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Stadium n. 8/1924

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STADIUM ANNO XVIIII — N 8

Si pubblica il 15 e il 30 del mese

ROMA — 30 aprile 1924 Direzione ed Amministrazione

Conto corrente postale

ROMA - Via della Scrofa, 70 - ROMA

¡

BUONA

Spesse volte da chi non segue con pazienza e con amore l’opera nostra ci si rivolgono criti­ che, non direi accuse, o di essere troppo gin­ nastici, o di essere troppo sportivi. Coloro che sono tenacemente attaccati alle vec­ chie glorie della ginnastica italiana, trionfante in tutte le competizioni internazionali, non sanno comprendere come si possa abbandonare questa via maestra per perdersi nei viottoli così incerti e difficili dello sport. Così, tutti coloro che hanno seguito il rapido sviluppo degli esercizi sportivi e dei giuochi, non si sanno capacitare perchè invece di cor­ rere liberamente all’aria aperta, respirando a pie­ ni polmoni la forza e la vita, ci si debba affati­ care intorno ad un attrezzo in una chiusa pale­ stra, senza vantaggio per la ricreazione del pro­ prio spirito. Così gli uni e gli altri si isolano nella loro concezione unilaterale e chi ci perde è... l'educa­ zione fisica. Noi della F.A.S.C.I. abbiamo voluto e vogliamo essere più ragionevoli, più pratici e, in questo caso, più scientificamente corretti. Non è una cosa nuova questa che oggi diciamo, ma giova sempre ripetere quello che non è di facile comprensione. L’educazione fisica ha bisogno di un metodo, altrimenti sarà ricreazione acrobatica, sport o perditempo, mezzo di fortificare gli organismi e spesso per rovinarli. Tutto deve essere fatto per gradi, con cri­ terio, a seconda delle capacità e delle possibilità dei giovani, niente escludendo a priori, nè tutto accogliendo senza giudizio e senza esame. Per questo noi facciamo la ginnastica naturale e l’attrezzistica, gli sports e i giuochi, senza con­ trasti e senza fobie, ma guardando costantemente il fine ultimo : l'educazione fisica. Però leggendo quanto scrive il Prof. Mazzarocchi nel suo bel volume « La ginnastica del Cavallo » a proposito di questi problemi e di quello particolare dell’attrezzistica, abbiamo con­ statato volentieri come il buon senso si faccia strada. Quendo un valoroso attrezzista dice chiaramente che : la ginnastica degli attrezzi prima della pu­ bertà è delittuosa e conclude un suo preciso mo­ do di ragionare così : lo credo nell’avvenire delieducazione fìsica, o mi par certo che fra cinquanta o cento anni, quan­ do i popoli toglieranno il lato spettacoloso all’e­ sercizio fisico e faranno tutti la ginnastica come una necessità della propria esistenza, le genera­ zioni guarderanno non senza compassione le con­ dizioni della educazione fìsica in questo ultimo cinquantesimo. Allora, le nobili figure di Baumann, di Mosso, di Demeny, di Langrange e tan­ ti altri pubblici ed impeccabili accusatori dell’acrobatismo e dell'istrionismo prezzolato o no, sa­ ranno tenuti in grande onore e la loro memoria

STRADA

vivrà perenne nelle palestre di Italia, credo ab bia diritto di essere ascoltato perchè sa quello che scrive.

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Con questo naturalmente non è detto che gli attrezzi debbano essere aboliti, nè che gli sports possano sostituirli ; siamo sempre dentro lo stes­ so circolo. Bisogna guardarsi dagli eccessi. Per­ ciò è dannoso il criterio di gare agli attrezzi (grandi) per gli allievi, come quello di partite di calcio regolamentari fra giovani non ancora svi­ luppati. Come la ginnastica degli attrezzi non fa e non deve fare sistema da sè, è lo stesso Prof. Mazzarocchi che lo dice, così gli sports debbono essere coordinati a tutta l'educazione giovanile e de­ vono completare e integrare, quando è possibile, mai sostituire interamente, l'educazione fìsica. Lo sport, dice il Prof. Pastorino, che si può dire essere estrema manifestazione di quello che valga e renda il corpo umano in determinati eser­ cizi, ha la sua ragion d’essere solo in chi ha rag­ giunto un notevole, completo, armonioso svilup­ po osseo-muscolare e funzionale. Si dedicano da noi frequentemente, potrei dire generalmente, al­ lo sport tipi fisici ben lontani dell’aver raggiunto un tale indispensabile sviluppo. Su questa, e for­ se non in altre ragioni, sta la causa dei nostri fre­ quenti insuccessi sportivi internazionali. Quando l’Enef nel suo programma di educazio­ ne fisica scolastica volle portare un soffio di vita nuova diede larga ospitalità a tutti gli sports ed anche allo scautismo. Ma in pratica mancò il mo­ do di attuare razionalmente tale programma per­ chè, come non si fa ginnastica senza palestre non si fa sport senza campi sportivi, e perchè ancora nessuna scuola italiana è stata capace di creare un sistema di educazione fisica, che po­ tremmo chiamare ecclettica e tale da permettere la integrale applicazione del programma scola­ stico suddetto con criteri scientifici.

**« A questo pun.o qualcuno ci domanderà, date le nostre premesse, se noi della F.A.S.C.I. ab­ biamo saputo trovare questo sistema per non es­ sere in parole pqvere nè troppo ginnastici, nè troppo sportivi. Forse si! Per quanto chiediamo da anni che tutti i giovani facciano nella prima età educazione fisica e preparino sul serio il pro­ prio organismo • e lo rendano adatto alle più forti imprese e alle più svariate esercitazioni. Fatta la base — per noi qui non è ora il caso di discutere sul sistema più adatto che può an­ dare dalla ginnastica svedese a quella del Baumann, e magari all’atletica' leggiera — il resto viene dopo da sè. La F.A.S.C.I. in linea generale favorisce tutte le buone iniziative che abbiano valore e caratte­ re educativo : spetta ai responsabili armonizzare e fondere, completare ed integrare. Questo nostro programma, qui si parla di linee

PERIODICO SPORT.

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generali, non è una novità ; ma come federazione crediamo sia la sola F.A.S.C.I., in Italia, a perseguirlo. Noi non abbiamo filie e fobie spe­ ciali, abbiamo detto, e pur tenendo conto delle necessità organizzative dell’ora presente non de­ roghiamo dal nostro programma. Siamo certi di essere sulla buona strada e di servire cosi facendo la causa della vera ed in­ tegrale educazione delle future generazioni, per­ chè l’uomo, scriveva il’Prof. Kellermann, abituato a vivere all’aria libera e pura, agli esercizi che danno forza, salute e gioia, rifuggirà da tutti quei piaceri che si pagano con la perdita delle mi­ gliori energie che procurano .le vecchiezze pre­ coci, la debolezza generale, la nevrastenia, l’in­ capacità di proseguire nelle difficili imprese, che uccidono nel loro nascere ogni spirito di inizia­ tiva e ogni forma di coraggio civile. R. d’A.

Le passate Olimpiadi Avvenimenti di alta importanza sportiva e non solo sportiva, come quello delle Olimpiadi non possono passare inosservati nel nostro monde. Però crediamo utile, seguendo quanto già fu detto in argomento nel numero passato, fare la breve storia critica dell’ultima olimpiade di An­ versa, perchè questo faciliterà il giudizio nelle prove future e permetterà di valutare i progressi raggiunti da ciascuna nazione. Le Olimpiadi di Anversa non furono eccezionali per tempi e risultati raggiunti. La ragione va ri­ cercata nello sferzo fatto da tutti i popoli durante la lunga guerra. I tempi infatti furono quasi in tutte le gare molto inferiori a quelli degli anni precedenti e solo sono da registrare certe performances otte­ nute da uomini addirittura eccezionali come lo sprinter americano Paldock, il maratoneta fin­ landese Kolehmainen e l'hurd’.er canadese Thom­ pson. Fatto importante di questa Olimpiade è certamente il formidabile attacco che fu portato agli americani, dominatori incontrastati fin allora, dagli atleti scandinavi. Gli italiani si fecero ab­ bastanza onore e riportarono ben 10 vittorie fra i diversi sports così suddivise : 4 nella schierma, 2 nel podismo, 2 in ginnastica, 1 in ciclismo e 1 sollevamento pesi. 1 fratelli Nadi, Frigerio, Zamponi, Giorgetti e compagni, Bottino furono coloro ai quali spetta il vanto di aver fatto alzare il tricolore italiano sul pennone dello Stadio di Anversa. A questi dobbiamo aggiungere il due della Querini che con Olgeni e Scatturin riportava in canottaggio una netta vittoria e così il numero delle afferma­ zioni italiane sale a 11. Notevoli sono pure i piazzamenti di Arri al terzo posto della Maratona, di Ambrosini pure terzo nei 3000 metri steeple, di Maccario nei 10 km. e di Ferrano quarto nell’individuale cicli­ stica di 50 km. Per una nazione che usciva da una formida­ bile guerra con dei sacrifìci enormi non c’era


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