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con il sostegno di Istituto Banco di Napoli - Fondazione Consolato Generale degli Stati Uniti d’America per il Sud Italia Institut Français Napoli Goethe Institut Napoli Instituto Cervantes Napoli Istituto Italiano per gli Studi Filosofici partner Artecinema per il sociale - Progetto XXI Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee con il patrocinio di Senato della Repubblica Presidenza del Consiglio dei Ministri Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Ministero dello Sviluppo Economico Regione Campania Comune di Napoli Polo Museale della Campania Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania Università degli Studi di Napoli Federico II Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa segreteria organizzativa: Lucia Trisorio, Helga Sanità, Valeria Cacciapuoti, Federica Di Lorenzo, Fabrizio Tramontano redazione catalogo: Lucia Trisorio traduzioni simultanee: Donatella Baggio, Monica Carbone traduzioni catalogo: Angela Federico, Gabriella Rammairone, Lucia Trisorio visual design: Paola Trisorio, Anna Turiello - Ohne Studio ufficio stampa: Raffaella Tramontano sito web: Paolo Altieri social media: Monica Bruno - SiiSocial in copertina: Jan Fabre, Skull with brusch (cow hair), 2013. Photographer: Pat Verbruggen ©Angelos bvba TRISORIO Associazione Culturale | Riviera di Chiaia 215, Napoli | tel/fax 081 414306 | www.artecinema.com

a cura di Laura Trisorio

19 OTTOBRE 2017 TEATRO SAN CARLO 20.21.22 OTTOBRE TEATRO AUGUSTEO

NAPOLI


M

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any women have lived or are currently living in the world of art, but only a few have received immediate recognition whereas many others have remained in the background, far from the spotlights owing to social conventions or political reasons.

ono tante le donne che hanno abitato e abitano il mondo dell’arte, ma solo poche hanno avuto un riconoscimento immediato, molte altre sono rimaste lontane dai riflettori per ragioni sociali, politiche, di convenzione.

The great Louise Bourgeois used to say: “A woman can never find space as an artist until she has repeatedly demonstrated that she will not allow others to eliminate her”.

“Una donna non ha spazio come artista finché non ha ripetutamente dimostrato che non si lascerà eliminare”, diceva la grande Louise Bourgeois.

Artecinema would like to render homage to all women through the work of those who have managed to overcome the barriers of disparity and leave an indelible mark on the history of art.

Artecinema vuole rendere omaggio a tutte le artiste attraverso il lavoro di coloro che sono riuscite a superare le barriere della disparità lasciando un segno indelebile nella storia dell’arte.

Among the first to experiment with photography were women like Julia Margaret Cameron, Imogen Cunningham and later Vivian Meier, a baby-sitter whose photos were found in a trunk only shortly before her death; already in the Sixties, Eva Hesse was a pioneer of experimentation in innovative materials such as resin and lattex; Joan Jonas, Marina Abramović and Rebecca Horn have been absolute protagonists in the history of performance while many other women continue to express themselves through the multiple languages of art.

Proprio alcune donne sono state tra le prime a sperimentare la fotografia, come Julia Margaret Cameron, Imogen Cunningham o in seguito Vivian Meier, una bambinaia le cui foto sono state scoperte in un baule solo poco prima della sua morte; Eva Hesse è stata una pioniera nella sperimentazione di materiali innovativi come la resina o il lattice già negli anni ’60; Joan Jonas, Marina Abramović, Rebecca Horn sono state protagoniste assolute nella storia della performance e molte altre donne continuano a esprimersi attraverso i molteplici linguaggi dell’arte.

Giving them a voice and reliving their experiences helps us to imagine a freer world which transcends all genres and boundaries.

Dare spazio alle loro voci, rivivere le loro esperienze, ci aiuta a immaginare un mondo più libero, oltre i generi e ogni tipo di confine.

Laura Trisorio

Laura Trisorio


Art, Artists and the Cinematic Eye

Arte, artisti e cinema

“My art and my life have been one”. Eva Hesse

“La mia arte e la mia vita sono state una cosa sola”. Eva Hesse

C

inema, with its unique melding of image, sound and time takes us on a journey into the experience of art unlike the one offered in catalogs, through interviews or even by attending thoughtfully curated retrospectives. Film can bring us into a relationship with art and artists that surprises, confounds and elucidates the subject in a multi-sensual manner, the way we experience our closest relations and most intimate environments. Art documentaries in particular can bring us into direct contact with the process of making, when the artists are willing to reveal themselves. Watching “Gerhard Richter, Painting” (Corinna Belz, 2011), the painter’s broad gestures I was riveted as he powerfully wielded impossibly wide squeegees, transforming the canvas under his touch. Even those acquainted with the works themselves will find a new layer of context and understanding that was previously unavailable, except for the fortunate few who were invited into the artist’s studio. Character as well as process are paramount in films that take a more biographical approach, such as “In the Realms of the Unreal” (Jessica Yu, 2004), a study of the outsider artist Henry Darger. Using vastly different methods than Belz’s work to communicate its story, the film offers a perspective only available in a timebased visual medium. With no footage and only a handful of photos of the artist, his life takes form through diverse approaches of animation, recollection and voice over narration drawn from his own writings.

I

l cinema, con la sua prerogativa di poter fondere immagini, suoni e tempi diversi, riesce a proporre un viaggio nell’esperienza dell’arte molto diverso da quello che possono offrire i cataloghi, le interviste o anche la frequentazione delle retrospettive più approfondite. I film ci pongono in una relazione con l’arte e con gli artisti che sorprende, confonde e esplora il soggetto in modo multisensoriale, che è poi il modo in cui viviamo le nostre relazioni più strette e i nostri ambienti più intimi. I documentari d’arte in particolare, riescono a metterci in contatto diretto con il processo creativo, la fase in cui gli artisti più si rivelano. Guardando Gerhard Richter, Painting (Corinna Belz, 2011), sono rimasta folgorata dagli ampi gesti del pittore che, brandendo dei tergivetro dalle dimensioni improbabili, trasformava le tele sotto il suo tocco. Anche coloro che conoscono le opere di Richter, grazie al film scoprono elementi nuovi e raggiungono un livello di comprensione prima inaccessibile, se non per quei pochi privilegiati ammessi nel suo studio. In film con un approccio più biografico, come In the Realms of the Unreal (Jessica Yu, 2004), uno studio sull’artista outsider Henry Darger, il personaggio è tanto importante quanto il processo creativo. Ricorrendo a metodi narrativi molto diversi rispetto all’opera di Corinna Belz, questo film offre una prospettiva che solo un mezzo visivo può consentire. Senza immagini girate e solo con una serie di fotografie, la dimensione onirica dell’artista, il suo lavoro solitario e la sua storia personale prendono forma attraverso l’animazione e la ricostruzione, mentre una voce fuori campo legge i suoi scritti.


In crafting “Eva Hesse”, a biographical documentary focusing on the 1960’s artist, her art and her process, I was interested in two primary ideas that are well expressed in these other films - the challenge to create a multifaceted portrait of a young woman in the midst of finding her unique artistic voice, and to communicate the experience of being in the presence of her complex and beautiful work. In order to effectively communicate the first of these ideas, we were most fortunate to have access to Hesse’s unpublished journals and letters, running over 1200 pages.

Nel girare Eva Hesse, un documentario biografico sull’artista degli anni ’60, sulla sua arte e il suo processo creativo, mi interessavano in particolare due idee fondamentali che sono ben espresse nei due film da me citati: la sfida di riuscire a realizzare il ritratto di una giovane donna alla ricerca di una propria cifra artistica, rendendo giustizia a tutte le sue sfaccettature, e quella di trasmettere ciò che si prova al cospetto delle sue opere magnifiche e complesse. Nello sviluppo della prima di queste due idee, abbiamo avuto la fortuna di poter accedere alla corrispondenza e ai diari inediti di Eva Hesse, un corpus di oltre 1200 pagine.

These writings gave a starting place for understanding her personal narrative and through a long process of elimination and fine-tuned editing, we were able to complete a personal narration that was crafted entirely from the artist’s own words. Interviews with Hesse’s closest colleagues and family include artists Richard Serra, Nancy Holt and Sol LeWitt as well as Helen Hesse Charash, the artist’s sister and head of the estate. These conversations, paired with copious archival footage, go beyond functioning as talking heads; they take us back, in a visceral way, to the times and places where the action happened.

Questi scritti ci hanno fornito un punto di partenza per comprendere la sua storia, e attraverso un lungo processo di eliminazione ed editing (portato avanti grazie all’aiuto del nostro talentuoso editor Azin Samari) siamo riusciti a completare un racconto di vita attingendo esclusivamente alle parole dell’artista. Le interviste con i colleghi e i familiari più intimi ci mostrano gli artisti Richard Serra, Nancy Holt e Sol LeWitt oltre a Helen Hesse Charash, sua sorella ed esecutore testamentario. Queste conversazioni, insieme a moltissime immagini d’archivio, vanno ben oltre la semplice testimonianza: ci riportano, in modo viscerale, nei luoghi e ai tempi in cui si svolgeva l’azione.

Photographing the art itself posed different challenges. Hesse’s work, for the most part, is nonrepresentational. One of the first artists to use industrial materials, she was interested in process, absurdity and exploring her own twist on minimalism. In working out these ideas she was drawn to fiberglass, resin, rope and latex which she moulded, draped and wrapped into objects and room- sized installations. These are ambitious and not particularly easy works for the viewer. So we endeavored to move the camera along edges and through gaps, taking care to light the ephemeral materials to emphasize their delicate and yet fiercely strong nature. In this way the film invites the audience, who might not be familiar with the artists’

Fotografare le opere è stata una sfida nella sfida. Si tratta, per lo più, di opere non rappresentabili. Eva Hesse è stata uno dei primi artisti a utilizzare materiali industriali ed era interessata al processo, all’assurdo e a esplorare una propria versione del minimalismo. Nell’elaborare queste idee era attratta da materiali come la fibra di vetro, la resina, la corda, il lattice, che modellava, ricopriva e avvolgeva, creando oggetti e installazioni che occupano intere sale. Sono opere ambiziose e non proprio facili da comprendere per chi le osserva. Quindi abbiamo cercato di far muovere la cinepresa lungo i bordi, penetrando nei vuoti,


work, to experience it as Hesse might have - in an intimate relationship to the forms and textures and in so doing, the power of the piece communicates directly in its own, unique language. Research was another building block to support the narrative, and “Eva Hesse” entailed long dives into many dusty archives. This engrossing treasure hunt uncovered art, photos and writings which served to construct additional facets in the portrait. One of the best-known letters of that time was from LeWitt to Hesse, imploring her to stop questioning herself and just “DO!” We discovered her side of the correspondence and, because this story was being told with film, their conversation was edited together and brought forth into a new life to be understood as a passionate back-and-forth between colleagues and friends. Although Hesse’s life was full of dramatic turns, we were determined to avoid melodrama and a tragic perspective. This artist’s story, at its core, focuses on how the creative process allows energy to transform circumstance, seeking to understand/witness/share a life of wild creativity; a life, albeit brief, lived BIG. As Hesse stated “My life and my art have been one”. We make film about art because we make film about our lives. They are one.

badando a illuminare i materiali effimeri per enfatizzarne la natura delicata e forte al tempo stesso. In questo modo il film invita il pubblico, che non ha necessariamente familiarità con l’opera dell’artista, a viverla come può averla vissuta la stessa Hesse, in un rapporto intimo con le forme e le consistenze, e così facendo l’opera d’arte parla allo spettatore nella sua lingua, unica e peculiare. Alla base del racconto c’è tanto studio. La realizzazione di Eva Hesse ha richiesto un’immersione vera e propria in molti archivi polverosi e questa avvincente caccia al tesoro ci ha fatto scoprire opere d’arte, foto e scritti che hanno arricchito il ritratto dell’artista. Una delle lettere più conosciute di quell’epoca è quella che Sol LeWitt scrisse a Eva Hesse, implorandola di smetterla di riflettere e analizzare e di “passare all’azione”. Abbiamo ritrovato le sue risposte e nel film abbiamo ricreato una conversazione basata su questo scambio epistolare e ricostruito un dialogo appassionato tra due colleghi e amici. Sebbene la vita di Eva Hesse sia stata un susseguirsi di eventi tragici, eravamo determinati a evitare toni melodrammatici. Il nostro film racconta una storia d’artista per mostrare come il processo creativo consenta all’energia di trasformare le circostanze, e per cercare di comprendere/raccontare/condividere una vita di creatività senza freni; una vita, per dirla in breve, vissuta al massimo. Eva Hesse ha detto “La mia vita e la mia arte sono state una cosa sola”. Anche noi realizziamo film sull’arte perché sono film sulla nostra vita. Sono una cosa sola.

Marcie Begleiter Writer/Director of “Eva Hesse”

Marcie Begleiter Autore/regista di Eva Hesse


Women Artists

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Donne artiste

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an you name three women artists? This question was raised by filmmaker and artist Lynn Hershman Lesson for her film “! Women Art Revolution” some years ago in front of a museum in New York. Many of the passersby couldn’t even name two although many did know Frida Kahlo. I have conducted this test in different situations and contexts and have come to the conclusion that it’s still true: women artists are much less visible than male artists. The percentage of works by women in museums worldwide is still less than 10 % .

a dirmi il nome di tre donne artiste? chiedeva la regista/artista Lynn Hershman Lesson mentre girava il film ! Women Art Revolution davanti a un museo di New York qualche anno fa. Molti dei passanti non erano in grado di nominarne nemmeno due ma molti conoscevano Frida Kahlo. Ho provato anche io a fare la stessa domanda in situazioni e contesti diversi e posso confermare che è così: le artiste sono ancora molto meno visibili degli artisti. La percentuale di opere d’arte realizzate da donne nei musei di tutto il mondo è inferiore al 10%.

Through my films about artists like: Jenny Holzer, Kiki Smith, VALIE EXPORT or Shirin Neshat, my desire to present all the varieties, the different positions, forgotten biographies and social impact on art made by women, was growing. The series “Women Artists” shouldn’t be didactic, nor accusing, it shouldn’t compare, just show lots and lots of works and make the audience hungry for more. More knowledge about a forgotten part of art history. It should fill a gap which has been there for centuries. This is, of course, a very difficult goal, but why not at least try it? The main idea to let women artists talk and to present the works of other women artists is based of my experience as a filmmaker. Artists talk differently about art than “experts”. Their manner of describing is different because they know much more about the artistic process than somebody who looks from the outside. Also, it is part of their own work to talk about it and to present it. Most artists are also curators by nature anyway.

Nei miei film su Jenny Holzer, Kiki Smith, VALIE EXPORT o Shirin Neshat, la mia voglia di presentare i differenti approcci, le biografie dimenticate e l’impatto sociale dell’arte delle donne non ha fatto che crescere. La serie Donne Artiste, non vuole essere didattica, non è un atto di accusa, non vuole proporre confronti ma solo mostrare opere su opere, tantissime, e far venire la voglia al pubblico di vederne ancora e di sapere di più di una parte dimenticata della storia dell’arte. La serie ambisce a colmare una lacuna che esiste da secoli. Una pretesa ardita, certo, ma perché non provarci? L’idea su cui è costruita la serie è che delle artiste parlino e presentino opere di altre artiste e si basa sulla mia esperienza di cineasta. Gli artisti parlano di arte in modo diverso dagli “esperti”. Descrivono le opere in modo diverso perché conoscono molto meglio il processo creativo rispetto a qualcuno che lo osserva dall’esterno. Inoltre fa parte del loro lavoro parlarne e presentarlo. In un certo senso, molti artisti sono per natura anche curatori.


What could be better than putting all this experience to good use? To approach women’s art history through the eyes of a woman artist? With the development of 3D technology it was possible to make all these processes accessible. The audience could experience every step of the evolution of a “real” exhibition. The virtual space was used individually by each woman artist/curator by introducing their own artistic signature into the space. Jenny Holzer chose a plain room with LED video walls where she was able to present lots and lots of women artists and their works in rapidly changing projection. Katharina Grosse filled up the space with earth and sprayed the ground, like she often does in her in-situ works where she conquers spaces through her spray art. Kiki Smith wanted a space that integrated nature, light and seasons to present her show with works about nature and natural phenomena while the main emphasis in Annette Messager’s show was the dialogue between the works.

Perché allora non sfruttare tutta questa esperienza? Quale modo migliore per avvicinarsi alla storia dell’arte delle donne se non attraverso lo sguardo di un’artista? Grazie alla tecnologia 3D è possibile rendere questi processi accessibili. Il pubblico può vivere ogni fase dell’evoluzione di una mostra “reale”. Ogni singola artista/curatore ha utilizzato lo spazio virtuale messo a sua disposizione apponendovi la propria firma artistica. Jenny Holzer ha scelto una stanza vuota con dei videowall a LED, riuscendo a mostrare tantissime artiste e le loro opere in rapida successione. Katharina Grosse ha riempito lo spazio di terra e spruzzato colori tutt’intorno, come spesso fa nelle sue opere in situ dove conquista gli spazi attraverso la spray art. Per presentare le sue opere sulla natura e i fenomeni naturali, Kiki Smith ha voluto uno spazio che fondesse natura, luce e stagioni, mentre Annette Messager ha sottolineato la relazione dialogica tra le varie opere.

My role as a filmmaker was just to give them a frame and some tools and to capture the situations.

Il mio ruolo di regista è stato solo quello di dar loro una cornice e degli strumenti e poi catturare le situazioni.

The selection of the women artists wasn’t difficult, and Jenny Holzer was my first choice. In the beginning it wasn’t easy to describe how this project and especially the virtual show should look like. Since I’ve known her for many years, she trusted me and was willing to experience this new form. She came up with long lists of artists and I worried how all these names and works would fit into a 26 minute program. Guided by her precise instructions we built up the space, organized film clips and images of all the artworks and filled them in. It worked out.

Scegliere le artiste per i film non è stato difficile e Jenny Holzer è stata la mia prima scelta. All’inizio non è stato semplice descrivere come questo progetto, e in particolare la mostra virtuale, dovesse realizzarsi ma, conoscendoci da anni, lei si è fidata e ha deciso di sperimentare questa nuova forma. È arrivata con un elenco di artiste molto lungo e mi chiedevo come avremmo potuto far entrare tutti quei nomi e quelle opere in un programma di ventisei minuti. Grazie alle sue istruzioni dettagliate abbiamo costruito lo spazio, organizzato le clip e le immagini di tutte le opere d’arte, poi le abbiamo inserite. Tutto ha funzionato perfettamente.


What you see now in these films are unique artworks by various artists. Even if the program is called “series”, each film is very individual in structure, content, look.

Ognuno di questi film è un’opera d’arte unica in sé. Anche se si parla di “serie”, i film differiscono per struttura, contenuto, approccio.

And now, to say it in Jenny Holzer’s words, “Go and see it, this is what art is made for”.

E ora, per dirla con le parole di Jenny Holzer, “Andate a vedere, l’arte è fatta per questo”.

I thank Laura Trisorio for inviting me to the Artecinema Festival and look forward to joining her and you in Naples.

Ringrazio Laura Trisorio dell’invito a Artecinema. Sarà un piacere incontrare lei e tutti voi a Napoli.

Claudia Müller

Claudia Müller


ARTEedintorni

ARCHITETTURA

FOTOGRAFIA

ANTONY GORMLEY BILL VIOLA: THE ROAD TO ST. PAUL’S CUCCHI A PASSO UNO EVA HESSE HOCKNEY JAN FABRE AT THE STATE HERMITAGE MUSEUM LIVE ART: 14 ROOMS LIVE ART: TAKE ME (I’M YOURS) LOUISE BOURGEOIS MU NOVANTATREMILIARDI DI ALBE - FRANCESCO ARENA PAOLO CANEVARI - SOUVENIR PAVLENSKY - MAN AND MIGHT QUATTRO VISIONI DELL’ALDILÀ SGUARDO NOMADE - MARISA ALBANESE THE CHINESE LIVES OF ULI SIGG THE SECRET LIFE OF PORTLLIGAT. SALVADOR DALÍ’S HOUSE WOMEN ARTISTS: JENNY HOLZER

30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47

FIVE SEASONS: THE GARDENS OF PIET OUDOLF FREI OTTO: SPANNING THE FUTURE MARIO BOTTA - ARCHITETTURA E MEMORIA TADAO ANDO SAMURAI ARCHITECT THE BAMBOO SCHOOL OF BALI

50 51 52 53 54

KOUDELKA SHOOTING HOLY LAND OBJECTIF FEMMES PICASSO ET LES PHOTOGRAPHES

58 59 60


GIOVEDÌ | 19 OTTOBRE 2017 TEATRO SAN CARLO

20.00 - ARTE E DINTORNI

NOVANTATREMILIARDI DI ALBE FRANCESCO ARENA

Domenico Palma, Italia, 2017, 23’ Il 29 ottobre del 2016 in Gallura, dalle colline che guardano il mare, un masso di granito rosa ha visto sorgere per l’ultima volta il sole. Il 18 dicembre dello stesso anno, a Capri, nel mezzo di un uliveto affacciato sul mare verso Ischia, lo stesso masso ha visto il suo primo tramonto dopo novantatre miliardi di albe. Il documentario segue passo dopo passo la realizzazione dell’opera site-specific di Francesco Arena.

20.30 - ARTE E DINTORNI

THE SECRET LIFE OF PORTLLIGAT. SALVADOR DALÍ’S HOUSE David Pujol, Spagna, 2017, 59’, inglese La casa che Salvador Dalí fece costruire a Portlligat fa da sfondo alla storia della sua vita che attraversa gran parte del XX secolo.


16.00 - ARCHITETTURA

18.00 - ARTE E DINTORNI

Joshua V. Hassel, Stati Uniti, 2016, 60’, inglese Le teorie di Frei Otto sulla relazione dell’architettura con la natura sono alla base della progettazione contemporanea. Mentre avanza la tecnologia, i suoi metodi sono sempre più diffusamente adottati. Ripercorriamo la sua carriera ascoltandolo in una delle ultime interviste prima della sua scomparsa.

Heinz Peter Schwerfel, Francia, 2015, 26’, francese In questa tappa parigina della leggendaria mostra Take Me (I’m Yours), ideata nel 1994 dall’artista Christian Boltanski e dal curatore Hans Ulrich Obrist, i visitatori sono espressamente invitati a toccare, mangiare o anche portarsi via le opere.

FREI OTTO: SPANNING THE FUTURE

VENERDÌ | 20 OTTOBRE 2017 TEATRO AUGUSTEO

17.15 - FOTOGRAFIA

PICASSO ET LES PHOTOGRAPHES

Mathilde Deschamps-Lotthé, Francia, 2013, 27’, francese Nel corso della sua vita Picasso ha incontrato numerosi fotografi che hanno contribuito a creare il suo mito. In questo film Lucien Clergue, David Douglas Duncan e André Villers, ci parlano del loro legame con il genio spagnolo e del suo rapporto con la fotografia.

LIVE ART: TAKE ME (I’M YOURS)

18.40 - ARTE E DINTORNI

LIVE ART: 14 ROOMS

Heinz Peter Schwerfel, Francia, 2014, 26’, francese Dalle prime esperienze di body art delle pioniere Joan Jonas e Marina Abramović alle recenti creazioni di Santiago Sierra, Damien Hirst e Xu Zhen, questo film propone un viaggio nella storia della Performance come espressione artistica.

19.15 - ARCHITETTURA

FIVE SEASONS: THE GARDENS OF PIET OUDOLF

Thomas Piper, Stati Uniti, 2017, 76’, inglese L’architetto di giardini Piet Oudolf è ormai una figura di riferimento imprescindibile. In questo documentario ci guida in un viaggio alla scoperta di alcune delle sue opere più rappresentative tra cui il suo giardino privato in Olanda, la High Line a New York, le grandi opere pubbliche a Chicago e nel Regno Unito e ci svela le sue fonti d’ispirazione.

22.00 - ARTE E DINTORNI

HOCKNEY

Randall Wright, Regno Unito, 2014, 112’, inglese Per la prima volta David Hockney apre il suo archivio personale di fotografie e film. Il risultato è uno straordinario ritratto, spesso intimo, della vita di questo artista carismatico e non convenzionale.

20.50 - FOTOGRAFIA

OBJECTIF FEMMES

Julie Martinovic, Manuelle Blanc, Francia, 2015, 52’, inglese, francese Dalle pioniere alle figure contemporanee, il film parla della storia della fotografia al femminile, mostrandoci il lavoro di Berenice Abbott, Margaret Bourke White, Helena Almeida, Julia Margaret Cameron, Imogen Cunningham, Nan Goldin, Dorothea Lange, Dora Maar, Vivian Maier, Sarah Moon, Cindy Sherman, Grete Stern, Francesca Woodman.

VENERDÌ 20 / SABATO 21 / DOMENICA 22

17.00-23.00

Foyer del Teatro Augusteo

QUATTRO VISIONI DELL’ALDILÀ

Sebastiano Deva, Italia, 2017, 6’, animazione 2D/3D Un suggestivo viaggio in 3D incentrato sul polittico Quattro visioni dell’Aldilà dell’artista fiammingo Hieronymus Bosch.


16.00 - ARTE E DINTORNI

18.15 - ARCHITETTURA

19.15 - ARTE E DINTORNI

20.45 - ARTE E DINTORNI

Gerald Fox, Regno Unito, 2017, 82’, inglese Questo documentario segue il videoartista americano Bill Viola e la moglie Kira Perov, sua collaboratrice, nei dodici anni in cui si dedicano alla realizzazione delle opere Mary e Martyrs nella Cattedrale di St. Paul a Londra.

Richard Copans, Francia, 2016, 26’, inglese La Green School è una scuola costruita interamente in bambù sull’isola di Bali. Un ambizioso progetto basato su principi innovativi. L’edificio consta di tre tetti conici giustapposti in un unico movimento. Senza muri o pareti interne, la ventilazione è naturale e la struttura è totalmente visibile.

Fiamma Marchione, Italia, 2017, 18’, italiano Marisa Albanese descrive il suo processo creativo, affrontando i temi del viaggio, delle migrazioni degli uomini, del mutamento e dell’interazione tra visione e gesto. L’artista ci accompagna nel suo studio e ci parla delle sue ultime mostre dove convivono installazioni ambientali, sculture e disegni.

Marcie Begleiter, Stati Uniti, Germania, 2016, 109’, inglese Seguiamo l’artista Eva Hesse attraverso un gioco di rimandi fra la sua vita e le sue opere innovative. La storia è ambientata nella fervente atmosfera della New York degli anni ‘60 dove la scena artistica e il movimento femminista degli esordi svolgono un ruolo fondamentale.

BILL VIOLA: THE ROAD TO ST. PAUL’S

SABATO | 21 OTTOBRE 2017 TEATRO AUGUSTEO

17.50 - ARTE E DINTORNI MU

Janice Zolf, Canada, 2017, 13’, inglese MU accende i riflettori su un’iniziativa di arte murale a Montréal, il più grande progetto di arte pubblica del Canada. Oltre cento murales creati da artisti di culture diverse hanno cambiato la percezione dei singoli quartieri e dell’intera città.

THE BAMBOO SCHOOL OF BALI

SGUARDO NOMADE - MARISA ALBANESE

EVA HESSE

18.50 - ARTE E DINTORNI

19.45 - ARTE E DINTORNI

23.00 - ARTE E DINTORNI

Domenico Palma, Stati Uniti, 2016, 13’, italiano, inglese Attraverso le voci dei protagonisti, il film documenta l’ideazione e la creazione di Souvenir, un lavoro di Paolo Canevari commissionato nel 2015 da Nancy Olnick e Giorgio Spanu per la loro residenza di Garrison (NY).

Nina e Klaus Sohl, Germania, 2007, 40’, tedesco, inglese Girare una lunga intervista con Louise Bourgeois nella sua casa di Chelsea si prospettava come un’impresa molto ardua ma alla fine l’artista - nota per la sua disciplina rigorosa, per la sua forte personalità, per la sua impazienza - ha permesso alla macchina da presa di addentrarsi nei dettagli più intimi della sua vita regalandoci questa testimonianza unica.

Irene Langemann, Germania, 2016, 58’, russo Nelle sue performance, l’artista russo Pyotr Pavlensky si è cucito la bocca, si è inchiodato lo scroto al selciato della Piazza Rossa, ha dato fuoco alla porta della sede dei servizi segreti russi per protestare contro il “terrore di stato”.

PAOLO CANEVARI - SOUVENIR

LOUISE BOURGEOIS

PAVLENSKY - MAN AND MIGHT


DOMENICA | 22 OTTOBRE 2017 TEATRO AUGUSTEO

16.00 - ARCHITETTURA

18.30 - ARTE E DINTORNI

19.30 - ARTE E DINTORNI

Shigenori Mizuno, Giappone, 2015, 73’, giapponese, sottotitoli in inglese Il documentario segue Tadao Ando per un intero anno e svela il processo creativo del noto “architetto samurai”. Ex pugile e architetto autodidatta, Ando rivela una personalità forte, una lingua tagliente e un innato senso dell’umorismo.

Matteo Frittelli, Italia, 2015, 24’, inglese Il film segue l’allestimento dell’installazione Human realizzata da Antony Gormley al Forte Belvedere di Firenze. Oltre cento sculture antropomorfe in ferro invadono la fortezza cinquecentesca, dalle terrazze ai bastioni, dal deposito della polvere da sparo alle grandi scalinate.

Maurizio Finotto, Italia, 2012, 15’, animazione Un viaggio visionario in stop motion intorno all’opera di Enzo Cucchi. Con la supervisione e la collaborazione dell’artista, Maurizio Finotto anima le sue opere utilizzando la tecnica della claymation.

TADAO ANDO SAMURAI ARCHITECT

17.40 - ARTE E DINTORNI

WOMEN ARTISTS: JENNY HOLZER

Claudia Müller, Germania, 2016, 26’, inglese Il mezzo espressivo privilegiato da Jenny Holzer è il linguaggio. Le sue scritte a led sfruttano la tecnica pubblicitaria per sollecitare il pensiero critico degli spettatori. In questo documentario seguiamo la realizzazione di una mostra virtuale da lei curata e dedicata a ventiquattro artiste.

ANTONY GORMLEY

19.05 - ARCHITETTURA

MARIO BOTTA ARCHITETTURA E MEMORIA

Francesca Molteni, Fulvio Irace, Italia, 2014, 12’, italiano Il film è un dialogo sui temi che caratterizzano la visione e la pratica dell’architetto Mario Botta: il rapporto con la storia e con il territorio, il progetto degli spazi collettivi, gli incontri con i grandi protagonisti del ‘900.

CUCCHI A PASSO UNO

20.00 -

FOTOGRAFIA

KOUDELKA SHOOTING HOLY LAND

Gilad Baram, Germania, Repubblica Ceca, 2015, 72’, inglese, ebraico, arabo Per cinque anni, nel corso di diverse visite protrattesi dal 2008 al 2012, il giovane fotografo e regista israeliano Gilad Baram ha accompagnato Josef Koudelka nel suo lungo viaggio in Terra Santa. Lo seguiamo a Gerusalemme, Hebron, Ramallah, Betlemme e in vari insediamenti israeliani lungo il percorso della barriera tra Israele e Palestina.

21.30 - ARTE E DINTORNI

JAN FABRE AT THE STATE HERMITAGE MUSEUM

Wannes Peremans, Francia, 2017, 58’, inglese Nell’ottobre 2016 Jan Fabre è invitato ad esporre le sue opere in dialogo con la collezione permanente del museo Hermitage di San Pietroburgo. Il documentario lo segue durante l’allestimento nei giorni precedenti l’apertura ufficiale della mostra.

22.45 - ARTE E DINTORNI

THE CHINESE LIVES OF ULI SIGG

Michael Schindhelm, Svizzera, 2016, 93’, svizzero tedesco, tedesco, inglese, mandarino Nel delicato contesto socio-politico in trasformazione della Cina degli ultimi quarant’anni, il diplomatico e imprenditore Uli Sigg è riuscito a creare la più importante collezione di arte contemporanea cinese del mondo. La maggior parte della sua collezione sarà trasferita nel museo M+ di Hong Kong che aprirà nel 2019.


ANTONY GORMLEY

BILL VIOLA: THE ROAD TO ST. PAUL’S

Italia, 2015, 24’, inglese

Regno Unito, 2017, 82’, inglese

REGIA Matteo Frittelli FOTOGRAFIA Matteo Frittelli, Fabrizio Farroni MONTAGGIO Matteo Frittelli MUSICA Luca Di Volo PRODUZIONE Matteo Fritteli Studio, Antony Gormley Studio, Galleria Continua

REGIA Gerald Fox FOTOGRAFIA Steve Haskett, Simon Fanthorpe MONTAGGIO John Street SUONO John Quinn PRODUZIONE Foxy Films

Matteo Frittelli nasce a Firenze nel 1973. Durante gli studi universitari comincia ad occuparsi di produzioni audiovisive. Il lungo percorso formativo sarà caratterizzato da un’assidua frequentazione del mondo dell’arte contemporanea. Nel 2012 presenta alla Triennale di Parigi il documentario La personne de Georges Adéagbo. Nel 2017 riceve il primo premio al Festival Now You See Me, presso il Louvre, con il film Black Circle Square su un’opera di Massimo Bartolini. 30

Nel 2013 Firenze ospita le opere di Antony Gormley, uno dei più apprezzati scultori viventi. La mostra dal titolo Human allestita al Forte Belvedere, presenta una serie di figure installate in senso lineare e progressivo, dalla posizione fetale a quella eretta dell’uomo in piedi che guarda il cielo. Le sculture antropomorfe in scala reale vengono posizionate in tutti i luoghi della fortezza cinquecentesca con l’intento di creare un’interazione con lo spettatore. Il film prende spunto da questa occasione per realizzare un ritratto dell’artista. Attraverso immagini della mostra, interviste e riprese nel suo studio in Inghilterra, sono indagate le motivazioni di Gormley e il progetto per la città di Firenze, dove artisti come Donatello, Michelangelo e Leonardo si sono dedicati allo studio della rappresentazione dell’uomo “ideale”. In 2013, Florence hosted the works of Antony Gormley, one of the most acclaimed sculptors active today. The exhibition entitled Human at the Forte Belvedere, presents a series of figures in linear progression starting from a foetal to a fully erect position gazing at the sky. The life-sized, anthropomorphic statues are positioned throughout the sixteenth century fortress and are aimed at creating interaction with the spectator. The film utilizes this occasion as a point of departure to depict the artist. The images of the exhibit, interviews, films in his studio in England delve into the artist’s motivations and his project for the city of Florence where artists of the calibre of Donatello, Michelangelo and Leonardo Da Vinci dedicated their energies to depicting the “ideal” man.

Gerald Fox ha studiato ad Harvard e Oxford. Ha lavorato per il programma televisivo inglese The South Bank Show come produttore e regista. Per la London Weekend Television ha realizzato numerosi programmi dedicati a protagonisti della cultura contemporanea. Nel campo dell’arte è conosciuto per i suoi documentari su Christian Boltanski e Claes Oldenburg. Ricordiamo inoltre i film: Marc Quinn Making Waves, 2015; Mother’s Milk, 2012; Cildo Meireles, 2009; Ken Follett, 2008; George Michael, 2006; Leaving Home, Coming Home: A Portrait of Robert Frank, 2004; Brazil with Caetano Veloso, 2003; Gerhard Richter, 2003; Life Support - Marc Quinn, 2000; Emir Kusturica, 2000; The Fundamental Gilbert and George, 1997.

Il film segue il videoartista americano Bill Viola e la moglie Kira Perov, sua collaboratrice, nei dodici anni in cui si dedicano alla realizzazione delle opere Mary e Martyrs nella Cattedrale di St. Paul a Londra. Nel documentare il lavoro di Bill Viola, il regista Gerald Fox coglie l’essenza del suo processo creativo e i profondi cambiamenti che si susseguono in questo lungo periodo di tempo. Il film ripercorre la carriera di Viola la cui opera, sin dai primi anni ’70, ha portato la videoarte a un nuovo livello di conoscenza nell’arte contemporanea. This film follows American video artist Bill Viola and his wife and collaborator Kira Perov over a twelve-year period as they undertake and complete the installation of two video works, Mary and Martyrs, in St. Paul’s Cathedral in London. In documenting Viola’s approach, director Gerald Fox captures the essence of his creative process, along with the significant changes that occur over the lengthy time period. He also looks back at the career of this artist, who since the early 1970s has taken video art to a new level of acceptance in contemporary art. 31


CUCCHI A PASSO UNO

EVA HESSE

Italia, 2012, 15’, animazione

Stati Uniti, Germania, 2016, 109’, inglese

REGIA Maurizio Finotto FOTOGRAFIA Marcello Dapporto MONTAGGIO Walter Cavatoi, Davide Ricchiuti SUONO Enzo Casucci PRODUZIONE Accademia di Belle Arti di Bologna

REGIA Marcie Begleiter FOTOGRAFIA Nancy Schreiber, ASC MONTAGGIO Azin Samari MUSICA Andreas Schäfer, Raffael Seyfried PRODUZIONE Karen S. Shapiro, Michael P. Aust, Marcie Begleiter

Maurizio Finotto, nato a Venezia nel 1968, vive e lavora a Bologna. È regista, autore e artista. Ha scritto e realizzato cortometraggi, documentari e video d’arte. Tra gli ultimi lavori ricordiamo: Disincantoiconico, film su Luigi Ontani; Kintsugi Emilia, videoinstallazione presentata alla Triennale di Milano nell’ambito della mostra Terreferme, in collaborazione con il MiBACT e l’Accademia di Belle Arti di Bologna; Manutenzione dei sogni. Omaggio a Federico Fellini, spettacolo multimediale scritto e interpretato da Ermanno Cavazzoni; Vita morte e miracoli, personale presentata al Museo d’Arte Moderna di Bologna. È inoltre docente di Linguaggi e tecniche dell’audiovisivo all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

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Un viaggio visionario in stop motion intorno all’opera di Enzo Cucchi. La sua poetica e il suo immaginario, citando la storia dell’arte di ogni tempo, hanno unito suggestioni antiche e contemporanee dettando nuove regole e creando nuove icone. Molto si è detto, scritto e prodotto intorno alla sua opera, ma non è mai stata sperimentata un’animazione intorno al suo linguaggio e al suo mondo fatto di segni ormai riconoscibili. Il progetto, prodotto e animato con la tecnica della claymation, è stato realizzato in collaborazione con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. A visionary journey in stop motion around the work of Enzo Cucchi. In continuous references to art history of all ages, the artist’s poetics and imagination blend ancient and contemporary suggestions and establish new rules and icons. Many things have been said, written and produced about his work, but a frame by frame animation as this one, focused on his language and his recognizable signs, had never been experimented before. The project, produced and animated with the technique of claymation, was accomplished with the artist’s supervision and collaboration, and with the participation of the students of the Art Academy in Bologna.

Marcie Begleiter è regista e scrittrice. Il suo libro From Word to Image: Storyboarding and the Filmmaking Process, tradotto in cinque lingue, viene utilizzato nelle scuole di cinematografia di tutto il mondo. Ha pubblicato su numerose riviste del settore quali Filmmaker Magazine, Indiewire, Indie Slate e Writer’s Store. È stata professore associato all’Art Center College e direttore fondatore dell’Integrating Learning Program presso l’Otis College of Art and Design. Come designer/ illustrator ha lavorato a oltre venti film con numerosi registi e varie case di produzione tra cui ABC, Paramount, New Line Cinema, HBO e Handmade Films. Eva Hesse è il suo primo lungometraggio.

In questo film seguiamo la storia dell’artista tedesca Eva Hesse attraverso un gioco di rimandi fra la sua vita e le sue opere innovative. La storia è ambientata nella fervente atmosfera della New York degli anni ‘60 dove la scena artistica e il movimento femminista degli esordi svolgono un ruolo fondamentale. Il film esplora anche la giovinezza di Eva Hesse, vissuta da ebrea nella Germania degli anni ’30, dove ritorna nel 1964 per affrontare il suo passato e dar forma al suo futuro. Un viaggio emozionante nella storia di un’artista di grande talento scomparsa prematuramente. This film explores the journey of Eva Hesse, an artist whose life was in dynamic interplay with her ground-breaking work. The story takes place in the fervour of New York in the 1960s, where the art scene plays a major role as does the burgeoning feminist movement. The film also explores Hesse’s youth as a Jew in the 1930’s in Germany, a country she would return to in 1964 to face her past and forge her future. It is a poignant look at a profoundly talented artist whose career, as it was beginning, prematurely ended in both tragedy and triumph. 33


HOCKNEY

JAN FABRE AT THE STATE HERMITAGE MUSEUM

Regno Unito, 2014, 112’, inglese

Francia, 2017, 58’, inglese

REGIA Randall Wright FOTOGRAFIA Patrick Duval MONTAGGIO Paul Binns MUSICA Roland Heap PRODUZIONE Blakeway Productions, Fly Film Company, British Film Company

Randall Wright è produttore e regista. Entra nella BBC nel 1985 dopo gli studi di Storia dell’Arte all’University College di Londra. Ha realizzato diversi documentari per le serie Bookmark, Omnibus e The Great Detectives, tra cui PD James (1993) e The Shock of the Old (2000) e per le serie Sister Wendy’s Odyssey e Sister Wendy’s Grand Tour, 19931994. Ha diretto inoltre John Le Carré: The Secret Center, 2000; David Hockney: Secret Knowledge, 2002; Freud’s Naked Truths, 2012. 34

REGIA Wannes Peremans FOTOGRAFIA Wouter Baert, Johan Stoefs, Kenneth Michiels, Jelle Van Coillie MONTAGGIO Neel Cockx MUSICA Kino, Slavyane SUONO Damien Timmerman, Toon Meuris, Peter Philips PRODUZIONE La Compagnie des Indes, Angelos bvba

Per la prima volta David Hockney apre il suo archivio personale di fotografie e film. Il risultato è uno straordinario ritratto, spesso intimo, della vita di questo artista carismatico e anticonformista. Si traccia così la storia avventurosa di Hockney, dalle sue origini nella classe operaia di Bradford al suo arrivo a Hollywood. David Hockney opens his personal archives of photographs and films for the first time. The result is the extraordinary, frequently intimate account of this charismatic, incorrigibly unconventional artist. The film traces Hockney’s adventurous life, from his origins in the working classes of Bradford to his arrival in Hollywood.

Wannes Peremans (1975) è un regista belga di film e documentari per la TV. Jan Fabre at the State Hermitage Museum è la sua seconda opera su Jan Fabre, prodotta dopo Jan Fabre au Louvre. Attualmente lavora a una serie di sei documentari sulla musica classica per la TV pubblica belga e a una produzione internazionale di sei documentari su energia e clima. All’inizio del 2016, con l’artista Bas Smets, ha realizzato il cortometraggio Biosphere 2, presentato alla biennale Agora 2017 di Bordeaux.

Nell’ottobre 2016 Jan Fabre è stato invitato a esporre le sue opere in dialogo con la collezione permanente del Museo Hermitage di San Pietroburgo. Il documentario lo segue durante l’allestimento nei giorni precedenti l’apertura ufficiale della mostra: più di duecento opere sono state trasportate a San Pietroburgo per essere installate nel Palazzo d’Inverno e nel Palazzo dello Stato Maggiore. Fabre ci racconta come aveva immaginato la mostra in un primo momento e come poi è stata realizzata. Rivela anche molto di sé, della sua infanzia ad Anversa, quando si mascherava da cavaliere con uno scudo e un’armatura di legno, e della sua vita frenetica di artista perennemente in giro per il mondo. In October 2016 Jan Fabre is invited to exhibit his works in dialogue with the permanent collection of the State Hermitage Museum in Saint Petersburg. This documentary film covers the days before the official opening of the show. More than 200 works have been transported to Saint-Petersburg. They are to be installed in the Winter Palace and the General Staff Building. Fabre tells us how he first imagined the exhibit and how it turned out in reality. He also reveals a lot about himself, his childhood in Antwerp when he used to dress up as a knight with wooden shields and armor and his life as an international artist travelling the world. 35


LIVE ART: 14 ROOMS

LIVE ART: TAKE ME (I’M YOURS)

Francia, 2014, 26’, francese

Francia, 2015, 26’, francese

REGIA Heinz Peter Schwerfel FOTOGRAFIA Lionel Jan Kerguistel MONTAGGIO Philippe La Bruyère MUSICA Ulrich Lask PRODUZIONE Camera lucida productions / ARTE France

REGIA Heinz Peter Schwerfel FOTOGRAFIA Lionel Jan Kerguistel / Arthur Cemin MONTAGGIO Alexandre Landreau MUSICA Ulrich Lask SUONO François Devin / Patrick Mauroy PRODUZIONE Camera lucida productions / ARTE France

Nato a Colonia nel 1954, Heinz Peter Schwerfel è regista e critico d’arte. Ha scritto per le riviste ART Kunstmagazin, Lettre International, ZEIT e ha pubblicato molti libri su artisti come Georg Baselitz, Jannis Kounellis, Markus Lüpertz e saggi come Scandals in Art; Art after Ground Zero e Cinema and Art, una riflessione sul rapporto tra arte contemporanea e Hollywood. I suoi film su Georg Baselitz, Rebecca Horn, Bruce Nauman, Alex Katz, Christian Boltanski sono stati presentati in varie retrospettive in tutto il mondo. Attualmente sta lavorando a un film su Georg Baselitz. È fondatore e direttore artistico del Festival di Monaco Kino der Kunst. A Istanbul ha curato diverse mostre per la Dirimart Gallery. Vive tra Colonia e Parigi. 36

14 ROOMS è una mostra unica nel suo genere: 14 artisti sono invitati ad occupare 14 spazi bianchi di 25 mq. ciascuno, con sculture “viventi” esposte per otto ore al giorno. Queste opere d’arte sconcertano il pubblico perché si muovono, parlano, cantano, si spogliano. Dalle prime esperienze di body art delle pioniere Joan Jonas e Marina Abramović alle recenti creazioni di Santiago Sierra, Damien Hirst, Roman Ondak e Xu Zhen, questo film propone un viaggio nella storia della Performance come espressione artistica. A one of a kind exhibit: 14 artists are invited to activate fourteen, 25 m2 white spaces with living sculptures on exhibit for eight hours a day. These living works of art disconcert the public because they move, talk, sing and even undress. From the initial experiences of body art by pioneers Joan Jonas and Marina Abramović to the recent creations of artists such as Santiago Sierra, Damien Hirst, Roman Ondak and Xu Zhen, this film not only proposes a unique experience but also a voyage into the history of Performance as an artistic expression.

Nato a Colonia nel 1954, Heinz Peter Schwerfel è regista e critico d’arte. Ha scritto per le riviste ART Kunstmagazin, Lettre International, ZEIT e ha pubblicato molti libri su artisti come Georg Baselitz, Jannis Kounellis, Markus Lüpertz e saggi come Scandals in Art; Art after Ground Zero e Cinema and Art, una riflessione sul rapporto tra arte contemporanea e Hollywood. I suoi film su Georg Baselitz, Rebecca Horn, Bruce Nauman, Alex Katz, Christian Boltanski sono stati presentati in varie retrospettive in tutto il mondo. Attualmente sta lavorando a un film su Georg Baselitz. È fondatore e direttore artistico del Festival di Monaco Kino der Kunst. A Istanbul ha curato diverse mostre per la Dirimart Gallery. Vive tra Colonia e Parigi.

Alla fine del 2015, alla Monnaie di Parigi, viene realizzata la mostra Take me (I’m Yours). Le opere esposte non sono in vendita ma sono a disposizione dei visitatori del museo che ne approfittano con entusiasmo riempendo i sacchetti distribuiti all’ingresso. In questa tappa parigina della leggendaria mostra Take me (I’m Yours), realizzata nel 1994 dall’artista Christian Boltanski e dal curatore Hans Ulrich Obrist, i visitatori sono espressamente invitati a toccare, prendere, mangiare o bere le opere. Dalle cartoline di Hans-Peter Feldmann, alle bolle d’aria di Yoko Ono, dalle caramelle di Felix GonzalesTorres, alle pillole misteriose di Carsten Höller, alla cabina fotografica di Franco Vaccari. Senza dimenticare una passeggiata sull’Île de la Cité in compagnia di un’opera d’arte a quattro zampe, da prendere in prestito... The Paris Mint, late 2015. As time goes by, the museum halls at the Take Me (I’m Yours) exhibition empty out. The works on display are not for sale, but are offered to the museum-goers, who help themselves enthusiastically, filling shopping bags that are distributed at the entrance. In this Parisian chapter of the legendary Take me (I’m Yours) exhibition, created in 1994 by artist Christian Boltanski and curator Hans Ulrich Obrist, visitors are explicitly invited to touch, take away, eat or drink the works. From HansPeter Feldmann’s postcards to Yoko Ono’s Parisian air bubbles, from Felix GonzalesTorres’s candies to Carsten Höller’s enigmatic pills, to Franco Vaccari’s photo booth. Not to mention a stroll on the Île de la Cité in company of a four-legged work of art, to be borrowed... 37


LOUISE BOURGEOIS

MU

Germania, 2007, 40’, tedesco, inglese

Canada, 2017, 13’, inglese

REGIA Nina e Klaus Sohl FOTOGRAFIA Klaus Sohl MONTAGGIO Klaus Sohl MUSICA Glenn Cloud, Johann Sebastian Bach, Evelyn Glennie, Sierra Bongo SUONO Sebastian Riehm PRODUZIONE Sohl Media

REGIA Janice Zolf FOTOGRAFIA Jean-Francois Gratton MONTAGGIO Miguel Raymond MUSICA Betty Bonifassi SUONO Melanie Gauthier PRODUZIONE Chop-Chop Films Montreal

Nina e Klaus Sohl lavorano per le principali emittenti pubbliche in Germania, Austria e Svizzera e sono specializzati soprattutto in film sull’arte contemporanea. Hanno realizzato numerosi documentari su artisti contemporanei, tra cui Sonja Alhäuser, 2006; Utopia at the Laguna, Biennale di Venezia, 2009; Bruce Nauman, 2010; Klaus Heider, 2011; VALIE EXPORT, 2015; Birgit Keil, 2017. 38

Louise Bourgeois, nata a Parigi nel 1911 e morta a New York nel 2010, è considerata una delle più importanti figure dell’arte contemporanea. Girare una lunga intervista nella sua casa di Chelsea si prospettava come una sfida professionale molto ardua, conoscendo la sua disciplina rigorosa, la sua forte personalità, la sua insofferenza verso la macchina da presa. L’artista ha voluto stabilire le regole del gioco ma alla fine ha consentito alla cinepresa di addentrarsi nei dettagli più intimi della sua vita regalandoci una testimonianza unica attraverso questa sua ultima intervista. Louise Bourgeois, born December 25, 1911 in Paris and died May 31, 2010 in New York City, is considered one of the most important contemporary artists of our time. Known for her strict discipline, her creative urge that remained undiminished to the end, her special aura, her impatience with camera teams - shooting with Louise Bourgeois at her house in Chelsea was a great professional challenge. It was to be her last interview for television and she retained the prerogative of interpretation, she called the rules of the game - and still allowed the camera to take a look behind the scenes.

MU accende i riflettori su un’iniziativa di arte murale a Montréal, il più grande progetto di arte pubblica del Canada. Oltre cento murales creati da artisti di culture diverse hanno cambiato la percezione dei singoli quartieri e trasformato l’estetica della città. Cinque artisti ci accompagnano dietro le quinte, svelandoci il loro approccio all’enorme dipinto. Attraverso interviste e riprese degli artisti al lavoro sulle impalcature, vediamo muri in rovina trasformarsi in storie multicolori. I droni riprendono queste opere d’arte gigantesche che si stagliano sullo sfondo della città, accompagnati dalla voce intensa della vocalist canadese Betty Bonifassi. Janice Zolf è giornalista e regista per il cinema e la televisione. Prima di MU, ha realizzato Audacious, un documentario sul cantante Michael Bublé, presentato ai Governor General’s Awards in occasione del 150° anniversario del Canada. Nel 2016 ha diretto e prodotto Revealing Marie Saint Pierre, un film sulla nota stilista canadese e sull’influenza che l’artista Jean-Paul Riopelle ha avuto sulle sue creazioni.

MU film shines the light on Montreal’s mural art initiative and Canada’s largest public arts project. Over 100 individual murals, created by leading multi-cultural artists have changed the perception of neighborhoods and transformed the aesthetic of the city. The film is narrated by five artists who take us beyond the walls, sharing their “big picture” inspiration with the audience. Through personal interviews, and shots of the artists painting on scaffolding, we see decayed walls transform into colorful stories. Drone shots capture these huge works of art, contrasting their immense and powerful statements against the palette of the city, accompanied by the soulful voice of Canadian singer Betty Bonifassi. 39


NOVANTATREMILIARDI DI ALBE FRANCESCO ARENA

PAOLO CANEVARI - SOUVENIR Stati Uniti, 2016, 13’, italiano, inglese

Italia, 2017, 23’

REGIA Domenico Palma FOTOGRAFIA Domenico Palma MONTAGGIO Domenico Palma MUSICA Kai Engel, Sergey Cheremisinov, Satellite Ensemble, Matti Paalanen, Soto, Linda Bjalla PRODUZIONE Olnick Spanu Collection

REGIA Domenico Palma FOTOGRAFIA Domenico Palma MONTAGGIO Domenico Palma MUSICA Kopernik PRODUZIONE Artecinema Produzioni

Domenico Palma, videomaker dal 2009, si specializza nella realizzazione e produzione di documentari e video sull’arte contemporanea. Documenta, a stretto contatto con gli artisti, le fasi della realizzazione di opere, in particolare site-specific o installazioni. Collabora con numerosi musei, fondazioni e gallerie. Ha realizzato, tra gli altri, documentari sulle mostre di Carl Andre, Alberto Giacometti, Josef Albers, Robert Motherwell, Gabriel Kuri, VALIE EXPORT, Francesco Vezzoli, Paolo Canevari, Teresa Margolles, Pawel Althamer, Marlene Dumas, Danh Vo. Sul lavoro di Francesco Arena ha già realizzato i film Masse Sepolte, 2013 e Posatoi, 2014. 40

Il 29 ottobre del 2016 in Gallura (Sardegna), dalle colline che guardano il mare davanti all’isola di Tavolara, un masso di granito rosa ha visto sorgere per l’ultima volta il sole. Il 18 dicembre dello stesso anno, a Capri, nel mezzo di un uliveto affacciato sul mare verso Ischia, il masso sardo ha visto il suo primo tramonto dopo novantatre miliardi di albe. Il film documenta l’ultima alba e il primo tramonto del masso, ci mostra il viaggio che ha affrontato tra macchine sferraglianti ed equilibri sospesi e, soprattutto, il lavoro sapiente degli uomini che in tre differenti luoghi - Milano, la Gallura e Capri - hanno reso possibile la realizzazione dell’opera site-specific di Francesco Arena. The 29th of October, 2016 in Gallura (Sardinia), from the hills looking eastward over the sea facing the island of Tavolara, a mass of pink granite saw the sun rise for the last time. On the 18th of December of that same year in Capri, in the midst of an olive grove overlooking the sea in the westerly direction of Ischia, this Sardinian mass saw its first sunset after ninety-three billion sunrises. The film documents the last sunrise and the first sunset of this mass and records the efforts involved in moving the mass between lumbering machinery and suspended equilibrium. Above all, the documentary tells the story of the skilled work of men who, in three different places - Milan, Gallura and Capri made it possible to realize Francesco Arena’s site specific new work.

Domenico Palma, videomaker dal 2009, si specializza nella realizzazione e produzione di documentari e video sull’arte contemporanea. Documenta, a stretto contatto con gli artisti, le fasi della realizzazione di opere, in particolare site-specific o installazioni. Collabora con numerosi musei, fondazioni e gallerie. Ha realizzato, tra gli altri, documentari sulle mostre di Carl Andre, Alberto Giacometti, Josef Albers, Robert Motherwell, Gabriel Kuri, VALIE EXPORT, Francesco Vezzoli, Teresa Margolles, Pawel Althamer, Marlene Dumas, Danh Vo, Francesco Arena.

Attraverso le voci dei protagonisti, il film documenta l’ideazione e la creazione di Souvenir, un lavoro di Paolo Canevari commissionato nel 2015 da Nancy Olnick e Giorgio Spanu per la loro residenza di Garrison (NY) in occasione del decimo anniversario dell’Olnick Spanu Art Program. Nato a Roma, Canevari introduce spesso nelle sue opere icone riconducibili alla storia italiana. Souvenir, in particolare, rende omaggio alla lupa, simbolo emblematico dell’impero romano. L’opera è composta da tre silhouette in lamiera dipinte di nero, ricavate dalla scansione di altrettanti disegni fatti a mano. Con questo lavoro site-specific Canevari ha trasferito l’icona della lupa romana in un territorio straniero, integrandola nell’ambiente naturale della valle dell’Hudson, creando così nuove connessioni e nuove suggestioni. Through the voices of the protagonists, the film documents the conception and the creation of Souvenir, a work by Paolo Canevari which was commissioned in 2015 by Nancy Olnick and Giorgio Spanu for their home in Garrison (NY) in celebration of the tenth anniversary of the Olnick Spanu Art Program. Born in Rome, Canevari frequently introduces icons of Italian history in his works. Specifically, Souvenir pays homage to the she-wolf, the emblematic symbol of the Roman Empire. The work is composed of three sheet-metal silhouettes, taken from three hand drawn images and printed black. With this site-specific work, Canevari transferred the icon of the Roman she-wolf to a foreign land and integrated it into the natural environment of the Hudson Valley thus creating new connections and new suggestions. 41


PAVLENSKY - MAN AND MIGHT

QUATTRO VISIONI DELL’ALDILÀ

Germania, 2016, 58’, russo

Italia, 2017, 6’, animazione 2D/3D

REGIA Irene Langemann FOTOGRAFIA Franz Koch, Maxim Tarasyugin, Nadeshda Naumova, Irene Langemann MONTAGGIO Lena Rem MUSICA Daniel Langemann SUONO Anna Zobova, Alexander Lemeshev, Tatyana Bulychova PRODUZIONE Lichtfilm GmbH / SWR/ARTE

REGIA Sebastiano Deva ARTIST/DIRECTOR Pietro Marotta SUONO Alessandro dalla Vecchia LEAD DEVOLOPER Alessandro Maione PRODUZIONE Fondazione Musei Civici di Venezia PRODUZIONE ESECUTIVA Apptripper virtual content studio

Irene Langemann è nata a Issilkul, in Unione Sovietica e si è laureata in Recitazione e Lingua e letteratura tedesca alla Tcepkin Drama School di Mosca nel 1980. Ha lavorato per dieci anni come attrice, regista e drammaturga e poi come presentatrice alla televisione russa. Emigrata in Germania nel 1990, ha lavorato per la Deutsche Welle TV di Colonia. Dal 1996 è una regista free lance. Tra i suoi film ricordiamo Art and Provocation in The Sar’s Palace, 2014; We Only Wanted to Stay Together, 2014; The Song of Life, 2012; The Competitors - Russia’s Wonder Children, 2010; From Ramstein With Love, 2009. 42

Un inquietante e suggestivo viaggio incentrato sul polittico del grande artista fiammingo Hieronymus Bosch Quattro visioni dell’Aldilà. Il viaggiatore viene “catturato” dal dipinto e trasportato nell’immaginario esoterico del grande artista, in un vero e proprio reame onirico costellato da figure grottesche e celestiali, tra mostri, demoni, angeli salvifici e anime dannate, dove ogni pannello del polittico è un portale di collegamento con i mondi soprannaturali dell’Aldilà. La caduta negli inferi e l’ascesa all’Empireo rappresentano il ciclo ermetico dell’anima tra l’Inferno e il Paradiso, che Bosch volle rappresentare in un polittico più complesso, di cui ci rimangono solo questi quattro pannelli.

Nelle sue performance a sfondo polico, l’artista russo Pyotr Pavlensky si è cucito la bocca, si è inchiodato lo scroto al selciato della Piazza Rossa, ha dato fuoco alla porta della sede dei Servizi segreti russi per protestare contro il “terrore di stato”. È stato detenuto in carcere per sette mesi. Il film ci racconta il suo lavoro in difesa della libertà dell’individuo di fronte al potere dello Stato. In the course of his political performances, the Russian artist Pyotr Pavlensky has sewn his mouth, nailed his scrotum to Red Square and set fire to the door of the headquarters of the Russian secret service, to protest against “state terror”. He spent seven months in prison. The film shows Pyotr Pavlensky and his preoccupation with the liberty of the individual confronted by the power of the state.

Sebastiano Deva è nato nel 1973. Artista e videomaker indipendente, lavora dal 1999 con differenti media, dal video alla performance. Ha esposto in Italia, Spagna e Francia e realizzato i film in realtà virtuale Caravaggio experience nel 2016 e Nuragic nel 2017.

An unsettling, evocative voyage centred on the polyptych entitled “Visions of the Hereafter” by Hieronymus Bosch, the great Flemish artist. The traveller is “captured” by the painting and transported to the great artist’s esoteric imagination, in a veritable dreamlike Kingdom studded with grotesque, celestial figures ranging from monsters, demons, salvific angels to damned souls and each panel of the polyptych is a gateway to the supernatural worlds of the hereafter. The Fall of the Damned and the Ascent of the Blessed to the Empyrean represent the Hermetic cycle of the soul between Hell and Paradise which Bosch wished to represent in a more complex polyptych of which only these four panels still remain. 43


SGUARDO NOMADE - MARISA ALBANESE

THE CHINESE LIVES OF ULI SIGG

Italia, 2017, 18’, italiano

Svizzera, 2016, 93’, svizzero tedesco, tedesco, inglese, mandarino

REGIA Fiamma Marchione FOTOGRAFIA Fiamma Marchione MONTAGGIO Fiamma Marchione SUONO Kammermuak Carlo di Gennaro PRODUZIONE Artecinema Produzioni

REGIA Michael Schindhelm FOTOGRAFIA Filip Zumbrunn MONTAGGIO Marina Wernli MUSICA Feng Mengbo, Peter Bräker SUONO Dieter Meyer PRODUZIONE T&C FIlm

Fiamma Marchione vive e lavora a Napoli. È regista, direttore della fotografia, operatore e montatore. Ha studiato Comunicazione visiva a Madrid e Direzione della fotografia e operatore di camera a Roma. Lavora come freelance nel mondo del cinema e della pubblicità. Dal 1994 si occupa di videoarte collaborando con diversi artisti e realizzando alcuni documentari tra i quali Morgh, selezionato nella sezione Nuovi Territori della 59° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e Tempo Interiore, vincitore del Premio Conversazioni Video dell’VIII Festival Internazionale del Film di Roma/Risonanze. 44

Marisa Albanese descrive il suo processo creativo affrontando i temi del viaggio, delle migrazioni degli uomini, del mutamento e dell’interazione tra visione e gesto. L’artista ci accompagna nel suo studio e ci parla delle sue ultime mostre dove convivono installazioni ambientali, sculture e disegni. Un fare espressivo che mette sempre in gioco i confini del proprio sguardo. Marisa Albanese describes her creative processes dealing with the themes of travel, human migration, change and interaction between vision and gesture. The artist accompanies us to her studio where we retrace her most recent exhibitions which cohabit with her environmental installations, sculptures and drawings. Her manner of expression always tests the limits of one’s own gaze.

Michael Schindhelm è nato nel 1960 a Eisenbach, in Germania. È scrittore, regista, esperto di arti dello spettacolo e consulente culturale per alcune organizzazioni internazionali. Ha studiato all’International University di Voronezh (URSS) laureandosi con lode in chimica quantistica. Dal 1984 al 1986 ha lavorato all’Istituto Centrale di Chimica Fisica dell’Accademia delle Scienze di Berlino Est. Tra i suoi film ricordiamo Bird’s Nest Herzog & De Meuron in China, realizzato nel 2008 con Christoph Schaub, sulla costruzione dello stadio olimpico di Pechino; Chants of the Steppes, sulla musica dei nomadi del desterto Gobi in Mongolia, 2004.

Il film è un viaggio nella vita del collezionista Uli Sigg e nella storia della Cina del dopo Mao. Incontriamo molte personalità tra cui Ai Weiwei, Rita Sigg, Cao Fei, Jacques Herzog, Pierre de Meuron e Lang Lang. Visitiamo i karaoke bar a Tienzin, il Castello di Mauensee e quella che una volta era la più grande acciaieria cinese, ora dismessa. E ancora partecipiamo alle feste dei miliardari di Hong Kong, ci rechiamo sul cantiere del Museo M+, in alcuni atelier di artisti a Pechino e nelle trattorie aperte tutta la notte a Jinhua. Nel film si macella un maiale, si visita una fiera d’arte, si costruisce uno stadio olimpico, si acclama un presidente cinese, si attraversa un ponte. This film is a journey through the life of collector Uli Sigg and the post Mao history of China. We meet many creative personalities, including Ai Weiwei, Rita Sigg, Cao Fei, Jacques Herzog, Pierre de Meuron and Lang Lang. We visit karaoke bars in Tienzin, Castle Mauensee and the once largest, now abandoned steel factory in China. We experience parties thrown by Hong Kong billionaires and the construction site of the M+ Museum, artist ateliers in Beijing and the nighttime cookshops in Jinhua. A pig is slaughtered. An art fair takes place. An Olympic stadium is built. A Chinese president is greeted. A bridge is crossed. 45


THE SECRET LIFE OF PORTLLIGAT. SALVADOR DALÍ’S HOUSE

WOMEN ARTISTS: JENNY HOLZER Germania, 2016, 26’, inglese

Spagna, 2017, 59’, inglese REGIA David Pujol FOTOGRAFIA Ivan Carrero MONTAGGIO Jordi Muñoz Salló SUONO Jordi Rossinyol PRODUZIONE Fundació Gala-Salvador Dalí

David Pujol, regista e sceneggiatore, è nato ad Andorra nel 1970. Ultimati gli studi in cinematografia a Barcellona si è specializzato in Inghilterra e negli Stati Uniti. Esordisce come regista di spot pubblicitari per le TV commerciali lavorando per aziende quali CocaCola e Nestlé e per Enti pubblici spagnoli e andorriani. Negli ultimi anni ha deciso di dare una svolta alla sua carriera concentrandosi sul cinema. Risiede nella cittadina costiera di Roses (Girona, Spagna) e i suoi film, pur trattando di temi universali, riflettono l’universo mediterraneo che lo circonda. Al momento sta girando altri due capitoli sul famoso chef di Girona Ferran Adrià e sta lavorando al terzo documentario dedicato a Salvador Dalí, una produzione della Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres. 46

REGIA Claudia Müller FOTOGRAFIA Elia Lyssy MONTAGGIO Anette Fleming MUSICA Eva Jantschitsch PRODUZIONE Phlox Films Ricardo Sans Condeminas ©Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2017 Image Rights of Salvador Dalí reserved. Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2017

La casa che Salvador Dalí fece costruire a Portlligat fa da sfondo alla storia della sua vita che attraversa gran parte del XX secolo. Il documentario fa luce sul legame intimo e forte del pittore con il paesaggio di Cadaqués, Portlligat e Cap de Creus, un paesaggio in cui amava immergersi, che lo ispirava e lo motivava. Al tempo stesso il film esplora aspetti meno noti della sua vita privata, come il rapporto con suo padre e con sua sorella Anna Maria, la sua prima modella: rapporti che a loro volta ci aiutano a comprendere elementi chiave della sua opera. The house that Salvador Dalí built in Portlligat provides a narrative thread for the story of his life that span the greater part of the twentieth century. This documentary sheds new light on the painter’s intimate and abiding connection with the landscape of Cadaqués, Portlligat and Cap de Creus, a landscape in which he immersed himself, and one that shaped and determined him. At the same time it explores lesser-known aspects of his personal life, in particular the relationships with his father and his sister - and first model Anna Maria: relationships that, in turn, help us to understand key elements of his work.

Il film fa parte di una serie in quattro episodi intitolata Women Artists. In ogni episodio viene richiesto a un’artista contemporanea di curare una mostra virtuale di altre artiste la cui opera ha influito sulla propria formazione. Il mezzo privilegiato dall’americana Jenny Holzer è il linguaggio. Le insegne luminose a led, che con le loro luci lampeggianti attirano l’attenzione dei passanti, sono il suo segno distintivo e sin dagli anni ‘80 le utilizza come text display che programma con propri messaggi. Così Jenny Holzer sorprende, provoca e spiazza il pubblico in un luogo in cui nessuno si aspetta di trovare l’arte: la strada. Per la sua mostra virtuale ha scelto di presentare le opere di altre ventiquattro donne artiste in una videoproiezione che espone tutte le forme espressive e le molteplici sfaccettature dell’arte al femminile nel corso della storia. Claudia Müller ha studiato letteratura tedesca, giornalismo e arte a Berlino e Colonia. Ha lavorato con cineasti quali Peter Greenaway e Krzystof Zanoussi. Dal 1991 lavora come giornalista televisiva e regista realizzando ritratti, videoclip, interviste e documentari. Ha girato e prodotto numerosi film per vari programmi della TV tedesca. Ha un interesse particolare per le arti visive e ha realizzato film sul lavoro di artisti quali Jenny Holzer, Kiki Smith, Shirin Neshat, VALIE EXPORT e Helmut Lang.

This four-part series Women Artists introduces important female artists who represent their specific art periods. Each episode gives one contemporary female artist the opportunity to introduce the women whose art has been formative to her own oeuvre in a virtual exhibition. The American artist Jenny Holzer’s medium is language. The LED signs we know from advertising are Holzer’s trademark. These text displays, with their rapid blinking and flickering, designed to captivate passers-by, have been repurposed by the artist since the early 1980s. Programming them with messages of her own, she surprises, provokes and perplexes her public in a place where no one is expecting art: on the street. For her 3D exhibition Jenny Holzer has chosen to present 24 other women artists with their works to be presented on a moving LED video wall. She wants to express all the different fields and the variety of female art throughout history. 47


FIVE SEASONS: THE GARDENS OF PIET OUDOLF

FREI OTTO: SPANNING THE FUTURE

Stati Uniti, 2017, 76’, inglese

Stati Uniti, 2016, 60’, inglese

REGIA Thomas Piper FOTOGRAFIA Thomas Piper MONTAGGIO Thomas Piper, Sara Pellegrini, Rachel Shuman, Corinne van der Borch MUSICA Davíð Þór Jónsson, Charles Gansa PRODUZIONE Five Seasons Media

REGIA Joshua V. Hassel MONTAGGIO Wyatt Daily, Heather Dalton, Szymon Kubica MUSICA Karam Salem PRODUTTORE ESECUTIVO Simon K. Chiu PRODUZIONE Tensile Evolution North America, Inc.

Thomas Piper è specializzato in documentari sull’arte contemporanea. Ha diretto, girato e montato oltre trenta film su pittori, scultori, fotografi, architetti, scrittori e musicisti contemporanei. È direttore di produzione della Checkerboard Film Foundation e responsabile per la regia, le riprese e il montaggio di documentari su eminenti personaggi del campo artistico americano. Come produttore indipendente ha realizzato il film Art, Architecture, and Innovation: Celebrating the Guggenheim Museum in occasione del cinquantenario del museo. Ha diretto anche una serie di film di architettura su Jean Nouvel, Peter Eisenman, Daniel Libeskind, Thom Mayne, Steven Holl, Jeanne Gang e Robert A. M. Stern. Ha vinto numerosi premi. 50

Amato dai giardinieri per il suo design libero, dagli ecologisti per il suo contributo alla tutela della biodiversità, dagli orticoltori e dai botanici per la sua impareggiabile conoscenza delle piante e dal mondo dell’arte, del design e della moda per la sua estetica innovativa, Piet Oudolf è ormai una figura di riferimento imprescindibile. In questo documentario ci guida in un viaggio alla scoperta di alcune delle sue opere più rappresentative, tra cui il suo giardino privato in Olanda e grandi opere pubbliche a New York, Chicago e nel Regno Unito, e ci svela sue fonti d’ispirazione più lontane. Seguiamo l’intero processo della creazione di un giardino a Somerset dagli schizzi in studio fino alla sua realizzazione. Celebrated by gardeners for his liberating designs, by ecologists for his significant contributions to bio-diversity, by horticulturalists and botanists for his unrivaled knowledge of plants and by the art, design and fashion worlds for his innovative aesthetics, Piet Oudolf has achieved a level of influence and cultural relevance rarely, if ever, attained. Over the course of the documentary he leads us on a wandering journey, visiting many of his iconic works, including his own garden in Holland and the great public works in New York, Chicago and the UK, as well as far-flung sources of inspiration. We follow the whole process of creating a garden, from the sketches in the studio to its realization.

Joshua V. Hassel, regista e produttore, realizza film di arte e architettura. Noto per i suoi documentari molto apprezzati dal pubblico televisivo - Sandzén: Ecstasy of Color; Kirkland Museum; Radical Geometry: The New Denver Art Museum; Allen True’s West; REX RAY: How to Make a Rex Ray e Edgar Payne: The Scenic Journey - Joshua Hassel collabora con studiosi, storici e curatori per produrre documentari educativi, spesso premiati.

Un film sulla vita e sull’opera di Frei Otto (1925-2015), l’architetto tedesco noto per le sue tensostrutture, come la copertura dello stadio olimpico di Monaco o il padiglione tedesco all’Expo di Montréal. Le sue teorie sulla relazione fondamentale dell’architettura con le forze della natura sono alla base dell’architettura contemporanea. Con il progredire della tecnologia, i suoi metodi sono sempre più diffusamente adottati in linea con la sua filosofia umanista e ambientalista. Il film mostra inoltre Zaha Hadid e Frei Otto in una delle sue ultime interviste. A film about the life and works of wellknown German architect Frei Otto (1925-2015). His understanding of architecture’s fundamental relationship with natural forces is the foundation of today’s architecture. As technology advances, his methods are now becoming more widely adopted, as are his broader philosophical concepts about solving the world’s most pressing issues. The film features Zaha Hadid and Frei Otto in one of the last interviews. 51


MARIO BOTTA - ARCHITETTURA E MEMORIA

TADAO ANDO SAMURAI ARCHITECT Giappone, 2015, 73’, giapponese

Italia, 2014, 12’, italiano REGIA Francesca Molteni, Fulvio Irace FOTOGRAFIA Mario Flandoli MONTAGGIO Anna Pastorelli, Studio Dueeffe MUSICA Fabrizio Campanelli SUONO Fabrizio Campanelli PRODUZIONE Muse di Francesca Molteni

Laureata in Filosofia, Francesca Molteni si è specializzata in Film Production alla New York University. Regista e autrice, nel 2009 fonda “Muse Factory of Projects”. Cura progetti editoriali e multimediali, documentari, installazioni, serie televisive su arte e design, tra cui Ultrafragola, Buon compleanno Dino Risi, L’urlo, 50 Years of Beat, Peggy Guggenheim, Ron Gilad, Loving Gio Ponti. Collabora con il Sole24Ore, AD e GQ. Ha ricevuto numerosi premi tra cui il Premio dei premi per l’innovazione, per il progetto QallaM, 2012; il Cathay Pacific per l’imprenditoria femminile, 2013; il Pida Design per la mostra/installazione Dove vivono gli architetti, 2014. Super Design è il suo nuovo film sul Radical Design italiano. 52

REGIA Shigenori Mizuno FOTOGRAFIA Ryu Aritomi, Minoru Fukutomi MONTAGGIO Herbert Hunger MUSICA Birger Clausen PRODUZIONE NHK /NHK Enterprises,inc. / Autentic

Il film è nato dall’incontro con Mario Botta in occasione della mostra Architecture and Memory che il Bechtler Museum of Modern Art di Charlotte, in North Carolina, da lui progettato, gli ha dedicato nel 2013. La mostra raccoglie e propone al pubblico i progetti più significativi realizzati dall’architetto svizzero, dalle prime case unifamiliari, originali espressioni della scuola ticinese, fino ai grandi edifici pubblici come biblioteche, teatri, musei, chiese e sinagoghe, realizzati in tutto il mondo. Il film è un dialogo sui temi che caratterizzano la visione e la pratica di Mario Botta: il rapporto con la storia e con il territorio, il progetto degli spazi collettivi, gli incontri con i grandi protagonisti del ‘900. L’intervista, realizzata nello studio dell’architetto a Mendrisio, è arricchita da materiali fotografici, disegni e schizzi che documentano il suo “spazio della memoria”. The film arose from an encounter with Mario Botta during the 2013 Architecture and Memory exhibit held at the Charlotte, North Carolina Bechtler Museum of Modern Art which was designed by the architect. The exhibit gathered and then proposed to the public the Swiss architect’s most significant projects spanning the gamut from his first single-family homes, original expressions of the School of Ticino, to his large public buildings, libraries, theatres, museums, churches and synagogues which have been built across the globe. The film is a dialogue on the themes which characterize Mario Botta’s vision and practice: his relationship with history and the territory, the designing of collective spaces, encounters with the leading protagonists of the 20th century. The interview, conducted in Mario Botta’s studio in Mendrisio, is replete with photographic materials, designs and sketches which document his “spaces of memory”.

Shigenori Mizuno è capo programmazione e produzione della PERFORM Investment Japan. È responsabile di tutta la produzione di DAZN Japan che comprende la trasmissione dal vivo di 7000 eventi sportivi l’anno, documentari e programmazione originale. Prima di entrare alla PERFORM ha lavorato per l’emittente giapponese NHK. Ha diretto e prodotto numerosi documentari presentati in tutto il mondo, come J’étais à Fukushima (France 5); Miracle Planet (Discovery Canada, France 5); The Second Wave (Canada CBC). Il film Tadao Ando Samurai Architect ha vinto il premio Best Pitch a Tokyo Docs 2013.

Tadao Ando è un architetto di fama mondiale, vincitore del Pritzker Architecture Prize. Ha incantato il pubblico di tutto il mondo con i suoi progetti ispirati al principio Zen di semplicità. In netto contrasto con le sue raffinate creazioni minimaliste, Ando, ultrasettantenne architetto autodidatta, ex pugile, ha una forte personalità, una lingua tagliente e un notevole senso dell’umorismo. Questi tratti apparentemente contraddittori arricchiscono il suo fascino e, in combinazione con la sua rigorosa etica del lavoro e il suo spiccato senso estetico, spiegano perché sia chiamato “architetto samurai”. Nel documentario lo seguiamo nel corso di un anno e scopriamo il suo processo creativo. Tadao Ando is a world-renowned architect and the recipient of the Pritzker Architecture Prize. He has captivated people around the globe with elegant concrete designs that reflect the Zen principle of simplicity. In sharp contrast to Ando’s refined minimalist creations, the septuagenarian former boxer and self-taught architect has a strong personality, a sharp tongue and a unique sense of humor. These seemingly contradictory traits add to his appeal, and when combined with his disciplined work ethic and his keen aesthetic sense, they help to explain why he has been called the “Samurai Architect”. This documentary follows Ando over a period of one year and unveils his creative process. 53


THE BAMBOO SCHOOL OF BALI Francia, 2016, 26’, inglese REGIA Richard Copans FOTOGRAFIA Richard Copans MONTAGGIO Nicolas Milteau MUSICA Jegog de Jembrana, Staff de Green School SUONO Sylvain Copans PRODUZIONE ARTE France, Les Films d’Ici, Les Films d’Archi

Nato nel 1947, Richard Copans è il fondatore della casa di produzione Les Films d’Ici di Parigi. Dal 1992 dirige con Stan Neumann la serie Architecture per il canale televisivo ARTE. Ha prodotto e diretto numerosi lungometraggi e documentari tra cui La villa dall’Ava; Le Centre Georges Pompidou; La gare de Saint Pancras; L’école de Siza; Les thermes de pierre; Le Musée Juif de Berlin - Entre les lignes; Le couvent de la Tourette; Le centre municipal de Säynätsalo; Vitra Haus; La maison Sugimoto; La cathédrale de Cologne; L’utopie du désastre. 54

La Green School è una scuola diversa da tutte le altre: un edificio costruito interamente in bambù sull’isola indonesiana di Bali. Un ambizioso progetto promosso da una coppia di americani, John e Cynthia Hardy che nel 2006, insieme a un gruppo di architetti e artisti, ha deciso di costruire una scuola basata su principi innovativi: l’approccio didattico, un modello economico ecosostenibile, una nuova forma di architettura mono-materica. L’edificio consta di tre tetti conici giustapposti in un unico movimento, paradossalmente ispirati da un disegno di Leonardo Da Vinci. Senza muri o pareti interne, la ventilazione è naturale e la struttura è totalmente visibile. E’ il più grande dei sessanta edifici del campus ed è diventato un punto di riferimento per chiunque desideri fare un’architettura contemporanea usando materiali rinnovabili. The Green School is unlike any other school, a building made entirely of bamboo on the Indonesian island of Bali, an ambitious project initiated by an American couple, John and Cynthia Hardy. They joined forces with a team of architects and artists in 2006 to build a school where everything would be invented from scratch: the educational approach, a green business model to protect the environment, and a new form of single-material architecture. The building consists of three juxtaposed roof cones bound together in one single fluid movement. They were inspired, paradoxically, by a Leonard da Vinci drawing. Without perimeter or interior walls, the ventilation is completely natural, and the entire structure visible. This is the largest of sixty buildings on campus and has become a benchmark for people wishing to create contemporary architecture using renewable materials.


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OBJECTIF FEMMES Francia, 2015, 52’, inglese, francese

REGIA Gilad Baram FOTOGRAFIA Gilad Baram MONTAGGIO Elisa Purfürst MUSICA Tobias Purfürst PRODUZIONE Nowhere Films & Produkce Radim Procházka

REGIA Julie Martinovic, Manuelle Blanc MONTAGGIO Julie Martinovic FOTOGRAFIA Raphaël O’Byrne SUONO Sylvain Delecroix, Cedric Mariotti, François Waledish, Matthieu Cochin MUSICA Laurent Lesourd PRODUZIONE FRANCE 5 - Camera lucida productions, Musée d’Orsay

Per quattro anni, nel corso di diverse visite protrattesi dal 2008 al 2012, il giovane fotografo e regista israeliano Gilad Baram ha accompagnato il famoso fotografo Josef Koudelka facendogli da assistente nel suo lungo viaggio in Terra Santa. L’esperienza sembra avergli segnato la vita in molti modi, non solo professionalmente, e gli ha fornito l’occasione di realizzare questo documentario dove le opere in bianco e nero di Koudelka sono affiancate ai filmati che riprendono il suo processo creativo e solitario a Gerusalemme Est, Hebron, Ramallah, Betlemme e in vari insediamenti israeliani dislocati lungo la barriera costruita dallo Stato d’Israele nella Cisgiordania palestinese.

Gilad Baram, nato nel 1981, è fotografo, artista e documentarista. Vive e lavora tra Berlino e Gerusalemme. Ha vinto numerosi premi e borse di studio. Ha esposto in gallerie d’arte di tutto il mondo. Koudelka fotografa la Terra Santa è il suo primo film. 58

During the course of multiple visits in the four year period between 2008 and 2012, the young Israeli photographer and filmmaker Gilad Baram accompanied acclaimed photographer Josef Koudelka on his long journey in the Holy Land, acting as his local assistant. The experience seems to have left a mark on his professional career as well as, in many ways, his life, and resulted in the realisation of this documentary featuring Koudelka’s black and white photographs flanked by Baram’s moving images which capture the photographer’s solitary creative processes in East Jerusalem, Hebron, Ramallah, Bethlehem and various Israeli settlements located along the barrier built by the state of Israel in the Palestinian West Bank.

Manuelle Blanc e Julie Martinovic hanno lavorato insieme su diversi film tra cui Women Painters, Four Centuries of Struggle, un ritratto di pittrici dal Rinascimento fino ai tempi moderni. Attualmente stanno lavorando a un film sul regista svedese Ingmar Bergman. Manuelle Blanc, è passata alla produzione e regia di documentari dopo aver lavorato alla Women’s Law Delegation. Si è occupata di artisti come Philippe Genty, Sophie Perez, Olivier Cadiot, Romane Borhinger, Michel Schweizer, Krzysztof Warlikowski, Neville Tranter. Julie Martinovic, da oltre vent’anni è montatrice di documentari culturali, di società e fiction. Appassionata di fotografia, ha lavorato per quindici anni con Sarah Moon curando per lei una decina di progetti cinematografici.

Grete Stern ©Galeria Jorge Mara- La Ruche

KOUDELKA SHOOTING HOLY LAND Germania, Repubblica Ceca, 2015, 72’, inglese, ebraico, arabo

Mentre alcune donne fotografe sono considerate delle star, molte altre restano ignote al grande pubblico. Il documentario dà la parola a quattro esperti di fotografia e a quattro fotografe famose: Sarah Moon, Jane Evelyn Atwood, Dorothée Smith e Christine Spengler. Dalle pioniere alle contemporanee, questo film offre visibilità a molte artiste ingiustamente dimenticate dalla storia dell’arte e si interroga sull’esistenza di una specificità femminile nel processo artistico delle “donne fotografe”. Viene mostrato il lavoro di Berenice Abbott, Margaret Bourke White, Helena Almeida, Julia Margaret Cameron, Imogen Cunningham, Nan Goldin, Dorothea Lange, Dora Maar, Vivian Maier, Cindy Sherman, Grete Stern, Francesca Woodman. While some women photographers are now regarded as great stars, most of them remain largely unknown to the general public. This documentary gives the floor to four experts of photography, but above all to four famous photographers: Sarah Moon, Jane Evelyn Atwood, Dorothée Smith and Christine Spengler. From pioneers to contemporaries, this film offers visibility to many artists unjustly forgotten by the history of art, and questions the existence of a feminine specificity in the artistic process of “women photographers”. It delves into the work of Berenice Abbott, Margaret Bourke White, Helena Almeida, Julia Margaret Cameron, Imogen Cunningham, Nan Goldin, Dorothea Lange, Dora Maar, Vivian Maier, Cindy Sherman, Grete Stern, Francesca Woodman. 59


PICASSO ET LES PHOTOGRAPHES Francia, 2013, 27’, francese REGIA Mathilde Deschamps-Lotthé FOTOGRAFIA Roman Hamdane MONTAGGIO Christophe Delestre SUONO Bruno Diego PRODUZIONE Eclectic Presse, Eclectic Production, ARTE France

Mathilde Deschamps-Lotthé da oltre dieci anni realizza documentari a sfondo sociale con una particolare attenzione al patrimonio culturale e all’arte. Si interessa anche di musica, indagando la vita e le opere di vari compositori tra cui Puccini e Mozart. Questo percorso l’ha portata a esplorare i legami tra le varie espressioni dell’arte come la fotografia, la pittura e la scultura nel film Picasso et les photographes o il rapporto tra la pittura e la danza in un film su Matisse. Ha diretto vari film per la serie Enquêtes d’art su France 5 e realizza regolarmente Iungometraggi per la trasmissione Des Racines et des ailes su France 3. 60

Picasso è l’artista più fotografato del XX secolo. Nel corso della sua lunga vita ha incontrato numerosi fotografi con i quali ha stabilito solidi rapporti di amicizia e di complicità , esercitando su di essi un grande fascino. In questo film gli ultimi tre fotografi ancora viventi, Lucien Clergue, David Douglas Duncan e André Villers, ci parlano del loro legame con il genio spagnolo, del suo rapporto con l’immagine, la creazione e il teatro. La fotografia ha contribuito a costruire il mito di Picasso nei diversi periodi della sua vita e ha potuto dare una testimonianza preziosa sul suo processo creativo. Alcune opere non esisterebbero senza la fotografia, come i disegni “dipinti” con la luce, colti solo grazie alla macchina fotografica. Picasso is the most photographed artist of the twentieth century. During the course of his long life, he met numerous photographers with whom he established close friendships based on complicity and his charisma held them firmly in his sway. In this film, the last three photographers who are still alive, Lucien Clergue, David Douglas Duncan and André Villers, speak about their relationship with the Spanish genius, his relationship with images, the creative process and the theatre. Photography contributed to building the myth of Picasso throughout the various periods of his life and provided precious testimony of his creative processes. Some of his works would never have been realized without this medium such as his drawings which were “painted” with light that had only been captured thanks to photography.


PROGETTO XXI

ARTECINEMA PER IL SOCIALE partner Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee

Realizzato nell’ambito del progetto “Itinerari del Contemporaneo - Confronti” finanziato con fondi POC (PIANO OPERATIVO COMPLEMENTARE) Regione Campania

Organizzazione e gestione


EVENTI IN PROGRAMMA Proiezioni per le scuole / screenings for schools per le scuole medie e superiori / for middle and high schools VENERDÌ 20 OTTOBRE / FRIDAY, OCTOBER 20 Institut Français Napoli

h 10.00-13.00 OBJECTIF FEMMES

Julie Martinovic, Manuelle Blanc, Francia, 2015, 52’, inglese, francese

Proiezioni per i detenuti / screenings for the inmates VENERDÌ 20 OTTOBRE / FRIDAY, OCTOBER 20 Istituto Penale Minorile di Nisida / Youth Detention Center in Nisida

h 10.00-12.00 NOVANTATREMILIARDI DI ALBE - FRANCESCO ARENA Domenico Palma, Italia, 2017, 22’

SGUARDO NOMADE - MARISA ALBANESE Fiamma Marchione, Italia, 2017, 18’, italiano

Proiezioni per i detenuti / screenings for the inmates SABATO 21 OTTOBRE / SATURDAY, OCTOBER 21 Casa circondariale di Secondigliano / Penitentiary of Secondigliano

h 10.00-12.00 NOVANTATREMILIARDI DI ALBE - FRANCESCO ARENA Domenico Palma, Italia, 2017, 22’

PAOLO CANEVARI - SOUVENIR

Domenico Palma, Stati Uniti, 2016, 13’, inglese, italiano

SGUARDO NOMADE - MARISA ALBANESE Fiamma Marchione, Italia, 2017, 18’, italiano


Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

attività 2017 | 2018 per le quali sono già previste borse di formazione L’istituto Italiano per gli Studi Filosofici dà avvio nell’autunno 2017 a un programma di seminari e lezioni, di cui si riporta qui il calendario, per i quali sono già previste oltre cento borse di formazione per giovani studiosi. Per maggiori informazioni sulle borse di formazione e sul calendario generale delle attività visita il sito: www.iisf.it Tutte le attività, ove non altrimenti specificato, si svolgeranno nella sede dell’Istituto, a Palazzo Serra di Cassano, in via Monte di Dio 14, Napoli.


Ottobre-novembre 2017 IL CONCETTO DI LAVORO FRA HEGEL E MARX Mercoledì 11 ottobre 2017, ore 16 A partire da Hegel GIUSEPPE CANTILLO (Università degli Studi di Napoli “Federico II”) Geist e Arbeit FIORINDA LI VIGNI (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici) Lavoro e linguaggio Mercoledì 18 ottobre 2017, ore 16 A partire da Marx ROBERTO FINELLI (Università degli Studi “Roma Tre”) A partire da Marx: lavoro del corpo, lavoro della mente GIUSEPPE ANTONIO DI MARCO (Università degli Studi di Napoli “Federico II”) Non si tratta di liberare il lavoro, ma di abolirlo. Lavoro e condizioni della soppressione del lavoro in Marx ed Engels Giovedì 2 novembre 2017, ore 16 Sul post-marxismo FORTUNATO M. CACCIATORE (Università della Calabria) Scissioni e resti del popolo sovrano. Lavoro, politica e produzione della plebe dal XXI secolo a Hegel

ANGELO NIZZA (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici) Il linguaggio che produce e il lavoro che parla. Da Rossi-Landi all’operaismo MARCO MAZZEO (Università della Calabria) Il pugno che lavora: Muhammad Ali operaio della parola 28-29 novembre 2017 IISF - SCUOLA DI SALERNO “GERARDO MAROTTA” In collaborazione con il Dottorato di Ricerca in Scienze Giuridiche ed il Laboratorio filosoficogiuridico e filosofico-politico “Hans Kelsen” dell’Università degli Studi di Salerno presso l’Aula Catania, Dipartimento di Scienze Giuridiche (Scuola di Giurisprudenza) Università degli Studi di Salerno - via Giovanni Paolo II, 132 - 84084 - Fisciano (Sa)

30 novembre - 2 dicembre 2017

11-12 dicembre 2017

CARLO GALLI (Università degli Studi di Bologna) QUATTRO SECOLI DI TEOLOGIA POLITICA. VERITÀ E MISTIFICAZIONE, ENERGIA E NEUTRALIZZAZIONE

Giornate di studio

Giovedì 30 novembre, ore 16 Che cosa significa teologia politica? Il caso del razionalismo Venerdì 1° dicembre, ore 16 La teologia politica dal pensiero dialettico al pensiero negativo Sabato 2 dicembre, ore 9.30 Le teologie politiche del Novecento 4-6 dicembre 2017

SEMINARIO INAUGURALE

DOMENICO LOSURDO (Università di Urbino) MARX A CENT’ANNI DALLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

LUIGI FERRAJOLI PER L’EGUAGLIANZA

Lunedì 4 dicembre, ore 16 Decrescita o sviluppo delle forze produttive?

28 novembre, ore 15 Saluti del Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche Introduce: GEMINELLO PRETEROSSI

Martedì 5 dicembre, ore 15 Marx, la rivoluzione scoppiata in suo nome e il problema della libertà

29 novembre, ore 10 Introduce: ANNA CAVALIERE

Mercoledì 6 dicembre, ore 16 L’idea di socialismo: ritornare all’utopia o completare il percorso che conduce dall’utopia alla scienza?

UTOPIA, MITO POLITICO E SIMBOLI DELLA LIBERTÀ Lunedì 11 dicembre, ore 15 CHIARA DE COSMO (Zetesis - Università di Pisa) Il governo della conoscenza: genesi e significato della proposta platonica dei filosofi-re GUIDO FRILLI (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Università di Firenze) Politica ed escatologia in Hobbes DANILO MANCA (Zetesis - Università di Pisa) L’immaginario sociale fra utopia e persuasione. Da Benjamin a Baczko

MARTA VERO (Zetesis - Università di Pisa) Hybris come dissenso: un’analisi del Prometheus di Goethe

29-30 marzo 2018, ore 16 FRANCO TRABATTONI (Università degli Studi di Milano) La funzione retorica

Lunedì 18 dicembre 2017, ore 9.30-18

8-9 maggio 2018, ore 16 GENNARO CARILLO (Università degli Studi Suor Orsola Benincasa) La teatralità del dialogo

GLI HEGELIANI DI NAPOLI IL RISORGIMENTO E LA RICEZIONE DI HEGEL IN ITALIA GIORNATA DI STUDI IN ONORE DI GERARDO MAROTTA AXEL KÖRNER (University College London) “Vari popoli formano una grande nazione” Risorgimento Political thought beyond Hegemony Interverranno GIANNI FERRARA, FERNANDA GALLO, GIUSEPPE LANDOLFI PETRONE, ALESSANDRO SAVORELLI E GIUSEPPE VACCA Gennaio-maggio 2018

Martedì 12 dicembre, ore 9.45

Ciclo di seminari sulla filosofia antica

VALENTINA SERIO (Zetesis - Scuola Normale Superiore di Pisa) Bruto malcontento tra dissenso politico e follia

PLATONE: SULLA FORMA DIALOGO

NICOLETTA GINI (Zetesis - Scuola Normale Superiore di Pisa) Res novae e nova lux. Legge civile e legge naturale nello specchio della novità

29-30 gennaio 2018, ore 16 MAURO TULLI (Università degli studi di Pisa) La veste drammatica del dialogo platonico 26-27 febbraio 2018, ore 16 FRANCESCO ARONADIO (Università di Roma “Tor Vergata”) La costituzione di un lessico filosofico

Febbraio-marzo 2018 IISF – SCUOLA DI ROMA ROMA, VIA BONCOMPAGNI, 22 SEMINARI GRAMSCIANI (a cura di Massimiliano Biscuso) GRAMSCI: IDEALISMO E FILOSOFIA DELLA PRAXIS 7 febbraio 2018, ore 17.30 ROBERTO FINELLI (Università degli Studi Roma Tre) Gramsci oltre Hegel e Marx: sul concetto di società civile 8 febbraio 2018, ore 17.30 MARCELLO MUSTÈ (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”) La genesi della filosofia della praxis negli Appunti di filosofia 9 febbraio 2018, ore 17.30 MARCELLO MUSTÈ (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”) Le note su Dante e il confronto con l’estetica di Croce


GRAMSCI: RELIGIONE E SENSO COMUNE 7 marzo 2018, ore 17.30 FABIO FROSINI (Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”) La religione, i subalterni e la democrazia 8 marzo 2018, ore 17.30 FABIO FROSINI (Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”) Religione e verità: tra mito e critica 9 marzo 2018, ore 17.30 GEMINELLO PRETEROSSI (Università degli Studi di Salerno) La politica come “quistione religiosa” Febbraio-settembre 2018 Seminari sull’idealismo tedesco Ontologia relazionale e identità plurale. La lezione della filosofia tedesca classica e dei suoi ‘svolgimenti’ o riprese (a cura di Marco Ivaldo) 13-15 febbraio 2018, ore 16 GAETANO RAMETTA (Padova) Ontologia relazionale e identità – attraversando Fichte 2-4 maggio 2018, ore 16 GIUSEPPE CANTILLO (Napoli) L’identico, l’altro, lo spirito - attraversando Hegel

22-24 maggio 2018, ore 16 FRANCESCO TOMATIS (Salerno) Indifferenza, relazione, differenza – su Schelling 25-27 settembre 2018, ore 16 PAOLO VINCI (Roma) Il pensiero di Marx come ontologia dell’essere sociale – rileggendo Lukàcs 4-6 luglio 2018 MEDITERRANEAN EUROPE(S): Images and Ideas of Europe from the Mediterranean Shores All’interno del crescente ed importante ambito degli studi mediterranei, i confini del mondo mediterraneo sono stati recentemente messi in discussione e problematizzati, conducendo a nuove prospettive che offrono interpretazioni alternative alle narrative occidentali ed eurocentriche. L’emergere del nuovo approccio storico trans-mediterraneo – in un certo senso anticipato dai lavori di Fernand Braudel, Edgar Morin, Pedrag Matvejevic, Franco Cassano e recentemente ri-pensato da Maurizio Isabella e Kostantina Zanou – ha spostato il centro della riflessione degli storici della cultura e delle idee dall’Europa, come il luogo della civilizzazione e della modernità, al Mediterraneo, come il luogo in cui la condivisione delle vite e dei valori è definita da una molteplicità di lealtà e appartenenze. D’altra parte gli studi europei hanno recentemente sottolineato l’ambiguità della polarizzazione geo-culturale tra Europa

settentrionale e meridionale, atlantica e mediterranea. Tra gli altri Roberto Dainotto e Maurizio Viroli problematizzano una visione dell’Europa che implica sia l’accettazione sia il rifiuto del Mediterraneo Secondo Lucien Febvre l’essenza dell’Europa è nella combinazione dei suoi elementi culturali Nord/Atlantici e Sud/Mediterranei. Sulla base di questa nozione, è utile ri-investigare il Mediterraneo come regione che è sia dentro sia fuori l’Europa, accettando che i suoi contorni siano nel migliore dei casi proteiformi. L’obiettivo di questa conferenza internazionale ed interdisciplinare, organizzata dal Research Network on the History of the Idea of Europe e ospitata dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, è di far dialogare storici e storiche delle idee e della cultura, filosofi e filosofe, antropologi e antropologhe, studiosi e studiose di arte e letteratura, mettendo più strettamente in contatto gli studi mediterranei ed europei al fine di ri-pensare il luogo e il ruolo del Mediterraneo nella costruzione di immagini, idee e discorsi sull’Europa a partire dal diciottesimo secolo. I keynote speakers confermati saranno il Prof. Roberto Dainotto (Duke University) e la Prof. ssa Konstantina Zanou (Columbia University). Per partecipare alla call for papers di prega di consultare il sito dell’Istituto

«Noi non abbiamo scoperto l’equivalente di Dio, una Filosofia completa, grandiosa, con la forza trascinante di una grande Religione. Gli uomini non avendo ricevuto veri stimoli, non credono più a niente: vivono in un lago immoto, con abitudini indotte, ripetitive, una vita materiale senza scopi profondi». Gerardo Marotta Fondatore e anima dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici


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Finito di stampare nell’ottobre 2017 presso Grafica Metelliana S.p.a., Mercato San Severino, Salerno

22nd Festival Artecinema  
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