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Stadium n. 23/1965

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Eccoli finalmente sul quadrato. E' il momento della verità, dopo mesi di ansiose incertezze, di previsioni e di polemiche non sempre serene ed equilibrate. E‘ un privilegio tra i più belli dello sport quello di indicare im­ parzialmente i termini di una certa verità. La verità di un momento, certo, particolare e relativa fin che si vuole, ma tuttavia sufficiente a stabilire un rapporto più esatto con la realtà, con gli altri, con noi stessi. Il pugilato, nel suo significato e contenuto originario più autentico, possiede in maniera speciale questa virtù, impegnando tutte le doti della mente, della volontà e del cuore in un confrónto diretto che non consente evasioni; a patto che un professionismo smodato non assoggetti i valori tecnici e agonistici all'esclusivo calcolo economico. Perché il pugilato quando cessa di essere sport diviene violenza, e in tal caso non è la sola legge sportiva che viene infranta ma quella soprattutto che comanda senza equivoci il più assoluto rispetto per la persona dei nostri simili.


un’estate per chi ha freddo ■■■ utti sappiamo che il Cristiane­ simo si può sintetizzare nel | comando AeW’amore e che in ogni uomo Dio aspetta di esservi scoperto per crescervi. Per noi cristiani, quindi, occorre amare gli altri non già perché sono buoni, né perché ne sono degni, ma perché essi hanno bisogno di essere amati. L’anima di un « poveraccio », ammalato o solo, sfiduciato o affamato, :non va a passeggio come la nostra, ma è inchiodata alla rupe del suo dolore e della sua solitudine e se riesce a sorridere è cosa meravigliosa. Penso con gratitudine alla vec­ chia casa di campagna di mio non­ no, che invadevo quando ero ragaz­ zo, brutta a vedersi di fuori e den­ tro con le travi tarlate, cassepanche secolari e Madonne sbiadite alle pa­ reti: ma bastava una fiammata del focolare perché si realizzasse una « comunione » e perché ognuno di noi avesse la gioia sul volto! Chi ha il « calore » di una casa, di una famiglia, non si rende conto di quello che - ha, non si accorge, forse, che anche l’anima ne risente, nutrita dai giusti silenzi, dal sacro baccano dei bimbi e dalle ore che hanno ciascuna il loro volto, perché hanno ciascuna il loro giusto spazio. Ma quanti fratelli oggi non han­ no questo calore! Vorrei proprio che la nostra esta­ te, con i suoi programmi di lavoro, di attività sportiva, di vacanze, ci trovasse più pronti a condividere ■la vita di « chi » non ha lavoro, non ha attività sportiva, non ha va­ canza, non ha il calore di una fami­ glia; di solito si tratta di « uomi­ ni » che hanno quasi tutti una sto­ ria senz’amore, la loro memoria non ha dove posarsi, sicché sembrano senza passato come sono evidente­ mente senza futuro. E sono dappertutto, in ogni cit­ tà, in ogni paese, in ogni strada, in ogni palazzo, in ogni baracca, ai monti, al mare, in campagna... Il volto dei « poveracci » è qua­ si sempre uno: quello di un Cristo universale che soffre per l’egoismo di molti. Per questo noi dobbiamo impa­ rare a conoscere questi fratelli per saperli comprendere, impararli a comprendere per saperli amare, im­ parare ad amarli per saper vivere. DON CLAUDIO

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■M Ogni anno in Italia muoiono durante la stagione balneare migliaia di persone: il problema degli « assistenti bagnanti » non è il solo da risolvere, ma è anche necessario diffondere i metodi di salvamento e una maggiore educazione alla prudenza e alla confidenza con il mare.

1 salvamento in Italia e in molte altre Nazioni si chiama « Pas­ serini»; in questa famiglia, in­ fatti, è stato tramandato di pa­ dre in figlio con abnegazione mis­ sionaria e disinteresse. I primi studi approfonditi e le prime concrete attuazioni nel campo del salva­ mento si devono al N. H. Arturo Passerini di Finale, continuati dal figlio Rodolfo, attuale Presidente della Sezione Salvamento della Fe­ derazione Italiana Nuoto; a lui si devono gran parte degli studi or­ ganici del settore e la evoluzione didattica, seguiti con grande in­ teresse non solo in Italia, ma an­ che all’estero. A lui anche il sot­ toscritto deve il contagio del sal­ vamento, malattia dalla quale non si guarisce e contro la quale non vi é vaccinazione o varietà di fun­ go che possa prevenirla o distrug­ gerla. Quando si è contagiati si può solo andare avanti, è impossibile tornare indietro. La malattia del salvamento, però, è una malattia che rende migliori, che ingigan­ tisce il desiderio di fare bene, anche se porta, a volte, a vivaci contrasti di opinioni giustificati però dall’importanza che assume l’esatta impostazione di un pro­ blema tecnico-didattico-organizzativo che influisce direttamente sul recupero di pericolanti e cioè di vite umane. Della stessa malattia è stato contagiato molti, molti anni prima di me, il cav. Bene­ detto Fabris; prima da Arturo Passerini e poi, se ve ne era an­ cora bisogno, da Rodolfo Passerini. Gli iscritti al C.S.I. conoscono bene Benedetto Fabris perché, come in Italia il salvamento si chiama Passerini, così in seno al C.S.I. si chiama Benedetto Fa­ bris; a lui si devono molti ar­ ticoli e molti corsi sul salva­ mento, ma soprattutto un manuale pubblicato dairufificio Stampa del

C.S.I. nel 1948. Del cav. Fabris ri­ cordo un simpatico episodio: si era nel 1952 o ’53 e già da qual­ che anno mi interessavo di sal­ vamento. Si disputava la gara della doppia traversata del Tevere e partendo dall’impianto sportivo dei Cavalieri di Colombo si doveva traversare il fiume, tornare al punto di partenza e toccare una piastra posta sulla riva, che indi­ cava l’arrivo. Eravamo circa una trentina di concorrenti; facemmo tutti la nostra bella gara ed a me capitò di scivolare nel fango poco prima di toccare la famosa piastra e cadere a pochi centimetri da essa, con il braccio invano proteso nel tentativo di raggiungerla, II cronometrista, inflessibile, aspettò che mi rialzassi e la toccassi per fermare il cronometro, mentre il nostro Fabris poco più lontano, Presidente del Comitato Organizza­ tore e della Giuria, aveva fermato il suo cronometro alla mia caduta, credendo che fossi riuscito a toc­ care. Il suo cronometro quindi mi dava vincitore per un pàio di se­ condi. mentre quello del cronome­ trista secondo per pochi decimi. Non ci fu chiarificazione fra i due; il cronometrista consegnò il suo tempo esatto al cav. Fabris con l'esatto ordine di arrivo; ma questi, sicuro che avessi vinto io, non lo consultò e cominciò a fare il discorso della premiazione elo­ giando le mie qualità di atleta e soprattutto di patito del salva­ mento. Terminato il discorso mi fece cenno di avanzare per conse­ gnarmi il primo premio, ma i giudici fecero avanzare chi effet­ tivamente aveva vinto. Ci vollero alcuni minuti di discussione, per­ ché Fabris si convincesse di dover premiare il nuovo (per lui) vin­ citore. Credo, e palesemente lo di­ mostrò, che sia stata la premia­ zione che abbia fatto più di con­ trovoglia, non perché volesse pre-


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Ecco alcune pagine dei volumetto di Benedetto Fabris realizzato nel 1948 dall'ufficio Stampa del Centro Sportivo Italiano. Fu una delle prime e più diffuse pubblicazioni sull'argomento, ripresa da molti altri sia per il contenuto tecnico che Io spirito che animava quelle pagine. Oggi il comm. Fabris collabora con Enti e Organizzazioni per l'insegnamento del nuoto soprattutto peri giovanissimi: una base tecnicamente e agonisticamente preparata per essere pronta anche alle difficoltà del nuoto al mare durante le vacanze.

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miare me, ma perché non poteva premiare un’altra... vittima della sua stessa malattia: «il salva­ mento ». Ma perché si parla tanto del salvamento e delle persone che hanno dedicato una vita alla sua diffusione? Perché in Italia, no­ nostante l'opera insostituibile ed impareggiabile di poche persone, la mortalità sulle spiagge è altis­ sima, la seconda d’Europa. Pur considerando l’alto numero di ba­ gnanti che nei mesi caldi cercano un po’ di riposo e di refrigerio sulle spiagge, il numero è sempre grande (la cifra si aggira sui due­ mila annui). A chi è affidata la sicurezza dei bagnanti che mentre cercano lo svago trovano la morte? Agli « Assistenti Bagnanti », che molto, troppo spesso, non sono sufficien­ temente qualificati. Gli Assistenti Bagnanti (così si chiamano gli ex-bagnini o i marinai di salva­ taggio, appunto per distinguerli dai tuttofare delle spiagge), ai quali é devoluta la sicurezza dei bagnanti, devono avere un appo­ sito brevetto, che in teoria, con­ siderando le prove da sostenere per conseguirlo, dovrebbe mettere in grado di portare utili ed effi­ caci soccorsi. In pratica, però, la estrema bontà delle Commissioni di esame, e per senso umanistico verso un pescatore disoccupato e perché dicono che di meglio non si trova, porta a promuovere fa­ cilmente. Così, per fare guada­ gnare qualche soldo ad un disoc­ cupato, si hanno delle persone che non sono capaci di salvare o di por­ tare soccorso a tutela della vita dei bagnanti. Nella maggior parte dei casi sono gli stessi proprietari degli stabilimenti balneari o le autorità del luogo che fanno pres­ sioni sulle Commissioni per fare promuovere i candidati non pre­ parati perché dicono che non pos­ sono altrimenti aprire gli stabilimenti, con grave danno per l’eco­ nomia locale. Ma non é un grave danno che le spiagge italiane sia­ no le seconde d'Europa come pe-

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ricolosità? Non sarebbe molto più efficace, come propaganda turi­ stica, poter affermare che nelle spiagge italiane non si muore? L’azione della Sezione di Sal­ vamento ha contribuito negli ul­ timi anni ad elevare notevolmente la preparazione degli Assistenti Bagnanti e nulla a loro si può imputare, soprattutto se si pensa che la Sezione vive con un bilan­ cio annuo del tutto insufficiente. Per ovviare a questa situazione piuttosto precaria, il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza ha organizzato su scala nazionale le pattuglie di sicurezza a mare, che sorvegliano, sotto tutti i punti di vista, la sicurezza dei bagnanti pronte a portare aiuto dove se ne ravvisa la necessità. Esse sono presenti soprattutto sulle spiagge libere dove manca completamente ogni altra azione di sorveglianza. Da quando sono entrate in fun­ zione, hanno salvato duemilacin-

quecentoventisette persone COSÌ distribuite negli anni: 1959: 80; 1960: 402; 1961: 426; 1962: 464; 1963: 526; 1964: 529. Dall’anno in cui sono entrate in funzione le pattuglie di sicu­ rezza a mare, il numero dei ba­ gnanti è aumentato di circa il cinquanta per cento, quindi di circa quattro-cinque milioni di persone. Nello stesso tempo però il numero dei morti per annega­ mento non è aumentato. Da qui si può constatare il notevole con­ tributo positivo che esse hanno portato alla soluzione del proble­ ma. Se si è riusciti però ad im­ pedire l’aumento dei morti non si é riusciti a farlo regredire. In Italia, anche se è stato fatto molto, moltissimo negli ul­ timi anni, stiamo ancora combat­ tendo una battaglia che sulle po­ sizioni di oggi non si può vincere. Finché saremo costretti a ricor­ rere ai salvataggi per impedire


... gli annegamenti, ci saranno sempre morti e molti, perché non si può sorvegliare con assoluta sicurezza una intera popolazione che si ri­ versa sulle spiagge ed in mezzo a tanta folla in acqua può sempre sfuggire l'improvviso annegamento. Finché invece di salvare non si prevengono i casi di pericolo, il problema rimarrò sempre vitale e scottante. Si deve istruire la po­ polazione, si deve avvertire dei pe­ ricoli dell'acqua, si deve insomma rendere consapevole delle proprie azioni. L’unica grande via, quindi, sono i grandi mezzi di diffusione: la scuola, la televisione, la radio, i cinema, i giornali. Tutti dovreb­ bero parlarne diffusamente, sacri­ ficando una data di storia, un ca­ rosello pubblicitario, un fatto di cronaca nera. Solo con la popolazione resa con­ sapevole dei pericoli dell’acqua si potrà fare diminuire notevolmente le morti. Un’altra cosa è molto importante oggi, come lo sarà do­ mani quando tutti conosceranno i pericoli dell'acqua: la perfetta preparazione degli Assistenti Ba­ gnanti. poiché, più sono preparati, più possono intervenire tempesti­ vamente e positivamente salvando con poche azioni delle vite umane e delle famiglie dal dolore o dalla miseria. La sicurezza di una perfetta preparazione degli Assistenti Ba­ gnanti si può avere solo con una scuola nazionale che li prepari al loro difficile compito. La scuola nazionale è un sogno che il Presidente della Sezione Sal­ vamento persegue da anni. Al­ l'estero sono già sorte delle scuole impostate secondo i suoi indirizzi tecnico-didattici. In Italia, l’orga­ nizzazione di tale scuola potrebbe essere attuata immediatamente perché in effetti già esiste ed è quella del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Essa è già per­ fettamente organizzata e funziona tutto l’anno, dovendo addestrare i militari del Corpo ed è composta da insegnanti altamente qualifi­ cati. Da essi, infatti, sono stati ad-_«

destrati i militari delle pattuglie di sicurezza a mare, in essa in­ segnano gli allenatori e gli atleti, che da anni dominano nel cam­ po sportivo agonistico il nostro piccolo mondo. Infatti essi deten­ gono il titolo assoluto di campione italiano di salvamento dal 1956. del titolo di campione d’Europa dal 1956, ed il titolo di campione del mondo dal 1961 a tutt’oggi. Sa­ rebbe sufficiente che alla scuola di salvamento delle guardie di Pubblica Sicurezza si desse il com­ pito di addestrare gli Assistenti Bagnanti, che il problema della loro qualificazione in un paio di anni troverebbe una ideale solu­ zione. DOMENICO MAIELLO

Le squadre di salvamento del corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza hanno operato negli ultimi sei anni oltre duemilacinquecento salvataggi a mare. Esse sono presenti soprattutto nelle spiagge « libere » dove è più frequente il pericolo : sia per la mancanza di sorveglianza, sia per il pubblico meno preparato ad intervenire in caso di disgrazia.


LE NUOVE NORME DELLA FIDAL PER GLI ALLIK^fe

Il MIGLIORE 0 IA MONETINA? '

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^^erte volte è proprio ■ "da una lettera che ■ —giunge in redazione ■■che si mette a fuoco un problema più volte ac­ cennato ma mai affronta­ to nella sua interezza. E’ stato il lettore Carlo Al­ brigi di Trieste (forse uno dei moltissimi atleti del Centro Sportivo Italiano), a parlarci della nuova im­ postazione data dalla FI­ DAL alla categoria Allie­ vi. Egli così ci ha scritto: « Ho letto che da que­ st’anno le attività della atletica leggera per i più giovani atleti (le speranze del domani) ha subito un nuovo indirizzo tecnico. Leggo di nuove gare, nuo­ ve norme tecniche, nuova impostazione generale del problema. Una cosa però non ho capito. Mi pare di aver letto che per le corse si gareggerà solamente per serie e non più per batte­ ria e che poi a parità di tempi si sceglieranno i fi­ nalisti, per sorteggio. Certo avrò letto male io. E' proprio impossibile, in­ fatti. che nell’atletica, il più genuino e più puro sport che si conosca, pos­ sa entrare, in maniera de­ terminante il fattore for­ tuna, o la tanto deprecata monetina ». Nelle righe dell’Albrigi c’è praticamente l’intero problema. E cerchiamo di rispon­ dere al nostro lettore, non con la solita (forse) frase stereotipata, ma allargan­ do il discorso, che poi in­ teressa gran parte della massa giovanile dell’atle­ tica italiana.

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MB | vero. La FIDAL da L • quest’anno ha seria­ mente messo sul tapM peto il problema de­ gli Allievi. E nella prima riunione del Consiglio Di­ rettivo eletto dopo il Con­ gresso di Bari, ha varato questa impostazione che era stata studiata da una apposita commissione. A cosa mira la FIDAL? Semplicemente vuole che tutta l’attività dei giova­ ni allievi (ed allieve) ven­ ga « considerata educativa e propedeutica all’impegno agonistico vero e proprio» (dall’organo ufficiale del­ la Federazione: «Atleti­ ca»). L’impegno è note­ vole. Si vuole costruire una nuova base agonisti­ ca su fondamenta serie e durature. Si vuole dare la possibilità che l’atletica del domani possa essere migliore (e tecnicamente e numericamente) di quel­ la di oggi. Ovviamente, le premesse teoriche non ba­ stavano, ci volevano an­ che quelle pratiche, ed ec­ co una serie di provvedi­ menti, che in breve cer­ chiamo di sunteggiare:' — -programma tecnico : non si discosta molto da quello degli anni passati. Unica variante (per l’at­ tività maschile) la sop­ pressione della gara 60 ostacoli e l’immissione nel programma della gara de­ gli 80 ad ostacoli. Inoltre l’obbligatorietà di far di­ sputare tutto l’intero pro­ gramma (comprensivo an­ che di gara di marcia e di triathlon) in una sola giornata solare; — norme tecniche: qui le innovazioni sono più spiccate. Nelle gare del lungo, disco, peso e giavel­ lotto, gli atleti avranno a disposizione quattro lanci

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o salti. Viene così abolita la fase eliminatoria (3 prove) e la susseguente fase finale per le prime sei misure (con altre tre prove). Nelle gare di corsa gli atleti gareggeranno sud­ divisi in serie e non più in batterie; cioè, in gene­ rale, ogni atleta gareggia una sola volta e per la graduatoria (se esiste) va­ le il tempo fatto segnare. Nelle gare di staffetta, è stata abolita la zona di cambio, con la conseguen­ te segnatura della zona di centro del cambio. L’atle­ ta dovrà «avere i piedi a cavallo della linea che in­ dica il termine della fra­ zione precedente e l’inizio della propria e non po­ trà muoversi da questa posizione fino a che non sia iniziata regolarmente la gara» (dalla circolare n. 1 della Segreteria Na­ zionale del GGG, titolo I, punto C, comma 1). Questo, a grandi linee, quanto stabilisce sul piano tecnico la FIDAL. Ora, anche per rispondere al lettore Albrigi, analizzia­ mole. SEGUIRE GLI ALLIEVI

Non possiamo non con­ cordare sull’impostazione del problema Allievi. Il C.S.I, poi, è stato uno de­ gli iniziatori di questa po­ litica rivolta alla gioven­ tù, se è vero, come è vero, che quando ancora la FI­ DAL suddivideva i suoi atleti in tre serie (prima, seconda e terza a secon­ da dei risultati tecnici), alcuni Comitati Provin­ ciali o Zonali del CSI sta­ vano già organizzando

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proprie gare per la cate­ goria Allievi (si chiama­ va così). Non crediamo di sbagliarci se diciamo che questa prima appari­ zione degli allievi CSI av­ venne nel 1953-54 ed in­ teressò, allora, una decina di Comitati Periferici. Quindi, gli Allievi devo­ no essere seguiti, imposta­ ti; devono, in una parola, fare da spina dorsale al­ l’intero movimento ago­ nistico. Concordiamo pure con le norme tecniche per le gare di concorso. Quattro prove nel peso, disco, lun­ go e giavellotto, possono permettere all’atleta di esprimersi più compietamente. Lo tolgono dall’as­ sillo delle tre prove di eliminatoria (assilla sem­ pre Ventrata in finale) ed


anche dalle tre prove di finale. Invece, quattro sal­ ti e quattro lanci per tut­ ti: una unica serie di pro­ ve senza soluzione, che potrà giovare, certo, al ri­ sveglio di alcune specia­ lità, attualmente in le­ targo. Lo stesso criterio della eliminazione della prova finale lo si è vo­ luto introdurre nelle gare di corsa. VALGONO I TEMPI

Gli estensori delle nuove norme hanno certamente calcolato che, per molti atleti (specie alle primis­ sime armi) gareggiare duetre volte sulla stessa di­ stanza può essere gravoso (se non dannoso) ed hanno

ufficialmente introdotto la «serie». Vale a dire, una unica prova dove non si guarda al piazzamento, ma al tempo, dove 1 ra­ gazzi devono «sparare» subito tutto ed attendere la fine per conoscere il verdetto. Si potrebbe an­ che essere d’accordo sulla «serie» (anche se si deve ancora dimostrare che è più gravoso per un ragaz­ zo gareggiare nelle corte distanze due volte — una delle quali, quasi sempre con scarso impegno ed a distanza di oltre un’ora — che non un’unica volta, ma subito con impegno), se però le serie terminas­ sero lì per tutte, assolu­ tamente tutte, le manife­ stazioni: provinciali, di propaganda, regionali, na­ zionali, di campionato. Invece, per i Campionati

Provinciali, Regionali, e per le riunioni nazionali, le serie avranno una ap­ pendice. Per i Provinciali si cor­ rerà una serie finale com­ prendente i sei migliori tempi, per i Regionali e le riunioni Nazionali (quindi valide per l’assegnazione dei titoli di campione ita­ liano) le serie finali sa­ ranno due: dei primi e dei secondi, sempre con il criterio dei migliori tempi. IL SORTEGGIO LASCIA AMAREGGIATI

Tutto apparentemente bene, sempre che ci siano solo sei o dodici (ben di­ stinti) tempi. Quando in­ vece si supera questo nu­

mero di sei o di dodici (vale a dire quando c'è parità di tempo), per la formazione delle serie fi­ nali « si provvederà ad estrazione a sorte sia per l’assegnazione di titoli che per la formazione delle serie, fatta eccezione per le gare dei metri 600, 1200 e staffetta dove l’eventuale titolo verrà assegnato ex equo» (dalla circolare n. 1 della Segreteria Nazio­ nale del GGG. titolo III, punto b, comma b). E su questo, ci permetteranno gli amici della FIDAL, di non essere assolutamente d’accordo con loro. Ha ragione Carlo Albrigi quando scrive che la fortuna, o la monetina, non può avere parte de­ terminante nell’atletica. Invece, potrà proprio ac­ cadere cosi. Dieci ragazzi a parità di risultato (te­ niamo presente, dieci ra­ gazzi giovani, pieni di en­ di passione tusiasmo agonistica) : sei entrano nella finale, quattro ri­ mangono fuori, solo per­ ché la fortuna non è sta­ ta loro amica! Ebbene ci pare che que­ sto sia completamente al­ l’opposto di quella attività educativa e propedeutica che la FIDAL vuol rag­ giungere. Forse gli esten­ sori dei nuovi regolamen­ ti hanno voluto, con l’isti­ tuzione delle serie finali, dare un certo pathos alle varie manifestazioni, cer­ tamente necessario e che la sequenza delle serie non dà, né agli atleti né tanto meno agli spettato­ ri. Però, piuttosto che ad­ divenire a compromessi con la fortuna, avremmo preterito che le serie ri­ manessero a sé stanti, dando anche due, tre, quattro vincitori a pari merito. Invece, dovremo assistere alla scelta dei finalisti an­ che per sorteggio! Quan­ do non ci capiterà di ve­ dere assegnato anche un titolo italiano con il lan­ cio di una monetina (non è infatti chiara, nella pri­ ma parte, la disposizione della Segreteria del GGG, riportata sopra). Pazien­ za. Ovviamente, non sem­ pre tutte le ciambelle rie­ scono con il buco. Spe­ riamo, solo, che questa as­ surda (lasciatecela defini­ re così) disposizione, ven­ ga applicata il meno pos­ sibile. E che. quanto pri­ ma (facciamo dopo un anno di esperienza) sia lo stesso Consiglio Nazionale della FIDAL a rendersi conto che per gli allievi occorre proprio un'attività « educativa e propedeuti­ ca », al cento per cento. ALDO CAPPELLINI

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IL DIFFICILE

CAMMINO

della polita ■ ■ iviamo mesi in cui è intenso il dibattito a proposito dei W «piani», dei «progetti» e de■ gli « schemi » di sviluppo eco­ nomico del nostro paese: temi que­ sti che riecheggiano quotidiana­ mente sulla stampa di informazio­ ne con una ricchezza di indiscre­ zioni, di dettagli marginali e di processi alle intenzioni riposte, che rischia di provocare un ulteriore disordine nelle (poche ma confuse) idee che i non specialisti della ma­ teria (e non sono certamente mol­ ti a potersi dichiarare tali) nutro­ no al riguardo. Tal che, può capitare che il «Pro­ getto di Programma » di cui oggi si discute al Parlamento (una dizio­ ne questa che, maiuscole a parte, colpisce un pò tutti per la sua cir­ cospezione e timidezza) venga ad essere confuso con la misteriosa « bozza » elaborata in periodo me­ no recente da un non meglio iden­ tificato «Ufficio del programma»: una « bozza » che ricorda tanto le esperienze tipografiche in cui, pri­ ma o poi, ci siamo un pò tutti ci­ mentati, senza per altro illuminar­ ci sulle sue eventuali interdipen­ denze con il primo documento ci­ tato. Per non parlare poi del rap­ porto di cui era tanto di moda par­ lare alcuni mesi or sono: del «rap­ porto Saraceno » il quale — con buona pace del valoroso economista che lo ha redatto — rischia ancor oggi di venire confuso con la rela­ zione scritta di un qualche dili­ gente diplomatico reduce da una missione in Turchia. E ci si limi­ tasse soltanto a questi tre docu­ menti ! Il guaio è che il tutto viene con­ dito da una serie di interventi uf­ ficiali ed ufficiosi di vari Enti, pub­ blici o privati, i quali integrano, correggono, approvano o respingo­ no i documenti suddetti per mezzo di altre « proposte », « osservazio­ ni », « progetti » puntualmente re­ cepiti, esaltati o denigrati dalla stampa quotidiana senza seri ten­ tativi di sintesi e di reciproco con­ fronto. Se la materia in discussione fos­ se di lieve momento, non vi sareb-

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be in fondo da preoccuparsi. Il gua­ io è che questi documenti, nono­ stante la cautela e la modestia che si sprigiona dalla loro denomina­ zione, mettono in giuoco la fisiono­ mia dell’Italia di domani, determi­ nandone gli sviluppi politici, eco­ nomici, sociali e culturali. Per que­ sto sembra necessario vedere chia­ ro .ielle diverse tesi prospettate; per questo soprattutto, sembra uti­ le tentare una sintesi degli orien­ tamenti e delle soluzioni che ven­ gono proposte a livello dei vari pro­ blemi: fra di essi — per quello che ora ci interessa — la politica spor­ tiva.

LO SPORT COME PROBLEMA NAZIONALE E’ certamente buon segno che i tre documenti ufficiali sulla pro­ grammazione. elaborati nel giro di soli dodici mesi, abbiano tutti po­ sto all’ordine del giorno i problemi dello sport. Degno di nota, soprat­ tutto, è che tale inserimento non sia avvenuto soltanto per motivi di carattere fiscale (ad esempio sulla sola scia delle previsioni di introi­ ti che l’Erario è messo in grado di percepire dallo svolgimento degli avvenimenti agonistici) bensì an­ che in forza di considerazioni di carattere sociale e morale. Nonostante la differente ispira­ zione di fondo, su questo punto i tre documenti concordano perfet­ tamente: il «rapporto Saraceno», infatti, assume come finalità gene­ rale del programma anche l’esi­ genza « di provvedere in modo ade­ guato a quelle esigenze (fra le qua­ li lo sport) oggi largamente insod­ disfatte. il cui appagamento deve essere direttamente garantito dalla azione pubblica... ». Dal canto suo, la « Bozza di programma » elabo­ rata nel giugno scorso dall’ufficio appositamente costituito presso il Ministero del Bilancio, definisce il problema delle attrezzature sporti­ ve « di particolare importanza » nel settore delle opere pubbliche, pre­ parando — sembrerebbe quasi — il terreno alla solenne affermazione del «progetto di programma» at-

tualmente in discussione al Parla­ mento, secondo il quale lo sport « costituisce uno strumento di ele­ vazione fisica e morale dei citta­ dini », e perciò la sua promozione dovrà essere oggetto di uno « sfor­ zo considerevole» da parte dello Stato nei prossimi cinque anni. Per quali motivi lo sport sia di­ ventato un problema nazionale, è difficile dirlo. Se la giustificazione addotta fosse soltanto di natura fi­ scale o economica — lo ripetiamo — la spiegazione sarebbe certa­ mente più facile. Nel corso degli ultimi anni, infatti, le spese soste­ nute dagli italiani per assistere al­ le manifestazioni sportive sono an­ date aumentando, fino a raggiun­ gere nel 1962 i 15 miliardi e mezzo, di cui 1’80% per i soli incontri di calcio. Accanto a queste spese pri­ vate che costituiscono a vario ti­ tolo una fonte considerevole di in­ troiti per l’Erario, stanno poi le tasse specifiche sugli spettacoli sportivi e, soprattutto, quelle con­ nesse ai concorsi pronostici che, si spera finalmente, potranno presto ripartirsi più equamente (al « fiftyfifty» come si dice...) fra l’Erario e lo sport. Considerando però le altre parti dei tre documenti in esame, non sembra che la ragione di questo interessamento sia esclusivamente fiscale. Il « rapporto Saraceno » si preoccupa, infatti, di mettere in ri­ salto che mentre gli italiani ten­ dono a spendere sempre di più per assistere alle gare sportive, il nu­ mero di coloro che praticano atti­ vamente lo sport tende a restare costante nei diversi anni: circa 11 2,5% della popolazione totale. D’altra parte, l’attuale « Proget­ to di programma » pone decisa­ mente sul tappeto il problema del­ lo sport dilettantistico, deplorando la sproporzione che esiste fra le sue risorse e disponibilità, e quelle ben più ampie dello sport profes­ sionistico: una tesi questa — no­ tiamo di passaggio — che è merito del Centro Sportivo Italiano avere sostenuta fin dalla propria fonda­ zione.


z sportiva

Infine, accanto a queste preoc­ cupazioni autenticamente educati­ ve, sta la considerazione economi­ ca — statistica avanzata dal « rap­ porto Saraceno » e recepita inte­ gralmente dai due documenti suc­ cessivi, della inadeguatezza degli impianti sportivi specialmente nelle regioni meridionali; una inadeguatezza che può essere rappresen­ tata comparativamente nella ma­ niera seguente: ogni cittadino in­ glese ha in media 20 metri qua­ drati di impianti sportivi a propria disposizione; un cittadino russo ne ha circa 25-30; un cittadino auPalestre Atletico leggera

Circoscrizioni

striaco, addirittura, può contare su di una media di 84 metri quadra­ ti. Il «cenerentole» italiano, in­ vece, deve accontentarsi del proprio striminzito . 1.42 metro quadrato medio (che diventa appena mezzo metro quadrato nelle regioni del sud). Ad essere .... pignoli, inoltre, va rilevato che gli impianti esistenti, suddivisi per «tipo», si ripartisco­ no nelle tre grandi zone dell’Italia nella maniera seguente (compren­ dendo però in queste anche le at­ trezzature in dotazione alle scuo­ le, senza di che le cifre apparireb­ bero ancora più esigue...):

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Calcio

Palla- | Palla­ canestro , volo

Tennis

Piscine

Altri

VALORI ASSOLUTI

Italia nord-occidentale Italia centro-orientale Mezzogiorno Italia .

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1.465 1.639 951

117 267 83

1.516 1.798 833

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812 995 127

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467

4.147

921

645

1.934

311

1.551

LE SOLUZIONI PROPOSTE Definito lo sport come un vaiore e non come un lusso per la col­ lettività, i tre documenti sulla pro­ grammazione hanno anche tentato di stimare quale sia il prezzo che gli italiani devono pagare per por­ tare a soluzione i problemi diagno­ sticati- Tale approssimazione, va detto subito a scanso di equivoci, si limita ad essere puramente quantitativa, vale a dire limitata alla sola costruzione di circa 2.000 nuovi impianti sportivi e di circa 1.000 campi di ricreazione (di cui almeno 900 e 300 andranno rispet­ tivamente localizzati nelle regioni meridionali); resta aperto, invece, il discorso di fondo, vale a dire quello che riguarda gli interventi qualitativi da esercitarsi in favore dello sport dilettantistico e della propaganda sportiva fra il maggior numero possibile di cittadini. Per questa seconda serie di problemi, i tre documenti non danno (e del resto non potevano darlo) alcuna indicazione. Sul piano quantitativo, invece, le proposte di interventi finanziari da svolgere nel prossimo quinquennio risultano notevolmente omogenee: il « rapporto Saraceno » parte con una indicazione di minima di cir­ ca 32 miliardi di spesa a carico del­ lo Stato; la «bozza» elaborata cin­ que mesi dopo riduce a 25 miliardi tali investimenti. Più generosamen­ te, infine, l’attuale « progetto di programma » fissa in 30 miliardi il volume di investimenti pubblici in favore dello sport, compatibili con le attuali scarse risorse di cui il nostro governo dispone. Trenta miliardi non sono pochi, anche se diluiti in cinque anni. Soprattutto se si considera che, in attesa di tempi migliori, può essere dato ma­ no ad una serie di « riforme senza spese» ugualmente necessarie e funzionali per dare al nostro paese quella diffusione della pratica spor­ tiva da tutti auspicata. GILBERTO BAtOUINl

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lE GUIDE DEE CERVINO dal Papa Il 4 giugno scorso, con una speciale Udienza alla So­ cietà Guide del Cervino, il Santo Padre ha inaugurato le celebrazioni del centenario della prima ascensione del Cervino, conquistato dal versante italiano il 17 lu­ glio 1865 dalle guide di Valtournanche Giovanni An­ tonio Carrel e Giovanni Battista Bich. Il gruppo di guide era accompagnato dal Presidente della Società Giovan­ ni Bich e dal Presidente onorario Guido Monzino. Era anche presente una delegazione delle Guide di Zermatt per ricordare la prima ascensione del Cervino dal ver­ sante svizzero, compiuta dalla comitiva Whymper il 14 luglio 1865. Il Santo Padre ha rivolto ai convenuti il seguente discorso.

Dilette Guide del Cer­ si è aggiunta anche la vino! commemorazione della La vostra presenza, nel ascensione, che il Nostro tradizionale costume al­ Predecessore Pio XI di v. pinistico, dà a questa U- m. compì su la vostra dienza un timbro carat­ splendida montagna. Le teristico. aprendo come pagine che egli vergò, col uno squarcio improvviso suo stile calmo e incisivo, di solenni e maestosi oriz­ a ricordo dell’impresa, zonti, tra i quali si svol­ valgono ancora oggi la pe­ ge la vostra vita. Cele­ na di esser rilette, per brandosi quest’anno il la sovrana padronanza di duplice centenario della sé, che esse rivelano, per prima ascensione italiana l’ampiezza degli orizzonti del Cervino, e della costi­ che dischiudono, per lo tuzione della Società Gui­ aiuto che offrono a com­ de del Cervino, avete vo­ prendere le caratteristiche luto portarci l’espressione dell’alpinismo degno di della vostra fede schietta questo nome, e a pene­ e generosa, il palpito del trare nell’animo di chi vi vostro affetto semplice e si dedica con volontà sal­ sincero: e ve ne ringra­ da e religiosa passione. ziamo di cuore, lieti di Sotto la sobrietà del trat­ poterci trattenere qualche to, la penna si accende di istante con voi. Guide e emozioni impareggiabili, Portatori, che sapete con­ e si sente vibrare l’anima giungere tanto bene l’ar­ del futuro Pontefice, vit­ dua e severa disciplina torioso in cima al Cervi­ della vostra professione no : « Il sole versava de­ con una profonda dirittu­ clinando i suoi ultimi ra di coscienza e di vita; splendori sul grandioso, lieti soprattutto di poter indescrivibile panorama: cogliere quest’occasione non dimenticherò più la cosi bella e significativa spaventevole bellezza de­ per esprimere il Nostro gli abissi che si sprofon­ ampio e paterno senti­ dano a picco sotto la vet­ mento di stima, di bene­ ta dalla parte di Valtour­ volenza, di ammirazione nanche»; e più oltre, per la rude, modesta, sa­ quando con pochi cenni na, operosa gente della descrive la notte passata montagna. Salutiamo con lassù: << La conformazio­ voi anche 1 degni rappre­ ne singolare del Cervino, sentanti delle Guide sviz­ l’isolamento perfetto, in zere di Zermatt, venuti cui si lancia quel suo gi­ anch’essi in questa circo­ gantesco aereo picco, la stanza nel ricordo della varia fisionomia del sot­ loro prima ascensione del tostante panorama mi fe­ Cervino, di cui vanno' giu­ cero sembrar quella notte, stamente fieri. per certi rispetti, ancor Ci ha fatto piacere ap­ più stupenda di quella prendere che, ai motivi passata... sulla vetta del che vi hanno sospinti ver­ Monte Rosa» (G. Bobba so la Cattedra di Pietro, e F. Mauro. Scritti alpi-

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niscici del Sacerdote Dot­ tor Achille Ratti, Milano 1923, pp. 86, 92). Ben a ragione Pio XII. nel com­ mentare un’altra ascen­ sione del suo immediato Predecessore, poteva as­ serire: « Quale prepara­ zione quelle ardite imprese dovettero essere per lui a portare il suo coraggio intrepido nell’adempimen­ to dei formidabili doveri che lo attendevano, nella soluzione dei problemi ap­ parentemente inestricabi­ li, davanti ai quali egli si sarebbe dovuto trovare un giorno come Capo del­ la Chiesa! » (Alle Asso­ ciazioni Sportive d’Italia, 20 maggio 1945; Discorsi e Radiomessaggi VII. 58). Non si potrebbe meglio sintetizzare il valore dell’apinismo come prepara­ zione alle grandi lotte della vita, come premessa e presupposto delle dura­ ture conquiste dello spi­ rito per il compimento della missione, a cui chia­ ma il Signore.

Ebbene, diletti figli, Noi pensiamo che l’avervl vo­ luto Noi accostare a quel­ la grande anima di sacer­ dote e di alpinista, il cui ricordo è così vivo e sti­ molante nella vostra de­ vozione, sia per voi fonte di santa fierezza, di le­ gittimo orgoglio. Le esperienze da Lui descrit­ te sono anche le vostre; i panorami, Ch’Egli ha visto dispiegarsi immensi dalle vette dei vostri pic­ chi, sono gli stessi che voi contemplate, e susci­ tano nel vostro cuore forti e dolcissime emozioni, le­

gate alle varie tappe del­ la vostra vita e del vostro lavoro; la forza d'animo, soprattutto, le doti fisi­ che e spirituali, il ferreo dominio di se, la sicurez­ za dello sguardo, la cal­ ma dello spirito, la pa­ dronanza dei riflessi, e tutte le virtù umane e cristiane che quelle pa­ gine lasciano intravvedere sono pure le vostre, e Ci dicono con spoglia elo­ quenza quali tempre di uomini voi siate: uomini ardimentosi, non solo, uo­ mini probi e prudenti, non solo, uomini rotti a tutte le fatiche e a tutti i pericoli, non solo: ma, diremo di più — e Ci pare di leggerlo dai vostri oc­ chi — uomini che cre­ dono in Dio. che offrono a Lui il tributo di una vita intemerata, che vo­ gliono servirlo nell’aiuto generoso e dimentico di sé, prestato ai fratelli, che a voi si affidano, e che aspettano il vostro soccorso.

Noi siamo certi che questi sentimenti corri­ spondono alla vostra in­ tima coscienza più vera c più schietta: quella che è nota a Dio solo, e da Lui trae l’aiuto e l’incorag­ giamento, attraverso la abitudine della preghiera, la fedeltà alla Chiesa, la dedizione alla famiglia. Per questo vi esprimiamo il Nostro ampio, paterno compiacimento; per que­ sto siamo lieti di benedire gli strumenti arditi della vostra fatica quotidiana di esperti e di maestri; per questo soprattutto amiamo impartirvi la No­ stra particolare confortatrice Benedizione Aposto­ lica, che vuol abbracciare in un solo palpito di pre­ ghiera e di carità le vo­ stre persone, i vostri cari lontani, i vostri amici e benefattori, e la vostra meravigliosa attività, svol­ ta con tanto prestigio nella cornice silente e vostre maestosa delle montagne. Con affabile bontà il Santo Padre introduceva il Discorso e ne sottolineava i vari bra­ ni con ricordi personali, co­ noscenze della gente di mon­ tagna. e soprattutto con memorie avvincenti circa taluni episodi della vita di Pio XI, che aveva coltivato l'alpinismo quale ammirato pioniere, e delle luminose virtù derivanti dalle imprese nelle ardite ascensioni trae­ va motivo di rilerimento an­ che in circostanze solenni del suo Pontificato.


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inizia da questa pagina la serie delle nostre rubriche tecniche. Saremo lieti di rispondere ai quesiti che i nostri lettori vorranno proporci, assicurando di offrire sempre soluzioni semplici e pratici suggerimenti.

ALIENAMENTO PER IL RE urne tutti i giochi che si fanno con la palla, anche il rugby educativo lia quale fine quello di raggiungere col pallone un determinato scopo e precisamente quello di arrivare al campo avversario, difenden­ do il proprio dagli attacchi avveisari. E’ utopistico però pensare di poter impostare e concludere un’azione colletti­ va di gioco, sia di attacco che di difesa, senza una buo­ na « tecnica individuale ». Un buon giocatore di rugby educativo a « 7 » dovrà quin­ di: 1) saper correre con la palla senza che questa sia di ostacolo alla coordinazione dei movimenti; 2) essere abile nel ma­ neggio della palla, eseguendo e ricevendo dei buoni pas­ saggi; 3) saper raccogliere la palla da terra; 4) essere abile nel supe­ rare un avversario con le finte, lo scarto, il cambio di velocità e di direzione; 5) saper fermare un av­ versario. Un buon giocatore di R.E. a « 8 ». alle abilità soprain­ dicate dovrà aggiungere quel­ le di: 1) saper calciare con am­ bedue i piedi; 2) essere esperto nell’eseguire il dribbling e nel sa­ perlo arrestare; 3) saper arrestare con perfetto e sicuro « placcaggio » l'avversario. Nel R.E. non può esistere il concetto di una specializ­ zazione limitata alle esigenze specifiche del ruolo, come può avvenire in altri sport, perché 1 ruoli del R.E. stabi­ liscono delle posizioni tem­ poranee. dato che ogni gio­ catore è attaccante e difen­ sore e chiunque può parteci­ pare alla «mischia» o alla « rimessa laterale ». Pertanto, a maggior ragione, assume rilevanza primaria il basa glio tecnico individuale 8 n Toh1 L8ÌOCatorl ™ pre­ parati adeguatamente e In « tutti » i fondamentali della a

Un numero speciale di STADIUM inviato a tutte le società sportive del CSI ha presentato « Arcobaleno Sport » ventiquattro pagine con la presentazione, la tecnica e i regolamenti dei vari trofei. Il numero è in vendita a L. 100.

tecnica individuale. di modo che il ragazzo, attraverso la costante ripetizione degli esatti movimenti, possa ac­ quistare il necessario « auto­ matismo ». L'automatismo dei movi­ menti è il presupposto indi­ spensabile per avere un buon rugbista e il ragazzo può rag­ giungere questo automatismo solamente a condizione che venga abituato a ripetere in­ finite volte e bene quel dato movimento che poi in par­ tita deve eseguire nel modo più naturale e tempestivo Solamente l’automatismo e la tempestività possono far « pescare » quasi ciecamente il compagno smarcato o in buona situazione per passar­ gli bene il pallone o per im­ postare comunque con lui la azione che porta alla mèta. Pertanto l’Educatore deve accuratamente studiare e preparare l’allenamento, di modo che questo senza stan­ care l’allievo, anzi facendolo divertire, possa veramente contribuire a rendere abile ogni giocatore e a creare i presupposti per il gioco di squadra. Potrete trovare la esposizione dei fondamenta­ li della tecnica Individuale, e i relativi esercizi di allena­ mento sotto forma di giochi, nella pubblicazione « Rugby

Educai ivo» edita dall'AVE (v. pag. 95 e ss.). Praticamente, eccovi uno schema generale di una se­ duta di allenamento:. 1) Esercizi di riscaldamen­ to e quindi esercizi di cul­ tura fisica. Ricordatevi di non far eseguire mai eserci­ zi di cultura fisica a freddo, ma di farli sempre precede­ re da tratti percorsi cammi­ nando a passo veloce, da bre­ vi tratti di corsa in scioltez­ za. da brevi scatti e da sal­ telli in alto sul posto. 2) Esposizione di un fon­ damentale, spiegandolo in ogni particolare e dimostran­ do più volte praticamente tutti 1 movimenti. Far ese­ guire il fondamentale a qual­ cuno dei ragazzi, alla pre­ senza dei compagni, correg­ gendo posizioni e movimenti e ripetendo la dimostrazione pratica. 3) Far eseguire il fonda­ mentale a tutti i ragazzi, di­ videndoli in gruppi se si di­ spone di più palloni o nel caso che il pallone non sia indispensabile, intervenendo per correggere e far ripetere. 4) Eseguire uno o più gio­ chi d’allenamento sul fonda­ mentale.

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TONINO DE JULIIS

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Il PREPARAZIONE IN AMA ■ 1 passaggio della preparaI zione alle gare di nuoto da I terrestre in acquatica, deve ■ essere progressivo e soprattutto condizionato dalle rile­ vazioni eseguite sul fisico, che hanno dimostrato il grado di preparazione e le possibilità lavorative. In linea generale, si deve alternare nella prima settimana un giorno di lavoro In acqua ed un giorno di la­

voro a terra; nella seconda settimana, tre allenamenti intensi in acqua e tre misti terra-acqua; nella terza set­ timana il lavoro deve essere pressapoco identico a quello della seconda, dando una maggiore importanza al nuo­ to e minore alla ginnastica. Il lavoro a terra deve es­ sere. in linea generale, simile a quello fatto sino a quel

momento, mentre quello in acqua deve essere imposta­ to: sul controllo della posi­ zione di assetto in acqua del nuotatore, sulla esattezza tec­ nica del movimenti degli arti superiori ed inferiori, sul loro rapporto di lavoro ai fini del­ la propulsione e sull’inserimento della respirazione nel movimento coordinato degli arti.

BASTA UNA E PENNA 150 LIRE P VINCERE AL %

il lavoro di correzione e verifica non deve essere fat­ to nuotando lentamente, ma durante una normale prepa­ razione di allenamento per­ ché le correzioni devono es­ sere eseguite, eccetto in casi particolari, nelle stesse con­ dizioni in cui gli errori si verificano e provocano un maggior danno: cicè trotto sforzo. I primi allenamenti in acqua devono essere impo­ stati sulla ripetizione conti­ nua di distanze piuttosto lunghe, come i m. 400. in­ tervallate da periodi di ri­ poso. I periodi di riposo de­ vono essere proporzionali al gl ado d’ forma rilevato da­ gli esperimenti sopra descrit­ ti. Nella prima settimana si deve nuotare con un impe­ gno pari a circa il settantaoltanta per cento delle pos] sibiliti fisiologiche. Nellai sa­ conda settimana, nei bre giorni di allenamento di nuoto intenso, si deve conti­ nuare con la ripetizione di distanze sui 400 metri au­ mentando leggermente il rit­ mo e diminuendo i tempi di riposo; nei giorni di allena­ mento misto si devono fare provare r primi allunghi su distanze inferiori, eseguiti all’otlanta-novanta per cento delle possibilità natatorie in­ dividuali. Nella terza settimana, nelle giornate dedicate solo al nuo­ to, si devono ripetere i 400 metri, mantenendo costante i: riposo, ed aumentare il ritmo sino all’ottantacinque per cento delle possibilità; nei giorni di lavoro misto si devono portare gli atleti a lavorare sulle distanze brevi al novanta - novantancique per cento delle possibilità. La preparazione iniziale è identica per tutti, sia per co­ loro che fanno le gare di fondo che quelle di velocità pura. II numero delle ripetizioni varia così come il tempo di riposo, da atleta ad atleta e sta nella sensibilità e pre­ parazione dell’allenatore in­ dividuare le migliori combi­ nazioni prendendo in consi­ derazione le esperienze fatte in passato sul medesimo atle­ ta. Comunque, in linea ge­ nerale, si può dire che a se­ conda dell’età e delle altre condizioni, si devono ripetere 1 400 metri: nella prima set­ timana, da cinque a dieci volte con un intervallo che varia dai cinque ai sette mi­ nuti; nella seconda, con un intervallo che varia tra i quattro ed 1 sei minuti; nel­ la terza, mantenendo costan­ te il riposo, si deve aumen­ tare il ritmo. Se per varie ragioni i percorsi di 400 me­ tri erano rimasti più vicini ai cinque che ai dieci biso­ gna aumentarne il numero. Nelle giornate di lavoro misto e di nuoto veloce si deve partire dalla ripetizione della distanza dei 25 metri dieci venti volte con inter­ valli di un minuto-un minuto e mezzo nella seconda set­ timana e di quarantacinque secondi — un minuto nella terza. Nella terza settimana gli allunghi sul 25 metri de­ vono anche essere portati a venti, e, se l’atleta lo per­ mette, anche qualcuno di più. DOMENICO

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MAIELLO


CORSA VELOCE: LI PARTENZA ■ a corsa veloce è un tipo K di azione a carattere fortemente meccanizzato 123 e artificiale, del tutto di. isa da quella che l'atleta esprime nelle altre corse pia­ ne, per cui sono pochi in genere coloro che. a diffe­ renza dei corridori di lunga durata, riescono ad inserir­ si tra i migliori. E tutto ciò è anche comprensibile perché, nelle corse di fondo e mezzo fondo, in cui l'atle­ ta corre con un passo del tutto naturale, non è tanto lo stile che conta quanto la capacità di mantenere, per tutta la durata della gara, una data velocità di base. Il campione olimpionico (della velocità) non deve es­ sere tuttavia presentato co­ me un fenomeno, scrive il Maigrot (1). ma come un corridore eccezionale: egli non colpisce la fantasia, non accusa alcuna disarmonia, il suo sistema estensore rivela certo una potenza straordi­ naria. il suo movimento è caratterizzato, si può dire, da una frequenza e una in­ tensità di contrazioni di gra­ do superiore: egli fa pensare ad un perfetto adattamento muscolare e funzionale. E aggiunge ancora: « os­ servando questo corridore (Hayes) le cui masse mu­ scolari sono paragonabili a quelle di un lanciatore di peso, ci si può chiedere, co­ me si sono potute armoniz­ zare le energie per concor­ rere cosi efficacemente ad un tale perfezionamento del­ la forza motrice: rari sono gli '' sprinters " pesanti che pervengono, invero, al mas­ simo grado in tale specia­ lità ».

SCELTA E PREPARAZIONE DELLO SPECIALISTA DELLA VELOCITA’ Ritengo che voler dettare una norma generale atta a stabilire, a priori, (inali sia­ no gh individui più idonei per la corsa veloce, sia non soo difficile, ma il più delle n?” f'spondente alla lealtà dei fatti.

scolare si adegui, sempre me­ glio, all'azione dinamica pro­ pria del velocista. L'atleta deve essere lascia­ to libero nella Interpreta, zione ed esecuzione dei vari esercizi (ognuno agisce se­ condo la propria abilità e sensibilità), ma l'istruttore, la cui presenza è indispen­ sabile. deve intervenire quan­ do lo ritiene necessario, per indirizzarlo e consigliarlo nel­ la preparazione. E’ compito quindi del­ l'istruttore seguire attenta­ mente l'allievo, stabilire gli esercizi più appropriati, do­ sarli nella qualità e quan­ tità. Quale è l'inclinazione del corpo durante la corsa (nel­ la fase di piena velocità)? Rispondo brevemente, an­ che se tale argomento viene più volte trascurato, perché l'inclinazione non è una que­ stione di estetica, ma di equilibrio che. è bene dirlo, deve essere costante per tut­ ta la durata della corsa. Pra­

Da una sequenza filmata dell'atleta Berruti : dal momtnlo dello stacco dai blocchi al primo passo di corsa.

Gli idonei infatti appar­ tengono a tutte le categorie, sia per quanto si riferisce alle caratteristiche fisiche (statura, peso, tipo musco­ lare. ecc.) che per quanto concerne le attitudini men­ tali. Considerando poi. che le migliori prestazioni, nelia corsa veloce si ottengono in un’età media minore da quella delle altre specialità (i migliori velocisti sono tut­ ti giovani sui vent’anni!» è opportuno orientare lo sguar­ do verso i più giovani, cer­ cando di individuare quelli, che natura ha dotato delle qualità richieste (forte ve­ locità naturale, potenza mu­ scolare e rapidità di scatto), anche se. in un primo mo­ mento i risultati non sa­ ranno rispondenti alle nostre aspettative. La maturazione dell'atleta si svolge per gradi e richie­ de sempre del tempo, per potersi esprimere interamen­ te e compiutamente. Per im­ postare in forma corretta un principiante. neH'esercIzio della corsa, è consiglia­ bile farlo correre, dapprima, senza preoccuparsi dello sti­ le e poi. a inano a mano che la corsa si svolge, far­ gli notare 1 difetti più evi-

denti suggerendogli le dovute correzioni (correggere un errore alla volta». Di particolare utilità po­ trà essere la corsa «sul po­ sto»; il giovane « c’orrc » cercando di spingere il cor­ po verso l'alto con un'azione ritmata delle gambe, simile a quella dello stantuffo, men­ tre il tronco, in perfetto al­ lineamento con le anche e la gamba di spinta, si man­ tiene verticale.

INIZIO DELLA PREPARAZIONE In genere la preparazione dei velocista (ma anche del­ le altre specialità) ha inizio nel periodo invernale in pa­ lestra o. quando le condi­ zioni climatiche lo permet­ tono. all'aperto, in un am­ biente Ideale, perché non vi è limitazione di spazio e maggiore è il rendimento de­ gli esercizi che egli esegue per impostare anche da un punto di vista stilistico la sua forma. Tali esercìzi devono ten­ dere comunque, al potenzia­ mento del muscoli estensori ed essere eseguiti con gran­ de rapidità e scatto, per far si che il sistema neuro mu­

ticamente, volendo definire In qualche modo la giusta inclinazione, basterà invitare l'allievo a sollevarsi sulla punta del piedi e portarsi in avanti con il corpo (il corpo teso è in linea con le gam­ be) fino a che. superato un certo limite ed essendo pri­ vo di un appoggio, egli si sentirà sollecitato a muover­ si (a sollevare una gamba) per non cadere!

LA POSIZIONE DI PARTENZA (partenza dai blocchi) Premesso che la partenza dai blocchi è ormai la for­ ma più comune per dare inizio alla corsa veloce, per­ ché facilita e potenzia lo scatto iniziale, desidero sof­ fermare la vostra attenzione sui seguenti particolari te­ cnici: A - Posizione delle braccia e apertura angolare degli ar­ ti nella fase di « pronti ». B - Distanza dei blocchi dalla linea di partenza e dei piedi fra di loro. C - Inclinazione del busto all'atto della partenza e azio­ ne delle braccia. ASO (segue al prossimo numero)

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r-

In queste pagine ospitiamo tutte le noti­ zie di attività CSI inviateci dai nostri ad­ detti stampa o raccolte dalla redazione.

TUTTOCSI

MESSINA ■ La formazione delia Pro Galatl vincitrice del Cam­ pionato Provinciale Dilettan­ ti l! o rza Cale-orla di - i’.-’o

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VERCELLI • La squadra di cal­ cio Juniores del G.S. Voluntas Trino vincitrice del campionato provinciale e regionale. Il G.S. pratica, oltre 11 calcio, la pal­ lavolo e 11 tennis tavolo.

“STADIUM” FRECCE AZZURRE UNA COPPA PER IL MOTOCROSS

Una gara di motocross è cer­ a Camerino tamente una notizia Insolita per 11 nostro giornale. La ri­

ciclismo

SUCCESSO DEL II G. P. COMMISSIONARIA FIAT Su di un magnifico percorso attraverso la verde e ri­ dente Brianza. ha avuto luogo mercoledì 2 giugno, il II Gran Premio Commissionaria FIAT, organizato impeccabilmen­ te dal CSI Lazzaretto di Seregno con il patrocinio del Comitato Provinciale C.S.I. La gara, riservata agli allievi, ha visto alla partenza un folto numero di partecipanti, che sin dall’inizio hanno dato vita ad una competizione di buon livello tecnico e condotta ad un ritmo veloce. La media oraria finale risul­ terà infatti di 42 km. Le continue ondulazioni del percorso hanno ben presto frazionato il plotone, selezionando un gruppetto di 9 atleti. Dopo aver sventato un attacco finale di Mariani del CSI Lazzaretto (vincitore tra l’altro del Gran Premio della Montagna) il gruppetto dei fuggitivi si presentava per la volata conclusiva, nella quale si imponeva il forte Ghezzi della S.C. Gerbi di Villasanta, già vittorioso in altre gare regionali. Ecco l’ordine d’arrivo: 1> Ghezzi (S.C. Gerbi Villa­ santa): 2) Maggioni (S.C. Gerbi Villasanta); 3) Mariani (CSI Lazzaretto Seregno); 4) Poiano (S. C. Domus Milano). F. C.

Nella foto In alto Il Consigliere Na­ zionale del C.S.I. rag. Sineri, con­ segna la Coppa Ventennale CSI a Mariani del C.S.I. Lazzaretto, attor­ niato dai 'maggio­ ri Dirigenti del suo Gruppo Spor­ tivo. Di fianco >1 vincitore della ga­ ra Ghezzi. riceve le congratulazioni.

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Da qualche anno la U.S. Frecce Azzurre del CSI di Camerino ha costituito una squadra ciclistica composta da esordienti, allievi e di­ lettanti per un complesso di 11 giovani atleti. Nella categoria esordienti, die maggiormente ha atti­ rato la nostra attenzione per le qualità fisiche e tecniche degli atleti, figurano: Sar­ genti Fausto, Sargentl Per­ seo, Venanzoni Piero e Ron­ chetti Nazareno. Nella cate­ goria allievi: Pannesi Fer­ nando, Antonini Cesare. Ton­ narelli Angelo, Gentilucci Roberto. Paganelli Giorgio. Infine, nella categoria dilet­ tanti: Cucculelli Enrico e Tonnarelli Giuseppe Um­ berto. Con soddisfazione abbia­ mo registrato il quarto suc­ cesso consecutivo delle Frec­ ce Azzurre nel corso delle gare che si svolgono in sede regionale ed extraregionale. Sargenti Fausto della catego­ ria esordienti infatti da quattro domeniche consecu­ tive è il dominatore assolu­ to delle competizioni cicli­ stiche sia in campo regiona­ le che fuori regione, con una autorità veramente singolare. Questa carrellata sulle Frecce Azzurre di Camerino non può farci dimenticare gli altri atleti. Fra 1 nuovi, da notare il sorprendente Sargenti Perseo, sicura pro­ messa oltre le conferme di Venanzoni e Ronchetti. Attualmente le sorti dell'Unione Sportiva « Frecce Azzurre » sono rette dal, dr. Mario Tonnarelli in qualità di presidente, dal rag. Livio Melchlorri come v. Presiden­ te e del prof. Luigi Avi in qualità di direttore tecnico, consulente ecclesiastico don Giuseppe Ottaviucci.

portiamo volentieri perché vi slamo. In certa maniera, . .coin­ volti. La bella manifestazione motcclcllstlca é stata organizzata con pieno successo dal Moto Club di Roma con la collabo­ razione dell’unione Sportiva ABETE, la società aziendale del complesso tipografico presso cui viene stampato 11 nostro giornale. Anche Stadlum vi ha aderito mettendo In palio una coppa. La gara, che si è svolta 11 13 scorso a Roma sul campo di cross di Tor Tre Teste ha vi­ sto 11 trionfo di Giorgi su < Morlnl » per la classe 125 e di Ferrara su < Parlila » nella classe 175. A Giorgi, che ha fatto segnare 11 miglior tempo complessivo sul giro e quello __ delle due classi ammesse alla gara, è slata assegnata la me­ daglia d’oro posta In palio dall'U.S. ABETE. Questa la classifica finale del­ le due classi In gara. CLASSE 125 cc. : 1) Giorgi (Morlnl), Coppa del Ministro Corona; 2) Pompon! (Mortili), Coppa Corriere dello Sport; 3) Vagiti ni (Morini), Coppa • Stadium ». CLASSE 175 cc.: 1) Ferrara (Parlila). Coppa Ente Provin­ ciale del Turismo; 2) Papi (Pa­ rlila). Coppa Presidenza Nazio­ nale ENAL; 3) Foschettl.

A TARANTO Vili traversata notturna Anche quest’anno il Co­ mitato Provinciale «lei C.S.I. di Taranto ha or­ ganizzato per il 29 c.m. la classica manifesta­ zione podistica a carattere nazionale denomi­ nata « 8‘ Traversata Not­ turna di Taranto - gara podistica a staffetta gi­ gante con fiaccole 4x1500». Per qualsiasi informazio­ ne gli interessati potran­ no rivolgersi al Comitato organizzatore. Via De Co­ sare. 37, Taranto.


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PASQUA DEGU SPORTIVI ROMA - I giovanissimi alunni dell’istituto Don Orione alla Camilluccia hanno disputato un torneo interno di cal­ cio dedicato alla memoria del loro giovane istruttore Gior­ dano Falcetelll scomparso improvvisamente l’anno passato. Vi hanno partecipato le quattro squadre dell’Aurora. Pri­ mavera. Olimpia e Stella Azzurra, classificatesi nell'ordine. Alla finalissima del torneo sono intervenuti anche alcuni parenti e amici dello scomparso che hanno premiato. In nome del genitori, i giovanissimi partecipanti al torneo.

a Savona

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Una bella manifestazione di sport ha segnato 11 netto succes­ so della Pasqua degli Sportivi che 11 Comitato provinciale di Savena ha organizzato li giorno 16 maggio. La presenza del Consulente Ecclesiastico Nazionale don Claudio Bucclarelll. che ha segnato con questa sua venuta a Savona la prima partecipazione ufficiale In tale veste ad una manifestazione della grande famiglia del C.S.I.. è valsa a sottolineare l’importanza della celebrazione e a mettere maggiormente In luce 11 senso della Pasqua degli Sportivi. Il numero altissimo di atleti convenuti, più di 503, ha vera­ mente dimostrato 11 valore dell'organizzazione ha segnato un record, probabilmente valido per molti Comitati Gli atleti, ragazzi e ragazze, sono stati Impegnati nell’atletloa. nella pallavolo, nel calcio e In tutti questi settori hanno ottenuto risultati tecnici degni di nota. Si è organizzata contemporaneamente e sullo stesso campo, una riunione regionale Junlores e seniores Fidai, a cui hanno partecipato un centinaio di atleti, fra 1 quali 1 nazionali Gatti, Bertelottl. Fusi. Cassini, Scotto. Carnlcelll. Calroll Nota positiva da segnalare è stato l’inserimento, In tutte le gare, delle categorie femminili; queste categorie molto nu­ merose ed anche valide tecnicamente, hanno segnato una bella Iniziativa In corso già dallo scorso anno. A Savona l’esperienza delle ragazze nell’ambito sportivo CSI è molto positiva, 1 risultati 10 dimostrano come pure lo dimostrano l'approvazione dell’ordi­ nario diocesano, del Presidente la Giunta di A. C. e degli Assi­ stenti delle Associazioni. L’affluenza e la partecipazione delle ra­ gazze alle gare del CSI è sempre crescente e più entusiasta e vale a dare una Impronta nuova più efficiente all’attività del Comitato. Nel pomeriggio si è svolta la premiazione delle attività svolte durante l’anno sportivo 1964-1965. per quelle già terminate, e delle gare della giornata S. E. Mons. G B. Parodi Insieme alle Autorità Intervenute ( In rappresentanza di S. E 11 Prefetto 11 dott. Zavattaro, In rappresentanza del Provveditore agli Studi 11 prof. Fraglacomo; 11 Presidente Regionale del CSI rag. Zurli. Il Delegato del Coni. Il Presidente regionale FIDAL. 1 Presidenti e 1 Dirigenti delle Società) ha distribuito 1 numerosi e ricchi premi. Da ricordare Infine che nella settimana precedente tale ma­ nifestazione si è tenuto un ciclo di 4 conversazioni su: «Giovane e sport » - « Il corpo umano alla luce della tecnica ». « Cuore e sport » _ « Il corpo umano alla luce della teologia » alle quali hanno partecipato un discreto numero di persone, anche estranee all’ambiente del C.S.I., ma appartenenti a varie federazioni spor­ tive. ROMANO CHIGLIA

Continuano a pervenirci relazionl sulla « Pasqua degli Sportlvi ». Non potendo ospitarle tutte, come .pure. _____________ avremmo desiderato. dobbiamo limitarci ad elencarle brevemente, chieden­ do scusa ai comitati interes­ sati.

AQUINO - Il programma com com-­ prendeva la S. Messa cui han­ no assistito numerosi atleti e dirigenti, un omaggio floreale alla statua della Madonna an­ tistante la cattedrale, un ra­ duno al campo sportivo dove hanno avuto luogo anche dello gare di atletica leggera, tennis tavolo e calcio.

TRAPANI La « Pasqua » si à celebiata in concomitanza con la fase Interregionale di AllertnnnLiC8St'rn N<>1 Blorni proce­ denti la celebrazione della San­ ta Messa 1 Padri Cappuccini, in missione a Trapani, hanno cu­ rato presso varie sedi di socie-

tA sportive, la preparazione spi­ rituale di lottigli sportivi del­ la città che poi sono affiniti in massa al Campo CONI per la cerimonia religiosa. CAVA DEI TIRRENI Il Comi­ tato Zonale era quest’anno al suo primo anno di regolare at­ tività ed ha voluto solennizzar­ lo con una indimenticabile gior­ nata dedicata alla cerimonia re­ ligiosa e a un nutrito program­ ma di manifestazioni agonisti­ che. tra cui calcio, tennis ta­ volo c pallacanestro. ALES - Il Comitato Zonale di San Gavino ha celebralo la Pa­ squa nella cittadina montana di Vlllacldro. con la S. Messa celebrata da S E. Rev.ma Mons. Tedde, Vescovo di Ales. Subito depo. nel campo Comunale se­ guiva un Incontro di caldo. Dopo di ciò l convenuti si riu­ nivano nel salone pari-occhiale per la cerimonia della premia­ zione.

PIACENZA - La squadra allievi del G.S. Sarnbri che. al suo esordio in campionato, ha ottenuto il secondo posto provinciale. I giovani atleti si sono comunque fatti ammi­ rare per raffiatamento e la correttezza.

CALTANISSETTA - La squadra del G.S. Oscar, vincitrice del torneo di calcio « Arcobaleno sport ». organizzato dal­ l’ufficio Diocesano Aspiranti In collaborazione con il C.S.I.

LIVORNO - Il G.S. Pro Livorno, per iniziativa del suo presidente Alberto Carpiteli!, ha dato vita ad un originale e. simpatico incontro di calcio tra padri e figli che ha su­ scitato il più vasto interesse. Nota gustosa: il tifo delle signore incerte tra mariti e figli.

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sconerta a cura di DUILIO OLMETTI

CALCIATORE D’ORO A GIACINTO FACCETTI Quest anno il

lamenti di un

calciatore d oro » è

Oe Ce Pavevano l’avevano pi'omes promes-—

vissinii a questo splendido atleta da minl quanto mai SOlen.. —dì.............. — parte tutta !.. la rfamiglia del CSI, che che hi. f11- Tutta lutta Italia Italia potrebpotrebc stata fino a poco a poco tempo fa be testimoniarlo. Dove anche la sua famiglia. è andata a finire, ora,

quest’araba fenice? Era un contentino, d’accor­ do, ma chi viaggia nel deserto non può concedersi il lusso di rifiutare anche una so­ la goccia d’acqua. Poi

— come si dice? — me­ glio un uovo oggi che una gallina domani. Tanto più che, per il domani, sia pure un domani... quinquennale, ci avevano assicurato anche la gallina. Di questo passo, però bi­ sognerà rivedere i pro­ grammi. L’uovo, scusa­ te, la « Fifty-fifty » di­ venta quinquennale e il Piano... secolare. ♦

coìnciden^e Fra le tante interviste di Adorni all’indomani del Giro vittorioso ci è saltato agli oc­ chi questo dialogo: « Ci vuo­ le coraggio (per non cedere alla distanza). Eppoi bisogna avere la coscienza tranquilla. La coscienza di aver fatto tutto alla perfezione. — E chi le ha dato questa con­ vinzione? — Mia moglie. — Sua moglie? — Si stupisce? Debbo ripetere che dopo che mi sono sposato, con mia moglie accanto, tutto mi è venuto più facile; — Davvero, spieghi l’importanza che può avere una moglie per un ci­ clista. — Se è una moglie in gamba, può contribuire ad aumentare il rendimento del marito di almeno il trenta per cento ». La singolare (in certo sen­ so) dichiarazione di Adorni ci ha richiamato in mente un’affermazione analoga di Herrera nell’intervista a Stadium. Suonava cosi: «E’ ne­ cessaria, è qualcosa di for­ midabile la famiglia. Si trat­ ta di trovare una giovane moralmente a posto e che capisca la vocazione (dico bene?) del marito. La sposa, i figli, la casa tua nortano la distensione, la serenità, la pace, lo stimolo al sacrificio... E’ formidabile.. Dirò di più: una sposa a posto è un aiu­ to unico all’allenatore oltre che all’atleta ». Ognuno concluda per pro­ prio conto.

VECCHIO TOUR Riprende il via il 22 giugno 11 vecchio Tour. Se il Giro d’Italia è Indiscutibilmente una grande corsa, il Tour è una leggenda. Ma il tempo delle favole è destinato purtroppo a scomparire nell’era della tecnica. Anche 11 Tour si aggiorna. Sta diven­ tando internazionale. Già quest’anno toccherà la Germania, il Belgio e la Spagna. A quando il Tour d’Europa? Se ne è parlato, tempo addietro, abbastanza seriamente. Le possibilità di fare un Tour d’Europa sono ovviamente legate allo sviluppo degli Interessi commerciali comuni fra le nazioni europee, poiché il ciclismo moderno è sulla pubblicità che si regge. . C’è però da augurarsi che lo sport non attenda che l’Europa sia fatta per sfruttarne 1 vantaggi. Con un po’ di coraggio può esso stesso costituire un fattore determinante allo sviluppo dell’idea e dell’unità europea.

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E’ ricominciato, pun­ tualissimo, come tutti gli anni. Ma sì, il mer­ cato delle vacche, par­ don, dei calciatori. Sa­ remo ingenui (appun­ to), ma non riusciamo ancora ad abituarci al­ l’idea e alla consuetu­ dine che si possa trat­ tare degli uomini in termini così crudamen­ te finanziari come si fa con i calciatori. Per una intera stagione si era parlato di loro in termini (più o meno) sportivi, poi, tutt’a un tratto, devi cambiare vocaboli e mentalità e vedere in loro niente altro (o quasi) che dei soggetti (od oggetti) di compravendita. Saremo ingenui quanto volete, ma qualcosa che non funziona per il suo ver­ so qui sotto ci deve essere!

* Abbiamo sfogliato con ogni diligenza i « Qua­ derni dello sport » pub­ blicati dal CONI. Cer­ cavamo un testo semi­ ufficiale del capitolo XIV del Piano quin­ quennale dedicato allo sport. Vi meraviglierà, ma non siamo riusciti a trovarlo. Non vi me­ raviglia? Oh, ma allora siamo veramente degli ingenui; e senza spe­ ranza!

«STADIUM» - Direttore Olmetti. Direzione Redazione e Direttore Responsabile Responsabile Paolo De Sandre. REDAZIONE: Corrado BiggI, Duilio dimetti. Amministrazione: Via della Conciliazione, 1 - ROMA. Pubblicazione iscritta al n. 4987 del Reg. Stampa del Trlb. di Roma In data 14-1-1956. Pubb. fuori commercio Sp. abb. post gr. ibis - Tip. ABETE Roma. Via Prenestlna. 685. Pubblicità: PUBLIACI. Roma.


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