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Stadium n. 24/1965

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STA DI U

SETTIMANALE DEL CSI ★ I PROBLEMI DELLO SPORT ★ A. LX - N. 24 - 27 GIUGNO 1965 ★ Sp. abb. post. gr. I bis

INVITO Al CIUM on il Tour de France ■ * il ciclismo a tappe sta ■ _ vivendo il più bel mokyy mento stagionale sul piano tecnico e dell’inte­ resse sportivo. Ventitré giorni di corsa per oltre 4.000 chilometri complessivi di percorso attraverso quattro diversi Paesi (Germania, Belgio, Francia e Spagna), la. lunghezza di numerose tappe che si avvicinano ai trecento chilometri, una serie di montagne da scalare (Aubisque, Tourmalet, Ventoux, Vars, Izoard) il cui solo nome incute timore e rispetto, il clima notoriamente tor­ rido che moltiplica la fa­ tica dei corridori, questi corridori, soprattutto, che, a parte l’assenza di Anquetil, rappresentano in senso assoluto il meglio del ciclismo mondiale (Poulidor, Adorni, Wolfsholl, Motta, Janssen, Van Looy, Simpson, ecc.): so­ no tutti elementi della indiscutibile supremazia del Tour nel mondo delle corse ciclistiche. Al Tour hanno sempre guardato atleti, tecnici e sportivi come alla corsa capace di giudicare in definitiva istanza il valo­ re di un corridore ciclista, e i vincitori del Tour — da Petit Breton a Thys, da Pelissier a Bottecchia, da Leducq a Magne, da Maes a Bartali, da Coppi a Bobet, ad Anquetil — sono tutti uomini che hanno fatto la storia del ciclismo e che hanno scritto al Tour i loro ca­ pitoli più belli. Anche atleti di secondo piano, rispetto ad essi — Lapebie, Robic, Walkowiak, Koblet, Gaul, Bahamontes, Nencini — con la vit­ toria al Tour si sono ga­ rantiti un posto notevole nella storia é nella leg­ genda ciclistica. Lo sport ciclistico ita­ liano attende anche que­ st anno dal Tour impor­ tanti risposte in ordine ^„?lcuni suoi atleti: la conferma del successo di

Adorni, del valore di Mot­ ta, di De Rosso, di Du­ rante, di Gimondi, ma soprattutto la conferma definitiva, senza dubbi, che un certo infelice pe­ riodo del ciclismo italiano è cosa ormai del passato. Noi ci auguriamo viva­ mente che tutte queste risposte ci vengano dal Tour positive e consolanti: esse contribuiranno enor­ memente a migliorare la situazione di una discipli­ na a cui il crescente inte­ resse del pubblico non é bastato ad assicurare un rinnovato e florido setto­ re atletico. Non riveliamo un segreto: i corridori ci­ clisti sono pochi e ogni anno tendono a diminuire invece che a crescere.

Si dice che la pubblicità ha salvato il ciclismo. C’è senz’altro del vero. Ma ha pure creato l'élite e quel­ la, soltanto quella, ha so­ stenuto e sostiene. La pubblicità vuole campioni, affermati o in erba, ma campioni. Il ciclismo come sport di massa — se mai c’é stato — é scomparso forse per sempre e non soltanto per l’avvento del­ l’automobile. La pubblicità c’entra in non piccola mi­ sura. Il problema non riguar­ da soltanto le dodici o quindici società professio­ nistiche maggiori; interes­ sa anche quelle più picco­ le. Tutte sono contagiate dal fenomeno pubblicità che inaridisce la vena del

ricambio atleti. Si fanno molte corse, certo, forse mai come oggi; ma i cor­ ridori sono i soliti venti, se non meno, sempre gli stes­ si. Le leve atletiche? Le leve, purtroppo, non fanno pubblicità. E chi paga le spese d’uno degli sport tra i più costosi? Con il richiamo del Tour, con l’estate che favo­ risce questo sport, vorrem­ mo rivolgere ai nostri di­ rigenti un invito cordiale, amichevole: un invito al ciclismo, a diffondere 11 ciclismo tra 1 giovani. Sap­ piamo bene che non ba­ stano le chiacchiere per avviare i giovani allo sport della bicicletta, ma sicura­ mente la buona volontà dei dirigenti, la loro fidu­ cia e dedizione a questa disciplina sono condizio­ ne basilare, indispensabi­ le; e un sicuro punto di partenza. D. O.


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