la caccia ai voti degli sportivi IAMO nuovamente giunti al traguardo quadrienna le delle elezioni ammini strative: ogni partito è alla caccia di voti. Se Dio vuole, in Italia, possiamo ancora votare per chi ci pare, sen za paura di dekrusciovizzazioni dell’ultim’ora. La. caccia è aperta: molti, purtroppo ancora troppi, esponenti politici mirano al le allodole, usando spec chietti particolari dai colori appariscenti come il « pro gramma », le « promesse », le « costruzioni », ecc. La cac cia è aperta, il carniere è vuoto, il 23 novembre sa premo chi dovrà mantene re le « promesse », tener fe de ai « programmi », avviare le « costruzioni », ecc. E’ logico che chi ha la te sta sulle spalle non si lascia abbindolare e vuol vedere chiaro: ci sono quattro an ni di amministrazioni loca li con il loro bilancio da esaminare e per quanto ci interessa particolarmente,
S
da esaminare con la pietra di paragone del nostro in teresse, del nostro sacrifi cio, del nostro lavoro per la gioventù. Non possiamo dimenticare quanto nel nostro Convegno Nazionale sul tema « Sport e Comune » abbiamo sotto scritto, unitamente a molti responsabili civici; non pos siamo fare a meno di segna lare come quello fu l’avvio di decine e decine di simi lari Convegni e congressi (tra gli ultimi quello orga nizzato a Messina in occa sione della 25. Fiera Cam pionaria) e che furono ri presi da ogni partito, in par ticolare da quelli dell’estre ma sinistra che ne focaliz zarono gli scopi molto spes so quasi esclusivamente in chiave demagogica. Il 3 ottobre di quest’an no, per l’inaugurazione del lo Stadio Comunale di Ro vereto, il rappresentante del Governo, Sen. Spagnoili ha affermato; «Questo nuovo
Stadio si inserisce nel qua dro delle strutture socio economiche alle quali una moderna comunità non po trebbe rinunziare senza pre giudizio per il suo armonico sviluppo » assegnando alla costruzione di una infra struttura come uno stadio comunale un ruolo indispen sabile per lo sviluppo della comunità. Ma gli impianti sportivi da soli non riuscirebbero a ri solvere il problema di un avvicinamento dei giovani alla pratica sportiva: si trat terebbe di un impiego di ca pitali senza frutto se ac canto agli impianti non sor gessero parallelamente vivai di istruttori, di appassionati allenatori, di bravi tecnici, di generosi dirigenti. Le au le senza insegnanti non ba sterebbero a formare degli scolari, così come un pallo ne gettato tra i piedi di ven ti ragazzi non serve a far fare loro dello sport. Ecco l’esigenza di Assesso
rati alla Gioventù che con il loro bilancio sappiano con durre una concreta azione di diffusione dello sport, non solo dando lavoro ad archi tetti e ingegneri, ma so prattutto dando fiducia nei giovani, creando le risposte logiche alle situazioni di una gioventù che rischia di af fogare nel qualunquismo, nella superficialità, nel disa gio di una vita senza ideali. Ecco perché il voto non si dà soltanto ad un program ma, ma possibilmente an che ad uomini capaci, che sappiano unire la prepara zione politica ad una sana concezione amministrativa e ad un vero interesse edu cativo. Non tutte le rivoluzioni sono nate nel fragore delle barricate: altre, e forse quel le più durature, sono nate in silenzio, dalla collabora zione di tutti, guidate più da idee che da sanculotti. Se fino ad oggi i problemi del
lo sport nazionale sono sta ti accantonati di fronte ad esigenze più vaste, non sem pre giustificate, cerchiamo di risolvere alla base questi problemi, cerchiamo di in serire negli Enti Locali que gli uomini che ci possano garantire questa silenziosa rivoluzione nel concetto di sport, che non usino il pub blico denaro per sostenere squadre di grido, per la co struzione dell’immenso sta dio per 22 giocatori, oppure che si interessino allo sparu to gruppo di giovani artisti e lascino nelle strade cen tinaia di giovani a dare quattro calci ad una palla di carta. Problema di impianti, pro blema di educatori: leggete bene nei programmi, valuta te opportunamente gli uo mini, in modo che la caccia ai voti degli sportivi non sia una caccia ai voti degli il lusi. Corrado Biggl
bandiere abbrunate nel C.S.I. K RR1VO in Presidenza da Torino in un mattino piofi vaso, triste, e gli amici mi dicono costernati « è morto Natale! ». Natale Bertocco era nel cuore di tutti. La sua personalità prorompente animava i corridoi, gli uffici, i campionati. Quando c’era Natale lo si senti va, non poteva discutere o parlare a mezza voce, riem piva l’ambiente con la sua voce tenorile, ci travolgeva con le sue mille idee, ci trascinava con il suo entu siasmo. E' stato, con Gedda, confondatore del Centro Spor tivo Italiano, nel 1944, quando la guerra aveva da poco superato Roma e quando con l’entusiasmo occorreva anche molta fede. E’ stato il primo Direttore Tecnico del CSI, ha re datto « Stadium » per molti anni, ha portato al CSI in numeri iniziative: il « Trofeo della Montagna », i «Cam panili alpini » di sci si devono a lui. La sua maggior intuizione è stata lo « Sport nella scuola »: infatti fu il CSI a dar inizio a questa attività
quando nessuno ci pensava. Per questo il Centro Spor-* tivo Italiano ha molti debiti morali con Natale Bertocco, ed anche se da anni ci aveva lasciato, il sud ricordo è rimasto vivissimo in tutti. Ovunque amici mi chiedevano sue notizie, specie dopo i primi due gravissimi attacchi cardiaci che nulla avevano tolto al suo entusiasmo e al suo lavoro. Natale Bertocco lavorava molto. Di origine veneta, ma di adozione romana, aveva fuso le due caratteristi che regionali: lavoro ed entusiasmo. Ci sentiamo più poveri ora che ci manca e la re sponsabilità più pesante. Il CSI abbruna le sue bandiere come ha fatto po chi mesi fa per la morte di Daniele Turani, come fa quando uomini generosi ci lasciano la loro eredità di fede, di lavoro, di entusiasmo. A. N.
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