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//L’Editoriale di Maria Luisa Mastrogiovanni

L’Editoriale

UNA NOTTE D’ESTATE, UN cORTILE, UN URLO chE SQUARcIA IL SILENzIO continua dalla prima

Ventiquattro coltellate, nella notte tra il 14 e il 15 giugno del 2008 lo stroncano. Accorrono subito i vicini di casa, tanti, tutti. Intorno al corpo, in un lago di sangue, curiosi, agenti delle volanti, sanitari del 118 cancellano forse per sempre ogni traccia del colpevole. Dopo 16 mesi d’indagini in cui vengono redatti 300 verbali di testimonianze, vengono accusati e messi in carcere i vicini di casa di Peppino, nonno

e nipote che portano lo stesso nome: Vittorio Colitti.A puntare il dito su di loro, dopo un anno e mezzo dall’assassinio, una bimba che all’epoca del “fatto brutto” aveva cinque anni e un mese. In questi giorni una sentenza della Corte di Cassazione la giudica inattendibile. Tutto sembra essere nuovamente messo in discussione. L’accusa vacilla. Dopo lo speciale “Solo da morire” del 2008 e il

libro “Il Sistema” del 2009, da parte nostra manteniamo l’impegno di fornirvi una versione dei fatti sempre basata su fonti documentali: nel redigere quest’inchiesta abbiamo utilizzato esclusivamente le carte processuali, pubbliche, cercando di capire, attraverso le carte investigative, che cosa accadde veramente, quella maledetta notte.

INDOVINA CHI E’?

SOMMARIO OPINIONI DAL TACCO 05 BOLLETTINO DEI NAVIGANTI, CHI SALE CHI SCENDE 07 L’ARIA CHE TIRA, QUESTIONE DI LOOK

INCHIESTA

//QUESTIONE DI LOOK

08 BASILE ANNO SECONDO di Maria Luisa Mastrogiovanni 18 VACCARO E BOVE: LA PISTA ALTERNATIVA di Andrea Morrone

La soluzione a pag. 30

20 LA CASSAZIONE: DUBBI SULL’ATTENDIBILITÀ DELLA BAMBINA di Andrea Morrone 21 COLITTI JR, UN RAGAZZONE COME TANTI di Andrea Morrone Il mensile del salento

22 INCHIESTA// L’ANTEFATTO di Maria Luisa Mastrogiovanni

Anno VII - n. 74 - Giugno 2010 Iscritta al numero 845 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 27 gennaio 2004

EDITORE: Coop. Dinamica scarl - Casarano - P.zza A. Diaz, 5

UN PO’ DI LEGGEREZZA

DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Luisa Mastrogiovanni

23 IL PERSONAGGIO DEL MESE // DOMENICO LAFORGIA

HANNO COLLABORATO: Laura Leuzzi, Andrea Morrone, Mario De Donatis, Luisa Ruggio, Elisa Indraccolo, Mario Maffei FOTO: Roberto Rocca

25 LA FOTO DEL MESE 26 LIBRI & LIBRI

REDAZIONE: p.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - Tel./Fax: 0833 599238 E-mail: redazione@iltaccoditalia.info

27 ALMANACCO SALENTINO

PUBBLICITÁ: marketing@iltaccoditalia.info - tel. 3939801141

29 30 GIORNI IN UNA PAGINA

CONTROCANTO 30 IN RICORDO DI PEPPINO di Gian Loreto Carbone

LEGGI COME MANGI

Stavolta ha vinto lui. Paolo Perrone, sindaco di Lecce, ce l’ha fatta a ribaltare la medaglia (d’oro) e a vestire la maglia (azzurra) del vincitore. Con il tanto atteso rimpasto in Giunta, per gli esponenti comunali di “Io Sud” si è posta la questione “Con me o contro di me”. Allora, che fare? Cedere alle lusinghe del capitano o restare fedeli alla maglia della Poli? La soluzione l’ha fornita proprio la senatrice, dichiarando di non escludere un riavvicinamento al Pdl. Per il bene del territorio, è ovvio. Meno ovvia è la risposta di Perrone: accetterà, ora che finalmente alza il trofeo del campione, di giocare i supplementari?

Unione Stampa Periodica Italiana Tessera n° 14705 STAMPA: MASTER PRINTING s.r.l. Via delle Margherite, 20-22 70026 Modugno (Ba) DISTRIBUZIONE: Italian Services Group - Lecce - 0832/242214 ABBONAMENTI: 15,00 Euro per 10 numeri c/c n. postale 54550132 - intestato a Nerò Comunicazione P.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - abbonamenti@iltaccoditalia.info IL PROSSIMO NUMERO 15 LUGLIO 2010


di MARIO DE DONATIS m.dedonatis@iltaccoditalia.info

LA NEcESSITà DI UN gOvERNO ISTITUzIONALE. SE LA cASA bRUcIA

In questa stessa rubrica – nel corso del tempo – si è avuto modo di segnalare una serie di comportamenti – assunti dalle maggioranze che si sono succedute alla guida del Paese – che sembravano contraddire percorsi virtuali suggeriti dal senso comune per assicurare alle Istituzioni modelli programmatici e gestionali funzionali al buon andamento della pubblica amministrazione. A memoria, ricordo di aver riservato attenzione: a) alle questioni relative alla divisione dei poteri (oggi è stato superato di fatto, il principio costituzionale della terzietà che riservava ai rappresentanti politico-istituzionali la “programmazione” e la “gestione” alla dirigenza); b) alla circostanza che si irrideva al “patto di stabilità” e che le Regioni più che guardare agli obiettivi di Lisbona, indirizzavano l’attenzione ai “progetti sponda” (semplice operazione finanziaria in contraddizione con la necessità di assicurare un miglioramento del pil); c) alla propensione ad abbandonare la cultura della programmazione per rivolgere avide attenzioni alle “emergenze” funzionali ad assicurare cospicue risorse finanziarie per interventi sui territori e nei settori elevati a “priorità”, per assecondare poteri forti e meno forti; d) ai “tesoretti”, ovvero, al comune sentire (pur in presenza di un enorme debito pubblico)

Andrea Caroppo classe 1979 neo eletto nell’Aula di Via Capruzzi per La Puglia prima di tutto, dopo l’eccellente risultato elettorale che gli ha fruttato ben 7.561 preferenze, incassa un prestigioso incarico, essendo stato eletto nella segreteria di presidenza del Consiglio regionale in quota centrodestra. L’altro componente la segreteria è Giuseppe Longo dell'Udc, eletto con i voti della maggioranza. Caroppo è un avvocato di Minervino di Lecce. Appena laureato, nell’ottobre 2003 è stato delegato al primo Congresso nazionale Giovani Udc a Roma, dove è stato eletto membro del Comitato nazionale e della Direzione giovani Udc, incarichi ricoperti fino al dicembre 2008. Poi Raffaele Fitto si è accorto di questo giovane e lo ha voluto con sé come capolista della Puglia prima di tutto nella circoscrizione di Lecce. Andrea Caroppo è anche figlio di Gino, consigliere uscente e uomo politico di grande esperienza che si è fatto da parte e ha aiutato il figlio in campagna elettorale. Sono così fioccate le accuse di nepotismo. Accuse annullate dall’ottima affermazione elettorale: chi stravince nelle urne alla prima esperienza elettorale ha certamente eccellenti qualità. E poi non si dice sempre “largo ai giovani”?

IL TURISMO pRIMA DI TUTTO Rosario Giorgio Costa, matinese, Senatore del centrodestra da cinque legislature e presidente dell’Ordine dei commercialisti della provincia di Lecce dal 1999, anche quest’anno ci ha rifilato la proposta di posticipare la ripresa delle attività scolastiche al 1° ottobre (lo aveva già fatto in passato). Il suo disegno di legge n. 409 infatti recita: “Per le scuole di ogni ordine e grado l’anno scolastico ha inizio dopo il 30 settembre”. La ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini si è mostrata possibilista (in barba allo sbandierato federalismo) mentre la Lega ha bocciato l’idea senza appello (al nord si torna sui banchi il 13 settembre). Costa ha così spiegato la logica della sua proposta che ci riporterebbe indietro agli anni ‘60: “L’attuale inizio della scuola provoca la anticipata chiusura della stagione estiva anche rispetto al ciclo meteorologico; ciò determina per le regioni a vocazione balneare un conseguente accorciamento della stagione turistica, con cadute occupazionali e reddituali”. Oh che bello! finalmente gli italiani, avendo i figli in casa per quasi quattro mesi, potranno organizzare meglio le proprie vacanze estive: un mese ai laghi, uno per città d’arte, poi al mare e infine in montagna. E i bambini le cui famiglie non hanno i soldi necessari? Pazienza, restano in città a far niente per qualche altra settimana. Ma non è così che si aiuta il turismo: bisognerebbe invece accorciare le vacanze estive, aumentando i giorni di vacanza nel corso dell’anno scolastico e favorendo la destagionalizzazione.

CHI SCENDE

di dover consumare “miracolosi avanzi di amministrazione” per questioni emergenti, tutte prioritarie, anziché contabilizzarli per ridimensionare le correnti esposizioni debitorie; e) sulla condizione dei partiti che – in contrasto con il dettato costituzionale – agiscono in assenza di democrazia interna e sul dato di fatto, ormai denunciato da tutti, di un Parlamento composto da nominati, in virtù di leggi elettorali che mortificano la partecipazione popolare (segnalata peraltro dal forte astensionismo). Le cose, a suo tempo denunciate, non sono estranee agli sviluppi che hanno determinato la frettolosa attenzione a riequilibrare i conti pubblici. E non occorrono gli esperti per segnalare che ridurre la spesa pubblica è fatto ineludibile nell’attuale contesto per contenere la “sintomatologia” della crisi (e le aggressioni speculative) ma non è operazione insufficiente per intervenire sulla “patologia” che è sistemica. E la “patologia” impone politici che dovrebbero delineare una nuova cultura, un approccio nuovo nella utilizzazione delle risorse, una classe dirigente adeguata per le sfide della “globalizzazione”. Oggi ci sono, ancora, anche alla luce della “manovra finanziaria” in atto, vasti settori dell’opinione pubblica che sottovalutano quello che sta accadendo. E tanto permette di non affrontare, con urgenza, le riforme strutturali in grado di salvare il Paese. Non solo. Non si riesce a far comprendere la necessità di dover ricorrere ad un “Governo istituzionale”. Perché quando i sacrifici da imporre sono grandi, quando la casa brucia non ci si può permettere di avere Governi che escludono vasti settori dell’opinione pubblica, né di avere una opposizione che, per forza di cose, è portata ad ostacolare l’azione dell’esecutivo. E i richiami al senso di “responsabilità” valgono ben poco se, poi, le chiusure della maggioranza vengono confermate su tante altre questioni che impegnano, in questi giorni, i diversi gruppi politici, in Parlamento. Non c’è che un unico percorso da compiere: impegnarci per dare vita ad un governo istituzionale in grado di affrontare le riforme, partendo dalle questioni innanzi evidenziate che assicuri prim’ancora del “federalismo fiscale” quello “istituzionale”, guardando ai bilanci del Paese ed alle condizioni del Mezzogiorno.

LARgO AI gIOvANI

CHI SALE

BOLLETTINO DEI NAVIGANTI

// Opinioni dal Tacco


// Opinioni dal Tacco L’ARIA chE TIRA

di LUISA RUGGIO l.ruggio@iltaccoditalia.info

L’OMIcIDIO bASILE E LE cOSE DA DIRE Ci mandano a Ugento a fare un microfono aperto, si tratta di raccogliere le opinioni della gente, per strada, sull’omicidio Basile. È pomeriggio, un manipolo di vecchi regna fuori dai bar aperti, appena vedono arrivare la telecamera cominciano a parlare fitto tra loro, un bisbigliare continuo, di fiume passivo, il fatto è popolare, loro conoscevano Peppino, il Masaniello del Salento, e poi hanno visto la notizia rimbalzare in cima alle scalette dei telegiornali territoriali, sulle prime pagine dei giornali. Che però non dicono e non scrivono la verità, bisbigliano, stanno seguendo una pista sbagliata, ringhiano. Se mi avvicino col microfono acceso per raccogliere una dichiarazione, non vogliono dire nulla, al massimo si lasciano scappare un “e diciamo le solite cose e diciamo” oppure azzardano qualcosa nel loro dialetto, naturalmente l’unilateralità di quelle affermazioni sarà pronunciata a metà.

Si sono addestrati spiritualmente a vedere arrivare le troupe televisive dopo la notte tra il 14 e il 15 giugno del 2008 quando l’allora consigliere provinciale dell’Italia Dei Valori fu ucciso con venti coltellate vicino la sua abitazione. Ogni volta che cede una crepa, nel silenzio compatto del tempo che passa, ci mandano sul posto a fare un microfono aperto, proviamo a sentire di nuovo che cos’ha da dire la gente a proposito della pista politica, della pista passionale, della bambina testimone, dell’arresto dei vicini di casa, del processo, delle dichiarazioni del parroco, delle dichiarazioni del sindaco, delle dichiarazioni del magistrato di turno. Passiamo tra la gente, borbottano voltandoci le spalle, la spia rossa della telecamera resta accesa, ascoltiamo, qualche volta quello che ascoltiamo non possiamo riportarlo, si discosta troppo dal metodo del mestiere. Una sera, dal buio

di Ugento, ci viene incontro un uomo, dice che un giorno avrà delle cose da dire e che ora non dice nulla perché non intende dire nulla. Telefono a un collega, gli racconto qualcosa, gli chiedo: ma che devo fare con questi microfoni aperti/chiusi? Che devo fare quando mi dicono cose senza dirmele? Dall’altro capo del filo sento un sospiro nel respiro del mio collega, mi spiega che gli è successa la stessa cosa l’altro giorno, era andato sul posto con un taccuino per il suo giornale, un uomo gli è andato incontro sbucando dal buio di Ugento, gli ha detto che avrebbe cose da dire e che però non intende dire nulla, poi ritorna nel buio dal quale è emerso per pochi istanti. Un vecchio si volta e mi guarda, cammina lento al fianco della sua bicicletta, mi fa un cenno col capo, dice solo: “Che vai cercando signorina? Me l’hanno ucciso, era amico mio.”

Ph. Chistophe Colin

TI VA DI DANZARE INSIEME? SÌ, ma international

Compagnia di Geraldine Armstrong

Dal 17 al 24 luglio 2010 a Torre dell’Orso, presso l’Araba Fenice Village, si svolgerà il “Danser Ensemble - stage e festival internazionale di danza”, un grande incontro coreografico tra scuole italiane e francesi nato nel 2007 con l'intento di creare un ponte danzante tra i due Paesi. Ideatrice del progetto è la salentina Sofia Capestro, direttrice dell'associazione francese “Les Baladines” e insegnante di danza jazz diplomata (D. E. diplôme d’état). Sette giorni interamente dedicati alla danza con programmi differenziati ma complementari allo stesso tempo: stage con maestri conosciuti a livello europeo e mondiale di giorno, festival di sera. Un’occasione appetitosa e imperdibile per le scuole di danza e per i ballerini francesi e italiani, un evento straordinario che dà spazio all’apprendimento e allo spettacolo. Le lezioni di danza saranno tenute dà: Vladimir Derevianko, per il classico, étoile mondiale; Geraldine Armstrong, in possesso del Certificat d'Aptitude, per le lezioni di jazz e afro jazz; Dominique Lesdema, maestro di hip hop e modern; Alex Atzewi, per il modern, assistito da Marina Quassia e Alessandra Calore; Emilio Calcagno, direttore pedagogico della compagnia di Angelin Prejlocaj, per le lezioni di danza contemporanea; Claudie Le Corre, esperta di hata yoga. L’arrivo di insegnanti e partecipanti è previsto per il 17 luglio; domenica 18 luglio si terrà il concerto dei “Cuore di Cane”, con degustazione di vini Apollonio Monteroni. Il 19 luglio, poi, grande

festa di metà corso in collaborazione con Red Bull; mentre martedì 20 ci sarà un’escursione guidata con degustazione a Otranto. A seguire, il 21 luglio, la rassegna di danza nell'anfiteatro romano di Lecce alla quale potranno partecipare le scuole di danza previa pre-iscrizione e preselezione. A presentare lo spettacolo danzante saranno il Buon Fabio di Striscia la Notizia e Dora Pisanello, con Luciana Savignano nelle vesti di madrina. Ospite della serata sarà Elisabetta Guido, che canterà dei pezzi jazz e non solo, accompagnata da Michel Mytrowytch, pianista dell'Opera de Paris. La giuria sarà composta dai maestri che cureranno lo stage e in palio ci saranno delle borse di studio per le migliori compagnie di danza, oltre a targhe e trofei offerti da gioielleria Maniglia di Monteroni. Giovedì 22 luglio ci sarà un incontro tra Alessio Buccafusca, fotografo che opera da 30 anni con i più grandi ballerini, e Luciana Savignano che commenterà gli scatti del famoso fotografo. Infine venerdì 23 luglio ci sarà la festa finale in piscina organizzata da Red Bull, con la quale si concluderà questo percorso artistico. Per informazioni relative all’iscrizione allo stage è possibile consultare il sito internet www.danserensemble.com.


// Inchiesta // Due anni di indagini

15 giugno 2008. Una donna depone dei fiori sul luogo dell’omicidio

di MARIA LUISA MASTROGIOVANNI

I numeri

17 giugno 2008. In occasione dei funerali di Basile, il Comune proclama lutto cittadino

Le indagini di polizia e carabinieri

bASILE ANNO I SOSpETTATI

I vicini di casa: Vittorio Colitti senior e junior, rispettivamente nonno e nipote, dal 25 novembre scorso in carcere, l’uno a Borgo San Nicola, l’altro nell’Istituto Penale Per i Minorenni “Fornelli”, di Bari. Per il nonno le indagini non sono ancora chiuse, è dunque indagato. Per il nipote si, ed è stato rinviato a giudizio per l’omicidio di Peppino Basile. Dal 12 maggio è in corso il processo con giudizio immediato presso il Tribunale dei minori di Lecce. Nonno e nipote sono stati arrestati perché, oltre ad inquinare le prove, secondo il gip, per la crudeltà dell’omicidio, potrebbero essere “socialmente pericolosi” e reiterare il reato.

16 mesi d’indagine 300 persone interrogate 2 Procure coinvolte 28 utenze telefoniche intercettate 85 testi inseriti dalla difesa nel processo a Colitti jr

L’ultima sera IL MOvENTE

Il suo amico Silvio Fersini ricorda di aver guardato l’orologio della macchina di Peppino. Era l’1.15 quando facevano ritorno a casa dopo aver trascorso la serata al locale “Le Volier” di Torre Pali con una quindicina di amici.

Sarebbero i cattivi rapporti di vicinato la molla che avrebbe spinto i Colitti ad ucciderlo. Ma nessuno riferisce dei cattivi rapporti tra Basile e i suoi vicini di casa. Al contrario, decine di testimonianze, messe a verbale, parlano di un legame saldo legato da “comparaggio”. Solo una testimone, Sarika Rappon, cittadina italiana di origine thailandese, che gestisce un centro benessere a Lecce e che si è definita amica intima di Peppino, parla di sempre più frequenti contrasti tra lui e i vicini di casa. Ma aspetta un anno e mezzo a farlo. Due mesi prima dell’arresto dei Colitti, va a riferire spontaneamente agli inquirenti che Peppino le avrebbe confidato che ultimamente i Colitti gli

“rompevano sempre più i coglioni”. Ma questo senza dare una specifica spiegazione del perché. Inoltre Peppino il mercoledì prima di morire le avrebbe detto che i Colitti erano sempre più fastidiosi e che se gli fosse successo qualcosa sarebbe dovuta a andare a parlare con don Stefano Rocca, ché a lui Peppino aveva riferito tutto. Perché dunque, se aveva avuto questa precisa indicazione da Peppino, che addirittura si sarebbe sentito minacciato dai Colitti, non era andata subito a riferire? Don Stefano non ha confermato questa versione e ha smentito di aver raccolto la confidenza di Peppino sui suoi presunti cattivi rapporti coi Colitti. La teoria della Procura della lite tra vi-

cini di casa, non trova supporto, se non nella testimonianza di Sarika Rappon: è quanto sottolinea anche la Cassazione, nella clamorosa sentenza del 13 maggio scorso (si legga a pag. 19), in cui giudica inattendibile la testimone chiave della Procura, su cui ruota tutta l’accusa. Inoltre tutti gli abitanti di via Nizza, tutti i conoscenti di Peppino, comprese la moglie e le “amiche”, affermano che mai Basile ha riferito di screzi o battibecchi. Insomma i rapporti erano ottimi. Neanche dalle numerose intercettazioni ambientali e telefoniche emergono mai riferimenti ai cattivi rapporti tra i Colitti e Basile.


25 novembre 2009. La conferenza stampa che segue all’arresto dei Colitti

i

SEcONDO gli altri indagati

L’arma

Il padre, la madre e la nonna di Colitti jr; la nonna della piccola testimone perché avrebbero ostacolato, inquinato e rallentato le indagini e reso false dichiarazioni al pm.

Un’arma “da punta e taglio, probabilmente un coltello”, dice il medico legale con una lama larga circa due centimetri e lungo 1012. Non è stata mai trovata.

La centralina dell’Enel dove Colitti jr, affacciatosi al balcone di casa sua, avrebbe visto aggrappato Peppino, prima che si accasciasse a terra. Questa versione è contenuta nel racconto di un amico di Colitti jr, che ha messo a verbale la confidenza fattagli dall’amico

Di ritorno dal locale di Torre Pali, Basile parcheggia l’auto nel viale di casa sua e si dirige verso il cancello, dove verrà ucciso

L’AggUATO “Ci siti, ci buliti”? Peppino grida questa frase e la sente Colitti jr, che è già a casa. La riferisce alla mamma di un suo amico dopo qualche giorno. È vero o Colitti jr si sta costruendo un alibi? Se fosse vero significa che Peppino non conosceva i suoi assassini. La zona era “ben illuminata da un lampione dell’illuminazione pubblica” (scrive il gip): come mai, se erano i due “compari” Colitti ad aspettarlo, non li ha riconosciuti subito, tanto che ha dovuto chiedere loro di identificarsi? Peppino scende dalla macchina, la chiude a chiave. Dalla macchina alla strada, ci sono pochi metri. Sufficienti per identificare una persona, proprio perché c’è un lampione potente. Peppino ha ancora le chiavi della macchina in mano, tanto che vengono rinvenute poco distanti dal corpo. Si sente chiamare oppure vede questi sconosciuti. Più di uno, perché Peppino parla al plurale (ci siti?), anche se il medico legale dice che l’aggressione è stata fatta da uno solo e che è improbabile che sia stato trattenuto dalla vita da un altro. Secondo l’accusa torna indietro, fin sulla strada. Verso la morte. Non ha paura, altrimenti non sarebbe tornato indietro. Quindi non percepisce un’imminente minaccia. Questo è compatibile con l’ipotesi che conoscesse i suoi aggressori. Lì, all’ingresso del viale di casa sua, viene accoltellato.


Assassino o assassini?

LE cOLTELLATE

LA DINAMIcA DELL’AggRESSIONE

Il medico legale Tortorella parla di numerosissime coltellate sul capo, sul torace e sull’addome. Al torace e all’addome 12 coltellate; sei sulla giacca, nella regione scapolare sinistra, di cui una sola aveva provocato una lesione cutanea; tre sulla manica della giacca, anche in questo caso senza che abbiano raggiunto il corpo; due sull’avambraccio sinistro, di cui una sola ha raggiunto lievemente la pelle; una vasta lacerazione sulla manica sinistra della giacca, senza lesioni sul braccio; diverse lesioni da difesa alla mano destra ed una ferita penetrante tra i tessuti molli della coscia sinistra. Altre sulla schiena, all’altezza della scapola sinistra, altre all’addome. Per un totale approssimativo di 24 coltellate. Chi ha visto il corpo di Peppino ha parlato di un vistoso segno sulla faccia, una “fiddhrisciata”, uno “sfregio” di quelli che nel settore della malavita organizzata vengono inferti a mo’ di avvertimento. È veramente così? O si tratta di una delle tante coltellate sfuggite al controllo dell’aggressore nel corso della colluttazione? È certo che prima di essere accoltellato abbia discusso animatamente con l’assassino, perché più testimoni lo confermano.

Secondo il medico legale è assai complessa. Infatti dall’autopsia e dunque dalle lesioni sul corpo, si evince che ha tentato di scappare (fermato dalle pugnalate sulla schiena, all’altezza della scapola sinistra) e che c’è stata una colluttazione, nel corso della quale ha cercato di difendersi in maniera “attiva”, cioè cercando di neutralizzare l’assassino togliendoli il coltello. Ecco le lesioni sul palmo della mano, con cui avrebbe cercato addirittura di afferrare il coltello per la lama. Poi si è difeso in maniera “passiva”, cioè facendosi schermo con le braccia – ecco le numerose pugnalate sulle maniche della giacca, che non sono arrivate a ferire le braccia di Peppino. C’era o no chi lo tratteneva fermo dalla vita? Secondo il medico legale è molto probabile che l’aggressore fosse uno solo; è improbabile che sia stato trattenuto in vita da un complice per permettere all’assassino di pugnalarlo. Primo: perché non ci sono segni di strappi e strattonamenti sugli abiti; secondo: perché una presa così salda avrebbe lasciato segni di “costrizione e afferramento” sul corpo di Peppino (“pur con tutte le riserve del caso”, scrive il medico). Segni che non ci sono. Terzo: perché il complice nella colluttazione sarebbe stato a sua volta

ferito dall’assassino, che con violenza e alla cieca pugnalava Peppino. Ma Colitti junior non ha riportato alcuna ferita all’indomani dell’aggressione. Riguardo al primo punto: il medico legale registra un ampio strappo sulla camicia in basso e destra, traccia di una colluttazione. Secondo l’accusa è la conferma che Peppino sia stato trattenuto sulla destra, come affermato dalla bambina. Peppino per l’accusa arriva, scende dalla macchina e la chiude. Esce dal viale e lì inizia la colluttazione sotto casa dei Colitti. Ma questa versione non tiene conto della “botta”, sentita dalla mamma di Colitti jr, come apprendiamo grazie ad un’intercettazione ambientale. Inoltre Peppino è stato pugnalato prima alle spalle, poi cerca di fuggire, poi si difende, poi comincia a sanguinare “a spruzzo” sotto casa dei Colitti. Poi muore di fronte casa sua. Se stava litigando con i vicini di casa, come è possibile che sia stato prima accoltellato di schiena? La versione del litigio con i vicini di casa ha molte incongruenze se si ricostruisce la dinamica attraverso le ferite sul corpo di Peppino. Per la difesa invece la dinamica è la seguente: Peppino esce dalla macchina, la chiude, viene subito pugnalato alle spalle dall’aggressore che si

Secondo il medico legale è probabile che sia uno solo. Secondo l’accusa sono due: uno che colpisce, l’altro che trattiene Peppino da dietro, trattenendolo per la vita. Il gip Cinzia Vergine del Tribunale per i minori avanza una terza ipotesi: potrebbero essere in due, entrambi attivi nel colpire. Prima ipotesi: il medico legale propende per questa ipotesi perché le ferite sono “topograficamente” raggruppate. Cioè l’assassino ha colpito in rapida successione, in punti vicini. Non ci sono segni sul corpo di Basile che indichino che sia stato trattenuto (lividi, graffi o altro), né strappi sui vestiti, se non uno in basso a destra sulla camicia, che, secondo il medico è conseguenza di una colluttazione a due. Secondo l’accusa invece è la prova che Colitti junior trattenesse Basile sulla destra, come descritto dalla bambina. Seconda ipotesi: secondo il medico legale è inverosimile. L’assassino avrebbe nella foga colpito il suo complice. Ma Colitti junior non riportava ferite, né il corpo di Peppino segni di “trattenimento”. Terza ipotesi: avanzata dal gip ma non argomentata. Questo giustificherebbe il cambio di impugnatura che si nota sulle ferite, ossia: o l’assassino cambia la mano con cui impugna il coltello - questo denoterebbe un’alta specializzazione nell’uso del coltello, da parte di un ambidestro (non sappiamo se si sia verificato che il nonno sia ambidestro o meno) - oppure sono in due a colpire.

avventa su di lui uscendo dal giardino di Basile, dove era nascosto. Questo con ogni probabilità è compatibile con la “botta” sentita dalla mamma di Colitti jr: è Peppino sbattuto con forza sulla sua stessa macchina. Ecco che urla “ahi” o “uehi”, come detto dalle adolescenti che dalla finestra della loro casa, situata sulla strada parallela a via Nizza, sentono tutto. Poi si gira, cerca di fuggire, inizia la colluttazione. Peppino esce dal suo viale, e si sposta verso casa dei Colitti, in cerca di aiuto, dove chiama “comare Tetta” o “compare Vittorio”, come messo a verbale da altri testimoni che hanno udito le grida, anche se l’invocazione “aiuto compare Vittorio” non viene considerata dal Gip. Poi le ultime pugnalate poco più in là.


L’ORA DEL DELITTO Peppino lascia il ristorante “Le Voiler” di Torre Pali dopo le 00.30. Accompagna l’amico Silvio Fersini a Gemini ed è l’1.15, perché l’amico guarda l’ora sul display della macchina di Basile, prima di scendere. Da Gemini a casa di Peppino (in periferia) sono cinque minuti di macchina. Arriviamo all’1.20, al massimo l’1.25. La prima chiamata al 118 è di Stefano Colitti, padre dell’imputato: sono l’1.41,29. La seconda è di Massimo Cino al 112: è l’1.43,02. Secondo la Procura Peppino sarebbe stato accoltellato verso l’1.35 e la colluttazione sarebbe durata cinque minuti. Effettivamente non può durare di più una rapida successione di colpi come quelli inferti a Peppino. Ma se era l’1.15 quando Peppino era a Gemini e se la casa dell’amico dista non più di dieci minuti da quella di Peppino, arriviamo al massimo all’1.25. È possibile che la colluttazione sia durata 15 minuti? Sembra esserci un vuoto temporale nella ricostruzione dell’ora del delitto, ossia dall’1.25 all’1.35, quando dovrebbe essere iniziata la colluttazione. Che cosa è successo in quei dieci minuti? Dovrebbe collocarsi in quest’arco temporale la “botta”, come un rumore di tamponamento, sentita dalla mamma di Colitti jr che, lo ap-

Il retro di casa di Basile. L’assassino potrebbe esser fuggito attraverso la campagna

prendiamo dalle intercettazioni, ha preceduto le grida. Oppure potrebbe essere andato a comprare le sigarette, perché gli investigatori trovano un pacchetto di Peppino, dove ne mancava solo una. È un’ipotesi presa in considerazione anche in fase investigativa. Non sappiamo però se la Procura abbia ricostruito gli spostamenti di Peppino attraverso i tracciati del suo cellulare.

Peppino secondo l’autopsia è morto per l’emorragia istantanea (termine tecnico: anemizzazione acuta da emorragia profusa) causata dalle lacerazioni del cuore, dei grossi vasi del cuore e del polmone sinistro, da multiple lesioni da punta e taglio.

Le analisi

L’autopsia

Il medico legale dott. Tortorella, scrive: “È altrettanto probabile che, in una seconda fase, l’aggressore abbia colpito al tronco (torace ed addome) ed alla coscia sinistra fronteggiando la vittima. In questo frangente, dovrebbero essere prodotte anche le lesioni da difesa (avambraccio sinistro, manica destra della giacca, mano destra). L’assenza di infiltrazione emorragica a livello dell’addome suggerisce, inoltre, che l’unica lesione penetrante in addome abbia seguito quelle toraciche, causa della profusa emorragia rapidamente mortale. Quindi, la vittima, colpita al cuore, al polmone sinistro ed ai grossi

Il decesso

vasi cade bocconi al suolo urtando il volto, sede di escoriazioni diffuse, morendo rapidamente. “La presenza delle lesioni “da difesa” su entrambi gli arti superiori induce ad escludere che la vittima possa essere stata tenuta per le braccia da qualcuno mentre altri erano intenti a colpire, tra l’altro, il numero elevato e l’estesissima distribuzione delle coltellate depone – sia pure in maniera orientativa – per un aggressione operata da un singolo individuo. In un simile contesto, infatti, vi sarebbe stato il rischio concreto per gli stessi aggressori di colpirsi vicendevolmente. In sintesi: La presenza delle lesioni “da difesa” su entrambi gli arti superiori induce ad escludere che la vittima possa essere stata tenuta per le braccia da qualcuno mentre altri era intento a colpire. Tra l’altro, il numero elevato e l'estesissima distribuzione delle coltellate depone - sia pure in maniera orientativa per un'aggressione operata da un singolo individuo. In un simile contesto, infatti, vi sarebbe stato rischio concreto per gli stessi aggressori di colpirsi vicendevolmente”.

Il sangue analizzato sulla giacca è tutto di Basile. Sulla giacca non vi sono impronte se non quelle di Basile. Presumibilmente dunque, l’assassino indossava i guanti. I vari mozziconi di sigaretta analizzati non riportano il dna dei Colitti. Il coltello a scatto, il calzino, la camicia, rinvenuti poco tempo dopo nelle campagne circostanti, non presentano tracce ematiche.

Le intercettazioni Sono numerose, sia ambientali sia telefoniche. Vengono intercettati i cellulari e i telefoni fissi di tutti gli abitanti di via Nizza, delle adolescenti, dei Colitti, della moglie, dei parenti di Peppino. In tutto 28 utenze telefoniche. Viene richiesta l’intercettazione a seguito dell’annuncio della seconda puntata della trasmissione “Chi l’ha visto” di Rai 3 e dell’uscita del Tacco d’Italia sui rifiuti e sul Centro di stoccaggio fantasma: gli inqui-

renti ritengono che i vicini possano commentare l’evento e fare riferimenti a quella notte. Non emerge nulla di rilevante, né sull’omicidio né sui cattivi rapporti tra i vicini e Basile. Nulla.


LE pOzzE DI SANgUE Vi sono “numerose tracce di sangue” vicino al corpo, al portoncino d’ingresso e al passo carraio dell’abitazione dei Colitti. Da queste tracce di sangue, si deduce che Peppino è stato aggredito proprio sotto casa dei suoi “compari”. Ma nella colluttazione l’assassino e Peppino, si spostano di un paio di metri. È la distanza tra i due portoni d’ingresso, quello dei Colitti e quello di Peppino, che muore proprio davanti casa sua. Sono stati disposti, a caldo, rilievi in casa dei Colitti? Non lo sappiamo. Se fossero stati loro gli artefici dell’assassinio, vista l’abbondanza di sangue (Peppino è morto per dissanguamento), avrebbero sicuramente lasciato una visibile scia di sangue che avrebbe condotto fin dentro la loro casa. Non avrebbero avuto tempo né per pulirsi e cambiarsi, né per pulire casa. Lo precisa anche la Cassazione.

LA cONTAMINAzIONE DEL LUOgO DEL DELITTO

La scena del delitto è stata ampiamente contaminata. I vicini, poi il personale del 118, infine

La posizione del corpo

i carabinieri: tutti contribuiscono a far perdere per sempre le tracce che l’assassino sicuramente avrà lasciato. Sparite perciò per sempre le impronte delle scarpe, probabilmente imbrattate di sangue, visto che vi sono sei raggruppamenti di macchie, di cui alcune “a spruzzo”. Ma è sparito il dna dell’assassino? Sono stati analizzati diversi mozziconi di sigarette: su nessuno di questi, né su tutti gli indumenti di Basile (mutande, scarpe, t-shirt camicia, pantaloni, giacca) sono state trovate tracce dei Colitti.

il tacco d’Italia

Non sappiamo quale fosse la posizione originale del corpo. Basile sarebbe stato ritrovato prono, con le braccia rigide e tese verso dietro e i palmi rivolti verso l’alto, come se fosse stato trattenuto per le braccia da dietro e poi lasciato cadere. Inoltre le gambe erano piegate, come se fosse stato fatto

prima inginocchiare. Questo sarebbe un elemento a favore della tesi che gli assassini furono due. Ma si tratta del racconto dei testimoni. In realtà, la posizione del corpo, indispensabile per capire la dinamica dell’omicidio, non è nota con certezza, perché fu girato per rianimarlo.

L’omertà

L’OMIcIDIO D’IMpETO

La “diffusa e sistematica reticenza” dei cittadini di Ugento e in particolare degli abitanti di via Nizza è stigmatizzata dai pm e dai gip. Sono stati più volte sentiti, per raccogliere elementi indiziari o particolari, anche “neutri”, perché fin dall’inizio, l’arma usata faceva pensare ad un omicidio “d’impeto” e non premeditato. Ma la Cassazione scrive che non si è sufficientemente tenuto conto “dell’ignoranza” della famiglia Colitti e del perché il ragazzo abbia più volte cambiato versione.

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Secondo l’accusa è improbabile che dei sicari abbiano aspettato Basile davanti l’ingresso della sua abitazione, per strada, sotto un lampione, dove tutti i vicini potevano vedere. Avrebbero potuto più cautamente aspettarlo nel giardino e scappare senza essere visti. Invece secondo l’accusa è stato Basile ad andare incontro agli assassini, proprio sotto casa dei Colitti. Inoltre non ci risulta che siano stati fatti rilievi, a caldo, in casa dei Coliti. L’esame delle impronte sulla giacca di Peppino inoltre ha dato esito negativo. Non ci sono impronte digitali sulla giacca. Se è vero che c’era un complice a trattenerlo, è probabile che con tutto quel sangue, avrebbe lasciato almeno un’impronta sulla giacca. Ma non ci sono impronte. Probabilmente, dice la difesa, l’assassino indossava dei guanti. Cadrebbe così l’ipotesi dell’omicidio d’impeto.


LA bAMbINA: TESTIMONE chIAvE

All’epoca del delitto aveva cinque anni appena compiuti. Nonostante questo, scrive il gip Cinzia Vergine, è ritenuta credibile perché “capace di recepire informazioni, raccordarle con altre, ricordarle ed esprimerle in una visione complessa”. Non solo: il suo racconto contiene giudizi morali frutto della sua autonoma valutazione: “Questo signore gridava e la nonna non è uscita ad aiutarlo”. Matura, collaborativa, già quando fu sentita per la prima volta il 28 settembre 2008. Ma la psicologa presente quel 28 settembre, nella sua relazione ritiene i due fratellini inattendibili e la loro ricostruzione già ampiamente inquinata dalle suggestioni provenienti dall’ambiente esterno. Dopo un anno viene risentita e cambia versione e viene ritenuta attendibile. Cioè: inattendibile quando dice “non ho visto nulla”, “attendibile” quando comincia a raccontare. Comincia a raccontare i dettagli dell’assassinio. È suggestionabile, secondo

LA FINESTRA SUL cORTILE

il gip, ed è per questo che in un primo momento ha taciuto, spiegando però quando come e perché lo ha fatto: perché indotta dalla nonna. Inoltre ha autonomamente dichiarato che il suo ricordo dei nomi dei presunti aggressori, in un primo momento nitido, si è andato via via affievolendo e questa capacità di autoanalisi la renderebbe ancor più credibile. Così come autonoma è stata l’analisi del fatto che le persone che prima “avevano dato le botte a Peppino”, poi “dopo facevano finta di aiutarlo”, fatto da lei ritenuto incoerente. Alla domanda del pm, poi, su quanto tempo si fossero trattenuti vicino al corpo di Peppino, la bambina ha risposto “chi? Quelli che lo hanno ucciso?”, confermando secondo il pm la sua capacità di collegamento logico tra quelli che “davano le botte” e quelli che lo hanno ucciso. La bambina avrebbe compreso in tutta la sua efferatezza quello che avrebbe visto. Nei momenti più drammatici del racconto si è avvicinata alla pm, le ha accarezzato il volto, le ha toccato nervosamente la collana, poi, congiungendo le sue mani con quelle della pm, han formato una “capanna”, al cui “interno” la bambina ha parlato dei fatti che più profondamente l’hanno turbata. Ha descritto, dice il gip, le vari fasi dell’aggressione, le urla di Peppino che hanno squarciato il silenzio della notte, le caratteristiche fisiche dei presunti assassini: ha descritto Colitti senior come “quello più vecchio, grosso e anche alto, con i capelli un po’ si e un po’ no”, “quello vecchio che va con l’ape e ha la pancia”, “il nonno di Luca”, fino a ricordare il suo nome “si chiama Vittorio”. Ha parlato del secondo presunto aggressore come “il secondo signore che dava le botte”, colui che “teneva fermo quello che prendeva le botte, tenendolo fermo per la vita”, per poi dargli un nome “Vittorio, il fratello di Luca”. Il 28 ottobre 2009 la bambina disegna anche quello che avrebbe visto.

IL FRATELLO DELLA TESTIMONE Aveva sette anni all’epoca del delitto. Le sue versioni non sono perfettamente sovrapponibili con quelle della bambina, ma questo al contrario dal rappresentare una debolezza della prova testimoniale, rafforza la credibilità dei due piccoli testimoni: non hanno concordato la versione da dare, sono genuini. “La mattina quando mi sono svegliato ho saputo che Valentina quella notte era stata svegliata da una voce che gridava aiuto” e poi “Valentina mi ha detto sol-

La finestra della camera da letto dove dormiva la piccola testimone con i suoi fratelli era aperta e la tapparella sollevata di almeno 30 centimetri. Questo secondo tutti i vicini di casa, accorsi dopo l’arrivo dell’ambulanza e dei Carabinieri. Molte testimonianze messe a verbale parlano di quanto si fossero meravigliati che almeno fino alle 4.00 la casa della nonna della bimba era buia e che all’interno tutto taceva. Lo ritenevano talmente strano che quella notte avevano commentato tra di loro questo particolare dissonante rispetto ad un contesto di grande rumore, concitazione, luci, sirene. Ma la bimba era veramente affacciata alla finestra? L’accusa ha fatto fare una perizia da cui risulta che, dando per certo che la tapparella era sollevata di 30 centimetri,

come detto da tutti i vicini, la bambina senza sollevarsi sulla sedia, non avrebbe potuto vedere fuori perché troppo piccola. Ammesso poi che fosse salita sulla sedia, avrebbe superato la fessura di 30 centimetri che le avrebbe consentito di vedere. Anche la bimba parla della nonna “affacciata alla finestra”. Secondo la nonna della bimba, invece, che ha sempre negato di aver visto qualcosa, la tapparella era abbassata e lei si era accostata cercando di guardar fuori dai piccoli buchi della tapparella. Le dichiarazioni della nonna, però, fin dal suo primo interrogatorio del 17 luglio 2008, sarebbero smentite dagli altri riscontri. Inoltre mente sull’orario in cui è andata a letto, perché è smentita dalla versione del marito, andato a dormire prima di lei che, come riferisce la nipotina “era vestita come se dovesse uscire”. Perché i Marini non si precipi-

tanto che ha sentito delle voci, ma secondo me credo che ha visto. Anche la nonna ha visto secondo me”. La nonna, dice il fratellino della testimone, non voleva che raccontassero nulla “forse perché non voleva che io mi spaventavo casomai era uno che lei conosceva o che conoscevo io”, precisando poi di conoscere, in quella strada, solo i Colitti: “A fare male a Peppino Basile è stato Vittorio, quello grosso con la pancia, però non ne sono sicuro”. il tacco d’Italia

tarono per strada come tutti gli altri? Secondo l’accusa, poiché i nonni della bimba erano legati da saldi legami di buon vicinato ai Colitti, non sarebbero usciti subito per non dover mentire, se interrogati, nuocendo ai Colitti. La loro “assordante assenza”, notata da tutti, per il gip sarebbe la prova che nascondevano qualcosa. Tutti quelli che abitano su via Nizza, una strada chiusa che si configura come un vero e proprio cortile, hanno sentito qualcosa. Due ragazze all’epoca minorenni, da poco rientrate a casa, in via Arno, una parallela di via Nizza, sentono proprio tutto: lo scooter di Colitti junior, che torna a casa verso l’1.15, poi una voce come di paura che dice “uehi”, poi almeno due voci che parlavano “sottile”, poi un calpestio sulla brecciolina, poi le urla “ahi ahi, aiutatime, comare Tetta”, ripetute tre-quattro volte. Si affacciano ma non vedono nessuno. La loro visuale è limitata sul portone dei Colitti. Solo dopo che son finite le urla vedono uscire da casa Stefano, il padre di Colitti junior e il figlio. Una di loro sente una macchina sgommare via, ma dopo un anno ritratta e dice di essersi sbagliata. Perché? Mentre sentono urlare cercano anche di vedere, perché da casa loro si vede l’ingresso della casa di Colitti junior, da dove vedono uscire il padre. Ma non possono vedere il vano in cui Colitti junior ripone lo scooter e che è collegato con il piano superiore della casa. Da lì, secondo l’accusa, Colitti junior sarebbe scappato dopo l’assassinio, per poi ridiscendere per strada uscendo dal portone principale, come se niente fosse. Altri vicini sentono urlare e litigare, sentono Basile urlare aiuto e, precipitatisi per strada, già vedono Stefano, il padre di Colitti junior riverso su Peppino che dice “è morto”. È solo Stefano, non altri, a dichiarare di aver sentito un rumore di passi che calpestavano l’erba, allontanarsi verso la campagna. Una dichiarazione dissonante rispetto alle altre. È indagato per il reato di false attestazioni al pm. Ma è anche il primo a soccorrere Peppino, per cui è plausibile, nell’ipotesi che siano stati altri e non i suoi parenti ad ucciderlo, che abbia sentito i passi sull’erba.

Esterno notte. Le indagini sul luogo del delitto

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LE vIE DI FUgA DELL’ASSASSINO

“Aiutatime, comare Tetta”! Che gli sia venuta in mente la “comare Tetta” e non il “compare Vittorio” per l’accusa è la riprova che sarebbe stato proprio Vittorio il carnefice. Ma la mamma delle due adolescenti che hanno ascoltato tutto, dice di aver sentito, forse, anche urlare “compare Vittorio”. Per la Cassazione l’accusa ha travisato queste richieste d’aiuto, considerandole indizi contro i Colitti.

I vIcINI ScENDONO pER STRADA Il primo a chiamare il 118 è il padre di Colitti jr, che è anche il primo ad arrivare vicino al corpo di Peppino. Stefano Colitti è in mutande. Poi arrivano altri due vicini che chiamano i Carabinieri e il 112. Poi arrivano Colitti senior e la moglie, vestiti. Solo dopo arriva Colitti jr, in mutande. Però alcuni testimoni hanno sentito la voce della nonna che gridava “figlio mio, figlio mio!”, in dialetto oppure “Peppino mio Peppino mio”! e questo prima di aver effettivamente visto per strada Stefano Colitti. Quindi la nonna potrebbe addirittura aver visto gli ultimi secondi dell’aggressione, accorsa perché chiamata da Peppino: “comare Tetta!”. Poi sarebbe tornata indietro, in casa, e riuscita, vestita di tutto punto, col marito. Uscita per strada, piangeva lamentandosi: “lu vagnone, lu vagnone, dove sta?”, riferendosi al nipote. Quando arriva il nipote le dice rassicu-

rante “eccomi nonna, sto qua”. Poi giustificherà queste sue domande col fatto di essere preoccupata perché sapeva che il nipote non era ancora ritornato a casa e temeva per lui, data l’ora tarda. Dice di aver aiutato il figlio Stefano a girare in posizione supina il corpo di Peppino ma questo è in contraddizione con le versione degli altri vicini, che vedono Peppino ancora in posizione prona, ma dicono che né lei né Colitti senior si avvicinano al corpo di Basile, né si mostrano sorpresi di fronte al corpo riverso per terra e non fanno domande. Anche questo viene notato dai primi soccorritori. Per l’accusa sono tutti dettagli che denotano la loro colpevolezza. Poi arriva la madre di Colitti junior, che piange ma non si avvicina a Basile. Ma perché la nonna avrebbe dovuto dire che ha girato il corpo se non è vero? Sarebbe la riprova del suo stato confusionale, più che della sua complicità. il tacco d’Italia

Non appare verosimile al gip che si sia allontanato per la campagna fino a raggiungere la macchina parcheggiata sul retro, perché nessuno ha sentito nulla, tranne il padre di Colitti junior. Questi parla di passi sull’erba secca, e le adolescenti, che hanno sentito un calpestio come di passi sulla brecciolina. Nessuno ha sentito rombo d’automobile, tranne una delle adolescenti, che poi ritratta. Sente un rombo d’auto proveniente proprio dalla direzione da cui dopo comparirà e verso cui scapperà via la Opel corsa grigia, cioè dallo sterrato verso la campagna. Secondo il gip, l’unica via di fuga invece era per la casa dei Marini – ma non può essere perché sennò i bambini avrebbero visto qualcosa – o per la casa dei Colitti. Eppure c’è quella macchina che è fuggita via per lo sterrato davanti agli occhi di tutti. Ma per l’accusa siccome nessuno è entrato dal portone d’ingresso dei Colitti, sennò le due adolescenti – affacciate per tutto il tempo dell’omicidio alla finestra - l’avrebbero visto, per esclusione Colitti junior dovrebbe essere salito al primo piano dall’unica porta non visibile dalla finestra delle due ragazze, cioè dal retro, per poi ridiscendere per strada dopo un po’, in mutande, come se nulla fosse. Il nonno invece sarebbe rientrato in casa dal garage in cui riponeva l’apecar, per poi uscire per strada insieme alla moglie. Neanche questa porta era visibile dalla finestra delle ragazzine. 14

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Ma è anche possibile che l’assassino sia fuggito verso la campagna che è a due passi, subito coperto dall’oscurità e si sia diretto verso la macchina parcheggiata in fondo allo sterrato (la Opel corsa?). La distanza che avrebbe dovuto percorrere correndo l’assassino è di 84 metri (la stradina sterrata) e 54 metri (di campagna), per giungere sulla strada asfaltata che porta a Gemini. Tempo di percorrenza: pochi secondi. Ormai tutti erano intorno al corpo di Peppino e nessuno si è accorto di lui.


c’È UNA OpEL cORSA SUL LUOgO DEL DELITTO

LA “bOTTA” C’è un particolare ritenuto importante dal gip e che compare solo in una conversazione tra i Colitti, grazie ad un’intercettazione ambientale. Una conversazione tra Colitti jr, suo padre e sua madre. La mamma di Colitti junior racconta di non aver riferito durante l’interrogatorio che in realtà lei non è stata svegliata dalle grida, ma da una “botta”, un rumore come di tamponamento o come se fosse caduto lo scooter del figlio. Le grida di Peppino sono successive alla “botta”. Che cosa era? E perché mente agli inquirenti? Ma soprattutto: siccome è un’intercettazione della conversazione con il marito e il figlio, se loro avessero potuto dare una spiegazione della “botta”, ne avrebbero parlato. La mamma racconta al figlio di aver temuto che fosse lui a cadere col suo scooter. Evidentemente non è così, altrimenti il figlio commenterebbe quel particolare. Nelle altre intercettazioni

non compare questo dettaglio, i Colitti non ne parlano. Ma se fosse successo qualcosa allo scooter (sapendo quanto possa essere oggetto di discussione, lo scooter di un diciassettenne, all’interno di una famiglia) l’avrebbero fatto. E non ne parlano neanche durante quella conversazione a tre. Cioè la madre è lì con il figlio e il marito e racconta di essere stata svegliata da una “botta”. Il figlio non replica spiegando alla mamma di che cosa si tratti. Quindi non è qualcosa che è accaduto a lui, né al suo scooter. Potrebbe essere qualcos’altro. Qualcosa che Colitti jr ha visto e che ha a che vedere con l’assassinio di Peppino? Le indagini non ricercano spiegazioni riguardo questa “botta”. È possibile che i genitori e i nonni stiano difendendo, con le loro versioni contrastanti, il minorenne, non perché assassino ma perché testimone?

il tacco d’Italia

Sono le 2.45 e si stanno facendo le prime rilevazioni. Arriva una “Opel Corsa benzina grigio chiaro” dal viottolo sterrato opposto rispetto a via Nizza. Spegne i fari e si ferma. Scende un uomo. Accortosi della presenza dei Carabinieri, che gli intimavano di fermarsi, risale in macchina e fugge verso il centro di Ugento. Per il pm non può essere l’assassino, perché non avrebbe senso ripresentarsi sul luogo del delitto dopo un’ora dall’accaduto. Ma se lo fosse, questo è compatibile con la perizia del medico legale, che parla di un solo uomo. Inoltre: i Carabinieri hanno diramato l’ordine di organizzare posti di blocco per cercare un’Opel corsa chiara? Perché escludere ad appena un’ora dall’accaduto l’indizio importante di un uomo che fugge via sul retro della casa di Basile? E se la macchina fosse stata parcheggiata sul retro, verso la strada per Gemini, come escludere che l’assassino sia sempre stato lì e che non si sia mai mosso da lì, se non alle 2.45? Questo sarebbe compatibile con quanto affermato dal padre di Colitti junior che dice di aver sentito rumore di erba calpestata, verso la campagna. A quell’ora non erano ancora stati effettuati sopralluoghi nelle campagne circostanti. Le due ragazze minorenni dicono di aver sentito una macchina sgommare via, ma poi ritrattano, dicendo che sicuramente era quella della moglie di Basile che sopraggiungeva in via Nizza (a che ora??). Perché? A verbale, due giorni dopo l’assassinio, dichiara l’amico Silvio Fersini: “Effettivamente ho ricordato che la sera del 14.06.2008, mentre Peppino mi stava accompagnando a casa, dopo essere usciti dal locale, intorno all'una, al semaforo di Torre Pali, in quel momento spento, davanti a noi c'era una OPEL CORSA di colore grigio, molto sporca, ritengo come se avesse percorso strade sterrate, non ho visto quante persone a bordo; in particolare questa OPEL CORSA, preceduta da un'altra autovettura, avuta la strada libera, svoltava a sinistra in direzione Torre San Giovanni, mentre noi proseguivamo in direzione dell'incrocio per Gemini. C’è un altro dettaglio importante: una testimone quella sera , anch’essa alla finestra, sentì due macchine arrivare sgommando sotto casa sua e alcune voci agitate e sconvolte parlare di qualcosa che avevano fatto. Una macchina andò via, l’altra entrò in un garage lì vicino, per non uscire più nei giorni successivi. 15

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I protagonisti

Giovanni De Palma, sostituto procuratore Tribunale di Lecce

Rosanna Buffo, vice commissario polizia di Taurisano

Carlo Sfacteria, capitano dei carabinieri caserma di Ugento

Cataldo Motta, procuratore capo della Repubblica

Aldo Petrucci, capo Procura presso il Tribunale per i minorenni Francesca Conte, legale di Colitti jr


REPORT DELLA

a CONFE

LECCE 9/10/11 Giugno 2010

UN CASCO NON BASTA

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re giorni per discutere della sicurezza sui luoghi di lavoro. Perché, a volte, il casco non basta a salvare le vite. Dal 9 all’11 giugno Lecce ha ospitato la nona conferenza nazionale dei Comitati Paritetici Territoriali organizzata dalla Commissione Nazionale per la prevenzione infortuni, l’igiene e l’ambiente di lavoro per le attività in edilizia e dal Cpt della provincia di Lecce con il patrocinio di Regione Puglia, Provincia di Lecce, Comune di Lecce, Camera di Commercio di Lecce e Inail, in collaborazione con il Coordinamento Regionale dei Cpt Puglia. La Conferenza Nazionale dal significativo titolo “Il casco non basta. Tu puoi fare la differenza”, si è svolta per la prima volta nel capoluogo salentino a testimonianza della meritoria attività del Cpt di Lecce ed è stata un'im-

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Atrio di Palazzo dei Celestini Castello Carlo V Chiostro del Rettorato

portante occasione di confronto, a livello nazionale, tra tutte le soggettività rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro dell'edilizia, impegnate nel difficile contesto della sicurezza nei cantieri. Un momento fondamentale per fare il punto sulle attività di prevenzione realizzate sul territorio nazionale, e rilanciare una politica attiva della sicurezza. Un’occasione, soprattutto, per far parlare del Salento in tema di sicurezza sul lavoro, non per l’ennesimo infortunio in un cantiere edile, ma perché proprio da Lecce è partita l’organizzazione di una concreta politica di prevenzione sull’intero territorio nazionale. La Conferenza ha avuto – era questo, del resto, uno degli obiettivi degli organizzatori – un’importante ricaduta non solo in termini di immagine per il territorio ma anche dal punto di vista turistico ed economico.

Obiettivo sicurezza. Come si è preparato il Salento La Conferenza nazionale è stata preceduta da una campagna di sensibilizzazione a cura del Cpt di Lecce con la consulenza della Cooperativa PAZ. Una campagna di comunicazione tradizionale (manifesti, inserzioni e spot) e non convenzionale. Gli strumenti di sensibilizzazione sono stati proprio i caschi antinfortunistici, sui quali è stato applicato un adesivo con lo slogan della campagna di comunicazione “Il casco non basta. Tu puoi fare la differenza”, consegnati ai commercianti del centro di Lecce assieme ad una locandina che spigava l'iniziativa. I caschi sono posizionati nelle vetrine, sui manichini o sui banconi. Partendo dal presupposto che sul tema della sicurezza sono tutti coinvolti e ciascuno può fare la differenza nell'affrontare il problema delle morti e degli infortuni sul lavoro il Cpt di Lecce ha coinvolto, anche grazie alla collaborazione di alcune associazioni di commercianti leccesi e i locali notturni (bar, pub, pizzerie), per intercettare una tipologia di interlocutore “giovane” rappresentata in certi casi da ragazzi appena entrati nel mondo del lavoro, in altri casi da ragazzi che non hanno ancora avuto un primo impiego perché studenti o disoccupati.

Comitato Paritetico Territoriale della provincia di Lecce per la Prevenzione Infortuni, l’Igiene e l’Ambiente di lavoro


ERENZA NAZIONALE DEI CPT Il Presidente Cpt Lecce: “Siamo tutti coinvolti” Intervento di Valentino Nicolì, Presidente Cpt Lecce. “Abbiamo più volte sostenuto quanto il problema della sicurezza sul lavoro riguardi tutti i cittadini e non solo i “lavoratori di determinati settori”. Il problema delle morti e degli infortuni sul lavoro è un problema che direttamente o indirettamente coinvolge chiunque. Le iniziative di sensibilizzazione negli anni si sono moltiplicate, le campagne di comunicazione integrata molto meno. Nell'immaginare che tipo di comunicazione attivare ci siamo posti la seguente domanda: come riuscire a creare un coinvolgimento emotivo ma anche concreto da parte di tutti i cittadini? Un ulteriore elemento problematico e comunicativo che merita una riflessione è legato al fatto che nel sensibilizzare gli operai del settore edile sul tema della sicurezza sul lavoro, spesso si fa riferimento all'uso del casco antinfortunistico, divenuto il simbolo di un

atteggiamento sicuro sul lavoro. In molti iniziano a pensare che sia sufficiente indossare un casco per non rischiare la vita, perdendo di vista quello che è il vero obiettivo da raggiungere e cioè una maggiore cultura della sicurezza in senso lato. Anche i giornalisti in alcune circostanze, nel raccontare una morte o un incidente sul lavoro, sottolineano che l'operaio è morto o è rimasto infortunato pur indossando il casco evidenziando la stranezza dell'avvenimento. Parole che fanno riflettere e che in certi casi veicolano un messaggio indiretto del tipo: pur indossando il casco l'incidente si è verificato per cui si tratta di una fatalità, doveva accadere. Per far emergere questo problema e per iniziare a veicolare una informazione di impatto comunicativo alto che vada nella direzione opposta abbiamo voluto individuare un messaggio alternativo per alzare il livello della comunicazione e farlo coinvolgendo l'intera comunità.

Molti pensano che sia sufficiente indossare un casco per non rischiare la vita, perdendo di vista quello che è il vero obiettivo da raggiungere e cioè una maggiore cultura della sicurezza in senso lato

Resoconto della tre-giorni Non solo convegni per addetti ai lavori. La Conferenza Nazionale ha vissuto intensi momenti culturali: l’incontro con l’attore e autore salentino Mario Perrotta e le sue “Emigranti Esprèss”, la fortunata serie radiofonica in onda su Radio Due; la lettura del brano “7 vite per 1 estintore” della giornalista Valentina D’Amico, sulla tragedia della Thyssenkrupp di Torino; il concerto del soul singer Larry Ray e il suo quartetto. Momento più significativo è stata la proiezione del corto “Un affare di tutti”, prodotto dal CPT Lecce, in collaborazione con lo staff di giornalisti della Cooperativa PAZ e con la regia di Corrado Punzi. Il cortometraggio, dedicato a Michele Frascaro, giornalista prematuramente scomparso pochi

mesi fa, ideatore dello stesso corto, intende trattare il tema delle morti e infortuni sul lavoro a partire da storie reali: un committente nel cui cantiere si è verificato un incidente sul lavoro mortale, una donna rimasta vedova a causa di un morte sul lavoro, due vittime di incidenti sul lavoro, un tecnico del CPT, un tecnico dello Spesal (organo di vigilanza), il titolare di un'azienda edile, due familiari di vittime del lavoro. L'intento (molto apprezzato dagli ospiti che hanno visionato il corto) è quello di informare e sensibilizzare a partire dagli effetti più concreti che gli incidenti e le morti sul lavoro generano sui familiari, sulle aziende, sul semplice committente e su chi subisce un infortunio.

Abbiamo chiesto al Dir. Sergio Tolomeo un bilancio sugli aspetti organizzativi della tre giorni. “Possiamo dirci estremamente soddisfatti di questa nona conferenza nazionale dei CPT che si è svolta a Lecce. Abbiamo registrato 520 partecipanti tra relatori, ospiti e accompagnatori. Un numero di presenze superiore alle aspettative che ha saturato le strutture ricettive e garantito un buon giro d’affari a tutta la città. L’organizzazione è stata impeccabile, come ci è stato confermato dai partecipanti giunti da tutta Italia, da Trento alla Sicilia. Abbiamo sostenuto un imponente sforzo, anche economico, ma alla fine siamo soddisfatti del risultato raggiunto. Anche dal punto di vista dei contenuti tecnici, la conferenza ha offerto interessanti spunti di riflessione sull’operatività dei CPT e sulla strategia per rilanciare il sistema della sicurezza nei cantieri”

I CPT sono Enti bilaterali senza scopo di lucro. Sono composti in maniera paritetica da rappresentanti dei sindacati e delle associazioni dei costruttori e si adoperano per promuovere la cultura antinfortunistica nel settore edile attraverso le azioni di orientamento, comunicazione, consulenza e formazione prestate gratuitamente a tutti i lavoratori e le imprese iscritte alla Cassa Edile, in adempimento agli obblighi previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro e dal nuovo testo unico sulla sicurezza. Il Cpt della provincia di Lecce è gestito pariteticamente dalla sezione costruttori edili (Ance) di Confidustria e dalle Organizzazioni sindacali di categoria Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil.

Viale Belgio Zona Industriale - 73100 Lecce • Telefono e fax: 0832.30407 E-mail: info@cptlecce.it • Sito: www.cptlecce.it


vAccARO E bOvE: LA pISTA ALTERNATIvA MOVENTE, MANDANTE ED ESECUTORI INDICATI NEI VERBALI E NELLE LETTERE DI UN COLLABORATORE DI GIUSTIZIA. UNA PISTA INVESTIGATIVA POCO BATTUTA LE CUI CARTE SONO STATE INVIATE CON RITARDO ALLA DIFESA. LO DICE LA CASSAZIONE di ANDREA MORRONE Quella di Giovanni Vaccaro, il collaboratore di giustizia (o presunto tale) che con le sue dichiarazioni ha tratteggiato uno scenario ben diverso dell’omicidio Basile da quello ricostruito dall’accusa, potrebbe essere una delle figure chiave nel processo a Vittorio Luigi Colitti. È lo stesso Vaccaro, rinchiuso nel carcere di Lecce, a raccontare in due diversi verbali datati 27 ottobre e 17 dicembre 2008, mandanti ed esecutori dell’omicidio del consigliere dell’Idv. L’uomo, vicino per sua stessa ammissione all’ex boss Salvatore Padovano (assassinato a Gallipoli nel settembre del 2008), racconta agli inquirenti di essere stato testimone di alcuni diverbi intercorsi tra Basile e un commercialista di Lecce (nel frattempo deceduto) presso cui lavorava come “grafico, occupandosi prevalentemente di contraffazioni di emblemi dello stato, formulando anche lettere a firme di persone politiche”. In particolare, circa un mese prima dell’omicidio, Basile avrebbe fatto visita all’uomo, urlando di aver scoperto i suoi traffici, relativi ai permessi di costruire nel comune di Ugento, e di essere pronto a denunciare la cosa. Basile avrebbe inoltre detto all’uomo: “Fra qualche giorno tu e i tuoi compari finite sui giornali”. Sarebbe stato lo stesso Vaccaro a suggerire la soluzione al commercialista, preoccupato e molto agitato, offrendosi di metterlo in contatto con un certo Pio Giorgio Bove (uno dei nomi emersi anche nelle carte sull’omicidio Padovano come a conoscenza del fatto brutto di Ugento). “Nell’ambito criminale – si legge nel verbale – la mia posizione mi consente di dare ordini a Bove”. Il giorno prima dell’omicidio Bove si sarebbe recato, in compagnia di altre due persone, a casa di Vaccaro, spiegandogli che nei giorni seguenti avrebbe fatto quel piacere all’amico comune, ovverosia “dare una

lezione a Basile” e che per fare ciò “si sarebbe avvalso di due cittadini extracomunitari preferibilmente albanesi che non avrebbe avuto difficoltà a reclutare”. La notizia dell’omicidio avrebbe però stravolto la situazione, tanto da costringerlo a chiedere conto dell’accaduto. Bove, racconta Vaccaro, “mi tranquillizzò dicendo che non erano state lasciate tracce poiché il coltello l’avevano fatto sparire mentre i due albanesi si trovavano in mare. Con ciò alludendo al fatto che gli stessi erano stati tolti di mezzo durante la traversata per l’Albania”. Una ricostruzione, quella del collaboratore di giustizia, avvalorata anche da una lettera che lo stesso avrebbe scritto a Vaccaro. In particolare nella missiva, sequestrata su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Giovanni de Palma, nella cella della Casa circondariale di Campobasso in cui era recluso Vaccaro dopo essere stato trasferito da Lecce, si farebbe "riferimento esplicito dell’omicidio del consigliere comunale": “Per quanto riguarda invece il discorso di Ugento amico mio – scrive Bove – stai tranquillo anche se non ho ritagli di giornale da mandarti, ormai sta piano piano morendo quella storia insieme all'assessore”. Sarebbe stato poi lo stesso Vaccaro, in data 1 luglio 2009, a chiedere di conferire col sostituto procuratore Giovanni De Palma dichiarando testualmente: “per urgenti motivi di giustizia perché sono in possesso della posta inviatami da Bove Pio Giorgio dove si fa riferimento esplicito all’omicidio del consigliere Comunale di Ugento tale Giuseppe Basile e come si apprestano ad ammazzare anche l’assessore coinvolto. Si fa riferimento alla droga ed alla punizione di altra persona nonché al dominio della città di Gallipoli (Le)”. La difesa ha più volte dichiarato di avere saputo di queste carte con notevole ritardo e comunque molto tempo

dopo che le stesse erano state analizzate dalla Procura ordinaria e da quella minorile. Una tesi ritenuta valida anche dalla stessa Suprema corte. Appare fondata, secondo i giudici della Cassazione, la tesi della difesa secondo cui tali documenti, da ritenersi atti favorevoli all'imputato, non siano stati trasmessi sia al collegio difensivo e sia al Tribunale del riesame. Un nuovo esame che, seppur non vincolato al giudizio

della Cassazione, dovrà comunque tenerne conto. Dichiarazioni però non ritenute attendibili dagli inquirenti, che non hanno dato seguito a quanto dichiarato dall’uomo, escludendo lo stesso dal piano per i collaboratori di giustizia. Va inoltre precisato che presso la Procura di Lecce pende, nei confronti di Vaccaro, un procedimento penale per calunnia nei confronti di Bove.

Dall’interrogatorio di vaccaro: 27 ottobre 2008

Ho avuto modo di conoscere Giuseppe BASILE nel mese di giugno 2008 presso l’ufficio di Marcello SILENO […]. Tornando a BASILE Giuseppe una sera della fine del mese di maggio, lo stesso si presentava presso l’ufficio con una cartella di colore rosa un po’ voluminosa. Era molto arrabbiato tant’è che senza sentire ragione entrava con furia all’interno dell’ufficio di SILENO Marcello sbattendo sulla scrivania la cartella urlando contro di lui che aveva scoperto tutti i suoi malaffare inerenti gli appalti nel comune di Ugento. Mi riferisco in particolare alla costruzione di case poste in vendita attraverso internet che poi effettivamente non esistevano. Ricordo che BASILE disse “fra qualche giorno tu e i tuoi compari finite sui giornali”. Nell’occasione anche SILENO Marcello era molto agitato e proprio per questo gli dissi che se avesse avuto bisogno mi sarei potuto attivare. A tale proposta SILENO acconsentii e, pertanto mi attivai contattando BOVE Pio Giorgio di Parabita con la mia utenza telefonica xxxxx, fissando un appuntamento. Nel corso di quel pomeriggio mi recai a Gallipoli dove incontrai il BOVE insieme ad un giovane di nome Nino di Galatina che era solito accompagnarsi al Bove. Accompagnai i

due a Lecce, spiegando durante il tragitto in auto che avrebbero dovuto fare un piacere a SILENO Marcello. Dopo aver presentato il BOVE al SILENO questi ultimi rimasero nell’ufficio del SILENO medesimo per circa venti minuti. […] Il BOVE precisò che per dare la lezione al BASILE si sarebbe avvalso di due cittadini extracomunitari preferibilmente albanesi che non avrebbe avuto difficoltà a reclutare. Dopo l’omicidio di BASILE Giuseppe, vedendo il telegiornale mi resi conto che l’assassinato in questione era proprio quella persona che a fine maggio si era recata dal SILENO Marcello ed alla quale il BOVE avrebbe dovuto dare una lezione, per fare un piacere allo stesso SILENO. Allarmatomi per quanto accaduto chiamai telefonicamente il BOVE, il 16 o il 17 giugno, e subito dopo lo incontrai a Gallipoli. Lo rimproverai perché qualcuno avrebbe potuto aver notato il BOVE o il BASILE nell’ufficio di via Verona 2 a Lecce. Il BOVE mi tranquillizzò dicendo che non erano state lasciate tracce poiché il coltello l’avevano fatto sparire mentre i due albanesi si trovavano “in mare”. Con ciò alludendo al fatto che gli stessi erano stati tolti di mezzo durante l’attraversata per l’Albania.


LE ALTRE pISTE

Dalla sentenza della cassazione 13 maggio 2010

La discarica Burgesi

“Orex”. L’albergo nel parco naturale

Il centro di stoccaggio “fantasma” accanto Burgesi

Sono state tutte prese in considerazione, scrive il gip Cinzia Vergine. Sono i temi “scottanti” dei quali Basile si stava occupando prima di morire, quelli che definiva le “bombe” da far scoppiare. L’albergo nel parco. È la storia parallela di un parco naturale, il “Litorale d Ugento”, e di un albergo, la Orex poi Iberotel, da 800 posti letto, successivamente ampliato: il primo infatti, per una questione meramente burocratica (manca una delibera di giunta regionale) non nasce fino a che, al suo interno, non viene costruito l’albergo. Nel 2000 infatti il litorale di Ugento ha tutte le carte in regola per diventare parco, ma in assenza della delibera, lo diventerà solo sei anni dopo, nel 2006. Il mega-albergo, la cui proprietà è riconducibile alla famiglia Reale, a quella data sarà già bell’e fatto. Una volta che la delibera è stata emanata ha inizio la “trattativa” sulla perimetrazione dell’area protetta. Alla fine dal perimetro del parco naturale vengono esclusi 400 ettari sui 1200 originari, porzioni di territorio che vengono così destinati all’edificazione libera dall’obbligo di valutazione ambientale e che, avendo il parco intorno, aumentano di valore. Il distributore con motel. Fuori dal confine del parco naturale di Ugento, su un incrocio in estate molto trafficato, all’imbocco di Torre San Giovanni, proprio a ridosso della morte di Basile viene autorizzato un impianto

per la distribuzione di carburanti con annesso motel. La domanda viene presentata dalla ditta “Summer real estate” di Bruno Emanuele Ozza, nipote del sindaco. L’autorizzazione è possibile per via di un cavillo inserito dal Consiglio comunale di Ugento al momento dell’approvazione del Piano per la razionalizzazione dei distributori di carburanti e che, andando in deroga al Piano regionale, consente di svolgere presso i carburanti una serie di attività, tra cui i motel. Il piano coste e le concessioni. Altro tema assai caro a Basile era quello del piano coste. Aveva studiato tutto il progetto nel dettaglio e conosceva, una per una, le concessione previste. Anche quelle relative alla Orex nel parco naturale (località Fontanelle), rilasciata dalla Regione Puglia il 22 agosto 2008, previo parere paesaggistico del Comune; e quella, a Lido Marini, ad una società di Castrignano de’ Greci in parte ceduta ad un parente di un amministratore comunale ugentino. Burgesi. È l’unica discarica d’Italia nata in sanatoria come una qualunque opera di abusivismo edilizio e per di più in zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Al suo interno vengono rinvenuti rifiuti tossici, speciali, pericolosi. Basile se ne interessa molto, soprattutto per ciò che riguarda la sua mala gestione ed il conseguente aumento dei costi per i cittadini. Ma anche per i danni alla salute degli abi-

tanti di Ugento e limitrofi che può derivare dal traffico illecito di rifiuti che ha il suo snodo principale proprio in Burgesi. Nella discarica erano infatti stati trovati bidoni contenenti pcb, una della sostanze più cancerogene che si conoscano, lì conferiti illecitamente, dal momento che Burgesi non ha l’autorizzazione a smaltire sostanze di tal genere. Il centro di stoccaggio. Peppino vi era stato, assieme ad un amico, proprio la sera prima di morire. È l'impianto di stoccaggio di rifiuti provenienti da raccolta differenziata che sorge a sud-ovest della discarica Burgesi. In zona cioè sottoposta a vincolo paesaggistico. Terminato nel 2002, non è mai entrato in funzione. Finanziato dall'Unione europea con 5.300.000.000 lire, era un impianto all’avanguardia ma non ha mai funzionato e nel frattempo è stato vandalizzato e trafugato di tutto.

“DONNAIOLO IMpENITENTE” L’avvocata dei Colitti, Francesca Conte, definisce Peppino un “donnaiolo impenitente”. Era sposato e separato di fatto da sua moglie; aveva una compagna fissa da nove anni e tante “amiche”. Le indagini ne provano almeno tre: una di Collepasso, una di Ugento, una di Casarano. Inoltre dalle indagini compiute dalla sostituta commissaria di Taurisano, Rosanna Buffo, risulterebbe che Peppino frequentasse prostitute rumene, di cui una minorenne, proprio presso il locale Le Voiler. Qualche giorno precedente l’omicidio avrebbe avuto una accesa discussione con un bulgaro, fuori dal locale Le Volier. Quest’episodio è confermato anche dalle indagini dei Carabinieri di Casarano. Basile dunque avrebbe potuto avere una storia con una donna “sbagliata”, legata a quel rumeno con tatuaggi e catene d’oro al collo che più testimoni hanno visto litigare con Peppino.

[…] in particolare il Tribunale aveva omesso di considerare la figura e la personalità del morto, e i molti nemici che – per la sua attività politico-istituzionale o per il suo atteggiamento da “donnaiolo impenitente” – poteva avere, eludendo il tema di probabili moventi alternativi e arbitrariamente concentrandosi sul movente della lite tra vicini, privo di basi fattuali, smentito da tutte le persone sentite salvo la teste Rappon in una versione tardiva e priva di consistenza; aveva svalutato il dato che il luogo dell’omicidio era raggiungibile anche da una strada di campagna; aveva eluso le indicazioni difensive sulla vettura vista transitare e sul rumore di automobile udito; aveva completamente travisato il significato delle invocazioni d’aiuto della vittima sentite dagli altri vicini; aveva trascurato gli elementi da cui risultava che il nonno dell’indagato faceva uso di un farmaco ipnotico; aveva travisato le regioni e il senso delle condotte e delle dichiarazioni rese dai familiari dell’indagato e il significato dei colloqui intercettati, omettendo di considerarne il bassissimo livello culturale e aveva dato illogiche interpretazioni in malam partem di quanto detto da costoro; aveva omesso di considerare il contesto e le ragioni dei comportamenti dell’indagato anche allorché aveva arbitrariamente considerato negativamente il suo alibi; aveva infine omesso di considerare che attesa l’abbondanza di sangue provocato dalle ferite era assolutamente impossibile che gli indagati si fossero ripuliti in un tempo tanto breve. […] che l’audizione della minore in data 28.10.2009 ad opera del Pubblico ministero era stata preceduta dall’avviso, verbalizzato, alla teste, che all’epoca dell’assunzione aveva sei anni, dell’obbligo di riferire la verità e delle “conseguenze penali” cui poteva incorrere in caso di dichiarazioni false o reticenti; non era stata preceduta da alcuna valutazione sulla capacità a testimoniare della bambina; era stata condotta in spregio delle norme internazionali a protezione dei minori e delle regole di cautela in esse previste; non riportava le domande; con le gravi distorsioni di metodo e la conseguente assoluta inattendibilità della prova evidenziati dalle consulenze tecniche redatte dalla difesa il 22.12.2009, il 15.2.2010 e il 12.4.2010.


L’alibi di colitti jr

LA cASSAzIONE: DUbbI SULL’ATTENDIbILITà DELLA bAMbINA di ANDREA MORRONE La baby-testimone del delitto Basile potrebbe non essere attendibile. È la Corte di Cassazione, a stabilirlo nella sentenza che il 13 maggio scorso ha annullato l’ordinanza con cui il Tribunale per i minorenni aveva confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Vittorio Luigi Colitti, accusato, in concorso con il nonno Vittorio, dell’omicidio di Peppino Basile. Il ricorso accolto era stato presentato dall’avvocata Francesca Conte che difende, appunto, i due Colitti. “L'ordinanza impugnata – si legge nelle motivazioni della sentenza – non può che essere annullata con rinvio al Tribunale per i minorenni di Lecce perché proceda a nuovo esame verificando e giustificando anzitutto adeguatamente la valutazione di attendibilità e credibilità della testimone minorenne; verificando quindi, se necessario, la completezza degli atti trasmessi dal pubblico ministero". Per i giudici della Suprema corte dunque, "il ricorso (…) appare fondato", pur considerando che "le denunzie di violazione della legge sostanziale sono del tutto infondate". Due gli aspetti fondamentali alla base della sentenza dei giudici del "Palazzaccio": innanzitutto l'attendibilità della piccola testimone oculare dell'omicidio, uno dei punti cardine della tesi accusatoria. La bimba, ascoltata in due diversi incidenti probatori, contradditori fra di loro, aveva dichiarato di aver visto "in tutto tre persone: uno che prendeva le botte, uno che lo teneva fermo e l'altro che gli dava le

botte con un coltello", riconoscendo poi negli aggressori i due Colitti. Una testimonianza che però non convince i giudici della Suprema corte, che ritengono la stessa compromessa da "obiettivi fattori di rischio". In particolare, si legge nelle motivazioni della sentenza, "il fatto che all'epoca dell'omicidio la testimone aveva appena quattro anni e mezzo" e che "la deposizione cui si riferiscono i giudici della cautela (Tribunale del Riesame n.d.r.) è stata resa a diciassette mesi dal fatto al pubblico ministero e contraddiceva quella resa ad un’esperta". Inoltre, "la psicologa che aveva condotto il primo esame infruttuoso aveva rilevato una tendenza della bambina a mentire". Altra circostanza "l'irritualità del metodo di conduzione dell'interrogatorio, preceduto da un avviso a non dichiarare il falso quantomeno inopportuno e verbalizzato del tutto inappropriatamente riassumendo soltanto le risposte, in guisa da non permettere di verificare il grado di suggestività delle domande". Infine, particolare non trascurabile, “l’evento gravissimo sul quale la bambina aveva riferito aveva suscitato scalpore e un serie di atti di polizia che avevano coinvolto i suoi familiari e i suoi conoscenti”. Elementi che portano i giudici della Cassazione a stabilire che “il Tribunale ha invertito l’ordine logico della verifica che gli era demandata”. In pratica non si sarebbe accertato “la verifica dell’obiettiva genuinità del il tacco d’Italia

racconto della bambina: che presupponeva che il Tribunale perlomeno s’interrogasse e rispondesse sulla possibilità che gli adulti avessero parlato in sua presenza, su cosa effettivamente le fosse stato raccomandato, sulla specificità di risposte in ordine ad aspetti che non erano stati divulgati né commentati e che non potevano neppure essere stati suggeriti dalle ignote domande”. Tanti dunque i punti oscuri in un testimonianza che, va ricordato, rappresenta uno dei punti di forza della tesi accusatoria. Perché, some scrivono i giudici della suprema corte, “a un anno e mezzo di distanza dall’omicidio eventuali carenze probatorie non potevano d’altro canto gravare senza necessità sugli indagati”.

La cella di localizzazione del cellulare di Colitti jr, lo dà per certo a Torre San Giovanni alle 0.44. Le due adolescenti dicono di aver sentito lo scooter all’1.15. La nonna dice di averlo sentito verso l’1.10-1.15 e di aver sentito la porta sbattere. L’amico con cui era a San Giovanni lo copre. Perché? Dice di averlo fatto su richiesta dell’amico Colitti jr, e questi avrebbe mentito sull’orario di rientro, a suo dire, perché altrimenti i suoi genitori si sarebbero arrabbiati con lui. È tutto molto verosimile, trattandosi di diciassettenni. Ma Colitti jr si smentisce in continuazione, cambia versione tra una deposizione e l’altra, non è chiaro sulla sequenza dei fatti, non solo sull’orario di rientro. Non si capisce se, una volta arrivato a casa, incontra la madre o il padre, se fa la doccia o no. Mente sull’orario in cui finì la partita di calcetto presso l’oratorio di don Stefano Rocca. Dice di essere semplicemente un ragazzino confuso e spaventato dal fatto di essere indagato. Ed in effetti anche questo ci sembra verosimile. L’imputato però non è il solo a contraddirsi: lo fanno il nonno, la nonna, il padre, la madre. Cambiano versione dei fatti tra una deposizione e l’altra e dalle intercettazioni ambientali si evince che concordano la versione da dare sull’accaduto. In quel contesto la madre dice di essere stata svegliata da una forte “botta”, come se fosse caduto lo scooter e di aver pensato subito al figlio, che ancora non era rientrato. Mentre la versione messa a verbale è che sarebbero stati svegliati dalla urla di Peppino. Che cosa era dunque quella “botta”?

Le contraddizioni 1. In quel corpo a corpo con Peppino l’assassino si sarà letteralmente inzuppato del sangue della vittima: mani, faccia e piedi ricoperti di sangue. Poiché i vicini arrivano intorno al corpo di Peppino uno dopo l’altro in rapida successione, compresi nonno e nipote, questi avrebbero dovuto, scappare in casa, farsi la doccia, disfarsi dei vestiti e delle scarpe sporche, cambiarsi d’abito e scendere per far finta di aiutarlo. Dalla ricostruzione temporale dei testimoni sembrerebbe impossibile. Inoltre non sappiamo se siano stati fatti rilievi all’interno delle loro case per vedere se vi fossero impronte

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Giugno 2010

di scarpe insanguinate che portavano verso le loro abitazioni. Il medico legale dice che l’assassino, in tutta quella concitazione, avrebbe dovuto ferire il complice o ferirsi. Ma nonno e nipote non aveva ferite. 2. La mamma di Colitti jr si premura di chiamare la moglie di Peppino, che abita sempre in via Nizza. Bussa alla sua porta dicendo che “Peppino non si è sentito bene” e di seguirla. Cioè: il suocero e il figlio avrebbero massacrato Peppino e lei si preoccupa della “comare”, avendo la premura di prepararla alla notizia.


cOLITTI JR, UN RAgAzzONE cOME TANTI DURANTE LE UDIENZE SEMBRA QUASI NON ACCORGERSI CHE SIA IN GIOCO IL SUO FUTURO. CON LO SGUARDO SVAGATO COME TUTTI I TEEN AGERS, IN CERCA DI QUELLO RASSICURANTE DEI SUOI GENITORI

Il luogo del delitto. Sulla sinistra, a due piani, l’abitazione dei Colitti; accanto, sulla destra, la casa di Peppino Basile

di ANDREA MORRONE

Diciannove anni, l’età più dolce, quella delle illusioni e di una vita ancora tutta da scoprire. Giorni spensierati fatti di corse in moto, serate trascorse con gli amici e partite di calcio. La storia di Vittorio Luigi Colitti è cambiata bruscamente all’alba di una giornata grigia di fine novembre. Una mattinata che ha impresso una brusca virata alla sua giovane vita. Il 25 novembre 2009, diciassette mesi dopo la tragica notte dell’omi-

cidio di Peppino Basile, i carabinieri lo hanno arrestato con l’accusa di essere lui l’assassino, con la complicità del nonno, del suo ex vicino. Lo hanno portato via da quella che era la sua casa e la sua vita. Una tragedia familiare a tutto tondo. Per lui si sono aperte le porte dell’Istituto di pena minorile di Bari, il “Fornelli”. Un nuovo mondo, fatto di regole e orari ben precisi, lontanissimo, anche geograficamente, dal suo. Vittorio Luigi Colitti è un ragazzone alto, il fisico massiccio e forte, in contrasto con un viso dolce, gli occhi scuri dal vago taglio orientale e i capelli cortissimi a nascondere l’inizio di calvizie. Un ragazzone con la faccia da bambino. Il 12 maggio è stato per lui un giorno speciale, difficile da dimenticare, l’ini-

Tanti amici su facebook Su Facebook il sostegno a Vittorio Colitti jr viene gridato in due modi: attraverso un gruppo, “Per tutti quelli che non vogliono Vittorio Colitti in carcere”, ed attraverso una pagina, che ha lo stesso nome. Il gruppo è composto da 1.054 membri, soprattutto giovani, ma non solo. Riporta le foto di Vittorio e del nonno suo omonimo, e sotto la scritta “Innocenti”. Nella frase personale, si spiega: “Tempo fa si diceva ‘Giustizia per Peppino Basile’. Ora però noi gridiamo ‘Giustizia per Vittorio e suo nonno’”. La richiesta di verità per l’omicidio del politico combacia dunque con la richiesta di verità per i suoi due vicini di casa. I contenuti del gruppo sono visibili a tutti: ci sono foto e video delle ma-

nifestazioni pubbliche organizzate dai componenti in favore del giovane e link dai portali di informazione locale che riportano aggiornamenti sull’inchiesta. La pagina invece “piace” (è il termine proprio di Facebook) a 65 persone. Numerosi messaggi di incoraggiamento a non mollare si possono leggere anche sulla pagina personale di Vittorio. Scritti dai suoi 161 amici, scandiscono tutte le tappe più importanti dell’iter giudiziario (“Oggi è il gran giorno, non mollare”; “Forza Vittorio, che sarai presto libero da ogni accusa”; “Spero che vada tutto bene”, eccetera) e ribadiscono, ad ogni intervento, la certezza della sua innocenza.

zio del processo, con giudizio immediato, a suo carico. Ha chiesto che l’udienza, com’era suo diritto visto che aveva superato i 16 anni d’età, fosse pubblica. Un modo per rivedere, compressi nella piccola aula del Tribunale dei minorenni (l’ex Villa Bobò), almeno i suoi familiari. Quella mattina di primavera il giovane imputato ha indossato una maglietta attillata, di colore viola e jeans. Ai piedi, come tutti i ragazzi della sua età, le immancabili scarpe da ginnastica. È entrato nell’aula scortato da due agenti, l’incedere deciso in contrasto con l’aria smarrita e frastornata di chi si chiede come e perché sia potuto succedere tutto ciò. Poi è toccato ai suoi avvocati e al presidente del collegio spiegargli i suoi

gli appelli di don Stefano Don Stefano Rocca fin dall’inizio si è distinto per aver fatto appelli affinché chi sapesse qualcosa sull’omicidio di Peppino parlasse. Egli stesso ha più volte dichiarato nel corso degli interrogatori del diverso atteggiamento registrato verso di lui da parte dei Colitti, che avevano addirittura cambiato parrocchia e del fatto che gli avessero apertamente fatto capire che non gradivano tutta questa sua insistenza. Per la Procura è un altro tassello a loro svantaggio.

diritti e come si sarebbe svolto il processo. Pian piano il volto è sembrato distendersi, quasi acquistare fiducia, tanto da concedersi una battuta lasciando la piccola aula: “Non fate quelle facce, non è un funerale”. L’allegria tipica di un diciannovenne, di chi pensa di poter conquistare il mondo e che nulla possa cambiare il proprio destino. Nelle udienze successive il copione è sembrato ripetersi, lo sguardo spesso girato verso il pubblico, a cercare le facce rassicuranti dei genitori, a trovare sollievo in quello spazio angusto in cui si discuteva di coltellate e sangue. Lì, seduto al banco degli imputati, sempre affiancato da un agente come un angelo custode, a perdersi tra i cavilli legali e le lunghe deposizioni dei testi, a sorridere di qualche battuta pronunciata dai protagonisti di questa “commedia” molto più grande di lui o delle schermaglie verbali tra accusa e difesa. Un atteggiamento tipico di chi non sa o sembra non accorgersi che quello di cui si sta discutendo lo riguarda da vicino, che è lui il protagonista, volontario o involontario, di ciò che giudici, pubblico ministero e avvocati stanno affermando o confutando e che in gioco, soprattutto, c’è il suo futuro. Ad ogni pausa o alla fine di ogni udienza lo stesso rituale: le mani dei parenti più stretti a sfiorare, sotto lo sguardo vigile della scorta, il corpo del loro caro ragazzo. Piccoli momenti di tenerezza per sfuggire ad un presente fatto di giorni difficili e ad un futuro ancora tutto da decifrare.


// Inchiesta // L’antefatto

cOMpAIONO LE ScRITTE Pochi giorni prima dell’omicidio compaiono alcune scritte sui muri di Ugento, che annunciano la morte di Peppino. Leggiamo nell’interrogatorio di Salvatore Carluccio, del 15 giugno 2008, il giorno della morte, che una scritta era apparsa proprio il giorno prima: Ho rilevato questo pomeriggio che ignoti hanno scritto, con spray di colore giallo, la frase "PEPPINO DEVI MORIRE", sulla recinzione del cantiere del cinema demolito, confinante con la mia civile abitazione; sono certo che tale scritta fino alle ore 12.40

di ieri non esisteva. A.D.R.: nella stessa occasione ho notato che altre due scritte sono state riportate sul muro di recinzione della scuola elementare di via Mons. Zola: "MUORI PEPPINO" con spray di colore giallo e "BASILE = NULLA" utilizzando spray di colore grigio e giallo; anche queste scritte sono recenti e cioè fino a venerdì scorso non c'erano. A.D.R.: infine venerdì mattina ho notato sulla stessa recinzione della scuola di, via Zola: "PEPPINO 6 IL NULLA" con spray giallo”.

LA “bOMbA” Interrogatorio ad Alberto Sanapo, 15 giugno 2008: “Come ho già detto prima, Peppino era solito confidarsi con me e si prodigava di chiedermi consigli sulle scelte politiche, infatti negli ultimi mesi e precisamente prima delle elezioni nazionali (13.14 aprile 2008) Peppino mi faceva capire che aveva in ballo qualcosa di grosso tra le mani e che a breve sarebbe uscito fuori. Peppino insisteva a non dirmi niente per coinvolgermi asserendo di starne fuori perché avevo famiglia. A mio personale avviso, conoscendo il carattere di Peppino, e dalle poche frasi che mi ha detto senza entrare nei particolari, credo che si riferisse a grossi interessi di natura politicamministrativa”. Interrogatorio del 23 giungo 2008: “Circa un mese e mezzo fa, per la prima volta, Peppino mi fece capire che era a conoscenza di qualcosa di illecito, pregandomi di non chiedergli altro poiché io avevo famiglia e, pertanto, si astevena dal riferirmi altro

per non coinvolgermi in tale vicenda che lo vedeva particolarmente preoccupato. La stessa cosa si ripeteva, per la seconda ed ultima volta, circa 20-25 giorni addietro; avevo capito che era molto preoccupato tanto che non si pronunciava neanche in tale circostanza. Pertanto, mi astenevo dal chiedergli altre notizie su quello che lo turbava in considerazione del suo carattere deciso e fermo nelle sue decisioni”. Interrogatorio 7 ottobre 2009: “Ricordo che circa tre giorni prima della morte di Peppino, lo stesso mi disse che qualche sera prima, mentre tornava da un ristorante era stato seguito da un'autovettura di piccola cilindrata, di colore blu o celeste, di cui non riuscì a rilevare la targa; l'auto l'aveva seguito per circa mezz'ora, fino a quando non imboccò via Nizza”. Interrogatorio di Sarika Rappon, 24 giugno 2008: “Confidandomi che, da circa un mese, era preoccupato poi-

ché seguito da un'autovettura MERCEDES di colore nero, modello nuovo, con due-tre persone a bordo, che non conosceva; ciò era avvenuto sulla Statale 101 in direzione da Lecce a Gallipoli. Quando Peppino mi ha riferito della Mercedes che lo seguiva ha precisato che ciò era avvenuto almeno 3 – 4 volte e che a bordo dell'auto; almeno in una occasione, vi era un uomo alla guida e due donne sedute dietro. Mi diceva, altresì, che tale auto era sprovvista di targa anteriore per cui non aveva potuto annotare il relativo numero. Peppino Basile mi disse che ci saremmo visti questa settimana in quanto intendeva parlarmi e riferirmi ulteriori particolari circa i suoi timori che in questo periodo lo turbavano. Ricordo che Peppino mi raccomandava di non riferire nulla di quanto confidatomi a nessuno”.

L’appuntamento mancato Leggiamo sul verbale dell’interrogatorio di Silvio Fersini del 15 giugno 2008, che Peppino gli aveva riferito che la sera del 15 sarebbe dovuto andare ad un appuntamento molto importante, cui non poteva assolutamente mancare, e che per questo aveva detto una bugia alla sua compagna, la vedova di Collepasso. Di che cosa si trattava? Di un qualcosa legato alla celebre “bomba” che avrebbe fatto scoppiare? Non lo sapremo mai.


//Il personaggio del mese // Domenico Laforgia CARTA D’IDENTITÀ COGNOME: Laforgia NOME: Domenico NATO IL: 22 giugno 1951 A: Bari OCCHI: verdi CAPELLI: originariamente biondi STATURA: 183 PESO: intorno ai 90 kg TAGLIA: 56 NUMERO DI SCARPE: 43,5 STATO CIVILE: coniugato TITOLO DI STUDIO: laurea PROFESSIONE: docente universitario, ingegnere

Cancro (dal 22 giugno al 22 luglio)

ercurio e Marte nei Gemelli ti regalano una mente forte e dinamica, da grande comunicatore. Ed in effetti la capacità di comunicare è sempre stata uno dei tuoi assi nella manica. Ciò ben si coniuga con la tua mai placata sete di conoscenza ed il tuo bisogno primario di erudizione. Lo studio, l’applicazione, il sapere diligentemente costruito sono le tue strategie vincenti; doti sulle quali hai basato la tua carriera e la tua forte personalità. Espresse, d’altra parte, in un linguaggio sempre forbito e mai banale. Venere congiunta a Plutone in Leone ha baciato di fortuna la tua fronte dotandoti di irresistibile ascendente presso chi ti circonda, sesso femminile in primis. Fascino confermato ed anzi sottolineato dal trigono di Nettuno alla Luna, che decreta inequivocabilmente la presenza di una buona stella nel tuo cielo. Quello che ti aspetta non sarà tuttavia un periodo facile. Positivo, questo sì, ma foriero di riflessione ed anche di turbamenti. A breve infatti Giove si congiungerà al tuo Giove natale portando grandi cambiamenti per la tua vita personale e professionale. Li coglierai al volo ma senza l’entusiasmo che ti caratterizza; seguiranno momenti di turbamento interiore ed uno stato conflittuale influenzato, in buona parte, anche dalla congiunzione di Saturno in transito con il tuo Saturno natale, un evento che non si verificava da 29 anni. Dei cambiamenti che, tuo malgrado, vivrai da protagonista, apprezzerai solo in un secondo momento la positività, quando, verso primavera, comincerai ad assaporarne i frutti. Non chiuderti, pertanto, in te stesso, ma sfoggia quel savoir faire tutto tuo. Il conflitto che avverti, al livello più profondo, tra il ruolo che ricopri ed i connessi obblighi e doveri, e il senso di libertà al quale aneli costantemente, sarà presto acqua passata. Respira dunque a pieni polmoni l’afosa estate salentina e concediti, ché te lo meriti, una vacanza di relax. A ruoli, obblighi, doveri ripenserai a settembre.

M

SObRIO SUL LAvORO, LIbERTy A cASA Lampada: In stile liberty, la bella lampada che domina il comodino del rettore. Ha base in ottone antico con decorazioni floreali sul corpo ed un paralume, anch’esso floreale e colorato, con margini ondulati. Libri: “Il codice perduto di Archimede” di Reviel Netz e Williano Noel ed “Il gioco dell’angelo” di Carlos Ruiz Zafon. Letteratura non troppo d’evasione, prima di prender sonno.

Il comodino di Domenico Laforgia è un pezzo d’arredamento assai ricercato. Ha una forma molto particolare; sembra quasi un catino poggiato su un piedistallo; il piano di appoggio richiama la corolla di un fiore ed è in legno lucidissimo.

Il quaderno marchiato “Ferrari”: più che giovanile, colorato, ma nello stesso tempo non pacchiano; non sappiamo (peccato!) quali appunti contenga. Occhiali: sono buttati lì, nella borsa, senza una custodia; segno di chi va dritto al sodo. Fotocopie: Alcuni dei faldoni contenuti nella borsa; sono fotocopie della Gazzetta ufficiale.

In cuoio nero, elegantissima. È il massimo dello stile e della sobrietà. Contiene il necessario per una impegnativa giornata di lavoro il tacco d’Italia

23

Giugno 2010

SUL COMODINO E NELLA BORSA

L’OROSCOPO A CURA DI IULY FERRARI

NATO cON LA cAMIcIA


//La foto del mese A-RRIvIAMO

Ph. Marco Lezzi

Il fischio dell’arbitro alle cinque meno dieci di domenica 30 maggio. LecceSassuolo zero a zero. La partita finisce ed inizia la festa. Una festa che durerà fino a notte, nutrendosi di colori, suoni, musica e di gente, tra tifosi, supporters, ultrà, curiosi. Il Lecce di mister Gigi De Canio è stato promosso nella massima serie calcistica. Per i salentini il purgatorio della B è durato solo una stagione. In un "Via del mare" gremito di gente e completamente colorato di giallo e di rosso Lecce e Sassuolo disputano una gara non troppo avvicente; del resto ad entrambe il pareggio va più che bene. I 30mila spettatori presenti sugli spalti tributano il giusto trionfo al tecnico, il grande interprete della rinascita leccese, e a tutta la squadra. I calciatori non stanno più nella pelle. Quello giallorosso è stato un gruppo capace di dominare la serie cadetta e di rimanere in vetta per oltre sei mesi. Tanti i protagonisti della lunga cavalcata vincente: da capitan Giacomazzi a Corvia, da Munari a Marilungo, da Mesbah a Di Michele e tanti altri. L'anno prossimo la Puglia ritroverà il suo derby migliore, da disputare sul palcoscenico dorato della serie A.

bAROccO pIgLIA TUTTO

Ph. Giorgio Prete

Troppo costoso, troppo economico. Troppi vip, troppo pochi. Meglio all’aperto, macché meglio al chiuso ché si evita l’incognita climatica. Sul Premio Barocco 2010 se ne sono dette di tutti i colori. Chi ha appoggiato da subito il suo ritorno a Gallipoli, originaria location dell’evento, e chi invece lo ha definito un’operazione vacua e dallo scarso impatto su turismo ed economica salentini. Poi il Premio è andato in onda. Il 7 giugno. In diretta su Raiuno. Condotto da Fabrizio Frizzi, dal palco del Teatro Italia, calcato per l’occasione da ospiti d’eccezione nazionali ed internazionali. E le voci si sono placate. 5 milioni di telespettatori in prima serata sono rimasti attaccati al televisore, con un share di poco superiore al 20%. Un successo senza precedenti. La 41esima edizione della kermesse ideata da Fernando Cartenì ha stravinto la serata battendo persino “La Pupa e il Secchione Il Ritorno” in onda su Italia Uno. Forse è ora che anche i salentini la smettano di polemizzare e invece difendano eventi come questo. Forse mediatici, certamente di vetrina, ma in fondo che male c’è? Del resto, il salentino “acquisito” Gerard Depardieu già cerca casa nella Città Bella.


//Libri & libri I prepotenti Autore: Massimo Baroni Illustratrice: Maddalena Gerli Voci narranti: Lea Barletti, Cecilia Maffei Musica originale: Gianluca De Rubertis Voce e testo: Lucia Manca Titolo: I Prepotenti Euro: 25,00 Anno: 2010 Formato: 33×33 Pagine: 30 ALLEGATO CD AUDIO

Una storia lieve, immagini colorate e un ritornello che entra in testa per non uscirne più. Ecco I Prepotenti, primo titolo della collana di albi illustrati TrentatréperTrentatré, pubblicata con UnduetreStella in collaborazione con l’IED di Milano e il patrocinio di Unicef e Amref. Un progetto editoriale di ampio respiro nato per raccontare ai bambini le grandi questioni del tempo in cui viviamo. I Prepotenti affronta il tema dell’Acqua come risorsa preziosa. Una fiaba scritta, illustrata e musicata a più mani, quelle di Massimo Baroni, autore della storia, di Maddalena Gerli (illustratrice), di Gianluca de Rubertis e Lucia Manca autori di Non Ruberò le Nuvole, brano musicale ispirato al racconto e allegato all’albo. Ancora una semina Costituzione della Repubblica Italiana di Simone Giorgino Lupo Editore Ancora una semina, come un “soffione” che lascia i semi al vento: taràssaco, il nome botanico, è pianta che fa cura, alle api fornisce polline e nettare. Qui c’è la musica, le parole degli attori, e quelle dei legislatori, insieme: la Costituzione materia e sostanza della cittadinanza, a far semenza. Cos’è la libertà di un popolo senza il dettato dei diritti e dei doveri? Cos’è uno stato senza le necessarie fondamenta giuridiche? Non c’è miele, non c’è nettare a cui nutrirsi. E anche il vento ferma il suo propagare... Questo lavoro si rivolge ai ragazzi, ai giovani, al loro desiderio di conoscenza e di cultura. Allegato cd audio

Ed io parlo, scrivo e fumo

Salento Moods and Colors

di Giovanni Bernardini Lupo Editore

AA.VV Congedo Editore

L’aspetto stupefacente di questo lavoro è che rivela come la Scrittura sia stata e lo è tuttora per il Nostro una inseparabile compagna di giochi, fedele quando è primavera, quando le nuvole oscurano il sole, quando scoppia l’estate o l’inverno gela. Giovanni Bernardini scava nella memoria per offrire al lettore un mosaico quanto più dettagliato possibile del suo tracciato biografico, dialogando con i ricordi, i visi, le vicende che lo hanno maggiormente segnato sia nel pubblico che nel privato. Un’opera questa destinata a farci capire molti aspetti di un uomo e di uno scrittore che ha ancora molto da dire e da raccontare.

Un piccolo libro di colori e atmosfere. Anzi, un libro in cui ogni colore è atmosfera, un mondo, una suggestione. Percé così sono i colori del Salento. Mia piatti, uniformi levigati. Bensì profondi, cangianti, intensi, spigolosi. Densi di emozioni e sfumature. Carichi di ricordi, profumi, sapori. Colori che hanno dentro cieli altissimi e mari capricciosi, che sono stati scompigliati dal vento e vergati dal tempo. Colori rubati alla vita di tutti i giorni o fissati per sempre in un’opera d’arte. Diversi in ogni stagione, inondati di luce o ingoiati da un’oscurità avvolgente. Capaci di rivelarsi all’improvviso o di rimanere muti in una costante compagnia. I bianchi, i grigi, i blu, i viola, i rosa, i rossi, gli arancio, i gialli, i marroni. Dieci tavolozze di colori che degradano l’una nell’altra, contaminandosi, saturandosi, con un ritmo che, come un giro di pizzica, è sempre uguale e sempre diverso. Colori per raccontare la terra e l’anima, la storia e l’arte, lo spleen e la gioia del salento.

Sangue di quella terra Storie d’Eroi d’Arneo

La cucina mediterranea

Trappeti sotterranei nel Salento

di Maria Luisa Mastrogiovanni Lupo - Nerò

di Giorgio Cretì Capone Editore

di Rossella Barletta Capone Editore

Il 7 gennaio 1951, dopo una pioggia di arresti, intimidazioni e denunce da parte delle forze dell’ordine nei confronti dei braccianti, venne approvato l’accordo con cui si fece inserire la terra d’Arneo nell’applicazione della legge Stelcio. È da qui che parte la vicenda dei “contadini enfiteuti che avevano trasformato le pietre in pane”. Gli ultimi tra coloro che mobilitarono la lotta, qui ci hanno regalato un racconto a cuore aperto di quei mesi fatti di stenti, di freddo, di fame, di lotte, di idee e di ideali, che ancora oggi conservano miracolosamente intatti. Molti hanno versato il sangue, per quella terra. Che hanno scelto di lasciare agli altri, tenendo per sè la forza dei propri sogni.

Con la locuzione dieta mediterranea generalmente la medicina tradizionale intende un regime alimentare particolare costituito di pasta (non troppa), pane (non troppo), frutta e ortaggi (in quantità), moderatamente arricchito di carne bianca e pesce; il tutto condito con olio d’oliva. È concesso un bicchiere di vino rosso a pasto. Si ritiene che tale modo di alimentarsi sia il più sano oggi conosciuto, in quanto gli studi epidemiologici degli ultimi 40-50 anni hanno dimostrato che le popolazioni mediterranee soffrono meno di quelle nordeuropee e americane di malattie cardiovascolari e in particolare di cardiopatia ischemica; in più si ritiene che tale dieta riduca il livello ematico di grassi ed aumenti il livello di antiossidanti come le vitamine C ed E. È stato, inoltre, osservato che il 40% delle calorie assunte dalle popolazioni mediterranee viene dai lipidi, cioè in particolare dall’olio d’oliva.

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Tra il declinare del 700 e la prima metà dell’800 un’impressionante presenza di trappeti in grotta sforacchiava la superficie di gran parte dei centri salentini a vocazione agricolo-olivicola. Specifiche statistiche compilate negli anni 18761880 registrano oltre 700 frantoi distribuiti nei Circondari di Lecce e Gallipoli, che qui sarebbe lungo riproporre e che, dismessa la funzione originaria, sono stati abbandonati (molti utilizzati come discarica di ogni tipo di rifiuti), a volte trasformati e, molto spesso, occultati sì che sono riemersi dal lungo oblìo in seguito a circostanze del tutto casuali o a interventi urbanistici.


//Almanacco salentino

di ELISA INDRACCOLO

COME TRADIZIONE VUOLE

FARSI pIzzIcARE... DALLA TARANTA Tre giorni di colore, musica, balli e soprattutto di euforia sfrenata. Galatina, come da copione e come da tradizione, chiuderà il mese di giugno in preda ai festeggiamenti. Ritornano, per il 28, 29 e 30 giugno, le cerimonie in onore dei santi patroni Pietro e Paolo. I racconti popolari narrano che durante il loro viaggio di evangelizzazione, i due apostoli fecero tappa proprio a Galatina. Alcune fonti raccontano che nel 42 d. C. San Pietro vi si fermò, reduce dal viaggio in Antiochia, mentre Paolo vi giunse nel percorso da Otranto a Taranto. Qui trovò una comunità accogliente e cortese, tanto che, riconoscente dell’ospitalità ricevuta da un fedele galatinese, diede a lui e ai suoi discendenti il potere di guarire coloro che fossero stati morsi dalle tarante. Un miracolo reso possibile tramite l’acqua del pozzo posto all’interno del cortile del palazzo dove ora sorge una cappella dedicata al Santo.

Fu così che Galatina, dal medioevo e fino alla metà del XX secolo, divenne punto di incontro di migliaia di “tarantati”, contadini (in prevalenza donne) che lavorando nei campi venivano morsi da un ragno velenoso (la taranta) con conseguente sensazione di torpore, confusione o agitazione. Tutti chiedevano di bere al pozzo salvifico. Così la sera del 28, vestiti di bianco, ed i loro familiari vegliavano presso la Cappella chiedendo la grazia della guarigione dal morso dell’aracnide. L’acqua benedetta e la pizzica suonata con tamburelli, violini, armoniche e organetti erano l’unico esorcismo consentito e praticato. I tarantati, come caduti in trance e in preda ad una crisi epilettica, ballavano sotto l’effetto venefico a ritmo della tradizionale musica salentina fino ad essere estenuati, imitando la danza del ragno.

ACCADDE UN ANNO FA

LA RICETTA DEL MESE

IL RIMpASTO DI vENDOLA

ESTATE AL SApORE DI FAvE E cIcURINE Preparazione: Specialità tipica salentina, fave e cicurine è il piatto più richiesto dai turisti che si trovano a visitare la nostra penisola. È un piatto povero, che non necessita di grande preparazione, ma è ricco di proteine, nutriente e gustoso. Cucinarlo è molto semplice. Dopo aver lasciato in ammollo per una notte in acqua salata le fave secche, lavarle e metterle in una pignata di coccio insieme ad una patata tagliata a tocchetti, ricoprirle d’acqua e lasciar cuocere per un paio d’ore fino ad ottenere una morbida purea. Separatamente sbollire e successivamente soffriggere con olio e aglio le cicorie selvatiche e salarle. Infine servire le fave calde con un filo di olio insieme alle cicorie. Questo piatto è una gustosa variante al solito piatto di fave. In tempi lontani i legumi rappresentavano un pasto completo ed energetico, e immancabili sulle tavole erano anche le cosiddette “cicurine” che nascevano spontanee nei campi.

METTI LA cERA, TOgLI LA cERA

SEMINA E MIETITURA. DIMMI QUANDO

A cura di Annunziata Crusafio

A cura di Angela De Marco

L’estate si avvicina, e con lei le zanzare, nemiche acerrime di chi è solito sostare di sera in terrazza, al balcone o in aperta campagna. Non meno frequente è che alcune gocce di cera della citronella usata per allontanarle cadano sui tessuti e a quel punto il danno è fatto (in particolare sui sintetici)! Come recuperare il vestitino che tanto amiamo e che abbiamo macchiato irrimediabilmente? Niente paura, è necessario scaldare un cucchiaio sulla fiamma di un fornello, adagiare un pezzetto di carta dei sacchetti del pane sulla stoffa e passare sulla carta il cucchiaio. Con il calore la cera si scioglierà e sarà assorbita dalla carta e il risultato sarà sorprendente.

“Se vole lu Patreternu, simini a giugnu e meti de njernu”

DITTERI ‘NTICHI

IL RIMEDIO DELLA NONNA

La sanità pugliese finisce sotto l’occhio della magistratura; vengono toccati dalle indagini personaggi di spicco dell’imprenditoria ed anche della politica. A seguito dello scandalo corruzione negli appalti in ambito sanitario, Nichi Vendola, il presidente della Regione, opta per il rimpasto che definisce necessario al fine di “dare un segnale forte alla politica e alla Puglia, per ricostruire un legame tra cittadini e pubblica amministrazione”. Il governatore chiede a tutti gli assessori di dimettersi per consentirgli una scelta “che possa fare i conti con gli snodi fondamentali della politica”. Così, si riparte. I nomi nuovi sulle poltrone di Via Capruzzi sono Loredana Capone, nominata vicepresidente con delega allo Sviluppo economico; Fabiano Amati, con delega alle Opere pubbliche; Gianfranco Viesti al Mezzogiorno e diritto allo studio; Dario Stefano all’Agricoltura; Magda Terrevoli al Turismo. Vengono invece segati Frisullo, Russo, Barbieri, Lomelo e Ostillio. Tale decisione viene accolta non senza storcere il muso da parte di alcuni gruppi politici. E dal Pd in particolare che non gradisce lo “schiaffo morale” dato a Sandro Frisullo, ex numero due di Vendola e tra i d’alemiani di ferro.

Ingredienti: fave secche, cicorie selvatiche miste, patata, sale, olio extravergine d’oliva, aglio.

Se in gioventù (a giugno) ti sei comportato in maniera corretta, hai lavorato onestamente e hai curato bene i tuoi affetti, quando arriverai alla vecchiaia (in inverno) raccoglierai ciò che hai seminato e potrai continuare a vivere il resto dei tuoi giorni con serenità, fino a quando vorrà Dio.


//30 giorni in una pagina COME È ANDATA A FINIRE FASANO. DOMIcILIARI cONFERMATI

vIA bRENTA. LA gIUSTIzIA cERcA cASA

Resta ai domiciliari Flavio Fasano, avvocato ed esponente politico del Pd, già sindaco di Gallipoli ed ex assessore provinciale, indain gato, concorso con alcuni imprenditori e amministratori pubblici, per turbativa d’asta, violazione del segreto d'ufficio, falso e corruzione. Il gip Andrea Lisi ha infatti rigettato l'istanza di revoca delle misure cautelari presentata dai legali Luigi e Roberto Rella, in quanto

I membri della commissione di manutenzione sugli immobili di via Brenta, ossia i massimi vertici della giustizia salentina tra cui il presidente della Corte d’Appello Mario Buffa, hanno chiesto al sindaco di Lecce Paolo Perrone di trovare una nuova sede, ai tribunali. Tanti gli aspetti alla base di questa richiesta. In particolar modo l’inchiesta,

IPSE DIXIT // ACQUISTI SPORTIVI IN TEMPO DI TAGLI “Un consiglio al presidente Semeraro per la prossima stagione: fare il possibile per riempire lo stadio. Ed acquistare Miccoli. Anzi, lancio un appello. Tifosi leccesi, autotassiamoci: un euro per il suo cartellino”. Gianni Ippoliti, showman Corriere del Mezzogiorno, 30 maggio 2010, p.15 // NELLA BUONA E NELLA CATTIVA SORTE “Io, da vero tifoso [del Lecce] quale sono, non mi sono mai perduto una partita, sono andato allo stadio anche quando stavamo soffrendo, perché una squadra si deve amare sempre, anzi di più quando perde o è in difficoltà”. Lorenzo Ria, deputato Udc Nuovo Quotidiano di Puglia, 1 giugno 2010, p.11 // MAI UNA CRISI DI IDENTITÀ “L’opposizione siamo noi del Pdl e a noi deve essere assegnata la presidenza della Commissione Affari istituzionali se si ritiene che debba essere guidata da un consigliere di opposizione”. Rocco Palese, capogruppo del Pdl in Regione Nuovo Quotidiano di Puglia, 3 giugno 2010, p. 7 // “VOLÈMOSE BENE” “L’Udc in Puglia, in quanto Terzo Polo, non disdegna di intrattenere rapporti cordiali e di confronto tanto con la maggioranza quando con la minoranza del Pdl”. Angelo Sanza, coordinatore regionale Udc Nuovo Quotidiano di Puglia 4 giugno 2010, p.4 // NUOVE TIFOSERIE “Antonio Rotundo? Un ultrà del dissesto comunale”. Paolo Perrone, sindaco di Lecce Nuovo Quotidiano di Puglia 4 giugno 2010, p.13

vi sarebbe il rischio di reiterazione del reato. “La pericolosità di Fasano è insita – ha scritto Lisi - al di là degli incarichi istituzionali, nella personalità politica di un uomo in grado di manipolare anche gli avversari”. Il Riesame ha successivamente confermato la decisione del gip, dichiarando Fasano “spavaldo e disinvolto, capace di corrompere chi gli è vicino”. Fasano è ai domiciliari (con l'imprenditore Gino Siciliano) dal 17 maggio. Tre i presunti illeciti: la gara d’appalto bandita dalla Provincia per la rimozione della cartellonistica pubblicitaria e la gestione degli spazi pubblicitari; il progetto per la realizzazione dell’Istituto Nautico di Gallipoli; l’assunzione di un dirigente del Comune di Parabita, anche lui tra gli indagati.

condotta dal sostituto procuratore Imerio Tramis sulla presunta truffa e abusivismo edilizio legati ai due immobili, e che ha portato nel marzo scorso alla notifica di undici avvisi di conclusione delle indagini preliminari. Vi è poi il contenzioso in corso tra Comune e Selma, la società milanese proprietaria degli immobili. La richiesta del sindaco è di modificare l’attuale contratto di leasing in un contratto d’affitto, che ridurrebbe sensibilmente il canone. Ferma intenzione di Palazzo Carafa è recuperare anche le quote già versate in eccesso alla Selma in virtù di quel contratto trasformato, in maniera tutt’altro che corretta, in leasing.

UNIvERSITà. NUOvE INDAgINI SULL’Ex RETTORE L’Università salentina è ancora una volta al centro delle indagini della procura di Lecce. Il sostituto procuratore Alessio Coccioli si sta occupando di presunti illeciti compiuti nella gestione dei fondi dell'Ateneo di Lecce ai tempi in cui era rettore Oronzo Limone, già rinviato a giudizio per peculato. E la nuova

inchiesta sarebbe figlia di quella condotta negli anni scorsi dal pm Marco d’Agostino, che evidenziò tra l'altro l'ipotesi di alcuni viaggi personali compiuti dai massimi vertici dell'Ateneo con fondi dell'Università. Sarebbe stata proprio quella indagine a dare il via ad una nuova inchiesta giudiziaria condotta, anche in questo caso, dal Nucleo investigativo del Reparto operativo dei carabinieri di Lecce. Al centro del nuovo filone d'inchiesta, ancora una volta l'ex rettore e alcuni tra i suoi più stretti collaboratori.

ASI. 2 MILIONI SpARITI NEL NULLA

19 indagati per un buco da un milione e 800mila euro al consorzio Asi di Lecce. Funzionari e dipendenti che avrebbero beneficiato delle somme erogate dalla Regione destinate, però, ad altri scopi. Per loro potrebbero ipotizzarsi i reati di peculato, malversazione, appropriazione indebita. Sulla strana

"sparizione" indagano i funzionari delle sezioni di polizia giudiziaria della Polizia di Stato e della Guardia di finanza. L'operazione, al vaglio della Procura e dal sostituto procuratore Giovanni Gagliotta è scattata in seguito ad un esposto presentato nel gennaio scorso dalla nuova dirigente del Consorzio, che ha segnalato un "danno causato da illegittime o arbitrarie iniziative private". Scomparse infatti le somme erogate dalla Regione tramite i Por 2003-2008 per l'Asi è diventato impossibile onorare i pagamenti alle imprese già incaricate di effettuare lavori presso le zone industriali di diversi Comuni salentini che, a quel punto, hanno interrotto l'attività.

bIOMASSE A cAvALLINO. 3 vOLTE NO Contrari Provincia, Arpa e Asl. Un tris di no che è risultato fatale per la centrale a biomasse da 37 megawatt di Cavallino, mozzata sul nascere. E con il No alla centrale, la beffa per la TG Energie rinnovabili di Ravenna, colpevole tra l'altro di non

aver rispettato le prescrizioni della valutazione di impatto ambientale, che prevedevano l'integrazione nel progetto di un piano di monitoraggio con un controllo periodico della diffusione e ricaduta degli inquinanti. Nonostante la grave mancanza, il Comune di Cavallino, all'unanimità, in Consiglio Comunale, aveva approvato il progetto. La forte opposizione dei cittadini, con l'ausilio dei Comuni di San Donato, San Cesario e Lizzanello, stavolta l’ha spuntata.

commenti e opinioni da

www.iltaccoditalia.net

Bravi, bravi... mettete in gabbia sti due ragazzini per il pericolosissimo reato di coltivazione di canapa indiana, una pianta utilissima che è da sempre utilizzata per fare tessuti, corde, unguenti e per delle sanissime fumate rilassanti. Non c'è niente di meglio da fare per prevenire il crimine? Piuttosto, Piantatela! Piantatela! @ 17:49-27.5.10 commento alla news “Coltivavano marijuana. Denunciati in due” www.iltaccoditalia.info/sito/indexa.asp?id=10740#commenti_articolo Avere il Lecce in serie A è un gran lusso di questi tempi. Una piccola cittadina che fra alti e bassi milita nei campionati che contano, non è cosa da poco. ora è fondamentale che qualche imprenditore o la stessa politica si stringano attorno alla società, e diano loro una mano concreta. Il Lecce in serie a è un veicolo promozionale straordinario per tutti il territorio. Tutte queste felicitazioni si concretizzino con atti concreti a favore del nostro magico Lecce. ALESSANDRO, SUD SALENTO @ 10:37-31.5.10 commento alla news “Lecce in A. Festa fino a sera” www.iltaccoditalia.info/sito/indexa.asp?id=10779#commenti_articolo Un canile disegnato da uno stilista? Ma... il mio cane si chiama Valentino....ci può entrare? mattia @ 22:47-1.6.10 commento alla news “Canile a Casarano. Polemiche sullo stilista” www.iltaccoditalia.info/sito/indexa.asp?id=10792#commenti_articolo Se la vita fosse vissuta nel piacere ci sarebbero meno polemiche e si starebbe meglio, il mio motto è CHI VUOL ESSER LIETO SIA. Peccato, la mia compagna non credo che sarebbe mia complice. Io invidio queste persone che in fondo sono complici e non si vanno a tradire di nascosto con sotterfugi e bugie patrizio @ 18:35-1.6.10 commento alla news “Salento. Lu sule, lu mare… la vacanza trasgressiva” www.iltaccoditalia.info/sito/indexa.asp?id=10714#commenti_articolo


//Controcanto di GIAN LORETO CARBONE*

IN RIcORDO DI pEppINO

Q

uando la figura di Peppino Basile ha fatto prepotentemente, drammaticamente, irruzione nella mia vita, sono rimasto a bocca aperta davanti ad un personaggio così, ed ho pensato che uno come lui, così vero, così sovrabbondante, così affascinante, così prezioso, così, così com’era insomma, andava protetto ad ogni costo perché non si estinguesse la specie, perché abbiamo un dannato bisogno di uomini appassionatamente sfacciati come era lui, con quell’italiano sgangherato e seducente, la sigaretta eternamente tra pollice ed indice, o depositata all’angolo della bocca, epigono salentino di certi personaggi un po’ maledetti di film francesi che vedevo in gioventù. Con quei personaggi Peppino divideva anche la fama di cacciatore irriducibile di donne a volte di dubbia reputazione, che se ne sbatteva bellamente del fatto di essere già entrato nella cosiddetta terza età, cosa che, ne sono certo, per te caro Peppino contava meno di nulla, non è vero? Caro vecchio esagerato Peppino, simpatico rompicoglioni che mette il becco in tutti gli affari che puzzano di bruciato, impavido, sfrontato, senza il timore di scottarsi le dita e tutto il resto, come forse alla fine gli è accaduto. Uomo così esageratamente vivo e così inesorabilmente morto, con la faccia conficcata nella polvere davanti a casa sua, quella casona esagerata anche lei

Q

com’era esagerato lui, sempre in costruzione, con qualche porzione in odore di abusivismo, che però lui stesso si precipita a denunciare ed a sanare. Caro Peppino, nato e cresciuto in un mondo furbastro e disonesto che impara da solo ad essere onesto. Ti ho amato fin dal primo istante, guascone sfrontato, e nella galleria di personaggi, belli, brutti, affascinanti, coinvolgenti, odiosi e repellenti, comunque degni per qualche ragione di ricordo che uno come me, che fa il mestiere che faccio io da vent’anni, ha incontrato in maniera torrenziale in ogni angolo d’Italia e li conserva tutti nella galleria della memoria, e li rincontra periodicamente a turno, uno per uno, e li coccola, li disprezza, li odia, li ama, li irride, li rimpiange. Tu Peppino nella galleria che si snoda nella mia mente hai occupato da subito il posto di riguardo che ti compete ed ogni volta che ti penso e ti rivedo, il tuo ricordo mi fa sorridere di tenerezza e di melanconia. Devo dirti, caro Peppino, che non avendoti disgraziatamente conosciuto in vita, non mi sono fatta un’idea di te, di com’eri, studiando attentamente i video che pure mi sono stati mostrati, essenzialmente video di tuoi comizi. Lì ho visto come ti muovevi, vecchio istrione sincero, quant’era roca la tua voce di fumatore incallito. Devo confessarti però che ho capito profondamente com’eri tu, al punto che a volte mi pareva di averti

vicino, sentendo parlare di te i tuoi amici, i tuoi meravigliosi amici - sapevi di averne tanti? - ed anche i tuoi avversari. Ascoltando le loro parole, osservando la luce che illuminava i loro occhi, di tenerezza, di ironia, di malinconia, di rimpianto, di perplessità, di incazzatura, ti ho rivisto vivo, che ti muovevi, che ti agitavi in quella tua vita vitale e non banale ed ho compreso tutti i problemi della tua terra. Terra bellissima, persone meravigliose, ed una matassa di problemi e di porcherie – ci sono anche altrove naturalmente - che si chiamano, abusivismo, discariche colme di schifezze pericolose, depuratori fasulli ed altre robacce come queste. Avete un prete gagliardissimo laggiù ed un sindaco marpione con l’occhio intelligente, per cui ho tentato la metafora di Peppone e don Camillo del terzo millennio, a parti rovesciate. Ma non ho insistito più di tanto perché quella metafora banalizza, non rende affatto la ricchezza vitale e drammatica della vostra terra. Una vitalità che contagia. Infatti io che sono stato da voi solo per pochi giorni, ad un certo punto mi sono reso conto che stavo diventando pericolosamente uno di voi, che cominciavo a ragionare come voi, come te Peppino, come il parroco, come i molti tuoi amici che ho conosciuto, e che stavano diventando anche amici miei, e questo è bellissimo, ma per un giornalista forse non va bene (...per-

ché non va bene ?), ma tant’è, l’angolo d’Italia in cui vivete, o meglio l’angolo del “tacco d’Italia” in cui vivete, quando sono stato lì mi è sembrato il centro dell’universo. Ad un certo punto è venuto fuori che la morte di Peppino era dovuta a motivi banali, di cattivo vicinato, niente complotti politici o cose del genere, che ad assassinarlo erano stati alcuni sfuggenti personaggi che io avevo anche incrociato, e con uno di loro avevo forse scambiato qualche mozzicone di parola, mentre occhi guardinghi appostati dietro usci socchiusi, studiavano ogni mio movimento, pronti a ritrarsi e a sbattere le porte se io mi dirigevo verso di loro. Peppino ucciso per motivi squallidi e banali? Ho continuato ad amarlo smisuratamente lo stesso, mentre sulla mia testa si formava un punto interrogativo. Che negli ultimi tempi diventa sempre più grande, perché pare che le cose non siano così chiare, come qualcuno vuole far credere. Se anche la Cassazione ha i suoi bravi dubbi sull’inchiesta perché non dovremmo averli noi, non vi pare? Insomma, caro Peppino, perché continui a rompere così tanto i coglioni anche da morto? Uno di questi giorni vengo giù a trovarti, ad occuparmi ancora di te. * Giornalista di “Chi l’ha visto” che ha curato le due puntate dedicate al caso Basile, andate in onda su Rai tre

INDOvINA chI È

“bestiario pubblico. Ovvero: come nascono nuovi improbabili personaggi sulla scena”


Comunità Europea Regione Puglia

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“IL SEGRETARIO” Descrizione Il percorso permetterà la formazione di una figura professionale in grado di coadiuvare il management aziendale, attraverso l'utilizzo di competenze organizzative e gestionali, oltre che relazionali e manageriali. Il segretario sarà in grado di relazionarsi in maniera professionale con i clienti, le banche, le poste, i fornitori, i consulenti, i colleghi e i superiori. Saprà gestire gli appuntamenti e le riunioni di lavoro e organizzare viaggi di lavoro. Saprà gestire il tempo e organizzare la propria attività in modo da svolgere il lavoro con maggior efficacia e professionalità. Destinatari Il presente progetto si rivolge a 18 disoccupati ultracinquantenni che, al momento della iscrizione al corso e per tutta la durata dello stesso, presentino tutti i seguenti requisiti: • disoccupazione; • residenza in Puglia; • non beneficiari di alcun sostegno al reddito e/o pensione; • non beneficiari di altri interventi di politica attiva; • un’età compresa tra i 50 ed i 65 anni. Struttura Il corso avrà una durata di 300 ore complessive di cui 100 ore di teoria, 80 di pratica e 120 di stage presso uffici di aziende private e uffici pubblici dei comuni. I moduli didatti sono: • Strategie di Comunicazione • Comportamento organizzativo • Organizzazione aziendale • Tecniche di segreteria • Informatica di base • Inglese di base Per ogni allievo, verrà riconosciuta un’indennità oraria di Euro 3,00 Modalità di accesso Per accedere è necessario inviare entro il 29 giugno 2010 il modulo di adesione presente su www.opraformazione.it presso la sede operativa dell’Associazione Opra Formazione in via Umbria s.n. o via fax al 0832 216021. Progetto PO0713oc09ov50131 approvato con con D.D. n. 308 del 29 aprile 2010 pubblicata sul BUR Puglia n. 82 supplemento del 06 maggio 2010 da Regione Puglia - Assessorato Lavoro, Cooperazione e Formazione Professionale - Area politiche per lo Sviluppo, il Lavoro e l’Innovazione - Servizio Formazione Professionale cofinanziato da Comunità Europea, Ministero del Lavoro e Regione Puglia, nell’ambito del P.O. PUGLIA FSE 2007-2013 - Asse II “Occupabilità” (cat. spesa 67)


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Basile anno secondo

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