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Marzo 2021

Anno XLI

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FOTO DI ANNALISA MAZZARELLA

MARZO 2021

PERIODICO DI INFORMAZIONE TURISTICA Aut. Trib. Napoli n. 3104 del 15/4/1982

Editrice SURRENTUM sas Dir. Resp. Antonino Siniscalchi

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Marzo 2021

UNA LODEVOLE INIZIATIVA DEL COMUNE DI SORRENTO

dalla Redazione

LA GIORNATA NAZIONALE DELLA GENTILEZZA AI NUOVI NATI I

l Comune di Sorrento aderisce alla Giornata nazionale della gentilezza ai nuovi nati. L’iniziativa ha l’obiettivo di accrescere il benessere delle comunità, mettendo al centro i bambini. La ricorrenza, che coincide con l’avvento della primavera, vuole accogliere idealmente i piccoli cittadini venuti alla luce nell’anno precedente. Su proposta dell’assessorato all’Ambiente e al Verde Pubblico è stata dedicata a loro un’aiuola dei giardini di piazza Angelina Lauro dal titolo “Chiave della Gentilezza” con l’impegno da parte dell’amministrazione comunale di realizzare interventi di riqualificazione, proprio in quest’area, a partire dai prossimi mesi. “Quella di oggi rappresenta l’occasione anche per il Comune di Sorrento di dare il proprio benvenuto istituzionale a tutti i bambini nati nel 2020 - spiega il sindaco, Massimo Coppola - La “chiave della gentilezza” rappresenta in questo senso il simbolo identificativo della giornata, affinché il messaggio di gentilezza ed accoglienza acquisisca forza comunicativa. L’iniziativa deve infatti diventare momento di riflessione sul valore della gentilezza per tutta la nostra comunità”. La Giornata nazionale della gentilezza ai nuovi nati è promossa dall’associazione Cor et Amor, nell’ambito del progetto nazionale Costruiamo Gentilezza patrocinato, tra gli altri, dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, il Coni e l’Anci. “La nostra adesione racchiude in sé la volontà di dare il benvenuto al nostro futuro - interviene l’assessore all’Ambiente e al Verde Pubblico, Valeria Paladino - Vogliamo celebrare la vita, lanciando un messaggio di speranza, con l’auspicio che questi bambini sviluppino un rapporto forte con la natura, strumento ed esempio di resilienza”. Nella foto in alto: l’aiuola “chiave della gentilezza” In basso: l’assessore Valeria Paladino e il sindaco Massimo Coppola.


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Massimo Coppola

GLI AUGURI DEL SINDACO DI SORRENTO

SORRENTO NON SI ARRENDE E NON SI FERMA Q

uello delle festività pasquali, a Sorrento e in penisola sorrentina, è sempre stato un periodo dell’anno ricco di significati. Non solo perché preceduto dalla celebrazione dei suggestivi e commoventi Riti della Settimana Santa, che da secoli accompagnano la ricorrenza della Resurrezione del Cristo. Fino al 2019, infatti, la Pasqua coincideva con l’arrivo di turisti ed ospiti provenienti da ogni parte del mondo. Purtroppo gli effetti della pandemia, che ha stravolto ogni angolo del nostro pianeta, ci impone di adattarci a stili di vita ben diversi rispetto al passato. Pur di fronte ad evidenti difficoltà, Sorrento non si arrende e

non si ferma. Da settimane, infatti, proseguono le attività che accompagnano gli Stati Generali del Turismo, inaugurati dal Ministro del Turismo Massimo Garavaglia, grazie alle quali l’amministrazione comunale intende fare sistema con le imprese, con i lavoratori e con le associazioni di categoria, per migliorare l’offerta di ospitalità di cui è capace il nostro territorio. E fervono anche le attività per elaborare il “Modello Sorrento”. Un progetto che tutta Italia ci invidia, e grazie al quale ci auguriamo di raggiungere importanti traguardi sul fronte turistico nazionale ed internazionale. Malgrado le difficoltà, insom-

ma, non appena la situazione generale ce lo consentirà, saremo pronti a ripartire alla grande sul fronte dell’accoglienza. Guardando alle nostre tradizioni, ma tenendo conto delle

nuove esigenze di mercato e di comunicazione. Nell’attesa fiduciosa che la nostra città torni ad essere tra le capitali internazionali dell’accoglienza, l’augurio di una serena Pasqua a tutti.


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LA SETTIMANA SANTA A SORRENTO

LE PROCESSIONI DEL TRIDUO PASQUALE

(FOTO © CARLO ALFARO)

UNA TRADIZIONE SECOLARE INTERROTTA ANCHE QUEST’ANNO A CAUSA DELL’EPIDEMIA DI COVID 19

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on era mai accaduto, in secoli di storia, che i cortei del giovedì e venerdì Santo fossero sospesi. Non ci riuscirono le due grandi guerre, non ci è riuscito il terremoto del 1980. Solo nel XIX secolo, lo svolgimento della processione del Cristo Morto fu vietata dal Prefetto adducendo pretestuosi motivi di ordine pubblico. In realtà il motivo fu legato al mancato assenso, da parte della Confraternita della

Morte, di modificare lo Statuto sociale sulla scorta delle indicazioni fornite dallo Stato. Per ripicca, il Prefetto negò l’autorizzazione allo svolgimento del corteo. Neanche la pioggia ha mai fermato i cortei, riducendone, al massimo, il percorso. Quest’anno, come accaduto anche nel 2020, a causa dell’epidemia virale che sta attanagliando il mondo, tutto è sospeso. È stata la stessa Conferenza Episcopale

Italiana, al di là delle ovvie ragioni di salute pubblica che non permettono assembramenti, a decretare lo stop a tutte le celebrazioni pasquali. È evidente lo “sconforto” che questa sofferta decisione ha provocato ai tanti sorrentini legati visceralmente a questi riti. Centinaia e centinaia di uomini e donne che con devozione e fede attendono questo periodo hanno da vivere una Pasqua diversa, più inti-

ma ma non meno sentita. Nella certezza che l’anno prossimo si tornerà a vivere, con maggiore trasporto, questo momento di preghiera. Durante il triduo pasquale la Penisola Sorrentina diventa come Siviglia e Malaga in Spagna: tra il giovedì e il venerdì Santo, tra Vico Equense e Massa Lubrense si svolgono circa venti cortei di incappucciati, imponenti sfilate formate ciascuna da centinaia di uomini tra adulti e bambini. Le processioni della Settimana santa rappresentano, dunque, il momento di tradizione religiosa più atteso e sentito dai cittadini della penisola, ultimo retaggio ancora in vita dell’antica identità popolare di questa terra. A Sorrento, in particolare, i cortei sono organizzati dalle tre confraternite della parrocchia della Cattedrale. Si inizia la sera del Giovedì Santo, quando, dopo la celebrazione della Messa in Coena Domini, i confratelli dell’Arciconfraternita del Rosario sono pronti per “l’uscita” della prima processione, quella che visita le chiese in cui sono allestiti gli Altari della reposizione. La processione esce alle ore 20.00 dalla chiesa dei Santi Felice e Bacolo, nel cuore del centro storico della città ed è il primo momento della suggestiva e struggente scenografia drammatica della celebrazione della passione e morte del Signore. Il giovedì sera, in particolare, si fa memoria dell’agonia di Cristo nell’Orto del Getsemani, preludio della cattura e della condanna a morte di Nostro Signore. Rientrata, intorno alle 22.00, la prima processione, a mezzanotte in punto la Banda musicale dà l’annuncio dell’arrivo del venerdì Santo con l’esecuzione della prima marcia funebre in piazza Veniero. Alle 3.00 di notte, nell’oscurità più totale, le prime quattro fiaccole di apertura daranno il “la” alla lunghissima teoria di incappucciati bianchi dell’Arciconfraternita di Santa Monica. Il corteo notturno, secondo la credenza popolare, tende a rappresentare l’uscita della Madonna alla ricerca del Figlio catturato e condannato a morte. L’inizio nel cuore della notte, la visita alle chiese in cui è cu-


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(FOTO © RAFFAELE FIORENTINO)

Giuseppe Alfaro

stodito Gesù sacramentato, il ritorno in chiesa ai primi bagliori del nuovo giorno, sembrano avvalorare questa ingenua rappresentazione popolare. Tuttavia, la metafora più consona è altra: il percorso rappresenta il cammino del penitente che, pregando, chiede perdono per essere ancora nelle tenebre del peccato e l’alba, che arriva a suggellare questo percorso di liberazione, è la luce che l’amore di Dio concede, sempre e comunque, al cuore di ogni uomo pentito. Un percorso di catarsi, quindi che l’incappucciato compie nel silenzio e nell’anonimato, libero di parlare a sé stesso ed alla propria coscienza. La celebrazione della Processione del Cristo Morto la sera del Venerdì Santo rappresenta, invece, il funerale del Cristo Morto. I partecipanti in questo caso indossano saio e cappuccio neri e, a precedere la statua della Madonna Addolorata, viene portato a spalla il bellissimo simulacro ligneo del Cristo Morto di scultore ignoto, oggetto di immensa devozione da parte dei sorrentini. Le processioni sorrentine sono tutte e tre caratterizzate da un analogo schema di svolgimento. Esse sono aperte dalla Banda

Musicale, la quale suona le tradizionali marce funebri, musiche tanto tristi quanto solenni, che, a differenza della loro originaria destinazione, sono divenute una “colonna sonora” familiare ed attesa dai sorrentini. Sopraggiungono, poi, i quattro incappucciati di “apertura”: si tratta di partecipanti che indossano sulla veste una fascia trasversale con l’indicazione del nome della confraternita. A seguire è tutto un alternarsi di piccole croci, portate a spalla dai partecipanti più piccoli, e fiaccole o lampioni. In questa prima parte del corteo sfilano i simboli dei sodalizi: labaro, vela, pannetto. La seconda parte dei cortei è caratterizzata dalla sfilata dei martìri o misteri ossia i simboli delle sofferenze inflitte a Cristo nel suo cammino verso il Golgota: la borsa dei trenta denari, il gallo che sentenziò col suo canto il rinnegamento di Pietro, le fruste, la corona di spine, i chiodi e il martello, il sudario... Le processioni si concludono con il coro del Miserere, le statue, i confratelli ed il Governo delle Arciconfraternite. La caratteristica peculiare dei cortei è rappresentata dal loro

rigore. Le processioni si svolgono nel totale silenzio, i cortei si snodano per le vie di Sorrento in file ordinate, quasi con passo marziale. Un momento, quindi,

di forte coinvolgimento emotivo, prima che spirituale, che non potrà lasciare indifferenti quanti assisteranno a tale celebrazione per la prima volta.

L’ Amministrazione Comunale di Sorrento, pur nell’ impossibili-

tà di organizzare un calendario di eventi in grado di solennizzare adeguatamente le ricorrenze pasquali, desidera fare in modo che la città ed i cittadini – per quanto possibile – possano vivere l’ atmosfera tipica di questo particolare periodo dell’ anno. Per questa ragione sono in programma una serie di appuntamenti in grado di rendere tangibile, sia pure simbolicamente, la partecipazione della comunità locale alle gioie ed ai dolori tipiche di queste ricorrenze. In particolare, a partire dal Lunedì Santo (29 marzo) e per tutta la settimana Santa, verranno esposti banner fotografici su cui sono impresse alcune suggestive immagini delle processioni degli incappucciati, che ogni anno sono organizzate dalle Arciconfraternite locali per commemorare la Passione del Cristo. Nelle sere di Giovedì 1 aprile e Venerdì 2 aprile, inoltre, l’ impianto di filodiffusione che si trova nel cuore della città, renderà possibile l’ ascolto delle marce funebri ed i cori intonati dai miserere che accompagnano le processioni tipiche del Giovedì e del Venerdì Santo. Mercoledì 31 marzo, invece, a partire dalle ore18.30 sarà trasmesso sulla pagina Facebook del Comune di Sorrento lo spettacolo teatrale intitolato “Il Pianto del Golgota”. Si tratta di una rappresentazione grazie alla quale sarà possibile commemorare vari momenti che precedono la Pasqua: la Passione di Cristo; il pianto della Madonna alla ricerca di suo figlio; le ultime fasi vita di Gesù, la sua Crocefissione, la sua morte e la sua sepoltura. A rendere il tutto ancora più suggestivo concorre la scelta degli organizzatori dello spettacolo di ambientare le singole scene nei luoghi più caratteristici della Città (Chiostro di San Francesco, Villa Fiorentino, Via Sant’ Antonio e Cattedrale di Sorrento).


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da “IL RaCCONTO dEL LUNEdÌ”

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Ciro Ferrigno

IL FAZZOLETTO DELL’ADDOLORATA A TRINITÀ M

olti anni fa, don Vincenzo Simeoli, indimenticabile parroco della Trinità, raccolse testimonianze e memorie in merito ad un’antica e bella tradizione locale: l’offerta del fazzoletto per la Vergine Addolorata. La toccante cerimonia si svolgeva all’inizio della Settimana Santa. I confratelli dei Pellegrini e Convalescenti, con il saio rosso, arrivavano in chiesa processionalmente, dal vicino oratorio dell’Arciconfraternita per prendere in custodia la statua che il parroco affidava loro per le processioni del Venerdì Santo. L’Addolorata, prelevata dalla nicchia di legno nella cappella del Crocifisso, veniva portata per le navate della chiesa, fino ad essere collocata sopra una pedana, davanti all’altare maggiore. A quel punto il priore chiedeva a tutti i presenti se c’era qualcuno che avesse da chiedere alla Madonna una grazia particolare. Dopo l’invito, quasi sempre una figura femminile, vincendo la timidezza ed il riserbo, raggiungeva l’altare maggiore, portando tra le mani un fazzoletto bianco ricamato con arte, competenza ed amore. Giunta ai piedi della Vergine, a voce alta chiedeva la grazia, ricordandole le lacrime asciugate proprio con un fazzoletto per le sofferenze patite sotto la croce. In caso di più richieste,

veniva scelta la persona ritenuta più bisognosa. Esistevano delle parole rituali, create dalla pietà popolare e passate alla tradizione, che la persona doveva pronunziare nell’atto di offrire: “Questo fazzoletto ti sia di ricordo in questo anno per quello che ti chiedo e guardandolo ricordati o Vergine Santa delle lacrime che tu stessa hai versato e del sangue di Cristo versato anche per noi”, poi recitava tre Ave Maria. Solo dopo il priore toglieva il vecchio fazzoletto, chiedendo al parroco la benedizione del nuovo. In questo modo la richiesta era condivisa da tutta la comunità e tutta l’assemblea supplicava, a gran voce, la Vergine di concedere la grazia richiesta. Era un’invocazione sincera, sentita, proprio perché in una piccola comunità, tutti erano al corrente delle sventure altrui. Si gridava, piangeva o sussurrava, in una struggente partecipazione corale. Il priore prendeva il fazzoletto, lo baciava e lo deponeva nelle mani dell’Addolorata; seguivano le litanie lauretane ed il congedo. Il fazzoletto sarebbe rimasto tutto l’anno nelle mani di Maria, fino alla prossima Pasqua. Quello appena tolto lo avrebbe custodito il parroco con gli altri. Dopo questo rito la statua veniva addobbata con fiori e ceri

ed era pronta per le funzioni successive. Il Venerdì Santo sull’altare maggiore veniva allestito un vero

e proprio Calvario, con le tre croci; al centro il Crocifisso ed ai suoi piedi l’Addolorata. Dalle tredici alle sedici, aveva luogo la celebrazione delle “Tre ore d’agonia”, durante la quale il sacerdote proponeva riflessioni e meditazioni sulle ultime “Sette Parole” pronunciate da Cristo sulla croce. Terminato il rito, i confratelli si preparavano per la processione, con la statua lignea settecentesca del Cristo Morto, rubata già ai tempi del parroco don Antonino Alberino, e quella della Madonna. Ancora oggi resta nel popolo un vago ricordo di questo rituale che sarebbe bello riprendere, restituendogli tutto il fascino e la dolente bellezza di un tempo. Un grazie agli autori delle fotografie


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A VILLA FIORENTINO IN MOSTRA LE FOTO DI GIANFRANCO CAPODILUPO

dalla Redazione

IL COLORE DELLA PASSIONE IMMAGINI DELLA SETTIMANA SANTA IN PENISOLA

A partire dal 10 marzo fino al 4 aprile, in occasione della Pasqua

2021, è stata allestita a Villa Fiorentino la mostra fotografica “Il colore della passione - Immagini della settimana Santa in Penisola Sorrentina“ a cura del fotografo Gianfranco Capodilupo. Circa una ottantina di scatti che rappresentano i riti che caratterizzano la Penisola Sorrentina nel periodo pasquale e che costituiscono una peculiarità del nostro territorio. La mostra è idealmente divisa in due sezioni: al piano terra sono presenti 30 foto analogiche con una serie di immagini facenti parte del catalogo “Incappucciati” del maestro Capodilupo accompagnati da un video che trasmette le immagini di tutto il catalogo menzionato; al primo piano invece troviamo esposte 45 foto digitali più 9 gigantografie in bianco e nero che al suono delle musiche del maestro Luigi De Maio accompagnano il visitatore in questo viaggio virtuale che

soprattutto quest’anno , data l’emergenza sanitaria in atto, ci aiutano a vivere lo spirito del periodo. L’esposizione è stata concepita per l’apertura ai visitatori, gli allestimenti sono stati curati dal gruppo Mormile e l’audio affidato alla sapiente regia di Caputo Tecno Sound. Le disposizioni vigenti nel periodo non hanno consentito però l’ingresso al pubblico, per cui la mostra si può visitare sui canali social della Fondazione Sorrento anche grazie alla realizzazione virtuale con realtà aumentata; cliccando sull’ apposito link www.sdsgrafica./coro_passione/index.html entrerete all’interno della villa, e seguendo il percorso con le frecce si potrà ammirare la mostra. (modelli 3d, rendering e realtà aumentata a cura di Salvatore De Stefano per Fondazione Sorrento)


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Annunziata Berrino

STORIA DI UNA TRADIZIONE

LE PALME DI CONFETTI A

Sorrento e in Penisola Sorrentina nel giorno della Domenica delle Palme - quando la Chiesa cattolica ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme - è tradizione benedire, assieme ai rami di ulivo addobbati con fiori di carta crespa o con piccoli formaggi, le cosiddette “palme di confetti”. Le “palme di confetti” rappresentano rami fioriti, cestini di fiori, oppure alberelli, realizzati con confetti di diversa misura e colore. Ognuno ha la sua palma: in genere il cestino e l’alberello sono nelle mani dei più piccoli, mentre il ramo è adatto ai giovani e agli adulti. Ricevere o donare una palma di confetti è un gesto che esprime un affetto particolare: la nonna la dona ai nipotini, la suocera alla nuora, la giovane all’amica. Sono le donne che realizzano questi piccoli gioielli e sono le donne che ne curano il dono nell’ambito della famiglia e delle

amicizie. Negli ultimi anni, grazie all’intraprendenza di alcune, la tradizione si è enormemente diffusa e, se la fase della produzione è ancora domestica e in alcuni casi rappresenta una forma di integrazione dei redditi familiari, quella della commercializzazione ha conquistato le vetrine dei negozi di tutta la Penisola Sorrentina. Il successo di questa tradizione si accompagna alla diffusione di una leggenda: i confetti sarebbero stati il dono di una saracena, approdata durante l’assedio turco, ad un pescatore di Sorrento, per aver avuto salva la vita. É evidente che nella narrazione l’immaginario locale e quello femminile si intrecciano: da una parte l’onnipresente assedio turco e dall’altro la delicata storia d’amore tra la saracena e il pescatore. Oggi questa leggenda ci invita non solo a interpretare le palme

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come segno di pace, ma anche e soprattutto a ricordare come l’incontro tra culture diverse sia occasione di arricchimento reciproco. Ma al di là della leggenda, certamente l’attuale tradizione delle palme di confetti continua probabilmente una pratica dei primi del Novecento, le cui testimonianze iconografiche e documentarie ci auguriamo di poter raccogliere. Infatti come tanta parte delle espressioni artigianali e artistiche femminili, anche le palme di confetti sono effimere: se non vengono subito mangiate dopo essere state benedette, restano solo per qualche anno esposte nelle cristalliere delle case. Ecco dunque che l’iniziativa della Commissione per le pari opportunità di realizzare una mostra concorso di palme di confetti ha diversi scopi e significati: la valorizzazione dell’arte e dell’artigianato femminile; la tutela di un’espressione della cultura tradizionale locale; la raccolta, la tutela e la divulgazione della memoria di un rito sacro e civile; la valorizzazione economica della palma come un prodotto tipico e dunque

della sua tutela sul mercato; la promozione della palma presso quanti, visitatori e ospiti, vengono a incontrare la cultura sorrentina da altri paesi del mondo; infine la sollecitazione e l’incoraggiamento a trasferire la tecnica produttiva tipica della palma (vale a dire l’impiego di confetti innestati su fili di ferro e impiegati per una composizione decorativa) per la realizzazione di altri prodotti con diverse destinazioni, e dunque capaci di collocarsi in spazi di mercato più ampi, oltre quello locale e oltre il tempo pasquale. Infine, questa mostra è un ringraziamento alle donne che in Penisola Sorrentina hanno conservato, tutelato, affinato e tenuto in vita in questi decenni una tecnica artigianale, accontentandosi spesso solo di una gratificazione morale. A loro la Commissione per le pari opportunità del Comune di Sorrento dedica l’iniziativa, nell’intento di dare visibilità ed esprimere gratitudine per il contributo che con la loro maestria e con la loro arte offrono ogni anno alla tenuta delle tradizioni locali.

LA vetRinA è queLLA deL BAR tAsso di soRRento e LA dediCA Che AppARe tRA Le pALMe di ConFetti è peR LA “MAESTRA ARTIGIANA” MICHELINA GARGIULO, ReCenteMente sCoMpARsA.


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Antonino siniscalchi

LA SCOMPARSA DI FRANCO SIMIOLI

LA CULTURA DEL TERRITORIO ACQUISITA CON UMILTÀ E PASSIONE

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na conoscenza di uomini, fatti e circostanze in grado di trovare sempre l’apertura al dialogo più appropriata per finalizzare l’obiettivo, sia che si parlasse di politica amministrativa che di progetti avveniristici per promuovere l’immagine turistica della costiera. Una capacità di rapportarsi con umiltà, ma nello stesso tempo, senza timore reverenziale. Tutto questo sostenuto da una profonda cultura acquisita sul campo, proprio attraverso la naturale consapevolezza che l’umiltà è la base di poter conoscere per sapere. Il mio non è un ricordo per “santificare” un Uomo che viaggia ormai nella memoria di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Il mio flashback ripercorre sul filo dei ricordi cinquant’anni di costante ammirazione verso un

Uomo che ha saputo percorrere la quotidianità in maniera diversificata, spaziando dalla politica al lavoro, senza perdere mai di vista il dovere verso la famiglia. La politica del territorio, di Massa Lubrense e non solo. Il rapporto leale con personaggi che hanno caratterizzato anche la Regione e la Provincia. Per tutti basta ricordare la profonda stima condivisa con Giuseppe Ossorio, repubblicano e parlamentare, punto di riferimento del Pri a Napoli e in Campania. La scomparsa di Franco Simioli, già assessore a Massa Lubrense direttore amministrativo dell’istituto d’arte di Sorrento, direttore dell’Azienda di Soggiorno e della Fondazione Sorrento, mi lascia orfano di un punto di riferimento puntuale

e preciso per le sue capacità di inquadrare uomini, fatti e circostanze in grado di sollevare qualsiasi dubbio o incertezza nella quotidianità di un umile “giornalista” di provincia. Due cose, comunque riduttive delle sue risorse organizzative, mi ricordano le sue straordinarie capacità di coinvolgere con naturalezza protagonisti e comprimari: l’idea di Massa Lubrense come Arles e la costante collaborazione nella pianificazione degli appuntamenti sorrentini del Giro d’Italia e del Giro della Campania. Franco Simioli, oratore puntuale nel trarre le conclusioni di un dibattito, di un progetto o di una chiacchierata tra amici, rappresenta (certo, rappresenta) con la sua umiltà e la sua personalità, la conoscenza puntuale di fatti e circostanze che

consolidano la memoria storica delle comunità locali, comunità che evolvono nella loro quotidianità rinsaldando l’evoluzione del tempo che si rinnova nel rispetto delle tradizioni. Ecco perché, con la scomparsa di Franco Simioli, la penisola sorrentina perde uno dei suoi più appassionati punti di riferimento. Non deve sorprendere che il distacco dalla vita terrena ha generato cordoglio, rimpianto e tristezza in quelle realtà che hanno caratterizzato il suo itinerario di vita lungo ottant’anni, dal Comune di Massa Lubrense alla Pro Loco Due Golfi di Sant’Agata, dall’Archeoclub Lubrense all’Arciconfraternita di Massa Lubrense, dall’Istituto d’Arte Francesco Grandi all’Azienda di Soggiorno e Turismo di Sorrento-Sant’Agnello, alla Fondazione Sorrento.


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LA SCOMPARSA DI DON PASqUALE ERCOLANO. IL RICORDO

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dalla Redazione

UMILTA, GENEROSITA, SOLIDARIETA UNA PAROLA DI CONFORTO PER TUTTI

(FOTO © CARMINE GALANO)

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na guida illuminata e costante per i giovani, ma non solo. Nei suoi venticinque anni alla guida spirituale della parrocchia della Cattedrale di Sorrento ha accompagnato la crescita di intere generazioni. Con don Pasquale Ercolano scompare il prete di tutti. Il cordoglio unanime testimonia lo spessore della sua missione spirituale. Don Pasquale Ercolano è volato verso il Padre celeste che tanto ha amato con la sua testimonianza di fede, lasciando sincera commozione in quanti hanno avuto il previlegio di conoscerlo. Ha affrontato la sua malattia con lo spirito che ha caratterizzato il suo itinerario di vita e di sacerdote, con serenità e fiducia. Manifestava tanta voglia di vivere, pur consapevole della realtà che ha sempre affrontato con coraggio. Nel 2016 aveva festeggiato cinquant’anni di sacerdozio alla guida della comunità di Marina di Puolo. Nato il 3 settembre 1939 e ordinato prete il 9 luglio 1966, don Pasquale fu aiutante parroco a Sant’Agnello fino al 1968. Fino al 1972 animatore nella chiesa di Trasaella per poi fare ritorno nella cattedrale di Sorrento per i successivi 25 anni. Dopo aver ricoperto la carica di rettore del seminario arcivescovile di Sorrento, tornò come parroco a Trasaella dov’è rimasto fino all’ultimo approdo a Marina di Puolo. Oltre che per la disponibilità e la costante attenzione per i giovani, don Pasquale è noto per la sua passione per il calcio. Negli anni Sessanta fu tesserato del San Giovanni Battista di Massaquano, allenato da Antonio Zanolla e capitanato da Giulio Frabotta. Dopo poco tempo, però, fu costretto ad abbandonare la squadra che all’epoca militava nel campionato di seconda categoria. In seguito, la passione per il calcio lo portò a fondare la squadra dei preti della diocesi e a fare da padre spirituale del Sorrento Calcio fin dai tempi di Achille Lauro: epiche le sue corse in autostrada per raggiungere la squadra rossonera, al termine della messa domenicale, sui campi di tutta Italia.


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LUTTO NEL MONDO DEGLI ALBERGATORI

CORDOGLIO PER LA SCOMPARSA DI

CANDIDA VISCO CENTRO

(FOTO © GIUSEPPE COPPOLA - PHOTO 105)

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n’esistenza dedicata alla famiglia e alla scuola, la sua seconda casa. La scomparsa di Candida Visco ha provocato un’ondata di commozione in penisola sorrentina, nei tanti che l’hanno conosciuta. Tra questi, generazioni di alunni cresciuti tra i banchi delle elementari, ai quali la maestra ha dispensato per oltre quarant’anni nozioni e lezioni di vita. Sempre dosando fermezza e dolcezza, regole e comprensione, senso della giustizia e consapevolezza dei propri diritti. Originaria di Vico Equense, aveva iniziato ad insegnare giovanissima, a 17 anni, ai figli dei detenuti del carcere di Poggioreale. Poi varie esperienze in vari istituti del napoletano, prima di approdare a Sorrento, alla scuola Angelina Lauro. Lascia il marito Giuseppe Centro, pittore ed ex docente al liceo artistico Francesco Grandi di Sorrento. E gli amatissimi figli, Licia, Ugo e Francesco.

ADDIO A CIRO GIGLIO N

on ha mai rinnegato le origini umili che hanno caratterizzato la sua infanzia, ma ha saputo pianificare su quei sacrifici giovanili un progetto ambizioso di crescita, raggiungendo i vertici dell’imprenditoria alberghiera della penisola sorrentina. Lascia comprensibile rimpianto, nella famiglia e nelle centinaia di collaboratori, che sono stati alle sue dipendenze in quasi sessant’anni di attività nel settore turistico. La scomparsa di Ciro Giglio, settantacinque anni, alimenta comprensibile rimpianto per la partenza nell’ultimo viaggio senza ritorno. La sua è una storia che ripercorre il carattere di un uomo che ha affrontato e superato la quotidianità con forza e determinazione per l’ascesa verso un’attività che rappresenta un esempio significativo di una vita interamente dedicata alla famiglia, al lavoro e alla crescita delle sue aziende. Una esperienza di sacrifici e tanta passione per consolidare un patrimonio caratterizzato, dalla fine degli anni Settanta, intorno all’acquisizione e l’apertura del Mar hotel Alimuri di Meta. Ciro Giglio, con questa struttura ha pianificato la base per realizzare la Giglio Travel Organization, una attività che spazia dal ruolo di tour operator alla gestione di altri cinque alberghi: Nastro Azzurro Resort, Atlantic Palace, Conca Azzurra Resort, Vista di Capri e Tenuta Montecorbo, aziende alberghiere ubicate a Piano di Sorrento, Sorrento, Massa Lubrense e Meta. Di origini stabiesi, era approdato in Costiera sulla scia del fratello Antonio, scomparso negli anni novanta, anch’egli albergatore. Ciro Giglio aveva acquisito nel corso della sua attività turistica una significativa esperienza nel settore dell’ospitalità, con la gestione del Mar hotel Alimuri sul litorale metese, sostenuta da carisma e umanità, disponibilità e semplicità. Una impronta significativa condivisa con la moglie Grazia Martino ed i figli Francesco, Annabella ed Ilaria.

PRONTA L’EDIZIONE 2021 DEL PREMIO

Sirena d’Oro di Sorrento N

ova Ratio s.a.s., titolare del marchio “SIRENA D’ORO DI SORRENTO” e fondatrice del Premio omonimo, in collaborazione con l’Associazione “Assaggiatori Associati” e il nucleo storico degli assaggiatori del “Premio”, indice l’edizione 2021 del Premio “SIRENA D’ORO” riservato esclusivamente agli oli a D.O.P. e a I.G.P. Italiani. Il marchio “Sirena D’ORO” riporta le Aziende e gli Areali di produzione al centro della valorizzazione degli oli extravergine di oliva D.O.P. e I.G.P. italiani, con l’unico scopo di favorirne la conoscenza tra i consumatori. Inoltre, il Premio intende stimolare tutti gli olivicoltori affinché approccino ad una produzione sempre più orientata alla qualità e alla sostenibilità, in grado di garantire ai consumatori prodotti a Marchio d’Origine legati indissolubilmente ai variegati territori olivicoli italiani, così ricchi di biodiversità Info sul concorso sono disponibili sul sito www.sirenadoro.it//edizione2021.


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MODELLO SORRENTO

Gli Stati Generali del Turismo per il rilancio del settore in Italia

FEDERALBERGHI PENISOLA SORRENTINA

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dalla Redazione

TAMPONI AGLI OSPITI E AMBULATORI PER LE EMERGENZE

Presente nella cittadina costiera il ministro del turismo, MASSIMO GARAVAGLIA

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i sono aperti il 2 marzo scorso gli “Stati Generali del Turismo di Sorrento”, evento promosso dal Comune di Sorrento, con il patrocinio di Enit e Regione Campania e curato da VisVerbi. Sono intervenuti Massimo Garavaglia, Ministro del Turismo, Vincenzo De Luca, Presidente Regione Campania, Massimo Coppola, Sindaco di Sorrento, Giorgio Palmucci, Presidente Enit - Agenzia Nazionale Italiana del Turismo, Raimondo Ambrosino, Sindaco di Procida e Roberto Bernabò, vicedirettore de Il Sole 24 Ore, con la conduzione di Gianluigi Nuzzi. In vista della prossima stagione turistica occorre mettere le basi per una revisione totale del modello di ospitalità fin qui proposto dalle maggiori mete di interesse italiane. Il Comune di Sorrento, che in era pre-Covid poteva vantare oltre 3 milioni di presenze l’anno, è un punto di osservazione privilegiato dal quale partire per dare vita ad un nuovo approccio che possa portare ad un rilancio del settore sin dalla prossima e imminente estate. Gli Stati Generali sono l’inizio di un percorso che mette a confronto tutte le categorie del settore e si concluderà con la presentazione di un piano operativo da condividere a livello nazionale.

FAvoRiRe LA RipResA dei FLussi tuRistiCi e iL RipRistino deLLA FiduCiA dei viAGGiAtoRi: è iL dupLiCe oBiettivo deL pRoGetto “innovAzione, siCuRezzA sAnitARiA e sosteniBiLità” pRoMosso dA FedeRALBeRGhi penisoLA soRRentinA in CoLLABoRAzione Con L’univeRsità FedeRiCo ii di nApoLi e LA stARt-up B-side.

L’

iniziativa, che prenderà il via con la prossima stagione turistica, si sostanzia in un piano d’azione che consentirà alle strutture ricettive della Costiera di prevenire i contagi da Covid-19, gestire i casi sospetti e ridurre i rischi tra gli ospiti e il personale. Per i dipendenti e gli ospiti degli alberghi si prevede la possibilità di sottoporsi a tampone antigenico o molecolare all’arrivo nella struttura. Nel caso in cui il test dovesse dare esito positivo, l’ospite verrà isolato in un mini Covid center itinerante in zona; negli alberghi, inoltre, potrà essere allestito un piccolo ambulatorio dotato di erogatore di ossigeno per far fronte alle emergenze. Nel caso in cui l’esame dovesse dare esito negativo, invece, la vacanza dell’ospite potrà proseguire nella massima serenità. Dal primo aprile al 31 ottobre il progetto prevede anche la disponibilità, per 12 ore al giorno, di un’automedica chiamata a fornire supporto agli ospiti o ai dipendenti delle strutture ricettive che dovessero averne necessità: il mezzo sarà guidato da un infermiere, che gestirà anche le attrezzature sanitarie a bordo, e sarà collegata alla centrale operativa della B-Side attraverso dispositivi tecnologici di ultima generazione. «Attraverso questa iniziativa – spiega Costanzo Iaccarino, presidente di Federalberghi Penisola Sorrentina – eleviamo gli standard di sicurezza delle nostre strutture e rispondiamo alle sollecitazioni in tal senso rivolteci dai tour operator. Il progetto consentirà di proteggere ulteriormente gli alberghi dalla diffusione del Covid-19 e di offrire ai viaggiatori una vacanza al riparo dai timori legati al virus. Così la penisola sorrentina si rilancia come modello di ospitalità italiana». Entusiasta Felice Casucci, assessore regionale al Turismo: «Quella di Federalberghi è un’ottima iniziativa. Occorre costruire modelli non invasivi di prevenzione e monitoraggio delle infezioni da Covid-19: una sorveglianza sanitaria ad ampio spettro, condotta con fondamento scientifico e discrezione, può dare sicurezza e libertà nei luoghi di vacanza e rilanciare il turismo» Alla presentazione del progetto ha preso parte anche Massimo Coppola, sindaco di Sorrento: «Federalberghi va nella direzione di quello smart tourism per il rilancio del turismo in Italia per il quale Sorrento si propone come modello. Il tracciamento basato su tamponi in entrata e in uscita per gli ospiti e un’accelerazione della campagna vaccinale della popolazione trovano la nostra amministrazione comunale al fianco degli imprenditori e costituiscono l’unico antidoto alla profonda crisi di un territorio la cui economia è legata quasi esclusivamente al turismo».


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dalla Redazione

PROGETTO TOLOMEO

SORRENTO PUNTA SUL TURISMO ESCURSIONISTICO Individuare una serie di itinerari

pedonali, per quanto possibile lontani dalle rotabili, dai rumori e dai grossi agglomerati urbani, che colleghino le principali località e i luoghi di interesse turistico e paesaggistico tra Sorrento e Massa Lubrense. E’ l’obiettivo del Progetto Tolomeo, ideato dal cartografo Giovanni Visetti nel 1990 ed oggi riveduto e aggiornato in collaborazione con i Comuni di Sorrento e di Massa Lubrense e il coordinamento di Penisolaverde. “Per il 2021 abbiamo deciso di inserire nuovi itinerari - spiega l’assessore all’Ambiente Valeria Paladino - visto anche il crescente e consolidato gradimento manifestato dai sempre più numerosi frequentatori degli itinerari, sia tra i residenti che tra i visitatori”. Gli itinerari ricadenti nel territorio del Comune di Sorrento sono già stati individuati e tracciati. Oltre ai due classici collegamenti con Massa Lubrense centro, sono inclusi una mezza dozzina verso le frazioni collinari dei comuni limitrofi fra i quali i recuperati Zatri e Li Schisani per Sant’Agata sui due Golfi, nonché un inedito passaggio attraverso il castagneto di Lamia verso Acquara e Monticchio. Ogni itinerario è identificato con numeri di diversi colori, ripresi con segnavia a vernice. Tra le novità più interessanti l’individuazione di due circuiti al centro di Sorrento, già percorribili, identificati con il numero 11 “Le mura e le porte di Sorrento” ed il numero 22 “Borghi della valle di Sorrento”. Lungo l’itinerario che si snoda da Sorrento (Porta del

Piano) per Cesarano, Cala, San Biagio, Baranica, Casarlano e Casola (località “Sciuscelle”), fino a ritornare al centro di Sorrento, sarà possibile farsi guidare dalle classiche strisce di vernice, dalle mattonelle di ceramica già caratteristiche delle precedenti versioni del “Progetto Tolomeo” e dagli adesivi presenti sui pali della pubblica illuminazione. Chiaramente ogni itinerario ed ogni circuito può essere percorso in entrambi i sensi di marcia. “È in corso di realizzazione anche un sito internet dove sarà possibile attingere a tutte le informazioni degli itinerari del progetto – anticipa il consigliere comunale Imma Savarese – Appena le condizioni lo consentiranno programmeremo una serie di passeggiate per l’inaugurazione dei nuovi itinerari”.

omaggio a torquato tasso nell’anniversario della nascita In occasione del 477mo anniversario della nascita di Torquato Tasso, il Comune di Sorrento ha ricordato il suo illustre concittadino con una corona di alloro, deposta nell’omonima piazza, presso la statua che raffigura il poeta sorrentino. Alla breve cerimonia ha presenziato il presidente del consiglio comunale, Luigi Di Prisco, in rappresentanza dell’intera amministrazione. “Nel 1861, dopo l’Unità d’Italia, il primo consiglio comunale stabilì di erigere una statua in onore di Torquato Tasso, che venne realizzata alcuni anni dopo - spiega il presidente Di Prisco - L’omaggio di oggi è un gesto di riconoscenza ed un modo per tenerne vivo il ricordo”.


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INIZIATI I LAVORI DI RESTAURO CONSERVATIVO

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dalla Redazione

RENDER REALIZZATI DALLO STUDIO BATTISTA ASSOCIATI.

IL MUSEO CORREALE DI TERRANOVA SI RIFÀ IL LOOK

S

ono iniziati gli interventi di restauro conservativo, manutenzione e valorizzazione del Museo Correale, lavori stanziati e finanziati con i cosiddetti “Cantieri della Cultura” in attuazione della Legge di Stabilità 2016. «Per me è motivo di orgoglio aver ottenuto questi finanziamenti per cui lavoro da anni – dichiara il Presidente del Museo Correale Gaetano Mauro. Questi interventi contribuiranno ad una decisa ripartenza del Museo Correale, che si presenterà come un museo ancora più moderno anche dal punto di vista strutturale, senza mai snaturare, ma anzi recuperando, l’essenza di questa meravigliosa villa nobiliare». Tra gli interventi più significativi del progetto redatto dallo Studio Battista Associati per il Museo Correale c’è, senza dubbio, la rifunzionalizzazione

del piano terra per promuovere una fruizione ampliata e rispondente alle moderne esigenze gestionali. Si tratta, sostanzialmente, di 3 interventi specifici: il recupero del piano seminterrato, la creazione di due punti ristoro oltre che di un bookshop e di un guardaroba e, infine, la totale rimozione delle barriere architettoniche, attraverso la creazione di rampe e di un ascensore. In particolare, il progetto prevede l’abbassamento della quota giardino dell’ala nord del Museo, attualmente adibito ad ingresso secondario per il parco, così come in origine si presentava il fondo dei Correale. In questo modo sarà possibile recuperare il piano seminterrato che verrà, quindi, adibito a sala archeologica, e che sarà collegato al piano terra internamente

da una rampa di scale e da un ascensore, per proseguire poi la visita all’interno del museo, dove oggi sono gli uffici amministrativi. «Il percorso di visita risulterà più fluido e lineare, recupereremo un ingresso secondario (quello di accesso al seminterrato) e un’ulteriore uscita (dopo il bookshop), rendendo tutto il museo completamente accessibile. Inoltre – continua il Presidente Mauro – sarà possibile adibire una sala soltanto ai lavori di restauro. Sarà così valorizzato il progetto dei “Restauri a vista”, uno dei principali valori aggiunti della visita al Museo, che consente a chiunque, durante la visita, di fermarsi a guardare i restauratori all’opera». I lavori, diretti dall’Architetto Mara Verrengia del Provveditorato Opere Pubbliche della Campania, Puglia, Basilicata e Molise

e realizzati dalla ditta C.T.C. Restauri, termineranno entro la fine dell’anno e interesseranno anche l’impermeabilizzazione e la ripavimentazione dei terrazzi. «Sono fiducioso – dichiara Gaetano Mauro - che la realizzazione di questi interventi, insieme all’intelligente e lungimirante direzione del nuovo direttore Paolo Jorio, porteranno il Museo al livello dei più importanti musei europei contemporanei». «Ci tengo a ringraziare per l’impegno svolto Gaetano Mauro e tutto il Cda del Museo Correale – ha dichiarato il sindaco Massimo Coppola - Saranno lavori importanti che consentiranno di avere un museo più in linea con quella che è la nostra visione di città che sappia mettere al centro anche l’enorme patrimonio artistico-culturale del nostro territorio».


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DAL “ROMA” DEL 25 FEBBRAIO 2021 (pag. 37 - Cultura & Spettacoli)

Giuliana Gargiulo

“QUELLE DEL COVID” TANTA MIRACOLOSA EFFICIENZA È passato un anno, dodici mesi

tondi tondi, giorno su giorno, settimana su settimana, in cui non solo io ma tanti e tanti estimatori/ ammiratori siamo stati privati di cinema musica e teatro. A pensarci bene, almeno per quanto mi riguarda, non rendendomi ancora conto di come ho fatto, so darmi la spiegazione analizzandomi per come sono fatta! Ho mai girato per boutique e negozi ameni? Mai. Da quando mi ricordo, e avevo si e no tredici anni, ogni giorno andavo con mia madre al cinema Tasso di Sorrento che, costruito da mio padre, è ancora bellissimo e capiente, non a caso ha ospitato anche spettacoli del teatro San Carlo nei periodi della guerra o compagnia di prosa, su tutte quella con Rossano Brazzi e Valentina Cortese. Tempi d’oro per il piccolo paese che era Sorrento e che negli anni ha poi accolto i più grandi nomi del cinema italiano da Totò e Eduardo a Vittorio De Sica con Sofia Loren per “Pane amore e ... “ regista il giovane Dino Risi che avrebbe poi proseguito in una brillante carriera, “Il sorpasso” incluso, con Vittorio Gassmann. La lunga premessa vuole sottolineare, per me come per tutti l’ importanza di una certa televisione che ha riempito il vuoto di scena e sopperito con spettacoli di repertorio che negli anni sessanta hanno alimentato molti sogni. E allora ” I demoni” e “Amleto”, ”Otello” e il ciclo di teatro dedicato a Eduardo, la ” Compagnia dei giovani” e quant’altro hanno riempito ore e ore di solitudine casalinga e di ... voglia di teatro. Poi è sopraggiunta le anche martellanti cronache quotidiane dei resoconti medici e illuminanti spiegazioni dei nostri meravigliosi ospedali con la spiegazione del “come, dove e quando” in aggiunta all’attività eroica - che non c’è altro aggettivo - di quanti hanno dedicato al prossimo la propria professione. Nell’elenco implacabile dei morti in corsia, l’elenco di medici e infermieri è andato aumentando. E finalmente è arrivato il vaccino. E questo “evento” merita un elo-

gio. L’esperienza che ho vissuto ha battuto in efficienza, capacità, gentilezza e quant’altro ogni organizzazione prevista o prevedibile. In coro molti di noi abbiamo declamato “meglio della Svizzera”, riferendoci ad un paese che ha fatto della precisione, e non solo nel campo dell’orologeria, un suo vanto. Racconto la mia esperienza che più che singolare è stata di tanti over-ottanta. In una domenica di sole, convocati alla Mostra d’ Oltremare siamo stati accolti nel migliore dei modi. Pannelli immensi della Regione Campania mi hanno informato, a me ignara, che il tutto dell ‘organizzazione partiva dalla Regione. E così sia, in tanti ci siamo detti, pensando a file resse, attese, mancata accoglienza. Ma quando mai! In un salone ridente di vetrate e di sole con tanti tavolini distanziati dotati di carta e penne, accolti e sostenuti da persone solerti e affettuose abbiamo compilato il nostro modulo e in un amen, come si suole dire, ciascuno è andato verso il proprio box dove, almeno nel mio caso, il dottore era una splendida Laura dottoressa e l’infermiera nel tempo di un attimo, spostando appena il pullover, ha inoculato il vaccino per poi sistemare la spilla circolare “Mi sono vaccinata”. Poi, sempre accolti e tranquillizzati, è stato suggerito a chi aveva già fatto il vaccino di trattenersi per un quarto d’ora nel grande salone, mi verrebbe da dire ”delle feste”, se non fosse che nella bella domenica di sole, seduti in poltroncine distanziate, aspettavamo il tempo per poi andare via. Tra saluti e cortesie mi sono ritrovata nel sole di una piazza, purtroppo violata da architetti incauti, che un tempo era una mega piazza e che adesso sembra uno svincolo autostradale e dopo una decina di minuti, io come tanti altri, salutati da efficienti collaboratori e dalle forze dell ‘ordine in servizio, ritornavamo a casa. Vaccino fatto e così sia. Tutto questo dodici mesi dopo il primo caso di Codogno.


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dalla Redazione

LA NUOVA AVVENTURA AMERICANA

DON ALFONSO APPRODA A SAINT LOUIS CON SAPORI E PROFUMI DELLA NOSTRA TERRA È

partita la nuova avventura americana. Il 19 marzo pre-opening, il 23 l’apertura agli ospiti. Al Ritz-Carlton di Saint Louis in passerella il brand di «Don Alfonso 1890». Mario Iaccarino è l’inviato a «Casa Don AlfonsoEssenza Mediterranea», il nuovo tempio dell’enogastronomia. Con lui l’executive-chef Antonio Totaro. «Abbiamo esportato nel nuovo locale una “Food casual”, una sorta di riscoperta delle origini del Don Alfonso 1890 di Sant’Agata sui due golfi, anni Settanta – spiega Mario Iaccarino, che segue passo dopo passo, in video conferenze i minimi dettagli della nuova avventura -. Il concetto di base è la scelta di grandi materie prime per sostenere le prerogative della dieta Mediterranea. Una idea di cucina, ovviamente, rivisitata in chiave moderna. ”Comfort Food”, principalmente, rivolta alle coppie, alle famiglie, che scelgono di andare a pranzo o a cena fuori casa con la possibilità di mangiare dalla pizza a tutti i piatti della dieta Mediterranea». Un progetto gastronomico in linea con la tradizione enogastronomica delle due costiere che si inserisce in un contesto di super lusso del «Ritz-Carlton» di superlusso del miglior albergo di Saint Louis. L’iniziativa del brand Don Alfonso 1890, con Alfonso e Livia Iaccarino che guardano con discrezione alla evoluzione dei figli, Ernesto tra i fornelli e Mario in sala, si inserisce nella filosofia che innova rispettando la cultura e le tradizioni alimentari millenarie della Penisola Sorrentina e della Costiera Amalfitana. Accanto ai piatti tipici della dieta Mediterranea si inserisce l’eleganza del locale, ispirato ad una grande ricerca del design delle due costiere, con maioliche in stile Vietri. A Saint Louis, Don Alfonso 1890, quindi, esporta i principi consolidati nel locale di Sant’Agata sui due Golfi. «Se pensi che per un piatto di spaghetti attraversano l’oceano per venire da noi – aggiunge Mario Iaccarino -, allora ti rendi conto come la nostra cucina è un patrimonio di inestimabile valore. La nostra mission è finalizzata a dare la nostra impronta, quella

della cucina italiana, in particolare della Campania. Il nostro obiettivo – aggiunge Mario - è di educare gli americani a mangiare con le connotazioni tipiche della cuna italiana. Il menu propone una ventina di piatti, con la classica sequenza antipasti, primi, secondi, dolci». La carta proposta si caratterizza per almeno 5 piatti di ognuno. Non mancano il Vesuvio di rigatoni e una serie di pietanze che Ernesto definisce «più comfort food che gourmet». Dopo oltre un secolo dal sogno americano mitico Nonno, capostipite di una Famiglia votata all’arte dell’ospitalità e della gastronomia, Don Alfonso torna negli Stati Uniti per consolidare una tradizione che si rinnova nel rispetto di una filiera di prestigio senza tempo. Il brand di «Don Alfonso 1890» approda al The Ritz-Carlton di Saint Louis, sulla scia delle consolidate partnership di Toronto, Nuova Zelanda, Macao e Lavello. Don Alfonso Nonno alla fine del 1800 alla Taverna Fulgenzio’s, a Mulberry Street, come racconta lo scrittore Raffaele Lauro nel libro «Don Alfonso 1890-Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui due Golfi», portò un piatto

ispirato agli ingredienti del suo paese, Sant’Agata sui due Golfi, una striscia di pasta ripiena, nel

tempo ribattezzati cannelloni. Ora, negli Stati Uniti, approda il «Vesuvio di rigatoni».


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I LUOGHI SEGRETI DELLA PENISOLA SORRENTINA

Antonino de Angelis

CERVI, CAPRETTI E PECORIELLI UNISCONO LUOGHI LEGGENDARI I

l primo indizio è un nome: cala “Cervo”; è esattamente il luogo di confine nel mare di Salerno fra i due paesi della piana di Sorrento: Sant’Agnello e Piano. Più in alto sotto uno strapiombo di roccia si apre una grotta dove i contadini usavano accatastare fasci di fieno per ripararli dai temporali. E’ una grotta senza fondo che si infila nel masso calcareo e sembra non avere fine, un silenzio afoso e buio avvolge un mistero non ancora esplorato. Un mistero lungo circa quattro chilometri che sembra concludersi sul lato opposto della penisola nel mare del golfo di Napoli alla foce del torrente che si riversa sotto i bastioni della villa di uno scrittore horror quale fu l’americano Marion Crawford. Qui non un indizio ma una testimonianza ci parla di una scultura, un caprone di marmo affossato nella sabbia di una grotta buia e fredda invasa dal mare dove due giovani bagnanti tanti anni fa la intravidero e ne restarono meravigliati, Lì un cervo, qui un “pecoriello” si tratta dello stesso animale che stimola la fantasia e alimenta la leggenda nei due siti? Può darsi, dal momento che essa raccoglie animali, indizi e testimonianze negli stessi luoghi lungo un itinerario affascinante e misterioso. Il racconto degli anziani, ascoltato tante volte ai Colli di Fontanelle e non solo lì, ci dice che in località “Puzzo” viveva un contadino che aveva sempre delle caprette al seguito; un bel giorno una di esse si inoltrò nella grotta e sparì. Inutili i richiami del povero uomo il quale la segui nel buio per lungo tratto sempre chiamandola e richiamandola con tutte le sue forze. Niente, nessun risultato, nessun ritorno. L’animale sparì, sostiene sempre la leggenda, per riapparire sul lato opposto proprio nel fiordo che prenderà il suo nome. Inizia così il leggendario itinerario della capretta. Non si sa se abbia percorso, attraverso una unica lunghissima galleria l’intero tratto oppure sia uscita all’aria aperta, attraverso uno speco nel tufo, nella forra del vallone della Ferrella

Grotta presso Cala Ciervo

per proseguire lungo il greto fino al piccolo arenile che a lui sarà dedicato. Il Golfo del Pecoriello appunto. In ogni caso, che sia un cervo, una capra o un “pecoriello”, questo mitico animale unisce nel suo nome due luoghi magici. Il primo si affaccia coi suoi strapiombi ricoperti ginepri e di ginestre, sul mare delle Sirene, il mare abbagliato dal sole, il mare greco secondo Raffaele La Capria, su cui galleggiano le isole de Li Galli, luogo di miti e leggende descritte dagli antichi scrittori e dai moderni cronisti per essere state nel corso del Novecento la dimora degli indimenticabili artisti della danza russa Leonide Massine e Rudolf Nureyev a poche bracciate di mare dal buon retiro di Eduardo De Filippo. Sull’altro capo, verso il golfo di Napoli, ecco l’anfratto più straordinario che si apre nelle falesie del tufo del costone sorrentino, proprio davanti al vulcano che le ha generate, il Vesuvio sterminatore. “E’ uno dei luoghi dove la natura col suo aspetto favoloso sembra trasmettere l’eco di storie remote – osserva Roberto Pane - e aggiunge – La profonda in-

senatura terminante con una piccola spiaggia nella cornice dei ciuffi di arbusti che spuntano qua e là dalle pareti anfrattuose… un angolo dove si è felici di raccogliersi in solitudine

ascoltandone l’alto silenzio e contemplandone il vario colore delle rocce e del mare”. Come si vede due luoghi straordinari collegati nel profondo con il fil rouge della leggenda. Golfo del Pecoriello


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PASqUALE BUONAROTTI

A CURA DEL SANT’ANNA INSTITUTE

TRA STORIE DI MARE E DI ...BALENE

STUDENTI USA IN VISITA AL COMUNE

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I

l comandante Pasquale Buonarotti, in poco meno di un mese, ha dato alle stampe due libri per raccontare, sul filo dei ricordi, l’itinerario quotidiano della vita a bordo di una nave. Nel libro, 175 pagine, l’Autore ha raccolto storie che raccontano la vita di mare e dei naviganti. Racconti di fatti e personaggi curiosi, di storie drammatiche e anche divertenti. Questo libro è una sorta di “Diario di bordo” della vita dell’autore, dalla nascita fino ad oggi. Un libro scritto in maniera semplice e senza alcuna pretesa di farlo diventare un capolavoro della letteratura. I naviganti che lo leggeranno, sicuramente avranno modo di rivivere esperienze che hanno fatto parte della loro vita. Se lo leggeranno dei futuri naviganti, essi avranno modo di fare una prima immersion in quella che sarà la vita che li attende. Se invece lo leggeranno persone che con il mare e le navi non hanno mai avuto niente a che fare, potranno farsi un’idea di quella che è la vita del navigante. I fatti raccontati, e le navi, sono reali come lo sono gli uomini che vi compaiono. Il libro vuole rendere omaggio anche ai contadini e alla loro realtà, che è quella in cui l’Autore è nato e vissuto, e a cui ha dedicato alcuni capitoli. L’Autore ha trattato abbastanza diffusamente le tecniche agricole del passato, che potrebbero apparire noiose, ma che in realtà sono parte della cultura delle zone in cui l’Autore è nato e vissuto. Nell’altra pubblicazione, Pasquale Buonarotti ripercorre le tappe del ritrovamento della balena nei fondali del porto di Marina Piccola. Nel libro, propone una ricostruzione della vicenda attraverso il racconto dei protagonisti che hanno seguito caso, con le testimonianze degli Enti coinvolti. Il libro inizia con il ricordo di Sant’Antonino e del miracolo della balena avvenuto intorno al 620. Sant’Antonino è il Santo cui tutti i sorrentini sono devoti. Un racconto corredato da tante fotografie, una foto-storia degli Eventi.

U

na delegazione di studenti statunitensi del Sant’Anna Institute di Sorrento, guidata dalla direttrice, Cristiana Panicco, è stata ricevuta al Palazzo Comunale dal sindaco, Massimo Coppola. “E’ sempre un piacere incontrare i giovani, le loro idee e il loro entusiasmo - ha commentato il primo cittadino - La loro visita ha allietato una nuova, intensa giornata di appuntamenti e di

impegni. Ho chiesto a questi nostri nuovi amici, provenienti dagli Stati Uniti, le loro impressioni su Sorrento. Hanno risposto di avere apprezzato particolarmente i panorami, la cultura, le tradizioni, le tipicità gastronomiche, le bellezze ed il calore della gente. Elementi di cui questa terra è ricca, e che devono tornare ad essere elementi trainanti per la ripartenza”.

PERIOdICO dI INFORMaZIONE TURISTICa

Aut. Trib. NA n. 3104 del 15.04.’82 Editrice Surrentum Viale Montariello, 8 - Sorrento www.surrentum.com - www.surrentum.net redazione@surrentum.net Direttore Responsabile Antonino Siniscalchi antoninosiniscalchi@gmail.com In Redazione Luisa Fiorentino e Mariano Russo Progetto grafico Gaetano Ercolano tipsorr@gmail.com Web producer Mauro Siniscalchi Hanno collaborato Giuseppe Alfaro, Annunziata Berrino, Antonino De Angelis, Ciro Ferrigno, Giuliana Gargiulo Ufficio Stampa del Comune di Sorrento Fondazione Sorrento In copertina LA PROCESSIONE BIANCA Foto di Annalisa Mazzarella Pubblicità e Informazioni

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mariano@surrentum.net EDIZIONE ONLINE SPERANDO DI ESSERE PRESTO DI NUOVO IN CARTACEO Le collaborazioni alla rivista sono completamente a titolo gratuito


Una new entry di sfavillanti bijoux della nuova linea di bracciali, nati dall’estro creativo del Ceo di Capri Guarda Silvio Staiano e realizzati da sapienti maestri artigiani, vanno ad aggiungersi alla Collezione MultiJoy. Il brand made in Capri, per la sua ultima novità, ha voluto ispirarsi alla luce proprio in questi giorni che chiudono il 2020, si tratta di una vasta gamma di bracciali vivaci, gioiosi, risplendenti di luce e di colore. Gli smalti sgargianti utilizzati richiamano proprio quello stile anni 70 che regnava a Capri, espandendosi poi in quella lavorazione anche che lanciò nel mondo in stile caprese. Oggetti preziosi con la peculiarità del lusso dove sono stati utilizzati gli smalti a fuoco e l’acciaio lavorato con tagli fini ed eleganti proprio come quelli di oggi Capri Watch ripropone utilizzando gli stessi elementi arricchiti, però, da un must della maison caprese: la “scia cosmica” dei preziosi cristalli Swarovski.

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