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Stadium n. 7/1962

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a maestra Livia. Ero bambino e lei insegna­ rei una conoscenza perfetta. Ma l’uomo non c’è. va in un piccolo paese delle Marche. Adesso Una tecnica e didattica dell’educazione fisica sono quasi vecchio e lei insegna nella stessa deve prima di tutto preoccuparsi di presentare scuola, io la ricordo come un punto fermo e l’uomo integrale. Gli esercizi non devono servire determinante nella mia infanzia. E la ringra­ a perfezionare o rafforzare un muscolo dal lato zio per la sua pazienza, per la sua bravura, per statico e dinamico, ma devono educare tutto la sua dolcezza: a nome di tutti gli scolari, vivi l’uomo. Per me la ginnastica, o educazione tisica, e morti. non è quella presentata con tecnica e chiarezza Non so per quale motivo la buona maestra Livia da Sebastiano Malavenda. Per me la ginnastica mi avesse scelto per fare di me un manichino deve mirare all’uomo integrale e quindi deve es­ della ginnastica. Mi faceva imparare tutti i prin­ sere una sintesi tra il movimento, il gioco e l’ago­ cipali movimenti del programma ginnico annua­ nismo. Ritorneremo su questo argomento. Non si le e poi mi spediva in giro nelle varie classi per può esaurire questo tema nelle poche righe di un ripeterli davanti alle curiose scolaresche, fino a articolo. Io penso però che uomini dotti come che altri ragazzi non li avessero imparati. Io spes­ Malavenda dovrebbero studiare e produrre un ti­ so ho ripensato a quei tempi beati. Mi consolava po di educazione fisica adatta al ragazzo italia­ il fatto della scelta, anche se l’attività ginnica mi no se non vogliamo ridurre questa disciplina sco­ faceva dimenticare, o non mi dava tempo, per lastica ad una svogliata, arida, inutile, pericolosa pensare al resto. Però ricordo come a volte mi esercitazione. prendesse la nausea a ripetere quelli che per me Dalla posizione malavendiana, che ci ricorda erano inutili movimenti. una certa ginnastica tedesca e svedese, passiamo Adesso, mentre sto scrivendo vedo davanti a alla posizione opposta, presa dall’ispettorato Cen­ me due pubblicazioni. La prima è di Sebastiano trale per l’Educazione Fisica e Sportiva. In essa Malavenda: Tecnica dell’Educazione Fisica, edita domina il metodo inglese e l’educazione fisica a Roma nel 1961. La seconda è ¡’Ordinamento nella scuola è diventata un’organizzazione spor­ dell’Attività Sportiva Scolastica, edita a Roma tiva. Un’organizzazione a tipo inglese per la scuo­ nel 1961 a cura dell’ispettorato Centrale dell’E­ la italiana. Proprio come un vestito di gran lusso ducazione Fisica e Sportiva. adatto per chi possiede ’’grana” e stile, addosso Malavenda è considerato uno dei maggiori gina un povero "barbone”. Non vi meravigliate, ami­ nasiarchi d’Europa. E questo ci fa piacere. Però ci, se dopo ormai più di dieci anni di lavoro e di leggendo i suoi libri ho sentito la medesima aci­ vari miliardi spesi nella scuola non si fa più gin­ dità che quando era bambino somigliava alla nastica e si fa poco e male lo sport. nausea. Sono due volumi e precisamente 528 pa­ Noi siamo contrari allo sport così fatto nella gine. Bene. Potremo definire l’opera come una scuola. E siamo convinti che farebbe opera al­ mania di sezionare il povero uomo in parti infi­ trettanto utile alla patria l’ispettorato Centrale nitesimali. Dell’uomo non si parla. Anzi non si per l’Educazione Fisica e Sportiva se si decidesse conosce l’uomo. Si conosce bene il suo corpo. Di­ a studiare un programma di educazione fisica che

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sia adatto alla scuola e ai nostri ragazzi italiani. A scuola il nostro ragazzo va per imparare e quando vuol divertirsi va fuori della scuola. Que­ sta è la realtà. Potrà farci male ma è così. E allora senza sprecare più tempo e denaro utiliz­ zate le due ore di educazione fisica perché il ra­ gazzo impari, attraverso esercizi che rappresen­ tano la sintesi del movimento, del gioco e dell’a­ gonismo, a educarsi per mezzo dell’attività fisi­ ca. Poi penserà lui a organizzarsi i suoi giochi, i suoi divertimenti, il suo sport. E qui nasce l’altro grave problema. Il cosiddetto professore «¡’Educazione Fisica è stato ridotto a un ’’surrogato” di professore. Non vi sembra ora di sistemare questa categoria di insegnanti? Vi preoccupate di far emanare decreti legge che ser­ vano a fare un’attività sportiva estrascolastìca con le conseguenze che conosciamo tutti e non si decide qualche buona anima a dare una laurea ai ragazzi che studiano tre anni nell’ISEF e ne escono senza sapere cosa rappresentano. Questi per me sono 1 problemi che dovrebbero impegna­ re a fondo ¡’’Ispettorato Centrale dell’Educazione Fisica e Sportiva. E non solo questi. Ma lo spa­ zio ci costringe a fermarci qui. Penso adesso al maestro Angelo. Un uomo os­ suto e severo e per di più malato di fegato. Era lui, su invito della maestra Livia, a fare di me un manichino. M’era antipatico non so se per via del suo colore giallognolo oppure per la gin­ nastica. Poi un giorno lo vidi giocare serena­ mente con un cane. Mi sembrò impossibile che un uomo come lui potesse giocare con un cane. Da quel giorno lui mi diventò più simpatico però la sua ginnastica rimase quella che era: una va­ na, arida, assurda esercitazione di muscoli. Don Nicola Pavoni


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