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Dipartimento sanitĂ

Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011


Yamuna Asmus Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Le paure legate all’anestesia generale

Relatrice:

Paola Di Giulio

1. Papaver somniferum Nonostante nella maggior parte dei casi è possibile garantire un ottimo livello di analgesia nel periodo postoperatorio, il dolore continua ad essere il timore principale dei pazienti.


La scelta di affrontare questo tema è nata dalla volontà di comprendere meglio cosa provano e come si sentono i pazienti prima di sottoporsi ad un intervento in anestesia generale poiché difficilmente esprimono le proprie emozioni. Anzi, a volte ci possono sembrare maggiormente richiedenti informazioni o ridondanti su un certo argomento, utilizzando questa modalità di comportamento per esprimere i loro disagi. Tocca però a noi, professionisti della salute, riconoscere quei piccoli segnali che ci stanno inviando e renderci disponibili all'ascolto e alla comunicazione. Abstract L’approccio del paziente all’anestesia totale può generare una serie di paure. E’ comprensibile provare timore e dimostrarsi preoccupati verso la propria integrità fisica, in particolar modo quando ci si trova privati di coscienza e quindi con l’inevitabile perdita del controllo su se stessi e su ciò che ci circonda. Nel presente lavoro è stata effettuata una ricerca su quali siano le paure più frequenti che i pazienti provano nei confronti dell’anestesia generale. Una migliore consapevolezza del personale curante verso le preoccupazioni che provano i pazienti e una buona presa a carico del paziente, potrebbero permettere all’utente di affrontare l'anestesia generale e l’intervento chirurgico con meno timori. Nel postoperatorio è stato fornito un questionario ai pazienti operati nei reparti di chirurgia traumatologica - ortopedica e addominale vascolare dell’Ospedale Civico di Lugano. E’ stato loro chiesto di segnalare le paure che hanno provato per l’anestesia e di specificarne l’intensità. La ricerca si è svolta per un periodo di 5 settimane.

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Sono stati forniti 60 questionari su un totale di 85 pazienti eleggibili e operati in anestesia generale, ricoverati durante il periodo di indagine. L’82% dei pazienti ha dimostrato preoccupazione verso l’intervento in anestesia generale. Poco più della metà di loro ha avuto almeno un timore grave. La paura che prova l’80% dei pazienti è di sentire dolore dopo l’operazione. Il secondo timore più importante riguarda le complicanze chirurgiche (55%). Il 47% dei pazienti ha paura della condizione di ignoto, il 55% di perdere la memoria e il 45% di non svegliarsi. Le donne e i giovani tendono ad essere più preoccupati degli uomini e degli anziani. La visita preoperatoria riduce le preoccupazioni a 44 pazienti su 60 (73%). Provare paura per l’anestesia generale è un fenomeno frequente e poco più della metà dei pazienti ha forti timori. Conoscere le paure che provano i pazienti che si sottopongono ad un intervento chirurgico può aiutare gli operatori a fornire una buona presa a carico del paziente e del suo entourage.


Romina Barca Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Best practice: la presa a carico del paziente amputato

Relatrice:

Daniela Tosi-Imperatori

1. Protesi in titanio

2. Oscar Pistorius

3. Clinica e follow up Didascalia immagine 1. Microprocessor-controlled hydraulic knee with swing & stance phase control prosthesis from Otto Bock.

Didascalia immagine 2. The South African runner Oscar Pistorius, who recently qualified for next month's World Championships. Pistorius doesn't have lower legs. They were both amputated below the knee when he was a baby. He "runs" on carbon fiber blades, which have earned him the nickname "The Blade Runner." He quickly became one of the best Paralympic sprinters in the world.

Didascalia immagine 3. Picture showing the clinical aspect of the stump at 30 months postoperative follow-up.


Il lavoro di tesi nasce dalla volontà di approfondire il tema dell'amputazione e in che modo essa possa causare seri problemi alla persona che la subisce. L'elaborato affronta argomenti quali: definizione e classificazione delle amputazioni, livelli di amputazione, eziologia e fisiopatologia, assessment al paziente pre e post-op. Si analizza inoltre il tema della riabilitazione intraospedaliera e l'importanza del coinvolgimento di vari professionisti sanitari, ricercando il percorso terapeutico più adatto a soddisfare le esigenze del paziente e a garantirgli una buona qualità di vita. Abstract Con questo documento si vuole offrire al lettore un quadro generale rispetto alla cura ospedaliera al paziente che ha subito amputazioni agli arti inferiori. Buona parte della tesi si è soffermata sull’identificazione dei vari tipi di amputazione, delle sue cause e delle possibili complicanze. Si è trattato nello specifico l’assistenza globale al paziente stesso, la prevenzione delle complicanze e la riabilitazione, sia fisica sia psicologica. Parte della tesi si è soffermata in particolare sulla presa a carico multidisciplinare e sull’importanza della collaborazione tra i vari professionisti sanitari per garantire una buona qualità di vita al paziente amputato. La tesi è stata redatta sotto forma di revisione della letteratura nella quale sono state rilevate informazioni da molteplici banche dati internazionali: Medline, Pubmed, Springer Link, Ovid Nursing Full text plus, Cochrane Library, Free Medical Journals. Oltre alla consultazione di banche dati, per la raccolta d’informazioni inerenti al nostro territorio ho deciso di collaborare con membri dell’equipe della Clinica Riabilitativa di Novaggio, dai quali ho attinto informazioni inerenti alle tecniche, i metodi e gli approcci di cura rivolti al paziente amputato.

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La metodologia scelta per la stesura della tesi di Bachelor mi ha permesso di entrare a conoscenza di numerosissimi spunti di riflessione inerenti ai metodi di cura utilizzati da alcuni Istituti internazionali. Nonostante la diversità dei metodi di valutazione e dell’assistenza al paziente amputato, vi sono delle innovazioni e tecniche molto valide anche per quanto riguarda l’assistenza offerta sul nostro territorio. È emersa in maniera considerevole anche l’idea di focalizzare l’assistenza sul piano interdisciplinare, poiché è la stessa che può garantire un approccio olistico e il raggiungimento di obiettivi comuni atti a garantire una buona qualità di vita al paziente amputato.


Sofia Barca Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Presa a carico delle pazienti affette da incontinenza urinaria in ambito ospedaliero. Revisione della letteratura Relatrice:

Tiziana Sala-Defilippis

1. Nascita di Venere La scelta di questa immagine vuole essere un mezzo di sensibilizzazione, attraverso una vena ironica, al tema dell'incontinenza urinaria che affligge numerose donne. Lo scopo ĂŠ quello di mettere in opposizione la bellezza di un opera d'arte con la problematicitĂ dei sintomi d'incontinenza urinaria. Ho scelto questa immagine, anche perchĂŠ la Venere sembra assumere la tipica posizione di una paziente incontinente.


Ho scelto la revisione della letteratura per due ragioni: la prima è che apprezzo in questo metodo la possibilità di prendere visione di molti articoli scientifici, di autori diversi e di analizzarli. Lodo anche il fatto che venga richiesta una lettura critica degli articoli da parte dello studente. La seconda riguarda il futuro professionale: ritengo importante che un professionista della salute abbia dimestichezza con le banche dati, che sappia giudicare criticamente gli articoli e che riesca a trarne le informazioni importanti da riportare nella pratica quotidiana. Abstract Introduzione Questo lavoro di tesi si basa su una revisione della letteratura riguardo la presa a carico delle pazienti affette da incontinenza urinaria in ambito ospedaliero. La letteratura sembra riflettere l’opinione comune secondo la quale l’incontinenza urinaria é conseguenza del processo d’invecchiamento (Dingwal et al. 2005). In realtà esistono metodi per far fronte a questa patologia, a partire da un valido assessment e management ospedaliero. Background Le classificazioni dell’incontinenza urinaria si basano su fisiopatologia, eziologia e manifestazioni cliniche. L’incontinenza urinaria e la presa in cura delle pazienti costituisce un problema di salute diffuso, e nonostante ciò, sottostimato. Esso costituisce una rilevanza economica importante; in Gran Bretagna ad esempio, si spendono 70 milioni di sterline per presidi e trattamenti alle 2'000'000 di pazienti affette su 62 milioni di popolazione totale (O’Brien et al. 1995). Metodo La revisione della letteratura ha seguito questi step metodologici: formulazione del quesito di ricerca che riassume popolazione d’interesse, setting, interventi e outcomes; ricerca degli articoli utili alla revisione, valutazione degli articoli poi riassunti nella tabella riportata, analisi e discussione dei risultati.

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Risultati Gli articoli considerati eleggibili per la revisione della letteratura sono 13, che spaziano dalla fisiopatologia, alla presa a carico, l’assessment e le conoscenze del personale di cura in merito all’argomento dell’incontinenza urinaria. Conclusioni I sintomi d’incontinenza urinaria hanno ripercussioni dal punto di vista fisico, psicologico, sociale ed economico. Per una presa a carico efficace, sono indispensabili un valido assessment, management ospedaliero e conoscenze sempre maggiori, basate su evidenze scientifiche, relative alle diverse possibilità d’intervento. Parole chiave Urinary incontinence, adult women, hospital setting, assessment, management.


Daniela Bio Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Tecniche di maternage e ruolo infermieristico nella relazione mamma – bambino in un reparto di neonatologia Relatrice:

Nathalie Rossi

1. Marsupioterapia Tecnica di assistenza che consiste nel collocare il neonato di basso peso a contatto pelle-pelle con la madre.


Le tematiche trattate nel lavoro di tesi sono dettate dal mio particolare interesse per l'area materno pediatrica con l'integrazione di un'esperienza importante del mio percorso formativo. Ciò mi ha permesso di realizzare un elaborato che ha aumentato il mio bagaglio di conoscenze e fornito degli ulteriori strumenti di analisi.

Abstract Le tecniche di maternage rappresentano degli strumenti che facilitano l’attaccamento tra mamma e bambino. Il contatto fisico è un mezzo naturale che favorisce la conoscenza, l’avvicinamento, la comunicazione e il legame tra la diade. A partire da questi presupposti, ci si può domandare come all’interno di un reparto di neonatologia si possano evitare le conseguenze di un distacco forzato dal ricovero neonatale. I quesiti che ruotano intorno al lavoro di ricerca sono: - “Quali sono le tecniche utilizzate per favorire la relazione mammaneonato?” - “Come osservare le reazioni che permettono di conoscere il comportamento dei neonati?”. Per rispondere a tali quesiti si è iniziato un percorso di ricerca, inizialmente tra la letteratura e le banche dati per delineare un costrutto teorico e in seguito attraverso osservazioni effettuate nel reparto di neonatologia dell’Hospital Bertha Calderon Roque di Managua, in Nicaragua.

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Il quadro teorico tratta le tematiche in merito alle tecniche di maternage quali l’allattamento, il massaggio, il co-sleeping, il babycarrying e la marsupioterapia. Per di più vengono descritti concetti di psicologia riguardanti il bonding, la teoria di attaccamento ed il linguaggio del neonato. Attraverso l’osservazione, eseguita durante l’applicazione della marsupioterapia nel reparto di neonatologia e la compilazione di griglie di valutazione adattate ad hoc per la suddetta ricerca, è stato possibile realizzare una raccolta dati. Da quest’ultima si è sviluppata un’analisi che ha permesso di raggiungere gli obiettivi prefissati e di approfondire diversi aspetti in merito alla tematica, realizzando così un lavoro di ricerca di tipo qualitativo con indirizzo descrittivo-fenomenologico. Dalle conclusioni e dalle riflessioni dell’elaborato è emerso che le tecniche di maternage – e nello specifico la marsupioterapia – hanno un’influenza positiva sulla relazione mamma-bambino e arrecano benefici sia al neonato, sia alle persone che lo circondano.


Luca Biolcati Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Metodologia di formulazione della consegna orale degli infermieri di Medicina Intensiva Relatore:

Nunzio De Bitonti

1. I tre linguaggi La trasmissione delle informazioni riguardanti il paziente in ambito ospedaliero avviene in forma scritta (o informatizzata), orale o registrata. Tramite questi tre canali è possibile effettuare una presa a carico olistica del paziente. (Immagine: Olio su tela, cm 100x70, Barbara Cimino, tratto da: http://barbaracimino.blogspot.com/).


Nella realtà ospedaliera i pazienti critici che sono in pericolo di vita vengono ricoverati presso i reparti di Medicina Intensiva. Nel momento in cui le loro condizioni migliorano si rende possibile il loro trasferimento per la continuazione delle cure presso un reparto acuto. Questo comporta una consegna orale da parte dell'infermiere della MI a quello del reparto acuto. In questo lavoro ho cercato di approfondire su che fondamenti si basa la strutturazione della consegna infermieristica.

Abstract Introduzione La consegna infermieristica è un passaggio fondamentale nelle cure prestate ad un paziente. A maggior ragione se quest’ultima viene effettuata tra reparti di diversa specializzazione. Questo perché molte volte è l’unica occasione che si ha per trasmettere le informazioni rilevanti sul paziente e sul suo percorso di cura. Obiettivi Il presente lavoro vuole ricercare su che fondamenti si basa la strutturazione della consegna orale da parte degli infermieri di Medicina Intensiva nel caso di un paziente che lascia il loro reparto per uno di area acuta. Metodi La realizzazione è avvenuta in tre fasi: - prima fase: ricerca di evidenze in letteratura per costruire il quadro teorico e per poter creare le basi per la formulazione delle domande per le interviste; - seconda fase: realizzazione delle interviste direttamente agli infermieri di Medicina Intensiva; - terza fase: confronto di quanto trovato in letteratura con quanto raccolto dalle interviste, cioè quello che avviene nella pratica.

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Risultati Gli infermieri si basano su una struttura ben definita da seguire nel dare consegna: un protocollo informale che si trasmette tra infermieri, che aiuta ad evitare errori che possano potenzialmente compromettere le cure al paziente. Tuttavia vi sarebbero ancora aree migliorabili per effettuare questo tipo di consegna: avere maggiore tempo, un luogo idoneo e, suggerito da qualche infermiere, un protocollo standardizzato ufficiale per facilitare il passaggio ed il recupero delle informazioni. Conclusioni A seguito delle interessanti informazioni rilevate, questo lavoro potrebbe quindi essere un punto di partenza per la realizzazione di una ricerca mirata sull’effettiva necessità ed efficacia di una consegna standardizzata.


Tania Breschini Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Le conoscenze dei pazienti enterostomizzati

Relatrice:

Paola Di Giulio

1. Il mondo della stomia Le informazioni, i materiali e i consigli per la corretta gestione della stomia entrano a far parte della vita di tutti i giorni. I pazienti si ritrovano cosĂŹ a dover apprendere molte nozioni teoriche e pratiche in un arco di tempo spesso limitato.


Ho scelto di svolgere il mio lavoro di tesi sulle conoscenze dei pazienti enterostomizzati perché è un tema che mi ha sempre affascinata ed è poco affrontato dalla letteratura scientifica. Nel mio percorso formativo ho incontrato diversi pazienti con la stomia e mi sono accorta che le informazioni che devono avere per poterla gestire correttamente sono molte e non sempre facili, soprattutto se si tratta di persone anziane. Per questo ho deciso di indagare il loro livello di conoscenze e la presenza di false convinzioni. Abstract Introduzione I pazienti che vengono sottoposti ad un intervento addominale per il confezionamento di una stomia intestinale vedono rivoluzionarsi la loro quotidianità. Devono assimilare nuove conoscenze relative a diversi ambiti come l'alimentazione, lo sport/tempo libero, la gestione della stomia e il riconoscimento delle complicanze della stessa. Sotto diversi aspetti questo percorso non è sempre facile e, soprattutto le nozioni da imparare e da mettere poi in pratica, sono molte e non sempre evidenti. Obiettivi Con questo lavoro si vogliono esplorare le conoscenze dei pazienti negli ambiti sopraelencati e scoprire le loro false convinzioni per poi risalire a quali sono i bisogni informativi di cui necessitano. Materiali e metodi È stato allestito un questionario con quesiti a risposta chiusa "vero", "falso" e "non so". Il questionario era composto da 50 affermazioni che esploravano le conoscenze del paziente nelle seguenti aree: alimentazione, sport/tempo libero, gestione/stoma care e riconoscimento delle complicanze. Sono stati poi distribuiti 59 questionari ai pazienti dell'associazione ILCO Ticino e 10 all'ambulatorio dell'Ospedale Civico di Lugano. Di questi ne sono ritornati 26 validi.

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Risultati Quasi tutti i pazienti (22 su 26) avevano la stomia da più di 2 anni ed erano piuttosto anziani (71 ± 13.6, range 39 - 91). Essi, in genere, sono risultati essere informati: 21 intervistati su 26 hanno risposto correttamente a più della metà delle domande proposte. Ci sono però aree di disinformazione e convinzioni errate (ad esempio, 10 pazienti su 26 credono che per asciugare la cute si possa strofinare). I pazienti sono più informati riguardo la gestione della stomia (a metà delle domande più del 70% ha risposto correttamente) e l’alimentazione (43.8%). Emergono molte lacune per quanto riguarda lo sport/tempo libero. Conclusioni Le conoscenze andrebbero indagate e consolidate ogni volta che si viene a contatto con un paziente enterostomizzato, anche se ha la stomia da diversi anni. Il fatto di averla da molto tempo non significa essere esperti nella sua gestione e non avere false convinzioni. Per questo motivo è importante offrire un’informazione costante e valutare le conoscenze dei pazienti affinché non vengano a crearsi nuove false convinzioni.


Stephen Matthew Brogioli Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Il ruolo dei caregiver informali nei pazienti cardiopatici con insufficienza cardiaca cronica Relatore:

Mauro Realini

1. Caregiver I caregiver informali sono fornitori di cure non professionisti che solitamente fanno parte della sfera famigliare o della cerchia di amici del paziente.


Il desiderio di voler approfondire un tema ancora poco considerato, il grande interesse per la cardiologia in generale e l’esperienza personale di convivere con persone che devono gestire queste patologie mi hanno portato ad approfondire questo argomento.

Abstract Introduzione Poco si sa a proposito di queste figure, della loro importanza e della necessità di farvi capo, nonché di tutto quello che ruota attorno a loro. Scopo Questo vuole essere uno studio sulla figura del caregiver, delle sue molteplici attività, connesse alla gestione di pazienti con disfunzioni cardiache, delle relative problematiche e delle particolari e specifiche necessità che possa avere. Obiettivo Il lavoro intende riportare ed esaminare la complessa natura delle cure informali fornite a domicilio da parte dei caregiver a pazienti affetti da insufficienze cardiache croniche. Queste persone sono fornitori di cure non professionisti, che solitamente fanno parte della sfera famigliare o della cerchia di amici. Impostazione del lavoro La ricerca è volta ad analizzare e ad approfondire la complessità delle attività che stanno alla base e che sono coinvolte nelle cure informali, dal momento che l’insufficienza cardiaca è una comune ma gravosa condizione di salute, a riguardo della quale i prestatori di cure informali svolgono un importante ruolo di conduzione e di accompagnamento. Metodo La metodologia è basata innanzitutto su una revisione della letteratura, concernente sia le problematiche relative all’insufficienza cardiaca, supportate da dati statistici, che quelle riguardanti i fornitori di cure formali ed informali. Inoltre, il personale infermieristico ha ricevuto dei formulari con domande relative ai caregiver, da compilare esprimendo il proprio parere in merito. Sono state pure raccolte le opinioni di un esperto del settore sanitario, informazioni dal personale statale e, come parte essenziale dell’indagine, si sono realizzate delle interviste a dei fornitori di cure informali al fine di ottenere un quadro globale, il più realistico possibile, della situazione nella quale si trovano queste figure.

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Risultati E' stato evidenziato il fatto che spesso i caregiver sono limitati per quanto riguarda la gestione delle cure e le conoscenze cliniche, ma hanno una grande influenza sulle persone che seguono perché le conoscono intimamente e sanno intuire ciò di cui necessitano. Tendono a suddividere le responsabilità ed i compiti tra loro e coloro che curano, allo scopo di favorire loro una conduzione di vita normale e raggiungere o mantenere una maggiore autonomia. Esplicitano sia attività curative visibili che spaziano dalle cure fisiche e medicamentose al sopperire alle richieste dei pazienti, che quelle invisibili come il monitoraggio dello stato di salute e il sostegno morale. I punti focali di questa osservazione sono le insufficienze cardiache croniche, il rapporto di ricerche empiriche, le cure informali prestate a casa e quelle infermieristiche. Conclusione Si può affermare che l’operato dei caregiver, riferito a pazienti affetti da insufficienza cardiaca, deve comprendere sia le cure visibili che quelle invisibili. Ulteriori studi sono necessari allo scopo di ampliare la serie di prestazioni che possono essere fornite da questi operatori informali a persone con queste patologie. Inoltre, ci si dovrà chinare, focalizzare maggiormente sulla complessità del gravoso compito che queste figure si assumono, al fine di indagare e scoprire i lati meno conosciuti, meno visibili e dar loro maggior assistenza e supporto, sia dal lato pratico che da quello emotivo. Questo aiuto deve giungere dall’ambito sanitario, tramite un ampio lavoro di collaborazione da parte di tutti gli elementi implicati. Da ultimo, un coinvolgimento politico mirato potrebbe giovare a questa causa, aiutare i caregiver, e diminuire nel contempo i costi pubblici per salute.


Sara Capoferri Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

L’approccio relazionale rivolto a ragazze adolescenti con disturbi del comportamento alimentare di tipo bulimico Relatrice:

Magda Chiesa

1. Ciclo della bulimia L'immagine descrive il circolo vizioso che si instaura nei soggetti che soffrono di disturbi alimentari di tipo bulimico.


Il tema della bulimia ha sempre suscitato in me molto interesse. Nel corso del mio ciclo di studi ho avuto modo di svolgere un periodo di stage presso il CDA, Centro dei Disturbi Alimentari all’Ospedale Beata Vergine di Mendrisio, dove mi sono confrontata con diverse tipologie di pazienti, di storie, di sviluppi. Mi sono interrogata più volte su quali siano i meccanismi per i quali si instaura questo pensiero nella mente degli adolescenti, senza però riuscire a darmi delle spiegazioni. Per questi motivi ho deciso di approfondire il tema, sviluppando il lavora di tesi sulla bulimia. Abstract Obiettivo L’obiettivo della ricerca è di comprendere quali sono gli approcci terapeutici-relazionali da parte degli infermieri e quale tipo di relazione famigliare-malato possono migliorare lo stato di salute di adolescenti bulimiche. Soggetti Soggetti con disturbi del comportamento alimentare di tipo bulimico. Infermieri che lavorano presso il Centro dei Disturbi Alimentari. Metodo L’elaborazione del lavoro di tesi è reso possibile grazie al consulto e l’analisi di libri teorici che trattano il fenomeno bulimico, la comunicazione e la costruzione evoluzionistica della mente. Lo sviluppo è condotto analizzando delle interviste sottoposte agli operatori sanitari impiegati sul campo in contatto diretto con le pazienti e ad alcune ragazze che hanno sofferto di disturbi bulimici.

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Risultati Dalla ricerca è stato evidenziato che entrare in relazione con la paziente è un compito molto importante: l’infermiere ha il ruolo di sostenere e aiutare la ragazza nel processo di guarigione, non solo attraverso le cure di base e la soddisfazione dei bisogni fisiologici, ma anche svolgendo un ruolo prioritario nel sostegno emozionale. Sia le infermiere che le pazienti hanno sottolineato l’importanza dell’ascolto attivo, empatico, che lascia spazio a ogni esternazione di sentimento. Dai dati ricavati dalla ricerca scientifica, successivamente confrontati con la realtà del Centro dei Disturbi Alimentari, risulta che uno stile di attaccamento insicuro tra genitore e figlio può influenzare l’insorgenza del disturbo bulimico. Conclusione Gli interventi relazionali-comunicativi-educativi da parte dell’infermiere hanno un ruolo fondamentale nel miglioramento della patologia in soggetti bulimici, e la relazione famigliare-ragazza è risultato un fattore che può influenzare la patologia bulimica.


Mirka Celar Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

L’impatto psicologico dell’amputazione di un arto inferiore nell’anziano con diabete mellito di tipo 2: le sensazioni nel primo mese dall’intervento Relatrice:

Laura Canduci

1. L’illusione visiva Alcune volte la vita degli anziani non è quella che mostrano: essa è solo un’illusione che serve a nascondere la loro sofferenza.


Come abbiamo potuto provare almeno tutti una volta nella vita, le modifiche che avvengono in noi a causa delle alterazioni del corpo, oltre a farci percepire in un altro modo il nostro fisico, possono scatenare forti emozioni che potrebbero essere difficili da gestire. Questo turbamento, se non si riuscisse a sistemare con giuste strategie, potrebbe alterare anche molti altri aspetti della persona che grazie a questo lavoro, vorrei imparare a conoscere meglio.

Abstract Introduzione Riuscire ad accettare un cambiamento del proprio corpo può essere difficile, soprattutto se è stato modificato da una malattia come può essere quella del diabete mellito di tipo 2. Obiettivi Questa ricerca vuole indagare sui vissuti delle persone che hanno subito un’amputazione agli arti inferiori così da poter conoscere quali difficoltà riscontrano nel periodo che segue l’intervento. L’interesse si rivolge in particolare ai cambiamenti che ha portato l’amputazione nella vita quotidiana, ai pensieri e alle emozioni provate nel rispecchiarsi con la passata immagine corporea così da poter conoscere i limiti che questo handicap pone. Con questo lavoro si vuole anche apprendere quali sono le modalità che le persone mettono in atto per adattarsi alla nuova condizione di vita e quali sono gli aspetti che la favoriscono. Questa ricerca può essere di aiuto al personale di cura per comprendere il vissuto di questo tipo di pazienti e dunque individuare come favorire un’adeguata strategia di coping del singolo.

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Metodi Per sviluppare il lavoro si è fatto riferimento a diverse teorie scientifiche che hanno permesso la creazione di un quadro teorico e l’approfondimento della tematica. In seguito si è cercato un campione di persone residenti in Ticino adatto allo studio condotto in modo da poter comparare il loro vissuto con la parte teorica, attraverso la somministrazione di un’intervista semistrutturata. Risultati e conclusioni Nelle conclusioni, dall’analisi dei risultati, si evince come la maggior problematica riscontrata è legata alla difficoltà di non riuscire ad accettare l’incapacità di svolgere le attività di vita quotidiana che si riuscivano ad eseguire prima dell’amputazione. Questo fatto sconvolge le persone in quanto è emerso che esso è l’unico fattore che permette di accettare nel modo migliore il nuovo corpo e la nuova vita.


Mattia Civilla Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

AIDS: quali sono le reazioni e le rappresentazioni sociali degli infermieri nei confronti dell’AIDS e delle sue vittime e quanto incidono nella relazione d’aiuto? Relatrice:

Daniela Tosi-Imperatori

1. Gli infermieri

2. Il paziente

3. L'Aids Didascalia immagine 1. "Stampa e TV non mi hanno sensibilizzato sulla patologia. Le campagne di sensibilizzazione invece sì ed hanno avuto un incidenza positiva." Frase espressa da un infermiere all'autore della tesi.

Didascalia immagine 2. "Se mi trovo a contatto con un paziente affetto da HIV nel mio reparto di chirurgia la sua malattia (HIV) passa in secondo grado e mi occupo della patologia per cui è entrato (intervento). Per cui la mia disponibilità e relazione è uguale come ad un altro paziente che non è HIV positivo." Frase espressa da un infermiere all'autore della tesi.

Didascalia immagine 3. "Non sono sicura che effettivamente la relazione debba cambiare in base alla patologia." Frase espressa da un infermiere all'autore della tesi.


La realizzazione del presente lavoro di tesi ha una duplice motivazione. La prima, più importante, è da individuare nella mia volontà di ricercare un topic che potesse in qualche modo toccare degli aspetti prettamente relazionali e poco tecnici. Il secondo aspetto che ha influito sulla mia scelta è dettato da alcune situazioni di esperienza professionale dove in più occasioni la differenza tecnica, razziale e sociale tra curante e curato ha suscitato comportamenti e reazioni avverse e diverse da parte di taluni infermieri e soccorritori. Abstract Introduzione L’infermiere assume un ruolo cruciale nei confronti dei malati affetti da AIDS nella relazione d’aiuto. Indagini negli USA e nei paesi del nord Europa riportano che il livello di informazione e di atteggiamenti negativi da parte degli infermieri è pari a quello della popolazione. Alle nostre latitudini le informazioni e la formazione degli infermieri sono sufficienti per permettere agli operatori sanitari di prendersi a carico i pazienti malati di AIDS in modo adeguato? Pregiudizi, istinto, informazioni formali ed informali giocano un ruolo importante quando due esseri umani si relazionano tra di loro. Quali sono invece le rappresentazioni degli infermieri e quanto incidono nella relazione d’aiuto tra il paziente e l’operatore sanitario?

Metodi L’elaborazione di un questionario qualitativo ha permesso di sottoporre i quesiti individuati come obiettivo del lavoro ad un gruppo di infermieri di un reparto acuto di medicina e chirurgia all’interno di una struttura ospedaliera del Cantone Ticino (Svizzera). Per lo sviluppo della tesi i maggiori riferimenti sono da attribuire al lavoro “L’AIDS, una malattia come le altre? Rappresentazioni sociali dell'HIV/AIDS in un campione di soggetti adulti” di Tiziana Mancini et al. pubblicato nel 2010 sulla rivista Psicologia della Salute. Per quanto concerne invece il quadro teorico delle rappresentazioni l’autore si è soprattutto basato sui libri di testo delle rappresentazioni descritte da Serge Moscovici.

Obiettivi Questo lavoro di tesi è cresciuto su di un campo che è risultato essere molto ampio e con limiti poco definibili. L’autore ha dovuto, di conseguenza, limitare il lavoro basandosi sullo sviluppo di tre obiettivi chiave: 1. la consapevolezza del livello di informazione e conoscenza degli infermieri nei confronti dell’AIDS; 2. le rappresentazioni sociali che gravano nei confronti dell’AIDS e delle sue vittime; 3. l'incidenza delle informazioni formali ed informali acquisite dall’infermiere nella relazione d’aiuto con il paziente.

Risultati e conclusioni Il lavoro di tesi permette di comprendere quanto forti siano le due principali identità dell’infermiere: una prima identità, definita personale, caratterizzata dalle proprie rappresentazioni, ideologie e credenze. Una seconda identità, invece, di tipo professionale che pone ed impone all’infermiere di immedesimarsi nel ruolo professionale richiesto sovrastando e nascondendo la propria identità personale. Identità che caratterizza e distingue ogni essere umano.

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Laura Degiovannini Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

L’attesa di una diagnosi oncologica: il vissuto dei famigliari

Relatrice:

Carla Pedrazzani

1. L'attesa, di E. Hopper "Ci sono allora attese che non finiscono mai e attese che nascono e muoiono fulmineamente... Nell'attesa non c'è durata, non c' è organizzazione nel tempo… nell'attesa insomma sento l'avvenire che mi si avvicina in maniera immediata con tutta la sua irruenza" (Eugenio Borgna, "L'attesa e la speranza", 2005). (Fonte immagine: http://www.dillinger.it/la-vita-e-unaattesa-49186.html)


L’idea di sviluppare questa ricerca è sorta analizzando un'esperienza personale, ovvero dopo aver vissuto il momento dell’attesa di diagnosi oncologica di mia madre. Ho deciso di focalizzarmi sull’attesa di una diagnosi oncologica della donna e non di un uomo in quanto la donna è di per sé naturalmente devota a prestare delle cure ed a prendersi a carico dei problemi dei propri cari. Lo squilibrio che si crea, se è proprio lei ad ammalarsi, credo abbia un impatto maggiore all’interno di un nucleo famigliare. Abstract Scopo Lo scopo dello studio è quello di valutare se esistano degli interventi infermieristici per una presa a carico rivolta essenzialmente ai famigliari che vivono nell’attesa di ricevere una diagnosi. Obiettivi Questo lavoro ha come obiettivo quello di analizzare il vissuto dei famigliari in relazione all’impatto che una malattia oncologica ha in famiglia, in particolar modo durante il periodo di attesa di una diagnosi. Oltre a ciò, vuole identificare i principali bisogni dei famigliari durante questo periodo e verificare se esistano delle strategie o degli interventi che gli infermieri possano mettere in atto per essere loro d’aiuto. Metodo La metodologia utilizzata è una revisione scientifica della letteratura prendendo in esame diciotto articoli inerenti all’argomento e mettendoli a confronto. In arricchimento al lavoro è stata effettuata un’intervista ad una psiconcologa specialista in psicoterapia che lavora con le famiglie alle prese con una patologia tumorale.

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Risultati La ricerca ha evidenziato diversi aspetti che intercorrono quando una patologia tumorale irrompe in un ambiente famigliare. Uno degli argomenti emersi è il principale bisogno dei famigliari di ricevere chiare ed oneste informazioni sulla diagnosi ed il trattamento al quale il paziente si sottopone. Inoltre, il livello di stress al momento della diagnosi è molto elevato all’interno dell’intera famiglia. Sono risultati degli interventi infermieristici atti a lenire la sensazione di ansia in un periodo stressante di attesa di diagnosi per la paziente. Conclusioni Gli infermieri possono adempiere ad una funzione molto importante quale il supporto alla paziente ed al suo entourage nel momento di attesa di diagnosi e nei momenti successivi. È importante che nella pratica infermieristica i curanti considerino l’intera famiglia e non solo parte di essa.


Federica Eboli Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Prevenire l’obesità infantile? Intervieni sulla famiglia e agirai sui bambini dai 0 ai 3 anni Relatrice:

Michela Guarise

1. La prevenzione La prevenzione dell'obesità infantile è possibile attraverso alcuni approcci preventivi messi in atto da medici ed infermieri.


In seguito alla qualifica di operatrice socioassistenziale per le persone disabili (OSA), ho deciso di proseguire i miei studi al DSAN con l’obiettivo di diventare infermiera. Durante il lavoro estivo mi sono spesso confrontata con il fenomeno dell’obesità, patologia in forte aumento negli ultimi anni. Attraverso queste esperienze è nato il mio interesse per l’obesità puerile. In questo lavoro ho voluto indagare e valutare gli interventi di prevenzione che vengono messi in atto dalle infermiere del consultorio materno pediatrico e dai pediatri del territorio, nei bambini da 0 a 3 anni. Abstract Questo lavoro di Bachelor tratta la valutazione di alcuni approcci preventivi che taluni professionisti della salute, quali medici ed infermieri, mettono in atto per prevenire l’obesità nei bambini da 0 a 3 anni. Per questo lavoro di tesi è stata eseguita una ricerca qualitativa. Nel primo capitolo vi è un’introduzione sulla tematica dell’obesità infantile, come pure le motivazioni che mi hanno condotta a voler redigere il lavoro. In questa prima parte dell'elaborato vengono inoltre enunciati gli obiettivi del lavoro di tesi, associati alla metodologia che è stata adottata. Nel secondo capitolo vi è un’analisi approfondita sugli elementi teorici, letterari ed evidence based, sulla teoria concernente l’argomento scelto. Nel terzo capitolo, sono illustrati gli obiettivi e la metodologia adottata per l’interviste eseguite ai quattro professionisti (due pediatri e due infermiere consulenti materno pediatriche del Cantone). Nel quarto capitolo è stata svolta l’analisi delle interviste, da cui emergono delle riflessioni personali e delle correlazioni rispetto ai concetti teorici descritti nella parte teorica. Oltre a ciò è stata fatta una riflessione rispetto all’importanza del ruolo infermieristico riguardo la problematica dell’obesità infantile. Nell’ultimo capitolo, infine, vengono stilate le conclusioni della ricerca, che comprendono una valutazione personale e critica come pure una riflessione sui possibili sviluppi futuri.

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Per quanto concerne i limiti di questa ricerca, si può affermare che attraverso l’indagine svolta ai quattro professionisti, non si possono trarre delle conclusioni significative a livello statistico, poiché il numero degli intervistati era minimo. Tuttavia discutere con i quattro professionisti della salute mi ha permesso di poter riflettere e fare delle correlazioni con la teoria e sulla problematica di questo fenomeno infantile. Infine i risultati ottenuti, sottolineano che la prevenzione di tale problematica è possibile, sensibilizzando i professionisti ad attuare delle linee guida comuni e incrementando il lavoro territoriale e quello intercantonale.


Kathy Ghirardelli Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

La giovane donna con diagnosi di cancro al seno: problematiche socio-emotive e presa a carico infermieristica Relatrice:

Carla Pedrazzani

1. Il disagio Questa immagine mi ha portato a pensare che questa donna possa essere seduta e ricurva su se stessa a causa di un peso che la affligge, come nelle giovani donne è il cancro al seno, un grande peso che le coinvolge e rapisce dal loro normale e sano corso della vita. Una donna che appare stanca e fragile ma che mi piace pensare possa rialzarsi e continuare il suo percorso con maggiori consapevolezze e forze per sostenere il suo viaggio di vita.


Lo stage allo IOSI e nel Togo mi hanno avvicinato a questa tematica. L'interesse per l'oncologia è maturato nell'ascoltare, vivere e riflettere sulla realtà della malattia tumorale, la presa a carico infermieristica e il coinvolgimento terapeutico-relazionale che si instaura con il paziente oncologico. Il Togo mi ha avvicinato al mondo della donna, alla sua condizione, i bisogni insoddisfatti e ai diversi ruoli che essa ricopre nel corso della sua vita. Ho voluto poi indagare quali potessero essere le implicazioni sulla vita quotidiana rispetto alla sfera emotiva e sociale e le problematiche correlate. Abstract La vita di una giovane donna è caratterizzata dalla continua attività a partire dall’attività professionale, la vita sentimentale e personale, il possibile desiderio di maternità e molto altro. Il fatto che una malattia, soprattutto tumorale, si sviluppi nel corso della vita di queste giovani donne ne determina un coinvolgimento ed un implicazione maggiore all’interno della sua sfera personale, professionale, sociale, emotiva e psicologica. Un altro aspetto fondamentale per capire e trattare adeguatamente il cancro al seno è la consapevolezza che questa malattia coinvolge l’identità della donna. Il seno è una delle caratteristiche fisiche fondamentali che distinguono il corpo femminile da quello maschile, è il simbolo della prosperità, fertilità ed inoltre è il mezzo primitivo con il quale la mamma instaura il rapporto con il proprio neonato ed è quindi segno di maternità. Tutti queste considerazioni diventano quindi fondamentali nel comprendere come il cancro al seno, in una giovane donna, possa essere vissuto con maggiori problematiche. La giovane donna con diagnosi di cancro al seno manifesta problematiche legate alla sfera emotiva e sociale, come ad esempio forti livelli di stress, ansia, depressione. Essa può anche manifestare strategie mal adattative di coping, un deturpamento della propria immagine corporea e della femminilità. Questi elementi sono collegati tra loro e se presenti possono segnare negativamente il periodo che segue la diagnosi. Queste problematiche e disturbi hanno inoltre, un influsso negativo sulla qualità di vita della donna, sulle relazioni interpersonali e anche sulle capacità o risorse che essa può mettere in atto per fronteggiare i disturbi che derivano dalla comunicazione della diagnosi di cancro al seno.

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In tutto questo, le giovani donne hanno lo scenario peggiore rispetto a donne con età più avanzate; le giovani pazienti hanno infatti la tendenza ad avere prognosi più infauste e conseguenze generali sul piano fisico e sulla psicologico molto peggiori, a partire dai livelli di stress, di ansia, a peggiori stati depressivi e a ripercussioni emotive che possono persistere anche per lungo tempo. Tutti questi elementi possono essere presi a carico dal punto di vista infermieristico, mettendo in atto una comunicazione informativa, un'educazione terapeutica, degli interventi psicologici e sociali, tutti atti a mantenere, rinforzare o migliorare le capacità, le strategie e le competenze cognitive ed emotive della giovane donna. Altri elementi che emergono da questa revisione sono l’importanza di un adeguato supporto da parte di famigliari, professionisti o persone care alla paziente. L’ultimo elemento di cui è importante fare qualche considerazione è la percezione soggettiva della qualità di vita che la giovane donna fa di sé stessa. Se la donna fa una stima negativa rispetto al grado di soddisfazione della propria qualità di vita, il professionista ha il compito di rinsaldare e aiutare a rinforzare gli elementi che la donna valuta per determinare la soddisfazione dei vari ambiti della sua vita (aspetto fisico, emotivo, sociale, psicologico, la sfera professionale, la malattia, ecc.). Questo scritto si basa sulla revisione della letteratura scientifica, attraverso la ricerca tramite le banche dati di materiale scientifico. È seguito un assemblaggio e riassunto dei dati ottenuti, con la conseguente stesura della revisione. L’obiettivo di questo lavoro è di identificare le principali problematiche psico-sociali che coinvolgono la giovane donna con la prima diagnosi di tumore alla mammella, per trovare poi i migliori interventi infermieristici con metodi educativi e comunicativi, e far fronte alle sue problematiche.


Simona Gianini Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Quattro ore in dialisi. Quanto incide il tempo sulla qualitĂ di vita dei pazienti?

Relatrice:

Daniela Tosi-Imperatori

1. Il tempo Quanto incide il tempo trascorso in reparto durante la dialisi sulla qualitĂ di vita delle persone affette da insufficienza renale cronica?


Una persona affetta da insufficienza renale cronica deve affrontare ogni giorno la sua malattia, sottoponendo la propria vita a cambiamenti molto importanti, quali, per esempio, le restrizioni alimentari, la riduzione dell'efficienza fisica e, per ultimo ma non meno importante, passare in media dodici ore la settimana in ospedale. Ma quanto il tempo incide sulla loro qualità di vita? Incide veramente o è solo una nostra idea? Possiamo fare qualcosa come professionisti della salute per aiutarli? Ho deciso di svolgere questo lavoro per indagare ed approfondire questi vari aspetti. Abstract Introduzione Il lavoro di Bachelor che segue verte su di una tematica ancora poco sviluppata che riguarda principalmente l'insufficienza renale cronica e l'emodialisi. L'aspetto principale che è stato deciso di trattare esamina la relazione tra il tempo di permanenza in reparto durante la dialisi in rapporto alla qualità di vita. Durante la formazione di base infermieristica capita sovente di parlare delle relazioni e della gestione spesso difficile, che si può riscontrare con persone che soffrono di patologie croniche. Ma, quando si viene catapultati in un ambiente di lavoro dove si è a stretto contatto con pazienti che realmente soffrono, la realtà è molto diversa, piena di emozioni che contraddistinguono il tempo che si trascorre con loro e che tocca profondamente i sentimenti e le emozioni di chi lavora con queste persone. Obiettivi e metodi Attraverso gli obiettivi di ricerca si è voluto indagare su quanto, come e se, realmente, la qualità di vita delle persone affette da insufficienza renale cronica, sottoposta a emodialisi, venisse modificata in modo negativo o positivo rispetto al tempo di permanenza in reparto. Eseguendo delle interviste verbali, composte da dieci domande, su di un campione di pazienti sottoposti a terapia dialitica presso l'Ospedale Regionale di Lugano sede Civico e la Clinica Moncucco di Lugano, si è voluto indagare sull'aspetto qualitativo e pratico del lavoro, per permettere al personale sanitario che opera con loro di sviluppare delle strategie adatte a soddisfare i bisogni e le esigenze dei pazienti. Le interviste svolte sono state effettuate al domicilio dei pazienti, per permettere ai pazienti stessi di esprimersi liberamente e per creare l'ambiente/setting adeguato al fine di rendere più piacevoli e meno formali i colloqui.

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Nell'elaborato è contemplata la ricerca di materiale teorico, soprattutto letteratura scientifica, inerente l'argomento trattato. Attraverso questo tipo di materiale si è proceduto ad elaborare una parte teorica per poter sviluppare un discorso in modo più approfondito e utile ad effettuare un'analisi dei dati ottenuti dalle interviste. Risultati e conclusioni La ricerca ha prodotto dei risultati difficili da catalogare proprio per la natura soggettiva dell'argomento scelto. I dati ottenuti lasciano aperte molte domande agli infermieri, che permettono loro di personalizzare e individualizzare le cure per ogni paziente.


Mattia Jurietti Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

L’approccio infermieristico all’ansia del paziente cardiochirurgico in fase postoperatoria Relatrice:

Anna Piccaluga-Piatti

1. Non sei solo Il sentiero della vita è lastricato di momenti duri, inaspettati. L'ansia è un'emozione che spesso accompagna questi percorsi. L'ansia è in grado di modificare la percezione delle situazioni, può peggiorare la qualità della vita della persona. Cosa possiamo fare come infermieri? Cosa facciamo?


...cos'è la cura? È forse ricucire il vestito per restare eleganti? Fosse questo! Ho deciso di affrontare la presa a carico dell'ansia in quanto ho spesso avuto la sensazione che fosse un'emozione scomoda nell'ambito sanitario. Io so che non è così e ci tenevo a creare un lavoro che portasse alla luce, in minima parte e con le mie limitate capacità, questo aspetto del "curare"...

Abstract Background Nelle persone con malattie cardiache l'incidenza di ansia e depressione è stata riportata nell'ordine di 30-40%. L’ansia è un’emozione che accompagna spesso la malattia, a maggior ragione in questo caso, quando clinica dell’ansia e patologia cardiaca in qualche modo si sovrappongono ed interagiscono. Abbiamo quindi l'interesse a trattare l'ansia poiché questo può migliorare la prognosi, a breve, medio e lungo termine, diminuire i costi della salute e migliorare la qualità di vita della persona.

Risultati Emerge un quadro disomogeneo sull’effettiva presenza dell’ansia e la sua presa a carico. Per quanto concerne gli interventi, gli infermieri indagati prediligono e ritengono più efficace l’intervento relazionale con l’80%, sebbene nella pratica sembra sia usato a pari con la farmacologia. Se si analizza la presa a carico multidisciplinare viene mostrata una netta spaccatura in quanto il 50% degli infermieri ritiene questa presa a carico non ottimale. La soddisfazione generale sugli outcomes infermieristici è comunque supportata da un 77%.

Obiettivi Questa ricerca intende indagare l’approccio infermieristico all’ansia di un paziente cardiochirurgico nei primi 6 giorni postoperatori. Lo scopo è portare una lente di riguardo al fenomeno ed analizzare quanto l’ansia è presente e quali sono gli interventi utilizzati, cercando di capire quelli elettivi, i più efficaci, quelli meno efficaci. La farmacologia è il metodo più usato? Cosa pensano gli infermieri? Cosa possono fare e cosa fanno? È inoltre presente una riflessione sulla qualità degli outcomes e sulla capacità di presa a carico multidisciplinare.

Conclusioni Questo lavoro porta alla luce delle riflessioni in merito all’approccio infermieristico. Sembra sussistere una difficoltà iniziale a livello di riconoscimento dell’ansia in quanto non emerge, nella ricerca, un chiaro linguaggio comune. Si evidenzia comunque una grande professionalità ed attenzione, progetti che possono essere potenziati, profonde riflessioni sul ruolo dell’infermiere, supportate da tre interviste di spessore che mostrano come tanto si fa’, ma tanto si può fare. Questo lavoro inoltre illustra degli sviluppi di ricerca possibili creando dei microambiti indagabili che posso permettere un sempre migliore approccio infermieristico all’ansia del paziente cardiochirurgico.

Metodo Utilizzo di un questionario esplorativo ed analisi quantitativa di 40 questionari quali dati primari a cui segue un’analisi qualitativa di tre interviste. Le interviste sono state analizzate singolarmente ed in seguito comparativamente secondo la linea tematica.

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Erik Kroczynski Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

La prevenzione della malaria nei bambini in Togo: gli interventi coerenti con il contesto del luogo e le implicazioni con il ruolo infermieristico Relatrice:

Susanne Knüppel

1. La malaria nel mondo

2. Reparto di pediatria

3. Il Centro Medico Didascalia immagine 1. La malaria è endemica in Africa, in gran parte del sud e sud-est asiatico, in America centrale e nella zona settentrionale del Sudamerica. Nel 2008 sono stati registrati 247 milioni di casi di malaria che hanno causato quasi un milione di decessi con vittime, principalmente, i bambini che vivono in Africa. Si stima infatti che un bambino muore ogni 45 secondi a causa della malaria e la patologia in questione è all’origine del 20% del totale dei decessi di bambini in Africa.

Didascalia immagine 2. I bambini con le forme di malaria più gravi e che hanno bisogno di essere ricoverati in ospedale per essere curati, vengono portati nel reparto di pediatria. Nel Centro Medico Sociale (CMS) di Dedomè questo reparto è molto semplice; esso è infatti composto da una sola stanza con quattro grandi letti dove i bimbi vengono accompagnati da un genitore per tutta la durata della degenza.

Didascalia immagine 3. Il Centro Medico Sociale non è paragonabile ad un ospedale poiché possiede meno attrezzature e offre solo le cure di prime necessità e di base. Questo CMS è costituito da un reparto di medicina generale, la pediatria (4 posti letti), la maternità, la chirurgia (che tratta interventi addominali di base e altre piccole operazioni), un laboratorio e l’ecografia.


La malaria é un problema di stretta attualità in Togo. Durante lo stage svolto al Centro Medico Sociale St. Gothard di Dedomè, piccolo villaggio togolese, ho scoperto la realtà dell’epidemiologia e la potenziale gravità della malaria in ambito pediatrico. Con questo lavoro di tesi ho cercato di porre l’attenzione sul ruolo dell’infermiere in relazione all’attuazione di possibili strategie e azioni di prevenzione, nell’insegnamento ai genitori della presa a carico e nella prevenzione della malaria, potendo così evitare che il bimbo sviluppi delle forme eccessivamente gravi. Abstract Introduzione La malaria è una malattia endemica ed é un problema di stretta attualità in Togo e in molte altre regioni africane. I bambini ne sono molto sensibili e vulnerabili; si stima infatti che questa malattia sia all’origine del 20% del totale delle morti in bimbi da 0 a 5 anni nel piccolo stato Africano. Obiettivi Durante lo stage di mobilità (svolto nel corso del V semestre di studi) presso il Centro Medico Sociale St. Gothard (CMS) di Dedomè, villaggio rurale togolese, si è confermata la realtà della problematica concernente la malaria in ambito pediatrico. Questo lavoro pone l’attenzione sulla prevenzione delle forme gravi della malaria e intende interrogarsi rispetto alle possibilità di proporre interventi preventivi infermieristici coerenti con la situazione di vita togolese. Metodi I metodi quantitativi e descrittivi proposti si basano su una raccolta dati che riguarda i casi di ospedalizzazione dei bimbi (0-5 anni) a causa della malaria, nel periodo tra il mese di luglio e novembre 2010. Come strumento di raccolta dati è stata usata una scheda d’inchiesta compilata sulla base dei dati contenuti nella cartella medica e/o con l’osservazione diretta. Il campione dei dati analizzati riguarda 33 casi su un totale di 399.

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Risultati I risultati permettono di definire le caratteristiche principali della popolazione su cui si vuole mettere in atto delle azioni a scopo preventivo. Le particolarità dei pazienti (dati anagrafici, durata e particolarità dell’ospedalizzazione), l’andamento del decorso della malattia e i trattamenti vengono esaminati e messi in relazione alla prevenzione della malaria. Conclusioni Con gli elementi chiave rilevati, confrontati e integrati con la letteratura, e tenendo in considerazione il contesto dal punto di vista sociale, economico, culturale e ambientale, si è concluso che l’infermiere ha un importante ruolo nella prevenzione della malaria. L’infermiere può diventare una figura centrale nella progettazione e esecuzione di interventi di prevenzione della malaria, sia nei luoghi di cura che nei villaggi più discosti e poco accessibili. Ha inoltre un importante ruolo nel monitoraggio dello stato del paziente ricoverato e nell’esecuzione delle cure. La ricerca ha inoltre emerso degli interrogativi rispetto l’utilizzo di farmaci antipiretici (paracetamolo e acido acetilsalicilico) nel caso in cui ci fosse febbre nel bambino malato di malaria.


Enrica Lombardo Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Colostomia - L’aspetto della sessualità nell’uomo

Relatrice:

Laura Canduci

1. Protesi peniena La protesi peniena è una protesi in silicone che viene inserita chirurgicamente all'interno dei corpi cavernosi in pazienti con disfunzione erettile, non trattabile con i farmaci.


Durante un periodo di pratica ho potuto osservare la tendenza che si ha ad evitare di parlare, sia da parte dei professionisti che da parte dei pazienti, delle difficoltà legate alla sfera sessuale dovute ai problemi di salute. Spesso si è molto riservati o pudichi e questo risulta essere un ostacolo nella comunicazione. Una buona conoscenza dei problemi sessuali potrebbe aiutare l’infermiera ad affrontare quest’argomento.

Abstract La sessualità è un aspetto molto importante per ogni singolo individuo, ciò nonostante ancora oggi si hanno delle difficoltà nel parlare della sfera sessuale tra paziente e curante. Questo argomento viene considerato tutt’oggi un tabù che può creare degli imbarazzi o disagi nell’affrontarlo. Spesso è trascurato, ritenuto meno importante o futile rispetto all’età o alla malattia di cui è affetto il paziente.

Le parole chiavi utilizzate per la ricerca sono state le seguenti: “colostomy”, “colostomy AND altered body image”, “colostomy AND feelings”, “colostomy AND self-esteem”, “colostomy AND sexual dysfunction” e “resection cancer colorect”. Le banche dati impiegate sono: CINAHL, PubMed, Medline e Ovid. Per facilitare la combinazione delle parole chiavi è stato utilizzato l’operatore boolean AND.

La tesi tratta il tema della sessualità nei paziente portatori di colostomia di sesso maschile. Il lavoro è strutturato a partire da un’introduzione nella quale sono descritte le motivazioni che hanno stimolato lo sviluppo della revisione della letteratura. In seguito vengono descritti gli obiettivi individuati per la realizzazione del lavoro.

Durante la ricerca sono stati inseriti dei limiti di età e del sesso, per evidenziare maggiormente il tema. Una volta identificati gli articoli è stata effettuata un’analisi e una sintesi della letteratura, dunque una prima lettura con lo scopo di avere una panoramica degli articoli ed eventualmente escludere le fonti non pertinenti. Questa scrematura ha agevolato la scrittura dell’analisi dei risultati.

Il testo contiene un quadro teorico, il quale offre una breve panoramica del problema, consentendo al lettore di comprendere fin da subito l’argomento. Uno degli argomenti trattati è come l’intervento per l’impianto di una colostomia nell’uomo, può andare a disturbare a livello biologico la funzione sessuale. Un secondo argomento analizzato è stato come l’immagine corporea subisce dei cambiamenti o danni causati dalla colostomia. La stesura del lavoro prosegue con un “corpo principale”, dove sono discussi i risultati della letteratura. La realizzazione di tale contenuto è avvenuta innanzitutto con l’identificazione dell’argomento, dopodiché è stata eseguita una ricerca della letteratura che permettesse di trovare le informazioni appropriate per svolgere un’analisi critica.

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La tesi si conclude con una riflessione che descrive i limiti e le difficoltà incontrati durante lo svolgimento, come il tema sviluppato può avere delle implicazioni dal punto di vista professionale e quali sviluppi si possono affrontare in futuro.


Lorenzo Malgrati Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Lesioni da decubito evitabili e inevitabili: la percezione del problema fra i professionisti e la concordanza con quanto registrato sui dossier di cura Relatore: Andrea Cavicchioli

1. Lesione da pressione L'immagine descrive il processo di sviluppo (patofisiologia) di una lesione da pressione.


Ho deciso di svolgere il mio lavoro di Bachelor sul tema delle lesioni da pressione in quanto volevo approfondire una tematica prevalentemente di competenza infermieristica (gestione, pianificazione e monitoraggio). Volevo inoltre cercare di capire quale fosse l’entità e la diffusione di questo fenomeno all’interno degli ospedali del nostro territorio (Ticino).

Abstract Introduzione ed obiettivi Il seguente lavoro ha come argomento le lesioni da pressione. Nel dettaglio viene indagata la percezione inerente l’evitabilità e l’inevitabilità di queste ultime da parte di un gruppo d’infermieri operanti nelle strutture ospedaliero/riabilitative del cantone Ticino. La struttura del lavoro consta principalmente di quattro parti. La prima è composta dalle motivazioni, dalla presentazione degli obiettivi e dell’argomento scelto. La seconda include il quadro teorico di riferimento in merito alla fisiopatologia delle lesioni da pressione. A seguire vi è la parte inerente la metodologia dello studio da me condotto e l’analisi dei dati ottenuti. In ultimo vi è il capitolo delle conclusioni in cui vengono illustrati i risultati ottenuti, gli aspetti positivi e negativi emersi dallo studio in questione e dal processo di costruzione e svolgimento del presente lavoro. Metodi Per quanto riguarda la raccolta dei dati inerente la percezione dei professionisti è stato utilizzato un questionario anonimo misto, composto da domande aperte e chiuse. Utilizzando in seguito un approccio quantitativo e qualitativo sono stati raggruppati i singoli dati in classi più ampie, ordinate poi in funzione della domanda (del questionario somministrato) alla quale appartenevano.

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Risultati e conclusioni L’analisi dei dati mostra una buona percezione globale del problema, come pure un buon utilizzo dei documenti di cura (di decorso, linee guida). Oltre a questo si evidenzia una presa a carico inter/ multidisciplinare del problema e la consapevolezza circa l’importanza di una gestione tempestiva e una rivalutazione costante di una eventuale lesione da pressione. Emerge anche una buona omogeneità negli interventi di prevenzione e di cura. Inoltre, i concetti di evitabilità e inevitabilità sono risultati essere tutto sommato poco diffusi e ancora poco utilizzati dai professionisti da me interpellati.


Simona Mihaylova, Keyla Reyes Marte Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

La consultazione della cartella clinica: una pratica conosciuta? L’importanza delle informazioni come mezzo indispensabile per instaurare un’aderenza terapeutica Relatrice:

Daniela Tosi-Imperatori

1. Infermiere - paziente

2. Mani "aperte"

3. Cartella clinica Didascalia immagine 1. Tra l'infermiere e il paziente c'è bisogno che si instauri una relazione di fiducia che promuove la qualità dei risultati terapeutici.

Didascalia immagine 2. Dei palmi delle mani in vista come simbolo di sincerità, di disponibilità, di rispetto e di lealtà verso l'altro. Ricordiamo così alcuni dei valori che rispetta un operatore sanitario verso il paziente.

Didascalia immagine 3. La consultazione della cartella clinica da parte del paziente è un suo diritto.


È ormai riconosciuto da tutti gli operatori sanitari che nel campo della loro professione si incontrano giornalmente dibattiti di natura etica, alcuni più accesi e altri meno contestati. Dopo varie riflessioni sulle esperienze personali e dal riscontro dalla teoria scolastica, sono sorti dubbi e domande che hanno stimolato l’interesse ad approfondire il tema.

Abstract Introduzione La tesi affronta il tema del diritto del paziente di consultare la cartella clinica e si indirizza poi sull’importanza dell’informazione al paziente nel percorso di cura. I quesiti all’origine della ricerca erano due: il diritto di consultare la caretella clinica è conosciuto o meno sia dai pazienti che dai curanti? La consultazione della cartella clinica genera un’influenza sull’aderenza terapeutica? Metodologia Dopo aver ricercato in letteratura gli aspetti che entrano in gioco, ovvero quelli legali, etici e assistenziali, si è passati ad un’indagine qualitativa sul territorio ticinese, in alcuni reparti di medicina di due Ospedali dell’Ente Ospedaliero Cantonale. Lo scopo era di analizzare il fenomeno su tre piste: medici, infermieri e pazienti degenti. I dati sono stati raccolti tramite questionari e interviste con domande sia chiuse che aperte.

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Risultati I risultati mostrano che quasi tutti gli operatori sanitari sono a conoscenza del diritto del paziente di consultare la cartella clinica, mentre più della metà del campione di pazienti intervistati non ne è al corrente. Per quanto riguarda l’influenza che ha la consultazione della cartella sull’aderenza terapeutica, non sono stati rilevati cambiamenti particolari. Conclusioni La ricerca ha portato alla conclusione che non è la consultazione della cartella clinica ad influire sulla compliance e sul percorso terapeutico, ma sono le informazioni che i pazienti ricevono dai curanti a determinare l’efficacia e la qualità delle cure. Dal punto di vista assistenziale questi risultati valorizzano il già importante ruolo infermieristico, basato prevalentemente sulla relazione. Tra le tante competenze infermieristiche, la diffusione di adeguate informazioni risulta dunque avere una primaria importanza.


Giulia Montemari Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Accoglienza ed educazione al paziente in Fast track surgery. Revisione della letteratura Relatrice:

Tiziana Sala-Defilippis

1. Fast track surgery Questa immagine da un idea della velocità con cui si ha a che fare quando si intraprende un percorso chirurgico in Fast track e si nota anche l’attenzione rivolta al paziente (in questo caso tenendo ben saldo il letto).


Ho scelto di trattare questo tema in quanto ritengo esso sia una questione sempre più presente nella nostra realtà professionale. Durante il mio stage in Chirurgia al secondo anno di formazione, mi sono accorta che spesso i pazienti entravano in reparto il giorno stesso dell’intervento, anche in caso di interventi maggiori. Sempre più spesso ci si ritrovava con troppo poco tempo da dedicare all’accoglienza e all’educazione del paziente, in quanto non c’erano specifici protocolli per situazioni di questo genere. Abstract Introduzione e obiettivi Questo lavoro di Bachelor tratta il tema dell’accoglienza e dell’educazione preoperatoria al paziente chirurgico elettivo in Fast track surgery, esponendo i vari aspetti determinanti riguardo questo tema. Gli obiettivi del lavoro sono principalmente quelli di verificare ed esporre l’importanza che ha il ruolo infermieristico nell’educazione e nell’accoglienza preoperatoria, e verificare se e quanto sia presente questo nuovo metodo chirurgico nella realtà locale. Background Sono stati inseriti degli elementi di background per poter esporre il nuovo metodo della Fast track surgery in modo esaustivo e per far comprendere al lettore l’importanza del tema di tesi rispetto questa nuova tecnica. Inoltre sono stati indicati i dati dei rapporti annuali dell’Ente Ospedaliero Cantonale. Metodo Il metodo utilizzato per trattare questo tema è stato quello di elaborare una revisione della letteratura, analizzando i dati emersi dalla letteratura scientifica e i dati relativi alla realtà locale. Questi dati sono stati uniti ed esposti in modo narrativo in una revisione tradizionale (o narrativa), metodo in grado di toccare tutti gli aspetti determinanti di questa tematica.

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Risultati Dall’analisi dei risultati emersi dalla letteratura scientifica si evidenzia come l’educazione e l’accoglienza preoperatoria siano degli interventi essenziali e determinanti per un buon e rapido recupero del paziente delle proprie attività di vita quotidiana. Grazie a questi interventi si possono ridurre o evitare molte complicazioni postoperatorie. Nella realtà locale questo nuovo metodo chirurgico (Fast track surgery) è presente e sono stati stilati appositi protocolli dal servizio di Chirurgia dell’Ospedale di Locarno.

Discussione e conclusioni Il professionista deve avere uno sguardo molto attento a questi interventi quotidiani, in quanto con essi si può incidere in modo decisivo sul percorso postoperatorio del paziente. Anche nella nostra realtà (dato che la presenza di questa nuova tecnica sta rapidamente entrando nel quotidiano) sarebbe bene che negli ospedali dell’Ente Ospedaliero Cantonale si stilino protocolli adeguati per questa tipologia di pazienti.


Devis Mozzanino Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Problemi post intubazione: revisione della letteratura

Relatrice:

Tiziana Sala-Defilippis

1. Tubo endotracheale Esempio di tubo endotracheale utilizzato per la gestione delle vie aeree nello studio effettuato. L'immagine illustra diverse misure dello stesso tubo, con le relative differenze di lunghezza e spessore.


I problemi che si riscontrano nel periodo post intubazione possono essere molti e di diversa eziologia, di conseguenza poterli riconoscere e capire quali siano le tecniche migliori per trattarli può influire positivamente sul periodo di degenza, riducendo così il malessere del paziente e diminuendo in modo significativo i costi per la gestione di queste problematiche.

Abstract Metodo Revisione sistemica della letteratura; sono presi in esame 33 articoli scientifici, di cui 20 eliminati poiché non soddisfacevano i criteri d’inclusione qui di seguito: pazienti di entrambi i sessi, sottoposti a intervento chirurgico con intubazione endotracheale, compresi tra i 18 e gli 80 anni di età. La classificazione deve inoltre corrispondere a ASA I, ASA II E ASA III. Dove lo studio lo evidenzia, nel documento vengono considerate anche le posizioni chirurgiche così da poter identificare eventuali posizioni che comportano un incremento delle complicanze. Risultati La somministrazione di tre antiemetici situa nel 18% la comparsa di nausea e vomito nel periodo postoperatorio (PONV) nel follow up di tre giorni. La somministrazione di un solo antiemetico aumenta la comparsa della problematica fino al 40%. Per ridurre maggiormente la comparsa di PONV si consiglia di ridurre l’uso di oppioidi e dove è possibile gestire le vie respiratorie tramite maschera laringea. I pazienti sottoposti a intubazione endotracheale che soffrono di mal gola sono dal 24 al 90%. La tosse viene riscontrata nel 3,1 % dei pazienti.

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Conclusioni L’utilizzo di tre antiemetici, come profilassi preoperatoria, con diversi principi attivi riduce notevolmente la possibilità di comparsa del PONV. La prevenzione può essere effettuata tramite il test di rischio di ogni singolo paziente, definendo la quantità e la tipologia di profilassi da somministrare. Per la prevenzione del mal di gola si consiglia di ridurre il tempo di intubazione ed eventualmente, dove possibile, utilizzare la maschera laringea.


Alessandra Perron Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Il cambiamento dell’immagine corporea nella giovane donna affetta da neoplasia ematologica Relatrice:

Carla Pedrazzani

1. La Venere di Botticelli In questa immagine è raffigurata la Venere di Botticelli, che rappresenta la bellezza e la femminilità. Dalla donna traspare un velo di malinconia che denuncia la consapevolezza della fragilità della bellezza.


L'interesse verso questo tema è nato principalmente da un'esperienza personale. Ripensando al mio percorso di malattia posso purtroppo sostenere che l'aspetto dell'immagine corporea viene spesso trascurato; sembrerebbe instaurarsi la tendenza ad intervenire sulla malattia anziché sulla persona. Ho deciso inoltre di approfondire questa tematica al fine di migliorare la pratica professionale e la crescita personale.

Abstract Introduzione ed obiettivi Il presente lavoro di tesi tratta il tema dell’oncoematologia e i cambiamenti corporei che potrebbero subentrare nella giovane donna affetta da tumore ematologico. Lo scopo è quello di fornire un quadro generale di quali siano le principali problematiche riguardanti l’immagine di sé e la femminilità nelle giovani donne affette da neoplasia ematologica e del loro impatto sulla qualità di vita di esse. Il lavoro è inoltre finalizzato ad un’analisi della presa a carico infermieristica di tali aspetti, in particolare per quanto concerne l’educazione e l’informazione delle pazienti.

L’educazione, rappresenta per l’infermiere un modo concreto e reale per rispondere alle esigenze dei pazienti, per renderli più autonomi nella gestione della propria malattia, rappresentando un’opportunità, perché l’educazione terapeutica può apportare un consistente miglioramento alla qualità di vita del paziente aiutandolo a convivere nel miglior modo con la sua malattia. Il saper educare chi abbiamo di fronte implica una nuova competenza, essere allo stesso tempo curante ma anche educatore. Una buona educazione implica certamente il successo della presa a carico del paziente.

Metodi Nel quadro teorico inizialmente vengono presentate brevemente le principali neoplasie ematologiche, il tema dell’immagine corporea in relazione alla malattia e la presa a carico infermieristica in relazione alla corporeità. La parte centrale del lavoro è costituita da un’indagine conoscitiva su un campione di giovani pazienti mediante l’utilizzo di un questionario anonimo a domande prevalentemente aperte. Il metodo utilizzato è di tipo qualitativo.

Conclusioni Questo lavoro potrebbe essere un occasione per rendere attento il personale infermieristico rispetto al tema del cambiamento corporeo causato dai trattamenti tumorali dovuti alle neoplasie oncoematologiche, allo scopo di promuovere gli interventi educativi di tipo qualitativo al paziente con questa problematica.

Risultati Alopecia e astenia risultano essere i più comuni effetti collaterali e vanno ad incidere senza dubbio sulla qualità di vita delle pazienti in trattamento. L’alopecia influisce notevolmente sull’identità corporea della donna, soprattutto sull’aspetto relazionale e sociale. Le pazienti accettano con fatica i cambiamenti corporei che sono costrette a subire, aiutate dalla speranza di guarigione.

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Giulia Scheggia Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Le competenze e la responsabilità professionale dell’infermiera/e. L’aggiornamento come strumento per mantenere valide le proprie competenze Relatrice:

Daniela Tosi-Imperatori

1. La passione Le spinte motivazionali che "muovono" una persona all'interno della propria professione sono molteplici. Tra le tante, l'importanza della passione e della genuinità di quest'ultime.


Il fatto di essere informata sulle offerte, le modalità e le possibilità di perfezionamento presenti a livello di Canton Ticino e su alcune Istituzioni vigenti, mi permetteranno di utilizzare queste informazioni al massimo con la conseguenza di potermi muovere all’interno del mondo sanitario con più sicurezza e benessere personale, sapendo di adottare un comportamento responsabile, competente e rispettoso del codice deontologico dell’infermiera/e.

Abstract Introduzione Il lavoro di Bachelor, verte sulla considerazione di tematiche come competenze professionali e responsabilità professionale inserite nel contesto dell’aggiornamento professionale dell’infermiera/e al fine di rilevare ed avere informazioni e dati inerenti l’aggiornamento delle competenze professionali dell’infermiere. È stato scelto di approfondire tale argomento, considerando che la formazione di base trasmette sovente le prime conoscenze di una professione di per sé complessa sia rispetto l’aspetto tecnico che umano. Per meglio capire la complessità del settore sanitario basti pensare agli innumerevoli cambiamenti ed evoluzioni al quale quest’ultimo è sottoposto nel tempo; modificazioni che si ripercuotono sull’operato del professionista richiedendogli flessibilità, adattamento e competenze aggiornate. Obiettivi Attraverso gli obiettivi della ricerca è indagata la consapevolezza dei professionisti inerente la possibilità di aggiornarsi, sia mediante corsi messi a disposizione dall’Istituzione dove impiegati, ma anche facendo capo a risorse formative presenti sul territorio ticinese. Oltre a ciò sono indagate le modalità d’aggiornamento utilizzate dal campione di ricerca, come pure informazioni in merito a con che frequenza quest’ultimi si aggiornano, per poi concludere osservando come la tematica dell’aggiornamento in campo professionale può entrare in relazione con il concetto di responsabilità professionale.

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Metodi Nel lavoro è contemplata la ricerca di letteratura scientifica inerente l’argomento; successivamente si è provveduto ad effettuare, tramite questo materiale, un quadro teorico introduttivo della tematica. Al contempo si è realizzato un questionario di tipo qualitativo composto da undici domande, distribuito a tre servizi presenti all’interno dell’EOC dell’Ospedale Regionale di Lugano sede Civico, per un totale di trenta questionari che hanno coinvolto infermieri dei reparti di medicina, cure intensive e neurologia/stroke unit. Una volta ottenuti e classificati i dati si sono analizzati rispettando l’ordine degli obiettivi posti dalla ricerca. Risultati La ricerca ha portato alla luce che a livello di campione analizzato non è possibile identificare un comportamento univoco rispetto alle modalità, agli strumenti ed alla frequenza utilizzata per mantenere aggiornate le competenze professionali. Infine il binomio aggiornamento – responsabilità professionale non è lineare e così deducibile.


Federica Sironi Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Disfagia post ictus ischemico: utilizzo di strumenti di valutazione della deglutizione, dalla letteratura alla pratica Relatrice:

Daniela Tosi-Imperatori

1. Screen deglutizione Grazie all’utilizzo dei protocolli, l’infermiere ha la possibilità di adempire al proprio ruolo in modo più indipendente. I protocolli sono strumenti costruiti attraverso evidenze scientifiche ed esperienze acquisite dal professionista, che consentono l’esecuzione di un procedimento appropriato e organizzato, ed inoltre permettono di conseguire un comportamento diagnostico/terapeutico rigoroso e ben definito, al fine di ottenere una qualità di cura precisa e ottimale.


Studi effettuati indicano che circa il 50% dei pazienti colpiti da ictus nella fase acuta, quindi nelle prime 72 ore dall’evento, presentano disfagia. Fra le diverse figure professionali, l’infermiere ha un ruolo fondamentale nell'accertamento della capacità di deglutire del paziente (...). Nella letteratura medica sono presentati diversi strumenti e differenti metodologie di screening, che descrivono una determinata prassi da seguire per effettuare l’accertamento e una precisa identificazione della capacità di deglutizione nei pazienti con disfagia post ictus ischemico. Abstract Introduzione ed obiettivi La maggior parte dei pazienti ricoverati a causa di ictus di origine ischemica o emorragica, presenta disfagia nella fase acuta dell’evento, ovvero difficoltà nella deglutizione. Tale problematica, se non riscontrata precocemente, può comportare delle complicazioni importanti. Per questo motivo è di fondamentale importanza che l’infermiere accerti la capacità di deglutire del paziente, prima che esso ricominci ad alimentarsi. Metodi Nella letteratura sono proposti diversi strumenti che vengono utilizzati per la valutazione della disfagia. Lo svolgimento di questo lavoro ha previsto in un primo momento, un’analisi della letteratura, che ha permesso di mettere in evidenza i punti comuni e quelli discordanti tra i diversi strumenti di valutazione della deglutizione proposti per diagnosticare la disfagia. In seguito attraverso le informazioni teoriche ritrovate sono stati confrontati gli strumenti ritenuti più validi e innovativi con quanto avviene nella pratica, avvalendosi di un confronto diretto con lo strumento utilizzato nel reparto di neurologia dell’Ospedale Civico di Lugano dell’Ente Ospedaliero Cantonale. Questo tipo di confronto, ha permesso di rilevare quei punti o quelle situazioni teoriche che non possono essere applicate durante la pratica.

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Per eseguire il confronto, sono state effettuate due interviste a due infermiere specializzate: una che lavora presso la Clinica di riabilitazione neurologica Hildebrand di Brissago, e l’altra che lavorava nella StrokeUnit, unità presente all’interno del reparto di neurologia dell’Ospedale Civico di Lugano, le quali hanno collaborato alla stesura del protocollo di screening della deglutizione utilizzato nel reparto di neurologia. Inoltre è stato proposto agli infermieri del suddetto reparto un questionario, che ha permesso di evidenziare le problematiche riscontrate dal personale infermieristico nell’applicazione dello screening. Risultati e conclusioni Le difficoltà nell'applicazione dello screening sono principalmente legate alle diverse comorbidità del paziente e non alle dinamiche di reparto. Inoltre è emersa l’importanza della possibilità di introdurre un/a infermiere/a specializzato/a sulla problematica della disfagia all’interno del reparto di neurologia, al fine di permettere di avere una figura di riferimento per diminuire le difficoltà e i dubbi degli altri infermieri e tenerli costantemente aggiornati svolgendo delle formazioni interne inerenti la problematica.


Jessica Valesini Bachelor of Science in Cure infermieristiche Tesi di Bachelor 2011

Il ruolo dell’infermiere dalla comunicazione della diagnosi di tumore alla mammella alla valutazione delle scelte opzionali della terapia Relatore:

Mauro Realini

1. Ghiandola mammaria

2. L'anno del girasole

3. Tendenza Didascalia immagine 1. La mammella è una ghiandola esocrina, che si trova nel torace, precisamente nel tessuto sottocutaneo della regione pettorale, situata all’incirca tra la terza e la sesta costola. È un organo pari e simmetrico, presente sia nella donna che nell’uomo. Il tessuto ghiandolare della mammella è organizzato in lobi che a loro volta si suddividono in lobuli; all’interno di quest’ultimi viene prodotto il latte, Nella ghiandola mammaria le strutture colpite da neoplasia sono i lobuli e i dotti.

Didascalia immagine 2. Questo libro nasce dall’esperienza delle giovani donne di Europa Donna. È un racconto vero e concreto che vuole essere d’aiuto ai genitori per riuscire a parlare della malattia ai propri bambini. “… C’è il tempo della semina e del raccolto, dell’estate e dell’inverno, del fiore che sboccia e della talpa che gli mangia le radici. C’è posto anche per un girasole diverso e pallido. E c’è il tempo della malattia e quello della salute”. (Silvia Roncaglia, illustrazioni di Cristiana Cerretti)

Didascalia immagine 3. Il tumore della mammella è il carcinoma maligno più frequente nelle donne nei paesi industrializzati, ed è la neoplasia che causa maggior morbidità e mortalità. Va comunque detto che oggi il tumore al seno è uno dei più curabili: infatti, anche se nel nostro paese l’incidenza è in aumento, la mortalità è in diminuzione.


Il tumore alla mammella é il tumore principe della donna, é predominante nella maggior parte dei casi nelle signore oltre i 50 anni ma colpisce anche le donne in giovane età. In entrambi i casi il tumore determina un disequilibrio sia personale che di entourage famigliare e sociale. E' fondamentale, come professionisti riuscire a instaurare una comunicazione efficace e un rapporto di fiducia per poter aiutare le pazienti nel difficile cammino della malattia.

Abstract Introduzione ed obiettivi Lo scopo di questo lavoro è di far capire le modalità e le tecniche che si mettono in atto al giorno d’oggi per contrastare il tumore al seno e i ruoli che gli infermieri ricoprono durante tutto il percorso della malattia. Inoltre viene effettuata un’analisi sullo stato d’animo della persona malata e del suo entourage, in quanto la malattia coinvolge tutta la famiglia. Con questo lavoro emerge l’importanza della presenza della figura professionale infermieristica durante la comunicazione della diagnosi e nei vari colloqui, per il procedere delle cure nelle pazienti colpite da tumore alla mammella. Di conseguenza la partecipazione ai colloqui dovrebbe permettere all’infermiere di identificare l’impatto che questi scaturiscono e di riuscire a comprendere quanto ha recepito il paziente e quali informazioni sono state trasmesse durante il colloquio, riconoscendo i bisogni della persona malata.

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Metodologia La metodologia adottata al fine di spiegare le osservazioni fatte è qualitativa. Il lavoro è diviso in tre parti. La prima parte teorica, attingendo a fonti informative dalla letteratura per inquadrare la patologia. Per la seconda parte invece, è stata redatta e sottoposta un’intervista a un piccolo campione bersaglio di donne che hanno affrontato la malattia prima della menopausa. L’ultima parte comprende l’analisi dei dati e la comparazione delle interviste con la letteratura. Risultati e conclusioni I risultati ottenuti sono per gran parte pertinenti fra loro, quindi fra l’esperienza delle pazienti e la letteratura non emerge un grande divario. In aggiunta ai vari studi che sono in continua evoluzione per cercare di sconfiggere questa malattia, non in secondo piano l’infermiere, al di là delle cure medico tecniche, deve aggiungere un lato umano che diventa determinante per le cure.


Tesi Bachelor  

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