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Stadium n. 19/1964

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la caccia ai voti degli sportivi IAMO nuovamente giunti al traguardo quadrienna­ le delle elezioni ammini­ strative: ogni partito è alla caccia di voti. Se Dio vuole, in Italia, possiamo ancora votare per chi ci pare, sen­ za paura di dekrusciovizzazioni dell’ultim’ora. La. caccia è aperta: molti, purtroppo ancora troppi, esponenti politici mirano al­ le allodole, usando spec­ chietti particolari dai colori appariscenti come il « pro­ gramma », le « promesse », le « costruzioni », ecc. La cac­ cia è aperta, il carniere è vuoto, il 23 novembre sa­ premo chi dovrà mantene­ re le « promesse », tener fe­ de ai « programmi », avviare le « costruzioni », ecc. E’ logico che chi ha la te­ sta sulle spalle non si lascia abbindolare e vuol vedere chiaro: ci sono quattro an­ ni di amministrazioni loca­ li con il loro bilancio da esaminare e per quanto ci interessa particolarmente,

S

da esaminare con la pietra di paragone del nostro in­ teresse, del nostro sacrifi­ cio, del nostro lavoro per la gioventù. Non possiamo dimenticare quanto nel nostro Convegno Nazionale sul tema « Sport e Comune » abbiamo sotto­ scritto, unitamente a molti responsabili civici; non pos­ siamo fare a meno di segna­ lare come quello fu l’avvio di decine e decine di simi­ lari Convegni e congressi (tra gli ultimi quello orga­ nizzato a Messina in occa­ sione della 25. Fiera Cam­ pionaria) e che furono ri­ presi da ogni partito, in par­ ticolare da quelli dell’estre­ ma sinistra che ne focaliz­ zarono gli scopi molto spes­ so quasi esclusivamente in chiave demagogica. Il 3 ottobre di quest’an­ no, per l’inaugurazione del­ lo Stadio Comunale di Ro­ vereto, il rappresentante del Governo, Sen. Spagnoili ha affermato; «Questo nuovo

Stadio si inserisce nel qua­ dro delle strutture socio­ economiche alle quali una moderna comunità non po­ trebbe rinunziare senza pre­ giudizio per il suo armonico sviluppo » assegnando alla costruzione di una infra­ struttura come uno stadio comunale un ruolo indispen­ sabile per lo sviluppo della comunità. Ma gli impianti sportivi da soli non riuscirebbero a ri­ solvere il problema di un avvicinamento dei giovani alla pratica sportiva: si trat­ terebbe di un impiego di ca­ pitali senza frutto se ac­ canto agli impianti non sor­ gessero parallelamente vivai di istruttori, di appassionati allenatori, di bravi tecnici, di generosi dirigenti. Le au­ le senza insegnanti non ba­ sterebbero a formare degli scolari, così come un pallo­ ne gettato tra i piedi di ven­ ti ragazzi non serve a far fare loro dello sport. Ecco l’esigenza di Assesso­

rati alla Gioventù che con il loro bilancio sappiano con­ durre una concreta azione di diffusione dello sport, non solo dando lavoro ad archi­ tetti e ingegneri, ma so­ prattutto dando fiducia nei giovani, creando le risposte logiche alle situazioni di una gioventù che rischia di af­ fogare nel qualunquismo, nella superficialità, nel disa­ gio di una vita senza ideali. Ecco perché il voto non si dà soltanto ad un program­ ma, ma possibilmente an­ che ad uomini capaci, che sappiano unire la prepara­ zione politica ad una sana concezione amministrativa e ad un vero interesse edu­ cativo. Non tutte le rivoluzioni sono nate nel fragore delle barricate: altre, e forse quel­ le più durature, sono nate in silenzio, dalla collabora­ zione di tutti, guidate più da idee che da sanculotti. Se fino ad oggi i problemi del­

lo sport nazionale sono sta­ ti accantonati di fronte ad esigenze più vaste, non sem­ pre giustificate, cerchiamo di risolvere alla base questi problemi, cerchiamo di in­ serire negli Enti Locali que­ gli uomini che ci possano garantire questa silenziosa rivoluzione nel concetto di sport, che non usino il pub­ blico denaro per sostenere squadre di grido, per la co­ struzione dell’immenso sta­ dio per 22 giocatori, oppure che si interessino allo sparu­ to gruppo di giovani artisti e lascino nelle strade cen­ tinaia di giovani a dare quattro calci ad una palla di carta. Problema di impianti, pro­ blema di educatori: leggete bene nei programmi, valuta­ te opportunamente gli uo­ mini, in modo che la caccia ai voti degli sportivi non sia una caccia ai voti degli il­ lusi. Corrado Biggl

bandiere abbrunate nel C.S.I. K RR1VO in Presidenza da Torino in un mattino piofi vaso, triste, e gli amici mi dicono costernati « è morto Natale! ». Natale Bertocco era nel cuore di tutti. La sua personalità prorompente animava i corridoi, gli uffici, i campionati. Quando c’era Natale lo si senti­ va, non poteva discutere o parlare a mezza voce, riem­ piva l’ambiente con la sua voce tenorile, ci travolgeva con le sue mille idee, ci trascinava con il suo entu­ siasmo. E' stato, con Gedda, confondatore del Centro Spor­ tivo Italiano, nel 1944, quando la guerra aveva da poco superato Roma e quando con l’entusiasmo occorreva anche molta fede. E’ stato il primo Direttore Tecnico del CSI, ha re­ datto « Stadium » per molti anni, ha portato al CSI in­ numeri iniziative: il « Trofeo della Montagna », i «Cam­ panili alpini » di sci si devono a lui. La sua maggior intuizione è stata lo « Sport nella scuola »: infatti fu il CSI a dar inizio a questa attività

quando nessuno ci pensava. Per questo il Centro Spor-* tivo Italiano ha molti debiti morali con Natale Bertocco, ed anche se da anni ci aveva lasciato, il sud ricordo è rimasto vivissimo in tutti. Ovunque amici mi chiedevano sue notizie, specie dopo i primi due gravissimi attacchi cardiaci che nulla avevano tolto al suo entusiasmo e al suo lavoro. Natale Bertocco lavorava molto. Di origine veneta, ma di adozione romana, aveva fuso le due caratteristi­ che regionali: lavoro ed entusiasmo. Ci sentiamo più poveri ora che ci manca e la re­ sponsabilità più pesante. Il CSI abbruna le sue bandiere come ha fatto po­ chi mesi fa per la morte di Daniele Turani, come fa quando uomini generosi ci lasciano la loro eredità di fede, di lavoro, di entusiasmo. A. N.

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