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EDITORIALE

Fitto contro De Matteis. zx di Maria Luisa Mastrogiovanni

Il Governatore, il libro-inchiesta scritto ed autoprodotto da Lino De Matteis, caposervizio del “Nuovo Quotidiano di Puglia”, uscì all’indomani della pubblicazione, in anteprima su “Quotidiano”, di un estratto della sua introduzione. Era il 12 novembre 2004 e in una lettera inviata al direttore del giornale, Raffaele Fitto, allora presidente della Regione Puglia, in scadenza di mandato, annunciava l’avvio di un’azione legale contro l’autore: evidentemente reputando diffamatorio il libro, prima ancora di averlo letto. Gli organismi di categoria (Assostampa regionale e Fnsi nazionale) chiamarono tale annuncio con il suo nome: “censura preventiva”. Pochi giorni prima delle elezioni regionali, il 24 marzo 2005, superati abbondantemente 90 giorni dall’uscita del libro (tempo concesso per legge per presentare la propria querela), la querela viene depositata in Tribunale. Il 9 maggio 2005 viene fatta la notifica all’imputato; il 20 dicembre 2005, in meno di mezzora, il gip, accogliendo integralmente i capi d’imputazione selezionati dal pm, dispone il rinvio a giudizio per il 28 marzo 2006 davanti al giudice monocratico Fabrizio Malagnino. Il rinvio (in relazione al reato di cui all’art. 595, commi primo, secondo e terzo c. p. e 13 L. n. 47/48) è relativo ai seguenti capi di imputazione, finora mai pubblicati: …“il sentimento di pietosa solidarietà che all’inizio ha alimentato la favola del “povero orfanello”… (pag. 8) … dietro la faccia giovane e pulita che sull’onda di quella favola ha incantato tutti e legato le mani a maggioranza ed opposizione, si muove in realtà un partito degli affari in un connubio indissolubile di pubblico e privato, si muovono interessi ingenti di lobby economiche che stanno occupando le istituzioni e mettendo a rischio la stessa democrazia in Puglia… (pag. 8) …era passato direttamente dall’agiatezza del figlio di buona famiglia, ricca e benestante, agli scranni della Regione. La miseria era qualcosa che non gli apparteneva ed è con questa sua insensibilità che trattò la vicenda delle centinaia di lavoratori socialmente utili (Lsu) rimasti senza lavoro e senza prospettive di occupazione… (pag. 89) …Fitto fece anche quella (nomina) di direttore dell’Arpa. Uno di famiglia avrebbe dunque controllato un settore strategico

Un paradosso tra cronaca e semiotica come quello dell’ambiente, che poteva interessare molto la Copersalento, il sansificio gestito a Maglie dall’altro cugino, Raffaele Rampino…con Fitto che, oltre a governare la Puglia, era anche commissario straordinario per l’emergenza ambiente e lo smaltimento dei rifiuti e con il cugino Alfredo Rampino, alla direzione dell’Arpa, il controllo del settore in Puglia era completamente nelle mani di Fitto… (pag. 198) … in quelle intercettazioni telefoniche Raffaele Fitto sarebbe stato citato almeno in una circostanza. Il governatore appare sullo sfondo delle vicende come una figura immanente, come un grande fratello che sa tutto ed al quale viene riferito ogni cosa… (pag. 251) … dove il “conflitto d’interessi parentale” assume contorni ancora più definiti è con la “svendita” a prezzi di saldo da parte della Regione di propri beni a vantaggio di una società amministrata da un parente del governatore”… (pag. 274). Questi passaggi, tutte opinioni e valutazioni politiche da inquadrare nel contesto del racconto, sono basate su fatti oggettivi, accaduti, inoppugnabili, ampiamente noti e riportati dai mass media. Ma all’epoca della loro pubblicazione sui giornali, non ci risulta che abbiano fatto infuriare l’ex presidente della Regione. Che cosa c’è di infamante, per esempio, nel dire che un settore strategico come quello dell’Ambiente, con la nomina di suo cugino Alfredo Rampino alla direzione dell’Arpa, di fatto era nelle mani di Fitto (a sua volta commissario straordinario per l’emergenza ambientale)? Non è forse evidente? Constatazione di fatti, riportati Il tacco d’Italia Il mensile del basso Salento Anno II - n. 22 - gennaio 2006 Iscritta al numero 845 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 27 gennaio 2004

con acute valutazioni: tanto ci sembrano i capi d’imputazione. Possono tuttavia, le stesse informazioni, organizzate in forma di racconto e unificate nella struttura del libroinchiesta apparire, al personaggio-Fitto, infamanti? Non più polverizzate nella cronaca del quotidiano, che ne discioglie il senso, anche solo mettendole l’una affianco all’altra, le notizie riescono a dare una visione d’insieme dei fatti, aiutano il lettore a sviluppare una propria opinione sugli accadimenti e sul personaggio-Fitto. Sempre rimanendo sull’esempio: se un giorno si dà notizia della nomina di Rampino a direttore dell’Arpa, un altro dell’assunzione da parte di Fitto del ruolo di Commissario per l’emergenza ambientale, un altro si pubblica un’intervista a Rampino e, nella breve nota biografica si dice che è cugino di Fitto (e magari in una scheda sulla famiglia, si fa un focus sul sansificio di Maglie), sicuramente Fitto non avrebbe nulla da eccepire. Ma tutte queste notizie, messe insieme, possono diventare capi d’imputazione? L’argomento meriterebbe una trattazione semiotica sul “significante” e il “significato” a seconda del “contesto”, ma appassionerebbe me e altri pochi cultori. La risposta, paradossale, che potrebbe soddisfare la semiotica ma annulla la libertà d’informazione e d’opinione, risiede invece nella costituzione di parte civile di Fitto: per “i notevoli danni di natura morale, considerato anche che la sua presentazione è avvenuta…in periodo di campagna elettorale”, ha chiesto “il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti all’entità ed alla gravità dei fatti” e inoltre “la condanna…al pagamento di una provvisionale nella misura di euro 100.000/00 (centomila)”. PUBBLICITÁ: marketing@iltaccoditalia.info - tel. 347 4013649

DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Luisa Mastrogiovanni

Unione Stampa Periodica Italiana Tessera n° 14705

HANNO COLLABORATO: Mario Maffei, Antonio Lupo, Laura Leuzzi, Antonella Coppola, Adolfo Maffei, Paolo Vincenti, Margherita Tomacelli, Marco Sarcinella, Francesco Ria, Marco Laggetta, Enzo Schiavano, Mirko Vitali

IMPAGINAZIONE GRAFICA E STAMPA CARRA EDITRICE Zona Industriale - Casarano (Le)

COPERTINA: Illustrazione di Paolo Guido FOTO: dove non segnalato, archivio de “Il Tacco d’Italia” REDAZIONE: p.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano Tel./Fax: 0833 599238 - sms: 329 1276931 E-mail: redazione@iltaccoditalia.info

ABBONAMENTI: 15,00 e per 12 numeri c/c n. postale 54550132 intestato a Nerò Comunicazione Piazza Diaz, 5 - 73042 Casarano www.iltaccoditalia.info IL PROSSIMO NUMERO IN EDICOLA IL 1° MARZO 2006

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LETTERE

z LE MANI SULL’INFORMAZIONE

“RTS è clandestina”

La copertina del numero di dicembre del Tacco d’Italia

La Legge Legge 8 febbraio 1948, n. 47 Disposizioni sulla stampa art. 5. Registrazione. Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi. 16. Stampa clandestina. Chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall’art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire 500.000. (la valuta delle 500mila lire è del 1948, anno della legge. N.d.r.)

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Abbiamo chiesto a Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Lombardia, un parere tecnico su quello che il Tacco d’Italia ha scoperto a proposito di due reti televisive locali, Telerama ed RTS, delle cui irregolarità abbiamo dato conto all’interno dell’inchiesta “Pagliaro, l’impero virtuale” pubblicata sullo scorso numero. Quell’inchiesta ha fatto il tutto esaurito in tutta la provincia, dando spunti alle conversazioni per strada, sotto l’albero di Natale, intorno ai tavoli di baccarà, man mano che si spargeva la voce…e le fotocopie. Le confidenze, le rivelazioni, i grazie accorati, hanno riempito le nostre orecchie fino a coprire i toni sinistri di alcune telefonate, quando ci sono giunte. La domanda più frequente è stata: “Perché un’inchiesta sul Gruppo Mixer media management”? La risposta: “Perché no? Non dovrebbe essere ‘normale’ che un giornale scavi dietro la facciata”? E’ ciò che abbiamo fatto nell’inchiesta sull’Edisu di Lecce, quando abbiamo denunciato le irregolarità nella lunga “prorogatio” del Consiglio di amministrazione presieduto da Giovanni Garrisi: a causa della prorogatio diventavano “nulli” per legge tutti gli atti del Consiglio degli ultimi due anni, quantificabili in 12 milioni di euro. Nessuno si è chiesto perché lo abbiamo scritto. Nell’inchiesta sul futuro parco regionale di Ugento uscita in quattro puntate (a pagina 12 la quinta) abbiamo denunciato l’avvio di lavori infrastrutturali finalizzati alla costruzione di un complesso turistico da 800 posti letto, senza concessione edilizia, in piena zona umida e sotto tutela ambientale. Nessuno si è chiesto perché lo abbiamo scritto. Nell’inchiesta sul Gruppo di Paolo Pagliaro, tra le altre cose, denunciavamo il fatto che RTS da due anni manda in onda un telegiornale non registrato al Tribunale di Lecce, mentre Telerama in innumerevoli occasioni pubbliche, durante le trasmissioni, nel gobbo di chiusura del telegiornale, scriveva (ora non più) che il direttore è Gabriella Della Monaca mentre in realtà, da ben 12 anni, è Max Persano (tanto risultava al Tribunale di Lecce il 17 novembre scorso). La domanda posta a Franco Abruzzo era: “RTS è fuori legge”? La risposta è arrivata concisa e inequivocabile, lontana, anche geograficamente, da qualunque influenza. zx M.L. M. “Cara Marilù, la risposta è nell’articolo 32 del dlgs 177/2005. C’è un obbligo di legge dal 1990 (legge 223), che impone la registrazione anche delle testate radiotelevisive. Ed è ineludibile. In caso contrario, la testata tv è fuori legge ed è assimilabile alla stampa clandestina (art. 16 della legge n. 47/1948 sulla stampa). Cordiali saluti” prof. Franco Abruzzo presidente Ordine Giornalisti Lombardia


LETTERE

LE MANI SULL’INFORMAZIONE z

Pubblichiamo solo alcune delle lettere, o parti di esse, giunte in redazione. Tutte firmate.

suo trend legati alla lodevole campagna a sostegno di chi soffre? Eppure è una domanda semplice, che non è diffamatoria e che ci abitua a dirci le cose così come stanno, che serve a fare chiarezza, a smentire le nostre cattiverie e che aiuta soprattutto a nominarci fuori dalle citazioni inutili perbeniste. Tutto questo avete fatto. Con dovizia di particolari, riferimenti, dati. Un lavoro lungo e difficilissimo, immaginiamo, che prelude ad altre inchieste coraggiose nel rispetto del Giornalismo-Inchiesta e della libertà di stampa d’altri tempi. Grazie. zx Lettera firmata da un “cronista provinciale”

Avete fatto quello che un “normale” giornale dovrebbe solitamente fare. Ma adesso ci aspettiamo lo facciate con tutti. E con tutto. Ci serve. Perché avete fatto una cosa che “normale” non è. Avete scritto l’Inchiesta. Nomi, cognomi, date, tutto quanto. L’Inchiesta, parola che ammutolisce nessuno se pronunciata nei corridoi di una procura. Ma che non sarebbe presa nemmeno in considerazione dentro un comune giornale di provincia lasciato blindato dai papà fuori per affari. Di queVorrei fare i complimenti per Avete fatto una cosa che sta provincia parliamo. L’Inchiesta, a l’inchiesta Pagliaro. Manca“normale” non è. Avete scritto vano questesuinchieste Lecce, e oltre le mura, a saperla fare, nella noti mette in cattiva luce con gli edito- l’Inchiesta. Nomi, cognomi, date, stra terra, che fanno luce su ri, imbarazza il direttore che non vuopunti oscuri che molti fanno tutto quanto le guai e poi ci sono gli inserzionisti. finta di non vedere. Da queste parti l’Inchiesta rischia di zx Lettera firmata farti diventare il rompicoglioni di turno, un po’ andato, sfigato, sempre squattrinato, mai saputo cosa è lo stipendio fisso, che si incatena sotto la colonna di Ce l’ho. L’ultimo numero del Tacco è qui e sto leggendo Sant’Oronzo e che come nel film “Nuovo cinema paradiso” si l’inchiesta. FANTASTICA!!!!! C’è da saltare sulla sedia. lascia andare a “la piazza è mia, la piazza è mia”. Uno così, Avanti con le inchieste, ne vogliamo ancora, ancora, ancora... a Lecce, cosa vuoi che valga? Quanto una Panda. E chi sale zx Lettera firmata dentro una Panda? Invece avete fatto tutto questo. Siete saliti sulla Panda. E siete andati in giro. Va bene così. Avete risposto alle domande che in tanti, in questi anni, si sono poste, ma solo tra i pensieri o al massimo biascicandole. PerHo visto l’inchiesta su Tele Rama e gruppo. Io che sono ché poi? Una tra tutte va dritta verso “Cuore amico”, per stato dentro vi dico che corrisponde al vero. Complimenti esempio, e il suo indotto. Domanda blasfema: è possibile per il coraggio. zx Lettera firmata quantificare l’introito pubblicitario televisivo marciante e il

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Cara Marilù, ti prendo pochissimo spazio per rendere pubblica la circostanza che tanto ci ha fatto divertire in queste settimane. Molti leccesi che non conoscevano il Tacco d’Italia hanno pensato che dietro la tua inchiesta ci fosse la mia penna. Non è vero, anche se la cosa mi ha inorgoglito perché vuol dire che i lettori non hanno colto troppa differenza stilistica fra noi due ed io, come sai, ho un’alta considerazione professionale di me stesso! Confermo pubblicamente che, per ovvie ragioni di competenza e di conoscenza del personaggio, sono stato tra le fonti da cui hai attinto il tuo materiale. E che potevo fare: negarmi? zx Adolfo Maffei

A causa dell’enorme richiesta da parte dei lettori dello scorso numero del Tacco d’Italia, dove abbiamo pubblicato l’inchiesta “Pagliaro: l’impero virtuale”, abbiamo deciso di ristampare solo le pagine sul gruppo Mixer Media Management. Occhio alle edicole, dunque, dove l’inchiesta sarà distribuita in tutta la provincia di Lecce, il 1° febbraio. Nel frattempo una sintesi è on-line sul quotidiano di informazione:

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ATTUALITÀ z ANNIVERSARI

I cento anni

dei lavoratori “rampanti” PASSATO E FUTURO DELLA CGIL SALENTINA VISTA DAI SUOI PROTAGONISTI zx

di Maria Luisa Mastrogiovanni

˙ “Eravamo in sciopero e per 18 giorni vivemmo sugli alberi per sfuggire ai poliziotti e ai padroni che ci cercavano”. La Cgil secondo l’iscritto secondol’iscritto più anziano, Oronzo Garrisi

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Oronzo Garrisi

Gli occhi di Oronzo Garrisi sono due piccolissime sementi che affondano nella terra molle e rugosa. Due mondi in attesa di aprirsi in racconti, al solo accenno di una domanda. Senza premesse e introduzioni, al solo nominare la parola “Cgil” ti catapulta direttamente insieme a lui in un modo fatto di gesta eroiche, nel 1946, quando nei 18 giorni di sciopero contro i padroni della terra, lui e gli altri braccianti, trasformarono gli alberi da oggetto del loro lavoro a strumento di difesa e offesa: vi salirono sopra. Per 18 giorni gli alberi delle campagne di Caprarica di Lecce furono casa, letto, rifugio dai poliziotti che li cercavano per portarli a forza sui campi. Volevano invertire il corso della loro storia, cambiare le condizioni del lavoro e per farlo sovvertirono l’uso del principale oggetto del lavoro stesso. Questo contadino “rampante”, il più anziano iscritto alla Cgil salentina (conserva tutte le tessere fin dal 1952), più eroico dell’eroe del romanzo di Calvino, Il Barone rampante, è forse il simbolo del valore più alto del maggiore sindacato italiano e salentino: la difesa dei diritti dei lavoratori. Sono passati 100 anni dalla fondazione della Confederazione generale italiana del lavoro e nel Salento i 55mila iscritti festeggiano. I numeri parlano di trend positivi: in quattro anni circa cinquemila iscritti in più; mille e 300 vertenze individuali con una capacità di transazione del 70 per

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cento; circa mille e 200 contatti di giovani disoccupati in cerca di un “orientamento” nel panorama lavorativo salentino. Di questi il dieci per cento ha visto trasformarsi il “contatto” con il sindacato in lavoro stabile. Addentrarsi tra le categorie e le offerte dei servizi della Cgil è come passare ai raggi x tutte le declinazioni della società italiana e salentina, perché per ogni tipologia di lavoro esiste una specifica “categoria” di questo sindacato e per ogni esigenza del lavoratore (che sia dipendente, atipico, imprenditore, disoccupato) esiste un servizio ad hoc. Il sindacato dunque, alla boa dei 100 anni, cambia pelle: cambia la società, i profili dei lavoratori, cambiano le leggi, cambia la Cgil. Ci piace inaugurare il 2006 con la copertina dedicata a questo centenario, perché nel Salento e al Sud, dove lo Stato di diritto è spesso messo in discussione, con la convivenza di diversi “Stati” (leggete Maffei a pagina 46), i diritti devono essere difesi con pervicacia. Abbiamo cercato di tracciare uno schizzo della confederazione salentina, chiedendo al segretario generale Biagio Malorgio, a Salvatore Imperiale, responsabile del Dipartimento organizzazione e servizi, a Rosanna Maragliulo, segretaria provinciale della categoria dei pensionati e unica donna mai nominata in segreteria, quali saranno i principali obiettivi del sindacato salentino nel suo nuovo corso.


ATTUALITÀ ANNIVERSARI z

Malorgio: “Ecco il Salento che vogliamo” 54 anni, sposato, due figli universitari di 23 e 19 anni, laureato in Pedagogia a Lecce, da quest’anno docente nel corso universitario di “Diritto sindacale” nella facoltà di Scienze giuridiche. A parte la breve parentesi di un anno, durante la quale ha insegnato Lettere, il sindacato è stato sempre il suo lavoro. Impegnato nella Cgil dal 1980, è passato dall’esperienza di direzione nella Federbraccianti nella Segreteria della Cgil provinciale con il ruolo, tra gli altri, di responsabile di organizzazione fino al 2000. Con Biagio Malorgio, dal 2000 segretario generale della Cgil salentina, abbiamo schizzato un ritratto della sua organizzazione sindacale, ricordando successi e insuccessi, ma soprattutto cercando di capire qual è il suo ruolo sociale, alla boa dei 100 anni.

ti degli imprenditori non abbiamo avuto un atteggiamento ‘a priori’, preconcetto, ma abbiamo sempre affrontato le questioni caso per caso. Non accetto che venga mossa questa critica alla Cgil”. Le politiche europee incentivano la cooperazione e i progetti di sviluppo locale in forma di “sistema” Quali idee e ideali deve promuovere e difendere la Cgil nel tavolo della concertazione (tra Istituzioni, associazioni datoriali, ecc.)? “Le risorse del Por (Piano operativo regionale) 2000-2006 non hanno dato i frutti sperati in termini di crescita dell’occupazione. E’ prevalsa una dispersione delle risorse. Tuttavia per le politiche di concertazione è stata importante l’esperienza del partenariato per l’attuazione del Pit 9. I fondi strutturali 2007-2013 dovranno essere concentrati su alcuni assi fondamentali: sistemi industriali; infrastrutture; Università e ricerca; qualificazione e specializzazione dell’offerta; qualità dell’ambiente; turismo e politiche dell’accoglienza”. Lei traghetterà la Cgil salentina verso la boa dei 100 anni. Tre obiettivi del nuovo corso. “Uno: confermare il trend eccellente di crescita degli iscritti; due: continuare ad avere questo rapporto straordinario con i ragazzi e i giovani del Salento e con il mondo delle associazioni e del volontariato; tre: continuare a parlare al Salento ponendo al centro la nostra proposta per ‘il Salento che vogliamo’, indicandone le priorità. In questo vedo una Cgil che continua ad avere una forte identità programmatica e una fortissima autonomia”.

La Cgil compie 100 anni: qual è il suo significato oggi, tra lavoro flessibile e nuovi proletariati (come il proletariato intellettuale)? “Il sindacato, oggi, deve ripartire dal lavoro. Perché un Paese che va riprogettato deve ripartire dal valore del lavoro, dalla sua centralità. E dai saperi, perché sia sul versante della qualità del lavoro sia su quello della qualità dello sviluppo e della vita bisogna integrare innovazione e conoscenza”. Quali sono le campagne più impegnative che la Cgil salentina ha combattuto? “La Cgil salentina ha una gloriosa storia, lunga 100 anni. Rilevanti, impegnative e difficili le nostre iniziative sui diritti. In particolare la lotta contro il lavoro nero e irregolare, attuata sia a livello individuale sia attraverso campagne di sensibilizzazione per la legalità del lavoro”. La più grande vittoria della Cgil salentina in questi anni? Per primi nel Salento abbiamo insistito con proposte di merito per affermare una “competizione alta”, centrata sul rispetto delle norme contrattuali, sul valore del lavoro delle persone e sui processi di innovazione, di ricerca e di qualità della produzione. Questo per i settori del manifatturiero, metalmeccanico, del sistema agro-alimentare, dell’edilizia, del sistema dei servizi e del settore turistico”. 2000 2001 La più bruciante sconfitta? “Ci siamo opposti alla logica dei ‘bassi 50.619 51.282 costi’: lavoro sommerso o irregolare, bassa qualità della produzione. Per oltre due anni abbiamo portato avanti questa battaglia anche isolati. Purtroppo tanta parte delle Istituzioni e del sistema delle imprese non ha compreso la ‘sfida’ della ‘competizione alta’”. Spesso i lavoratori, soprattutto del Tac, hanno accusato la Cgil di avere un atteggiamento troppo conciliante nei confronti dei datori di lavoro. E’ così? “La Cgil ha sempre tenuto la bussola del merito delle questioni: quindi nei confron-

Gli Iscritti alla CGIL 2002

2003

2004

2005

52.056

53.319

54.361

54.808

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ATTUALITÀ z ANNIVERSARI

//Tasso di crescita? Costante

//Pensioni: più potere d’acquisto

Salvatore Imperiale, segretario confederale della Cgil; componente della segreteria; responsabile del Dipartimento Organizzazione e Servizi

Rosanna Maragliulo, neo eletta segretaria provinciale SPI (Sindacato pensionati italiani)

“Sono nella segreteria provin“La sensibile crescita come nuciale dello Spi fin dal primo conmero di iscritti che la Cgil ha regigresso, nel ’96; e di fatto fino a strato negli ultimi quattro anni, quel momento non c’erano mai deriva dalla capacità di predistate segretarie donne all’interno sporre un completamento del nodella segreteria provinciale del stro insediamento a livello territoSindacato pensionati. Una cateriale. Sono cresciuti i servizi offerti in termini sia qualitativi sia goria complessa, ampia e tradizionalmente maschile, anche se di quantitativi delle attività di tutela che eroghiamo dal punto di vista fatto la rappresentanza femminile all’interno dei pensionati è più fiscale, previdenziale e infortunistico. E’ cresciuta anche l’articoalta. Nella realtà, invece, la partecipazione delle donne alla vita lazione in categorie, la capacità di stare sui posti di lavoro, di politica e sindacale è ancora un po’ indietro. mobilitazione e di proposta. In quattro anni si sono aggiunti cirInfatti all’interno della Cgil, sono l’unica segretaria provinciale di ca cinquemila iscritti, attestandoci così intorno a 55mila; sono categoria. state aperte 15 nuove sedi in tutta la provincia. E’ evidente che il Sarò segretario generale e poi ci sarà anche un’altra donna, dato del tesseramento e della rappresentanza è legato non solo accanto a me. Per cui in una segreteria provinciale composta all’insediamento ma anche alla crescita delle strutture, all’aver sada tre persone, ci saranno due donne e un uomo, tanto che abputo identificare anche strutture giovani che si interessano del sinbiamo ricevuto i complimenti anche da parte del Coordinamendacato. Adeguandoci alle esigenze della società che si evolve, abto nazionale. biamo aumentato, ad esempio, come “Patronato”, i servizi fiscali, Nella vita mi occupo a tempo pieno del sindacato. Ho cominprevidenziali e infortunistici, agli imprenditori agricoli, verso le picciato a lavorare giovanissima, a 19 anni, come ferroviera. Già cole e medie imprese, per i registri d’impresa, per le successioni, le da allora ero militante nel sindacato, nella categoria dei traconsulenze amministrative e contabili. Tutto ciò, anni fa, non era sporti. Poi a seguito del processo di privatizzazione dell’ente, ipotizzabile. con il cosiddetto “esodo” di 120 mila unità, agli inizi degli anni La Cgil è cresciuta anche come Ufficio sindacale: negli ultimi ’90, sono stata pre-pensionata; il passaggio nello Spi è stato quattro anni sono state aperte circa 1300 vertenze individuali, naturale. con una capacità di conciliazione del 70 per cento. La sfida al giro di boa del Centenario? Il problema delle pensioni Al “Servizio orienta-lavoro” (SOL, ex Centro informazione disè il potere d’acquisto,poiché le pensioni non sono mai adeguate al occupati), infine, si sono rivolti circa 1.200 giovani, con un trend tasso di inflazione reale, quello corrente”. costante di crescita. Per il dieci per cento di questi ragazzi, il contatto con il SOL si è trasformato in una concreta opportunità lavorativa. La scommessa I servizi del Patronato INCA della Cgil, ora, al giro di boa del centenario, è fare in modo che tutti i servizi “comunichiPensioni/Infortuni/Maternità/DS/ VARIE no” tra loro, per offrire al lavoratore un ac2000 2001 2002 2003 2004 2005 compagnamento a 360 gradi”.

« Come “Patronato”, sono aumentati i servizi

fiscali, previdenziali e infortunistici, agli imprenditori agricoli, verso le piccole e medie imprese, per i registri d’impresa, per le successioni, le consulenze amministrative e contabili

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14.625

15.466

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IL SALENTO CHE CRESCE P R O G R E S S O S E RV I C E C G I L z

Progresso Service-Cgil: dalla tua parte I suoi cento anni la Cgil li festeggia offrendo ai suoi iscritti servizi ancora più accurati e raggiungendo risultati di grande prestigio. E’ costante, infatti, anno dopo anno (e questo dato è ancor più visibile negli ultimi cinque anni di attività), la crescita di Progresso Service Srl, la società di servizi della Cgil per la Provincia di Lecce, nata nel 1994, Pinuccio Giuri con la mission di fornire assistenza fiscale in convenzione con il Caaf Cgil. “Il nostro obiettivo primario – spiega Pinuccio Giuri, presidente della società sin dal 1996 – è offrire servizi qualificati alle tante categorie di lavoratori, pensionati e studenti. Proprio nel ‘96 – continua Giuri – abbiamo deciso, infatti, di garantire in modo ancora più professionale i numerosi e nuovi servizi sia agli iscritti che a tutte le altre figure che emergevano nel mondo del lavoro, nel rispetto dello Statuto dei diritti dei contribuenti. Progresso Service entra così, oggi, in tante famiglie del Salento, nelle piccole e medie imprese bisognose di servizi reali, per rispondere alle nuove ed impegnative sfide che i costanti mutamenti socio-economici richiedevano”. “Molte delle nostre attività – prosegue Giuri - sono rivolte alla tutela e alla difesa dei soggetti passivi d’imposizione fiscale, ed a chiarire e rendere più accessibile il rapporto con il fisco. Il contribuente con noi non è mai solo”. Progresso Service è anche assistenza sui problemi relativi all’igiene ed alla sicurezza del lavoro, attraverso un’attività di consulenza per l’applicazione del Decreto Legislativo 626 del ’94. Fornisce consulenza per l’avvio di nuove attività da parte di lavoratori, giovani e donne, iscritti o meno alla Cgil, assiste le nuove imprese dopo la costituzione e l’avvio, offre loro la consulenza del lavoro, l’elaborazione delle buste paga, la consulenza iva e la tenuta della contabilità con strumentazioni informatiche adeguate. La società di servizi della Cgil offre ad ogni singola impresa un’assistenza a 360 gradi, personalizzata e sempre in linea con le sue reali capacità competitive. Da quattro anni, poi, Progresso Service assiste anche gli studenti universitari nei rapporti con gli Edisu e le Università, negli esoneri universitari, nella presentazione di documentazione universitaria e fiscale (Ise ed Iseu). Particolarmente significativa l’espansione dei CENTRI OPERATIVI che sono passati dai 7 del 1996 ai 30 attuali. Queste strutture, distribuite in tutta la provincia di Lecce, sono abilitate all’elaborazione e la consulenza e garantiscono il con-

UNA RETE DI SERVIZI E UNA CAPILLARE DISTRIBUZIONE SUL TERRITORIO. PROGRESSO SERVICE È IL RIFERIMENTO DEI CITTADINI

tatto diretto con gli utenti e la massima rapidità nella risoluzione dei problemi. Insieme ai 76 centri di raccolta, collocati all’interno di in ogni sede comunale della Cgil, Progeresso Service dispone di oltre 100 strutture di front office, una rete capillare al servizio di lavoratori, pensionati, studenti e nuove figure professionali.

I servizi della PROGRESSO SERVICE srl I servizi fiscali: - dichiarazione dei redditi: 730; Unico; ravvedimenti operosi; ricorsi tributari; istanze di rimborso; dichiarazione ICI; calcolo bolletini ICI, contenziosi tributari - certificazione del reddito: Ise, Iseu, Red, autocertificazioni - successioni Consulenza aziendale: - lavoro, contabilità, elaborazione paghe, tenuta registri imprese agricole, tenuta libri contabili ed Iva - iscrizioni/cancellazioni CCIAA e Iva, Visure catastali Sicurezza sul lavoro: - consulenza per la gestione del servizio di tutela di igiene e sicurezza sul lavoro (d.leg. 626/94) - redazione del Piano di Sicurezza o autocertificazione - formazione ed informazione ai lavoratori - corsi di formazione per RLS, per la prevenzione incendi e sanitaria, per datori di lavoro - aggiornamenti documenti di sicurezza - gestione rapporti con gli enti pubblici (Asl, VF, Ispettorato del Lavoro, ecc) - corsi di prima formazione per RSU/RSA/delegati sindacali

Assistenza Fiscale/ISE/RED 626/Contabilità/R.I./ecc...

2000 26.136 1.360

2001 2002 2003 2004 2005 21.940 33.831 39.826 49.989 51.736 1.820 2.188 1.678 1.635 1.880

zx a cura di Nerò Comunicazione il tacco d?Italia 9


QUESTIONE DI LOOK LA CITTÀ INVISIBILE z

E così Rotundo fece quadrare il cerchio. La nuova legge elettorale costringe a fratricide lotte interne ai partiti? No grazie. Blasi ricorda a tutta la nomenklatura Ds riunita nella segreteria provinciale che le primarie non sono una trovata pubblicitaria e invita tutti alla coerenza. Minacciando dimissioni. Antonio Rotundo dà un calcio alla sua poltrona al grido di “Avanti il prossimo”. Gesto ammirevole ma doveroso: non dovrebbe essere così in democrazia? Ma in un Paese dove ciascuno si affeziona alla propria poltrona, questo è giudicato eroico e Pellegrino si inalbera. Per Rotundo si chiude una porta e s’aprirà un portoncino?

FOTOPROTESTA Il ritrovamento di quella che sembrerebbe un’epigrafe messapica in una masseria alla periferia di Taurisano potrebbe svelare nuovi dettagli sulla storia del paese ma il disinteresse collettivo rallenta l’iter dello studio del reperto. Autore della scoperta, avvenuta nell’ottobre del 2003, è Giovanni Scanderebech, architetto e pittore di Felline, con studio a Taurisano. Da allora a poco sono valse le continue pressioni ad intervenire da questi rivolte ad amministrazione comunale e Sovrintendenza. Solo un anno fa, il Comune di Taurisano ha inviato una lettera alla Sovrintendenza nella quale richiedeva un sopralluogo che facesse luce sulla natura del ritrovamento. Ma quella lettera non ha mai avuto risposta. “Io credo che si tratti di un’epigrafe messapica – afferma Scanderebech – ma non posso averne la certezza. E’ necessario l’intervento degli esperti. Lamento un

grave disinteresse innanzitutto da parte della Sovrintendenza, ma anche del Comune che avrebbe dovuto sollecitarla in modo più insistente”.

La supposta epigrafe messapica rinvenuta alla periferia di Taurisano

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di Enzo Schiavano

Casarano cerca idee per rinascere La crisi del settore calzaturiero, comparto trainante dell’economia di questa città e dell’intero territorio salentino, non ha messo in ginocchio solo tanti imprenditori e migliaia di famiglie, ma l’intera comunità. Da alcuni anni Casarano è una città depressa e depressi sono i suoi abitanti. C’è chi si lamenta perché non fa affari; chi rivendica un nuovo lavoro; chi desidera più attività culturali; i tifosi rivogliono la squadra di calcio in serie C1. Casarano è una città in crisi. Non ci sono dubbi. Lo percepisci nell’aria e lo senti in ogni discorso. Ha urgente bisogno di riprendersi. Ma come si risolleva una città in crisi? Un metodo sperimentato con successo in tante altre realtà, anche di recente, è fare di un edificio nuovo, il nuovo simbolo cittadino. Pensiamo a Bilbao dove la drammatica crisi del settore siderurgico è stata la spinta per costruire un contenitore d’arte che è già in sé un oggetto artistico: il museo Guggenheim. Oppure, per rimanere nel nostro metro quadrato di terra, guardiamo a Gallipoli e al nuovo mercato ittico. Ancora presto per valutarne le ricadute economiche ma in sé già simbolo di rinascita. In poche parole, anche per Casarano serve un’idea. Quella più battuta negli ultimi tempi è stato il rilancio del centro storico attraverso il recupero dei suoi palazzi (due esempi? Lecce e Specchia). La riscoperta di “Borgo Terra”, la sistemazione di edifici di proprietà

comunale del centro cittadino, il programma di rifacimento delle facciate dei palazzi del centro storico e la conseguente chiusura al traffico veicolare potrebbero essere ottimi strumenti di rilancio della città. I cittadini e i commercianti, che attraverso il rilancio del centro storico sperano in un futuro migliore, desiderano che le piazze e le vie centrali si trasformino in un salotto. Infine un progetto che potrebbe rappresentare il simbolo di una città dinamica: quello relativo alla demolizione del vecchio Mercato Coperto e la realizzazione di una nuova struttura, a più piani, un contenitore commerciale ma anche culturale, con parcheggi custoditi sotto il livello stradale. E’ un’idea non difficile da concretizzare.

Qual è la tua idea per il rilancio di Casarano? Invia idee e proposte a: redazione@iltaccoditalia.info oppure enzo.schiavano@alice.it oppure scrivi a: Il tacco d’Italia p.zza Diaz 5 73042 Casarano oppure collegati al quotidiano d’informazione www.iltaccoditalia.info per partecipare al sondaggio.

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ATTUALITÀ

// INCHIESTA 5a parte

z L E M A N I S U L PA R C O D I U G E N T O

Tutti d’accordo

sull’ecomostro

IL PARADOSSALE EPILOGO SULL’ALBERGO OREX, IN COSTRUZIONE NEL PARCO zx

di Maria Luisa Mastrogiovanni

Ruspe e gru al lavoro nella zona umida della pineta di Ugento

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E’ fatta, il maxi albergo è in Fra due mesi scatteranno le norme dirizzo redatto dalla segreteria costruzione, in quello che, già di salvaguardia e non sarà più possibile tecnica dell’Ufficio parchi e presentato il 9 gennaio scorper legge, diventerà un parco naturale regionale. Un’oasi l’edificazione. Intanto i lavori della Orex so, durante la prima “preconcioè dove sarà vietato, per leg- vanno avanti e l’albergo a cinque stelle ferenza” (dove c’eravamo anche noi). Nonostante questo, ge, l’insediamento di nuovi si godrà il panorama nonostante si sappia che è edifici. L’oasi naturalistica solo questione di giorni per “Bacino di Ugento” è stata la nascita ufficiale del Parco, inserita il 2 dicembre scorso tra i parchi naturali previsti dalla legge 19/97. Perché il si stanno costruendo strade, movimentando la terra, coParco “Litorale di Ugento” nasca a tutti gli effetti, con le nor- struendo edifici. me di salvaguardia che ne conseguono, la Regione deve av//L’ecomostro. Si sta gettando il cemento per la costruviare un iter di consultazione di tutte le parti interessate: comune di Ugento, associazioni ambientaliste, Corpo forestale, zione dei pilastri dell’albergo cosiddetto “Orex”, un ecomostro da 800 posti letto, autorizzato dalla Regione (durante associazioni dei coltivatori. Le norme di salvaguardia scatteranno solo fra due mesi, il la scorsa legislatura, Giunta Fitto) a non sottostare alla 9 marzo, quando si dovrà obbligatoriamente chiudere l’iter “valutazione d’impatto ambientale” (V.I.A.), nonostante già delle consultazioni, le cosiddette “preconferenze dei servizi”, all’epoca, la verifica di assoggettabilità a V.I.A. fosse obblicon l’adozione da parte della Giunta dello schema del dise- gatoria per legge. La zona, in cui sta nascendo l’ecomostro, gno di legge. Solo allora saranno, per legge, vietati la costru- infatti, ricade in piena zona SIC, ovvero Sito di interesse cozione di nuove strutture, di strade, la movimentazione di munitario, riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, per l’alto mezzi pesanti sul terreno: tanto è scritto nel Documento d’in- valore naturalistico delle specie di flora e fauna lì presenti.

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ATTUALITÀ

L E M A N I S U L PA R C O D I U G E N T O z

// INCHIESTA 5a parte

« Losappio: “La Regione non può

intervenire ora. Ne nascerebbe una causa miliardaria. Se fanno un ecomostro, interverremo ex post”

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Per capire attraverso quali cavilli si sia arrivati a tanto paradosso, leggete nella “ricostruzione dei fatti”. //L’ecomostro negato. Un altro investitore, il gruppo Andidero, non ha ricevuto dalla Regione lo stesso trattamento. La proposta di costruzione di un insediamento da 400 persone ha ricevuto il “niet” dello stesso dirigente, Limongelli, che invece ha autorizzato la Orex a non sottostare alla verifica di impatto ambientale. Il progetto del gruppo Andidero dovrà sottostare alle procedure di V.I.A. (determina dirigenziale 24 giugno 2005, n. 258) per motivazioni che si contraddicono completamente rispetto a quelle contenute nella determina che riguarda la Orex. Scrive Limongelli riguardo al progetto del gruppo Andidero: “Non è da trascurare nemmeno la recente proposta di trasformare il pSIC in area protetta. A questo proposito si fa notare come già nella scheda tra i pericoli per la sopravvivenza del sito siano citati l’eccessiva urbanizzazione, l’apertura di strade e di viabilità in genere, tutte cose previste dal progetto in esame. Inoltre una ulteriore presenza di 400 persone aumenterà i rischi di incendio e di abbandono di rifiuti solidi già previsti nella scheda del pSIC”. Se questo vale per 400 persone a maggior ragione dovrebbe valere per 800, o no? Il passaggio di 400 persone che, scrive Limongelli nella stessa determina, richiede una “valutazione sull’incidenza che il transito e la frequentazione da parte di 400 e più persone al giorno durante il periodo balneare provoca sui delicati habitat che i bagnanti dovranno attraversare per raggiungere la spiaggia (pineta a pino d’aleppo, dune mobili embrionali e vegetazione annua delle linee di deposito marine)”. I “delicati habitat” sono gli stessi che gli 800 ospiti della Orex attraverserebbero per raggiungere il mare. Però, ci ha rassicurato il sindaco di Ugento, Eugenio Ozza, presente il 9 gennaio scorso a Bari, poiché la Orex è un albergo a cinque stelle, saranno “ospiti di un certo livello, educati, non sporcano” (sic!). Ah, beh... “800 turisti non passano tra le dune a volo d’uccello”, è stata la critica, di Marcello Seclì di Italia Nostra, l’unica, tra tutte le associazioni ambientaliste presenti a Bari il 9 gennaio ad essere critica nei confronti dell’ecomostro che ha ricevuto la concessione edilizia il 4 agosto scorso (protoc. N.31 TSG). Le altre associazioni (Legamenbiente nella persona di Maurizio Manna e il Coordinamento del Litorale di Ugento) hanno solo sottolineato che è “importante” che il Parco sia “gestito” insieme alle associazioni. Di questo si preoccupano. Poiché nella zona sarà vietata l’edificazione di nuovi insediamenti turistici, di fatto si sta trasformando il Parco regionale nella magnifica cornice di un maxi-albergo a cinque stelle. L’unico della zona. L’albergo vede lievitare il suo valore commerciale (e quello delle camere), gli 800 ospiti “educatamente” si godranno il soggiorno. E i proprietari ringraziano.

// Losappio: “Non vogliamo aprire controversie” La Regione non può rischiare di perdere cause miliardare, non si possono aprire controversie. E’ questa lo posizione di Michele Losappio, assessore regionale all’Ambiente: “E’ possibile ma è difficile che si rivedano le autorizzazioni concesse alla Orex. Perché se, cambiando la gestione politica, la Regione rivede propri atti amministrativi, in questo caso l’autorizzazione a non sottostare alle procedure di V.I.A. data alla Orex, giustamente si vede oggetto di un’azione di rivalsa da parte degli imprenditori, che vincerebbero cause miliardarie. Giustamente, perché un’impresa non può programmare la propria attività in base al colore politico delle amministrazioni. Se l’impresa costruisce un ecomostro, allora si può intervenire, ma solo dopo la sua realizzazione”.

// La ricostruzione dei fatti Un maxi albergo da 800 posti letto, si sta costruendo in una della oasi naturalistiche più belle della Puglia, distruggendo 160mila metri quadrati di pineta e dune del litorale di Ugento, a 20 kilometri dal Capo di Leuca. Sono stati realizzati i lavori di infrastrutturazione primaria, per i quali la società “Ugento”, titolare del progetto, ha dato incarico alla Damiani costruzioni (titolare Rinaldo Damiani, figlio di un consigliere comunale). I lavori sono stati autorizzati dal Comune di Ugento molti mesi prima che fosse rilasciata concessione edilizia per l’albergo. La zona Sic. Nel 2000 il litorale di Ugento, cioè la zona in cui sta sorgendo l’albergo, è stato inserito dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio (progetto “Natura 2000”) tra i siti definiti “pSic” (proposto Sito di importanza comunitaria). Si tratta di aree degne di salvaguardia dove vivono specie animali e vegetali uniche e a rischio di estinzione, censite e descritte dal Ministero. Nelle zone pSic non è vietata l’edificazione, ma è necessaria la valutazione dell’incidenza dell’immobile sull’area naturale (art. 6 direttiva Cee 43/92). La nuova perimetrazione. Il piano di lottizzazione della zona è regolarmente inserito nel prg (piano regolatore generale) approvato nel 2000 (lo stesso anno di definizione dell’area come Sic) come “insediamento dei servizi turistici”, quindi si può edificare. Tuttavia nello stesso anno l’intera zona lottizzata è stata inserita dal ministero dell’Ambiente tra quelle di “importanza comunitaria”. Ma nel 2002 interviene l’Università di Lecce, che rivede il perimetro della zona sotto tutela ambientale, escludendo proprio quella su cui dovrà essere costruito l’albergo: di fatto si crea un’area “immune” ai vincoli paesaggistici, all’interno dell’area sotto vincolo (art. 6). Infatti, nonostante la Regione Puglia (dirigente Luca Limongelli determina 320/04) evidenzi una contraddizione nella coincidenza tra la zona Sic e quella lottizzata all’interno del Prg, prende atto dei nuovi “confini” proposti dall’Università di Lecce ed esclude il progetto dell’albergo dalle procedure di V.I.A., che pure sarebbero necessarie per gli insediamenti in zone Sic.

Prima puntata: Tacco 16 - luglio 2005 pp.34-35-37 “Le mani sul parco” Seconda puntata: Tacco 17 - agosto 2005 pp.10-11 “Orex, l’albergo senza concessione” Terza puntata: Tacco 18 - settembre 2005 pp.16-17 “I pomodori nel parco di Ugento” Quarta puntata: Tacco 19 - ottobre 2005 pp.14-15 “Parco di Ugento: zona umida. Anzi no”

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ATTUALITÀ

// REPORTAGE

z C A R N E VA L E A L L E P O R T E

Come eravamo. Una delle foto esposte nella mostra “Storia del Carnevale casaranese” tenutasi a Casarano nel 2001

È permessu

pe lli masci? zx

Il Carnevale salentino, tra tradizione, segreti e novità 2006

di Laura Leuzzi

Archiviati i bagordi natalizi, il Salento pensa al Carnevale. Episodi di euforia diffusa vengono tollerati in virtù della massima secondo la quale “a Carnevale ogni scherzo vale”, cioè: tutto ciò che non ti saresti mai sognato di fare, a Carnevale ti è consentito. Il Carnevale inizia appena voltata la pagina natalizia e si protrae fino alle porte della Quaresima. Lo start ufficiale è il 17 gennaio, giorno di S. Antonio Abate; ma la festa esplode solo gli ultimi giorni, la domenica e il martedì precedenti le Ceneri (quest’anno 26 e 28 febbraio).

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Oggi le maschere tradizionali, che un tempo bussavano alle porte e si guadagnavano i dolciumi alla domanda “E’ permessu pe lli masci?”, hanno lasciato il posto a quelle innovative dei cartoni animati e i coriandoli agli spray di schiuma e stelle filanti. Ma, cambiati i modi, forse le musiche, e le maschere più gettonate, il senso della festa e l’entusiasmo dei preparativi sono invariati. Anzi, tra cucina tradizionale e segreti tramandati, il rito del Carnevale si è consolidato; e, a sorpresa, sono i giovani i più attaccati a questa ricorrenza, che oggi vive grazie a loro.


ATTUALITÀ

C A R N E VA L E A L L E P O R T E z

// REPORTAGE

’60. Ora tutti i segreti Casarano: il Carnevale oggi sono e nelle sue mani e lui li dispensa a chi ieri Da qualche anno, il Carnevale di Casarano è organizzato dall’associazione “Casarano nata per vincere” (presidente Walter Vergari), che, aiutata da sponsor locali, mette a disposizione dei partecipanti alla sfilata premi fino al sesto classificato. L’anno scorso i carri in gara sono stati sei e i partecipanti circa 1400. Ma il Carnevale di Casarano ha una storia antica, ripercorsa, nel 2001, da una mostra fotografica, “Storia del Carnevale casaranese”, curata da Ippazio Pedone (vice-presidente di “Casarano nata per vincere”) e patrocinata dal Comune. L’esposizione si è svolta nei locali del cinema Araldo ed ha mostrato, in circa 140 scatti, com’era il Carnevale dei nostri nonni. La foto più antica risale al 1928.

//Casaranazzo Anche Casarano da qualche anno ha la sua maschera. Si chiama Casaranazzo ed è nata nel 2000, quando è stata decretata la vincitrice del concorso indetto dall’associazione culturale “Casarano nata per vincere”, rivolto ad alunni delle scuole elementari. Tema del concorso, inventarsi la maschera di Casarano. E così, lunghi baffi e nasone, Casaranazzo ha un abito rosso e blu (sono i colori della città), porta in testa una mitria simile a quella di S. Giovanni e tanti attributi identificativi della sua città di provenienza: un bastone a forma di serpente (il serpente è presente nello stemma di Casarano); un giornale arrotolato sotto il braccio, simbolo di cultura; un paio di scarpe appese dietro la schiena, che rimandano alla tradizione calzaturiera della città e una forchetta in mano, metafora della buona cucina casaranese.

//Una vita di cartapesta Uccio Petracca è un energico ottantatreenne di Casarano. Dal 1952, quando ha organizzato per la prima volta il Carnevale casaranese, il suo nome è legato alla manifestazione. Lui, la passione per questa festa ce l’ha nel sangue. Da giovane amava guardare le maschere per strada e seguire in tv il Carnevale di Putignano, da cui ha imparato a lavorare la cartapesta; era la metà degli anni

li voglia conoscere. Le maschere sono molto cambiate da quando Uccio era bambino; a lui bastava colorarsi la faccia con la cioccolata e dipingersi le labbra di Uccio Petracca rosso oppure coprirsi il viso con il grembiule della nonna. I successi dei carri allegorici da lui realizzati sono racchiusi, oltre che nei suoi ricordi, in un album di foto ingiallite, che conosce a memoria, mentre lo sfoglia avanti e indietro descrivendo il lavoro intenso e i premi vinti. “Bei tempi – e poi dice - Te sciuitìa carseddhu, ci nu ttei a carne te ‘mpegni u manteddhu”.

//La ricetta del “pupo” Si realizza un telaio in ferro portante, all’interno del quale si inseriscono i motorini idraulici, elettrici e meccanici che permetteranno il movimento del “pupo”; la struttura ottenuta si riveste con una rete sottile facilmente modellabile (il corpo del personaggio) su cui poi si applica la cartapesta (preparata con fogli di giornale imbevuti di acqua e farina). Una volta asciugato il rivestimento esterno, si procede con il primo strato di colore (dipinto a mano o con una pistola da compressore), poi rifinito ad aerografo. I volti si realizzano modellando la creta o in controstampo.

//Gallipoli: Carnevale di fuoco Il Carnevale di Gallipoli, quest’anno alla sessantatreesima edizione, è il più conosciuto del Salento. Da 25 anni, è organizzato dall’associazione “Carnevale di Gallipoli” (presidente Gino Cuppone) ed è finanziata dal Comune con circa 100mila euro, tra premi e servizi. Quest’anno, il Carnevale della città ionica è abbinato alla lotteria nazionale del Festival di Sanremo; e questo porterà al centro salentino un ritorno di immagine, oltre che economico (una percentuale degli incassi sui biglietti della lotteria andrà alla città, che avrà l’obbligo di investirli nel Carnevale; nel 2003 questo portò a Gallipoli circa 30mila euro). Novità 2006 è il capannone che il Comune ha messo a disposizione dei carristi spesso ostacolati, nel loro lavoro, da problemi di spazio. Il 17 gennaio, inizio ufficiale del Carnevale, è il giorno delle “focareddhe”, dedicate S. Antonio Abate, patrono del fuoco: si bruciano le sterpaglie avanzate dalla rimonda e i “pupi” dei carri allegorici dell’anno precedente, rinnovamento e buon auspicio per il futuro. La maschera tradizionale è “lu Titoru”, Teodoro, un giovane soldato gallipolino. La leggenda narra che questi era stato trattenuto lontano dalla sua terra ma sperava di tornarci prima della fine del Carnevale, per godere dell’abbondanza del

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// REPORTAGE

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ATTUALITÀ

C A R N E VA L E A L L E P O R T E z

cibo. Sua madre, la “Carem30 anni. Ma collaborano alIl progetto dell’associazione lae i sua ma”, aveva ottenuto da Dio realizzazione tutti i gioper il figlio una proroga di due carnevalesca di Aradeo: realizzare un vani della città. La riscoperta giorni (“i giurni te la vecchia”) della cartapesta ha lo scopo di laboratorio permanente per la al periodo stabilito. Teodoro, creare una nuova prospettiva lavorazione della cartapesta che dia lavorativa per il futuro. Uno detornato in patria, si dà alle danze e al cibo da rimanere gli obiettivi dell’associazione lavoro tutto l’anno strozzato. è, infatti, un laboratorio perLa morte di Teodoro, la fine manente per l’arte della cartadel Carnevale, è oggi evocata portando in giro per la città un pesta che offra impiego durante tutto l’anno. Il Carnevale, “pupo”, disteso morto su di un carro. Il corteo si ferma davan- che porta in città circa 10mila visitatori, costa ad Aradeo cirti alle case dei personaggi pubblici, che offrono da mangiare e ca 45mila euro, di cui 8500 messi a disposizione dal Comubere e termina nelle piazze con spettacoli teatrali in cui a tutti ne, 2mila dalla Regione, 1500 dalla Provincia, 3mila dall’Uè permesso esprimere invettive verso i volti noti della città. nione delle Terre Salentine, e la restante parte da sponsor e cittadini. Il problema lamentato dagli organizzatori è l’assenza di spazi adatti per la realizzazione dei carri allegorici.

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//Martignano: griko e “morsi”

Il Carnevale è molto sentito a Martignano: attira 20mila visitatori, cifra record visto che il piccolo centro conta 1770 abitanti. Qui si svolgono due Carnevali, quello “popolare martignanese” e quello della Grecìa salentina, alla ventunesima edizione, con centro a Martignano e appuntamenti laterali anche in altri Comuni della Grecìa. L’organizzazione dei due Carnevali costa dai 15mila ai 30mila euro, a seconda dei premi in palio; di questa cifra il 99% è a carico dell’amministrazione comunale e il resto è offerto da sponsor. Alcune edizioni hanno usufruito di finanziamenti regionali e provinciali e, per quanto riguarda il Carnevale della Grecìa, di fondi dall’Unione dei Comuni che vi fanno parte. I festeggiamenti si chiudono il martedì con la “morte te lu Paolinu”, sulla scia della gallipolina “morte tu Titoru”. Il percorso si conclude in piazza della Repubblica, dove Nina, la moglie di Paolino, legge il testamento del compianto e dà il via la rappresentazione teatrale, in vernacolo e griko o anche solo in griko, che si fa beffe di personaggi e fatti locali e nazionali. La serata si conclude con il rogo del fantoccio, che sancisce la morte del carnevale, tra esibizioni musicali e degustazione di prodotti tipici. Una delle pietanze tradizionali sono i “morsi”: pezzetti di “puccia” fritti nell’olio e poi mischiati ai piselli o alla verdura avanzati dai giorni prima.

//Ad Aradeo gioco da ragazzi La giovane età degli organizzatori è il tratto distintivo del Carnevale che si svolge ad Aradeo da 19 anni e al quale partecipano anche Neviano e Seclì. La manifestazione è curata dall’associazione carnevalesca “Oscar Tramacere” (presidente Luigi Arcuti), composta da oltre 1200 persone, tutte tra i 13

//Supersano: spettacolare Carnevale A Supersano Carnevale significa spettacolo. Caratteristica della manifestazione (la prossima è la numero 26) è la partecipazione di gruppi in maschera composti anche da 200 persone. Le sfilate confluiscono in piazza Margantini, tra musica e spettacoli teatrali. L’evento è finanziato dall’amministrazione comunale (circa 20mila euro) coadiuvata da sponsor e da un comitato composto dai presidenti delle associazioni cittadine. Il suo successo è indubbio, visto che si registrano in media 10mila visitatori, provenienti anche da paesi vicini (Supersano conta 4500 abitanti). Nelle ultime edizioni, il Carnevale di Supersano è stato interessato da scambi culturali con quello di Venezia (nel 2004) e con quello di Viareggio (nel 2005): il gruppo vincitore della sfilata è stato ospitato nel Carnevale della città gemellata (e viceversa), accompagnato da un gruppo di musica salentina e da una delegazione dell’amministrazione comunale. L’esperienza sarà ripetuta con ogni probabilità anche quest’anno.

//Cursi: amica del Carnevale Cursi ha un piccolo Carnevale amici del carnevale di Cursi ma una grande associazione, gli Gli al lavoro “Amici del Carnevale” (responsabili Antimo De Giorgi e Alberto Toto), della quale fa parte pressappoco tutto il paese, e che con i propri carri allegorici si piazza puntualmente al primo posto in tutte le sfilate cui partecipa. L’associazione è composta principalmente da giovani: 300 in tutto, di cui 40 si occupano dei carri e gli altri di costumi e scenografie. La ricetta della cartapesta, gli amici del Carnevale l’hanno imparata da soli ed hanno sempre affinato la tecnica. L’intera Cursi ormai si adopera, anche fino a notte fonda, per la buona riuscita dell’impresa. L’anno scorso, i due carri allegorici sono costati circa 6mila euro.

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CULTURA&SOCIETÀ z PERSONAGGI

// ESCLUSIVO

Gli ultimi giorni di Pasolini. Nel Salento zx

di Marco Laggetta

PASOLINI VENNE PER STUDIO IN SALENTO A POCHI GIORNI DALLA MORTE Chissà perché proviamo uno strano senso di soddisfazione quando veniamo a sapere che un personaggio di fama internazionale ha scelto il Salento per i suoi studi e approfondire i suoi interessi personali. Lo sanno in pochissimi, eppure Pier Paolo Pasolini, poeta e regista tra i più noti, oggi, nel panorama culturale, è stato in Salento pochi giorni prima della sua scomparsa. Esattamente la mattina del 21 ottobre 1975, egli fu infatti ospite, a Lecce, del liceo classico “Palmieri”. Conduceva, a quei tempi, degli studi sulla permanenza e la rivalutazione dei dialetti; un interesse che si può dire lungimirante se anche noi stessi salentini lo abbiamo riscoperto da pochi anni e solo all’interno di un circuito commerciale che ne ha permesso la mercificazione e l’esportazione. Fu Gustavo Buratti, linguista, a fissare l’ultima visita di Pasolini a Lecce. Insieme ad Antonio Piromalli, Buratti aveva avuto l’incarico dal Ministero della Pubblica Istruzione di organizzare a Lecce un corso per docenti delle scuole medie superiori sul tema “Dialetto e scuola”, al quale vennero invitati anche il Ulderico Bernardi, sociologo, e Giuseppe Faraco, sacerdote cattolico di rito greco. Pasolini accettò l’invito e tenne la sua conversazione sui problemi delle minoranze linguistiche intitolandola “Volgar’eloquio”. Il nome col quale Pasolini etichettò il suo intervento era in relazione ad una lirica, allora inedita, della quale lo scrittore diede lettura proprio nel corso dell’incontro di Lecce. Il dibattito lo vide confrontarsi con Alberto Sobrero, Vito D’Armento e Gustavo Buratti. Fu l’occasione per dimostrare il suo rigore interpretativo in difesa d’uno spessore linguistico dei dialetti nei confronti della pochezza dell’eloquio televisivo, privo di poesia e di emotività. In quello che fu il suo ultimo intervento pubblico Pasolini difese con energia il dialetto, inteso come pratica rivoluzionaria o, all’opposto, come strumento di conservazione illuminata. Quella per il dialetto era una battaglia culturale che Pasolini aveva particolarmente a cuore, perché l’unificazione della lingua gli sembrava il primo passo verso la mortificazione di un’identità popolare che rappresentava un insieme di valori fuggiti alla corruzione del tempo.

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Pier Paolo Pasolini

Nel pomeriggio di quel giorno, Pasolini giunse quasi inaspettato a Calimera, centro in quegli anni d’un movimento di riconsiderazione del patrimonio e della lingua grika. Pasolini era reduce dalla fortunata esperienza del Canzoniere italiano, che rappresenta, grazie anche all’ampia introduzione dello stesso Pasolini, una tappa fondamentale della riscoperta della poesia e del canto popolare, e offre un ritratto vivissimo, poetico e critico, degli italiani e delle loro radici regionali. Negli ultimi anni aveva maturato uno spiccato interesse per i canti tradizionali del Sud che aveva indicato come un inestimabile patrimonio ereditato dalla cultura classica. A Calimera Pasolini era stato invitato da un circolo di sinistra, il “Giannino Aprile”, presieduto da Antonio Giammarruco. A Calimera prese posto su uno dei lunghi banconi dell’ex manifattura di tabacco “Murrone” ed ascoltò i canti in griko che un gruppo di artisti salentini portò alla sua attenzione. Le foto inedite di Pasolini nel Salento sono di Carmelo Caroppo, che ringraziamo per la disponibilità.


// ESCLUSIVO

CULTURA&SOCIETÀ PERSONAGGI z

Del gruppo facevano parte due anziani signori, Cosimo Surdo e la sorella Assunta (la cui prestazione canora impressionò Pasolini), originari di Martano, e due ragazzi del posto, Francesca e Roberto Licci. Alcuni canti, fra cui “Calinnitta” (buonanotte) ed “Aremo rindinneddha” (arrivederci rondinella), poi ripresi dal canzoniere grecanico salentino, attirarono in modo particolare l’attenzione del poeta. Pasolini, infatti, non si limitò ad ascoltare, ma trovò un errore nella canzone “Aremo rindineddha”, relativo ad una rima forzata che vedeva preferita, nella seconda strofa, la parola “mare” alla parola in griko “tàlassa”, per chiare esigenze metriche. Malgrado l’assenza delle autorità, che avevano scelto di disertare l’incontro, ci fu una grande affluenza di gente: era il periodo in cui erano usciti alcuni dei film migliori del regista, da “Salò o le centoventi giornate di Sodoma” a “Teorema”. Il giorno stesso, nel tardo pomeriggio, Pasolini volle ascoltare i canti delle prefiche, i cosiddetti “moroloia”, memore delle immagini che Cecilia Mangini, sua amica e collaboratrice, aveva raccolto nel documentario Stendalì, che registrava nel 1960, a Martano, la sopravvivenza dell’antichissimo rito del canto funebre, “antidoto” capace di alleviare la mancanza e il vuoto delle morte. Pier Paolo Pasolini aveva già colto e messo in evidenza la struttura “a piramide” dei canti di morte: una tensione che sale gradualmente fino all’esplosione del pianto. C’è una sinistra tradizione che afferma che quei canti non si dovrebbero ascoltare da vivi. “Avevamo insistito perché non li ascoltasse - ci spiega Antonio Giammarruco - ma Pasolini non ne volle sapere: era venuto qui anche per questo”. Un giornalista della Rai, Giorgio Vecchietti, che era venuto poco tempo prima a registrare una serie di documentari sui canti popolari, volle ascoltare i canti delle prefiche: morì dopo un mese di infarto, prima di ultimare il montaggio. Pasolini dopo solo dieci giorni morì di morte violenta. Ed oggi siamo tutti orfani del contributo che Pasolini avrebbe sicuramente dato alle nostre tradizioni popolari e al senso della riscoperta delle lingue d’origine.

//I Moroloia “Secondo la tradizione classica, già attestata in Omero ed Euripide, è ne-

cessario favorire la partenza dell’anima del morto nell’aldilà con canti rituali e lamentazioni che ripropongono i maggiori meriti del defunto, ne narrano la vita, ne piangono il distacco e la partenza dai famigliari. L’onore del pianto da tributare al defunto, come scrive Foscolo a proposito della morte di Ettore, costituisce un momento aggregante in una società arcaica che trova il senso della propria esistenza e la voglia di lasciare propria memoria anche in situazioni tragiche come la morte. Le lamentazioni spesso ripropongono strazianti dialoghi tra il morto e il parente più stretto che rimane sulla terra, tra chi perde un figlio e la morte stessa. Le diverse tipologie delle lamentazioni sono tutte accompagnate da una meticolosa ed accurata gestualità eseguite dalle rèpute o prefiche, anziane donne del paese. Le rèpute o prefiche, donne che eseguono le lamentazioni, articolano il canto e ne strutturano la tensione interna con particolari movimenti del corpo, del capo, delle mani che svolazzano, secondo particolari cadenze, fazzoletti bianchi” (da “Stendalì”, 2005, di Mirko Grasso, edito da KURUMUNY).

« C’è una sinistra tradizione che afferma che quei canti non si dovrebbero ascoltare da vivi » Aremo rindineddha Aremo, rindineddha pèa tàlassa se guàddhi, ce putt’è ste’ ‘ce ftazi ma to kkalò ccerò.

Se ‘ròton a tti mmàna-mu, pu è ttòsson gapimeni pu ci tosso ti me meni na ftaso na me di.

Vastà to pètt ‘on aspro, mavre vastà tes ale, stavrì kulòr de mare ce i kula e’ diu niftì.

Ma su tipo mu lei, ja pòssa se rotò; lion gherni, lio kkaleì, lio ‘nghizi to nerò.

Kaimmeno ‘mbro sti tàlassa, evò se canonò, lion gherni, liò kklaèì, lio ‘nghizi to nnerò.

Un momento del carnevale aradeino

Nel prossimo numero ulteriori approfondimenti sul soggiorno di Pasolini e del19 la polemica, pubblicata sul Corriere della Sera, con il poeta Vito D’Armento il tacco d?Italia


COOL&GREEN z SOGNI DI GLORIA

Tutti pazzi per

Grande Fratello

C’ERA ANCHE IL TACCO ALLE SELEZIONI PER IL REALITY SHOW DI CANALE 5

« Per molti, il Grande Fratello è una zx

di Laura Leuzzi

vetrina per il successo; per alcuni, una prova da superare; per altri, l’ultima chance della vita

»

Diceva bene Morandi: “Uno su mille ce la fa”. Anzi, mille son pochi; la competizione si gioca su scala nazionale e oltre. Parliamo di Grande Fratello, il caso televisivo del secolo, che tutti hanno guardato, anche se l’hanno chiamato “dovere di conoscenza”. Io il Grande Fratello l’ho seguito, anzi l’ho aspettato, con tanto di televoto del mio preferito. Si capisce la mia sorpresa quando scopro che il cast di concorrenti per l’edizione 2006, su Canale 5 dal 19 gennaio, non è completo e che i volti nuovi della tv la Endemol li viene a cercare proprio in Salento, nel centro commerciale Carrefour di Cavallino. Due domande mi balzano in mente. La prima è: “Ma chi partecipa ai provini per un reality show?”; la seconda: “Perché non io?”. Cerco informazioni su modalità di selezione e requisiti. Si può anche effettuare un video-provino da casa (lo chiamano “webcasting”, ma attenzione a quelli non ufficiali!), tramite web cam: il candidato si siede al pc, registra un video-messaggio e lo invia all’apposito indirizzo tramite un complicato procedimento che, alla fine della trafila, tra codici pin e altri numeri da digitare, gli costa 6,19 euro. Io scelgo l’emozione del provino tradizionale. Sembra che quest’anno le categorie più richieste siano le coppie di madre-figlia e di sorella-sorella.

//Il gran giorno Assodato che mia madre non la convinco né ora né mai, eccomi qui con mia sorella, ore 14 di domenica 11, in coda alla coda di candidati. Ce ne sono di tutti i tipi! Si vocifera che questa sia l’ultima edizione del reality: bisogna provarci.

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Ti inventi un personaggio, dici che sei te stesso e aspetti, sotto vetro, che il pubblico da casa ti tiri fuori da lì. E, intanto, ammazzi il tempo con prove di sopravvivenza, confessionali e nomination. Meglio di così! Poi, una volta varcata la porta rossa della libertà, acclamato dai fans in delirio che urlano il tuo nome, il percorso è in discesa. Io già mi vedo ogni domenica da Costanzo, una caricatura da quelli della Gialappa’s e serate in discoteca a gogo. Ti vesti bene, sorridi e fai un paio di foto. Penso a cosa rispondere ai giornalisti; frasi del tipo “Sono sempre stata vera” fanno in genere molto effetto. Sarò madrina di serate di beneficenza, testimonial di una linea molto sexy di lingerie e corteggiata dalle trasmissioni tv. Nulla è impossibile, mentre, un po’ sudaticcia, avanzo verso la capanna in legno dei provini; tento di mantenere un’aria interessante e mi ripeto le motivazioni per cui la prescelta dovrei essere io. Intanto stringo amicizia con i miei compagni. Alcuni fanno parte della categoria “gente normale”, quelli come tanti; altri sono decisamente più particolari. Chi si sottopone all’ennesimo provino, chi si mette alla prova per la prima volta, chi si gioca l’ultima chance. Poi ci siamo io e mia sorella. Quando tocca a noi, entriamo a turno nella stretta capanna in fondo alla fila; non credevo, eppure sono emozionata. Varco la soglia, accecata dalle luci puntate in faccia, e qualcuno mi tocca un po’ dappertutto e con abili manovre mi sistema il microfono e mi fa sedere su uno sgabello; un altro tizio (sono due in tutto; ed io mi aspettavo decine di selezionatori!) vuol sapere chi sono e cosa faccio nella vita e controlla come vengo in video nel display della sua telecamera; quando mi chiede perché dovrebbero scegliermi, rispondo che sono molto più interessante dei concorrenti passati (mia sorella fa lo stesso); “Su cosa punterai?”. “Sul mi aspetto fisico, ovviamente”. E dopo 90 secondi siamo fuori. Neanche il tempo di capire cosa è successo. Ci faranno sapere. Nella strada per casa, pian piano ritorno in me e ripenso a quello che ho appena fatto. Ma davvero volevo partecipare al Grande Fratello? E se mi prendono?


« Ecco i concorrenti selezionati dal TacCOOL&GREEN 2

SOGNI DI GLORIA

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co: gli svogliati, il cinefilo, le trasgressive, il bello e il sincero, il tarantato, i fatalisti, il convinto, i normali, il terremoto, l’artista, il pronto a tutto, il socievole, la convincente e la fuggiasca

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1. Gli svogliati Alfredo Rinaldi e Carlo De Pascali, 28 e 31 anni, di Muro Leccese. Disoccupati per scelta. Un motivo per cui dovrebbero essere scelti non c’è, ma nella casa di Cinecittà porterebbero la musica tradizionale salentina. 2. Il cinefilo Maurizio Aiuto, 48 anni, di Lecce. Pensionato con esperienze di cinema alle spalle. “Questo è il mio periodo fortunato – dice – ed è l’ultima occasione che ho per fare successo. Ormai ho una certa età”.

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3. Le trasgressive 4 Eva Shogun (28 anni, imprenditrice) e Carol Lotti (25, studentessa di canto lirico), di Lecce. Se non altro che per il fucsia di cui Eva è vestita, non passano inosservate. “Se ci prendessero sarebbe uno schiaffo morale per chi ci giudica per la nostra diversità”. 4. Il bello e il sincero Luigi Fantini, imprenditore di 23 anni, di Lanciano (Chieti). Il suo amico Cosimo Corsano (23 anni, intonacatore di Presicce), è convinto che lui assomigli ad Ascanio Pacelli (!), di qualche edizione fa. La dote su cui punterà? L’aspetto fisico. Cosimo sulla sincerità.

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5. Il tarantato Vincenzo Rampino, 40 anni, di Squinzano. Macellaio-cuoco disoccupato. Nella casa c’è bisogno di lui, il “salentino doc” che porterà la pizzica nel mondo. 6. I fatalisti Luca Cristofalo (26 anni, Lequile) e Mariaelena De Donno (24 anni, Tequile), fidanzati. Entrambi universitari, partecipano al provino “per vedere come va a finire”. 7. Il convinto Simone Scupola,19 anni, di Matino. Vuole diventare famoso ad ogni costo. “Se mi prendono vinco io”. Il suo sogno è aprire un bar tutto per sé; il Grande Fratello, un modo per accorciare i tempi.

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8. I normali Lorenzo Cutrì (Trepuzzi) e Federica Favale (Monteroni), entrambi 25 anni. “Non so fare nulla di particolare – dicono – è per questo che dovrebbero prenderci”. 9. Il terremoto Gianluca D’Elia, 30 anni, di S. Pietro in Lama. Detto Terremoto perché ha da raccontare esperienze di ogni tipo. E’ separato ed ha un bimbo. “Se mi prendessero mio figlio crederebbe nella figura del padre”.

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10. L’artista, il pronto a tutto e il socievole Gabriele Morello, 22 anni, di Lecce, studente Stamms, sarebbe l’artista della casa. Per lui il Grande Fratello è una vetrina per la notorietà, dato il suo sogno di diventare attore. Antonio Grassi, 22 anni, di Seclì. Per lui, pronto a tutte le esperienze, il provino è un modo per mettersi alla prova. Mimmo Delle Grottaglie, 20 anni, Oria. Cameriere con voglia di esperienze. La socievolezza sarebbe la sua arma vincente.

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11. La convincente e la fuggiasca Sabrina Pezzuto, 29 anni, parrucchiera di Surbo. “Se ho più di 30 secondi, li convinco”. E’ la nuova Masha, decisa ed espansiva. Roberta Verri, 33 anni, barman di Lecce. Ha voglia di fuggire e cambiare vita. Il suo tratto distintivo è l’allegria. 8

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CASARANO z CASI STRANI

Regolamento d’igiene. Attendere, prego Vecchio di 50 anni. Il regolamento comunale di igiene e sanità pubblica deve essere rivisto. Urgentemente zx

di Enzo Schiavano

La modernizzazione di un ente pubblico passa anche attraverso l’aggiornamento delle regole che disciplinano le ordinali attività dei propri cittadini ed il funzionamento degli uffici amministrativi. Il Comune di Casarano molto ha fatto su questo fronte, decisivo per affrontare le scelte future, ma molto altro deve ancora fare. Se da un lato si prepara al meglio alle sfide che lo attendono nei prossimi anni, come i progetti in atto per digitalizzare la pubblica amministrazione, dall’altro si tende a sottovalutare aspetti importanti che incidono in modo sostanziale sull’economia e sulla vita sociale dei cittadini. L’esempio forse più clamoroso è il ritardo nell’adeguare il Regolamento comunale di Igiene e Sanità pubblica, sul quale non si mette mano da ormai mezzo secolo. Questo essenziale regolamento detta norme integrative e complementari alla legislazione nazionale e regionale, adeguandole alle particolari condizioni locali, e detta regole non previste dalla legislazione in vigore. Le materie che affronta sono diverse: epidemiologia e profilassi delle malattie infettive e delle malattie cronico-degenerative di interesse sociale; vigilanza sulle professioni e sulle arti sanitarie; igiene degli ambienti di vita e di lavoro; igiene dell’ambiente; igiene degli alimenti e delle bevande; misure contro le malattie infettive e diffusive degli animali. Il Regolamento comunale di Igiene e Sanità pubblica detta regole su numerosi aspetti della vita cittadina. Tanto per fare alcuni esempi, prescrive norme sull’igiene dei cantieri edili e sui distributori automatici di bevande e alimenti; detta regole su superficie, altezza, illuminazione, servizi igienici e molto altro dei locali commerciali e sugli esercizi per l’igiene della

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Il municipio di Casarano

persona, come barbieri, parrucchieri, estetisti. Importanti sono anche le norme relative all’ambiente: approvvigionamento idrico; smaltimento e tutela dell’inquinamento; igiene del suolo e dell’aria; inquinamento acustico. E’ uno strumento fondamentale per gli operatori sanitari, per i vigili urbani, per i tecnici comunali. Ma a chi spetta adeguare il Regolamento di Igiene e Sanità pubblica, vecchio più di 50 anni? L’organo competente è il Consiglio Comunale, ma prima è necessario un lavoro di preparazione e di studio per definire la bozza del regolamento che costituisce la base di discussione durante i lavori consiliari. Il documento-base viene definito da una commissione che, essendo formata da cinque consiglieri comunali, costituisce un organo di diretta emanazione dell’assemblea cittadina. La commissione contente, eletta nell’ottobre 2004, è quella che si occupa di “Urbanistica, Assetto del territorio e Lavori Pubblici” e ne fanno parte i consiglieri Amedeo Sabato (Udeur), Leda Schirinzi (Casarano Ami-


CASARANO CASI STRANI z

“Non manca la volontà politica. « E’LedasoloSchirinzi: pigrizia”. Amedeo Sabato: “E’ vero. Era la prima cosa da fare, ma problemi più urgenti l’hanno messo sempre in secondo piano” Leda Schirinzi

ca), Sasà Stanca (Ds), Giampiero Marrella (Forza Italia) e Giorgio Mazzeo (Margherita). “La commissione da diversi mesi aveva preso l’impegno di rivedere il regolamento di Igiene e Sanità Pubblica – rivela Leda Schirinzi – in realtà, è rimasto lì in un cassetto per tanto tempo. Abbiamo cominciato a discuterne con tanta buona volontà – prosegue il consigliere di opposizione – ogni volta che si ritornava a discutere, però, saltavano fuori argomenti nuovi considerati più urgenti”. A scanso di equivoci, la presidente del movimento politico “Casarano Amica” non crede che ci sia una volontà politica che freni l’adeguamento del regolamento per evitare le rigidità imposte dalle attuali norme. “Credo, invece, che si tratti più che altro di un problema di inerzia, di pigrizia – sostiene Schirinzi – per arrivare alla bozza bisogna studiare e tanto. Ognuno di noi si è preso l’impegno di studiare la propria parte di competenza. Io l’ho già fatto, ma gli altri sono rimasti incartati”. Presidente della commissione “Urbanistica, Assetto del Territorio e Lavori Pubblici” è Amedeo Sabato che spiega i motivi del ritardo: “Si tratta di un lavoro molto corposo – afferma il consigliere dell’Udeur – bisogna mettere mano a un documento

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con più di 200 articoli. Si, è vero: ci eravamo ripromessi che il regolamento di Igiene dovesse essere la prima cosa da fare in questa legislatura. Purtroppo – prosegue il presidente della commissione – siamo stati costretti ad affrontare problemi più urgenti e questo argomento è passato in secondo piano”. Anche Sabato esclude pressioni o tentativi di frenare l’iter amministrativo di adeguamento. “Lo escludo nel modo più assoluto – risponde – anzi, da tempo diversi consiglieri comunali ci sollecitano ad attivarci; ci sono istanze di cittadini che attendono la sua approvazione, anche perché serve per mettere ordine a diverse materie. Tanto per fare un esempio – spiega sabato – con il nuovo regolamento l’altezza minima degli edifici commerciali scenderebbe da 3,50 a 3 metri; quella delle civili abitazioni da 3 a 2 metri e 70. Ci sono state anche un paio di commissioni andate deserte per la mancanza del numero legale. Non ci sono ostacoli di natura politica, ma c’è stata soltanto mancanza di tempo. D’ora in poi – conclude il presidente – non dovremmo avere più urgenze e credo che, se c’è la collaborazione da parte di tutti i componenti della commissione, nelle prossime settimane dovremmo definire la bozza da presentare in Consiglio Comunale”.

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VERSO IL VOTO z L’ATTIVITÀ DI VINCENZO BARBA

Riflessioni sparse in a sfilata di mas

è un’altra delle mie passioni. « “LaMapolitica non ti nascondo che alla mia passione si è unito l’invito insistente di tante persone del mondo della politica e della società civile che mi hanno chiesto di scendere in campo, di dare un contributo. Sono stato chiamato”

»

E’ davvero strana la politica. Le sue evoluzioni spesso risultano ai più incomprensibili. I ritardi e le accelerazioni si incrociano senza una logica. Ti aspetti prese di posizioni concrete e ti ritrovi invece una vuota e inutile schermaglia. Desideri una risposta frizzante e briosa in grado di alleggerire le questioni pesanti e ti capita di rimanere offeso da repliche al fulmicotone di chi non vuole e non sa sdrammatizzare. Capita così che nelle ultime settimane ad un comune Consigliere Regionale di Puglia, eletto a Gallipoli e dintorni, capiti di leggere sulla stampa delle dichiarazioni che ci si aspetterebbe dettate da disattenti marziani in gita sulla terra salentina e non da rappresentanti del popolo. Già, a volte la politica supera la fantasia. Non accade spesso, a dire il vero… Infatti di solito

la politica insegue con affanno la realtà. Ma per le strane combinazioni e le bizzarre alchimie dei giochi tra partiti si verifica che su certi argomenti le fantasie politiche comincino a galoppare a briglie sciolte. E’ cosa buona, pertanto, fermarsi un attimo e riflettere. E’ cosa buona contare fino a cento prima di lasciarsi andare a valutazioni irresponsabili che generano attese e pretese di chi ha meno tempo per seguire gli impegni e i tempi dell’agenda politica. Così sulla Facoltà di Medicina l’impressione è che la politica corra più in fretta della responsabile possibilità. Tutti auspichiamo che il polo universitario leccese possa annoverare all’interno della sua offerta anche una Facoltà prestigiosa ed importante come quella di Medicina. Ma prima che ciò accada è necessario darsi da fare per reperire le risorse finanziarie. E’ necessario altresì darsi da fare per immaginare le location in cui effettuare la didattica e la ricerca. Ad oggi mi pare che siamo ancora sulle nuvole e che di fattibile ci sia ben poco. Credo che i politici dovrebbero discutere sempre avendo a fronte le possibilità concrete di ciò che promettono. Sempre che si voglia consegnare ai nostri studenti un’offerta formativa d’eccellenza. Se invece parliamo di Medicina soltanto perché occorre provare a mettere in difficoltà politica qualche persona o qualche istituzione, nell’interesse dei nostri studenti che ci seguono, forse è bene fermarsi un attimo. Così pure sembra bizzarra e scomposta la politica che litiga affannosamente in queste ore per preparare le liste regionali in attesa delle elezioni di Aprile. Davvero un birichino, quel Silvio Berlusconi da Arcore… Quando tutti pensavano di aver già lottizzato il territorio salentino in appezzamenti politici da spartirsi, una legge elettorale per certi versi intelligente per altri diabolica, scompagina tutti i ragionamenti e tutti gli allineamenti ai blocchi di partenza. Adesso nulla è più scontato, nulla è zx a cura di Nerò Comunicazione

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VERSO IL VOTO

L’ATTIVITÀ DI VINCENZO BARBA z

attesa della schere più dovuto. E quella coperta che proteggeva e teneva caldi tanti figli, adesso invece diventa un manto termico insufficiente, un leggero plaid infeltrito che quando viene tirato da una parte lascia nudi i malcapitati dell’altra. E così mentre si leggono i giornali con

schizofrenica attenzione, si resta in attesa dell’arrivo del Carnevale, festa unica e rara, in cui a ciascuno è per diritto consentito di burlarsi delle difficoltà quotidiane indossando una maschera che non gli appartiene nella vita di tutti i giorni. In attesa di quella vitale e benefica sfilata di carri che si porta via tutti i bronci dell’autunno e dell’inverno e che ci apre i cuori alla primavera ed ai primi venti caldi restiamo sospesi in questo limbo mediatico in cui tutto è possibile e tutto è verosimile. A cominciare da ciò che non sarà mai realizzabile… Beata ingenuità!

Vincenzo BARBA

LETTERA APERTA DI RISPOSTA ALL’AMICO TEOFILO Ho letto con attenzione la tua lettera. E’ vero. Io da ragazzo ho tirato pochi calci al pallone ma ciò non significa che non coltivassi la passione e l’interesse per quello sport. Tu mi insegni che lo sport in generale ed in calcio in particolare sono bellissimi per due motivi: innanzitutto perché ciascuno può esprimere la propria opinione senza timore di aver detto cose meno interessanti di un altro (è o non è l’Italia il Paese in cui tutti i tifosi sono commissari tecnici della Nazionale e allenatori delle squadre di club?) e poi perché si può parlare e discutere senza essere obbligati ad avere esperienze professionistiche dirette. Per discutere di ciclismo bisogna forse chiamarsi Moser? Per parlare di Formula Uno bisogna chiamarsi Schumacher? Per aprir bocca sull’ ippica bisogna forse essere cavalli? Insomma, caro Teofilo, è la passione

e non la perizia tecnica che ci fa interessare ad uno sport e che ce ne fa innamorare! E poi, ma questo diciamocelo sottovoce, senza orgoglio e senza presunzione: tu pensi veramente che un Presidente sia in grado di vincere dei campionati, di raggiungere traguardi importanti, di battere record su record sportivi, senza saperne un po’(…non dico tanto, solo un po’…) di calcio in generale, di tattica e di schemi? Pensi che per vincere siano sufficienti i soli investimenti economici? Certo, io non sono solo, mi avvalgo di un equipe di professionisti che insieme a me decidono le linee programmatiche e portano avanti i progetti. Ma è forse una colpa avvalersi di grandi e bravi collaboratori? Io penso che questa sia una dote, un merito. In tutti i settori della mia azione imprenditoriale io mi avvalgo di bravi collaboratori e ne vado fiero.

Quanto poi alla scelta e alle “oscure” motivazioni che sono dietro la presidenza della squadra di calcio, ti prego di credermi che non ci sono proprio secondi fini. C’è soltanto una passione autentica e verace. L’investimento di energie umane ed economiche è così rilevante che, qualsiasi cosa io mi aspettassi in cambio, farei prima ad andarmela a prendere direttamente!!! Il do ut des nel calcio non esiste! E chi pensa di puntare alla roulette del calcio per riscuotere la vincita in altri settori deve sapere che sarà destinato a perdere ovunque. Il calcio è un’arma a doppio taglio: oggi sei il più bravo di tutti, domani l’ultimo della classe. Ma le sfide, lo sai bene non mi hanno mai fatto paura e per amore di questo sport continuo sempre, fino ad ora con risultanti discreti… Vincenzo

Le foto sono tratte dal sito www.ultrasgallipoli.com il tacco d?Italia 25


GALLIPOLI z TEMPO DI BILANCI

Gallipoli secondo noi VENNERI PROBABILE CANDIDATO SINDACO, FASANO SICURO CANDIDATO DELL’UNIONE ALLA CAMERA

zx

di Mirko Vitali

Doppio appuntamento elettorale per Gallipoli. Come altre 24 città salentine tornerà in primavera a votare per scegliere il suo nuovo sindaco e alle elezioni politiche per la Camera dei deputati è certa la candidatura di Flavio Fasano, attuale capogruppo alla Provincia di Lecce dei Democratici di sinistra. Fasano si prepara ormai da tempo, da quando nelle elezioni suppletive del 2004, “concesse” il suo collegio (accordo conosciuto come “lodo Frisullo”) all’esponente della Margherita Lorenzo Ria, che vinse con largo stacco su Vincenzo Barba (anche lui di Gallipoli, ed attuale consigliere regionale di opposizione). Flavio Fasano è stato sindaco per lungo tempo della città e nelle ultime consultazioni per il rinnovo del Consiglio provinciale, si è distinto con un ottimo piazzamento (ben 33%). Ha contribuito alla vittoria di Massimo D’Alema nel Collegio 11 (di questi Fasano è amico intimo e vicino di casa). E’ facile dunque prevedere che nella prossima campagna elettorale, si parlerà spesso di Gallipoli e del quadro politico locale. Giuseppe Venneri, sindaco uscente della Casa delle Libertà sembra essere la pedina più forte a disposizione del centrodestra, per la riconferma a Palazzo di città. Dalla sua vanta cinque anni di governo e l’amicizia del presidente Vincenzo Barba, anche se voci danno anche lui come possibile candidato a primo cittadino. Con Venneri e con Fasano abbiamo fatto un bilancio dell’Amministrazione cittadina e analizzato i futuri scenari politici.

//“Ci siamo rimboccate le maniche” In cosa ritiene che la sua Amministrazione si sia contraddistinta rispetto al passato, e come mai l’opposizione le contesta un probabile aumento delle tasse? “Governare aumentando le tasse è il mestiere più semplice del mondo. Farlo mantenendole inalterate, è un po’ più complicato. Vorrei sottolineare un aspetto: quando ci siamo insediati abbiamo subito diverse sentenze passate in giudicato che ci obbligavano a quietare debiti pregressi per circa 10 miliardi di lire. In quel momento alzare le tasse era scontato. Noi invece abbiamo tenuto fede al nostro patto elettorale, ci siamo rimboccati le maniche e non solo abbiamo saldato quelle pendenze ma abbiamo posto le basi per grandi opere come il depuratore su tutto il territorio cittadino, il recupero delle acque reflue, il restauro del Garibaldi, del castello e di

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piazza Imbriani e dell’ex mercato coperto, per un totale complessivo di 13 milioni di euro, senza aumentare di un solo centesimo, le tasse dei cittadini. Una netta inversione di tendenza rispetto al passato”. Giuseppe Venneri

Come è Il suo rapporto con Flavio Fasano, prossimo candidato al Parlamento Italiano? “Ovviamente ci sono rapporti umani ed istituzionali, visto che l’avvocato Fasano è consigliere provinciale, della nostra città, nonché capogruppo del partito di maggioranza relativa


GALLIPOLI TEMPO DI BILANCI z

in consiglio provinciale. I rapporti istituzionali dunque sono ottimi, come dimostrato anche nel recente passato e più in generale in diverse circostanze. I rapporti umani hanno inevitabilmente subito gli effetti di un aspro confronto politico ma la stima umana e professionale per l’avvocato Fasano, almeno da parte mia, è rimasta intatta”. Cosa avrebbe voluto fare come Sindaco, ma non è riuscito a fare? “Credo che in politica si possa sempre fare di più e guai se così non fosse. Non esiste amministratore che possa dire: ho fatto tutto quello che potevo fare. Sono soddisfatto di quanto realizzato, nella piena consapevolezza che in ogni settore amministrativo ci sono situazioni meritorie di attenzione”.

// “Solo due rondò” Come giudica il lavoro dell’Amministrazione Comunale della sua città? “Per governare una città, bisogna avere una idea di città, un programma, una strategia. In 5 anni di governo del centrodestra, aldilà di due rondò, per giunta collocati in malo modo, utili solo a congestionare il traffico, non credo Gallipoli possa dire di aver avuto altro. Non un piano traffico, un P.R.G., un porto turistico, un porto peschereccio; non è stato attivato persino l’ultimato mercato ittico, diventato mostruosamente deposito di bus. Questo per dimostrare solo in parte l’incapacità dell’azione amministrativa del Sindaco Venneri. Se a questo si aggiunge l’incatenamento del centro storico, con il posizionamento di telecamere e fotored, gli autovelox disseminati nel centro urbano, i milioni di euro di fantomatiche multe elevate ai turisti per fare cassa, insieme alla vendita di beni comunali per tentare di far quadrare i debiti, realizzati dalla stessa amministrazione. Per non parlare dello sperpero del denaro pubblico, ad esempio con lo stadio, si potevano utilizzare (anche per realizzarne uno nuovo, in un luogo più idoneo) dei fondi del CONI, già previsti, invece niente di tutto ciò. Il quadro allora, non può che essere deludente e sconcertante”. Già prima della riforma elettorale era scontata la sua candidatura. E’ notizia certa che lei sarà candidato anche con la nuova legge, nella cosiddetta “testa di lista” alla Camera, come caratterizzerà il suo impegno politico una volta eletto? “In nessun campo, più che in quello della politica le previsioni sono sempre a fortissimo rischio di errore, per cui è da vedere. In ogni caso, se vi sarà una mia candidatura ed elezione, voglio rispondere alla domanda per non sottrarmi all’obbligo politico di dare la mia visione di questo Salento e

Un progetto invece di cui è particolarmente orgoglioso di aver realizzato? “Non c’è un’opera in particolare di cui vado fiero. Più che altro sono soddisfatto della risposta complessiva che abbiamo dato nell’ottica del miglioramento e potenziamento dei servizi resi alla cittadinanza. A me piace fare degli esempi per essere concreto: quando ci siamo insediati, gli autospurghi erano presenza abituale al Lido S. Giovanni, l’illuminazione pubblica era deficitaria ed obsoleta, Le Perez una zona di campagna, il depuratore un oggetto misterioso ed il Gallipoli giocava su un campo di patate. Oggi tutto questo è solo un lontano ricordo. Ecco, è di quest’attività sistematica, realizzata in ogni settore dell’attività amministrativa, di cui vado orgoglioso”.

delle grandi emergenze di cui soffre. Il nostro territorio, è fortemente variegato ed economicamente disomogeneo. Questo credo rappresenti tuttavia una ricchezza più che un problema. Ritengo necessaria una diversificazione degli interventi a sostegno dell’economia locale che punti al turismo, passando dall’incentivazione dell’agricoltura, con una forte valorizzazione dei nostri prodotti. Valorizzare l’ambiente e la fruizione del territorio in termini naturalistici, con forti Flavio Fasano incentivi alla pesca e alle risorse del mare. Non vi è solo il TAC (tessile-abbigliamento-calzaturiero), che tuttavia è strategico, vi sono anche una serie di esigenze che definisco “priorità”, che necessitano di forti azioni di Governo che partano dal governo locale, alla Provincia, la Regione per arrivare al Governo Nazionale. Il Salento necessita di interventi strutturali mirati, i cui effetti saranno visibili se l’auspicabile Governo del centrosinistra si affermerà con il voto del 9 aprile”. Un’ultima domanda avvocato, non può non riguardare il suo vicino di casa e testimone di nozze, Massimo D’Alema, come è il suo rapporto con lui ? “L’antica amicizia che mi lega a Massimo D’Alema, risale a quando venne a Bari nel 1981, per governare l’allora PCI della Puglia. Nel corso degli anni, dal ’94 in poi, quando ero già sindaco di Gallipoli, mi chiese ed ottenne sostegno per la sua candidatura nel collegio di Gallipoli. Il rapporto tra noi si è fortemente consolidato, ma nel reciproco rispetto delle idee ed opinioni politiche. Nel corso di questi anni, né a lui, né a me, è mai mancata la libera manifestazione di giudizio sul nostro operato. Godiamo di reciproca stima profonda, ritengo che il suo attaccamento al Salento e a Gallipoli sia anche il frutto di questa nostra personale amicizia. Massimo è una persona leale e corretta, lo ha dimostrato mantenendo costante il suo legame con questa terra, che credo lo consideri ormai salentino”.

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MAGLIE z CASI STRANI

Un Comune

e due Pro loco

LA STRANA STORIA DI MAGLIE DOVE COESISTONO, FUORI LEGGE, DUE PRO LOCO zx a cura di Marco Laggetta

Ci sono Comuni e Comuni. Alcuni non hanno neanche una Pro Loco e altri ne hanno addirittura due. E’ questo lo strano caso di Maglie, sul quale questo mese il Tacco d’Italia è andato ad indagare. Paradossalmente, infatti, Maglie gode della presenza di due associazioni Pro Loco sul territorio comunale: l’una presieduta dal giovane Dario Vincenti, l’altra presieduta da Rosanna Mellone, nipote dello storico presidente della Pro Loco magliese, Donato Borgia. Eppure la legge consente la presenza di solo una Pro Loco in ogni Comune. Il punto, adesso, è stabilire quale di queste abbia ragione a rimanere e quale, invece, sia da considerarsi “fuori legge”. Entrambe le associazioni, naturalmente, rivendicano, dal canto loro, legittimità. Quale delle due avrà ragione? In attesa dell’esito ufficiale della controversia, abbiamo registrato il punto di vista dei presidenti di entrambe le Pro loco e lasciamo ogni valutazione ai lettori perché siano giudici imparziali.

//Dario Vincenti “Questa Pro loco è nata il 25 maggio 2000. Cinque anni fa, durante un’assemblea provinciale delle Pro loco della Provincia di Lecce, uno dei soci della Pro loco di Maglie, allora presieduta da Donato Borgia, lamentò l’assenza di attività sociale. Angelo Lazzari, presidente regionale dell’UNPLI (Unione nazionale pro loco d’Italia), verificò l’inattività dell’associazione. Lo stesso Borgia ammise che non c’erano le condizioni per operare. A seguito di questo fu invitato a sanare le inadempienze, ma fu inutile. La Pro loco venne esclusa dal circuito UNPLI e derubricata dall’albo regionale. Borgia fu commissariato e Lazzari prese temporaneamente il suo posto. In quel periodo venne pubblicato un manifesto che invitava i cittadini a partecipare all’attività della Pro loco. Iniziò l’attività sociale che portò alla costituzione per atto pubblico della Pro loco Maglie, da subito affiliata all’UNPLI ed iscritta all’Albo Regionale delle Pro Loco e nel Registro Nazionale delle Associazioni di promozione sociale (Legge n. 383 del 7 dicembre 2000). La Pro Loco si occupa della promozione e dell’organizzazione di eventi turistici e attività di sviluppo dei prodotti di qualità del territorio. Ed è proprio con l’obiettivo di rafforzare tale azione che, a livello locale, l’UNPLI Puglia e la Provincia di Lecce hanno sottoscritto, nel luglio scorso, un protocollo d’intesa per conseguire una più puntuale collaborazione finalizzata alla valorizzazione ed allo sviluppo culturale e turistico del territorio. Per quanto concerne il Comune di Maglie esiste un proto-

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Vincenti: “Il protocollo di intesa tra « ˙ Comune e UNPLI Puglia e quello tra ANCI e UNPLI escludono la possibilità per il Comune dididare darevalidità validitàaaPro Proloco loconon nonaffiliate affiliateUNPLI” UNPLI”

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collo di intesa tra Comune e UNPLI Puglia, in base al quale, tra le altre, viene esclusa la possibilità per il Comune di riconoscere altra Pro loco che non sia quella affiliata UNPLI. A rafforzare questo protocollo c’è stato quello tra ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) e UNPLI, sottoscritto a Castiglione del Lago il 5 Luglio 2003 . Per legge regionale (la n. 27 dell’11 maggio 1990), in un Comune non ci può essere che una sola Pro loco con riconoscimento ufficiale. La situazione che permane a Maglie è imbarazzante”.


MAGLIE CASI STRANI z

//Rosanna Mellone “La Pro loco è un’associazione che nasce sul territorio come promozione turistica e viene riconosciuta dall’Ufficio regionale dell’Assessorato al Turismo, il quale stabilisce con le Pro Loco un rapporto di collaborazione avvalorato dal fatto che la Pro Loco deve costituirsi e deve adeguarsi allo statuto tipo delle Pro Loco della Regione Puglia. Quando nel 1979 si è costituita l’associazione, lo statuto è stato prontamente adeguato alla legge perché queste associazioni non possono prescindere dal loro legame con la Regione. Infatti, gli eventuali finanziamenti che la Regione può scegliere di corrispondere alle Pro Loco sono diretti a quelle associazioni che rispettano quello statuto. Questo è avvenuto, a Maglie, per più di vent’anni, in una Pro Loco magistralmente presieduta dal dottore Borgia. In quegli anni nasce un’associazione di Pro Loco, una specie di sindacato, che si chiama UNPLI e che offre la propria assistenza e la propria intermediazione nei rapporti che intercorrono con la Regione, oltre ad un aiuto burocratico. La Pro Loco di Maglie è stata associata all’UNPLI. Infatti, il presidente Borgia faceva parte del consiglio provinciale dell’UNPLI. La UNPLI non è un organo amministrativo, non è un’istituzione, ma un’associazione di associazioni alla quale puoi scegliere di iscriverti o meno. Nel 1999 l’UNPLI chiese che venissero iscritti nuovi soci. Stranamente i nuovi soci erano tutto il consiglio di amministrazione della città. Per statuto, il sindaco del Comune di appartenenza è socio di diritto del consiglio direttivo, settimo consigliere. Sempre per statuto, chiunque voglia entrare nella Pro loco deve fare una domanda di adesione al consiglio direttivo. Nel momento in cui analizzavamo l’opportunità di far entrare questi nuovi soci, il presidente della UNPLI regionale, Angelo Lazzari, riunì

“La UNPLI non è un organo amministrati«vo,Mellone: ma un’associazione di associazioni alla quale puoi scegliere di iscriverti o meno” » tutti questi nuovi soci, all’insaputa dell’associazione Pro Loco di Maglie, e decise di commissariare il presidente Borgia alludendo come motivo ad una mancata presentazione del bilancio nei termini previsti. Facemmo, quindi, vedere le ricevute dei bilanci approvati e presentati alla Regione. Non sembravano esserci motivi di commissariamento. Iniziò un carteggio tramite studi legali con il sig. Lazzari, il quale dopo poco tempo fece sapere che, pur non essendoci le condizioni per il commissariamento, nessuno poteva impedirgli di creare un’ associazione turistica. Di questa nuova associazione, che iniziò ad operare col nome di Pro Loco, facevano parte non solo quei nuovi iscritti, ma anche dei veterani della nostra associazione ai quali era stato detto che questa era decaduta. Il direttivo di un’associazione può essere commissariato, ma l’associazione non si cancella: si danno le quote al tesoriere e si rifanno le elezioni. Neanche la Regione può radiare una Pro Loco senza verificare la presenza di fatti gravissimi. In tutta risposta noi ci siamo subito staccati dalla UNPLI, in quanto non riconoscevamo più l’operato di questa associazione, ed abbiamo continuato a presentare regolarmente i nostri bilanci alla Regione. La legge regionale 27/90 dice che dove c’è una Pro Loco non può sorgere un’altra Pro Loco. Noi abbiamo continuato ad avere una sede sociale ed un conto in banca intestato all’associazione, a percepire i finanziamenti del Comune o della Regione, a lavorare ed a fare attività sociali quali Maglie for Telethon che ha permesso al Comune di Maglie di essere inserito nella lista d’oro dei Comuni d’Italia”.

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SUPERSANO

U O M I N I D I U N A V O L TA z

Rocco De Vitis,

medico dalla scorza dura RITRATTO DI DON ROCCO: MEDICINA, POESIA E ALBERI D’ULIVO Rocco De Vitis durante un discorso pubblico nel 1987 zx

di Paolo Vincenti

“Secolare albero d’ulivo, d’erbe nocive abbarbicato, il vasto setta, a ridosso della pineta, dedicata a San Giuseppe, che tronco intorno respirante e nitido ti rendo. Par che m’avvol- venne consacrata nel 1984. Il suo nome rimane legato alla sua più grande fatica lettegan plaudenti i rami tuoi e giulive le fronde sussurrino grazie al mio senil sudore”. Certi vecchi sono come gli alberi d’ulivo raria: la traduzione dell’Eneide di Virgilio. Pubblicò, in prima delle campagne salentine, soprattutto certi grandi vecchi battuta, una traduzione in versi liberi dell’opera,nel 1982, dalla scorza dura, animati da una straordinaria forza e ca- con l’aiuto di vari collaboratori che curarono il commento ai parbietà, temprati dalla dura vita contadina: giorni e giorni a dodici libri del poema virgiliano. Successivamente, De Vitis, contatto con la natura e le sue avversità, ingaggiano con es- pubblicò una seconda edizione dell’opera virgiliana, nel sa una sfida per vedere chi si piegherà, chi, per primo, si farà 1987 (Aesse Editrice Taviano), in endecasillabi puri. Tutti i sacrifici vennero ripagati dal vincere. successo del libro, che l’autoCosì era Rosario Rocco De Il nome di Rocco De Vitis rimane re volle distribuire a tutte le Vitis, Don Rocco, come lo chiamavano tutti. Era nato nel legato alla più grande fatica letteraria, biblioteche ed i Comuni della 1911 a Supersano. Aveva frela traduzione dell’Eneide di Virgilio, provincia. Pubblicò un altro volume, con le Bucoliche e le quentato il Liceo Pietro Colonpubblicata in prima battuta nell’82 Georgiche di Virgilio, con testo na di Galatina e poi Medicina e poi nell’87 latino a fronte, da lui tradotte a Bologna. A Supersano, aveva e commentate (Aesse Taviano iniziato la sua carriera di me1988). dico condotto e, nei primi an“Questa ponderosa rivisitazione del poema virgiliano - dice ni, aveva anche partecipato alla vita politica del suo paese, allontanandosene però, poi, irrimediabilmente. All’impegno Enzo Panareo nella presentazione del libro contenente la traprofessionale, egli unì sempre quello letterario. Profondo co- duzione dell’Eneide - compiuta sotto il segno di una serena noscitore dei classici greci e latini, fin da giovanissimo iniziò dottrina, non meno che sotto quello di un amore sconfinato, a comporre poesie e versi sparsi. A bordo della sua Fiat 500 vuole essere, e senza dubbio è, una manifestazione di inteC, andava a visitare i suoi pazienti. Molto spesso, nei pome- resse culturale […] che affonda salde radici e trova giustifiriggi in cui non era impegnato in ambulatorio e, immancabil- cazione nella trepida restaurazione del concetto di umanità mente, il sabato e la domenica, si recava sulla collina della cui sembra che le crisi spirituali del Novecento, cause e conSerra di Supersano, dove aveva acquistato una vasta esten- seguenze di eventi storici di sgomentante portata, abbiano sione di terreno, con una masseria che aveva restaurato e lì, inferto colpi decisivi e, i fati non vogliano, forse irreparabili”. a contatto con la natura, dimenticava noie ed affanni della “Don Rocco – dice invece Antonio Errico - ha dimostrato di vita quotidiana. Per la sua devozione, fece costruire una chie- avere culto, umiltà, passione e mestiere, prima con l’Eneide e

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SUPERSANO

U O M I N I D I U N A V O L TA z

a lui; sempre disponibile, giorno poi con le Georgiche e Bucolie notte, come solo i medici di che”. una volta sapevano fare”. L’impressione che resta in chi lo conobbe è che Don Rocco non Nel 1990, De Vitis pubblicò sia mai scomparso. E’ Maria Bo“Soste lungo il cammino” (Aesse danese, moglie di Ruggero, uno Editore Taviano), una raccolta di dei quattro figli di De Vitis, che lo discorsi, poesie, scritti vari, “quasi spiega. “E’ difficile – afferma per predisposizione insita nella parlare di una persona che per natura umana, di chi sta per eminoi non è veramente assente. grare in un’altra vita o in Cielo, e Ogni angolo di questa casa (quelsente il bisogno di radunare e la in cui viveva Rocco De Vitis, mettere insieme le sue cose che ndr) ci parla di lui: la sua lezione sono i vari moti dell’animo nella è stata per noi, figli, nuore ed anpropria vita trascorsa”, come lo che nipoti, un insegnamento che stesso autore scrive nella presennon potremo mai scordare ma tazione del libro. E del 1994 è il che ci portiamo dentro nella vita breve romanzo “Naufragio a Miladi tutti i giorni, nel confronto con no”, (Editrice Salentina Galatigli altri, nel nostro lavoro, nelle na). Esiste anche un sito, nostre amicizie. Una vita trabocWWW.ROCCODEVITIS.IT, dedicacante di impegno, la sua, come to a Don Rocco, curato dal nipote I lavori per la realizzazione della chiesetta dedicata da medico, come umanista, anche Giuseppe De Vitis e molto comdon Rocco a San Giuseppe come politico e in tutte le cause pleto per conoscerne la figura. sociali che sposava. La sua è stata una vita al servizio degli Don Rocco morì nel 1997, ad 86 anni, lasciando un vuoto altri. Per anni è stato, a Supersano, il medico di tutti – prose- enorme fra i suoi parenti e tutti coloro che lo conobbero ed gue Bodanese - curando i mali del corpo ma anche quelli amarono. Di certi uomini, davvero, come si suol dire, si è perdell’anima, le tensioni e le preoccupazioni di chi si rivolgeva so lo stampo.

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TAVIANO

S T O R I E D I PA E S E z

Tanisi pronto,

MARGHERITA E DS SPIEGANO COME ARRIVARE AD UN ACCORDO

Unione quasi zx di Mirko Vitali

riferimento importante, per i comuni limitrofi. In A Taviano sembra ormai chiaro il quadro politiquesti anni di mal governo la città ha perso co, che vedrà in primavera confrontarsi il centroquesto primato. Se poi si guarda a quello che sinistra ed il centrodestra. Anche se l’Unione non concretamente è stato fatto a livello di amminiha ancora trovato la convergenza su un nome strazione, il quadro è desolante e sotto gli occhi autorevole in grado di trovare tutti i suoi partiti dei cittadini, che sono certo sapranno giudicare concordi, è quasi certo un accordo. Così il sindain maniera obiettiva e giusta. Gli argomenti su co del centrodestra, Giuseppe Tanisi, alla fine del cui discutere e trarre conclusioni negative sono suo primo mandato, e quasi certamente l’unico molteplici, si va dal piano regolatore, alle istalcandidato autorevole della Casa delle Libertà, si Giuseppe Tanisi lazioni di antenne per telefonia, alle opere pubprepara a fronteggiare l’attacco. A complicare la bliche, alla totale assenza di sua situazione, infatti, ci sarà certamente in Città, il cittadino Lorenzo Ria e Flavio Falsano fan- programmazione”. Antonio Portaccio (segretario politico più autorevole, Lorenzo no sentire tutto il loro peso Margherita): “Taviano, tra qualRia, che vanta dalla sua, oltre ai che mese avrà la possibilità di nella fase delle consultazioni. risultati di dieci anni di Governo tornare ad essere governata da provinciale, ben 18 anni di sinTanisi chiederà la riconferma un’amministrazione efficiente, daco della città. Come se non che la città merita. Noi della bastasse, si aggiungerà la canMargherita stiamo lavorando insieme alle altre forze politiche didatura alla Camera di Flavio Fasano, che pur avendo la redel centrosinistra, per giungere ad una intesa, per trovare un sidenza a Gallipoli, non ha mai tagliato i ponti con la sua citcandidato in grado di essere espressione della coalizione, e tà d’origine, anzi nell’ultimo periodo i rapporti con la città ridare slancio al paese, come un tempo. Per questo stiamo sembrano ulteriormente rafforzati. lavorando, insieme alle associazioni, alla società civile e a liIl Tacco, è andato a sentire i due segretari dei partiti magberi cittadini, anche alla stesura di un programma che rigiori, che oggi sono all’opposizione, Stefano Lupo (segretario specchi le aspettative della gente, Taviano in questi anni è dei DS) e Antonio Portaccio (segretario della Margherita). Stefano Lupo (segretario DS): “A Taviano si è aperta una stata governata male, questo è sotto gli occhi di tutti. Credo nuova stagione politica, le forze del centrosinistra, sono in che la coalizione che stiamo in questi giorni mettendo apgrado di dimostrare ai cittadini di saper governare bene que- punto, avrà il compito non facile di correggere gli errori di sta città. Il partito che io rappresento, è forza autorevole e questi anni. Certamente non siamo soli in questo compito, necessaria all’interno dell’Unione, sono certo che sarà impor- grande aiuto può venire, penso ad esempio ad un leader del tante l’apporto che daremo alla coalizione. In questi anni, mio partito, Lorenzo Ria, che abbiamo la fortuna di avere in l’Amministrazione comunale guidata da Tanisi, non ha saputo città. In questo sicuramente siamo avvantaggiati e possiamo costruire nulla per la città. Taviano era diventata un punto di ritenerci fortunati”.

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COLLEPASSO

V E R S O L E A M M I N I S T R AT I V E z

Perrone: “Lascio ma non mollo” CENTRO DESTRA E CENTRO SINISTRA AFFILANO LE ARMI IN VISTA DELLE AMMINISTRATIVE zx di Mirko Vitali

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Salvatore Perrone non può fase l’obiettivo è quello di defiPassata le feste a Collepasso, si è conclusa anche la “pace ricandidarsi. Ma sta lavorando dietro nire il programma, rafforzare la coalizione, e se non dovesse politica”, così la città si prepara le quinte per la terza lista emergere nessun nome in grado ad affrontare le elezioni anticidi garantire tutta l’Unione, si ripate, che consegneranno in primavera un nuovo primo cittadino. Entrambi le coalizioni sono correrà alle elezioni primarie”. Dello stesso avviso pare essein pieno movimento, e si susseguono gli incontri per la com- re il rappresentante della Margherita, all’interno del coordiposizioni delle rispettive liste. A guastare, però, il quadro po- namento Tonino Gianfreda, che ha dichiarato come le “prilitico ed a truccare il risultato ci sarà, quasi sicuramente, al- marie si possano svolgere, ma l’unione sta lavorando anche meno una terza lista che l’ex sindaco Salvatore Perrone sta ad un indicazione di un personaggio autorevole, in grado di cercando in questi giorni di comporre. Non sembrano allora rappresentare l’intera coalizione”. Anche il centro destra, ed aver trovato soluzione, dopo quasi sei mesi, i problemi nel il gruppo di Forza Italia, ha iniziato le consultazione al suo centro destra, che hanno portato alla caduta dell’Ammini- interno, per individuare chi dovrà guidare la coalizione. Paolo strazione comunale. La prima fase della crisi era iniziata, lo Menozzi, ha dichiarato che “ si sta ascoltando la società ciricordiamo, con le dimissioni dei tre assessori azzurri: Paolo vile, e si stanno attivando anche tramite i vertici provinciali Menozzi, Giuseppe Perrone e Giuseppe Costa, terminata dei rispettivi partiti, una serie di iniziative per stabilire chi poi con le dimissioni del primo cittadino, che non riuscendo possa guidare alla vittoria il centro destra, orfano dell’ex sina ricomporre la maggioranza, prese atto della situazione e daco Perrone. Intanto si partirà con una serie di manifestarassegnò le dimissioni, senza poche polemiche con il gruppo zioni aperte al pubblico”. L’ex primo cittadino, non sembra azzurro. La prima novità, riguarda proprio l’ex sindaco, che intenzionato a lasciare la politica attiva, ed ha dichiarato come previsto dalla legge, non potrà essere candidato per la che “ proprio in questi giorni ha intrapreso una serie di concarica che ha rivestito per circa sette anni. Sicuramente, pe- tatti per presentare una lista civica, aperta alla società civile rò, voci autorevoli, lo danno candidato nella corsa per un po- tenendo fuori però, gli estremismi di destra e sinistra” sarà sto in consiglio. Gli scenari possibili sono ancora in via di ha continuato “una lista composta da persone con esperiencomposizione. L’Unione ha costituito un coordinamento gui- za ed altre che si affacciano per la prima volta sulla scena dato da Pantaleo Gianfreda, che dopo la presentazione ai politica”. La vita politica dunque in città sembra in fermento, cittadini, a cui ha partecipato la vice presidente della Provin- e non si escludono colpi di scena e passaggi di coalizione di cia Loredana Capone, ha iniziato a sentire associazioni e cit- esponenti illustri. Al momento, però nessun nome autorevole tadini, organizzando anche una serie di incontri pubblici. Lo trapela su chi, in primavera, potrà tentare di occupare la polstesso coordinatore Gianfreda ha confermato che “in questa trona di primo cittadino.

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SPORT

NUOTO DA CAMPIONI z

Il delfino del Salento UNA GIORNATA SCANDITA DA ALLENAMENTI, SCUOLA E LA MUSICA DI JOVANOTTI

Valentina ha solo 17 anni sulle spalle e già tanti ˙ successi all’attivo. Ultimo dei quali, il decimo tempo (1 minuto, 2 primi e 87 secondi) ai campionati assoluti di categoria di Trieste

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zx di Antonio Lupo

Compirà diciassette anni il prossimo 30 gennaio Valentina Longo, nuotatrice di Collepasso con successi atletici da record alle spalle, una ragazza semplice e determinata che non ama mettersi in mostra. Alta uno e sessantacinque (pesa 5556 kg), occhi e capelli castani, preferisce la musica di Jovanotti. Divide il suo tempo tra gli allenamenti alla piscina Icos di Tricase, sotto la guida orgogliosa del suo coach Vincenzo Ambrosino, e gli impegni di studentessa del quarto anno del liceo scientifico (frequenta con buon profitto la sezione E del “Vanini” di Casarano). La sua prima medaglia risale al ‘96, quando ha iniziato all’Euroitalia. Da quel momento ha conquistato risultati sempre più promettenti, grazie a faticose e continue attività di allenamento, eseguite sempre con passione, se pur con qualche necessaria rinuncia. E’ così che Valentina si è specializzata nello stile a farfalla (o a delfino: rotazione delle braccia con movimento simultaneo delle gambe) collezionando una affermazione dopo l’altra, sia nei campionati di categoria (per età), che in quelli assoluti, senza limiti d’età. Dopo aver conquistato il ”bronzo” a Roma nel luglio del 2005 (campionati giovanili nazionali) e il terzo posto negli assoluti estivi di Pesaro (finale giovani), è riuscita a classificarsi decima col tempo di 1 minuto, 2 primi e 87 secondi negli ultimi assoluti di categoria, disputatisi a Trieste. Una competizione nella quale si è distinta, tra l’altro, come la più giovane e come l’unica pugliese. Tutto ciò a totale carico dei genitori che oggi la trovano più matura dei suoi coetanei, in tutto quello che fa, non solo nel campo dell’atletica. Si dichiarano perciò soddisfatti per aver-

le consentito di coltivare la sua attitudine, nonostante il costante impegno che ciò continua a comportare anche per loro. “Non è stato facile – dicono mamma Rosalia e papà Lucio, ambedue insegnanti nelle scuole superiori di Casarano sostenerla in tutte le gare, le trasferte e i meeting, senza considerare poi la nostra disponibilità ad accompagnarla presso le strutture, tutte private, dove si allena quotidianamente. D’inverno a Tricase (62 km al giorno ), d’estate alla piscina scoperta di Casarano o di Squinzano: le uniche olimpioniche (50 m) di cui si può disporre in zona.” Da tenere presente che la più vicina piscina coperta, adatta a competizioni sportive, è quella del CUS di Bari. “Devo molto al mio allenatore - fa sapere Valentina – che ha avuto fiducia in me ed ha creduto nelle mie capacità natatorie. Ho seguito i suoi preziosi suggerimenti riuscendo, col tempo, a ridurre le incertezze e a controllare la tensione emotiva”. Una buona sintonia che ha portato la giovane atleta a mettere alla prova il suo talento, senza cedere mai. Insomma un nuoto da incentivare, considerate le performances da vera campionessa, una delfinista salentina di spicco che brucia le tappe chiedendo sempre di più a se stessa.Valentina ha recentemente conquistato, tra l’altro, due prestigiosi riconoscimenti regionali (Federazione NazionaleNuoto-Puglia) per l’attività svolta:un premio speciale ed un trofeo come migliore atleta dell’anno 2005!

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SPORT

z SALENTO OLIMPICO

Sì, Tedoforo! CINQUE MINUTI, UNA VITA. IL DIETRO LE QUINTE DEL VIAGGIO DELLA FIAMMA OLIMPICA RACCONTATO DA UN TEDOFORO D’ECCEZIONE: IL GIORNALISTA DEL TACCO D’ITALIA

Quando si attende con trepidazione un momento importante si continua a pensare come sarà. Per poi viverlo in modo completamente diverso da come lo si è immaginato. Oltre un anno fa guardavo il sito dedicato ai volontari delle prossime Olimpiadi invernali di Torino e un piccolo link rimandava al viaggio della Fiamma Olimpica. Incuriosito ci vado e, visto che non richiedeva molto tempo, compilo il modulo con il quale si inoltrava la richiesta per aspirare ad essere uno dei tedofori. Salvo sul cellulare il codice con il quale mi sono registrato, perché scordo sempre tutto, e mi dimentico per un anno di aver inoltrato questa domanda, salvo ricordarmene quando il Presidente Ciampi consegna la torcia al primo tedoforo Stefano Baldini lo scorso 8 dicembre. E allora penso che ormai tutti i protagonisti della staffetta sono stati selezionati e contattati. Passa un’altra settimana e trovo una bustona nella cassetta delle lettere con tanto di logo “viaggio della fiamma olimpica”: “Caro Francesco, Congratulazioni! Con immenso piacere ti informiamo che sei stato selezionato come tedoforo per il Viaggio della Fiamma Olimpica di Torino 2006”. Penso subito, con diffidenza tutta italiana, che ci sia sotto qualche inghippo e continuo a leggere tutti i moduli che mi sono stati inviati. Una serie di informazioni e di dichiarazioni che mi impegnano a non indossare loghi e marchi durante il mio tratto di staffetta, mi obbligano a non divulgare la notizia di essere stato selezionato a mezzo stampa e altre cose del genere. Sembra tutto vero…Rispedisco tutta la modulistica richiestami e attendo. Nel frattempo si sa che la Fiamma sarà nel Salento il 4 di gennaio. E’ lunedì 2 gennaio e ancora non ricevo nessun’altra comunicazione. Penso davvero di essere stato fregato e mi ricordo che assieme alla prima comunicazione vi era la possibilità di acquistare la torcia utilizzata durante la staffetta anticipando il pagamento alla modica cifra di 330 euro. Acquisto che sarebbe potuto anche avvenire lo stesso giorno della staffetta a 360 euro. Tenitivela! è stato il mio pensiero. Ho subito concluso che avessero preferito selezionare chi già avesse dato la conferma della volontà di acquistare la Torcia. Non contento chiamo a Tori-

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no: “Tutto confermato. Abbiamo un po’ di problemi con le poste ma dopodomani, alle 13.30, appuntamento presso l’Istituto d’Arte di Parabita.” Mi sembra tutto troppo strano e semplice. Parenti e amici preparano le macchinette fotografiche e io preparo le scuse nel caso si trat-

Lascio per un attimo la Torcia ai « miei genitori ma avrei voluto fare pro-

vare a tutti l’emozione di tenerla tra le mani anche per pochi secondi

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tasse di una bufala. Giorno 4 ormai non ho più niente da perdere. Avviso qualche amico, la Direttora, non mangio e tremante (meno male per Lorena…) mi avvio a Parabita. Bandiera olimpica, volontari, divise e torce olimpiche mi sfilano a un metro di distanza. Mi presento per il riconoscimento e prima di me un ragazzo litiga perché è stato convocato ma non è presente negli elenchi (equivoco risolto pochi minuti dopo per la felicità del ragazzo). Penso che la stessa sorte toccherà anche a me, ma sbircio tra gli incartamenti dello staff e trovo il mio nome. Passa un minuto, e mi consegnano la divisa. La indosso: è grande. Provo a cambiarla ma non ce ne sono altre: si corre lo stesso. In dieci minuti ci consegnano la Torcia, ci informano su tutte le procedure da seguire e foto di gruppo. In dodici attraverseremo Parabita e una parte di Matino. Sulla navetta che ci porterà nei punti di partenza di ogni tedoforo si passa da momenti di silenzio assoluto ad altri di chiacchiera isterica. A Gallipoli hanno finito in ritardo e si aspetta, allora, con la mia Torcia stretta in ma-


SPORT

SALENTO OLIMPICO z no, scendo per salutare alcun vecchi amici podisti che scorteranno la Fiamma sino a Casarano. Foto, tante foto. Conosco il tedoforo che mi precederà, è un agente di polizia campano che assieme a molti colleghi sta attraversando l’Italia al seguito della Torcia ed è stato selezionato proprio per il primo tratto parabitano. Scende prima lui, poche centinaia di metri e tocca a me. Mi lasciano all’inizio di via Coltura, affianco al Santuario e penso che proprio lì, dieci anni fa, vincevo un importante gara da sportivo praticante. Come scendo dalla navetta un boato: non immaginavo tanta gente. Lascio per un attimo la Torcia ai miei genitori ma avrei voluto fare provare a tutti l’emozione di tenerla tra le mani anche per pochi secondi. Sono circondato da gente che vuole essere fotografata accanto a me. Passano i mezzi del corteo, un animatore degli sponsor mi da una pacca sulla spalla: “Ciao Tedoforo!” Allora non è un sogno…Giunge un poliziotto in moto, si ferma, attiva la mia Torcia. Dieci secondi e appare la Fiamma. Mi affianca il tedoforo 72 della giornata, avvicino la mia fiaccola alla sua e ancora non ho capito se la mia si sia accesa perché il fuoco avvolge entrambe le torce. Uno scorta-tedofori, mi dice di andare. Sposto di pochi centimetri la mia Torcia e vedo che si è accesa. La gente applaude e scorgo qualche volto conosciuto. Mio fratello. Inizio a correre e un volontario dello staff mi invita a salutare il pubblico. Timidamente allungo il braccio e muovo la mano. Tutti ricambiano il mio saluto e ci prendo gusto. Ogni tanto devo fermarmi e camminare perché la gente è tanta e il corteo non riesce a farsi strada velocemente. Giriamo a sinistra per via Vittorio Emanuele, pochi metri e mi incontro con il tedoforo successivo, avviciniamo le Torce la sua si accende e la mia viene spenta. Mi trascinano di peso su un’altra navetta dove mi accolgono altri volontari e consegno la mia Torcia. Scrivo sul diario di viaggio alcune frasi sconclusionate e cerco di capire ciò che ho appena vissuto. Raccogliamo gli altri tedofori e ci riaccompagnano all’Istituto d’Arte. Firmo l’intenzione di acquistare la Torcia a Giochi finiti perché ORA 360 euro mi sembrano pochi, saluto tutti e rientro a casa. Il resto, tutta l’emozione, i volti felici delle persone, ogni metro della mia staffetta li ho vissuti la notte

successiva. Sport è passione, amore, sofferenza, gioia, pace. Mi sono svegliato tante volte pensando a quei cinque indimenticabili minuti quando ho accarezzato e tenuto stretto tra le mani tutto questo.

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I GUSTI DEL TACCO z O S T E PA Z Z O

Onde di follia e musica M

usica e follia all’appuntamento del 27 gennaio con “Letture dal Tacco”, il primo caffè letterario del Sud Salento, organizzato dal Tacco d’Italia nei locali di Oste Pazzo di Casarano. La musica è quella ricca di contaminazioni balcaniche, jazzistiche e tradizionali salentine di due musicisti dei Manigold, Claudio Prima, organetto e voce (primo organetto della “Notte della Taranta”), e Redy Hasa, violoncello. La follia è nelle parole di Maria Pia Romano, giornalista per Corriere del Mezzogiorno, il Sole 24 Ore, quiSalento e direttrice della web tv NightChannel (oltre che responsabile della divulgazione scientifica dell’attività del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione e della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Lecce), che, dopo due raccolte di poesie, oggi è al suo primo romanzo, “Onde di follia”, appunto, pubblicato per Besa (2006).

pensieri tratti dal romanzo di Maria Pia Romano, affidata alla voce calda e ormai storica dello speaker radiofonico Ciky Forchetti. Insomma, l’organetto, il violoncello e la voce si fonderanno in una mescolanza di stili e di atmosfere che evocheranno i modi e il senso del romanzo in presentazione, “un lungo racconto d’amore – come lo definisce la stessa autrice - Quell’amore che è tutta l’esistenza nella vita di una donna, un episodio, soltanto, in quella di un uomo. Un libro dedicato a chi ama, quindi, a chi vive”. E così è “Onde di follia”: un romanzo al femminile, scritto nei modi delicati e nello stesso tempo intensi, tipici delle donne. Una pittrice, una casa sul mare, un surfista, un postino senza nome. Ed una passione travolgente tra i due. Una scrittura sincera e di qualità, che rivela agli uomini fin dove può spingersi la capacità di amare delle donne.

La serata si aprirà con l’esibizione del duo d’eccezione composto da Claudio Prima e Redi Hasa, due musicisti che vantano collaborazioni con artisti e formazioni di rilievo del panorama artistico pugliese e italiano e che proporranno una rivisitazione delle musiche popolari del sud Italia e dei balcani, con particolare attenzione alla musica tradizionale albanese, insieme con un ricco repertorio inedito. Non mancheranno momenti di improvvisazione jazz attraverso strumenti tipicamente popolari. I brani del repertorio saranno le riproposizioni dei classici tradizionali riarrangiati con lo spirito delle influenze balcaniche e Claudio Prima mediterranee e i brani inediti sintesi di tale esperienza di contaminazione. Poi la musica diventerà accompagnamento alla lettura di brani e

Redy Hasa

Ciki Forchetti

INIZIO SPETTACOLO ORE 21,00 Oste Pazzo - centro antico di Casarano - Tel. 0833.513376 - Paolo 338.8647941 zx a cura di Nerò Comunicazione 42 il tacco d?Italia

Maria Pia Romano


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Con le persone

a 360 gradi

APRE UNA NUOVA STRUTTURA DELL’ISPE A MOLA DI BARI Un’assistenza capillare ai pazienti e una logica organizzazione di spazi e servizi offerti. E’ questo il programma di Ispe (Istituto per i Servizi alla Persona per l’Europa), per la Residenza Sanitaria Assistenziale di Mola di Bari di cui l’Istituto è responsabile. Ed Ispe lo mette in pratica garantendo ai residenti nella struttura una completa lista di servizi: dall’assistenza socio-sanitaria e riabilitativa di medicina generale e specialistica a quella infermieristica; dalla riabilitazione neuro-motoria e cognitivo-comportamentale al segretariato sociale e all’assistenza alla persona e all’animazione. E, al fine di garantire prestazioni adeguate al grado di disabilità e dipendenza di ciascun ospite, la Residenza Sanitaria Assistenziale è articolata in diverse aree di intervento: quella della senescenza, quella della disabilità, quella del disagio mentale. I servizi Ispe sono rivolti, infatti, a pazienti affetti da diversi gradi di disabilità e dipendenza fisica o mentale, come le patologie cronico-degenerative, gli handicap di natura fisica,

//RICORDANDO ANTONIO FERRO già Direttore ERSAP LecceBrindisi Caro Antonio, dopo quasi quarant’anni insieme, rievocare la Tua vita di lavoro, vissuto come un ideale, non è facile: dapprima pioniere della Riforma Fondiaria, poi colonna dello sviluppo agricolo della nostra regione. Sembra ieri, anche se avevamo poco più dei pantaloni corti, quando, dopo un prezioso rodaggio professionale a Miggiano, cominciasti il tuo lavoro all’Ente, assegnato come perito agrario a Policoro. Seimila ettari di boschi e paludi erano del solo barone Berlingeri, dove le stoppie non potevano essere spigolate se non dopo il passaggio delle orde dei tacchini padronali. Bisognava eliminare la malaria , costruire dighe a monte, realizzare i poderi, le strade, le borgate, tutti i servizi essenziali. La riforma di Policoro e di tutto il Meta-

psichica e sensoriale, i disturbi psichiatrici, le al- Mario De Donatis terazioni morbose stabilizzate o morfo-funzionali, per le quali è necessario assicurare trattamenti terapeutici protratti nel tempo. L’accesso nella residenza sanitaria assistenziale dell’ISPE può essere richiesto dal medico di medicina generale, dai servizi generali della Ausl o, in caso di dimissione dall’ospedale, dal dirigente della divisione ospedaliera, o dai servizi territoriali comunali. La retta giornaliera a carico del residente è pari a 30,24 euro (legge regionale 698/03). Nel caso in cui questi o la sua famiglia non possano corrispondere la cifra richiesta, il Comune di residenza interverrà a versare il corrispondente contributo integrativo. “Con la nuova residenza di Mola di Bari - dichiara Mario De Donatis, commissario straordinario dell’Istituto – l’Ispe, attiva dal 1990, varca i confini del Salento e si propone come struttura al servizio di tutta la Puglia nel campo dei servizi alla persona”.

pontino fu un’opera da titani, alla quale desti l’anima. Essa cambiò i pascoli di allora in tendoni, pescheti, agrumeti, orti industriali, ma soprattutto migliaia di famiglie di diseredati in imprenditori. Seguì Gaudiano, come direttore del Centro di colonizzazione. Com’era bella la valle dell’Ofanto! Ma anche là i problemi erano immensi e li affrontasti con impegno illimitato. Quante volte scendevi dall’ufficio al mattino, dopo un’intera nottata di lavoro! Io ci arrivai poco dopo di Te e mi accoglieste con cordialità indimenticabile, Tu, la Tua cara Gina, i Vostri figli bambini . Vennero poi il Centro di Gravina e la Laurea, conquistata studiando per anni, solo dopo mezzanotte, in modo così sistematico che, appena finì, in quelle ore non riuscivi più a dormire. Diventasti poi direttore provinciale, dapprima a Bari, poi a Lecce e dopo ancora a Lecce e Brindisi. Qui trovasti i lavori della riforma quasi

conclusi, ma, impellenti, il bisogno di cooperative di trasformazione e nuovi problemi, letteralmente immensi, posti dalle integrazioni comunitarie . Tu promuovevi e coordinavi, onnipresente sicurezza e stimolo per i tuoi oltre cento collaboratori. Sorsero tutta una rete di cantine sociali, di oleifici, di tabacchifici, di organismi di secondo grado, esperienza esaltante, di costruzioni e di gestioni, che ci impegnò tutti, tecnici e amministrativi. Caro Antonio, erano realizzazioni che costituirono segni epocali. Il Tuo lavoro e il Tuo entusiasmo sono stati determinanti. Più d’uno ha detto, in questi giorni, che con Te se n’è andato un pezzo di storia, non solo della nostra agricoltura. Ed ora, a Te una preghiera: oltre a continuare ad essere vicino ai Tuoi cari Figli, aiuta gli attuali responsabili della nostra agricoltura, alle prese con problemi di politica agraria così completamente nuovi! Il Tuo esempio sia il Tuo lascito più importante. Lecce, gennaio 2006 Leonardo Branco

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LIBRI

PESCHI E TERRARUSSA z

Salento di “peschi e terrarussa” IN SEI CUNTI, 15 SUNETTI E SETTE CANTI, IL SALENTO CHE FU. ED È ANCORA

Giancarlo Colella: “Il «recupero della nostra

zx di Marco Sarcinella

Le Edizioni dell’Iride pubblicano il volumetto “Peschi e terrarussa” in cui l’autore, Giancarlo Colella, presenta sei Cunti, quindici Sunetti e sette Canti, quattro dei quali musicati e raccolti in un cd da lui e dal suo gruppo di musica popolare “I Coribanti”. Giancarlo vive ad Acquarica del Capo; è docente specializzato nel sostegno agli alunni portatori di handicap, esercita la professione giornalistica, scrivendo per “Gazzetta del Mezzogiorno” dal 1980 ed ha alle spalle anche una raccolta di poesie edita nel 1984. La presente raccolta di testi è il frutto del legame fortissimo che egli sente con il Salento, simile a quello di “uno dei tanti ulivi secolari che popolano questa terra”. In ragione di ciò la lingua di cui si è servito è il dialetto acquaricese o capuano, che della cultura e delle tradizioni della terra salentina, definita da Gherard Rholfs come “terra dei molti dialetti”, è uno degli elementi maggiormente rappresentativi. Ritroviamo in questi testi racconti della e sulla gente del Salento, con personaggi tipici della vita di una volta: lu cavatufi (il cavapietre), che estraeva la pietra da utiliz-

identità passa attraverso il recupero del nostro dialetto”

»

ritorna per attingere quell’identità storico-culturale così importante per vivere pienamente gli scenari futuri.

// Tre domande tre

zare nella costruzione delle abitazioni; il contrabbandiere Linardu al quale i gendarmi avevano trovato una quantità di sigarette tale “ca bbastene cu fuma menzu munnu”. Nei Sunetti Giancarlo tesse le lodi all’“onestà de lu precamorti”, ovvero del becchino, il quale non può approfittarsi di nessuno, perché i morti con cui è in contatto sono nullatenenti; non poteva mancare un riferimento al tarantismo: nella lirica ‘Na ballerina de pizzica, si narrano le vicende di Stefania Pizzolante che “Quannu balla, tie vidi la passione,/ ma puru ‘u core, ‘u culu e ‘u sentimentu”. Non si può non avvertire, in questi versi, l’eco nostalgica di voci e di sguardi di un passato non molto lontano e ben vivo nell’inconscio della gente delle nostre contrade. La sua poesia ci riporta ad una realtà alla quale continuamente si

Che cosa simboleggiano i “peschi” e la “terrarussa”? I “peschi” sono dei massi affioranti dalla terra e sono una caratteristica dei nostri terreni, resi coltivabili dall’instancabile opera dei nostri contadini che li hanno, appunto, spietrati. Peschi e terrarussa simboleggiano quindi la fatica e l’operosità delle nostre genti. Quale è il tratto distintivo del dialetto capuano rispetto agli altri dialetti salentini? “Non è solo una differenza lessicale, ma anche e soprattutto culturale; la lingua è infatti espressione di una determinata cultura. La solidarietà e la disponibilità verso il prossimo, verso il “forestiero”, sono tipici della mentalità e della cultura della gente del Capo di Leuca. Tali elementi si riflettono anche nel nostro dialetto, infatti, quando dalle nostre parti ci si rivolge a qualcuno, si avrà come prima risposta l’espressione “ci cumanni?” (‘Che cosa comandi’?, a voler dire: ‘Sono disponibile nei tuoi confronti’)”. Perché si dovrebbero spendere 7 euro per acquistare il tuo libro? “Perché bisogna recuperare una parte della nostra identità e questo recupero passa attraverso il recupero del dialetto”.

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IL CORSIVO

zx

di Adolfo Maffei

Un silenzio

e due verità

Né diffide a rettificare, né rappresaglie legali ma silenzio di tomba dopo l’inchiesta del Tacco sull’“impero virtuale”. E Lecce rimane “città dell’arte…” L’inchiesta del direttore Mastrogiovanni sul più potente editore salentino ha dimostrato almeno due fatti, uno connesso con l’altro. Il primo: era tutto vero; il secondo: non gliene frega più niente a nessuno. Soffermiamoci su di essi con alcune considerazioni che, come sempre, esprimo liberamente e che non impegnano la linea del giornale. Era tutto vero. Vero e pure incompleto. A quanto ne so, non si è potuta ultimare per ragioni di spazio, la circumnavigazione dell’attività imprenditoriale di Paolo Pagliaro e del suo gruppo radiofonico-televisivo-pubblicitario. Sono rimasti nei notes e nel registratore aspetti non meno importanti di quelli che hanno trovato ospitalità nell’ultimo numero del Tacco d’Italia del 2005. Senza contare gli eventuali sviluppi tecnici annunziati: ispezioni, denunce eccetera. Gli attestati di stima sono giunti numerosissimi, c’è stato un autorevole politico salentino che è perfino venuto a casa mia per “congratularsi”, c’è chi ha indicato altri filoni d’interesse giornalistico, come la vicenda della Fiera di Galatina di cui Pagliaro è stato per qualche ora presidente in pectore, trombato sul filo di lana quando aveva già preparato il discorso di investitura, c’è chi è in grado di confermare che Pagliaro si è fatto pagare effettivamente gli spot di Cuore Amico che mandava in onda sulle sue reti. Purtroppo. E potrei continuare. Deciderà il direttore quando e come dar seguito all’inchiesta sull’”impero virtuale” che detiene la leadership dell’informazione radiotelevisiva del Salento; a me è stato chiesto un commento, mentre sulla divertente querelle circa l’apporto del sottoscritto all’inchiesta, rimando il lettore alle quattro righe che ho scritto a Maria Luisa, pubblicate nell’apposita rubrica di pagina 4. Se qualcosa dell’inchiesta non era proprio esattissima, come accade sempre in un lavoro di ricerca su personaggi potenti e influenti, non è stata considerata sufficientemente lesiva dell’onorabilità di Pagliaro. Infatti salta subito all’occhio, come certi silenzi assordanti in politica, l’assoluta mancanza di reazione da parte dell’interessato, cui non difetta certo l’ardimento quando ritiene di essere stato offeso; memorabili le “tirate” quando qualcuno osa tacciare di parzialità TeleRama. Personalmente ed in redazione conserviamo due lettere dell’attuale avvocato dell’imprenditore, entrambe cupamente minacciose: nella prima, chi

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scrive veniva ammonito a contenere il “diritto di critica nei limiti della correttezza professionale come impone il codice deontologico (sic!) ed il buon senso”. Che avevo mai fatto? Soltanto risposto alle domande di un giornalista, raccontando la mia verità, sui rapporti di lavoro tra me e Pagliaro. Ancora più tetro il contenuto della seconda missiva di cui i lettori del Tacco sono stati messi a parte nel numero 11 del febbraio 2005 che faceva seguito ad un pezzo dal titolo “il Corsivo di Pagliaro è fallito”. In quella lettera si leggeva tra l’altro: “Nel tempo che verrà il sig. Pagliaro intende tutelarsi giudizialmente e in ogni sede, al fine di ottener la giusta riparazione del torto subito”. Evidentemente il tempo non è ancora venuto, forse perché l’impeccabile risposta dell’avvocato brindisino Roberto Fusco dimostrò che il Tacco d’Italia non era stato diffamatorio. Tutto questo per confermare l’assunto: l’inchiesta del Tacco era corretta, documentata, per nulla diffamatoria, nonostante l’impegno di un paio di giornalisti leccesi i quali, in più occasioni, hanno domandato affannati: “Ma è vero che vi ha querelati?”. Non gliene frega niente a nessuno. E’ la sintesi tragicomica cui sono giunto alla fine della fiera. Se avesse tirato il doppio della già rinforzatissima edizione n. 21, questo mensile sarebbe andato esaurito lo stesso. Il motivo è semplicissimo: tutti quelli che amano informarsi seriamente sapevano, sia pure parzialmente, che Pagliaro è, per così dire, un gran furbacchione. Ma Lecce è sempre la stessa città dell’arte “che se ne fotte di chi arriva e di chi parte”, indolente ed infingarda, permalosetta solo una volta all’anno sulle classifiche della vivibilità, impermeabilissima sui mastodontici conflitti d’interesse che si consumano in alcuni suoi santuari: Comune, Provincia, Palazzo di Giustizia eccetera. Su tutto e su tutti un sistema d’informazione conformato alla perfezione, che non graffia mai, che ci rintrona con la cronaca nera e con le chiacchiere litigiose dei politici, che dà l’impressione, nettissima ed amarissima, di non voler mai disturbare il manovratore. Poi succede che un mensile del “lontano” Sud Salento faccia inchieste strapiene di notizie, vada a ruba nelle edicole, riceva innumerevoli attestati di incoraggiamento da quella parte non rassegnata di opinione pubblica. Per la quale val la pena di andare avanti.


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Tacco d'Italia, La Cgil cambia pelle