PRINTlovers N° 108

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Tutta la bellezza del grande formato

Due aziende specializzate nel settore beauty & care, due pubblici diversi. Ecco come Pinalli nel B2C e Corani & Partners nel B2B tracciano un’estetica del beauty che funziona davvero.

La natura del display

Il pluripremiato product designer Marco Maggioni ci racconta la sua ricerca nell’ambito del display design, tra tecnologia dei materiali e suggestioni provenienti dalla natura.

Ci vediamo in negozio Shopping senza barriere

La qualità dell’esperienza è centrale nel mondo retail. Facciamo il punto su allestimenti, print mix e integrazione digitale con i dati FESPA Italia e le agenzie 23Bassi e Creostudios.

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Primark sta lavorando per rendere i suoi punti vendita pienamente accessibili a persone con diversi tipi di disabilità motorie e sensoriali, anche grazie all’uso intelligente della stampa.

DI MELISSA CECCON
DI MICHELA PIBIRI
DI MICHELA PIBIRI
DI GIRLS WHO PRINT ITALIA
Quanto in grande si può stampare?

Le ultime tendenze dell’interior decoration per spazi che uniscono il calore domestico con la funzionalità del contract, attraverso l’expertise di numerosi studi e le migliori applicazioni.

La città come palcoscenico

La stampa di grande formato è la regina dell’Out Of Home, tra comunicazione di marca e organizzazione di grandi eventi. Ne parliamo con quattro grandi attori del settore.

DIRETTORE RESPONSABILE

Enrico Barboglio

COORDINATRICE EDITORIALE

Michela Pibiri michela.pibiri@strategogroup.net

HANNO COLLABORATO

Lorenzo Capitani, Paola Carbone, Melissa Ceccon, Angelo Ferrara, Pat McGrew, Caterina Pucci, Roberta Ragona, Alexia Rizzi

TRADUZIONI

Philip Sanders – The Language Switch

Nella stampa digitale su grande formato non è solo questione di centimetri, ma di equilibri tra dimensioni e precisione per garantire qualità, planarità e continuità visiva.

Il grande formato alla prova della sostenibilità

Se carta, legno, metallo o vetro hanno filiere di recupero consolidate, molti polimeri e compositi utilizzati nella comunicazione visiva restano in una zona grigia. Facciamo il punto.

PRINT BUYER NUMERO 108/2025

ART DIRECTOR

Stefano Torregrossa › onicedesign.it

PRINTLOVERS SU WEB www.printlovers.net redazione@printlovers.net

STRATEGO GROUP srl Via Cassanese 224, 20054 Segrate (MI) amministrazione@strategogroup.net

PUBBLICITÀ

Deborah Ferrari | t. +39 389 9004599

› deborah.ferrari@strategogroup.net

Segreteria pubblicità › brando.zuliani@strategogroup.net

REA MILANO 1190227

Aut. Trib. Milano n. 706 | 11/10/2004

STAMPA PRESSUP – Nepi (VT)

ABBONAMENTI

T. + 39 02 49534500 | F. +39 02 26951006 abbonamenti@strategogroup.net Annuale 60 euro – Bonifico bancario a STRATEGO GROUP srl IBAN: IT70 C034 4020 6000 0000 0264 200

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DI CATERINA PUCCI
DI LORENZO CAPITANI
DI PAOLA CARBONE
DI ROBERTA RAGONA

LA CITTÀ DENTRO

La copertina apre un varco: la città diventa stanza, l’interno si affaccia sulla strada. Facciate, muri e vetrine si accendono come quinte stampate, mentre il pavimento si trasforma in un tappeto di pattern: una superficie continua dove interno ed esterno non sono più categorie, ma un unico paesaggio visivo.

Tra geometrie pop e texture materiche, arredi “domestici” abitano l’urbanità come installazioni, e la stampa — poster, rivestimenti, tessuti, decorazioni — è il linguaggio che cuce insieme natura e artificio, spazio pubblico e intimità.

Il risultato è un’esperienza calda, immersiva e tattile: un mondo high-end in cui il design non entra negli ambienti, li genera.

Oropress, fondata nel 1952, si è affermata nel mercato italiano e internazionale grazie alla sua ampia gamma di soluzioni per la nobilitazione dello stampato in svariati settori industriali tra i quali editoria, etichette, packaging, automotive, cosmetica, moda e sicurezza. Le risorse di Oropress offrono il proprio know-how tecnico e le competenze acquisite in settant’anni di attività fornendo la massima collaborazione al cliente, dalla fase progettuale creativa fino alla produzione stessa, proponendo materiali idonei a ogni supporto e soluzioni di stampa personalizzate. Investendo nella continua ricerca, Oropress mette a disposizione della propria clientela soluzioni di trasferimento sempre innovative e diversificate adatte a molteplici tipologie di applicazioni, quali stampa a caldo e a freddo, film per laminazione e stampa digitale, transfer personalizzati e non, silk foil. C www.oropress.it STAMPA

BA.IA Artigrafiche è un’azienda di stampa con oltre 45 anni di esperienza al servizio di imprese e professionisti. Uniamo tradizione tipografica e tecnologie moderne per offrire soluzioni di stampa di alta qualità: dal piccolo formato al grande formato, dal packaging personalizzato agli espositori. Affianchiamo ogni cliente con competenza, flessibilità e attenzione al dettaglio, trasformando ogni progetto in uno strumento di comunicazione efficace. C www.baiasrl.com

LA CARTA DELLA COPERTINA

Lecta Diva Art Duo 300 g

Diva Art Duo è un cartoncino SBS (Solid Bleached Sulphate) patinato da entrambi i lati con superficie opaca e ottimi valori di spessore e rigidità. Si caratterizza per la sua eccellente stampabilità, la riproduzione brillante del colore e l’eccezionale resistenza alla screpolatura in piega. Diva Art Duo è certificato FSC e PEFC ed è progettato per utilizzi creativi nel packaging di lusso e per applicazioni grafiche.

STAMPA E NOBILITAZIONE

La cover è stata stampata da Ba.ia srl in offset a 4 colori con l’aggiunta di un Pantone e riserva in vernice su alcuni dettagli architettonici della grafica.

Sono stati utilizzati 4 foil a caldo di Oropress per impreziosire e far emergere le linee verticali e i dettagli delle texture degli arredi presenti nel design grafico che racconta il Wide Format.

FOIL A CALDO

Il Pearl White 063C99 di Oropress, perlato non coprente, utilizzato per la seduta e i profili della poltrona, introduce una luminosità diffusa e opalescente, lasciando intravedere la stampa sottostante.

A contrasto, i foil Ultra Matt Orange Copper 464NS07 e Ultra Matt Yellow 464S95 impiegati per nobilitare i profili dei palazzi e i dettagli del quadro, insieme con il foil Ultra Matt Fuchsia 464S52 utilizzato invece per il divano, definiscono la grafica con colori intensi ma controllati. La loro finitura satinata dalla texture vellutata assorbe la luce, restituendo superfici setose ed eleganti. Questo effetto distintivo è reso possibile da una formulazione a base di resine speciali e dall’utilizzo di un supporto in poliestere opaco. Anche la scritta “Lovers” è realizzata con Ultra Matt Yellow 464S95. Il risultato è una copertina che bilancia opalescenza e opacità, con colori netti e vividi, dimostrando come la stampa a caldo possa diventare un vero linguaggio progettuale.

DISTRIBUZIONE CARTA

Due Emme Pack Group è punto di riferimento per il comparto grafico e cartotecnico: dotata di un’ampia rete commerciale sul territorio nazionale e composta da un affiatato team di 34 dipendenti, è un partner strategico nel collegamento tra il produttore e lo stampatore. Coniugando la consulenza al servizio sartoriale di taglio a formato è una realtà efficiente nel processo produttivo, tempestiva nell’evasione degli ordini e sempre attenta al contenimento degli sprechi. Ponendo da sempre attenzione sul fronte ambientale e della responsabilità sociale, l’impegno aziendale sui temi ESG ha visto la pubblicazione del primo bilancio di sostenibilità nel 2024, una lente focalizzata su fattori importanti come la carbon footprint di organizzazione e di prodotto, con l’obiettivo di creare maggiore valore sociale. C www.dueemmepack.it

DESIGN

CONDIVISA è un’agenzia di comunicazione strategica che dal 2004 trasforma il progetto in identità, valore e cultura. Nata per diffondere la cultura del progetto in ogni contesto umano e territoriale, l’agenzia ha sviluppato un approccio distintivo, fortemente legato ai temi dell’ambiente, del paesaggio e della relazione tra persone, luoghi e comunicazione. CONDIVISA è un network di professionisti altamente qualificati — designer, creativi, web designer, fotografi, videomaker, copywriter e project manager — che operano in modo integrato per costruire soluzioni di comunicazione efficaci, coerenti e su misura. È questo metodo, unito alla flessibilità del network e alla qualità del pensiero strategico, che rende CONDIVISA un punto di riferimento nel panorama della comunicazione. C www.condivisa.it

Stampa Wide Format a prova di futuro

Stampatore serigrafico di seconda generazione, nato e cresciuto a Città del Messico, Daniel Sunderland ha oltre trent’anni di conoscenza del settore e una lunga esperienza associativa che lo hanno portato oggi alla guida di FESPA, dove ricopre anche il ruolo di American Ambassador. Con un background in Economia aziendale e un MBA presso la Ipade Business School, Sunderland unisce visione manageriale e cultura produttiva, maturate sul campo in un mercato che negli ultimi anni ha dovuto affrontare shock e ripartenze — dalla pandemia ai nuovi equilibri tra domanda, tecnologie e sostenibilità. Da Presidente, a giugno 2025 ha lanciato “FESPA Future”, una visione pensata per aiutare la community della stampa specialistica ad andare oltre la “modalità sopravvivenza” e tornare a crescere con fiducia. Il programma mette al centro innovazione, formazione, coinvolgimento dei giovani e trasformazione digitale, sintetizzati nella nuova promessa “Connect, Inspire, Support”: condivisione di conoscenza e ricerca (come il rilancio del Print Census), creazione di occasioni di collaborazione e apertura verso nuovi mercati applicativi, con un approccio che punta a rendere il settore non solo resiliente, ma davvero “future-proof”. Gli abbia-

Con Daniel Sunderland, Presidente di FESPA Global, attraversiamo tre fronti applicativi in piena evoluzione— retail, Out-of-Home e Interior decoration—per capire dove sta andando il mercato, quali innovazioni stanno spostando l’asticella e perché oggi, tra i fornitori di stampa, vince chi sceglie un posizionamento forte.

mo chiesto di darci la sua visione sull’evoluzione della stampa di grande formato, segmento fondamentale della stampa specialistica che rappresenta il core business di FESPA e dei suoi associati.

Il grande formato è cresciuto ben oltre la visual communication. Come si potrebbe descrivere oggi il mercato in termini di creatività, domanda e prospettive di sviluppo?

Siamo in una fase in cui, nel printing, praticamente tutto è realizzabile: ciò che riesci a immaginare può essere stampato e prodotto. Questo permette ai brand e a chi si occupa di comunicazione di entrare in relazione con il pubblico in modi che fino a pochi anni fa erano impensabili. Inoltre, strumenti di rendering sempre più evoluti e AI — insieme a nuove generazioni di testine di stampa — stanno incrementando la qualità e realismo del risultato finale. In questo scenario, la creatività diventa la vera leva di differenziazione: è lì che si concentra il valore aggiunto rispetto a ciò che il cliente finale può “semplicemente comprare”. Detto questo, il mercato è piuttosto polarizzato. Da un lato ci sono aziende “high-end” che cercano lavorazioni di livello e sono disposte a investire, perché comprendono l’impatto che hanno nel portare persone in store. Dall’altro ci sono realtà che devono solo “far uscire” il messaggio, con budget limitati e senza bisogno dell’effetto WOW,

A SINISTRA: Espacio Wah, RolDigital (ES) e Barbie @ Grill’d, The Galeries, Next Printing (AUS).

A DESTRA: The Witcher Season 3, Stylographics (UK). Tutti i progetti di queste pagine sono stati premiati o in shortlist ai FESPA Awards 2025.

Siamo in una fase in cui, nel printing, praticamente tutto è realizzabile: ciò che riesci a immaginare può essere stampato e prodotto.

quindi orientate al prezzo più basso. Come azienda, credo sia più efficace scegliere uno dei due posizionamenti: provare a presidiare entrambi — ed eccellere in entrambi — è complesso. Meglio focalizzarsi ed essere davvero i migliori in un ambito specifico.

La tecnologia continua a guidare la trasformazione. Quali innovazioni — tra sistemi, inchiostri e materiali — stanno ridefinendo efficienza produttiva e qualità?

I clienti hanno esigenze precise, e noi stampatori li aiutiamo a soddisfarle nel modo migliore possibile. Nel momento in cui una soluzione diventa “standard” e condivisa, i clienti alzano l’asticella: chiedono definizione più alta, processi più sostenibili o più durabili, velocità maggiori e inchiostri più convenienti. Per me è questo il vero motore dell’innovazione: la tecnologia esiste per permettere agli stampatori di rispondere ai bisogni del mercato. Oggi, grazie alla specializzazione ingegneristica e alla circolazione del know-how, l’evoluzione corre più veloce che mai. È un periodo entusiasmante da osservare. Se dovessi indicare un’area che, in

questo momento, sta concentrando molta innovazione, direi la sostenibilità. Ma la verità è che i cambiamenti sono importanti su tanti fronti: per questo consiglio di visitare ogni anno il principale evento FESPA in Europa. È uno dei pochi contesti in cui si vede il meglio e le novità da ogni parte del mondo. Nel maggio 2026 si terrà a Barcellona.

Il retail resta uno degli ambienti più dinamici per la stampa. Come stanno cambiando la progettazione e il delivery della comunicazione in-store?

La necessità di incentivare acquisti ripetuti e di rinnovare l’offerta sempre più spesso, porta i retailer a mettere a scaffale nuovi prodotti nel minor tempo possibile — e con maggiore frequenza. Ma serve anche comunicarlo: ecco perché aumentano numero e intensità delle campagne durante l’anno, e con loro crescono quantità e frequenza delle richieste di stampa. Macchine più veloci e una comunicazione più fluida tra stampatori e designer sono fondamentali perché l’intero processo sia efficiente. Oggi parliamo di una filiera unica

che collega produzione e promozione. In passato la comunicazione partiva quando il prodotto era pronto; ora i tempi sono così compressi che la promozione comincia mentre la produzione è ancora in corso. Per ottenere approvazioni e avviare le fasi di stampa servono rendering completi dell’aspetto finale dello store. La tecnologia è stata determinante: ha ridotto i lead time e reso la produzione più lineare.

L’Out-of-Home si sta assestando su un nuovo equilibrio tra stampa e digitale. Quali soluzioni stanno aiutando il segmento a restare competitivo?

È vero: i display digitali stanno aumentando. Ma, nella maggior parte dei casi, questi impianti convivono con una componente stampata. In altre parole, il digitale non sta necessariamente riducendo il volume complessivo delle stampe; piuttosto, sta aumentando il livello di personalizzazione richiesto per ogni location. In ogni caso, i costi e i requisiti d’installazione del digitale fanno sì che il

mercato principale resti ancora ampiamente legato al print. Per restare competitivi è fondamentale stare al passo con standard qualitativi più elevati, offrire un servizio clienti solido e poter contare su installatori di alto livello. Sembra semplice, ma nella pratica è più difficile di quanto appaia — ed è anche per questo che è importante seguire da vicino upgrade e innovazioni che emergono, ad esempio, durante i FESPA Show.

L’interior decoration apre nuove opportunità creative e commerciali. Cosa sta spingendo la crescita di tessuti stampati, carte da parati e superfici personalizzate? E come si posizionano gli stampatori in un mercato sempre più design-driven? Molte strategie di marketing lavorano sull’individualità, e il digitale consente di stampare grafiche diverse senza dover riconfigurare ogni volta i macchinari: di conseguenza, le tirature medie si riducono. Questo vale in modo particolare per il tessile, dove i volumi stanno crescendo in maniera significativa. È un ma-

FESPA Awards: il termometro creativo del wide format

I FESPA Awards sono il premio internazionale che seleziona e celebra i migliori progetti di stampa specialty della community globale FESPA, mostrando applicazioni e soluzioni che anticipano il mercato. Dai lavori premiati nel 2025 su scala globale si leggono trend molto concreti. Nel PoP e nei display domina il “design-for-logistics”: strutture flatpack, montaggi rapidi in store, materiali strutturali e finiture premium (rilievi, vernici selettive) per portare il cartone in territorio high-end. Nel wrapping la decorazione diventa anche funzione: film performanti, applicazioni su superfici complesse, pattern “mimetici” e workflow sempre più rigorosi. Il roll-to-roll spinge sulla scala: tessuti e mesh in maxi metrature, dove confezione (cuciture, rinforzi) e logistica contano quanto la stampa. Printeriors allarga l’interior: wallpaper, film e pannelli d’ambiente, spesso in rollout multisito. Nella signage cresce l’approccio architettonico e tattile: materiali più responsabili, elementi illuminati e dettagli 3D. Il filo rosso? Performance e fine vita entrano nel brief: materiali più responsabili, processi ottimizzati e un’estetica ricercata. La prossima edizione dei FESPA Awards sarà nel 2027. Sono aperte le candidature su: https://fespaawards.com

teriale estremamente trasversale e, soprattutto nell’interior decoration, può essere aggiornato “a piacere” con costi contenuti. Nei FESPA Show c’è una sezione chiamata “Printeriors” che propone idee e applicazioni su come usare nuovi materiali e portare la stampa dentro gli spazi personali. Con l’espansione del mercato, molti clienti richiedono questi processi e spingono i propri fornitori di stampa a investire in macchine per entrare in questi segmenti.

FESPA connette una community globale della stampa. Dal tuo punto di vista, quali aree mostrano una maggiore crescita e su cosa dovrebbero concentrarsi i professionisti per restare rilevanti nel prossimo futuro?

Per come la vedo io, il rischio di posizionarsi solo sul “più economico” è che diventi facilissimo essere sostituiti da chi, per qualsiasi ragione, riesce a vendere lo stesso prodotto anche solo a pochi centesimi in meno. Le regioni che riescono a proporre prezzi più bassi — perché hanno forniture meno costose, o perché godono di sovvenzioni governative, o perché pagano meno tasse — sono spesso quelle che crescono più rapidamente. Per restare competitivi, credo sia essenziale differenziarsi davvero e costruire un servizio clienti forte.

SOTTO: Bollywood superstar in Paris, Oxysign (FR).
A DESTRA: Dubai Al Ain Road Improvement, Print Works (UAE).

Metsä Board ha completato con successo il progetto di modernizzazione da 60 milioni di euro presso la cartiera di Simpele, segnando un traguardo significativo nelle prestazioni del prodotto. L’impianto è ora pienamente operativo e il cartone rinnovato, MetsäBoard Classic FBB, è disponibile per le consegne ai clienti. Gli ultimi aggiornamenti ne elevano la qualità a un nuovo livello, supportando al contempo la transizione di Metsä Board verso una produzione senza combustibili fossili. L'introduzione della moderna tecnologia di verniciatura a velo migliora la qualità di stampa e l'uniformità visiva, offrendo risultati di stampa più nitidi e brillanti per applicazioni di imballaggio impegnative.

Metsä Board produce cartoncini leggeri e ad alte prestazioni per astucci, food service e white kraftliner, realizzati con fibre fresche tracciabili provenienti dalle foreste nordiche.

ProntoPack è il punto di riferimento per il taglio e la fornitura di cartoncino teso in Italia ed Europa. Offre formati standard e su misura da 42x41,5 a 165x163 cm, con consegna in 48-72 ore e senza minimo d’ordine.

I nostri cartoncini Metsä garantiscono un’eccellente stampabilità e sono ideali per goffrature multilayer, laminazioni a caldo, ologrammi ed effetti 3D.

Stampato su MetsäBoard Classic FBB 315 gr/m2, brossurato e nobilitato da Editoria Grafica Colombo con Foil a caldo Oropress Bianco Perlato 063C99.

Foil
Stampa, brossura e nobilitazione
Produttore Distributore

Pat’s Suitcase

Grandi idee in grandi spazi: l’evoluzione della stampa di grande formato

Pat McGrew, fondatrice e managing director di McGrewGroup, Inc. e di MC2 Services, è una famosa industry evangelist del mondo del printing: con oltre 30 anni di esperienza nel settore, supporta i clienti nel raggiungere il successo attraverso progetti di comunicazione. Noi la conosciamo anche per la valigia con cui gira il mondo, sempre piena di campioni delle ultime innovazioni nel mondo della stampa: in questa rubrica la apre per i lettori di PRINTlovers.

→ pcm@mcgrewgroup.com

La stampa di grande formato è molto più di banner e cartelloni. È narrazione su scala monumentale: trasforma le pareti delle città in tele, i negozi in ambienti immersivi e gli interni in esperienze di brand personalizzate. In tutta Europa, e in particolare in Italia, i fornitori di stampa stanno trovando nuova redditività abbracciando il potenziale creativo, tecnico ed emotivo delle applicazioni large format. Esploriamo il mondo vivace e in continua evoluzione della stampa di grande formato. Dalle installazioni urbane e la pubblicità out-of-home (OOH) alle esperienze retail e al décor d’interni: quali sono le opportunità? Dove sta andando il mercato? Quali tecnologie lo guidano? E come possono gli stampatori assumere un ruolo più strategico nell’aiutare i clienti a dare vita a grandi idee?

Lo scenario: un mercato ricco di opportunità

L’Italia vanta una lunga tradizione di design visivo e artigianalità, quindi non sorprende che il suo mercato della stampa resti ricco di potenziale. Secondo Infosource, il settore italiano del grande formato — che comprende applicazioni grafiche, CAD e tessili — è stabile, con oltre 11.000 unità vendute ogni anno. Pur dominando la stampa tecnica, circa il 25% di quel mercato è orientato alla grafica, lasciando ampio spazio di crescita creativa, soprattutto nelle applicazioni urbane ed esperienziali.

Oggi la grafica di grande formato è integrata in campagne multicanale. Non è più un pezzo stampato isolato, ma parte di narrazioni di brand più ampie, che collegano gli spazi fisici alle interazioni digitali. Questo è particolarmente vero nell’outdoor advertising, che sta diventando più innovativo, più sostenibile e più mirato. Eventi come Print4All sottolineano questa evoluzione, definendo l’OOH «omnicanale, sostenibile e data-driven». Il messaggio per i fornitori di stampa? È il momento di evolvere da produttori di stampa a consulenti dell’esperienza di stampa, offrendo ai clienti non solo inchiostro su supporto, ma idee, interattività e impatto.

Tre ambiti in cui il grande formato brilla

1. Design urbano e out-of-home (OOH)

Nelle città storiche e moderne d’Italia — da Milano a Roma a Firenze — muri, facciate e teloni su ponteggi sono diventati spazi privilegiati per lo storytelling di marca. Non sono semplici cartelloni: sono esperienze in scala architettonica. Aziende come Eurocolor Torino guidano la strada con maxi-allestimenti, building wrap e tessili stampati che trasformano interi isolati in palcoscenici visivi.

Queste campagne richiedono output di alta qualità e resistenti agli agenti atmosferici su materiali come vinile microforato, tessuti elasticizzati e mesh, spesso con fustellature creative e sistemi di telaio. Richiedono anche una solida organizzazione logistica: trasporto, montaggio in sito e, in alcuni casi, strutture di supporto ingegnerizzate.

Perché conta per gli stampatori: questi lavori portano prestigio, margini e visibilità enorme. Richiedendo competenze specialistiche, riducono la commoditizzazione e permettono di crescere in marginalità. Inoltre, l’integrazione con codici QR, realtà aumentata (AR) o raccolta dati può trasformare una parete stampata in un’esperienza interattiva.

Trend da tenere d’occhio:

J Supporti sostenibili e materiali riciclabili per applicazioni urbane.

J OOH attivato digitalmente che fonde stampa e analytics.

J Campagne esperienziali che usano luce, movimento e texture.

2. Ambienti retail

Il retail è un terreno di gioco ideale per il grande formato, soprattutto mentre i brand cercano di creare esperienze in negozio immersive e guidate dallo storytelling. Dalle grafiche da pavimento in vinile alle pareti in tessuto tensionato, fino a vetrofanie stagionali e segnaletica da scaffale, il linguaggio visivo del retail è in costante cambiamento. Nelle città italiane più attente alla moda, i marchi del lusso aggiornano frequentemente i visual dei negozi con grafiche ad alto impatto e tirature brevi. Gli stampatori che offrono «kit visual retail» — pacchetti che comprendono segnaletica, elementi POP, grafiche vetrina e décor — possono assicurarsi lavori ricorrenti legati ai calendari del retail. E non si tratta solo di lusso. Pop-up store, chioschi e brand boutique abbracciano il grande formato per competere con i competitor nati online.

Cosa distingue i leader:

J Rapidità di produzione ed evasione/fulfillment.

J Competenza in materiali come adesivi rimovibili, pellicole elettrostatiche (cling) e backlit.

J Servizi di logistica e installazione.

Un forte esempio italiano è The Print Store, che supporta media indoor e outdoor per il fashion, il lifestyle e la cosmetica a Milano e oltre.

3. Interior décor e grafiche ambientali

Il confine tra graphic design e interior design è sempre più labile. Oggi uffici, hospitality, musei e persino ambienti residenziali integrano la stampa di grande formato come elemento progettuale: dai murali e dalle grafiche a pavimento ai pannelli acustici decorativi e alle pellicole stampate per vetro.

I fornitori di stampa con tecnologie UV, latex o dye-sub possono offrire prodotti personalizzati ad alto margine, rivolgendosi a designer, architetti e team di fit-out. Il vero differenziatore? Parlare la lingua dei designer: offrire campionari di texture e supporti, comprendere illuminazione e layout, fornire una pianificazione delle installazioni site-specific.

Un caso eccellente: Kyocera Document Solutions ha collaborato con Elle Decor Italia durante la Milan Design Week 2025, utilizzando la stampante inkjet tessile FOREARTH per creare stampe di grande formato sostenibili e personalizzate per esperienze d’interni curate.

Tecnologie e materiali: cosa sta guidando la rivoluzione

I player di successo nel grande formato investono non solo nelle macchine, ma nell’intero ecosistema:

J Supporti: dal Dibond all’acrilico, ai tessuti tensionati, vinili riciclabili, stone paper e film backlit: un’ampia gamma di materiali permette la diversificazione applicativa.

J Tecnologie di inchiostro: UV, eco-solvente e latex offrono durata outdoor, colore brillante e vantaggi ambientali.

J Finitura: fustellatura, laminazione, sigillatura dei bordi, integrazione backlit e sistemi di montaggio trasformano i fogli stampati in asset pronti per l’installazione.

J Automazione del workflow: prepress efficiente, RIP, nesting, gestione colore e tracciamento commesse sono vitali quando si gestiscono lavori a elevata varietà e tempi rapidi.

I print shop più evoluti adottano anche nobilitazioni digitali, verniciature trasparenti, texture ed effetti metallici che trasformano superfici piatte in esperienze tattili.

Idee creative da proporre ai clienti

Se vuoi rinfrescare l’approccio commerciale o ispirare i clienti, valuta di proporre:

J Campagne di building wrap: coperture per ponteggi, recinzioni di cantiere o takeover di facciate, soprattutto in aree ad alto traffico pedonale.

J Kit retail stagionali: pacchetti preconfezionati per San Valentino, saldi estivi, back to school ecc., con stampa e installazione incluse.

J Pacchetti di rebranding degli interni: grafiche murali, wayfinding, pannelli decorativi ed elementi a soffitto per ristrutturazioni di uffici o boutique hotel.

J Spazi immersivi per eventi: ambienti stampati temporanei per fiere del design, lanci prodotto o installazioni artistiche.

J Poster urbani con QR connessi: grafiche in grande formato con elementi scansionabili che rimandano a video, mappe o esperienze di brand online.

J Varianti per mercati locali: versioni delle campagne geolocalizzate per città o regioni, con immagini o lingua specifiche.

Diventare partner, non solo stampatore

La stampa di grande formato non è solo un servizio. È una capacità strategica — che può renderti indispensabile per marketer, architetti, designer e media planner.

Per avere successo in questo scenario in evoluzione, gli stampatori dovrebbero:

J Offrire campioni tattili: mostrare ai clienti cosa è possibile in termini di scala, finitura e sensazione al tatto.

J Fare formazione creativa: aiutare i clienti a immaginare come lo spazio stampato possa supportare gli obiettivi del brand.

J Pensare oltre la stampa: offrire installazione, logistica, integrazione dei dati e supporto alla sostenibilità.

J Creare relazioni: collaborare con agenzie creative, progettisti ambientali e media planner.

Conclusione: pensa in grande, stampa ancora più in grande

Che si tratti di trasformare un isolato con un banner avvolgente, di rendere un negozio una storia stagionale o di vestire l’atrio di un hotel con arte personalizzata, la stampa di grande formato non è mai stata così essenziale — o così entusiasmante. In Italia e nel mondo, lo storytelling visivo sta tornando nel mondo fisico. Mentre i QR code incontrano i film retroilluminati e i professionisti esperti nella pianificazione pubblicitaria ridanno credito alla visibilità nel mondo reale, gli stampatori capaci di offrire grandi idee in grandi formati saranno quelli che prospereranno.

Quindi, apri il tuo campionario, tira fuori i template per i mock-up e inizia ad aiutare i clienti a immaginare cosa è possibile quando la stampa lascia la pagina ed entra nel mondo. Ci vediamo alle fiere!

Tutta la BELLEZZA del grande formato

di MELISSA CECCON

Che cosa succede quando il grande formato deve, da un lato, guidare una scelta davanti allo scaffale e, dall’altro, dare struttura e identità a uno spazio di lavoro? Ne parliamo con due aziende specializzate nel settore beauty & care: PINALLI per il B2C e CORANI & PARTNERS per il B2B. Insieme, tracciamo un riferimento chiaro per un’estetica del beauty che funziona davvero.

Il settore della cura e della bellezza è da sempre un terreno fertile per l’espressione visiva. Nel contesto attuale, dove l’esperienza d’acquisto e l’identità del brand sono cruciali, la stampa di grande formato è un pilastro strategico che va oltre il semplice strumento di marketing. La tecnologia è al servizio di un duplice binario: la comunicazione diretta e immersiva al cliente e la costruzione strutturale dello spazio di marca.

Attraverso le voci di Monica Borio, Visual Merchandising Manager di Pinalli, catena italiana di profumerie, e di Roberto Corani, Amministratore Unico di Corani & Partners, società specializzata in design e soluzioni d’arredo per saloni professionali, analizziamo come l’innovazione dei supporti e delle tecnologie Wide Format stia ridefinendo l’efficacia commerciale e l’identità estetica in questo mercato.

Pinalli, la meraviglia in vetrina

Per una catena di profumerie come Pinalli, l’identità visiva deve essere fluida, coesa e capace di tradurre un posizionamento di marca forte in un’esperienza fisica coerente in ogni negozio. Il recente rebranding del 2023 ha fornito il modello per un nuovo concetto di retail, dove il Wide Format gioca un ruolo centrale nell’accogliere la clientela. Questo progetto ha portato alla maturazione di “Pinalli sei meraviglia”, un racconto che ridefinisce il linguaggio visivo del marchio. «Il layout, sviluppato a partire dal flagship di Milano, interpreta fisicamente la nuova identità, creando ambienti accoglienti e immersivi che rendono la “meraviglia” un’esperienza quotidiana per chi entra in uno store Pinalli», dice Monica Borio. Nella comunicazione in punto vendita (POP/POS), la velocità di aggiornamento e l’impatto visivo sono essenziali. Pinalli ha integrato diversi elementi di grande formato che lavorano in sinergia per massimizzare il coinvolgimento e differenziare la comunicazione permanente da quella tattica. Il LEDwall rappresenta la tecnologia dinamica per eccellenza, permettendo aggiornamenti rapidi e

IN APERTURA Identità visiva di Pinalli. SOTTO Il punto vendita Pinalli di Casale Monferrato.

la trasmissione di contenuti in movimento che catturano immediatamente l’attenzione di chi passa. Al suo fianco, i lightbox – elementi statici retroilluminati, spesso realizzati con stampa su tessuto o pellicola in grado di assicurare una perfetta saturazione cromatica – sono scelti per una presenza scenica costante e premium. Borio spiega la funzione di questi strumenti: «Il LEDwall è forse l’elemento più iconico: un punto di contatto dinamico che ci consente di raccontare campagne, brand partner e novità di prodotto. Accanto a questo, i lightbox valorizzano le diverse aree merceologiche e aiutano la clientela a orientarsi». A completare questo ecosistema, le vetrofanie rivestono un ruolo strategico per le comunicazioni di breve periodo. Versatili e rapide da applicare, permettono di veicolare efficacemente promozioni stagionali, lanci temporanei e campagne tattiche direttamente verso l’esterno, assicurando che l’offerta commerciale sia sempre chiara e contestualizzata. La nitidezza della stampa è fondamentale per mantenere la fedeltà cromatica richiesta dai brand partner internazionali e per assicurare che il messaggio visivo sia percepito come premium.

Per garantire che ogni negozio mantenga la stessa “experience”, pur adattandosi a metrature e allestimenti diversi (flagship, centri commerciali, outlet), la sfida tecnica risiede nell’omogeneità su larga scala e nella logistica del rollout. Questo aspetto è vitale per una catena in espansione, dove la coerenza della marca deve resistere alle specificità di ogni sede. Ciò richiede ai partner di stampa di fornire non solo stampe di qualità, ma anche sistemi espositivi e di montaggio che siano facili da installare, smontare e sostituire con il minimo sforzo logistico e di manodopera in loco. Monica Borio rafforza il concetto di coerenza visiva come pilastro, pur concedendo adattabilità alla singola location: «All’interno di questo perimetro di coerenza, lasciamo spazio alla personalizzazione: adattiamo il concept alle specificità di ciascun contesto per valorizzare al meglio ogni negozio, che si tratti di un flagship in centro città, di uno store in un outlet o di un punto vendita in un centro commerciale». Fondamentale, oggi, è anche l’orientamento su criteri di responsabilità di filiera: «Ci orientiamo su criteri di durabilità e riutilizzo, prediligendo supporti modulari, illumina-

zione a basso consumo e soluzioni che minimizzano gli sprechi», conclude Borio. La sostenibilità non è quindi solo una scelta etica, ma un requisito funzionale che influenza la selezione delle applicazioni di grande formato.

Corani & Partners, identità strutturale

Se nel retail la stampa è uno strumento di comunicazione tattica e promozionale, nel canale che progetta gli spazi professionali diventa un elemento costruttivo e identitario che definisce l’ambiente. Roberto Corani evidenzia questo ruolo architettonico, lavorando con brand di rilievo internazionale come Jean Louis David, Franck Provost, Evos Parrucchieri, The Barber & Co. e CLUB ALL IN. La sfida per i progettisti non è replicare il concept di brand, ma trovare l’equilibrio tra riconoscibilità (identità forte), accoglienza (comfort sensoriale) e adattabilità (sistemi modulari). Corani riassume il punto critico che domina la progettazione di spazi multi-location: «La sfida principale nel progettare spazi riconoscibili, accoglienti e adattabili è la gestione dell’equilibrio tra identità, esperienza e contesto». Questa ten-

DA SINISTRA Gli store Pinalli di Roma e Milano, con l’AD Raffaele Rossetti.

sione si articola in tre sfide interconnesse. La riconoscibilità, che richiede scelte stilistiche chiare (materiali ricorrenti, palette cromatiche coerenti, elementi iconici), deve evitare una rigidità che impedisca l’adattamento ai vincoli architettonici locali. L’accoglienza, dove la cura di elementi sensoriali agisce sulla psicologia dell’utente. Infine, l’adattabilità, che esige sistemi modulari e linee guida flessibili per garantire coerenza di brand senza snaturare il carattere della location. Corani spiega l’importanza dell’accoglienza: «Uno spazio accogliente è un luogo che fa sentire bene chi lo vive. Significa curare illuminazione, acustica, materiali, ergonomia, accessibilità e segnali emotivi come calore, atmosfera e fluidità dei percorsi».

Corani & Partners sfrutta la stampa di grande formato come vero strumento di identità: «Per un brand come Jean Louis David – spiega Corani – il lightbox è un vero e proprio signature element: una cornice luminosa in grado di amplificare la forza delle campagne e di far percepire immediatamente il posizionamento premium del marchio». L’uso di stampe di grande formato,

spesso con altezze che superano i 3 metri, è fondamentale perché: «più l’immagine è ampia, più riesce a coinvolgere, emozionare e imprimersi nella memoria del cliente. Una fotografia JLD a piena parete o retroilluminata in lightbox diventa un elemento architettonico: non solo comunica, ma definisce lo spazio». La grafica di grande formato non è un semplice elemento decorativo, quindi, ma un vero e proprio fondamento dell’identità visiva. La stampa UV flatbed per la personalizzazione di supporti rigidi che fanno parte dell’arredo stesso (pannelli decorativi o divisori) è cruciale. La scelta del materiale stampato e della tecnologia è guidata direttamente dalla clientela e dal mood che si vuole evocare: «Il brand detta il linguaggio visivo, la location ne determina la scala, e la clientela orienta materiali e atmosfera». Questo principio si traduce in scelte di supporti e tecnologie di stampa diversi a seconda del brand: «Per Jean Louis David, che privilegia un’immagine di modernità e luminosità, la scelta ricade su materiali puliti e contemporanei (vetro, metallo, legno chiaro) e tecnologie luminose come i lightbox, rispecchiando uno stile premium. Per brand

come The Barber & Co. (TBC), che richiamano un’esperienza più artigianale e “di carattere”, ci orientiamo su materiali e colori completamente differenti: legno grezzo, metallo scuro, mattoni, con palette più calde e maschili. L’estrema versatilità della stampa Wide Format in questo senso funge da customizer fondamentale per l’architettura d’interni, definendo l’atmosfera con precisione tecnica», spiega Corani. La capacità di variare il linguaggio visivo, pur mantenendo la qualità estetica, è la chiave dell’adattabilità.

Il punto di incontro finale tra le due realtà è chiaro: il wide format è entrato a far parte del progetto del punto vendita, non è un accessorio. È un’estensione dell’identità. Tecnologie e applicazioni che costruiscono atmosfera, profondità, fiducia. Non solo supporto estetico, ma parte integrante dell’esperienza d’acquisto: una promessa visiva che guida il consumatore prima ancora che tocchi un prodotto. Pinalli lo usa per dichiarare “chi è”. Corani & Partners lo usa per dire “chi sono” i brand che rappresenta. In entrambi i casi, la stampa non decora: definisce.

IN QUESTA PAGINA Allestimenti di Corani & Partners per i saloni Evos, Jean Luis David e Franck Prevost.

LA NATURA DEL DISPLAY secondo MARCO MAGGIONI

di MICHELA PIBIRI

Dentro il display design ci sono molte cose. Il racconto della marca e la capacità di offrire i prodotti al loro meglio, innescando una connessione immediata con chi visita un punto vendita. Per chi progetta, si tratta di offrire soluzioni funzionali, certo, ma anche e soprattutto di inventare qualcosa in grado di attrarre, stupire, emozionare. In breve, di distinguersi dal rumore di fondo. Per farlo, è necessario prima di tutto interrogare gli strumenti con cui si lavora, dalla materia – comprendendone la natura – ai modi per trasformarla in messaggio. Un dialogo continuo tra l’immaginabile e il realizzabile, con una grande voglia di sperimentare: è questa la strada intrapresa da Marco Maggioni, che abbiamo incontrato nello spazio Elementaria, da lui ideato e curato, all’interno di una fiera di settore lo scorso autunno.

Partiamo dall’inizio: come si forma il tuo sguardo di designer?

Mi sono diplomato in Industrial Design allo IED di Milano nei primi anni Ottanta, quando si disegnava ancora a mano. Ho iniziato collaborando con Ambrogio Rossari, uno dei maestri del design per l’ambiente

Materia, stampa e immaginazione. Sono alcuni degli ingredienti del lavoro di Marco Maggioni, designer di prodotto che negli anni ha delineato una personale interpretazione del display design, creando uno stile ispirato alle forme naturali che gli è valso numerosi premi internazionali, tra cui Compasso D’Oro, Red Dot e ADI. Tra evoluzioni tecnologiche e contaminazione di linguaggi, Maggioni ci racconta come l’arte espositiva diventa protagonista del racconto di marca.

QUI SOPRA

Progetto Quartz

IN APERTURA

Progetto HyperGem. Entrambi i progetti sono ispirati ai minerali e alle pietre preziose.

bagno, firmando con lui due progetti selezionati al Compasso d’Oro: una cabina doccia per Cesana e un rubinetto per Fratelli Frattini. Dopo otto anni in studio ho deciso di mettermi in proprio e di investire tutto nel mio primo Macintosh: un passaggio epocale, dal tecnigrafo al computer, che mi ha aperto le porte della grafica e della modellazione digitale. Poco dopo ho incontrato la famiglia Giovenzana, fondatrice della Gio’Style, azienda pioniera della plastica applicata al design domestico. Con loro ho ideato la linea Florì, una collezione di oggetti per la casa che ha avuto un successo internazionale, trasformando un materiale tecnico come il polipropilene in linguaggio estetico. Lo spremiagrumi, la pattumiera, i contenitori e gli accessori da cucina di Florì sono diventati vere icone: colorati, funzionali e accessibili, ma anche progettati con una cura formale che li rendeva immediatamente riconoscibili. È stato il mio primo grande laboratorio sullo stampaggio a iniezione, un’esperienza che mi ha insegnato a pensare la forma insieme al processo produttivo, con una costante attenzione al valore percettivo del prodotto.

Quando progetti un allestimento o un display per il retail, da dove parte la tua ricerca?

Dal materiale, sempre. Mi piace considerarlo un interlocutore: ogni lastra, ogni superficie ha un comportamento, un modo di reagire alla luce o alla stampa. Lo studio parte da lì, dalla comprensione fisica della materia. La forma non è mai solo estetica, ma nasce da una relazione tattile e percettiva. Voglio che chi entra in uno spazio senta il desiderio di toccare, di capire come l’oggetto è fatto. È questo dialogo tra materia, stampa e luce che dà vita al progetto.

Che ruolo gioca la stampa nel tuo processo creativo?

Un ruolo fondamentale. La stampa digitale oggi è parte integrante del design: non è decorazione, ma una tecnologia che completa la forma. Con le nuove generazioni di plotter si possono ottenere superfici tridimensionali, texture in rilievo, effetti tattili. La stampa è parte integrante del progetto, definisce la percezione e l’emozione dell’oggetto. Poi c’è la stampa 3D, che utilizzo da oltre vent’anni: dai primi prototipi sinterizzati in nylon nel 2001 alle attuali

sperimentazioni in resina o argilla. È una forma di artigianato digitale che consente di trasformare un’idea in materia reale, con una libertà impensabile fino a pochi anni fa.

Come affronti oggi il tema della sostenibilità nella ricerca dei materiali per i tuoi lavori?

Con concretezza e senso critico. La sostenibilità non può essere solo un claim, deve tradursi in progetti intelligenti, pensati per durare. Ho lavorato molto con plastiche riciclate e con aziende come EcoPlast, che hanno saputo dare una seconda vita ai materiali. Credo che la vera sostenibilità sia nel progetto e nella durabilità: oggetti smontabili, riutilizzabili, compatibili con la filiera. Mi affascinano i materiali naturali o bio-based, come il micelio o la lolla di riso, ma in molti casi le soluzioni sono difficilmente industrializzabili o economicamente non sostenibili. A parer mio è più utile, oggi, migliorare le tecnologie esistenti e ridare valore alla cultura del progetto.

C’è un progetto che consideri emblematico del tuo modo di intendere il design per il retail?

Il concept store Gio’Style in Corso Matteotti, a Milano, resta uno dei miei progetti più rappresentativi.

Non era un semplice negozio, ma uno spazio esperienziale dove i prodotti Florì erano presentati come opere quotidiane, immerse in un ambiente organico di superfici curve e strutture lamellari. Ho sempre pensato al retail come a un luogo di relazione, non di sola vendita.

Parliamo del progetto Elementaria. Cosa rappresenta per te?

Elementaria è nato come laboratorio di sperimentazione e dialogo tra designer, studenti, produttori e stampatori all’interno di una fiera di settore. Ogni edizione è una sfida su materiali diversi — acrilici, allumi nio, cartotecnica, compositi — con l’obiettivo di esplorarne le potenzia lità estetiche e comunicative. È una palestra di libertà progettuale, dove la stampa diventa linguaggio e il materiale narrazione. In un setto re come quello del display design, Elementaria ha rappresentato un modo concreto per dimostrare che innovazione e cultura posso no convivere.

Negli ultimi anni stai sperimentando anche con l’intelligenza artificiale. In che modo entra nel tuo processo creativo?

La considero una nuova forma di immaginazione. L’intelligenza ar

A SINISTRA

Progetto Infinity

A DESTRA

Progetto In-Forma

QUI SOTTO

Espositore realizzato per Dainese. In queste pagine si nota chiaramente l’ispirazione alle forme organiche della natura.

tificiale non sostituisce il designer, ma amplifica la sua capacità di visione. La uso per generare suggestioni visive, atmosfere, moodboard che poi traduco in progetti reali. Con Midjourney, per esempio, ho creato migliaia di immagini che alimentano la mia ricerca estetica. Ma tra un’immagine generata e un oggetto costruibile c’è un abisso: servono conoscenza dei materiali, dei processi, delle proporzioni. L’AI è uno strumento straordinario se usato con consapevolezza — e con il senso critico che solo l’esperienza può dare.

Il retail fisico oggi vive una trasformazione profonda. Come ne immagini il futuro? Credo che, dopo tanta digitalizzazione, torneremo al bisogno di esperienze sensoriali. Il negozio del futuro dovrà essere un luogo autentico, dove i materiali, la luce e il suono raccontano storie. Non più schermi e algoritmi che suggeriscono cosa comprare, ma ambienti che restituiscono umanità. Toccare una superficie, percepirne la consistenza, sentire la differenza tra una stampa e un’incisione: sono gesti che ci riconnettono con la realtà. È lì che il design, e con lui la stampa, ritrovano il loro senso più profondo.

CI VEDIAMO IN NEGOZIO

È uno spazio commerciale, ma anche un luogo di relazione. E per restare strategico, il negozio deve puntare sempre più sulla qualità dell’esperienza:

materiali stampati, interior design, tecnologie interattive e persone devono parlare la stessa lingua. Facciamo il punto sul mondo del retail e il suo “print mix” con l’aiuto di FESPA Italia, 23Bassi e Creostudios.

di MICHELA PIBIRI

È vero, il commercio online sembra non conoscere crisi, anche se l’impennata del periodo pandemico ha subito un prevedibile e fisiologico assestamento. Ma questo non esclude la rinnovata centralità dei punti vendita fisici, che si prendono la scena proprio in virtù di ciò che l’e-commerce non può offrire: relazione, servizio personalizzato ed esperienza di marca, attraverso un’atmosfera che nasce dalla sinergia intelligente di diversi fattori. Se questo vale per tutti i settori merceologici, si esprime pienamente nel mondo non-food, le cui leve d’acquisto sono diverse da quelle dei beni di prima necessità. In Italia la rete moderna non-food è composta da oltre 30 mila punti vendita (dati dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy), di cui il 43% si concentra nel commercio urbano centrale, riscontrando tuttavia un progressivo calo a favore dei centri commerciali e delle aree periferiche. Sono numeri che si muovono dentro una mappa in cui formati, ruoli e geografie dei negozi si stanno ridisegnando, spesso offrendo superfici d’acquisto meno vaste in termini di metri quadri, ma più servizi e più esperienza.

Il negozio come media

A raccontare questa svolta è anche l’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano, che delinea una direzione chiara: il negozio diventa il fulcro di strategie omnicanale, dove punti di contatto fisici e digitali lavorano insieme. I dati più recenti del Tavolo di lavoro dedicato alla comunicazione nei canali del retail del Politecnico mostrano come la digitalizzazione dei negozi sia ormai una leva strutturale. Nel 2024 le principali insegne italiane hanno destinato in media il 3,2% del fatturato a progetti di innovazione tecnologica (erano il 2,5% nel 2022), concentrandosi in particolare su chioschi interattivi e sistemi di schermi informativi in store. Quasi il 40% dei gruppi più importanti ha già investito in chioschi digitali e oltre un terzo in soluzioni di comunicazione su monitor. Parallelamente, la pubblicità veicolata attraverso i canali dei

IN COPERTINA Ph. Paolo Bendandi su Unsplash
A DESTRA Dr. Martens x Wednesday. Progetto di Imageco (UK), Gold Winner ai FESPA Awards 2025

retailer – il cosiddetto retail media – si afferma come una delle tendenze più forti. Il negozio diventa a tutti gli effetti un mezzo di comunicazione, grazie a un insieme di spazi fisici e digitali – cartellonistica, schermi, chioschi, radio instore – che permettono di veicolare messaggi mirati in prossimità della decisione d’acquisto.

Nativi digitali in cerca di fisicità

Sul fronte della domanda, la ricerca “La GenZ e i Retailer”, realizzata da Retail Institute Italy e Ipsos, conferma che il negozio fisico per i giovani tra i 14 e i 29 anni resta un canale informativo importante per orientarsi nell’abbondanza di stimoli e offerte, oltre che luogo di ispirazione e di esperienza concreta. La Generazione Z si aspetta spazi che “facciano respirare tecnologia e innovazione” lungo tutto il percorso d’acquisto, ma allo stesso tempo chiede personalizzazione, orientamento, possibilità di par-

HyperWèp di Montecolino: innovazione e sostenibilità per il design espositivo

Dalla collaborazione tra Marco Maggioni e l’azienda Montecolino, con la sua divisione Topcolor Dream, è nato HyperWèp, un’innovativa forma di design espositivo che integra al prodotto Wèp – lastra in polipropilene personalizzabile e riciclabile – strutture di connessione realizzate con stampanti 3D di ultima generazione. Il valore del progetto risiede nell’adozione di nuove tecnologie e nell’utilizzo di Materia Prima Seconda (MPS) ottenuta dal riciclo della moquette fieristica, evoluzione del programma montECOlino Recycling Carpet attivo dal 2017. Il progetto prevede il ritiro della moquette a fine manifestazione e la sua trasformazione in MPS. Montecolino sta però sviluppando un modello originale di Economia Circolare d’Ambiente: un sistema in cui il rifiuto viene recuperato e reintrodotto nello stesso contesto che lo ha generato, coinvolgendo l’intera filiera. La moquette diventa così manufatto – pareti o arredi – e successivamente nuova materia prima per ulteriori utilizzi. Un esempio concreto è Fiera Milano, dove dal 2022 sono stati introdotti cestini in pannelli Wèp e, dal 2023, pareti per stand realizzate combinando Wèp e strutture modulari in alluminio. Con Maggioni, Montecolino sta sviluppando anche una linea di arredi monomateriali – totem, tavolini, desk – progettati per garantire piena riciclabilità. Oggi l’azienda si conferma un player di riferimento, capace di integrare competenze e servizi e di chiudere concretamente il cerchio dell’economia circolare. www.montecolino.it

tecipare alla creazione dei contenuti. Il negozio diventa così un palinsesto di messaggi e micro-esperienze che devono essere coerenti, riconoscibili e aggiornabili con rapidità. Insomma, la comunicazione in negozio non può essere pensata come somma di cartelli, espositori e schermi, ma come un sistema coordinato di un’unica architettura narrativa.

Design universale per negozi accessibili

In questo scenario il tema dell’accessibilità non è più rimandabile. Un esempio utile sono le “Linee guida per il commercio – Soluzioni per l’accessibilità” sviluppate dal Comune di Ferrara, ispirate ai principi dello Universal Design e tradotte in requisiti pratici sulla qualità degli spazi, del servizio e della relazione con il cliente. Il documento entra nel dettaglio non solo degli elementi architettonici, ma anche di aspetti spesso trascurati come la progettazione del

banco cassa, dei camerini di prova, della segnaletica tattile e visiva, della disposizione degli arredi, con indicazioni su dimensioni, altezze, percorsi tattili e uso del Braille. Questi principi spingono a ripensare anche la comunicazione in negozio: testi chiari, contrasti cromatici adeguati, icone comprensibili, posizionamento coerente dei messaggi lungo il percorso, riduzione degli stimoli sensoriali “rumorosi”. Un negozio progettato secondo i principi del design universale permette a persone con abilità diverse, età differenti e livelli diseguali di familiarità con il digitale di muoversi, orientarsi e decidere con maggiore autonomia.

La stampa come parte dell’architettura narrativa

Se nel retail l’identità di marca si costruisce attraverso linguaggi visivi ed elementi materici, la stampa assume un ruolo fondamentale nel

SCELTI DA NOI

Athena, il retail che racconta e rispetta

Per l’estate appena trascorsa, Athena ha realizzato per il Gruppo Sensation Profumerie un progetto che supera il concetto tradizionale di allestimento, introducendo una nuova modalità di narrazione del brand all’interno dei punti vendita.

La stampa diventa parte del “linguaggio di marca“, che lo rende riconoscibile a prima vista e rappresenta anche un elemento esperienziale capace di coinvolgere il pubblico.

Le vetrine, i corridoi e gli spazi di passaggio sono stati trasformati in ambienti narrativi capaci di accogliere, ispirare e offrire un’esperienza visiva armoniosa e rispettosa. L’obiettivo era chiaro: comunicare con eleganza e impatto, scegliendo materiali in grado di esprimere una visione autenticamente sostenibile. Per questo sono stati impiegati cartone alveolare ad alta resistenza, completamente riciclabile, e stampa UV con verniciatura protettiva, priva di plastificazioni, così da garantire brillantezza, pulizia cromatica e durata nel tempo, nel pieno rispetto dei principi dell’economia circolare. Ogni elemento – espositori, grafiche e strutture – è stato progettato per lasciare bellezza, non impronte: dialoga con lo spazio e con l’ambiente, dimostrando come il retail possa comunicare in modo responsabile. Il risultato è un percorso immersivo che parla al cuore dei clienti e alla coscienza di tutti. www.athenasrl.com

progetto di allestimento. Lo racconta bene Andrea Roscini, co-fondatore insieme a Chiara Frigerio dello studio milanese 23Bassi che opera tra interior design, retail e hospitality: «La stampa è uno strumento narrativo molto potente. Penso al progetto realizzato per Veralab: i pavimenti sono stati stampati con un motivo geometrico che si deforma, per creare un effetto quasi distopico e artistico. La stampa è diventata così parte del “linguaggio di marca”, che lo rende riconoscibile a prima vista e rappresenta anche un elemento esperienziale capace di coinvolgere il pubblico». L’evoluzione tecnologica nella stampa e nei materiali è, per Roscini, la chiave di volta delle potenzialità espressive negli allestimenti. «Oggi le tecnologie di stampa sincronizzata, che uniscono grafica e matericità, permettono di raggiungere risultati straordinari su molti supporti. Anche i materiali vinilici stanno vivendo una grande evoluzione: sono alta-

mente prestazionali, durevoli e facilmente lavabili. Il pavimento vinilico realizzato per Veralab, ad esempio, ha solo due giunture e questo garantisce una pulizia perfetta, il che unisce la resa visiva alle necessità di efficienza d’uso». Anche la nobilitazione ha un ruolo cruciale: «Oggi è possibile dare un’impronta creativa alle superfici con effetti materici e visivi che offrono una resa estetica e tattile straordinaria. Soprattutto nell’ambito del retail questi materiali consentono grande libertà progettuale e un ottimo equilibrio tra qualità, sostenibilità e costi». Di grande importanza anche una progettazione in grado di prevedere durabilità e riuso: «Un nostro progetto retail nato come pop-up è arrivato al quinto allestimento grazie al riuso e all’adattamento degli stessi materiali in contesti diversi, con modifiche mirate di volta in volta. In 4–5 anni ha mantenuto coerenza e si è evoluto, diventando un esempio di sostenibilità concreta

SCELTI DA NOI

Allestimento di 23Bassi per Veralab

legata ad antispreco e trasformazione degli spazi. Per noi la sostenibilità è soprattutto un approccio progettuale complessivo, una cultura del riuso che vogliamo trasmettere anche ai brand con cui lavoriamo» conclude Roscini.

Il PoP, asse portante del marketing instore

Nell’equilibrio tra dimensione fisica e digitale del punto vendita, il PoP tradizionale è chiamato a evolversi in relazione alle mutate esigenze di spazio, visibilità e budget dei brand. Eladia Sillo e Giovanna Guglielmi, rispettivamente Senior Project Manager e Operations Manager dell’agenzia torinese Creostudios, raccontano come cambia la progettazione e produzione dei materiali stampati per la comunicazione instore e il ruolo attivo che i fornitori devono avere nel proporre soluzioni. «Nell’ultimo periodo è sempre più presente la comunicazione attraverso

KURZ Plastic Decoration: effetti di luce su ogni superficie

Dalla plastica trasparente a quella opaca, per superfici piane o curve, fino a elementi funzionali: le tecnologie Plastic Decoration di KURZ permettono di applicare effetti metallici, olografici e tridimensionali direttamente sul componente da decorare, in un solo passaggio. Attraverso diversi processi di trasferimento, sottilissimi prodotti di trasferimento si fondono con il supporto, creando trame specchiate, riflessi in movimento e giochi di profondità che cambiano con la luce e l’angolo di visione. Queste finiture sono oggi utilizzate anche nel retail e nell’interior di grande formato: elettrodomestici, elementi espositivi, pannelli touch screen o arredi di design diventano superfici attraenti e funzionali, capaci di catturare lo sguardo e amplificare la presenza del brand. Le stesse tecnologie impiegate per decorare componenti automotive o packaging di lusso si adattano così a materiali più estesi e vari, mantenendo alta precisione, resistenza e resa estetica. A completare il quadro, l’impegno KURZ per la sostenibilità: effetti decorativi sottili, processi a basso consumo e materiali compatibili con il riciclo, per una bellezza che non spreca risorse. www.luxoro.it

schermi e ledwall» dice Guglielmi. «Una presenza che però non sostituisce la stampa, ma la completa. Ci viene sempre più spesso richiesto di progettare sistemi ibridi, integrando la vestizione del totem digitale nelle isole promozionali».

Per quanto il digitale avanzi, la fisicità del PoP continua a rappresentare un asse portante del marketing instore. «C’è una bella tenuta del PoP tradizionale: arcate, mezze arcate, piantane, totem, antitaccheggio, vesti per i totem digitali. Gli espositori restano imprescindibili: il fuori banco è ancora molto importante per le marche», dice Sillo. Ma oggi la sfida è farsi notare senza invadere: nella densità visuale della GDO i brand chiedono soluzioni più mirate e leggere. «A scaffale vengono prediletti materiali che occupano poco spazio e coprono poco il prodotto: la richiesta è sempre la solita, deve essere “wow” ma in dimensioni ridottissime». Nel settore dell’elettronica di

consumo l’espansione delle superfici digitali sta riscrivendo la logica dell’allestimento: nelle nuove aperture e nei negozi rinnovati «grandi spazi vengono dedicati al digitale, ma questo crea nuove opportunità per ripensare radicalmente il materiale stampato». Un esempio è la bold entrance adottata da alcuni store: «L’altezza dei materiali è limitata e nasce l’esigenza di soluzioni più eleganti, più basse, più integrate». Da questa morfologia nascono anche progetti speciali come «il campo da calcio adesivo realizzato in occasione degli Europei», che sfruttava il pavimento come superficie narrativa, racconta ancora Eladia Sillo.

Un’altra tendenza è la riduzione delle squadre dedicate al montaggio: «Ci chiedono oggetti semplici da gestire, che funzionino per il punto vendita e semplifichino la logistica», spiega Guglielmi. La semplificazione riguarda anche l’installazione: «La

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necessità è avere materiali semplici da montare: l’effetto wow deve esserci, ma con strutture snelle e intuitive. Per questo facciamo sempre istruzioni di montaggio molto dettagliate; a volte anche video».

La capacità di immaginare soluzioni nuove e adattabili diventa sempre più decisiva, e un ruolo fondamentale in questo lo giocano i fornitori, che devono essere in grado di sostenere la soluzione progettuale offrendo partecipazione e capacità propositiva: «Serve una corretta comunicazione grafica e una corretta struttura fisica – spiega Guglielmi –perché bisogna mettersi nei panni di chi allestirà, e anche questo fa parte del servizio che offriamo ai brand».

ICO, la rivoluzione del PoP in cartone

La propensione sempre maggiore a un utilizzo responsabile delle risorse consumabili spinge inevitabilmente a ingegnarsi per produrre oggetti che siano agevoli da utilizzare, riutilizzare ed infine smaltire possibilmente in una filiera di riciclo. Nasce così anche nel mondo degli espositori, in cui fino a poco tempo fa la facevano da padrone materiali plastici e/o metallici e il ruolo del cartone era marginale, una nuova filosofia di progettazione fondata su competenze aggiornate e originali in tema di packaging design, su un processo evoluto di costruzione del cartone ondulato in perfetta sintonia con la tecnologia di stampa digitale di grande formato direttamente su cartone. Per preservare le basi degli espositori e movimentarli i designer di ICO hanno inventato supporti angolari e le PopWheels in plastica (progetti entrambi patent pending) applicabili a incastro alla base dei PoP e facilmente separabili. I progetti in cartone ondulato, solitamente appartenenti alla tipologia dei cosiddetti non durevoli, oltre a essere vincenti dal punto di vista della sostenibilità, risultano inaspettatamente gradevoli e d’impatto grazie alla competenza sui materiali, accompagnata dalla originalità creativa dei designer di ICO ed all’enorme potenzialità che la stampa digitale offre, donando un’immagine visiva fresca, immediata, profonda e memorabile. www.ico.it

Il retail secondo i fornitori di stampa: i risultati della ricerca Fespa Italia ‘25

Ed è proprio ai fornitori di stampa di grande formato per il mondo retail che si è rivolta la nuova edizione della ricerca “Stampa e Retail” realizzata da Fespa Italia, a due anni e mezzo dalla prima edizione realizzata nella primavera del 2023. I dati, presentati in anteprima il 10 dicembre durante il Fespa Daylight a Milano, confermano che il negozio fisico resta un presidio centrale per i brand, ma con un ruolo sempre più tattico, modulare e orientato all’impatto immediato. Ecco, in sintesi, quanto emerge dalla ricerca.

Settori merceologici. Il confronto con il 2023 evidenzia un riequilibrio dei settori merceologici serviti dalla stampa per il retail. Tengono comparti tradizionalmente forti come food e design, mentre calano moda di alta gamma e gioielleria – probabilmente in relazione alla contrazione che sta subendo il mercato del lusso – homecare e sportswear, che nel 2023 risultavano più rappresentati. Una dinamica che suggerisce una maggiore cautela negli investimenti da parte dei brand di questi segmenti e una concentrazione dei fornitori su clienti con volumi costanti e alta rotazione. La stampa per il retail diventa così meno sperimentale e più industriale, legata alla continuità produttiva.

Canali di distribuzione. Sul piano della distribuzione, il dato più netto è il calo dei corner in negozi specializzati multimarca (–19,64%), segnale di una progressiva ritrazione dei brand dagli spazi condivisi. Monomarca e GDO restano le principali destinazioni delle produzioni di stampa, confermando una tendenza già visibile nel 2023: maggiore controllo dell’ambiente, maggiore standardizzazione e minore dispersione del messaggio.

SCELTI DA NOI
Ph. Melanie Klepper da Unsplash

Applicazioni. L’analisi delle applicazioni mostra uno spostamento deciso verso soluzioni ad alta visibilità frontale. Le vetrine scenografiche crescono del +13,39%, mentre diminuiscono le applicazioni legate ad arredi e sistemi espositivi permanenti. Il retail sembra privilegiare allestimenti rapidi, stagionali e facilmente sostituibili, coerenti con un modello di comunicazione più “eventistico”. La frequenza di rinnovo non mostra variazioni significative, ma rafforza una tendenza già in atto: aggiornamenti più frequenti delle superfici decorative “soft” e della comunicazione frontale, a basso impatto operativo. La stampa diventa strumento di attivazione veloce, più che infrastruttura stabile dello spazio.

Sostenibilità. È però sul fronte della sostenibilità che il confronto con il 2023 rivela le criticità più evidenti. Se due anni fa la maggior parte dei fornitori dichiarava che molti clienti chiedevano soluzioni ecosostenibili,

Esplode la richiesta di personalizzazioni legate a limited edition, che cresce di 44 punti percentuali. Il retail sembra così rinunciare alla personalizzazione diffusa per concentrarla in momenti specifici,

nel 2025 il quadro si polarizza: il 62,5% afferma che solo pochi clienti le richiedono, mentre cresce la quota di chi lavora con brand che le pretendono sempre. Parallelamente, aumenta in modo significativo (+31%) il numero di aziende non disposte a spendere di più per prodotti sostenibili, a fronte di un incremento del costo medio delle soluzioni green, che passa dal +21,5% del 2023 al +25% nel 2025. Anche la gestione del fine vita resta un nodo irrisolto: nella maggior parte dei casi i clienti non adottano pratiche strutturate e il 75% dei fornitori non offre servizi di ritiro e smaltimento, in aumento rispetto al 62% del 2023. La sostenibilità, pur restando un tema dichiarato, appare meno strategica e meno comunicata a livello di brand rispetto a due anni e mezzo fa, complice probabilmente il complicarsi del quadro geopolitico, con un impatto evidente sui costi energetici, e un mutato clima politico a livello internazionale ed europeo, con il ritiro degli USA

dagli accordi di Parigi e gli arretramenti della Commissione Europea su alcuni obiettivi del Green Deal.

Personalizzazione. I dati sulla personalizzazione restituiscono uno dei quadri più interessanti dell’edizione 2025. Da un lato cresce la standardizzazione: aumentano di 15 punti percentuali le aziende che non richiedono differenziazioni tra punti vendita. Una tendenza riconducibile a centralizzazione creativa, razionalizzazione dei costi e necessità di semplificare la gestione operativa delle campagne. Dall’altro lato, esplode la richiesta di personalizzazioni legate a limited edition, che cresce di +44 punti percentuali. Il retail sembra così rinunciare alla personalizzazione diffusa per concentrarla in momenti specifici, ad alto valore simbolico e narrativo. Meno adattamenti strutturali, più interventi puntuali, capaci di generare attenzione e senso di esclusività. Ne emerge un modello di negozio sempre più

“eventistico”, in cui la stampa diventa strumento chiave per attivare micro-esperienze temporanee, coerenti con l’evoluzione stagionale dell’offerta e con le aspettative di un pubblico che cerca novità, riconoscibilità e aggiornamento continuo, senza complessità operative.

Supporti. In continuità col 2023, i dati aggregati per applicazione mostrano una netta predominanza dei supporti plastici e sintetici, scelti per affidabilità, resa estetica e adattabilità a cicli di rinnovo frequenti. Il PVC si colloca nettamente al primo posto. Segue il Forex che si conferma uno dei supporti strutturali più utilizzati per espositori, totem e comunicazione frontale. Entrambi rappresentano la spina dorsale materiale del retail stampato contemporaneo. Al terzo posto si colloca il cartone ondulato seguito da foam board e tessuti sintetici. Questi materiali intercettano esigenze diverse ma convergenti: leggerezza, facilità di movimentazione, adattabilità a installazioni temporanee e buon rapporto tra costo e resa visiva. La sostenibilità, quando presente, non passa da

un cambio radicale dei supporti, ma da un uso più efficiente e prolungato degli stessi materiali.

Inchiostri. Scendendo nel dettaglio delle tecnologie di inchiostro, il quadro si fa ancora più esplicito. Gli inchiostri UV sono nettamente predominanti, rappresentando la quota più alta di utilizzo (circa il 45–50% del totale), seguiti dal Latex (intorno al 30%). Più distanziati gli inchiostri a base acqua e i sublimatici, mentre ecosolventi, solventi e serigrafici occupano posizioni marginali. Le tecnologie reattive e pigmentate risultano quasi assenti. La concentrazione su UV e Latex indica una chiara preferenza per soluzioni che garantiscano asciugatura immediata, compatibilità con un’ampia gamma di supporti, resistenza e flessibilità applicativa.

Finishing. Il finishing più utilizzato è la fustellatura (oltre il 60%), seguita da verniciatura lucida/opaca (circa 55%) e piegatura/cordonatura (oltre il 40%). Subito dopo si collocano taglio laser e verniciatura spot, entrambe intorno al 30–35%. Tecniche più

La stampa resta centrale nell’esperienza del negozio fisico, ma si concentra su un retail sempre più eventistico e data-driven. Perde inoltre parte della sua spinta valoriale verso la sostenibilità.

decorative o specialistiche – come metallizzazione, floccatura, cuciture/ ricami – restano sotto il 15%, mentre incisione e verniciature speciali occupano posizioni intermedie. Il dato è chiaro: nel finishing è prima di tutto funzionale, serve a dare forma, struttura e riconoscibilità al materiale, ma l’importanza degli effetti visivi e materici rimane strategica.

Una grammatica tecnica coerente con il retail “veloce” Nel loro insieme, i dati FESPA delineano una grammatica tecnica coerente con un retail sempre più stagionale, temporaneo ed event-driven. La stampa resta centrale nell’esperienza del negozio fisico, ma perde parte della sua spinta valoriale, soprattutto sul fronte della sostenibilità. Una fotografia realistica, che invita a spostare il focus non tanto sulla quantità di stampa prodotta, quanto sulla qualità delle scelte progettuali e strategiche che la accompagnano.

A SINISTRA Vetrina di Louis Vuitton a Milano. IN BASSO PoP Labello ai DIVA Awards 2025.

FESPA Italia rappresenta gli interessi di tutto il mercato della stampa specialistica, dei suoi settori applicativi – Textile, Interior Decoration, Product Decoration, Out & Digital Out of Home (OOH e DOOH),

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Shopping senza barriere da Primark

di GIRLS WHO PRINT ITALIA
IN

Un negozio progettato tenendo conto della diversità umana semplifica la

È una community di donne, uomini e persone di tutte le identità che promuove iniziative e attività orientate a superare i pregiudizi di etnia, genere, orientamento sessuale, disabilità con riflessioni sui temi della diversità, inclusione, accessibilità e giustizia sociale. Opera nello specifico nell’industria del printing, del converting e della comunicazione visiva. L’associazione è parte del network internazionale Girls Who Print nato negli Stati Uniti e diffuso in diversi paesi nel mondo. www.girlswhoprint.it

È nato tutto da un webinar durante l’Inclusion Job Day – evento di recruiting per persone con disabilità e appartenenti a categorie protette –dello scorso 24 ottobre, in cui Girls Who Print Italia è stata invitata a confrontarsi sul tema dell’abilismo nel mondo del lavoro. Tra le realtà coinvolte anche Primark, che ha presentato la linea di abbigliamento Adaptive, i punti vendita pienamente fruibili anche da persone con disabilità fisiche e neurodivergenze e una comunicazione basata sulla rappresentazione autentica delle diversità. Un tassello importante per il brand irlandese, dal 2016 presente anche in Italia, che ha costruito la propria identità sulla democratizzazione della moda e nel corso del tempo ha intrapreso un cammino verso una maggiore sostenibilità etica e ambientale nella filiera del fast fashion. Abbiamo quindi voluto approfondire tutti gli aspetti legati a questa strategia, entrando in contatto con la responsabile D&I di Primark a livello globale, Charlie Magadah-Williams.

vita di tutta la clientela, soprattutto se il brand ha scelto di vendere esclusivamente tramite il canale retail. È il caso di Primark, che ha fatto dell’accessibilità non solo una questione di prezzo, ma di attenzione verso persone con caratteristiche che vanno dalle disabilità alle neurodivergenze. Ne abbiamo parlato con Charlie MagadahWilliams, Head of Inclusion and Community Impact di Primark.

Negli ultimi anni Primark ha rafforzato il proprio impegno verso la diversità e l’inclusione. Qual è oggi la politica generale dell’azienda nei confronti delle persone con disabilità?

Siamo sempre stati un’azienda inclusiva: è ciò che siamo e ciò che rappresentiamo. Primark si è posta l’obiettivo di essere un retailer accessibile con proposte di moda pensate per tutti: il nostro obiettivo è far sentire bene le persone e farle apparire al meglio, il tutto a un prezzo accessibile. Puntiamo anche a rimuovere le barriere all’inclusione, favorire l’accesso a prodotti, servizi ed esperienze e creare opportunità per un futuro migliore nelle comunità in cui operiamo. Le nostre iniziative in materia di accessibilità sono solo un esempio del lavoro che stiamo portando avanti in questo campo.

Primark, a differenza dei competitor, non vende online. In che modo vengono progettati e allestiti gli store per accogliere persone con disabilità motorie, sensoriali o cognitive? E quali servizi o strumenti — dalla formazione del personale all’uso di supporti visivi, tattili o digitali — avete introdotto per favorire l’autonomia dell’acquisto e rendere l’esperienza in negozio più fluida e confortevole?

L’esperienza in negozio è al centro del modello Primark: i nostri store sono luoghi di connessione e coinvolgimento con il brand. Per questo, continuiamo a investire per renderli più accoglienti e inclusivi, dotandoli di casse e camerini accessibili, e selezionando attentamente i negozi in cui portare la nostra collezione Adaptive per garantire centralità e facilità di accesso ai clienti.

Gli articoli Adaptive sono esposti su binari più bassi per essere più accessibili agli utenti in sedia a rotelle e posizionati lungo i percorsi

Com’è nata e in cosa consiste la linea Adaptive?

principali per offrire un’esperienza di acquisto autonoma e confortevole. Nel 2024 abbiamo collaborato con AccessAble, che ha analizzato tutti i nostri negozi e uffici nel Regno Unito e in Irlanda, fornendo ai nostri clienti informazioni utili per prendere decisioni consapevoli sulla loro esperienza di acquisto e condividendo indicazioni che potremo applicare anche negli altri mercati in futuro.

Questo impegno si estende anche alla formazione del personale e al miglioramento continuo dei nostri spazi, assicurando che ogni visita in negozio sia accogliente e rispettosa. Un esempio concreto è Sophie, il primo manichino seduto, lanciato nel luglio 2025 e co-creato con la presentatrice e attivista per i diritti delle persone con disabilità Sophie Morgan. Esposta in 23 negozi flagship in dieci paesi – incluso lo store di Via Torino a Milano – Sophie rappresenta un ulteriore passo avanti nella diversità e nella rappresentazione negli spazi retail.

Abbiamo aggiunto codici NaviLens alla nostra gamma Adaptive per supportare i clienti ipovedenti nel localizzare e identificare i prodotti

I nostri capi Adaptive sono pensati per rendere la moda accessibile a chiunque, con chiusure facili, materiali morbidi e design inclusivo, sviluppate in collaborazione con la comunità delle persone con disabilità. Questa linea rappresenta una parte concreta del nostro impegno nell’ambito dell’accessibilità, inclusione e diversità, ampliando la gamma dei prodotti e definendo nuovi standard nel settore.

Quando abbiamo iniziato a sviluppare la nostra linea Adaptive, siamo partiti da una collezione di lingerie composta da quattro capi, con piccole modifiche come chiusure facili e ganci magnetici per supportare persone con ridotta mobilità o manualità. Questa collezione ha richiesto due anni di lavoro ed è stata progettata insieme a specialisti tecnici e persone con disabilità per garantirne l’idoneità d’uso. Dall’uscita iniziale, stiamo collaborando da vicino con la community ed espandendo la nostra offerta di prodotti adattivi.

IN ALTO Vetrina e allestimento della
linea Adaptive dello store di Arese, in cui si può vedere anche il QR code NaviLens

Le vetrine e la comunicazione visiva hanno un impatto importante nel modo in cui la disabilità viene percepita. In che modo Primark sta lavorando per una rappresentazione autentica delle persone con disabilità nelle proprie vetrine e campagne? Primark promuove la partecipazione delle persone con disabilità nelle proprie campagne pubblicitarie. Collaboriamo con esperti e organizzazioni per migliorare costantemente la rappresentazione visiva e creare un’esperienza retail in cui tutti si sentano visti, riconosciuti e accolti. Dallo scorso anno, abbiamo intensificato la collaborazione con creator con disabilità sui nostri canali social e di comunicazione e abbiamo creato una guida per migliorare l’accessibilità dei futuri eventi, basata sulle nostre esperienze e sui feedback della comunità delle persone con disabilità.

Collaboriamo con creator con disabilità sui nostri canali social e di comunicazione e abbiamo creato una guida per migliorare l’accessibilità dei futuri eventi

Anche gli elementi stampati — dalla cartellonistica interna alle etichette e ai materiali informativi — contribuiscono a creare un’esperienza accessibile, sia nella loro progettazione e realizzazione sia nel loro posizionamento in store. Come vi state muovendo su questo fronte?

Nel 2025 abbiamo aggiunto codici NaviLens alla nostra gamma Adaptive per supportare i clienti ipovedenti nel localizzare e identificare i prodotti. Tutti i nostri negozi in Irlanda, inoltre, offrono ore di shopping “sensory friendly” per supportare i clienti neurodivergenti, con luci attenuate, rumore ridotto alle casse e personale appositamente formato. Queste ore sensoriali sono già state introdotte nel Regno Unito, con Stati Uniti e alcuni mercati europei che adotteranno questa pratica nel 2026.

L’accessibilità è un percorso che richiede ascolto e aggiornamento continuo. Collaborate con associazioni o esperti del settore per migliorare i vostri standard?

Il nostro lavoro si basa su solide partnership con esperti, sostenitori e colleghi che apportano esperienza diretta e conoscenza a ogni fase del nostro percorso di sviluppo. Tra questi figurano: la Dott.ssa Shani Dhanda - Consulente per l’Accessibilità, che ha avuto un ruolo fondamentale nella definizione della nostra strategia; Victoria Jenkins - Designer Adaptive e sostenitrice dei diritti delle persone con disabilità, co-creatrice della prima collezione Adaptive di Primark e consulente per le future collezioni; Sophie Morgan - Attivista per la disabilità e conduttrice televisiva, che ha collaborato alla creazione del primo manichino in sedia a rotelle di Primark; AccessAble – Specialisti in accessibilità, che hanno esaminato tutti i negozi e uffici UK e Irlanda per creare linee guide dettagliate all’accessibilità. Attraverso la moda adattiva, Primark rafforza il suo ruolo di retailer responsabile e lungimirante, impegnato a rendere la moda veramente accessibile a tutti e a garantire che nessuno venga lasciato indietro.

Milanovic / Commercial Manager Retail Primark Italia

Roberta Barba / Inclusion Job Day

Grazie a
Katarina

azienda di Bernate Ticino (MI) spe cializzata in espositori e materiali POP, la svolta è arrivata a giugno 2025 con l’installazione della Onset Panthera FB3216 di Agfa, sistema inkjet flatbed UV LED di ultima generazione pensato per alti volumi nel mondo della comunicazione visiva e del packaging.

Nata nel 2003 dopo una lunga esperienza nel settore del suo fondatore, Matteo Mantovani, Pentagraf nasce con un piccolo ufficio tecnico, un plotter da taglio, i primi campioni stampati all’esterno. Oggi l’azienda conta 55 addetti, due stabilimenti distanti poche centinaia di metri e

Progettazione e personalizzazione

Il cuore di Pentagraf è sempre stato la progettazione: un team di designer interni sviluppa espositori da terra e da banco, strutture promozionali, totem sagomati e soluzioni speciali per i mondi pet food, alimentare, parafarmacia, cosmetica, giocattolo e beverage, con una forte presenza nella GDO e nelle attività promozionali. I volumi vanno dal pezzo unico, ai lavori “tailor made” come espositori di nicchia in piccole quantità, fino alle centinaia di migliaia di pezzi, con un mix di commesse molto diverse. Per questo

grazie a una combinazione di reat tività, qualità e prossimità logistica.

Una flatbed nata per correre

La Onset Panthera è una flatbed industriale progettata per lavorare 24/7 con elevata produttività e qualità costante. Il piano di stampa gestisce supporti fino a 3,22 x 1,60 m, rigidi e flessibili, dai cartoni patinati alle carte accoppiate, fino a spessori elevati tipici del cartone ondulato. La velocità è uno dei suoi punti di forza: la macchina può raggiungere fino a 1.514 m²/h, con diverse modalità di produzione per bilanciare qualità e output. Il sistema a

trollo del foglio anche alle massime velocità. La tecnologia di polimerizzazione UV LED è studiata per coniugare efficienza energetica e resa visiva: un sistema di lampade LED in più stadi (due moduli anteriori e uno posteriore) cura gli inchiostri in modo progressivo, favorendo un’ottima adesione, una gamma cromatica ampia e modalità ad alto gloss per stampe particolarmente brillanti. Gli inchiostri UV LED Panthera, in configurazione CMYK con bianco opzionale, sono pensati per offrire colori pieni e saturi, in grado di coprire anche tinte complesse richieste dai brand.

Come Pentagraf ha cambiato passo Per Pentagraf, che fino a pochi mesi fa affidava la stampa a terzisti specializzati, portare in casa una macchina di questo livello significa prima di tutto controllo dei tempi. Là dove prima bisognava incastrare le urgenze tra le disponibilità degli stampatori, oggi è possibile reagire in tempo reale alle richieste del mercato. Un esempio? La produzione di 1.500 espositori da terra con grandi fondi neri, consegnati al cliente in quattro giorni: stampando direttamente su cartone ondulato con la Panthera e saltando la fase di accoppiatura, Pentagraf è riuscita a comprimere il ciclo produttivo e a “salvare” una campagna che valeva centinaia di migliaia di euro. La stessa logica si applica alle tirature medio-basse – 200, 300, 500 pezzi – tipiche di cosmeti-

ca e personal care. Qui la Panthera fa la differenza con colori brillanti e molto saturi, perfetti per valorizzare pack già di per sé ricchi di cromia.

Effetto drip-off e finiture di pregio Una delle funzionalità più apprezzate da Pentagraf è la possibilità di ottenere in un solo passaggio, un effetto lucido/opaco tipo drip-off: a partire dal file grafico, la macchina gestisce una polimerizzazione differenziata che crea aree lucide e aree opache sulla stessa superficie, senza plastificazione e senza passaggi serigrafici. La stessa combinazione di modalità gloss e satin permette di emulare veri e propri spot-varnish digitali a velocità industriale, aprendo nuove opportunità per display premium, materiali durevoli per il retail e allestimenti speciali.

Sostenibilità: LED, carta certificata e impianti green

La sostenibilità non è più un “nice to have”. Pentagraf registra richieste crescenti di materiali FSC, plastica ridotta al minimo e soluzioni monomateriale facilmente riciclabili. In questo contesto, la scelta di una tecnologia UV LED che consente di ridurre drasticamente i consumi rispetto ai sistemi di lampade tradizionali – fino a circa il 60% in stampa e oltre l’80% in standby – con un minore impatto ambientale e meno fermi macchina, si inserisce in un percorso più ampio. Parallelamente, infatti, l’azienda sta investendo in impianti fotovoltaici, rifacimento delle coperture dei capannoni, impianti di riscaldamento più efficienti e un percorso di certificazione EcoVadis, sempre più richiesto

dai grandi clienti internazionali lungo tutta la supply chain.

Persone, relazioni, passaparola

La tecnologia, da sola, non basta. Attorno alla Onset Panthera Pentagraf ha costruito un vero e proprio reparto digitale, affidato a figure con grande esperienza di prestampa e gestione del colore, affiancate dal team grafico interno che prepara i file pensando fin dall’inizio alle potenzialità della nuova macchina da stampa. In un settore dove spesso la differenza la fa l’idea, la combinazione tra creatività progettuale e potenza produttiva della Onset Panthera consente a Pentagraf di proporre qualcosa di più di un semplice espositore: una piattaforma completa per la comunicazione in store.

Esperto di Corporate Branding e linguaggi di Marca. Dopo aver maturato un’esperienza di oltre 15 anni nelle più interessanti realtà del settore a Londra, Angelo Ferrara ha assunto la direzione strategica e creativa dell’area Corporate Branding di Robilànt Associati, di cui è diventato Partner nel 2012. Un raro talento nel cristallizzare design e strategia lo ha portato ha sviluppare e dirigere progetti di branding per clienti di altissimo profilo. È a capo delle attività di Corporate Social Responsability di Robilànt Associati ed è responsabile dei progetti pro-bono e di comunicazione interna che l’azienda realizza.

Ovvero: smettiamola di fare negozi che non dicono niente a nessuno.

Per anni ci hanno raccontato che il retail stava vivendo la sua lenta agonia. Che il futuro era tutto un clic, un carrello virtuale, una consegna in 24 ore. E invece no: i negozi fisici non si sono arresi, si sono solo stancati di essere noiosi.

Il retail sta vivendo la sua rinascita più audace: non come spazio di vendita, ma come teatro esperienziale del brand. Non basta più un bel bancone, luci calde e scaffali ordinati. Oggi lo store deve sedurre, stupire, raccontare. Deve farsi palcoscenico e rituale, dove ogni interazione diventa un frammento di appartenenza, un ricordo da condividere.

Siamo nell’era del “retail performativo”, ma attenzione: non di quella performance effimera, fatta di fumo e specchi. L’esperienza in store funziona solo se è vera, se nasce da ciò che il brand è davvero, dal suo tono di voce, dai suoi valori, dalla sua comunità.

In altre parole: lo store non deve intrattenere soltanto, deve esprimersi. Chi entra in un negozio oggi non cerca solo un prodotto. Cerca un senso, un momento da vivere, qualcosa che non troverà nel feed di un e-commerce. Per questo lo spazio fisico diventa luogo simbolico: un tempio, sì, ma con le porte spalancate. Uno spazio che vibra, cambia, si contamina. Dove si ascolta, si prova, si parla, si gioca.

Nike l’ha detto senza mezzi termini: “Retail is not dead, but boring retail is dead.” E aveva ragione. Perché il retail non è più un canale: è un medium. Un linguaggio che evolve, che mescola fisico e digitale, realtà e storytelling, gesto e significato.

Il futuro del retail appartiene a chi saprà osare: chi avrà il coraggio di trasformare ogni metro quadrato in un’esperienza radicale, coerente e memorabile. Non serve vendere di più. Serve farsi ricordare meglio.

Heineken: l’esperienza che disseta il sapere

La Università della Birra: non si compra niente, ma si esce con molto di più. Non un negozio, eppure perfetto come modello: la Università della Birra è il centro formativo d’eccellenza di Heineken Italia, un luogo dove si impara, si sperimenta, si condivide la cultura del brand. Aule, laboratori, spazi didattici e aree di degustazione si fondono in un ecosistema fisico dove la marca diventa esperienza.

Qui non si “vende” birra: si insegna a capirla, a raccontarla, a servirla. È retail trasformato in rituale di appartenenza: un modello dove il valore nasce dall’interazione, non dalla transazione. Un progetto che dimostra come un marchio possa tradurre i propri valori in uno spazio vivo, formativo e sensoriale, molto più efficace di mille spot.

ITA Airways: volare prima di volare

L’Hangar Lounge di Fiumicino: l’esperienza inizia prima del decollo. La lounge “Hangar” di ITA Airways a Fiumicino è molto più di una sala d’attesa: è un racconto immersivo di identità e stile italiano. Poltrone in pelle blu, tavolini a forma di oblò, banco open-bar che richiama la livrea di un aereo: ogni dettaglio trasforma l’attesa in un preludio di viaggio.

Non c’è nulla di casuale: ogni elemento parla di comfort, di design, di eccellenza. È retail emozionale

allo stato puro, un’estensione fisica del brand. Chi entra nella lounge non aspetta un volo: entra nella storia del marchio.

Bottega Verde: branding in una vasca?

Quando la marca diventa casa, e la sostenibilità un’estetica quotidiana. Nel cuore di Torino, Robilant Associati ha reinventato lo store Bottega Verde come uno spazio esperienziale dove il brand si tocca, si respira, si vive. Non scaffali, ma ambienti domestici. Invece di un espositore, una vasca al centro della stanza! Lo shopping diventa un gesto lento, poetico, come un buon bagno caldo. Il retail, in questo caso, è pura empatia progettata: un modo di fare branding che sussurra e resta.

Oggi vincerà chi saprà creare esperienze vere, identitarie, coraggiose. Chi trasformerà lo spazio in un linguaggio. Chi farà del punto vendita un punto di vista. Perché nel futuro del retail, si tratterà di far innamorare.

BELLI DENTRO

Spazi che uniscono il calore del domestico e la funzionalità del contract, tra sostenibilità, innovazione e ricerca dei materiali. Delle ultime tendenze dell’interior design abbiamo parlato con Cecilia Anselmi (Effimero Barocco), Alessandro Marchelli (AIPI - Associazione Italiana Progettisti di Interni), Cinzia Pagni (ADI LombardiaAssociazione per il Disegno Industriale), Andrea Roscini (23Bassi), Lycia e Gaia Trapani (Lyga Studio) e l’architetta Clara Bona. E abbiamo raccolto una serie di applicazioni fuori dall’ordinario.

di CATERINA PUCCI

Spazi dove la tecnologia permette di realizzare visioni che un tempo erano impossibili. Ma anche spazi che sanno valorizzare il territorio, le maestranze locali, la memoria dei materiali. Che riconoscono nel made in Italy non solo un marchio, ma un ecosistema di competenze da nutrire e tramandare e che interpretano la sostenibilità non come rinuncia ma come opportunità creativa. Quello che i progettisti stanno costruendo sono interni capaci di parlare a tutti i sensi, dove ogni superficie racconta una storia e porta con sé un valore etico ed estetico.

La fine delle barriere: il nuovo dialogo tra residenziale e contract

Per decenni, il mondo residenziale e quello contract hanno rappresentato due universi paralleli: il primo più votato all’espressione personale, il secondo alla funzionalità. Oggi, però, quei confini si fanno sempre più labili. «Un tempo le catene di alberghi internazionali puntavano sulla standardizzazione, oggi prevale la ricerca di identità e unicità. Gli hotel non sono più soltanto luoghi dove dormire – sottolinea Cinzia Pagni, presidente di ADI Lombardia – ma spazi vivi, che ospitano coworking, bistrot, aree lounge. Luoghi di socialità e incontro, accessibili anche a chi non è ospite. Il nuovo orizzonte dell’hospitality si costruisce sulla capacità di offrire al viaggiatore non solo comfort ed efficienza, ma autenticità, attraverso una progettazione basata sulla costruzione di esperien-

ze e di storie, che raccontino il territorio in cui questi ambienti sono immersi, ricreando atmosfere domestiche anche in ambienti di servizio». La contaminazione tra i due mondi si esprime prima di tutto attraverso i materiali. «Oggi troviamo un’assoluta commistione di superfici e texture –racconta Andrea Roscini dello studio 23Bassi – C’è meno timore di mescolare linguaggi: legno e metallo, pietra e resina, tessuti e superfici tecniche convivono liberamente. Questo eclettismo riflette una nuova sicurezza del progettista e un approccio più empirico, calibrato sul contesto».

Superfici evolute: nuove prestazioni ed effetti scenici

Il concetto di superficie, infatti, si è evoluto. Il wallpaper, per esempio, ha superato la dimensione ornamentale per diventare uno “strumento narrativo”. Grazie alle nuove tecniche di stampa digitale su larga scala, i

NELLA PRIMA PAGINA Clara Bona. A SINISTRA Effimero Barocco. IN ALTO Lyga – ph. Monica Spezia.

progettisti possono trasformare grafiche, fotografie o disegni su misura in superfici architettoniche, coordinate con arredi e rivestimenti. Le nuove tecnologie danno inoltre l’opportunità di stampare carte da parati customizzate, personalizzate, che garantiscono prestazioni tecniche elevate (fonoassorbenti, traspiranti, flame-retardant, resistenti all’umidità) senza perdere il loro valore estetico e scenografico.

«Oggi la stampa digitale non è solo un processo industriale, ma un mezzo di espressione che permette di costruire identità visive e tattili –osserva Cecilia Anselmi di Effimero Barocco – Attraverso la stampa possiamo tradurre suggestioni, texture e memorie in superfici personalizzate, capaci di dialogare con la luce e con lo spazio. È un modo per restituire al progetto quella dimensione artistica e sensoriale che per anni era stata sacrificata alla standardizzazione».

Canon, la stampa che ridisegna l’ospitalità

Alla Milano Design Week 2025 Canon è stata protagonista di Next Place Hotel con le sue più avanzate soluzioni di stampa per l’interior design e il mondo dell’hospitality.

Le tecnologie Colorado e Arizona hanno mostrato come la stampa possa diventare parte integrante del progetto d’arredo, trasformando pareti, superfici e complementi in elementi di racconto visivo e di identità di marca. La serie Colorado, con tecnologia UVgel Roll to Roll, ha consentito la realizzazione di grafiche in grande formato ad alta produttività e qualità, con finiture lucide o opache e materiali diversi, ideali per wallpaper, quadri retroilluminati e rivestimenti decorativi. La Arizona, invece, ha permesso la stampa diretta su supporti rigidi con effetti materici tridimensionali, offrendo ai designer nuove possibilità creative nella personalizzazione totale degli ambienti. Le applicazioni hanno spaziato dalla carta da parati personalizzata ai pannelli con texture tattili, fino ai pouf in similpelle stampata nati dalla collaborazione con l’artista Pasquale Nasta e il brand di design MYIN, a testimonianza di come la stampa di grande formato possa coniugare estetica, sostenibilità e innovazione. A completare il progetto, la collaborazione con Murals, Incisoria Vicentina e FDF Digital Service, che hanno dato forma a superfici decorative, elementi tattili e soluzioni inclusive realizzate con tecnologie Canon, confermando il ruolo della stampa come strumento di esperienza, identità e accoglienza negli spazi del futuro.

Un approccio confermato anche da Lycia e Gaia Trapani di Lyga Studio, che utilizzano il wallpaper per creare contrasti e punti di forza visiva all’interno di ambienti monocromatici, spesso non rivestiti. «Nei bagni, per esempio, inseriamo wallpaper waterproof all’interno della doccia, creando un fondale scenografico che rompe la neutralità dello spazio e aggiunge profondità». Nel residenziale, la stessa libertà si traduce in soluzioni sartoriali. «Uso spesso carte da parati per rivestire armadi e mobili, privilegiando la ricerca di effetti texturizzati e materici – racconta Clara Bona, architetta specializzata in progetti residenziali – Mi piace creare texture che ricordano i tessuti di un tempo, come rafia o paglia, ma avvalendosi della praticità di materiali facili da manutenere, lavabili e resistenti».

Dopo anni di minimalismo estremo e superfici neutre, il progetto d’interni sta vivendo una stagione

SCELTI DA NOI

di ritorno alla materia. Tornano protagonisti i materiali naturali che portano calore e connessione sensoriale: pietre naturali come marmo, travertino o onice per creare punti focali di forte impatto visivo. O i legni, specialmente quelli con venature evidenti e finiture che ne esaltano l’essenza. Tra i tessuti naturali spiccano lino, lana e cotone. Ma la rivoluzione tecnologica più significativa riguarda la ceramica. «Le piastrelle di oggi – aggiunge Pagni – sono più sottili e resistenti. Con pochi millimetri si realizzano lastre larghissime, e le pavimentazioni assumono un valore estetico e comunicativo maggiore rispetto a qualche anno fa. Il gres porcellanato, grazie alla stampa digitale, riproduce marmi e legni con fedeltà sorprendente». Ma lungi dall’essere un limite, questa capacità mimetica garantisce performance che non sempre con materiali veri si riesce a ottenere: costi contenuti, spessori ridotti, facilità di manutenzione. Un esempio concreto

arriva dai pavimenti in resina, molto apprezzati per l’assenza delle fughe, come conferma Alessandro Marchelli di AIPI «Usiamo spessissimo le resine nei nostri lavori per creare soluzioni di continuità, sia negli ambienti interni che tra ambienti interni ed esterni, perché il dialogo tra indoor e outdoor è sempre più importante nella progettazione contemporanea».

Ma la vera novità non riguarda solo il ritorno ai materiali o l’evoluzione di quelli tecnici quanto la libertà con cui oggi vengono combinati. I tessuti d’arredo raccontano in modo particolare questa nuova sensibilità. «Dal lino alla lana bouclé, dal velluto liscio a quello a coste, fino ad arrivare al feltro: non c’è limite alla fantasia» aggiunge Bona. Dalle coperture temporanee degli edifici alle facciate ventilate, dai pannelli fonoassorbenti ai sistemi di schermatura solare, il tessuto è materia viva del design e può essere utilizzato per rispondere a tan-

SCELTI DA NOI

Il fascino del foil

Oropress per l’interior design

Tra le tecniche più raffinate di nobilitazione delle superfici, il foil per stampa a caldo parziale di Oropress si distingue per la capacità di trasformare le carte da parati in veri elementi decorativi di pregio. L’applicazione di motivi metallizzati o iridescenti dona profondità visiva e una sensazione di tridimensionalità, riflettendo la luce con effetti dinamici. Tradizionalmente impiegata nel packaging di lusso e nell’editoria di alta gamma, questa tecnologia trova oggi nuove applicazioni nell’interior design, dove personalizzazione e ricerca materica sono centrali. Il foil valorizza texture e pattern con contrasti tra aree opache e lucide o con riflessi cangianti che mutano con l’illuminazione. Dai classici oro e argento fino agli effetti olografici e iridescenti, ogni finitura può essere calibrata per esaltare motivi geometrici, floreali o astratti, creando superfici capaci di dialogare con la luce e lo spazio. Oltre all’estetica, la stampa a caldo garantisce resistenza e durabilità, qualità ideali per ambienti residenziali e contract. In un’epoca in cui la parete diventa protagonista e la luce materia progettuale, il foil Oropress rappresenta un linguaggio sofisticato e contemporaneo, dove artigianalità e tecnologia si fondono in nuove esperienze visive e tattili.

www.oropress.it

La sfida è combinare la bellezza dell’imperfetto con la precisione della tecnologia.
IN ALTO Effimero Barocco.

tissime esigenze. La sfida è combinare la bellezza dell’imperfetto con la precisione della tecnologia, unendo l’espressività dei materiali tradizionali con la flessibilità dell’innovazione.

Sostenibilità, da vincolo etico a linguaggio estetico

Anche il concetto di sostenibilità ha subito una trasformazione profonda. Secondo Cecilia Anselmi di Effimero Barocco «oggi la sostenibilità non è più un vincolo normativo, ma un principio estetico e progettuale che ridefinisce i codici del design d’interni contemporaneo. La responsabilità ambientale si intreccia con la dimensione estetica e narrativa, permettendo di decorare senza invadere, creare scenografie reversibili, rigenerabili, rispettose del contesto.

Superfici che raccontano.
L’interior su misura con Roland DG Dimense

Immaginiamo una parete che non solo si vede, ma si sente. Con la tecnologia Dimense di Roland DG, la stampa digitale diventa materia, creando superfici tridimensionali personalizzate che trasformano spazi commerciali, hotel, ristoranti o abitazioni in esperienze sensoriali e visive uniche. Ogni progetto nasce da un file grafico che controlla colore e rilievo nello stesso passaggio, dando vita a texture originali su materiali vellutati, metallici, opachi o perlati utilizzando supporti PVCfree e sostenibili. Dalle carte da parati artistiche alle tele decorative, dai pannelli acustici ai rivestimenti murali, Dimense consente di realizzare interni esclusivi, in tirature limitate e ad alta marginalità. È la stampa che apre agli stampatori le porte del design d’interni, offrendo libertà creativa e valore tangibile a chi vuole distinguersi, unendo arte, tecnologia e sostenibilità.

www.rolanddg.eu

Possiamo emozionare e stupire con la consapevolezza di lasciare un’impronta più leggera, ma altrettanto duratura nel carattere e nella memoria degli spazi».

La prima rivoluzione è stata culturale: imparare a riconoscere la bellezza della materia (legni non trattati, pietre grezze, tessuti naturali e superfici non uniformi) restituiscono una verità tattile che si contrappone alla perfezione industriale e celebra la provenienza, la manualità e la durata. La sostenibilità è diventata talmente centrale che ADI ha compiuto una scelta simbolica importante, eliminando la sostenibilità dai parametri dell’ADI Design Index, perché, come ricorda Pagni, «è un valore etico, come lo era un tempo l’ergonomia. Le aziende italiane operano con grande senso di responsabilità, spesso anticipando le normative.

È un lavoro silenzioso, ma che sta cambiando il settore. Chiaramente quando parliamo di sostenibilità non possiamo dimenticarci di quella sociale che significa valorizzare le competenze locali, promuovere la filiera corta, restituire valore al territorio». La ricerca si concentra su materiali riciclati o riciclabili: pavimenti in resina che collegano interno ed esterno, feltri in PET, ceramiche ottenute da scarti, pannelli fonoassorbenti in tessuti rigenerati. Lyga Studio traduce questa filosofia in scelte operative concrete; «Stiamo utilizzando sempre più spesso intonaci a base naturale e progettiamo impianti che sfruttano il fotovoltaico e l’energia solare termica – spiegano Lycia e Gaia Trapani – prediligendo materiali semiartigianali prodotti da aziende locali e progettati da designer».

SCELTI DA NOI

Innovazione tecnologica: quando i materiali pensano

I materiali non sono più soltanto inerti rivestimenti, ma superfici intelligenti capaci di rispondere, adattarsi, autoripararsi. La ricerca tecnologica sta aprendo scenari dove performance, sostenibilità ed estetica si incontrano in soluzioni di nuova generazione. Lo studio 23Bassi cita l’esempio di un laminato che, grazie alla nanotecnologia, è in grado di rigenerarsi, eliminando piccoli graffi e segni. Anche il mondo ceramico si sta evolvendo, integrando proprietà antibatteriche, caratteristica importante soprattutto in ambito contract dove l’igiene è un requisito essenziale. «Le verniciature hanno fatto passi da gigante – aggiunge Roscini – Come studio, abbiamo sperimentato con elementi in legno realizzati con pan-

Chromotherapia

Varigrafica firma le stampe wide per

Ogni giorno siamo circondati da immagini che raccontano storie. Alcune scorrono veloci, altre si imprimono nella memoria. Da anni Varigrafica ha scelto di dare forma a queste storie investendo nella stampa grande formato, uno strumento di comunicazione potente, capace di trasformare un’idea in un’esperienza visiva concreta, sorprendente e duratura. Che si tratti di insegne, vetrofanie, pannelli, banner, dibond o soluzioni su misura, ogni progetto nasce dall’incontro tra tecnologia all’avanguardia, cura artigianale e attenzione al dettaglio. La linea di produzione è pensata per unire qualità, velocità e sostenibilità: materiali certificati, processi ottimizzati e un impegno costante nel ridurre l’impatto ambientale, senza mai rinunciare all’eccellenza visiva. Come nel progetto Chromotherapia, la mostra che celebra la fotografia a colori come esperienza di benessere visivo. Allestita negli spazi di Villa Medici a Roma e curata da Maurizio Cattelan e Sam Stourdzé, riunisce 19 artisti in un percorso immersivo dove la forza del colore diventa narrazione, emozione e — come suggerisce il titolo — cromoterapia. Per questo progetto, Varigrafica ha realizzato tutte le stampe di grande formato, garantendo fedeltà cromatica, qualità museale e un impatto visivo capace di amplificare l’intenzione degli artisti. Un contributo tecnico e creativo che sottolinea il ruolo della stampa d’eccellenza nella valorizzazione dell’arte contemporanea.

www.varigrafica.com

nelli multistrato molto grandi, verniciati con tecniche ad arco voltaico in ferro, che a una prima occhiata sembrano pesanti, ma in realtà sono molto leggeri e facilmente trasportabili». Un discorso analogo vale per la stampa digitale su superfici rigide: le aziende stanno sperimentando inchiostri ceramici e tecniche a base di nanoparticelle che garantiscono durata, brillantezza e sostenibilità. Un altro ambito di innovazione sono i materiali vinilici, sempre più durevoli, efficienti e in grado di simulare effetto pietra o cementato. L’evoluzione dei laminati inoltre permette di dare un’impronta creativa alle superfici straordinaria, garantendo una duttilità notevole e un prezzo contenuto. Anche i tappeti si sono evoluti «grazie all’utilizzo di colori per la tintura più naturali – racconta Marchelli di AIPI – È questa capacità di

SCELTI DA NOI
Creare spazi capaci di raccontare chi li abita, che siano case o hotel, luoghi pubblici o privati.
Ricoh stampa l’invisibile

Alla Milano Design Week 2025, Ricoh ha presentato una rivoluzionaria tecnologia di stampa conduttiva a getto d’inchiostro capace di trasformare i tessuti d’arredo in superfici “intelligenti”. Attraverso questa tecnica, speciali sensori stampati possono essere integrati su qualsiasi materiale tessile, aprendo la strada a un nuovo modo di connettere ambiente, design e benessere. L’innovazione consente di creare rivestimenti e complementi in grado di rilevare e trasmettere dati — come parametri ambientali o informazioni biometriche — trasformando elementi d’arredo in veri strumenti interattivi. La stampa digitale diventa così un mezzo per generare pattern decorativi e funzionali, in cui estetica e tecnologia si fondono in un’unica superficie. Nell’installazione interattiva “Soul and Soil”, i visitatori hanno potuto sperimentare le potenzialità di questa tecnologia che, grazie all’intelligenza artificiale e ai sistemi wireless a banda ultralarga, consente ai tessuti di “dialogare” tra loro e con le persone, creando ambienti sensibili e adattivi. Le applicazioni sono molteplici: dal design d’interni e l’arredo contract alla sanità, al real estate e alla gestione degli spazi complessi, con l’obiettivo di rendere ogni superficie stampata una piattaforma viva di connessione e benessere.

A SINISTRA Clara Bona

AL CENTRO 23Bassi

IN BASSO Alessandro Marchelli Design

far dialogare memoria e innovazione la chiave dei materiali che definiranno il linguaggio dell’interior design nei prossimi anni». Anche la stampa entra in questo terreno di sperimentazione: dalle superfici ceramiche a quelle metalliche, la ricerca si concentra su inchiostri ecocompatibili e tecniche a polimerizzazione UV che garantiscono durata, brillantezza e riduzione degli scarti. Un’innovazione che unisce tecnologia e artigianalità, aprendo nuove possibilità di personalizzazione.

In questa convergenza, il progetto d’interni riscopre la sua funzione più profonda: creare spazi capaci di raccontare chi li abita, che siano case o hotel, luoghi pubblici o privati. Ambienti che uniscono comfort, materia e narrazione in una sola esperienza di bellezza.

Verso nuovi equilibri

Il panorama che emerge è quello di un design d’interni che ha superato le dicotomie del passato. Non più estetica contro funzione, non più tecnologia contro natura, non più serialità contro personalizzazione. Il progettista contemporaneo sa muoversi con disinvoltura tra questi poli, trovando sintesi inedite. La vera rivoluzione non è nelle singole tendenze (il ritorno alla pietra naturale, l’uso del wallpaper, la stampa personalizzata, le nanotecnologie applicate) ma nell’approccio complessivo: più fluido, meno categorico, capace di abbracciare contraddizioni apparenti. È questo, forse, il vero lusso del design d’interni contemporaneo: la capacità di creare bellezza, attraverso la commistione di elementi, in cui tutto concorre a costruire un’esperienza armonica e di senso.

SCELTI DA NOI
L’OUT OF

HOME CHE ELIMINA L’INQUINAMENTO. GIOPURETEX® DI GIOVANARDI PER IL NIGUARDA

Il grande intervento di riqualificazione dell’Ospedale Niguarda di Milano, avviato in vista di Milano Cortina 2026, non è solo un progetto architettonico: è anche un laboratorio a cielo aperto di sostenibilità. I ponteggi che avvolgono l’edificio sono rivestiti da una maxi pelle tessile stampata che, grazie al trattamento Giopuretex® fornito da Giovanardi, contribuisce attivamente a migliorare la qualità dell’aria.

Su una superficie di 21.000 metri quadrati, le grafiche istituzionali e i messaggi del progetto convivono con una funzione invisibile ma concreta: ridurre smog, sporco e batteri nell’area del cantiere, mantenendo al tempo stesso

pulito e leggibile il grande “involucro” di comunicazione che accompagna i lavori. Un risultato ottenuto grazie alla sinergia tra il know-how di Giovanardi nei tessuti tecnici per l’architettura e la stampa di grande formato e la tecnologia di trattamento fotocatalitico sviluppata con Pureti®; stampa e allestimento sono stati curati dal Gruppo Italtelo Spa.

Giopuretex® è infatti una soluzione di nobilitazione per membrane tessili basata su tecnologia PCO (Photocatalytic Oxidation): in presenza di luce il trattamento attiva un processo naturale che decompone sporco organico, odori, muffe e batteri e abbatte

molti inquinanti atmosferici – inclusi NOx, SOx e polveri sottili (PM10, PM2.5, PM0.5) – trasformandoli in composti innocui che vengono dilavati dalla pioggia. Il tessuto diventa così autopulente, anti-inquinamento, antibatterico ed eco-friendly, senza modificare aspetto e mano del materiale. Applicato tramite micro-nebulizzazione su tessuto in rotolo o su prodotto già installato, il trattamento asciuga in pochi secondi, si fissa in modo stabile creando una rete minerale invisibile e raggiunge la massima attivazione in 24–36 ore. Test di laboratorio evidenziano un abbattimento fino all’80% degli inquinanti a contatto in meno di

due ore e una riduzione di odori e VOC fino al 70%, con efficacia garantita per almeno tre anni e una durata potenziale fino a dieci, a seconda delle condizioni di esposizione.

Per chi progetta allestimenti urbani, maxi-affissioni, coperture tessili e rivestimenti temporanei di facciata, il caso Niguarda dimostra come una superficie stampata possa diventare un vero dispositivo ambientale: comunica, protegge il cantiere, mantiene nel tempo il proprio impatto visivo e al tempo stesso aiuta a restituire aria più pulita alla città.

Per informazioni: www.giovanardi.com

HOW IT'S MADE GRANDE, GRANDE, GRANDE…

MA QUANTO GRANDE?

Nella stampa digitale su grande formato non è solo questione di centimetri, ma di equilibri tra dimensioni e precisione per garantire qualità, planarità e continuità visiva, oltre a tutti gli aspetti che in questa filiera vanno dalla gestione del file al finishing, dalla posa alla logistica.

È il 1984 quando Sergio Galeotti e Barbara Vitti, storica PR milanese che collabora ormai da quattro anni con Giorgio Armani, hanno un’intuizione: usare anche per la moda gli stessi mezzi con cui vengono pubblicizzati detersivi, prodotti automobili.alimentari, È così che nasce una delle più grandi e iconiche affissioni: il manifesto di Armani in via Broletto a Milano.

Inizialmente ci fu «una gara di snobismo e di sconcerto tra i colleghi stilisti», racconta Tony Di Corcia nel suo “Giorgio Armani. Il re della moda italiana” (2019, Cairo Editore): «Dicevano: che orrore pubblicizzare la moda con i manifesti, finirà nei supermercati come i prosciutti. Si sbagliavano, consapevoli di sbagliare». In un’intervista, qualche anno dopo, Vitti ricorda che «in giro si vedevano gigantografie di detersivi e automobili, allora mi sono detta che poteva essere un modo molto interessante per presentare l’apertura dei numerosi negozi Emporio Armani in tutta Italia. Feci realizzare il mega-telone a Cinecittà. Il conto era astronomico: 150 milioni di lire. All’idea di presentarlo ad Armani, uomo molto attento ai soldi, stavo male. Ma il mio coraggio è stato premiato: quel poster gigante è stato un successo». Nel giro di pochi giorni, infatti, quell’affissione diventa “il murale di Armani”, un vero e proprio landmark che entra nelle conversazioni, negli appuntamenti, nella topografia dei milanesi. Come era stato per il negozio Fiorucci in San Babila, da allora tutti dicono “ci vediamo da Armani”. Era nata così, per le sue dimensioni, un’icona che, nello slang aziendale della Giorgio Armani, viene chiamata semplicemente “Broletto”.

Ma oggi non basta più essere grandi, per essere efficaci: occorre il giusto equilibrio tra tecnologia, scelta dei supporti, finissaggi e destinazioni d’uso. Ne abbiamo parlato con due leader di mercato come Agfa e Canon.

Quanto “in grande” si può stampare?

Dipende: nella stampa digitale su grande formato, infatti, non è solo questione di centimetri, ma di equilibri tra dimensioni e precisione per garantire qualità, planarità e continuità visiva, oltre a tutti gli aspetti che in questa filiera vanno dalla gestione del file al finishing, dalla posa alla logistica.

Se guardiamo alle macchine, le soluzioni disponibili oggi sono la bobina, o roll-to-roll, il flatbed, o soluzioni ibride modulari in grado di stampare sia su supporti rigidi che su bobina, passando facilmente dagli uni all’altra.

Le ampiezze oggi più diffuse per la tecnologia a bobina vanno da 1,6 a 3,2 m, fino ai 3,4 m di larghezza di stampa di Canon. Sono queste le fasce in cui si gioca la gran parte delle applicazioni di visual communication per il retail e le installazioni fieristiche dove è richiesta, come ci ha raccontato Giada Brugnaro di Canon, «grande versatilità ed eccezionale produttività per applicazioni su supporti flessibili e rigidi, dalla segnaletica alle stampe di interior décor per i punti vendita, fino al packaging». Ma si può arrivare anche oltre: «I limiti sono la larghezza della luce di stampa e la lunghezza della bobina» ci spiega Massimo Costa di Agfa. «La nostra tecnologia consente di stampare un’intera bobina con un file di 5,2 metri di larghezza fino a 50 metri di lunghezza. Ma all’atto pratico, in caso di rivestimenti esterni murali, si stampano file da 5 metri per 10 o 20. Ma anche di più».

Ovviamente con una tecnologia flatbed, continua Costa, «il limite è il formato del piano, che normalmente è 3,2 x 2,05 metri o la sua metà: la nostra soluzione dedicata alla stampa di

+ Quanto grande si può stampare?

I limiti sono la larghezza della luce di stampa e la lunghezza della bobina.

display ed espositori arriva a stampare un formato massimo di 3,2 x 1,6 m». In questa categoria, oltre alla dimensione stampabile, entrano in gioco anche la dimensione dei pannelli disponibili sul mercato, la planarità e la tenuta del materiale, e la sua superficie: un pannello troppo grande tende a flettersi, imbarcarsi o risulta ingestibile in fase di finitura. Il limite reale, spesso, è ergonomico prima che tecnologico. Per questo i produttori investono molto in tecnologie di gestione del supporto combinando sistemi di aspirazione per la tenuta con sfere e cuscini d’aria per il movimento dei materiali. «In Canon – spiega Brugnaro – impieghiamo un’azione combinata tra tecnica airflow brevettata, per mantenere diversi tipi di supporti in posizione con una mascheratura minima, e una funzione opzionale che crea un cuscino d’aria per posizionare facilmente i supporti pesanti o difficili da gestire, riducendo il rischio di danneggiamento e garantendo una registrazione uniforme». Ma cosa succede quando si utilizzano materiali porosi, ondulati o molto leg-

geri? «Su materiali non perfettamente planari come il legno – ricorda Costa di Agfa – diventa necessario aumentare la distanza di stampa tra il carro teste e il supporto. Qui la tecnologia diventa fondamentale per non perdere troppo di qualità, e quindi serve avere un sistema di ricalibrazione automatica del “fuoco” di stampa, ovvero ricalcolare la traiettoria che deve fare la goccia di stampa a un’altezza di sparo diversa. Il risultato finale può essere molto diverso tra i diversi produttori di sistemi di stampa». Quando il piano o la bobina non bastano più e occorre andare oltre la luce della macchina, non resta che ricorrere a giunzioni di più pannelli; è il caso del soft signage, ovvero la stampa su tessuto, regno delle applicazioni leggere, riutilizzabili, facilmente trasportabili come fondali per eventi, pareti retroilluminate, visual modulari. Qui la grafica viene partizionata in moduli coordinati che devono combaciare alla perfezione una volta installati; ciò implica giunzioni invisibili, calcolo delle abbondanze e delle dilatazioni termiche, oltre alla coerenza cromatica tra un pannello e l’altro.

ACCANTO ph. Lorenzo Capitani. SOTTO ph. J. Dean su Unsplash

Risoluzione, una questione di equilibrio

Abituati a lavorare con formati e stampati standard, inevitabilmente ragioneremo in termini di più pixel, più qualità, ma nella stampa di grande formato si ragiona in metri più che in centimetri, e la relazione tra risoluzione del file, dimensione e distanza di visione è molto meno lineare di quanto si creda. Più l’immagine è grande, più si guarda da lontano, e man mano che la distanza aumenta, la percezione dei dettagli diminuisce. In altre parole, 20 ppi osservati da 10 metri possono apparire nitidi quanto 300 ppi da trenta centimetri. È una questione di equilibrio ottimale tra dimensione, risoluzione, distanza e peso dei file. Un manifesto 6 x 3 m da esterno non dovrebbe mai superare i 100-120 ppi effettivi alla scala 1:1; un pannello indoor, visibile da due metri, può richiedere 150-200 ppi; un backlit da vetrina o un lightbox a distanza ravvicinata può salire a 250 ppi. Oltre questi valori, la stampa non ne ha beneficio reale perché l’occhio umano non guadagna percezione. Canon consiglia

di calcolare la risoluzione in base alla distanza di visione (per esempio 100150 dpi per outdoor) e di usare il RIP per scaling controllato.

I produttori di macchine oggi hanno messo a punto i motori di stampa che si servono di algoritmi di interpolazione e screening che trasformano la risoluzione in dettaglio visivo percepito, più che in pura densità numerica. Le tecnologie più recenti lavorano su frequenze di goccia e schemi di dithering (riduzione degli artefatti grafici) che compensano in modo intelligente la mancanza di pixel nel file; così una stampa a 600 x 600 dpi può sembrare più definita di una a 1200 x 1200 dpi nominale, se il controllo della goccia, il punto di nero e la calibrazione del supporto sono corretti.

Un errore comune è impostare il file in scala reale a 300 dpi “per sicurezza”, ma così un 5 x 2 m diventa inutilmente pesante. La buona pratica è lavorare in scala ridotta, con una risoluzione proporzionata alla scala stessa. Per esempio, 1:10 a 300 dpi equivale a 30 dpi alla scala reale: più che sufficienti per la maggior parte delle applicazioni

A SINISTRA ph. Green Liu su Unsplash

IN BASSO Stampa a rilievo, Canon

A DESTRA Martin Makaryan su Unsplash

outdoor. Insomma, si deve ragionare come Georges Seurat, piuttosto che come Canaletto.

Inchiostri e vernici sono parte del progetto

Se la preparazione dei file è così importante per la resa della stampa, a maggior ragione lo sono i materiali, soprattutto gli inchiostri. Anche nel grande formato, sono il supporto e la sua finitura a determinare la resa del colore, il suo effetto visivo e la sua durata. Ogni supporto, rigido o flessibile, lucido o assorbente si comporta in maniera diversa; per questo anche la scelta dell’inchiostro diventa parte integrante del progetto.

Nei materiali rigidi, come forex, acrilico, cartone, alluminio, legno, vetro, si ricorre alle tecnologie UV. Canon per esempio usa inchiostri UVgel che combinano i vantaggi dell’inchiostro UV con latex, che garantisce flessibilità e adesione su una vasta gamma di supporti. Gli inchiostri vengono prima fissati e poi polimerizzati con LED a bassa temperatura, offrendo precisione, colori

Gli errori da evitare

Conoscere e non fare gli errori più comuni nella stampa large format.

saturi e nessuna penetrazione soprattutto nei materiali porosi o grezzi, come il cartone ondulato o i cartoncini, che si stanno affermando per la loro leggerezza e sostenibilità, ma chiedono una gestione attenta dell’assorbimento. Il risultato è una stampa subito asciutta, inodore e con una finitura uniforme e vellutata, ideale per interior design, applicazioni decorative o retroilluminate. Anche Agfa inevitabilmente ricorre all’UV in combinazione con altre soluzioni hardware per stampare materiali «più critici di altri, tra cui il vetro, che va stampato dal lato corretto e a volte anche con uso di primer. Poi c’è la litolatta, il cui esito positivo dipende dal top coating e diventa obbligatorio fare prove con diversi tipi di inchiostri, mentre per i tessili stretch entra in gioco il controllo del tensionamento che determina e adatta la tensione dei tessuti nello svolgimento e riavvolgimento della bobina».

Un discorso a parte merita il bianco che gioca un ruolo fondamentale come fondo in numerose applicazioni, non solo trasparenti. Usato come co-

Anche nel grande formato gli errori più comuni possono essere evitati prima di arrivare alla stampa curando non solo il file, ma tutto il progetto nel suo complesso. Una grafica perfetta sul monitor può trasformarsi in un disastro su cinque metri di stampa se non si tiene conto della scala, dei profili o della modalità di posa. «I problemi maggiori – spiega Agfa –sono dati dal controllo dell’overprint a 360° sulle diverse applicazioni, dalla gestione dei colori Pantone fin dalla creazione del lavoro e dal corretto posizionamento del file sul materiale. Molte altre questioni, come font, profili e risoluzioni, sono meno critiche perché vengono oggi isolate e risolte dai software di prestampa».

Canon, dal canto suo, sintetizza i tre errori di pre-press più critici e ci spiega come evitarli: «File troppo piccoli per il grande formato causano immagini sgranate e ristampe. Calcolate la risoluzione in base alla distanza di visione e usate strumenti di preflight per controllare». Il colore è importante perché influenzato dai supporti, quindi «attenzione ai profili ICC mancanti o non coerenti che generano sprechi e colori instabili. La soluzione passa da una corretta profilazione dei supporti, calibrazioni regolari e l’uso di sistemi che garantiscono l’uniformità cromatica e la ripetibilità tra lotti. Infine, attenzione agli errori di overprint e pannellizzazione: impostazioni sbagliate producono testi mancanti o giunzioni visibili. Vanno usati strumenti che automaticamente dividono un’immagine grande in più pannelli (tiling) e impaginano più lavori insieme per ottimizzare il materiale (nesting), con abbondanze e segni di taglio automatici, riducendo il rischio di errori manuali».

lore a sé stante deve essere coprente, mentre quando fa da fondo ad altri colori deve garantire piena compatibilità e uniformità. Gli approcci sono però diversi. Sia Canon che Agfa stampano ovviamente il bianco, ma Agfa ha un approccio più legato alla resa richiesta dal lavoro: le macchine non solo possono essere configurate in modo da stampare bianco e colore nell’ordine richiesto dal lavoro in una unica passata, ma anche di ottimizzare la frequenza di sparo delle testine in modo da adattarla alla coprenza necessaria. In questo modo non si perde in velocità perché si stampa in linea e si ottimizza il consumo. Canon invece, sceglie di «offrire un bianco coprente, stabile e altamente produttivo, con la stessa affidabilità degli inchiostri a colori. Grazie alla formulazione in gel e alla polimerizzazione UV LED, il bianco si comporta come un colore standard, garantisce coprenza uniforme su materiali scuri, traslucidi o trasparenti, con risultati visivi di forte impatto, è istantaneamente asciutto, evitando sbavature e tempi di attesa».

Sul fronte delle nobilitazioni, invece, la stampa a grande formato riserva interessanti soluzioni perché coniuga alle dimensioni anche tutta la tecnologia delle nobilitazioni digitali che creano i classici effetti non solo visivi, ma anche tattili, per non dire 3D, molto importanti soprattutto nella stampa flatbad. In casa Agfa «con diverse modalità applicative si possono realizzare finishing a tavola piena o spot, combinando aree matt insieme ad aree glossy o verniciate. Inoltre, è possibile realizzare stampe 3D sommando i canali del bianco e del colore con eventuale vernice finale. In questo caso arriviamo a spessori fino a 50-52 mm, inclusi materiali rigidi con finiture opache, lucide, testurizzate o verniciate». Anche Canon consente di ottenere effetti matt e gloss nello stesso passaggio «senza cambiare inchiostri o supporti: la differenza tra le finiture è determinata dal momento della polimerizzazione», anche a bobina, mentre nelle flatbed «si stampa praticamente ogni materiale da 0,2 mm fino a 4,5-5 cm a seconda dei modelli e si ottengono in più finiture testuriz-

zate in rilievo con effetti materici con texture che ricordano la pelle, il legno o il tessuto».

Sicurezza e sostenibilità

Se nel grande formato la tecnologia consente ormai di stampare su quasi tutto, il vero discrimine oggi è quanto quella stampa è sicura e sostenibile, perché non viene solo utilizzata come mezzo di comunicazione all’aperto, ma sempre più spesso anche come interior design dentro showroom, uffici, hotel, scuole, ospedali, ambienti dove aria, luce e materiali entrano in contatto diretto con le persone. Normalmente si richiede il rispetto delle norme del Greenguard Gold, una certificazione rilasciata da UL (Environment) che attesta che il prodotto emette livelli molto bassi di composti organici volatili (VOC) e altre sostanze chimiche, e dell’IKEA Compliant che indica che il prodotto rispetta le specifiche ambientali e sanitarie adottate da IKEA per i materiali destinati all’arredamento e alla decora-

zione d’interni e che viene adottato anche come standard esterno all’azienda. Questi standard «sono spesso richiesti per applicazione fieristiche, realizzazione di espositori e in genere da chi ha necessità di proporre un prodotto green» ci dice Costa. Anche Canon è certificata Greenguard Gold ed è impegnata nel rispetto dell’ambiente ottimizzando il consumo di inchiostro e di energia elettrica.

C’è poi il tema della reazione al fuoco, cruciale nel soft signage e nelle installazioni indoor. I tessuti utilizzati per fondali, pareti e stand devono rispettare normative come la EN 13501, o le classi B1 e M1 secondo gli standard europei e francesi. Significa garantire che il materiale non propaghi la fiamma e, in caso di incendio, non rilasci sostanze tossiche. È una richiesta sempre più frequente anche di musei, centri commerciali e aeroporti o coperture di palazzi storici in fase di ristrutturazione, dove l’allestimento è temporaneo ma deve essere certificato come permanente.

+ + + Il vero discrimine oggi è quanto quella stampa è sicura e sostenibile, perché non viene solo utilizzata come mezzo di comunicazione all’aperto, ma sempre più spesso anche come interior design.

«I materiali Canon per soft signage, banner e display – ricorda Brugnaro – coprono diverse applicazioni come tessuti tensionati, PVC-free, carta e film, sono progettati per garantire sicurezza antincendio senza compromettere qualità di stampa e stabilità dimensionale, e sono tutti corredati di certificazione che assicura trasparenza e conformità per ogni progetto». Infine, c’è la sostenibilità operativa, quella meno visibile ma più concreta: macchine che si accendono e spengono in automatico, sistemi di manutenzione autonoma, recupero dell’inchiostro, cartucce riciclabili e riduzione dei tempi di riscaldamento nel rispetto degli standard Energy Star e Epeat Gold. Sono dettagli entrati stabilmente nei capitolati di fornitura e, nel bilancio ambientale e produttivo, pesano quanto la resa estetica, la forza della comunicazione e la qualità realizzativa.

A DESTRA ph. di Vinzent Weiskopf su Unsplash

La città come palcoscenico

La stampa di grande formato è la regista dello spazio outdoor, tra comunicazione di marca, tendenze hyperlocal e organizzazione dei grandi eventi. Obiettivo: guidare e parlare a pubblici in continuo movimento. Ci raccontano tutto su strategie e strumenti dell’Out of Home Balich Wonder Studio, D’Alessandro&Galli, IGPDecaux e Moskito Design.

di ROBERTA RAGONA
Moskito

Se nel Novecento il marchio della città brulicante erano

le insegne al neon, così emblematiche da ispirare pure Umberto Saba (“Mi riposo in Piazza del Duomo. Invece di stelle ogni sera si accendono parole”), ai giorni nostri la comunicazione in ambiente urbano è cambiata, conquistando nuovi spazi e ripensando quelli classici in modi inediti, tra la ricerca di idee capaci di sorprendere e tecnologie di stampa di grande formato in grado di rivoluzionare tempi e modi dell’allestimento indoor e outdoor.

Ovunque domination

Giulia Salvioni ed Evelina Borghesan, fondatrici di Moskito Design, agenzia di comunicazione full service, ci dicono: «In una campagna multicanale l’Out Of Home ha finalità diverse dal resto: sfrutta spazi molto connotati sia per le dimensioni che per il tempo che ci si passa all’interno, e negli ultimi anni è uscito dai suoi spazi tradizionali, soprattutto nei centri urbani». PVC, vinile, forex, polionda, stampa su alluminio o dibond, plexiglass, sandwich piuma, vetrofanie one way e frame lightbox che lavorano di concerto con schermi digitali, ledwall e totem: «Uno dei formati più ambiti è la domination: anziché molti messaggi diversi che competono per l’attenzione, un unico messaggio declinato su tutto lo spazio, in cui stampa di grande formato e digital sono integrati per aumentare la memorabilità. Con Fineco abbiamo lavorato su una campagna che, nelle settimane precedenti alla finale

della Supercoppa Fineco del volley femminile a Roma, ha acquistato tutti gli spazi del terminal dell’aeroporto di Roma Fiumicino. Il terminal è stato interamente “vestito” con contenuti legati al mondo Supercoppa che culminavano in un video anamorfico con effetto tridimensionale ultrarealistico del trofeo in movimento». Formati di stampa per un messaggio uniforme su supporti diversi: pannelli in forex leggeri e modulari per il rivestimento di scale mobili e colonne, pellicola per le grandi superfici, in grado di adattarsi a superfici con modanature e scanalature, usando phon termici per una perfetta adesione. La facilità di posa e di rimozione è importante in progetti di comunicazione che prendono l’intero spazio, ma per un tempo ridotto.

Stampa a tu per tu col digitale

Secondo Claudia Aznar Gracia, Head of Product Marketing di

IGPDecaux per Kellogg’s.

IGPDecaux, «il rapporto tra stampa e digitale nell’outdoor è una sinergia naturale. La crescita è stata incrementale: se qualche anno fa era 90% carta, 10% digitale, le percentuali stanno arrivando al 50-50, ma un 50-50 all’interno di un mercato che cresce».

A fare da trait d’union visivo tra digital out of home e stampa di grande formato ci sono le installazioni frame lightbox, composte da un profilo in alluminio rivestite da un tessuto in poliestere stampato. La stampa ad alta definizione e retroilluminazione a led con luce calda o fredda e intensità regolabile si integra con la comunicazione su schermi digitali, col vantaggio di poter sostituire il solo telo, trasformando la lightbox in un supporto sempre aggiornato.

Sottolinea Marco Serrao, che come Head of Brand Solutions di IGPDecaux si occupa spesso dei progetti speciali: «Qui si integrano gli spazi con gli asset in movimento,

L’energia croccante di

Lamb Weston conquista la metropolitana

Nextbrand firma per Lamb Weston Italia una campagna di domination metropolitana che trasforma gli spazi urbani in un’esperienza immersiva di marca. Nelle stazioni di Milano Garibaldi e Napoli Toledo, il viaggio dei passeggeri si fa sensoriale: dalle scale ai tornelli, ogni superficie diventa supporto narrativo di un brand che celebra la propria anima innovativa e sostenibile. Il concept nasce da un’idea semplice e potente: accompagnare il consumatore in un percorso visivo e ironico, dove le texture croccanti delle patatine e il tono audace della comunicazione si fondono in un linguaggio immediato e coinvolgente. Nextbrand reinterpreta la quotidianità del transito urbano come un’estensione del mondo Lamb Weston, creando un dialogo continuo tra prodotto e spazio. Le applicazioni di stampa –PVC flessibile per le colonne, floor stickers e adesivi sui tornelli, mezzanini rivestiti in PVC e soft signage stampato – compongono un ecosistema visivo coerente e d’impatto. Ogni materiale è scelto per resistere all’usura e garantire brillantezza cromatica, valorizzando l’estetica “gourmet” del brand. Con una narrazione integrata e multisensoriale, la campagna afferma la nuova identità di Lamb Weston e la sua capacità di trasformare luoghi di passaggio in spazi di esperienza, unendo qualità visiva e potenza comunicativa. www.nextbrand.it

come tram e metropolitane. Mezzi come il Tram Evento sono perfetti per attività che lavorano in sinergia tra OOH e contenuti second screen in collaborazione con influencer e content creator. La creatività OOH non può essere un copia incolla dei formati editoriali, dove si ha tempo per sfogliare, tornare indietro e rivedere: su una pensilina con tempi di attesa medi di 3-4 minuti bisogna inserire informazioni diverse rispetto a un tram decorato che passa di fronte alle persone per 20-30 secondi. Le call to action devono essere semplici, chiare, dirette, posizionate all'altezza giusta, studiate al centimetro». La decorazione full-wrap di una vettura è una copertura integrale esterna ad alto impatto visivo, che può essere estesa anche sui vetri con pellicola one-way, un adesivo microforato specifico per vetrofanie che permette la visibilità solo in una direzione, dall’interno verso l’esterno. Nel caso delle customizzazioni delle vetture della metro,

SCELTI DA NOI
Moskito Design per Fineco.
Saudi, Benvenuti in Arabia. Tram evento realizzato da IGPDecaux.

i materiali utilizzati vanno dall’adesivo cast per il rivestimento delle pareti e dei sedili, all’adesivo polimerico permanente per vetri, separatori e sedute, fino ad apposite pellicole adesive con laminazione antiscivolo per la pavimentazione.

In grande, ma su scala iperlocale

Ma la comunicazione in ambiente urbano non solo nelle città, come ricorda Aznar Gracia: «Nel caso di IGPDecaux si parla spesso di Milano, di Roma, Torino, Napoli, ma siamo presenti con arredo urbano su più di 370 nuclei urbani. Si riesce sempre di più a fare sinergia sfruttando i dati SDK, che consentono di individuare insiemi di prodotti affini in termini socio-demografici e comportamentali per il target del cliente. Siamo un mass media in termini di numeri, ma il ruolo dell’outdoor non è la copertura nazionale lineare. L’impianto in sé è il contesto, proprio in senso se-

miotico: lo spazio urbano inserisce il messaggio in una cornice e lo fa interpretare di conseguenza».

Il discrimine principale sono i tempi di lavorazione, in cui è necessaria una sintesi tra i ritmi frenetici del marketing e quelli delle amministrazioni, dice ancora Aznar Gracia: «Siamo una cerniera tra l’industria – inserzionisti come i brand o intermediari come i centri media – e il mondo concedente, ossia la pubblica amministrazione. Lavorare a stretto contatto con entrambi ci permette di allineare le necessità su progetti di lungo periodo», il che ha anche implicazioni in termini di sostenibilità, come rileva Sara Iovenci, Product Strategy & ESG Manager: «Il nostro modello nasce per sua natura sostenibile: finanziamo tramite le campagne pubblicitarie la manutenzione di arredo e servizi che servono i cittadini, in cui circa il 50% dell’indotto viene trasferito direttamente alla conceden-

Con “La Ruota”, Unobravo ha trasformato la stazione Cadorna di Milano in un percorso immersivo che dà forma e voce al sovraccarico mentale della vita moderna. Un luogo simbolo della corsa quotidiana si è fatto così metafora tangibile delle pressioni, delle aspettative e delle contraddizioni che accompagnano la nostra epoca. Il concept, già protagonista della campagna nazionale del brand, prende vita in una station domination che unisce stampa, video e interattività. Pareti, pavimenti e scale sono stati rivestiti con grafiche e messaggi che dialogano con i passanti, mentre schermi digitali e maxi ledwall amplificano il racconto visivo con frasi evocative come “Corri ogni giorno, ma resti sempre sul posto”. Il mezzanino brandizzato diventa un viaggio tra due universi: il Mondo delle Favole, dove le fiabe distorte rappresentano le aspettative sociali, e Buongiorno Mondo!, un videogioco 8-bit che simboleggia la fatica digitale. A collegarli, un corridoio tappezzato di pensieri stampati che riproducono il caos mentale quotidiano, fino a uno spazio finale dedicato all’ascolto e alla consapevolezza. Con questa campagna, realizzata dal Creative Team interno di Unobravo, la stampa e la comunicazione visiva diventano strumenti di introspezione collettiva: un invito a rallentare, riconoscersi e — finalmente — concedersi il tempo di respirare.

Siamo un mass media in termini di numeri, ma il ruolo dell’outdoor non è la copertura nazionale lineare.
L’impianto in sé è il contesto.
La Ruota di Unobravo: fermarsi per ritrovarsi
SCELTI DA NOI
Moskito Design per Eolo.

te, quindi alla collettività. Due anni fa abbiamo realizzato una ricerca per misurare l’impatto ambientale dei nostri impianti, e metterlo a confronto con l’impatto di altri media. Questa ricerca ci ha permesso di sviluppare una piattaforma di misurazione delle campagne, lanciata a settembre, che fa tesoro dei dati raccolti. A parità di impression, l’OOH ha un impatto ambientale più basso anche tenendo conto di emissioni, consumo di energia e consumo idrico. Come azienda abbiamo attivato una serie di azioni sui fornitori che realizzano i nostri prodotti. È una catena: se fornitori e partner per le nostre attività produttive hanno determinati standard, possiamo garantire quegli standard ai clienti che fruiscono dei nostri spazi. Siamo un mezzo one to many, l’impatto di un impianto è spalmato su un’audience vasta, inoltre i nostri prodotti hanno un ciclo di vita lungo: arriviamo anche a 30 anni nel caso delle pensiline».

LVMH stampa la sua impronta sulla

Formula 1

Sui circuiti di Formula 1, nel 2025, l’eleganza di LVMH ha sostituito i cronometri di Rolex con una nuova grammatica visiva: loghi Louis Vuitton, Tag Heuer e Moët & Chandon stampati su maxi-banner, barriere, podi e hospitality, in una sinfonia di superfici che racconta come la comunicazione stampata resti il motore silenzioso dell’immaginario sportivo. Dalle piste illuminate dai pannelli soft-touch retroilluminati alle pittografie temporanee a terra, ogni supporto è stato trasformato in un palcoscenico del lusso. Il gruppo francese, divenuto premium partner del campionato, ha portato nei paddock la precisione tipografica del fashion: lettering serigrafici, film polimerici ad alta resistenza, finiture metallizzate degne di una vetrina parigina. La Formula 1, da parte sua, ha trovato nel design stampato la leva per ridefinire la propria identità: meno sponsor tecnici, più brand experience estetica.

Ma se non è possibile trovare un punto di equilibrio tra i tempi della comunicazione e quelli del pubblico è fondamentale trovare nuove soluzioni, come raccontano Salvioni e Borghesan: «In provincia talvolta le normative sono più disomogenee rispetto ai grandi centri urbani con iter standardizzati, e si rischia di arenarsi sui tempi di risposta. Bisogna ottenere il risultato cambiando approccio: per Eolo, un cliente interessato alla dimensione iperlocale – il target primario vive nei piccoli centri – abbiamo realizzato un truck con wrapping customizzato che gira per le feste di paese, con attivazioni spot. Se nello spazio urbano in cui si vuol fare comunicazione non c’è un punto di alto traffico costante, bisogna portare la comunicazione di grande formato dove questo si crea».

Eventi live in spazi ad hoc

Ma cosa succede quando anziché usare uno spazio cittadino, lo spazio va creato ex novo con strutture temporanee? È quello che succede

nell’organizzazione di grandi eventi, in cui la comunicazione svolge diversi ruoli, dal definire l’atmosfera a fornire informazioni pratiche. Riassume Daniela Selimaj, responsabile Marketing e Branding Strategy di Balich Wonder Studio, realtà specializzata nell’organizzazione di grandi eventi live: «La comunicazione visiva di un evento è un sistema tridimensionale e funzionale che opera su tre livelli interconnessi: brand awareness, tono di voce e usabilità dello spazio. Trasformare la comunicazione visiva in strutture significa dare un’anima all’evento, in cui la grafica è al servizio delle persone. Un signage chiaro e ben disegnato, coerente con il brand, non è solo bello, ma riduce le frizioni e rende l’esperienza fluida. È il punto in cui design emotivo e funzionalità si fondono».

Come operano questi principi nella pratica? Ce lo racconta Enrico D’Alessandro, che per la D’Alessandro e Galli cura il progetto di Bussoladomani dove si tiene il Festival La Prima Estate a Lido di Camaiore: «Come si immaginano dei concerti

SCELTI DA NOI

la stampa di grande formato diventa architettura d’ambiente, in cui le strutture creano una chiara gerarchia spaziale che l’ospite può

leggere senza bisogno di mappe

SCELTI DA NOI
Il “wrapped Christmas” di Bottega Verde

su un grande prato di fronte al mare?

Si prova a fare un festival che è una vacanza. E si prova a metterlo in dialogo con quello che c’è fuori dal festival con un programma che invita ad arrivare poco prima del tramonto, lasciando che le persone passino la giornata in spiaggia, e creando delle attività anche lì, che facciano da ponte tra i due momenti». E una volta che c’è un luogo e un nome, a mettere insieme gli elementi ci pensa l’identità grafica, come ci raccontano Michele Boroni, giornalista e consulente alla comunicazione del festival, e Francesco Poroli, illustratore e art director che ha realizzato l’identità visiva: «L’immagine del festival è radicata in un immaginario di territorio. Un brief così capita poche volte: musica, birrette, mare e star bene, oltretutto arrivato proprio la prima estate dopo i lockdown e le restrizioni del Covid,

Il Natale di Bottega Verde è iniziato sul tram: dal 7 al 13 novembre, nel cuore di Milano, il convoglio ha trasformato il tragitto da e per via Victor Hugo (MM Duomo) in un viaggio sensoriale. Il mezzo è stato personalizzato con le iconiche grafiche natalizie stampate su pellicola per wrapping, dichiarando fin dall’esterno l’anima festiva dell’iniziativa. Ogni 30 minuti, dalle 12 alle 18.30, il tram è ripartito come un mini-flagship viaggiante: oltre 100 idee regalo, esperienze olfattive e degustative, uno shooting dedicato e un wall per lasciare il proprio augurio. A bordo, omaggi e vantaggi esclusivi hanno chiuso il cerchio tra intrattenimento e conversione, mentre la prossimità con il negozio di via Torino 20 ha facilitato il passaggio dall’esperienza al punto vendita. Per stile e regia, è stato un esempio brillante di OOH coinvolgente: il wrapping ha agito da “media” immersivo, il trasporto pubblico da piattaforma esperienziale, l’orchestrazione dei touchpoint da leva retail. Un’operazione che ha unito brand theater e drive-to-store, riportando la magia del Natale nello spazio urbano. Il progetto è stato realizzato con le Brand Solutions di IGPDecaux.

col senso di riprendersi pezzi di vita che ci erano mancati». Dice Poroli: «La prima cosa che ho fatto è stata studiare il logo e il lettering della Bussola storica, per ricreare un font che parlasse la stessa lingua: il parco si chiama Bussoladomani, e per Lido di Camaiore e la Versilia quella storia è importante. Coi colori ho provato a restituire un’atmosfera – quella delle giornate estive col riverbero del mare – e il tramonto per comunicare la sensazione che un festival è un modo di star bene insieme, godere di un’esperienza».

I grandi eventi usano la stampa di grande formato per costruire spazi che sono sia funzionali che di branding, con strutture ricoperte da teli antivento e ignifughi, PVC in varie grammature, striscioni in TNT e in rete mesh. Precisa Daniela Selimaj:

«Quando si parte da una “tabula rasa,” l’immagine coordinata e la stampa di grande formato diventano architettura d’ambiente, in cui le strutture rivestite e stampate non sono solo barriere, ma tele che comunicano il messaggio chiave e creano una chiara gerarchia spaziale che l’ospite può leggere senza bisogno di mappe, aiutando a suddividere lo spazio in zone che abbiano immediatamente un’identità e una funzione chiara». Un esempio di questo modo inventivo di sfruttare coperture e strutture temporanee per creare un ponte tra interno e interno viene sempre da La Prima Estate, come racconta D’Alessandro: «L’idea della torre nell’area concerti è nata da un cruccio: siamo a due passi dal mare, abbiamo i concerti all’ora del tramonto, ma dal prato non si vede il mare. Abbiamo costruito la torre come un luogo da

cui vedere il tramonto, il mare, e guardare i concerti da una prospettiva diversa. Noi avevamo dalla nostra l’esperienza di D’Alessandro & Galli: Lucca Summer Festival è alla sua 24ª edizione, c’è una struttura solida su cosa serve per costruire e far funzionare un festival».

Spiegano Michele Boroni e Francesco Poroli: «Nel caso della Prima Estate c’era la possibilità di costruire da zero la comunicazione da declinare su tutti i touch point all’esterno e all’interno. L’intuizione è stata costruire un’identità visiva modulare fatta di tante piccole icone che rappresentano tutto quello che c’è in un festival, e usarla per rendere immediatamente riconoscibili le aree, dai camerini al ticketing al food&beverage, un linguaggio che unisce chiarezza e gradevolezza. Aver fatto un lavoro di ricerca sullo stile vernacolare ha permesso di inserirsi in continuità col territorio, riprendendo un immaginario balneare che va dal liberty al modernismo e portandolo nel presente, senza essere ostaggio di un passato mitico. Questo lavoro ci ha permesso di integrare coerentemente allestimenti in stampa di grande for-

mato, schermi digitali, e installazioni site specific che richiamano la zona: la scultura del logo che campeggia nel pratone è realizzata dai maestri dei carri del Carnevale di Viareggio, e sul lungomare – oltre ai classici 6x3 – ci sono i cartelloni dipinti a mano da Franco Benassi, professore di storia dell’arte e calligrafo, che Sergio Bernardini – l’impresario storico della Bussola – metteva su una scala a disegnare a mano i nomi delle star come Mina o Ray Charles che si esibivano alla Bussola: noi l’abbiamo fatto per gli artisti del festival».

Un richiamo alla storia del luogo che non è nostalgico, fa notare D’Alessandro: «È un modo per ricollegarsi al passato e fare un passaggio di consegne generazionale con un risvolto pratico: rimettere la Versilia sulla mappa di una fascia d’età che guarda altrove per le proprie destinazioni. Durante queste edizioni de La Prima Estate abbiamo fatto delle rilevazioni, e più del 50% del pubblico non era mai stato in Versilia prima del festival. Significa che stiamo lavorando nella direzione giusta: portare persone che hanno voglia di tornare».

D’Alessandro & Galli per La Prima Estate Festival.

Il formatograndealla prova della sostenibilità

Macchine e materiali di nuova generazione, più performanti e accessibili, portano i codici della comunicazione visiva in campi prima inattesi. “Wide” non è solo un’applicazione di stampa, ma un linguaggio. Il grande formato diventa parte dell’identità visiva, trasformando le superfici e il modo di percepire gli spazi: nell’arredamento, nella decorazione architettonica, nel retail. Strumento di rivestimento versatile, questa tecnologia è ormai capace di imprimere segni e texture su materiali di natura diversa.

Resta però il nodo della sostenibilità: se carta, legno, metallo o vetro hanno filiere di recupero consolidate, molti polimeri e compositi restano in una zona grigia, dove la riciclabilità è più dichiarata che reale.

Come osserva un operatore del settore, «nel visual si parla troppo di green e troppo poco di dati». Un richiamo alla necessità di un approccio scientifico e misurabile, non ideologico.

Geografie complesse dei materiali per il grande formato

Possiamo dividere l’universo del grande formato in due grandi famiglie. Il flatbed, per supporti rigidi come PVC espanso, polistirene, acrilici, pannelli compositi o legno. E il roll-to-roll, per materiali flessibili come banner, film, tele e tessuti sintetici. Dunque una gamma amplissima di supporti, resa ancora più complessa dai trattamenti superficiali che ne migliorano resistenza e compatibilità con le diverse tecnologie di stampa (e molti sono stati già raccontati negli scorsi numeri di PrintLovers). Tra tutti i polimeri, e in particolare il PVC, restano protagonisti: economici e versatili, ma anche critici dal punto di vista ambientale.

A SINISTRA: Cefla, stampa digitale su pannelli per il restauro del Duomo di Milano

PVC: perché evitarlo

Un banner standard è una struttura laminata composta da due film di PVC plastificato e da un’anima in poliestere ad alta tenacità, saldati a caldo o con colle. È un materiale tecnico progettato per resistere all’aperto e con un ciclo di vita breve. Il successo del PVC viene dall’essere un materiale duttile e facilmente sintetizzabile. È un polimero di cloruro di vinile, in cui il cloro rappresenta oltre metà della massa e garantisce stabilità e impermeabilità. In forma pura è rigido. Stabilizzanti, plastificanti e pigmenti ampliano i settori d’uso e le performance, ma rendono la composizione più articolata. Nonostante i progressi dei processi produttivi, il fine vita resta il punto critico: una miscela chimica difficile da recuperare in modo sostenibile.

Tra performance e sostenibilità

I plastificanti rendono flessibili i polimeri del PVC, ma molti, come gli ftalati, sono nocivi e si accumulano nell’ambiente. Gli stabilizzanti a base di piombo e cadmio sono stati sostituiti da composti calcio-zinco o organici, meno tossici ma non risolutivi. A fine vita, il riciclo meccanico è limitato dalla varietà delle formulazioni, mentre quello chimico richiede impianti costosi e ad alto consumo energetico. L’incenerimento produce energia ma anche gas e scorie da trattare. La discarica rimane l’opzione più impattante (vedi box).

Discariche: l’opzione che non esiste più

L’idea di conferire in discarica i rifiuti “così come sono” appartiene a un passato che non può più tornare. Oggi è un modello ambientalmente ed economicamente insostenibile. Le discariche non solo sottraggono territorio, ma producono percolato, emissioni climalteranti e costi di gestione elevatissimi. Come osserva Antonio Massarutto, economista ambientale e autore de “I rifiuti”, «la discarica è la forma più costosa e meno intelligente di smaltimento, perché non risolve il problema: lo sotterra».

La crisi dei rifiuti tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila paralizzò intere aree del nostro Paese. E ha segnato un punto di non ritorno. Da allora la normativa europea e nazionale ha imposto una gerarchia chiara: prima la prevenzione, poi il riuso e il riciclo; solo in ultima istanza il recupero energetico.

La discarica è rimasta il fondo scala, una soluzione di emergenza e non più di sistema. Se la filiera del riciclo funziona, la quantità di rifiuti destinati al conferimento finale si riduce a frazioni residue. È il segno di un cambio di paradigma: dalla gestione del rifiuto alla gestione delle risorse.

Le alternative proposte dal mercato sono supporti PVC-free in polipropilene, PET o poliestere riciclato e rivestimenti in TPU. Hanno un profilo ambientale più favorevole, ma i trattamenti di stampa e l’uso all’aperto ne limitano la reale riciclabilità.

Riciclare: promessa o realtà Il riciclo meccanico dei supporti per il grande formato è virtuoso in teoria, ma complesso da attuare. Su una produzione mondiale di oltre 400 milioni di tonnellate di plastica, meno del 10% proviene dal recupero. Un banner in PVC composito può essere riciclato solo separando film vinilico e trama in poliestere. Operazione possibile in pochi impianti. Se lavorato così com’è, genera un “flake” ibrido difficile da rilavorare, e trova impiego solo in prodotti a basso valore come tubazioni, tappeti o riempitivi. Il riciclo chimico, basato su processi ad alte temperature o con solventi, è ancora più oneroso. Oggi rappresenta appena lo 0,1% del totale, perché l’impatto energetico supera quello della produzione di PVC vergine, rendendolo poco conveniente.

Riusare: la via creativa per una seconda vita dei materiali

Il riuso è la via più immediata e concreta per estendere la vita dei materiali e ridurre l’impatto ambientale. In alcuni casi i banner dismessi diventano coperture o teli impermeabili: una forma di riuso basica ma efficace, che evita l’abbandono in discarica. In contesti più attenti al design, l’upcycling creativo, trasforma i materiali stampati in borse, arredi o oggetti, aggiungendo valore narrativo al prodotto.

I polimeri

Polivinilcloruro (PVC)

Polipropilene (PP)

Polietilene tereftalato (PET)

Poliuretano termoplastico (TPU)

Polistirene (PS)

Flessibile, resistente e impermeabile. Molto usato per banner e supporti da stampa.

Contiene cloro e plastificanti, oggi sempre più sostituiti da formulazioni “PVC free”.

Leggero e inerte, privo di cloro. Usato per pannelli e film rigidi. Buona resa nella stampa digitale.

Poliestere trasparente o bianco, stabile e resistente. Diffuso in pellicole e tessuti tecnici.

Elastico e resistente all’abrasione. Ideale per superfici curve o materiali flessibili.

Rigido e leggero, impiegato in display e pannelli. Economico ma fragile.

Smaltire: l’ultima risorsa

Quando riciclo e riuso non sono praticabili, resta la questione dello smaltimento. L’incenerimento del PVC, se non condotto in impianti adeguati, genera acido cloridrico e, in caso di combustione incompleta, diossine e furani altamente tossici. Occorrono termovalorizzatori moderni con sistemi di filtrazione che neutralizzano gli acidi e abbattono le emissioni. Il conferimento in discarica, data la voluminosità dei materiali, crea problemi di saturazione e rischio di rilascio di sostanze inquinanti. Resta comunque un’opzione non perseguibile per innumerevoli ragioni (vedi box).

Riciclabile se puro; la presenza di additivi può limitarne il recupero. In alternativa, può essere termovalorizzato.

Riciclabile al 100% se raccolto separatamente. Mantiene buone proprietà dopo il riciclo.

Facilmente riciclabile in nuova materia plastica o fibra (rPET). Richiede flussi puliti.

Riciclabile, ma solo in filiere dedicate. Alcune versioni sono biodegradabili.

Riciclabile, anche se poco raccolto. L’espanso (EPS) necessita processi di compattazione.

Processi che lasciano il segno

Le fasi di stampa e le condizioni d’uso incidono fortemente sull’impatto ambientale dei prodotti in grande formato, indipendentemente dal supporto. Ogni trattamento che migliora estetica o durata lascia un’impronta ecologica e riduce la riciclabilità del materiale. Per garantire adesione e resa cromatica, primer e coating introducono nuovi strati chimici; la stampa UV aggiunge un film polimerico e gli inchiostri a solvente rilasciano composti volatili. Il finissaggio protettivo completa il ciclo, ma aumenta la complessità e l’impatto complessivo del prodotto.

L’esposizione all’aperto, con l’accumulo di polveri e particolato, ne compromette ulteriormente il riciclo.

A SINISTRA: Il ponteggio rivestito del cantiere
IKEA in Oxford Circus, Londra
IN ALTO: Upcycling di materiali stampati di grande formato per la realizzazione di shopper realizzate da Viadukt Zurigo

Le parole della sostenibilità

LCA (Life Cycle Assessment)

Metodo di analisi che valuta l’impatto ambientale di un materiale o processo lungo l’intero ciclo di vita - dalla produzione alla dismissione - individuando i punti critici di consumo ed emissioni.

Termovalorizzazione

Combustione controllata dei rifiuti non riciclabili per recuperare energia sotto forma di calore o elettricità.

Upcycling

Riutilizzo creativo di scarti o supporti per ottenere prodotti di valore superiore rispetto all’originale.

Ftalati

Plastificanti usati nel PVC per aumentarne la flessibilità. Alcuni sono nocivi per la salute.

Cloruro di vinile

Monomero base del PVC, sostanza tossica che richiede una gestione sicura per evitare rischi ambientali e sanitari.

Cloro

Elemento impiegato nella sintesi del PVC; in caso di combustione o degradazione può generare composti dannosi.

Diossina

Composto tossico che può formarsi durante la combustione di materiali contenenti cloro.

I dati fanno la differenza

Assenza di PVC e possibilità di riciclo è spesso considerato parametro di sostenibilità. Eppure anche un banner realizzato con materiali riciclabili, dopo la lavorazione, la stampa e l’esposizione agli agenti atmosferici, diventa un composto eterogeneo e difficilmente trattabile.

Meglio allora rivolgersi a materiali che misurano la loro sostenibilità non solo in base alla composizione, ma sull’intero ciclo: energia, risorse impiegate per la produzione e possibilità di recupero. L’LCA (Life Cycle Assessment) permette di quantificare risparmi idrici, riduzione di risorse fossili e minor uso di sostanze tossiche durante la produzione e indica anche il miglior destino di fine vita. Può succedere che l’Analisi del Ciclo di Vita dimostri che la termovalorizzazione controllata risulti più sostenibile del riciclo meccanico, grazie a un bilancio energetico positivo e minori impatti logistici.

In questa prospettiva, il termine “meno” può diventare una strategia concreta di sostenibilità. Un alleggerimento per ridurre l’uso di risorse; meno peso, meno acqua, meno polimeri, meno coating, meno inchiostro, meno logistica, meno energia. Ogni “meno” si traduce in un impatto inferiore di tutta la filiera produttiva.

Il processo come risorsa

La metodologia LCA può estendersi ai processi di stampa e finitura. Analizzando ogni fase - dalla preparazione del supporto all’asciugatura e alla polimerizzazione - si possono individuare i punti a maggior consumo energetico e ridurli.

IN ALTO: IKEA in Oxford Circus
A DESTRA: Il Viadukt di Zurigo decorato con Kavalan Spiderweb L!ner di Frischknecht AG

L’obiettivo è sviluppare cicli di decorazione più virtuosi, ottimizzando consumi e riducendo gli scarti. Creare linee integrate che consentano di preparare, decorare e rifinire senza spostamenti tra siti diversi significa azzerare trasporti e consumo di carburante.

Come sottolinea Fabio Grazioso, manager di Cefla, «la sostenibilità non risiede solo nel materiale, ma nel modo in cui lo si trasforma: meno energia, meno scarti, più controllo». Sviluppare ricerca anche per integrare i principi dell’economia circolare al processo stesso, oltre che al prodotto. Un approccio industriale che riduce l’impatto delle lavorazioni indipendentemente dal supporto.

La sostenibilità come valore di filiera

Il prezzo resta ancora un fattore decisivo nelle scelte delle aziende. Soprattutto le PMI di stampa, spesso artigianali, preferiscono materiali consolidati, facilmente reperibili o a basso costo. Invece la sostenibilità ambientale diventa prioritaria quando c’è un cambio di sensibilità e ci si accorge dei benefici: riduzione di solventi, ambienti più salubri, minore produzione di rifiuti con costi di smaltimento inferiori, maggiore durata del pro-

dotto grezzo in magazzino (shelf-life).

Il vero motore del cambiamento può venire dalla domanda. Le grandi committenze industriali integrano criteri ESG nei capitolati e nei bilanci di sostenibilità. Perché un impatto ambientale misurato e documentato è un valore economico, utile in sede di rendicontazione e accesso al credito. Per le aziende, una comunicazione visiva sostenibile diventa un elemento di reputazione e di marketing. Esprimersi coerentemente con pratiche produttive responsabili va incontro a un mercato, in particolare la Gen Z, che valuta i prodotti non solo per la qualità o il prezzo, ma per il comportamento ambientale delle aziende. La sostenibilità diventa così un fattore competitivo e, in molti casi, una vera leva d’acquisto.

Tra mercato e pianeta: un difficile equilibrio che si costruisce con i dati

Il settore del grande formato deve bilanciare due pressioni contrapposte: contenere i costi e ridurre l’impatto ambientale. La triade riciclo-riuso-smaltimento non è una gerarchia fissa, ma un sistema di compromessi da governare con metodo e dati scientifici. Parlare di sostenibilità significa

conoscere la chimica dei materiali usati, la fisica dei processi di stampa e il destino industriale del prodotto, lontano da semplificazioni ideologiche.

Come ha affermato un professionista del settore: «Quando mi chiedono se il mio banner è sostenibile rispondo: sì, perché ti dico esattamente quanto impatta con dati certificati». L’innovazione più autentica è riportare la parola “sostenibilità” al suo significato tecnico, misurabile e verificabile.

Grazie a
Fabio Vito Grazioso
Digital Printing Business Line Sales Manager
Cefla Finishing
Fabio Cosio Business Manager

La stampa inkjet wide format, una grande alleata della creatività

di ALEXIA RIZZI
Lamborghini Huracan STO – Inspired by Lego. Wrapping realizzato da Wrapstyle (CZ), Bronzo ai FESPA Awards 2025

Ambiti applicativi come la comunicazione visiva, l’interior decoration, l’out of home, la decorazione di automezzi, la stampa tessile per la comunicazione ma anche il mercato dei display, dell’instore marketing e degli allestimenti per i punti vendita possono avvalersi di tecnologie di stampa digitali di grande formato in continuo sviluppo in grado di agevolare la libertà creativa di progettisti e brand, offrendo flessibilità produttiva e un elevato livello di personalizzazione.

Per quanto i sistemi di stampa inkjet di grande formato e le macchine superwide abbiano come sbocco un mercato ormai maturo, l’innovazione in quest’ambito non conosce battute d’arresto. Non si parla di grandi rivoluzioni ma di progressive implementazioni e perfezionamenti di tecnologie esistenti alle quali i reparti di ricerca e sviluppo delle aziende produttrici dedicano importanti risorse. L’obiettivo comune dei grandi player punta a ottimizzare l’automazione dei processi, migliorare la qualità, l’affidabilità e della continuità produttiva in un’ottica industriale. Il risultato allo stato dell’arte è la disponibilità sul mercato di un’ampia varietà di piattaforme e di modelli di macchine in grado di integrare una qualità estetica sempre più raffinata, flessibilità applicativa, sostenibilità ambientale e affidabilità industriale in un unico ecosistema produttivo. Soluzioni abbinati a chimiche di inchiostro specifiche e a sistemi di finitura orientati a offrire un prodotto finito in tempi estremamente rapidi. Il tutto senza dimenticare l’attenzione per l’operatore che ha a disposizione sistemi con interfacce sempre più user-friendly, design ergonomici, automatismi sempre più evoluti, soluzioni robotiche per le operazioni di carico e scarico e la possibilità di controllo della produzione e di gestione della manutenzione da remoto.

Nuove architetture di stampa e sistemi ibridi

I sistemi di stampa inkjet di grande formato di ultima generazione hanno compiuto un deciso salto tecnologico. Le nuove architetture consentono elevati livelli di stabilità cromatica, uniformità e ripetibilità a vantaggio di una maggiore qualità

di output. I sistemi più evoluti sono progettati per sostenere volumi produttivi importanti, con velocità costanti e controllo avanzato dell’applicazione dell’inchiostro, portando la stampa a getto di inchiostro a una robustezza industriale. Tra le tecnologie che hanno maggiormente contribuito a questo salto di qualità spicca la stampa UV LED.

Quando si parla di produttività, in tema di sistemi di stampa a getto di inchiostro di grande formato non conta solo la velocità, ma soprattutto la continuità.

I sistemi di polimerizzazione a LED sempre più evoluti permettono di ridurre drasticamente i consumi energetici, aumentare la vita utile dei componenti e ampliare la gamma dei supporti stampabili, includendo materiali sensibili al calore. Nel complesso, le macchine di grande formato di ultima generazione si distinguono per una versatilità senza precedenti. Molti sistemi sono ibridi, in grado di stampare sia su supporti rigidi sia flessibili, adattandosi rapidamente a diverse applicazioni produttive. I consumi sono ottimizzati, la gestione dell’inchiostro è sempre più efficiente e l’attenzione alla riciclabilità dei materiali di consumo è ormai parte integrante del progetto.

Prestazioni

Quando si parla di produttività, in tema di sistemi di stampa a getto di inchiostro di grande formato non conta solo la velocità, ma soprattutto la continuità: le piattaforme più moderne sono progettate per massimizzare l’uptime, con circuiti d’inchiostro più stabili con ridotta necessità di interventi, routine automatiche di pulizia e manutenzione, diagnostica remota e monitoraggio predittivo. Inoltre, soluzioni ridondanti e sistemi di compensazione permettono di mantenere la qualità anche in presenza di piccoli cali prestazionali, evitando fermi e scarti.

Un altro salto di qualità riguarda l’automazione del flusso, perché l’integrazione con i workflow diventa decisiva: controllo file, gestione varianti, impostazione ottimizzata dei layout, elementi variabili come barcode e QR, e collegamento con MIS/ERP. Tutto questo riduce tempi di avviamento e rischio di errore, soprattutto quando si alternano rapidamente lavori diversi in abito di produzione di display, scatole e lotti variabili.

La domanda di mercato, infine, spinge verso una versatilità applicativa sempre maggiore: dalla prototipazione e campionatura rapida alla personalizzazione e al versioning promozionale, fino a produzioni di breve e medio lotto. Per rispondere, le tecnologie recenti lavorano su setup più rapidi, cambi lavoro fluidi e gestione efficiente di supporti differenti, mantenendo qualità costante.

Gli inchiostri

Sul fronte degli inchiostri, le soluzioni si muovono lungo due direttrici principali: da un lato le formulazioni a polimerizzazione UV, scelte

per la loro elevata resistenza superficiale, dall’altro quelle a base acqua, sempre più richieste per motivi ambientali e per applicazioni nel POP, nel packaging e negli ambienti indoor. In entrambi i casi, l’evoluzione punta a ottenere colori più ricchi e coprenti anche su supporti porosi, a migliorare la resistenza ad abrasione e sfregamento e a ridurre odori e componenti critici, con una spinta evidente verso sistemi più eco-compatibili.

In questo contesto si collocano le più recenti soluzioni proprietarie in grado di combinare i vantaggi degli inchiostri base acqua e quelli dell’UV, come la tecnologia Aquafuze, e l’UV gel, che abbinate a sistemi di stampa progettati per ottimizzare i risultati di stampa consentono una deposizione estremamente controllata dell’inchiostro, con punti più definiti, superfici omogenee e un effetto visivo particolarmente pulito. Il risultato sono soluzioni in grado di offrire una qualità di stampa elevata anche su supporti complessi, con bordi netti, colori saturi e una riduzione significativa degli odori e delle emissioni.

La spinta verso soluzioni sempre più ecologiche

La sostenibilità rappresenta sempre più un fattore chiave nelle scelte tecnologiche: cresce l’interesse verso inchiostri a base acqua e si consolida quello nei confronti della tecnologia latex, apprezzati per il loro profilo ambientale più favorevole e per la possibilità di applicazione in ambienti sensibili come spazi indoor, retail e hospitality. Queste soluzioni ormai più che collaudate sono in continua implementazione per garantire stampe inodori, asciutte immediatamente e compatibili con una vasta gamma di materiali: dalle pellicole per la decorazione di automezzi ai tessuti, dai supporti speciali per la produzione di

complementi d’arredo e accessori moda fino alle carte da parati. Oggi le prestazioni in termini di resistenza, elasticità, qualità e compatibilità con un’ampia gamma di materiali della tecnologia latex consente di produrre applicazioni come il wrapping di auto per la Formula 1.

La sostenibilità rappresenta sempre più un fattore chiave nelle scelte tecnologiche: cresce l’interesse verso inchiostri a base acqua e si consolida quello nei confronti della tecnologia latex.

Anche la progettazione delle macchine in generale riflette l’attenzione per l’efficienza energetica e della riduzione degli sprechi: consumi più bassi, standby intelligenti e consumabili pensati per ridurre rifiuti e perdite di inchiostro contribuiscono ad abbassare il costo totale di esercizio senza rinunciare a prestazioni industriali. L’ultima generazione di plotter inkjet rende la stampa digitale sempre più centrale perché combina stabilità di processo, automazione e sostenibilità con qualità e affidabilità produttiva.

Stampa materica ed effetti speciali

Una delle tendenze più interessanti che ha conquistato la recente scena del mondo del wide format è la stampa materica, che consente di cre-

are superfici tridimensionali, rilievi e texture percepibili al tatto. Grazie a teste di stampa ad alta precisione e a inchiostri ad alta viscosità, oggi è possibile simulare effetti molto simili alla nobilitazione tradizionale, come verniciature spessorate, bassorilievi, effetti pittorici e strutture decorative complesse ottenibili direttamente da sistemi di stampa inkjet e applicabili a supporti sia rigidi sia flessibili di grande formato. In particolare la tecnologia di stampa Dimense™ è progettata per controllare il punto sul disegno in cui viene effettuato il rilievo attraverso l’impiego di uno speciale inchiostro strutturale trasparente, stampato insieme agli inchiostri CMYK standard, che funge da barriera per impedire l’espansione di uno strato schiumoso nelle aree previste dando vita a effetti tridimensionali. Questa evoluzione ha un impatto significativo nell’interior decoration, nell’allestimento di spazi commerciali e nel visual merchandising, ma anche nel packaging dove la stampa diventa parte integrante del progetto di design e non solo un supporto grafico.

A questo si affianca l’uso crescente di inchiostri speciali, come fluo e metallizzati, che ampliano ulteriormente le possibilità creative, soprattutto in ambito promozionale e inchiostri bianchi sempre più evoluti ad alta opacità, che consentono la stampa su materiali colorati e trasparenti. Ma anche effetti a contrasto lucido/opaco ottenuti con un unico passaggio e di conseguenza a costi e tempi di produzione contenuti.

Carta da parati digitale: design, materiali e sostenibilità

Un capitolo a parte merita la stampa digitale della carta da parati, oggi sempre più richiesta in versioni personalizzate e su materiali innovativi.

Le tecnologie inkjet attuali consentono di stampare non solo su supporti tradizionali, ma anche su materiali tessili, inclusi tessuti riciclati, non tessuti e supporti tecnici ad alte prestazioni. Gli effetti ottenibili spaziano dalle superfici opache e naturali a finiture più sofisticate, con texture, rilievi e giochi di luce che trasformano la parete in un elemento architettonico. La possibilità di produrre on demand riduce gli sprechi e apre la strada a progetti di interior decoration altamente personalizzati e sostenibili. Sono disponibili sul mercato soluzioni end-to-end, vere e proprie “factory”, in grado di realizzare lotti di carte da parati dal file al prodotto finito; ma anche sistemi di taglio offline progettati specificatamente per le esigenze di produzione di carta da parati digitale. Un ecosistema tecnologico che consente a designer e architetti la massima libertà creativa e alle sempre più diffuse piatteforme online che offrono wallpaper on-demand di offrire un’ampia gamma di collezioni e varianti, se non un prodotto personalizzato su richiesta del cliente.

Stampa diretta su cartone ondulato

La stampa inkjet diretta su cartone ondulato ha raggiunto oggi un livello di maturità tecnologica che la colloca stabilmente tra le soluzioni produttive per il packaging secondario e display. In questo contesto, la tecnologia single-pass rappresenta lo stato dell’arte per le applicazioni ad alto volume. La deposizione dell’inchiostro in un unico passaggio consente

velocità di produzione paragonabili ai processi analogici, con una stabilità di registro e una uniformità cromatica ormai compatibili con le esigenze dei brand owner. I progressi nelle testine, negli inchiostri base acqua, nella gestione del getto e nei sistemi di asciugatura, ma anche l’implementazione dei piani di aspirazioni per la stabilità del supporto, hanno reso possibile lavorare su una vasta gamma di ondulati, anche a velocità elevate, mantenendo il controllo del punto e la copertura dei fondi.

Sul piano applicativo la stampa inkjet diretta su cartone è impiegato oltre alla produzione di imballaggi secondari, espositori e display POP/ POS. La possibilità di stampare direttamente sul supporto elimina passaggi intermedi e permette di gestire versioning grafico, campagne stagionali e lanci di prodotto in tempi molto ridotti. Negli allestimenti del punto vendita, la stampa digitale diretta favorisce una comunicazione coordinata e modulare: totem, fondali, isole promozionali e rivestimenti temporanei possono essere personalizzati per singolo store o area geografica, adattando messaggi e grafiche senza vincoli di lastre o impianti. Questo approccio supporta modelli justin-time e riduce gli sprechi legati alle eccedenze di magazzino. In ambito interior decoration, il cartone ondulato stampato inkjet trova spazio in applicazioni temporanee o semi-permanenti come pannellature decorative, scenografie, eventi, showroom e installazioni espositive. La leggerezza del materiale, unita alla qualità di stampa e alla

facilità di montaggio e smaltimento, lo rende particolarmente adatto a progetti creativi dove flessibilità, rapidità e sostenibilità sono fattori chiave.

Direct to Film (DTF): personalizzazione senza limiti Grande attenzione sta riscuotendo la stampa Direct to Film (DTF), tecnologia che si colloca nell’ambito del wide format anche se è trasversale al mondo della comunicazione visiva e alla decorazione di materiale promozionale e tessuti. Il DTF in breve tempo ha rivoluzionato il concetto di personalizzazione. Dal punto di vista tecnico, il processo prevede la stampa dell’immagine su un film speciale mediante inchiostri a base acqua pigmentati; sull’inchiostro ancora fresco viene applicata una polvere adesiva termofusibile. Dopo una fase di asciugatura, il film è pronto per essere trasferito a caldo su qualsiasi superficie. Gli effetti ottenibili con l’impiego delle più recenti soluzioni DTF sono sorprendenti: si possono applicare tinte metallizzate, texture e addirittura è possibile simulare il punto del ricamo.

Il vantaggio principale del DTF è la sua estrema versatilità: permette di decorare tessuti naturali e sintetici, superfici rigide, oggetti promozionali e articoli personalizzati senza i vincoli tipici di altre tecnologie. La resa cromatica è elevata, l’elasticità dell’immagine garantisce durata nel tempo e la semplicità del processo lo rende adatto sia a produzioni industriali sia a piccoli lotti altamente customizzati, con un forte impatto estetico.

A SINISTRA: Livrea a tema Harry Potter di LATAM Airlines. IN QUESTA PAGINA: Applicazioni Canon presentate al Fuorisalone 2025.

23Bassi 21, 39

AccessAble 32

ADI Lombardia..........................................39

Agfa.........................................................34, 48

AIPI 39

Anselmi Cecilia.........................................39

Athena ........................................................... 24

Aznar Gracia Claudia 54

BA.IA Arti Grafiche 2, 6

Balich Wonder Studio 53

Barba Roberta 33

Bona Clara 39

Borghesan Evelina 54

Borio Monica 15

Boroni Michele 58

Bottega Verde 36

Brugnaro Giada 49

Canon 48, 69

Cefla 65

Corani & Partners 15

Corani Roberto 15

Cosio Fabio 65

Costa Massimo 49

Creostudios 21

D’Alessandro&Galli 53

Dhanda Shani 33

Due Emme Pack 6, 72

Effimero Barocco 39

Eurocolor Torino 11

FDF Digital Service 41

Ferrara Angelo 36

FESPA Global ............................................... 8

FESPA Italia 21, 26, 29

Frigerio Chiara 24

Frischknecht 64

Giovanardi 46

Grazioso Fabio 65

Guglielmi Giovanna 25 GWP Italia 31

Heineken Italia

Incisoria Vicentina 41 Infosource 11 Iovenci Sara 56 ITA Airways 36

Italtelo gruppo 46 Jenkins Victoria 33 KURZ 25

Kyocera Doc. Solutions 11

Lyga Studio 39

Magadah-Williams Charlie 31

Maggioni Marco 18, 23

Mantovani Matteo 34

Marchelli Alessandro ............................39

Massarutto Antonio 62

McGrew Pat 11 Metsa Board ins.

Katarina .................................. 33 Montecolino 23 Morgan Sophie 33 Moskito Design 53

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