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Stadium n. 8/1964

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C. S. I. PRESIDENZA NAZIONALE-

SIadìuni

QUINDICINALE DEL CSI

I PROBLEMI DELLO SPORT

ANNO LIX - N. 8 • 3 MAGGIO 1964

ARCHIVIO SERICO

OR. Il

scere dalla passione della scommessa che fa impazzire il sangue inglese. Concludo: non sono gli inglesi che si vendono o vendono roba degli altri. Inglesi o no certe azioni sono spor­ che. Però vorrei dire ai giornalisti italiani che, purtroppo, le cose sporche inglesi non servono per lavare le nostre.

LA NUOVA NAPOLI CALCIO Abbiamo letto sul settimanale « Lo sport del Mezzogiorno » di sabato 25 aprile, in prima pagina: « Il Prefetto aiuterà la nuova Società. Nella riunione tenutasi ieri in Prefettura, è stato assicurato al Napoli F. C. l’appoggio di tutti i maggiori Enti cittadini... la notizia è ufficiale... ecc. ». Siamo lieti che anche un Prefetto si occupi di sport e prometta il suo aiuto a una società che attualmente vale 600 milioni. Così si legge sullo stesso giornale. Non sappiamo quale sia però il genere di aiuto che il Prefetto darà alla Società. Ci auguriamo che sia solamente un aiuto morale e non si sprechino milioni e mi­ lioni per una Società formata al massimo di 40

ZILIOLI AL GIRO D’ITALIA Zilioli mi sembra un bravo ragazzo ed è un onesto professionista. Quelli che lui chiama « i suoi superiori » sono in pratica i padroni della, azienda di cui Zilioli fa parte. All’azienda sarà utile il Giro d’Italia e allora si farà il giro d’Italia, altrimenti no. Il ragionamento fila e nessuno può condannare Zilioli o i padroni della sua azienda. Se poi non è vero niente ma è tutta pubblicità vuol dire che l’azienda dove lavora Zilioli possiede anche un ottimo ufficio pubblicitario. Ma perchè allora i gior­ nali se la prendono tanto? Perchè anche essi hanno bisogno di Zilioli e della sua azienda e dei giochi pubblicitari della stessa. E’ inutile dire che in Italia c’è uno spreco di giornali spor­ tivi che per necessità di cassetta sono costretti ad essere antisportivi. Cioè sono costretti a scri­ vere di tutto meno che di sport e il tutto spesso si esaurisce in piccoli scandali a sfondo pubbli­ citario. Se un giovane volesse sapere cosa sia lo sport e per avventura aprisse un settimanale sportivo italiano, si troverebbe davanti ad una discutibile passerella d’avanspettacolo calcistico con varie appendici di indiscrezioni su tizio e su calo. Gaston Meyer scrive su « L’Equipe » ® Ho sotto gli occhi un settimanale sportivo della Penisola. E’ datato 1 aprile. Il più importante del Paese: 56 pagine. Ecco come sono suddivise le pagine: calcio: 33 pagine; ciclismo: 6 pagi­ ne; atletica, automobilismo, boxe, ippica, rug­ by: 2 pagine per ciascuno; nuoto; 1 pagina; soggetti generali: 5 pagine. Lo sport profes­ sionistico occupa 46 pagine su 56... ». I grandi sport olimpici sono dunque ridotti < à la portione congrue » e noi concludiamo con lui che la stampa è vero che interpreta i gusti del pubblico ma ha anche il dovere di orien­ tarli. Allora non lamentiamoci se lo sport in Italia sta polverizzandosi.

LO SCANDALO INGLESE I giornalisti italiani parlano degli scandali inglesi con la stessa malefica fantasia della zi­ tella che parla della giovanissima e corteggiata vicina di casa. Sembra che gli scandali inglesi possano servire per nascondere le nostre pover­ tà sportive. Io non so cosa pensare dei quattro giocatori che vendono una partita. Se è vero non fanno certamente una buona reclame allo sport. Si sa che il popolo inglese è scommetti­ tore spaccato e certe esagerazioni possono na­

o 50 giocatori, dimenticando quasi compietamente le migliaia di giovani che a Napoli non hanno mezzi nè attrezzature per svolgere una semplice e sana attività dilettantistica. Pur­ troppo non è la prima volta che troviamo in molti comuni di questa strana Italia, stanzia­ menti di milioni per mantenere 15 giocatori di calcio e un contributo di 10 o 15 mila lire per il Centro Sportivo Italiano che nello stesso co­ mune raccoglie centinaia di giovani che pur non essendo o diventando campioni hanno di­ ritto a fare un’attività sportiva e ricreativa. Ma i nostri amministratori non si preoccupano della salute spirituale e fisica dei giovani, bensì della loro pubblicità. E si sa che i cento ragazzi non valgono la pubblicità di un campione. Ma quelli, signori, attraverso i loro genitori pagano le tasse e il denaro che così spendete per in­ grassare cinque campioni di foot-ball viene dalle loro tasche. Siamo certi che lentamente anche in Italia si creerà una educazione amministra­ tiva e allora gli amministratori comunali si ri­ corderanno dei giovani. Il senatore Merzagora, Presidente del Senato, nel discorso tenuto il 24 aprile sembra però pessimista più di noi. Dice infatti: « Le vie della corretta amministrazione sono oscurate sia dall’indifferenza che dalla nebbia di una omertà che si crea e si scioglie soltanto in funzione di comuni interessi mentre dovrebbe essere spazzata via dalla ventata spon­ taneamente reattiva comune in tutti: quella della onestà ». ■ . Noi vogliamo ancora sperare nello spirito nuovo che ha già rifatto l’Italia nel decennio d’oro ’48-’58. Voi, responsabili dell’amministra­ zione pubblica, non distruggete la nostra spe­ ranza. Sarebbe la fine per l’Italia. Don Nicola Pavoni


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