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Stadium n. 14/1962

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sport

TI CHARLES al I Leeds United per 100 milioni f

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PARIENa PA GAllgE CONDIZIONATA AULIVO DI AMAMM

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Manchester U. per 220 milioni I motivi per i Vali le trattative hanno bistrato la stasi di

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BAKER al. l’Arsenal per 150 milioni

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RIVERA ita dura, quest’anno, per i com­ pratori italiani di assi stranieri del calcio. Il mercato s’è fatto dif­ ficile e le quotazioni troppo alte per i bilanci delle società calcistiche. Biso­ gnerebbe che il costo dei biglietti per le par­ tite fosse moltiplicato per due onde permet­ tere a molte società di chiudere in pareggio. I titoli azionari della borsa calcistica sono molto superiori al loro reale valore ed i no­ stri mercenari che pensavano, con poca fa­ tica e molto denaro, di formare in fretta i loro squadroni stanno pentendosi della loro politica. Se in questi anni i miliardi spesi per l’im­ portazione dei giocatori stranieri si fossero spesi in una sana propaganda sportiva avremmo oggi qualche Sivori in meno ma molti Rivera di più (chi scrive è juventino). Nello sport non si improvvisa niente in quanto lo sport è un fenomeno educativo, squisitamente umano in cui il denaro ha importanza solo se utilizzato a quel fine. Bi­ sogna aver pazienza e seminare molto pri­ ma di raccogliere qualcosa. Lo sport non è soltanto spettacolo. Oggi in Italia esiste questo grande equi­ voco, sia nell’opinione pubblica che nei re­ sponsabili politici: lo sport è il campionato di calcio e il giro d’Italia. I soldi per questi due spettacoli si trova­ no, quelli per il vero sport che milioni di ra­ gazzi potrebbero fare per la loro salute fi­ sica e morale non si trovano. Il recente 7. Congresso del CSI, che aveva per tema « una politica sportiva per l’edu­ cazione della gioventù » ha anzitutto affer­ mato che esiste da parte dei giovani un di­ ritto allo sport, che si affianca agli altri di­ ritti: l’educazione, il lavoro, l’istruzione. Quindi, se c’è un diritto da parte del gio­ vane cittadino, c’è un corrispettivo dovere da parte dello Stato. Ecco la conseguenza: lo Stato non può esimersi dall’impegno di attuare una politi­ ca sportiva che, salvaguardando l’autono­ mia dello sport, ne favorisca il suo ordinato sviluppo. Non vogliamo aumentare le già molte istanze che assediano il governo, ma soltan­ to accendere una sensibilità. Non parliamo di miliardi (anche se tra le pieghe di quei cinquemila che lo Stato spen­ derà nel prossimo anno qualcuno per lo sport ci potrebbe scappare), ma chiediamo attenzione per i problemi sportivi che per

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DI PIU essere risolti hanno bisogno di ordine men­ tale, giuridico e organizzativo. Oggi nello sport italiano esiste la grande, assurda sperequazione della capanna accan­ to al grattacielo, della piccola società (la vera che abbia spirito sportivo e quindi co­ stituisca una scuola sportiva) che vive di stenti, accanto alla grande società che com­ pra carne straniera a tre milioni il chilo! Lo sport non è un fatto economico: au­ menta il benessere, aumentano i televisori ma non aumenta lo sport come non aumen­ terebbero i cittadini che sanno leggere e scrivere se lo Stato non intervenisse a co­ struire scuole e a preparare i maestri. Lo sport ha la sua scuola, rimpianto spor­ tivo, e il suo maestro, l’allenatore sportivo. Per di più lo sport è una scuola libera, volontaria e non obbligatoria, perché lo sport irreggimentato non è più sport. Quindi non bastano la scuola con il mae­ stro, ma ci vogliono gli allievi che sponta­ neamente vi accedano. E’ quindi un problema di costume: chi fa la doccia tutti i giorni non si accontenta più di lavarsi soltanto la faccia, la doccia è en­ trata nel suo costume. Chi da piccolo nuota, o scia, o corre, lo fa per tutta la vita. La soluzione del problema sportivo sta qui: portare i ragazzi italiani a nuotare, a sciare, a correre (a seconda delle condizioni ambientali) perché lo facciano poi sempre, perché il nuoto, lo sci, la corsa entrino nel loro costume di vita. Costruire impianti sportivi, formare alle­ natori, creare un costume di vita sportiva. Ecco in sintesi la politica sportiva per l’e­ ducazione della gioventù, una politica che ha bisogno anzitutto di uomini politici che la sentano, l’abbraccino, e la attuino con chiarezza di idee, senza creare inutili sovra­ strutture organizzative statali che sarebbe­ ro contro lo spirito democratico che infor­ ma la nostra costituzione. Il CSI con il suo Congresso si è messo al­ l’avanguardia di questo movimento di idee, certo di fare l’interesse dello sport italiano. Non sarà facile spuntarla perché chi ha i quattrini vede i problemi in funzione di essi, ed i politici finora sono stati sordi, tranne l’eccezione di quei pochi che da ra­ gazzi ebbero la fortuna di correre su di una pista e vincere una medaglietta. Intanto è annunciato l’arrivo di Amarildo. Aldo Notarlo


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