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CENTRO CONGRESSI VILLE PONTI VARESE (VA)
HUMAN + MACHINE

















Nel printing e converting del futuro,la s da non è solo innovare, ma armonizzare persone, macchine e dati per un’industria più intelligente e sostenibile. L’evoluzione tecnologica non sostituisce l’uomo: crea un nuovo equilibrio tra competenza umana e capacità digitale.
































HUMAN + LIFE






































Nel printing e converting, innovazione e design si fondono per generare valore, funzionalità e sostenibilità. Human+Life racconta le applicazioni di stampa e packaging che arricchiscono le vite delle persone.
















PRINT BAR E PRINT ENGINE: L’INKJET CONQUISTA L’INDUSTRIA 42
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NEL BEL PAESE
SERVIZI PER PSP
LA GRANDE TRASFORMAZIONE NEL MONDO DELLA STAMPA
53

TRA INTERNAZIONALIZZAZIONE E SOSTENIBILITÀ ......................... 58
IPERAMMORTAMENTO 2026, TORNA LA LEVA FISCALE PER LA FABBRICA CONNESSA ...............60
DIGITAL PRODUCT PASSPORT: IL PACK UNA INFRASTRUTTURA SEMPRE PIÙ CONNESSA .................. 64
RUBRICA
POWERED BY GWP
PARITÀ DI GENERE: DALL’IMPEGNO ALLA STRATEGIA 67 FORMAZIONE E INNOVAZIONE
130 GIOVANI PRONTI PER IL FUTURO: CONSEGNATI I DIPLOMI AFP PATRONATO SAN VINCENZO ..... 70 ITS ANGELO RIZZOLI: LABORATORI AVANZATI E IA AL SERVIZIO DELLE IMPRESE 71
PRINT CONNECTION
COMUNICAZIONI DALLE AZIENDE .... 74
OPINIONI DI SERGIO FACCHINI
MI CHIAMO IG*: SONO L’*INTELLIGENZA GENERAZIONALE 82
Direttore responsabile
ENRICO BARBOGLIO enrico.barboglio@strategogroup.net
Redazione
ALEXIA RIZZI alexia.rizzi@strategogroup.net
Hanno collaborato a questo numero: SARA BONINI, SERGIO FACCHINI, MICHELA PIBIRI, STEFANO PORTOLANI, FRANCESCA SASSOLI, GIOVANNI TICOZZI
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Per il 2026, ogni numero de Il Poligrafico è dedicato agli argomenti del media kit a cui rimanda questo QR code

Il prossimo numero sarà: MATERIALI E SUPPORTI
Progetto grafico e impaginazione CRISTINA MASCHERPA
Editore
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Al netto della ormai cronica difficoltà a reperire nuova forza lavoro nella nostra industria, anche noi osserviamo che per la prima volta nella storia le aziende si trovano a gestire una convivenza generazionale senza precedenti. La formula delle “sei generazioni al lavoro” compare sempre più spesso nel dibattito, anche se le fonti ufficiali restituiscono due scenari: il World Economic Forum parla, oggi, di cinque ge- nerazioni che lavorano fianco a fianco per la prima volta, mentre altri osservatori di management sostengono che nel prossimo futuro si possa arrivare fino a sei grazie all’allungamento della vita lavorativa.

Cosa ha scatenato questa riflessione? Occuparmi del coordinamento dei diversi articoli tecnici dedicati alle soluzioni ibride mi ha indotto a pensare a un’analoga situazione ibrida però lato “human to human”. L’età media della forza lavoro si sta allargando: da una parte entrano Gen Z e, a breve, i primi appartenenti alla Gen Alpha nei percorsi professionali più precoci; dall’altra, cresce il peso degli over 55, anche per effetto dell’invecchiamento demografico, della maggiore longevità e delle politiche che spingono a restare occupati più a Eurofoundlungo.evidenzia che nell’Unione europea il numero di occupati con almeno 55 anni è passato da 23,8 milioni nel 2010 a quasi 40 milioni nel 2023, con un forte aumento anche del tasso di occupazione di questa fascia. Eurostat, inoltre, continua a monitorare come indicatore specifico il tasso di occupazione dei lavoratori tra 55 e 64 anni, a conferma del fatto che la permanenza più lunga nel mercato del lavoro

non è un’eccezione ma una trasformazione strutturale. Questo scenario cambia profondamente la vita delle aziende. In uno stesso ufficio, reparto produttivo o team possono convivere persone cresciute nel mondo analogico, professionisti che hanno attraversato la transizione digitale e giovani che sono entrati nel lavoro con smartphone, cloud, AI generativa e comunicazione istantanea già dati per scontati. Il World Economic Forum sottolinea proprio questo: l’ampiezza anagrafica oggi è la più estesa di sempre e il confronto tra generazioni per le aziende diventa una questione cruciale. Cambiano le aspettative sul lavoro, i linguaggi, i rapporti con la tecnologia, il modo di intendere leadership, flessibilità, benessere e carriera. Deloitte rileva che Gen Z e Millennial, destinati a rappresentare una quota dominante della forza lavoro entro il 2030, cercano un equilibrio tra reddito e work-life-balance oltre a opportunità concrete di crescita. Questo obbliga le imprese a ripensare non solo l’employer branding, ma anche formazione e sistemi di valutazione.
La sfida sta nel costruire contesti in cui competenze, esperienza e velocità di adattamento si rafforzino a vicenda e nel riconoscere bisogni e motivazioni differenti, superando l’approccio unico valido per tutti. Le imprese che sapranno trasformare questa compresenza in scambio di competenze, trasferimento di know-how, innovazione organizzativa e inclusione non saranno soltanto più attrattive ma avranno un vantaggio competitivo reale.

Nell’era in cui Humans print the world, Print4All Conference 2026 – 1 e 2 luglio Centro Congressi Ville Ponti di Varese – accende il dibattito su Human+Machine e Human+Life. Ecco cosa pensano i Platinum Sponsor dell’evento.
Chi sono i Platinum Sponsor della Print4All Conference 2026? Qual è la loro visione di sinergia uomo-macchina per un settore a servizio di una dimensione esperienziale a misura d’uomo?
Heidelberg: ecosistema intelligente e resiliente
Heidelberg porta alla Conference la propria visione di integrazione tra automazione, dati e competenze umane lungo l’intera filiera del printing e converting. In un contesto in cui i confini tra tecnologie si fanno sempre più fluidi, l’azienda sottolinea il valore di un approccio sistemico.
«L’evoluzione tecnologica non è una contrapposizione tra offset e digitale, ma un ecosistema integrato in cui macchine

connesse, servizi e persone lavorano insieme per aumentare produttività, sostenibilità e qualità del lavoro», ha spiegato Marco Marangoni, Territory Head e amministratore delegato di Heidelberg Italia. «La Print4All Conference è l’appuntamento che mette insieme tutti gli humans who print the world: l’intera filiera che trasforma le idee in realtà. Come Heidelberg crediamo che il futuro sia in questo equilibrio dinamico tra dato, macchina e persona, per un’industria più intelligente e vicina alla vita delle persone».
Petratto: modularità e integrazione
Uomo-Macchina
«Il costante investimento in R&D, la capacità di ascolto e le
Lo scorso febbraio HP Inc. ha nominato con effetto immediato Bruce Broussard come CEO a interim, dopo l’uscita di Enrique Lores, che ha lasciato i ruoli di presidente, amministratore delegato e membro del CdA per intraprendere una nuova opportunità professionale. Il board ha avviato la ricerca del nuovo CEO, affidandosi anche a una società internazionale di executive search, e ha confermato le previsioni per il primo trimestre e per l’intero esercizio 2026. Broussard, nel CdA HP dal 2021, porta in dote oltre 30 anni di esperienza manageriale in aziende quotate. In passato è stato a lungo presidente e CEO di Humana. Secondo il presidente del CdA Chip Bergh, “questo è un momento importante nella storia di HP”, e la società ritiene che Broussard sia “il leader giusto per portare avanti HP durante la transizione” Lo stesso Broussard ha dichiarato: “HP sta plasmando la prossima era della tecnologia” e ha assicurato continuità strategica e stabilità operativa.
Nel salutare Lores, Bergh lo ha ringraziato per i suoi 36 anni in HP e per i sette anni da CEO. Lores ha ricordato di essere entrato in azienda come stagista quasi quarant’anni fa e ha definito “un onore” aver guidato la trasformazione di HP in una società tecnologica sempre più orientata all’AI.

















competenze che ci distinguono, ci permettono di integrare il rapporto uomo-macchina e di sviluppare soluzioni innovative, flessibili e modulari per packaging, commerciale, ecommerce, lavorazioni speciali e pre e fine linee intelligenti», ha affermato Giorgio Petratto. La partecipazione come Platinum Sponsor assume un valore strategico anche in ottica di filiera. «La partecipazione come Platinum Sponsor rafforza una visione di sistema che mette al centro il mondo della stampa e del converting, e crea connessioni tra costruttori di tecnologia, stampatori e brand owner su temi chiave come Human+Machine e Human+Life», ha proseguito Petratto, evidenziando il ruolo del finishing come snodo sempre più strategico.
TCE Group: flessibilità e ottimizzazione
«Il nostro impegno in Print4All Conference 2026 nasce dalla convinzione che il futuro del printing e del converting passi attraverso la collaborazione tra persone, tecnologie e processi», commenta Zümran Yerlıkaya, Founder TCE Printing.
La Conference diventa così una piattaforma concreta di
confronto per l’intera filiera. «La scelta di sostenere Print4All Conference come Platinum Sponsor si inserisce anche nella visione di filiera: creare una piattaforma di connessioni dove gli humans who print the world possono confrontarsi su innovazione tecnologica e integrazione, portando valore concreto alle imprese», aggiunge Yerlıkaya.
Uteco: ESG e Automazione nel Flexible Packaging
In linea con il tema Human+Machine, Uteco presenta soluzioni flexo integrate in una strategia ESG, con l’obiettivo di migliorare le performance produttive e ridurre l’impatto ambientale. Un approccio contribuisce ad ampliare il concetto di Human+Life verso un packaging più sostenibile e competitivo.
«Per noi Print4All Conference è la vetrina perfetta per condividere le nostre ultime innovazioni, dialogare con clienti e partner e contribuire al dibattito su come persone, macchine e dati possano trasformare il settore», ha dichiarato Mattia Carpinetti, Head of Product Marketing di Uteco. «Un momento di confronto e discussione su innovazione e sostenibilità nel packaging».
Mirko Kern, CEO
Manroland Sheetfed

Manroland Sheetfed GmbH ha annunciato l’avvio della procedura di insolvenza in regime di Schutzschirmverfahren, noto come “scudo protettivo”, un meccanismo simile al Chapter 11 statunitense, che consente all’azienda di riorganizzarsi mantenendo il controllo operativo. L’operazione avviene con il sostegno finanziario della capogruppo Langley Holdings plc, che negli anni ha già supportato economicamente la società dopo l’acquisizione nel 2012 della divisione offset a foglio della ex Manroland AG. Negli ultimi anni, Manroland Sheetfed ha registrato un significativo calo delle vendite e perdite cre-
Il costruttore tedesco di macchine da stampa offset entra in una fase critica: calo delle vendite, perdite in aumento e mercato in contrazione spingono a una ristrutturazione profonda
scenti. Uno dei fattori determinanti è la contrazione globale del mercato delle macchine da stampa, con un impatto particolarmente forte in Cina, storicamente responsabile di circa il 40% delle nuove vendite. Questo ridimensionamento ha inciso pesantemente sui volumi e sulla sostenibilità economica del business. Nel Bilancio 2025, Langley Holdings ha dichiarato perdite per Manroland Sheetfed pari a 43,2 milioni di euro, pur registrando a livello di gruppo un utile ante imposte di 152,3 milioni di euro. Il presidente e CEO Anthony
Langley ha dichiarato nella sua Relazione del Presidente: «Il consiglio di amministrazione ha concluso che la situazione di Manroland Sheetfed non è sostenibile e sta valutando le opzioni disponibili».
Langley ha aggiunto: «Siamo tuttavia consapevoli che un gran numero di aziende di stampa, in larghissima parte PMI a conduzione privata, fa affidamento sulle macchine Manroland. Il nostro obiettivo è che, qualunque soluzione venga infine adottata, il parco macchine installato continui a essere supportato».
I primi 90 anni di Durst: dalla precisione all’Industrial Intelligence, l’azienda guarda al futuro nel nome dell’innovazione
Christoph Gampe, co-titolare e CEO Durst Group

Nel 1936, in una piccola officina a Bressanone in Alto Adige, due fratelli posero le basi di quello che oggi è Durst Group. Non era ancora un colosso industriale né un marchio internazionale: era un’idea, l’ambizione di fare le cose al meglio, con maggiore precisione e con uno sguardo più lungo sul futuro. Novant’anni dopo, quel laboratorio fotografico si è trasformato in un produttore leader a livello mondiale di sistemi di stampa digitale industriale e produzione additiva. Durst è oggi sinonimo di eccellenza tecnologica, di qualità “Made in Durst” e di un know-how costruito sullo sviluppo interno, sulla precisione e su una visione imprenditoriale di lungo periodo. Nel tempo, le macchine sono diventate sistemi, i prodotti si sono fatti intelligenza produttiva, e l’hardware si è evoluto in una prospettiva più ampia: una creazione di valore digitale che integra processi e competenze. Fermarsi, nella storia Durst, non è mai stato contemplato. Oggi quel percorso arriva a un nuovo passaggio, indicato come il prossimo passo evolutivo: Kyveris™. L’intelligenza alimentata dall’IA per la produzione digitale. L’obiettivo è unificare file, macchine, software, dati e intelligenza artificiale in un unico sistema produttivo autonomo, capace di apprendere continuamente, ottimizzare le prestazioni, ridurre gli scarti e aumentare l’efficienza su scala industriale.
Le prospettive di mercato non indicano nel breve termine un’inversione strutturale. Per questo, Manroland Sheetfed dovrà affrontare una profonda riorganizzazione per tornare alla redditività. Il CEO di Manroland Sheetfed, Mirko Kern, ha affermato: «È molto triste che molti posti di lavoro andranno persi, ma invito il consiglio dei lavoratori e i sindacati a collaborare nell’attuazione delle misure che noi e gli esperti di ristrutturazione abbiamo ritenuto necessarie per garantire un’attività sostenibile e salvaguardare le restanti posizioni». Durante la procedura di scudo protettivo, la gestione operativa rimane nelle mani del management, affiancato da un supervisore indipendente nominato dal tribunale e da consulenti esperti in ristrutturazione e diritto societario.

È un cambio di paradigma che sposta l’attenzione dalla sola performance alla intelligenza produttiva integrata. Kyveris™ si fonda su nove decenni di ingegneria. Migliaia di sistemi installati nel mondo hanno consentito di acquisire e consolidare competenze su ciò che in produzione fa la differenza: come l’inchiostro interagisce con i materiali, come variano i lavori nei diversi turni, cosa genera l’instabilità qualitativa e come prevenirla. Kyveris™ segna il passaggio dall’hardware di precisione all’intelligenza produttiva per una produzione non solo automatizzata, ma anche trasparente, riproducibile e sempre più autonoma, verso la visione di Durst della ‘lights-out factory’. «Durst non è mai stata un semplice gestore dello status quo. Siamo sempre stati creatori dello standard successivo. Dopo 90 anni di ingegneria di precisione, compiamo il passo logico successivo: intelligenza produttiva per la stampa digitale e la produzione additiva. Non concepiamo più la produzione come una macchina o un workflow, ma come un sistema intelligente in apprendimento continuo. Con Kyveris™ definiamo la prossima fase evolutiva della tecnologia di produzione digitale» spiega Christoph Gamper, CEO e co-proprietario di Durst Group.
In occasione di Dscoop Edge Rockies 2026, che si è svolto dall’8 all’11 marzo a Denver in Colorado (USA), HP ha presentato una serie di innovazioni basate su intelligenza artificiale e automazione con l’obiettivo di rendere la stampa digitale industriale più continua, efficiente e scalabile. La strategia punta ad aiutare le aziende di stampa a crescere in modo profittevole, semplificando la gestione di processi produttivi sempre più complessi e migliorando produttività, controllo e continuità operativa.

Tra le novità principali c’è la nuova HP Indigo 7K+, dedicata al mercato commerciale A3 di fascia media. Basata sulla piattaforma 7X00, integra automazione on-press e strumenti AI per ridurre le attività manuali e migliorare le decisioni basate sui dati. Tra le funzioni più rilevanti spicca l’ECO Print Mode, modalità a quattro colori che utilizza strati di inchiostro più sottili e consente di ridurre i consumi mantenendo una qualità adeguata per una parte importante dei lavori. HP ha inoltre introdotto il Value Pack per HP Indigo 120K, studiato per aumentare uptime, affidabilità e stabilità del workflow, e ha celebrato la 100ª installazione di HP Indigo 200K, confermando la crescita nei segmenti etichette e packaging flessibile, trainati dalla domanda di tirature ridotte e produzioni multi-SKU. La visione di automazione si estende anche alla logistica di fabbrica, grazie all’integrazione di robot mobili autonomi sviluppati con MoviGo Robotics per automatizzare la movimentazione dei materiali e dei pallet negli ambienti di stampa. Sul fronte software, HP rafforza il ruolo di PrintOS, che compie dieci anni, e lancia HP Nio, soluzione di intelligenza artificiale conversazionale pensata per trasformare i dati di produzione in indicazioni operative immediate e facilitare decisioni più rapide e consapevoli.
A completare il quadro ci sono gli aggiornamenti a HP Site Flow, la collaborazione con GoMake per automatizzare preventivazione e pianificazione, le novità di HP Brand Centre, SmartStream Designer e della PrintOS Mobile App. Continua anche la crescita di HP PageWide nell’inkjet web industriale, che ha superato globalmente 1,2 trilioni di pagine stampate.

Koenig & Bauer ha presentato il nuovo modello strategico denominato IMPACT, con cui l’azienda punta ad accelerare la trasformazione da costruttore tradizionale a fornitore completo di tecnologie. Il piano raccoglie l’eredità della strategia “Exceeding Print” e ridefinisce le priorità del gruppo per il prossimo decennio «con l’obiettivo di affrontare attivamente le sfide di un’economia globale volatile e continuare a contribuire in modo significativo al successo dei propri clienti in tutto il mondo».
I pilastri di IMPACT sono intelligence, mercato, persone, adattabilità, competitività e tecnologia. Al centro ci sono l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi e nei prodotti, il rafforzamento di software, automazione ed ecosistemi digitali come myKyana,
oltre allo sviluppo dei mercati ad alto potenziale in Asia, India, America Latina e Medio Oriente. L’azienda punta anche a crescere nel segmento midtech con “varianti di prodotto adeguate”.
Il CEO Stephen Kimmich ha dichiarato: «In tempi difficili non aspettiamo che i mercati si stabilizzino, ma contribuiamo attivamente a plasmare il futuro del nostro settore. I dati di mercato ci indicano la direzione; sta a noi percorrerla. Koenig & Bauer agisce – con decisione, innovazione e nell’interesse del successo sostenibile dei nostri clienti» Sul piano industriale, Koenig & Bauer sta rendendo più flessibile la propria catena del valore, affiancando anche strategie locali di approvvigionamento e assemblaggio. «A ciò si affian-
cano strategie di approvvigionamento e assemblaggio locali per ridurre le dipendenze nella supply chain. Inoltre, il business dei servizi, già pari a circa il 30% del fatturato del gruppo, rappresenta un solido pilastro finanziario e sarà ulteriormente sviluppato». IMPACT definisce anche obiettivi finanziari chiari, con particolare attenzione a redditività ed efficienza. Come ha spiegato il CFO Alexander Blum: «La redditività è l’assicurazione per i nostri progetti futuri. La missione è migliorare l’eccellenza operativa. Il riferimento resta la pianificazione di medio termine: vogliamo crescere e aumentare ulteriormente il fatturato. Le leve della strategia IMPACT intervengono esattamente dove possiamo massimizzare efficienza e capacità di generare valore».
PackHub, il nuovo sistema compatto di imbustamento automatico di Sitma, è sviluppato per aumentare velocità ed efficienza nelle operazioni di order fulfillment. Pensato per rispondere alle esigenze crescenti di e-commerce e logistica, il sistema automatizza le principali fasi del confezionamento e si integra facilmente nei flussi di lavoro esistenti, senza richiedere modifiche radicali agli impianti. PackHub semplifica e accelera il processo di imbustamento intervenendo su attività chiave come alimentazione delle buste, orientamento e applicazione delle etichette. Riduce così le operazioni ripetitive a carico degli operatori e consente di tagliare i tempi di confezionamento fino al 50% per ordine. Tra i punti di forza della soluzione la struttura compatta, adatta anche a spazi produttivi ridotti. Il sistema integra una tramoggia ad alta capacità fino a 500 buste, un’alimentazione a frizione di precisione, una stazione con ventosa per mantenere stabile la busta durante il confezionamento e un’unità di etichettatura integrata che stampa e applica direttamente l’etichetta. PackHub è dotato di telaio su ruote che ne facilita lo spostamento all’interno dell’ambiente produttivo, rendendolo una soluzione ideale per le aziende che vogliono introdurre un primo livello di automazione.
Mimaki UJV200 ha consumi energetici fino all’84% inferiori rispetto a latex o solvent e impiega inchiostri ELS-170 privi di sostanze
SVHC e CMR

Mimaki ha annunciato la nuova UJV200, disponibile nelle versioni UJV200-160 e UJV200-130, stampante roll-to-roll progettata per rendere la stampa UV di alta qualità più accessibile e per ampliare le possibilità applicative degli stampatori. La nuova serie nasce sull’esperienza della 200 Series e combina qualità d’immagine elevata, facilità d’uso e flessibilità produttiva. La macchina utilizza un motore di stampa derivato dalla piattaforma 330 Series e offre gradienti morbidi, testi nitidi, colori uniformi e ridotta granulosità, grazie anche al sistema MAPS4 e al controllo di gocce fino a 4 picolitri. Le larghezze massime supportate sono di 1.620 mm per la UJV200-160 e 1.370 mm per la UJV200-130. Sul fronte operativo, integra il sistema DAS2, che automatizza la regolazione della qualità immagine e riduce tempi di set-up e consumo di materiale consentendo di lavorare anche su supporti trasparenti e colorati. La polimerizzazione a bassa temperatura amplia la compatibilità con materiali sensibili al calore, mentre gli inchiostri bianco e clear permettono la stampa fino a tre layer per applicazioni come vetrofanie, retroilluminati, etichette ed elementi decorativi.
Luxoro ha pubblicato il suo secondo Rapporto di sostenibilità, intitolato “Per un futuro più luminoso” confermando la volontà di rendere strutturale il percorso ESG e di misurarlo con continuità, adottando anche per il 2024 gli standard internazionali GRI. Il documento, riferito alla sede di Parona Lomellina e al periodo 1° gennaio-31 dicembre 2024, fotografa un miglioramento su più fronti ambientali, sociali e di governance. Tra i dati più significativi emerge il fatto che, per il secondo anno consecutivo, il 100% dell’energia utilizzata proviene da fonti rinnovabili certificate Lifegate. Sul fronte dei consumi, Luxoro registra un calo del 5% dell’energia consumata, scesa a 3.447,32 GJ, e una riduzione del 2% dei consumi energetici indiretti. L’impianto fotovoltaico installato sul tetto del magazzino ha prodotto nel 2024 30.479 kWh, di cui il 96% autoconsumato. Positivo anche l’andamento delle emissioni: le emissioni dirette Scope 1 sono diminuite del 10,8% rispetto al 2023, attestandosi a 1.561,70 kg/CO2e, mentre le emissioni indirette Scope 2 sono scese a 191,03 kg/CO2e. Un risultato sostenuto anche dal progressivo rinnovo del parco auto aziendale con modelli ibridi. Sul piano sociale, il report segnala zero infortuni sul lavoro per il terzo anno consecutivo e un forte incremento della formazione in materia di sicurezza, passata a 184 ore, contro le 45 del 2023. Le ore complessive di formazione erogate nel 2024 sono state 242, in crescita del 34%. Non manca il capitolo dedicato al territorio: nel 2024 Luxoro ha destinato 54.460 euro a 17 organizzazioni, sostenendo iniziative locali in ambito salute e sicurezza, ambiente, cultura e sport, oltre a progetti rivolti ai soggetti fragili.

Dal 1° aprile 2025 il Gruppo lodigiano Open Age è diventato distributore ufficiale per l’Italia dei sistemi Computer to Plate termici SCREEN, rafforzando la propria presenza nel segmento della prestampa e ampliando l’offerta tecnologica rivolta agli stampatori offset e flexo.

La multinazionale giapponese offre una gamma completa di soluzioni CtP in grado di coprire tutti i formati lastra, dal 35x50 cm fino al VLF, rispondendo alle esigenze di produttività e qualità dei diversi segmenti del mercato. I sistemi sono configurabili in modalità manuale, semi-automatica o completamente automatica, con opzioni che spaziano dal caricamento a cassetto singolo e multi-cassetto fino allo Skill Loader, capace di gestire interi pallet di lastre.
Accanto alla distribuzione delle tecnologie SCREEN, Open Age punta su un servizio post-vendita strutturato, con assistenza tecnica garantita entro 24 ore e un portafoglio di consumabili ad alte prestazioni, elementi sempre più centrali per assicurare continuità produttiva e standard qualitativi elevati.
Il 2025 ha già visto numerose installazioni sul territorio nazionale, mentre il 2026 si è aperto con nuove unità in fase di implementazione. A testimoniare la solidità del gruppo, una base di oltre 600 clienti attivi in tutta Italia, che rappresentano un riferimento importante per gli stampatori interessati a rinnovare il proprio reparto di prestampa.
Con sede nel Lodigiano e attiva da oltre vent’anni, Open Age si è costruita un posizionamento riconosciuto nel mercato italiano della stampa grazie a una proposta che combina distribuzione di tecnologie, assistenza tecnica e consumabili. L’azienda si presenta come partner per gli stampatori più esigenti, con una struttura capace di seguire il cliente non solo nella scelta della soluzione, ma anche nella gestione operativa quotidiana dei reparti stampa.
«Questa partnership rientra nella nostra strategia orientata a consolidare il nostro posizionamento come fornitore di soluzioni tecnologiche per la stampa – ha spiegato Vincenzo Benincasa, di Open Age –proseguendo un percorso al fianco degli operatori del settore in coerenza con il nostro claim “L’arte di distribuire soluzioni di valore agli stampatori più esigenti da oltre vent’anni“».

Varigrafica è una realtà specializzata che da anni si propone come partner strategico per le aziende che cercano nella stampa non solo un servizio esecutivo, ma una vera visione produttiva e progettuale. La sua forza sta nella capacità di integrare tecnologie diverse e complementari in grado di rispondere a esigenze molto differenti per tirature, supporti, tempi e livello di finitura. Gli ultimi investimenti hanno ulteriormente rafforzato questo posizionamento, ridisegnando l’intera filiera produttiva e portando sotto lo stesso tetto soluzioni che fino a poco tempo fa appartenevano a mondi distinti.

Sul fronte offset, Varigrafica può contare su un parco macchine di alto profilo composto da Heidelberg
Speedmaster XL 106-8-P Led-UV, Komori Lithrone G37P Led-UV, entrambe a 8 colori, e Heidelberg
Speedmaster XL 106 LLX. L’adozione della tecnologia Led-UV consente di ottenere asciugatura istantanea, colori intensi e profondi, oltre a una riduzione di tempi, consumi energetici e scarti: vantaggi che si traducono in maggiore efficienza e in un valore concreto per il cliente. Nel reparto digitale, cinque HP Indigo affiancate da tre Canon garantiscono una qualità paragonabile all’offset, unita a tutta la flessibilità tipica del digitale. Personalizzazione, cambi lavoro rapidi e assenza di sprechi permettono di affrontare con efficacia lavorazioni diversificate, dalle basse tirature alle produzioni a dato variabile. Per il grande formato, i sistemi Durst P5 e Océ Arizona 1380GT consentono di realizzare stampe di forte impatto visivo su supporti rigidi e flessibili, dalla comunicazione fieristica agli allestimenti retail.
Infine, Scodix 6000HD offre la nobilitazione digitale con rilievi, effetti UV selettivi e fino a 26 colori di foil, aggiungendo alle applicazioni l’effetto “wow” sempre più richiesto dal mercato. Il risultato è una filiera corta, controllata e flessibile, capace di combinare tecnologie diverse in un unico ecosistema produttivo.

HP Indigo ha rafforzato la sua presenza negli Stati Uniti con un accordo strategico di lungo periodo siglato con Shutterfly, tra i principali operatori e-commerce specializzati in prodotti personalizzati.
L’intesa pluriennale, che consolida una collaborazione avviata nel 2001, prevede l’installazione di 35 sistemi di stampa digitali HP Indigo 120K, con una prima fase già pianificata nel corso del 2026. Un investimento che punta a potenziare la produzione digitale su scala industriale, sempre più orientata a modelli “nonstop”, automatizzati e data-driven. Al centro dell’accordo c’è HP Indigo 120K, piattaforma B2 per la stampa commerciale ad alto volume, progettata per ambienti produttivi attivi 24 ore su 24. Il
sistema integra automazione avanzata, diagnostica predittiva e gestione intelligente della qualità, con l’obiettivo di aumentare continuità operativa, efficienza e scalabilità. L’intesa rappresenta per Shutterfly una scelta strategica per sostenere la crescita futura e migliorare la risposta alla domanda di prodotti personalizzati. «Questa decisione riguarda il posizionamento di Shutterfly per la prossima fase di crescita. L’aggiornamento dell’intero parco macchine porterà miglioramenti significativi in termini di efficienza e qualità nei periodi di picco», ha commentato Dwayne Black, Chief Operations Officer.
L’accordo comprende anche consumabili, servizi e software, compresi strumenti come HP PrintOS e soluzioni di automa-

zione dei workflow, che consentono di integrare macchine, processi e dati in un ambiente produttivo più intelligente. «L’espansione di Shutterfly conferma ciò che abbiamo costruito insieme nel corso degli anni. Con HP Indigo 120K aiutiamo i clienti a passare da una tecnologia consolidata a una produzione intelligente e continua, sempre attiva», ha dichiarato Noam Zilbershtain, VP & General Manager di HP Indigo. Nel complesso, l’operazione conferma una direzione chiara del mercato: la trasformazione della stampa industriale passa sempre più da automazione, intelligenza artificiale, analisi predittiva e personalizzazione su larga scala.
Lanciata in Italia a settembre 2025, AccurioJet 30000, il sistema di stampa di produzione inkjet UV LED in formato B2 di Konica Minolta, ha già segnato un passaggio rilevante nel mercato europeo con la prima installazione presso Grafica EFFE2 di Romano d’Ezzelino (VI). Un debutto che testimonia sia la spinta innovativa del costruttore sia la volontà dell’azienda veneta di rafforzare il proprio percorso di crescita industriale. Grafica EFFE2 ha scelto questa tecnologia per rispondere a esigenze produttive sempre più orientate a rapidità, flessibilità e qualità costante. L’adozione di AccurioJet 30000 si inserisce infatti in una strategia che punta a combinare standard qualitativi di livello offset con i vantaggi della stampa digitale. Tra i principali driver della scelta ci sono la possibilità di ottenere elevata qualità e ripetibilità anche su piccole e medie tirature, la riduzione del time-to-market grazie all’assenza di tempi di asciugatura e pretrattamenti, e la capacità di gestire un’ampia gamma di supporti, inclusi quelli premium. A questi si aggiunge un miglioramento dell’efficienza operativa e della marginalità sulle lavorazioni a maggior valore.

Da sinistra: Claudio Bernasconi, Luca Airoldi e Paolo Belloni, titolari di Artes Etichette accanto alla nuova Gallus Five
Artes Etichette ha installato la prima Gallus Five a livello globale accelerando la transizione verso la produzione digitale industriale basata su qualità, efficienza e flessibilità.
Artes Etichette ha ampliato la propria capacità produttiva installando nel dicembre 2025 la prima Gallus Five al mondo, macchina ibrida ad alte prestazioni che sta già permettendo all’azienda di trasferire una parte significativa del lavoro tradizionale verso il digitale. Il nuovo sistema consente di ridurre tempi di avviamento, sprechi di materiale e complessità produttiva, in un mer-

cato italiano delle etichette in crescita e sempre più orientato a velocità, flessibilità e qualità costante.
Dopo pochi mesi dall’installazione, Artes utilizza già la Gallus Five per una quota crescente della produzione, in particolare nelle etichette per il food, ma anche nei comparti chimico, cosmetico, farmaceutico e dei beni durevoli. Le tirature abituali si aggirano sui 10.000 metri lineari, con lavori regolari fino a 60.000 metri, a conferma della vocazione industriale della macchina.
«La qualità viene data per scontata. I clienti non ci chiedono di produrre etichette meno belle a un prezzo più basso. Le etichette devono essere perfette e la Gallus Five offre la precisione necessaria per

raggiungere ogni volta questo elevato standard di qualità», ha affermato Luca Airoldi, CEO di Artes. Sviluppata con Heidelberg, la Gallus Five è pensata per integrare la produzione ibrida nei contesti tradizionali ad alto volume. Grazie ai nuovi inchiostri Heidelberg Saphira UV05, alla velocità fino a 100 metri al minuto e a una maggiore stabilità di registro e colore, la piattaforma permette ad Artes di gestire lavori urgenti con maggiore affidabilità ed efficienza. L’azienda, che collabora con Gallus da quasi cinquant’anni, aveva già rafforzato la propria esperienza digitale con due Gallus Labelfire e con la prima Gallus One installata in Europa nel 2024. La nuova macchina è entrata rapidamente a regime, lavo-
ra oggi su due turni per 15 ore complessive al giorno e si inserisce in una strategia di crescita di lungo periodo supportata anche dal concetto modulare System to Compose. Secondo Dario Urbinati, CEO di Gallus Group: «Il successo di Artes Etichette dimostra come la tecnologia ibrida sia andata oltre le applicazioni potenziali e di nicchia, per diventare una vera soluzione per la produzione industriale. Le innovazioni hanno importanza solo quando creano un valore tangibile per i clienti e questa installazione evidenzia chiaramente come la Gallus Five stia consentendo ai trasformatori di scalare la stampa digitale in modo efficiente, mantenendo al contempo i più elevati standard di qualità».

www.fespaglobalprintexpo.com

“Con un quadro normativo solido a livello UE, il biometano può garantire riduzioni immediate delle emissioni di CO2, rafforzare l’indipendenza energetica e accelerare la trasformazione verso la neutralità carbonica dell’industria e della società europea” hanno affermato le industrie UE firmatarie della Dichiarazione congiunta sul biometano presentata a Bruxelles ai leader UE lo scorso 24 marzo.
A margine dell’iniziativa, il presidente di Assocarta Lorenzo Poli ha sottolineato che il biometano è una leva concreta e già disponibile per rafforzare la competitività energetica dell’industria cartaria italiana ed europea, accelerare la decarbonizzazione, ridurre l’esposizione alla volatilità del mercato del gas e consolidare l’indipendenza energetica. Poli ha inoltre evidenziato il valore del biometano come elemento chiave dell’economia circolare europea, capace di creare una forte simbiosi tra industria cartaria e agricola.

Per il sistema cartario italiano il biometano è già parte della strategia di mix energetico indicata da Assocarta nel paper “Industrial Deal” e rientra anche negli accordi di collaborazione siglati con il CIB. In Europa, dove l’industria soffre l’impatto degli alti costi energetici e del carbonio, il biometano viene indicato come una soluzione immediata e scalabile: oggi la produzione europea di biogas e biometano raggiunge 22 miliardi di metri cubi e contribuisce sia alla sicurezza degli approvvigionamenti sia alla riduzione delle emissioni, soprattutto nei settori energivori come la carta. Oltre all’impiego energetico, il biometano sostiene anche l’economia circolare grazie a co-prodotti come digestato e CO2 biogenica. La dichiarazione europea individua infine dieci azioni prioritarie per accelerarne la diffusione, tra cui il riconoscimento del ruolo del biometano negli obiettivi climatici UE, la rimozione delle barriere amministrative, il sostegno agli investimenti e ai contratti di lungo termine, l’armonizzazione dei regimi nazionali e il miglioramento dell’accesso alle infrastrutture.

Il 22 aprile 2026 torna il Fespa Italia Day, l’evento organizzato da FESPA Italia a Palazzo Mezzanotte (Milano), nella sede della Borsa. La giornata unisce l’Assemblea dei Soci (riservata alle aziende associate) e un convegno aperto al mercato, pensato per mettere a fuoco trend, tecnologie e scenari che stanno orientando la stampa e la visual communication. Uno dei momenti centrali è la presentazione dei dati del FESPA Print Census, illustrato da Enrico Barboglio; il censimento FESPA è il più grande studio del suo genere, un progetto di ricerca globale per comprendere le comunità di stampa di grande formato, serigrafica e digitale. Condotto ogni sei mesi in 89 Paesi, offre una fotografia aggiornata delle priorità di business nel print specialistico. Michela Pibiri presenta una ri-
cerca dedicata al rapporto tra stampa e retail, analizzando come i brand stanno ripensando punti vendita, materiali e touchpoint fisici in integrazione con il digitale. Arricchirà l’intervento l’intervista allo studio di architettura e interior design 23 Bassi. Nel pomeriggio l’attenzione si sposta sulle leve finanziarie con ELITE, che affronterà il tema del rapporto tra impresa e capitale nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile. Il tutto sarà arricchito dal caso reale che sarà presentato da Nico Fontana, presidente e AD di Montecolino, che mostrerà cosa significa intraprendere un percorso strutturato di sviluppo, evidenziando impatti su organizzazione, investimenti e cultura aziendale.
Ampio spazio è dedicato anche alla sostenibilità, con un focus
sul passaggio da impegno teorico a risultati misurabili, alla luce delle nuove normative europee e delle crescenti richieste del mercato. Federica Furlon di LCA Lex, parla delle opportunità e dei rischi che si prospettano in relazione all’entrata in vigore delle nuove normative. Sempre in ambito di sostenibilità, vengono presentati i risultati della ricerca FESPA: Understanding and avoiding Greenwashing. L’innovazione tecnologica è protagonista attraverso sessioni dedicate a stampa tessile, interior decoration, product decoration, digital out of home, industrial printing e 3D. A completare l’esperienza, il Proof Showcase offre una panoramica delle applicazioni più avanzate, mettendo in evidenza le potenzialità delle nuove tecnologie e dei materiali.
In occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, Acimga ha ribadito il proprio impegno sulla formazione e sull’ingresso dei giovani nel settore del printing e del converting, considerati fattori decisivi per la competitività della filiera in una fase segnata da digitalizzazione, automazione e sostenibilità. Nel contesto della formazione di nuovi talenti come priorità strategica per l’intera filiera, il 15 aprile l’associazione partecipa a due iniziative promosse dal sistema associativo: l’evento di Federmacchine “Giovani protagonisti con il Machinery Made in Italy”, dedicato al dialogo tra scuola e impresa e alle opportunità offerte dai beni strumentali, e l’incontro della Federazione Carta e Grafica, organizzato nell’ambito della Paper Week, focalizzato su formazione, competenze tecniche, innovazione e qualità. Tra i momenti più significativi anche il docufilm “Mattia fa le scatole: storie di giovani in fabbrica”, che valorizza le professioni tecniche e il ruolo della formazione come leva di crescita. Con questa partecipazione Acimga conferma il proprio ruolo nel promuovere cultura industriale, collaborazione tra scuola e imprese e percorsi formativi adeguati alle esigenze di un comparto in continua evoluzione.
Partecipazione record per l’evento sugli spot color tra standard, misurazione e workshop applicativi
Grande successo per il TAGA Day 2026, l’appuntamento annuale organizzato da TAGA Italia e dedicato quest’anno al tema “Un linguaggio di colore - Parliamo di Spot Color dalla definizione alla misurazione”.
L’evento si è svolto il 18 marzo 2026 presso l’ITS Angelo Rizzoli di Milano con una formula rinnovata, più immersiva, concreta ed esperienziale. Al centro della giornata, la gestione degli spot color lungo l’intera filiera produttiva, tra standard condivisi, riferimenti colore, misurazione, tolleranze e applicazioni pratiche.

Alcuni momenti
del Taga Day 2026 e il neoeletto presidente Raffaele Angelillo
L’edizione 2026 ha fatto registrare oltre 100 partecipanti, circa 50 aziende rappresentate, più di 60 persone in lista d’attesa e soprattutto il primo sold out nella storia del TAGA Day in meno di 72 ore. Un risultato che conferma la centralità dell’appuntamento nel panorama tecnico della stampa e che porterà, per la prima volta, a una seconda data. «La giornata è stata per noi significativa ed estremamente soddisfacente, come espressione concreta di un percorso di crescita avviato negli anni e oggi arrivato a piena maturità», ha dichiarato Raffaele Angelillo, presidente di TAGA Italia, ringraziando soci, supporter, partecipanti, consiglieri e staff.
La giornata si è aperta con i saluti istituzionali del presidente e con l’intervento del segretario Alessandro Mambretti, che ha fatto il punto sul-



lo stato dell’associazione, sulla crescita del TAGA Day e sugli investimenti avviati per rafforzare struttura, comunicazione e attività rivolte ai soci.
Il primo approfondimento tecnico è stato affidato a Carlo Carnelli, che ha presentato i lavori internazionali e le più recenti evoluzioni degli standard, illustrando il contributo di TAGA Italia anche in ambito ISO. In particolare, ha evidenziato il progetto sulla definizione digitale univoca del colore, discusso in ISO/TC 130, che punta a uno standard condiviso lungo tutta la filiera della stampa. Rilevante anche il contributo di David Serenelli, che ha affron-
tato il tema dei riferimenti nella riproduzione in stampa degli spot color. Partendo da una sperimentazione condotta in ambito TAGA Italia con il coinvolgimento dell’ITS Angelo Rizzoli, Serenelli ha approfondito il tema dei target di riferimento nella riproduzione dei colori speciali su substrati differenti e con diverse tecnologie di stampa, mettendo in evidenza il valore del riferimento master e dei riferimenti dipendenti. Sempre nel solco dell’aggiornamento tecnico-documentale, Angelo Meroni ha presentato la revisione del TAGA.DOC.16 del Gruppo di Lavoro Cartotecnica, mentre Piero Pozzi ha illustrato il lavoro alla base del TAGA. DOC.21, documento dedicato alla definizione e alla misurazione degli spot color. Prima del pranzo, Angelillo ha consegnato lo “Chef TAGA” a tre associati distintisi per proattività, dedizione e condivisione dei valori associativi: Alessandro Mambretti, Angelo Meroni e Manuel Trevisan.
La parte laboratoriale pomeridiana si è aperta con il Workshop 1, coordinato da Piero Pozzi, dedicato alle guide colore Pantone, alla variazione cromatica nel tempo e al confronto tra prova colore digitale e colori spot.
Il Workshop 2, coordinato da Luca Mauri, ha approfondito la misurazione spettrofotometrica dei colori spot con confronto rispetto ai riferimenti digitali PantoneLIVE, analisi della variabilità in tiratura, Delta E 2000, metamerismo e dependent standard.
Il Workshop 3, condotto da Stefano D’Andrea e Luca Morandi, è stato dedicato alla calibrazione del colore speciale tramite misura SCTV.
Il Workshop 4, moderato da Marco Marzulli, si è focalizzato sulla misura spettro-densitometrica degli spot color con sistemi automatici off-line e on-line, mettendo a confronto strumenti manuali, robotizzati e dispositivi in-line.
Fondamentale il contributo dei supporter: ColorConsulting, Colorgraf, Graphix, Join Solutions, Koenig & Bauer, Konica Minolta, Nuova LC Graph, Sun Chemical, TK Narrow Web Experts, ICS Firpo e Lazzati.
Con il successo del TAGA Day 2026, TAGA Italia conferma il proprio ruolo di riferimento per la diffusione della cultura tecnica nelle filiera della stampa.

citate
23 Bassi 12
Acimga 12
ACTEGA 44
Acube 74
AFP Patron. S. Vincenzo 70
Agfa 40,53
Airoldi Luca 11
Andreani Sergio 80
Angelillo Raffaele 13
ARGI 63
Artes Etichette 11
Assocarta 12
Assografici 48
Athena 53
Auroflex 55
Ayming Italia 58
Barcella Efrem 70
Baumann Italia 78
Beghetto Alice 80
Beghetto Mauro 80
Bender Jochen 77
Benincasa Vincenzo 8
Bergh Chip 6
Bettelli Bruno 60
Black Dwayne 10
Blum Alexander 9
BOBST 30,81
Bompan 79
Bortolon Giorgio 80
Brambilla Elisabetta 67
Broussard Bruce 6
Butera Alberto 55
Butera Francesco 55
Canon 10,22,26,38,53
Cantelli Catia 75
Carnelli Carlo 13
Carpinetti Mattia 6
Cartes 30,75
CEMAB 55
Centro Studi Printing 15
ColorConsulting 13
Colorcopy 74
Colorgraf 13
Commer Carta 75
Conai 75
Corradi Martina 67
D’Andrea Stefano 13
Dago Matteo 26
Danieli Alessandro 74
Dantex 32
De Marco Emanuela 56
De Marco Francesca 56
De Marco Giuliano 56
De Marco Stefano 56
DG Press 30
Dilli 40
L’anno in corso si profila come un anno ancora più sfidante per i fornitori di servizi di stampa. I trend più forti convergono tutti nella stessa direzione: rendere le aziende più agili, più efficienti e più capaci di rispondere a un mercato fatto di tirature brevi, tempi rapidi, personalizzazione e controllo dei costi. Dalla forza lavoro al finishing, dall’inkjet al packaging, fino ai servizi di marketing, la competitività dipende dalla capacità di integrare tecnologie e modelli di business in una visione coerente di crescita. Per scattare un’istantanea degli attuali trend della stampa digitale di produzione ci siamo ispirati all’analisi di mercato di Alliance Insights, la divisione research di PRINTING United Alliance, comparandoli con quanto emerso anche dai dati di mercato elaborati dal Centro Studi Printing. Il report emerso identifica 10 tendenze chiave che stanno caratterizzando questo comparto.

(@credits Messe Düsseldorf / ctillmann)
RIDEFINISCE
LA FORZA LAVORO
Man mano che i processi produttivi diventano più digitali, data-driven e interconnessi, le attività di stampa si trasformano da ambienti ad alta intensità di manodopera in aziende iper tecnologiche. Un cambiamento che consente alle aziende di snellire le attività ripetitive, ridurre gli errori e permettere alle persone di concentrarsi su responsabilità a maggior valore, che richiedono creatività, problem solving e competenze tecniche.
Le difficoltà di reperimento del personale restano tra i principali ostacoli alla crescita. Con il pensionamento di operatori esperti in prestampa, stampa e finishing, l’automazione aiuta gli stampatori a colmare la carenza di organico e a mantenere la produttività. L’automazione non è solo una leva di controllo dei costi, ma un modo per costruire agilità, consentendo a team più piccoli e più snelli di gestire in modo efficiente workflow complessi e multi-applicazione. Le aziende più tecnologicamente aggiornate risultano inoltre più attrattive nei confronti di professionisti più giovani.
AI e automazione stanno potenziando, più che sostituendo, la forza lavoro. I ruoli si rimodellano attorno alla gestione tecnologica, alla supervisione dei processi e al problem solving creativo. L’adozione dell’automazione dipende però da quanto efficacemente le aziende allineano l’investimento tecnologico con le persone. È necessario accompagnare gli investimenti in tecnologia con strategie di coinvolgimento dei dipendenti, come formazione trasversale, responsabilizzazione sui processi e sviluppo di competenze sui dati. Sono pratiche che costruiscono fiducia e un senso di progresso condiviso mentre la tecnologia ridefinisce ruoli tradizionali.
Nel 2026 questo tema si traduce anche in un cambiamento culturale: se automazione e AI ridefiniscono i ruoli in produzione, cambia la percezione di cosa significhi fare carriera nella stampa. Presentandosi come un settore moderno, connesso e guidato da obiettivi concreti, i fornitori di stampa possono attrarre una nuova generazione di lavoratori qualificati, che vede la tecnologia non come un sostituto del talento ma come una piattaforma per innovazione e crescita.


L’AI
L’intelligenza artificiale è ormai un vero motore di business e nel 2026 rappresenta uno dei principali fattori di differenziazione competitiva nel settore della stampa. Quella che inizialmente era una fase di sperimentazione, spesso legata agli strumenti generativi, si sta evolvendo in un’adozione più ampia e strutturata, finalizzata a introdurre “intelligenza” nei workflow, nei processi decisionali e nella relazione con i clienti. Se le prime applicazioni si sono concentrate soprattutto su attività creative come la generazione di contenuti, l’automazione del marketing e le campagne personalizzate, oggi l’intelligenza artificiale entra sempre più nei processi centrali della produzione: dalla preventivazione alla pianificazione del lavoro, dall’ottimizzazione in prestampa alla manutenzione predittiva. Gli stampatori la utilizzano per anticipare esigenze di manutenzione, bilanciare i carichi macchina, migliorare l’accuratezza dei preventivi e ridurre i passaggi manuali grazie a strumenti di riconoscimento immagini e ottimizzazione del layout. Integrata nei workflow automatizzati e nei sistemi MIS, l’AI offre una visibilità operativa più completa, dal preventivo alla consegna.
Questa evoluzione modifica anche il concetto stesso di competitività. Se in passato il vantaggio si misurava soprattutto in velocità, costi ed efficienza, oggi contano sempre di più insight, capacità di adattamento e rapidità decisionale. L’intelligenza artificiale permette infatti di analizzare grandi quantità di dati, dal comportamento dei clienti all’utilizzo delle macchine, e di trasformarli in valore operativo e strategico.
Nel 2026 la trasformazione digitale della stampa entra quindi in una fase definita non più soltanto dall’automazione, ma dall’intelligenza. L’AI diventa il collegamento tra creatività, produzione e strategia, offrendo nuovi strumenti per ridurre sprechi, personalizzare l’output e anticipare i bisogni del mercato. Le aziende che la utilizzano per apprendere più velocemente, decidere meglio ed eseguire con maggiore precisione sono già quelle che si distinguono di più.

Il finishing è da sempre una delle fasi più labor-intensive: con l’aumento delle velocità delle macchine digitali e la riduzione delle tirature, gli stampatori investono in sistemi automatizzati di rifilo, rilegatura, piega e impilamento per tenere il passo con la produttività a monte. Integrando il finishing nei workflow digitali, le aziende riducono l’intervento manuale, accorciano i tempi di consegna e migliorano la consistenza qualitativa. L’automazione del finishing è oggi centrale per ottenere efficienza end-toend e sbloccare una nuova fase di produttività. Mentre gli stampatori continuano a ottimizzare i flussi e a ridurre i tempi di turnaround, l’automazione in post-stampa diventa una priorità operativa.
Automazione in taglio, piega, fustellatura e nobilitazione assicura che i processi postpress tengano il passo con motori di stampa digitale più rapidi, riducendo i colli di bottiglia e mantenendo la produttività complessiva.
Riducendo i touchpoint manuali, standardizzando la qualità e integrandosi direttamente con i workflow di stampa digitale, i sistemi di finishing permettono cambi lavoro più rapidi e un output consistente tra turni. Per le aziende che gestiscono un mix di lavori short-run, on-demand e versioning, il finishing automatizzato è un anello critico per ottenere piena efficienza di workflow e per soddisfare le aspettative dei clienti su produzione più rapida e flessibile. Il punto non è più solo stampare di più, ma riuscire a trasformare quella capacità in prodotti finiti . È qui che il finishing esce dalla condizione di fase finale passiva e diventa uno snodo strategico del workflow. Nel 2026 l’automazione del finishing occupa dunque un ruolo di prima linea nel completare l’integrazione end-toend dei workflow. La fase attuale enfatizza la connettività, collegando i sistemi di finishing a MIS, organizzazione e dashboard di produzione per abilitare validazione lavori in tempo reale, tracciamento delle performance e manutenzione predittiva.
Alcune delle tecnologie
all’avangiardia e relative applicazioni presentate a drupa 2024, che hanno anticipato gli attuali trend della stampa digitale di produzione


La stampa inkjet di produzione si conferma una delle tecnologie chiave per aumentare produttività e redditività nella stampa commerciale, negli in-plant, nel direct mail e nella produzione libraria. Da soluzione complementare a offset e toner, è diventata una piattaforma industriale matura, capace di offrire qualità paragonabile all’offset, alta velocità e grande flessibilità applicativa. Un punto di forza decisivo è il contributo all’automazione dei workflow
Secondo Next Generation Inkjet Investment, l’adozione dell’inkjet porta in media a una riduzione del 10% degli scarti, a un incremento del 9,4% dei profitti e a una minore dipendenza dalla manodopera per macchina.
A questi dati si aggiungono quelli di The Production Inkjet Application Revolution di Alliance Insights, secondo cui il 58% degli utenti ha ridotto i costi per commessa, il 52% ha sviluppato nuove opportunità di business e il 48% ha aumentato la capacità di personalizzazione.
L’inkjet risponde inoltre a due criticità centrali del settore: la carenza di personale qualificato e la sostenibilità. Automatizzando molte fasi produttive, semplifica la gestione delle commesse e consente a un singolo operatore di controllare più sistemi. Allo stesso tempo elimina lastre e scarti di avviamento, favorisce modelli print-todemand e contribuisce a ridurre sprechi, consumi e impatto logistico.
In un contesto segnato da costi crescenti, scarsità di competenze e obiettivi ambientali sempre più stringenti, l’inkjet di produzione si conferma quindi una leva strategica per costruire efficienza, flessibilità e resilienza.
LE FILIERE DEL LIBRO DIVENTANO
Negli ultimi dieci anni la produzione di libri si è progressivamente spostata dalle grandi tirature offset centralizzate a un modello distribuito basato sulla stampa digitale. L’inkjet di produzione ha accelerato questa trasformazione, combinando velocità, qualità ed efficienza dei costi e rendendo la produzione locale e on-demand una strategia sempre più diffusa. Editori e stampatori stanno adottando reti produttive regionali automatizzate e connesse, che permettono di stampare più vicino ai mercati di destinazione, riducendo tempi di consegna, costi di trasporto e impatto ambientale.


Questo approccio consente anche una gestione più flessibile delle tirature e del magazzino.
Il mercato dell’inkjet è in forte crescita: secondo Smithers passerà da 117,7 miliardi di dollari nel 2024 a 162,1 miliardi entro il 2029, con un CAGR del 6,6%. In questo contesto, la stampa di libri rappresenta uno dei segmenti chiave. I.T. Strategies rileva che nel 2022 il 25% delle pagine di libri è stato stampato in inkjet, quota destinata a salire al 39% entro il 2028.
Modelli produttivi distribuiti, come quelli adottati da Ingram con Lightning Source e dagli hub make-on-demand di Amazon, dimostrano come sia possibile stampare e spedire i libri entro 48 ore, riducendo significativamente i resi e permettendo agli editori di produrre solo ciò che viene effettivamente venduto. Dopo la pandemia, questo modello si è rafforzato anche come risposta alla necessità di filiere più resilienti e vicine ai mercati.
L’aumento dei costi postali sta spingendo il direct mail verso un ripensamento strategico. Per mantenerne l’efficacia, i marketer puntano sempre più su targeting datadriven, design intelligente e stampa digitale di alta qualità, così da rendere ogni invio più rilevante, misurabile e performante. In questo percorso, l’inkjet ad alta velocità gioca un ruolo centrale, perché consente di combinare qualità visiva, dati variabili, versioning e produzione efficiente a servizio del direct mail. A confermare il valore del canale è una ricerca di U.S. Postal Service e Colorado State University, secondo cui il direct mail registra un ROAS del 55%, superiore a Google Ads, Amazon Ads e Facebook Ads. Anche i consumatori ne riconoscono l’efficacia: il 70% lo considera molto o estremamente utile nelle decisioni d’acquisto, l’80% dichiara di cercare maggiori informazioni su un brand dopo averlo ricevuto e i giovani tra 18 e 34 anni risultano più propensi all’acquisto rispetto alle fasce d’età più alte. Questi dati mostrano come il direct mail riesca ancora a distinguersi nel sovraffollamento dei canali digitali, grazie a una comunicazione più tangibile, personale e affidabile. Nel 2026 la sua efficacia dipende sempre più dalla capacità di integrare dati, creatività e produzione digitale. I provider che collegano CRM, analytics e workflow automatizzati con l’inkjet di produzione sono nella posizione migliore per offrire campagne più mirate, tracciabili e resilienti, trasformando il direct mail in uno degli strumenti più efficaci del marketing multicanale.
La crescente domanda di servizi di marketing intelligente apre nuove opportunità di sviluppo per i fornitori di stampa. Oggi le aziende vogliono sfruttare dati cliente, analytics e canali multimediali per migliorare le performance delle campagne, e i fornitori di servizi di stampa più evoluti stanno ampliando la propria offerta per rispondere a queste esigenze con soluzioni integrate. Accanto alla produzione, entrano così in gioco competenze di strategia marketing, modellazione dei dati e integrazione dei canali digitali, con l’obiettivo di offrire risultati misurabili, rafforzare la relazione con i clienti e trasformare commesse occasionali in programmi continuativi e ricorrenti.
I servizi di marketing intelligente combinano dati, automazione e gestione cross-canale per rendere le campagne più personalizzate, rilevanti e tracciabili.
La stampa viene così integrata con advertising digitale, email e attività web, permettendo ai brand di raggiungere il pubblico giusto, adattare creatività e messaggi e misurare le performance lungo più punti di contatto. In questo modo il fornitore di stampa evolve da semplice esecutore a partner in grado di contribuire concretamente ai risultati di marketing.
Per accelerare questo percorso, molte aziende strutturano team interni in stile agenzia o acquisiscono competenze esterne, ampliando la proposta di valore dalla sola stampa alla gestione completa delle campagne, dalla strategia di marca allo sviluppo contenuti, fino all’analisi dei dati. In questo scenario la tecnologia inkjet di produzione gioca un ruolo centrale: grazie alla capacità di stampare contenuti unici, personalizzati e a colori in alta qualità, anche su piccole tirature e in tempi rapidi, rende concretamente possibile un marketing sempre più data-driven, flessibile e orientato alla performance.




Il packaging si conferma uno dei mercati più promettenti per gli stampatori commerciali che vogliono diversificare il proprio business. Con il calo dei volumi della stampa tradizionale, questo settore offre applicazioni a maggior valore aggiunto e commesse più ripetibili.
Secondo il Centro Studi Printing, il 30% degli stampatori che ampliano la propria attività è già entrato nel packaging, con etichette e astucci pieghevoli tra le applicazioni più accessibili.
La stampa digitale ha contribuito a ridurre molte barriere d’ingresso, semplificando i processi e automatizzando i workflow. Oggi il 71% degli stampatori di packaging offre soluzioni digitali, soprattutto per rispondere alla crescente richiesta di tirature brevi, consegne rapide e versioning.
A guidare questa evoluzione sono anche i brand owner, che prevedono di aumentare gli SKU di circa il 30% nei prossimi due anni. In questo contesto, la produzione digitale consente lanci di prodotti stagionali, promozioni mirate e versioni localizzate, offrendo agli stampatori nuove opportunità per assumere un ruolo più strategico nello sviluppo del packaging.
I fornitori di stampa operano oggi in un contesto caratterizzato da forti pressioni sui costi e da aspettative sempre più elevate da parte dei clienti. L’aumento dei prezzi di materiali, energia e lavoro continua a comprimere i margini, mentre il mercato richiede tempi di consegna più rapidi, tirature ridotte e livelli di personalizzazione sempre più elevati. In questo scenario l’automazione diventa una leva strategica per preservare redditività e competitività.
Le operation di stampa in-plant, ovvero i centri stampa interni alle aziende o alle grandi organizzazioni che producono materiali di comunicazione e documenti per uso interno o per i clienti, stanno ridefinendo il proprio ruolo. Se in passato erano considerati principalmente strutture di servizio orientate al contenimento dei costi, oggi molti in-plant stanno diventando veri e propri hub produttivi strategici, capaci di garantire velocità, qualità, sicurezza dei dati e coerenza del brand.
Con la crescente richiesta da parte delle organizzazioni di tempi di risposta più rapidi, maggiore controllo sulle informazioni sensibili e più trasparenza operativa, gli in-plant stanno adottando la tecnologia inkjet di produzione come leva di trasformazione.
L’inkjet combina infatti qualità di livello offset con la flessibilità della stampa digitale, permettendo di gestire tirature brevi, personalizzazione e applicazioni diversificate in modo efficiente.

L’automazione end-to-end del workflow è ormai centrale sia per migliorare l’efficienza operativa sia per proteggere i margini. Non si tratta più di un miglioramento incrementale, ma di una condizione necessaria per restare competitivi. Riducendo colli di bottiglia, accelerando i flussi e limitando gli errori, i processi automatizzati consentono di aumentare il throughput senza ampliare l’organico e di offrire quella velocità, affidabilità e flessibilità che i clienti si aspettano. I benefici si estendono a tutte le fasi della produzione, dall’onboarding delle commesse alla proofing, dalla gestione del colore alla schedulazione fino al finishing. Integrando questi processi in workflow digitali unificati, gli stampatori eliminano passaggi manuali, ottengono visibilità in tempo reale sulle attività produttive e migliorano l’utilizzo complessivo delle attrezzature. Nel 2026 l’automazione del workflow si conferma quindi una delle principali fonti di vantaggio competitivo. Le aziende che integrano schedulazione, produzione e finishing in flussi connessi riescono a gestire volumi più elevati di lavori a tiratura breve e consegna rapida, mantenendo al tempo stesso qualità, efficienza e resilienza operativa.
AccurioJet 30000 di Konica Minolta produce qualità, formati, grammature e applicazioni da offset, ma lo fa azzerando i limiti operativi, qualitativi ed economici insiti nell'analogico.
Il sistema di stampa, lanciato a fine 2025, vanta già quattro installazioni in Italia.

Ci sono tecnologie che irrompono nel mercato con fragore e altre che avanzano con passo più misurato, senza proclami ma con la capacità di anticipare le tendenze del mercato e consolidarsi nel tempo. AccurioJet 30000, la piattaforma di stampa inkjet B2+ di Konica Minolta, appartiene a questa seconda categoria. Quando a drupa 2016 il costruttore presenta KM-1, il settore la osserva con curiosità. Si tratta di una proposta digitale diversa dal consueto, che entra con discrezione in un territorio dominato dalle certezze dell’offset e dalle tecnologie elettrofotografiche, a toner o a inchiostro liquido. Oggi, a quasi un decennio di distanza e con centinaia di installazioni nel mondo, quella curiosità si è trasformata in fiducia. La tecnologia inkjet sviluppata da Konica Minolta ha dimostrato nel tempo di saper evolvere fino a incarnare due qualità essenziali per ogni industria grafica: affidabilità e ripetibilità.
Erede diretta della KM-1, di cui rappresenta la maturazione tecnologica, AccurioJet 30000 è una macchina da stampa inkjet a foglio nel formato 585×750 mm che utilizza nuovi inchiostri UV LED. Non si tratta dunque di un semplice aggiornamento, ma dell’esito di anni di sviluppo tecnologico, ascolto dei clienti e osservazione concreta dei flussi produttivi nelle aziende di stampa.
Perché AccurioJet 30000
è unica?
Il cuore della piattaforma è il motore di stampa, che integra nuove teste inkjet industriali Konica Minolta a 1.200 dpi, inchiostri proprietari di nuova generazione e la tecnologia esclusiva IJ Manager, che combina un RIP ad alte prestazioni con sensori dedicati al controllo degli ugelli.
L’approccio progettuale di AccurioJet 30000 è quello di un ecosistema tecnologico integrato, un sistema concepito per far dialogare hardware, chimica dell’inchiostro e gestione del dato. Anche gli elementi di movimentazione carta – dal trasporto foglio al gruppo di voltura, fino al mettifoglio e all’impilatore ad alta capacità – derivano dall’esperienza offset, assicurando robustezza e continuità produttiva.
«Se dovessimo descrivere AccurioJet in una frase, diremmo che stampa come una offset ma si comporta come una digitale», afferma Alessandro Viganò, Product Manager Industrial Printing di Konica Minolta Italia. «Non è magia, ma il risultato di anni di ricerca e sviluppo e di scelte costruttive che valorizzano competenze tecnologiche consolidate».
La chimica degli inchiostri UV, combinata con la polimerizzazione LED, permette di stampare su un’ampia gamma di supporti: carte naturali e patinate, cartoncini goffrati o martellati, materiali plastici, sintetici e metallizzati. Il tutto senza necessità di pretrattamenti e con elevata stabilità dimensionale.
Un ruolo chiave è svolto dalla tecnologia proprietaria di pinning Dot Freeze Technology, che controlla e stabilizza la goccia durante la formazione dell’immagine. Il risultato sono aree cromatiche uniformi, dettagli precisi e microtesti perfettamente leggibili. Grazie alla nuova generazione di inchiostri, inoltre, le stampe non presentano il tipico effetto plasticoso associato a molte soluzioni UV inkjet, ma restituiscono un risultato visivo molto vicino alla offset, con neri intensi, elevata densità cromatica e campiture estremamente uniformi.
Un’unica macchina, molti mercati
Uno degli elementi più distintivi di AccurioJet 30000 è la sua elasticità applicativa. Più che di semplice versatilità, si può parlare di capacità di adattamento produttivo. La macchina gestisce infatti supporti con spessori da 0,06 a 0,6 mm, consentendo di passare nello stesso turno di lavoro da un bugiardino farmaceutico a un espositore da banco o a un catalogo commerciale.
Per lo stampatore commerciale questo significa ridurre drasticamente le fasi di preparazione e test. Prove colore, ristampe e varianti per differenti mercati, lingue o stagionalità possono essere prodotte in pochi passaggi, con un livello di coerenza cromatica estremamente elevato.
Sul piano applicativo lo spettro si amplia ulteriormente: astucci pieghevoli, materiali cartotecnici per il punto vendita, locandine, pubblicazioni editoriali e libri d’arte rientrano tra le lavorazioni possibili. Il modello economico basato sul consumo, e non sul tradizionale costo per click, rende inoltre la piattaforma competitiva con l’offset anche nella stampa di pagine interne di libri e prodotti monocromatici.
«Molti stampatori guardano con interesse alla cartotecnica, dove si aprono spazi per pre-serie, microtirature, edizioni limitate e packaging personalizzato», osserva Viganò. «AccurioJet non obbliga a scegliere un solo mercato: permette di entrare in segmenti tradizionalmente presidiati dalla offset, generando nuove opportunità di business».
Dal punto di vista qualitativo, la piattaforma ha inoltre ottenuto un ampio spettro di certificazioni internazionali, tra cui FOGRA39, 47, 51, 52, 53, 59, Japan Color e GRACoL Coated & Uncoated, a conferma della stabilità cromatica del processo.
Dove l’investimento diventa profitto
Se il gap di velocità tra stampa digitale e offset è ancora un tema ricorrente, il confronto regge soltanto sul piano teorico. Nella produzione reale, l’equazione cambia radicalmente. AccurioJet 30000 non richiede lastre, non necessita di copie di avviamento e non comporta tempi di setup. Ogni nuovo lavoro può iniziare immediatamente, senza costi nascosti né sprechi di carta. Nelle basse e medie tirature – dove spesso i margini dell’offset si assottigliano – il digitale diventa quindi un vantaggio operativo concreto.
La funzionalità RIP while printing, resa possibile dal DFE proprietario e da una potente infrastruttura di trasmissione dati, consente alla macchina di preparare il job successivo mentre quello corrente è ancora in stampa. Le pause tra un lavoro e l’altro vengono di fatto eliminate, con un impatto diretto sulla produttività reale. A questo si aggiunge un fattore meno visibile ma determinante: la ripetibilità del processo. AccurioJet 30000 riduce al minimo le variabili legate a temperatura, umidità, e le sue prestazioni non sono inficiate da usura lastre o caucciù e micro-regolazioni manuali. Se un lavoro è corretto alla prima produzione, lo sarà anche alla
AccurioJet 30000
di Konica Minolta, sistema di stampa inkjet UV Led formato B2, è ideale per gli ambienti di produzione


centesima ristampa. Meno variabili significa più affidabilità, maggiore controllo qualitativo e più redditività. Infine, l’esperienza maturata con le KM-1 di prima generazione – ancora operative dopo molti anni di utilizzo – dimostra la solidità e la durata della piattaforma, elementi che contribuiscono alla salvaguardia dell’investimento nel lungo periodo.
A chi si rivolge AccurioJet 30000
Il target di AccurioJet 30000 è l’industria grafica evoluta, che richiede risultati costanti, ritmi produttivi elevati e la possibilità di affrontare lavorazioni diverse senza rigidità operative. È una piattaforma pensata per chi valuta gli investimenti in termini di qualità, efficienza industriale e capacità di adattamento al mercato. Nel formato B2, l’inkjet ha ormai superato la fase sperimentale per diventare uno strumento concreto di competitività. In questo scenario Konica Minolta offre al mercato una soluzione che si integra nei flussi produttivi esistenti e amplia le possibilità applicative, trasformando il digitale in una leva strategica. La macchina trova spazio sia in contesti di affiancamento o progressiva sostituzione dell’offset, sia nelle aziende già orientate al digitale che intendono salire di livello con formati più grandi, lavorazioni più complesse e maggiore valore per commessa.
Con AccurioJet 30000, Konica Minolta si rivolge a un settore esigente dimostrando che l’inkjet UV LED in formato B2 rappresenta oggi una delle soluzioni tecnologicamente più avanzate per la produzione industriale grazie a stabilità di processo, qualità costante, polimerizzazione immediata, ampia compatibilità con i supporti e livelli di produttività adeguati a sostenere crescita e differenziazione nel medio periodo. Entrata in punta di piedi in un mercato tradizionalmente conservativo, la piattaforma B2 di Konica Minolta si propone oggi come protagonista.
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Fra drupa 2024 e i mesi successivi, diversi costruttori hanno accelerato lo sviluppo di macchine da stampa inkjet B2 a foglio. L’obiettivo è offrire agli stampatori piattaforme digitali capaci di competere con la offset, mantenendo formati, supporti e workflow compatibili con le linee di finishing esistenti.
Il B2 inkjet a foglio si sta imponendo come uno dei segmenti più strategici e dinamici della stampa di produzione. Per dimensioni e impostazione industriale, questo formato si colloca nel punto di incontro tra stampa offset e stampa digitale, rendendo l’inkjet competitivo in applicazioni storicamente presidiate dalla offset: dalla stampa commerciale ai libri, dal direct mail al packaging leggero. Il tutto senza rinunciare ai vantaggi tipici del workflow digitale, come tempi di avviamento ridotti, personalizzazione, minori sprechi e un livello sempre più elevato di automazione. A sostenere questa evoluzione contribuisce anche il contesto: secondo Smithers, il mercato globale della stampa e del printed packaging vale nel 2025 circa 868 miliardi di dollari ed è previsto in crescita fino a 969,7 miliardi di dollari nel 2030. Nello stesso scenario, l’inkjet è indicato come la tecnologia destinata a crescere più rapidamente in termini di valore. Un altro dato ricorrente nelle analisi di settore è che il mercato del digital print nel 2025 si colloca attorno a 167,5 miliardi di dollari, con una proiezione fino a 251,1 miliardi di dollari entro il 2035. In parallelo, la domanda continua a cambiare. In molti comparti della stampa commerciale le tirature medie si riducono, mentre aumentano ristampe frequenti, versioning e richieste di consegna sempre più rapide. In questo scenario il B2 inkjet a foglio assume un ruolo centrale perché colma il divario produttivo tra le macchine digitali di formato più piccolo e le tradizionali offset 70×100, offrendo agli stampatori una risposta più efficace in caso di ristampe ravvicinate e produzioni variabili, senza rinunciare a formato, produttività e compatibilità con il finishing esistente.
Il B2 ponte produttivo tra offset e digitale
Non sorprende quindi che, soprattutto tra drupa 2024 e i mesi successivi, i principali costruttori abbiano accelerato gli investimenti in questo segmento, presentando nuove piattaforme e aggiornamenti tecnologici con l’obiettivo di fare del B2 inkjet una vera alternativa industriale all’offset.
Il numero crescente di sistemi oggi disponibili mostra con chiarezza che questo mercato è entrato in una nuova fase: se fino a pochi anni fa tali macchine erano considerate soluzioni di nicchia, oggi si candidano a intercettare una quota sempre più rilevante dei lavori offset non solo nelle brevi tirature.
La spinta arriva soprattutto dall’evoluzione della domanda. In molti mercati della stampa commerciale, l’offset resta imbattibile sulle lunghe tirature, ma perde efficienza quando il numero di copie si riduce o quando la variabilità del contenuto diventa un fattore decisivo.

È proprio qui che il B2 digitale trova il suo spazio: da un lato mantiene formati compatibili con i flussi offset tradizionali, facilitando l’integrazione con piegatrici, linee di finitura e sistemi di legatoria già presenti in tipografia; dall’altro introduce i vantaggi tipici del digitale, come l’eliminazione delle lastre, la stampa on demand e la riduzione dei tempi di setup.
Un elemento particolarmente interessante è quello dell’imposizione, che in ambito commerciale resta uno dei veri discriminanti economici. Nella logica offset, infatti, il formato del foglio determina direttamente la resa industriale del lavoro: quante pose A4 si riescono a inserire nel foglio, quanto efficacemente si sfrutta la carta e quale marginalità si può ottenere sulla commessa. In questo senso, l’arrivo di piattaforme con il formato massimo di 614×750 mm, cioè in area B2+ definita oversize, segnala un passaggio importante. Il punto chiave è la possibilità di lavorare in 6-up A4, cioè sei
pose A4 per foglio, contro i limiti degli altri sistemi che spesso si fermano al 4-up oppure raggiungono il 6-up solo su formati di matrice americana, non equivalenti all’A4 europeo.

È questo uno degli aspetti che può cambiare il conto economico di molte applicazioni: brochure, stampati editoriali, segnature leggere, lavori commerciali multipagina, versioning e tirature brevi o medie iniziano così a trovare nel digitale una marginalità che fino a pochi anni fa era difficile sostenere.
Tecnologie sempre più mature
A rafforzare il potenziale del segmento contribuisce anche la maturità ormai raggiunta dalle tecnologie inkjet industriali. Qualità d’immagine, stabilità del punto e resa cromatica si avvicinano sempre più ai livelli richiesti da numerose applicazioni offset, mentre le velocità produttive e i sistemi di asciugatura hanno raggiunto uno stadio di sviluppo tale da rendere queste piattaforme adatte anche a volumi consistenti. Le strategie dei costruttori riflettono bene questa evoluzione. Alcuni, come Canon, Ricoh e Fujifilm, puntano su inchiostri a base acqua associati a sistemi di trattamento del supporto per lavorare anche su carte offset. Altri, come Konica Minolta e Komori, seguono invece la strada degli inchiostri UV Led, che consentono di stampare su una gamma molto ampia di materiali senza pretrattamenti specifici. Cambiano le scelte tecnologiche, ma l’obiettivo è comune: rendere il digitale compatibile con il maggior numero possibile di supporti e applicazioni tipici del mondo offset.
Non è un caso che il formato B2 stia attirando l’attenzione anche di aziende storicamente legate alla stampa convenzionale. L’ingresso di Heidelberg nel segmento con Jetfire 75 va letto proprio in questa direzione: il B2 inkjet non è più un’estensione del digitale, ma uno dei terreni più interessanti nella convergenza tra offset e stampa digitale industriale.
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Canon varioPRESS iV7: inkjet base acqua con trattamento del supporto
Canon presidia il formato B2+ con varioPRESS iV7, una piattaforma sheetfed inkjet progettata per spostare quote di lavoro dall’offset al digitale. Il sistema gestisce fogli fino a 750×614 mm e raggiunge una produttività fino a 8.700 fogli B2 all’ora in simplex e circa 4.350 fogli all’ora in duplex. Questa soluzione e l’analoga Jetfire 75 di Heidelberg offre quello che è definito formato B2+ oversize, sono le uniche due sul mercato che permettono di stampare il 6-up di A4, quindi consentono di realizzare il dodicesimo, piuttosto che le 6 pose di A4, questo significa raggiungere il 33% di produttività in più rispetto al 50x70 cm classico. La macchina utilizza inchiostri a pigmento polimerici a base acqua e integra la tecnologia ColorGrip, un sistema di trattamento del supporto che migliora l’ancoraggio dell’inchiostro su una vasta gamma di materiali. Grazie a questo processo è possibile stampare non solo su carte trattate per inkjet, ma anche su carte offset patinate e non patinate, ampliando il ventaglio delle applicazioni. Il processo di fissaggio prevede inoltre un sistema di asciugatura e polimerizzazione in due fasi, progettato per ottenere fogli pronti per il finishing con buona resistenza superficiale.

Heidelberg entra nell’inkjet B2+ con Jetfire 75
Con Jetfire 75, Heidelberg entra ufficialmente nel segmento B2+ oversize inkjet a foglio. Il sistema lavora su formato massimo 614×750 mm (analogamente al sistema Canon permette di stampare il 6-up di A4) ed è progettato per integrarsi nell’ecosistema digitale dell’azienda, che comprende software di workflow, servizi e consumabili. Sul piano produttivo la macchina può raggiungere

Konica Minolta: la tecnologia UV Led nel formato B2
Konica Minolta ha scelto una strada diversa adottando inchiostri UV nella propria gamma B2+ (585×750 mm). AccurioJet 30000 utilizza tecnologia
HS-UV inkjet con risoluzione fino a 1.200×1.200 dpi e una produttività fino a 3.000 fogli all’ora in simplex e 1.500 fogli all’ora in duplex. I supporti gestibili vanno da circa 0,06 a 0,45 mm in duplex, con possibilità di arrivare a 0,6 mm in simplex. Il vantaggio principale della tecnologia UV è la possibilità di stampare su una vasta gamma di materiali senza richiedere pretrattamenti complessi del supporto. Il sistema integra inoltre la tecnologia Dot Freeze, progettata per migliorare la definizione dei dettagli e la stabilità del punto.
Più in alto nella gamma si colloca AccurioJet 60000, presentata come evoluzione industriale della piattaforma. In questo caso la produttività arriva fino a 6.000 fogli all’ora in simplex e 3.000 in duplex, con un posizionamento più chiaramente orientato alla produzione industriale.
fino a 9.800 fogli all’ora, con una capacità annua dichiarata fino a 58 milioni di fogli. La tecnologia di stampa utilizza inchiostri a pigmento base acqua con risoluzione 1.200×1.200 dpi. Heidelberg posiziona la piattaforma soprattutto per applicazioni di stampa commerciale come brochure, libri, poster e lavori che richiedono versioning. Per quanto riguarda i supporti, la macchina può gestire grammature comprese tra circa 60 e 450 g/m². Heidelberg sottolinea l’integrazione con il proprio ecosistema produttivo e con il mondo offset, anche se nei materiali pubblici non viene esplicitato in modo dettagliato l’eventuale utilizzo di sistemi di primer o pretrattamento per la stampa su carte offset tradizionali. Basata sulla stessa piattaforma di Jetfire 50 nel formato 35x50 che vanta già diverse installazioni nel mondo, il lancio commerciale di Jetfire 75 a livello globale avverrà il prossimo ottobre presso la Home of Print di Heidelberger Druckmaschinen AG a Wiesloch-Walldorf.

Komori J-throne 29: UV inkjet senza carte speciali
Con J-throne 29, Komori porta nel mondo digitale l’esperienza maturata nella stampa offset. La macchina utilizza inchiostri LED-UV e raggiunge velocità fino a 6.000 fogli all’ora in simplex e 3.000 in duplex nel formato B2+ (585×750 mm). Uno degli aspetti distintivi della piattaforma è proprio la tecnologia UV, che secondo il costruttore elimina la necessità di carte pre-coated per inkjet e permette di lavorare su numerosi supporti tradizionali offset, oltre che su materiali sintetici. La macchina integra un sistema di trasporto foglio ad alta precisione derivato dall’esperienza offset dell’azienda e utilizza una logica gripper-to-gripper, pensata per garantire registro accurato e stabilità di produzione anche alle alte velocità.

Ricoh Pro Z75: inkjet a pigmento base acqua con perfector automatico
Ricoh Pro Z75 è una piattaforma B2+ (585×750 mm) inkjet con inchiostri a pigmento base acqua e stampa fronte-retro automatica. Il formato massimo è di circa 585×750 mm, mentre la produttività arriva fino a 4.500 fogli all’ora. La macchina lavora con risoluzione 1.200×1.200 dpi e può gestire supporti fino a circa 600 micron. Ricoh dichiara compatibilità sia con carte offset patinate e non patinate, sia con supporti trattati per inkjet. Il sistema utilizza un processo di asciugatura avanzato che consente di ottenere fogli pronti per il finishing immediatamente dopo la stampa, facilitando l’integrazione con le linee di legatoria e finishing.
Fujifilm Jet Press 750S: qualità offset grazie al primer
Tra i pionieri del segmento B2+ (585×750 mm) inkjet a foglio si trova Fujifilm con la Jet Press 750S High Speed Model. La piattaforma raggiunge fino a 5.400 fogli B2 all’ora in modalità ad alte prestazioni e 3.600 fogli all’ora in modalità qualità. La macchina utilizza inchiostri VIVIDIA HS a base acqua con testine Samba e può lavorare fino a 1.200×1.200 dpi. Un elemento chiave della tecnologia Fujifilm è il

sistema di Rapid Coagulation Primer, un trattamento applicato al foglio prima della stampa che consente di ottenere elevata qualità e stabilità dell’immagine anche su supporti simili alle carte offset. Questo approccio permette alla piattaforma di mantenere qualità molto elevata e una resa cromatica particolarmente stabile, rendendola una delle macchine di riferimento nel segmento della stampa commerciale di qualità.
L’arrivo di queste piattaforme dimostra come l’obiettivo dei costruttori è offrire agli stampatori sistemi capaci di trasferire al digitale una quota crescente dei lavori offset, mantenendo formati, supporti e flussi di finishing compatibili con le linee produttive esistenti. Per questo motivo il segmento B2 inkjet è destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni, diventando uno dei pilastri della trasformazione industriale della stampa commerciale, editoriale e anche del packaging.

Nella strategia di sviluppo digitale di Heidelberg occupa un ruolo centrale la piattaforma inkjet a foglio Jetfire, sviluppata in partnership tecnologica con Canon, e perfettamente integrata nell’ecosistema dello storico produttore di macchine stampa.

L’abbiamo vista sotto i riflettori di drupa 2024 protagonista di uno degli annunci che hanno maggiormente attirato l’attenzione dei visitatori della fiera e oggi la ritroviamo al centro della strategia di sviluppo del business digitale di produzione di Heidelberg. Stiamo parlando della piattaforma Jetfire, sviluppata per portare l’inkjet water-based sheetfed al livello di una proposta industriale in cui il digitale opera nello stesso ecosistema della offset, con software, consumabili, assistenza e postpress completamente integrati. La famiglia include Jetfire 50 – di cui proprio a drupa abbiamo assistito alla stampa ufficiale del primo foglio – che presidia il formato 35x50 con unità già installate in diversi Paesi; mentre il 2026 vedrà il lancio commerciale di Jetfire 75, la prima inkjet water-based nel formato B2+ oversize.
Il mercato è pronto I volumi globali della stampa commerciale si sono stabilizzati ma con la dinamica ormai nota che vede le tirature accorciarsi e il numero di lavori crescere. Di conseguenza la redditività degli stampatori si sposta sempre di più sulla capacità di automatizzare, pianificare e instradare correttamente ogni commessa sulla linea di produzione più adatta. Secondo
le previsioni le pagine di lavori commerciali stampate in inkjet cresceranno di oltre il 4% annuo fino al 2030, spingendo sempre più i fornitori di queste applicazioni verso modelli ibridi di produzione. «In questo scenario si inserisce la strategia globale di Heidelberg che abbiamo comunicato ai clienti italiani durante i Prinect & Digital Days 2026 organizzati presso il nostro Experience Center» ha commentato Rinaldo Mattera, Digital Business Manager di Heidelberg Italia. Durante l’evento Heidelberg Italia ha presentato il suo portafoglio digitale sempre più completo e strutturato, dedicando un focus ai sistemi di produzione inkjet water-based Jetfire. «Crediamo nell’inchiostro a base acqua per la stampa a foglio – ha aggiunto Mattera – lo consideriamo la soluzione più adatta a coniugare sostenibilità, versatilità applicativa e risposta concreta alle nuove esigenze del mercato».
35x50 inkjet alleata della offset
Con installazioni in diversi Paesi, tra cui Cina, Germania, Regno Unito e Svizzera, Heidelberg Jetfire 50 è oggi la piattaforma più matura della famiglia. Dedicata al segmento commerciale in formato B3/SRA3
In alto, la nuova Heidelberg Jetfire 75, sistema inkjet a foglio nel formato B2+; sopra, una infografica che mostra l’intera offerta tecnologica di Heidelberg, dove si nota l’importanza della piattaforma Jetfire

ad alta produttività, si basa su tecnologia water-based inkjet CMYK a 1.200x1.200 dpi e incorpora calibrazione e registro automatici tramite camera, vacuum suction feeder e inline inkjet pre-coating. La velocità dichiarata arriva fino a 4.560 fogli SRA3/ora in duplex. Il formato carta va da 203x208 mm a 356x508 mm.
Jetfire 50 gestisce carte naturali da 60 a 350 g/m², carte patinate da 90 a 350 g/m² e spessori da 70 a 400 micron, con produttività mensile fino a 5 milioni di fogli B3 in simplex.
«Le prestazioni di Jetfire la rendono adatta a intercettare lavori storicamente destinati alla offset» specifica Matteo Dago, Product Manager Digital Inkjet di Heidelberg Italia. «Il suo punto di forza non è solo la velocità nominale, ma la capacità della piattaforma di rendere economicamente sostenibili anche tirature più brevi e lavori ricorrenti, riducendo i tempi di setup grazie a elevata automazione, facilità d’uso, riduzione degli interventi manuali e possibilità di collegare moduli di finitura in linea».
Il B2+ oversize che porta l’inkjet su scala industriale
Jetfire 75 è progettata per alzare ulteriormente l’asticella in quanto nell’inkjet in formato B2+ (614x750 mm) pienamente integrata nel proprio ecosistema digitale. Al pari della sorella più piccola, Jetfire 75 si basa su tecnologia water-based inkjet a 1.200 dpi, con produttività che raggiunge i 9.796 fogli 4-up/ora in simplex e 4.898 fogli 4-up/ora in duplex; in una diversa configurazione Heidelberg indica anche fino a 7.200 fogli 6-up/ora in simplex, equivalenti a quasi 43.000 A4/ora per una capacità di 58 milioni di fogli 4-up/anno in solo fronte. Il range di supporti si estende da 60 a 450 g/m² per le carte naturali e da 75 a 450 g/m² per le patinate e include anche cartoncini selezionati.
Il dato più interessante, sul piano tecnico-produttivo, è però la possibilità di lavorare sul 6-up A4 nel B2+ oversize che significa più superficie utile per foglio, maggiore produttività per segnatura e una collocazione molto più vicina ai flussi industriali del commerciale, del libro, del direct mail e di una parte crescente della stampa on demand ad alto volume.
A Jetfire 75, Heidelberg dedicherà un evento globale nel corso dell’anno presso la Home of Print di Wiesloch-Walldorf per mostrare dal vivo questa soluzione, in seguito a questo appuntamento inizieranno le prime installazioni nei mercati core.

L’integrazione con Prinect
Jetfire 50 e Jetfire 75 esprimono al meglio la loro efficienza quando collegate al flusso di lavoro proprietario di Heidelberg, Prinect Production, e alla nuova piattaforma cloud Prinect Touch Free. «Touch Free analizza il PDF, il formato, i colori e le caratteristiche della lavorazione e suggerisce automaticamente dove conviene stampare il lavoro: digitale o offset. È un sistema che aiuta le aziende a prendere la decisione produttiva più efficiente», specifica Roberto Pampuri, Product Manager e Team Leader Prinect. Jetfire diventa così una soluzione in grado di inserirsi in un’ecosistema in grado di sfruttare i vantaggi di una produzione ibrida che unisce i due mondi attraverso un unico livello di automazione. Se pilotata da Prinect, Jetfire 75 può elaborare oltre 1.000 lavori al giorno in modo completamente automatizzato mentre i moduli AI-powered analizzano i job, ne definiscono il flusso ottimale e pianificano le commesse assicurando integrazione produttiva e coerenza cromatica.
La garanzia del service
Heidelberg
Nella logica Heidelberg, anche il servizio entra a pieno titolo nella definizione di efficienza produttività.
La famiglia Jetfire è proposta con un modello che include il servizio pre e post vendita a cui Heidelberg ha abituato i propri clienti che include hardware, software, consumabili, service e training, oltre alla progressiva integrazione del postpress. Una formazione specifica consente agli operatori di imparare a eseguire in autonomia alcune attività di manutenzione ordinaria, mentre per l’assistenza tecnica è disponibile la rete service. Heidelberg Italia gestisce direttamente assistenza tecnica e consumabili, offrendo ai clienti un unico punto di riferimento. Gli inchiostri e i materiali di consumo delle Jetfire saranno commercializzati con il marchio Saphira, consolidando la percezione di un prodotto completamente Heidelberg.
«Il cliente che acquista queste macchine continuerà a rivolgersi a Heidelberg per tutto: service, consumabili e supporto tecnico» conclude Mattera. Questo approccio rafforza la relazione con gli stampatori, un elemento che Heidelberg considera centrale nel proprio modello di business.
Heidelberg Jetfire
50 insieme a Jetfire 75 è stata una delle novità più importanti di drupa 2024. Sopra, la presentazione del primo foglio ufficiale stampato in fiera. A fianco le due macchine collocate all’interno del portfolio di sistemi digitali di Heidelberg
Ibrido nel labeling è la risposta industriale alla domanda di sistemi che dal punto di vista tecnico-produttivo non si basano più sul concetto di linea ”che stampa” ma di soluzione ”che produce”, in grado, cioè, di realizzare un prodotto stampato completo.
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Nel mercato globale delle etichette stampate, l’evoluzione tecnologica vede la flessografia confermarsi come il punto di riferimento per le tirature lunghe, mentre la quota di valore del digitale cresce più rapidamente in quanto intercetta la frammentazione degli SKU, la personalizzazione e i tempi di consegna sempre più compressi. Per il mercato del printed packaging & labels Smithers prevede una crescita media annua del 3,8% fino al 2029; nello stesso perimetro, i processi digitali mostrano una quota di crescita registrata nel 2024 di +21,6%, proprio per le tendenze che vedono una maggiore richiesta di brevi tirature, versioning e tempi di consegna più rapidi. Nel biennio 2025 – inizio 2026 il concetto di “ibrido” nel label printing si è consolidato lungo due assi industriali distinti: da un lato le piattaforme digitalflexo ad alta velocità (pensate per spostare il crossover digitale verso tirature più lunghe mantenendo qualità e VDP), dall’altro l’ibridazione a moduli tramite printbar/ inkjet unit e sistemi di finitura/trasformazione che portano variabilità, nobilitazione o controllo qualità dentro linee analogiche già installate. Questa doppia traiettoria emerge chiaramente nelle novità e nelle anteprime di Labelexpo Europe 2025, dove l’ibrido è stato declinato sia come piattaforma di stampa completa sia come “add-on” ad alta integrazione (workflow, registro, ispezione).
Nella progettazione di una linea multi-tecnologica, il significato di ibrido supera il classico “digitale + flexo” nella stessa soluzione, includendo anche retrofit con moduli a getto di inchiostro su linee esistenti, barre inkjet per nobilitazioni variabili, e architetture system-to-compose che permettono di aggiungere o spostare unità analogiche e digitali in base al mix lavori da produrre. Dal punto di vista tecnico-produttivo, non si parla più di linea ”che stampa” ma una soluzione ”che produce”, in grado, cioè, di realizzare il prodotto finito. Un concetto caratterizzato da quattro fattori: automazione dei processi di avviamento; coerenza colore cross-tecnologia (ECG/closed-loop), ispezione 100% e gestione dati (RIP/ DFE+MIS+analytics). Se da una parte resta semplice determinare la velocità nominale anche di una linea complessa, è molto più difficile valutarne l’efficienza complessiva reale senza progettare correttamente workflow, controllo qualità e manutenzione. Il tutto con l’obiettivo di ridurre i tempi di avviamento e gli scarti a pochi secondi e a pochi metri di materiale, trasformando l’analogico in un processo che si avvicina al digitale per capacità di gestire la ripetibilità e i rapidi cambi lavoro richiesti dalle brevi tirature.
L’ibrido è dunque la risposta industriale alla domanda di sistemi per la produzione di etichette in uno scenario in cui si sposta il punto di crossover tra analogico e digitale per effetto combina-
to di accorciamento delle tirature, aumento varianti, contenuti regolatori e informativi più ricchi, pressione su sostenibilità e riduzione degli scarti in fase di avviamento. Smithers evidenzia che, essendo il digitale particolarmente adatto a tirature più brevi, consegne rapide, versioning e diversificazione SKU, la sua crescita supererà quella dell’analogico a fine decennio, mentre parallelamente la disponibilità di soluzioni ibride abiliterà sempre più una versatilità dei sistemi end-to-end. Si parla ad esempio di linee composte da motore digitale, stazioni analogiche e finishing in linea.
Sul fronte normativo e di packaging governance, l’Europa sta ponendo nuovi obiettivi e requisiti che accrescono complessità e contenuto informativo delle etichette, soprattutto su food e personal care. Il nuovo PPWR, le cui prime disposizioni applicative inizieranno dal 12 agosto 2026 e si intensificheranno progressivamente fino al 2030, sono orientate a definire un approccio più eco-sostenibile all’imballaggio. Il PPWR mira anche a limitare requisiti nazionali di etichettatura per evitare barriere alla libera circolazione e introduce il concetto di etichettatura/informazione per facilitare il sorting, inclusi QR code o data carrier per informazioni su riuso e punti di raccolta.
Questo contesto produce due effetti diretti sulle linee: fa crescere la richiesta di effetti speciali per differenziazione a scaffale (vernici spessorate, foil, embossing), ma accresce anche la necessità di stampare varianti informative, multi-lingua, microtesti, codici 2D e dati variabili con un controllo qualità stringente. In questo senso le linee ibride uniscono la qualità estetica alla qualità di processo agevolando riduzione rework, controllo colore, gestione automatica di registri e ripetibilità.
tibili tecnologie diverse, ridurre i cambi inchiostro e soprattutto accorciare drasticamente i tempi di avviamento. Non è solo una scelta qualitativa, ma una leva produttiva che permette alla linea di comportarsi come un sistema unico.
La seconda direttrice è l’automazione in una forma evoluta che possiamo definire job-centric. Non è più l’operatore a regolare la macchina partendo da parametri tecnici ma è il lavoro che determina automaticamente le condizioni corrette di produzione. In una linea ibrida questo è fondamentale, in quanto la complessità cresce con il numero di moduli e di variabili da controllare.
L’automazione del registro, dei preset e delle condizioni operative serve quindi a stabilizzare il processo e a renderlo ripetibile, indipendentemente dall’esperienza dell’operatore.
La terza riguarda la digitalizzazione del controllo qualità, che diventa parte integrante del processo. I sistemi di ispezione inline collegati ai dati macchina permettono di intervenire in tempo reale, correggendo eventuali anomalie mentre la produzione è in corso con un impatto diretto su scarti, fermi macchina e quindi sull’efficienza complessiva. Ad esempio Domino, nel suo annuncio rilasciato a Labelexpo Americas 2024, ha collegato il modulo ibrido a un sistema di ispezione/monitoraggio R-Scan, sviluppato in collaborazione con Lake Image Systems, per ridurre scarti, rework e tempi morti, parlando direttamente di miglioramento OEE.

Queste tre direttrici definiscono la linea ibrida contemporanea in quanto risolvono i tre principali punti critici dell’integrazione tra tecnologie diverse: il colore, la gestione operativa e la qualità. Quando queste dimensioni sono allineate, la linea diventa un sistema produttivo coerente, capace di esprimere concretamente il potenziale dell’ibridazione.
Sviluppi tecnologici che definiscono la linea ibrida contemporanea
La convergenza in soluzioni ibride per la produzione di etichette, che sta trasformando il modo in cui le diverse tecniche di stampa riescono a lavorare insieme in linea, sono guidate dall’evoluzione di tre direttrici fondamentali.
La prima è la standardizzazione del colore. Smithers cita l’incremento dell’uso di fixed color palette printing (approcci ECG). In una linea ibrida possono convivere flexo, digitale, talvolta serigrafia o offset, ognuna con una propria logica cromatica. Senza un linguaggio comune, l’integrazione potrebbe generare inefficienze. L’adozione crescente del gamut esteso va letta proprio in questa chiave: standardizzare il colore significa rendere compa-
Quando si progetta una linea multi-tecnologica offset/flexo/ serigrafia/digitale/nobilitazioni, conviene ragionare a blocchi funzionali e KPI. La velocità lineare nominale è un parametro necessario ma non sufficiente: l’efficienza produttiva reale dipende da tempi di set-up, scarto di avviamento, colli di bottiglia del finishing e consistenza colore nel tempo.
Un punto pratico è riconoscere dove nasce lo spreco. L’avviamento sui sistemi analogici si concentra su registro, pressione, bilanciamento inchiostro e gestione del supporto; quando questi parametri diventano camera-driven e automatizzati per comprimere drasticamente le fasi non produttive. Dal punto di vista implementativo, una roadmap industriale realistica evita di installare la macchina e poi digitalizzare il reparto. La sequenza deve includere prove su supporti/adesivi, definizione profili colore, integrazione dati e ramp-up misurato.
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Tecnologie ibride: qualche esempio di piattaforme
La flessografia full‑servo resta la base meccanica più scalabile per sistemi multi‑processo e finishing in linea. BOBST, ad esempio, posiziona la MASTER M6 come piattaforma per eti chette e packaging con pre stazioni in termini di velocità di stampa a 200 m/min con opzione 250 m/min e lar ghezze banda fino a 670 mm.
cwsdNimi, u
Caratterizzata da architettura full‑servo offre la possibilità di integrare più stazioni di stampa e fustella. Se l’obiettivo è abilitare ibri dazione preservando l’inve stimento flexo esistente, i moduli retrofit sono spesso il punto di ingresso più razionale. Mark Andy descrive la Digital Series iQ‑R come retrofit UV inkjet piezo DoD con 600 dpi nativi, 4 o 5 co lori (WW+CMYK) e velocità 50 m/min in high‑quality e 70 m/ min in high‑production, compatibile con piattaforme Evolution e Performance Series.

5600 battute La serigr
MPS presenta la EF SYMJET come soluzione ibrida su base EF con unità digitale Domino integrata con testine Kyocera, 600×600 dpi e fino a sei colori più bianco coprente, con web digitale 340 mm e web flexo più ampio (430 mm) per la produzio ne di etichette autoadesive, shrink sleeve, wrap around, in mold, multi layer, applicazioni “3D” e anche alcuni segmenti di packa ging flessibile. La macchina è proposta con opzioni di converting molto ampie, incluse unità gravure e screen, e consente di ese guire stampa e converting in un solo passaggio. Questa soluzione non è solo “ibrida” lato stampa, ma anche nella combinazione fra decorazione, personalizzazione e finitura inline. Il sistema GT368WSSHSJRH di Cartes combina 8 unità e di spositivi speciali per la produzione di etichette costituite da più strati e il sistema automatico per la rimozione di finestre fustellate (depastillage). Questa configurazione unisce unità convenzionali come flexo semi rotativa, 3 serigrafie tradizionali piane, stampa a caldo e fustellatura semi rotativa all’esclusiva tecnologia digitale di nobilitazione “Jet D Screen” per verniciature tattili ed effetti oro a rilievo serigrafico (3D) e al riavvolgitore turret semiautoma tico.
Nella serigrafia rotativa inline si concentra una parte crescente della differenziazione premium: non solo bianco coprente, ma so prattutto vernici spessorate e braille. Gallus, nel concetto System to Compose, inserisce la stampa serigrafica tra i moduli di proces so e parla di verniciatura a rilievo ad alta risoluzione fino a 300 μm, con unità serigrafica integrata e conversione rapida. Nilpeter i MO‑Line FUSION, fa emergere la logica combinata: possibilità di associare unità Nilscreen (drop‑in o su rail) a unità

FP‑5 per hot foiling/embossing, oltre a confi gurazioni che possono includere flexo e offset nello stesso ecosistema.
Sul fronte offset UV (o offset combinato) in narrow web questa tecnologia affina ancor di più il suo posizionamento sulla produzione di etichette premium ad altissimo livello estetico che include prioritariamente mercati come wine & spirits. Nilpeter MO‑Line FUSION è una macchina combinata che unisce una piattaforma flexo e unità offset a elevato livello di automazione, con precisio ne fino a 200 m/min, tooling/job setup, settaggi e recall parametri automatici, offrendo anche riduzione dei tempi di avviamento e degli sprechi. In pratica, l’offset combinato entra in una linea ibrida ma offset come base e digitale per varianti grafiche e per effetti speciali e colori spot.
DG Press si colloca su un terreno diverso con la DG Vision, una piattaforma hybrid web offset ad alta velocità che può integrare moduli inkjet, flexo, screen e gravure. È una soluzione più vicina al packaging e alle applicazioni speciali che al narrow web clas sico per etichette, ma molto interessante dove servono produttivi tà elevata, cambi formato rapidi e forte automazione.
Jetron sta lavorando sia sul fronte della stampante UV inkjet D2Roll LB3550 sia soprattutto sulla PB400, una printbar mo dulare pensata per portare dati variabili, bianco coprente e nobi litazioni digitali su linee analogiche già installate. Il punto forte è l’approccio retrofit, che consente di ibridare impianti esistenti con investimenti più contenuti.
Mark Andy ha rafforzato il proprio posizionamento con la Digi tal Series HD HighSpeed 1200, una delle proposte più avanzate nel segmento ibrido inkjet/flexo ad alta produttività. La macchi na unisce velocità molto elevate, risoluzione a 1200 dpi, gamut esteso e integrazione nativa con moduli flexo per coating, metal lic, cold foil e converting, il tutto gestito da un workflow digitale evoluto.
Omet, insieme a Durst, propone la KJet come vera piattaforma industriale “single pass label factory”. Qui il motore inkjet Tau RSCi è integrato con la tecnologia flexo Omet e con un ampio ventaglio di moduli di converting e nobilitazione. È una delle in terpretazioni più complete del concetto di linea ibrida, pensata per produzioni ad alta complessità e alto valore.

Infine, le nobilitazioni inline stanno diventando sempre più variabili e modulari. Mark Andy, per la HighSpeed 1200, offre stazioni flexo ibride per top coating, metallici e cold foil per stampare e nobilitare in un unico passaggio. Nilpeter MO‑Line FUSION, include embossing/ hot foil, unità di vernici spessorate inkjet e opzioni hot/cold foil su rail, cioè un ecosistema dove l’effetto diventa un modulo spostabile lungo il percorso della bobina.

Spande sta sviluppando la propria offerta ibrida integrando la piattaforma flexo S5 con il motore digitale GIP, in configurazioni modulari che combinano inkjet, flexo e finishing. La proposta appare interessante per chi cerca un ingresso nell’ibrido con maggiore flessibilità di configurazione e investimenti più accessibili rispetto ai grandi costruttori occidentali. Rotocon, infine, presenta la RFP Hybrid Solution come piattaforma one-pass che integra flexo e inkjet digitale in una logica di stampa e converting inline. Pur con meno dettagli pubblici sulla sezione inkjet, la macchina si inserisce nella tendenza verso linee modulari e flessibili, da valutare soprattutto su base progettuale e con test concreti sui lavori reali.

KlimtJet, è il modulo di embellishment/finitura digitale di Sei laser per la linea Labelmaster. Il modulo offre una soluzione per arricchire le etichette con effetti speciali di alta qualità in quanto è in grado di eseguire verniciature selettive ed effetti oro a freddo digitali con dettagli fini ad alta risoluzione. KlimtJet è progettata per integrarsi nel sistema Labelmaster, creando un flusso di lavoro completamente digitale tramite lettura dei QRCode, senza la necessità di interventi da parte dell’operatore. Questo approccio semplifica il processo di produzione, riducendo i tempi di setup, minimizzando gli errori e aumentando l’efficienza complessiva.
L’unità digitale Cartes JET D SCREEN consente di realizzare in un solo passaggio personalizzazione e nobilitazione delle etichette, con verniciatura spot, effetti multistrato, rilievi tattili, braille, foil ad alta definizione e oro 3D metallico. Il sistema elimina i costi di impianto, assicura avviamento immediato e azzera gli sprechi. L’utilizzo è semplificato grazie a settaggi predefiniti e alla rapida selezione dei supporti. Il sistema di asciugatura ibrido LED/UV permette inoltre di lavorare anche materiali sensibili al calore. La macchina può essere configurata con doppia barra di stampa, per aumentare lo spessore mantenendo la stessa velocità oppure incrementare la produttività a parità di spessore.
Anche il concetto di print bar per nobilitazioni variabili è ormai parte del panorama: alle ultime edizioni di Labelexpo erano presenti barre in grado di applicare vernici tattili, bianco coprente o cold foil in modalità variabile, installabili su linee flexo o sistemi di converting.


Un punto chiave per l’ibrido non è solo scegliere la macchi na digitale, ma decidere se il digitale deve essere piattaforma stand‑alone, motore integrato nativamente o modulo retrofit. Il caso Domino è emblematico: a Labelexpo 2025 ha proposto una soluzione che combina l’N730i Integration Module e Gra fotronic DCL2 per comporre una linea compatta in cui il motore inkjet a 1200 dpi è integrato con trattamento corona, verniciatura selettiva e slitting inline. Il tutto orchestrato da software in gra do di ottimizzare le sequenze produttive sulla base dei dati reali di macchina. Il modulo N730i è concepito per essere integrato anche su linee flexo con altri partner OEM, offrendo alla soluzio ne stampa ad alta risoluzione fino a 70 m/min inclusa la stampa affidabile del bianco, e l’uso di Sunrise DFE come RIP in‑line real‑time sui lavori a dati variabili e multi‑SKU. A questo si ag giunge il dispositivo di visione/ispezione R‑Scan per il controllo colore e registro ad alta velocità.
Sulla componente digitale inkjet UV, la tendenza si colloca su una risoluzione a 1200 dpi e con gamut esteso. Mark Andy of fre la Digital Series HD HighSpeed 1200 da 146 m/min con piena risoluzione 1200 dpi, struttura UV inkjet a gamut esteso (CMYKOGV + W) e possibilità di integrazione ibrida con stazio ni flexo per coating, metallici e cold foil. Anche Domino N730i raggiunge i 1200 dpi, con modalità standard fino a 70 m/min e opzione di produttività fino a 90 m/min, mantenendo la stampa del bianco ad alta opacità alla stessa velocità di processo. Gal lus, con Labelfire 340, posiziona l’ibrido in una logica di sistema: 1200×1200 dpi nativi, fino a 70 m/min, gamut fino a 94% del PANTONE® PLUS simulato e un’impostazione che combina digitale UV inkjet con moduli convenzionali e finishing inline, dichiarando integrazione nel workflow Prinect.
Nella stessa direzione si colloca la KJet sviluppata da Durst e Omet, una vera “full labels factory” in cui il motore inkjet Durst Tau RSCi è affiancato da moduli flexo, laminazione e fustellatura in un percorso nastro estremamente compatto e automatizzato, pensato per ridurre drasticamente tempi di set up e scarti.

Flora ha rafforzato questa visione con Orca 350 e la piattaforma J 350, sistemi inkjet UV ad alta risoluzione che integrano nati vamente unità flexo, verniciatura, foil e laminazione. L’obiettivo è portare la qualità digitale verso standard quasi offset, mante nendo al contempo velocità industriali e un’elevata capacità di gestione del dato variabile. Analogamente, il costruttore GIP con la serie Falcon propone piattaforme modulari in grado di trasfor mare anche linee flexo esistenti in sistemi ibridi, introducendo stampa inkjet UV, curing LED e moduli di finishing per applica zioni complesse e ad alto valore.
Gallus e Mark Andy hanno evidenziato un ulteriore salto di qua lità. Gallus Five, basata sulla piattaforma Labelmaster, introduce un’architettura modulare ad alte prestazioni integrata nel siste ma digitale System to Compose, con velocità fino a 100 m/min e configurazioni flessibili in funzione delle esigenze produttive. Mark Andy, con la Digital Series HD HighSpeed 1200, spinge invece sul fronte della produttività, combinando inkjet e flexo a velocità molto elevate, con gamut esteso e gestione avanzata del dato variabile, in una logica di vera linea ibrida completa, gover nata da workflow automatizzati
Dantex propone la PicoJet 1200 come piattaforma inkjet modu lare configurabile in chiave ibrida con stazioni flexo e moduli di converting. Il sistema combina alta qualità, gamut esteso e fini shing inline, posizionandosi come soluzione per chi cerca una macchina digitale completa, capace di integrare stampa e trasfor mazione in un unico flusso.
Interessante anche l’ingresso sempre più strutturato in questo mercato di nuovi player come Pulisi, che propone piattaforme di gitali configurabili in versione ibrida con integrazione di moduli flexo e nobilitazioni, puntando su velocità elevate, ampia gam ma colori e forte flessibilità configurativa. In parallelo, soluzioni come Screen Truepress Label SAI S in configurazione Digistar Hybrid, sviluppata con Lombardi, dimostrano come l’integrazio ne tra inkjet, flexo e converting possa essere gestita in un flusso continuo e automatizzato, con cambio lavoro rapido e riduzione significativa degli scarti.
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Storico protagonista della stampa offset, Koenig & Bauer consolida il proprio raggio d’azione nel post press cartotecnico, con un portafoglio strutturato che comprende fustellatrici piane e rotative, oltre a una gamma evoluta di piega-incolla. Il risultato è un’offerta integrata che parla sempre più il linguaggio della cartotecnica e del converting industriale dove il costruttore tedesco si pone come unico fornitore di processo, dalla stampa al prodotto finito.
Koenig & Bauer è da sempre sinonimo di stampa offset a foglio, meccanica tedesca, robustezza costruttiva, ma anche di un’idea di affidabilità che il mercato associa da generazioni a questo nome. Con oltre 200 anni di storia, è il più antico costruttore di macchine da stampa al mondo e continua a occupare una posizione di riferimento in numerosi segmenti della stampa. Tuttavia il brand Koenig & Bauer non è nuovo al mondo del post press cartotecnico, grazie allo sviluppo di una strategia che l’azienda ha adottato ponendosi come partner tecnologico capace di presidiare l’intera filiera produttiva del packaging, dal foglio stampato al prodotto finito. Sul fronte della fustellatura, Koenig & Bauer presenta una gamma completa di fustellatrici piane e rotative, pensata per garantire precisione, produttività e versatilità su un ampio range di materiali e applicazioni. In ambito di piega-incolla, il costruttore tedesco propone linee ad alta automazione per astucci e imballaggi, facendo leva sull’integrazione di Duran Machinery sotto il marchio Koenig & Bauer Duran.
L’offerta Koenig & Bauer per la fustellatura è costruita per coprire esigenze produttive differenti, dai lavori in cartoncino teso per la produzione di astucci, fino ad arrivare ad applicazioni più evolute e ad alto valore aggiunto. La logica è quella di un portafoglio modulare e scalabile, capace di accompagnare il converter in base a formato, livello di automazione, produttività richiesta e tipologia di supporto grazie a un portfolio di fustella-

trici piane e rotative progettate per combinare precisione, efficienza e ampiezza applicativa.
Nel comparto delle fustellatrici piane, Optima 106/Optima 106 K è la piattaforma che introduce alla produzione moderna di astucci con un equilibrio tra performance e accessibilità industriale. Con una velocità fino a 8.500 fogli/ora, un formato massimo di 750x1.060 mm, consente di lavorare cartoncino fino a 1,5 mm e cartone ondulato fino a 3 mm. La versione K aggiunge la separazione dei fustellati, contribuendo a rendere più fluido il processo e più redditizia la linea. Si tratta di una macchina progettata per le cartotecniche che vogliono coniugare qualità di taglio, affidabilità meccanica e controllo dei tempi di cambio lavoro.
Ipress 106 PRO S / PRO SB è una fustellatrice piana che si posiziona non solo sulla produzione di astucci, ma anche su carta da 90 gr/mq in su per applicazioni di stampa commerciale industriale. La produttività arriva a 9.000 fogli/ora, mantenendo costanza qualitativa sulla precisione di registro, con il sistema CUT 2 PRINT, e sulla flessibilità operativa. È una macchina che abbina elevata produttività a stabilità, con tempi di avviamento ridotti e con una qualità replicabile lavoro dopo lavoro. In questa stessa prospettiva si inserisce CutPRO Q 106 SB, una delle fustellatrici piane più potenti della propria categoria. Offre layout compatto, elevate prestazioni, versatilità nella gestione di un’ampia gamma di supporti diversi, rapidità negli avviamenti e velocità fino a 9.000 fogli/ora. È una risposta concreta ai tempi di consegna sempre più ristretti, senza sacrificare precisione e affidabilità, concepita per aziende che oltre alla capacità produttiva chiedono la riduzione dei tempi


improduttivi. Anche questa con il sistema di registro CUT 2 PRINT di ultima generazione.
Quando il formato cresce e le esigenze di lavorazione diventano più impegnative, Koenig & Bauer mette in campo Ipress 145 PRO / 145 K PRO, grande formato pensato per fogli fino a 1.050x1.450 mm. I punti di forza sono la combinazione tra dimensione utile, qualità di processo con il sistema di registro CUT 2 PRINT e versatilità sui materiali: velocità fino a 7.000 fogli/ora, lavorazione di cartone ondulato fino a 4 mm, elevata precisione di registro e opzioni di blanking. È un sistema adatto a chi lavora su packaging di maggiore formato e cerca una macchina in grado di sostenere volumi e complessità applicative superiori.
Passando alla fustellatura rotativa Koenig & Bauer propone soluzioni sviluppate per assicurare elevata velocità, bordi puliti, precisione di taglio e risultati eccellenti in un ampio ventaglio di applicazioni, che spaziano dal cartone teso a quello ondulato. CutPRO X 106, è la piattaforma rotativa che eredita la logica industriale del medio formato Koenig & Bauer e la trasferisce nel postpress cartotecnico ad alte prestazioni. La produttività raggiunge fino a 16.000 fogli/ora, ed è caratterizzata da una struttura a unità di processo separate con la possibilità di coprire molteplici lavorazioni: fustellatura, cordonatura, embossing, perforazione, applicazioni Braille per il settore farmaceutico, fino alle etichette IML.
La linea di piega-incolla
Il posizionamento di Koenig & Bauer come fornitore di eccellenza per il settore del post press cartotecnico include anche la famiglia proprietaria di piega-incolla. A rafforzare le competenze interne, l’acquisizione dell’80% del costruttore di piega incolla Duran Machinery, avvenuto nel 2018 che ha visto l’integrazione dell’azienda di Istanbul nella compagine del produttore tedesco, con il nome Koenig & Bauer Duran. L’ingresso di Duran Machinery nella compagine di Koenig & Bauer ha portato in dote il know-how relativo allo sviluppo delle piega-incolla Omega, macchine già ben conosciute nel mercato internazionale. Oggi la famiglia delle piega incolla si basa su una proposta centrata su precisione di piega e incollatura, produttività elevata e riduzione dei tempi si settaggio. Un approccio perfettamente allineato alle esigenze attuali dei produttori di packaging, che individuano come punti chiave per la propria redditività la continuità del flusso, la rapidità di cambio lavoro e la capacità di mantenere qualità costante anche su lavori complessi.

All’interno dell’offerta Koenig & Bauer Duran, la serie Omega Alius presidia il segmento della piega-incolla ad alta automazione per la produzione intensiva di astucci pieghevoli. La piattaforma è proposta in tre larghezze di lavoro da 70 a 110 cm e raggiunge velocità nastro fino a 600 m/min, dato che la colloca nell’area delle linee ad alta produttività per cartotecnica industriale. È configurata per la produzione di scatole lineari, con la possibilità di realizzare anche fondi automatici. La serie Omega Allpro è la proposta più flessibile in termini possibilità di configurazione dell’intera gamma. Koenig & Bauer la presenta in otto larghezze di lavoro comprese tra 55 e 185 cm, con una struttura di linea progettata per adattarsi con precisione ai materiali, al layout produttivo e alle condizioni operative del cliente. Sul piano delle prestazioni, la documentazione ufficiale indica velocità fino a 400 m/min per i modelli fino ad Allpro 110, mentre le versioni 130 e superiori raggiungono 300 m/min. È una macchina pensata per chi lavora su un mix produttivo articolato e deve gestire cambi lavoro frequenti, diversi stili di scatola e supporti che vanno dal cartoncino al cartone ondulato.
Omega Intro occupa la fascia d’accesso tecnologico della gamma, con velocità di produzione fino a 300 m/ min e con una flessibilità di formato da 1.100 a 1.650 mm, articolata in tre diverse larghezze di entrata: 1.100, 1.450 e 1.650 mm. La macchina è progettata per lavorare materiali che vanno dal cartoncino teso da 200 g/ m² fino all’ondulato onda B, e si distingue per tempi di set-up ridotti, semplicità operativa e possibilità di integrazione con moduli periferici. Una soluzione affidabile, con buon livello di produttività e una soglia d’investimento accessibile, senza rinunciare a standard qualitativi coerenti con la produzione industriale di astucci. Per le applicazioni su cartone ondulato, la specialista della famiglia è Omega Magnus, sviluppata per gestire supporti più strutturati e packaging di maggiore complessità. Offre velocità fino a 300 m/min e una gamma formati da 1.700 a 2.300 mm, con capacità di lavorazione su onde E, B, C e doppia onda. Magnus è quindi una piattaforma in cui la robustezza del trasporto, la stabilità del supporto, la precisione di squadratura e la continuità dell’incollaggio diventano fattori decisivi. La serie Omega offre un portafoglio costruito su piattaforme differenziate per larghezza utile, velocità, livello di automazione e tipologia di supporto, una strategia costruttiva orientata a offrire al cliente cartotecnico la possibilità di scegliere una soluzione allineata al prodotto da realizzare, ma anche al modello produttivo e agli obiettivi di efficienza del reparto post press.
}Da sinistra, i sistemi per il post-press cartotecnico di Koenig & Bauer: le fustellatrici Optima 106K, Ipress 145 K e Cutpro 106 e la piega-incolla Omega Alius

di Giovanni Ticozzi
Nel grande formato, la versatilità non è più soltanto una qualità apprezzata: è diventata una condizione necessaria. Agli stampatori non viene chiesto solo di affrontare applicazioni sempre più diverse tra loro, ma di farlo con rapidità, efficienza e continuità produttiva. Questo significa ampliare non soltanto il perimetro dei progetti realizzabili, ma anche la gamma dei materiali gestiti e delle tecnologie disponibili in reparto.
Per anni la scelta tra una stampante flatbed e una roll-to-roll è rientrata nella logica classica dell’investimento: privilegiare i supporti rigidi oppure puntare sui materiali in bobina. Oggi il mercato richiede infatti la capacità di passare con naturalezza da un’applicazione all’altra, spesso all’interno dello stesso flusso produttivo, senza moltiplicare macchine, spazi occupati, costi di gestione e fabbisogno di manodopera.
In questo scenario, i sistemi ibridi rappresentano una risposta sempre più concreta. Non si tratta di una novità in senso assoluto: le stampanti ibride di grande formato sono presenti da anni nel settore. La vera differenza è che oggi questa tecnologia ha raggiunto un livello di maturità molto più elevato. L’integrazione tra stampa su rigido e stampa roll-to-roll è diventata più efficiente grazie ad accorgimenti tecnici via via più sofisticati, che hanno reso il passaggio da una modalità all’altra molto più semplice, rapido e affidabile. Allo stesso tempo, queste piattaforme sono diventate più user friendly per l’operatore, più precise nel registro, più costanti nella qualità e più versatili nella gestione dei materiali e delle applicazioni.
Tutti i principali costruttori hanno introdotto in catalogo almeno una proposta ibrida. Questo ha ampliato non solo l’offerta di macchine, ma anche la possibilità di scegliere tra differenti combinazioni di testine, tecnologie di inchiostro e configurazioni produttive, aumentando le probabilità di trovare una soluzione realmente calibrata sulle esigenze di ciascuna azienda.
A spingere questa evoluzione concorrono più fattori. Il primo è legato al progresso delle tecnologie di stampa e polimerizzazione, in particolare LED-UV e, su un altro fronte, alle soluzioni a base acqua. Il LED-UV riduce il calore sviluppato in macchina e consente quindi di lavorare con maggiore sicurezza anche su materiali sensibili. Allo stesso tempo migliora la definizione del dettaglio, amplia le possibilità di finitura e permette di valorizzare applicazioni ad alto margine, grazie all’impiego di bianco, primer, effetti lucido/opaco e stratificazioni. Anche i sistemi a base acqua, a partire dalle piattaforme Latex e dalle loro evoluzioni, hanno contribuito ad allargare il campo applicativo, offrendo maggiore flessibilità e compatibilità con un numero crescente di supporti.

Il secondo fattore riguarda la gestione dei materiali: grande vantaggio dei sistemi ibridi. In molte realtà, infatti, il potenziale di una flatbed pura o di una roll-to-roll dedicata viene sfruttato solo in parte, perché i lavori reali richiedono continui cambi di supporto e frequenti adattamenti produttivi. Le piattaforme ibride consentono di unire elementi tipici della stampa in piano, come sistemi di aspirazione, registro e stabilizzazione, con soluzioni proprie del mondo roll-toroll, come controllo di tensione, avanza-

mento del materiale e riavvolgimento. Il risultato è una gestione più elastica e più razionale del mix produttivo. Il terzo elemento è l’automazione. Quando una sola macchina è in grado di coprire ambiti applicativi differenti è più facile giustificare investimenti in carico e scarico automatico, movimentazione dei supporti e integrazione con il workflow. La produttività di una piattaforma unica rende più sostenibile l’investimento e il ROI, soprattutto nei contesti in cui la varietà dei lavori è elevata e la pressione sui tempi di consegna è costante.
I sistemi ibridi di grande formato non sono una novità, ma oggi la maturità tecnologica raggiunta rende l’integrazione tra flatbed e roll-to-roll più efficiente, semplice da gestire e sempre più orientata alla produttività industriale.

Come è noto, con ibrido si intendono due famiglie tecnologiche con logiche produttive differenti: i true flatbed con modulo roll e gli hybrid integrati a nastro o conveyor o production hybrid.
True flatbed con modulo roll: si parte da una vera flatbed, quindi da una macchina con tavolo piano ottimizzata per pannelli e supporti rigidi, a cui viene aggiunto un modulo per la gestione delle bobine. È una configurazione particolarmente indicata quando il cuore della produzione resta il rigido, soprat-


tutto su materiali impegnativi per peso, spessore o sagomatura. Il vantaggio è mantenere le caratteristiche della flatbed pura: stabilità del supporto, precisione di registro e ripetibilità elevate, anche nelle lavorazioni più delicate. Hybrid integrati a nastro o conveyor o production hybrid : sono sistemi progettati per far avanzare il materiale, rigido o flessibile, secondo una modalità più continua, attraverso belt, rulliere o altri sistemi di trasporto che riducono i tempi di handling e facilitano l’automazione. Sono pensati per chi lavora con un job mix elevato, con frequenti cambi produzione e con l’esigenza di sostenere throughput più alti o turni più lunghi. Il punto di forza non è solo la versatilità, ma la capacità di scalare produttività e continuità operativa. Non basta dire plotter ibrido per descrivere una macchina, occorre capire da quale impostazione nasca e quale priorità produttiva interpreti. Una piattaforma che deriva dal mondo flatbed conserva come punto di forza la qualità e la sicurezza nella gestione dei rigidi più complessi. Una piattaforma ibrida a conveyor, invece, punta sulla fluidità del processo, sulla velocità di handling e sulla predisposizione all’automazione. Oggi non si cerca una macchina con due funzioni ma una piattaforma in grado di integrare due mondi produttivi diversi per una scelta industriale che coniughi qualità, efficienza, semplicità d’uso e ampia versatilità applicativa.


Canon presidia questo segmento con Arizona 2300 FLXflow + Roll Media Option. Si tratta di una variante della consolidata piattaforma flatbed, arricchita da un modulo per la stampa su bobina. L’area di lavoro di 2,5x3,80 m sfrutta la logica FLXflow con funzioni Hold, Float e Instant Switch, pensate per facilitare il posizionamento di pannelli pesanti o irregolari e velocizzare il passaggio da un lavoro all’altro. Grazie al software PRISMAelevate XL, è possibile produrre effetti tattili, compatibilmente con il tipo di supporto utilizzato, con rilievi fino a 4 mm. Canon, però, è pronta a rilanciare la sfida affrontando il tema anche dal versante opposto. Nei prossimi mesi arriverà infatti sul mercato la serie Colorado XL, una nuova piattaforma da 3,4 m che estende la tecnologia UVgel oltre il tradizionale formato da 3,2 m ed è disponibile anche in configurazione ibrida. In particolare, la XL7 dichiara velocità di 70 mq/ora in modalità Quality, 106 mq/ora in Production e fino a 211 mq/ora in modalità Express. Il sistema è progettato per garantire la produttività richiesta dagli ambienti di stampa più esigenti, consentendo anche la lavorazione di supporti rigidi fino a 52 mm di spessore. In casa swissQprint, il riferimento è la Nyala 5, una flatbed con opzione roll-to-roll completamente riprogettata rispetto alla generazione precedente. Alla superficie di stampa di 3,2x2 m può essere affiancato il sistema per



produzioni su bobina fino a 3,2 m di larghezza, con una configurazione dual-roll particolarmente utile per aumentare la produttività sulle bobine più strette. Il sistema UV LED può raggiungere una velocità di 253 mq/ora, con miglioramenti sia nella risoluzione sia nelle velocità delle modalità di produzione intermedie rispetto ai modelli precedenti. Come da tradizione swissQprint, si parla di una piattaforma fortemente modulare, pensata per accompagnare l’evoluzione dell’azienda e proteggere l’investimento nel tempo. Tra le opzioni, la Roll-to-Roll option consente la stampa su bobina singola fino a 2.500 mm di larghezza, con un peso massimo di 180 kg e un diametro massimo di 360 mm. La Dual-Roll option, invece, permette di lavorare su due bobine affiancate, ciascuna fino a 1.200 mm di larghezza, con un peso combinato massimo di 100 kg. Da sottolineare anche la possibilità di retrofit sui modelli precedenti. L’ingresso di Durst in questo ambito risale a poco più di un anno e mezzo fa, con un modello della piattaforma P5 X, che integra sistemi di alta gamma, soluzioni ibride, software, servizi e inchiostri, si parla di una vera flatbed dotata però di opzioni per la stampa su bobina, con l’obiettivo di portare anche in questo segmento tutti i vantaggi dell’ecosistema P5. Tra le caratteristiche tecniche spiccano i motori lineari magnetici sugli assi X e Y, che assicurano movimenti precisi e affida-
bili su tutta l’area di lavoro, con benefici evidenti anche nel posizionamento dei materiali. Per la produzione su pannelli contribuisce inoltre un sistema di aspirazione con dodici zone selezionabili. Il sistema può contare su dieci canali colore configurabili in diversi modi per rispondere a esigenze specifiche. La modalità di stampa Twin, inoltre, è pensata per consentire il carico e lo scarico del materiale senza interruzioni durante la produzione, aumentando l’efficienza e riducendo i tempi morti. A supportare la produttività la barra LED multifunzionale, che fornisce all’operatore informazioni chiave in modo immediato: per esempio se il sistema è pronto per la stampa, il tempo residuo del lavoro o lo stato degli inchiostri. A Mimaki spetta invece il riconoscimento per l’annuncio più recente. Risale infatti ai primi di marzo il lancio della UJ330H-160, stampante UV LED progettata per combinare qualità dell’immagine e produttività in una configurazione versatile. Un sistema di trasporto a tappeto di nuova concezione garantisce l’avanzamento stabile di diversi materiali in bobina senza causare grinze o cedimenti, anche su supporti tradizionalmente complessi da gestire, come pellicole sottili per vetrofanie, tessuti e pelli sintetiche. Per i materiali rigidi, la funzionalità di aspirazione integrata e l’utilizzo di lock roller al posto dei tradizionali pinch roller sono pensati per assicurare una gestione affidabile di supporti di grandi dimensioni e fino



a 50,8 mm di spessore, inclusi pannelli in alluminio composito e pannelli in polistirolo espanso. Costruita intorno al motore di stampa Mimaki 330, la UJ330H-160 promette una resa ad alta definizione, con sfumature uniformi, campiture piene omogenee e un inchiostro bianco ad alta densità particolarmente indicato per grafiche retroilluminate e vetrofanie di forte impatto visivo. L’inchiostro trasparente amplia ulteriormente le possibilità creative, consentendo di ottenere finiture lucide e opache. Sempre in casa Mimaki va segnalata anche la JFXplus + Roll Unit. Nata come flatbed UV, è stata successivamente affiancata da una roll unit per aumentarne l’efficienza anche nelle produzioni su bobina, secondo un approccio flatbed-first, ideale per chi lavora soprattutto su pannelli ma non vuole rinunciare a frequenti lavorazioni roll-to-roll.
In casa HP, Latex R530 è uno dei modelli che meglio interpretano il concetto di ibrido all’interno di una famiglia costruita intorno a una tecnologia affermata. La macchina si distingue per un design compatto, che la rende adatta anche ad ambienti con spazi limitati, e per la possibilità di passare rapidamente tra diversi supporti di stampa. Caratteristiche come la gestione automatizzata delle testine, la pulizia integrata e la tecnologia di controllo del colore sono pensate per garantire qualità costante, ridurre i tempi di fermo e aumentare l’efficienza. All’impianto base
per la stampa su bobina si affiancano infatti due piani, uno anteriore e uno posteriore, che consentono di passare alla stampa su rigido, con i supporti in movimento sotto la testina in linea. Il sistema è in grado di gestire supporti con una larghezza massima di 1,66 m, per un peso totale del rotolo fino a 55 kg. In alternativa, può lavorare pannelli con spessore massimo di 5 cm. Si tratta di una proposta che ha incontrato un buon favore di mercato: lo scorso luglio, HP ha annunciato la vendita della centesima Latex R530 presso il centro di produzione di FASTSIGNS, azienda specializzata nella comunicazione visiva.
L’interpretazione di Fujifilm della stampa ibrida rientra tra quelle rivolte ai volumi produttivi più elevati. Il riferimento è Acuity Ultra Hybrid Pro, progettata per affrontare indifferentemente lavori a tiratura alta, bassa o ultra-bassa, su supporti rigidi o in bobina. La progettazione è stata curata in modo da consentire un passaggio rapido e semplice dai lavori roll-to-roll a quelli su supporti rigidi. A questo si aggiunge una funzione per piccole bobine integrata nel piano di stampa, utile per gestire sul momento brevi lavori su rotolo senza riconfigurazioni complesse. Acuity Ultra Hybrid Pro integra la tecnologia di inchiostro brevettata Fujifilm, sviluppata per aderire a un’ampia gamma di supporti rigidi e flessibili. Con una larghezza di stampa di 3,3 m, può utilizzare fino a 32 testine Kyocera, con


dimensione della goccia di 3,5 pl e fino a 10.624 ugelli per colore. La configurazione CMYK + Lc Lm W punta a garantire elevata precisione e vivacità cromatica in una vasta gamma di applicazioni. A supporto delle alte tirature contribuisce anche un sistema di automazione completo per la gestione dei materiali rigidi, che consente a un solo operatore di far lavorare la macchina in un processo pallet-to-pallet. Un posizionamento analogo è quello individuato da EFI per Pro 30h+, rivolta ai fornitori di stampa che desiderano aggiungere capacità nel grande formato oppure aggiornare il proprio parco macchine con una piattaforma unica capace di combinare stampa diretta su pannello e roll-to-roll. La macchina utilizza una configurazione CMYK con quattro canali di inchiostro bianco e testine da 5 pl native, per la stampa in scala di grigi con gocce a dimensione variabile e una risoluzione fino a 1.200 dpi. Il controllo tramite unità lineare magnetica garantisce precisione di getto e funzionamento silenzioso. Integrando il sistema Fiery proServer Core, il produttore punta inoltre a offrire il livello desiderato di qualità dell’immagine e gestione cromatica. L’inchiostro bianco EFI può essere elaborato come qualsiasi altro colore, in scala di grigi, con risoluzioni fino a 1.200 dpi e con la possibilità di stampa multistrato fino a cinque strati in un solo passaggio. Per alternare la stampa su rigido a quella flessibile è sufficiente installare o rimuo-


vere i relativi piani di ingresso e uscita del materiale. In modalità roll-to-roll si può inoltre contare sulla stampa a doppia bobina.
Agfa Jeti Tauro H3300 LED è disponibile nelle versioni UHS LED, LED, HS LED e S LED, differenziate per velocità massima e configurazione degli inchiostri. Tutte condividono la capacità di trattare una vasta gamma di materiali rigidi e flessibili fino a 3,3 m di larghezza, con produttività che arrivano fino a 905 mq/ora. Il modello UHS è destinato ai carichi di lavoro più elevati. È dotato di testine aggiuntive, di un caricatore ad alta velocità con doppio sistema di alimentazione per accelerare la gestione dei materiali, di serbatoi d’inchiostro da 20 litri per una maggiore autonomia, di una barra rinforzata, di motori lineari e di un pc dedicato per gestire file più pesanti o un numero maggiore di lavori. Tutti i modelli della linea offrono opzioni di automazione pensate per aumentare l’efficienza produttiva, a partire dal caricatore automatico dei pannelli fino ai sistemi di carico e scarico completamente automatizzati. Probabilmente meno nota in Italia rispetto ad altri marchi, Dilli NEO Sun Hybrid rappresenta comunque una proposta interessante, soprattutto per chi guarda agli elevati volumi produttivi. Si tratta di una delle quattro versioni offerte dal produttore coreano, accanto a Sun Plus, Titan Plus e Terra. È una piattaforma particolarmente versatile: nella stampa roll-to-roll può contare



su un modulo di controllo della tensione per supporti fino a 3,2 m, mentre nelle lavorazioni in piano utilizza tavoli con trascinamento del materiale. La NEO Sun è proposta in configurazione modulare, con la possibilità di montare fino a dieci testine di stampa per raggiungere una velocità massima di 240 mq/ora. Considerata la sua vocazione per i processi ad alta intensità produttiva, risulta importante anche la possibilità di integrare sistemi automatici di carico e scarico dei pannelli, così da consentire un funzionamento efficiente anche con un solo operatore. Per lavorazioni di dimensioni più contenute, merita attenzione anche la proposta Mutoh. La ValueJet 1628MH ha una larghezza di stampa di 64 pollici, con la possibilità di lavorare su supporti rigidi fino a 16 mm di spessore e 15 kg di peso, oppure su materiali in rotolo fino a 30 kg. La macchina fa della versatilità uno dei suoi principali punti di forza, grazie alla capacità di trattare ABS, pannelli sandwich in alluminio, cartone, supporti PVC-free, PE, PET, PMMA, pannelli in PVC espanso, carta a base di fibre riciclabili, poliestere non rivestito e materiali termosensibili. Di serie viene fornita con gli inchiostri Mutoh MP31 a resina, disponibili in otto colori: alla quadricromia si aggiungono arancione, verde, blu e bianco. È un set studiato per offrire un’ampia gamma cromatica e una riproduzione più accurata, soprattutto grazie all’estensione delle tonalità arancio, verde e blu. L’inchiostro
bianco ad alta opacità permette inoltre di stampare su supporti trasparenti e colorati, anche per applicazioni di termoformatura e termoretrazione. Per un marchio come Liyu non poteva mancare una proposta ibrida. Tra queste si distingue l’intera famiglia Signature Series, la nuova linea ibrida UV LED, disponibile nei formati 2,1 e 3,3 m, si distingue per la sua velocità da 350 mq/h, la stampa continua su sei zone indipendenti e la possibilità di configurare il carrello con 40 teste di stampa speculari. È pensata per chi lavora su supporti rigidi e flessibili, e cerca una piattaforma di stampa industriale, pronta ad affrontare picchi di produzione senza compromessi su qualità e durata. A questa si affianca la soluzione entry-level XLINE HYBRID, soluzione UV LED della linea XLINE sviluppata per offrire un ingresso professionale e accessibile nel mondo della stampa su rigido e bobina. Il sistema è in grado di lavorare in continuo sia su materiali rigidi sia su supporti flessibili, come vinile, banner, PVC o pannelli plastici. Il sistema di aspirazione localizzato assicura una presa efficace del supporto e consente stampe fotografiche fino a 2.400 dpi, con goccia da 5 pl e altezza di stampa fino a 50 mm. È inoltre possibile stampare anche a partire da un’altezza di 1,8 mm, mantenendo buona definizione e nitidezza anche su superfici irregolari.
Extended Technologies non significa solamente sbloccare qualche nuova funzione software, parliamo di veri progressi basati su nuove tecnologie e approcci innovativi considerando l’esperienza reale dei clienti. Investire nella serie P5 non significa semplicemente acquistare una stampante ma investire nel futuro della tua Azienda.

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L’inkjet industriale sotto forma di printbar, testine o moduli pronti all’uso affianca alla produttività
dell’analogico funzioni ad alto valore aggiunto come variabilità, tracciabilità, serializzazione e decorazione.
a cura della Redazione
Grazie all’incalzante sviluppo tecnologico, l’inkjet industriale è sempre più spesso un’unità funzionale inserita nelle linee di produzione sotto forma di testa di stampa industriale, printbar o modulo (print engine) già pronto per l’integrazione. Una tendenza che va a soddisfare l’esigenza di molte aziende che necessitano di mantenere la produttività industriale e i costi dell’analogico e, allo stesso tempo, introdurre variabilità, tracciabilità, versioning ed effetti speciali senza aggiungere tempi morti e passaggi fuori linea. Anche in questo caso il principio è quello della stampa ibrida in cui il digitale viene applicato come unità che si aggiunge alla linea di stampa per incrementare informazioni o valore (dati variabili, codici, serializzazione, immagini ed effetti speciali).
In parallelo, molte linee di produzione che esulano dal puro mondo grafico come ad esempio packaging industriale, personal care, componentistica, automotive, includono una fase di stampa come parte integrante del

ciclo per marcare, identificare, decorare e personalizzare direttamente il prodotto o il suo imballo. Qui la stampa digitale è una funzione di processo, spesso collegata a PLC/encoder, sensori, sistemi qualità e database di produzione.
Lo sviluppo più rilevante delle teste inkjet industriali non riguarda soltanto la risoluzione in termini di dpi, ma coinvolge elementi come affidabilità, robustezza, gestione dell’inchiostro e capacità di integrazione in architetture single-pass ad alta produttività. Molti produttori hanno spinto su architetture e materiali che migliorano uniformità, durata e compatibilità con inchiostri diversi. Un esempio emblematico è l’approccio Si-MEMS + piezo thin-film di Fujifilm Dimatix: la tecnologia è presentata come combinazione che apre spazio di progettazione per
jetting ad alta risoluzione e alta frequenza nelle famiglie di teste come SAMBA e SKYFIRE. Sempre in casa Fujifilm, l’attenzione alla produttività si vede nella più recente introduzione della Fujifilm Dimatix SKYFIRE SF600, presentata a drupa 2024 come prodotto di ultima generazione del portafoglio: una soluzione in grado di offrire 600 dpi, gocce 5–25 pL, integrazione in soluzioni single-pass o scanning e dotazioni come sensori/riscaldamento, coating REDIJET, per stabilità di resa e compatibilità inchiostri. Nella fascia 1200 dpi industriale, la famiglia SAMBA G3L/G5L sfrutta un design a parallelogramma e la logica Si-MEMS + sputtered PZT con 2048 ugelli indirizzabili, 1200 dpi nativi (600 dpi in modalità ridondante) e goccia nativa da 2,4 pL.
In produzione, la differenza la fanno spesso sistemi di ricircolo/gestione inchiostro e strategie di continuità operativa: Fujifilm, ad esempio, parla di REDIJET come ricircolo brevettato per
FUJIFILM
Printbar


Presentata a Labelexpo 2025, FUJIFILM DE1024

Printbar
ottimizzare qualità su tutta la larghezza e ridurre necessità di ricondizionamento; nell’ecosistema Xaar, la TF Technology è proposta come ricircolo through-flow per mantenere gli ugelli continuamente innescati e aumentare affidabilità in applicazioni industriali. Un altro filone di evoluzione è la ridondanza (nozzle redundancy) e la progettazione a piattaforma per OEM: Memjet, nel suo white paper su DuraLink, descrive una testina 1600 dpi, 222,8 mm, 70.400 ugelli con ridondanza 5x (cinque ugelli per colonna pixel) e obiettivi di stabilità di qualità a ritmi di produzione industriale.
Infine va ricordato che nel mondo inkjet industriale convivono due famiglie tecnologiche principali: Drop-on-Demand (DOD) e Continuous Inkjet (CIJ). Kodak, ad esempio, posiziona la propria Stream Inkjet Technology come tecnologia CIJ a flusso costante per stampa digitale ad alta velocità e per l’integrazione in processi esistenti, evidenziando differenze rispetto ai sistemi DOD.
Printbar è progettata per applicare diversi tipi di nobilitazione a etichette e packaging, creando prodotti di alta qualità. Incorpora il sistema REDIJET® di Fujifilm, che mantiene costante il ricircolo dell’inchiostro e supporta inchiostri ad asciugatura rapida, efficaci per la stampa single-pass ad alta velocità

Fattori come materiali, ricircolo, ridondanza, piattaforme OEM, scelta tra CIJ e DOD, spiegano perché oggi l’inserimento di una testa inkjet può essere valutato come componente industriale integrabile.
Inserire l’inkjet su una linea di stampa tradizionale
Nel primo scenario – aziende di stampa e converting –, l’inkjet viene inserito tipicamente per uno di questi obiettivi: personalizzazione ed embellishment. La funzione più comune è la personalizzazione a dato variabile e la gestione di versioni: codici 2D/QR univoci, seriali, promozioni, microtesti, immagini/varianti grafiche late stage, spesso senza cambiare lastre/cilindri e senza fermare la linea. Un esempio concreto è la Fujifilm 46kUV Inkjet Printbar, descritta come printbar UV basata su SAMBA, che può essere aggiunta a una macchina da stampa analogica per ag-




diXxxxx Xxxxxxxz
giungere il dato variabile su etichette e imballaggi a 1200 dpi.
In ambito ibrido, anche Kodak posiziona la propria KODAK PROSPER Print Bar come soluzione per combinare offset/flexo/gravure con contenuti variabili parziali o pagina intera, abilitando opportunità su packaging personalizzabile e promozioni.
Una seconda funzione, in forte crescita nel packaging premium, è l’inkjet come unità digitale per effetti di embellishment: bianco, vernici spot, vernici tattili, primer/adesivi digitali, fino a metallizzazioni on-demand. Un riferimento importante è Domino K600i, che il produttore descrive come modulo UV inkjet piezo per stampa di dato variabile e afferma che può integrarsi su macchine flexo, rewinder o sistemi di finitura (oltre a essere configurabile come sistema di stampa monocromatico), con velocità fino a 150 m/min e testine Kyocera integrate.
Un caso e mblematico per capire il ruolo della testa inkjet come fase di pro-
A fianco, da sinistra, un sistema basato su teste di stampa SAMBA da 1200 dpi e la testa di stampa SAMBA integrata nella print bar
FUJIFILM 42K. Entrambi in mostra alla drupa 2024

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KODAK PROSPER Imprinting Systems, basati su tecnologia Kodak Stream Inkjet, offrono funzionalità variabili di alta qualità e velocità che si integrano su sistemi offset, flexo e di finishing


Le guide del sistema PROSPER Plus PIC mantengono i PIC Box (Printhead Interface Controller box) in posizione sul supporto di stampa, mentre le guide tengono i supporti saldamente in sede.

cesso è ACTEGA ECOLEAF, una tecnologia di metallizzazione on-demand in cui l’effetto metallico viene creato stampando un’immagine di innesco con un materiale tipo vernice/varnish (non la colla tipica del foil), applicabile con flexo, serigrafia o inkjet; l’immagine viene poi UV-curata prima di entrare nell’unità di metallizzazione. Nel marzo 2025 ACTEGA ha annunciato la collaborazione con Fujifilm per integrare la FUJIFILM 46kUV Inkjet Printbar nella soluzione ECOLEAF con l’obiettivo di stampare trigger image a risoluzione più alta e in modo consistente, portando l’accuratezza da 600 dpi a 1200 dpi e rendendo il processo fully digital con i vantaggi del caso.
Qui è cruciale non confondere testa di stampa e printbar: la 46kUV è un sistema printbar integrabile che usa la tecnologia di testine SAMBA; Fujifilm indica che 46kUV usa testine SAMBA, risoluzione nativa 1200 dpi, QR univoci e caratteri fino a 2 punti, con velocità fino a 150 m/min e diverse larghezze
di stampa (254/330/432/508 mm) per integrarsi nei processi tradizionali.
Inserire l’inkjet su linee di produzione industriale
Nel secondo scenario, quello delle linee industriali non grafiche, il punto non è come sostituire l’analogico, ma come aggiungere una fase di stampa digitale che funzioni con la stessa disciplina della linea (OEE, uptime, cambio formato, controlli qualità, sicurezza, tracciabilità dati).
Un’area tipica sono le applicazioni di coding & marking su packaging o direttamente sul prodotto. Qui sono molto diffuse soluzioni basate su HP Thermal Inkjet (TIJ), in quanto abbassano la soglia d’ingresso, grazie a moduli compatti e semplicità di gestione. Ma anche perché HP si posiziona esplicitamente come abilitatore per OEM offrendo vantaggio come la riduzione dei costi di manutenzione e l’incremento dell’uptime su linee di codifica e
Alcune applicazioni personalizzate con KODAK PROSPER Imprinting Systems

marcatura. Questo tipo di architettura è appropriata quando il requisito principale è stampare testi, codici, loghi e dati dinamici in modo affidabile, su una vasta gamma di supporti, con interventi minimi e sostituzione rapida delle unità di stampa.
Quando la linea richiede grafica e non solo marcatura, emerge il modello print engine progettato per integratori/OEM. Un esempio molto attuale è RISO Integlide, presentato come brand di inkjet print engine per packaging in cartone ondulato, shopper in carta kraft, contenitori in carta, con l’obiettivo di integrare stampa fullcolor on-demand in produzione, fino a 310 mm di larghezza. Il target a cui è indirizzato include produttori di macchine e factory automation system integrator che hanno l’esigenza di incorporare funzioni di stampa nelle linee. Nelle specifiche della serie Integlide S vengono esplicitati parametri come direzione di stampa, sistema linehead, testine piezo, velocità (fino a ~30,9 m/







Una serie di applicazioni realizzate con le soluzioni inkjet Domino che ne dimostrano la versatilità anche con l’impiego di inchiostri speciali; sopra, Domino K600i stampa a 600 dpi a velocità lineare fino150 m/min, su un’ampia gamma di supporti; in alto, un’applicazione di questa soluzione


Egg Pack Printing Traverser di Domino combina una tecnologia
TIJ thermal inkjet modulare con un sistema di movimentazione dei contenitori specifico per le confezioni di uova
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min in high speed), protocolli di rete (TCP/IP ecc.) e requisiti ambientali come temperatura e umidità.
Direct-to-object e superfici complesse
In molti settori come automotive, cosmetica, produzione di contenitori e componentistica, la stampa è richiesta su superfici 3D come direct-to-object. Qui la testa inkjet è solo un elemento del processo in cui è fondamentale determinare posizionamento, cinematica, visione, sincronizzazione e gestione del curing.
Jetron, ad esempio, si pone come system integrator che sviluppa sistemi di stampa digitale industriale per direct-to-shape, packaging e label printing, combinando inkjet, meccanica, software e color management. In un caso studio, Meteor Inkjet indica di aver supportato Jetron nello sviluppo di un sistema cilindrico direct-toshape, con benefici su throughput e crescita del business.
Questo tipo di applicazione chiarisce un criterio di scelta spesso sottovalutato: a volte non basta scegliere la testa di stampa più adatta, ma è indispensabile individuare l’ecosistema di integrazione ovvero elettronica, controller, toolchain software, gestione colore, sicurezza e non ultimo il service, che permettano alla testa di lavorare stabilmente nel mondo reale della fabbrica. Inserire una testa o una printbar inkjet in linea è un progetto interdisciplinare. In pratica, la scelta corretta nasce dall’allineamento tra requisito di output, chimica, ovvero interazione tra inchiostri e supporti, e integrazione di meccanica, dati e manutenzione. La prima variabile è stabilire il lavoro che la testa deve svolgere: dato variabile monocromatico, grafica full-color, layer funzionale (primer/trigger/adesivo/vernice), bianco/spot, oppure decorazione: questa specifica determina risoluzione, goccia, numero di canali e architettura, ovvero scanning oppure single-pass del sistema più adatto.
Di seguito alcuni esempi:
• Nel segmento label/packaging ad alta definizione, Fujifilm posiziona la 46kUV come printbar per VDP su macchine da stampa analogiche a 1200 dpi e fino a 150 m/min.
• Nel segmento VDP industriale UV, Domino dichiara K600i a 600 dpi e fino a 150 m/min, con configurazioni modulari e testine Kyocera.
• Nel segmento printhead “OEM platform” ad altissima definizione, Memjet descrive DuraLink come 1600 dpi con ridondanza 5x e architettura page-wide.
Molti progetti falliscono perché l’inchiostro non è un “consumabile qualunque”: è parte del sistema. In ambito industriale, la compatibilità con UV, acqua, solventi, viscosità e comportamento in ambiente (temperatura/umidità/polveri) guida la scelta.
Fujifilm, per esempio, descrive la SAMBA G3L come compatibile con un’ampia gamma di fluidi, tra cui inchiostri
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UV e base acqua, e collega qualità e affidabilità a scelte tecnologiche come Si-MEMS e strati piezoelettrici in PZT depositati per sputtering.
Ricoh evidenzia famiglie come TH/MH e include caratteristiche come testine con supporto a ricircolo o high gap printing (in alcuni modelli) e compatibilità con inchiostri diversi a seconda della serie.
Kyocera distingue serie progettate per inchiostri più viscosi come quelli UV e serie per alta produttività con inchiostri a base acqua.
Epson, in ambito OEM, parla di testine PrecisionCore pensate per integrazione in stampanti digitali industriali di nuova generazione, con opzioni per inchiostri acquosi, UV e solvent. Ne conviene che se la linea richiede lunghe tirature e fermate imprevedibili, è necessario privilegiare soluzioni con ricircolo vicino agli ugelli e stazioni di capping/cleaning ben progettate, in quanto in grado si ridurre l’impatto degli stop-and-go.

Due soluzioni installate presso clienti HP: da sinistra il sistema Markoprint X4JET di Weber Marking Systems con tecnologia HP TIJ, che impiega l’inchiostro a pigmento HP 2510 per le scatole avana e l’inchiostro a solvente HP 2590 per le scatole patinate. Il sistema di stampa per etichette Reel-toReel integra più teste di stampa compatte HP TIJ e cartucce d’inchiostro a solvente


Su una macchina da stampa analogica, l’integrazione meccanica è legata a registro, vibrazioni, web path e protezione della barra: serve che la stampa digitale sia posizionata esattamente dove il workflow lo richiede, con un sistema che gestisca altezze, distanze, eventuali collisioni e manutenzione senza smontaggi invasivi. Kodak, nel posizionare la PROSPER Print Bar come soluzione per ibrido, mette l’accento su stampa digitale seamless su dispositivi analogici e su un registro colore migliorato per ampliare personalizzazioni. Fujifilm, per 46kUV, parla esplicitamente di integrazione nei processi tradizionali e cita elementi come modulo di pulizia/livellamento e software dedicato (3IC) per la gestione efficiente del dato variabile.
RISO, per Integlide, specifica anche direzione di stampa e requisiti ambientali, cioè informazioni tipiche da progettazione di linea.
Occorre inoltre valutare il tema del ritorno in produzione dopo un fermo, considerando che il tempo richiesto dipende da capping/cleaning, ricircolo e accessibilità: è in questa logica che il modulo integrato può essere preferibile alla testa di stampa “nuda” soprattutto in un ambiente industriale.
Dal file alla stampa, senza ‘colli di bottiglia’ In ambienti VDP, la testa è alimentata da un sistema dati: RIP/composizione variabile, pipeline di rasterizzazione, sincronizzazione con encoder e sensori. Ne conviene che se il dato variabile vive all’interno dell’ERP/MES, è necessario assicurarsi interfacce e strumenti che rendano “industriale” il flusso quali audit trail, gestione job, controllo versioni, e soprattutto sincronizzazione con la linea, in quanto la tecnologia della testa da sola non è in grado di coprire questi requisiti.

















Nel Mezzogiorno la filiera della stampa è un laboratorio dove la produzione di packaging, etichette e comunicazione visiva assorbono la domanda dei comparti come agroalimentare, cosmetica, retail, e-commerce locali spingendo le imprese a ripensare processi, competenze e mercati. D’altra parte abbiamo rilevato, intervistando alcuni player tra fornitori di attrezzature e servizi ma anche stampatori, che la collocazione geografica non impedisce l’espansione del business verso mercati del perimetro nazionale e in alcuni casi anche internazionale.
A livello nazionale, la filiera Carta e Grafica vale 27,2 miliardi di euro di fatturato nel 2023, con 16.119 aziende e 160.600 addetti e un saldo commerciale positivo di circa 3,7 miliardi: se ci focalizziamo sul nostro “Giro d’Italia –Sud” ponendo la lente di ingrandimento su Molise, Basilicata, Puglia, Sicilia, Calabria, la fotografia di Assografici 2022 conta 2.104 imprese grafiche e 355 cartotecniche trasformatrici, segno di un tessuto diffuso ma frammentato, dove la scala spesso si costruisce con specializzazione e servizi.
Dimensione e trend del mercato
Il quadro congiunturale recente aiuta a leggere la composizione della domanda. Nel 2023 la filiera Carta e Grafica registra una contrazione del fatturato rispetto al 2022, con cali più marcati nel settore grafico e una tenuta relativa della cartotecnica trasformatrice; la stessa fonte segnala che l’export resta rilevante (circa 40,9% del fatturato). Sul fronte delle applicazioni, il “baricentro” continua a spostarsi verso packaging e labeling. Dal punto di vista territoriale, le cinque regioni del dossier non sono marginali in termini di numerosità, ma evidenziano la tipica asimmetria Sud/Nord in scala e addetti. Per l’industria grafica (stampa editoriale/ pubblicitaria/commerciale) le imprese in Sicilia e Puglia superano ciascuna le 700 unità (822 e 766), mentre Calabria, Basilicata e Molise restano su dimensioni più contenute; per la cartotecnica trasformatrice (imballaggi e trasformazione carta/cartone, incluso parte

del converting) Puglia e Sicilia guidano per numerosità, con Calabria, Basilicata e Molise molto più piccole.
Un tassello specifico, spesso sottovalutato quando si parla di stampa, è la visual communication con stampa di grande formato, textile, OOH/DOOH, decorazione prodotto e interior decoration. Qui FESPA Italia descrive un comparto fatto di PMI specialistiche che lavorano su tecnologie serigrafiche e digitali e su applicazioni come textile e interior decoration, con una base associativa e dati economici propri. In particolare in quest’ambito proprio la Calabria ha ospitato la prima tappa del Fespa Italia in Tour (vedi immagine sopra). Un evento lanciato dall’Associazione per essere ancora più vicina alle aziende del comparto.
Criticità strutturali e vantaggi competitivi del Sud
Gestire un’azienda grafica nel Sud significa affrontare, insieme, tre “distanze” strutturali: infrastrutturale/logistica, demografica e di competenze. Sul piano demografico, i dati Svimez richiamano un Mezzogiorno in cui il calo di giovani e la migrazione interna hanno ridotto bacini di forza lavoro e competenze: tra 2002 e 2023 una quota molto rilevante di residenti ha lasciato l’area, con una componente significativa di giovani e laureati. Sul versante delle competenze, Unioncamere segnala che il reperimento di profili adeguati è percepito come ostacolo primario alla crescita, soprattutto per le medie imprese

Insuperlabel, il contest ideato e organizzato dall’azienda siciliana Auroflex, mette in dialogo il mondo del graphic design con quello della stampa di etichette. L’iniziativa offre anche un osservatorio sul packaging come forma di espressione culturale e progettuale
del Mezzogiorno.
Infine, la logistica: non è solo trasporto merci, ma anche accesso a assistenza tecnica, ricambi, formazione e reti commerciali. È un tema che emerge direttamente da chi investe: per Stampa Sud, ad esempio, la distanza dai principali centri di assistenza rende cruciali affidabilità impianti e supporto tecnico tempestivo. Anche Athena dichiara di avere strutturato il proprio parco macchine considerando le tempistiche di intervento tecnico da parte dei fornitori e di aver adottato la strategia che privilegia linee di produzione in grado di essere intercambiabili per garantire la continuità produttiva. Quando si servono clienti come GDO e retail i tempi di consegna non consentono fermi macchina.
Accanto ai vincoli, il Sud esprime vantaggi competitivi di contesto che dialogano bene con stampa e converting: prossimità a filiere agroalimentari e del largo consumo - grandi utilizzatori di packaging -, e un posizionamento mediterraneo che Svimez legge come potenziale leva nei processi di regionalizzazione delle catene di approvvigionamento e nella logistica dei traffici commerciali. In questo scenario, la capacità di offrire flessibilità, personalizzazione e tempi rapidi, anche grazie a piattaforme digitali, diventa una risposta industriale al limite dimensionale.
Incentivi e leve di investimento
Nel Sud la leva pubblica è spesso decisiva per trasformazioni 4.0, efficientamento e automazione. Sul piano nazionale, due architravi recenti sono stati Transizione 5.0, misura PNRR in forma di credito d’imposta per spese nel periodo 2024-2025, e gli incentivi MIMIT per investimenti in beni strumentali (inclusa la continuità della logica Transizione 4.0). Per la dimensione “territoriale Sud”, rientrano i crediti d’imposta Mezzogiorno e strumenti collegati alle aree speciali (ZES/ZLS), oltre a misure orizzontali come Nuova Sabatini che hanno facilitato l’accesso al credito per il rinnovo tecnologico di macchinari e processi anche in una logica di processi maggiormente sostenibili.
Dalla provincia di Lecce al mercato internazionale della stampa e alla specializzazione nel converting: la storia di Elektrospeed e GP Machines è un esempio di come competenza tecnica e servizio possano guidare l’evoluzione di un’impresa familiare. Fondata nel 2002, Elektrospeed trae origine dalla lunga esperienza della famiglia Preite nel settore delle macchine da stampa, risalente agli anni '80. È una realtà specializzata nella vendita e, soprattutto, nell’assistenza meccanica ed elettronica di macchine offset di piccolo, medio e grande formato, con interventi rapidi anche fuori Italia e un magazzino ricambi strutturato. Oggi affianca all’usato ricondizionato, un’offerta ampia che include offset, tagliacarte, piegatrici, fustellatrici e sistemi CtP, lavorando su macchine di marchi storici del settore (da Heidelberg a KBA, fino a BOBST nel postpress). È proprio dall’esperienza maturata sul refurbishing che, come racconta Gabriele Preite, Ceo del Gruppo – seconda generazione in azienda – nasce l’idea di aprire una divisione dedicata alle macchine nuove per il packaging: GP Machines, brand del gruppo Elektrospeed. La missione è accompagnare la conversione – accelerata nel post-Covid – di molte tipografie commerciali verso produzioni di cartotecnica e imballaggio, con tecnologie industriali affidabili. Il portafoglio GP Machines copre tutte le fasi del packaging: piega-incolla, fustellatura, formatrici, plastificazione, applicazione finestre, taglio carta, UV LED e hot stamping. Tra i brand in evidenza ci sono i tagliacarte LG Longer (di cui GP Machines è distributore ufficiale in Italia) e le plastificatrici automatiche JIALITE; per la fustellatura automatica propone, tra le altre, la LK 106 MF-B con stripping basata su know-how Guangya.











Il nuovo focus del Giro d’Italia della Stampa accende i riflettori su Puglia, Sicilia, Molise e Calabria. Un gruppo ristretto di 23 aziende sopra i 3 milioni di euro di fatturato che pesa solo per il 3% del panel, ma che tra il 2019 e il 2024 ha mostrato una dinamica di crescita dei ricavi superiore a quella dei BIG Printer italiani. Tra packaging, converting e altra stampa emergono segnali di solidità, pur con qualche discontinuità sul fronte della redditività.
Il nostro Giro d’Italia della Stampa ci porta questa volta nel Mezzogiorno, con un focus sulle aziende insediate in Puglia, Sicilia, Molise e Calabria, selezionate dal panel CSP dei BIG del PRINTING mantenendo come soglia di osservazione un fatturato 2024 superiore a 3 milioni di euro. In questo perimetro, purtroppo, non risultano presenti realtà della Basilicata.
L’a nalisi riguarda complessivamente 23 aziende, pari al 3% del panel totale, capaci di generare ricavi per 317 milioni di euro, cioè il 2,2% del giro d’affari complessivo degli oltre 14 miliardi di euro prodotti dai BIG Printer italiani. Si tratta dunque di una quota numericamente contenuta, ma comunque significativa per comprendere il peso e l’evoluzione del comparto nelle regioni meridionali considerate.


Regione Area (km²) Popolazione Crescita PIL Residente PIL (2024) pro capite (2025/26) (€ nominali)
di Stefano Portolani, Senior Analyst CSP stefano.portolani@strategogroup.net
5%

2,9%
22%Fabbricazione di carta e cartone ondulato e di imballaggi di carta e cartome (esclusi quelli in carta pressata)
Dove si concentra il fatturato
Dal punto di vista della classificazione Ateco, il gruppo si compone di 9 aziende nel codice 1812 (altra stampa), 5 nel 1721 (fabbricazione di carta e cartone ondulato e di imballaggi di carta e cartone, esclusi quelli in carta pressata) e 2 nel 1729 (fabbricazione di altri articoli di carta e cartone). Se si osserva invece la distribuzione del fatturato, emerge una configurazione piuttosto interessante: il 36% dei ricavi è generato dalla fabbricazione di altri articoli di carta e cartone, il 30% dalla fabbricazione di carta e cartone ondulato e di imballaggi di carta e cartone e il 15% dall’Ateco 1812, cioè dall’altra stampa. Un dato che conferma come, in quest’area del Paese, il peso del converting e del packaging sia particolarmente rilevante. La dimensione media aziendale, misurata in termini di fatturato, si attesta intorno a 13,8 milioni di euro, ma questo dato va letto con attenzione, perché la maggiore azienda del campione sviluppa da sola 107 milioni di euro di ricavi. Escludendo questo valore eccezionale, la media si ridimensiona a 10,5 milioni di euro per impresa, con 14 aziende sotto questa soglia e 5 al di sopra. Il quadro che ne risulta è quindi quello di un tessuto produttivo fatto prevalentemente di realtà di taglia medio-piccola, accanto a pochi player di dimensione decisamente più rilevante.
Ricavi in crescita, meglio del panel nazionale
La lettura in prospettiva dei ricavi nel periodo 20192024 mostra una dinamica nel complesso positiva e piuttosto regolare, con una crescita sostanzialmente costante culminata nel picco del 2022, anno in cui il panel ha raggiunto i 357 milioni di euro. Nel complesso dei sei anni osservati, il gruppo è cresciuto del 45,2%, con un tasso annuo composto del 7,74%.
Un andamento che risulta sensibilmente migliore rispetto a quello del più ampio panel CSP, fermo a una crescita del 19% e a un valore medio annuo composto del 3,54%. In altre parole, il campione meridionale selezionato ha mostrato una capacità di espansione superiore alla media nazionale dei BIG Printer.
Redditività: segnali positivi, ma con qualche discontinuità
Anche sul fronte degli utili di bilancio il quadro appare nel complesso apprezzabile. Il 2022, già anno record per i ricavi, ha tuttavia rappresentato una fase di difficoltà sul piano della redditività, una battuta d’arresto comunque recuperata nell’esercizio successivo. L’utile medio per azienda si colloca a 923 mila euro, ma anche in questo caso il dato va interpretato alla luce della forte incidenza dei valori estremi: la società di maggiori dimensioni ha infatti inciso negativamente sul risultato medio, avendo chiuso il 2024 con una perdita di 6,7 milioni di euro. Senza questo
10.5 MP COMPANY Srl
A. DE ROBERTIS & FIGLI SpA
ATHENA Srl
AUROFLEX Srl
AZIENDA INDUSTRIALE DEL
CARTONE ONDULATO Srl
CARTOGRAF Srl
CARTON PACK SpA
COMPUNET PRINT Srl
ECOCART SpA
EUROGRAFICA Srl
GOLD LABEL Srl
GRAFICA ISERNINA Srl
GREEN CARDS SpA
IMBALLAGGI LUBELLI Srl
OFFICINE GRAFICHE
SOCIETA’ COOP.
ONDAPACK SUD SpA
PACKLY PRINGRAF Srl
PAPER PLANET Srl
PUBBLICITA & STAMPA Srl
ROTOLIFICIO PUGLIESE Srl
RUBBETTINO Srl
SE.STA. Srl
STAMPA SUD SpA


elemento, l’utile medio del panel sarebbe salito a 1,27 milioni di euro, pur considerando la presenza di un’altra azienda che ha registrato una perdita di 237 mila euro. Nel confronto con il 2019, l’utile cresce comunque del 23,3%, con un tasso annuo composto del 4,28%.






È proprio la frenata del 2022 ad aver penalizzato il confronto con il panel più ampio dei BIG Printer italiani, che nello stesso arco temporale hanno consolidato una crescita dell’utile del 63,8% rispetto al 2019, con una crescita media annua composta del 10,37%.
Resta però il fatto che, pur in presenza di alcune discontinuità, il panel del Sud analizzato conferma una capacità di tenuta economica nel complesso solida.
Patrimonializzazione: la struttura resta robusta
Un ulteriore elemento di interesse riguarda la patrimonializzazione, che si mantiene buona e in costante crescita. Anche qui, naturalmente, le performance della maggiore azienda del campione hanno inciso in misura sensibile sul patrimonio netto cumulato. Rispetto al 2019, il patrimonio netto complessivo è passato da 165 milioni di euro a 279 milioni, con una crescita del 55%. Escludendo la realtà più grande, l’incremento sarebbe stato addirittura del 60%. Ancora più significativo è il rapporto tra patrimonio netto e debiti totali: nel panel completo questo indice è passato dal 110% del 2019 al 92% del 2024, mentre nel panel ridotto sarebbe cresciuto dal 134% al 157%, evidenziando un rafforzamento progressivo della struttura finanziaria e una migliore solidità economica delle imprese considerate.
Il 2024 azienda per azienda
Infine, uno sguardo alle variazioni 2024 sul 2023 consente di leggere più da vicino il comportamento delle singole aziende, sia sul fronte del fatturato sia su quello del risultato economico.
Per quanto riguarda i ricavi, delle 23 aziende analizzate, 6 hanno registrato un risultato inferiore rispetto all’anno precedente. L’escursione va da un brillante +35% di PACKLY PRINGRAF Srl a un -19% di CARTOGRAF Srl. La maggiore realtà del campione, CARTON PACK SpA, ha confermato il proprio ruolo dominante con 107 milioni di euro di fatturato e una crescita del 4,6%. All’estremo opposto, la più piccola, OFFICINE GRAFICHE Società Coop., si ferma a 3,6 milioni di euro, con una flessione dell’8%.
Meno brillanti, nel complesso, i risultati sul piano del reddito operativo: 11 aziende mostrano infatti un arretramento rispetto al 2023. In questo quadro spiccano tuttavia alcuni segnali fortemente positivi, in particolare quelli di PACKLY PRINGRAF Srl, che mette a segno un incremento del 214%, e di AUROFLEX Srl, che registra un altrettanto rilevante +170%.
Nella rappresentazione grafica, sull’asse delle ascisse viene riportata la posizione di ciascuna azienda all’interno del più ampio panel dei BIG Printer, consentendo così di collocare le performance delle singole realtà territoriali in un quadro comparativo nazionale più ampio e strutturato.



Gestire oggi un’azienda di stampa, packaging, converting o visual communication nel Sud Italia significa fare impresa dentro una tensione continua fra radicamento territoriale e apertura ai mercati, fra difficoltà strutturali e capacità di trasformarle in leva competitiva. Dalle aree interne del Molise alla Calabria, fino a Puglia e Sicilia, emergono modelli industriali che investono, specializzano l’offerta, costruiscono processi, cercano competenze, presidiano nicchie ad alto valore. Storie che raccontano una geografia della resilienza industriale, dove la distanza dai grandi hub si compensa con flessibilità, cultura tecnica e scelte strategiche.






crescere dove il contesto è particolarmente sfidante
Il caso Athena, a Polistena (RC), racconta bene cosa significhi fare impresa in un territorio che nell’immaginario collettivo non è immediatamente associato allo sviluppo industriale. L’azienda è nata nel 2007 dall’idea e dalla passione di giovani imprenditori: leggere il mercato, partire dalle esigenze delle PMI e costruire nel tempo una struttura capace di offire allestimenti per punti vendita, comunicazione visiva, POP ed espositori personalizzati su scala sempre più ampia. In questa traiettoria il Sud non è sfondo, ma condizione concreta con cui misurarsi ogni giorno: logistica, attrattività del territorio, disponibilità di competenze, necessità di farsi conoscere oltre il proprio bacino naturale. Athena ha risposto a queste sfide con una crescita graduale ma costante, sostenuta da investimenti continui e dalla diversificazione dell’offerta: grande formato, piccolo formato, display, allestimenti per la GDO, materiali indoor e outdoor, decorazione automezzi, fino ai kit POP personalizzati per migliaia di punti vendita. Il recente ampliamento del portfolio di applicazioni comprende anche la stampa su tessuto per lightbox, mentre sul piano produttivo l’azienda dispone di un parco macchine ampio, con sistemi Agfa, Canon, Epson, Konica Minolta, Elitron, Fotoba e Duplo. Athena affianca alla crescita industriale un lavoro su governance, ESG, formazione e promozione del settore presso i giovani, segno che al Sud esercitare il business della stampa significa spesso anche fare cultura d’impresa nel territorio.


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Rubbettino Print da oltre cinquant’anni coniuga cultura d’impresa, innovazione tecnologica e forte radicamento territoriale. Con sede a Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, opera come azienda a ciclo completo e rappresenta oggi una delle realtà produttive più avanzate del Sud Italia nel campo della stampa, del packaging e della cartotecnica. All’interno di uno stabilimento di oltre 12.000 metri quadrati, Rubbettino Print gestisce un sistema produttivo integrato che va dalla progettazione alla stampa, dalle finiture al confezionamento, fino alla logistica. Questa organizzazione consente all’azienda di offrire efficienza, rapidità e qualità costante, mantenendo al tempo stesso una cura artigianale del dettaglio anche nelle lavorazioni più complesse. L’azienda opera in diversi ambiti, dalla stampa editoriale all’advertising, dal packaging alla cartotecnica avanzata, affiancando clienti dei settori agroalimentare, cosmetico, farmaceutico, editoriale, manifatturiero e dei servizi. Rubbettino Print è attiva anche nei materiali per la comunicazione, nel grande formato e nel labeling per prodotti ad alta regolamentazione. A distinguerla è soprattutto un approccio consulenziale e progettuale che presidia l’intero processo, dalla scelta dei materiali e delle tecnologie fino alle finiture, definendo il ruolo dell’azienda non solo come fornitore, ma come partner affidabile per editori, brand e istituzioni.


Stampa Sud è una realtà industriale di Mottola (TA), che in quasi ottant’anni di attività ha saputo trasformarsi da tipografia locale a impresa specializzata nella stampa commerciale e nella cartotecnica. Fondata nel 1947, è cresciuta mantenendo saldo il legame con il territorio e la cultura tecnica. Nella sua storia, ha accompagnato l’evoluzione del mercato con investimenti continui e scelte strategiche mirate. Nel 2011 l’azienda decide di entrare nel mondo del packaging attraverso l’acquisizione di una cartotecnica esistente, integrandone tecnologie, competenze e personale. Oggi Stampa Sud sviluppa un fatturato di circa 11 milioni di euro, impiega quasi 60 addetti e realizza circa 10 milioni di pezzi al mese. Il business è oggi focalizzato per circa il 70% sul packaging e per il restante 30% sulla stampa commerciale. L’azienda è specializzata nella produzione di imballaggi in carta e cartoncino per il settore alimentare, con applicazioni per ortofrutta, dolciario, pasta e packaging primario e secondario, anche a diretto contatto con gli alimenti. La struttura produttiva si articola su due anime complementari: da un lato la stampa per il packaging food, dall’altro la stampa commerciale e il general packaging. Il reparto stampa dispone di tecnologie offset evolute, mentre il comparto cartotecnico è dedicato alla realizzazione di astucci e vaschette. Completano il profilo dell’azienda un sistema di certificazioni in linea con le richieste delle filiere più esigenti, tra cui ISO 9001, FSC e BRC Packaging, e un modello imprenditoriale che unisce tradizione familiare, competenze tecniche e capacità di adattamento. Oggi Stampa Sud si distingue come impresa capace di anticipare le evoluzioni del mercato.
Attiva da oltre 50 anni a Isernia, Grafica Isernina oggi si propone al mercato come fornitore specializzato nella produzione di etichette adesive, sia in bobina sia in fogli, e di etichette wet glue. Da questa esperienza è nato nel 2017 Labeldoo.com, l’ecommerce proprietario che oggi rappresenta uno dei riferimenti nazionali del web-to-print e uno dei principali motori della crescita di Grafica Isernina in termini di commesse e fatturato. Oggi guidata da Alessandro, Emiliano ed Emanuele Mazzocco, terza generazione della famiglia fondatrice, Grafica Isernina porta avanti una strategia improntata al miglioramento continuo, attraverso l’adozione di sistemi di gestione, pratiche operative e soluzioni

tecnologiche capaci di garantire efficienza, qualità e affidabilità. L’azienda è certificata ISO 9001 e ha ottenuto il badge Ecovadis Gold 2024, riconoscimento che testimonia l’attenzione verso performance, organizzazione e sostenibilità. Negli ultimi anni Grafica Isernina ha accelerato con decisione sul
È sempre difficile collocare geograficamente realtà come Packly, l’azienda che ha portato online un processo tradizionalmente complesso come la progettazione e la produzione di packaging su misura, trasformandolo in un’esperienza digitale semplice, veloce e accessibile. Fondata da Giuseppe e Roberto Prioriello, Packly ha sviluppato una piattaforma che consente di creare scatole personalizzate in pochi passaggi, senza minimi d’ordine e con tempi di produzione rapidi.

Il cuore è una tecnologia proprietaria che gestisce online l’intero flusso: generazione automatica del tracciato fustella, preventivo in tempo reale, anteprima 3D interattiva del prodotto finito. Riunire in un unico ambiente digitale attività come progettazione, prototipazione e preventivazione, semplifica l’accesso al packaging personalizzato e riduce tempi e complessità. I vantaggi per clienti e brand sono maggiore autonomia creativa, riduzione del time-tomarket, possibilità di produrre anche piccole tirature e minori sprechi. In questo modo Packly ha reso il packaging professionale più flessibile, accessibile e in linea con le esigenze di un mercato sempre più dinamico e personalizzato.
fronte dell’innovazione produttiva, investendo in nuove tecnologie hardware e software che hanno contribuito a trasformare il modello operativo. Un elemento distintivo di questo percorso è stato il lavoro di squadra: l’inserimento di nuove tecnologie si è accompagnato a una positiva integrazione tra l’esperienza degli operatori più senior e l’apporto delle nuove generazioni, creando una sinergia che ha rafforzato l’intera organizzazione.

l’innovazione che valorizza un business tradizionale
Con stabilimento a Ginosa (TA), e uffici commerciali a Liscate, nel Milanese, CEMAB è un nome storico nel settore dei display in legno e delle applicazioni di grande formato. L’azienda, attiva da oltre quarant’anni e tra i principali produttori europei di espositori in legno, rappresenta un esempio concreto di come innovare nel Sud Italia non significhi abbandonare il saper fare manifatturiero, ma al contrario rafforzarlo con tecnologie capaci di trasformare radicalmente efficienza produttiva e qualità dell’offerta. La svolta più recente è legata all’adozione della Mimaki JFX600-2513, stampante flatbed UV LED che ha aperto alla stampa diretta su legno. Si tratta di un passaggio strategico, perché consente di eliminare fasi intermedie come laminati, vinili e adesivi, riducendo tempi, complessità operative e costi di lavorazione. Grazie a questa soluzione, CEMAB ha portato la capacità produttiva a oltre 500 espositori al giorno, migliorando al tempo stesso flessibilità e rapidità di risposta al mercato. L’investimento non ha rappresentato solo un aggiornamento tecnologico, ma una più ampia ridefinizione dei processi, con vantaggi anche sul fronte della sostenibilità. La stampa diretta su legno significa infatti meno materiali di consumo, minori sprechi, utilizzo di inchiostri UV a ridotto impatto e una logica produttiva più vicina al modello on demand.


Con sede ad Alcamo (TP), Auroflex è specializzata nella produzione di etichette autoadesive personalizzate e soluzioni di luxury labelling. Fondata negli anni Settanta dai fratelli Alberto e Francesco Butera, oggi Auroflex affianca brand e produttori nella realizzazione di etichette capaci di valorizzare il prodotto attraverso qualità tecnica, resa estetica e cura del dettaglio. Il cuore dell’attività è rappresentato dalle etichette di alta gamma, sviluppate con un approccio consulenziale che presta grande attenzione alla scelta dei materiali, alle finiture e alle nobilitazioni. Guidata dalla seconda generazione della famiglia Butera, l’azienda sostiene la propria crescita con investimenti continui in tecnologia e con l’integrazione di diverse lavorazioni di stampa e confezione, così da offrire soluzioni flessibili e adatte anche alle richieste più complesse. A questo si affianca l’attenzione alla sostenibilità, supportata da certificazioni in ambito qualità, ambiente e sicurezza e dall’utilizzo di carte FSC. Secondo Auroflex, l’etichetta è uno spazio in cui il progetto grafico incontra la materia e la stampa per esprimere valori, posizionamento e identità. Da questa visione è nata l’idea di Insuperlabel, il contest che mette in dialogo il mondo del graphic design con quello della stampa di etichette.
Dalle radici nell’innovazione industriale di Ivrea alla crescita internazionale nell’automazione per stampa, finishing, packaging e logistica, Tecnau ha costruito il proprio percorso unendo tecnologia, competenze e visione. Una storia in cui il valore delle persone, la semplicità progettuale e la conoscenza condivisa restano il vero motore dell’innovazione.

La storia di Tecnau è profondamente legata al luogo in cui è iniziata: Ivrea. Per decenni, questa piccola città del Nord Italia è diventata famosa in tutto il mondo in quanto sede di Olivetti, un’azienda che ha dimostrato come tecnologia, design e visione sociale potessero convivere in modo eccellente. Era un contesto in cui l’ingegneria non era mai separata dai valori umani, ne era parte integrante, e in cui l’innovazione era intesa come uno sforzo collettivo. Crescere in questo ambiente ha significato ereditare molto più di un semplice sapere tecnico. Ha portato a respirare e ad abbracciare un modo di pensare la tecnologia che mette le persone al centro. È in questo contesto che è nata Tecnau, fondata nel 1988 da un piccolo gruppo di ingegneri accomunati dalla passione per l’automazione e dalla propensione ad affrontare sfide industriali complesse. In quegli anni iniziali, i progetti erano eterogenei e impegnativi, spaziavano infatti dalla creazione di sistemi automatizzati per la produzione industriale fino all’assemblaggio di precisione di microcomponenti. Ogni incarico richiedeva creatività, sperimentazione e la capacità di ripensare gli approcci tradizionali.
Ciò che stava prendendo forma in quegli anni non era soltanto una nuova tecnologia. Era una cultura in cui fare ingegneria significava comprendere a fondo i problemi, collaborare tra discipline diverse e trasformare la conoscenza in soluzioni concrete.
L’ingegneria della semplicità
Tra i fondatori che hanno contribuito a orientare il percorso di Tecnau c’era Giuliano De Marco. Il suo approccio all’ingegneria era guidato da un principio semplice
ma esigente: la tecnologia deve essere al servizio del business. I sistemi non dovevano essere inutilmente complessi. Dovevano invece essere affidabili, robusti e capaci di lavorare con continuità in contesti produttivi reali. Questa visione è diventata uno dei pilastri dell’identità di Tecnau e ancora oggi guida l’azienda nelle sue sfide quotidiane. Stefano De Marco, oggi CEO di Tecnau e Sitma, riflette spesso sull’influenza che il padre Giuliano ha avuto sulla cultura aziendale: “Mio padre ha sempre creduto che le soluzioni migliori siano spesso le più semplici. La tecnologia deve lavorare per il cliente, non il contrario”.
Oggi Giuliano De Marco è ancora attivo in azienda nel ruolo di Presidente, offrendo visione e orientamento maturati sulla base di decenni di esperienza.
Un know-how costruito insieme
Quando le tecnologie digitali hanno iniziato a trasformare il settore della stampa, le competenze di Tecnau nell’automazione hanno trovato un’applicazione naturale in questo comparto in evoluzione. La stampa digitale ha introdotto nuovi livelli di flessibilità e velocità, ma ha anche generato nuove sfide nei flussi produttivi. I processi di finishing, infatti, spesso faticavano a tenere il passo con le prestazioni dei moderni sistemi di stampa. Tecnau ha affrontato questa sfida con lo stesso approccio ingegneristico che aveva guidato l’azienda fin dall’inizio: osservare, comprendere e progettare soluzioni capaci di semplificare la complessità. Nel tempo, l’azienda ha sviluppato tecnologie di finishing specializzate in grado di supportare ambienti di stampa digitale
dinamici e in continua evoluzione. Con il valore aggiunto che dietro ogni progetto c’era qualcosa di ancora più importante della macchina stessa: la conoscenza. Un know-how cresciuto e consolidato grazie all’esperienza, alla collaborazione e al continuo scambio di idee tra ingegneri, tecnici e clienti.
Un’azienda che cresce come una famiglia
Lo sviluppo di Tecnau è sempre stato strettamente legato alle persone che ne fanno parte e contribuiscono alla sua crescita. Molti ingegneri e tecnici hanno lavorato per diversi decenni all’interno dell’azienda, creando una continuità di esperienza rara. Il loro patrimonio di conoscenze continua oggi a sostenere le nuove generazioni di ingegneri, che portano prospettive e idee nuove. In molti sensi, Tecnau è cresciuta come una famiglia. Oggi è guidata da Stefano De Marco insieme alle sorelle Francesca ed Emanuela. Il padre, Giuliano De Marco, è stato tra i fondatori che hanno contribuito a costruirne le fondamenta. Emanuela si occupa di sviluppo prodotto e innovazione, mentre Francesca segue la struttura finanziaria che sostiene la crescita aziendale. Per Stefano, questa continuità rappresenta uno dei principali punti di forza dell’azienda: “Ciò che rende speciale Tecnau è una sorta di conoscenza collettiva che ogni persona porta con sé e condivide. Molti colleghi collaborano con noi da decenni. La loro esperienza è parte dell’identità dell’azienda e rappresenta una spinta fondamentale che guida l’innovazione futura”.
Una visione condivisa
Con lo sviluppo delle competenze di Tecnau, è cresciuta anche la sua presenza internazionale. L’automazione ha aperto nuove possibilità nei processi produttivi, contribuendo a mettere a punto flussi di lavoro più flessibili e applicazioni come la produzione di libri on demand. Più recentemente, l’acquisizione di Sitma ha esteso ulteriormente questa visione. Combinando le tecnologie di finishing con competenze nel packaging, nel fulfillment e nell’automazione logistica, il Gruppo è oggi in grado di supportare uno spettro ancora più ampio di fasi della catena produttiva. Questa evoluzione riflette una filosofia che abbraccia un ambito di competenza ancora più ampio: i processi di produzione sono sistemi sempre più interconnessi, che traggono beneficio da automazione intelligente e integrazione.



A oltre trent’anni dalla fondazione, Tecnau continua a investire in ricerca, automazione e sviluppo tecnologico. Gli ambienti produttivi sono sempre più connessi, intelligenti e guidati dai dati. Gli ingegneri esplorano continuamente nuovi modi per migliorare efficienza, flessibilità e sostenibilità nei moderni processi manifatturieri. Eppure, anche mentre la tecnologia evolve, i principi che hanno plasmato Tecnau fin dall’inizio restano immutati. L’innovazione nasce dalla curiosità, cresce attraverso la collaborazione e ha successo quando la conoscenza si trasforma in soluzioni capaci di creare valore reale.
Come riassume Stefano De Marco: “La tecnologia da sola non basta mai. Ciò che conta sono le persone, la conoscenza che condividono, l’esperienza che portano e la passione che mettono in ciò che costruiscono”.
Dalle sue radici a Ivrea fino al ruolo odierno di partner tecnologico internazionale, quella di Tecnau resta soprattutto una storia di persone. E come ogni storia costruita su conoscenza, collaborazione e visione, continua a evolversi.

]Giuliano De Marco, fondatore e presidente Tecnau. In alto, da sinistra: Francesca De Marco, Chief Financial Officer Tecnau e Sitma; Emanuela De Marco, Chief Technology Officer Tecnau; Stefano De Marco, Chief Executive Officer Tecnau e Sitma.
Da sinistra, dettaglio di Sitma e-Wrap, il sistema che realizza il pack su misura intorno al prodotto, e un particolare di Tecnau Rev50, la soluzione di finishing completamente automatizzata per taglio e raccolta
ILPOLIGRAFICO

di Francesca Sassoli
Le rivoluzioni che hanno attraversato la fine del Ventesimo secolo e che hanno stravolto più volte le economie mondiali in questi primi vent’anni del nuovo Millennio riguardano anche un’industria complessa, affascinante e sempre attrattiva come quella della stampa. Dalle tipografie polverose alle linee produttive di nuova generazione, il settore ha vissuto una trasformazione profonda con l’avvento della stampa digitale, che oggi rappresenta il 50% del mercato, di fatto ridimensionando l’offset. Un segmento che muta forma, che segue con scrupolosa attenzione le evoluzioni innovative, segnando a livello globale una crescita importante. Una tendenza che resiste, focalizzandosi su fattori che, solo qualche decennio fa, non erano consideranti trainanti. Oltre che all’innovazione tecnologica o l’introduzione di nuovi macchinari (leggi crediti d’imposta Industria 4.0 e Transizione 5.0, due misure che, se ben sfruttate, hanno fatto fare un salto quantico agli imprenditori), l’attenzione ora e domani si dovrà concentrare sulla strategia: le imprese dovranno confrontarsi con normative
Tra digitalizzazione, sostenibilità e internazionalizzazione, il settore della stampa affronta una trasformazione profonda che impone nuove competenze oltre la tecnologia. Normative ambientali, fiscalità internazionale, dogane e bandi
SIMEST diventano leve strategiche per le aziende di stampa e converting che sono chiamate a competere nei mercati globali.
internazionali sempre più articolate, con nuovi obblighi ambientali e con la necessità di garantire tracciabilità e sostenibilità lungo tutta la filiera. Un settore tradizionalmente trainato da competenze tecniche si trova, quindi, a integrare dimensioni che un tempo erano periferiche, come governance fiscale, dogane e compliance ESG.
L’accesso a mercati esteri richiede investimenti significativi, dalla partecipazione a fiere internazionali allo sviluppo di piattaforme digitali, dall’apertura di strutture commerciali alla transizione ecologica dei processi produttivi.
Il ruolo dei bandi SIMEST per un settore ad alta intensità tecnologica
“In questo contesto, i bandi SIMEST rappresentano una leva determinante anche per gli stampatori, i converter e le aziende del packaging – spiega Francesco Voltolina, Sales & Marketing Director di Ayming Italia Srl SB, società di servizi che si occupa di individuare per le imprese le misure agevolative più vantaggiose, in Italia e all’estero, e dare supporto su compliance e advisory in materia di fiscalità internazionale e normative europee ed internazionali –. L’accesso a mercati esteri richiede investimenti significativi, dalla partecipazione a fiere internazionali allo sviluppo di piattaforme digitali, dall’apertura di strutture commerciali alla transizione ecologica dei processi produttivi. Il settore grafico e cartotecnico è particolarmente esposto a queste dinamiche e può trarre beneficio dalla possibilità di finanziare non solo attività operative, ma anche l’analisi e la pianificazione in ambito fiscale, doganale e ambientale, oggi elementi fondamentali per garantire continuità e margini nei progetti di internazionalizzazione”.
Le nuove complessità dei mercati extra-UE
L’espansione verso Paesi extra-UE implica una gestione attenta di aspetti doganali e fiscali che incidono direttamente sulla competitività: “La classificazione corretta dei materiali importati, l’origine preferenziale, l’applicazione di dazi o l’accesso a regimi agevolati influenzano tempi e costi – commenta Voltolina –. A questo si aggiungono nuovi strumenti regolatori come il CBAM, che introduce un prezzo sulle emissioni incorporate nei prodotti importati e interessa da vicino materiali utilizzati nella filiera della stampa e del packaging, come acciaio e alluminio. Parallelamente, il regolamento EUDR sulla deforestazione impone una tracciabilità rigorosa delle fibre e coinvolge in modo significativo tutte le aziende che lavorano carta, cartoncino e derivati. L’adeguamento richiede strumenti informativi, documenti di verifica e un controllo più stringente sulla supply chain globale”.


Le regole europee tra IVA, OSS e responsabilità ambientale
Anche all’interno dell’Unione europea il cambiamento è evidente. Le aziende che operano tramite ecommerce, piattaforme digitali o servizi cross-border devono gestire in modo accurato IVA, OSS/MOSS e registrazioni fiscali nazionali. Al tempo stesso si stanno consolidando i sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore che, nel caso degli imballaggi, richiedono alle imprese contributi ambientali proporzionati alla riciclabilità e alla sostenibilità dei materiali utilizzati.
“Per il settore della stampa e del packaging ciò significa ripensare la progettazione dei prodotti, valutare l’impatto ambientale lungo il ciclo di vita e rispondere alle richieste crescenti di brand e retailer che pretendono trasparenza e conformità” sottolinea Voltolina.
Integrare finanza, fiscalità e sostenibilità per competere davvero
In uno scenario così articolato, trattare finanza agevolata, fiscalità internazionale, dogane e obblighi ambientali come elementi separati rappresenta un rischio: “L’integrazione di questi aspetti è il vero fattore competitivo per chi vuole crescere nei mercati globali – ribadisce Voltolina –. La capacità di allineare un progetto SIMEST con gli obblighi di tracciabilità, con le logiche di transfer pricing, con gli adempimenti EPR e con le nuove regole su CBAM ed EUDR consente alle imprese di costruire una strategia di internazionalizzazione solida, sostenibile e credibile agli occhi dei clienti e delle istituzioni”.

Dopo anni in cui il sostegno agli investimenti industriali è passato soprattutto dai crediti d’imposta, il 2026 segna il ritorno di una misura che le imprese manifatturiere conoscono bene: l’iperammortamento.
La Legge 30 dicembre 2025, n. 199, in vigore dal 1° gennaio 2026, ha reintrodotto una maggiorazione fiscale del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi destinati alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese. Il perimetro temporale è già fissato dalla norma: investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Il meccanismo è noto, ma resta potente. Non si tratta di un contributo diretto né di un credito d’imposta: l’incentivo agisce aumentando, solo ai fini fiscali, il costo su cui calcolare le quote di ammortamento o i canoni di leasing deducibili. In sostanza, a parità di investimento, cresce la base di deduzione e si alleggerisce il reddito imponibile.
La legge prevede tre scaglioni: 180% fino a 2,5 milioni di euro, 100% oltre 2,5 e fino a 10 milioni, 50% oltre 10 e fino a 20 milioni.
Dalla maxi-deduzione per beni 4.0 e software al possibile stop ai vincoli territoriali: la misura torna al centro della politica industriale, ma la piena operatività resta legata al decreto attuativo e ai chiarimenti su scaglioni, cloud, leasing, accumulo energetico e investimenti già avviati.
Una misura che guarda alla fabbrica reale
Il cuore dell’agevolazione resta il paradigma 4.0. Il comma 429 della legge include tra i beni agevolabili quelli materiali e immateriali nuovi compresi negli Allegati IV e V, a condizione che siano interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Nello stesso perimetro rientrano anche i beni strumentali destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo, compresi gli impianti di stoccaggio dell’energia prodotta. Per il fotovoltaico, la norma continua a richiamare specifiche categorie di moduli previste dal decreto-legge 181/2023. È qui che il nuovo iperammortamento si distingue per un’impostazione più aderente all’evoluzione delle fabbriche. Oltre alle macchine, la misura guarda
a software, piattaforme, sistemi di calcolo, connettività, controllo qualità e sicurezza digitale. Gli Allegati IV e V confermano un impianto più aggiornato, in cui entrano con maggiore evidenza soluzioni digitali avanzate, infrastrutture di calcolo e applicazioni software per la gestione del processo produttivo. Per il settore della stampa, del converting e del packaging, il significato è chiaro. L’agevolazione può sostenere non solo l’acquisto di nuove linee, automazioni, sistemi di finishing e movimentazione, ma anche l’introduzione di software di reparto, piattaforme per la raccolta dati, strumenti di controllo qualità e tracciabilità. In altre parole, il vantaggio fiscale premia non semplicemente la tecnologia in sé, ma la sua reale integrazione nel flusso produttivo. È un punto cruciale per comparti che oggi misurano la competitività sulla capacità di connettere macchina, dato e processo.
Il nodo dei decreti attuativi
A frenare l’entusiasmo del mercato è però il fatto che la misura, pur essendo già prevista dalla legge, attende ancora il tassello decisivo della piena attuazione. Il MIMIT ha comunicato a inizio gennaio di aver trasmesso al MEF il decreto interministeriale sulle modalità attuative, ma alla data in redigiamo il presente articolo il provvedimento non risulta ancora pubblicato. Resta dunque definito il quadro legislativo generale, ma non ancora completato quello operativo.
Su questo punto Federmacchine aveva lanciato un allarme netto già a febbraio. Il presidente Bruno Bettelli aveva denunciato il rischio che, senza regole applicative chiare e tempestive, la domanda restasse bloccata invece di essere sostenuta. In quella stessa fase, però, la federazione difendeva anche la scelta originaria di riservare l’agevolazione ai beni prodotti nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo, leggendo quel vincolo come una forma di tutela per l’industria europea dei beni strumentali.
Il punto è che quel quadro nel frattempo è cambiato. Con l’articolo 7 del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, il Governo ha eliminato dalla legge il requisito dell’origine UE/SEE dei beni agevolabili, stabilendo che la modifica si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026. Di conseguenza, la preoccupazione espressa da Federmacchine sulla possibile apertura ai beni extra-UE va oggi riletta come una posizione riferita alla versione iniziale della misura, non più al testo vigente. Resta invece del tutto attuale l’altro punto sollevato dai costruttori: senza decreto attuativo, senza istruzioni operative definitive e senza un percorso amministrativo chiaro, anche una misura già corretta sul piano normativo rischia di non tradursi subito in investimenti reali. Ed è su questo terreno che si concentra ora anche l’attenzione della filiera della carta, grafica e trasformazione.
La questione del “Made in Ue”
Qui c’è la novità normativa più importante da aggiornare. La legge, nella sua formulazione originaria, collegava il beneficio agli investimenti in beni prodotti in Stati membri dell’Unione europea o aderenti allo spazio economico europeo. Ma questa limitazione territoriale non è più soltanto oggetto di annuncio politico: è stata formalmente eliminata dall’articolo 7 del decreto-legge 27 marzo 2026, n.38, che ha soppresso dal comma 427 della Legge n.199 le parole relative all’origine UE/SEE dei beni. La stessa modifica si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026. In altre parole, il superamento del vincolo geografico è ormai legge vigente.
L’apertura annunciata a Telefisco da Maurizio Leo ha quindi trovato attuazione normativa. Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, aveva accolto favorevolmente questa scelta, osservando come soprattutto nel campo delle immobilizzazioni immateriali — software e soluzioni digitali — molti fornitori strategici siano collocati fuori dall’Europa, e aveva chiesto al tempo stesso di rendere la misura più strutturale e di semplificare il numero di comunicazioni richieste alle imprese. Su questo fronte, però, la semplificazione procedurale attesa dal mercato dovrà passare dal decreto attuativo e dai modelli operativi collegati alla piattaforma GSE.
Punti che il decreto deve chiarire
La correzione introdotta dal decreto-legge di marzo non chiude tutti i nodi interpretativi. Il decreto attuativo dovrà quindi fare chiarezza su alcuni passaggi sostanziali che possono cambiare in modo concreto la convenienza fiscale delle operazioni e il perimetro dei beni effettivamente agevolabili. Punti da chiarire:
• Criterio di calcolo degli scaglioni e del plafond massimo di 20 milioni di euro. La legge definisce le tre fasce di maggiorazione, ma resta da capire se il conteggio debba essere effettuato anno per anno oppure sull’intero arco temporale della misura, cioè dal 2026 al 2028. Per le imprese che distribuiscono gli investimenti su più esercizi, la risposta può incidere in modo sensibile sull’intensità complessiva del beneficio e sulla struttura stessa dei piani d
• Impianti di stoccaggio dell’energia e rapporto tra autoproduzione e accumulo. La norma include i beni destinati all’autoproduzione da fonti rinnovabili per autoconsumo e richiama anche gli impianti di stoccaggio dell’energia prodotta, ma non chiarisce in modo espresso se il sistema di accumulo debba essere necessariamente collegato a un nuovo impianto realizzato contestualmente oppure possa essere agevolato anche quando serve un’infrastruttura già esistente. È un tema tutt’altro che secondario per le imprese che hanno già avviato investimenti energetici e vogliono completarli in una fase successiva.



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• Software fruito in cloud o in modalità as-a-service. L’impianto della misura, anche attraverso l’Allegato V, guarda chiaramente a software, piattaforme, applicazioni di sistema e strumenti digitali avanzati per la gestione del processo produttivo. Tuttavia il meccanismo dell’iperammortamento resta, per sua natura, ancorato a costi capitalizzati e ammortizzabili. Se il decreto non interverrà in modo chiaro, il rischio è una frizione tra l’evoluzione reale dei modelli software e una struttura fiscale costruita su logiche più tradizionali.
• Leasing. Nelle ricostruzioni tecniche circolate in questi mesi è emerso il tema del raggiungimento del 20% del costo di acquisizione entro determinate finestre temporali come possibile snodo documentale della procedura. Il problema è che nella locazione finanziaria i flussi iniziali non coincidono sempre con questa soglia in modo lineare. Senza una clausola di coordinamento esplicita, il leasing rischia quindi di trovarsi penalizzato per ragioni formali, pur restando uno degli strumenti più utilizzati per finanziare macchinari, linee e sistemi produttivi nelle imprese manifatturiere.
• Investimenti avviati prima del 1° gennaio 2026 ma effettuati fiscalmente nel 2026. La norma primaria lega il beneficio agli investimenti effettuati nel periodo agevolato e, come sempre, il riferimento alle regole fiscali di imputazione temporale può portare a distinguere tra data dell’ordine, impegno contrattuale, consegna del bene e messa in funzione. Per questo il decreto attuativo dovrà chiarire se e in quali limiti possano rientrare nel nuovo iperammortamento operazioni avviate nel 2025 ma perfezionate fiscalmente nel 2026.
• Componenti FER e permanenza di vincoli specifici per il fotovoltaico. Se il limite generale legato all’origine geografica dei beni è stato eliminato dal decretolegge n. 38 del 27 marzo 2026, per i moduli fotovoltaici continua a rilevare il rinvio normativo già previsto dalla legge di bilancio. Il venir meno del requisito generale UE/SEE non cancella automaticamente ogni specificità settoriale: per il fotovoltaico potrebbero continuare a valere requisiti che il decreto dovrà coordinare in modo chiaro con il nuovo impianto della misura.
Una leva forte, ma servono regole chiare
L’iperammortamento torna come una misura potenzialmente molto efficace per sostenere investimenti in macchine, software, automazione e soluzioni energetiche, anche nei settori della stampa, del converting. Il rafforzamento delle risorse è stato accolto positivamente anche da Federazione Carta Grafica, che lo legge come un sostegno concreto ai piani industriali già avviati. Resta però un limite decisivo: senza decreto attuativo e regole operative chiare, il beneficio rischia di non tradursi subito in investimenti reali. Il vincolo del “made in UE” è stato eliminato, ma manca ancora il quadro applicativo definitivo.
Argi è l’Associazione che dal 1983 raggruppa i produttori e distributori di macchine, sistemi e prodotti per l’Industria Grafica. Rappresenta gli interessi istituzionali, tutela la rilevanza sociale e sostiene con atti concreti lo sviluppo economico di tutte le imprese impegnate nell’offerta di macchinari, prodotti e servizi alle aziende che concorrono alla produzione della comunicazione su carta stampata in ogni sua forma.
MERCATO, MONITORAGGIO E CONTENUTI
L’Ossevatorio ARGI studia i dati sul venduto pre-stampa, stampa, post-stampa dei mercati offset, digitale, cartotecnica e sala stampa.
È dedicato a sostenere le scuole grafiche attraverso la collaborazione con le scuole e ENIP-GCT.
Promuove regolari incontri tra gli attori della filiera della stampa digitale e offset e organizza la fiera Print4All.
Collabora costantemente con altre istituzioni nel mercato e nei settori complementari o di sbocco.







ILPOLIGRAFICO 232 • 26
La regolamentazione europea sulla sostenibilità con il Digital Product Passport, introdotto nel quadro dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation, e il GS1 Sunrise 2027 stanno spostando il packaging da superficie di comunicazione a vera e propria infrastruttura di conformità e tracciabilità lungo le filiere manifatturiere.

L’imballaggio – primario o secondario – diventa sempre più spesso il punto di accesso (machine readable) a informazioni che devono essere verificabili, aggiornabili e coerenti tra produttori, fornitori, logistica, retailer, consumatori e autorità. Due traiettorie, in particolare, convergono e si rinforzano a vicenda. Da un lato c’è il Digital Product Passport (DPP), introdotto nel quadro dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), il regolamento “ombrello” che punta a rendere i prodotti più sostenibili e circolari e che prevede un passaporto digitale con informazioni accessibili elettronicamente. Dall’altro c’è GS1 Sunrise 2027 (Ambition 2027), che spinge la filiera retail verso codici 2D (QR/ DataMatrix) leggibili in modo standardizzato alle casse e nei flussi, per collegare in modo affidabile il fisico al digitale. In questo scenario, la domanda non è più “metto un QR?”, ma: quale identificatore adottare, con quali regole, con quale governance del dato e con quali processi di aggiornamento.
DPP: la “carta d’identità digitale” che entra nelle filiere
La Commissione Europea descrive il DPP come una “digital identity card” del prodotto (e, in prospettiva, di componenti e materiali), concepita per sostenere sostenibilità, circolarità e compliance lungo il ciclo di vita. L’ESPR è entrato in vigore il 18 luglio 2024 e funziona come framework: non impone un unico set di dati valido per tutto, ma abilita requisiti che verranno definiti per categorie di prodotto tramite atti delegati e implementativi.
Cosa cambia in pratica? Il DPP spinge le aziende a trasformare informazioni spesso frammentate – schede tecniche, dichiarazioni dei fornitori, PDF, documentazione interna – in un set strutturato e governato. A seconda di ciò che stabiliranno gli atti delegati, il passaporto potrà includere dati su materiali e origine, riciclabilità, riparabilità e interventi possibili, nonché aspetti legati a prestazioni e requisiti informativi specifici. Un passaggio importante, spesso sottovalutato, è che l’accesso elettronico al DPP è concepito anche per agevolare controlli e verifiche, inclusi scenari di enforcement e dogana: l’idea è rendere più semplice verificare l’esistenza e l’affidabilità delle informazioni richieste, anche in contesti transfrontalieri.
Sul piano operativo, inoltre, il DPP non è solo “un QR”:
COSTRUIRE
una mappa prodotti–mercati–pack
l’identificatore “master” e una strategia 2D coerente con clienti e standard.
CREARE
un “single source of truth” del dato prodotto
richiede un ecosistema di servizi e ruoli. La Commissione sta lavorando anche a un atto delegato sui Digital Product Passport service providers, cioè soggetti/servizi che possono ospitare e rendere disponibili i passaporti per conto degli operatori economici. Questo dettaglio è un segnale chiaro: il DPP diventa un sistema (dati, accesso, responsabilità, affidabilità), non un contenuto aggiuntivo da “appendere” al packaging. In parallelo, l’UE ha aggiornato il quadro sugli imballaggi con la Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) – Regolamento (UE) 2025/40. Qui il punto non è elencare i singoli requisiti, ma cogliere l’effetto complessivo: progettazione, materiali, requisiti e documentazione tendono a diventare più armonizzati e più “auditabili” lungo filiera. E nella pratica operativa, la confezione e l’etichetta sono spesso il punto dove questi requisiti devono essere visibili, dimostrabili e gestibili.
Sunrise 2027 non significa lo “spegnimento” immediato dei codici lineari, ma un obiettivo di sistema: arrivare a una condizione in cui una massa critica di retailer e sistemi POS sia pronta a leggere sia 1D sia 2D in modo standardizzato. Questo abilita un salto di standard: il 2D consente di integrare più informazioni e di farlo con regole comuni, aprendo la porta a casi d’uso logistici, commerciali e regolatori più evoluti. È qui che l’intersezione con il DPP diventa interessante. Il DPP deve essere accessibile elettronicamente e, in pratica, richiede un “data carrier” sul prodotto o sull’imballaggio (secondo quanto verrà definito per singole categorie). La migrazione verso 2D offre quindi un’infrastruttura industriale già orientata a identificatori univoci e interoperabili. E
Il packaging sta diventando una interfaccia regolatoria oltre che commerciale. ESPR/ DPP spingono verso una compliance basata su informazioni digitali accessibili; GS1 Sunrise 2027 spinge verso un’infrastruttura standard per leggere e usare quei dati in retail e supply chain.
PROGETTARE
l’accesso: non tutto deve essere pubblico
METTERE IN SICUREZZA
l’operatività: regole grafiche per l’area codice, controlli qualità, gestione varianti e workflow di approvazione
soprattutto introduce un concetto strategico: grazie al paradigma GS1 Digital Link, è possibile aggiornare i contenuti digitali collegati senza dover cambiare il codice stampato, perché l’identificatore rimane stabile e cambiano le risorse/risposte “a valle”. È uno dei motivi per cui l’imballaggio è destinato a diventare un vettore di informazioni aggiornabili, e non un supporto statico.
Progettare il QR come parte del sistema
Per chi progetta packaging, i requisiti non sono più solo estetici o di leggibilità “di base”. Lo diventa la coerenza con standard e processi. Se un codice deve funzionare a scaffale, in magazzino, alle casse e – domani – come accesso a dati strutturati di prodotto, serve un approccio progettuale: scelta dell’identificatore, regole di codifica, test di scansione, qualità di stampa e controlli in linea. Non a caso GS1 produce linee guida operative per l’implementazione dei 2D al punto cassa, proprio per ridurre ambiguità e problemi “da campo”. E GS1 monitora anche la readiness dei solution provider rispetto alla scansione 2D, segnale che l’ecosistema si sta preparando in modo concreto.
A tutto questo si somma la complessità di versioning e mercati: lo stesso prodotto può cambiare lingua, ingredienti/materiali, claim o configurazioni lungo il tempo e tra Paesi. Se il dato non è governato, il rischio è l’inefficienza cronica: rework grafici, ristampe, pack “vecchi” in circolazione e aggiornamenti normativi rincorsi quando la merce è già distribuita.
Cosa significa per le PMI italiane che esportano
Per una PMI orientata all’export UE, la transizione non è soltanto grafica. Richiede un allineamento reale tra progettazione del packaging (spazi, gerarchie informative, multi-lingua, simboli e area codice), dati e documentazione di filiera (fornitori, materiali, dichiarazioni, tracciabilità) e procedure interne di aggiornamento (chi fa cosa, con quale audit trail, come si propagano le modifiche). Senza questa struttura, il rischio concreto è dover affrontare riprogettazioni frequenti e costose man mano che i requisiti maturano: prima per alcune categorie di prodotto con il DPP, poi per la standardizzazione 2D nel retail, e in parallelo per gli impatti del PPWR sulla gestione e rendicontazione del packaging.
Per le PMI italiane che esportano, la differenza la farà la capacità di trattare questa transizione come un progetto di governance dei dati e processo industriale, non come un semplice restyling dell’etichetta.
Una roadmap pragmatica in 6 passi
Il modo più efficace per partire è costruire una mappa prodotti–mercati–pack: SKU, mercati serviti, formati di confezione e varianti (lingue, ricette/materiali, claim). Da lì si definisce l’identificatore “master” e una strategia 2D coerente con i clienti e con gli standard. Il passaggio successivo è creare un “single source of truth” del dato prodotto: il DPP è un acceleratore proprio perché spinge a rendere le informazioni accessibili e utilizzabili lungo filiera, in modo che non restino documenti sparsi e difficili da sincronizzare.

Poi serve progettare l’accesso: non tutto deve essere pubblico, e molti modelli DPP ragionano per livelli (consumatore, riciclatore, autorità, partner). Infine, bisogna mettere in sicurezza l’operatività: regole grafiche per l’area codice, controlli qualità, gestione varianti e workflow di approvazione, fino a un vero change management che gestisca la coesistenza 1D/2D e l’aggiornamento dei contenuti senza obbligare a ristampare packaging a ogni modifica.
Casi d’uso per settori
Nel food & beverage, il 2D sul pack abilita una gestione più solida di lotto e tracciabilità (utile anche in caso di richiami), oltre a contenuti multilingua e dinamici su ingredienti, allergeni e varianti. La parte sostenibilità diventa più concreta quando le istruzioni di conferimento possono essere contestualizzate e aggiornate, riducendo ambiguità su componenti diversi della confezione (tappo, sleeve, etichetta). Nel beverage premium, poi, la stessa infrastruttura può rafforzare esperienze anti-contraffazione e tracciabilità di canale.
Nella cosmetica e personal care, dove le informazioni obbligatorie sono molte e la pressione sulla trasparenza cresce, l’identificatore 2D può collegare in modo ordinato a contenuti estesi (INCI in più lingue, avvertenze, modalità d’uso) e aiutare a gestire aggiornamenti formulativi senza “rompere” la coerenza tra pack e digitale.
Qui entrano anche modelli refill e circolarità: indicazioni su separabilità dei componenti, compatibilità ricariche e procedure di conferimento possono essere rese più chiare e aggiornabili.
Nel tessile e negli accessori, i casi d’uso tipici riguardano composizione materiali, origine, istruzioni di cura e durata, oltre alla gestione dell’autenticità (specialmente su prodotti ad alto valore). In prospettiva, questa base informativa supporta anche resale e second-hand: il prodotto “porta con sé” una storia verificabile e aggiornabile.
In elettronica ed elettrodomestici, il valore immediato è molto operativo: manuali aggiornati, assistenza, ricambi, stato garanzia e informazioni sulla riparabilità.
Nell’arredo e nei materiali per la casa, l’identificatore 2D può collegare a schede tecniche, istruzioni di manutenzione, informazioni utili per capitolati e progetti contract, oltre a guide di montaggio sempre aggiornate e ricambi. Nella chimica (consumer e B2B: detergenza, vernici, adesivi), il digitale può separare bene i livelli informativi: sul pack resta ciò che serve al consumatore, mentre operatori e professionisti accedono a documentazione tecnica e procedure aggiornate. Qui il tema change management è particolarmente sensibile: cambiano formulazioni e istruzioni, e poter aggiornare i contenuti riduce il rischio di obsolescenza informativa.
Infine, nella componentistica industriale e meccanica –tipico tessuto delle PMI export – l’identificatore 2D sul pack o sull’etichetta logistica può diventare la chiave per connettere seriali e versioni a specifiche, revisioni, certificati e dichiarazioni, migliorando la gestione dei ricambi e riducendo resi ed errori. È anche un modo concreto per rispondere a richieste documentali dei clienti (audit, capitolati, compliance) senza costruire ogni volta pacchetti manuali “ad hoc”.
Per le PMI italiane che esportano, la differenza la farà la capacità di trattare questa transizione come un progetto di governance dei dati e processo industriale, non come un semplice restyling dell’etichetta.


È una community di donne, uomini e persone di tutte le identità che promuove iniziative e attività orientate a superare i pregiudizi di etnia, genere, orientamento sessuale, disabilità con riflessioni sui temi della diversità, inclusione, accessibilità e giustizia sociale.Opera nello specifico nell’industriadel printing, del converting e della comunicazione visiva. L’associazione è parte del network internazionale Girls Who Print nato negli Stati Uniti e diffuso in diversi paesi nel mondo. www.girlswhoprint.it
La CertifiCazione per La parità di Genere Uni/ pdr 125:2022 nasCe per inCentivare Le imprese ad adottare poLitiChe ConCrete sU opportUnità di CresCita, parità saLariaLe, aCCesso ai rUoLi apiCaLi e tUteLa deLLa GenitoriaLità. È Uno strUmento per tUtti i settori, e qUeLLo deLLa stampa e deL ConvertinG non fa eCCezione. per ConosCerLo da viCino, ne abbiamo parLato Con martina romano, deLLa soCietà di ConsULenza qUaterr, e Con eLisabetta brambiLLa, presidente di eUroLabeL, Che ha ottenUto La CertifiCazione neL 2024.
Nel printing la parità di genere non è solo un tema “valoriale”: è un nodo strutturale che riguarda chi decide e come si lavora. Da un lato, nel settore pesa la scarsa presenza di diversità nei ruoli apicali, dove si definiscono strategie, investimenti e percorsi di crescita; dall’altro, nelle aree operative, incide su organizzazione dei turni, condizioni di lavoro, accesso alla formazione e continuità professionale. È su questo doppio piano – governance e produzione – che la parità diventa una leva industriale: influenza attrazione e retention dei talenti, qualità dei processi, reputazione e competitività.

Ne abbiamo parlato l’11 febbraio nel corso del webinar dedicato alla Certificazione per la Parità di Genere UNI/ PdR 125:2022 moderato da Alexia Rizzi, segretaria generale dell’associazione, e introdotto dalla presidente Martina Corradi che ha fatto il punto sulle attività in corso.
L’incontro ha alternato due piani complementari: la “full immersion” tecnica di Martina Romano, ESG partner di Quaterr, e la testimonianza di Elisabetta Brambilla, presidente di Eurolabel, che ha raccontato cosa succede quando la certificazione entra nella vita reale di un’azienda di stampa.



Il gender pay gap arriva fino al 20%
Congedo parentale: milioni di giornate utilizzate (con effetto sulle carriere)
14,4 le donne

2,1 gli uomini
Global Gender Gap Index 2025 (su 148 paesi)

85° posto
Il contesto: la parità non è una “moda”
Martina Romano è entrata subito nel punto: la parità di genere non è una moda e non è un obbligo normativo, ma in Italia resta un tema strutturale. Ha portato tre numeri che aiutano a definire lo scenario: il gender pay gap arriva fino al 20% (retribuzioni inferiori a parità di ruolo e responsabilità); il congedo parentale: sono 14,4 milioni di giornate utilizzate dalle donne nel 2023 contro i 2,1 milioni dagli uomini, con effetto diretto sulle carriere; infine, l’Italia è all’85° posto su 148 Paesi nel Global Gender Gap Index 2025 del World Economic Forum. Sono dati che, nel manifatturiero, si traducono in un rischio concreto: pipeline di talenti più fragile e minore capacità di trattenere competenze proprio mentre il settore chiede profili nuovi e trasversali.
Da PNRR alla prassi UNI/ PdR 125:2022: come nasce la certificazione
Romano ha ricostruito l’origine dello schema: la prassi UNI/ PdR 125 nasce nell’alveo della Missione 5 del PNRR (coesione e inclusione) per
accompagnare e incentivare le imprese – soprattutto PMI – ad adottare politiche concrete su opportunità di crescita, parità salariale, accesso ai ruoli apicali e tutela della genitorialità. Il punto centrale è metodologico: non bastano dichiarazioni d’intenti, serve uno strumento che trasformi gli obiettivi in azioni misurabili e confrontabili nel tempo. A conferma, Romano ha citato un dato di mercato: a fine 2025 risultavano oltre 8.700 imprese certificate. Il principio guida è semplice e potente: misurare per poter migliorare. La certificazione è quindi una fotografia iniziale (dove siamo?) e un percorso (dove vogliamo arrivare?), non un bollino. L’impianto è pensato per essere accessibile anche alle micro e piccole imprese: il questionario e i KPI richiesti sono modulati per cluster in base al numero di dipendenti, con semplificazioni per le realtà più piccole.
Come funziona la valutazione
La UNI/PdR 125:2022 lavora su KPI qualitativi e quantitativi raccolti da fonti interne ed esterne. Ogni KPI contribuisce a un punteggio, con pesi diversi per area. Per ottenere la certificazione serve un minimo del 60%: non bisogna essere perfetti, occorre dimostrare un livello di maturità minimo e un piano di miglioramento. La certificazione dura tre anni, con sorveglianze annuali: ogni anno si verificano soprattutto i KPI
quantitativi e l’avanzamento delle azioni previste. Dal punto di vista operativo, Romano ha descritto un percorso a step: analisi preliminare e raccolta documentale, valutazione rispetto alla prassi (la checklist che attribuisce punteggi ai singoli requisiti), individuazione dei gap e definizione del piano di miglioramento, implementazione delle azioni (policy, formazione, comitato guida, budget), fino all’audit di terza parte e al rilascio del certificato. L’idea, ha ribadito, è procedere per priorità e in modo sostenibile: “non tutto e subito”, ma miglioramento anno dopo anno.
Le sei aree: dove la parità diventa processo Romano ha dettagliato le sei aree su cui si concentra la prassi:
• Cultura e strategia: coerenza tra inclusione/parità e visione, valori, obiettivi; comunicazione interna e sensibilizzazione.
• Governance: equilibrio di genere in organi di indirizzo/ controllo e posizioni apicali; processi per prevenire e gestire non inclusività.
• Processi HR: selezione, inserimento, formazione, valutazione e sviluppo; procedure che rendano i percorsi equi e tracciabili.
• Opportunità di crescita e inclusione: accesso a carriera, sviluppo e avanzamenti, individuando possibili “colli di bottiglia”.
produttività in aziende con pratiche di inclusione strutturate
+17% +20% +19% -67%
entrate legate all’innovazione per aziende più diversificate
• Equità remunerativa: retribuzione e total reward (benefit, premi, welfare) distribuiti in modo uniforme.
• Genitorialità e conciliazione: politiche per permanenza, rientro e continuità (maternità e paternità).
Per molte imprese, ha sottolineato Romano, il lavoro non è “inventare da zero” ma formalizzare ciò che già si fa: definire policy, ruoli, evidenze. Ed è lì che la certificazione diventa un acceleratore di metodo.
I benefici: ordine interno, mercato più vicino
La certificazione, se vissuta come percorso, genera valore. Internamente mette ordine (politiche, ruoli, processi), riduce ambiguità e migliora il clima: più coinvolgimento, più motivazione, meno turnover. All’esterno sostiene reputazione e attrattività: clienti e candidati guardano sempre di più a valori e pratiche reali.
A supporto, Romano ha citato alcuni studi: Gallup (State of the Global Workplace 2024) parla di +17% produttività in aziende con pratiche di inclusione strutturate; Harvard Business Review segnala +19% di entrate legate all’innovazione per aziende più diversificate. E il Diversity Brand Index 2025 aggiunge un dato “di mercato”: i brand percepiti inclusivi registrano oltre +20% nella crescita dei ricavi e un passaparola più alto (fino a +69%), mentre i brand non inclusivi registrano passaparola negativo (–67%); il 32% non raccomanda nemmeno brand “neutrali”.
Incentivi e bandi: il tema economico
Romano ha ricordato che la certificazione può attivare vantaggi economici: sgravi contributivi fino all’1% (con tetto massimo 50.000 euro) e premialità in bandi e gare. Sul fronte finanza agevolata, ha portato l’esempio del bando Regione Lombardia “Verso la certificazione della parità di genere” (2025–2027), con voucher a fondo perduto per consulenza e certificazione, copertura fino all’80% delle spese ammissibili e massimali legati al numero di dipendenti. In Q&A è emerso anche che le finestre regionali sono cicliche: al momento del webinar risultava attiva la Lombardia, mentre il Lazio era appena chiuso e in precedenza c’erano state misure anche in Emilia- Romagna.
Il caso Eurolabel: quando la “normalità” diventa metodo
La testimonianza di Elisabetta Brambilla ha mostrato cosa succede “a terra”. Eurolabel è un’azienda di famiglia con oltre 60 anni di storia (1964) e un’impronta femminile forte. La scintilla arriva nel 2023, grazie alla comunicazione sul bando lombardo: la reazione iniziale è quasi spiazzante, perché in azienda la parità era percepita come scontata. Poi la svolta: la certificazione è utile per dare all’esterno una fotografia credibile e, internamente, per costruire una struttura che valga nel tempo.
Il percorso è stato rapido e molto concreto: avvio a settembre 2023, primo audit a dicembre e certificazione ottenuta a febbraio
crescita dei ricavi per i brand percepiti inclusivi
calo del passaparola per brand non inclusivi

2024. Brambilla ha sottolineato che il lavoro è stato soprattutto “tirar fuori i dati”, riordinarli e presentarli nel modo giusto: molte pratiche erano già nel DNA aziendale. Cosa cambia dopo: comunicazione, comitato, azioni piccole ma decisive Dopo la certificazione, racconta Brambilla, cambia prima di tutto la condivisione interna: formazione e comunicazione a tutti i livelli, perché chi lavora in reparto spesso non vede la “struttura” di policy e processi. E cambia il monitoraggio: KPI letti ogni anno per non “andare fuori rotta”. Poi arriva il comitato, che si riunisce ogni due/tre mesi e diventa un radar sui bisogni: l’esempio portato è l’assunzione di un giovane del Bangladesh con difficoltà linguistiche, affrontata attivando un corso di italiano in azienda. Anche questo, dice Brambilla, è il senso del percorso: non solo uomini e donne, ma equità a tutti i livelli.
La frase che resta: un “compagno di viaggio” per le PMI della stampa
In chiusura, Brambilla ha definito la certificazione un “compagno di viaggio”: aiuta le PMI a tenere d’occhio aspetti piccoli ma decisivi per serenità e sicurezza di chi lavora, e dà garanzie chiare a chi già c’è e a chi arriverà. In sintesi, il webinar ha consegnato al settore un messaggio chiaro: meno slogan, più metodo. La UNI/PdR 125:2022 non è un’etichetta: è un sistema di misurazione che trasforma la parità in processi, KPI e miglioramento continuo.
La registrazione del Webinar è disponibile nell’area riservata alle persone associate sul sito di Girls Who Print Italia. Scopri qui le possibilità per te (associazione individuale) o per la tua azienda.

Si è svolta giovedì 22 gennaio la cerimonia di consegna dei diplomi dell’Accademia della Grafica di AFP Patronato San Vincenzo. Protagonisti della cerimonia 130 studenti delle classi terze, quarte e quinte, che hanno ricevuto attestati di qualifica professionale e diplomi relativi all’anno scolastico 2024/2025, al termine di un percorso formativo intenso, costruito tra laboratori, aula e aziende.
L’iniziativa, promossa in collaborazione con il Gruppo Cartai, Cartotecnici, Grafici ed Editoriali di Confindustria Bergamo, ha ribadito il valore dell’alleanza tra formazione e mondo produttivo. Una sinergia che negli ultimi anni si è tradotta in investimenti concreti: rinnovamento dei laboratori, introduzione di tecnologie aggiornate, percorsi di stage, apprendistato e inserimento lavorativo, rafforzando l’occupabilità dei diplomati.
Hanno aperto la serata Gianluca Panseri, presidente del Gruppo Cartai, Cartotecnici, Grafici ed Editoriali, don Marco Perrucchini, direttore generale di AFP Patronato San Vincenzo, ed Efrem Barcella, direttore della sede di Bergamo di AFP. Sono intervenuti anche Marco Spada, presidente di ENIP-GCT, e Tommaso Savio Martinico, direttore generale di ENIP-GCT, a testimonianza di una rete territoriale coesa e impegnata a sostenere le competenze dei giovani. Tra i momenti più significativi, l’intervento di don Marco Perrucchini, che ha richiamato il valore educativo e sociale della formazione professionale, sottolineando l’importanza di riconoscere il talento di ciascuno studente.
La cerimonia ha dato spazio anche alle voci dei diplomati: un rappresentante per classe ha raccontato l’esperienza di stage e il contatto diretto con il lavoro, evidenziando quanto queste opportunità abbiano contribuito a rafforzare autonomia, responsabilità e consapevolezza.

Il momento della premiazione con Marco
Spada e Tommaso Savio
Martinico, che consegnano 4 borse di studio
ENIP-GCT ad alcuni studenti meritevoli
dell’Accademia
della Grafica di AFP Patronato San Vincenzo
Altro momento importante, il riconoscimento ad alcuni ex allievi distintisi per merito e competenza, segno di un percorso che prosegue oltre il diploma e che spesso si traduce in carriere solide nel settore grafico e cartotecnico. È stato inoltre presentato il docufilm “Mattia fa le scatole. Storie di giovani in fabbrica”, realizzato da ENIP-GCT, un racconto interpretato dagli stessi protagonisti, che mostra un volto attuale e tecnologico del lavoro in ambienti produttivi delle aziende grafiche e cartotecniche, superando stereotipi e pregiudizi e illustrando concrete opportunità di crescita professionale. Un ringraziamento particolare è rivolto ai coordinatori dell’Accademia della Grafica – Pierangelo Manenti, Giovanna Rossi e Massimo Malanchini – per l’impegno nella progettazione didattica e nell’accompagnamento degli studenti.
La cerimonia ha così rappresentato non solo un traguardo personale per oltre cento ragazzi, ma la celebrazione di una comunità educante – scuola, famiglie e imprese – che ogni giorno costruisce ponti solidi tra formazione, lavoro e futuro.

La rubrica “Print Connection” contiene comunicati, riguardanti novità tecnologiche o installazioni, mandati alla redazione del Poligrafico dalle aziende presenti nella “Banca Dati Fornitori”, visibile online nel sito Stampamedia.net. Inquadrando con lo smartphone il QRcode a fianco, puoi accedervi direttamente.




























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Nel settore della stampa professionale, la crescita non è solo una questione di volumi, ma di capacità di evolvere con scelte tecnologiche coerenti e sostenibili. È in questo equilibrio che si inserisce il percorso di Acube, azienda di Tortona (AL). Fondata nel 2013, nasce come broker specializzato nel mondo della stampa e del promozionale, ma già nel 2014 la direzione è chiara: internalizzare la produzione e strutturare un reparto stampa evoluto. Come racconta Alessandro Danieli, titolare di Acube: “Nel 2014 iniziammo a introdurre i primi macchinari da stampa, grazie anche alla collaborazione con Colorcopy, per tutto quello che riguardava il mondo del grande formato”.
Con il trasferimento nella nuova sede, Acube consolida un modello produttivo capace di integrare applicazioni differenti: stampa commerciale, gadget, tessile e cartotecnica. Uno dei segmenti più rilevanti è il merchandising sportivo, in particolare nel mondo del calcio. Questa diversificazione è il risultato di una strategia industriale costruita nel tempo, sostenuta da investimenti coerenti e da partner in grado di affiancare l’azienda nel lungo periodo. In un contesto produttivo complesso, la stampa su carta resta un asset strategico, soprattutto quando diventa strumento di differenziazione e non semplice commodity. La decisione di introdurre Xerox Iridesse nasce proprio da un percorso condiviso con Colorcopy: individuare una tecnologia capace di ampliare l’offerta applicativa e rafforzare il posizionamento su mercati ad alto valore. La gestione di supporti più spessi e la possibilità di lavorare con colori speciali e nobilitazioni rappresentano un vantaggio competitivo concreto per packaging, cosmetico e lusso. Ma per Acube, la tecnologia non è mai solo macchina: è sistema. “Acquisire una tecnologia significa acquisire un ecosistema completo: assistenza, ricambi, consumabili, supporto”.


Da sinistra: Simone Ghidoni, rappresentate commerciale Colorcopy, Alessandro Danieli, titolare Acube, Davide Marinelli, direttore.
Nel processo di aspirazione e trasporto pneumatico uno degli aspetti più critici è la gestione del rumore generato dai ventilatori.
La loro posizione, spesso vicina agli operatori o concentrata in specifiche aree dell’impianto, può infatti determinare un significativo aumento dell’inquinamento acustico.
New Aerodinamica affronta questa problematica partendo dalla scelta del ventilatore più performante, in grado di ridurre la rumorosità. Questo approccio consente di ottenere fin da subito livelli sonori contenuti. Tuttavia, quando le esigenze impiantistiche non permettono ulteriori ottimizzazioni, l’azienda interviene con soluzioni mirate di insonorizzazione. A tal proposito vengono realizzate cabine afone in due configurazioni: con pannelli sandwich da 50 mm o da 100 mm. Queste strutture consentono un abbattimento del rumore compreso tra 15 e 25 dBA. I pannelli, oltre a essere fonoassorbenti, offrono anche isolamento termico.
Dal 19 al 22 maggio, Kyocera Document Solutions sarà tra i protagonisti di FESPA Global Print Expo a Barcellona, e la presenza alla fiera non è solo un appuntamento tecnologico, ma una dichiarazione d'intenti: guidare l'industria tessile verso un livello sostenibile mai visto e offrire una soluzione dalle performance trasversali. Il focus sarà Kyocera FOREARTH, la stampante inkjet che ridefinisce il concetto di stampa su tessuto attraverso tre pilastri fondamentali: Water Free, Creative Free e Location Free. In un settore storicamente energivoro, FOREARTH riduce il consumo d'acqua del 99% rispetto ai metodi tradizionali, passando da 153 litri a soli 0,02 litri per kg di tessuto, elimina i processi di pre e post-trattamento, abbattendo drasticamente le emissioni di CO2, i costi energetici e gli ingombri di produzione. Accanto ai classici cotoni, sete, viscose e acetati, verranno presentate applicazioni pionieristiche dedicate a segmenti ad alto valore tecnico: campioni stampati su microfibra, spalmati poliuretanici e Nabuk; soluzioni per il mondo delle sneaker e delle calzature safety; l'esclusiva possibilità di stampare direttamente su vera pelle, con standard qualitativi elevatissimi.
Sarà offerta ai visitatori un'esperienza interattiva unica: la stampa on-demand in tempo reale. Grazie a un collegamento remoto, i visitatori dello stand potranno richiedere la stampa di un proprio disegno. La FOREARTH, in diretta, darà vita alla creazione, dimostrando la rapidità e la flessibilità di un flusso di lavoro totalmente digitale e senza sprechi.
I posti per le demo personalizzate sono limitati, prenota il tuo slot scrivendo a: alessandro.mambretti@dit.kyocera.com

Ogni cabina è progettata con fondo afono, evitando così che il rumore si propaghi. All’interno vengono installati sistemi di ventilazione forzata per dissipare il calore generato da motori, cinghie e cuscinetti. L’aria viene gestita tramite aperture dedicate e regolata con inverter, su tre velocità, in funzione delle condizioni operative. Le cabine sono inoltre dotate di porte incernierate con maniglia che garantiscono facilità di accesso e manutenzione in sicurezza. Meno rischi, maggiori risultati… con New Aerodinamica!
Per il mercato del food packaging Commer Carta, che quest’anno festeggia i suoi 40 anni, punta su soluzioni di accoppiati cartoncino+film a basso spessore.
Con una riduzione fino al 30% della componente plastica, le proposte di multilayers Commer offrono un vantaggio competitivo sia a livello di impatto ambientale, garantendo una maggiore facilità di riciclo, sia a livello di costo finale, rientrando molto spesso nella prima fascia CAC di Conai. PET argento a spessore ridotto, PLA da fonti rinnovabili, PET nero o trasparente idoneo per l’utilizzo in forno e microonde oppure PE per prodotti congelati e in basse tirature, sono solo alcuni dei film che Commer Carta può fornire già accoppiati a uno degli oltre 20 cartoncini in gamma.
La gestione integrata dei servizi di accoppiatura e taglio in formato speciale che caratterizza Commer Carta porta benefici su più livelli: un solo interlocutore con cui relazionarsi, pianificazione più semplice e tempistiche più brevi, complessità
Secondo le analisi contenute nell’IDC MarketScape Worldwide High-Speed Inkjet 2025 Vendor Assessment (dicembre 2025), “il segmento high-speed inkjet rappresenta un’area del printing professionale dalle grandi potenzialità”. Le velocità dei sistemi inkjet ad alta produttività continuano ad aumentare grazie all’evoluzione delle teste di stampa, degli inchiostri e delle tecnologie di asciugatura. IDC evidenzia come i produttori di soluzioni di stampa stiano innovando su tutti i fronti per migliorare la qualità ottenibile con i sistemi di stampa inkjet, ottimizzando al contempo gli aspetti economici del digitale e semplificando le operazioni. Il report sottolinea che molti stampatori professionali stanno spostando volumi dalla stampa offset alle soluzioni inkjet ad alta velocità per motivazioni di costo, tra cui: aumento dei costi dei materiali, come carta e alluminio per le lastre di stampa; crescita dei costi della manodopera. Il report IDC MarketScape valuta le attività dei vendor nel mercato worldwide dei sistemi di stampa high-speed inkjet, basandosi su parametri quantitativi e qualitativi per misurare la posizione competitiva dei player coinvolti.
Secondo IDC, “Konica Minolta è la scelta ideale per le aziende che richiedono elevati livelli di qualità dell’immagine e produttività, ampia versatilità su supporti offset e speciali, e una solida piattaforma per produzioni commerciali, packaging o applicazioni speciali, sia su tirature brevi che medie, all’interno di soluzioni globalmente gestite e automatizzate. Konica Minolta ha costruito un portafoglio di grande valore e una roadmap per future innovazioni basate sulla sua avanzata tecnologia inkjet”.

amministrativa e costi logistici ridotti e una maggiore efficienza operativa. C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: la certezza della quantità consegnata. I materiali vengono forniti già accoppiati e tagliati in formato speciale, evitando l’incognita sul numero di fogli e contribuendo a ridurre le percentuali di scarto tipiche dei cicli in conto trasformazione.


Cartes annuncia l’avvio con successo della prima linea GEMINI al mondo con doppia barra di nobilitazione digitale Jet D-Screen presso Rotocel-Space, azienda italiana specializzata nella produzione di etichette premium per vino, olio, bevande alcoliche e prodotti per la cura della persona. Dopo aver introdotto la stampa digitale nel 2010, Rotocel-Space è stata apripista nella nobilitazione digitale e oggi, con GEMINI e Jet D-Screen, compie un ulteriore passo avanti in termini di qualità e produttività. Introdotta nel 2019, Jet D-Screen sta contribuendo a trasformare la nobilitazione delle etichette, consentendo ai converter di realizzare progetti di alto valore e redditizi anche in piccole tirature on-demand. La tecnologia di nobilitazione digitale Cartes è disponibile sia nella versione multi-pass, abbinata alle linee GT360, sia nella versione single-pass su piattaforma GEMINI. Grazie a due barre di stampa inkjet industriali, quest’ultima è oggi ancora più performante e raggiunge livelli inediti di prestazioni e ricercatezza. Rispetto alla versione standard, Jet D-Screen a doppia barra consente di raddoppiare la velocità di verniciatura spot, creare effetti di rilievo tattile con spessori più elevati oppure eseguire, in un unico passaggio, lavorazioni di verniciatura e applicazione del foil. La linea Cartes GEMINI scelta da Rotocel-Space include: stazione di verniciatura flexo, modulo di nobilitazione digitale Jet D-Screen a doppia barra e fustellatrice semirotativa. Una configurazione che garantisce al converter italiano elevati standard qualitativi, efficienza di processo e la capacità di rispondere alle applicazioni just-in-time più complesse e sfidanti.
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MULLER MARTINI

Con la nuova Diamant MC 30, Müller Martini introduce una solu zione pensata per le aziende che desiderano entrare nel mondo del cartonato industriale con un investimento mirato e altamente performante. La linea, già dotata delle funzioni essenziali, offre un eccellente rapporto qualità‑prezzo e una produttività fino a 30 cicli al minuto, rendendola ideale per chi proviene da processi manuali.
Basata sulla stessa tecnologia Motion Control della Diamant MC 60, la MC 30 garantisce movimenti estremamente precisi grazie agli azionamenti singoli nelle stazioni chiave, come arrotondatura, trasporto e incassatura. Questa architettura aumenta la flessibilità, riduce i tempi di fermo e assicura una qualità costante del prodotto finito. L’automazione rappresenta il vero salto di qualità: alimen tazione automatica dei capitelli, controllo della doppia copertina, rilevamento del blocco libro errato e verifica dello spessore nei rulli di arrotondamento contribuiscono a un processo stabile e affidabile. L’interfaccia intuitiva, la postazione centrale di inserimento dati e la memorizzazione dei parametri semplificano il lavoro degli operatori e velocizzano i cambi commessa.
Diamant MC 30 offre inoltre un’ampia varietà produttiva: dorsi quadri o tondi, con o senza capitello, carte di diverse grammature e copertine rigide o flessibili lavorate con elevata precisione. Una soluzione intelligente, flessibile e conveniente per accedere alla pro duzione industriale di libri cartonati mantenendo standard qualitativi elevati.


Il packaging industriale digitale cambia passo. NGW Group annuncia l’in stallazione della Hanway Ultra2500W Pro presso il Centro Demo Hanway Ita lia, rafforzando il proprio ruolo di distributore ufficia le per il mercato nazionale. Un investimento strategico che rappresenta un’evo luzione significativa per il settore.
Velocità produttiva, qua lità paragonabile all’of fset, personalizzazione e sostenibilità convergono in un’unica piattaforma industriale per la stampa su cartone per packaging ed espositori. Progettata per scatolifici e cartotec niche orientate all’innova zione, la Ultra2500W Pro gestisce tirature variabili e produzioni on demand, riducendo sprechi e costi di avviamento. Gli inchiostri base acqua e la tecnologia multi pass ad alta velocità assicurano stabilità cromatica, efficienza e affidabilità produttiva.
Con il Centro Demo Hanway Italia, NGW offre alle aziende la pos sibilità di testare applicazioni reali e verificare concretamente le performance del sistema.
DUOBLADE FX è la soluzione ideale per fustella re professionalmente etichette autoadesive a fo gli, scatole e stickers; è la fustellatrice multilama a fogli più veloce sul mercato, con un sofisticato software per la gestione e ottimizzazione delle traiettorie (fustelle).
Dotata di un sistema di alimentazione automa tica ad alta capacità di 1.000 fogli di carta di formato massimo 360 mm (L) x 840 mm (A), e di un sistema di aspirazione estremamente so fisticato che previene il rischio di inceppamento fogli, garantisce una produzione veloce, affidabi le e senza presidio dell’operatore.

Il sistema DUOBLA
DE FX è predispo sto con due lame di taglio per eseguire le funzioni di mezzo taglio, taglio passan te e cordonatura con velocità e precisione.

Dotata di un software di taglio compatibile con Adobe Illustrator e Corel Draw, DUOBLADE FX può essere utilizzata con la maggior parte degli utenti che utilizzano stampanti super A3 e che de siderano produrre etichette personalizzate autoa desive, scatole e stickers con velocità e capacità produttiva.
Dall’11 al 13 marzo si è svolto a Monaco l’Onli ne Print Summit, un appuntamento di riferimento che riunisce leader, innovatori e partner tecno logici del settore della stampa online. L’edizione 2026, dedicata al tema Re:Inventing Print for the On‑Demand Era, ha offerto approfondimenti su come il settore stia evolvendo in un contesto sempre più digitale e guidato dall’intelligenza artificiale.
Heidelberg ha partecipato come partner ufficiale, presentando le proprie soluzioni ibride e Prinect Touch Free, il nuovo workflow cloud‑ e AI‑based per una produzione di stampa completamente automatizzata. Durante la sessione Executive
Briefing, i partecipanti hanno potuto scoprire come Prinect Touch Free superi la tradizionale automazione, gestendo in modo intelligente l’in tero processo produttivo, dall’ordine alla conse gna. Tra i vantaggi: tempi più rapidi, meno errori,
In un contesto geopolitico così complesso, Druck Chemie vuole of frire un aggiornamento sullo stato del settore dei prodotti chimici per l'industria grafica. Qui una breve analisi per categoria di prodot to nel mercato di materie prime. La volatilità estrema del mercato rende difficile fare previsioni certe. I prezzi oscillano rapidamente, coinvolgendo tutta la filiera.
ALCOLI: disponibilità assicurata, ma con un aumento dei prezzi tra marzo e aprile.
ACETATO DI ETILE: si osserva un notevole incremento dei costi.
GLICOLI E ADDITIVI: a causa di problemi produttivi negli im pianti Dow in Arabia Saudita, la disponi bilità di butilglicole, butildiglicole ed eta nolammine è limita ta, con impatti diretti sulla produzione di additivi.
ottimizzazione continua dei co sti e una sensi bile riduzione del carico di lavoro. Tra gli ospiti in ternazionali era presente an che Grandprint (Shengda), im portante cliente Heidelberg pro veniente dalla Cina, confer mando il valore della collabora zione e offrendo l’occasione per rafforzare ulteriormente una partnership di lunga data.

Jochen Bender, a sinistra, Head of Sales Excellence and Head of Region EMEA di Heidelberg, e David Schmedding, Chief Technology & Sales Officer

SILICONI: la chiusura del principale stabilimento europeo costringe a cercare forniture al di fuori dell'UE, con conseguenti variazioni nei costi e nella logistica.
VERNICI: aumento significativo delle materie prime.
DETERGENTI E SOLVENTI: la difficoltà di reperimento è una vera sfida; i prezzi hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi tre anni. Le difficoltà di approvvigionamento sono diffuse in tutto il settore. Nonostante le sfide, la priorità di Druck Chemie rimane quella di garantire la massima qualità e la continuità delle forniture ai clienti abituali.
PETRATTO

Petratto, specialista riconosciuto nel settore dei macchinari per la cartotecnica e il finishing industriale, annuncia l’introduzione di DeStach, il nuovo separatore di pose progettato per ottimizzare e automatizzare il processo post‑fustellatura. Nel mondo della carto tecnica e del packaging, la fase di fustellatura rappresenta un pas saggio cruciale, ma è la gestione del flusso di lavoro a determinare l’efficienza complessiva della produzione. La separazione delle pose (blanking) non può sempre essere eseguita direttamente all’uscita della fustellatrice e, quando svolta manualmente, comporta costi elevati e tempi non competitivi.
DeStach nasce per rispondere a questa esigenza: una soluzione automatica o semi‑automatica, semplice da integrare e capace di generare un ritorno sull’investimento immediato, riducendo dra sticamente tempi e costi della separazione manuale. DeStach ha un’innovazione nella rotazione programmata dei gruppi di separa zione, eliminando la necessità di avere e regolare due testate di separazione. Sono disponibili sistemi di espulsione sia a tampone, che a perni affiancati. Esiste una versione di DeStach d’importazio ne cinese e una italiana
Con DeStach, Petratto amplia ulteriormente la propria gamma di soluzioni dedicate alla cartotecnica, confermando il proprio impegno nello sviluppo di tecnologie che migliorano produttività, qualità e competitività delle aziende del settore.
BAUMANN ITALIA
L’azienda, sita nel meridione d’Italia, nasce agli inizi del ‘900 e occupa da quasi un secolo una posizione di primo piano nel settore di grafica e stampa. Inizialmente la produzione era limitata alla tradizionale attività di una buona tipografia. Ben presto il profilo aziendale comincia a mutare, e si rende necessario l’apporto di tecnologie innovative senza le quali era impossibile crescere. Pur restando fedele alla professionalità e al rigore di “antichi stampatori”, cresce in sintonia con i tempi conciliando la fedeltà alla tradizione con i continui e mutevoli innovamenti tecnologici offerti dai mercati internazionali. Forte di una raffinata produttività e di una quasi centenaria esperienza, l’azienda dispone di una leadership validissima nel settore, rivolta esclusivamente alla piena soddisfazione del cliente. Ultimo investimento in tipografia è stato rinnovare la linea di taglio con un tagliacarte BaumannPerfecta BP132. Il tagliacarte BaumannPerfecta si distingue per la solidità strutturale che garantisce una precisione del taglio eccellente, oltre alla facilità operativa di utilizzo grazie anche al display di 24 pollici che aiuta l’operatore a velocizzare la programmazione.

MAG DATA GROUP

Il 2026 si è aperto con il team di Graphic Machine Service impegnato in una fitta serie di installazioni su tutto il territorio nazionale. Questo dinamismo si riflette sul catalogo macchine che continua ad evolversi, combinando novità tecnologiche d'avanguardia con le storiche macchine che restano il punto di riferimento per il mercato. Tra le nuove proposte spiccano due soluzioni progettate per rispondere alle sfide della stampa moderna. La fustellatrice GMS 760P nasce dall’ascolto diretto dei clienti: una macchina ad altissime prestazioni e precisione millimetrica, pensata per chi necessita di potenza operativa in spazi produttivi ridotti. Per le aziende che desiderano differenziarsi, invece, la nuova Serigrafica GMS-106C + Cold Foil si posiziona come la scelta definitiva per coloro che puntano sulla nobilitazione. Grazie alla tecnologia Cast & Cure integrata, la macchina permette lavorazioni in linea con effetti olografici spettacolari tramite pellicole speciali e verniciatura UV. È lo strumento ideale per chi vuole trasformare il packaging in un’esperienza visiva moderna e distintiva, capace di catturare l'attenzione in un mercato sempre più competitivo.
Nonostante queste novità, il cuore del mercato continua a battere per le ‘punte di diamante’: il Tagliacarte GMS-115S19 e la Fustellatrice GMS-1060CE. Dalla sagomatura e cordonatura di carta e cartoncino alla rifilatura netta di grandi volumi, le soluzioni GMS sono la scelta elettiva per tipografie e cartotecniche che gestiscono alti flussi produttivi. Che si tratti di packaging di lusso, etichette o materiale pubblicitario, Graphic Machine Service è il partner ideale quanto a solidità tecnologica e assistenza tecnica costante.
Nel quadro del proprio percorso di crescita e rafforzamento infrastrutturale, Mag Data Group sta completando un nuovo magazzino di 8.000 metri quadrati presso la sede di Parma. Un intervento che si inserisce in una visione più ampia e che porterà la superficie logistica complessiva del Gruppo a sfiorare i 30.000 metri quadrati, a conferma di uno sviluppo continuo e strutturato a livello europeo.

Prossima al completamento, la nuova struttura è stata progettata secondo i più recenti criteri di sostenibilità ed è pensata per amplificare la crescita futura del Gruppo. Le nuove aree dedicate alle operazioni di carico e scarico, insieme a un’organizzazione degli spazi orientata all’ottimizzazione dei flussi, contribuiranno a rendere ancora più efficiente e performante l’intera catena logistica.
Questo investimento consentirà di ampliare la disponibilità di specifiche linee di prodotto e di gestire in modo sempre più efficace volumi in costante aumento, rafforzando ulteriormente la capacità di risposta alle esigenze del mercato.
Il nuovo magazzino rappresenta quindi non solo un’estensione fisica, ma un passo concreto nella strategia di consolidamento e sviluppo di Mag Data Group, che continua a investire per sostenere e accelerare la propria crescita rafforzando il proprio ruolo di riferimento nel settore.
Nei prossimi mesi verranno condivisi ulteriori dettagli sull’utilizzo della nuova struttura, insieme ad altre importanti novità del Gruppo.
SCREEN
SMG srl, storico e riconosciuto distributore esclusivo in Italia degli inchiostri convenzionali Toyo Ink, ha avviato la promozione della nuova serie B99000-UX EKOO, pensata per coniugare prestazioni elevate e sostenibilità ambientale, rispondendo alle esigenze sempre più stringenti del settore della stampa industriale. La serie si caratterizza per brillantezza e fedeltà cromatica dei colori, coprenza uniforme e stabilità nel tempo, permettendo risultati nitidi anche su supporti complessi come film plastici, carte patinate e materiali per packaging flessibile. La formulazione, a base prevalentemente vegetale, garantisce un’eccellente adesione su diverse superfici e si presta ad applicazioni commerciali e industriali dove qualità e resistenza sono fondamentali. Dal punto di vista operativo, la serie offre tempi di asciugatura rapidi, ottima lavorabilità in macchina e gestione semplice dei processi. Particolare attenzione è dedicata alla sostenibilità: gli in-
Totem, specialista polacco della stampa digitale di libri in rapida crescita, ha rafforzato le proprie capacità produttive con l’installazione di due nuove macchine da stampa SCREEN Truepress JET 520HD Mono, sostenendo così la continua espansione dell’azienda nella produzione di libri monocromatici di alta qualità.
Attualmente, circa il 60–70 per cento della produzione libraria di Totem viene esportato a clienti in tutta Europa, mentre la restante parte è destinata agli editori polacchi del mercato interno. Con l’evoluzione delle abitudini di acquisto dei libri, i clienti di Totem evitano sempre più gli ordini di grandi volumi, preferendo tirature print-ondemand più piccole e frequenti, che riducono i costi di stoccaggio e migliorano la flessibilità della supply chain.
Le macchine da stampa Truepress JET 520HD Mono offrono la precisione e la costanza necessarie per romanzi ricchi di testo, così come per titoli con fotografie e illustrazioni, senza compromettere la velocità. L’integrazione del sistema JetInspection di SCREEN per il monitoraggio della stampa in tempo reale garantisce l’identificazione immediata di eventuali ostruzioni degli ugelli e, grazie alla tecnologia Intelligent Nozzle Control (INC), consente agli ugelli adiacenti di compensare automaticamente il problema, evitando sprechi e ristampe.
Michał Stasiak, Research and Development Manager di Totem, spiega l’importanza strategica di questo ultimo investimento: “Abbiamo infine scelto due nuove Truepress JET 520HD Mono per aumentare la nostra capacità produttiva di libri monocromatici. I sistemi monocromatici dedicati ci hanno permesso di specializzare le diverse linee di produzione, accelerando la nostra produttività e l’efficienza complessiva nella stampa digitale di libri”.

chiostri rispettano le normative ambientali più restrittive, riducendo significativamente l’impatto ecologico. Secondo le schede tecniche fornite da Toyo Ink, sono compatibili con le indicazioni cromatiche di riferimento per ISO 2846-1, idonei per processi di stampa conformi a ISO 12647-2, esclusioni EuPIA, e progettati in linea con i profili di riferimento Fogra51, rendendoli adatti anche ai mercati più severi. La B99000 è una scelta strategica per aziende che vogliono unire qualità, affidabilità e innovazione, rispettando nel contempo le più rigorose normative ambientali. SMG accompagna gli stampatori con un supporto tecnico qualificato per test, consulenze e richieste specifiche, consolidando la propria posizione come punto di riferimento nel mercato italiano. (Info: assistenza@smg.it)

Mimaki Europe, azienda fornitrice leader di stampanti industriali a getto di inchiostro e plotter da taglio, annuncia il lancio di TxF300-75Plus, un modello migliorato della sua gamma di stampanti su pellicola (DTF) ad alta produttività. Sulla scia del successo del modello originale TxF300-75, questa versione migliorata riflette l'impegno di Mimaki volto a perfezionare costantemente le proprie soluzioni per soddisfare le mutevoli esigenze del mercato. Uno dei principali miglioramenti è rappresentato dalla maggiore capacità dell'inchiostro bianco. La stampante offre ora quattro slot aggiuntivi per le cartucce di inchiostro bianco e il sistema UISS (Uninterrupted Ink Supply System) di Mimaki. Questa configurazione consente fino a 8-9 ore di stampa continua, riducendo notevolmente la frequenza della sostituzione manuale delle cartucce e garantendo un funzionamento più fluido in ambienti con volumi elevati o turni notturni. Inoltre, il modello TxF300-75Plus offre prestazioni ottimizzate dell'inchiostro bianco grazie ad aggiornamenti sia hardware che software, assicurando una maggiore stabilità e una qualità di stampa più uniforme durante tirature prolungate.

Oltre a questi miglioramenti, la stampante TxF300-75Plus vanta le tecnologie core consolidate di Mimaki, concepite per assicurare una stampa DTF affidabile e di alta qualità. Tra queste figurano il sistema integrato di circolazione dell'inchiostro, che contribuisce a prevenire la formazione di sedimenti e garantisce un'erogazione stabile dell'inchiostro durante tirature prolungate, nonché funzionalità avanzate di monitoraggio e gestione remota quali PICT e Mimaki Remote Access (MRA), concepite per aiutare i clienti a ottimizzare le operazioni quotidiane.
TxF300-75Plus è ora disponibile in tutta la regione EMEA.
PaperOne 7000 di Sei Laser ridefinisce gli standard della fustellatura e cordonatura digitale nel formato B1+, posizionandosi come un’eccellenza italiana nel settore. Un sistema di ultima generazione che combina precisione tecnologica e innovazione avanzata per soddisfare le nuove esigenze del mercato digitale di astucci, scatole e prodotti cartotecnici. Interamente progettato e realizzato in Italia, si distingue per la capacità di lavorare cartone teso e micro-onda con livelli di accuratezza elevatissimi, assicurando qualità superiore e tempi di produzione ottimizzati.
Il cuore tecnologico del PaperOne 7000 è la fustellatura laser allo stato dell’arte, che permette di realizzare forme complesse e dettagli estremamente raffinati senza l’impiego di attrezzature tradizionali, garantendo una flessibilità produttiva totale. A questa si affianca la cordonatura digitale maschio-femmina, perfettamente integrata nel processo, che consente pieghe precise e impeccabili, indispensabili per packaging e astucci di fascia alta. Una sinergia di tecnologie che rende PaperOne 7000 la soluzione ideale per le aziende orientate alla produzione profittevole di piccole e medie tirature.
Attualmente protagonista al Converting Competence Park di Curno, PaperOne 7000 è disponibile per demo operative e test su materiali forniti direttamente dai clienti. Un’occasione esclusiva per sperimentarne concretamente performance, versatilità ed efficienza in reali condizioni produttive.
Il Converting Competence Park si conferma così un hub strategico per il settore, dove tecnologia, know-how e innovazione convergono per sostenere la crescita e la competitività delle imprese italiane delle arti grafiche.


Lo scorso 5 marzo una delegazione di altissimo profilo internazionale è stata ospitata nella sede WGM: il numero uno delle vendite di RMGT, il Senior Advisor Kohei Yatsumoto, insieme al General Manager Europa Shinya Taguchi, accompagnati da un team di tecnici del marchio. L’incontro è stato organizzato con l’obiettivo di effettuare un periodico controllo qualità dedicato ai clienti TOP della serie10, confermando l’attenzione costante verso l’eccellenza operativa. Mauro Beghetto, amministratore delegato WGM, ha espresso grande soddisfazione, sottolineando come la presenza dei vertici RMGT rappresenti una conferma concreta della fiducia reciproca e della solidità del rapporto costruito nel tempo. Un legame che dura da oltre 12 anni e che ha prodotto risultati eccellenti, con più di 30 macchine installate sul mercato italiano. Durante l’incontro sono stati condivisi i progetti futuri e ribadita l’importanza dello sviluppo della rete sul territorio. In questa occasione è stata presentata anche la nuova sede WGM, un passo significativo che rafforza ulteriormente la presenza del marchio RMGT in Italia e consolida il ruolo di WGM come partner di riferimento. La visita della direzione giapponese è stata vissuta come un momento di grande orgoglio e una tappa fondamentale nel percorso di crescita comune tra le due realtà. Un percorso che trova ulteriore conferma nei risultati straordinari dell’ultimo anno: un vero e proprio record di vendite RMGT, che posiziona World Graphic Machine come gruppo numero uno in Europa per attività sui marchi RMGT, Mitsubishi & Ryobi. Nella foto, ad accogliere gli ospiti, insieme a Mauro Beghetto, erano presenti Alice Beghetto (Vendite Estero), Giorgio Bortolon (responsabile Assistenza) e Piero Ramponi (Vendite Italia).
Nuova strategia: stampa production, inkjet, debutto nel mondo

Xerox annuncia una nuova strategia globale nel settore della stampa production, con il debutto nel mercato delle etichette e lo sviluppo di una piattaforma inkjet B3 progettata per rafforzare la leadership dell’azienda nei segmenti a maggiore crescita. Durante l’evento Future of Xerox Production Print, Sergio Andreani, General Manager Production Printing Xerox Italia, ha definito questa evoluzione “deliberata, intenzionale e strategica”, confermando l’impegno di Xerox nel rilanciare il proprio ruolo storico nel printing professionale. Per supportare
la trasformazione, Xerox ha istituito una divisione globale dedicata alla produzione e ai servizi, composta da oltre 200 esperti, “integrazione, intelligenza, prevedibilità e redditività”, ha dichiarato Andreani.
Tra le novità presentate figurano i nuovi sistemi Proficio PX300, PX500 e la nuova stampante a foglio inkjet IJP900 e un aggiornamento di Iridesse® con laminatore inline GBC AdvancedLam Pro. Tra le innovazioni più attese spicca l’evoluzione della stampa B3 inkjet da 300 ppm e 1.200x1.200 dpi, attualmente in test presso 50 clienti con lancio previsto per l’autunno 2027. La roadmap comprende anche una pressa inkjet per etichette da 70 mpm, una continuous feed da 160 mpm e nuovi modelli PrimeLink®.
Con questa strategia, Xerox punta così a rientrare da protagonista nei mercati a maggiore crescita: inkjet a foglio, packaging e label printing.

Xeikon introduce per il mercato delle etichette Ecolyne, una nuova piattaforma digitale che rivoluziona l’approccio alla stampa: non più acquisto della macchina, ma capacità produttiva in abbonamento. Una proposta pensata per i converter italiani che vogliono entrare nel digitale in modo graduale, senza affrontare investimenti iniziali elevati.
Il nodo è noto: tirature sempre più brevi, consegne rapide e variabilità della domanda richiedono modelli produttivi flessibili. Tuttavia, il costo di ingresso resta un freno. Ecolyne cambia prospettiva: si paga per stampare, non per possedere, con un accesso semplificato a una capacità digitale affidabile, ideale per gestire short run e tempi di risposta rapidi, supportando al tempo stesso la crescita del business.
La soluzione si posiziona come un vero “entry industrial”, alternativa concreta ai sistemi entry-
La domanda di imballaggi in cartone ondulato di elevata qualità è in crescita. I brand cercano di differenziarsi attraverso cordonature precise, stampa multicolore e fustellature creative che migliorano l’impatto a scaffale e l’esperienza di unboxing nell’e-commerce. Tuttavia, produrre questi design sofisticati è una sfida per i trasformatori, che devono garantire una perfetta messa a registro, una fustellatura impeccabile, volumi elevati, tempi di fermo minimi e qualità costante.
BOBST affronta queste sfide con le sue gamme MASTER ed EXPERT per fustellatrici rotative (DRO) e piega-incollatrici flessografiche (FFG), offrendo linee complete e integrate dal prefeeder al pallettizzatore. Queste piattaforme supportano fino a nove unità di stampa e assicurano un’elevata produttività — fino a 12.000 fogli/ ora sulle linee DRO e 33.000 scatole/ora sulle linee FFG con modalità trifold — consentendo al contempo produzioni complesse ad alto valore aggiunto in linea, in un unico passaggio.

level troppo limitati e alle piattaforme industriali spesso troppo impegnative. Sul piano tecnico offre larghezza bobina 330 mm, velocità fino a 25 m/min e risoluzione 1200 dpi, con compatibilità su carta, PP, PET e film metallizzati. Il sistema utilizza dry toner food-safe ed è disponibile in configurazione CMYK o CMYK+bianco.
Elemento distintivo è il servizio: installazione, supporto e continuità operativa sono gestiti da Xeikon, garantendo un accesso immediato a tecnologia aggiornata e prestazioni costanti, con un approccio orientato all’efficienza operativa più che al possesso dell’impianto.
Nel mondo di oggi, qualità e sostenibilità viaggiano necessariamente su binari paralleli. Rispondere al meglio alle richieste del mercato rimane imperativo per ogni attività, ma ridurre il proprio impatto


BOBST migliora le prestazioni attraverso servizi completi, formazione degli operatori, soluzioni digitali e supporto globale. Sistemi integrati di controllo qualità come Lead & Print garantiscono il 100% di produzione vendibile monitorando il processo in tempo reale. Grazie a connettività, automazione e alla piattaforma BOBST Connect, i trasformatori possono ottimizzare i flussi di lavoro end-to-end. Con l’aumento delle aspettative dei brand, le soluzioni BOBST consentono ai trasformatori di gestire una maggiore complessità mantenendo elevati livelli di produttività e redditività.
sul mondo che ci circonda è altrettanto importante, per assicurare all’ambiente in cui viviamo un futuro positivo, sereno e a lungo termine. A giugno 2026, Due Emme Pack Group presenterà il suo terzo bilancio di sostenibilità consolidato di gruppo, evidenziando gli sforzi per una transizione verso uno sviluppo che tenga conto, congiuntamente, dei fattori ambientali, sociali ed economici. L'azienda, con sede a San Giovanni in Persiceto, è da sempre un punto di riferimento nel settore grafico e cartotecnico, dalla consulenza personalizzata ai servizi di taglio a formato ottimizzato su un ampio portafoglio di prodotti, e pone con orgoglio il cliente al centro di ogni fase del processo produttivo, dall'ordine fino alla consegna. Gli obiettivi finali non sono però solo declinati sul singolo cliente, ma su un insieme più grande. Le persone. Per questo, il Gruppo affronta la sfida della sostenibilità con un’attenta valutazione dei propri impatti sull'intero ciclo di vita del prodotto e su tutti i temi che coinvolgono l’economia, l’ambiente e la società.
Tra le attività in corso, lo studio della carbon footprint dell’intera organizzazione e un progetto, nato in collaborazione con UNIBO, per potenziare l’Eco Calcolatore affinché diventi uno strumento completo, aggiornato e conforme ai futuri obblighi di sostenibilità.
Siamo nel XXI secolo, il secolo più popolato della storia. Grazie ai progressi scientifici e ai grandi passi avanti della medicina, in un tempo relativamente breve abbiamo assistito a un aumento continuo e inarrestabile dell’aspettativa di vita. L’Italia, in particolare, è oggi tra i Paesi più longevi al mondo.
Questo cambiamento ha prodotto una situazione nuova e senza precedenti: per la prima volta nella storia possono convivere fino a otto generazioni all’interno della stessa famiglia. Di queste, almeno cinque sono oggi attivamente presenti nel mondo del lavoro.
Le generazioni che si succedono nel tempo sono:
Founder (ante 1924)
Silent Generation (1925 – 1945)
Baby Boomer (1946 – 1964)
Generazione X (1965 – 1979)
Millennials (1980 – 1994)
Generazione Z (1995 – 2009)
Generazione Alfa (2010 – 2024)
Generazione Beta (2025 – 2039)
Ogni generazione nasce e cresce in contesti storici diversi. Porta con sé esperienze, valori, competenze e visioni del mondo differenti. Anche l’idea stessa di lavoro cambia da una generazione all’altra.
Nel nostro secolo convivono fino a otto generazioni diverse, ciascuna con valori, esperienze e visioni del lavoro differenti. L’Intelligenza Generazionale è la capacità di comprendere queste differenze e trasformarle in una risorsa.

di Sergio Facchini

La domanda diventa quindi inevitabile: come è possibile far dialogare generazioni così diverse tra loro, in modo costruttivo e senza creare conflitti o incomprensioni?
Negli ultimi anni abbiamo imparato a parlare di intelligenza emotiva, per comprendere meglio le persone. Abbiamo studiato l’intelligenza sociale, per facilitare la collaborazione. Abbiamo sviluppato l’intelligenza artificiale, per lavorare in modo più efficiente.
Ma oggi emerge con forza anche un’altra dimensione, sempre più necessaria per vivere e lavorare insieme in una società multigenerazionale: l’Intelligenza Generazionale.
L’Intelligenza Generazionale è la capacità di collegare le conoscenze e le esperienze attinenti al passato con quelle di oggi, per affrontare con maggiore consapevolezza le scelte di domani.
Il suo scopo è riconoscere e interpretare correttamente le differenze tra generazioni, evitando gli stereotipi che spesso semplificano e distorcono la realtà.
Significa imparare a rispettare l’età e il contesto nelle relazioni, chiedere invece di presumere, offrire alternative invece di proporre risposte standard.
Significa anche valorizzare i punti di forza di ogni generazione, cercando attivamente nuove prospettive e nuove soluzioni attraverso punti di vista diversi.
In questo senso, l’Intelligenza Generazionale non è soltanto un concetto teorico. È una vera e propria filosofia relazionale e culturale, una forma di intelligenza che può essere sviluppata e allenata nel tempo.
Applicarla richiede la volontà di creare spazi reali di confronto tra generazioni, basati su ascolto, flessibilità, capacità di osservazione e disponibilità a mettersi in discussione. Significa anche acquisire consapevolezza dei propri automatismi comunicativi.
Le aziende che adottano questo approccio riescono spesso a portare più rapidamente innovazione all’interno della propria organizzazione e il proprio modello di business. Sanno infatti valorizzare meglio tutte le competenze presenti all’interno del personale.
Quando le diverse generazioni collaborano in modo efficace, i lavoratori si sentono più coinvolti, più motivati e più propensi a rimanere in azienda nel lungo periodo.
L’Intelligenza Generazionale diventa quindi uno strumento utile per manager, educatori e per chiunque voglia migliorare la qualità delle relazioni quotidiane. Il suo obiettivo è semplice ma ambizioso: superare i pregiudizi dei giovani verso gli anziani e degli anziani verso i giovani, trasformando le differenze generazionali in una risorsa condivisa.

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