Si pubblica il 15 e il 30 del mese Direzione ed Amministrazione
ANNO XVI — N
13
ROMA — 15 Luglio 1921
ROMA - Via della Scrofa, 70 • ROMA
Dopo il pugilato di New Jersey Riassumiamo i^ti. Quattro milioni di li re — oltre i provanti, delle scommesse — erano assicurati ad ambedue i campioni de! pugno, il francesé Carpentier e l'americano Dempsey, vincitori o vinti che fossero- Cen tomila spettatori gremivano l’arena costruita all’uopo. Ma per mezzo della radiotelegrafìa tatto il mondo assisteva. Nelle grandi capi tali gli aeroplani ricevevano le comunicazio ni aeree, e per mezzo di segnali le trasmet tevano alle moltitudini accalcate per le vie. Edizioni straordinarie di giornali ¡particolafeggiavano la cronaca. Quando si seppe che l’americano aveva vinto, nei paesi di razza anglo-sassone ¡’entusiasmo raggiunse il de lirio. Parigi invece parve colta da una sven tura nazionale. « Che ne diranno i moralisti? » si sono chiosi! alcuni, deridendo fìr. da prima la lo ro aspettata e prevista sentenza- E certo, poi ché questa sentenza non ha a sua disposi zione nè milioni, nè arene, nè velivoli, nè fogli appositi; la sua voce troppo debole fra quel clamore, è esposta al ridicolo. Ma c’è avvezza e non se ne turba. Intediamoci bene tuttavia .- chi per deri derla meglio si aspetta dalla critica morale un’ assoluta meraviglia per questi successi della forza e uno scandalo incondizionato per i pubblici esercizi di essa, fa male i suoi calcoli. Sappiamo benissimo che dovunque l'azione umana si svolge in forma di gara, gli spettatori s’appassionano- Lo scrivente ri corda con quanta vivace ansietà il pubblico d’una grande aula dell’università romana seguisse un giorno lontano la lotta di due campioni, che non facevano prova di muscoli, ma in una discussione orale si contendeva no... una cattedra di procedura civile- La for za vi contribuisce non tanto per sè, quanto perchè si presta, meglio di ogni altra cosa, a far spettacolo e a decidere la superiorità d’un contendente nel modo più semplice, più evidente, più immediato, più decisivo. Sappiamo anche che non è vera la supposta gelosia dello spirito verso la potenza del brac cio. Non vedemmo un gran poeta, di corpo misero. Giacomo Leopardi, inneggiare ad un vincitore nel giuoco del pallone? Sappiamo poi che è gloria dei tempi no stri l’aver diffusamente compreso che l’edu cazione fìsica può render grandi servigi al diritto, alla giustizia, alla religione stessa, tanto che mille società ginniche si onorano d una bandiera cattolica. Un altro gran poe ta, malissimo adatto anche lui ad esercizi di forza, Alessandro Manzoni, esaltò cristia namente lo stesso coraggio materiale, e mo stro in D- Abbondio ciò che possa contro il dovere cristiano la paura fisica.
Sappiamo finalmente che 1' acquisto di grandi ricchezze, da par *e degli atleti, deve scandalizzare i cristiani meno degli altri, per una loro convinzione sdegnosa, perché cioè essi non possono considerarle come un be ne vero. Se è d’ordine inferiore il titolo di acquisto, è d’ordine inferiore ai loro occhi anche la cosa acquistata. Stia il denaro nei limiti della sussistenza/e del giusto decoro della vita, allora esso sarà un vero pregio, e ¡sarà cosa cristiana l’esigere che lo si ripar tisca in proporzione della dignità degli uffi ci; allora converrà scandalizzarsi, come d ’un disordine sociale, che un facchino — ciò che spesso accade oggi — sia meglio retribuito d’un professore d’Università- Ma -quando la ricchezza enorme, fatta ("uno smisurato su perfluo, senza le giustifica ioni e le utilità so ciali ch_ in alcuni casi roderebbero danno so e illegittimo il menomarla, capita d’im provviso a chi non ha fatto che divertire con la muscolatura una folla, un tal premio è brutto premio e non altro. Noi non dobbiamo dare alla materialità della fortuna un valor© di troppo superiore a quello dei materiali mezzi con cui la si è conquistata. Nulla, dunque, in una critica morale, di stupido, d’inesperto, di a priori avverso ai ludi ginnici, ai loro trionfi, alle loro retribu zioni. Ma questa critica esige il modus in re bus. Il giorno in cui tutto il mondo sì perde dietro a due che fanno a pugni ; che quasi quasi alla loro gara assiste con più fremito che non assistette a quella fra Foch e Hindemburg per i destini della civiltà; che alla sorte di quei pugni affida l’onore delle razze umane in contesto, quel giorno una tal cri tica deve gridare che ciò è mostruoso. Invero, coloro che già s’attendevano un tale giudizio, corrono ai ripari. Dicono — e lo riassumo da una corrispondenza londi nese : « A New Jersey si è dibattuto un proble ma che in ultima analisi non è meno impor tante di tanti altri e sui quali invano si è affaticata' l’umanità attraverso i secoli della sua storia, e cioè quello di sapere se il po deroso sviluppo intellettuale dell’umanità di oggi sia stato conquistato a scapito della for za muscolare, della perfezione ed armonio sa struttura del corpo umano- Carpentier, in una strana ma al tempo stesso seria circo stanza, era divenuto agli occhi d'eli’Europa il campione della forza fisica, alleata, diretta, guidata, sorretta da un agile intelletto, raffi nato prodotto della civiltà della vecchia Eu ropa. Dempsey era invece una formidabile macchina di distruzione rappresentante agli occhi del mondo il tipo completo ed insorpassabile della forza fisica. Ha vinto Dempsey ».
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Bei ripari! Noi credevamo che la lotta per la superiorità tra 1 intelligeza e la forza del l’uomo, fosse già risoluta da un pezzo. Quel la poteva indicare come suo trofeo tutto il progresso umano; questa doveva confessare che ci sono animali assai più forti degli uo mini. Ma l’intelligenza aveva conquistato quei trofei, perchè ad armi di contesa non aveva scelto i pugni. Se avesse fatto tale scelta, sarebbe stato naturalissimo veder un bifolco buttare a terra Dante Alighieri- Ma nello stesso individuo — si domandava'più propria mente il corrispondente — può lo spirito svi lupparsi insieme alla gagliard'ia? E ne chie deva il responso a New Jersey; come se non * avessimo veduto nella storia il genio politico di Bismark e la santità di Camillo de Lellis mostrarsi in- corpi atletici di statura e di vi gore ; come se la Francia per dare un sag gio della raffinatezza intellettuale sua e della stirpe latina, avesse dovuto scegliere un Car pentier, ossia ’un uomo che tutta la- sup. van tata intelligenza l’ha poi spesa nell’arte di sfasciar le mascelle a un avversario. No : non decoriamo la zuffa di due pugilatori e le lividure delle loro faccie del no me grandioso di cimento tra lo spirito e la materia, tra il cervello e il braccio ; lascia mo loro il vero carattere di gara tra due energie brute: l’una più metodica e l’altra più spontanea. I muscoli che la natura ave va fatto più gagliardi hanno vinto ; quelli che alla natura avevano cercato di supplire col metodo hanno perduto. Il cervello che non è punto in causa, non ha oggi da umiliarsi per chè il rozzo americano abbia trionfato : si umilii invece-a vedere il poco uso che i ppoli ne fanno, coll’eccesso dei loro plausi e delle loro disperazioni ; col rinnovare il culto della forza per la forza, come nei tornei me dioevali, senza la leggiadria che li distingue va, senza la scusa d’esercitare per finta e con ferite vere un’arte, che essendo la stes sa delle guerre d'allora, poteva almeno ser vire di tirocinio militare. La forza che si contenta d'i sè porta alla pratica della violenza : il giucco, in cui il volto umano, ’lo specchio della dignità dell’a nima, diventa un bersaglio pei ceffoni, abbru tisce il sentimento e menoma il rispetto del la vita. L’entusiasmo popolare poi che fuori d’ogni misura, celebra quella forza e quel giuoco fa di essi non più un vizio di pochi lottatori, ma un vizio sociale. Che sa oggi il mondo fa il suo esame di coscienza per riconoscere da che nere fonti scaturiscono gli orrori della guerra mondiale, scruti pure le ambizioni politiche e le cupi digie economiche, ma confessi quanta parte ne spettò anche all’esaltazione frenetica de gli esercizi e dei ludi d’una forza senza sco po- Non erano nè politici, nè affaristi i mil le e mille, che pure avevano preparato lo