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Se qualcuno avesse chiesto che tipo era Luca Lambert, chi lo conosceva, avrebbe sicuramente risposto che… No, non mi piace. Iniziamo così, piuttosto: Luca Lambert era un vero ragazzo viziato. Essendo figlio unico aveva sempre avuto tutte le attenzioni del mondo. Quel giorno – di una primavera che sembrava inverno – entrò in casa sbattendo la porta. «Cos’hai, figlio mio?» gli chiese pacatamente la signora Barbara. «Lasciami in pace! È un giorno no!» aveva risposto. «Quella ragazza ti farà impazzire, figlio mio. Perché ci stai ancora, se non fate altro che litigare?» «Fanculo!» aveva esclamato sbattendo le chiavi della macchina sopra il mobile dell’ingresso. «Ci manchi solo tu!» Quella donna era troppo innamorata del suo figlioletto per credere che il più delle volte era proprio lui, il suo bambino un po’ cresciuto, ad essere l’artefice di quei litigi. Ma stavolta – e questo bisogno dirlo – il suo pessimo umore era la conseguenza di altro. Luca si era sdraiato sul letto. Odiava con tutto se stesso l’uomo che continuava a telefonare la sua fidanzata. Se scopro chi è l’ammazzo, le aveva detto. Il cellulare aveva squillato, sul comodino. Aveva risposto, era lei. Si era alzato, e la discussione era andata pressappoco così: «Mi ha chiamata ancora…» «Io lo ammazzo, te lo giuro. I-io…»


«Aspetta!» l’aveva interrotto lei. «Mi ha dato un appuntamento…» «Un appuntamento?» «Sì, al vecchio cinema, alle 18:00» «Va bene. Sono cazzi suoi» disse. Poi guardò la sveglia a forma di mezzaluna che stava sulla scrivania. Segnava le 17:45. Fece un respiro e continuò, «Sto passando a casa tua. Andiamo insieme.» «Ma sei pazzo? Hai sentito pure tu le cose dice. Quello è un pazzo. Non ci vado manco morta. Denunciamolo…» «Denunciamolo? Io gli tolgo l’anima dal cuore a quello stronzo. Sto passando da te… fatti trovare pronta.» Sì, più o meno era andata così, la chiamata. Luca Lambert, col sangue bollente che gli intasava le vene del cervello, si mise le scarpe e uscì sbattendo la porta. In macchina, mentre si dirigeva a casa della fidanzata, pensò a cosa gli avrebbe fatto: l’avrebbe annientato. Lui, quell’essere schifoso, chiunque fosse stato, perdendo sangue dal naso. Lei, la sua fidanzata, gridando di lasciarlo vivo. L’avrebbe massacrato. Immerso in quei pensieri si ritrovò quasi senza accorgersene a casa della ragazza, mise in folle, suonò il clacson. Lei arrivò, entrò in macchina. «Andiamo. Sarà già lì.» Fece una pausa. «Pervertito di merda.» Disse stretto tra i denti. «Non sporcarti le mani con un malato. Ti prego. Io ho paura, non voglio andarci.»


«Stai pure qui allora, ci vado io. Non ho paura di nessuno, figurati di uno schifoso figlio di puttana.» «Non ti lascerò andare solo. Se vai tu vengo anch’io, ma stiamo sbagliando. E comunque al massimo ci parli e la chiudiamo lì, tanto dev’essere uno squilibrato… non vale la pena di…» «Smettila di dire cazzate!» La interruppe lui. «Sto andando lì per lasciarlo morto in terra. Non ci parlo nemmeno. I-i io lo squarcio.» Poi sistemò lo specchietto, mise la prima e partirono per il vecchio cinema. Lei rimase muta, in macchina, aveva paura. Una volta arrivati, scesero dalla macchina, passarono attraverso il buco che portava all’interno dell’edificio e si guardarono attorno, ma nessuno era ancora arrivato. Mezz’ora dopo ancora nulla. Aspettarono fino alle 19:00, ma nessun uomo si presentò all’appuntamento. Nessuno, al vecchio cinema, solo loro: Luca Lambert e la sua ragazza, Luca Lambert e la sua ragazza che sono arrivati alle 18:00, forse qualche minuto prima, ma più o meno erano le 18:00. Luca Lambert e la sua ragazza, che hanno aspettato lì, un’ora senza fare nulla. Lei zitta, tutto il tempo. Lui, sbraitando tra sé e sé. Loro, bellissimi entrambi, una delle coppie più belle di Rainsville. Loro, Luca Lambert e la sua ragazza, che sono andati via qualche minuto dopo le 19:00, dal vecchio cinema. Strane cose, nei luoghi meno impensabili, ridenti quartieri residenziali, in una primavera che sembra inverno.


Esattamente un mese dopo quel mancato appuntamento, al cimitero di Rainsville, un uomo e una donna scambiarono due chiacchiere, due chiacchiere che ci riguardano. «Quanti anni aveva, signora?» aveva chiesto l’uomo. «Aveva appena compiuto ventidue anni.» Aveva risposto lei, con le lacrime agli occhi. Non sopportava che il suo unico figlio fosse morto, e poi in quel modo. Non sopportava non sapere il perché di quella morte assurda. La polizia l’aveva trovato così, all’uscita del vecchio cinema, a pochi metri dalla sua macchina, una sera di primavera, aveva spiegato la donna. L’avevano trovato disteso a terra, lui e la sua fidanzata, morta anche lei. Uccisi in una maniera bizzarra, raccapricciante, teatrale: lui col cuore di lei in mano, lei con in mano il cuore di lui. «Che orrore. Son senza parole, signora. Mi dispiace. Ho capito chi era suo figlio… povero ragazzo… l’avevo letto nei giornali…» L’uomo si asciugò una lacrima che inaspettatamente gli aveva percorso il viso, mandò un bacio alla sua povera moglie che stava nelle lapide a fianco a quella di Luca Lambert, e con una voce tremolante si congedò. «Arrivederci signora, e mi permetta di dirle ancora che mi dispiace tanto per suo figlio.» Una volta tornato a casa, l’uomo, si ritrovò a piangere da solo, per quei giovani ragazzi. Sono morti per amore, si disse, con il loro cuore in mano. Era assurdo, morire così giovani. E poi chissà chi era, quell’assassino che la


polizia mai trovò, quello delle telefonate perverse di cui nessuno seppe mai il contenuto. Che poi – chissà, tutto è possibile – magari quelle telefonate furono soltanto immaginazione, si disse. Perché no? Potrebbe essere andata davvero così. Forse sono semplicemente caduti nel vortice dell’amore, dell’ossessione, gelosi di nulla, rapiti da illusioni, e morti dopo un violento litigio – scene di gelosia, le chiamano – fuori dal cinema, strappandosi il cuore, pazzi d’amore, amandosi per sempre. Che hai detto? Ho detto per sempre. Ah già. Dunque, dicevo, per sempre – senza se e senza ma – come quando ci si sposa, dicendo Ti amo, col cuore in mano, sinceramente, per amore. Magari era andata davvero così, e anche se così non fosse a noi piace pensarlo comunque, e accettare che non ci fu nessun assassino, e che quel giorno, Luca Lambert e Giulia, la sua fidanzata, avevano soltanto litigato, ma, Dio!, quanto si erano amati, anche in quel momento, mentre si perforavano il petto a vicenda per strapparsi il cuore. Anche quello è amore, – caspita se lo è! – certo, forse un po’ troppo violentemente, ma è pur sempre amarsi, amarsi fino alla morte. Colpa forse di certe fredde primavere.


Col cuore in mano