Page 1


«Nutriamo l’esigenza che l’arte nasca dalle viscere del nostro contemporaneo, ne esplori ogni meandro per poi riemergere, con la luminosità che gli propria, per dirci che le Eutopie non sono sogni irrealizzabili ma obbiettivi a cui tendere con tutto il nostro essere».


Tablinum Cultural Management propone una collezione d’arte frutto di un’accurata selezione in cui la qualità e l’innovazione di tecniche e tematiche sono peculiarità essenziali. Eutopia Art Collection nasce da un’esigenza profonda: quella di ricollocare l’arte al giusto posto, rivestirla di tutta quella carica che gli è propria. Fare dell’arte lo specchio di un mondo tutto da creare a immagine e somiglianza dell’uomo, dei suoi sogni e delle sue aspirazioni. In questo senso l’arte della collezione 2017 si fa utopia positiva di valori e concetti. Per recuperare insieme la collocazione costruttiva dell’artista e dell’opera d’arte all’interno della società per sottolineare che ancora oggi come secoli fa, gli artisti possono essere il motore di una rinascita che dal mondo della cultura passi nella società. Perché la bellezza dell’arte dimora nel suo messaggio di universalità, positivo e inestinguibile. Essa attraversa i secoli e parla all’uomo con una lingua universalmente comprensibile a tutti. Viviamo in un’epoca complessa, fatta di grandi contraddizioni, frenesie e lentezze monolitiche, squarci di luce e abissi di ombra. Ecco perché abbiamo bisogno che l’arte torni a librarsi al disopra delle contingenze del hic et nunc e ci parli di Bene e di Bello, che sappia guardare oltre, illuminare. Nutriamo l’esigenza che l’arte nasca dalle viscere del nostro contemporaneo, ne esplori ogni meandro per poi riemergere, con la luminosità che gli è propria, per dirci che le Eutopie non sono sogni irrealizzabili ma obiettivi a cui tendere con tutto il nostro essere.


Il fruitore che entrerà nel mondo di Eutopia Art Collection insieme agli artisti di questa collezione 2017 entra in possesso dei tasselli di un sogno in cui l’arte si riappropria dei suoi valori positivi e si libra al di sopra del contingente in un messaggio di bellezza e libertà espresso nel delinearsi delle forme e nel modularsi delle sfumature di colore, che la sensibilità degli artisti ha tratteggiato per il nostro pubblico.

L’Eutopia, al contrario dell’utopia, è un concetto realizzabile di un mondo in cui i valori positivi siano quelli trasmessi da un’arte che arricchisca il prezioso che è in noi e lo sappia far risplendere. Vogliamo che l’arte da noi curata si faccia messaggera di valori positivi, che smetta di essere un mero strumento speculativo o uno status symbol per riappropriarsi di quel messaggio essenziale e benefico che l’artista – artefice innesta nelle proprie opere. Ogni opera d’arte è un tassello che ci accompagna verso un grado superiore di conoscenza attraverso il bello e le sue molteplici forme.


ÂŤWe nourish the conviction that art is born out of our contemporary world, it explores every angle to then emerge with its own light and communicate that Eutopias are not impossible dreams but rather targets we long to reachÂť.


Tablinum Cultural Management presents an art collection resulting from an accurate selection in which the quality, technical innovation and themes are essential traits. The Eutopia Art Collection owes its existence to a profound need, namely to restore art to its rightful place and to return all that positive drive which belongs to it and to make art the mirror of a world created to man’s image and likeness, his dreams and his aspirations. In this way, the 2017 Art Collection becomes a positive utopia of values and concepts. In order to recuperate both the artist’s positive position as well as works of art within modern society, it is necessary to underline that, even today just as in centuries past, artists can be the propelling force in a rebirth that the cultural world can transmit to society. The beauty of art is inscribed within its message of positive and endless universality. It flows through centuries and speaks to man in a language, which is understandable to all.

We live in a complicated epoch, full of great contradictions, frenzy and monolithic sluggishness, gashes of light and abysses of shadow. This is why we need art to return beyond the contingency of hic et nunc and to speak to us of Good and Beauty, capable of looking far away and enlightening humanity. We nourish the conviction that art is born out of our contemporary world, it explores every angle to then emerge with its own light and communicate that Eutopias are not impossible dreams but rather targets we long to reach.


The visitor to the 2017 Eutopia Art Collection world immediately shares the artists’ dream in which art regains its positive values and hovers over this contingent world presenting a message of beauty and freedom outlined by the forms and hues of colours created by the sensitivity of the artists. Eutopia, as opposed to utopia, is an achievable concept of a world in which the positive values are transmitted by means of an art which enriches and enhances our better selves. We would like the art which we present to act like a messenger of positive values and not to be considered a mere speculative instrument or status symbol. Art must reacquire its essential, beneficial message which the artist – creator includes in his works. Each work of art represents a step towards a superior knowledge thanks to its beauty and multiple forms.


“Arte a Palazzo, Percorsi d’arte attraverso il segno, la storia, il paesaggio”

Sabato 10 giugno dalle ore 19.00, con un suggestivo vernissage immerso nel parco di Palazzo Gallio, a Gravedona ed Uniti, avrà il via "Arte a Palazzo. Percorsi d'arte attraverso il segno, la storia e il paesaggio". La mostra internazionale promossa da Tablinum Cultural Management con il patrocinio del comune di Gravedona ed Uniti e della Comunità Montana del Lario e del Ceresio si terrà dal 10 giugno al 25 giugno. Palazzo Gallio apre così le sue stanze a cinque artisti contemporanei per una mostra in cui i protagonisti saranno: il paesaggio, la storia e l’emozione. Una mostra fuori dagli schemi, con opere che offriranno al visitatore una lettura inedita e sorprendente sul tema del paesaggio inteso come traccia antropologica ma anche emotiva attraverso il linguaggio dell’arte. Il tutto in un percorso che suggerirà riflessioni e meditazioni sull’evoluzione del paesaggio dalla rappresentazione di segni della natura a rivelazione di pensieri e linguaggi dell’uomo, dove l’arte nasce dalla relazione tra esperienza vissuta interiore ed esperienza sensibile fatta di ascolto e osservazione delle cose e dell’ambiente. Fra gli artisti anche il giovanissimo talento lariano Stefano Perini, in arte Cheville, che proporrà per la prima volta in pubblico la serie dei “paesaggi destrutturati” del Lago di Como.


Monique Laville, insignita della medaglia di benemerenza per il suo impegno culturale dal premier canadese in persona, proporrà le sue celebri “vedute d’antan” ispirate ad epoche storiche ormai distanti dalla nostra frenetica vita contemporanea ma che ancora possono donarci preziose lezioni di vita. Gilles Mazan sublima il paesaggio in segno e colore attraverso le tecniche della decomposizione coloristica, donando a ciò che lo circonda una prorompente carica espressionista che ha fatto di lui uno dei maestri del colorismo contemporaneo.

Anne Delaby attraverso la propria arte, si fa medium fra il fruitore e la natura incoraggiandolo a riscoprire quella capacità di “sintesi armonica” con il mondo che si traduce in un mutuo legame con esso in cui non vi è più polarità e conflitto ma armonia e benessere. Mina Kordali mette in atto un’estetica dei sentimenti, in cui il paesaggio rappresentato con tratti materici, dove il colore predomina sulla linea, conserva un’eco di quel mondo antico che è l’humu in cui è germogliata una poetica fortemente evocativa che fonde sulla tela colori ed emozioni dell’artista. Poiché “ogni viaggio nel mondo è, prima di tutto, un viaggio in noi stessi.


"Art at Gallio Palace, Through the Sign, History, Landscape" On Saturday, June 10, 19.00, with a suggestive vernissage in the park of Palazzo Gallio, in Gravedona, will take place ""Art at Gallio Palace, Through the Sign, History, Landscape". The international exhibition promoted by Tablinum Cultural Management with the patronage of the municipality of Gravedona and ComunitĂ Montana Lario e Ceresio will be held from 10 June to 25 June. Palazzo Gallio opens its rooms to five contemporary artists for an exhibition where the protagonists will be: landscape, history and emotion. An exhibition outside the scenes, with works that will offer the visitor an unprecedented and astonishing reading on the subject of the landscape intended as an anthropological trace but also emotional through the language of the art.

Cheville, pseudonym for the young larian artist Stefano Perini, offers for the first time in public "destructured landscapes landscapes" of Lake Como Monique Laville, a blessing medal for her cultural commitment by the Canadian premier, will feature her famous "old-fashioned views" inspired by historical epochs far away from our frenetic contemporary life but still can give us valuable lessons of life.


Gilles Mazan sublimates the landscape sign and color through the techniques of color decomposition, giving a bursting charge expressionism that made him one of the masters of contemporary coloring. Anne Delaby through his art, becomes a medium of fruitor and nature encouraging him to rediscover that "harmonious synthesis" ability with the world that translates into a mutual bond with it where there is no polarity and conflict but harmony and well being. Mina Kordali realizes aesthetic feelings, in which the landscape depicted with textural features, where color predominates on the line, retains an echo of that ancient world which is the humu where it sprouted a strongly evocative poetry that melts on the canvas Colors and emotions of the artist. Because "every trip to the world is, first and foremost, a journey into ourselves.


Tablinum Cultural Management: La complessità e la rapidità dei cambiamenti in atto nel mondo culturale richiedono capacità crescenti di interpretazione del contesto, padronanza di metodi e strumenti per attivare strategie innovative al fine di garantire la sostenibilità dei progetti e delle organizzazioni in ambito culturale. Per questo i nostri professionisti sono attentamente selezionati per essere in grado di coniugare le tradizionali conoscenze artistico-culturali a capacità e know-how che li rendano autonomi nella progettazione, gestione e promozione della filiera culturale. L’obiettivo di Tablinum Cultural Management è quello di offrire servizi nell’ambito nel modo più completo possibile, con una forma flessibile ed innovativa capace di adeguarsi alle esigenze dei nostri interlocutori e sempre attenti ad una visione globale del progetto. Dalla commistione fra preparazione umanistica e attenta analisi della domanda e dell’offerta, che regola il mondo culturale oggigiorno, nasce il progetto di Tablinum. I nostri progetti nascono dalla volontà di divulgare un modello culturale in cui il sistema dell’arte sappia comunicare i valori fondamentali che sorpassino le usuali logiche di mercato e riscoprano il valore primario della cultura, quale nutrimento della coscienza umana. Per questo amiamo considerarci prima di tutto “impiegati della cultura”.


Tablinum Cultural Management:

The complexity and speed of change in the cultural world require an ever-increasing capacity of contextual interpretation, a mastering of methods and instruments in order to activate innovative strategies which guarantee the sustainability of projects and organisations in a cultural environment. Our professionals are therefore carefully selected and are able to meld together traditional artistic-cultural knowledge with a capacity and know-how, thus rendering them autonomous in the projection, management and promotion of the cultural system. The aim of Tablinum Cultural Management is to offer, within the cultural environment, the most complete services possible having both a flexible and innovative form, while at the same time being capable of adapting to the needs of our counterparts by paying particolar attention to a global vision of the project in question. The Tablinum project derives from a mixture of humanistic preparation and a careful analysis of supply and demand which regulate modern day’s cultural world.


Palazzo Gallio tra arte e storia Il Palazzo Gallio sorge in posizione isolata a nord dell'abitato di Gravedona su un promontorio roccioso prospiciente il lago. L'edificio fu realizzato come dimora del Cardinal Tolomeo Gallio, signore del Contado delle Tre Pievi, utilizzando i resti di una struttura fortificata, di cui si conservano alcune porzioni murarie. Il palazzo è organizzato su una pianta quadrata con quattro torri angolari che conferiscono un aspetto imponente al complesso. La facciata nord, verso il giardino, e la facciata sud, aperta verso il lago, sono caratterizzate da un doppio ordine di logge. I prospetti sono scanditi da una sequenza di finestre rettangolari con cornici in pietra molera e timpani spezzati al piano nobile e da finestre quadrate con cornici in pietra al piano interrato e al piano primo. Le quattro torri, leggermente sporgenti rispetto al corpo principale, sono concluse da logge aperte su due lati. L'ingresso avviene attraverso un portale di accesso in pietra collocato nel muro di recinzione lungo la Via Regina. Dal giardino si raggiunge la scalinata di ingresso che conduce alla loggia, posta sul lato nord, da cui si accede al salone principale e alla scala che conduce al piano superiore e al piano interrato. Il salone a doppia altezza con volta a schifo e cornice in stucco distribuisce le sale collocate al piano nobile, alle quali si accede attraverso aperture con cornici in pietra, e alla loggia aperta verso il lago. Lungo le pareti del salone si conservano alcuni ritratti di donne dell'antica Roma.


Sul lato est del salone si trova una piccola cappella con decorazioni pittoriche a motivi architettonici ed una scena raffigurante la leggenda di Tobiolo e dell'angelo Raffaele, realizzate nel corso del XVIII secolo. Sullo stesso lato si trova una sala con arredi lignei ed alcune tele appartenenti alla collezione Gallio. Sul lato opposto del salone si apre un'altra sala, un tempo sala da bigliardo, con un arredo ligneo in stile gotico piemontese ed alcune tele alle pareti. A fianco della sala il locale della cucina che conserva un camino in pietra con lo stemma della famiglia Curti Maghini. Sul lato sud del salone si apre una loggia, su due colonne in macchia vecchia di Arzo, affacciata verso il lago. Sulla parete si trova una lapide dedicatoria, datata 1586, che ricorda Tolomeo Gallio e celebra la costruzione del palazzo.

La scala, decorata con cornici in pietra a motivi geometrici, conduce all'atrio del piano interrato da cui si accede ad un salone che collega i diversi locali disposti lungo i due fianchi e conduce al terrazzo verso il lago. Da qui un'altra rampa di scale conduce a tre locali interrati, un tempo utilizzati per un opificio, ed alla darsena.

Al piano superiore la loggia verso il giardino consente l'accesso a due corridoi che distribuiscono i locali sui lati est ed ovest e conducono ad un'altra loggia, aperta verso sud, impostata su colonne ioniche. Due delle torri angolari sono collegate da scale a chiocciola che partono direttamente dal livello piĂš basso mentre le altre due sono raggiungibili attraverso semplici rampe dal primo piano.


All'interno del giardino sono presenti due edifici, già indicati nelle Mappe del Teresiano, probabilmente destinati già in origine ad ospitare funzioni di servizio. Il giardino, che un tempo ospitava piscine e uccelliere, è costituito da terrazzamenti digradanti verso il lago e l'impianto attuale sembra risalire al XIX secolo.

Il palazzo sorge sui resti di una struttura fortificata di cui sono visibili alcune porzioni murarie a lato della scala di accesso verso il giardino.

L'edificazione del palazzo è successiva all'acquisto, avvenuto nel 1580, del Contado delle Tre Pievi da parte di Tolomeo Gallio. Secondo la tradizione i lavori sarebbero iniziati nel 1583 e conclusi nel 1586, data riportata in una lapide dedicatoria inserita nella loggia, ma in assenza di documenti che confermino tale ipotesi sembra corretto spostare più avanti la data di inizio del cantiere e interpretare la data 1586, indicata nella lapide, come data di inizio del cantiere. In quell'anno infatti il Cardinale Gallio rientrò a Como da Roma ed ebbe modo di seguire lo sviluppo dei progetti da lui commissionati. Inoltre nell'atto di donazione dal Cardinal Gallio al nipote Tolomeo, rogato nel 1587, i lavori risultavano ancora in fase di esecuzione e probabilmente proseguirono fino alla fine del secolo. Nel testamento del 1596 il Cardinal Gallio infatti confermò la donazione del Contado delle Tre Pievi al nipote Tolomeo e definì la villa come "nova". Ancora nel 1599 fu effettuato un pagamento agli scalpellini per i lavori eseguiti al palazzo di Gravedona.

Per il progetto dell'edificio la storiografia ha indicato il nome dell'architetto Pellegrino Tibaldi in forza dei rapporti di Tolomeo Gallio con i Borromeo ma non esiste alcuna documentazione a supporto di tale ipotesi.


Negli stessi anni invece era molto più stretto il rapporto con l'architetto Giovanni Antonio Piotti, chiamato dal Cardinal Gallio a lavorare in alcuni cantieri comaschi e probabilmente anche a Gravedona dove è documentata la presenza come capomastro di Giacomo Curti Maghini.

Nel 1607, a seguito della morte del Cardinale, il palazzo passò al nipote Tolomeo primo Duca d'Alvito. Nel 1613 alla morte di Tolomeo il palazzo passò in eredità al figlio Francesco. Nel 1636, nel corso delle guerre di religione in Valtellina, il Duca Enrico di Rohan tentò di distruggere il palazzo: il tetto venne bruciato e fu successivamente ricostruito da Francesco Gallio. Alla sua morte, avvenuta nel 1655, il palazzo fu ereditato dal figlio Tolomeo, terzo Duca d'Alvito. Nel 1687 la proprietà passò in eredità al figlio Francesco e quindi, nel 1702, a Tolomeo Saverio Gallio. Nel 1713 il palazzo pervenne in eredità a Francesco Ignazio Gallio e dopo la sua morte fu trasferito al figlio Carlo Tolomeo, settimo Duca d'Alvito. Con Carlo Tolomeo si estinse il ramo napoletano dei Gallio e alla sua morte, nel 1800, in assenza di eredi diretti, la proprietà passò a Francesco Saverio Caraffa. Questi nel 1805 vendette il palazzo a Gerolamo Del Pero.

Nel corso del XIX secolo una parte del palazzo fu utilizzata come opificio. Successivamente i beni della famiglia Del Pero furono messi all'asta nel 1898 e furono acquistati da Giovanni Frova che divenne il nuovo proprietario del palazzo. Nel 1926 la proprietà passò in eredità al fratello Giuseppe Frova e per successione alla vedova Annunciata Formenti. Alla morte di Annunciata Formenti nel 1929 il palazzo fu trasferito a Pietro Formenti che lo lasciò nel 1934 alla sorella Adele. Nel 1937 il palazzo fu donato ad Ada Toni e dopo la morte di quest'ultima, nel 1947, fu acquistato da Rodolfo Hibsch. Il palazzo passato in eredità alla moglie fu successivamente oggetto di una trattativa di vendita a partire dal 1977 e fu definitivamente venduto alla Comunità Montana Alto Lario Occidentale nel 1983.


Gallio Palace in Gravedona It is one of the most visited places in Gravedona, whose roots lie in both the history of the small village that among the powers of wealthy Europeans in 1600. After obtaining the “Feudo delle Tre Pievi” (a feud composed of the three parishes Sorico, Dongo and Gravedona) in 1580, the powerful and wealthy Cardinal Tolomeo Gallio, who already owned several Como properties, commissioned a talented architect (Pellegrino Tibaldi) to design a new palazzo on the upper lake, according to political and strategic rather than aesthetic criteria. The “feudal” palazzo- castle was erected in 1586; it was right on the water and dominated the entire north end of the lake, with Monte Legnone opposite, and the Val Chiavenna and Valtellina not far away. Nevertheless, there were “gardens, fountains and ponds” on the property from the very beginning, as recorded on the marble plaque beneath the portico facing the lake. Inherited by the Dukes of Alvito, the palazzo later passed through the hands of several owners, and is now the property of the Comunità Montana Alto Lario Occidentale. The edifice has always been bounded on one side by the lake, and the ancient Strada Regina on the other. Consequently, the gardens are composed of three sections: one in front of the entrance and the other two on either side, the section on the left being connected by a flight of steps to the private dock.


Through the centuries, much of what must have been created in a formal style has been replaced by English-style flowerbeds and trees, large conifers, magnolias and camelias. However, the upper, or entrance, garden still has trees incompatible with Renaissance models (the two Magnolia grandiflora on either side of the steps), the layout has remained formal, especially the central walk with box hedges and a fountain basin decorated with herbaceous perennials.


Monique Laville


Monique Laville | BIOGRAFIA E' nata a Marsiglia il 2 febbraio del 1950. La sua pittura è fortemente influenzata dal movimento impressionista con elementi personali che sottolineano la perdita di un mondo caratterizzato dalla presenza della natura nella vita di tutti i giorni, così come di una produzione artigianale. Per Monique la modernità con lo sviluppo industriale ha portato alla distruzione dei valori umani, civili ed ecologici. Ha esposto sia in Francia che all'estero (museo di Miami e Tianjin in Cina, Italia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Austria) dal 1984 con diversi riconoscimenti artistici e premi.

È membro dell' "Accademia di Roma", Quebec, dell' "Accademia Europea delle Arti", "Arte Euromediterranea Taormina" ed artista professionista riconosciuta dall' AICOA di Barcellona. Dal 22 maggio 2008 è membro dell'Accademia di bella arti di "Provence Cote D'Azur. Nel febbraio 2017 è stata insignita della medaglia di benemerenza della Repubblica del Canada per la propria eccellenza artistica e per l’impegno culturale profuso. Ha esposto, nel marzo 2017, le proprie opere alla mostra "Women in Art", realizzata da "Tablinum Cultural Management" sotto l’egida del Mibact, a Palazzo Reale a Genova.


Nella frenesia del mondo contemporaneo abbiamo perso molte importanti lezioni: la lentezza e la cura del fare, i profumi e i rumori di un mondo senza comodità, ma anche senza distrazioni inutili, il calore dei rapporti umani, il vitale contatto con il mondo naturale.

Ecco che Monique Laville ci accompagna in un viaggio suggestivo fatto di semplicità e purezza di valori: la sua ricerca artistica si traduce in un percorso che è riflessione materiale e sentimentale sulla condizione dell’uomo contemporaneo. Per Laville fonte continua di ispirazione è un movimento artistico che rievoca un’aura aetas di felice connubio fra uomo e paesaggio: l’arte impressionista. Laville la impara ad amare sin da bambina e, studiado le opere dei grandi impressionisti, ne interiorizza la sensibilità per il colore e il lavoro di spatola sino a trasporre alla perfezione la medesima allure dei capolavori di Monet o Pisarro. I colori e i Paesaggi sono quelli di una Provence e una Cote d’Azur d’altri tempi, ai nostri occhi straordinariamente inedita.

Quest’artista, che dell’impegno comunicativo verso i propri spettatori ha fatto uno degli elementi principi della sua creatività, sa come riattivare in noi una sensibilità accantonata: quella che ci innalza come individui ricchi di potenzialità positive da condividere con i nostri simili e con il mondo tutto liberandoci dalle prigioni dell’egotismo contemporaneo. Le sue opera e il suo impegno hanno sortito grandi riconoscimenti anche Oltreoceano tanto da essere insignita, negli scorsi mesi, della medaglia d’onore della Repubblica del Canada. Elisa Larese


The landscapes of Monique Laville accompany us in a journey looking for a lost world of naturalness and pureness values.

Her artistic research draws a pathway made by material and emotional thoughts about the contemporary condition of humans.

The impressionist art is a source of ispiration for Laville, because it remembers an age where there was a cheerful bon’d between human and nature. She internalizes her sensitivity for colours and brush strokes, recreating the same atmosphere of Monet and Pisarro’s masterpieces.

The colours and the landscapes are those pertaining older Provence and Cote d'Azur, extremely amazing for our eyes.

Elisa Larese


Coucher de soleil sur un champ de lavande, olio su tela, 100 x 81 cm


Le temps des glycines, olio su tela, 81 x 60 cm


Dune du Pyla, olio su tela, 100 x 73 cm


Coquelicots et lavande, olio su tela, 73 x 60 cm


Bords de Marne en automne, olio su tela, 130 x 97 cm


Germaine et Rosie, olio su tela, 81 x 60 cm


La cueillette du jasmin a Grasse, olio su tela, 100 x 81 cm


La source des femmes, olio su tela, 65 x 50 cm


Les vendangeurs, olio su tela, 65 x 50 cm


Guinguette des bords de Marne, olio su tela, 50 x 65 cm


Pause en sous-bois, olio su tela, 65 x 50 cm, 2009


Paysage a Viroflay, olio su tela, 65 x 54 cm


Vendanges en Bourgogne, olio su tela, 65 x 46 cm


Gilles Mazan


Gilles Mazan | BIOGRAFIA Gilles Mazan è nato a Parigi nel 1957. Ingegnere di formazione, ha lavorato a lungo nel settore alimentare ma, da appassionato di arte per quasi 30 anni, ha deciso di dedicarsi pienamente a questa attività nel 2014.

Gli ambiti che più lo affascinano e che tratta sono i paesaggi e le nature morte lavorati principalmente in gouache e olio:a gouache per opere di piccole dimensioni o per studi che spesso richiedono una lavorazione immediata, ad olio per i formati più grandi a cui dedica una rifinitura più attenta e minuziosa.

Ulteriore aspetto che ne sottolinea l'ecletticità è la creazione di collage su supporti di legno dipinti a olio.

La sua evoluzione stilistica l'ha portato da uno stile figurativo con solide basi realiste (2014) a una rappresentazione sempre più destrutturata della realtà. Ora vive a Paimpol, Bretagna.


Quando guardiamo le opere di Giles Mazan ci rendiamo conto che i paesaggi che rappresenta, dagli scogli a strapiombo sul mare fino alle rasserenanti rive dei fiumi, costituiscono il mezzo per esaltare il vero protagonista delle sue opere: il colore.

Colore che fin dalle sue prime produzioni (La Pointe de la Tour), ispirate al maestro Cezanne, viene definito con pennellate sciolte e toni puri che servono a modellare i volumi non con intenti realistici ma, come da tradizione impressionista, al fine di evocare una visione totalizzante dell’esperienza vissuta durante l’osservazione della natura.

Da questa prima parte della sua produzione, che include anche “La côte près de St Quay” e i due quadri dedicati alle “Rochers près de bréhec”, si arriva a una composizione che “frantuma” totalmente il passaggio fra i toni di colore, rendendo l’esperienza ancora più simbolica, proiezione esterna dell’animo dell’autore. Sembra quasi che la sua formazione scientifica – l’artista è stato ingegnere - voglia analizzare la realtà scomponendola tramite la sua tavolozza cromatica.

Esemplare in tal senso è il confronto che nasce tra le due versioni di “La Pointe de la Tour”: nell’opera più recente si compie quasi la costruzione di un apparato musivo facendo propria la tradizione del divisionismo francese.


Allo stesso modo, è interessante notare come in “L'arbre fauve” le molteplici “tessere” del mosaico cromatico riescano a definire la forma del maestoso albero in compagnia di una luce che tutto irradia, definendo i riflessi del mare sullo stesso soggetto e creando un’unitarietà di visione.

In “Le Léguer” e “Lavoirs de Pontrieux” il colore prende definitivamente il sopravvento non solo definendo le forme del paesaggio, ma superando le normali convenzioni che rappresentano gli elementi della natura tramite i toni che sono loro propri. Vediamo quindi nuvole verdi, arancioni, blu e rosa, perché l’unico limite in pittura è la volontà dell’autore, che può decidere di scardinare i nostri preconcetti sul mondo.

Infine, in “Le Loing à Saint Mammès” e “Moret sur Loing” è il fiume che con il suo lento incedere ci mostra pienamente le potenzialità di un mondo dove il colore, ancora una volta, ci trasporta lì, tra i battelli e le foglie, in un paesaggio in cui l’uomo è finalmente e pienamente un tutt’uno con la natura. Gaetano Crisafulli


When we see the pantings of Gilles Mazan, we realize that his landscapes, from the cliffs to the river shores, represent the way to enhance the true protagonist of his operas: the colour.

In the first production (La Pointe de la Tour) inspired by the master Cezanne, the colour is defined with free brushes and pure tones, which he uses to create his shapes not with realistic aims, but in order to recall the exeperience that we live in front of nature.

In his later creations he arrives to a landscape composition that crushes the transition between the colour tones. It seems that his scientific education – the artist is an engineer – wants to analyse the reality by decomposing it through his color palette. Example are the two versions of “La Point de la Tour”: the most recent one is almost a mosaic, as for the french divisionism tradition. Gaetano Crisafulli


Rochers près de Bréhec, olio su tela, 50 x 65 cm, 2012


Rochers près de brÊhec, olio su tela, 50 x 65 cm, 2013


La Pointe de la Tour olio su tela, 54 x 65 cm, 2013


La Pointe de la Tour (seconda versione), olio su tela, 54 x 65 cm, 2014


La côte près de St Quay, olio su tela, 54 x 65 cm, 2012


La Côte près de Bréhec, olio su tela, 116 x 89 cm, 2014


La côte près de Saint-Quay, olio su tela, 116 x 89 cm, 2014


L'arbre fauve (Loguivy de la mer olio su tela, 116 x 81 cm, 2015


Le Léguer, olio su tela, 54 x 65 cm, 2015


Lavoirs de Pontrieux, olio su tela, 50 x 65 cm, 2015


Le Loing à Saint Mammès, olio su tela, 116 x 89 cm, 2015


Moret sur Loing, olio su tela, 60 x 73 cm, 2015


Anne Delaby


Anne Delaby| BIOGRAFIA Anne Delaby nasce nel 1964 in Libano. Dopo il ritorno in Francia nella sua Normandia d’origine segue varie scuole di disegno, ma il reale incontro con la pittura avviene quando si trasferisce in Italia, a Milano nel 1985. Anne si iscrive a una scuola di pittura con il metodo antroposofico e la teoria dei colori di Goethe. L’incontro con il colore determinerà l’orientamento della sua vita: ne scopre il carattere morale, l’energia e la vita segreta, scegliendo la tecnica dell’acquarello che gioca sulle trasparenze, e quella dell’olio per esprimere la ricca vita interiore che si manifesta in immagini suggestive.

Dipingere diventa per Anne quasi un rimedio, e sulle tracce di Jodorowsky "La finalità dell'Arte è curare: se non fa guarire non è vera arte", torna la vecchia idea dell’arte come portatrice di bene, come “messaggera degli dei”, il Mercurio dei medici, che - per riprendere Kandinsky - “ deve trascinare in alto il pesante carro dell’umanità”.

Anne entra nel “mondo dell’arte” nel 1998 con la prima mostra personale a Como e da allora la sua ricerca si sta evolvendo dai quadri più mistici nati dalla sua indagine interiore ( “i miei quadri vogliono rivelare gli arcani dell’anima umana, le sue prove e vittorie finali..”) ad una visione immaginativa degli elementi naturali (Acqua, cortecce, rocce, dune…), fino ad un sentimento dell’uomo quale sintesi armonica dell’universo, “concentrato di ogni opposto esistente, vertice supremo della creazione”. Nel 2013 unisce la passione per l'Arte a quella per la moda e inizia a dipingere abiti da lei disegnati. Nel marzo 2017 partecipa alla mostra “Women in Art” organizzata da “Tablinum Cultural Management” sotto l’egida del Mibact a Palazzo Reale a Genova. Vive e lavora tra laghi e montagne vicino a Como (Italy).


Uomo e Natura in sintesi armonica C’è un limite oltre il quale l’uomo riscopre se stesso come parte armonica della natura che lo circonda in un mutuo legame energetico che non conosce più polarità ma che, piuttosto si consuma in armonia e pace interiore. Ed è al superamento di questo limite che la pittura di Anne Delaby ci tende la mano per farci riscoprire il nostro ruolo irrinunciabile di “sintesi armonica dell’universo”, al quale molte volte una quotidianità pressante e iniqua ci costringe ad abdicare. Arte e vita si compenetrano inevitabilmente sino a trasformare l’atto pittorico in una condizione imprescindibile dove il tratto sulla tela porta con sé un retaggio interiore pregno di aspettative.

L’artista ha qui assunto il ruolo di medium che, dalla sua posizione privilegiata di armonia fra la propria interiorità e il mondo che la circonda, ci espone una ciclicità virtuosa in cui è la consapevolezza e la disponibilità all’introspezione costante a portarla a un livello superiore di conoscenza del mondo. Anne Delaby si è impegnata, attraverso l’arte, in un immane lavoro d’introspezione; il percorso di una vita: - dopo il periodo più mistico- spiega - mi sono spogliata delle mie "cortecce" per arrivare a mettermi a nudo nelle mie "Alchimie" con variazioni sul corpo femminile, per poi passare al "grido" ossia al ciclo “The denied Man” che si è rivelato il mio specchio critico del mondo contemporaneo. Solo dopo questo atto di ribellione e riflessione interiore ho potuto tornare con nuova maturità alla mia attuale visione onirica e simbolista”.


Nelle opere esposte percorreremo con lei questo percorso al contempo eloquente e coinvolgente in cui l’opera si è fatta in tutto per tutto Symbolon ( dal greco συμβάλλω accostare, mettere insieme) portando con se tutto il significato prezioso che dal particolare va all’universale e ci accompagna in questo percorso, che dall’occhio arriva a colpire il nostro intimo e al termine del quale lo spettatore ritrova espresso il suo ruolo prezioso e irrinunciabile di fulcro di quella sintesi armonica che l’universo opera attorno a noi. La pace interiore, la felicità totale, sta nell’assecondare questo nostra tensione energetica come positività e accettare il nostro ruolo nel mondo.

Elisa Larese


Man and nature in Harmonic synthesis. Anne Delaby has created, with the help of her art, a pathway that goes from the particulars to the universe. Her message travels from the eyes to our soul, moving us in a harmonic synthesis with the universe.

Anne Delaby has engaged in an immense work of introspection; The path of a lifetime.

The artist explains: “After my mystic period, I took my “cortex” off to show myself stark in my “Alchemies”, with variations on female body. Then I moved to the “shout”, or rather “The denied Man”, which turned out to be my discriminating mirror for the contemporary world. Only after this act of rebellion and inner reflection I could come back with new maturity to my current dreamlike and symbolic vision. ” Elisa Larese


Lohengrin, olio su tela, 120 x 100 cm, 2017


L'essentiel est invisible pour les yeux, olio su tela, 50 x 70 cm, 2014.


Butterfly, olio su tela, 60 x 80 cm, 2006


Variations en bleu, olio su tela, 80 x 100 cm


On Off 2015, olio su tela, 70 x 80, 2015


Le gardien, olio su tela, 50 x 70 cm, 2013


La Belle, olio su tela, 70 x 90 cm, 2013


Corpo di Duna, olio su tela, 80 x 100 cm, 2004/2014


Nativity, olio su tela, 35 x 50 cm. 2017


Earth's heart, olio su tela, 80 x 100 cm, 2016


Cheville


Cheville | BIOGRAFIA Stefano Perini, in arte “Cheville”, nasce a Gravedona in provincia di Como nel 1992; si diploma come disegnatore tessile ed inizia il suo percorso pittorico da autodidatta nel 2012 sperimentando i primi acrilici su cartone. Dal 2013 inizia a far parte del movimento “Gruppo Arte Libera” dove si mette in gioco in maniera completa ed eclettica.

Il punto cardine del suo lavoro è sicuramente il concetto di stato d’animo, dove l’artista inizia a dipingere mosso dalle emozioni e sensazioni scaturite da storie vissute giornalmente.

Cheville utilizza per lo più acrilici e spesso mischia ad esso materiali che creano spessori e corposità; predilige la tela ma sicuramente è un artista che sperimenta svariati tipi di supporto, come ad esempio il cartone e il legno. Sempre eclettico e dinamico nel suo percorso artistico e nel modo di esprimersi, Cheville introduce l’utilizzo di oggetti ed elementi naturali nelle proprie tele. La pittura diventa così per lui una vera e propria esigenza fisica e mentale, dove gli stati d’animo prendono forma attraverso colori, atmosfere e situazioni esistenziali. La sua arte si esprime anche in performance molto coinvolgenti in cui l’artista cerca di comunicare il proprio legame sentimentale ed instintivo con l’arte. Nel 2015, in occasione di EXPO Milano 2015, debutta partecipando nell’ambito della rassegna a “Art in Expo. Feed the world with Art”, alla collettiva internazionale di pittura allestita a “Officina105” , Como. Nel 2017 con “Luz de la vida” esporta la sua arte a Parigi, sotto le volte del Grand Palais, in occasione del rinomato Salon “Art en Capital”. Vive e lavora a San Siro, sul Lago di Como.


Per Cheville, la banalità di una rappresentazione pittorica convenzionale non esiste: i colori, le forme, le dimensioni, ma anche il verso di lettura del quadro sono totalmente ribaltati per suscitare nello spettatore riflessione, curiosità, e perché no, anche un leggero sorriso.

E’ questo che ci troviamo ad ammirare nel giovane artista originario del lago di Como, che ha fatto propri i suoi splendidi paesaggi insieme alla miriade di piccoli paesi che ne costellano le rive, e ce ne ha presentato la sua personale visione nelle opere in mostra.

Van Gogh è per l’artista un punto di riferimento, e certamente ne vediamo l’ispirazione nelle forti pennellate fatte con la spatola e allargate con la spugna, che sottolineano la forte verve emotiva che muove tutta la pittura di Cheville.

Il paesaggio diventa quindi non solo rappresentazione del reale, ma anche dell’animo dell’autore che proietta sulla tavola di legno tutta la sua personalità, lavorando attraverso i colori puri.

“Piazza Giulio Paracchini” diventa quindi la protagonista inconsapevole di un rosso che tutto ammanta, dove gli edifici si scorgono solo attraverso una declinazione dello stesso colore in sfumatura più lieve e tramite il nero applicato alle finestre; mentre in “Punta di Bellagio”, dove solo con dei piccoli tratti di nero si può scorgere la presenza umana, è il verde, che tanto caratterizza le bellissime montagne aggettanti sul lago, ad assolvere il compito di esprimere la forza di Cheville.

Gaetano Crisafulli


In “La coerenza è dei bigotti” s’inserisce anche il messaggio che l’autore vuole esprimere attraverso il suo animo: la volontà di non guardare sempre con gli stessi occhi le cose ci circondano, ma di moltiplicare i nostri punti di vista per sorprenderci in una nuova visione del mondo, ed è il colore che insieme al tratto riesce a darci queste coordinate.

Nel dittico “Il lago di Como non è fatto di sola acqua”, l’artista ci fa conoscere ulteriori aspetti del territorio lariano, costellato da abitati inseriti nel contesto di una natura sempre presente e portata addirittura matericamente sul supporto in legno tramite il collage di gerani e corteccia.

Infine in “Casa”, l’artista, distaccandosi dalle precedenti opere, fa tornare il verso di lettura al normale orientamento, segno di come la sicurezza del contesto familiare pone fine all’irrequietezza mostrata fin ora.

È la voglia di stupire e sovvertire i canoni che spesso più che per scelta siamo obbligati a seguire quello che Cheville vuole comunicare: “Girate la testa! Guardate che colori! Che luce!” Speriamo di riuscire a cogliere questi suoi preziosi suggerimenti e di farli nostri. Gaetano Crisafulli


According to “Cheville�, the banality of the traditional painting does not exist: the colours, the shapes, the dimensions, but also the painting direction, are totally overturned in order to raise considerations, curiosity and (why not?) also a soft smile in the viewer.

The artist looks to Van Gogh as point of reference: we surely notice it in the strong brush strokes that he does with the spatula and extends with the sponge. This technique hightlights the strong emotion verve that moves all his paintigs.

In all the artworks exhibited, there is a use of pure colors that wants to overturn the rules that we have to follow.

Here it seems that the artist is telling us: turn your head! Look at the colours! What kind of light! Gaetano Crisafulli


Il lario è bello perchè è vario, acrilico su tavola di abete, 30 X 50 cm, 2017


La coerenza dei bigotti, rappresentazione di via Calvi, Menaggio acrilico su tavola di abete, 50 x 30, 2017


Piazza Giulio Paracchini, Dongo, 1945, acrilico su tavola di abete, 30 x 50 cm, 2017


Punta di Bellagio, acrilico su tavola di abete, 30 x 50 cm, 2017


Il lago di Como non è fatto di sola acqua - parte 1, acrilico su tavola di abete, 30 x 50 cm, 2017


Il lago di Como non è fatto di sola acqua - parte 2, Gerani, corteccia e legno su tavola di abete, 30 x 50 cm, 2017


Il lago di Como è a forma di Y, Acrilico su tavola di abete, 50 x 30 cm, 1 giugno 2017


Casa, acrilico su tavola di abete, 30 x 50 cm, 3 giugno 2017


Mina Kordalis


Mina Kordalis | BIOGRAFIA Ha studiato economia all'Università nazionale capodistriana di Atene. Il suo amore per l’arte nasce quando frequenta a Parigi l École Nationale Supérieure des Beaux-Arts sotto l’insegnamento di Frédéric Prat e James Blœdé.

Tornata in Grecia, studia pittura alla Scuola di Belle Arti di Atena con Chronis Botsoglou, fotografia con Manolis Baboussis, scenografia con Christos Palamides e Teatro con Vassiliki Psarrou diplomandosi nel 2008.

I suoi lavori sono stati presenti in numerose mostre personali e collettive come “Odyssey 2015” a Ermopili, “Odyssey 2014 al Piraeys Marine Club, “Streams of Light” al centro ellenico di Londra e numerose altre in tutta Europa.

Le sue opere si possono trovare in collezioni privati sia Greche che estere. E’ un membro del consiglio per le belle arti greche. Vive e lavora ad Atene.


Quella di Mina Kordalis è una continua ricerca artistica fatta di suggestioni del mito e di influenze astrattiste interiorizzate e tradotte in un linguaggio eclettico, coloristicamente plasmato dalla personalità cosmopolita dell'artista che però non ha mai dimenticato di trarre le proprie origini dalla terra del mito. Mitologie millenarie e colori travolgenti emergono con un’eco molto intensa in queste opere che l’artista ha deciso di presentare al pubblico in occasione della rassegna a Palazzo Gallio. Nei quadri esposti potremo ammirare opere fortemente evocative, dai colori sono luminosi e puri. Le pennellate sapienti dell’artista tratteggiano le onde del mare, richiamano alla mente del visitatore, i riflessi prodotti dalla luce abbacinante del sole allo zenit intento ad accarezzare le acque dell’Egeo. Nature’s Rythm è un vero e proprio inno al connubio dell’uomo con una natura che non ha più necessità di esprimersi in forme definite ma si sublima in pennelate di colori luminosi dove a regnare e la gioia dell’artista che si scopre tramite fra natura e umanità e lascia che il suo pennello ritragga questo connubio essenziale. In altre opere esposte, mito e contemporaneità si fondano attraverso personalissime suggestioni artistiche : è il caso di Odyssea, la bravura dell'artista giunge con pochi tratti a delineare un paesaggio costiero (un'isola, che subito ci fa pensare a «Itaca la petrosa») che si staglia all'orizzonte mentre una piccola imbarcazione si culla dolcemente. Un'immagine che ha ormai perduto tutta la propria valenza contingente permeandosi di un universale senso di stupore e bellezza.


Il tema del viaggio e della ricerca viene immediatamente rievocato in un’altra opera fortmente materica come Ploes (imabarcazioni) dove la tela, lavorata e ripiegata su se stessa, s’incresca creando la sagoma di due imbarcazioni che solcano il mare. Infine abbiamo tre opere come Elafoinsi n.1 e n.2 e Korinthos Istmos in cui il paesaggio torna ad avere un forma più definita vincendo la tendenza astrattista delle altre opere. Si indovinano i tratti della spiaggia di Elafoinsi, ottenuti con pennellate dai colori tenui, tanto delicati da richiamare subito alla nostra memoria la bruma mattutina. E infine in Korinthos Istmos la celebre immagine dell’Istmo di Corinto appare trasfigurata dal pennello dell’artista e ci parla di incontri delicatamente sospesi nel vuoto. Un’equilibrismo immaginario e al contempo fisico. Invitiamo il visitatore ad abbandonarsi alle suggestioni del pennello di Mina Kordalis, in una dimensione in cui l’arte si fa segno universale che fonde il paesaggio e la sua storia con i retaggi e le emozioni di chi li ha accolti nella propria interiorità e ne ha fatto preziosa materia artistica. Elisa Larese


The artistic research of Mina Kordalis is made by mithological suggestions and abstract influences, which she internalizes and translates in eclectic language. Thousand-year old mithology and passionate colours appear in the paintings that the artist decided to present for this exhbition.

We can admire evocative paintings with pure and bright colours. The brush of the artist outlines the waves of the sea and recalls the sunlight reflection on Egeo’s waters at the zenith.

Mith and contemporaneity are blend in “Odyssea”, where the ability of the artist succeeds to outline the coast landscape (an island, that makes us think to Itaca, the stony) which stands out in the horizon, while a small boat cradles sweetly.

Another theme of the artist is the journey: in “Ploes” (“boat”) the canvas is folded up in order to create the shape of two boats cutting through the sea. We invite the spectators to abandon themselves to the suggestions of Mina Kordalis’ brush, in a dimension in which the art becomes universal sign that fuses together landscapes and history. Elisa Larese


Nature’s rhythm, acrilico su tela, 135 X 135 cm


Elafonisi, acrilico su tela, 125 x 80 cm


Elafonisi, acrilico su tela, 70 x 100 cm


Korinthos isthmos, acrilico su tela, 100 x 140 cm


Odysseia, acrilico su tela, 100 x 140 cm


Ploes, acrilico su tela, 40 x 40 cm

Arte a palazzo percorsi attraverso il segno la storia e il paesaggio  

Palazzo Gallio apre le sue stanze a cinque artisti contemporanei per una mostra in cui i protagonisti saranno: il paesaggio, la storia e l’e...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you