STA.DIU SETTIMANALE DEL CSI ★ I PROBLEMI DELLO SPORT ★ A. LX - N. 14 - 18 APRILE 1965 ★ Sp. abb. post. gr. 1 bis
UN RAGAZZO
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Gianni Rivera, minacciato di un milione di multa per aver passato una serata al night-club senza au torizzazione, si è sfogato rilascian do ad un giornalista alcune amare dichiarazioni. Il « golden-boy » del nostro calcio ha detto sostanzial mente: noi calciatori non abbiamo una vita privata, noi siamo della Società e della Lega, la nostra vita privata la tirano fuori soltanto quando vogliono dirci in faccia che siamo dei buoni a niente, dei pian tagrane, ecc. Ci sembra troppo sbrigativo sor volare su queste gravi affermazio ni, come hanno fatto molti gior nali, con la scusa che sono le so lite intemperanze di un « ragazzo » notoriamente alquanto impertinen te. A nostro avviso Rivera, da un lato morale e professionale, ha ragione da vendere. Al di ià e al di sopra del « caso Rivera », la verità è che il calcio, e in genere lo sport professionistico, in Italia è regolato da una concezione mec canicistica che avvilisce la persona lità dell’atleta. Questi è prima di tutto e sopra ogni cosa una « mac china » dalla quale si può, per contratto, esigere sempre il massi mo rendimento, senza tenere con to di esigenze personali, familiari, sociali ecc. Comunque lo si giusti fichi è un fatto .immorale: non tutto si può comprare o vendere. Ma non é tanto sulle poche cen tinaia di atleti professionisti che desideriamo soffermarci. L’aspetto più grave di questa maniera di pensare e di comportarsi è che essa ha influenzato anche certi dirigenti e società dilettantistiche, diciamolo francamente, degli stes si enti di propaganda. Quante vol te si operano delle scelte di atti vità e di atleti unicamente o so prattutto in funzione della gara da vincere o del torneo da conqui stare? Preoccupazioni comprensi bili e da tenere nel debito conto, ma quando diventano preminenti esse compromettono inevitabilmen te ogni azione educativa e travi sano le finalità propagandistiche che sono proprie ad enti come il nostro.