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Stadium n. 7/1964

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NON MI SI ADDEBITI­ NO sentimenti nostalgi­ ci se debbo richiamarmi al « famoso » fascio litto­ rio: non tanto a quello maltrattato e vilipeso di un regime ormai nella storia, ma a quello che Roma portava ovunque due decine di secoli or sono per mostrare in mo­ do « didattico » l’unità e il conseguente prestigio e la forza di Roma. E sen­ za andar lontani nel tem­ po un poeta del primo novecento scriveva: « non siamo un popolo, perché siam divisi »... ed è inu­ tile essere in cento a dir di sì ed uno solo a « fare no ». Le chiacchiere la­ sciano il tempo che tro­ vano: ciò che può deter­ minare un atteggiamen­ to sono i fatti e la recente storia d’Italia ce ne ha dato purtroppo conferma. E’ questa la situazione dello sport: siamo divisi e si chiacchiera troppo. Ciascuno tira l’acqua al proprio mulino e con­ gressi e convegni si addi­ zionano a non finire. Ci sembra giunta l’ora di tirare i remi in barca e fermarci un istante: lo sport ha bisogno di prov­ vedimenti urgenti e di considerevole mole, non di chiacchiere; i ragazzi soprattutto hanno biso­ gno di essere avviati pri­ ma che alle discipline sportive al concetto del­ l’attività sportiva come utile elemento dell’educa­ zione totale dell’indivi­ duo; è necessario che le famiglie vengano solleci­ tate e poste dinanzi alle tragiche conseguenze di una mancata educazione fisica e sportiva della gio­ ventù; lo Stato deve trat­ tare lo sport non come le compagnie d’avanspet­ tacolo, ma come un de­ terminante mezzo di edu­ cazione dei cittadini. E se non troviamo al­ tri che ci possano segui­ re allarghiamo almeno l’invito ai cattolici: la FARI, l'Unione Uomini di A. C., le ACLI, tutte le Parrocchie, uniti in un unico sforzo per un uni­ co scopo: dare alla gio­ ventù lo sport di cui ha bisogno.

Il Centro Sportivo Ita­ liano non vuole fare l'al­ fiere, non desidera d’al­ tra parte liberarsi dai suoi obblighi: vuole fare la strada, aprire un dia­ logo. Facciamo tutti un esa­ me di coscienza per vede­ re se abbiamo fatto ogni cosa, ogni tentativo per­ ché i ragazzi e giovani d’Italia non debbano giungere alla soglia della vita soltanto tifosi scal­ manati, ma sportivi au­ tentici. Corrado Biggi

SPORT

c. s. i. PRESIDE^ IUI0MME ARCHIVIO STuRIGJ

in parallelo

NON E' LA PRIMA VOLTA che il nostro giornale tratta della necessaria collaborazione tra gli organismi cattolici. Ha parlato di volta in volta di « buona volontà », della necessità di « darsi una mano » e di « essere vicini ». Ora ritiene sia giunto il momento di affrontare apertamente l'argo­ mento esaminandolo per quanto possibile anche nei suoi dettagli. Cominciamo in questo numero a parlare della F.A.R.I. Primo perché è, in linea logica e pratica, l'organismo più vicino e affine al nostro; in secondo luogo perché ce ne offre lo spunto un recente tentativo di iniziativa realizzata in comune. Ci riferiamo alta celebrazione nazionale della « Pasqua » Non intendiamo additare orizzonti nuovi o soluzioni radicali ad alcun problema. Il C.S.I. e la F.A.R.I. sono due organismi con precise, specifiche fisionomie, strutture e finalità che possono e deb­ bono realizzare ciascuno nel proprio ambito con i mezzi, i programmi e gli uomini di cui dispon­ gono. Ma sono due organismi, diciamo cosi, affiancati che, nell'ambito dell'Azione Cattolica, lavorano nello stesso ambiente sportivo, l'uno nel settore maschile, l'altra in quello femminile. Ci possono essere, e ci sono in realtà, settori di attività, iniziative, zone di influenza, scopi da raggiungere che sarebbero certamente meglio perseguiti unendo le idee, i programmi e gli uomini. Non facciamo del resto niente di nuovo, ben sapendo che un accordo tra il C.S.I. e la F.A.R.I. risale addirittura al 1946. Sulle possibilità di collaborazione tra la F.A.R.I. e il C.S.I. abbiamo chiesto il parere della vice­ presidente Nazionale della F.A.R.I., sig.na Ludovica Busatto.

COME ORGANIZZAZIONI PARALLELE, opera l’uno della GIAC e l’altra della G.F. di ACI. il C.S.I. e la F.A.R.I. non solo possono ma è anche bene che collaborino in modo fattivo. Penso che tale collaborazione possa prendere vita su un piano di rappresentanza e su un piano tecnico. Sarà opportuno che il CSI e la FARI si presen­ tino insieme, con iniziative comuni, di fronte alle Autorità politiche, civili e religiose in modo da ren­ dere una comune testimonianza del pensiero e della presenza attiva dei cattolici nello sport. Sul piano tecnico ci sono già oggi vari esempi di collaborazione. In alcune città la stessa commis­ sione tecnica del CSI è anche commissione tecnica della FARI. Non nascondo che la FARI deve molto all’aiuto tecnico del CSI e anzi ne approfitto per ringraziare di questa collaborazione così disinte­ ressata. Credo però che possiamo andare ancora più avanti: perché non pensare, per esempio, alla mede­ sima data e città per tornei di propaganda e per

finali di campionato? In questo modo si potrebbe contare in una più completa ed efficace sensibilizza­ zione dell’ambiente in ordine allo sport maschile e femminile cristianamente inteso e in una maggiore semplificazione della organizzazione. Perché non at­ tuare insieme iniziative che sia il CSI che la FARI programmano separatamente? Come esempio si po­ trebbe richiamare la Pasqua o il Natale dello sportivo. Naturalmente vedo molto utile per tale collaborazione un incontro maggiore a livello di dirigenti. Troppo spesso lavoriamo l’uno accanto all’altro, ma­ gari nello stesso palazzo e non ci conosciamo che di nome; se vogliamo parlare di collaborazione è ne­ cessaria la conoscenza di persone, di programmi e di problemi dell’organizzazione parallela. Mi auguro che concretamente questi nostri desi­ deri di collaborazione trovino eco presso i Comitati CSI e FARI in modo da poter dire insieme una pa­ rola più efficace al mondo sportivo italiano. Ludovica Busatto

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Stadium

QUINDICINALE DEL CSI

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I PROBLEMI DELLO SPORT

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ANNO LIX - N. 7 ■ 19 APRILE 1964

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OR. Il

CAMPIONATI NAZIONALI CORSA CAMPESTRE TENNIS DA TAVOLO a pag. 4 e 5 I campionati nazionali CSI di Tennis da Tavolo: in alto Massei delia categoria allievi e in basso Sanvito della categoria juniores. Le finali del Campionato Nazio­ nale si sono svolte a Chianciano Terme 1'11 e 12 aprile: a pag. 5 il nostro servizio

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Gioventù

Italiana un passo indietro...

o “passo romano,,?

la buona terra

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CAMMINO LUNGO IL SENTIERO nasco­ sto dall'erba di aprile vicino al laghetto arti­ ficiale. E' una valle stretta come il palmo di una mano, dice Armando. A me sembra infini­ ta come la luce del sole che si adagia decisa sul grano che l'aspetta con l'ansia di chi ama. Il grano viene bene quest’anno. Siamo già al quinto nodo e poi deve nascere la spiga. Le sue mani grosse e forti accarezzano lo stelo ancora fragile e verde che si spiega senza stre­ pito e lascia intravvedere una fogliolina im­ percettibile dal cui verde intenso nascerà il mistero della spiga. Questo grano è di un ver­ de più sicuro. Sì perchè è grano di casa. Non è speciale, dice il fattore, però, dammi retta, questo grano vale più dell'altro. Il laghetto è felice di vivere in mezzo alla valle verde e verde si fa pure lui, vanitoso. Gli alberi di quercia sono senza foglie ancora e si spec­ chiano nel lago come immaginifiche incisioni raccontando storie d'amore ora complicate ora serene. Gli avannotti si addormentano a branchi nei caldi anfratti della sponda poi scappano impazziti e spaventati dalla mia ombra. Il bosco a primavera è fresco come un bambino e arido come un vecchio. L’acqua si nasconde tra l'erba e t’inganna e guazzi come uno sciamannato. E sì che gli alberi sopra di te sembrano morire di sete. Non ti fidare dei prati a primavera. Hai ragione Ar­ mando. Chissà stasera che dirà il vecchio Gia­ como a vedere le mie scarpe di fango. Si immaginerà avventure rischiose mentro ho camminato felice tra l'erba sulla terra del buon Di o. Questa è la più piccola e si chiama Lucia. Tu non lo sai Lucia chi ci ha creato. Risponde con gli occhi castani poi ride. E la bocca sot­ tile come un profumo di viola mormora a scan­ dire, ci ha creato Iddio. La casa di Armando è color rosa con una striscia bianca all'altezza del cornicione. Dap­ pertutto si sente le mani di una donna intelligente e premurosa. Quello è il ritratto del povero babbo. Una faccia tranquilla con occhi sani ed un naso forte. Questa è la povera mamma. La ricordi? Era una donna pic­ cola e mite come un granello del rosario. Amavano questa terra, come noi. La buona terra di Dio. A sera preghiamo qui, davanti alla Madonna. I bimbi si addormentano ma credo che al buon Dio piaccia il sonno dei bimbi più della preghiera di noi grandi. E’ tardi. Armando, devo proprio andare. Scendo lentamente verso il laghetto per prendere la strada di casa. All’incrocio mi aspetta Lucia. E' rossa in viso e sui capelli scherza il vento che viene dal mare, respira male. Le ho raccolte per te, adesso nel bosco, le vuoi? Lascia nella macchina un mazzo di viole e corre via. Poi si volta e mi grida: le metti sull’altare della Madonna perchè io sia più buona. Mi saluta con la manina poi sale la collina e sembra scomparire nel cielo. Come è vicino il cielo alla collina. Còme è vicino.

La Gioventù Italiana (ex G.I.L.) ha preparato uno schema di statuto che ha sot­ toposto all'approvazione dei Ministeri interessati. In esso si autoattribuisce compiti e attività così generali che si fa fatica a distinguerli da quelli della famigerata orga­ nizzazione del passato re­ gime. Fra le altre cose vi è det­ to che la G.I. « incoraggia e stimola le iniziative associa­ tive della gioventù », « cura la formazióne civile dei gio­ vani », « cura le attività ri­ creative dei giovani nei cam­ pi dell’educazione fisica, nel­ lo sport e nel turismo », « mantiene contatti con le organizzazioni internazionali pubbliche e private che si occupano della gioventù » e — sentite questa — « rappre­ senta la gioventù italiana nel­ le varie istanze europee ed internazionali », infine — co­ sì per finire — « svolge qual­ siasi altra attività a favore ed a protezione della gio­ ventù ». Alla buonora! Alla prima lettura si ha ¡’impressione di non aver compreso bene e si torna a leggere. Ma non c'è vista nè occhiali che ten­ gano: le parole sono chiare e inequivocabili.

RAGIONIAMO CON CALMA Si, amici della G.I., cer­ chiamo di ragionare con calma. Dunque voi venite a di­ re oggi, a distanza di venti anni dalla caduta del Fasci­ smo, che la G.I.L. più che morta ha cambiato nome (neppure completamente), che nell’Italia democratica postbellica la libertà dell’as­ sociazionismo giovanile è so­ lo nominativa dal momento che esiste un ente di diritto pubblico (quindi statale) che « cura » in nome, con il be­ nestare e con i soldi dello Stato « qualsiasi » attività giovanile e « rappresenta » la gioventù italiana in campo internazionale! Voi vorreste spiegarci ades­ so, a venti anni dalla guerra, che l’ingente lavoro svolto dalle associazioni giovanili in tutti i campi poco o nulla conta, perchè queste non hanno nè potranno mai ave­ re un riconoscimento uffi­ ciale dal momento che lo Stato italiano riconosce, pro­ tegge ed aiuta la G.I. come figlia unica e prediletta! Voi vorreste dirci, più o meno apertamente, che la campagna, meglio la lotta, che le associazioni giovanili

INCASSI RIDOTTI MA LO STATO PRENDE DI PIU'

GLI ILLUSI DEL C.I.G.I. Si deve sapere che da qual­ che anno gli organismi gio­ vanili di ispirazione demo­ cratica si sono riuniti in un Comitato di intesa (C.I.G.I. — Comitato di Intesa della Gioventù Italiana aderente alla Assemblea Mondiale del­ la Gioventù — W.A.Y.) per uno scambio di idee, per con­ cordare i programmi e Fazio­ ne e, in particolare, per sten­ dere di comune intesa i prin­ cipi ispiratori di una poli­ tica giovanile da sottoporre e sollecitare al Governo. Al­ la stesura di questo schema si sta giungendo proprio in questi giorni: in esso tutti j problemi della gioventù ven­ gono prospettati in maniera prg.anica ed unitaria e si for­ mulano proposte concrete di soluzione. Ebbene, proprio in questo momento culminante di azio­ ne pluriennale, la G L. con spiccato senso di intempesti­ vità e di inopportunità, se ne esce fuori con un’iniziativa particolare che non risolve niente, contribuisce a con­ fondere ancora di più la situzione e compromette j po­ chi risultati positivi già con­ seguiti o comunque sperabili.

SOLUZIONI UNITARIE E CONCORDATE

— Bisognerebbe scrivere • al servizio dello Stato » !

NAZIONALE LILLIPUT

Don Nicola — Scusi, mi copre la porta!...

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stanno sostenendo da tanti anni per ottenere dal Gover­ no una maggiore sensibilità ai problemi giovanili e una organica azione di politica giovanile è andata sprecata perchè a un tratto la G.I. an­ ticipa tutti sul traguardo e si fa riconoscere dallo Stato come unica depositaria delle sorti (e del patrimonio) del­ la gioventù italiana!

11 Centro Sportivo Italia­ no aderisce al C.I.G.I. e par­ tecipa attivamente alle saie molteplici e benemerite ini­ ziative. Ci uniamo quindi al­ la vibrata protesta che esso ha fatto pervenire alle Au­ torità competenti ribadendo, in linea generale, l’esigenza prioritaria di una consulta­ zione delle organizzazioni giovanili e di una loro par­ tecipazione attiva ad ogni decisione di fondo sulla po­ litica della gioventù, e • sot­ tolineando, nella questione particolare, la impossibilità è la dannosità di isolare il pro­ blema del nuovo statuto del Commissariato della GL, dalla più generale questione di una politica per la gioven­ tù, auspicata dal Presidente del Consiglio on. Moro nel suo discorso programmatico e già approfondita dal CIGI in base alle indicazioni delle Organizzazioni aderenti.


IO STATO NON S! IMPEGNA le famiglie non se ne preoccupano Dobbiamo ancora una volta tornare sulle statistiche e sulle interrogazioni alle autorità: è una strada obbligata quando si vuol parlare di politica sportiva. Che altro si può fare se di sport se ne pratica poco e male e se di politica sportiva non se ne fa affatto? Ci guardiamo intorno per conoscere la situazione meglio che è possibile, e ci rivolgiamo verso l’alto con la speranza di ascoltare qualche parola che ridoni la fiducia.

Il Provveditore agli Studi di Roma intervistato sullo sport per i ragazzi

NON BASTA LA BUONA VOLONTÀ 3 E' auspicabile che si arrivi a delle disposizio­ ni che consentano alla Scuoia Elementare di essere posta nella condizione di svolgere un'opera pro­ pedeutica alla attività sportiva della Scuola Me­ dia 3 La famiglia è impotente ad appagare il

bisogno di moto dei giovanissimi 3 Lo scempio Ora, dall’alto le parole di fiducia ci vengono dette ab­ bastanza frequentemente, di­ remmo troppo tenuto conto che parole sono e tali re­ stano, almeno fino ad oggi. In basso, intanto, la situazio­ ne si fa ogni giorno più gra­ ve, addirittura drammatica, come ci rivelano statistiche sempre più aggiornate e pre­ cise. addirittura un po’ ci­ niche e crudeli nella loro ob­ biettività ed imparzialità. Ne ha condotta una l’ENAL con molta serietà sul tempo libero e vi si legge che la pratica sportiva viene soltan­ to al quinto posto nella gra­ duatoria degli hobbies più praticati, con una percen­ tuale di appena 10% prati­ canti. Il Cornane di Milano ha fatto anch'esso delle ricerche molto interessanti nel campo della ricreazione e dello sport giovanili e, pur trovan­ doci di fronte alla città che vanta la più alta percentua­ le di sportivi attivi (Milano 4,4%; Lombardia 3.5%; Ita­ lia 2.6%. scopriamo situazio­ ni e dati davvero scoraggian­ ti. Fra gli studenti ad esem­ pio, cioè la categoria dei gio­ vani notoriamente più spor­ tiva. soltanto il 13% pratica qualche sport. Ma quel che più impressiona è che fra i ragazzi fino ai 15 anni sol­ tanto il 4,8% si dedica alla pratica sportiva. Una percen­ tuale, cioè, praticamente nul­ la nell’età giovanile più de­ licata e nella città che vanta le punte più alte di prati­ canti qualche attività spor­ tiva. Un'altra indagine, di carat­ tere medico, è stata condotta

in una grande città italiana sui ragazzi di IV e V elemen­ tare (9-11 anni) per l’am­ missione ai corsi di nuoto della scuola. Ne sono risul­ tati dati sorprendenti e pre­ occupanti. Si pensi che nem­ meno il 50% dei bambini è risultato completamente ido­ neo: scoliosi e altri difetti dello scheletro in prima li­ nea, seguono numerosissimi casi di infiammazioni acute e croniche delle tonsilli, ad­ dirittura un 7% di bambini affetti da gravi malattie in atto e tra esse alcune tuber­ colosi in fase attiva, impo­ nenti lesioni tonsillari e ade­ noideo, affezioni bronchiali fino alle bronchiettasie e via discorrendo. Da questi dati risalire alla responsabilità dello Stato è giusto e doveroso. Lo Stato italiano, infatti, non se mai posto il problema dell’educa­ zione fisica e sportiva della gioventù se non attraverso interventi occasionali, insuf­ ficienti e disorganici. Ma le situazioni, che le indagini ogni giorno ci ripropongono chiamano a corresponsabili, accanto allo Stato, anche le famiglie e tutte le associa­ zioni e istituzioni giovanili. Ormai non si può far tutto risalire ad una deficienza di impianti e attrezzature spor­ tive, sia pur grave come è quella italiana, ma è neces­ sario rifarsi ad una deficien­ za di ordine psicologico, ad una mentalità carente per cui la pratica sportiva viene con­ siderata dai più un fattore ricreativo indifferente rispet­ to a mille altri o non addi­ rittura un perditempo Si

tratta, insomma, della già la­ mentata mancanza di una ve­ ra coscienza sportiva a tutti i livelli nella società ita­ liana. Se è vero, infatti, che man­ cano gli impianti è pur vero che Milano è una città che ne ha a disposizione un numero discreto se non ancora ade­ guato. e ciononostante le per­ centuali di sportivi attivi so­ no minime. Cosi pure, se è un dato di fatto che all'Educazione Fisica scolastica non so­ no riservati la dignità e i mezzi che le competono, non basta tuttavia a spiegare la abbondanza di difetti fisici e perfino di malattie negli alunni della succitata inda­ gine medica, quando a mol­ tissimi di essi si sarebbe po­ tuto ovviare con un po’ di sensibilità, di cure e di at­ tenzioni da parte delle fa­ miglie. Così pure quando lo ENAL cerca di rendersi con­ to della bassa percentuale di praticanti uno sport come hobby scopre che il 72% degli interrogati non fa dello sport perchè « non ne sente la ne­ cessità > e solo il 5% perchè non sa dove farlo o non ne ha i mezzi. Per questo, crediamo, il problema dell’educazione fi­ sica e sportiva italiana non più risolverlo soltanto lo Stato, ma accanto ad esso debbono collaborare corre­ sponsabilmente. soprattutto sul piano morale, prima le famiglie e poi tutte le orga­ nizzazioni giovanili anche quelle non a carattere spor­ tivo che non sempre hanno dimostrato verso il problema la sensibilità necessaria.

O. o.

del verde e la necessità di parchi attrezzati 3 LA PRATICA SOLUZIONE DEL PROBLEMA dell'esercizio sportivo o, meglio, fisico-educativo dei ragazzi, resta an­ cora lontana, in quanto, nonostante limitate e lodevoli eccezioni, la gran parte dei giovanissimi si trova nella con­ creta impossibilità di usufruire dei benefici de! medesimo esercizio sportivo. Per conoscere i suggerimenti di un esperto circa la via migliore da seguire in futuro — c'è da sperare il più prossimo possibile — abbiamo formu­ lato due domande al Provveditore agli Studi di Roma, il quale, sia pure sulla base limitata delle domande, ha cen­ trato i motivi del problema in riferimento alla Scuola.

D. - Per quali principali motivi ritiene che i ragazzi tra i 10 e i 14 anni debbano praticare un'attività sportiva? R. - 1 ragazzi in genere sono spontaneamente portati all'attività sportiva. Grave errore della scuola sarebbe ini­ bire tale bisogno. La scuola deve far si che l'attività sta tecnicamente regolata e scelta in modo che i ragazzi, dal punto di vista fisiologico, ne traggano naturale giovamento: e non pregiudizio. Ma, con tale insegnamento, la scuola persegue soprattutto un fine educativo sviluppando nei giovani quel senso di collaborazione e di socievolezza che è alla base della edu­ cazione e dello sviluppo della personalità. L’attività sportiva nella scuola media che, peraltro, meglio si definisce come educazione fisica poiché non assume che blande forme competitive, è pertanto suggerita da motivi fisiologici ed etici insieme. D. - Quali iniziative sono auspicabili nella scuola perchè' il maggior numero dei ragazzi compresi tra i 10 e i 14 annP possa praticare attività sportiva? R. - Aumentare il numero degli attuali gruppi sportivi m~ maniera che ogni scuola secondaria di primo grado possa avere un'organizzazione nel campo dell’attività sportiva. Servirsi esclusivamente di personale insegnante qualificato.' Dotare i gruppi sportivi di impianti ed attrezzature Il prof. Iginio Nembrot- che ha cortesemente risposto alle nostre domande, tracciando le linee di un'azione positiva sotto ogni aspetto in quanto ha toccato i punti chiave del problema, e cioè organizzazione, personale qualificato e impianti, ha completato il quadro prospettando un pro­ blema che a sua volta è di particolare importanza. E' auspicabile — ha soggiunto il Provveditore agli Studi di Roma — che per quanto concerne i quesiti posti, si : arrivi a delle disposizioni che consentano alla Scuola Eie-. meritare (ragazzi tra i 6 e i IO anni) di essere posta nella condizione di svolgere un'opera propedeutica alle attività-, sopraddette. Per questo scopo necessita un'adeguata prepa­ razione del personale insegnante.

Le indicazioni del prof. Iginio Nembrot, dettate da una approfondita e appassionata esperienza nella scuola, sono ricche di contenuti che richiamano alla mente quanto vie-' ne realizzato nei paesi più evoluti, e non solo in materia di organizzazione sportiva o fisico-educativa scolastica. Tuttavia, come abbiamo osservato in altra occasione, il problema va posto e risolto nel triangolo « famiglia-scuola- • enti locali ». Per quanto riguarda la famiglia, pur compresa ormai del- > l'importanza della questione e della necessità di misure necessarie ad una completa educazione delle giovani ge­ nerazioni, senza la collaborazione della Scuola e soprat­ tutto degli Enti locali, salvo rare eccezioni, non si hanno valide possibilità, anche se solo in relazione al semplice movimento all’aria aperta o in parchi verdi con un mi­ nimo di attrezzatura. Se si pensa, infatti, che Roma — e continuiamo a citare l'esempio di una città urbanisticamente mal strutturata, come del resto molte altre — per quanto riguarda il verde ha solo mq. 1.5 per abitante, rispetto ai 7,4 di Parigi, agli 11 di Mosca, ai 14 di Copenaghen, ai 15 di Amsterdam, e agli 80 di Stoccolma, il quadro appare davvero desolante. Tanto piu che, siccome dal 1930 in poi i mq. a disposi­ zione dei quiriti sono scesi dai 2.7 ad 1,5, non è da esclu­ dere, continuando lo scempio del verde, che lo spazio pro-capite si riduca ancora. I genitori sono pienamente soddisfatti soltanto quando i loro ragazzi se ne stanno buoni e composti a fare i compiti. Non sempre sanno che il tempo dedicato alla ricreazione e allo sport è importante per il loro avvenire quanto quello passato sui libri.

Per questa ragione la famiglia è impotente ad appagare, in città, l'indispensabile bisogno di moto dei giovanissimi.; Ampliare le aree verdi, attrezzarle, per dare la possibilità di giochi all’aperto e finalmente quella di una pratica spor­ tiva fisico-educativa, è quindi compito dei Comuni e per quanto riguarda Roma, delle Autorità capitoline. Ma su questo argomento, ritorneremo con le risposte dell’Assessore competente, il dottor Gerardo Agostini, il qua-, le, come si ricorderà partecipò nel 1960 al Convegno « Sport e Comune » organizzato dal CSI. Germano BarìgelU

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L’atletica su pista comincia con la campestre: è un assioma che non ci stancheremo mai di ripetere. Oggi soprattutto che esso comincia ad essere accettato anche dai papaveri della tecnica atletica lo scriviamo con particolare orgoglio riandando alle numerosissime e sempre impegnate campestri disputate dal C.S.I., agli innumerevoli giovani che vi si sono « costruiti » atleticamente e moralmente, ai campioni che vi si sono affermati: ier l’altro i Rizzo, gli Ambu e i Conti, appena ieri i Cindolo e i Carabelli, oggi ’ Demaldè, i Ghezzi, i Ronzio e i Carnicelli. li C.S.I. è un ente di propaganda in tutti gli sport ma è in particolare nelle affollate, appassionate e avvincenti gare di campestre che predilige veder riflessa e concretizzata la sua funzione

MIIANO STRAVINCE CON GHETTI E RONZIO ma tutti si sono dimostrati all altezza dell’impegnativo percorso ABBIAMO LASCIATO CHIANCIANO E LE CORSE CAMPESTRI 1964 ed adesso ci accorgiamo, veramente, che il nostro movimento atle­ tico è in prepotente e dina­ mica ascesa. Chianciano doveva dire la parola fine ad un campiona­ to che aveva dimostrato una volta di più la vitalità della periferia del CSI; una vita­ lità che si era espressa in innumerevoli gare organiz­ zate e fatte svolgere da più di 95 Comitati. Una cifra re­ cord per un campionato re­ cord. Sotto tutte le insegne. E Chianciano è stata la splendida conclusione.

Il « difficile » percorso Un tracciato (forse non sta a noi sottolinearlo) che ha pienamente risposto alle esi­ genze tecniche, agonistiche e spettacolari di una gara na­ zionale, ha permesso di « ve­ dere » e di « far vedere » le qualità sempre credute, ma mai cosi decisamente espres­ se dei nostri ragazzi. In questi ultimi anni i per­ corsi di campestre sono sta­ ti sempre scelti tenendo pre­ sente la « forza » dei nostri atleti. Una forza che non po­ teva essere tradita da un tracciato « semplice », nor­ male ma bensì doveva esse­ re saggiata su un « vero » banco di prova che potesse veramente selezionare e fare emergere coloro i quali di questa forza hanno dato sag­ gi evidenti, che se la sono costruita in gare e gare. Così è stato a Chianciano, come in precedenza era sta­ to a Fidenza. Grosseto, Carsulae, Loreto. Piano Laceno, tanto per citare le località sedi delle gare nazionali de­ gli ultimi anni. Il tracciato ricavato sulle Piane di Chianciano Terme, a detta della maggior parte dei Dirigenti e dei tecnici convenuti da ogni parte di Italia, era perfettamente ade­ guato alle esigenze tecniche della gara. La varietà del ter­ reno che passava da campi erbosi a careggiate, da sen­ tieri in terra battuta a pas­ saggi anche impegnativi nel mezzo di un boschetto di be­ tulle e soprattutto la sua on­ dulazione che doveva tenere costantemente sotto pressio­ ne gli atleti, è stata la nota dominante di due gare che definire stupende è forse an­ cora poco. Ma quello che maggior­

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mente è bene sottolineare (e qui ci rifacciamo a quanto scritto poco sopra) è che mal­ grado il tracciato severo, spe­ cie nella categoria allievi, i vari distacchi sono risultati alla fine molto minimi. Anzi dopo i primi quattro, si sono avuti arrivi serrati nel clas­ sico fazzoletto di dieci-quin­ dici atleti. Ma per constata­ re l’elevato valore tecnico della gara basta far notare che su 67 partenti negli al­ lievi se ne sono classificati 60 e che il distaccò dal pri­ mo all’ultimo è stato di appe­ na 1’36” e 7 decimi. Lo stesso raffronto degli juniores ci di­ ce che su 68 partenti, 58 so­ no giunti al traguardo e che il distacco è stato di 2’46” e 7. Detto del qualitativo cam­ po di partenti, parliamo delle due gare.

La gara « Allievi » Hanno avuto entrambe una caratteristica, notevole indub­ biamente: quella cioè di ri-

spettare in pieno i pronostici. Ad ennesima testimo­ nianza che il tracciato ha sa­ puto presentare e premiare quegli atleti che hanno sulle spalle una stagione campe­ stre intensa, che sono prepa­ rati a dovere, che sanno quel­ lo che l’atletica è. e quello che l’atletica attende da loro. Fra gli allievi, il nome del milanese Ghezzi era sinonimo di vittoria: Ghezzi, il vice campione Fidai della cate­ goria, dato che il campione Demaldè era stato tenuto a casa dai dirigenti del CSI-Milano per evidenti ragioni di equità e soddisfazioni spor­ tive (però che peccato che Demaldè sia « atleta » di Mi­ lano: avrebbe potuto avere su quel percorso una superba rivincita dei nazionali Fi­ dai!); Ghezzi non ha tradito le aspettative generali. Su­ bito in testa non ha avuto un attimo di indecisione, an­ che se ha dovuto (o voluto?) stare in compagnia per tre quarti di gara con Peres di Trieste, altro magnifico al­ lievo. Poi sull’ultimo tratto, il più impegnativo, Ghezzi ha allungato e per Peres non c’è stato più nulla da fare. Dietro ai due prim’attori, bella la gara di Lazzari, ter­ zo; sfortunata quella del ro­ mano Costantini, crollato quando era in quarta posi­ zione a poco dal traguardo. Altre generose prove quelle conseguite da Tito di Genova e dal giovanissimo Sepe di Gaeta che aveva l’arduo e difficile compito di difendere e rappresentare il campione uscente Viscusi. Il « ragazzi­ no» (nato nel 1950!) ha sa­ puto già dimostrare grinta e coraggio in gara. Proprio co­ me il suo illustre consocio Vi­ scusi.

erano Gretter, Rossi e Ron­ zio. Dei tre il più attivo era Ronzio, ma anche Rossi sta­ va bene sul passo, mentre Gretter pareva ancora atten­ dere. Ma era proprio il tren­ tino Gretter il primo a stac­ carsi. Indubbiamente la not­ tata passata in treno per po­ ter giungere in tempo a Chiu­ si, si faceva sentire e privava il bravo atleta di maggiori soddisfazioni. Il campo era cosi ridotto. Ma la prima sorpresa si aveva seguendo la gara che nelle retrovie stava facendo Carnicelli. Dopo un primo gi­ ro al piccolo (ma proprio pic­ colo!) trotto, il genovese si svegliava (lentamente) lun­ go il secondo. Da centro grup­ po iniziava una rimonta. Era decimo a metà del se­ condo giro, quinto all’attraversamento del boschetto (a circa 600 metri dal traguar­ do), quarto lungo la salitella che portava sull’ultimo trat­ to del tracciato. Da quel mo­ mento la gara prendeva fuoco.

Milano, ma non solo

Sorprese Juniores

Un momento dell'entusiasmante gara degli juniores: l'ottimo tracciato ha favorito una gara combattuta e vivace dall'inizio alla fine. Nella foto sopra il ti­ tolo in alto: i primi tre classificati degli Juniores. Al centro il vin­ citore Ronzio di Milano, a sini­ stra Carnicelli di Genova giunto secondo e a destra Rossi di Na­ poli che si è assicurato il piaz­ zamento

Il campo degli juniores si presentava con un manipolo di atleti di primo piano. I nomi che ricorrevano erano quelli di Rossi di Napoli, Pozza di Verona, Carnicelli di Genova, Gretter di Trento, Capucciati di Piacenza e Ron­ zio di Milano. Il pronostico non si è mol­ to discostato dai nomi previ­ sti e di conseguenza ne è ri­ sultata una gara vivacissima e soprattutto spettacolare. Sin dal primo giro si stac­ cavano (di poco) tre atleti:

Ronzio e Rossi intuivano il pericolo Carnicelli. Il mi­ lanese allungava prepotentemente e guadagnava una die­ cina di metri su Rossi. La distanza si faceva sentire an­ che per Ronzio, ma sapeva reagire allo sforzo e, pur pro­ vato, difendeva con i denti l’esiguo vantaggio. Dietro Carnicelli (sempre freschissi­ mo) era su Rossi. Lo ripren­ deva a cento metri dall’arri­ vo. Stava con lui un paio di metri. Ronzio era ancora in testa, il vantaggio era ormai limitato, un paio di metri circa. Carnicelli d’infilata su­ perava Rossi e si lanciava al­ la conquista di quei 2 metri. Troppo tardi. Stremato, ma ancora superbamente presen­ te a se stesso Ronzio si but­ tava sul traguardo e vinceva un bellissimo, magnifico ti­ tolo. Dietro ai due, Rossi, poi il padovano Golia (bella la sua gara), Pozza (in ombra nella prima parte). Sorprese da parte di Ciancio di Vasto (tenacissimo sempre), Martinuzzi, Leone. Le due vittorie di Ghezzi e Ronzio permettevano a Mi­ lano il primo posto nella classifica generale. E’ la pri­ ma volta che Milano, il co­ mitato guida in fatto di atle­ tica su pista, si permette il lusso di vincere non solo ti­ toli individuali di campestre, ma anche la classifica gene­ rale. Di Milano e del suo vi­ vaio atletico, stupenda espres­ sione di quello che si può fare veramente a favore del­ l’atletica, non solo del CSI ma anche nazionale, si potrebbe scrivere parecchio. E, forse, un giorno manterremo la promessa.

Un passaggio della gara degli Allievi. Si pensava ad una dura selezione date le difficoltà e la varietà del percorso, ma quasi tutti i concorrenti hanno fatto segnare degli ottimi tempi a con­ ferma delle loro eccellenti doti atletiche. Nella foto sopra il ti­ tolo, in basso: gli Juniores alla partenza si accingono a superare la pendenza iniziale che li im­ pegnerà fin dall'inizio

Dietro al trionfo di Mila­ no, secondo posto per Bari, terzo Napoli e quarto Geno­ va tutti e tre nel limitato numero di due punti! Dimenticavamo di dire che la giornata campestre (anzi la festa campestre del CSI, come abbiamo avuto modo di definirla qualche numero or sono) è stata allietata da un sole splendido, primaverile. 11 primo che appariva su Chian­ ciano quest’anno. Ancora una volta la cam­ pestre del CSI ha mantenuto le sue promesse, tutte, anche quella di portare « improvvi­ samente » il sole. Aldo Cappellini


CLASSIFICHE )rsa campestre Categoria Allievi Guido (All. CSI Milano) 5’04”3; 2) jo (Montuzza Trieste) 5'09”l; 3) Lazco (Nova Fortitudo Lucca) 5’12"2; 4) Salvatore (Gifra Cerignola) 5’17”; 5) Cacio (Angiulli Bari) 5’20”; 6) Della il Galassie Caldogno Vicenza) 5’21”2; F. (Virtus Trento) 5’23”1; 8) Costanvo Róma) 5'24”3; 9) Angillante S. (CSI flo) 5’25”; 10) Di Fant I. (Lib. S. Da5'27”2. R. (CSI Partenope Napoli) 5’29”3; 12) . (Righi Taranto) 5’30”; 13) Tito G. a Genova) 5'30”2; 14) Deidda A. (Aujcetro Ales) 5’30”4; 15) Sepe G. (CSI ) 5'33”; 16) Porghettu A. (Sacro Cuore ¡5”; 17) Di Virgilio L. (Falco Azzurro 2; 18) Ortolani P. (Tenax Villanuovo j”3; 19) Carbognin R. (S. Bonifacio ”4; 20) Girombelli M. (Stamura Anino N, (Virtus Campobasso) 5’37”1; (S. Angelo a Cupolo Benevento) 5’27”2; Aurora Lecco) 5’37”4; 24) Polin G. (DiTreviso) 5’38”; 25) Vendramin G. (CSI V. Veneto) 5’38”2; 26) Ferretto G. ■ Novara) 5'38”3; 27) Zanotto B. (Vit­ ella) 5’38”4; 28) Volpelli F. (Nettunia ”; 29) Rota L. (Villa D'Almè Bergamo) laix M. (Riv Pinerolo) 5’39”3. A. (Giannino Colignola Pisa) 5’40”l; j. B. (Scuola d’Arte Acqui Terme) mtarelli O. (Servini Parma) 5’41”; 34) (CSI Borgo Vecchio Termoli) 5'41 ”4; L (Baracca Lugo Ravenna) 5’42”; 36) dgore Boretto R. Emilia) 5’42”1; 37) . (GS Ariano Irpino Avellino) 5'42”3; . (Virtus Basanello Padova) 5’44”; 39) >bur Avezzano) 5'44”2; 40) Mazzoni A. mo Valtellinese) 5’45”2. li G. (Peio Faenza) 5’46”1 ; 42) Aristois Cosenza) 5'47”3; 43) Massidda I. lo Cagliari) 5’48”; 44) Ceriani G. (Ca­ ra) 5’49”2; 45) Volteggiatori A. (S. Ma­ no Cremona) 5’49”4; 46) Dittano E. i Umbria Nocera Gualdo) 5’50”; 47) irtus Patti) 5'51'T; 48) Bortignon È. Alessandria) 5’52”2; 49) Minutolo F. Pescara) 5’52”3; 50) Mazzocchi F. iza) 5’53”. :o F. (CSI Ercore Junior Sessa Au;_ 52) Lotti P. (Atletic 100 Stelle Fi53) De Martino S. (Soccorso Albenga^ ara F. (Junior S Sassari) 6’02”; 55) (Alvar Reggio Calabria) 6'04”l; 56) '■ (Virtus Molfetta) 6’06”3; 57) Spi-rini Siracusa) 6’10”; 58) Scapecchi G. S. Savino Arezzo) 6'10”4; 59) Codecà Ferrara); 6'20”3; 60) Sgariboldi E. 6'41”.

ategoria Juniores 3. (CSI Daini Milano) 9’17”4; 2) CarI Oregina Genova) 9’19”! ; 3) Rossi A. pe Napoli) 9'22”3; 4) Golia P. (Arcella ’; 5) Pozza R, (S. Bonifacio Verona) ancio E. (Onarmo Vasto) 9’27”2; 7) . (S. Giorgina Udine) 9’35”3; 8) Leone Bari) 9’36”; 9) Cristini P. (Riv. Pi; 10) Secchi P. (Gloria Cabras Orii G. (Rughi Tarabto) 9’44”; 12) CaA. CSI Piacenza) 9'45”4; 13) Bettino E. na) 9’47”4; 14) Piccione A. (Atl. Sira15) Fantini G. F. (4 Torri ~ Ferrara) retter P. (Falchi Villazzano Trento) srona O. (CSI Luigi Pozza S. Luri 18) Ruggeri V. (Ferruccio Barbieri 7”3; 19) Lacc.je’ F. (Petta S. _ _ Lorenzo ’4; 20) Diavolo I. (S. Paolo Canolo ’58”L liello O. (CSI Avellino) 9’58”3; 22) . (Hector Enna) 9’58”4; 23) Facchini s CSI Brescia) 9’59”; 24) Bottari C. V. Veneto) 9’59”3; 25) Campanini F. la) 10'00’1; 26) Sediari G. C. (Stamura 27) Rea R. (V. Simoncelli Sora) Tresca V. (S. Gaspare Benevento) ’odda P, (S. Domenico Savio Nuoro) 'e Vierti F. (Auxilium Lambriasco To-

1. (CSI Sasso Valerio Bologna) 10'05”2; G. B. (Dabid Di Nembo Bergamo) ’anza G. (Olimpia Fuscaldo Cosenza) fella A. (Avar R. Calabria) 10’13”; 35) (Virtus Campobasso) 10’17”; 36) Leom(Falco Azzurro Chieti) 10T7”3- 37) uova Fortitudo Lucca) 1OÌ9”1; 38) , (CSI Due Ville Vicenza) 10’20”; 39) L (Piccola Roma Trapani) 10’23”; 40) [Ortiglia Avezzano) 10’25”L M. (ACLI Castello Cagliari) 10’26”4; G (Lupo Pesaro) 10’30”; 43) Pardella F,,asrs.atl $essa Aurunca) 10’30”2; 44) ' xt * Borbegno Valtellina) 10’31”; b /Virtus Molfetta) 10’31 ”4; 46) .(CSI Lupijo Treviso) 10’32”2- 47) Iniores Sassari) 10'33”! ; 48) Brencio Roma) 10’34”; 49) Beduschi G. (Catva) 10’43”2; 50) Gusmaroli G. C. odi) 10’45”l. ° R (Soccorso Albenga) 10’51”; 52) (Mazzola Pescara) 10’51”3; 53) Lodiletic 100 Stelle Firenze) 10’58”2; 54) virtus Basaluzzo Tortona) 11’16”5; 55) ASCI Faenza) 11’23”! : 56) Labia A. Cerignola) H’27”4: 57) Piombini E. 1° Ravenna) 11’36”3- 58) Lazzarini W. I Acqui Terme) 12'04”L r' Diego (Viani Cremona).

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ossifica per Comitati o Provinciale CSI Milano punti 135; Provinciale CSI Bari p. 124; 3) Comi■er JfS1 Napoli p. 123; 4) Comitato Genova p. 122; 5) Comitato ProL ,e p. 120; 6) Comitato Provinciale p<;/14; 7) Comitato Provinciale CSI ») Comitato Provinciale CSI Verona L°mitato Provinciale CSI Oristano imitato Provinciale CSI Padova p. 106. classifica altri 55 Comitati.

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SANVITO E MASSEI CAMPIONI CSI il tennis tavolo chiude la stagione con nuove leve Dalla scena nazionale del Tennis Tavolo del C.S.I. sono usciti i campioni che fino all’anno scorso avevano dato spettacolo sui nostri tavoli verdi: chi nel settore federale, chi nelle rappresentative azzurre, hanno seguito tutti la propria strada. Alle Finali di quest’anno sono dunque mancati i fuoriclasse, ma non ce ne dispiace. Abbiamo visto spuntare altri campioni in potenza, con tutte le carte in regola per raccogliere degnamente l’eredità dei precedenti, ma abbiamo soprattutto avuto un’ulteriore lampante conferma dell’efficace funzione propagandistica del nostro Ente che mira innanzitutto ad estendere la pratica sportiva dilettantistica e a suscitare nuove leve. LA FINALE NAZIONALE DI TENNIS DA TAVOLO svoltasi quest'anno a Chianciano, ha costituito la con­ clusione di oltre 100 elimina­ torie provinciali svoltesi in tutta Italia fra migliaia di atleti tesserati. Sono queste cifre record che fanno medi­ tare e che ci debbono riem­ pire di legittima soddisfazio­ ne per il « boom » di questa bistrattata disciplina sporti­ va la quale, nonostante tut­ to, fra difficoltà e impedi­ menti di vario genere, non vegeta, ma prospera, anzi prorompe di forza, seconda ormai nelle nostre file, solo al calcio; al tirare delle som­ me pertanto ci congratuliamo con la periferia e la ringra­ ziamo per il lavoro svolto, immenso, con tanta passione ed abnegazione. Però se con la conclusione di Chianciano è stato centra­ to il problema della quantità è sorto all’improvviso quello della qualità che i tre tavoli su cui si sono disputate le fi­ nali hanno messo a nudo: so­ no finiti i tempi di Geroni, Zanobini, D’Amora, Trifoglio, Capotosti, Longi, ecc., ragaz­ zi che già prima di fregiarsi del titolo nazionale avevano richiamato l’attenzione dei tecnici, avevano suscitato spe­ ranze che chi più chi meno hanno in gran parte in segui­ to mantenuto. Forse nel CSI una generazione felice è scomparsa e ne sta iniziando un’altra che però è ancora allo stato embrionale. Certo è che a Chianciano ci siamo trovati di fronte a dei ragazzi i quali ci hanno commosso per il loro entu­ siasmo e la loro passione, di­ remmo meglio, la loro fede pongistica, ma digiuni, trop­ po digiuni, in fatto di tecni­ ca. Tale verità a noi del Cen­ tro Sportivo Italiano non fa paura perchè sappiamo bene che questa è la nostra situa­ zione che questo è proprio il nostro compito: dare cioè una base, formare un atleta moralmente innanzitutto e tecnicamente e non conserva­ re il campione forgiato da noi e destinato inevitabilmente ad altri. Per questo non ci demoralizziamo, ne inten­ diamo demoralizzare i ragaz­ zi convenuti a Chianciano; nessuno è nato colla racchet­ ta in mano e così anche i va­ ri Sanvito, Massei, Bizzocchi, Basiricò, dovranno farsi le ossa nelle nostre file. La passione e l’entusiasmo che hanno dimostrato di posse­

dere è garanzia che anche essi possono riuscire. Il milanese Sanvito’ha vin­ to negli Juniores mettendo in mostra una certa agilità e prontezza. Dietro di lui e me­ ritatamente s’è piazzato Bizzocchi di Reggio Emilia con gli stessi pregi e difetti del vincitore. Degli altri c’è po­ co da dire. Il vicentino Za­ netti, sul quale erano pa­ recchi a credere e non solo

senso tutto lo squadrone sar­ do il quale per il semplice motivo di essere presente al gran completo aveva fatto sperare per il meglio. Negli allievi ha vinto me­ ritatamente Massei altro mi­ lanese: un ragazzetto molto simpatico, abbastanza mobi­ le, nervosetto ma anche sor­ nione e riflessivo. Tutti gli altri si sono mantenuti su un piano di parità ma chi si

il nostro comune amico Cor­ rà, non ha dimostrato in pieno quanto valga ma guar­ dandolo a fondo ci si può ac­ corgere che ha tutti i numeri per venire fuori e imporsi. Il messinese De Franceschi, sfinito dal lungo viaggio è scomparso dalla mischia ben presto sprofondando nel più scialbo grigiore e tirando avanti per onore di firma. Un altro che ha deluso è stato Cogotti e in un certo

è conquistato le simpatie di tutti i presenti è stato il pic­ colo trapanese Basiricò al quale va riconosciuto di non aver saputo sfigurare in ma­ nifestazione di alto livello quale può essere una finale nazionale. Basiricò difatti ha messo in mostra un gioco for­ se il più appariscente di tutti, ma quello che fa difetto è l’esperienza. Il coraggio non gli manca e nemmeno il mo­ rale; chiunque si sarebbe

smontato dopo una serie di sconfitte come la sua, ma lui impavido ha continuato a giocare alla garibaldina in­ curante delle vittorie pur di far prorompere, attraverso il gioco, la sua personalità non ancora formata da permet­ tergli di farlo riflettere quan­ do è il caso. Quando Basi­ ricò. ammesso che continui a giocare al tennis da tavolo, comincerà a pensarla nel mo­ do da noi pocanzi espresso, siamo certi che saranno guai per tutti. Coraggio dunque Peppinò, il tuo comporta­ mento alla finale nazionale è stato tale da farti meritare dal principale giornale della tua città un’alta citazione al merito, migliore di quella che ti è stata fatta in occasio­ ne della tua affermazione al­ la interregionale di Messina. Di più di questi bravi ra­ gazzi non possiamo dire og­ gi. Sinceramente ci auguria­ mo di poterlo fare la prossi­ ma volta dato che, come già, detto, la passione, lo spirito di sacrificio, l’impegno, non fanno loro certo difetto. Prima di chiudere dobbia­ mo dire molto bene della di­ rezione di gara: quest’anno per la prima volta, la Com­ missione Nazionale ha voluto sperimentare la direzione unica al di fuori di essa, an­ ziché la direzione collegiale come avveniva nelle prece­ denti edizioni, affidando il compito all’aspirante giudice arbitro federale sig. Fiorenzo Marinone di Roma. L'esperi­ mento è pienamente riuscito e questo è un altro contribu­ to che il CSI dà alle file federali. Alessandro Paoloni

tennis tavolo CATEGORIA JUNIORES Classifica: 1. Sanvito Marco (S.A.S. Milano); 2. Bizzocchi Giancarlo (CSI Reggio Emilia); 3. Gior­ dano Alberto (Airone Cagliari); 4. Zanetti Romeo (CSI Vicenza); 5. De Francesco Alberto (Touring Messina); 6. D’Ambrosio Antonio (CSI Castellam­ mare di Stabia); 7. Cogotti Ignazio (Airone Ca­ gliari); 8. Schiozzi Edy (Studentesco Trieste). CATEGORIA ALLIEVI

Classifica: 1. Massei Riccardo (Social OSA Mi­ lano); 2. Melis Alberto (Stella Maris Cagliari); 3. Moretti Adriano (Virtus Biella); 4. Manca Giam­ paolo (Stella Maris Cagliari); 5. Buscaglia Marco (Regamdi Novara); 6. De Notaris Enrico (V 2 Napoli); 7. Basiricò Giuseppe (Sacro Cuore Tra-

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Questa* pagina ? dedicata alla consulenza tecnica, organizzativa e formativa Risponderanno alle vostre lettere, ai vostri problemi, persone competenti ed esperte su ogni argomento da voi proposto.

ATLETICA

ANCORA L’ISOMETRICA Dopo la trattazione della gin­ nastica isometrica, prima ancora di passare ad illustrare, sia gli esercizi di carattere generale buoni per ciascuna branca spor­ tiva. sia quelli specifici per al­ cuni sports che prenderemo in esame, come Atletica leggera, pallacanestro e calcio, credo sia necessario presentare ed illu­ strare alcuni attrezzi-base che servono per la pratica dell'isometrìa. L'attrezzo principe che pre­ sentiamo, è un grande attrezzo da palestra, esso però può es­ sere sostituito, da chi vuole in­ cominciare a praticare gli eser­ cizi isometrici, da una barra di ferro le cui parti estreme o

distali, allungandosi ed accor­ ciandosi, possono incastrarsi an­ che negli stipiti di una robusta porta di una qualsiasi cantina o garage (fig. 3). In America usano l’attrezzo principe, costruito in legno od in ferro; il modello che ri­ produciamo con la Fig. 1 è for­ mato da tre sbarre di ferro a sezione rettangolare, composte ad architrave, con i due mon­ tanti laterali fissati ad una pe­ dana di legno, alto m. 2,50 cir­ ca, largo cm. 80. Nei due montanti laterali ci sono dei fori distanti circa 10 cm. l'uno dall’altro, per inse­ rirvi a diverse altezze a seconda dell'esercizio che si deve ese­ guire, un bastone di ferro (Fig. 1 a). Sempre nei due montanti la­ terali sporgono, ad una di­ stanza dj 10 cm. l’uno dall’altro, dei ganci fatti a "T” (Fig. 2 particolare dell’attrezzo). Nell’interno si inserisce, sem­ pre ad una altezza graduabile a seconda dell’esercizio voluto, che va da 40 cm. dal suolo in su, un bilanciere con pesi che si graduano in consistenza mano mano che l’atleta acquista forza e potenza (Fig. 1 b). Completa l'attrezzo una pan­ chetta svedese, con la quale l'atleta potrà, per esempio per la serie degli esercizi tonificanti la parete addominale, sdraiarcisi in posizione supina. Negli Stati Uniti d’America ha molta divulgazione un pic­ colo attrezzo portatile che si tiene in una custodia di pla­ stica lunga 40 cm. e larga 25. Questo attrezzo può essere usato anche dall'impiegato in ufficio, dall’atleta in casa, dagli studenti in palestra o in classe quando questa, cosa molto fre­ quente in Italia, non ci sta. Questo piccolo attrezzo, eoa

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11000 M. ber “under,, 18 anni

un nome inglese lungo più del­ l’attrezzo stesso e che noi chia­ meremo « giovannino », verrà presentato ad un pubblico di intenditori prossimamente a Roma in un Convegno Nazio­ nale di studio sull’educazione fisica, promosso dall’ANDESISEF e la stessa Associazione degli Insegnanti di educazione fisica penserà successivamente a divulgarlo. Nel prossimo numero si ini­ zierà la illustrazione analitica degli esercizi. Luigi Mosca

Il solito invito, le stesse rac­ comandazioni del direttore (che non ripeto) ed eccomi di nuovo con i miei lettori, per una bre­ ve panoramica su una delle più attraenti specialità atletiche, la corsa dei mille metri, riservata agli ’’under” (termine oggi di moda) dei 18 anni e cioè ai giovani al disotto di tale età. Ma, innanzitutto, che cos’è, in termini tecnici, tale specialità? E’ una corsa, dicono i più, di velocità prolungata, che pre­ suppone una severa e preceden­ te preparazione invernale, fatta attraverso il banco di prova delle corse campestri. E tutto ciò è vero, perchè non vi è ‘esercizio fisico che possa eguagliare, in rendimento, i be­ nefici di una corsa attraverso i prati erbosi o nei boschi, nel­ l’ambiente ideale creato dalla natura e a contatto con gli ele­ menti più salutari. Ho scritto, velocità prolun­ gata e ciò mi sembra evidente perchè, cifre e record alla ma­ no, correre i mille metri nel tempo di 2’30” (il migliore!) vuol significare fare la media di 15", per ogni frazione di 100 metri. Certamente, il fuori - classe Berruti, fa molto meglio sulla stessa distanza, ma il paragone è improprio anche se, la diffe­ renza tra le due specialità è solo questione di uno zero (mes­ so dopo però). Comunque, scherzi a parte, vediamo come ci si prepara in questa specialità e quali sono gli accorgimenti tecnici da te­ ner presenti, per far sì che il giovane atleta riesca a supera­ re, nel più breve tempo possi­ bile e nelle migliori condizioni fisiche, la prova. Un tempo, si sa, per affer­ marsi nelle corse di lunga du­ rata, si riteneva fosse sufficiente possedere una grande resisten­ za, cioè la capacità di correre a lungo, senza preoccuparsi del ritmo della corsa e della velo­ cità. Oggi, non si tratta più di "re­ sistere a lungo” ed i record con­ seguiti ne sono la migliore do­ cumentazione, ma di correre sul­ la stessa distanza con ritmo co­ stante, veloce dall’inizio alla fine della gara.

Una tale preparazione richie­ de naturalmente la presenza e la collaborazione di un tecnico e si esplica con una tecnica, oggi di dominio comune e ac­ cettata dai più, cioè attraverso una serie di prove su distanze "frazionate” (interval training). E' il metodo migliore, anche se il solo, sempre che, però, lo atleta abbia svolto in precedenza un allenamento basato sullo sviluppo e potenziamento delle tre componenti essenziali (re­ sistenza, forza muscolare, velo­ cità). In pratica, se un giovane in­ tende prepararsi per la corsa dei mille metri, sceglierà come distanza standard, ad esempio, i 300 metri, cercando di supe­ rarli nel tempo di 45", per tre o quattro volte di seguito, con un intervallo di 5' tra una pro­ va e l'altra (la sua velocità di

Raggiunto l'optimum della forma, le prove ripetute verran­ no dimezzate, come pure il la­ voro svolto a mezzo degli eser­ cizi preatletici, per evitare che, nell’attesa della competizione, l’atleta entri nella fase di su­ perallenamento. Ricordo in proposito, che il "super” è di gran lunga peggio­ re del ’’poco” e che sta nella abilità dell’allenatore saper do­ sare e graduare la preparazione, perchè non abbiano a verifi­ carsi poi danni, il più delle volte, irreparabili. Come si corrono i 1000 metri? La teoria dominante si basa sul principio: — di una corsa veloce nella pri­ ma parte del percorso (primi 100 o 200 metri) per assicurarsi una buona posizione e per sfrut­ tare nel modo migliore le ener­ gie fisiche e nervose, inizial­ mente massime;

base dovrebbe aggirarsi sui 13" più o meno). Altra prova utile potrebbe es­ sere quella sui 200 metri, da percorrersi in un tempo pari a 32" o 33”, con un intervallo di 2' o 3’ tra le diverse prove. Come collaudo delle prove frazionate si potrà, dopo alcuni giorni, riunire più frazioni, per un totale di 600 metri, che l’a­ tleta dovrà superare nel tempo di 1'40” con un intervallo di 10' tra una prova e l’altra. Allorché, al termine deli'alienamento, egli dimostrerà di es­ sere in grado di poter mante­ nere su tale percorso, senza ec­ cessiva fatica, la cadenza e la velocità desiderata, si cercherà di provarlo sull’intera distanza (o su una leggermente inferio­ re), controllando, però, che il suo ritmo si mantenga aderente ai principi enunciati.

— di lasciarsi andare sulla ve­ locità acquisita per un tratto relativamente lungo (primi 500 o 600 metri); — di riprendere, nella fase fi­ nale (verso i 700 metri) svilup­ pando una corsa per quanto possibile meccanizzata e poten­ te (massima velocità). Dovendo superare un avver­ sario, ¡1 superamento si dovrà fare sui due rettilinei e mai in curva, e ciò per due ragioni: per la minore possibilità di mantenere l’equilibrio, e il mag­ giore percorso che l'atleta è co­ stretto a compiere. Il problema come vedete è semplice, la gara è affascinante, ed è per tali motivi che, solle­ citato, ho inteso darvi alcuni consigli, certamente utili per i vostri futuri cimenti.

mangiare nell’imminenza della gara? Siamo soliti affermare che è salutare pratica che l'ul­ timo pasto che precede una competizione venga consumato almeno 2-3 ore prima di essa. Si ritiene infatti che la distensione dello stomaco possa portare ad una diminuita irrorazione del muscolo cardiaco. A tale scopo si è studiato mediante l’esame elettrocar­ diografico il comportamento del cuore dell’ atleta che si sottopone allo sforzo agonistico subito dopo un pasto normale. I risultati escludono che vi possa essere un danno fisiologico nella irrorazione del cuore. Inoltre si è anche fatta una rigorosa indagine su giovani nuotatori misurando il tempo impiegato da ciascuno di essi a coprire una distanza di 100 yarde a seconda che il pasto venisse consumato mezz’ora oppure un’ora, due o tre ore prima della gara. Il pasto consisteva di latte, cereali, pane abbrustolito, zucchero e burro per un totale di 470 calorie. Non si è notata nessuna differenza nei tempi impiegati da ogni nuotatore nelle varie ripetizioni della prova. Ciò dimostra che ai fini della prestazione atletica non è dannoso che lo sportivo mangi nell’imminenza della gara, purché naturalmente tale pasto non sia copioso. Adriano Monti

Etto«

NON ABBIAMO FOTO All’amico Enrico Z. S. di Corda Apecchio e ai nume­ rosi altri che ci chiedono fo­ tografie di campioni e di squadre di calcio dobbiamo rispondere negativamente. Per non deluderli del tutto pubblichiamo qui sotto al­ cuni indirizzi di squadre ri­ chiestici. Gli interessati scri­ vendo direttamente riceveran­ no sicuramente le foto desi­ derate. Bologna: Via Testoni, 5 Bologna; Interi Via Dante, 7 - Milano; Juventus: Piaz­ za San Carlo, 206 - Torino; Milan: Via Serbelloni, 5 - Mi­ lano; Fiorentina: Viale M. Fanti, 4/6 - Firenze. ■i « IMI 0M ■■ M MB IMI IBM IBI


NOTIZIE da casa nostra Calle La gonfile signora Gabriella, mo­ glie del dott. Gregorio Donato, De­ legato Centrale Aspiranti G1AC e Consigliere Nazionale CSI ha dato olla luce una bimba. ♦ * * Una bolla bambina, cui è stalo imposto il nome di Gabriella, è venuta ad allietare la casa dcJ dott. Alfredo Bonapace, Commissario del Comitato Prov.le CSI di Reggio Cailabr.a. Alle due famiglie felici più vivi e affettuosi della Nazionale e di « Stacium nati i nostri auguri più

TULIO CSI

Un questa pagina ospitiamo tutte le notizie di attività CSI imviateci dai nostri corrispondenti o raccolte dalla redazione.

A TORINO LA STAMPA SPORTIVA Nella sede del Comitato Provinciale di Torino del CSI in Via Gari­ baldi, 26 si terrà una conferenza Stampa sul tema: « 11 CSI per una pobtica sportiva ». La conferenza avrà luogo il 9 maggio arile ore 17 e saranno invitati tutti i .giornalisti torinesi e gli addetti stampa delle federazioni, associazioni ed Enti cittadini. Relatore ià Vi ce-Presidente Nazionale del CSI prof. Aldo Notario. La conferenza, prima del genere, nella nostra Città vuole essere un incontro con la stampa cittadina onde esporre le linee del CSI e maggiormente conoscere i giornalisti torinesi.

Dal 1. marzo il periodico « Gioventù Sport » verrà inviato omaggio ai ddrigenti del CSI Torinese, alle Società tutte ed ai vari Enti Sportivi della Provincia. Torino con questa iniziativa di un periodico mensile vuole maggiormente far sentire unite le Unioni Sportive, i Dirigenti e gli atleti tutti. « Gioventù Sport » è diretto dalli'Addetto Stampa Provinciale Pier Luigi Rubatto ed è l’opuscolo che lega in una catena frateima tutta la Giovenrtu Sportiva torinese.

PASQUA degli SPORTIVI

gli auguri Presidenza », ai neo­ fervidi.

Riconoscimenti Siamo lieti di partecipare che il Presidente della Repubblica si è compiaciuto insignire della Croce di Cavaliere al merito della Repubblica ili • nostro Consigliere Nazionale sig. Vincenzo Cpistoni di Genova.

Ì1 Presidente della Commissione Tecnica Provinciale Calcio, sig. Giu­ seppe Demarchi, è stato insignito del Cavalierato ad merito Sportivo dèli'Ordine di San Giorgio di An­ tiochia, a premio della lunga e so­ lerte opera di dirigente sportivo pre­ stala in seno al CSI e alle Fede­ ratomi. Porgiamo ai due neo-cavalieri le nòstre più sentite e cordiali felici­ tazioni, cogliendo altresì l’occasione di questi riconoscimenti ufficiali per far giungere loro i sentimenti di riconoscenza delia Presidenza Nazio­ nale del Centro Sportivo italiano.

Itone A Modena si sono uniti ioi matri­ mònio la gentile signorina Giovanna Matteotti con il prof. Pierluigi Te­ deschi, già dell'Avia Pervia, piu voltè’ Azzurro, amico carissimo del €1SÌ e docente dei Campi Scuola Nazionali.

Il rag. Leopoldo Amadori, Di­ rettore Tecnico del Comitato Zonale Autonomo di Cesena, si è unito in matrimonio con la gentile signorina làura Barbieri. Porgiamo ai felici novelli sposi i nostri più cordiali auguri per un loro felice avvenire familiare.

a SAVONA

PIOVEDISACCO - ST. CLOUD: GEMEIUGGÌO All’insegna del più puro dilettan­ tismo l’U.S. Saint Cloud ed il CSI Piove di Sacco hanno dato vita ad un simpatico gemellaggio sportivo. La comitiva degli ospiti francesi, guidata da M. Podeur presidente, M. Vaiverde segretario, M. Delhays tesoriere, dai dirigenti Le Nevé, Perrin, Bugat, nonché dall’allenatore sig. Giromini, un italiano da 20 anni in Francia, ex nazionale della squadra giovanile francese, recentementetemente insignito dal presi­ dente della Repubblica francese gen. De Gaulle di medaglia d’oro al me­ rito dell'educazione sportiva, è stata ricevuta uflicialmente, sabato 28 alla stazione di Padova, dai dirigenti il CSI piovese che hanno provveduto ed accompagnare gli ospiti all’Hotel Plaza ove questi hanno preso al­ loggio. Domenica 29, con un’autocorriera messa a disposizione dal CSI Piove gli Ospiti sono giunti allo Stadio Valimi di Piove di Sacco ove ha avu­ to luogo rincontro di calcio. L S. ST. CLOUD: FaimaJi, No­ ce«, Pasqualotto, Lina, Diot, Damé, Valvedde, Lawsom (cap.), Joly, Menozzi, Dartois. CSI PIOVEDISACCO: Cappellani, Ranbato 1, Favaro, Tasca, Agostini (cap.), Bruno, Stapazzon lì, Gurail-

din, Tommasi, Libertini, Strapaz­ zoni I. La partita è risultata, malgrado il terreno pesante per la pioggia ca­ duta abbondantemente nei gliomi precedenti, piuttosto veloce e non priva di bei spunti. L’incontro è term'inato con il punteggio di 2-1 in favore del Piovedisacco. Si sono particolarmente distinti Lawson e Dartois per i francesi; Libertini, Giraldin e Tommasi per i locali. Perfetto l'arbitraggio d’altron­ de facilitato dalla correttezza delle due squadre; L numeroso pubblico presente con ha risparmiato applau­ si aqche al direttore di gara alla uscita delle squadre dal terreno di gioco. Ai termine della partita i capita­ ni, accompagnati da dirigenti ed atleti hanno recato i fiori scambia­ tisi in campo, al vicino Santuario delle Grazie, quindi si sono portati nella Sala Consigliare del Palazzo Japelli. Il Sindaco di Piove di Sacco, com­ mendatore Carraro Leone, porgen­ do il benvenuto a nome della città, ha consegnato a monsieur Delhaye, rappresentante del Sindaco di Saint Cloud, una bandiera italiana da consegnare alla Municipalità della città francese ed alcune ceramiche ricordo per i dirigenti ed atleti fran­

cesi; da parte sua monsieur Delhaye ha ringraziato ed offerto a nome del Sindaco di Saint Cloud alcune me­ daglie alle autorità piovosi. Si è avuto quindi uno scambio di me­ daglie fra dirigenti ed atleti delle due Società. L’aw. Enzo Gasparini, Presidente del CSI Jiove di Sacco ha quindi ricordalo come questo Gemellaggio Sportivo abbia lo scopo di creare una nuova amicizia all’insegna del più puro Sport Dilettantistico ed ha formulato l'augurio che questo gior­ no di Pasqua 1964 segni un’indele­ bile traccia dia perenne fraterni­ tà sportiva tra i due Paesi e le due Società. Ringraziando, monsieur Podeur, Presidente dell’U. S. Saint Cloud, ha ricordato come questo Gemellaggio Sportivo sia l’inizio di una nuova tappa luminosa verso gli Stati Uni­ ti d’Europa ed ha auspicato che lo anno prossimo siano i piovesi a ri­ cambiare la visita consolidando co­ sì questa nuova sincera amicizia fra le due Società. Ha porto un breve cenno di sa­ luto agli ospiti francesi anche l’Abate Mitrato di Piove, Mons. dottor Don Roberto Camiello, che ha fat­ to osservare come questo genere di incontri sia molto vicino aWo spirito ecumenico della Chiesa.

cifre alla mano.....

Domenica 4 aprile il Comitato Savona ha fatto coincidere la ce­ lebrazione cella Pasqua con un ri­ lancio delle attività agonistiche del Comitato. La celebrazione della S. Messa per il precetto pasquale ha riunito attor­ no all’altare gli anziani e i nuovi di­ rigenti insieme ad un folto gruppo di nuove leve. Dopo la S. Messa ha avuto inizio un programma intensissimo di gare atletiche, di tennis da tavolo e di calcio. Anche il programma agoni­ stico ha ottenuto un vasto succes­ so da parte degli atleti e del folto pubblico intervenuto

a THIENE La « Pasqua dello sport » a Thàcne, presso il Patronato San Gaeta­ no, è ormai una cara tradizione che riscuote le simpatie degli atleti e di tutt! gli appassionati di sport della cittadina. In questo clima sà inquadra il lusinghiero successo che è arriso anche alla sua quattordi­ cesima edizione celebratasi la Do­ menica delle Palme. Vi erano state delle conferenze preparatorie tenute da Don Pietro Costa di fronte a numerosi giova­ ni intervenuti ogni sera, Santa Messa della Domenica è stata cele­ brata da Don Pietro Saccardo Di­ rettore del P*»‘ronato nella daiesa gremita di giovani.

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il CSI e la FARI, in tutta Italia hanno invitato gli atleti di ogni disciplina alla

PASQUA DEGU SPORTIVI

Un uomo imprevedibile

Giuseppe è proprio scoraggiato. « Lo di­ cono tutti che io sono un uomo imprevedi­ bile, forse hanno ragione ». Tu mi scrivi do­ po avere « attentamente » esaminato la tua coscienza e concludi che in te « tutto è con­ traddizione ». Hai buoni desideri, hai buoni propositi poi « quando si tratta di agire di­ mentichi desideri e propositi per lasciarti guidare solamente dai tuoi impulsi egoistici ». Sei falso, perchè gli altri ti credono « un bra­ vo ragazzo », mentre tu approfitti di tutte le occasioni per accontentare il tuo orgoglio. Un giorno sei buono, preciso nei tuoi doveri, af­ fettuoso con i tuoi e con la tua fidanzata. Poi ti capita qualche cosa di strano. Come se il tuo essere si sdoppiasse... e tu diventi egoi­ sta, malizioso, crudele. Hai il gusto di vedere gli altri ai tuoi piedi, di farli penare. Caro Giuseppe, la tua analisi è seria, forse troppo sottile. Devi essere più semplice. Cerca di di­ stendere i tuoi nervi, di essere disponibile e delicato con tutti. Fai un po’ di movimento, respira aria buona e prega. Prega « facile » come quando sei buono e parli sereno con la tua brava fidanzata. Discorri con Gesù. Al­ lora i tuoi desideri saranno cose concrete co­ me il tuo sangue.

Quest’anno il Comitato di ROMA ha scelto la raccolta e suggestiva Basilica di San Marco nei pressi di Piazza Venezia per la celebrazione della « Pasqua dello sportivo ». La Santa Messa è stata celebrata da Sua Eminenza il Card. Carlo Gonfalonieri. Foltissima la schiera di atleti del C.S.I. e delle rappre­ sentative di altre Unioni e associazioni sportive. Molto numerose anche le autorità sportive e civili della capitale.

La nebbia del nord

Aldo era un bravo ragazzo. Adesso mi scri­ ve da Milano una lettera paurosa. « Maledico il giorno in cui mi hai parlato di Gesù per­ chè mi è rimasto dentro come una condanna. Quando penso me lo trovo davanti a sezio­ nare la mia testa. Se parlo mi distrugge le parole. Se amo condanna il mio amore. Mi sento sempre davanti a un tribunale come se aspettassi la pena capitale. Perchè mi hai parlato di Lui? Perchè? Se non lo avessi co­ nosciuto sarei stato libero di pensare, di agi­ re, di amare. Maledico il giorno in cui tu mi hai parlato di Lui ». Caro Aldo, sarà la nebbia del nord che ti ha fatto male. Dicevi che Gesù era la tua li­ bertà e adesso mi scrivi che sei condannato a morte, con Lui. Sarà la nebbia del nord. Dimmi, cosa hai fatto, con chi ti sei incon­ trato, cosa ami, se Gesù ti condanna. Un giorno tu ritornerai e capirai quanto assurda sia stata la tua corsa. Dovresti essere pro­ prio spacciato, se preferisci i tuoi amori di carne all'amore di Dio. Non è mia nè di Dio la colpa della tua disperazione. Sei tu. Solo tu. Qualche cosa si è rotto nel tuo meccani­ smo e tu non riesci più a camminare. Si è rotto il filo che ti legava alla vita, a Lui. Adesso sei una macchina di acciaio che sem­ bra un uomo. E’ inutile discutere con una macchina di acciaio ma sforzati di ascoltare il mio consiglio: stasera quando vai a dor­ mire fermati ai piedi del letto e mettiti in ginocchio. Allora benedirai il giorno in cui qualcuno ti ha parlato di Dio.

Il Comitato di Torino ha riunito un folto numero dei suoi atleti e dirigenti nella reai chiesa di S. Lorenzo, dove il Consulente Regionale Can. Griva ha celebrato la S. Messa e Mons. Bosso, Con­ sulente Provinciale, l’ha commentata. Erano rappresentati tutte le Unioni e i Gruppi sportivi del Comitato, i loro dirigenti insieme ai Dirigenti Regionali e provinciali. Il prof. Aldo Notario rappre­ sentava la Presidenza Nazionale.

Il C.S.I. di MILICI ha fatto seguire alla cerimonia religiosa, celebrata il 30 marzo, una gara di corsa campestre. Ecco gli atleti che vi hanno preso parte attorno al loro presidente An­ tonio Caccamo.

Don Nicola

S.E. il Vescovo di PESCARA si intrattiene con le autorità e con gli atleti subito dopo la cerimonia della « Pasqua ».

Il Comitato Zonale di SORA ha celebrato la « Pasqua » la do­ menica di Passione, il giorno stesso fissato per la celebrazione na­ zionale. Molto numerosi gli atleti e gli sportivi; in prima fila le autorità locali e i dirigenti provinciali e regionali del C.S.I.

La primavera di Lidia

Lidia vuol bene al suo fidanzato. « Adesso che viene primavera ho paura del mio amore. Temo di non farcela a mantenermi buona con Giorgio ». Al mio paese si dice « non piangere il morto finché l’uomo è vivo ». Ri­ mani serena. Lo so che la primavera porta uno po’ di rivoluzione nel tuo essere ma se terrai fede all’impegno personale con Dio sa­ prai portare equilibrio alla esplosione del tuo cuore di ragazza. Ricordati che Dio ti ha creata per portare la vita e non la morte. Ricordati che chi ama porta la vita. Se tu sarai morta per Giorgio il tuo amore sfiorirà come i fiori dei prati, fino a morire.

Un momento della celebrazione della « Pasqua » da parte del Comitato Provinciale di AVEL­ LINO.

La « Pasqua » di MOLFETTA si è svolta nella Palestra Co­ perta alla presenza di nume­ rosissimi atleti e dirigenti delle varie unioni sportive. Erano presenti anche molte autorità sportive e civili. Alla cerimonia religiosa sono state abbinate gare di corsa podistica sul cir­ cuito della villa comunale e la manifestazione si è conclusa con la premiazione dei migliori atleti.

La seconda festa di Pasqua CHIAVARI sportiva era in festa: gli atleti del C.S.I. e della FARI si sono riuniti attorno ai loro dirigenti e a S.E. Mons. Marchesani per celebrare in un clima di gioia e di serenità familiare la « Pasqua degli sportivi ». Si è anche approfittato della lieta circostanza per offrire a Mons. Vescovo un omaggio da parte di tutti gli sportivi chiavaresi in occasione del suo 50° di sacerdozio e 25° di Episcopato: un omaggio doveroso verso il pastore che ha tanto a cuore le loro attività.

Direttore Responsabile: SILVIO BETTOCCHI • Pubblicazione iscritta al n. 4987 del registro della stampa del Tribunale di Roma in data 14 gennaio 1956 Pubblicazione fuori commercio - Tip. UESISA - Via IV Novembre - ROMA


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