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Cover shot: Roberto D’Amico @ Varazze anno 2016 vol. 21


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IL NUOVO LOCALISMO Varazze ed una nuova forma di localismo

Photo: Surf Culture Staff / Surfer: Roberto D’Amico 6


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La Secca di Varazze è una di quelle onde che non passa inosservata. Nel corso degli anni è sempre stata una delle onde più gettonate sulle riviste Italiane e centinaia di surfisti, tra i migliori, ogni anno se la sono contesa fino all’utlima manovra. Più che un onda ormai è divenuta un’icona del surf made in Italy, grazie anche alle sue foto ed i suoi video, che hanno fatto il giro del mondo. Varazze ormai è sulla bocca di tutti e durante le mareggiate è divenuta forse fin troppo affollata ed i locals residenti negli ultimi anni si sono fatti sentire con diverse iniziative, ma con pochi risultati e ad oggi il sovraffollamento della Secca di Varazze è un problema, sopratutto per chi è cresciuto su quell’onda e cerca con le buone e con le cattive di far capire alla gente che quello spot non è un posto per tutti.

dei modi, con una nuova forma di localismo coscente e rispettoso. Iniziamo da un punto fondamentale su cui farvi ragionare. Una volta, prima dell’avvento dei Social Network, uno spot te lo guadagnavi con il sudore, con i wipeout e sapevi che per entrare in acqua dovevi sentirti pronto per quel posto. Non ti trovavi mai lì per caso e venivi scortato dai piu anziani perchè avevano una forma particolare di lascia passare. Erano loro che ti portavano in mare, ed erano loro che garantivano per te. Ogni spot aveva le sue regole e le sue persone da rispettare, dovevi dimostrare di essere pronto per quell’onda. Se eri lì è perche avevi fatto un percorso di formazione molto primordiale, cioè, ti eri fatto il culo. Oggi, sembra che la gran parte dei principianti si sentono da subito pronti per quell’onda, come molte altre, grazie Noi siamo i primi a non aver mai promosso il anche a quella foto vista su Facebook, condivisa per localismo violento e forse oggi è la prima volta che gioco dall’amico, anch’esso principiante e all’oscuro cercheremo di sensibilizzare le persone nel migliore di tutto quello che è il rispetto di uno spot, dei 8


Photo: Surf Culture Staff / Surfer: Gianmarco Pollacchi

locals e delle regole basilari del surf. Quelle regole fatte fondamentalemente di un gran rispetto per le persone. Per chi si avvicina a quell’onda le precedenze e le priorità devono essere molto impresse nella propria mente. Inoltre, se siete dei principianti, non sarebbe male chiedere un consiglio a qualche amico, piu bravo di voi, per cercare di capire se siete pronti per quell’onda. Non siate troppo sicuri, con il mare non si scherza e droppare un local incazzato non è il massimo.

La cosa assurda è che forse molte di voi non sanno che ci sono diverse onde simili a Varazze in Liguria. Basta informarsi per scoprirle e vedrete che surfare con tre amici in uno spot deserto è di gran lunga meglio che surfare in uno dei tanti spot ormai troppo affollati. Fatevi furbi, studiatevi bene le perturbazioni, la direzione delle mareggiate e sentitevi pronti per quell’onda mai fin ora surfata. Potreste essere voi a dare il nome a quello spot. Per finire, vi lasciamo a queste foto inedite che ritraggono semplicemente dei surfisti che prima di surfare su quell’onda si sono fatti un gran culo e per primi hanno da sempre portato rispetto per i locals di Varazze. Parliamo di Roberto D’Amico, Gianmarco Pollacchi e Giovanni Evangelisti.

In alcuni spot, come alle Hawaii, se droppi, il minimo che può accaderti, è una bella scarica di pugni e calci. Tutto questo, dovrebbe farvi capire che una buona conoscenza delle regole porta ad una buona forma di localismo. Purtroppo, ci sono anche le eccezioni e spesso vi capiterà di essere anche cacciati da uno spot senza motivo. Ma l’importante è che dentro di voi sapete di aver rispettato tutte le regole. 9


Clicca qui per accedere al nostro forum e lasciare il tuo pensiero nella sezione “Il nuovo localismo�. Non abbiate paura di scrivere un vostro ricordo, raccontare una vostra avventura, e contribuire alla crescita di una informazione coscente mirata alla tutela dei surf spot Italiani. Diamo vita assieme ad una nuova forma di localismo, diamo vita a qualcosa che rimanga nel tempo e possa servire alle nuove generazioni che si avvicinano a questo sport.


Photo: Surf Culture Staff / Surfer: Giovanni Evangelisti


Photo: Surf Culture Staff / Surfer: Roberto D’Amico


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Photo: Surf Culture Staff / Surfer: Gianmarco Pollacchi


Photo: Surf Culture Staff / Surfer: Roberto D’Amico


Photo: Surf Culture Staff / Surfer: Roberto D’Amico


Photo: Surf Culture Staff / Surfer: Gianmarco Pollacchi

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the bench dudes

DANE REYNOLDS

Š2015, Vans Inc.

Introducing the Brand New Blackball SF Hi and Lo featuring Dane Reynolds’ signature colors. 21 For the complete offering visit vans.com/surf


SEBA STONE Il Sardo, Sebastiano Concas si racconta

Mi chiamo Sebastiano Concas, sono nato a Villasimius nell’estremo sud-est della Sardegna tra graniti, ginepri e spiagge fantastiche, dove vivo tuttora e lavoro su una barca. Oltre ad un amore incondizionato per il Longboard classico, nutro una forte passione per le barche e la pesca in apnea. Infine, mi piace viaggiare. Ciao Sebastiano, da dove nasce la tua passione per il surf e soprattutto per il mondo del longboarding? Cosa vuol dire, a parole tue, essere un surfista Italiano? Ho iniziato per puro caso con una vecchia tavola da Windsurf, e dopo mille prove, sono finalmente riuscito per pochi secondi a stare in piedi. Quel giorno, mi sono detto: “domani voglio farlo ancora “… e non ho più smesso. Mi ritengo fortunato a essere un longboarder Italo-Sardo perché vivo su un’isola, esposta a tutti i venti. Quindi come surfista ho più facilità di trovare le onde rispetto agli amici del 24

continente. La mia amata Sardegna talvolta regala condizioni davvero interessanti. Sappiamo che sei un “lupo di mare”, tra onde, barche e pesca la tua storia è sicuramente fatta di racconti di altri tempi. Ti va di raccontarci una delle tue avventure legate al mare che ricordi maggiormente? Per parecchi anni, finita la stagione estiva, si partiva da Capo Carbonara (Villasimius) per 196°, in direzione Tunisia. Attraversando il canale di Sardegna, dopo solo 136 miglia, eravamo soliti approdare sulle coste nord africane, ancora selvagge, ma soprattutto ricche di pesce e di onde. Nell’autunno del 2009, dopo essere stati lì per più di un mese a pescare e fare surf, le previsioni segnalarono una buona scaduta da ovest; quindi decidemmo di mettere la prua della barca verso la Sardegna. Dopo una notte di navigazione burrascosa, le condizioni peggiorarono inaspettatamente e a circa 60 miglia dalla costa


Photo: Silvia Cabella Foto

Sarda, l’imbarcazione ebbe dei problemi ai motori. Capii subito che i motori erano in avaria. Alle ore 11.29 del 15 Novembre, dopo quasi 9 ore in balia delle onde e del vento, arrivarono finalmente i soccorsi che ci fecero abbandonare la barca, mettendoci in salvo. Il buon Dio fece sì che il peschereccio “Gemini 2” recuperasse la barca il giorno dopo, a un miglio dalla costa Sarda, ponendo fine a quella che si può definire “una bella avventura in mare” . Dalle foto e dal tuo profilo Instagram si capisce da subito che vivi in Sardegna, fantastica terra ideale per vivere immersi nella natura e surfare onde “quasi” tutti i gironi...Cosa puoi dirci a riguardo? Come dicevo precedentemente, la Sarda ha un’esposizione ai mari a 360°. Tra tutte le coste, quella a w è quella con onde piu’ frequenti perché il maestro è il vento predominante. Per quanto riguarda il resto, l’isola offre tantissime opzioni che si possono sfruttare, motivo per cui la Sardegna è diventata una

meta internazionale di turismo legato al surf. Il tuo surf classico è farina del tuo sacco o ti sei ispirato a qualcuno in particolare? I primi anni di surf, quando stavo imparando, guardavo molti giornali sopratutto italiani: ho un ricordo particolare di alcune foto di Leo Ranzoni che mi colpirono molto. Crescendo, mi capitò di vederlo in acqua in Sardegna, col suo stile eclettico e sicuramente non solo concentrato sul Noseriding ma in generale sulla fluidità della surfata.  Da lui ho preso spunto e mi sono creato uno stile mio, sicuramente non perfetto. Mi piace l’idea del Longboard classico che sia pero’ al passo coi tempi . Amo molto alcuni riders californiani come Alex Knost e CJ Nelson. Infine non posso non citare lo stile unico di David Pecchi.

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Photo: Filippo Maffei

Si dice che in Italia è impossibile farsi male mentre si surfa; onde spesso non potenti, molti fondali sabbiosi e altezza delle onde sempre accettabili. Hai mai avuto paura in mare, ti sei mai trovato in situazioni spiacevoli, hai mai rischiato di affogare? Ho la fortuna di essere cresciuto in mare, sin da piccolo mi hanno insegnato il rispetto verso questo elemento che può essere calmo, buono e tranquillo, ma che può anche diventare l’opposto. Per me avere paura vuol dire fare le cose in sicurezza, non solo per quanto riguarda il surf, ma anche quando mi trovo in mare, in barca, o mentre pratico pesca in apnea. Ho fatto dei corsi per gestire la paura e rilassamento, quindi, in caso di wipeout non mi è mai capitato di trovarmi in situazioni pericolose o di andare in panico. Per questo ringrazio il mio caro amico Davide Carrera,  campione del mondo di apnea, (record mondiale -94 metri in libera con mono pinna), e consiglio a chi pratica surf di seguire almeno una volta uno di questi corsi perchè aiutano davvero tanto.

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Photo: Alessandro Ponzanelli

Ultima domanda a cui teniamo molto e soprattutto alla quale diamo spesso un forte valore... Cosa ne pensi del Localismo? Sono convinto che un buon sano localismo serva. Oggi trovo che molti abbiano un pregiudizio e un’idea del surfer locale come qualcuno poco amichevole e incazzato col prossimo. In realtà, il vero local, è colui che insegna al neofita o al forestiero dove posizionarsi e come comportarsi per una civile e piacevole giornata in mare. Quando accadono situazioni spiacevoli di solito è perché in certi spot, il troppo affollamento, coincide con la mancanza del rispetto delle regole.

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Photo: Silvia Cabella Foto


Photos: Silvia Cabella Foto

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Photo: Silvia Cabella Foto

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PALME’ GALLERY Il fotografo Fabio Palmerini aka “Palmè” ci presenta la su galleria esclusiva

Surfer: Giovanni Evangelisti


Surfer: Leonardo Fioravanti


Surfer: Roberto D’Amico


Surfer: Giovanni Evangelisti


Surfer: Roberto D’Amico


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water rehab

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water rehab

GIAN PAOLO VANNI Pensieri e racconti di un giovane fotografo

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INTRO. Sono un ragazzo che ha il bisogno di vivere esplorando nuovi posti, nuove situazioni. Gli animali sono coloro che decidono la mia prossima meta, nel senso che, la dove si trovi l’essere o la specie è dove ho il bisogno di fotografare, o semplicememte ammirare; lo raggiungo ovunque sia; ed è grazie a questa passione per gli animali che ho imparato ad apprezzare sempre di piu la natura, cercando di aiutarla, perche la natura ha bisogno di noi. Ovunque vado mi trovo davanti nuove persone e nuovi amici, cerco di sensibilizzarli a fare del proprio meglio; noi tutti dovremo essere più partecipi nel rispettare l’ ambiente e soprattutto noi stessi. Ci sono molto paesi dove ad oggi non cè istruzione, le persone locali non hanno la minima idea di cosa stà succendo nel mondo, dai cambiamenti climatici, alle specie in via di estinzione, queste persone non hanno colpa, ma possiamo noi tutti cercare di mostrare, parlando, o facendo vedere immagini, quello che sarà il nostro pianeta se non cambiamo mentalità in maniera diretta e totale. Purtroppo siamo gestiti da persone che non hanno nessun interesse nel preservare le vere ricchezze

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che ci circondano, quindi dobbiamo imparare ad autogestirci, e come? Facendo attenzione a cosa mangiamo, a cosa utilizziamo, buste di plastica per la spesa? No grazie, ho la mia in fibra di canapa! Che è molto piu resistente, non inquina , e la posso utilizzare per una vita intera. Ci sono tante cose da dove poter iniziare, basta informarsi e desiderare un mondo migliore. Non posso immaginare un mondo senza foreste, senza varietà infinite di animali, pesci, nuvole naturali con arcobaleni all’ orizzonte, onde stese e lisce in Oceani inquinati e contaminati, dove per fare il bagno hai bisono di una muta stagna. La direzione dove tutti noi stiamo andando è proprio questa! La scelta è nostra ed è il momento di farla e farla bene, perchè non potremmo tornare più indietro e ci saranno consegueze che tutti noi non vorremmo mai avere a che fare! Quindi è l’ora di darsi una bella mossa ed attivarsi, #startwith1thing e’ il primo passo. Il mio primo passo è parlare e sensibilizzare le persone ad essere migliori per un mondo migliore, ad evitare la plastica, ogni tipo di plastica, a fare


molta attenzione a cio’ che mangiamo, consumiamo, vestiti, cosmetici, shampo, dentifrici. Ma credetemi, quando sarete sulla retta via, vi sentirete meglio, la vostra vita mogliorerà e sarete piu felici!

arrivati, faceva molto caldo, venivamo da circa 3 ore di macchina, avevamo bisogno di mangiare qualcosa; i ranger avevano iniziato a spiegarci la storia di questo santuario e l’ importanza che avevamo noi visitatori ad aiutare con i soldi del biglietto e relative mance per preservare questo progetto. Dovevamo prendere nuovamente il fuoristrada per qualche minuto per avvicinarci, per poi proseguire per qualche centinaio di metri a piedi in una fitta sterpaglia, con noi c’ erano tre Ranger a sorvegliare che tutto fosse sotto controllo Camminando non ci eravamo resi conto che a circa 10 metri , sotto un albero c’era un grosso esemplare di rinoceronte bianco, con il piccolo. Era pieno giorno ed avevano bisogno di ripararsi dal sole, durante queste due ore di osservazione, la mamma spesso aveva bisogno di protteggere il piccolo, mi ero avvicinato troppo, avevo un 70-200 come obbiettivo ed ero a circa 6/7 metri dietro un sottile albero, cercavo l’ angolo migliore per scattare, anche perchè la sterpaglia era alta, non era facile trovare il giusto fuoco, con il soggetto in penombra, sotto un sole molto forte, dei fili di erba intracciavamo

RICORDI. Mio padre aveva una telecamera Sony, di quelle a spalla, ed una reflex, avevo 8 anni, le conservo sempre nella loro custodia. Mi ricordo che volevo usarla spesso, mi piaceva ed ero felice quando era nelle mie mani. Riguardo spesso i filmati di quegli anni, mi portano indietro nel tempo, erano anni dove divertirsi non aveva prezzo e quando sorridevi le persone erano felici del tuo sorriso. LA PURA. Ero in Uganda, eravamo da poco partiti per il giro dei 13 giorni, da Kampala, e avevamo come prima destinazione il “Santuario di Ziwa”, un programma dove si cerca di inserire nuovamente il rinoceronte bianco. In Uganda pultroppo si e’ istinto negli anni 90 a causa del forte bracconaggio per il suo corno. Il santuario ad oggi conta circa 15 esemplari, presi da vari punti dell’ Africa. Quando siamo

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la mia visuale, allora decisi di avvicinarmi un po per toglierli; nel frattempo il resto del gruppo era dall’altra parte della sterpaglia, io mi trovavo a fianco di un ranger che mi aveva fatto notare che eravamo vicini e dovevavo essere prudenti e fare attenzione a movimenti bruschi, il rinoceronte iniziò ad alzare la polvere in segno di preattacco, la guida continuava a ripetere, come this way, il rinoceronte fa uno scatto muovendo velocemente la testa, uscendo dalla penombra, era enorme, e soprattutto sentivi la terra tremare, e li mi sono reso conto che era meglio allontararsi e essere piu in sicurezza. La fortuna vuole che avendo il piccolo e’ rimasta a fianco a lui, una volta che il piccolo da sdraiato si e’ alzato in piedi la mamma poteva essere molto piu’ minacciosa, infatti dopo poco ha manifestato il suo nervosismo ed ha iniziato a attaccare piu’ volte, e piu’ volte siamo dovuti scappare lateralmente.. abbiamo capito che era meglio andare e lasciare la mamma tranquilla con il piccolo, alla fine qualche buono scatto sono riuscito a portarle a casa. Mentre ero in macchina che stavamo andando verso il Murchison Falls National Park ripensavo a quei momenti e mi domandavo se il rinoceronte avesse deciso di caricare con forza non ci sarebbe stato niente da fare perche niente poteva ostacolare la sua forza e soprattutto il suo istinto materno. PERCORSI. Ho vissuto a Roma per circa due anni, ero in un accademia a studiare recitazione, mi era capitato di conoscere una persona tramite amici in comune, che un giorno mi porto’ su set di un film dove faceva la parte del metronotte. E’ stato amore a prima vista, cercavo di aiutare e mi ero improvvisato assistente all’operatore, stavano girando con una canon 5D mark 2 in un interno. Piu’ volte ero tornato e vedere cosa succedeva all’ interno di un set, mi piaceva molto. Mi piaceva soprattutto come ognuno svolgesse il proprio compito , come ci fosse lavoro di squadra. Dopo circa un anno mi feci regalare da mio padre al 5DMII; ho iniziato ad usarla come reflex e non per cinema, era in una scatola con un 24-105, ottimo come primo obbiettivo; continuai i miei studi di recitazione a New York presso la “Susan Batson Studio”, avevo trovato su airbnb un appartamento sulla 146 e broadway, avevo come coinquilina una ragazza Svedese che tra l’ altro era stata per 7 anni l’ assistente

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Uma Thurman, che la sera prima di Natale me la fece conoscere in un ristorante dopo essere stati in una Chiesa ad ascoltare i canti Natalizi di una comunita’ Svedese; a NYC la stessa mi coinquilina Ylva mi porto’ in un famoso negozio “ B&H photo” dove, binari sopra la testa portavano scatole di materiale acquistato alle casse, tutto automatizzato tramite codici a barra. Fantastico! Hanno un sezione dedicata all’usato, e trovai ad un prezzo molto conveniente il 70-200 2.8 canon a circa 1500$ quando l’euro era circa il doppio. In seguito acquistai un canon TS-E 17mm f/4L ero a New York e volevo divertirmi con tutti quei grattacieli. Quando rientrai a casa Sentii’ il bisogno di marco, ed acquistai il 100mm canon , successivamente l’85 1.2 canon , poi durante una vacanza nel Mar Rosso mi capito’ un occasione, un amico vendeva il suo materiale compreso di canon 5Dmark 2, batteria, tre schede memoria, tot 24GB, obbiettivo 50mm zeiss visore per video da attaccare al corpo macchina ad un prezzo occasione che ho preferito non farmi scappare. Poi inseguito comprai la canon 7D mark2 per foto sia naturalistiche che sportive. Dopo qualche mese era arrivato il momento di un obbiettivo con una portata mogliore.. Un sigma sport 150-600, rivelatosi ottimo ! SCOPERTE. La paura quando si e’ in posti selvaggi di fronte ad animali selvaggi c’è sempre, non sai mai come o cosa puo’ succedere, e’ necessario mantenere una certa calma, ed essere consapevoli di chi o cosa hai davanti, questo lo si impara dalle esperienze vissute, i gorilla presempio sono animali innoqui, ma in un attimo possono alterarsi, sono stato sfiorato da un silverback mentre si stava dirigendo in protezione del proprio piccolo, e mi ha spostato di un metro senza toccarmi, hanno una massa muscolare non indifferente nonostate la loro dieta e’ esclusivamente a base di erbe e arbusti, ad una ragazza li e’ cascato in testa un albero dal diametro di circa 40 cm perche lo stesso silveback dopo che mi aveva superato a tirato un pugno al tronco e lo ha sdraticato impegnando la minima forza. anche a komodo ci sono state piu situazione dove ho avuto paura, i draghi di komodo sono rettili che possono fare scatti molto fulminii e il loro morso puo’ essere letale perche all’ interno della loro saliva hanno dei batteri molto pericolosi, quasi velenosi, avvolte mi sono avvicinato molto e li

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ho toccati perche la curiosita’ di sentire la consistenza della loro pelle era alta. Sono stato cauto e ho approfittato del momento in cui il varano era molto rilassato.. Ma non si puo’ perdere mai l’attenzione, in natura il mino insetto o cosa puo’ rivelarsi letale. E’ importante conoscere bene il luogo in cui ci troviamo e cosa possiamo trovare davanti il nostro cammino. Fin da piccolo sono sempre stato attratto dal mondo animale, quello selvaggio; i miei genitori sono sempre stati timorosi e non ho avuta molta liberta’ di poter toccare fin da subito certe esperienze, nonostante mi hanno sempre dato tutte le possibilita’ e sostegni di questo mondo; e’ normale, i genitori cercano sempre di proteggere e tenere fuori dai guai i propri figli, ho fatto il mio vero viaggio in solitario in Uganda poi un bellissimo road trip in California, arrivando a Maui dove ho preso una tavola da surf ed ho scivolato per la mia prima volta e recentemente in Indonesia. IL MARE. L’acqua per me e’ sempre stato un elemento con un approccio di amore e odio, amore perche sento che fa parte di me, in acqua soprattutto quando faccio immersioni sono rilassato e felice, mi piacerebbe passarci ore e ore solo a guardare l’ infinito blu, e poi ci sono tante varieta’ di specie, di tutti i colori e dimensioni, e’ un trip senza ripercussioni, che richiede solo una dovuta preparazione e assoluto rispetto. Da piccolo andavo al bagno Max da i miei zii al Cinquale, dove tutt’ oggi c’e’ il piccolo molo, li avevo circa 6 anni, e c’ era un ragazzo, Massimo, era un surfista, credo se non ricordo male facesse il bagnino proprio al Max, stavo sempre con lui, mi era simpatico, aveva il classico look da surfista, capelli lughi mossi biondastri, quando surfava stavo tutto il tempo a guardarlo, ero affascinato, all’ epoca c’ erano film, foto del surf ma erano rari per me, ma ho sempre detto a me stesso che un giorno il surf sarebbe diventato per me qualcosa di speciale, qualcosa di profondo, che non si sarebbe limitato solo ad avere una tavola e cavalcare l’ onda, perche per me il surf non si limita a questo, il surf e’ uno stato mentale, una filosofia di vita, un rapporto unico a contatto con la natura, dove l’ uomo entra in simbiosi con essa e diventa una cosa sola. Quando sono tornato da Maui sono andato dal mio amico Lorenzo Stefanini, e li ho raccontato l’ emozioni provate, mi consoglio’ di prendere una tavola usata, e che sarei potuto andare con lui tutte le volte che avrei voluto. Era arrivata l’ estate e non avevo ancora avuto la possibilita’ di scivolare sulla mia 9.0 Joel Tudor; quell’ estate decisi di andare con mio padre 10 giorni in Sardegna con il mio Defender 110 e di fare un po un viaggio all’ avventura, dormendo sul tetto della macchina sotto le stelle, e di fare il giro di tutta l’ isola, con mio padre era un periodo che non andavo molto daccordo e ho pensato che a stare insieme un po sarebbe servito a migliorare la situazione. Eravamo quasi a fine del viaggio, era il 14 di agosto, avevamo deciso di andare a Piscinas, perche un ragazzo Sardo mi aveva consigliato che li’ avrei potuto trovare le onde per fare qualche surfata. Siamo arrivati, erano circa le 11 del mattino e c’ era o un sacco di persone in acqua, cosi mi preparai, avevo la muta da snorkeling della Mares, tavola nuova da paraffinare lish e via, intanto mio padre era andato a sentire se c’ era possibilita per dormire in un hotel prorio li sulla spiaggia. Entro senza far conto di sapere dove potesse essere il canale ecc, c’ erano forti onde di risacca che una volta entrato mi piombarono sulla testa a ripetizione, iniziai a bere acqua e mi rensi conto di essere in difficolta’, la spiaggia era piena di gente, mi sentivo molti occhi puntati su di me, stavo per alzare la mano in segno di aiuto, ma poi dentro di me mi son detto, “ gia’ una figura di merda l’ hai fatta, almeno esci da solo” allora onda in testa dopo l’altra sono riuscito ad uscire. Ero stremato, portai la tavola via dalla spiaggia e la riposi sul tetto del Defender, avevo avuto molta paura, e da li’ quando entro in acqua in qualsiasi posto, se percepisco che non ci sono condizioni adatte a me, io in acqua non ci entro, soprattutto quando si tratta di onde con misura; cosa strana perche quando sono stato a Biarritz per una settimana, ero con

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uno Space Pig della Gatoheroy 8.2, sono stato su onde in un bel metro e mezzo abbondante e mi son fatto delle belle planate, avvolte mi capita entrare nel panico semplicemente perche non mi sento sicuro, troppa misura mi rende cieco e diventa tutto buio e questo riconosco che adesso e’ un bel limite che ho, per questo avvolte lo odio, in realta’ odio piu’ me stesso. Tanti amici non mi capiscono, ma credo che ognuno di noi ha dei limiti, fisici e mentali. Dopo quel giorno a Piscinas e’ successo qualcosa dentro la mia testa, che adesso richiede semplice tranquillita’, per me non importa se sono su 20 cm o un metro, quello che importa e’ entrare in acqua e sapere che mi divertiro’, non riesco ad entrare in acqua sapendo fin da subito che avro’ paura, anche se potrei combatterla e magari sconfiggerla. IL FUTURO. Dovro’ tornare presto in indonesia perche sento che il mio compito qua’ non e’ ancora finito, pultroppo questo viaggio era iniziato in un modo e finito in un altro, mi si e’ chiusa una porta e mi si e’ aperto un portone, presto andro’ alla ricerca dell bellissimo orso polare. Devo prendere dei brevetti particolare per fare immersioni al polo nord, le temperature sono basse e si richiede una muta stagna particolare. Andro’ presto in amazzonia, in peru’ e in marocco col mio denfender, tanti bellisse alre avventure, senza una meta precisa solo le sensazioni saranno la mia guida, e’ dove mi portera il mio cuore.

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WAVEBREAK JACKET


FROZEN OPEN 2015 Una delle competizioni di surf pi첫 importanti nel panorama Italiano

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Surfer: Leonardo Fioravanti

Il FROZEN OPEN 2015 si è tenuto presso lo spot della Marindedda durante una delle tante grandi mareggiate di Maestrele che hanno colpito la costa Ovest della Sardegna.

Per ricordare nel migliore dei modi questo contest vi lasciamo a queste foto realizzate dal nostro staff durante l’interno evento che ha visto come figura principale un ritrovato Leonardo Fioravanti, che, dopo il grave infortunio delle Hawaii, ha scioccato tutti con la sua presenza, i suoi trick, e la sua vittoria indiscutibile in questa edizione del FROZEN OPEN 2015.

Questo evento è rimasto uno dei pochi surf contest in Italia ad avere un riscontro davvero importante nella scena surfistica Italiana. Un’evento di tutto rispetto con onde che contanto e surfisti provenienti da tutta l’Italia pronti a sfidarsi per un montepremi davvero consistente. Una manifestazione che vi consigliamo di tenere d’occhio per le prossime edizioni ed al quale non potete mancare. Questo contest merita un posto sulla nostra rivista per l’impegno che gli organizzatori mettono per una eccellente riuscita e per le onde sulle quali gli atleti ogni anno si sfidano.

Un grazie a tutte le persone che hanno reso possibile questo evento... “Non mollate e regalateci ancora surf

A nostro avviso un evento che ha segnato, nel corso degli anni, la storia del surf Italiano.

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Per vedere tutte le foto dell’evento realizzate dal nostro staff e leggere il report ufficiale con i risultati potete visitare: http://surfculture.it/report-frozen-open-la-marinedda-2015/

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Surfer: Federico Nesti


Surfer: Roberto D’Amico


Surfer: Lorenzo Castagna

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Surfer: Victor De Nobrega - Davide Dettori


Surfer: Alessandro Marcianò

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Surfer: Leonardo Fioravanti

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Surfer: Mattia Migliorini

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Surfer: Leonardo Fioravanti

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RETRO IS GOOD 5 DOMANDE PER MATTEO FABBRI

Ciao Matte, iniziamo con una domanda che riprende il titolo di questa intervista; perché “Retro is good”? Mi sono avvicinato a questo mondo, che non definirei solamente con l’aggettivo Retro, innanzitutto per provare sensazioni differenti, per la curiosità che ho dentro di testare qualsiasi tipo di tavola. Inoltre, al contrario delle tavole performanti strette ed affilate, quelle con shape differenti si adattano meglio a condizioni d’onda piccola e moscia simili a quelle adriatiche, che solo poche volte l’anno lasciano spazio all’utilizzo di tavole più aggressive. Ad ogni modo secondo me un bravo surfista, per definirsi tale, dovrebbe essere in grado di scivolare sulle onde con ogni tipo di tavola ed in ogni condizione.

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Photo: Andrea Valeriani


A tuo avviso cosa ha portato veramente i surfisti a preferire al momento tavole retro e longboard in Italia ? Sostanzialmente credo, anche se non vorrei sminuire la cosa, che il punto di forza stia nella loro facilità di surfata e nel divertimento assicurato che portano. Remare e poi partire, su una tavola larga al massimo 18” ½, o fare la stessa cosa su di una larga anche più di 20” ha la sua bella differenza! Questo, ovviamente, toglie un po’ di radicalità alla surfata ma allo stesso tempo ti permette di assaporare il momento, goderti ogni attimo dell’onda, scivolare veramente sull’acqua, senza “ridurre” il tutto ad una “semplice” manovra. Vedo spesso molta gente in mare senza sorriso, che urla ad ogni onda, incavolata perché non riesce a prendere le onde e penso: al posto che entrare in acqua oggi con quella sottiletta lì, non era meglio un bel 9’6” single fin, bordi 50/50, che anche in una giornata di 30 cm il assicura del divertimento?! Parlaci del tuo quiver: Penso di avere qualche tipo di malattia perché quando trovo una tavola che mi piace davvero non riesco più a separarmene, ma nonostante ciò ne voglio sempre di nuove, e avere uno sponsor che te le passi di continuo e te le crei come le immagini nella tua testa, è un bel problema! Credo di avere qualcosa intorno alle 20 tavole, almeno 5 storiche, tra le quali la mia prima tavola fatta da mio babbo e altre che tengo lì e uso solo in giornate particolari. Le altre, invece, le uso quasi tutte molto spesso. Partiamo dalla mia arma segreta contro la piatta, un Becker 11ft Phil Edwards replica; due long 9’5” Infinity uno fine fine e l’altro più volumato per onde differenti; un 9’4” di Alex Knost molto particolare ma na bomba preso direttamente da lui in Cali; un 9’3” Infinity molto divertente; un 9’2”, il mio primo Infinity, molto classico che mi viene sempre fregato da mia sorella, e un 9’0” Infinity, il mio unico performante rimasto. Lo scorso autunno mi sono shapato a mano due single fin V bottom, un 7’5” ed un 6’9”, che non mi sono riuscite per niente male. Ho anche tre tavolette convenzionali, un 6’1” Chilli, 5’10” All Merrick Rookie e 5’8” All Merrick Neck Beard. Poi 5’7 sempre Al Merrick modello Gravy, il mio truster preferito, una tavola molto particolare ma un vero fulmine! Poi la tavola corta che uso più spesso e con la quale mi diverto sempre 82


un casino è l’Infinity TwinPin 5’7. Infine possiedo un mini simmons di Infinity 5’2”, un pelo più reattivo e aggressivo dei classici mini simmons, un 5’10” single fin sempre Infinity, un Alaia 6’4” e un hand plan. Fine, credo.

Black Wave di Recco sarò l’istruttore di longbord classico per quei longboarders che hanno già un po’ di esperienza ma vogliono provare a migliorare il loro surf. Sto anche finendo di shapare un fish 5’7”, che manca nel mio quiver, sempre nel Sequoia Surfboards Lab, dove il mitico Cece mi fa sentire come a casa. Purtroppo invece, parlando di gare, non riuscirò, nonostante sia stato invitato anche quest’anno, a partecipare al Mexi Log Fest a Sayulita, in Messico, per motivi di studio. Faccio un “in culo alla balena” al Ponza e Seba che tengano alto il longboard italiano nel mondo.

Cosa ne pensi del Localismo? Di base sono contrario al localismo, ma favorevole al rispetto dei locals! Credo ci sia gente che non è in grado di stare in acqua e senz’altro ci vorrebbe, in alcuni posti ed in alcuni casi, un po’ di semplice educazione. Ogni volta che vado a surfare in posti nuovi, entro in acqua e saluto, non mi piazzo mai sul picco e cerco di capire come funziona e quali sono le “gerarchie”. Se c’è l’occasione o le circostanze sono favorevoli, allora mi metto in precedenza, quando torno di nuovo sul picco però aspetto con calma il mio turno. Basta essere tranquilli, sorridere e non avere tanta foga di prendere subito l’onda migliore, perché quella arriva sempre, basta saperla aspettare. Progetti futuri? Il progetto più vicino è a Febbraio, dal 11 al 18, quando grazie all’organizzazione del 83


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L A FURGONESA Tommaso Pini ed il suo “Adventure Project”

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All photos: Tommaso Pini

Ciao a tutti! mi chiamo Tommaso Pini, ho 36 anni e sono nato e cresciuto a Firenze, la mia infanzia l’ho passata tra campagne Toscane, città storiche, spaghetti, bistecca alla fiorentina e una dimensione familiare tipica italiana. In tutta questa realtà cittadina ho sempre percepito un rapporto intimo con il mare, che poi negli anni sono riuscito a definire con il surf, come fossi alla ricerca di una mia vera identità, sentendomi più uomo di mare che uomo di città. Il bisogno di un contatto col mare mi portava a fare chilometri e chilometri alle ore più impensabili per godermi poche ore, ma le più intense della giornata, in acqua a surfare e, a prescindere di come poi fosse la qualità delle onde, né uscivo sempre appagato.   

per il mare e per il surf diciamo che l’ho sempre avuta fin da piccolo. Il mare l’ho sempre adorato. Con i miei genitori ho viaggiato tanto e, avendo la barca, ho avuto la possibilità di poterlo vivere nella sua pienezza. Anche se non ci sono nato mi sento parte di esso, per questo ho sempre cercato di rispettarlo, sia riguardo l’attenzione all’inquinamento sia per la sua forza come elemento della natura. Per quanto riguarda il surf i problemi fin da ragazzino sono stati gli spostamenti, abitando a Firenze, sono riuscito a praticarlo poco. Solo successivamente, dopo qualche anno, ho iniziato in modo assiduo e da quel momento, non sono più riuscito a smettere. Grazie anche a Lorenzo Armati di Switchshop, che mi ha supportato in questi anni, sono riuscito a incrementare il mio surf e conoscere tanta bella gente che circonda questo Ciao Tommaso, parlaci un po’ di te e soprattutto sport. Il mio approccio al surf non è competitivo, della tua passione per il mare e le onde. La passione prediligo l’aspetto più “soul” del surf! Una bella 88


surfata con pochi amici è il massimo per me.. Oltre al surf sappiamo che hai una grande motivazione per la fotografia e per i viaggi... Siamo molto curiosi di scoprire qualcosa di più, raccontaci un po’ di queste tue grandi passioni. Per quanto riguarda la fotografia, è una passione nata in concomitanza col surf. Sono sempre stato appassionato per il disegno, l’arte, il creare e nella fotografia vedevo che potevo riunire tutte queste caratteristiche nei miei scatti. Surf, fotografia… il tutto è stato strettamente legato ai viaggi che ho fatto, molti , anzi la maggior parte, legati al surf, Indonesia, Marocco, Canarie, Costa Rica, Spagna e altri posti magnifici che ho visitato e mi hanno dato ispirazione per proseguire la mia passione fotografica. Ultimamente col progetto “la Furgonesa project” , esplorare anche l’interno dei paesi mi regala

le stesse emozioni. Mi sono avvicinato alla Fotografia con le nuove macchine digitali, ma con gli anni ho poi scoperto le vecchie pellicole e le divertenti e classiche ma intramontabili   “polaroid” nello strano formato quadrato, con le quali ho costruito un progetto fotografico in   cui univo le polaroid a tavolette in legno e oggetti di recupero trovati sulle spiagge per realizzare piccoli quadri. Il nome del progetto è “Above the sea”  e con questo  ho organizzato alcune esposizioni. Con “Above the sea” posso dire che è stato l’inizio di una serie di progetti che spero di poter a mano a mano sviluppare e portare avanti. “La Furgonesa Adventure Project è a nostro avviso un progetto molto interessante, ci piacerebbe che tu ci raccontassi da dove è partita l’idea e quale è la tua missione. Circa due anni fa ho acquistato un Volkswagen Westfalia t4 del ’92. Sin da subito

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ho iniziato ad organizzarlo con l’attrezzatura adatta, cercando di equipaggiarlo in modo da non dover essere legato a campeggi o aree attrezzate. L’idea era di avere una casa su quattro ruote, quindi comoda e pratica… e per quanto lo spazio sia piccolo vi posso assicurare che ci si potrebbe vivere. Insieme alla mia ragazza Sara, abbiamo iniziato a fare qualche weekend in cerca di onde, sole, mare, montagne con percorsi trekking e posti meravigliosi da visitare, dormendo qua e la senza una vera meta e scoprendo che il nostro van ci regalava libertà! Da qui che parte questo progetto fotografico, raccontando con le mie foto come si può vivere in un piccolo van. I pochi metri quadri di spazio interno ti sembrano più che sufficienti quando affronti il tutto con lo spirito giusto. Le prime uscite erano piene di domande su dove si potesse sostare per poter dormire o cucinare, poi è stato tutto sempre più bello e ci ha dato modo di fare viaggi in cui le nostre cene erano come essere in ristoranti di lusso oppure hotel 5 stelle con camera vista mare dove dormire… Il modo in cui lo facciamo è  in totale rispetto dell’ambiente, anche se a volte ci sentiamo impotenti di fronte ai livelli in cui l’inquinamento è arrivato… potrei andare fuori tema quindi mi fermo qui sull’argomento!  L’idea quindi della Furgonesa è nata “strada facendo” e si è poi notevolmente sviluppata col viaggio in Corsica, un posto magnifico e super wild che ci ha dato ampio campo di ispirazione.  La missione, se cosi’ possiamo definirla, è far vivere a chi guarda le nostre foto e i nostri viaggi , momenti di avventura , relax , posti nuovi o magari già visitati ma visti con un occhio di due ragazzi che vogliono solo condividere le loro avventure. Le idee sono ancora tante così come le nostre mete...

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Dove possiamo seguire le tue avventure? Abbiamo alcune pagine, una su Tumblr su Facebook e sulla più seguita piattaforma di Instagram…cercate “La Furgonesa Adventure Project”. Le sorprese non finiscono qui, sarà interessante arrivare alla fine di questo viaggio per gustarne a pieno i risultati! www.abovetheseaart.tumlr.com www.facebook.com/La-Furgonesa-Adventures-Project www.instagram.com/tommysurf

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I surfers italiani, è mia ferma opinione, sono caratterizzati da una grande dedizione alla loro disciplina. Stare dietro ai capricci del nostro Mar Mediterraneo, essere sempre pronti ad afferrare la tavola negli orari più improbabili dei giorni più improbabili per arrivare in spiaggia in tempo per la mareggiata, sfidare il freddo dei mesi invernali per godersi la qualità delle onde, richiede passione, investimento, motivazione, e una tenacia non indifferente. Con l’estate, arriva il felice periodo dei surf trip, ma compaiono anche lunghe e frustranti settimane di piatta totale lungo le nostre coste. Molti surfisti tendono a pensare che il tempo passato fuori dall’acqua sia per forza di cose tempo sprecato, inutile ai fini di progredire nel proprio livello sulla tavola. Come quasi tutti quelli che praticano boardsports, dal surf allo skate allo snowboard, tendiamo a far coincidere il nostro allenamento esclusivamente con le ore spese con la tavola sotto i piedi. a cura di: Marco Sassoon Ma non è per forza così.

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21.5900째 N, 158.1139째 W

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KEEPING THE SPIRIT OF ADVENTURE ALIVE.

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L A GALLERIA Cosa si nasconde dietro ad una fotografia ?


Photo: Tommaso Pardini / Surfer: Gianmarco Pollacchi Guarda il nuovo video di Gianmarco Pollacchi - “ADDICTED TO INK”


Photo: SurfCulture Staff / Surfers: Roberto D’Amico - Alessandro Piu A breve su www.surfculture.it il video di questa avventura.


Surfer: Edoardo Papa Guarda il video “LIKE TEENAGERS IN HOSSEGOR” con Edoardo Papa


Surfer: Stefano Esposito Guarda il nuovo video di Stefano Esposito

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Surfer: Edoardo Spadoni

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Surfer: Marco La Vite

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Surfer: Matteo Calatri

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Surfer: Mattia Migliorini Guarda il nuovo video di Mattia Migliorini

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Surfer: Gianluca Tognotti Guarda il nuovo video di Gianluca Tognotti

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L AZI IS A COOL GUY Lazi Rueddeger si racconta in esclusiva alla nostra redazione Photo courtesy by Tim Borrow Photography

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Ciao a tutti, mi chiamo Lazi Ruedegger e sono un giovane surfista ventiseienne che vive a Fuerteventura. Mia madre e mio padre sono di Vienna, in Austria, ma mio padre ha iniziato a viaggiare in tutto il mondo quando era molto giovane e ha scoperto il surf quando aveva circa 18 anni in Australia. Dopo alcuni anni in giro per il mondo i miei genitori hanno trovato una bella cittadina chiamata Lajares nel nord di Fuerteventura dove si sono fermati per sempre. Lì ho iniziato a surfare con mio fratello Nico (lui surfa maledettamente bene ). Ricordo che mia mamma ci portava sempre da piccoli in spiaggia a vedere mio padre che surfava. Nei primi anni ‘90 Fuerteventura era il posto più poco affollate che si possa immaginare. Mio padre mi racconta sempre di quando andava a Lobos per campeggiare, surfare e pescare, e in tutta la settimana forse vedeva solo qualche surfista. A quei tempi molti degli spot erano deserti e la vita, come adesso, era fantastica! Quando avevo tre anni ho avuto la mia vera tavole ed è li che tutto è iniziato! Negli anni prima avevo sempre praticato bodyboard e surf, ma solo verso gli undici hanno facevo solo surf. Quando ero giovane non c’erano molti altri ragazzi con cui surfare, solo io e Hector Menendez. Così abbiamo iniziato a surfare insieme sempre da soli per molti anni. Quando ho iniziato a surfare and più pesanti ero ancora un ragazzino, e sono sempre entrato insieme ai bodyboarders locali, i quali mi hanno aiutato e mi hanno mostrato come agire e come posizionare me stesso in quelle onde. Sarò sempre grato per tutte le lezioni che ho imparato e tutte le volte mi hanno chiamato un pollo mentre mi aiutavano a partire! Grazie ragazzi! (Salò, Aitor, Ruyman, Aryun, Pablo, Cani, pizzero, Pamela). Il mio primo idolo del surf è stato mio padre. Ho sempre guardato lui, anche El Pekas è stato per molti anni la persona che ho guardato per le sue abilità, il suo bottom è ancora uno dei migliori d’Europa. Ci sono molti altri ragazzi ai quali mi sono sempre ispirato e che ho sempre ammirato, come Eric, che è ancora il mio preferito surfista dall’isola; è come un fratello per me. Poi ci sono anche Bigher Ben, Hector, Pedro, e molti altri ancora. 126


Anche David ‘el Fula’ è stato uno dei miei preferiti. Purtroppo, morì qualche anno fa surf a El Quemao a Lanzarote. Mi manca un sacco; non lo dimenticherò mai! In generale il mio surfista preferito è sempre lo stesso, negli ultimi quindici anni, ed è Joel Parkinson. Penso che il suo stile rappresenti al meglio l’anima del surf. Non sono mai stato un surfista da gara. Ho fatto per un paio di anni il Juniors Pro e alcuni QS, ma non ha mai fatto grandi risultati. Non ho mai pensato che in trenata minuti qualcuno può decidere chi è un surfista migliore rispetto agli altri. Per me, seguire le swell, e cercare and mai surfate, è la miglior cosa da fare per il mio surf e la mia felicità. Nel corso degli anni ho avuto un paio di sponsor, come Volcom, Quiksilver, Mormaii ed altro, ma al giorno d’oggi sono ancora alla ricerca di un nuovo sponsor principale.

Oltre al surf mi piace molto vivere la vita semplice, andando a fare pesca subacquea, che è anche un ottimo allenamento per i giorni di onde più grandi. Quando surfo un paio di giorni di fila i luoghi affollati, dove tutti hanno problemi e urlando, mi piace molto andare a fare pesca subacquea. Le immersioni mi fanno ritrovare la pace. Mi piace molto anche la musica e suonare la chitarra (vorrei essere più bravo di quello che sono). Mi piace ascoltare i Led Zeppelin, David Bowie, Black Sabbath, Jimi Hendrix, Pink Floyd. Prima di andare a surfare ho sempre ascoltato musica di quel genre. La cosa buffa è che quando surf onde lunghe e morbide mi piace cantare la canzone “The Wind Cries Mary” di Hendrix. La gente, quando mi vede su un’onda in quei giorni, forse persa che sono matto perché la mia bocca incomincia a muoversi e canto, non perché sono pazzo (forse un po’ lo sono), ma è perché sto cercando di abbinare il mio surf alla canzone. Su onde pesanti i Black Sabbath è la scelta per eccellenza.

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Oltre al surf mi piace molto vivere la vita semplice, andando a fare pesca subacquea, che è anche un ottimo allenamento per i giorni di onde più grandi. Quando surfo un paio di giorni di fila i luoghi affollati, dove tutti hanno problemi e urlando, mi piace molto andare a fare pesca subacquea. Le immersioni mi fanno ritrovare la pace. Mi piace molto anche la musica e suonare la chitarra (vorrei essere più bravo di quello che sono). Mi piace ascoltare i Led Zeppelin, David Bowie, Black Sabbath, Jimi Hendrix, Pink Floyd. Prima di andare a surfare ho sempre ascoltato musica di quel genre. La cosa buffa è che quando surf onde lunghe e morbide mi piace cantare la canzone “The Wind Cries Mary” di Hendrix. La gente, quando mi vede su un’onda in quei giorni, forse persa che sono matto perché la mia bocca incomincia a muoversi e canto, non perché sono pazzo (forse un po’ lo sono), ma è perché sto cercando di abbinare il mio surf alla canzone. Su onde pesanti i Black Sabbath è la scelta per eccellenza. Oltre a questo, mi piace godermi la natura, vado a piedi fino ai vulcani, andare a caccia, uscire con i miei compagni, andare in skate e talvolta avere una birra o 6. Oggigiorno sto lavorando su un progetto intitolato “LAZIS - VIVERE LIBERI”, e si basa sul vivere la vita in modo semplice e come cercare di fare il minimo impatto sulla madre Terra quando viaggiamo o facciamo il surf. È possibile seguire tutte le mie avventure sulla mia pagina di Facebook Lazi Ruedegger o sul mio instagram rude_lazi. Ci tengo a ringraziare mio padre e mia madre per avermi aiutato in tutti questi anni e per essere stati dei genitori fantastici. Ringrazio anche mio fratello Nico. Tutti i buoni amici, senza di voi ragazzi la vita sarebbe come un tonico senza il Gin. Ringrazio il mio shaper Clayton, ed il brand di scarpe CMYK.


Hello my name is Lazi Ruedegger i’m 26 years young and i’m from Fuerteventura. My mum and dad are from Vienna, Austria, but my dad started to travel around the world when he was really young and discovered surfing when he was 17-18 in Australia. After a few years traveling around and being with my mum, they found a beautiful little town Called Lajares in the north of Fuerteventura. For the first years of my life me my little brother Nico ( who surfs fucking sick.! ) my mum and me always used to go to the beach with my Dad to watch him surf. In the early 90’s this was the most uncrowded place you can imagine. My dad tells me stories about him staying in lobos for a week camping , surfing and fishing there, and in the whole week maybe only seeing 3-4 other surfers on the break. All the spots where really empty and life was ( and still is ) great. So it was only a matter of time that I was going to start surfing. When I was 3-4 years old I got my first wave ever and I was hooked ever since.! For the next years I was always swapping between boogie and surfboard, but with about 10-11 I decided to stick with surfing. When I was young there where not many other kids, only Me and Hector Menendez. So we always used to surf together for many years. When I started to get into heavier waves and was still a kid, I always used to share the sessions with the local boogieboarders, whom helped me and showed me how to act and how to position myself in those waves. I will always be thankful for all the lessons I learned and all the times they called me a chicken which helped me to push myself! Thanks boys.! ( Salo , Aitor, Ruyman, Aryun, Pablo , Cani, Pizzero, Pamela.) My first idols in surfing where, off course, my dad. I always looked up to him, and still do, El Pekas was for many years the person I looked up to, his barrel skills still probably one of European finest.! Ther’s many other guys who helped me and whom I looked up to, such as Eric , who is still my favorite surfer from the island and like a biggher brother to me. Ben, Hector, Pedro,etc Also David ‘el Fula ‘ was one of my favorites, always charging and doing the biggest power hacks. Sadly, he passed away a few years ago surfing el Quemao. Missed a lot but never forgotten.!! My favorite surfer is still the same for the last 15 years, Joel Parkinson. I think his style is what defines surfing. I never was a contest guy. I did a few years of Pro Juniors and some Qs, but never did great there. I never thought that in 30 minutes someone can decide who is a better surfer than the other. For me chasing a swell or finding new waves in places people never thought of is my goal and my way to enjoy it. Over the years I went through a few sponsors, like Volcom, Quiksilver, Mormaii etc. but nowadays i’m still searching for a main sponsor again. Besides surfing I really like to live the simple life, going spearfishing a lot, which is also a really good training for the bigger days. When I surf a few days in a row crowded spots, with all the hassle and yelling, I really like to get my spearfishing stuff and just go diving and find peace in the ocean and catch dinner for me and my family. I also really like Music and playing the guitar ( I wish I was good ). I love to listen to Led Zeppelin, David Bowie , Black Sabbath, Jimi Hendrix , Pink Floyd. Before I go surfing I always listen to those bands and when i’m on I wave I try to surf in the rhythm of one of those songs. For example when I surf a long classic wave, for doing long and beautiful rail to rail surfing, I try to surf to The Wind Cries Mary, from Hendrix. So when you see me on a wave moving my mouth like i’m singing, it’s not because i’m crazy ( only a bit ) , it’s because Im trying to match my surfing to the song. On heavy waves Black Sabbath is the choice per excellence. Besides that, I just like to enjoy the nature, walk up the volcanoes , go hunting, hang out with my mates , skating and sometimes have a beer or 6. Now i’m working on a Project called LAZIS FREE LIVING,and it’s about how to live the simple life and how to try to make the least impact on Mother Earth when we travel or go surfing. You can follow all my adventures on my Facebook page Lazi Ruedegger or on my Instagram @rude_lazi. I really want to thank my Mum and Dad for helping me out all those years and being the most supportive parents you can dream off. Also my brother Nico, Primo, and all my good friends who are absolute LEGENDS and without you guys life would be like a tonic without the Gin. Thanks Nicola for this article. Lets waste good times having good times yeeeeww. Cheers Lazi Sponsors : Clayton surfboards, cmyk shoes.


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SUNRIDE 2015 Testo e foto a cura di Claudio Grandi

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E’ DOVE L’ASFALTO INCONTRA IL MARE CHE GRANDI COSE PRENDONO FORMA. PESARO, 24-25-26 LUGLIO, SUNRIDE 2015: UN EVENTO DA RICORDARE. LA MANIFESTAZIONE CHE SI È SVOLTA AL MOLO DI LEVANTE, L’UNICO LUOGO DELLA COSTA ADRIATICA DA CUI SI PUÒ ASSISTERE AL SORGERE E AL TRAMONTARE DEL SOLE SENZA CULO MUOVERE (DA QUI IL NOME SUNRIDE: LA «CORSA» DEL SOLE). ANVIL MOTOCICLETTE, BMW MOTORRAD, PRIMA MOTOCICLETTE, SANTA CRUZ, 70TRE, BASIC GARAGE, TRIUMPH, YAMAHA E TANTE ALTRE REALTÀ SI SONO DATE APPUNTAMENTO PER LA TERZA EDIZIONE DEL SUNRIDE, EVENTO DEDICATO ALLE MOTO CUSTOM, CAFE RACER, FOLLIE VARIE. ABBIAMO ASSISTITO ALL’EVENTO NELLE SUE PRECEDENTI DUE EDIZIONI MA DOBBIAMO AMMETTERLO: QUEST’ANNO SAREBBE STATO UN DELITTO MANCARE! LA TRE GIORNI SI È ALTERNATA TRA ESPOSIZIONI, DIMOSTRAZIONI, CONCERTI E PREMIAZIONI. IL MARE CI È STATO FRATERNO: NIENTE ONDE, CALMA PIATTA. CONDIZIONI IDEALI PER GODERSI QUEL BEL PROFUMO DI COPERTONI FUMANTI. SUNRIDE 2016, TI ASPETTIAMO CON ANSIA. PER INFO: SUNRIDE.IT

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REDBULL - SECRET GA LLERY In esclusiva per SURFCULTURE i migliori scatti degli atleti RedBull Surfing


CARISSA M O O R E

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JULIAN WILSON

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DE SOUZA 153


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J A C K FREESTONE

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GRIFFIN COLAPINTO

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