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Primo Piano

Intervista a

Domenico Agostinelli

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I luoghi dell’Hanami a Roma

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Intervista a Tablet Bike

Noemi Smorra

Ai confini della realtà


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Editoriale

#71

di Stefano Quagliozzi

Si torna a parlare di “via della seta” dopo secoli. Questo suggestivo itinerario culturale e commerciale che si snoda per 5000 chilometri attraverso un paesaggio differentemente caratterizzato dalla natura (rilievi, pietraie, canaloni, oasi, sabbia), è uno dei primi esempi di globalizzazione della storia dell’umanità e cadde in disuso quando si scoprì la maggiore convenienza e rapidità delle rotte marine. Questo percorso collegava la Cina al Mediterraneo; gli itinerari variavano ma era Roma la principale città di destinazione della seta, così come testimoniato già dal primo secolo a.C. con la presenza nella città eterna del prezioso tessuto, originario dell’Asia centrale. L’idea dell’attuale leader cinese di rilanciare commerci con tutte le aree toccate dalla nuova via della seta, fino all’Europa mediterranea e oltre, esalta le economie dei Paesi interessati, poiché è assai facile comprendere cosa significhi avere scambi commerciali con un gigante economico in costante crescita, con quasi due miliardi di consumatori, che da solo produce oltre il 15% del PIL mondiale. L’Italia sta cercando di smarcarsi da alcuni vincoli imposti dalla UE a trazione franco-tedesca, che su ogni fronte cerca di frenare il nostro Paese per timore di perdere fette importanti di mercato extra europeo. E così, quando una delegazione cinese guidata dal Presidente Xi Jinping e composta da 150 suoi collaboratori, da dirigenti degli apparati statali e 300

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un asse commerciale tra oriente e occidente

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La via della seta:

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uomini d’affari, sbarca in Italia per avvicinare ulteriormente i due Paesi (già collegati da secoli di scambi commerciali), accade un putiferio politico scatenato dal “fuoco amico” di USA e UE.

Ma vediamo perché. Innanzitutto non c’è nulla di più naturale se due Paesi intendono allacciare relazioni commerciali, anche se appartenenti a sfere d’influenza differenti per come la storia e Yalta ci hanno consegnato l’assetto geopolitico del secondo dopoguerra.

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Primo Piano

Intervista a

Domenico Agostinelli

Tablet consiglia

I luoghi dell’Hanami a Roma

Alcune osservazioni dell’amministrazione statunitense sul rischio di prevaricazione della Cina circa tematiche delicate come quelle relative alle telecomunicazioni 5G e quindi sul potenziale controllo delle stesse, per un Paese che, come l’Italia, appartiene alla Nato sarebbero anche comprensibili. Ma questo aspetto è stato isolato a monte dal governo italiano rispetto agli altri argomenti più squisitamente commerciali, che hanno riguardato la sottoscrizione di 33 trattati specifici su agricoltura e commercio, da rendere operativi nei prossimi mesi con il gigante asiatico dagli occhi a mandorla. Lascia invece perplessi l’atteggiamento di un Paese alleato come la Francia che dapprima condanna l’intraprendenza italiana nei rapporti a due con la Cina e poi, incontrando lo stesso Xi Jinping due giorni più tardi, gli strappa una commessa per la fornitura di trenta Airbus, del valore di svariate decine di miliardi di euro. Questa condotta sibillina di una Nazione confinante che fa parte dell’UE - e che già in tempi meno recenti

Tablet presenta

Intervista a

Noemi Smorra

Tablet Bike

Ai confini della realtà

fece saltare, con un’apposita guerra, l’interlocutore libico dell’Italia per il controllo delle migrazioni e per la gestione di una parte del petrolio nella Jamairia - non depone di certo bene alla causa del “marciare insieme” evocata dagli stessi amici dell’Unione europea addirittura con battutine pungenti (una per tutte si ricordi l’intervista televisiva di Sarkozy assieme alla storica alleata Merkel). E Macron non sembra sia migliore. Alla luce di questi fatti che sottraggono possibili lauti guadagni alle società italiane di import-export, è raccapricciante sentire, qui in Italia, solo rimbrotti (l’ultimo quello di Junker nell’intervista rilasciata a Fabio Fazio); richieste di manovre correttive anticipate; dichiarazioni che ci danneggiano sui mercati facendo innalzare il nostro spread in rapporto ai Bund tedeschi; con buona pace dei nostri connazionali che si troveranno a dover pagare un conto salato per l’ostruzionismo principale delle due Nazioni europee che invece fanno affari diretti con l’Africa e con l’Oriente.

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TABLET ANNO 7 NO 71 APRILE 2019 SOMMARIO

ROMA

Chi siamo

9 PRIMO PIANO Intervista a Domenico Agostinelli

16 TABLET MUSICA La Batteria

25 TABLET CONSIGLIA I luoghi dell’ Hanami a Roma

42 TABLET RUN Le maratone di Aprile

TabletRoma Reg. Trib. di Roma n° 296/2012 del 19/10/2012 WWW.TABLETROMA.IT Editore Tablet Edizioni di Cristina Anichini Via Difilo 41 - 00124 Roma P.I. 13042831001 C.F. NCHCST66E63H501F anichini@tabletroma.it Direttore responsabile Stefano Quagliozzi - quagliozzi@tabletroma.it Direttore editoriale Cristina Anichini Progetto grafico tablet ADV Maurizio De Vincentiis Impaginazione e grafica Marco Flore Stampa Poligraf s.r.l. Via Vaccareccia, 41/b - Pomezia - tel. 06 9106822 Pubblicità 340.340.69.70 Rita Chiodoni pubblicita@tabletroma.it - ritachiodoni@libero.it Direzione e redazione redazione@tabletroma.it Tablet eventi Massimo Gallus - eventi@tabletroma.it mob. 334.39.22.475 Hanno collaborato a questo numero Cristina Anichini, Stefano Cisale, Giorgia Conti, Annamaria De Calisti, Barbara Donzella, Massimo Gallus, Marina Grappasonni, Libreria Novarcadia, Alessandra Lino, Federica Lorenzet ti, Giuseppe Menzio, Giulia Migani, Sandro Massimei, Oriana Orlandi, Alessandro Polinori, Davide Sagliocco, Luca Carlo Santagà, Lorenzo Sigillò, Alber to Terraneo, Francesco Valente

46 TABLET BIKE Ai confini della realtà

48 TABLET PRESENTA Noemi Smorra e il musical su Pino Daniele

É consentita la riproduzione anche parziale di testi, grafica, immagini e spazi pubblicitari solo se autorizzata in forma scritta da Tablet Edizioni di Cristina Anichini. Parte delle immagini presenti su questa rivista sono fonte Internet e sono utilizzate solo a fini informativi. Poichè non è stato possibile risalire ai titolari dei diritti, secondo la legge vigente, la redazione si scusa per la mancata citazione rimanendo a disposizione di qualsivoglia richiesta e precisazione da parte dei titolari stessi. La collaborazione a questo mensile è da ritenersi libera e gratuita salvo diversi accordi. Del contenuto degli articoli, degli annunci economici e pubblicitari sono legalmente responsabili i singoli autori. Gli articoli pervenuti anche se non pubblicati non si restituiscono. La Direzione si riserva il diritto di non pubblicare il materiale pervenuto o di effettuare gli opportuni tagli redazionali. Si ringraziano i partners commerciali per il contributo alla pubblicazione e alla diffusione di questo periodico. Finito di stampare il 5 Aprile 2019

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Primo Piano

di Cristina Anichini, fotografie di Maurizio De Vincentiis

Domenico Agostinelli, la memoria degli oggetti

Avrete sicuramente sentito parlare di Agostinelli e del suo Museo. Avrete sentito parlare delle sue collezioni (circa 640) di oggetti della cultura popolare e contadina. Magari siete anche già stati a visitarlo (chi non lo ha fatto non deve perdere questa occasione), ma molti di voi sicuramente non conoscono la sua storia. Domenico Agostinelli, personaggio fuori dal comune, che per passione ha creato qualcosa di incredibile.

Cosa è successo nel dopoguerra? Dopo gli anni ‘50 è arrivato il consumismo, la politica della grande industria. Prima l’uomo era artefice e protagonista della propria vita, dell’oggetto che veniva fatto dall’uomo. Secondo i luoghi si adoperava un certo tipo di materiale, dominava la materia bruta, il legno, il ferro la creta e l’uomo assoggettava la materia al suo volere, quindi gli dava la forma estetica,

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Signor Domenico ci racconti la sua storia, da dove viene e come è nato questo luogo magico. Sono nato nel 1940 a Campli, un piccolo paese nel teramano in Abruzzo, la cui caratteristica locale era l’attività di venditore ambulante di immagini sacre. Erano chiamati i santari di Campli. Sono stati scritti diversi libri sui santari, inizialmente boscaioli e carbonari che si spostavano anche di parecchi chilometri, addirittura fino in Toscana durante l’estate. Lungo il tragitto per proteggersi si portavano una madonnina. A Campli c’è stato sempre un fermento artistico di pittori di immagini sacre e queste madonnine erano dipinte a mano. La Toscana all’epoca era una delle regioni più colte d’Italia, la gente notava il valore del dipinto a mano e le compravano. Succedeva però che i carbonari tornavano indietro senza la madonnina protettrice. Decisero così di portarne con sè più di una, cominciandone così il commercio. Io ho cominciato che avevo 14 anni, nel 1954. Sono partito con una cassetta sulle spalle che ancora ho con me, eravamo come i vu cumprà di oggi, andavamo a piedi camminando anche per

10/20 chilometri perchè più i paesi di campagna e di montagna erano distanti e isolati e più i loro abitanti erano religiosi e propensi a comprare le immagini sacre. Ma non sempre potevano pagare e allora qualche volta in cambio di un quadruccio offrivano da dormire o da mangiare, oppure barattavano con degli oggetti. Quelli ingombranti o che non mi piacevano li rivendevo, quelli che mi piacevano li tenevo, perchè mi affascinava non tanto l’oggetto in sè per sè, quanto la storia che c’era dietro. Per esempio tra le prime cose che ricevetti in baratto ci fu un’ocarina che mi diede un ragazzo pastorello. Era del nonno che andava a pascolare le pecore e la suonava al gregge per fargli fare più latte. Questo signore era molto geloso della sua ocarina, poteva suonarla solo lui. Mi sono innamorato di questo oggetto, per quello che rappresentava. La tengo ancora con me e l’ho messa nella cassa da morto che da buon abbruzzese mi sono già costruito. Questa ocarina ha dato via alla passione a raccogliere e a tenere. All’inizio non pensavo a collezionare, solo dopo è arrivata questa vocazione. Adesso per me è una missione, salvare più oggetti possibili alla distruzione. Voi non ve ne accorgete perchè siete giovani ma c’è stata una rottura con la civiltà antecedente agli anni ‘50, in questi ultimi 70 anni sono state spazzate vie la civiltà contadina e artigiana. Considerando che il 90 % delle persone in Italia era artigiano o contadino, è come se fosse passato un uragano che ha cancellato millenni di storia. Ogni oggetto è importante e collegato ad un ben preciso periodo storico che per esperienza oggi sono in grado di riconoscere dalla manifattura. Per esempio riconosco se un oggetto è del periodo romanico, piuttosto che gotico, o rinascimentale, barocco e così via fino al liberty.

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lo stile, il senso pratico e ci metteva qualcosa di suo. L’oggetto non era freddo e statico come lo è adesso che viene prodotto dalla macchina, come avviene soprattutto nei paesi orientali. Oggetti che sono distribuiti in tutto il mondo che sono senza anima e sono fatti per durare pochissimo. Un tempo un oggetto veniva fatto per durare nel tempo ed essere tramandato da padre a figlio a nipote . Quando è arrivato a Roma da Campli? Venni a Roma perchè si vendeva tanto, circolavano un sacco di soldi, soprattutto nel dopoguerra quando ne arrivarono tanti dall’America e dalla Russia. Si vendevano poco le immagini sacre ma erano richiesti quadri con soggetti profani dipinti a mano e allora noi santari ci adoperammo a cercare i pittori ai quali far dipingere questi soggetti. Poi li incorniciavamo per venderli ai mercatini e a Porta Portese. Per tanti anni il commercio dei quadri è stata la mia attività principale e con essa mi sono finanziato questo museo, dando un fine agli oggetti raccolti. Cominciai a comprare oggetti a pochi soldi dai napoletani che li portavano a Roma con la frutta e verdura che vendevano il sabato ai mercati generali. La domenica mattina si fermavano a Porta Portese e gli oggetti che non vendevano li lasciavano qui. Questo accadeva negli anni ‘60 quando con la mia famiglia di origine comprammo dei lotti di terra a Dragona dove costavano pochissimo perchè ancora zona paludosa e malsana. Ci costruimmo delle baracche per stipare tutta questa merce salvando così tanti

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oggetti che oggi si trovano in questo museo. Poi con il tempo ci siamo venuti a vivere, io con i miei fratelli e sorelle e le nostre nuove famiglie. Che ci racconta del Museo? Da 30 anni chiedo agli enti pubblici uno spazio per creare un museo che avrei potuto finanziare con il biglietto di ingresso, ma mi sono stati sempre proposti degli spazi piccoli. Qui sono passati tanti politici e tante persone di cultura influenti ma non è servito a nulla. Da un pò di tempo per potermi sostenere economicamente sto dando in affitto molti oggetti alle produzioni cinematografiche e televisive, come la RAI e MEDIASET. Fate anche attività didattiche per i ragazzi? Si molte scuole e anche l’Università, La Sapienza, vengono a fare dei tirocini oppure fanno delle tesi. Ci sono 640 collezioni più molti pezzi unici come l’uovo di dinosauro, l’automobile di Al Capone, oggetti appartenuti a Giuseppe Mazzini, a Gabriele d’Annunzio, e a Garibaldi. Sono andato molte volte nelle scuole portandomi le valigie con degli oggetti e soprattutto giochi per far conoscere ai ragazzi come si viveva un tempo. Sono stato più volte in una clinica di malati di Alzeimher per aiutare gli anziani a risvegliare la memoria attraverso gli oggetti che toccavano e carezzavano, così ricordavano. Sono tanti i donatori? Si per fortuna tanta gente è sensibile e invece di buttare le cose le portano qui, ed è la fortuna del Museo che diventa sempre più grande. Seleziono molto materiale ma non butto nulla. Per esempio tutto ciò che appartiene alla civiltà contemporanea come la plastica, i computer o i televisori,


tutti oggetti del dopoguerra che non sento miei, li muro in grotte che scavo perchè comunque li ritengo importante testimonianza di un nuovo mondo che ha cambiato velocemente il modo di vivere delle persone e del pensare.

Qual è stata la sua prima collezione? I bottoni. Quando andavo a scuola giocavamo con i bottoni e per giocarci io li staccavo dalle camicie e dai

Speriamo che questo luogo resista al tempo e venga protetto. Ho fatto tutto questo contro il parere degli altri, prima dei miei genitori poi dei miei fratelli e poi dei miei figli. Non posso permettermi di morire perchè ho ancora molto da fare e non ho trovato chi mi sostituirà, ci sono solo mia nipote Patrizia e suo marito che mi aiutano. Questo ha molto rafforzato la mia convinzione e vado avanti per la mia strada. È una missione salvare tutti questi oggetti. Non vendo nessun oggetto. La storia non è in vendita, ma ancora baratto i doppioni. Con l’Abruzzo che rapporto ha? Non ci vado mai, i pittori non ci sono più. I santari sono sparsi in tutto il mondo, perchè ognuno ha trovato fortuna. Io ho viaggiato in almeno 60 nazioni, e in ogni paese ho raccolto degli oggetti. Ho raccolto la cultura dell’uomo in senso lato, come un antropologo. Sono anche esperto e perito di opere d’arte e collaboro con la polizia giudiziaria, per stabilire l’autenticità dei reperti trafugati. Domenico grazie della disponibilità che ci ha accordato. Invitiamo i nostri lettori a venirla a trovare e a scoprire questo luogo unico.

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Come lo vede il futuro di questo luogo? Lo scorso anno ho fatto una domanda per poterlo far rientrare nella tutela del patrimonio artistico e culturale del paese, e spero che ci rientri. Per esporre correttamente tutto il materiale che ho servirebbero 10 mila metri quadri. Il mio Museo a differenza degli altri che raccolgono a tema, raccoglie tutto. È un museo omnia res. Perchè tutto è interessante e importante affichè si conosca la cultura del passato, e quindi la cosa apparentemente più insignificante per me è importantissimo, come lo stoppino per accendere i lumini con l’olio di oliva che è un fiorellino che mettevamo sopra una ciotolina con l’olio e durava un paio di ore. Poi è arrivato il cotone dall’america e questa pianta è quasi scomparsa. Io la conservo e la riproduco ancora.

pantaloni, poi tornavo a casa con gli indumenti legati con le ginestre, e mia madre poverina era disperata perchè li perdevo sempre. I bottoni all’epoca erano preziosi. Un giorno mi ritrovai a Prato a vendere i quadri e mi regalarono una busta di bottoni staccati di quando raccoglievano gli stracci. Mi sono innamorato di quei bottoni e pensai che una volta tornato a casa ci avrei potuto giocare all’infinito. È uno degli oggetti più carico di energia elettrostatica perchè ogni giorno vengono toccati più di una volta, e il fascino che mi trasmette il bottone è proprio l’uso e la manipolazione e ogni volta che viene toccato prende un pò della persona che lo ha usato. Ogni bottone ha una sua storia e un suo passato.

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Il libraio consiglia a cura della libreria Novarcadia

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LE AVVENTURE DI OTTO CIPOLLA Questo libro narra le avventure di Otto Cipolla e di suo fratello Magnifico, che è destinato a fare grandi cose peccato che a quest’ultimo importa solo del cibo: toccherà a Otto risolvere i problemi e gli ostacoli per dare a “MA” il suo per sempre felici e contenti e ricchi sfondati. Un’ avventura vera e speciale, in cui Otto e Magnifico incontreranno amici fedeli che saranno capaci di sconfiggere orchi e troll. Un libro divertente, creativo, letteralmente STUPENDO. Immergetevi nell’avventura delle avventure alla scoperta di un mondo magico e fiabesco, parola di Alessandra Prosperi.

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Antonella Salvucci, l’arte incontra l’eleganza

Sensuale ed elegante, femminile come non mai e impossibile da dimenticare. Antonella Salvucci è una di quelle artiste eclettiche in grado ogni volta di stupire. Impossibile chiederle di fermarsi, anche perché il suo eterno dinamismo l’ha portata negli States, laddove il cinema è davvero qualcosa di magico. Ecco, lei, in quel mondo fatato ci vive per davvero. Colazioni al tavolino al fianco dei divi di Hollywood e partecipazione ad eventi in cui si riuniscono i “grandi” del pianeta. Come lei stessa si definisce, Antonella Salvucci è “un personaggio in continua evoluzione che affronta ogni singolo giorno come un miracolo, con la forza e la passione di renderlo sempre positivo e di imparare anche dalle situazioni che ci appaiono meno belle”. Idee chiare in testa, così come le motivazioni che l’hanno spinta a buttarsi davanti alla videocamera: “Ho scelto di fare l’attrice perché non mi accontentavo di vivere solo una vita: mi piace sperimentare e curiosare anche altri stili, altri personaggi. Tutto questo, per non annoiarmi mai”. E di noia, a onor del vero, nella vita di Antonella non pare essercene. Il suo curriculum parla di collaborazioni che hanno scritto pagine indelebili del nostro cinema. Da Lamberto Bava a Pupi Avati, da Paolo Sorrentino ad Aurelio Grimaldi fino ad arrivare a registi americani come Michael Oblowitz o Bret Roberts che l’ha diretta nel film “Mission possible” con un cast eccezionale tra cui spicca John Savage. Riavvolgiamo il nastro… E partiamo dai miei studi al Liceo Classico di Civitavecchia, la città in cui sono nata perché adoro il mare! Avrei dovuto continuare a studiare medicina e diventare una dottoressa, ma ho voluto seguire la passione più forte per la recitazione. Ed ecco che hai mosso i primi passi nel campo dello spettacolo. Ci son stati momenti durissimi soprattutto all’inizio della carriera, quando dire di essere attrice equivale a dire sono Napoleone alla conquista del mondo! Solo dopo aver ottenuto i primi risultati si capisce se si è tagliati per questa avventura e si inizia ad essere presi sul serio. È importante seguire dei maestri di recitazione e io l’ho fatto anche spingendomi in America a seguire dei quotati acting coach; eppure, quando tornavo in Italia, succedeva che non ti facevano neanche fare un Ph. Carlo Bellicampi

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provino e ti ritrovavi con sbattute mille porte in faccia… Fino a quando… Ho incontrato il maestro Aurelio Grimaldi che dopo alcuni provini su parte mi ha affidato un ruolo da protagonista e per di più in costume d’epoca ne “L’educazione Sentimentale di Eugenie”, una doppia sfida ma anche una grande soddisfazione per me. Più tardi, è arrivata un’altra occasione speciale. Esatto: il provino col grande Paolo Sorrentino! Avrei dovuto soltanto spedire il mio materiale in produzione invece ebbi coraggio di presentarmi di persona e lui fu così gentile a ricevermi pur senza avere un appuntamento. Ho avuto la fortuna di conoscere una persona speciale che, dopo tre provini, mi ha voluta inserire nel cast de “L’amico di famiglia”. Com’è il mondo dello spettacolo? Vivo di pane e spettacolo un po’ da sempre. Visto dall’esterno può affascinare e al contempo può far paura, per me che lo vivo da dentro 24 ore su 24 posso dire che trovo invece molta più lealtà di quanto si possa percepire dall’esterno; è un mondo caratterizzato da estrema sensibilità nelle persone e da tanta preparazione in chi ci lavora quotidianamente.  Anche la tv ti affascina. La tv può esser anche ottima maestra, non bisogna sempre demonizzarla come purtroppo sento ultimamente. Mi piace molto il mezzo televisivo perché ti da l’immediatezza, ti proietta direttamente nelle case del pubblico. Condurre mi garantisce una scarica di adrenalina indescrivibile nel saper dare ritmo ad ogni singolo momento di spettacolo. Nel frattempo, Antonella Salvucci sta diventando un personaggio social. Non ero così fino a due anni fa quando, vivendo a Los Angeles, ho capito che se non comunichi attraverso i social praticamente non esisti; negli States Instagram e Facebook sono una sorta di Bibbia, un Nuovo Testamento digitale a cui assolutamente non si può rinunciare. Amo nelle mie stories essere ironica, facendo trapelare anche un minimo quei sacrifici e l’intenso impegno che c’è nel backstage di ogni lavoro importante, oltre all’abnegazione e alla sacralità che regna su ogni set. Un’artista polivalente, anche in campo fotografico. La fotografia mi vede protagonista nel doppio ruolo di fotografa e immagine ritratta. Come Fotografa prediligo i paesaggi, i tramonti sono la mia ispirazione o qualunque cosa colpisca la mia attenzione. Come modella ho iniziato a posare davanti una macchina fotografica all’età di 14 anni e pensavo ci fossero dei limiti dovuti all’età, invece ancor oggi mi richiedono per diverse immagini pubblicitarie o fashion editorial. Interpretare e entrare nella parte è il vero successo di uno scatto. CONTATTI SOCIAL Facebook: Antonella Salvucci e Antonella Salvucci official Instagram @antonellasalvucci 


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La Batteria

Bum Bum Bum…. bussano alla porta, andiamo ad aprire, ma chi sarà? Ovviamente….. la Batteria Dai tempi dei tempi il primo strumento che l’uomo ha imparato a suonare. Picchiando su dei tronchi vuoti per comunicare, incitare, avvertire.. da li in poi non abbiamo più’ smesso. La Batteria è uno strumento che rientra nel più ampio, ricco e colorato mondo delle percussioni, dal Triangolo alla Marimba passando per le Congas, Shaker e tutto ciò che possa essere suonato con bacchette o che tenga in qualche modo un ritmo. Come sempre bisognerebbe approfondire, ma la leggerezza è forse il modo migliore per iniziare ad appassionarsi a cose più complesse, anche se di questi strumenti ne abbiamo più o meno tutti una larga conoscenza in linea generale. La Batteria ha da sempre affascinato tutti, ancestrale per il profondo senso del ritmo a cui l’uomo è legato, perché da sempre è il sottofondo che alimenta la nostra emotività, pensiamo al ruolo dei tamburi nelle marce militari, prima di uno scontro nelle battaglie, o nella trance spirituale di rituali che partono dalle tribù primitive e continuano ancora oggi nei balli d’insieme, nei carnevali, nel pogare dei ragazzi ad un concerto Metal, nei Rave e discoteche…fino ai cori da stadio in cui una folla di tifosi all’unisono si lascia coinvolgere in ritmi mai imparati, ma da subito da tutti suonati. Insomma la Batteria ci coinvolge. Suonare la Batteria significa avere diversi talenti

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concentrati in una sola persona, dalla maniacale capacità di tenere il tempo in modo costante e spesso, come avviene ormai da tempo con un metronomo digitale in cuffia che ci impone una velocità, da cui non ci si può allontanare mai, alla indipendenza totale di braccia e gambe che fanno quattro movimenti diversi, alla responsabilità sia professionale che caratteriale di essere il motore di un orchestra a cui tutti fanno affidamento…tanto c’è il batterista! Per poterne parlare in modo più corretto mi affido ad Alessandro Milone, batterista che vive nel nostro quartiere, insegna alla Social Music School qui all’Infernetto, ma per vederlo suonare bisogna andare in giro per i club di tutta Europa dove si esibisce con la sua band che oramai si è conquistata ampi consensi tra gli appassionati del genere Metal anche se lo fanno in modo particolare, seguitelo su YouTube sul loro canale “Nanowar of Steel”…..., persona dal carattere mite, preciso e rassicurante.. ecco un batterista!! Ciao Alessandro, perché la batteria è il motore di una band o di un orchestra? La batteria ha un ruolo fondamentale all’interno di una band ed ha il potere di stabilire la velocità, il volume e l’intensità della musica. Siamo noi batteristi a guidare gli altri musicisti utilizzando qualcosa di magico: il ritmo. Abbiamo la responsabilità di scandire il tempo in modo perfetto per permettere a tutti gli strumenti di suonare in modo corretto; inoltre il volume sonoro prodotto dalla batteria determina il genere musicale, per questo siamo considerati dagli altri musicisti come il punto di riferimento mentre si suona o si ascolta un brano.

Ti faccio una domanda un po’ spigolosa, ma il mio intento è di rendere omaggio al tuo strumento da un’altra angolazione rispetto al consueto. Si può dare il senso del ritmo senza una batteria? Si certamente!Il ritmo non viene espresso solamente dalla batteria, una melodia è una sequenza di note con un ritmo stabilito, quindi si potrebbe dire che ogni strumento musicale esegue dei ritmi oltre alle melodie...ma solamente l’energia della batteria ci fa scatenare in discoteca o ci permette di ballare per ore ad un concerto. Quando c’è un tamburo che suona il divertimento è assicurato. Insomma con un motore si viaggia più veloci. La tecnologia ci ha coinvolti un pò tutti nei nostri rispettivi strumenti (meno male n.d.r.) costringendoci ad accettare la sfida… la batteria in che modo? Il progresso tecnologico ha cambiato il modo di suonare e registrare la batteria. Con l’avvento del click (metronomo incuffia) e delle basi in sequenza il batterista è costretto ad imparare una parte di computer music che prima era affidata ai fonici e produttori. È importante sottolineare che la batteria elettronica è parte integrante della musica moderna, quindi spesso capita di “programmare” la batteria piuttosto che suonarla...direi che è un cambio radicale che stimola a ricercare suoni e ritmi diversi che arricchiscono il bagaglio culturale di ogni batterista a prescindere dal genere preferito. Ma la batteria insomma queste note le fa o non le fa? Anche i batteristi leggono e suonano le note ma non quelle blasonate come Do Re Mi Fa.. sono note più’ esclusive ....sono note per batteristi ecco! Grazie Alessandro ci vediamo a scuola Allora accendiamo i motori e lasciamoci guidare!!


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Locations segrete in una Roma “inedita”

Luoghi nascosti di una Roma segreta, poco visibile, spesso svelata quando si tralasciano i soliti percorsi, per una passeggiata che fa scoprire locations particolari e di design. Nonostante la considerevole presenza turistica, distribuita durante tutto l’arco dell’anno, la città Eterna ha sviluppato una certa capacità a tenere segrete alcune interessanti locations, soprattutto quelle a carattere gastronomico. Celate al costante passaggio dei turisti, ecco alcune destinazioni gourmet della città Eterna. Nel cuore di Roma, tra il Pantheon e Piazza Navona, il ristorante Liòn appare come una location quasi sussurrata dal ciglio della strada. Alloggiato al piano terra di un edificio razionalista degli anni ’30, il ristorante è stato realizzato dall’architetto Daniela Colli, che ha fatto degli interni una tela di trame

e colori; fregi ad arco con cornice laccata, colonne rivestite di tessere a mosaico, cerchi in ottone che si ripetono e una tavolozza di tinte che virano dal verde acqua al turchese, con qualche punta di rosso inserita da alcuni elementi di arredamento. Un tripudio di texture e di colori che contrastano con il menù rigorosamente classico dello chef Luca Ludovici. Nel quartiere Monti, in piazza di S.Martino dei Monti 8, troviamo il Drink Kong. Un cockail lounge dalle influenze internazionali, ispirato alle ambientazioni futuristiche alla Blade Runner, ma in cui la cultura orientale fa da cardine tra ricercatezza ed estetica. Gli interni sono infatti un mix tra l’estetica minimale e rigorosa Giapponese e quella più calda e caotica della Cina, il tutto unito con ambientazioni dark illuminate da luci al neon. Nello spazio antistante ai bagni sono stati inseriti dei giochi Arcade anni ’80, retaggio di un’appartenenza, nostalgica di quegli anni. Ideato

Menabò

Liòn

Drink Kong (ph Alberto Blasetti)

Liòn

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dal bartender Patrick Pistolesi, questi 300 mq offrono ambienti differenti tra il mini bar, la sala lounge e un palco, dove ogni martedì e giovedì prende vita la musica dal vivo. Il menù è composto da bite food ricercato, realizzato con ingredienti e ricette internazionali. Nel popolare e dinamico quartiere di Centocelle, in via delle Palme 44 d/e, un anno fa Paolo e Daniele Camponeschi hanno aperto l’enosteria Menabò, un misto tra un wine shop e un wine bistrot. L’ambiente è intimo e dai tratti vintage grazie all’inserimento di alcuni oggetti, quali una macchina da scrivere e una collezione di modellini d’auto d’epoca. Le quasi 80 etichette di vino, presenti nel locale, ci ricordano che Menabò è prima di ogni altra cosa un’enoteca dove potersi rilassare, da soli o in compagnia, degustando un buon bicchiere di vino. Tuttavia ci si

può trattenere oltre provando le proposte stagionali offerte dalla cucina. Quattro differenti piatti per ogni portata dall’elaborazione semplice ma stimolante. Tra le iniziative sociali troviamo il sostegno all’economia carceraria con il Caffè Galeotto, prodotto dai detenuti di Rebibbia su iniziativa della cooperativa sociale onlus Pantacoop.

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Musigiochiamo! L’ 11 maggio 2019 alle ore 17.00 presso il Laboratorio di Arte Crizia si terrà una lezione di prova gratuita di propedeutica musicale per bambini da 4 ai 5 anni tenuta dall’insegnante Silvia Roselli. L’incontro è finalizzato a raccogliere adesioni per un eventuale percorso musicale da svilupparsi nel prossimo autunno.

In tal modo i bambini potranno sviluppare la capacità di ascolto (discriminando acuto-grave, forte-piano, veloce-lento), acquisire abilità di esecuzione e produzione ritmico/melodica, sensibilizzarsi alla relazione personale e alla comunicazione nel gruppo.

Il Laboratorio musicale

Chi è Silvia Roselli

Finalità del laboratorio è guidare i bambini in un percorso di apprendimento musicale che sviluppi il loro potenziale naturale. In questo percorso i fondamenti della Teoria dell’Apprendimento Musicale di Edwin Gordon ed i principi dell’Orff-Schulwerk vengono fra loro integrati e adattati alle specificità dei bambini e alla loro concreta risposta alle sollecitazioni offerte.

Batterista ed educatrice musicale, ha frequentato un anno di percussioni classiche al Conservatorio di Santa Cecilia e poi ha scelto di indirizzarsi verso la musica jazz e popolare. Ha quindi partecipato al “Ten week’s certificate” al Drummer’s Collective di New York, si è poi laureata a pieni voti all’Università Interamericana di Portorico nel dipartimento di Musica Jazz, ha poi frequentatto un corso di formazione per l’abilitazione all’insegnamento della musica presso il Conservatorio di Portorico. Rientrata a Roma ha cominciato ad insegnare batteria nelle scuole di musica ed ha poi rivolto la sua attenzione alla fascia dei più piccoli, nel 2009 ha quindi intrepreso un percorso di formazionetirocinio in un progetto di musicoterapia nei nidi del X municipio. Nel 2010 ha frequentato il corso di formazione Orff (primo livello) e di “Musica in culla”, conseguendo il diploma di operatrice. Da allora lavora

Fondamentale in questo percorso risulta l’uso della voce associata al movimento, che consente di esplorare e sperimentare in un’esperienza giocosa tutti gli aspetti della musica (melodico, ritmico, armonico, strutturale) e coinvolge il bambino a tutti i livelli (motorio, cognitivo, emozionale, relazionale). Nel corso degli incontri programmati si farà ricorso ad una ricca gamma di attività.

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Attività di movimento libero e strutturato (stop&go, danza, bodypercussion), chants e filastrocche in metri semplici e composti, melodie costruite sulle scale modali, canzoni e fiabe musicate, partiture informali, uso degli strumenti a percussione sia con musica cantata che con basi preregistrate.

come educatrice musicalenei nidi e nelle scuole materne e come insegnante di propedeutica musicale, laboratori ritmici e batteria nelle scuole di musica, tra le quali la Igem (Casalpalocco) e Nuova Armonia (Acilia).

11 maggio 2019 ore 17,00 Via San Candido 68 Info: Silvia 333 9178339 Patrizia 392 3019386


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Tablet consiglia di Barbara Donzella foto di Barbara Donzella e Lorenzo Sigillò

Laghetto dell’Eur

Hanami a Roma:

4 luoghi dove ammirare la fioritura dei ciliegi giapponesi Quattro angoli di Roma dove poter ammirare i sakura in fiore. Da metà marzo, per poche settimane, la primavera porta con sé uno spettacolo unico e fugace, le fioriture. Tulipani, narcisi, rose, glicini, mandorli e ciliegi. In Giappone, in particolare, è usanza molto sentita quella di ritrovarsi sotto i sakura (ciliegi giapponesi) in fiore, ammirarne i petali e godersi una pausa rilassante, mangiando e bevendo in compagnia. Questo momento di contemplazione è racchiuso in due simboli, kanji, 花見 Hanami, dove Hana significa “fiore” e Mi vuol dire “osservare”, “guardare”. Anche a Roma è possibile ammirare gli originali ciliegi giapponesi. Sì, perché dagli anni ‘20 del 1900, il Giappone ha donato, in diverse occasioni, al Comune di Roma svariate centinaia di queste piante, come simbolo di amicizia fra i due popoli. Ecco la mappa dei 4 luoghi dove rintracciare un piccolo angolo d’Oriente. I sakura di via Panama (ex Via del Giappone) Nel quartiere Parioli, tra Via Salaria e Villa Ada, si trova una strada che, tra il 1942 e il 1945, si chiamava Via Giappone. Nei primi anni venti, l’imperatore del Giappone Hirohito (appena divenuto reggente), compì infatti un viaggio in Europa, visitando anche l’Italia. In particolare, arrivato a Roma, donò alla città dei ciliegi giapponesi (prunus serrulata Amanogawa), che vennero piantati in quella che, per l’occasione, fu chiamata Via del Giappone. Dopo il secondo conflitto mondiale e la liberazione di Roma da parte degli alleati, si decise di rinominare la strada come Via Panama. A causa dell’inquinamento, purtroppo, solo una minima parte dei ciliegi ha resistito al tempo ma la loro fioritura può essere ancora ammirata.

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Parco Lago dell’Eur Orto Botanico di Roma Il luogo più conosciuto dai romani, e non solo, per assistere alla fioritura dei sakura, è sicuramente il Parco Lago dell’EUR. Questo quartiere (già E42) progettato negli anni ‘30, ma concluso solo tra il 1959 e il 1960 - in occasione dei Giochi Olimpici di Roma del 1960 - ospita un parco, che oltre a un lago artificiale e a una fontana con cascate, conta anche un percorso pedonale, intitolato ‘Passeggiata del GiapponÈ. Sono 150 i ciliegi giapponesi donati nel 1959, dell’allora primo ministro Nobusuke Orto Botanico di Roma Kishi, durante la visita ufficiale a Roma, da Un luogo meno conosciuto, ma estremamente affascinante e suggestivo è l’Orto Botanico di parte della città di Tokyo. Sono tante le persone che si radunano qui, in questo Roma, in Largo Cristina di Svezia, 24. Collocato periodo, per fare pic-nic tra amici, sotto questi nell’area archeologica conosciuta come Horti Getae, splendidi alberi, magari preparando delle ricette dove anticamente sorgevano le terme di Settimio giapponesi e bevendo sakè. Così come, di anno in Severo, l’Orto si estende per 12 ettari e custodisce anno, aumentano gli eventi  legati alla fioritura, a migliaia di specie botaniche, bellezze barocche, una dimostrazione del crescente amore per il Paese del serra in stile liberty di fine ‘800, reperti di epoca romana e un Giardino Giapponese. Quest’ultimo Sol Levante. è stato realizzato nei primi anni ’90 dall’architetto Ken Nakajima,  secondo un modello di giardino orientale, Istituto Giapponese di Cultura All’interno dell’Istituto Giapponese di Cultura con giochi d’acqua, piccole cascate e due laghetti che (Via Antonio Gramsci 74) è stato realizzato un accolgono diverse carpe giapponesi. Inoltre il contesto giardino, utilizzando tutta la flora tipica dell’area è arricchito da un piccolo e pittoresco padiglione mediterranea - glicini, ulivi, pini nani, iris ecc. a forma di pagoda, alle cui spalle si staglia la vista, - con la sola esclusione dei sakura, che sono quasi irreale, della Capitale. L’Orto Botanico di Roma stati importati direttamente dal Giappone, e qui vive solo grazie alle entrate derivanti dagli incassi inclusi, come a simboleggiare il rapporto che dei biglietti venduti, quindi, vi invitiamo a visitarlo. E quale occasione migliore per scoprire questo tesoro, lega il Popolo giapponese a quello italiano. Il piccolo giardino è stato progettato dal noto se non durante la fioritura dei ciliegi? architetto Ken Nakajima, responsabile anche del progetto per l’area giapponese presso l’Orto Botanico Per conoscere gli eventi a Roma legati all’Hanami, di Roma. Nel parco compaiono tutti gli elementi seguite gli aggiornamenti settimanali su essenziali e tradizionali del giardino di stile sen’en www.tabletroma.it (giardino con laghetto): la cascata, le rocce, le piccole isole, il ponticello, il laghetto e la lampada di pietra, tôrô. Forse alcuni visitatori potrebbero rimanere delusi dalle ridotte dimensioni del luogo, ma come ha giustamente precisato la guida dell’Istituto, i giapponesi non danno molta importanza alle dimensioni di un giardino, quanto alla qualità e all’armonia con cui gli elementi vengono accostati. Il giardino è visitabile gratuitamente, su prenotazione, contattando l’Istituto.

25 Istituto di Cultura Giapponese


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Tablet Sociale

Aprile dal viaggio a Berlino, abbiamo a curanostro di Giuseppebellissimo Menzio ltro pomeriggio al Teatro Argentina (giovedì 11), con “Un nemico del popolo” di H.Ibsen. Avremo poi la possibilità di seguire due conferenze che riguardano grandi paesiumano, dell’Asia : l’India e la Cina, entrambi Avremo poi l’attesa conferenza sul due cervello venerdì 12, sulle prime pagine dei giornali. Il prof. Carlo Scopelliti tornerà da noievenerdì 10, perlaparlarci le sue origini, le con il dott. Alessandro Taddeo, quindi gitadell’induismo, ai Giardini della divinità , le architetture, Verso fine mese avremo poi il piacere di ospitare nuovamente la nota sinologa e giornalista del TG2, Maria Landriana, come descritto nel numero precedente della riviNovella Rossi (la “nuova via della seta” è un argomento di grande attualità). sta.

Per il 14 e 15 abbiamo programmato un viaggio a

Sulmona e pasquale, dintorni. Oltre alMaggio centro storicosarà della città, Dopo la pausa per il periodo unricco di attrattive (il Palazzo della SS. Annunziata, la chiesa di S.Francesco della Scarpa, l’acquedotto …. i confetti), meta del mese molto intenso che si aprirà, venerdì 3,medievale con il enostro tradinostro viaggio saranno Scanno, Pescocostanzo e la suggestiva zionale pic-nic nell’area verde del Aprile CSP di Casalpaloc- Gio 11 “Un nemico del popolo” er le nostre amiche (soprattutto, ma c’è anche qualche Ven 12 Il cervello umano aschile…) per dar sfogo alla loro creatività e deliziarci Mer 17 Gita alla Landriana Rientrati l’8 Aprile dal nostro bellissimo viaggio a Berlino, abbiamo azioni. programmato un altro pomeriggio al Teatro Argentina (giovedì 11), con “Un Vacanze pasquali dal 18/04 al 2/05 nemico del popolo” di H.Ibsen. Avremo poi l’attesa conferenza sul cervello umano, venerdì 12, con il dott.Alessandro Taddeo, e quindi la gita ai Giardini della possibilità dicome seguire due conferenze che riguardano Landriana, descritto nel numero precedente della rivista.

la Dopo per il entrambi periodo pasquale,sulle Maggio sarà un mese molto ell’Asia : l’India e lalapausa Cina, prime pagine intenso che si aprirà, venerdì 3, con il nostro tradizionale pic-nic nell’area verde del CSP di Casalpalocco, un’occasione per venerdì le nostre amiche ma c’è Carlo Scopelliti tornerà da noi 10,(soprattutto, per parlarci anche qualche potenziale chef maschile…) per dar sfogo alla loro creatività e ue origini, le con divinità , le architetture. Verso fine mese deliziarci le loro preparazioni. re di ospitare nuovamente la nota sinologa e giornaliNovella Rossi (la “nuova via della seta” è un argomenità).

Maggio Ven 3

Pic-nic nell’area CSP

Ven 10

L’induismo

14-15

Viaggio a Sulmona, Scanno, ...

Ven 17

Cambiamenti climatici

Mar 21

Introduzione al viaggio in Albania e Macedonia

5 abbiamo programmato un viaggio a Sulmona e abbazia romanica di San dintorni. Oltre al centro storico della città, ricco di Clemente a Casauria. attrattive (il Palazzo della SS. Annunziata, latempi chiesa Di questi si parladi molto dei cambiamenti climatici che il nostro S.Francesco della Scarpa, l’acquedotto e … 17, i il pianeta medievale sta subendo; venerdì prof. Antonio Praturlon farà un quadro confetti), meta del nostro viaggio saranno Pe-che sta complessivo Scanno, della situazione suscitando molte apprensioni. scocostanzo e la suggestiva abbazia romanica di San Infine martedì 21 faremo un’introduzione al viaggio in Albania Clemente a Casauria.

il prof. Antonio Praturlon farà un quadro complessivo della situazione che sta suscitando molte apprensioni. martedì faremo al viagTutti i dettagli, quote di partecipazione e contatti sono disponibili nelInfine “calendario” mensile (può21 essere richiesto a un’introduzione giuseppe.menzio@fastwebnet.it,cell. 347.3738360, oppure cliccando su https://www.csp-palocco.it/associazioni-e-gruppi/associazione-culturale-nuova-acanto.html.) gio in Albania e Macedonia, previsto per inizio Giugno; verrà presentato un profilo geo-politico dei due paesi e

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e Macedonia, previsto per inizio Giugno; verrà presentato un profilo Di questi tempi si parla moltogeo-politico dei cambiamenti dei due paesi e saranno descritte le maggiori attrattive inserite climatici che il nostro pianeta sta subendo; nel programma.venerdì 17,

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Tablet Scuola a cura della redazione

Il Friday for future - Italy

alla Mozart

Il 15 marzo in oltre mille città si sono mobilitati milioni di giovani e non per il Global Strike for Future, la manifestazione mondiale tesa a sensibilizzare le coscienze sul futuro ambientale del pianeta e a sollecitare i governi a prendere provvedimenti in fretta. Una risposta massiccia all’appello lanciato da Greta Thunberg, ragazzina svedese di 15 anni che ogni venerdì sciopera davanti al Parlamento saltando la scuola. Il Global Strike for future si ripeterà venerdì 24 maggio. La protesta, cha ha fatto il giro del mondo, ha vita allo sciopero del 15 marzo, il Fridays For Future - Italy, che ha visto in prima fila studenti, scuole, istituzioni, associazioni e sindacati. Nel nostro territorio si è distinta l’iniziativa dell’IC Mozart, nel plesso centrale di Via di Castel Porziano, dove ragazzi e insegnati hanno dato vita ad una vera e propria manifestazione con striscioni e cartelloni inneggianti al futuro libero e pulito. Molti di loro hanno letto pensieri dedicati alla giovane Greta Thunberg. Un esempio a cui ispirarsi sicuramente. Si è svolta anche una sfilata con abiti ricavati dai rifiuti plastici della scuola. Grande successo e grande esempio di come la scuola deve essere parte

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attiva portando la bandiera di una visione positiva per il futuro dei suoi giovani. Si ringrazia la scuola tutta e il corpo insegnanti che ha promosso e sostenuto l’iniziativa. Al prossimo evento!


occhiaie ed occhi infossati CORREGGERE, TONIFICARE E RIGENERARE CON IL GRASSO SI PUO’

L’OCCHIO INFOSSATO E’ un inestetismo molto comune dovuto ad un riassorbimento del grasso periorbitale, nonché ad un assottigliamento della cute palpebrale: l’occhio appare spento con comparsa di occhiaie o ombre che delineano un invecchiamento dello sguardo. Spesso associato ad una lassità della palpebra inferiore che può presentare o meno delle borse.

LE OCCHIAIE L’occhiaia è uno scurimento della regione periorbitale inferiore ed in particolare della palpebra inferiore, causata primariamente da una predisposizione, che tende a peggiorare con gli anni a causa dell’invecchiamento della pelle di questa regione: la cute si assottiglia, il grasso si riassorbe e si vede in trasparenza la parte vascolare che è presente nella zona più profonda. Il risultato è un occhio che sembra stanco. Questo instessimo è associato spesso a gonfiore da stasi di liquidi. Dott. Daniele D’Andria MEDICO

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Università degli Studi “G. D’Annunzio” - CHIETI

MEDICINA E CHIRURGIA ESTETICA VISO E CORPO BLEFAROLIFTING NON CHIRURGICO CHIRURGIA DERMATOLOGICA CHIRURGIA PLASTICA RICOSTRUTTIVA RIABILITAZIONE LINFOVASCOLARE

quali soluzioni si possono trovare per trattare queste problematiche? IL micro S.E.F.F.I. (Superficial Enhanced Fluid Fat Injection) è una tecnica per ottenere un ringiovanimento armonioso, naturale e sicuro della regione orbitale, ma anche di tutto il viso. Consiste nel prelievo dalla regione addominale o trocanterica o livello dell’interno-ginocchio, di piccolissime quantità di tessuto adiposo, filtrazione di quest’ultimo, per selezionare il tessuto parastromale ed immediato innesto nella zona interessata, di queste cellule staminali e di componenti del grasso che vanno a rigenerare, ripristinare, nonché a riempire (se voluto) le regioni invecchiate. Le cellule impiantate, rimangono in sede vitali per anni (a secondo del processo di invecchiamento continuo del paziente). La tecnica risulta tra le più sicure, non essendoci infiltrazione di sostanze estranee ed è molto gradita da chi vuole delle correzioni naturali e durature. Non necessita di anestesie generali, né di sala operatoria: è una tecniche che si esegue ambulatorialmente in 30-40’ minuti. La ripresa dell’attività lavorativa o sociale è immediata. Questa tipologia di intervento deriva dal più conosciuto “Lipofilling”, ma a differenza di quest’ultimo, il MICRO SEFFI, utilizza piccole quantità di grasso e seleziona le cellule staminali utili al ringiovanimento, il lipofilling è più utile per creare riempimenti maggiori. Il MicroSEFFI è particolarmente indicato per il trattamento della regione palpebrale inferiore perché questa zona non è idonea al riempimento con acido ialuronico, il quale provocherebbe degli edemi fastidiosi duraturi.

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i n f o @ d a n i e l e d a n d r i a . i t


Anche l’infernetto ha il suo “castello“ Accoglierà il “Centro per la famiglia Piccole Scintille” “Il Castello di Piccole scintille” è ospitato in uno dei primi edifici dell’Infernetto. Nell’attuale torretta c’era un granaio, un pagliaio e, a fianco, il casale della famiglia che si occupava dell’azienda agricola. Attualmente si erge come complesso accogliente, immerso nel verde e conserva ancora l’atmosfera bucolica di un tempo. A germogliare non sono più i frutti della terra ma i figli delle famiglie del posto, in quella che è diventata una struttura educativa 0/6 anni di eccellenza. La direttrice della scuola, Marina Clemente, risponde volentieri alle domande che le rivolgiamo per conoscere più a fondo questa realtà e il suo sviluppo: Marina, quando nasce la scuola “Il Castello di Piccole Scintille”? “Nasce nel 2013 come struttura educativa 0/6 anni. Nel tempo, ottiene la parità scolastica per la sezione Infanzia e nel 2018 diventa anche un Servizio educativo in convenzione con il Comune di Roma. Un percorso bellissimo e ricco di esperienze relazionali nel quale cresce la consapevolezza e la responsabilità del nostro operato”. Qual è il principio ispiratore della vostra attività educativa? “La RELAZIONE, L’ASCOLTO e il SOSTEGNO alle famiglie è il focus del nostro PROGETTO EDUCATIVO”. Negli anni le famiglie vi hanno conosciuto e apprezzato nell’ambito di una realtà scolastica. Adesso qual è la vostra ambizione? “Sulla base dell’esperienza acquisita nel tempo, il progetto educativo si è ampliato sempre di più. Dopo anni dedicati alla ricerca e alla formazione è nata una forte sinergia tra tutti i professionisti che collaborano con il nostro servizio, permettendo di creare un’équipe multidisciplinare in grado di offrire un valido supporto ed un solido riferimento alle famiglie del territorio. Inoltre, attraverso un’attenta valutazione delle necessità e delle carenze presenti nel decimo municipio, si è consolidata l’esigenza e l’ambizione (che speriamo sia anche il nostro talento), di dar vita ad un CENTRO PER LA FAMIGLIA , integrando il servizio educativo esistente con

uno spazio pomeridiano che accolga e sostenga le diverse difficoltà di sviluppo dell’età evolutiva e intervenga su criticità familiari, soprattutto in linea con quanto disposto per legge (170/2010; Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012; 107/15), con diagnosi in tempi congrui e con interventi tempestivi. Quali sono i servizi che intende offrire il CENTRO PER LA FAMIGLIA PICCOLE SCINTILLE? “La nostra équipe, formata da psicologi, logopedisti, psicomotricisti, tutor DSA ed educatori professionali, lavorerà in team per dare sostegno alla genitorialità, organizzare seminari informativi e formativi per educatori, insegnanti e genitori, progettare laboratori esperenziali per sviluppare e rafforzare le risorse innate dei bambini, fornire interventi di supporto nell’area del linguaggio (ritardi e malfunzionamenti) e nell’ambito dei disturbi dell’apprendimento (disortografia, disgrafia, discalculia). L’intervento psicomotorio riguarderà i ritardi dello sviluppo e le difficoltà nella motricità globale. La consulenza psicologica, il sostegno e/o la psicoterapia si rivolgeranno al bambino, all’adolescente, alla coppia e alla famiglia in toto con particolare attenzione a nuclei monoparentali, alle famiglie divise, ricostituite ed adottive. Verranno trattate inoltre, difficoltà emotive e comportamentali, disturbi psicosomatici e disturbi dell’alimentazione”. Qual è il percorso proposto alle famiglie che si rivolgono a voi? “Il momento della richiesta (in genere telefonica, di raccolta delle informazioni necessarie ad inquadrare sin dal primo momento la situazione problematica), verrà seguito da un primo colloquio con i professionisti che forniranno accoglienza, ascolto e un primo orientamento; sulla base della richiesta, nell’arco di un paio di ulteriori incontri sarà possibile avere indicazioni più esaustive sulla difficoltà e sul percorso da seguire. In ogni caso l’obiettivo dell’équipe è quello di facilitare nel più breve tempo possibile l’autonoma gestione del bambino e della sua famiglia in base alle criticità emerse”.

Sede: via Giuseppe Nicolini 84—00124 Roma Info: 0650916538-3334884835- Email: info@piccolescintille.com


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STAI MALE? MANGIA CHE TI PASSA:

le emozioni e il cibo

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Diverso tempo fa ho scritto un articolo che riguardava il rapporto tra cibo e pensieri “disfunzionali”, cioè quello che succede nella testa di chi si mette a dieta: il pensiero irrazionale di tipo dicotomico (tuttoniente) che va dalla estrema restrizione alla totale disinibizione. Ricordate? Funziona in questo modo: “mi obbligo, DEVO stare a dieta” (restrizione) – ma faccio uno sgarro e rompo la dieta – e poiché ho sgarrato allora mi lascio completamente andare alla deriva e mangio di tutto e di più (disinibizione)”. È arrivata la primavera e anche un po’ di caldo, il tempo delle vacanze al mare si avvicina e le “riserve” accumulate utili a “superare” il freddo inverno, diventano ora un peso (in tutti i sensi!) di cui disfarci velocemente. E quindi… quanti di noi stanno mettendo nei loro programmi una bella dieta? Credo molti… Questo mese voglio riprendere l’argomento: il rapporto fra cibo ed emozioni, ed in particolare fra l’emotional eating e il consumo di dolci. A cosa ci riferiamo con il termine  emotional eating?  È la tendenza a mangiare in risposta a emozioni negative e può essere considerata una reazione inappropriata allo stress (psichico, fisico, emotivo). Deriva dalla Psicosomatica, che lo definisce una conseguenza dell’incapacità di distinguere la fame da altre sensazioni interne di tipo negativo, per cui la persona tende ad usare il cibo per ridurre il proprio stress interiore.  Costoro, che vengono denominati emotional eaters, rispondono all’attivarsi delle emozioni negative non solo aumentando in generale la quantità di cibo assunto ma con uno aumento in particolare del consumo di cibi dolci e ricchi di grassi. Sono state svolte diverse ricerche in proposito, per esempio è stata esaminata l’associazione tra emotional eating e

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sintomi depressivi con il consumo di cibi dolci e cibi non dolci ad alto contenuto energetico. Uno dei possibili sintomi della depressione maggiore è infatti il cambiamento dell’appetito (che può assumere la forma di un aumento o di una diminuzione del senso di fame) e la ricerca ha appunto confermato l’esistenza di una correlazione fra sintomi depressivi ed emotional eating con l’assunzione di scelte alimentari non salutari e con la predilezione ad assumere cibi dolci ipercalorici. Lo stress fisico e psichico, i pensieri negativi, il non piacersi, il senso di impotenza e fallimento, la depressione e potrei continuare l’elenco con un numero molto lungo di cosiddette “cause” o “motivazioni… tutto ciò può comportare un’alterazione del comportamento alimentare. Ci sono mille motivi, nella nostra esistenza quotidiana, per sentirci ansiosi, insoddisfatti ed infelici e quindi finire per usare il cibo allo scopo di consolarci e gratificarci. Se questo è quello che accade, è facile mettere insieme causa ed effetto ed affermare dunque che il sovrappeso sia spesso causato da un mancato controllo delle emozioni: chi ha problemi di peso, dunque, ha difficoltà a riconoscere le proprie emozioni e a gestirle adeguatamente. La difficoltà  maggiormente evidente è quella di riconoscere i segnali di fame e sazietà: le persone sono sopraffatte dalle proprie emozioni

ed impulsi negativi e non riescono a gestirle nei confronti del rapporto con il cibo, trovandosi a mangiare per eliminare stress, dolore, ansia, noia, insoddisfazione, solitudine e altre emozioni negative. Il meccanismo è d facile comprensione, forse proprio perché tutti noi lo abbiamo vissuto: quando ci siamo sentiti agitati o tristi, sotto stress o sotto pressione, abbiamo fatto “abuso” di cibo, utilizzandolo come fonte di sollievo immediato alle nostre frustrazioni. Ma perché preferiamo il cibo dolce? Perché la maggioranza di noi preferisce “consolarsi” con il barattolo di crema alla nocciola o con il gelato piuttosto che con la pizza? Sicuramente ci possono essere delle preferenze personali e magari ci sarà anche qualcuno che preferirà la pizza o la rosetta calda con la mortadella, ma sono sicuramente la minoranza. C’è una spiegazione al motivo per cui l’emotional eating è legato con un rapporto di predilezione per il cibo dolce. L’evoluzione ha dotato la maggior parte delle specie animali di recettori che permettono di individuare il gusto per assicurare l’assunzione di cibi necessari alla sopravvivenza: i cibi contenenti zuccheri si distinguono per la caratteristica di essere assimilati in tempi molto rapidi. Oggi l’uomo non si trova più in una situazione di rischio carestia ma comunque preferisce il dolce: un motivo si trova nel fatto che per gli esseri umani esisterebbe una sola preferenza innata, quella per lo zucchero, mentre tutte le altre preferenze o avversioni alimentari sarebbero apprese. La preferenza per tutto ciò che è dolce non è dunque solo il risultato dell’enorme diffusione di prodotti dolciari su larga scala e delle strategie pubblicitarie per incrementarne il consumo ma deriverebbe prima di tutto da questa  predisposizione biologica universale. Il prediligere il dolce è dunque congenito


nell’uomo: si pensi al volto dei bambini che si rilassa a seguito della somministrazione di soluzioni zuccherine e che si allarga in un sorriso che suggerisce soddisfazione.  Inoltre la percezione del gusto dolce nell’infanzia ridurrebbe lo stress e i cambiamenti cardiaci in risposta a stimoli dolorosi, agendo come una sorta di analgesico naturale. Ma la preferenza per il dolce non è solo innata, è anche condizionata dall’ambiente: l’uso dei dolciumi come strumento di ricompensa può rafforzarla. Il meccanismo che si innesca è simile a quello di altre sostanze d’abuso, perché il cibo, e particolarmente gli zuccheri, abbiamo visto che attiva il sistema della ricompensa sia che ci gratifichiamo da soli, sia che siano gli altri a farlo con noi. Dunque il legame tra emozioni e cibo è strettissimo

e, per coloro che abbiano problemi nel gestire questo stretto rapporto, abbiamo visto che il solo mettersi a dieta può rivelarsi esporsi ad un fallimento e non permettergli di raggiungere gli obiettivi desiderati. Come fare? L’intervento psicologico, che sempre più spesso viene affiancato a quello del nutrizionista, può rivestire un ruolo di fondamentale importanza, in un’ottica di miglioramento del benessere della persona, sia dal punto di vista emotivo che fisico. Alcuni anni fa ho deciso di frequentare un corso per specializzarmi sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), viste le tante richieste di persone con difficoltà nel seguire una dieta e soprattutto per il mio lavoro con gli adolescenti (troppo spesso in sovrappeso) ma anche per me stessa. Ho ritenuto di formarmi per acquisire competenze e strategie,

DOTTOR GIANFRANCO PANARELLO MUSCOLINO MEDICO CHIRURGO

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Studio: Via Raffaele De Cosa, 61, palaz. A3 - Ostia - Tel. 06.563.398.60 Studio: Galleria n°24 Le Terrazze Casal Palocco Tel. 06.50.91.52.79 - 06.50.91.21.02 Studio: Via Gino Bonichi, 111 - Acilia - Tel. 06.52.35.07.70 Studio: Via Torgegno, 65F - AssoMedical - Infernetto - Tel. 06.50916397

così da sostenere le persone che volessero fare dei cambiamenti anche in questo ambito. È stato molto utile per imparare ad intervenire in maniera funzionale sul comportamento alimentare, aiutando le persone a modificare le proprie abitudini correggendo quelle errate, fornendo loro strumenti utili a gestire lo stress quotidiano e tutte le situazioni che comportano delle emozioni negative (come il  diario alimentare, che permette sia l’individuazione delle emozioni che l’acquisizione di consapevolezza rispetto ai propri comportamenti alimentari disfunzionali) e raggiungere così un benessere durevole. Poi, non contenta, ho frequentato anche un altro corso: quello sulla Mindful eating, il “mangiare in modo consapevole”. Ma di questo ve ne parlerò la prossima volta…


Masi In Forma

di Marina Grappasonni - Masi Beauty Center - 06/52361800

Pelle d’estate

Per preparare il corpo alla bella stagione occorre ripulire il nostro organismo. Questo è il momento giusto per spazzare via dal nostro corpo le tossine in eccesso accumulate durante i mesi invernali. Con l’arrivo della Primavera cresce il bisogno di rinnovare non solo il look ma anche di prenderci cura del nostro corpo e dei nostri inestetismi lasciati in stand-by per tutto l’inverno. Gli abiti leggeri con le spalle scoperte e le gonne sopra il ginocchio possono mettere a dura prova chi non ha tenuto conto di un sano lifestyle. La primavera è la stagione della rinascita, la natura fiorisce, le giornate si allungano ed il sole ci regala i suoi colori, una ripartenza dunque generale ed anche il nostro corpo non fa eccezioni. La retina dell’occhio Infatti reagisce alle variazioni della luce stimolando la produzione degli ormoni del piacere . Il sole è una straordinaria fonte di benessere, per questo è importante nutrirsi con alimenti freschi e di stagione che abbiano preso la luce solare e quindi carichi di vitamine in grado di aumentare la nostra vitalità e di rinforzare il nostro sistema immunitario. Il sole, così benefico per la salute, però è anche fonte di fastidi se gestito in modo scorretto. L’abbronzatura selvaggia può causare danni irreversibili alla pelle a partire dalla degenerazione di elastina e collagene oppure favorendo l’insorgenza di macchie o di rughe precoci. Preparare la pelle al sole è un atto dovuto per la nostra salute e per conservare la nostra bellezza, motivo per cui ho deciso di parlarne in modo da fare prevenzione. Cosa fare dunque? Il miglior approccio è associare sane abitudini di vita ad una corretta Beauty routine e a trattamenti specifici professionali. Nel numero scorso abbiamo visto alcuni alimenti alleati del nostro benessere per iniziare a prenderci cura del nostro corpo dall’interno. Ora analizziamo le azioni corrette da fare per preparare la nostra pelle alla bella stagione. Via libera quindi a tutti i trattamenti professionali che eliminano le cellule morte permettendo alla pelle di “respirare”. Lo scopo è tutelare la cute, rinnovare e rafforzare la barriera cutanea, apportare la giusta idratazione e il giusto nutrimento servirà a proteggerla meglio e sarà la base per avere una sana abbronzatura uniforme e duratura. Un mito da sfatare: quando siamo abbronzati il modo migliore per continuare ad avere la

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pelle luminosa e non un colorito ingrigito e a macchie è quello di fare degli scrub periodici. Per la scelta del peeling domiciliare più corretto è bene affidarsi ad un professionista come una Consulente di bellezza, che potrà guidarvi verso quello più adatto alle esigenze della vostra pelle. Ricordati che la pelle di tutto il corpo così come il viso ha bisogno di attenzioni e cure giornaliere. Bevi: l’acqua è il primo alleato della nostra bellezza a costo zero, è importante idratare sempre il corpo anche dall ‘interno. Cosa non fare prima dell’esposizione solare 1 non mettere il profumo: l’alcol è fotosensibile e rischi di ritrovarti la pelle macchiata; 2 attenzione all’esposizione solare quando si fa uso di farmaci, leggere sempre il bugiardino e vedere se è fotosensibilizzante; 3 non esporti al sole dopo aver fatto depilazione soprattutto se sei un sogetto con forte reattività cutanea; 4 usare la crema solare dell’anno prima. Evita di farlo: la durata di un solare dalla sua apertura dura 12

mesi però il caldo, l’aria ed altri fattori tra cui il luogo di conservazione potrebbero aver alterato le sue caratteristiche e quindi compromesso la sua efficacia; 5 metti sempre la giusta protezione specifica per il tuo fototipo di appartenenza. I vantaggi quando si presta attenzione all’organo pelle sono molteplici, oltre ad essere l’unico abito che ci portiamo per tutta la vita, motivo che già da solo dovrebbe essere di stimolo per trattarla bene. Non si può parlare di trattamenti antiaging o rimodellamento del corpo senza prima aver riportato in equilibrio la pelle. Tonicità ed elasticità del tessuto passano proprio da una corretta beauty routine.

Se hai delle domande da farmi, dei consigli professionali da chiedermi, scrivi a: redazione@tabletroma.it Per me sarà un piacere risponderti nei prossimi editoriali, dandoti gratuitamente il mio sostegno. Marina, Consulente di bellezza


Dott. Antonino Dott. Antonino Marchese Marchese

Dott. Antonino Marchese

Dott. Antonino Marchese


Tablet run

di Lorenzo Sigillò - immagini © di fotoincorsa.com

Mara…Boom di Maratone ad Aprile!

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Esplode la primavera e con essa le maratone, non a caso aprile e maggio sono i mesi dove fioccano gli appuntamenti irrinunciabili. Con un po’ di fortuna si ha spesso un clima ideale e magari, se le allergie e l’umidità non fanno capolino, si realizzano anche i best time! Chi ha voglia di viaggiare potrà cogliere tantissime opportunità nel vecchio continente, ma anche chi non ha velleità e solo una gran voglia di divertirsi, troverà pane per i propri denti a Roma e dintorni. Le Maratone: Anche quest’anno purtroppo si ripropone la sovrapposizione di due delle più amate maratone italiane, Roma e Milano il 7 aprile, con code velenose di polemiche di cui gli appassionati sono già ben informati. Senza entrare nella questione, è comunque oggettivamente un peccato che ci sia una dispersione di atleti tra le due maggiori città italiane, considerando che comunque Milano porta con sé un terzo dei runners di Roma. Probabilmente non tutti avrebbero partecipato alla maratona romana, ma è indubbio che a molti sarebbe piaciuto, così come, più di qualcuno dei 15mila e passa di corridori della Maratona di Roma, si sarebbe voluto divertire nella città meneghina. Ma tant’è, così come non ci si risparmia in tutta Europa! Pensate che domenica 7 ci sono maratone anche nella vicina Vienna o ad Ajaccio, a Saragozza, Bratislava e Rotterdam. Ed infine, se l’Italia ‘piangÈ, la Germania ‘non ridÈ, perché anche qui si disperde la partecipazione a causa delle contemporanee maratone di Bonn, Friburgo e Hannover! Rimanendo in Italia, ci sarà poi il tempo per riposarsi, almeno fino al 28 aprile, dove si potrà optare se partecipare alla Maratona di Padova o Rimini. Senza contare che la domenica del 28 è marchiata a fuoco dagli specialisti anche per la London Marathon e, in

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alternativa, per la colorata Rock n’ Roll marathon di Madrid o la suggestiva di Zurigo. Ma tornando alle lotte intestine, anche i runners della vecchia Jugoslavia andranno in crisi, in questo caso domenica 14 aprile, quando si dovrà scegliere se correre in Serbia (a Belgrado), in Istria (a Koper, Capodistria) o in Croazia (a Rijeka, Fiume). Ci sarà anche in Italia una bella maratona il 14 aprile, ma è fondamentalmente consigliata agli specialisti della montagna, perché si tratta della Maratona Alpina di Val della Torre, nella splendida cornice alpina piemontese, con il raggiungimento di quota 1.600 metri sul monte Arpone! Sempre il 14 suggestiva maratona anche in Galles con la Great Welsh marathon a Llanelli, a pochi km da Swansea e in Polonia, a Varsavia (che non si pesta i piedi con la maratona di Cracovia, attesa per il 28 aprile). Ma la metà di aprile per i professionisti è solo sinonimo di Boston, una delle maratone mondiali per eccellenze, che come da tradizione cadrà di lunedì, quest’anno il giorno 15. Si prosegue con le sovrapposizioni anche nella culla della maratona, la Grecia, il 21 aprile, dove bisognerà scegliere se partecipare alla maratona di Creta o la Posiedon di Atene (anche se in verità si tratta di una mezza, ma molto partecipata). Scontro saturnino invece per un caldo-freddo il 27 aprile, si può correre la fresca maratona di Bergen in Norvegia o la calda di Madeira in Portogallo. Infine una chicca, magari da programmare per il prossimo anno. Martedì 9 aprile si corre la North Pole marathon. Si deve arrivare da Oslo a Longyearbyen, nell’arcipelago di Spitsbergen island e poi da lì sarete portati al Polo Nord con gli aircraft! Se pensate che siamo andati troppo… oltre, ecco invece le corse nostrane, alla portata di tutti! Il 6 aprile vi segnaliamo intanto una marcia commemorativa di 33 km a L’Aquila, in ricordo del drammatico terremoto di dieci anni fa. Domenica 7 aprile chi vuol fare suo il motto ‘tra

i due litiganti il terzo godÈ può correre la mezza maratona di Firenze oppure la 10 km della “Salerno Corre”. Domenica 14, invece, ecco una corsa tradizionale di Roma con i 10 km del Giro delle Ville Tuscolane oppure, fuori dalla Capitale, si possono scegliere tra i 10 km della Pavona Run o quelli della CorriFlavio di Valmontone o i 13 km della Maratonina del Partigiano di Poggio Mirteto (RI). Una bella mezza maratona anche il 14? Certamente, tappa a Genova! In stile-Boston, lunedì 22 aprile ecco la mezza maratona di Prato, altrimenti il giorno della liberazione, 25 aprile, si possono correre i 50 km di Romagna con partenza da Castel Bolognese (RA). Se invece rimanete in zona romana, non facendovi attirare da feste e ponti, il 25 aprile ci sono a Roma la 3 Ville Run di 13 km o la Corri per la Liberazione di Morlupo di 11 km. Chiusura alla grande di aprile, purtroppo però con un’altra concomitanza. Il 28 si corre, infatti, la meravigliosa Appia Run di 12,7 km, ma anche l’amatissima mezza maratona di Pedagnalonga, 46esima edizione in quel di Borgo Hermada (LT). Ci vorrebbero più giorni per dare spazio alle corse ovunque! Senza contare che quasi tutte le maratone e le mezze, portano con sé tante manifestazioni di chilometraggio inferiore per far divertire tutti, famiglie comprese. Stay Tablet, Stay 365 giorni di Run!


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Tablet Natura

di Alessandro Polinori , Responsabile CHM Lipu Ostia, Consigliere Nazionale Lipu/BirdLife Italia

Alla scoperta dell’oasi Lipu Casacalenda (CB) agriturismi del posto. Ora non resta che partire alla scoperta di Casacalenda, un luogo incontaminato ricco di storia e natura, ideale per trascorrere un week end lontano dallo stress della vita quotidiana. N.B. L’oasi è aperta dal giovedì alla domenica, dalle 10 alle 15. Per informazioni: Carlo Meo - cell. 347-6255345 oasi.casacalenda@lipu.it Facebook: Oasi LIPU Casacalenda. (si ringrazia Carlo Meo per le foto e la collaborazione nella stesura del testo)

Pecchiaiolo

Narciso Poeti

Cassandra

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La primavera regala da giorni splendidi colori e profumi, dall’Africa sono giunti numerosi gli uccelli migratori e nei boschi fervono i preparativi per le nidificazioni. Quale  periodo migliore per fare una bella escursione in una splendida oasi naturalistica della LIPU? Spesso le perle più belle sono quelle meno conosciute, non comprese all’interno dei classici circuiti turistici, ma proprio per questo ancora più piacevoli da scoprire e con atmosfere che ci riportano indietro nel tempo.  Lo scrigno di biodiversità che voglio farvi conoscere questo mese, è, peraltro, un’oasi a cui teniamo davvero molto, trattandosi di un’area protetta gemellata con il nostro Centro Habitat Mediterraneo Lipu di Ostia ed insieme alla quale presto proporremo interessanti iniziative, finalizzate alla reciproca valorizzazione dei territori interessati.  Parliamo della bellissima oasi LIPU di Casacalenda, sita in provincia di Campobasso, inaugurata ufficialmente nel 1994 come prima oasi naturalistica del Molise. Vasta circa 145 ettari, rappresenta il primo esempio di collaborazione diretta fra un comune molisano e la LIPU in materia di gestione di un’area protetta. Per la sua gestione, infatti, l’oasi si avvale di una convenzione con il Comune di Casacalenda, amministrazione locale che ha fortemente voluto realizzare un’area protetta all’interno del Bosco Casale, uno splendido querceto misto posto sulle colline dei Monti Frentani a circa 800 metri d’altitudine.  Responsabile dell’Oasi è Carlo Meo, uno dei fondatori della LIPU di Ostia, al quale fu affidata la progettazione dell’Oasi già dal 1990 ed a cui sono legato da importanti ricordi relativi al mio ingresso in Lipu, avvenuto nel 1983, ad appena 9 anni. I visitatori lungo i suggestivi sentieri-natura dell’Oasi, possono  ammirare un esempio diverso di gestione dei boschi, che pone al centro non più lo sfruttamento scriteriato del legname, ma la conservazione della grande massa di biodiversità, che un’area naturale del genere può offrire. L’azione di tutela ha, inoltre, favorito la presenza di nu-

merose specie animali rare o poco diffuse come il Gatto selvatico, il Lupo appenninico, la Salamandrina di Savi, la Testuggine palustre europea, la farfalla Cassandra e il Falco pecchiaiolo, che nidifica ogni anno nelle aree più tranquille del bosco. L’Oasi, inoltre, è un rifugio privilegiato per tante coloratissime farfalle, che ne invadono i sentieri durante la tarda primavera, rappresentando un vero paradiso per appassionati di natura di tutte le età! Fra le piante fiorite si possono incontrare il candido Narciso dei poeti , l’Anemone degli Appennini, la Scilla, i Crochi e ben 16 specie di orchidee spontanee. Sono state contate 35 specie diverse di alberi, tutte decidue e tipiche delle aree collinari. Tutti gli anni viene proposto alle scuole della regione un programma di educazione ambientale che prevede giochi didattici, incontri ed attività pratiche presso la Ludoteca del Bosco e il museo naturalistico inaugurato tre anni fa (peraltro con illustrazioni di un altro cittadino del X Municipio, il bravissimo Alessandro Trincia). Non mancano inoltre iniziative destinate alle persone svantaggiate con la creazione  di apposite borse lavoro ed attività di volontariato e di inserimento lavorativo.  Per i visitatori l’Oasi LIPU organizza un interessante calendario con appuntamenti mensili (Eventi Natura) dedicati alle diverse espressioni della natura, dai canti degli uccelli alle fioriture, dal birdwatching alle giornate dedicate alle farfalle. A Casacalenda è inoltre possibile visitare un affascinante centro storico (la Terravecchia), con panoramiche vedute sulla valle del torrente Cigno e il sito archeologico del castello di Gerione, presso il quale sostò Annibale con le sue truppe, poco prima della battaglia di Canne. Presso il Municipio da non perdere la visita di due musei, mentre in paese è possibile degustare prodotti tipici e biologici di alta qualità, magari prenotando un pranzo presso gli

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Tablet Bike

di Luca Santagà - fb avventure in bici

Ai confini della realtà Roma è una città meravigliosa. È cosa risaputa in tutto il mondo ed io non sono che una voce in più a confermarlo. Ma più che una una grande capitale europea, sembra quasi una nazione a sé. Non so se succede anche a voi, ma sempre più spesso, mi capita di riflettere sui comportamenti dei miei concittadini. Non voglio cadere nella banalità, ma sembra che a Roma l’ unica regola sia non avere regole. Intendiamoci, non è proprio che queste ultime non ci siano; ma è nostra abitudine stiracchiarle, le regole, finchè finalmente esse non si piegano al nostro stile di vita e non viceversa. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Così, a passeggio o in bici per le vie della Città Eterna, assistiamo a tutto ed al contrario di tutto. Sostengo che sembri una nazione a sé perché si impara a sopravvivere nel caos, ma appena ci si reca all’ estero, cioè fuori Roma, ci si rende conto di come vivono gli altri. E a mio modesto giudizio gli altri, anche se non tutti ovviamente, vivono in maniera decisamente meno stressante.

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Noi siamo andati a vedere se è proprio così. La nostra sveglia suona qualche minuto prima dell’ alba. Il gruppo di Avventure in Bici si prepara a vivere una domenica dal sapore rilassato. L’intenzione è quella di trascorrere una giornata tra amici, in mezzo alla natura e, possibilmente, con il minore impatto ambientale. Impresa impossibile? Niente affatto. La nostra meta è il famoso Sentiero della Bonifica, un bell’ itinerario che si snoda lungo la Val di Chiana per più di sessanta chilometri. Questa valle non a torto è conosciuta anche come la valle dei ciclisti ed è senz’ altro il fiore all’ occhiello della mobilità sostenibile della Regione Toscana. Il nostro appuntamento è alla stazione Termini, e più precisamente al binario 1 Est. Noi dell’ Infernetto abbiamo lasciato l’auto all’ Eur, e raggiungiamo la stazione con la metropolitana, praticamente deserta a quell’ ora del mattino. Dopo un’ oretta e mezza di piacevole viaggio, eccoci alla stazione di Chiusi, catapultati nel cuore della Toscana. Siamo ancora leggermente assonnati ed abbiamo bisogno di un caffè, ma subito

dopo saliamo in bici ed inizia l’ avventura. Sul treno abbiamo ammirato le evoluzioni del Tevere che serpeggiava per le campagne, il livello relativamente basso delle sue acque lasciava scoperte candide isolette di pietre e rada vegetazione. Il fiume che siamo abituati a vedere in città, vituperato ed inquietante, qui è un grosso torrente ricco di uccelli e dalle acque cristalline. Un altro mondo. I primi chilometri che percorriamo in bici, oltre a svegliarci completamente, ci traghettano oltre lo spartiacque tra i corsi ed i canali che confluiscono nel Tevere e quelli che invece affluiranno nell’ Arno. Siamo in terra Etrusca, si respira un’ atmosfera intrisa di storia, ma soprattutto colpisce la pace che pervade questa vallata. La giornata promette sole pieno ed Il colpo d’occhio abbraccia il panorama per chilometri. Che meraviglia! Il Sentiero della Bonifica non è altro che la via utilizzata dai manovali che avevano il compito di mantenere in efficienza i canali e le infrastrutture, qui non è raro imbattersi in manufatti ed edifici storici che ri-


cordano gli sforzi per bonificare quella che un tempo era una palude. Dopo qualche chilometro si staglia sulla destra il lago di Chiusi, un grazioso specchio d’acqua nascosto a tratti dalla lussureggiante vegetazione. Sul manto erboso vi sono alcune aree pinic perfettamente attrezzate che sembrano nuove di zecca. Quando transitiamo noi, nel lago navigano alcune canoe e sembra proprio il paesaggio di una cartolina. Subito oltre entriamo nella valle vera e propria. Per tutta la lunghezza del percorso, seguiremo fedelmente il Canale Maestro o Maestro della Chiana, come lo chiamano da queste parti, i suoi argini saranno la nostra strada; la presenza dell’ acqua, tra canali e laghi sarà costante, e ci accompagnerà per tutta la giornata. E qui, come i più affezionati lettori di Tablet Roma ormai sanno, vorrei aprire la mia consueta parentesi: l’ itinerario che percorriamo è totalmente in terra battuta ed è liscio come se fosse asfalto. È perfettamente mantenuto, e questa, come si può facilmente immaginare non è una cosa facile. Per di più, periodicamente, si incontrano segnali che non solo indicano il percorso, ma le distanze tra i vari tratti, compresi i chilometri effettuati e quelli che mancano all’ arrivo. Ad ogni attraversamento con strade asfaltate si trovano cartelli con informazioni sui paesini circostanti e le distanze( tra i più, vi segnalo Montepulciano e Cortona) e volendo esagerare potrei descrivervi cosa può provare una persona che sta compiendo un percorso in bicicletta e trova proprio sulla ciclabile un Bicigrill. Si, avete letto bene: un Bicigrill, con tanto di risto-

rante, officina e ricambi. Cosa prova il ciclista che viene dalla capitale del mondo quando vede una cosa del genere? Meraviglia, certo, ma anche tristezza. Come è possibile che in una città che muore di traffico e di inquinamento non si possa dare un vero colpo di reni e cominciare tutti insieme a cambiare davvero le cose? A partire dalle periferie, che sono un inferno per centinaia di migliaia di pendolari dell’auto e certo non sono soggette a vincoli paesaggistici, per continuare con gli argini nel Tevere, che potrebbero essere resi tutti ciclabili, come i pochi ed eroici volontari del Sentiero Pasolini stanno cercando di fare tra mille difficoltà. È necessario capire che il vero cambiamento è quello della mentalità: dipende da noi, prescindendo dalle amministrazioni. Chiudo queste mie considerazioni aggiungendo che in più di sessanta chilometri di percorso non abbiamo visto immondizia. Una cartaccia, un mozzicone. Nulla. Torniamo alla nostra avventura. Si prosegue verso Arezzo, su questo bel fondo liscio, la strada è dritta e facile quindi ci si può guardare intorno; il paesaggio è costellato di verdi colline, tutte uguali e allo stesso tempo diverse, e appaiono evidenti i motivi per i quali gente di tutto il mondo voglia comprare una casa in Toscana. I chilometri scorrono veloci sotto le ruote e ci fermiamo all’ ombra, sulle rive di un laghetto per una meritata sosta- pranzo. Che giornata! I pochi chilometri che ci separano da Arezzo vengono percorsi senza fatica e non vediamo l’ ora di visitare questa città medievale in bici. La ciliegina sulla torta, o meglio una delle ciliegine, si presenta sotto forma di una bella pista ciclabile su asfalto che ci traghetta dalla fine del Sentiero della Bonifica, al centro della città dove ci fermiamo davanti ad una nota gelateria. Dopo un gelato dalle proporzioni imbarazzanti, ci godiamo un giro in bici tra vie e piazze del

centro storico di Arezzo, sotto un caldo sole primaverile, abbiamo percorso poco più di settanta chilometri uno più bello dell’altro ed ora ci aspetta un comodo viaggio in treno nel quale daremo una prima occhiata alle foto ed ai video di questa indimenticabile esperienza. Avevo tenuto per me un’ ultima emozione: quella di percorrere in bici il tratto tra la stazione Termini e l’Eur, nel tardo pomeriggio in una domenica ecologica dove il traffico avrebbe dovuto essere, se non inesistente, almeno limitato…sono le 19 ed appena transitati dal Colosseo siamo in mezzo al traffico domenicale. In piena Fascia Verde. Un mare di auto. Sicuramente tutte ibride ed Euro 6. Come no. Bentornati a Roma. INFO: www.sentierodellabonifica.it Lunghezza percorso: km. 65 Fondo stradale: terra battuta Altimetria: 29m Difficoltà: molto facile In treno: andata da Roma-Termini a Chiusi-Chianciano ritorno da Arezzo a Roma-Termini

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Tablet presenta di Cristina Anichini

Intervista a Noemi Smorra È sempre un piacere incontrare giovani del nostro quartiere che sono riusciti ad avere successo inseguendo le proprie passioni. È il caso di Noemi Smorra, figlia di Mario che molti di noi conoscono come palocchino, insegnante di chitarra e direttore artistico della scuola di musica IGEM. Noemi è una bellissima donna di 31 anni che fin dalla giovane età di 14 anni, sulle orme dei genitori artisti, percorre una meravigliosa strada nel mondo dello spettacolo attraverso le sue doti di cantante e attrice. Molti sono gli spettacoli importanti a cui ha partecipato, teatro, musical, televisione, un fitto curriculum artistico. L’abbiamo incontrata in occasione della tournée che la sta portando in giro per l’Italia con lo spettacolo dedicato a Pino Daniele “Musicanti. Il musical con le canzoni di Pino Daniele”. Dopo il grande successo riscosso a Milano al Teatro degli Arcimboldi il musical andrà in scena il 12 e 13 aprile al Teatro Lirick di Assisi e arriverà a Roma a maggio dal 7 al 12 presso il Teatro Olimpico, per chiudere l’8 giugno a Napoli presso l’Arena Flegrea, unica data campana. Noemi è interprete talentuosa di Anna, cameriera e cantante del locale “Ue Man”, in una storia inedita scritta da Alessandra Della Guardia e

Urbano Lione. Un’opera che intreccia teatro, musica e danza con la grande arte cantautorale di Pino Daniele. Noemi, sei figlia d’arte. Papà chitarrista e mamma cantante. Sei nata quindi in un melting pot artistico musicale e culturale, visto le origini turche olandesi da parte materna e partenopee da parte paterna. Hai sentito fin da piccola questa pulsione verso il canto e lo spettacolo? ph: Marco Geraldi La pulsione verso la musica c’è sempre stata, mia madre cantava sempre, ha una voce meravigliosa e mio padre ha sempre studiato la chitarra classica a casa, preparava i suoi concerti. L’amore per il teatro è arrivato alla fine dell’adolescenza.

La tua carriera comincia molto presto e sta proseguendo con grandi soddisfazioni. Sei una cantante, ma anche un’attrice. Quale parte di te domina sull’altra, e quale ami di più? Domanda difficile. Cantare è naturale per me, è sempre

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ph: Roberto Panucci


A Roma lo spettacolo andrà in scena dal 7 al 12 maggio al Teatro Olimpico di Roma. Giocherai in casa di fronte ad un pubblico che ama Pino Daniele. La senti questa responsabilità verso il grande artista? Verso di lui la sento sempre questa responsabilità. Ma sono sicura che andrà bene, ho superato il Palapartenope lo scorso dicembre a Napoli ed ora che lo spettacolo sta anche crescendo artisticamente arriverò a Roma più serena, siamo una grande squadra artistica, voglio davvero godermi appieno ogni replica.

stato il mio modo di esprimere e raccontare storie, ho amato infatti sin da bambina il cantautorato italiano ed internazionale. Il teatro l’ho conosciuto attraverso la visione di un paio di spettacoli che mi hanno letteralmente folgorata come “Rumori Fuori Scena” di Michael Frayn e “My fair Lady” tratto dal Pigmalione di George Bernard Show. Desiderai subito approfondire, così tentai l’esame di ammissione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” e andò bene. Lavori molto a teatro con i musical che fondono l’arte del canto e quello della recitazione. Hai trovato la tua strada? Ho lavorato principalmente in commedie musicali e opere moderne nate in Italia e devo dire che questo genere teatrale è una materia a me molto affine. Ho avuto anche modo di lavorare su personaggi interessanti, vocalmente anche molto impegnativi. A quale genere musicale e a quale artista senti di ispirarti? La canzone d’autore, la prima scuola genovese, Napoli e le sue molteplici sfaccettature musicali. Gli artisti del mio cuore sono Fabrizio De André, Ivano Fossati, Pino Daniele, Lucio Dalla e impazzisco per David Bowie e Bob Dylan. Stai lavorando nello spettacolo ‘Musicanti. Il musical con le canzoni di Pino DanielÈ che sta riscuotendo grande successo. A Milano è stata ‘standing ovation’. Immagino la soddisfazione. Chi è Anna, il personaggio che interpreti? Si finora lo spettacolo sta riscontrando enorme successo da nord a sud e siamo tutti molto contenti, orgogliosi di poter celebrare Pino lavorando fianco a fianco con i musicisti che hanno condiviso il palcoscenico con lui. Lo spettacolo è ambientato in una Napoli di fine anni ’70.

Anna è una cantante che lavora presso il locale Ué Man del porto. È una donna che ne ha passate tante nella vita e che attraverso la musica e l’amore del nonno, unico familiare che le è rimasto, riesce a salvare se stessa e a dare una sterzata positiva alla sua esistenza. Conosce Antonio e se ne innamora, ma Antonio rappresenterà per lei tante cose, perché è a sua insaputa l’erede del Ué Man che rischia di vendere il locale a qualcuno (O’Scic) che vorrebbe distruggere quel posto per adibirlo ad altro uso. Non vi sto a raccontare tutta la trama, ma sicuramente posso dire che Anna è stata uno dei personaggi più tosti interpretati fino ad oggi, anche perché io sono napoletana per metà ma cresciuta a Roma, il lavoro sulla lingua è stata la sfida più grande. Quanto la cultura e la musica napoletana sono parte della tua vita? Tanto, figurati che a quattro anni ascoltando la canzone Terra Mia di Pino e piangevo, mi commuoveva, era più forte di me, anche se non ne comprendevo pienamente il senso. Inoltre, ho reinterpretato molte delle canzoni classiche che Napoli ci ha regalato.

C’è una canzone dello spettacolo a cui ti senti particolarmente legata? Tra quelle che interpreto sicuramente “Lazzari Felici”, la canto insieme ad Alessandro D’Auria che interpreta Antonio, ed è un concentrato di poesie e bellezza. La tournée estiva invece comincerà il prossimo 8 giugno a Napoli, all’Arena Flegrea. Proseguirà per tutta l’estate in giro per l’Italia? Si, torneremo a Napoli per inaugurare anche la tournée estiva e poi gireremo l’Italia delle arene e delle piazze. Per Noemi sono già pronti progetti per il prossimo autunno? Si, sicuramente voglio ultimare i lavori discografici che ho ancora in cantiere, e poi ripartirò con Musicanti anche in autunno. Gli impegni non mancano. Grazie N o em i per il tem po che ci hai dedicato. Invitiam o i no stri lettori a venirti a vedere e so prattutto as coltare

dal 7 al 12 maggio al Teatro Olimpico.

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News X Municipio a cura dell’Ufficio Stampa del Municipio X

MUNICIPIO X, TORNA A SPLENDERE LA ROTONDA DI OSTIA. I LAVORI AD INIZIO GIUGNO La “porta di Ostia”, uno dei simboli del mare di Roma, un’opera di grande rilievo storico e artistico, una testimonianza architettonica. Che la si chiami così o in altro modo, la Rotonda di Ostia è la prima immagine del Lido agli occhi di quanti giungono al Mare di Roma dalla Cristoforo Colombo. Ed è stata proprio la Rotonda di Ostia, la sua fontana e i suoi mosaici ad essere al centro della conferenza stampa che si è tenuta la mattina del 29 marzo nella Sala Consiliare Massimo Di Somma del Municipio X, dove è stato presentato il progetto di ristrutturazione/restauro che da qui a fine anno o primi giorni del 2020 tornerà a farla splendere. “Questa è una giornata molto importante - ha affermato la Presidente Giuliana Di Pillo nel portare il suo saluto ai presenti - viene di fatto avviato l’iter che darà modo di iniziare i lavori di quello che consideriamo un simbolo di benvenuto per tutti. Non

si tratta di un manufatto qualsiasi ma di un’opera di grande importanza tuttora nascosta, per tutelarla, in attesa del ritorno al suo splendore. Siamo di fronte ad un ulteriore passo in avanti per il decoro urbano del Municipio X e in realtà dell’intera Capitale. Il progetto che presentiamo oggi - ha concluso Di Pillo - è frutto della grande sinergia tra i nostri uffici, quelli della Sovraintendenza, di Acea, Risorse per Roma e Areti. Siamo alla fase finale che segue un lungo ma indispensabile iter investigativo da parte

dei progettisti chiamati a ridonare alla città una preziosa testimonianza”. L’inizio dei lavori è previsto per il mese di giugno una volta che sarà terminata la gara. Il costo è di 500mila euro ai quali si aggiungono 35mila per la redazione del progetto. Nicola De Bernardini, Direttore del Municipio, ha sottolineato come si sia riusciti “con le nostre forze a portare a termine questo progetto interno in sinergia con gli altri uffici competenti. Tre gli ambiti della ristrutturazione: il restauro (mosaici e la parte architettonica); idrico (fontana); tecnico (illuminazione)”. Altrettanto fondamentale è la fontana posta al centro della Rotonda con i suoi giochi di acqua e di luce. A questo provvederà l’Acea con un apposito finanziamento che prevede il posizionamento di 28 proiettori subacquei a LED. All’esterno saranno invece posizionati 24 proiettori a LED, 12 dei quali dedicati ai 12 segni zodiacali più altri 12 per l’illuminazione funzionale.


PH: pixabay

News Fiumicino

FIUMICINO: TUTTI PAZZI PER LE NOZZE IN SPIAGGIA Sarà un estate all’insegna delle nozze in spiaggia almeno quella che si prospetta per il Comune di Fiumicino con oltre 160 prenotazioni per celebrare matrimoni. Per il quinto anno consecutivo, il territorio comunale di Fiumicino, con i suoi 24 chilometri di spiaggia è in prima fila in Italia per la celebrazione di matrimoni fuori dalle sedi istituzionali. Tra le location preferite stabilimenti balneari e chioschi attrezzati, agriturismo e ristoranti sul lungomare, ma c’è anche chi sceglie siti storici e ambientali: come Villa Guglielmi a Fiumicino, l’Oasi Wwf di Macchiagrande a Fregene, o il Castello Rospigliosi di Maccarese . Gli sposi possono così scegliere un matrimonio originale in un’atmosfera unica, in un territorio che offre angoli suggestivi sia sul litorale che nel nord, dove ci sono luoghi splendidi come parchi e castelli ricchi di panorami naturali. I prezzi? Si parla di 500 euro per i residenti nel Comune di Fiumicino e 1.000 euro per i non residenti. Tariffe minori, invece, per le sedi comunali, Villa Guglielmi, il castello Rospigliosi. Dal primo matrimonio sulla spiaggia di cinque anni fa , Fiumicino ormai è diventata la meta prediletta dei futuri sposini. Nel 2018 si sono celebrati, fuori dalle sedi istituzionali, oltre 220 tra matrimoni e unioni civili: 45 solo nello scorso mese di settembre, grazie anche ad una offerta più accessibile a tutti rispetto a quella proposta da Roma. Oriana Orlandi

FIUMICINO: RACCOLTI 90 METRI CUBI DI RIFIUTI “In attesa dell’espletamento delle procedure di gara per l’affidamento del servizio di pulizia delle spiagge per la prossima stagione balneare, è stato predisposto un intervento straordinario per rendere già fruibili le spiagge a seguito delle mareggiate invernali”. Lo dichiara l’assessore all’Ambiente Roberto Cini. “Gli interventi – prosegue – sono partiti dalla zona nord del Comune lunedì 18 marzo per proseguire verso sud, prevedendo il completamento della pulizia di tutte le spiagge, fino al Lungomare della Salute, entro la prima metà diaprile.Gli interventi comprendono non solo la pulizia manuale e meccanizzata delle spiagge libere, ma anche la pulizia delle spiagge situate in zona di riserva, la pulizia dei varchi a mare, lo sbancamento e il livellamento della sabbia”. “Dall’inizio dei lavori ad ogg i– spiega Cini – sono state pulite tutte le spiagge libere di Passoscuro, il tratto di Marina di San Nicola a nord del Fosso Cupino, Maccaresee Fregene–Villaggio dei Pescatori. Sono state pulite anche le spiagge delle zone diriserva a nord di

Via Stintino, e tra Maccarese e Passoscuro. Particolare attenzione è stata posta sulle dune e sulle spiagge a ridosso di Via Stintino dove il 21 marzo si è tenuto un evento di sensibilizzazione contro l’inquinamento del mare a cui ha preso parte un folto gruppo di bambini della scuola di Passoscuro”. “Gli sbancamenti finora effettuati – conclude l’assessore – hanno riguardato circa 1 km lineare di spiaggia, per un totale di circa 3.000 metri cubi di sabbia, accumulatasi a ridosso di muri di cinta e di contenimento, che è stata rimossa e redistribuita sulle spiagge che sono state ulteriormente livellate. 90 sono i metri cubi di rifiuti finora rimossi, in parte spiaggiati a cause delle mareggiate invernali e in parte derivanti da abbandoni e scarichi abusivi. Nella giornata odierna sarà terminata la pulizia delle spiagge libere di Fregene e la prossima settimana vedrà in programma la zona diFocene”. Oriana Orlandi FIUMICINO: TRANS SEQUESTRATA E VIOLENTATA Tre uomini, italiani, di circa trent’anni, sono stati arrestati a Fiumicino dai carabinieri con l’accusa di violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona e detenzione di sostanze stupefacenti. La vittima è una transessuale di 28 anni che è stata avvicinata con la scusa di pattuire una prestazione e che invece è stata condotta in un‘abitazione dell’Isola Sacra, riconducibile ad uno dei tre uomini. I tre giovani italiani che l’avevano avvicinata, tutti trentenni e già noti alle forze dell’ordine prima hanno trattato sul prezzo, poi una volta convinto il trans a salire nell’appartamento (uno in particolare l’ha attirata in casa, dove c’erano gli altri ad aspettare), si sono rifiutati di pagare, e l’hanno violentata. È successo la scorsa notte a Fiumicino, una notte da incubo per la malcapitata che pensava ad una nottata “normale” che invece si è rivelata ben altro. Dopo la violenza durata ore, la transessuale una volta libera è stata poi medicata al Nucleo di cure primarie di Fiumicino ed all’ospedale Grassi di Ostia e ha denunciato quanto successo ai Carabinieri, che hanno avviato le indagini e ricostruito quanto accaduto. Nell’abitazione sono state trovate anche sostanze stupefacenti e gli arrestati sono stati trasferiti presso il carcere di Civitavecchia. Oriana Orlandi

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FIUMICINO:AZZURRI IN FESTA Aeroporto di Fiumicino in festa per il rientro degli azzurri impegnati ad Abu Dhabi agli Special Olympics, i giochi mondiali delle persone con disabilità intellettive. Applausi, tante bandiere tricolori, l’inno di Mameli e soprattutto l’affetto di amici, parenti e semplici tifosi hanno accolto i 115 atleti al rientro in Italia, da una spedizione che ha fruttato un medagliere più che ricco, con 21 ori, 41 argenti e 45 bronzi firmati Italia, e tanta l’emozione anche tra gli atleti, che sono arrivati ancora con le medaglie al collo. All’uscita dalla sala arrivi, è infatti esplosa la gioia dei familiari, con bandiere tricolori, striscioni, trombe, ai quali si sono uniti anche tanti passeggeri. Tutta la delegazione azzurra, composta dai 115 atleti e i 40 tecnici e accompagna-

tori, è stata accolta dall’ad di Aeroporti di Roma, Ugo de Carolis, e assistiti dal personale di ADR che sventolava il cartellone “Bentornati campioni, grazie per averci regalato un’emozione unica” e li ha accompagnati al ristoro organizzato per l’occasione. Gli azzurri si sono cimentati nelle bocce, nel nuoto in acque libere e nella ginnastica artistica ma anche nell’atletica, badminton, bowling, calcio a 5 e a 7 unificati, golf, basket, volley e tennistavolo. “I nostri atleti faranno tesoro di questa esperienza, manterranno alte nel tempo l’autonomia e l’autostima raggiunte in questi giorni - ha dichiarato la direttrice nazionale di Special Olympics, Alessandra Palazzotti-. Loro sono gli Special Olympics , coloro che non si arrendono alle difficoltà e, coloro che hanno rivoluzionato le prospettive da cui guardare le persone con disabilità intellettive, hanno vinto tante medaglie ad Abu Dhabi, ma soprattutto hanno vinto sui dubbi, le perplessità e i pregiudizi di chiunque li abbia visti giocare. Il tutto ancora una volta attraverso lo straordinario potere dello sport”, ha concluso. Prossimo appuntamento per i campioni degli Special Olympics sarà a Berlino nel 2023. Oriana Orlandi

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Tablet Territorio di Stefano Cisale - Presidente CdQ Centro Giano

XMunicipio–CentroGiano: sicurezza e governance idraulica dell’entroterra

Il 5 marzo 2019, dopo quasi un anno di impegno e richieste del CdQ Centro Giano, si è svolta la commissione congiunta ambiente e lavori pubblici presso la Regione Lazio sulla sicurezza idraulica di Centro Giano ed in particolare dei Fossi del Fontanile e di Ponte Ladrone. Risultato di un lavoro che cerca di accendere i riflettori della discussione politica regionale sulla governance idraulica di un quartiere e dell’entroterra del X Municipio. È opportuno ricordare che il quartiere Centro Giano, è racchiuso tra l´argine del Tevere e la via Ostiense e tra il Fosso del Fontanile e quello di Ponte Ladrone. Il sistema fognario del quartiere è di tipo misto, sia le acque meteoriche che quelle scure vengono smaltite attraverso l’impianto di sollevato di competenza di Acea Ato2. A completare il sistema di gestione idraulica ci sono i Fossi del Fontanile e quello di Ponte Ladrone.

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Il primo, drena le acque meteoriche dalla Colombo per scaricarle nel Tevere; dopo aver raccolto le acque nella Tenuta di Castelporziano, parte dal km.18 della Via Cristoforo Colombo attraversando il tratto intubato di punta Malafede; passa sotto la Ferrovia RomaLido per entrate a Centro Giano e sfociare a fiume. Il secondo, denominato Ponte Ladrone, è inutilizzato a seguito di lavori che lo hanno intubato e convogliato nel Fontanile; ha una pendenza quasi nulla e si innesta nel Tevere, in Centro Giano, attraverso una paratia manuale normalmente aperta. In presenza di grandi piene la stessa viene chiusa per impedire la risalita delle acque del fiume lungo il fosso, evitando eventuali tracimazioni. Il quartiere a causa del blocco del suddetto impianto nel 1994, 2001, 2011, 2016 e 2017 ha subito gravi allagamenti di innumerevoli abitazioni con grave rischio incolumità degli occupanti e danni gravi alle suppellettili e alle case stesse.

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Alla commissione sono intervenuti il Comune di Roma, il Municipio, il CBTAR , l’Acea Ato2 e diversi consiglieri regionali e municipali, mentre la Città Metropolitana era assente. All’ordine del giorno c’è stata la situazione dei fossi e in particolare lo stato di totale abbandono e di mancata manutenzione del fosso di Ponte Ladrone e il pericolo di riattivazione senza controllo per un nuovo insediamento abitativo in costruzione e il fosso del Fontanile per la presa in carico della Regione, lo stato dei lavori di manutenzione e la soluzione del problema di ambientali, si salute pubblica e dei fortissimi miasmi. Le istanze rappresentate dal CdQ Centro Giano, membro del Coordinamento di Sicurezza Idrica del X Municipio, hanno portato all’impegno per la presa in carico del Fosso del Fontanile nel tratto golenale che attraversa Centro Giano, dall’Ostiense al Tevere, e della sua manutenzione da parte della Regione. È stato istituito un tavolo affinché siano definite una volta per tutte le competenze e le paternità sui fossi del quartiere e venga programmata e attuata una governance idraulica per tentare di risolvere definitivamente il rischio idrogeologico presente nella zona. Dopo anni di mancata manutenzione, nel dicembre 2018, la Regione ha iniziato un intervento di pulizia dell’area golenale del Fosso del Fontanile a Centro Giano; al momento i lavori sono sospesi in attesa dei risultati delle analisi dell’Arpa e del reperimento di nuovi fondi per mettere in sicurezza alcuni gabbioni

degli argini che risultano danneggiati. Purtroppo non altrettanta attenzione è stata destinata al Fosso di Ponte Ladrone che non viene pulito da almeno 5 anni ed è spesso oggetto di incendi: l’ultimo del luglio 2018 ha lambito l’abitato mettendo in pericolo gli abitanti. Il Fosso, nonostante sia praticamente una discarica a cielo aperto, pare verrà riattivato in funzione dei lavori per la costruzione di circa 200 nuovi appartamenti lungo lo stesso. Il nuovo insediamento abitativo privato andrà a gravare, aumentando la cementificazione del quartiere e privandolo di altra superficie drenante, sulla già critica situazione idraulica di Centro Giano e né il Comune di Roma Capitale, né Acea Ato2 sanno come saranno gestite e smaltite le acque chiare e scure. Lascia quanto meno perplessi la totale assenza di informazione e progettualità da parte del Comune e pertanto si tenterà di utilizzare il tavolo come sede di risoluzione delle vertenze pendenti e l’accorpamento, per quanto possibile, di quelle comuni al territorio. Mettere a regime una programmazione semestrale o annuale di verifica e interventi di manutenzione e pulizia ordinaria degli argini, del verde, dell’alveo e degli impianti di sollevamento risolvendo così i problemi di allagamenti che la zona vive, rimane il vero obiettivo da perseguire, all’interno di un progetto di mitigazione del rischio idraulico di tutto il X Municipio.


L’avvocato risponde a cura dell’avvocato Federica Lorenzetti - lorenzettiavv@gmail.com - 06.56305241

L’illegittima iscrizione presso l’archivio CAI a seguito di segnalazione quale cattivo pagatore.

Come sempre salve a tutti e ben ritrovati nel nostro sportello. In questo mese, trovo doveroso trattare un tema particolarmente sentito e relativo alla specifica analisi delle tutele disponibili allorquando vi sia un’iscrizione illegittima nell’archivio CAI ( Centrale d’Allarme Interbancaria) quale “cattivo pagatore”. Occorre, preliminarmente, evidenziare come, tale archivio, così come anche la Centrale Rischi istituita presso la Banca d’Italia, abbia la funzione di garantire un sistema informativo sull’indebitamento della clientela sia delle banche che degli intermediari finanziari, consentendo, così, ai predetti soggetti, di valutare la capacità di rientro dei finanziamenti al fine di assicurare una stabilità a tutto il sistema creditizio

nazionale. Doveroso, altresì, ricordare come, le ipotesi in cui l’intermediario finanziario possa far pervenire le segnalazioni, siano tassative, concretizzandosi, in pratica, nelle circostanze relative all’emissione di assegni senza provvista, ovvero, alla revoca dell’autorizzazione all’utilizzo di carte di credito, ovvero di emissione di assegni senza autorizzazione. Le conseguenze della segnalazione presso l’archivio CAI, ovviamente, sono molto pesanti per il soggetto che le subisce, comportando l’automatica revoca di tutte le autorizzazioni ad emettere assegni bancari o postali, di stipulare convenzioni ovvero pagare assegni per un periodo di sei mesi dall’iscrizione stessa, nonché diverse sanzioni amministrative. Analizzate, seppur sommariamente, le gravose conseguenze derivanti dalla predetta iscrizione (senza contare quelle indirette che inevitabilmente andrebbero ad intrecciarsi con quelle immediate- si pensi alla revoca dei fidi o al rifiuto delle Banche di stipulare rapporti economici con il soggetto interessato il quale

si trova, di fatto, impedito nell’accesso al credito) è doveroso segnalare i rimedi giuridici che il soggetto può esperire in seguito ad un’errata iscrizione presso i suindicati archivi. Vi sono due tutele, una davanti il Garante della Privacy e l’altra esperendo il ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c., avanti il Tribunale civile, al fine di ottenere la cancellazione del proprio nominativo nel registro detto. Il danno sofferto, in tale fattispecie, è sia di carattere patrimoniale che personale, così come sancito dalla Suprema Corte la quale ha più volte evidenziato la potenzialità pluri offensiva di siffatta illegittima iscrizione. Dunque, il danno risarcibile sarà sia di natura patrimoniale, trovando fondamento nell’art 2043 c.c., nonché il danno non patrimoniale stante la lesione illegittima della reputazione personale e commerciale del soggetto leso, richiedendo, quali presupposti, la gravità della lesione e la non futilità del pregiudizio conseguente.

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a cura di Giuseppe Menzio

La posta nel Medioevo e nel Rinascimento Anche nel Medioevo la posta era un servizio riservato esclusivamente ai re, ai principi, ai grandi feudatari, alla Chiesa, agli stati. I messaggi e la corrispondenza dei privati (ma erano pochissimi coloro che sapevano leggere e scrivere!) dovevano essere affidati a messaggeri occasionali, come mercanti, monaci, soldati o pellegrini. Carlo Magno per tenersi in collegamento con i feudatari del suo impero aveva istituito una rete di messaggeri che a

piedi (!) con una borsa per i messaggi ed una picca per difendersi dai briganti e dalle belve, collegavano Aquisgrana con Italia, Germania e Spagna. Le università ed i monasteri, centri del sapere del tempo, avevano proprie reti di messaggeri; nel caso dei secondi il ruolo era svolto dai monaci che si spostavano da un‘abbazia all’altra. Analogamente certe corporazioni, come ad esempio la Lega Anseatica nel nord della Germania, disponevano di propri corrieri. Gli elementi di base per la posta nel Medioevo e nel Rinascimento non erano dissimili da quelli dei secoli precedenti. Ci volevano delle strade (e

quelle costruite dai Romani continuarono a svolgere egregiamente il loro compito), dei cavalli, poi dei carri o carrozze, e delle “stazioni di posta” dove si potevano cambiare o far riposare i cavalli, rifocillare e fornire un ricovero ai messaggeri ed agli eventuali viaggiatori (i vari “Albergo della Posta”, o “Hostellerie de la Poste” di oggi sono sovente dei residui delle “stazioni di posta” del passato). Con il progredire della civiltà, ci furono delle pietre miliari, delle invenzioni che ebbero un profondo impatto sulla posta. Una di queste fu indubbiamente la carta che in Europa iniziò a circolare nel tardo Medioevo. Era stata inventata dai Cinesi nel I secolo d.C., poi perfezionata dagli Arabi nell’VIII secolo. La carta sostituiva la pergamena, molto più costosa.

La scrittura manuale fu per secoli e secoli l’unico modo per riprodurre un testo scritto: dagli scribi egizi agli amanuensi dei monasteri medioevali, cambiarono gli strumenti e i supporti della scrittura (papiro, pergamena, carta) ma non il modo della riproduzione, che consisteva nel copiare a mano un testo manoscritto, con tutti i rischi di errori o di arbitrio che un simile processo comporta. L’invenzione della stampa da parte di Gutenberg nel 1450 (sebbene sembra che i Cinesi, sempre loro! utilizzassero da tempo sistemi simili), fu di una straordinaria importanza per la diffusione della cultura e contribuì ad aumentare di molto anche i volumi della corrispondenza. Nell’Europa medioevale e più ancora in quella rinascimentale si sente l’esigenza di un allargamento del servizio postale alla nobiltà ed alla borghesia, che con i nuovi commerci hanno la necessità di informazioni e comunicazioni con luoghi lontani. Finchè ci si valeva

di viaggiatori più o meno occasionali, il “servizio” era aleatorio e la consegna insicura, tanto che spesso si preferiva inviare più copie della stessa lettera tramite corrieri diversi. Spesso sulle lettere si scrivevano frasi di “incitamento” per il corriere, come “Cito, cito, citissime” (presto, presto, prestissimo!), che avevano probabilmente un effetto reale modesto… Ad ogni modo, l’arrivo di una lettera non era un fatto dato per scontato. Abbastanza spesso rischiava di andare persa o non consegnata per numerosi motivi: rapine, viaggi lunghi ed accidentati, guerre, epidemie, indirizzi incerti o cambi d’indirizzo, ecc. Era quindi impossibile stabilire in anticipo quanto sarebbe costato recapitare una lettera. Per questi ed altri motivi, la tariffa veniva fatta pagare al destinatario, una tariffa diversa a seconda delle difficoltà e del tempo richiesto per portare la lettera a destinazione. Il costo poteva essere così alto da indurre il destinatario a rifiutare di pagare. Ciò provocava molte perdite a chi effettuava il servizio, servizio che comunque aveva costi molto elevati, abbordabili solo per i ceti più ricchi. Esistevano poi altri problemi. In secoli in cui le condizioni igieniche erano piuttosto precarie, c’era anche il timore che attraverso le lettere si potessero diffondere malattie ed epidemie. La peste ed il colera erano drammi ricorrenti, ancora all’inizio dell’800. Le lettere venivano allora “fumigate”, o “disinfettate” con fumi di resine o altre sostanze, dopo averle tagliuzzate o bucate, per far sì che i fumi penetrassero all’interno, con la speranza che eventuali germi venissero distrutti. Poi sulla lettera veniva apposto un timbro di “sanità”, attestante il trattamento. A parte l’utilizzo delle navi a vela o a remi sui fiumi e sui mari, per quanto riguarda i mezzi di trasporto terrestri della posta, si continuavano ad utilizzare cavalli e carrozze (e più tardi la diligenza) come si faceva da millenni… Quindi la velocità con cui viaggiava la posta non poteva progredire se non marginalmente. Bisognerà attendere la metà del 1800 affinché avvenga un’altra svolta fondamentale: l’introduzione e poi l’utilizzo della ferrovia, per il trasporto della posta, oltre che di passeggeri e merci.

CINEMA TEATRO SAN TIMOTEO

Programma febbraio / marzo 2019 - Via Apelle 1 – Casal Palocco - tel. 0650916710 Sabato 13 aprile 21,15 Domenica 14 aprile 16,30

GREEN BOOK

tablet

di Peter Farrelly con V.Mortensen, M.Ali Commedia, Biografico (130’) Chiusura Pasquale   Giovedì 25 aprile 21,15 Sabato 27 aprile 16,30

NON CI RESTA CHE IL CRIMINE

di Massimiliano Bruno con G.Tognazzi, A.Gassmann Commedia (102’) 54

Sabato 27 aprile 21,15 Domenica 28 aprile 16,30 COMPROMESSI SPOSI di Francesco Miccichè con D.Abbatantuono, V.Salemme Commedia (90’) Giovedì 2 maggio ore 21.15 Sabato 4 maggio ore 17.30 CITY OF LIES-L’ORA DELLA VERITA’ Di Brad Furman con J. Depp, F.Whitaker Biografico – Poliziesco (112’)  

Sabato 4 maggio ore 21.15 Domenica 5 maggio ore 17.30-21.15 RICOMINCIO DA ME di Peter Segal con  J. Lopez, M. Ventimiglia Commedia (103’)   Giovedì 9 maggio ore 21.15 Sabato 11 maggio ore 17.30 BEN IS BACK di: Peter Hedges con J. Roberts, L. Hedges Drammatico (103’)


Scadenzario Fiscale Anna Maria De Calisti commercialista

Lo Studio De Calisti A.M. saluta tutti i Lettori che si inoltrano nello scadenzario fiscale di Aprile 2019.

1-10 1

La prima scadenza è il pagamento dei contributi per i datori di lavoro domestico. Il pagamento che va dal 1° aprile al 10 aprile, secondo la circolare Inps, potrà essere versato esclusivamente secondo le seguenti modalità: a) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche” (tabaccherie); b) online sul sito internet “www.inps. it”, nella sezione Servizi on line – Elenco di tutti i servizi - Pagamento contributi lavoratori domestici; c) telefonando al Contact Center 803.164, tramite utilizzo di carta di credito; d) utilizzando il bollettino MAV. Lo Studio rammenta, anche per l’anno 2019, l’INPS ha suddiviso i contributi per i datori di lavoro domestico in due tabelle scindendo il tipo di contratto applicato da tempo indeterminato a quello a tempo determinato con l’aggiunta del contributo addizionale. Entro il 1 aprile 2019 i Sostituti d’Imposta devono consegnare la Certificazione Unica (c.d. CU 2019) contenente i dati fiscali e previdenziali relativi alle certificazioni di lavoro dipendente, assimilati e alle certificazioni di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi corrisposti nel 2018.

10 15

Con la scadenza del 10 aprile coloro che sono soggetti titolari di Partita IVA, dovranno inviare la Comunicazione dei dati IVA effettuate nel quarto trimestre del 2018,

16

Lo Studio rammenta che avendo dipendenti o collaboratori occasionali, la scadenza del 16 aprile prevede: IRPEF, Ritenuta d’acconto, contributi INPS. Inoltre, entro il 16 aprile coloro che sono titolari di Partita Iva e si trovano sotto un regime IVA mensile dovranno effettuare il versamento.

17 23 26 30

utilizzando il modello “Comunicazione liquidazioni periodiche IVA”

Dal 15 aprile 2019 l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei contribuenti il modello 730/2019 precompilato, pertanto i contribuenti potranno visualizzare i dati della dichiarazione dei redditi precompilata.

Chi non ha potuto pagare omettendo imposte e ritenute (non versate o versate in misura insufficiente entro il 18 marzo 2019), con l’opportuno calcolo può ravvedersi entro il 17 aprile. Per coloro che sono obbligati ad emettere le Fatture Elettroniche con l’assolvimento dell’imposta di bollo entro il 23 aprile, dovranno pagare in un’unica soluzione, l’imposta di bollo per le fatture elettroniche emesse nel primo trimestre dell’anno. N.B.: Le fatture elettroniche per le quali è obbligatorio l’assolvimento dell’imposta di bollo devono riportare specifica annotazione di assolvimento dell’imposta di bollo ai sensi del D.M. 17 giugno 2014. Con la scadenza del 26 aprile coloro che ne sono soggetti, devono presentare gli elenchi riepilogativi Intrastat. Lo scadenzario fiscale del mese di aprile si chiude al 30 aprile 2019 con: Invio telematico della Dichiarazione IVA relativa al periodo d’imposta del 2018;Invio telematico dello Spesometro relativo al secondo semestre 2018 con i dati delle fatture emesse e ricevute, note di variazione e bollette doganali riferite al secondo semestre 2018. La scadenza originaria era prevista per lo scorso 28 febbraio, ma tale adempimento è stato successivamente oggetto di proroga. Invio telematico della nuova Comunicazione c.d. Esterometro. N.B.: Si informano i possessori di Partita IVA che a partire dal 1 gennaio 2019 con l’abolizione dello Spesometro è entrato in vigore insieme a quello della Fattura Elettronica 2019 il nuovo obbligo di Comunicazione detto Esterometro relativo alle Fatture Emesse e Ricevute da e verso soggetti esteri non stabiliti nel territorio italiano. Invio Telematico della “Dichiarazione di adesione alla definizione per estinzione dei debiti (c.d. SALDO E STRALCIO) di cui all’art. 1, commi 184 e 185, della Legge 145/2018 riservata alle persone fisiche in situazione di grave e comprovata difficoltà economica” (c.d. modello SA-ST). N.B.: Si informano i lettori che possono aderire a tale Definizione coloro che si trovano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica con un ISEE del nucleo familiare non superiore ad euro 20.000,00. Si informano i lettori che lo Studio essendo anche CAF CGN è in grado di fornire ulteriori servizi tra cui: • 730 per coloro che sono dipendenti, collaboratori, pensionati. • Gestione Badanti e Colf. • Mod. PF SP SC • Successioni. Lo Studio ringrazia per l’attenzione dei lettori e rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento. Studio De Calisti Anna Maria - Via Leonardo Mellano 72 - 00125 Roma - 06/52352585 cell. 3333087137 - e-mail: amdec@libero.it

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TabletRoma Aprile 2019  

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