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SAN GIULIANO MARTIRE PARROCCHIA

DI

TREBBIANTICO

Ricerche di Silvio Picozzi

Presentazione di Mons. Piero Coccia Arcivescovo di Pesaro



Ringraziamenti Un ringraziamento particolare al Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro per la grande sensibilitĂ dimostrata e per aver permesso la realizzazione di questo volumetto. Si ringrazia inoltre tutti coloro che hanno collaborato o permesso di rendere pubblici documenti di loro proprietĂ :

Don Fernando Boria Alessandro Benoffi Grazia Calegari Paolo Ciaroni Elio Del Prete Guido Fabrizi Gabriele Falciasecca Bruno Ferri Marzio Filippini Luciano Giombini Massimo Guiducci Olimpio Panzieri Gabriele Stroppa Federico Tomassini Dante Trebbi



Presentazione

La pubblicazione dell’Ingegnere Silvio Picozzi sulla Parrocchia di San Giuliano Martire in Trebbiantico, si pone come una ricerca storica che ci aiuta a comprendere le radici e lo sviluppo della fede cristiana nel nostro territorio. Leggendo queste interessanti pagine, si torna indietro nella vita di una comunità viva ed impegnata, cogliendo di questa la storia, i personaggi e le opere. Spesso la passione degli storici ci consente di poter rintracciare la fede operosa che i nostri padri ci hanno trasmesso. Questa ricerca condotta con competenza e rigore ci chiama però ad un impegno: quello di vivere l’esperienza decisiva della fede che ci è stata data e che chiede di essere di nuovo tramandata. L’eredità dellafede vissuta nellacontinuità innovativa, costituisce il patrimonio più prezioso che abbiamo e che ci interpella nella nostra responsabilità. Auguro ad ogni lettore di questo piacevole saggio un approccio segnato, oltre che da curiosità storica, da grande consapevolezza di appartenere ad una comunità cristiana che ci ha generati alla fede e che chiede a noi tutti di fare altrettanto nei confronti delle nuove generazioni.

+Piero Coccia Arcivescovo di Pesaro



Nota dell’autore

Poche parole per illustrare le motivazioni di questa ricerca che ha come argomento principale la storia della chiesa di Trebbiantico. Una chiesa nata circa sette-ottocento anni fa e che per tutto questo lungo periodo ha rappresentato per gli abitanti delle nostre colline un punto di riferimento, una guida, un rifugio. I documenti scritti che ci sono pervenuti hanno fornito alcuni elementi per ricostruire parte della vita e della storia di questa casa del Signore. Molto di più è custodito nei silenzi di questo luogo sacro e negli esempi di fede di cui porta testimonianza. Ritengo estremamente importante, per chi si accingere a leggere la storia lunga secoli della nostra chiesa, riuscire a superare la logica barriera che la vita odierna ha innalzato rispetto al passato. In effetti non è semplice capire, per noi che abbiamo vissuto questi ultimi decenni ricchi di sorprendenti innovazioni tecniche e cambiamenti sociali epocali, gli stati d’animo dell’abitante di Trebbiantico del XVII secolo o riuscire ad immaginare la miseria e la povertà della vita quotidiana delle nostre campagne. Maggiori difficoltà le troveranno i nostri figli e i nostri nipoti ed è proprio a loro che vorrei, ma forse è solo grossa presunzione, che queste poche pagine riuscissero a far nascere motivi di riflessione. Oggi la vita dei nostri giovani è ricca di innumerevoli vantaggi rispetto a chi ha vissuto nei tempi passati, tanto da portar li a sottovalutare, o da non considerare come una vera grazia, la certezza “del pane quotidiano”. Essi dovrebbero cercare di comprendere che la vita dei secoli scorsi raramente offriva agli uomini occasioni di miglioramento. Chi ci ha preceduto ha dovuto combattere per secoli, giorno dopo giorno, con la miseria totale, con la mancanza sistematica di cibo, molto spesso con l’impossibilità di avere un tetto sotto cui vivere, con il duro lavoro manuale, con la distruzione dei sudati raccolti per eventi climatici o per le scorrer ie di soldataglie feroci e con le pestilenze e la totale mancanza di cure sanitarie. E in un mondo così difficile solo la chiesa ha rappresentato per le povere genti di questo contado, l’unico rifugio sicuro contro tutte queste tempeste. Le preghiere e i canti che per secoli sono risuonati fra queste mura hanno ancora un’eco che non dovremmo lasciare che venga soffocata dal frastuono che oggi ci circonda.


Noi ci riteniamo più forti e più sicuri dei nostri avi ma la nostre debolezze e le nostre difficoltà sono solo, a volte, ben nascoste. Molti di noi potrebbero trovare aiuto inginocchiandosi nei banchi di questa chiesa e rivolgendo, come facevano loro, lo sguardo all’immagine sacra della Beata Vergine e chiedere, con la stessa semplicità di cuore, la Sua intercessione e la Sua benedizione.


Signore Gesù, tu visiti e rinnovi in ogni tempo la tua Chiesa e la rendi feconda di nuova vita perché continui ad essere segno e strumento di salvezza per tutti gli uomini +Piero Coccia Arcivescovo di Pesaro

Le origini della chiesa di San Giuliano Martire Non si è trovato alcun documento che riporti notizie precise relative alle origini della chiesa di Trebbiantico o riferisca informazioni certe in merito al periodo della sua costruzione. Il primo manoscritto che ci conferma l’esistenza della chiesa di Trebbiantico, dedicata a “Sancti Juliani”, è datato 1290, ed in questo documento viene annotato il versamento alla Camera Apostolica di Roma di una decima “ sui frutti e sui redditi”.

Confini della Diocesi di Pesaro tra il 1200 e il 1400


Le decime versate dalla diocesi di Pesaro nell’arco di tre anni dal 12901292 e nel 1300, sono infatti trascritte nei volumi della serie “Collettorie della Camera Apostolica” custoditi presso l’Archivio Segreto Vaticano ma sono state riportate nel 1950 nel libro “Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII eXIV. Marchia”, a cura di P. Sella dove si legge: …. “Anno Domini millesimo ducentesimo nonagesimo, tempore domini Nicolay pape quarti indictione tertia, Pensauri, die nono mensis aprilis in claustro pensaurensisi canonice. Isti sunt clerici civitatis et diocesis pensaurensis qui solverunt decimam de fructibus et redditibus perceptis…… . …..Item a dompno Christoforo rectore S. Iuliani de Tribio antiquo XXXV II sol. et III dem. Fu infatti, nell’anno 1290, che Papa Niccolò IV impose una tassa in tutto lo Stato Pontificio per sovvenzionare la guerra in atto nel meridione d’Italia tra Angioini e Aragonesi e per una crociata in Terra Santa. Anche la nostra chiesa di San Giuliano versò la tassa dovuta. Se la chiesa di Trebbiantico, già nel 1290, veniva annoverata fra i luoghi di culto che erano tenuti a versare le decime, questo comprova in maniera sicura che essa rappresentava un centro di considerevole importanza per la fede cristiana nella vasta diocesi di Pesaro e quindi doveva avere maturato, nel corso degli anni, una sua storia e dei saldi legami con la realtà del territorio. Fatta questa premessa e senza possibilità di errore, per la documentazione che ci è pervenuta, possiamo affermare che già nei primi anni del XIII° secolo la chiesa di San Giuliano a Trebbiantico era attiva e svolgeva il suo compito di centro religioso e di formazione e aggregazione degli abitanti della campagna vicina. Da quegli anni fino a tutto il XVIII° secolo l’area di competenza della nostra chiesa fu molto vasta perché comprendeva anche le attuali zone di Montegranaro, Muraglia, San Nicola e Fosso Sejore ma non dobbiamo dimenticare che la realtà degli insediamenti rurali allora era ben diversa da quanto possiamo oggi immaginare leggendo i nomi di queste località. In quei tempi, la popolazione era distribuita in poche e povere case disseminate nel vasto territorio e quindi i nuclei familiari dei parrocchiani, anche se singolarmente numerosi, non costituirono mai un numero sufficiente per permettere alla chiesa di San Giuliano di raggiungere, con le offerte e le questue, una disponibilità economica per mantenere efficiente la struttur a della chiesa e ridistribuire quanto necessario ai più bisognosi della parrocchia. Ma quali sono le motivazioni che hanno determinato la “nascita” di una chiesa, di un centro di culto a Trebbiantico? Facciamo un grosso salto indietro nel tempo di quasi 1.000 anni e ricordiamo che la prima struttur a organizzativa delle campagne, voluta dai romani dopo pochi anni dal loro insediamento a Pesaro, come del resto in


1 F.V. Lombardi nel suo studio “Le primitive pievi della diocesi del Montefeltro e Pesaro” scrive : “Per l’alto medioevo, gli studiosi hanno poche notizie sulla vera struttura socio-politica del territorio rurale; le fonti più importanti sono le pievi. Ciò che interessa conoscere è la loro incidenza nella comunità religiosa e nella vita civile, la loro dimensione giuridica, le loro circoscrizioni territoriali, i rapporti con la “civitas”, le soluzioni fra territorio plebale e comprensorio diocesano, fra questo e territorio comitale, le cause del loro decadimento, della loro permanenza o della loro scomparsa.”

tutti i territori dell’attuale Italia, subì un processo di rapido decadimento fino al primo medioevo e, a questa situazione, subentrò una grande azione di cristianizzazione delle campagne. Si instaura così un nuovo sistema che si basa sulle “comunità dei fedeli”. Queste comunità rurali vengono inizialmente indicate con il termine latino plebes. Infatti per i romani, la plebe era formata dagli abitanti delle campagne, dediti alla lavorazione della terra intorno alle fortezze, adibite al controllo del territorio. In seguito, con l’espansione del cristianesimo, il termine “plebes” indicante la comunità dei battezzati si tramutò in “pieve” ed il suo significato si allargherà successivamente non solo per definire il luogo di culto, dove ci si raccoglieva in preghiera, ma anche il luogo dove nasceva e si svilupp ava tutto il nuovo sistema organizzativo della vita della comunità. La pieve, punto di riferimento per i credenti della zona, diventa sempre più importante per la diocesi della città per poter essere a contatto dei problemi e delle esigenze di chi vive nella campagna ed è infatti alla pieve, e al suo Rettore, che il Vescovo fa riferimento. 1 Dalla pieve, considerata chiesa madre, nascono, diffuse nella campagna, le chiese più piccole come la chiesa di Trebbiantico. Ma anche questi semplici luoghi di culto hanno una grande importan za per la vita, non solo religiosa, e a volte per la sopravvivenza, dei fedeli. Nelle chiese si battezzano i nuovi cristiani, i giovani possono ricevere la prima istruzione, tutti gli abitanti della zona si possono rifugiare in caso di pericolo, e nelle chiese si seppelliscono i defunti, a volte proprio fra le loro mura o nella attigua zona esterna cimiteriale. La prima chiesa di San Giuliano di Trebbiantico, di cui ci è giunta memoria, sappiamo che era collocata nello stesso luogo della chiesa attuale ma aveva caratteristiche diverse. Era di dimensioni ridotte e aveva un diverso orientamento, cioè era disposta con la porta d’ingresso rivolta a occidente mentre quella attuale è rivolta a nord.

Probabile

“ricostruzione”

della

primitiva chiesa di Trebbiantico con la casa colonica

Era sicuramente una di quelle piccole chiese di campagna, molto semplici, che il poeta Fabio Tombari, che amava molto la quiete di Trebbiantico, descrisse con un verso significativo: “ch’erbose han le soglie”.


Momenti di storia

Un momento, possiamo dire storico, per la vita della nostra chiesa, si realizzò nell’anno 1574 in occasione dell’arrivo del Visitatore Apostolico, Mons. Girolamo Ragazzoni, inviato dal Papa Gregorio XIII per la prima visita pastorale alla Diocesi di Pesaro dopo il Concilio Tridentino. L’inviato del Papa arrivò nella diocesi di Pesaro percorrendo il tracciato della Flaminia ed iniziò la sua opera proprio dalla parrocchia di Trebbiantico, la prima ad essere visitata fra tutte le chiese della diocesi. È il 21 marzo 1574 e i documenti dell’epoca raccontano che, gli abitanti di Trebbiantico e delle campagne circostanti parteciparono numerosi e accolsero l’illustre ospite con grande entusiasmo. In un recente studio, relativo a questa visita apostolica, Don Marco Di Giorgio ci permette di meglio comprendere la vera natura e l’importan za di questo avvenimento: “La visita ebbe inizio il 21 marzo, con l’arrivo del visitatore presso la parrocchia di Trebbiantico, la prima sul territorio diocesano. Qui con grande concorso di popolo mons. Ragazzoni impartì la benedizione pontificia e promulgò l’indulgenza. Quindi tenne il sermone sulla ragione e il senso della visita stessa, esortando il popolo a riferirgli circa eventuali scandali nella vita e nell’amministrazione da parte dei rettori delle chiese. …..La visita aveva un suo preciso ordine: doveva essere dapprima una visitatio rerum, cioè l’ispezione delle strutture del culto e delle eventuali altre opere e poi una attenta visitatio hominum, cioè l’incontro con il personale ecclesiastico. 2 Ogni cosa venne scrupolosamente annotata in un registro di visita conservato nell’Archivio Segreto Vaticano 3. Di quanto riportato nel voluminoso registro, a noi interessa ovviamente le sole notizie relative alla nostra parrocchia. Trattandosi del più antico “spaccato” della chiesa di San Giuliano a Trebbiantico, ritengo interessante riportarlo integralmente nella nota 4 nella versione latina mentre qui di seguito viene riscritta la traduzione in italiano:

2 Interessante leggere tuttto lo studio di Don Marco Di Giorgio dal titolo “La visita apostolica alla diocesi di Pesaro del 1574” pubblicato sul n° 1 della rivista “Frammenti” edita dall’Archivio Storico Diocesano di Pesaro. Riportiamo alcune righe della sua introdu zione: “ …il 1574, a dieci anni esatti dalla promulgazione dei decreti del concilio di Trento, è una data importante per la chiesa locale pesarese. Infatti nei mesi di marzo e aprile sarà presente in Pesaro mons. Girolamo Ragazzoni, Visitatore Apostolico, inviato dal Papa Gregorio XIII nello stato dei Della Rovere per la visita pastorale. Le visite pastorali, insieme all’istituzione dei seminari e all’obbligo dalla residenza per i Vescovi, furono tra i principali strumenti della riforma interna alla chiesa cattolica seguita al Concilio Tridentino.” 3 Il testo completo della visita Apostolica, è stato riproposto recentemente sul n°2 della rivista “Frammenti”, pubb licazione dell’Archivio Storico Diocesano di Pesaro, dallo storico G. Allegretti nello studio “La visita apostolica della diocesi pesarese (1574”). 4 Riportiamo solo la parte del testo che riferisce le osservazioni fatte durante la visita alla chiesa di san Giuliano di Trebbiantico a pag. 5354: par.S.ti Iuliani de Trebio Antiquo die XXI martii visitavit parochialem ecclesiam s.ti Iuliani de villa Trebii Antiqui, in qua magna hominum multituddini, quae cum visitatoris adventu certior facta fuisset in eam convenerat, pontificali benedictione sanctitatis suae nomine a domino ipso visitatore impartita et indulgentia enunciata, brevi sermone habito de recta vivendi ratione,


populum admonuit ut, si quis esset quem vel vita vel curae administratio rectoris offenderet, ad se libere referret:curaturum enim se ut, remoto scandalo si quod esset, illorum saluti animarum abunde consuleretur. Tum visis videndis, cum caetera pro loci conditione et ecclesiae paupertate rite atque ornate habere comperisset, haec tantumm odo statuit: Tabernaculum ss.mi Sacramenti panno serico abintus ornari trium mensium spacio sub paena scutorum quatuor. Casulam fieri nigri [ coloris de zambellotto vel alia re huiusmodi] quatuor mensium termino sub paena [scutorum sex] Confessorio in ecclesia ipsa iam collocato affigi formulam absolutionis, quae erit imprimenda (ut postea factum est) cum bulla “in coena domini” et casibus reservatis ordinario. Atque id duorum mensium spacio sub paena scutorum duorum. Rector est rev.d.nus Bartholomeus de Bartolucciis de Monte Sicardo agri ipsius pisaurensis, qui residet sine aliqua suorum querela vel bono potius cum testimonio, de ipsius ecclesiae redditibus, quos meliores sua industria reddidit, optime meritus. Ecclesiae haec collata rectori ipsi fuit a rev.mo ordinario anno 1566 non servata forma concursus, ut ex bulla ipsa visum est. Quamobrem, habita sufficienti informatione rectorem supradictum pauperem esse et ecclesiae ipsius fructus 24 scuta auri non excedere, cum ad curam administrandam aptus et idoneus coram rev.d.no vicario in spititualibus generali rev.mi episcopi et tribus examinatoribus in dioecesana synodo deputatis examinatus repertus fuerit, ut fide super ea facta constat, eum d.nus visitator in possessione dimisit atque huiusmodi collationem ratam habuit, auctoritate sibi a ss.mo d.no nostro concessa, ut ex breve apparet datum die X mensis ac millesimi supradicti. 5 - zambellotto, (o cambellotto): tessuto tipico per pianete, fatto inizialmente di pelo di cammello e poi con lana di capra. 6

- la casula o pianeta è la veste propria del sacerdote nell’atto di celebrare il rito della Messa.

Parrocchia di San Giuliano di Trebbiantico Nel giorno ventuno di marzo (1574) avvenne la visita della chiesa parrocchiale di San Giuliano nella Villa di Trebbiantico con una larga partecipazione di popolo, precedentemente informato dell’arrivo del Visitatore Apostolico che impartì, a nome di Sua Santità la benedizione papale e proclamò una indulgenza. Dopo aver tenuto un breve discorso sul corretto modo di vivere, disse al popolo di riferire liberamente a lui di eventuali offese ricevute dal Rettore: lui avrebbe eliminato, se ci fosse stato, il torto e avrebbe provveduto a ridare salute alle loro anime. Poi prese visione di ogni cosa e avendo trovato che tutto era regolare e dignitoso, in rapporto alle condizioni del luogo e alla povertà della chiesa, ordinò soltanto queste cose: • che il tabernacolo del Santissimo Sacramento fosse rivestito all’interno con un panno di seta entro tre mesi, caso contrario fu prevista una pena di quattro scudi. • che fosse fatta una casula 5 di color nero di zambellotto 6 o di altro tessuto entro quattro mesi o una pena di sei scudi • che nel confessionale della chiesa fosse affissa la formula dell’assoluzione che dovrà essere conforme a quanto stabilito con la bolla “in coena domini” e nei casi riservati all’ordinario. E ciò entro due pesi o pena di due scudi. Il Rettore è il reverendo Bartolomeo Bartolucci di Monteciccardo nello stesso territorio di Pesaro, il quale vive senza alcuna lamentela dei suoi fedeli, anzi con testimonianze positive per avere, con la sua attività, migliorato le risorse della chiesa. La chiesa fu consegnata all’attuale Rettore, dal reverendissimi ordinario nell’anno 1566, senza alcun onere, come previsto dalla bolla stessa. Perciò, assunt e debite informazioni, e che il suddetto Rettore era povero e che le entrate della chiesa non superavano i 24 scudi d’oro, essendo stato esaminato alla presenza del reverendo Vicario generale in rappresentanza del reverendissimo Vescovo e alla presenza di tre esaminatori del sinodo diocesano, ed essendo stato trovato che il Rettore era adatto e idoneo ad una diligente amministrazione, come dai documenti si può riscontrare, il signor Visitatore gli confermò l’incarico di gestire la chiesa e la validità di tale consegna avvenne sulla base dell’autorità concessagli da parte del Santissimo come risulta dal documento papale del giorno dieci del mese e dell’anno sopradetti.


Documenti

Non ci sono pervenuti dipinti o disegni di come doveva essere la Chiesa di Trebbiantico dal 1290 al 1730, anno della sua totale ricostruzione, ma possiamo “intravederla”, con un poco di fantasia, “leggendo” attentamente uno schematico disegno fatto nel 1684. Un incaricato dal comune di Pesaro, al fine di censire tutti i fabbricati ed i terreni rurali della zona di Trebbiantico, aveva avuto il compito di riportare sui fogli di un quaderno tutte i dati tecnici e le informazioni necessarie per giungere alla redazione di un nuovo catasto. Si tratta di un “quadernetto”, miracolosamente giunto fino a noi e conservato presso la Biblioteca Oliveriana, su cui sono stati riportat i, oltre ai dati anche degli schizzi, con la disposizione dei terreni e delle eventuali costruzioni (case coloniche, colombaie, ville e chiese), ed inoltra annotazioni relative alle tipologie delle coltivazioni di tutta la zona di Trebbiantico.

Troviamo rappresentata, con poche e semplici linee, la proprietà di pertinenza della chiesa cioè l’edificio della chiesa e la vicina casa colonica. Per nostra fortuna esiste un manoscritto, gelosamente custodito nella parrocchia, dal quale si possono trarre numerose informazioni su come era la prima chiesa e su come è stata costruita quella attuale. Si tratta di un vero e proprio diario, iniziato nel 1753 dall’allora rettore della chiesa, Don Domenico Pasquale Andreoli da Osimo. Grazie allo zelo di chi è a lui succeduto, in questi ultimi 250 anni, alla guida della parrocchia, questo interessante documento è pervenuto ai giorni nostri.


Le “Memorie Varie e Notabili spettanti a questa chiesa Ple. Di S. Giuliano M. di Trebbiantico”, è il titolo di questo scritto in cui troviamo molte notizie e informazioni che ci possono far comprendere meglio alcune caratteristiche della chiesa ma soprattutto le difficoltà, quasi sempre economiche, che i parroci hanno dovuto affrontare e superare. Vi è anche una descrizione della struttur a della prima Chiesa di Trebbiantico che per quasi cinque secoli è stata il cuore propulsore di tutta la vita della nostra terra. Don Andreoli, dalla non facile calligrafia, descrive con molta precisione alcune caratteristiche della chiesa di Trebbiantico, prima e dopo la ricostruzione del 1730 e pertanto ci fornisce utili indicazioni. La ricerca di queste notizie non è stata semplice in quanto alla difficoltà di lettura si deve anche aggiungere una infinità di informazioni e precisazioni che, forse importanti per quel tempo, oggi hanno perso ogni grado di interesse. Riferendosi alla prima chiesa, Don Andreoli scrive: “l’antica struttura della chiesa era diversa ed assai più meschina della presente, avea una specie di due navate, due porte aveva e due soli altari. ……..

1684 – dal “quadernetto”di Trebbiantico per il nuovo catasto


L’altare maggiore era posto a quella parte incirca, e verso ove oggi è la porta in chiesa che va al campanile, e a dirimpetto era la porta maggiore, cioè, o la medesima, che oggi è della sagrestia o li appresso…… .ivi (sull’altare) era il quadro di San Giuliano. L’altro altare era verso dove oggi è il mezzo della chiesa. Il quadro suo…era il medesimo della Madonna del Rosario. A mano dritta poi, cioè nel muro da quella parte ove oggi è l’altare maggiore, stava il pulpito che aveva ingresso dalla contigua casa parrocchiale. ……Il campanile era sopra una sola muraglia con due piccole campane, la più grossa circa libre cento trenta…… .A mano sinistra fuori dellachiesa , cioè vicino dove oggi è la porta principale, in faccia al mare, c’era un poco di spazio di fronte con una cella con una Maestà che si credeva essere delli Taddei........””


La costruzione della nuova chiesa

Con il passare dei secoli e con l’evolversi delle situazioni, il piccolo villaggio rurale di Trebbiantico acquista maggior importan za sia per la bellezza delle sue colline sia per la presenza di importanti e raffinate ville seicentesche, dimore di nobili famiglie pesaresi quali i Guerrini ed i Cattani. Il Cardinale Alamanno Salviati in una bella stampa conservata presso la Biblioteca Apostolica Vaticana

Proprio la villa dei Cattani viene scelta, come residenza estiva, dal Cardinale Alamanno Salviati che ricoprì i massimi incarichi nella Pesaro di quei tempi in quanto era stato nominato nel 1717, Presidente di Pesaro e Urbino e Prefetto della Segnatura di Giustizia dall’allora Papa Clemente XI, della famiglia Albani di Urbino, e poi nel 1731 venne nominato Legato Pontificio. La sua permanenza nella Villa Cattani, oggi Villa Cattani-Stuart, è ricordata da una lapide e dalla esistenza di una cappella all’interno della Villa dove era solito celebrare la messa o raccogliersi in preghiera. Si dice anche che fece scavare un tunnel sotterraneo che collegava la villa alla chiesa, probabilmente per potervi arrivare senza suscitare curiosità o per non esporsi alle intemperie.


Il testo inciso sulla lapide, posta sopra l’architrave della porta d’ingresso della villa, è il seguente:

EXIGUAM HANC VILLAM A CAROLO CATTANIO SIBI CONDITAM AB ALAMANNO SALVIATO URBINI PRAESIDE VIGILANTISSIMO PER DECEM FERE ANNOS VERNO AUTUMNALIQ(ue) TEMPORE INHABITATAM

La traduzione letterale è la seguente: questa modesta villa, fatta costruire per se da Carlo Cattani, da Alamanno Salviati, vigilantissimo Legato di Urbino, per circa dieci anni, non abitata in inverno e in autunn o. In termini più attuali, la scritta ci conferma che per circa dieci anni il Cardinale Salviati ha vissuto nella villa nei periodi più caldi cioè in primavera ed i estate, come è logico immaginare, e ricordando che ancora fino a pochi anni fa le colline di Pesaro erano considerate, dagli abitanti della città, come ameni luoghi di villeggiatura per fuggire dal caldo estivo Ancora la “Memoria” del buon parroco Don Andreoli non manca di fornirci spiegazioni sulla costruzione della nuova chiesa, che sicuramente è stata fortemente voluta dal Cardinale Salviati, e ci conferma la grande rilevanza avuta da questo nobile e importante porporato della curia romana per la realizzazione del progetto di ricostruzione della nostra chiesa di San Giuliano. E solo grazie al suo appassionato interessamento, nel 1730, venne portata a termine la costruzione della chiesa. Interessante notare che il Cardinale Alamanno Salviati (1669 – 1733), a detta del nostro relatore, contribuì “non solamente con le parole”, per convincere ed incitare, le struttur e burocratiche di allora, alla realizzazione dell’opera in tempi brevi ma fornì un tangibile e considerevole aiuto per la costruzione della nuova chiesa procurando i mezzi necessari per far fronte ai notevoli costi. Ed infatti il nostro parroco ci racconta che il Cardinale Salviati nella sua veste di “Prefetto della Segnatura di Giustizia”, faceva in modo che coloro che venivano riconosciuti colpevoli potessero sfuggire ai giorni tristissimi delle prigioni di quei tempi, o persino alle torture, con la semplice accettazione del pagamento di importi cospicui per estinguere “le multe ….nella remissione delli delitti ai delinquenti” .


Ma purtroppo il Cardinale Salviati improvvisamente nel 1733 morì e, venuta meno questa importante fonte di finanziamento, non fu più possibile arricchire la nuova chiesa come era stato inizialmente previsto. La nuova costruzione, terminata nel 1730, fondamentalmente uguale a quella che vediamo ai giorni nostri, fu benedetta dal Rettore che in quegli anni era Don Giuliano Girolamo Nardi. La chiesa come fu costruita rimase con la stessa composizione interna fino all’ultima ristruttur azione del 1970 dovuta all’esigenza di rendere l’interno della chiesa e la posizione dell’altare conforme al nuovo rito della messa come pubb licato nel 1969 secondo le disposizioni della liturgia volute dal Concilio Vaticano II . L’interno, ad una sola navata, era arricchito da quattro altari e una nicchia che custodiva l’immagine di S. Maria della Misericordia.

La facciata della chiesa negli anni ’80 dello scorso secolo


Chiesa di San Giuliano Martire

7 - Dante Trebbi – “Pesaro storia dei sobborghi e dei castelli” - Vol.I

-1988 -

1

Cupola dell’abside con dipinte le tre Virtù: Fede, Speranza e Carità, opera del pesarese Werther Bettini.

2

Tempietto con quadro della Vergine SS. della Misericordia,

3

Scritta sull’arco: Misericordiae Ora

detta del Romito. «Mater Pro

Nobis». 4

Altare maggiore dedicato a S.

5

Altare con tela raffigurante S.

Giuliano Martire. Giuliano Martire e la Casetta di Loreto con la Madonna ed i Santi, S. Pietro Apostolo, S. Apollonia e S. Antonio Abate. 6

Confessionali.

7

Statua di S. Giuseppe.

8

Altare con tela rappresentante la Madonna del rosario con S. Domenico, circondata da fornelle raffiguranti la Vita di Gesù.

9

Statua di S. Antonio da Padova.

10 Tela rappresentante Battesimo di Gesù

il nel

Giordano.

In un libro di Dante Trebbi 7, è riportata la pianta della chiesa. Fino a non molti anni fa, sopra l’altare maggiore, dedicato al SS. Sacramento, vi era un quadro raffigurante la deposizione di Gesù dalla croce, con la Vergine Maria Addolorata, S. Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena. Dalle “Memorie” di Don Andreoli leggiamo “…. il quadro dell’altar maggiore, che rappresenta il divino redentore estinto nelle braccia della SS. Sua Madre Maria, S. Giovanni Evangelista e S. Maria Maddalena , viene dalla scuola del Baroccio, per quanto dice il Sig. Abb. Lazzarini, egregio pittore di Pesaro, oggi canonico della Cattedrale, cioè da uno dei tre scolari di quello più celebri, che furono il Visacci, il Sordo e il Porrino….”

11 Organo di scuola veneta riparato nel 1965 dal Parroco Don Aroldo Giamperoli. 12 Nicchia con crocifisso. 13 Tela raffigurante la Madonna del Carmine con S. Sebastiano e S. Lucia. 14 Statua della Madonna di Lourdes. 15 Cappella con altare dedicato al Sacro Cuore di Gesù, ex cappella della SS. Vergine del Romito. 16 Statua Sacro Cuore di Gesù in un’urna. — Via Crucis.


Alcune righe del manoscritto di Don Andreoli, Rettore della chiesa di San Giuliano in Trebbiantico.

Questo quadro si trova ora a Pesaro nella chiesa dedicata alla Madonna di Loreto ed è collocato sopra la porta principale in posizione tale che è difficilmente visibile. E pensare che per secoli è stato sopra l’altare maggiore della nostra chiesa e chissà quante preghiere e quanti sguardi imploranti gli saranno stati rivolti da chi ci ha preceduto. Gli altri tre altari laterali erano dedicati rispettivamente alla Madonna del Carmine, a San Domenico e S. Caterina e a San Giuliano Martire, e sopra ad ogni altare, vi erano le tele che ancora oggi possiamo ammirare nella nostra chiesa.

Vista lato del complesso della chiesa che si affaccia sulla stretta via per Roncosanbaccio


Informazioni, sempre sullo stato della chiesa nel XVIII secolo, le rileviamo dalla lettura del rapporto redatto nell’anno 1776 dall’allora Rettore di San Giuliano di Trebbiantico, Don Domenico Badioli relativo quindi alla già ricostruita chiesa. Il rapporto era in risposta ad una serie di domande che il nuovo vescovo di Pesaro, il Cardinale Gennaro Antonio De Simone, aveva provveduto ad inviare a tutti i rettori delle chiese della sua diocesi prima di iniziare la visita pastorale che si protrasse per due anni. Le visite pastorali hanno sempre avuto una grande importan za perché permettevano di avere un quadro aggiornato della vita della comunità, tenendo sempre presente le difficoltà in quei tempi di mantenere contatti con situazioni locali che risultavano poco controllabili per la loro “lontanan za”. Dalla recente pubblicazione 8 dei documenti relativi a questo avvenimento, riportiamo alcuni stralci con le notizie più significative, e avolte espressein termini che a noi paiono curiosi, tralasciando tutte le notizie a carattere amministrativo che il buon rettore si fa premura di comunicare al suo vescovo: “ 1. La chiesa parrocchiale è situata in villa e fondo Trebbiantico, da chi poi ed in qual tempo fu fondata non esservi memoria alcuna. Il titolare è San Giuliano Martire. Non è consacrata, non ha chiese sotto di se filiali; soltanto ha nel suo distretto quattro chiese padronali ad essa soggette: San Nicola In Valmanente d reverendi padri di Sant’Agostino, la chiesa d reverendi padri Serviti di Monte Granaro, San Cristofaro a San Jore spettante al signor Antonio Molinari di Pesaro, e la chiesa dell’illustrissima casa Galantara di Fano. 2. Le feste nella chiesa parrocchiale sono: San Giuliano protettore il 22 giugno in ogn’anno…… .. 3. La descrizione della chiesa parrocchiale è bislunga, col suo cappellone in quadro, col suo soffitto, con cinque altari. ….. Le sepolture in detta chiesa sono dieci otto e suo cemeterio, come apparisce nella tabella esistente in sagristia. Il campanile di detta chiesa è quadrato, annesso alla chiesa, con due campane. Vi è anche il fonte battesimale, sagristia, coro e orchestra. ….. ……… . 6. Questa parrocchia contiene anime seicentonovantasei, centoventicinque famiglie, ecclesiastici secolari due col parroco, regolari due col converso, verun chierico, artieri famiglie cinque, poveri famiglie trentauno. ……. 11. L’inventario di tutte le sacri suppellettili spettante a questa chiesa consiste in pianete undici usate d’ogni sorte di colore, un piviale fondo bianco fiorato rosso usato, veli due, uno nuovo l’altro molto usato il quale serve per portare la comunione agli infermi, camici dieci, cotte d’ogni sorte sei, tovaglie con sottotovaglie ventidue, amitte cinque, corporali undici, palle nove, purificatori trenta, fazzoletti per l’ampolline nove, colici due di rame indorato, ed uno d quali con la coppa d’argento, un ostensorio d’ottone, una pisside di rame indorato e coppa d’argento, sopracoperte della pisside cinque, una scatola d’argento per la comunione, stole paonazze cinque. ……. 14. Le confraternite sono tre: il Santissimo sacramento, il Santissimo Rosario, San Nicola in valmanente. Le prime due non posseggono cosa alcuna: si mantengono dalle spontaneee oblazioni dei fedeli…… .. ……. 16. In questa parrocchia non v’è ospedale. ……… .

8

Guido F. Allegretti “La visita pastorale del cardinale Gennaro Antonio De Simone alla diocesi di Pesaro” Walter Staffoggia Editore - 2007


21. la sola parrocchia ha il gius di decimare, benché queste decime siano sempre soggette a qualche disputa o litigio mediante le vesazioni a cui sono soggette, mediante che alcuni buoni ecclesiastici pretendono d’esserne privilegiati dal non pagarne, sebbene non risappia chi sia di prima erezione. …..Nella chiesa di San Giuliano sono tre sepolture sul presbiterio, come visibile: una d parochi e sacerdoti, una dei fanciulli, una dei signori Fastigi; l’altre sono della chiesa…… . ……… 25. Oratori privati sono due: cioè nel casino del signor conte Mazza e del signor Gianantonio Galli fabbri. …..

Alcune riflessioni, dopo la lettura di questo lungo elenco, nascono dalla constatazione che la nostra parrocchia, formata per la maggior parte da famiglie contadine, viveva in un diffuso stato di indigenza. Trentuno famiglie su centoventicinque erano dichiarate “povere” e a quell’epoca il termine povere significava che non possedevano nulla, assolutamente nulla se non la zappa per dissodare il terreno degli altri e soprattutto non avevano quasi mai la certezza di una quantità di cibo per sfamare la famiglia. Essere dichiarati poveri per quei tempi significava avere solo degli stracci sporchi per vestiti e nulla altro. Anche “l’inventario dei sacri suppellettili” mette in evidenza quanto difficile doveva essere, e piena di stenti, anche la vita dei parroci e non solo dei loro fedeli. Schiacciati dal durissimo lavoro dei campi ed impoveriti per le scarse risorse, gli abitanti della campagna circostante trovano nella chiesa un rifugio, un’isola, dove poter svolgere un minimo di aggregazione.

““ Dal Catasto pontificio del 1873 Archivio di Stato di Pesaro””

Ecco la vera grande importan za che ha avuto, per il territorio e per i suoi abitanti, la nostra chiesa. Molto si è scritto, ma forse resta ancora molto da scrivere, su quanto importante fu l’azione di guida del clero sulla vita degli abitanti delle campagne e con quale impegno i “rettori” portassero avanti le richieste, a volte essenziali per la sopravvivenza, che pervenivano dalla popolazione rurale.


Sepolture

Nell’inventario riportato nelle pagine precedenti leggiamo che: .. Le sepolture in detta chiesa sono dieci otto e suocemeterio, come apparisce nella tabella esistente in sagristia… e qualche riga dopo: …..Nella chiesa di San Giuliano sono tre sepolture sul presbiterio, come visibile: una d parochi e sacerdoti, una dei fanciulli, una dei signori Fastigi; l’altre sono della chiesa…… . I pochi documenti manoscritti che ci sono pervenuti, e redatti dai parroci di Trebbiantico nel corso dei secoli XVII e XVIII, ci confermano che in questa chiesa, come in tutte le altre, per secoli vi è stata l’usanza di considerare delle sepolture all’interno della chiesa stessa. Dalle descrizioni sommarie si possono indicativamente comprendere le destinazioni stabilite per i 18 loculi di sepoltura disponibili. Da come viene prospettata questa situazione sembra che i posti dedicati siano certamente ambiti. Quando necessitavano altri spazi in alternativa si procedeva alla sepoltura nella nuda terra sul retro della chiesa. Infatti, anche in tempi relativamente recenti si sono ritrovati dei resti di queste sepolture poste a breve distanza dal muro posteriore della chiesa. Per secoli questo sistema di sepoltura, all’interno della stessa chiesa o nel terreno vicino, fu mantenuto e fu difeso anche dopo che una saggia legge dello Stato Pontificio nel 1817 aveva ordinato la costruzione, per ogni città o comune, di un cimitero fuori dal centro abitato. La legge non fu infatti subito adottata, ne fatta rispettare, e si deve giungere al 1861, con il nuovo governo, per vedere applicato un principio fondamentale per la protezione della salute dei cittadini.


Un’opera di Romolo Liverani

Un bellissimodisegno diRomolo Liverani, famoso scenografo di Faenza vissuto a Pesaro nel 1850, è per noi interessante non solo per le sue qualità artistiche ma anche per la sua valenza quale documento storico. Il Liverani ha disegnato, con molta attenzione, una vista del retro della chiesa.

Il disegno riporta la seguente dicitura “”Veduta Posteriore della chiesa e canonica di Trebbio Antico. Fuori di Pesaro tre Miglia, come nel 1850.””

Romolo Liverani rimase evidentemente colpito dalle caratteristiche architettoniche e durante una sua visita a Trebbiantico, per delle commissioni ricevute dai proprietari della Villa Galantara – Guerrini, fece questo disegno. Interessante vedere come era, circa centocinquanta anni fa, il retro della chiesa, la torre campanaria e la casa parrocchiale e fare il dovuto confronto con quella attuale. Possiamo notare come la parte destra dellachiesa conservava a quell’epoca evidenti elementi di costruzione fortificata, con le caratteristiche di una tipica struttur a di difesa, quali le mura scarpate e la torre mozzata. La trasformazione civile della parte sinistra era stata realizzata probabilmente ai primi del 1700 dal parroco Don D. Termini e dal Card. A. Salviati. Successivamente anche la parte destra subì delle trasformazioni analoghe fino ad essere come oggi la possiamo vedere.


Gennaio 1951 – La chiesa di Trebbiantico ancora inserita in un mondo rurale che oggi è sostanzialmente cambiato. Da notare la quasi totale mancanza di alberi anche sulla collina retrostante. Bisogna infatti ricordare che la legna era l’unico e prezioso combustibile per la vita quotidiana di una casa colonica in ogni stagione. Sulla destra la Villa Cattani Stuart


Santa Maria della Misericordia Ho trovato un documento che ho ritenuto interessante quale testimonianza del grande culto mariano caratteristico degli abitanti delle nostre terre. In un lascito del 1487, registrato il 29 marzo dal notaio Giovanni Germani (Archivio Notarile presso Archivio di Stato), a favore della “”ecclesie S. Iuliani de Tribis Antiquo “” si legge che il motivo di questa donazione era quello che venisse realizzato un quadro “” in ea dipingatur imago et figura Virginis Marie cum filio in brachio””. Forse proprio la sacra immagine che da secoli è nella nostra chiesa.

In alto, sopra l’altare della nostra chiesa vi è infatti oggi una nicchia dove è alloggiata una bellissima teca, costruita nel 1829 da un certo Mastro Frontino su disegno dell’allora rettore Don Vincenzo Fogli, che custodisce il dipinto della Madonna della Misericordia. Dallo “Stato della chiesa parrocchiale di Trebbiantico” dell’anno 1835, sappiamo che l’immagine della Madonna della Misericordia è stata dipinta da Domenico Fiorentini da Sermoneta (1747-1820).1

1

”Giovan Domenico Fiorentini da Sermoneta. Un pittore tra barocchetto e neoclassico”di A. Negro dal libro “ Sermoneta e i Caetani”, edizioni “L’Erma di Bretschneider” del 1999.


Il documento elenca anche, con estrema precisione, le numerose testimonianze di una grande fede e ci dice che all’esterno della teca erano custoditi ben 320 exvoto mentre all’interno vi erano 20 anelli d’oro, 28 d’argento, medaglie, crocefissi d’argento e altri oggetti. La bella pittura rappresenta la Vergine Madre che seduta , sorregge il bambino Gesù e lo presenta agli uomini. Come molte icone di quel periodo, la Vergine è raffigurata con un volto dove traspare dolcezza ma anche una leggera mestizia, quasi in previsione delle future sofferenze di suo Figlio. L’iconografia di questa “Madonna col Bambino” deriva da un soggetto dipinto da Carlo Dolci ora nella Galleria Borghese di Roma e riprodotta nella nostra zona da diversi pittori fra cui Carlo Magini (Fano 1720-1806) con un’opera detta “Madonna dell’Acqua Bona” considerata protettr ice contro la grandine e venerata da chi viveva di una economia esclusivamente agricola. E questa immagine richiama in modo particolare la bontà misericordiosa della Madonna che viene dolcemente rappresentata come testimone


dell’incarnazione del Figlio di Dio e simbolo efficace di protezione e di sconfitta del male. Maria viene riconosciuta come colei che intercede e trasferisce grazia e misericordia a chi a Lei si rivolge, Madre misericordiosa vicina a Dio e vicina alla storia degli uomini. Si può anche pensare che questo culto per la Madonna, che hanno sempre avuto gli abitanti delle nostre campagne, sia stato tramandato inconsciamente nelle loro menti dai progenitori greci e romani che consideravano la Grande Madre come la divinità della terra ad in lei vedevano il ciclo della vita. Interessante è lo studio del concetto del sacro nella cultura rurale ed un esempio su cui riflettere è il mese di maggio durante il quale molti prodotti della terra sono in fase di maturazione ed è proprio questo mese che viene dedicato al culto mariano e durante il quale ci si rivolge alla Madonna con preghiere e processioni perché protegga i raccolti dai quali dipende la vita delle famiglie e della comunità.


9 1999 – “Frammenti” – Archivio Storico Diocesano – Pesaro- Vol. 4 G. Cambrini Sanchini – La misericordia vecchia di Pesaro - pag 191

Ho voluto inserire, a questo punto, una preghiera alla Vergine, un Salve Regina che risale al XVI secolo 9 :

Salve regina germinante ramo D’ogne pietà o vita o dolce bene Salve tu nostra speme Sbanditi figli d’Eva te chiamiamo Gemendo a te con pianto sospiriamo In questa val de lacrime bagnata Dunque nostra advocata Gli occhi pietosi gira al nostro male. El frutto del tuo ventre verginale Giesù pietoso dopo la partita Di questa fragil vita Facci sempre veder clemente e pia O dolce o sacra Vergine Maria. Amen


Una disputa

Tra il 1826 e il 1829 la sacra icona della Madonna della Misericordia, custodita nella chiesa di Trebbiantico, fu motivo di una disputa assai curiosa che è documentata presso l’Archivio Diocesano ma che è ben riassunta e descritta nel libro di Dante Trebbi e pertanto la riportiamo integralmente: “Dipinta da Domenico Fiorentino da Simoneta, era di proprietà di un eremita, frate Domenico Giuntini, il quale aveva ottenuto l’autorizzazione episcopale di farla venerare e di fare la questua per mantenere l’altare a Lei dedicato. Come in un vero e proprio santuario, questa sacra immagine fu per oltre 15 anni visitata da molti pellegrini e molti furono quelli che diedero offerte in denaro. Nel 1824, frate Giuntini allettato da alcuni privati, lasciò un testamento nel quale concedeva a questi ogni diritto di proprietà sulla tela. Ciò suscitò le ire del rettore don Giuseppe Serafini, che si appellò alle autorità ecclesiastiche: In attesa della sentenza, il quadro fu provvisoriamente trasportato nella vicina cappella di Villa Cattani di proprietà allora del marchese Francesco Paolucci. Come era ben prevedibile, il vescovo dichiarò il quadro di proprietà della Chiesa annullando pertanto ogni diritto di presunta proprietà rivendicato dai privati. Con lo stesso atto, datato 19 febbraio 1825, disponeva anche il ritorno della sacra immagine nella chiesa di San Giuliano.


Lettera del vescovo di Pesaro Mons. Felice Bezzi : “Pesaro, 19 febbraio 1825. Oggi Trebbiantico. Essendosi conosciuto che l’eremita Frate Domenico Giuntini, custode di una B. Immagine di Maria Santissima, sotto il titolo della Misericordia, abbia ricevuto da diversi fedeli delle offerte a questa sua immagine e che porzione di esse siano ancora attorno al quadro che la circonda nonché altre convertite in arredi sacri inserventi al culto di detta Immagine, situata in oggi in una chiesuola provvisoria eretta con autorità di Mons. Vescovo nel casino Paolucci in detta contrada Trebbiantico, come essendosi altresì saputo, che detto eremita, mosso da semplice e pura ignoranza abbia disposto per atto tra vivi di questa Sacra Immagine in favore di diverse persone senza alcun intervento di ecclesiastica autorità ed essendosi di tutto fatta relazione allo stesso Mons. Vescovo; questo considerata la nullità di detti atti, volendo prevenire qualunque disordine che potesse avvenire e togliere ogni occasione di liti che si potessero esercitare fra donatori, con la sua autorità dichiara che detta immagine con tutti i suoi annessi e connessi è di sola e pura spettanza della chiesa e fuori di ogni diritto di privata persona ed è perciò che ha creduto di portarsi nella faccia del luogo con me infrascritto cancelliere sostituto a descrivere, presenti gli infrascritti testimoni, non solo del quadro ma anche degli annessi e connessi, unitamente agli Arredi Sacri acquistati con le vendite dei voti donati dai fedeli o provenienti da Pie elargizioni, e ne ha formato il seguente inventario......(segue la descrizione dei beni fra i quali il quadro della Madonna della Misericordia e i 18 voti affissi alla cornice). Lettera del parroco di San Giuliano, Don Domenico Gambini : “Trebbiantico, 18 aprile 1827. Io sottoscritto Parroco di Trebbiantico in seguito alla autorizzazione accordatami da Sua Ec. R.ma Mons. Felice Bezzi Vescovo vigilantissimo di questa città e diocesi, dichiaro di aver ricevuto dalla nobildonna Marchesa Olimpia vedova Paolucci non solo i capi di sopra descritti, ma anche i seguenti in aumento del corredo della S. Immagine della Madonna della Misericordia esistente nella mia chiesa parrocchiale e sono: ............(segue elenco).....


Immaginette della Madonna della Misericordia di Trebbiantico

““Immaginette dell’archivio Stroppa-Nobili””

Antica fotografia, formato cartolina,delloStudioAmmazzalorso di Pesaro scattata nei primianni dello scorso secolo. Si possono osservare i ricchi monili che adornavano le due figure, doni votivi 10 di tanti fedeli devoti a questa sacra immagine.

10 Gli ex-voto sono una preghiera di ringraziamento per l’intervento richiesto espressa non a parole ma con un oggetto ben visibile e tangibile. Sono l’espressione di una reale riconoscenza per l’intervento straordinario della Vergine e sono la testimonianza pubblica della gratitudine del miracolato.


Le antiche tele degli altari

Entrando in chiesa,ancora oggi, nel primo altare di sinistra è collocata una antica raffigurazione della Madonna Del SS.mo Rosario con i quindici misteri, San Domenico e Santa Caterina.


Nel secondo altare a sinistra vi è la tela raffigurante la Madonna e Gesù con la S. Casa di Loreto trasportata dagli angeli, San Giuliano Martire, San Pietro Apostolo, Santa Apollonia e Sant’Antonio Abbate. Dall’inventario del 1643 del rettore Paolo Pirano, conservato presso l’Archivio Vescovile di Pesaro leggiamo che a quell’epoca aveva una diversa collocazione : “ nel quadro dell’altar maggiore è descritta in cima la Casa di Loreto più sotto al pari S. Giuliano, S. Giuseppe, S. Caterina e Sant’Antonio 11”. A questo riguardo, sempre dalle ”Memorie” di Don Andreoli si ricava una curiosa notizia “…. il quadro di San Giuliano d’attergo ha questa memoria : Iacintus Vaccanus Pis. Pingebat anno 1670. Ho inteso dire che le altre figure ivi siano state fatte ritoccare, ovvero mutare…. E che la figura di San Pietro prima fosse di San Giuseppe, quella di S. Apollonia fosse di S. Caterina”. E in effetti San Pietro lo si riconosce dalle due chiavi 12 che sembrano “aggiunte” e Santa Apollonia 13 è raffigurata con una tenaglia che stringe un dente, e la prima impressione è che anche la tenaglia sembra essere stata “applicata” in tempi successivi alla realizzazione della figura della santa. Inoltre vi è la certezza che la tela era già presente nel 1643 e quindi la data del 1670 potrebbe indicare l’anno delle avvenute variazioni e modifiche, ripulita e Ma sicuramente tutto, compresa la discrepanza delle date riportate, potrebbe essere chiarito una volta che la tela fosse finalmente rimossa e restaurata. Nel primo altare a destra è collocata la tela raffigurante la Madonna del Carmine con San Sebastiano e Santa Lucia. Secondo l’iconografia, la Vergine ha in mano uno scapolare. La leggenda narra che la Madonna donò nel 1251, durante una apparizione, uno scapolare 14 al priore generale dell’ordine dei Carmelitani promettendo che chi lo avesse indossato al momento della morte avrebbe avuto l’anima salva.

11 Si tratta di Sant’Antonio Abate che in questo caso, dato che viene raffigurato con abiti abaziali, porta in capo la mitria, come richiedono le iconografi e, e ha un pastorale con in cima una T (tau) e ha inoltre legato una campanella. 12 L’origine di questo simbolo pontificio risale a Gesù Cristo, il quale nel conferire la sua autorità a San Pietro gli disse: “Et tibi dabo claves regni Coelorum et quodcumque ligaveris super terram, erit ligatum et in coelis; et quodcumque solveris super terram, erit solutem et in coelis”.In tutti i monumenti San Pietro viene rappresentato con due chiavi, una d’argento e l’altra d’oro. 13

A causa della tradizione secondo la quale le furono estirpati i denti, santa Apollonia è raffigurata nell’iconografia come una giovane vergine che tiene in mano una tenaglia che stringe un dente. Viene invocata dai fedeli che soffrono di malattie ai denti ed è la patrona dei dentisti. 14 Lo Scapolare è una parte dell’abito monastico. Fin dall’antichità fu usato dai religiosi di molti ordini (la regola di S. Benedetto parlava già di uno Scapolare usato durante il lavoro). Quello usato dai religiosi consiste in due lunghe strisce di stoffa indossate sopra la tonaca e pendenti sulle scapole. Lo Scapolare portato dai fedeli come segno della loro affiliazione ad un Ordine religioso è formato da due rettangoli di stoffa uniti da due fettucce, esso si porta pendente sul collo, sotto i vestiti ordinari.



Ma per avere un giudizio altamente qualificato sulle tre tele della nostra chiesa, abbiamo chiesto alla Dott.ssa Grazia Calegari di esprimere un suo parere. Riportiamo, con piacere, quanto riassunto in questa scheda:

Nella chiesa di San giuliano Martire vi sono tre tele del Seicento adattate nelle cornici di gesso del Settecento, in parte tagliate, in parte aumentate di superficie con aggiunte e sistemazioni alle forme curvilinee delle parti superiori: sono un caso abbastanza raro di uniformità, nel rispetto di quest’interno di chiesa, che si presenta appunto armoniosa anche grazie alle dimensioni uguali dei quadri laterali. E c’è una scelta di temi fondamentali per quanto riguarda la raffigurazione della Madonna, con tre immagini dalla devozione fortissima e diffusa, come la Madonna del Rosario, la Madonna del Carmine, la Madonna di Loreto.

La Madonna del Rosario coi Santi Domenico e Caterina da Siena. La bella immagine della Madonna col Bambino e i due santi domenicani è stata vistosamente tagliata e ristretta lateralmente, e le sono state aggiunte parti di tela sia nella zona superiore che inferiore. Anche l’intelaiatura con chiodi dei Misteri dimostra un tormentato lavoro di adattamento alla nuova sistemazione, che soltanto un auspicabile intervento di restauro potrebbe tecnicamente definire e precisare. Non abbiamo notizie dell’autore, ma dovrebbe trattarsi di un pittore vicino a Girolamo Cialdieri (Urbino 1593-1646), importante collaboratore del veronese Claudio Ridolfi, al quale fanno pensare le tipologie delle bocche dei tre protagonisti (piccole e leggermente corrucciate) e le vesti, dalle cadenze delle pieghe movimentate ma ordinate. Sembra di quest’unica mano la parte centrale, coi due santi tradizionalmente inginocchiati davanti alla Vergine, che fa il gesto di dare un rosario a san Domenico, mentre Caterina lo riceve dal Bambino. Sui quindici Misteri è difficile dare un giudizio, anche perché potrebbero essere stati ritagliati da un’altra Madonna del Rosario, dato il lavoro di montaggio realizzato per la sistemazione generale dell’insieme.



Il culto della Madonna del Rosario ha avuto una particolare diffusione durante la Contror iforma, per contrastare il protestantesimo, e questo culto prese un particolare slancio dopo la vittoria dei cristiani sui turchi a Lepanto nel 1571, che venne attribuita ai poteri del santo rosario.

La Maddonna del Caar mine cooi santi Seba as tiano e Lucia Una vistosa aggiunta si nota anche nella parte inferiore di questa modesta tela, dipinta in modo piuttosto semplice anche nel paesaggio schematico dello sfondo. San Sebastiano protettore dalla peste appare legato all’albero e trafitto da quattro frecce nel suo martirio, e Lucia protettr ice dalle malattie degli occhi ha in mano il vassoio con gli occhi che secondo la leggenda si fece togliere per recapitarli al promesso sposo, perché esasperata per le continue lodi sulla loro bellezza. Il vago riferimento ad esempi di architettura antica può riferirsi o a Roma o a Siracusa, città relative ai martirii di Sebastiano e Lucia.

La Maddonna di Looretocooi santi Giiuliano o, Piietrro ap posto olo, Ap pollo nia, Anntoniio Abate La metamorfosi più clamorosa è stata compiuta su questa tela, dove addirittura è avvenuta la trasformazione di due santi precedentemente dipinti. Al posto di san Pietro c’era san Giuseppe e invece di sant’Apollonia si vedeva santa Caterina. Sul nome dell’autore, nessuna memoria, ma lo stile fa pensare a qualcuno vicino a Giovan Giacomo Pandolfi (Pesaro 1567-dopo il 1636), o a Giulio Cesare Begni (Pesaro 1579-1659), esperto di prospettiva e di spazi di paesaggio molto ampi, come qui appare la lunga e continua striscia di mare. La Madonna raffigurata è nostra Signora di Loreto, seduta col Bambino sul tetto di una casa che viene trasportata in volo sorretta da angeli. La santa casa venne portata in salvo dagli angeli nel 1291 quando i saraceni cacciarono i cristiani dalla Terrasanta. La loro meta definitiva fu appunto Loreto dove il santuario la racchiude e la conserva.


A sinistra è raffigurato san Giuliano santo e martire e a lui è dedicata la chiesa parrocchiale di Trebbiantico. Accanto c’è Pietro apostolo, santo e martire, primo papa della chiesa di Roma, al quale è stata aggiunta la chiave, simbolo del potere conferitogli da Cristo. il protettore dei pescatori, dei murator i, degli orologiai, dei portieri e anche dei mietitori, perché la sua festa cade nel periodo della mietitura. probabile che il cambio di santo sia dovuto alle protezioni così vaste identificate in san Pietro, rispetto a quelle collegate a san Giuseppe (falegnami ma anche agonizzanti e moribondi). La presenza di sant’Apollonia martire, vissuta nel III secolo, si spiega con la sua protezione dei denti, assolutamente sempre necessaria e condivisa da tutti, mentre sant’Antonio abate, vissuto in Egitto tra III e IV secolo, e qui raffigurato come vescovo, è l’universale protettore degli animali e di molte malattie diffuse nelle campagne. Una delle ragioni dell’importan za di questi quadri considerati minori, perché di autori sconosciuti o poco noti, è la loro iconografia: nel caso di Trebbiantico, oltre alla Madonna rappresentata nei tre diffusissimi culti, si può riflettere sulla scelta dei numerosi santi, e addirittura su alcune sostituzioni abbastanza insolite.

Grazia Calegari




La leggenda di San Giuliano Martire

Quando e perché la chiesa parrocchiale fu dedicata a San Giuliano Martire non lo possiamo asserire con certezza ma sappiamo che, come precedentemente detto, già nel 1290, dai documenti che ci sono pervenuti, risulta essere indicata come chiesa di “Sancti Iuliani de Tribio Antiquo”. Possiamo supporr e, con buone probabilità, che la venerazione di questo santo martire, originatasi nella vicina città di Rimini, abbia conquistato i fedeli di Trebbiantico fin dalla prima metà del XIII° secolo. Il nome Giuliano era molto diffuso nei primi secoli del cristianesimo e molti sono i martiri che portano questo nome. Se si consulta la “Bibliotheca Sanctorum” si può infatti rilevare che ben 34 sono i santi e i beati con questo nome. Di questo nostro Santo bisogna conoscere la storia, che a volte si confonde con la leggenda, per comprendere il legame con Rimini. Si racconta che Giuliano sia nato in Istria, al tempo di Valeriano, sec. III d.C, da una importante famiglia; il padre era un senatore pagano mentre la madre, cristiana, lo aveva educato alla nuova fede religiosa. Giuliano non fece infatti mai mistero di essere cristiano e a solo diciotto anni venne denunciato al governatore Marziano che gli chiese ripetutamente di abiurare la nuova fede e di fare sacrifici agli dei. Giuliano non volle accettare quanto gli veniva imposto e per tale ragione fu torturato e condannato a morte in una località sul mare chiamata Egea. Fu chiuso in un sacco insieme a dei serpenti velenosi e quindi gettato in mare.


La leggenda narra che il corpo del martire fu trovato da dei fedeli che lo posero in una arca, o sarcofago, e lo seppellirono su una scogliera a picco sul mare. Molti secoli dopo la scogliera franò e l’arca, galleggiando sulle onde e sospinta dagli angeli, arrivò a Rimini arenandosi non lontano dall’Abbazia dei Santi Pietro e Paolo. L’allora vescovo Giovanni VI (962-968) ordinò di portare l’arca nella chiesa più grande di Rimini, ma con nessun mezzo si riuscì a spostarla. Si racconta che allora gli abitanti di Rimini celebrarono riti e fecero voti fino a quando finalmente il coperchio si sollevò, mostrando a tutti nell’urna i resti mortali di San Giuliano unitamente ad uno scritto che li autenticava. L’arca fu allora trasportata nella Chiesa dei SS. Pietro e Paolo dove operò grazie e miracoli. Questa fu la ragione per cui nel 1575, quando la chiesa fu ricostruita venne quindi dedicata a San Giuliano. Importante però ricordare che fin dal 1225 Giuliano è il protettore della città di Rimini. 15 L’iconografia classica raffigura San Giuliano Martire sotto le sembianze di un giovanetto recante in mano una palma, segno di martirio. In alcuni casi viene riprodotto ai suoi piedi anche un cesto colmo di serpi, simbolo dell’atroce condanna a morte subita e della lotta sostenuta contro la falsa fede. La festa di San Giuliano si celebra la seconda domenica di luglio come venne sancito dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1781. Prima di questa nuova disposizione, il giorno dedicato a questo santo era il 22 giugno. Dopo la descrizione della storia di San Giuliano si è ritenuto interessante riprodurre un capolavoro della pittura quattrocentesca riminese che ritrae il santo circondato dagli episodi più significativi del suo martirio e della sua leggenda. Si tratta di una bellissima e suggestiva opera del pittore Bittino da Faenza datata 1409 e conservata nella chiesa di San Giuliano Martire di Rimini. Il nostro specifico interesse per questo paliotto è dovuto, non solo alla sua bellezza artistica, ma soprattutto al fatto che riproduce con precisione e con immagini suggestive alcuni episodi della leggenda del suo martirio oltre che alla bella immagine del giovane martire.

15 alcune monete della zecca di Rimini sono contrassegnate dal motto : “Sanctus Iulianus”


Le antiche Confraternite

Ai lati della chiesa di San Giuliano Martire a Trebbiantico, ancora oggi possiamo vedere i porton i di ingresso di due locali dove erano ospitate due Confraternite, a sinistra quella del SS. Sacramento fondata nel 1655, e sul lato destro quella del SS. Rosario istituita nel 1675. In generale le Confraternite o Pie Unioni, nacquero come associazioni di laici che, in stretta unione tra loro, e nell’ambito del territorio della parrocchia, dovevano operare per fornire un aiuto ai più deboli ed ai più poveri, per prestare l’assistenza ai malati e la sepoltura ai defunti. Nei secoli scorsi l’esistenza delle Confraternite in una parrocchia era un chiaro segno di un positivo rapporto fra i componenti di una comunità che avevano compreso la grande importanza della collaborazione, del reciproco aiuto per superare i momenti difficili e della generosità per aiutare i più umili e per gli indifesi. La chiesa favorì la nascita e la vita delle Confraternite che operarono per secoli costituendo un esempio di vita associativa basata sui sentimenti cristiani di amore per il prossimo con l’intento di concretizzare in modo tangibile questo principio di solidarietà. Possiamo dire che le Confraternite furono le colonne portanti della carità cristiana e della vita vera delle parrocchie e che sicuramente ancora oggi avrebbero una forte ragione di esistere.

Coonfraterrnita del SS. Sacrramen n to I fedeli che facevano parte della Confraternita del SS. Sacramento, erano riconoscibili durante i riti sacri e le processioni, perché indossavano una “cappa bianca” cioè una tunica bianca, detta anche“sacco”, ed un rocchetto o mantellina color turchese detta “mazzetta”.

Alcuni stemmi della Confraternita

Dovevano essere presenti “..in tutte le terze domeniche per accompagnare processionalmente il santissimo sacramento che porterà il parroco, lumi del proprio in mano, ……dovevano andare a tutte le altre processioni d’obbligo istituite dalla santa Chiesa….”


Sappiamo che nel 1776 la Confraternita presso la chiesa di San Giuliano “.. non possiede cosa alcuna e si mantiene soltanto colle limo osi ne che si

16

Claudia Mazzoli – Indigenza e carità nella Diocesi di Pesaro – Frammenti N° 3 pag.46 e 75

fanno dalli fratelli medesimi e con altre questue di grano, mosto e olio, che si contribuiscono dalle pie persone della cura.” Molto importante è però ricordare che la confraternita del S.S. Sacramento di Trebbiantico istituì, fin dalle sue origini, probabilmente nel XVII secolo, un “Monte Frumentario”. 16 Si trattava di una istituzione, diffusa nel pesarese e veramente meritevole, cheforniva gratuitamente una quantità digrano necessaria per il sostentamento momentaneo delle famiglie bisognose in tempi di carestia, o una quantità per la semina per chi aveva perso l’ultimo raccolto, a condizione che con il successivo raccolto venisse restituita aumentata di una certa percentuale. Quindi una iniziativa di carità e beneficenza per i periodi di carestia e una forma di credito per superare le difficoltà stagionali.

Un antico testo con le regole della Confraternita - Archivio StroppaNobili

Dai documenti si rileva che a Trebbiantico nel 1729 il “capitale” in grano del “pio stabilimento” era di 23 staja e 4 topp i. In effetti era ben poca cosa ma questo capitale, quasi per miracolo, si mantenne sempre “positivo” nel corso degli anni almeno fino al 1852 anno in cui si ritiene che cessò di operare questa opera di credito e di beneficenza.


Confraternita del SS. Rosario

I fratelli laici dell’altra confraternita, quella del SS. Rosario, indossavano una tunica bianca, con cappuccio con due fori per gli occhi, stretta in vita da un cordone giallo. Avevano incombenze analoghe a quelle dei fratelli della Compagnia del Santissimo Sacramento oltre a frequenti partecipazioni a messe, rosari e atti liturgici per il ricordo dei defunti. Anche questa confraternita non “possiede cosa alcuna” e da rapporti dell’epoca veniamo a sapere che qualche volta, non sempre, i confratelli non rispettavano le semplici regole imposte dall’appartenenza alla Confraternita e accadeva che si dimenticassero di indossare la cappa nella processione della prima domenica del mese. Particolare di una tavola attribuita a Giovanni Antonio da Pesaro (XV-XVI sec.) Galleria Nazionale delle Marche - Urbino

Per questa loro mancanza venivano ripresi ma, per fortuna, non gli era mai tolto il pane che, al termine della cerimonia, veniva a loro dato in dono evidentemente quale forma di appartenenza alla comunità e come ricompensa per la ….corretta partecipazione alla processione.


Pia Unione o Confraternita della Misericordia

Nel 1844, probabilmente con l’affievolirsi della spinta di solidarietà fornita dalle due confraternite già descritte, viene costituita anche a Trebbiantico una “Pia Unione” o “Confraternita della Misericordia” dedicata alla Beata Vergine della Misericordia. Riportiamo quanto scritto sul retro dell’immagine, distribuita ai fedeli il 15 agosto 1994 in occasione del 150° anniversario: “Nel 1858 Mons. Clemente Fares, Vescovo di Pesaro, istituisce una “Presidenza Diocesana delle Amministrazioni dei Luoghi Pii” e ad essa affida la vigilanza sulle Amministrazioni della Città e Diocesi, soggette all’Ordinario. Tale Amministrazione, formata da vari ecclesiastici, “avveduti e prudenti” con a capo il Rev.mo Proposto del Capitolo, coadiuvata dal Vicario Foraneo, ogni anno provvedeva a controllare e a timbrare il“libro mastro del dare e dell’avere esistente in mano del Depositario pro tempore della Pia Unione di Maria SS.ma della Misericordia, eretta canonicamente nella chiesa Parrocchiale di Trebbiantico”. La Pia Unione della Misericordia di Trebbiantico conta attualmente alcune centinaia di iscritti, alcuni residenti anche all’estero, che in occasione della festa, il 15 agosto, si ritrovano ogni anno a Trebbiantico per venerare la Madre della Misericordia e ritirare dal Depositario il Pane Benedetto.


Le processioni

Nella vita di una parrocchia, la feste religiose sono estremamente importanti e devono essere vissute in modo intenso e sincero dalla comunità. Esse infatti hanno, oltre ad un forte contenuto di fede anche un risvolto sociale perché rappresentano un importante motivo di aggregazione. Nel programma della festa religiosail momento più importante è costituito dalla “processione” che vuole rappresentare concretamente il forte ideale di un “popolo in cammino” verso qualcosa di più alto e di più grande. La processione, simbolo del cammino di ogni uomo verso la speranza, riprende e mette in pratica la missione di ogni cristiano, cioè quella di annunciare e far conoscere Cristo. Per secoli furono i credenti delle Confraternite che mantennero vive queste tradizioni di fede sincera nella nostra parrocchia e che animarono con la loro presenza le processioni a Trebbiantico.

Una processione negli anni

’30

dello scorso secolo, da Novilara a Trebbiantico, passa davanti al cancello Guerrini.

principale

della

Villa


Tre sequenze, tratte da un vecchio filmato, della processione a Trebbiantico nel giorno di ferragosto dell’anno 1954 dove, anche se con le difficoltà dovute alla scarsa nitidezza della pellicola, si può notare una notevole partecipazione dei fedeli. La processione, uscita dalla chiesa, si svolge lungo la via principale all’altezza del cancello della Villa Cattani-Stuart. Ad organizzare la processione si nota la presenza dei fratelli delle confraternite. Vengono portat i, con una grande fede, gli stendardi sacri e l’immagine miracolosa della Beata Vergine preceduta da tutti i sacerdoti officianti. Si nota la presenza della banda musicale che conferiva un tono di importan za e sottolineava come la processione sia testimonianza pubb lica di fede e quindi annuncio del Signore a tutti gli abitanti del paese. Da queste immagini si ha la percezione di come la processione sia un importante momento in cui i fedeli della parrocchia camminano uniti per cantare le lodi del Signore e pregare.


Una più recente processione che si è tenuta a Trebbiantico, e che vogliamo ricordare, è quella legata ad un episodio che riportiamo qui di seguito. Forse non tutti sanno che durante il secondo conflitto mondiale, la nostra chiesa ebbe il grande onore, anche se solo per un breve periodo, dal 2 agosto al 19 settembre 1944, di ospitare la sacra immagine della Madonna delle Grazie venerata nella chiesa dei PP. Serviti a Pesaro e la teca con il corpo di San Terenzio, il Santo protettore della città. In previsione dei bombardamenti, che purtroppo la città di Pesaro poi subì, queste due importanti testimonianze della fede, furono rimosse prudentemente dalle rispettive sedi e trasferite a Trebbiantico. Da un diario dell’epoca possiamo rivivere quei momenti:

Il testo, estremamente interessante, è sufficientemente leggibile e quindi non lo trascriviamo. Da segnalare che la decisione, presa il giorno 2 agosto, di trasferire a Trebbiantico la sacra Immagine della Madonna delle Grazie e l’urna di San Terenzio si dimostrò molto previdente e fortunata perché durante la notte del 27 agosto la città di Pesaro subì un disastroso bombardamento ed il santuario della Madonna delle Grazie subì gravissimi danni.


Una lapide, voluta dalla famiglia Benoffi e oggi posta sul lato esterno della nostra chiesa, ricorda questo avvenimento che lasciò per molti anni un forte ricordo nell’animo di molti abitanti della parrocchia.

A distanza di mezzo secolo, si volle dare un giusto riconoscimento a questo avvenimento e dal 24 settembre al 2 ottobre 1994 vennero riportate nella nostra chiesa sia l’immagine della Madonna delle Grazie che le reliquie di San Terenzio. Questo avvenimento fu celebrato con numerosi riti sacri che permisero a molti fedeli di rendere onore a questi sacri simboli. Tutta Trebbiantico fu coinvolta e rese grazie con preghiere e cerimonie religiose che culminarono con una solenne processione per la via principale del paese.


L’organo

La chiesa è dotata di un organo che fu acquistato nell’anno 1839 dall’allora Rettore Don Francesco Francesconi. Per circa cento anni i canti dei fedeli rimasero quindi senza l’accompagnamento delle belle note di questo importante e complesso strumento. Da una relazione del Rettore Nicola Nardi dell’anno 1849 veniamo infatti a sapere che il suo predecessore, Don Francesconi, aveva deciso l’acquisto di un organo, costruito da una famiglia di organari di Villa Verucchio, sostenendo una spesa di 270 scudi romani. L’importo comprendeva l’organo, l’orchestra o cantoria e la cassa dell’organo. Il deperimento, negli anni successivi, forse per incuria o forse per la non eccelsa qualità dei materiali o della costruzione, viene più volte segnalato nelle note della parrocchia. Anche dall’inventario redatto dal rettore Giacomo Giomini nel 1906, in occasione della visita pastorale di Mons. Paolo Tei, viene confermato che l’organo, nell’anno precedente, aveva subito un restaurare ed era stato “addotato il mantice automatico nuovo, e ripulito ed intonacato” dall’organaro Pizzagalli con una spesa di 150 lire. Nel 1919 l’allora parroco Antonio Cecchini scrive che l’organo “al presente è in pessimo stato e addirittura inservibile”. L’ultimo restauro l’organo l’ha “subito” nel 1965 quando il parroco Don Aroldo Giamperoli diede l’incarico a degli organari di ripararlo. Questi apportarono sostanziali modifiche, come la sostituzione delle antiche canne e di altri component i, ottenen do come risultato quello di aver alterato le sue originarie caratteristiche musicali.


Le campane

Per capire quale importan za per tanti secoli una chiesa di campagna coma la nostra chiesa di San Giuliano ha avuto nella vita degli abitanti del suo territorio, basti ricordare che la vita, giorno per giorno, dei contadini delle nostre terre è stata regolata, per quasi 800 anni, dal suono delle campane della chiesa di Trebbiantico. Il suono delle campane 17 non solo doveva scandire i tempi della preghiera e le ricorren ze religiose, ma doveva avvisare in caso di pericolo, doveva chiamare a raccolta la comunità quando era richiesto l’aiuto di tutti e sopratutto “regolava” per non dire “comandava” i lavori dei campi. Infatti tutti i lavori important i, come la mietitura o la vendemmia, ma anche quelli che oggi vengono ritenuti meno significativi, venivano iniziati e regolati nel tempo solo al suono convenuto. Ed è per questa ragione che i confini del territorio di una parrocchia venivano individuati dai punti più lontani fino a dove potevano essere uditi i rintocchi delle campane della chiesa. Nel 1906 il parroco Don Giomini scrive che il campanile ha 4 campane del peso totale di 1.000 libbre, tre acquistate dal rettore Domenico Gambini (1825-1835) e la quarta di sole 50 libre “messa dal Rettore Nardi donata dai signori Meli” quindi nel 1730. Attualmente le campane sono tre, due sono ancora quelle acquistate nel 1832 dal parroco Domenico Gambini da una delle migliori fonderie della zona, quella dei Fratelli Balestra di Cesena e una, la più recente, datata 1988 è quella donata dalla madre del nostro parroco Don Fernando Boria in occasione dell’anno mariano.

17 “”…… .. bello ascoltare il suono delle campane che cantano la gloria del Signore da parte di tutte le creature. E poi ciascuno di noi porta in se una campana molto sensibile: questa campana si chiama cuore. Questo cuore suona, suona e mi auguro sempre che il vostro cuore suoni sempre delle belle melodie; melodie di riconoscenza, di ringraziamento a Dio e di lode al Signore………”. Giovanni Paolo II


L’interno della chiesa - viste e arredi

Abside con affreschi di Walter Bettini L’altare oggi Dicembre 1967 - la chiesa prima di un matrimonio



18

In occasione dell’anno santo del 1900, volendo un segno visibile, fu posta all’interno della chiesa un medaglione in bronzo dove sono incise queste parole: “Vivit, regnat, imperat Iesus Christus Deus Homo // 1901 // Osculantibus crucem hanc in ecclesia positam et recitantibus // Pater indulgentia 100 dierum semel in die. (“A coloro che baciano la croce posta in questa chiesa e recitano un padre nostro una volta al giorno è concessa un’indulgenza di 100 giorni”)

1 - Antico crocefisso 2 - 1901 – in ricordo 18 dell’Anno Santo 1900 3 - Una delle acquasantiere 4 - Una delle stazioni della via crucis poste lungo le pareti laterali della chiesa 5 - 1908 - in ricordo delle SS. Missioni


Alcuni momenti di vita religiosa

1957 - la famiglia Del Prete dopo la prima comunione e la cresima del figlio maggior, Elio

1974 - benedizione pasquale

2004 - visita dell’Arcivescovo di Pesaro, S.E. Mons. Piero Coccia

1993 - Il bel presepe natalizio con la nativitĂ tra i muri delle case e la chiesa

2001 - le palme


Elenco dei Rettori della chiesa di San Giuliano Martire Rectoor Eccclesiae Sancti Juuliani de Triivio Anntico

1290 - 1300 1425 1444 1485 1498 1511 1519 1534 1555 1566 - 1580 1602 - 1606 1607 - 1622 1622 - 1630 1633 - 1640 1640 - 1645 1645 - 1676 1677 - 1701 1701 - 1731 1731 - 1753 1753 - 1771 1771 - 1776 1776 - 1795 1796 - 1825 1825 - 1835 1836 - 1840 1841 - 1878 1880 - 1903 1903 - 1915 1915 - 1929 1930 - 1931 1931 - 1935 1935 - 1966 1966 – 2013 2013 -

Frater Christoforo Frater Joanny Amici Frater Nicolaus Ord. Predicat. Frater Matheum Ord. S. Dominici Frater Lucas de Firmo Ord. Minor. Antonii de Trivio Antiquo Vincentius de Nubilaria Don Girolamo Zacconi Antonio di Taddei Bartholomeus de Bartoluciis de Monte Sicardo Don Girolamo Masetti Don Ludovico Vannozzi Don Giacomo Carli Hippolito Vanni Don Paolo Pirani Don Donino Marzio Don Angelo Francesi Don Domenico Termini(ni) Don Gerolamo Nardi Don Domenico Pasquale Andreoli Don Francesco Biscioni Don Domenico Badioli Don Domenico Pasquale Andreoli Don Giuseppe Serafini Don Domenico Gambini Don Francesco Francesconi Don Nicola Nardi Don Torquato Pagnoni Don Giacomo Giomini Don Antonio Cecchini Don Giuseppe Antonioli Don Luigi Betti Don Aroldo Giamperoli Don Fernando Boria Don Giuseppe Scarpetti


Sigillo parrocchiale usato nel secolo XIX

Sigillo parrocchiale ancora oggi in uso.

1915 - Don Giacomo Giomini - il suo ministero fu segnato da una profonda umanitĂ e da un 4 ottobre 1931 - Retro di una immaginetta

grande amore per il prossimo.


2005 - i 40 anni di parrocchia di Don Fernando


Alcuuni “ppieiegghevoli,li,” ”in ann i recent i, perer annunnuncciare ai fedelideli le misssioni o glli avvvenimennti della comuunità.


Il nostro domani

Tutti sappiamo che il futuro del mondo è riposto nelle capacità delle nuove generazioni. Per questa ragione chiudiamo questa ricerca di memorie sulla nostra chiesa con una immagine recentissima di due sorelle gemelle Nora e Iole pronte a ricevere il Sacramento del Battesimo e ad entrare così nella comunità cristiana della parrocchia di Trebbiantico. Abbiamo voluto vedere in loro il simbolo della vita della nostra parrocchia che naturalmente si rinnova. Un augurio quindi a questa comunità perché le future generazioni trovino sempre la forza per proseguire un percorso di fede lungo il sentiero tracciato da chi le ha precedute non sottovalutando o dimenticando gli insegnamenti ereditati e le grandi qualità delle proprie radici.



BIBLIOGRAFIA

1950 - P. Sella “Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV Marchia” 1988 - Dante Trebbi “Pesaro storia dei sobborghi e dei castelli” - Vol. I 1991 - F.V. Lombardi Le primitive pievi della diocesi del Montefeltro e Pesaro” 1994 - A.A.V.V. – “Frammenti” – Archivio Storico Diocesano – Pesaro – Vol. 1 Don Mario Di Giorgio – La visita apostolica del 1574 – pag. 158 1997 - A.A.V.V. – “Frammenti” – Archivio Storico Diocesano – Pesaro- Vol. 2 G. Allegretti – La visita apostolica – pag. 53 1998 - A.A.V.V. – “Frammenti” – Archivio Storico Diocesano – Pesaro- Vol. 3 Claudia Mazzoli Indigenza e carità nella Diocesi di Pesaro – pag. 46 e 75 1999 - A.A.V.V. – “Frammenti” – Archivio Storico Diocesano – Pesaro- Vol. 4 G. Cambrini Sanchini – La misericordia vecchia di Pesaro – pag 191 2000 - A.A.V.V. – “Frammenti” – Archivio Storico Diocesano – Pesaro – Vol. 5 C. Stramigioli Ciacchi – Araldica ecclesiastica – pag.193 2003 - A. Amatori e D. Simoncelli “La Chiesa pesarese dalle origini ai giorni nostri” Herald Editore 2005 - Antonio Brancati “La confraternita e la chiesa dell’Annunziata di Pesaro” Lavoro Editoriale 2007 - G. F. Allegretti “La visita pastorale del cardinale Gennaro Antonio de Simone alla diocesi di Pesaro.” – Water Stafoggia Editore


Finito di stampare nel mese di ottobre 2009 dalle Arti Grafiche Stibu - Urbania (PU)


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