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Stadium n. 18/1964

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Stadium QUINDICINALE DEL CSI

I PROBLEMI DELIO SPORT

ANNO LIX - N. 18 ■ 18 OTTOBRE 1964

OR. Il

Assenti Vìcardi, Gigiioli, Porta, Sabatino impegnati a Bruxelles e Instambul con i dirigenti CSI Tammaro e Jelli, le Finali Nazionali di Atletica Leggera si sono svolte regolarmente: senza colpi di scena, senza record entusiasmanti, ma risultato validissimo di una intensa e concreta opera di propaganda

L ATIEIICA HA SODDISEAHO ER la prima volta, commentiamo una finale nazionale di atletica senza record. Mancano perciò quei « paroioni » che riempiono tanto gli articoli, mancano quelle citazioni che è di obbligo fare subito, quando le prestazioni sono tali e tante che sarebbe inopportuno o fuori luogo lasciare da parte. Campionato in sordina, si dirà. E certamente coloro che sanno giudicare solo una manifestazione per quello che fa vedere in pista, avranno già passato sotto giudizio i nostri campiona­ ti, e li avranno definiti « robetta di poco conto». Mai come questa volta è bene lasciar dire. Senza record le finali di Rovereto. E’ vero. Senza record, senza prestazioni altisonanti, con tempi, che in alcune gare, hanno sfiorato la mediocrità. E’ vero, tutto vero, tutto sottolineato. Il perché? Di « scuse » valide se ne potrebbero trovare molte. Una però, che sia ben chiaro non è scusa, ma solo constatazione, la dobbiamo dire subito, per la stessa serietà degli ammirevoli atleti impegnati nelle ventidue gare. t Il Campo nuovo (uno stupendo, meraviglioso sta­ dio per l’atletica) già di per sé poteva presentare qual­ che dubbio su tempi e misure. Al campo si aggiunga una pioggia battente continua per un intero giorno, e si avranno, come risultati, quelli che in tabellina ven­ gono riportati. Ma sono proprio quei tempi e quelle misure che alla « fin fine » contano. E così ci accingiamo a com­ mentare una finale « apparentemente » mediocre. Apparentemente, è ovvio. Apparentemente perché le nostre gare, tutte, han­ no fatto spettacolo. Uno spettacolo inimmaginabile, per la volontà più volte dimostrata, ma mai così al­ tamente espressa dai nostri finalisti, uno spettacolo sportivo superbo che ha mandato in visibilio (è la parola) il numeroso pubblico presente. Ed allora, non è già questo un record, forse più prestigioso dei tanti che potevano scaturire dai 236 atleti presenti? Ma altri motivi hanno fatto « brillare »

P

(segue a pag. 4)

iti alto: un passaggio degli 800 m Di fianco: Seregni di Milano vincitore del lancio del disco

L AIIG DEL PAPA

Paolo VI ha inviato, in oc­ casione della XVIII Olimpiade di Tokio, un messaggio all'arcive­ scovo della capitale giapponese,

« Nell'imminenza della XVIII Olimpiade — scrive il Pontefice — il nostro pensiero sé rivolge con stima ed affetto alle schiere gene­ rose degli atleti di tutto il mondo e alla no­ bile nazione giapponese che li accoglie in codesta capitale, offrendo loro, con le ardite realizzazioni del suo pulsante progresso tec­ nico, la delicata fragranza della sua ospita­ lità, il suggestivo splendore delle sue naturali bellezze e soprattutto il fascino suadente e maestoso della sua civiltà millenaria. La cele­ brazione dei giochi olimpici, nel suo clima di fraternità internazionale e di giovanile sereno agonismo, richiama l’attenzione di tutti i po­ poli verso codesta città, sede del suo pastorale ministero; ed è pertanto viva consolazio ne per il nostro cuore il poter esprimere — quasi fossimo anche noi presenti alla grandiosa ma­ nifestazione inaugurale — un deferente ri­ spettoso ossequio alle autorità della nazione ed un paterno, sincero, fervido saluto ai diri­ genti e agli atleti tutti, protagonisti delle prossime gare. La Chiesa ha sempre guardato con lieta speranza alle Olimpiadi, vedendo in esse un profondo e umanissimo significato, da salvaguardare e avvalorare. Da San Pio X — prosegue il messaggio pontificio — che accogliendo nel 1905, il ba­ rone Pierre de Coubertin, iniziatore delle mo­ derne Olimpiadi, incoraggiava ed approvava i suoi nobili propositi, che ebbero mirabile fio­ ritura di crescente successo; da Pio XII che a più riprese, fino alla inaugurazione dello sta­ dio olimpico in Roma, ebbe parole di alto ap­ prezzamento per la funzione educatrice dello sport, nei suoi salutari riflessi per l’anima e per il corpo; sino a Giovanni XXIII, nostro immediato predecessore, che ebbe la gioia di accogliere sul sagrato della basilica vaticana il 24 agosto del 1960, nell’indimenticabile in­ contro di un dorato vespero romano, le squa­ dre vibranti di entusiasmo dei partecipanti alla XVII Olimpiade: è sempre stata la Chie­ sa, che, nella voce dei suoi Pontefici, ha ap­ provato e benedetto le nobili gare e i loro animatori e partecipanti; la Chiesa infatti, come continuatrice in terra della pienezza del Cristo, Verbo di Dio incarnato, ha la missione di accogliere, di sanzionare, d’elevare quanto nella umana natura è di bello, di armonioso, di equilibrato, di forte: nulla negando di quanto è umano, per tutto trasfigurare nella certezza esaltante della Redenzione. La Chie­ sa — come si sa — non è aliena dallo sport: essa lo incoraggia e benedice, quando non è solo manifestazione di forza fisica, di rivalità esagerata, di interessi puramente materiali, affinchè sia strumento di elevazione allenando gli animi anche alle cose belle e grandi del­ lo spirito. Come ha successivamente sintetizzato Pio XII, lo sport ’’fortifica il corpo, lo rende sano, fresco e valido- ma per compiere quest’opera educativa esso lo sottopone ad una disciplina rigorosa e spesso dura, che lo domina e lo tiene veramente in servitù: allenamento alla fatica, resistenza al dolore, abitudine di conti­ nenza e di temperanza severa, tutte condizioni indispensabili a chi vuol conseguire la vittoria. Lo sport è un efficace antidoto contro la mol­ lezza e la vita comoda, sveglia il senso del­ l’ordine ed educa all’esame ed alla padronan­ za di sè, al disprezzo del pericolo senza mil(segue a pag. 2)


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