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// L’Editoriale

L’Editoriale

di Maria Luisa Mastrogiovanni

kyoto, pear, prie. tutti d’accordo sul “che cosa”, lo scontro è sul “come”. l’alternativa è informare.

E’

E’ stato il tema dell’anno. Non è passato giorno che media locali e nazionali non abbiano parlato dell’energia: come problema, come risorsa, come nuovo settore in cui investire. La strada è tracciata a livello planetario. L’accordo di Kyoto (si legga più avanti) impone obiettivi ambiziosi. Non meno di quelli fissati dalla Unione europea. Entro il 2016: 20% di energia da fonti rinnovabili, -20% di consumi energetici, -20% di emissioni di gas serra. Tutti d’accordo sulla meta, le divergenze e le polemiche riguardano le modalità con cui raggiungerla. E veniamo a noi. La Puglia produce il doppio dell’energia che consuma ed è la prima regione in Italia per produzione di energia eolica. Per questa sovrapproduzione, con la quale la Puglia contribuisce a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale, Nichi Vendola ha lanciato l’idea di una sorta di “monetizzazione del danno”, cioè un super sconto sulle bollette dell’elettricità dei pugliesi per ringraziarli (o rimborsarli) del fatto di ospitare, già oggi, centrali quali Cerano e, in futuro, un numero sempre più crescente di centrali per la produzione di energia alternati-

va. Il numero è crescente perché, per esempio, riguardo alle biomasse (si legga a pag. 11 che cosa sono) non esiste alcuna regolamentazione per gli impianti con potenza inferiore ai 15 megawatt. Significa che spetta al singolo Comune valutare (secondo apposite procedure, compresa la Via, valutazione di impatto ambientale) le richieste di insediamento dei singoli imprenditori, perché la Regione è chiamata solo successivamente ad esprimersi, in sede di conferenza dei servizi. Un modo questo, pensato dalla Regione Puglia per incentivare la costruzione di centrali elettriche “verdi” e raggiungere entro dieci anni il 18 per cento di energia alternativa sul totale di quella prodotta, contro il cinque per cento di oggi. Significa però che, paradossalmente, ogni Comune potrebbe approvare la sua piccola centrale a biomasse e tutto sarebbe regolare. In tal caso che cosa succederebbe nel Salento, tra le province più popolose d’Italia con 99 campanili? 99 centrali a biomasse? E in tal caso, quale sarebbe l’impatto sull’ambiente? Ha dichiarato sul quotidiano “Paese nuovo” Michele Losappio, assessore regionale all’Ambiente: “99 centrali (una per Comune, ndd) ad oli

vegetali non fanno una Cerano”. I cittadini però non ci stanno: proliferano i comitati e le polemiche all’insegna della cosiddetta sindrome di Nimby, (acronimo di non in my back yard, cioè “non nel mio giardino. Ovvero fatelo in qualunque posto ma non a casa mia). Ma qui la partita si gioca in un ambito territoriale vasto, di “sistema”, non sul singolo campanile. Gli imprenditori di fronte a prese di posizione forti da parte dei cittadini, fanno dietrofront, come è successo con la Italgest, a Collepasso. Forse servirebbe, da parte dei Comuni interessati dagli insediamenti, e da parte della Provincia di Lecce in primis, maggiore coinvolgimento delle singole comunità perché non si trovino di fronte a scelte prese dall’alto. (Continua a pag. 8)

il mensile del salento Anno IV - n. 43 - Dicembre 2007 Iscritta al numero 845 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 27 gennaio 2004

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EDITORE: Nerò Comunicazione - Casarano - P.zza A. Diaz, 5

sommario

DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Luisa Mastrogiovanni

IDEE DAL TACCO

CULTURA&PERSONE

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GOLEM, FOTOPROTESTA, LETTERE AL DIRETTORE

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TERZOGRADO PAOLO DE CASTRO di Francesco Ria LINK

CULTURA// PER AMORE DI TUTTE LE SHABANA di Enzo Schiavano

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BOLLETTINO DEI NAVIGANTI di Mario de Donatis LO STRANIERO di Guido Picchi PUBBLICALO SUL TACCO

CULTURA// ARTE DI PASSAGGIO di Antonio Lupo

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CULTURA// I SETTE COLORI DELL’IRIDE di Paolo Vincenti

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LA CITTÀ INVISIBILE di Enzo Schiavano L’ERBA CATTIVA di Crazy cat & Mad linx

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TURISMO// SALENTO APERTO di Margherita Tomacelli

44 46

QUESTIONE DI LOOK, IPSE DIXIT, CURIOSITA’

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BILANCI// CHE ESTATE È STATA di Laura Leuzzi

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ECONOMIA// UN IMPRENDITORE, UN SOGNO di Laura Leuzzi

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L’INTERVENTO// VERSO IL PD di Mario Turco

06

CONTROCANTO ospita Lino De Matteis: Se la politica non riconosce “l’onore delle armi”

VEDIAMOCI CHIARO

08 16

COPERTINA // FATECI RITORNARE

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INCHIESTA// RIFIUTO DA GESTIRE, COMMISSARIO DA SMALTIRE di Giuseppe Finguerra

INCHIESTA // VITE APPESE AD UN CORDONE di Flavia Serravezza

HANNO COLLABORATO: Mario Maffei, Laura Leuzzi, Guido Picchi, Marco Sarcinella, Vittoria De Luca, Enzo Schiavano, Mario De Donatis, Antonio Lupo, Francesco Ria, Giuseppe Finguerra, Flavia Serravezza, Luisa Ruggio, Cesare Mazzotta, Margherita Tomacelli, Roberto Rocca, Irene Toma, Gino Pisanò FOTO: Dove non segnalato archivio del Tacco d’Italia REDAZIONE: p.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - Tel./Fax: 0833 599238 E-mail: redazione@iltaccoditalia.info PUBBLICITÁ: marketing@iltaccoditalia.info - tel. 3939801141

Unione Stampa Periodica Italiana Tessera n° 14705 STAMPA: Stab. grafico della CARRA EDITRICE Z. I. - Casarano (Le) ABBONAMENTI: 15,00 Euro per 12 numeri c/c n. postale 54550132 - intestato a Nerò Comunicazione P.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - abbonamenti@iltaccoditalia.info IL PROSSIMO NUMERO IN EDICOLA IL 1° FEBBRAIO 2007


// Opinioni dal Tacco

LETTERE AL DIRETTORE

Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro è il simbolo dei nostri “cervelli in fuga”. Tutto è nato dalla passione di sei amici salentini: oltre a Giuliano Sangiorgi (voce e chitarra solista), Andrea Mariano (tastiere e synth), Andrea De Rocco detto “u pupillu” (campionatore), Ermanno Carlà (basso), Emanuele Spedicato (chitarra ritmica) e Danilo Tasco (batteria). Sono tutti poco più che ventenni e autodidatti, tranne Mariano che si è diplomato in pianoforte al Conservatorio di Lecce. Sangiorgi, che è anche autore dei testi e delle musiche di tutte le canzoni, inizia a strimpellare la chitarra intorno ai dieci anni, suonando poi alle feste dei suoi coetanei. i sei amici si ritrovano spesso per suonare insieme nella cantina scavata nella roccia di un’antica masseria, in mezzo a enormi botti di legno dove anni prima veniva conservato il vino negramaro. Quest’anno la rock band, dopo aver attraversato trionfalmente l’Italia, ha chiuso il tour “La finestra live” nel Salento, da dove erano partiti nel 2000 con piccoli concerti di paese dove, per dirla tutta, non erano stati notati per bagni di folla. La storia di questi sei ragazzi è emblematica: armati solo di passione, talento e una grande fiducia in se stessi, hanno conquistato il successo ex oppidum (fuori le

mura) in un quinquennio di esibizioni dal vivo in giro per il Paese, diventando ben presto un fenomeno emergente del circuito alternativo. Si dedicano con coraggio alla scrittura di colonne sonore per film e spot televisivi, fino alla consacrazione negli ultimi due anni: osannati dal pubblico (con diversi dischi di platino all’attivo) e dalla critica (pluripremiati in tutti i principali festival, dal premio della critica a San Remo all’MTV Europe Awards). Anche un libro all’attivo: “Negramaro – Storia di 6 Ragazzi”, Aliberti Editore, 192 pagine, prezzo 14 euro, collana “Chewing Gum – Parole da Masticare”. Quest’estate Sangiorgi ci ha fatto sognare nella Notte della Taranta con un’acclamatissima versione del “Lu rusciu de lu mare” mostrando al mondo il sua attaccamento al Salento e il suo essere una pop star che non rinnega le sue radici, anzi, ne fa un elemento di forza e di differenziazione in un panorama musicale contemporaneo dominato dalle band plastificate e costruite in laboratorio. Con il loro trionfale ritorno nel Salento, si consacra la leggenda dei Negramaro. L’augurio del Golem è che la leggenda di Sangiorgi sia emblematica del genio salentino e non anche dell’unico modo che oggi si ha per esprimerlo: essere “cervelli fuori”.

Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro

GOLEM

Ne basta uno. Il santuario di Santa Maria di Leuca

Qualcuno lo ha già ribattezzato “teomostro”. Si tratta di un secondo santuario, moderno e spazioso, con annesse strutture d’accoglienza per mille persone, progettato in territorio di Santa Maria di Leuca. Proprio nelle vicinanze dell’esistente santuario, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Ma perché il sindaco di Castrignano del Capo, la Diocesi e tutti gli organi comfoto protesta petenti sentono l’esigenza di erigere una chiesa-doppione nel già delicato territorio salentino? Non sarebbe meglio destinare ad opere più urgenti i fondi previsti?

poli bortone replica al tacco La signora Mastrogiovanni afferma che il Comune di Lecce ha sottoscritto un prestito obbligazionario per 105 milioni di euro e che fra vent’anni dovrà restituirne 160. Benissimo! Ma la signora Mastrogiovanni non lo sa che questo accade per chiunque, privato o pubblico che sia, vada a fare una qualsiasi operazione di semplice mutuo con un istituto di credito? O ci vuole far credere che è convinta (o meglio, è a conoscenza) di banche che danno 105 milioni di euro per poi pretendere dopo vent’anni sempre la stessa cifra? (…) L’importo di 105 milioni di euro non è tutto derivante da nuovo debito, ma solo 28 milioni di euro sono nuovi investimenti mentre la restante parte deriva da una rinegoziazione di vecchi debiti già inseriti nelle nostre contabilità che in questo modo risultano pesare di meno sulle casse cittadine. (…) Parla poi del progetto Apulie, e dichiara che sia costato 9 milioni di euro. Falso. Al Comune di Lecce non è costato niente. La nostra quota di contribuzione era di soli 50.000 euro, e neppure è stata sborsata in quanto

l’amministrazione comunale ha messo a disposizione del progetto proprio personale. (…)Rispetto alle città del nord d’Italia, Lecce dovrà ancora (…) migliorare la qualità dei servizi erogati e rendere tali servizi sempre più accessibili, on line, da parte di tutti i cittadini, abili e non. Ma è anche necessario che tutti i cittadini si avvicinino alla cultura della innovazione tecnologica(…). I leccesi - me compresa - hanno già iniziato, e da tempo. Aspettiamo con ansia che Lei ci raggiunga. Adriana Poli Bortone Vicesindaco e Assessore alle Politiche Comunitarie Perché la vicesindaca di Lecce Adriana Poli risponde in vece del sindaco Paolo Perrone, cui l’editoriale era rivolto? Peraltro su questioni contabili che riguardano la delega di Perrone, attuale e passata, cioè il Bilancio. Sono passati mesi e ancora non ha perso il piglio del sindaco. Pubblichiamo qui un abstract della lettera di il tacco d’Italia

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Poli. Il senso dell’editoriale era la riflessione sulla possibilità di pianificare una crescita della città attraverso un migliore sfruttamento delle risorse comunitarie, invece di indebitare i cittadini. Ma l’ex sindaca nel merito non risponde: perché i debiti rimango debiti (e scusi la semplificazione “maldestra”) e sul sito del Comune di Lecce non ci sono i servizi on line che si sarebbero dovuti erogare grazie al progetto Apulie, entro settembre scorso. Basta clikkare sul link: www.comune.lecce.it/comunelecce/Canali+di+accesso/Servizi+on+line/Servizi+al+ Cittadino/ per rendersene conto. La lettera integrale invece è al link: www.iltaccoditalia.info/sito/index-r.asp?id=3362#commenti ; l’editoriale in questione si trova su: www.iltaccoditalia.info/sito/index-r.asp?id=3362, dove i lettori potranno anche leggere alcuni articoli riguardanti Apulie, da me firmati per il Sole 24 ore. Spero che il tutto sia abbastanza vicino alla “cultura dell’innovazione tecnologica” di cui Poli mi accusa essere scarsa. M.L.M.


// Opinioni dal Tacco di Francesco Ria

Presidente, come sta vivendo questo nuovo importante incarico? “E’ stata una bella elezione, commovente, una grande dimostrazione di unità. Due partiti uniti insieme a tanta gente è un segnale importante. Il fatto che tante liste diverse si siano trovate unite sul mio nome è un’attestazione di fiducia. E’ una notevole responsabilità in un partito nuovo con regole ancora da scrivere”. Fusione fredda o nuovo progetto politico? Si tratta di trovare un equilibrio tra l’esigenza di partecipazione e la capacità di dare risposte senza cadere in logiche di spartizione”. Si parla sempre di ricostruire il rapporto con le persone, ma poi si discute sempre di nomine e poltrone. Come mai? “Ci si deve muovere verso la capacità di intercettare le esigenze concrete dei cittadini. I partiti di massa riuscivano a farlo molto bene; poi si è persa questa strada. Ma molto devono fare direttamente i cittadini. Nel periodo dal secondo dopoguerra sino agli anni ’80, la partecipazione dei cittadini era intensa. C’era l’orgoglio di avere una tessera di partito, si frequentavano le sezioni, erano molto attive le scuole di partito. L’idea dell’appartenenza trovava forme concrete: nelle sezioni di partito si prendevano decisioni che andavano ad incidere direttamente anche nelle amministrazioni comunali”. Che cosa farete nel concreto? “Subito dopo le elezioni provinciali del Partito democratico convocherò le tre commissioni (Statuto, Codice etico e Manifesto

loredana capone

terZo Grado

INDOVINA CHI E’?

commenti e opinioni da

www.iltaccoditalia.net

Ho studiato fuori e San Martino fuori non è festeggiato come nel Salento (tranne se non trovi il localino gestito da salentini nostalgici); questa festa mi è mancata molto lassù; questo è il primo anno dal mio ritorno ed ho in mente di onorarla più che mai! ex milanese @ 18:52-8.11.07 commento alla news “Vino novello. In festa a Leverano” http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp?id=3338 Scognamillo è così contento del raddoppio della 275, ma i lavori quando iniziano? Si parla di questa strada da una vita. Che cosa dobbiamo aspettare ancora? Nuove morti? Cristian @ 9:16-15.11.07 commento alla news “Strade. Chiamatele aree-parco” http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp?id=3441 Come si fa ad andare fuori se i trasporti non ci sono? Come può il Salento sperare di farsi conoscere all’estero? E’ vero, è l’epoca di internet, ma i rapporti de visu sono importanti; ci sono le fiere, ci sono gli incontri, ci sono i corsi di aggiornamento, c’è anche il semplice scambio merci e il transito dei turisti. Paolo @ 11:2-20.11.07 commento alla news “Camera di commercio. Voglia di internazionalizzazione” http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp?id=3467

Loredana Capone, neopresidente regionale del Partito democratico, vicepresidente della Provincia di Lecce

delle idee, ndr) per iniziare a lavorare nell’ottica di un coinvolgimento diretto dei cittadini”. Anche nel centrodestra sembra ci sia l’intenzione di fondare nuovi partiti chiudendo con le vecchie esperienze. Quali analogie possono esserci con il vostro percorso? “Berlusconi immagina una rivoluzione solo mediatica. Crede in un partito virtuale. Non basta cambiare il nome per interpretare le esigenze del popolo. La sua è una proposta superficiale, come lo è stato il suo governo: nessun cambiamento concreto, nessun risultato. La politica, quella vera, è più profonda. Quando la Dc promosse la riforma agraria, o le altre importanti riforme del centro sinistra negli anni ’70, quelle decisioni hanno inciso profondamente nella società. I giovani hanno bisogno di lavoro. Non ci si può fermare alla evocazione del popolo. Fini e Casini lo sanno perché vengono da tradizioni radicate nei partiti storici di massa e si oppongono al mostro mediatico”. Nonostante ciò, il Partito Democratico, a livello sia nazionale sia locale, sembra molto vicino al centro destra. Come lo spiega? “La nostra è una coalizione aperta, propensa a raccogliere il contributo di chiunque voglia collaborare. La prima regola deontologica della politica, però, è il rispetto. Chi perde deve rispettare gli altri. Berlusconi, con i suoi atteggiamenti, sta destabilizzando la cultura democratica nel nostro paese”.

La soluzione a pag. 46 il tacco d’Italia

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Il consigliere aggiunto dovrebbe contare di più; la realtà leccese è ormai multietnica; i cittadini stranieri sono tantissimi e crescono di anno in anno; non ha senso che il loro rappresentante in consiglio comunale abbia solo funzione consultiva. Marco @ 9:15-20.11.07 commento alla news “Lecce. Un senegalese in consiglio” http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp?id=3475 Una volta ero molto più accondiscendente, ma adesso non me ne faccio sfuggire una. Proprio oggi mi sono sentita dire che in questi giorni sono irascibile. “Irascibile? Io irascibile? Ma come puoi dirmi una cosa del genere”? Ecco, appunto. Laura @ 21:16-16.11.07 commento a “Non ci siamo”, dal blog “Play list” di Flavia Serravezza http://www.iltaccoditalia.info/blog/commenti.asp?id=183 La prossima approvazione della legge finanziaria apporterà la novità della class action, ossia la possibilità di agire contro le pratiche scorrette delle aziende da parte delle associazioni dei consumatori. Forse, è giunto lo strumento più utile per porre fine alle prepotenze ed agli abusi delle aziende telefoniche. Sante Brigante @ 21:22-18.11.07 commento al tema del mese “Il telefono, la tua croce” http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp?id=3351


di Mario De Donatis

il mediterraneo non baGna le reGioni meridionali

Nell’ottobre scorso, la Camera di commercio di Milano ha presentato, a Napoli, nel corso della seconda edizione della Summer School, uno studio sugli scambi commerciali delle Regioni italiane con i Paesi del Mediterraneo. Tale approfondimento, presentato nel contesto più specifico sul ruolo della “impresa culturale nel Mediterraneo”, ha portato alla luce un dato allarmante per le Regioni del Sud, con esclusione della Sicilia. E’ emerso, infatti, che Campania, Calabria e Puglia non svolgono, in termini di export, quel ruolo trainante che pure ci si attendeva. La Puglia, addirittura, risulterebbe interessata, nel primo trimestre di quest’anno, da una forte flessione tale da portare la propria quota di export all’1,6 per cento. Un dato che la dice tutta se raffrontato al 25,8 per cento della Lombardia, che si colloca al primo posto tra le Regioni italiane impegnate negli scambi nell’ambito del Mediterraneo. Dov’è la Puglia “ponte del Mediterraneo”?

E la città di Lecce, “porta d’Europa”, dov’è? Alla luce dei dati resi noti, che quantomeno dovrebbero indurre istituzioni pubbliche ed organismi rappresentativi del mondo della produzione e del commercio a vederci chiaro, occorre impegno comune nel ridefinire il nostro stesso modo di porci nelle relazioni internazionali. Dobbiamo tenere presente, da un lato, gli spazi operativi assicurati alle Regioni attraverso la sottoscrizione di “Accordi di collaborazione” con Stati sovrani e, dall’altro, le rinnovate modalità introdotte dal Ministero degli Affari esteri, che permettono alle Regioni di partecipare alla costruzione delle relazioni internazionali. E’ stato avviato, da tempo, un processo rivolto ad assicurare, nel mondo, la presenza del cosiddetto “sistema Italia”. Alle Regioni, alle espressioni più significative del mondo culturale, economico e sociale che testimoniano, con le loro peculiarità, la ricchezza delle nostre articolazioni territoriali, si sono aperte opportunità di grande respiro. Il nuovo scenario, che vede poteri e

responsabilità affidati al livello regionale, richiede, però, sensibilità non indifferente, impegni di carattere programmatico e sistematicità nella cura dei rapporti istituzionali. Il dato dell’export pugliese deve far riflettere, perché fa sorgere perplessità sulle politiche intraprese per la internazionalizzazione delle imprese, sull’approccio alle politiche euromediterranee. Ancora una volta dobbiamo riflettere sul fatto che non è sufficiente spendere le risorse comunitarie, il problema è e resta quello di spendere bene tali risorse. Perché i processi di sviluppo si attivano qualificando la spesa, altrimenti ci si limita ad alimentare la domanda interna con effetti effimeri, lasciando tutti i problemi sul tappeto. Ed effimera potrebbe anche essere quella spesa per la “comunicazione” che informa anche quando non c’è notizia. A Napoli circolava una battuta: “Il Mediterraneo non bagna le Regioni meridionali”. E’ ora di rimboccarsi le maniche, perché il Mediterraneo potrebbe essere un mare cinese. di Guido Picchi

la rivoluZione enerGetica è autarchica L’uomo ha iniziato anticamente a ‘sfruttare’ l’energia naturale per aiutarsi nella sopravvivenza. Prima si scaldava col fuoco poi ha attaccato degli animali agli attrezzi agricoli, l’inventiva sempre fertile gli ha consentito di costruire macchine come i mulini per svolgere i lavori più faticosi. Direi che fino a quel momento l’energia era ‘pulita’. Poi arrivò la rivoluzione industriale e serviva energia in grado di compensare il lavoro di parecchi mulini, nascevano le macchine a vapore. Qui l’energia inizia a ‘sporcarsi’ perché entra nel campo dello sfruttamento economico. Non si cerca più l’aiuto dell’energia ma la sua trasformazione per la successiva

commercializzazione. L’escalation produttivo-consumatrice dell’ultimo secolo ha richiesto il massiccio sfruttamento delle fonti fossili portandoci nel nuovo millennio con la priorità delle fonti ‘alternative’. Serve una rivoluzione energetica! Allora deve cambiare il sistema di sfruttamento delle fonti di energia: se su ogni tetto ci fossero un pannello solare e una piccola pala eolica che fornissero energia all’abitazione (cioè senza stupidi passaggi al fantomatico ‘gestore’) si avrebbe un primo passo concreto verso l’energia ‘pulita’ (perché privata dello sfruttamento economico) ma non ancora definitivo perché non sarei comunque indipendente. il tacco d’Italia

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La VERA energia ‘pulita’ sarà solo quella che posso trasformare senza problemi tecnologici. Fantascienza? Per nulla! Esiste una pianta stagionale che cresce spontaneamente su tutto il globo, non necessita di rotazione, nutre il terreno, è stata coltivata sin dall’antichità per gli usi più disparati (dà fibre migliori della seta e più resistenti di quelle sintetiche, cura e nutre il corpo così come lo spirito) e produce energia facilmente trasformabile con la pirolisi. Non a caso è l’unica pianta proibita in quasi tutto il mondo! La temibilissima MARIJUANA!!! [m.a.r.i.a.adesso@gmail.com]

LO STRANIERO

BOLLETTINO DEI NAVIGANTI

// Opinioni dal Tacco


L’INTERVENTO

// Opinioni dal Tacco di Luigi Crudo, assessore Lavori Pubblici Casarano

opere pubbliche. l’aGenda per il 2008

Dopo il corso XX Settembre, altri cantieri sono aperti; infatti sono appena iniziati i lavori di pavimentazione dei marciapiedi di contrada “Botte” e contrada “Stesa” che sono due rioni densamente abitati e che da tempo attendevano un intervento. Un’altra importante arteria su cui sarà realizzato il marciapiede è viale Francesco Ferrari (lato destro, salendo), dal momento che questa è una strada ad alta densità di traffico sia veicolare sia pedonale, anche per la presenza di due istituti scolastici molto frequentati quali il Tecnico Industriale e il Commerciale. Il tratto interessato va da via Colombo fin su a via Vittorio Emanuele per un importo di 130mila euro. Altre importanti opere pubbliche stanno per avere inizio; infatti mercoledì 14 novembre sono stati consegnati all’impresa appaltatrice i lavori che riguardano contrada “Saraceni”. Si tratta dell’apertura di una nuova strada di collegamento tra la zona Eurospin e via Matino. Qui, oltre alla sistemazione stradale, sarà realizzata la rete idrica, la pubblica illuminazione e anche la canalizzazione per la raccolta delle acqua piovane al fine di eliminare i frequenti allagamenti verificatisi che hanno causato notevoli danni alle abitazioni. L’importo di questo intervento è 470mila euro. Ma l’impegno dell’amministrazione comunale nel campo delle opere pubbliche continua a ritmo serrato ed infatti sono stati già pubblicati i bandi di gara per la realizzazione dei seguenti altri lavori: la pubblica illuminazione in contrada Stesa (importo

55mila euro), la fogna bianca su diverse strade cittadine (importo 138mila euro), climatizzazione degli Uffici giudiziari (importo 90mila euro), pubblica illuminazione nel centro storico (importo 250mila euro). Quest’ultimo intervento viene realizzato senza gravare per nulla sul bilancio comunale in quanto è finanziato da fondi Pis. I lavori previsti sono l’interramento dei cavi, il restauro delle mensole a muro e dei pali artistici, la sostituzione di tutti i corpi illuminati.

Le strade interessate sono piazza San Pietro, piazza Garibaldi, piazza Diaz, vico Malta, piazza Indipendenza, via Dante, via San Giuseppe, via Roma, via Nino Bixio, via Crocifisso, via Astore, via Ugo Bassi. Grazie a questi lavori, oltre a una riduzione dei consumi di energia, ci sarà un maggiore decoro delle facciate delle abitazioni e dei palazzi storici. Tutto ciò contribuisce certamente a valorizzare anche l’aspetto artistico del centro storico.

Auguri

di Enzo Schiavano

assessore “verde” con lo schioppo in mano Casarano. La notizia più rilevante degli ultimi 30 giorni è senza dubbio la sostituzione dell’assessore Giuseppe Morgante (Partito Democratico) con Marcello Torsello (Verdi), al quale sono state affidate le deleghe per Ambiente, Traffico e Sport. Il minirimpasto in giunta è stato dettato dalla “necessità di allargare la base politica” che sostiene il governo cittadino in vista delle elezioni amministrative del 2009. Questa la ragione dell’avvicendamento, secondo il sindaco Remigio Venuti. I Verdi, infatti, finora erano collocati all’opposizione. All’inizio, però, l’obiettivo di Venuti era un altro (anche se il diretto interessato smentisce): allargare la maggioranza in Consiglio comunale, coinvolgendo i due rappresentanti del gruppo consiliare

“Casarano Amica”, uno dei quali (Leda Schirinzi) ha nel frattempo aderito al movimento dei Verdi. La posizione del gruppo nei confronti dell’Amministrazione, però, non è cambiata. “Torsello non è un nostro referente – ha affermato Francesco Capezza – il gruppo rimarrà tra la minoranza, anche se farà opposizione costruttiva”. Alla fine, tutta l’operazione potrebbe rivelarsi inutile se nelle prossime convocazioni dell’assemblea cittadina i lavori dovessero essere interrotti per le assenze tra i banchi del centro-sinistra, come è successo spesso negli ultimi tempi. Agli osservatori e ai cittadini il rimpasto ha dato l’impressione che i mali dell’amministrazione Venuti derivassero solo ed esclusivamente da Morgante. Naturalmente non il tacco d’Italia

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è così. Anzi, se c’era da sostituire qualcuno con questo pur deprecabile criterio sarebbe stato più logico allontanare quegli assessori che si fanno vedere in Comune una volta alla settimana e non partecipano neanche alla sedute della giunta; oppure coloro che sono chiusi nel loro “fortino” e non danno mai conto dei risultati. Sul nuovo assessore bisogna sottolineare che è un ambientalista sui generis. Torsello, infatti, oltre a provenire politicamente dalla vecchia Democrazia Cristiana (anche questo, un passaggio politico atipico), è un cacciatore accanito, circostanza non di poco conto per un “verde”. Non è giusto, però, giudicarlo da questi particolari ed aspettiamo di vederlo all’opera. Buon lavoro!


//Copertina //Dossier //Energia alternativa (Continua dall’editoriale)

l’intera economia e nell’energia verde risiede la speranza di costruire un mondo ecosostenibile. Ma se dovesse rimanere “solo” una speranza - perché non se ne produce abbastanza o il costo per produrla, pagato in termini di ambiente e salute dovesse essere troppo alto - ne farebbe le spese l’intero Pianeta. In questo numero abbiamo cercato di fare una mappatura dei futuri insediamenti nel Salento, in base alle richieste ad oggi avanzate ai Comuni dagli imprenditori. Il dossier continua sul numero in edicola il 1° febbraio, dove metteremo al confronto le opinioni di “apocalittici” e “ integrati”, i comitati del fronte del no e i sostenitori della possibile conciliazione tra produzione di energia alternativa ed ecosostenibilità ambientale. M.L.M.

Forse i cittadini dovrebbero essere messi nelle condizioni di capire quali saranno i risvolti del Pear (si legga più avanti che cosa è. Mentre scriviamo il Pear sta per concludere l’iter di approvazione di fronte al Consiglio regionale), visto che è sull’energia che si gioca la vera scommessa politico-economica del futuro. Mancando l’informazione (costosissime brochure invece, per un’inutile indagine regionale sulla sanità, recapitata in tutte le case) la battaglia condotta dal basso, spesso strumentale alla politica, è sul singolo punto, sul singolo insediamento. Appunto, tutti d’accordo sul “che cosa”, lo scontro è sul “come”. La riconversione ambientale del Paese può diventare un traino per

“verde” speranZa scattata anche nel Salento la corsa all’energia rinnovabile e alle opportunità ad essa collegate. C’è odore di benefici collettivi e di risorse comunitarie? Via allora con i progetti. In molti casi è sufficiente intercettare il flusso di denaro; poco importa approfondire le conseguenze. Energia pulita da fonti rinnovabili, dicevamo. Di questo c’è estremo bisogno nel nostro Paese, se vogliamo sperare di salvare l’ambiente, sempre più soggetto ai catastrofici cambiamenti climatici, nel rispetto delle indicazioni del protocollo di Kyoto. Due settimane fa, il direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Corrado Clini, ha ammonito: “Dobbiamo impegnarci a dimezzare la dipendenza dai combustibili fossili entro il 2030. Oggi – ha spiegato – inquiniamo 30 volte di più di quanto indicato dal protocollo di Kyoto”.

E’

di Cesare Mazzotta

CORRADO CLINI, DIRETTORE GENERALE DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE: “DOBBIAMO IMPEGNARCI A DIMEZZARE LA DIPENDENZA DAI COMBUSTIBILI FOSSILI ENTRO IL 2030. OGGI INQUINIAMO 30 VOLTE DI PIÙ DI QUANTO INDICATO DAL PROTOCOLLO DI KYOTO”

cos’è il “protocollo di kyoto”? E’ un trattato internazionale in tema di ambiente, che riguarda il riscaldamento globale del pianeta, causato dall’anidride carbonica e dai gas serra. E’ stato sottoscritto in Giappone, a Kyoto, da più di 160 paesi, l’11dicembre del 1997 ed è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia.

TERMINI E CONDIZIONI Il trattato prevede l’obbligo per i paesi industrializzati di ridurre, nel periodo dal 2008 al 2012, le emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio e cinque gas serra: metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo), in misura non inferiore al 5,2 per cento, rispetto alle emissioni registrate nel 1990, considerato come anno di riferimento. Per la validità del trattato era previsto che le nazioni aderenti fossero almeno 55 e che producessero almeno il 55 per cento delle emissioni inquinanti. Una condizione che è stata raggiunta solo nel novembre 2004, quando anche la Russia ha perfezionato la sua adesione. Al 6 giugno del 2007 avevano aderito 174 paesi, per un contributo di emissioni globali di gas serra pari al 61,6 per cento.

il tacco d’Italia

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//GLI EFFETTI DELLA MORATORIA: PAROLA D’ORDINE, RIENTRARE NEI PARAMETRI DI KYOTO Allora si parte. L’unione europea e i governi nazionali destinano gli incentivi, elargiti a piene mani, finalizzati al contenimento dell’inquinamento e alla produzione di energia pulita. Dove si materializzano flussi di denaro pubblico, è facile immaginare business, sgambetti e improvvisazione. Quali sono le forme di energia pulita, inesauribile, sfruttabile su larga scala? Alle nostre latitudini e in una penisola battuta da forti venti, le alternative non mancano: l’energia eolica, appunto; quella fotovoltaica e termica, prodotta dall’irraggiamento solare; l’energia fornita dalle biomasse, vale a dire dalla combustione di sostanze vegetali, a scarsa emissione di anidride carbonica; l’energia ricavabile dal gas prodotto dalla digestione-fermentazione di materiale organico umido. Occorre solo fare attenzione all’impatto che il tipo di impianto può avere sul territorio. Sia in termini di emissioni inquinanti (chimiche, acustiche, elettromagnetiche ecc.), sia come rapporto con il paesaggio e l’ambiente (impatto visivo,

interazione con la fauna volatile, servitù e dipendenze). A questo punto, le linee guida del governo indicano alle regioni di dotarsi di un regolamento che disciplini la produzione di energia.

//IL PEAR REGIONALE E L’EOLICO La regione Puglia, nell’ambito del proprio Pear, il piano energetico ambientale regionale, rivede la normativa del giugno 2006 e con un regolamento (n. 16 del 4.10.2006) vara il Prie, il “Piano regolatore per gli impianti eolici”. Una serie di precise indicazioni sull’installazione di impianti eolici nella regione, introdotte per disciplinare la corsa forsennata e scomposta alla produzione di energia a spese del territorio. I comuni interessati dovranno dotarsi di un apposito piano regolatore entro il 31 marzo 2007. Dal dicembre 2006 al marzo 2007 la Puglia dei campanili è attraversata da una frenetica e affannosa corsa alla redazione dei piani. Non sono estranee le pressanti spinte sui Comuni, esercitate dalle centinaia di imprese di impiantistica, soprattutto del nord Europa, che hanno blandito sindaci e assessori con la “mancia” delle royalties, una sorta di ristoro

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che, quando va bene, ammonta al 3 per cento dell’energia prodotta dalle pale. C’è da dire che qui non siamo di fronte alla pala di San Barnaba del Botticelli nella Galleria degli Uffizi, che i Medici commissionarono al pittore fiorentino per una grazia ricevuta nel 1482. Al contrario: secondo alcune associazioni ambientaliste (ma vedremo nel prossimo numero le diverse posizioni, ndd) si potrebbe verificare lo scempio del territorio, il depauperamento del paesaggio e il saccheggio delle risorse e delle potenzialità turistiche del Salento. Ecco quindi che scatta la mobilitazione; dei verdi, degli ambientalisti e dei consiglieri di opposizione. Da parte loro, i partigiani delle torri mettono sull’avviso i “donchisciotte”. “Vedi là, amico Sancio, come si vengono manifestando trenta, o poco più smisurati giganti? Con quelle braccia sì lunghe, che taluno d’essi le ha come di due leghe. Guardi bene la signoria vostra, soggiunse Sancio, che quelli non sono giganti, ma mulini da vento” Sancio Pancia aveva già intuito l’utilità di quelle pale. “Perché in Italia, in tempi di ricerca di fonti alternative – dicono i sostenitori dell’eolico - quelle pale vengono considerate nemici da combattere? Anche se il pianeta si riscalda, il vento c’è; e anche gli incentivi statali”.


//LA CARICA DEI 1800 Entro il 31 marzo 2007 sono pervenuti all’assessorato all’Ambiente della regione Puglia, dove sono tuttora fermi, più di 1800 progetti per l’installazione di impianti eolici. Una foresta di torri e di pale. Oggi nel Salento, gli unici tre impianti, che producono energia alternativa, sono: il parco eolico di Lecce 3, nei pressi di Surbo, inaugurato due mesi fa (18 torri per un totale di 36 Mw); la mini torre di Cardigliano di Specchia, da 640 Kw e l’impianto a biomasse della Copersalento a Maglie, che brucia nocciolino di sansa, da 3 Mw. Tutto il resto, circa 70 - 80 impianti comunali, sono ancora in fase di studio, di valutazioni condivise o di progetti pronti alla cantierizzazione. Le aziende installatrici premono e inondano di proposte “allettanti” i municipi. I sindaci frenano e in qualche caso si oppongono con decisione. Non mancano i Consigli comunali che hanno invece deciso di ospitare impianti di potenza, ad elevato impatto. Sono valutazioni e scelte politiche. Il settore è in crescita, la richiesta di energia alternativa è alta, e si potrebbe verificare una frenetica corsa selvaggia all’oro fluido, come nel far west, quando i cercatori d’oro sognavano solo grosse pepite. Progetti che prevedono le pale, da posizionare sempre al confine con i Comuni vicini, piuttosto che nelle aree degradate e compromesse; motivo spesso di conflitti e ricorsi al Tar.

VENTO E SOLE: LA MATERIA PRIMA PER PRODURRE ENERGIA ALTERNATIVA ABBONDA NEL SALENTO. OCCORRE SOLO FARE ATTENZIONE ALL’IMPATTO CHE IL TIPO DI IMPIANTO PUÒ AVERE SUL TERRITORIO. SIA PER LE EMISSIONI INQUINANTI, SIA PER IL RAPPORTO CON IL PAESAGGIO E L’AMBIENTE

ENERGIA PRODOTTA IN PUGLIA ALLA FINE DEL 2006

//LE TECNOLOGIE IN BREVE

Produttore

Località

Potenza (MW)

L’ EOLICO

ENEL ENEL EDIPOWER ENIPOWER ENIPOWER EDISON EDISON

Bari Brindisi Brindisi Brindisi Taranto Taranto Candela

130 2640 640 302 87 1009 400

L’energia elettrica viene prodotta dalla forza del vento. La massa di aria in movimento incontra le grandi pale elicoidali sostenute dalle alte torri e le mette in movimento. Questa energia meccanica viene trasformata da un complesso sistema di ingranaggi e da una turbina, in energia elettrica. La resa dell’impianto sarà tanto maggiore quanto più alto e grande è il binomio torre – pala e quanto più la zona è ventosa. Per raccogliere più energia dallo stesso movimento di aria, si posizionano più torri. E si costruisce quello che si chiama un Parco eolico. Una torre da 80 metri, può produrre, mediamente, 2 Mw di potenza. Ma non mancano i problemi. Dall’impatto dell’avifauna contro le pale (si cerca di colorare di nero una delle tre, per contenere gli urti) ai fischi assordanti (per problemi di risonanza, come nell’Alta Nurra in Sardegna, dove un agguerrito comitato si batte contro le 2814 torri previste da 88 progetti), dal deturpamento del paesaggio alla devastazione del territorio. Sono decine le società che si propongono ai Comuni per attivare progetti di impianti eolici. Da una parte, i Comuni che mettono a disposizione il terreno e i contributi di Regione, Stato e Comunità europea; dall’altra le società di impiantistica che costruiscono il parco e offrono ai comuni le royalties ogni anno. Una sorta di canone di affitto, legato alla produzione di energia (dal 2,5 al 4 per cento). Tradotto in euro, si va dai 300mila ai 500mila euro l’anno. il tacco d’Italia

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IL FOTOVOLTAICO L’energia elettrica viene prodotta dall’irraggiamento solare. Una serie di pannelli al silicio, sfruttando un principio fisico, trasformano le radiazioni solari in energia elettrica, che viene convertita prima di essere utilizzata dalla rete di distribuzione (Enel). Per produrre un Kw di potenza occorrono circa due pannelli standard. Una famiglia media, che necessita di circa 5 Kw, ha bisogno di installare sul tetto almeno otto–dieci pannelli. “Il fotovoltaico è conveniente e pulito – spiega Antonio De Giorgi, ex direttore dell’Agenzia dell’energia della Provincia di Lecce -. Ma la Regione dovrebbe istituire un fondo di garanzia perché i condomini e le famiglie possano accendere i prestiti”. Gli svantaggi? Per la produzione di un chilowattora di energia occorre molto spazio, per questo non sono consigliabili centrali di grande potenza, ma solo piccoli impianti diffusi. Nel Salento infatti, numerosi Comuni hanno deliberato di scaldare le scuole e gli uffici pubblici e di illuminare le vie, con i pannelli posizionati sui tetti degli edifici. L’energia in esubero, viene immessa in rete, grazie al “conto energia”, previsto dalle norme comunitarie.

IL FOTOVOLTAICO È CONVENIENTE E PULITO. MA LA REGIONE DOVREBBE ISTITUIRE UN FONDO DI GARANZIA PERCHÉ I CONDOMINI E LE FAMIGLIE POSSANO ACCENDERE I PRESTITI I COMUNI PIU’ ENERGETICI LE BIOMASSE Si può ricavare energia anche dagli scarti vegetali e animali. La legna, per esempio, può essere bruciata, senza subire altri processi. I liquami animali invece o i rifiuti in agricoltura, soprattutto se contengono molto zucchero (canne, mais ecc..) possono essere “digeriti” e fermentati, per produrre gas. Dalle biomasse, come i semi di colza, di soia o di girasole, si può ricavare un olio (biodiesel), che può essere utilizzato nei motori. Più semplicemente però, i semi di girasole, in previsione di utilizzo anche nel Salento, possono essere utilizzati nella combustione per ricavare energia diretta. Svantaggi? I soci del Comitato Collepasso hanno bloccato il progetto di costruzione di una centrale gemella di quella prevista alle porte di Lecce perché la coltivazione dei girasoli richiederebbe, secondo il comitato, molta acqua e comprometterebbe le nostre falde già fortemente provate. Si parla anche di impiego di olio di palma, dall’Indonesia e dall’Africa. La Provincia, in un comunicato stampa del settembre scorso, parla di rimboschimento di aree abbandonate a fini agroenergetici. I progetti riguarderebbero l’intero territorio per la produzione di alghe in tunnel, su un’estensione di 5000 ettari. In ambienti privi di luce, batteri saprofiti producono alghe che verranno impiegate per produrre energia. La società Energico Srl costruirà in sei anni, con capitali privati, 650 impianti, in grado di fornire 250 Mw, per illuminare la Provincia. I primi dovrebbero sorgere su 100 ettari, a Nardò e Cutrofiano.

Lecce. Nella zona industriale la Italgest ha già le autorizzazioni per costruire una centrale a biomasse che produrrà 25 Mw di potenza. I comitati di lotta si oppongono aspramente. La centrale gemella è prevista a Casarano. Al confine con Surbo, sulla via per Torre Chianca, è stato inaugurato il 22 settembre scorso il parco eolico “Santa Maria D’Aurio Srl”, di 18 torri, per 36 Mw. Più altri nove aereogeneratori a cura del “Parco L’Uliveto Srl”, da 20,7 Mw, con istruttoria in corso. Per il fotovoltaico, il Comune capoluogo si è affidato alla Vestas Italia Srl, un gruppo danese che parteciperà al bando del Grtn, per una centrale in località Santoni, della potenza di 700 Mw nominali; committente Energy Spa. Calimera. Qualcosa si muove in direzione dell’eolico e delle biomasse. Ancora in fase di studio. Castrì. In corso di istruttoria la costruzione di un parco eolico. Collepasso-Casarano. Non si farà più niente. In un primo tempo si era pensato di spostare la realizzazione degli impianti per la produzione di energia a biomasse, affidata alla Italgest, da Casarano alla vicina Collepasso, per non dover spiantare un bel po’ di ulivi secolari. Ma un ostinato e arcigno comitato civico di Collepasso si è opposto duramente. Ora l’impianto dovrebbe essere realizzato a Casarano. Corsano. In corso il progetto preliminare per una centrale fotovoltaica di 700Mw, commissionati da Energy Spa, per il bando Grtn. Cutrofiano. Il sindaco Aldo Tarantini: “Abbiamo pubblicato un avviso pubblico per far sapere che si accettano proposte per la produzione di energia dal fotovoltaico. Pannelli da installare sui tetti degli edifici pubblici”. L’avviso è scaduto il 19 novembre. A Gallipoli, non si è ancora trattato il tema delle energie alternative. Guagnano. Tutto sospeso. Avviso di garanzia al sindaco, all’assessore e a due proprietari del terreno. il tacco d’Italia

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Leuca. Il sindaco di Castrignano del Capo, Antonio Ferraro è tartassato di proposte, ma ci va cauto. “Con i comuni costieri – dice – le scelte devono essere oculate”. Maglie. Alla fine di ottobre è stato presentato un progetto sul fotovoltaico. Il Comune offre alla ditta i tetti degli edifici per l’installazione di pannelli e un terreno nei pressi della discarica sulla via per Gallipoli. Non c’è stato l’accordo; si è deciso di approfondire. La Copersalento brucia nocciolino di sansa e produce 3 Mw. Si stanno guardando attorno a Melendugno, dove il sindaco, Roberto Felline vuole farsi “un’idea che vada bene per il nostro vasto territorio”. Martano. Il sindaco Antonio Micaglio, con una lettera inviata a novembre, ha invitato gli undici comuni della Grecìa a riflettere bene, sull’eolico e sulle biomasse. “Io propongo un consorzio – dice – per scegliere un sito condiviso. In queste materie le scelte devono essere collegiali”. Intanto, per il fotovoltaico, c’è già uno studio per la produzione di 516 Kw/h sui lastricati solari degli edifici pubblici e 1200 Kw/h in un terreno sulla via per Caprarica. Martignano. Il cantiere per la realizzazione di un parco eolico è stato prima sequestrato (9.3.07), perché un esposto-denuncia l’aveva indicato troppo vicino alle strade e all’abitato e successivamente dissequestrato dal Consiglio di Stato (a maggio). Finalmente è stato dato il via libera al posizionamento, da parte della società Neo Anemos, di dieci torri di 100 metri. I carabinieri del Noe, avrebbero riscontrato difformità rispetto alla delibera di giunta. Dalla ditta Maglio di Galatina arriva una proposta per una centrale a biomasse di 10 Mw. Nardò. La Italgest ha chiesto di poter installare 31 torri, pari a 62 Mw ma una delibera di giunta stabilisce che a Nardò non devono essere installate torri alte 120 metri, ma al più di 60 metri. La Italgest Wind, di De Masi, ha offerto 300mila euro all’anno


di royalties, ma gli ambientalisti si sono opposti fermamente. A Otranto il sindaco Luciano Cariddi, sull’eolico preferisce ragionare in termini di consorzio di Comuni. Per il fotovoltaico, si sta valutando di installare pannelli sugli edifici pubblici e per la pubblica illuminazione. La gestione sarà affidata all’esterno. Presicce. Il sindaco Antonio Luca e i suoi assessori hanno pensato a un parco eolico nei pressi della discarica Burgesi, lungo la seconda mediana della strada Presicce-Lido Marini, in località Spicolizzi e nella zona industriale. Ma non sono mancati i contrasti. Alla testa della crociata un cittadino inglese che risiede proprio a Spicolizzi. “Massimo dieci pale da 2 Mw – conferma il sindaco – le abbiamo deliberate a fine marzo 2007. Abbiamo diversi benefici. Inoltre per il fotovoltaico – aggiunge – la ditta Marcean Fin di Galatone è stata incaricata di instalare pannelli per il riscaldamento e per l’illuminazione delle strade”. A Ruffano, il sindaco Nicola Fiorito, rivendica la primogenitura in tema di energie pulite. “Già nel ’94 ho preso accordi con il ministero – ricorda – ma poi la gente è facilmente strumentalizzabile e non se ne fece niente”. Oggi è stato approvato il progetto per una sola pala eolica da 1 Mw, alta 30 – 60 metri, in località Santa Tresia. Servirà la pubblica illuminazione. Le proteste sono scoppiate con le undici pale eoliche da 120 metri, 22 Mw, proposte da un’impresa privata, la Antonio Srl, in località Occhiazzi. Legambiente è d’accordo, Italia nostra no. Ma non è finita. A Ruffano si è pensato anche alle biomasse. Ancora un privato “ha proposto un impianto all’avanguardia, a nocciolino di sansa, potature di ulivi e paglia – spiega Fiorito – Un’iniziativa soffocata sul nascere dai contrasti. Il privato ha chiesto i danni”. Salice. La società Belpower ha già acquistato 24 ettari, pronti per installare i pannelli solari. Potrebbe nascere uno dei più grandi parchi fotovoltaici in Italia. Una proposta presentata al comune per costruire una centrale di 10,5 Mw, con la superficie pannelata di 1,5 ettari. La zona interessata si estende verso Avetrana, in località Monteruga, tra Salice e Veglie, a circa 7 km dal centro urbano . Il parco può produrre 15 milioni di kw/h anno, che coprirebbero i consumi di 20mila abitanti. L’Iter con l’amministrazione comunale è in fase di completamento. Nelle prossime settimane si potrebbe chiu-

dere l’accordo con una convenzione. Il sindaco Donato Di Mitri ha posto alla società una condizione: ci deve essere un sostanziale beneficio per la collettività. Il progetto prevede una spesa di circa 40milioni di euro e l’impiego per circa un anno di circa 70 unità lavorative. Altre proposte per l’eolico, da parte di Sorgenia. Salve . Il sindaco Giovanni Siciliano è molto cauto. Si sta valutando con attenzione per non compromettere la vocazione turistica delle marine. San Cesario. La giunta guidata dal dottore Antonio Girau ha affidato uno studio di fattibilità a un ingegnere di fiducia, per installare piccoli impianti sugli edifici pubblici (microgenerazione). Sannicola. La ditta Archè di Galatina propone un impianto a biomasse di 10 Mw alimentato a oli vegetali. Polemiche dai cittadini. Soleto. E’ in fase istruttoria l’installazione di tre sole pale (bocciate le iniziali dieci pale) da 2 Mw in località Stalungano, al confine con Corigliano. Poi a marzo scorso, si è aggiunto il progetto della società “Jentu Srl” di Soleto, per l’installazione di dieci torri da 2 Mw, alte 60 – 80 metri, nei pressi della zona industriale, su un’area di 20–30 ettari. Supersano. La Green Power ha presentato un progetto per nove pale eoliche da 2 Mw, 18 Mw su torri da 120 metri, in località Bosco Belvedere, tra Nociglia e Scorrano. Il consiglio comunale ha approvato, ma deciderà la Regione. Un comitato di tutela ostacola i programmi del Comune. “La percentuale a nostro beneficio è del 4-6,5 per cento – spiega il sindaco Giuseppe Stefanelli – convocheremo una conferenza dei servizi. Per condividere l’impianto abbiamo affisso dei manifesti”. A Taviano parte il bando per un impianto fotovoltaico che servirà il mercato dei fiori, tutt’intorno ai parcheggi. Tricase. L’amministrazione comunale aveva avviato importanti iniziative, ma il commissariamento del Comune ha sospeso ogni trattativa. La società Sky Saver di Noicattaro, doveva ammarare un prototipo di torre eolica da 2 Mw, a 16 -20 km dalla costa. “Un progetto sperimentale che prevede la verifica della funzionalità di questa torre su piattaforma di 50 metri – spiega l’ex primo cittadino Antonio Coppola –. Se il progetto funziona, dobbiamo realizzare 45 torri da 4 Mw l’una, per un totale di 180 Mw, entro il 2008”. Il proget-

to, che ha coinvolto anche l’attuale rettore Domenico Laforgia, prevede anche lo sfruttamento dell’acqua calda di scarto, per far crescere gli avannotti di tonno nelle vasche. Il fotovoltaico prevedeva invece di alimentare le abitazioni con un impianto da 800 Kw in località Matine. Bloccato anche lo studio già avviato per un impianto da 12 Mw a biomasse, poi ridotto a 4-8 Mw. I semi di girasole venivano importati e con il sottoprodotto acqua calda di scarto, veniva realizzato il teleriscaldamento dei capannoni industriali dove devono essere collocate le vasche degli avannotti. Ugento. A marzo scorso il consiglio comunale ha stipulato la convenzione con Erg (4,5 per cento di royalties), per l’installazione di 18 pale alte 120 metri da 2 Mw. Totale 36 Mw su un’area di 300 ettari tra Casarano, Taurisano e Ugento. “Ci giungono anche un sacco di proposte per le biomasse – dice il sindaco Eugenio Ozza – ma non siamo interessati, vogliamo approfondire le conoscenze”. Zollino. Il sindaco Francesco Pellegrino: “C’è uno studio di fattibilità redatto dal nostro studio tecnico per istallare pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici”. Una proposta di “Energia rinnovable Italia”, prevede di installare otto torri da 2 Mw, quindi 16 Mw, su un area di 200 ettari al confine con Martignano La corsa all’energia e agli affari è scattata in tutta la provincia. In quasi tutti i Comuni sono stati approvati progetti e studi di fattibilità (pare addirittura prima che fosse approvato il Prie). A un certo punto la Provincia è intervenuta per programmare le collocazioni sul territorio. Continua sul prossimo numero

// ERRATA CORRIGE L’inchiesta “Caro estinto”, pubblicata sullo scorso numero del Tacco era a firma di Cesare Mazzotta e non di Giuseppe Finguerra. Ce ne scusiamo con i lettori e con l’autore.


//Copertina //Dossier //L’intervista

polo inteGrato dell’enerGia: perché e come PARIDE DE MASI SPIEGA IL PROGETTO E LA RICONVERSIONE INDUSTRIALE AD ESSO LEGATA Il direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Corrado Clini, ha dichiarato che dobbiamo impegnarci a dimezzare la dipendenza da combustibili fossili entro il 2030. Per fare questo il solare, l’eolico e le biomasse si equivalgono? “L’impegno a dimezzare la dipendenza da combustibili fossili è una necessità dichiarata che già ci indica la direzione da seguire: la congiunzione tra risparmio energetico ed efficienza energetica. Questo comporta un costo iniziale ma, nel lungo periodo, è un investimento. Oggi, l’energia da fonti rinnovabili può essere prodotta in tre modi. Tramite il solare, ad esempio. Il nostro territorio potrebbe produrre una straordinaria quantità di energia dal sole ma la ricerca non ha ancora raggiunto risultati soddisfacenti sul fronte dell’efficienza, per cui sono necessari ingenti quantità di silicio e grandi estensioni per produrre pochi megawatt. Un’alternativa valida potrebbe essere la produzione di energia dal vento. Disponiamo, infatti, di materia prima in quantità e di macchine capaci di produrre con costi bassi. La terza strada è quella delle biomasse, che permette di recuperare gli scarti della lavorazione del vegetale e di sfruttare gli oli vegetali. Ciò che di questo terzo metodo preoccupa l’opinione pubblica è il fatto che, soprattutto per il bio-etanolo, si otterrebbe carburante da prodotti destinati all’alimentazione”.

Paride De Masi, presidente nazionale Commissione per l’energia rinnovabile Confindustria

voltaico e dall’eolico l’impatto sarebbe sul paesaggio”. Perché Italgest ha deciso di orientarsi verso un Polo integrato dell’energia? “Il Pear, Piano energetico ambientale regionale, in corso di definizione da parte della Regione, prevede la riduzione delle quantità di carbone di Cerano. Tale provvedimento compor-

A LECCE LA CONFERENZA DEI SERVIZI È STATA CHIUSA. IL PROBLEMA È POLITICO: QUESTIONE DI ROYALTIES. A CASARANO SI STA COSTITUENDO UN TAVOLO DI CONFRONTO Dovendo fare un paragone tra le tre tipologie di produzione di energia, quale avrebbe un minore impatto sull’ambiente? “Tutt’e tre hanno impatto quasi nullo. Tuttavia, esistono delle differenze: dal metodo a biomasse può derivare un impatto, seppure minimo, sull’ambiente, legato alle emissioni; dal foto-

terà una minore produzione di energia. Si renderanno necessari il risparmio energetico e la produzione di energia rinnovabile. Questo ci ha spinti a pensare ad un Polo integrato, dove tutte e tre le componenti della produzione di energia potessero contribuire a sostituire l’energia di Cerano. il tacco d’Italia

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Il Polo attiverà una riconversione sia agricola sia industriale. Agricola perché dov’era piantato il tabacco si potranno piantare girasoli e con i girasoli produrre energia; industriale perché la centrale fotovoltaica di Brindisi sarà realizzata in un’area da bonificare del petrolchimico”. A che punto sono gli insediamenti di Lecce, Nardò, Casarano, Brindisi? “Il progetto dell’impianto di Brindisi è stato approvato dalla conferenza dei servizi della Regione. Quando sarà approvato anche il progetto di caratterizzazione e bonifica dell’area del petrolchimico, si provvederà ad eseguire le indagini ambientali necessarie al progetto di bonifica. A Lecce la situazione è analoga. La conferenza dei servizi è già stata chiusa. Non esiste un problema tecnico, ma un problema più politico legato alle royalty. A Nardò, abbiamo accettato la richiesta delle associazioni ambientaliste di realizzare una Via, valutazione di impatto ambientale, legata alla vicinanza delle torri eoliche all’area marina protetta, e stiamo preparando la documentazione necessaria allo studio. Dopodiché, si aprirà la conferenza dei servizi .A Casarano il progetto si inquadra in una più ampia riconversione dell’industria manifatturiera locale. A questo fine si sta mettendo in piedi un tavolo di lavoro”. Quando si ha la notizia della nascita di un nuovo impianto, anche che sfrutti fonti rinnovabili, si sollevano le polemiche. Come conciliano produzione di energia e sostenibilità ambientale? “Di insostenibile ci sono solo le accuse gratuite, che gettano scompiglio nelle popolazioni coinvolte. In questo i soggetti dell’informazione hanno una grandissima responsabilità. Noi siamo disponibili a fornire chiarimenti di ogni tipo. In questo senso, il caso Collepasso è emblematico: nel corso di innumerevoli incontri, i nostri advisor tecnologici, ovvero l’Enea e la facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento, hanno spiegato che gli impianti a biomasse hanno emissioni paragonabili a quelle di 400 macchine alimentate ad olio vegetale, quindi a bio-combustibile; per farsi un’idea basta pensare che a Lecce circolano ogni giorno 40mila autovetture”.


//Copertina //Dossier //L’opinione

“autoriZZaZioni ok, ma il comune terGiversa” l Comune di Sannicola è stato il primo, nel 2006, ad interessarsi alla produzione di energia da oli vegetali. Così, nel maggio di quell’anno, abbiamo presentato la richiesta per la convocazione della conferenza dei servizi della Regione, che è l’ente autorizzato al rilascio delle autorizzazioni. La conferenza dei servizi si è chiusa il 22 novembre 2006 con parere favorevole di tutti i soggetti interessati. Dalla chiusura della conferenza dei servizi all’autorizzazione unica ci sono tre passaggi a carico del proponente: due fidejussioni da sottoscrivere in favore del Comune interessato (con le quali ci si impegna al ripristino dei luoghi alla fine della vita dell’impianto) e della Regione Puglia (con la quale si accetta di iniziare i lavori entro un anno dall’autorizzazione e di ultimarli entro due) e l’“atto di impegno del proponente e convenzione a tre”. I tre soggetti

I

chiamati in causa nel nostro caso sono la società Archè, la Regione Puglia e il Comune di Sannicola. Appena è arrivata da parte della Regione Puglia la richiesta della firma della convenzione, il Comune ha iniziato a tergiversare. I cittadini ed i gruppi politici hanno organizzato incontri; noi abbiamo organizzato due convegni per fornire delucidazioni a chi ne avesse bisogno. Il Comune ha affidato ad un tecnico esterno l’incarico di redigere una relazione scientifica sull’impianto; questi ne ha dato pubblica lettura in piazza dichiarandosi favorevole all’impianto. Nonostante l’ennesimo parere positivo, il Comune continua a perdere tempo. A Calimera e a Novoli l’iter è ancora agli inizi. Abbiamo già ottenuto in entrambi i Comuni la disponibilità ad ospitare nel proprio

territorio gli impianti che avranno potenza di 15 mega watt. Stiamo dunque per dare il via anche in questi due municipi alla procedura di richiesta dell’autorizzazione unica. Ciò che non ci stancheremo mai di ripetere è che si tratta di centrali a bassissimo impatto ambientale soprattutto se paragonate agli impianti attualmente funzionanti, che siano a gas, a carbone, a petrolio o ad oli pesanti. L’errore più grande che si possa fare, in queste circostanze, è il cadere nella demagogia, anche perché la lotta che stiamo portando avanti non ha colori politici. Basta guardare a Roma, dove un impianto del genere sta nascendo proprio all’interno dell’ospedale San Carlo, per trovare le giuste risposte. Marcello Piccinni, società Archè


//Attualità //Forze armate //Chi veglia durante le feste

IL

l Natale comunemente desiderato è quello vissuto nella vicinanza dei cari e nel calore degli affetti o del focolare domestico. Lontano dalle ansie degli impegni. Un abbraccio augurale ed uno scambio di doni ha la forza di esorcizzare e scacciare le preoccupazioni quotidiane dai nostri pensieri. Il Natale è il mare della tranquillità. L’oasi della felicità. L’isola che ci allontana e ci fa dolcemente naufragare in un sogno effimero di pace. Il

I

Natale è una giusta e sacrosanta esigenza esistenziale. Qualcuno veglia il nostro sogno, sommessamente, dai pericoli capaci di tramutarlo in un incubo. I custodi delle nostre feste sono persone in carne ed ossa, che vorrebbero e potrebbero aspirare alla nostra confortante serenità domestica. Tuttavia, la notte di Natale, i nostri custodi saranno lontani dalle loro case. Li potrai trovare dinanzi al telefono, pronti a

ricevere una richiesta di soccorso. Avvistare su una autoambulanza che si allontana rumorosamente. Scorgere su un’auto raminga a vigilare le nostre strade. Li potrai trovare in tanti altri posti, pronti a prestarti aiuto. Sono gli uomini che prestano servizio, per la pubblica sicurezza o per il soccorso. Noi vogliamo ringraziare e augurare un sereno Natale a tutti coloro che lavorano per la nostra serenità.

i custodi di astro del ciel di Giuseppe Finguerra

LA NOTTE DI NATALE NON SARANNO SOTTO L’ALBERO AD APRIRE I REGALI. SARANNO IN SERVIZIO PER LA PUBBLICA SICUREZZA E IL SOCCORSO. NE ABBIAMO INCONTRATI ALCUNI

Anni ‘60. La Befana della Guardia di Finanza portava i doni, in caserma, ai figli dei dipendenti

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CENONE ANTICIPATO AL 4 DICEMBRE

BRINDISI IN COMANDO

DOPO LA MESSA, TUTTI AL “CASTELLO DI MANOVRA”

Tenente di Vascello Giancarlo Salvemini, comandante della Capitaneria di Porto di Otranto

Capitano Andrea Azzolini, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Maglie

Antonio Tuzzolo, comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Lecce

a Capitaneria di Porto di Otranto ha un organico di circa 50 uomini. L’area di competenza è la costa tra Casalabate ed il limite di Porto Tricase, fino al termine delle acque territoriali. La nostra attività di soccorso si avvale della motovedetta Sarr, con equipaggi capaci di intervenire entro cinque minuti dal segnale di Sos ed in grado di affrontare qualsiasi condizione meteorologica. La generosità ed il sacrificio caratterizza la gente di mare. Quando una persona ci chiede aiuto, interveniamo anche fuori dall’area di competenza, coordinati dalla Direzione Marittima di Bari. Ricordo che, alcuni mesi fa, una nave di passaggio nel Canale di Otranto ha avuto un incendio in sala macchine. Le operazioni di soccorso degli uomini e lo spegnimento dell’incendio sono state particolarmente difficili. Tuttavia, la preparazione ed il coraggio dei miei uomini ha consentito di salvare vite umane e di scongiurare ben più gravi conseguenze. Inoltre, la Guardia Costiera di Otranto è stata, negli anni in prima linea nel soccorso delle persone che giungevano, tra tanti rischi, dall’altra sponda dell’Adriatico. Svolgiamo anche un’attività di controllo a tutela dei consumatori, che si intensifica proprio in occasione delle festività natalizie. Andiamo nelle pescherie o nei ristoranti e verifichiamo che non siano compiute frodi commerciali. Per esempio, controlliamo la provenienza dei prodotti ittici e la freschezza, affinché non vi siano pericoli per la salute delle famiglie che consumano il pesce nei banchetti delle feste. Gli uomini della Guardia Costiera assaporano un anticipo delle festività con la ricorrenza del 4 dicembre, festa della patrona Santa Barbara. In quell’occasione partecipiamo alla celebrazione di una messa, dopodiché, con le rispettive famiglie, ceniamo insieme. Invece, nei giorni di Natale o di Capodanno accade che nel Comando rimangano gli uomini di servizio, circa dodici, pronti ad intervenire in caso di chiamata di soccorso. In quei momenti alla gioia della festa, seppur dimessa, si aggiunge un po’ di malinconia per la lontananza delle famiglie. La serenità dei miei uomini, proprio in quei momenti, è spesso turbata dalla incoscienza di alcune persone che, per festeggiare, utilizzano i razzi di segnalazione come fuochi di artificio. È capitato che i miei uomini passassero invano il Capodanno in mare, alla ricerca di natanti in avaria.

ono circa 175 i carabinieri della Compagnia dei Carabinieri di Maglie, distribuiti in undici stazioni territoriali, in un reparto di motovedetta ad Otranto ed in un nucleo operativo Radio Mobile. Quasi tutti i miei uomini sono salentini ed hanno vicino le loro famiglie. Durante le festività almeno due terzi del personale è in servizio. La nostra capacità operativa non consente l’assenza di oltre un terzo del personale. I fenomeni criminali che caratterizzano questo periodo sono i furti e le rapine. Quando lo shopping natalizio è al culmine, i negozi hanno più denaro in cassa. Ciò spinge i malviventi ad intensificare la loro attività predatoria. In questo periodo aumentano anche i furti in casa, poiché la gente è assente, per le compere, per le vacanze o per altre ragioni. Di conseguenza, noi carabinieri aumentiamo la nostra attività di prevenzione e di repressione, affinché la comunità possa vivere in sicurezza il Santo Natale. Inoltre, reprimiamo maggiormente il commercio e l’uso illecito dei botti. Spesso sequestriamo ai minori pericolosi botti artigianali. Inoltre, controlliamo i luoghi di rivendita, affinché siano rispettati le norme di sicurezza. In passato, al termine della campagna di controlli, siamo arrivati a sequestrare oltre tre quintali di prodotti esplosivi. Recentemente, abbiamo arrestato due persone che detenevano trentadue ordigni. Vere e proprie bombe artigianali, alcune delle quali di circa 10 chilogrammi ed in grado di far saltare in aria una macchina o un negozio. Due anni fa, la festa del Capodanno della mia Compagnia è stata funestata proprio a causa di quegli ordigni micidiali. Mentre la città festeggiava con i botti, lo scoppio di uno di essi colpì tre giovani militari di servizio. Uno perse un occhio, un altro tre dita, un altro ancora un dito. Nonostante le preoccupazioni quotidiane, anche noi carabinieri riusciamo ad avere dei momenti di serenità che condividiamo insieme ai cari. In occasione del Natale organizziamo una grande cena con gli uomini della Compagnia e le famiglie. Invece, a Capodanno mi ritrovo con i colleghi in servizio nel Comando, per stappare una bottiglia e scambiarci gli auguri. Mangiamo una fetta di panettone e beviamo un po’ di spumante insieme. Lo stato d’animo di chi si trova in servizio, magari in una pattuglia sulla strada, è quello di una certa familiarità nel lavorare durante le festività. Sappiamo che nel momento di festa collettiva a noi spetta raddoppiare lo sforzo del nostro lavoro, per rendere più sereno chi si diverte.

Vigili del Fuoco della Provincia di Lecce sono circa 270. Sono attivi nelle sedi di Lecce, Gallipoli, Maglie, Veglie e Tricase. Inoltre, vi sono tre sedi in cui operano i volontari: Casarano, Ugento e Campi Salentina. I volontari sono preparati esattamente come il personale permanente. La tipologia dei nostri interventi cambia a secondo delle stagioni. Nel periodo estivo affrontiamo la piaga degli incendi boschivi. Nel periodo invernale le emergenze causate da eventi meteorologici. Infine, siamo chiamati anche al soccorso in occasione di sinistri stradali di una certa gravità. Eventi che, purtroppo, si verificano costantemente durante tutto il corso dell’anno. Nel 2007 abbiamo affrontato gravi situazioni. Una di queste ha riguardato la città di Gallipoli, con l’episodio della voragine in via Firenze. Il lavoro da affrontare è stato rilevante e non è ancora concluso. Infatti, è in corso di svolgimento il monitoraggio di tutte le cave ipogee della città. Occorre avere una mappatura completa del sottosuolo, anche con i rilievi fotografici, per poter svolgere in futuro interventi di prevenzione e ripristino. Concluderemo la mappatura del sottosuolo all’inizio del 2008. Inoltre, l’estate del 2007 ha conosciuto una recrudescenza degli episodi di incendi delle macchie e dei boschi. Gli interventi in provincia sono stati numerosissimi. Le squadre dei Vigili del Fuoco di Lecce sono intervenute anche nello spaventoso rogo di Peschici, nel foggiano. Ho vissuto quell’evento in prima persona, poiché svolgevo anche le funzioni di direttore regionale. Le nostre feste iniziano il 4 dicembre, con la ricorrenza della patrona Santa Barbara. Nel Comando provinciale vi è una cappella ed inviteremo l’arcivescovo Ruppi ad officiare la messa. Di solito, segue il saggio compiuto dai vigili sul “castello di manovra”, alla presenza del pubblico e delle autorità. Quest’anno la ricorrenza sarà festeggiata in tono minore, poiché un lutto ha colpito la famiglia dei Vigili de Fuoco della provincia. Un nostro caposquadra di Tricase, nei giorni scorsi, è venuto a mancare mentre prestava servizio. È un fatto che ci addolora profondamente.

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//Attualità //Casarano //Diversamente abili

natale in casa pio PORTE APERTE, NELLA COMUNITÀ TERAPEUTICA di Flavia Serravezza

li ospiti della Comunità terapeutica riabilitativa residenziale psichiatrica “Castello Pio” di Casarano celebrano anche quest’anno la “Festa di Natale 2007” aperta a tutta la cittadinanza. Tante le iniziative in programma per i pazienti che, il 24 e il 25 dicembre e la notte di Capodanno, non potranno tornare in famiglia.

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Il Natale ha varcato i cancelli della Comunità terapeutica di Castello Pio. A piccoli passi è entrato nelle accoglienti stanze personalizzate con quadri e affreschi realizzati dai 16 ospiti dell’imponente e storica struttura situata nel pieno centro di Casarano. Uomini e donne, di età compresa tra i 20 e i 55 anni e di diversa estrazione sociale. Anche quest’anno, per il 6 dicembre, la comunità ha organizzato la “Festa di Natale” aperta a tutta la cittadinanza. Nella sala polifunzionale di Castello Pio, il gruppo porta in scena una commedia in vernacolo, oltre a mini-spettacoli di musica e ballo. Non mancano momenti dedicati alla poesia e alle barzellette. Alla realizzazione della festa, partecipano anche gli otto ospiti della casa-alloggio “Strep nuovi percorsi” di Casarano. Ma il Natale della Comunità di Castello Pio non finisce qui. Alla creatività del gruppo di pazienti è stata affidata anche la realizzazione del tradizionale presepe e dell’albero di Natale, nonché di tutta una serie di manufatti in ceramica realizzati ad arte con l’aiuto degli educatori. Questo tipo di attività - insieme alla pratica del giardinaggio e dell’agricoltura o di altre attività ricreative e culturali che si svolgono nei laboratori interni della struttura - rientra nel programma di riabilitazione psico-sociale. “Lo strumento terapeutico principa-

le che utilizziamo è il gruppo – sottolinea Marcello Marsano, coordinatore responsabile della struttura – che è veicolo di comunicazione e feedback”. Per la vigilia di Natale o a Capodanno, gli ospiti che ne hanno la possibilità raggiungeranno i loro cari, a casa, dove resteranno per un periodo di tempo programmato. Gli altri, festeggeranno insieme agli operatori del Centro, andranno insieme a pranzo o a cena fuori (i ristoranti del paese sono sempre ben contenti di riceverli) e parteciperanno a tutte le iniziative che solitamente si svolgono in piazza o nei circoli cittadini. La mattina del 25 dicembre, sotto l’albero della Comunità, tutti troveranno il proprio nome abbinato ad un regalo. Molti pazienti provengono da contesti familiari difficili e per questo il rientro a casa per le festività è impossibile, spesso indesiderato. Anche questo è uno dei motivi alla base delle scarse dimissioni di pazienti dalle strutture riabilitative psichiatriche temporanee (la durata dei programmi di riabilitazione dovrebbe oscillare dai 18 ai 24 mesi) come quella di Castello Pio. Nel 2007, quattro pazienti hanno lasciato la Comunità terapeutica casaranese e sono ritornati alla loro quotidianità. Per gli altri ospiti, è difficile immaginare una data di uscita: l’imprevedibilità dei disturbi psichici e le difficoltà di reinserimento in contesti

familiari spesso ostili, il più delle volte non consentono previsioni. Ma non tutti i casi sono uguali. Già alcuni pazienti della Comunità di Castello Pio, sono inseriti e integrati nella società anche attraverso piccoli progetti lavorativi che svolgono presso artigiani e commercianti locali. Ogni giorno, accompagnato dagli educatori, poi, il gruppo passeggia in città, fa spese nei negozi, beve qualcosa al bar, si relaziona con la gente. Non mancano le gite fuori porta. All’interno della struttura residenziale, i pazienti possono contare su un personale di professionisti formato da uno psichiatra, due psicologhe, sei infermiere, sei operatori socio-assistenziali e sei educatori professionali (cui si aggiungono il coordinatore responsabile e il direttore amministrativo). Tra gli attuali ospiti di Castello Pio, c’è anche un genio alla “A beatiful mind”: laureato all’Università Bocconi con 110 e lode, parla quattro lingue. Anche lui, come il famoso matematico statunitense John Nash di cui si racconta nel film, è affetto da schizofrenia. Perché la malattia mentale non risparmia nessuno. Nash alla fine ce l’ha fatta, ha riconquistato una vita normale. È rinato e ha vinto il Premio Nobel dopo aver superato la sua malattia.


//Attualità //Casarano //Un appello per le anime del Purgatorio

sos per le “anime” SERVONO SEIMILA EURO PER RESTAURARE UNA TELA DEL CINQUECENTO DEL COPPOLA, CONSERVATA NELLA CHIESA MADRE, A CASARANO. 200 COMMERCIANTI SI MOBILITANO di Enzo Schiavano

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l restauro della pala d’altare “Le anime del Purgatorio” (XVII sec.), attribuita al pittore gallipolino Giovanni Andrea Coppola (15971659), conservata nella Chiesa Matrice di Casarano, sarà finanziato dall’Acas, l’associazione dei commercianti e degli artigiani casaranesi. Il sodalizio presieduto da Antonio Fabbiano, a cui aderiscono oltre 200 piccoli imprenditori, ha espresso il suo pieno sostegno al progetto. Il disperato sos lanciato alla fine di ottobre dalla restauratrice Luciana Margari, che aveva denunciato il pessimo stato di conservazione della tela, è stato quindi accolto e la giovane artista potrà realizzare il suo sogno. I lavori di restauro – ed è la vera novità di questa bellissima storia – potrebbero svolgersi in un locale aperto al pubblico in modo che tutti i cittadini possano vedere, giorno per giorno, le varie fasi della lavorazione. “Ho già chiesto al Comune la disponibilità di un locale dove ho intenzione di effettuare il restauro, ma non ce ne sono a disposizione – rivela la Margari – ora stiamo verificando la disponibilità dei privati. Dovrebbe essere un posto che possa accogliere i cittadini in modo che abbiano la possibilità di vedere le varie fasi del lavoro, così si rendono conto di come si fa un restauro”. La giovane lavora sulla tela da cinque anni e dal 2005 stava cercando qualcuno che finanziasse il progetto di restauro. Dopo un esame e una tesi di diploma di laurea sulla tela, discussa a Lecce presso l’Accademia di Belle Arti, la giovane aveva pensato che l’esecuzione del restauro sulla tela avrebbe aiutato a fermare la distruzione dell’opera, “Alla tela, secondo il mio modesto parere, rimane veramente ben poco da vivere – afferma la restauratrice – con la mia docente di restauro, Rosanna Lerede, abbiamo cercato di metterci in contatto con aziende e banche che ci potessero dare una mano nello svolgere questo lavoro, ma è stato inutile”. Alla fine, soltanto un disperato appello pubblico, attraverso il sito internet “Tuttocasarano”, è riuscito a scuotere le coscienze. “La risposta della città è stata commovente – rivela la giovane – ho ricevuto, tramite e-mail, la disponibilità di privati cittadini che hanno proposto la loro disponibilità a finanziarmi, anche se con cifre modeste. Li ringrazio di cuore. Questa cosa è stata bellissima e la loro disponibilità veramente commovente”. Per salvare “Le anime del Purgatorio” occorrono 6.000 euro. L’Acas ha intenzione di organizzare varie iniziative, soprattutto nel periodo natalizio, per trovare il denaro necessario a realizzare il progetto. “Abbiamo preso un impegno con Luciana di darle una mano a realizzare il suo sogno – spiega il presidente dell’Acas – vedremo di coinvolgere la cittadinanza, le imprese e tutti coloro che si mostreranno interessati. Abbiamo intenzione di mettere in campo più di una iniziativa: una lotteria; la vendita di stampe artistiche; l’apertura di un conto corrente bancario per i cittadini che stanno all’estero. Cercheremo di stimolare tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio artistico della città”. E’ stato un segnale importante il fatto che la risposta all’appello sia arrivata da un’associazione formata da 200 imprenditori. “E’ sicuramente un segnale forte – concorda Fabbiano – perché dimostra che la città ha la forza, l’energia e la voglia di promuovere il suo territorio attraverso l’arte. Io spero che questa iniziativa diventi un modello per tutti”. I lavori dovrebbero cominciare a breve, non appena l’Accademia delle Belle Arti, responsabile del progetto, riceverà l’autorizzazione da parte della Soprintendenza. I lavori dovrebbero durare dai sei a i dieci mesi.

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//Attualità //Mass media //Il Salento guardone corre sul web/2 SALENTINI IN VETRINA. VIAGGIO TRA CHI CERCA UNO SPAZIO TUTTO SUO PER PROMUOVERSI. ON LINE

myspace G di Flavia Serravezza

er artisti, creativi, registi e musicisti emergenti Myspace è la principale vetrina e trampolino di lancio per ottenere ingaggi, finanziamenti e seguito. Per milioni di persone, un modo veloce per creare community, gruppi e via dicendo. Tantissime le star del Salento che si sono date da fare per arredare la loro pagina: gruppi musicali, musicisti, deejay, speaker radiofonici, scrittori, registi. Per non parlare di locali, discoteche e radio salentine che non hanno perso l’occasione di promuoversi su MySpace. Durante una delle vostre navigazioni serendipiche, provate a curiosare tra le pagine che vi segnaliamo. Scoprirete il mondo della MySpace generation salentina.

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zio di mailing list con amici privilegiati e non, promuovere le date dei vostri concerti. Tutto questo gratis e senza dover conoscere una sola istruzione di html. Solo qualche anno fa, uno spazio promozionale del genere sarebbe costato dai 700 ai 3mila euro. Ecco perchè myspace è diventato il sito preferito da molti musicisti, per i suoi strumenti e la possibilità di espandersi con facilità. Avere amici su myspace è molto semplice. Navigando, quando trovate una persona che vorreste conoscere, spedite con un solo click una richiesta di amicizia. La persona è libera di accettarla o rifiutarla, o non rispondere per niente. Su Myspace troverete anche le pagine di grandi musicisti (dagli U2 a Eric Clapton passando per gli italiani De Gregori, Vasco, Daniele Silvestri ecc.) e quelle create appositamente dai loro fans o dai tantissimi appassionati di musica. Ma anche quelle di registi, pittori, attori, fondazioni, radio, case discografiche, persone di ogni tipo e con ogni tipo di interesse.

www.myspace.com MySpace è una comunità virtuale e più precisamente una rete sociale o social network, creata nel 1998 da Tom Anderson e Chris De Wolfe. Offre ai suoi utenti blog, profili personali, gruppi, foto, musica e video. È tra i dieci siti più popolari al mondo. Tant’è che grazie a questo spazio su internet, gruppi come gli “Arctic Monkeys” ed i “Cansei de Ser Sexy” sono diventati famosi ancora prima di mettere effettivamente sul mercato i loro dischi. MySpace è stata acquisita nel luglio 2005 per 580 milioni di dollari da Rupert Murdoch.

promuoversi su myspace, amico dopo amico

salento super star su myspace

Myspace “connette” tra loro le persone per affinità di interessi. Ogni membro ha una serie di amici e a loro volta, ognuno di questi ha altri amici (Tom, creatore e attuale amministratore di Myspace, è la prima persona che viene automaticamente inclusa tra gli amici). In pochi click, è possibile navigare tra milioni di persone. Perchè Myspace ha oltre 150 milioni di affiliati - di cui circa un milione sono musicisti e band di ogni parte del mondo - e una comunità che aumenta di circa 150mila persone ogni giorno. Per capire di cosa si tratta, immaginate uno spazio gratuito dove parlare della vostra attività, esporre foto, far ascoltare i vostri brani (con la possibilità di proteggerli dallo scaricamento fraudolento), creare uno o più blog, ricevere commenti, avere un servi-

LA PAGINE DELLE BIG BAND DEL SALENTO Il rock dei Negramaro ormai lo potete ascoltare ovunque, anche su www.myspace.com/negramaromusic. È questa la pagina ufficiale su Myspace dei sei ragazzi salentini che con la loro musica hanno conquistato l’Italia nel giro di appena tre anni. A visualizzare il profilo di Giuliano Sangiorgi & co. sono stati oltre 200mila utenti. Quasi 19mila, i loro amici che ogni giorno lasciano commenti su commenti.

Negramaro

Après la classe

Sono oltre 1700 gli amici del Salento su Myspace. Per visitare il profilo della penisola salentina basta andare su www.myspace.com/salentointheworld. Ad accogliervi troverete un magnifico mare che fa da sfondo ad una pagina ricca di foto e informazioni sui principali eventi dell’estate salentina. Non manca una lunghissima lista di commenti lasciati dagli amici interessati a promuovere concerti o semplicemente a fare un saluto alla comunità del Salento su Myspace. Il sottofondo musicale è una nota canzone di un gruppo rigorosamente salentino, Quelli della frisa (vedi www.myspace.com/quellidellafrisa). Il titolo? Cento per cento Salento, naturalmente.

Su Myspace sono approdati anche gli scatenati Après la classe (www.myspace.com/apressalento). “Lu sule lu mare lu jentu”, “Paris”, “Sale la febbre” e “La luna cadrà” sono i brani che potete ascoltare accedendo al loro profilo, ricco di patchanka ma anche di foto, video, informazioni sul gruppo e sulle date dei concerti e commenti. Il reggae salentino sta conquistando l’Italia e non solo anche attraverso Myspace. Per accorgersene basta visitare la pagina dei portatori sani di reggae e raggamuffin, i Sud Sound System (www.myspace.com/sudsoundsystem). Per loro

Cesare dell’Anna

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oltre 37mila visualizzazioni e quasi 1300 amici. Se conoscete un qualsiasi gruppo musicale salentino, provate a inserire il nome sul motore di ricerca di myspace e troverete la sua pagina, garantito. Per gli amanti dell’etno-rock segnaliamo www.myspace.com/abashband. A chi preferisce la musica indie consigliamo www.myspace.com/otakatroi e www.myspace.com/spreadyour (pagina del gruppo Spread Your legs). Per i nostalgici del puro rock’n roll, www.myspace.com/supereverbmusic. Infine, per gli amanti del jazz, www.myspace.com/cesaredellanna.

Spread your legs Dicembre 2007

Sud Sound System


Generation

SONO 1700 GLI “AMICI” DEL SALENTO SU MYSPACE. I NEGRAMARO NE HANNO 19MILA, I SUD SOUND SYSTEM REGISTRANO 37MILA CLICK. ARTISTI AFFERMATI ED EMERGENTI: TUTTI ALLA CONQUISTA DI UN POSTO AL SOLE. PER CONQUISTARE I FANS DELLA RETE Nando Misurata

LA PIZZICA SU MYSPACE

DA MYSPACE AL PALCO

Le star della pizzica salentina non potevano di certo mancare. Gettonatissima la pagina del gruppo Officina Zoè, il cui profilo è stato visitato da quasi 10mila internauti. Su www.myspace.com/officinazoe potete ascoltare alcuni loro successi, leggere la storia del gruppo, conoscere le date dei prossimi concerti, lasciare un commento. Di recente creazione è la pagina degli Alla Bua, altro storico gruppo etnomusicale salentino. Su www.myspace.com/allabua trovate le foto del gruppo e quattro successi da ascoltare e da poter aggiungere al proprio profilo, cliccando su “add”. Non mancano complimenti da parte di fan anche stranieri che hanno conosciuto la musica degli Alla Bua proprio tramite Myspace. All’evento salentino dell’anno, La Notte della Taranta, non è ancora stato dedicato uno spazio su Myspace. In compenso, i musicisti dell’ensemble della grande Notte hanno ognuno la propria pagina. Tra tutti, vi segnaliamo quella del batterista storico dell’orchestra, Antonio Marra (www.myspace.com/ antoniomarra). Sempre restando in tema di musica popolare salentina, date uno sguardo alla pagina del gruppo Avleddha di Rocco e Gianni De Santis (www.myspace.com/avleddha). Direttamente dalla Grecìa salentina, la loro musica d’autore (testi in griko e musiche alla De Andrè, per intenderci) sta conquistando sempre più seguito tra gli utenti di Myspace (chi vi scrive consiglia l’ascolto di “Otranto”, il primo lavoro degli Avleddha, un capolavoro di poesia e musicalità).

Tra i cantautori della “Myspace generation” che hanno dato vita ad un progetto musicale itinerante che quest’anno ha fatto il giro di diversi locali d’Italia, c’è anche il giovane casaranese Niccolò Verrienti (www.myspace.com/verrienti). Con lui Mauro Di Maggio, Simone Patrizi, Erminio Sinni, Nando Misuraca, Marcel Gris e Mauro Di Maggio Michele Amadori, tutti songwriters accomunati dal successo registrato sul portale Myspace, lo spaziovetrina on-line sem- Michele Amadori pre più utilizzato da giovani realtà emergenti e divenuto autentico fenomeno della comunità telematica internazionale. Vi consigliamo di visitare la pagina di Nicco anche per vedere i divertentissimi video delle sue canzoni.

Alla Bua

Simone Patrizi

Niccolò Verrienti

Erminio Sinni Marcel Gris

MYSPACE È UNA RETE SOCIALE O SOCIAL NETWORK, CREATA NEL 1998. OFFRE AI SUOI UTENTI BLOG, PROFILI PERSONALI, GRUPPI, FOTO, MUSICA E VIDEO. È TRA I DIECI SITI PIÙ POPOLARI AL MONDO.

COMICI, RADIO E DEEJAY SALENTINI SU MYSPACE Da Martano a Zelig a MySpace. Per conoscere più a fondo il divertente trio comico salentino Ciciri e Tria, potete visitare il loro profilo su www.myspace.com/cicirietria. Se vi siete persi le divertenti performance di Anna Rita, Carla e Francesca, senza dubbio tra le rivelazioni della stagione televisiva 2007 di Zelig Off, qui trovate un video che vi farà piegare in due dalle risate. Tantissimi sono anche i deejay e gli speaker radiofonici salentini che hanno il loro profilo su myspace. Se siete discotecari, invece, potete andare a visitare le pagine dei più famosi deejay salentini, da quella di Maurizio Macrì (www.myspace.com/mauriziomacri) a quella di Dario Lotti (www.myspace.com/dariolotti), oppure direttamente quelle delle Coolclub. La rivista discoteche più in voga del Salento. Infine, per restare sempre aggiornati sugli eventi più cool del tacco d’Italia, vi consigliamo di entrare nella cerchia degli amici della cooperativa Coolclub, su www.myspace.com/coolclublecce. Maurizio Macrì

Officina Zoè

Antonio Marra

Avkeddha

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// Costume //Amarcord //Sotto l’albero delle mele A NATALE TUTTI RITORNANO AD ESSERE BAMBINI. ANCHE LE VERY IMPORTANT PERSONS SERBANO NEL CUORE E NELLA MENTE IMMAGINI INDELEBILI DELL’INFANZIA. PER I NOSTRI LETTORI, ALCUNI DI LORO HANNO APERTO LO SCRIGNO DEI RICORDI PIÙ TENERI DEI NATALI PASSATI

Anni ‘40. Una famiglia salentina

di Laura Leuzzi

il natale di quando vesti lzi la mano chi non canticchia, in prossimità delle feste natalizie, almeno un motivetto in tema. Alzi la mano, ancora, chi non si sente più buono, chi non sorride più volentieri, chi non si dedica con scientifica passione alla costruzione del presepe. Se durante tutto l’anno siamo vittime del broncio da traffico, telefona-

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te di lavoro, corsa a fare la spesa prima che chiudano, a Natale no. Perché la pausa da festa natalizia è sancita dalla Costitu-zione non scritta delle festività a cavallo tra dicembre e gennaio. Guai ad infrangerla. Tra le prime regole da seguire con scrupolo compare il trascorrere più tempo con la famiglia, sia nel preparare

albero ed addobbi di vario tipo, sia nel gettare in fumo, attorno ad una tavola imbandita, i sacrifici compiuti in dodici mesi per raggiungere il peso-forma. Ma, sempre ai primi posti della classifica dei must natalizi, ci sono l’attendere la mezzanotte intonando canti tipici e il partecipare a processioni casalinghe in

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direzione grotta, per riporre la statuetta del Bambino nella mangiatoia. Naturalmente, in perfetto clima natalizio, è prevista la possibilità di personalizzare a piacimento le succitate fondamentali regole. Ciò rende unico il Natale di ognuno. Abbiamo chiesto ai vip di casa nostra di rivelar-

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ci un ricordo legato al Natale. Questi, concedendosi un po’ prima del solito la pausa di cui dicevamo, sono tornati, per noi, indietro nel tempo. E ci hanno riferito emozioni ed aneddoti cari, più o meno lontani nella memoria. Minimo comun denominatore di tutti i racconti, una magia irripetibile, in altri periodi dell’anno.


Biagio Malorgio, segretario provinciale Cgil Lecce

Era il Natale del 1984. Trascorremmo tutta la vigilia e buona parte del 25 dicembre in un’assemblea permanente con gli operai di una fabbrica del calzaturiero di Casarano. Si respirava l’atmosfera di solidarietà, di lotta per difendere i propri diritti, di comunione con la gente. Molte persone esterne alla fabbrica portarono da mangiare, per cui potemmo festeggiare ugualmente, anche se eravamo lontani da casa. Io avevo poco più di 30 anni e per me fu un’emozione irripetibile. Quest’impresa portò i suoi frutti, che arrivarono come un vero e proprio regalo di Natale. Dopo le feste, infatti, l’azienda riaprì e gradualmente riconfermò tutto il personale. Fu per noi una grande vittoria.

SERENELLA MOLENDINI: “L’USANZA VOLEVA CHE FOSSE IL PIÙ PICCOLO DELLA FAMIGLIA A GUIDARE LA PROCESSIONE E A TENERE IN MANO LA STATUETTA DI GESÙ PRIMA DI DISPORLA NELLA GROTTA. ATTUALMENTE LA PIÙ PICCOLA È MIA FIGLIA E QUINDI, NONOSTANTE ABBIA GIÀ 25 ANNI, TOCCA A LEI FARE LA CAPO-PROCESSIONE”

Alfredo Prete, presidente Camera di commercio, Lecce

Non potrò mai dimenticare l’emozione del primo Natale con mia figlia. Era il 1999; lei è nata ad ottobre, per cui a Natale aveva appena due mesi. Ricordo la grande festa che abbiamo organizzato. C’erano tutti i parenti, i nonni orgogliosissimi perché lei era la prima nipote; è stata inondata di regali anche se era troppo piccola per rendersene conto. Rivivo ancora l’immensa gioia mia e di mia moglie.

Mago Fracasso, mago, Arnesano

Angelo Sabia, responsabile redazione Gazzetta del Mezzogiorno, Lecce

Natale è una fotografia in bianco e nero di mia madre, giovanissima e bella. Aveva tra le braccia le mie sorelline, allora piccole e sullo sfondo l’albero agghindato. Troppo poche le feste trascorse insieme. Così il Natale diventa la ricorrenza di quello che poteva essere e non è stato. Quando avevo sette o otto anni mi piaceva molto preparare il presepe perché lo realizzavo con materiale che mi procuravo da solo e che poi adattavo alle esigenze. Con gli anziani andavo nelle campagne a raccogliere i ceppi che dovevano trasformarsi nella struttura portante della mia opera; dalle ditte di materiali edili rubavamo i sacchi del cemento che, rigidi ma modellabili, diventavano montagne. Dai boschi prendevamo il muschio, le piccole pietre, la sabbia per realizzare i sentieri di campagna. Con le pompe della lavatrice facevo il ruscello. Costruivo i personaggi con un impasto di acqua e farina. Mio padre, che aveva un negozio di materiale elettrico, mi forniva tutto ciò che poteva tornarmi utile per l’illuminazione della grotta. Iniziavamo a procurarci tutto il materiale il giorno dell’Immacolata. Era un rito che mi faceva vivere in pieno l’attesa del Natale e che mantengo tuttora vivo con mia figlia. Prepariamo sempre insieme il presepe; anche se utilizziamo ogni anno la stessa grotta, variamo di continuo gli scenari.

ivamo alla marinaretta Ho nel cuore le vigilie di Natale di qualche anno fa, quando c’erano ancora i miei genitori. Trascorrevamo la sera del 24 dicembre tutti insieme, con le mie sorelle, i loro mariti, i loro figli. Eravamo tantissimi. Aspettavamo la mezzanotte e quando scoccava, mio marito, vestito da Babbo Natale, faceva il suo ingresso in casa, tra lo stupore dei bambini. Avevamo l’abitudine di fare la processione in casa per disporre il Bambino nella grotta. L’usanza voleva che fosse il più piccolo della famiglia a guidare la processione e a tenere la statuetta tra le mani. Attualmente la più piccola è mia figlia e quindi, nonostante abbia già 25 anni, tocca a lei fare la capo-processione. Ovviamente tutto questo rituale è rigorosamente accompagnato dai canti Serenella Molendini, consigliera di Parità, Provincia di Lecce

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natalizi, “Tu scendi dalle stelle” in primis. Tengo molto a questa tradizione, perché mi comunica dolcezza, mi ricorda i bei tempi; l’ho ereditata dai miei genitori e l’ho trasmessa ai miei figli. Mi piacerebbe che anche loro la mantenessero viva nelle loro famiglie.

Il Natale dei ricordi continua su www.iltaccoditalia.net. Raccontate che cosa è rimasto impresso nella vostra memoria delle feste natalizie e leggete gli interventi degli altri visitatori del quotidiano on line al link http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=3452.


Gigi Toma, leader Alla Bua, Casarano

All’età di sei o sette anni mi piacevano moltissimo le serate in attesa delle festività. Il bello del Natale, a quei tempi, erano proprio i giorni precedenti la festa. Tutto il vicinato si riuniva a casa di una signora molto anziana, che abitava nella mia corte. Lei preparava i purciddhuzzi per tutti ed era molto brava. Io iniziavo a chiederglieli sin da 20-30 giorni prima. A quei tempi, la festa era poter mangiare i dolci, che nei giorni feriali non si vedevano nemmeno. Gli adulti si sedevano vicino al caminetto e noi bambini ne approfittavamo per fare i dispetti; ad esempio, ci divertivamo a lanciare il sale sul fuoco e a farlo scoppiettare. Attendevamo il Natale con grande ansia. Quand’ero bambino io, Babbo Natale non esisteva; esisteva solo la Befana e non era tanto ricca. Ai bambini buoni portava i mandarini; i cattivi si ritrovavano con le bucce nelle loro calze.

Ippolito Chiarello, attore, Corsano

All’età di sette anni ero assolutamente sicuro dell’esistenza della Befana. Nella mia famiglia i regali di Natale per noi bambini non arrivavano il 25 dicembre, ma nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, festa della Befana appunto. Ero così sicuro dell’esistenza di questa vecchietta che, all’insaputa dei miei genitori, scrissi una lettera con tutti i regali che volevo ricevere e la spedii con la dicitura: “Alla Befana”. Gli impiegati delle poste del mio paese, trovata questa missiva, incuriositi la aprirono e si fecero delle grasse risate e la appesero simpaticamente all’ingresso dell’ufficio postale alla mercè di tutti.

Eugenio Ozza, sindaco di Ugento

Gino Pisanò, presidente Istituto Culture Mediterranee, Provincia di Lecce

Durante una di quelle processioni che si tenevano in casa la sera della vigilia di Natale, ancora prima che Gesù nascesse, capeggiata, come da tradizione, dai genitori e dai nonni e seguita da tutti i membri della famiglia, tra cui anche noi bambini, accadde che la nostra vivacità fanciullesca diventò un po’ troppo esuberante. Così, in occasione di una delle classiche gare che si istituivano tra noi monelli per stabilire chi dovesse reggere in mano il pupo del Bambino, questo cadde per terra e restò mutilato di un braccio. Assistemmo senza parole alla scena drammatica e la interpretammo come una punizione del Bambino che si rifiutava di nascere lì dove noi stavamo facendo i cattivi. Le nostre voci si spensero nel dispiacere di tutti e fummo buoni come non lo eravamo mai stati, sotto il sorriso nascosto dallo sguardo severo dei nostri genitori. Quel Bambinello, acquistato da mio padre alla “fera dei pupari” nella Lecce degli anni Quaranta, e dunque di un certo valore, rimase per sempre mutilato, per ricordarci, anno dopo anno, quella nostra monelleria. Nasce ancora oggi, senza un braccio, nel presepe di mia madre.

GINO PISANÒ: “IN OCCASIONE DI UNA DELLE CLASSICHE GARE TRA NOI MONELLI PER STABILIRE CHI DOVESSE REGGERE IN MANO IL PUPO DEL BAMBINO, QUESTO CADDE PER TERRA E RESTÒ MUTILATO DI UN BRACCIO. LA INTERPRETAMMO COME UNA PUNIZIONE DEL BAMBINO CHE SI RIFIUTAVA DI NASCERE LÌ DOVE NOI STAVAMO FACENDO I CATTIVI”

Io sono il quarto di sei fratelli. Quando avevamo circa dieci o dodici anni, e fino a quando siamo diventati un po’ più grandicelli, aspettavamo la mezzanotte del Natale tutti insieme in famiglia. Venivano a trovarci anche gli zii con i cugini; eravamo davvero numerosi. Mio padre amava circondarsi di tanta gente, quindi invitava tutti da noi. Inoltre era un buongustaio; quella era l’occasione giusta per gustare tante prelibatezze tipiche della nostra tradizione. Per tutto l’anno aspettavamo il giorno di Natale per poterle assaporare. E mangiavamo talmente tanto che nei giorni successivi non avevamo più appetito. Noi ragazzini aspettavamo con ansia che il prete passasse da casa a benedire il presepe e poi davamo il via ai canti natalizi, accendendo le fiaccole e facendo baldoria.

Milena Carone, avvocata; esponente Udi nazionale; responsabile per Lecce della campagna “50e50”

Il mio ricordo legato al Natale è più di un ricordo, è una sensazione che mi accompagna sempre e che a Natale si fa più forte: si tratta del ricordo di mio padre, venuto a mancare 30 anni fa. E’ una sensazione di unione, di condivisione, di grande festa. E anche di spericolatezza. Mio padre, infatti, nel periodo natalizio, era solito preparare i fuochi d’artificio in casa. Erano talmente spettacolari che erano diventati un’attrattiva per l’intero quartiere (a quei tempi abitavamo a Galatina). Io lo aiutavo nei preparativi, nel garage di casa. Realizzava una grande struttura portante in legno, che disponeva al centro della piazzetta; su quella, che veniva accesa, compariva il numero dell’anno che stava arrivando. Era una scena piena di emozione anche perché a quei tempi i fuochi d’artificio non erano tanto diffusi come adesso. Quelle scene mi comunicavano un gusto casalingo.

Teresa Bellanova, deputata Ds, Lecce

Le feste di Natale rendono ancor più stridente il contrasto tra il desiderio di pace ed armonia e le difficoltà del nostro tempo. Me ne ricordo due, in particolare. Il primo nel 1998, quando passai la vigilia a “trattare” con i vertici della Filanto. L’azienda aveva comunicato che mille operai non sarebbero rientrati al lavoro. Ho chiesto, e ottenuto, la cassa integrazione inizialmente rifiutata ai lavoratori. Mi è sembrato di aver contributo ad un Natale più sereno per tante famiglie. Lo spirito del Natale non è venuto meno nemmeno quando, nel 2005, ero nella fabbrica della Marzotto a Praia a Mare. C’erano 300 licenziamenti in vista, perché si era deciso di chiudere il sito produttivo. In quel caso operai e operaie trovarono il modo di “scaldarsi” un po’, e non solo “emotivamente”: faceva così freddo che ci volle qualche bicchierino di liquore locale per tirarsi su. Io, che sono astemia, dovetti “accontentarmi” di guanti e sciarpa. Sono momenti che non si dimenticano, soprattutto quando le feste si riescono a trascorrere in famiglia.


Paolo Perrone, sindaco di Lecce

Preparare il presepe assieme a mio padre era un vero rito. L’ufficiale avvio dei lavori si dava il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre, ma la fase di progettazione partiva già da novembre. Inizialmente, quando noi figli eravamo piccoli, l’impresa veniva realizzata nel camino; con gli anni, ci dedicammo a progetti via via più impegnativi e dalla prima fase, più modesta, in cui la Natività si svolgeva nel camino, passammo gradualmente ad una fase più avanzata in cui si manifestava nel mobile, molto grande, che si trovava nella stanza che dividevo con mia sorella. Dopo un primo momento di preparazione delle strutture, si apriva la fase dell’acquisizione dei “pupi”. Andavamo, ogni anno, alla fiera a comprare quelli che andavano integrati perché si erano danneggiati negli anni precedenti. Eravamo quasi scientifici nello sceglierli. La grotta occupava sempre la posizione centrale del nostro presepe, per cui necessitava di pupi più grandi, perché stavano in primo piano. Mano mano che ci si allontanava dalla mangiatoia, sulle montagne o sui sentieri si disponevano i pupi più piccoli, più lontani alla vista dell’osservatore. Una curiosità: per farci fare i bravi,

Giorgio Rosario Costa, senatore Fi, Matino

Ho trascorso ogni Natale come lo trascorre la gran parte della gente comune, in famiglia, con i miei genitori prima, e, successivamente, con mia moglie, i figli, i nipoti, gli amici. Il classico “Natale con i tuoi”, giornate serene, senza dipendenze dal consumismo sfrenato dei nostri giorni, e con un pensiero rivolto anche ai tanti Natali diversi di coloro che soffrono l’indigenza e la povertà. Mi ritengo fortunato perché passo il Natale in una maniera che può sembrare banale a molti, ma non ad un cattolico che ad ogni Natale rinasce e riprende a sperare, ad aver fede nelle virtù e nell’uomo, indipendentemente dagli orpelli, nastrini e luminarie, che pure rallegrano l’animo e riscaldano il cuore. Trascorrevo il Natale nel mio paese; di posti esotici lontani neanche a parlarne. D’altronde nostro Signore nacque in una stalla, tra il freddo ed il gelo, ed aspettarne la nascita in un resort equatoriale per me avrebbe significato snaturare il senso di questo giorno santo.

PAOLO PERRONE: “MIA MADRE ASSOCIAVA OGNUNO DI NOI FIGLI AD UNA PECORELLA DEL PRESEPE. SE CI COMPORTAVAMO BENE, LA NOSTRA PECORELLA AVANZAVA IN DIREZIONE DELLA GROTTA. CHI SI FOSSE COMPORTATO MEGLIO DI TUTTI, AVREBBE AVUTO DA GESÙ BAMBINO UN REGALO SPECIALE. LA GARA FINIVA SEMPRE A PARI MERITO”

Stefania Mandurino, commissaria Apt Provincia di Lecce

Ricorrevano ogni Natale le affollatissime riunioni di famiglia a casa di nonna Tetta in via Nazario Sauro a Lecce. Io ero la più grande di ben 30 nipoti! I nostri festeggiamenti iniziavano il giorno della vigilia dell’Immacolata, il 7 dicembre. Anche se era un giorno di digiuno, per noi bambini era una festa perché era l’occasione per ritrovarci. Si mangiavano le pittule, gli spaghetti al tonno, le pucce. Nello stesso modo trascorrevamo tutte le feste natalizie, che erano un susseguirsi di momenti di incontro allargatissimi. Arrivavamo ad essere anche 50 persone. La notte del 24 dicembre tutti noi bambini aspettavamo l’arrivo di Babbo Natale. C’erano due zii in particolare che si prestavano volentieri, a turno, al travestimento e portavano i doni. Poi, in macchina, facevamo il giro dei presepi viventi. I festeggiamenti si concludevano il giorno dell’Epifania. Il Natale per me rimane tuttora questo; le grandi riunioni di famiglia di una volta resistono ancora oggi, anche se hanno dimensioni minori. Inoltre le festività natalizie sono una buona occasione per rivedere i vecchi amici che ritornano in città.

mia madre associava ognuno di noi figli ad una pecorella del presepe. Se ci comportavamo bene, la nostra pecorella avanzava in direzione della grotta. Chi si fosse comportato meglio di tutti, avrebbe avuto da Gesù bambino un regalo speciale. Non so come mai la gara finiva sempre a pari merito, quindi tutti ricevevamo la stessa mole di regali.

Roberto Rizzo, allenatore Virtus Casarano Ph: Carmen Panico

Remigio Venuti, sindaco di Casarano

Riesco ancora a sentire il profumo dei preparativi del Natale. Mia madre cucinava in casa cartiddhate e purciddhuzzi, che erano i dolci tipici. Mi rivedo a cinque o sei anni che preparo il presepe assieme a lei, che cerco assieme a mio padre una cima di pino da mettere a decorazione della grotta. Era tutto un rito che assumeva i contorni di poesia. Mia madre prepara ancora i dolci tipici ogni anno; e noi siamo, ancora oggi, tutti suoi ospiti in occasione delle feste, naturalmente, dividendoci i compiti, mentre un tempo preparava tutto lei. Ricordo ancora la Befana: era povera, ma non saltava un anno. Una volta mi portò una pistola bellissima.

Ho due ricordi legati al Natale. Uno è più familiare e risale a quand’ero piccolo; l’altro è legato alla mia attività lavorativa e risale ai primi anni ’80. Quand’ero bambino, la mia famiglia non aveva tante possibilità economiche e quindi la mattina del 25 dicembre, sotto l’albero, non trovavo regali ricercati, ma una calza piena di mandarini. Anche se non era un Natale ricco lo ricordo con grande piacere; l’atmosfera di raccoglimento e di sorpresa era comunque garantita. Negli anni ’80 ero più grande e, da calciatore, trascorrevo spesso il Natale in ritiro con la squadra del Lecce. Proprio io che ero così legato al Natale in casa, ero costretto a trascorrere le feste lontano dalla mia famiglia. La vita del calciatore non è sempre facile.

Gianna Capobianco, assessora alla programmazione economica, provincia di Lecce

Al Natale associo il ricordo del maestrale di Bari, dove ho abitato da bambina, fino all’età di sette o otto anni, quando mi sono trasferita a Roma. Proprio qualche settimana fa, mi trovavo lì e quell’odore mi ha riportata indietro di tanti anni. E’ un odore particolare, fatto di mare, di vento, di sabbia bagnata. Ed è talmente forte che mi ha fatto venire alla mente il Natale di quand’ero piccola. In casa mia si preparava il presepe. Lì si metteva un ramo di pino al quale si appendevano le cioccolate e, con le mollette, si fissavano le candeline colorate. A quel presepe, con quel ramo di pino, ho pensato quando ho sentito quell’odore.


//Costume //Dall’Immacolata all’Epifania //I must del natale salentino

pittule e cottu. è qui la festa

TRA TRADIZIONI SCOMPARSE E USANZE CHE RESISTONO. IL NATALE SALENTINO IN BIANCO E NERO di Irene Toma

l Natale salentino profuma di castagne scaldate nei vicoli, tra un mercatino di dolciumi e uno di pupi per il presepe, animato da chi cerca il giusto regalo e chi organizza cene o vacanze. Ma le feste natalizie nel Salento non hanno sempre avuto quest’aspetto. Raccogliersi attorno ad un camino acceso respirando i profumi delle tipiche ricette preparate dalle donne di casa, una tombolata ed una partita a carte. Questo era il Natale. Portava con sé riti ed usanze tipiche. Alcune di queste sono sepolte nella memoria. Altre, per fortuna, resistono ancora. I preparativi religiosi cominciano dalla quarta domenica precedente il Natale. Con l’Avvento, infatti, ha avvio la penitenza che precede la venuta di Cristo. Le anziane parlano di adventus, storpiando spesso questo termine tra il dialetto e la sua effettiva derivazione latina.

I

// 7-8 dicembre Il 7 dicembre, vigilia dell’Immacolata, dà il via ai festeggiamenti. I più costanti credenti seguono la Novena: da nove giorni prima della nascita di Cristo, si svegliano ogni giorno prima del sorgere del sole e si recano a seguire la messa. Niente poteva fermare le nonne che, armate di rosario, partecipavano alle celebrazioni religiose. Strettamente legati ai riti religiosi sono il digiuno e l’astinenza. Guai a chi non rispetta-

va questo sacrificio che originariamente durava sino alle 19, quando si recitava l’Ave Maria. Attualmente il digiuno è prescritto sino a mezzogiorno; viene rotto da una puccia (un pane molto soffice cotto per pochi minuti) che, per semplicità di ingredienti, è simbolo della purezza della Madonna (si gusta anche il giorno dell’Immacolata). Secondo un’antica credenza concepita per far rispettare il digiuno ai bambini, chi avesse portato a compimento il sacrificio, avrebbe ricevuto un dente il tacco d’Italia

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d’oro, lanciato direttamente in bocca dalla Madonna di passaggio in processione. Molti rimanevano delusi. La maggior parte di loro seguiva il corteo mattutino, altri preferivano addobbare la casa con albero di Natale e presepe. I più piccoli inventavano i pupazzi con le rimanenze della pasta del pane sottratta di nascosto alle mamme che si dilettavano in cucina. L’albero era ornato con le bucce dei mandarini o pittule. Inutile dire che arrivava spoglio al Natale.


La strinna // 24 dicembre La mezzanotte si attende ancora oggi giocando a tombola segnando le caselle con i fagioli secchi che non stanno mai fermi sul proprio numero. Si respira intanto l’odore delle buone pittule preparate con una pasta lievitata per ore che si lascia cadere a pugno chiuso nell’olio bollente. Varianti tipiche sono quelle ripiene di baccalà, cavolfiore, pomodori e capperi. Per i più golosi viene preparato il vino cotto (“cottu”) cioè uno sciroppo ottenuto bollendo il mosto del vino nel quale vanno inzuppate le pittule per renderle più dolci. Una volta, prima di recarsi in chiesa per seguire la messa di mezzanotte, il capofamiglia posizionava un ceppo di legno di quercia sul fuoco: a Natale anche il camino doveva far festa. La cenere del ceppo ormai arso veniva poi conservata perché considerata antidoto contro le malattie e le calamità naturali. Molti anni fa inoltre in chiesa non c’erano le panche ma solo delle sedie. Ogni sedia costava 5 lire; chi non aveva il denaro per pagarla, poteva portala da casa. Tutti attendevano l’apertura della chiesa addossati al portone d’ingresso. Così si combatteva anche il freddo mentre qualcuno raccontava “li cunti” di paese per passare il tempo. Curiosità casaranese: la notte del 24 dicembre, la prima sfornata di pittule veniva data alle galline. Secondo la credenza, infatti, Gesù Bambino appena nato, per farsi un’idea della natura del genere umano, chiedeva proprio alle galline come gli uomini si com-

Fermati amici mei nu sciati ‘nanzi ca quai se fermane puru li ienti ca quai se femane li soni e canti ca pene nu ci stannu e né lamenti. A quai ieu su rrivatu e a quai me fermu rretu ‘e porte te le case toi ca insieme alli strumenti nui cantamu nu qualche versu a vostra signuria. Buon Capodanno a chi si fa la strina come la fice Santu Silvestru ca li re magi l’hannu fatta prima e l’hannu nutta a stu munnu diversu. E’ natu Gesù Cristu redentore lu munnu s’ha cangiatu ogni mumentu ca appena tese la benedizione e fice scomparire ogni lamentu d’ogni puntu partera li re magi ca ‘ntisera ca è natu lu Messia ci scia all’ampete e ci culli cavaddhi tutti catannu scera in allegria. Era lu spiritu santu ca li guidava ca quiddhu segnu li musciau la via e tutti quella stella secutara davanti na gran luce ne facia. Quannu a la grutticella su rivati truvare Gesù Cristu cu Maria ca a vaccarella ci sta lu fiatava e Gesù Cristu a tutti benedia ca l’angeli tu cielu su calati tuttu lu munnu misera n’allegria e puru l’animalucci ha chiamati cu stannu allu sou fiancu in compagnia. Puru la pecorella vose scire cu biscia a Gesù Cristu comu stia u pastorellu ca la secutava sunannu lu fischiettu se ne scia. A menzu ste campagne ca sta sciamu e camminando te notte e te dia le nevi cu lu granu siminatu cu nu te manca cchiui a casa tua. Nu me ne vau te quai mancu ca chiove mancu se face na forte scelatura ca nu te po mancà na cucchia te ove o puramente na ianca cuddura. Belle ca su ste case fabbricate belle le porte ca voi vi chiudete bellu lu liettu ci durmendu stai azzetevi nu pocu cu sintiti. Cu cumpatiti comu nui cantamu ca stracchi sciamu te la lunga via e datine na cosa ne ‘ssuppamu nu manca nenzi a vostra signoria. A l’addha parte poi cu te vantamu te le rricalu ca t’a ‘mmurtalatu e prestu dacci quiddhu ca n’ha ‘ddare ca face friddu e pocca ne ne sciamu ca face friddu e pocca ne ne sciamu.

natalizia che augura buone feste a chi la ascolta ed in genere si canta durante la notte vicino alla porta di casa degli amici più cari. Per i bambini, il 25 dicembre è il momento di recitare di fronte ad un pubblico di zii, nonni e cugini la poesia “Allu Bambineddhu” imparata alla perfezione nelle precedenti settimane di scuola. Solo dopo le insistenze dei genitori, anche i più timidi riescono a salire sulla sedia e a recitare a memoria i versi studiati. Solo dopo questa piccola esibizione per i piccini arrivano il piccolo premio in denaro da parte dei nonni e il momento di giocare insieme. Oggi con i regali appena ricevuti da Babbo Natale; ieri, con giochi costruiti in casa. Quelli tradizionali erano “u curuddhu” o trottola (cono in legno con all’estremità una punta in ferro) che veniva fatta ruotare tirando una corda, la palla di pezza (riempita di segatura e chiusa da vari pezzi di stoffa), i “paddhi” (il gioco delle cinque pietre da lanciare in aria e prendere tutte insieme con una sola mano), e la fionda.

// 31 dicembre Per il 31 dicembre, notte di San Silvestro, esiste nel Salento una tradizione che toglie il fiato. Gallipoli si impegna, già da molti giorni prima, nella costruzione di pupazzi grandi come persone che vengono imbottiti di petardi. Qualche minuto prima della mezzanotte ogni gruppo di amici si ritrova per mettere a punto l’esplosione del pupo, in genere in riva al mare simboleggiando l’allontanamento delle cattiverie del vecchio anno. Non resta che attendere il pranzo di Capodanno per mangiare la tipica lenticchia che porta fortuna e denaro per il nuovo anno.

// 6 gennaio Tutte le feste si porta via. E’ il giorno della Befana. Il 6 gennaio la vecchietta più brutta tra le nonne si muove volando su una scopa e con in spalla un sacco di doni. Quando ancora Babbo Natale non esisteva, nel Salento l’Epifania si attendeva con ansia proprio per l’arrivo dei regali. I bambini andavano a dormire emozionati. La sera del 5 gennaio appendevano una calza al camino facendo attenzione che non fosse bucata. I più esigenti cercavano sempre quella di maggiori dimensioni ma il trucco non reggeva: la calza veniva riempita per metà. Nel passato la Befana usava imbottirle di noci, mandarini e poche caramelle per i bambini buoni; ai cattivi spettava solo cenere, carbone e, al massimo, bucce d’arancia.

portassero nei loro confronti. La tradizione serviva, dunque, ad ingraziarsi lo stupido animale.

// 25 dicembre Importanza rilevante ha il pranzo con i parenti. Mangiare insieme dividendo la stessa pietanza significa rinsaldare il legame familiare. A fine pasto tutti fremono per l’arrivo di purciddhuzzi, carteddate e chinulidde, tipici dolci salentini oggi solo in parte rimpiazzati dai moderni panettoni, pandori e torroni. Gli uomini invece sono soliti, per tutto il periodo delle feste sino al 25, “portare” per le case la cosiddetta “strina”, tradizionale canzone il tacco d’Italia

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// Costume //Ma che bontà //Ricette d’autore

NATALE CON I TUOI. COSÌ, LI ABBIAMO IMMAGINATI IN CUCINA ALLE PRESE CON I FORNELLI E ABBIAMO CHIESTO LORO DI CONSIGLIARCI UNA RICETTA NATALIZIA. HANNO RISPOSTO CON TANTO ENTUSIASMO, CHE CI SIAMO SPINTI OLTRE: LI ABBIAMO “INVITATI” ALLO STESSO CENONE, FACENDOLI ACCOMODARE ALLA STESSA TAVOLA. ECCO LA SCENA, SURREALE, DEL FILM DI NATALE, PER LA REGIA DEL TACCO. PROTAGONISTI, PERSONAGGI SALENTINI D’ECCEZIONE

indovina chi viene a...

di Laura Leuzzi

cenone

Natale quando arriva, arriva. Nemmeno chi durante l’anno si erge a paladino dell’imperturbabilità, può resistere all’atmosfera di condivisione che questa ricorrenza porta con sé. Basta vedere che cosa si muove dietro la tenda di una tipica casa salentina addobbata a festa.

Il

Nella sala dove risuonano note natalizie in allegria, scorazza in tutta fretta un Antonio Rotundo, consigliere di opposizione del Comune di Lecce, con grembiule rosso al collo. Taglia le cipolle, passa gli ingredienti, dà una mano diligente a chi è impegnato in cucina e ogni tanto assaggia pure, rimproverando ai cuochi di non riuscire ad eguagliare i sapori di una volta. “Tutta colpa della globalizzazione”, dice invocando le “pittule” di sua madre, “fragranti, profumate e anche belle da vedere”. Pur non avendo grandi doti culinarie, è invece, per sua stessa ammissione, un ottimo “vagnone de la conza” (aiutante, in gergo), preziosa risorsa ad un cenone bipartisan senza frontiere come quello che sta per prendere il via. Si muove invece attorno al tavolo semi-imbandito, con l’eleganza che la contraddistingue, Stefania Mandurino, commissaria Apt della Provincia di Lecce, che, dopo aver confessato ai suoi colleghi di non saper nemmeno friggere un uovo, preferisce tenersi fuori dalla preparazione propriamente detta delle portate e apparecchiare la tavola, compito nel quale eccelle per gusto raffinato e capacità organizzativa. il tacco il tacco d’Italia d’Italia3030Dicembre Dicembre 2007 2007


le ricette Leda Schirinzi, consigliera comunale, Casarano

Biscotti allo zenzero INGREDIENTI miele zucchero latte acqua farina uova zenzero e cannella PREPARAZIONE Sciogliere assieme zucchero e miele; al composto che si ottiene aggiungere pian piano gli altri ingredienti. Tramite degli stampini o, se si vuole, anche a mano, realizzare le forme tipiche della bambola, dell’orsacchiotto e dell’albero di Natale. Decorare con glassa di zucchero colorata e cioccolato e mettere in forno per 15 minuti a 180 gradi. I biscotti allo zenzero si possono usare come decorazioni natalizie appendendoli all’albero di Natale. Attenzione: hanno altissimo contenuto calorico; servono diversi minuti di tapis roulant per smaltirli.

Più in là, vestita di tutto punto, ma con camice bianco addosso, Leda Schirinzi, consigliera comunale di Casarano, fa gli onori di casa; a chi suona al campanello chiede di mostrare le mani. E solo dopo un’accurata analisi igienicosanitaria delle stesse, accetta di aprire la porta. “L’igiene in cucina è molto importante”, va spiegando ai malcapitati che intanto invita ad abbandonarsi nell’esecuzione di canti tipici. Le Ciciri e tria, trio comico e presenza ormai fissa alla trasmissione tv Zelig, non si fanno pregare e, dopo aver ultimato la loro ricetta, “ciciri e tria” appunto, si esibiscono in una delle loro litanie simil-religiose in dialetto salentino, passandosi tra le mani non i grani del rosario, come di consueto, ma i fagioli riservati per la tombolata finale. I politici presenti ascoltano il fine sarcasmo dei loro versi, ma scelgono di soprassedere, obbedendo al precetto natalizio che impone bontà sotto il vischio. Papas Nick, sacerdote della chiesa greca di Lecce, tradisce imbarazzo nel non riconoscere i canti e, con il vassoio di frittelle alle castagne ancora in mano, chiede un repertorio più classico per lanciarsi anche lui nell’esecuzione. Anche la Schirinzi, soddisfatta dei suoi biscotti allo zenzero di provenienza svedese, intona un veloce “Astro del ciel”, ma non si concede altre distrazioni e, calcolatrice alla mano, passa ad un rapido conteggio delle calorie per portata. A calcolo concluso, redige scheda personalizzata per ogni commensale nella quale assegna i minuti di tapis roulant post-cenone cui sottoporsi per ritornare in riga. Piero Montinari, presidente di Confindustria con cappello da chef in testa, preferisce rimandare a

Adriana Poli Bortone, vicesindaca di Lecce

Papas Nick sacerdote chiesa greca di Lecce

Insalata insolita

Frittelle di castagne (“pitula keshtenjash”)

INGREDIENTI Insalata Mele Arance Uva passa e pinoli

PREPARAZIONE Mettere tutti gli ingrediente finemente tagliati in una ciotola. Condire con sale, olio e aceto a piacimento. Spero di fare cosa gradita ai miei familiari, che di solito apprezzano le mie creazioni in cucina. Per tradizione ormai consolidata sono abituata a preparare un gran numero di tortellini con la ricetta di Donna Emma, mia suocera. Ne arrivo a fare anche 1200, tutti con le mie mani.

MENÙ D’AUTORE PER IL CENONE DI NATALE: IL RAFFINATO ANTIPASTO È OPERA DI PIERO MONTINARI; AI PRIMI SI SONO DEDICATI LOREDANA LECCISO, LE CICIRI E TIRA, VINCENZO BARBA E SALVATORE SAVA; ADA FIORE ED ADRIANA POLI BORTONE HANNO FIRMATO SECONDO E CONTORNO; LEDA SCHIRINZI, RAFFAELE FITTO, PAPAS NICK HANNO PORTATO IL DOLCE dopo le feste ogni rimedio d’urto e concentrarsi sulla preparazione della sua coupole di salmone e gamberi, delicato antipasto dal profumo francese. Anche la soubrette Loredana Lecciso per una volta preferisce non pensare alla linea e, mentre si consuma di fronte al dilemma se mettere polpettine o carne trita nella sua pasta al forno (la preferisce con la carne trita, “ma anche con le polpettine non è male”) si guarda intorno alla ricerca della telecamera; non la vede; si dice che ce ne sarà una nascosta e afferma soddisfatta che “con la pasta al forno vai sul sicuro”. Nella ricognizione rapida della stanza, il suo sguardo incontra quello fascinoso il tacco d’Italia

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INGREDIENTI Farina di castagne marmellata di castagne olio d’oliva burro sale PREPARAZIONE Unire l’acqua alla farina sino a farne una pastella morbida e densa, aggiungendo olio e sale; versare il composto ottenuto, a due o tre cucchiai alla volta, in una padella con l’olio. Si ottengono delle frittelle larghe e sottili. Quando sono appena dorate, tirarle fuori dal olio e metterle ad asciugare. Al centro della frittella disporre della marmellata; poi ripiegarne i bordi. Infornare a 200 gradi per circa cinque minuti. Le frittelle si servono spolverate di zucchero a velo. Sono un piatto tipico della mia tradizione.

Ciciri e Tria, attrici

Ciciri e tria (sufficiente pe’ sei cristiani)

QUIDDHU CA SERVE 300 de trìa (pasta fatta a casa tajata a “pappardelle”, comu dicene moi). 1/2 cucchiarinu de bicarbonatu na cipuddha na spica d’aju nu picca de acciu doi pimbitori nu picca de petrusinu na fojazza de lauru oju, sale e pepe quantu te reguli COMU SE FACE Se vai de pressa, lassa stare senò… Minti a bagnu li cìciri intru all’acqua fridda de la sira prima cu lu bicarbonatu e lu sale grossu. Scùlali, lavali e còcili sutta lu caminu intru a na bella pignàta cu muta acqua, na spica d’aju e la fujazza de lauru. A metà cottura, scùlali poi mintili ‘ntorna cu còciane intru all’acqua bollente cu tutti li ‘ndori: cipuddha, acciu, aju, petrusinu e li pimbitori senza la simente. Intantu frìsci metà trìa tajata a quadratini (l’oju cu eggia de quiddhu bonu!) e l’addha metà còcila intru all’acqua salata. ‘Mbisca la pasta lessata, quiddha fritta e li cìciri (senza li ‘ndori e l’acqua de cottura). Azza la fiamma cu se coja tuttu e porta an tavula cu na bella croce d’oju.


Loredana Lecciso, showgirl

Pasta al forno INGREDIENTI lasagna carne trita besciamella mozzarella uova parmigiano e toscanello prosciutto cotto PREPARAZIONE Disporre la lasagna a strati in una terrina; alternare uno strato di lasagna ad uno di condimento. Realizzare tanti strati a seconda di quanto si gradisce alta. Non sono bravissima in cucina, ma la pasta al forno è il mio piatto preferito ed è buona in ogni occasione. Se non ho tanto tempo, uso la carne trita al posto delle polpettine (la tiro con del vino ed un po’ di cipolla); anzi, preferisco la carne trita.

ed imbronciato di Raffaele Fitto, deputato di Forza Italia, che siede in disparte. Qualcuno l’ha scoperto con le mani nel sacco, mentre cercava di assaggiare uno dei soufflèe al cioccolato che lui stesso ha portato. Prova a tirarlo su Vincenzo Barba, senatore gallipolino di Forza Italia, ricordandogli che per il dolce c’è tempo e che è meglio gustare, per il momento, la sua zuppa di pesce che toglie il fiato. Fitto non cede alla tentazione nonostante il presidente insista nel celebrare le proprie indiscusse doti di single d’oro (nero) in cucina e nel fare Vincenzo Barba, senatore Fi, Gallipoli

Zuppa di pesce INGREDIENTI (per cinque persone) pastina piccola scorfani rossi qualche trancio di cernia 3 o 4 scampi una seppia che dà un gusto inconfondibile alla zuppa qualsiasi altro pesce di scoglio compatibilmente alla stagione, al clima e al luogo dove ci si trova sugo, pomodorini PREPARAZIONE In una padella larga soffriggere l’olio; quando inizia a fare le bollicine e a fumare, aggiungere l’aglio, la cipolla, il prezzemolo e l’alloro, che daranno un profumo unico al piatto. Quando l’aglio si è dorato, aggiungere il pesce; si possono aggiungere tutte le varietà assieme. Quando questo si colora, aggiungere del vino bianco e/o del cognac che danno aroma e sapore. Quando l’alcol sarà sfumato, versare del sugo di pomodoro già pronto e dei pomodorini freschi. Lasciar cuocere per circa cinque minuti e poi unire la pasta.

Ada Fiore, sindaca, Corigliano d’Otrano

Raffaele Fitto, deputato Fi, Maglie

Tacchino ripieno di castagne e funghi

Soufflée al cioccolato

INGREDIENTI un tacchino di grandi dimensioni castagne funghi champignon pane latte carote, sedano sale e limone

INGREDIENTI (per quattro piccoli soufflée) 125 g cioccolato fondente 125 g burro 3/4 di tazza di zucchero 3 cucchiai di farina 3 uova

PREPARAZIONE Svuotare il tacchino, passarci sopra sale e limone e riempirlo con le castagne lesse, i funghi, le carote, il sedano e il pane bagnato nel latte. Chiudere cucendo con ago e filo da cucina. Mettere in forno a 180 gradi, bagnandolo, di tanto in tanto, con del brodo. La cottura è molto lunga e lenta; richiede circa un’ora per ogni chilogrammo di tacchino.

la spesa. Gli si oppone lo scultore Salvatore Sava, il quale obietta con educata fermezza che il gusto del Natale va ricercato nei piatti semplici. “Ad esempio – dice - nella zuppa di patate dolci”, di sua invenzione, che riscopre i sapori della terra e non ha nulla da invidiare alle zuppe al profumo di mare. Badano poco a questa polemica due delle donne più charmant della politica salentina: Ada Fiore, sindaca di Corigliano d’Otranto, e Adriana Poli Bortone, vicesindaca di Lecce, sinistra e destra, che corrono in tandem nella preparazione del secondo Salvatore Sava, scultore, Surbo

PREPARAZIONE Fondere burro e cioccolato a bagnomaria o nel microonde. Montare con la frusta uova intere e zucchero, unire la farina, cioccolato e burro fuso. Versare in quattro stampini imburrati. Infornare a 180° per 15 minuti, finchè il soufflée non si gonfia. Guarnire con zucchero a velo. E’ una ricetta di sicura riuscita; il soufflè non si sgonfia! Farete felici bambini e golosi di tutte le età!

con contorno. La Poli storce il naso nell’apprendere che il tacchino ripieno della Fiore è di influenza americana (i sapori esotici non le vanno troppo a genio) e, mentre condisce la sua ricca insalata, rimpiange i tradizionali tortellini che lei stessa preparava su ricetta di Donna Emma, la suocera. Rompe l’atmosfera di tensione l’entrata in cucina della Schirinzi con candele in testa (il suo dolce va servito così, alla maniera svedese). Con il suo sorriso di festa invita tutti a prendere posto. Il cenone ha inizio. Adesso è Natale. Piero Montinari, presidente Confindustria Lecce

Zuppa di patate dolci

Coupole di salmone e gamberi

INGREDIENTI una patata dolce grande una zucca genovese una melanzana una cipolla grossa un peperone giallo o rosso prezzemolo sale olio abbondante

INGREDIENTI (per quattro persone) 12 fette di salmone affumicato 4 uova sode, 12 gamberi lessati g. 400 di panna 3 cucchiai di rafano grattugiato 1 cucchiaino di senape piccante 2 cucchiai di succo di limone g. 50 di burro, prezzemolo, sale alcune fette di pane integrale

PREPARAZIONE Tagliare tutti gli ortaggi in pezzi con la buccia e metterli a cuocere tutti insieme in una pentola con poca acqua. E’ una ricetta di mia invenzione dal gusto assicurato. Io la mangio a pranzo e, se resta, la mangio anche a sera riscaldandola.

il tacco d’Italia

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PREPARAZIONE Tagliare a metà le uova sode, togliere i tuorli e mescolarli con il burro ammorbidito sul fuoco, la senape ed un pizzico di sale. Riempire le mezze uova con il composto così realizzato. Montare la panna, incorporarvi il rafano ed il succo di limone. Disporre al centro di un piatto da portata la panna montata formando una cupola; decorarne la superficie con i gamberi lessati e alcuni ciuffi di prezzemolo. Sistemare le uova sode e le fettine di salmone (arrotolate come in una corolla di fiori) tutto intorno alla coupole. Servire accompagnando con fette di pane integrale leggermente imburrate.


//Cultura //Arte “sacra” //Ezechiele Leandro e Norman Mommens

Ezechiele Leandro. Natività con ferri da stiro

DI NATIVITÀ IN NATIVITÀ. PRESEPI D’ECCEZIONE: LA PROPOSTA, SOTTOVOCE, DI ANTONIO LUPO PER DUE TAPPE INSOLITE E SORPRENDENTI, NEL RUTILANTE CLIMA FESTIVO

l’arte degli scarti da baciare e due formelle ai lati dell’entrata dell’abitazione di Ezechiele Leandro raffigurano con frammenti di pietra e di tegole rosse, con sassolini e brecciolina, due scene legate al presepe: da una parte tre figure accorrono in adorazione verso la Madonna col Bambino (forse la Donazione dei Re Magi), dall’altra una Natività, un soggetto che poi ritorna, quasi come un filo conduttore, tra i fantasiosi assemblaggi di oggetti-simbolo all’interno della casa-museo “dell’unico pittore primitivo”. Certamente un tema centrale nella sua produzione artistica, per tutti i significati e le implicazioni simboliche che racchiude, straordinariamente reso attraverso mosaici tridimensionali (realizzati con “ pietra su pietra”, non “pietra avanti pietra”) e composizioni di oggetti disparati, a volte installati su dipinti. Con diversi

L

Ezechiele Leandro. Natività con lucerne

di Antonio Lupo


materiali di risulta, dai ferri arrugginiti alla ceramica si sprigiona la vena creativa dell’artista plastico: le teste di Maria e Giuseppe sormontano due lucerne di creta su vasi azzurri accanto ad un boccale esaltato da una piccola corona, tra il bue e l’asinello. Più avanti su di un basamento retto dalla struttura di sostegno di una vecchia macchina da cucire, l’attenzione è attirata da due ferri da stiro ai lati di una tromba, tra due rubinetti: “la fede, l’allegria, la vita”, suggerisce Antonio Benegiamo, nipote di Ezechiele, che ci accompagna nella sala ad elle. Seicentocinquanta circa sono le opere qui conservate, fuori non si contano le sculture in cemento che animano il Santuario della Pazienza fin da 1975, nello spazio esterno. Dare vita ad oggetti che ne avevano avuta già un’altra, prima che fossero gettati via, applicarli su dipinti, ri-combinarli, questa la sfida provocatoria del grande “naif” Leandro, già cerami-

IL LIGABUE DI PUGLIA, LEANDRO, I SUOI PUPI E LE GROTTE NEL “QUADRO DELLA FANTASIA”. NATIVITÀ DI OGGETTI “ASSEMBLATI” E DI MOSAICI TRIDIMENSIONALI: “GLI SCARTI CHE L’UMANITÀ BUTTA, IO LI PRENDO, LI BACIO, E COSTRUISCO” sta e rottamaio. Così, quando non sono i numerosi e piccoli pupi di creta o di cemento, come nel suo primo presepe incorniciato da frammenti di pietra lavica e fili di ferro, le sue inconfondibili creazioni hanno bottoni per occhi e legnetti per naso e chissà cos’altro, avvalendosi l’artista di qualsiasi oggetto “riciclato”. Un percorso che racchiude non solo tensione esistenziale e religiosa, ma i caratteri della simbologia universale, nella sua casa–museo, in via Cerandolo a S. Cesario, fin dai bassorilievi in pie-

tra che ne decorano l’entrata. Gli oggetti ritrovati, il materiale ferroso e i pezzi meccanici a volte fissati su basi di intonaco e gesso, una volta scartati dalla società consumistica, erano pretesto di liberazione creativa per il “Ligabue della Puglia”. Fuori dai canoni eppure all’interno della più autentica tradizione artigianale dei popolari presepi salentini, le sue contorte figure, i suoi oggetti antropomorfi, i suoi pannelli in pietra esprimono a pieno e con autenticità il senso della vita: “gli scarti che l’umanità butta, io li prendo, li bacio, e costruisco”.

ESCLUSIVO: I DISEGNI INEDITI PREPARATORI DELLA GIOIOSA E RAFFINATA COMPOSIZIONE ESTETICA DI MOMMENS, POI REALIZZATA SU LAMIERA DI FERRO la rasserenante natività di norman mommens Tra le opere che l’artista fiammingo trapiantato nel capo di Leuca (“Nella prua sacra del Salento/ fra i due mari / fra le code della Sirena Messapica”) ci ha lasciato, vi sono anche i personaggi di una Natività dipinti su lamiere di ferro. Contro la società dei consumi e dell’inquinamento e grande ammiratore di Ezechiele Leandro, lo scultore non negava la sua partecipazione ad eventi o manifestazioni culturali: spesso si poteva anzi contare su un suo originale contributo artistico, a volte sorprendente. Così è accaduto quando, negli anni Ottanta alcuni amici di Presicce gli chiesero di collaborare per la buona riuscita natalizia dell’annuale presepe. Con una decoratività stilizzata, ma di grande efficacia comunicativa, Norman ha affidato il suo salvifico messaggio natalizio ad un disegno dal cromatismo essenziale, raffigurando plasticamente su sagome di ferro i personaggi della notte santa: Maria e Giuseppe, il Bambino, gli angeli, i Re magi, l’asino e il bue. Un gruppo dalla suggestiva scenografia che ha animato lo sfondo della campagna presiccese, in sostituzione degli attori del presepe vivente. Negli anni seguenti l’usura del tempo e l’umidità della Chiesa di S. M. degli Angeli, dov’era

Norman Mommens. La Natività su lamiera di ferro, oggi conservata nel castello di Acquarica del Capo

depositato, hanno finito col deteriorare l’opera . Proprio per questo motivo, Marco Olimpio, giovane artista, mimo ed amico dello scultore, si è voluto occupare della indispensabile ripulitura, facendo ritornare i colori originari. Chiediamo qualche informazione a Marco che, insieme alla sua compagna, batterista di origine sarda, è recentemente intervenuto anche per ravvivare gli affreschi dipinti da Norman sulla volta a botte di Masseria Spigolizzi. “Le lamiere dipinte della Natività erano completamente arrugginite – spiega - tanto che avevano perso il loro colore origi-

nario. Le ho semplicemente ripulite fino a ritrovarne il colore e vi ho applicato una protezione trasparente”. Finito il restauro, il gruppo della Natività viene portato nel Natale del 2005 ad abbellire il presepe di Acquarica del Capo, grazie all’interesse della Pro loco che lì lo trattiene, facendone mostra nell’allestimento del locale Castello, attualmente in restauro. Della gioiosa e raffinata composizione estetica, pubblichiamo gli inediti disegni preparatori di mano dell’autore.

I pastori, Gesù Bambino, Giuseppe e Maria, i magi. I disegni preparatori della Natività su lamiera di ferro di Norman Mommens


//Cultura //Giovani editori //Grazia Manni

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uando nacque, 23 anni fa, attirò attorno al primo prodotto editoriale, la rivista “L’immaginazione”, una rete di relazioni che continuano ancora oggi. Da quel momento la storia di Manni Editori è stata una continua evoluzione. Dieci anni fa, ha iniziato un’attività di sviluppo societario e organizzativo, aumentando la produzione: circa 130 volumi all’anno. Amministratore unico dell’azienda è Grazia Manni. A lei abbiamo rivolto le nostre domande.

il mio segno è un plus DALLA LETTERATURA D’AVANGUARDIA FINO AL “PUNTOG”, L’IMPEGNO SUL CAMPO DI MANNI EDITORI “L’APPOGGIO DELLE ISTITUZIONI VERSO L’ATTIVITÀ EDITORIALE È POCO. RARAMENTE QUALCHE ENTE PUBBLICO ACQUISTA DELLE COPIE DI UN LIBRO, SPESSO DI UN CONCITTADINO. SONO POCHE LE ISTITUZIONI LOCALI CHE INVESTONO IN CULTURA. QUANDO LO FANNO, CI CHIEDONO PROGETTI DI RICERCA SU AUTORI O REALTÀ LOCALI”

di Vittoria De Luca

Ci racconti brevemente la storia di Manni editori. Qual è la sua mission? È nata nel 1984 da Piero Manni e Anna Grazia D’Oria. Per anni la produzione è stata prevalentemente letteraria. Da circa dieci anni, si sono aggiunte collane di saggistica, di intervento socio-politico, filosofia, attualità, testi per ragazzi che alternano nomi importanti del secondo Novecento a giovani autori. Quest’anno è nata ‘PuntoG’, una finestra sulle nuove tendenze letterarie”. Organizzate anche corsi di formazione. Quali figure professionali nell’editoria e in particolare in quella salentina sono maggiormente richieste? “Sono le società di formazione che chiedono il nostro know how. Alcune figure andrebbero professionalizzate, soprattutto nell’ambito della impresa culturale e della comunicazione esterna, tramite esperienza sul campo”. Il passaggio generazionale in un’azienda (e in un’azienda editoriale) è un problema o una risorsa? “E’ una risorsa. Nella mia azienda accanto ai miei genitori, che l’hanno fondata, da doversi anni lavoriamo noi tre figli, con competenze e modi di vedere differenti ma integrabili”. Quale “plus” ha portato lei, nell’azienda di famiglia? “Competenze nuove per formazione ed esperienze lavorative. Ho contribuito a dare un’impostazione manageriale”. Può un piccolo editore vivere di editoria senza contributi? E un autore? “Teoricamente sì. Nella realtà, ci si scontra con una territorio, italiano e pugliese soprattut-

Azienda di famiglia. Grazia Manni con Piero Manni e Anna Grazia D’Oria, fondatori della casa editrice

Grazia Manni

to, con uno degli indici di lettura più bassi dell’Europa. Il mercato nazionale va verso un monopolio dei grandi gruppi finanziari che controllano le principali case editrici e le librerie. Per un piccolo o medio editore è difficile raggiungere il pubblico”. Come si sceglie se pubblicare un manoscritto? “Leggiamo ogni manoscritto che ci arriva. Da un equilibrio di valore culturale (rispondenza alla nostra linea editoriale) e commerciabilità, si decide se pubblicare il libro”. Quante copie deve vendere un libro per pareggiare i costi di stampa e marketing? “Dipende da tanti fattori. Stare attorno alle mille copie, per libri di autori poco noti, sarebbe un buon risultato”. Che aiuto concreto ricevete dalle istituzioni? “Poco. Raramente qualche ente pubblico acquista copie di un libro, spesso di un concittadino. Sono poche le istituzioni locali che investono in cultura. Quando lo fanno, ci chiedono progetti di ricerca su autori o realtà locali (penso all’archeologia industriale di San Cesario, al Comune di Leverano che ha regalato ai diciotil tacco d’Italia

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tenni una copia della Costituzione, all’Amministrazione di Zollino che sta ristampando le opere di Domenicano Tondi). Capita più spesso che ci chiedano incontri con gli autori, piccole rassegne, dibattiti, incontri nelle scuole o nelle biblioteche”. Qual è secondo lei il criterio che spinge le istituzioni a finanziare una pubblicazione preferendola ad un’altra? “Le amministrazioni scelgono qualità e diffusione. Rivolgersi ad una casa editrice piuttosto che ad una tipografia, offre vantaggi in termini di risorse umane, esperienza, promozione, che una tipografia non può offrire”. Ha stilato una “Statistica”? Ovvero: quale tipologia di pubblicazioni viene finanziata? “In genere i testi di storia locale, le monografie su personaggi locali; non il romanzo o la narrativa. Difficilmente si realizzano investimenti di sponsorizzazione su libri”. La Provincia di Lecce circa un anno fa promosse la costituzione di un consorzio di editori salentini. Si partì con la partecipazione collettiva ad una fiera. E’ un progetto che va avanti? Quale editoria è stata promossa? “Il progetto s’è fermato con la partecipazione alla mostra del libro in Egitto, quando furono messe sul tavolo proposte interessanti per sostenere l’editoria salentina. Tuttavia non credo si sia dato seguito a quelle idee”.


// Cultura //Per grandi e piccini //Letture sotto l’albero

regaliamo storie E’ IL SUGGERIMENTO DEL TACCO: NON CORSA FORSENNATA ALL’ULTIMO REGALO, MA LIBRI. CON I LIBRI REGALIAMO SOGNI. CHE COSA C’È DI MEGLIO PER INIZIARE IL NUOVO ANNO? di Marco Sarcinella

ell’editore Cosimo Lupo segnaliamo il romanzo “Eterna cosa peggiore” (1) di Tony Sozzo (2006, 10 euro). Il protagonista lotta nel suo intimo per salvaguardare il suo bisogno di autenticità e la propria irrinunciabile libertà di stare al di là degli schemi e delle consuetudini, arido terreno di una impoverita socialità. E’ la storia di chi, consapevole della propria diversità, sceglie l’indifferenza, autoescludendosi in una vita votata alla solitudine e alla scrittura. Una interessante novità è “Il vitello d’oro. L’altra faccia della storia” (2) di Orio Nardi edito da Salpan (2007, 16 euro). L’autore ripercorre la storia del Cristianesimo dalle origini, ponendo attenzione ai rapporti via via instaurati con le altre religioni e le ideologie rivoluzionarie di massa, con (1) un riferimento particolare alle sette segrete.

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nche quest’anno i lettori del Tacco non rimarranno senza libri sotto l’albero di Natale. Nonostante sia difficile fare delle scelte in un panorama editoriale ricco di novità come quello salentino, noi ci abbiamo provato, nella speranza di aver accontentato tutti i gusti letterari.

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L’editore Congedo ha recentemente pubblicato una raccolta di 16 brevi interventi dello studioso Francesco De Luca relativi a seminari di studio e di approfondimento, mostre documentarie e presentazione di opere a stampa di autori salentini contemporanei dal titolo “Incontri salentini” (3) (2007, 12 euro). Da tali interventi emerge come la sinergia venutasi a creare tra operatori accademici e operatori di istituzioni cittadine, abbia consentito di conoscere in maniera sempre più approfondita e in un contesto nazionale ed europeo la storia peculiare della provincia di Terra d’Otranto. Per i più piccoli segnaliamo “Il fumetto a fumetti. Guida pratica all’arte d’inventare storie disegnate” (4) di Enzo Ferramosa, edito da “Edizioni dell’Iride” (1999, 5,20 euro). E’ un libro molto stimolante in cui l’immaginazione del bam-

bino è attivamente coinvolta a prendere posizione, analizzare e sintetizzare, imparare le tecniche del fumetto compiendo le necessarie operazioni logico-fantastiche. Novità imperdibile per chi desidera approfondire la conoscenza della tradizione orale salentina è “Le cicale” (5), edito da Kurumuny (2007, 12 euro). Il volumetto a cura di Luigi Lezzi, studioso impegnato nel recupero della musica salentina di tradizione orale, nasce dall’intuizione che il canto salentino a “para uce” è analogo al verso delle cicale. Lezzi si sofferma sulla descrizione dettagliata della struttura grammaticale del canto salentino “a para uce” e introduce inoltre il contesto politico-culturale in cui si è sviluppata l’attività di ricerca etnografica degli anni ’70, evidenziando come alla base ci fosse la precisa idea della “necessi(3) tà della riscoperta e della valorizzazione del patrimonio culturale delle classi subalterne come argomento da contrapporre all’egemonia storica della classe borghese”.

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Besa pubblica una raccolta di versi di Stefano Cristante, sociologo e studioso dei fenomeni politici, nonché direttore dell’Osservatorio di comunicazione politica (Ocp) presso l’università del Salento. Le sue “Visite Inattese” (6), (2007, 12 euro), presentano una struttura compositiva varia, i cui contenuti rimandano per molti aspetti ai “Fiori del male” baudelairiani. Il romanzo di Marcello Sacco “Il trapasso” (7) è un’altra rilevante novità Besa 2007. L’autore è nato a Lecce nel 1971, ma vive e lavora a Lisbona e questo è il suo primo romanzo; in passato ha tradotto, sempre per Besa diversi libri di autori portoghesi. “Il trapasso” è la storia di un’attrazione impossibile tra un teppista da stadio e una ragazza di “buona famiglia”. La madre di quest’ultima, docente universitaria e dirigente del MSI a livello locale e nazionale, si trova a gestire il suo mutamento da piccolo partito a partito leader della nuova destra, capitanata da Silvio Berlusconi, fresco vincitore

delle elezioni politiche del 1994. Per lei le possibilità di carriera si aprono oltre l’immaginabile, ma proprio per questo qualcuno le consiglia di rivedere non solo la sua base elettorale ma anche le frequentazioni del suo palazzo di famiglia. Tra le meno presentabili vi sono quelle di certi amici dei figli, e così, come spesso accade l’attrazione proibita rischia di sfociare in amore. Le Edizioni Del Grifo pubblicano il romanzo di Chiara Martino dal titolo “Misteri in vacanza” (8) (2007 15 euro). Lavinia, Violante, Clara e Marina sono quattro ragazze alla ricerca di emozioni, i cui destini, casualmente intrecciati, danno vita ad una salda amicizia fondata sul comune interesse per l’investigazione. Alcuni intricati misteri coinvolgono le protagoniste mettendo alla prova il loro spirito di ricerca; un linguaggio fresco ed un ritmo incalzante caratterizzano la narrazione conferendole un tono brioso e vivace. Infine, anche se non è una novità, la “Storia della Massoneria in Terra d’Otranto” (9) di Mario

de Marco, edita sempre da Del Grifo (2006, 25 euro)è uno di quei libri che non possono mancare nella propria biblioteca. E’ un testo importante dal momento che scarsi sono gli studi sulle Logge Massoniche locali. Dopo anni di ricerca, l’autore ha recuperato centinaia di documenti che, ora, studiati e pubblicati per la maggior parte offrono un’idea precisa di quella che è stata la vita delle logge massoniche in Terra d’Otranto dal 1860 sino ad oggi. Finiscono qui i nostri consigli librari. A tutti i nostri lettori buone feste e buona lettura. (9)

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//Il racconto

la rosa di natale

di Gino Pisanò

(pubblicata su “La fera”, Lecce 13/24 dicembre 1998)

“Mitte sectari rosa quo locorum…”, diceva, ed io, ancora fanciullo, dovevo continuare “sera moretur”. Non che sapessi cosa volessero dire quelle parole in latino, ignaro com’ero, né presago del mio destino. Ma… mi aveva spiegato che un certo Orazio, antico poeta, il giorno del proprio compleanno, nell’autunno maturo, aveva dispensato il suo zelante servetto dal cercare dove ancora s’attardava a fiorire la rosa. Io non capivo il senso di quel discorso, se proprio noi, lui ed io, in prossimità del Natale, anzi proprio la vigilia, dovevamo recarci in una nostra campagna, che si trovava a due tiri di schioppo dal paese, per cercare una rosa tardiva da deporre sul presepe, nella piccola grotta santa. E doveva essere rossa, perché il rosso – diceva – è il colore del Natale e il simbolo di un ardente amore. Mia madre, a dire il vero, s’infastidiva un po’ quando, puntualmente, ogni anno, si ripeteva il rito. Protestava mitemente, ma invano, per questa sua “fissazione” (non tante rose in giardino, aggiungeva) e non le bastava l’animo di vedermi tornare infreddolito, per quanto ben coperto e felice di salire (io solo, il primogenito, chè i fratellini restavano a casa) sulla vecchia “balilla”. La “missione” si compiva nel vespro inoltrato, al tramonto, perché – mi diceva – quello era l’ultimo dell’anno, secondo gli antichi, e il nuovo giorno avrebbe portato

foto dell’anno

una nuova luce. Insomma, dovevo ubbidire. Ed io ero contento di farlo. Passarono gli anni. Vennero i tempi del liceo, riconobbi l’Orazio della saffica I, 38 (Persicos odi, puer, apparatus/[…]/ mitte sectari ecc.). Poi gli studi universitari e tutto il resto. Intanto quell’usanza natalizia era caduta in prescrizione. Il presepe no. Ma, per quanto grande e pittoresco (sia detto in lode dei miei fratelli minori che, nel suo allestimento, avevano “surrogato” lui, ormai stanco e per molti anni depresso) non era il presepe pionieristico di una volta. La rosa? Non si raccoglieva più. Anche la memoria, in me, era appassita. Lo scorso anno, il primo Natale dei miei cinquanta senza di lui, nell’ampia, serale solitudine della casa paterna (mia madre ormai vecchia e sempre più sola), non luccicavano le stelle del presepe. Era il momento della compièta. Fu allora che, quasi un sussurro giunto da un mondo lontano, io risentii: “Mitte sectari rosa quo locorum…” con tutto quel che segue. Era l’alba quando mi recai nella vecchia campagna, immota, come un tempo, ed eguale. Tra le siepi dell’antico, incolto roseto, una piccola rosa s’attardava a morire. Io la raccolsi. Gesù mi aveva perdonato: non era per Lui, ma per mio padre, testimone un pietoso e freddo cipresso.

raverso l Salento att e d e n o zi o tiva la prom Lecce. Posi Bellucci acin ema fiction e

Com’era

Come è Parco naturale di Ugento. I lavori per la costruzione dell’albergo Orex continuano. Un ecomostro in piena zona umida protetta


// Un mese in una pagina

// questione di look Tagliati gli aerei, tagliati i treni. Il Salento taglia i ponti con il resto d’Italia e naviga verso acque buie e tempestose. E il “grande Salento” che cosa fa? Zitti e mosca. Nulla importa a Brindisi e Taranto, nessuna protesta, nessuna alzata di scudi per i gravi danni subiti dai “cugini” salentini. Come a dire: “Il grande Salento? Ma lo sapevamo, sotto sotto, che era tutto fumo e niente arrosto”.

IPSE DIXIT

SE NE PARLA SE NE PARLA SE NE PARLA Questione di lungimiranza

“Mi sarebbe piaciuto aderire al Pd ma per scrupolo, essendo il presidente di tutta la coalizione, ho preferito tenermene in disparte. E’ un mio sacrificio istituzionale”. Giovanni Pellegrino, presidente Provincia di Lecce Nuovo Quotidiano di Puglia, p.13, 7 novembre 2007 Giuseppe Venneri e Vincenzo Barba

“Il presepe lo faccio io stessa, ogni anno, con le mie mani”. Adriana Poli Bortone, vicesindaca di Lecce Il Corriere del Mezzogiorno, p.5, 8 novembre 2007 “Quando nel ’98, ancora ragazzino, sentivo parlare del raddoppio della tangenziale, mi sembrava una chimera. Sono contento di essermi sbagliato”. Paolo Perrone, sindaco di Lecce Nuovo Quotidiano di Puglia, p.13, 10 novembre 2007 “E’ la mia prima volta. Sono emozionato”. Michele Emiliano, segretario Pd pugliese Nuovo Quotidiano di Puglia, p.5, 10 novembre 2007 “Alessandra Pizzi è brava, onesta, proficua, competente, stacanovista, disponibile, senza insofferenze nel soddisfare i mandati che le affidavo, da sindaco. Ed è anche una splendida ragazza”. Vincenzo Barba, ex sindaco di Gallipoli, senatore di Forza italia La Gazzetta del Mezzogiorno, p.24, 18 novembre 2007

“Chi ha tempo non aspetti tempo”, recita un noto motto popolare. E così hanno fatto, nelle ultime settimane, Vincenzo Barba e Giuseppe Venneri, entrambi ex sindaci di Gallipoli. I quali, mentre nell’aria si respira l’odore delle pittule natalizie, hanno pensato di guardare oltre. Al Carnevale, per la precisione. Con toni non proprio di festa, ognuno di loro ha rivendicato il merito di aver inserito la manifestazione gallipolina nel circuito delle lotterie nazionali. Ma, dati i toni polemici da campagna elettorale, non staranno i due ex guardando ancora oltre, ovvero non all’inverno carnevalesco ma alla primavera di passione?

Cronaca di un trasloco annunciato Hanno provato con tutte le forze ad apporsi alle intenzioni dell’amministrazione comunale, ma è servito a poco: i giocattolai che con le loro pagode hanno animato, fino allo scorso Natale, il mercatino di via Cavallotti, a Lecce, quest’anno dovranno spostarsi in piazza Schipa. Le contrattazioni sono state lunghe e a volte concitate; i commercianti avevano annunciato occupazioni e proteste più o meno violente, ma poi hanno ceduto Mercatino natalizio al buon senso ed accettato la novità. Quelli che hanno trovato posto, ovviamente. Perché qualcuno, nello spostamento, è stato escluso dai giochi, dal momento che nella nuova sistemazione non c’è posto per tutti. Selezione all’ingresso, anche a Natale. Del resto, da Palazzo sono stati chiari nell’annunciare severi controlli sugli articoli in vendita al fine di tutelare il rispetto della tipicità della fiera. Che sarà bella, hanno assicurato, luminosa ed innovativa. Peccato, non per tutti.

Casarano&associati. Ritorno al futuro Ci pensa il Sud Salento a guarire ciò che Angela Barbanente, assessora regionale all’Assetto del territorio, ha definito “un cancro che corrode il governo del territorio e non punta all’efficacia dell’azione amministrativa”. Ovvero i tempi lunghi delle pubbliche amministrazioni. L’Area Sistema di Casarano&Comuni associati è stata infatti indicata dalla stessa Barbanente come uno dei tre poli regionali di sperimentazione della Conferenza dei servizi telematica. E proprio nella sede della società consortile, presso la zona industriale di Casarano, si è tenuta, Remigio Venuti lo scorso 14 novembre, la tanto attesa sperimentazione. Accolta con orgoglio da parte di Remigio Venuti, sindaco del Comune capofila di Area Sistema, che ha indicato l’uso della tecnologia come ormai imprescindibile ai fini della partecipazione e del controllo dei cittadini sulle scelte pubbliche. il tacco d’Italia

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//Controcanto

di Luisa Ruggio*

bilancio semiserio di fine d’anno, tra cotognate d’ipocrisia e parole intrappate TELEVENDITE SPACCIATE PER NOTIZIE, POLITICI IN OFFERTA SU CARTELLONI SEIPERTRE, SCANDALI SU YOUTUBE E SALENTO SUL GRANDE SCHERMO. QUELLO CHE NON VA E CHE È SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI E SULLA BOCCA DI POCHI

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olendo fare una specie di bilancio, tra le righe, è stato un anno di questioni rimaste aperte. Dell’ultima ora la lotta contro i tagli di Trenitalia che rinforza il fantasma evergreen della nostra marginalità. Endemica. Specie quando non è proprio quel punto di forza tanto sponsorizzato da Vendola se si tratta di tessere le lodi de “La Notte della Taranta”. Monsieur le President, col suo piglio alla Nichi, ha per le mani la patata bollente dei rifiuti e altre “cosette”. Per il momento un’impresa è stata fatta, vedi alla voce Salento-set e apparizioni Bellucci-Marceau ( “… vedo la Madonna!”); pure Vendola si è dato al cinema per le ragioni della focaccia, si tratta di un film ispirato alla vera storia di un fornaio di Altamura che ha mandato a casa il gigante del fast-food Mc Donald’s, a colpi di prodotti di casa nostra. D’improvviso, a turbare il pacifico rito dello zapping o delle notizie sfogliate in dodici mesi, ci sono stati quei momenti di genialità tutta salentina. Si tratta, ovviamente, di comicità involontaria. Tragicamente involontaria. Come il fatto che (siccome non c’era riuscito per bene Tito Schipa) Lecce è balzata agli onori della cronaca nazionale – quando nessuno se lo aspettava – per via del video della sexy prof. di Monteroni. E così siamo sbarcati pure sulla luna di Youtube. Notizie spettacolari, come il tira e molla sulla colonna di S. Oronzo tra Lecce e Brindisi. Il Premio Barocco estirpato dal porto di Gallipoli e catapultato nel capoluogo salentino dove gli applausi sembravano persino un po’ fuori luogo visto che, alla fine, a beccarsi la statuetta sono sempre quelli che col territorio non c’entrano niente. Facce di politici e aspiranti tali, nel valzer dell’ultima tornata elettorale. C’è stato un momento in cui i cartelloni di propaganda stavano così addosso agli elettori da alimentare persino scommesse sull’ipotetico dentifricio di questo o quello/a. Ci sono sempre, come in ogni annata che si rispetti, quei bei personaggi che tracimano fuori dalle copertine dei giornali locali, come dipinti del Caravaggio che

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pretendono di stanare chi legge, fuori dalla finzione, dentro la realtà. Con la stessa tecnica di quei Lupin degli appartamenti-bene che sono stati capaci di svaligiare persino la casa della Poli Bortone. Alcuni sono ballisti di professione. Dietro i sit-in di protesta, dietro ogni cassa integrazione, ogni sciopero, ogni taglio del personale, ogni inghippo, c’è una faccia di gomma pronta a rilasciare le solite dichiarazioni incomprensibili, con parole abilmente intrappate. Tutto questo accanto ad altre cose salentine che sono come il gorgonzola o la ricotta forte (giusto per restare coi piedi in Terra d’Otranto) ma c’è chi si ostina a chiamarle notizie. E invece: telepromozione si chiama. C’è chi la odia. C’è chi la ama. Anche questo fa rima con Salento. Insieme agli scandali sui conflitti d’interessi, la mucillagine, l’emergenza casa, i soliti noti indagati a più non posso e Lodeserto che, dopo i fatti giudiziari, ha annunciato di voler lasciare la città barocca (pure Madame Bovary l’avrebbe detto, n.d.r.). E’ insopportabile, talvolta, il dilagante atteggiamento romanzesco dei media; certi necrologi, certa fittizia commozione umanitaria fatta passare per sensibilità di un candore meraviglioso. Tutta quella cotognata d’ipocrisia. A Lecce (in B per il secondo anno consecutivo) il mercatino di Natale fa discutere come una guerra tra bande rivali. Ha riaperto l’Alvino ma forse era meglio prima, quando conservava su tutti quel gusto retrò, ora sembra un bar per fighetti da penisola d’acqua che si dedicano al dimesso sforzo di passare le dita da un pulsantino all’altro del telefonino con la suoneria di Psyco. Voluttà irrefrenabili. E cose salentine. Sta di fatto che abbiamo pure una fiera del libro, ci viene Catherine Spaak come ospite di grido, ha scritto un libro pure lei. Uno di quei libri di cui si sentiva molto la mancanza. Anche se non si sa cosa c’azzecca. E’ tutto un gran bailamme. Mentre qualche altro che ha fatto la differenza se ne va, per una volta senza

la valigia di cartone, come Scarlino, avanguardista dell’imprenditoria salentina, partito insieme a un gruppo di grandi per il paradiso. Poi, si torna nel Salento. Nonostante tutto. Quello che non va lo vedi, lo senti, lo sai. Qualche volta, riesci persino a dirlo. *redattrice Canale8, scrittrice

CHI HA FIRMATO CONTROCANTO

Vincenzo Magistà Direttore “TgNorba”

Rosanna Metrangolo Caporedattore“Nuovo Quotidiano di Puglia”

Mimmo Pavone Direttore responsabile “Il Paese nuovo”

Vincenzo Maruccio Giornalista “Nuovo Quotidiano di Puglia”

Roberto Guido Direttore “quiSalento”

Lino De Matteis caposervizio “Nuovo Quotidiano di Puglia”, vicepresidente regionale Assostampa

Marco Renna “Studio 100 Lecce”

Tonio Tondo Inviato “La Gazzetta del Mezzogiorno”

Renato Moro capocronista “Nuovo Quotidiano di Puglia”

Gabriella Della Monaca coordinatore TG NORBA GRANDE SALENTO

indovina chi è

“bestiario pubblico. ovvero: come nascono nuovi improbabili personaggi sulla scena”

il tacco d’Italia

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Dicembre 2007


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