Monte canotto
Magna dorsarf
ancella 'Mòie
ANNO LVili - N. 20 -17 NOVEMBRE 1963
CastelbeTlino yacme Maiolati.
QUINDICINALE DEL CENTRO
SPORTIVO ITALIANO
I PROBLEMI DELLO SPORT
/acem
Mergo
\erra^ lirico. a rio
upramontan
y&i Caste
alción
Wd
ampón
altre.
mon ana
rano ^*Póggio S.Romualdo
463
Tu Fico
/bacina
gignan
educatori o allevatori? Il 3 novembre saliva alla gloria degli altari il Beato Leonardo Murialdo: era un umile prete piemontese, vissuto in quel favoloso periodo di santità torinese che caratterizzò la metà del secolo scorso. Il Murialdo con Don Bosco, il Cottolengo e il Cafasso costi tuì quel formidabile poker d’assi che sono la gloria del cattolicesimo torinese. Vissero negli stessi anni e si può dire negli stessi metri quadrati poiché Valdocco, gli Artigianelli, la Consolata e il Cottolengo sono ad un tiro di schioppo uno dall’altro. I muri parlano ancora della loro santità e passando accanto agli Artigianelli o a Val docco, li sentite pieni di ragazzi che giocano, che strillano negli intervalli dello studio o del lavoro. I Santi precorrono i tempi, vedono lontano. I grandi economisti che reggono oggi le nostre sorti hanno scoperto che la disoccupazione è un problema di qualificazione pro fessionale: don Bosco e il Murialdo istituirono le prime scuole professionali cinquanta anni prima che a Torino nascesse la Fiat e la grande industria. I politici stanno comprendendo ora che lo sport è un mezzo educativo per elevare mo ralmente e migliorare fisicamente la gioventù: don Bosco e il Murialdo nei prati dell’allora periferia di Torino organizzarono le prime squadre di calcio e le prime società di ginnastica; il CONI e la FIGO sarebbero nati cinquantanni dopo. Da allora non c’è campanile sotto al quale non fiorisca un'attività sportiva: umile, na scosta, misconosciuta, al tempo del fascismo braccata, ma viva. E’ lo sport che ironicamente viene definito ’’della parrocchietta” dai grandi soloni dello sport contemporaneo che godono di popolarità e di laute prebende. E’ lo sport ’’della parrocchietta” che rifornisce Io sport nazionale: non c’è squadra o rappresentativa nazionale che oggi non abbia dei componenti che hanno incominciato là, tra quattro mura sbertucciate, con un pallone e magliette rabberciate ma con ac canto un dirigente che voleva loro bene e che era disposto a pagare per loro e a non es sere pagato. Le radici del CSI, che si vanta oggi di rappresentare questo sport e che a ben ragione non soffre di complessi di inferiorità, stanno in quei dirigenti che non sono dei traffi coni, che non sono degli allevatori ma sono degli educatori. Hanno la pesante ma gradita eredità spirituale dei don Bosco e dei Murialdo, che passavano le domeniche con i ragazzi in mezzo ai prati, sgraditi ospiti perché rumorosi, con poche possibilità economiche ma con una grande fede nella gioventù, specie in quella più povera che usa le parole grosse e grasse ma che ha il cuore limpido, che è sporca di fuori ma che è pulita di dentro. La gloria e il segreto del successo del CSI stanno qui in questi uomini: per questo motivo si apre la campagna ’’formiamo il dirigente” che può avere questo slogan : «più dirigenti per avere più ragazzi ». E il CSI con i suoi precedenti storici sa di farcela. Aldo Notario
/ceras
nggeto
Colfern
ornato
Casti Colli
UgHano