GETTAR SASSI...
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f c. s. I. l_ Pasini M71 Hi7inmiE k ARCHIVIO S [URICO j
Stadium QUINDICINALE DEL CSI
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I PROBLEMI DELLO SPORT
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ANNO LIX ■ N. 21 - 29 NOVEMBRE 1964
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GR. Il
I SONO CERTAMENTE molte cose
nella situazione dello sport italiano, C ma ciò non autorizza a gettar sassi
nel pantano per cercar di intorbidare anche quelle acque che sono ancora chia re. Ecco in sintesi gli ultimissimi sviluppi della situazione Torniamo da Tokyo con un successo in sperato. Cogliamo l'occasione per ripro porre alle Autorità la paradossale situa zione del nostro sport: qualche campio ne, pochissimi atleti, esigenze crescenti, fondi sempre più inadeguati. Dalle Auto rità, esattamente come quattro anni orsono, ci piovono addosso in abbondanza promesse e croci di cavaliere. In più l’in vito a pazientare e a tener conto della congiuntura, ecc. ecc. Ricordiamo allora che son venti anni che lo sport fa le spese delle varie congiunture e che i suoi biso gni e la sua pazienza, sono ormai giunti ad un punto critico. Comunque, compresi della situazione generale, chiediamo sol tanto il minimo indispensabile: l’appro vazione sollecita della legge « fifty-fifty » che ripartisce a metà i proventi del Tota tra Stato e CONI. Dei tre miliardi in più a vantaggio di quest’ultimo, due andreb bero come contributi alle Federazioni, cinquecento milioni per nuovi impianti e gli altri cinquecento agli Enti di Pro paganda. Chiaro fin qui? Nossignori! Abbiamo dovuto leggere in questi giorni fumose argomentazioni che interpretano questo stato di cose in ma niera del tutto peregrina. Sentite. I gio vani italiani non fanno sport soltanto perché preferiscono divertimenti più fa cili e non perché manchino impianti. Il CONI vuole i soldi non per propagan dare lo sport, ma per tenere alto il pre stigio sportivo italiano. Reclamando infi ne così a gran voce l’intervento del Go verno facciamo il gioco di chi chiede lo sport di massa diretto e controllato dallo Stato. Chi ha potuto scrivere tante corbellerie in una volta merita davvero una me daglia! Accusare lo sport italiano (sia quello del CONI che quello degli Enti di Pro paganda) di favorire la statalismo spor tivo significa vivere sulla luna. Senza di re che lo stesso on. Moro ha così ben ri badito i concetti della libertà dello sport. Riguardo all'utilizzazione di eventuali maggiori fondi, il CONI non ha mai fat to mistero sulla loro destinazione, giun gendo addirittura a dividere la pelle del l’orso prima di averlo ucciso. Sull'atteggiamento, infine, dei giovani italiani riguardo allo sport preferiamo non rispondere. Prendendo in seria con siderazione questa presuntuosa sciocchez za faremmo torto sia ai nostri giovani che ai nostri dirigenti. Pensate che per dimostrare la sua asserzione, lo sprovve duto estensore delle note in questione ci ta gli impianti del Foro Italico che ri mangono semideserti (e non è neppure esatto!). Piuttosto, perché non compie un viaggetto presso la nostra periferia che pro prio in questi giorni è occupata a stilare i programmi dei vari campionati e a re quisire ogni spazio libero che abbia par venza di campo da gioco? Al più potrà sempre ripetere ai nostri dirigenti quei ramena battuta secondo cui è ingiustifi cato che protestino tanto per gli im pianti e il verde sportivo in un paese come l'Italia a configurazione prevalen temente montagnosa. O voleva essere una cosa seria? *
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VENTANNI DI SPORT PER UNA SOCIETÀ’ NUOVA
i congressi per il congresso on
SI PUÒ’ NON TENER CONTO che i Con
gressi Provinciali e Zonali del CSI non sono N soltanto un « momento » elettorale o esclusi vamente burocratico nella vita delle nostre so
cietà. Se il Congresso dovesse assumere questo esclu sivo scopo, non saremmo molto dissimili da altri Enti e sodalizi in cui domina la corsa alla seggio la, meglio ancora se una « poltrona ». Basti pensare che il CSI chiede ai suoi dirigenti sacrifici e impegno non comune, passione e dedi zione, preparazione tecnica e sensibilità educativa, e non dà in cambio né riconoscimenti economici né soddisfazioni immediate: paragona il dirigente all’agricoltore che semina, usa le sue energie e il suo denaro per incrementare le colture e... altri raccoglieranno. Tutto ciò per chiarire ancora una volta, se ce ne fosse la necessità, soprattutto in certi ambienti fuori del nostro Centro Sportivo Italiano, che i nostri Congressi sono « momenti » di studio e di riflessione, di idee e di slancio orga nizzativo, di revisione e di programmazione. Ma non basta: i nostri Congressi, in questo particolare momento, devono recare il segno della maturità del CSI. Stiamo rivedendo le nostre idee, i nostri Indirizzi che ci hanno ispirato fino ad oggi, non per modificarli o sostituirli, ma per pre cisarli e organizzarli in una visione più completa e più armonica del nostro scopo e dei mezzi a nostra disposizione per raggiungerlo. Al termine di ogni Congresso sboccia una rosa di nomi: dovranno essere persone con alto senso della responsabilità da assumere nei riguardi di
tutta la gioventù, non soltanto di quella che già pratica una disciplina sportiva, ma soprattutto di coloro che non sono mai stati avvicinati dallo sport attivo. Il termine per la convocazione dei Congressi Provinciali o Zonali è ancora lontano: occorre pre disporre con particolare cura ogni cosa. D’accordo: verrà fatta anche la premiazione, saranno presenti autorità e ciascuna vorrà portare il suo saluto, ma è necessario che ciascuno di noi vada al congresso non solo per ascoltare o per ricevere una coppa o una medaglia. Ogni dirigente è impegnato a re care il suo personale contributo di esperienza e di attività perché il Centro Sportivo Italiano si qualifichi non solo tecnicamente, ma soprattutto in senso educativo. Soltanto allora potremo guardare al Congresso Nazionale del prossimo marzo con fiducia e con speranza: in Italia si tentano le soluzioni, spesso le più ardite, per dare un riassetto alle esigenze fondamentali della nazione: autostrade, scuole, agricoltura, ospedali... Non vogliamo che il pro blema dello sport si risolva in un ping-pong tra Governo e CONI. Si tratta di un problema di im portanza troppo vasta per essere risolto con le solite promesse. Chiarirci queste idee durante i Congressi Pro vinciali significa iniziare una discussione che a marzo porteremo su scala nazionale. E non sarà una partita di tennis tavolo. Corrado Biggi