Staduunl Iprobiemi j ANNO LVII - N. 7 - 28 APRILE 1963 - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO «por" / POSTALE GRUPPO II - QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO
Felicitazioni e riconoscimenti piovono da ogni parte al Simmenthal campione italiano per il secondo anno consecutivo e per la quin dicesima volta come società d’origine. Ci associamo anche noi, formulando alla squadra delle ’’scarpette rosse” i complimenti più sinceri, tanto più che nella sua attuale formazione abbiamo la gioia e l’orgoglio di ri trovare ben tre atleti usciti dalle file del CSI: Riminucci (in foto nell’incontro con la Dina mo di Tiflis a Milano), Gamba e Volpato. Ma c’è ancora un altro motivo ed è che il Simmenthal è la stessa squadra che a Tiflis violò un campo imbattuto da anni, piegando il fortissimo Dinamo che attualmente domina, insieme all’Armata Sovietica, il campionato dell’URSS. Lo stesso Simmenthal. del resto, che nella rivincita di Milano, ha confermato la sua classe cedendo di strettissima misura alla squadra russa. Ora ci sembra lecita un’osservazione: il Sim menthal non ha stranieri nelle sue file e tut tavia non c’è chi non gli riconosca valore e classe da vendere. Che ne è, dunque, delle argomentazioni di quanti sostengono l’impossibilità di un cestismo italiano di grande levatura senza l’apporto e la presenza di atleti stranieri? Aspettiamo i mondiali di ’’Rio”, replicheran no. E sia pure, ma intanto ci consentano di segnare questo prestigioso punto a vantaggio del cestismo italiano
promesse da deputato promesse da marinaio Quando mi leggerete l’Italia avrà il nuovo Parlamento per i futuri cinque anni, mentre ora che scrivo i candidati danno le ultime energie in cerca di elettori. Sul mio tavolo è giunto un volantino elet torale. Tra i tanti è l’unico che ho letto per ché dice così: Nel suo programma la D. C. dice: La Democrazia Cristiana riconosce che un ordinato pro gresso civile si intensifica anche promuovendo una organica po litico dello sport. La rilevanza assunta da questo fenomeno richiede un parti
colare impegno affinchè esso si diffonda in tutto il territorio na
zionale ed in tutta la popolazione nel suo grande valore ricrea
tivo, sociale, morale. Tale impegno comporta che si assicuri la costruzione e l'efficienza degli impianti necessari in ogni comunità locale, si faciliti la pratica sportiva in tutti gli ambienti, si favorisca l'associazionismo e si promuovano ordinamenti sportivi idonei.
Sembra di leggere la mozione conclusiva del nostro ultimo congresso: « Una politica sportiva per l’educazione della gioventù ». Mi auguro che nel nuovo Parlamento ci siano molti nuovi deputati e tra questi molti giovani. Dico questo perché non ho fiducia nei vecchi deputati, a qualunque partito ap partengano, poiché hanno lasciato passare quattro legislature senza fare nulla per lo sport. Ci azzittivano con la frase solenne: « Ci sono cose più importanti da fare, ponti, auto strade, scuole, agricoltura, aree depresse, fognature ». E noi ad insistere che non pretendevamo un piano da centinaia di miliardi, ma un ’ pianetto” che affermasse il principio che lo sport in uno stato moderno aveva il diritto di ave re una sua politica. Possibile che tra 5 mila miliardi (provate a scrivere la cifra, se siete
capaci) che lo Stato italiano avrebbe speso nell’esercizio finanziario 1963-’64 non se ne trovassero 5 (l’uno per mille) da dedicare allo sport dilettantistico? Non è stato possibile perché la classe poli tica italiana non è sensibile ai problemi dello sport, è solo sensibile alla tessera che il CONI dà (e fa male a darla) per andare a ’’spennazzare” gratis in tribuna alle partite di calcio. Gli sportivi hanno un grosso difetto: non possono scioperare per rivendicare i loro di ritti e nessuno si accorge e si cura di loro. Mi piace che un partito nel suo program ma abbia parlato in termini sani di sport. Non a caso ho usato l’aggettivo ’’sano” per ché quando i politici si interessano di sport mi fanno paura. Lo fanno guardando alla resa elettorale: quanti voti mi procura? Parlare in termini sani di sport in Italia vuol dire andare contro corrente e quindi la domanda da farsi è semmai questa: quanti voti mi farà perdere? Quando avremo un sindaco che abbando nerà al suo destino la squadra di calcio di serie B, ma risolverà i problemi dello sport giovanile della sua città? Quando avremo un deputato che si renderà impopolare ’’schifando” la serie A di calcio per andare in giro per i campi periferici a stu diare i veri problemi dello sport giovanile? Non esageriamo con il pessimismo. Di de putati così impastati ce n’erano, ma erano esigua minoranza. Ecco perché mi sono augurato che nel nuovo Parlamento ce ne siano di più: avranno nel Centro Sportivo Italiano un’organizzazùone su cui contare perché le loro promesse, contro la loro volontà, non cadano nel vuoto. Aldo Notarlo
"Sport e scuola” è un argomento sempre di attualità e non può essere altrimenti finché non saranno risolti con energici interventi i numerosi e gravi problemi che lo affliggono. Ora la polemica si è arricchita di un ele mento nuovo: ’’calcio si e calcio no" nei pro grammi scolastici di Educazione Fisica. Non siamo contro il calcio in teoria e per tanto non neghiamo che, ben insegnato e pra ticato, possa arrecare i suoi benefici ai nostri alunni. Non ci sembra tuttavia che i suoi soste nitori abbiano scelto il momento giusto per la loro campagna in favore di uno sport che gode già della massima popolarità tra i giovani, e i giovanissimi. Come si può pretendere in questo momento che si distraggano ingenti somme a favore del calcio, quando a discipline fondamentali come l’atletica la Scuola non è ancora in grado di assicurare il minimo indispensabile per lo svol gimento di un programma essenziale? O quan do di discipline altrettanto fondamentali per la formazione fisica dei giovani alunni, quali ad esempio il nuoto, è ancora utopistico par lare? Il dott. Zauli è stato trascinato nella pole mica a titolo personale quasi una specie di mostro anti-calcio. Non gli sono mancati argomenti per difen dere anche i suoi meriti ...calcistici, ma noi sia mo solidali con la sua impostazione. Per il sag gio e sempre valido principio di economia fa miliare per cui, prima di pensare al televisore o all’auto, occorre garantire il pane ai propri figli
(a cura ili Duilio Olmetti)