SurfCulture Digital Magazine Volume 20

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cover shot: Puerto Escondido by Lucano Hinkle rider: Francisco Porcella

san sebastian film festibal 2015 4 - 32 francisco porcella 34 - 41 landes trip 2015 42 - 51 water rehab 54 - 63 quiksilver versilia junior cup 2015 64 - 111 cold seduction 114 - 121 l’immaginazione al potere 122 - 129 federico nesti interview 132 - 137 strange rumblings in shangri la 138 - 149 palmè gallery 152 - 165 see paradise studio 166 - 175 somo trip 177 - 203 groms are the future 206 - 223 ola gallery 223 - 233 alessio poli new life 234 - 247 recco surf festival 2015 248 - 271 rip curl grom search 2015 272 - 301 san remo surf contest 2015 302 - 325

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SAN SEBASTIAN SURF FILM FESTIBAL 2015 Powered by patagonia

photo: Surf Culture Staff

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Quest’anno, abbiamo avuto l’onore di essere stati invitati da Patagonia alla Tredicesima edizione del Surfilm Festibal 2015 a San Sebastian in Spagna. Non capita tutti i giorni una occasione del genere, sopratutto se sei l’unico media Italiano invitato e questo sinceramente ci ha reso davvero felici, ripagandoci di tutti i sacrifici fatti in questi anni.

salvaguardia di uno dei surf spot più famosi in Cile, Punta de Lobos. Una lunga sinistra che rompe per centinaia di metri in una delle più belle baie Cilene. Dove, oltre ad una grande comunità surfistica, vive una comunità di pescatori, da cui proviene la famiglia di Ramon. Questa rivoluzione, è partita dal basso, per proteggere Punta de Lobos dalla costruzione edilizia e con il tempo dalla costruzione di industrie di grosse multinazionali, che senza pregiudizi, avrebbero man mano distrutto questo paradiso. Ramon, da solo, mano a mano, ha raggruppato tutti i surfisti e tutti i pescatori dando vita ad un movimento così forte in Cile da rallentare la distruzione imminente di Punta de Lobos. Ma questo è solo una piccola parte di quello che vedrete o avete già visto nel documentario; che vi invitiamo a vedere se non l’avete già fatto.

Ma veniamo a quello che è stato uno degli eventi più significativi di questo anno. Una manifestazione incentrata sulla proiezioni di cortometraggi ma anche film di alto livello prodotti da persone provenienti da tutto il mondo, come il nuovo documentario intitolato “ THE FISHERMAN’S SON” realizzato da Chris Malloy, Woodshed Film, Farm League e Patagonia, supportato da Save The Waves Coalition, sulla vita e storia di uno degli attivisti più importanti nel mondo del surf; il surfista Cileno, big wave riders, Ramon Navarro, che oltre ad essere il protagonista principale di questo incredibile film/ documentario è il punto chiave del messaggio presente in esso.

Il San Sebastian Surfilm Festival 2015 oltre a dare appoggio al documentario di Ramon per la raccolta di fondi destinati ad acquisire la salvaguardia di Punta Des Los Lobos è stato uno degli eventi più formativi di questa stagione; con una serie di

Ramon, infatti, ha dato vita ad una vera rivoluzione per la

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micro-eventi promossi da Patagonia, come: la presentazione ufficiale della nuova muta 100% organica, la Patagonia Yulex, realizzata con l’estratto di una pianta. L’incontro con dei mostri sacri del Big Wave Riding Europeo ed Internazionale, nel quale si è discusso le nuove tecnologie e il vero spirito di chi affronta onde del genere. La bellissima mostra fotografica “Surf Civilaziòn y Barbarie”, incentrata su una serie di artisti internazionali di altissimo livello. Il tutto contornato da personaggi e surfisti, icone del brand Patagonia.

GUARDA IL VIDEO ESCLUSIVO DA NOI REALIZZATO A QUESTO LINK:

Insomma, speriamo di avervi dato i giusti input per un piccolo assaggio di quello che è stato questo evento, a nostro avviso, da visitare assolutamente il prossimo anno. Per finire vi lasciamo a questo dejavù di immagini da noi realizzate che racchiudono ogni aspetto del San Sebastian Surfilm Festibal 2015 e vi ricordiamo che chiunque può inoltre contribuire, con una donazione, al movimento #LobosPorSiempre e al supporto della missione di Ramon Navarro, il tutto a questa la pagina : http://www.patagonia.com/us/the-new-localism/punta-delobos

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DANE REYNOLDS

Š2015, Vans Inc.

Introducing the Brand New Blackball SF Hi and Lo featuring Dane Reynolds’ signature colors. 33 For the complete offering visit vans.com/surf


FRANCISCO PORCELL A a cura di: Vittorio Somella photo: Lucano Hinkle, Rusty Russel, Richard Hallman, Astrid Fonseca, Hugu Tauru

Francisco Porcella si definisce un isolano nel cuore. Qui di seguito due interviste a distanza di quattro mesi per raccontare un atleta che é, oggi, tra i surfisti di big waves più talentuosi del Mondo. Nei suoi piani futuri un film con suo fratello Niccoló per raccontare la loro passione per gli sport, l’avventura, la natura e i viaggi e per continuare ad alimentare uno spirito ed uno stile di vita formati tra Maui, Cagliari e Manhattan. 27 Gennaio 2015. “Vedrai che poi il telefono non prende quando arrivi nei paraggi!” mi avvisa Francisco prima che lasci l’aeroporto di Kahului a Maui. “Prendi la prima a destra quando passi l’incrocio di Hana Hwy con Pe’hai Road e prosegui per una decina di minuti fino a che non pensi di esserti perso; vedrai una macchina mezza scassata al bordo di una stradina sterrata io vivo li! Appena ti sento arrivare esco e ti apro il cancello!” Mentre mi appunto le indicazioni sul retro della mia carta d’imbarco penso ai 12604 km e ai 20 gradi centigradi che mi separano da Genova.

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Francisco esce dalla porta di casa e sostenendosi la spalla sinistra cammina verso il cancello bianco; mi apre e con uno dei suoi infiniti sorrisi mi da il benvenuto nel suo angolo di paradiso. La casa é contornata di circa 2 ettari di terreno. Non avevo mai visto dei colori così: prati verdi come quadri impressionisti, alberi stracolmi di frutti, orti coltivati dei più svariati tipi di verdure, arcobaleni che incorniciano la casa e un’immancabile vista sull’oceano. Sembra una presa in giro! “Jaws sta proprio là sotto!” mi dice Francisco ancora prima che scenda dalla macchina “ purtroppo non posso vederlo rompere da quassù ma quando c’é swell serio si possono vedere le linee”. Dopo un abbraccio e qualche convenevole sul viaggio comincia la nostra prima chiacchierata. V - Come ti sei fatto male? F - Durante l’ultima mega swell a Jaws a inizio Gennaio. Ho preso questa sinistra…era una bomba! Dopo il bottom turn, ho


cercato di spingere sul rail per risalire e trovare la linea per entrare nel tubo e dopo che sono uscito dal tubo il lip ha chiuso mi ha colpito sulla spalla Non ho scontrato la tavola…é stato l’impatto con l’acqua. sul momento pensavo di essermi rotto una costola. Alla fine mi sono “solo” bucato la cartilagine. V - Quanto devi stare fermo? F - Un mese. Ora sono già due settimane. Sto già facendo fisioterapia. voglio tornare in acqua il prima possibile anche perché col mio shaper (Keith Tebul KT surfboards ) siamo riusciti a fare una tavola praticamente perfetta per i mega tubi e non vedo l’ora di tornare a usarla. V - A metá Dicembre 2014 c’é stata una mareggiata definita tra le più grandi dal 2010. In quell’occasione sei andato anche a Mavericks, raccontaci come l’hai vissuta. F - Prima ho surfato Jaws e date le condizioni ho deciso di seguirla fino in California insieme a Maverick Moments, una crew televisiva con la quale collaboro costantemente. Mavs é

unico ed il fatto di aver potuto surfare insieme a tutta la big wave surfing community l’ha resa ancora più speciale. V - Parlaci di questa big wave surfing community. Chi ne fa parte e quali sono i rapporti che vi legano? F - É come una grande famiglia. Ci sono i migliori big wave surfers del Mondo e tutti coloro che ne fanno parte si rispettano e si supportano a vicenda. Davvero non posso elencarli tutti ma vorrei! Io spesso mi trovo in acqua e viaggio con Danilo Couto, Kohl Christensen, Garrett McNamara, Mark Healey ma poi tanto ci si ritrova tutti in acqua. Le onde più grandi sono la nostra bussola. V - Il livello del big wave surfing negli ultimi 5 anni si e spinto davvero oltre ogni limite. Vedi un punto d’arrivo? F - Con il tow-in non ci sono limiti. Remando a volte le onde sono davvero troppo veloci per poterle prendere ma non saprei dirti, anche perché l’equipaggiamento in generale ha fatto passi da gigante e la tecnologia rende possibili imprese che prima non lo erano.

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V - Ti riferisci all’ inflatable vest? F - Non solo! Anche le tavole si sono evolute. I materiali utilizzati sono più resistenti e leggeri, la tecnologia ci permette di prevedere e monitorare mareggiate a distanza di giorni e questo ci da il tempo per preparaci fisicamente e psicologicamente. V - Vincere il tuo primo evento del Big Wave Tour rimane il tuo obiettivo principale? F - Si certo ma non solo! Quest’anno ero inserito nella lista degli invitati a Jaws. Purtroppo non é stato chiamato l’evento durante quella mareggiata a Dicembre e il waiting period si é chiuso. Spero nell’anno prossimo a questo punto. Ora voglio concentrarmi per essere pronto per quelle mareggiate da condizioni epiche e raccogliere immagini per il progetto che vorremmo iniziare con mio fratello… V - Ti riferisci al film? Puoi darci qualche anticipazione? F - Beh per ora abbiamo cominciato a raccogliere le idee ed il materiale. Abbiamo ore ed ore di immagini, centinaia di foto e tante storie da condividere. Vorremmo raccontare le nostre vite

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da un punto di vista un pò diverso: quello che ci contraddistingue é la nostra mescolanza di culture ed interessi. V - Ti senti più italiano o americano? F - A dire il vero mi sento isolano. (ride!) Credo che la Sardegna e le Hawaii abbiano qualcosa in comune e non é un caso che io mi senta a casa in entrambi i posti. Mio fratello ed io ci sentiamo particolarmente fortunati ad essere cresciuti tra due culture diverse che pero danno la stessa importanza alla comunità, alla famiglia e al rispetto della propria terra. Sono i valori che vorremmo trasmettere nel film. V - E Manhattan? Come ha giocato sul tuo carattere vivere li? ti ricordi? F - Si certo! Passavamo dei bei periodi in estate con nonni quindi fa piacere tornarci di tanto in tanto. Sicuramente, non potrei più viverci ma Manhattan é sempre un punto di riferimento! Tra l’altro é pure un’isola (ride) e ha delle onde divertenti a mezzora di metropolitana.


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V - Lasceresti mai Maui per andare a vivere da qualche altra parte? F - Maui la sento come casa peró mi trovo sempre bene a viaggiare e mi sento un po’ un cittadino del Mondo. Diciamo che sono aperto a tutto nella vita non si sa mai! A Maui, peró, c’é Jaws, c’é qualcosa di davvero speciale tra me e quello spot. V - Nel film ci sará anche spazio per raccontare la tua passione per gli altri sport? Ci puoi dire quali sono in ordine di preferenza i tuoi sport preferiti? F - Proveremo a raccontare un po’ tutto su di noi. Se dovessi scegliere surfing (tubi e big waves), snowboard, skydiving, kite, windsurf, skate, downhill e cliff diving. V - Anche qualche sport in cui non rischi la vita? F - Calcio e ping pong per lo piú. Da piccolo giocavo nel Cagliari ed il calcio é sempre stata una delle mie passioni. A ping pong sono fortissimo. Solo con Albee (Layer) ce la giochiamo spesso.

15 MAGGIO 2015. Intorno alle 9 am PST, Francisco mi manda un messaggio “ Ho preso il brevetto! Ora posso volare tra i cieli di tutto il Mondo”. Subito dopo segue un altro sms con una foto che lo ritrae su una sinistra a Puerto qualche giorno prima: mi fermo e provo a calcolare, l’onda é circa sette volte over-head! Arriva poi il terzo messaggio “Sono in Sardegna, se vuoi ci sentiamo!” V - Molti ti definirebbero “ drogato di adrenalina”. Ti consideri tale? F - Un po’ si (ride)! Ma non é il solo motivo. Quello che mi attrae di più di tutto é lo stare a contatto stretto con la natura; poter stabilire un connessione con gli elementi e sentirmi vivo. V - Volare o surfare onde gigantesche? F - Volare é veramente una sensazione unica…peró surfare e prendere mega tubi é la mia prioritá. C’é una combinazioni di sensazioni quando surfi onde così grandi che é assolutamente irripetibile e fa in modo che uno si senta ancora più esposto agli elementi incontrollabili della natura.

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V - Rimarchi sempre quanto sia importante per te la natura e il contatto con essa. Fai qualcosa per preservarla e per richiamare l’attenzione della gente su questo tema? F - É il mio obiettivo a lungo termine. Vorrei creare un modo sostenibile ed autosufficiente per vivere. Sto imparando molto da mio cognato sulla coltivazione e vorrei poter imparare abbastanza per poter sostentare la mia famiglia in un futuro. Alle Hawaii il movimento contro Monsanto é davvero forte e sto cercando di essere molto attivo nella lotta contro queste multinazionali. La nostra comunità a Maui é unita nella preservazione delle nostre terre e nel film vorrei toccare anche questi punti. V - Fergal Smith ha creato qualcosa di simile in Irlanda! F - Fergal é d’ispirazione per tutti! Ha creato qualcosa di straordinario, un modello da imitare. Ho incontrato Tom Lowe a Puerto e abbiamo fatto due chiacchiere. Sicuramente é nei miei piani andarli a trovare entrambi in più le onde in Irlanda sono da paura.

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V - A Febbraio sei andato a Oahu e hai surfato Pipeline con Leo Fioravanti. Com’é stata quella sessione? F - Divertente! Una di quelle sessioni dove droppi in mega tubi che il 90% delle volte ti chiudono in testa. In acqua ero con Leo ma c’erano anche Roberto D’Amico e Mattia Morri (che vive a Bali). É stato bello surfare con tutti i miei amici italiani nel North Shore. V - Parliamo della tua ultima sessione a Puerto Escondido. I locals l’hanno definita come la mareggiata più grande mai registrata a Zicatela. Com’é stato? F - Puerto in quelle condizioni é senza controllo! Le onde erano alte come palazzi di 30 metri ed essendo un beach break la corrente é potentissima. Sei sempre li a remare per cercare di essere in posizione e di non farti risucchiare nell’impact zone. Bisogna davvero essere preparati a tutto quando si surfa a Puerto. V - Ci puoi raccontare di quel tubo? F - Coco Nogales (pro local di Puerto), quando sono uscito


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dall’acqua, mi ha detto che se non fossi caduto sarebbe stata la “ XXL Ride of the Year”. Puerto é speciale, é come se respirasse nella prima sezione del tubo ti senti risucchiato dentro e nella finale senti l’aria e l’acqua che insieme ti arrivano da dietro e ti sparano fuori. É una delle sensazioni più belle in assoluto ed é una caratteristica delle onde e dei tubi piú grandi. In quel particolare tubo, nella sezione finale ero molto profondo così ho cercato di passare attraverso la schiuma dopo che l’onda aveva già sputato; ho perso il controllo e mi sono trovato a rotolare con la schiena sulla parete sperando di non venire risucchiato dal lip o di non venire colpito dalla mia tavola; é andata bene! V - Ora che sei in Sardegna, quali sono i tuoi piani per i prossimi mesi? F - Ora voglio trascorrere qualche settimana in Sardegna: voglio raccogliere immagini per il film e godermi un po’ di tempo con la mia famiglia, gli amici e surfare un po’ di onde sarde. Dopo vorrei andare in Namibia a surfare Skeleton Bay e in SudAfrica a Dungeons.

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V - Da chi viene l’incoraggiamento maggiore? F - Dalla mia famiglia e dai miei amici mi supportano sempre a credere in ció che faccio; poi i miei sponsors mi stanno agevolando molto anche se quest’anno non ho un main sponsor. Hawaiian Ola Energy Drink, Dakine, KT Surfboards, Banzai Sushi, Nectar, Zoz Hawaii e MFC fins. Senza il loro appoggio comunque non potrei realizzare tutti questi progetti. V - Mahi Mahi fresco appena pescato o specialitá della Nonna? F - Qualsiasi cosa cucini mia nonna!


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L ANDES TRIP 2015 a cura di: Mike Pireddu rider: Angelo Bonomelli

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Ritrovare Hossegor dopo parecchi mesi, mi fa pensare che nulla sia cambiato. Sarà che avendoci abitato per parecchio tempo e che tornandoci spesso e volentieri, mi sembra di lasciarla e di ritrovarla sempre come la ricordo, con il suo fascino ed alone di mistero, con gli amici di sempre e le onde sabbiose delle Landes. Dovendo organizzare le trasferte spesso a cavallo delle feste comandate dal calendario Italiano, non sempre è possibile trovare le migliori condizioni, e anzi capita spesso di andar via con l’arrivo di una swell oppure con il ritorno del sole. Caricato tutto il materiale necessario a produrre delle immagini, le previsioni denotano la presenza del vento a partire dal mattino inoltrato fino a sera, con le maree che non proprio si prestavano per la una buona qualità del surf. Onestamente, son tutte riflessioni che faccio ora a freddo, a caldo ero sicuro che avrei comunque avuto successo grazie ai molteplici spot della zona. Angelo Bonomelli era un’altra presenza data per scontata, come quella della Volcom House, e di tutti i locals e surfers con i quali ho condiviso caldi giorni d’estate o fredde swell di dicembre. Una cosa è certa, quanto forse ovvia: se ti piace il surf e sei nato in Italia “main-land” (penso che la Sardegna viva una condizione privilegiata), quando arrivi nelle Landes ti domandi perché non ti ci sei ancora trasferito. Onde, negozi di surf, posti stilosi dove nutrirsi ed eventi locali, onde, sabbia e ancora onde. A volte anche troppe. Ti rendi conto che la tavola che sui nostri litorali sembrava andar poco invece li è una scheggia, che magari sarebbe meglio ti dessi al ping-pong al posto di continuare a tirare granate cercando di fare un take-off. Ma questo penso sia parte del gioco. La sfida dall’altra parte della lente è anche più difficile se si è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da proporre: angoli, spot, onde o tricks nulla è facile. A volte è da sperare che la Natura ti regali quelle giornate perfette con tubi e vento offshore, quelle giornate in cui il sole la sera illumina da dietro il tubo e ti permette, con un po’ di tecnica e sperimentazione, di scattare ottime immagini. Onestamente di scattabile ho avuto solo una session, un mercoledì, un paio di ore: poi non aveva più senso. Ma questo mi ha spinto a cercare altre cose, di provare a trasmettere attraverso degli scatti delle emozioni concatenate, a cercare di far vivere tramite una sequenza di foto quanto io vivevo dentro di me tra uno scatto e l’altro. Se ci sono riuscito o meno non lo so, so solo che tutto questo è stato un nuovo click all’interno di me stesso. Grazie a Volcom Europe, Stance Socks ed Etnies (Blue Distribution)

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WATER REHAB a cura di: Antonio Muglia rider: Giovanni Cossu photo: Fabrizio Biosa

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photo: Stefano Mainiero

Capita nei momenti migliori. Quando tutto sta funzionando alla perfezione, i muscoli sono allenati, le motivazioni alte come non mai. Poi, quando meno te lo aspetti, durante uno di quei movimenti provati mille e più volte, senti un crack. Un dolore piccolo, quasi un fastidio. E lì dici: «Mi sono fatto male». A Giovanni Cossu è successo più o meno così. Classe 1984, surfista da sempre, l’atleta sassarese qualche tempo fa ha dovuto fare i conti con un ginocchio birichino e una manovra non riuscita alla perfezione. È il settembre del 2014: «A Porto Ferro arriva una piccolissima mareggiata che mi permette di entrare in acqua per un allenamento. Una schiuma che sì e no mi arrivava al ginocchio, però, permetteva di provare divertenti trick; così ho spinto la tavola fuori dal lip e nel momento in cui il mio peso è tornato sul piede posteriore ho sentito uno schiocco dentro al ginocchio. Immediatamente ho capito di essermi fatto male e sono uscito subito dall’acqua, la notte il dolore si è manifestato e non sono riuscito a chiudere occhio. E la mattina successiva non potevo appoggiare il piede a terra».

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Inizia così quello che per un surfista è un calvario: rimanere a secco proprio quando sta per iniziare la stagione buona, quella con le onde vere, che permette di soffocare i mesi di piatta che generalmente hanno asfissiato l’estate. «È stato un brutto colpo – spiega Giovanni – ero molto carico a livello motivazionale anche perché stavo surfando davvero bene e volevo fare un bell’autunno, invece mi sono dovuto dedicare alla riabilitazione con fisioterapista, propriocezione e palestra». Sebbene infatti l’infortunio non sia stato gravissimo, il ginocchio è malmesso: lesione di secondo grado al legamento collaterale mediale, che significa un mese di riposo totale, tutore e fisioterapia. Ovviamente nelle fasi iniziali tutto condito da antinfiammatori e una potente dose di anestetico locale. I mesi successivi servono a far ricostituire il legamento lesionato. In questi casi la pazienza è la migliore delle virtù alle quali ci si deve aggrappare. Quattro lunghi mesi infatti tengono Giovanni fuori dall’acqua. Nel frattempo, l’autunno e le sue giornate ancora tiepide vengono spazzate via dall’inverno. A


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photo: Antonio Muglia

gennaio finalmente Cossu torna in acqua, e l’impatto è tragico. Prima di tutto, sulla muta c’è un tutore che sostiene il ginocchio e poi la temperatura non aiuta. «Inoltre mi ero completamente disabituato ai movimenti tipici del surf, come le torsioni, e sentivo di aver fatto qualche passo indietro nella qualità delle mie linee. Ho faticato parecchio per ritrovare il feeling con i movimenti, la coordinazione e l’acquaticità. E soprattutto per combattere la paura di rifarmi male, che volente o nolente a livello inconscio ti rimane attaccata per un bel po’.

della tavola. Certo, dopo l’infortunio vedere professionisti come Filipe Toledo che impattano il flat cascando da voli di oltre due metri mi fa ancora più impressione».

A distanza di oltre nove mesi dal quel fatidico giorno di schiume, Giovanni Cossu ha ripreso a mettere di traverso la tavola come prima, ma con un occhio di riguardo in più per la preparazione atletica. «Sto continuando a tenere tonica la muscolatura andando in palestra e praticando il functional training con la Bonga surf school di Marco Pistidda. Avere un buon allenamento muscolare, ed evitare di strafare, è importante specialmente quando si approccia un surf radicale con manovre come aerials o trick che terminano con lo slide

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photo: Fabrizio Biosa rider: Antonio Muroni

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photo: Fabrizio Biosa

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photo: Alessandro Brazzai

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QUIKSILVER VERSILIA JUNIOR CUP 2015 a cura di: Surf Culture Staff photo: Fabio Palmerini, Michele Chiroli, Giacomo Francesconi, Marcello Rugai

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Si è conclusa, giovedì 9 Luglio, la seconda tappa del QUIKSILVER Versilia Junior Cup 2015 tenutasi presso il pontile di Forte dei Marmi, evento supportato da Quiksilver, Fcs e Gorilla Grip. La competizione, valevole come tappa del campionato Italiano Juniores FISURF, è stata organizzata dalla Associazione Sportiva Dilettantistica NEB e dalla Versilia Surf School. La giornata è stata caratterizzata da onde di un metro abbondante, sole ed oltre ben circa 50 iscritti, provenienti da tutta l’Italia. Il livello dimostrato dai giovani atleti è stato di gran lunga sopra le aspettative, forte segnale della crescita esponenziale che negli ultimi anni sta avendo questo sport. Nonostante le condizioni fossero abbastanza impegnative per l’età dei partecipanti, in tutte le categorie, i giovani non hanno esitato a mostrare di non aver paura e affrontando le onde tubanti del Pontile sono riusciti, tutti quanti, ha dimostrare il loro potenziale. A termine della giornata le premiazioni si sono svolte al Quiksilver Boardriders di Marina di Pietrasanta. Un

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ringraziamento particolare a Jacopo Migliorini e Nicola Bresciani per aver organizzato l’evento, a tutto il corpo giuria e staff dell’evento, al Comune di Forte dei Marmi per aver patrocinato la manifestazione ed a Holysport Italia per supportato l’evento. In attesa del video report, ecco a voi alcuni dei migliori scatti realizzati da Fabio Palmerini, Michele Chironi e Giacomo Francesconi, da anni ormai collaboratori ufficiali di Mediterranean Surf Culture e a seguire la classifica dei finalisti nelle rispettive categorie.


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UNDER18: 1°Beleffi Gianluca / 2°De Maria Andrea / 3°Mancini Alessio / 4°Gerani Tommaso UNDER 16: 1°Mattia Migliorini / 2°Pacitto Mauro / 3°Elia Migliore / 4°Thomas Alfonso UNDER 14: 1°Calatri Matteo / 2°Caruso Giulio / 3°Edoardo Spadoni / 4°Samuel Marabici UNDER18 GIRL: 1°Valeria Patriarca / 2°Ottavia Salvati / 3°Introno Alexia / 4°Francesca Geracitrano UNDER 10: 1°Brando Giovannoni / 2°Mattia Cipriani/ 3°Valentino Biagioni / 4°Sebastiano Consigli / 5°Salvadori Alessio / 6°Alessandro Barbieri

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photo: Max Larsson rider: Alessandro Piu

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La vita di un surfer è fatta spesso di viaggi, tanto mare e nuove esperienze. La valigia non si disfa quasi mai del tutto, la prossima avventura è sempre dietro l’angolo e certe volte si sta via anche per svariati mesi. Si ha la possibilità di fare il giro del mondo trovandosi a contatto con tante culture diverse con le quali ti confronti e da cui spesso trai insegnamento.

dopo 5 mesi passati in Australia, giusto il tempo per salutare gli amici e la mia famiglia e sono ripartito. Arrivato a Stoccolma in Svezia abbiamo guidato 27 ore per arrivare finalmente nelle isole Lofoten nell’estremo Nord Norvegese.

Era da parecchio tempo che io e Tim fantasticavamo riguardo a girare un video in una location fredda ed inesplorata. Abbiamo passato mesi a controllare la terra da Google Heart alla ricerca del posto giusto. All’inizio abbiamo pensato all’Alaska, poi all’Irlanda ma il caso ha voluto che, proprio mentre stavo per rientrare in Sardegna dall’Australia, una grande tempesta nel nord del mare artico si stava preparando a generare grosse onde che avrebbero impattato le piccole isole Norvegesi più esposte. Tim non ha aspettato un secondo per chiamarmi e io in meno di 24 ore ho prenotato il biglietto.

Quando mi ritrovo in posti così, lontano dagli spot affollati e caotici, certe volte non mi rendo conto di quello che mi sta capitando, perché l’adrenalina mi spinge a cacciare continuamente onde, però arriva sempre quell’attimo, quando mi ritrovo solo in mare, dove mi fermo e mi guardo intorno. Non posso descrivere l’emozione di girare la testa vedere quegli scenari dal vivo sentendomi parte di tutto, ma posso dire che all’improvviso un senso di pace e gratitudine si genera dentro me e qualche volta mi succede anche di commuovermi, come è successo in Norvegia durante una delle ultime giornate. Penso che tutti meritino di provare questa emozione almeno un volta nella vita.

Quindi sono partito dalla Sardegna dove ero arrivato solo qualche ora prima dall’Australia con un viaggio di 26 ore e

Fortunatamente ho girato con una crew composta di soli Svedesi, loro sanno bene come ci si bisogna comportare in mezzo al

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freddo con quelle temperature. Fuori dall’acqua giravamo vestiti come se stessimo andando a snowboardare. Contando che la sessione in acqua durava massimo 2 ore, il resto del giorno, soprattutto prima di entrare in mare, io e Tim dovevamo stare molto attenti nel coprirci bene, ma senza sudare, evitando così di disperdere energie che ci sarebbero servite più in là nella giornata. Per dormire abbiamo affittato una cabina che si affacciava davanti ad un bellissimo fiordo. Una casetta il legno bianca e rossa, molto tipica del luogo, dove all’interno c’erano le stanze e un salone con la cucina. Il supermercato era a circa 20 minuti da casa e ci siamo andati molto spesso per comprare cibo, anche se fuori c’era la tempesta.

provato a proseguire ma senza nessun risultato, è un attimo perdersi li in mezzo. Quindi abbiamo deciso tornare alla base dove avevamo parcheggiato la macchina e riprovare da un altro lato e siamo poi riusciti ad arrivare nello spot. La sensazione più bella senza dubbio è stata quella di libertà e pace, ho vissuto questa trasferta con un’ ottimo stato d’animo. La più brutta è stata quella di sentire la testa congelarsi e fare male per davvero nella fase del superamento dei frangenti passando la schiuma dell’onda passando sotto l’acqua (unico modo per uscire fuori dai frangenti con mare grosso), una tecnica che si chiama

Un giorno siamo saliti su per la montagna perché dal satellite avevamo individuato un potenziale spot, che prendeva il vento da una angolazione perfetta rendendo le onde lisce come l’olio. Sfortunatamente una volta giunti al vertice della montagna i nostri GPS sono impazziti e hanno perso il segnale. Abbiamo

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L’IMMAGINAZIONE AL POTERE L’uso di immagini mentali per migliorare le manovre in surf.

a cura di: Marco Sassoon photo: Marco Sabatini, Fabio Palmerini riders: Roberto D’Amico, Gianmarco Pollacchi

I surfers italiani, è mia ferma opinione, sono caratterizzati da una grande dedizione alla loro disciplina. Stare dietro ai capricci del nostro Mar Mediterraneo, essere sempre pronti ad afferrare la tavola negli orari più improbabili dei giorni più improbabili per arrivare in spiaggia in tempo per la mareggiata, sfidare il freddo dei mesi invernali per godersi la qualità delle onde, richiede passione, investimento, motivazione, e una tenacia non indifferente.

In primo luogo, un’adeguata preparazione atletica “a secco” è fondamentale per arrivare allenati alla prossima surfata, e per mantenere il proprio tenore fisico tra una session e l’altra evitando di boccheggiare nelle schiume, e surfando molte più onde una volta in acqua! Ci sono molti sport e metodi di allenamento che si prestano allo scopo; esistono anche personal trainer che si sono specializzati nel preparare surfisti in astinenza onde.

Con l’estate, arriva il felice periodo dei surf trip, ma compaiono anche lunghe e frustranti settimane di piatta totale lungo le nostre coste.

Oltre a ciò, è possibile non solo mantenere o migliorare la propria preparazione atletica quando non stiamo surfando, ma anche lavorare sulle proprie capacità tecniche a livello di movimenti, trick e manovre, precisione dei gesti. Come? È semplice: con l’immaginazione.

Molti surfisti tendono a pensare che il tempo passato fuori dall’acqua sia per forza di cose tempo sprecato, inutile ai fini di progredire nel proprio livello sulla tavola. Come quasi tutti quelli che praticano boardsports, dal surf allo skate allo snowboard, tendiamo a far coincidere il nostro allenamento esclusivamente con le ore spese con la tavola sotto i piedi. Ma non è per forza così.

Le neuroscienze, che si occupano di indagare l’attività cerebrale, hanno scoperto aspetti curiosi legati alle aree del cervello che hanno il compito di regolare i nostri movimenti. Nelle loro ricerche gli scienziati hanno osservato che, a quanto pare, nel nostro cervello si attivano aree sostanzialmente analoghe

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quando effettuiamo un movimento, e quando immaginiamo di effettuare quello stesso movimento. In altre parole, ciò significa che quando svolgiamo un’azione o quando pensiamo di svolgere un’azione, il nostro cervello lavora in maniera simile.

l’esposizione a uno stimolo preliminare (in questo caso interno) influenza la nostra successiva risposta. Il priming può essere positivo, se immaginiamo l’azione giusta, o negativo, se immaginiamo quella sbagliata.

Quali sono le conseguenze di questo modo di lavorare del nostro cervello? Diverse. Innanzitutto, si crea una sorta di effetto di preferenza per il movimento che noi immaginiamo: se penso a una certa azione o combinazione di gesti, è più probabile che quando inizio a muovermi svolgerò effettivamente l’azione che ho pensato. Tradotto in termini surfistici: se quando inizio a remare in un’onda il mio cervello pensa a un take off ben fatto, probabilmente i miei movimenti saranno precisi; se invece penso a tutti i take off che ho sbagliato quel giorno, è facile che il mio cervello mandi ai muscoli i segnali errati e, quando inizio a impostare l’azione, saranno proprio i movimenti di un take off fatto male quelli che metterò in pratica. In psicologia, questo effetto è noto come priming, per cui

Il primo consiglio pratico che possiamo trarre è quindi quello di sforzarci, durante le nostre session, di concentrarci mentalmente sui gesti più corretti che possiamo compiere: ciò aumenterà la probabilità di surfare al meglio delle nostre possibilità. Ma c’è un altro aspetto, particolarmente interessante nei mesi di piatta estiva o perché no, nelle lunghe ore di viaggio in macchina, in aereo o in furgone verso la nostra prossima meta di surf. Vale a dire, la possibilità di allenare la correttezza e la precisione dei gesti atletici attraverso l’uso dell’immaginazione o, più precisamente, delle immagini mentali. Questa tecnica è chiamata visualizzazione. L’idea è questa: se riusciamo a ricreare un’immagine mentale sufficientemente precisa del movimento che intendiamo fare, nel nostro cervello si rafforzerà l’attivazione delle aree che controllano quelle azioni e inviano ai muscoli

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i segnali per svolgerle. Perciò, quando ci troveremo a dover compiere quei gesti, saremo più veloci, più reattivi, più precisi. Si rafforza insomma l’effetto di priming positivo. Oppure, da un altro punto di vista, in questo modo alleniamo tutto ciò che è coinvolto in un certo movimento, tranne i muscoli che sono l’ultimo anello della catena. Intendiamoci: questo non vuole dire che se pensiamo dieci volte agli aerial di John John Florence o agli snap di Leonardo Fioravanti, la prossima volta che ci buttiamo in acqua saremo in grado di eseguirli con nonchalance. Questa tecnica funziona per movimenti che conosciamo, che abbiamo svolto o che sapremmo come compiere, di cui siamo in grado di immaginare le sensazioni, i passaggi tecnici e psicomotori, gli step e via dicendo. Facciamo un esempio: voglio lavorare sul mio cut back. Ciò che mi serve è un pò di tranquillità e la possibilità di non essere interrotto o distratto per qualche minuto. Chiudo gli occhi, e cerco di costruire un’immagine di me che cavalco l’onda le

immagini più utili sono quelle in prima persona, vedendosi dall’interno. Come sempre quando mi costruisco un’immagine mentale, il tutto funzionerà più efficacemente predisponendosi con una breve sessione di rilassamento (vedi Surf Culture 002 del 2014). Nella mia visualizzazione, dovrò cercare di rivivere il più possibile le percezioni sensoriali legate alla situazione: la tavola sotto i piedi, la cera sotto le dita, il movimento dato dall’onda, la consapevolezza del mio corpo mentre sto surfando. Dove sto guardando? Che cosa sento? Com’è posizionato il mio corpo nello spazio? Bene, se riesco a dare una risposta a queste domande, è il momento di impostare il mio cut back, poniamo, in frontside. Questa è la parte più delicata, perché devo fare molta attenzione a cercare di sollecitare in me le sensazioni legate al movimento corretto che svolgerei per quel cut back. La fortuna è che stiamo lavorando nell’immaginazione e questa manovra possiamo eseguirla, per esempio, al rallentatore. E possiamo farla alla perfezione. Dove ho le braccia? Come sono posizionate le gambe? Da che parte apro la spalla? La testa

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come gira? Che parte del corpo comanda? Dove ho il peso? Su quale lato della tavola esercito pressione? Sono stiloso quanto Kelly Slater nel mio cut back immaginario? Beh, se non lo sono, sai che c’è? Lo rifaccio, e pure meglio di Kelly! Questa tecnica ha degli effetti piuttosto concreti sul nostro sistema psicomotorio, e perciò dobbiamo usare una certa cautela nel non immaginarci movimenti sbagliati. Il rischio infatti è quello di allenare mentalmente un movimento inesatto, rafforzando in un certo senso l’effetto di priming negativo. Dobbiamo quindi cercare di avere già in partenza un’idea precisa del trick su cui vogliamo esercitarci tramite la visualizzazione. Può essere utile studiare bene la manovra in video, guardare altri surfer, oppure mettere una particolare concentrazione su di essa la prima volta che siamo in acqua a surfare. Anche mimare alcuni movimenti può essere d’aiuto per dare corpo alle sensazioni percettive che vogliamo ricreare mentalmente. Sia chiaro, allenarsi su una rappresentazione imprecisa non pregiudica irrimediabilmente la nostra capacità di apprendere

o migliorare quella manovra; il tutto però, ovviamente, perde un pò di senso e può diventare un rallentamento anziché un supporto. Come tutte le tecniche mentali, anche questa può non riuscire bene al primo colpo, ma va allenata. Una volta presa un pò di confidenza, però, può diventare molto comoda perché bastano pochi minuti per fare un micro-allenamento su un certo trick o un particolare movimento della surfata. Posso utilizzarla anche nell’attesa tra un’onda e l’altra, se voglio tentare una certa manovra nella prossima run. L’uso di immagini mentali deriva in un certo qual modo dalle tecniche di meditazione orientale. Ad esempio nello yoga ci sono diverse pratiche che si avvalgono di visualizzazioni. Lo yoga, forse non a caso, è una disciplina che sempre più spesso viene utilizzata in supporto al surfing. Se è vero che noi surfer abbiamo tutti un lato un pò zen, che siamo tutti un pò soul surfers, allora visualizzare potrebbe essere un esercizio particolarmente adatto a noi.

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Vediamo se è così. La prossima volta che sei in spiaggia, mentre ammazzi il tempo in attesa che monti lo swell, chiudi gli occhi un momento, e immagina: sei ai piedi dell’onda, al termine del primo bottom turn, il picco romba mentre si infrange dietro di te; guardi il lip sopra la tua testa, poco più avanti; senti le dita dei piedi premere sulla tavola, il rail che affonda nell’acqua mentre aggredisci la parete, puntando come un razzo con il nose verso la sommità dell’onda, cominci a risalire la parete via via più in verticale, ci sei quasi, la punta della tavola sta per uscire dal lip, sei pronto per il tuo snap, l’adrenalina a mille, la tensione nelle gambe e le braccia caricate, il sale negli occhi, è il momento di essere esplosivo, rilasciare l’energia, chiudere la manovra; quanto in alto riuscirai a sventagliare la tua colonna d’acqua?

a cura di: Marco Sassoon

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FEDERICO NESTI INTERVIEW a cura di: Surf Culture Staff photo: Michele Chiroli, Fabio Palmerini rider: Federico Nesti



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Nome: Federico. Cognome: Nesti. Età: 19 anni. Anni di surf: Fa surf da quando ha 6 anni. Miglior Risultati: 1° posto campionato italiano Under 18 - 2° posto Recco Surf Festival (seconda tappa campionato italiano longboard open). Quando e dove è iniziata la tua avventura con il surf? Fin da piccolo ho sempre avuto la fortuna di poter stare a contatto con il mare. Sono cresciuto a Tirrenia, un piccolo paese immerso nella pineta marittima del litorale Pisano, situato al centro della costa toscana dove le onde di rado superano il metro e mezzo di altezza. La mia famiglia in particolare i miei nonni mi hanno trasmesso questa grande passione per il mare fin da quando ho imparato a camminare, mi portavano sempre a pescare passando intere giornate in mezzo al mare. Mi hanno insegnato a non sottovalutarlo mai e sopratutto a rispettarlo. La prima volta che provai una tavola da surf avevo più o meno 6 anni e sinceramente non ricordo molto, ma vi posso dire

che è stata la cosa più bella che mi potesse capitare, anche se a quel tempo non ne ero consapevole. Subito dopo mio padre mi comprò una 6.4, un soft top, e da lì la mia vita ha iniziato a ruotare intorno alle onde e alle previsioni meteorologiche. Best surf trip? L’ultimo surf trip alle Azzorre con la nazionale Italiana è stato molto interessante e mi sono divertito molto. Ho partecipato per la prima volta ad una competizione Europea raggiungendo la dodicesima posizione su i 30 partecipanti della mia categoria. A parte la gara, vi posso dire che Sao Miguel, l’isola sulla quale ha avuto luogo la competizione, è fantastica: poca gente, posti incredibili e onde impegnative sono le cose che hanno caratterizzato il mio soggiorno là. Free Surf o Competizioni? Le competizioni mi piacciono, mi piace confrontarmi con gli altri surfisti e mi piace l’adrenalina che si prova nelle gare, ma da quando ho iniziato, quello che mi rende più felice e surfare da solo, confrontarmi con il mare in posti che la gente non conosce,

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io e l’onda, magari all’alba o al tramonto. Cosa significa per te essere un surfista? Essere un surfista per me significa essere me stesso, fare in modo di riuscire a soddisfare questo bisogno quotidiano di surfare, nonché cercare sempre di surfare di più e migliorare per provare a fare di questo sport un lavoro vero e proprio con il quale andare avanti.

molto contento di avere conosciuto Marco Baiocchi, Team Manager ION Italia e gli sono grato di avermi fatto entrare in questo giro. Ma sono ancora più contento della fiducia che mi è stata data e dell’opportunità che mi è stata concessa. Ringrazia chi vuoi: Vorrei ringraziare tutti quelli che credono in me, in particolare la mia famiglia e i miei sponsor.

Progetti attuali e futuri: Per adesso rimarrò qua in italia, aspettando che arrivino le onde e che qualcuno organizzi qualche bella gara, sia di short che di long. Questo inverno invece lo passerò in qualche posto caldo, ancora da programmare, ma senz’altro passerò da Bali. Quanto ha influenzato il tuo surf essere supportato da una grande azienda come ION? È sicuramente uno stimolo in più essere supportato da una solida azienda come ION, uno stimolo continuo che ti spinge sempre a fare meglio e “spaccare” ancora di più le onde. Sono

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photo courtesy: Globe Brand

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photo: Fabio Palmerini riders: Gianmarco Elia, Giovanni Evangelisti, Angelo Bonomelli, Filippo Eschiti, Alessandro Ponzanelli, Roberto D’Amico, Kolohe Andino

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a cura di: Gianmarco Pollacchi photo: Filippo Maffei, Giacomo Francesconi, Nicola Trevisol rider: Gianmarco Pollacchi

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Un concept firmato Daniele Bianucci che fonde moda e design in una collezione unisex di capi essenziali, dove la qualità dei tessuti e l’heritage sartoriale del fashion designer Toscano si confrontano con i trend low cost del mercato. SEE PARADISE è un brand accessibile e contemporaneo, nato per flirtare con le icone del lusso e le limited edition dell’high street. Ma è soprattutto un format innovativo di local marketing, destinato a diventare virale grazie alla credibilità del prodotto.

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SOMO TRIP Il fotografo Ivan Trovalusci ci porta alla scoperta di alcune delle pi첫 belle spiagge di Somo in Spagna in compagnia dei suoi compagni di viaggio, tra cui, Simone Giannini, Alberto De Mario, Carolina Leonardi, Daniel Martinez e Asier Puntiveiro. photo: Ivan Trovalusci powered by: Soulriding Clothing riders: Simone Giannini, Alberto De Mario, Carolina Leonardi, Daniel Martinez, Asier Puntiveiro

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GROMS ARE THE FUTURE a cura di: Surf Culture Staff riders: Edoardo Spadoni, Giorgio Santucci, Giulio Caruso, Matteo Calatri, Ian Catanzariti

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EDOARDO SPADONI

Nome e Cognome: Edoardo Spadoni Età: 13 anni (quasi) Anni di surf: 3 anni Sponsor: Liquido Surf shop di Viterbo – Andrea “X” D’Angelo Stance: Regular Miglior piazzamenti: 2014 : 1° posto al “Sogno del Surf Challenge” a Fregene – 2° posto al “Tommaso Forti Memorial” Fregene - 2° nel campionato Junior Under 12 FISURF 2015: 2° posto al Rip Curl Grom Search a Banzai (S. Marinella) - 3° posto nel Versilia Quicksilver Junior Cup – tappa di Forte dei Marmi – 4° posto al “Sogno del Surf Challenge” a Fregene

Dove e come è iniziato tutto? Ad Anzio, con mio padre che mi ha fatto passare dallo schiumone allo short e ho cominciato ad andare con lui ed i suoi amici. Chi ti ha trasmesso la passione per il mare? Penso di averla sempre avuta Cosa significa per te essere un surfista Italiano? Divertirmi con gli amici ed aspettare delle mareggiate decenti che in Italia non arrivano spesso e aspettare di fare dei surf trip non solo in Europa per migliorare il mio surf e divertirmi.

Quiver: RT 5” per le onde grandi, Pukas 4”10 quella che uso più spesso, “X” AD Grom Model 4”8 quando il mare è veramente piccolo

Surfisti a cui ti ispiri sia Nazionali che Internazionali? In Italia Nicola Bresciani e Roberto D’amico, in campo Internazionale tifo per Leo Fioravanti e mi piace lo stile di Mick Fanning e John John Florence, anche se il più forte per me è sempre Kelly Slater

Surf trip: Portogallo – Baleal e Supertubos Francia - Cap Breton – Hossegor

Che tipo di allenamento segui? Vado in piscina e faccio pallanuoto, a casa mi alleno facendo

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potenziamento muscolare a corpo libero yoga e stretching, quando c’è onda naturalmente vado a surfare ma vivendo a Viterbo non è sempre facile. Per migliorare la mia tecnica cerco di andare ad allenarmi coi migliori atleti . Cosa vorresti di più per il surf in Sardegna? Vorrei più onde di qualità naturalmente, più gare e la possibilità di sponsorizzazioni che mi permettano di viaggiare e migliorare il mio surf. Ringrazia chi vuoi: Ringrazio mio padre che mi ha messo sulla tavola e mi porta in giro e la mia famiglia e gli amici che mi supportano

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GIORGIO SANTUCCI

Nome e Cognome: Giorgio Santucci Età: 11 anni Anni di surf: sette Sponsor: “MAM & DAD spa” Regular o Goofie: goofie Miglior piazzamenti: ...arriveranno presto!!! Quiver: OLA 5.3 x 17.1/4 x 2 e BRADLEY Viper 3 5.0 x 17 x 2 Surf trip: Fuerteventura Somo Hossegor

Sicuramente il babbo, ma anche mamma Sara ha una gran passione per il mare ma quello caldo ed azzurro delle isole caraibiche.

Dove e come è iniziato tutto? E’ inziato tutto al bagno Rita, il bagno dei miei nonni, ho sempre avuto una gran passione per il mare e babbo Paolo mi racconta sempre che in estate, quando ero piccolo, per farmi dormire in pomeriggio non c’era altro modo che tenermi in mare con il lettino gonfiabile e appena toccavo terra mi svegliavo. Ho iniziato a fare surf a quattro anni assieme a mio babbo, soltanto che io sono diventato bravo lui no e non ce la può fare ormai. Chi ti ha trasmesso la passione per il mare?

Cosa significa per te essere un surfista Italiano? Essere forse un figlio di un Dio minore rispetto a chi vive nei paradisi del surf come Australia Hawaii Francia ecc., ma allo stesso modo so di essere fortunato perchË abito sul mare e non è cosa da poco; inoltre i miei “sponsor” riescono a farmi fare almeno un paio di surf trip all’anno e cosÏ faccio il pieno di onde anche se non mi bastano mai. Surfisti a cui ti ispiri sia Nazionali che Internazionali? Leonardo Fioravanti come italiano Ë il top, internazionali oltre i miti Kelly J.J. Fanning, ci sono ragazzi quasi miei coetanei che sono veramente forti come Justin Becret Noa Nupoy Jack Robinson. Che tipo di allenamento segui? Nuoto in mare e in piscina, skate e carver.

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Cosa vorresti di più per il surf in Toscana? Quando ci sono le onde nulla di più perchè le onde sono di buona qualità e misura ed ovunque si entri in mare c’è sempre qualche surfer locale di ottimo livello pronto a dare consigli e comunque da osservere e prendere ad esempio. Quando le onde non ci sono sarebbe bello avere dei centri per l’allenamento funzionale mirato al surf e con persone qualificate che ti seguono.

posso iniziare a restituirgliele ora che ha cinquantanni e che rema come un bradipo.

Ringrazia chi vuoi: Prima di tutto ringrazio il mio sponsor: “MAM & DAD spa” senza di loro NO TAVOLE NO MUTE NO VIAGGI, poi tutti i surfer locali: Tenerini, Bresciani, Migliorini, Bascialla, De Zarlo Conti ecc. che sono esempi e sempre disponibili, gli shaper Michele Puliti e Riccardo Lapasin e tutti i fotogrfi che promuovono il surf per la loro grande passione. * se vuoi aggiungere qualcosa fai pure. Vorrei far sapere a mio babbo che le 3749 spinte che mi ha dato per farmi prendere le onde quando ancora non remavo bene

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GIULIO CARUSO

Nome: Giulio Caruso Età: 14 anni Anni di surf: 7 anni Sponsor: Wipeout boardshop Stance: regular Miglior piazzamento: 1º posto al king of groms 2014 u14 Quiver: DHD project 15 next gen 4,10/ channel island dfr 5,2 Surf trip: Spagna, Portogallo

Essere un surfista italiano a volte mi limita perchè ovviamente non ci sono le onde tutti i giorni peró comunque abito in Sardegna e quindi le onde sono molto frequenti e spesso belle.

Dove e come è iniziato tutto? È iniziato tutto in una spiaggia vicino a Chia dove alcuni amici più grandi mi hanno fatto conoscere la cultura del surf dello skate e dello skimboard. Chi ti ha trasmesso la passione per il mare? Mio padre mi ha trasmesso la passione per il mare, già da quando ero piccolo mi portava in barca e a nuotare fra le onde della mia spiaggia facendomi divertire. Cosa significa per te essere un surfista Italiano?

Surfisti a cui ti ispiri sia Nazionali che Internazionali? I surfisti a cui mi ispiro per migliorare il mio stile sono Leonardo Fioravanti perchè è anche lui come me un surfista italiano, John John Florence per i sui air mentre Mick Fanning per le sue pieghe e i suoi cutback che a me piacciono tanto. Che tipo di allenamento segui? Surfo una volta o due alla settimana e nuoto due volte, in assenza di onde faccio molto skate, yoga e corro. Una volta all’anno circa parto per un surf trip dove do il massimo per migliorare. Cosa vorresti di più per il surf in Sardegna? Vorrei che il surf in Sardegna diventasse uno degli sport principali e che risaltasse di più, mi spiego, vorrei che ci fossero più competizioni sia open che junior perchè nella mia isola ci sono tantissimi spot con bellissime onde che peró non vengono

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sfruttati per competizioni. Ringrazia chi vuoi: Ringrazio la mia famiglia che appoggia sempre la mia passione e il mio sponsor Wipeout Boardshop mi fornisce le migliori attrezzature per garantire la mia performance migliore sia in gara che in free surf, ringrazio inoltre ancora i miei genitori e Davide Calatri che mi accompagnano a surfare insieme a Matteo e Alessandro Marraccini che durante i miei surf trip mi allena e mi ospita.

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IAN CATANZARITI

Nome e Cognome: Ian Catanzariti. Età: 11 anni. Sponsor: Etnies, Stance Socks, Hurricane Surfbaords. Miglior risultati: 1° Under 12 anno 2013 - 1 RipCurl Grom Search Italy/Banzai. Dove e come è iniziato tutto? E’ iniziato tutto con mio padre, all’età di 4 anni sulle onde di casa in Italia e nei vari viaggi fatti nell’oceano con lui. Cosa significa per te essere un surfista Italiano? Significa stare sempre attenti alle previsioni del mare e cercare di non perdere nessuna mareggiata. A volte e frustrante ma spesso regala piacevoli sorprese. Surfisti a cui ti ispiri sia Nazionali che Internazionali? Nazionali, sicuramente Leonardo Fioravanti e alcuni locals Romani e Toscani. Stranieri, Clay Marzo, Dane Reynolds, Owen Wright, Kyuss King ed un gran local di J-Bay, Remi Petersen.

Che tipo di allenamento segui? Faccio Rugby, nuoto, Carver Skate e inizierò a breve, con mio padre, un surf training specifico. Cosa vorresti di più per il surf in Sardegna? Per il surf in Italia mi piacerebbe maggiore attenzione dalle autorità locali come la Capitaneria di Porto. Spesso nella zona di Roma ci impediscono di fare surf per dare priorità ai bagnanti. Quando basterebbe delimitare i nostri spazi con delle bandiere come in tutti i paesi del mondo che ho visitato. Ringrazia chi vuoi: Ringrazio Papò e i suoi molti amici per i consigli tecnici, la mia famiglia, Aldo Giummo pe le foto e Blue Distributtion per fornirmi delle sponsorizzazioni davvero cool.

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MATTEO CAL ATRI

Nome e Cognome: Matteo Calatri Età: 12 Anni di surf: 6 Sponsor: Wipeout Bordshop, ION. Regular o Goofie: Regular Miglior piazzamenti: 1° Versialia Cup prima e seconda Tappa under 14 2015, 1° Ripcurl Gromsearch 2015 Banzai Campione italiano Under 12 2014 Quiver: DHD progect 15 “4’11 17 2”/ Powerdrive “5’2 16 1/2 2” Surf trip: Barbados, Portogallo, PortoRico, Canarie. Dove e come è iniziato tutto? È iniziato tutto nella spiaggia di Chia, ci andavo spesso con la mia famiglia e ogni tanto faceva qualche ondina, un giorno mio padre ha fatto provare una tavola da surf e mi è piaciuto molto, da allora volevo sempre andare con lui a surfare. Chi ti ha trasmesso la passione per il mare? La passione per il mare me la trasmessa mio padre perchè lui è un grande appassionato di sport acquatici e in particolare di

Kitesurf e surf anche se ha iniziato con il windsurf. Cosa significa per te essere un surfista Italiano? Per me essere un surfista italiano non significa molto, è come essere un surfista californiano solo che surfo di meno. Surfisti a cui ti ispiri sia Nazionali che Internazionali? Mi ispiro ad Alessandro Piu e poi a Jhon Jhon Florence. Che tipo di allenamento segui? Io cerco di andare in mare il più possibile, sennò se non ce mare e c’è vento pratico il kitesurf, la sera 3 volte a settimana faccio yoga, altrimenti skate Cosa vorresti di più per il surf in Sardegna? Vorrei ci fossero più contest perchè ci sono spot che non vengono sfruttati. Ringrazia chi vuoi: Ringrazio Lorenzo Castagna, Alessandro Marraccini e mio

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padre che fa di tutto per farmi surfare il pi첫 possibile.

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powered by: Ola Surfboards photo: Marco Petracci, Ivan Trovalusci, Fabio Palmerini riders: Diego Beani, Federico Tenerini, Simone Giannini

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a cura di: Surf Culture Staff photo courtesy: Alessio Poli

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UN GIORNO IN PIÙ. È certo un fenomeno di ogni stadio della vita: ad un certo punto ce l’hai...poi lo perdi, e se ne è andato per sempre... in ogni stadio della vita! George Best, per esempio, ce l’aveva... e l’ha perso. O David Bowie, o Lou Reed...ce l’avevano e poi più niente. Nel senso che hanno fatto cose niente male da solisti, ma nemmeno grandiose. L’ho persa pure io...se mai ce l’ho avuta, è chiaro; ma se qualcuno mi ha chiesto di scrivere uno dei miei testi psichedelici, si presuppone che abbia avuto una vena psichedelica...no?!, non si perde una cosa che non hai. Se quindi l’avevo, era qua l’ultima volta che mi sono seduto di fronte al mio computer nel cuore della notte. Giro per la stanza cercandola tra gli scaffali, le tavole rotte, quelle nuove, i giornali di surf e i libri lasciati a metà, perchè qua in California la vita va veloce e un po’ di tempo libero costa caro, troppo caro, quindi lo si lascia da parte per un giorno in più.

No, non ce l’ho più, apro pure la porta per vedere se sta fuori, tra le mute, ma c’è solo il vento che entra e porta con se i profumi della città, San Diego, il posto dove vivo adesso... e pensare che c’è stato pure un periodo della mia vita che ho avuto la presunzione di farmi chiamare scrittore; e da “scrittore”, ho costruito un esercizio di bella scrittura che aveva il compito di impressionare, ma che puntualmnte perdeva di vista il lettore e il piacere di leggere. Le parole sono fonte di profondi malintesi, uccidono e danno vita, sono sia veleno che succo..a noi la scelta e uno scrittore come me che chiede a voi di essere giudicato, condannato o assolto dalla quantità di parole che conosce, andrebbe imprigionato, rinchuso come pazzo o per lo meno gli andrebbe negato l’acquisto di un computer. Riesco quasi ad immaginarmi la scena in cartoleria: << Posso vedere la sua carta identità?>> mi chiede la signorina sorridente dall’altra parte del bancone mentre tengo nervoso

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una penna biro e una Moleskine in mano. Le mostro la mia patente, lei legge il mio nome e smette di ridere. <<Ah...Alessio Poli....no mi spiace a scrittori di questo genere la legge mi impedisce di vendere penne, compter, registratori, matite, lapis, pennarelli...pennelli!>> dice lei. << Ma come pennelli...che centrano i pennelli con la scrittura?>> rispondo io. << Vuole che chiamo la Polizia?>> risponde lei e la fila dietro di me si fa interminabile. << Cioè, non posso nemmeno dipingere un quadro adesso?>> chiedo alzando un po’ la voce. Ma lei non cerca di capire la mia frustrazione, fa un cenno dietro di me e un uomo si avvicina minaccioso, è un uomo gigante che mi afferra per un braccio, mi scorta fuori e mentre cammino vedo tutte le facce delle persone che mi guardano come se fossi il peggiore dei malviventi. Qualcuno dice sottovoce: << Maledetti scrittori...che faccia tosta a venire da queste parti!>>. Sono colpevole lo so, mi sento colpevole; allora, per trovare la

mia pace, la mia redenzione, mi chiedo cosa possa raccontare uno come me, che messaggio possa lasciare uno che non ha mai raccontato niente per davvero e per giunta che ha da poco perso la sua vena psichedelica. Ci penso da giorni, rifletto su cosa è rimasto di questi due anni americani, perchè sembra ieri ma sono davvero passati due anni, e non ho un aneddoto singolare o un’avventura degna di essere esaltata e scomposta dal solito virtuosismo letterario. Poi ieri un messaggio di un amico mi ha folgorato, chi l’ha scritto non è importante: <<...parli facile tu, vivi in California?>>, non ho risposto, ho fatto finta di niente, ho chiuso il computer e me ne sono andato in mare quattro ore, alla faccia sua: sole che spaccava le pietre, trenta gradi e due metri senza vento. Tornando a casa a piedi, perchè vivo a 100 metri dal mare, tutto è diventato più chiaro, di due anni in America ricordo solo la paura del cambiamento. La paura è un sentimento contraddittorio, parte silenziosa con l’idea di non trovare un lavoro che ti renda appagato, ti prende

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impreparato di notte quando fai i conti e non sai se riuscirai ad arrivare a fine mese, ti assale quando va tutto storto e ti chiedi se quella sia davvero la strada giusta, se il posto che hai sempre sognato sia davvero il posto per te. Sei talmente sopraffatto dal timore del fallimento che ti dimentichi di vivere per davvero, fino a quel giorno in cui ti fermi per la prima volta, il tuo primo giorno in più, dove ti guardi in torno e oltre ad onde e un tramonto che costa caro, ma che vale ogni giorno il prezzo del biglietto, scopri persone da amare, un posto d’amare, un lavoro d’amare e la paura sparisce. L’ho imparato sulla mia pelle: l’amore vince la paura...ce lo insegna la Bibbia, come la storia, i più grandi rivoluzionari di sempre, partendo da Gesù, passando per Gandhi o Madre Teresa di Calcutta, hanno vinto guerre e rivoluzioni e cambiato destini di popoli con l’amore, ed è l’amore che mi ha portato fino a qui e che ha cancellato la paura, quella sensazione che ho sempre avuto dentro di me, che mi rendeva irrequieto, arrabbiato ed insoddisfatto.

“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla.Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente. L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”. [1:13 Corinzi] Amore per l’Oceano, per il viaggio e la scoperta, amore per la mia famiglia, quella italiana e qulla nuova americana, amore per la donna con cui ho scelto di intraprendere l’avventura più importante...ma questa è un’altra storia, me la tengo qua nel cassetto per un’altra volta, per il mio prossimo giorno in più, che magari la mia vena psichedelica torna a casa, bussa alla porta e

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si scusa per essere sparita per due anni e in una sola notte mi aiuta a scrivere un classico della letteratura contemporanea... che è la nostra nuova vita insieme.

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RECCO SURF FESTIVAL 2015 by Michele chiroli

a cura di: Michele Chiroli

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Il Recco Surfestival 2015 si è tenuto nella splendida location di Recco in Liguria, Sabato 16 Maggio. Per un giorno la piccola cittadina di Recco si è trasformata in una privilegiata località surfistica in puro stile Californiano. Neppure un isolato e breve temporale ha fermato i numerosi partecipanti ed il pubblico di oltre 4.000 persone. Più di 30 stand espositivi tra cui costruttori di tavole da surf, skate, moto “custom made”, espositori di abbigliamento e stand gastronomici hanno condito quella che è stata la prima tappa del Campionato Italiano di Surf nelle categorie: Longboard men, Longboard women e Junior. Mentre gli atleti si sfidavano tra le onde, Blackwave Surf School ha offerto prove gratuite tenute dagli istruttori qualificati ISA contando più di 150 “futuri surfisti” di tutte le età. Nonostante il caldo, il divertimento è stato assicurato anche fuori dall’acqua: skater di nota fama si sono esibiti in uno skate park allestito in passeggiata, invitando e aiutando i curiosi a provare.

Al tramonto la festa è decollata: prima con la proiezione della premiere del nuovissimo surf movie di Reef “Just Passing through Morocco” e a seguire la spettacolare conclusione dell’evento con un grande concerto di tre gruppi musicali: Captain surfaris and the Washburns – Buzzy Lao – Molto Bene Grazie Band. A sorpresa, inoltre, si sono esibiti alcuni ballerini della Crew “BK”. Le famose voci di Pernazza, coniglio del Chiambretti Night, ed Alan Caligiuri, dello Zoo di Radio 105, hanno accompagnato l’evento spalleggiati dal bravissimo Luciano Montorsi, esperto surfista. La competizione di Longboard, nonostante il mare in calo durante l’arco della giornata è stata portata a termine dagli organizzatori ed ha visto come finalisti nella categoria MEN gli atleti Fabrizio Gabrielli (primo classificato), Federico Nesti (secondo classificato) e Marco Boscaglia (terzo classificato).

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Di seguito la classifica generale della Prima Tappa Campionato Italiano Longboard: Open men: 1° classificato: Fabrizio Gabrielli. 2° classificato: Federico Nesti. 3° classificato: Marco Boscaglia. 4° classificato: Renato Carta. 5° classificato: Matteo Fabbri. 5° classificato: Marco Veltri. 7° classificato: Giovanni Nepa. 8° classificato: Diego Cogna. 8° classificato: Marco Meccheri. 8° classificato Marco Pistidda. 11° classificato: Andrea Stroppa. 11° classificato: Luca Ruberto. 11° classificato: Lorenzo Raccuglia. 13° classificato: Marco Bocci. 13° classificato: Fabio Caruso. 13° classificato: Pietro Ancarani. 13° classificato: Michele Massa. 18° classificato: Diego Cupitò. 18° classificato: Massimo Bertoni. 18° classificato: Mattia Stangoni. 18° classificato: Michele Mariani Open women: 1° classificata: Chiara Zanutto. 2° classificata: Serena Gallone. 3° classificata: Stella Lauro.

Junior: 1° classificato: Andrea Costa. 2° classificato: Edoardo Cartoni. 3° classificato: Alessandro Pontremoli Un ringraziamento particolare a: Main sponsor dell’evento Reef e ai vari sponsor Bemonkey, Sailor Jerry, Pub “Il fondo”. Gli addetti ai lavori: L’Aurora Eventi e Blackwave per l’organizzazione, Divina Staff per il service, Skull.it di Federico Traverso per la grafica, Ignoramps per l’allestimento skate park, Exo Kayak per l’allestimento, Surfculture per la comunicazione, Comune di Recco, Capitaneria di Porto Camogli e Genova. Supporters: 4Surf, Maui Jim, Gelateria Cavassa, Sherden Surfhouse, Ristorante Pizzeria Del Ponte, Istituto Ottico Isolani, Gruppo di Ricerca MetOcean dell’Università di Genova, GoFar, Surfcorner, Sex Wax, Surf Total. Di seguito la galleria fotografica a cura del nostro collaboratore Michele Chiroli ed a questo link tutte le foto della giornata.

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a cura di: Surf Culture Staff phjoto: Giacomo Francesconi, Ivan Trovalusci

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Per la prima volta a Banzai si è disputato il Rip Curl Grom Search Italy. Il tanto atteso contest riservato ai groms di tutta Italia si è fatto attendere per tutto il mese di Aprile ma, proprio sul finire del Waiting Period, il team rider Rip Curl e contest director Alessandro Marcianò ha dato il via per martedì 28 aprile/2015. La mattina inizia con l’arrivo dei partecipanti da tutte le parti della penisola accompagnati da una leggera pioggia. Fortunatamente poco dopo esce il sole e le onde di Banzai si illuminano davanti al pubblico presente. Lo spot si presenta con oltre un metro d’onda perfetto per disputare tutte le categorie ammesse in gara. La prima categoria a scendere in mare è la Under 12! I piccoli partecipanti emozionati dal fatto di ritrovarsi da soli in uno degli spot più famosi del nostro paese dapprima faticano un po’ a causa della forte corrente ma tenteranno in ogni caso a prendere le onde più grandi. In acqua a supporto dei ragazzi la pluricampionessa italiana Valentina Vitale, una figura rassicurante accanto a questi piccoli e futuri campioni. Purtroppo non accedono alla finale Merlano, Giorgi, Tristan e Lazzarini. Lasciano il passo ai più esperti Catanzariti, che si

aggiudicherà la vittoria, Venturini, Santucci e Funari. Subito dopo sono le ragazze protagoniste con una finale da 4 dove le laziali Pacitto Onda e Iacopini Emma riescono a prendere rispettivamente le prime due posizioni del podio a dispetto delle Salvati Ottavia e Sanchietti Matilde al terzo posto exequo. Intanto sul palco viene seguito lo svolgimento del contest con grande attenzione. Il contest director commenta al microfono le varie heat mentre il responsabile Rip Curl Italia, Andrea Civelli, osserva attento la sua prima gara di surf nel territorio di Santa Marinella. La giuria è composta da alcuni dei migliori giudici italiani, in particolare Marco Gregori, headjudge di livello internazionale con grande esperienza che ha gestito perfettamente il team, definito dream team, composto da veterani come: Francesco Mangino, Roberto Bersani, Simone Giorgi e Martina Camerini. E’ la volta degli Under 14 e come prevedibile il livello inizia a salire ulteriormente. Le condizioni del mare sostanzialmente rimangono stabili anche se l’importante è la scelta dell’onda giusta. Marabici, Manzo, Politi lasciano il passo e l’accesso alla finale ai 4 surfisti più in forma: Bramucci, Caruso, Spadoni e al vincitore Calatri. Il pubblico

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finalmente si gode la temperatura primaverile con un bel sole e un vento teso da mare. Gli schiamazzi, le urla e gli incitamenti crescono in base alle categorie e alle manovre dei riders in batteria. La live music session con Dj Pic accompagna le heat più combattute. Parte anche la categoria Under 16, la più attesa dal punto di vista dello spettacolo e della performance sportiva. Il vento costante soffia da mare ma non rovina i continui set in arrivo proprio di fronte al villaggio Rip Curl, allestito in spiaggia. Dopo un primo girone di qualificazione si arriva alle 2 semifinali dove Di Fazio, team rider Rip Curl Italia, non riesce ad esprimere il suo pieno potenziale così come De Maria e lasciano passare in finale Maiorca, Lucchini e il laziale Pacitto che ingaggia una vera lotta fino all’ultima onda contro il toscano Migliorini che proprio in extremis cattura la vittoria nella sua categoria. Sarà lui dunque a partecipare alla finale europea che si terrà nel 2016. Onde, sole, musica e tanto divertimento per la prima edizione del GROM SEARCH ITALY organizzata dal Santa Marinella Surf Club, storico club di Banzai. A precedere le

premiazioni un breve intervento del Delegato al Turismo del Comune di S.Marinella, Alessio Marcozzi, che ha ribadito quanto sia importante lo sport per i giovani in particolar modo il surfing grazie a questi eventi. Subito dopo sono stati premiati anche i giudici per l’ottimo lavoro svolto e poi tantissimi premi di Rip Curl e anche Smith Optics per tutti i finalisti delle rispettive categorie tra applausi e urla del pubblico presente. Ringraziamenti speciali: Comune di Santa Marinella, Capitaneria di Porto, Banzai Green, Musical Works e ai nostri illustri collaboratori come il fotografo local di Banzai Carlo Sarnacchioli e un filmer d’eccezione come Nicola Bresciani. Risultati Girls: 1) Onda Pacitto. 2) Emma Iacopini. 3) Ottavia Salvati / Matilde Sanchietti. Risultati Under 12: 1) Ian Catanzariti. 2) Alessandro Venturini. 3) Giorgio Santucci. 4) Valerio Funari. Risultati Under 14: 1) Matteo Colatri. 2) Edoardo Spadoni. 3) Giulio Caruso. 4) Daniel Bramucci. Risultati Under 16: 1) Mattia Migliorini. 2) Mauro Pacitto. 3) Giacomo Lucchini. 4) Mattia Maiorca.

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Lunedì 30 Marzo 2015, si è tenuta la prima tappa del Campionato Italiano Shortboard Open (FISURF), organizzata dalla Associazione Sanremo Surf con il supporto del negozio locale Board Zone, presso lo spot “Tre Ponti”.

pubblico presente. Inoltre, è stato premiato, a fine evento, Andrea Parisi, con il premio per il “Best Local”.

Alessandro Piu si è qualificato alla prima posizione vincendo il contest e aggiudicandosi il premio per il best trick con un air reverse chiuso perfettamente in gara. Al secondo posto Nicola Bresciani, che in finale, ha combattuto fino all’ultimo secondo contro Piu, cercando di non lasciare spazi al Sardo, che, nonostante tutto, dopo il suo recente rientro da un lungo viaggio in Australia, ha dimostrato a tutti quanto il suo livello in gara sia salito notevolmente. Al terzo posto un ritrovato Gianmarco Pollacchi,che durante la gara a chiuso un air riverse davvero impressionate ed al quarto Victor De Nobrega che grazie alle sue tattiche di gara è riuscito ad approdare in finale nonostante un infortunio alla spalla. Notevole performance di Giovanni Evangelisti e Marco La Vite che hanno mostrato una buona performance al numeroso

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