPE FINGUERRA g.finguerra@iltaccoditalia.info

IL SALENTO visto dal

CIELO

l Salento visto dall’alto è una emozione violenta, scandita dai forti contrasti dei colori degli elementi naturali. Sorvolando la costa, lungo l’Adriatico e lo Jonio, le imperiose scogliere rivelano la loro tufacea fragilità, mentre gli arenili palesano i nuovi contorni ridisegnati dalle mareggiate

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invernali. Svelano il loro fascino misterioso anche le numerose spelonche litoranee. L’itinerario che proponiamo è il sorvolo della costa salentina. Chi voglia sperimentare l’emozione di un volo sul Salento, può contattare l’associazione Sunrise, cos-

// QUATTRO TORRI DI DIFESA

// INDIETRO NEL TEMPO

(ph: Polimfoto)

A Santa Maria al Bagno si intravedono anche dall’alto i resti della fortificazione della marina di Nardò, con le caratteristiche quattro torri.

// COME ARABI

(ph: Polimfoto)

La città di Santa Cesarea Terme ha avuto uno sviluppo urbanistico nel XIX secolo. Sono ben visibili, anche dall’alto, le tipiche costruzioni del luogo, in stile arabescante.

tituita da un gruppo di piloti dipartisti ed istruttori di volo. La sede è presso la aviosuperficie di Torre Sant’Andrea, nell’agro di Melendugno. Tel. 347.5969811; fax 0832. 631586; e.mail: fly.sunrise@libero.it; www.volaresalento.com. A Roca vecchia sono visibili i resti dell’antico sito archeologico messapico della marina di Melendugno. Negli scavi svolti nel corso degli anni, sono stati rinvenuti numerosi reperti, testimonianze delle popolazioni che l’hanno abitata nel corso delle diverse epoche.

//Tinne ca te mannu jeu // Dì che ti mando io MANGIARE Cucina classica ed atmosfera elegante a prezzi contenuti (che non guasta). Sono le caratteristiche di Araba Fenice a Torre dell’Orso (Marina di Melendugno) in via Torre Saracena. Tel: 0832.844111. DORMIRE Situato direttamente sulla scogliera, l’hotel “Roccia”, a Castro, a duecento metri dalla “Piazzetta” offre accesso diretto al mare. E’ un albergo “open” dove è possibile gustare aperitivi, concedersi solarium e momenti relax; ma è anche centro di aggregazione, dove ascoltare buona musica e cenare in compagnia. Si trova sulla litoranea per Tricase. Tel. 0836.943003-943074; www. larocciahotel.it.

FARE IL BAGNO Immergersi nelle acque di Roca vecchia è come immergersi nella storia. La scogliera è una continua scoperta. IMBOSCARSI Gallipoli vecchia, con le stradine, i vicoli e le persone affacciate alla finestra è il posto meno indicato per appartarsi. Eppure tra quei vicoli si aprono mille case a corte e nascondigli che è vietato non sfruttare a dovere. Sotto il curvone, nella città vecchia, c’è la “spiaggetta delle vergini”: al buio si è praticamente invisibili. Altrimenti, sono fatte apposta le porticine dei piccoli magazzini dei pescatori.


// Paparisciarsi //Stare a mollo A)

Grotta Romanelli. Le uniche pitture rinvenute (foto Ninì Ciccarese)

A-B - Grotta Romanelli. I graffiti raffigurano due bovi sovrapposti (foto Ninì Ciccarese) B)

Grotta Romanelli. I graffiti sulle pareti interne (foto archivio Blanc)

mISTERI E SCOPERTE ad un passo dal mare NEI GRAFFITI DI GROTTA ROMANELLI, RISALENTI AL 3.900 A.C., SAREBBERO IMPRESSI EPISODI DI CONTATTI “DEL TERZO TIPO”: UOMINI-TRIANGOLO, UOMINI-SCUDO, UNA IPOTETICA ASTRONAVE, UN UOMO DAL CAPO ENORME SU UNA NAVE di GIUSEPPE FINGUERRA g.finguerra@iltaccoditalia.info

i trovano vicino all’acqua. Chi voglia fare un giro della costa salentina, non può non vederle. Ed incuriosirsene. Sono, in effetti, misteriose. Più o meno nascoste agli sguardi dei passanti. Custodi di storie e credenze. Sono le tante grotte che puntellano il litorale della provincia di Lecce. Per provare l’ebbrezza di una spedizione speleologica, contattate il “Gruppo speleologico salentino”; l’associazione ha sede a Maglie presso il Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia “Decio De Lorentiis” in via Vittorio Emanuele, 113; tel: 347 7020607; www.gruppospeleologicosalentino.it

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// “STRACCI” SÌ, MA TRA I PIÙ IMPORTANTI AL MONDO Grotta Zinzulusa (gli zinzuli sono gli stracci, così definite le stalattiti dai primi scopritori) si presenta imMaestosa Zinzulusa. La grotta nei pressi di Castro marina è caratterizzata da una grande varietà di stalattiti e stalagmiti

ponente, con una maestosa apertura affacciata sul mar Jonio. Si trova nei pressi di Castro Marina ed è raggiungibile, percorrendo la strada litoranea in direzione di Santa Cesarea Terme. Anche il visitatore curioso ed


Porto Badisco. Disegni “del terzo tipo”

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Higginsia Ciccaresei. La spugna rara ritrovata nella grotta della Zinzulusa (foto Tony Daniele)

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4 3 Porto Badisco. La raffigurazione di un’imbarcazione sormontata da una strana figura antropomorfa

Sottomarina. I fondali della grotta Zinzulusa (foto archivio Speleosub ‘96)

inesperto di speleologia può accedervi facilmente. La grotta, generata e modellata dall’azione del tempo e della natura, è un ambiente vissuto, con una ricchezza di esseri viventi, a volte unici al mondo, adattatisi a condizioni apparentemente estreme. Il prestigioso Kars Water Institute la annovera tra le dieci grotte più importanti al mondo per le sue 60 specie note, la maggior parte endemiche. Morfologicamente, si articola in tre parti: la prima, dall’ampio ingresso fino alla “Cripta”, presenta una grande varietà di stalattiti e stalagmiti, con “la Conca” invasa da acque limpidissime in cui si mescolano acque marine e le acque dolci freatiche. La seconda prosegue verso l’ampia cavità denominata il “Duomo”, dove le stalattiti e le stalagmiti diminuiscono per l’intensa erosione delle acque e vi sono i resti dell’imponente deposito di guano, accumulatosi nel corso dei millenni. Nel “Duomo” defluiscono le acque del piccolo lago Cocito. La terza parte ospita le acque del Cocito con un fenomeno di sovrapposizione dell’acqua più fredda e dolce con l’acqua del livello sottostante, più calda e salmastra. Nel 1996, una spedizione speleosubacquea ha trovato una spugna stigobionte sconosciuta, evolutasi nelle acque del Cocito profondo, un ambiente isolato, a circa 250 metri dal-

l’ingresso della grotta. Appartiene all’ordine Axinellida ed è stata chiamata Higginsia Ciccaresei, in onore di Ninì Ciccarese, il presidente del Gruppo Speleologico Salentino, che caparbiamente ha scoperto e promosso l’esplorazione di questo tratto di grotta. Il breve tragitto che si deve compiere per andare dalla Zinzulusa alla Grotta Romanelli consente di osservare l’aspetto del paesaggio costiero, con l’altopiano a circa 100 metri di quota ed una ripida gradinata di superfici che degrada verso il mare. Un tempo, gli scogli erano sollevati rispetto all’attuale linea di costa. Lì, dove ora il mare raggiunge i cento metri di profondità, vi era una piattaforma stepposa, dove le rare popolazioni esercitavano la caccia. Romanelli è visitabile guidati da esperti speleologi. Si raggiunge più agevolmente in barca, arrampicandosi sugli scogli per una altezza di 8 metri. Le esplorazioni compiute in passato hanno consentito di ritrovare vari materiali: avanzi di focolari, ossa di resti umani, di mammiferi e di uccelli, strumenti di silice (lame, punte, raschiatoi circolari). L’importanza dei manufatti ha spinto gli studiosi ad attribuire il nome di Romanelliana all’industria di questa massa pietrosa. I reperti permettono di affermare che la cavità è stata abitata fin dal paleolitico e di datare tra 11.900 e 9.000 anni fa il tacco d’Italia

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le prime presenze umane. La grotta, sito dei primi clan di cacciatori, è la prima italiana ad esprimere un’opera d’arte paleolitica e la nona in Europa. Le pareti della Romanelli documentano motivi naturalistici, come quello del bos primigenius colpito da due zagaglie, nonché motivi geometrici o zooformi, con figure umane o filiformi che rimandano alla fertilità della donna ed ai suoi organi riproduttivi. Sono probabilmente i simulacri davanti ai quali l’uomo di Romanelli procede a riti magici e propiziatori, sia per usi famigliari sia per i rituali collettivi.

// PORTO BADISCO, GLI UFO SBARCARONO QUI Sempre percorrendo la strada litoranea, lasciando Romanelli e superando Santa Cesarea Terme, si giunge a Porto Badisco, nelle cui profondità del sottosuolo si celano le meraviglie ed i

Il racconto del compianto Isidoro Marrioli

e del gruppo di speleologi che lo accompagnò: nella grotta del Tam tam un umanoide di 80 centimetri produceva segnali sonori


Porto Badisco. Il gruppo 8. Da sinistra possono vedersi un probabile bovino da sacrificare ed una ipotetica raffigurazione della dea Madre

misteri della Grotta dei Cervi. La grotta, scoperta nel 1970 dagli speleologi del Gruppo Pasquale De Lorentiis di Maglie, ha sulle pareti numerose raffigurazioni, risalenti al 3900 a.C., che suscitano l’interesse non solo degli studiosi accademici, ma anche degli appassionati ufologi, appartenenti al ramo specialistico della paleoastronautica. Questi ultimi ipotizzano che le cavità siano state utilizzate come un luogo sacro al culto Orione, quindi un culto rivolto allo spazio celeste. Lo testimonierebbero alcune pitture parietali, una delle quali attesterebbe addirittura l’incontro tra la primitiva comunità di Porto Badisco ed un oggetto non identificato di provenienza extraterrestre. Tale ipotesi troverebbe conferma nell’osservazione delle scene del “Gruppo 42”, ossia la raffigurazione del passaggio o della caduta di un corpo celeste, che avrebbe provocato un tale trauma nella comunità primitiva da produrre conflitti e sconvolgimenti sociali. In particolare, vi sarebbero le tracce di un gruppo di armati che, incitati dall’apparizione del corpo celeste, avrebbe attaccato ed annientato la comunità medesima. L’esame delle scene del “Gruppo 36” rivelerebbero i seguenti particolari: “uomo a triangolo”, “uomo scudo”, “ipotetica astronave”, “segno cruciforme”, “tracciato del Sole durante il solstizio d’inverno”. Quest’ultima rappresenterebbe una mappa celeste, o un calendario astronomico, utilizzata dai primitivi cacciatori per misurare l’appressarsi del solstizio d’estate. Nella scena vi sono simboli astronomici che si alternano alla rappresentazione dell’incontro tra la comunità ed il misterioso corpo celeste.

Passando all’esame del “Gruppo 22”, vi sarebbe raffigurata un’imbarcazione su cui si troverebbe una strana figura antropomorfa con testa sproporzionata rispetto al corpo. Tuttavia, la Grotta dei Cervi non è l’unico sito carsico in Porto Badisco interessato da vicende che hanno a che fare con gli incontri del terzo tipo. Infatti, pare che un E.T. naufrago viva in un altro luogo delle viscere della terra di Porto Badisco. A nord-ovest, ad una distanza di circa cinquecento metri, vi è la Grotta del Tam Tam. Qui si sono verificati una serie di incontri enigmatici fra il 1975 ed il 1985.

// TORRE PINTA, COLOMBAIA O LUOGO DI CULTO Nella Valle delle Memorie ad Otranto, si trova l’ipogeo di Torre Pinta. In alto, su un colle, accanto ad una antica masseria, si scorge la forma apparente di una torre colombaia. È facile

raggiungerla con la strada vicinale che inizia nei pressi del porto di Otranto e, aiutandosi con la segnaletica, ci si inoltra fino al luogo del nostro ipogeo. Là l’origine e la funzione di Torre Pinta rimane tuttora indecifrabile. Probabilmente risale IV-III sec. a.C. È scavata nella roccia, composta da un lungo braccio di 27 metri di lunghezza e da un ambiente centrale dal quale sporgono, a modo di croce latina, tre bracci. Ovunque le pareti presentano cellette scavate. Il corpo centrale è sfondato in alto ed è protetto da una torre circolare con un coronamento a merli triangolari. Alcuni studiosi ipotizzano che sia stata realizzata dai coloni romani ed avesse funzioni di sepolcreto; altri, invece, ritengono sia più antica, poiché costruita dai messapi e destinata ad un culto sconosciuto. Intorno a Torre Pinta vi sono numerose grotte tufacee, scavate dall’uomo in età diverse. In questo luogo il rapporto tra l’uomo ed il mondo sotterraneo è ancestrale. Si manifesta nelle diverse espressioni spirituali delle popolazioni che qui si sono succedute nel corso della storia. Infatti, abbiamo siti rupestri preistorici, espressioni di culture megalitiche, necropoli di età messapica o romana, insediamenti medievali dei monaci basiliani e di influenza bizantina.

// SEGNI MASSONICI IN SANTA MARIA DELLA PORTA

Torre Pinta, ad Otranto. Internamente è scavata a cellette Torre Pinta. La colombaia

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Nell’agro di Galatina, intorno ai resti dell’antico casale scomparso di Pisanello, una ricca famiglia borghese della città realizzò, negli anni successivi all’Unità d’Italia, un edificio di culto


Galatina. Santa Maria della Porta

L’ipotesi: un’origine massonica per Santa Maria della Porta a Galatina,

complesso semiabbandonato e sconosciuto ai più. Le similitudini di stile con Villa Montoto, in Maruggio nel tarantino, unico esempio conclamato di giardino massonico nel Salento, lo proverebbero

piuttosto singolare, poco noto anche tra gli stessi abitanti locali. Il complesso denominato Santa Maria della Porta è stato realizzato a cinque metri di profondità, rispetto al piano di campagna. Il luogo suscita perplessità riguardo alla effettiva destinazione al culto cattolico. Infatti, le caratteristiche architettoniche, accompagnate da altri indizi, fanno pensare che si tratti di una rara espressione di principi e di valori estetici propri della massoneria. Santa Maria della Porta è articolata in due parti: il “giardino delle delizie” e l’edificio cultuale. Il giardino delle delizie si trova cinque metri al di sotto del piano di campagna. È di forma rettangolare e misura all’incirca 80 metri di lunghezza e 50 di larghezza. Le pareti sono in parte coperte da conci tufacei, in parte presentano la nuda pietra scavata. È accessibile tramite una scalinata coperta sul lato sud. All’interno sono ancora visibili gli elementi architettonici e ornamentali originari: piscine per i pesci e le piante acquatiche, fontanili decorati con conchiglie, sedili, alberi da frutto e piante ornamentali disposte secondo un preciso disegno. Il lato a sud presenta la facciata di

Ph: Mario Corrado

Santa Maria Della Porta, scavata nella roccia e priva di elementi decorativi, con un’altezza di cinque metri, dal fondo del giardino al piano di campagna. La cupola si erge per altri cinque metri dal piano di campagna. L’edificio

ha complessivamente l’altezza di dieci metri. L’interno, ricavato dallo scavo del sottosuolo tufaceo, presenta una pianta circolare ed appare sprovvisto di motivi decorativi e simboli che richiamano al culto cristiano. Il pavimento è a mosaico. L’altare presenta la decorazione di tre torri di Babele. In passato vi era la seguente epigrafe, poi rimossa e rubata: “Pisano Pisanello distrutto fu dai mori, sotto l’altar maggiore si trovano i tesori”. In alto, vi è ben conservata la raffigurazione della volta celeste con le costellazioni. Santa Maria della Porta ha molte similitudini di stile con Villa Montoto, in Maruggio nel Tarantino. Quest’ultima è nel Salento l’unico esempio conclamato di giardino massonico.

Essenziale e razionale. L’interno del complesso di Santa Maria della Porta è sprovvisto di decorazioni e di simboli cristiani (foto Mario Corrado)

//Tinne ca te mannu jeu MANGIARE Si affaccia direttamente sulla grotta Zinzulusa ed offre, quindi, un panorama unico. I piatti sono quelli della tradizione salentina, presentati anche in versione “menu turistico”. Il ristorante “Orsa Maggiore” è a Castro sulla litoranea 303 per Santa Cesarea. Tel: 06-45540949. DORMIRE Nel bel “quattro stelle” “Club Hotel Aurora e del Benessere” a Santa Cesarea Terme; massaggi e vista meravigliosa dalle finestre, sono un mix infallibile per curare corpo e il tacco d’Italia

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// Dì che ti mando io spirito. Si trova in via Pola, 33. Tel: 0836.949756. FARE IL BAGNO Nella storia e nel mito, a Porto Badisco, dove Virgilio narra avvenne il primo sbarco italico di Enea. L’acqua è talmente cristallina che, anche ad elevate profondità, si riesce a vedere il fondale. IMBOSCARSI Al largo del mare di Castro; affittate una barca (oppure un gommone) e andate lontano. Non vi vedrà nessuno. Tranne qualche paparazzo con maxi-obiettivo alla ricerca di vip da stanare.


L’ALTRA COPERTINA

Smirciare

SbIRCIARE

Ph: Roberto Rocca

Chiesa del curato. Ugento. Perdersi nei vicoli dei paesini del Salento è un’esperienza magica. Fatelo dopo le 22: sfilerete davanti ai salentini seduti per strada. Ogni singola casa ha la sua crocchia che cicaleccia sulla soglia. Sbirciare nelle case, negli ortali, è cosa semplice: la vita quotidiana ancora oggi ricorda la condivisione tipica delle case a corte, quando le porte erano sempre aperte.


// Smirciare //Sbirciare

I GUARDIANI

del campo ATTRAVERSO LE CAMPAGNE SALENTINE ALLA RICERCA DELLE TESTIMONIANZE DI ARCHITETTURA RURALE REALIZZATE PIETRA SU PIETRA

di ANTONIO LUPO a.lupo@iltaccoditalia.info Agro di Salve Ph: Roberto Rocca


Ph: Cooperativa artistico-culturale “VarieMani”

Le costruzioni di pietra che puntellano le campagne salentine. In queste foto, quattro differenti tipologie “architettoniche”, dalla più semplice alla più complessa, in cui più vani sono affiancati come in una vera e propria casa

al capo di Leuca all’area grecanica di Martano-Vernole-Melendugno, i ripari trulliformi della penisola salentina sono conosciuti con diverse varianti dialettali: pajare, caseddhe, furneddhi, truddhi e chipuri. L’etimologia di truddhi ha fatto pensare alla tholos greca, della quale tramanda la millenaria tecnica di costruzione, mentre il termine chipuri, di origine bizantina, è da tradurre con “guardiani del campo”.

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terra da arare e coltivare, i contadini hanno dovuto prima di tutto “spietrarlo”, liberarlo dal pietrame. Con i grandi blocchi di calcare compatto e rotondeggiante o con la più minuta pezzatura, sono stati ottenute le piccole dimore stagionali ed i muretti a secco che caratterizzano l’habitat di Finisterrae. Utili a proteggere le coltivazioni dal forte vento e dalla salsedine o elevati come muretti di contenimento e di terrazzamento sulle pendenze di

Per poter ricavare dal terreno calcareo e roccioso un po’ di terra da coltivare,

i contadini hanno dovuto prima di tutto “spietrarlo”, liberarlo dal pietrame. Con i grandi blocchi di calcare o con la più minuta pezzatura, sono state ottenute le piccole dimore stagionali ed i muretti a secco

Ubicati al centro o agli angoli della “cisura”, sono stati realizzati, così come i muretti a secco che delimitano i vari appezzamenti di terra rossa, con il sovrabbondante materiale litico locale. Per poter ricavare dal terreno calcareo e roccioso del luogo un po’ di

un territorio di natura fortemente carsica, fanno da sfondo a scenari suggestivi. Basta ammirare la loro “ merlettatura” nella zona costiera adriatica, da Leuca a Castro. L’architettura rurale in pietra a secco connota in modo decisivo il pae-

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saggio del Salento, disegnandolo con la geometria dei muretti e con le tipiche costruzioni locali di forma troncopiramidale (liame, terrazze) o tronco conica. Simili manufatti sono stati realizzati dagli stessi contadini o da artigiani specializzati come i paritari o i truddhari. La tecnica di costruzione trova la sua antichissima origine (terzo millennio a.C.) in tutto il contesto dell’area mediterranea e orientale, pregevole e affascinante nella sua immutata essenzialità e funzionalità. La volta, costituita da anelli concentrici di pietre aggettanti che si restringono fino alla lastra di chiusura (chiave di volta) spesso incisa con simboli religiosi, risale al sistema della tholos greca. Le pajare, ripari per dormire e per conservare gli attrezzi agricoli, talvolta dimore stagionali, costituiscono una evoluzione e “traduzione in pietra” della primitiva capanna; si affiancano spesso ad altre strutture funzionali alla vita agricola: aie, pozzi, spazi esterni necessari all’allevamento di animali (li curti, gli apiari), i forni, le spase e le lit-


Monumentali e ingegnosi ricoveri sono anche quelli situati nel territorio di Presicce a Pozzo Mauro o in agro di Ruffano: il trullo Ferrante. Tredici sono le rampe di scale del pajarune di Acquarica del Capo, munito di otto mangiatoie scavate nello spessore murario, all’esterno. Altri straordinari esemplari sono quelli di Acaya o Vernole, l’altra zona di maggiore diffusione. A volte intatti nella loro bellezza e nel contesto della natura circostante, a volte abbandonati al degrado o “rivisitati dal cemento”, costituiscono comunque la maggiore attrazione del paesaggio dell’estremo sud, tra banchi di roccia affiorante e fazzoletti di terra.

Agro di Salve-Presicce. Simboli geometrici di probabile significato religioso nella pietra di volta di un trullo

tere, piattaforme in pietra per l’essiccazione di fichi e ortaggi, più frequenti nel capo di Leuca. Nella terra dei ficheti era indispensabile sfruttare al massimo i prodotti del campo e difendere quel poco che si riusciva a coltivare con adeguati sistemi a protezione; perciò spesso venivano erette alte recinzioni “a prua di nave”, dette paralupi in quanto adatte a difendere dall’incursione di animali selvatici. Immutata nel tempo, la rudimentale tecnica di costruzione muraria si è tramandata fino ai paritari di oggi, un reticolato che a tratti ricalca quello della centuriazione di età romana, evidenziando a volte il riutilizzo di pietrame di origine messapica. Pur essendo primitiva la tecnica muraria, le date incise sull’architrave delle dimore agresti che popolano la penisola salentina, appartengono soprattutto al XVIII o del XIX secolo. La loro maggiore diffusione in tale periodo è dovuta ai cambiamenti socio-economici relativi all’estremo frazionamento della proprietà terriera. In questo periodo sono stati eretti anche i cosiddetti pajaruni o pagghiaruni. Preceduti da vestiboli e sedili in pietra, si impongono all’attenzione per le loro dimensioni: fino a 13 metri di altezza e 10 di diametro e per i loro gradoni esterni, che possono arrivare fino a cinque. Vale la pena visitarne alcuni, da quello a due vani sovrapposti (papa Fedele, Patù) che ha subito inopportuni interventi cementizi di restauro, allu Trausceddu, sovrastato da un anello di conci tufacei con funzione di colombaia e ormai inglobato nell’abitato salvese.

Il destino del raccolto in mano al cielo. Una delle piccole cappelle votive che si vedono ancora oggi nelle campagne salentine

//Tinne ca te mannu jeu

// Dì che ti mando io

MANGIARE In piazza Castello 17, ad Acaya (Vernole), il ristorante tipico “I minuti piaceri” accoglie gli ospiti con la sua atmosfera calda e raccolta nel cuore della storia della città fortificata. Tel: 0832.861351.

FARE IL BAGNO Da un lato i fichi d’India e la vegetazione spontanea; dall’altro l’immensa distesa blu profondo. Attenti agli scogli, che sono piuttosto ripidi. Calzature adatte ed il bagno, a San Gregorio (Patù), sarà un piacere.

DORMIRE “Antica dimora B&B dei Pepe”, nel caratteristico centro di Salve (piazza Repubblica). Fa parte del complesso abitativo denominato “Palazzo Ceuli” di cui originariamente costituiva un unicum conservando tutt’ora l’accesso anche dal cortile barocco. Tel: 0833.599750.

IMBOSCARSI Nelle campagne tra Specchia e Salve. Dietro (o dentro) un trullo spazioso. Ce ne sono di bellissimi nella strada che porta da Salve a Torre Pali. Immersi (e nascosti) tra ulivi e fichi d’India.

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// Smirciare //Sbirciare

IL SALENTO di ANTONIO LUPO a.lupo@iltaccoditalia.info

fortificato

dificato in un sito di lontane origini storiche con fortificazioni messapiche del IV secolo a.C. (rocca romana, bizantina e poi sede di contea normanna), il castello di Castro è attestato nei registri angioini del 1282 ed annoverato (come quello di Ugento) tra le fortezze di importanza nazionale. Punto di approdo strategico, in posizione dominante, inespugnabile con il suo fossato, è situato nei pressi di una chiesa bizantina (X secolo) alla quale è addossata la cattedrale romanica del XII secolo, a difesa di un pre-

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stigioso vescovato, di cui si può ammirare il palazzo di età moderna (XV-XVI secolo). Più volte rimaneggiato nel corso dei secoli a causa degli assalti e delle incursioni dei Turchi (1480, 1537, 1573), fu ricostruito dai Gattinara (1572) e rafforzato dal vicerè don Pedro de Toledo. La sua imponente struttura, a pianta quadrilatera con baluardi ai quattro spigoli, si presentava quasi distrutta nel 1780, dopo essere appartenuta ai conti Lemos, che avevano eretto la loro residenza al centro del castello, durante il regno spagnolo.

Dal borgo di Castro a quello di Caprarica del Capo, un breve itinerario tra due castelli

legati allo stesso nome (“mastro Antonio Renna da Tricase”), attraversando uno splendido tratto di scogliera a picco sul mare, scandito da torri costiere del XVI secolo come vedette sull’adriatico

Da Castro, passando per Andrano e Depressa, è d’obbligo una sosta nella bella piazza di Tricase, sulla quale si affacciano il palazzo principesco dei Gallone (sede municipale) con le sue torri, originariamente parti di una fortezza del XIV secolo e la barocca Chiesa Matrice, pregevole per le sue opere d’arte. Poi via, verso gli antichi fortilizi di Tutino e Caprarica. Dei nove torrioni di cui era munita la cinta muraria del castello di Tutino (XV secolo), anch’esso trasformato nel lato principale in palazzo signorile, ad opera dei feudatari Trane (1580), se ne possono ammirare quattro, al limite del fossato.

Caprarica. Cinta muraria e torrione cilindrico del Castello

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Caprarica. Colombaia merlata del Castello

Arrivati a Caprarica, dopo aver ammirato l’esterno, occorre visitare l’interno per scoprire una particolarità interessante: l’insieme architettonico ingloba nella sua struttura i resti di una chiesa che presenta caratteri stilistici e decorativi di origine gotica (fine XIV secolo). Sempre a pianta quadrangolare ma di dimensioni ridotte e con piombatoio sul portale d’entrata, delimitato da quattro torrioni cilindrici marcati da cordone segna-piano, il castello di Caprarica è stato recentemente restaurato dai proprietari (Bentivoglio). Costruito in carparo, secondo una tipologia di architettura militare rispondente a funzioni difensive, a poca distanza dalla costa, risulta della stessa maestranza del castello di Castro. Il fortilizio è infatti opera di mastro Antonio Renna da Tricase. Il suo nome, insieme alla data 1524, era inciso sulla torretta dell’angolo destro del prospetto, una iscrizione riportata da Cosimo De Giorgi nei suoi Bozzetti di viaggio (La provincia di Lecce, 1878), della quale è stato realizzato un calco, essendo l’originale ormai perduto. Si è invece conservata fino ai nostri giorni la lastra che, sull’architrave di una delle due colombaie, reca incisa la data 1555 e il nome di Vi-

cenzio Mellacca. Un feudatario che segue nella proprietà del maniero a prestigiose famiglie, dal dominus Giovanni de Amendolae (1377) ai Della Ratta, signori di Alessano, dagli Orsini del Balzo ai de Capua, fino a Gallone di Tricase. Come per altri castelli, col tempo viene a diversificarsi e ad alterarsi la sua originaria funzione, essendo in seguito adibito a masseria. Stessa destinazione d’uso del resto ha subito la vicina abbazia del Mito, sull’alto

della serra, i cui ruderi risalgono all’XI secolo, un sito da raggiungere tornando sulla litoranea, dopo aver lasciato Tricase e la sua quercia vallonea del XIII sec, e aver dato uno sguardo al canale Rio. Il percorso sulla scogliera adriatica è un’occasione per ammirare splendidi scorci panoramici dall’alto delle falesie; il promontorio, come tutta la costa salentina, è caratterizzato dalla presenza delle torri di avvistamento, erette a poca distanza una dall’altra. Appartenenti allo stesso efficace sistema difensivo dei castelli del XVI secolo e ad esso connesse, le torri di Miggiano, Diso, Capolupo e Andrano uniscono il litorale ai vicini fortilizi di Andrano (1540), Depressa e di Tricase, Tutino e Caprarica del Capo. Siano esse di forma tronco-conica o cilindrica, come quelle di origine medioevale, tra muretti a secco, macchia mediterranea ed oliveti, sovrastano grotte marine dai fondali straordinari. Per conoscere da vicino tutti i castelli e tutte le torri vai su www.iltaccoditalia.net

Di forma tronco-conica o cilindrica, le torri costiere sovrastano grotte marine.

//Tinne ca te mannu jeu MANGIARE “Grotta del Conte”, in via Duca del Mare n.2 a Castro, offre un ambiente ricercato, immerso tra i colori della vegetazione mediterranea. Tel: 0836.943349. DORMIRE Nel cuore della campagna tricasina, a metà strada tra mar Adriatico e mar Ionio, sorge il b&b “Borgo del Gallo”. Lo trovate in via Roberto Ardigò. Tel: 333.9141210. il tacco d’Italia

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// Dì che ti mando io FARE IL BAGNO Marina Serra, a Tricase, è una scogliera ripidissima che toglie il fiato. IMBOSCARSI Il lungomare Delle Agavi, ad Andrano marina, offre privacy lontano dai rumori e dal traffico. Il sentiero, arredato di panchine e vasi di gerani diventa la location ideale per coppie di innamorati.


// Smirciare //Sbirciare LE STRADE SACRE DELL’ANTICHITÀ NEL SALENTO. IN CAMMINO TRA CHIESE MEDIOEVALI, PER I “CAMMINI SANTI” DELLA “ VIA MISTERIOSA ” O DEI SANTI MISTERI, O TRA PIÙ IMPERVI SENTIERI DI ORIGINE BIZANTINA SUL CRINALE DELLE SERRE SALENTINE: ERANO QUESTI I DUE TRACCIATI VIARI CHE CONDUCEVANO I PENITENTI FINO AL SANTUARIO DEL PERDONO, A SANTA MARIA DI LEUCA

Santa Maria di Leuca. Il santuario. Ph: Roberto Rocca

A FINISTERRAE

per la perdonanza

di ANTONIO LUPO a.lupo@iltaccoditalia.info

// LE VIE DEI LUOGHI SACRI Fin dall’età medioevale continuo è stato il flusso di pellegrini che si dirigevano a piedi verso lontane mete: a Gerusalemme, a Santiago de Compostela o a Roma. Negli opuscoli del tempo, come la Guida del pellegrino di Santiago, un testo del 1140, sono riportate le tappe e i rischi ai quali andava incontro il pellegrino, nonché le usanze. Si partiva in gruppi e si camminava per 10-30 km al giorno. Durante il lungo percorso si trovava ospitalità presso monasteri e ospizi. La mancata ospitalità comportava punizioni divine, era perciò considerata un dovere religioso anche dai signori locali. Si ritornava con un ramo di palma da Gerusalemme, con una conchiglia da Santiago, o con le chiavi di S. Pietro da Roma. il tacco d’Italia

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// DI CHIESA IN CHIESA FINO A SANTA MARIA DI LEUCA

Taurisano. Il santuario della Madonna della strada


Una diramazione della via Romea portava a sud, verso l’Aquila (S. M. di Collemaggio) e il Gargano (S. Michele arcangelo). Si poteva proseguire fino al lontano Capo di Leuca, dove molto sentita era la partecipazione ai pellegrinaggi. La diffusione del Cristianesimo in terra d’Otranto è documentata infatti fin dalle prime forme di vita monastica.

Ph: Roberto Rocca

Una delle più antiche testimonianze risale al IV sec. d.C. E’ quella di Paolino di Nola che, riferendosi ai territori tra Otranto e Lecce, così scrive in una lettera indirizzata a San Niceta che tornava nella Dacia (l’attuale Romania) attraverso il Salento: “Quando passerai per Otranto e Lupiae, ti troverai tra una folta schiera di fratelli e sorelle vergini che insieme cantano le lodi del Signore”. Di lì a poco sorgevano i primi edi-

Leuca, innalzato nello stesso arcaico luogo dedicato al tempio di Minerva. Finisterrae, meta dell’eterno religioso pellegrinare… Attraverso i “cammini santi” e le vie “misteriose”, frotte di pellegrini, riconoscibili dal loro abbigliamento (cordone con rosario alla cintola, largo cappello) e dai pochi oggetti a loro disposizione (bordone dal quale pende una zucca per la riserva d’acqua e conchiglia per dissetarsi) percorrevano lunghi tratti a piedi, recitando i “Sacri misteri”. Seguivano anche tratturi più impervi nella fitta boscaglia, sulle serre, secondo un tracciato di origine bizantina, come nel percorso che partiva dalla chiesa S. Pietro (Galatina) fino a Sombrino. Da qui si poteva proseguire alternativamente o verso un itinerario che dalla

Una delle più antiche testimonianze risale al IV sec. d.C. E’ quella di Paolino di Nola che, riferendosi ai territori tra Otranto e Lecce, così scrive in una lettera indirizzata a San Niceta che tornava nella Dacia (l’attuale Romania) attraverso il Salento: “Quando passerai per Otranto e Lupiae, ti troverai tra una folta schiera di fratelli e sorelle vergini che insieme cantano le lodi del Signore”. Nella foto: la processione del venerdì santo a Gallipoli

fici adibiti al culto, come la chiesa paleocristiana di Vaste, di cui restano le fondamenta, o quella di Santa Maria della Croce a Casarano, nella quale si è ipotizzato che fosse custodita una reliquia della vera croce. Quest’ultima, detta chiesa di Casaranello, ricorda con il suo splendido ornato musivo che simbolicamente allude al Paradiso terrestre e la sua cupoletta con la croce giallo-oro al suo apice, la fede delle più lontane origini (V sec. d.C.). Uno svincolo la legava alla Traiana, la strada di epoca imperiale, sul cui tracciato erano disposte pure altre importanti chiese del Salento medioevale. Dall’abazia di S. Mauro (Gallipoli), attraversando Alezio (la Lizza) e Parabita, si giungeva a Taurisano (Santa Maria della Strada). Il percorso continuava poi per la cripta del Crocefisso di Ugento, e , ancora più a sud, oltrepassata Vereto, fino al santuario S. Maria di

cripta della Coelimanna (Supersano) e S. Maria della Serra, attraversava la cripta del S.S. Crocefisso (Ruffano) fino alla chiesa di S. Maria della Strada

//Tinne ca te mannu jeu MANGIARE Agriturismo “Le stanzie”, a Supersano. L’ambiente è rustico e confortevole. Si trova sulla Provinciale Cutrofiano – Supersano. Tel: 0833 632311; 340 1088978. DORMIRE B&B “Altrov’è” è una dimora storica completamente ristruttura nel cuore del centro storico di Parabita (via San Nicola). Tel: 0833-595805; 335-8315750.

(Taurisano), oppure in direzione Otranto. Di chiesa in chiesa si arrivava comunque a Leuca, luogo del perdono dei peccati. Da ogni parte d’Italia e d’Europa, soprattutto dalla Spagna e dalla Francia. Del passaggio e dei contatti con i pellegrini francesi si trova, tra l’altro, testimonianza nel culto popolare oppure in alcuni documenti d’archivio. Alla “perdonanza” in particolare si fa riferimento nei documenti del periodo aragonese (perdonancia di Santa Maria de Leuche) fino al XVI secolo. E’ per questo motivo che il re Alfonso d’Aragona, volendo placare “l’ira di Dio”, si mette in cammino con i penitenti per un pellegrinaggio al santuario di S. Maria di Leuca. Così fece pure suo figlio Ferrante che non mancò di visitare il santuario de finibus terrae. Potenti e sudditi si avviavano verso il capo di Leuca, lungo i santi cammini, nella speranza della redenzione e del perdono. Prima di arrivare alla meta si fermavano a Barbarano (Leuca piccola). Qui, a confortare i pellegrini, vi erano dormitori nei vani sotterranei, magazzini e luoghi di riunione, stanze con comignoli e pozzi per dissetarsi. Nella tradizione della devozione popolare poteva essere questo il passo decisivo per ottenere una grazia, e comunque, l’adorazione della Vergine miracolosa “Regina dell’universo”, serviva certamente per ottenere l’indulgenza, se non per assicurarsi il Paradiso!

// Dì che ti mando io FARE IL BAGNO Ovviamente a Santa Maria di Leuca. Trovarsi a metà tra Ionio ed Adriatico non è da tutti i giorni. IMBOSCARSI I dintorni di Supersano, proprio nei pressi della cripta della Coelimanna offrono scorci suggestivi ed una dimensioni sospesa che “ispira”. Per chi preferisce il mare, il top è la scalinata che porta al santuario di Leuca. Di sera è praticamente deserta. Fermatevi ai primi gradini... potrebbe mancarvi il fiato...


// Smirciare //Sbirciare

LA VIA SALLENTINA, POSSENTE “SUPERSTRADA” DELLE ORIGINI ROMANE, AGGREGA ANCORA OGGI. UN TRAIT-D’UNION TRA DUE ANTICHI LUOGHI SACRI, META DI PELLEGRINAGGI: LA CRIPTA DEL CROCEFISSO A UGENTO E LA CHIESA DI S. MARIA DELLA CROCE, A CASARANO. UN ITINERARIO CHE VALE LA PENA DI PERCORRERE

Lungo

LA “SUPERSTRADA” ROmANA

fino a Leuca

estimonianza della viabilità del sud-Salento in età romana. E’ un tratto della via Traiana, detta Sallentina (I sec.d.C.), prolungamento della via Appia: da Roma a Brindisi (porto per l’Oriente) e Leuca, risalendo poi verso Taranto, secondo un tracciato probabilmente preesistente.

T

Le infrastrutture dell’impero romano, le diramazioni e i prolungamenti della via Appia, la più antica della Puglia, (Roma - Benevento - Taranto - Brin-

disi - S. M. di Leuca) rendevano certamente più agevoli le comunicazioni, costituendo un’alternativa alle millenarie rotte marittime. Era perciò diventato facile muoversi “via terra più che via mare”, sosteneva Strabone. Per avere un’idea: una sola giornata si impiegava per il tratto da Lecce (Lupiae) a Otranto (Hydruntum). Come era organizzata la rete stradale del tempo? I percorsi che dalla capitale conducevano alle città dell’impero romano, attraverso le prime monumentali arterie stradali a doppia corsia, erano dotati di piazzole per le stazioni di sosta, utili ai viandanti che il tacco d’Italia

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di ANTONIO LUPO a.lupo@iltaccoditalia.info

potevano rifocillarsi e dissetarsi. Oltre alle mutationes provviste di abbeveratoi e indispensabili per il cambio dei cavalli, potenti e insostituibili mezzi di locomozione del tempo, non mancavano gli alberghi di riposo (mansiones), per i tragitti più lunghi. Il tracciato viario era scandito dalle pietre miliari, ubicate in modo equidistante al fine di indicare i “passi”: un miglio equivaleva a 1481 metri circa. Insieme ad esse sono giunte fino a noi anche lapidi e colonne con epigrafi, testimonianze oggi conservate nei musei pugliesi. Tra le informazioni incise sulle colonne miliari: le distanze, i nomi dei promotori,


Ugento. Cripta del crocefisso

La “superstrada” romana era il prolungamento della via Traiana, a sua volta prolungamento della via Appia. Arrivava a Finibus Terrae ed era dotata di piazzole di sosta di cui v’è traccia oggi, nei nomi delle contrade rurali Casarano, Santa Maria della Croce. Il mosaico dell’arcata

le date, i finanziamenti. Non mancano testi con espressioni di gratitudine da parte della popolazione locale per i magistrati che avevano diretto i lavori di pavimentazione e di acciottolato stradale. Sulla Ugento-Casarano è ritornato alla luce un tratto della via Salentina che terminava a Finisterrae (Santuario di S. M. di Leuca). Un asse viario che, congiungendo Veretum (Patù) a Uxentum, continuava a nord in direzione Alezio-Nardò. Ci si avvicinava così ad un altro luogo fortemente segnato dal culto: la chiesa di Santa Maria della Croce. Un trait d’union tra due antichi luoghi sacri, lungo la via di età romana, meta di pellegrinaggio verso il santuario di Leuca, documentato anche da alcuni toponimi delle stazioni di sosta, come quello della stazione dei “Vetti” nei pressi di Casarano, “Culine” ad Alezio o da “Pozzu Latu” nella stessa Ugento. Proseguendo oltre le mura messapiche di località Porchiano, ben visibili dalla provinciale Ugento-Casarano, è oggi possibile verificarne la direzione extra-urbana e il prolungamento viario, testimoniato dalle lastre di pavimentazione in calcare. Sono infatti tornati alla luce i blocchi litici della pavimentazione stradale in allineamento, il piano di acciottolato, insieme a pietrame ed a frammenti di ceramica di varie dimensioni. Alcuni resti sono da contestualizzare in ambienti chiusi con pareti, di cui rimangono i laterizi. Ma sono stati rinvenuti nelle vicinanze anche contenitori dagli impasti giallo-ocra, ma anche a vernice nera, ceramica antica e frammenti in vetro. Ci troviamo quindi di fronte a un percorso aggregante all’insegna dell’archeologia e del culto religioso e dell’arte. Due straordinari contesti storico-artistici, a poca distanza l’uno dall’altro, che nelle loro volte, se pur con

esiti stilistici del tutto diversi, rinviano, tra l’altro, ad un campionario figurativo composto prevalentemente di motivi animali, vegetali e geometrici e astrali. Dagli effetti di elegante compostezza che caratterizzano gli straordinari mosaici della volta absidale di S. Maria della Croce (V-VI sec.d.C.) a quelli fantasiosi ed espressionistici della volta della cripta del Crocefisso (XIII sec.), realizzati ben sei secoli dopo, secondo un registro del tutto differente. Un itinerario che vale la pena di percorrere, per entrare in una dimensione che, sotto lo sguardo ieratico delle icone bizantine e gotiche, assume comunque le stesse valenze culturali e simbolico-religiose.

//Tinne ca te mannu jeu MANGIARE Nella “Masseria San Nicola” a Patù si riscopre la tipica masseria salentina del ‘500, già residenza estiva dell’ultimo primo ministro borbonico Liborio Romano. Si trova in località San Nicola. Tel.: 0833.752243; 0833.752116; 329.158603. DORMIRE L’hotel “Baia dei Turchi” ad Otranto (via Fontanelle) offre servizi di alto livello a chi pretende una vacanza di alto livello. Tel: 0836805643; mail: info@baiadeiturchi.it. il tacco d’Italia

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// OTA CA TROvI UN IPPODROMO CON I NUMERI Una pista lunga 1000 metri ed un percorso totale di ben 1500 a cui si aggiunge un circuito d’allenamento di 600 metri. Ancora: 150 box che cresceranno con le esigenze della struttura, 20 terminali per l’accettazione delle scommesse, una tribuna da 2mila posti ed una capienza di 10mila spettatori. Terzo in Puglia solo in ordine di tempo ma primo per impiantistica, l’ippodromo di trotto e galoppo nato all’interno del village Euroitalia, a Casarano, ha tutti i numeri per imporsi all’attenzione di sportivi e non. Nel mese di agosto sono previste quattro gare di trotto: l’11, il 15, il 21 ed il 31, tutte dalle ore 20 alle 23. L’Euroitalia si trova sulla strada provinciale per Collepasso; tel: 0833.591617; www.euroitalia.net.

// Dì che ti mando io FARE IL BAGNO Ad Otranto, già che ci siete. Agli Alimini vi sentirete completamente abbracciati dalla natura. IMBOSCARSI Che cosa c’è di meglio delle dune sabbiose che si trovano sotto costa? Il mare di fronte crea l’atmosfera. Le marine di Ugento ne offrono numerosi esempi. Un consiglio: il pino d’Aleppo, con la sua larga chioma che arriva a terra, è un’ottima tana d’amore. Attenti agli aghi!


// Smirciare //Sbirciare “Studio per medaglia”, Giò Pomodoro. Un’opera in bronzo conservata nel museo “Vito Mele” a S.M. di Leuca

Musei diversi. SPESSO LA MERAVIGLIA COLPISCE LO SGUARDO NELLE STRADINE NASCOSTE, DIETRO L’ANGOLO MENO RAGGIUNGIBILE, PIÙ CHE NELLE SALE MUSEALI DELLE METROPOLI CAOTICHE. ALCUNI CONSIGLI PER RIMANERE A BOCCA E AD OCCHI APERTI

PER RESTARE A GUARDARE

randi musei accanto a realtà espositive meno conosciute, per suggerire ai turisti in visita in Salento dei percorsi imbattuti. Un modo “altro” di conoscere il patrimonio artistico e culturale di terra d’Otranto. Di musei “diversi” il Salento è ricco.

Vito Mele ne è il fondatore ed il direttore artistico. Ecco alcuni nomi di artisti esposti: Medardo Rosso, Vincenzo Vela, Gaetano Martinez, Arnaldo e Giò Pomodoro, Ugo Nespolo. Il Museo Vito Mele è in piazza Giovanni XXIII a Santa Maria di Leuca. Tel: 347.9344827. www.museomele.it

G

di LAURA LEUZZI l.leuzzi@iltaccoditalia.info

// IL PRIMO IN PUGLIA

Ph Marco Maraca

// LEUCA. L’ARTE AI PIEDI DEL SANTUARIO

Il Museo di arte moderna e contemporanea Vito Mele è allestito in due sale attigue al santuario di Leuca ed espone opere di artisti locali, nazionali ed internazionali.

Fondato nel 1868 da Sigismondo Castromediano, duca di Cavallino, da cui prende il nome, il Museo Sigismondo Castromediano di Lecce è il più antico della Puglia. Conserva numerose testimonianze della civiltà messapica e degli insediamenti romani. il tacco d’Italia

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Nella sezione preistorica è stata ricostruita la Grotta dei Cervi di Porto Badisco, con interessanti pitture rupestri. Nella Pinacoteca, sono esposti dipinti che documentano gli influssi bizantini e veneziani sul lavoro degli artisti locali, dal medioevo fino al XVIII secolo. Una sezione è dedicata alle cosiddette arti minori. Si trova in viale Gallipoli 28, a Lecce. E’ visitabile gratuitamente dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.30; domenica e festivi dalle 9 alle 13.30. Tel: 0832 307415.

// CALIMERA. PALADINI DELLA NATURA

Per conoscere da vicino tutti i castelli e tutte le torri vai su www.iltaccoditalia.net


Il museo di storia naturale di Calimera è una struttura composita, dove si trovano un museo comunale e un Osservatorio faunistico provinciale, unica nel suo genere in Puglia, per varietà di sezioni e per il servizio di pronto intervento sulla fauna selvatica. Accoglie oltre 500 animali all’anno. E’ in via Europa 95 ed è visitabile tutti i giorni tranne il lunedì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 20.30. Costo del biglietto, 2,60 euro (ridotto, 1,60 euro; per le scolaresche, 2,50 euro, incluso visita guidata). Info: 0832.875301 www.museocalimera.it.

// TUGLIE TRASMETTE LA STORIA

Il materiale oggi esposto nel Museo della radio di Tuglie era una collezione privata, accumulata in 40 anni da Salvatore Giuseppe Micali, direttore del museo, con un passato da caporadiotelegrafista della Marina Militare. Gli strumenti in mostra, 140 in tutto, seguono un itinerario storico che va dalla fine dell’800 ai primi del ‘900. Il Museo della radio è in via Vittorio Veneto 114, a Tuglie. E’ aperto il martedì, giovedì e sabato dalle ore 17 alle 20; il sabato anche di mattina, dalle 9 alle 12. Luglio e agosto: dal lunedì al venerdì dalle ore 18 alle 21; il sabato anche di mattina dalle 9 alle 12. Il costo del biglietto è di un euro. Info: tel: 0833.597747; fax: 0833.597124; www.museoradiotuglie.it.

// SAN CESARIO. ARTE NAIF

Il museo sorge lì dov’era la casa dell’artista naif Ezechiele Leandro e consta di una galleria e di uno spazio

aperto adiacente, definito il “Santuario della pazienza”, che conservano dipinti, disegni, bassorilievi, composizioni, terrecotte, sculture. Il museo sorge in via Cerundolo 26, a San Cesario di Lecce. E’ una struttura privata, visitabile su prenotazione. Info e prenotazioni: 0832.200120; 349.3626430; antoniobenegiamo@museoleandro.it; www.museoleandro.it.

// CASARANO. COME MARCINELLE Quello di Casarano è l’unico museo del minatore in Italia ed il secondo in Europa, dopo quello di Marcinelle. Inaugurato nel maggio 2005, è nato dalla volontà di Lucio Parlotto, minatore in Belgio ed oggi direttore della struttura, di raccogliere tutti i documenti relativi al disastro di Marcinelle. Il museo del minatore si trova in via Astore (nei pressi di piazza San Giovanni Elemosiniere) ed è aperto tutti i giorni dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 20. Le visite sono gratuite, tuttavia le offerte dei visitatori sono sempre ben accette. Info: 0833.599287; 340.3359090.

// GALLIPOLI. DI TUTTO UN PO’ Il museo civico di Gallipoli è un tipico museo ottocentesco, che raccoglie i materiali più vari. Sorge nella parte vecchia della città e vi si arriva percorrendo le caratteristiche stradine del centro storico. Il primo edificio in cui sorse il museo, l’ingresso di un ospedale, risale al ‘700.

//Tinne ca te mannu jeu MANGIARE Ambiente ultramoderno e profumo di carne alla griglia; a Galatina (viale Ioni 24) il “Pepe nero” vi lascerà soddisfatti. Tel: 0836-562511. DORMIRE Massimo confort ed una accoglienza da re. Sulla Tuglie-Alezio, prenotate presso “Tenuta La Baronessa Resort”. Tel: 0833 597340.

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Il museo civico si trova in via Antonietta De Pace 108, a Gallipoli. E’ aperto tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle 18 alle 21. Costo del biglietto 1,5 euro. Info: 0833/264224.

// UGENTO. MUSEO E LABORATORIO Il museo archeologico di Ugento sorge nel complesso conventuale di “S. Maria della Pietà”. L’esposizione racconta le vicende dell’abitato ugentino nelle diverse fasi cronologiche attraverso i materiali ritrovati negli anni nel sottosuolo ugentino. Non si tratta, tuttavia, di un tradizionale museo espositivo. La struttura mette a disposizione spazi per la didattica, per le attività scientifico-culturali, per il restauro dei materiali. Si trova in via Della Zecca; tel 0833.555819. E’ visitabile gratuitamente. Da settembre a giugno: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 8 alle 13.30; domenica dalle ore 9 alle 12.30. Luglio e agosto: da martedì a domenica dalle ore 9.30 alle 12.30.

// Dì che ti mando io FARE IL BAGNO Se ci si vuole sentire veri protagonisti dell’estate: Gallipoli, località Punta della suina. Si consiglia costume alla moda. IMBOSCARSI A Casarano, la collinetta della Madonna della Campana (ad est della città) continua ad offrire, da decenni, silenzio ed atmosfera a ragazzi ed ex ragazzi. La vista, da lassù, è splendida.


L’ALTRA COPERTINA

E cose te quai

LE TRADIzIONI SALENTINE

Ph: Roberto Rocca

Ugento, centro storico. Le tradizioni salentine riescono ancora oggi ad essere autentiche. Come quella di stendere per strada le coperte più preziose per rendere omaggio al Corpus domini portato in processione. L’usanza ottiene un triplice obiettivo: compiere un atto devozionale, coprire agli occhi del Signore i muri scalcinati, gareggiare con il vicinato per la bellezza del corredo.


// E cose te quai //Le tradizioni salentine

Melpignano. La Notte della Taranta. Il pubblico balla al ritmo della pizzica

DOvE TI PIzzICA di VALENTINA CHITTANO v.chittano@iltaccoditalia.info Ph: Roberto Rocca

la taranta

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Melpignano

SPUTO E DANzA

nella terra del rimorso

LÌ DOVE SAN PAOLO SI FERMÒ PER RIFUGIARSI DAI PERSECUTORI, SORSERO I LUOGHI DI PURIFICAZIONE DAL MORSO DEL RAGNO VELENOSO mpresa ardua pensare di poter scovare ancora a Galatina qualcuno di quegli sguardi persi, teneri e macabri allo stesso tempo, che nella notte tra il 28 ed il 29 giugno si nascondevano nei capelli arruf-

I

fati e inseguivano minacciosi i curiosi per piazza S. Pietro. Le famose crisi delle “tarantate” sembrano aver abbandonato “la terra del rimorso” rimanendo intrappolate in un passato folkloristico. In eredità ci hanno però lasciato i luoghi dei loro tormenti e dei riti di guarigione, insieme a punti interrogativi affascinanti. Così la cappella di S. Paolo, nella sua penombra, dona ancora oggi particolari suggestioni: chi era stata morsa dal ragno correva intorno a quel piccolo altare,

Un particolare della tela conservata sull’altare della cappella di San Paolo. Dal recente restauro sono emersi, oltre alla tarantola, anche un serpente ed uno scorpione, segno che San Paolo fosse protettore dal morso di ogni animale velenoso

na volta che la taranta ha “pizzicato”, è difficile liberarsi dall’effetto del suo veleno. Si può scegliere tra due strade: chiedere la grazia al santo (San Paolo o San Rocco) visitando in segno di devozione i luoghi del suo passaggio, oppure ci si può abbandonare all’euforia che il morso comporta. E ballare, suonare, scatenarsi per tutta la notte. Proponiamo un percorso a tre tappe, per i Comuni più “tarantati”, ovvero Galatina, Melpignano e Torrepaduli (Ruffano). Ognuno di essi vive il morso a suo modo, tra tradizione ed innovazione, mondanità e senso religioso autentico.

U

A pag. 34, le sorelle Farina. Nella tela, esse sono raffigurate accanto al santo. La tradizione narra che fossero dotate dello “sputo guaritore” dal veleno della taranta


Il restauro della tela di San Paolo ha svelato un serpente, uno scorpione

ed una tarantola: secondo la tradizione, infatti, S. Paolo era protettore contro ogni animale velenoso. Nella tela, al Santo due donne, forse le sorelle Farina, dotate dello “sputo risanatore”

Le sorelle Farina.

sorseggiava l’acqua miracolosa del pozzo, si arrampicava sui cornicioni, si sedeva sul tabernacolo, si sdraiava a terra, imitando il comportamento dell’avvelenato, sia che l’imitazione fosse del tutto indipendente da una reale sindrome tossica (avveniva nella maggior parte dei casi), sia che si innestasse in un episodio iniziale di aracnidismo. La forma estrema di questa imitazione era la caduta improvvisa dei tarantati al suolo con il respiro “talora affannoso, talora gemente, spesso immobili ed esamini”. Il tarantismo è un fenomeno storico religioso che affonda le sue radici nel Medioevo e che trascina con sé nei secoli una formazione prevalentemente contadina caratterizzata proprio dal simbolismo della tarantola che morde e avvelena e della musica, della danza, dei colori che purificano dal morso. Al veleno delle tarantole “non si trova altro medicamento che ‘l suono de’ musicali stromenti, sfogando gli morsicati col ballo quel pestifero umore”, sosteneva il domenicano Arcudi. Ma è importante sottolineare come a Galatina mancasse una vera e propria terapia musicale e ci si soffermasse soprattutto sulla facoltà risolutrice attribuita all’acqua del pozzo della cappella, sita in quelle case che, secondo un anonimo, ospitarono prima S. Pietro e poi S. Paolo. Il restauro della tela che si trovava sull’altare della cappella ha però anche rivangato la tradizione dello sputo guaritore. Nel quadro infatti, accanto alla figura di S. Paolo, ci sono due donne, presumibilmente le sorelle Farina, pro-

prietarie del complesso delle cosiddette “case di S. Paolo”. È il palazzo Tondi-Vignola, poi Congedo, oggi MarraTedesco, di cui è parte integrante la cappella di S. Paolo. Queste due donne sono quelle che l’Arcudi indica come dotate dello sputo risanatore. Quello che la tradizione tramanda ci viene esplicitato dal medico Nicola Caputi nel 1741: “È fama presso i cittadini (di S. Pietro in Galatina, ndr) che l’apostolo S. Paolo, dopo la predicazione di S. Pietro, mentre navigava verso i nostri mari, qui (a Galatina, ndr) giunse in incognito per timore dei persecutori, fermandosi per una sola notte in una casa proprietà di un uomo pio. I galatinesi raccontano varie storie su

Francesco Saverio Lillo sono venuti alla luce anche un serpente, uno scorpione ed una tarantola ad indicare forse proprio quella tradizione che vuole S. Paolo protettore contro ogni animale velenoso e non solo contro il celebre ragno. La cappella di S. Paolo in Galatina è la forma stabilmente visibile di un culto che, caso quasi unico nell’orizzonte della religiosità cattolica, fino alla fine del Settecento non aveva ancora un luogo fisico dove poter essere esercitato. Tra quelle mura si assisteva a scene sfrenate, a volte troppo libertine,

Il pozzo di San Paolo. Chi vi beveva, guariva dal morso velenoso della taranta

A Galatina mancava la tradizione della “terapia musicale”,

quindi ci si affidava soprattutto alla facoltà risolutrice dell’acqua del pozzo della cappella, sita in quelle case che pare ospitarono prima S. Pietro e poi S. Paolo

Al centro dell’attenzione. Una tarantata si dimena in piazza per liberarsi dall’effetto del veleno

questa visita ma, ciò che è più importante, affermano che S. Paolo abbia chiesto a Dio che a quell’uomo pio, per ricompensa alla sua pietà, fosse concesso a suo favore e a quello dei suoi discendenti di sanare tutti quelli che fossero morsi da animali velenosi…”. Nella tela, grazie all’opera di restauro di cui si è interessato il museo Castromediano di Lecce, sopra la firma di il tacco d’Italia

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tanto che si procedette alla scomunica della cappella (nonostante oggi, nel giorno di S. Paolo, vi si celebri ancora la messa). L’orizzonte simbolico del tarantismo non prevedeva però solo tarantate ballerine e canterine. C’erano anche quelle “tristi e mute”, associate a stati d’animo depressi. L’antropologo Ernesto De Martino spiega che “per quanto di norma spettasse al ritmo della tarantella sciogliere la componente depressiva variamente affiorante, i tarantati occasionalmente non gradivano tarantelle ma musiche improntate ad accorata nostalgia”. Si arrivava a constatare che in casi come questi il simbolo del tarantismo non operava affatto, suoni e colori non sortivano effetto ed il tarantato si aggirava nel perimetro cerimoniale come se cercasse invano di immettersi in una vicenda che gli restava estranea. Rimangono affascinanti tutte le fasi del rito che si sviluppava già dalla piazza antistante la cappella. Nel corso delle indagini etnografiche, sempre di De Martino, sono venuti a galla parti-


colari per qualcuno inediti, come il rituale della fune immaginaria alla quale qualche tarantato fingeva di reggersi durante il ballo, quasi a mimare il ragno appeso alla ragnatela. L’esorcismo musicale del tarantismo utilizzava anche nastri multicolori, spade, specchi e tanti altri oggetti che erano messi a disposizione del pizzicato intorno al perimetro cerimoniale. Si parla anche di vasi di basilico, cedrina, menta e ruta come stimolo olfattivo. Oggi di tutti quei gesti e quei simboli rimangono le mani sui tamburelli di tutti coloro che vogliono evocare i ritmi di quei particolari suoni dal valore terapeutico; rimangono dei nastri appesi agli strumenti a ricordare come allo stimolo dei suoni facesse riscontro quello dei colori.

// “IL TARANTISMO NON È UNA CREDENZA” Il fenomeno del tarantismo è uno dei più controversi e, nello stesso tempo, affascinanti, che il Salento conosca. C’è chi gli dà natura sociale-antropologica. Chi, invece, ci crede fermamente. Come Benito Derniolo, edicolante di Galatina. Con i suoi fratelli erano appena più che ventenni. Anche la sorella Lucetta aveva pressappoco la stessa età. In quegli anni si trovavano a Latina (Lucetta è poi rimasta lì). In una giornata come le altre, tutti insieme stavano pranzando in giardino. “Quando, all’improvviso, Lucetta si mette a gril’appuntamento Èforsepiùdiventato atteso dell’estate, dell’intero anno. “La Notte della Taranta” è un “concertone” capace di calamitare, dal 1998, adulti e giovani in una bolgia di musica e ballo unica nel Salento (e non solo). Il nome dell’evento si lega alla tradizione dei famosi morsi del ragno facendo venire in mente i luoghi che maggiormente sono legati ai riti purificatori per i tarantati. Così il tour della taranta passa di paese in paese per tutto il Salento fino a concludere il suo cammino a Melpignano con l’evento finale: il megaconcerto al quale prendono parte artisti di fama internazionale.

Benito Derniolo, edicolante di Galatina. Ha visto con i suoi occhi la taranta in azione

dare in un modo che non avevo mai sentito. Piangeva forte e noi non riuscivamo a calmarla. Ci accorgemmo di due piccoli fori che le erano apparsi sul dito e che la facevano agitare per terra dal dolore. Quando guardai con più attenzione, vidi un ragno, una tarantola grossa e nera che ebbi subito l’istinto di schiacciare con il piede. Raccolsi il veleno giallo che ne uscì e l’animale ormai morto in una scatolina e, intanto, accompagnammo Lucetta in ospedale. Vedevo il suo viso cambiare colore e diventare viola, azzurro, giallo e bianchissimo. I medici le somministrarono due dosi di calmante che, dopo qualche ora, le diedero pace, anche se il dito e l’intera mano rimasero gonfi per qualche giorno. In ospedale diedi ai medici la tarantola ed il veleno. Confermarono che si trattava di una tarantola velenosa”.

// DA DIONISO ALLA TARANTA E’ sorto nel 2005 nel cuore di Galatina, alle spalle della cappella di San

// U SANTU PAULU Ahi Santu Paulu meu de le tarante pizzichi le caruse, pizzichi le caruse, a mezzu l’anche. E santu Paulu meu te le tarante pizzichi le caruse, pizzichi le caruse tutte quante. Santu Paulu meu de Galatina famme ‘na grazia a mia, famme ‘na grazia a mia ca’ sun la prima. Santu Paulu meu de Galatina fammela ‘ccuntenta, fammela ‘ccuntenta sta’ signurina. Ahi Santu Paulu meu de li scurpiuni pizzichi li carusi, pizzichi li carusi li pantaluni. Ahi Santu Paulu meu de li scurpiuni pizzichi li carusi, pizzichi li carusi a li cujuni. E Santu Paulu meu de Galatina lassatila ballare, lassatila ballare sta signorina. Ahi Santu Paulu meu de Galatina... facitece ‘na grazia, facitece ‘na grazia ‘sta mattina... Paolo, il Centro sul tarantismo, dove sono raccolte fotografie, documenti, racconti e varie pubblicazioni sul fenomeno delle “tarantolate”. Il centro è gestito dall’associazione “Centro studi sul tarantismo e costumi salentini” ed è aperto al pubblico nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì, dalle ore 10 alle 12 e dalle 17 alle 20.

Melpignano. La chiesa del convento degli Agostiniani, che si affaccia sulla piazza dove si svolge il concerto finale della notte della taranta

FARSI PIzzICARE A mELPIGNANO C’È CHI NE CRITICA L’ASPETTO MODAIOLO E MEDIATICO. EPPURE PER CHI VOGLIA RESPIRARE A FONDO IL PIACERE DI BALLARE AL RITMO DELLA PIZZICA E TIRAR TARDI, LA NOTTE DELLA TARANTA È UN APPUNTAMENTO DA NON PERDERE L’intuizione di trasformare i ricordi del passato in un presente festoso che col tempo si è sempre più alil tacco d’Italia

lontanato da ciò che la pizzica rappresentava per divenire stimolo per grandi collaborazioni artistiche e

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coinvolgere i più grandi interpreti della musica non solo italiana, si deve all’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e dell’istituto Diego Carpitella di cui è socia fondatrice la Provincia di Lecce. E a chi ha tentato più volte di criticare l’aspetto eccessivamente “trendy” che ha assunto quest’evocazione del passato, Melpignano risponde che è da snob parlare così di un’operazione di riesumazione di un fenomeno che ormai era morto. Ogni anno, grazie a questa festa, si produce qualcosa di nuovo, si produce cultura nel gioco dinamico del recupero e dell’innovazione.


NE vITImU

a Santu-

di LAURA LEUZZI l.leuzzi@iltaccoditalia.info

tamburelli, le zacareddhe (nastrini coIvialorati portafortuna), le litanie. I canti via più energici, i vestiti che ondeggiano assecondando i movimenti del corpo. La gente che guarda, che si abbandona alla musica, le ronde, i coltelli. I profumi, i colori, l’aria calda di metà agosto. Le persone, le migliaia di persone curiose, appassionate, incantate. La festa di San Rocco è una festa da vivere, almeno una volta, per intero, nella piazza di Torrepaduli (frazione di Ruffano) dedicata al santo, presa d’assalto dai turisti e dai devoti, dal pomeriggio dal 15 agosto fino all’alba del 16. Bisogna essere lì per respirare quel senso di mistero che si ricrea, ogni anno, fuori dal santuario. Perché se è vero che i media nazionali ed internazionali negli ultimi anni hanno portato questa festa alla ribalta, determinandone la diffusione fuori dai confini provinciali entro i quali essa si muoveva un tempo, è pur vero che l’atmosfera magica che si percepisce va assaporata in prima persona. La festa di San Rocco non è una festa “alla moda”. Essa conserva ancora oggi quello spirito devozionale che l’ha caratterizzata dalla sua nascita. Ancora oggi i credenti giungono in pellegrinaggio a piedi dai paesi vicini fino al santuario; ancora oggi, anche se meno frequentemente di un tempo, percorrono la navata in ginocchio fino alla statua del santo, chiedendo una grazia o ringraziando di averla ricevuta. Ancora oggi, baciano quella scultura con la commozione di trovarsi davanti a San Rocco in persona, accarezzandola con il fazzoletto che poi si passano sul volto.

NON È UNA FESTA “ALLA MODA” EPPURE È SEMPRE IN VOGA. MERITO DEL PURO SENSO DEVOZIONALE E DELLA VOGLIA DI BALLARE E “DUELLARE” FINO ALL’ALBA E’ questo l’aspetto intimo della festa. L’aspetto magico. Che non si è perso, nonostante abbia avuto grande diffusione l’altro aspetto, quello più spettacolare, dei balli, delle ronde, del duello. Il ballo che tiene svegli tutta la notte si chiama “pizzica-scherma”. E’ un tipo particolare di pizzica, un tempo detta anche “il ballo degli zingari”. Non ha valenza catartica dal morso della taranta o funzione taumaturgica dall’effetto di altri animali velenosi; si ca-

ratterizza, invece, solo per il suo essere finalizzata al divertimento sociale. La danza è costituita da un rituale accompagnato dal suono di armoniche e tamburelli. I movimenti mimano un combattimento con i coltelli. Scopo della danza è cercare di sfiorare l’avversario tramite le fasi fisse di provocazione, attacco, difesa, finte, colpi proibiti. I presenti fanno cerchio intorno ai suonatori e ballerini, formando le “ronde”. Le origini di questo ballo sono da ricercare nel fatto che la festa in onore di San Rocco era, anticamente, l’unica occasione in cui contadini e zingari potevano incontrarsi. I primi per acquistare la carne che i secondi vendevano, proprio nel corso della festa. E proprio durante la festa si tentava di risolvere eventuali controversie che erano sorte nei periodi precedenti. “Ne vitimu a Santu Roccu”, si diceva (“Ci vediamo il giorno della festa di San Rocco”). Ancora una volta, la danza con i coltelli (un tempo ci si feriva davvero, oggi la danza è solo evocativa del duello) decretava il vincitore. E il motivo del contendere era dimenticato. Fino all’anno successivo. Quando, la notte di San Rocco riproponeva il teatro per una nuova lotta.

// OTA CA TROvI LA NOTTE DI SAN ROCCO DIVENTA “FONDAZIONE” L’obiettivo è valorizzare il patrimonio culturale. Ferragosto non è ferragosto, infatti, senza danza delle spade. Così nasce la fondazione “Notte di San Rocco pizzica, tamburello e scherma in ronde”. La fondazione è in via Santa Maria Sanità n. 115. www.fondazionenottedisanrocco.it

//Tinne ca te mannu jeu MANGIARE Nel suggestivo centro storico di Melpignano, alle spalle della chiesa San Giorgio, il ristorante-pizzeria e lounge bar “Kalì” offre raffinate specialità di cucina locale e atmosfera da favola. Sorge in via Verdi, 33; tel: 0836.433003; 393.6960834. DORMIRE Nel cuore di Galatina (corte Baldi, 2), città d’arte, quattro residenze storiche restaurate formano l’hotel Palazzo Baldi. Ambiente antico e tecnologia all’avanguardia sono le parole

// Dì che ti mando io d’ordine della struttura. Tel: 0836 568345; 0836 564835. FARE IL BAGNO Provate a percorrere la scogliera di Porto Badisco, vicini vicini al mare, e a guardare di sotto. Le acque sono talmente cristalline che si vede il fondo. Un bel tuffo e ci sarete dentro. IMBOSCARSI La campagna ruffanese è ampia e tranquilla. L’ideale per chi vuole coniugare riservatezza e natura.


// E cose te quai //Le tradizioni salentine

Ph: Roberto Rocca

A CIASCUNO la sua sagra

SAPORI TIPICI E DEVOZIONE RELIGIOSA. ED ECCO FATTA L’ESTATE IN TERRA D’OTRANTO in occasione delle sagre e delle feste patronali che si incontra il Salento più autentico. È nell’atmosfera della festa popolare, che si può cogliere nell’anima salentina un misto di sapienza, cordialità e vivacità.

È

Le più famose e frequentate sono: la sagra della patata (a Felline, frazione di Alliste), che si tiene attorno al 20 luglio; la festa della pitta rustica (la pagnotta rustica), organizzata a Castrignano de’ Greci press’a poco negli stessi giorni; la sagra del pane di Cursi (fine luglio) e la sagra te lu ranu di Lizzanello, sempre negli stessi giorni. Ad agosto, gli appuntamenti diventano più strong: la sagra della sceblasti (un pane tipico della Grecìa salentina) a Zollino (i primi del mese); la sagra della piscialetta a Surbo (la piscialetta è focaccina preparata con i residui della lavorazione del pane e insaporita con spezie e peperoncino), la sagra te li cannolicchi cu le cozze, a S. Isidoro (Nardò), ovvero una pasta fatta in casa con le cozze nere. Sempre ad agosto non si può mancare alla sagra de la purpetta a Felline, per veri intenditori. Sempre i primi del mese, ad Acquarica del Capo si tiene la sagra dell’olio d’oliva.

di FLAVIA SERRAVEZZA f.serravezza@iltaccoditalia.info

La moniceddha. Cannole le dedica una sagra assai apprezzata

Da non perdere è la Festa della “municeddha” (lumaca) organizzata a Cannole sin dal 1985. In quattro magiche serate d’agosto il piatto principale è la municeddha, soffritta, arrostita o al sugo. Circa 70mila presenze ogni anno giungono a Cannole per gustarla. La seconda decade d’agosto, a Collemeto, frazione di Galatina si tiene la sagra del peperone e della melanzana. Tra le grandi sagre di fine estate c’è la Festa te lu mieru di Carpignano salentino, storico appuntamento: “sperimentata” nel 1974 e “istituzionalizzata” l’anno successivo è stata una delle prime feste non religiose. Si tiene i primi di settembre. Appetitose polpette. In sagra a Felline, ad agosto

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Sempre a settembre (prima decade), a Vernole c’è la sagra te la trippa e te la carne te cavallu; a Taviano, la sagra te le mennula brustulita (mandorla abbrustolita); a Lecce la sagra te la cecora resta (dopo il 15). A fine settembre (dopo il 20) Galatone dedica una giornata alla festa te la sita e te lu cutugnu, ovvero della melagrana e della melacotogna.

// LE FESTE PATRONALI Non perdete le fiere, i fuochi d’artificio, le luminarie, gli addobbi e le immancabili bande musicali che animano le feste in onore dei santi patroni delle città. A Carpignano salentino è festa grossa il 2 e 3 luglio in onore della Madonna della Grotta: luminarie, processione, banda e fuochi pirotecnici si attengono alla tradizione. Il 16 luglio Matino festeggia la MaCursi, fine luglio. Se volete partecipare alla sagra del pane


donna del Carmine; la stessa ricorrenza è moto sentita anche a Tuglie, che organizza una festa che si protrae per più giorni; il 25 e 26 Cursi onora la Madonna dell’Abbondanza. Ma la festa più conosciuta del Salento resta quella di San Rocco a Ruffano. Istituita nel 1862, si svolge il 15 e il 16 agosto (si veda pag. 36).. Nel percorso del forestiero in Terra d’Otranto non può mancare la tappa a Melpignano e della Notte della Taranta (si veda pag. 35). Per una full immersion nella tradizione musicale, l’ideale è la Notte della pizzica di Ugento, che si svolge tra il 14 e il 15 agosto. Negli stessi giorni (14, 15 e 16 agosto) ad Otranto si tiene la festa dei Santi Martiri per ricordare la strage perpetrata dai turchi nel 1480. A fine agosto, 24 25 e 26, Lecce dedica ben tre giorni ai suoi tre santi patroni: S. Oronzo, S. Fortunato e S. Giusto. Anche Campi salentina festeggia S. Oronzo, ma il 1° settembre; a settembre (8-9) Taurisano è in festa per la Madonna della Strada cui è dedicato il santuario. Molto sentita è anche la ricorrenza dei Santi Medici, il 25 e 26 settembre. Si festeggia a Nardò, Galatone, Galugnano ed Ugento. La terza domenica di settembre Lucugnano è in festa per la Madonna Addolorata.

// OTA CA TROvI CENARE. E, INTANTO, ANDAR PER MARE Apparentemente è un hotel-ristorante, a quattro stelle, ad Otranto. Basta varcare la soglia di “Corte di Nettuno” per rendersi conto che non è solo questo. Custodisce al suo interno preziosi oggetti di marineria e racconta l’amore per il mare. Bussole, oblò, timoni, bozzelli, àncore e mappe nautiche, di tutte le epoche storiche. Tali oggetti, rinvenuti e raccolti in ogni parte del mondo, ora sono un importante valore aggiunto per la struttura ricettiva. Corte di Nettuno si trova in via Madonna del passo, ad Otranto. Tel: 0836.801832; www.cortedinettuno.it.

// OTA CA TROvI

// OTA CA TROvI

LUCUGNANO. 14MILA VOLUMI SU DUE PIANI

IL SALENTO A PORTATA DI CLICK

Nel palazzo (ora museo, di proprietà della Provincia) di Lucugnano (Tricase), nel pieno centro del paese, è stata allestita la biblioteca intitolata a Girolamo Comi. Lì il poeta trascorse gli ultimi anni di vita (e vi morì nel 1968). Si trova in piazza Comi ed è visitabile gratuitamente. Tel: 0833 784537.

Per essere aggiornato in tempo reale su tutto ciò che accade in terra salentina, basta andare su www.iltaccoditalia.net, il primo quotidiano on line del Salento. Attualità, cronaca e inchieste da tutti i Comuni del Salento, ma anche grande spazio ad eventi di ogni genere: sagre, feste, concerti, spettacoli e chi più ne ha più ne metta. A chi abita il tacco d’Italia, in estate come in inverno, non resta che scegliere. E per mantenersi in contatto con la terra delle vacanze, ci sono i blog, i forum, le notizie commentabili ed aperte a tutti.

// OTA CA TROvI GALATINA. BENVENUTI A CASA DI DANTE La chiamano “Casa di Dante” ed è una biblioteca di 50mila volumi, tutto ciò che lo studioso cerca. Si trova in via Pietro Siciliani 5 e risale agli anni Settanta. Opera dell’architetto Martinez, è nata con lo scopo di raccogliere i libri che si accumulavano in casa dello studioso Aldo Vallone. Info: 0836.564304. V. C.

//Tinne ca te mannu jeu MANGIARE Si chiama “Posto divino” ed il nome è tutto un programma. Sorge nella bella piazzetta di Felline (frazione di Alliste). Dove, ad ogni ora, si sentono i rintocchi dell’orologio della chiesa. Piazza Castello; tel: 0833.985275. DORMIRE L’hotel Petraria offre confort e silenzio; i balconi aprono su immense distese di oliveti e sul mare. Si trova a Cannole, in largo Vittorio Veneto; tel: 0836.318351.

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// Dì che ti mando io FARE IL BAGNO A S. Isidoro (Nardò), la costa diventa bassa e sabbiosa. Un isolotto di fronte alla torre ha la forma di una mano che accarezza l’acqua. Da vedere. IMBOSCARSI Durante la festa del vino, a Carpignano salentino ogni occasione è buona per brindare. Fatelo per un po’ di volte e poi ogni posto vi sembrerà quello giusto.


L’ALTRA COPERTINA

Ccattare

shopping

Ph: Roberto Rocca

Castrignano del Capo. Pila e cisterna in una casa a corte. Il grande contenitore scavato nella pietra (la pila) e la cisterna dove veniva raccolta l’acqua piovana erano beni di prima necessità, gestiti in condivisione dalle famiglie che vivevano nelle case a corte. Questa, era il luogo delle attività comuni, come il ricamo e il cucito. Dopo le fatiche dei campi e della casa le donne si ritrovavano per passare il tempo, lavorando ancora, e chiaccherando. L’arte dei lavori femminili è custodita oggi da poche talentuose artigiane, alcune riunite in cooperativa.


// Ccattare //Shopping

Ph: Roberto Rocca

Gallipoli. Nelle strade del centro storico si vedono ancora anziani artigiani che intrecciano il giunco

MAni che fanno magie di IRENE TOMA

CONTINUANO A FAR DA TRAMITE TRA LA TERRA E CHI LA VIVE. PERCHÉ DELLA MATERIA CHE LA TERRA PRODUCE SONO GLI ALCHIMISTI, CAPACI DI TRARRE FUORI L’ORO DA QUALUNQUE METALLO INFORME. SONO GLI ARTIGIANI SALENTINI, ANTICHI CUSTODI DI UN’ARTE CHE PROPRIO NELLA CAPACITÀ D’INNOVARSI COSTRUISCE IL SUO FUTURO il tacco d’Italia

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// CON SCALPELLO E MARTELLO

// MEZZ’ORA DI POESIA. ECCO IL TAMBURELLO

Gina Ottaviano, scultrice, Casarano

Biagio Panico, artista del tamburello, Torrepaduli

Un lato del cerchio viene chiuso dalla vera anima del tamburello, Lavora la pietra ormai da quasi vent’anni Gina Ottaviano di Casarano (48 anni) di professione scultrice. La sua passione in realtà è sempre stata la pittura, sin da quando frequentava il liceo artistico di Lecce e successivamente la facoltà di Architettura all’Università di Roma. Ma la passione e la grande abilità manuale l’hanno spinta a continuare un’arte caratteristica del territorio: la lavorazione di pietre come il carparo ed in particolare la pietra leccese. Un materiale che si trova facilmente nelle cave e che si lavora pazientemente con scalpello e martello in un primo momento, per dar forma al blocco e poi si rifinisce con raspe e carta vetro per renderla liscia e di bell’aspetto. Per proteggere il prodotto finito si applicano infine sostanze idrorepellenti e traspiranti perché “la pietra leccese - sottolinea Gina - è un materiale assorbente e l’acqua deve scivolare e non penetrare sul manufatto”. Molti i lavori da lei realizzati come le basi dell’acquasantiera per la chiesa del Canneto (Gallipoli), una targa in memoria di una maestra per la scuola elementare IV Novembre (Casarano) ed ancora interventi di restauro come per l’altare maggiore della chiesa dell’Immacolata (Casarano) e la basilica di Santa Croce (Lecce). Tel: 340.1782610.

la parte sulla quale scivola e batte la mano del suonatore. Si tratta di pelle di capra, capretto e a volte montone

Il suo simbolo? Il re danzante, quello che si trova nelle famose grotte di Porto Badisco. Questo già dice tanto su Biagio Panico artista del tamburello. Egli, di origini andranesi, andava a Torrepaduli per vendere i tamburelli di mesciu Ninu, ovvero Nino Sancesario, il più grande maestro di tamburelli. “Ho venduto i tamburelli di muesciu Ninu per sei anni ed è stato lui il mio maestro”. E’ così che Biagio spiega l’inizio della sua avventura con i tamburelli, un’avventura che va avanti da più di dieci anni. Per la costruzione si parte dal cerchio (in genere largo da 6 a 10 centimetri e di diametro variabile da 20 centimetri a 2 metri) rigorosamente di faggio (proveniente da Firenze o dalla Calabria). Su tale cerchio successivamente con una particolare macchina, detta “combinata bucatrice”, si effettuano dei fori nei quali applicare poi i sonagli di rame prodotti da fogli di “banda stagnata”. Infine un lato del cerchio viene chiuso dalla vera anima del tamburello, la parte sulla quale scivola e batte la mano del suonatore. Si tratta di pelle di capra, capretto e a volte montone. Pelle già conciata che il tacco d’Italia

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dopo essere stata a bagno per circa mezza giornata, viene fissata al cerchio. Per fare un tamburello, basta una mezz’ora; ma non è così facile. E’ un lavoro creativo, artistico e, ormai, rivalutato in tutto il mondo. Il laboratorio di Biagio Panico è in via S. Rocco a Torrepaduli (Ruffano); tel: 0833.693007.

// TUTTO PARTÌ DA UN MORSO SUL COLLO Per chi non si accontenta di “vivere” il morso della taranta per una sola sera, ma lo voglia portare sempre addosso, segnaliamo l’iniziativa di “Arte&Gioielli Panzeri”, una gioielleria di Collepasso (amministratore, Giorgio Panzeri), che ha inventato “tarantula”, il gioiello della Notte della Taranta. Sottoscrivendo un protocollo d’intesa con l’istituto Diego Carpitella, proprietario del logo “Notte della Taranta”, Panzeri ha ottenuto la possibilità di utilizzarlo

Taratula. Il ciondolo che ha dato inizio alla collezione


// L’ARTE DI CASTALDO

in cambio di un contributo che sarà investito dall’istituto per attività di ricerca. Partendo dalla realizzazione di un ciondolo in argento di lavorazione artigianale, “Arte&Gioielli Panzeri” ora pensa a tutto: collane, bracciali, monili di ogni tipo, anche da appendere al cellulare. Collezione completa, dunque. Con la taranta che fa da filo conduttore. Per informazioni: 339-1409148; www.tarantula.it; info@tarantula.it

// TOMBOLO, NON SOLO FILI

Mariarosaria Viva che, nonostante la giovane età, nel giro di pochi anni sono diventate abilissime in quest’arte. E sono anche espertissime sulla storia del tombolo. Ricordano, ad esempio, che nasce in Italia nel XVII secolo ma si sviluppa in Francia, dove la corte era più ricca e sottolineano come in Puglia si trovano i primi manufatti solo dalla fine del 1800. Il tombolo altro non è che un sacco riempito di crine (lungo da 30 a 90 centimetri) sul quale si fissa il disegno del lavoro che bisogna produrre. Su tale disegno viene fissato con degli spilli il cotone lavorato e intrecciato con costanza e pazienza attraverso i fuselli. Sono questi dei legnetti che ad un’estremità hanno raccolto il cotone e che, maneggiati sapientemente (in numero variabile da 14 a ben 500), attraverso i vari intrecci (come trina, punto a giorno, rete, fili girati…) danno vita ad un ricamo fine e prezioso. Altre informazioni su www.nonsolofili.it o ai numeri 0833.690637 e 0833.694201.

// CARO PALEDDU Elisa Marra e Mariarosaria Viva, Ruffano

“Imparare a regola d’arte”. È questo il concetto fondamentale sul quale si basa l’associazione “Non solo fili” di Ruffano, esistente ormai dal 1998. Un’associazione che nasce dalla volontà di alcune donne salentine di far rivivere l’arte del tombolo e che oggi ruota attorno alla figura centrale di Anna Pirelli. E’ lei ad insegnare a regola d’arte il tombolo ai vari soci dell’associazione. In particolare colpisce la bravura e la passione di Elisa Marra e

In bianco e nero. Una anziana “spurtara” di Acquarica del Capo intenta a lavorare

Ezio Castaldo, Casarano

È Acquarica del Capo la patria del giunco. Un materiale povero che per molti anni nel passato ha dato da mangiare a tante famiglie che di giunco vivevano. Tutti lavoravano il giunco ad Acquarica, come la signora Maria Verardo, da sempre spurtara. È così che si chiamano ad Acquarica le donne che si dedicano a questo mestiere, spurtara ovvero cestaia, perché qui le sporte sono i cesti per portare le frise, i biscotti, il pane e si fanno di giunco. Ha imparato ad intrecciare sottili fili di giunco uno nell’altro “da sola; a casa guardavo le mie sorelle che lavoravano. Io ero la più piccola”. Non si sa quando gli acquaricesi abbiano scoperto questo materiale che da sempre gli uomini raccoglievano dalle paludi del Tarantino e del Leccese e che ebbe tanta fortuna sino alla fine del 1800, quando l’industria decadde e restò in vita solo la produzione di tipo familiare. Intorno al 1930 nacquero piccoli opifici che radunavano circa 20 cestaie ma finì anche questo tipo di produzione. Oggi infatti il giunco palustre, detto paleddu, non viene apprezzato come si dovrebbe. I motivi sono diversi: il materiale costa tanto, ne serve troppo e ci vuole troppo lavoro. Il laboratorio di Maria Verardo è in via De Gasperi ad Acquarica del Capo; tel.: 0833.722041.


Gioielli come opere d’arte. Unici. Realizzati su misura del cliente. Ezio Castaldo è il titolare di una gioielleria che prende il suo nome, Castaldo gioielli, che sorge in pieno centro a Casarano e quasi si nasconde tra le strade e le altre vetrine. Basta varcare la soglia per entrare in una dimensione magica. I rumori delle auto ed il vociare della gente restano fuori. Dentro, è tutto un susseguirsi di emozioni; lo sguardo si perde poggiandosi da un gioiello all’altro; i metalli che brillano e le pietre colorate raccontano di una manualità oggi quasi dimenticata. Punta di diamante dell’atelier di preziosi è il lavoro su ordinazione. Castaldo produce, infatti, pezzi unici; il suo assomiglia un po’ al lavoro, ormai desueto, del sarto.

// MAGICA CARTAPESTA

Rosaria Vallara, artigiana della cartapesta Lecce

Una volta studiato insieme al cliente il gioiello da produrre, tramite fotografie e disegni, questi indosserà l’oggetto non ancora finito per valutarne le proporzioni e la qualità. Il rapporto diretto e partecipativo con il cliente consente di soddisfare ogni sua esigenza. Indossare un manufatto unico è un’emozione unica. Castaldo gioielli è a Casarano, in piazza San Giovanni Elemosiniere, 24. Tel: 0833.501625. Preziosa ed unica. Una delle creazioni di Ezio Castaldo

statua si parte dalla sua anima, ovvero dall’interno, preparata con un bustino di filo di ferro impagliato. Testa, mani e piedi sono sempre in terracotta, solo per statue sacre sono di carta, che sono più grandi ma costano di più. Successivamente si fa la vestizione del bustino con la cartapesta bagnata di colla prodotta con acqua, farina di grano e solfato di rame che permette alla statua di non essere attaccata da insetti e dunque di rimanere intatta per secoli. La carta si può, in seguito, “focheggiare” con dei ferri per eliminare possibili giunture. Solo alla fine si colora. Il laboratorio di Rosaria Vallara è in corso Vittorio Emanuele 2 a Lecce. Tel: 338.8243279.

A Cutrofiano, paese di origine messapica, la produzione della terracotta è una tradizione antichissima

Una vita con le mani nella terra, ma non una terra qualsiasi, è argilla. Lavora con pazienza e maestria Antonio Colì, di Cutrofiano, di professione figulo. Si parte da blocchi di argilla che, intorno agli anni ’40, si estraeva direttamente dai pozzi di Cutrofiano. In questo paese di origine messapica, collocato nel cuore del Salento, la produzione della terracotta è una tradizione. Oggi, l’argilla che si lavora arriva dalla Toscana (Arezzo) perché è filtrata e quindi priva di sassi o elementi estranei, dunque pura. Tali sostanze infatti, a lavoro ultimato, possono alterare la superficie del prodotto che invece deve essere liscia. L’argilla viene lavorata sul tornio che si ruota spingendolo con il piede (se si producono oggetti grandi), o con il pedale (se si producono oggetti piccoli). Ottenuto il prodotto di argilla viene la-

// LE MANI NELL’ARGILLA Antonio Colì, figulo-ceramista di Cutrofiano

Nasce nel 1600 l’arte della cartapesta e nel Salento non poteva nascere che a Lecce dove, all’epoca, la forte presenza degli ordini religiosi richiedeva una produzione non indifferente di statue per le processioni. Per fortuna è un’arte che non si è persa, anzi. La signora Rosaria Vallara lavora la cartapesta da più di 20 anni e vende le sue statue in tutta Italia, e non solo. Prima la cartapesta si produceva con i giornali lasciati a macerare in acqua insieme a degli stracci, oggi invece si acquista già pronta. Per costruire una il tacco d’Italia

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sciato essiccare all’aria. Successivamente si mette a cuocere nel forno per 12 ore di cottura e 12 di raffreddamento ad una temperatura intorno ai 1000 gradi. Il prodotto a questo punto è grezzo e può essere venduto così oppure subire altra lavorazione. Conti-


nuando infatti il prodotto viene disegnato, smaltato e rimesso nel forno. Ed ecco perché viene chiamato terracotta. Il laboratorio di Antonio Colì è sulla via per Corigliano d’Otranto a Cutrofiano.

Non si sa quando gli acquaricesi

abbiano scoperto il giunco, che da sempre gli uomini raccoglievano dalle paludi del Tarantino e del Leccese

// oTA CA TRoVi GIUNCO IN MOSTRA Dire Acquarica del Capo è dire lavorazione del giunco e realizzazione di cesti e cestini. Un museo, nato all’interno della sede comunale, valorizza la peculiarità del posto. Il Museo del giunco palustre (inaugurato il 27 dicembre 2008), custodisce al suo interno l’antica memoria di una comunità. Si trova presso la sede comunale in piazza dell’Amicizia ed è visitabile gratuitamente. E’ aperto nei giorni di apertura degli uffici comunali. Tel: 0833 730068.

Museo Faggiano. Un affresco del ‘500

// oTA CA TRoVi QUANDO IL PASSATO RIEMERGE PER CASO Quando alcuni anni fa Luciano Faggiano, proprietario di un immobile nel centro storico di Lecce, decise di sostituirne le tubazioni sotterranee, non avrebbe mai pensato di trovare, sotto il pavimento di quella dimora storica, un vero tesoro archeologico. Faggiano decise di restaurare la struttura, con la messa a nudo del banco roc-

cioso e lo svuotamento di tutte le opere scavate in roccia, facendone un vero e proprio sito archeologico, in cui conoscere da vicino più di 2mila anni di storia salentina. Il museo Faggiano si trova a Lecce in via Ascanio Grandi, n.56; è aperto ogni giorno dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Si ri-

chiede un’offerta per l’associazione culturale Idume che si occupa del mantenimento della struttura. Tel: 0832/300528; www.museofaggiano.it. Cisterna visitabile

// oTA CA TRoVi SALENTO APERTO TUTTO L’ANNO E’ un fitto calendario di eventi e manifestazioni. E’ anche un modo, assai efficace, per scoprire o riscoprire il Salento. Non quello pubblicizzato e già sotto i riflettori, ma quello più silenzioso e quasi segreto. Dunque, è utile sia ai turisti sia agli stessi salentini. E’ l’iniziativa “Città aperte”, un progetto firmato da assessorato regionale al Turismo e da Apt, l’azienda di promozione turistica della Provincia di Lecce. Propone percorsi studiati ad hoc con l’obiettivo di esaltare la

//Tinne ca te mannu jeu MANGIARE Il nome della trattoria è già un programma: “La grande abbuffata”. Si trova ad Acquarica del Capo, in corso Colombo. Offre cucina tipica salentina. Tel: 0833727677; mail: ornyricc@alice.it; www.lagrandeabbuffata.net. DORMIRE Al b&b “Li chiani” a Cutrofiano. L’ambiente è semplice e raffinato. La camere sono arredate con gusto ed è possibile anche fare colazione sul terrazzo. Intanto, si prende il sole. Via Calatafimi 3, Cutrofiano. Tel: 328.6764469; 328.1376294; www.lichiani.com.

Passeggiata al mercatino del gusto di Maglie. Una delle iniziative di Apt

natura e le antiche tradizioni del territorio che fanno da sfondo ai riti e alle usanze locali nei campi della fede, dell’enogastronomia o dell’artigianato. Per una vacanza completa ed una conoscenza vera dei posti che si visitano. Apt è a Lecce, in via Monte San Michele, 20; tel: 0832.314117; www.viaggiareinpuglia.it/aptlecce; aptlecce@viaggiareinpuglia.it

// Dì che ti mando io FARE IL BAGNO San Cataldo è la marina leccese più vicina al capoluogo. E’ caratterizzata da spiaggia finissima ed acqua piuttosto bassa. Dopo le mareggiate si riempie di conchiglie. Uno spettacolo da vedere. IMBOSCARSI Il centro storico di Casarano è esteso e silenzioso; soprattutto è il top della discrezione e della riservatezza. I basoli e le strade strette faranno da cornice retrò alle vostre passeggiate romantiche. Per le donne: attente ai tacchi, se volete evitare figuracce che ostacolino il “prosieguo” della serata.


Ph: Roberto Rocca

// Ccattare //Shopping Una tipica bancarella salentina, come se ne vedono in tutte le fiere che si rispettino. Ogni domenica poi, spuntano nella piazza principale del paese, e dopo la messa è d’obbligo acquistarne un sacchetto. Il pranzo domenciale non è tale se non c’è la “quantiera” (vassoio di dolci) e le “noccioline”. Qualunque sia la merce in vendita, mandorle, pistacchi, arachidi, si chiamano genericamente così.

di FLAVIA SERRAVEZZA f.serravezza@iltaccoditalia.info

UN LUNGO E PIACEVOLE TOUR PER PORTARE A CASA, DALLE VACANZE, UN PEZZO DI SALENTO ED UN PEZZO D’ESTATE

AndAR per bancarelle cquistare in Salento vuol dire portarsi dietro un pezzo d’estate. Ecco pronta per i “forestieri” (così vengono chiamati dai salentini i turisti, gli “stranieri” in visita in Terra d’Otranto) una guida alle fiere e mercatini. Dove comprare costa poco. Ma ciò che si acquista ha un valore inestimabile.

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Spesso le fiere si svolgono in concomitanza di ricorrenze religiose; altre volte sono “100% laiche”. Hanno press’a poco tutte la stessa forma, perché diventano occasione per vendere ed acquistare più tipologie di prodotti. Ecco le principali. La prima decade di luglio, a Guagnano, si tiene la fiera dei Santi Cosma e Damiano; la prima domenica il tacco d’Italia

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di luglio, invece, Supersano organizza la fiera del bestiame. Poco dopo, l’11 luglio, a Presicce si svolge la fiera di San Vito e attorno al 16-17 luglio a Salve la fiera di Santa Marina. Il 20 luglio a Castrignano del Capo è invece fiera della Madonna del Canneto; il 30 luglio, a Corsano, c’è la fiera di San Biagio. Ad agosto le fiere si susseguono


// I MERCATINI DELLE MERAVIGLIE

con maggiore frequenza. Molto sentita, a Veglie, è la fiera di San Francesco, che viene organizzata entro la prima decade del mese; il 6 e 7 agosto, a San Donato di Lecce si tiene la fiera di San Donato, abbinata alla sagra che ha luogo di sera. Negli stessi giorni, a Montesano, c’è la fiera di S. Antonio. Per una full immersion nella tradizione musicale salentina, l’ideale è la Notte della pizzica di Ugento, che si svolge tra il 14 e il 15 agosto, con bancarelle e stand di prodotti tipici. Negli stessi giorni a Trepuzzi vi è la fiera della Madonna Assunta. Ma la fiera più conosciuta e suggestiva del Salento resta quella di San Rocco a Ruffano. Istituita nel 1862, si svolge il 15 e il 16 agosto ed è affollatissima. Nel percorso del forestiero in Terra d’Otranto non può mancare la tappa a Melpignano, il piccolo centro griko ormai conosciuto a livelli mondiali, in occasione del concertone della Notte della Taranta. Lì trova tamburelli, strumenti musicali tipici. Ed anche, ovviamente, buon cibo e buon vino. Bestiame, attrezzi agricoli e merce di ogni tipo – vestiario, accessori, piante, prodotti tipici e chi più ne ha più ne metta – si possono trovare nella fiera che si svolge a Lecce, dal 24 al 26 agosto, in onore di Sant’Oronzo, patrono della città. A fine agosto si tiene a Vaste (Poggiardo) una fiera “culturale”: si tratta della fiera delle trozzelle, il tipico vaso messapico adoperato soprattutto per prelevare l’acqua dai pozzi, in abbinamento a carrucole chiamate trozzule. Nell’area di Vaste è stato spesso ritrovato nelle tombe femminili. Assai sentita è anche la fiera della Madonna delle Grazie. Si svolge a Corigliano d’Otranto l’8 settembre.

Al turista collezionista o semplice appassionato di oggetti antichi, si consiglia di curiosare tra tantissime bancarelle del mercatino delle pulci di Casarano (si svolge il terzo sabato del mese) oppure di visitare il piccolo e suggestivo borgo fortificato di Acaya, a pochi chilometri da Lecce, dove si tiene il Mercatino dell’antiquariato e del modernariato (prima domenica del mese). Da non perdere, in agosto “Mancaversa in fiore” (piazzetta delle rose), la mostra dei bellissimi fiori coltivati a Taviano. Ne vengono esposte quantità incredibili. Storico mercatino dell’usato è “Mercatino” di Lecce, vero apripista del genere nel territorio. Dal 1995 è punto di riferimento per chiunque voglia assicurare una dignitosa collocazione ed un meritato riutilizzo alle

proprie “cose vecchie”. Sorge su una superficie di 350 metri quadrati ed ospita di tutto. A prezzi da non credere. Si trova in via S. Grande 3/a ed è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 13 e dalle 17 alle 20; il sabato solo di mattina. Tel: 0832 344507. Anche a Casarano c’è un mercatino dell’usato del genere. Vi si possono trovare oggetti di ogni tipo, dall’abbigliamento ai giocattoli, dai fumetti ai cd musicali agli utensili per la cucina. In ogni periodo dell’anno. Ma oltre ad oggetti di seconda mano (tutti in buone condizioni) presso il mercatino di Salvatore Rausa si possono trovare anche oggetti mai usati (in molti casi ancora confezionati con il cellophane originale) provenienti dalla chiusura di attività commerciali. Anche in quel caso, come per gli altri oggetti, il prezzo imposto è pari alla metà dell’originale; vale la pena approfittarne. E’ in via Carmelo Preite 20; tel: 0833.501626

// oTA CA TRoVi VISITARE IL SALENTO. VIRTUALMENTE Non è un invito a rimanere a casa e guardare il Salento in cartolina. Semmai, il contrario: fare un tour virtuale preventivo per scegliere, già prima di partire, le mete preferite e così, una volta arrivati in terra salentina, non perdere neanche un attimo della propria vacanza per organizzare e decidere. Il portale che fa al caso vostro è www.belsalento.it; offre soluzioni che vanno dall’alloggio alla ristorazione alla visita di paesaggi e monumenti e, dunque, la possibilità di costruire una vacanza su misura. Per mantenersi

//Tinne ca te mannu jeu

sempre aggiornati sugli eventi più cool, tutti rigorosamente made in Salento. Per uno sguardo più allargato, c’è poi www.laterradipuglia.it. Tramite il portale si possono anche acquistare prodotti tipici pugliesi. E far arrivare, per direttissima, un po’ di Puglia a casa propria.

// Dì che ti mando io

MANGIARE All’“Antica Masseria Il Carrubo”, sulla strada statale 16 Lece-Maglie, a Corgiliano d’Otranto. Offre cucina tipica ed uno sfizioso cortiletto con torrente e ponticello. Tel. 0836.320687.

FARE IL BAGNO Il lido Sunrise a Porto Cesareo è uno degli ambienti “in” dell’estate salentina. Per sentirsi i protagonisti dell’estate, bisogna farci almeno una visita (ed un bagno).

DORMIRE Nel cuore di Taviano, in via Corsica, 95. La locanda “A casa tu Martinu” sorge in un’antica dimora del 1700. Per un soggiorno d’altri tempi. Tel.: 0833.913652; www.acasatumartinu.com.

IMBOSCARSI Nelle campagne attorno a Poggiardo. Lì tutto profuma di storia e di cultura. Ideale per trovare l’ispirazione. Provate a fare un giro nella zona archeologica di Vaste. Passato e presente si incontrano.

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// Ccattare //Comprare Ph: Roberto Rocca

Taviano, centro storico

di FLAVIA SERRAVEZZA f.serravezza@iltaccoditalia.info

pRendi e porta a casa taliani e stranieri hanno scoperto lu sule, lu mare e lu jentu, e il Salento è diventato la nuova Toscana, meta glamour di tantissimi vip. Al forestiero in Terra d’Otranto è dedicato questo prontuario dei prodotti tipici della provincia, con l’invito a recarsi nei “posti giusti” per conoscerli da vicino.

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a tavola // IL RE DELLA CUCINA Il re della tavola salentina è l’olio extravergine di oliva, quell’“oro del Salento” che si ottiene dalla spremitura

delle migliori olive (verdi e nere), ideale da gustare crudo come condimento ma anche come elemento conservante, capace di valorizzare qualunque prodotto dell’orto. Sono tipici della zona, infatti, i “sott’oli”: verdure (carciofi, pomodori, zucchine, melanzane, funghi, lampasciuni, e altro) ma anche olive e pesce (tonno e alici) conservati in vasetti di vetro ripieni di olio. Tra le aziende leader nella produzione di extravergine di oliva salentino il tacco d’Italia

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TOUR ATTRAVERSO GLI SPACCI AZIENDALI SPARSI IN PROVINCIA. UNA GUIDA COMPLETA PER I VISITATORI CHE VOGLIONO CONOSCERE IL TACCO D’ITALIA COME LE PROPRIE TASCHE. SENZA PERÒ TORNARE A CASA CON LE TASCHE…VUOTE

è “Primoljo” di Casarano (sulla via provinciale per Supersano; tel: 0833 513433; www.primoljo.com) che propone anche olio biologico e “Dop Terra d’Otranto”. Sempre a Casarano, è possibile fare scorta del gustoso olio salentino “Cinniri” prodotto dalla Cooperativa ortofrutticola casaranese, attiva dal 1970, attraverso la tecnica di estrazione a freddo dal frantoio sociale, che consente di mantenere intatte le proprietà nutrizionali del prodotto (la cooperativa sorge sulla strada provinciale Casarano-Taviano; tel: 0833 501581; www.ortocoop.com).


A Martano, si trova invece la storica Cooperativa agricola “Nuova Generazione” (via provinciale per Borgagne; tel: 0836 575223; www.nuova-generazione.it/) che vanta una storia trentennale nella produzione dell’olio extravergine di oliva e di prodotti ad esso collegati (olive celline, olive kelemate, olive leccino in salamoia). Presso l’azienda si possono acquistare anche altri prodotti tipici, come olive e paté di olive, pasta artigianale, sughi, sott’oli e creme vegetali.

// MIERU LALLÀ

Accanto alla tradizione millenaria dell’olio d’oliva, c’è quella del vino, il mieru (mieru lalla è il ritornello di una celebre canzone popolare). Tra le più antiche cantine vinicole del Salento c’è la Cantina cooperativa del Matino, nata nel lontano 1899. L’azienda riunisce i produttori di vino doc ottenuto dai preziosi vitigni Negro Amaro e Malvasia Nera e si trova a Matino, in via Vittorio Veneto, 44 (tel 0833 506704, 0833 507049; www.cantinedelmatino.com). A Leverano, invece, si può far visita a una delle più qualificate cantine pugliesi, la Cantina sociale cooperativa “Vecchia Torre” (in via Marche, 1; tel: 0832 925053 ; www.cantinavecchiatorre.it), dove si producono il Leverano doc bianco, rosso e rosato, il Briosello (bianco frizzante), il Gardner (rosso amabile), il Lacrima, il Fiore D’Autunno (vino novello), il Primitivo e lo Chardonnay. La Cantina ha predisposto un adeguato locale per la degustazione e l’acquisto dei vini, sia sfusi sia imbottigliati. Entrambe le cantine offrono un ottimo rapporto qualità-prezzo, come l’azienda agricola “Conti Zecca”, sempre a Leverano, in via Cesarea (tel: 0832 925613, 0832 910394; www.contizecca.it). Lo stabilimento dispone di un’enoteca aperta dal lunedì al venerdì (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19; sabato, solo dalle 9 alle 13).

// oTA CA TRoVi DELLA STORIA UN BUSINESS In tutto il Salento il vino è storia. E tutti i salentini hanno un nonno che ha coltivato la terra ed ha prodotto vino. Dall’intenzione di valorizzare il patrimonio di una intera comunità è nata l’azienda vinicola “Feudi di Guagnano”. Giovani professionisti che, di ritorno dagli studi al Nord, hanno ereditato le terre dei propri nonni oppure affittato quelle di altri anziani contadini che non potevano più occuparsene. Poi hanno compiuto un ulteriore passo: si sono messi insieme ed oltre a coltivare le terre e produrre il vino, l’hanno imbottigliato e proposto sul mercato, dando a questa operazione la forma di una vera e propria attività commerciale. I risultati non hanno tradito le aspettative ed oggi “Feudi di Guagnano” è una delle principali etichette salentine nella produzione di vino. La cantina si trova a Guagnano in via Cellino 3; tel: 0832.705422; www.feudiguagnano.it, gvrizzo@feudiguagnano.it.

// IL CAFFÈ È UN PIACERE

Indiscusso sovrano del chicco nero nel Salento, è il caffè Quarta. L’omonimo gruppo aziendale nasce a Lecce, agli inizi degli anni Cinquanta, in una piccola bottega dedita alla torrefazione e alla degustazione del caffè. E’ vera prelibatezza per gli amanti del caffè. Oggi lo si può degustare in moltissimi bar della provincia e trovare in vendita nei supermercati (Lecce, zona industriale; tel: 0832 240983, 800.235052; www.quartacaffe.com). il tacco d’Italia

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// SALSINE CHE PASSIONE Salsine che seducono il palato, dall’agrodolce al piccante. Sughi, creme, condimenti a base di verdure, ortaggi ed erbe aromatiche. Per assaporare questi gustosi prodotti tipici della tradizione gastronomica salentina, il forestiero in Terra d’Otranto non ha che da recarsi da “Pralina”, a Melpignano (nella zona industriale; tel: 0836439833; www.pralinasrl.it). Pralina produce anche pomodori secchi ed altri ortaggi esattamente come facevano, tanti anni, le massaie salentine. Anche a Casarano, “Pullo Sottoli” (via Vittorio Emanuele 151) offre una vasta gamma di prodotti alimentari caserecci, come salse di aglio e peperoni, carciofi grigliati sottolio, sottaceti, e tante altre prelibatezze.

// LE SIGNORE DELLA TAVOLA Non è concesso al turista nel Salento l’andar via senza aver assaggiato la “puccia alle ulie”, il tradizionale pane La frisa alle olive nere (si consiglia vivamente di fare attenzione ai noccioli). A Casarano, si può trovare al panificio “Coti”, in via Maglie (tel: 0833 501592) o nello storico biscottificio “Preite” (in via Pascoli; tel: 0833.599294; www.preitebiscotti.it), famoso anche per la produzione artigianale di biscotti caserecci, pasticceria secca, crostini, e altri prodotti da forno tipici della provincia, come le “frise” di grano e di orzo. A Lecce, si può consumare Pucce e pane salentino un pranzo veloce nel panificio “La Puccia” (viale Leopardi; tel: 0832 390901) dove, ad un prezzo non eccessivo, il tipico pane salentino può essere imbottito a proprio gusto. A Galatina si trovano frise ed affini (dolci o salati, per la colazione o per lo spuntino) presso il Panificio Notaro (via Gallipoli 200; tel: 0836.563476; www.panificionotaro.it).


// oTA CA TRoVi MUMMA. OGGI COME IERI Per una “mumma” come tradizione comanda non c’è di meglio del panificio-biscottificio “Le antiche tradizioni - De Marco”. Ha più punti vendita: a Taviano, in via Regina Margherita 259; a Racale, in via Fiumi Marina; a Mancaversa, sulla litoranea Gallipoli-Leuca; ad Alliste in via Racale 37 (tel: 0833.584551; info@antichetradizioni.eu). Che cos’è la mumma? La focaccia alle olive (detta anche “cazzata”) tipica del Salento. Croccante fuori e morbida dentro. Irrinunciabile, una volta assaggiata.

// UN DOLCE ERRORE Tra i dolci tipici salentini, il pasticciotto la fa da padrone. Questa delizia nasce nel 1745 a Galatina, per un errore del pasticciere Nicola Ascalone. Il turista in Terra d’Otranto può ancora oggi recarsi a Galatina (via Vittorio Emanuele, 17; tel: 0836 566009), per gustarlo nella storica pasticceria Ascalone. Per fortuna, si trovano ottimi pasticciotti anche in moltissimi altri posti, come la pasticceria Natale, a Lecce (in via Trinchese; tel: 0832 256060, 0832 202462) e a Gallipoli, nell’antica pasticceria Porta Terra (piazza Imbriani, 30, angolo Via XXIV Maggio; tel: 0833.261454 - 0833.266234). Altre dolci prelibatezze si trovano presso l’azienda “Terra Amica” di Melissano (contrada Paduli; tel: 0833/581753), che oltre a prodotti dolciari produce vincotto, sughi, patè, ecc. Mai visto altrove sono i fichi al cioccolato: fichi farciti con limone fresco e mandorle, cotti a vapore e ricoperti di cioccolato. Sono un’idea di Maglio

Arte Dolciaria, azienda di Maglie, che la presenta in una elegante cassetta di legno (via Zara; tel: 0836 427444; www.cioccolatomaglio.it). La cupeta, altro dolce tipico - è realizzato con mandorle, zucchero, vaniglia e scorza di limone – è peculiarità del Caffè Stella di Martano, che produce anche altre paste secche a base di pasta di mandorla (via Pomerio 1; tel: 0836 572662).

// LA CUGINA DEL MUSTAZZOLO Quella verace si trova presso il panificio De Marco a Mancaversa (marina di Taviano; litoranea Gallipoli-Leuca; tel: 0833.584551). E’ simile al mustazzolo, anch’esso al cioccolato, ma si differenzia per la forma, più grande e schiacciata, e la consistenza, più morbida. Inoltre le mandorle nella mustazzera sono intere. Da veri intenditori.

artigianato // IERI D’USO QUOTIDIANO; OGGI SOUVENIR La ricchezza dell’artigianato salentino nasce da materiali poveri. Carta, legno, creta, e pietra da sempre sono utilizzati per creare oggetti d’uso quotidiano, trasformati oggi in preziosi souvenir. Chi si voglia affacciare alla pietra leccese, si accorgerà subito che già allo stato grezzo è una vera e propria piccola opera d’arte. Un vasto assortimento di orologi, sculture, vasi e lampade realizzati con questa pietra si può trovare a Taurisano, presso “La Pietra Taurina” (via XXIV Maggio, 8; tel: 328.3310845; www.lapietrataurina.it). Oppure si può fare una visita all’azienda dei fratelli Pitardi di Melpignano (zona industriale; tel: 0836/421375; www.pitardi.it) che estrae e lavora la pietra leccese dal 1963. Molte sono anche le aziende artigiane che lavorano la creta con finiture il tacco d’Italia

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manuali, utilizzando il tornio a pedale, la modellatura e la pittura. I centri produttivi più interessanti per la ceramica sono a Cutrofiano (città della creta) e Lucugnano, dove tipica è la produzione dei “fischietti” in terracotta. Per la vendita al dettaglio di questi prodotti, si può far visita all’azienda dei fratelli Colì nella zona industriale di Cutrofiano (tel: 0836 545079; www.colisrl.it). Per assistere alla creazione delle tradizionali statuine in cartapesta, invece, si può visitare il laboratorio artigianale di Carmen Rampino a Lecce (piazzetta Riccardi, 6; tel: 0832 331070; www.carmenrampino.it) o il laboratorio di Riccarda Grazioli in via degli Ammirati 1/a (tel: 0832 244339). I tipici cesti o “panari” di vimini realizzati con la faticosa tecnica dell’intreccio, si possono acquistare nelle tante fiere estive oppure a Bagnolo del Salento, presso “Cancelli Vimini” (via Roma, 115; tel: 0836 411028).


abbigliamento Matino. Lo spaccio di Romano-Meltin’Pot

Casarano. Lo spaccio aziendale di Filanto

// VESTIRE LE MARCHE Il Salento è anche terra delle buone occasioni per acquistare abbigliamento e calzature di qualità a prezzi convenienti. A Casarano, ottimi affari si possono fare visitando lo spaccio aziendale di calzature della nota azienda “Filanto” (zona industriale, via provinciale per Maglie; tel: 08335111). Jeans e altri capi di prima e seconda scelta firmati “Meltin’Pot” si possono trovare a prezzi scontatissimi nello spaccio

// oTA CA TRoVi GADGETS DALLA TESTA AI PIEDI Per essere salentini veri, fino al midollo, ci sono i mille gadget de La Repubblica Salentina. Spille, tappetini per mouse, mini tshirt, accendini, portachiavi e portacellulari; ma anche ceramiche, calendari, capi d’abbigliamento e chi più ne ha più ne metta. Portano tutti il logo “Repubblica Salentina” ed i colori inconfondibili: giallo e rosso. L’obiettivo è uno solo: promuovere il Salento. Li potete trovare in vari negozi che sposano l’iniziativa oppure ordinare via internet attraverso il sito www.repubblicaselentina.it. Nello stemma Repubblica Salentina ci sono tutti i simboli peculiari del Salento: il sole (simbolo della natura), la torre (simbolo della storia vissuta), l’icona neolitca (il territorio e la gente), la tarantola (cultura e tradizioni). L’idea è partita “dal basso”, da un gruppo di giovani che hanno voluto urlare a tutti la propria appartenenza e l’amore per il territorio. E, forse per questo, è stata un successo.

aziendale “Romano”, nella zona industriale di Matino (tel: 0833.302111; www.romano.it; www.meltinpot.it). Gli appassionati di calcio, invece, possono fare visita allo store ufficiale dell’Unione sportiva Lecce dove acquistare la mitica maglia del tifoso doc con il marchio “Salento 12” piazza Mazzini, 52; tel: 0832.332752; www.12salento.it). Altri spacci aziendali molto convenienti si trovano a Lecce, in viale Aldo Moro, dove “Lecce moda” è famoso per la vasta gamma di capi di abbigliamento e accessori vari; vi si trovano grandi firme all’ingrosso (viale Aldo Moro, 55; tel: 0832.393430; wwwleccemoda.it); poi, a Nardò, lo spaccio aziendale del marchio locale “Barbetta” mette in vendita capi di abbigliamento casual per uomo e donna con ottimo rapporto qualità-prezzo (zona industriale; tel: 0833-800511; www.barbetta.it).

//Tinne ca te mannu jeu MANGIARE Il motto del posto è “Mangia, bevi e futtitinde”; in pratica è un invito a lasciarsi sopraffare dai piaceri della tavola senza farsi troppi scrupoli. Vale la pena cogliere il suggerimento. La “Trattoria del vizio” è a Nardò in via Lopez, 16; tel: 333.3705548. DORMIRE A Maglie, presso la “Corte dei francesi”; si trova in via Roma, 172 ed offre ambiente retrò ed ottima accoglienza. Tel: 0836.424282; 328.7347465; www.cortedeifrancesi.it.

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Per la pelletteria, “Marek Pelle” a Ugento (via Messapica, 67; tel: 0833.556937).

// oTA CA TRoVi TRA LE RIGHE Le novità ma anche le pubblicazioni più datate o più ricercate. Praticamente tutto ciò che si scrive e che si legge in Terra d’Otranto. Per non perdere mai il contatto con il Salento letterario, è possibile fare una scorpacciata di libri presso la libreria on line www.salentolibri.it. Guardate la bacheca, cercate ciò che vi interessa per argomento, autore, per titolo o per casa editrice e poi riempite il carrello. Impossibile rimanerne delusi. Vi resterà solo un dubbio: leggere subito ciò che avete acquistato oppure aspettare di essere rientrati dalle vacanze, per concedervi una parentesi salentina nel bel mezzo del tran tran quotidiano?

// Dì che ti mando io FARE IL BAGNO A Gallipoli, in uno dei tanti lidi sul lungomare; avrete scelta infinita e, per musica e movida, vi sembrerà di stare in una spiaggia romagnola. IMBOSCARSI Nel centro storico di Martano ci sono delle strade che, sotto le stelle, vengono illuminate da una luce tutta particolare ed offrono calore e suggestione agli innamorati in vena di effusioni. Portatela lì.


L’ALTRA COPERTINA

Sanu sanu

sAlenTino VeRACe

Ph: Roberto Rocca

Felline. Pomodori lasciati essiccare al sole. Le conserve che si producono in estate riscaldano in inverno i palati più tristi. Nel Basso Salento è facile imbattersi in distese di pomodori adagiati su lettiere realizzate con giunchi e canne (i cosiddetti “cannizzi”). Il loro rosso vivo si confonde con quello della terra. Sanu sanu è un’espressione indirizzata a chi è autentico, rimasto nel tempo uguale a se stesso.


// Sanu sanu //Salentino verace Gallipoli. Come dei girasoli che inseguono il sole. Sono i ricci esposti sui banchi dei pescatori sul lungomare. Impossibile non fermarsi ad assaggiarli

Ph: Roberto Rocca

ACquA e sAle

a metà mattina CI SONO SAPORI COSÌ ANTICHI DA ESSERE SCONOSCIUTI A MOLTI SALENTINI. LI ABBIAMO RICERCATI E TROVATI IN PICCOLE TRATTORIE, TEMPLI DELLE BUONE FORCHETTE, E NELLE CASE DI ANZIANE CULTRICI di LAURA LEUZZI l.leuzzi@iltaccoditalia.info


elle stradine dei centri storici ci sono dei locali che servono ancora oggi i piatti della tradizione. E li preparano come si faceva tanti anni fa. Nelle cucine contadine, dove le mamme impastavano a mano il pane e la pasta. E poi li condivano con sughi fatti in casa. Quando la carne era poca e si cercava di rimediare con gli or-

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taggi della campagna. Poi ci sono piatti che si conservano solo nelle memorie delle anziane. Queste ci hanno raccontato come li cucinano: come le loro mamme. Sono sapori che appartengono solo al Salento. E’ questo l’itinerario che consigliamo a chi voglia gustarne la tradizione.

// LA FRISEDDHRA

Le “cozze piccinne” sono le lumache più piccole e con il guscio bianco. Si preparano con un sughino leggero di pomodoro e spezie.

// PEZZETTI DE CAVADDHU // LE MONICEDDHRE Dimenticate coltello e forchetta. La “friseddhra” si mangia “culli mani” (con le mani). Ogni salentino che si rispetti ha una devozione religiosa per la “friseddhra”, un pane biscottato che può essere di grano o di orzo. Prepararlo è semplicissimo, quasi un rituale magico. Primo: bagnare la “friseddha” (sotto l’acqua corrente del rubinetto o in una bacinella). Secondo: tagliare i pomodorini a pezzetti; quelli piccoli e rossi, con più succo che poi si spremono sulla superficie ruvida della “friseddha”. Terzo: aggiungere un pizzico di sale e un po’ d’olio. C’è chi ci mette prima il sale e poi l’olio (perché l’olio scioglie il sale) e chi fa il contrario (per scaramanzia). Alla ricetta base della “friseddha” si possono aggiungere un peperone verde piccantissimo, olive nere, cipolla ed un po’ d’origano.

Le “moniceddhre” sono lumache di terra che vengono arrostite o insaporite con soffritto di cipolla e alloro. A Cannole, il paese della “moniceddhra”, che le dedica ogni anno una grande sagra, ma anche nel resto del Salento, le preparano così: per un chilo di “moniceddhre”, una cipolla, un peperoncino, un po’ d’olio ed un bicchiere di vino bianco. Si lavano le “moniceddhre” e si lessano senza sgusciarle in acqua bollente salata. Una volta scolate, si toglie l’opercolo (la cosiddetta “panna”). Intanto, in una pentola si mettono a soffriggere cipolla e peperoncino. Poi si aggiungono le “moniceddhre”, sale e vino bianco, che va fatto evaporare per dieci minuti a fuoco vivo. Si servono calde. Si mangiano come meglio si crede, anche con le mani.

I pezzetti de cavaddhu (carne di cavallo tagliata in pezzi) non posso mancare in una vera tavola salentina dei giorni di festa. Al “Vicolo” di Melissano sono una delle portate di punta. La parte del cavallo che serve è quella del muscolo. La si taglia a pezzetti e la si mette a cuocere nella pignata, la tipica pentola di creta che mantiene la temperatura e non altera i sapori, assieme a tanti aromi (i cosiddetti “’ndori”: alloro, rosmarino, salvia e prezzemolo), al sugo di pomodoro e all’olio. Successivamente si aggiungono sale e peperoncino e si mette il tutto a bollire. Lentamente. Non resta che aspettare (circa un paio d’ore) che il sugo si restringa e la carne sia cotta e morbida. Il “Vicolo” è a Melissano, in piazzetta Mercato vecchio. Tel: 0833.588669; 329.1270258; 349.3338406; mail: cspcavallino@libero.it.

La friseddhra è un must della tavola salentina. Prepararla è quasi un rito. Almeno quanto lo è mangiarla. Rigorosamente culli mani

ph: Cuochella; tratta da www.flickr.com

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// I PUMMITORI SCATTARISCIATI E LA SEME

I nostri contadini li mangiavano “quannu marinnavine” (facevano merenda) a metà giornata lavorativa in campagna. Sono i “pummitori scattarisciati” o “spritti”; la cosiddetta “sciotta te pummitori”. Si può gustare quella tradizionale presso “Le calandre”, trattoria gestita da Mimina Urso, che si nasconde tra le stradine del centro storico di Presicce. Pomodori e peperoni vanno fritti nell’olio fino a che non siano appassiti. I pomodori rilasciano un leggero sughetto che rende più saporiti anche i peperoni. Si consuma con il pane o con dei crostini. La seme non è proprio un piatto, nel senso che non si prepara di proposito. E’ ciò che resta dalla spremitura dei pomodori, con i quali si faceva il sugo. Si metteva in un piatto e si mangiava inzuppandoci il pane. Mimina la usa ancora per condire la frisa o il pane abbrustolito. “Le calandre” è in via Cavour 23/25 a Presicce; t.: 340.6227213.

// SAGNE TORTE O ’NCANNULATE E MARITATI

pranzo della domenica. Sono condite solo con sugo di pomodoro, formaggio ricotta e basilico. Venivano preparati a mano anche “ricchiteddhe” e “minchiareddhi”, cioè orecchiette e maccheroncini che, insieme, si dicono “maritati”, cioè sposati, con un chiaro riferimento sessuale suggerito dalla loro forma particolare. Si condiscono come le “sagne torte”; il sugo può anche essere mescolato alla “ricotta scanta” o “ricotta forte”, una miscela di ricotta e sale molto saporita. Per preparare orecchiette e “minchiareddhi” ci vuole tanta pazienza. Ma mentre le prime si preparano a mano, per i “minchiareddhi” è necessario un utensile detto “macaturu”, un ferro somigliante ad uno spaghetto. I “macaturi” si potevano acquistare nei mercati; oggi è molto più raro ma, ogni tanto, si vede ancora una signora che si muove tra le bancarelle gridando “fierri pi la pasta”. “Oste pazzo” è a Casarano in corte Pellegrino; t.: 0833.513376.

Una volta era un piatto di festa. E’ la “parmigiana te maranciane” (di melanzane). Presso l’osteria “La farmacia dei sani” in piazza del Popolo a Ruffano, la signora Ada, mamma del titolare Roberto Rizzo, taglia le melanzane a fette e le mette a scolare con il sale; poi le passa nella farina, nell’uovo sbattuto e le frigge in olio. Quando è pronto, in una terrina dispone un primo strato di melanzane cui sovrappone il condimento fatto di sugo, polpettine di carne tritata, formaggio grattugiato. Poi ricopre con un nuovo strato di melanzane e decora con una foglia di basilico. “Farmacia dei sani”, piazza del Popolo, 14 Ruffano. Tel. 339.8332514.

// LA PITTA DI PATATE

Il primo piatto della domenica sono le sagne torte o ncannulate e i maritati, cioè “ricchiteddhre” e “minchiareddhri”.

// LA PARMIGIANA TE MARANCIANE

Il nome ne evoca la morbidezza al palato. Quella doc si gusta nella trattoria “Antico Monastero” di Massimo Casto nel centro storico di Felline, patria della patata. Si schiacciano le patate lesse fino ad ottenere un impasto morbido che va amalgamato con uova, olio, formaggio sardo, pepe e sale. Si stende uno strato di impasto sul fondo di una terrina. Su questo si dispongono capperi, pomodori pelati cotti con cipolla, olive. Si copre con un altro strato

“Oste pazzo” a Casarano è famoso per il giusto mix di tradizione ed innovazione che offre ai suoi clienti. Di antico offre i sapori. Le “sagne torte”, ad esempio. C’è chi fa derivare la loro forma dalle colonne tortili barocche e chi invece la avvicina a quella dei trucioli della pialla di San Giuseppe. Le “sagne torte” o “sagne ‘ncannulate” (tagliatelle ritorte) sono il must del il tacco d’Italia

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di impasto. Con la mano si passa il pane grattugiato e un po’ d’olio. “Antico Monastero” è invia Chiesa, 4 a Felline. Tel.: 0833.985105; www.anticomonastero.com

// I PANZAROTTI DI PATATE

piazza di Patù, di Gino De Salvo, propone ai suoi clienti le “zucchine alla povera” e i pomodori con menta e sale grosso. Per la prima ricetta, basta tagliare le zucchine e friggerle nell’olio; una vota fritte, si condiscono con pane grattugiato, sale, aceto e menta. I pomodori (verdi e non troppo morbidi) vanno tagliati e poi fritti nell’olio; vi si aggiungono la menta ed il sale grosso. Piazza Indipendenza, Patù; Tel.: 349.0584531.

// IL POLPO ALLA PIGNATA

Quelli de “Lu zonzi” (osteria “La Casereccia”, di Mario Montinaro, nel centro storico di Soleto; tutti la chiamano “Lu zonzi”) sono lunghi almeno 30 centimetri. Sono i panzarotti di patate che attirano a Soleto buone forchette fin da oltre i confini salentini. Per prepararli, bisogna passare le patate fino ad ottenere una purea omogenea che si amalgama con uova, farina, formaggio pecorino, prezzemolo, sale e pepe. E menta. Aiutandosi con le mani inumidite, si dà all’impasto la forma di bastoncini che si passano nel pane grattugiato e poi nell’olio bollente, e si mangiano caldi. “Lu zonzi” è in via Umberto I a Soleto. Tel.: 0836.663477.

Il Salento è anche pesce. E che pesce. Se vi addentrate nel centro storico di Gallipoli, a due passi dalla Cattedrale, troverete “La Taverna di Giò e Peppe Macchia”, di Giovanni Turco e Giuseppe Greco. Qui preparano il “polpo alla pignata”, cotto in un recipiente di terracotta (la pignata). Il sapore di questo piatto lascerà soddisfatta ogni buona forchetta. In una pignata di terracotta si versa un bicchiere di olio extravergine di oliva, uno spicchio d’aglio, la cipolla, il polpo, i pomodori spezzettati, il peperoncino. La pignata viene coperta in modo che il polpo possa cuocere con il suo vapore a fuoco molto basso. Si serve in tavola con del prezzemolo fresco. La “Taverna” è in via Garibaldi 7, a Gallipoli; tel.: 0833.261756.

// LO SPUMONE

// INSALATA GRIKA E SCEBLASTI

E per dolce, spumone. La ricetta più antica è quella detta “di San Sebastiano” che a Racale, patria dello spumone, veniva preparata in occasione della festa patronale (2 giugno). Col tempo sono nati altri tipi di spumone. La pasticceria Murrieri di Ilario Murrieri lo prepara come 200 anni fa: un gelato artigianale (con uova, latte, zucchero, arancia grattugiata, cannella, bacche di vaniglia) e meringa al cioccolato. Gli altri gusti proposti da Murrieri sono: mandorle e fichi, cassata, smeraldo, nocciolato. Pasticceria Murrieri è in via Mazzini, 26; tel.: 0833.553311.

// ZUCCHINE ALLA POVERA E POMODORI CON MENTA E SALE GROSSO

Nel profondo Capo di Leuca si preparano i piatti della tradizione contadina. “La rua dei travai”, al centro della

la cipolla, le olive “da capasa” (quelle nere con le rughe), i capperi, l’origano, il peperoncino piccante, la rucola. La sceblasti è un pane aromatizzato della tradizione. Viene impastato con pomodorini e altre verdure. E’ molto profumato e colorato. Griko è sulla strada per Martignano; tel.: 0832.821829.

La Grecìa salentina ha piatti tutti suoi. A Sternatia “Grikò” di Antonio Apostolo (sulla strada per Martignano), propone insalata grika e sceblasti. L’insalata grika è un’insalata mista di verdure e di ortaggi cui si aggiunge formaggio pecorino. A Martignano la preparano con la feta. Sono d’obbligo i pomodori S. Marzano, i peperoni verdi, il tacco d’Italia

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CoMu lA fAzzu jeu Tutto ciò che cresce in campagna, si mangia. Così dicono le signore anziane che preparano in casa i piatti della tradizione. Come l’“acqua e sale”, “lu pani ti li masculi”, la “carusella”, i “chiapperi all’acqua salata” e la marmellata di frutta // ACQUA E SALE

dell’acqua. Poi si aggiungono i pomodori spremuti, la cipolla, il basilico, il peperone piccante. E poi olio e sale “che ogni erba vale” (cioè insaporiscono ogni piatto a base di verdure). E’ la merenda ideale di metà mattina. Quella che si concedevano i contadini durante il lavoro nei campi.

// LU PANE TI LI MASCULI E LA CARUSELLA

pani ti li masculi” (degli uomini), detto così per il suo sapore forte, da uomini. Ma si chiama anche “lu pani alla travignera”, perché lo mangiavano gli uomini che andavano al lavoro nei campi a bordo del “travino”, il traino, il carretto. E’ un pane condito con acciughe, ricotta forte, peperoni “alla carca” (alla pressa) piccanti. La “carusella”, invece (la conoscono in pochissimi con questo nome, fuori dai confini di Casarano) è il fiore del finocchio selvatico. Esistono quella di terra e quella di mare; nascono spontaneamente ai bordi delle strade. Non vi si può rinunciare per dare sapore ad insalate, “friseddhre” e altre ricette.

// “I CHIAPPERI ALL’ACQUA SALATA” E LA MARMELLATA DI FRUTTA

Maria De Icco, Taurisano

Annita Tapete, Galatina

Si può chiamare “acqua e sale” oppure “ciardeddha”. E’ uno di quei piatti, come la “friseddhra”, che il salentino doc non può non amare. Annita Tapete, di Galatina, la chiama “ciardeddha”. La prepara da una vita. Si dispone il pane raffermo, “quello che fa venire i denti di oro” (così le dicevano quand’era bambina per farle mangiare il pane duro) in una ciotola e lo si bagna con

//Tinne ca te mannu jeu DORMIRE A Soleto. Nel b&b “Oli Mia”, completamente immerso nella natura. Confort e relax garantiti. La struttura sorge in via Kennedy, 24.

Cosimina Mamacchio, Casarano

In paese tutti la conoscono come “la Cosimina te pittule tu presepe” perché nel periodo natalizio ne prepara tantissime per il presepe vivente di Casarano. Da buona casaranese, ricorda “lu

Si raccolgono i capperi e si mettono in un barattolo in acqua salata e si tengono da parte per condire piatti semplici come la “friseddhra” o più elaborati come pasta o carne. Si conservano in acqua ma quando si utilizzano vengono messi nell’aceto. Allo stesso modo si preparano i “pampasciuni” che si puliscono e si mettono, crudi, sotto sale ed olio. Maria De Icco prepara in casa anche la marmellata. Dall’intero vicinato le chiedono di farla “comu sai signuria”. Raccoglie la frutta e la mette a bollire. Non aggiunge altri ingredienti.

// Dì che ti mando io FARE IL BAGNO Se vi sentite “in” non potete non fare un bel bagno a Punta della Suina, rinomata località sulla costa gallipolina. Ambiente da movida. il tacco d’Italia

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IMBOSCARSI sulle collinette di Sternatia. C’è aria buona ed un panorama che fa da bella cornice.


// Sanu sanu //Salentino verace

se A leTTo sei sTRessATo

mangia salentino

di LAMBERTO COPPOLA* Hai la pelle invecchiata? È colpa dei radicali liberi. Sono comparse le rughe nella zona del contorno occhi? È colpa dei Ros (Reacting Oxygen Species). E la macchie sulla pelle? È colpa dei Ros. Ti senti stanco? È tutta colpa dello stress ossidativo. Tumori ed infarto? Per qualcuno è anche colpa dei Ros. Non riesci ad avere un figlio? Andiamo a vedere i Ros! Meno conosciuta è l’influenza negativa che i radicali liberi possono esercitare sulla capacità fecondante di una coppia nel cui partner maschile si genera una condizione di stress ossidativo. Molte delle cause dello stress dei gameti maschili derivano da errati stili di vita e sarebbe più semplice cercare di evitarli piuttosto che ricorrere ai ripari. L’alimentazione gioca un ruolo predominante non solo nell’ambito della prevenzione, ma anche in quello della terapia. Vale la pena ribadire, infatti, il ruolo essenziale della nostra dieta mediterranea, uno stile che tutto il mondo ci invidia e che, soprattutto qui nel Salento, consente di combattere lo stress ossidativo ricorrendo semplicemente ai piaceri della tavola. I colori accesi dei frutti della nostra terra sono una vera e propria terapia preventiva: nel rosso dei pomodori si nasconde un’importante fonte di Licopene; nell’arancione dei mandarini, delle arance e dei pompelmi si cela un’ottima fonte di vitamina C; nelle carote abbonda il -carotene; il giallo-oro dell’olio d’oliva fornisce importanti quantità di polifenoli e di Vitamina E; i frutti del nostro mare assicurano buone quantità di Zinco; l’Astaxantina è una naturale fonte di carotenoidi ed è responsabile della colorazione rosa delle carne di aragoste e gamberi. Che dire poi delle 12 erbe aromatiche, quelle della macchia mediterranea che il maestro Tonio Piceci ama definire“erbe di roccia”, il loro profumo sti-

mola le edorfine ipotalamiche ed eccita i sensi, associate insieme nelle pietanze hanno un effetto carminativo, depurante e stimolante nello stesso momento. Infine, visto che ogni buon piatto può essere esaltato da un buon calice di vino, ricordiamoci che anche nel nettare degli dei, specialmente se rosso come i nostri insuperabili Primitivo e Negroamaro, ritroviamo quegli elementi antiossidanti, tra cui il resveratrolo, la vitis vinifera ed il tannino essenziali per ripulire le arterie dal colesterolo, decongestionare la prostata e per rendere le nostre cellule più vitali. Il nostro punto di forza è proprio la dieta mediterranea e continuare su questa strada è il modo migliore per mantenersi in forma, anche meglio della pillolina azzurra o degli ormoni. Nella mia pratica clinica quotidiana osservo, molto frequentemente, il miglioramento delle disfunzioni riproduttive e sessuali dopo aver invitato i pazienti a seguire una terapia alimentare corretta, dopo l’allontanamento,

// oTA CA TRoVi DOVE L’AMORE È DI CASA L’amore fa miracoli. Le delusioni d’amore pure. In seguito all’amore “per una donna pessima” Antonio Baldassarre, artista di Ruffano, ha dato vita all’opera d’arte più significativa della sua carriera: la “Residenza dell’amore”. 6mila metri quadrati tra giardino e casa vera e propria. Qui tutto ha forma inequivocabilmente legata al sesso. Un consiglio: attenzione ai dettagli. La Residenza dell’amore è a Borgo Cardigliano, sulla strada CardiglianoSpecchia.

per qualche mese, dai fattori di rischio ambientali e dopo semplici terapie a base di sostanze antiossidanti. Segno, questo, di una costituzione di base molto forte, capace di riacquistare rapidamente le proprie virtù. Noi salentini siamo cresciuti con la “frisa” e con “pane e pomodoro”, legumi una volta la settimana, verdura ed insalatone miste a cena, carne solo una o al massimo due volte la settimana, prodotti del mare in quantità; i nostri piatti sono conditi con olio d’oliva invece del burro; la sera, poi, al posto del cicchettino di grappa, preferiamo un bel bicchiere di sano e gustoso vino rosso. E si, proprio così, avevano ragione i i vecchi quando sapientemente dicevano che “il vino rosso fa buon sangue”. Ma attenzione, perché anche in questo caso est modus in rebus: il troppo stroppia… e fa male alla coppia. *Specialista Andrologo e Ginecologo Centro Medico Biologico TECNOMED, Nardò (Lecce) Per prenotare una visita (oppure una notte): 347.3564971. www.residenzadellamore.it


// Sanu sanu //Salentino verace Taurisano, strada per Ruffano. Angurie per strada (e dove sennò?) Nella “bancarella semovibile” di Cosimo Paiano

Chi Vuol esseRe

salentino deve...

CHE COSA NON CI SI DEVE ASSOLUTAMENTE PERDERE SE SI VUOLE RESPIRARE A PIENI POLMONI LO SPIRITO DI QUESTA TERRA di LAURA LEUZZI l.leuzzi@iltaccoditalia.info

Il Salento è una terra calda. Sarà la passione della gente; saranno le tante cose belle da vedere e da fare. Sarà il caldo. “E più che il caldo, l’umido”. Ecco un vademecum per il turista che voglia assaporare fino in fondo l’anima del tacco d’Italia

è un Salento che non ci si può perdere. E’ quello delle tradizioni che trovano origine nella notte dei tempi, ma anche delle trovate più originali che fanno tendenza. E’ quello che il turista che voglia entrare in pieno nello spirito di terra d’Otranto deve obbligatoriamente vedere, gustare, conoscere. Ecco una breve guida di ciò che, chi viene in Salento, non può fare a meno di fare.

C’

// ASSAGGIARE IL PASTICCIOTTO DI ANDREA ASCALONE A GALATINA

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E’ conosciuto nell’intera provincia. Anche Wladimir Luxuria, nella sua visita in Salento, si è concessa questo il piacere. Il pasticciotto è buono dappertutto, ma quello di Ascalone (pasticceria nel centro di Galatina vedi pag. 49), vicino alla chiesa di Santa Caterina ha un gusto che è solo suo. I galatinesi non mandano giù il fatto che la città di Lecce l’abbia riconosciuto come un dolce tipico leccese, perché le sue origini si devono proprio ad un antenato di Ascalone, probabilmente di nome Nicola, che lo inventò nel 1742. Gli diede il nome di pasticciotto per-


ché lo realizzò con i resti di altri dolci e, a prima vista, sembrò una torta alla crema venuta male. Invece ebbe fortuna, venne subito apprezzato da chiunque lo assaggiasse, e permise ad Ascalone di risollevarsi dalla crisi economica in cui versava la sua pasticceria.

// BERE UN CAFFÈ IN GHIACCIO AL LATTE DI MANDORLA SOFFIATO AL BAR “ALL’OMBRA DEL BAROCCO” A LECCE

Castro. Il balcone del Belvedere. La vista toglie il respiro

consiglio: chiudere gli occhi, inspirare, riaprire gli occhi e godere fino in fondo di ciò che si mostra alla vista.

// FARE UN TUFFO DAL “CIOLO”

Non si è veramente salentini se non si assaggia il caffè in ghiaccio con latte di mandorla soffiato. Attenzione: si beve solo in Salento dove esiste da sempre il culto del caffè in ghiaccio. La “sovversiva” ricetta è nata da un’intuizione di Quarta Caffè, che l’ha concepita tre generazioni fa. Provate a chiederla in un bar del Nord; vi guarderanno strani. Negli anni il caffè in ghiaccio si è perfezionato. L’aggiunta di latte di mandorla soffiato è l’ultima trovata. Imperdibile. Il bar “All’ombra del barocco” è a Lecce in corte Cicala; tel.: 0832.242626.

// SEGUIRE LA MESSA AL SANTUARIO DI LEUCA

Il Salento è anche devozione e spiritualità. E la messa non è uguale dappertutto. Seguirla al santuario di Leuca è un’emozione particolare. Ci si sente al centro del mondo. Credenti o no, è una sensazione da provare.

// AFFACCIARSI AL BALCONE DEL BELVEDERE A CASTRO Forse si fatica un po’ a trovarlo perché è nascosto nelle stradine bianche del centro storico. Ma quando ci si affaccia, la visuale lascia senza respiro. Scogliera, mare e cielo si toccano. Un

E’ nata per caso da un’idea di Michele Castaldi, il proprietario del bar ad un passo dalla fontana greca di Gallipoli, circa 15 anni fa. Ma i clienti l’hanno apprezzata così tanto che è diventata richiestissima. E’ preparata con latte montato, cioccolato fuso e, se si vuole, con l’aggiunta di Bayles. Il bar “Canneto” è in piazza Canneto a Gallipoli.

// COMPRARE UNA PALLA DI PEZZA A CASARANO

Gli appassionati ricordano i leggendari di nomi di quegli eroi che, sprezzanti del rischio, hanno compiuto l’ardua impresa. Assaporare l’adrenalina e lanciarsi dal ponte in località Ciolo direttamente in acqua. Un volo di 23 metri per entrare nella storia. Si dice che qualcuno l’abbia fatto. Gli altri, un po’ meno temerari, si accontentano di altezze inferiori. Ma la sfida è sempre aperta a chi la voglia cogliere. Il bello è che nel momento in cui qualcuno si tuffa, gli altri spettatori (qualcuno attende il proprio turno, qualcuno è solo curioso di seguire come va a finire) rimangono in religioso silenzio oppure lo incoraggiano a saltare. Anche il protagonista del film “L’anima gemella” con Violante Placido tenta l’impresa. E ce la fa.

// ASSAPORARE LA COPPA CANNETO AL BAR CANNETO DI GALLIPOLI

E’ un giocattolo tradizionale: una palla di stoffa colorata ripiena di segatura o materiale di scarto di vario tipo, legata ad un elastico. Si lega l’elastico al dito a mo’ di yo-yo e poi si lancia la palla in avanti cercando di riprenderla. Si vende soprattutto in occasione della festa della Madonna della Campana, che si tiene a Casarano la prima domenica dopo Pasqua, ma si trova anche in altri periodi dell’anno. In estate, spesso, ci si imbatte nel signor Angelo Perrone che con la sua macchina allestita a bancarella se ne va in giro a vendere giocattoli.


// FARE LA “PASSEGGIATA DELLE TRE PORTE” A LECCE Ph: Roberto Rocca

Otranto. La prima alba d’Italia. Nella foto, il faro della Palascia

// VEDERE L’ALBA AD OTRANTO E’ la prima alba d’Italia. Il must vero è vederla il primo dell’anno, ma chi viene in estate può rimediare. Dopo una nottata sfrenata in discoteca, tappa ad Otranto. L’emozione di salutare il sole prima degli altri è indescrivibile.

// MANGIARE IL CORNETTO POST-DISCO ALLA “FABBRICA DEL CORNETTO” A GALLIPOLI E’ una tendenza recentissima. Una volta si sceglievano altri posti per il cornetto delle prime ore dell’alba. Ma da quando c’è la “Fabbrica del cornetto” non esiste ritrovo migliore dove concedersi un po’ di dolcezza. La pasticceria si trova facilmente, varcato il centro della città bella; si raggiunge rigorosamente a piedi, attirati dal profumo di crema e zucchero che si sente da lontano. Bisogna arrivare in via della Provvidenza 2/4; tel.: 347.8757416.

// FARE UN FALÒ SULLA SPIAGGIA E IL BAGNO DI NOTTE A SAN LORENZO 10 agosto. Non si può non fare un falò sulla spiaggia. Originariamente lo si faceva per vedere le stelle cadenti che in quei giorni solcano il cielo notturno. Ma poi è diventata un’occasione per divertirsi, arrostire carne e bere qualche bicchiere in compagnia. E, naturalmente, fare il bagno di notte. Per chi non l’ha mai fatto: di notte l’acqua è caldissima ed è un vero piacere.

Era una usanza anticamente riservata ai ricchi. Che potevano permettersi cene abbondanti e poi, per mandarle giù, si concedevano lunghe passeggiate che toccavano le tre porte di Lecce, ovvero porta San Biagio, porta Rudiae e porta Napoli. Di strada ce n’è un bel po’. Alla fine del giro la cena sarà bell’e digerita. Oggi la si fa ancora, ma con l’intento di fare un giro in centro. La movida leccese non teme confronti.

Ph: Roberto Rocca

// CONTARE I FACCIONI DEL CASTELLO DI CASARANO

Leggenda vuole che nessuno ci sia mai riuscito. I faccioni che si trovano sulla balaustra della facciata del Palazzo sono tantissimi e sono uno diverso dall’altro. Pare che arrivati a metà, si perda il conto o una forza misteriosa impedisca di continuare nella conta. Provateci. Anche in questo caso, la sfida è aperta.

// VEDERE LA STATUA DI MANUELA ARCURI A PORTO CESAREO

// ANDARE A “BERE QUALCOSA” AL BAR DEL PORTO A LEUCA

Hanno pensato di dedicarla a Manuela Arcuri perché vero esempio di bellezza mediterranea. Possibile che non ci fosse donna salentina all’altezza del compito? Ad ogni modo è da vedere. Anche solo per sapere a quale ideale di bellezza mediterranea conviene ispirarsi.

Non è che si faccia chissacchè. Si ordina la consumazione e si sta. In piedi o seduti non fa differenza. E intanto si guarda la gente passare e ci si fa guardare dalla gente che passa. Il Bar del Porto è un ritrovo per gente chic. Se non ci sei, sei out. Si trova a Leuca in via Doppia Croce 65; tel.: 0833.758581.

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// BERE MOJITO E BALLARE SUI LETTINI AL LIDO COCO LOCO A TORRE SAN GIOVANNI

// MANGIARE LA PIZZELLA DEL BAR JONIO A TORRE SAN GIOVANNI

Ore 17.30, appuntamento fisso. Chi frequenti il lido Coco loco (e voglia sentirsi “in”) non può esimersi dal rispettare un rito “tres chic”. Ordinare un mojito fresco e ballare sui lettini in riva al mare al ritmo di musica da discoteca. E’ la preparazione must ad una notte in pista da non dimenticare.

La pizzella dello Jonio ha fatto storia. Chi venga in Salento non può non assaggiarla. Perché non è troppo alta ed è croccante. E poi, appena usciti dal mare, non c’è nulla di meglio. Fumante e bella da vedere. Figurarsi da mangiare. Il bari Jonio è in corso Annibale 29; tel.: 0833.931187.

// GODERE IL SOLE IN SPIAGGIA CON IL SOTTOFONDO DI “COCCO FRESCO, MANDORLA FRESCA”

// COMPRARE UN GELATO DAL CARRETTO DI GALLIPOLI

chiamavano “servelade”. I salentini hanno personalizzato. Il salumificio Scarlino è a Taurisano, sulla strada per Casarano; tel.: 0833.6271.

// COMPRARE LE “ZACAREDDHE” ALLA FESTA DI SAN ROCCO A TORREPADULI Sono dei nastrini colorati (ogni colore ha un significato particolare) che si vendono in occasione della festa di San Rocco a Torrepaduli (15 agosto). I bambini le appendevano alle biciclette ed i ragazzini ai motorini. Ora restano un segno di tradizione e di devozione.

// DIRE CHE NON È IL CALDO, MA L’UMIDO

Una volta girava in lungo e in largo l’intera costa. Con un secchio in una mano e tanta energia per gridare a gran voce “Cocco fresco, mandorla fresca”. E’ il misterioso uomo del cocco fresco. Che oggi si è attrezzato con megafono e, a volte, con voce registrata. Passeggia in play-back sulla spiaggia. Ma l’effetto è uguale. Al suo cocco non si può resistere.

// FARE UN GIRO DEL CENTRO CON TRENINO A LECCE

In altre località è usanza antica. A Lecce è una novità che ha pochi anni di vita, dunque non si può non approfittarne. Il trenino porta a spasso i turisti in brevi tour panoramici del centro della città.

Percorre tutte le vie del centro con musiche che mettono allegria. E lui, l’uomo del carretto, dispensa gelati e sorrisi a chiunque si avvicini. Si ritorna indietro nel tempo e intanto si gusta un buon gelato artigianale.

// MANGIARE UN PANINO CON LA “SERVOLA” COMPRATO AL CARRETTO PER STRADA Se lo chiamate wurstel vi guardano male. In Salento si chiama “servola” ed è uno degli alimenti più gettonati per una cena (anche un pranzo) veloce. Prepararla è semplicissimo: si scotta sul fuoco per pochi minuti ed è pronta. Il massimo è mangiarla nel panino, meglio se comprato ad uno dei tanti carretti che, soprattutto in estate, circolano in libertà per le strade salentine, meglio se con un po’ di peperoncino sopra. Il nome “servola” si deve a Tommaso Scarlino, fondatore del Salumificio Scarlino che oggi è una importante realtà imprenditoriale a livello nazionale. Fu lui ad importare l’alimento “forestiero” dalla Germania. I tedeschi lo il tacco d’Italia

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Non esiste frase più pronunciata nell’estate salentina. Tutti si lamentano delle alte temperature. Tutti, poi, commentano: “Non è tanto il caldo, è l’umido”, fanno di “no” con la testa, e poi: L’umido”. E sono due. Tutti credono di aver avuto l’intuizione dell’estate. Tutti si dimenticano, beckettianamente, di averla pronunciata un minuto prima o di averla sentita pronunciare a qualcun altro. Sappia, chi viene in Salento, che questa è una terra calda. Sarà la passione della sua gente. Saranno le tante cose belle da vedere o fare. Sarà il caldo, forse. Ma più che il caldo, l’umido.

// ATTACCARE UN LUCCHETTO AD UN PALO DI LECCE

Mai attore fu più imitato di Riccardo Scamarcio nel film “Tre metri sopra il cielo”. Proprio come lui, anche i leccesi si giurano amore eterno legando un lucchetto ad un palo. Si tratta del palo che si affaccia sull’anfiteatro; il numero dei lucchetti, da quando la tendenza è stata istituita, è cresciuto vertiginosamente.


// Sanu sanu //Salentino verace COME NON SMARRIRSI NEI MISTERIOSI MEANDRI DELLA LINGUA SALENTINA. OVVERO, INEDITO MANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER DECRIPTARE LE CONVERSAZIONI IN CUI SI PUÒ INCAPPARE, SOTTO L’OMBRELLONE, DAL DROGHIERE, IN DISCOTECA

senTi a cura di ANGELA LEUZZI

chi parla

Parabita, chiacchiere di piazza Ph: Roberto Rocca

on ci si sente completamente a proprio agio in un posto, non lo si vive al 100 per cento se non si conosce, ma a fondo, l’idioma locale. E la lingua salentina dà bel da fare al “forestiero” (ovvero chi proviene da oltre il confine del Salento) che approda in terra d’Otranto senza un minimo di preparazione. Ecco un manuale di sopravvivenza per “forestieri” in Salento.

N

A che stai?: a che punto sei? Andare a mare: andare in qualche lido, ma anche nelle località di mare. Ad esempio, “vado a mare a guardare un po’ di vetrine”; la località balneare, se termina con –i, si considera plurale (a es. “andare ai Pali” significa “andare a Torre Pali”) Andare bene: guadagnarci Boccaccio: vasetto di vetro a chiusura ermetica Bottiglia: salsa di pomodoro in bottiglia; “fare le bottiglie alla manta”: fare il sugo in casa, coprendo le bottiglie con una coperta (un particolare tipo di preparazione del sugo) Bracioletta: polpetta di carne dalla forma larga e schiacciata Bruno: prugna Ca allora: è vero (per confermare l’affermare di un altro) Cacioricotta: ogni formaggio si chiama “cacio”; per cui “cacio ricotta” è il formaggio ricotta Calarsi: entrare in acqua Candedina: candeggina; è un modo per rendere più delicato il termine Cappetta: molletta per stendere i panni ad asciugare (le “robbe”)

Che ne vuoi da fare?: che cosa ti interessa? Collare: avere voglia di; ad esempio “non gli colla di fare niente” per “non ha voglia di fare niente” Curarsi di qualcosa: preoccuparsi di qualcosa Darsi canza: calmarsi, avere pazienza Dimorare: far tardi Entrare: portare dentro Fare un giro: portare in giro con la macchina Farsi l’ora: essere ora di andar via Frisa/ frisella: piatto tipico, una sorta di pane biscottato Gelare: aver freddo (“mi sto gelando” per “ho molto freddo”) Gira e volta: è un’espressione praticamente intraducibile; significa che occupandosi di più faccende, una dopo l’altra, si perde tempo Girare: cercare Infiammo: infiammazione Insultare: infastidire; “mamma, mi insulta!” Lacerto: il filetto, la parte magra della carne Lampagioni/ lamponi: particoil tacco d’Italia

lare tipo di cipolla Mai sia/ sia mai sia: che non sia mai! Melone di pane: il melone; contrapposto all’anguria ( il “melone di acqua”) Mena: presto Mi gira lo stomaco: ho lo stomaco sottosopra Mo: adesso; “mo mo”: proprio adesso Monti: scogli Noiare: dare fastidio, essere antipatico; “mi noia” per “ mi sta antipatico” Non averne niente: non avere alcun guadagno; “non ne hai niente che lo rimproveri”, per “Non guadagni niente a rimproverarlo” Non essere legittimo: non essere in sé Non sentirsi: non sentirsi in forma Non stare bene: dare di matto Percoco: albicocca Piatto spaso: il piatto piano (si può chiamare anche piatto lato”) Pocca: è vero/non è vero per niente (ha entrambi i significati, a seconda del contesto in cui viene pronunciato); può es-

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sere un’affermazione che appoggia un’affermazione precedente oppure che la smentisce totalmente Pumo: particolare modo di riporre i pomodori e metterli da parte per l’inverno; una sorta di treccia alla quale si appendono i pomodori Quanto pare che: appena il tempo di Ricotta forte: una particolare ricotta acida dal sapore “forte”; si può dire anche ricotta scanta” Sagna: lasagna Salire: portare su Scendere: “portare giù”; ma anche “andare al mare”, che si suppone sia ad un livello più basso rispetto alla città Schiacciatina: vedi “bracioletta” Scornarsene: provare vergogna Sine/ none: sì/ no Stuffare: nauseare; “la carne mi stuffa” significa “la carne mi dà nausea” Uscire: portare fuori Uscire l’occhio: avere desiderio di vedere qualcuno, dopo tanto tempo che non lo si vede Villa: giardino comunale


// Numeri utili //Asl Lecce

L’UFFICIO RELAZIONI CON IL PUBBLICO urp@ausl.le.it Lecce Ospedale “V.Fazzi” piazzetta Muratore tel. 0832/661459 – Fax 0832/661446

Asl Lecce via Miglietta, 5 – 73100 Lecce - tel. 0832/215111 – www.asl.lecce.it

// PRESIDI ASSISTENZA SANITARIA TURISTICA In attesa dell’attivazione dei Presidi di Assistenza Sanitaria Turistica l’utenza potrà rivolgersi, a secondo della gravità del caso: per URGENZE ED EMERGENZE • al Servizio 118 • al Pronto Soccorso ospedalieri per le PATOLOGIE DIFFERIBILI • agli ambulatori dei medici di Medicina generale e Pediatri di Libera scelta • alle sedi di continuità assistenziale (Guardia Medica) • nelle 24 ore dei giorni festivi; • dalle ore 20.00 alle 8.00 nei giorni feriali; • dalle ore 10.00 del sabato e sino alle ore 8.00 del lunedì

Campi Salentina Ospedale “S.Pio da Pietralcina” via San Donaci tel. 0832/790215 – fax 0832/790224 Casarano Ospedale “F. Ferrari” via Circonvallazione tel. 0833/508450 – fax 0833/508450 Copertino Ospedale “S. Giuseppe da Copertino” via Carmiano tel. 0832/936394 –fax 0832/947786 Gagliano del Capo Distretto socio-sanitario via San Vincenzo – Gagliano del Capo tel. 0833/540458 – fax 0833/540569 Galatina Ospedale “Santa Caterina Novella” via Roma tel. 0836/529269

118 SERVIZIO DI EMERGENZA-URGENZA SANITARIA DELLA PROVINCIA DI LECCE Perché il soccorso sia sempre tempestivo ed efficace occorre rivolgersi al servizio 118 solo nelle reali situazioni di emergenza o urgenza.

E’ corretto rivolgersi al 118: • in caso di incidente stradale con feriti • in caso di incidenti domestici o sul lavoro • in caso di grave malore • in caso di sospetto pericolo di vita (emorragia profusa, perdita di coscienza, severa difficoltà respiratoria, dolore toracico, convulsioni, improvvisa perdita di forza ad un arto etc.).

E’ improprio rivolgersi al 118 • in caso di patologie croniche che non presentino peggioramenti improvvisi • per una consulenza • per prescrizione di farmaci • per l’esecuzione di esami • per i trasferimenti tra ospedali o strutture di ricovero • per i ricoveri ospedalieri ordinari • per eseguire terapie domiciliari o per la temporanea indisponibilità degli altri servizi di assistenza sanitaria

Di fronte ad un’emergenza comporre il numero “118” ed esporre con calma il problema all’operatore, cercando di essere il più possibile precisi nelle risposte. il tacco d’Italia

Distretto socio-sanitario piazza Bottazzi – Tel/Fax 0832/215610 numero verde 800259897

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Gallipoli Ospedale “Sacro Cuore” via per Alezio tel. 0833/270438 – fax 0833/270720 Distretto socio-sanitario via XX Settembre tel. 0833/270310 Maglie Ospedale “M. Tamborino” via P. De Lorentiis tel. 0836/420353 – fax / num. Verde 800239246 Distretto socio-sanitario via P. De Lorenzis – Maglie tel. 0836/420357 Nardò Distretto socio-sanitario piazza Croce Rossa – Nardò tel 0833/568421 Poggiardo Distretto socio-sanitario via F. Pispico tel. 0836/908332 Scorrano Ospedale “I. Veris delli Ponti” via G. delli Ponti tel. 0836/420534


guARdiA MediCA Distretto di Lecce Arnesano Lecce Monteroni di Lecce - Lequile - San Pietro in Lama Lizzanello - Cavallino San Cesario di Lecce San Donato di Lecce Surbo

via Trento, 1 piazza Bottazzi, 1 via Einaudi, 38 via Grazia

Distretto di Casarano Casarano c/o P.O. “F.Ferrari” via Circonvallazione Collepasso via Avvocato Longo s.n. Matino via Malta, 5 Parabita via G. Ferrari, 14 Ruffano via P. Micca, 5 - Supersano Taurisano via Negrelli Distretto di Gagliano del Capo Alessano corte Roma, 3 Castrignano del Capo piazza Municipio - Patù Corsano via Regina Elena - Tiggiano Gagliano del Capo c/o O. “Daniele Romasi” via San Vincenzo Miggiano piazza Municipio - Montesano Salentino - Specchia Presicce via Toscanini - Acquarica del Capo Salve via Cairoli - Morciano di Leuca Tricase via S. Spirito Ugento piazza Italia

Distretto di Gallipoli Alezio Casarano - Alliste Gallipoli Melissano Racale Sannicola Taviano Tuglie

0832/651116

c/o Ospedale “Galateo” 0832/215466 via Sant’Antonio 0832/658175 via Don F. Cosma, 100 0832/362450

Distretto di Campi Salentina Campi Salentina via Trento Carmiano piazza Principe di Napoli Novoli via Pendino, 34 Salice Salentino via G. Pascoli - Guagnano Squinzano via S.Giovanni, 70 Trepuzzi via Stazione Veglie via IV Novembre

Distretto di Galatina Aradeo Cutrofiano - Sogliano Cavour Galatina - Soleto Neviano

0832/324097 0832/343460 0832/326482

0832/790217 0832/606452 0832/712405 0832/732286 0832/784843 0832/758474 0832/966340 0833/504117 0833/345655 0833/506361 0833/594389 0833/691159 0833/622386 0833/521954 0833/751293

Distretto di Maglie Bagnolo del Salento - Cannole - Palmariggi Corigliano d’Otranto - Cursi - Melpignano Maglie - Scorrano Muro Leccese Otranto Distretto di Martano Calimera - Caprarica di Lecce - Castrì di Lecce - Martignano Martano - Carpignano Salentino - Castrignano De’ Greci Melendugno Sternatia - Zollino Vernole Distretto di Nardò Copertino Galatone - Seclì Leverano Nardò Porto Cesareo - Boncore

via R. Mancini

0836/318062

via Ferrovia

0836/329137

c/o Ospedale di Maglie 0836/420201 via Ferramosca - Maglie via Dante Alighieri 0836/342304 via S. Giuseppe 0836/801676 via S. D’Acquisto

0832/873998

via Savoia – Martano

0836/571267

via D’Amelio via B. Ancora

0832/831002 0836/666032

via Pascali

0832/892303

c/o P.O. “S. Giuseppe da Copertino” via Carmiano 0832/932551 via Milano 0833/867190 (ang. via Paraporti) 0833/568342 via Menotti, 59 0832/925170 via Bonfante, 2 0833/564021 0833/568371 via Dante Alighieri, 18 0833/569545

0833/532318 0833/791219 0833/761070 0833/727531 0833/741103 0833/544118 0833/555371

via Matteotti s.n. via E. Fieramosca s.n.

0836/554819 0836/515382

via Roma s.n.

0836/529272

via Dante, 1

0836/619588

Distretto di Poggiardo Andrano via Pigafetta s.n. - Spongano Botrugno c/o Casa di Riposo largo Indipendenza - San Cassiano - Sanarica Castro via Sant’Antonio, 59 Nociglia via Roma Poggiardo c/o Ospedale via Pispico - Giuggianello - Ortelle - Diso Santa Cesarea Terme via della Resistenza Uggiano La Chiesa via Rubrichi - Cocumola - Giurdignano - Minervino di Lecce

0836/992285 0836/947476 0836/936311 0836/908311

0836/958153 0836/812361

// ospedAli Lecce Campi Salentina Casarano Copertino Gagliano Galatina Gallipoli Maglie Nardò Poggiardo San Cesario di Lecce Scorrano

via Umberto I 0833/281691 c/o Ospedale di Casarano0833/504117 via F. Ferrari di Casarano via Lungomare Marconi 0833/266250 via Regina Margherita 0833/581163 via F. Quarta, 14 0833/552776 piazza della Repubblica 0833/231641 via Immacolata, 71 0833/912306 via Risorgimento 0833/596663

il tacco d’Italia

0836/926015

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0832/661111 0832/790111 0833/508111 0832/936111 0833/540111 0836/529111 0833/270111 0836/420111 0833/568111 0836/908111 0832/215023 0836/420111


// Consigli utili

CoMe pRoTeggeRsi

dal solleone CONSIGLI PRATICI PER AFFRONTARE I RISCHI DEL CALDO ESTIVO

// LE TRE REGOLE PIÙ IMPORTANTI Evitate di uscire nelle ore più calde del giornata (dalle 11.00 alle 18.00) Bevete molto e spesso, anche se non avete sete Fate pasti leggeri e mangiare molta frutta e verdura

Ai primi segnali di malessere è opportuno rivolgersi al proprio medico curante o, nelle ore serali e nei giorni festivi, alla guardia medica

// IN CASA Aprite le finestre al mattino e nelle ore notturne, chiudete le tende o le tapparelle nelle ore più calde Scegliete gli ambienti più freschi, possibilmente ventilati o dotati di aria condizionata (evitando le correnti) Fate pulire i filtri dei condizionatori periodicamente (sono un ricettacolo di polveri e batteri) e regolate la temperatura a 25/27° C, e comunque non troppo bassa rispetto a quella esterna Limitate l’uso dei fornelli e del forno Fate le provviste degli alimenti principali (acqua, frutta e verdura, pasta) Fate bagni o docce con acqua tiepida Copritevi quando passate da un ambiente molto caldo ad uno con aria condizionata

La brochure informativa a cura della Asl Lecce

// MENU ESTIVO Sì a: - Pasti leggeri e frequenti (l’ideale è cinque al giorno) - Acqua o tè (meglio se deteinato); almeno due litri al giorno - Pasta e riso, ma in quantità controllate - Meglio il pesce di carne o formaggi - Frutta e verdura in abbondanza - Gelati al gusto di frutta, perché più ricchi d’acqua No a: - Bevande fredde e ghiacciate - Birra e alcolici - Fritti, intingoli, insaccati, cibi piccanti - Succhi di frutta e bevande gassate - Caffè (meglio limitarne l’assunzione)

// ALL’ARIA APERTA - Evitate l’esposizione diretta al sole - Vestite con abiti leggeri e non aderenti, di colore chiaro e in fibre naturali - Utilizzate creme solari ad alto fattore protettivo

Se abitate da soli, mantenete un contatto giornaliero con una persona di fiducia tramite il telefono. Se non riuscite a chiamare voi, chiedete di essere chiamati da qualcuno regolarmente il tacco d’Italia

- Indossate cappello e occhiali da sole - Riposate frequentemente, e portate con voi una bottiglia d’acqua - In auto, accendete il climatizzatore ed usate le tendine parasole - Tenetevi informati sulle previsioni del tempo - In caso di mal di testa, bagnatevi con acqua fresca

// IL “PIANO CALORE” Per i cittadini della Provincia di Lecce, la referente del “Piano calore” per la Asl Le è la dott.ssa Canitano (0832/215650) che, in caso di caldo eccessivo, provvederà ad avvertire direttori dei Distretti socio-sanitari e medici di Medicina Generale.

Stare con altre persone aiuta a sopportare meglio il caldo. Se potete muovervi è bello andare in luoghi freschi

// COME DIFENDERE DAL CALDO LA VOSTRA SALUTE Se assumete farmaci o se siete affetti da malattie im-

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portanti (diabete, bronchite cronica, ipertensione, problemi cardio-circolatori, malattie neurologiche): non smettete di prendere i vostri farmaci e non cambiate la dose solita senza aver prima consultato il medico; se vi sentite peggio del solito o avvertite nuovi sintomi come febbre, vomito, diarrea, crampi, mal di testa, spossatezza, rivolgetevi subito al vostro medico curante; non assumete integratori di sali minerali senza consultare il vostro medico.

// COME COMPORTARSI IN CASO DI EMERGENZA In caso di colpo di calore, colpo di sole o collasso, far sdraiare la persona in posizione supina in luogo fresco e ventilato con le gambe sollevate ed eseguire delle spugnature con acqua fredda. Se la persona è cosciente, somministrare dei liquidi non ghiacciati (non alcool o caffè).

// IN RETE Sul sito della Protezione civile www.protezionecivile.it (link meteo) è possibile consultare giornalmente il bollettino di vigilanza metereologica. Per informazioni più dettagliate andate sul sito www.ministerodellasalute.it.


// Tutti i numeri utili RUBRICA TELEFONICA ESSENZIALE PER IL TURISTA NEL SALENTO // 112. CARABINIERI

// AUTOBUS

Lecce Casarano Castrignano del Capo Galatina Gallipoli Maglie Nardò Otranto Porto Cesareo Santa Cesarea Terme Tricase Ugento

D’Anna (Squinzano) Borman autoservizi (Racale) Elios (Calimera) Ferrovie del Sud Est (Lecce) Maraschio & Malerba (Maglie) Marozzi (Bari) Sgm (Lecce)

0832 311011 - 0832 318682 0833 516200 0833 752351 0836 568899 - 0836 561010 0833 266190 - 0833 267400 0836 421310 – 0836 425400 0833 871010 0836 801010 0833 560610 - 0833 569010 0836 944019 0833 544010 - 0833 546400 0833 555010 - 0833 556767

0832 6931 0836 638211 0833 267711 0833 870211 0836 805531 0833 626211

// 117. GUARDIA DI FINANZA Lecce Casarano Gallipoli Maglie Otranto Porto Cesareo Tricase

0832 672111 0833 501257 0833 266112 0836 483017 0836 804421 0833 569052 0833 544033

// 115. VIGILI DEL FUOCO Lecce Casarano Gallipoli Maglie Tricase Ugento Veglie

0832 223311 0833 599504 0833 202222 0836 428715 0833 545353 0833 556013 0832 966107

// VIGILI URBANI Lecce 0832 315454; 0832 233211 Casarano 0833 502211 Castrignano del Capo 0833 751216 Gallipoli 0833 294218 Nardò 0833 572116 Otranto 0836 801735 Ugento 0833 555770

// CAPITANERIA DI PORTO Gallipoli Otranto Torre San Giovanni

0833 266862 0836 801073 0833 931368

// AEREI Brindisi Bari

0831 418963 080 5382370

Lecce, piazza Mazzini Lecce, stazione Fs Lecce, piazza S. Oronzo

0832 246150 0832 247978 0832 306045

Lecce Rolli autonoleggi Baglivi tours autonoleggio Europcar Hertz italia Noleggio auto e furgoni Imbriani autonoleggio Maggiore Rent S.p.A.

0832 392703 0832/331533 800.014410 0832/228848 0832/303043 848.867067

Maglie De Donno Autonoleggio

0836/428876

Nardò Autoservizi Chiffi s.r.l. Guglielmo De Nuzzo S.p.A. Autonoleggio

0833/873378 0833/513242

0836/802195 - 0836/802340 0836/806319

Tricase Società Esercizio Autotrasporti

0833/544917

Ugento Salentour Autonoleggio Holiday Service S.r.l.

0833/932404 0833/556640

// NOLEGGIO BICI

0832 301016 0832 241931

347/0080105 340/0832176 Centro nautico mare 0833/758110 Sailorman 0833 758813 - 334 9621792

0833/575161

Gallipoli Noleggio Bici Gallipoli

340/3404542

Otranto L’azienda Noleggio Bici Cooperativa Oriente Noleggio Bici

0836/804658 335/7220046

335/7240900 - 335/7240902

Castro Onda blu

il tacco d’Italia

0836/943516

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// NOLEGGIO MOTO

Gallipoli Noleggio Moto e Scooter Gallipoli

335/7220046 340/3404542 349/4766415

// INFO POINT Lecce, Apt 0832.248092 - 332463 – 314117 Lecce, Centro per il turismo culturale 0832.683611 683604 - 683398 I.A.T. Castrignano del Capo-Marina di Leuca 0833/758249 I.A.T. Castro Marina 0836/943340 I.A.T. Copertino 0832/949010 I.A.T. Gagliano del Capo 0833/547132 I.A.T. Gallipoli 0833/262529 I.A.T. Martano 0836/575272 I.A.T. Melendugno 0832/881338 I.A.T. Morciano di Leuca Marina di Torre Vado 0833/711403 I.A.T. Muro Leccese 0836/342203 I.A.T. Nardò – Santa Maria al Bagno 0833/573026 I.A.T. Otranto 0836/801436 I.A.T. Poggiardo 800.551155 I.A.T. Salve 0833/712202 I.A.T. Santa Cesarea Terme 0836/944043 I.A.T. Ugento-Torre San Giovanni 0833/937011 I.A.T. Vernole 0832/861141

// PRO LOCO

Nardò INPRIMIS Noleggio Bici

Ugento Noleggio Bici

0836/943916

Santa Maria di Leuca Charter Fernando Petrarca

Otranto Cooperativa Oriente Noleggio Moto e Bici

// NOLEGGIO AUTO

Otranto Autoservizi SRL

Otranto Durlindana Noleggio barche

Torre dell’Orso Cooperativa La folgore 338/4896633 0832/881325 - 0832/832219

// NOLEGGIO BARCHE

// TRENI Lecce, Ferrovie dello Stato Lecce, Ferrovie del Sud Est

Seat (Tricase) Sita (Bari) Stp (Lecce)

// TAXI

// 113. POLIZIA Lecce Galatina Gallipoli Nardò Otranto Taurisano

0832 785600 0833 502511 0832 871153 0832 668111 0836 428483 080 5790211 0832 340898 0832 230431 0833 544917 080 5790216 0832 316951

Gallipoli Cooperativa Il Faro 328/2776679 AF Nautica 0833 1990050 - 348 9805188

Agosto 2009

Andrano Cannole Carpignano Castrignano del Capo Castro Gagliano del Capo Galatina Gallipoli Lecce Maglie Melpignano Nardò Porto Cesareo Specchia Tricase Ugento

0836 921284 0836 318970 349 5643026 - 0836 586821 0833 758161 0836 943317 0833 791264 0836 562304 0833 263007 0832 453972 - 0832 650662 0836 485448 0836 331589 0833 574221 – 0833 506002 0833 569086 - 0833 856442 0833 539157 0833 544799 - 0833 541884 0833 555644 - 0833 554374


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Tacco_62  

Tacco d'Italia, Alla scoperta del Salento nascosto

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Tacco d'Italia, Alla scoperta del Salento nascosto

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