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EDITORIALE

Idee, scienza, sistema, finanza. Il Tacco cresce in tutti i media

zx di Maria Luisa Mastrogiovanni

Non siamo mai celebrativi, ma ora proprio non possiamo non farlo. Quella che avete tra le mani è un’edizione speciale sulle amministrative con la quale il Tacco sperimenterà una diffusione ancor più capillare affidata agli “strilloni”. Siamo impazienti di sapere se sarà ben accetta dai nostri lettori e da chi sfoglierà (speriamo in tanti) il nostro giornale per la prima volta. Il Tacco cresce anche in televisione, un medium con il quale tutta la redazione nutre un rapporto di amore-odio. Le inchieste del Tacco sono tutti i giovedì alle 21 su una piccola ma dinamica rete salentina: L’Atv. La trasmissione si chiama “A colpi di Tacco” (e come poteva intitolarsi altrimenti?) e in tre quarti d’ora, con le schede a cura di Laura Leuzzi, scopriremo le carte, gli assi nella manica, i due di picche dei protagonisti del Salento. Il Tacco è anche on line: www.iltaccoditalia.info, l’unico quotidiano web del Salento sarà presentato alla stampa e al pubblico nella sua nuova veste grafica. Nuove

rubriche, blog, forum, almeno tre aggiornamenti quotidiani: una vera e propria testata giornalistica che, ancora una volta, vuol far parlare i fatti, dando ampio spazio alle opinioni e al confronto. E’ poi uscito in tutta Italia lo speciale “Polis Lecce” del Sole-24 ore. E’ la prima volta che il principale quotidiano economico italiano punta un faro consistente sul territorio salentino, scomodando tutta la nomenklatura del Sole per presentarlo presso il Castello Carlo V il 15 maggio scorso, con un dibattito moderato dal direttore Ferruccio De Bortoli. Anche questo speciale è stato concepito e realizzato tra le mura del Tacco d’Italia e ringrazio Roberto Rocca e Ivan Tortorella che con i loro reportage mi hanno permesso di tradurre in immagini tutto quello che avevo in mente. In quell’inchiesta abbiamo parlato di idee, scienza, sistema, finanza. Quattro parole chiave attorno a cui si coagula la ricetta per la crescita del Salento. Su queste quattro parole discuteremo nei prossimi numeri: in edicola, sul web, in tv. Seguiteci.

GOLEM Pantaleo Corvino è tornato da profeta in patria per presentare la sua biografia. Da giovane è costretto a smettere di giocare a calcio (era mediano incontrista) per la morte del padre e si arruola in aeronautica. Una passione smodata lo riporta nei campetti come direttore sportivo della squadra del Vernole (in terza Categoria). Poi 5 anni a Scorrano in promozione e 10 a Casarano in C1, dove è protagonista di clamorose scoperte (su tutti Fabrizio Miccoli) e attenta gestione manageriale. Per due anni lavora accanto a Paride De Masi, che all’epoca era presidente del Casarano-calcio e che di recente ha riacceso nella tifoseria antiche passioni, annunciando di volersi impegnare nel risollevare la squadra. Poi Corvino approda al Lecce: le promozioni, la scoperta di tanti giovani talenti, la grande occasione della Fiorentina di Della Valle e l’addio al Salento. Prima di andare via, fu lui, nello scetticismo generale, a chiamare Zeman, il grande accusatore della Juventus, profeta (lui si) della necessità di moralizzare l’ambiente e ripulirlo dal doping. La settimana scorsa si apprende che anche Corvino è stato deferito alla disciplinare della Lega calcio per avere tesserato illecitamente giovani calciatori nel periodo in cui era direttore sportivo del Lecce. Nei tristi tempi dei Moggi e Pairetto, l’augurio del Golem è che si possa continuare ad essere orgogliosi della mezza dozzina di titoli italiani giovanili conquistati dal Lecce nell’era di Pantaleo Corvino.

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L’immagine di copertina è una rielaborazione dell’opera di René Magritte (1898-1967) “Son of a man”

Il tacco d’Italia Il mensile del basso Salento Anno II - n. 26 - Giugno 2006 Iscritta al numero 845 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 27 gennaio 2004 EDITORE: Nerò Comunicazione - Casarano - P.zza A.Diaz, 5 DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Luisa Mastrogiovanni HANNO COLLABORATO: Mario Maffei, Adolfo Maffei, Enzo Schiavano, Mario De Donatis, Guido Picchi. Gli articoli sono di Laura Leuzzi FOTO: Tutte le foto sono di Roberto Rocca REDAZIONE: p.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano Tel./Fax: 0833 599238 - sms: 329 1276931 E-mail: redazione@iltaccoditalia.info PUBBLICITÁ: marketing@iltaccoditalia.info - tel. 347 4013649

Unione Stampa Periodica Italiana - Tessera n° 14705 STAMPA: Stab. grafico della CARRA EDITRICE Z. I. - Casarano (Le) ABBONAMENTI: 15,00 e per 12 numeri c/c n. postale 54550132 intestato a Nerò Comunicazione Piazza Diaz, 5 - 73042 Casarano - www.iltaccoditalia.info IL PROSSIMO NUMERO IN EDICOLA IL 30 GIUGNO 2006

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LO STRANIERO La vera “alternativa” è l’energia Pochi giorni dopo il voto politico che sta facendo ancora discutere ci, anzi vi, apprestate a votare per il rinnovo delle amministrazioni comunali. Le liste ed i candidati sono già stati decisi, non resta che scegliere, ancora una volta, i mali minori. Sorge spontanea una domanda; chi otterrà una vera maggioranza saprà andare al di là degli interessi partitici per offrire al suo Comune una vera alternativa politica? Quest’ultima consultazione elettorale dimostra, a mio parere, non quanto l’Italia sia divisa tra i due schiezx di Guido Picchi ramenti bensì quanto le prospettive che offrono Prodi e Berlusconi non siano così diverse tra loro. Nè l’uno nè l’altro hanno saputo cogliere quella tensione trasversale che gli avrebbe dato un consenso più ampio. Urge, e non solo a livello locale, il coraggio di uomini che siano capaci di distribuire realmente le prospettive di ricchezza negando il prevalere degli interessi di pochi su quelli dei più. Belle parole, ma come metterle in pratica? Cambiando prospettiva. Tornando al senso “filosofico” della politica, alle sue origini. Servono (e al Salento più che mai) uomini (o donne) capaci di occuparsi della “cosa pubblica” per quello che è e non per gli interessi di chi ha già abbastanza per influenzarli nelle scelte. L’augurio è che in questa competizione animata da liste civiche e schieramenti trasversali vincano uomini (o donne) che puntino a limitare la concentrazione delle ricchezze. Cioè: se ci devono essere alberghi di lusso sul capo di Leuca o nel parco di Ugento che almeno tutta la popolazione locale partecipi dei derivanti profitti. Vinca poi chi può contribuire a riprendere il dialogo costruttivo tra uomo e natura: avete mai sentito parlare di biomasse? Sapete che si possono ricavare combustibili dai vegetali? Gallipoli costruì la sua fama/ricchezza sulla produzione di olio d’oliva per uso combustibile, quindi dovete saperlo! Chi proverà a (ri)lanciare simili attività troverà largo appoggio nella popolazione, purtroppo facendosi nemici molto potenti. Attenzione! Non chiedo il ritorno al passato (quando i ricchi potevano forse ancor più di oggi) nè la nascita di un neocomunismo. Sono solo stufo di sapere che le alternative ci sono ma non si possono usare. Ad esempio: se sono già allacciato alla rete elettrica non posso autoprodurre l’energia col sole, ma sono obbligato a venderla al gestore (o sfruttatore) per poi ricomprarla. O ancora: se uso olio di colza nel mio motore mi accusano di truffa ai danni dello stato! Perché non pago le accise sulla benzina. E quanto è successo nelle regioni italiane del nord-est, dove erano talmente tanti i taxi diesel che andavano a colza (comprata dal supermercato), che il prodotto è stato ritirato dagli scaffali. Intanto lo Stato depenalizza i falsi in bilancio e tant(z)i ringraziano. La rubrica delle lettere è a pag. 45

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ALESSANO // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 6.622 abitanti (di cui 3.097 uomini e 3.525 donne) Densità per chilometro quadrato: 230 abitanti Numero famiglie: 2.354 Numero abitazioni: 2.800 Nome abitanti: alessanesi Segni particolari: il Comune di Alessano fa parte dell’associazione nazionale città dell’olio

Alessano. Il nuovo esecutivo di Alessano dovrà affrontare, nei primi giorni di attività, le problematiche di ordine ambientale che comporterà il progetto di allargamento della statale Lecce-Leuca. Sarà argomento centrale della campagna elettorale che vedrà di fronte il sindaco uscente, Luigi Nicolardi, candidato del centro sinistra, e Giacomo De Vito, scelto dalle forze della Casa delle Libertà. zx E. S.

L’ex contro la civica ue liste per due candidati ad Alessano. Uno dei due è il sindaco uscente, Luigi Nicolardi, che si presenta con “Unione Democratica”; lo sfida, per il centrodestra, Giacomo De Vito, supportato dalla lista “Città attiva”, che si pone come una lista civica, pur riunendo tutti i segretari dei partiti della coalizione del centrodestra. Hanno destato una certa sorpresa, al momento della consegna delle liste, i nomi, in “Unione Democratica”, di Osvaldo Stendardo e Giovanni Torsello, già dati per certi nella lista avversaria.

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// Prima nel Capo Una radicata tradizione attribuisce la fondazione della città di Alessano ad Alessio I Comneno, imperatore bizantino, ma non esistono documenti che facciano luce con certezza sulle origini della città. Furono certamente i normanni ad assegnare ad Alessano il ruolo preminente su tutto il Capo di Leuca, che essa conserverà per lungo tempo. In quel periodo infatti la città diventò sede vescovile (lo rimarrà fino al 1818). Durante il quindicesimo e il sedicesimo secolo Alessano, visse il suo massimo splendore, divenendo, sotto la signoria di importanti famiglie nobiliari (i Della Ratta, i Del Balzo, i De Capua ed infine i Gonzaga) un importante centro commerciale e

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attraendo anche famiglie di ricchi commercianti veneti ed una piccola comunità ebraica (che aveva la sinagoga in via della Giudecca). Il tessuto urbano si arricchì dei palazzi in stile rinascimentale che si conservano ancora oggi. Col tempo, però, Alessano perse la sua posizione di primo piano rispetto ai centri limitrofi. Montesardo ha origini antichissime. Le recenti scoperte di tracce messapiche dimostrano come già in quel periodo fosse presente un insediamento urbano di dimensioni rilevanti. Questo centro venne sempre utilizzato come fortezza, grazie ai suoi possenti bastioni e alle sue solide cerchia di mura, intervallate da torri, nelle quali si aprivano porta la Terra, porta Nova, porta Castello e porta Lo Chiuso. Le mura e le torri furono abbattute nel 1867.

// Un centro quasi intatto Il centro storico di Alessano è uno di quelli che vertono nelle migliori condizioni di conservazione nell’intero Capo di Leuca. Edifici degni di nota sono la Chiesa del Salvatore in piazza Don Tonino Bello, che sorge sui resti di un antico edificio religioso, a navata unica e a ridosso della cinta muraria, su cui erano sistemate le campane della vecchia chiesa priva di campa-

nile; Palazzo Legari in via Alessio Comneno, maestoso palazzo del cinquecento (venne costruito nel 1536), voluto da Donato Legari, feudatario di Alessano; Palazzo Sangiovanni in Piazza Castello, proprietà della famiglia Sangiovanni a partire dal 1643, dopo essere stato di Pompeo Almotrino e, ancora prima, del vescovo di Monopoli Francesco Surgente. Sempre nel centro di Alessano sorge la chiesa di Sant’Antonio tra le costruzioni più antiche del paese, conosciuta come “lu Cumentu”, e parte del convento dei Minori Conventuali Francescani fino a quando questo venne soppresso (1809).

// Per una 275 stradaparco Alessano è uno dei 15 Comuni interessati dal progetto di ampliamento della strada statale 275 Maglie-Leuca. In particolare, l’amministrazione uscente si è opposta alla costruzione ex novo, prevista dal progetto, del tratto di infrastrutture da Montesano a Leuca, ritenendola dannosa per il delicato territorio circostante. La proposta di Nicolardi, sindaco uscente, è di una strada-parco non invasiva per l’ambiente e che di questo, anzi, valorizzi le peculiarità.

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ALLISTE

Quattro a Palazzo

ue per il centrosinistra e due per il centrodestra. Sono divise così le liste, tutte civiche, in corsa alle Amministrative di Alliste. Gli al listini sono chiamati a scegliere il proprio primo cittadino dopo quasi un anno di commissariamento, preceduto da due legislature di centrosinistra (sindaco, Anna Campagna, Ds). Nessuna sorpresa al momento della presentazione delle liste; anzi, tutto è filato come ci si aspettava: “Unione Democratica” (candidato sindaco, Luigi Crespino) raccoglie Ds, parte della Margherita, Rifondazione comunista e parte della società civile; “Arcobaleno di idee” (candidato Riccardo De Iaco), è nata ad opera di alcuni componenti della maggioranza uscente, tra i quali Dario Casto (Sdi) e Gianluca Masella (Margherita); “Progetto città” (candidato Antonio Ermenegildo Renna), promossa dai due movimenti “Città Nuova” e “Movimento Politico per Alliste e Felline”, riunisce indipendenti di centrosinistra, Udc, Alleanza nazionale e Forza Italia; “Il Melograno” (candidato Luigi Napoli), è una lista fortemente riconducibile al centrodestra.

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// Alliste, ali d’angelo La città nacque dai profughi fuggiti da Felline durante un’incursione saracena, che le diedero questo nome, convinti di essere stati protetti, nella fuga, dalle ali di un angelo. Ma il toponimo della città ha determinato diverseinterpretazioni. Antonio Serio, ad esempio, partendo dalla forma dialettale “Caddhiste”, ha ricondotto il nome Alliste a “kallistes”, aggettivo superlativo greco che significherebbe “bellissima”. Non sono pochi i monumenti degni di nota in città. Prima fra tutte, l’antica Parrocchiale, ora chiesa di San Giuseppe, di origine quattrocentesca, ma riedificata ed ampliata nel 1600; inoltre, la chiesa di San Quintino, sorta nel 1435, ma sottoposta a rifacimento in stile barocco nel 1872, che ospita all’interno una statua argentea del santo patrono della città, e vari affreschi sovrastanti gli altari delle navate laterali; infine, la chiesa della Beata Vergine Maria Immacolata la cui costruzione risale al 1712. A Felline, frazione di Alliste, sorge l’imponente castello baronale, eretto nel do-

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dicesimo secolo sotto i normanni, rimaneggiato dai Malaspina nel secolo tredicesimo e dai Bonsecolo nel sedicesimo. In località Ninfeo, lungo la strada che da Felline porta a Torre San Giovanni, è tuttora visibile un menhir alto 2,60 metri, attualmente incorporato in un muro a secco.

// La Madonna dell’Alto La domenica dopo Pasqua è una ricorrenza particolare per gli abitanti di Alliste e Felline: il giorno della Madonna Dell’Alto. Si tratta di un culto molto raro, al quale è dedicato il santuario che sorge sulla collina che domina Alliste e Felline. Così recita un componimento in vernacolo dedicato alla Madonna dell’Alto: ‘Ncima alla Serra, intra na capaddhuzza, Nnanzi nu biancu parite, stampata stai; La gente trase, se face a cruce, te buzza E guarda fissa, li tristi occhi toi. Tutti cusì fannu, specie ta festa tua, Quannu la gente è muta ca inche tutta a via; Te face visita, te saluta, poi torna a casa sua; Tie ddha susu rrimani sula, beddha Matonna mia. Ma ieu, ca spissu, ttocca te stau mutu ntanu, Sempre te pensu, te precu, te ricordu E quannu pozzu, nchianu a Serra chianu chianu, Vegnu te trou, cu te salutu, cu te quardu. Sarà lu ientu, lu ndoru te lu mare, a serra,

// La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 6.564 abitanti (di cui 3.105 uomini e 3.459 donne) Densità per chilometro quadrato: 258 abitanti Numero famiglie: 2.391 Numero abitazioni: 4.342 Nome abitanti: allistini Frazioni: Felline

Lu silenziu, l’ulare te li ceddhi, la carma pace; Pe mie tuttu quistu è paradisu nterra E nuddhu postu tu munnu cchiui tu tou me piace. Lu core meu te apru, me cunfessu, uniscu i mani; Tie me fissi, nu rispunni, citta stai, Ma quardu l’occhi toi e sacciu ca me parduni. E dopu ca te lassu essu a ddha fore, Nu squardu tau a sciroccu e tramuntana, E nu salutu ne mannu, l’aggiu propiu ffare, Alle suluri toi, tu Casale e de a Campana. A ciunca nu lu sape, lu postu tou ne mparu; quannu essi tu paese, in altu e alla taritta, Tie te ddha susu sinti comu nu faru, Ca a tutti faci luce, o Benaditta.

// La proposta Il Tacco ne aveva già parlato nella “Fotoprotesta” del numero di marzo: unire Alliste e la sua frazione Felline in un’unica città dal nome “Alliste-Felline”. La proposta è di Giovanni Scaderebech, architetto e artista di Felline, che da anni si batte per l’unificazione dei due territori sotto lo stesso nome e lo stesso stemma civico. “E’ ora di finirla con le divisioni campanilistiche – aveva già detto Scanderebech al Tacco – e pensare a cosa è meglio per i cittadini, cioè sentirsi parte di un tutto, anche alla luce del fatto che i due i territori presentano analogie tali per cui si configurano come un’unica realtà”.

Alliste. I candidati che raccoglieranno l’eredità di Anna Campagna sono quattro. Il centro-sinistra, che ha gestito il Municipio negli ultimi anni, si presenterà diviso. Da una parte Luigi Crespino, appoggiato dalla lista “Unione Democratica”; dall’altra la civica “L’Arcobaleno di idee” che sostiene Roberto De Jaco. La terza lista, “Progetto Città” che sostiene Antonio Ermenegildo Renna, si presenta politicamente trasversale e raccoglie esponenti della Casa delle Libertà, ma anche di indipendenti di centro-sinistra. L’ultima lista, “Il Melograno”, si colloca nel centrodestra e sostiene al candidatura di Luigi Napoli. zx E. S.

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CANNOLE

Civica contro civica

// La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 1.768 (di cui 851 uomini e 917 donne) Densità per chilometro quadrato: 88 abitanti Numero famiglie: 665 Numero abitazioni: 761 Nome abitanti: cannolesi

ue liste civiche, una a destra e una a sinistra, si sfidano nel confronto elettorale di fine mese, dopo otto mesi di commissariamento. Si tratta della lista “Partecipazione e progresso per Cannole”, guidata dalla candidata Adriana Petrachi, e di “Libertà e sviluppo”, che punta su Antonio Costantini candidato alla poltrona di sindaco del paese.

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// Nascondiglio tra le canne Le origini del piccolo centro salentino non sono perfettamente chiare. Alcuni storici ritengono che l’abitato sia sorto intorno all’ottavo secolo dopo Cristo; altri ne collocano la nascita intorno al dodicesimo secolo, in epoca normanna. E’ certo, ad ogni modo, che gli uomini che si stanziarono in questo territorio, lo scelsero poiché ricco di canneti e, perciò, ideale per nascondersi da attacchi nemici. Sostiene, infatti, lo storico Vincenzo Masselli, nell’800: “...et quia ager conterminus ferax erat cannis Cannulae fluxuit” (... e perché il territorio circostante era rigoglioso di canne, venne chiamato Cannole). La canna, da cui il centro prese il nome, diventò così il simbolo di questa terra, ed è ancora oggi è effigiata sullo stemma del paese. Cannole fece parte del Principato di Taranto sino al tredicesimo secolo. Nel 1583 fu data in feudo ai baroni Personè, che la mantennero per quasi cento anni. Nel 1747, passò ai Granafei, ai quali si devono alcuni lavori di abbellimento e ampliamento del paese. In quel periodo aumentò sensibilmente anche la popolazione. La storia di Cannole degli ultimi cent’anni è stata fortemente caratterizzata dalla presenza della famiglia Villani. Diversi sono, infatti, i palazzi nobiliari fatti costruire da questi.

// Masseria Torcito: colombi e neve La masseria di Torcito, poggiata su un lieve altopiano, a pochi chilometri dal mare, era fortemente esposta al pericolo di attacco turco, ma nello stesso tempo costituiva un buon punto di avvistamento. Molto probabilmente proprio al tempo delle invasioni turche la masseria di Torcito si trasformò in masseria fortificata: vennero rialzate le mura di cinta ed edificato il primo piano. Cessato il pericolo di attacco e di incursioni nemiche, la masseria subì numerose modifiche. Vennero costruite scale esterne che rendevano più facile l’accesso al piano superiore. Al lato sud dell’edificio furono addossate nuove strutture: il fienile, la stalla, il forno ed altri locali adibiti a ricovero di animali e pastori. Venne inoltre edificata una chiesetta dedicata a S. Vito. Diverse attività gravitavano intorno alla masseria: l’allevamento dei colombi, la lavorazione delle olive nel frantoio ipogeo, la raccolta della neve nel periodo invernale. L’antichità del borgo di Torcito è attestata anche dall’esistenza di una cripta e di alcune tombe scavate nella roccia relative ad un insediamento di monaci di rito greco-italico (secoli ottavo-nono).

CAPRARICA

Sfida tra civiche

// La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 2.676 abitanti (di cui 1.262 uomini e 1.414 donne) Densità per chilometro quadrato: 259 abitanti Numero famiglie: 1.003 Numero abitazioni: 1.115 Nome abitanti: capraresi Segni particolari: il Comune di Caprarica di Lecce fa parte dell’associazione nazionale città dell’olio

ue nomi per la poltrona di sindaco, a Caprarica di Lecce. Si tratta di Massimo Greco, primo cittadino uscente, sostenuto dalla lista “Uniti per Caprarica”, e di Fedela Vantaggiato, alla guida della lista “Rinnovamento democratico”. Si tratta di due liste civiche, dunque non nettamente coincidenti con uno schieramento politico, bensì trasversali alla società civile.

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// Di pastorizia e latte Nel tredicesimo secolo, stando a quanto attesta un documento dell’epoca, Caprarica di Lecce faceva parte della Contea di Lecce e del Principato di Taranto, retto dal normanno Tancredi. I suoi successori ne tennero il possesso sino al 1463. Nel 1480, vi affluirono i profughi della vicina Roca, saccheggiata e rasa al suolo dai turchi, impegnati nell’assedio e nella occupazione di Otranto. Successivamente agli Orsini del Balzo, vi dominarono gli Adorno sino al termine del sedicesimo secolo; quindi ne acquistarono il possesso i Giustiniani nel 1676, che furono in seguito elevati al titolo baronale. Il nome di Caprarica risale, probabilmente, alla presenza sul territorio di numerosi pastori di capre e di commercianti di latte. In un tour di Caprarica non si possono non visitare il palazzo marchesale, che risale ai secoli diciassettesimo-diciottesimo; le chiese settecentesche Parrocchiale e del SS. Crocifisso, (quest’ultima, in particolare, custodisce un Cristo spirante, in legno, di scuola veneziana) e l’ex convento dei Carmelitani, pure settecentesco.

// La “municeddha” innanzi tutto Dall’antico appellativo di “cuzzari”, raccoglitori di lumache, attribuito agli abitanti di Cannole da quelli dei paesi vicini, è nata l’idea di realizzare una festa dedicata proprio alle lumache ed ogni anno, a partire dal 1985, nei giorni dal 10 al 13 agosto si svolge la ormai famosa “Festa della Municeddha”. Durante le quattro serate, Cannole respira aria popolare con musica folkloristica e stand gastronomici. Il piatto principale è, ovviamente, la “municeddha”, preparata in svariati modi.

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CASTRIGNANO DEL CAPO

Amministrative: scontro a tre e elezioni amministrative a Castrignano del Capo seguono ad un periodo di commissariamento del Comune. Stavolta a conquistarsi la poltrona di primo cittadino ci provano tre candidati, sostenuti da altrettante liste, tutte civiche. “Alternativa progresso” è il gruppo capeggiato da Antonio Ferraro ed è composto da diversi esponenti di Forza Italia, Alleanza nazionale e Movimento per le Autonomie. In “Lista Monteduro” (candidato sindaco Fernando Monteduro) si riconoscono esponenti dell’Udc e di An; nella terza lista, “La primavera castrignanese”, guidata da Anna Maria Rosafio, confluiscono le forze di centrosinistra.

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// La fortezza del Salento Il territorio di Castrignano del Capo è assai ricco di leggende antichissime che si perdono nel fascino delle numerose testimonianze storiche, come le chiese, i castelli, le torri, le grotte, gli antichi borghi. Castrignano si estende dalla serra di Vereto alla costa adriatica. Il suo nome pare derivare dal latino “castrum” fortezza (lo stemma civico di Castrignano del Capo, infatti, raffigura un castello affiancato da due torri), poi modificato in Castrignano, con l’aggiunta “del Capo” per distinguerlo da Castrignano dei Greci. Solo un piccolo viale alberato separa Castrignano dalla frazione di Salignano, dove sorge una Torre di difesa costruita nel 1550, come riporta un’iscrizione sull’architrave della porta d’ingresso. La Torre, di forma circolare, è alta quindici metri e larga venti, ed è dotata di dieci piombatoi e cinque cannoniere. La frazione di Giuliano è un vero “gioiello” di storia, ricca di antiche testimonianze. Un portale introduce i visitatori nel centro storico, dove si può ammirare il Castello cinquecentesco, con il fossato e quattro bastioni, il menhir con “cappello” e la chiesa intitolata a San Giovanni Crisostomo. Un viaggio a Leuca, terza frazione di Castrignano del Capo, è un ritorno indietro nel tempo; si dice che addirittura San Pietro, in viaggio verso Roma, vi abbia fatto tappa. Fu allora che il tempio dedicato alla dea Minerva divenne luogo di culto cristiano. Il santuario è stato eletto a ba-

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silica minore nel 1990; da allora la devozione verso la Madonna de Finibus Terrae è andata sempre incrementandosi; oggi l’edificio religioso è meta di numerosi pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. Nel piazzale, fa mostra di sé una colonna mariana che risale al 1694, eretta da Filiberto Aierbo d’Aragona, duca di Alessano, sulla cui sommità si trova una statua della Madonna. Ancora nel territorio di Leuca, sono da vedere la “croce monumentale” che ricorda il pellegrinaggio del 21 ottobre 1901, anno santo; la “cascata monumentale” tra il verde della pineta, che rappresenta la struttura terminale dell’acquedotto pugliese; infine, il faro, uno tra i più importanti d’Italia, alto 102 metri e fatto costruire nel 1864. Numerose sono le grotte che costeggiano l’intero litorale, ricche di iscrizioni greche e latine come la grotta “Porcinara”, o di reperti neolitici (ossa lavorate, ceramiche grossolane) come la grotta del “Diavolo”. Entrambe sono visitabili via terra. Per mare, invece, si accede alla grotta del “Morigio”, ai piedi della cascata monumentale; alla grotta “Cazzafri”, formata da due cavità profonde trenta metri; alla grotta del “Fiume”, e alla grotta delle “Tre Porte”, che è tra le più conosciute

// La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 5.442 abitanti (di cui 2.583 uomini e 2.859 donne) Densità per chilometro quadrato: 270,1 abitanti Numero famiglie: 2.189 Numero abitazioni: 3.902 Nome abitanti: castrignanesi Segni particolari: il Comune di Castrignano del Capo è una località balneare segnalata con tre vele nella Guida Blu di Legambiente ed ha ottenuto la bandiera blu delle Spiagge 2005 Frazioni: Giuliano di Lecce, Salignano, Santa Maria di Leuca Località: Ciardo, Felloniche

e visitate, con i suoi tre ingressi che confluiscono in un’unica cavità.

// La devozione va per mare In piena estate, si svolge a Santa Maria di Leuca, la festa religiosa più caratteristica dell’intero calendario e più sentita tra la popolazione di residenti e villeggianti. Il 15 agosto, infatti, giorno dell’assunzione della Madonna al cielo, sono numerose le celebrazioni che si svolgono nella basilica stracolma di devoti. Nel pomeriggio, alla presenza del vescovo e delle autorità civili e militari, si tiene la tradizionale processione in mare, durante la quale la statua della Madonna, sistemata sui barconi in legno dei pescatori, per l’occasione addobbati a festa, viene trasportata dal porto fino alla marina di San Gregorio. Durante la processione, imbarcazioni di turisti e devoti si accodano alla barca con la statua della Madonna. Al rientro, si tiene la celebrazione della messa e, a conclusione della serata, il tradizionale spettacolo di fuochi pirotecnici.

// Ville in festa Si è rinnovato anche quest’anno, a Santa Maria di Leuca, l’appuntamento con la manifestazione “Ville in Festa”, che si è tenuta nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 maggio e che ha aperto nuovamente al pubblico i giardini delle più belle ville della cittadina. Si tratta di un’occasione unica per riscoprire architetture eclettiche realizzate alla fine dell’Ottocento dai maestri Giuseppe Ruggeri, Achille Rossi, Carlo Luigi Arditi, Giuseppe Fuortes. Anche l’edizione 2006, ha offerto agli interessati un ricco programma ed ha ribadito la necessità di considerare le ville di Leuca un patrimonio artistico e culturale da salvaguardare.

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CAVALLINO // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 11.624 abitanti (di cui 5.700 uomini e 5.924 donne) Densità per chilometro quadrato: 489,3 abitanti Numero famiglie: 3.735 Numero abitazioni: 3.925 Nome abitanti: cavallinesi Segni particolari: la marina del Comune di Cavallino è Bandiera Blu Approdi Turistici 2005 Località e frazioni: Castromediano

Futuro contro passato a situazione a Cavallino alla vigilia delle amministrative è piuttosto semplice da delineare: si contendono, infatti, la carica di sindaco della città due aspiranti, sostenuti da altrettante liste nettamente contrapposte, una di centrosinistra e una di centrodestra. E anche i programmi dei candidati sono pressoché opposti tra loro. Roberto serra, infatti, guida la lista di centrosinistra “L’Unione per Cavallino e Castromediano” guardando al futuro; Michele Lombardi, invece, capeggia la lista di centrodestra “Lista Gorgoni” puntando sulla continuità con il precedente corso amministrativo.

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// Sottosuolo messapico “Sotto un cielo di zaffiro, cullato dall’alito di tiepido aere, tra folti oliveti e sconfinate pianure, giace Caballino, elevato sopra umilissimo poggio e, scendendo bel bello in pianura, disegna, così alla grossa l’enorme contorno di una pera”. Così scriveva il duca Castromediano (1811-1895), archeologo e letterato, nella sua monografia storica su Cavallino, tra il 1878 e il 1894. I numerosi scavi archeologici nel territorio di Cavallino hanno ormai accertato l’esistenza di un insediamento messapico a ridosso dell’attuale abitato, ma è probabile che esso sia stato abbandonato in seguito agli scontri con i tarantini. Poco lontano dalle rovine dell’antico centro messapico si costituì un agglomerato di trulli e abitazioni primitive, che sarebbe divenuto il villaggio di Caballinus. 10 il tacco d’Italia

Il centro salentino subì nel tempo le successive conquiste gotica, longobarda, bizantina, normanna, angioina, aragonese, sino a divenire parte integrante della Contea di Lecce e poi feudo della famiglia Castromediano. Il centro andò via via ingrandendosi intorno al palazzo baronale-marchesale e alla Chiesa Madre, sino ad assumere l’assetto dell’odierno paese.

// “Caballus” o “kàbas” L’origine del nome Cavallino è assai incerta. Già al tempo del duca Castromediano le ipotesi erano diverse. Vi era chi faceva derivare il toponimo dall’etimo latino “caballus”, da cui il diminutivo “caballinus”, supponendo che nella zona vi fosse un distaccamento di cavalleria romana. Ma il cavallo dell’esercito, il destriero, era chiamato dai romani “equus” e non “caballus”, che era, invece, il cavallo da fatica; questa ipotesi interpretativa, dunque, non regge. Per altri, il toponimo deriva invece dalla radice greca “kàbas”, che indica la polizia municipale, un corpo di vigilanti, per cui si presuppone l’esistenza di una “stazione daziaria” nei pressi del paese. Ma, l’esistenza del casale cavallinese fin dai tempi in cui i basiliani esercitarono nel Salento la loro missione religiosa. Ciò è testimoniato dalla cripta basiliana che si trova al di sotto della chiesa del convento ed anche dalla stele su cui era incisa un’iscrizione, purtroppo smarrita, in lingua bizantina rinvenuta proprio nei pressi della cappella.

E’ datato 1322 il primo documento storico riguardante Cavallino, presente nell’archivio di Stato di Lecce; esso è relativo alla donazione del casale di Cavallino a Goffredo de Noha da parte di Gualtiero duca d’Atene e conte di Lecce. Nel 1327 una Loisa de Noha, sposando un Loisi I di Castromediano, gli portò in dote metà del feudo di Cavallino; da allora la storia di questa casata e quella del paese diventano un tutt’uno.

// Un museo diffuso Nato nel dicembre 2003, il Museo Diffuso è la prima struttura di tal genere nel Salento: esso è infatti un museo del territorio nel territorio. Fanno parte del Museo Diffuso l’area archeologica dell’antica città dei messapi, abbandonata all’inizio del quinto secolo avanti Cristo (essa oggi è una grande aula all’aperto per gli studenti dell’Università di Lecce); le fortificazioni e le strutture megalitiche di difesa della città antica, per gran parte ancora visibili; il palazzo baronale dei Castromediano, che domina il centro storico del paese (il suo nucleo più antico risale al 1400, pertanto è testimonianza storica fondamentale nello sviluppo del centro urbano di Cavallino); il convento dei Domenicani che, dopo il recente restauro, ha riacquistato il suo valore storico ed architettonico ed oggi è sede della Scuola di Specializzazione in Archeologia Classica e Medievale dell’Università di Lecce.

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COLLEPASSO // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 6.655 abitanti (di cui 3.165 uomini e 3.490 donne) Densità per chilometro quadrato: 524,8 abitanti Numero famiglie: 2.398 Numero abitazioni: 2.984 Nome abitanti: collepassesi

Collepasso. Vito Perrone, candidato sindaco del centro-sinistra scelto alle primarie, dovrebbe avere vita facile contro i tre avversari dello schieramento opposto che hanno tentato invano di presentarsi in modo unitario: Paolo Menozzi, Rocco Leo e l’uscente Salvatore Perrone. Troppi quattro candidati per un paese di 6.000 anime. zx E. S.

Poker di liste uattro liste per una poltrona di sindaco a Collepasso e, più precisamente, tre liste per il centrodestra e una per il centrosinistra che si presenta compatto alla competizione elettorale. A capo dello schieramento di centrosinistra, “Unione per Collepasso”, Vito Perrone, scelto dai cittadini tramite le primarie. Ma non confondetelo con l’altro Perrone, Salvatore, segretario provinciale di Azzurro Popolare, sostenuto dalla lista “Collepasso al centro” e già sindaco della città per due mandati. Compreso l’ultimo, che si interruppe anticipatamente lo scorso settembre, quando poi subentrò il commissariamento di Paola Mauro. Salvatore Perrone si candida dunque per la terza volta consecutiva, appellandosi ad una sentenza della cassazione, nonostante il dissenso delle liste avversarie. Nella lista “Insieme per Collepasso. Menozzi sindaco”, oltre al candidato alla carica di primo cittadino Paolo Menozzi, vicesindaco nello scorso mandato, sono molti gli ex del sindaco uscente: Maria Rosa Grasso, ad esempio, ma anche Carlo Marra, Vitantonio Costa e Ivan Mazzotta. La quarta lista, “Collepasso. La Nuova Alba”, è capeggiata da Rocco Leo.

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// Nata due volte Collepasso deriva il suo nome dalla forma “Koulopatze”, riportata in un pergamena greca del dodicesimo secolo, quale possibile trasformazione greca delle forme latine volgarizzate “Colorati” e “coloraci”, presenti in diversi documenti pubblici del tempo. Queste forme, risultato di processi di abbreviazione e fusione dei composti “(Ni)colaus” “(Ipa)tius” (casale di Nicola Ippazio o di Nicola di Ippazio) o “(Ni)colaus-pagi” (casale del villaggio di Nicola o di San Nicola), costituiscono la vera antica denominazione del sito e, nella loro evoluzione volgarizzata, (“Colopatzi”, “Colupazo”, “Culopazze”) sono pervenute sino ad oggi nella forma “Culopazzo”. L’attuale “Collepasso” è, invece, costruzione linguistica ottocentesca, frutto di un processo di ingentilimento linguistico dell’antica denominazione. Il casale o feudo di “Colopati/Coloraci”, attestato nel corso del 1200 e del 1300, scomparve tra la fine del quattordicesimo e gli inizi del quindicesimo secolo e il suo territorio rimase spopolato sino a tutto il 1700, ma continuò ad essere proprietà di varie dinastie feudali.

Agli inizi del 1800 si costituì il nuovo villaggio di Collepasso per iniziativa dell’ultima baronessa, Maria Aurora Leuzzi Contarini, e del conte Bartolomeo degli Alberti di Enno, che richiamarono sui terreni del feudo contadini provenienti dai paesi limitrofi. Collepasso nacque, così, come frazione di Cutrofiano e tale rimase fini al 1907, quando, venne elevata a Comune autonomo. Il 18 febbraio 1912 venne eletto il primo consiglio comunale del nuovo Comune.

// Il bene recuperato C’era bisogno del periodo di commissariamento perché il Castello di Collepasso tornasse al centro dell’attenzione dei politici locali. Nel Natale 2004, l’allora sindaco Salvatore Perrone, era riuscito a recuperare i finanziamenti necessari ad una ristrutturazione dell’edificio (un milione di euro) che verteva in condizioni di conservazione assai critiche. Ma, a causa di divisioni interne all’amministrazione, i lavori per il recupero del bene architettonico non partirono e ciò fu causa di rallentamenti nell’iter e della conseguente perdita del finanziamento concesso. Paola Mauro, commissario insediatosi nel settembre 2005, riuscì però a recuperare i fondi, ottenendo da Nichi Vendola, presidente della Regione, una proroga dei termini, e a dare il via ai lavori di manutenzione urgente, attualmente in corso.

// Da vedere Il palazzo baronale di Collepasso, risultato di diversi interventi di modifica e ampliamento realizzati tra la fine del 1500 e i primi del 1800, ingloba un’antica costruzione turriforme edificata dal barone Pietro Massa dopo il 1576. Di proprietà comunale, esso si sviluppa su due piani ed è stato dichiarato immobile di interesse particolarmente importante. La cappella della Santissima Trinità o dello Spirito Santo, è il primo luogo di culto del paese e risale al 1600; l’attuale forma è risultato di una ristrutturazione realizzata nel 1870; è a croce greca con bassa cupola emisferica sostenuta da quattro colonne e quattro arcate ed ospita al suo interno, due altari in pietra leccese. La chiesa Matrice di Collepasso, dedicata alla Natività di Maria Vergine, è realizzata in carparo e pietra leccese; la sua pianta a croce latina è coperta da una grande cupola ribassata. Fu progettata dall’architetto Filippo Bacile, di Spongano, costruita tra il 1865 e il 1871 da donna Consiglia Pesce e donata alla popolazione di Collepasso.


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CORIGLIANO D’OTRANTO // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 5.759 abitanti (di cui 2.711 uomini e 3.048 donne) Densità per chilometro quadrato: 200,7 abitanti Numero famiglie: 2.029 Numero abitazioni: 2.658 Nome abitanti: coriglianesi Segni particolari: il Comune di Corigliano d’Otranto fa parte dei Comuni dell’area di minoranza linguistica greca

Il Tar ha detto sì ono rimaste tre le liste in gara elettorale a Corigliano d’Otranto. La lista “Aprile Uniti”, infatti, capeggiata da Nicola Bidetti, che sembrava già fuori dai giochi per motivi formali (si parlava della mancata autenticazione di alcune firme) ha vinto il ricorso al Tar ed è stata riammessa a competere. Niente competizione tutta la femminile, dunque, come sembrava fino a pochi giorni fa. Oltre a Bidetti, comunque, scendono in campo la docente di filosofia al Capece di Maglie, Ada Fiore, attuale assessore alla Cultura, sostenuta dalla lista “Uniti per l’Ulivo” e Maria Pia Pulimeno, anche lei docente, ma di matematica, al Capece, a capo della lista “Io amo Corigliano”. La prima, già politica esperta; la seconda new entry della competizione elettorale. La lista della Fiore si presenta all’insegna della continuità con l’amministrazione uscente, della quale conferma molti nomi di assessori e consiglieri; sindaco (Salvatore Fiore) incluso. Ma non è mancato, durante la composizione della lista, chi ha storto il naso sul nome della candidata e avrebbe preferito guidare lui la coalizione di centrosinistra: è il caso di Fernando Costantini (Ds), vicesindaco della giunta uscente e già sindaco per due mandati, che forse già pensava di riprovarci. La lista della Pulimeno si configura, invece, come una lista civica, nella quale confluiscono espressioni della società civile e indipendenti e dove non mancano nomi storici della destra cittadina.

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// Al centro della Grecìa Corigliano d’Otranto si trova al centro dell’area di lingua greca della provincia di Lecce ed è uno dei paesi della “Grecìa Salentina”; fino al 1700, i riti religiosi si celebravano, infatti, secondo la liturgia greca. Oggi però, del lungo periodo d’asservimento

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ai greci bizantini è rimasto soltanto il dialetto, ormai parlato, purtroppo, solo dagli anziani. Di notevole importanza storico-artistica è la chiesa parrocchiale dedicata a S. Nicola, il patrono della città, che ha conservato, nonostante i rifacimenti del ‘700, tracce di architettura rinascimentale; degno d’attenzione è anche il Castello de’ Monti, fortezza tanto massiccia da resistere all’assedio dei turchi nel 1480, e che conserva ancora oggi la sua facciata barocca.

// Tre volte San Nicola Patrono di Corigliano è San Nicola, che viene festeggiato dai coriglianesi per ben tre volte all’anno: il 6 dicembre, quando si svolge la festa liturgica; il 9 maggio, quando ricorre il trasporto delle reliquie da Mira a Bari, e il 22 agosto. E’ in questa ultima data che si riservano al santo i festeggiamenti in grande stile, con tanto di bande musicali, luminarie e fuochi d’artificio. A fine agosto, infatti, ricorre l’anniversario del miracolo delle cavallette. La leggenda narra, infatti, che Nicola, nel 1727, salvò Corigliano dall’invasione di questi insetti. Tale avvenimento miracoloso è ricordato anche in una tela del Seicento, custodita nella chiesa Matrice dedicata al santo.

// Sciocchi, ma solo all’apparenza Curiosità vuole che gli abitanti di Corigliano abbiano due singolari soprannomi: “mangani” e “ffranca st’anguria”. Il primo, “màngani” (sciocchi), trova origine in una storia di paese: un contadino coriglianese tornava a casa in groppa ad un asino sul quale aveva caricato un pesante mangano (l’arnese che serve a macerare il lino); a metà percorso, vista la fatica della bestia nel

trasportare un carico così pesante, decise di alleggerirle il carico. Tolse, allora, il mangano dalla soma, lo caricò sulle sue spalle e imperterrito, rimontò in groppa all’asino per proseguire il viaggio fino al paese. Il secondo soprannome, “ffranca st’anguria”, ha origini di tipo storico-economico. Anticamente, infatti, a Corigliano si coltivava il cocomero che, però, era soggetto ad un pesante dazio. Un coriglianese era riuscito a vincere un torneo di lotta e il feudatario, per premiarlo, gli chiese di esprimere un desiderio, dicendosi pronto ad esaudirlo. Questi rispose semplicemente “ffranca st’anguria”, cioè “elimina il dazio dal cocomero”. La richiesta sembrò di poco conto rispetto a quello che l’uomo avrebbe potuto chiedere, ma in seguito si rivelò una vera fortuna per tutti gli abitanti della città, perché da allora il mercato di cocomeri fu esente dal dazio ed i soldi risparmiati restarono nelle tasche dei contadini.

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CUTROFIANO

Amici contro ome gli stessi candidati hanno dichiarato, la battaglia per le amministrative sarà uno scontro tra amici, all’insegna, dicono del rispetto reciproco. Le liste in gara sono due, per altrettanti aspiranti alla poltrona di Palazzo di città. Uno dei due è Aldo Tarantini, consigliere provinciale dello Sdi, supportato dalla lista di centrosinistra “Unione per Cutrofiano”, nella quale non compare il sindaco uscente Paolino Matteo, che si è fatto da parte pur avendo contribuito non poco alla costruzione del gruppo in gara. L’altro candidato è Michelangelo Gorgoni, figlio del Mario storico rappresentante socialista, che si presenta a capo della lista civica “Cutrofiano prima di tutto”, nella quale convergono esponenti di diversi partiti di centrodestra.

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// Artigiani di argilla Cutrofiano ha origini medievali, anche se il suo territorio presenta segni della presenza umana fin da tempi molto più antichi. Il paese attuale è nato in epoca bizantina, al centro di un’area ricca di argilla che, grazie anche all’abbondanza di acqua e di legna provenienti dalla vicina foresta, favoriva l’artigianato della terracotta. E proprio da questa attività artigianale, già molto diffusa nel Medioevo deriva il nome del paese (dal greco “kutra”, vaso). Continuando a praticare la sua tradizionale attività artigiana, Cutrofiano rappresenta oggi il più importante centro di produzione di ceramica del basso Salento. E dal lontano 1973, nel mese di agosto si tiene la mostra annuale della terracotta che ha contribuito notevolmente al rilancio del settore, dopo la grave crisi del dopoguerra. Oggi si contano in tutto otto botteghe di terracotta in città, ma alla fine del secolo scorso ve ne erano oltre 40. Il casale di Cutrofiano si ingrandì nel corso del tredicesimo secolo a spese dei casali circostanti e fu dotato di mura. Nel 1180 fu saccheggiato dai turchi nel corso dell’assedio di Otranto. Forse fu questa la causa dell’abbandono dell’abbazia medievale di Calahere, da cui deriva il toponimo

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// La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 9.258 abitanti (di cui 4.397 uomini e 4.861 donne) Densità per chilometro quadrato: 163,1 abitanti Numero famiglie: 3.611 Numero abitazioni: 6.209 Nome abitanti: cutrofianesi

Badia. Successivamente Cutrofiano divenne feudo dei Del Doce che lo tennero nelle loro mani per quasi due secoli, per poi cederlo, insieme alla vicina Sogliano, alla famiglia Filomarini.

// Ceramica per tradizione e collezione Il Museo della Ceramica di Cutrofiano è stato istituito nel 1985 come semplice esposizione di terrecotte tradizionali realizzate dagli artigiani locali, ma la raccolta iniziale si è arricchita nel tempo, grazie a numerose donazioni e all’acquisto di una piccola collezione di maioliche. Inoltre l’esigenza di documentare storicamente la produzione locale ha portato ad una indagine del territorio con l’individuazione di alcuni siti archeologici. Attualmente il Museo si compone di quattro sezioni: una sezione storico-archeologica, che raccoglie materiale ceramico, in gran parte frammentario, che va dalla preistoria al periodo postmedievale, proveniente dal territorio di Cutrofiano e di altri centri vicini; una sezione storico-artistica che accoglie ceramiche invetriate e smaltate prodotte in Cutrofiano ed in altri centri della Puglia e dell’Italia meridionale; una sezione antropologica che accoglie oggetti d’uso sia grezzi che invetriati, prodotti quasi esclusivamente in Cutrofiano nel corso del diciannovesimo secolo e nella prima metà del ventesimo, e divisi per ambiti d’uso; una sezione tecnologica che accoglie attrezzi e strumenti usati per la produzione della terracotta e provenienti da botteghe locali ormai scomparse. Il museo, fin dalla sua istituzione ha convissuto con la biblioteca comunale in cui esiste una sezione speciale dedicata agli studi sulla ceramica.

// Monumenti e strade strette L’abitato di Cutrofiano, in passato, era cinto da mura e caratterizzato da modeste abitazioni, per lo più a corte. Tra gli strettissimi vicoli e le numerose chiesette spuntava solo qualche edificio di rilievo; poi gran parte delle chiesette andarono perdute; l’edificio più importante è però tuttora in vita, nonostante il degrado e le mutilazioni. Si tratta di palazzo Ducale, o Filomarini, dal nome degli ultimi feudatari. Costruito verso la metà del 1600, si estende fra le due piazze principali. Altra tappa obbligatoria per un tour di Cutrofiano è la chiesa Matrice, dedicata alla Madonna della Neve. Realizzata alla fine del secolo scorso dalla ristrutturazione e dall’ampliamento di quella preesistente del diciassettesimo secolo dell’edificio originario, conserva ancora gli altari barocchi. A meno di un chilometro dall’abitato si trova la cripta di San Giovanni, un piccolo vano ipogeo, scavato nella roccia tufacea, che conserva tracce di antichi affreschi. Questa cripta un tempo si trovava, con buone probabilità, nelle vicinanze, se non addirittura all’interno, di una chiesa poi crollata.

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Gara tra civiche Diso la battaglia elettorale si gioca tutta tra civiche. Le liste in gara sono tre. “Uniti per il Comune Orientamento”, di orientamento di centro, con socialisti autonomisti e altri indipendenti appoggia Fernando Antonio Minonne. La lista “Movi…Menti”, di indirizzo di centrosinistra, supporta Emma Surano. Infine Guido Bianchi capeggia “Nuovi Orizzonti”, lista anch’essa di centrosinistra.

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// Tra origini romantiche e scritte Molte e diametralmente opposte, in mancanza di una precisa documentazione, risultano le ipotesi sulle origini del paese e del suo nome. Si passa, così, da alcune romantiche asserzioni, secondo le quali Diso fu fondata subito dopo la distruzione di Troia, ad altre, non meno romantiche, ma forse

più accreditate, secondo le quali l’odierna Diso esisteva già dopo l’anno Mille sotto il nome di Disìo, cioè desiderio di abitarci. Secondo tale versione, il piccolo casale di Disìo, grazie alle invitanti condizioni climatiche, riuscì, nel corso degli anni, ad attrarre le attenzioni dei signori della vicina Castro che qui costruirono delle residenze di soggiorno. Questo piccolo insediamento divenne, in breve tempo, un vero villaggio, soprattutto grazie all’arrivo degli scampati alle invasioni turche. Si può dunque ipotizzare che la “ì” del nome Disìo si sia limata nel corso dei secoli sino a scomparire, determinando il toponimo odierno di Diso. Ma si tratta, come si diceva, di ricostruzioni un po’ troppo romantiche. Intanto bisogna puntualizzare che Diso non deve le sue origini nè alle incursioni turche, nè alle residenze di soggiorno dei

DISO // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 3.203 abitanti (di cui 1.488 uomini e 1.715 donne) Densità per chilometro quadrato: 285,3 abitanti Numero famiglie: 1.238 Numero abitazioni: 2.195 Nome abitanti: disini

signori di Castro, visto che già nel 1269 era centro di importanza rilevante. Inoltre, il suo nome non deriva da Disìo; infatti in una vasta documentazione scritta, il nome del paese varia, nel corso degli anni, da Disum a Dixum e qualche volta anche a Diso, toponimi di sicura origine messapica. Di fondamentale importanza, per la storia di Diso, è stata la scoperta di una pietra con iscrizione messapica, che, oltre a creare un nuovo capitolo sulle origini del paese, ha determinato in modo inequivocabile l’origine messapica del nome Diso-Dizo, ovvero “città fortificata”.


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GALATINA // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 27.667 abitanti (di cui 13.047 uomini e 14.620 donne) Densità per chilometro quadrato: 344,1 abitanti Numero famiglie: 9.453 Numero abitazioni: 13.907 Nome abitanti: galatinesi Segni particolari: il Comune di Galatina fa parte dell’Associazione Nazionale Città del Vino Frazioni e località: Noha, Collemeto, Santa Barbara

Galatina. Palazzo Orsini passerà, con ogni probabilità, al centro-sinistra. La coalizione è compatta; il suo candidato alla carica di sindaco è tra le migliori personalità politiche del momento, e non solo della città; le recenti elezioni politiche hanno confermato che l’elettorato galatinese è orientato a votare l’Unione; lo schieramento opposto, come se non bastasse, si presenta diviso. Non c’è un solo elemento che faccia pronosticare il contrario. Sandra Antonica (Ds), assessore provinciale alla Cultura, è stata legittimata a guidare la coalizione di centro-sinistra dal clamoroso successo alle primarie per la scelta del candidato sindaco. L’assessore provinciale è sostenuta da Rifondazione Comunista, Ds, “Lista Galatinaltra”, Sdi, Pdci, Margherita, “I Socialisti” e Democrazia Cristiana. Il centro-destra si presenta ai nastri di partenza con due raggruppamenti e due candidati a sindaco. Graziano Notaro è sostenuto dalle liste civiche “Galatina Tricolore”, “Galatina Giovane” e “Venti di Libertà”; Luigi Rossetto, invece, è appoggiato dal cartello formato da Forza Italia, Udc e Alleanza Nazionale. Infine c’è l’imprenditore Francesco Maglio che affronterà da solo la competizione sostenuto dalla lista federata “Repubblicani Europei-Insieme per Galatina”. zx Enzo Schiavano

16 liste per un posto edici le liste e quattro i candidati in gara alle amministrative di Galatina, Comune commissariato dallo scorso febbraio, e non sono mancate le sorprese al momento della consegna dei nomi ufficiali. Ad esempio la decisione di Franco Maglio di correre in prima persona per la carica di primo cittadino. Maglio è sostenuto da una lista federata “Repubblicani Europei e Insieme per Galatina”, composta da questi due movimenti. A centrosinistra, Sandra Antonica guida le liste di Rifondazione comunista, Democratici di sinistra, “Galatinaltra”, “Laici Socialisti Liberali Radicali”, Comunisti italiani, Democrazia cristiana, “Verdi-Pace”, Socialisti e Margherita. Il centrodestra appare diviso in due. Da una parte, Graziano Notaro, sostenuto da tre liste civiche, “Galatina Tricolore”,

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“Galatina Giovani” e “20 di Libertà”; dall’altra, Luigi Rossetti, sostenuto da Forza Italia, Udc e Alleanza nazionale.

// Secoli di Galatina Delle origini greche della città, testimoniate anche dal nome e dallo stemma, restano poche tracce; gli studi di ricerca storica si sono indirizzati proprio in tale direzione. La storia, documentata e conosciuta ai più, inizia nel quattordicesimo secolo, al tempo degli angioini, quando Carlo D’Angiò assegna il feudo di San Pietro in Galatina prima alla nobile famiglia Del Balzo e poi al conte di Nola, Niccolò Orsini, marito di Maria Del Balzo. Durante il periodo orsiniano Galatina si estende territorialmente, tanto da dover essere cinta nel 1355 da nuove mura, e gode di numerosi privilegi. Il

periodo di maggiore splendore di tale politica si ha con Raimondello Orsini Del Balzo, il quale ottiene il permesso per la costruzione della Chiesa di S. Caterina con annessi convento e ospedale. La chiesa, di rito latino, contrapposto al rito greco locale, ed affrescata da maestranze di scuola veneta e toscana, è dal secolo scorso monumento nazionale. L’ospedale, invece, nel tempo si arricchisce a tal punto di lasciti e donazioni di feudi che lo portano al centro di continue liti tra i francescani prima e gli olivetani poi, da una parte, e l’Università di Galatina dall’altra, che pretende di esercitare il suo controllo. Agli Orsini Del Balzo succedono i Castriota Scanderberg che con la loro politica di vessazioni e tasse non riscuotono

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GALATINA molta simpatia nei galatinesi che li osteggiano apertamente. Fiorisce, però, nel palazzo ducale, una elegante vita di corte unica in Puglia. Nei secoli diciassettesimo e diciottesimo, il patriziato riversa la sua ricchezza nell’edilizia con la costruzione di palazzi gentilizi esistenti ancora oggi. Anche l’architettura religiosa, come quella civile, fa mostra della cultura tardo-barocca che ha un’impronta tutta particolare nella penisola salentina. Con il periodo francese la gestione borghese porta all’annessione di diversi feudi tanto da raddoppiare l’intero distretto.

// La città del vino Dal 1999, Galatina aderisce all’Associazione Nazionale Città del Vino con sede in Siena. L’associazione, della quale fanno parte più di mezzo migliaio di città, opera per la promozione e la valorizzazione delle risorse ambientali, paesaggistiche, artistiche, storiche e turistiche dei territori del vino compresi nei Comuni che vi aderiscono coadiuvandoli nel favorire il loro sviluppo economico e sociale.

// La Fiera Nazionale Dal 1949, anno della prima edizione della Mostra Mercato del Commercio, dell’Industria e dell’Artigianato a Galatina, l’evento fieristico resta un appuntamento fisso nel calendario galatinese. La prima mostra venne inaugurata il 26 giugno del 1949 dal prefetto Grimaldi alla presenza dell’allora sindaco Luigi Vallone. L’idea di realizzare a Galatina una vetrina per il commercio, l’industria e l’artigianato era

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// Due patroni e le tarantate Il 29 giugno Galatina festeggia i suoi due patroni, i Santi Pietro e Paolo, che, secondo la tradizione, fecero tappa in città durante i loro viaggi di evangelizzazione. Pietro si sarebbe fermato nel podere “Pisanello” in contrada San Vito e qui avrebbe riposato su una grossa pietra che attualmente è custodita nella chiesa Matrice. A Pietro fu quindi dedicata la chiesa Matrice e la città prese, per un certo periodo, il nome di “San Pietro in Galatina”. L’apostolo Paolo sarebbe stato, invece, ospitato in casa da un religioso galatinese, dove poi venne edificata una cappella, detta la chiesetta di San Paolo. In quella casa esisteva un pozzo, (tuttora visibile), la cui acqua aveva il potere di guarire quanti venivano morsi da animali velenosi. Al feudo di Galatina quindi, il santo concesse l’immunità dal veleno dei serpenti e da ogni altro animale velenoso, soprattutto le tarantole. Perciò, ogni anno nel giorno della festa di San Paolo, le tarantate accorrevano per invocare la guarigione. Chi accompagnasse la tarantata, attingeva acqua dal pozzo con un secchio e la dava da bere alla donna; questa ne beveva tanta da vomitarla tutta nel pozzo dove comparivano serpenti che tentavano di afferrarla. Chiusa l’imboccatura del pozzo con il coperchio il miracolo era compiuto. Agli inizi degli anni cinquanta il pozzo, con ordinanza del sindaco, venne fatto murare per motivi igienici dopo che la falda si era inaridita. Col tempo il rito delle tarantate, così tanto sentito un volta, in città, è andato via via scomparendo. stata di Carmelo Faraone ed incontrò la disponibilità di poche altre persone tra cui Vallone, che ne fu il fondatore. Divenuta Fiera Nazionale di Galatina nel 1977, venne inizialmente ospitata presso l’edificio scolastico di piazza Fortunato Ce-

sari ma, nel 1984, lasciata la vecchia sede, si trasferì nella struttura del Quartiere Fieristico, che si estende per una superficie complessiva di 31mila metri quadrati di cui 11mila metri quadrati di superficie coperta (padiglioni e palazzina uffici).

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GALLIPOLI // La carta d’identità (dati Istat 2005)

Popolazione: 21.174 abitanti (di cui 10.237 uomini e 10.937 donne) Densità per chilometro quadrato: 508,4 abitanti Numero famiglie: 7.608 Numero abitazioni: 10.696 Nome abitanti: gallipolini Segni particolari: Gallipoli è una località balneare segnalata con quattro vele nella Guida Blu di Legambiente.

a partita non si è ancora conclusa e il “sette a sette” non è il risultato della competizione, bensì il suo inizio. Sono sette, infatti, le liste per il candidato sindaco del centrodestra, Vincenzo Barba, neoeletto senatore per la Casa delle Libertà, per il quale si è fatto da parte l’uscente Giuseppe Venneri, e sette quelle per il candidato del centrosinistra, Flavio Fasano, capogruppo dei Ds in Provincia e già sindaco di Gallipoli a metà degli anni ‘90. Appoggiano Barba “Gallipoli prima di tutto”, Forza Italia, “Maestrale-Movimento politico-culturale”, “Movimento sociale-lista Rauti”, Udc, Democrazia cristiana e An; sono con Fasano, invece, Rifondazione Comunista, Laici-Radicali Rosa nel Pugno, Democratici di sinistra, “Con Flavio Fasano sindaco”, Margherita, Udeur, Verdi-Comunisti italiani. E in quello che apparentemente sembra un equo pareggio tra le parti, i colpi di scena non sono mancati. Intanto, quello in seno ad Alleanza nazionale, che ha lasciato a casa Elio Pendinelli, rappresentante storico del partito a Gallipoli, che pure aveva riscosso un risultato non di poco conto alle Politiche appena trascorse e che non ha preso bene la sua esclusione dalla competizione di fine mese. La sua assenza dai giochi, infatti, non è dovuta ad una sua mancata disponibilità, ma ad una specifica volontà del gruppo dirigente. Ma anche dall’altra parte non sono mancate le sorprese. Rispettivamente nelle liste dei Ds e di Rifondazione, compaiono, infatti, i nomi di Fabrizio Mauro e di Dario Vincenti, che da consiglieri sfiduciarono Fasano ma oggi giocano assieme a lui la partita elettorale.

L

// La città bella Il nome di Gallipoli deriva dal greco “kalos” e “polis”, cioè “bella città”. La fondazione della città è, infatti, avvenuta con buone probabilità, ad opera di coloni greci provenienti dalla Sicilia o a nuclei di abitanti messapici originari di Alezio. Nella sua storia, Gallipoli fu oggetto di 18 il tacco d’Italia

Fasano-Barba: diverse dominazioni straniere: fu conquistata dai romani nel 265 a.C, saccheggiata dai vandali nel 450 e da Totila nel 542 d.C, e successivamente riedificata dai greci dell’impero romano d’Onesti che la dotarono di fortificazioni e se ne servirono come porto d’attracco della loro flotta; occupata dai normanni nel secolo XI, fu dominata da svevi, angioini ed aragonesi. Conquistata dai veneziani nel 1484, ritornò agli aragonesi l’anno successivo. Nel 1501 subì l’assedio degli spagnoli, e nel 1528 dei francesi. Fece infine parte del Regno di Napoli; fu, infatti, Ferdinando II di Borbone ad avviare la costruzione del porto.

// Città vecchia e nuova Gallipoli, città ionica, sorge sulla costa occidentale della penisola salentina e si affaccia nel golfo di Taranto. Caratteristica della città è la sua divisione in due zone distinte: la “città vecchia” e il “borgo nuovo”. Il centro storico ha origine su un’isola calcarea collegata alla terraferma da un ponte in muratura. Guardando verso nord da qui, è possibile scorgere una parte della costa neretina, mentre a sud è ben visibile la baia formata dal promontorio del Pizzo. Nei pressi della costa, ad ovest, si trovano lo “scoglio dei piccioni”, e l’“isolotto del campo”; in giornate particolarmente limpide è possibile distinguere i profili dei monti della Sila, mentre a sud-ovest appare chiara l’isola di Sant’Andrea col grande faro costruito nel 1866. Attraversando il ponte, è l’ultimo baluardo del passato, la fontana greco-romana più antica d’Italia, lascia il posto al grattacielo che dà il benvenuto nel

“borgo nuovo” a chi proviene da corso Roma, via nevralgica che divide la città nuova in due tronconi, detti “di scirocco” e “di tramontana”. Qui le moderne costruzioni hanno in gran parte sostituito i palazzi di fine ‘800 le numerose attività commerciali e le strutture turistiche sono pronte ad accogliere le circa 200mila presenze estive.

// Identikit del gallipolino Scriveva Mainsen: “I gallipolitani sono dotati di belle forme. L’ovale della faccia rammenta il tipo greco; il naso regolarmente scende sulla bocca, che in generale è piccola, graziosamente tagliata e fornita di denti bianchissimi; piccolo mento ben tornito; tutto dà vetustà all’insieme del volto. La tinta, negli uomini del volgo, generalmente è bruna, ma animata da un leggero incarnato. Le persone civili hanno una tinta candida, specialmente il gentil sesso. Le donne in generale sono di belle forme, ricche di chiome, vivaci degli occhi. Nei paesi vicini è proverbiale la bellezza delle donne gallipolitane. La statura è generalmente alta, proporzioni regolari, pochissime si riscontrano le deformità. Lo sviluppo chiaramente vedesi esser rapido e tale da giudicare un giovane che conta appena tre lustri. Le giovani avere sogliono uno sviluppo assai precoce; esse giungono alla pubertà dai 12 ai 14 anni. Le più agiate appartengono alla prima età. La popolazione di Gallipoli è vivace, allegra, rispettosa, onesta, frugale e amante dei forestieri, siccome quella che, data generalmente ai traffici, sempre si trova in continua occasione di trattare con essi”.

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GALLIPOLI

a: sette a sette // Un calendario di fuoco L’intero calendario è costellato, per i gallipolini, da occasioni per far festa. Si inizia proprio a Capodanno, quando l’anno vecchio, sotto forma di fantoccio abbigliato da signore della buona società di un tempo, viene dato alle fiamme insieme con la valigia dei giorni passati. Fiamme anche il primo giorno di Carnevale, che coincide con il giorno di “S. Antonio te lu porcu”. In questa circostanza, ci pensano le “focareddhe” a propiziare i nuovi raccolti. Quando poi muore il Carnevale (quello di Gallipoli è il secondo per importanza in Puglia, dopo Putignano), si fa grande compianto della maschera locale, “u Titoru”, la parodia dell’uomo ordinario. Ed è ancora fuoco, a fine Quaresima, quando a bruciare sono le “Caremme”, devote dell’astinenza e della rinunzia che, fino al giorno del rogo, vengono sospese su fili tesi da un capo all’altro delle stradine del centro antico. Quando anche Pasqua è passata e l’estate è ormai alle porte, la città si prepara a ricevere i vacanzieri che abbiano scelto il Salento per il proprio relax. Durante la stagione estiva, infatti, la città vive un periodo di grande euforia; le occasioni di svago sono tante, come la cuccagna sull’acqua, ad esempio, che segna l’apice della festa di S. Cristina (24 luglio). Con l’arrivo della stagione autunnale, a Gallipoli è già Natale. E’ infatti il 15 ottobre, festa di S. Teresa, quando un’orchestra gira, ancor prima dell’alba, per le vie del centro antico ed esegue una delicata pastorale, che caratterizza anche tutte le altre devozioni della pietà cittadina: S. Ce-

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cilia (22 novembre), S. Andrea (30 novembre), l’Immacolata (8 dicembre) e S. Lucia (13 dicembre).

// Il Premio Barocco Il Premio Barocco è un evento estivo di carattere internazionale, con origini assai lontane, visto che la prossima edizione sarà la numero 37. Patron del Premio è Fernando Cartenì, che l’ha concepito come un’occasione per conferire un particolare riconoscimento a quelle personalità del cinema, della musica, della scienza, della letteratura e della cultura in genere, che abbiano reso grande il nome dell’Italia all’estero. Inoltre la “festa dell’estate”, che negli anni è andata sempre crescendo in dimensioni ed eco, si è arricchita della partecipazione di personaggi di altissimo livello e viene trasmessa su Raiuno, direttamente dalla darsena del porto romano di Gallipoli.

Gallipoli. A Flavio Fasano hanno affidato un compito arduo: fermare la prepotente avanzata di Vincenzo Barba. Il candidato del centro-sinistra era destinato a diventare l’uomo da battere in queste interessanti elezioni Comunali. Invece, a sorpresa, la Casa delle Libertà ha deciso di affidarsi al neo senatore di Forza Italia, vero fenomeno delle ultime consultazioni elettorali. La partita ora è sicuramente più equilibrata. L’imprenditore ci ha preso gusto: vuole vincere anche questa sfida. Non gli basta governare indirettamente la città (un senatore della Repubblica può avere le qualità per farlo), vuole insediarsi direttamente in Municipio. “Tagli agli sprechi” è stato il suo primo

// Due santi per la città bella San Sebastiano e Sant’Agata sono i due patroni della città bella. I festeggiamenti per il primo ricorrono il 20 gennaio; la seconda viene ricordata nei giorni 4 e 5 febbraio. La sera del 20 gennaio, una solenne processione sfila per le strade della città vecchia in onore del santo. A questa prendono parte tutte le confraternite della città in abiti tradizionali. In processione, oltre al busto in argento di San Sebastiano, viene portato anche quello di Sant’Agata. La leggenda narra che questa santa sia giunta sulle spiagge di Gallipoli a bordo di un vascello spinto dal vento di scirocco, e che, dopo una breve permanenza nella cattedrale, essa abbia ripreso la navigazione fino alle coste della Sicilia, spinta, stavolta, dal vento di tramontana. Nei giorni dedicati a Sant’Agata, nella cattedrale si celebra un solenne rituale, durante il quale il vangelo viene letto in latino e in greco, ricordando il periodo in cui Gallipoli ha osservato tale rito.

messaggio lanciato agli elettori. E detto da uno che non bada a spese fa un certo effetto. La vera sfida di Barba, se dovesse vincere anche queste elezioni, è amministrare la città e contemporaneamente garantire la presenza a Palazzo Madama. Data l’esigua maggioranza del centro-sinistra in quel ramo del Parlamento, ai senatori di Forza Italia è vietato assentarsi per i prossimi cinque anni. Il candidato dell’Unione ha dalla sua l’esperienza maturata negli anni ’90 quando ha ricoperto la carica di sindaco, periodo che ha coinciso con una crescita vertiginosa della città. zx Enzo Schiavano il tacco d’Italia 19


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Flavio Fasano: insieme per il rilancio della città G

uardare al futuro con uno spirito nuovo, individuare e cogliere tutte le opportunità di sviluppo, ritrovare la fiducia, la coesione e l’ambizione di un tempo, sono i temi al centro del programma di Flavio Fasano per il governo di Gallipoli dal 2006 al 2011. La città si trova di fronte a scelte decisive, per le quali non trovano posto slogan demagogici o facili entusiasmi. C’è invece bisogno di mettere in moto le nostre risorse migliori per costruire una visione di futuro condivisa, con entusiasmo e ottimismo, ma anche con competenza, professionalità e conoscenza del territorio. Il rilancio dell’economia è l’obiettivo prioritario. Le nostre grandi potenzialità (turismo in primo luogo, ma anche commercio, pesca, artigianato, cultura, terziario avanzato) mancano di un elemento di coordinamento e valorizzazione nell’ambito del “Sistema Salento”. Gallipoli può diventare “Porta d’Oriente”, lo snodo finale di una più complessiva visione di integrazione mediterranea portata avanti in maniera armonica a livello provinciale e regionale.

Guardare complessivamente alle opportunità strategiche di sviluppo e benessere, non significa tralasciare i problemi operativi della quotidianità. E in tal senso Flavio Fasano è garante di una forte azione moralizzatrice e dell’adozione di rigidi criteri meritocratici. Una città che guarda al futuro con ambizione non può permettersi di lasciare indietro i più deboli. Questa convinzione etica e culturale, ha ispirato la stesura del programma del Sindaco Fasano, il quale muoverà tutte le leve a disposizione dell’Amministrazione comunale. L’impegno è quello di puntare su: Trasparenza, come valore di efficienza e servizio ai cittadini; Partecipazione, per garantire a tutti l’accesso ai diritti; Lavoro, per un’occupazione dignitosa e stabile in un’economia dinamica; Sostenibilità, cioè un turismo che diffonde benessere duraturo rispettando l’ambiente. Il programma di governo, definito con il contributo attivo di tanti cittadini e di tutte le forze politiche e sociali della coalizione, è stato solen-


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nemente sottoscritto da tutte le liste che ne hanno condiviso le linee ideali e le soluzioni operative. Esso presenta molte novità, molti stimoli e proposte, nella consapevolezza che c’è ancora molto da fare per la nostra città. L’esperienza amministrativa di alcuni esponenti del Centrosinistra, arricchita dalla presenza qualificata della nostra “cittadinanza attiva” che ha voluto impegnarsi direttamente a questo “Progetto per Gallipoli”, rappresentano una sintesi vincente di concretezza e capacità di pensare in grande, di capacità di progettazione e costanza nel perseguire i risultati. Purtroppo, per l’incuria con cui in questi anni è stata amministrata la nostra città, non troveremo una situazione Amministrativa facile. a cura di Nerò Comunicazione

Ma quel che è certo è che lavoreremo TUTTI INSIEME per l’unico obiettivo, quello di far RITORNARE la NOSTRA CITTA’ PROTAGONISTA.


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LIZZANELLO // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 10.674 abitanti (di cui 5.207 uomini e 5.467 donne) Densità per chilometro quadrato: 406,3 abitanti Numero famiglie: 3.633 Numero abitazioni: 3.769 Nome abitanti: lizzanellesi

Due aspiranti alla poltrona ono due le liste per altrettanti candidati alla carica di sindaco nel Comune di Lizzanello. L’ex, Renato Stabile, esponente del centrodestra, cercherà di riconfermarsi alla guida dalla città, presentandosi alla competizione elettorale sorretto dalla lista “Alleanza democratica per Lizzanello e Merine”; lo sfida Costantino Giovannico, appoggiato dalla lista di centrosinistra “Uniti per Lizzanello e Merine”.

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// Il culto di S. Lorenzo Il protettore di Lizzanello è S. Lorenzo Martire, che si festeggia il 9 ed il 10 agosto con luminarie, bande, fuochi d’artificio e relativa fiera. Il 19 gennaio se ne festeggia il patrocinio con l’accensione di un falò sin dalla notte prima, in ricordo dello scampato pericolo di uno dei terremoti (probabilmente quello del 19 gennaio 1833), verificatisi nel Salento nel diciannovesimo secolo. Il falò ricorda i fuochi che i lizzanellesi, fuggiti dalle loro case per la scossa sismica, accesero nei campi per scaldarsi nella notte. La devozione a S. Lorenzo ha come segni tangibili a Lizzanello la vecchia chiesa a lui dedicata nel fondo” Cigliano” e ormai distrutta, il monumento in onore del santo nella piazza a lui dedicata, la chiesa di S. Lorenzo Nuovo, la grande statua in cartapesta, opera di Pietro Surgenti, più noto in paese come “

mesciu Pietru te li Cristi” (1782), ed un quadro raffigurante il martirio del santo, da molti attribuito allo Spagnoletto (Joseph de Ribera), trafugato dalla chiesa omonima e poi, fortunatamente, rinvenuto. Un’altra statua di S. Lorenzo in pietra si trova sull’altare maggiore nella chiesa in suo onore. Ma molto venerata a Lizzanello è anche la Madonna; il paese festeggia, infatti, l’Immacolata Concezione (8 dicembre), alla quale è dedicata una cappella, l’Annunciazione (25 marzo) cui è intitolata un’altra cappella, la Madonna di Lourdes (11 febbraio), la Madonna di Fatima (13 maggio), la Vergine Addolorata (venerdì della settimana di passione e 15 settembre), la Madonna del latte, più nota come Madonna “te lu Mariu” (12 settembre) alla quale è intitolata una terza cappella, la Madonna della Salute (terza domenica di ottobre).

// Un calendario tradizionale Nella vita di Lizzanello ampio spazio è riservato ancora oggi alle tradizioni, che caratterizzano il folklore e la storia del Comune. “La focara”, ad esempio, è il falò che si accende la sera del 18 gennaio, vigilia della festa del patrono del paese, Lorenzo, in ricordo dello scampato pericolo in occasione del terremoto del 1833; “lu cannarutu”, è una tradizione tipica del martedì grasso di Carnevale e consiste nell’ afferrare con la bocca e con gli occhi bendati un uovo sodo legato ad un filo; sempre del periodo di Carnevale è “lu Paulinu”, il pupazzo di paglia che, viene bruciato quando il periodo

carnevalesco volge a conclusione; un altro pupazzo tradizionale è “la Quaremma”, che, vestito di nero, viene appeso per le strade, con ai piedi una “marangia” (arancia amara) in cui sono fissate tante penne di gallina quante sono le settimane di Quaresima. Ad ogni settimana che passa, viene estratta una penna. Piatti della tradizione sono la pasta “culla puddhica”, ovvero la pasta condita con la mollica di pane fritta nell’olio, tipica del periodo quaresimale; “le panareddhe”, cestini di pasta, salata o dolce, con dentro una o più uova sode, da consumare in campagna il giorno di Pasquetta; “li muerticeddhi”, i regali soprattutto mandorle, noci, fichi secchi, melagrane, che nei primi due giorni di novembre vengono offerti ai bambini che passano casa per casa; “la pucciteddha” è il pane fatto in casa e cotto al forno a legna, imbottito con tonno o pesciolini sottaceto che si consuma il giorno della vigilia dell’Immacolata (7 dicembre); “lu cunsulu” è il pranzo offerto da amici e parenti ai familiari di una persona deceduta da poco, per consolarli; “lu chinu”, è un piatto tipico del periodo pasquale, che si prepara con pane casereccio raffermo, uova sode e crude, formaggio pecorino fresco e stagionato, brodo e carne di gallina disossata, trippa, olio e buccia di limone grattugiata. Il tutto si impasta e si cuoce nel forno a legna nella “taieddha” (recipiente di terracotta smaltata a sponda bassa); “li muersi”, sono un piatto povero, preparato con gli avanzi di piselli secchi già cotti, olio e pane casereccio fritto nell’olio; infine, “la spicanarda” è un tipo di pastina fatta a mano a forma di ago di rosmarino, che si condisce con il sugo di baccalà e si consuma il giorno della vigilia di Natale.

I-73030 Santa Maria di Leuca – Parco Costiero Penisola Salentina – Tel. 0833 758242 – Fax. 0833 758246 I-73014 Gallipoli – Riserva Naturalistica Torre del Pizzo – Tel. 0833 202536 – Fax. 0833 202539 www.attiliocaroli.it - info@attiliocaroli.it – skype: centroprenotazionicarolihotels


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MELISSANO Melissano. In uno dei comuni più “rossi” della Provincia, il centro-sinistra sfida la tradizione e si presenta diviso in tre tronconi. Il sindaco uscente, Sergio Macrì, si ripresenta al comando della civica “Melissano Città Nuova” ed è sostenuto dal movimento “La Sinistra Democratica” e da Rifondazione comunista. Un altro ex sindaco, Roberto Falconieri (Margherita), guiderà la lista “Democratici per Melissano-Falconieri sindaco” for-

mata da candidati espressione della società civile. Il resto del centro sinistra (Ds, Sdi-Rosa nel Pugno e Udeur) saranno rappresentati nella civica “Unione per Melissano” che candida Silvana Scarcella alla carica di sindaco. La Casa delle Libertà è riuscita a raggiungere un’intesa e si presenterà unita, trovando la convergenza decisiva sull’ex consigliere regionale Roberto Tundo che guida la lista “Melissano Cambia–Tundo sindaco”. zx E. S.

Destra unita; la sinistra si fa in tre N é il numero delle liste in corsa alle amministrative melissanesi, nè la loro composizione hanno sorpreso più di tanto: il centrosinistra si presenta in campo spaccato in tre, mentre il centrodestra appare unito; questa situazione potrebbe minare la tradizionale fede di centrosinistra del Comune melissanese. Il sindaco uscente, Sergio Macrì, dimissionario dallo scorso marzo, quando gli subentrò il commissario prefettizio al governo del Comune, tenta la conferma, capeggiando la lista civica “Melissano Città Nuova”, dove convergono il movimento “La Sinistra Democratica”, Rifondazione comunista ed esponenti della società civile. Diversi i nomi noti, come gli assessori uscenti Ezio Tenuzzo, Rolando Cuna, Vito Capone e Salvatore Rimo. Prima presente, ma poi assente, perché ha ritirato la propria candidatura, Alessandro Tenuzzo. Un ex anche a capo della lista civica “Democratici per Melissano – Falconieri Sindaco”: si tratta, appunto, di Roberto Falconieri (Margherita). I candidati del suo gruppo sono per lo più espressione della società civile. La terza lista di orientamento di centrosinistra è “Unione per Melissano”, della quale fanno parte Democratici di sinistra, Sdi-Rosa nel Pugno e Udeur. A guidarla non Franco Fasano, preside dell’istituto “Botazzi” di Casarano, come si sentiva dire qualche giorno prima della consegna dei nomi, ma Silvana Scarcella, medico dirigente della Asl. Con lei, gli assessori uscenti Gianni Piscopiello e Matilde Surano. Anche la Casa delle Libertà si presenta con una civica, “Melissano Cambia – Tundo Sindaco”, capeggiata da Roberto Tundo, ex consigliere regionale di Alleanza nazionale, sostenuto da An, Forza Italia e dal movimento “Melissano in Movimento”.

// La terra malsana nello stemma Per anni si è ritenuto che il toponimo “Melissano” derivasse dalla pianta di melissa, rappresentata sullo stemma comunale insieme all’ape e alle carrube in ricordo, in particolare queste ultime, dell’antico emblema del paese

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raffigurante un albero di carrubo; la radice invece riguarda il territorio del centro, “Malesanum”, cioè terra malsana e i toponimi vicini come “Paduli” e “Vora” ne sono la conferma. Dopo l’abolizione della feudalità, Melissano divenne frazione di Taviano, poi di Casarano e solo nel 1921 Comune autonomo. Agli anni trenta risale il “risanamento igienico” dell’abitato che rase al suolo gran parte del centro antico.

// Olio e vino A partire dagli ultimi decenni dell’ Ottocento Melissano, in seguito all’impianto dei vigneti, divenne un palo di attrazione per gli abitanti dei Comuni limitrofi e punto di riferimento per gli operatori vitivinicoli della Provincia. Il paese è, infatti, tra i maggiori produttori di vino ed olio. La sua cantina cooperativa (la prima del Salento, fondata nel 1940 in nome di re Vittorio Emanuele III) spicca per i suoi vini rinomati, prodotti in modo naturale come all’origine. Caratteristica è la campagna sul versante orientale del paese sottoposta, diversi decenni fa, ad una profonda bonifica perchè ex palude; essa, oggi, invece offre una concreta dimostrazione della produzione cittadina di vino ed uva da tavola.

// Un dialetto quasi fellinese Il dialetto melissanese è molto simile al fellinese: entrambi presentano una prevalenza, nella sillaba precedente quella accentata, della vocale i al posto della a, che invece si riscontra nel dialetto dei paesi vicini. Ciò si spiega con l’effettivo contatto tra le due popolazioni, nell’antichità. Il territorio di Felline, infatti, era spesso oggetto di incursioni provenienti dal mare; i suoi abitanti, per questa ragione, si affrettarono a lasciare il paese rifugiandosi i direzione di Melissano, anziché in direzione di Alliste, che non offriva il vantaggio della distanza dal mare. Si può inoltre ipotizzare che Melissano abbia scelto come suo protettore Sant’Antonio da Padova, perché questi era venerato dai primi melissanesi, originari dei Comuni limitrofi, nelle parrocchie di provenienza, ma non è da escludere che si

// La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 7.492 abitanti (di cui 3.634 uomini e 3.858 donne) Densità per chilometro quadrato: 599,5 abitanti Numero famiglie: 2.619 Numero abitazioni: 3.309 Nome degli abitanti: melissanesi

sia trattato di una scelta del clero locale, tenuto conto della diffusione del culto antoniano. Nelle zone limitrofe, come Ugento e Felline, i cui abitanti molto probabilmente furono i fondatori di Melissano, il culto per S. Antonio era assai forte. E’ certo, comunque, che nel 1612 nella chiesa parrocchiale di Melissano, ingrandita, restaurata ed ornata, fu edificato l’altare di S. Antonio sul quale fu posto un dipinto recentemente restaurato. Sulla stessa opera è riprodotto lo stemma del marchese Jacopo De Franchis che avendo acquistato nel 1614 il Casale, commissionò la tela del protettore. Il santo vi è rappresentato con i simboli dell’iconografia tradizionale: giglio, libro e Gesù Bambino.

// In onore di Sant’Antonio “Fortunata sei tu Melissano d’aver scelto a celeste Patrono chi di gemme ha cosparso il suo trono ed è ricco di tutti i tesor. I Tuoi Padri da fede guidati quando assursero a libera vita al Rosario cercarono aita ad Antonio fidarono i cuor”. (don Salvatore Tundo, 1931)

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NOCIGLIA // La carta d’identità (dati Istat 2001) Popolazione: 2.587 abitanti (di cui 1.217 uomini e 1.370 donne) Densità per chilometro quadrato: 243,9 abitanti Numero famiglie: 952 Numero abitazioni: 933 Nome degli abitanti: nocigliesi

l momento della presentazione delle liste per la competizione amministrativa a Nociglia, nessuno si sarebbe aspettato il nome di Giuseppe Fino, ex Margherita dichiaratosi indipendente, spuntato quasi all’ultima ora, alla guida della lista civica “Paese Nuovo”, con orientamento di centrodestra. Antonio Ruggieri, sindaco uscente, che tutti avrebbero dato per certo nella gara di fine mese è invece assente, non comparendo neppure tra gli aspiranti consiglieri. Si oppone a Fino, Giuseppe Fracasso, già sindaco, sostenuto dalla lista civica con ispirazione di centrosinistra, “Uniti per Nociglia”.

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// Dal Belvedere a Nociglia I primi abitanti di Nociglia hanno trovato rifugio e sussistenza nel vastissimo bosco di Belvedere dove dovevano sorgere pochi e dispersi casolari, rifugi dei contadini, che si trovavano vicino alle fornaci di tegole o nelle immediate vicinanze del bosco poiché in esso facevano legna, carboni e, con i giunchi che crescevano nelle zone paludose o lungo i canali d’acqua piovana che scendevano dalle colline, canestri, panieri, ceste. Di questi agglomerati non è rimasta traccia sino a quando chi l’abitava non si è raccolto intorno a qualche piccola chiesa, o sino a quando, qualche eremo basiliano non ha richiamato i contadini attorno ad un sentimento religioso. Dovevano sorgere all’interno del bosco i casali di Torricella, del castello di Belve-

La sorpresa e la conferma dere, di Santo Stefano e di San Donno. San Donno e Santo Stefano erano dei casali su cui decimava la mensa vescovile di Castro, prima che, una volta distrutti , passassero alla parrocchia di Nociglia. Essi dovevano sorgere nelle vicinanze della contrada Fontana, tuttora esistente, perché offriva il materiale, col suo terreno argilloso, per realizzare tegole e stoviglie che venivano cotte nelle stesse fornaci di Nociglia. E proprio nella zona di San Donno è stato trovato un ripostiglio di monete romane d’epoca repubblicana databili al 124-92 avanti Cristo. Si tratta di 58 denari, attualmente conservati nel Museo Nazionale di Taranto, trovati il 28 dicembre 1836 sul fondo detto bosco di Belvedere.

// Due modi per dire nocigliesi Due sono gli appellativi mediante i quali venivano indicati, soprattutto dai paesi vicini, i nocigliesi. Si tratta di “craunàri” e “furcunàri”, entrambi soprannomi collegati a due delle attività più praticate dagli abitanti del centro salentino nel passato. L’attività di carbonari “craunàri” derivava dalla vicinanza del vasto bosco di Belvedere nel quale i nocigliesi tagliavano e raccoglievano i rami secchi degli alberi del bosco che venivano trasformati in carboni. L’appellativo di “furcunàri”, invece, deriva dalla coltura dell’orzo e dell’avena e dal particolare modo di procedere per ottenere la separazione dei chicchi dalle spighe.

// Tutti a tavola per S. Giuseppe Si chiama “la taulata” ed è il rito della Sacra Famiglia che si rinnova; si tratta, purtroppo, di un’usanza che tende a scomparire negli anni. Ogni anno, il 19 marzo, in occasione della ricorrenza di S. Giuseppe, ogni famiglia nocigliese offre un pranzo a tre o cinque poverelli fino a sfamarli a dovere. Il numero di tre riprende quello dei componenti la Sacra Famiglia; il numero di cinque si riferisce alla Sacra Famiglia con Anna e Gioacchino. L’abbondante pranzo della “taulata” è composto da nove piatti. Nell’ordine, sono: “pampasciuni lessi” sottaceto; “stoccapisce” (merluzzo essiccato al sugo); “caulifiuri” (cavolfiori lessi e poi soffritti e conditi con pepe); “massa” (pasta fatta in casa simile alle tagliatelle, condita con pane grattugiato e zucchero soffritti); “fave nette” (fave pulite della buccia e tritate, condite con olio e pepe); “maccarruni”, ovvero i bucatini, conditi con pane grattugiato e miele con sopra o un “saracu” (sarago), o una “opa” (vopa) fritti; “fritti” (impasti di farina ripieni di cavolfiori o di sarago a pezzettini; le “pittule” tipiche del Natale); “saracu” (sarago fritto); pane (pane benedetto di media dimensione con una croce sopra). A questi piatti vengono aggiunti la frutta, il finocchio e qualche buon bicchiere di vino di produzione locale. Prima di offrire il pranzo agli ospiti denominati “santi”, la padrona di casa recita il rosario, mentre i suoi familiari aspettano in un’altra stanza. Durante il pranzo, tutti gli invitati sono obbligati ad assaggiare tutte le nove pietanze in segno di devozione a S. Giuseppe. Alla fine del pranzo, la padrona di casa dona ai componenti della Sacra Famiglia un piatto di “maccarruni” con il sarago fritto, una ciambella di pane benedetto, un finocchio e un piatto di “massa”. I poveri del paese, cui anticamente andavano i piatti della “taulata”, in ringraziamento per il pasto offerto, recitavano una preghiera in favore dei defunti della famiglia offerente.


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PATÙ

// La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 1.721 abitanti (di cui 792 uomini e 929 donne) Densità per chilometro quadrato: 204,2 abitanti Numero famiglie: 646 Numero abitazioni: 1.315 Nome abitanti: patuensi o veretini

Un “déjà vu” alle urne A Patù si ripropone una situazione già vista. Si contendono, infatti, la carica di primo cittadino del centro salentino i candidati Francesco De Nuccio e Angelo Galante, che si sono già scontrati nella scorsa tornata elettorale, quando però gli aspiranti sindaco erano quattro. In questo caso, il primo capeggia una lista civica, “Uniti per Patù”, nella quale convergono le forze del centrosinistra e diversi esponenti della società civile.Il secondo, sindaco uscente, è alla guida di una coalizione di centrodestra, “Continuità per Patù”, che ripropone anche assessori e consiglieri comunali della scorsa amministrazione.

// Un territorio condiviso Fondata probabilmente dai profughi di Vereto, distrutta nel nono secolo dai sara-

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ceni, se ne condivisero la proprietà la Curia vescovile di Alessano ed il principe d’Aragona di Cassano, sino alla soppressione della feudalità nel 1806. Di importantissimo valore è il reperto archeologico detto “Centopietre”, la cui origine è variamente attribuita dagli studiosi ora ai messapi, ora alla civiltà del bronzo, ora ad epoca altomedievale. Usato probabilmente come luogo di culto durante il Medioevo, questo edificio presenta le caratteristiche di un tempio a due navate con pilastri che sostengono le pietre della copertura per mezzo di un architrave, e conserva resti di affreschi bizantini. Di notevole pregio è anche la chiesa romanica di San Giovanni, ripetutamente restaurata, a tre navate, della quale sono giunti sino ad oggi, assai danneggiati, affre-

schi e pitture d’epoca bizantina di difficile interpretazione. Da visitare, infine, per chi si trovasse in questo piccolo centro salentino, il castello munito di quattro torrioni angolari, risalente al sedicesimo secolo.

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POGGIARDO // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 6.172 abitanti (di cui 2.935 uomini e 3.237 donne) Densità per chilometro quadrato: 306,8 abitanti Numero famiglie: 2.447 Numero abitazioni: 2.648 Nome abitanti: poggiardesi

lla fine non ce l’hanno fatta a trovare l’intesa che, forse, non hanno cercato, poi, più di tanto, i quattro candidati alla poltrona di sindaco di Poggiardo. Il risultato sono quattro liste, ognuna a supporto di un diverso aspirante primo cittadino. L’uscente Silvio Astore capeggia la sua “Per Poggiardo e Vaste – Sviluppo nella continuità”, appoggiato da Forza Italia, parte dell’Udc e diversi esponenti della società civile. Aurelio Gianfreda, anche lui già sindaco di Poggiardo, è a capo della lista di centrosinistra “Centrosinistra – Ulivo”, dove convergono Ds, Margherita, Sdi e Comunisti italiani. Giuseppe Orsi, con “L’altra Poggiardo” propone un’altra lista, anch’essa di centrosinistra. È sostenuto da Alleanza nazionale, invece, il consigliere uscente Alessandro De Sanctis, alla guida della lista civica “La svolta – Lista civica per Poggiardo e Vaste”.

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// Nata per caso Narra la leggenda che Poggiardo abbia avuto origine dopo la distruzione dei casali Puzze, Soranello e Casicalvi, ubicati in prossimità di Vaste, quando gli abitanti superstiti, trovandosi in disaccordo su luogo da scegliere per l’insediamento del nuovo abitato, assegnarono la scelta alla 28 il tacco d’Italia

sorte: pungolato, perciò, un bue, essi decisero che dove l’animale si fosse fermato, lì sarebbe sorto il nuovo centro, circostanza che si tramanda nello stemma. Non si può indicare una vera e propria data di fondazione di Poggiardo, in quanto si è trattato più che altro di un lento e progressivo insediamento di genti che, già dai primi villaggi rupestri bizantini, proseguì durante tutta l’età di mezzo e sino al periodo angioino, quando la fisionomia dei paese assunse un aspetto definito. Numerosissime sono le vicende storiche di cui Poggiardo fu teatro e le genti che si susseguirono sul suo territorio: messapi, romani e bizantini, ma anche normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli e borboni.

// Dal centro al borgo Il centro storico ha potuto beneficiare di un’espansione viaria del centro moderno verso altre aree, mantenendo così intatta l’antica struttura. La cinta muraria risale al quindicesimo secolo, quando la superficie circoscritta misurava appena 1,7 ettari, spazio sufficiente per la popolazione dell’epoca: ma con l’aumento demografico, l’antico nucleo non bastò più, ed ecco che nacque il “borgo”, con le case “a corte”. Il 1537 vide la distruzione per mano turca della vicina Castro, ed il conseguente trasferimento a Poggiardo della sede vescovile; questo accrebbe notevolmente l’importanza della cittadina, al punto di farne sede privilegiata per nobiltà locale e alte cariche religiose. Ne derivò una fioritura di ville e palazzi gentilizi riccamente decorati, ancora oggi visibili per le vie del paese. Uno dei monumenti più rappresentativi di Poggiardo, per antichità ed imponenza architettonica, è il palazzo ducale Guarini. La parte più antica dell’edificio, ossia la torre rivolta al mare, fu edificata nel 1300, sotto dominazione angioina; la famiglia Guarini ne prese possesso nel 1466, ampliandone significativamente la

Candidati senza intesa

struttura, che perse la forma di castello feudale, per ingentilirsi nella nuova funzione non più solo difensiva. Non molto resta del periodo in cui Poggiardo fu sede della curia vescovile di Castro: il palazzo vescovile, edificio cinquecentesco, fu nei secoli successivi utilizzato prima come caserma, poi come tabacchificio, per arrivare ai nostri giorni irrimediabilmente compromesso. Ricco è il patrimonio dell’architettura religiosa; la chiesa di S. Francesco, eretta nel ‘500 assieme al convento, ha conosciuto negli anni l’abbandono, sino al parziale crollo, per essere oggetto di restauri nella seconda metà dell’ottocento. Sebbene la chiesa sia votata al santo d’Assisi, gli abitanti di Poggiardo ancor oggi vi celebrano la festa dei Santi Cosma e Damiano. La cappella della Madonna della Grotta è l’edificio sacro più antico di Poggiardo, tra quelli giunti fino ad oggi. L’edificio religioso di maggior rilievo è però la chiesa parrocchiale della Trasfigurazione, con la quale s’inaugura lo stile barocco a Poggiardo. Essa ha origine architettonica assai antica, databile al 1300. Nel diciottesimo secolo la chiesa fu interessata da una quasi totale ricostruzione: così lo stile barocco si sposa con soluzioni architettoniche di grande originalità. Tra le numerose tele conservate nella chiesa, emerge la Madonna dei Rosario, attribuita a Corrado Giaquinto.

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PORTO CESAREO

// La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 5.059 abitanti (di cui 2.501 uomini e 2.558 donne) Densità per chilometro quadrato: 127,3 abitanti Numero famiglie: 1.786 Numero abitazioni: 1.867 Nome abitanti: portocesarini Segni particolari: il Comune di Porto Cesareo è una località balneare segnalata con tre vele nella Guida Blu di Legambiente

Scelta tra civire liste, tutt’e tre civiche, si contenderanno i piani alti del Palazzo comunale di Porto Cesareo nella competizione dei prossimi 28 e 29 maggio. Luigi Canizza, sindaco uscente, si presenta alla testa del movimento “Arcobaleno per Luigi Fanizza sindaco”, del quale fanno parte molti degli assessori e dei consiglieri uscenti; Vito Foscarini è a capo del gruppo “Porto Cesareo e Marine”, dove converge l’ex minoranza consiliare; mentre Felice Greco è il leader della lista “Onda lunga Democrazia e Sviluppo”, di orientamento moderato di centro.

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// Tra abbandono e turismo Porto Cesareo o Cesarea romana fu, molto probabilmente, sede di un “emporium” frequentato da marinai di provenienza greca, in cui si sono trovate, oltre ad un’area dedicata alla dea Thana, statuette votive e pezzi di ceramica. Non è escluso che taluni elementi negativi, come le vaste zone paludose e le scorrerie di pirati, nel corso dei secoli abbiano scoraggiato uno

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sviluppo demografico. Non mancò la presenza dei basiliani, poco prima dell’anno Mille, i quali istituirono l’abbazia di S. Maria de Cesarea, sopravvissuta fino al quindicesimo secolo. A partire dalla metà del 1500, con la fortificazione lungo tutto il territorio di torri costiere, si mise in moto il graduale processo di una frequenza di pescatori provenienti da luoghi limitrofi, soprattutto tarantini. Nel 1570 fu ultimata la torre di Cesarea, di dimensioni più ampie rispetto alle altre, che circa mezzo secolo dopo fu smembrata per un difetto di costruzione e poi riedificata nel 1622. Lentamente, pe-

rò, anche Cesarea o Torre Cesarea subì un periodo di abbandono, con la consequenziale avanzata di zone paludose. Cominciò a ripopolarsi verso la fine del diciottesimo secolo e l’inizio del diciannovesimo, quando venne costruita la chiesa di Santa Maria. Con la bonifica dell’Arneo, nel periodo fascista, si registrò un sensibile incremento demografico e il centro, ormai denominato Porto Cesareo, divenne meta di manodopera qualificata esterna. Intanto iniziò a manifestarsi il primo turismo balneare, e si sviluppò anche l’abitato, dapprima concentrato nel tratto della costa attorno alla torre. Questo nuovo stato di cose indusse i residenti a chiedere, e ottenere nel 1975, l’autonomia dal Comune di Nardò, di cui era frazione.

// Una costa da proteggere La costa dell’area marina protetta “Porto Cesareo” conserva ancora intatti alcuni tratti che consentono una corretta valutazione alla sua evoluzione naturale. Tale fenomeno ha sensibilmente incentivato lo sviluppo di studi di dinamica ambientale tanto che, già a partire dal 1971, Pietro Parenzan sollecitò le autorità competenti a salvaguardare questi lembi di costa, caratterizzati da cordoni di altissime dune, ghetti, saline e particolari sprofondamenti del terreno di origine carsica, detti “spunnulate”.

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SAN CASSIANO SOGLIANO CAVOUR // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 2.188 abitanti (di cui 1.070 uomini e 1.118 donne) Densità per chilometro quadrato: 258,2 abitanti Numero famiglie: 787 Numero abitazioni: 970 Nome abitanti: sancassianesi

Polimeno contro Polimeno

// La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 4.151 abitanti (di cui 1.996 uomini e 2.155 donne) Densità per chilometro quadrato: 790,9 abitanti Numero famiglie: 1.950 Numero abitazioni: 1.749 Nome abitanti: soglianesi

Sfida a due S ue liste e due candidati sindaco a San Cassiano. Con la lista di centrodestra “Insieme per San Cassiano” si ripropone ai cittadini il sindaco uscente Raffaele Petracca. Lo sfida, appoggiata dallo schieramento di centrosinistra “L’Unione per San Cassiano”, Donatella De Iaco.

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// “Tra li munti e le ulie” “Tra li munti e le ulie deu feu staje stisu u paese meu” canta una vecchia canzone per indicare il territorio su cui sorge il Comune di San Cassiano. Dopo l’autonomia comunale ottenuta nel 1975, San Cassiano si è trasformato pian piano da paese prettamente agricolo ad interessante centro dove accanto alle attività di un tempo trovano posto anche tecniche moderne e dove accanto ai piccoli laboratori artigiani sono sorte anche aziende affermate in campo nazionale ed europeo. Urbanisticamente, San Cassiano è un paesino tipico del basso Salento, con la piazza centrale, da cui si dipartono a raggiera le più importanti strade del paese, intorno alle quali si è sviluppato in tempi recenti l’agglomerato urbano. Di interesse storico-artistico sono la chiesa-cripta del dodicesimo secolo “Mater Consolationis” luogo di culto dei monaci basiliani e meta per secoli di numerosi pellegrinaggi delle genti vicine e la “Mater ecclesia” ora chiesa dell’Assunta o del Crocefisso, che risale al diciassettesimo secolo.

// Fuoco nuovo In modo un po’ anomalo rispetto a quanto accade nei paesi che condividono a San Cassiano questa tradizione, il rito della “focara” non si perde nella notte dei tempi. La popolazione è infatti sempre stata costituita da contadini dalle non grandi disponibilità economiche ed è difficile pensare che persone così povere preparassero tante “focare”; più probabile che piccoli fuochi si accendessero nelle strade tramandando il rito pagano del fuoco purificatore alla fine dell’inverno e come espressione di augurio, preghiera e festa per l’arrivo della stagione primaverile. La “focara” veniva accesa il 18 marzo, vigilia della festa di San Giuseppe, universalmente riconosciuto come santo dei poveri e protettore degli artigiani. Migliori condizioni economiche fecero crescere anche la “focara” che si allestiva contemporaneamente in più strade del paese e con il contributo di tutti. Agli inizi degli anni ’60 presero il via vere e proprie dispute tra i sancassianesi che si sfidavano a preparare il fuoco più alto. Col tempo, la tradizione della “focara” venne associata in modo sempre più stretto alla festa in onore di San Giuseppe, che via via si trasformò in una vera sagra. E così, ancora oggi, mentre i più giovani si occupano dell’allestimento della “focara”, anziani e donne preparano le pietanze tipiche del periodo di San Giuseppe da distribuire tra le fusciddhre della “focara”.

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trana combinazione a Sogliano Cavour, dove gli elettori saranno chiamati a scegliere tra Polimeno e Polimeno. Entrambi i candidati alla carica di sindaco del Comune si chiamano Polimeno, ma hanno idee politiche nettamente opposte. Salvatore Polimeno, sindaco uscente, si presenta al capo della lista di centrodestra, “Uniti per Sogliano”; lo sfidante, Angelo Polimeno, è invece sostenuto da uno schieramento di centrosinistra, “Sogliano Democratica”. I cittadini non facciano confusione.

// Origini incerte; nome (quasi) certo Alcuni studiosi datano la sua edificazione all’epoca pre-romana della Magna Grecia; altri ritengono che essa risalga al tempo delle migrazioni bizantine. La tradizione più antica narra, invece, di una costruzione in epoche ancora precedenti, quando si professava il culto del dio italico Giano Bifronte o del dio Sole (il simbolo del quale si riconosce anche sullo stemma). Sicuramente il casale di Sogliano ebbe origine in epoca magnogreca, poi decadde per risorgere nuovamente sotto l’impero romano e, dopo un secondo periodo di decadenza, col tempo riprese a popolarsi in seguito alle migrazioni bizantine dei monaci basiliani. Anche a causa di questa storia tormentata, risulta particolarmente difficile risalire alle origini del termine “Sogliano”. Il nome aggiuntivo “Cavour” è, invece, presto spiegato: all’indomani dell’Unità d’Italia, infatti, Vittorio Emanuele II ordinò che i Comuni che presentassero identità di nome, mutassero la propria denominazione per evitare confusioni. Così, dei due Comuni italiani denominati Sogliano, uno scelse di denominarsi Sogliano al Rubicone. Il centro salentino, invece, optò per Sogliano Cavour in omaggio allo statista piemontese Camillo Benso di Cavour artefice dell’Unita d’Italia.

// Dal greco al latino La chiesa di San Lorenzo Martire certamente venne edificata nel quindicesimo secolo. Questa chiesa segna, nella dedica a San Lorenzo, il passaggio dal rito greco a quello latino, operato con la venuta nel centro salentino dei padri agostiniani. Fu, infatti, in quell’epoca che essa prese il nome che ha oggi. La piccola chiesa originaria rimase al centro del nuovo complesso, mentre tutto intorno le si aggiunsero le navate laterali, il transetto con le cupole, l’abside semicircolare e la facciata. La nuova facciata si aprì sulla nuova piazza, a guardare la Sogliano che si estendeva verso Galatina. La facciata antica, invece, fu completamente occupata dal transetto, dalla cupola e dall’abside. Al centro della cupola, sono raffigurati, su una nuvola, due angeli reggono in mano i simboli iconografici di San Lorenzo: la graticola, la corona e la palma del martirio.

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TAURISANO // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 12.523 abitanti (di cui 6.042 uomini e 6.481 donne) Densità per chilometro quadrato: 529,6 abitanti Numero famiglie: 3.875 Numero abitazioni: 4.556 Nome abitanti: taurisanese

Taurisano. Luigi Guidano ci riprova. Le forze politiche di centro-sinistra (Ds, Margherita, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e alcuni indipendenti) hanno giudicato positiva la sua gestione amministrativa e hanno deciso di ricandidarlo. Lo sfidano Santo Prontera, con la lista trasversale “Impegno democratico per Taurisano” composta da esponenti dell’Udeur, di Forza Italia, dello Sdi, di An; e Vinicio Galati appoggiato dalla lista personalizzata “Vinicio Galati sindaco” formata da persone alla prima esperienza politica. zx E. S.

e liste che si contenderanno la poltrona di sindaco di Taurisano sono tre. In “Unione per Taurisano”, che appoggia il sindaco uscente, Luigi Guidano, convergono Ds, Margherita, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e un gruppo di indipendenti. Questa lista si configura come una sostanziale riconferma di nomi già noti all’ambiente politico cittadino; molte delle personalità in gara sono, infatti, assessori e consiglieri uscenti, anche se non mancano le new entry, tra cui due donne. Sono due le liste civiche. “Impegno democratico per Taurisano” è capeggiata da Santo Prontera ed attinge molti nomi alla società civile di cui si dice espressione e voce, ma presenta, al suo interno, anche esponenti politici; “Vinicio Galati sindaco” sostiene, invece, il candidato Vinicio Galati, alla sua prima competizione politica, ed è composta in larga parte da personalità della società civile, molti dei quali giovanissimi e al primo impegno elettorale; non mancano, tuttavia, anche in questo gruppo, esponenti politici come tre consiglieri uscenti di Alleanza nazionale.

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// L’atto di nascita I primi documenti attendibili che parlano di Taurisano risalgono alla fine del dodicesimo secolo. Nel corso dei secoli, il feudo fu trasformato da baronia a ducato. 32 il tacco d’Italia

Due civiche contro l’ex Sull’origine del nome di Taurisano circolano varie ipotesi. Alcuni ipotizzano che il nome derivi, come per tanti paesi del Salento, da un antico centurione romano, al quale, dopo la conquista di Taranto e il dissolvimento dell’influenza di questa città sul territorio circostante, fu data la terra come premio dell’impegno profuso; in questo caso si tratterebbe del centurione Taurisius o Taurisianus. Altri sostengono che l’attuale Taurisano fosse un luogo dove si allevavano dei buoni tori, dipendente dalla vicina Ugento. Altri ancora che il nome derivi da Adelasia Taurisano, considerata la prima feudataria di questi luoghi. Più recentemente, invece, si è fatta strada l’ipotesi di un collegamento linguistico, con riferimento alla radice taur, che vuol dire luogo elevato, monte.

// Il santuario dei pellegrini La chiesa di Santa Maria della Strada fu edificata tra la fine del tredicesimo secolo e il 1320 ed è il più importante esempio di architettura romanico-pugliese del Salento. La chiesa, secondo una leggenda, sarebbe stata edificata da un mercante miracolato dalla Madonna. La facciata della chiesa è impreziosita da un grande rosone, lo “speculum magnum”, caratterizzato da due corone concentriche, decorate con elementi vegetali e geometrici, nelle quali si riconoscono le figure di un leone alato, un toro, un’aquila e un angelo (simboli degli evangelisti) e le figure di Cristo e dei dodici apostoli; una terza corona è ridotta solo alla

metà superiore. Sul lato meridionale della chiesa, sotto il campanile settecentesco, è incastonata una meridiana bizantina, risalente al quattordicesimo secolo. L’interno è ad una sola navata e la copertura dell’edificio è con volta a botte nel vano orientale e nella parte restante con volte alla leccese, risalenti ai primi anni del secolo scorso. Sul lato sinistro, attraverso un arco ogivale si accede alla cappella dell’Annunciazione recentemente restaurata e restituita al pubblico l’8 novembre 2003.

// La filosofia della città Il figlio più illustre di Taurisano è il filosofo Giulio Cesare Vanini (Taurisano, 1585 - Tolosa, 1619), riconducibile al filone del “libertinisme erudit”: il suo orientamento si indirizzava, infatti, verso il naturalismo e lo sperimentalismo, con forte interesse all’indagine sui fenomeni naturali. Tutto, secondo il filosofo, va sottoposto al vaglio critico della ragione. Queste sue teorie lo fecero guardare con sospetto, costringendolo a vivere isolato e nascosto. Ma ciò non gli risparmiò l’arresto a Tolosa, né la condanna a morte sul rogo che gli venne inflitta per ateismo e bestemmie contro il nome di Dio. Trascurato nei secoli scorsi, la personalità e l’opera di Vanini sono state ultimamente rivalutate, grazie alle iniziative dell’Università degli Studi di Lecce, del Comune e del Centro Studi “Giulio Cesare Vanini” di Taurisano, e al contributo di studiosi nazionali e stranieri.

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Occhi nuovi per Taurisano

Vinicio Galati per i taurisanesi non ha bisogno di presentazione. Figlio di Franchino, è conosciuto da tutti per la sua lealtà e schiettezza, per la sua innata propensione al sociale e al volontariato (militando e collaborando attivamente con Unicef e Protezione Civile), e per la sua appartenenza a un dna familiare da sempre distintosi per i suoi grandi valori umani oltre che per le doti di intraprendenza, caparbietà e voglia di fare. L’entusiasmo per la candidatura di Vinicio Galati aleggia nell’aria e si percepisce dai molti commenti che lo darebbero già per

vincente. Lo stesso sindaco di Lecce, l’onorevole Adriana Poli Bortone, in occasione di un pubblico comizio del candidato sindaco, tenutosi in Piazza Castello la sera del 10 maggio, si è così espresso: “Quando ho saputo che Taurisano si stava svegliando dal suo torpore e che finalmente aveva deciso di affidare le sorti di questa campagna elettorale ad una lista fatta di giovani, liberi nei pensieri e nelle azioni, e di gente coraggiosa e che si è fatta da sé; e quando ho saputo che tutti questi giovani si erano riuniti intorno alla figura di Vinicio Galati, ho detto: finalmente Taurisano potrà uscire dalle sue secche e potrà esprimersi!”.

di coagulare intorno al suo nome dei candidati alla loro prima esperienza politica a cui si sommano 3 consiglieri uscenti di Alleanza Nazionale che con grande umiltà porteranno all’interno della lista la loro pluriennale esperienza politica. La scelta di istituire e capeggiare una lista civica viene dall’esigenza di non schierarsi politicamente e dal desiderio di poter essere considerato “il sindaco di tutti”. Mosso dall’amore per la propria Città e dall’esigenza di capire, insieme ai giovani della lista, il vero motivo per il quale Taurisano non riesca a decollare, egli appare più che mai risoluto a spodestare chi “non ha saputo o non ha voluto vedere al di là del proprio naso per non accorgersi di tutti quei giovani che nel loro silenzio apparente hanno da sempre urlato la propria solitudine”.

Il candidato sindaco è la vera e sola novità di questa campagna elettorale. È stato infatti capace

Articolo tratto da: “Il Tacco d’Italia” la rivista più diffusa nel Salento


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TAVIANO // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 12.680 abitanti (di cui 6.097 uomini e 6.583 donne) Densità per chilometro quadrato: 590,5 abitanti Numero famiglie: 4.750 Numero abitazioni: 6.357 Nome abitanti: tavianesi Frazioni: Mancaversa

re liste per tre candidati alla carica di sindaco di Taviano, proprio come ci si aspettava prima della consegna ufficiale dei nomi. Il centrosinistra scende compatto sul campo di battaglia, dimostrando di aver superato quelle tensioni relative alla scelta del candidato, sorte principalmente tra Ds e Margherita. Ma pare che la figura di Salvatore D’Argento abbia messo tutti d’accordo ed ora la sostengono, uniti nella lista “L’Unione Democratica”, Sdi-Rosa nel Pugno, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Ds, Margherita e Verdi. In questo schieramento molti sono i nomi dei politici di lunga data, tra i quali i segretari di Quercia, Rifondazione, Verdi, Comunisti italiani e Margherita. La Casa delle Libertà ripropone l’uscente Giuseppe Tanisi a capo della lista “Patto per Taviano – Tanisi Sindaco”. Non sono mancati neppure in questo schieramento tensioni e ansie preconsegna dei nomi, ma ora tutti sembrano d’accordo: Alleanza Nazionale, Forza Italia, Udc e “Patto per Taviano”. Molti, in lista, i nomi di assessori e consiglieri uscenti. Presente ai giochi anche una lista civica, “Primavera Tavianese”, nata su iniziativa del movimento di area socialista “Nuovo Spartaco”, che non ha trovato l’intesa con la coalizione di centrosinistra della quale ha criticato le modalità nella scelta dell’aspirante primo cittadino. A guidare questa terza lista, Biagio Palamà, consigliere uscente.

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// Nel nome di Ottaviano Le notizie sulle origini di Taviano sono scarse e frammentarie; tuttavia, la presenza dell’uomo sul territorio dove sorge la città appare testimoniata già durante il neolitico, come dimostra la presenza di resti megalitici quali menhir e specchie; queste ultime costituite da pietre che formano cumuli di rilevanti proporzioni, dalle 34 il tacco d’Italia

Tre per tre forme circolare, cilindrica o troncopiramidale. Lo stemma civico, sul quale è raffigurato un tralcio di palma, ha determinato non poche difficoltà di interpretazione. Due sono state le ipotesi avanzate con maggiore convinzione: che la palma potesse riferirsi alle vittorie ottenute da un centurione romano di nome Ottaviano che, nella terra conquistata avrebbe fondato il sito di “Octavianus”, in seguito divenuto Taviano; e che la palma, simbolo per eccellenza della grandezza dell’imperatore Cesare Ottaviano, stesse a ricordare proprio l’illustre personaggio. Del nome Ottaviano, ad ogni modo, il paese si è fregiato per secoli; testimonianza di ciò è l’iscrizione della chiesa Matrice, databile al 1483, in cui si legge “Ottaviano”; un’altra iscrizione, oggi perduta, sembrerebbe aver riportato la frase “Baro Octaviani fecit. Anno domini 1506”, su una pisside della stessa chiesa.

// “Fiju meu, a Santu Martinu poi” Il culto di San Martino, protettore di Taviano, è un sentimento assai radicato tra gli abitanti della città. Ricorda Pompeo Lupo, che “al figlioletto che azzardava talvolta il desiderio di una pur piccola e innocente cosa superflua, la mamma rispondeva: ‘Fiju meu, a Santu Martinu poi’”; segno che i festeggiamenti dell’11 novembre in onore del santo erano attesi con ansia da tutti gli strati della popolazione. E anche il pranzo era un’attesa, con tutte le portate tradizionali, tipiche del giorno festa: cicoria bollita con “la manescia” (un pezzetto di grasso di maiale), “sagne” fatte in casa, polpette di carne tritata. E naturalmente, allora come oggi, il vino novello. In onore di San Martino, in città si svolgeva un mercato dalle vastissime propor-

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TAVIANO Taviano. Il centro-sinistra ci crede. L’obiettivo è riconquistare il Municipio. Il centro-sinistra che include tra i suoi maggiori esponenti l’ex presidente della Provincia, nonché ex deputato (forse riconfermato) – un vero valore aggiunto – non può non crederci. La candidatura di Salvatore D’Argento è riuscita ad aggregare forze politiche che stavano per prendere strade diverse. La lista che lo appoggia, “L’Unione Democratica”, è costituita da esponenti dei partiti dell’Unione, in particolare i segretari cittadini di Margherita, Ds, Rifondazone Comunista e Verdi. Non sarà facile, però, prevalere su Giuseppe Tanisi, sindaco uscente molto apprezzato dai cittadini, candidato da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc e dal movimento politico “Patto per Taviano” che da il nome alla lista che li raggruppa. Poi c’è il terzo incomodo, Biagio Palamà, sostenuto da “Primavera tavianese-Nuovo Spartaco” che è stato sul punto di accordarsi con il centro sinistra. zx Enzo Schiavano

zioni, che cadeva nel giorno del lunedì di festa, detto di “Santu Martineddhu”. Sorta certamente prima del 1452, perché menzionata, benché non descritta, negli Atti della visita pastorale a Taviano, la chiesa di San Martino è la chiesa Matrice della città. Continuamente rimaneggiata a causa della scarsa resistenza alle intemperie e degli adattamenti imposti dalle vicende storiche, agli inizi del diciassettesimo secolo, essa fu oggetto di un radicale ripensamento, che ha portato alla realizzazione dell’edificio attuale, in cui non è escluso che sia rimasta compresa qualche parte significativa del complesso originario. Certamente, l’edificio di un tempo corrispondeva all’attuale transetto, con la facciata rivolta a nord, di cui rimangono ancora resti all’esterno. La costruzione della nuova chiesa venne intrapresa nel 1635 per iniziativa di Andrea De Franchis, marchese di Taviano, e con il concorso della civica Università, i cui stemmi compaiono sulla volta della navata principale. La pianta a croce latina è divisa in tre navate, a loro volta divise da una duplice serie di pilastri sovrastati da archi, e culmina in un’abside polilobata, definita sul davanti da un arco trionfale con le statue dei santi Pietro e Paolo. In origine, gli altari erano dodici, oltre a quello principale; oggi ne restano solo sei. Si conservano, invece, interessanti dipinti ad olio su tela attribuiti al Catalano e al Coppola. L’abside è stata rimaneggiata a cavallo degli ’60 e 70 del secolo scorso con l’altare principale, ricostruito con elementi del

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1600, e nel 1985 con il mosaico della Crocifissione sulla parete frontale. Il campanile, costruito nella seconda metà del secolo diciassettesimo, è a torre, distaccato dalla chiesa, a quattro piani rastremati. Un intervento ricostruttivo del 1953 ha portato ad una sostanziale modifica della facciata seicentesca, di cui si conservano unicamente il portale, con la nicchia e la statua di San Martino, e la cornice del finestrone soprastante.

ca rivoltata” (bacca = barca; versa = rivoltata). Mancaversa è un centro relativamente giovane. Ai primi del Novecento si contavano, infatti, solo poche case, situate laddove oggi sorge piazza Mancaversa, tutte appartenenti alle famiglie più ricche di Taviano, che le usavano solo durante la villeggiatura estiva.

// Marina di Mancaversa La spiaggia di Marina di Mancaversa è caratterizzata da una costa bassa e rocciosa con piccole insenature sabbiose: “reniceddha”, “paterte”, “mare ti cavaddhi”. Fino ai primi decenni del 1900 era terra paludosa e, solo da qualche decennio, in seguito all’opera di bonifica, essa è diventata una località turistica. Due diverse teorie spiegano il nome Mancaversa. La prima risale alla terminologia usata dai pescatori gallipolini per definire la costa che si trovava al lato sinistro rispetto a Gallipoli (manca, mancino = lato sinistro; versa = versante); la seconda teoria, invece, prende spunto dal dialetto locale; in questo caso Mancaversa significherebbe “bar-

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GIUSEPPE TANISI SINDACO Per una Taviano ATTIVA INNOVATIVA SANA SICURA SOLIDALE A MISURA D’UOMO Consapevole di aver svolto il proprio dovere e tenuto fede agli impegni presi nella tornata elettorale amministrativa 2001, contribuendo al benessere e alla crescita della nostra città, il Sindaco Giuseppe Tanisi ha inteso mettere a disposizione dei suoi concittadini i risultati ottenuti e l’esperienza maturata in questi anni. Ogni idea di progresso si accompagna a nuove idee e progetti volti a migliorare ulteriormente la tanto amata Taviano. Per questo la coalizione ha stipulato un vero e proprio “PATTO PER TAVIANO”, impegnandosi a raggiungere tutti gli obiettivi qui sintetizzati:

Opere pubbliche Queste le priorità dell’azione amministrativa: ottimizzazione della qualità urbana ed ambientale del centro storico, miglioramento della rete stradale, riqualificazione delle periferie, completamento della fognatura bianca, recupero di Palazzo Marchesale, realizzazione della zona industriale in ampliamento, apertura di nuove strade nel territorio ex Racale in conseguenza dell’approvazione degli strumenti urbanistici attuativi previsti a seguito della definitiva approvazione del Piano regolatore generale comunale.

Servizi sociali La sfida è dimostrare che nella Città ci sono spazi di libertà per tutti, dai giovani agli anziani, per crescere insieme, attingendo alle risorse e alla creatività, alla cultura, alla capacità di fare, di intraprendere della comunità. L’amministrazione pone particolare attenzione al sostegno sociale alla fasce deboli alla tutela della salute e della salubrità dei luoghi, all’orientamento lavorativo e all’integrazione sociale dei nuovi residenti.

Attività produttive Facilitare l’attivazione di servizi per agevolare le aziende ed i dipendenti. Garantire le opportunità di sviluppo imprenditoriale, rilancio e sviluppo delle aree commerciali, favorire l’innovazione aziendale ed in particolare della floricolutura, valorizzare le aree mercantili, allargare le opportunità di lavoro e migliorare le condizioni occupazionali.

Piano di sicurezza Verrà intensificato l’impegno dell’Amministrazione con uno specifico progetto di lotta alla criminalità definito “Taviano Città Sicura”.

Cultura e istruzione L’obiettivo sarà promuovere una politica culturale che sappia coinvolgere il cittadino a seconda dell’età, degli interessi specifici, del tipo di formazione acquisita. Verranno supportate tutte le associazioni che rendono evidente il loro impegno con le numerose iniziative culturali

Sport e tempo libero Potenziamento e miglioramento degli impianti sportivi esistenti nella marina di Mancaversa e nella città di Taviano.


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TREPUZZI // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 14.537 abitanti (di cui 6.917 uomini e 7.620 donne) Densità per chilometro quadrato: 597,5 abitanti Numero famiglie: 4.905 Numero abitazioni: 5.316 Nome abitanti: trepuzzini Frazioni e località: Sant’Elia, Lo Manzo

ome cinque anni fa, si scontrano alle amministrative di Trepuzzi Luigi Taurino e l’uscente Cosimo Valzano. Il primo è sostenuto dalla lista di centrodestra “Con Luigi Taurino per cambiare”; il secondo, dalla lista “Solidarietà – Lavoro – Democrazia”. Ma tra i due litiganti di una volta, se ne aggiunge un terzo, Giovanni Perrone, che guida la lista civica “La tua Trepuzzi”.

C

genda narra che durante l’arrivo dell’esercito francese in Salento, nel 1779, la popolazione di Trepuzzi fu colta dal panico e così si precipitò in chiesa dalla Madonna Assunta. Il volto della statua, si riempì di sudore e, nel frattempo, su Trepuzzi, scese una fitta nebbia, che protesse il paese da un massacro.

// Centro e chiese

// Trepuzzini, alias “a ‘nfacce a mmare”

Il centro storico di Trepuzzi è caratterizzato da numerose “case a corte” e da imponenti dimore gentilizie, come Palazzo Spinelli, edificato nel diciottesimo secolo. Di particolare interesse storico-artistico, è il Palazzo Baronale, costruito nel diciassettesimo secolo, su una preesistente fortezza inizialmente usata a scopo difensivo. Tra gli edifici sacri il più importante è la Chiesa Madre dedicata alla Madonna Assunta, edificata nel 1603 ed inizialmente dedicata a San Pietro. La leg-

Il soprannome degli abitanti di Trepuzzi è “a ‘nfacce a mmare” che, letteralmente significa “di fronte al mare”. Si racconta, infatti, che, anticamente, il re fece visita alla popolazione di Trepuzzi, chiedendo loro quale dono volessero da lui. Essi risposero che avrebbero tanto desiderato avvicinare il paese al mare, in modo da poterlo sempre vedere da vicino. Di fronte ad una richiesta così difficile da esaudire, il re rispose, sarcasticamente, di tirare il paese in direzione del mare e se ne andò.

Tra i due litiganti, la terza lista La popolazione seguì alla lettera il consiglio del sovrano e realizzò una corda, lunghissima, in grado di cingere tutto il nucleo urbano. Tutti gli abitanti cominciarono, così, a tirare così energicamente, in direzione del mare, fino a che la corda non si ruppe.

// L’oroscopo dei trepuzzini I trepuzzini di un tempo credevano all’oroscopo. Anzi, lo facevano da sé. Essi ritenevano, ad esempio, sfortunato chi fosse nato di venerdì o nei giorni 17 e 13 dei mesi di marzo (mese bizzarro), ottobre (temperamento pesante e melanconico) o dicembre (freddo nei sentimenti); fortunato sarebbe stato, al contrario, chi fosse nato di mercoledì, sabato e domenica, nei mesi di gennaio (anno nuovo), aprile e maggio (la primavera è portatrice di dolcezza di sentimenti e sensibilità), intelligente chi fosse venuto al mondo di giovedì, lunatico chi avesse visto la luce di lunedì. Avrebbe avuto temperamento forte il nato a luglio, temperamento caldo il nato ad agosto. Favorevoli erano considerati anche i giorni che ricadevano nelle festività: chi fosse nato in queste particolari date, sarebbe stato immune da tarantismo o dal morso di altri animali.


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Il consigliere provinciale con delega per il basso Salento e presidente del consiglio comunale ANTONIO MUSIO invita tutti i cittadini a sostenere con forza il Sindaco Antonio Coppola e a favorire un brillante risultato della lista della Margherita. Per continuare nel lavoro di rilancio e di conquista di una nuova centralitĂ  da parte della nostra Tricase. Con la consueta amicizia e disponibilitĂ .

Antonio Musio


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TRICASE // La carta d’identità (dati Istat 2005) Popolazione: 17.912 (di cui 8.612 uomini e 9.300 donne) Densità per chilometro quadrato: 407,7 abitanti Numero famiglie: 6.132 Numero abitazioni: 7.917 Nome abitanti: tricasini Segni particolari: il Comune di Tricase è una località balneare segnalata con due vele nella Guida Blu di Legambiente Località e frazioni: Caprarica, Santa Eufemia, Tutino, Depressa, Lucugnano, Marina Serra, Tricase Porto

19 per sei a situazione ad un passo dalle Amministrative a Tricase non è delle più semplici. Ciò che si prevedeva è accaduto. E cioè: il centrodestra non ha raggiunto l’accordo che cercava, neppure in seguito agli interventi di big come Adriana Poli Bortone. Risultato: i tricasini potranno scegliere tra una folta rosa di candidati alla poltrona di primo cittadino. Sono, infatti, sei gli aspiranti sindaco, appoggiati da un totale di 19 liste. Per il centrosinistra, scendono in campo l’uscente Antonio Coppola, riconfermato dalle primarie, sostenuto dalle liste di Margherita, Ds, “Tricase democratica” e “Ala di Riserva”, che ha la particolarità di essere composta solo da nomi rosa. L’altro candidato vicino al centrosinistra che ha preferito correre da solo è Ercole Marciano, collegato alle liste di Rifondazione comunista, Verdi, Mastella Udeur ed “Ercolino sindaco”. A destra le cose si complicano ulteriormente: la lista di Forza Italia appoggia Luigi Ecclesia; Alleanza nazionale ed Udc, invece, Hervè Cavallera. Giuseppe Longo è sostenuto da “Longo per Tricase”, Democrazia cristiana, “Democrazia, Onore e Civiltà”, Azzurro Popolare, “Lista

L

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Longo Sindaco”; Giuseppe Greco può contare sulle liste civiche “Giuseppe Greco Sindaco”, “Competitività e Innovazione”, “Tricase in Comune”.

// Tre casali alle origini Sulle origini di Tricase si hanno diverse versioni. Si racconta, ad esempio, che tra il decimo e l’undicesimo secolo esistessero tre casali e che il primo nucleo di abitazioni, che poi diede il nome a Tricase, sia sorto proprio dall’unione di essi, circa 30 anni dopo il 1000. Ma su questa ricostruzione etimologica non tutti sono concordi; infatti, probabilmente, più che “tre casali” la parola “Tricase” deve intendersi come derivante da “inter casas”, che starebbe ad indicare un paese formatosi in mezzo a diversi casali. L’unione dei tre casali fu dettata dalla necessità di protezione; essi, infatti, poiché piccoli e deboli, erano spesso derubati dalle popolazioni barbare o dei paesi limitrofi. Prima di arrivare al nome “Tricase”, la denominazione del centro abitato è passata da “Treccase”, a “Trecase”, a “Tricasi” o “Tricasium” e, solo infine, a quella attuale.

Tricase. Il test elettorale del 28 e 29 maggio è interessante per vari motivi. Intanto, c’è da registrare il numero considerevole di candidati alla carica di primo cittadino per una città di appena 18.000 abitanti. Ben 6 aspiranti sindaco che dimostrano la scarsa vena dei partiti, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra, a trovare accordi elettorali. Le forze politiche, infatti, affrontano la partita in ordine sparso. Ds e Margherita, insieme alle liste civiche “Tricase Democratica” e “Ala di riserva”, sostengono il sindaco uscente Antonio Coppola, la cui candidatura è stata legittimata dalle primarie. L’ex sindaco Luigi Ecclesia corre con una sola lista, anche se questa si chiama Forza Italia, il primo partito della città. Hervè Cavallera ha l’appoggio di Alleanza Nazionale e dell’Udc. Tre liste civiche di area moderata – “Pino Greco sindaco”, “Tricase in Comune” e “Competitività e innovazione” – propongono la candidatura di Giuseppe Greco. Anche le formazioni in appoggio della candidatura di Giuseppe Longo, ossia “Democrazia, onore e civiltà”, Democrazia Cristiana, “Azzurro Popolare”, “Longo sindaco” e “Longo per Tricase”, sono vicine all’area di centro-destra. Infine, il resto del centro-sinistra si identifica nella candidatura di Ercole Morciano che viene sostenuto da Verdi, Udeur, Rifondazione Comunista e “Ercolino sindaco”. L’altro elemento interessante della competizione elettorale tricasina è la presenza, fatto raro in Italia, di una lista di sole donne (“Ala di riserva”). zx Enzo Schiavano N. 6 Giugno 2006


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TRICASE

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07,7

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// Tre case, un pino e una stella L’origine della città viene ripresa nello stemma civico, che è divisibile in due sezioni verticali. Sulla sinistra sono raffigurate tre case su campo rosso, mentre, sulla destra, un albero di pino marittimo sovrastato da una stella. Le tre case ricordano le origini della città, nata dall’unione di tre casali. Poco prima dell’unità d’Italia, venne aggiunto sullo stemma il pino marittimo, albero molto diffuso lungo le coste del territorio di Tricase, ed una stella, quella del mattino, a cui gli antichi abitanti affidarono la protezione della città.

// Il calendario Nonostante la ricorrenza del santo patrono di Tricase, San Vito Martire, sia il 15 giugno, i tricasini la festeggiano in tre giorni, dal 9 all’11 agosto. Si tratta dell’appuntamento di maggior rilievo dell’intero calendario della città. Ma la festa per il santo patrono non è l’unico evento per la città di Tricase. Grande attrattiva per i visitatori è, infatti, il presepe vivente che, per suggestione e grandezza, è uno dei più importanti del Salento. Sin dal 1976, il presepe è allestito presso la località “Monte Orco”, sulla collina di Sant’Eufemia, borgo di Tricase; anno dopo anno, esso è stato ampliato con nuove strutture che hanno permesso di completare la “Città di Betlemme”.

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Appuntamento fisso dei mesi estivi è il Raduno Bandistico del Salento, che in genere si svolge a luglio, da quasi vent’anni riempie piazza Pisanelli. Durante questa manifestazione, si svolge il “Premio Salento - Città di Tricase” che consiste nella consegna di una targa di merito a personalità tricasine e salentine che abbiano contribuito allo sviluppo di Tricase e del Salento. Nel mese di agosto, si svolge, invece, l’Itinerario dell’artigianato artistico e agroalimentare, organizzato dagli assessorati alle Attività Produttive e alla Cultura. Alla manifestazione prendono parte circa un centinaio di espositori provenienti dai Comuni limitrofi.

// La chiesa della Natività e della Beata Maria Vergine La prima chiesa parrocchiale di Tricase, molto danneggiata dai turchi nel 1480, dai soldati del conte di Lecce nel 1495 e dai veneziani nel 1528, cadde perché troppo rovinata; al suo posto, nel 1581, ne venne costruita un’altra, che venne dedicata alla Madonna del Foggiaro. Anche questa, forse per cattiva manutenzione, subì delle rovine; si ritenne, così, necessario restaurarla ed allargarla. Dopo undici anni di lavori, il 24 luglio 1784, l’opera venne terminata e aperta al pubblico (autore della costruzione fu Adriano Preite di Copertino). Si tratta di un raro esempio di stile barocco, con una facciata di pietra con portale fiancheggiato da colonne e sormontato da un’edicola a nicchia. L’interno della Chiesa a croce latina è illuminato da 18 occhioni mistilinei e da quattro piccoli occhi nella crociera. Le volte sono ricche di stucchi. Oltre all’altare maggiore, costruito nel 1876 e dedicato alla Natività di Maria Vergine, sono presenti altri 12 altari laterali. Ornano la chiesa, alcune tele di evidente valore artistico, come quelle di Tiziano Veneziano, del Catalano, del Coppola, di Palma il giovane e del Veronese. Nella cripta dedicata alla Madonna di Pompei, sono conservate le spoglie del cardinale tri-

casino Giovanni Panico. Nel febbraio 1995, la chiesa è stata riaperta al culto dopo tre anni di chiusura per restauro. Per l’occasione è stato collocato al di sopra della porta d’ingresso “Il Cenacolo”, realizzato dal pittore Roberto Buttazzo di Lequile.

// Santa Eufemia Santa Eufemia era, in origine, una piccola masseria appartenente al monastero dei basiliani. Abolito poi il Monastero, la masseria rimase e si sviluppò nel tempo, diventando un piccolo paese e conservando fino ad oggi l’antico nome. Sulla strada provinciale S. EufemiaAlessano, si trova la cripta bizantina dedicata alla Madonna del Gonfalone, scavata in un declivio tufaceo in leggera pendenza verso ovest e risalente al nono secolo circa. Il monumento ha notevole importanza archeologica perché senza dubbio, è una “laura” (monastero) scavata dagli italo-greci per mantenere vivo il culto sacro durante le persecuzioni religiose e fu per molto tempo una “grancia” (fattoria-convento) dell’abbazia di S. Maria de Amito. La cripta ha subito numerose trasformazioni; delle sue famose pitture è rimasto ben poco. Gli affreschi, ad esempio, sono quasi del tutto scomparsi. La cripta del Gonfalone è una delle evidenze storico-artistiche che si incontrano lungo il percorso della strada statale 275 Maglie-Leuca. Più volte il Tacco ha sottolineato che la costruzione del tratto ex novo Montesano-Leuca, previsto dal progetto di ammodernamento della infrastruttura esistente, arrecherebbe un grave danno al monumento già deteriorato. Questa è una delle motivazioni per cui l’amministrazione uscente di Tricase si è fortemente opposta al progetto.


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UGENTO // La carta d’identità (dati Istat 2001) Popolazione: 11.849 abitanti (di cui 5.741 uomini e 6.108 donne) Densità per chilometro quadrato: 102,7 abitanti Numero famiglie: 4.470 Numero abitazioni: 8.976 Nome abitanti: ugentini Località e frazioni: Gemini (frazione); Torre San Giovanni, Torre Mozza, Lido Marini, Fontanelle (località) Segni particolari: il Comune di Ugento è una località balneare segnalata con quattro vele nella Guida Blu di Legambiente

In tre sfidano Ozza arà difficile per il centrosinistra contrastare, alla competizione di fine mese, lo schieramento di centrodestra. Questo si presenta, infatti, compatto agli elettori: una sola lista, “Alleanza per Ugento, Gemini, Torre San Giovanni e marine”, capeggiata dal sindaco uscente Eugenio Ozza, sostenuto dai partiti di Alleanza nazionale, Udc, Forza Italia. Quello, invece, diviso in tre civiche. I Ds, infatti, scendono in campo insieme ai Comunisti italiani e al partito dei Pensionati con la lista “Città Futura”, che sostiene il candidato Oronzo Cavaliera; l’Italia dei Valori si presenta con i Verdi in una seconda civica, “Per tornare a sperare”, capeggiata da Peppino Basile; Nico Giannuzzi, infine, guida la terza civica, “Idea Popolare e la Voce del Popolo – Per cambiare – Ugento, Gemini e Torre San Giovanni”. Fuori dai giochi Margherita e Rifondazione comunista, che non si sono trovati concordi sul nome candidato.

S

// In origine furono i messapi Ugento vanta origini antichissime. Intorno al 1500 avanti Cristo, essa è stata insediata dai messapi il cui passaggio è visibile nelle mura (sono meglio conservate quelle nel tratto che costeggia la via della “Madonna della luce”, ex via Traiana) 42 il tacco d’Italia

Durante l’impero romano, Ugento entrò a far parte del grande disegno espansionistico di Roma. Lo scoppio delle ostilità tra Roma e Cartagine indusse la città salentina ad allearsi con Annibale. Fu così che il porto di Ugento venne utilizzato per lo sbarco e l’approvvigionamento dell’esercito cartaginese. Ma la guerra si concluse in favore di Roma e nell’82 avanti Cristo, quindi la città divenne municipio romano. Caduto l’impero, essa venne saccheggiata più volte dai barbari, dai goti e dai saraceni. Ugento. “Abbiamo una miniera d’oro tra le mani Con l’avvento del regno normanno, e non sappiamo sfruttarla”. Così si esprimono la città visse un periodo di stabilità gli ugentini quando riflettono sullo stato dell’edurante il quale ottenne la rielezione conomia cittadina. Ed è anche un rimprovero ridel vescovo latino al posto di quello volto verso le amministrazioni che si sono sucgreco; a quest’epoca risalgono l’erecedute negli ultimi anni. La “miniera d’oro” sozione del Castello sulle rovine dell’anno i 15 chilometri di costa, in gran parte sabtico castro romano ed un incremento biosa, che il Comune ha finora gestito in maniedella popolazione. ra scriteriata. Il sindaco uscente, Eugenio OzDopo il regno normanno, varie siza, sostenuto in maniera compatta dal centrodestra, verrà sfidato da altri tre candidati: gnorie si avvicendarono alla guida del Oronzo Cavalera, sostenuto dalla lista “Città paese che venne nuovamente distrutFutura” formata da esponenti dei Ds, Pdci e to nel 1537 dalle truppe di Federico Pensionati; Giuseppe Basile guida la lista eteBarbarossa. rogenea “Per tornare a sperare”; infine, il gioLa attuale sistemazione del cenvane avvocato Nico Giannuzzi che comanda la tro storico di Ugento è nata sulla bacivica “Per cambiare”. se di un piano di costruzione stabilizx Enzo Schiavano to nel 1880, quando venne realizzata l’attuale piazza Vittorio Emanuele II.

che, costituite da grossi blocchi di pietra, formavano la cinta di protezione del nucleo cittadino, oltre che nei ritrovamenti archeologici che il sottosuolo ugentino restituisce continuamente alla luce.

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UGENTO La sede occupa circa 1400 metri quadrati dell’edificio dell’ex convento dei Francescani, situato in pieno centro storico, in via della Zecca. Nel 1994, relativamente al museo è stato portato a termine un progetto di funzionalizzazione con fondi regionali. Ciò ha consentito la sistemazione, a piano terra nel chiostro, di materiale lapideo, e l’allestimento di un laboratorio di restauro; accanto a questo, inoltre, due sale per deposito temporaneo di materiale archeologico della Soprintendenza proveniente dai saggi di scavo sul territorio. Al primo piano, è collocata l’ esposizione vera e propria di testimonianze archeologiche di varia natura e provenienza. Per oltre un anno a partire dal luglio 2002, è stato in esposizione presso il museo la statua bronzea di Zeus su capitello, nell’ ambito della mostra documentaria “Klaohi Zis: il culto di Zeus ad Ugento”. Della statua bronzea attualmente si conserva una copia. Negli ultimi anni, la struttura museale è stata arricchita di nuovi spazi, come la biblioteca comunale situata a piano terra, vicino al giardino, detto “dei Monaci”.

// Il Museo Civico di Archeologia e Paleontologia // Il Castello sulla città Istituito con decreto dell’allora presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, il Museo Civico di Archeologia e Paleontologia “Salvatore Zecca” di Ugento è stato inaugurato nell’ ottobre del 1968.

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Il Castello di Ugento, il cui nucleo originario è databile al tredicesimo secolo, presenta una pianta trapezioidale irregolare con torrioni angolari, due dei quali oggi distrutti. Ampiamente rimaneggiato nel corso del diciottesimo secolo, esso ha origini molto remote, forse precedenti il dodicesimo secolo. Pecicco de Trebigne, che fuggiva dalla persecuzione del cugino re di Dalmazia, divenne il primo feudatario della baronia di Ugento; nel periodo angioino, invece, quando il castello divenne regio, Giovanni Conte fu eletto primo castellano. Lo stesso re Carlo I d’Angiò, nel 1273, dimorò in quest’edificio durante il suo viaggio in terra d’Otranto, ospite di Adenolfo D’Acquino.

// In onore di Maria Assunta in cielo La cattedrale di Ugento, dedicata a Maria Assunta in cielo, è stata ricostruita su quella antica andata distrutta nell’incursione saracena del 1537. L’antico monumento era in stile gotico; la facciata neoclassica venne edificata nel 1855 per opera di Francesco Bruni. L’altare maggiore e la balaustra sono in marmo policromo del 1740, voluti dall’allora vescovo di Ugento, Arcangelo Maria Ciccarelli, lo stemma del quale è più volte riprodotto su vari elementi architettonici.

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BOLLETTINOPERINAVIGANTI

Si ritorni alla “Bibbia laica” zx di Mario De Donatis*

Nell’articolo di esordio di questa rubrica, dal titolo “L’emergenza: un patto costituzionale”, ho voluto introdurre un tema che è stato oggetto di specifico seminario “Un Patto Costituzionale per la nuova legislatura”, tenutosi a Bari. Il seminario è nato da puntuali riflessioni sulla conflittualità delle diverse forze politiche in campo, resa ancora più aspre dalla campagna elettorale, durata ben tre anni, tra consultazioni europee, regionali e politiche. Con alcuni amici di generazioni diverse, impegnati nell’associazione Identità e Dialogo, si pensò di attivare un dialogo con la fondazione Istituto Gramsci e con Beppe Vacca, presidente della fondazione, abbiamo organizzato la giornata di studio. Scendiamo nel merito: perché un Patto Costituzionale? Per ritrovare un comune denominatore, un riferimento forte per l’azione delle forze politiche, partendo dal significato di alcune parole chiave della nostra cultura politica e di come le stesse cono percepite e vissute dalle espressioni più significative della società civile e dal riferimenti istituzionali del sistema Paese. Partiamo dalla sussidiarietà. Ci si rende conto che tale principio, introdotto nel Trattato di Maastrich e recepito nella nostra Costituzione con la riforma del 2001, impone una rivisitazione di ruoli e funzioni dello Stato e del sistema delle autonomie? Che tale principio impone il coinvolgimento delle articolate realtà che esprime la società, perché possano essere impegnate nella programmazione ed attuazione delle politiche di intervento? Che la stessa famiglia, così come viene riconosciuta dall’articolo 29 della Costituzione, al di là delle iniziative per l’ampliamento dei diritti civili, va vista come corpo interme-

dio, come cellula fondante la società, che trova nello stesso enunciato del principio di sussidiarietà ulteriore forza. Ed, ancora, il “principio di imparzialità” della pubblica amministrazione, anch’esso riferimento cardine della nostra Costituzione, come viene vissuto dalle forze politiche? Ed in tale ambito, come è possibile recuperare una dimensione che sia di garanzia per il cittadino, in considerazione che le legislazioni, per certi versi contraddittorie, favoriscono più la creazione di apparati fedeli alle maggioranze politiche che sistemi amministrativi competenti? Ed, infine, lo stesso principio del pluralismo democratico, della rappresentatività nelle istituzioni, come viene percepito dalle forze politiche? La recente legge elettorale è davvero da gettare via o impone, in ogni caso, la rivisitazione, alla luce della Costituzione, del ruolo dei partiti politici? Solo la reintroduzione delle preferenze può garantire una più forte partecipazione democratica? O tale partecipazione può essere garantita anche da nuove modalità, da rinnovati percorsi per l’aggregazione del consenso di cui i partiti politici si devono far carico? Come impedire, a destra come a sinistra, che oligarchie ristrette decidano, a tavolino, la composizione del Parlamento italiano? Questi alcuni degli interrogativi cui bisogna rispondere. E per farlo c’è una sola via. Ritornare alla Costituzione e considerarla, come dice Ciampi, la nostra Bibbia laica. * Presidente associazione “Identità e Dialogo”

LETTERE AL DIRETTORE In relazione ad un comunicato apparso su questo stesso giornale, riferito alle elezioni del presidente del Terziario Avanzato di Confindustria Lecce, ritengo doverose alcune precisazioni. In tale comunicato viene indicato il sottoscritto come “il candidato che l’editore Paolo Pagliaro fino all’ultimo ed invano ha tentato di imporre”. Niente di più errato. In uno scenario con quello di Confindustria Lecce sono pochi coloro che riescono ad ammettere la possibilità che io non sia stato il candidato di nessuno, tantomeno del Presidente uscente Pagliaro. Sarei quindi curioso di sapere, in quali circostanze, con quali comportamenti, azioni e parole si è cercato “fino all’ultimo” di “imporre” la mia candidatura. La verità è un’altra: se un candidato imposto c’è, è proprio Schito. E lo sappiamo tutti. E’ Schito che ha goduto degli effetti del “potere persuasorio” di qualcun altro. Questa competizione è stata vinta grazie ai voti di grandi aziende come Telecom ed Enel. Nè io nè Schito avremmo potuto (nè dovuto) orientare aziende di questo calibro a nostro favore. La mia candidatura era animata da un reale spirito di collaborazione, soprattutto a disposizione di una Presidenza che dovrebbe prendere le distanze da metodi così ottocenteschi. Mi è dispiaciuto scoprire però, che qualcuno, oltre ad aver deciso a tavolino a chi spettava la presidenza del Terziario Avanzato, aveva stabilito (a mia insaputa) che io fossi il candidato di una fazione ostile a quella di Montinari. Per evitare che davvero passi la convinzione di una mia appartenenza ad una fazione o ad un’altra, ho presentato le mie dimissioni. Torno ad occuparmi di impresa, cercando, nell’attesa che Confindustria non decida di voltare davvero pagina, altri strumenti democratici e aggregativi con cui creare progetti reali per lo sviluppo del territorio, maggiormente rappresentativi degli imprenditori non politicizzati. zx di Stefano Petrucci A beneficio di tutti sveliamo che quella del Golem è un’antichissima leggenda ebraica sul mito dell’uomo artificiale creato da una massa priva di forma. Questo Frankenstein semita ha una doppia natura: è un servo obbediente del suo creatore (un saggio rabbino) ma è muto, stolto e imperfetto. La leggenda si conclude con la distruzione del Golem da parte del rabbino. Il senso della rubrica è quello di scoprire facce nuove degne di menzione o di svelare tutte le facce possibili (che spesso sono più di due) dei personaggi pubblici. N. 26 Giugno 2006

A proposito del Golem pubblicato sullo scorso numero, cui si riferisce Petrucci: quanto scritto non era un “comunicato”. Il Tacco non pubblica comunicati, e se lo fa lo dice, non li camuffa da rubrica d’opinione come purtroppo spesso accade in alcune emittenti locali. Il vespaio che ha suscitato quel breve profilo di un personaggio esordiente, qual è Sebastiano Schito, neo presidente della sezione servizi di Confindustria-Lecce, è il segnale dello stato di salute del sistema informativo locale. Quando il sistema dell’informazione anestetizza il pubblico

privandolo dell’abitudine alla critica, succede anche che una piccola rubrica di “retroscena” faccia gridare alla lesa maestà. All’oltraggio. E si minacci (ancora!) querela per aver riferito fatti più che noti agli ambienti imprenditoriali leccesi. L’unica obiezione legittima che abbiamo ricevuto è quella di Salvatore Lia, di cui abbiamo sbagliato il nome (scrivendo Antonio). Ce ne scusiamo con i lettori e con l’interessato. M.L.M. il tacco d’Italia 45


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IL CORSIVO

zx di Adolfo Maffei

La democrazia soffre per le troppe elezioni Stupisce la corsa a farsi eleggere consigliere comunale di paesi microscopici e poverissimi. Il caso scolastico del bel giovanotto che concorre per una circoscrizione di Lecce. Ci si può disamorare della democrazia per “eccesso” di voto? Ovvero: c’è un rischio, sia pure teorico, che a forza di vedersi chiamare alle urne il cittadino si dichiari stanco e se ne stia a casa per sempre? Agli studiosi dei comportamenti di massa la risposta, ma è indubbio che il fenomeno offra più spunti di riflessione. Rispetto alla formazione di questo rischio, personalmente ritengo che vi siano anche motivi contingenti di cui nessuno parla, forse perché possono apparire provocatori. Siamo alla vigilia, anche nel Salento, del rinnovo di un bel gruppo di consigli comunali. I paesi interessati rappresentano un ampio campione della popolazione della nostra provincia, da diversi punti di vista: della composizione socioeconomica, dell’entità numerica complessiva, delle opzioni politiche pregresse, che saranno confermate e rovesciate dagli elettori a fine maggio. Ma, se tutti i cittadini di ciascun comune si sentiranno, legittimamente, “sovrani”, non tutti gli amministratori eletti avranno uguali risorse per governare. Al punto da chiedersi – ed ecco la provocazione – con quale entusiasmo e con quale consapevolezza le decine di candidati delle formazioni in lizza a Cannole e Patù, rispettivamente di 1.768 e 1.721 abitanti, chiedano i propri cittadini il voto. Per “amministrare” che cosa, viste le ristrettezze economiche generali, i tagli ai trasferimenti dallo stato centrale, la modestissima aliquota complessiva del gettito fiscale dell’Ici? La referenza di consigliere o assessore appaga, forse, un’antica aspirazione che coincideva con una vera e propria gerarchia sociale, senza tener conto dell’importante dettaglio secondo cui dette cariche consentivano a ciascuno di essi di mantenere il contatto con i professionisti della “grande” politica. Ma, al di là di questa effimera soddisfazione, non si capisce perché ci si batta tanto accanitamente. Le strade del centro di Lecce, ad esempio, sono tappezzate di manifesti che recano il volto di un bel giovanotto sorridente, giacca e cravatta d’ordinanza in puro stile berlusconiano, che chiede il voto ai concittadini della propria Circoscrizione, ben sapendo tutti (esso candidato e noi votanti) che queste entità elettive non hanno pote-

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ri e non servono letteralmente a null’altro, se non a far emergere volti inediti che possano aspirare a candidature più consistenti. Una specie di concorso di Castrocaro Terme (quello che designava le migliori “voci nuove” della musica italiana) applicato alla politica. Così si continuerà ad alimentare il rischio perpetuo di costruzione del consenso esclusivamente da parte dei padroni della politica, il cui più fulgido esempio abbiamo avuto alle recenti elezioni generali di aprile. Le smentite a questo pessimistico ragionamento sono auspicabili, anche non probabili: i talenti possono nascere anche nelle periferie più sperdute. Staremo a vedere. Ma il dato attuale, secondo me, è quello sinteticamente espresso qui sopra. P.S. Con questo pezzo si conclude la mia collaborazione al Tacco d’Italia, un mensile che ormai è entrato, maritatamente, nelle buone abitudini dei salentini che vogliono pensare con la loro testa. Sono grato al direttore per l’opportunità professionale offertami, per l’assoluta libertà con cui ho esercitato questa opportunità e per aver dato a questa rubrica un titolo a me molto. Adolfo Maffei è stato la firma più autorevole del Tacco d’Italia per quasi due anni. Forse troppo autorevole per questo piccolo giornale che agita le acque. E’ stato per anni il mio maestro professionale (e spesso lo è ancora). Ha sempre pagato in prima persona per difendere l’alto valore etico e sociale della professione giornalistica. Questo mi ha insegnato e questo sto facendo: sto pagando anch’io in prima persona. Ma voglio farlo e posso farlo, se uno come lui, nel suo piccolo, a Lecce, l’ha fatto per trent’anni. Anni in cui ha dato un’impronta indelebile al sistema dell’informazione salentina: dopo aver lavorato per Ansa e Il Giorno a Milano, ha voluto dare il suo “cervello” al Sud. E’ stato tra i fondatori di Quotidiano; ha fondato, avviato e lanciato il telegiornale di Telerama; ha fondato e diretto il settimanale “Il Corsivo”, trasformandolo nella prima public company salentina. Le prime due testate, da cui si è allontanato volontariamente, sono diventate un riferimento nell’informazione locale. Forse questo è proprio nell’indole insofferente e teatrale di Maffei: uscire di scena con un coupe de théâtre che lo faccia rimpiangere, rafforzandone allo stesso modo, nell’assenza, la presenza. Non lo so. So però che questo ha portato bene agli altri giornali. E da scaramantico qual è, mi piace pensare che l’abbia fatto per questo. Il Tacco e il suo quotidiano on line, comunque, daranno sempre carta bianca alla sua penna. Quando avrà voglia di graffiare. M.L.M.

N. 26 Giugno 2006


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