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Manchester U. per 220 milioni I motivi per i Vali le trattative hanno bistrato la stasi di
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BAKER al. l’Arsenal per 150 milioni
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RIVERA ita dura, quest’anno, per i com pratori italiani di assi stranieri del calcio. Il mercato s’è fatto dif ficile e le quotazioni troppo alte per i bilanci delle società calcistiche. Biso gnerebbe che il costo dei biglietti per le par tite fosse moltiplicato per due onde permet tere a molte società di chiudere in pareggio. I titoli azionari della borsa calcistica sono molto superiori al loro reale valore ed i no stri mercenari che pensavano, con poca fa tica e molto denaro, di formare in fretta i loro squadroni stanno pentendosi della loro politica. Se in questi anni i miliardi spesi per l’im portazione dei giocatori stranieri si fossero spesi in una sana propaganda sportiva avremmo oggi qualche Sivori in meno ma molti Rivera di più (chi scrive è juventino). Nello sport non si improvvisa niente in quanto lo sport è un fenomeno educativo, squisitamente umano in cui il denaro ha importanza solo se utilizzato a quel fine. Bi sogna aver pazienza e seminare molto pri ma di raccogliere qualcosa. Lo sport non è soltanto spettacolo. Oggi in Italia esiste questo grande equi voco, sia nell’opinione pubblica che nei re sponsabili politici: lo sport è il campionato di calcio e il giro d’Italia. I soldi per questi due spettacoli si trova no, quelli per il vero sport che milioni di ra gazzi potrebbero fare per la loro salute fi sica e morale non si trovano. Il recente 7. Congresso del CSI, che aveva per tema « una politica sportiva per l’edu cazione della gioventù » ha anzitutto affer mato che esiste da parte dei giovani un di ritto allo sport, che si affianca agli altri di ritti: l’educazione, il lavoro, l’istruzione. Quindi, se c’è un diritto da parte del gio vane cittadino, c’è un corrispettivo dovere da parte dello Stato. Ecco la conseguenza: lo Stato non può esimersi dall’impegno di attuare una politi ca sportiva che, salvaguardando l’autono mia dello sport, ne favorisca il suo ordinato sviluppo. Non vogliamo aumentare le già molte istanze che assediano il governo, ma soltan to accendere una sensibilità. Non parliamo di miliardi (anche se tra le pieghe di quei cinquemila che lo Stato spen derà nel prossimo anno qualcuno per lo sport ci potrebbe scappare), ma chiediamo attenzione per i problemi sportivi che per
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DI PIU essere risolti hanno bisogno di ordine men tale, giuridico e organizzativo. Oggi nello sport italiano esiste la grande, assurda sperequazione della capanna accan to al grattacielo, della piccola società (la vera che abbia spirito sportivo e quindi co stituisca una scuola sportiva) che vive di stenti, accanto alla grande società che com pra carne straniera a tre milioni il chilo! Lo sport non è un fatto economico: au menta il benessere, aumentano i televisori ma non aumenta lo sport come non aumen terebbero i cittadini che sanno leggere e scrivere se lo Stato non intervenisse a co struire scuole e a preparare i maestri. Lo sport ha la sua scuola, rimpianto spor tivo, e il suo maestro, l’allenatore sportivo. Per di più lo sport è una scuola libera, volontaria e non obbligatoria, perché lo sport irreggimentato non è più sport. Quindi non bastano la scuola con il mae stro, ma ci vogliono gli allievi che sponta neamente vi accedano. E’ quindi un problema di costume: chi fa la doccia tutti i giorni non si accontenta più di lavarsi soltanto la faccia, la doccia è en trata nel suo costume. Chi da piccolo nuota, o scia, o corre, lo fa per tutta la vita. La soluzione del problema sportivo sta qui: portare i ragazzi italiani a nuotare, a sciare, a correre (a seconda delle condizioni ambientali) perché lo facciano poi sempre, perché il nuoto, lo sci, la corsa entrino nel loro costume di vita. Costruire impianti sportivi, formare alle natori, creare un costume di vita sportiva. Ecco in sintesi la politica sportiva per l’e ducazione della gioventù, una politica che ha bisogno anzitutto di uomini politici che la sentano, l’abbraccino, e la attuino con chiarezza di idee, senza creare inutili sovra strutture organizzative statali che sarebbe ro contro lo spirito democratico che infor ma la nostra costituzione. Il CSI con il suo Congresso si è messo al l’avanguardia di questo movimento di idee, certo di fare l’interesse dello sport italiano. Non sarà facile spuntarla perché chi ha i quattrini vede i problemi in funzione di essi, ed i politici finora sono stati sordi, tranne l’eccezione di quei pochi che da ra gazzi ebbero la fortuna di correre su di una pista e vincere una medaglietta. Intanto è annunciato l’arrivo di Amarildo. Aldo Notarlo